mercoledì 30 aprile 2008

Una sfida per le associazioni sinte e rom

Il risultato elettorale italiano è desolante perché sono uscite vincitrici tutte quelle forze politiche, sia di centro-sinistra ma soprattutto di centro-destra, capaci di mischiare populismo e retorica razzista. Certo l’Italia non è sola, infatti le elezioni “comunali” di Londra che si terranno domani, 1 maggio 2008, non si discostano da certi toni forcaioli nostrani. In Inghilterra hanno una democrazia più consolidata ma il risultato sarà probabilmente lo stesso.
L’esito elettorale italiano vede la scomparsa della Sinistra Arcobaleno, unica forza politica che ha avuto il coraggio quattro anni fa di iniziare un percorso di partecipazione politica per i Sinti e i Rom e non solo. Oggi già si leggono commenti di certi esponenti di sinistra che vedono proprio in questa scelta le ragioni della sconfitta elettorale. Secondo il sottoscritto dovrebbero al contrario ringraziare i Sinti e i Rom che hanno offerto un supporto importante per non farli scomparire del tutto (finanziamento ai partiti compreso).
La tenuta dell’Unione di Centro del presidente Casini fa ben sperare per il futuro ma l’amarezza per il risultato elettorale della lista Pesca Futura e dello stesso candidato Nazzareno Guarnieri ha lasciato nello sconforto molti di noi. Sarà prioritario attivare velocemente i canali di comunicazione con i parlamentari dell’Unione di Centro ma anche e soprattutto attivare una seria riflessione su come rendere vincente la candidatura politica di un sinto o di un rom, senza cadere in vittimismi o peggio in autoflagellazioni.
Il tema principale in Europa è la sicurezza e la si affronta con la logica della “guerra preventiva”, utilizzando giustificazioni razziste. Naturalmente i primi a cadere nella rete populista e razzista nostrana sono i Sinti e i Rom. Ottimi per rodare l’ideologia della “guerra preventiva” che tanto è servita alla politica internazionale.
«Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare», con questi versi Bertolt Brecht descriveva la nascita del nazismo.
Questo ultimo anno, a partire dai fatti di Opera (MI), ha visto il dilagare di fenomeni di razzismo a seguito anche di gravi ma isolati fatti criminosi, non inediti, perchè gli spiacevoli avvenimenti che hanno e stanno caratterizzando la cronaca assomigliano molto agli avvenimenti che caratterizzarono la nascita del nazifascimo in Germania negli anni '30.
Amplificare al massimo ogni reato commesso da un Cittadino per costruirci sopra una campagna d'odio, etnicizzando il reato porta a fare simili paralleli anche perché è indiscutibile la massificazione di stereotipi ben sedimentati, quale il rapimento di bambini.
Questa settimana Rodotà è intervenuto pesantemente ma forse è troppo tardi… Infatti uno dei motti preferiti dal gerarca nazista Joseph Paul Goebbels era: «Qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerà a poco a poco in verità».
Tutti gli analisti politici affermano che la Lega Nord è la forza politica che ha vinto le elezioni politiche italiane 2008. Proviamo a capire come questo partito politico inquadra la questione sinta e rom, attraverso le parole di due autorevoli esponenti: Ettore Fusco, neo Sindaco di Opera (MI) e Flavio Tosi, neo deputato, Sindaco di Verona e Consigliere regionale in Veneto.
Perché come sottolineato da molti studiosi e in particolare dall’Istituto di Cultura Sinta, le modalità di rappresentazione e definizione dell’oggetto di politiche pubbliche hanno un rilievo cruciale al fine della definizione degli effettivi interventi della politica.
Tosi afferma esplicitamente, in un’intervista rilasciata a La Padania, che i “nomadi” sono pericolosi, non vi sono tanti giri di parole. Più articolate le affermazioni di Fusco, rilasciate al quotidiano Affari Italiani. Fusco spiega che è stato eletto anche e soprattutto per la sua azione politica durante i fatti di Opera (MI) perché secondo il neo Sindaco «…ognuno deve difendere il proprio territorio». Quindi è chiaro per Fusco che i Rom ma anche i Sinti sono delle persone venute ad offendere il territorio; infatti, Tosi ha affermato che sono pericolosi.
Ma come si affronta allora la questione sinta e rom? Fusco risponde riproponendo la linea politica della Lega Nord, sentita e risentita migliaia di volte. «Vanno aboliti tutti i campi nomadi in Italia. Abbiamo tanti camping, aree di sosta. Che stiano là, con le loro roulotte, sostino e proseguano poi il loro cammino. Tra l'altro, il nomadismo è questo. Che nomadi sono quelli che si fermano nei campi rom? Se si fermano non sono più nomadi... Non si può neanche più parlare di una cultura. Nel momento in cui blocchi una persona che ha nella sua cultura quella di girare, lo snaturi».
L’inquadramento cognitivo della Lega Nord delle minoranze definite preventivamente e in maniera etnocentrica “nomadi” e/o “zingari” ma comunque identificate come estranee alle comunità locali, è chiaro: loro sono esterni a noi.
Se io definisco non parte di me un Rom o un qualsiasi altro membro di una minoranza, inevitabilmente riproporrò delle politiche per distanziarlo e alla fine per escluderlo da me stesso che ritengo erroneamente “centro del mondo”. Queste tesi già hanno avuto una pesante ricaduta sulla questione del Porrajmos (lo sterminio dei Sinti e dei Rom ad opera del fascismo e del nazismo) e ultimamente nel dicembre 1999 quando la Lega Nord, che sosteneva il governo Dalema, mise il proprio veto al riconoscimento dello status di minoranze solo ed esclusivamente per i Sinti e i Rom italiani (Legge 482/1999).
Oggi la Lega Nord ma anche, è bene non dimenticarlo, parte del vecchio centro-sinistra e la quasi totalità del centro-destra ritengono prioritario distanziare, escludere, allontanare i Sinti e i Rom perché sono pericolosi e non integrabili (leggi, assimilabili).
Inoltre, secondo un sondaggio condotto da Mannheimer la gran parte degli italiani sovrastima la presenza dei Sinti e dei Rom, ignorando che la maggioranza di queste minoranze è composta da Cittadini Italiani. Sempre nel sondaggio si legge che oltre il 60% degli italiani dichiara di avere “molta” antipatia nei confronti dei Sinti e dei Rom, mentre il 20% afferma di provare “abbastanza” antipatia nei loro confronti. Quello che emerge, oltre ad una massiccia ostilità è una grande confusione nella conoscenza del fenomeno che purtroppo è evidentemente utilizzata strumentalmente dalla stragrande maggioranza delle forze politiche che siedono in parlamento e non solo.
In questo senso le affermazioni di Alemanno, neo Sindaco di Roma, sono molto inquietanti perché se Veltroni e Rutelli, con il supporto dell’ex Prefetto Serra, vedevano un futuro per i Sinti e i Rom fuori dal raccordo anulare in grandi campi dove segregarli, il neo Sindaco parla esclusivamente di allontanamenti.
In questo clima è da ricordare in ultimo l’affermazione di Silvio Berlusconi: «Tolleranza zero con Rom, clandestini e criminali». Nel febbraio scorso la valutazione di marketing politico-elettorale porta Silvio Berlusconi a fomentare i peggiori istinti di una società, incapace di vedere che una equazione che criminalizza una intera etnia indiscriminatamente sia un abominio che prelude al nazismo. Lo scenario che si concretizza, un’Italia con una maggioranza sostanzialmente xenofoba, è aberrante e pauroso.
Sarà quindi un compito arduo quello che si accingono a raccogliere le associazioni sinte e rom anche attraverso la costituzione del comitato “Rom e Sinti Insime” perché è vero che lo stesso governo Prodi era molto in confusione e si è lasciato andare a provvedimenti discriminatori, dopo il delitto Reggiani. Ma è pur vero che in quel governo vi erano persone, come i ministri Amato, Ferrero, Pollastrini e Bindi che ad un certo punto hanno voluto ascoltare i Sinti e i Rom, organizzando la conferenza europea del gennaio scorso.
Saprà il prossimo governo Berlusconi, oggi che ha conquistato il potere, fare altrettanto? Questa è la sfida in cui si cimenteranno le associazioni sinte e rom perché se non si riuscisse aprire nessun canale di comunicazione diretta, il disastro sarà totale. di Carlo Berini

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martedì 29 aprile 2008

Opera (MI), Ettore Fusco commenta il suo successo elettorale

Quella notte, il 21 dicembre 2006, Ettore Fusco (38 anni, leghista) si mise a capo di una manifestazione popolare contro il “campo nomadi” provvisorio di Opera, allestito dalla Protezione Civile. In quella notte tragica presero fuoco anche alcune tende. Lui venne indagato e poi prosciolto. “Lo rifarei, eccome se lo rifarei” afferma Fusco, oggi Sindaco del Carroccio nell’intervista pubblicata il 24 aprile da Affari Italiani. Perchè proprio su quella notte ha costruito il proprio successo elettorale, sconfiggendo l'avversario di centrosinistra, Riccardo Borghi. Fusco spiega che “ognuno deve difendere il proprio territorio. I campi legali? Sono delle farse...”.
Per lei è stato un cavallo di battaglia, la questione dei Rom?
Precisiamo, non è che abbiamo cavalcato solo questa tematica. Perchè ci è stato riconosciuto questo impegno in maniera anche decisiva...
Fatto è che l'avversario è passato dal 62 per cento al 43 per cento...
Non nego che è stato un fatto decisivo. Per quanto riguarda il fatto di cronaca, non fa altro che avvalorare ciò che noi a Opera abbiamo sempre pensato. Nei campi rom l'illegalità è diffusa, sempre presente. E non parliamo solo di stupri, ma anche di degrado, del fatto che sono le basi operative per furti, scippi, rapine. Sicuramente un campo nomadi a Opera avrebbe avuto gli stessi problemi di quelli di Milano...
Ma ci sono anche i campi nomadi regolari, autorizzati.
La mia personale idea è che i campi nomadi regolari non sono altro che la legalizzazione dell'illegalità. E' un gioco di parole ma purtroppo è così. Non può essere legale un campo nomadi dove comunque si vive nel degrado. Dove si tollerano situazioni che non verrebbero mai tollerate se fossero messe in atto da italiani. Se fosse successo a Opera mi sarei indignato alla stessa maniera: la donna rumena sequestrata e violentata non sarebbe stata una straniera, ma un'operese. E ognuno deve pensare a difendere il proprio territorio.
Insomma, lei pensa che di campi rom non ce ne dovrebbero proprio essere...
Vanno aboliti tutti i campi nomadi in Italia. Abbiamo tanti camping, aree di sosta. Che stiano là, con le loro roulotte, sostino e proseguano poi il loro cammino. Tra l'altro, il nomadismo è questo. Che nomadi sono quelli che si fermano nei campi rom? Se si fermano non sono più nomadi... Non si può neanche più parlare di una cultura. Nel momento in cui blocchi una persona che ha nella sua cultura quella di girare, lo snaturi.
Rifarebbe quello che ha fatto il 21 dicembre 2006?
Io non ho fatto altro che fare il mio dovere il 21 dicembre del 2006. Rischiando pure di essere dipinto come un mostro xenofobo che non sono...

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Una ventata razzista e forcaiola attraversa l'Italia

Sono francamente ammirato dall' impassibilità con la quale tanti commentatori analizzano i flussi elettorali, esaltano la radicale semplificazione del sistema parlamentare, assumono la Lega come riferimento, si chiedono se siamo entrati nella Terza Repubblica o se la Seconda Repubblica comincia solo ora.
Ma tanti dati di cronaca, e le sollecitazioni della memoria, mi fanno poi sorgere qualche dubbio e mi spingono a chiedere se la vera novità di queste elezioni non consista nell' emersione piena di un modello culturale, sulle cui caratteristiche hanno in questi giorni scritto assai bene su questo giornale Nadia Urbinati e Giuseppe D' Avanzo. Non giriamo la testa dall' altra parte.
Quel che è appena accaduto, e si sta consolidando, riguarda davvero "l' autobiografia della nazione". Non riesco a sottovalutare fatti che troppi si sforzano di considerare minori, che vengono confinati nel folklore, assolti da Berlusconi come simpatiche e innocue forzature del linguaggio da parte degli uomini della Lega. E invece dovremmo sapere (quanto è stato scritto su questo argomento?) che proprio il linguaggio è la prima e rivelatrice spia di mutamenti profondi che investono la società e la politica.
L' elenco è lungo, e non riguarda solo la storia recentissima. Si cominciò da pulpiti altissimi con l' aggressività verbale eretta a comunicazione politica quotidiana, considerata troppe volte come una simpatica bizzarria e dilagata poi in ogni possibile contenitore televisivo, sdoganando ogni becerume anche nei luoghi propriamente istituzionali. E il linguaggio non è solo quello verbale. Si sono fatte le corna nei vertici internazionali e si è mangiata mortadella in Senato, si continuano a disertare le manifestazioni del 25 aprile e si elegge il Bagaglino a rappresentante della cultura nazionale.
Commentando il colpo di mano del Presidente della Commissione europea che ha tolto all'Italia le competenze in materia di libertà, sicurezza e giustizia, si è detto che è meglio così, che è preferibile occuparsi di trasporti piuttosto che di "omosessualità". Per fortuna non si è parlato di "culattoni", riprendendo il simpatico linguaggio della Lega: ma, di nuovo, il linguaggio è rivelatore, anche perché rende palese una cultura incapace di comprendere la dimensione dei diritti civili.
Sempre scorrendo le cronache, scopriamo che il futuro Presidente della Camera dei deputati apostrofa, sempre simpaticamente, un immigrato come "paraculo" mentre si investe, non si sa a quale titolo, della funzione di controllo dei documenti.
Di un futuro ministro leghista ci viene offerto un florilegio di citazioni su stranieri e immigrati, sulle sanzioni da applicare, che non ha nulla da invidiare ai suoi più noti ed estroversi colleghi di partito. Un bel ponte tra passato e futuro, una indicazione eloquente degli spiriti che nutrono la nuova maggioranza, all' interno della quale si fa sentire sempre più forte la voce di chi invoca la pena di morte, raccogliendo un consenso che rischia di vanificare il grande successo internazionale del nostro Paese come promotore della moratoria contro la pena di morte approvata dall' Onu.
Di fronte a tutto questo dobbiamo davvero ripetere che le parole sono pietre. Suscitano umori, li fanno sedimentare, li trasformano in consenso, ne fanno la componente profonda di un modello culturale inevitabilmente destinato ad influenzare le dinamiche politiche. Parliamo chiaro. Una ventata razzista e forcaiola sta attraversando l' Italia, e rischia di consolidarsi. di Stefano Rodotà, continua a leggere…

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Roma, Alemanno si prepara a cacciare da Roma tutti i "nomadi", compresi i Cittadini Italiani

«Volete sapere come sarà la mia Roma? Sarà una città più sicura, più partecipata, con più rispetto per i cittadini. Sarà una città con più sviluppo, con più socialità e tutele per i diritti di tutti. E sarà una grande capitale europea e mediterranea. I miei primi tre impegni sono questi: più sicurezza, lavoro e socialità». Dice che vivremo in questa città dei "più", il nuovo sindaco Gianni Alemanno. È la sua promessa, il suo piano di lavoro che ieri ha consegnato ai taccuini godendosi il trionfo per la conquista del Campidoglio. «La battaglia - dice alle 18,30 aprendo la conferenza stampa nel suo quartier generale - si è conclusa con la nostra vittoria, ma bisogna essere generosi: ci lasciamo alle spalle tutte le polemiche, è mia ferma intenzione essere il sindaco di tutti i romani».
Sceglie toni moderati e istituzionali: «Grazie a tutti coloro che mi hanno votato - dice - e anche a quelli che non lo hanno fatto, che hanno scelto diversamente: sarò anche il loro sindaco. Si apre una nuova fase. Scompare un sistema di potere che sembrava perfetto, e che invece è crollato in poco tempo. Da domani mi metto al lavoro per la città: Roma è fantastica, merita un’amministrazione degna. Ha vinto tutta Roma, non una sola parte. Dedico la vittoria a Tony Augello, che ha capitanato l´opposizione per anni ed è scomparso. E anche a Gianfranco Fini, che nel ´93 perse con Rutelli: oggi abbiamo chiuso la partita».
Partita chiusa, sì. Ora si guarda avanti: «Il mio primo atto - dice Alemanno - sarà convocare il Comitato provinciale per l´ordine e la sicurezza. E andrò a trovare il vedovo Reggiani». Era la sua prima promessa elettorale, la sicurezza. Ma per quei 20mila stranieri e “nomadi” che hanno violato la legge e che Alemanno ha promesso di espellere non è ancora ora di fare le valigie: «I tempi saranno i più brevi possibili, ma prima devo vedere bene qual è la realtà», dice il nuovo sindaco.
Verso gli sconfitti, tende la mano. «Avevo chiesto a Rutelli di formare insieme una commissione Attali per i grandi temi di Roma, ma non mi ha risposto. Abbiamo vinto noi ma non importa, la faremo lo stesso. E cercherò di coinvolgere nel governo persone dell´altra parte politica, purché siano valide e di qualità. A chi penso? Ad Amedeo Piva, per esempio».
Prima di parlare, ieri, Alemanno ha atteso a lungo. A dare in pasto qualche frase ai giornalisti è sceso quasi subito il coordinatore della sua campagna elettorale, Andrea Augello. Frasi misurate, toni british. Lui restava chiuso nel suo fortino, al primo piano, protetto dai body guard. Ma con più del 70% di sezioni scrutinate, in strada i fedelissimi cominciano a cantare "Alemanno, sindaco de Roma", il comitato diventa una bolgia e lui si affaccia, tra gli applausi e qualche saluto romano. E´ l´ufficialità di una storica vittoria.
Parla Gasparri, e dà il segno del nuovo che avanza: «Bettini ha minacciato direttori di giornali e agenzie: Veltroni lo abbiamo mandato in Africa, lui ora deve andare in Thailandia. Addio a Rutelli e Veltroni, ci confronteremo con un altro centrosinistra». La ressa, al Comitato elettorale, è ormai elevatissima. Quando arriva Alemanno, deve salire in piedi sulla sedia per svettare da un muro di telecamere. «Gianni, sali in piedi sulla scrivania», gli urla un militante anonimo intrufolato tra i giornalisti. Lui lo gela, autoritario: «Smettila, adesso falla finita». Parlerà per pochi minuti, ma continuerà un’ora in decine di dirette tv, mentre nelle altre sale è tutto un abbracciarsi e un baciarsi, con frasi irripetibili per il "nemico" sconfitto.

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Roma, trionfa Alemanno

Terremoto a Roma, trionfa Alemanno. Basterebbe partire da qui, dal titolo scelto dai principali giornali italiani per annunciare la vittoria di Gianni Alemanno. Le parole non sono mai casuali, esprimono idee. L'idea data dai giornali è stata che il "trionfo" di Alemanno è come un "terremoto". Vi sembra una corretta immagine da dare ai lettori? Il terremoto è un atto catastrofico, quello di Alemanno è stato un trionfo. Ma perchè un simile titolo, che cosa nasconde?
Nasconde quello che Rutelli prima e Veltroni poi, le loro giunte e le loro squadre, hanno fatto a Roma. Roma: la Città del Mondo. Non solo dei romani. Quindi uno scempio più grande, che esce dal solco civico e diventa un fatto globale.
Roma è da anni precipitata in un degrado che è soprattutto urbanistico. A parte alcuni quartieri, dove si è concentrata l'azione dei due sindaci soprattutto a scopi di consenso elettorale e di appartenenza politica, i municipi sono scivolati in uno stato di abbandono sempre peggiore. Descrivo quello che ho visto e che tantissimi come me hanno cercato in questi anni di denunciare: strade piene di buche, marciapiedi pericolosi, illuminazione poca o nulla, pali della segnelatica divelti, centraline del gas e dei telefoni rotte. Poi sporcizia, raccolta dei rifiuti e pulizia delle strade scarsa, malfatta e senza soprattutto alcuna cura di educare e imporre anche norme civili. E giardini abbandonati, verde incolto ma con la pista ciclabile che in sè non sarebbe un'idea sbagliata, ma così come è stata realizzata dimostra che non vi è stata nessuna pianificazione.
Ma veniamo alle cose più direttamente collegate al tema della sicurezza: i quartieri degli immigrati, i campi nomadi e la gestione degli stranieri.
La sinistra, visto che Veltroni e Rutelli sono uniti nel centrosinistra, ha sempre sbandierato l'ideale della solidarietà. In questi anni abbiamo tutti ricevuto messaggi o sentito Veltroni predicare la sua filosofia del volontariato applicato a progetti tutti costosi e fallimentari. Lo stesso aveva fatto Rutelli prima, con le proprie modalità. Veltroni ha addirittura vantato "un modello per Roma", ci ha spiegato che aveva reso Roma una città internazionale con le "notti bianche", il Festival del Cinema e tutti gli altri eventi per cui sono state investite somme ingenti. E' vero, questi eventi ci sono stati, sono stati attrazione e vetrine, ma dietro a queste iniziative di facciata negli anni si è prodotto un degrado che io non ho visto in nessun'altra città e che riguarda i quartieri dove vive la gente più povera.
Il discorso sulla sicurezza è tutto incentrato sulla questione dei "nomadi" e degli stranieri che giungono numerosi in cerca di lavoro e molti ammettono di venire a Roma perchè le leggi sono tolleranti, quando non nulle. Così nel tempo bisognosi cittadini dell'Est europeo si sono mescolati a persone con problemi penali. Il fatto grave è che nè agli uni nè agli altri è stata offerta una dimensione di controllo, dove per me controllo sta per "umana" considerazione dei problemi. E dico subito che nei confronti anche di quei cittadini qualificati come "soggetti pericolosi", o delinquenti, a volte basta in collaborazione coi Paesi di origine, trovare per loro una dimensione che possa offrire opportunità di inserimento. L'ho verificato personalmente. Sono stata alla stazione Termini a parlare con gli stessi che la polizia mi ha sconsigliato di avvicinare. Ma io uso un metodo "antico": mi metto seduta sui gradini con loro e quelli con cui ho parlato li ho toccati cone le mani nei volti, gli ho sorriso di quel sorriso che dice "vedi la luce?". Luce di che cosa? E qui inizia il discorso che spiega il degrado di Roma e, secondo me, d'Italia.
Il nostro Paese durante i governi di centrosinistra, anche se la questione viene da lontano, è stato "privato", letteralmente privato, della dimensione religiosa. Non mi riferisco al rapporto tra Chiesa e Stato, ma alla spiritualità. Anche se non ce ne accorgiamo, mentre alcuni pensano che sia giusto così, gli italiani e i romani sono stati spogliati della loro storia spirituale e di una propria identità. Non è facile neppure scriverlo, perchè mentre scrivo immagino le obiezioni di chi con pervicacia direbbe "ciascuno ha la sua religione", un ragionamento che seppure è corretto in termini di rispetto di tutti i culti non lo per come è stato offerto alla condivisione. Anche se per logiche di potere non sono mancati gli accordi con i leaders delle altre principali chiese, come quella islamica ed ebraica. Ma in questi anni il centrosinistra ha prodotto la cosa più grave: il silenzio dei fedeli. Tutti. E di conseguenza lo svuotamento delle coscienze ideali, salvo unirle in quel coacervo di interessi dei partiti. Potrei fare qui un lungo elenco di iniziative che definisco "colpevoli" per ciò che hanno causato.
La questione dei rom è indubbiamente dovuta agli arrivi massicci dai Paesi dell'Est, e non solo ovviamente dall'Est, di quei cittadini che cercano casa e non hanno lavoro. Ma questo era inevitabile e un governo che ha voluto l'entrata dell'Italia nell'euro allargando gli ingressi giustamente alle nazioni dell'Est, doveva pianificarlo. Invece, nulla, non c'è stata nessuna prevenzione, nessun monitoraggio efficace dei flussi, soprattutto nessun progetto di accoglienza e di impiego di una pur preziosa forza lavoro.
Faccio una breve digressione. Roma è la città che vedete, che gli stranieri ammirano, perchè è stata costruita da mille braccia. Questo avevano capito gli "imperatori" che hanno lasciato le vestigia e il segno della gloria portando a Roma forza lavoro da quelle terre che conquistavano. Certo lo facevano in schiavitù. Ma erano secoli fa e con gli strumenti dell'epoca non avrebbero mai potuto innalzare i monumenti che vediamo e costruire Roma. Il concetto che voglio accreditare è quello di "collaborazione sovranazionale" epurato dalle forme di schiavitù. Invece gli stranieri sono tenuti in forme di "schiavitù moderne": i vuccumprà, i mendicanti, i lavavetri. A nessuno di essi è stato offerto un protocollo di inserimento, così che molti sospinti dal freddo, dalla fame, dalle privazioni, delinquono.
L'atto criminoso non è mai espressione dell'individuo criminale: non esiste l'uomo criminale. Esiste l'uomo che diventa criminale per tante ragioni. Nostro compito offrire opportunità. A tutti. Proprio per eliminare la piaga della criminalità, che mette in pericolo cittadini, donne, bambini e gli stessi che la praticano. Questo deve fare un buon sindaco, un buon amministratore e non dividere il mondo in buoni e cattivi. Anzi, dovrebbe collegarsi con quei Paesei più a rischio per offrire progetti. Non è giusto dire o pensare: i criminali tornino nei loro Paesi. Per avere che cosa, Paesi criminali? Quale logica.
Dal 1992 in Italia non è stato fatto nulla per risolvere il problema della sicurezza, questa è la verità. I luoghi frequentati dai cittadini stranieri, per lo più “nomadi”, sono stati lasciati in uno stato di abbandono totale, come racconto qui. Per questo ho chiesto e chiedo a voi tutti di sollevare un'azione collettiva contro le giunte Rutelli e Veltroni, affinchè essi paghino le colpe ricadute sulla città e sui cittadini. Oltre che sugli stranieri. Per me è una violazione dei diritti della persona umana, lasciata vivere senza pietà, senza Stato e senza controllo di alcun genere. Non credo che questo si possa cancellare semplicemente perchè dopo la sinistra arriva ora la destra, dove c'è chi fa richieste drastiche e altrettanto disumane di espatri forzati, demolizione dei campi senza alternative di tipo "globale", come spiegavo.
La sinistra ha fatto tutto questo. Ma dovremmo dire che lo ha fatto prima in sede ideologica, nella propria ideologia. Perchè mi accorgo che oggi in Italia la sinistra non esiste più. In Parlamento non ci sono i comunisti, i verdi, i socialisti...Ricorderà qualche amico, come Vincenzo Vita, che un giorno andai a trovarlo nel suo ufficio e piangendo gli dissi che volevo collaborare con loro, io che non ero mai stata di sinistra, "perchè vi faranno fuori uno a uno", gli dissi così. E' una frase che avevo sentito e mentre la ascoltavo capivo cosa sarebbe accaduto. Quel giorno, ricordo, chiusi l'agenda e le carte da lavoro, lasciai il mio posto fisicamente uscendo dall'ufficio, poi diedi anche le dimissioni. Pensando: se questo è il progetto combatterò, non solo per la sinistra ma per i diritti di tutti. di Donatella Papi

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I Rom pagano sempre più degli altri Cittadini

Erano appena arrivati in via Giovanni Verga quando i carabinieri hanno ordinato lo sgombero. È durata una notte appena la permanenza a Montesilvano (PE) di alcune famiglie rom residenti ad Appignano del Tronto, legati da stretta parentela a Marco Ahmetovic, il rom di 23 anni che nell’aprile del 2007, ubriaco alla guida di un furgone, travolse e uccise quattro ragazzi tra i 16 e i 18 anni. Per i familiari di Ahmetovic iniziava una peregrinazione senza meta. Nel giorno dei funerali, mentre esplodeva la rabbia della gente, l’insediamento in cui il giovane viveva fu dato alle fiamme.
L’insediamento è stato avvistato da una pattuglia di militari durante un controllo: 4 caravan parcheggiati in via Verga, una traversa che collega viale Alberto D’Andrea a via Agostinone, non lontano dai Grandi alberghi, in una zona più appartata rispetto all’area dietro al Palazzo dei congressi, tradizionale luogo di sosta delle carovane viaggianti. A bordo dei veicoli, 18 persone e, tra queste, numerosi bambini. Sette figli per una sola coppia, e la moglie ancora incinta.
Poco prima delle 11, una decina di carabinieri, coordinati dal comandante della compagnia di Montesilvano Enzo Marinelli, hanno setacciato l'insediamento e, dopo avere accertato l’identità dei Rom, hanno scoperto che alcuni componenti dei nuclei familiari avevano precedenti per reati contro il patrimonio. Di qui l’ordine di sgombero immediato dell’insediamento per ragioni di ordine pubblico, con la contestuale richiesta al questore di autorizzare il foglio di via per tre anni.
È scattata inoltre la contravvenzione di 309 euro prevista dal regolamento di polizia urbana, che vieta l’accampamento di “nomadi” sul territorio cittadino, una norma già applicata nelle scorse settimane dai carabinieri, quando un accampamento di "nomadi" fu avvistato e poi invitato a sgomberare dal piazzale retrostante al Palacongressi.
Nessuna reazione da parte dei Rom, che poco dopo l’arrivo dei militari, hanno fatto i bagagli e si sono messi in movimento verso una nuova destinazione. La partenza è stata sorvegliata dai carabinieri, che hanno lasciato via Verga solo quando i camper avevano abbandonato la zona.
Per i carabinieri, un intervento di routine, sulla base di normative già applicate in passato. L’identità dei rom cacciati dal territorio, parenti stretti di Marco Ahmetovic, dà invece all’operazione un significato particolare. Rom con una residenza, Appignano del Tronto, in provincia di Ascoli, costretti a vagare senza direzione dopo la tragedia di un anno fa, quando le vite di quattro ragazzi che andavano insieme a prendere un gelato a bordo dei loro motorini vennero falciate dal giovane rom ubriaco. Per quelle quattro esistenze spezzate Ahmetovic sta pagando un prezzo: sei anni e mezzo di carcere, che sconta nel carcere di Marino del Tronto.
Nelle ore successive alla strage, mentre in paese cresceva la tensione, con l’arrivo delle prime minacce tutti i Rom, una sessantina di persone, scapparono precipitosamente. Il 24 aprile, durante i funerali, allentati i controlli del carabinieri, le case dove Ahmetovic viveva con la sua famiglia (ha undici fratelli) venne incendiato: mentre i vigili del fuoco cercavano di spegnere le fiamme, la gente urlava: «C’è la crisi idrica, non sprecate l’acqua».

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domenica 27 aprile 2008

Verona, Tosi: i "nomadi" sono pericolosi

Flavio Tosi, neo deputato e Sindaco di Verona, è stato intervistato da La Padania che ha pubblicato l’intervista il 25 aprile scorso. Naturalmente il tema è l’immigrazione e in particolare i “nomadi”. Di seguito alcune perle, ricordando che a Verona, Comune di 264.650 abitanti, sono presenti: un’ottantina di sinti italiani e un centinaio di rom rumeni.
C’è anche l’emergenza nomadi. A Verona come va? «Guardi, in città abbiamo 260 mila abitanti di cui 30 mila stranieri. Di questi sette mila sono rumeni. Brave persone, ottimi lavoratori. Che non hanno nulla a che fare con i nomadi. Questi sì pericolosi. Perfino gli stessi rumeni di Verona non vogliono essere confusi con loro. Sono l’immagine negativa del loro Paese. Sa una cosa?».
Prego? «La comunità rumena con in testa il console mi hanno detto bravo quando ho fatto chiudere e allontanare il campo nomadi della città».
Insomma il problema sicurezza sta diventando più comunitario? «Il fenomeno dei rom va affrontato seriamente. Non è possibile che appena la Romania è entrata in Europa da loro sono diminuiti i reati e da noi sono quasi raddoppiati. Qui i rom entrano e escono quando vogliono. ma quando se ne vanno, si portano dietro una sfilza di reati infinita. E non puoi farci nulla. Ecco che cosa ti fa rabbia».
Niente ronde? «Le porto in Giunta settimana prossima. Il problema di questo ritardo è dovuto ad un certo tipo di magistrati che magari si alzano alla mattina e ti processano per direttissima. L’idea è sul modello delle antiche pattuglie cittadine di Bologna del 1800. Un qualcosa che sia organizzato dal Comune e alle dipendenze della polizia locale. Saranno sul territorio con il compito di segnalare episodi di violenza o presenze sospette. Niente manganelli o roba del genere. Saranno semplicemente un aiuto in più alle nostre forze dell’ordine».

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Torino, desolazione e violenza in un "campo nomadi"

Avanza a passo d’uomo l’autobus, facendo lo slalom tra le buche di uno sterrato. Le donne e i bambini s’affacciano dai finestrini del bus, un cenno con la mano, un’occhiata alla baracca ormai disabitata. I poliziotti, in assetto antisommossa, se ne stanno appoggiati alle porte, pronti ad intervenire in caso di tensioni. Ancora qualche metro poi l’autobus giallo della Gtt destinato a questo strano servizio svolta in via Germagnano e sparisce dalla vista della gente che vive in questo enorme accampamento abusivo di rom, a due passi dagli uffici dell’Amiat. Furgoni bianchi e azzurri della polizia davanti e dietro, automobili dei vigili urbani.
Alle sette della sera, e dopo quasi dodici ore di discussioni, trattative, mediazione portata avanti dal gruppo di vigili urbani che da sempre si occupano di Rom, e dai poliziotti del commissariato Madonna di Campagna, torna la pace al “campo” di via Germagnano. Ma più che una pace è una tregua armata perché la faida che, ormai da troppo tempo, divide la gente che abita qui - circa trecento persone - è tutt’altro che finita.
Iniziata parecchi mesi fa ha avuto il culmine l’altra notte. Quando un uomo, Petrica Carderaru, 34 anni, è stato ferito con una coltellata all’addome e colpi di spranga alla testa. Lui adesso è ricoverato all’ospedale Giovanni Bosco: gravissimo. Quaranta giorni di prognosi, ma poteva finire molto peggio. Gli aggressori sono stati fermati nella mattinata di ieri dai poliziotti. Un ventenne è in carcere accusato di tentato omicidio.
E adesso le famiglia del ferito e quella degli aggressori sono state allontanate dall’accampamento. Per prima è stata sistemata la moglie dell’uomo ricoverato in ospedale: Ramona, che da sei mesi è agli arresti domiciliari in una baracca di legno e plastica ai confini del campo. L’hanno accompagnata in una comunità protetta. Con lei c’è anche il figlio di 16 anni, pure lui ferito nel raid della scorsa notte. Suo suocero, invece, è rimasto in via Germagnano, con i parenti più prossimi. Una ventina di persone dell’altra fazione, tutte donne e bambini, sono stati invece spostati in un accampamento alla periferia di Torino. Con loro non ci sono uomini. Quattro, infatti, sono in carcere accusati di estorsione. Altri due sono finiti nei guai per l’aggressione della notte scorsa. Continua a leggere…

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Berlusconi: più poteri al Sindaco di Roma

Berlusconi a pochi giorni dall’insediamento a Palazzo Chigi parla di Roma e naturalmente dei “campi nomadi”, contestando implicitamente al centro-sinistra romano di aver speso troppi soldi per i Rom, contro i pochissimi soldi per l’emergenza abitativa dei romani che ricordiamo, noi di sucardrom, al Presidente Berlusconi sono anche Sinti e Rom.

Presidente Silvio Berlusconi, tra pochi giorni tornerà a Palazzo Chigi. Tra le priorità c’è la riforma per conferire più poteri al sindaco della Capitale e l’abolizione della Provincia?
«Tra le riforme che abbiamo in programma, una riguarda proprio i poteri del sindaco di Roma, che devono essere ampliati per affrontare meglio i problemi di una città metropolitana e complessa qual è oggi la Capitale. È un impegno che ho assunto nel «Patto con Roma», firmato da me, da Gianfranco Fini, da Gianni Alemanno e da Alfredo Antoniozzi. Il primo punto di questo Patto è la realizzazione di una legge nazionale e di una riforma costituzionale per la creazione del «Distretto Federale di Roma», che dovrà assumere le competenze di Provincia e Comune con poteri legislativi straordinari. La nuova istituzione del distretto di Roma Capitale beneficerà della riforma del federalismo fiscale. Le ricadute saranno positive per tutti i cittadini del futuro Distretto Federale di Roma. Al secondo punto del Patto si prevede che allo statuto comunale sarà aggiunto un titolo specifico dedicato alla tutela dei contribuenti (cittadini e imprese), con l’obbligo di ripristinare un rapporto equo tra la pressione fiscale, che l’amministrazione di sinistra ha portato a 655 euro pro capite, e la qualità dei servizi erogati».

Lo scontro tra i candidati si è concentrato sul tema della sicurezza. Quali sono le misure più urgenti e come potrà collaborare il nuovo governo?
«Gli episodi più recenti di criminalità, dall’omicidio della signora Reggiani in novembre fino all’accoltellamento della studentessa africana della scorsa settimana, hanno messo a nudo le lacune della sinistra nel governo della Capitale. In entrambi i casi, le violenze sulle donne sono avvenute nei pressi di stazioni degradate, senza illuminazione e senza vigilanza. Ciò significa che, al di là degli annunci roboanti, in 15 anni prima Rutelli e poi Veltroni non hanno fatto nulla per rendere sicure le periferie. La scarsa attenzione posta finora alla sicurezza è tanto più odiosa se si considera che questo disagio colpisce soprattutto le fasce più deboli e più povere della popolazione, soprattutto le donne e gli anziani. Il nostro governo interverrà subito, in appoggio al Comune, per assicurare un maggiore controllo del territorio per contrastare la criminalità, i furti, i borseggi, la prostituzione, lo spaccio di droga. Questi reati sono commessi per lo più da immigrati irregolari. Per questo potenzieremo la polizia di prossimità, il poliziotto e il carabiniere di quartiere. Di più. A Roma ci sono 20 mila immigrati irregolari che vanno rispediti a casa loro: nei loro confronti applicheremo in modo severo la legge Bossi-Fini, che non ammette la presenza di immigrati senza permesso e senza lavoro regolare».

Qual è la sua valutazione del «modello Roma»?
«Il "modello Roma", di cui si vantano Rutelli e Veltroni, è in realtà un "disastro Roma". Come si fa a indicare come modello una città dove ci sono 37 mila famiglie senza casa, 50 mila bambini nella fascia fino a tre anni senza asilo nido, 30 mila anziani over 65 privi di un servizio di assistenza, 9 mila disperati che vivono nelle baraccopoli lungo il Tevere? Come ci si può vantare, come fanno il candidato del Pd e della sinistra antagonista, di avere speso 3,7 milioni per i campi nomadi, contro appena 5 milioni impegnati nel 2006 dalla Regione per l’emergenza abitativa dei romani? E che dire delle imposte locali, aumentate da 412 a 655 euro per abitante, con una politica del «tassa e spendi» che ha portato a 9 miliardi il debito del Comune? A conforto delle clientele, sono aumentate le poltrone nelle decine di aziende controllate dal Comune, ma è peggiorata la raccolta dei rifiuti, il traffico urbano è sempre nel caos e i chilometri di metropolitana sono rimasti sempre gli stessi: appena 36,6. Rutelli, Veltroni e la sinistra hanno cercato il colpo di immagine con la Festa del cinema, ma si tratta di una quinta di cartapesta e di lustrini, tirata su ad arte per nascondere il degrado della città e per compiacere le voglie di apparire del sindaco». Continua a leggere…

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Assisi (PG), è vietato chiedere l'elemosina

È la città santificata dall'apostolo della povertà, ma Francesco mica era un accattone. Assisi è serafica, però s'arrabbia se dietro la mano tesa a chiedere elemosina scorge il professionismo della mendicità. E poi i bivacchi, brutto spettacolo sulle scalinate sante, turisti armati di panini e soda che rotolano sui gradini, di bermuda e magliette alzati a prendere il sole. Allora no, neanche il patrono, così gioviale e leggero, avrebbe forse approvato. Ieri c'erano file ovunque per il Grand Tour francescano. C'era anche una nuova ordinanza in vigore in città, quella contro i mendicanti del sindaco eletto con Forza Italia nel 2006 Claudio Ricci. "Preciso subito: sono anni che lavoriamo per la legalità. Questa iniziativa non è che una naturale evoluzione, sollecitata da molte segnalazioni di cittadini, ospiti, comunità religiose".
A Firenze, dopo quello sui lavavetri, un provvedimento simile ha fatto un certo scalpore. Padova e Vicenza pure, per decoro, schierate contro l'accattonaggio. Si ricordano altre celebri reprimenda: contro saccoapelisti e torsi nudi a Venezia, contro le contrattazioni in strada con le prostitute a Padova (provocano traffico), persino contro gli snack consumati sulla pubblica piazza a Verona. Però questa di Assisi sembra quasi un paradosso. Sembra, ma le misure già in atto sono queste: “campi nomadi” sgombrati, locali chiusi all'una d'inverno e una mezz'ora dopo d'estate, niente bottiglie in vetro in piazza dopo le 22, un circuito di 60 telecamere, 2mila nuovi punti luce, un numero verde per la sicurezza e un corpo di volontari che dal 2004 controlla il territorio (molti sono ex militari). Non proprio ronde, però girano con le auto del comune e con i telefonini e avvertono se qualcosa non va.
La nuova ordinanza per "salvaguardare i luoghi di culto e la decenza", fa "divieto di mendicare nei luoghi pubblici situati a meno di 500 metri da chiese, luoghi di culto, monumenti, piazze ed edifici pubblici". Cioè, in tutto il centro storico. Continua a leggere…

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Alba (CN), abbattute tre casette in via di edificazione

Ruspe in azione al “campo nomadi” di Alba il 24 aprile 2008 con Carabinieri e Polizia Municipale per demolire tre piccole casette, in via di edificazione ad opera dei componenti di tre famiglie sinte italiane, a seguito dell’emissione di specifica ordinanza di demolizione emessa dagli uffici preposti della Città di Alba.
I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba nel novembre 2007 avevano rilevato che era in corso l’edificazione di alcuni moduli abitativi su un’area che, poco tempo prima, dopo una serie di denunce per violazione della normativa ambientale nei confronti di alcuni residenti nel “campo nomadi” i quali a margine dell’insediamento, lungo la riva del fiume Tanaro, avevano accumulato rottami ferrosi e rifiuti “pericolosi” di altro genere che avrebbero poi rivenduto alle aziende di riciclaggio. L’area era stata bonificata grazie all’intervento degli organi competenti, con oneri a carico del Comune di Alba.
Su tale area tre residenti avevano iniziato ad edificare le abitazioni per le loro famiglie e, per tale ragione, vennero denunciati dai Carabinieri per il reato di abusivismo edilizio e deturpamento dei beni paesaggistici. I militari informarono anche gli uffici competenti della Città di Alba che, poco dopo, emisero l’ordinanza di demolizione dei fabbricati a cui, nella mattinata di oggi, viene data esecuzione.
Nel frattempo delle tre famiglie una si è trasferita al “campo nomadi” di Asti mentre gli altri due nuclei familiari si trovano in roulotte sempre nel “campo nomadi” di Alba.

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venerdì 25 aprile 2008

25 aprile, le radici profonde del razzismo italiano

Non è vero che le leggi sulla razza emanate dal governo fascista e entrate in vigore il 1 settembre 1938 furono un episodio isolato e neppure l'automatico prodotto dell'alleanza con la Germania di Hitler.
La cultura italiana - quella nazionalista e cattolica - conteneva già in sé le radici dei provvedimenti legislativi che isolarono e criminalizzarono gli ebrei ma anche i sinti e i rom, per poi farne carne da macello per i lager nazisti.
La legislazione razziale non fu un incidente di percorso. Solo con il 1987 risulta complessivamente abolita la struttura legislativa delle leggi razziali, permangono però ancora oggi in molte Questure italiane i fascicoli di Cittadini italiani classificati come “zingari”.


Le leggi razziali contro gli ebrei, introdotte nell'autunno 1938, hanno una loro gestazione concreta e una loro genealogia specifica. Ritenere che esse siano il prodotto di un contesto, che rispondano a una logica ferrea di alleanza nel quadro delle scelte di politica internazionale che il regime fascista andava costruendo nella seconda metà degli anni 30, è limitante, comunque non è sufficiente.
Si potrebbe ricordare come accenni antisemitici siano già presenti nella cultura politica italiana già nei primi anni del secolo [nel movimento nazionalista italiano], ancor prima nella pubblicistica cattolica [non solo di "Civiltà Cattolica", ma anche ne "L'Osservatore di Cristo" di Don Albertario e in numerose pubblicazioni diocesane nell'ultimo quarto dell'Ottocento] come pure già nella prosa mussoliniana ancor prima della marcia su Roma.
Questi aspetti possono essere letti come le premesse politiche di un discorso antisemita. Ma non è qui, o non solo qui, il nodo concettuale della questione. Infatti, la premessa concettuale al razzismo in Italia non nasce dall'antisemitismo profondamente presente nella cultura nazionale, ma questo vi viene ritradotto sulla base della cultura razzista che ha premesse consistenti, ma non coordinate, nella cultura fascista degli anni 20 e che acquista una sua coerenza teorica e politica con la guerra italo-etiopica.
Il razzismo in Italia, come discorso politico coerente, non come cultura, invece già presente, non nasce preliminarmente contro gli ebrei, ma in risposta al timore del "meticciato" come esito della vittoria militare in Etiopia. In altri termini: il razzismo ha il suo primo banco di prova nelle leggi promosse tra il 1936 e il 1937 riguardanti le popolazioni indigene africane appartenenti all'Impero italiano - ma "non facenti parte della nazione italiana". Esso ha le sue matrici culturali e i suoi criteri fondativi nella demologia e nello studio delle tradizioni popolari che acquistano gli studi di antropometrica [L. Cipriani], nella costruzione del mito della "Roma Augustea" [nel 1937 è celebrato il bimillenario della nascita di Augusto imperatore] attraverso il quale si riscrive il concetto di nazione italiana.
Le leggi razziali sono il frutto di una cultura e di una politica che in prima battuta non assume il sangue come criterio discriminante della classificazione, ma che fa della nazionalità il perno della questione della piramide gerarchica dei sudditi, suddividendoli tra cittadini italiani con diritti e cittadini senza diritti, ergo servi.
E' su questo piano che razzismo e antisemitismo si incontrano nella storia della politica italiana e nella vita pubblica in Italia. Sulla questione delle leggi razziali in Italia si è scritto molto in anni recenti. Ciò non toglie, tuttavia, che ancora prevalga un senso comune minimalista.
In Italia la vicenda dell'antisemitismo e del razzismo è stata assunta come un "corpo estraneo", scaricata sul nazismo, guardata e analizzata come un evento non correlato alla storia nazionale. In termini più ampi: se in Germania la cittadinanza [sociale, politica, culturale] costituisce una strozzatura cosciente della propria idea di nazione, in Italia si continua a ritenere che il Risorgimento e il processo di formazione dell'idea nazionale costituiscano un momento edenico e "senza macchie".
Preliminarmente è opportuno fissare un criterio: il razzismo non ha una relazione diretta con la quantità di morti. Come nota correttamente uno studioso del razzismo: "Il razzismo diventa totale se coloro che dirigono lo stato riescono a subordinargli tutto: la scienza, la tecnica, le istituzioni, ma anche l'economia, i valori morali e religiosi, il passato storico, l'espansionismo militare; se plasma tutti gli ambiti della vita politica e sociale e a tutti i livelli, senza dibattito né contestazione possibile". [Michel Wieviorka, "Lo spazio del razzismo", Il Saggiatore, pp.76-77], Uno stato e una politica sono razzisti in relazione alle regole statuite in merito alla cittadinanza e alla nazionalità. Il concetto di razza italica viene strutturandosi intorno a una visione storicizzata e progressiva del carattere nazionale.
Accanto alla genetica, all'antropologia fisica, all'etnologia, si afferma una componente legata al tema della tradizione popolare, ossia un elemento che trae spunto non tanto da un fatto "di sangue", quanto da un profilo in cui il tempo assume un valore eminentemente positivo e non corruttivo. Nel razzismo fascista il concetto di razza si fonda, invece, sulla sua evoluzione. L'accento non è posto prevalentemente su un dato biologico, bensì su uno comunitario. Il razzismo fascista, a differenza di quello nazista, si accredita come un composito di razzismo classico e di razzismo differenzialista, con il secondo prevalente sul primo. di David Bidussa, continua a leggere…

In foto Piazza Venezia, adunata del 10 giugno 1940. Sulla sinistra il palazzo delle Assicurazioni Generali, mentre il famoso balcone è sul lato opposto. Racconta Salvatore Romano: «In tutte e quattro le adunate generali io ero presente e sempre “piazzato” quasi sotto il fatidico balcone perché il percorso lo facevo veramente di corsa ed arrivavo sul posto dell’Adunata prima che la Piazza fosse gremita dalla “marea oceanica” di camicie nere come si vede nella documentazione fotografica dell’epoca».

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Veneto, abrogate la legge regionale

Il 19 gennaio 2006 il Consigliere regionale Federico Caner ha presentato il progetto di legge regionale n. 115 “abrogazione della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 54 (interventi a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti)”.
Il progetto di legge regionale n. 222 “regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi nel territorio veneto” è stato presentato il 22 febbraio 2007 dal Consigliere regionale Raffaele Zanon.
Le due proposte di legge, presentate da forze politiche di maggioranza, si differenziano perché la prima propone esclusivamente l’abrogazione della legge attualmente in vigore, mentre la seconda, in discussione in questi giorni, si propone di regolamentare e disciplinare gli interventi per i Sinti e i Rom.
La scorsa estate alcune associazioni, presenti in Veneto, hanno presentato due documenti con osservazioni e proposte. L’associazione Sucar Drom non è intervenuta direttamente anche se operiamo da diversi anni in Veneto e in particolare nelle province di Verona, Venezia, Vicenza, Treviso e Padova anche in collaborazioni con le associazioni locali.
Questa settimana, dopo che il Consigliere Zanon ha riproposto con forza e determinazione il progetto di legge regionale n. 222, non possiamo esimerci dall’intervenire direttamente perché questa proposta di legge è assimilabile, per le norme contenute, alle leggi razziali.
In pratica si vogliono imporre regole discriminanti e si codificano una serie di obblighi e di doveri per le famiglie già segregate nei cosiddetti “campi sosta attrezzati” che non sarebbero mai imposti ad altri Cittadini.
La lista delle discriminazioni è lunga ma segnaliamo che con questa legge (articolo 2, comma 6) i Sinti e i Rom perdono il diritto alle prestazioni pubbliche, compreso il servizi sanitario nazionale, se non adempiono esattamente agli obblighi di legge. Proviamo a simulare un caso: se io Cittadino italiano, appartenente alle minoranze Sinte o Rom, infrango il Codice della Strada, ad esempio parcheggio la mia auto in divieto di sosta, oltre alla sanzione uguale a quella comminata a tutti i Cittadini Italiani, avrò come pena accessoria la perdita del diritto di usufruire delle prestazioni del medico di famiglia.
Le nostre osservazioni potrebbero continuare ma sarebbe un esercizio inutile perché il vero problema è un altro, ovvero: le leggi regionali sono state strumenti utili a Sinti e a Rom? No, perché proprio queste leggi hanno istituito i “campi nomadi”.
Il Veneto è stata la prima Regione italiana ad approvare una legge regionale a “favore” delle popolazioni sinte e rom (modificata nel 1989). Era il 1984 e da quel momento i “campi nomadi”, prima soluzioni temporanee, si sono trasformate in soluzioni definitive ed uniche alternative abitative per i Sinti e i Rom italiani che venivano cacciati da un territorio all’altro.
Sucar Drom, insieme ad altre organizzazioni non governative, ha presentato all’inizio di questo anno un rapporto al Comitato Onu per l’eliminazioni delle discriminazioni, descrivendo la realtà dei “campi nomadi” italiani. Il Comitato ha raccomandato all’Italia di eliminare i “campi nomadi”.
I “campi nomadi” ricordano sempre più da vicino i campi di concentramento: moltissime persone sono costrette a vivere gomito a gomito in spazi ridottissimi; le condizioni igieniche sono spesso pessime e la rumorosità generale, di solito piuttosto forte, disturba anziani, neonati, ammalati. Inoltre, sono situati in prossimità di discariche, cimiteri, depuratori, impianti industriali… in aree dove mai si penserebbe di costruire delle case. In molti casi sono situati su terreni inquinati.
A tutto questo si aggiunge lo stato di precarietà in cui vive chi abita un "campo nomadi": aree sgombrate e rase al suolo nello spazio di una notte, senza alcun preavviso. Inoltre, cosa ancora più grave dei problemi pratici quotidiani, i “campi” si dimostrano veri e propri ghetti, tenuti volutamente lontani dagli occhi e dalla considerazione della società maggioritaria, generati da una politica di esclusione.
I “campi nomadi” non rappresentano una buona soluzione nemmeno per le amministrazioni comunali che devono sostenere costi di gestione e manutenzione molto alti; questo e tutti gli altri problemi legati alle aree-ghetto dei "campi nomadi" non esisterebbero se esse venissero sostituite da soluzioni abitative più ragionevoli e dignitose, che rispettino il diritto universale all'esistenza e a spazi personali vissuti in dialogo con le altre culture del territorio.
Per queste ragioni non crediamo utile per i Sinti e i Rom la proposta di legge regionale n. 222 e crediamo inutile la stessa legge regionale n. 54/1989, attualmente in vigore. Ironia della sorte vuole che la proposta di legge per abrogare la legge regionale n. 54/1989 l’abbia presentata la Lega Nord.
Sucar Drom chiede che sia riconosciuto ai Sinti e ai Rom italiani lo status di minoranze storiche linguistiche, attraverso una modifica della Legge n. 482/1999 “norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”. Questa legge riconosce tutte le minoranze storiche linguistiche presenti in Italia ad esclusione dei Sinti e dei Rom.
Il riconoscimento non può passare attraverso una legge regionale ma deve essere sancito da una legge dello Stato Italiano, così come è già avvenuto per tutte le altre minoranze presenti. Le esperienze europee ed in particolare le esperienze italiane di tutela delle minoranze (ad esempio le minoranze tedesche) portano ad affermare che sia necessario un corpus legislativo ad hoc. Infatti, il corpus legislativo italiano è costruito per garantire i diritti ad una maggioranza; perché una minoranza possa godere di tale corpus legislativo, e di conseguenza di pari diritti, sono necessarie delle disposizioni legislative ad hoc.
È quindi necessario iniziare a riconoscere a Sinti e a Rom lo status di minoranze attraverso una modifica della Legge n. 482/99, eliminando il dato territoriale per le minoranze sinte e rom che sono distribuite uniformemente su tutto il territorio nazionale. Come per altro è stato sottolineato anche dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Allargo Gil-Robles, nella sua visita in Italia nel giugno 2005, sostenendo nelle sue tesi proprio la necessità di superare la trappola territoritorialista. Inoltre, sia l’Onu che l’ECRI hanno parimenti raccomandato alle Autorità Italiane di estendere a Rom e Sinti la legislazione in vigore, relativa al riconoscimento delle minoranze linguistiche storiche. Le leggi regionali sono e rimarranno degli errori che devono essere cancellati per non perpetuare politiche di segregazione e ghettizzazione delle minoranze sinte e rom.

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Milano, una brutta storia

Una donna rom rumena di 40 anni è stata segregata per 7 giorni nel “campo” di Bisceglie, alla periferia di Milano. La polizia ha fermato due connazionali. I due uomini, di 33 e 40 anni, sono stati bloccati ieri dalla squadra Mobile di Milano con l'accusa di sequestro di persona, violenza sessuale e percosse. Secondo la polizia avrebbero tenuta segregata la donna dal 17 aprile a ieri sottoponendola a continue violenze.
Giovedì scorso la donna aveva accettato di incontrare uno dei due uomini con il quale aveva avuto una relazione un anno fa. Un incontro che si è trasformato in una trappola. L'uomo l'aveva costretta a seguirlo in una baracca di lamiere nel “campo nomadi” alla periferia della città e lì è cominciato l'incubo. Ad aiutarlo nel tenerla prigioniera il cognato, per sette giorni la donna subisce continue violenze. Viene colpita ripetutamente, costretta a vivere segregata, violentata più volte dal suo ex compagno.
"Picchiata -spiega Francesco Messina, capo della squadra Mobile di Milano- per costringerla a tornare con lui". Solo un’altra donna rom, abitante nel “campo”, le ha dato aiuto passandole dei medicinali e un indirizzo dove provare a fuggire. Ieri il piano di fuga è stato messo in atto. In una rissa tra i due cognati l'ex marito della vittima ha la peggio, si frattura la mandibola. E' costretto a chiederle aiuto per farsi accompagnare in ospedale. Lei accetta, ma a pochi passi dalla metropolitana riesce a fuggire e a raggiungere una casa di accoglienza per donne maltrattate. Su di lei restano i segni di un vero pestaggio: un trauma toracico e diverse fratture multiple su tutto il corpo.
L'ex marito della vittima è stato arrestato mentre andava al pronto soccorso del San Carlo per farsi medicare, il complice è stato bloccato nel “campo nomadi”. Per i due, in attesa della convalida, si sono aperte le porte del carcere di San Vittore.

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giovedì 24 aprile 2008

Veneto, le osservazioni e le proposte dell’Associazione Rom Kalderash

Il 25 luglio 2007 sono state presentate alla sesta commissione consiliare permanente della Regione Veneto le osservazioni e le proposte di Loris Levak e Aldo Levak dell’Associazione Rom Kalderash in merito al progetto di legge n. 222 “regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi del territorio veneto”. Di seguito le osservazioni e le proposte

Relazione introduttiva al progetto di legge n. 222 “regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi del territorio veneto”
Il Progetto di Legge 222, a nostro parere, dovrebbe inserirsi e richiamare la normativa Europea ed Internazionale per la più numerosa minoranza europea, ed, in base a tali normative, chiarire/definire il concetto di minoranza etnico-linguistica, precisando la realtà nella Regione Veneto.
In particolare nella relazione introduttiva dovrebbe essere esplicitati più correttamente alcuni termini e concetti:
- “popolazioni nomadi”, in passato nomadi ed ora stanziali per la maggior parte, cittadini italiani e stranieri, utilizzare Rom e Sinti;
- “la diffusione ha comportato una diversificazione…”, i diversi gruppi prendono il nome o dalla regione di provenienza o dalla tipologia lavorativa;
- “…Sia per la volontà degli stessi di sfuggire ai controlli burocratici…”, moltissimi rom e sinti non ottengono la residenza e anche per questo sfuggono ai controlli;
- “…scarsa o nulla presenza stagionali o itineranti…”, per quanto riguarda le presenze stagionali, i comuni non sono in grado di fornire risposte , i rom/sinti o hanno una loro proprietà o sono ospitati in un altro comune dove non hanno la residenza;
- “…rapporto tra gli zingari e la comunità italiana…”, mancano politiche di inclusione sociale e di riconoscimento della diversità culturale, che non vuole però essere condizione per forme di illegalità o illeciti né tantomeno di privilegi;
- “…Non esistono dati attendibili…”, manca un monitoraggio ed un osservatorio istituzionale;
- “…fanno del nomadismo il loro stile di vita…”, moltissime famiglie (la maggior parte) sono stanziali, altre sono nomadi solo nel periodo delle “sagre” da maggio a settembre/ottobre, altre si spostano dalla loro residenza stanziale per periodi lavorativi (Kalderash) e altri sono nomadi perché non trovano il posto dove fermarsi (il nomadismo è in via di estinzione);
- “…in regola... materia di ingresso…”, sono cittadini italiani o cittadini comunitari;
- “… iniziativa enti locali… servizi di base…”, non chiaro area di accoglienza, necessario definire pluralità di proposte (accesso alla casa, autocostruzione, autorecupero, sanatoria delle microaree, aree di transito…..);
- “scolarizzazione… abuso…”, collaborazione e coordinamento con gli uffici scolastici regionali (Gruppo di lavoro per la scolarizzazione presso USP di Padova che ha elaborato il Vademecum e quaderni per itineranti, monitoraggio…); collaborazione con le province per obbligo formativo.
Sempre nella relazione, si segnalano diversi articoli, partendo dall’Art. 2: nessun comune è d’accordo di realizzare campi sosta, anche piccoli e quindi quanto viene previsto negli articoli seguenti non ha più ragione d’essere.

Articoli della legge: “Regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi del territorio veneto”
- Riferimento legislazione europea ed internazionale.
- Sostituire termine nomadi con minoranze rom sinti e gruppi nomadi.
- Sostituire “abuso e sfruttamento minori”.
- Definire con precisione i destinatari: cittadini italiani, comunitari, extracomunitari.
- Considerare che i comuni sono nettamente contrari ai campi sosta.
- Togliere la percentuale “uno per mille” in quanto non applicabile ed incostituzionale.
- Preveder altre tipologie e provvedimenti per l’habitat.
- Considerare lo spreco di risorse pubbliche per la costruzione dei campi senza raggiungere gli obiettivi dell’integrazione e dell’autonomia delle famiglie Rom e Sinte, si ripetono gli errori del passato
Leggi le proposte dell’associazione Rom Kalderash…

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Napolitano: i giovani sono chiamati a contrastare i nuovi autoritarismi e integralismi

“La Storia sembra assegnare a ogni generazione una missione”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napoletano esterna questa sua riflessione ricevendo al Quirinale, alla vigilia della celebrazione del 25 aprile, festa della Liberazione, i rappresentanti delle associazioni nazionali combattentistiche e d'arma della confederazione delle associazioni combattenti partigiane, con il ministro della Difesa Arturo Parisi.
Ricorda a tal proposito il capo dello Stato: “I nostri padri hanno realizzato il sogno dell'Italia unita. La nostra generazione ha sconfitto il nazifascismo e ha gettato le bassi dell'Europa unita, fino al superamento della lunga stagione della 'guerra fredda' con l'abbattimento del muro di Berlino. I giovani di oggi sono chiamati a contrastare i nuovi autoritarismi e integralismi, che rappresentano -sottolinea significativamente Napolitano- la negazione dei principi e dei valori che ispirarono la lotta per la Liberazione”.
“E' importante che gli italiani mantengano costantemente viva la memoria e consapevole la coscienza delle diverse tappe e componenti del processo di maturazione e di lotta, che ha condotto il nostro Paese alla Liberazione”, ha poi sottolineato Napolitano ricordando “il significato solenne di questa data”.
I valori consegnati dalla Resistenza e dalla Liberazione, contenuti nella Costituzione repubblicana, vanno vissuti e coltivati ogni giorno. “La Liberazione - sottolinea - non fu soltanto il coronamento di una luminosa rinascita, lungamente sognata durante tutto l'oscuro periodo del nazifascismo e della guerra, ma fu anche e, forse, soprattutto una promessa: la promessa di un'Italia nuova, di una vera Costituzione dei cittadini, di una democrazia reale; una promessa di sviluppo economico e sociale per tutto il Paese”.
Proprio ora che ricorre il 60° anniversario dell'entrata in vigore della Carta costituzionale, per Napolitano “siamo spronati a un impegno maggiore per mantenere quella promessa, per tenere alti i principi e i valori hanno ispirato la stesura del documento fondante della nostra vita democratica. Quei principi - esorta il presidente della Repubblica - vanno vissuti quotidianamente; i valori, anche e innanzitutto morali, si esprimono nei diritti e nei doveri sanciti nella Costituzione, vanno apprezzati e coltivati”.

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Roma, salute senza esclusioni

Stimati intorno alle 8mila presenze distribuite in 33 insediamenti, di cui solo alcuni attrezzati o semiattrezzati, i Rom e i Sinti - tra coloro che vivono a Roma - sono i più esposti al rischio di contrarre malattie a causa della marginalità sociale e del ridotto ricorso alle cure mediche. È sulla base di questa evidenza che il Gris - Gruppo Immigrazione e Salute del Lazio ha messo in piedi una specifica campagna informativa e operativa affinché i Sinti e i Rom possano accedere ai servizi socio-sanitari, o perlomeno conoscere ciò che la Sanità pubblica può fare per loro.
I risultati dell’iniziativa, che ha ottenuto tra gli altri il supporto della Caritas diocesana, sono stati quindi raccolti nel Rapporto “Salute senza esclusione”, presentato il 22 aprile nel corso di un convegno patrocinato dalla Società Italiana di medicina delle Migrazioni. Tra i partecipanti, Salvatore Geraci, responsabile dell’Area sanitaria della Caritas, Giovanni Baglio, ricercatore dell’Istituto superiore di sanità e Laura Casciani, dell’Agenzia di Sanità pubblica del Lazio. «La scelta di descrivere analiticamente l’esperienza - spiega Geraci - è quella di lasciare traccia di ciò che è stato fatto e di come è stato fatto perché, se adeguato, possa essere da stimolo per altre realtà territoriali».
La campagna, durata due settimane, si è svolta nei mesi di ottobre e novembre 2006 ed ha coinvolto 140 operatori sanitari delle cinque Asl dell’area metropolitana di Roma e molti altri volontari del privato sociale. Tutti nei “campi” ad incontrare le popolazioni sinte e rom capitoline per diffondere informazioni sui servizi socio-sanitari territoriali e sugli stili di vita che favoriscono una buona salute. Durante le visite sono state anche offerte semplici prestazioni mediche quali la misurazione della pressione degli adulti che ha permesso di annotare una ipertensione nel 77% dei casi.
Circa 2000 le persone contattate, corrispondenti al 30% dell’intera popolazione, in media un contatto per nucleo familiare. Nella maggior parte dei casi “stanziati” nei territori delle Asl B e C, dei Municipi VII (è l’esempio del campo “Casilino 900”), VIII (“Salone”) e XII (“Pontina”). Il 60% delle volte si è trattato di donne, con un’età compresa tra i 15 e i 39 anni. Quella del Gris non è tuttavia un’iniziativa isolata ma si ricollega alla campagna vaccinale condotta con successo nel 2002 in tutti i “campi nomadi” della Capitale, nel corso della quale sono stati vaccinati circa 2mila bambini, con una riduzione della scopertura vaccinale dal 40% al 9%.
Cosa resta di questa esperienza? «Certamente la metodologia – conclude Geraci -, le sensazioni umane e professionali, qualche progetto. In genere un’attenzione maggiore per questa popolazione almeno da parte degli operatori che hanno partecipato alla campagna, “l’iscrizione” più o meno legittimata nelle agende delle aziende sanitarie romane del tema della tutela sanitaria dei Rom». Infine, «la conoscenza di una popolazione al di là dei luoghi comuni e dei pregiudizi». di Mariaelena Finessi

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mercoledì 23 aprile 2008

Ue, Tajani non ricoprirà la delega di Frattini

E’ di ieri sera la notizia, rilanciata stamani dal quotidiano spagnolo El Paìs, che l’eurodeputato Antonio Tajani, vicepresidente del PPE, e tra i più papabili candidati alla vicepresidenza della Commissione Europea come successore di Franco Frattini, non ricoprirà la delega a Giustizia, Libertà e Sicurezza.
Nell’eventualità in cui, infatti, sarà Tajani a sostituire Frattini, al presidente della delegazione di Forza Italia in Europarlmanto spetterà la delega ai Trasporti; sarà invece il francese Jacques Barrot, su decisione del presidente della Commissione Europea Barroso, a doversi occupare di giustizia, libertà e sicurezza.
“E’ una decisione che fa onore all’Europa” commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “EveryOne, così come i diversi deputati europei di quasi tutti i gruppi parlamentari, aveva espresso, con una dura protesta inoltrata ai membri della Commissione, la sua contrarietà alla candidatura di Tajani come successore di Frattini su temi per i quali non solo non c’erano competenze adeguate, ma soprattutto si rischiavano mosse pericolose ai danni di categorie sociali discriminate o, nei casi peggiori, perseguitate, specie in Italia se si pensa agli omosessuali e ai Rom.
Omofobia e xenofobia sono atteggiamenti che dovrebbero stare fuori dalle porte del Parlamento Europeo e dovrebbero essere banditi dalla Commissione, così come chi se ne fa portatore. E’ rassicurante” continuano Malini, Pegoraro e Picciau “che Barroso abbia ascoltato le voci di dissenso, impedendo il dilagare di una deriva preoccupante – sempre più diffusa in Italia, con l’ascesa forte di Silvio Berlusconi e della Lega al Governo – soprattutto per il mancato rispetto dei diritti civili e delle libertà fondamentali”.

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Livorno, io non sono razzista... ma però

Il sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, salirà sul palcoscenico per interpretare se stesso, in uno spettacolo ispirato e dedicato alla tragedia di Pian di Rota, dove lo scorso agosto persero la vita, in un rogo, quattro bambini rom.
Al suo fianco, giovedì 24 aprile al teatro Goldoni, ci saranno gli attori-detenuti del Laboratorio teatrale della Casa circondariale. Lo spettacolo, ideato ed organizzato da Alessio Traversi e da Federico Bernini, vedrà la partecipazione di oltre 100 ragazzi delle scuole cittadine di danza ed è stato organizzato nell'ambito delle cerimonie per l'anniversario della Liberazione.
La messa in scena, intitolata "Io non sono razzista...ma però", è liberamente tratta dal "Manifesto della razza", il documento redatto nel 1938 da un gruppo di scienziati fascisti ed usato dallo stesso regime come base teorica per le leggi razziali. Questo si intreccia, con alcuni spunti provenienti dal blog, “Livorno e i Rom. Tra inclusione e legalità”, lanciato lo scorso autunno dallo stesso sindaco Cosimi, sul quale i livornesi hanno espresso tutte le paure, le contraddizioni della città sui temi dell'integrazione con gli stranieri e in particolare con la comunità rom.“Questo spazio telematico - ha detto Cosimi - è stato un grande momento di riflessione per tutti su un dramma vissuto in modo ambivalente, tra senso di colpa e insofferenza. E' importante cogliere l'occasione delle celebrazioni del 25 aprile come momento non di frattura, ma di ricomposizione”.

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Veneto, Opera Nomadi: i Rom e i Sinti non sono nomadi

Nel territorio Veneto sono presenti: Rom Kalderasha, Rom Harvati, Sinti Veneti, Sinti Taic, tutti italiani; Rom provenienti dalla ex Yugoslavia (Serbia, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Croazia) di recente immigrazione e, ultimamente, in seguito all’entrata nella UE delle loro nazioni, assistiamo all’arrivo di rom rumeni e bulgari.
I Rom e i Sinti italiani presenti nel Veneto sono stanziali e, se, nomadi lo sono forzatamente perché non hanno un luogo dove poter vivere stabilmente, come desidererebbero.
Esiste un seminomadismo praticato dai Sinti veneti giostrai che, per seguire le fiere e sagre, si spostano nel periodo primavera/estate. I Rom provenienti dalla ex Yugoslavia non sono nomadi, e non desiderano esserlo anche perché provengono da luoghi dove abitavano nelle case.
Non si comprende, perciò a chi sia rivolta la nuova proposta di legge. A quali popolazioni nomadi? C’è, infatti, un errore già nella dicitura del Progetto di Legge. Al posto di "...presenza di popolazioni nomadi nel territorio Veneto" dovrebbe essere scritto "...presenza di popolazioni Rom e Sinte nel territorio Veneto".
La logica dei campi nomadi poteva essere valida negli anni passati, solo se considerati una soluzione temporanea e luoghi di prima accoglienza. Oggi è necessaria una politica di superamento degli stessi. Il campo nomadi, se aveva l’obiettivo di offrire un habitat dignitoso per queste famiglie, ha fallito. Situati ai margini della città, in condizioni igieniche e sanitarie sono disastrose, la loro gestione comporta una spesa pubblica non indifferente.
In realtà gli stessi Rom e Sinti non vogliono vivere nelle aree comunali, veri e propri ghetti e sacche di emarginazione sociale tanto che l’Italia è stata condannata, il 24 aprile 2006, per la politica abitativa dei cosiddetti campi nomadi, dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali, organismo del Consiglio d’Europa, indicando le politiche sviluppate a favore dei Rom e Sinti, azioni di esclusione e di separazione dal resto della società.
Ribadendo che il mantenimento dei campi nomadi in Italia, conosciuta in Europa come “paese dei campi”, risulta essere una prospettiva non solo ghettizzante ma, come da definizione dell’European Roma Right Center “l’emblema della segregazione razziale per eccellenza” e secondo il Comitato per l’Eliminazione delle Discriminazione dell’ONU, “un mix tra le favelas e i campi di concentramento”, siamo convinti che l’unica strada da percorrere (oltre all’inserimento scolastico e lavorativo) per procedere ad una efficace inserimento socio-culturale dei Rom e dei Sinti sia quella di procedere alla progressiva eliminazione dei campi nomadi con l’inserimento delle persone in abitazioni o micro-aree per una famiglia.
L’errore di fondo sta proprio nel considerare le popolazioni rom e sinte come popolazioni nomadi, che vogliono vivere nei campi nomadi e che non vogliono inserirsi nel nostro tessuto sociale. di Renata Paolucci (Opera Nomadi), continua a leggere…

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Anche i silenzi uccidono

Mentre si sta scatenando in tutta Italia la caccia al rom, ritenuto il nemico interno per eccellenza, quando si tratta di riconoscere loro i diritti più basilari che spettano a tutte le persone, ritardi e colpevoli silenzi si moltiplicano. Non stupisce neppure la condizione di abbandono nella quale sono lasciati da oltre dieci anni i rom kosovari, serbi e montenegrini presenti nel campo ubicato a Palermo vicino allo stadio, all’interno di una zona destinata a riserva naturale. Quel campo ha ucciso in diverse occasioni, bambini e adulti, morti per cause spesso rimaste inspiegabili, ma assai probabilmente drivanti dalle condizioni di degrado nelle quali sono abbandonati dalle istituzioni, capaci solo di colpire con i decreti di espulsione quanti non sono in regola con il permesso di soggiorno, anche se si tratta di persone gravemente malate per le quali l’allontanamento forzato dall’Italia si potrebbe trasformare in una condanna a morte.
Lo scorso anno, dopo tre giorni di agonia in ospedale, senza che i medici fossero riusciti a capire la ragione delle continue emorragie e poi dello stato di coma, Vera, una donna rom originaria del Montenegro, se ne era andata in una sera di pioggia. A distanza di sei mesi dalla morte di Vera il perito nominato dal tribunale non ha ancora consegnato i risultati delle sue indagini, nessuno ha ancora una spiegazione per la morte di Vera, dopo giorni di inutili ricerche da parte dei medici ai quali si era rivolta.
Adesso con le misure annunciate dai vincitori delle ultime elezioni si potranno attendere altre deportazioni di massa, non solo oltre i confini delle città, ma anche nei paesi di provenienza, come nel caso dei Rom espulsi da Rutelli a Roma nel 2000, e poi risarciti dal governo Berlusconi dopo l’intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo. Forse riusciranno ad espellere anche la famiglia di Vera prima che sia stato possibile accertare la verità.
Il silenzio delle istituzioni ed i ritardi nell’accertamento delle cause della morte di Vera contribuiranno in qualche piccola misura ad accrescere ulteriormente la segregazione dei Rom. Il fratello di Vera nel frattempo ha ricevuto un decreto di espulsione da parte della Questura di Palermo perché non ha rinnovato tempestivamente il permesso di soggiorno scaduto proprio nei giorni in cui Vera era agonizzante in ospedale. Intanto le condizioni igieniche nel quale il campo rom di Palermo è tenuto da anni, rimangono immutate, e rischiano di produrre altri decessi, per il divieto di qualsiasi intervento strutturale da parte degli enti locali, e della Prefettura , con un ruolo pilatesco del Consiglio territoriale per l’immigrazione. Non si contano più i decessi per tumori e malattie gastrointestinali. Malgrado l’impegno di poche associazioni che hanno ottenuto il risultato della scolarizzazione della maggior parte dei minori, che non vanno più a chiedere l’elemosina per strada, le istituzioni locali si limitano a minacciare periodicamente il trasferimento del campo, di fatto una deportazione forzata, senza proporre però soluzioni concrete e condivise, da parte della popolazione locale e degli stessi rom. di Fulvio Vassallo Paleologo, continua a leggere…

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martedì 22 aprile 2008

Veneto, la Regione vuole approvare una legge razzista

Il Consiglio regionale del Veneto torna a riunirsi, dopo la pausa elettorale, oggi (ore 14) e mercoledì 23 (ore 10) a palazzo Ferro-Fini. L'attività dell'assemblea legislativa riprende con la discussione del progetto di legge di AN, FI, Lega e PNE dal titolo “Regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi nel territorio veneto” iniziata nella precedente seduta del 13 marzo scorso.
La legge, sintesi di due diverse iniziative legislative, una della Lega primo firmatario Federico Caner e una di An, Fi e Progetto Nordest, primo firmatario Raffaele Zanon, vuole abrogare la legge 54 dell'89 che, prima in Italia, ha stanziato contributi regionali per le amministrazioni regionali che istituivano “campi sosta” per le minoranze sinte e rom.
La proposta di legge in discussione propone regole, secondo noi, discriminanti per la sosta e codifica una serie di obblighi e di doveri per le famiglie che utilizzino i “campi sosta attrezzati” che non sarebbero mai imposti ad altri Cittadini che utilizzino alloggi di edilizia popolare.
A titolo esemplificativo nella Legge si afferma che i Sinti e Rom non possono sostare in tutto il territorio se non nei “campi nomadi” (articolo 2, comma 1), ovvero se io Sinto veneto acquisto un terreno edificabile non posso sostare sul mio terreno. Un vero stato di apartheid se si considera che chi ha la titolarità di essere segregato in un “campo nomadi” avrà da rispettare degli orari di entrata a “casa” propria.
La lista delle discriminazioni è lunga ma segnaliamo che con questa legge (articolo 2, comma 6) i Sinti e i Rom perdono il diritto alle prestazioni pubbliche, compreso il servizi sanitario nazionale, se non adempiono esattamente agli obblighi di legge. Proviamo a simulare un caso: se io Cittadino italiano, appartenente alle minoranze Sinte o Rom, infrango il Codice della Strada, ad esempio parcheggio la mia auto in divieto di sosta, oltre alla sanzione uguale a quella comminata a tutti i Cittadini Italiani, avrò come pena accessoria la perdita del diritto di usufruire delle prestazioni del medico di famiglia.
Questa proposta di legge è veramente allucinante, oramai non vi sono più freni. Il Veneto si candida a emulare l’Alabama degli Anni Cinquanta.

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lunedì 21 aprile 2008

Ue, solo per i disabili la proposta di non discriminazione

Il Commissario Špidla ha dichiarato che la proposta della Commissione europea in materia di non discriminazione al di fuori dal campo del lavoro riguarderà solo la disabilità. Una comunicazione (atto legislativo non vincolante) coprirà gli altri motivi di discriminazione, cioè l'età, l'orientamento sessuale, la religione e la fede. Secondo la Commissione non è realistico proporre una direttiva globale che includa tutti i motivi di discriminazione, data l'opposizione certa di alcuni Stati membri. La dichiarazione di Špidla ha suscitato forti reazioni da parte di attori-chiave sulla scena europea, compresi Etuc, confederazione europea dei sindacati , Amnesty International e Graham Watson, il leader dell’Alde, l'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa al Parlamento europeo.
È stato cosi finalmente chiarito che la Commissione europea, dopo aver consultato una vasta gamma di soggetti interessati sulle nuove iniziative per prevenire e combattere la discriminazione che non riguardino la materia del lavoro, intende limitare la sua nuova proposta di direttiva alla discriminazione solo sulla base della disabilità.
Etuc, nonostante accolga con favore l'azione di lotta contro la discriminazione nei confronti dei disabili, si dice delusa dal limitato ambito di applicazione della nuova iniziativa.
In risposta al lancio della consultazione da parte della Commissione, Etuc aveva sostenuto la tesi della necessità di avere una vasta iniziativa, che includesse la discriminazione per motivi di età, orientamento sessuale, religione. Questo, secondo i sindacalisti, avrebbe potuto essere un chiaro esempio della “migliore regolamentazione” su cui si sta impegnando l’Ue, per evitare l’ipotesi in cui regole diverse disciplinino diversi motivi di discriminazione, dando luogo a incongruenze giuridiche e pratiche. Ciò potrebbe causare problemi soprattutto in situazioni di discriminazione multipla.
Dello stesso avviso anche Amnesty International, che ha inviato una lettera al presidente della Commissione José Manuel Barroso per sottolineare le proprie preoccupazioni sul tema della discriminazione, che rimane oggi una delle più serie violazioni dei diritti umani in Europa. Limitando la portata della sua proposta di direttiva, Amnesty sostiene che l’Unione europea avrebbe un approccio frammentato ai diritti umani, non coerente coi suoi obblighi derivanti dalle legislazioni europea e internazionale. L’Ong sottolinea infatti che solo lottando contro ogni forma di discriminazione l’Ue potrà impedire che queste si annidino in tutte le aree della vita quotidiana, dall’accesso all’istruzione al diritto alla casa e alla salute. Continua a leggere…

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Piero Terracina: il Pdl? Anche lì c'è un'anima fascista e razzista

«Il problema è Alemanno, non Storace. Con lui smetto i viaggi ad Auschwitz» Piero Terracina, sopravvissuto al campo di sterminio, attacca: «Il Pdl? Anche lì c'è un'anima fascista e razzista che non si cela dietro una kippah».
«Non basta mettersi la kippah davanti al Muro del pianto, per smettere di essere fascisti. L'hanno fatto in tanti, forse l'hanno fatto in troppi. Io credo che votare per un partito che accoglie gente come Alessandra Mussolini e Ciarrapico dovrebbe essere impossibile per tutti, non solo per gli ebrei, ma anche per i tanti antifascisti che ci sono nel centrodestra. Figuriamoci poi dare il voto ad una destra estrema che si dichiara apertamente fascista. Il problema non è l'apparentamento con Storace, il problema è Alemanno stesso, candidato a sindaco di Roma».
È lucido e non ha perso nemmeno un grammo di memoria, Piero Terracina, classe 1928, esponente di spicco della comunità ebraica e colonna portante dell'antifascismo italiano. Terracina aveva 15 anni quando venne arrestato dalle Ss e deportato ad Auschwitz insieme agli altri sette membri della sua famiglia. Tornò a Roma da solo, unico superstite.
«Mi denunciarono i fascisti, loro mi consegnarono alle Ss per prendersi il compenso di cinque mila lire. E quando tornai, a 17 anni, senza più nessuno, la prima lettera che ricevetti fu dallo stato italiano che reclamava le tasse arretrate di mio nonno ucciso nelle camera a gas. E solo dopo nove anni ottenni l'aiuto economico che avevo chiesto. Eccolo, è un assegno che non ho mai incassato e che da allora porto sempre con me, guardi: sono 48.065 lire». Allora lo stipendio medio era di 200 mila lire.
Dopo le proteste del presidente Riccardo Pacifici, Alemanno ha detto ieri che terrà conto dell'opinione della comunità ebraica romana per decidere sull'apparentamento con La Destra. Ma ci tiene a ricordare che Storace è stato in Israele prima di Fini.
Credono che sia sufficiente andare in pellegrinaggio in Israele o ad Auschwitz. Ma quando si tratta poi di esprimere con i fatti le loro idee, si rivelano per quello che sono. Dovremmo ricordare tutti il loro passato perché il problema purtroppo è questo: a differenza della Germania, l'Italia non ha mai fatto i conti con il suo passato.
La Shoah non ci sarebbe stata senza le leggi razziali nel '38, e queste non avrebbero potuto essere emanate se il fascismo non avesse tolto a tutti noi italiani la libertà nel '22. E non dimentichiamo che è il fascismo che ha fatto scuola al nazismo, nato solo successivamente.

Anche Fiamma Nirenstein è entrata senza remore nel Pdl. Possibile che ormai il giudizio sulle politiche dei governi israeliani sia diventata la vera discriminante politica di molti ebrei, più che i principi e i valori che esprime una parte politica?
Quello che penso l'ho già detto personalmente a Fiamma, la sua scelta mi ha fatto molto male.

Ci racconta cosa le ha detto precisamente?
Le ho detto che secondo me per un ebreo entrare in un partito che accoglie fascisti è andare, come dire, contro natura. Io credo che il padre di Fiamma, Alberto Nirenstein, deportato anche lui, si sia rivoltato nella tomba. Però c'è da dire che se ormai si è arrivati a questo punto la colpa è anche della sinistra. Siccome gli estremi spesso si toccano, l'estrema sinistra ha assunto le stesse idee dell'estrema destra. C'è un antisemitismo mascherato dietro le prese di posizione sul conflitto israelo-palestinese: la colpa alla fine è sempre degli ebrei. Apparentemente l'odio è anti israeliano, ma in realtà si riversa contro tutti gli ebrei. Ogni persona di buon senso dovrebbe capire che uno stato sovrano ha il diritto e il dovere di difendere i propri cittadini.

È per questo che la maggior parte della comunità ebraica ha fatto una scelta di campo verso il centrodestra?
Indubbiamente questa presa di posizione della sinistra ha orientato il pensiero di molti ebrei. Non ci dimentichiamo che Israele è la nostra assicurazione sulla vita. E da questo punto di vista hanno fatto danni tutti, li ha fatti l'estrema sinistra ma anche D'Alema, andando a braccetto con il capo degli Hezbollah.

Eppure Alemanno, che sembra mostrare questa sensibilità verso Israele, nel suo incontro di oggi (ieri, per chi legge) con il ministro francese dell'immigrazione e dell'identità nazionale, Brice Hortefeux, ha parlato di preferenza nazionale e del solito «problema immigrazione» e «nomadi». Non vede alcuna contraddizione in questo?
Certo. Infatti, non è razzismo anche questo? Non metto in dubbio che la questione dei campi rom possa essere diventata ormai un problema sociale, ma c'è modo e modo di parlarne e di affrontarlo. Perché invece non cercare una soluzione condivisa con queste persone? Io, che giro molto per le scuole di tutta Italia, vedo che spesso i ragazzi rom sono più motivati dei loro coetanei, ma non viene data loro alcuna opportunità. Ricordiamoci che abbiamo impedito ai cosiddetti “nomadi” di continuare quelle che erano le loro tradizionali attività: i ramai, gli allevatori di cavalli. Qualsiasi cosa tentino di fare per vivere onestamente devono chiedere la partita Iva.

Sono una minoranza perseguitata, secondo lei, i Rom oggi in Italia?
Assolutamente sì.

Alemanno oggi (ieri, ndr) per addolcire la «pillola» Storace si è profuso in lodi verso l'iniziativa di Veltroni di promuovere viaggi per Auschwitz con gli studenti delle scuole romane. Ha detto che «vanno senz'altro ripetuti». Lei lo accompagnerebbe Alemanno, in un viaggio del genere?
Innanzitutto ricordiamo che il primo viaggio con le scuole romane ad Auschiwtz l'ha ideato Rutelli nel '98. Solo nel 2002 Veltroni ha rinnovato la tradizione, anche se lui ha avuto il merito di istituzionalizzarli in modo che anche le future amministrazioni capitoline avranno il compito di organizzare e promuovere questi viaggi della memoria.

E poi?
Poi voglio dire chiaramente: io ho partecipato a tutti i viaggi organizzati per le scuole romane, ma non credo che potrei mai accompagnare un Ciarrapico e nemmeno lo stesso Gianni Alemanno.
di Eleonora Martini, il Manifesto

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Genova, un condominio per i Rom?

Un condominio per un’ottantina di Rom, profughi dalla ex Jugoslavia, potrebbe essere ricavato dalla ristrutturazione di un edificio disabitato in via dei Laminatoi, a Cornigliano. I Rom sono quelli che abitano da sempre lo storico “campo nomadi” di Molassana e che sarebbero trasferiti nel fabbricato pubblico di Cornigliano per lasciare posto, negli stessi container di via Adamoli, a circa 150 Rom provenienti dalla Romania e oggi in gran parte accasati nell’ex Miralanza di Rivarolo.
Nel giro di tre settimane, infine, la vecchia fabbrica di detersivi, dove si sono installati la maggior parte dei romeni senza casa che campano di espedienti sotto la Lanterna, sarà sgomberata in risposta alle lamentele degli abitanti della zona, sempre più insofferenti alla presenza dei Rom. Su queste tre direttrici si svilupperà, entro l’estate l’azione, del Comune per tentare di risolvere una volta per tutte il rebus dei rom.
La questione è tra quelle più spinose attualmente nelle mani della giunta Vincenzi. Da mesi se ne occupano tre assessori, talvolta rimpallandosi i problemi: Francesco Scidone (Sicurezza), Massimiliano Morettini (Immigrazione) e Bruno Pastorino (Patrimonio). Sinora l’emergenza è stata affrontata a colpi di sgomberi, che continueranno ad oltranza. Nel giro di un anno, ne sono stati eseguiti almeno una decina.
Il più importante in via Greto di Cornigliano, lo scorso 18 marzo: la baraccopoli lungo il torrente è stata rasa al suolo. Su oltre cento rumeni sloggiati, una quarantina sono stati presi in carico dai Servizi sociali di Tursi che li ospita in albergo, si occupa dei minori e cerca di favorire l’inserimento lavorativo degli adulti. Quasi tutti gli altri Rom, di volta in volta allontanati dagli insediamenti abusivi sparsi nel Ponente, hanno eletto a propria dimora la vecchia fabbrica al confine tra Teglia e Rivarolo. Continua a leggere e partecipa al dibattito…

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E' vero che i Rom sono violenti?

La sera di martedì 30 ottobre 2007 il giovane romeno (di etnia Bunjas) Romulus Mailat aggredisce e uccide Giovanna Reggiani; la notte fra giovedì 17 e venerdì 19 aprile 2008 il romeno Ioan Rus - omonimo di un ministro della Romania - ferisce con un coltello e violenta una studentessa del Lesotho.
Due episodi caratterizzati da un'efferatezza inquietante e dalla stessa strumentalizzazione politico-mediatica: ambedue i casi sono stati utilizzati dalla propaganda xenofoba per instillare nel popolo italiano odio contro i Rom, anche se nessuno dei due aggressori appartiene al popolo Rom.
Nonostante i media e i portavoce delle Istituzioni italiane facciano a gara per sollevare l'allarme-sicurezza, i dati relativi a crimini violenti e in particolar modo a omicidi volontari restano oggi in linea con quelli pubblicati all'inizio di quest'anno sul rapporto Eures-Ansa: l'Italia resta uno dei Paesi più sicuri d'Europa, seconda solo alla Norvegia (0,7 contro l'1,0 di Italia, Danimarca, Germania, Spagna; 1,3 di Gran Bretagna; 1,6 della Francia; 2,6 della Svezia; 5,6 degli Usa).
Se è vero che gli omicidi di donne sono aumentati, è anche vero che i loro assassini sono stati individuati nel 75% dei casi all'interno della loro stessa famiglia: è l'uomo di casa, infatti, il carnefice. La famiglia è teatro del 31, 7% degli omicidi, mentre la microcriminalità, spauracchio sbandierato dalla propaganda, raggiunge il 12,7%. In ogni caso, le donne italiane sono più al sicuro di quelle che vivono in Gran Bretagna (indice di rischio rispettivamente 6,6 e 7,7), Spagna (7,8), Giappone (8,1), Norvegia (8,7), Paesi Bassi (9,1), Svizzera (9,5), Germania (10), Australia (10,9), Usa (22).
Le cause di morte delle donne tra i 15 ed i 44 anni (fascia d'età prediletta dai femminicidi) sono, tuttavia, molto più frequentemente il tumore, gli incidenti stradali ed i suicidi. E' cresciuto, con l'immigrazione, sia il numero di stranieri vittime (più 19,8% nel 2006 rispetto al 2005) che quello di autori di omicidi (più 31%). In sei casi su dieci si tratta di omicidi 'etnici' o familiari, cioé sia la vittima che l'assassino sono stranieri. Qualcuno si sorprenderà, ma il numero di crimini violenti e omicidi perpetrati da Rom non ha alcuna rilevanza statistica! di Roberto Malini

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sabato 19 aprile 2008

Rom e Sinti, bisogna riprendere il cammino

Il voto del 13 e 14 aprile 2008 ha aperto nuovi scenari, alcuni dei quali preoccupano molto tutti noi. Innanzitutto dobbiamo distinguere il voto delle politiche a quello delle amministrative che in alcune aree del Paese avrà un riscontro dopo il ballottaggio.
L’ondata di commenti politici dedicata al crollo de La Sinistra l’Arcobaleno e alla vittoria della Lega Nord dovrebbe aiutarci a capire meglio quali strategie utilizzare nel prossimo futuro. Ora è in atto la beatificazione della Lega, il partito territoriale che ha vinto perché sarebbe capace di interpretare le esigenze della «gente». O magari di crearle, vellicarle e cavalcarle molto oltre la loro realtà. Secondo l’interessante definizione del sociologo Aldo Bonomi, la Lega, più che un partito, sarebbe un «sindacato del territorio».
A sinistra è probabile un harakiri finale, infatti si preparano al tutti contro tutti e non si capiscono certi commenti che puntano il dito accusatorio sulle politiche sui diritti che hanno coinvolto direttamente anche i Sinti e i Rom. Le cause della sconfitta le cerchino da altre parti.
Preoccupa la Lega Nord, che tanto in Lombardia quanto in Veneto ha superaro il 20% dei suffragi. Molto è stato detto - non sempre con cognizione di causa - sulle ragioni di questo risultato. Ma la vera questione, oggi, è un'altra, perché adesso è importante chiedersi in che modo Bossi peserà sulla politica italiana e quale uso saprà fare dei voti decisivi di cui dispone al Senato, senza i quali il centrodestra non avrebbe più una maggioranza.
Vi possono essere almeno due modi, però, di “difendere” le ragioni del Settentrione. In primo luogo, è possibile che i nuovi ministri della Lega si impegnino a proteggere in maniera assistenziale gli interessi veneti o piemontesi o lombardi. In questo senso, la battaglia condotta nelle ultime settimane per tutelare i posti di lavori di Malpensa può essere un'anticipazione di tale strategia, che però non aiuterebbe davvero il Nord e finirebbe per costare tantissimo all'Italia nel suo insieme.
Il rischio è di avere una sorta di "meridionalizzazione" complessiva, che estenda anche alle regioni settentrionali pratiche ben note - purtroppo - in talune aree del Sud.
Ma è anche possibile che invece la Lega utilizzi il proprio potere contrattuale soprattutto per ottenere una riforma in senso federale, che muova innanzi tutto dal fisco e imponga a ogni comune e ad ogni regione di reggersi sostanzialmente sulle proprie gambe.
Ad oggi sembra che la Lega prenderà la strada della mera tutela del tornaconto di chi sta al Nord (magari limitandosi a chiedere il trasferimento a Milano di una rete Rai...) e sarà l'ennesima occasione perduta. Difficilmente saprà portare il Paese verso un ordinamento federale, per porre le premesse per un processo virtuoso destinato a far calare la pressione fiscale e a migliorare la qualità dei servizi pubblici. Nell'interesse dell'Italia nel suo insieme.
Il voto al Nord è di fatto un voto clientelare ed è probabile che il Carroccio cercherà di ottenere norme più severe su immigrazione e ordine pubblico e su questi temi non troverà l'ostilità degli alleati. Anche le questioni come quella rom e sinta saranno trattate con più attenzione da parte del nuovo esecutivo ed i rischi sono evidenti come ha dimostrato il Governo passato che non ha certo brillato, anzi…
Matteo Salvini, neo deputato della Lega Nord e anima della politica degli sgomberi a Milano, ha ritrattato le parole orrende sui Rom da «derattizzare» ma come alcuni commentatori hanno fatto notare, a campagna elettorale finita, non costa niente concedersi cinque minuti di civiltà.
In questo quadro è obiettivo primario per le associazioni sinte e rom intessere relazioni con il nuovo Governo mettendo al centro la legislazione europea. Bisogna esigere da questo Governo il rispetto delle norme e attivarsi per denunciare tutte le forme di discriminazione, senza esclusione. Bisogna anche essere capaci di liberarsi di pregiudizi e riprendere il cammino iniziato a maggio 2007.

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Roma, salute senza esclusione

Si presenterà il prossimo 22 aprile dalle ore 9.15 alle 13.00, presso la Sala Teatro dell’Ospedale Santo Spirito, Via dei Penitenzieri, il rapporto “Salute Senza Esclusione” che illustra i risultati della campagna per l’accessibilità dei servizi socio-sanitari in favore della popolazione rom e sinta a Roma svolta dal Gris - Gruppo Immigrazione e Salute del Lazio.
Il convegno di presentazione, con il patrocinio della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, vedrà la partecipazione di Salvatore Geraci, responsabile dell’Area Sanitaria della Caritas di Roma, Giovanni Baglio, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità, Laura Casciani, dell’Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio, ed altri rappresentanti degli organismi impegnati nella campagna. Di seguito il programma
ore 9.15 - Una rete per la salute senza esclusione, l’esperienza della SIMM e dei GrIS, Salvatore Geraci (Area Sanitaria Caritas, GrIS Lazio);
ore 10.00 - Saluto delle autorità;
ore 10.30 - Finalità, obiettivi e aspetti metodologici della Campagna per l’accessibilità, Giovanni Baglio (Istituto Superiore di Sanità, GrIS Lazio);
ore 11.15 - I risultati della Campagna per l’accessibilità, Laura Cacciani (Laziosanità-ASP, GrIS Lazio);
ore 11.30 - L’esperienza negli insediamenti della Campagna per l’accessibilità, Carmelina Certo (Asl Roma E, GrIS Lazio);
ore 12.00 - Interventi dei partecipanti;
ore 12.45 - Conclusioni a cura del GrIS Lazio;
ore 13.00 Chiusura dei lavori.
Modera: Maurizio Sprovieri (Asl Roma E, GrIS Lazio). Per informazioni: telefono 06 44340247 (dalle ore 9,30 alle ore 13,00)

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venerdì 18 aprile 2008

Pescara, alcune riflessioni sulle strategie per costruire la partecipazione politica dei Sinti e dei Rom

Il risultato finale del progetto “Un Rom al consiglio Comunale" di Pescara è il seguente: la lista Pescara Futura ha ottenuto una percentuale di 1,4% dei voti, mentre Nazzareno Guarnieri ha ottenuto n. 30 voti.

Scrivo alcune riflessioni critiche e propositive sulla esperienza realizzata a Pescara con il progetto “Un Rom al Consiglio Comunale.” Un risultato che necessita di un’analisi attenta per capire gli errori commessi e questa prima riflessione è solo l’inizio di un percorso.
Un primo errore è stato già individuato durante la campagna elettorale. Prima della campagna elettorale non sono stati realizzati eventi e iniziative per comunicare il progetto un rom al consiglio Comunale alla cittadinanza ed il poco tempo della campagna elettorale non è stato sufficiente per convincere i cittadini pescaresi, malgrado quasi tutti i candidati di Pescara Futura rispondevano molto positivamente alla solita domanda “ perché avete candidato uno zingaro?”. Cioè i cittadini Pescaresi non hanno avuto il tempo necessario per elaborare il superamento del pregiudizio ed accettare la candidatura di un Rom al consiglio Comunale.
Si è puntato molto, forse troppo, sulla condivisione del progetto di tante famiglie Rom che poi durante la campagna elettorale hanno trovato il pretesto per dividersi in “contro” e “pro” il Rom candidato ed alla fine hanno vinto i “contro” che unitamente a politicanti senza scrupoli hanno convinto i “pro” ad accettare una elemosina immediata. Un errore grave e prevedibile che non ho tenuto conto.
Si parla tanto di partecipazione, ma cosa significa per Rom e Sinti partecipare? Quale la strategia per la partecipazione politica di Rom e Sinti? La partecipazione politica potrebbe estremizzare il personalismo, già tanto eccessivo tra Rom e Sinti?
Io penso che in questa fase la partecipazione politica di Rom e Sinti, per evitare che assuma una dimensione personalistica, è necessario realizzarla e comunicarla con una strategia condivisa da un gruppo di Rom e Sinti, e la presenza sul territorio di leader Rom e Sinti nazionali, prima e durante la campagna elettorale, per sostenere il candidato Rom o Sinto, potrebbe essere molto importante in termini di comunicazione per i cittadini e di strategia per Rom e Sinti.
Per esempio ho chiesto, senza successo, alle due parlamentari Europee la loro presenza a Pescara per sostenere la candidatura di un Rom al Consiglio comunale. E' possibile fare una campagna elettorale senza risorse? affronterò questa riflessione prossimamente.
Perché la lista civica Pescara Futura ed un candidato sindaco UDC? La lista civica Pescara Futura ha condiviso e sostenuto con concreta determinazione il progetto politico un Rom al consiglio Comunale di Pescara.
Attraverso il blog ho dato questa informazione e invece di essere sostenuto con determinazione in un momento difficile, ho avvertito da parte di molti amici tanta freddezza per la scelta di una lista che sosteneva il candidato sindaco dell’UDC. Credo che molti amici non hanno capito il nostro progetto politico oppure hanno una idea diversa della partecipazione politica di Rom e Sinti. di Nazzareno Guarnieri, continua a leggere…

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giovedì 17 aprile 2008

Bolzano, il calcio per combattere il razzismo

L’associazione Nevo Drom invita tutti al “Quadrangolare di Calcio a 5”, organizzato in collaborazione con il Comune di Bolzano, la Camera di Commercio, il Rep. Com. Truppe Alpine e Seab. L’evento si terrà sabato 19 aprile 2008 a partire dalle ore 13.00, presso il Palasport di Bolzano.
Alle ore 16.00, dopo i gironi eliminatori, si terrà l’incontro amichevole tra le dipendenti del Comune di Bolzano e il Rep. Com. Truppe Alpine. Alle ore 17.00 si terrà l’evento più atteso: l’incontro amichevole tra i rappresentanti politici del Comune di Bolzano e la rappresentativa dei Sinti di Bolzano. Alle ore 18.00 si terrà la finale del torneo di calcetto.
Al termine della premiazione sarà offerto a tutti un rinfresco. Durante la manifestazione si potranno ammirare i modelli aerei del Gruppo modellistica Ariete. Non mancate, perché sarà un una modo piacevole per conoscersi e combattere la discriminazione e l'odio razziale. Per informazioni: nevodrom@nevodrom.it

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Bologna, un nuovo sgombero

Sono circa una trentina i Rom rumeni che sono stati sgomberati questa mattina, poco prima delle 8, da una vecchia fabbrica abbandonata in via Gobetti 22, nella prima periferia di Bologna. Delle persone che avevano trovato rifugio negli spazi dimessi, 18 sono stati fermati e identificati, e per i maggiorenni scatteràuna denuncia per occupazione abusiva.
“Il dispiegamento di agenti della polizia municipale e della polizia di stato era ingente, - riferisce il consigliere comunale eletto nelle liste del Prc, Valerio Monteventi, che ha seguito la vicenda andando come sempre sul posto - probabilmente perchè a poche centinaia di metri dal capannone, lungo il canale Navile, esiste un insediamento abusivo di baracche che forse era anch'esso interessato a un intervento di sgombero”. L’insediamento improvvisato e i giacigli di fortuna, però, erano già stati abbandonati.
“L’azione di allontanamento di questa mattina ravviva un triste primato”, continua Monteventi, ricordando che ieri pomeriggio Matteo Salvini, uno dei neo-deputati padani del partito di Bossi ha dichiarato: “La Lega Nord non cerca poltrone, ma vuole sgomberi dei campi nomadi”. “Le sue parole - osserva il consigliere - hanno avuto una rapida risposta qui a Bologna questa mattina”.
Intanto, questa sera a Bologna, nell'ambito del Festival 'Human Right', verrà proiettato il film “La colonna senza fine” che narra dell'interminabile vicenda e delle continue peripezie della comunità rom rumena a Bologna.
“Alcuni uomini, donne e ragazzi che si vedono nel film e che avevano partecipato alle esperienze di via Casarini, Galileo, via Malvezza erano questa mattina in via Gobetti - conclude Monteventi - e oggi con i loro sacchi e i loro borsoni in spalla li ho visti riprendere il loro triste cammino verso un futuro sempre più nero”. Adnkronos

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Minoranze etniche, più equilibrio psichico se si seguono le tradizioni

Sul Journal of Epidemiology and Community Health si legge un interessante articolo in cui i ricercatori della London’s Queen Mary University sostengono che le ragazze appartenenti a comunità di minoranza etnica riescono a mantenere più facilmente il proprio equilibrio psichico se seguono le tradizioni del gruppo cui appartengono.
L’equipe, coadiuvata dal professor Kam Bhui, ha intervistato 1.000 adolescenti, in parte inglesi appartenenti alla cultura maggioritaria, in parte appartenenti all’etnia del Bangladesh, e hanno riscontrato minori problemi inerenti alla sfera emotiva nelle ragazze che avevano preferito indossare indumenti tradizionali, rispetto a quelle apparentemente più integrate che vestivano abiti occidentali.
I ragazzi di età tra gli 11 e i 13 anni sono stati interrogati riguardo la loro cultura, vita sociale e salute, compresi argomenti che potessero svelare qualsiasi problema mentale o emotivo ed è emerso che l’adesione ai costumi della famiglia di origine rappresentava un fattore protettivo prevalentemente per le ragazze. Redattore Sociale, continua a leggere…

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Mantova, costituito l'osservatorio sulle discriminazioni

Questa mattina è stato presentato alla stampa mantovana "Articolo 3, osservatorio sulle discriminazioni". L’osservatorio è promosso da Sucar Drom, Comunità Ebraica di Mantova, Istituto di Cultura Sinta, Istituto Mantovano di Storia Contemporanea, ArciGay La Salamandra. La Provincia di Mantova che con l’Assessore Fausto Banzi ha coordinato la costituzione dell’Osservatorio e il Comune di Mantova sostengono l’iniziativa.
Il progetto per la costituzione di “Articolo 3, osservatorio sulle discriminazioni” parte dall’affermazione del principio contenuto nell’articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana. Un principio che segna la fine di una storia millenaria di ingiustizie e segna l’inizio del cammino verso una nuova storia, quella delle libertà individuali nel rispetto dei diritti di ciascuno a pari dignità sociale e a pari opportunità.
Il progetto di “Articolo 3, osservatorio sulle discriminazioni” nasce nel 2008 in seno al Tavolo Permanente per le celebrazioni del 27 gennaio, Il Giorno della Memoria. Il suo scopo fondamentale è legare la memoria e la storia delle discriminazioni e delle persecuzioni volute dal nazismo e dal fascismo alla creazione di uno strumento che consenta di dare il necessario valore al monito di Primo Levi, che nell’introduzione a “Se questo è un uomo” scrive: «A molti individui o popoli può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un’infezione latente. […] La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo». Il progetto di osservatorio si articola, per ora, attorno alla costruzione di alcuni strumenti fondamentali con attenzione alle minoranze perseguitate dal fascismo e dal nazismo.
La costruzione dell’Osservatorio sulle discriminazioni trarrà vantaggio dalla collaborazione con le amministrazioni e le istituzioni che operano a livello provinciale e regionale; in primo luogo con la Provincia e il Comune di Mantova, con l’Ufficio Scolastico Provinciale, con i servizi sanitari e sociali, con le associazioni di volontariato. Nelle attività dell’Osservatorio saranno coinvolti rappresentanti delle associazioni dei disabili e delle minoranze etniche e religiose e culturali presenti sul territorio mantovano.
L’Osservatorio ha come obiettivi: il monitoraggio della stampa, offrire un punto di riferimento per chi subisce discriminazioni, offrire consulenza e formazione. Nella prima fase sperimentale sarà strutturato un serio monitoraggio della stampa regionale, attraverso uno strumento offerto dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. In foto Eva Rizzin dell'Istituto di Cultura Sinta. Per informazioni scrivere a: sucardrom@sucardrom.191.it

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Cittadini d’Europa: i Rom e l’abitare a Milano

A Milano, sabato 19 Aprile 2008, dalle ore 10.00 alle ore 16.00, si terrà l’incontro pubblico “Cittadini d’Europa: i Rom e l’abitare a Milano” sul tema dell’abitare per i Rom e i Sinti che spesso vivono in condizioni di disagio. L’incontro si terrà in Sala Guicciardini (Provincia di Milano) in via Guicciardini angolo via Melloni
2.000 persone vivono a Milano tra baraccopoli e aree dismesse - come documentato nell’indagine ISMU 2007 – “nomadi” forzati per aver subito più di 340 sgomberi dal 2003 ad oggi. Queste politiche sono poco efficaci e costano molto: nell’ultimo anno il Comune di Milano ha speso circa 500.000 euro solo per tamponare l’emergenza del campo di via Triboniano. Nell’ultimo triennio sono stati spesi circa 400.000 euro all’anno, senza considerare i costi degli sgomberi (Dossier Rom e sinti a Milano, Caritas ambrosiana, 2007).
Le associazioni Arci e Naga credono che la sfida da affrontare sia la costruzione di una visione capace di connettere le politiche abitative, sociali e culturali, per costruire nuovi modelli di convivenza civile, valorizzando l’attività degli operatori del settore.
Il dibattito appare tanto più urgente quanto più si assiste ad un deterioramento delle forme di convivenza e a un accanimento dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica nei confronti dei rom. Questa tendenza è amplificata dai patti per la sicurezza emanati in diverse aree metropolitane e dal decreto legge sulle Disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza - misure che associano legalità e sicurezza esclusivamente a controllo ed esclusione.
L’incontro intende avviare una riflessione pubblica sulla possibilità di produrre politiche abitative diverse ed efficaci (finalizzate alla costruzione di condizioni di autonomia e di reti sociali) programmate attraverso spazi di confronto, condivisione e mediazione di tutti i soggetti del contesto locale direttamente interessati (rom e non rom).
A tal fine, durante la prima parte della giornata saranno analizzate diverse esperienze di “abitare rom” in Italia:
- Il rapporto tra pubblico e privato nell’esperienza di Pisa – Sergio Bontempelli, Africa Insieme, Pisa
- Idee di autocostruzione – Nicola Solimano, Fondazione Michelucci, Firenze
- Ostacoli e obiettivi del villaggio solidale di Cologno Monzese – Maria Grazia Guida, Casa della Carità, Milano
- Habitat diversi per rom e sinti: microaree e terreni privati – Yuri del Bar e Carlo Berini, Sucar Drom
- I villaggi dell’accoglienza – Ermes, Roma
- Intervento da confermare – Opera Nomadi
Nel pomeriggio, il dibattito si focalizzerà invece sulla situazione milanese:
- La scelta delle istituzioni – Francesca Corso, assessore della Provincia di Milano
- Intervento da confermare - Ufficio Nomadi Comune di Milano
- Abitare nei quartieri popolari – Davide Caselli, Comitato Molise Calvairate Milano
- Abitare i luoghi delle differenze – Alfredo Alietti, Dipartimento di Scienze Umane, Università di Ferrara
Modera Piero Colacicchi di Osservazione (centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti). Per informazioni: Arci Milano telefono 02 541781, Naga telefono 338 5873535

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Marsala (TP), le invasioni dei Rom...

Il portale Marsala.it ha pubblicato una lettera dell’associazione culturale Anemos e ha curato un’intervista interessante con Ivan Gerardi, Presidente della stessa associazione. Rilanciamo l’intero testo perché è difficile, nel panorama giornalistico italiano, trovare un intervista così efficace nel combattere pregiudizi e stereotipi. Il tutto si è creato per la presenza di quattro famiglie di Sinti Camminanti, residenti a Noto (SR) che si fermano per pochi giorni in tante Città italiane per offrire il loro lavoro di arrotini e ombrellai.

L'associazione culturale Anemos, che raggruppa alcuni giovani moderati vicini alla Giunta Carini, ha prodotto un incredibile documento contro i Rom, che pubblichiamo integralmente...

Rom, è questo il nome che si danno gli zingari, spesso chiamati, anche, nomadi, termine che si riferisce genericamente a chiunque conduca vita itinerante.
A Marsala gli zingari vi si sono proprio insediati, occupando in maniera permanente alcune zone della Città. Hanno prediligiato (così nel testo, n.d.r.), soprattutto la zona del Porticciolo turistico e quella dello Stadio comunale di Marsala, trasformandole in veri e propri campi nomadi, che regalano alla Città uno spettacolo alquanto sgradevole.
E’ da anni ormai che si assiste a questi luridi accampamenti dei rom, che non fanno altro che deturpare la nostra città conferendole un’immagine che non le è degna.
Noi dell’Associazione Anemos facciamo appello a tutta l’amministrazione comunale e a tutta l’autorità competente al fine di tutelare il paesaggio della Città di Marsala.
Marsala deve essere l’immagine decorosa di una città che accompagna il turismo, volano trascinante per la nostra economia e, quindi, abbiamo l’impellente dovere di salvaguardare tutto ciò che agli occhi del turista possa identificarsi nello scempio come ut supra.
L’Associazione Anemos è pronta a difendere e dare sostegno all’integrazione sociale, a chi rispetta l’ambiente e riconosca le regole per una sana e giusta convivenza civile. In caso contrario intraprenderemo delle giuste e legali azioni di protesta contro chiunque non ha alcuna voglia di integrarsi nella nostra società e non voglia comprendere la nostra cultura e le nostre consuetudini.

Il documento è accompagnato da alcune foto dei "luridi accampamenti...", che potete trovare in questo articolo.

Ivan Gerardi, presidente dell'Associazione Anemos, ma perché vi danno tanto fastidio i Rom?
Abbiamo preso visione che sono uno scempio in alcune zone della città.

Scempio? Ma a Marsala non ci sono "scempi" ben peggiori? A noi ci disgustano ad esempio di più le case abusive in spiaggia…
La nostra azione è proprio quella di sensibilizzare le autorità competenti....

Ma avete delle soluzioni?
Si può creare un campo nomadi dove questa famiglie rom possono andare a “stabilizzarsi” (testuale, ndr), ma non devono essere aree turistiche, come il porticciolo o il monumento ai mille.

A quanti camper ammonta l’ "invasione" dei Rom a Marsala?
Tre – quattro.

E quattro camper vi danno così tanto fastidio?
E’ indecente vedere tutti questi vestiti stesi ad asciugare per strada.

Ah...come Berlusconi a Genova, quando fece levare la biancheria stesa per strada perché c’era il G8…
…si… non è bello per i turisti che vengono… e poi è grave che questa cosa sia avvenuta proprio nel periodo della Settimana Santa.

Ma gli abusivi – ripetiamo – oppure i fanghi della colmata non deturpano di più?
E’ un altro problema…ma stiamo preparando un documento anche su quello…

Dato che il problema sono i vestiti stesi al sole, e che voi siete tutti ragazzi di buone famiglie…perché non fate una colletta è regalate un’asciugatrice ad ogni famiglia rom?
…Io vengo da un’esperienza universitaria a Parma, dove c’è stato anche lì il caso dei rom, che è stato risolto con la destinazione di un’area apposita e il lavoro di tanti assistenti sociali per favorire l’integrazione d queste persone, soprattutto dei loro bambini.

Ecco, con la scusa di regalare un’asciugatrice, potreste cominciare anche voi a integrarvi…
Può essere un’idea…

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mercoledì 16 aprile 2008

Lombardia, i Sinti e i Rom non vogliono un libro di fantascienza

Oggi sono stati presentati i quattro Rapporti dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità a Milano. Mancava il Rapporto sulla questione sinta e rom per volontà della Regione Lombardia e della Fondazione Ismu che gestisce per conto della Regione l’Osservatorio. È stato però inserito un breve saggio di sintesi, a cura del professor Maurizio Ambrosini, all’interno del Rapporto “Gli immigrati in Lombardia”.
Ieri il professor Ambrosini aveva dichiarato al Redattore Sociale che la Regione Lombardia e l’Ismu non avevano voluto pubblicare il Rapporto sui Sinti e sui Rom perché ritengono le ricerche etnografiche, in specie modo quelle su Milano, troppo vicine al punto di vista degli stessi Sinti e Rom. Inoltre, le stesse voci del privato sociale sono ritenute tropo critiche verso le Istituzioni.
Oggi il segretario generale della Fondazione Ismu, Vincenzo Cesareo (in foto), precisa: “La ricerca commissionata alla Caritas ambrosiana non è stata inserita per intero perché è sembrato più opportuno aggiungere la voce delle Istituzioni e offrire un'analisi più obiettiva”. “La Regione ci ha chiesto di aggiungere la parte dedicata alle Istituzioni”, aggiunge Vincenzo Cesareo. Una parte che, però, non verrà curata da Maurizio Ambrosini, sociologo dell'Università statale, autore della ricerca. “Ci penserà direttamente l'Ismu”, sottolinea Vincenzo Cesareo.
Questa mattina, come da programma, Maurizio Ambrosini è intervenuto alla presentazione del Rapporto: ha parlato della ricerca, definendola “la più importante finora condotta in Italia”. “Il 2007 è stato l'anno della paura per i Rom -ha aggiunto Ambrosini-. Hanno vissuto l'angoscia, vera o presunta, di essere sgomberati”. Non è entrato nei dettagli, però, sui risultati della ricerca, che è concentrata sullo studio della realtà di sei “campi nomadi”: tre a Milano -via Novara, via Monte Bisbino e via San Dionigi- e tre a Voghera, Mantova e Casalmaggiore in provincia di Cremona.
L’Istituto di Cultura Sinta ritiene grave il comportamento tenuto dalla Regione Lombardia e dalla Fondazione Ismu perché per la prima volta in Italia viene di fatto censurata una ricerca importante sotto il profilo scientifico. Carlo Berini, associazione Sucar Drom, in uno degli incontri ha chiesto ai rappresentanti della Fondazione Ismu e della Regione Lombardia: “Scusate, credevate che una ricerca seria, costruita su solide basi scientifiche, potesse essere trasformata in un libro di fantascienza?”. Non ha avuto risposta se non una generica richiesta di riduzione delle pagine del libro.
Sono comunque da rilevare alcune questioni a cui l’Istituto di Cultura Sinta chiede una risposta a Umberto Fazzone della Regione Lombardia e a Vincenzo Cesareo della Fondazione Ismu.
In primo luogo, non si capisce perché il punto di vista delle Istituzioni non sia stato inserito subito nel Rapporto, visto che i rilievi che hanno portato alla non pubblicazione sono stati contestati alla fine del mese di novembre 2007. Sembra strano che la Fondazione Ismu in tre mesi e più non sia riuscita a curare questa parte per arrivare a presentare il Rapporto sulla questione sinta e rom, insieme agli altri Rapporti questa mattina.
L’impressione è che sulla questione rom e sinta si voglia stendere il silenzio. Infatti le Istituzioni hanno diversi strumenti per far sentire la propria voce, al contrario delle associazioni che dovrebbero, proprio attraverso l’Osservatorio, avere la rara possibilità di esprimere il proprio pensiero. Quello che è successo mette in evidenza l’incapacità di chi gestisce l’Osservatorio di svolgere uno dei suoi compiti, ovvero dare voce all’associazionismo.
Inoltre, l’Istituto esprime tutta la sua preoccupazione per il fatto che l’intervento di sintesi del professor Maurizio Ambrosini sulla questione rom e sinta sia stato pubblicato all’interno del Rapporto “Gli immigrati in Lombardia”. Questo è un vecchio vizio dell’Osservatorio, ovvero quello di trasformare dei Cittadini Italiani in immigrati. Infatti in Lombardia la stragrande maggioranza dei Sinti e dei Rom, presenti sul territorio, sono Cittadini Italiani, non si capisce quindi il perché debbano finire in un Rapporto sull’immigrazione.
Su questo tema l’associazione Sucar Drom negli anni scorsi aveva raccolto le proteste di centinaia di famiglie sinte lombarde che reclamavano un intervento forte e deciso. Per questa ragione erano state boicottate ed ostacolate tutte le rilevazioni e gli studi, promossi dalla Fondazione Ismu attraverso l’Osservatorio regionale e gli Osservatori provinciali.
In ultimo si evidenzia che in tutti e quattro i Rapporti presentati la questione dei Rom rumeni non è stata mai sfiorata. Strano davvero che una questione molto presente sulle prime pagine dei giornali lombardi e nazionali da due anni e che ha impegnato Istituzioni ed associazioni in maniera forte non sia affrontata nei quattro volumi pubblicati.

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Pescara, un risultato deludente

Si conclude l'esperienza elettorale 2008 a Pescara di Nazzareno Guarnieri. Dopo una campagna elettorale intensa, le intenzioni di voto non sono diventati voti reali, registrando un consenso di appena 28 voti.
Visto il risultato complessivo della lista Pescara Futura questo numero di consensi certamente non mi soddisfa ma nemmeno mi toglie la determinazione per continuare a ricercare questo l'ambizioso obiettivo alle prossime elezioni per portare un Rom al Consiglio Comunale.
Tutta la lista Pescara Futura ha registrato un 1,5% di voti, un netto calo rispetto alle comunali del 2003, tantissimi candidati della lista non hanno ottenuto nessun voto (nemmeno il voto personale del candidato), mentre il candidato sindaco Carlo Masci ha ottenuto il 9,5% dei voti e la lista UDC con il 8% manda in Consiglio Comunale due rappresentanti più il candidato sindaco.
E' stata la mia prima esperienza elettorale e malgrado il poco consenso ottenuto sono soddisfatto perché mi ha permesso di approfondire questioni quasi nuove, fatto conoscere nuovi amici e futuri collaboratori, certamente una esperienza molto utile per il futuro.
Un grazie di cuore a Carlo Masci e Berardino Fiorillo per la loro disponibilità. Nei prossimi giorni scriverò alcune riflessioni critiche e propositive utili per il futuro in merito a questa esperienza per la partecipazione politica di Rom e Sinti. Nazzareno Guarnieri

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martedì 15 aprile 2008

La Regione Lombardia censura i Sinti e i Rom

I Rom e i Sinti restano fuori dal dossier immigrazione dell'Ismu. La ricerca, commissionata alla Caritas Ambrosiana non è piaciuta né all'Ismu né alla Regione che lo finanzia: '”Troppo vicina al punto di vista di Rom e Sinti'”. Nel volume solo una sintesi. Domani viene presentato il VII rapporto sull'immigrazione in Lombardia, curato dall'Osservatorio regionale per l'integrazione e la multietnicità, che esce però monco: manca infatti la ricerca sui Rom e i Sinti. Commissionata alla Caritas Ambrosiana e curata da Maurizio Ambrosini (in foto), sociologo dell'Università statale, non è piaciuta né all'Ismu, l'istituto che gestisce l'Osservatorio, né alla Regione, che lo finanzia.
“La ricerca è stata considerata troppo vicina al punto di vista dei rom e sinti”, spiega Maurizio Ambrosini. Nel rapporto dato alle stampe, c'è comunque un capitolo dedicato alla questione nomadi, ma si tratta solo di una sintesi della ricerca, che doveva essere pubblicata in uno dei volumi allegati al rapporto stesso. Una sintesi che non contiene i risultati degli studi specifici su sei campi: tre a Milano (via Novara, via Monte Bisbino e via San Dionigi) e tre in altri comuni della Lombardia (Voghera, Mantova e Casalmaggiore in provincia di Cremona).
Oggetto dell'indagine era il rapporto fra la popolazione rom e sinte e i servizi (scuola, sanità, casa). Ismu e Regione non hanno gradito i risultati sui “campi” a Milano. In particolare, il caso di via San Dionigi, sgomberato da Comune di Milano e Prefettura nel giugno scorso. “Pur essendo un campo irregolare, erano stati avviati alcuni interventi di tipo sociale con buoni risultati, che poi sono stati vanificati dallo sgombero, senza che fossero proposte alternative -sottolinea Maurizio Ambrosini-. Per quanto riguarda via Novara e via Monte Bisbimo, abbiamo evidenziato come in questi anni non ci sia stata una politica di inclusione e come la popolazione nomade sia stata lasciata in una situazione di precarietà”.
La ricerca contiene poi anche alcuni contributi scritti da Opera Nomadi, Istituto di Cultura Sinta, Caritas Ambrosiana e Casa della Carità. “Sono state giudicati troppo critici verso le istituzioni”, conclude Maurizio Ambrosini. Probabilmente la ricerca verrà pubblicata nei prossimi mesi (non è stata stabilita ancora data precisa), ma con capitolo aggiuntivo, in cui ci sarà la voce ufficiale di Regione e Comune di Milano. D. P., Redattore Sociale

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Ong italiane, siamo senza rappresentanza in parlamento

Marelli: “C’è un problema di rappresentanza in Parlamento”. Il presidente dell'Associazione Ong italiane commenta i risultati delle elezioni e il ruolo del Terzo settore. “Abbiamo fatto dell'autonomia un cardine del nostro agire. Certo adesso dovremo cercare nuovi interlocutori”.
“Prima delle elezioni abbiamo incontrato diversi esponenti politici e leader di partito. Non abbiamo avuto la possibilità di incontrare Silvio Berlusconi. Ma anche a lui abbiamo comunque inviato le nostra richieste. Non possiamo che ribadirle anche in questa occasione”. Per Sergio Marelli (in foto), presidente dell’Associazione Ong italiane, il punto di partenza è la base elaborata a suo tempo, piattaforma che non può mutare con il cambio di interlocutori politici. E ora che dalle urne è uscita la netta preferenza degli italiani per il partito di centrodestra, torna a ribadire quello che aveva chiesto già a Fausto Bertinotti e a Walter Veltroni prima delle elezioni.
“In particolare – precisa Marelli – chiediamo che nella squadra di governo sia individuata una figura autorevole con delega alla cooperazione. Pensiamo ad un viceministro, che possa dunque partecipare anche ai lavori del Consiglio dei ministri. Sarebbe un modo chiaro di ridare centralità e importanza alla cooperazione internazionale. E sarebbe un modo apprezzato di avviare un dialogo proficuo”.
Prima delle elezioni aveva parlato di una “convergenza delle varie forze della società civile sulle tematiche della cooperazione”. Convergenza, aveva sottolineato, “con cui chi governerà dovrà fare i conti”. Una condizione chiara… “A me sembra positivo che al di là delle differenze, ci sia un assoluto riconoscimento delle problematiche e un convergere sulla necessità di mettere al centro delle politiche la cooperazione allo sviluppo. E’ un dato consolidato a cui non rinunciamo e a cui non ci si può sottrarre”. Continua a leggere…

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Pescara, in attesa del risultato elettorale

La mia candidatura al consiglio Comunale di Pescara è stata dura ma gratificante e qualunque risultato esca dalle urne (spero la elezione) posso ritenermi già soddisfatto degli obiettivi raggiunti: per la prima volta durante una campagna elettorale a Pescara non si è strumentalizzato la realtà della minoranza Rom, si è invece discusso a tutti i livelli della candidatura di un Rom al Consiglio Comunale, ogni voto alla lista civica Pescara Futura è stato conquistato attraverso la spiegazione del progetto politico a Pescara per la minoranza Rom con la diffusione della conoscenza del mondo Rom.
Il candidato sindaco Carlo Masci (UDC) ha sostenuto con determinazione la partecipazione politica della minoranza Rom anche nelle interviste elettorali di Rai Tre, oltre che nei contatti con tutti i cittadini, le associazioni, i sindacati, le organizzazioni datoriali, ecc. La stessa cosa hanno fatto tutti i candidati della lista civica Pescara Futura perchè tutti dovevano rispondere alla solita domanda: perchè avete candidato uno “zingaro” al consiglio Comunale?
Quindi un lavoro di squadra eccellente che certamente produrrà i frutti molto positivi nel futuro. Carlo Masci, oltre ad essere candidato sindaco a Pescara, è candidato alla Camera dei Deputati e sono sicure che sarà eletto, inoltre dovrebbero essere eletti al consiglio Comunale di Pescara Minimo, 3 candidato della lista Pescara Futura, e Minimo 5° candidato dalla lista UDC. Queste persone hanno dimostrato una concreta disponibilità e sensibilità verso la realtà Rom, ma in particolare un grande rispetto e stima del Rom Nazzareno Guarnieri, di questo ne sono orgoglioso e ringrazio tutti i candidati e Carlo Masci.
E' evidente che aspiro ad essere eletto ed il lavoro svolto mi rende molto fiducioso, ma qualora non dovesse accadere in questa elezione aspetteremo la prossima. Nazzareno Guarnieri

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Piemonte, si apre uno spazio web sui Sinti e sui Rom

L'Osservatorio sull'Immigrazione in Piemonte e l'ASGI hanno colto l'appello, espresso da più Enti e Associazioni, di creare un archivio che raccolga il materiale esistente riguardo alle popolazioni rom e sinti. Spesso abbiamo avuto modo di riscontrare che la cultura, le condizioni di vita, i problemi giuridici dei Rom e dei Sinti sono conosciuti in modo approssimativo, quando non del tutto sconosciuti o travisati in base a pregiudizi e notizie fantasiose lette sui giornali.
Riteniamo che solo una informazione obbiettiva, eticamente corretta, che porti a una maggiore conoscenza dell'insieme di norme, progetti, provvedimenti e iniziative esistenti possa garantire lo sviluppo di buone prassi finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita dei Rom e dei Sinti.
Il progetto è ambizioso, in quanto vorrebbe raccogliere la normativa, locale, europea e internazionale posta a tutela dei Rom e dei Sinti, i progetti a loro destinati, i rapporti delle organizzazioni internazionali ed europee sul trattamento ad essi riservato dagli Stati, le pubblicazioni in materia.
Per il momento siamo solo all'inizio del lavoro, ma abbiamo ritenuto opportuno renderlo già visibile e consultabile perché crediamo che solo grazie alle osservazioni e ai suggerimenti di chi è interessato all'argomento, e grazie al contributo che queste persone vorranno fornire all'iniziativa, sarà possibile ambire a una maggiore completezza dell'archivio che stiamo costruendo.
Nell'ambito di questo progetto l'Osservatorio ha creato sul proprio sito, accessibile dalla home page, una sezione dedicata al tema che verrà costantemente aggiornata. Vai al nuovo spazio web…

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domenica 13 aprile 2008

Politiche 2008, alcune considerazioni...

Siamo alla fine giunti al voto, dopo una campagna elettorale condizionata dalla prova di forza della maggiore forza politica del centro-sinistra, il Partito Democratico. Sembrava quasi di essere stati catapultati ad un proporzionale puro, tante sono state le forze politiche che rivendicano un ruolo nell’arco parlamentare e che gli elettori premieranno o puniranno.
In questa situazione di incertezza il comitato “Rom e Sinti Insieme” ha cercato, per la prima volta in Italia, di ritagliare uno spazio al confronto serio e costruttivo sulle questioni poste dai Sinti e dai Rom che in stragrande maggioranza sono Cittadini Italiani.
Non è stato semplice questo primo passaggio di partecipazione politica. Innanzitutto per il clima nel Paese che risente di una svolta sicuritaria costruita proprio contro i Sinti e i Rom. Molte forze politiche hanno strumentalizzato alcuni fatti di cronaca per scaricare sui Rom e i Sinti le ansie e le paure degli italiani. L’entrata della Romania in Unione Europea ha poi catalizzato nei politici e nei giornalisti il bisogno di sfogare i peggiori istinti contro poche migliaia di povere famiglie rom.
Ma perché il comitato “Rom e Sinti Insieme” ha voluto fare questa azione? Perché i Sinti e i Rom non vogliono più subire le decisioni prese da altri. Semplice ma complesso nello stesso tempo. Nel 2005 l’associazione Sucar Drom ha promosso a Mantova l’elezione di Yuri Del Bar, un Sinto lombardo, nel Consiglio Comunale di Mantova, grazie alla sensibilità della locale federazione di Rifondazione Comunista.
È stata la prima volta per l’Italia che un Sinto si è candidato dichiarando e rivendicando la propria appartenenza etnica, costruendo un programma per tutta la Città di Mantova, secondo i valori espressi dalle culture sinte. E Yuri Del Bar è stato eletto.
Questo evento ha fatto capire a tantissimi Sinti e Rom che era possibile rivendicare il proprio essere Rom o Sinto, presentandosi di fronte a tutti i concittadini per offrire il proprio contributo al benessere delle comunità intere, presenti in un dato territorio.
Tale obiettivo è stato raggiunto dopo anni di partecipazione politica di tutta la comunità sinta e rom mantovana: non c’era elezione che non portasse tutti i candidati a confrontarsi con i Sinti e Rom sui problemi, sulle aspettative, sulle speranze e anche sui sogni. Alla termine degli incontri e dopo una serata di discussione l’associazione Sucar Drom dava indicazione di voto.
Non tutti seguivano l’indicazione anche perché il confronto con i candidati era diretto e tutti si potevano fare una propria idea che esprimevano al momento del voto. Una cosa molto bella e importante che però mancava in tutte le altre realtà territoriali del Paese e non poteva certo incidere a livello nazionale per le elezioni politiche.
Il comitato “Rom e Sinti Insieme” ha riproposto questo meccanismo a livello nazionale. Ha scritto un documento e lo ha inviato a quasi tutti i candidati premier. Hanno risposto in due e dopo aver reso pubbliche le lettere, per la verità molto diverse, ricevute dai due candidati premier, il comitato ha dato un’indicazione di voto.
In questa prima esperienza non si è scelto uno dei due candidati, per alcune semplici ragioni: è stata la prima esperienza, nessun Sinto o Rom poteva essere eletto, il comitato non si è riunito per problemi finanziari e non tutti all’interno dello stesso comitato sapevano come muoversi.
Su questa ultima ragione è da rilevare che i due candidati premier che hanno risposto sono stati raggiunti attraverso quei pochissimi membri del comitato che di fatto hanno sempre attività politica. Forse altri candidati premier si sarebbero spesi se si fossero attivati in tempo tutti i canali esistenti ma è già significativo questo primo passo.
Certo sbagli ne sono stati fatti ma è da considerare che la caduta del Governo ha sorpreso tutti noi al termine della Conferenza sulle Popolazioni Rom, organizzata dallo stesso Governo e che ha portato ad uno sforzo organizzativo non indifferente lo stesso comitato. È poi da considerare che due leader del comitato, Nazzareno Guarnieri e Dijana Pavlovic, erano impegnati direttamente nella campagna elettorale.
Alcune persone hanno scritto che il comitato dando indicazione di voto ha fatto una scelta corporativa non pensando al bene del Paese: «segnale di una comunità che ritiene importanti solo i propri problemi. Si va a votare ricordando i fatti ed anche per tante altre realtà del nostro Paese». Rispondiamo che i Sinti e i Rom non hanno l’anello al naso e la sveglia al collo! I Sinti e Rom sono Cittadini Italiani consapevoli dei problemi del Paese e che voteranno tenendo conto sia della situazione del Paese sia della loro condizione di donne e uomini in molti casi discriminati, senza vittimismo. Pensiamo infatti che il voto dei Rom e Sinti sarà sicuramente molto meno corporativo di quello di tanti, tanti, tanti italiani.
Dal 15 aprile i Sinti e i Rom si sentiranno rappresentati? No, questo succederà solo quando cadrà l’ultimo tabù e un Sinto o un Rom entrerà in Parlamento eletto da tutti i Cittadini Italiani per servire il Paese.

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sabato 12 aprile 2008

Cassazione, vietato minacciare i “nomadi” per cacciarli

I supremi giudici hanno confermato la condanna per concorso in tentata violenza privata nei confronti di un 25enne sardo: insieme ad altri aveva minacciato di dar fuoco alle case di un gruppo di Rom.
«I cittadini non possono farsi giustizia da soli per allontanare i “nomadi” dalle proprie città: se li minacciano, rischiano una condanna per violenza privata». E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza 13526 del 31 marzo 2008, ha confermato la condanna per concorso in tentata violenza privata nei confronti di un 25enne sardo che, insieme ad altre persone, aveva fatto parte di un commando che aveva minacciato alcune famiglie Rom dimoranti a Macomer, li aveva minacciati di dare fuoco alle loro case se non avessero abbandonato quel centro abitato.
E gli era andata anche bene: la Corte d'Appello di Cagliari, infatti, aveva convertito la condanna avuta in primo grado da minacce a violenza privata. Contro la decisione d'appello il ragazzo ha fatto ricorso in Cassazione ma la quinta sezione penale lo ha dichiarato inammissibile.
“La Corte sarda non omette di motivare sul punto - spiega il Collegio di legittimità aderendo alla decisione dei colleghi sardi - a porre in rilievo gli elementi idonei a supportare la condanna del prevenuto: elementi indicati nell'essere stato, il ragazzo, riconosciuto dal denunciante come uno dei giovani facenti parte del gruppo dal quale era partito il lancio di sassi e bastoni contro la propria casa, proferendo le minacce dette”.

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Genova, la Romania chiede il rispetto dei trattati Ue

«I rom sono cittadini europei come tutti gli altri e quindi possono circolare in Europa senza restrizioni. Spetta a loro decidere se e quando ritornare in patria. Le istituzioni italiane devono garantire ai rom degne condizioni di vita».
Dana Varga, consulente del primo ministro romeno Calin Popescu-Tariceanu per le problematiche dei Rom, etnia cui lei stessa appartiene, non vuole neppure sentir parlare di rimpatri. Tanto che, lunedì, la richiesta rivolta dall’assessore all’Immigrazione, Massimiliano Morettini, alla delegazione romena di sottoscrivere un patto per favorire il rientro in patria dei rom “genovesi” ha innescato un piccolo incidente diplomatico.
«Non posso sottoscrivere nessun patto di questo tipo», si è irrigidita la signora Varga, tornata a Genova per la seconda volta dopo una prima visita a settembre. Alla riunione di lunedì, a Palazzo Tursi, erano presenti, oltre alla Varga e Morettini, il console generale della Romania, Alexandru Dumitrescu, il console onorario in Liguria, Massimo Pollio, e alcuni funzionari comunali. Doveva essere quasi una formalità, invece l’incontro si è protratto a lungo con momenti di tensione. Morettini ha proposto agli emissari del governo di Bucarest di siglare un accordo «al fine di favorire il rientro dei lavoratori romeni presenti in Italia».L’intesa prevedeva l’avvio di un «progetto di collaborazione transazionale» per l’inserimento lavorativo dei rom sull’asse Genova-Bucarest con l’aiuto delle imprese liguri e italiane operanti in Romania. Ma il termine “rimpatri” ha rischiato di far saltare il banco. Varga ha rifiutato di firmare il documento. E Morettini ha dovuto annullare in extremis la conferenza stampa indetta per illustrare il patto sui Rom. Ma non è stata rottura. Varga ha chiesto alla giunta di compilare un dossier sui rom della Lanterna: i dati di quelli che desidereranno rientrare saranno di volta inviati a una delle 49 prefetture rumene di competenza, che aiuteranno i Rom emigrati nella ricerca di occupazione e alloggio. In foto Dana Varga (a sinistra) con il Sindaco di Timisoara, da dove è partita la prima migrazione di Rom rumeni nei primi Anni Novanta.

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Minoranze linguistiche, stanziati cinque milioni e mezzo

Ammonta ad oltre 5 milioni e mezzo di euro (5.617.000) la somma da erogare da parte de Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali, guidato dal ministro Linda Lanzillotta, in favore delle amministrazioni degli enti locali dove sono presenti minoranze linguistiche.
Con la circolare firmata dieci giorni fa, spiega il Ministero, vengono fornite le linee guida per la predisposizione dei progetti per i fondi relativi all'anno 2008 e previsti dagli articoli 9 e 15 della legge n. 482 del 1999. Progetti che potranno essere fatti pervenire, entro il prossimo 30 aprile, dalle amministrazioni territoriali e locali dove vi sono le 12 minoranze linguistiche presenti nel nostro Paese (Albanese, Catalano, Croata, Francese, Francoprovenzale, Friulana, Germanica, Greca, Ladina, Occitana, Sarda e Slovena).
“Il provvedimento, dopo un'attenta riflessione sulle precedenti esperienze applicative, individua per la prima volta parametri oggettivi che consentano, prima della loro attribuzione, di rendere assolutamente trasparente la ripartizione dei fondi”.
Escluse rimangono le minoranze sinte e rom, presenti uniformemente su tutto il territorio nazionale. L’Onu poche settimane fa ha raccomandato all’Italia di porre rimedio a questa discriminazione.

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Roma, Casilino 900 sembra il Ghetto di Varsavia

Ieri abbiamo incontrato alcune famiglie al Casilino 900. Prima di raggiungere il campo, siamo stati "messi in guardia" da alcuni cittadini che vivono nel quartiere: “Ma vi rendete conto di che rischio correte, a entrare in quel campo di zingari? Ma non li leggete i giornali? C'è sempre la polizia lì, oggi per un'aggressione, domani per una rapina o per spaccio di droga. Quelli sono come bestie: sfruttano i loro bambini e si nutrono anche di cani e gatti”.
L'ultima diceria è la più recente e nasce da una notizia diffusa da stampa e televisioni: con una "brillante azione" congiunta, la Questura, il Corpo forestale dello Stato, il Nucleo investigativo per i reati contro gli animali e l'Ufficio per i diritti degli animali hanno infatti confiscato ai Rom del Casilino 66 gatti e 36 cani.
“Tutti in pessime condizioni igienico-sanitarie e quasi tutti tenuti alla catena”, precisano i solerti funzionari, gonfiando il petto di orgoglio. La verità è la ben diversa: è vero che gli animali vivevano in pessime condizioni igienico-sanitarie, ma solo perché la politica razziale del Comune di Roma ha ridotto il campo in condizioni di miseria tragiche.
I gatti e i cani dei Rom che vivono a Roma - e che vengono difesi con tanta passione da un piccolo esercito di “amici degli animali”, mantenuto con il denaro pubblico - si trovano nelle stesse condizioni dei Rom che li accudiscono, condizioni che non è un eufemismo definire simili a quelle dei campi di concentramento nazifascisti.
Togliere ai bambini del Casilino 900 i loro animali domestici, che sono per molti di loro l'unico conforto in un'esistenza ben lontana da quelli che dovrebbero essere i “Diritti del bambino” e che versano in condizioni di salute pietose, è stata l'ennesima violazione, l'ennesima violenza morale (ma non mancano quelle fisiche!) commessa dalle autorità romane contro i Rom del Casilino 900. “Noi non mangiamo i cani e il mio cucciolo mi manca”, mi ha detto fra le lacrime una bimba di 5 o 6 anni.
Nonostante le voci, diffuse dalla propaganda razzista grazie alla complicità dei media, al Casilino 900 non vive una banda di criminali, ma circa duecento famiglie composte in prevalenza da bambini e ragazzini. Bambini: ecco l'umanità che si incontra nel campo. Decine di bambini terrorizzati dalle forze dell'ordine (“Quando mi si avvicina un poliziotto, io smetto di respirare e spero che non mi veda. Ricomincio a respirare quando se ne è andato via”, mi confida un ragazzino di circa 10 anni), affamati, spesso affetti da parassiti o infezioni, perché al Casilino 900 sono state interrotte sia l'erogazione di acqua (a parte una fontanella che getta un fiotto sottile come un rivo di pianto), sia quella di energia elettrica.
Così, nel 2008, nell'era delle più grandi conquiste della scienza e della tecnologia, nell'era in cui tuttiparlano di Diritti Umani, in una delle città più importanti del mondo, avviene che un popolo, il popolo dei Rom, sia costretto a vivere nelle condizioni dei ratti, in attesa dell'annunciata opera di disinfestazione, a cura del Comune di Roma. Abbiamo contattato autorità comunali e di forza pubblica, ma le loro risposte sono state sempre evasive: non pare vi sia una reale intenzione di provvedere a ripristinare l'erogazione di acqua e corrente elettrica né di fornire assistenza alle famiglie Rom.
Al contrario, ai capifamiglia che svolgono attività (piccoli trasporti, vendita ambulante ecc.) sono stati sequestrati gli autoveicoli e di fatto sono stati inibiti i loro mezzi di sostentamento. Le ruspe abbattono decine di baracche con i pretesti più disparati: dobbiamo allargare la strada per consentire l'eventuale passaggio dei vigili del fuoco, in caso di incendio; quella baracca era pericolosa perché costituita da materiale infiammabile ecc. Alcune famiglie, fra cui una con otto bambini, di cui alcuni malati, sono costrette a dormire sulla nuda terra, perché non è stato prevista neppure l'istallazione di roulotte, container o case mobili.
Un funzionario mi ha confessato la verità, riguardo alle operazioni: “Non si tratta di sicurezza, ma la sorte del Casilino 900 è già stata decisa, perché qui si faranno i lavori per la metropolitana”. E ha aggiunto: "Tenga conto che i politici devono anche ascoltare i cittadini e francamente qui gli zingari non li vuole nessuno. Non sarà una bella cosa, ma in tanti hanno costruito le loro campagne elettorali sulla promessa di mandarli via”. Quando gli ho chiesto se secondo lui si stava vagliando un'alternativa di campi di qualità, ben attrezzati e in linea con norme e convenzioni internazionali, si è messo a ridere e mi ha guardato con un'odiosa smorfia d'intesa, come per dire: “Ma le pare che quelli stano pensando al bene degli zingari di Roma?”.
Abbiamo presentato un documento propositivo al Presidente del consiglio del Municipio VIII, documento condiviso dai capifamiglia Rom che abbiamo interpellato e che provvederemo a diffondere capillarmente presso le Istituzioni romane, fermo restando che non abbiamo notato la benché minima apertura, da parte loro e che non deve essere questa la via maestra da seguire, se non vogliamo arrivare a uno sgombero-pogrom dagli esiti catastrofici. di Roberto Malini, Gruppo Everyone

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Milano, i Rom alla fiera "Fa' la cosa giusta"

Sull'ultima borsa che sta cucendo, Jeliza ci ha disegnato il ritratto di sua figlia Sabrina. Coi capelli neri e lunghi e il volto a tre quarti, sorride su uno sfondo di iuta arancione. “Però credo che questa non la venderò– dice – la voglio tenere per me, è davvero bella”.
Accanto, su quel tavolo di legno messo in mezzo alle roulotte, tra due macchine da cucire bianche e pezzi di stoffa e forbici e fili, ce ne sono almeno altre dieci pronte. Oggi si trovano tutte nello stand dell'Opera Nomadi che avrà il suo piccolo spazio espositivo durante la fiera Fa' la Cosa Giusta in corso a Milano fino a domani, domenica 13 aprile.
Colorate, dipinte a mano, cucite con pazienza. Borse di juta, insieme a collanine e braccialetti, confezionate dalle donne rom di un campo nomadi comunale in provincia di Milano.
Un modo per raccontare la loro storia di vita e dare di sé una versione diversa da quella che gira sui rom: “Sappiamo fare tante cose – spiega Jeliza – ma soprattutto abbiamo voglia di dimostrare che vogliamo integrarci, e non restare ai margini”.
Il progetto di un laboratorio artistico di sartoria è nato un anno fa. Le prime a realizzarlo sono state una decina di donne che vivono nell'insediamento legale di Rho: “Abbiamo creato una micro sartoria artigianale all'interno del villaggio – spiega Maurizio Pagani dell'Opera Nomadi – a gestirlo sono proprio le donne del campo che si ritrovano per cucire, ricamare, inventare e creare prodotti sartoriali e accessori, mischiando tradizione e creatività. E pare che le borse che producono incontrino il gusto della gente”. Qualche mese fa, durante una festa di paese di Rho, Jeliza e le sue compagne hanno tirato su un banchetto espositivo in cui mostravano le loro borse. Un arcobaleno di sacchetti buoni per farci la spesa, per infilarci i libri, buoni pure per i più sensibili al richiamo ecologico: basta plastica, sì alla fibra tessile. di Stefania Culurgioni, continua a leggere…

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venerdì 11 aprile 2008

Rom e Sinti al voto

Il comitato “Rom e Sinti Insieme” è una realtà nata a marzo 2007, per unire tutte le popolazioni e le organizzazioni Rom e Sinte, presenti in Italia. Ad oggi hanno aderito al comitato una trentina tra associazioni e gruppi informali che si stanno a loro volta costituendo in associazione.
Uno degli obbiettivi prioritari che si è posto il comitato è la costruzione di un’effettiva partecipazione politica dei Rom e Sinti in tutta l’Italia. Oggi possiamo affermare che per la prima volta in Italia è stata promossa una reale partecipazione dei Sinti e dei Rom alle elezioni politiche, presentando ai principali candidati Premier il documento:“7 punti per i politici italiani”. Attraverso tale documento i Rom e i Sinti chiedono essere riconosciuti come soggetti attivi all’interno della società e protagonisti delle politiche che riguardano il loro futuro e non solo.
Il documento ha posto i politici italiani di fronte ad alcune proposte concrete per affrontare seriamente le problematiche vissute dalle minoranze sinte e rom in Italia. Il documento ha destato notevole interesse e per questo ringraziamo gli organi di stampa e le tante associazioni che hanno promosso la nostra iniziativa.
Punto centrale del documento è la proposta di un “cambiamento di metodo” nel recepire e specificare il ruolo attivo, propositivo e decisionale degli stessi Sinti e Rom per evitare gli errori che nel passato hanno condotto al fallimento ogni iniziativa. Le questioni poste all’attenzione dell’opinione pubblica nell’ultimo anno possono essere affrontate e risolte soprattutto da chi vive all’interno di queste minoranze e ne conosce gli aspetti più intriseci.
L’obiettivo posto è quello di superare le politiche assistenziali di inclusione sociale, di integrazione, di assimilazione e promuovere in maniera costruttiva politiche di interazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale. La finalità è quella di rendere le minoranze sinte e rom protagoniste sociali pensanti.
I candidati premier Fausto Bertinotti e Pierferdinando Casini hanno risposto positivamente alle nostre proposte e hanno offerto la propria disponibilità al confronto e a svolgere un’attività parlamentare a favore delle questioni poste dal comitato nel documento “7 punti per i politici italiani”.
Per queste motivazioni il comitato “Rom e Sinti Insieme” dà indicazioni di voto e chiede a tutti i Sinti e Rom di esprimere il proprio voto il 13 e 14 aprile 2008 per uno dei seguenti candidati premier:
Fausto Bertinotti, candidato premier per “la Sinistra l’Arcobaleno;
Pierferdinando Casini, candidato premier per “Unione di Centro, Casini Presidente.

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mercoledì 9 aprile 2008

L'UdC risponde al comitato "Rom Sinti Insieme"

Carissimi, desidero informarVi che ho discusso a lungo con il Presidente On. Pierferdinando Casini e con l’On. Lorenzo Cesa Segr. Naz.le UdC il documento redatto dal Vs. Comitato e posso darVi la massima garanzia che su di esso vi è una ampia condivisione, per cui assicuriamo il ns. sostegno alla legittima rivendicazione che potremo comunque definire meglio sotto il profilo legislativo in appositi incontri durante i quali vi sarà modo di affrontare anche altri temi altrettanto importanti non rapportati nel documento quali lavoro, scuola, sanità, servizi sociali ed immigrazioni. Siamo da sempre impegnati in una azione che favorisce una effettiva integrazione nel reciproco rispetto.
In attesa di poterVi tempestivamente incontrare Vi confermo di essere a totale disposizione. Cordialmente Senatore Ugo Bergamo. Venezia, 9 aprile 2008

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Bertinotti risponde al comitato "Rom e Sinti Insieme"

Al comitato “Rom Sinti Insieme”,
Le Vostre proposte, che contengono forti sollecitazioni al superamento delle discriminazioni e dei pregiudizi culturali nei confronti delle minoranze Rom e Sinti attraverso concreti atti, sia legislativi che politici che lo consentano, sono da noi recepite e condivise.
Nel nostro programma, infatti, è esplicitamente previsto la piena tutela delle minoranze linguistiche e l’attuazione delle normative europee in materia.
Consideriamo il “cambiamento di metodo”, volto alla partecipazione diretta e attiva delle sopraccitate minoranze per l’individuazione di opportune politiche sociali, uno tra gli obiettivi inderogabili dell’azione politica della Sinistra l’Arcobaleno.
Ritengo che il riconoscimento di un diritto di cittadinanza europea esteso rappresenti un importante avanzamento di civiltà. Tale traguardo dovrà essere raggiunto anche attraverso l’introduzione del “diritto di suolo”, laddove a chi nasce nel territorio italiano viene riconosciuta piena cittadinanza.
Un esempio dell’impegno specifico su queste tematiche da parte della Sinistra L’Arcobaleno, è riscontrabile nel lavoro svolto per la proposta di legge n° 2858 presentata il 3 luglio 2007, prime firmatarie Mercedes Frias e Graziella Mascia, (Modifiche alla legge 15 dicembre 1999, n. 482, per l'estensione delle disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche storiche alle minoranze dei rom e dei sinti) che estende anche a queste minoranze la tutela già assicurata dalla medesima legge alle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e a quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo.
Essendo perciò coinvolti pienamente in tale iter legislativo condividiamo la necessità di promulgare tale legge.
Sentiamo come imprescindibile necessità culturale, presente tra l’altro in diverse risoluzioni del Parlamento europeo, promuovere le culture Rom e Sinti nei settori dell’istruzione, delle comunicazioni di massa, nel mondo del lavoro, per superare la stereotipizzazione e xenofobia che ghettizza un intero popolo, attraverso la conoscenza ed il dialogo.
Siamo perciò molto lieti che, partendo dalle vostre proposte, si possa istaurare un fecondo confronto con il comitato “Rom e Sinti Insieme”, per discutere le questioni di merito che investono le popolazioni Sinti e Rom in Italia. Cordiali saluti, Fausto Bertinotti. Roma, 4 aprile 2008

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Lettera aperta ai cittadini di Pescara

Per decenni le organizzazioni pro rom e sinti hanno promosso politiche paternalistiche, caritative e assistenziali. Pochissimo lo spazio offerto direttamente ai Sinti e ai Rom che nella maggior parte dei casi sono rimasti incastrati in questo sistema. I Rom e i Sinti chiedevano uno spazio in queste organizzazioni, escludendosi di fatto una reale partecipazione nel Paese.
Oggi le organizzazioni sottoscritte, formate sia da Sinti e Rom che da Appartenenti alla società maggioritaria, hanno superato questa logica e promuovono una politica partecipativa ad ampio raggio. L’obiettivo era ed è tutt’oggi considerare protagoniste le comunità sinte e rom.
Nel 2005 l’associazione Sucar Drom è riuscita a rompere in Italia il tabù politico, portando all’elezione Yuri Del Bar, un Sinto lombardo, nel Consiglio comunale di Mantova. L’impegno e il risultato ottenuto hanno fatto capire a tantissimi Sinti e Rom italiani che era possibile uscire dal ghetto culturale in cui erano stati rinchiusi per decenni. Immediatamente altre realtà hanno seguito l’esempio di Mantova.
Oggi esiste la concreta possibilità che Pescara possa esprimere la stessa politica partecipativa: un Rom in Consiglio comunale. Starà nei Rom abruzzesi e in tutti i pescaresi non perdere questa occasione, capace di iniziare un percorso reale di interazione tra culture.
In molti si opporranno e/o cercheranno con tutti i mezzi di fermare questo cambiamento radicale anche nelle stesse comunità rom. Fino ad oggi i Rom e i Sinti sono stati strumentalizzati e sarà facile che anche a Pescara, in questa campagna elettorale, ciò avvenga. Gli stessi Rom abruzzesi saranno disorientati sia da ciò che fino ad ora hanno conosciuto che dalle sirene di chi li ha sempre e solo usati.
A Mantova, quando Yuri Del Bar è stato candidato, molti Sinti e Rom italiani erano diffidenti, sfiduciati e incapaci di vedere la novità offerta ma poi tutti compatti hanno sostenuto la candidatura, perché hanno capito che Yuri non sarebbe stato il “capo” ma quella persona capace di aprire tanti spazi anche di potere fino ad allora sbarrati per gli stessi Sinti e Rom. Oggi ogni Sinto e Rom mantovano sa di avere avuto ragione.
Adesso tocca a Pescara andare avanti, cambiare marcia per sostenere un Rom che ha la giusta ambizione di mettersi al servizio dei bisogni e delle aspettative espressi da tutti i Rom abruzzesi e da tutti i pescaresi. Non deludeteci!

Yuri Del Bar e Carlo Berini, associazione Sucar Drom; Radames Gabrielli, associazione Nevo Drom; Eva Rizzin e Piero Colacicchi, associazione OsservAzione; Demir Mustafa, associazione Amalipé Romanò; Etem Dzevat, ACER Pisa; la segreteria tecnica del comitato “Rom Sinti Insieme”.

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martedì 8 aprile 2008

Alzatevi, Sinti!

Ho camminato, camminato a lungo per le strade,
Ho incontrato Sinti felici,
O Sinti, da dove venite,
Con le vostre tende per questi felici cammini?
O Sinti, o giovani!

Io pure avevo una grande famiglia
La nera legione l’ha massacrata.
Venite con me, tutti i Sinti della terra
Perché le strade sinte si sono aperte
È il momento: alzati ora Sinto
Noi scatteremo e agiremo
O Sinti, o giovani!

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Romano Dives

Oggi 8 aprile è il Romano Dives, la Giornata Internazionale delle popolazioni rom, sinte, kalé (“gitani” della penisola iberica), manouche (sinti francesi) e Romanichals (inglesi). L’8 aprile 1971 a Londra si riunì il primo Congresso dell’International Romani Union, riconosciuta dall'ONU come associazione mondiale non governativa. Promotori di tale incontro furono Grattan Puxon e Donald Kenrick dall’Inghilterra, Jarko Jovanovic' dalla Yugoslavia, Matéo Maximoff dalla Francia, e molti altri.
Durante il Congresso si scelse l’inno, il “djelem djelem” scritto nel 1969 da Zarko Jovanovic e la bandiera (in foto). In quel giorno Rishi, noto studioso indiano di cultura Rom, disse: "i Rom si riconoscono come nazione".
Nel 1990, a Varsavia, nel corso del quarto congresso internazionale, l’8 aprile è diventato Romano Dives, dove Rom, Sinti, Kalò, Manouche e Romanichals portano fiori e candele (lumini) lungo le rive dei fiumi del mondo: dalle sorgenti del fiume Indo, sull’altipiano del Sindh, al Mississippi e al Rio delle Amazzoni, passando per il Danubio, il Po, l’Arno, la Senna e il Tamigi.
La tradizione vuole che ogni famiglia rom, sinta, kalé, manouche e romanichals al tramonto si incammini lungo il fiume più vicino alla propria abitazione che rappresenta la via percorsa durante le lunghe migrazioni. Ogni membro della famiglia porgerà al fiume fiori e petali di fiore che rappresentano le anime dei defunti e candele (lumini) che rappresentano la luce che viaggia con loro.
In foto la bandiera presentata a Londra nel 1971 ma sarebbe stata usata per la prima volta nel 1959 con i colori invertiti, basata su una precedente, senza ruota, alzata a Bucarest nell'ottobre del 1933. La ruota di carro e i colori del cielo e della terra, azzurro e verde, sono simboli evidenti della dispersione delle popolazioni rom, sinte, kalé, manouche e romanichals sulla terra. I sedici raggi della ruota alludono alle molteplici diversità, presenti in queste popolazioni.

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Arci, un impegno rinnovato oggi

Oggi, 8 aprile, si celebra in tutto il mondo il "Romano Dives", la Giornata internazionale della nazione Rom, in ricordo di quell’8 aprile del 1971 quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rom e si costituì la Romani Union, la prima organizzazione mondiale dei Rom riconosciuta dall’Onu nel 1979.
"Vogliamo ricordare quest’anniversario – afferma Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci - denunciando ancora una volta le discriminazioni di cui sono vittime queste popolazioni e avanzando alcune proposte che garantiscano loro alcuni essenziali diritti. Innanzitutto crediamo che vadano messe in campo iniziative concrete per il superamento dei campi. Le soluzioni non possono che essere flessibili e graduali, ma devono garantire in tempi certi il superamento delle logiche segreganti e ghettizzanti dei "campi nomadi". In un rapporto dell’Errc (European Roma Rights Center) se ne denuncia il carattere di vero e proprio apartheid, con condizioni abitative, ambientali e sanitarie fortemente lesive dei più elementari diritti umani. Il nostro paese è stato condannato dal Comitato europeo per i diritti sociali per aver sistematicamente violato, con politiche e prassi, il diritto di Rom e Sinti ad un alloggio adeguato". Continua a leggere…

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Ue, festeggiato l'otto aprile

Oggi si celebra la Giornata Internazionale dei Rom, Sinti, Manouche, Romanichals e Kalé che dal 1970 ha portato le aspirazioni di emancipazione di un popolo sparso in molti Paesi, da un livello nazionale ad uno mondiale. Nel 1971 è stato organizzato il primo meeting internazionale, vicino Londra, e si è scelto l'8 aprile come data simbolo comune, che aiuta a preservare la propria identità. L'evento riunisce le comunità per celebrare la loro cultura e ricordare la lunga battaglia per il loro riconoscimento.
Il commissario europeo responsabile del lavoro, degli affari sociali e della pari opportunità, Vladimir Spidla, ha sottolineato l'importanza di quest'evento che "ci permette di misurare il cammino percorso nel riconoscimento della specificità della comunità Rom". "La situazione dei Rom - ha denunciato Spidla - resta inaccettabile moralmente e socialmente. Questa indebolisce la coesione sociale dell'Unione europea, dunque è un affare che riguarda tutti".
La storia dei Rom europei non è soltanto una storia di lotte contro il razzismo e l'esclusione sociale. E' anche una storia di sviluppo e consolidazione di una nazione non territoriale in Europa. La resistenza dei Rom e dei Sinti contro il nazismo e gli altri regimi autoritari deve essere riconosciuta come importante contributo al consolidamento della pace e della democrazia nell'Unione europea.
Il 31 gennaio 2008 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione per una strategia europea a favore dei Rom. Oltre a sollevare l'urgenza di interventi di inclusione sociale e contro la discriminazione razziale dei 10 milioni di Rom che vivono nell'Ue, il Parlamento europeo ha chiesto alle altre autorità comunitarie di impegnarsi per risolvere la situazione disastrata dei “campi nomadi”.
Nel 2008, Anno Europeo del dialogo interculturale, la realizzazione delle pari opportunità, soprattutto all'interno del dialogo sociale, resta uno dei grandi obiettivi per la maggior parte dei Rom. Tuttavia l'Ufficio Informazioni Europeo dei Rom (ERIO) crede che politiche di reale inclusione possono avere successo solo con la piena partecipazione dei Rom stessi.
Ieri al Parlamento europeo, il gruppo belga dei "Vaya con Dios" si sono esibiti come paladini della causa dei Rom, cantando il loro inno "Djelem djelem". Nel 1986 si sono fatti conoscere "Just a friend of mine" e da allora continuano a suonare in giro per l'Europa orientale. Il gruppo porta avanti il valore del rispetto degli esseri umani, senza lanciare particolari messaggi politici.
La cantante Dani Klein (in foto) ha ribadito che la musica, la lingua, la tradizione del popolo Rom hanno contribuito ad arricchire la cultura europea e loro, con il linguaggio della musica, cercano di allontanarsi dal razzismo, andando oltre le differenze, rompendo gli schemi e aprendo le mentalità e lo spirito."L'idea dell'Europa era quella di vivere in pace senza guerre - ha dichiarato Dani Klein - ecco perché dovrebbe aiutare ad accettare questa popolazione come parte integrante del popolo europeo". "Il mio impegno per simili cause - ha concluso la cantante - deriva dalle ingiustizie, occorre far valere principi come la libertà e il rispetto reciproco".

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sabato 5 aprile 2008

Roma, il Comune caccia i Rom ma accoglie i gatti

Continuano gli sgomberi in diverse parti del Paese, gli ultimi in ordine di tempo a Milano, Roma e Reggio Emilia. Oramai la stampa in moti casi non li segnala più ma ha segnalato un fatto interessante accaduto a Roma.
Il 3 aprile sono state sgomberate alcune famiglie Rom rumene all'interno nel parco del Pineto (a Pineta Sacchetti, via Montilio, angolo via Di Valle Aurelia), naturalmente cacciate senza alternativa abitativa. Ma qualcuno in quel insediamento ha ricevuto accoglienza dal Comune di Roma: sette gattini di poche settimane, quattro dei quali ancora in fase di svezzamento.
Sono stati prontamente salvati dall'Ufficio Diritti Animali del Comune. Grazie alla segnalazione pervenuta al call-center da parte di alcuni cittadini, due operatrici dell'Area Tecnica Gatti dell'Uda si sono subito recate tra le baracche, durante lo sgombero, accompagnate dai Guardia-Parco e da alcuni addetti ai lavori di bonifica dell'area, e hanno salvato i gattini.
I piccoli sono stati prelevati e portati al sicuro in una struttura comunale, dove verranno svezzati e sottoposti a visita medico-veterinaria.
Siamo felici che la società italiana abbia costruito un sistema di tutela per i gatti, siamo dispiaciuti che la stessa tutela non esista per uomini, donne e bambini, per il solo fatto che sono Rom.

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venerdì 4 aprile 2008

Questo è il colmo...

Questo è il colmo, accusano gli “zingari” di lasciare dei segni, quando girano per le case a chiedere l’elemosina; dei segni per svuotare più tardi le stesse case. Questo è proprio il colmo! Non sapendo più che cosa raccontare per scacciare i Sinti e Rom, per farli odiare e per istigare tutti contro di loro trovano questo motivo, i segni…
Intanto a Firenze ne succedono di tutti i colori. Alcuni mesi fa l'ordinanza anti-lavavetri non permette a delle persone disperate, esseri umani, di praticare un onesto lavoro per sfamare la propria famiglia. Un lavoro duro e pericoloso, tutto il giorno in mezzo la strada con delle persone alla guida delle proprie autovetture, molte volte ingiuste e cattive.
Oggi, con la scusa dell’incidente capitato ad una donna anziana, non si può più nemmeno chiedere la carità per le strade e sui marciapiedi, perché crea intralcio e pericolo per il traffico o per i pedoni, è questa l’affermazione fatta dall’assessore Graziano Cioni e avvallata dal sindaco Leonardo Domenici. Ma mentre a Firenze non lasciano a lavorare onestamente le persone solamente perché di un'etnia molto povera, a Milano sta succedendo di molto di peggio.
A Milano vogliono scacciare chi dopo tanti sacrifici ha avuto la fortuna di trovarsi un lavoro, un lavoro trovato con il sudore sulla fronte, magari non mangiando per giorni interi andando in giro per tutta la città a chiedere qualsiasi lavoro, senza guardare e badare se un lavoro era sotto pagato, basta trovarne uno per poter mangiare e dare da mangiare a tutta la famiglia.
No! A Milano non basta questo, stanno anche sgomberandoli dalle loro misere baracche di cartone, legno e lamiere, dove poter vivere al riparo dall’acqua, sole e notte con la propria famiglia, donne, bambini e volte anche dei vecchi.
No! Le ruspe non si fermano nemmeno vedendo le donne e i bambini che corrono piangendo disperati per la loro povera casa, distruggono tutto senza pensare o curarsi di pensare di dove andranno a vivere tutte queste persone, che cosa faranno, avranno un altro posto o non ce l’hanno? A loro non importa, pensano soltanto allo stipendio che il comune gli darà.
È stato, come l'ha definito la Curia con un comunicato avallato dall'arcivescovo Dionigi Tettamanzi, uno sgombero «dove si è scesi sotto il rispetto dei diritti umani». Un rispetto «che imporrebbe almeno qualche tanica d'acqua.
Ma non si può nemmeno biasimare questi Vigili Urbani, perché non sono gli unici che non vedono, che non pensano e non si curano di dove andranno a finire queste persone: se riusciranno a dormire, a mangiare, a lavorare, ad avere un tetto sulla testa. Pensano soltanto che sono dei Rom… degli “zingari”: persone inumane, bestie, inaffidabili, ladri, delinquenti, sporchi, brutti, eccetera, eccetera... Fanno soltanto quello che tutti fanno… Niente, niente per fermare e alienare il loro perpetuo dolore.
Perfino l’Unione Europea fa quello che fanno tutti: niente! Ed il niente per molte persone è molto utile e vantaggioso.
L’Europa ha sempre e soltanto sgridato l’Italia, come fa una madre con il proprio bambino, senza condannarlo del reato che ha commesso; una sgridata e una diffida a non rifarlo e niente di più. Ed ecco che l’Italia maggioritaria si approfitta, con la sicurezza che nessuno la fermerà; sa che ci saranno persone che la sgrideranno, parleranno un po’, diranno anche un mucchio di cose, scriveranno un mucchio di cose sui quotidiani, ma sanno che sotto, sotto nessuno farà niente di concreto, nessuno verrà denunciato o accusato di qualcosa.
Chi può salvare queste persone, chi può veramente fare qualcosa di concreto e positivo, chi può fermare questa persecuzione razziale che sta andando avanti per secoli, chi può veramente portare un cambiamento totale nella vita dei Rom e Sinti, chi… se non lo fa l’Europa Unita, l’Onu, i Vescovi, i Papi che ci sono e che verranno, chi se non lo faranno loro, chi se non ci riescono loro…
Come riescono a parlare di pace, di allargare e unire tutta l’Europa, di lavoro, di convivere con tutte le etnie del Mondo, di portare benessere per tutti, di sconfiggere tutto il male del Mondo, come fanno a parlare di tutte queste cose mentre stanno ancora sopprimendo i popoli dei Sinti e dei Rom, popoli nati e cresciuti in tutta l’Europa, colpevoli soltanto di vivere nella più totale povertà. di Radames Gabrielli, Presidente dell’associazione “Nevo Drom”

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Rom e Sinti, la partecipazione politica

Nazzareno Guarnieri è candidato al Consiglio Comunale di Pescara nelle elezioni amministrative 2008. La sua candidatura è rappresentativa della minoranza Rom in Abruzzo non solo perchè Nazzareno Guarnieri è un Rom, ma perchè da tanto tempo e impegnato attivamente quale professionista ed attivista per la crescita sociale, culturale, politica ed economica della propria minoranza etnica. Riportiamo la breve intervista rilasciata ad OsservAzione.

Quale contributo pensi di poter portare alla vita politica pescarese?
Certamente una maggiore e migliore attenzione alla realtà rom nella città di Pescara che potrebbe essere un esempio significativo per altri enti locali, ma anche ad altre tematiche come per esempio il volontariato che ha smesso di fare politica, quella politica vera fatta dalle persone, dai bisogni dei cittadini, dalla realtà del territorio, un volontariato da troppo tempo sdraiato sulla volontà politica di chi governa ed incapace di contrapporsi e di proporre.

Perchè ci sono così pochi candidati rom e sinti alle elezioni?
Questa domanda è un invito a nozze per me. Non c’è una volontà politica di chi si occupa di rom e sinti di far crescere la loro coscienza politica. Per fare una campagna elettorale occorrono risorse, per far conoscere i progetti e le idee del candidato rom anche, senza risorse ai cittadini arrivano solo i pregiudizi sul mondo rom. Finora per la mia campagna elettorale mi sono indebitato di circa 5000 euro e almeno altri 3000 saranno spesi nell’ultima settimana di campagna elettorale. Attraverso i blog amici ed email ho chiesto contributi economici, finora ho ricevuto 540 euro. Spero che le grosse organizzazioni pro rom e sinti che da anni si occupano di noi sostengano la mia campagna elettorale.

Come sta andando la campagna elettorale? Che tipo di riscontri stai avendo?
Con un gruppo di amici rom abbiamo programmato una buona campagna elettorale tra la minoranza rom e tra i cittadini pescaresi in genere. Penso che siamo partiti con il piede giusto quando il candidato sindaco Carlo MASCI alla presentazione della lista ha illustrato molto bene alla stampa il nostro progetto politico per portare un rom al Consiglio comunale di Pescara.
Dove arriva il nostro messaggio, il nostro contatto, il riscontro è eccellente, un radicale cambiamento del pregiudizio del cittadino. Il problema è l’assenza di risorse per far arrivare il nostro messaggio. Essere eletto sarà molto difficile, ma non impossibile grazie al lavoro che stiamo facendo. Certamente abbiamo posto all’attenzione dell’agenda politica la questione rom, lo abbiamo proposto in modo molto positivo, finalmente a Pescara nei prossimi 5 anni la politica presterà più attenzione ai bisogni della minoranza rom.
Un altro riscontro importante è: in ogni campagna elettorale la questione rom è stata sempre posta come un problema da estirpare da tutte le forze politiche. In questa campagna elettorale questo non si è ancora verificato ed è molto positivo. I cittadini si confrontano sulla partecipazione politica dei rom.

A livello nazionale, come le elezioni cambieranno la situazione di rom e sinti?
Se saranno eletti più rom e sinti a livello nazionale, la situazione può cambiere radicalmente, ma è molto difficile che accada perché occorre tanta formazione in merito e la volontà di raggiungere questo obiettivo da parte delle organizzazioni che si occupano di rom e sinti non c’è!

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Milano, il Prefetto cerca di salvarsi offrendo soldi

Ci hanno già provato e fallito due volte. In Svizzera è finita in rissa, nel Pavese in ressa: con gli aspiranti beneficiari a picchiarsi su chi dovesse avere la precedenza e con frotte di rom che partivano dalla Romania, arrivavano e intascavano. A Milano, da martedì, inizieranno gli incontri diplomatici e tecnici per concretizzare un progetto del prefetto, in foto, Gian Valerio Lombardi: «Incentivi ai rom per rimpatriare». Soldi. Danè. «Giochiamo tutte le carte » dice il prefetto, fresco di summit, ieri, sulla città flagellata dal codazzo velenoso dello sgombero di via Bovisasca, martedì, di cento rom. Uno sgombero dove, ha attaccato l'arcivescovo Dionigi Tettamanzi, «sono stati violati i diritti umani» ed è mancata perfino «l'elementare assistenza», da una bottiglietta d'acqua a un goccio di latte per i piccolini, senza contare le baracche fatte ricostruire in un'altra area dismessa e, quand'erano bell'e pronte, demolite, con un atteggiamento definito dal mondo cattolico «cinico e brutale».
A ore i Rom — ridotti a profughi, inseguiti ovunque s'accampino, finiti nell'unica area di Milano a campo aperto, un'area gelida che li costringe a scaldarsi col fuoco — verranno cacciati dall'ultimo rifugio, un pendio che declina sui binari dei treni dei pendolari che urlano insulti dai finestrini. Tettamanzi è tornato ad ammonire: «Per i marginali servono più comprensione e, penso di non esagerare, maggiore simpatia». Dove andranno i cento e più, non si sa. Si sa dove il Comune spera vadano altri Rom e in quota (assai) maggiore: a Craiova, la terra d'origine. Con Craiova e un'altra città «da definire» verranno avviate le procedure per l'intesa. La cifra dei soldi è da stabilire. La mossa di Lombardi, negli ambienti politici locali, è letta come volontà d'una «fuga» dopo settimane difficili per riprendere in mano, da solo e sopra gli altri, la partita.
Nei giorni precedenti l'atto finale, dai corridoi della Prefettura era filtrata l'intenzione di attendere, di scegliere la «gradualità», di far passare le elezioni. L'accelerata fino allo sgombero, e l'ha confidato da ultimo Ignazio La Russa, è avvenuta per le «forti pressioni» esercitate dal Comune su Lombardi, che «le ha assecondate».
Lui, il prefetto, guarda avanti e garantisce che per i Rom da rimpatriare si studierà un percorso professionale, per l'inserimento — poi «da monitorare con estrema costanza» — in un'attività lavorativa. E l'ipotesi del ritorno nei Balcani, caldeggiata dal centrodestra, affascina il Partito democratico milanese. Che propone la collaborazione con le imprese lombarde in Romania. Per «aiutare i rom a tornare avendo opportunità di sviluppo».
Certo, la domanda, alla fine, è sempre quella: e i diretti interessati cosa pensano? L'euro, ripetono, vale tre volte la loro moneta, qui c'è più lavoro e i nostri cantieri sono i primi ad assumerli: stanno in nero e sono pagati un niente senza protestare. In Romania piace ricordare, anche al governo, che la Fiera di Rho-Pero, in pratica, «ve l'abbiamo costruita noi, coi nostri manovali», cosa quasi totalmente vera.
Sostengono i Rom d'esser trattati meglio dagli italiani che dai connazionali. E però l'esperimento pavese era naufragato per l'oceanica sproporzione tra arrivi degli imboscati e le partenze degli aventi diritto, e perché le (scarsine) partenze s'erano concluse così: essendoci soltanto compagnie romene a coprire coi pullman la tratta stradale Milano-Bucarest, a esse ci si era affidati. I Rom prendevano i soldi, ne consegnavano una parte agli autisti (rumeni non rom) dei bus e questi, concluso l'accordo, tempo qualche chilometro e li facevano scendere. di Andrea Galli

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giovedì 3 aprile 2008

Milano, una Città che odia

Milano ha dimostrato in questi giorni cosa significa la parola razzismo. Il Sindaco Moratti, insieme al Prefetto, stanno perseguendo una logica di "pulizia etnica" per sfinimento contro intere famiglie di Rom rumeni. L'Expo ha bisogni di spazi e di pulizia e come direbbe Bauman: la Moratti è il bravo giardiniere che estirpa le "erbe infestanti" così come lo sono stati altri in passato. Milano oggi è l'emblema del razzismo italiano. La cultura che esprime la Moratti è la prova più lampante che Milano è incapace di promuovere quella politica globale espressa nella candidatura per l'Expo. Gli interessi del più forte sono prevalenti su tutto. Una vergogna!
L’onda razzista che si è sviluppata da Opera (MI) non si ferma e continua a travolgere individui inermi che i politici hanno il coraggio di chiamare “Cittadini europei”.
Una Cittadina europea afferma «gli uomini stanno costruendo qualcosa, mio marito ha perso la giornata di lavoro in cantiere per tirare su la nostra casa da un’altra parte».
Un Cittadino europeo afferma «sei giorni alla settimana, 12 ore di lavoro al giorno, 800 euro al mese. Come faccio a pagarmi anche l’affitto con moglie e figli da sfamare?».
Una Cittadina europea afferma «mio figlio doveva andare a scuola e d’ora in poi non potrò più mandarcelo. Io sono sola, non ho un uomo che mi ricostruisca la casa. Come farò, povera me?»
Un Cittadino europeo afferma «sono stufo di questa vita. Ho rimandato mia moglie e i figli in Romania, al nostro paese vicino a Craiova. Io lavoro in regola, faccio il muratore, non sono rom, ma se il mio capo mi vede nelle foto sul giornale mi prende per uno zingaro e mi licenzia. Io non ci resto a lungo in Italia, non ne posso più di sgomberi».
Queste le voci dei Cittadini che vengono quotidianamente apostrofati come ladri, assassini, furfanti, indegni genitori, delinquenti, sfruttatori, criminali, stranieri… e nello stesso tempo sono sfruttati dai Cittadini italiani bravi, onesti, lavoratori… Una vergogna!
Il concetto di legalità non appartiene a Milano e non appartiene all’Italia intera che assiste in silenzio a questa tragedia. Si, questa è una tragedia che macchierà la coscienza di ogni italiano come già successo anni fa. Un’enorme zona grigia alla finestra indifferente, oggi come allora, ad un sé, lo Stato italiano, che nega a degli individui il diritto all’esistenza. Le petulanti e disarticolate proteste dopo la tragedia non intaccano in alcun modo le responsabilità di chi poteva intervenire prima e non lo ha fatto.
Chiedo alla società civile e ai politici milanesi: può un Cittadino europeo vivere in baracca con la sua famiglia perché il lavoro, fornito dai “bravi milanesi”, offre uno stipendio di 800 euro al mese? E ancora: vi accorgete di questi Cittadini solo dopo l’ennesimo sgombero? È una vergogna.
Ancor più vergognosa è quella carità speciosa che divide le famiglie e che in questi mesi è stata offerta a questi Cittadini europei. Le donne e i bambini da una parte e gli uomini dall’altra. La comunità per le donne e i bambini, il cantiere per gli uomini. Una vergogna!
Una sola parola può riassumere tutto questo: razzismo. E, oggi, quando l’onda si sta trasformando in uno tsunami sono consapevole che questa parola non fa più paura ma è utilizzata con orgoglio da chi oggi, come ieri, è solamente capace di esprimere odio. Nessuno può oggi sottrarsi dalle proprie responsabilità, a partire da chi con atteggiamento paternalistico, caritativo e assistenziale ha condotto Milano in questo precipizio. di Carlo Berini

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Milano, scoppia la polemica dopo lo sgombero...

Donne, neonati, bambini e vecchi sgomberati da via Bovisasca vagano come anime perse lungo i binari della ferrovia e sotto i ponti della circonvallazione, tra viale Monteceneri e via MacMahon. E mentre i Rom, disperati e ammutoliti, cercano un riparo e implorano i vigili di poter mettere a terra almeno i materassi per i figli, la politica si infiamma sull’ultimo sgombero.
Dopo le parole di condanna arrivate dalla Curia milanese per la «violazione dei diritti umani dei rom», contro il Comune si schierano Regione e Provincia, oltre che - da Roma - i ministri Amato e Pollastrini, l´Unicef e la Conferenza episcopale.
«La legge va fatta rispettare ma con umanità», commenta del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Il presidente della Provincia Filippo Penati si dice «sconcertato» per le modalità dello sgombero e attacca il Comune «che continua a fare gli stessi errori: sgombera senza prevedere una sistemazione per donne, bambini e per quelli che possono restare. E i rom fanno un campo lì vicino».
Tace la Diocesi, affidando a don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana, il compito di lanciare un ulteriore appello per l’assistenza ai senza tetto. Il sindaco Letizia Moratti non commenta. Ma annuncia di aver chiesto una riunione straordinaria del tavolo per la sicurezza in prefettura.
«Non possiamo continuare a risolvere il problema "esportandolo" in altre aree. Piuttosto bisogna affrontarlo con lo stesso metodo con cui Milano ha vinto l´Expo: costruire una grande coalizione che cerchi delle soluzioni al problema dell’abitabilità». Aldo Bonomi, sociologo delle metropoli e direttore dell´Aaster (Associazione agenti per lo sviluppo del territorio), ha una proposta concreta per risolvere l’emergenza rom: «È arrivato il momento che le fondazioni bancarie, gli immobiliaristi e la nuova borghesia collaborino con le istituzioni tutte e il terzo settore per dare una risposta concreta al problema della casa. Per gli studenti universitari fuori sede, che sono 40mila, per i lavoratori pendolari e per gli immigrati, tra cui gli zingari. Comprese abitazioni emergenziali da poter utilizzare in casi come quello dello sgombero alla Bovisasca». Partecipa al dibattito promosso da la Repubblica…

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Appelo di RomSinti@Politica

Nemmeno l’Europa, nonostante le sanzioni e le denunce, era riuscita a sollevare così fulmineamente il dibattito politico sulla questione Rom in Italia, dibattito a cui ognuno vuole partecipare più per visibilità e tornaconto elettorale che per un reale interesse ad affrontare la gravissima e vergognosa condizione delle famiglie rom, in cui vengono ignorati i più elementari diritti.
Ma, mentre la Curia di Milano, dopo l'abbattimento di 187 baracche, ha sentito l’obbligo morale e cristiano di muovere pesanti critiche ai raid nelle baraccopoli, in molte altre città e regioni, continuano con la medesima crudeltà gli sgomberi e gli allontanamenti nell’indifferenza e nel silenzio assordante delle Istituzioni e dei mass-media.
RomSinti@Politica rivolge un appello a tutti i partiti affinché la problematica rom in Italia venga affrontata con serietà, determinazione e concretezza, coniugando legalità e sicurezza con solidarietà e rispetto delle regole tra persone che convivono nello stesso territorio.
RomSinti@Politica chiede giustizia anche per tutte le minoranze Rom e Sinte in Italia attraverso la partecipazione politica degli stessi Rom e Sinti che possano dare voce ad un popolo costretto a subire le decisioni e le scelte di altri non appartenenti alla nostra comunità.
In questi ultimi anni la problematica rom, insieme a molte altre questioni irrisolte , non solo è stata ignorata, ma utilizzata e strumentalizzata per fini propagandistici al servizio di una politica ipocrita ed incapace di affrontare e risolvere i problemi.
A tutt’oggi molti rom e sinti devono modificare il loro cognome per sfuggire alla discriminazione razziale, in nome di quella “tolleranza zero” sbandierata indiscriminatamente e non utilizzata invece per colpire i veri criminali. Continua a leggere…

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Milano, violenza di Stato

Sono le 6.30 del mattino quando la colonna dei blindati della polizia si affaccia su via Bovisasca. All´interno dell’insediamento, oltre la recinzione, una piccola folla di donne e bambini sta finendo di caricare i bagagli sui carrelli della spesa. Sono gli ultimi dei 600 rom della Romania che abitavano sull’area inquinata dell’ex Montedison.
Il popolo della bidonville sorta sul terreno dei veleni aveva cominciato ad abbandonare il “campo” a notte fonda. Gli uomini hanno smontato un centinaio di baracche e hanno caricato le assi di legno sulle auto o sulle biciclette. Quando gli agenti all’alba entrano nell’insediamento e invitano donne e bambini ad uscire, i maschi sono già all’opera per ricostruire le «barachine» a poche centinaia di metri, in via Colico, su un’altra area ex industriale. Altre famiglie sono migrate verso via Poretta, Quarto Oggiaro, su un prato fra la ferrovia e via Palizzi. Con chiodi e martelli, gli uomini attrezzano qualche riparo di fortuna, perché le madri con i figli non debbano passare la notte all’addiaccio.
Non c’è quasi tensione nel lento esodo delle donne, che si incamminano fra le sterpaglie con i loro carrelli pieni di vecchie valige e i bambini ancora intontiti dal sonno. Tutte pensano che comunque un tetto per la notte ci sarà. «Gli uomini stanno costruendo qualcosa, mio marito ha perso la giornata di lavoro in cantiere per tirare su la nostra casa da un’altra parte», spiega una delle rom.
I volontari mandati dai padri Somaschi - che assistevano i Rom della Bovisa assieme agli educatori della Comunità di sant´Egidio - stanno a guardare da piazza Alfieri la lenta processione. Salutano le famiglie che conoscono. Don Massimo Mapelli, il braccio destro di don Colmegna, ha la faccia buia: «Da noi, in Casa della Carità, siamo pieni. Abbiamo ancora tutti i nomadi sgomberati da via San Dionigi. Non abbiamo nemmeno un letto libero per queste donne». Davanti al prete sfilano ragazze col pancione, giovani che spingono carrozzine, altre con i neonati attaccati al seno e i più grandicelli attaccati alla gonna. Le facce preoccupate, ma dignitose, nonostante tutto.
Solo una vedova con la pelle troppo rugosa per la sua giovane età, piange, tenendo in braccio una pupa di nemmeno un anno e richiamando un altro ragazzino che fa su e giù per il marciapiedi: «Mio figlio doveva andare a scuola e d’ora in poi non potrò più mandarcelo. Io sono sola, non ho un uomo che mi ricostruisca la casa. Come farò, povera me?». Ma la sua disperazione, alle 9 del mattino, sembra un caso isolato.
Tre ore più tardi, le donne in lacrime saranno molte di più. Alle 12.30, infatti, inizia il secondo sgombero della giornata. Cinquanta agenti del Reparto Mobile circondano il prato di Quarto Oggiaro, dove è approdato un centinaio dei Rom della Bovisa e dove è già stata ricostruita una ventina di baracche. Anche in questo caso non c’è bisogno di violenza per convincere i Rom.
«Sono stufo di questa vita - dice Ion, caricando i bagagli in macchina - Ho rimandato mia moglie e i figli in Romania, al nostro paese vicino a Craiova. Io lavoro in regola, faccio il muratore, non sono rom, ma se il mio capo mi vede nelle foto sul giornale mi prende per uno zingaro e mi licenzia. Io non ci resto a lungo in Italia, non ne posso più di sgomberi».
Sulla stessa linea Marian, che monta gli stand in Fiera: «Sei giorni alla settimana, 12 ore di lavoro al giorno, 800 euro al mese. Come faccio a pagarmi anche l’affitto con moglie e figli da sfamare?».
Alle 13 anche il prato davanti ai palazzoni di Quarto Oggiaro è di nuovo libero. Una colonna di uomini e donne dietro ai carrelli della spesa si incammina lungo via Palizzi e si disperde in mille rivoli per le strade della periferia. C’è chi prova a chiedere ospitalità in via Triboniano, e ne viene respinto. C’è chi va alla favela di via Dudovich, che il Comune annuncia di voler sgomberare a breve. C’è chi si appresta a pagare il pizzo per un giaciglio alla cascina Burrona di Pioltello, l’ultima spiaggia dei disperati che rimbalzano di sgombero in sgombero. di Zita Dazzi

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Firenze, caccia ai mendicanti

Firenze vorrebbe essere civile, ma da molti anni ha intrapreso una strada di abbrutimento culturale e di appiattimento del suo storico senso civico. È importante dirselo.
Se vi fosse un racket della mendicità, non si capisce la necessità di dover fare ordinanze ad hoc, visto che vi sono già leggi che possono contrastare il racket. Se vi è bisogno di ordinanze comunali, che altro non sono se non il degrado della giustizia al livello più basso del legalismo, siamo messi male.
Le ordinanze sfornate in questo modo, funzionano come le mode. La polizia municipale non se le ricorderà nemmeno tutte le ordinanze che deve far rispettare e, come è logico, farà rispettare maggiormente quelle su cui vi sarà più pressione politica. In questo modo la “legalità” si riduce a strumento politico arbitrario.
Se invece si vuole punire chi intralcia i pedoni perché disteso a chiedere l’elemosina per terra, possiamo pure vergognarci di come mettiamo in fila le nostre priorità. Certo, che una signora non vedente si faccia male è grave. Ma è strano che quella signora, in una città come Firenze, non sia finita prima in un tombino, non sia inciampata su un marciapiede sconnesso, o non sia stata tirata sotto da una macchina o da un motorino guidati da cittadini fiorentini.
Se Firenze avesse davvero risolto tutti i problemi che possono venire prima della repressione della mendicità, sarebbe una città civile e vivibile. Non mi risulta che lo sia, e non mi risulta che abbia risolto problemi di legalità ben più gravi.
Riuscire a porre poi sullo stesso piano il turista che tocca la porta del Battistero e la persona che chiede l’elemosina mi sembra davvero l’apice della non-cultura. In una tale città Giuseppe e la Madonna sarebbero stati presi a calci nel culo, altro che mangiatoia. In realtà non interessa una città civile. Interessa una città falsa, che nasconda le debolezze del sistema, non che le risolva. Ci interessa una città leccata dove lo sporco stia al suo posto, nascosto sotto il tappeto. Questo tipo di città non si chiama “civile”. Si chiama “ipocrita”. di Lorenzo Monasta, continua a leggere…

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mercoledì 2 aprile 2008

Concorso "Breaking Stereotypes"

Anche quest' anno è partito "Breaking stereotypes", concorso di idee e proposte per l' intercultura rivolto agli studenti delle scuole superiori, delle università e delle scuole di cinema e documentaristica giunto alla IV edizione.
Si pone enfasi all' analisi del ruolo degli stereotipi nella costruzione degli atteggiamenti discriminatori nei confronti delle diversità, promuovendo e valorizzando ogni sforzo atto a contrastare o rileggere criticamente gli stereotipi per favorire esperienze di confronto interculturale.
Si vuol far quindi emergere, a livello nazionale, ogni iniziativa di conoscenza reciproca che favorisca la rimozione dei pregiudizi esistenti nei confronti degli stranieri, dei Rom, dei Sinti e di altre minoranze etnico-linguistiche, degli anziani, delle persone diversamente abili e di quelle di diversa professione religiosa e diverso orientamento sessuale.
A chi è rivolto: studenti universitari, di scuole superiori e di scuole di cinema e documentaristica. Premi: 6 da 2.000,00 euro per audiovisivi, documentari e cortometraggi. Formato: DVD ( PAL ) - lunghezza massima 15 minuti.
Una Commissione di valutazione, composta da membri dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, della Direzione Generale per lo Studente e da esperti nel campo della comunicazione sociale, premierà le proposte che andranno spedite, a mezzo di plico raccomandato o tramite corriere, entro e non oltre il 25 giugno 2008 (farà fede il timbro postale di spedizione) al seguente indirizzo: Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, Largo Chigi n. 19, 00187 Roma. Per informazioni scrivere a antidiscriminazioni@pariopportunita.gov.it

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Roma, emergenza ambientale? Colpa dei Rom...

Alcuni giorni fa è apparso su Il Tempo un articolo di Matteo Vincenzoni. Il giornalista chiedeva, ai candidati Sindaco della Capitale, la bonifica dell'Aniene (riserva naturalistica), “un risultato da portare a casa in tempi brevi per una questione di sicurezza”.
Ma cosa era successo sulle sponde dell’Aniene? C’erano diversi insediamenti rom che sono stati sgomberati. E il nostro giornalista scrive: “i nomadi del campo per anni hanno consentito ai camion delle ditte di scaricare calcinacci direttamente nell'Aniene”. L’articolo è uno sproloquio contro le famiglie rom che erano lì insediate che avrebbero tutte le colpe per la situazione di degrado ambientale.
Nessun accenno di condanna per le ditte, i "bravi cittadini", che per anni hanno scaricato tutto e il contrario di tutto nell’Aniene, infatti la colpa sarebbe dei Rom che hanno permesso tutto questo. Di questo passo fra qualche giorno ci sarà pure qualche politico brezzolato che scaricherà sui Rom la responsabilità sia dei rifiuti a Napoli sia dell’inquinamento in via Bovisasca a Milano …

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Mendicanti a Firenze: un "ostacolo" da rimuovere o semplicemente esseri umani da proteggere?

Riportiamo la lettera aperta di Roberto Malini del Gruppo EveryOne all'Assessore comunale alla sicurezza di Firenze Graziano Cioni e ad altre figure istituzionali fiorentine

Se le Istituzioni, le autorità civili e religiose, le associazioni e - perché no? - i privati cittadini decidono di abbandonare la via dell'intolleranza e di sostenere i poveri, i Rom e i senza tetto con alloggi, programmi di inserimento nel mondo del lavoro, sostegno a chi non possiede mezzi di sopravvivenza, il "fenomeno" dell'accatonaggio si attenuerà e scomparirà presto, senza bisogno di particolari "politiche" o "regolamenti".
Lo sfruttamento ignobile è quello perpetrato da politici, autorità, stampa, organizzazioni che speculano orribilmente sull'indigenza, sull'emarginazione, sulla debolezza di chi è inerme e diverso. Come è possibile che un singolo caso assolutamente irrilevante sotto l'aspetto del diritto (purtroppo un nonvedente può inciampare su una carrozzina, uno skateboard, un bambino, un cane, un sasso, una valigia: è il dramma della cecità, non la colpa di chi - nelle città - magari per un altro dramma, si trasforma in "ostacolo"), come è possibile - scrivevo - che un episodio dia il la a nuovi provvedimenti persecutori?
Nessuno ama essere povero, lavare i vetri ai semafori, chiedere la carità, umiliarsi per ottenere un tozzo di pane, vedersi negata ogni richiesta di lavoro, avere una speranza di sopravvivenza di soli 35/40 anni (come i Rom di Firenze, contro gli 80 anni dei cittadini fiorentini), assistere a una mortalità dei propri bambini che è 15 volte superiore a quella degli altri! Combattere la povertà non vuol dire - come ritenevano Hitler e il suo corteggio - combattere i poveri. Combattere la povertà significa impegnarsi per creare a loro beneficio condizioni di vita possibili e un futuro meno buio di quello che il pregiudizio che oggi è così forte in Italia pone davanti a loro. Se desiderate una consulenza seria in tal senso, il Gruppo EveryOne, ben rappresentato a Firenze, è a vostra disposizione, COMPLETAMENTE GRATIS!

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Milano, la cacciata dei Rom

Nutrire il pianeta è l’ambizioso tema dell’Expo 2015 che ha attirato su Milano i consensi (decisivi) di un’Africa affamata. Ma nel frattempo riuscirà Milano a nutrire le sue poche migliaia di profughi, e magari a rispettarne i diritti umani anche quando impone loro le regole della legalità?
Non sappiamo dove abbiano dormito stanotte le donne incinte e i bambini sgomberati dal campo di via Bovisasca. Sappiamo solo che la polizia li ha già intercettati nel vagabondaggio prima che raggiungessero altri rifugi illegali come via Colico o il cavalcavia Bacula di Quarto Oggiaro, appositamente ostruito con blocchi di cemento. Né troveranno posto alla Casa della Carità di don Colmegna, completamente satura dopo avere allestito un prefabbricato in cortile per i settanta di via San Dionigi: anche loro sgomberati senza alcuna soluzione alternativa prevista dalle istituzioni. Stava per cominciare l’anno scolastico. Ci furono insegnanti straordinarie che andarono a riprendersi uno a uno i loro bambini dispersi fra campi e dormitori, per dare seguito alla preziosa fatica dell’inserimento sociale.
Sono mesi che le cronache locali tuonano: “Spazzare via i campi rom”. Titoli di cui un giorno, troppo tardi, si vergogneranno. Ignorando quel che pacatamente ricordava ieri il sito della Diocesi di Milano: tra gli sgomberati di via Bovisasca (situazione insostenibile che richiedeva un intervento, ma civile) ci sono rom e romeni di altra etnia –che importa?- che lavorano regolarmente nei cantieri della Fiera, con tanto di permesso di soggiorno. Dieci ore al giorno, per sei giorni, pagati 800 euro al mese. Timbreranno il cartellino pure oggi, dopo la notte all’addiaccio, dopo l’inutile tentativo di spostare la baracca un po’ più in là, visto che il Comune non ha offerto soluzioni d’emergenza neppure per i figli e le mogli incinte, figuriamoci per i lavoratori della Fiera?
Il dilemma non deve essere considerato fra quelli “eticamente sensibili” da una destra lombarda ansiosissima di salvaguardare la vita nascente, ma indisponibile a scucire un solo euro per villaggi solidali che diano ricovero ai senzatetto già nati. E siccome anche il Partito democratico trova poco glamour rappresentare i diritti degli immigrati, specie se rom, in una campagna elettorale che nel Lombardo-Veneto si affida a capilista confindustriali, il risultato è che in via Bovisasca ci vanno solo gli appassionati di conflitti estremi. di Gad Lerner, continua a leggere…

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Milano, un Expo di diritti umani calpestati

Alla fine l’insediamento di via Bovisasca non c´è più: oltre 150 baracche distrutte e gli ultimi rimasti, una sessantina tra uomini, donne e bambini, allontanati da vigili, poliziotti e carabinieri, in tutto un centinaio che vagano in queste ore per Milano.
«Uno sgombero elettorale», accusa il segretario della Cgil, Onorio Rosati, che insieme ad altre associazioni come Caritas, Arci, Acli e Casa della Carità rinuncia all’incontro fissato proprio ieri pomeriggio in Prefettura per affrontare il problema e chiede un altro vertice «per discutere della situazione dell’intera Provincia e di soluzioni strutturali».
Ma la reazione più dura arriva dalla Curia, che ammonisce: «Gli sgomberi non sono la soluzione. La legalità è sacrosanta ma l´impressione è che si stia scendendo sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani. Perché insieme alla dovuta fermezza non si è vista nessuna forma di assistenza, specie per i più deboli?».
Parole forti, quelle dell’editoriale pubblicato sul sito della Diocesi. Articolo non firmato, ma sicuramente sottoposto al vaglio del cardinale Dionigi Tettamanzi e discusso col direttore di Caritas, don Roberto Davanzo e don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità. Dalla Curia un appello: «È urgente la costituzione di un luogo istituzionale per governare il problema. Per le amministrazioni è obbligatorio tutelare i minori». Fino all’augurio: «Che il clamore e i festeggiamenti per l´Expo non diventino il paravento e il pretesto per nascondere o spostare un metro più in là i drammi di questa città».
Per il prefetto Gian Valerio Lombardi quello di via Bovisasca «non è stato uno sgombero vero e proprio, ma un’operazione graduale con una forte opera di sensibilizzazione della polizia per cercare di convincere nel tempo queste persone a lasciare un´area non salutare».
Alla Curia replica il vicesindaco Riccardo De Corato che, per risolvere la situazione, chiede rimpatri coatti selettivi con pene di 10 anni da scontare nelle carceri del proprio Paese: «Non c´è stata alcuna violazione dei diritti umani. Perché dobbiamo pensare ad alternative per chi occupa abusivamente un´area? E perché dovrebbe farlo solo il Comune quando ci sono altre istituzioni pubbliche che hanno risorse e immobili da mettere a disposizione? Non è stato uno sgombero, ma un allontanamento perché in quel caso avremmo dovuto accogliere donne e bambini e non abbiamo più posti».
Poche ore dopo via Bovisasca, ci sono stati altri “allontanamenti”: in via Colico e in via Porretta, a Quarto Oggiaro, dove sono state demolite altre 30 baracche, molte delle quali appena ricostruite, e 130 persone sono state mandate via. «Magari le ritroveremo in via Dudovich - dice De Corato - dove c´è un altro grosso campo. Anche di questo dovremo parlare nella riunione sulla sicurezza in prefettura».

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