lunedì 31 marzo 2008

Rom e Sinti, sette punti per i politici italiani

Il comitato “Rom Sinti Insieme” è una realtà nata a marzo 2007, per unire tutte le popolazioni e le organizzazioni Rom e Sinte, presenti in Italia. Ad oggi hanno aderito al comitato una trentina tra associazioni e gruppi informali che si stanno a loro volta costituendo in associazione.
Uno degli obbiettivi prioritari che si è posto il comitato è la costruzione di un’effettiva partecipazione politica dei Rom e Sinti in tutta l’Italia.
La stragrande maggioranza dei Rom e dei Sinti, il 13 e il 14 aprile andranno a votare, esprimendo la propria volontà politica. E da tutte le Città italiane, i Sinti e i Rom chiedono al Comitato un’indicazione di voto.
Il comitato “Rom Sinti Insieme” giudica positivamente la candidatura di Dijana Pavlovic da parte della Sinistra Arcobaleno, nel Collegio di Milano per le elezioni alla Camera dei Deputati e la candidatura di Nazzareno Guarnirei da parte di una Lista collegata all’UDC per le elezioni amministrative a Pescara.
Il comitato “Rom Sinti Insieme” ritiene però prioritario un confronto diretto con tutti i candidati premier sulle questioni di merito che investono le popolazioni Sinte e Rom in Italia.
Per questa ragione il Comitato ha inviato a tutti i candidati premier un documento dal titolo “Rom e Sinti, 7 punti per i politici italiani”, al fine di chiedere a quest’ultimi un confronto diretto, serio e costruttivo in merito a questioni che trovano ampio spazio nei dibattiti pubblici.

domenica 30 marzo 2008

Pescara, chi è Nazzareno Guarnieri

Nazzareno Guarnieri è la persona Rom candidata al Consiglio Comunale di Pescara nelle elezioni amministrative 2008. Una candidatura rappresentativa della minoranza Rom in Abruzzo non solo perchè Nazzareno Guarnirei è un Rom ma perchè da tanto tempo è impegnato attivamente quale professionista ed attivista per la crescita sociale, culturale, politica ed economica della propria minoranza etnica.
Chi è Nazzareno Guarnieri. Primo figlio di una numerosa e stimata famiglia Rom è nato 54 anni fa a Città S. Angelo (PE) dove ha frequentato il locale istituto magistrale per ottenere nel 1971 il diploma di abilitazione magistrale. Ha completato la propria formazione professionale all'Università dell'Aquila per il corso di operatore psicopedagogico, con la Regione Abruzzo per il corso di mediatore culturale. Sposato da 34 anni è padre di due figlie diplomate con una stabile occupazione.
Fin da giovanissimo si è impegnato nelle attività del volontariato (Azione cattolica, Acli), dal 1971, unitamente ad altri giovani rom (Di Rocco Guerino, Spinelli Antonio, Campanella Giuseppe) e il sacerdote Don Gianni Lizza, Nazzareno Guarnieri ha svolto attività di volontariato a favore della minoranza Rom in Abruzzo, unica regione italiana (unitamente al Molise) dove non si è realizzata la sciagurata politica dei “campi nomadi” anche per merito degli attivisti giovani Rom e di Don Gianni Lizza che non hanno mai condiviso questa politica e né collaborato per la sua realizzazione. Continua a leggere…

sabato 29 marzo 2008

Milano, il Comune continua a distruggere le famiglie rom

«Come ha detto il prefetto, che ha parlato di interventi graduali per liberare l'area, e in base a quanto previsto dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica convocato lo scorso 27 febbraio, chiediamo che gli alleggerimenti e i nuovi allontanamenti alla Bovisasca da parte delle forze dell'ordine avvengano in tempi certi e ravvicinati».
È quanto afferma in una nota il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato. «Per lo sgombero totale - sottolinea - occorre trovare una soluzione per circa 500 persone, tra donne e bambini, che occupano l'area. E che non possono essere ospitate nelle strutture comunali dove c'è posto solo per 35. Lo chiede il Tribunale dei minori, che reputa necessario dare loro accoglienza senza che mamme e figli vengano separati. Rinnoviamo pertanto l'appello al prefetto Lombardi e al presidente Penati - prosegue De Corato - affinchè si prodighino per mettere a disposizione hangar militari o stabili del demanio statale o provinciale. Nel momento in cui verrà trovata la soluzione, ricerca che non deve gravare solo sulle spalle del Comune di Milano, gli allontanamenti devono scattare rapidamente, anche perchè Asl e Arpa hanno chiesto ripetutamente di intervenire dato che l'area è inquinata da arsenico. Ed è pertanto inutile la manovra in atto dei centri sociali che mi risulta stiano cercando di organizzare un resistenza con gli 800 rom».
«Per alleggerire ulteriormente la pressione dei rom romeni nei campi abusivi - fa notare De Corato - servirebbe uno scatto in avanti sul capitolo allontanamenti dei comunitari. La Polizia municipale continua a effettuare migliaia di identificazioni su tutto il territorio. E ha consegnato alla Prefettura una lista di 30 soggetti da rimpatriare: 6 solo qualche giorno fa, tra cui donne che si prostituivano, mendicanti che bivaccavano in diverse zone della città. Ma è chiaro che alle segnalazioni devono seguire rimpatri coatti. Altrimenti pestiamo solo acqua nel mortaio».

Foggia, manifesti razzisti di Forza Nuova spaventano i bambini

Antonio Vannella dell’Opera Nomadi Sezione di Foggia segnala i manifesti razzisti di Forza Nuova, in foto. I manifesti sono apparsi davanti alle scuole frequentate anche dai bambini rom che sapendo leggere si sono molto spaventati.
L’Opera Nomadi di Foggia rivolge quindi un appello al Garante per i Minori: “Non tocca a noi indagare i risvolti penali di una faccenda squallida ma crediamo si possa configurare il reato di incitamento all’odio razziale. Coinvolgendo fra l’altro bambini e ragazzi. Condanniamo e deploriamo gli scritti e gli atteggiamenti xenofobi di Forza Nuova, chiedendo l’immediato ritiro di questi manifesti che meritano un solo contenitore. La spazzatura.”
Sucardrom si associa alla richiesta dell’Opera Nomadi di Foggia e chiede alla Procura della Repubblica di Foggia di intervenire immediatamente per rimuove questi manifesti che incitano all’odio etnico/razziale. Ci riserviamo di portare in giudizio i responsabili di Forza Nuova e i responsabili delle Istituzioni qualora non intervengano per il ripristino della legalità.

venerdì 28 marzo 2008

Alghero (SS), il Comune presenta progetti per i Rom

Due progetti finalizzati all’inclusione sociale e all’alfabetizzazione della comunità Rom presente ad Alghero sono stati presentati dall’Amministrazione Comunale alla Regione Autonoma della Sardegna per l’ottenimento dell’apposito finanziamento. Sono i progetti “Conoscere, Educare e Vivere insieme” e “Culture che s’incontrano”.
I due progetti avranno la durata di un anno e sono destinati a trenta minori e venti adulti Rom, e riguardano rispettivamente la frequenza scolastica e l’alfabetizzazione. «E’ il segno della grande attenzione nei confronti della comunità Rom di Alghero – spiega il sindaco Marco Tedde - e riteniamo che sia fondamentale il loro coinvolgimento in percorsi di scolarizzazione per quanto riguarda i minori e di attività formative e alfabetizzazione per gli adulti, questo per favorire il raggiungimento dell’obbiettivo dell’integrazione ed inclusione sociale che l’Amministrazione persegue».
L’Iter della predisposizione è stato seguito dall’assessore comunale Maria Grazia Salaris, che ha istituito due tavoli tecnici ai quali hanno partecipato l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Alghero, la Consulta del Volontariato, la Caritas Diocesana, la Parrocchia di Fertilia, la scuola, il Comitato di Quartiere di Fertilia, la Comunità Rom. «Tutte le realtà del tessuto sociale – spiega l’assessore – che, in qualità di partner del progetto, hanno garantito il proprio supporto con l’esplicitazione di ruoli e competenze nell’ambito della futura realizzazione dei progetti stessi».
Complessivamente, le figure professionali previste sono un insegnante, un pedagogista e due mediatori culturali Rom. Continua a leggere…

Pescara, appello alla minoranza rom

Carissimo amico Rom, rivolgo a te un appello ed una riflessione. In questi giorni, come accade ad ogni elezione, molte persone verranno a chiederti il voto ma subito dopo le elezioni si dimenticheranno di te e quindi non faranno nulla per migliorare la condizione sociale e culturale della minoranza rom presente a Pescara.
Per la prima volta a Pescara un Rom è candidato al Consiglio Comunale di Pescara, è Nazzareno Guarnieri, conosciuto da tutti per l’impegno professionale e sociale a favore della minoranza Rom.
Eleggere Nazzareno Guarnieri al consiglio comunale di Pescara è una buona opportunità
- per contrastare ogni forma di discriminazione e di razzismo
- per il rispetto, a tutto tondo, dei diritti e dei doveri
- per la sicurezza, la solidarietà e la legalità a 360 gradi
- per un futuro migliore, in particolare per i nostri figli
Eleggere Nazzareno Guarnieri al consiglio comunale di Pescara è possibile se anche le persone Rom di Pescara, con il diritto di votare, il 13 e 14 Aprile andranno al proprio seggio elettorale per votare il candidato sindaco Carlo Masci e faranno una croce sulla lista PESCARA FUTURA ed a fianco scriveranno GUARNIERI. In questo momento storico per la minoranza Rom a Pescara anche il tuo voto a Nazzareno Guarnieri è utile.

La Santanchè strumentalizza i Rom per farsi pubblicità

Tacchi a spillo, pantaloni e impermeabile stretto in vita, l'on. Daniela Santanchè ha voluto entrare nel "campo nomadi" di via Bovisasca che costeggia la linea ferroviaria delle Nord Milano. La candidata premier de La Destra è stata accompagnata da una delegazione di esponenti del suo partito e da due donne che hanno denunciato di essere state aggredite la sera di Pasqua da un gruppo di giovani nei pressi del "campo".
All'ingresso dal campo, ad accogliere la Santanchè, c'era Dijana Pavlovic, unica Rom candidata alla Camera a Milano dalla Sinistra Arcobaleno. «Sessant'anni fa - ha detto alludendo alla delegazione della Destra - ci hanno gasato, ora vengono a farsi la campagna elettorale alle spalle di questa povera gente».
«Bello schifo - ha scandito l'on. Santanchè, ripresa da uno stuolo di fotografi e operatori televisivi davanti a uno dei numerosi mucchi di immondizie - come permettiamo noi politici, tutti, che ci siano questi califfati che si sottraggono alla nostra giurisdizione?».
«Qui non viene rispettata nessuna legge dello stato italiano - ha continuato - abbiamo visto bambini che non vengono mandati a scuola, ma che credo ricevano ogni giorni lezioni su come si ruba, abbiamo visto questo scempio dei rifiuti».
«Senza se e senza ma - ha aggiunto - bisogna applicare le leggi dello stato e questo è un campo che va sgomberato al più presto. Questo è un territorio che va ridato ai milanesi». Noi di sucardrom ricordiamo alla Santanchè che alcuni milanesi hanno inquinato il terreno, in barba alle leggi, ed è scandaloso che non sia offerta una diversa sistemazione abitativa a uomini, donne, bambini, anziani, disabili per il solo fatto che sono Rom!
Ma secondo la Santanchè deve cessare da parte della politica questa sorta «di finto buonismo che produce questa sottrazione agli italiani del proprio territorio da parte di gente che andrebbe cacciata a pedate nel sedere. Voglio tornare qui fra tre giorni - ha concluso - e non vedere lo schifo che ho visto». Guarda la galleria fotografica…

Cappuccetto rosso va dai Rom

Sullo sfondo i fumi di una termocentrale. In primo piano alcuni bambini rom che raccontano la favola di Cappuccetto Rosso. Un modo per raccontare ai più piccoli la difficile vita delle minoranze in Kosovo
Esattamente tre anni fa veniva proiettato a Gorizia il documentario RealitieS Kosova/o di Eva Ciuk, regista e giornalista triestina, di madre lingua slovena, nota per il suo impegno civile e umanitario a favore delle minoranze e delle realtà sociali più emarginate.
A tre anni da quella esperienza che l'aveva portata a conoscere in prima persona le minoranze dimenticate del Kosovo, e che aveva fatto seguito ad un documentario realizzato nel 2002 in Salvador e dedicato alla condizione della donna in America centrale, Eva Ciuk torna sul tema Kosovo, riproponendo un segmento particolare di quanto la coinvolse nel suo viaggio del 2005 nella provincia, quasi a voler affrontare questa volta le pieghe di una società satura di contraddizioni e in continua ebollizione alla vigilia e dopo la sua indipendenza. Per rifletterci su.
Eva lo fa anche questa volta seguendo le tracce di una minoranza perennemente discriminata e ai margini della provincia/stato che a malapena la sopporta: i rom, o meglio, i bambini rom.
Il cortometraggio, combinazione di documentario e cartone animato, dal titolo "Chi è cappuccetto rosso?", ci racconta il modo in cui i bambini rom-kosovari - dimenticati in una baraccopoli all'ombra della mostruosa ciminiera fumante di una termocentrale alla periferia di Priština - vivono la popolare favola.
La novità della proposta è proprio nella rilettura che la sceneggiatrice e regista ne fa, offrendola questa volta anche ad un pubblico molto più giovane, quello delle scuole . L'alito feroce del lupo invade la fiaba e, nonostante la serenità dei piccoli rom, ci ricorda quanto sia lungo e tortuoso il percorso dei diritti umani e minoritari in quelle terre. Ma anche altrove, molto più vicino a noi. Un percorso su cui riflettere attentamente.
“Quando nel 2005 sono stata in Kosovo – scrive Eva Ciuk - per le riprese del documentario “RealitieS KosovA/O – voci di minoranze dimenticate” - produzione della KAIROS, Centro produzione video di Gorizia – mi ha colpito la serenità e l’allegria dei bambini e delle bambine del campo sfollati interni di Plementina/e, vicino a Pristina. Abbiamo stretto amicizia con i rappresentanti del campo ed abbiamo deciso di portare la testimonianza dei bambini del campo nelle scuole della nostra regione. Così abbiamo posizionato la nostra telecamera e sullo sfondo che era tutt'altro che da fiaba i bambini ci hanno raccontato Cappuccetto Rosso.” di Franco Juri, continua a leggere…

giovedì 27 marzo 2008

La Romania: «L'Italia protegga i nostri cittadini, le baracche di Roma impensabili a Bucarest»

«Come lo Stato romeno ha l'obbligo di proteggere i cittadini italiani che vivono in Romania, lo stesso obbligo ha il governo italiano». Ne è convinto Adrian Cioroianu, ministro degli Esteri romeno, che, ricordando le polemiche seguite all'assassinio di Giovanna Reggiani da parte di un Cittadino rumeno alla fine di ottobre del 2007, ha sottolineato come «le dichiarazioni di allora del sindaco di Roma, Walter Veltroni, siano state interpretate come se i romeni fossero una minaccia per l'Italia». Riferendosi anche al decreto sicurezza varato dopo i fatti, il capo della diplomazia di Bucarest ha precisato di «non essere convinto che quello che intendeva dire Veltroni era questo, perché è un politico maturo».
Parlando con un gruppo di giornalisti italiani a Bucarest, il ministro ha fatto il punto sulla situazione sulla sicurezza a 5 mesi dall'omicidio di Giovanna Reggiani: in seguito alle numerose visite e incontri con il premier Romano Prodi, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema e con altri ministri italiani, ha detto Cioroianu, «abbiamo siglato accordi ad alto livello sulla cooperazione tra le nostre polizie. In particolare, in base all'accordo "Itaro", abbiamo commissari romeni in Italia, e questo consente di controllare in maniera più facile gli eventuali responsabili di atti criminali».
«Le tante baracche che sono spuntate a Roma in questi anni sarebbero impensabili a Bucarest» ha detto il ministro degli Esteri romeno. Dopo aver ricordato quanto la vicenda dell'omicidio Reggiani sia stata difficile da gestire per entrambi i governi, Cioroianu, a proposito dei clandestini in Italia, ha sottolineato: «Credo che lo Stato italiano abbia interpretato in modo sbagliato la permissività. Quelle baracche a Roma non le vedete in Romania. Se capitasse che una comunità rom si stabilisse in un parco di Bucarest con le tende, la polizia farebbe controlli immediati e sgombererebbe nel giro pochi giorni».

Casale Monferrato (AL), stelle piume e violini

Sabato 29 marzo ricomincia l’attività culturale della Comunità Ebraica di Casale per il 2008 con una apertura straordinaria del complesso di vicolo Salomone Olper in occasione della Settimana della Cultura del Piemonte.
Alle ore 21 in Sinagoga è in programma lo spettacolo «Stelle Piume e Violini», un viaggio poetico di musica e immagini che racconta e confronta le culture degli ebrei, degli indiani d’America e dei Sinti, da sempre orgogliose della propria identità che vengono periodicamente calpestate.
Il gruppo suona alternando a musiche e canzoni di Emanuele Scataglini e testi di Barbara Rosenberg, con interpretazioni di autori come Weill, Gebirtig, De Andrè e recita liriche di Brecht, Baudelaire, poeti sinti e navajo. Un percorso che è accompagnato da proiezioni di immagini elaborate elettronicamente. Il progetto ”Stelle, piume e violini” è stato finanziato dal Comune di Milano e prodotto dall’associazione culturale Equinozio.
Gli artisti sono la compagnia de “I Viandanti” vale a dire Emanuele Scataglini: - Cantautore e musicista e autore delle canzoni del gruppo,ma anche noto come professionista della canzone jazz. Barbara Rosenberg: attrice e scrittrice che diventerà la voce narrante contribuendo alla musica con percussioni e armonica, Livio Boccioni chitarrista e arrangiatore, molto noto per avere professionalmente ha partecipato a diversi progetti artistici con grandi nomi della canzone Italiana. Determinante per uno spettacolo multimediale anche Andrea Luzzi: tecnico audio e video è consulente di immagine. La Settimana della Cultura sarà un occasione per recarsi al museo ebraico anche Domenica 30 marzo che in questa occasione sarà aperto gratuitamente. Per informazioni http://www.casalebraica.org/, telefono 0142 71807. Per conoscere le altre iniziative…

martedì 25 marzo 2008

Auschwitz, Primo Levi incontra uno "zingaro"

Lo scritto che presentiamo è di Primo Levi. È apparso per la prima volta su "La Stampa" di Torino il 2 dicembre 1979. Successivamente è stato pubblicato su "Lacio Drom" n. 6 del 1981. Lo abbiamo trovato nella parte di biblioteca dell’Istituto di Cultura Sinta, non ancora sistematizzata e catalogata, durante una ricerca bibliografica sul Porrajmos.
Primo Levi racconta l’incontro avuto con Grigo, probabilmente Kalè o Sinto spagnolo, durante il suo internamento in Polonia. Questa breve cronaca offre uno spaccato sulla "vita" di un internato ad Auschwitz.
Questo racconto offre anche una possibilità poco indagata, infatti gli storici hanno sempre affermato che i Sinti e i Rom erano internati nel campo B II E, lo “Familienzigeunerlager” o più semplicemente “Zigeunerlager” di Auschwitz-Birkenau. Al contrario Primio Levi testimonia la presenza di un Kalè o Sinto spagnolo internato ad Auschwitz insieme agli ebrei; è quindi presumibile che anche altri Sinti, Kalé e Rom siano stati internati nelle stesse modalità subite dagli ebrei.
Un’ultima annotazione. In questo testo Primo Levi utilizza l’eteronimo “zingaro”. Crediamo che se qualcuno gli avesse spiegato la valenza etnocentrica di questo termine non l’avrebbe sicuramente utilizzato. Leggi il racconto…

Dijana Pavlovic porta in primo piano la questione rom e sinta

Dijana Pavlovic, Rom serba, è nata a Vrnjacka Banja nel 1976. Dopo aver studiato all'Accademia di Arte Drammatica di Belgrado, nel 1999 si è trasferita a Milano dove lavora come attrice e mediatrice culturale. Dopo essere stata candidata nella lista di Dario Fo alle elezioni comunali di Milano, attualmente è candidata nelle liste della Sinistra Arcobaleno nel primo collegio della Lombardia per la Camera.
Dijana Pavlovic, in Italia, attrice dalla stagione 1999/2000 ad oggi, dopo aver ottenuto la "Segnalazione di merito" al "Premio Teatrale Hystrio", ha recitato in diversi spettacoli in lingua italiana tra cui:"Le lacrime amare di Petra Von Kant" di Fassbinder, al Teatro Elfo di Milano, regia di F. Bruni e E. De Capitani ; "Le serve" Genet , al Teatro Out Off di Milano, regia di L. Loris; " La felicità coniugale" di Anton Cechov, al Teatro Parenti di Milano, regia di R. Trifirò. Ha partecipato a diversi serial televisivi e ad alcuni film tra cui: "Provincia meccanica" di Stefano Mordini; "Una ragazza d'oro" di Tatiana Olear (a Milano Spazio Zazie in Aprile).
Dijana Pavlovic in questi giorni è stata vicino ai Rom dal “campo” della Bovisa a Milano (400 persone tra cui 150 bambini) ma i giornali hanno parlato di lei soprattutto per la sua candidatura.
Per Dijana Pavlovic più una candidatura simbolica, come per molti altri candidati in Italia, comunque, giacchè il suo nome compare all'ottavo posto nella lista del primo collegio in Lombardia, che le permette di tentare di sensibilizzare i cittadini alle problematiche del popolo rom, alle quali ne la sinistra ne la destra - afferma - hanno mostrato una reale “apertura”.
Il suo manifesto è molto chiaro sull'argomento: “destra e sinistra giocano sulla pelle dei rom” ed ancora “a destra come a sinistra la paura del diverso cresce”. Dijana Pavlovic si oppone nettamente alla politica degli sgomberi dei “campi nomadi” nati spontaneamente e contesta la soluzione proposta di quattro megacampi a Roma recintati fuori dal raccordo anulare. Contesta le espulsioni dei rumeni dopo il tremendo omicidio della signora Reggiani, sottolineando che si è trattato "di un provvedimento folle perché è stata una risposta inadeguata sull'onda dell'emozione per un assassinio che ha dei responsabili precisi, non un popolo intero.

Polemica su Casilino 900

In questi giorni è nato un confronto serrato tra il gruppo EveryOne e RomSintiPolitica sullo sgombero del “campo nomadi” di Casilino 900 a Roma. Nazzareno Guarnieri contesta a Roberto Malini questa affermazione: «il campo Rrom più antico di Roma, uno dei più vecchi d'Europa, vero e proprio patrimonio tradizionale e culturale, indispensabile per comprendere la Storia degli zingari in Italia dal dopoguerra ai giorni nostri, sta per essere sgomberato».
Nazzareno Guarnieri, a ragione, considera una «pura follia definire “patrimonio tradizionale e culturale per comprendere la storia degli zingari in Italia” un luogo di segregazione, disperazione, esclusione come il campo nomadi».
Roberto Malini risponde affermando che qualche mese fa in Israele alcuni sopravvissuti alla Shoah provavano un grande dolore quando si accorgevano, viaggiando in Europa, che alcune località della simbolo dello sterminio venivano cancellate. Per avvallare questa sua affermazione ha riportato un’affermazione di Mirjam Pinkhof: «molti vogliono dimenticare che la cultura degli ebrei della Shoah è una cultura di dolore e morte; molti vogliono dimenticare che la cultura degli ebrei della Shoah è la cultura di un popolo massacrato».
Noi di sucardrom crediamo azzardato un simile accostamento anche perché il Gruppo EveryOne non ha proposto di far diventare il Casilino 900 un memoriale per testimoniare la politica di segregazione, ghettizzazione ed esclusione attuata in Italia negli ultimi trent’anni. Anzi, il Gruppo EveryOne accosta Casilino 900 al quartiere rom Sulukule, in Turchia, risalente al XV secolo. Crediamo che Roberto Malini e tutto il Gruppo EveryOne debbano farsi un giro al Casilino 900 per rendersi conto della triste realtà.
Il vero problema è che le ragioni che spingono l’Amministrazione comunale di Roma a sgomberare Casilino 900 non sono propriamente umanitarie e rispettose della Carta dei Diritti dell’Uomo ma frutto di una politica securitaria che sbatte in strada famiglie intere. A Casilino 900 non dovrebbe proprio abitarci nessuno, al massimo un custode per mantenere e curare come memoriale quel insediamento simbolo del razzismo italiano.
Rimane il fatto che l’Amministrazione comunale non ha ad oggi ben definito dove saranno trasferiti i “regolari”, secondo alcune agenzie stampa sembra che si vogliano costruire nuovi piccoli “campi nomadi”. Gli “irregolari” finiranno in strada in barba alle tante dichiarazioni di esponenti del Partito Democratico, in questo senso ricordiamo l’intervento di Rosy Bindi all’ONU.
Vi è poi stata una polemica sull’utilizzo del termine “Rrom”. Dalle informazioni in possesso dell’Istituto di Cultura Sinta questo termine è sbagliato per definire gli abitanti di Casilino 900 che si autodefiniscono “Rom” o “Roma”. È poi da sottolineare che il termine “Rrom” è stato coniato da antropologi ed etnografi che studiavano un gruppo ben definito di Rom nella ex Yugoslavia per la pronuncia che hanno del etnonimo Rom; inoltre, questo termine, Rrom, è stato poi ripreso in Romania da appartenenti alla società maggioritaria per differenziare i Cittadini Rom dagli altri Cittadini. Quindi è quanto mai discutibile ad oggi utilizzare tale termine per i Rom che vivono in Italia.
(in foto il Casilino 900 è definito dai quadratini rossi, sulla destra ci sono gli sfasciacarrozze romani)

lunedì 24 marzo 2008

Pescara, un Rom in Consiglio comunale si fa blog

Perché candidare un Rom al Consiglio comunale di Pescara? Per la minoranza rom abruzzese è la dimostrazione della volontà di una partecipazione attiva, propositiva e positiva alla vita politica, sociale, culturale ed economica dalla città. E' una strategia per porre all'attenzione dei cittadini e della politica la condizione di emarginazione e di esclusione della minoranza rom.
Per un partito politico candidare un Rom al consiglio comunale le motivazioni sono tante, le più evidenti possono essere:
1) la legalità e la giustizia, tanto richiesta dai cittadini, si basa su una politica che non discrimina;
2) la partecipazione attiva, propositiva e positiva dei componenti di una minoranza alla vita politica, sociale e culturale della città è un elemento indispensabile per la non discriminazione;
3) la costruzione di una interazione attiva con la minoranza Rom è utile alla Città
La volontà di candidare un Rom al Consiglio Comunale di Pescara è la risposta ad una ipocrita volonta politica che viola le norme ed i principi fondamentali nei confronti delle persone Rom, tale che qualche persona Rom per sfuggire alla discriminazione razziale è stata costretta a inoltrare la richiesta del cambio del cognome. Fatto gravissimo.
A seguito di questa gravissima condizione della minoranza rom a Pescara la Coop. Officina ha promosso una iniziativa per la costituzione di un comitato composto da persone rom e non con l'obiettivo di candidare una persona Rom alla elezione amministrativa del 2008 del Consiglio Comunale di Pescara, comitato che è stato costituito nel mese di gennaio 2007.
Le finalità del comitato non erano indirizzate solo a candidare una persona Rom in una delle tante liste presenti ad ogni elezione amministrativa, ma a costruire un laboratorio di partecipazione attiva e propositiva dei rom alla vita politica della città. Continua a leggere nello spazio web: http://nazzareno.splinder.com/

Milano, si litiga sullo sgomero dei Rom

Si accende lo scontro politico sull'eventuale sgombero del grande “campo nomadi” di via Bovisasca a Milano e le eventuali soluzioni da trovare per gli sfollati.
“Si stabilisca una volta per tutte se quei rom possono restare: se hanno questo diritto, è compito anche del Comune di Milano garantirlo, se non hanno nessun diritto di restare, allora vanno espulsi perché non hanno il diritto di stare nemmeno in nessun altro Comune della Provincia di Milano”.
Così il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati che ha risposto al vicesindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Riccardo De Corato che aveva avanzato la possibilità che “le 200 donne e i 280 bambini” che oggi vivono nella baraccopoli potessero essere ospitati “in stabili del demanio statale o militare”.
"Ma a oggi - ha sottolineato De Corato - non sono ancora arrivate risposte, pur avendo bussato a tante porte, dallo Stato alla Provincia, che pur dispone di proprietà che potrebbe mettere a disposizione". Il vicesindaco conclude che “il tempo però stringe perché nel giro di una decina di giorni il campo della Bovisasca sarà liberato, visto che quella è un'area pericolosa”.
Noi di sucardrom rileviamo che l’atteggiamento del Comune di Milano sembra migliorato negli ultimi mesi, sottolineiamo però che l’Amministrazione comunale continua a voler perseguire la strada della distruzione delle famiglie rom: donne e bambini nei centri, uomini e ragazzi si arrangino. È davvero strano che un’Amministrazione di centro-destra abbia un concetto così distorto di famiglia.

Russia, allarme razzismo

Era una donna immigrata e questo è stato sufficiente per ucciderla. Un gruppo di giovani skinheads ha tagliato la gola ad una donna del Tagikistan davanti a terrorizzati passanti lungo una strada di un quartiere a nord di Mosca.
"Un omicidio a sfondo razziale" scrivono i giornali russi. Dall'inizio dell'anno, nella sola Mosca, sono stati 40 le aggressioni xenofobe ma secondo il centro studi umanistici Sova, in tutta la Russia gli attacchi in questi ultimi tre mesi sono stati oltre un centinaio con un bilancio di 17 morti e 92 feriti, di cui alcuni gravi. Le statistiche del 2007 non sono ancora state aggiornate, ma nel 2006 ci sono state oltre 539 aggressioni, con 54 morti: un aumento del 17% rispetto all'anno precedente.
Le bande di skinheads e neonazisti li chiamano spregiativamente "neri". Sono gli immigrati provenienti dalle repubbliche ex sovietiche, vittime predestinate della violenza razzista delle 50.000 teste rasate o dei neohitleriani che prosperano soprattutto a Mosca, a San Pietroburgo e nelle principali città russe.
La violenza xenofoba in Russia sembra un cancro che le autorità non riescono a debellare. Quattro anni fa un gruppo di skinheads armati di mazze da baseball, catene e coltelli, attaccarono brutalmente tre immigrati tagiki a San Pietroburgo. Una bambina di 9 anni, colpita 11 volte, morì tra le braccia di suo padre. In ognuna delle case degli imputati, anche nell'appartamento del principale responsabile del crimine - appena un 14enne - gli agenti trovarono scritti neonazisti. Sempre a San Pietroburgo, quattro mesi prima, una piccola rom di sei anni fu picchiata a morte fuori da una stazione ferroviaria.
La Pravda online, il 2 aprile scorso, diede notizia dell'apertura di un'inchiesta sulla morte di un'altra vittima della violenza razzista, un giovane antifasista di 17 anni, pestato a morte da sette skinheads a Izhevsk, capoluogo della Repubblica di Udmutria, 1.200 chilometri a sud-est di Mosca. "Le forze dell'ordine - scrisse la Pravda - hanno fermato quattro giovani di età compresa tra i 17 e i 20 anni sospettati dell'aggressione".
Ma le cronache più recenti sono piene di episodi simili ugualmente drammatici. A metà maggio scorso, uno studente ebreo fu accoltellato a morte sotto casa a San Pietroburgo. Studiava biologia all'università della città ma insegnava anche presso un liceo privato ebraico e questo, il gruppo antisemita che lo ha aggredito, non lo sopportava. Lo hanno colpito con 12 coltellate; la madre ha scoperto il cadavere del figlio nell'androne del portone dove abitavano.
A febbraio, appena un mese e mezzo fa, le vittime di omicidi a sfondo etnico erano state sei nel giro di una settimana, quasi un morto al giorno. Tra le vittime, un kirghizo - del Kirghizistan - che lavorava in un supermercato e un altro giovane azero - dell'Azerbaijan - entrambi accoltellati a morte per le strade di un quartiere a sud-est di Mosca. Non avevano altra colpa che essere degli immigrati.

Lamezia Terme (CZ), cittadinanza di carta

«Noi tutti vorremmo che non si parlasse più del campo Rom di Scordovillo, perché vorremmo che non esistesse una realtà del genere: non vogliamo essere chiamati “zingari” ma col nostro nome e cognome». Questi i desideri di Massimo Berlingeri, giovane di etnia Rom, da qualche anno operaio della cooperativa Ciarapanì che insieme ad altri operatori dell'azienda guidata da Marina Galati ha realizzato il libro "Rom cittadinanza di carta".
Una ricerca condotta fra i Rom che vivono ormai in forma stanziale sul territorio, sia all'interno del campo sia nei diversi quartieri della città alloggiati nelle case popolari.
Massimo Bevilacqua , anche lui Rom ed operaio della Ciarapanì, ha spiegato che la popolazione rom è costituita da 83 famiglie, in tutto 631 persone di cui 390 abitano a Scordovillo, i restanti sono sparsi negli alloggi assegnati dal Comune. L'80% dei bambini frequenta la scuola, mentre il 30% di tutta la popolazione di etnia Rom ha avuto problemi con la giustizia. Una recente indagine ha accertato pure che le famiglie non sono più numerose come prima, soprattutto le coppie giovani si limitano ormai ad aver uno o due figli.
Marina Galati, presidente della cooperativa, ha rimarcato che quello compiuto con i Rom è un cammino in pieno svolgimento, col libro si è voluto lanciare l'ennesimo messaggio alla città su una questione scottante ed irrisolta da anni. L'auspicio è che i Rom possano essere veri cittadini a pari dignità degli altri, non espressione di una cittadinanza fittizia, solo sulla carta.

venerdì 21 marzo 2008

Pasqua 2008

Speranza di vita

Io ti darò
le mani.
Tu mi affiderai
le tue.

Forse,
un grande girotondo
salverà i bambini e i popoli
di tutto il mondo.

(Maria Angela Zecca)

giovedì 20 marzo 2008

Mahalla, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo

Notizie da MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo. Iscriviti alla news letter settimanale, scrivendo a sivola59@yahoo.it.

Ungheria del 25/02/2008 @ 09:08:25 - Da European Jewish Congress Il Parlamento ungherese ha votato una legge contro le affermazioni razziste. Secondo la nuova legge votata lunedi' scorso, l'uso di discorsi razzisti e' punibile con sino a due anni di prigione. "Offendere qualcuno pubblicamente con espressioni riferite al s...

Slovacchia del 26/02/2008 @ 09:20:01 - Da Slovak_Roma Il prodotto nazionale lordo della Slovacchia e' cresciuto del 14% nell'ultimo quadrimestre del 2007, ma pure la disoccupazione sta crescendo per la prima volta.. "E' un fenomeno interessante. Finalmente gli investitori hanno preso il toro per le corna, ma stanno cercando impiegati invano,"...

Spedizioni punitive contro campi nomadi del 27/02/2008 @ 08:53:02 - AGI News On I ROS DEI CARABINIERI: "ESTREMISTI DI DESTRA DELLA ROMA E DELLA LAZIO" "E' un gruppo riconducibile agli ambienti dell'estremismo di destra e delle tifoserie calcistiche ultras della capitale sia della Roma sia della Lazio". Cosi' il colonnello Mario ...

Svizzera del 28/02/2008 @ 09:21:44 - Gli aborigeni australiani hanno recentemente ricevuto le scuse del governo di Canberra per le discriminazioni del passato. Una vicenda che ricorda quella degli Jenisch, il popolo nomade della Svizzera. Originari soprattutto dall'Europa dell'Est, gli Jenisch sono stati riconosciu...

Tutti i piccoli sogni di Scordovillo in un film di Francesco Pileggi del 01/03/2008 @ 09:38:07 - Da Lameziaweb Un film che racconta i Rom di Scordovillo grazie anche al contributo dell'amministrazione comunale di Roma. Determinante anche il sostegno del Comune lametino che ha patrocinato l'opera nata nell'ambito de "Il teatro che non c'era", il laboratorio gratuito voluto dal Comune per i giovani aspiranti attori della citta' e dell'hinterland. "Quando ho chiesto ad alcuni rom quali fossero i loro sogni, mi hann...

Antica Sartoria Rom del 02/03/2008 @ 09:07:04 - Antica Sartoria Rom Cooperativa Sociale a r.l. 952, via Nomentana, 00137 Roma Partita Iva e Codice Fiscale: 08962791003 Tel.: 3392357366 – 3887437524 Martedi' 4 marzo 2008 alle 12.00 Presso La Citta' dell’Altra Economia (largo Dino Frisullo, ex Mattatoio)...

L'ultimo nemico pubblico: I rom romeni del 03/03/2008 @ 09:01:18 - di Nando Sigona * [postmaster@osservazione.org] pubblicato su OsservAzione Della sicurezza perduta "Prima dell'entrata della Romania nell'Unione Europea, Roma era la capitale piu' sicura del mondo... Bisogna riprendere i rimpatri". Era inizio novembre e l'allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, non faceva prigionieri e identificava senza esitazione i colpevoli dell'ondata di criminalita' che stava allarmando i cittadini della capitale. La tragica morte di Giovanna Reggiani a seguito della brutale aggressione da parte di un cittadino romeno aveva scosso profondamente la citta'. Il governo, che si apprestava a varare il t...

PICUM newsletter del 04/03/2008 @ 09:03:01 - E' uscito l'aggiornamento di febbraio 2008 di PICUM.org con le notizie e l'evoluzione politica riguardanti i diritti sociali fondamentali degli immigranti non documentati in Europa. Disponibile...

Bambini Rom costretti a mendicare del 05/03/2008 @ 09:04:31 - Di Roberto Malini I rom non posseggono nulla, vivono all'addiaccio, sono emarginati, discriminati, temuti. I bambini rom, nei rari casi in cui e' consentito loro di accedere all'istruzione, vengono vessati, insultati e derisi dai compagni; non di rado sono vittime di violenza. Le leggi del popolo rom condannano ogni forma di viol...

Anche i Rom sono cittadini europei del 06/03/2008 @ 09:19:36 - Per il ministro rumeno degli affari esteri, Adrian Cioroianu, il problema dei Rom riguarda anche l'Europa D.S. Mie'ville - mercoledi' 5 marzo 2008 Adrian Cioroianu, ministro rumeno, era martedi' di passaggio a Ginevra. Ha precisato in questa intervista a Le Temps la posizione del sue paese a proposito della libera circolazione delle persone e del problema dei Rom...

Bruxelles: i rom esclusi dal processo politico che riguarda le loro sorti del 08/03/2008 @ 09:35:42 - Ricevo da Maria Grazia Dicati Mentre in Italia per le elezioni politiche ed amministrative le minoranze Rom sono ignorate sia dai programmi elettorali, sia dalle liste dei candidati, dall'Europa arriva una denuncia molto chiara. Non si puo' avere una strategia europea per i rom efficace senza che i rom stessi siano nella sua de...

Finlandia del 11/03/2008 @ 20:39:22 - Da Helsingin Sanomat "L'istruzione per i Rom e' la chiave di tutto", ha detto Andrezej Mirga, Consigliere Anziano per le Tematiche Rom dell'Organizzazione della Sicurezza e Cooperazione in Europa, giovedi' durante una visita ad Helsinki. Mirga e' in Finlandia per conoscere la situazione dei Rom in Finlandia, come pure...

Francia del 12/03/2008 @ 15:23:36 - In corrispondenza col primo turno delle elezioni municipali, il 59% dei sindaci uscenti si dichiara sfavorevole all'accoglienza della Gens du voyage sul loro comune. Pertanto, dal 2000, la legge Besson (n°2000-614 del 5 luglio 2000) obbliga tutti i comuni a realizzare aree di stazionamento ed a rispondere ai bisogni abitativi nella loro politica locale d'urbanesimo. La Commissione nazionale consultiva per i diritti dell'uomo (CNCDH) ha appena pubblicato uno studio che conferma l'urgenza di agire. In otto anni, solamente un quarto dei posti di acc...

Lettonia del 15/03/2008 @ 09:19:38 - Da Baltic_Roma I neonazisti a Riga, secondo il locale giornale in lingua russa "Telegraf" del 4 marzo, stanno attaccando i Rom con regolarita' che aumenta. Benche' n neonazista sia stato arrestato all'inizio del mese ed accusato di aver attaccato due ragazze Rom, la maggioranza di questi atti rimane senza investigazione perche' la maggior parte dei Rom non vuole contattare la polizia...

Slovacchia del 16/03/2008 @ 08:58:33 - Da Roma_Francais "All'inizio, alcuni vengono a volte piedi nudi in pieno inverno, ma dopo alcuni mesi di scuola, l'atteggiamento dei genitori evolve ed i bambini arrivano vestiti propriamente". Marko Urdzik, robusto direttore del Centro rom di Lipany, non sa "come misurare i progressi quando si parte da cosi' in basso", ma ha una certezza: "l'educazione dei piu' piccoli e' il solo mezzo di migliorare le cose" per la comunita' rom di Slovac...

mercoledì 19 marzo 2008

Milano, per Bovisa un'assemblea dei cittadini, Rom compresi

Questa mattina Vigili Urbani accompagnati da ruspe e camion si sono presentati al "campo" occupato da famiglie Rom in via Bovisasca per un’operazione definita di “alleggerimento e messa in sicurezza dell’area”. Un’operazione che ha spostato una parte delle baracche dei Rom all’altro lato del campo - lasciando sostanzialmente invariata la situazione esistente.
Ma la notizia è un’altra. È l’assemblea che ieri sera si è svolta alla Biblioteca Bovisa-Dergano, a poche centinaia di metri dall’insediamento in questione. Partecipata, preoccupata ma civile. Così è stata l’assemblea, che ha visto raccolti circa 150 abitanti del quartiere Bovisa, periferia nord di Milano, per discutere del degrado del quartiere e della convivenza con la comunità Rom che si è insediata su un terreno dismesso ma pesantemente inquinato.
Il momento di confronto, indetto da tre associazioni di quartiere (Associazione "Luca Rossi" per l’educazione alla pace e all’amicizia tra i popoli, Bovisa verde e Centro Culturale Multietnico "La Tenda") ha visto partecipare molte realtà presenti localmente.
A cominciare dai gruppi cattolici direttamente impegnati nel campo Rom (Valerio Pedroni per i padri Somaschi e sr. Claudia Biondi della Caritas), passando per scrittori, architetti, insegnanti, iscritti a partiti o gruppi politici, esponenti di comitati locali (Bovisa anti degrado), consiglieri di zona, comunali e provinciali. Ma anche un sacco di cittadini qualsiasi. E per finire un gruppo di rappresentanti della comunità Rom al centro dell’incontro, cosa che raramente si vede in queste occasioni.
La discussione, ampia e approfondita, si è soffermata in particolar modo sulla consapevolezza del doppio problema che tale situazione comporta. La presenza di un importante baraccopoli (abitata da parecchie centinaia di persone), che da sola sarebbe in grado di mettere in crisi qualsiasi comunità urbana, e la sfortuinata scelta, fatta dalle famiglie Rom, del terreno su cui insediarsi (probabilmente uno dei più pesantemente inquinati della zona) che rende estremamente pericolosa (prima di tutto per loro stessi) la permanenza.
La soluzione, secondo gli intervenuti, è molto distante dalla politica degli sgomberi ciechi (particolarmente richiesti in periodo pre-elettorale) e passa attraverso un coinvolgimento sinergico di tutte le realtà coinvolte: politiche, amministrative, di volontariato, culturali e associative, anche locali. La drammaticità delle condizioni del campo rendono urgente un intervento. Ma, data la complessità del problema, è impensabile che tale soluzione possa essere rappresentata da una stretta repressiva, magari sostenuta da realtà che rifiutano il dialogo e sfruttano strumentalmente il disagio dei residenti.
L’incontro si è chiuso con l’invito, da parte della biblioteca, ad approfondire la conoscenza della cultura Rom attraverso lo spettacolo “Rom cabaret” di Dijana Pavlovic, che verrà presto messo in scena presso la stessa biblioteca. Solo la preoccupazione dell’imminente sgombero dell’area (che i più informati già prevedevano come “dimostrativo”) turbava il clima di responsabile collaborazione. La presenza di alcune cittadine e cittadini questa mattina al momento dell’operazione di “alleggerimento” è invece servita anche ad “alleggerire” una possibile tensione tra i Rom e il quartiere - e l’impegno ad un comune lavoro per meglio affrontare questa “strana“ convivenza.
Associazione "Luca Rossi" per l’educazione alla pace e all’amicizia tra i popoli, Bovisa verde, Centro Culturale Multietnico "La Tenda"

Il corriere perde il pelo ma non il vizio

Domina l’incredulità di fronte al razzismo palese sbattuto in home page del sito del Corriere della sera. «Dijana Pavovic, la prima zingara onorevole?» si chiede il quotidiano di Milano, storpiando anche il nome ma correggendolo in seguito della candidata rom alle elezioni politiche sulla lista della Sinistra Arcobaleno.
«Dopo la pornostar Cicciolina, il transgender Luxuria, arriva una nuova candidatura provocatoria per il parlamento italiano: la zingara. Dijana Pavlovic, serba e romni [donna di etnia rom], attrice e mediatrice culturale è, infatti, la numero 8 della lista della Sinistra Arcobaleno alla Camera» si legge nell’articolo di Nino Luca. Non resistiamo a pubblicarne il seguito, che non risparmia alcuno stereotipo su “zingari” e dintorni.
«Il comitato nazionale rom e sinti ha chiesto a tutti i partiti italiani di candidare un suo rappresentante. La Sinistra Arcobaleno è stata l’unica a rispondere», spiega Dijana. «Ma di certo, mai mi sarei candidata con Berlusconi o con Veltroni. Non mi sarei messa in lista con chi vuole “patti di sicurezza” o con chi vuole cacciare via dal Paese chi è diverso».
Ama la sua gente, 31 anni, non ha figli. Strano per una rom: «Ho posticipato l’evento. Ho studiato e mi sono laureata. Ma adoro i bambini. Ci lavoro tutti i giorni». E allora la provochiamo: «Se avessi dei bambini li manderesti a chiedere l’elemosina? Certo se avessi problemi economici,– ci risponde – e se mi trattassero male come oggi vengono trattati gli “zingari”, allora non mi farei scrupoli. Ora però ho un solo obiettivo. Andare in Parlamento per cercare di risolvere le problematiche dei rom e con loro difenderò i diritti di tutti gli italiani».
Per strada canta, beve alla fontana, gioca con la gente, chiede il voto per la sua lista e ottiene sorrisi. Quando vuole leggere la mano qualcuno scappa. Poi si avvicina una rom romena che le chiede l’elemosina e allora coglie l’occasione per spiegarci i problemi dei rom di via Triboniano e di quelli che vivono a Sesto San Giovanni: «Da più di un anno vivo con loro nelle baracche, nel fango sotto la pioggia e vedo le donne partorire per strada. Posso assicurare che ci sono anche i rom buoni, quelli onesti, come me. E sono la maggioranza». E se ne va, in attesa di conoscere Fausto Bertinotti, venerdì 14 alla presentazione al teatro Smeraldo, decisa a giocarsi le sue chances.

Milano, cityrom si è fatto blog

È un dato di fatto che a Milano il numero dei senza fissa dimora, degli abitanti delle baraccopoli e degli occupanti abusivi sta aumentando notevolmente. L’emergenza casa riguarda diverse fasce di popolazione: persone con problemi di esclusione sociale dovuti a sopraggiunte difficoltà socio-economiche o a disagio psichico, profughi, immigrati appena arrivati in città, nelle prime fasi del loro percorso di integrazione e, in particolare, di questi tempi, cittadini dell’Europa dell’est di etnia rom. Quest’ultima categoria di migranti rappresenta oggi la popolazione più numerosa dei così detti “campi nomadi autorizzati” e degli insediamenti illegali (baraccopoli, edifici occupati), che costituiscono un grande problema, affrontato per lo più in modi inadeguati e inefficaci, su tutto il territorio italiano.
A Milano, in particolare, la condizione abitativa delle famiglie di immigrati rumeni di etnia rom giunti in città negli ultimi dieci anni, costituisce una grave emergenza umanitaria.
Considerati, a torto, “nomadi” (i Rom presenti in Italia, e in particolare i rom rumeni, nei loro paesi di origine erano stanziali) si è pensato, fino a oggi, che la risposta abitativa adatta alle loro particolari esigenze socio-culturali, fossero i “campi temporanei attrezzati”, che hanno rappresentato l’unica alternativa agli insediamenti abusivi – insufficiente e assolutamente al di sotto degli standard abitativi legali – offerta dalle istituzioni, secondo una politica di solo ordine pubblico.
Sebbene dopo essere emigrati siano costretti a muoversi da un insediamento all’altro in cerca di una sistemazione sicura, mimetizzandosi e disperdendosi nelle pieghe invisibili e marginali della città, ciò che caratterizza i migranti di etnia rom non è il loro nomadismo. Essi si differenziano dalle popolazioni delle ondate migratorie precedenti per due aspetti fondamentali: da una parte il fatto che costituiscono una minoranza etnica che ha vissuto nei paesi di origine e continua a vivere nei paesi in cui emigra, ai margini della società, in condizioni di esclusione e discriminazione. Dall’altra il fatto che emigrano muovendosi con l’intero nucleo famigliare (mentre negli altri casi di solito partono per primi singoli individui che, una volta create le condizioni adatte, sono raggiunti dal resto della famiglia). È da questi due fattori principali che ci sembra sia necessario partire per affrontare il problema abitativo e di integrazione di questa particolare ondata di immigrati.
Il progetto CITYROM mira a superare il fallimento evidente delle politiche locali e nazionali riguardo la condizione abitativa dei rom e a cercare di individuare un diverso modello urbanistico e socio-politico di accoglienza e integrazione di queste popolazioni escluse dal mercato delle abitazioni urbane.
Il modello che si intende studiare e’ quello di un sistema policentrico di luoghi di accoglienza distribuiti sul territorio della città (Milano), costruito riprogettando strutture dimesse, abbandonate o fatiscenti di proprietà pubblica per ottenere spazi di medie e piccole dimensioni in grado di ospitare temporaneamente un numero ridotto di utenti. Luoghi dove sperimentare diversi modi di abitare, che fungano nello stesso tempo da spazi per la residenza temporanea di singoli individui e famiglie e da erogatori di servizi per l’integrazione degli ospiti, di chi abita ancora nei “campi” e di chi si trovi in difficoltà sociali, economiche e abitative. Un sistema di isole di accoglienza e di servizio che, evitando le concentrazioni-ghetto, siano piuttosto interfacciate con la città. Che offrano funzioni e servizi diretti agli abitanti dei quartieri limitrofi (campi sportivi, biblioteche, laboratori di formazione professionale, spazi per l’intrattenimento e la cultura, ecc.), gemellandosi con le reti sociali già attive sul territorio (prima fra tutte quella della scuola). Che avviino un processo di inclusione sociale di chi è senza casa, di chi vive nelle baraccopoli abusive e nei “campi nomadi”, con lo scopo di consentire loro di accedere all’offerta, pubblica e privata, delle abitazioni urbane, come tutti i cittadini milanesi, superando la logica dell’emergenza e della temporaneità. Un sistema che risponda oggi all’emergenza abitativa di queste ultime ondate migratorie a Milano – in particolare quelle dei cittadini europei di etnia rom – ma che sia anche in grado in futuro di rispondere all’emergenza abitativa di altre popolazioni con problemi di esclusione sociale.
Il blog è l’ archivio di CITYROM: raccoglie materiali della ricerca (testi, immagini e materiali audiovisivi prodotti dal laboratorio multiplicity) e una selezione di articoli, saggi e link. È aperto alla discussione con chi è interessato a questi temi.

Pescara, presentata la candidatura di Nazzareno Guarnieri

Ieri mattina a Pescara alla presenza di tanti cittadini, della la stampa locale, di tutti candidati alle liste Pescara Futura e Udc, nella sede del comitato elettorale il candidato sindaco UDC, Carlo Masci (in foto), ha presenta la lista elettorale PESCARA FUTURA.
Tema forte è per Pescara Futura l'attenzione alle minoranze con la candidatura di Nazzareno Guarnieri. Carlo Masci si aspetta molto dalla sua candidatura e dichiara: "La città ha bisogno di un cambiamento radicale, in cui nessuno si senta ultimo e anche chi non ha santi in paradiso trovi spazi di partecipazione attiva. Noi non cerchiamo il voto dei Rom, siamo consapevoli che per raggiungere risultati veri ed utili a tutti i cittadini bisogna fare scelte coraggiose, lo abbiamo fatto con la candidatura al consiglio comunale di Pescara del rom Nazzareno Guarnieri. Sarebbe bello eleggere un Rom al consiglio Comunale, bello ma soprattutto utile per la città, perchè l'esperienza di Nazzareno ci aiuterebbe a dialogare e a tessere rapporti nuovi con la minoranza Rom che Pescara è molto diffusa. È un po’ la missione che il consigliere aggiunto, Latifa Belkacem, ha svolto molto bene con gli extracomunitari, bisogna interpretare correttamente questa sua scelta che, altrimenti, potrebbe prestare il fianco a polemiche strumentali".
Dopo il suo intervento, dei tanti candidati di Pescara Futura, nel giorno della presentazione, uno è quello che il candidato sindaco Carlo Masci chiama a parlare, è Nazzareno Guarnieri: "Il sindaco uscente del Comune di Pescara non ha lavorato sul sociale, ha ignorato la realtà ed i bisogni della minoranza Rom presente a Pescara, noi Rom siano stati esclusi da tutto, e finchè siamo emarginati non siamo responsabili di nulla. La mia proposta politica non è solo una sfida ma un laboratorio politico per la partecipazione responsabile della minoranza Rom alla vita della città. L'equazione Rom uguale delinquente deve finire. Nessuna difesa della illegalità. La sicurezza e la legalità, tanto enfatizzate, si concretizzano con la partecipazione attiva e le giuste scelte di politica sociale, culturale ed economica."
Un dettagliato programma per la campagna elettorale di Nazzareno Guarnieri è stato predisposto con la collaborazione di amici Rom e non, tra cui un giovane professionista Rom della provincia di Pescara esperto di comunicazione.
Un appello per la richiesta di contributi per le spese della campagna elettorale è rivolto da Nazzareno Guarnieri a chi condivide questo laboratorio politico: "spero in un piccolissimo aiuto da molti". Si possono inviare contributi attraverso un versamento sul bollettino postale c/c n. 69996767, intestato a Officina soc. Coop. oppure bonifico bancario al codice IBAN: IT76L0760115300000069996767 intestato a Officina soc. coop.

Reggio Calabria, razzismo contro i Rom

L’operazione di equa delocalizzazione delle famiglie Rom in questi giorni, viene ostacolata, ancora una volta, dal razzismo di un gruppo di cittadini reggini che reputandosi “superiori” ai Rom ritengono un loro “diritto” protestare per l’inserimento di una famiglia rom nel proprio condominio.
Difatti dei cittadini avendo appreso che il Comune, pochi giorni fa, ha acquistato un alloggio nel proprio condominio per assegnarlo ad una famiglia Rom del “208”, hanno scritto una lettera di protesta al Sindaco ed al Prefetto avviando in questo modo una energica opposizione a questa assegnazione.
Nella lettera questi cittadini portano come propria motivazione che l’assegnazione dell’alloggio ad una famiglia “nomade” sarebbe di “turbativa” per le persone anziane che abitano nel condominio, che i “nomadi” li avrebbero derubati più volte e che questa presenza causerebbe la svalutazione economica dell’immobile.
Addirittura queste persone come nel caso di un “diritto” da esigere sostengono di essere pronte allo sciopero della fame e a consegnare le schede elettorali nel caso in cui il Comune proceda all’assegnazione di questo alloggio alla famiglia rom.
È necessario, a nostro parere, che si faccia chiarezza sulla natura di azioni di questo genere che vengono poste in essere frequentemente ai danni della comunità Rom e di tutta la collettività.
Questa iniziativa non solo non è un “diritto” ma ,ai sensi degli articolo 2 e 3 del Decreto legislativo n. 215 del 9 luglio 2003 (con il quale l’Italia ha recepito la direttiva comunitaria 2000/43/CE del Consiglio , del 29 giugno 2000 sulla parità di trattamento fra le persone indipendentemente dall’origine etnica ) questo è un atto di discriminazione diretta che riguarda l’accesso all’alloggio e che pregiudica il diritto dei Rom ad una parità di trattamento in questo settore. Secondo il decreto legislativo contro questo atto discriminatorio è possibile agire in giudizio al fine di tutelare il diritto che è stato leso.
Questo quadro legislativo in materia di discriminazione che ha origine dalla comunità europea è stato determinato dalle gravi conseguenze sociali che vengono generati dagli atti di razzismo e quindi dalla consapevolezza raggiunta a livello europeo che per favorire lo sviluppo della società è necessario contrastare il razzismo.
Difatti il fenomeno della discriminazione nel settore dell’alloggio posto in essere verso i Rom, verso altre etnie e verso le famiglie povere ha causato nella nostra città (come pure in altre città) la nascita dei ghetti urbani di Archi Cep, del “208”, di Ciccarello e di Arghillà.
Queste “strutture” sociali che costituiscono il serbatoi dei “poveri” e degli “indesiderati” con i quali si separa questa parte dei cittadini dalle classi sociali ritenute “superiori”, nei fatti hanno costituito e costituiscono ancora un grave danno per la città perché hanno escluso dallo sviluppo sociale una parte dei cittadini e hanno generato fenomeni di degrado e di devianza.
Nel caso dei cittadini Rom, la tendenza alla loro segregazione è molto chiara visto che mentre si continua a dichiarare che non si vogliono inserire nella società, in realtà è una parte dei cittadini che li discrimina in diversi modi e soprattutto, come in questo caso, fa di tutto per evitare la convivenza con loro.
Il veicolare il messaggio che la convivenza con le famiglie Rom nello stesso condominio comporta dei fastidi risponde alle falsità di cui si autoalimenta il razzismo. In realtà le famiglie rom che vivono in dislocazione nei condomini in diversi quartieri della nostra città hanno istaurato un rapporto del tutto normale con i vicini di casa e questi non hanno mai dichiarato alcun disagio causato da questa convivenza. In questi condomini si sono sviluppati dei buoni rapporti tra cittadini rom e non-rom , si è realizzato un reciproco arricchimento delle due parti e inoltre è stato avviato concretamente il superamento dei pregiudizi.
L’invito che l’Opera Nomadi rivolge a questi cittadini che hanno avviato la protesta è di abbandonare queste posizioni discriminatorie e di accogliere la famiglia rom, in quanto questa convivenza non solo non arrecherà loro alcun danno ma sarà motivo di sicuro arricchimento sociale per tutti i condomini. L’equa dislocazione delle famiglie Rom rappresenta un prototipo di comunità che permette di sviluppare quel potenziale di socialità tra i cittadini di ogni ceto sociale e di ogni etnia che è il vero motore per il miglioramento di una comunità. di Antonio Giacomo Marino, Presidente dell’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Reggio Calabria

martedì 18 marzo 2008

Settimana di Azione contro il Razzismo

Il 21 marzo 1960 nella città di Sharpeville, in Sudafrica, la polizia sudafricana aprì il fuoco uccidendo 70 manifestanti che protestavano pacificamente contro le leggi razziste emanate dal regime dell’apartheid. Il 13 dicembre 1967 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarò quella data Giornata Internazionale contro qualsiasi forma di razzismo e di discriminazione.
In occasione di questo anniversario, Sucar Drom invierà ai Prefetti, ai Procuratori della Repubblica, ai Questori, ai Comandanti dei Carabinieri, ai Presidenti delle Province e ai Sindaci del Nord Italia rapporti e documentazione per la lotta al razzismo. Sucar Drom aderisce alla campagna United Against Racism.
Nel 2008 – dichiarato Anno Europeo del Dialogo Interculturale – la lotta a qualsiasi razzismo e l’impegno per la creazione di una società multietnica e interculturale assumono un peso ed un valore ancora più grandi. L’Anno Europeo deve essere un’occasione per focalizzare l’attenzione della società, dei mass media e delle istituzioni sulla necessità del confronto, della reciproca conoscenza e dello scambio fra culture per rimuovere i pregiudizi e gli stereotipi che sono alla base del razzismo.

“Intoccabili”, anteprima del documentario “i Rom in Italia”

“Intoccabili” è un progetto per La7 nato dalla collaborazione tra Interferenze e l’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, Dipartimento Diritti e Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Con questo programma si vuole fornire uno spaccato della vita quotidiana delle popolazioni Rom, per far emergere, attraverso esperienze positive di integrazione, quanto forte sia in loro la volontà di riscatto sociale e di rifiuto della marginalità in cui sono relegati.
Giovedì 20 marzo 2008, alle ore 11.00 nel “campo sosta” de La Monachina (13° Km Aurelia – uscita via della Monachina - Roma), il documentario “I Rom in Italia” sarà presentato in anteprima ai giornalisti e alla stampa specializzata. L’inchiesta, che andrà in onda su La7 il 22 marzo 2008 alle ore 23.15, sarà poi trasferita su un DVD e distribuita dall'UNAR nelle scuole secondarie per promuovere una conoscenza vera delle tematiche connesse alla comunità Rom.
Per la partecipazione all’anteprima del 20 marzo, sarà messa a disposizione dei giornalisti una navetta per il trasporto al campo Rom, presso la fermata Cornelia della Metro A (davanti McDonald’s), alle ore 10.15.
I giornalisti interessati a partecipare all’anteprima possono contattare l’UNAR telefonicamente al numero 06.67792267 o via mail all’indirizzo: antidiscriminazioni@pariopportunita.gov.it, confermando la propria partecipazione e specificando se desiderano usufruire della navetta per la trasferta.

lunedì 17 marzo 2008

Peppe Collu, u baro Rom

“Tu ikandan e ludza, Andar mrno ilo” (Tu hai gettato i fiori nel mio cuore), da Aforismi di Rasim Sejdic. Il 5 di ottobre di tre anni fa se ne è andato Peppe Collu per anni referente regionale dell’Opera Nomadi in Sardegna. Giovanni Oliva ripropone il ricordo che ha scritto qualche tempo fa per lui su una rivista algherese. In foto, scattata a Roma da Carlo Berini, da sinistra Bernardino Torsi, Maria Grazia Dicati, Peppe Collu, Mario Salomoni e Davide Gabrieli.

Dove sarà in questo momento Peppe? Se ne è partito improvvisamente, come altre volte, senza dire niente, ma questa volta per mondi più lontani. Ne conosceva già tanti e alcuni me li aveva fatti conoscere. Con le sue antenne sensibili, rivolte ai segnali dei popoli, per raccogliere gocce di nettare da fiori multicolori, per ascoltare la gente, bambini, giovani, adulti, donne e vecchi di altre terre, di altri campi verdi, sotto lo stesso cielo.
Umanità dell’età dell’oro, re senza servitori, amico dei poveri, artista libero, forgiatore d’oro, non aspettava che lo straniero bussasse alla sua porta, lui gli andava incontro per salutarlo “Benvenuto” (“ospite sacro” pensando fra sé) come per domandare “Hai qualche messaggio per me nella tua lingua?”
…Huye luna, luna, luna / Si vinieran los gitanos, / Harian con tu corazon / Collares y anillos blancos…(da Romancero gitano di Federico Garcia Lorca)
Algherese, nato, figlio di emigrante, ai confini del paese italiano, in un luogo dal nome doppio: Claino con Osteno, portato dai venti, navigando sempre a vela, Peppe s’era arruolato volontario fra le schiere di un popolo nomade che non riconosce confini, che ha un’identità senza documenti.
Uomo raro, diventerà leggendario, di lui si ricorderanno in tanti e altri ascolteranno raccontare, di notte intorno a un fuoco, scintille che si mischiano con le stelle, della sua vita, delle sue stravaganze. Come quando, in mancanza d’altro, preparava la zuppa di mare con acqua salata e un pezzo di scoglio o quando arrivava al campo dei rom all’alba del giorno di festa, a svegliare tutti, portando l’allegria, con una corona di foglie in testa.
Cappello nero a falde larghe, colbacco siberiano, sombrero bianco messicano, cappello afgano… Dolce apparizione, nelle stradine de l’Alguer vella, a cavallo di una bicicletta raccolta non si sa dove. Ascolteranno raccontare dei suoi viaggi, mai programmati troppo in anticipo. Improvvisamente partiva. Dov’è Peppe? Si chiedevano gli amici. E’ in pellegrinaggio a piedi in Spagna, in Marocco, invitato dai suoi amici a bere the alla menta al calar del sole. Raccogliendo anelli e collane di argento ai confini del deserto. Peppe è in Francia, a Saint Marie de la Mer, cantando, ballando e facendo il bagno in mezzo ai gitani, in India alla ricerca delle origini. Peppe è in giro per la Sardegna, sacco in spalla, cavaliere solitario, parlando romanesh con i romá ad un congresso internazionale, Peppe è a Roma…
Riempiva biglietti con parole in tre o quattro lingue differenti: spagnolo – ungherese – rumeno – indiano… e altre strane combinazioni. Traduceva documenti dallo slavo, leggeva giornali sconosciuti. Studiava le lingue non per accumulare erudizione ma per curiosità pura, per un divertimento, le comparava per raffrontare suoni, per raffrontare sentimenti, pensando alla gente, ai paesi, alle prossimità e alle distanze. E sempre ritornando alla sua famiglia eccezionale e ad Alghero. Utopista concreto senza illusioni. Si sente la mancanza di Peppe, in questi giorni sciagurati. Lo voglio ricordare con i fratelli arrivati dalla Bosnia (che sempre penseranno alle cioccolate calde della sua Maria, nelle albe più fredde), ignorati da tutta l’altra gente, alle nostre feste: Gurgevdan, Pasomilai, Vassili. Ferro arrugginito e gioielli in mezzo al fango nella pineta (maskar e borori). Ballava con tutti, se sentiva una musica gitana, il suo corpo reagiva. E ballava con i bambini, con le donne e con gli uomini. Come fa chi ama la vita. Lui non sarà fra quelli a cui si dirà: “Per voi altri abbiamo suonato il flauto e non avete ballato”, Matteo 11.17.
Per te abbiamo pregato in italiano e arabo, per te abbiamo cantato in spagnolo e romanesh. Abbiamo pianto per te, te ne sei andato con il tuo viso da bambino, con i baffi di un vecchio patriarca di Boemia, padre di tanti figli di tanti padri. Dicono che sembravi un re, di quelli che non hanno servitori.
Gelem gelem lungone dromençar / Maladilem bakhtalè romençar / A rromale!len kotar tumen aven /E caxrençar, bokhale chavençar / Ai rromalen ! Ai chavalen!
Queste sono le parole di una canzone che per molti romá è un po’ come un inno: Andando Andando lungo le strade, ho incontrato romá felici. Oh uomini da dove venite? Con le tende e i bambini affamati? Oh uomini! Oh bambini!
Aprimi padre celeste le nere porte che io possa rivedere la mia famiglia. Un’altra volta andrò per le strade e andrò girando con i romá felici. Oh uomini! Oh bambini!
Avevo una famiglia numerosa, me l’hanno sterminata quelli della lega nera (milizia nazi-fascista), tutti sgozzati, uomini e donne, in mezzo a loro c’erano piccoli bambini Oh uomini! Oh bambini!
Alzatevi romá (uomini liberi) è arrivato il momento, venite con me e con tutti gli uomini liberi del mondo. Labbra nere e occhi neri io amavo come l’uva nera. Oh uomini! Oh bambini!

Mantova, si chiude il "campo nomadi"

Da gennaio 2008 le 25 famiglie che abitano del cosiddetto “campo nomadi” stanno pagando al Comune le bollette di acqua ed energia elettrica che dal 1º aprile 2003 al 30 novembre 2005 non erano state mai notificate dagli uffici di via Roma.
Si tratta di quei 43.284,85 euro che una delibera della giunta, nel dicembre scorso, aveva condonato, salvo poi fare marcia indietro con la sua revoca. Ad annunciarlo ieri alla giunta è stato il dirigente dei servizi sociali Ernesto Ghidoni, incaricato a suo tempo di redigere un piano di rientro dal debito. «Le famiglie hanno già versato circa 13 mila euro» ha detto.
«Abbiamo messo a punto un piano su misura per ogni famiglia, dando loro 24 mesi di tempo, a partire da gennaio, per saldare il debito». Attualmente in viale Learco Guerra abitano 25 famiglie per un totale di circa 110 persone, bambini compresi. Qualcuna ha già saldato per intero il suo debito di luce e acqua, mentre altre potranno farlo a rate. Gli importi a carico di ciascun utente varia da poche decine di euro sino a 800 euro.
La giunta ha incaricato Ghidoni di presentare, entro il 15 aprile, un progetto che porti alla chiusura del “campo” e al trasferimento dei residenti o in appartamenti oppure in terreni agricoli (da acquistare) nei sedici Comuni del distretto sociale.In giunta ha relazionato anche il direttore generale del Comune, Maurizio Caristia, incaricato dall’amministrazione di scoprire perchè, tre anni fa, non furono inviati alle famiglie del campo gli avvisi di pagamento. «Abbiamo accertato - spiega il direttore - che gli avvisi non sono stati inviati solo negli ultimi due mesi del 2004 e fino al novembre 2005. Dal 1º aprile 2003 e fino ad ottobre 2004 abbiamo accertato che vi è stato un mancato controllo sulle persone che avrebbero dovuto pagare. Le responsabilità? E’ stato un problema organizzativo determinatosi all’interno degli uffici del Comune: la persona incaricata di seguire la pratica aveva scelto il part-time, poi era stata trasferita e nessuno si era più occupato della faccenda. Le registrazioni, però, delle presenze al campo c’erano e da lì siamo ripartiti per ricostruire la situazione debitoria delle singole famiglie e procedere, così, al recupero dei crediti».

UNESCO, "no ghetto" è on line

No Ghetto” è un magazine interattivo on line che tratta questioni relative alla diversità culturale e al dialogo destinato a giovani di differenti orizzonti culturali. Affronta tematiche prioritarie dell’UNESCO in materia di confronto, diversità e sviluppo (espressioni culturali e artistiche, AIDS e HIV, immigrazione e minoranze, storia, povertà, dialogo interreligioso, etc..).
Questo magazine si indirizza innanzitutto ai giovani dell’Africa e del mondo arabo, ma anche ai giovani dei Paesi industrializzati, soprattutto quelli vittime dell’esclusione e della discriminazione (popoli autoctoni, minoranze etniche o culturali, immigrati).
“No Ghetto” mira a coinvolgere e far partecipare questi giovani dando loro la parola sul vissuto quotidiano, sui loro sogni o problemi di fronte alla diversità. Può costituire un trampolino di lancio per forum culturali dedicati i giovani offrendo loro anche la possibilità di formulare le politiche che li concernono.
Questo sito, sviluppato in stretta collaborazione con Respect Magazine su iniziativa del settore cultura dell’UNESCO, adotterà uno stile contemporaneo che favorisca la libertà d’espressione e di parola dei giovani partecipanti.
Inizialmente disponibile solo in francese, il magazine evolverà progressivamente verso una versione bilingue inglese-francese, mentre sono allo studio le versioni araba, cinese e russa.

Roma, appello per una politica solidale con i Rom

La comunità rom di Quintiliani [Roma est], è giunta al primo mese di occupazione [una delle prima realizzate a Roma dai rom] del capannone dismesso di via Cave di Pietralata, altezza civico 81, nel Municipio V di Roma. Dopo varie minacce di sgombero dalla zona in cui vivevano da circa due anni in baracche di fortuna, ha deciso il 14 febbraio 2008 di occupare un’area abbandonata di proprietà del Comune di Roma, da anni lasciata in disuso dalle stesse autorità responsabili.
La comunità rom ha ripulito e reso vivibile l’ampio cortile e il capannone in cui ora soggiornano, derattizzando e portando via i rifiuti accumulati nel tempo. In un futuro non meglio precisato, qui dovrebbe sorgere un parco pubblico, per cui l’occupazione è temporanea – spiegano i Rom –, necessaria per dare una risposta immediata all’emergenza abitativa di sessanta persone, di cui la metà minore di 18 anni.
In queste settimane la comunità rom sta impegnandosi nella scolarizzazione dei bambini e delle bambine; gli uomini hanno tutti lavoro come muratori edili e operai in imprese italiane, le donne stanno organizzandosi per costituire una cooperativa di lavori sartoriali. L’occupazione è anche sostenuta dalle associazioni di quartiere e dalle forze politiche e sociali del Municipio V. Dal quartiere, l’occupazione non è osteggiata tranne che da pochissimi cittadini.
I Rom ora vogliono confrontarsi con le forze politiche del Comune e del Municipio per individuare una soluzione abitativa stabile, attraverso l’autorecupero di uno stabile abbandonato, per cui esistono per altro sia i fondi economici che le competenze lavorative. Si è anche costituito un Comitato di solidarietà dell’occupazione della Comunità Rom di Quintiliani che ha chiesto che sia al più presto attivato il tavolo di confronto tra istituzioni locali, associazioni e comunità migranti del Municipio V, come deliberato dallo stesso Consiglio municipale. Guarda il video e firma l’appello della comunità rom…

giovedì 13 marzo 2008

Pescara, un Rom è candidato per il Consiglio Comunale

Dopo oltre un anno di attività, il Comitato "Un Rom al consiglio comunale di Pescara" conclude la prima fase del lavoro programmato. Alcuni giorni fa era stata dichiarata la scelta politica del Comitato di sostenere alle prossime elezioni amministrative di Pescara il Candidato Sindaco dell'UDC, avvocato Carlo Masci.
Oggi siamo felici di annunciare che alle prossime elezioni amministrative a Pescara un Rom, Nazzareno Guarnieri (in foto), ha sottoscritto la delega alla candidatura a Consigliere Comunale di Pescara con la storica lista civica "Pescara futura" che sostiene unitamente all'UDC il candidato sindaco Carlo Masci.
La lista civica Pescara futura è presente alle elezioni amministrative di Pescara dal 1998 con i seguenti risultati: nel 1998 ha ottenuto il 4,9% dei voti e nell'elezione del 2003 ha ottenuto il 7,3% dei consensi.
Invitiamo tutti a seguire le notizie che saranno pubblicate da RomSintiePolitica e di sostenere questa importante iniziativa politica.

La scuola ai Sinti

La scuola per noi sinti era ed è ancora oggi un problema. Nell’anno 1965/6 i bambini sinti di Bolzano andavano a scuola accompagnati da un Sinto che guidava un pulmino giallo con la scritta “scuolabus”.
Quasi tutti i bambini sinti frequentavano regolarmente le lezioni anche se erano pochissimi i maestri che lavoravano con impegno e pazienza. Al contrario i maestri che non interessati se studiavano e imparavano qualcosa erano troppi, erano la grande maggioranza. Non erano intressati se alla fine dell’anno c’erano dei risultati, positivi o negativi, se i bambini sinti erano bocciati o se dovevano ripetere la stessa classe anche l’anno dopo.
La scuola che frequentavo era su due piani: al primo piano i bambini Sinti, al secondo i bambini gagi. Non si poteva per nessun ragione al mondo andare al secondo piano, era proibitissimo! La proibizione era reciproca sia per i bambini sinti che per i bambini gagi.
Anche se si frequentava la stessa scuola i bambini non potevano frequentarsi o guardarsi o parlarsi, si potevano vedere soltanto di nascosto dai maestri. Perfino quando c’era la ricreazione all’aperto, durante la pausa panino/colazione non si poteva uscire insieme: si lasciava la classe a turno, prima i bambini gagi dopo… solo dopo potevano uscire i bambini sinti. Insomma non si poteva fare ricreazione insieme, non si poteva giocare insieme a pallone o qualsiasi altro gioco; i bambini sinti e gagi non si potevano frequentare, nemmeno alla fine delle lezioni. Lezioni che finivano in orari diversi.
Per i bambini sinti la scuola “lacio drom”, così la chiamavano, era certo peggio di quella di oggi e il razzismo forse era ancora più grande e forte di quello vissuto oggi. Per questo non ringraziamo solo le famiglie gage ma anche i maestri ed i direttori che alimentavano la discriminazione razziale, ostacolando e proibendo la convivenza reciproca fra bambini e di certo non erano i genitori dei bambini sinti a proibire tale convivenza tra bambini.
I bambini crescevano consapevoli della diversità tra Sinto e Gagio, gli insegnavano che cosa era la discriminazione e l’odio razziale ma non solo gli veniva anche insegnato che i Gage erano migliori, superiori a tutti gli altri e che i Sinti e i Rom erano sottoculture, minori delle altre: “gente di bassa plebe”.
Grazie a quegli insegnamenti, le rare volte che si potevano vedere, i bambini gage invece di dialogare o giocare con i bambini sinti, li deridevano, prendendoli in giro davanti a tutti, chiamandoli con disprezzo “zingari, zingari” e in altri mille modi diversi e così con la demoralizzazione nel cuore i bambini sinti si difendevano da tali assurde umiliazioni, arrivando anche a fare botte.
Grazie alla discriminazione razziale si fondarono delle piccole bande tra bambini sinti e gage, arrivarono perfino a mettersi d’accordo per incontrarsi di nascosto, per fare a pugni, ha vedere chi era il più forte, una lotta non solo di valutazione di forza… ma anche razziale, lotte tra bambini di un’età fra i 6 e 11 anni.
Bambini ancora piccoli, piccoli al punto che non potevano sapere che cosa era l’odio e la cattiveria ma avevano la certezza che era il modo giusto perché insegnato dalla stessa scuola.
Quando i maestri arrivavano a dividerli, non sgridavano o davano la colpa a tutti i bambini, ma la colpa era sempre e solo dei bambini sinti, e mai… dico mai dei bambini gage sono stati rimproverati. Anche perché i maestri non vedevano, oppure non volevano vedere e sapere, di chi era veramente la colpa.
Così ancora piccoli i bambini sinti sapevano già che non erano ben accettati, sapevano che erano malvisti dai Gage, crescevano con la consapevolezza d’essere odiati e derisi. Questo diede un valido motivo a parecchi bambini sinti a non rimanere per finire la seconda o la terza elementare, altri non vollero mai più frequentare la scuola.
Molto strano e curioso, il fatto che anche se a frequentare le scuole elementari c’erano parecchi bambini sinti e rom, ogni anno uno solo riusciva ad avvicinarsi alle scuole medie e questo non offre solo il sospetto ma da anche la conferma del totale menefreghismo da parte dei maestri e direttori d’allora.
D’accordo con un genitore i maestri portavano il bambino sinto a vedere la scuola media, gli facevano notare la diversità tra le scuole, volendo fargli credere che erano molto più belle e con moltissime altre funzioni, come palestre, piscine ecc. Gli spiegavano che nella scuola media tutti i bambini potevano studiare insieme in una classe che si poteva giocare insieme senza nessun tipo di problema o proibizioni e moltissime altre spiegazioni. Si…bello...ma…
Dopo avere visto e provato i lati negativi alle scuole elementari “lacio drom” (buona strada, in lingua sinta) come poteva sapere con certezza il bambino o la bambina sinta che l’interessamento di molti maestri ad insegnare fosse vero.
Come faceva a credere questo bambino che sarebbe stato davvero diverso alla scuola media, quando alle elementari i bambini gage gli davano addosso senza un minimo di riguardo o paura, immaginarsi alle scuole medie, da solo…un unico bambino Sinto, in mezzo a cento o più bambini gage.
Inoltre, se si parlasse con i Sinti che frequentavano le scuole “lacio drom” troveremmo di sicuro tante persone adulte che oggi non sanno nemmeno fare la propria firma e di certo ne troveremo pochi che sono arrivati alla quinta elementare e nessuno con la licenza di scuola media.
Parliamo di ieri senza renderci conto e senza ammettere che ancora oggi ci sono dei genitori gage che non hanno appreso niente dal passato, non si rendono ancora conto che i loro genitori avevano torto che non era giusto e vero quello che gli hanno insegnato. Oggi insegnano ancora ai loro figli gli stessi errori la discriminazione e l’odio razziale.
Oggi come ieri i genitori, i maestri e i direttori continuano nel loro intento nelle scuole elementari, già alle prime si continua ancora a permettere la discriminazione e l’odio razziale, permettono di deridere e prendere in giro i bambini sinti come 50 anni fa, facendo finta di non sentire e vedere, non vogliono capire che permettendo questo tipo d’atteggiamento e insegnamento, portano a scuola soltanto l’odio razziale verso altre etnie.
Non vogliono capire che se s’insegna ai propri figli dalla nascita ad odiare, l’odio peggiora la vita d’entrambi i bambini.
Facile dichiarare che i Sinti non vogliono integrarsi ma il difficile è ammettere che non si vuole integrarli. Forse, dopo tutto l’odio che hanno immagazzinato e diviso con i propri figli per anni, non ci riescono.
Dopo quello che è successo per anni, dopo tutto quello che ancora oggi succede, sia nelle scuole che fuori da esse, la discriminazione, invece di dissolversi, si sta evolvendo sempre di più, si sta permettendo la divulgazione dell’odio razziale verso il popolo sinto.
Come fa il Sinto a riuscire ad integrarsi! Come fa il Sinto a lavorare in mezzo ai Gage che già dall’inizio, senza nemmeno conoscerlo lo condannano come delinquente e subito discriminato e odiato…
Già di per se il lavoro non tradizionale, la scuola, lo studio, la lingua italiana… pongono problemi difficili per il Sinto, se ci mettiamo anche la discriminazione e l’odio come può riuscire il popolo sinto ad integrarsi!
Per tutte queste ragioni io non sono del tutto d’accordo con la signora Maria Grazia Dicati. Mentre parla di “Progetto di scolarizzazione per Sinti e Rom”e di “Progetto per l’esercizio del diritto allo studio anche per i Rom e i Sinti” e non menziona nemmeno in un accenno il bisogno di un “Progetto per il contrasto dell’odio razziale e della discriminazione subita dai bambini sinti nella scuola”.
Secondo la mia esperienza di ieri e quella d’oggi, prima di parlare d’altro… se vogliamo veramente un concreto e positivo cambiamento totale nelle scuole italiane, bisogna prima rimuovere non solo l’idea del razzismo dai pensieri negativi dei alunni Gage… ma urgentemente bisogna intervenire sugli insegnanti, i direttori e tutti quelli che permettono con mille: ma…sa…se…eccetera, eccetera tale assurde realtà di discriminazione. Radames Gabrielli, Presidente di Nevo Drom

Roma, ancora sgomberi e "campi nomadi"

In questi giorni è stato comunicato agli abitanti del “campo nomadi” Casilino 900 che è imminente lo sgombero. Vi è stato un invito ad andar via e sono stati tagliati gli allacci alla corrente. Ieri i bambini non sono andati a scuola, mettendo in piedi una sorta di sciopero. I "regolari" dovrebbero essere divisi e smistati in non meglio precisate zone, per gli "irregolari" il discorso è più preoccupante. Vista la grande confusione pubblichiamo la dichiarazione del Presidente del Municipio VII di Roma che di fatto afferma la creazione di nuovi “campi nomadi”.
“In merito alla errata informazione che alcune formazioni politiche di destra stanno diffondendo nei quartieri del Municipio, - ha affermato il 12 marzo Roberto Mastrantonio, Presidente del Municipio VII, - cioè che una palazzina di Via Tineo (Tor Tre Teste) sarebbe destinata ad ospitare gli attuali residenti del campo di Casilino 900, puntualizzo che essa non risponde al vero.
La palazzina in oggetto ha seguito la procedura prevista dalle delibere del Comune di Roma ed è stata individuata, dopo una gara ad evidenza pubblica effettuata dal Comune stesso, come uno dei siti dove ospitare le famiglie inserite nella graduatoria per l’emergenza abitativa abitative, ossia le famiglie che hanno subito uno sfratto esecutivo.
Gli alloggi saranno consegnati a maggio o a giugno 2008 dopo un confronto con il Municipio e al Municipio stesso sarà destinata una parte consistente dei suddetti alloggi per far fronte alle esigenze delle famiglie del territorio. La palazzina avrà un condominio e avrà una vigilanza costante da parte del Municipio e del Comune di Roma in modo tale da garantire la correttezza di comportamenti di chi vi andrà a risiedere.
Preciso inoltre che come stabilito dal Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza il campo nomadi di Casilino 900 verrà trasferito in aree attrezzate individuate in altri luoghi della città anche per garantire la fine dell’anno scolastico ai bambini che frequentano la scuola”.