lunedì 31 marzo 2008

Rom e Sinti, sette punti per i politici italiani

Il comitato “Rom Sinti Insieme” è una realtà nata a marzo 2007, per unire tutte le popolazioni e le organizzazioni Rom e Sinte, presenti in Italia. Ad oggi hanno aderito al comitato una trentina tra associazioni e gruppi informali che si stanno a loro volta costituendo in associazione.
Uno degli obbiettivi prioritari che si è posto il comitato è la costruzione di un’effettiva partecipazione politica dei Rom e Sinti in tutta l’Italia.
La stragrande maggioranza dei Rom e dei Sinti, il 13 e il 14 aprile andranno a votare, esprimendo la propria volontà politica. E da tutte le Città italiane, i Sinti e i Rom chiedono al Comitato un’indicazione di voto.
Il comitato “Rom Sinti Insieme” giudica positivamente la candidatura di Dijana Pavlovic da parte della Sinistra Arcobaleno, nel Collegio di Milano per le elezioni alla Camera dei Deputati e la candidatura di Nazzareno Guarnirei da parte di una Lista collegata all’UDC per le elezioni amministrative a Pescara.
Il comitato “Rom Sinti Insieme” ritiene però prioritario un confronto diretto con tutti i candidati premier sulle questioni di merito che investono le popolazioni Sinte e Rom in Italia.
Per questa ragione il Comitato ha inviato a tutti i candidati premier un documento dal titolo “Rom e Sinti, 7 punti per i politici italiani”, al fine di chiedere a quest’ultimi un confronto diretto, serio e costruttivo in merito a questioni che trovano ampio spazio nei dibattiti pubblici.

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domenica 30 marzo 2008

Pescara, chi è Nazzareno Guarnieri

Nazzareno Guarnieri è la persona Rom candidata al Consiglio Comunale di Pescara nelle elezioni amministrative 2008. Una candidatura rappresentativa della minoranza Rom in Abruzzo non solo perchè Nazzareno Guarnirei è un Rom ma perchè da tanto tempo è impegnato attivamente quale professionista ed attivista per la crescita sociale, culturale, politica ed economica della propria minoranza etnica.
Chi è Nazzareno Guarnieri. Primo figlio di una numerosa e stimata famiglia Rom è nato 54 anni fa a Città S. Angelo (PE) dove ha frequentato il locale istituto magistrale per ottenere nel 1971 il diploma di abilitazione magistrale. Ha completato la propria formazione professionale all'Università dell'Aquila per il corso di operatore psicopedagogico, con la Regione Abruzzo per il corso di mediatore culturale. Sposato da 34 anni è padre di due figlie diplomate con una stabile occupazione.
Fin da giovanissimo si è impegnato nelle attività del volontariato (Azione cattolica, Acli), dal 1971, unitamente ad altri giovani rom (Di Rocco Guerino, Spinelli Antonio, Campanella Giuseppe) e il sacerdote Don Gianni Lizza, Nazzareno Guarnieri ha svolto attività di volontariato a favore della minoranza Rom in Abruzzo, unica regione italiana (unitamente al Molise) dove non si è realizzata la sciagurata politica dei “campi nomadi” anche per merito degli attivisti giovani Rom e di Don Gianni Lizza che non hanno mai condiviso questa politica e né collaborato per la sua realizzazione. Continua a leggere…

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sabato 29 marzo 2008

Milano, il Comune continua a distruggere le famiglie rom

«Come ha detto il prefetto, che ha parlato di interventi graduali per liberare l'area, e in base a quanto previsto dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica convocato lo scorso 27 febbraio, chiediamo che gli alleggerimenti e i nuovi allontanamenti alla Bovisasca da parte delle forze dell'ordine avvengano in tempi certi e ravvicinati».
È quanto afferma in una nota il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato. «Per lo sgombero totale - sottolinea - occorre trovare una soluzione per circa 500 persone, tra donne e bambini, che occupano l'area. E che non possono essere ospitate nelle strutture comunali dove c'è posto solo per 35. Lo chiede il Tribunale dei minori, che reputa necessario dare loro accoglienza senza che mamme e figli vengano separati. Rinnoviamo pertanto l'appello al prefetto Lombardi e al presidente Penati - prosegue De Corato - affinchè si prodighino per mettere a disposizione hangar militari o stabili del demanio statale o provinciale. Nel momento in cui verrà trovata la soluzione, ricerca che non deve gravare solo sulle spalle del Comune di Milano, gli allontanamenti devono scattare rapidamente, anche perchè Asl e Arpa hanno chiesto ripetutamente di intervenire dato che l'area è inquinata da arsenico. Ed è pertanto inutile la manovra in atto dei centri sociali che mi risulta stiano cercando di organizzare un resistenza con gli 800 rom».
«Per alleggerire ulteriormente la pressione dei rom romeni nei campi abusivi - fa notare De Corato - servirebbe uno scatto in avanti sul capitolo allontanamenti dei comunitari. La Polizia municipale continua a effettuare migliaia di identificazioni su tutto il territorio. E ha consegnato alla Prefettura una lista di 30 soggetti da rimpatriare: 6 solo qualche giorno fa, tra cui donne che si prostituivano, mendicanti che bivaccavano in diverse zone della città. Ma è chiaro che alle segnalazioni devono seguire rimpatri coatti. Altrimenti pestiamo solo acqua nel mortaio».

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Foggia, manifesti razzisti di Forza Nuova spaventano i bambini

Antonio Vannella dell’Opera Nomadi Sezione di Foggia segnala i manifesti razzisti di Forza Nuova, in foto. I manifesti sono apparsi davanti alle scuole frequentate anche dai bambini rom che sapendo leggere si sono molto spaventati.
L’Opera Nomadi di Foggia rivolge quindi un appello al Garante per i Minori: “Non tocca a noi indagare i risvolti penali di una faccenda squallida ma crediamo si possa configurare il reato di incitamento all’odio razziale. Coinvolgendo fra l’altro bambini e ragazzi. Condanniamo e deploriamo gli scritti e gli atteggiamenti xenofobi di Forza Nuova, chiedendo l’immediato ritiro di questi manifesti che meritano un solo contenitore. La spazzatura.”
Sucardrom si associa alla richiesta dell’Opera Nomadi di Foggia e chiede alla Procura della Repubblica di Foggia di intervenire immediatamente per rimuove questi manifesti che incitano all’odio etnico/razziale. Ci riserviamo di portare in giudizio i responsabili di Forza Nuova e i responsabili delle Istituzioni qualora non intervengano per il ripristino della legalità.

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venerdì 28 marzo 2008

Alghero (SS), il Comune presenta progetti per i Rom

Due progetti finalizzati all’inclusione sociale e all’alfabetizzazione della comunità Rom presente ad Alghero sono stati presentati dall’Amministrazione Comunale alla Regione Autonoma della Sardegna per l’ottenimento dell’apposito finanziamento. Sono i progetti “Conoscere, Educare e Vivere insieme” e “Culture che s’incontrano”.
I due progetti avranno la durata di un anno e sono destinati a trenta minori e venti adulti Rom, e riguardano rispettivamente la frequenza scolastica e l’alfabetizzazione. «E’ il segno della grande attenzione nei confronti della comunità Rom di Alghero – spiega il sindaco Marco Tedde - e riteniamo che sia fondamentale il loro coinvolgimento in percorsi di scolarizzazione per quanto riguarda i minori e di attività formative e alfabetizzazione per gli adulti, questo per favorire il raggiungimento dell’obbiettivo dell’integrazione ed inclusione sociale che l’Amministrazione persegue».
L’Iter della predisposizione è stato seguito dall’assessore comunale Maria Grazia Salaris, che ha istituito due tavoli tecnici ai quali hanno partecipato l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Alghero, la Consulta del Volontariato, la Caritas Diocesana, la Parrocchia di Fertilia, la scuola, il Comitato di Quartiere di Fertilia, la Comunità Rom. «Tutte le realtà del tessuto sociale – spiega l’assessore – che, in qualità di partner del progetto, hanno garantito il proprio supporto con l’esplicitazione di ruoli e competenze nell’ambito della futura realizzazione dei progetti stessi».
Complessivamente, le figure professionali previste sono un insegnante, un pedagogista e due mediatori culturali Rom. Continua a leggere…

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Pescara, appello alla minoranza rom

Carissimo amico Rom, rivolgo a te un appello ed una riflessione. In questi giorni, come accade ad ogni elezione, molte persone verranno a chiederti il voto ma subito dopo le elezioni si dimenticheranno di te e quindi non faranno nulla per migliorare la condizione sociale e culturale della minoranza rom presente a Pescara.
Per la prima volta a Pescara un Rom è candidato al Consiglio Comunale di Pescara, è Nazzareno Guarnieri, conosciuto da tutti per l’impegno professionale e sociale a favore della minoranza Rom.
Eleggere Nazzareno Guarnieri al consiglio comunale di Pescara è una buona opportunità
- per contrastare ogni forma di discriminazione e di razzismo
- per il rispetto, a tutto tondo, dei diritti e dei doveri
- per la sicurezza, la solidarietà e la legalità a 360 gradi
- per un futuro migliore, in particolare per i nostri figli
Eleggere Nazzareno Guarnieri al consiglio comunale di Pescara è possibile se anche le persone Rom di Pescara, con il diritto di votare, il 13 e 14 Aprile andranno al proprio seggio elettorale per votare il candidato sindaco Carlo Masci e faranno una croce sulla lista PESCARA FUTURA ed a fianco scriveranno GUARNIERI. In questo momento storico per la minoranza Rom a Pescara anche il tuo voto a Nazzareno Guarnieri è utile.

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La Santanchè strumentalizza i Rom per farsi pubblicità

Tacchi a spillo, pantaloni e impermeabile stretto in vita, l'on. Daniela Santanchè ha voluto entrare nel "campo nomadi" di via Bovisasca che costeggia la linea ferroviaria delle Nord Milano. La candidata premier de La Destra è stata accompagnata da una delegazione di esponenti del suo partito e da due donne che hanno denunciato di essere state aggredite la sera di Pasqua da un gruppo di giovani nei pressi del "campo".
All'ingresso dal campo, ad accogliere la Santanchè, c'era Dijana Pavlovic, unica Rom candidata alla Camera a Milano dalla Sinistra Arcobaleno. «Sessant'anni fa - ha detto alludendo alla delegazione della Destra - ci hanno gasato, ora vengono a farsi la campagna elettorale alle spalle di questa povera gente».
«Bello schifo - ha scandito l'on. Santanchè, ripresa da uno stuolo di fotografi e operatori televisivi davanti a uno dei numerosi mucchi di immondizie - come permettiamo noi politici, tutti, che ci siano questi califfati che si sottraggono alla nostra giurisdizione?».
«Qui non viene rispettata nessuna legge dello stato italiano - ha continuato - abbiamo visto bambini che non vengono mandati a scuola, ma che credo ricevano ogni giorni lezioni su come si ruba, abbiamo visto questo scempio dei rifiuti».
«Senza se e senza ma - ha aggiunto - bisogna applicare le leggi dello stato e questo è un campo che va sgomberato al più presto. Questo è un territorio che va ridato ai milanesi». Noi di sucardrom ricordiamo alla Santanchè che alcuni milanesi hanno inquinato il terreno, in barba alle leggi, ed è scandaloso che non sia offerta una diversa sistemazione abitativa a uomini, donne, bambini, anziani, disabili per il solo fatto che sono Rom!
Ma secondo la Santanchè deve cessare da parte della politica questa sorta «di finto buonismo che produce questa sottrazione agli italiani del proprio territorio da parte di gente che andrebbe cacciata a pedate nel sedere. Voglio tornare qui fra tre giorni - ha concluso - e non vedere lo schifo che ho visto». Guarda la galleria fotografica…

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Cappuccetto rosso va dai Rom

Sullo sfondo i fumi di una termocentrale. In primo piano alcuni bambini rom che raccontano la favola di Cappuccetto Rosso. Un modo per raccontare ai più piccoli la difficile vita delle minoranze in Kosovo
Esattamente tre anni fa veniva proiettato a Gorizia il documentario RealitieS Kosova/o di Eva Ciuk, regista e giornalista triestina, di madre lingua slovena, nota per il suo impegno civile e umanitario a favore delle minoranze e delle realtà sociali più emarginate.
A tre anni da quella esperienza che l'aveva portata a conoscere in prima persona le minoranze dimenticate del Kosovo, e che aveva fatto seguito ad un documentario realizzato nel 2002 in Salvador e dedicato alla condizione della donna in America centrale, Eva Ciuk torna sul tema Kosovo, riproponendo un segmento particolare di quanto la coinvolse nel suo viaggio del 2005 nella provincia, quasi a voler affrontare questa volta le pieghe di una società satura di contraddizioni e in continua ebollizione alla vigilia e dopo la sua indipendenza. Per rifletterci su.
Eva lo fa anche questa volta seguendo le tracce di una minoranza perennemente discriminata e ai margini della provincia/stato che a malapena la sopporta: i rom, o meglio, i bambini rom.
Il cortometraggio, combinazione di documentario e cartone animato, dal titolo "Chi è cappuccetto rosso?", ci racconta il modo in cui i bambini rom-kosovari - dimenticati in una baraccopoli all'ombra della mostruosa ciminiera fumante di una termocentrale alla periferia di Priština - vivono la popolare favola.
La novità della proposta è proprio nella rilettura che la sceneggiatrice e regista ne fa, offrendola questa volta anche ad un pubblico molto più giovane, quello delle scuole . L'alito feroce del lupo invade la fiaba e, nonostante la serenità dei piccoli rom, ci ricorda quanto sia lungo e tortuoso il percorso dei diritti umani e minoritari in quelle terre. Ma anche altrove, molto più vicino a noi. Un percorso su cui riflettere attentamente.
“Quando nel 2005 sono stata in Kosovo – scrive Eva Ciuk - per le riprese del documentario “RealitieS KosovA/O – voci di minoranze dimenticate” - produzione della KAIROS, Centro produzione video di Gorizia – mi ha colpito la serenità e l’allegria dei bambini e delle bambine del campo sfollati interni di Plementina/e, vicino a Pristina. Abbiamo stretto amicizia con i rappresentanti del campo ed abbiamo deciso di portare la testimonianza dei bambini del campo nelle scuole della nostra regione. Così abbiamo posizionato la nostra telecamera e sullo sfondo che era tutt'altro che da fiaba i bambini ci hanno raccontato Cappuccetto Rosso.” di Franco Juri, continua a leggere…

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giovedì 27 marzo 2008

La Romania: «L'Italia protegga i nostri cittadini, le baracche di Roma impensabili a Bucarest»

«Come lo Stato romeno ha l'obbligo di proteggere i cittadini italiani che vivono in Romania, lo stesso obbligo ha il governo italiano». Ne è convinto Adrian Cioroianu, ministro degli Esteri romeno, che, ricordando le polemiche seguite all'assassinio di Giovanna Reggiani da parte di un Cittadino rumeno alla fine di ottobre del 2007, ha sottolineato come «le dichiarazioni di allora del sindaco di Roma, Walter Veltroni, siano state interpretate come se i romeni fossero una minaccia per l'Italia». Riferendosi anche al decreto sicurezza varato dopo i fatti, il capo della diplomazia di Bucarest ha precisato di «non essere convinto che quello che intendeva dire Veltroni era questo, perché è un politico maturo».
Parlando con un gruppo di giornalisti italiani a Bucarest, il ministro ha fatto il punto sulla situazione sulla sicurezza a 5 mesi dall'omicidio di Giovanna Reggiani: in seguito alle numerose visite e incontri con il premier Romano Prodi, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema e con altri ministri italiani, ha detto Cioroianu, «abbiamo siglato accordi ad alto livello sulla cooperazione tra le nostre polizie. In particolare, in base all'accordo "Itaro", abbiamo commissari romeni in Italia, e questo consente di controllare in maniera più facile gli eventuali responsabili di atti criminali».
«Le tante baracche che sono spuntate a Roma in questi anni sarebbero impensabili a Bucarest» ha detto il ministro degli Esteri romeno. Dopo aver ricordato quanto la vicenda dell'omicidio Reggiani sia stata difficile da gestire per entrambi i governi, Cioroianu, a proposito dei clandestini in Italia, ha sottolineato: «Credo che lo Stato italiano abbia interpretato in modo sbagliato la permissività. Quelle baracche a Roma non le vedete in Romania. Se capitasse che una comunità rom si stabilisse in un parco di Bucarest con le tende, la polizia farebbe controlli immediati e sgombererebbe nel giro pochi giorni».

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Casale Monferrato (AL), stelle piume e violini

Sabato 29 marzo ricomincia l’attività culturale della Comunità Ebraica di Casale per il 2008 con una apertura straordinaria del complesso di vicolo Salomone Olper in occasione della Settimana della Cultura del Piemonte.
Alle ore 21 in Sinagoga è in programma lo spettacolo «Stelle Piume e Violini», un viaggio poetico di musica e immagini che racconta e confronta le culture degli ebrei, degli indiani d’America e dei Sinti, da sempre orgogliose della propria identità che vengono periodicamente calpestate.
Il gruppo suona alternando a musiche e canzoni di Emanuele Scataglini e testi di Barbara Rosenberg, con interpretazioni di autori come Weill, Gebirtig, De Andrè e recita liriche di Brecht, Baudelaire, poeti sinti e navajo. Un percorso che è accompagnato da proiezioni di immagini elaborate elettronicamente. Il progetto ”Stelle, piume e violini” è stato finanziato dal Comune di Milano e prodotto dall’associazione culturale Equinozio.
Gli artisti sono la compagnia de “I Viandanti” vale a dire Emanuele Scataglini: - Cantautore e musicista e autore delle canzoni del gruppo,ma anche noto come professionista della canzone jazz. Barbara Rosenberg: attrice e scrittrice che diventerà la voce narrante contribuendo alla musica con percussioni e armonica, Livio Boccioni chitarrista e arrangiatore, molto noto per avere professionalmente ha partecipato a diversi progetti artistici con grandi nomi della canzone Italiana. Determinante per uno spettacolo multimediale anche Andrea Luzzi: tecnico audio e video è consulente di immagine. La Settimana della Cultura sarà un occasione per recarsi al museo ebraico anche Domenica 30 marzo che in questa occasione sarà aperto gratuitamente. Per informazioni http://www.casalebraica.org/, telefono 0142 71807. Per conoscere le altre iniziative…

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martedì 25 marzo 2008

Auschwitz, Primo Levi incontra uno "zingaro"

Lo scritto che presentiamo è di Primo Levi. È apparso per la prima volta su "La Stampa" di Torino il 2 dicembre 1979. Successivamente è stato pubblicato su "Lacio Drom" n. 6 del 1981. Lo abbiamo trovato nella parte di biblioteca dell’Istituto di Cultura Sinta, non ancora sistematizzata e catalogata, durante una ricerca bibliografica sul Porrajmos.
Primo Levi racconta l’incontro avuto con Grigo, probabilmente Kalè o Sinto spagnolo, durante il suo internamento in Polonia. Questa breve cronaca offre uno spaccato sulla "vita" di un internato ad Auschwitz.
Questo racconto offre anche una possibilità poco indagata, infatti gli storici hanno sempre affermato che i Sinti e i Rom erano internati nel campo B II E, lo “Familienzigeunerlager” o più semplicemente “Zigeunerlager” di Auschwitz-Birkenau. Al contrario Primio Levi testimonia la presenza di un Kalè o Sinto spagnolo internato ad Auschwitz insieme agli ebrei; è quindi presumibile che anche altri Sinti, Kalé e Rom siano stati internati nelle stesse modalità subite dagli ebrei.
Un’ultima annotazione. In questo testo Primo Levi utilizza l’eteronimo “zingaro”. Crediamo che se qualcuno gli avesse spiegato la valenza etnocentrica di questo termine non l’avrebbe sicuramente utilizzato. Leggi il racconto…

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Dijana Pavlovic porta in primo piano la questione rom e sinta

Dijana Pavlovic, Rom serba, è nata a Vrnjacka Banja nel 1976. Dopo aver studiato all'Accademia di Arte Drammatica di Belgrado, nel 1999 si è trasferita a Milano dove lavora come attrice e mediatrice culturale. Dopo essere stata candidata nella lista di Dario Fo alle elezioni comunali di Milano, attualmente è candidata nelle liste della Sinistra Arcobaleno nel primo collegio della Lombardia per la Camera.
Dijana Pavlovic, in Italia, attrice dalla stagione 1999/2000 ad oggi, dopo aver ottenuto la "Segnalazione di merito" al "Premio Teatrale Hystrio", ha recitato in diversi spettacoli in lingua italiana tra cui:"Le lacrime amare di Petra Von Kant" di Fassbinder, al Teatro Elfo di Milano, regia di F. Bruni e E. De Capitani ; "Le serve" Genet , al Teatro Out Off di Milano, regia di L. Loris; " La felicità coniugale" di Anton Cechov, al Teatro Parenti di Milano, regia di R. Trifirò. Ha partecipato a diversi serial televisivi e ad alcuni film tra cui: "Provincia meccanica" di Stefano Mordini; "Una ragazza d'oro" di Tatiana Olear (a Milano Spazio Zazie in Aprile).
Dijana Pavlovic in questi giorni è stata vicino ai Rom dal “campo” della Bovisa a Milano (400 persone tra cui 150 bambini) ma i giornali hanno parlato di lei soprattutto per la sua candidatura.
Per Dijana Pavlovic più una candidatura simbolica, come per molti altri candidati in Italia, comunque, giacchè il suo nome compare all'ottavo posto nella lista del primo collegio in Lombardia, che le permette di tentare di sensibilizzare i cittadini alle problematiche del popolo rom, alle quali ne la sinistra ne la destra - afferma - hanno mostrato una reale “apertura”.
Il suo manifesto è molto chiaro sull'argomento: “destra e sinistra giocano sulla pelle dei rom” ed ancora “a destra come a sinistra la paura del diverso cresce”. Dijana Pavlovic si oppone nettamente alla politica degli sgomberi dei “campi nomadi” nati spontaneamente e contesta la soluzione proposta di quattro megacampi a Roma recintati fuori dal raccordo anulare. Contesta le espulsioni dei rumeni dopo il tremendo omicidio della signora Reggiani, sottolineando che si è trattato "di un provvedimento folle perché è stata una risposta inadeguata sull'onda dell'emozione per un assassinio che ha dei responsabili precisi, non un popolo intero.

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Polemica su Casilino 900

In questi giorni è nato un confronto serrato tra il gruppo EveryOne e RomSintiPolitica sullo sgombero del “campo nomadi” di Casilino 900 a Roma. Nazzareno Guarnieri contesta a Roberto Malini questa affermazione: «il campo Rrom più antico di Roma, uno dei più vecchi d'Europa, vero e proprio patrimonio tradizionale e culturale, indispensabile per comprendere la Storia degli zingari in Italia dal dopoguerra ai giorni nostri, sta per essere sgomberato».
Nazzareno Guarnieri, a ragione, considera una «pura follia definire “patrimonio tradizionale e culturale per comprendere la storia degli zingari in Italia” un luogo di segregazione, disperazione, esclusione come il campo nomadi».
Roberto Malini risponde affermando che qualche mese fa in Israele alcuni sopravvissuti alla Shoah provavano un grande dolore quando si accorgevano, viaggiando in Europa, che alcune località della simbolo dello sterminio venivano cancellate. Per avvallare questa sua affermazione ha riportato un’affermazione di Mirjam Pinkhof: «molti vogliono dimenticare che la cultura degli ebrei della Shoah è una cultura di dolore e morte; molti vogliono dimenticare che la cultura degli ebrei della Shoah è la cultura di un popolo massacrato».
Noi di sucardrom crediamo azzardato un simile accostamento anche perché il Gruppo EveryOne non ha proposto di far diventare il Casilino 900 un memoriale per testimoniare la politica di segregazione, ghettizzazione ed esclusione attuata in Italia negli ultimi trent’anni. Anzi, il Gruppo EveryOne accosta Casilino 900 al quartiere rom Sulukule, in Turchia, risalente al XV secolo. Crediamo che Roberto Malini e tutto il Gruppo EveryOne debbano farsi un giro al Casilino 900 per rendersi conto della triste realtà.
Il vero problema è che le ragioni che spingono l’Amministrazione comunale di Roma a sgomberare Casilino 900 non sono propriamente umanitarie e rispettose della Carta dei Diritti dell’Uomo ma frutto di una politica securitaria che sbatte in strada famiglie intere. A Casilino 900 non dovrebbe proprio abitarci nessuno, al massimo un custode per mantenere e curare come memoriale quel insediamento simbolo del razzismo italiano.
Rimane il fatto che l’Amministrazione comunale non ha ad oggi ben definito dove saranno trasferiti i “regolari”, secondo alcune agenzie stampa sembra che si vogliano costruire nuovi piccoli “campi nomadi”. Gli “irregolari” finiranno in strada in barba alle tante dichiarazioni di esponenti del Partito Democratico, in questo senso ricordiamo l’intervento di Rosy Bindi all’ONU.
Vi è poi stata una polemica sull’utilizzo del termine “Rrom”. Dalle informazioni in possesso dell’Istituto di Cultura Sinta questo termine è sbagliato per definire gli abitanti di Casilino 900 che si autodefiniscono “Rom” o “Roma”. È poi da sottolineare che il termine “Rrom” è stato coniato da antropologi ed etnografi che studiavano un gruppo ben definito di Rom nella ex Yugoslavia per la pronuncia che hanno del etnonimo Rom; inoltre, questo termine, Rrom, è stato poi ripreso in Romania da appartenenti alla società maggioritaria per differenziare i Cittadini Rom dagli altri Cittadini. Quindi è quanto mai discutibile ad oggi utilizzare tale termine per i Rom che vivono in Italia.
(in foto il Casilino 900 è definito dai quadratini rossi, sulla destra ci sono gli sfasciacarrozze romani)

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lunedì 24 marzo 2008

Pescara, un Rom in Consiglio comunale si fa blog

Perché candidare un Rom al Consiglio comunale di Pescara? Per la minoranza rom abruzzese è la dimostrazione della volontà di una partecipazione attiva, propositiva e positiva alla vita politica, sociale, culturale ed economica dalla città. E' una strategia per porre all'attenzione dei cittadini e della politica la condizione di emarginazione e di esclusione della minoranza rom.
Per un partito politico candidare un Rom al consiglio comunale le motivazioni sono tante, le più evidenti possono essere:
1) la legalità e la giustizia, tanto richiesta dai cittadini, si basa su una politica che non discrimina;
2) la partecipazione attiva, propositiva e positiva dei componenti di una minoranza alla vita politica, sociale e culturale della città è un elemento indispensabile per la non discriminazione;
3) la costruzione di una interazione attiva con la minoranza Rom è utile alla Città
La volontà di candidare un Rom al Consiglio Comunale di Pescara è la risposta ad una ipocrita volonta politica che viola le norme ed i principi fondamentali nei confronti delle persone Rom, tale che qualche persona Rom per sfuggire alla discriminazione razziale è stata costretta a inoltrare la richiesta del cambio del cognome. Fatto gravissimo.
A seguito di questa gravissima condizione della minoranza rom a Pescara la Coop. Officina ha promosso una iniziativa per la costituzione di un comitato composto da persone rom e non con l'obiettivo di candidare una persona Rom alla elezione amministrativa del 2008 del Consiglio Comunale di Pescara, comitato che è stato costituito nel mese di gennaio 2007.
Le finalità del comitato non erano indirizzate solo a candidare una persona Rom in una delle tante liste presenti ad ogni elezione amministrativa, ma a costruire un laboratorio di partecipazione attiva e propositiva dei rom alla vita politica della città. Continua a leggere nello spazio web: http://nazzareno.splinder.com/

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Milano, si litiga sullo sgomero dei Rom

Si accende lo scontro politico sull'eventuale sgombero del grande “campo nomadi” di via Bovisasca a Milano e le eventuali soluzioni da trovare per gli sfollati.
“Si stabilisca una volta per tutte se quei rom possono restare: se hanno questo diritto, è compito anche del Comune di Milano garantirlo, se non hanno nessun diritto di restare, allora vanno espulsi perché non hanno il diritto di stare nemmeno in nessun altro Comune della Provincia di Milano”.
Così il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati che ha risposto al vicesindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Riccardo De Corato che aveva avanzato la possibilità che “le 200 donne e i 280 bambini” che oggi vivono nella baraccopoli potessero essere ospitati “in stabili del demanio statale o militare”.
"Ma a oggi - ha sottolineato De Corato - non sono ancora arrivate risposte, pur avendo bussato a tante porte, dallo Stato alla Provincia, che pur dispone di proprietà che potrebbe mettere a disposizione". Il vicesindaco conclude che “il tempo però stringe perché nel giro di una decina di giorni il campo della Bovisasca sarà liberato, visto che quella è un'area pericolosa”.
Noi di sucardrom rileviamo che l’atteggiamento del Comune di Milano sembra migliorato negli ultimi mesi, sottolineiamo però che l’Amministrazione comunale continua a voler perseguire la strada della distruzione delle famiglie rom: donne e bambini nei centri, uomini e ragazzi si arrangino. È davvero strano che un’Amministrazione di centro-destra abbia un concetto così distorto di famiglia.

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Russia, allarme razzismo

Era una donna immigrata e questo è stato sufficiente per ucciderla. Un gruppo di giovani skinheads ha tagliato la gola ad una donna del Tagikistan davanti a terrorizzati passanti lungo una strada di un quartiere a nord di Mosca.
"Un omicidio a sfondo razziale" scrivono i giornali russi. Dall'inizio dell'anno, nella sola Mosca, sono stati 40 le aggressioni xenofobe ma secondo il centro studi umanistici Sova, in tutta la Russia gli attacchi in questi ultimi tre mesi sono stati oltre un centinaio con un bilancio di 17 morti e 92 feriti, di cui alcuni gravi. Le statistiche del 2007 non sono ancora state aggiornate, ma nel 2006 ci sono state oltre 539 aggressioni, con 54 morti: un aumento del 17% rispetto all'anno precedente.
Le bande di skinheads e neonazisti li chiamano spregiativamente "neri". Sono gli immigrati provenienti dalle repubbliche ex sovietiche, vittime predestinate della violenza razzista delle 50.000 teste rasate o dei neohitleriani che prosperano soprattutto a Mosca, a San Pietroburgo e nelle principali città russe.
La violenza xenofoba in Russia sembra un cancro che le autorità non riescono a debellare. Quattro anni fa un gruppo di skinheads armati di mazze da baseball, catene e coltelli, attaccarono brutalmente tre immigrati tagiki a San Pietroburgo. Una bambina di 9 anni, colpita 11 volte, morì tra le braccia di suo padre. In ognuna delle case degli imputati, anche nell'appartamento del principale responsabile del crimine - appena un 14enne - gli agenti trovarono scritti neonazisti. Sempre a San Pietroburgo, quattro mesi prima, una piccola rom di sei anni fu picchiata a morte fuori da una stazione ferroviaria.
La Pravda online, il 2 aprile scorso, diede notizia dell'apertura di un'inchiesta sulla morte di un'altra vittima della violenza razzista, un giovane antifasista di 17 anni, pestato a morte da sette skinheads a Izhevsk, capoluogo della Repubblica di Udmutria, 1.200 chilometri a sud-est di Mosca. "Le forze dell'ordine - scrisse la Pravda - hanno fermato quattro giovani di età compresa tra i 17 e i 20 anni sospettati dell'aggressione".
Ma le cronache più recenti sono piene di episodi simili ugualmente drammatici. A metà maggio scorso, uno studente ebreo fu accoltellato a morte sotto casa a San Pietroburgo. Studiava biologia all'università della città ma insegnava anche presso un liceo privato ebraico e questo, il gruppo antisemita che lo ha aggredito, non lo sopportava. Lo hanno colpito con 12 coltellate; la madre ha scoperto il cadavere del figlio nell'androne del portone dove abitavano.
A febbraio, appena un mese e mezzo fa, le vittime di omicidi a sfondo etnico erano state sei nel giro di una settimana, quasi un morto al giorno. Tra le vittime, un kirghizo - del Kirghizistan - che lavorava in un supermercato e un altro giovane azero - dell'Azerbaijan - entrambi accoltellati a morte per le strade di un quartiere a sud-est di Mosca. Non avevano altra colpa che essere degli immigrati.

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Lamezia Terme (CZ), cittadinanza di carta

«Noi tutti vorremmo che non si parlasse più del campo Rom di Scordovillo, perché vorremmo che non esistesse una realtà del genere: non vogliamo essere chiamati “zingari” ma col nostro nome e cognome». Questi i desideri di Massimo Berlingeri, giovane di etnia Rom, da qualche anno operaio della cooperativa Ciarapanì che insieme ad altri operatori dell'azienda guidata da Marina Galati ha realizzato il libro "Rom cittadinanza di carta".
Una ricerca condotta fra i Rom che vivono ormai in forma stanziale sul territorio, sia all'interno del campo sia nei diversi quartieri della città alloggiati nelle case popolari.
Massimo Bevilacqua , anche lui Rom ed operaio della Ciarapanì, ha spiegato che la popolazione rom è costituita da 83 famiglie, in tutto 631 persone di cui 390 abitano a Scordovillo, i restanti sono sparsi negli alloggi assegnati dal Comune. L'80% dei bambini frequenta la scuola, mentre il 30% di tutta la popolazione di etnia Rom ha avuto problemi con la giustizia. Una recente indagine ha accertato pure che le famiglie non sono più numerose come prima, soprattutto le coppie giovani si limitano ormai ad aver uno o due figli.
Marina Galati, presidente della cooperativa, ha rimarcato che quello compiuto con i Rom è un cammino in pieno svolgimento, col libro si è voluto lanciare l'ennesimo messaggio alla città su una questione scottante ed irrisolta da anni. L'auspicio è che i Rom possano essere veri cittadini a pari dignità degli altri, non espressione di una cittadinanza fittizia, solo sulla carta.

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venerdì 21 marzo 2008

Pasqua 2008

Speranza di vita

Io ti darò
le mani.
Tu mi affiderai
le tue.

Forse,
un grande girotondo
salverà i bambini e i popoli
di tutto il mondo.

(Maria Angela Zecca)

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giovedì 20 marzo 2008

Mahalla, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo

Notizie da MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo. Iscriviti alla news letter settimanale, scrivendo a sivola59@yahoo.it.

Ungheria del 25/02/2008 @ 09:08:25 - Da European Jewish Congress Il Parlamento ungherese ha votato una legge contro le affermazioni razziste. Secondo la nuova legge votata lunedi' scorso, l'uso di discorsi razzisti e' punibile con sino a due anni di prigione. "Offendere qualcuno pubblicamente con espressioni riferite al s...

Slovacchia del 26/02/2008 @ 09:20:01 - Da Slovak_Roma Il prodotto nazionale lordo della Slovacchia e' cresciuto del 14% nell'ultimo quadrimestre del 2007, ma pure la disoccupazione sta crescendo per la prima volta.. "E' un fenomeno interessante. Finalmente gli investitori hanno preso il toro per le corna, ma stanno cercando impiegati invano,"...

Spedizioni punitive contro campi nomadi del 27/02/2008 @ 08:53:02 - AGI News On I ROS DEI CARABINIERI: "ESTREMISTI DI DESTRA DELLA ROMA E DELLA LAZIO" "E' un gruppo riconducibile agli ambienti dell'estremismo di destra e delle tifoserie calcistiche ultras della capitale sia della Roma sia della Lazio". Cosi' il colonnello Mario ...

Svizzera del 28/02/2008 @ 09:21:44 - Gli aborigeni australiani hanno recentemente ricevuto le scuse del governo di Canberra per le discriminazioni del passato. Una vicenda che ricorda quella degli Jenisch, il popolo nomade della Svizzera. Originari soprattutto dall'Europa dell'Est, gli Jenisch sono stati riconosciu...

Tutti i piccoli sogni di Scordovillo in un film di Francesco Pileggi del 01/03/2008 @ 09:38:07 - Da Lameziaweb Un film che racconta i Rom di Scordovillo grazie anche al contributo dell'amministrazione comunale di Roma. Determinante anche il sostegno del Comune lametino che ha patrocinato l'opera nata nell'ambito de "Il teatro che non c'era", il laboratorio gratuito voluto dal Comune per i giovani aspiranti attori della citta' e dell'hinterland. "Quando ho chiesto ad alcuni rom quali fossero i loro sogni, mi hann...

Antica Sartoria Rom del 02/03/2008 @ 09:07:04 - Antica Sartoria Rom Cooperativa Sociale a r.l. 952, via Nomentana, 00137 Roma Partita Iva e Codice Fiscale: 08962791003 Tel.: 3392357366 – 3887437524 Martedi' 4 marzo 2008 alle 12.00 Presso La Citta' dell’Altra Economia (largo Dino Frisullo, ex Mattatoio)...

L'ultimo nemico pubblico: I rom romeni del 03/03/2008 @ 09:01:18 - di Nando Sigona * [postmaster@osservazione.org] pubblicato su OsservAzione Della sicurezza perduta "Prima dell'entrata della Romania nell'Unione Europea, Roma era la capitale piu' sicura del mondo... Bisogna riprendere i rimpatri". Era inizio novembre e l'allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, non faceva prigionieri e identificava senza esitazione i colpevoli dell'ondata di criminalita' che stava allarmando i cittadini della capitale. La tragica morte di Giovanna Reggiani a seguito della brutale aggressione da parte di un cittadino romeno aveva scosso profondamente la citta'. Il governo, che si apprestava a varare il t...

PICUM newsletter del 04/03/2008 @ 09:03:01 - E' uscito l'aggiornamento di febbraio 2008 di PICUM.org con le notizie e l'evoluzione politica riguardanti i diritti sociali fondamentali degli immigranti non documentati in Europa. Disponibile...

Bambini Rom costretti a mendicare del 05/03/2008 @ 09:04:31 - Di Roberto Malini I rom non posseggono nulla, vivono all'addiaccio, sono emarginati, discriminati, temuti. I bambini rom, nei rari casi in cui e' consentito loro di accedere all'istruzione, vengono vessati, insultati e derisi dai compagni; non di rado sono vittime di violenza. Le leggi del popolo rom condannano ogni forma di viol...

Anche i Rom sono cittadini europei del 06/03/2008 @ 09:19:36 - Per il ministro rumeno degli affari esteri, Adrian Cioroianu, il problema dei Rom riguarda anche l'Europa D.S. Mie'ville - mercoledi' 5 marzo 2008 Adrian Cioroianu, ministro rumeno, era martedi' di passaggio a Ginevra. Ha precisato in questa intervista a Le Temps la posizione del sue paese a proposito della libera circolazione delle persone e del problema dei Rom...

Bruxelles: i rom esclusi dal processo politico che riguarda le loro sorti del 08/03/2008 @ 09:35:42 - Ricevo da Maria Grazia Dicati Mentre in Italia per le elezioni politiche ed amministrative le minoranze Rom sono ignorate sia dai programmi elettorali, sia dalle liste dei candidati, dall'Europa arriva una denuncia molto chiara. Non si puo' avere una strategia europea per i rom efficace senza che i rom stessi siano nella sua de...

Finlandia del 11/03/2008 @ 20:39:22 - Da Helsingin Sanomat "L'istruzione per i Rom e' la chiave di tutto", ha detto Andrezej Mirga, Consigliere Anziano per le Tematiche Rom dell'Organizzazione della Sicurezza e Cooperazione in Europa, giovedi' durante una visita ad Helsinki. Mirga e' in Finlandia per conoscere la situazione dei Rom in Finlandia, come pure...

Francia del 12/03/2008 @ 15:23:36 - In corrispondenza col primo turno delle elezioni municipali, il 59% dei sindaci uscenti si dichiara sfavorevole all'accoglienza della Gens du voyage sul loro comune. Pertanto, dal 2000, la legge Besson (n°2000-614 del 5 luglio 2000) obbliga tutti i comuni a realizzare aree di stazionamento ed a rispondere ai bisogni abitativi nella loro politica locale d'urbanesimo. La Commissione nazionale consultiva per i diritti dell'uomo (CNCDH) ha appena pubblicato uno studio che conferma l'urgenza di agire. In otto anni, solamente un quarto dei posti di acc...

Lettonia del 15/03/2008 @ 09:19:38 - Da Baltic_Roma I neonazisti a Riga, secondo il locale giornale in lingua russa "Telegraf" del 4 marzo, stanno attaccando i Rom con regolarita' che aumenta. Benche' n neonazista sia stato arrestato all'inizio del mese ed accusato di aver attaccato due ragazze Rom, la maggioranza di questi atti rimane senza investigazione perche' la maggior parte dei Rom non vuole contattare la polizia...

Slovacchia del 16/03/2008 @ 08:58:33 - Da Roma_Francais "All'inizio, alcuni vengono a volte piedi nudi in pieno inverno, ma dopo alcuni mesi di scuola, l'atteggiamento dei genitori evolve ed i bambini arrivano vestiti propriamente". Marko Urdzik, robusto direttore del Centro rom di Lipany, non sa "come misurare i progressi quando si parte da cosi' in basso", ma ha una certezza: "l'educazione dei piu' piccoli e' il solo mezzo di migliorare le cose" per la comunita' rom di Slovac...

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mercoledì 19 marzo 2008

Milano, per Bovisa un'assemblea dei cittadini, Rom compresi

Questa mattina Vigili Urbani accompagnati da ruspe e camion si sono presentati al "campo" occupato da famiglie Rom in via Bovisasca per un’operazione definita di “alleggerimento e messa in sicurezza dell’area”. Un’operazione che ha spostato una parte delle baracche dei Rom all’altro lato del campo - lasciando sostanzialmente invariata la situazione esistente.
Ma la notizia è un’altra. È l’assemblea che ieri sera si è svolta alla Biblioteca Bovisa-Dergano, a poche centinaia di metri dall’insediamento in questione. Partecipata, preoccupata ma civile. Così è stata l’assemblea, che ha visto raccolti circa 150 abitanti del quartiere Bovisa, periferia nord di Milano, per discutere del degrado del quartiere e della convivenza con la comunità Rom che si è insediata su un terreno dismesso ma pesantemente inquinato.
Il momento di confronto, indetto da tre associazioni di quartiere (Associazione "Luca Rossi" per l’educazione alla pace e all’amicizia tra i popoli, Bovisa verde e Centro Culturale Multietnico "La Tenda") ha visto partecipare molte realtà presenti localmente.
A cominciare dai gruppi cattolici direttamente impegnati nel campo Rom (Valerio Pedroni per i padri Somaschi e sr. Claudia Biondi della Caritas), passando per scrittori, architetti, insegnanti, iscritti a partiti o gruppi politici, esponenti di comitati locali (Bovisa anti degrado), consiglieri di zona, comunali e provinciali. Ma anche un sacco di cittadini qualsiasi. E per finire un gruppo di rappresentanti della comunità Rom al centro dell’incontro, cosa che raramente si vede in queste occasioni.
La discussione, ampia e approfondita, si è soffermata in particolar modo sulla consapevolezza del doppio problema che tale situazione comporta. La presenza di un importante baraccopoli (abitata da parecchie centinaia di persone), che da sola sarebbe in grado di mettere in crisi qualsiasi comunità urbana, e la sfortuinata scelta, fatta dalle famiglie Rom, del terreno su cui insediarsi (probabilmente uno dei più pesantemente inquinati della zona) che rende estremamente pericolosa (prima di tutto per loro stessi) la permanenza.
La soluzione, secondo gli intervenuti, è molto distante dalla politica degli sgomberi ciechi (particolarmente richiesti in periodo pre-elettorale) e passa attraverso un coinvolgimento sinergico di tutte le realtà coinvolte: politiche, amministrative, di volontariato, culturali e associative, anche locali. La drammaticità delle condizioni del campo rendono urgente un intervento. Ma, data la complessità del problema, è impensabile che tale soluzione possa essere rappresentata da una stretta repressiva, magari sostenuta da realtà che rifiutano il dialogo e sfruttano strumentalmente il disagio dei residenti.
L’incontro si è chiuso con l’invito, da parte della biblioteca, ad approfondire la conoscenza della cultura Rom attraverso lo spettacolo “Rom cabaret” di Dijana Pavlovic, che verrà presto messo in scena presso la stessa biblioteca. Solo la preoccupazione dell’imminente sgombero dell’area (che i più informati già prevedevano come “dimostrativo”) turbava il clima di responsabile collaborazione. La presenza di alcune cittadine e cittadini questa mattina al momento dell’operazione di “alleggerimento” è invece servita anche ad “alleggerire” una possibile tensione tra i Rom e il quartiere - e l’impegno ad un comune lavoro per meglio affrontare questa “strana“ convivenza.
Associazione "Luca Rossi" per l’educazione alla pace e all’amicizia tra i popoli, Bovisa verde, Centro Culturale Multietnico "La Tenda"

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Il corriere perde il pelo ma non il vizio

Domina l’incredulità di fronte al razzismo palese sbattuto in home page del sito del Corriere della sera. «Dijana Pavovic, la prima zingara onorevole?» si chiede il quotidiano di Milano, storpiando anche il nome ma correggendolo in seguito della candidata rom alle elezioni politiche sulla lista della Sinistra Arcobaleno.
«Dopo la pornostar Cicciolina, il transgender Luxuria, arriva una nuova candidatura provocatoria per il parlamento italiano: la zingara. Dijana Pavlovic, serba e romni [donna di etnia rom], attrice e mediatrice culturale è, infatti, la numero 8 della lista della Sinistra Arcobaleno alla Camera» si legge nell’articolo di Nino Luca. Non resistiamo a pubblicarne il seguito, che non risparmia alcuno stereotipo su “zingari” e dintorni.
«Il comitato nazionale rom e sinti ha chiesto a tutti i partiti italiani di candidare un suo rappresentante. La Sinistra Arcobaleno è stata l’unica a rispondere», spiega Dijana. «Ma di certo, mai mi sarei candidata con Berlusconi o con Veltroni. Non mi sarei messa in lista con chi vuole “patti di sicurezza” o con chi vuole cacciare via dal Paese chi è diverso».
Ama la sua gente, 31 anni, non ha figli. Strano per una rom: «Ho posticipato l’evento. Ho studiato e mi sono laureata. Ma adoro i bambini. Ci lavoro tutti i giorni». E allora la provochiamo: «Se avessi dei bambini li manderesti a chiedere l’elemosina? Certo se avessi problemi economici,– ci risponde – e se mi trattassero male come oggi vengono trattati gli “zingari”, allora non mi farei scrupoli. Ora però ho un solo obiettivo. Andare in Parlamento per cercare di risolvere le problematiche dei rom e con loro difenderò i diritti di tutti gli italiani».
Per strada canta, beve alla fontana, gioca con la gente, chiede il voto per la sua lista e ottiene sorrisi. Quando vuole leggere la mano qualcuno scappa. Poi si avvicina una rom romena che le chiede l’elemosina e allora coglie l’occasione per spiegarci i problemi dei rom di via Triboniano e di quelli che vivono a Sesto San Giovanni: «Da più di un anno vivo con loro nelle baracche, nel fango sotto la pioggia e vedo le donne partorire per strada. Posso assicurare che ci sono anche i rom buoni, quelli onesti, come me. E sono la maggioranza». E se ne va, in attesa di conoscere Fausto Bertinotti, venerdì 14 alla presentazione al teatro Smeraldo, decisa a giocarsi le sue chances.

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Milano, cityrom si è fatto blog

È un dato di fatto che a Milano il numero dei senza fissa dimora, degli abitanti delle baraccopoli e degli occupanti abusivi sta aumentando notevolmente. L’emergenza casa riguarda diverse fasce di popolazione: persone con problemi di esclusione sociale dovuti a sopraggiunte difficoltà socio-economiche o a disagio psichico, profughi, immigrati appena arrivati in città, nelle prime fasi del loro percorso di integrazione e, in particolare, di questi tempi, cittadini dell’Europa dell’est di etnia rom. Quest’ultima categoria di migranti rappresenta oggi la popolazione più numerosa dei così detti “campi nomadi autorizzati” e degli insediamenti illegali (baraccopoli, edifici occupati), che costituiscono un grande problema, affrontato per lo più in modi inadeguati e inefficaci, su tutto il territorio italiano.
A Milano, in particolare, la condizione abitativa delle famiglie di immigrati rumeni di etnia rom giunti in città negli ultimi dieci anni, costituisce una grave emergenza umanitaria.
Considerati, a torto, “nomadi” (i Rom presenti in Italia, e in particolare i rom rumeni, nei loro paesi di origine erano stanziali) si è pensato, fino a oggi, che la risposta abitativa adatta alle loro particolari esigenze socio-culturali, fossero i “campi temporanei attrezzati”, che hanno rappresentato l’unica alternativa agli insediamenti abusivi – insufficiente e assolutamente al di sotto degli standard abitativi legali – offerta dalle istituzioni, secondo una politica di solo ordine pubblico.
Sebbene dopo essere emigrati siano costretti a muoversi da un insediamento all’altro in cerca di una sistemazione sicura, mimetizzandosi e disperdendosi nelle pieghe invisibili e marginali della città, ciò che caratterizza i migranti di etnia rom non è il loro nomadismo. Essi si differenziano dalle popolazioni delle ondate migratorie precedenti per due aspetti fondamentali: da una parte il fatto che costituiscono una minoranza etnica che ha vissuto nei paesi di origine e continua a vivere nei paesi in cui emigra, ai margini della società, in condizioni di esclusione e discriminazione. Dall’altra il fatto che emigrano muovendosi con l’intero nucleo famigliare (mentre negli altri casi di solito partono per primi singoli individui che, una volta create le condizioni adatte, sono raggiunti dal resto della famiglia). È da questi due fattori principali che ci sembra sia necessario partire per affrontare il problema abitativo e di integrazione di questa particolare ondata di immigrati.
Il progetto CITYROM mira a superare il fallimento evidente delle politiche locali e nazionali riguardo la condizione abitativa dei rom e a cercare di individuare un diverso modello urbanistico e socio-politico di accoglienza e integrazione di queste popolazioni escluse dal mercato delle abitazioni urbane.
Il modello che si intende studiare e’ quello di un sistema policentrico di luoghi di accoglienza distribuiti sul territorio della città (Milano), costruito riprogettando strutture dimesse, abbandonate o fatiscenti di proprietà pubblica per ottenere spazi di medie e piccole dimensioni in grado di ospitare temporaneamente un numero ridotto di utenti. Luoghi dove sperimentare diversi modi di abitare, che fungano nello stesso tempo da spazi per la residenza temporanea di singoli individui e famiglie e da erogatori di servizi per l’integrazione degli ospiti, di chi abita ancora nei “campi” e di chi si trovi in difficoltà sociali, economiche e abitative. Un sistema di isole di accoglienza e di servizio che, evitando le concentrazioni-ghetto, siano piuttosto interfacciate con la città. Che offrano funzioni e servizi diretti agli abitanti dei quartieri limitrofi (campi sportivi, biblioteche, laboratori di formazione professionale, spazi per l’intrattenimento e la cultura, ecc.), gemellandosi con le reti sociali già attive sul territorio (prima fra tutte quella della scuola). Che avviino un processo di inclusione sociale di chi è senza casa, di chi vive nelle baraccopoli abusive e nei “campi nomadi”, con lo scopo di consentire loro di accedere all’offerta, pubblica e privata, delle abitazioni urbane, come tutti i cittadini milanesi, superando la logica dell’emergenza e della temporaneità. Un sistema che risponda oggi all’emergenza abitativa di queste ultime ondate migratorie a Milano – in particolare quelle dei cittadini europei di etnia rom – ma che sia anche in grado in futuro di rispondere all’emergenza abitativa di altre popolazioni con problemi di esclusione sociale.
Il blog è l’ archivio di CITYROM: raccoglie materiali della ricerca (testi, immagini e materiali audiovisivi prodotti dal laboratorio multiplicity) e una selezione di articoli, saggi e link. È aperto alla discussione con chi è interessato a questi temi.

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Pescara, presentata la candidatura di Nazzareno Guarnieri

Ieri mattina a Pescara alla presenza di tanti cittadini, della la stampa locale, di tutti candidati alle liste Pescara Futura e Udc, nella sede del comitato elettorale il candidato sindaco UDC, Carlo Masci (in foto), ha presenta la lista elettorale PESCARA FUTURA.
Tema forte è per Pescara Futura l'attenzione alle minoranze con la candidatura di Nazzareno Guarnieri. Carlo Masci si aspetta molto dalla sua candidatura e dichiara: "La città ha bisogno di un cambiamento radicale, in cui nessuno si senta ultimo e anche chi non ha santi in paradiso trovi spazi di partecipazione attiva. Noi non cerchiamo il voto dei Rom, siamo consapevoli che per raggiungere risultati veri ed utili a tutti i cittadini bisogna fare scelte coraggiose, lo abbiamo fatto con la candidatura al consiglio comunale di Pescara del rom Nazzareno Guarnieri. Sarebbe bello eleggere un Rom al consiglio Comunale, bello ma soprattutto utile per la città, perchè l'esperienza di Nazzareno ci aiuterebbe a dialogare e a tessere rapporti nuovi con la minoranza Rom che Pescara è molto diffusa. È un po’ la missione che il consigliere aggiunto, Latifa Belkacem, ha svolto molto bene con gli extracomunitari, bisogna interpretare correttamente questa sua scelta che, altrimenti, potrebbe prestare il fianco a polemiche strumentali".
Dopo il suo intervento, dei tanti candidati di Pescara Futura, nel giorno della presentazione, uno è quello che il candidato sindaco Carlo Masci chiama a parlare, è Nazzareno Guarnieri: "Il sindaco uscente del Comune di Pescara non ha lavorato sul sociale, ha ignorato la realtà ed i bisogni della minoranza Rom presente a Pescara, noi Rom siano stati esclusi da tutto, e finchè siamo emarginati non siamo responsabili di nulla. La mia proposta politica non è solo una sfida ma un laboratorio politico per la partecipazione responsabile della minoranza Rom alla vita della città. L'equazione Rom uguale delinquente deve finire. Nessuna difesa della illegalità. La sicurezza e la legalità, tanto enfatizzate, si concretizzano con la partecipazione attiva e le giuste scelte di politica sociale, culturale ed economica."
Un dettagliato programma per la campagna elettorale di Nazzareno Guarnieri è stato predisposto con la collaborazione di amici Rom e non, tra cui un giovane professionista Rom della provincia di Pescara esperto di comunicazione.
Un appello per la richiesta di contributi per le spese della campagna elettorale è rivolto da Nazzareno Guarnieri a chi condivide questo laboratorio politico: "spero in un piccolissimo aiuto da molti". Si possono inviare contributi attraverso un versamento sul bollettino postale c/c n. 69996767, intestato a Officina soc. Coop. oppure bonifico bancario al codice IBAN: IT76L0760115300000069996767 intestato a Officina soc. coop.

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Reggio Calabria, razzismo contro i Rom

L’operazione di equa delocalizzazione delle famiglie Rom in questi giorni, viene ostacolata, ancora una volta, dal razzismo di un gruppo di cittadini reggini che reputandosi “superiori” ai Rom ritengono un loro “diritto” protestare per l’inserimento di una famiglia rom nel proprio condominio.
Difatti dei cittadini avendo appreso che il Comune, pochi giorni fa, ha acquistato un alloggio nel proprio condominio per assegnarlo ad una famiglia Rom del “208”, hanno scritto una lettera di protesta al Sindaco ed al Prefetto avviando in questo modo una energica opposizione a questa assegnazione.
Nella lettera questi cittadini portano come propria motivazione che l’assegnazione dell’alloggio ad una famiglia “nomade” sarebbe di “turbativa” per le persone anziane che abitano nel condominio, che i “nomadi” li avrebbero derubati più volte e che questa presenza causerebbe la svalutazione economica dell’immobile.
Addirittura queste persone come nel caso di un “diritto” da esigere sostengono di essere pronte allo sciopero della fame e a consegnare le schede elettorali nel caso in cui il Comune proceda all’assegnazione di questo alloggio alla famiglia rom.
È necessario, a nostro parere, che si faccia chiarezza sulla natura di azioni di questo genere che vengono poste in essere frequentemente ai danni della comunità Rom e di tutta la collettività.
Questa iniziativa non solo non è un “diritto” ma ,ai sensi degli articolo 2 e 3 del Decreto legislativo n. 215 del 9 luglio 2003 (con il quale l’Italia ha recepito la direttiva comunitaria 2000/43/CE del Consiglio , del 29 giugno 2000 sulla parità di trattamento fra le persone indipendentemente dall’origine etnica ) questo è un atto di discriminazione diretta che riguarda l’accesso all’alloggio e che pregiudica il diritto dei Rom ad una parità di trattamento in questo settore. Secondo il decreto legislativo contro questo atto discriminatorio è possibile agire in giudizio al fine di tutelare il diritto che è stato leso.
Questo quadro legislativo in materia di discriminazione che ha origine dalla comunità europea è stato determinato dalle gravi conseguenze sociali che vengono generati dagli atti di razzismo e quindi dalla consapevolezza raggiunta a livello europeo che per favorire lo sviluppo della società è necessario contrastare il razzismo.
Difatti il fenomeno della discriminazione nel settore dell’alloggio posto in essere verso i Rom, verso altre etnie e verso le famiglie povere ha causato nella nostra città (come pure in altre città) la nascita dei ghetti urbani di Archi Cep, del “208”, di Ciccarello e di Arghillà.
Queste “strutture” sociali che costituiscono il serbatoi dei “poveri” e degli “indesiderati” con i quali si separa questa parte dei cittadini dalle classi sociali ritenute “superiori”, nei fatti hanno costituito e costituiscono ancora un grave danno per la città perché hanno escluso dallo sviluppo sociale una parte dei cittadini e hanno generato fenomeni di degrado e di devianza.
Nel caso dei cittadini Rom, la tendenza alla loro segregazione è molto chiara visto che mentre si continua a dichiarare che non si vogliono inserire nella società, in realtà è una parte dei cittadini che li discrimina in diversi modi e soprattutto, come in questo caso, fa di tutto per evitare la convivenza con loro.
Il veicolare il messaggio che la convivenza con le famiglie Rom nello stesso condominio comporta dei fastidi risponde alle falsità di cui si autoalimenta il razzismo. In realtà le famiglie rom che vivono in dislocazione nei condomini in diversi quartieri della nostra città hanno istaurato un rapporto del tutto normale con i vicini di casa e questi non hanno mai dichiarato alcun disagio causato da questa convivenza. In questi condomini si sono sviluppati dei buoni rapporti tra cittadini rom e non-rom , si è realizzato un reciproco arricchimento delle due parti e inoltre è stato avviato concretamente il superamento dei pregiudizi.
L’invito che l’Opera Nomadi rivolge a questi cittadini che hanno avviato la protesta è di abbandonare queste posizioni discriminatorie e di accogliere la famiglia rom, in quanto questa convivenza non solo non arrecherà loro alcun danno ma sarà motivo di sicuro arricchimento sociale per tutti i condomini. L’equa dislocazione delle famiglie Rom rappresenta un prototipo di comunità che permette di sviluppare quel potenziale di socialità tra i cittadini di ogni ceto sociale e di ogni etnia che è il vero motore per il miglioramento di una comunità. di Antonio Giacomo Marino, Presidente dell’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Reggio Calabria

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martedì 18 marzo 2008

Settimana di Azione contro il Razzismo

Il 21 marzo 1960 nella città di Sharpeville, in Sudafrica, la polizia sudafricana aprì il fuoco uccidendo 70 manifestanti che protestavano pacificamente contro le leggi razziste emanate dal regime dell’apartheid. Il 13 dicembre 1967 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarò quella data Giornata Internazionale contro qualsiasi forma di razzismo e di discriminazione.
In occasione di questo anniversario, Sucar Drom invierà ai Prefetti, ai Procuratori della Repubblica, ai Questori, ai Comandanti dei Carabinieri, ai Presidenti delle Province e ai Sindaci del Nord Italia rapporti e documentazione per la lotta al razzismo. Sucar Drom aderisce alla campagna United Against Racism.
Nel 2008 – dichiarato Anno Europeo del Dialogo Interculturale – la lotta a qualsiasi razzismo e l’impegno per la creazione di una società multietnica e interculturale assumono un peso ed un valore ancora più grandi. L’Anno Europeo deve essere un’occasione per focalizzare l’attenzione della società, dei mass media e delle istituzioni sulla necessità del confronto, della reciproca conoscenza e dello scambio fra culture per rimuovere i pregiudizi e gli stereotipi che sono alla base del razzismo.

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“Intoccabili”, anteprima del documentario “i Rom in Italia”

“Intoccabili” è un progetto per La7 nato dalla collaborazione tra Interferenze e l’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, Dipartimento Diritti e Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Con questo programma si vuole fornire uno spaccato della vita quotidiana delle popolazioni Rom, per far emergere, attraverso esperienze positive di integrazione, quanto forte sia in loro la volontà di riscatto sociale e di rifiuto della marginalità in cui sono relegati.
Giovedì 20 marzo 2008, alle ore 11.00 nel “campo sosta” de La Monachina (13° Km Aurelia – uscita via della Monachina - Roma), il documentario “I Rom in Italia” sarà presentato in anteprima ai giornalisti e alla stampa specializzata. L’inchiesta, che andrà in onda su La7 il 22 marzo 2008 alle ore 23.15, sarà poi trasferita su un DVD e distribuita dall'UNAR nelle scuole secondarie per promuovere una conoscenza vera delle tematiche connesse alla comunità Rom.
Per la partecipazione all’anteprima del 20 marzo, sarà messa a disposizione dei giornalisti una navetta per il trasporto al campo Rom, presso la fermata Cornelia della Metro A (davanti McDonald’s), alle ore 10.15.
I giornalisti interessati a partecipare all’anteprima possono contattare l’UNAR telefonicamente al numero 06.67792267 o via mail all’indirizzo: antidiscriminazioni@pariopportunita.gov.it, confermando la propria partecipazione e specificando se desiderano usufruire della navetta per la trasferta.

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lunedì 17 marzo 2008

Peppe Collu, u baro Rom

“Tu ikandan e ludza, Andar mrno ilo” (Tu hai gettato i fiori nel mio cuore), da Aforismi di Rasim Sejdic. Il 5 di ottobre di tre anni fa se ne è andato Peppe Collu per anni referente regionale dell’Opera Nomadi in Sardegna. Giovanni Oliva ripropone il ricordo che ha scritto qualche tempo fa per lui su una rivista algherese. In foto, scattata a Roma da Carlo Berini, da sinistra Bernardino Torsi, Maria Grazia Dicati, Peppe Collu, Mario Salomoni e Davide Gabrieli.

Dove sarà in questo momento Peppe? Se ne è partito improvvisamente, come altre volte, senza dire niente, ma questa volta per mondi più lontani. Ne conosceva già tanti e alcuni me li aveva fatti conoscere. Con le sue antenne sensibili, rivolte ai segnali dei popoli, per raccogliere gocce di nettare da fiori multicolori, per ascoltare la gente, bambini, giovani, adulti, donne e vecchi di altre terre, di altri campi verdi, sotto lo stesso cielo.
Umanità dell’età dell’oro, re senza servitori, amico dei poveri, artista libero, forgiatore d’oro, non aspettava che lo straniero bussasse alla sua porta, lui gli andava incontro per salutarlo “Benvenuto” (“ospite sacro” pensando fra sé) come per domandare “Hai qualche messaggio per me nella tua lingua?”
…Huye luna, luna, luna / Si vinieran los gitanos, / Harian con tu corazon / Collares y anillos blancos…(da Romancero gitano di Federico Garcia Lorca)
Algherese, nato, figlio di emigrante, ai confini del paese italiano, in un luogo dal nome doppio: Claino con Osteno, portato dai venti, navigando sempre a vela, Peppe s’era arruolato volontario fra le schiere di un popolo nomade che non riconosce confini, che ha un’identità senza documenti.
Uomo raro, diventerà leggendario, di lui si ricorderanno in tanti e altri ascolteranno raccontare, di notte intorno a un fuoco, scintille che si mischiano con le stelle, della sua vita, delle sue stravaganze. Come quando, in mancanza d’altro, preparava la zuppa di mare con acqua salata e un pezzo di scoglio o quando arrivava al campo dei rom all’alba del giorno di festa, a svegliare tutti, portando l’allegria, con una corona di foglie in testa.
Cappello nero a falde larghe, colbacco siberiano, sombrero bianco messicano, cappello afgano… Dolce apparizione, nelle stradine de l’Alguer vella, a cavallo di una bicicletta raccolta non si sa dove. Ascolteranno raccontare dei suoi viaggi, mai programmati troppo in anticipo. Improvvisamente partiva. Dov’è Peppe? Si chiedevano gli amici. E’ in pellegrinaggio a piedi in Spagna, in Marocco, invitato dai suoi amici a bere the alla menta al calar del sole. Raccogliendo anelli e collane di argento ai confini del deserto. Peppe è in Francia, a Saint Marie de la Mer, cantando, ballando e facendo il bagno in mezzo ai gitani, in India alla ricerca delle origini. Peppe è in giro per la Sardegna, sacco in spalla, cavaliere solitario, parlando romanesh con i romá ad un congresso internazionale, Peppe è a Roma…
Riempiva biglietti con parole in tre o quattro lingue differenti: spagnolo – ungherese – rumeno – indiano… e altre strane combinazioni. Traduceva documenti dallo slavo, leggeva giornali sconosciuti. Studiava le lingue non per accumulare erudizione ma per curiosità pura, per un divertimento, le comparava per raffrontare suoni, per raffrontare sentimenti, pensando alla gente, ai paesi, alle prossimità e alle distanze. E sempre ritornando alla sua famiglia eccezionale e ad Alghero. Utopista concreto senza illusioni. Si sente la mancanza di Peppe, in questi giorni sciagurati. Lo voglio ricordare con i fratelli arrivati dalla Bosnia (che sempre penseranno alle cioccolate calde della sua Maria, nelle albe più fredde), ignorati da tutta l’altra gente, alle nostre feste: Gurgevdan, Pasomilai, Vassili. Ferro arrugginito e gioielli in mezzo al fango nella pineta (maskar e borori). Ballava con tutti, se sentiva una musica gitana, il suo corpo reagiva. E ballava con i bambini, con le donne e con gli uomini. Come fa chi ama la vita. Lui non sarà fra quelli a cui si dirà: “Per voi altri abbiamo suonato il flauto e non avete ballato”, Matteo 11.17.
Per te abbiamo pregato in italiano e arabo, per te abbiamo cantato in spagnolo e romanesh. Abbiamo pianto per te, te ne sei andato con il tuo viso da bambino, con i baffi di un vecchio patriarca di Boemia, padre di tanti figli di tanti padri. Dicono che sembravi un re, di quelli che non hanno servitori.
Gelem gelem lungone dromençar / Maladilem bakhtalè romençar / A rromale!len kotar tumen aven /E caxrençar, bokhale chavençar / Ai rromalen ! Ai chavalen!
Queste sono le parole di una canzone che per molti romá è un po’ come un inno: Andando Andando lungo le strade, ho incontrato romá felici. Oh uomini da dove venite? Con le tende e i bambini affamati? Oh uomini! Oh bambini!
Aprimi padre celeste le nere porte che io possa rivedere la mia famiglia. Un’altra volta andrò per le strade e andrò girando con i romá felici. Oh uomini! Oh bambini!
Avevo una famiglia numerosa, me l’hanno sterminata quelli della lega nera (milizia nazi-fascista), tutti sgozzati, uomini e donne, in mezzo a loro c’erano piccoli bambini Oh uomini! Oh bambini!
Alzatevi romá (uomini liberi) è arrivato il momento, venite con me e con tutti gli uomini liberi del mondo. Labbra nere e occhi neri io amavo come l’uva nera. Oh uomini! Oh bambini!

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Mantova, si chiude il "campo nomadi"

Da gennaio 2008 le 25 famiglie che abitano del cosiddetto “campo nomadi” stanno pagando al Comune le bollette di acqua ed energia elettrica che dal 1º aprile 2003 al 30 novembre 2005 non erano state mai notificate dagli uffici di via Roma.
Si tratta di quei 43.284,85 euro che una delibera della giunta, nel dicembre scorso, aveva condonato, salvo poi fare marcia indietro con la sua revoca. Ad annunciarlo ieri alla giunta è stato il dirigente dei servizi sociali Ernesto Ghidoni, incaricato a suo tempo di redigere un piano di rientro dal debito. «Le famiglie hanno già versato circa 13 mila euro» ha detto.
«Abbiamo messo a punto un piano su misura per ogni famiglia, dando loro 24 mesi di tempo, a partire da gennaio, per saldare il debito». Attualmente in viale Learco Guerra abitano 25 famiglie per un totale di circa 110 persone, bambini compresi. Qualcuna ha già saldato per intero il suo debito di luce e acqua, mentre altre potranno farlo a rate. Gli importi a carico di ciascun utente varia da poche decine di euro sino a 800 euro.
La giunta ha incaricato Ghidoni di presentare, entro il 15 aprile, un progetto che porti alla chiusura del “campo” e al trasferimento dei residenti o in appartamenti oppure in terreni agricoli (da acquistare) nei sedici Comuni del distretto sociale.In giunta ha relazionato anche il direttore generale del Comune, Maurizio Caristia, incaricato dall’amministrazione di scoprire perchè, tre anni fa, non furono inviati alle famiglie del campo gli avvisi di pagamento. «Abbiamo accertato - spiega il direttore - che gli avvisi non sono stati inviati solo negli ultimi due mesi del 2004 e fino al novembre 2005. Dal 1º aprile 2003 e fino ad ottobre 2004 abbiamo accertato che vi è stato un mancato controllo sulle persone che avrebbero dovuto pagare. Le responsabilità? E’ stato un problema organizzativo determinatosi all’interno degli uffici del Comune: la persona incaricata di seguire la pratica aveva scelto il part-time, poi era stata trasferita e nessuno si era più occupato della faccenda. Le registrazioni, però, delle presenze al campo c’erano e da lì siamo ripartiti per ricostruire la situazione debitoria delle singole famiglie e procedere, così, al recupero dei crediti».

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UNESCO, "no ghetto" è on line

No Ghetto” è un magazine interattivo on line che tratta questioni relative alla diversità culturale e al dialogo destinato a giovani di differenti orizzonti culturali. Affronta tematiche prioritarie dell’UNESCO in materia di confronto, diversità e sviluppo (espressioni culturali e artistiche, AIDS e HIV, immigrazione e minoranze, storia, povertà, dialogo interreligioso, etc..).
Questo magazine si indirizza innanzitutto ai giovani dell’Africa e del mondo arabo, ma anche ai giovani dei Paesi industrializzati, soprattutto quelli vittime dell’esclusione e della discriminazione (popoli autoctoni, minoranze etniche o culturali, immigrati).
“No Ghetto” mira a coinvolgere e far partecipare questi giovani dando loro la parola sul vissuto quotidiano, sui loro sogni o problemi di fronte alla diversità. Può costituire un trampolino di lancio per forum culturali dedicati i giovani offrendo loro anche la possibilità di formulare le politiche che li concernono.
Questo sito, sviluppato in stretta collaborazione con Respect Magazine su iniziativa del settore cultura dell’UNESCO, adotterà uno stile contemporaneo che favorisca la libertà d’espressione e di parola dei giovani partecipanti.
Inizialmente disponibile solo in francese, il magazine evolverà progressivamente verso una versione bilingue inglese-francese, mentre sono allo studio le versioni araba, cinese e russa.

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Roma, appello per una politica solidale con i Rom

La comunità rom di Quintiliani [Roma est], è giunta al primo mese di occupazione [una delle prima realizzate a Roma dai rom] del capannone dismesso di via Cave di Pietralata, altezza civico 81, nel Municipio V di Roma. Dopo varie minacce di sgombero dalla zona in cui vivevano da circa due anni in baracche di fortuna, ha deciso il 14 febbraio 2008 di occupare un’area abbandonata di proprietà del Comune di Roma, da anni lasciata in disuso dalle stesse autorità responsabili.
La comunità rom ha ripulito e reso vivibile l’ampio cortile e il capannone in cui ora soggiornano, derattizzando e portando via i rifiuti accumulati nel tempo. In un futuro non meglio precisato, qui dovrebbe sorgere un parco pubblico, per cui l’occupazione è temporanea – spiegano i Rom –, necessaria per dare una risposta immediata all’emergenza abitativa di sessanta persone, di cui la metà minore di 18 anni.
In queste settimane la comunità rom sta impegnandosi nella scolarizzazione dei bambini e delle bambine; gli uomini hanno tutti lavoro come muratori edili e operai in imprese italiane, le donne stanno organizzandosi per costituire una cooperativa di lavori sartoriali. L’occupazione è anche sostenuta dalle associazioni di quartiere e dalle forze politiche e sociali del Municipio V. Dal quartiere, l’occupazione non è osteggiata tranne che da pochissimi cittadini.
I Rom ora vogliono confrontarsi con le forze politiche del Comune e del Municipio per individuare una soluzione abitativa stabile, attraverso l’autorecupero di uno stabile abbandonato, per cui esistono per altro sia i fondi economici che le competenze lavorative. Si è anche costituito un Comitato di solidarietà dell’occupazione della Comunità Rom di Quintiliani che ha chiesto che sia al più presto attivato il tavolo di confronto tra istituzioni locali, associazioni e comunità migranti del Municipio V, come deliberato dallo stesso Consiglio municipale. Guarda il video e firma l’appello della comunità rom…

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giovedì 13 marzo 2008

Pescara, un Rom è candidato per il Consiglio Comunale

Dopo oltre un anno di attività, il Comitato "Un Rom al consiglio comunale di Pescara" conclude la prima fase del lavoro programmato. Alcuni giorni fa era stata dichiarata la scelta politica del Comitato di sostenere alle prossime elezioni amministrative di Pescara il Candidato Sindaco dell'UDC, avvocato Carlo Masci.
Oggi siamo felici di annunciare che alle prossime elezioni amministrative a Pescara un Rom, Nazzareno Guarnieri (in foto), ha sottoscritto la delega alla candidatura a Consigliere Comunale di Pescara con la storica lista civica "Pescara futura" che sostiene unitamente all'UDC il candidato sindaco Carlo Masci.
La lista civica Pescara futura è presente alle elezioni amministrative di Pescara dal 1998 con i seguenti risultati: nel 1998 ha ottenuto il 4,9% dei voti e nell'elezione del 2003 ha ottenuto il 7,3% dei consensi.
Invitiamo tutti a seguire le notizie che saranno pubblicate da RomSintiePolitica e di sostenere questa importante iniziativa politica.

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La scuola ai Sinti

La scuola per noi sinti era ed è ancora oggi un problema. Nell’anno 1965/6 i bambini sinti di Bolzano andavano a scuola accompagnati da un Sinto che guidava un pulmino giallo con la scritta “scuolabus”.
Quasi tutti i bambini sinti frequentavano regolarmente le lezioni anche se erano pochissimi i maestri che lavoravano con impegno e pazienza. Al contrario i maestri che non interessati se studiavano e imparavano qualcosa erano troppi, erano la grande maggioranza. Non erano intressati se alla fine dell’anno c’erano dei risultati, positivi o negativi, se i bambini sinti erano bocciati o se dovevano ripetere la stessa classe anche l’anno dopo.
La scuola che frequentavo era su due piani: al primo piano i bambini Sinti, al secondo i bambini gagi. Non si poteva per nessun ragione al mondo andare al secondo piano, era proibitissimo! La proibizione era reciproca sia per i bambini sinti che per i bambini gagi.
Anche se si frequentava la stessa scuola i bambini non potevano frequentarsi o guardarsi o parlarsi, si potevano vedere soltanto di nascosto dai maestri. Perfino quando c’era la ricreazione all’aperto, durante la pausa panino/colazione non si poteva uscire insieme: si lasciava la classe a turno, prima i bambini gagi dopo… solo dopo potevano uscire i bambini sinti. Insomma non si poteva fare ricreazione insieme, non si poteva giocare insieme a pallone o qualsiasi altro gioco; i bambini sinti e gagi non si potevano frequentare, nemmeno alla fine delle lezioni. Lezioni che finivano in orari diversi.
Per i bambini sinti la scuola “lacio drom”, così la chiamavano, era certo peggio di quella di oggi e il razzismo forse era ancora più grande e forte di quello vissuto oggi. Per questo non ringraziamo solo le famiglie gage ma anche i maestri ed i direttori che alimentavano la discriminazione razziale, ostacolando e proibendo la convivenza reciproca fra bambini e di certo non erano i genitori dei bambini sinti a proibire tale convivenza tra bambini.
I bambini crescevano consapevoli della diversità tra Sinto e Gagio, gli insegnavano che cosa era la discriminazione e l’odio razziale ma non solo gli veniva anche insegnato che i Gage erano migliori, superiori a tutti gli altri e che i Sinti e i Rom erano sottoculture, minori delle altre: “gente di bassa plebe”.
Grazie a quegli insegnamenti, le rare volte che si potevano vedere, i bambini gage invece di dialogare o giocare con i bambini sinti, li deridevano, prendendoli in giro davanti a tutti, chiamandoli con disprezzo “zingari, zingari” e in altri mille modi diversi e così con la demoralizzazione nel cuore i bambini sinti si difendevano da tali assurde umiliazioni, arrivando anche a fare botte.
Grazie alla discriminazione razziale si fondarono delle piccole bande tra bambini sinti e gage, arrivarono perfino a mettersi d’accordo per incontrarsi di nascosto, per fare a pugni, ha vedere chi era il più forte, una lotta non solo di valutazione di forza… ma anche razziale, lotte tra bambini di un’età fra i 6 e 11 anni.
Bambini ancora piccoli, piccoli al punto che non potevano sapere che cosa era l’odio e la cattiveria ma avevano la certezza che era il modo giusto perché insegnato dalla stessa scuola.
Quando i maestri arrivavano a dividerli, non sgridavano o davano la colpa a tutti i bambini, ma la colpa era sempre e solo dei bambini sinti, e mai… dico mai dei bambini gage sono stati rimproverati. Anche perché i maestri non vedevano, oppure non volevano vedere e sapere, di chi era veramente la colpa.
Così ancora piccoli i bambini sinti sapevano già che non erano ben accettati, sapevano che erano malvisti dai Gage, crescevano con la consapevolezza d’essere odiati e derisi. Questo diede un valido motivo a parecchi bambini sinti a non rimanere per finire la seconda o la terza elementare, altri non vollero mai più frequentare la scuola.
Molto strano e curioso, il fatto che anche se a frequentare le scuole elementari c’erano parecchi bambini sinti e rom, ogni anno uno solo riusciva ad avvicinarsi alle scuole medie e questo non offre solo il sospetto ma da anche la conferma del totale menefreghismo da parte dei maestri e direttori d’allora.
D’accordo con un genitore i maestri portavano il bambino sinto a vedere la scuola media, gli facevano notare la diversità tra le scuole, volendo fargli credere che erano molto più belle e con moltissime altre funzioni, come palestre, piscine ecc. Gli spiegavano che nella scuola media tutti i bambini potevano studiare insieme in una classe che si poteva giocare insieme senza nessun tipo di problema o proibizioni e moltissime altre spiegazioni. Si…bello...ma…
Dopo avere visto e provato i lati negativi alle scuole elementari “lacio drom” (buona strada, in lingua sinta) come poteva sapere con certezza il bambino o la bambina sinta che l’interessamento di molti maestri ad insegnare fosse vero.
Come faceva a credere questo bambino che sarebbe stato davvero diverso alla scuola media, quando alle elementari i bambini gage gli davano addosso senza un minimo di riguardo o paura, immaginarsi alle scuole medie, da solo…un unico bambino Sinto, in mezzo a cento o più bambini gage.
Inoltre, se si parlasse con i Sinti che frequentavano le scuole “lacio drom” troveremmo di sicuro tante persone adulte che oggi non sanno nemmeno fare la propria firma e di certo ne troveremo pochi che sono arrivati alla quinta elementare e nessuno con la licenza di scuola media.
Parliamo di ieri senza renderci conto e senza ammettere che ancora oggi ci sono dei genitori gage che non hanno appreso niente dal passato, non si rendono ancora conto che i loro genitori avevano torto che non era giusto e vero quello che gli hanno insegnato. Oggi insegnano ancora ai loro figli gli stessi errori la discriminazione e l’odio razziale.
Oggi come ieri i genitori, i maestri e i direttori continuano nel loro intento nelle scuole elementari, già alle prime si continua ancora a permettere la discriminazione e l’odio razziale, permettono di deridere e prendere in giro i bambini sinti come 50 anni fa, facendo finta di non sentire e vedere, non vogliono capire che permettendo questo tipo d’atteggiamento e insegnamento, portano a scuola soltanto l’odio razziale verso altre etnie.
Non vogliono capire che se s’insegna ai propri figli dalla nascita ad odiare, l’odio peggiora la vita d’entrambi i bambini.
Facile dichiarare che i Sinti non vogliono integrarsi ma il difficile è ammettere che non si vuole integrarli. Forse, dopo tutto l’odio che hanno immagazzinato e diviso con i propri figli per anni, non ci riescono.
Dopo quello che è successo per anni, dopo tutto quello che ancora oggi succede, sia nelle scuole che fuori da esse, la discriminazione, invece di dissolversi, si sta evolvendo sempre di più, si sta permettendo la divulgazione dell’odio razziale verso il popolo sinto.
Come fa il Sinto a riuscire ad integrarsi! Come fa il Sinto a lavorare in mezzo ai Gage che già dall’inizio, senza nemmeno conoscerlo lo condannano come delinquente e subito discriminato e odiato…
Già di per se il lavoro non tradizionale, la scuola, lo studio, la lingua italiana… pongono problemi difficili per il Sinto, se ci mettiamo anche la discriminazione e l’odio come può riuscire il popolo sinto ad integrarsi!
Per tutte queste ragioni io non sono del tutto d’accordo con la signora Maria Grazia Dicati. Mentre parla di “Progetto di scolarizzazione per Sinti e Rom”e di “Progetto per l’esercizio del diritto allo studio anche per i Rom e i Sinti” e non menziona nemmeno in un accenno il bisogno di un “Progetto per il contrasto dell’odio razziale e della discriminazione subita dai bambini sinti nella scuola”.
Secondo la mia esperienza di ieri e quella d’oggi, prima di parlare d’altro… se vogliamo veramente un concreto e positivo cambiamento totale nelle scuole italiane, bisogna prima rimuovere non solo l’idea del razzismo dai pensieri negativi dei alunni Gage… ma urgentemente bisogna intervenire sugli insegnanti, i direttori e tutti quelli che permettono con mille: ma…sa…se…eccetera, eccetera tale assurde realtà di discriminazione. Radames Gabrielli, Presidente di Nevo Drom

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Roma, ancora sgomberi e "campi nomadi"

In questi giorni è stato comunicato agli abitanti del “campo nomadi” Casilino 900 che è imminente lo sgombero. Vi è stato un invito ad andar via e sono stati tagliati gli allacci alla corrente. Ieri i bambini non sono andati a scuola, mettendo in piedi una sorta di sciopero. I "regolari" dovrebbero essere divisi e smistati in non meglio precisate zone, per gli "irregolari" il discorso è più preoccupante. Vista la grande confusione pubblichiamo la dichiarazione del Presidente del Municipio VII di Roma che di fatto afferma la creazione di nuovi “campi nomadi”.
“In merito alla errata informazione che alcune formazioni politiche di destra stanno diffondendo nei quartieri del Municipio, - ha affermato il 12 marzo Roberto Mastrantonio, Presidente del Municipio VII, - cioè che una palazzina di Via Tineo (Tor Tre Teste) sarebbe destinata ad ospitare gli attuali residenti del campo di Casilino 900, puntualizzo che essa non risponde al vero.
La palazzina in oggetto ha seguito la procedura prevista dalle delibere del Comune di Roma ed è stata individuata, dopo una gara ad evidenza pubblica effettuata dal Comune stesso, come uno dei siti dove ospitare le famiglie inserite nella graduatoria per l’emergenza abitativa abitative, ossia le famiglie che hanno subito uno sfratto esecutivo.
Gli alloggi saranno consegnati a maggio o a giugno 2008 dopo un confronto con il Municipio e al Municipio stesso sarà destinata una parte consistente dei suddetti alloggi per far fronte alle esigenze delle famiglie del territorio. La palazzina avrà un condominio e avrà una vigilanza costante da parte del Municipio e del Comune di Roma in modo tale da garantire la correttezza di comportamenti di chi vi andrà a risiedere.
Preciso inoltre che come stabilito dal Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza il campo nomadi di Casilino 900 verrà trasferito in aree attrezzate individuate in altri luoghi della città anche per garantire la fine dell’anno scolastico ai bambini che frequentano la scuola”.

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Milano, Dijana Pavlovic candidata dalla Sinistra Arcobaleno

Una rom candidata alla Camera dei Deputati. La Sinistra arcobaleno l'ha candidata in Lombardia. Si chiama Dijana Pavlovic, serba 31 anni, laureata, è attrice di teatro e mediatrice culturale: potrebbe essere la prima parlamentare rom della Repubblica italiana, come scrive oggi il quotidiano leghista "La Padania".
Si tratta tuttavia, aggiunge "La Padania", di una candidatura più di forma che di sostanza, dal momento che Pavlovic è in lista, nel collegio numero uno della Lombardia, nella casella numero 8, una posizione che rende difficile se non impossibile un suo ingresso nell'aula di Montecitorio. Quel che contava era inviare un segnale, un messaggio politico.
"Il comitato nazionale Rom e Sinti Insieme -spiega la candidata- aveva chiesto a tutti i partiti italiani di mettere in lista un suo rappresentante. La Sinistra arcobaleno è stata l'unica formazione politica a rispondere positivamente al nostro appello. Ma non mi sarei mai candidata -aggiunge Pavlovic- con Berlusconi o con Veltroni, nè con chi vuole 'patti di sicurezza' o con chi vuole cacciare via dal Paese chi è diverso".
Il suo obiettivo è ora quello di "andare in Parlamento per cercare di risolvere le problematiche dei rom". Pavlovic era già stata candidata alle comunali con la lista "Uniti con Dario Fo per MIlano", in campo nel capoluogo lombardo "perchè -aveva spiegato a suo tempo- questa è la città che mi ha accolto in modo generoso quando sono arrivata da Belgrado ed è diventata la mia città, il luogo che amo".

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Discriminazioni, in Italia serve un serio monitoraggio

Da alcuni anni Sucar Drom denuncia pubblicamente le più evidenti discriminazioni subite dalle minoranze sinte e rom in Italia. Anche nel rapporto per il CERD dell’ONU abbiamo fatto emergere, tra le tante discriminazioni, la pratica comune nel Nord Italia delle Ordinanze sindacali di “divieto di sosta ai nomadi”.
Diversi organismi europei ed internazionali condannano l’Italia per il mancato monitoraggio sulle discriminazioni etniche/razziali, perché è evidente a tutti che non si può affermare: “non esistono le discriminazioni”, se non è attivato un serio monitoraggio.
In particolare le Ordinanze sindacali di “divieto di sosta ai nomadi” sono evidenti discriminazioni compiute da organi dello Stato italiano: i Comuni. Queste ordinanze e i relativi cartelli (in foto un esempio) differenziano i Cittadini riconosciuti come “nomadi” da tutti gli altri Cittadini e praticano quindi una disuguaglianza, negando di fatto l’articolo 3 della Costituzione Italiana.
Il paradosso si raggiunge quando Sucar Drom, in base alle leggi vigenti, denuncia alle Procure della Repubblica queste evidenti discriminazioni etniche/razziali, perché le Procure si “bloccano” per opportunità politica: la legalità in questi casi si perde nei cassetti dei tribunali. Anche questo dato dovrebbe far riflettere…
Ma è evidente che non possiamo denunciare migliaia di Sindaci del Nord Italia e nello stesso tempo dobbiamo anche avere ben chiaro il fenomeno censendo finalmente tutte queste discriminazioni. Il monitoraggio dovrebbe essere di competenza delle Prefetture ma quasi nessuno compie questo monitoraggio, infatti in tutti gli incontri sono gli stessi Prefetti che chiedono esplicitamente a Sucar Drom di segnalare le ordinanze e i relativi cartelli stradali.
A questo punto Sucar Drom si impegnerà a monitorare questo fenomeno e se vi sarà la collaborazione del Governo italiano si potrà incidere immediatamente sulla realtà, se il Governo non appoggerà il monitoraggio ci ritroveremo di nuovo nella condizione di denunciare, nostro malgrado, lo Stato italiano al Consiglio d’Europa, all’Unione Europea e infine all’O.N.U. con un’evidente perdita di credibilità di uno Stato che parla bene (moratoria sulla pena di morte) ma razzola male…

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Pescara, un Rom in Consiglio Comunale?

A Pescara da diversi mesi è attivo il comitato "Un Rom al Consiglio Comunale" per sensibilizzare le persone e per sollecitare le forze politiche locali ad adottare una corretta programmazione di politica sociale di interazione culturale con la minoranza rom presente nel territorio. Durante questo anno di attività il comitato ha svolto una proficua attività con le persone rom e non, per condividere un programma politico e la strategia per realizzarlo.
Recentemente il comitato all’unanimità ha dichiarato pubblicamente il suo sostegno al candidato sindaco dell’UDC, avvocato Carlo Masci, alle elezioni amministrative di Pescara del 13 e 14 Aprile 2008.
E' opportuno evidenziare che per la prima volta in Abruzzo un gruppo di persone appartenenti alla minoranza Rom pubblicamente si schierano a favore di un candidato politico prima delle elezioni. Nei prossimi giorni daremo informazioni in merito ad altre scelte politiche che il comitato adotterà per le prossime elezioni amministrative a Pescara [Sucar Drom attende la notizia di una candidatura di un Rom per il Consiglio Comunale di Pescara].
Programma e strategia Politica
Circa il 2% della popolazione residente a Pescara appartiene alla minoranza Rom e la politica Abruzzese non può continuare a fare finta che non esista una questione politica posta dalla minoranza Rom a Pescara, è una grande falsità, come è una grande ipocrisia della politica cavalcare la gogna mediatica contro la minoranza Rom per lucrare politicamente sul disagio soffiando sul malcontento popolare, permettendo al disagio di strutturarsi in esclusione, emarginazione, devianza.
I cittadini hanno il diritto di sapere con estrema chiarezza da chi si è candidato per governare la città: cosa farà per la minoranza Rom se sarà eletto. Continua a leggere…

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Rom e Sinti, Italia bocciata dall'Onu

Una relazione in trenta punti, di cui otto positivi e venti relativi a preoccupazioni e raccomandazioni. È il rapporto del CERD- Comitato per l'eliminazione della discriminazione razziale dell'Onu, che il 7 marzo scorso ha commentato il rapporto dell'Italia sulla disciminazione. In particolare, il CERD raccomanda all'Italia
- di adottare una legislazione che riconosca rom e sinti come minoranza nazionale e linguistica;
- di costituire un ufficio indipendente per i diritti umani, secondo quanto previsto dai Prinicpi di Parigi (1991);
- di annullare la segregazione di rom e sinti in materia di alloggio, schierandosi contro i provvedimenti locali che negano la residenza ai rom o sistemino i campi fuori dalle aree popolate;
- di aumentare gli sforzi pre l'inclusione nel sistema scoalstico dei bambini rom e rimediare ai tassi di abbandono.
Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (European Roma Rights Centre, ERRC), Il Centro sui Diritti all'Abitare e contro gli Sgomberi (Centre for Housing Rights and Evictions, COHRE), OsservAzione e Sucar Drom accolgono con piacere le Osservazioni Conclusive del Comitato dell'ONU per l'Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione Razziale (U.N. Commitee on the Elimination of all forms of Racial Discrimination, CERD) relative al modo in cui l'Italia mette in atto la Convenzione per l'Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione Razziale.
Nelle Osservazioni conclusive il CERD ha incentrato la sua attenzione in modo veramente significativo sulle questioni presentate dalla coalizione. In particolare il CERD ha espresso serie preoccupazioni sui molti casi di discorsi pieni di odio razziale rivolti contro i Rom da parte di politici, e sul ruolo dei mass media nello spargere tali messaggi contro i Rom. Il Comitato ha anche sottolineato la sua preoccupazione “per i rapporti che riferiscono maltrattamenti verso i Rom, in particolare verso i Rom di origine rumena, eseguiti da agenti delle forze di polizia durante i raid nei campi Rom, tanto più in seguito all'emanazione del decreto legge 181/07 del novembre 2007 riguardante l'espulsione degli stranieri. (art. 5(b), la segregazione continua dei Rom e dei Sinti in campi nomadi; le ordinanze discriminanti e i segnali stradali che restringono la libertà di movimento dei Rom e dei Sinti in Italia. Infine il Comitato ha dato particolare rilievo al fatto che il Governo Italiano non ha riconosciuto i Rom ed i Sinti come minoranza e che non ha adottato una politica nazionale capace di migliorare la situazione di queste comunità in Italia. Continua a leggere…
In foto la delegazione di Sucar Drom e OsservAzione all'ONU.

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martedì 11 marzo 2008

La scuola luogo reale di partecipazione

Fra tutti i luoghi di partecipazione, la scuola riveste certamente un ruolo centrale in quanto spazio condiviso tra bambini/studenti e le loro famiglie, un ruolo che la scuola però deve ancora scoprire appieno sia incentivando la partecipazione diretta dei genitori negli ambiti previsti che favorendo il reale ascolto di tutte le culture presenti sul territorio.
Il contesto multiculturale della classe può diventare un laboratorio in cui si produce ricchezza, utilizzando materie prime preziose come le diversità, solo se ognuna delle identità etnico-culturali viene conosciuta e rappresentata.
Al contrario se la sopravvivenza culturale avviene soltanto all’interno del proprio gruppo etnico, diventa ghettizzazione, destinata ad estinguersi con il passare delle generazioni.
Infatti l'identità culturale non si mantiene solo distanziandosi o rifiutando pregiudizialmente l'altro diverso da me e/o trovando modelli di identificazione solo con il gruppo di appartenenza, ma nasce invece attraverso le differenti esperienze e proprio grazie al confronto con ciò che è diverso.
Come concordano ormai tutti gli studiosi, sembrerebbe dunque che l’identità non possa essere qualcosa di immutabile, quanto un processo in divenire risultante dall’interazione, dalla negoziazione e dall’accordo fra i soggetti in relazione .
Si evince l’importanza dell’alterità come passaggio obbligato attraverso cui il confronto e l’esperienza con l’altro diverso da me, diventa condizione indispensabile per la consapevolezza del sé e della propria autonomia.
Sembrerebbe che per essere riconosciuti dagli altri sia necessario passare dapprima attraverso varie identificazioni e che poi sia altrettanto necessario abbandonare queste identificazioni per essere o diventare se stessi.
E’ ormai consuetudine, parlare di Rom e Sinti , facendo distinzioni tra le comunità Rom e le comunità Sinte, tra i gruppi Sinti e Rom italiani e quelli non italiani, poi ancora evidenziando ulteriori suddivisioni che identificano i gruppi specifici e così via….
Spesso si fa riferimento alla cultura e all’identità, mantenendo una fissità che non ci fa cogliere invece i diversi livelli non solo dei gruppi, ma dei singoli individui con il loro vissuto, la loro esperienza ed il loro percorso.
Si corre il rischio di definire e riconoscere come Rom e Sinti esclusivamente coloro che sono saldamente attaccati al loro contesto etnico-culturale, coloro che si sentono sicuri solamente all’interno del loro gruppo di appartenenza, escludendone altri che invece seguono percorsi diversi, a volte con estremo sacrificio e difficoltà.
“ Quelli, non sono più Rom!” si sente dire, a volte solo per il fatto che si sono modificati stili di vita relativi ad aspetti esteriori, quali l’abbigliamento, l’abitazione… a volte per l’apertura e la collaborazione verso estranei non riconducibili al loro gruppo. Questa visione parziale non risponde però, a mio parere, alla realtà.
Non possiamo dimenticare che la presenza in Italia dei Sinti e dei Rom risale al 1400 e che l’attuale popolazione è costituita sia da generazioni con esperienze di contatto molteplici e diversificate e sia da gruppi di recente immigrazione, ognuno dei quali con un percorso di discriminazione, povertà ed emarginazione.
Se in passato la chiusura difensiva è stata la condizione basilare per la conservazione dell’identità culturale e linguistica dei Rom e Sinti, oggi, mantenere questa prassi porterebbe, a mio giudizio, ad una lenta e progressiva estinzione di quella cultura e di quella lingua a cui ci si appella per affermarne con orgoglio l’appartenenza.
Non è più possibile ignorare e sottovalutare il cambiamento degli stili di vita delle stesse famiglie Rom e Sinte, né rimanere indifferenti rispetto ai bisogni di quei Rom e Sinti che vivono un’assimilazione sofferta, che si mascherano, si mimetizzano, cambiano cognome e non si identificano o non voglio essere più identificati come tali.
Non possiamo chiedere gli occhi e non vedere quanti non si sentono né con la cultura di appartenenza né con quella degli altri: non più Rom/ Sinti ma nemmeno italiani.
Non possiamo chiedere gli occhi e non vedere coloro che esibiscono un’identità a seconda del contesto in cui si trovano, per cui l’identità Sinta/Rom all’interno del loro gruppo di appartenenza viene rinnegata al di fuori di esso.
Da secoli le minoranze Rom e Sinte fanno i conti con stereotipi e pregiudizi, lottando per il riconoscimento dei loro diritti, di cui il nome è uno di questi, anche se non sempre è sufficiente sbarazzarsi di un nome ingombrante e sgradito per cancellare fantasticherie e luoghi comuni
Se una sacrosanta rivendicazione del diritto a decidere del proprio nome non sarà accompagnata e sostenuta anche da un’operazione culturale intensa, forte e articolata nel territorio nazionale, si correrà il rischio di dare una semplice pennellata, letta più come strategia per intorpidire le acque che per evidenziare la positività di una cultura.
Come giustamente ha rilevato Aldo Levak, rom kalderash, non ci vorrà molto perchè Rom e Sinti vengano associati a quelle stesse persone che in modo dispregiativo, vengono denominati “zingari”; né un diverso nome potrà restituire quell’identità di cui alcuni hanno voluto liberarsene.
Secondo il mio giudizio i due settori più influenti per questa operazione sono la scuola e i mass-media, ma, mentre la maggior parte dei giornali e delle tv non hanno un ruolo di formazione, anzi spesso sono i principali responsabili degli stereotipi attraverso la manipolazione e la strumentalizzazione delle notizie, la scuola, soprattutto in questo momento storico, è nella condizione di adempiere al suo mandato educativo istituzionale.
Da qui l’importanza predominante della scuola per entrare in rapporto con gli altri gruppi, da qui la necessità di creare i presupposti per una logica del dare e avere in cui tutti siamo coinvolti.
La scuola, luogo in cui si costruisce il futuro di ciascun bambino non può limitarsi però ad alcune realtà territoriali, ma richiede, a mio parere, un cambiamento di rotta sostanziale, dove il “Progetto di scolarizzazione per Sinti e Rom” si deve connotare come “Progetto per l’esercizio del diritto allo studio anche per i Rom e i Sinti”.
Abbiamo tutti la convinzione che la scuola non può essere quindi l’unico soggetto responsabile, ma deve essere sostenuta da altri Enti ed Istituzioni, attraverso una politica nazionale che da un lato rimuova le disumane condizioni abitative e logistiche e dall’altro promuova, pur con ruoli e livelli diversificati, la partecipazione degli stessi Rom e Sinti.
In primis quindi quei Rom e Sinti con una forte e sicura identità interculturale, disposti e disponibili ad interagire con quanti sono al loro fianco, quei Sinti e Rom capaci di assumersi ruoli di responsabilità e di dialogo con tutti, quei Rom e Sinti che sanno superare ogni logica di interesse personalistico e/o familiare.
Allora la scuola diventa il luogo reale della partecipazione, dove non si rischia di perdere la propria identità culturale nella misura in cui anche i docenti sono nelle condizioni di poter affrontare con cognizione di causa tematiche relative alla cultura dei Rom e dei Sinti.
Un proverbio africano recita: “Se volete salvare delle conoscenze e farle viaggiare attraverso il tempo, affidatele ai bambini”… ed è proprio a loro che è necessario rivolgersi. di Maria Grazia Dicati

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lunedì 10 marzo 2008

Rom e Sinti, l'ONU critica l'Italia

Una coalizione di associazioni per i Diritti Umani accoglie con soddisfazione le Osservazioni Conclusive del CERD sull’Italia. Il CERD dell’ONU critica severamente il trattamento dei Rom e dei Sinti in Italia e fa delle raccomandazioni su come migliorare la situazione.
Budapest, Firenze, Ginevra, Mantova, 10 marzo 2008. Oggi il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (European Roma Rights Centre, ERRC), Il Centro sui Diritti all’Abitare e contro gli Sgomberi (Centre for Housing Rights and Evictions, COHRE), OsservAzione e Sucar Drom accolgono con piacere le Osservazioni Conclusive del Comitato dell’ONU per l’Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione Razziale (U.N. Commitee on the Elimination of all forms of Racial Discrimination, CERD) relative al modo in cui l’Italia mette in atto la Convenzione per l’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione Razziale.
Nelle Osservazioni conclusive il CERD ha incentrato la sua attenzione in modo veramente significativo sulle questioni presentate dalla coalizione. In particolare il CERD ha espresso serie preoccupazioni sui molti casi di discorsi pieni di odio razziale rivolti contro i Rom da parte di politici, e sul ruolo dei mass media nello spargere tali messaggi contro i Rom. Il Comitato ha anche sottolineato la sua preoccupazione “per i rapporti che riferiscono maltrattamenti verso i Rom, in particolare verso i Rom di origine rumena, eseguiti da agenti delle forze di polizia durante i raid nei campi Rom, tanto più in seguito all’emanazione del decreto Decreto Legge 181/07 del novembre 2007 riguardante l’espulsione degli stranieri. (art. 5(b), la segregazione continua dei Rom e dei Sinti in campi nomadi; le ordinanze discriminanti e i segnali stradali che restringono la libertà di movimento dei Rom e dei Sinti in Italia. Infine il Comitato ha dato particolare rilievo al fatto che il Governo Italiano non ha riconosciuto i Rom ed i Sinti come minoranza e che non ha adottato una politica nazionale capace di migliorare la situazione di queste comunità in Italia.
Il Comitato ha quindi espresso una serie di forti raccomandazioni al governo italiano che, in gran parte, riflettono i rilievi posti dalla coalizione di associazioni. Per quanto riguarda i discorsi di odio razziale il CERD “raccomanda che lo Stato membro incrementi i suoi sforzi per prevenire le offese su basi razziali e i discorsi di incitamento all’odio, e garantisca che siano effettivamente implementate norme di legge per sanzionare questo genere di reati […] Raccomanda inoltre che lo Stato membro intraprenda azioni risolute per contenere ogni tendenza, specialmente se proveniente da politici, a stigmatizzare, stereotipare o indicare le persone sulle basi di razza, colore della pelle, lignaggio e origini nazionali o etniche, o a utilizzare propaganda razzista a fini politici.”
Ha anche raccomandato che i mass media vengano incoraggiati a “ giocare un ruolo più attivo nel combattere i pregiudizi e gli stereotipi negativi che portano a discriminazioni razziali e che vengano adottate tutte le misure necessarie per combattere il razzismo nei mass media.” Il Comitato ha richiesto inoltre che il governo italiano adotti un codice di condotta dei giornalisti.
Per quanto riguarda il metodo comune e sistematico che ha la polizia di maltrattare e di costringere con la forza i Rom che vivono nei campi ad allontanarsi, il Comitato si è raccomandato che il Governo italiano “adotti misure per prevenire l’uso illegale della forza da parte della polizia nei confronti dei Rom, e che le autorità locali intraprendano azioni più decise per prevenire e punire gli atti di violenza per motivi razziali contro i Rom o qualsiasi altra persona di origine straniera.” Inoltre il Comitato ha condannato la segregazione razziale nell’abitare e raccomanda che lo Stato membro agisca con fermezza contro provvedimenti locali che negano la residenza ai Rom e contro l’espulsione illegale dei Rom, e che smetta di sistemare i Rom in campi fuori dalle aree popolate, in luoghi isolati e senza accesso alla sanità o agli altri servizi base.
In fine, il Comitato si è rivolto al governo italiano perché “adotti ed implementi una politica nazionale, oltre che le necessarie misure legislative relative a Rom ed ai Sinti per riconoscerli come minoranza nazionale e per proteggere e dar forza alla loro lingua ed alla loro cultura” e “aumenti i suoi sforzi per favorire l’inclusione nel sistema scolastico di tutti i bambini di origine rom e per rimediare alle cause degli alti tassi di abbandono.”
La coalizione delle organizzazioni per i diritti umani aveva presentato al CERD un rapporto dettagliato sulla crisi dei diritti umani sofferta dai Rom e dai Sinti in Italia. Inoltre, per preparare l’incontro con il Comitato, sia il COHRE che i Servizi d’Informazione Antirazzisti - organizzazione con base a Ginevra - avevano provveduto a preparare gli attivisti Rom venuti dall’Italia nell’uso del Sistema dei Trattati Internazionali, e ciò era stato fatto con il pieno appoggio della Interchurch Organization for Development Cooperation (ICCO). I rappresentanti della coalizione avevano quindi presentato il rapporto direttamente al Comitato, durante la sessione di febbraio a Ginevra, e risposto alle domande dei Commissari. Il rapporto di ERRC/COHRE/osservAzione/Sucar Drom in italiano è consultabile su: http://www.osservazione.org/.
L’ERRC, COHRE, OsservAzione onlus e Sucar Drom si rivolgono ora al governo italiano perché renda effettive le raccomandazioni del CERD e metta subito fine alle violazioni dei diritti umani che avvengono con frequenza allarmante nei campi per Rom e Sinti in Italia.
Il testo completo delle Osservazioni conclusive in italiano è consultabile su: http://www.osservazione.org/ e prossimamente in questo spazio web.
Per ulteriori informazioni, contattare:
Tara Bedard, Coordinatrice dei programmi dell’ERRC, tara.bedard@errc.org
Claude Cahn, Direttore dell’Unità di Advocacy del COHRE, claudecahn@cohre.org
Piero Colacicchi, Presidente di osservAzione, pierocolacicchi@tele2.it
Bernardino Torsi, Presidente di Sucar Drom, sucardrom@sucardrom.191.it

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Tolleranza zero: quanta demagogia!

In base al rapporto Eurispes-Associazione Ex 2003, nel nostro paese in famiglia si verifica un omicidio ogni due giorni. Nel 2003 questo tipo di delitti rappresenta circa un quarto di tutti quelli commessi in Italia. Quanto all'ambito in cui tale delitto viene commesso, al primo posto troviamo la coppia sposata, al secondo i conviventi, poi i fidanzati e gli amanti, gli ex coniugi o ex conviventi. Nel 77% dei casi gli assassini sono mariti, conviventi o ex mariti.
Inoltre, secondo i dati ISTAT 2006, 6.743.000 donne fra 14 e 59 anni sono state vittime di violenza fisica e sessuale nel corso della vita, ma anche gli stupri e i tentati stupri sono commessi per il 20% da mariti o ex mariti e il 65% delle violenze sessuali avviene a casa propria o di amici e parenti.
Una piccola riflessione: nonostante quanto riportato, a nessuno viene in mente di "criminalizzare" la famiglia o di uscire con proposte del tipo: "Aboliamo la famiglia perché un quarto dei totale degli omicidi commessi in Italia viene commesso in ambito familiare". Anzi. Alcune Associazioni stanno lanciando in questi giorni una petizione per chiedere sostegno fiscale alle famiglie con figli. Perché un conto è conoscere e combattere la triste piaga dei delitti commessi in ambito familiare, un altro e' difendere e sviluppare il ruolo positivo che la famiglia può svolgere all'interno della società.
Altra cronaca, altro film. Ottobre 2007, Roma: una donna di 47 anni viene aggredita ed uccisa in zona Tor di Quinto da un uomo, romeno, di 24 anni. La polizia viene avvertita da una ragazza che aveva assistito all'aggressione. Particolare non di poco conto: la ragazza era anche lei rumena, come l'aggressore che, grazie proprio alla segnalazione della testimone, e' stato prontamente arrestato.
Qualche ora dopo, arriva il diluvio! Dichiarazioni di politici che chiedono "linea dura" e "tolleranza zero" contro gli "stranieri invasori". I blog e i forum di internet tempestati da messaggi in cui i più moderati erano del tipo: "fuori i rom dall'Italia!" Nessuno, ovviamente, considerava il fatto che l'uomo era stato arrestato in pochissimo tempo grazie alla testimonianza di una sua connazionale che aveva avuto il coraggio di rompere l'omertà. Omertà che invece sussiste, per esempio, ancora in molte zone del nostro Paese rendendo quelle zone - e le popolazioni che vi abitano - ostaggio delle italiche mafie; ma questo è un altro discorso.
Due pesi, due misure quindi. di Alessandro Calducci, continua a leggere…

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Amato, “incolpare gli individui, non le etnie intere”

"C'é un fuoco maligno che ancora non è stato spento. Così quando c'é magari un incidente autostradale, una rapina in casa o uno stupro, assume un velenoso valore consolatorio incolpare non il singolo individuo responsabile ma un'etnia intera". E' uno dei passaggi del discorso del ministro dell'Interno Giuliano Amato all'assemblea dei delegati del 'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) tenutasi a Firenze.
Un intervento quello del ministro dedicato "alla carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione", provvedimento varato da Amato nei mesi scorsi. "Ecco così che i rom - ha aggiunto il ministro - sono tutti ladri e rubano i bambini. Una leggenda metropolitana quest'ultima dura a morire. perché se si interrogano i rom, nella loro esperienza, siamo noi i ladri di bambini. O meglio i nostri assistenti sociali che vanno nei campi per tutelare quegli stessi bambini".
Il ministro Amato, intervenuto subito dopo il presidente dell'Ucei Renzo Gattegna, che ha aperto i lavori, ha ricordato che uno dei punti fondamentali della Carta è quello di ribadire principi in un tempo "fatto di comunità diverse per le quali è impellente esistere con le loro identità ma di riconoscersi in una 'societas' più ampia con diritti e doveri uguali". "Sono ovvietà - ha spiegato -. Ma perché questi sono argomenti che hanno ancora oggi bisogno di essere detti, ribaditi e ricordati? Il problema di oggi è capire perché vadano ribaditi nonostante tutte le lezioni che la storia ci ha insegnato".
Dopo aver ripercorso le basi storiche del razzismo e dell'antisemitismo ed aver sottolineato il pregiudizio di origine religiosa alla base di questi fenomeni, Amato ha detto che "il senso della carta dei valori non è nel convincere di quello che sostiene, quanto della necessità di praticare questi principi". "Non bisogna mai sollecitare - ha spiegato - quello che nel profondo può incitare l'uno a scagliarsi contro l'altro. Bisogna invece rimuovere il pregiudizio ed è per questo che si fanno le Carte dei valori. Ma è difficile arrivarci se la Storia viene manipolata e non solo dai politici. Oggi c'é una propensione ad aizzare verso il nemico. E questa è la strada più facile per distruggere la società".
"Il mio è un appello - ha continuato ancora - alle responsabilità, in primo luogo dei dirigenti politici di tutte le comunità di questo Paese". "Sono ovvietà che mi piace ribadire qui a voi - ha ribadito Amato -. A questa minoranza che in Italia e nel resto del mondo ha cercato di dare sempre nel bene comune e che si è trovata più volte nella storia messa da parte proprio nel nome del bene comune. Il vostro è stato un contributo che forse ha pochi uguali nel mondo".

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sabato 8 marzo 2008

Donne Sinte e Rom, la risoluzione dell'Europa

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione delle donne Rom e Sinte nell'Unione europea, approvata il 1 giugno 2006.

Visto il fatto che l'Unione europea istituzioni hanno, a più riprese, espresso timori, o addirittura allarme, per quanto riguarda la situazione dei Rom in generale, e delle donne Rom in particolare, in documenti e azioni tra cui:
- la risoluzione del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell'Unione europea(1),
- la relazione "Rompere le barriere - Le donne Rom e l'accesso all'assistenza sanitaria" dell'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia,
- l'importante ed inquietante relazione della Commissione sulla situazione dei Rom in una Unione europea allargata, compreso l'accento posto da tale relazione sugli aspetti di genere della situazione dei Rom in Europa(2),
- le attività finanziate dalla Commissione, come lo studio del programma Dafne sulla situazione delle donne Rom nelle prigioni spagnole.

Visto il fatto che un determinato numero di organi del Consiglio d'Europa ha espresso il proprio disappunto a fronte della situazione dei Rom e delle donne Rom in Europa, esortando i responsabili politici ed i legislatori a porre rimedio alla inaccettabile situazione dei Rom, e segnatamente delle donne Rom, in Europa, in vari documenti tra cui:
- la raccomandazione 1203(1993) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa relativa agli zingari in Europa che rileva, segnatamente, l'importanza dell'istruzione delle donne Rom,
- la raccomandazione di politica generale n. 3 (1998) commissione europea del Consiglio d'Europa contro il razzismo e l'intolleranza sulla lotta al razzismo e all'intolleranza nei confronti dei Rom/zingari, in cui si sottolinea la doppia discriminazione cui sono soggette le donne Rom,
- la relazione, recentemente pubblicata da Alvaro Gil-Robles, commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, sulla situazione in materia di diritti umani di Rom, Sinti e Caminanti in Europa (2006).

Vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che costituisce un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (COM(2005)0081).

Visto il piano d'azione dell'OSCE, volto a migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti nello spazio OSCE(3) , in cui si sottolinea il principio di tenere pienamente conto degli interessi delle donne Rom in tutte le questioni e di garantire la partecipazione delle donne Rom a tutti gli aspetti della vita, nonché il principio della cooperazione da "Rom a Rom".

Visto la dichiarazione di Pechino per i diritti della donna, il cui articolo 32 prevede che gli stati debbano intensificare gli sforzi affinché tutte le donne e le ragazze che sono confrontate a molteplici ostacoli sulla via dell'emancipazione e del progresso possano godere di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali(4).

Visto la raccomandazione generale XXVII sulla discriminazione nei confronti dei Rom adottata durante la 57a sessione del Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione razziale (2000).

Visto la documentazione raccolta del Centro europeo per i diritti dei Rom con l'aiuto di organizzazioni partner e presentata al Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) in relazione agli Stati membri, ai paesi in via di adesione e ai paesi candidati all'adesione e viste le raccomandazioni formulate dal CEDAW per quanto riguarda la situazione delle donne Rom e la necessità di adottare misure urgenti per porre rimedio ai molteplici problemi registrati dalle donne Rom in Europa.

Vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio del 29 giugno 2000 che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(5).

Vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(6).

Visto l'articolo 45 del suo regolamento.

Vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6–0148/2006).

A. considerando che, nell'Unione europea, la protezione dei diritti dell'uomo è particolarmente importante e che le donne Rom sono, attualmente, tra i gruppi e gli individui più minacciati negli Stati membri, nei paesi in via di adesione e nei paesi candidati,

B. considerando che vi sono indicazioni del fatto che, per effetto delle tradizioni patriarcali, molte donne, comprese le donne e le ragazze Rom, non godono del pieno rispetto della libertà di scelta relativamente alla maggior parte delle decisioni fondamentali della loro vita e che, pertanto, sono ostacolate nell'esercizio dei loro diritti umani fondamentali,

C. considerando che i legislatori e i responsabili politici dell'Unione europea hanno approvato una abbondante legislazione ed elaborato numerose azioni destinate a lottare contro il duplice svantaggio della discriminazione basata sulla razza e di quella basata sul genere, nonché i loro effetti combinati,

D. considerando che i responsabili politici ed i legislatori europei non sono ancora riusciti a garantire una piena ed efficace uguaglianza delle donne Rom, nonché una loro equa integrazione, con piena dignità, nelle società europee,

E. considerando che le donne Rom sono vittime di livelli estremi di discriminazione, compresa la discriminazione multipla e composta, alimentata da stereotipi molto diffusi conosciuti con il nome di antizingarismo,

F. considerando che, secondo alcune ricerche, in talune regioni geografiche, le donne Rom avrebbero una speranza di vita inferiore a quella delle altre donne,

G. considerando l'esistenza di una ampia documentazione che attesta la specifica esclusione delle donne Rom dalle cure sanitarie e il fatto che spesso esse vi abbiano accesso solo in casi di estrema urgenza e/o di parto,

H. considerando che, in questi ultimi anni, le donne Rom sono state vittime di gravi abusi dei diritti umani in Europa e, in particolare, di attacchi alla loro integrità fisica, comprese sterilizzazioni forzate; considerando che taluni Stati membri hanno posto rimedio a tali abusi, ma che altri devono ancora farlo,

I. considerando che lo scarto tra il livello di istruzione delle donne Rom e quello delle altre donne è inaccettabile(7),

J. considerando che la segregazione razziale in ambiente scolastico e l'atteggiamento prevenuto di taluni insegnanti ed amministratori contribuisce allo scarso livello di aspettative da parte dei genitori Rom per quanto riguarda, segnatamente, le proprie figlie,

K. considerando che il tasso di disoccupazione delle donne Rom adulte è, in numerosi luoghi, molte volte superiore rispetto a quello del resto della popolazione adulta femminile,

L. considerando che, in Europa, una significativa percentuale di donne Rom vive attualmente in alloggi pericolosi per la loro salute e che, in numerosi luoghi, esse vivono sotto la costante minaccia di una espulsione forzata,

M. considerando che le donne Rom sono spesso tra le vittime della tratta di esseri umani in Europa,

N. considerando che l'Amministrazione civile temporanea delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK) è stata recentemente condotta dinanzi alla Corte europea per i diritti dell'uomo in merito a violenze estreme perpetrate ai danni di varie persone, comprese donne e ragazze Rom(9),

1. accoglie con favore la proposta di creare un istituto dell'Unione europea per le pari opportunità e raccomanda all'istituto di concentrarsi intensamente sulla situazione delle donne che subiscono molteplici discriminazioni, comprese le donne Rom;

2. esorta i poteri pubblici dell'Unione ad effettuare rapide indagini in merito alle accuse di gravi abusi dei diritti dell'uomo nei confronti delle donne Rom, a punire rapidamente i colpevoli e a fornire un adeguato indennizzo alle vittime e, in tale contesto, invita gli Stati membri a inserire le misure intese a fornire una migliore protezione per la salute riproduttiva e sessuale delle donne, a prevenire e vietare la sterilizzazione forzata e a promuovere la pianificazione familiare, le soluzioni alternative ai matrimoni in giovane età e l'educazione sessuale tra le loro priorità principali, a prendere misure proattive per debellare la segregazione razziale nei reparti maternità, a garantire l'elaborazione di programmi destinati a fornire servizi alle vittime Rom di atti di violenza domestica, ad essere particolarmente vigilanti per quanto riguarda il traffico di donne Rom ed invita la Commissione ad appoggiare le iniziative governative e della società civile destinate a lottare contro tali problemi, garantendo, al contempo, i diritti umani fondamentali delle vittime;

3. invita gli Stati membri ad adottare una serie di misure volte a garantire che le donne Rom partecipino alla preparazione, pianificazione e attuazione di tali processi;

4. invita gli Stati membri ad adottare delle norme minime nel quadro del metodo aperto di coordinamento, al fine di elaborare una serie di misure volte a garantire che le donne e le ragazze abbiano accesso, a condizioni di parità, ad una istruzione di qualità per tutti, anche approvando leggi positive che esigano la fine della segregazione nelle scuole e definiscano i dettagli di progetti destinati a porre fine all'istruzione distinta e di seconda classe destinata ai bambini Rom;

5. insiste sul fatto che i bambini Rom devono imparare a leggere e scrivere e che ciò deve costituire una priorità per le scuole in cui tali bambini vengono educati;

6. invita gli Stati membri a migliorare le condizioni abitative dei Rom prevedendo il riconoscimento, da parte della legislazione nazionale, del diritto ad un alloggio decente, ovviando all'attuale mancanza di protezione accordata ai singoli dalla legislazione nazionale nei confronti degli sfratti, adottando, in consultazione con i rappresentanti delle comunità in questione, progetti generali per finanziare il miglioramento delle condizioni di vita e di alloggio nei quartieri con una considerevole popolazione Rom, ordinando ai poteri locali di garantire rapidamente l'approvvigionamento in acqua potabile ed elettricità, lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti pubblici e le strade;

7. invita gli Stati membri a promuovere gli alloggi socialmente misti;

8. invita gli Stati membri a mettere a disposizione campi per i Rom nomadi affinché essi possano disporre di un livello di confort e di igiene soddisfacente;

9. chiede un adeguato trasferimento in alloggi più sicuri soprattutto per le profughe Rom nella zona ad alta contaminazione da piombo della regione di Mitrovica nel Kosovo; richiama l'attenzione sull'ubicazione temporanea, recentemente ristrutturata, del campo francese Osterode della KFOR, che costituisce una soluzione provvisoria; chiede al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri di fornire sufficienti risorse finanziarie per il trasferimento nella sede originaria; sottolinea la necessità di garantire il rispetto dei diritti dell'uomo portando avanti, nel contempo, il processo di stabilizzazione e di associazione;

10. invita gli Stati membri a garantire l'accesso di tutte le donne Rom alle cure sanitarie di base, di urgenza e preventive, ad elaborare ed applicare iniziative volte a garantire che anche le comunità più escluse dispongano di pieno accesso ai sistemi sanitari e che il personale sanitario usufruisca di una formazione anti pregiudizio;

11. invita i governi a garantire che la parità di trattamento e le pari opportunità siano parte integrante delle politiche in materia di occupazione e integrazione sociale, ad affrontare il problema dei tassi di disoccupazione molto elevati tra le donne Rom e, in particolare, a lottare contro i grandi ostacoli determinati della discriminazione diretta in fase di assunzione;

12. chiede l'adozione del principio di "obbligo positivo", in virtù del quale gli enti statali e non statali sono tenuti per legge a garantire una rappresentanza di donne Rom proporzionata alla loro presenza in seno alla popolazione locale;

13. esorta i governi ad esaminare gli ostacoli all'attività indipendente delle donne Rom, a definire programmi destinati a permettere una registrazione agevole, rapida e poco onerosa delle donne Rom imprenditrici e che esercitano un'attività indipendente, a favorire l'accesso al credito, compreso il microcredito, per il finanziamento di imprese da parte di donne Rom ed invita la Commissione a sostenere tali attività attraverso adeguati meccanismi di finanziamento;

14. raccomanda agli Stati membri e alla Commissione di promuovere modelli d'imprenditorialità sociale, appositamente rivolti alle donne Rom;

15. invita la Commissione e il Parlamento, nell'ambito dei vari fondi, a considerare come obiettivo orizzontale il potenziamento delle capacità e l'emancipazione delle donne Rom e delle loro organizzazioni in materia di istruzione, occupazione, esercizio del potere e partecipazione politica;

16. invita la Commissione ad appoggiare, mediante i suoi numerosi meccanismi finanziari, le attività destinate in particolare alle donne Rom ed a riesaminare le norme per l'attribuzione di tutti tipi di finanziamento al fine di garantire disposizioni particolari volte ad includere le donne Rom: esorta gli Stati membri ad adottare prassi analoghe a livello di istituzioni nazionali, regionali e locali;

17. raccomanda alla Commissione di avviare procedimenti giudiziari, di applicare multe dissuasive nei confronti di quegli Stati membri che non abbiano ancora trasposto le direttive antidiscriminazione(10) nella propria legislazione interna e che non le abbiano ancora pienamente applicate per quanto riguarda le donne Rom e di monitorare l'esecuzione di tutte le sentenze emesse dalla Corte di giustizia delle Comunità europee nelle cause di scorretto adempimento;

18. invita le istituzioni dell'UE a considerare la situazione delle donne Rom nei paesi candidati un criterio chiave per valutare il livello di preparazione di detti paesi all'ingresso nell'Unione europea, compresa la situazione delle donne Rom nei paesi candidati non tradizionalmente o immediatamente associati alle questioni dei Rom;

19. raccomanda agli Stati membri di avvalersi quanto più possibile di processi politici come il metodo aperto di coordinamento, al fine di elaborare e di attuare iniziative volte a garantire una effettiva parità alle donne Rom;

20. esorta le istituzioni dell'Unione a prendere l'iniziativa di incitare i governi a raccogliere e a pubblicare dati, ripartiti per genere e per origine etnica, sulla situazione degli uomini e delle donne Rom, al fine di misurare i progressi realizzati in materia di istruzione, di alloggi, di occupazione, di cure sanitarie e in altri settori; ritiene che l'Unione europea dovrebbe incitare i governi alla sensibilizzazione delle proprie amministrazioni statali e della propria opinione pubblica rispetto al fatto che i dati etnici possono essere raccolti senza minacciare l'identificazione personale, nonché ad utilizzare ogni metodo esistente, sicuro e innovativo;

21. rammenta che l'approccio orizzontale consente ogni anno di sostenere con successo l'organizzazione del forum annuale per le donne Rom che vivono nell'Unione europea;

22. invita l'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia ad avviare una serie di studi sul ruolo dei media nel promuovere l'antinomadismo e in particolare sulla promozione di stereotipi negativi sulle donne Rom;

23. chiede con urgenza la stretta consultazione delle donne Rom nell'elaborazione di qualsiasi programma e progetto adottato dalle istituzioni dell'Unione europea e/o dagli Stati membri che possa riguardarle e l'adozione di un'azione positiva a loro favore;

24. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, dei paesi in via di adesione e dei paesi candidati.

______________
(1) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.
(2) Commissione, Direzione generale unità D3, 2004.
(3) OSCE, Piano d'azione volto a migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti nello spazio OSCE , PC.DEC/566, 2003.
(4) Quarta conferenza mondiale sulle donne, Dichiarazione e piattaforma di azione di Pechino , 1995.
(5) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(6) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(7) In Romania, il 3% delle donne Rom ha apparentemente completato il ciclo scolastico secondario, a fronte del 63% delle donne in generale (Open Society Institute, Ricerca su determinati programmi in materia di istruzione destinata ai Rom nell'Europa centrale ed orientale, 2002).
(8) Relazione "Evitare la dipendenza - i Rom nell'Europa centrale ed orientale" , UNDP, Bratislava, 2002.
(9) Cfr. comunicato stampa del Centro europeo per i diritti dei Rom, "Victims of Kosovo poisoning bring lawsuit at European Court of human rights" , 20 febbraio 2006, http://www.errc.org/.
(10) Comprese le direttive approvate a seguito della modifica dell'articolo 13 del TCE introdotta dal trattato di Amsterdam, nonché le direttive collegate che specificano il campo di applicazione e l'entità del divieto di discriminazione contro le donne a norma del diritto UE.

In foto Dijana Pavlovic del comitato "Rom e Sinti Insieme", durante uno dei tanti sgomberi subiti dalle famiglie rom a Milano.

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venerdì 7 marzo 2008

Sucar Drom chiede misure urgenti al Ministero dell'Interno

L’associazione Sucar Drom, in collaborazione con l’associazione Nevo Drom, ha chiesto un incontro al Sottosegretario On. Marcella Lucidi (Ministero dell’Interno) su alcune questioni ritenute rilevanti sulla situazione dei Sinti e dei Rom in Italia. Nell’incontro, oltre a ribadire i concetti contenuti nel “documento di Cecina”, saranno richieste al Ministero dell’Interno misure urgenti riguardo:

Eliminazione delle ordinanze di “divieto di sosta ai nomadi/girovaghi o alle carovane o altri mezzi dei nomadi”
A partire dagli anni 70 migliaia di Sindaci, soprattutto nel Nord Italia, hanno emesso delle Ordinanze di “divieto di sosta ai nomadi/girovaghi o alle carovane o altri mezzi dei nomadi/girovaghi”. Conseguente a queste Ordinanze sono stati apposti dei cartelli stradali che posizionati, di solito, all’entrata dei Comuni, ribadiscono il “divieto”.
Già in passato il Ministero dell’Interno era intervenuto con apposite circolari (“problema dei nomadi”, Circolare n. 17/73, “Problema dei Nomadi”, del 11.10.1973, pos. 15900.2.22, prot. 7063 e Circolare Ministero dell'Interno 05-07-1985, n. 4) chiedendo ai Prefetti di intervenire sui Sindaci ma ad oggi tale pratica è ancora presente in maniera massiccia, colpendo in particolare le Minoranze Sinte italiane che utilizzano come abitazione le roulotte.
Queste Ordinanze, oltre a violare la Costituzione Italiana (articoli 3, 6, 16), sono delle forme evidenti di discriminazione etnica/razziale diretta. Infatti tale divieto non è applicato a tutti i Cittadini ma solo a quei Cittadini che sono riconosciuti “nomadi” o “girovaghi”.
Chiediamo una Circolare per tutti i Prefetti perché si adoperino per spiegare ai Sindaci le violazioni della Costituzione e della normativa antidiscriminazione che comportano le Ordinanze di “divieto di sosta ai nomadi/girovaghi o alle carovane o altri mezzi dei nomadi/girovaghi”. Inoltre, si chiede che si intervenga, di concerto con il Ministero della Giustizia, sui Procuratori della Repubblica che in molti casi, anche di fronte agli esposti delle associazioni o dei singoli Cittadini, tendono a non procedere contro tali violazioni della Costituzione Italiana e della normativa vigente.

Iscrizione anagrafica
Anche in relazione a quanto espresso al punto 1 si evidenziano, sempre nel Nord Italia, comportamenti dei Sindaci in netto contrasto alla normativa vigente, sulla questione anagrafica.
Chiediamo l’emanazione di una circolare che ribadisca quanto già affermato con la circolare n. 8 del 29.05.1995, ovvero che il concetto di residenza è fondato sulla dimora abituale del soggetto sul territorio comunale, cioè dall’elemento obiettivo della permanenza in tale luogo e soggettivo dell’intenzione di avervi stabile dimora, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle relazioni sociali, occorre sottolineare che non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell’alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità ovvero non conforme a prescrizioni urbanistiche, grotte, alloggi in roulotte.
E pertanto chiediamo di ribadire che l'iscrizione anagrafica attesta lo stato di fatto della dimora abituale e intenzionale in un determinato luogo, a prescindere dall'idoneità del luogo, e che un eventuale impedimento all’iscrizione anagrafica da parte dei Comuni, sussistendo i requisiti richiesti dal D.P.R. 334/2004 per i cittadini extracomunitari e dal D. Lgs. 30/2007 per i cittadini comunitari, è un comportamento discriminatorio.

Libertà religiosa per la Missione Evangelica Zigana (MEZ)
La M.E.Z. è la missione evangelica tra i Sinti in Italia, è associata alle Assemblee di Dio in Italia (A.D.I.) e conta oggi circa duemila aderenti, in maggior parte Sinti italiani. Attualmente i pastori consacrati sono quaranta; sei di essi svolgono attività missionaria in alcuni paesi dell’Europa dell’Est (Slovenia, Serbia, Slovacchia, Ungheria e Romania) allo scopo di evangelizzare le comunità Rom e Sinti di quelle regioni. Vi sono inoltre dei candidati al ministerio di pastorato. La Missione è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale (O.N.L.U.S.). In primavera ed estate la Missione organizza Convegni religiosi in tutta l’Italia, riunendo tutti i convertiti all’Evangelo e tutte le persone che si stanno avvicinando alla Parola del Signore. Nel periodo autunnale ed invernale i pastori sono inviati nelle diverse Comunità sinte, garantendo regolari servizi di culto. La Missione, oltre al suo scopo religioso e spirituale, svolge un’azione di aiuto e recupero sociale di tutte le persone che si trovano in difficoltà esistenziale. I pastori assistono spiritualmente e socialmente gli ammalati e le loro famiglie anche attraverso le offerte dei convertiti. La Missione svolge campagne di evangelizzazione, attività didattiche per i bambini, consulenze individuali e di coppia, incontri di carattere spirituale, distribuzione gratuita della letteratura cristiana, produzione di materiale audio e video ecc...
Uno dei problemi più evidenti che deve affrontare la MEZ è il diniego di molti Comuni ad autorizzare i Convegni religiosi che si tengono nel periodo primaverile ed estivo. I Comuni negano gli spazi attrezzati e utilizzati dallo spettacolo viaggiante (Legge 337/1968) a volte senza nemmeno dare motivazione di tale scelta. In molti casi addirittura viene concessa l’autorizzazione e di seguito ritirata quando incominciano ad arrivare le roulotte dei fedeli.
Chiediamo una Circolare ai Prefetti perché supportino i Pastori della MEZ nella richiesta degli spazi esistenti per un periodo di 10 / 15 giorni all’anno.

Formazione Forze dell’Ordine
Uno dei problemi che rilevano le associazioni è la poca conoscenza che gli appartenenti alle Forze dell’Ordine hanno sulle società e culture sinte e rom e sulla normativa antidiscriminazione. Per questa ragione chiediamo che sia dato mandato all’Istituto di Cultura Sinta, in collaborazione con l’ASGI e il comitato “Rom e Sinti Insieme” di predisporre un pacchetto formativo che possa offrire elementi di conoscenza sulla questione rom e sinta anche partendo dal lavoro del Prefetto Scalia. (Scalia G., “La pubblicazione sulle minoranze senza territorio” Ministero dell’Interno)

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Roma, odio, razzismo e culto della violenza

Se alla violenza togli un progetto che non hai o non hai mai avuto, resta solo l'odio. Un odio liquido. "Er Talpa" e "Fabbrizzietto", "er Nano" e "Vampiro", "Ovo" e "er Bulgaro", "er Capitano" e "Danielone", "er Ditta", "lo Sciacallo" e "er Cinese" odiavano sette giorni la settimana. Non solo la domenica, quando si ritrovavano in curva o in trasferta con qualche lama, qualche mazza o qualche ascia. Odiavano le "guardie infami", "quegli zingari dei romeni", "i napoletani", "le "zecche" dei centri sociali", "i pennivendoli che si s'azzardeno l'aspettamo sotto le redazioni", il vicino di casa che si era permesso di guardare un cane ringhioso portato a pisciare senza guinzaglio.
"Fomentavano i 'pischelli'", ragazzini raccattati allo stadio per essere spinti come una mandria al pascolo davanti a un deposito dell'Atac da occupare, sul ciglio di una discarica in cui "fare a pizze" con gli sbirri tra cumuli di "monnezza" o ai lugubri anniversari di una Destra neo-nazista (Forza Nuova) di cui indossavano la maschera, replicavano le parole d'ordine, frequentavano i luoghi: piazza Vescovio, "il Presidio" (nel parco di Villa Ada), il pub "Excalibur". E, alla fine, avevano deciso di sporcare di sangue anche le domeniche di festa del rugby.
Per otto mesi (dal giugno del 2007 alla scorsa settimana), tirando con pazienza e metodo il filo di un'aggressione consumata nel parco di villa Ada, il pubblico ministero Pietro Saviotti, la sezione anticrimine del Ros dei carabinieri, la Digos, sono rimasti affacciati su un abisso di collera di cui hanno registrato ogni voce, ogni smottamento, ogni esplosione. L'11 novembre, giorno in cui Gabriele Sandri, "Gabbo", veniva ucciso sull'Autosole, hanno ascoltato gli amici del dj che lo piangevano di fronte alle telecamere, gridando la propria innocenza, pianificarne la vendetta in una notte in cui "Roma brucerà". Ne hanno rubato le voci eccitate durante l'assalto alle caserme.
"I romeni? Je famo strippà er culo" In principio furono i romeni. Il 30 ottobre 2007, Giovanna Reggiani viene massacrata a Tor di Quinto alle spalle di una baraccopoli. Il suo assassino è un clandestino arrivato da Bucarest. Il 2 novembre, a Torre Gaia, quattro romeni vengono bastonati a sangue nel parcheggio di un centro commerciale da una prima spedizione punitiva. "Er Vampiro" (Alessandro Petrella) ne è ammirato ed eccitato. Ne parla al telefono con Alessio Abballe - "Qualcuno comincia ad accenne le micce" - e con "Er Talpa" (Fabrizio Ferrari): "A ragà, non è che se stamo a parlà. Vedemose e annamo ad assaltà un centro sociale o annamo a pijà i napoletani sull'autostrada o pijamo dù rumeni (...) Dovemo fà na cosa da fà strippare il culo e far pensare chi ti governa dall'alto: che è successo? (...) Bisogna creà un focolaio de persone che nun c'entrano un cazzo con la politica e lo stadio. Ragà, questa è una cosa dei cittadini, una cosa sociale, d'appartenenza de una città e de un Paese. Qui, destra e sinistra e ultras da stadio nun c'entrano un cazzo".
Chi lo ascolta non sa esattamente dove "er Vampiro" abbia intenzione di colpire. Forse dietro casa sua, nel campo nomadi di via Walter Procaccino, dove già una volta ha tirato una molotov. Sa soltanto che sono cominciate le ricognizioni, che l'assalto sarà in pieno giorno, che "er Vampiro" ne parla in questi termini a Matteo Nozzetti: "Se succede na cosa come a Torre Gaia, nun c'hai più un cazzo de risonanza. Perché sai il mondo come gira. Dopo due settimane te fanno un trafiletto ed è già finita. Famo quarcosa de serio. Pe na volta nella nostra vita deve uscì la perfezione. Je devi mette pepe ar culo. Che quelli pensano: cazzo, ma se questi hanno fatto una cosa del genere, me se presentano sotto al Parlamento e me danno la caccia".
In macchina con "Gabbo" Dei romeni non se ne fa nulla. Domenica 11 novembre 2007, Gabriele Sandri, "Gabbo", viene ucciso da un colpo di pistola esploso sull'A1 da un agente della stradale che risucchia ogni goccia di odio disponibile, convogliandola altrove. Sulla macchina in cui viaggia Sandri ci sono "Ovo" (Marco Turchetti), "Maverick" (Francesco Giacca), "er Messicano" (Federico Negri), "Simone" (Simone Putzulu), il pantheon di "In Basso a destra" e degli "Irriducibili", le sigle che ospitano i mazzieri della curva nord laziale. Ad Arezzo, Turchetti "Ovo" - un tipo che in questura hanno già fermato una volta su un furgone carico di martelli, coltelli e spranghe - piange l'amico morto e mobilita la risposta. "Er Nano" (Francesco Ceci) sale su una macchina per raggiungere Arezzo, ma intanto dà disposizioni a chi resta. "Er Nano" è un leader riconosciuto e temuto. E' pappa e ciccia con Fabrizio Ferrari, "er Talpa", romanista dei "Bisl" (basta Infami solo lame"), un tipo che l'ultima coltellata l'ha data il 18 febbraio, prima di Roma-Real Madrid.
"Er Nano" dà ordini a uno come Fabrizio Toffolo (capo storico degli "Irriducibili" che alterna il suo tempo tra galera e domiciliari) e, neppure due mesi prima, se l'è promessa al telefono con un tale "Carlo", ultras napoletano, convenendo che "alla prossima, i machete dei laziali" si incroceranno con "le mannaie dei napoletani". "Er Nano" parla col "Bulgaro" (Andrea Attilia), che di Gabbo è amico fraterno, perché senta i romanisti. Perché si mobilitino "er Vampiro" e "quel matto di Pierluigi", Pierluigi Mattei, capobastone laziale di "In Basso a destra". Il "Vampiro" ha problemi. Gli è morta la nonna nella notte, ma mentre in casa si piange, lui si aggiusta per la serata: "Vojo brucià tutto. Stasera vojo brucià tutto".
Pierluigi Mattei impazzisce. Alla madre che lo chiama mentre sta andando allo stadio, grida: "A Ma', lasciame perde... Che devo fa, eh? Sarebbe da sparaje in faccia alle guardie. Che te credi che non m'andrebbe de ammazzalla na guardia? C'hanno paura degli scontri sti coniji delle guardie. Devono avè paura". Alla fidanzata, racconta che ha brandito un coltello tra gli occhi a un autista dell'Atac che rompeva e come ha conciato il vicino, che ha incontrato mentre portava a pisciare il cane: "Jo detto: A brutta faccia de cazzo. Che c'hai da guardà? Lo vedi sto guinzajo? Te lo metto ar collo e t'ammazzo. Nun me devi rompe li cojoni. Quando passo abbassa lo sguardo". Con la fidanzata si vanta di aver commesso due omicidi (polizia e carabinieri non sono ancora riusciti a verificare se millanti o meno): "De rumeni n'ho mandati due al creatore e ne ho feriti gravemente altri due. Perciò, se vengono da me trovano la morte". E quando la fidanzata gli chiede cosa farebbe lui a due rumeni se li vedesse fare a lei quel che lei gli ha visto fare ad un'estranea (palpeggiarla), dice: "Io c'avevo la macchinetta che dà le scosse. Ma quelle merde della polizia me l'hanno tolta. Perciò ne ammazzerei dieci".
Sporchiamo il rugby Com'è andata la notte dell'11 novembre è noto. Ma avevano deciso che all'odio non dovesse rimanere estranea la festa del rugby. Già il 13 ottobre del 2007, "Er Nano" si informa sull'arrivo dei tifosi del Livorno Rugby, impegnati in una partita con la "Futura Park". "Mò fomento un po' de gente. Famme sapè l'orario". Poi, il 10 febbraio scorso, allo stadio Flaminio, si gioca Italia-Inghilterra, partita del sei Nazioni. Fuori dallo stadio, la polizia ferma Simone De Castro, cugino di Gabriele Sandri. E' un diffidato. Non può avvicinarsi a nessun impianto sportivo del Paese. E si accompagna a un altro diffidato, Ruggero Isca. Vengono alle mani con la Polizia e il gruppo che è con loro se la squaglia. "Er Talpa" annuncia a Isca la vendetta per i conigli: "Hanno toccato mio fratello. Stavolta li ammazzo. Li faccio inginocchiare, Ruggiero". di Carlo Bonini

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Roma, frontiere o barriere?

Il Centro Astalli invita al corso di formazione “Frontiere o barriere? Le politiche di controllo dei confini e l'accesso al diritto d'asilo”che si terrà a Roma presso la Fondazione Astalli, in via del Collegio Romano n. 1. Il corso si svolgerà in tre incontri, a partire da mercoledì 2 aprile 2008.
Da anni l'Europa è impegnata nella definizione di un quadro strategico in materia di immigrazione e asilo che lascia ormai poco spazio a iniziative autonome dei singoli stati. Ma quali sono i principi che ispirano queste politiche di indirizzo? E che impatto hanno sulla vita di chi fugge in cerca di protezione? Arrivare in Europa è sempre più difficile, il numero delle domande d'asilo è in calo in tutta l'Unione. Eppure il numero di persone in fuga non è diminuito.
È sempre più facile "morire di frontiera", è sempre più facile restare bloccati in luoghi dove i diritti umani non sono tutelati e nessun riflettore si accende a documentare quello che accade. Anche se questi drammi avvengono all'esterno dei confini europei, essi sono in buona misura una conseguenza diretta delle politiche comunitarie.
L'enfasi che viene data alla gestione delle migrazioni e alla sicurezza può indurre a trascurare il fatto che la difesa dei confini ad ogni costo ha i suoi "effetti collaterali": il sacrificio di molte vite umane, ma anche un tacito abbassamento degli standard di tutela dei diritti che dovrebbe preoccupare tutti i cittadini.
Per informazioni e iscrizioni: Fondazione Centro Astalli, telefono 06 69925099, e-mail astalli@jrs.net

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giovedì 6 marzo 2008

Il popolo rom non è un problema

La Sicilia è un problema? No. La mafia siciliana soltanto pone grandi problemi sia in Sicilia che fuori. La Calabria è un problema? No. La ‘ndrangheta è un problema sia in Calabria che nelle altre regioni dove si è diffusa. La camorra è un problema? Si, la camorra napoletana è un problema che bisogna cercare di risolvere, ma la Campania è una regione che ha grandi valori dei quali può gloriarsi e che si spera vengano diffusi nel resto della nazione.
Milano è un problema? Per chi è milanese lombardo è già un’offesa porre la domanda, ma anche la “locomotiva d’Italia” (lo è da un punto di vista economico) ha i suoi difetti oltre ai suoi pregi. Dieci anni dopo la guerra si cominciava a dire “veri milanesi” non se ne vedevano molti in giro. Il lavoro cresceva in continuazione, ma i figli dei lombardi erano pochi per mancanza di nascite nel territorio. Arrivarono da fuori i lavoratori e la Lombardia potè migliorare il suo tenore di vita. Però nel frattempo condivideva il metodo europeo di ridurre le nascite il più possibile. Dai due figli in ogni famiglia (tanto meglio se un maschio e una femmina) si è arrivati all’attuale media italiana di un figlio per ogni donna (precisamente 1,2). Ho parlato di Milano e della Lombardia, ma vi sono due regioni nel nord, qui in Italia, che stanno scomparendo come etnia perché mancano i due figli. Milano e la Lombardia (e le due regioni delle quali non ho fatto il nome) sono un problema?
I Rom, i Sinti e gli altri gruppi umani che vengono chiamati zingari sono un problema? No. Sono diversi e la loro diversità risulta fastidiosa alla maggioranza della popolazione. Perché? Per il motivo che essi sono diversi.
In Italia ancora oggi muoiono sulle strade sei mila persone l’anno. Che facciamo? Cinquecento omicidi ogni mese sono troppi. Che dobbiamo fare? Gli italiani sono un problema? L’Italia è un problema nel mondo? Nell’antichità circolava questa storiella: “Giove ci diede due bisacce da portare sulle spalle. In quella che teniamo davanti sono contenuti i difetti degli altri e in quella dietro stanno i difetti nostri”.
I Sinti e i Rom non sono un problema. Sono gruppi di persone che possono insegnare tante cose e che devono imparare molto dagli altri. Concludiamo che tutti siamo simili e anche diversi. Smettiamola di guardare i difetti degli altri ritenendoci migliori in tutto. Ai Rom e ai Sinti venuti molto prima in Italia vorrei dire che non ripetano ciò che diverse volte ho sentito: “Questi nuovi arrivati ci rovinano tutti quanti”. Ripetendo la lamentela si resterebbe persone chiusi nei propri difetti. Ai Gage direi di non ritenersi gli unici “civili” al mondo perché la civiltà ha tante facce, cioè tante coloriture tutte con possibilità di venire inserite armonicamente nell’insieme dell’umanità. di Mons. Antonio Riboldi (rivista annuale “Rom Sinto”, curata dal comitato per la Canonizzazione del Beato Ceferino Giménez Malla “El Pelé”)

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mercoledì 5 marzo 2008

Roma, "parole nomadi"

Venerdì 7 marzo, alle ore 15.00, presso la Casa dello Studente (Aula Pasolini) in via C. De Lollis n. 20, avrà luogo "Parole Nomadi": convegno sull'immigrazione organizzato da "Resistenza Universitaria", laboratorio politico de "La Sapienza" di Roma.
Il seminario invita ad una riflessione problematica sul caso eccezionale rappresentato dalla comunità rom, nel complesso panorama dell'integrazione etnica all'interno dello stato italiano. Un momento per indagare il rifiuto di una cultura, relegata ad un contesto periferico tanto sul piano spaziale quanto su quello umano.
Uno sguardo alla politica fallimentare dei “campi”, teatri di sgombero di intere famiglie, poi allontanate in zone povere dei servizi di prima necessità, nonché all'ipotesi dei "Vilaggi della solidarietà", grandi aree di competenza comunale, oggetto di un insostenibile sovraffollamento.
Un'analisi dell'assetto giuridico volto alla regolamentazione dei flussi migratori, con particolare attenzione alla recente normativa del "pacchetto sicurezza" e alla discrepanza tra questa e la legislazione europea. Soprattutto una risposta alle distorsioni e all'astio razziale accresciuti dalla drammatica scomparsa di Giovanna Reggiani, attraverso una ricostruzione storico geografica dell'identità rom.
Per contattati: labpolresistenza@gmail.com

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Lombardia, nuove norme anti-rom

La nuova legge sul Governo del Territorio, approvata ieri dall'assemblea del consiglio regionale lombardo, prevede che le delibere comunali sull'istituzione di nuovi insediamenti rom e sinti e addirittura sul mantenimento degli insediamenti già esistenti possano essere bloccate dal voto contrario di uno o più comuni limitrofi, indipendentemente dalla dimensione del comune.
La regola appena istituita mira a impedire che i grossi comuni, come quello di Milano, continuino come hanno sempre fatto a piazzare gli scomodi i cosiddetti “campi nomadi” in zone molto periferiche che fanno da confine con i piccoli comuni dell'hinterland. E mentre con questo sistema il grosso comune resta sostanzialmente “libero” dai campi, il piccolo centro adiacente si ritrova ingenti insediamenti di Rom proprio alle porte.
Le nuove norme introdotte sono le seguenti
- nuova lettera e ter), al comma 2 dell’articolo 8: “d’intesa con i comuni limitrofi, può individuare, anche con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, le aree nelle quali il piano dei servizi prevede la localizzazione dei campi di sosta o di transito dei nomadi”;
- nuovo comma 1 bis), all’articolo 9: “la realizzazione ovvero il mantenimento di campi di sosta o di transito dei nomadi può essere previste unicamente nelle aree a tal fine individuate dal documento di piano ai sensi dell’articolo 8, comma 2, lettera e ter). I campi devono essere dotati di tutti i servizi primari, dimensionati in rapporto alla capacità ricettiva prevista”.
Inoltre, è stato abrogato l’articolo 3 della l.r. 22 dicembre 1989, n. 77 (Azione regionale per la tutela delle popolazioni appartenenti alle “etnie tradizionalmente nomadi e seminomadi”), che così recitava:
“Realizzazione di campi di sosta o di transito.
1. I comuni singoli od associati maggiormente interessati alla presenza di nomadi realizzano campi di sosta o di transito.
2. I comuni singoli od associati individuano dei campi aventi le caratteristiche specificatamente previste dalla apposita deliberazione di Giunta regionale, adottata previo parere della consulta per il nomadismo, distintamente per campi di sosta e campi di transito.
3. I sedimi da adibire a campi sono reperiti nelle aree da destinare a zone per attrezzature di uso pubblico dei piani regolatori generali dei comuni; i comuni potranno a tal fine introdurre apposite varianti agli strumenti urbanistici, ai sensi dell’art. 5 della L.R. 12 settembre 1983, n. 70 concernente "Norme sulla realizzazione di opere pubbliche di interesse regionale".
4. I comuni singoli od associati possono realizzare altresì progetti di zone residenziali intese a favorire la sedentarizzazione comunitaria dei nomadi.
5. L’ubicazione dei campi e delle zone residenziali deve essere individuata in modo da evitare qualsiasi forma di emarginazione urbanistica e da facilitare l’accesso ai servizi e la partecipazione dei nomadi alla vita sociale.”
I commenti politici sono naturalmente diversi. Alla domanda: dove andranno i Sinti e i Rom? La Lega Nord risponde: "se ne andranno: noi miriamo al numero zero"; il centro sinistra risponde: “secondo il Viminale, a Milano abbiamo 7.500 zingari: da qualche parte devono pur insediarsi”.

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Napoli, italiani comprano neonata rom

Dramma della disperazione a Napoli, dove sembra che un’italiana, Luigia Giordano, abbia organizzato la vendita di una neonata rom. La Giordano, residente nell'agro sarnese-nocerino, avrebbe convinto alcuni rom a vendere due neonate ad una coppia del beneventano ed ad un’altra di Pistoia.
Gli arresti sono scattati ieri nei pressi del “campo nomadi” di Secondigliano, alla periferia nord di Napoli quando è avvenuta la consegna di una neonata in cambio di ottomila euro. Gli investigatori sono però in possesso di una scrittura privata firmata da Luigia Giordano alla famiglia italiana del beneventano nella quale si dà atto del versamento della cifra di 28mila euro per la consegna della neonata e di una sua presunta gemella destinata alla famiglia di Pistoia. I mariti delle due coppie che si erano rivolte alla Giordano sono cognati. I carabinieri sono alla ricerca della seconda neonata.
Le indagini sono scattate quando una delle due famiglie, insoddisfatta del “contratto”, si è rivolta alla magistratura. Rimaniamo stupiti che non siano state arrestate le due coppie di coniugi italiani che sono accusate del reato di compravendita di neonati.

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Firenze, la voce rom

Sabato 15 marzo 2008 si terrà l’assemblea pubblica “Romano Krlo. O baro phiripe, o taksirati, o duraipe, o pindžaripe e romengo, o odžuvdipe baškimo” (La voce rom. Il lungo cammino, i drammi, l'esclusione, il riconoscimento, la convivenza).
L’evento, a cui sono invitati tutti, inizierà alle ore 15.00, presso la Casa del Popolo di San Bartolo a Cintola, in via S. Bartolo a Cintoia n. 95 a Firenze. Durante l’evento si potranno ascoltare interventi, letture di poesie, racconti, canti, musica...
Coordinano Manuela Giugni (Assemblea Autoconvocata) e Demir Mustafa (Associazione Amalipé Romanó). Intervengono: Adem Bejzak (Associazione Amalipé Romanó), Giusto Catania (Europarlamentare, Gruppo Sinistra Europea), Piero Colacicchi (Presidente Associazione OsservAzione), Daniela Consoli (Associazione Studi Giuridici Immigrazione), Christian De Vito (Assemblea Autoconvocata), Etem Dzevat (Acer), Rufat Dzevat (Capo Spirituale), Mercedes Frias (parlamentare PRC/Sinistra Europea), CasaLuzzi, Laboratorio Kimeta, Marinela Nicolin (Acer e romni rumena), Skender Plavci (Rom Olmatello), Eva Rizzin (dottorato geopolitica, Associazione OsservAzione), don Alessandro Santoro (Comunità di Base Le Piagge), Nicola Solimano (Ricercatore, Fondazione Michelucci), Zoran Lapov (Ricercatore, Università di Firenze)
L’assemblea pubblica è organizzata da: Amalipé Romanó, Assemblea Autoconvocata, Associazione Aurora, Centro Documentazione Carlo Giuliani, Comunitá di base Le Piagge, Fuori Binario, OsservAzione. In foto la bandiera dei Rom e dei Sinti, simbolo dell'assemblea.

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Rho (MI), bambini rom costretti a mendicare

Qualche giorno fa è apparsa una notizia su alcuni giornali locali di Rho, accompagnata da una certa enfasi, in merito ad un presunto caso di sfruttamento e maltrattamento di minori costretti alla mendicità. Il caso in questione si riferirebbe ad una piccola comunità di Rom Khanjarja al cui interno si sarebbe verificato un fatto increscioso ai danni di due minori.
Avendo una conoscenza diretta dei soggetti interessati e delle loro famiglie e seguendo da circa 10 anni l’inserimento scolastico di diverse decine di ragazzini rom abitanti a Rho, siamo certi che le problematiche a cui sarebbe riconducibile l'episodio in questione siano esclusivamente legate a situazioni specifiche di disagio e precarietà familiare e non certo a forme odiose di sfruttamento.
In quel preciso campo sono oltre 20, su una popolazione di non più di 60 persone, i minori che frequentano regolarmente la scuola dell'infanzia, primaria e media . Una parte di essi dall’anno prossimo si accingeranno a frequentare le superiori.
Commentando l’accaduto, il quotidiano “La Padania” avrebbe addirittura riferito di una denuncia in cui sarebbero incappati i genitori, notizia che non trova al momento alcun fondamento.
Per una questione di riservatezza non intendiamo riferire elementi che potrebbero interferire con il doveroso accertamento dei fatti, ma desideriamo precisare che uno dei primi atti politici che hanno contraddistinto l’operato dell'attuale maggioranza politica del Comune di Rho, di centro destra, è stato proprio l'abbandono degli interventi di sostegno scolastico per i ragazzi rom che frequentavano la scuola media. Interventi cioè che consistevano in iniziative educative rivolte a ragazzi della stessa età dei due piccoli rom fermati e portati in comunità.
Nemmeno i servizi sociali si sono poi prodigati in azioni che pure avrebbero dovuto assicurare l’assistenza necessaria ai cittadini in difficoltà o in grave stato di salute (come nel caso di uno dei due genitori) per cui, più correttamente, si dovrebbe parlare di mancata assistenza da parte dei servizi comunali.
Insomma, una vicenda che certamente si smonterà nel momento in cui verranno acquisiti tutti gli elementi per una corretta valutazione da parte del Tribunale per i Minorenni ma che non mancherà di lasciare strascichi dolorosi nella vita delle persone e di consolidare uno stigma sociale che suona come una condanna. Maurizio Pagani, Vicepresidente Opera Nomadi

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martedì 4 marzo 2008

Ue, le radici cristiane dell'Europa

Negli ultimi mesi si è sviluppato un ampio e animato di dibattito sull’opportunità di inserire nel testo della Costituzione dell’Unione europea che è in fase di preparazione un riferimento alle “radici cristiane dell’Europa”.
In questo dibattito emergono ovviamente i diversi punti di vista e le differenze ideologiche tra “destra” e “sinistra”, tra partiti di ispirazioni confessionale e partiti di tendenza laica. In qualità di cittadini italiani ed europei di fede cristiana, a noi Sinti farebbe piacere che fosse inserito questo riferimento nella carta costituzionale dell’Europa unita.
È una sensazione di tipo istintivo, in quanto credenti cristiani possiamo sentirci onorati del fatto che i valori cristiani siano riconosciuti e dichiarati. Occorre però riflettere e porsi alcune domande, per esempio: quali sono queste radici cristiane a cui dovremmo fare riferimento? lo sviluppo del potere religioso come ha condizionato per secoli le vicende del nostro continente? le persecuzioni compiute dalle chiese al potere, comprese quelle di estrazione protestante, nei confronti dei dissidenti (hussiti, valdesi, anabattisti, metodisti, ecc.) che in ogni epoca si sono richiamate alla Parola di Dio? le guerre di religione e gli eserciti che si contrapponevano benedetti nel nome dello stesso Dio? lo sviluppo dei regimi dittatoriali del XX Secolo in stati cattolicissimi quali l’Italia, la Spagna o la protestante Germania o ancora l’ortodossa Russia? il capitalismo esasperato dei nostri giorni che affonda le sue radici nell’ideologia del lavoro di stampo calvinista ?
Tutte queste domande e questi fatti che costituiscono la base su cui si fonda la realtà sociale, politica ed economica della nostra Italia ed Europa di oggi, si possono definire radici autenticamente cristiane per noi?
Se l’Europa ha avuto bisogno del pensiero umanistico/rinascimentale per uscire dall’oscurantismo medioevale di stampo clericale; se ha avuto bisogno dell’illuminismo ateo per stabilire principi di democrazia, libertà ed uguaglianza vuol dire che c’era poco di autenticamente cristiano nel tessuto socio-politico di quei tempi.
Ci domandiamo ancora: ammesso che sia possibile trovare nel passato della storia europea radici sia pur parzialmente cristiane, quanto c’e di cristiano nell’Europa di oggi? Queste radici quale frutto hanno prodotto? In che modo ci poniamo di fronte al materialismo più sfrenato che oggi distoglie l’uomo dal pensiero dell’eternità, come viene ribadito nel testo biblico di Ecclesiaste (3:11)?
Come ci poniamo di fronte all’allontanamento da Dio di una società che si compiace nel definirsi post-cristiana? E di fronte all’affermazione di una morale che non solo si propone come autonoma rispetto quella divina, ma apertamente in contrasto con essa nella ricerca del piacere come massimo obiettivo con tutto quello che questo può comportare nella propria vita e in quella degli altri, sia nella sfera fisica che in quella psichica ed affettiva.
Il futuro non si presenta certo migliore: gli sviluppi della situazione attuale lasciano intravedere un sempre più marcato distacco da Dio, la dissoluzione delle famiglie, nuovi conflitti tra culture diverse, globalizzazione non solo dell’economia ma anche di principi morali sempre più discutibili alla luce della Parola di Dio, in un contesto generale in cui sempre più forte sarà il controllo del potere sull’essere umano.
Francamente, alla luce di questo passato, di questo presente e di questo futuro non risulta più tanto determinare che ci sia o meno un riferimento alle “radici cristiane” nella Costituzione Europea. Il popolo sinto e sempre stato un “piccolo gregge”, poco conosciuto e poco apprezzato che però alla fine con tutti gli altri popoli sarà una folla immensa (Apocalisse, 7:9).
A noi popolo sinto di fede cristiana ci interessa di più vivere un’autentica vita cristiana, realizzandone tutti gli aspetti nella nostra esistenza di oggi, sforzandosi di essere fedeli testimoni di Gesù per contribuire ad essere luce in questo mondo spesso buio. di Luca Paolo Guglierminotti (in foto a destra con il Pastore Antonio Reinardt), M.E.Z. Italia

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domenica 2 marzo 2008

Bogotà, convegno mondiale dei riciclatori

Si è aperto ieri a Bogotà il primo convegno internazionale dei recicladores, gli operatori popolari del riuso e del riciclo. Parteciperanno le reti di operatori del riuso e del riciclaggio latinoamericane e le più importanti organizzazioni di riciclatori del sud del mondo. In rappresentanza degli operatori del riuso italiani saranno presenti quattro ricercatori dell'Occhio del Riciclone, per testimoniare l'importante percorso avviato nel nostro paese sul tema della gestione dei rifiuti e dell'economia popolare e per scambiare con i colleghi latinoamericani e degli altri sud del mondo conoscenze, buone pratiche e proposte.
In questa sede verranno portate le istanze emerse nel contesto italiano, che comprendono la necessità di introdurre il riuso su scala a partire dalle piattaforme ecologiche e l'importante ruolo degli operatori informali dell'usato italiani, migranti e rom nella sopravvivenza e nello sviluppo del settore dell'usato. Le proposte dell'Occhio del Riciclone relative all'inserimento lavorativo di fasce deboli e discriminate come i Rom nella gestione dei rifiuti e l'emersione e la regolamentazione della filiera dell'usato, sono supportate da studi di settore elaborati nel corso degli ultimi anni dal Centro ricerca dell'Occhio del Riciclone e rappresentano un approccio innovativo che arricchisce le tematiche e gli interventi del convegno internazionale di Bogotà. Occhio del Riciclone ha ricevuto per l'occasione la delega ufficiale dell'Associazione degli Operatori di Porta Portese, la principale associazione italiana di rigattieri informali, che negli ultimi mesi sta lottando strenuamente per far sopravvivere il mercato dell'usato e le pratiche del riuso nella città di Roma.

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MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo

Notizie da MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo. Iscriviti alla news letter settimanale, scrivendo a sivola59@yahoo.it.

Ungheria del 25/02/2008 @ 09:08:25 - Da European Jewish Congress Il Parlamento ungherese ha votato una legge contro le affermazioni razziste. Secondo la nuova legge votata lunedi' scorso, l'uso di discorsi razzisti e' punibile con sino a due anni di prigione. "Offendere qualcuno pubblicamente con espressioni riferite al s...

Candidatura Dijana Pavlovic 2008 del 26/02/2008 @ 08:10:08 - Ricevo e porto a conoscenza: PER LA CANDIDATURA DI DIJANA PAVLOVIC ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE Noi sosteniamo la Sinistra l’Arcobaleno e l’idea di un nuovo soggetto politico unitario di sinistra che raccolga le istanze di giustizia e uguaglianza della societa' italiana. In questa societa' crescono le differenze tra chi e' povero e chi e' ricco, tra chi ha tanti privilegi e chi e' senza i diritti elementari come il lavoro, la casa. In questa societa' crescono le insofferenze verso le persone che vengo...

Slovacchia del 26/02/2008 @ 09:20:01 - Da Slovak_Roma Il prodotto nazionale lordo della Slovacchia e' cresciuto del 14% nell'ultimo quadrimestre del 2007, ma pure la disoccupazione sta crescendo per la prima volta.. "E' un fenomeno interessante. Finalmente gli investitori hanno preso il toro per le corna, ma stanno cercando impiegati invano,"...

Spedizioni punitive contro campi nomadi del 27/02/2008 @ 08:53:02 - AGI News On I ROS DEI CARABINIERI: "ESTREMISTI DI DESTRA DELLA ROMA E DELLA LAZIO" "E' un gruppo riconducibile agli ambienti dell'estremismo di destra e delle tifoserie calcistiche ultras della capitale sia della Roma sia della Lazio". Cosi' il colonnello Mario ...

Svizzera del 28/02/2008 @ 09:21:44 - Gli aborigeni australiani hanno recentemente ricevuto le scuse del governo di Canberra per le discriminazioni del passato. Una vicenda che ricorda quella degli Jenisch, il popolo nomade della Svizzera. Originari soprattutto dall'Europa dell'Est, gli Jenisch sono stati riconosciu...

Tutti i piccoli sogni di Scordovillo in un film di Francesco Pileggi del 01/03/2008 @ 09:38:07 - Da Lameziaweb Un film che racconta i Rom di Scordovillo grazie anche al contributo dell'amministrazione comunale di Roma. Determinante anche il sostegno del Comune lametino che ha patrocinato l'opera nata nell'ambito de "Il teatro che non c'era", il laboratorio gratuito voluto dal Comune per i giovani aspiranti attori della citta' e dell'hinterland. "Quando ho chiesto ad alcuni rom quali fossero i loro sogni, mi hann...

Antica Sartoria Rom del 02/03/2008 @ 09:07:04 - Antica Sartoria Rom Cooperativa Sociale a r.l. 952, via Nomentana, 00137 Roma Partita Iva e Codice Fiscale: 08962791003 Tel.: 3392357366 – 3887437524 Martedi' 4 marzo 2008 alle 12.00 Presso La Citta' dell’Altra Economia (largo Dino Frisullo, ex Mattatoio)...

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