mercoledì 30 aprile 2008

Una sfida per le associazioni sinte e rom

Il risultato elettorale italiano è desolante perché sono uscite vincitrici tutte quelle forze politiche, sia di centro-sinistra ma soprattutto di centro-destra, capaci di mischiare populismo e retorica razzista. Certo l’Italia non è sola, infatti le elezioni “comunali” di Londra che si terranno domani, 1 maggio 2008, non si discostano da certi toni forcaioli nostrani. In Inghilterra hanno una democrazia più consolidata ma il risultato sarà probabilmente lo stesso.
L’esito elettorale italiano vede la scomparsa della Sinistra Arcobaleno, unica forza politica che ha avuto il coraggio quattro anni fa di iniziare un percorso di partecipazione politica per i Sinti e i Rom e non solo. Oggi già si leggono commenti di certi esponenti di sinistra che vedono proprio in questa scelta le ragioni della sconfitta elettorale. Secondo il sottoscritto dovrebbero al contrario ringraziare i Sinti e i Rom che hanno offerto un supporto importante per non farli scomparire del tutto (finanziamento ai partiti compreso).
La tenuta dell’Unione di Centro del presidente Casini fa ben sperare per il futuro ma l’amarezza per il risultato elettorale della lista Pesca Futura e dello stesso candidato Nazzareno Guarnieri ha lasciato nello sconforto molti di noi. Sarà prioritario attivare velocemente i canali di comunicazione con i parlamentari dell’Unione di Centro ma anche e soprattutto attivare una seria riflessione su come rendere vincente la candidatura politica di un sinto o di un rom, senza cadere in vittimismi o peggio in autoflagellazioni.
Il tema principale in Europa è la sicurezza e la si affronta con la logica della “guerra preventiva”, utilizzando giustificazioni razziste. Naturalmente i primi a cadere nella rete populista e razzista nostrana sono i Sinti e i Rom. Ottimi per rodare l’ideologia della “guerra preventiva” che tanto è servita alla politica internazionale.
«Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare», con questi versi Bertolt Brecht descriveva la nascita del nazismo.
Questo ultimo anno, a partire dai fatti di Opera (MI), ha visto il dilagare di fenomeni di razzismo a seguito anche di gravi ma isolati fatti criminosi, non inediti, perchè gli spiacevoli avvenimenti che hanno e stanno caratterizzando la cronaca assomigliano molto agli avvenimenti che caratterizzarono la nascita del nazifascimo in Germania negli anni '30.
Amplificare al massimo ogni reato commesso da un Cittadino per costruirci sopra una campagna d'odio, etnicizzando il reato porta a fare simili paralleli anche perché è indiscutibile la massificazione di stereotipi ben sedimentati, quale il rapimento di bambini.
Questa settimana Rodotà è intervenuto pesantemente ma forse è troppo tardi… Infatti uno dei motti preferiti dal gerarca nazista Joseph Paul Goebbels era: «Qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerà a poco a poco in verità».
Tutti gli analisti politici affermano che la Lega Nord è la forza politica che ha vinto le elezioni politiche italiane 2008. Proviamo a capire come questo partito politico inquadra la questione sinta e rom, attraverso le parole di due autorevoli esponenti: Ettore Fusco, neo Sindaco di Opera (MI) e Flavio Tosi, neo deputato, Sindaco di Verona e Consigliere regionale in Veneto.
Perché come sottolineato da molti studiosi e in particolare dall’Istituto di Cultura Sinta, le modalità di rappresentazione e definizione dell’oggetto di politiche pubbliche hanno un rilievo cruciale al fine della definizione degli effettivi interventi della politica.
Tosi afferma esplicitamente, in un’intervista rilasciata a La Padania, che i “nomadi” sono pericolosi, non vi sono tanti giri di parole. Più articolate le affermazioni di Fusco, rilasciate al quotidiano Affari Italiani. Fusco spiega che è stato eletto anche e soprattutto per la sua azione politica durante i fatti di Opera (MI) perché secondo il neo Sindaco «…ognuno deve difendere il proprio territorio». Quindi è chiaro per Fusco che i Rom ma anche i Sinti sono delle persone venute ad offendere il territorio; infatti, Tosi ha affermato che sono pericolosi.
Ma come si affronta allora la questione sinta e rom? Fusco risponde riproponendo la linea politica della Lega Nord, sentita e risentita migliaia di volte. «Vanno aboliti tutti i campi nomadi in Italia. Abbiamo tanti camping, aree di sosta. Che stiano là, con le loro roulotte, sostino e proseguano poi il loro cammino. Tra l'altro, il nomadismo è questo. Che nomadi sono quelli che si fermano nei campi rom? Se si fermano non sono più nomadi... Non si può neanche più parlare di una cultura. Nel momento in cui blocchi una persona che ha nella sua cultura quella di girare, lo snaturi».
L’inquadramento cognitivo della Lega Nord delle minoranze definite preventivamente e in maniera etnocentrica “nomadi” e/o “zingari” ma comunque identificate come estranee alle comunità locali, è chiaro: loro sono esterni a noi.
Se io definisco non parte di me un Rom o un qualsiasi altro membro di una minoranza, inevitabilmente riproporrò delle politiche per distanziarlo e alla fine per escluderlo da me stesso che ritengo erroneamente “centro del mondo”. Queste tesi già hanno avuto una pesante ricaduta sulla questione del Porrajmos (lo sterminio dei Sinti e dei Rom ad opera del fascismo e del nazismo) e ultimamente nel dicembre 1999 quando la Lega Nord, che sosteneva il governo Dalema, mise il proprio veto al riconoscimento dello status di minoranze solo ed esclusivamente per i Sinti e i Rom italiani (Legge 482/1999).
Oggi la Lega Nord ma anche, è bene non dimenticarlo, parte del vecchio centro-sinistra e la quasi totalità del centro-destra ritengono prioritario distanziare, escludere, allontanare i Sinti e i Rom perché sono pericolosi e non integrabili (leggi, assimilabili).
Inoltre, secondo un sondaggio condotto da Mannheimer la gran parte degli italiani sovrastima la presenza dei Sinti e dei Rom, ignorando che la maggioranza di queste minoranze è composta da Cittadini Italiani. Sempre nel sondaggio si legge che oltre il 60% degli italiani dichiara di avere “molta” antipatia nei confronti dei Sinti e dei Rom, mentre il 20% afferma di provare “abbastanza” antipatia nei loro confronti. Quello che emerge, oltre ad una massiccia ostilità è una grande confusione nella conoscenza del fenomeno che purtroppo è evidentemente utilizzata strumentalmente dalla stragrande maggioranza delle forze politiche che siedono in parlamento e non solo.
In questo senso le affermazioni di Alemanno, neo Sindaco di Roma, sono molto inquietanti perché se Veltroni e Rutelli, con il supporto dell’ex Prefetto Serra, vedevano un futuro per i Sinti e i Rom fuori dal raccordo anulare in grandi campi dove segregarli, il neo Sindaco parla esclusivamente di allontanamenti.
In questo clima è da ricordare in ultimo l’affermazione di Silvio Berlusconi: «Tolleranza zero con Rom, clandestini e criminali». Nel febbraio scorso la valutazione di marketing politico-elettorale porta Silvio Berlusconi a fomentare i peggiori istinti di una società, incapace di vedere che una equazione che criminalizza una intera etnia indiscriminatamente sia un abominio che prelude al nazismo. Lo scenario che si concretizza, un’Italia con una maggioranza sostanzialmente xenofoba, è aberrante e pauroso.
Sarà quindi un compito arduo quello che si accingono a raccogliere le associazioni sinte e rom anche attraverso la costituzione del comitato “Rom e Sinti Insime” perché è vero che lo stesso governo Prodi era molto in confusione e si è lasciato andare a provvedimenti discriminatori, dopo il delitto Reggiani. Ma è pur vero che in quel governo vi erano persone, come i ministri Amato, Ferrero, Pollastrini e Bindi che ad un certo punto hanno voluto ascoltare i Sinti e i Rom, organizzando la conferenza europea del gennaio scorso.
Saprà il prossimo governo Berlusconi, oggi che ha conquistato il potere, fare altrettanto? Questa è la sfida in cui si cimenteranno le associazioni sinte e rom perché se non si riuscisse aprire nessun canale di comunicazione diretta, il disastro sarà totale. di Carlo Berini

martedì 29 aprile 2008

Opera (MI), Ettore Fusco commenta il suo successo elettorale

Quella notte, il 21 dicembre 2006, Ettore Fusco (38 anni, leghista) si mise a capo di una manifestazione popolare contro il “campo nomadi” provvisorio di Opera, allestito dalla Protezione Civile. In quella notte tragica presero fuoco anche alcune tende. Lui venne indagato e poi prosciolto. “Lo rifarei, eccome se lo rifarei” afferma Fusco, oggi Sindaco del Carroccio nell’intervista pubblicata il 24 aprile da Affari Italiani. Perchè proprio su quella notte ha costruito il proprio successo elettorale, sconfiggendo l'avversario di centrosinistra, Riccardo Borghi. Fusco spiega che “ognuno deve difendere il proprio territorio. I campi legali? Sono delle farse...”.
Per lei è stato un cavallo di battaglia, la questione dei Rom?
Precisiamo, non è che abbiamo cavalcato solo questa tematica. Perchè ci è stato riconosciuto questo impegno in maniera anche decisiva...
Fatto è che l'avversario è passato dal 62 per cento al 43 per cento...
Non nego che è stato un fatto decisivo. Per quanto riguarda il fatto di cronaca, non fa altro che avvalorare ciò che noi a Opera abbiamo sempre pensato. Nei campi rom l'illegalità è diffusa, sempre presente. E non parliamo solo di stupri, ma anche di degrado, del fatto che sono le basi operative per furti, scippi, rapine. Sicuramente un campo nomadi a Opera avrebbe avuto gli stessi problemi di quelli di Milano...
Ma ci sono anche i campi nomadi regolari, autorizzati.
La mia personale idea è che i campi nomadi regolari non sono altro che la legalizzazione dell'illegalità. E' un gioco di parole ma purtroppo è così. Non può essere legale un campo nomadi dove comunque si vive nel degrado. Dove si tollerano situazioni che non verrebbero mai tollerate se fossero messe in atto da italiani. Se fosse successo a Opera mi sarei indignato alla stessa maniera: la donna rumena sequestrata e violentata non sarebbe stata una straniera, ma un'operese. E ognuno deve pensare a difendere il proprio territorio.
Insomma, lei pensa che di campi rom non ce ne dovrebbero proprio essere...
Vanno aboliti tutti i campi nomadi in Italia. Abbiamo tanti camping, aree di sosta. Che stiano là, con le loro roulotte, sostino e proseguano poi il loro cammino. Tra l'altro, il nomadismo è questo. Che nomadi sono quelli che si fermano nei campi rom? Se si fermano non sono più nomadi... Non si può neanche più parlare di una cultura. Nel momento in cui blocchi una persona che ha nella sua cultura quella di girare, lo snaturi.
Rifarebbe quello che ha fatto il 21 dicembre 2006?
Io non ho fatto altro che fare il mio dovere il 21 dicembre del 2006. Rischiando pure di essere dipinto come un mostro xenofobo che non sono...

Una ventata razzista e forcaiola attraversa l'Italia

Sono francamente ammirato dall' impassibilità con la quale tanti commentatori analizzano i flussi elettorali, esaltano la radicale semplificazione del sistema parlamentare, assumono la Lega come riferimento, si chiedono se siamo entrati nella Terza Repubblica o se la Seconda Repubblica comincia solo ora.
Ma tanti dati di cronaca, e le sollecitazioni della memoria, mi fanno poi sorgere qualche dubbio e mi spingono a chiedere se la vera novità di queste elezioni non consista nell' emersione piena di un modello culturale, sulle cui caratteristiche hanno in questi giorni scritto assai bene su questo giornale Nadia Urbinati e Giuseppe D' Avanzo. Non giriamo la testa dall' altra parte.
Quel che è appena accaduto, e si sta consolidando, riguarda davvero "l' autobiografia della nazione". Non riesco a sottovalutare fatti che troppi si sforzano di considerare minori, che vengono confinati nel folklore, assolti da Berlusconi come simpatiche e innocue forzature del linguaggio da parte degli uomini della Lega. E invece dovremmo sapere (quanto è stato scritto su questo argomento?) che proprio il linguaggio è la prima e rivelatrice spia di mutamenti profondi che investono la società e la politica.
L' elenco è lungo, e non riguarda solo la storia recentissima. Si cominciò da pulpiti altissimi con l' aggressività verbale eretta a comunicazione politica quotidiana, considerata troppe volte come una simpatica bizzarria e dilagata poi in ogni possibile contenitore televisivo, sdoganando ogni becerume anche nei luoghi propriamente istituzionali. E il linguaggio non è solo quello verbale. Si sono fatte le corna nei vertici internazionali e si è mangiata mortadella in Senato, si continuano a disertare le manifestazioni del 25 aprile e si elegge il Bagaglino a rappresentante della cultura nazionale.
Commentando il colpo di mano del Presidente della Commissione europea che ha tolto all'Italia le competenze in materia di libertà, sicurezza e giustizia, si è detto che è meglio così, che è preferibile occuparsi di trasporti piuttosto che di "omosessualità". Per fortuna non si è parlato di "culattoni", riprendendo il simpatico linguaggio della Lega: ma, di nuovo, il linguaggio è rivelatore, anche perché rende palese una cultura incapace di comprendere la dimensione dei diritti civili.
Sempre scorrendo le cronache, scopriamo che il futuro Presidente della Camera dei deputati apostrofa, sempre simpaticamente, un immigrato come "paraculo" mentre si investe, non si sa a quale titolo, della funzione di controllo dei documenti.
Di un futuro ministro leghista ci viene offerto un florilegio di citazioni su stranieri e immigrati, sulle sanzioni da applicare, che non ha nulla da invidiare ai suoi più noti ed estroversi colleghi di partito. Un bel ponte tra passato e futuro, una indicazione eloquente degli spiriti che nutrono la nuova maggioranza, all' interno della quale si fa sentire sempre più forte la voce di chi invoca la pena di morte, raccogliendo un consenso che rischia di vanificare il grande successo internazionale del nostro Paese come promotore della moratoria contro la pena di morte approvata dall' Onu.
Di fronte a tutto questo dobbiamo davvero ripetere che le parole sono pietre. Suscitano umori, li fanno sedimentare, li trasformano in consenso, ne fanno la componente profonda di un modello culturale inevitabilmente destinato ad influenzare le dinamiche politiche. Parliamo chiaro. Una ventata razzista e forcaiola sta attraversando l' Italia, e rischia di consolidarsi. di Stefano Rodotà, continua a leggere…

Roma, Alemanno si prepara a cacciare da Roma tutti i "nomadi", compresi i Cittadini Italiani

«Volete sapere come sarà la mia Roma? Sarà una città più sicura, più partecipata, con più rispetto per i cittadini. Sarà una città con più sviluppo, con più socialità e tutele per i diritti di tutti. E sarà una grande capitale europea e mediterranea. I miei primi tre impegni sono questi: più sicurezza, lavoro e socialità». Dice che vivremo in questa città dei "più", il nuovo sindaco Gianni Alemanno. È la sua promessa, il suo piano di lavoro che ieri ha consegnato ai taccuini godendosi il trionfo per la conquista del Campidoglio. «La battaglia - dice alle 18,30 aprendo la conferenza stampa nel suo quartier generale - si è conclusa con la nostra vittoria, ma bisogna essere generosi: ci lasciamo alle spalle tutte le polemiche, è mia ferma intenzione essere il sindaco di tutti i romani».
Sceglie toni moderati e istituzionali: «Grazie a tutti coloro che mi hanno votato - dice - e anche a quelli che non lo hanno fatto, che hanno scelto diversamente: sarò anche il loro sindaco. Si apre una nuova fase. Scompare un sistema di potere che sembrava perfetto, e che invece è crollato in poco tempo. Da domani mi metto al lavoro per la città: Roma è fantastica, merita un’amministrazione degna. Ha vinto tutta Roma, non una sola parte. Dedico la vittoria a Tony Augello, che ha capitanato l´opposizione per anni ed è scomparso. E anche a Gianfranco Fini, che nel ´93 perse con Rutelli: oggi abbiamo chiuso la partita».
Partita chiusa, sì. Ora si guarda avanti: «Il mio primo atto - dice Alemanno - sarà convocare il Comitato provinciale per l´ordine e la sicurezza. E andrò a trovare il vedovo Reggiani». Era la sua prima promessa elettorale, la sicurezza. Ma per quei 20mila stranieri e “nomadi” che hanno violato la legge e che Alemanno ha promesso di espellere non è ancora ora di fare le valigie: «I tempi saranno i più brevi possibili, ma prima devo vedere bene qual è la realtà», dice il nuovo sindaco.
Verso gli sconfitti, tende la mano. «Avevo chiesto a Rutelli di formare insieme una commissione Attali per i grandi temi di Roma, ma non mi ha risposto. Abbiamo vinto noi ma non importa, la faremo lo stesso. E cercherò di coinvolgere nel governo persone dell´altra parte politica, purché siano valide e di qualità. A chi penso? Ad Amedeo Piva, per esempio».
Prima di parlare, ieri, Alemanno ha atteso a lungo. A dare in pasto qualche frase ai giornalisti è sceso quasi subito il coordinatore della sua campagna elettorale, Andrea Augello. Frasi misurate, toni british. Lui restava chiuso nel suo fortino, al primo piano, protetto dai body guard. Ma con più del 70% di sezioni scrutinate, in strada i fedelissimi cominciano a cantare "Alemanno, sindaco de Roma", il comitato diventa una bolgia e lui si affaccia, tra gli applausi e qualche saluto romano. E´ l´ufficialità di una storica vittoria.
Parla Gasparri, e dà il segno del nuovo che avanza: «Bettini ha minacciato direttori di giornali e agenzie: Veltroni lo abbiamo mandato in Africa, lui ora deve andare in Thailandia. Addio a Rutelli e Veltroni, ci confronteremo con un altro centrosinistra». La ressa, al Comitato elettorale, è ormai elevatissima. Quando arriva Alemanno, deve salire in piedi sulla sedia per svettare da un muro di telecamere. «Gianni, sali in piedi sulla scrivania», gli urla un militante anonimo intrufolato tra i giornalisti. Lui lo gela, autoritario: «Smettila, adesso falla finita». Parlerà per pochi minuti, ma continuerà un’ora in decine di dirette tv, mentre nelle altre sale è tutto un abbracciarsi e un baciarsi, con frasi irripetibili per il "nemico" sconfitto.

Roma, trionfa Alemanno

Terremoto a Roma, trionfa Alemanno. Basterebbe partire da qui, dal titolo scelto dai principali giornali italiani per annunciare la vittoria di Gianni Alemanno. Le parole non sono mai casuali, esprimono idee. L'idea data dai giornali è stata che il "trionfo" di Alemanno è come un "terremoto". Vi sembra una corretta immagine da dare ai lettori? Il terremoto è un atto catastrofico, quello di Alemanno è stato un trionfo. Ma perchè un simile titolo, che cosa nasconde?
Nasconde quello che Rutelli prima e Veltroni poi, le loro giunte e le loro squadre, hanno fatto a Roma. Roma: la Città del Mondo. Non solo dei romani. Quindi uno scempio più grande, che esce dal solco civico e diventa un fatto globale.
Roma è da anni precipitata in un degrado che è soprattutto urbanistico. A parte alcuni quartieri, dove si è concentrata l'azione dei due sindaci soprattutto a scopi di consenso elettorale e di appartenenza politica, i municipi sono scivolati in uno stato di abbandono sempre peggiore. Descrivo quello che ho visto e che tantissimi come me hanno cercato in questi anni di denunciare: strade piene di buche, marciapiedi pericolosi, illuminazione poca o nulla, pali della segnelatica divelti, centraline del gas e dei telefoni rotte. Poi sporcizia, raccolta dei rifiuti e pulizia delle strade scarsa, malfatta e senza soprattutto alcuna cura di educare e imporre anche norme civili. E giardini abbandonati, verde incolto ma con la pista ciclabile che in sè non sarebbe un'idea sbagliata, ma così come è stata realizzata dimostra che non vi è stata nessuna pianificazione.
Ma veniamo alle cose più direttamente collegate al tema della sicurezza: i quartieri degli immigrati, i campi nomadi e la gestione degli stranieri.
La sinistra, visto che Veltroni e Rutelli sono uniti nel centrosinistra, ha sempre sbandierato l'ideale della solidarietà. In questi anni abbiamo tutti ricevuto messaggi o sentito Veltroni predicare la sua filosofia del volontariato applicato a progetti tutti costosi e fallimentari. Lo stesso aveva fatto Rutelli prima, con le proprie modalità. Veltroni ha addirittura vantato "un modello per Roma", ci ha spiegato che aveva reso Roma una città internazionale con le "notti bianche", il Festival del Cinema e tutti gli altri eventi per cui sono state investite somme ingenti. E' vero, questi eventi ci sono stati, sono stati attrazione e vetrine, ma dietro a queste iniziative di facciata negli anni si è prodotto un degrado che io non ho visto in nessun'altra città e che riguarda i quartieri dove vive la gente più povera.
Il discorso sulla sicurezza è tutto incentrato sulla questione dei "nomadi" e degli stranieri che giungono numerosi in cerca di lavoro e molti ammettono di venire a Roma perchè le leggi sono tolleranti, quando non nulle. Così nel tempo bisognosi cittadini dell'Est europeo si sono mescolati a persone con problemi penali. Il fatto grave è che nè agli uni nè agli altri è stata offerta una dimensione di controllo, dove per me controllo sta per "umana" considerazione dei problemi. E dico subito che nei confronti anche di quei cittadini qualificati come "soggetti pericolosi", o delinquenti, a volte basta in collaborazione coi Paesi di origine, trovare per loro una dimensione che possa offrire opportunità di inserimento. L'ho verificato personalmente. Sono stata alla stazione Termini a parlare con gli stessi che la polizia mi ha sconsigliato di avvicinare. Ma io uso un metodo "antico": mi metto seduta sui gradini con loro e quelli con cui ho parlato li ho toccati cone le mani nei volti, gli ho sorriso di quel sorriso che dice "vedi la luce?". Luce di che cosa? E qui inizia il discorso che spiega il degrado di Roma e, secondo me, d'Italia.
Il nostro Paese durante i governi di centrosinistra, anche se la questione viene da lontano, è stato "privato", letteralmente privato, della dimensione religiosa. Non mi riferisco al rapporto tra Chiesa e Stato, ma alla spiritualità. Anche se non ce ne accorgiamo, mentre alcuni pensano che sia giusto così, gli italiani e i romani sono stati spogliati della loro storia spirituale e di una propria identità. Non è facile neppure scriverlo, perchè mentre scrivo immagino le obiezioni di chi con pervicacia direbbe "ciascuno ha la sua religione", un ragionamento che seppure è corretto in termini di rispetto di tutti i culti non lo per come è stato offerto alla condivisione. Anche se per logiche di potere non sono mancati gli accordi con i leaders delle altre principali chiese, come quella islamica ed ebraica. Ma in questi anni il centrosinistra ha prodotto la cosa più grave: il silenzio dei fedeli. Tutti. E di conseguenza lo svuotamento delle coscienze ideali, salvo unirle in quel coacervo di interessi dei partiti. Potrei fare qui un lungo elenco di iniziative che definisco "colpevoli" per ciò che hanno causato.
La questione dei rom è indubbiamente dovuta agli arrivi massicci dai Paesi dell'Est, e non solo ovviamente dall'Est, di quei cittadini che cercano casa e non hanno lavoro. Ma questo era inevitabile e un governo che ha voluto l'entrata dell'Italia nell'euro allargando gli ingressi giustamente alle nazioni dell'Est, doveva pianificarlo. Invece, nulla, non c'è stata nessuna prevenzione, nessun monitoraggio efficace dei flussi, soprattutto nessun progetto di accoglienza e di impiego di una pur preziosa forza lavoro.
Faccio una breve digressione. Roma è la città che vedete, che gli stranieri ammirano, perchè è stata costruita da mille braccia. Questo avevano capito gli "imperatori" che hanno lasciato le vestigia e il segno della gloria portando a Roma forza lavoro da quelle terre che conquistavano. Certo lo facevano in schiavitù. Ma erano secoli fa e con gli strumenti dell'epoca non avrebbero mai potuto innalzare i monumenti che vediamo e costruire Roma. Il concetto che voglio accreditare è quello di "collaborazione sovranazionale" epurato dalle forme di schiavitù. Invece gli stranieri sono tenuti in forme di "schiavitù moderne": i vuccumprà, i mendicanti, i lavavetri. A nessuno di essi è stato offerto un protocollo di inserimento, così che molti sospinti dal freddo, dalla fame, dalle privazioni, delinquono.
L'atto criminoso non è mai espressione dell'individuo criminale: non esiste l'uomo criminale. Esiste l'uomo che diventa criminale per tante ragioni. Nostro compito offrire opportunità. A tutti. Proprio per eliminare la piaga della criminalità, che mette in pericolo cittadini, donne, bambini e gli stessi che la praticano. Questo deve fare un buon sindaco, un buon amministratore e non dividere il mondo in buoni e cattivi. Anzi, dovrebbe collegarsi con quei Paesei più a rischio per offrire progetti. Non è giusto dire o pensare: i criminali tornino nei loro Paesi. Per avere che cosa, Paesi criminali? Quale logica.
Dal 1992 in Italia non è stato fatto nulla per risolvere il problema della sicurezza, questa è la verità. I luoghi frequentati dai cittadini stranieri, per lo più “nomadi”, sono stati lasciati in uno stato di abbandono totale, come racconto qui. Per questo ho chiesto e chiedo a voi tutti di sollevare un'azione collettiva contro le giunte Rutelli e Veltroni, affinchè essi paghino le colpe ricadute sulla città e sui cittadini. Oltre che sugli stranieri. Per me è una violazione dei diritti della persona umana, lasciata vivere senza pietà, senza Stato e senza controllo di alcun genere. Non credo che questo si possa cancellare semplicemente perchè dopo la sinistra arriva ora la destra, dove c'è chi fa richieste drastiche e altrettanto disumane di espatri forzati, demolizione dei campi senza alternative di tipo "globale", come spiegavo.
La sinistra ha fatto tutto questo. Ma dovremmo dire che lo ha fatto prima in sede ideologica, nella propria ideologia. Perchè mi accorgo che oggi in Italia la sinistra non esiste più. In Parlamento non ci sono i comunisti, i verdi, i socialisti...Ricorderà qualche amico, come Vincenzo Vita, che un giorno andai a trovarlo nel suo ufficio e piangendo gli dissi che volevo collaborare con loro, io che non ero mai stata di sinistra, "perchè vi faranno fuori uno a uno", gli dissi così. E' una frase che avevo sentito e mentre la ascoltavo capivo cosa sarebbe accaduto. Quel giorno, ricordo, chiusi l'agenda e le carte da lavoro, lasciai il mio posto fisicamente uscendo dall'ufficio, poi diedi anche le dimissioni. Pensando: se questo è il progetto combatterò, non solo per la sinistra ma per i diritti di tutti. di Donatella Papi

I Rom pagano sempre più degli altri Cittadini

Erano appena arrivati in via Giovanni Verga quando i carabinieri hanno ordinato lo sgombero. È durata una notte appena la permanenza a Montesilvano (PE) di alcune famiglie rom residenti ad Appignano del Tronto, legati da stretta parentela a Marco Ahmetovic, il rom di 23 anni che nell’aprile del 2007, ubriaco alla guida di un furgone, travolse e uccise quattro ragazzi tra i 16 e i 18 anni. Per i familiari di Ahmetovic iniziava una peregrinazione senza meta. Nel giorno dei funerali, mentre esplodeva la rabbia della gente, l’insediamento in cui il giovane viveva fu dato alle fiamme.
L’insediamento è stato avvistato da una pattuglia di militari durante un controllo: 4 caravan parcheggiati in via Verga, una traversa che collega viale Alberto D’Andrea a via Agostinone, non lontano dai Grandi alberghi, in una zona più appartata rispetto all’area dietro al Palazzo dei congressi, tradizionale luogo di sosta delle carovane viaggianti. A bordo dei veicoli, 18 persone e, tra queste, numerosi bambini. Sette figli per una sola coppia, e la moglie ancora incinta.
Poco prima delle 11, una decina di carabinieri, coordinati dal comandante della compagnia di Montesilvano Enzo Marinelli, hanno setacciato l'insediamento e, dopo avere accertato l’identità dei Rom, hanno scoperto che alcuni componenti dei nuclei familiari avevano precedenti per reati contro il patrimonio. Di qui l’ordine di sgombero immediato dell’insediamento per ragioni di ordine pubblico, con la contestuale richiesta al questore di autorizzare il foglio di via per tre anni.
È scattata inoltre la contravvenzione di 309 euro prevista dal regolamento di polizia urbana, che vieta l’accampamento di “nomadi” sul territorio cittadino, una norma già applicata nelle scorse settimane dai carabinieri, quando un accampamento di "nomadi" fu avvistato e poi invitato a sgomberare dal piazzale retrostante al Palacongressi.
Nessuna reazione da parte dei Rom, che poco dopo l’arrivo dei militari, hanno fatto i bagagli e si sono messi in movimento verso una nuova destinazione. La partenza è stata sorvegliata dai carabinieri, che hanno lasciato via Verga solo quando i camper avevano abbandonato la zona.
Per i carabinieri, un intervento di routine, sulla base di normative già applicate in passato. L’identità dei rom cacciati dal territorio, parenti stretti di Marco Ahmetovic, dà invece all’operazione un significato particolare. Rom con una residenza, Appignano del Tronto, in provincia di Ascoli, costretti a vagare senza direzione dopo la tragedia di un anno fa, quando le vite di quattro ragazzi che andavano insieme a prendere un gelato a bordo dei loro motorini vennero falciate dal giovane rom ubriaco. Per quelle quattro esistenze spezzate Ahmetovic sta pagando un prezzo: sei anni e mezzo di carcere, che sconta nel carcere di Marino del Tronto.
Nelle ore successive alla strage, mentre in paese cresceva la tensione, con l’arrivo delle prime minacce tutti i Rom, una sessantina di persone, scapparono precipitosamente. Il 24 aprile, durante i funerali, allentati i controlli del carabinieri, le case dove Ahmetovic viveva con la sua famiglia (ha undici fratelli) venne incendiato: mentre i vigili del fuoco cercavano di spegnere le fiamme, la gente urlava: «C’è la crisi idrica, non sprecate l’acqua».

domenica 27 aprile 2008

Verona, Tosi: i "nomadi" sono pericolosi

Flavio Tosi, neo deputato e Sindaco di Verona, è stato intervistato da La Padania che ha pubblicato l’intervista il 25 aprile scorso. Naturalmente il tema è l’immigrazione e in particolare i “nomadi”. Di seguito alcune perle, ricordando che a Verona, Comune di 264.650 abitanti, sono presenti: un’ottantina di sinti italiani e un centinaio di rom rumeni.
C’è anche l’emergenza nomadi. A Verona come va? «Guardi, in città abbiamo 260 mila abitanti di cui 30 mila stranieri. Di questi sette mila sono rumeni. Brave persone, ottimi lavoratori. Che non hanno nulla a che fare con i nomadi. Questi sì pericolosi. Perfino gli stessi rumeni di Verona non vogliono essere confusi con loro. Sono l’immagine negativa del loro Paese. Sa una cosa?».
Prego? «La comunità rumena con in testa il console mi hanno detto bravo quando ho fatto chiudere e allontanare il campo nomadi della città».
Insomma il problema sicurezza sta diventando più comunitario? «Il fenomeno dei rom va affrontato seriamente. Non è possibile che appena la Romania è entrata in Europa da loro sono diminuiti i reati e da noi sono quasi raddoppiati. Qui i rom entrano e escono quando vogliono. ma quando se ne vanno, si portano dietro una sfilza di reati infinita. E non puoi farci nulla. Ecco che cosa ti fa rabbia».
Niente ronde? «Le porto in Giunta settimana prossima. Il problema di questo ritardo è dovuto ad un certo tipo di magistrati che magari si alzano alla mattina e ti processano per direttissima. L’idea è sul modello delle antiche pattuglie cittadine di Bologna del 1800. Un qualcosa che sia organizzato dal Comune e alle dipendenze della polizia locale. Saranno sul territorio con il compito di segnalare episodi di violenza o presenze sospette. Niente manganelli o roba del genere. Saranno semplicemente un aiuto in più alle nostre forze dell’ordine».

Torino, desolazione e violenza in un "campo nomadi"

Avanza a passo d’uomo l’autobus, facendo lo slalom tra le buche di uno sterrato. Le donne e i bambini s’affacciano dai finestrini del bus, un cenno con la mano, un’occhiata alla baracca ormai disabitata. I poliziotti, in assetto antisommossa, se ne stanno appoggiati alle porte, pronti ad intervenire in caso di tensioni. Ancora qualche metro poi l’autobus giallo della Gtt destinato a questo strano servizio svolta in via Germagnano e sparisce dalla vista della gente che vive in questo enorme accampamento abusivo di rom, a due passi dagli uffici dell’Amiat. Furgoni bianchi e azzurri della polizia davanti e dietro, automobili dei vigili urbani.
Alle sette della sera, e dopo quasi dodici ore di discussioni, trattative, mediazione portata avanti dal gruppo di vigili urbani che da sempre si occupano di Rom, e dai poliziotti del commissariato Madonna di Campagna, torna la pace al “campo” di via Germagnano. Ma più che una pace è una tregua armata perché la faida che, ormai da troppo tempo, divide la gente che abita qui - circa trecento persone - è tutt’altro che finita.
Iniziata parecchi mesi fa ha avuto il culmine l’altra notte. Quando un uomo, Petrica Carderaru, 34 anni, è stato ferito con una coltellata all’addome e colpi di spranga alla testa. Lui adesso è ricoverato all’ospedale Giovanni Bosco: gravissimo. Quaranta giorni di prognosi, ma poteva finire molto peggio. Gli aggressori sono stati fermati nella mattinata di ieri dai poliziotti. Un ventenne è in carcere accusato di tentato omicidio.
E adesso le famiglia del ferito e quella degli aggressori sono state allontanate dall’accampamento. Per prima è stata sistemata la moglie dell’uomo ricoverato in ospedale: Ramona, che da sei mesi è agli arresti domiciliari in una baracca di legno e plastica ai confini del campo. L’hanno accompagnata in una comunità protetta. Con lei c’è anche il figlio di 16 anni, pure lui ferito nel raid della scorsa notte. Suo suocero, invece, è rimasto in via Germagnano, con i parenti più prossimi. Una ventina di persone dell’altra fazione, tutte donne e bambini, sono stati invece spostati in un accampamento alla periferia di Torino. Con loro non ci sono uomini. Quattro, infatti, sono in carcere accusati di estorsione. Altri due sono finiti nei guai per l’aggressione della notte scorsa. Continua a leggere…

Berlusconi: più poteri al Sindaco di Roma

Berlusconi a pochi giorni dall’insediamento a Palazzo Chigi parla di Roma e naturalmente dei “campi nomadi”, contestando implicitamente al centro-sinistra romano di aver speso troppi soldi per i Rom, contro i pochissimi soldi per l’emergenza abitativa dei romani che ricordiamo, noi di sucardrom, al Presidente Berlusconi sono anche Sinti e Rom.

Presidente Silvio Berlusconi, tra pochi giorni tornerà a Palazzo Chigi. Tra le priorità c’è la riforma per conferire più poteri al sindaco della Capitale e l’abolizione della Provincia?
«Tra le riforme che abbiamo in programma, una riguarda proprio i poteri del sindaco di Roma, che devono essere ampliati per affrontare meglio i problemi di una città metropolitana e complessa qual è oggi la Capitale. È un impegno che ho assunto nel «Patto con Roma», firmato da me, da Gianfranco Fini, da Gianni Alemanno e da Alfredo Antoniozzi. Il primo punto di questo Patto è la realizzazione di una legge nazionale e di una riforma costituzionale per la creazione del «Distretto Federale di Roma», che dovrà assumere le competenze di Provincia e Comune con poteri legislativi straordinari. La nuova istituzione del distretto di Roma Capitale beneficerà della riforma del federalismo fiscale. Le ricadute saranno positive per tutti i cittadini del futuro Distretto Federale di Roma. Al secondo punto del Patto si prevede che allo statuto comunale sarà aggiunto un titolo specifico dedicato alla tutela dei contribuenti (cittadini e imprese), con l’obbligo di ripristinare un rapporto equo tra la pressione fiscale, che l’amministrazione di sinistra ha portato a 655 euro pro capite, e la qualità dei servizi erogati».

Lo scontro tra i candidati si è concentrato sul tema della sicurezza. Quali sono le misure più urgenti e come potrà collaborare il nuovo governo?
«Gli episodi più recenti di criminalità, dall’omicidio della signora Reggiani in novembre fino all’accoltellamento della studentessa africana della scorsa settimana, hanno messo a nudo le lacune della sinistra nel governo della Capitale. In entrambi i casi, le violenze sulle donne sono avvenute nei pressi di stazioni degradate, senza illuminazione e senza vigilanza. Ciò significa che, al di là degli annunci roboanti, in 15 anni prima Rutelli e poi Veltroni non hanno fatto nulla per rendere sicure le periferie. La scarsa attenzione posta finora alla sicurezza è tanto più odiosa se si considera che questo disagio colpisce soprattutto le fasce più deboli e più povere della popolazione, soprattutto le donne e gli anziani. Il nostro governo interverrà subito, in appoggio al Comune, per assicurare un maggiore controllo del territorio per contrastare la criminalità, i furti, i borseggi, la prostituzione, lo spaccio di droga. Questi reati sono commessi per lo più da immigrati irregolari. Per questo potenzieremo la polizia di prossimità, il poliziotto e il carabiniere di quartiere. Di più. A Roma ci sono 20 mila immigrati irregolari che vanno rispediti a casa loro: nei loro confronti applicheremo in modo severo la legge Bossi-Fini, che non ammette la presenza di immigrati senza permesso e senza lavoro regolare».

Qual è la sua valutazione del «modello Roma»?
«Il "modello Roma", di cui si vantano Rutelli e Veltroni, è in realtà un "disastro Roma". Come si fa a indicare come modello una città dove ci sono 37 mila famiglie senza casa, 50 mila bambini nella fascia fino a tre anni senza asilo nido, 30 mila anziani over 65 privi di un servizio di assistenza, 9 mila disperati che vivono nelle baraccopoli lungo il Tevere? Come ci si può vantare, come fanno il candidato del Pd e della sinistra antagonista, di avere speso 3,7 milioni per i campi nomadi, contro appena 5 milioni impegnati nel 2006 dalla Regione per l’emergenza abitativa dei romani? E che dire delle imposte locali, aumentate da 412 a 655 euro per abitante, con una politica del «tassa e spendi» che ha portato a 9 miliardi il debito del Comune? A conforto delle clientele, sono aumentate le poltrone nelle decine di aziende controllate dal Comune, ma è peggiorata la raccolta dei rifiuti, il traffico urbano è sempre nel caos e i chilometri di metropolitana sono rimasti sempre gli stessi: appena 36,6. Rutelli, Veltroni e la sinistra hanno cercato il colpo di immagine con la Festa del cinema, ma si tratta di una quinta di cartapesta e di lustrini, tirata su ad arte per nascondere il degrado della città e per compiacere le voglie di apparire del sindaco». Continua a leggere…

Assisi (PG), è vietato chiedere l'elemosina

È la città santificata dall'apostolo della povertà, ma Francesco mica era un accattone. Assisi è serafica, però s'arrabbia se dietro la mano tesa a chiedere elemosina scorge il professionismo della mendicità. E poi i bivacchi, brutto spettacolo sulle scalinate sante, turisti armati di panini e soda che rotolano sui gradini, di bermuda e magliette alzati a prendere il sole. Allora no, neanche il patrono, così gioviale e leggero, avrebbe forse approvato. Ieri c'erano file ovunque per il Grand Tour francescano. C'era anche una nuova ordinanza in vigore in città, quella contro i mendicanti del sindaco eletto con Forza Italia nel 2006 Claudio Ricci. "Preciso subito: sono anni che lavoriamo per la legalità. Questa iniziativa non è che una naturale evoluzione, sollecitata da molte segnalazioni di cittadini, ospiti, comunità religiose".
A Firenze, dopo quello sui lavavetri, un provvedimento simile ha fatto un certo scalpore. Padova e Vicenza pure, per decoro, schierate contro l'accattonaggio. Si ricordano altre celebri reprimenda: contro saccoapelisti e torsi nudi a Venezia, contro le contrattazioni in strada con le prostitute a Padova (provocano traffico), persino contro gli snack consumati sulla pubblica piazza a Verona. Però questa di Assisi sembra quasi un paradosso. Sembra, ma le misure già in atto sono queste: “campi nomadi” sgombrati, locali chiusi all'una d'inverno e una mezz'ora dopo d'estate, niente bottiglie in vetro in piazza dopo le 22, un circuito di 60 telecamere, 2mila nuovi punti luce, un numero verde per la sicurezza e un corpo di volontari che dal 2004 controlla il territorio (molti sono ex militari). Non proprio ronde, però girano con le auto del comune e con i telefonini e avvertono se qualcosa non va.
La nuova ordinanza per "salvaguardare i luoghi di culto e la decenza", fa "divieto di mendicare nei luoghi pubblici situati a meno di 500 metri da chiese, luoghi di culto, monumenti, piazze ed edifici pubblici". Cioè, in tutto il centro storico. Continua a leggere…

Alba (CN), abbattute tre casette in via di edificazione

Ruspe in azione al “campo nomadi” di Alba il 24 aprile 2008 con Carabinieri e Polizia Municipale per demolire tre piccole casette, in via di edificazione ad opera dei componenti di tre famiglie sinte italiane, a seguito dell’emissione di specifica ordinanza di demolizione emessa dagli uffici preposti della Città di Alba.
I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba nel novembre 2007 avevano rilevato che era in corso l’edificazione di alcuni moduli abitativi su un’area che, poco tempo prima, dopo una serie di denunce per violazione della normativa ambientale nei confronti di alcuni residenti nel “campo nomadi” i quali a margine dell’insediamento, lungo la riva del fiume Tanaro, avevano accumulato rottami ferrosi e rifiuti “pericolosi” di altro genere che avrebbero poi rivenduto alle aziende di riciclaggio. L’area era stata bonificata grazie all’intervento degli organi competenti, con oneri a carico del Comune di Alba.
Su tale area tre residenti avevano iniziato ad edificare le abitazioni per le loro famiglie e, per tale ragione, vennero denunciati dai Carabinieri per il reato di abusivismo edilizio e deturpamento dei beni paesaggistici. I militari informarono anche gli uffici competenti della Città di Alba che, poco dopo, emisero l’ordinanza di demolizione dei fabbricati a cui, nella mattinata di oggi, viene data esecuzione.
Nel frattempo delle tre famiglie una si è trasferita al “campo nomadi” di Asti mentre gli altri due nuclei familiari si trovano in roulotte sempre nel “campo nomadi” di Alba.

venerdì 25 aprile 2008

25 aprile, le radici profonde del razzismo italiano

Non è vero che le leggi sulla razza emanate dal governo fascista e entrate in vigore il 1 settembre 1938 furono un episodio isolato e neppure l'automatico prodotto dell'alleanza con la Germania di Hitler.
La cultura italiana - quella nazionalista e cattolica - conteneva già in sé le radici dei provvedimenti legislativi che isolarono e criminalizzarono gli ebrei ma anche i sinti e i rom, per poi farne carne da macello per i lager nazisti.
La legislazione razziale non fu un incidente di percorso. Solo con il 1987 risulta complessivamente abolita la struttura legislativa delle leggi razziali, permangono però ancora oggi in molte Questure italiane i fascicoli di Cittadini italiani classificati come “zingari”.


Le leggi razziali contro gli ebrei, introdotte nell'autunno 1938, hanno una loro gestazione concreta e una loro genealogia specifica. Ritenere che esse siano il prodotto di un contesto, che rispondano a una logica ferrea di alleanza nel quadro delle scelte di politica internazionale che il regime fascista andava costruendo nella seconda metà degli anni 30, è limitante, comunque non è sufficiente.
Si potrebbe ricordare come accenni antisemitici siano già presenti nella cultura politica italiana già nei primi anni del secolo [nel movimento nazionalista italiano], ancor prima nella pubblicistica cattolica [non solo di "Civiltà Cattolica", ma anche ne "L'Osservatore di Cristo" di Don Albertario e in numerose pubblicazioni diocesane nell'ultimo quarto dell'Ottocento] come pure già nella prosa mussoliniana ancor prima della marcia su Roma.
Questi aspetti possono essere letti come le premesse politiche di un discorso antisemita. Ma non è qui, o non solo qui, il nodo concettuale della questione. Infatti, la premessa concettuale al razzismo in Italia non nasce dall'antisemitismo profondamente presente nella cultura nazionale, ma questo vi viene ritradotto sulla base della cultura razzista che ha premesse consistenti, ma non coordinate, nella cultura fascista degli anni 20 e che acquista una sua coerenza teorica e politica con la guerra italo-etiopica.
Il razzismo in Italia, come discorso politico coerente, non come cultura, invece già presente, non nasce preliminarmente contro gli ebrei, ma in risposta al timore del "meticciato" come esito della vittoria militare in Etiopia. In altri termini: il razzismo ha il suo primo banco di prova nelle leggi promosse tra il 1936 e il 1937 riguardanti le popolazioni indigene africane appartenenti all'Impero italiano - ma "non facenti parte della nazione italiana". Esso ha le sue matrici culturali e i suoi criteri fondativi nella demologia e nello studio delle tradizioni popolari che acquistano gli studi di antropometrica [L. Cipriani], nella costruzione del mito della "Roma Augustea" [nel 1937 è celebrato il bimillenario della nascita di Augusto imperatore] attraverso il quale si riscrive il concetto di nazione italiana.
Le leggi razziali sono il frutto di una cultura e di una politica che in prima battuta non assume il sangue come criterio discriminante della classificazione, ma che fa della nazionalità il perno della questione della piramide gerarchica dei sudditi, suddividendoli tra cittadini italiani con diritti e cittadini senza diritti, ergo servi.
E' su questo piano che razzismo e antisemitismo si incontrano nella storia della politica italiana e nella vita pubblica in Italia. Sulla questione delle leggi razziali in Italia si è scritto molto in anni recenti. Ciò non toglie, tuttavia, che ancora prevalga un senso comune minimalista.
In Italia la vicenda dell'antisemitismo e del razzismo è stata assunta come un "corpo estraneo", scaricata sul nazismo, guardata e analizzata come un evento non correlato alla storia nazionale. In termini più ampi: se in Germania la cittadinanza [sociale, politica, culturale] costituisce una strozzatura cosciente della propria idea di nazione, in Italia si continua a ritenere che il Risorgimento e il processo di formazione dell'idea nazionale costituiscano un momento edenico e "senza macchie".
Preliminarmente è opportuno fissare un criterio: il razzismo non ha una relazione diretta con la quantità di morti. Come nota correttamente uno studioso del razzismo: "Il razzismo diventa totale se coloro che dirigono lo stato riescono a subordinargli tutto: la scienza, la tecnica, le istituzioni, ma anche l'economia, i valori morali e religiosi, il passato storico, l'espansionismo militare; se plasma tutti gli ambiti della vita politica e sociale e a tutti i livelli, senza dibattito né contestazione possibile". [Michel Wieviorka, "Lo spazio del razzismo", Il Saggiatore, pp.76-77], Uno stato e una politica sono razzisti in relazione alle regole statuite in merito alla cittadinanza e alla nazionalità. Il concetto di razza italica viene strutturandosi intorno a una visione storicizzata e progressiva del carattere nazionale.
Accanto alla genetica, all'antropologia fisica, all'etnologia, si afferma una componente legata al tema della tradizione popolare, ossia un elemento che trae spunto non tanto da un fatto "di sangue", quanto da un profilo in cui il tempo assume un valore eminentemente positivo e non corruttivo. Nel razzismo fascista il concetto di razza si fonda, invece, sulla sua evoluzione. L'accento non è posto prevalentemente su un dato biologico, bensì su uno comunitario. Il razzismo fascista, a differenza di quello nazista, si accredita come un composito di razzismo classico e di razzismo differenzialista, con il secondo prevalente sul primo. di David Bidussa, continua a leggere…

In foto Piazza Venezia, adunata del 10 giugno 1940. Sulla sinistra il palazzo delle Assicurazioni Generali, mentre il famoso balcone è sul lato opposto. Racconta Salvatore Romano: «In tutte e quattro le adunate generali io ero presente e sempre “piazzato” quasi sotto il fatidico balcone perché il percorso lo facevo veramente di corsa ed arrivavo sul posto dell’Adunata prima che la Piazza fosse gremita dalla “marea oceanica” di camicie nere come si vede nella documentazione fotografica dell’epoca».

Veneto, abrogate la legge regionale

Il 19 gennaio 2006 il Consigliere regionale Federico Caner ha presentato il progetto di legge regionale n. 115 “abrogazione della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 54 (interventi a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti)”.
Il progetto di legge regionale n. 222 “regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi nel territorio veneto” è stato presentato il 22 febbraio 2007 dal Consigliere regionale Raffaele Zanon.
Le due proposte di legge, presentate da forze politiche di maggioranza, si differenziano perché la prima propone esclusivamente l’abrogazione della legge attualmente in vigore, mentre la seconda, in discussione in questi giorni, si propone di regolamentare e disciplinare gli interventi per i Sinti e i Rom.
La scorsa estate alcune associazioni, presenti in Veneto, hanno presentato due documenti con osservazioni e proposte. L’associazione Sucar Drom non è intervenuta direttamente anche se operiamo da diversi anni in Veneto e in particolare nelle province di Verona, Venezia, Vicenza, Treviso e Padova anche in collaborazioni con le associazioni locali.
Questa settimana, dopo che il Consigliere Zanon ha riproposto con forza e determinazione il progetto di legge regionale n. 222, non possiamo esimerci dall’intervenire direttamente perché questa proposta di legge è assimilabile, per le norme contenute, alle leggi razziali.
In pratica si vogliono imporre regole discriminanti e si codificano una serie di obblighi e di doveri per le famiglie già segregate nei cosiddetti “campi sosta attrezzati” che non sarebbero mai imposti ad altri Cittadini.
La lista delle discriminazioni è lunga ma segnaliamo che con questa legge (articolo 2, comma 6) i Sinti e i Rom perdono il diritto alle prestazioni pubbliche, compreso il servizi sanitario nazionale, se non adempiono esattamente agli obblighi di legge. Proviamo a simulare un caso: se io Cittadino italiano, appartenente alle minoranze Sinte o Rom, infrango il Codice della Strada, ad esempio parcheggio la mia auto in divieto di sosta, oltre alla sanzione uguale a quella comminata a tutti i Cittadini Italiani, avrò come pena accessoria la perdita del diritto di usufruire delle prestazioni del medico di famiglia.
Le nostre osservazioni potrebbero continuare ma sarebbe un esercizio inutile perché il vero problema è un altro, ovvero: le leggi regionali sono state strumenti utili a Sinti e a Rom? No, perché proprio queste leggi hanno istituito i “campi nomadi”.
Il Veneto è stata la prima Regione italiana ad approvare una legge regionale a “favore” delle popolazioni sinte e rom (modificata nel 1989). Era il 1984 e da quel momento i “campi nomadi”, prima soluzioni temporanee, si sono trasformate in soluzioni definitive ed uniche alternative abitative per i Sinti e i Rom italiani che venivano cacciati da un territorio all’altro.
Sucar Drom, insieme ad altre organizzazioni non governative, ha presentato all’inizio di questo anno un rapporto al Comitato Onu per l’eliminazioni delle discriminazioni, descrivendo la realtà dei “campi nomadi” italiani. Il Comitato ha raccomandato all’Italia di eliminare i “campi nomadi”.
I “campi nomadi” ricordano sempre più da vicino i campi di concentramento: moltissime persone sono costrette a vivere gomito a gomito in spazi ridottissimi; le condizioni igieniche sono spesso pessime e la rumorosità generale, di solito piuttosto forte, disturba anziani, neonati, ammalati. Inoltre, sono situati in prossimità di discariche, cimiteri, depuratori, impianti industriali… in aree dove mai si penserebbe di costruire delle case. In molti casi sono situati su terreni inquinati.
A tutto questo si aggiunge lo stato di precarietà in cui vive chi abita un "campo nomadi": aree sgombrate e rase al suolo nello spazio di una notte, senza alcun preavviso. Inoltre, cosa ancora più grave dei problemi pratici quotidiani, i “campi” si dimostrano veri e propri ghetti, tenuti volutamente lontani dagli occhi e dalla considerazione della società maggioritaria, generati da una politica di esclusione.
I “campi nomadi” non rappresentano una buona soluzione nemmeno per le amministrazioni comunali che devono sostenere costi di gestione e manutenzione molto alti; questo e tutti gli altri problemi legati alle aree-ghetto dei "campi nomadi" non esisterebbero se esse venissero sostituite da soluzioni abitative più ragionevoli e dignitose, che rispettino il diritto universale all'esistenza e a spazi personali vissuti in dialogo con le altre culture del territorio.
Per queste ragioni non crediamo utile per i Sinti e i Rom la proposta di legge regionale n. 222 e crediamo inutile la stessa legge regionale n. 54/1989, attualmente in vigore. Ironia della sorte vuole che la proposta di legge per abrogare la legge regionale n. 54/1989 l’abbia presentata la Lega Nord.
Sucar Drom chiede che sia riconosciuto ai Sinti e ai Rom italiani lo status di minoranze storiche linguistiche, attraverso una modifica della Legge n. 482/1999 “norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”. Questa legge riconosce tutte le minoranze storiche linguistiche presenti in Italia ad esclusione dei Sinti e dei Rom.
Il riconoscimento non può passare attraverso una legge regionale ma deve essere sancito da una legge dello Stato Italiano, così come è già avvenuto per tutte le altre minoranze presenti. Le esperienze europee ed in particolare le esperienze italiane di tutela delle minoranze (ad esempio le minoranze tedesche) portano ad affermare che sia necessario un corpus legislativo ad hoc. Infatti, il corpus legislativo italiano è costruito per garantire i diritti ad una maggioranza; perché una minoranza possa godere di tale corpus legislativo, e di conseguenza di pari diritti, sono necessarie delle disposizioni legislative ad hoc.
È quindi necessario iniziare a riconoscere a Sinti e a Rom lo status di minoranze attraverso una modifica della Legge n. 482/99, eliminando il dato territoriale per le minoranze sinte e rom che sono distribuite uniformemente su tutto il territorio nazionale. Come per altro è stato sottolineato anche dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Allargo Gil-Robles, nella sua visita in Italia nel giugno 2005, sostenendo nelle sue tesi proprio la necessità di superare la trappola territoritorialista. Inoltre, sia l’Onu che l’ECRI hanno parimenti raccomandato alle Autorità Italiane di estendere a Rom e Sinti la legislazione in vigore, relativa al riconoscimento delle minoranze linguistiche storiche. Le leggi regionali sono e rimarranno degli errori che devono essere cancellati per non perpetuare politiche di segregazione e ghettizzazione delle minoranze sinte e rom.

Milano, una brutta storia

Una donna rom rumena di 40 anni è stata segregata per 7 giorni nel “campo” di Bisceglie, alla periferia di Milano. La polizia ha fermato due connazionali. I due uomini, di 33 e 40 anni, sono stati bloccati ieri dalla squadra Mobile di Milano con l'accusa di sequestro di persona, violenza sessuale e percosse. Secondo la polizia avrebbero tenuta segregata la donna dal 17 aprile a ieri sottoponendola a continue violenze.
Giovedì scorso la donna aveva accettato di incontrare uno dei due uomini con il quale aveva avuto una relazione un anno fa. Un incontro che si è trasformato in una trappola. L'uomo l'aveva costretta a seguirlo in una baracca di lamiere nel “campo nomadi” alla periferia della città e lì è cominciato l'incubo. Ad aiutarlo nel tenerla prigioniera il cognato, per sette giorni la donna subisce continue violenze. Viene colpita ripetutamente, costretta a vivere segregata, violentata più volte dal suo ex compagno.
"Picchiata -spiega Francesco Messina, capo della squadra Mobile di Milano- per costringerla a tornare con lui". Solo un’altra donna rom, abitante nel “campo”, le ha dato aiuto passandole dei medicinali e un indirizzo dove provare a fuggire. Ieri il piano di fuga è stato messo in atto. In una rissa tra i due cognati l'ex marito della vittima ha la peggio, si frattura la mandibola. E' costretto a chiederle aiuto per farsi accompagnare in ospedale. Lei accetta, ma a pochi passi dalla metropolitana riesce a fuggire e a raggiungere una casa di accoglienza per donne maltrattate. Su di lei restano i segni di un vero pestaggio: un trauma toracico e diverse fratture multiple su tutto il corpo.
L'ex marito della vittima è stato arrestato mentre andava al pronto soccorso del San Carlo per farsi medicare, il complice è stato bloccato nel “campo nomadi”. Per i due, in attesa della convalida, si sono aperte le porte del carcere di San Vittore.

giovedì 24 aprile 2008

Veneto, le osservazioni e le proposte dell’Associazione Rom Kalderash

Il 25 luglio 2007 sono state presentate alla sesta commissione consiliare permanente della Regione Veneto le osservazioni e le proposte di Loris Levak e Aldo Levak dell’Associazione Rom Kalderash in merito al progetto di legge n. 222 “regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi del territorio veneto”. Di seguito le osservazioni e le proposte

Relazione introduttiva al progetto di legge n. 222 “regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi del territorio veneto”
Il Progetto di Legge 222, a nostro parere, dovrebbe inserirsi e richiamare la normativa Europea ed Internazionale per la più numerosa minoranza europea, ed, in base a tali normative, chiarire/definire il concetto di minoranza etnico-linguistica, precisando la realtà nella Regione Veneto.
In particolare nella relazione introduttiva dovrebbe essere esplicitati più correttamente alcuni termini e concetti:
- “popolazioni nomadi”, in passato nomadi ed ora stanziali per la maggior parte, cittadini italiani e stranieri, utilizzare Rom e Sinti;
- “la diffusione ha comportato una diversificazione…”, i diversi gruppi prendono il nome o dalla regione di provenienza o dalla tipologia lavorativa;
- “…Sia per la volontà degli stessi di sfuggire ai controlli burocratici…”, moltissimi rom e sinti non ottengono la residenza e anche per questo sfuggono ai controlli;
- “…scarsa o nulla presenza stagionali o itineranti…”, per quanto riguarda le presenze stagionali, i comuni non sono in grado di fornire risposte , i rom/sinti o hanno una loro proprietà o sono ospitati in un altro comune dove non hanno la residenza;
- “…rapporto tra gli zingari e la comunità italiana…”, mancano politiche di inclusione sociale e di riconoscimento della diversità culturale, che non vuole però essere condizione per forme di illegalità o illeciti né tantomeno di privilegi;
- “…Non esistono dati attendibili…”, manca un monitoraggio ed un osservatorio istituzionale;
- “…fanno del nomadismo il loro stile di vita…”, moltissime famiglie (la maggior parte) sono stanziali, altre sono nomadi solo nel periodo delle “sagre” da maggio a settembre/ottobre, altre si spostano dalla loro residenza stanziale per periodi lavorativi (Kalderash) e altri sono nomadi perché non trovano il posto dove fermarsi (il nomadismo è in via di estinzione);
- “…in regola... materia di ingresso…”, sono cittadini italiani o cittadini comunitari;
- “… iniziativa enti locali… servizi di base…”, non chiaro area di accoglienza, necessario definire pluralità di proposte (accesso alla casa, autocostruzione, autorecupero, sanatoria delle microaree, aree di transito…..);
- “scolarizzazione… abuso…”, collaborazione e coordinamento con gli uffici scolastici regionali (Gruppo di lavoro per la scolarizzazione presso USP di Padova che ha elaborato il Vademecum e quaderni per itineranti, monitoraggio…); collaborazione con le province per obbligo formativo.
Sempre nella relazione, si segnalano diversi articoli, partendo dall’Art. 2: nessun comune è d’accordo di realizzare campi sosta, anche piccoli e quindi quanto viene previsto negli articoli seguenti non ha più ragione d’essere.

Articoli della legge: “Regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi del territorio veneto”
- Riferimento legislazione europea ed internazionale.
- Sostituire termine nomadi con minoranze rom sinti e gruppi nomadi.
- Sostituire “abuso e sfruttamento minori”.
- Definire con precisione i destinatari: cittadini italiani, comunitari, extracomunitari.
- Considerare che i comuni sono nettamente contrari ai campi sosta.
- Togliere la percentuale “uno per mille” in quanto non applicabile ed incostituzionale.
- Preveder altre tipologie e provvedimenti per l’habitat.
- Considerare lo spreco di risorse pubbliche per la costruzione dei campi senza raggiungere gli obiettivi dell’integrazione e dell’autonomia delle famiglie Rom e Sinte, si ripetono gli errori del passato
Leggi le proposte dell’associazione Rom Kalderash…

Napolitano: i giovani sono chiamati a contrastare i nuovi autoritarismi e integralismi

“La Storia sembra assegnare a ogni generazione una missione”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napoletano esterna questa sua riflessione ricevendo al Quirinale, alla vigilia della celebrazione del 25 aprile, festa della Liberazione, i rappresentanti delle associazioni nazionali combattentistiche e d'arma della confederazione delle associazioni combattenti partigiane, con il ministro della Difesa Arturo Parisi.
Ricorda a tal proposito il capo dello Stato: “I nostri padri hanno realizzato il sogno dell'Italia unita. La nostra generazione ha sconfitto il nazifascismo e ha gettato le bassi dell'Europa unita, fino al superamento della lunga stagione della 'guerra fredda' con l'abbattimento del muro di Berlino. I giovani di oggi sono chiamati a contrastare i nuovi autoritarismi e integralismi, che rappresentano -sottolinea significativamente Napolitano- la negazione dei principi e dei valori che ispirarono la lotta per la Liberazione”.
“E' importante che gli italiani mantengano costantemente viva la memoria e consapevole la coscienza delle diverse tappe e componenti del processo di maturazione e di lotta, che ha condotto il nostro Paese alla Liberazione”, ha poi sottolineato Napolitano ricordando “il significato solenne di questa data”.
I valori consegnati dalla Resistenza e dalla Liberazione, contenuti nella Costituzione repubblicana, vanno vissuti e coltivati ogni giorno. “La Liberazione - sottolinea - non fu soltanto il coronamento di una luminosa rinascita, lungamente sognata durante tutto l'oscuro periodo del nazifascismo e della guerra, ma fu anche e, forse, soprattutto una promessa: la promessa di un'Italia nuova, di una vera Costituzione dei cittadini, di una democrazia reale; una promessa di sviluppo economico e sociale per tutto il Paese”.
Proprio ora che ricorre il 60° anniversario dell'entrata in vigore della Carta costituzionale, per Napolitano “siamo spronati a un impegno maggiore per mantenere quella promessa, per tenere alti i principi e i valori hanno ispirato la stesura del documento fondante della nostra vita democratica. Quei principi - esorta il presidente della Repubblica - vanno vissuti quotidianamente; i valori, anche e innanzitutto morali, si esprimono nei diritti e nei doveri sanciti nella Costituzione, vanno apprezzati e coltivati”.

Roma, salute senza esclusioni

Stimati intorno alle 8mila presenze distribuite in 33 insediamenti, di cui solo alcuni attrezzati o semiattrezzati, i Rom e i Sinti - tra coloro che vivono a Roma - sono i più esposti al rischio di contrarre malattie a causa della marginalità sociale e del ridotto ricorso alle cure mediche. È sulla base di questa evidenza che il Gris - Gruppo Immigrazione e Salute del Lazio ha messo in piedi una specifica campagna informativa e operativa affinché i Sinti e i Rom possano accedere ai servizi socio-sanitari, o perlomeno conoscere ciò che la Sanità pubblica può fare per loro.
I risultati dell’iniziativa, che ha ottenuto tra gli altri il supporto della Caritas diocesana, sono stati quindi raccolti nel Rapporto “Salute senza esclusione”, presentato il 22 aprile nel corso di un convegno patrocinato dalla Società Italiana di medicina delle Migrazioni. Tra i partecipanti, Salvatore Geraci, responsabile dell’Area sanitaria della Caritas, Giovanni Baglio, ricercatore dell’Istituto superiore di sanità e Laura Casciani, dell’Agenzia di Sanità pubblica del Lazio. «La scelta di descrivere analiticamente l’esperienza - spiega Geraci - è quella di lasciare traccia di ciò che è stato fatto e di come è stato fatto perché, se adeguato, possa essere da stimolo per altre realtà territoriali».
La campagna, durata due settimane, si è svolta nei mesi di ottobre e novembre 2006 ed ha coinvolto 140 operatori sanitari delle cinque Asl dell’area metropolitana di Roma e molti altri volontari del privato sociale. Tutti nei “campi” ad incontrare le popolazioni sinte e rom capitoline per diffondere informazioni sui servizi socio-sanitari territoriali e sugli stili di vita che favoriscono una buona salute. Durante le visite sono state anche offerte semplici prestazioni mediche quali la misurazione della pressione degli adulti che ha permesso di annotare una ipertensione nel 77% dei casi.
Circa 2000 le persone contattate, corrispondenti al 30% dell’intera popolazione, in media un contatto per nucleo familiare. Nella maggior parte dei casi “stanziati” nei territori delle Asl B e C, dei Municipi VII (è l’esempio del campo “Casilino 900”), VIII (“Salone”) e XII (“Pontina”). Il 60% delle volte si è trattato di donne, con un’età compresa tra i 15 e i 39 anni. Quella del Gris non è tuttavia un’iniziativa isolata ma si ricollega alla campagna vaccinale condotta con successo nel 2002 in tutti i “campi nomadi” della Capitale, nel corso della quale sono stati vaccinati circa 2mila bambini, con una riduzione della scopertura vaccinale dal 40% al 9%.
Cosa resta di questa esperienza? «Certamente la metodologia – conclude Geraci -, le sensazioni umane e professionali, qualche progetto. In genere un’attenzione maggiore per questa popolazione almeno da parte degli operatori che hanno partecipato alla campagna, “l’iscrizione” più o meno legittimata nelle agende delle aziende sanitarie romane del tema della tutela sanitaria dei Rom». Infine, «la conoscenza di una popolazione al di là dei luoghi comuni e dei pregiudizi». di Mariaelena Finessi

mercoledì 23 aprile 2008

Ue, Tajani non ricoprirà la delega di Frattini

E’ di ieri sera la notizia, rilanciata stamani dal quotidiano spagnolo El Paìs, che l’eurodeputato Antonio Tajani, vicepresidente del PPE, e tra i più papabili candidati alla vicepresidenza della Commissione Europea come successore di Franco Frattini, non ricoprirà la delega a Giustizia, Libertà e Sicurezza.
Nell’eventualità in cui, infatti, sarà Tajani a sostituire Frattini, al presidente della delegazione di Forza Italia in Europarlmanto spetterà la delega ai Trasporti; sarà invece il francese Jacques Barrot, su decisione del presidente della Commissione Europea Barroso, a doversi occupare di giustizia, libertà e sicurezza.
“E’ una decisione che fa onore all’Europa” commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “EveryOne, così come i diversi deputati europei di quasi tutti i gruppi parlamentari, aveva espresso, con una dura protesta inoltrata ai membri della Commissione, la sua contrarietà alla candidatura di Tajani come successore di Frattini su temi per i quali non solo non c’erano competenze adeguate, ma soprattutto si rischiavano mosse pericolose ai danni di categorie sociali discriminate o, nei casi peggiori, perseguitate, specie in Italia se si pensa agli omosessuali e ai Rom.
Omofobia e xenofobia sono atteggiamenti che dovrebbero stare fuori dalle porte del Parlamento Europeo e dovrebbero essere banditi dalla Commissione, così come chi se ne fa portatore. E’ rassicurante” continuano Malini, Pegoraro e Picciau “che Barroso abbia ascoltato le voci di dissenso, impedendo il dilagare di una deriva preoccupante – sempre più diffusa in Italia, con l’ascesa forte di Silvio Berlusconi e della Lega al Governo – soprattutto per il mancato rispetto dei diritti civili e delle libertà fondamentali”.

Livorno, io non sono razzista... ma però

Il sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, salirà sul palcoscenico per interpretare se stesso, in uno spettacolo ispirato e dedicato alla tragedia di Pian di Rota, dove lo scorso agosto persero la vita, in un rogo, quattro bambini rom.
Al suo fianco, giovedì 24 aprile al teatro Goldoni, ci saranno gli attori-detenuti del Laboratorio teatrale della Casa circondariale. Lo spettacolo, ideato ed organizzato da Alessio Traversi e da Federico Bernini, vedrà la partecipazione di oltre 100 ragazzi delle scuole cittadine di danza ed è stato organizzato nell'ambito delle cerimonie per l'anniversario della Liberazione.
La messa in scena, intitolata "Io non sono razzista...ma però", è liberamente tratta dal "Manifesto della razza", il documento redatto nel 1938 da un gruppo di scienziati fascisti ed usato dallo stesso regime come base teorica per le leggi razziali. Questo si intreccia, con alcuni spunti provenienti dal blog, “Livorno e i Rom. Tra inclusione e legalità”, lanciato lo scorso autunno dallo stesso sindaco Cosimi, sul quale i livornesi hanno espresso tutte le paure, le contraddizioni della città sui temi dell'integrazione con gli stranieri e in particolare con la comunità rom.“Questo spazio telematico - ha detto Cosimi - è stato un grande momento di riflessione per tutti su un dramma vissuto in modo ambivalente, tra senso di colpa e insofferenza. E' importante cogliere l'occasione delle celebrazioni del 25 aprile come momento non di frattura, ma di ricomposizione”.

Veneto, Opera Nomadi: i Rom e i Sinti non sono nomadi

Nel territorio Veneto sono presenti: Rom Kalderasha, Rom Harvati, Sinti Veneti, Sinti Taic, tutti italiani; Rom provenienti dalla ex Yugoslavia (Serbia, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Croazia) di recente immigrazione e, ultimamente, in seguito all’entrata nella UE delle loro nazioni, assistiamo all’arrivo di rom rumeni e bulgari.
I Rom e i Sinti italiani presenti nel Veneto sono stanziali e, se, nomadi lo sono forzatamente perché non hanno un luogo dove poter vivere stabilmente, come desidererebbero.
Esiste un seminomadismo praticato dai Sinti veneti giostrai che, per seguire le fiere e sagre, si spostano nel periodo primavera/estate. I Rom provenienti dalla ex Yugoslavia non sono nomadi, e non desiderano esserlo anche perché provengono da luoghi dove abitavano nelle case.
Non si comprende, perciò a chi sia rivolta la nuova proposta di legge. A quali popolazioni nomadi? C’è, infatti, un errore già nella dicitura del Progetto di Legge. Al posto di "...presenza di popolazioni nomadi nel territorio Veneto" dovrebbe essere scritto "...presenza di popolazioni Rom e Sinte nel territorio Veneto".
La logica dei campi nomadi poteva essere valida negli anni passati, solo se considerati una soluzione temporanea e luoghi di prima accoglienza. Oggi è necessaria una politica di superamento degli stessi. Il campo nomadi, se aveva l’obiettivo di offrire un habitat dignitoso per queste famiglie, ha fallito. Situati ai margini della città, in condizioni igieniche e sanitarie sono disastrose, la loro gestione comporta una spesa pubblica non indifferente.
In realtà gli stessi Rom e Sinti non vogliono vivere nelle aree comunali, veri e propri ghetti e sacche di emarginazione sociale tanto che l’Italia è stata condannata, il 24 aprile 2006, per la politica abitativa dei cosiddetti campi nomadi, dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali, organismo del Consiglio d’Europa, indicando le politiche sviluppate a favore dei Rom e Sinti, azioni di esclusione e di separazione dal resto della società.
Ribadendo che il mantenimento dei campi nomadi in Italia, conosciuta in Europa come “paese dei campi”, risulta essere una prospettiva non solo ghettizzante ma, come da definizione dell’European Roma Right Center “l’emblema della segregazione razziale per eccellenza” e secondo il Comitato per l’Eliminazione delle Discriminazione dell’ONU, “un mix tra le favelas e i campi di concentramento”, siamo convinti che l’unica strada da percorrere (oltre all’inserimento scolastico e lavorativo) per procedere ad una efficace inserimento socio-culturale dei Rom e dei Sinti sia quella di procedere alla progressiva eliminazione dei campi nomadi con l’inserimento delle persone in abitazioni o micro-aree per una famiglia.
L’errore di fondo sta proprio nel considerare le popolazioni rom e sinte come popolazioni nomadi, che vogliono vivere nei campi nomadi e che non vogliono inserirsi nel nostro tessuto sociale. di Renata Paolucci (Opera Nomadi), continua a leggere…

Anche i silenzi uccidono

Mentre si sta scatenando in tutta Italia la caccia al rom, ritenuto il nemico interno per eccellenza, quando si tratta di riconoscere loro i diritti più basilari che spettano a tutte le persone, ritardi e colpevoli silenzi si moltiplicano. Non stupisce neppure la condizione di abbandono nella quale sono lasciati da oltre dieci anni i rom kosovari, serbi e montenegrini presenti nel campo ubicato a Palermo vicino allo stadio, all’interno di una zona destinata a riserva naturale. Quel campo ha ucciso in diverse occasioni, bambini e adulti, morti per cause spesso rimaste inspiegabili, ma assai probabilmente drivanti dalle condizioni di degrado nelle quali sono abbandonati dalle istituzioni, capaci solo di colpire con i decreti di espulsione quanti non sono in regola con il permesso di soggiorno, anche se si tratta di persone gravemente malate per le quali l’allontanamento forzato dall’Italia si potrebbe trasformare in una condanna a morte.
Lo scorso anno, dopo tre giorni di agonia in ospedale, senza che i medici fossero riusciti a capire la ragione delle continue emorragie e poi dello stato di coma, Vera, una donna rom originaria del Montenegro, se ne era andata in una sera di pioggia. A distanza di sei mesi dalla morte di Vera il perito nominato dal tribunale non ha ancora consegnato i risultati delle sue indagini, nessuno ha ancora una spiegazione per la morte di Vera, dopo giorni di inutili ricerche da parte dei medici ai quali si era rivolta.
Adesso con le misure annunciate dai vincitori delle ultime elezioni si potranno attendere altre deportazioni di massa, non solo oltre i confini delle città, ma anche nei paesi di provenienza, come nel caso dei Rom espulsi da Rutelli a Roma nel 2000, e poi risarciti dal governo Berlusconi dopo l’intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo. Forse riusciranno ad espellere anche la famiglia di Vera prima che sia stato possibile accertare la verità.
Il silenzio delle istituzioni ed i ritardi nell’accertamento delle cause della morte di Vera contribuiranno in qualche piccola misura ad accrescere ulteriormente la segregazione dei Rom. Il fratello di Vera nel frattempo ha ricevuto un decreto di espulsione da parte della Questura di Palermo perché non ha rinnovato tempestivamente il permesso di soggiorno scaduto proprio nei giorni in cui Vera era agonizzante in ospedale. Intanto le condizioni igieniche nel quale il campo rom di Palermo è tenuto da anni, rimangono immutate, e rischiano di produrre altri decessi, per il divieto di qualsiasi intervento strutturale da parte degli enti locali, e della Prefettura , con un ruolo pilatesco del Consiglio territoriale per l’immigrazione. Non si contano più i decessi per tumori e malattie gastrointestinali. Malgrado l’impegno di poche associazioni che hanno ottenuto il risultato della scolarizzazione della maggior parte dei minori, che non vanno più a chiedere l’elemosina per strada, le istituzioni locali si limitano a minacciare periodicamente il trasferimento del campo, di fatto una deportazione forzata, senza proporre però soluzioni concrete e condivise, da parte della popolazione locale e degli stessi rom. di Fulvio Vassallo Paleologo, continua a leggere…

martedì 22 aprile 2008

Veneto, la Regione vuole approvare una legge razzista

Il Consiglio regionale del Veneto torna a riunirsi, dopo la pausa elettorale, oggi (ore 14) e mercoledì 23 (ore 10) a palazzo Ferro-Fini. L'attività dell'assemblea legislativa riprende con la discussione del progetto di legge di AN, FI, Lega e PNE dal titolo “Regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi nel territorio veneto” iniziata nella precedente seduta del 13 marzo scorso.
La legge, sintesi di due diverse iniziative legislative, una della Lega primo firmatario Federico Caner e una di An, Fi e Progetto Nordest, primo firmatario Raffaele Zanon, vuole abrogare la legge 54 dell'89 che, prima in Italia, ha stanziato contributi regionali per le amministrazioni regionali che istituivano “campi sosta” per le minoranze sinte e rom.
La proposta di legge in discussione propone regole, secondo noi, discriminanti per la sosta e codifica una serie di obblighi e di doveri per le famiglie che utilizzino i “campi sosta attrezzati” che non sarebbero mai imposti ad altri Cittadini che utilizzino alloggi di edilizia popolare.
A titolo esemplificativo nella Legge si afferma che i Sinti e Rom non possono sostare in tutto il territorio se non nei “campi nomadi” (articolo 2, comma 1), ovvero se io Sinto veneto acquisto un terreno edificabile non posso sostare sul mio terreno. Un vero stato di apartheid se si considera che chi ha la titolarità di essere segregato in un “campo nomadi” avrà da rispettare degli orari di entrata a “casa” propria.
La lista delle discriminazioni è lunga ma segnaliamo che con questa legge (articolo 2, comma 6) i Sinti e i Rom perdono il diritto alle prestazioni pubbliche, compreso il servizi sanitario nazionale, se non adempiono esattamente agli obblighi di legge. Proviamo a simulare un caso: se io Cittadino italiano, appartenente alle minoranze Sinte o Rom, infrango il Codice della Strada, ad esempio parcheggio la mia auto in divieto di sosta, oltre alla sanzione uguale a quella comminata a tutti i Cittadini Italiani, avrò come pena accessoria la perdita del diritto di usufruire delle prestazioni del medico di famiglia.
Questa proposta di legge è veramente allucinante, oramai non vi sono più freni. Il Veneto si candida a emulare l’Alabama degli Anni Cinquanta.

lunedì 21 aprile 2008

Ue, solo per i disabili la proposta di non discriminazione

Il Commissario Špidla ha dichiarato che la proposta della Commissione europea in materia di non discriminazione al di fuori dal campo del lavoro riguarderà solo la disabilità. Una comunicazione (atto legislativo non vincolante) coprirà gli altri motivi di discriminazione, cioè l'età, l'orientamento sessuale, la religione e la fede. Secondo la Commissione non è realistico proporre una direttiva globale che includa tutti i motivi di discriminazione, data l'opposizione certa di alcuni Stati membri. La dichiarazione di Špidla ha suscitato forti reazioni da parte di attori-chiave sulla scena europea, compresi Etuc, confederazione europea dei sindacati , Amnesty International e Graham Watson, il leader dell’Alde, l'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa al Parlamento europeo.
È stato cosi finalmente chiarito che la Commissione europea, dopo aver consultato una vasta gamma di soggetti interessati sulle nuove iniziative per prevenire e combattere la discriminazione che non riguardino la materia del lavoro, intende limitare la sua nuova proposta di direttiva alla discriminazione solo sulla base della disabilità.
Etuc, nonostante accolga con favore l'azione di lotta contro la discriminazione nei confronti dei disabili, si dice delusa dal limitato ambito di applicazione della nuova iniziativa.
In risposta al lancio della consultazione da parte della Commissione, Etuc aveva sostenuto la tesi della necessità di avere una vasta iniziativa, che includesse la discriminazione per motivi di età, orientamento sessuale, religione. Questo, secondo i sindacalisti, avrebbe potuto essere un chiaro esempio della “migliore regolamentazione” su cui si sta impegnando l’Ue, per evitare l’ipotesi in cui regole diverse disciplinino diversi motivi di discriminazione, dando luogo a incongruenze giuridiche e pratiche. Ciò potrebbe causare problemi soprattutto in situazioni di discriminazione multipla.
Dello stesso avviso anche Amnesty International, che ha inviato una lettera al presidente della Commissione José Manuel Barroso per sottolineare le proprie preoccupazioni sul tema della discriminazione, che rimane oggi una delle più serie violazioni dei diritti umani in Europa. Limitando la portata della sua proposta di direttiva, Amnesty sostiene che l’Unione europea avrebbe un approccio frammentato ai diritti umani, non coerente coi suoi obblighi derivanti dalle legislazioni europea e internazionale. L’Ong sottolinea infatti che solo lottando contro ogni forma di discriminazione l’Ue potrà impedire che queste si annidino in tutte le aree della vita quotidiana, dall’accesso all’istruzione al diritto alla casa e alla salute. Continua a leggere…

Piero Terracina: il Pdl? Anche lì c'è un'anima fascista e razzista

«Il problema è Alemanno, non Storace. Con lui smetto i viaggi ad Auschwitz» Piero Terracina, sopravvissuto al campo di sterminio, attacca: «Il Pdl? Anche lì c'è un'anima fascista e razzista che non si cela dietro una kippah».
«Non basta mettersi la kippah davanti al Muro del pianto, per smettere di essere fascisti. L'hanno fatto in tanti, forse l'hanno fatto in troppi. Io credo che votare per un partito che accoglie gente come Alessandra Mussolini e Ciarrapico dovrebbe essere impossibile per tutti, non solo per gli ebrei, ma anche per i tanti antifascisti che ci sono nel centrodestra. Figuriamoci poi dare il voto ad una destra estrema che si dichiara apertamente fascista. Il problema non è l'apparentamento con Storace, il problema è Alemanno stesso, candidato a sindaco di Roma».
È lucido e non ha perso nemmeno un grammo di memoria, Piero Terracina, classe 1928, esponente di spicco della comunità ebraica e colonna portante dell'antifascismo italiano. Terracina aveva 15 anni quando venne arrestato dalle Ss e deportato ad Auschwitz insieme agli altri sette membri della sua famiglia. Tornò a Roma da solo, unico superstite.
«Mi denunciarono i fascisti, loro mi consegnarono alle Ss per prendersi il compenso di cinque mila lire. E quando tornai, a 17 anni, senza più nessuno, la prima lettera che ricevetti fu dallo stato italiano che reclamava le tasse arretrate di mio nonno ucciso nelle camera a gas. E solo dopo nove anni ottenni l'aiuto economico che avevo chiesto. Eccolo, è un assegno che non ho mai incassato e che da allora porto sempre con me, guardi: sono 48.065 lire». Allora lo stipendio medio era di 200 mila lire.
Dopo le proteste del presidente Riccardo Pacifici, Alemanno ha detto ieri che terrà conto dell'opinione della comunità ebraica romana per decidere sull'apparentamento con La Destra. Ma ci tiene a ricordare che Storace è stato in Israele prima di Fini.
Credono che sia sufficiente andare in pellegrinaggio in Israele o ad Auschwitz. Ma quando si tratta poi di esprimere con i fatti le loro idee, si rivelano per quello che sono. Dovremmo ricordare tutti il loro passato perché il problema purtroppo è questo: a differenza della Germania, l'Italia non ha mai fatto i conti con il suo passato.
La Shoah non ci sarebbe stata senza le leggi razziali nel '38, e queste non avrebbero potuto essere emanate se il fascismo non avesse tolto a tutti noi italiani la libertà nel '22. E non dimentichiamo che è il fascismo che ha fatto scuola al nazismo, nato solo successivamente.

Anche Fiamma Nirenstein è entrata senza remore nel Pdl. Possibile che ormai il giudizio sulle politiche dei governi israeliani sia diventata la vera discriminante politica di molti ebrei, più che i principi e i valori che esprime una parte politica?
Quello che penso l'ho già detto personalmente a Fiamma, la sua scelta mi ha fatto molto male.

Ci racconta cosa le ha detto precisamente?
Le ho detto che secondo me per un ebreo entrare in un partito che accoglie fascisti è andare, come dire, contro natura. Io credo che il padre di Fiamma, Alberto Nirenstein, deportato anche lui, si sia rivoltato nella tomba. Però c'è da dire che se ormai si è arrivati a questo punto la colpa è anche della sinistra. Siccome gli estremi spesso si toccano, l'estrema sinistra ha assunto le stesse idee dell'estrema destra. C'è un antisemitismo mascherato dietro le prese di posizione sul conflitto israelo-palestinese: la colpa alla fine è sempre degli ebrei. Apparentemente l'odio è anti israeliano, ma in realtà si riversa contro tutti gli ebrei. Ogni persona di buon senso dovrebbe capire che uno stato sovrano ha il diritto e il dovere di difendere i propri cittadini.

È per questo che la maggior parte della comunità ebraica ha fatto una scelta di campo verso il centrodestra?
Indubbiamente questa presa di posizione della sinistra ha orientato il pensiero di molti ebrei. Non ci dimentichiamo che Israele è la nostra assicurazione sulla vita. E da questo punto di vista hanno fatto danni tutti, li ha fatti l'estrema sinistra ma anche D'Alema, andando a braccetto con il capo degli Hezbollah.

Eppure Alemanno, che sembra mostrare questa sensibilità verso Israele, nel suo incontro di oggi (ieri, per chi legge) con il ministro francese dell'immigrazione e dell'identità nazionale, Brice Hortefeux, ha parlato di preferenza nazionale e del solito «problema immigrazione» e «nomadi». Non vede alcuna contraddizione in questo?
Certo. Infatti, non è razzismo anche questo? Non metto in dubbio che la questione dei campi rom possa essere diventata ormai un problema sociale, ma c'è modo e modo di parlarne e di affrontarlo. Perché invece non cercare una soluzione condivisa con queste persone? Io, che giro molto per le scuole di tutta Italia, vedo che spesso i ragazzi rom sono più motivati dei loro coetanei, ma non viene data loro alcuna opportunità. Ricordiamoci che abbiamo impedito ai cosiddetti “nomadi” di continuare quelle che erano le loro tradizionali attività: i ramai, gli allevatori di cavalli. Qualsiasi cosa tentino di fare per vivere onestamente devono chiedere la partita Iva.

Sono una minoranza perseguitata, secondo lei, i Rom oggi in Italia?
Assolutamente sì.

Alemanno oggi (ieri, ndr) per addolcire la «pillola» Storace si è profuso in lodi verso l'iniziativa di Veltroni di promuovere viaggi per Auschwitz con gli studenti delle scuole romane. Ha detto che «vanno senz'altro ripetuti». Lei lo accompagnerebbe Alemanno, in un viaggio del genere?
Innanzitutto ricordiamo che il primo viaggio con le scuole romane ad Auschiwtz l'ha ideato Rutelli nel '98. Solo nel 2002 Veltroni ha rinnovato la tradizione, anche se lui ha avuto il merito di istituzionalizzarli in modo che anche le future amministrazioni capitoline avranno il compito di organizzare e promuovere questi viaggi della memoria.

E poi?
Poi voglio dire chiaramente: io ho partecipato a tutti i viaggi organizzati per le scuole romane, ma non credo che potrei mai accompagnare un Ciarrapico e nemmeno lo stesso Gianni Alemanno.
di Eleonora Martini, il Manifesto

Genova, un condominio per i Rom?

Un condominio per un’ottantina di Rom, profughi dalla ex Jugoslavia, potrebbe essere ricavato dalla ristrutturazione di un edificio disabitato in via dei Laminatoi, a Cornigliano. I Rom sono quelli che abitano da sempre lo storico “campo nomadi” di Molassana e che sarebbero trasferiti nel fabbricato pubblico di Cornigliano per lasciare posto, negli stessi container di via Adamoli, a circa 150 Rom provenienti dalla Romania e oggi in gran parte accasati nell’ex Miralanza di Rivarolo.
Nel giro di tre settimane, infine, la vecchia fabbrica di detersivi, dove si sono installati la maggior parte dei romeni senza casa che campano di espedienti sotto la Lanterna, sarà sgomberata in risposta alle lamentele degli abitanti della zona, sempre più insofferenti alla presenza dei Rom. Su queste tre direttrici si svilupperà, entro l’estate l’azione, del Comune per tentare di risolvere una volta per tutte il rebus dei rom.
La questione è tra quelle più spinose attualmente nelle mani della giunta Vincenzi. Da mesi se ne occupano tre assessori, talvolta rimpallandosi i problemi: Francesco Scidone (Sicurezza), Massimiliano Morettini (Immigrazione) e Bruno Pastorino (Patrimonio). Sinora l’emergenza è stata affrontata a colpi di sgomberi, che continueranno ad oltranza. Nel giro di un anno, ne sono stati eseguiti almeno una decina.
Il più importante in via Greto di Cornigliano, lo scorso 18 marzo: la baraccopoli lungo il torrente è stata rasa al suolo. Su oltre cento rumeni sloggiati, una quarantina sono stati presi in carico dai Servizi sociali di Tursi che li ospita in albergo, si occupa dei minori e cerca di favorire l’inserimento lavorativo degli adulti. Quasi tutti gli altri Rom, di volta in volta allontanati dagli insediamenti abusivi sparsi nel Ponente, hanno eletto a propria dimora la vecchia fabbrica al confine tra Teglia e Rivarolo. Continua a leggere e partecipa al dibattito…