giovedì 31 luglio 2008

Ma che fine ha fatto il ministro Carfagna?

Questa domanda siamo in molti a porcela. Il neo ministro per le pari opportunità in due mesi e mezzo è stata completamente assente sulla questione sinta e rom e non solo. Mentre tutto il mondo ci tacciava di razzismo, la ministra ha determinato una svolta evidente nella politica sulle pari opportunità: in Italia solo le donne e le bambine subiscono discriminazioni. Tant’è che la stessa presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia, Alessandra Mussolini, ha affermato nei giorni scorsi: «aboliamo le pari opportunità serve un dicastero per l'infanzia». Secondo la Mussolini il ministro «Si occupa di infanzia femminile e solo di una parte della pedopornografia».
Sembra quindi che nei prossimi anni le azioni a favore delle pari opportunità in Italia saranno attuate solo a favore delle donne. La lotta contro le discriminazioni razziali sembrano infatti accantonate da questo governo. Ne è prova la nomina del ministro Carfagna di Isabella Rauti (moglie di Alemanno e figlia di Pino Rauti) a capo del Dipartimento per le Pari Opportunità. La Rauti da diversi anni è impegnata nella lotta alle discriminazioni che colpiscono le donne.
A completare il quadro già abbastanza nebuoloso sembra che sia in odore di nomina sempre ai vertici dell’Unar Maria Rosa Dominici. La Dominici è un’attiva sostenitrice di uno spazio web tra i più violenti contro le popolazioni rom e sinte: troviamo i bambini. Questo spazio web è uno dei principali responsabili dell’isteria che ha colpito il nostro Paese sui cosiddetti rapimenti di bambini da parte di Rom e Sinti e dove tra l’altro sono sistematicamente cancellati tutti i nostri interventi.
Noi di sucardrom scriveremo nei prossimi giorni una lettera al Ministro per chiedere un incontro dove ribadire le nostre proposte, a partire dal rendere l’Unar indipendente dal Governo, come succede in tutti i Paesi europei. Inoltre, chiederemo al Ministro che sia istituita una task force, composta da Sinti e Rom, che possa rilevare le più evidenti discriminazioni subite dalle minoranze rom e sinte.

Read More...

Giornalisti contro il razzismo

La campagna «Giornalisti contro il razzismo», che nelle scorse settimane ha lanciato l’appello «I media rispettino il popolo rom», continua la propria battaglia per un’informazione rispettosa e deontologicamente corretta.
La tappa successiva è la richiesta di adesione ad un glossario che, appunto, ridefinisce le parole più in voga e, secondo i promotori della campagna, maggiormente discriminatorie. L’adesione è chiesta a chi fa informazione nei vari media. Si chiede una responsabilizzazione personale, in modo che si possa aprire una discussione pubblica.
«Mettiamo al bando la parola clandestino [e non solo quella]», è dunque il nuovo appello. Affermano i promotori: «L’appello ‘I media rispettino il popolo rom’ ha ricevuto centinaia di adesioni, moltissime provenienti da giornalisti e ‘mediattivisti’. Crediamo che sia testimonianza di un disagio diffuso nel mondo dei media. Si diffonde la consapevolezza – come scrivevamo nell’appello – che ‘i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia’. Resta però difficile individuare forme d’intervento efficaci per contrastare questa deriva.
Durante un seminario a Settignano (Firenze) aperto ai firmatari [giornalisti e no] dell’appello, abbiamo avviato una riflessione su questo tema e abbiamo pensato di compiere un primo passo a partire dal linguaggio, dalle parole che si usano per informare in particolare su rom e migranti. E’ nata così l’idea di definire un glossario minimo, a cominciare da alcune parole che ci pare necessario ‘mettere al bando’, e di chiedere a chiunque faccia informazione due cose: impegnarsi a non usare queste parole, se e quando si presenti l’occasione di occuparsi di rom e migranti; partecipare a una discussione pubblica sulle parole utilizzate dai media e sui criteri di selezione e trattamento delle notizie».«Siamo consapevoli – continuano–che le distorsioni dell’informazione e il ‘ruolo attivo’ spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell’uso inappropriato e stigmatizzante delle parole. L’enfasi attribuita a episodi di cronaca riguardanti rom, migranti e in genere ‘l’altro’; la ‘etnicizzazione’ dei reati e delle notizie; la drammatizzazione e criminalizzazione dei fenomeni migratori; l’uso di metafore discriminanti: sono tutti elementi che contribuiscono a creare un’informazione distorta e xenofoba. Sono tutti temi che vorremmo affrontare. Il primo passo che proponiamo, è la messa al bando di alcune parole: clandestino, vu cumprà, extracomunitario, nomadi, zingari. Perché crediamo che un linguaggio corretto e appropriato, quindi rispettoso di tutti, sia la premessa necessaria per fare buona informazione. Altre parole, altre considerazioni dovremo aggiungere in futuro. Chiediamo intanto a chi si occupa di informazione, di impegnarsi a non utilizzare nel proprio lavoro queste parole. E’ un primo atto di responsabilizzazione e il modo, crediamo, per avviare una seria discussione». Continua a leggere…

Read More...

Basescu contraddice Berlusconi: "sui Rom non siamo d'accordo"

"E' lontano dalla verità che ci sia un comportamento negativo da parte del governo e del popolo italiano nei confronti della comunità romena in Italia". Silvio Berlusconi, conclude così l'incontro con il presidente romeno, Traian Basescu. Lo fa, cercando di rassicurare il leader di Bucarest, che in Italia non è in atto una discriminazione verso la sua gente.
Preoccupazione che Bucarest aveva già manifestato per bocca del premier Calin Tariceanu. E anche oggi Basescu è netto: 'Non approvo parte o gran parte delle misure del governo italiano contenute nel pacchetto sicurezza per i nomadi". A partire dalle impronte per i bimbi rom. Provvedimento che Berlusconi difende: "Si tratta di una misura che vuole garantire a questi bambini di poter andare a scuola e di poterci andare veramente". Ma Basescu mette un preciso paletto: "Le impronte ai bambini devono essere prese solo in presenza dei gentori oppure in presenza di un giudice. Questo solo in mancanza di un documento di identità".
Per il resto il presidente romeno nega "che in Italia ci sia stato un comportamento negativo nei confronti della comunità romena" ma ricorda come "i cittadini rumeni siano cittadini a pieno diritto dell'Unione europa e, pertanto, vadano trattati come tali".
"Riconosco tuttavia - aggiunge Basescu - che abbiamo in Romania un problema relativo alla minoranza rom. Abbiamo proposta, in questa sede, al governo italiano di collaborare al fine di risolvere questo problema che noi non siamo stati capaci di risolvere a casa nostra". Un tema che, il 9 ottobre, sarà sul tavolo del vertice intergovernativo tra Italia e Romania.
Poi tocca a Berlusconi commentare con durezza le critiche arrivate dall'Europa sulle gestione dei nomadi. E lo fa parlando di "disinformazione assoluta". Secondo il premier "la commissione Europea non è intervenuta, ma ha semplicemente risposto con una comunicazione. E' il Parlamento europeo che è intervenuto dunque si è trattato di una risposta politica basata su una irrealtà". In un’agenzia stampa di queste ore Piero Fassino, Pd, afferma: “Non c’è nessun pregiudizio da parte dell’Europa, ma c’e’ solo una richiesta esplicita che ogni paese membro dell’Ue, compresa’ l’Italia, rispetti gli standard in materia di diritti umani e civili che sono stati adottati dall’Unione”.

Read More...

Berlusconi difende le impronte

Non c’è «nessuna discriminazione» verso il popolo romeno, anzi c’è «un’attività continuativa di collaborazione tra i due Paesi e tra le rispettive forze dell’ordine». Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa al termine dell’incontro con il presidente della Romania, Traian Basescu.
Il premier ha anche difeso la decisione di prendere le impronte digitali ai rom e in particolare ai bambini. Una decisione, ha sottolineato, che è stata divulgata come «misura restrittiva». «Ho precisato al presidente - ha detto Berlusconi - che si tratta di una misura che vuole garantire ai bambini di andare a scuola e di andarci normalmente. Questa è una precisazione che mi piacerebbe che anche la stampa potesse divulgare».
«L’identificazione tramite le impronte digitali - ha continuato il premier - è una pratica corrente in molti paesi Europei e che estenderemo probabilmente a tutti i cittadini italiani e ad altri cittadini stranieri che verranno in Italia». Allo stesso tempo Berlusconi ha imputato la dura reazione dell'Europa contro i provvedimenti italiani in materia di immigrazione alla «disinformazione completa» sulla reale applicazione delle norme.
La collaborazione tra i due stati non si ferma qui: la prossima settimana il ministro dell’Interno Roberto Maroni si recherà a Bucarest per incontrare il suo omologo e «organizzare un’azione comune di sfruttamento dei fondi europei per una piena integrazione della popolazione rom».

Read More...

Traian Basescu: "voglio che voi sappiate che non esiste l'idea di abbandonarvi"

"Voglio che voi sappiate che non esiste l'idea di abbandonarvi. Capiamo anche parte delle misure prese dal governo italiano ma non possiamo essere d'accordo con un trattamento che sia al di fuori delle leggi europee". Lo ha detto il presidente romeno Traian Basescu ai Rom Rumeni del campo di via Candoni a Roma durante la visita effettuata stamattina.
"Ho visto questo campo e sono sicuro che possiamo andare avanti nel dialogo con le autorità italiane - ha continuato il presidente Basescu - Sappiamo anche che quello che non è stato risolto in Romania deve essere risolto qua a Roma. Per questo dobbiamo trovare soluzioni per i posti di lavoro".
"Sono convinto che tornerete in Romania quando ci saranno le condizioni adatte per farlo - ha aggiunto - lo Stato romeno però non accetterà i delinquenti, la legge deve essere applicata e rispettata e noi lavoreremo per avere un trattamento omogeneo".
Il capo di Stato ha poi annunciato che "a ottobre il primo ministro Tariceanu verrà a Roma per continuare il lavoro cominciato oggi. A tal proposito abbiamo pensato a un vertice intergovernativo".
Al termine dell'incontro con Basescu il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha assicurato che "in Italia non esiste nessuna discriminazione e nessuna mancanza di solidarietà. Ho ribadito con chiarezza al presidente Basescu che abbiamo la massima stima del popolo romeno".
"Non possiamo generalizzare determinati giudizi - ha messo in chiaro Alemanno - questo campo è la dimostrazione che c'è uno sforzo di integrazione e solidarietà''. Il sindaco ha quindi ribadito che "la soluzione è cacciare tutti coloro che violano la legge e dare una mano a coloro che vogliono rispettare le regole e le leggi italiane".
"Vogliamo essere chiari sulla stretta unione tra legalità e solidarietà - ha rimarcato il primo cittadino - con l'espulsione di chi viola la legge e con la massima disponibilità all'integrazione per chi vuole venire qui a lavorare. Su questo il presidente romeno è d'accordo, coopereremo per stabilire in Italia come in Romania legalità e solidarietà".

Read More...

Oggi è meglio non dirsi rom per sottrarsi al disprezzo

Questo capita in vari tempi, in diversi Paesi. Non si sa con esattezza quanti siano i Rom residenti in ciascuno Stato. Sappiamo, però, che in alcuni sono numerosi, soprattutto nei Balcani orientali. Ma un numero ancora più consistente di essi è «sempre in cammino». Chissà da dove vengono o dove vanno; ignoriamo se partono o tornano.
In Europa ce ne sono più di dieci milioni. Se si mettessero insieme formerebbero una popolazione più numerosa di quella di una mezza dozzina di Stati del nostro continente. Non hanno un proprio territorio né un proprio governo. Hanno tutti un paese natale, ma non una patria. Sono parte del popolo in mezzo al quale vivono, ma non di una nazione. Non sono neppure una minoranza nazionale: sono transnazionali.
Arrivarono dall’Asia, sono discendenti di popolazioni dell’India settentrionale. Fin dai remoti tempi dell’esodo, si distinguevano per tribù. Attraverso la Persia, l’Armenia, l’Asia Minore, videro ed impararono come si fa il pane. Questo cibo elementare, peraltro, non era sconosciuto ai loro lontani antenati.
Hanno portato con sé dall’antica terra natia alcuni nomi propri, fra cui quello di Rom. Altri gli sono stati attribuiti da gente a loro estranea. Il termine zingaro deriva del greco Athinganos. Gli slavi del Sud li indicano con il termine ciganin, tsigan, tsigo; in Inghilterra li chiamano gipsy da egytios, anche in Spagna, «per il colore bruno della loro pelle». Sono detti anche Maneschi, Sinti, Gitani, Boemi. Un poeta croato di Dubrovnik, intitolò Jedupka - vale a dire Egiziana - un suo poema che ha per protagonista una bella Romina.
Gli uomini si dedicavano spesso all’arte del fabbro, lavorando i metalli, costruendo attrezzi agricoli, coltelli e spade, ferrando i cavalli; all’allevamento e al commercio degli equini; alla musica suonando chitarre o violini per rallegrare o consolare gli innamorati, gli infelici e gli ubriachi. Le «belle zingare» cantavano, danzavano e seducevano - in alcune regioni lo fanno ancora. E fanno le indovine, senza dimenticare l’«arte» antichissima dell’accattonaggio, tirandosi dietro per mano, attaccati alla gonna, o portati in braccio i loro bambini.

Nella mia terra natale i Rom sembravano essere più numerosi che altrove. Da ragazzo mi univo spesso a loro. I miei genitori mi rimproveravano, temevano che gli «zingari» mi rapissero portandomi via chissà dove - correvano voci di rapimenti. Ma nessuno mi ha mai fatto del male; invece, ho imparato dai Rom molte cose utili. Essi apprendono facilmente le lingue, forse più degli altri. Ignoro se nella loro vita di erranti riescano a conoscere la felicità, ma certamente sanno come si può essere meno infelici. Essi mi hanno aiutato ad ascoltare ed annotare parte del racconto che qui espongo.
I Rom hanno diversi termini per indicare il pane; il più frequente è marno che diventa poi manro, maro e mahno nelle varianti. La farina è arho, un nome che nella romanichila, la lingua dei Rom, non ha il plurale. E la cosa, forse, non è casuale. Il lievito si dice humer, la fame è bok, essere affamato è bokhalo - queste ultime due parole, sono di uso abbastanza comune. Ch’alo (si pronuncia: cialo) è sazio, panif è l’acqua, jag è il fuoco, lonm è il sale; mangiare si dice hav che è infinito e presente insieme. Conoscendo la povertà, la penuria e la ristrettezza, circondati da tante cose ma privati quasi di tutto, i Rom sanno ben distinguere ciò che è pulito (vujo) e quel che è sporco (mariame) non soltanto nel cibo, ma anche negli usi e costumi.
Non si servono di ricette scritte su come si fa il pane o come si prepara qualsiasi altro cibo, ma conservano e si tramandano una lunga tradizione orale che passa di madre in figlia, di generazione in generazione. Il loro modo di vivere non gi permette di servirsi di forni per il pane, ma una focaccia si può cuocere anche sulle ceneri del focolare e la pitha (una specie di pizza) su una piastra di semplice latta. Sapeste come sono saporite le pagnotte e le focacce dei Rom!
Nei loro proverbi sul pane c’è molta saggezza. Ne ho annotati alcuni nella lingua originale e li riporto perché se ne senta il suono; li ho poi tradotti per renderli più comprensibili.
Kana bi e ciorhe marena marnesa, vov bi lengo vast ciumidela: Se il povero venisse bastonato con il pane, egli bacerebbe la mano di chi lo colpisce.
O marno sciai so o Develni kamel thai so a thagar nasc’tisarel: Il pane può fare quello che Iddio non vuole e che l’imperatore non riesce a fare.
Kana bi ovela ne phuo marno savorenghe, ciuce bi ovena vi e khanghira vi e krisa: Se vi fosse pane sufficiente per tutti in questo mondo, le chiese e i tribunali sarebbero deserti.
Te si marne thei nai biuze, na bi trebela rugipe: Se ci fosse il pane e non ci fossero i furbi, le preghiere sarebbero inutili.
O bokhalo dikhel suno e marne, o barvalo dikhel suno pe sune: L’affamato sogna il pane, il ricco sogna i propri sogni.
Una giovane rom, allattando il proprio bimbo al seno, mi recitò quanto trascrivo di seguito, nella sua lingua: una breve canzone dedicata al pane. Me la tradusse persino. Il titolo è Marno, semplicemente: «Pane».
«I voghi e iag giuvdarel, / i pani o arko bairarel. O humer i dai longiarel / thai peske ilesa gudgliarel, gudlo thai baro te ovel, / pire c’havoren te ciagliarel».
Ed ecco la traduzione, purtroppo senza la fisarmonica e il tamburello: «Il soffio ravviva il fuoco,/con l’acqua si gonfia la farina./La mamma versa il sale nella pasta,/la insapora con l’anima sua/perché il pane sia dolce ed abbondante/e nutra i suoi bambini».
L’uomo non nasce mendicante, ma lo diventa. E non lo diventa soltanto per volontà propria. L’accattonaggio è l’ammonimento agli uomini veri e alle fedi sincere: a quelli chiamati a dare il pane a ciascuno, a coloro che non dovrebbero dimenticare la carità. Le armi e le guerre costano molto di più del pane. Gli antichi profeti consigliarono, invano, di sostituire la lancia con il vomere. I Rom non possiedono terre da arare. Ed oggi è per loro più facile mendicare, e talvolta, anche un po’ rubare. Domani, forse, non sarà più così. «Non dovrebbero essere così», dice il vecchio zingo, come una volta lo chiamavano nei Balcani, usando termini vezzeggiativi. di Predrag Matvejevic (traduzione di Giacomo Scotti)

Read More...

Gallarate (VA), Comune e Sinti: tutto bene

E’ passato (quasi) un anno dal trasferimento dei sinti gallaratesi da via De Magri alla periferica area di sosta di via Lazzaretto. E a distanza di quasi un anno, la soluzione provvisoria adottata – e che scadrà ai primi di settembre - sembra accontentare tanto l’amministrazione quanto le famiglie sinte.
«In questi mesi - spiega il sindaco di Gallarate Nicola Mucci - non abbiamo raccolto lamentele particolari riferite alla situazione del campo». Nel corso di tutto l’anno, dal trasferimento del settembre scorso, la polizia locale ha costantemente monitorato la situazione, con l’attenzione rivolta ai diversi aspetti del campo e della piccola comunità nomade. «Avevamo stipulato con i singoli nuclei familiari un atto di affidamento dell’area che prevedeva precise clausole da rispettare», continua il sindaco.
Una di queste, ad esempio, riguardava il pagamento dei servizi di acqua e luce con contatori e bollette distinte tra i singoli nuclei. Un aspetto – come anche quello relativo ai rifiuti - che non ha sollevato problemi particolari, nonostante qualche lamentela di alcune famiglie. Nel corso dell’anno sono state però rilevate anche quattro violazioni delle norme relative al campo: «Prevalentemente legate a limitati spostamenti all’interno dell’area e a elementi di scarso decoro, peraltro riguardante solo pochi nuclei familiari – prosegue il primo cittadino -; tutte situazioni in gran parte risolte. Molte famiglie si stanno anzi attenendo rigorosamente al regolamento che hanno sottoscritto».
L’associazione Sucar Drom chiederà un incontro al Sindaco, insieme alla comunità sinta di Gallarate, per rivedere una parte del regolamento di gestione che contiene alcuni aspetti da modificare.

«Ci siamo sistemati, vedete? A noi questo posto va bene, ci sono solo alcune cose da migliorare», confermano i sinti. Il sole è caldo come quando arrivarono qui lo scorso anno, ma l’ambiente sembra meno inospitale: al posto della terra battuta i cento metri di strada interna asfaltata dal Comune, i “marciapiedi” di piastrelloni posati dagli stessi sinti, gli alberelli che non offrono ombra ma rendono meno triste lo spazio tra roulotte e case mobili. I bambini giocano sulla strada e tra le roulotte, seguiti da qualche cagnolino.
E i problemi? L’elemento che pesa di più alle famiglie sono gli spazi stretti, già segnalati al momento del trasferimento. Le distanze tra le roulotte e i camper sono minime, un incendio qui sarebbe pericoloso. E poi c’è il “traffico” delle forze dell’ordine: «Quando le automobili dei vigili o della polizia entrano per i controlli sono costretti a fare manovra qui in fondo alla strada (che è a fondo chiuso, ndr), in spazi molto ristretti. Figuratevi se dovesse venire una ambulanza o un camion dei pompieri. E’ una difficoltà per loro e può essere pericoloso per i bambini», spiega Giuliano Casagrande, "portavoce" dei sinti, mentre intorno giocano i bambini biondi della sua famiglia. E proprio questo ha spinto le famiglie a spostare parte delle loro cose sul retro delle case: «Se ci spostassimo di poco verrebbe fuori un piccolo piazzale per far fare manovra, sarebbe vantaggioso per tutti. Potrebbero entrare anche i camioncini della differenziata».
Un aspetto non secondario, visto che qualche problema, sui rifiuti, si è presentato: alcune famiglie sarebbero molto attente nel dividere i rifiuti, altre meno. Ma le diverse componenti dei rifiuti finiscono tutti in contenitori comuni fuori dal campo esterni, su via Lazzaretto. E a volte gli addetti di Amsc non li ritirano: «Se ogni famiglia consegnasse il suo bidoncino, il problema sarebbe risolto. Ogni nucleo famigliare sarebbe responsabile per i suoi comportamenti. Per il resto qui stiamo bene e stiamo rispettando le regole che abbiamo sottoscritto».

Read More...

Rom e Sinti, incontro con la Prefettura di Roma

Una delegazione della Federazione Rom e Sinti Insieme ha incontrato a Roma il 30 Luglio 2007 il Vice Prefetto di Roma, al quale è stato presentato il programma politico della Federazione ed il seguente documento.
La Federazione Rom e Sinti insieme è consapevole che per individuare corrette politiche di interazione culturale con le minoranze Rom e Sinte è necessario non solo una reale conoscenza, ma anche fare i conti con la storia delle politiche del passato, le quali sono totalmente fallite considerata l’attuale condizione di Rom e Sinti.
Oggi è documentato il fallimento di quel "metodo" politico e la Federazione Rom e Sinti Insieme sollecita un radicale cambiamento di metodo che passa attraverso un dialogo diretto e la definizione di un ruolo attivo a Rom e Sinti.
Da troppo tempo il dialogo ed il confronto con la cultura Rom e Sinta è assente, è più uno specchio che una finestra, perché i processi di acculturazione “interpretativi” e le politiche “differenziate” stanno bloccando ogni miglioramento.
Le politiche per Rom e Sinte in Italia hanno evidenziato una persistente assenza di conoscenza, con gravi implicazioni culturali, percepibile nel fallimento delle politiche del passato: politiche “differenziate”, “assistenzialismo culturale”, “segregazione culturale”, sostenute con l’intento di promuovere e valorizzare la cultura Rom e Sinta, proposte e realizzate in conformità a una “interpretazione culturale” del mondo Rom e Sinto, di fatto hanno condotto le persone di queste minoranze verso la divisione e la esclusione.
La divisione, interna ed esterna, sostenuta soffiando spesso sul fuoco del frazionamento dell’identità culturale collettiva e sulla discriminazione, ha impedito il formarsi di una rappresentatività Rom e Sinta per costruire una proposta condivisa, attiva e responsabile, all’interno delle nostre minoranze per collaborare a soluzioni politiche sociali e culturali utili a tutti.

L'esclusione a tutti i livelli del contesto sociale, culturale e politico, ha anche prodotto nelle persone delle nostre minoranze una condizione di “fatalismo persecutorio” ed una forma di “assistenzialismo culturale” che ha condotto Rom e Sinti verso:
- l’accettazione passiva di ogni forma di iniziativa che proveniva dall’esterna, per beneficiare dell’assistenzialismo, sviluppando sempre maggiormente una mentalità assistenziale estranea ai codici morali della cultura Rom e Sinta;
- il rifiuto o la contrapposizione verso ogni forma di iniziativa promossa all’interno delle nostre minoranze per il timore di perdere una referenzialità personale utile ad ottenere un vantaggio individuale attraverso l’assistenzialismo culturale.
La divisione e l’esclusione sono un grave rischio per l’identità culturale collettiva di Rom e Sinti, ma in particolare un rischio per la perdita di codici morali e culturali collettivi di riferimento per la persona appartenente alla cultura Rom e Sinta.
Le minoranze Rom e Sinte hanno interiorizzato un forzato adattamento alle circostanze, sempre negative, ma la trasformazione che stiamo vivendo oggi prevede una interazione culturale sofisticata, dove tende a rafforzarsi una maggiore consapevolezza culturale per la ricerca di quella unità collettiva, utile per un confronto culturale attivo e propositivo e per un riesame critico, che permetta di essere protagonisti di una nuova “dimensione dei Rom e dei Sinti”.
Le minoranze Rom e Sinte vivono oggi un’occasione se nel sano conflitto generazionale e intercomunitario riescono a superare le divisioni e le frustrazioni del passato e spingersi verso il futuro senza negare la tradizione.
Passaggio delicato per il rischio di falsi modelli che potrebbero orientare verso una distorta dimensione dell’essere Rom e Sinto, dimensione che potrebbe essere estranea sia alla diversità culturale, sia al contesto sociale, politico e culturale.
Passaggio insidioso, se non sostenuto da corrette scelte politiche culturali, sociali ed economiche, la promozione di un dialogo diretto e la definizione di un ruolo attivo a Rom e Sinti.
La Federazione Rom e Sinti insieme sollecita la costituzione di un ufficio nazionale ed uffici periferici per Rom e Sinti così come definitivo nel documento politico.
La Federazione Rom e Sinti insieme chiede a Sua Eccellenza il Prefetto di Roma:
- il dialogo diretto ed un ruolo di collaborazione propositiva di Rom e Sinti;
- la costituzione di un tavolo tecnico, che comprenda la presenza strutturata di professionalità Rom e Sinte, per collaborare alla condivisione di un programma di politiche di interazione culturale con le minoranze Rom e Sinte;
- la predisposizione di percorsi formativi per Rom e Sinti in merito alla “comunicazione e partecipazione”.
La Federazione Rom e Sinti Insieme, nel riconoscere i bisogni del territorio ed evitando ogni forma di contrapposizione non necessaria, si rende disponibile al dialogo ed alla collaborazione responsabile.

Read More...

mercoledì 30 luglio 2008

Consiglio d’Europa: ''nessun insulto verso la polizia''

“Il commissario - ha detto il portavoce - non afferma che la polizia abbia compiuto raid con delle molotov o contro i rom. Il rapporto fa riferimento a una serie di episodi di sgombero forzato di alcuni campi rispetto ai quali il commissario è abbastanza preoccupato".
“Credo che ci sia un malinteso sulla parola raid". Così il portavoce del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg, Stefano Montanari, replica dai microfoni dell'agenzia radiofonica Econews al ministro dell'Interno Roberto Maroni.
"Il commissario - ha spiegato il portavoce - non afferma che la polizia abbia compiuto dei raid con delle molotov o contro i rom, il rapporto fa riferimento a una serie di episodi di sgombero forzato di alcuni campi rom per cui il commissario e' abbastanza preoccupato".
Dunque, ha puntualizzato il portavoce, "non c'e' nessun insulto verso la polizia da parte del commissario" e "il rapporto - ha proseguito Montanari - identifica alcune delle preoccupazioni principali in materia di diritti umani che scaturiscono dal pacchetto sicurezza e da alcune misure legislative adottate dal governo. Oltretutto il commissario è preoccupato della possibile conseguenza di queste misure nei confronti dei rom".Le condizioni che "abbiamo visto visitando il campo Casilino 900 - ha poi commentato Montanari rispetto alle soluzioni abitative per Rom e Sinti - sono condizioni quasi disumane. Il commissario è consapevole della difficoltà delle autorità locali per poter trovare della abitazioni degne di questo nome, ma è necessario che una politica seria e durevole sia messa in atto in questo senso".

Read More...

martedì 29 luglio 2008

Molotov contro una famiglia sinta italiana

«Un episodio che non va assolutamente sottovalutato, anche perché si inserisce in un clima nazionale tutt’altro che tranquillizzante, nel quale pare molto facile fare dell’extracomunitario, del rom o del nomade il capro espiatorio di tanti problemi e tante tensioni che affliggono il paese».

Così Federico Gelli, vicepresidente della Regione Toscana con delega alle politiche per la sicurezza, ha commentato la notizia della bottiglia incendiaria contro una carovana di Sinti, scagliata la scorsa notte nel comune di Cerreto Guidi: «Per fortuna i danni sono stati assolutamente contenuti, ma in altre circostanze ora ci ritroveremmo a registrare qualcosa di assai più grave – sottolinea Gelli – Ma al di là delle conseguenze dell’episodio quello che rimane è la consapevolezza di un segnale grave anche per una regione come la Toscana che pure si è sempre distinta per civiltà e per capacità di accoglienza e di integrazione. Purtroppo in una situazione di crisi come quella che sta vivendo l’Italia in questo momento è facile che xenofobia e razzismo crescano. E si sa, l’intolleranza è sempre cieca, può esercitarsi anche su cittadini italiani come erano, a tutti gli effetti, i Sinti aggrediti ieri notte. Da parte nostra – così conclude Gelli – non possiamo che rafforzare i nostri impegni per l’integrazione e la convivenza civile di tutte le differenze. Con la consapevolezza che le regole devono essere rispettate da tutte, così come l’impegno per la sicurezza riguarda tutti, anche gli immigrati che sempre più spesso si trovano a essere vittime di episodi di intolleranza». di Paolo Ciampi

Read More...

Il Governo italiano è in grave difficoltà ma viene salvato, in parte, dalla Jaroka

Il Governo italiano ha già risposto al memorandum trasmesso dal Consiglio d'Europa a seguito della visita a Roma del Commissario per i Diritti umani, Thomas Hammarberg, fornendo tutti gli elementi che dimostrano ampiamente come le preoccupazioni espresse sul mancato rispetto dei diritti umani siano totalmente infondate. È quanto precisa in una nota il Viminale. Desta sconcerto, in particolare, sottolinea la nota del ministero dell'Interno, l'affermazione secondo cui le Forze dell'ordine avrebbero condotto raid violenti contro gli insediamenti Rom e Sinti. Il Ministro Maroni, in evidente difficoltà al Tg1, risponderà questo pomeriggio alla Camera dei deputati.
Non solo critiche dall'Europa: l'eurodeputata ungherese di etnia rom Livia Jaroka, iscritta al gruppo del Ppe, difende il censimento dei rom in Italia attraverso la raccolta delle impronte digitali. "Capisco le buone intenzioni da parte del governo", dichiara in un'intervista pubblicata sul sito Euractiv.com

Secondo Jaroka le durissime critiche espresse dal Parlamento europeo nella risoluzione approvata a Strasburgo il 10 luglio sono state superate dalla decisione del governo italiano di estendere la raccolta dei dati dattiloscopici a tutta la popolazione italiana dal 2010. L'eurodeputata sottolinea che il censimento è "necessario" per dare una cittadinanza "a quei bambini e immigrati che non hanno assolutamente alcun documento".
Tuttavia, a lungo termine l'integrazione dei rom potrà realizzarsi soltanto attraverso l'offerta di posti di lavoro, sottolinea Jaroka. "Questo renderà i rom dei cittadini contribuenti", afferma l'eurodeputata, secondo cui negli ultimi anni la Commissione europea ha trascurato il problema. Il 2 luglio un documento di lavoro ha fatto il punto sulle politiche di integrazione elaborate a Bruxelles, ma secondo Jaroka "non contiene molte buone idee". Infine l'eurodeputata ha lanciato un appello ai media a non rappresentare un'immagine stereotipata dei rom, sottolineando che pochi ne conoscono la cultura.

Read More...

Consiglio d'Europa: «L'Italia fomenta la xenofobia»

''La valorizzazione dei diritti fondamentali e dei principi umanitari è largamente assente nelle misure adottate in questo momento in Italia, ciò che rischia di appesantire il clima di xenofobia”, ha dichiarato il Commissario per i diritti umani commentando la pubblicazione del rapporto sulla visita speciale condotta a Roma il 19 e 20 giugno scorsi.
Thomas Hammarberg, è estremamente preoccupato per la serie di manifestazioni anti-Rom e anti-Sinti in Italia, che in alcuni casi sono state molto violente, e per la rapida adozione o preparazione di leggi che mirano a introdurre ulteriori controlli sulla libertà di movimento dei Sinti e dei Rom.
''I Rom e i Sinti - afferma Hammarberg nel rapporto sulla situazione in Italia e la politica in materia di immigrazione reso noto oggi - hanno urgente bisogno di una protezione effettiva dei loro diritti umani, inclusi quelli sociali, come il diritto a un'abitazione dignitosa e all'istruzione''.

''Adottare lo stato d'emergenza e dare maggior potere ai 'Commissari speciali' e alla polizia non e' il giusto approccio nei confronti delle necessità dei Rom e dei Sinti'', aggiunge il commissario.

Read More...

La Costituzione ai tempi della democrazia autoritaria

La Costituzione fatica nel compito di creare concordia. Quando una Costituzione genera discordia, è segno di qualcosa di nuovo e profondo che ha creato uno scarto. E il momento in cui le strade della legittimità e della legalità (la prima, adeguatezza ad aspettative concrete; la seconda, conformità a norme astratte) si divaricano. Di legalità si vive, quando corrisponde alla legittimità. Ma, altrimenti, si può anche morire. Alla fine è pur sempre la legittimità a prevalere su una legalità ridotta a fantasma senz'anima.
La difesa della Costituzione non può perciò limitarsi alla pur necessaria denuncia delle violazioni e dei tentativi di modificarla stravolgendola. Una cosa è l'incostituzionalità, contrastabile richiamandosi alla legalità costituzionale. Ma, cosa diversa è l'anticostituzionalità, cioè il tentativo di passare da una Costituzione a un'altra. Contro l'anticostituzionalità, il richiamo alla legalità è uno strumento spuntato, perché proprio la legalità è messa in questione. Che cos'è, dunque, la controversia sulla Costituzione: una questione di legalità o di legittimità? Dobbiamo poter rispondere, per metterci sul giusto terreno ed evitare vacue parole. Per farlo, occorre guardare alla psicologia sociale e alle sue aspettative costituzionali. Questa è un'epoca in cui, manifestamente, le relazioni tra le persone si fanno incerte e il primo moto è di diffidenza, difesa, chiusura. Questo è un dato. Alla politica, che pur si disprezza, si chiede attenzione ai propri interessi, alla propria identità, alla propria sicurezza, alla propria privata libertà. L'ossessione per "il proprio" ha, come corrispettivo, l'indifferenza e, dove occorre, l'ostilità per "l'altrui".

In termini morali, quest'atteggiamento implica una pretesa di plusvalenza. In termini politici, comporta la semplificazione dei problemi, che si guardano da un lato solo, il nostro. In termini costituzionali, si traduce in privilegi e discriminazioni.
Esempi? "A casa nostra" vogliamo comandare noi: espressione pregnante, che sottintende un titolo di proprietà tutt'altro che ovvio. Detto diversamente: ci sono persone che, pur vivendo accanto a noi, sono come"in casa altrui", nella diaspora, senza diritti ma solo con concessioni, revocabili secondo convenienza. Gli immigrati pongono problemi? Li risolviamo con quote d'ingresso determinate dalle nostre esigenze sociali ed economiche e, per quanto eccede, ne facciamo dei"clandestini", trattandoli da delinquenti. Non pensiamo che anche noi, gli "aventi diritto", portiamo una responsabilità delle persone che muoiono in mare o nascoste nelle stive, indotte da questa nostra legislazione ad agire, per l'appunto, da clandestini. La criminalità si annida nelle comunità che vivono ai margini della nostra società (oggi, i rom e i sinti; domani, chissà). Allora, spianiamo per intanto i campi dove vivono e pigiamone i pollici, grandi e piccoli, perché lascino un'impronta. Basta non guardare la loro sofferenza e la loro dignità. Certo, i mendicanti seduti o sdraiati sui marciapiedi ostacolano il passaggio. Noi, che non abbiamo bisogno di elemosinare, vietiamo loro di farsi vedere in giro. Basta non pensare alla vergogna che aggiungiamo a bisogno. L'indigenza si diffonde? Istituiamo l'elemosina di Stato. Si crea così una frattura sociale, tipo Ancien Régime? Basta non accorgersene. I diritti si rovesciano in strumenti di esclusione quando, per garantire i nostri, non guardiamo il lato che riguarda gli altri. In una società di uguali, il lato sarebbe uno solo: il mio è anche il tuo. Ma in una società di disuguali, l'unilateralità è la premessa dell'ingiustizia, della discriminazione, dell'altrui disumanizzazione. Quando si prende questa china, non si sa dove si finisce. Perfino a teorizzare la tortura, in nome della sicurezza.
Ma questa è anche un'epoca di restrizione delle cerchie della socievolezza. Il nostro benessere è insidiato dagli altri: dunque rifugiamoci tra di noi, amici nella condivisione dei medesimi interessi. Al riparo dalle insidie del mondo, pensiamo di trovare la nostra sicurezza. L'esistenza in grande appare insensata, anzi insidiosa: la parola umanità suona vuota, le unità politiche create dalla storia dei popoli si disgregano in piccole comunità sospettose l'una verso l'altra; l'Europa segna il passo.
Le riduzioni di scala della socievolezza riguardano ogni ambito della vita di relazione e, a mano a mano che procedono, creano nuove inimicizie in una spirale che distrugge l'interesse generale e i suoi postulati di legalità, imparzialità, disinteresse personale. La legge uguale per tutti è sostituita dalla ricerca di immunità e impunità. Ciò che denominiamo "familismo" crea cricche politiche e partitiche, economiche e finanziarie, culturali e accademiche, spesso intrecciate tra loro, dove si organizzano e si chiudono relazioni sociali e di potere protette, per trasmetterle da padri a figli e nipoti, da boss a boss, da amico ad amico e ad amico dell'amico, secondo la legge dell'affiliazione. Sul piano morale, quest'atteggiamento valorizza come virtù l'appartenenza e l'affidabilità, a scapito della libertà. Sul piano politico, si traduce in distruzione dello spirito pubblico e nella sostituzione degli interessi generali con accordi opachi tra "famiglie". Sul piano costituzionale, si risolve nella distruzione della repubblica di cui parla l'art. i della Costituzione, da intendersi nel senso ciceroniano di una comunione basata sul legittimo consenso circa l'utilità comune.
Della diffidenza e della chiusura, conseguenza naturale è la perdita di futuro, come bene collettivo. Si procede alla cieca e, non sapendoci dare una meta che meriti sacrifici, cresciamo in particolarismi e aggressività. Le visioni del futuro, che una volta assumevano le vesti di ideologie, sono state distrutte e, con esse, sono andati perduti anche gli ideali che contenevano. Sono stati sostituiti da mere forze divenute fini a se stesse, come la tecnica alleata all'economia di mercato, mossa dai bilanci delle imprese: forze paragonate al carro di Dschagannath che, secondo una tradizione hindu, trasporta la figura del dio Krishna e, muovendosi da sé senza meta, travolge la gente che, in preda a terrore, cerca inutilmente di guidarlo, rallentarlo, arrestarlo. In termini morali, la perdita di futuro contiene un'autorizzazione in bianco alla consumazione nell'immediato di tutte le possibilità, senza accantonamenti per l'avvenire. In termini politici, comporta una concezione dell'azione pubblica come sequenza di misure emergenziali.
Intermini costituzionali, distrugge ciò che, propriamente, è politica e la sostituisce con una gestione d'affari a rendita immediata.
Tutto ciò, invero, è un insieme di constatazioni piuttosto banali che, oltretutto, non rispecchiano l'intera realtà costituzionale, per nostra fortuna fatta anche d'altro. Ma, per quanto in queste constatazioni c'è di vero, non sarà altrettanto banale collegarlo con la Costituzione e le sue difficoltà. Quelle tre nevrosi da insicurezza - visione parziale delle cose; disgregazione degli ambiti di vita comune; assenza di futuro hanno un unico significato: la corrosione del legame sociale. Non siamo solo noi a trovarci alle prese con questa difficoltà, ma noi specialmente. Una domanda classica nella sociologia politica è: che cosa tiene insieme la società? Oggi la domanda si è spostata, e ci si chiede addirittura se di società, cioè di relazioni primarie spontanee, non imposte forzosamente, si possa ancora parlare. In effetti, poiché convivere pur bisogna, vale una relazione inversa: a legame sociale calante, costrizione crescente.
Non è forse questa la nostra china costituzionale? Una china su cui troviamo, da un lato, per esempio, indifferenza per l'universalità dei diritti, per la separazione dei poteri, per il rispetto delle procedure e dei tempi delle decisioni, per i controlli, per la dialettica parlamentare, per la legalità, per l'indipendenza della funzione giudiziaria: indifferenza, in breve, per ciò qualifica come "liberale" una democrazia; sostegno, dall'altro, alle misure energiche, alla concentrazione e alla personalizzazione del potere, alla democrazia d'investitura, all'antiparlamentarismo, al fare per il fare, al decidere per il decidere: in breve, a ciò che qualifica invece come "autoritaria" la democrazia.
La sintesi potrebbe essere la frase pronunciata da un deputato socialista, all'epoca delle nazionalizzazioni decise dal governo Mitterrand e osteggiate dall'opposizione di destra, che aveva promosso un ricorso al Conseil constitutionnel (più o meno, la nostra Corte costituzionale): «Voi avete giuridicamente torto, perché noi abbiamo politicamente ragione». In altri termini, il vostro richiamo alla Costituzione vale nulla, perché noi abbiamo i voti. Quella frase fece grande scandalo, chi l'aveva pronunciata dovette rimangiarsela. Ma si esprime lo stesso concetto dicendo: la gente ha votato, ben sapendo chi votava, e questo basta; la forza del consenso rende nulla la forza del diritto; chi obbietta in nome della Costituzione è un patetico azzeccagarbugli che con codici e codicilli crede di fermare la marcia della nuova legittimità costituzionale.
La Costituzione non ammette questo modo di ragionare. Non c'è consenso che possa giustificare la violazione delle "forme" e dei "limiti" ch'essa stabilisce (art. 1). Ma questa è legalità costituzionale. Pensare di sostenere una legalità traballante nella sua legittimità, invocando soltanto la legalità, è come volersi trarre dalle sabbie mobili aggrappandosi ai propri capelli. Chi vuol difendere la Costituzione deve accettare la sfida della legittimità e saper mostrare, anche attraverso i propri comportamenti, che la Costituzione non è un involucro ormai privo di valida sostanza, non è l'espressione o la copertura di un mondo senza futuro. Occorre far breccia in convinzioni collettive, là dove domina indifferenza, sfiducia, rassegnazione: i sentimenti qualunquistici, naturalmente orientati a esiti autoritari, di cui s'è detto. Se la crisi costituzionale è innanzitutto crisi di disfacimento sociale, è da qui che occorre ripartire. Si difende la Costituzione anche, e soprattutto, con politiche rivolte a promuovere solidarietà e sicurezza, legalità e trasparenza, istruzione e cultura, fiducia e progetto: in una parola, legame sociale. Se non andiamo alla radice, per colmarlo, dello scarto tra legalità e legittimità, ci possiamo attendere uno svolgimento tragico del conflitto tra una legalità illegittima e una legittimità illegale: tragico nel senso più proprio e classico della parola. Ci si dovrà ritornare. di Gustavo Zagrebelsky, La Repubblica

Read More...

Roma, molta confusione...

«L'inaugurazione della casa di legno per i rom nel campo nomadi Casilino 900, non era stata concordata con nessuno ed è stata subita dai cittadini come una provocazione. Controlleremo le carte e se mancano le autorizzazioni la rimuoveremo immediatamente». Queste le dichiarazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno sulla presentazione della casa di legno ieri mattina nel “campo nomadi” Casilino 900.
La "Casa di tutti" è un modulo abitativo alternativo ai container dei campi. Nata dalla collaborazione tra gli abitanti del “campo” e un gruppo di architetti e studenti dell'Università Roma 3. Due piani, 70 metri quadrati abitabili: la casa è realizzata interamente in legno. L'abitazione è costata circa 8 mila euro, finanziati dall'Università. Per ora, essendo un progetto pilota, la struttura accoglierà uno spazio gioco e studio per bambini, un laboratorio per il centro di medicina solidale e sarà sede di una cooperativa gestita dai Rom per risanare l'insediamento.
Il sindaco: non ho mai aderito. Al termine di un incontro in Prefettura con il comitato di quartiere di via Palmiro Togliatti Alemanno ha spiegato che «non ci sono carte che autorizzano, almeno a quanto ci risulta, questa costruzione. Io non ho mai aderito all'inaugurazione. Può anche essere un'ottima iniziativa ma quello non è il luogo più adatto per ospitarla».

Subito vigilanza, poi lo sgombero. Alemanno ha detto che il “campo nomadi” Casilino 900 verrà sgomberato: «Ci siamo impegnati a fare una ripulitura immediata del campo Casilino 900 per togliere tutti i materiali che vengono bruciati. Poi verrà sgomberato» ha assicurato il sindaco aggiungendo che «nel frattempo verrà attivato un servizio di vigilanza con la Prefettura e la Questura in attesa di avere una destinazione per i nomadi e poter rimuovere totalmente il campo, ma questo appartiene ai compiti del Prefetto in quanto commissario».
Prima dello sgombero Alemanno intende quindi decidere la nuova destinazione: «Nel frattempo metteremo il campo sotto controllo per evitare altri incendi». Erano stati proprio i continui roghi di immondizia e altro materiale a far scendere per strada, sabato sera, un gruppo di residenti di viale Palmiro Togliatti.
I cittadini: stop alla mobilitazione. Al termine dell'incontro con il sindaco, i rappresentanti del comitato degli inquilini di Torre Spaccata ha fatto sapere che la mobilitazione è per il momento terminata: «Siamo soddisfatti perché il sindaco Alemanno ci ha ascoltato immediatamente e ha preso l'impegno di sorvegliare il campo con le forze dell'ordine e di ripulirlo per poi nel medio termine di spostarlo - ha detto la rappresentante del comitato Annamaria Addante - Per il momento la nostra mobilitazione è finita perché dal sindaco e dal Prefetto abbiamo avuto garanzie. Se non verranno mantenuti gli impegni riprenderemo a settembre».
Inopportune le dichiarazioni di Santori. Alemanno ha poi ribattuto alle dichiarazioni del presidente della commissione comunale speciale per la sicurezza urbana Fabrizio Santori, che aveva parlato di «tentennamenti che stanno caratterizzando il censimento rom nella capitale». Affermazioni che il sindaco ha definito «premature e inopportune».
«Il campo di Tor de Cenci è una bomba esplosiva». Sostiene l'urgenza dello sgombero del “campo nomadi” anche l'assessore comunale alle politiche sociali Sveva Belviso: «Oggi sono venuta qui anche per chiederne lo sgombero immediato». ha detto al termine dell'incontro in Prefettura sul tema della gestione del campo Casilino 900: «Nel campo semi-attrezzato e non autorizzato - ha spiegato Belviso - ci sono 350 persone, la metà delle quali ha carichi pendenti o si trova agli arresti domiciliari». Per questo, la richiesta di sgombero alla quale il prefetto ha risposto con la necessità di avviare un censimento non previsto nell'immediato.
Belviso ha spiegato che «la volontà dell'amministrazione comunale è collocare, al termine del censimento, gli aventi diritto del campo mentre gli altri vanno espulsi».
Casa di legno, il coordinatore del progetto: «Siamo nella legalità». «Abbiamo ricevuto una notifica dei vigili urbani per quanto riguarda la documentazione», ha detto Francesco Careri, coordinatore dei progettisti dell'università Roma 3 che hanno realizzato la "Casa di tutti" al Casilino 900: «Abbiamo presentato la richiesta per la costruzione di un prototipo abitativo temporaneo a titolo espositivo, l'8 luglio scorso allo sportello unico per l'edilizia del Municipio VII - ha aggiunto - Ci stanno chiedendo una relazione tecnica, ma i documenti li abbiamo consegnati tutti in municipio. Ora ci approntiamo a consegnare entro 30 giorni dei documenti integrativi come richiestoci dall'ex circorscrizione».
Consiglieri del Pdl: la casa è abusiva. Due consiglieri municipali del Pdl, Emiliano Corsi e Sergio Paolelli, durante la presentazione della Casa di legno al Casilino 900 hanno mostrato un provvedimento dell'ufficio tecnico del Municipio VII, in cui si chiede a partire dal 25 luglio scorso la sospensione dei lavori della "Casa di tutti" per 30 giorni perché abusiva: «Manca l'atto d'obbligo a proprie cure e spese e dall'atto di fidejussione non risulta dimostrata la proprietà dell'area. È insufficiente la documentazione grafica e la relazione tecnica asservata». Queste le motivazioni contenute nel provvedimento: «Non contestiamo il progetto - ha detto Corsi - Ma il fatto che non ha rispettato l'iter burocratico: questa a tutti gli effetti è una struttura abusiva».
Un portavoce del Casilino 900: mai voluta casetta di legno. «La casetta di legno è il primo disagio alla quiete pubblica sia all'interno sia all'esterno del campo». Lo ha detto un portavoce del Casilino 900, Esad Licina. «La casetta è entrata abusivamente tramite un rappresentante finto del Casilino 900 e noi non la vogliamo - ha aggiunto Licina - Abbiamo vissuto per 40 anni nelle baracche, ora vogliamo case prefabbricate in cemento armato e non sperimentazioni di giovani architetti».
Zingaretti: a Roma destra drogata di paura. «La destra a Roma è drogata di paura, non può più farne a meno e, paradossalmente, non può permettersi il lusso di risolvere i problemi, perchè verrebbe meno l'identificazione della paura che spinge i cittadini a votarla». Lo ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, durante il suo intervento al convegno Pd, non fermiamoci adesso.
Secondo Zingaretti, che è anche segretario regionale del Pd del Lazio «la percezione di paura è stata, per la destra, un'opportunità per vincere e un disastro per governare». Zingaretti, parlando alla platea, ha ricordato che per vincere la percezione di insicurezza dei cittadini bisogna aggredirla su due fronti: «Attraverso l'ordine pubblico, da una parte, e dall'altra attivando politiche sociali che sostengano le famiglie che vivono una condizione disagiata e che, per questo, non si sentono sicure».
Alemanno: Zingaretti strumentalizza. «È comprensibile che il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, parlando ad un convegno di partito, rilasci dichiarazioni con l'unico scopo di strappare qualche applauso alla platea. Vorrei però ricordargli che domani, in prefettura, firmeremo il nuovo Patto per Roma sicura».
Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Se quindi Zingaretti - aggiunge - condivide con me gli obiettivi e le soluzioni che abbiamo elaborato insieme per il contrasto alla criminalità, vorrei capire perché accusa la destra di non voler risolvere i problemi della sicurezza e di essere drogatà di paura. Se il presidente della Provincia crede in quello che firmerà domani, allora le sue dichiarazioni sono solo strumentali e - conclude il sindaco - vanno nella direzione opposta del dialogo che lui stesso, a parole, dice di voler sostenere». Il Messaggero.it, partecipa al dibattito…

Read More...

Linee guida del Ministero dell'Interno

Linee guida del ministero dell'Interno, diffuse il 17 luglio, per l'attuazione delle ordinanze del presidente del consiglio dei ministri del 30 maggio 2008, n. 3676,3677 e 3673, concernenti insediamenti di comunità nomadi nelle regioni Campania, Lazio e Lombardia
Contesto e finalizzazione delle attività
L'adozione dello strumento delle ordinanze di protezione civile, in attuazione della dichiarazione dello stato di emergenza per le criticità relative a insediamenti di comunità nomadi emerse nelle regioni Campania, Lazio e Lombardia, e stata determinata, com'è noto, dalla grave situazione di degrado igienico, sanitario e socio-ambientale che si registra negli insediamenti abusivi e anche in quelli autorizzati.
La situazione di grave degrado è risalente nel tempo.
In più occasioni, gli organismi internazionali preposti alla tutela dei diritti umani hanno invitato l'Italia a risolvere le citate criticità.
In particolare, la risoluzione Ue del 31 gennaio 2008, concernente una strategia europea peri Rom, ha sollecitato gli Stati membri a risolvere il fenomeno delle baraccopoli e dei campi abusivi, dove manca ogni norma igienica e di sicurezza e nei quali un gran numero di bambini muoiono in incidenti domestici, soprattutto incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate.
In tale prospettiva, le ordinanze in questione sono da considerarsi, in via primaria, finalizzate a porre in essere misure volte a rimuovere la predetta situazione di degrado e a promuovere condizioni di vivibilità nella legalità per le comunità in argomento, consentendo l'accesso ai servizi di carattere sociale, assistenziale, sanitario e scolastico, avuto soprattutto riguardo ai minori, maggiormente esposti a rischi di abuso e sfruttamento.
Ciò anche alfine d salvaguardare la sicurezza pubblica e le stesse persone presenti in tali insediamenti, recentemente colpiti da episodi di intolleranza e xenofobia che hanno interessato i territori delle città capoluogo delle tre regioni.
Principi fondamentali
L'attuazione delle ordinanze deve avvenire nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona, in conformità con i principi generali dell'ordinamento giuridico e delle direttive comunitarie, come espressamente richiamato nell'articolo 3 dei provvedimenti.
In tal senso, le operazioni demandate ai Commissari non devono riguardare specifici gruppi, soggetti, o etnie, ma tutti coloro che risultano presenti negli insediamenti, autorizzati o abusivi che siano, qualunque sia la nazionalità o il credo religioso.
Sarà cura dei Commissari procedere in modo da escludere effetti che possono essere considerati direttamente o indirettamente discriminatori.
Monitoraggio degli insediamenti e csnsimento delle persone e dei nuclei familiari
L'attività di censimento prevista dall'articolo 1, comma 2, sub. c), delle ordinanze (nota 3) deve essere considerata strumentale al raggiungimento delle finalità di carattere sociale, assistenziale e di integrazione, anche alfine di disegnare la portata e la tipologia degli interventi necessari e di proporre le iniziative conseguenti avviandole, quando possibile, con tempestività.
Tale attività partirà dal monitoraggio e dalla precisa individuazione dell'ubicazione degli insediamenti, autorizzati e abusivi.
Accanto al complessivo monitoraggio della composizione, specie numerica, degli insediamenti occorre poi concretizzare la rilevazione delle presenze, eventualmente a mezzo di apposito foglio notizie che, nel tenere conto delle diverse specificità a livello locale, contenga esclusivamente le informazioni necessarie in relazione alle già descritte finalità, nel rispetto dei diritti fondamentali e della dignità delle persone, con esclusione di qualsiasi dato non pertinente, in particolare di quelli attinenti all'etnia e alla religione.
Per i dati relativi alla salute - ferma restando la facoltatività delle risposte - possono essere raccolti quelli ritenuti necessari nella prospettiva di interventi di prevenzione e assistenza sanitaria.
Quanto al trattamento dei dati così raccolti, si ribadisce che non va realizzato alcun data base, così come vanno in ogni caso rispettate le norme nazionali e internazionali a tutela della privacy.
Le informazioni raccolte devono essere destinate alle forme di conservazione e archiviazione previste per la generalità dei cittadini, nella responsabilità dei Soggetti autorizzati a detenerle
(Uffici anagrafici, Uffici di Polizia, Uffici per l'assistenza sociale, Asl, eccetera).
Identificazione
Per garantire la necessaria identificazione - a tutela del diritto all'identità della persona - le ordinanze prevedono che si possa procedere, anche nei confronti dei minori e in relazione alle esigenze sopra richiamate, a rilievi segnaletici.
Tale modalità comprende, com'è noto, diverse forme di riconoscimento (descrittive, fotografiche, dattiloscopiche e antropometriche).
Pur restando nella discrezionalità dei Commissari determinare quale forma di riconoscimento sia da adottare, in relazione alla finalità di rendere certa l'identificazione, va aggiunto che i rilievi dattiloscopici devono essere effettuati, secondo le ordinarie procedure previste dalla legislazione vigente, nei casi in cui l'identificazione, che deve essere certa, non sia altrimenti possibile in base a documenti disponibili e circostanze attendibili, sulla base di quanto previsto dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e relativo regolamento di esecuzione.
Ancora una volta, si rammenta che tutte le procedure devono essere eseguite nel rispetto della persona e in condizioni di riservatezza.
Una specifica attenzione, attesa la delicatezza dell'operazione, deve accompagnare la identificazione dei minori, che sarà effettuata, attraverso tali rilievi, allorché necessaria per tutelarli, anche in rapporto ad abusi dei genitori o sedicenti tali.
In particolare, l'acquisizione delle impronte digitali potrà riguardare i soggetti che siano maggiori di 14 anni, salvo che non sia possibile una identificazione in altro modo.
Peri minori di tale età, ma maggiori di 6 anni, le impronte potranno essere acquisite solo ai fini del rilascio del permesso di soggiorno, ove richiesto da coloro che ne esercitano la potestà, secondo quanto previsto dal regolamento Uè n. 380/2008 (nota 4), ovvero, nei casi necessari, attraverso il raccordo con la competente Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori e a mezzo della Polizia giudiziaria.
Al di sotto di tale fascia di età, i rilievi dattiloscopici potranno essere disposti, d'intesa con la Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori, solamente in casi eccezionali, da parte della Polizia giudiziaria, nei confronti dei minori che versino in stato d'abbandono o si sospetta possano essere vittime di reato.
Tutti i rilievi effettuati non dovranno essere oggetto di alcuna raccolta autonoma, bensì saranno conservati negli archivi già previsti dall'ordinamento come, ad esempio, l'archivio stranieri della Questura e della Prefettura, per coloro che avviano la pratica perii permesso di soggiorno, o quello della cittadinanza per coloro che ne richiedono il riconoscimento.
Dati già rilevati
Va infine rilevato, quanto ai dati finora raccolti, che laddove trattati in difformità con le citate indicazioni, non potranno essere ulteriormente utilizzati e/o conservati.
Attività di prevenzione, allontanamenti ed espulsioni
I dati disponibili relativamente all'insediamento di comunità nomadi, in specifiche aree del Paese, dimostrano che queste non sono omogenee nella composizione e risultano essere il frutto di un'aggregazione avvenuta nel tempo di soggetti appartenenti a diverse etnie e nazionalità, anche italiana.
Si tratta in prevalenza di persone senza fissa dimora che si spostano sul territorio creando insediamenti abusivi temporanei.
Gli interventi di ricognizione, identificazione e censimento potranno portare anche alla individuazione di soggetti destinatari di provvedimenti restrittivi della liberta personale, di extracomunitari irregolarmente presenti sul, territorio dello Stato e/o cittadini comunitari peri quali sussistono motivi imperativi di pubblica sicurezza o altre circostanze previste dalla legge che ne giustifichino l'allontanamento, per i quali dovranno essere adottati immediatamente i relativi provvedimenti, previsti dalla normativa vigente.
L'insieme delle attività è funzionale a individuare le persone che potranno legittimamente abitare negli insediamenti autorizzati e punta a eliminare, nel contempo, tutti gli insediamenti abusivi.
Per quanto concerne lo specifico trattamento dei dati, in quanto finalizzato alla tutela della sicurezza con gli ordinari strumenti di prevenzione e repressione dei reati, va operato in modo che le informazioni raccolte siano come di consueto indirizzate verso i canali giudiziari e di polizia previsti dalle vigenti disposizioni di legge.
Croce Rossa Italiana
Le ordinanze del presidente del Consiglio dei ministri prevedono che, per la migliore efficacia delle azioni di propria competenza, i Commissari delegati possano attivare le necessarie forme di collaborazione, tra l'altro, con Ia Croce Rossa italiana.
In considerazione delle finalità delle stesse ordinanze, prioritariamente orientale alla risoluzione di problematiche di natura umanitaria e assistenziale, tale forma di collaborazione è da ritenersi senz'altro auspicabile, tenuto conto del contributo che il ricorso a tale Organismo può garantire in termini di rilevazione dello stato di salute, soprattutto per le categorie più deboli, quali minori in tenera età, donne in stato di gravidanza e anziani, nonché per avviare, ove necessario, adeguate forme di profilassi.
I Commissari delegati designano la Croce Rossa italiana quale responsabile del trattamento dei dati raccolti nello svolgimento della propria attività di collaborazione, trattamento che deve assicura re, nel rispetto delle disposizioni vigenti, la riservatezza dei dati sensibili nonché il loro esclusivo utilizzo ai fini previsti.
Ripristino delle prestazioni sociali e sanitarie, inserimento e integrazione sociale, progetti integrati peri minori, scolarizzazione e avviamento professionale
Gli interventi a sostegno del ripristino delle prestazioni sociali e sanitarie e, più in generale per l'inserimento e l'integrazione attraverso progetti di scolarizzazione e avviamento professionale, rivestono grande importanza anche al fine di una soluzione duratura delle problematiche evidenziatesi.
Il ruolo dei Commissari, in tal senso, si configura di particolare importanza per la funzione, inerente la missione, di stabilire i più proficui rapporti con i Comuni e gli altri Enti territoriali,, nonché con le istituzioni scolastiche e altri soggetti, anche associative del volontariato, per conseguire gli obiettivi.
In tal senso, i Commissari provvederanno altresì a informare l'Autorità di governo sulla necessità di ulteriori interventi da promuovere, se del caso, con la partecipazione di strutture centrali dell'Amministrazione statale.
Elaborazione deaweb.org, Maurizio Buzzani

Read More...

sabato 26 luglio 2008

Schedatura, il Ministro ha diramato le linee guida

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha diramato il 22 luglio scorso ai Prefetti di Roma, Milano e Napoli le linee guida per l'attuazione delle ordinanze con le quali sono stati nominati Commissari delegati per l'emergenza relativa agli insediamenti di comunità nomadi nelle regioni Lazio, Lombardia e Campania.
Per assicurare l'uniformità dei comportamenti e il rispetto delle norme nazionali ed internazionali che regolano la tutela della privacy, si forniscono, poi, ai Commissari delegati indicazioni per procedere al censimento degli insediamenti, delle persone e dei nuclei familiari, nonché all'identificazione delle persone che non siano in grado di dimostrare la loro identità.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole sulle linee guida in materia di censimento messe a punto dal ministero dell'Interno. Il parere ha, in particolare, sottolineato che le linee guida, che stabiliscono i principi fondamentali e le modalità da seguire nell'identificazione di chi risiede nei “campi nomadi”, tengono conto delle indicazioni e delle raccomandazioni formulate dal Garante stesso.
Ad oggi non abbiamo ancora letto l’intero documento ma sembra che per quanto riguarda i minori, l'acquisizione delle impronte digitali potrà riguardare "i soggetti che siano maggiori di 14 anni, salvo che non sia possibile un'identificazione in altro modo".
Per i minori di 14 anni, ma maggiori di 6, le Linee guida stabiliscono che "le impronte potranno essere acquisite solo ai fini del rilascio del permesso di soggiorno, ove richiesto da coloro che ne esercitano la potestà", oppure "nei casi necessari, attraverso il raccordo con la competente procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori e a mezzo della polizia giudiziaria".
Al di sotto di questa fascia d'età, prosegue il documento del Ministero, le impronte potranno essere prese, "d'intesa con la procura della Repubblica presso il Tribunale di minori, solamente in casi eccezionali, da parte della polizia giudiziaria, nei confronti dei minori che versino in stato d'abbandono o si sospetta possano essere vittime di reato".

Read More...

mercoledì 23 luglio 2008

Clima intimidatorio durante la visita dell’Osce

La delegazione dell’Osce è questa settimana in Italia per verificare le violazioni dei diritti umani, subite da Rom e Sinti. La visita è iniziata lunedì a Milano. Il primo insediamento visitato dall’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa è stato quello della famiglia Bezzecchi, insediamento rom “censito” dal Governo italiano all’inizio di giugno.
Giorgio Bezzecchi è rimasto sorpreso e turbato dallo spropositato spiegamento di forze dell’ordine a seguito della missione Osce. Decine di agenti in borghese e in divisa fanno da “scorta” alla delegazione, incutendo un forte timore nelle famiglie rom che non si sentono sicure nell’esplicitare la situazione che sono costretti a vivere. La paura di ritorsioni è grande.
Noi di sucardrom invitiamo i Rom e i Sinti a non aver paura. Il momento è molto difficile e le continue esternazioni del ministro Maroni certo non aiutano ma oggi è il momento di parlare e denunciare la situazione di segregazione e di discriminazione, vissuta da tanti Cittadini italiani appartenenti alle minoranze sinte e rom.
La missione Osce è un’occasione troppo importante per rimanere in silenzio davanti ai soprusi che quotidianamente i Sinti e i Rom sono costretti a subire. Questo Governo deve capire che non rimarremo in silenzio davanti alle continue vessazioni e discriminazioni.
Consigliamo alle comunità di Roma, dove è oggi la missione Osce, e quelle di Napoli ad utilizzare le lingue sinte e romanés per parlare con i membri dell'Osce per evitare che chi "scorta" la missione possa in alcun modo influenzare i racconti.

Read More...

Intervista a Nazzareno Guarnieri, presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme

“I campi nomadi non hanno nulla a che fare con la cultura Rom. Serve dialogo diretto con i diretti interessati”.
Partecipazione attiva e propositiva e dialogo diretto con la comunità sono i temi che più ricorrono nelle parole di Nazzareno Guarnieri, presidente della Federazione "Rom e Sinti Insieme". Proprio ieri è iniziato ufficialmente a Roma, a partire da un insediamento abusivo, il censimento dei “campi nomadi” della Capitale. Ma i “campi nomadi”, sottolinea il presidente della Federazione, “non hanno nulla a che fare con la cultura Rom”.
Lunedì è iniziato ufficialmente a Roma il censimento dei “campi nomadi” a partire da un insediamento abusivo alla Magliana Vecchia. Qual è la vostra posizione nei confronti di queste iniziative e di questo censimento, che in realtà non riguarda solo Roma ma è in azione anche a Milano e a Napoli?
La posizione della Federazione è molto semplice: siamo sicuramente favorevoli a un censimento della realtà per rilevare la presenza numerica e i tutti i bisogni all'interno della comunità Rom ma siamo nettamente contrari a una schedatura o a un censimento che voglia appunto schedare le persone. Anche perché circa il 90% dei Rom e Sinti che vivono in Italia sono residenti in un Comune e il restante 10% sono le persone più controllate d'Italia perché vengono dalla ex Jugoslavia e hanno uno status giuridico particolare, non essendoci più la ex Jugoslavia e avendo perso l'archivio anagrafico. Oggi bisogna trovare una soluzione politica affinché queste persone abbiano dei documenti. Posso dire che la volontà politica di schedare, di prendere le impronte a Rom e Sinti è solo una vigliaccata della politica per un po' di tornaconto in termini di consenso elettorale. Secondo me tutto questo can can sulle impronte e sul censimento vuole nascondere un dovere della politica: quello di realizzare una politica di integrazione culturale delle minoranze Rom e Sinte. Ancora una volta non si affronta nella giusta maniera un problema che non solo tocca Rom e Sinti ma tocca l'intera popolazione italiana. La convivenza è un valore essenziale, la coesione sociale è un valore irrinunciabile.

Sul vostro blog scrivete che le minoranze Rom e Sinte sono trattate come "rifiuti umani" e sono i "monumenti moderni della segregazione". Come si supera la segregazione?
La segregazione è avvenuta con scelte politiche totalmente sbagliate proposte e realizzate da persone esterne alla nostra comunità. I campi nomadi non hanno nulla a che fare con la cultura Rom. E quando quarant'anni fa dicevo “attenzione che i campi nomadi saranno il nostro inferno” molti mi dicevano che non capivo nulla. Oggi tutti mi dicono che i “campi nomadi” sono stati un grande errore. Ma quelli che li hanno realizzati sono ancora lì. È chiaro che il “campo nomadi” crea segregazione, il “campo nomadi” crea un livello di esclusione molto elevato. Noi proponiamo un dialogo diretto, la Federazione si pone come soggetto rappresentativo, rappresentando 22 associazioni di dodici Regioni italiane. Se il Ministro dell'Interno, o il Ministro degli Affari Sociali, o il Governo, inizia a dialogare con noi, forse si trova la giusta soluzione, condivisa anche dalle minoranze rom e sinte, per avviare un percorso di interazione culturale. Ma questo sembra non interessi a questo governo né a quelli precedenti che hanno sempre rifiutato un dialogo diretto con i diretti interessati.
È questo che intende quando scrivete che la Federazione "Rom e Sinti insieme" si pone come una rete di autorappresentazione? Significa che finora ci sono stati degli intermediari fra Rom e Sinti e istituzioni?
Finora tutte le politiche che sono state realizzate per Rom e Sinti sono state fatte, proposte e realizzate da persone esterne, da Arci, Opera Nomadi, Capodarco e da tante altre associazioni che sicuramente si sono occupate delle nostre minoranze - e a loro va il nostro grazie - ma hanno avuto una lettura interpretativa del mondo Rom. Hanno fatto quanto era loro possibile interpretare ma non c'è mai stato un coinvolgimento attivo e propositivo delle professionalità Rom e Sinte, cioè dei diretti interessati. Per questo si parla molto di partecipazione attiva e propositiva. Spesso questa partecipazione è stata utilizzata in modo strumentale: non è sufficiente essere Rom o Sinti per essere preparati, occorre far partecipare quei Rom e Sinti con la necessaria preparazione. Non posso creare un mediatore culturale di fatto solo perché sono Rom o Sinto ma bisogna fare un percorso formativo. La partecipazione diventa fondamentale. Questo emerge da quarant'anni di politiche sbagliate: l'assenza di partecipazione attiva e propositiva di professionalità Rom e Sinte, in particolar modo in ambito sociale. Le esigenze di sicurezza sono una cosa, le politiche sociali sono un'altra. Occorrono politiche sociali. Solo le politiche sociali possono dare maggior controllo del territorio e maggior sicurezza.
Ha detto che i campi nomadi non sono tipici della comunità e infatti sul vostro sito internet proponete soluzione abitative diverse, come quella della "microarea". Cos'è una microarea? E ci sono esempi in Italia di realtà simili?
Alcuni esempi li abbiamo creati proprio noi della Federazione in Lombardia. Sono terreni prevalentemente agricoli comprati dalle famiglie Sinte dove in accordo con l'ente locale si va a definire la possibilità di costruire un'abitazione per la famiglia allargata di quella determinata famiglia Sinta, con l'obbligo ben preciso che quell'abitazione non può essere posta in vendita. È una soluzione tutta da sperimentare, stiamo provando a lavorare su questo, gli esempi sono molto positivi. Esempi positivi riguardano l'Alto Adige e la Lombardia.
Negli ultimi tempi si è assistito a una mobilitazioni da parte della comunità Rom e Sinta che è scesa in piazza a Roma per rivendicare i suoi diritti e ha tenuto assemblee pubbliche. Si tratta di una novità, sta cambiando qualcosa o queste iniziative c'erano anche prima ma nessuno se n'è accorto?
Sicuramente stanno cambiando delle cose, sicuramente si sente forte le necessità di una partecipazione attiva. Oggi ci si rende conto di quanto sia importante avere anche la partecipazione attiva e propositiva di Rom e Sinti.
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto di voler concedere la cittadinanza ai bambini Rom senza genitori. Secondo lei può rappresentare una soluzione o riguarda una strettissima minoranza?
È evidente che il Ministro conosce poco la realtà Rom anche perché i bambini Rom senza genitori sono veramente rarissimi, veramente molto pochi. Invece c'è una grossa realtà di bambini Rom nati in Italia ma senza documenti perché provengono dalla ex Jugoslavia. Nel nostro documento, presentato a Cecina, abbiamo chiesto la necessità di riconoscere lo stato di apolidia a queste persone. E di riconoscere la cittadinanza a tutti quei bambini, Rom e non, immigrati, che sono nati in Italia. Questo presuppone un cambiamento della legge sulla cittadinanza: non diritto di sangue ma diritto di suolo, cioè i bambini che nascono in Italia sono automaticamente cittadini italiani. È questa la proposta della Federazione. Sicuramente quelle proposte non vanno nella direzione giusta e per questo chiediamo al Ministro Maroni di incontrarci e di dialogare insieme, e insieme di condividere soluzioni utili a tutti i cittadini. Intervista curata da Sabrina Bergamini

Read More...

lunedì 21 luglio 2008

Rom e Sinti, delegazione Osce in Italia per tutela diritti umani

È da oggi in Italia la delegazione dell'Organizzazione della Sicurezza e cooperazione in Europa (Osce) che dovrà esaminare il 'fascicolo Rom' e le condizioni di vita delle popolazioni rom e sinte nei “campi nomadi” dopo gli assalti e gli episodi di razzismo delle ultime settimane.
Gli esperti di diritti umani sono guidati dal consigliere anziano dell'Osce per le tematiche Rom, Andrzej Mirga, che in un comunicato stampa ha sottolineato come "obiettivo della visita sia lavorare insieme con le autorità italiane per porre le linee guida con cui affrontare la questione della sicurezza in linea con le raccomandazioni europee", e quindi senza azioni discriminatorie nei confronti della minoranza Rom.
Il team incontrerà per primi i sindaci di Milano, Roma e Napoli (le città con i campi più grandi) e collaborerà con le Ong che lavorano con i Rom e i Sinti sul territorio. La squadra di Mirga è formata da esperti di diritti umani dell'Ufficio dedicato dell'Osce, l'Odhir, e dell'Alta commissione sulle Minoranze.
Le conclusioni della loro analisi saranno trascritte in un report e consegnate al governo italiano a settembre. La delegazione arriva dopo che il parlamento di Strasburgo ha bocciato il piano di emergenza del governo italiano per la “gestione dei campi rom” in Italia. In particolare, l'Ue ha condannato la raccolta di impronte digitali, anche ai bambini, per “censire” le popolazioni sinte e rom.

Read More...

Il ministro Maroni vuole rubare i bambini ai Rom?

Cittadinanza italiana ai bambini dei “campi nomadi” senza genitori certi. La proposta subdola del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, avanzata per la prima volta mercoledì scorso nella sede dell'Unicef, è stata ribadita oggi a Milano dal titolare del Viminale. Nei prossimi giorni, ha detto il ministro, sarà presentata una proposta per dare ai bimbi nomadi nati in Italia, “come ragione umanitaria”, un nome, un cognome e la cittadinanza italiana.
“Dobbiamo - ha spiegato Maroni - tutelarli. Quello che stiamo facendo è una cosa giusta e di equità. Ci sono in questi campi persone che vivono in maniera subumana. Bimbi il cui destino è tragico. Alcuni, lo sapete, vengono utilizzati nel mercato dei trapianti di organi. E invece il primo diritto di un bambino, qualsiasi bambino, è di avere una identità”.
Noi di sucardrom rimaniamo allibiti da questa proposta del ministro Maroni che prepara, supportato dalla maggioranza di governo, una vera e propria politica razziale. Queste iniziative sono già state viste in Europa, ultima in ordine di tempo la Svizzera che dal 1950 al 1976, attraverso un organizzazione “umanitaria” ha sottratto migliaia di bambini sinti e jenisch dai loro genitori.
Plausi alla proposta del ministro sono arrivati dalle file del Pdl. “E' una proposta - ha detto Alessandra Mussolini, presidente della commissione bicamerale per l'Infanzia - positiva che accolgo con soddisfazione perché in questo modo si garantisce veramente l'integrazione dei bambini rom senza genitori”.

Per la vicepresidente della Commissione, Gabriella Carlucci, “Maroni dimostra le reali intenzioni del Governo sul problema dei bambini nei campi nomadi abusivi. La maggioranza di centrodestra vuole strappare i minori sfruttati ed abbandonati dalle mani di genitori violenti e irresponsabili”.
Da parte sua, Margherita Boniver, presidente del Comitato Schengen, ha ribadito che “l'iniziativa del governo di censire i nomadi è nostro pieno diritto e soprattutto può servire a tutelare i minori che in molti casi vengono sfruttati selvaggiamente dalle organizzazioni criminali”.
Critiche, invece dalle file dell'opposizione. “Sulla questione rom - ha dichiarato il senatore Luigi Lusi (Pd) - il Governo sembra voler diffondere la confusione più totale. Ogni giorno vede una dichiarazione nuova, per un disegno che si fatica a cogliere”.
Ed i radicali Marco Perduca e Rita Bernardini hanno rilanciato. “Perché - hanno chiesto - non introdurre per tutti il principio dello ius soli, già vigente negli Usa, secondo cui nascere su un territorio conferisce automaticamente i diritti di cittadinanza?”. Frecciate anche da Pia Locatelli e Alessandro Battilocchio, del Partito Socialista, che accusano Maroni di paternalismo.
“In realtà”, denuncia l'attivista Rom Nico Grancea, membro EveryOne, “si è voluto costringere i Rom romeni a tornare in patria, sotto la minaccia di perdere i loro bambini. Non a caso, nell'ultimo anno, ben 27mila cittadini Rom romeni, fuggiti dall'Italia, sono stati accolti in Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Romania. Sono Paesi che vanno lodati, perché hanno evitato una catastrofe umanitaria. In Italia si è verificata un’espulsione di massa camuffata da provvedimento a tutela delle famiglie”.

Read More...

Roma, iniziano a schedare

Oggi è partito il “censimento” dei Rom e dei Sinti che vivono nei campi nomadi della Capitale. L'operazione sarà effettuata dai volontari della Croce Rossa Italiana. Gli operatori della Cri ogni giorno si recheranno in un insediamento diverso, in modo da effettuare il censimento nei 20 campi regolari e nei 50 non regolari che si trovano a Roma.
Anna Pizzo, esponente di Rifondazione Comunista, e Consigliere segretario dell'Ufficio di Presidenza alla Regione Lazio, ha visitato un insediamento Rom nel quartiere Tiburtino. La Pizzo ribadisce che gli insediamenti spontanei o regolari dei Rom e dei Sinti dovrebbero essere superati, e che bisognerebbe trovare delle soluzioni abitative diverse per le settemila persone che vivono nei “campi nomadi”.
L'esponente di Rifondazione è contraria al censimento voluto dal ministro degli Interni Roberto Maroni: «E' soltanto una pressione psicologica e politica sui Rom. Questo è confermato dal fatto che i rom hanno paura in questo momento. La paura non è mai un sentimento democratico. Noi pensiamo di proseguire in questo giro dei campi, cercando anche di capire dov'è che faranno questi famosi censimenti, anzi schedature, perché è la parola giusta. Noi pensiamo di essere lì a fare un presidio democratico di fronte a queste schedature».

Contrario alla schedatura è anche Marco Brazzoduro, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Demografiche a La Sapienza: «Non ritengo che siano irregolari loro, ma che sia irregolare lo stato italiano. Non si può accettare che degli esseri umani stiano qui da trenta o quarant'anni e non abbiano, non dico la cittadinanza, ma nemmeno il permesso di soggiorno. Sono cittadini italiani di fatto, quindi il volerli considerare italiani o clandestini è commettere nei loro confronti una violenza, un'ingiustizia».
Decebal, abitante dell'insediamento Rom nel quartiere Tiburtino, è preoccupato per la schedatura avviata dal governo italiano. La schedatura è un ritorno al passato, è come ritornare «... a quello che è successo con gli ebrei, con i rom, al passato di Hitler e del duce Mussolini».
La maggior parte dei Rom, come ricorda Decebal, rispetta le leggi dello stato italiano, ma è quest'ultimo che non li prende in considerazione come cittadini italiani. Ci sono, ad esempio, molti ragazzi che sono nati Italia a cui è negata la cittadinanza italiana. Soltanto quando i Rom saranno riconosciuti come cittadini italiani, conclude Decebal «avremo dei reali diritti».

Read More...

Il cardinale Sepe: indifferenza devastante

“Girarsi dall’altra parte o farsi gli affari propri può essere a volte più devastante degli stessi eventi che accadono”. Lo afferma in una nota l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, riferendosi a quanto accaduto sabato sulla spiaggia di Torregaveta, sotto Monte di Procida.
Due piccole rom, Violetta di 12 e Cristina di 11, sono morte: sono annegate, nonostante l’immediato tentativo di soccorritori di salvarle. Dopo la tragedia, c’è stata la sorprendente reazione di una parte dei bagnanti che hanno continuato a pranzare e a prendere il sole, come se nulla fosse successo.
Alcune foto ritraggono i due corpi senza vita adagiati in riva al mare e coperti con dei teli. Sullo sfondo, si vedono bagnanti rimasti tranquillamente in spiaggia. Sono scene “tristi e orribili” – scrive l’arcivescovo di Napoli - che fanno più male di quelle scattate durante la crisi dei rifiuti.
“Sono queste – aggiunge il porporato - le immagini della nostra città che non vorremmo mai vedere, perfino più di quelle che hanno mostrato per il mondo una Napoli sommersa dalla spazzatura”. L’indifferenza – conclude il cardinale Crescenzio Sepe – “non è un sentimento per gli esseri umani: è tempo di parole chiare per Napoli e non vorremmo che proprio l’indifferenza possa profilarsi come una nuova e più grave emergenza”.

Read More...

Una morte assurda

Si sono svolti i funerali delle due ragazze morte affogate in mare domenica pomeriggio. I loro corpi erano stati lasciati sulla spiaggia di Torregaveta prima di essere portati via dai soccorritori.
Probabilmente le due ragazze non sapevano nuotare, ma non hanno resistito alla tentazione di tuffarsi in mare per fare un bagno.
Le due ragazze di 15 e 13 anni, del campo rom di Secondigliano, sono annegate intorno alle 13.30 a Torregaveta, sul litorale flegreo. Secondo le prime notizie le due ragazze, che erano in compagnia di altre due minorenni, vendevano oggetti sulla spiaggia. A un certo punto, come hanno riferito i testimoni, hanno deciso di tuffarsi in mare.
Inutile il tentativo di salvataggio dell'autista del 118, che ha provato a soccorrere le piccole aiutato da alcuni bagnanti: per le due ragazze non c'è stato niente da fare. Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del fuoco, la Guardia costiera e i carabinieri.
Sucardrom esprime le più sentite condoglianze alle famiglie.

Read More...

venerdì 18 luglio 2008

Il Ministro Maroni dice bugie al Tg1?

“Non è la questione Rom, ma quella dei campi nomadi. Questa è una differenza fondamentale. Parlare di rom come ha fatto il governo precedente significa fare distinzioni su base etnica. Nei campi nomadi c'è di tutto: ci sono cittadini italiani e quelli rumeni ed extracomunitari. Solo facendo un censimento di tutti quelli che ci stanno, solo così possiamo intervenire con misure di carattere sociale e un piano di scolarizzazione per i minori. È una prova di civiltà per risolvere una situazione di grave degrado”. Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni intervistato dal Tg1 ieri sera.
Noi di sucardrom siamo stupiti della nuova interpretazione che da il Ministro del decreto legge e delle tre ordinanze (Lombardia, Lazio, Campania). Improvvisamente, dopo che per mesi la Lega Nord e il Pdl hanno criminalizzato i Rom, sembra che oggi vogliano ergersi a difensori di queste minoranze e chiudere definitivamente la brutta storia dei “campi nomadi”. Ciò che però non capiamo proprio è il perché nelle ordinanze si prevede la costruzione di “nuovi campi nomadi”…

Read More...

Radames Gabrielli, una nuova strada

Come Sinto di nazionalità italiana, mi sento stanco di parlare e commentare sempre e solo ciò che di negativo accade, riguardo a noi Sinti e Rom. Mi piacerebbe utilizzare il tempo che mi e stato concesso per discutere di ciò che invece noi Sinti e Rom abbiamo intenzione di creare insieme.
Come saprete da alcuni anni, quasi in tutta l’Italia ci stiamo organizzando in associazioni e comitati, che come unico scopo hanno il perseguimento di un benessere comune. Sinti e Rom sono ormai stufi di continuare ad esistere ai margini di questa società: ne facciamo parte… e vogliamo farne parte attivamente, consapevoli di dover fare la nostra parte come spesso è accaduto, ad esempio in tempo di guerra.
La nascita di queste associazioni e infatti un chiaro segno di questa nostra voglia di “cittadinanza”. È vero, rispetto al resto d’Europa siamo estremamente e in maniera preoccupante in ritardo, ma questi timidi, ma tenaci segnali… fanno ben sperare. Ad oggi ci sono circa ventidue (22) realtà, aderenti alla neonata Federazione Rom e Sinti Insieme, della quale sono orgogliosamente non solo Vice Presidente, ma anche presidente di una delle tre associazioni fondatrici… e sappiamo che molte altre associazioni in tutto il territorio Italiano, hanno intenzione di entrare a far parte di questa sconosciuta e ancora debole, ma grande federazione nazionale di Rom e Sinti.
La mia associazione si chiama “Nevo Drom” e per chi mastica un po’ di lingua sinta saprà che il significato è “Nuova Strada”.

Nuova strada perché abbiamo deciso di svoltare, cambiare nettamente il percorso e di unirci per conquistare ciò che naturalmente ci spetterebbe di diritto, come ad un qualsiasi cittadino italiano ma soprattutto ad ogni essere umano.
Basta con la vecchia mentalità del Sinto che pensa semplicemente all’oggi senza rivolgere mai lo sguardo agli anni a venire. Ad aver solo pensato a finire la giornata è stata una delle maggiori cause della situazione odierna dei Sinti e Rom e che ha portato ad una non – interazione fra il mondo sinto e rom ha quello della popolazione maggioritaria italiana.
Certo… se i “Gage” non avessero… nel corso dei secoli… cercato forzatamente di integrarci, semplicemente annullando la nostra lingua, tradizioni, usanze… la nostra cultura, le cose sicuramente si sarebbero evolute in maniera diversa e migliore… e oggi, forse, tutti vivremmo meglio.
Quindi la nostra “Nuova Strada” è quella di fare politica, di coinvolgere ogni singolo individuo: uomini, donne, Sinti, Rom e “Gage”… affinché si uniscano tutti a questa nostra battaglia civile, per la conquista del posto che ci spetta... in questa anche nostra Terra.
Per ciò noi, tutte le Associazioni italiane aderenti alla Federazione Rom e Sinti Insieme, andremo avanti fino al raggiungimento pieno della nostra giusta causa. Certamente il lavoro è molto ma la quantità non ci spaventa, andremo avanti con tenacia e perseveranza per scrivere un finale a questa lunga storia.
Concludo rivolgendo un accurato augurio ai giornalisti presenti quì al Meeeting Antirazzista, e non… affinché in futuro non strumentalizzino più i casi di cronaca con l’unico e solo fine di alimentare l’odio razziale e la discriminazione. Ma che si facciano anche portatori di buone novelle che spesso hanno i Sinti e Rom come protagonisti… e che voi, in contrasto con un etica giornalistica che troppo spesso accantonate, non raccontate mai al pubblico. di Radames Gabrielli, Sinto

Read More...

Eva Rizzin, sinta: impronte a tutti? Prima però ai nostri bambini…

I riccioli biondi, gli occhialetti rettangolari un po' scesi sul naso, italiano perfetto con accento "padano". Quando Eva Rizzin si presenta - «sono sinta, piacere» - sindaci, assessori, giudici, assistenti sociali rimangono generalmente a bocca aperta per qualche secondo. È l'antitesi del paradigma che li vuole tutti «brutti, sporchi e ladri».
Trent'anni, laurea a Trieste in scienze politiche sul suo gruppo etnico - i sinti di origine tedesca - , master in geopolitica, quattro mesi di stage al Parlamento Europeo, lavora a Mantova per la Sucar Drom e all'Osservatorio contro le discriminazioni finanziato da Comune e Provincia. E fa parte del consiglio direttivo della Federazione "Rom e Sinti Insieme", una nuova organizzazione che raggruppa 22 associazioni di diverse comunità di rom e sinti, appunto, che si pone il problema di una nuova interlocuzione con le istituzioni, più fondata sulla partecipazione e la rivendicazione dei diritti finora negati che sulla gestione, un po' magmatica, dell'esistente. «Finora - spiega lei - in Italia non si sa bene come siano stati impiegati i fondi, a parte per la bonifica dei campi, ma tutti gli interventi che ci sono stati avevano comunque un approccio assistenzialista. Lavorando a Bruxelles e avendo modo di confrontare realtà diverse, dove l'integrazione funziona, è chiaro invece che a determinare l'efficacia dei progetti è sempre la responsabilizzazione».

Responsabilità. Per molti il problema è quello della legalità.
«La nostra realtà è molto eterogenea. Ci sono i rom che sono arrivati in Italia intorno al XIV secolo e sono italiani, con cognomi italiani, e votano, come il nostro presidente Nazareno Guarnieri. E ci sono moltissimi che, arrivati bambini durante la guerra nella ex Jugoslavia, vivono qui da decenni senza documenti, senza permesso di soggiorno o asilo, senza neanche la possibilità di richiederlo perché magari l'atto di nascita è andato perso o distrutto con gli archivi dei paesi d'origine. Ci sono i sinti come quelli di Venezia - molti non vivono nei campi ma hanno casomai il problema del mutuo da pagare - e gli ultimi arrivati, dalla Romania o dal Kosovo.
È innegabile che ci sono anche ladri e persone che vivono nel sottobosco della malavita. Anche in Italia non si può negare che ci siano mafiosi e camorristi. Ma la responsabilità penale è personale, no? Non si può processare un intero popolo. Enfatizzare solo il lato negativo, appiattire i giudizi senza verificarli, generalizzando e cavalcando l'onda della paura e soprattutto di una campagna xenofoba costruita ad arte per trovare un capro espiatorio di fronte alle mancanze dello stato sociale, alla riduzione di servizi per tutti, come hanno fatto i mass media più influenti in Italia, è istigazione all'odio. Non è informazione o libertà di espressione, perché anche quella ha dei limiti e delle regole».
Si dice che gli “zingari” non lavorano e non mandano i figli a scuola.
«Trovare un lavoro è difficile per un italiano, figuriamoci per noi. Ci sono dei lavori tradizionali. Molti bosniaci, macedoni, serbi prima della guerra lavoravano come giostrai, musicisti, nei mercati dell'usato, nell'edilizia, anche nelle fabbriche. Ma è difficile riuscire a ricostruirsi una vita dignitosa quando sei continuamente soggetto a sgomberi forzati o ti rinchiudono in un campo nomadi. Anche l'accesso alla scuola - per noi fondamentale per migliorare le condizioni di chi oggi vive nei campi - non è così facile quando parti da una situazione di degrado. E poi spesso agli insegnanti basta togliere i bambini dalla strada, contenerli, e non hanno strumenti culturali per insegnare loro niente, così alla fine vengono solo umiliati e i genitori finiscono per non mandarceli più. Recentemente, nel '99, sono state riconosciute in Italia 12 nuove minoranze linguistiche ma noi no. Noi chiediamo che venga approvata la proposta di legge presentata il 2 luglio 2007. E il rispetto della Direttiva europea 2043 che stabilisce parità di trattamento delle persone al di là della loro appartenenza etnica».
Eppure per integrare i bambini nelle scuole sono stati fatti progetti, stanziati fondi. Anche a livello europeo, no?
«Strumenti anche finanziari ci sono, nel Fondo sociale europeo. Il presidente della Commissione Barroso lo ha ricordato. Il problema è la volontà politica e il sostegno popolare necessario agli amministratori per implementarli. In Europa, ma anche Toscana, con il progetto "città sottili" e la proposta di legge sulle decisioni partecipate, che stabilisce percorsi di confronto e partecipazione delle popolazioni locali, ci sono esempi di buona prassi. Certo se si vuole mandare a scuola i bambini rom non si può cominciare con il prendergli le impronte».
Ma adesso le prenderanno a tutti, nel 2010. Anche agli italiani.
«Sì, intanto però per prima cosa prendono le nostre, quelle dei bambini sinti e rom. Hnno anche detto che non si trattava di una schedatura ma di un censimento. E che lo facevano per noi, per aiutarci. Poi si sono resi conto di aver esagerato, di essere sotto i riflettori dell'Europa, e hanno cercato di correggere. Ma la sostanza di una politica discriminatoria e razzista non cambia. A Napoli tre giorni fa dalla Prefettura fatto girare un questionario in cui si doveva indicare l'appartenenza etnica e religiosa. Poi non ci si può meravigliare se le popolazioni insorgono, danno fuoco ai campi». Rachele Gonnelli

Read More...

Meeting Antirazzista 2008, non solo impronte

Non solo impronte. I campi, la casa, l'inserimento dei bambini a scuola, il monitoraggio dei fondi per gli interventi di inserimento. Al meeting antirazzista annuale organizzato dall'Arci a Marina di Cecina, in provincia di Livorno, irrompe la questione rom. O meglio dei rom e dei sinti.
Mercoledì, nella settimana di dibattiti e seminari, è la giornata dedicata a loro, ad una assemblea generale, specie di stati generali di 22 tra organizzazioni e comunità di varie parti d'Italia da cui prende corpo la nuova Federazione Rom e Sinti Insieme, una associazione nuova che vuole cambiare approccio e lo fa con un proprio manifesto politico, un documento pieno di proposte con cui chiede una interlocuzione al Governo e agli enti locali. L'assemblea è "salutata" da locandine terrorizzanti "sull'impatto criminogeno" e "i rischi per il turismo" del litorale toscano su alcuni quotidiani come La Nazione e addirittura con una interpellanza firmata dalla capogruppo dei consiglieri locali del Pdl.
Al villaggio della Cecinella il can can della destra su quello che sembra una calata degli Unni, e si tratta invece di una cinquantina di persone - "i costi di spostamento sono molto alti, non tutti possono permetterselo" - arriva comunque attutito e assurdo. È vero che i politici di governo che erano stati invitati, a cominciare dal ministro Maroni, non si sono presentati, e anche quelli del governo-ombra hanno dovuto declinare l'invito perché "impegnati in votazioni alla Camera" ma rappresentanti delle istituzioni ci sono: sono i rappresentanti delle amministrazioni locali che si pongono il problema non in termini di "emergenza" o "sicurezza" ma di integrazione e convivenza. E il loro riconoscimento della nuova Federazione Rom e Sinti è davvero convinta, "perché nessuna politica di integrazione vera è possibile senza un soggetto in grado di intessere un dialogo nuovo, che riesca essere credibile, protagonista di un cambiamento che metta in discussione le facili etichette affibbiate ai rom e ai sinti", riconosce Rita Zanutel, assessore alla Provincia di Venezia.

"Se siamo arrivati a questo orrore della schedatura e delle impronte da prendere ai nostri bambini - dice Nazareno Guarnieri (in foto), rom italiano, di Pescara, presidente del "nuovo soggetto politico" - è anche perché l'approccio e le politiche del passato hanno fallito. E hanno fallito anche perché troppo spesso, per non dire sempre, finora, la mediazione culturale che è stata affidata ai rom e ai sinti è stata solo improvvisata e strumentale, senza percorsi di formazione, coordinamento, solo da "orsetto". Della serie: "Tu sei rom? Bene rappresenta i rom, tutti, poco importa se sei riconosciuto, se c'è un percorso partecipativo dietro". Per evitare la logica "orsetto" la Federazione chiede ora un ufficio nazionale con una banca dati dei progetti, un monitoraggio sui fondi impiegati e ramificazioni territoriali.
La distanza viene rimarcata evitando accenti polemici con l'Opera Nomadi, finora unica organizzazione riconosciuta a livello nazionale di rom e sinti, "colpevole" ad esempio di aver accettato "l'istituzionalizzazione dei campi nomadi come fossero parte della cultura dei rom e dei sinti" mentre nella ex Jugoslavia e anche in Italia la maggior parte di Rom e Sinti abita in case di mattoni e non è più nomade. I campi - si spiega - sono stati adottati "come unica soluzione" definitivamente con legge Martelli e accettati come male inevitabile, senza nessuna possibilità di alternativa o di voce in capitolo da parte di chi doveva vivere lì. "Così siamo stati relegati sempre più ai margini, come rifiuti umani da ammassare al confine delle periferie urbane"- parla ancora Nazareno - e da lì poi è difficile affrancarsi, andare a scuola, sentirsi uguali agli altri, ai "gagi", cioè ai non zingari.
Tra i primi punti della Federazione c'è invece una pluralità di soluzioni abitative - da micro campi familiari di sosta per chi è ancora nomade, a case popolari, a mutui agevolati soprattutto per i sinti che già, come documenta uno studio della Provincia di Venezia, hanno comprato terreni e immobili spesso sfuggendo a qualsiasi censimento perché residenti da tempo. Perché come spiega Demir Mustafà, rom di Firenze "le nostre realtà sono molto diversificate". C'è chi è italiano da generazioni e vota - le prime comunità "zingare" sono arrivate in Italia nel 1400 - e chi ha comunque la residenza e almeno qualche lavoro precario, agli ultimi kosovari appena arrivati.
Dal punto di vista degli amministratori resta la difficoltà di adottare qualsiasi tipo di scelta che non sia la cacciata di chi è etichettabile come "zingaro" in un clima in cui la destra ha fatto di questa campagna un cavallo di battaglia che non ha finora incontrato resistenza culturale abbastanza forte né interventi e soluzioni alternative credibili.
Per uscire da questo circolo vizioso l'assessore alle Riforme della Regione Toscana Agostino Fragai lancia due proposte di legge e una proposta di sperimentazione nel territorio. Si tratta di una legge sulla decisione partecipata che istituisce, su problemi spinosi, che hanno bisogno del consenso popolare, un percorso di confronto con le popolazioni locali. La legge può interessare la realizzazione di un inceneritore o altro. Ma la giunta presieduta da Claudio Martini ha intenzione di avviarne la sperimentazione proprio sulla questione dei rom e dei sinti, in un comune ancora da individuare. L'altra proposta è una legge che darà il diritto al voto alle amministrative a tutti gli immigrati residenti in Toscana da più di cinque anni. "Il governo rigetta l'accusa di prendere misure razziste perché ce l'ha solo con chi delinque ma cosa fa per chi è innocente?", dice Fragai.
"Noi chiediamo solo il rispetto delle leggi esistenti e delle Direttive europee esistenti - dice Eva Rizzin - compreso la sollecitazione delle Nazioni Unite all'Italia a riconoscerci come minoranza linguistica". Difficile l'integrazione degli alunni nelle scuole però senza insegnanti di sostegno, senza fondi per la mediazione interculturale come sembra dai tagli della prossima Finanziaria. Ma questo è ancora un altro capitolo.

Read More...

Rom e Sinti, il documento

La mimesi antropologica culturale
Le minoranze Rom e Sinte non sono più considerate un soggetto socio culturale, ma l'oggetto-fenomeno, la cavia di laboratorio su cui scatenare la "libido scientifica e politica" per scomporre e ricomporre l'individuo in piccole particelle fisiche.
Tutta questa etnologia accanita nei confronti di Rom e Sinti è il segnale inconscio di una rimonta di un razzismo molto sottile per giustificare una paura nuova che non deve mutarsi in risorsa, in opportunità e in valore.
Potremmo citare tanti esempi ma la schedatura di tutti i Rom ed i Sinti ed il rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom e sinti sono scelte indicative delle vigliaccate politiche verso le nostre minoranze.
Si finisce così col difendere una cultura dominante che non accetta il confronto diretto con Rom e Sinti e che si arroga il diritto di sostituirsi a Rom e Sinti strumentalizzando le nostre minoranze a vantaggio dell'autopromozione.
Le minoranze Rom e Sinte sono concepite dall'opinione pubblica lontane dalla società nel tempo e nel luogo, trattati dalla politica, dai giornali e dalle televisioni, come rifiuti umani, da relegare nell'estrema periferia delle città, là dove la comunità urbana colloca idealmente e materialmente i rifiuti.
Sono i monumenti moderni della segregazione, che tutta la politica Italiana, senza distinzione di colore, hanno creato, senza cercare una diversa soluzione.
Eppure le minoranze Rom e Sinte sono un esempio di “interazione culturale”, una interazione che non riesce ad assumere il carattere “interculturale” per uno “scambio culturale” soffocato dal “compromesso sociale” per la sopravvivenza e dalla presenza di "filtri" culturali.
Non si capisce come mai non si promuova la partecipazione attiva di Rom e Sinti. Come mai non ha fine l'opera di "filtri" culturali?
Noi Rom e Sinti siamo dappertutto pur avendo un “alveare” ben preciso, invisibile agli altri, ma così reale ed esistente che ha permesso la nostra sopravvivenza, rimanendo nella società, anche se ai margini di essa, nonostante la lunga storia di persecuzioni.
Questo alveare supera il luogo, il tempo e lo spazio ed è fondato sul comune senso d'appartenenza e di aver sofferto tutti insieme le pene inflitte dalla società maggioritaria.
Lo spazio dei Rom e dei Sinti è lo spazio di tutti; essi possono essere ovunque perché non è il luogo che li trattiene ma la fraternità, tornando sempre “all'alveare”.
Questo meccanismo di “mimesi antropologico-cultuale” dei Rom e dei Sinti, sviluppato in linea con le leggi della sopravvivenza, ha permesso la conservazione fino ad oggi di una cultura in minoranza.
Rom e Sinti hanno interiorizzato un forzato adattamento alle circostanze (sempre negative) ma la trasformazione che stiamo vivendo oggi prevede una interazione culturale sofisticata, dove tende a rafforzarsi una maggiore consapevolezza culturale per la ricerca di quella unità collettiva, utile per un confronto culturale attivo e propositivo e per un riesame critico, che permetta di essere protagonisti di una nuova “dimensione dei Rom e dei Sinti”.
Le minoranze rom e sinte vivono oggi un'occasione se nel sano conflitto generazionale e intercomunitario riescono a superare le divisioni e le frustrazioni del passato e spingersi verso il futuro senza negare la tradizione.
Passaggio delicato ed insidioso per il rischio di falsi modelli che potrebbero orientare verso una distorta dimensione dell'essere Rom e Sinto, dimensione che potrebbe essere estranea sia alla diversità culturale, sia al contesto sociale, politico e culturale.
I popoli respirano la propria cultura, una miscela di saperi e di sentimenti ed hanno bisogno di farlo per continuare a vivere, ma le culture sono dinamiche e si modificano, si evolvono nel confronto culturale attivo e propositivo, senza mai negare la propria storia e la propria tradizione e da troppo tempo la cultura Rom e Sinta è più uno specchio che una finestra, perché la segregazione, la separazione, l'assistenzialismo culturale, cioè politiche differenziate, hanno bloccato ogni miglioramento.
Rom e Sinti devono uscire dall'ottica delle politiche differenziate per ricercare uno scambio culturale attivo e propositivo per non perdere la propria storia e la propria tradizione. Per una evoluzione della cultura rom e sinta è necessario un radicale cambiamento di metodo.

Politica. Assistenzialismo e segregazione
Le politiche per Rom e Sinti in Italia evidenziano una persistente ignoranza, con gravi implicazioni culturali e violazioni di diritti, percepibile nella definizione delle nostre minoranze, negli strumenti normativi utilizzati per tradurre in azioni concrete le scelte politiche, nella partecipazione attiva dei diretti interessati a tutti i livelli.
Negli ultimi decenni, per Rom e Sinti, le scelte politiche "differenziate": "assistenzialismo culturale" e "segregazione culturale", sostenute con l'intento di promuovere e valorizzare la cultura Rom e Sinta e realizzate dalla interpretazione culturale del mondo Rom e Sinto, hanno condotto le persone di queste minoranze verso:
- l'esclusione dal contesto sociale, culturale e politico;
- l'acquisizione di conoscenze culturali interpretative;
- l'adesione ad un modello estraneo ai propri riferimenti culturali;
- lo sviluppo di una "mentalità assistenziale";
- l'utilizzo strumentale della partecipazione attiva (essere Rom o Sinto non significa possedere automaticamente determinate competenze e professionalità)
Viene da chiedersi: a chi non conviene la normalità per Rom e Sinti?
La predisposizione di scelte politiche per Rom e Sinte che abbiano successo, passano nel recepire e specificare il ruolo attivo, propositivo e decisionale degli stessi Sinti e Rom per evitare gli errori che nel passato hanno condotto al fallimento ogni iniziativa.
Un radicale cambiamento metodo verso scelte politiche normali, di riconoscimento culturale, di responsabilizzazione delle professionalità rom e sinte, per coinvolgere attivamente le minoranze rom e sinte alla programmazione e condivisione delle scelte politiche.
Cambiamento di metodo che porti tutto il Paese ad una maggiore e migliore conoscenza e comprensione della cultura sinta e rom, per eliminare ogni forma di discriminazione che flagella attualmente i Rom e i Sinti in Italia.

Il ruolo della Federazione Rom e Sinti Insieme
La “Federazione Rom e Sinti Insieme” è una organizzazione democratica che a poche settimane dalla sua costituzione già associa ventidue associazioni rom e sinte di dodici regioni italiane. Costituita il 18 Maggio 2008, dopo oltre un anno di lavoro del Comitato Rom e Sinti Insieme, per condividere le finalità e le strategie, per definire un programma politico e la strategia organizzativa.
Con la costituzione della Federazione Rom e Sinti Insieme è la prima volta che in Italia si avvia sia un articolato percorso di partecipazione attiva e propositiva di Rom e Sinti, sia un processo unitario delle nostre minoranze per una rappresentatività dei Sinti e dei Rom, italiani ed immigrati.
La Federazione si propone di costruire un dialogo diretto con la promozione di una società aperta e interculturale, l'affermazione della cultura della legalità, il contrasto agli abusi di potere; un ruolo attivo e propositivo di Rom e Sinti sia per collaborare a tutti i livelli in tutte le iniziative finalizzate a promuovere la cultura Rom e Sinta ed a migliorare le condizioni di vita delle famiglie Rom e Sinte.

Programma politico
Malgrado l'impiego di risorse pubbliche le condizioni di vita dei Rom e dei Sinti in Italia non registrano un miglioramento, anzi sono peggiorate.
Per la realizzazione del programma politico la Federazione Rom e Sinti insieme ritiene prioritario la massima diffusione all’opinione pubblica, ai media ed alla politica dei risultati ottenuti per ogni attività svolta ed una dettagliata rendicondazione economica delle eventuali risorse pubbliche utilizzate.
Questa priorità si rende essenziale per eliminare i pregiudizi dell'opinione pubblica, dei media e della politica che percepisce solo una resistenza di queste minoranze all'integrazione culturale e non mette in discussione altri fattori che possono condurre al fallimento, parziale o totale, una iniziativa progettuale.
Il programma politico sarà realizzato dalle organizzazioni locali, la Federazione Rom e Sinti Insieme collaborerà con la partecipazione di Rom e Sinti, ai diversi livelli di competenza e di professionalità, nelle azioni di progettualità, di formazione, di coordinamento, di monitoraggio e di valutazione.

Partecipazione attiva
La complessità della realtà rom e sinta in Italia necessità di una rete di monitoraggio che offra dati certi, ad oggi inesistenti, da elaborare sia a livello nazionale che a livello locale. Per questa ragione è necessaria la costituzione di un Ufficio Nazionale e di Uffici Regionali, Provinciali e Comunali per le grandi città. L'Ufficio Nazionale deve prevedere una presenza significativa di Rom e Sinti e deve avere il compito di raccogliere e sistematizzare i dati offerti dagli uffici periferici. Gli Uffici periferici devono prevedere una presenza significativa di Sinti e di Rom, in stretta collaborazione con le associazioni rom e sinte.
Gli obiettivi degli uffici periferici saranno quelli di:
a) monitorare i bisogni espressi dalle comunità rom e sinte e dalle realtà istituzionali territoriali, raccogliere le buone pratiche realizzate nei singoli territori, suggerire proposte e valutare i progetti in atto;
b) promuovere la diffusione della conoscenza delle culture sinte e rom, contrastare le forme di discriminazione, in collaborazione con le istituzioni e gli Enti Locali;
c) coordinare e monitorare gli interventi degli Enti Locali e delle Istituzioni.
Gli obiettivi dell'Ufficio Nazionale saranno quelli di:
1. raccogliere e sistematizzare i dati offerti dagli uffici periferici e diffondere in tutto il Paese le buone pratiche;
2. elaborare piani d'azione nei diversi ambiti d'intervento (culturale, abitativo, lavorativo, sanitario, sociale, scolastico e formativo) anche proponendo al Governo le necessarie modifiche alle leggi esistenti;
3. coordinare gli interventi dei diversi ministeri interessati, collaborando alla definizione di obiettivi e strategie

Riconoscimento status di minoranza
Proponiamo la promulgazione della proposta di legge n. 2858: "Modifiche alla legge 15 dicembre 1999, n. 482, per l'estensione delle disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche storiche alle minoranze dei Rom e dei Sinti", presentata alla Camera dei Deputati il 2 luglio 2007.

Istruzione e formazione
La Federazione Rom e Sinti Insieme intende:
- restituire ai genitori la loro dignità genitoriale;
- sostenere l'istituzione scuola nel percorso scolastico degli alunni rom e sinti;
- valorizzare la presenza degli alunni rom e sinti all'interno delle scuole trasformandoli da presenza ingestibile a risorsa positiva;
- approfondire la conoscenza dell'intera popolazione scolastica della cultura rom e sinta per favorire l'accoglienza del diverso.
Per gli adolescenti e per gli adulti la federazione vuole aprire un centro di orientamento professionale, di formazione e informazione per i rom ed i sinti i cui obiettivi sono:
a) recupero e reinserimento degli adolescenti e dei giovani adulti, attraverso la creazione di una rete con le scuole professionali, i centri per l'impiego ed i servizi sociali per l'istituzione di borse lavoro;
b) progettazione di interventi formativi volti al recupero dei lavori tradizionali dei rom e sinti;
c) realizzazione di laboratori di informatica, di corsi di alfabetizzazione per l'apprendimento dell'Italiano e per migliorare la conoscenza;
d) istituire centri di lingua romanes e di storia e cultura del popolo rom e sinto
e) organizzare convegni, seminari e workshops per informare il popolo rom e sinto sulle politiche tenute dagli altri paesi europei sulle tematiche rom e sinte.
La federazione creerà una rete sul territorio nazionale per offrire a tutti la sua collaborazione che comprende: progettazione, monitoraggio, sostegno, formazione e informazione attraverso una equipe di professionisti qualificati.

Habitat
La Federazione è nettamente contraria alla politica abitativa dei campi nomadi, sollecita il graduale superamento e propone soluzioni abitative diversificate dalla casa alla microarea secondo la volontà della singola famiglia Rom e Sinta.
La Federazione propone una politica abitativa pubblica per l'accesso agevolato delle famiglie rom e sinte alla casa ed alla microarea, ed una politica abitativa privata per agevolare le famiglie rom e sinte all'acquisto della propria abitazione oppure a soluzioni sui terreni agricoli privati.
La Federazione propone, inoltre, una modifica del Testo unico n.380/2001 in materia di edilizia che dispone per la sosta di una roulotte la richiesta di una concessione edilizia.

Lavoro
La questione lavoro per Rom e Sinti è strettamente collegata alla globalità delle politiche locali per Rom e Sinti. La Federazione progetterà soluzioni per il lavoro nei singoli territori in collaborazione con le associazioni locali aderenti.

Discriminazione
La Federazione ritiene che sia di fondamentale importanza il recepimento completo della Direttiva Europea n. 2000/43 che attua il principio di parità di trattamento tra le persone.
Chiediamo che vengano inasprite le pene per chi viola le leggi contro la discriminazione, ad oggi ridicole, e che vengano implementati i poteri delle nostre associazioni sia nel contrasto dei reati che nella tutela delle vittime della discriminazione
È necessario accrescere la consapevolezza nei Rom e nei Sinti delle violazioni dei loro diritti attraverso la formazione di attivisti/mediatori Rom e Sinti. Quindi è necessario informare meglio Rom e Sinti della protezione giuridica esistente e dei mezzi disponibili per combattere la discriminazione.
Tutto ciò sarà realizzato attraverso eventi e la divulgazione di materiale informativo alla società civile.
L'Ufficio nazionale Antidiscriminazione Razziale deve essere indipendente ed in grado di comminare sanzioni, revocare atti amministrativi, disporre risarcimenti e altre forme del danno subito.

Immigrazione
La questione dei rom immigrati provenienti da Balcani, da oltre 40 anni presenti in Italia, è rimasta ancora irrisolta. Queste persone vivono in Italia da tanto tempo, sono senza documenti da tanto tempo. Il loro Stato di origine (ex Jugoslavia) non esiste più, gli archivi anagrafici del loro Stato sono stati distrutti dalla guerra. I giovani di seconda e terza generazione di queste famiglie sono nati in Italia e sono senza documenti.
Allora cosa fare? La questione è esclusivamente politica e la Federazione Rom e Sinti Insieme formula proposte differenziate:
- il riconoscimento della cittadinanza a tutti coloro che sono nati in Italia con la modifica della legge sulla cittadinanza (diritto di suolo e non diritto di sangue);
- concessione di un permesso di soggiorno provvisorio agli adulti Rom immigrati dai Balcani;
- il riconoscimento ai rom immigrati dai Balcani dello stato di apolidia;
- una sanatoria per i Rom immigrati provenienti dai balcani.
Federazione Rom e Sinti Insieme, Cecina, 16 luglio 2008, Meeting Antirazzista

Read More...

mercoledì 16 luglio 2008

"Zingari" e stranieri, rifiuti ad personam di un paese incivile

Se fossimo un paese civile, ma non è il caso di formulare ipotesi fantascientifiche, potremmo ragionare su cosa ci stia succedendo e sul perché siamo incapaci di reagire, partendo da tre piccoli fatti che sono più sconvolgenti di tutte le leggi «ad personam» del premier e delle banali pratiche sessuali che allietano la vita, anche parlamentare.
Fatti di cronaca, si direbbe nelle redazioni dei giornali per bene che ancora non si sono ripresi per le «cose inaudite» sentite l'altro giorno in piazza Navona. Allora, sentite queste. A Padova, dove la raccolta differenziata funziona a meraviglia, ci sono marocchine - ma pur sempre donne! - piegate sotto il sole e nascoste in un capannone industriale che infilano le mani nude nel nostro schifo quotidiano per separare il secco (pannolini, assorbenti) dall'umido (avanzi putrescenti). Come schiave, e speriamo che almeno non siano sprovviste di permesso di soggiorno, perché in questo caso meriterebbero di essere rinchiuse al più presto in un Cpt per combattere la piaga della clandestinità - alzi la mano il parlamentare che non è d'accordo ad applicare la legge italiana. Inciviltà? Beh, abbassiamo i toni.
E allora spostiamoci nella città «più vivibile d'Italia», Mantova. Vijai Kumar, 44 anni, l'indiano «clandestino» che lavorava in nero in un campo di Viadana, non corre più lo stesso rischio delle donne marocchine: è morto, è stato lasciato morire come un cane, ma siamo sicuri che il «mondo del lavoro», o magari il Colle, sapranno lanciare un monito per sensibilizzare gli italiani.
Vijai Kumar si è sentito male e il padrone lo ha nascosto lungo un filare di alberi invece che chiedere soccorsi. Omicidio razzista? Beh, non facciamoci prendere la mano dal «populismo d'opposizione», altrimenti rischiamo di non governare mai più.
La terza notizia, se possibile, è ancora più vergognosa, ma dobbiamo mantenere la calma perché certe cose ai bambini, a quelli degli altri, noi italiani le stiamo facendo a fin di bene (come dicono il leghista Maroni e il piddino Penati). Le impronte digitali a parole scandalizzano l'Europa, ed è positivo che nelle piazze italiane molti antirazzisti si stiano mettendo in fila per inchiostrarsi i polpastrelli in segno di solidarietà con gli “zingari”.
Però bisogna stare molto attenti, perché il nemico - pardon, l'avversario politico - si sta portando avanti. A Firenze, per esempio, una bambina zingara di 12 anni è stata sottratta ai genitori in un autogrill, e sequestrata per sei giorni in una «struttura protetta», perché somigliava alla piccola Angela Celentano, scomparsa nel 1996. Non era lei, ma non c'è problema: nella «struttura protetta» c'erano psicologi esperti. Quindi, continuiamo pure a parlare d'altro. di Luca Fazio

Read More...

Berlusconi: la "schedatura" è un bene...

Anche Berlusconi si spende a favore della “schedatura” dei Sinti e dei Rom in Italia. Sarebbe a fin di bene. La mette così Silvio Berlusconi la questione delle impronte ai bambini rom: «Vogliamo favorire l'integrazione dei nomadi e prendere le impronte ai bambini ha l'obiettivo di garantire loro scuola e istruzione». Difficile altrimenti giustificare un provvedimento così «discriminatorio» e farlo proprio con il presidente della commissione Europea Jose Manuel Barroso, che ha manifestato non poche perplessità al riguardo.
L'incontro è a Palazzo Chigi. Sul tavolo diversi temi: dalla questione sicurezza alla crisi Alitalia. Ma è in particolare sulla faccenda ‘impronte' che tra l'Europarlamento e il governo italiano ci sono divergenze. Dall'Europa sono arrivate osservazioni e richieste di chiarimenti sul provvedimento, e mentre Maroni ha garantito delucidazioni al vicepresidente della Commissione Jacques Barrot «per verificare la compatibilità» delle misure adottate, il premier ha approfittato dell'occasione per «fare chiarezza».
E ha reso la sua versione: «Il fatto di assumere le impronte nei campi rom deriva dalla necessità di vedere chi sono i rom che stanno in questi campi. Vogliamo esprimere la ferma volontà del governo di garantire che i bambini rom possano andare a scuola per ricevere la stessa educazione degli italiani. C'è solo una volontà positiva, quella di renderli più integrati con gli europei concedendo loro lo stesso diritto». Poi sempre in tema di sicurezza il premier ha fatto cenno alla questione dei clandestini: «Il 40% di chi commette reati in Italia è straniero, in gran parte clandestini. Lo dicono i numeri. E per questo noi vogliamo respingere chi delinque e accogliere chi viene per lavorare».
Per il momento Barroso, dopo aver sottolineato la «grande collaborazione» tra la Commissione Europea e le autorità italiane, si è detto fiducioso: «Sono certo che una soluzione verrà trovata, una soluzione di sicurezza e compatibile con i valori dell'Unione europea. Siamo completamente fiduciosi nel rispetto dei principi democratici in Italia e dello Stato democratico in Italia, dove c'è una grande tradizione umanitaria e di solidarietà».

Read More...

Gelmini: gli insegnanti saranno mediatori culturali...

Il ministero dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha annunciato che da settembre partirà un piano di scolarizzazione per i rom e ha sottolineato la necessità dei fare i censimenti nei campi nomadi, come passo preliminare alle politiche di integrazione, difendendo le impronte digitali: «Non sono uno strumento di discriminazione ma di tutela nei confronti di bambini».
«È necessario, come affermato dal presidente Berlusconi, accelerare sulla strada dell’integrazione anche passando attraverso le rilevazioni di tutti i bambini presenti nei campi nomadi», ha sottolineato in una nota, aggiungendo: «Se vogliamo veramente raggiungere una piena integrazione è indispensabile conoscere quanti potenziali studenti non sono mandati a scuola dai genitori». Ciò premesso il ministro annuncia che da settembre partirà «un piano di scolarizzazione» che prevede innanzitutto l’insegnamento della lingua italiana per i bambini, con ore supplementari e un piano nazionale di formazione dei docenti e dei dirigenti scolastici con presenze di bambini rom. I docenti - spiega il ministero - saranno formati come dei veri e propri mediatori culturali in grado di comprendere gli aspetti cultuali, linguistici, valoriali della cultura rom. Inoltre nel piano sono previsti anche «protocolli d’intesa con associazioni che si occupano di rom per uno scambio di informazioni per migliorare gli interventi di sostegno alla scolarizzazione».

Read More...

Bossi: “tutti i padani potrebbero far schedare figli”… ma non lo fanno

"Tutti i padani potrebbero far schedare i loro figli. Non sarebbe cosi' drammatico". Lancia la sua ennesima provocazione, il leader della lega e ministro delle riforme Umberto Bossi, intervenuto questa sera alla festa del Carroccio a Treviglio.
Secondo Bossi "Maroni giustamente ha trovato la via di inserire i rom nel sistema democratico". La schedatura dei bambini rom voluta dal ministro dell'Interno, va dunque interpretata in questo modo secondo Bossi, come uno strumento per "dargli la dignita' di cittadini. Come fai a dargli questa dignita' se non hanno un nome e un cognome? Pochi di loro, molto pochi, sono cittadini italiani".
Purtroppo Bossi come molti altri o sono disinformati o sono in cattiva fede, perché la maggioranza dei Sinti e dei Rom che vivono in Italia sono Cittadini italiani.
Noi di sucardrom invitiamo Bossi a dare subito corso al suo intendimento e quindi di presentare nel prossimo Consiglio dei ministri un decreto legge per la “schedatura” delle impronte digitali e del Dna (come vogliono per i Rom sia Maroni che Frattini) di tutti i cittadini “padani”.

Read More...

lunedì 14 luglio 2008

Ecco, come e perché rom e sinti prendono parola

«Ci alitano sul collo, i media ci martellano, i politici ci accusano. Non è giusto che per gli errori di uno l’intera comunità debba pagare», spiega un rom ai giornalisti accaldati, assiepati tutti insieme sotto un tendone blu. Ci troviamo al Villaggio globale, a Roma, sono le due del pomeriggio di giovedì 10 luglio e il caldo è asfissiante.
Un uomo si sbottona la camicia; un bambino tiene in mano uno striscione «Sinti di Bergamo, cittadino italiano»; una donna prepara con cura lo stand di gonne stirate, pronte per essere vendute dalla cooperativa Antica sartoria rom di Roma; un ragazzo di diciassette anni, con occhiali da sole dalla spessa montatura, saluta un signore stempiato. «Siamo tornati al 1939 – osserva un sinto italiano – abbiamo paura, non dormiamo più. Avete visto cosa è successo a Napoli?».
Alle 14 e 30 comincia l’assemblea nazionale organizzata dalla Federazione Rom e Sinti Insieme, la prima rete di rom e sinti totalmente autorganizzata e indipendente, alla quale aderiscono 22 associazioni di 12 regioni.
«Abbiamo promosso questa giornata per riflettere sulle azioni da adottare in difesa della minoranza ‘zingara’», ci spiega un ragazzo della Federazione. Sotto il palco, alla ricerca di uno sprazzo d’ombra, si accalcano i partecipanti; qualcuno tra loro fa notare che anche nella Federazione si vedono un po’ troppo gli stessi volti e che si sperava in un’affluenza.
Il primo a impugnare il microfono è Marco Brazzoduro, docente di politica sociale alla Sapienza, maglietta «clandestina» nera [quella diffusa da Carta], moderatore della giornata: «Diciamo ‘dosta’ Oggi è un’importante giornata. I rom e i sinti si ribellano, dicendo no alla deriva razzista che sta prendendo piede in Italia».
Secondo la Federazione in Italia non si è avviato un vero percorso di interazione nei confronti di rom e sinti; non c’è stata la volontà, da parte delle grandi organizzazioni che lavorano con i loro, di parlare di diritti.
«Anche per questo – sostiene Nazzareno Guarnieri, presidente della Federazione – abbiamo deciso di formare una rete di autorappresentazione. Siamo stufi di chi parla per noi, di chi tenta di arricchirsi speculando sulla nostra pelle. Anche chi si definisce nostro amico spesso non ci vuole, ci ostacola; oppure, cosa ben più grave, ci usa come oggetti da mostrare». È indignato Guarnieri, parla di una politica corrotta, di un associazionismo legato al potere. Per Davide Casadio, sinto italiano, «rom e sinti un popolo. Il popolo dei sinti, ad esempio, vive in Italia dal 1400. Non siamo italiani?». La questione delle schedature non va proprio giù ai partecipanti dell’assemblea. «Ci schedano di continuo – continua Casadio – la stessa parola ‘zingaro’ è una schedatura, un’etichetta, un marchio». Ad essere schedato è un intero popolo. Ma la parola ‘popolo’ vale anche per i rom e per i sinti? «Sì – risponde Demir Mustafa, intellettuale rom di Firenze – alcuni di noi sono ancora nomadi, ma questo non ci impedisce di definirci ‘popolo’».
A dimostrare la vicinanza con i Rom e Sinti che vivono in Italia sono presenti rappresentanti stranieri. «Sono venuto in Italia, oggi, dalla Spagna. Porto la nostra solidarietà nei confronti dei fratelli italiani – dice Diego Scudiero, spagnolo, al microfono – Quando in Spagna leggiamo quello che avviene in Italia stiamo male, perché è come se venissimo colpiti noi», un popolo appunto. «Siamo andati sotto l’ambasciata italiana a protestare – gli fa eco Lisardo Hernandez, portavoce del Consiglio statale popolo gitano [organo ufficiale di rappresentazione gitana davanti al Governo spagnolo] – Siamo uniti, dobbiamo lottare tutti insieme».
La mancanza di politiche d’interazione è il problema che più spesso affiora negli interventi. Molti indicano come primi responsabili proprio quelle organizzatori che si dicono in difesa del popolo rom e sinti. L’Opera Nomadi ad esempio. Secondo Bruno Morelli, pittore rom, «Il mondo dell’associazionismo ha sbagliato tutto. Hanno cercato di risolvere il ‘problema zingari’ attraverso una politica di stampo sociologico, dimenticando di mostrare ai gagè [i non rom] la nostra cultura. Molta gente vive sulle nostre spalle, si arricchisce grazie a noi. Pensiamo all’Opera Nomadi».
Lo incalza Agostino Vdorevic, rom: «Dov’è oggi l’Opera Nomadi? Non c’è. Oggi ci siamo solo noi». L’Opera nomadi, in verità, è nelle stesse ore impegnata a presentare un progetto per concedere il tesserino ai musicisti di strada: una buona iniziativa ma che per alcuni è stata organizzata il 10 luglio per non far crescere l’adesione all’assemblea. Di certo, la Federazione ha le idee chiare e molte proposte, prima tra tutte, chiedere due incontri, uno al ministro Maroni, per parlare di assistenza sanitaria, scolarizzazione e diritto all’abitare; un altro ai tre prefetti, ‘commissari straordinari per l’emergenza rom’. Se le richieste, entro settembre, non verranno prese in considerazione, sarà l’inizio di una «lotta sociale», sostiene Vojcan Stojanovich, con proteste e scioperi della fame. di Simone Sestieri

Read More...

domenica 13 luglio 2008

Rom e Sinti, Frattini vuole i Dna...

"Serve una banca dati europea con i nomi, con le impronte, con i segni del Dna" dei minori che abitano i campi nomadi, e "se l'Europa non adotta questa soluzione delle impronte e del Dna, che a me sembra l'unica possibile, noi l'adotteremo comunque". Lo afferma il ministro degli Esteri Franco Frattini in una lunga intervista al Messaggero.
Come alcuni giorni fa il ministro Maroni aveva già affermato è la mappa genetica di ogni singolo Sinto e dei Rom che questi razzisti vogliono. E hanno anche il coraggio di affermare che lo fanno per il bene degli stessi bambini. Al Governo ci sono dei razzisti che pensano di trovare dei bambini scomparsi nei “campi nomadi”. E dopo non averli trovati si concentreranno sulla tesi definitiva: “i Rom non sono integrabili” (Gianfranco Fini). Orribile!

Read More...

Impronte, ancora come cento anni fa...

Nel 1909 un’apposita conferenza dedicata "al problema zingaro" decide di marchiare a caldo tutti i Rom e i Sinti tedeschi per una più facile identificazione.
Nel 1920 tutti i Sinti e i Rom presenti in territorio tedesco devono essere fotografati e rilasciare le proprie impronte digitali.
Nel 1938 si svolge la “settimana di pulizia dagli zingari”. Centinaia di Sinti e di Rom in Germania ed in Austria sono arrestati, malmenati ed imprigionati. Himmler predispone che determinati Sinti e Rom siano mantenuti in vita alla stregua di "monumenti storico-antropologici" affinché li si possa nel tempo studiare.
Oggi nell’anno 2008, Maroni ha dato il via alle Forze dell’Ordine per prendere le impronte digitali a tutti gli abitanti dei “campi nomadi” in Italia, (immigrati e italiani) compresi tutti i bambini, innocenti di tutto. Fotografati e schedati come criminali, l’unico reato… colpevoli d’etnia diversa… Sinti e Rom. Maroni ha riproposto le leggi della Germania, che sono stati emanate cento anni fa e oggi dimenticate.
Esistono personaggi che con un misero gesto potrebbero fermare tutto questo assurdo odio razziale. Ma si stanno nascondendo, stanno aspettando che un altro olocausto… un nuovo Porrajmos divori tutti, soltanto alla fine interverrà qualcuno a denunciare.
Io mi chiedo come fa la gente ad alzarsi la domenica mattina, recarsi con la famiglia a pregare, chiedendo “mi assolvi perché ho peccato”. Come fanno a credere in Dio se partecipano tacendo e permettendo il male che sta perseverando in Italia.
I Sinti e i Rom, dopo 60 anni dalla II Guerra Mondiale, stanno ripassando tutto l’orrore e la paura che hanno provato all’epoca: braccati e perseguitati, devono ancor fuggire nascondendosi e tenersi lontano dai centri abitati.

I Sinti e i Rom non hanno dei soldati, degli eserciti che li difende, non possono nemmeno difendersi da soli, non hanno nessun tipo d’arma, ne fucili, ne bombe atomiche. Nella loro religione, nel cuore non c’è mai stata la guerra.
I Sinti e i Rom non hanno terre, capitali, petrolio, miliardi, forse se avessero tutto questo qualcuno con voce autorevole direbbe… Adesso Basta… Italia… smettila.
Di nuovo come allora, stanno cercando di scacciare e di eliminare le etnie Sinti e Rom, dopo che Adolf Hitler non c’era riuscito, ci vuole riprovare Maroni, istigando all’odio razziale la maggior parte della popolazione italiana.
Rom e Sinti danno fastidio a tutti… non perché rubano… non perché sono sporchi o per le mille ragioni che gli si vuole attribuire… no non per tutto questo… se davvero il motivo principale è quello che gli si vuole attribuire… allora si dovrebbero punire tutti i popoli, perché questo si trova in tutti i popoli esistenti al mondo.
Il dott. Johann Trost, ex deportato a Dachau, nella sua testimonianza resa alla commissione Olandese per i crimini di guerra disse: «Tutti disprezzavano gli zingari, di razza pura o meticcia: tutti, dai deportati alle SS. Allora perché rinunciare? Chi si sarebbe lamentato? Chi avrebbe testimoniato? Gli zingari contavano ancor meno degli ebrei. Gli zingari non avevano nessuna rappresentanza negli stati che li avevano visti nascere. Essi non esistevano a livello nazionale o internazionale. Al limite siamo stati in presenza di un delitto perfetto. Un delitto senza cadaveri. Chi volete ancora oggi che reclami uno zingaro».
La stupidità più grande nel mondo è la paura del diverso… ma l’ignoranza più grande e non ammettere che tu stesso sei un diverso fra i mille diversi… di Radames Gabrielli, Presidente dell’associazione Nevo Drom

Read More...

Gelmini e Maroni: quando l’orco cerca goffamente di travestirsi da agnello…

Dopo Maroni, ecco accodarsi la Gelmini: «Non voglio più lasciare soli questi bambini che di fatto vivono in uno stato di abbandono. Sono almeno 23.000 i minori rom che ogni giorno mancano all’appello delle maestre. Il 66% dei minori rom non è mai andato in classe. Darò un’istruzione a questi 23mila bambini».
E in polemica con Famiglia Cristiana, la cattolica Gelmini ha detto che «non può dirsi cattolico o attento chi fa finta di non vedere che i bambini rom non vanno a scuola e vengono invece utilizzati per l’accattonaggio». (da “Impronte pro e contro: ma non siano un marchio...” su Tuttoscuola FOCUS)
Ma quanta ipocrisia! Che vergogna!!! Innanzitutto viene da chiedersi se qualcuno sa con certezza quanti italianissimi e arianissimi (precisazione d’obbligo, dato che molti rom sono italiani) bambini a Scampia come allo Zen o a Quarto Oggiaro evadono l’obbligo scolastico; quanti lavorano invece di andare a scuola o dopo scuola; quanti sono utilizzati come corrieri della droga o per scippi e piccoli reati, ma anche come baby killer per le organizzazioni criminali (i minori di 14 anni costano poco e non rischiano il carcere). Il ministro ha le cifre esatte? A quanto mi risulta il fenomeno dell’evasione scolastica in Italia è ancora abbastanza grave, drammatico in alcune zone del Paese, ma poco conosciuto e poco combattuto, così come quello dell’utilizzo di minori da parte delle organizzazioni criminali e del lavoro minorile. Continua a leggere…

Read More...

Milano, i Sinti italiani



Read More...

sabato 12 luglio 2008

Timori e sospetti di manovre

Il sospetto di un attacco strumentale è forte. E lo alimenta il modo plateale col quale i socialisti europei hanno chiesto al francese Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell’Ue, di premere su Silvio Berlusconi. Ma le accuse di razzismo arrivate ieri dal Parlamento di Strasburgo contro il governo italiano che prende le impronte digitali ai bambini rom sono comunque un segnale.
Dicono che l’idea lanciata dalla Lega e fatta propria dal centrodestra offre un pretesto facile agli avversari della maggioranza berlusconiana. La misura presa in Lombardia, Lazio e Campania in nome dell’«emergenza nomadi» mette il governo sotto una lente di ingrandimento negativa. I numeri della votazione all’Europarlamento confermano un blocco di centrosinistra pronto a materializzarsi su temi sui quali l’Ue si mostra inflessibile: forse perché vuole esorcizzare i fantasmi xenofobi che aleggiano su tutto il Vecchio Continente; o più semplicemente perché teme che la «ricetta italiana» diventi contagiosa. Ma alcune defezioni che ieri si sono registrate nello stesso Ppe suonano come elemento di riflessione per Palazzo Chigi.
L’altolà di Strasburgo non è vincolante. Sa di manovra politica. Ed è stato deciso senza aspettare il parere che avrebbe dovuto dare la Commissione Ue. Per questo i ministri degli Esteri, Franco Frattini, e dell’Interno, Roberto Maroni, hanno reagito stizziti, dicendo che andranno avanti «fino in fondo». Il responsabile al Viminale arriva a prevedere che presto la prassi sarà imitata altrove. Sul piano internazionale, tuttavia, il contraccolpo c’è. Ad allungare un’ombra sono le riserve esplicite di molti esponenti cattolici, prima ancora che dell’opposizione. Gli episodi di intolleranza che si sono registrati nel recente passato, insieme con le dichiarazioni sbrigative di qualche alleato berlusconiano, all’estero accreditano il profilo di un governo più estremista di quanto non sia.

D’altronde, nello stesso centrodestra non tutti sembrano convinti dell’efficacia dell’operazione. Ma per la Lega, soprattutto, la scelta è irreversibile. Risponde all’esigenza di placare la domanda di sicurezza di un elettorato spaventato non solo al Nord. È una bandiera controversa issata davanti al Paese con un obiettivo insieme ideologico e mediatico. Per questo, sebbene divida, difficilmente sarà ammainata. Il «censimento», come viene chiamato eufemisticamente dai promotori, è una sorta di trincea che promette protezione contro i criminali e visibilità politica ad alcune forze della coalizione.
Le impronte digitali dei bambini rom segnano dunque il recinto culturale della maggioranza, o almeno di una sua porzione. Debbono segnare la discontinuità di un centrodestra guidato da un Berlusconi votato per la terza volta come premier dagli italiani, ha obiettato ieri Sarkozy alle rimostranze socialiste. L’osservazione è ineccepibile. Rimane da capire se anticipa un appoggio politico di altri Paesi; oppure se il governo è avviato all’ennesimo braccio di ferro con l’Europa, in una solitudine che qualche avversario conta di trasformare in isolamento. di Massimo Franco

Read More...

Rom e Sinti, un'importante assemblea pubblica

Come da programma si è svolta il 10 luglio 2008 a Roma l'assemblea pubblica della Federazione Rom e Sinti Insieme. Sono intervenuti i delegati di tutte le associazioni aderenti e numerosi altri cittadini, sia Rom e Sinti che attivisti e amici.
Sono intervenuti anche rappresentanti Kalè, dalla Spagna, e Sinti dalla Francia. L'assemblea è stata condotta dal prof. Marco Brazzoduro.
Tutti i Rom e i Sinti intervenuti al dibattito hanno detto NO alla schedatura delle minoranze e Rom e Sinte, BASTA alla discriminazione ed al razzismo e hanno sollecitato la Federazione a chiedere un dialogo diretto ed un ruolo attivo a Rom e Sinti sia con il Governo e le Istituzioni Nazionali che con i commissari straordinari di Napoli, Roma e Milano.
Anche questa volta, i soliti personaggi esterni al mondo Rom e Sinto hanno tentato di far saltare questa iniziativa di partecipazione diretta, soffiando sul vento della divisione e contrapponendosi con una puerile strumentalizzazione come accade ogni volta che Rom e Sinti chiedono di essere protagonisti pensanti.
L'assemblea pubblica è stata promossa dalla Federazione per portare all’attenzione di una opinione pubblica distratta e disinformata ad arte, le proteste e le proposte di Rom e Sinti, senza dare spazio all’ipocrisia politica e mediatica finalizzata a nascondere la questione vera di Rom e Sinti ma mettendo il dito nella piaga di tutta la politica italiana: la totale assenza di una politica di interazione culturale con Rom e Sinti.
Le politiche del passato sono tutte fallite, il metodo della interpretazione culturale e la strategia politica dell’assistenzialismo culturale hanno condotto al fallimento ogni iniziativa, hanno prodotto un disastro che oggi rom e sinti pagano duramente. Oggi non si tratta solo di superare la politica dei “campi nomadi” ma di fare i conti con la storia delle politiche sbagliate del passato ed avviare un radicale cambiamento di metodo e di strategia: il dialogo diretto, un ruolo attivo a Rom e Sinti, la normalità.
La volontà del Ministro dell'Interno di schedare tutti i Rom ed i Sinti con il rilevamento delle impronte digitali anche ai bambini ed alla bambine Rom e Sinte è stata da tutti evidenziata come una vera e propria pratica razzista, una grande “vigliaccata politica”, per umiliare una popolazione minoritaria. Ma anche come un diversivo per nascondere la violazione di un preciso dovere della politica italiana: l'assenza di un programma politico di interazione culturale con Rom e Sinti.
Tutti hanno espresso il plauso alla risoluzione del Parlamento Europeo che condanna l'Italia per la schedatura di Rom e Sinti. Il prossimo appuntamento della Federazione sarà al Meeting Antirazzista di Cecina, il 16 luglio 2008. Federazione Rom e Sinti Insieme

Read More...

Di razza ce n’è una sola, quella umana

Gli scorsi 10 e 11 luglio si è tenuta nel Parco di San Rossore, a Pisa, l’Ottava edizione del meeting internazionale organizzato dalla Regione Toscana dedicato ai temi della globalizzazione. L’incontro ha proposto un’approfondita riflessione sul tema del razzismo in ogni sua forma, a 70 anni dalla firma delle leggi razziali, avvenuta proprio nella tenuta di San Rossore, nel settembre 1938. Pubblichiamo il testo del Manifesto antirazzista uscito dall’incontro in cui ci sarebbe piaciuto leggere almeno un accenno alle minoranze sinte e rom.
I. Le razze umane non esistono. L’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze “psicologiche” e interpretate sulla base di pregiudizi secolari.
Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in “migliori” e “peggiori” e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi.
II. L’umanità, non è fatta di grandi e piccole razze. E’ invece, prima di tutto, una rete di persone collegate. E’ vero che gli esseri umani si aggregano in gruppi d’individui, comunità locali, etnie, nazioni, civiltà; ma questo non avviene in quanto hanno gli stessi geni ma perché condividono storie di vita, ideali e religioni, costumi e comportamenti, arti e stili di vita, ovvero culture. Le aggregazioni non sono mai rese stabili da DNA identici; al contrario, sono soggette a profondi mutamenti storici: si formano, si trasformano, si mescolano, si frammentano e dissolvono con una rapidità incompatibile con i tempi richiesti da processi di selezione genetica.
III. Nella specie umana il concetto di razza non ha significato biologico. L’analisi dei DNA umani ha dimostrato che la variabilità genetica nelle nostra specie, oltre che minore di quella dei nostri “cugini” scimpanzè, gorilla e orangutan, è rappresentata soprattutto da differenze fra persone della stessa popolazione, mentre le differenze fra popolazioni e fra continenti diversi sono piccole.
I geni di due individui della stessa popolazione sono in media solo leggermente più simili fra loro di quelli di persone che vivono in continenti diversi. Proprio a causa di queste differenze ridotte fra popolazioni, neanche gli scienziati razzisti sono mai riusciti a definire di quante razze sia costituita la nostra specie, e hanno prodotto stime oscillanti fra le due e le duecentorazze.

IV. E’ ormai più che assodato il carattere falso, costruito e pernicioso del mito nazista della identificazione con la “razza ariana”, coincidente con l’immagine di un popolo bellicoso, vincitore, “puro” e “nobile”, con buona parte dell’Europa, dell’India e dell’Asia centrale come patria, e una lingua in teoria alla base delle lingue indoeuropee. Sotto il profilo storico risulta estremamente difficile identificare gli Arii o Ariani come un popolo, e la nozione di famiglia linguistica indoeuropea deriva da una classificazione convenzionale. I dati archeologici moderni indicano, al contrario, che l’Europa è stata popolata nel Paleolitico da una popolazione di origine africana da cui tutti discendiamo, a cui nel Neolitico si sono sovrapposti altri immigranti provenienti dal Vicino Oriente.
L’origine degli Italiani attuali risale agli stessi immigrati africani e mediorientali che costituiscono tuttora il tessuto perennemente vivo dell’Europa. Nonostante la drammatica originalità del razzismo fascista, si deve all’alleato nazista l’identificazione anche degli italiani con gli "ariani".
V. E’ una leggenda che i sessanta milioni di italiani di oggi discendano da famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio. Gli stessi Romani hanno costruito il loro impero inglobando persone di diverse provenienze e dando loro lo status di cives romani. I fenomeni di meticciamento culturale e sociale, che hanno caratterizzato l’intera storia della penisola, e a cui hanno partecipato non solo le popolazioni locali, ma anche greci, fenici, ebrei, africani, ispanici, oltre ai cosiddetti "barbari", hanno prodotto l’ibrido che chiamiamo cultura italiana.
Per secoli gli italiani, anche se dispersi nel mondo e divisi in Italia in piccoli Stati, hanno continuato a identificarsi e ad essere identificati con questa cultura complessa e variegata, umanistica e scientifica.
VI. Non esiste una razza italiana ma esiste un popolo italiano. L’Italia come Nazione si è unificata solo nel 1860 e ancora adesso diversi milioni di italiani, in passato emigrati e spesso concentrati in città e quartieri stranieri, si dicono e sono tali. Una delle nostre maggiori ricchezze, è quella di avere mescolato tanti popoli e avere scambiato con loro culture proprio “incrociandoci” fisicamente e culturalmente. Attribuire ad una inesistente “purezza del sangue” la “nobiltà” della “Nazione” significa ridurre alla omogeneità di una supposta componente biologica e agli abitanti dell’attuale territorio italiano, un patrimonio millenario ed esteso di culture.
VII. Il razzismo è contemporaneamente omicida e suicida. Gli Imperi sono diventati tali grazie alla convivenza di popoli e culture diverse, ma sono improvvisamente collassati quando si sono frammentati. Così è avvenuto e avviene nelle Nazioni con le guerre civili e quando, per arginare crisi le minoranze sono state prese come capri espiatori. Il razzismo è suicida perché non colpisce solo gli appartenenti a popoli diversi ma gli stessi che lo praticano. La tendenza all’odio indiscriminato che lo alimenta, si estende per contagio ideale ad ogni alterità esterna o estranea rispetto ad una definizione sempre più ristretta della "normalità". Colpisce quelli che stanno "fuori dalle righe", i "folli", i "poveri di spirito", i gay e le lesbiche, i poeti, gli artisti, gli scrittori alternativi, tutti coloro che non sono omologabili a tipologie umane standard e che in realtà permettono all’umanità di cambiare continuamente e quindi di vivere. Qualsiasi sistema vivente resta tale, infatti, solo se è capace di cambiarsi e noi esseri umani cambiamo sempre meno con i geni e sempre più con le invenzioni dei nostri "benevolmente disordinati" cervelli.
VIII. Il razzismo discrimina, nega i collegamenti, intravede minacce nei pensieri e nei comportamenti diversi. Per i difensori della razza italiana l’Africa appare come una paurosa minaccia e il Mediterraneo è il mare che nello stesso tempo separa e unisce. Per questo i razzisti sostengono che non esiste una “comune razza mediterranea”. Per spingere più indietro l’Africa gli scienziati razzisti erigono una barriera contro “semiti” e “camiti”,con cui più facilmente si può entrare in contatto. La scienza ha chiarito che non esiste una chiara distinzione genetica fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono state assolutamente dimostrate, dal punto di vista paleontologico e da quello genetico, le teorie che sostengono l’origine africana dei popoli della terra e li comprendono tutti in un’unica razza.
IX. Gli ebrei italiani sono contemporaneamente ebrei ed italiani. Gli ebrei, come tutti i popoli migranti (nessuno è migrante per libera scelta ma molti lo sono per necessità) sono sparsi per il Mondo ed hanno fatto parte di diverse culture pur mantenendo contemporaneamente una loro identità di popolo e di religione. Così è successo ad esempio con gli Armeni, con gli stessi italiani emigranti e così sta succedendo con i migranti di ora: africani, filippini, cinesi, arabi dei diversi Paesi , popoli appartenenti all’Est europeo o al Sud America ecc. Tutti questi popoli hanno avuto la dolorosa necessità di dover migrare ma anche la fortuna, nei casi migliori, di arricchirsi unendo la loro cultura a quella degli ospitanti, arricchendo anche loro, senza annullare, quando è stato possibile, né l’una né l’altra.
X. L’ideologia razzista è basata sul timore della “alterazione” della propria razza eppure essere“ bastardi” fa bene”. E’ quindi del tutto cieca rispetto al fatto che molte società riconoscono che sposarsi fuori, perfino con i propri nemici, è bene, perché sanno che le alleanze sono molto più preziose delle barriere. Del resto negli umani i caratteri fisici alterano più per effetto delle condizioni di vita che per selezione e i caratteri psicologici degli individui e dei popoli non stanno scritti nei loro geni.
Il “meticciamento” culturale è la base fondante della speranza di progresso che deriva dalla costituzione dell’Unione Europea. Un’Italia razzista che si frammentasse in “etnie” separate come la ex-Jugoslavia sarebbe devastata e devastante ora e per il futuro.
Le conseguenze del razzismo sono infatti epocali: significano perdita di cultura e di plasticità, omicidio e suicidio, frammentazione e implosione non controllabili perché originate dalla ripulsa indiscriminata per chiunque consideriamo “altro da noi”.

Read More...

Maroni è rattristato...

“Sono francamente indignato, rattristato e ferito per la strumentalizzazione fatta da una parte del Parlamento europeo”. Questo il commento del ministro dell'Interno Maroni, in una conferenza stampa alla sede della stampa estera, sulla risoluzione approvata oggi dal Parlamento di Strasburgo con la quale si chiede all'Italia di interrompere l'identificazione dei bambini rom e sinti attraverso le impronte digitali.
Secondo il ministro dell'Interno, questa risoluzione si basa su falsi presupposti. Perché, sempre secondo Maroni, in Italia ci sarebbero mille “campi nomadi”, cento solo a Roma. “In questi non ci sono solo rom, ma anche extracomunitari.”
Ha ragione Maroni infatti ci sono Rom e Sinti italiani, Rom profughi della exYugoslavia (extracomunitari sottoposti alla Bossi-Fini) e Rom rumeni (comunitari sottoposti alla direttive europee).
Il problema è un altro, il ministro Maroni vuole criminalizzare queste popolazioni e non certo riconoscerne i diritti sanciti e ribaditi all’Italia da tutte le organizzazioni internazionali, a partire dall’Onu. Ma sappiamo bene che il Ministro rappresenta una forza politica che ha vinto le elezioni puntando sulla proprio sulla criminalizzazione delle minoranze sinte e rom, ci dispiace che sia rattristato ma siamo sicuri che questo non lo farà ragionare…

Read More...

venerdì 11 luglio 2008

Vogliamo dire: non solo i razzisti hanno la testa dura.

Non ho idea se vi siano precedenti al voto con cui oggi il parlamento europeo ha definito la rilevazione delle impronte digitali ai bambini rom «un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica».
E ci sarebbe da vergognarsi, a fare questa figura in Europa, non fosse che quel voto è l’esito, oltre che del lavoro di eurodeputati della sinistra e verdi, anche del clima italiano. Che sta cambiando. In decine di città si organizzano le raccolte volontarie di impronte, la Cgil ha incitato i funzionari pubblici all’obiezione e – se è permesso dirlo – l’enorme successo della nostra «maglietta clandestina», nonché la disobbedienza del prefetto di Roma, le proteste delle comunità ebraiche e di ambienti cattolici, tutto questo e altro ancora ha posto un limite ad un tipo di impunità assai più pericolosa di quella contro cui si è protestato – giustamente – in Piazza Navona.
Dalla formazione del governo, ministri e boss della destra hanno detto enormità razziste, cercando trasformarle in leggi: impunemente, appunto, senza che dalla cosiddetta opposizione politica, il Pd, venisse quasi alcun segnale di dissenso.
Tutti ad adorare il feticcio della «sicurezza». Piano piano, però, gli anticorpi hanno ripreso a circolare. In una parola, è la società civile ad aver cominciato a schiarire l’aria. E’ così che si spiega la copertina del nuovo numero di Carta: una impronta digitale gigante con una freccia e l’indicazione «voi siete qui», come una mappa stradale da incubo. Quella copertina l’avevamo già fatta, identica, nel giugno 2002, quando si discuteva la legge Bossi-Fini e il solito razzista-leghista propose di prendere le impronte a tutti i migranti. Vogliamo dire: non solo i razzisti hanno la testa dura. di Pierluigi Sullo

Read More...

giovedì 10 luglio 2008

Ue, l'Italia discrimina i Sinti e i Rom

Il testo della risoluzione votata oggi dal Parlamento europeo sul “censimento dei rom su base etnica in Italia”contiene innanzitutto una “esortazione”alle autorità italiane “ad astenersi dal raccogliere le impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall'utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell'imminente valutazione, annunciata dalla Commissione europea, delle misure previste”.
Secondo l'Assemblea di Strasburgo, questa modalità d'identificazione degli occupanti dei campi nomadi “costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica, vietato dall'articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell'Ue di origine rom o nomadi e gli altri cittadini, ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure”
Il governo italiano - e in particolare il ministro Maroni (che ha avuto colloqui diretti con il commissario Ue alla Giustizia, Jacques Barrot, durante la riunione ministeriale informale di Cannes, lunedì scorso) - ha cercato senza successo di scongiurare il voto dell'Aula, tentando di convincere la Commissione di aver già operato delle 'correzioni di rotta' che rendevano ormai obsolete certe accuse contenute nella risoluzione, e il suo stesso titolo.
Prima di procedere al voto, Barrot aveva aggiornato l'Aula sugli ultimi sviluppi intervenuti a seguito dei suoi contatti con Maroni e aveva spiegato quanto la Commissione intende fare per assicurare che la normativa europea sia rispettata. Il commissario aveva riferito anche l'intenzione, manifestatagli dal governo italiano, di raccogliere le impronte unicamente se non è possibile stabilire l'identità delle persone e, per quanto riguarda i bambini, solo a seguito dell'autorizzazione di un giudice.
Il governo aveva informato Barrot, inoltre, che saranno depennate dal censimento le richieste di indicare l'etnia e la religione. Il ministero dell'Interno, ad esempio, ha sconfessato e fatto ritirare i formulari per le impronte digitali e le richieste di precisare etnia e religione, che erano stati distribuiti in un campo nomadi di Napoli e che un eurodeputato aveva inviato per e-mail a tutti i colleghi a Straburgo.
Ma, nonostante il notevole sforzo spiegato (ancora ieri sera, ha detto Barrot, è giunta un'ulteriore lettera di spiegazioni da Roma) e pur contando sull'appoggio in Parlamento europeo del gruppo Ppe e dell'Uen (la formazione di destra in cui siedono An e la Lega), la richiesta di rinvio è stata bocciata, anche se per appena una ventina di voti.

Con la risoluzione, il Parlamento europeo “invita la Commissione a valutare approfonditamente le misure legislative ed esecutive adottate dal governo italiano per verificarne la compatibilità con i trattati dell'Ue e il diritto Ue”
Nel mirino degli europarlamentari, in particolare, è lo strumento della dichiarazione dello stato d'emergenza, attivato con il decreto del governo del 21 maggio, che permette alle autorità di agire in deroga da alcune leggi relative alle garanzie per i cittadini. Gli eurodeputati esprimono “preoccupazione” riguardo “all'affermazione - contenuta nei decreti amministrativi e nelle ordinanze del governo italiano - secondo cui la presenza di campi rom attorno alle grandi città costituisce di per sé una grave emergenza sociale, con ripercussioni sull'ordine pubblico e la sicurezza, che giustificano la dichiarazione di uno 'stato d'emergenza' per 12 mesi”.
L'Europarlamento, inoltre, esprime “preoccupazione” per il fatto che, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza per i campi nomadi, i prefetti di Roma, Napoli e Milano, cui è stata delegata l'autorità dell'esecuzione dei provvedimenti, inclusa la raccolta di impronte digitali, “possano adottare misure straordinarie in deroga alle leggi”, sulla base di una legge riguardante la protezione civile in caso di “calamità naturali, catastrofi o altri eventi”. La dichiarazione dello stato d'emergenza su queste basi, osservano gli eurodeputati, “non è adeguata o proporzionata a questo caso specifico”.
Un altro punto qualificante della risoluzione è quello in cui si “condivide la posizione della Commissione, secondo cui questi atti (l'identificazione attraverso il rilevamento delle impronte digitali, ndr) costituirebbero una violazione del divieto di discriminazione diretta e indiretta, prevista dalla direttiva Ue n.2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, sancito dal Trattato Ue”.
Al momento del voto, una maggioranza stabile e netta di centro sinistra è riuscita, con un centinaio voti di scarto, a bocciare tutti gli emendamenti del centrodestra, tranne uno, che era stato presentato dai capodelegazione di An, Roberta Angelilli, e della Lega, Mario Borghezio.
Nell'emedamento approvato si ricorda una precedente risoluzione di Strasburgo in cui si sollecitavano gli Stati membri “a risolvere il fenomeno delle baraccopoli e dei campi abusivi, dove manca ogni forma igienica e di sicurezza e nei quali un gran numero di bambini rom muoiono in incidenti domestici, in particolare incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate”.
Per il resto, l'Europarlamento “condivide le preoccupazioni dell'Unicef” e ritiene “inammissibile” che, con l'obiettivo di proteggere i bambini, questi ultimi “vedano i propri diritti fondamentali violati e vengano criminalizzati”, con la raccolta delle impronte digitali.
Sostiene, invece, che “il miglior modo per tutelare i diritti dei bambini rom sia di garantire loro parità di accesso a un'istruzione, ad alloggi e a un'assistenza sanitaria di qualità, nel quadro di politiche di inclusione e di integrazione, e di proteggerli dallo sfruttamento”.
Il testo ricorda anche che i rom sono “uno dei principali bersagli del razzismo e della discriminazione”, come dimostrato “dai recenti casi di attacchi e aggressioni ai danni di rom in Italia e Ungheria. Più in generale, il Parlamento chiede a tutti gli Stati membri di rivedere e abrogare le leggi e le politiche che discriminano i rom sulla base della razza e dell'origine etnica, direttamente o indirettamente, e sollecita Consiglio e Commissione a monitorare l'applicazione dei trattati dell'Ue e delle direttive comunitarie sulle misure contro la discriminazione e sulla libertà di circolazione, al fine di "assicurarne la piena e coerente attuazione”.
Invita poi gli Stati membri a intervenire a tutela dei minori non accompagnati soggetti a sfruttamento, “di qualsiasi nazionalità essi siano”. Gli europarlamentari sostengono che, laddove l'identificazione dei minori sia necessaria, gli Stati membri dovrebbero effettuarla, caso per caso, attraverso procedure ordinarie e non discriminatorie e “nel pieno rispetto di ogni garanzia e tutela giuridica”.

Read More...

mercoledì 9 luglio 2008

Rom e Sinti, tutti a Roma


Read More...

Abbiamo bisogno dell'impronta del dialogo

Scrivo con profondo rammarico e con un senso di fastidio. Fastidio che nasce dal mio essere prete, dal mio essere cittadino, ma prima di tutto uomo.
Fastidio per la proposta del Ministro Maroni di schedare dei bambini pur nell'intento di risolvere un problema, e un fastidio altrettanto grande per le voci contrastanti che attorno a questa proposta si sono levate.
Fastidio per la spaccatura interna al mondo cattolico e per il silenzio rassegnato o indifferente di tanta parte del mondo del sociale.
Fastidio, rabbia ed incredulità: possibile che anche chi dice di voler difendere la dignità di ogni essere umano si senta tuttavia disposto ad una procedura umiliante come quella di cui parliamo? Possibile che non si intraveda una strada differente?
Sono preoccupato, come molti, dei rischi di disagio, di devianza a cui molti minori, non solo rom, vanno incontro. Sono testimone diretto dei pericoli della criminalità sul nostro territorio: le comunità terapeutiche, giorno dopo giorno, fanno i conti con il lato oscuro delle nostre strade. Ogni forma di disagio sociale, anche il famigerato problema dei rom, se così fa comodo etichettarlo, si presenta quotidianamente alla porta delle nostre strutture e l'attraversa. Per questo sento di poter rigettare le accuse di ignoranza rivolte dal Ministro a quanti sono in contrasto con la sua proposta.
Sono ben lontano da ignorare il problema e vivo l'urgenza di affrontarlo. Ma voglio che si faccia nel rispetto dei diritti e della dignità d'ogni persona, con l'esigenza che dovrebbe caratterizzare ogni cristiano ed ogni laico attento all'Altro. Pertanto non possiamo rassegnarci all'idea che per difendere i bambini si trovi l'escamotage della schedatura.
Non possiamo pensare ad altro? O forse non vogliamo pensare ad altro, perchè l'idea di un nemico da controllare e' comoda ed utile. Forse necessaria, perchè la paura resti alta e il termine "sicurezza" mantenga il suo valore dogmatico: ma le parole assumono un significato totalmente diverso se pronunciate in luoghi e contesti differenti: sicurezza, diritti, legalità, giustizia, radici cristiane significano cose diversissime se pronunciate nelle nostre aule istituzionali, nei nostri salotti, sui giornali o piuttosto nel silenzio, nel buio e nel gelo di una notte in una roulotte, se pronunciati da sazi o con lo stomaco vuoto, da liberi o da perseguitati.

Perchè le parole diventano l'arma di difesa di una democrazia in panne, diventano arma per tenere fuori le difficoltà e le differenze, diventano mura e "palle di cannone" per affondare i gommoni! Queste parole perdono la loro dignità per divenire offese. Le stesse parole a cui oggi, in questi mesi, tanti di noi, stanno cercando di dare un senso diverso, più profondo, più reale. Più umano.
E allora perchè non riscrivere una legge che difenda i piccoli rom, se è realmente questo ciò che si vuole, partendo da un tavolo di lavoro con i rappresentanti di questo mondo variegato? Perchè, se è vero che siamo tutti uguali, non si dà loro voce? Solo così potremmo pensare ad una forma di intervento realmente attenta e propositiva e non, al contrario, ad una sorta di controllo sul diverso.
La strada ci insegna che l'umanità ha bisogno di Umanità. Che la nostra democrazia imperfetta ha bisogno del nostro prenderci cura, per essere differente dai regimi che diciamo di combattere.
Perchè non è il Pil a segnare le differenze tra un paese libero e democratico ed un inferno, ma la disponibilità a dare parola in una logica di reciprocità.
Perchè non è con le schedature che si insegna la democrazia ma con l'accoglienza, con un'accoglienza reale che si fa integrazione in ogni aspetto della vita sociale e politica.
Perchè non c'è uguaglianza, non c'è democrazia, se le leggi sui rom si scrivono senza i rom, se le politiche arrivano dall'alto, dalla supponenza e dalle false sicurezze piuttosto che da un ascolto reale e quotidiano.
E' quindi il momento di mettere da parte le nostre sicurezze demagogiche e la tentazione della prova di forza se vogliamo capire come agire, per fare in modo che ogni cittadino sul nostro territorio, ogni uomo, torni ad essere Uomo pienamente e, allo stesso tempo, dimostrare a noi stessi ed al mondo che vogliamo continuare ad essere chiamati uomini anche noi. L'impronta indelebile del dialogo tra diversi e' l'unica impronta di cui abbiamo bisogno. di don Mimmo Battaglia, Presidente della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche

Read More...

Ue, l'Italia si fermi, per il momento...

L'Italia non proceda alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e all'uso di quelle già raccolte, "in attesa della prossima valutazione annunciata dalla Commissione Ue delle misure previste perché questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione basato sulla razza e sull'origine etnica". Si presenta con questa nuova formulazione il testo della risoluzione messa a punto da socialisti, liberaldemocratici, verdi e Sinistra europea e che sarà votata a Strasburgo giovedì mattina.
L'aggiunta al testo è stata fatta ieri mattina durante una riunione dei rappresentanti dei gruppi parlamentari, il cui scopo era anche di tastare il terreno su una possibile convergenza da parte dei gruppi di centrodestra. Così non è stato.
Il gruppo di destra dell'Uen presenterà un suo testo, il Ppe nessuno. Ma la speranza circola fra i firmatari della risoluzione che, al momento del voto, il documento possa avere i consensi di europarlamentari del centrodestra, anche alla luce dell'aggiunta decisa oggi, che tiene contro delle indicazioni date ieri all'assemblea dalla Commissione Ue e da quanto riferito dal capogruppo socialista Martin Schulz del suo colloquio col ministro degli esteri Franco Frattini. Secondo la verde Monica Frassoni, gli interventi di alcuni europarlamentari di centrodestra europei nel dibattito di ieri fanno capire che "Berlusconi non ha tutta la destra con se".
Roberto Musacchio del Prc si dice certo che "questo testo raccoglierà anche il consenso di numerosi parlamentari conservatori che non condividono le scelte liberticide di Berlusconi". La risoluzione condivide la preoccupazione manifestata dall'Unicef ritenendo "inammissbile che per proteggere i bambini, ne vengano violati i diritti fondamentali e siano criminalizzati" e condanna "con forza e senza equivoci tutte le forme di razzismo e di discriminazione nei confronti dei rom".
In particolare i firmatari manifestano preoccupazione alla considerazione contenuta nei decreti italiani che la presenza dei “campi nomadi” vicino a grandi città determini "in sé una situazione di serio allarme sociale" che "giustifica uno stato d'emergenza di dodici mesi".
A preoccupare i deputati è che in virtù dello stato di emergenza "misure straordinarie in deroga alle leggi possono essere assunte dai prefetti", inclusa la raccolta delle impronte digitali, in base ad una legge sulla protezione civile, "in caso di disastri naturali o di catastrofi", che non è "né adeguata né proporzionata al caso specifico".

Read More...

Milano, denunciato il Governo italiano

Depositato presso il Tribunale di Milano il primo ricorso contro il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che ha dichiarato lo stato di emergenza in Lombardia in relazione agli insediamenti di comunità nomadi e contro l'ordinanza che ha conferito poteri straordinari al prefetto Gian Valerio Lombardi.
Il ricorso è stato depositato oggi dagli avvocati Ada Lucia De Cesaris, Stefano Nespor, Valeria Sergi, Laura Hoesch, Achille Cutrera, Salvatore Morvillo e Alberto Guariso in relazione al controllo svolto il 6 giugno scorso da circa settanta tra agenti di polizia e vigili nel campo comunale di via Giuseppe Impastato 7 dove dal 2005 risiede una famiglia di italiani, sottolineano i legali, composta da 35 persone il cui esponente più anziano è Goffredo Bezzecchi, sposato con Antonija Hudorovich, entrambi invalidi civili.
I legali spiegano che gli agenti si sono presentati con vari mezzi blindati al campo, svegliando di soprassalto i residenti senza tener conto della presenza bambini, e che per oltre due ore hanno perquisito e fotografato le loro abitazioni. Peggio, li hanno "schedati" secondo l'espressione utilizzata dagli stessi operanti, fotografando i loro documenti di identità perché appartenenti all'etnia sinti. Durante il controllo il domicilio dei residenti è stato violato e a tutti è stato impedito di lasciare le abitazioni.
Per andare a lavoro o a scuola, hanno dovuto attendere di essere schedati e le apposite autorizzazioni. Ora, secondo il pool di legali, la schedatura, la violazione del domicilio e il comportamento tenuto dai funzionari costituiscono una gravissima discriminazione. Di più, sono stati posti in essere in violazione di disposizioni interne di rango costituzionale e ordinario, di norme vincolanti dell'Unione europea e di norme di diritto internazionale.

Di qui il ricorso contro il ministero dell'Interno, nella persona del ministro Roberto Maroni; la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella persona di Silvio Berlusconi, il Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi; il Questore di Milano, Vincenzo Indolfi; e il Comune di Milano.
Nello specifico si ricorre contro il decreto con cui il 21 maggio scorso è stato dichiarato lo stato di emergenza fino al 31 maggio 2009 "in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia" e contro l'ordinanza del 30 maggio successivo con cui il presidente del Consiglio dei ministri, "considerata la situazione di estrema criticità determinatasi nel territorio della Regione Lombardia a causa della presenza di numerosi cittadini extracomunitari irregolari e nomadi che si sono stabilmente insediati nelle aree urbane", ha nominato il prefetto di Milano Commissario delegato per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza.
Tra i poteri speciali figura il "monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi e all'individuazione degli insediamenti abusivi", nonché "l'identificazione e censimento delle persone, anche minori di età e dei nuclei familiari presenti nei luoghi" attraverso rilievi segnaletici. Per i legali questi due provvedimenti sollevano numerosi profili di illegittimità. E comunque sono stati illegittimamente applicati alla vicenda in esame perché la famiglia "controllata" è composta da cittadini italiani stabilmente residenti a Milano fin dagli anni Settanta e quindi né extracomunitari né nomadi.
Anzi, Bezzecchi è un italiano decorato con la medaglia d'oro al valore civile dopo essere stato deportato nel 1942 all'età di 4 anni nel campo di concentramento di Tussicia (Abruzzo) in base alle leggi razziali del 1938 perché di etnia sinti. In punto di diritto, si ravvisa dunque una violazione del principio di parità di trattamento con l'assenza di qualsiasi discriminazione a causa della razza o dell'origine etnica.
Nel caso di specie l'elemento ritenuto più gravemente discriminatorio è la "schedatura" in assenza di fatti rilevanti per l'ordine pubblico ma determinata esclusivamente dalla appartenenza dei ricorrenti a una determinata etnia. I legali ricordano che i sinti costituiscono una minoranza nazionale, trattandosi di cittadini italiani residenti in Italia.
Per questo chiedono al giudice di ordinare alle amministrazioni citate di astenersi dal formare schede di cittadini italiani predisposte per etnia o razza e di distruggere quelle già fatte; di dichiarare che il comportamento tenuto dagli agenti integra una condotta discriminatoria, di condannare le amministrazioni per i danno cagionati e di pubblicare il provvedimento su tre quotidiani nazionali.

Read More...

Strasburgo, in Parlamento si raccolgono le impronte

Continua anche oggi al Parlamento europeo a Strasburgo la guerra italiana fra i due fronti contrapposti del centro destra e del centro sinistra di quello che il governo chiama 'censimento' dei campi nomadi a Roma, Napoli e Milano, e che l'opposizione definisce come 'schedatura etnica' dei Rom.
Gli eurodeputati del Pdl, che già due giorni fa durante il dibattito in Aula avevano accusato il centrosinistra di voler 'strumentalizzare' l'Europarlamento per attaccare il governo, hanno organizzato ieri in mattinata una conferenza stampa per rispondere a questi attacchi e per presentare "foto e documenti sull'emergenza dei minori rom" in Italia.
E' di stile più 'militante', invece, l'iniziativa del capodelegazione del Prc a Strasburgo, Roberto Musacchio, che ha lanciato a nome del Gue (Gruppo Sinistra Unitaria europea) un appello a tutti gli eurodeputati "affinché lascino la loro impronta digitale su una dichiarazione politica che sarà inviata domani a Silvio Berlusconi perché rinunci alla schedatura con impronte digitali dei Rom in Italia, minori compresi".
L'inedita raccolta delle impronte agli europarlamentari si svolgerà oggi tra le 11.30 e le 12.00, davanti all'emiciclo di Strasburgo. Sono chiamati a partecipare, ha spiegato Musacchio "tutti gli eurodeputati che ritengono le recenti misure di polizia contro i Rom un atto di discriminazione basata sulla razza e l'appartenenza etnica, un atto contrario all'articolo 14 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo".

Read More...

martedì 8 luglio 2008

Meglio Maroni o Alemanno? Meglio fascisti su Marte...

“Io sono contrario a prendere le impronte ai bambini e sono convinto che anche Maroni sia d'accordo”. Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, questa mattina presentando i dati sul bilancio della Capitale e spiegando che sulla vicenda delle impronte si è generato un “grande equivoco, una sorta di forzatura”. Si tratta solo di un censimento, ha precisato, per il quale occorre definire una procedura rispettosa dei diritti di tutti. Certo e intanto invece di offrire a dei Cittadini italiani l'accesso al servizio sanitario nazionale si offre la tesserina della Croce Rossa che magari aiuta anche le donne sinte e rom, a loro insaputa, a non fare più figli...
Il ministro Maroni è invece in confusione totale o meglio un giorno non retrocede di un millimetro e l’altro si inventa nuove interpretazioni delle ordinanze che ha fatto firmare a Berlusconi.
Questa è la nuova affermazione del Ministro: “Il mio è un censimento, non una schedatura su base etnica. Voglio far finire lo scandalo dei campi rom”. Se andiamo a vedere nel Nord Italia, dove la Lega Nord governa, dovremmo dargli ragione se non fosse che le famiglie di Cittadini italiani prima vengono gettate in strada e poi gli vengono tolti i bambini, vedi il caso di Chiari in Provincia di Brescia.
Ma il ministro non manca anche oggi di stupire e afferma che il censimento si farà “solo a Roma, Milano e Napoli appunto perché non è fatto su base etnica, ma solo dove c'é un'emergenza campi nomadi”. Vedremo poi, aggiunge “se darà buoni risultati, di estenderlo ad almeno altre 10 province dove abbiamo verificato problemi”.
Ora sarà pur vero che si vuole “censire” solo i Sinti e i rom di Roma, Napoli e Milano ma il ministro dovrà pur spiegarci il perché le ordinanze non riguardano solo queste tre Città ma le intere Regioni Lazio, Campania e Lombardia. Inoltre, non si capisce il perchè siano stati "schedati" tutti i Sinti italiani a Bologna che è una Città emiliana, forse il Ministro è un po' debole in geografia...
A molti sembrerà che tali affermazioni siano solo il frutto dell’estemporaneità o come viene ripetuto a Strasburgo nei circoli dei popolari che si voglia fare una cosa all’italiana. Purtroppo non sarà così. Noi di sucardrom ricordiamo alla Commissione europea che la Lega Nord, insieme al Pdl, ha sempre dimostrato disprezzo verso le minoranze sinte e rom. Certo il centro sinistra non si è distinto ma almeno ad oggi nessuna amministrazione di questo colore politico ha cacciato in strada famiglie intere di Cittadini italiani.
In ultimo è demenziale questa dichiarazione di Maroni: “noi non abbiamo mai parlato di 'emergenza rom' noi parliamo di 'emergenza campi nomadi'” come se l’abitare in cui sono stati costretti i Sinti e i Rom da trent’anni sia una novità: oltre il danno anche la beffa. Come a Mestre che non si vuole il “campo nomadi” ma non si offre nessuna soluzione alternativa. Ed è questo che propone di fatto il Ministro: sono "nomadi", facciano i "nomadi". Non per niente il Prefetto di Milano Lombardi sta “studiando” dei “campi nomadi” trimestrali. Una famiglia di Cittadini italiani se appartiene alle minoranze sinte o rom può “sostare in un luogo solo tre mesi. Gli altri nove mesi? Si arrangino… di Carlo Berini

Read More...

Le Figaro: la Lega Nord è «xenofoba e populista»

La linea dura dell'Italia nei confronti dei Rom continua a essere nel mirino dei siti dei media esteri, soprattutto spagnoli. Il sito del quotidiano El Pais ha oggi in evidenza un richiamo sulla home page: «La scheda per i gitani in Italia include la casella "etnia"».
Il governo italiano – spiega il corrispondente Miguel Mora - ha già preso le impronte di circa 600 cittadini Rom a Napoli e Milano. «Per il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, si tratta di un semplice censimento, ma i documenti lo smentiscono.
Le schede della polizia firmate dai maggiori di 14 anni contengono le loro impronte digitali e le caselle "etnia" e "religione"». Le associazioni dei Rom e Sinte denunciano «una vergognosa politica di persecuzione».
La comunità ebraica, continua El Pais, paragona il censimento di Maroni ai metodi utilizzati nell'epoca fascista: appaiono simili «in modo inquietante» a quelli usati dal governo di Benito Mussolini nel 1938 prima di promulgare le leggi razziste. Le associazioni dei Rom credono che l'obiettivo sia quello delle «espulsioni di massa».
Nel frattempo, Maroni, che a Cannes si è incontrato con il commissario europea alla Giustizia Jacques Barrot, in margine all'incontro dei ministri dell'Interno Ue, si è dichiarato «soddisfatto» per «avere chiarito i malintesi relativi all'emergenza Rom».

Anche il quotidiano spagnolo El Mundo si occupa della questione Rom e titola: «Migliaia di italiani si fanno prendere le impronte in solidarietà con i nomadi». Si tratta della protesta organizzata dall'Arci per la schedatura volontaria di solidarietà: nella manifestazione, promossa ieri a Roma, migliaia di persone hanno messo le loro impronte digitali ai gazebo dell'associazione. El Mundo sottolinea le «polemiche misure» di Berlusconi, che vuole un censimento delle persone che vivono nei campi nomadi.
La controversia sul censimento dei Rom arriva anche sul sito di Le Figaro: «E' razzista prendere le impronte digitali dei bambini gitani prima ancora che commettano furti?», si chiede Richard Heuzé, corrispondente del quotidiano conservatore francese. «La questione oppone il governo di Silvio Berlusconi alla Chiesa, alle organizzazioni umanitarie e da Bruxelles, che esprime le sue vive preoccupazioni».
L'articolo spiega che la Lega Nord, «xenofoba e populista», ha «fortemente» voluto questo censimento. «Le disposizioni sui minori – continua - sono quelle che preoccupano di più». E cita il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che ha «brutalmente» affermato: «Niente moralismi ipocriti. E' il solo modo di ridurre i reati commessi dai bambini». «Sarebbe la prima volta in Europa – scrive Le Figaro - che dei minori sarebbero sottoposti a tale identificazione. Finora le impronte erano prese solo quando commettevano furti».
Mentre in Italia la polemica si infiamma, a Strasburgo vari deputati del Parlamento europeo hanno condannato il piano del governo italiano di prendere le impronte digitali ai Rom, adulti e bambini. Secondo un parlamentare si tratta di «un'azione discriminatoria che sa di Germania nazista». E' l'agenzia americana Ap che ha raccolto le critiche dei parlamentari e le dichiarazioni del commissario Ue agli Affari Sociali Vladimir Spidla, che ha definito «non accettabile»
prendere le impronte digitali di un gruppo etnico. Spidla ha chiesto chiarimenti all'Italia. La notizia Ap è stata ripresa dai siti di diversi giornali Usa, tra cui New York Times, International Herald Tribune, San Francisco Chronicle.

Read More...

Nuove vittime e vecchi razzismi

Quella Bmw grigia le sta incollata dietro, con il clacson che sembra impazzito. Betty Amadin imbocca allora Viale Ungheria: l’auto continua a seguirla. Fa inversione a U. Ma è inutile, è sempre lì. Alla fine si ferma davanti al negozio di un’amica, nigeriana come lei, e abbassa il finestrino. L’uomo scende dalla Bmw e la riempie di pugni. Il volto di Betty adesso è una maschera di sangue, la sua bimba di un anno piange a dirotto sul seggiolino posteriore, mentre lui urla «Tornate in Africa! Andate via, non vi vogliamo!».
La gente dalle finestre applaude e ripete quel barbaro incitamento. «La bambina non ha più dormito per una settimana» racconta Betty, in Italia da dieci anni e moglie di un friulano. Già, perché l’episodio, raccolto da un giornale locale, si è svolto in giugno nel centro di Udine. Scene di caccia nell’Alto Nordest. E anche nel Basso, con quel capotreno bolognese dell’Espresso Palermo-Milano che dà della «sporca negra» a una donna ghanese e all’altezza di Reggio Emilia le scaraventa i bagagli giù dal treno, strattonandola e insultandola.
E’ razzismo percepito o razzismo reale, quello che serpeggia nel Belpaese? Estrapolando due episodi fra i tanti della vita quotidiana, commettiamo lo stesso errore in cui sguazzano i media quando parlano degli automobilisti ubriachi e omicidi, ma solo se immigrati? O quando, rispetto alle 4.663 violenze sessuali consumate in Italia ogni anno (13 al giorno: se registrate tutte dai giornali, ci trasformerebbero in un popolo di stupratori), ci si concentra su quelle commesse dai romeni?
Domanda complessa, da girare a sei testimoni privilegiati. Il prete di strada (don Ciotti), il sociologo dell’immigrazione (Maurizio Ambrosini), l’esperto di discriminazioni razziali (Pietro Vulpiani), l’attivista sinta (Eva Rizzin), il ballerino albanese (Kledi Kadiu) e il ricercatore di Demos Fabio Bordignon, dal quale iniziamo, per avere il conforto dei dati.
«Non saprei se chiamarlo razzismo - commenta - ma è certo che le inquietudini e le paure attorno agli immigrati si sono moltiplicate negli ultimi due anni. Stiamo tornando al picco toccato nel 1999». L’indagine Demos-Coop sul capitale sociale degli italiani, condotta a fine maggio da Bordignon e Ilvo Diamanti, ha segnalato anzitutto che 9 italiani su 10 percepiscono un aumento del crimine nel nostro paese, la cui causa viene poi ricondotta in buona parte alla presenza straniera. Questo, mentre gli omicidi si sono ridotti a un terzo nell’arco degli ultimi sei anni (dati del Viminale), i delitti in generale sono stati 20 mila in meno a Roma nel secondo semestre 2007 rispetto al primo (ancora il Viminale) e, per i furti, l’Inghilterra doppia l’Italia, come ci ricorda il centro di ricerche Vision.

I cittadini che si sentono in vario modo minacciati dalla presenza straniera aumentano (dell’1,2 per cento nel 2007, secondo Demos) ma non sono ancora la maggioranza degli italiani, perché ammontano al 44,5 per cento. Assai inquietante è la percezione dei rom: il 75 per cento chiede di sgomberare i campi nomadi. Il quadro è confermato dai dati di Eurobarometro: il 47 per cento degli italiani avverte disagio all’idea di avere un rom come vicino, due volte la media europea (24 per cento).
«Difficile non parlare di razzismo in casi come quello di Ponticelli - ammette don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele - Ma la parola è una semplificazione che non aiuta a capire. Dove manca uguaglianza di diritti e di opportunità, l’altro viene sempre percepito come un antagonista. Ci si accanisce contro chi è più indifeso. Gli stranieri sono i primi. Un tempo gli albanesi, poi i marocchini, poi i musulmani, poi i romeni, oggi il popolo rom. La logica del capro espiatorio trova sempre nuove vittime».
Concorda Pietro Vulpiani, l’antropologo anima dell’Unar, l’Ufficio contro le discriminazioni razziali di Palazzo Chigi: «Il razzismo è un fenomeno a geometria variabile, e le sue vittime cambiano nel corso del tempo». Intanto, un italiano su tre non vuole più moschee, secondo il Viminale.
«I dati non sono così univoci - avvisa Maurizio Ambrosini, fresco autore per Il Mulino di Un’altra globalizzazione - attraverso colf e badanti, è aumentata nelle famiglie l’accettazione degli stranieri. Non dimentichiamo che all’inizio degli anni ’90 si leggevano manifesti del tipo ”la barca è piena” e che la maggioranza degli italiani, oggi, darebbe la cittadinanza a chi lavora da tempo con noi». Certo, ci sono inquietudini e paure. «Più diffuse tra chi sta barricato in casa e guarda la tv, e sintomatiche di un processo di invecchiamento e timore del futuro. Ma l’elaborazione di un’idea di razza inferiore, non c’è. E comunque i media hanno gravi responsabilità. Per esempio per la lapidazione dei rom». ne sono convinti anche don Ciotti, e Bordignon.
L’8 agosto del 1991 un piroscafo con 11 mila immigrati, il Vlora, attraccò nel porto di Bari e quel formicaio umano divenne l’icona della “sindrome da assedio albanese”, che vivevamo allora. Dentro c’era il diciassettenne Kledi Kadiu, oggi ballerino di successo. Una presunta aggressione razzista, da lui subita a fine maggio, era in realtà solo per ragioni di lavoro: «Ma il vento è cambiato in peggio. Anche in Europa, dove vado spesso in tournée. Pochi anni fa mi chiedevano parole in albanese, notizie sulle tradizioni, sulla cucina. Ora sembra che si sia alzato un muro».
Sotto a chi tocca. Oggi ai Rom e ai Sinti. La mamma di Eva Rizzin chiedeva l’elemosina. È una sinta, etnia che ha portato in Italia lo spettacolo viaggiante (giostrai e gente di circo), proveniente dall’India come i rom. La figlia ha potuto studiare, laurearsi e fare una tesi di dottorato sull’anti-ziganismo.
«Sembrano tornati gli anni del fascismo e della guerra mondiale - sospira - quando in Italia c’erano più di 50 campi di internamento per i rom. I 160 mila rom d’Italia, sono la metà di quelli di Francia e un quarto di quelli spagnoli. Inoltre, il 60 per cento ha cittadinanza italiana. Ci sono rom neurologi, rom elettricisti, rom poliziotti. Ma invece di capire si preferiscono le spranghe, le molotov, le impronte».
Ma se la geometria è variabile, un giorno torneremo almeno ad ammirare in tv una fascinosa “zingara” che ci scopre le carte. Un programma finito sei anni fa, che oggi proprio nessuno si permetterebbe di riproporre. di Corrado Giustiniani

Read More...

Roma, no a schedature in via Candoni

"I provvedimenti su base razziale sono inaccettabili". Lo ha detto l'assessore regionale alla Cultura del Lazio, Giulia Rodano (in foto), intervenendo questa mattina durante una 'riunione straordinaria' delle autorità locali al “campo nomadi” di via Candoni a Roma.
Assieme a lei altri due assessori regionali, Luigi Nieri (Bilancio) e Tibaldi (Lavoro), e uno proviciale, Cecilia D'Elia (Cultura), hanno partecipato all'iniziativa lanciata dall'Arci per protestare contro la schedatura dei residenti dei campi nomadi voluta dal ministero dell'Interno.
Diversi sono stati anche i consiglieri regionali che hanno preso parte all'incontro oltre al presidente del municipio X, Sandro Medici e a quello dell'XI, Andrea Catarci. Una ampia rappresentanza istituzionale degli enti locali, insomma, intervenuta per esprimere il proprio dissenso rispetto all'operazione di schedatura che dovrebbe iniziare a breve nei campi rom di Roma.
Nel campo di via Candoni, spiega Paola Liberto dell'Arci, l'associazione lavora da diversi anni, con un progetto di orientamento ai servizi sanitari e partecipando al comitato di gestione, di cui fanno parte anche un rappresentante della comunità rom del campo (circa 450 persone) e uno di quella bosniaca (circa 150).
Il comitato si occupa dell'organizzazione ordinaria del campo: pulizia, utenze. "Il municipio XV - continua Liberto - ha investito in questa situazione" e ora quello di via Candoni "è un campo modello", dal momento che "i residenti lavorano nelle zone circostanti, soprattutto al Trullo. Spero che non andranno a colpire una situazione del genere - prosegue - perché sarebbe una cosa un po' assurda". L'Arci a Roma, aggiunge Valerio Turzi, coordinatore per il campo dell'associazione, lavora anche in altri campi, come quello di Pontina e quello di via Lombroso, portando avanti progetti di scolarizzazione.

Read More...

Impronte, offensiva Maroni-Frattini condiziona il dibattito a Strasburgo

Il dibattito svoltosi stasera al Parlamento europeo di Strasburgo sulle misure italiane per il censimento in alcuni campi nomadi era stato chiaramente organizzato con lo scopo di fare pressioni sul governo di Roma. Che questo fosse l'obiettivo lo si capiva dal titolo stesso del dibattito : "Creazione di una banca dati per le impronte digitali dei rom in Italia".
Un titolo che, si è affrettato a dichiarare il ministro degli Interni Roberto Maroni, non corrispondeva alla realtà, visto che, ha precisato, il governo non vuole creare una 'banca dati' (consultabile, cioè, per qualunque motivo e non sottoposta alle norme di protezione della privacy) e non vuole neanche prendere di mira un gruppo etnico distinto, i rom, ma solo identificare con certezza tutti gli occupanti dei campi nomadi, compresi i minori.
Maroni queste cose le ha detto oggi a Cannes, a margine della riunione informale dei ministri degli Interni dell'Ue, al commissario europeo alla Giustizia, il francese Jacques Barrot; facendo notare che il provvedimento del governo non menziona esplicitamente i rom, né la raccolta delle impronte digitali , o qualsivoglia banca dati, né riguarda tutti i campi nomadi sul territorio nazionale (sono interessati solo quelli sui territori di Roma, Napoli e Milano). E ne ha parlato anche con l'eurodeputato belga Gerard Deprez (Alde), che si trovava a Cannes, e che presiede l'influente commissione Libertà pubbliche del Parlamento europeo. Deprez ha avuto da Maroni l'impegno a facilitare una missione di eurodeputati nei campi nomadi italiani per verificare la correttezza del 'censimento'.
Allo stesso tempo, il ministro degli Esteri Franco Frattini (in foto) telefonava al capogruppo del Pse a Strasburgo, il tedesco Martin Schulz, per assicurarlo della volontà del governo italiano di muoversi nel rispetto del diritto comunitario.
Si è trattato, insomma, di una vera e propria offensiva diplomatica: Deprez e Schulz hanno un ruolo importante nella maggioranza di centro sinistra e liberali che emerge nell'Europarlamento ogni volta che si discute di diritti e libertà civili, ed è chiaro che le attenzioni di cui sono stati fatti oggetto da parte di esponenti di primo piano del governo italiano miravano all'obiettivo di evitare un voto di Strasburgo che condanni l'Italia. Vedremo giovedì mattina, quando sarà votata la risoluzione dell'Europarlamento, se quest'offensiva diplomatica avrà avuto successo. Per ora, quel che che è certo è che ha condizionato il dibattito in Aula, inserendo un motivo di incertezza in chi ha attaccato il governo italiano (e sono stati davvero in molti, anche nelle file del Ppe, a denunciare il rischio di 'razzismo' nelle misure annunciate da Maroni), ma anche la consapevolezza - apparsa nell'intervento di Sculz, e anche in quello della leader verde Monica Frassoni - che proprio questo dibattito abbia avuto l'effetto di modificare la posizione italiana, depurandola degli aspetti più censurabili.

Read More...

Andrea Bertol, u baro rom

La mattina del 5 luglio, dopo un periodo di breve malattia, è mancato Andrea Bertol. Sucardrom porge le più sentite condoglianze alla famiglia e si stringe all’Opera Nomadi di Milano, dove Andrea con sensibilità, passione competenza e solidarietà ha lavorato a lungo con le comunità Rom e Sinte per difenderne i diritti contro l'esclusione e il pregiudizio.
Personalmente ho conosciuto Andrea nel 1990. Insieme abbiamo costruito alcuni progetti per favorire l’alfabetizzazione di alcune comunità sinte e rom lombarde. Anche grazie a quei progetti è nata l’associazione Sucar Drom.
Andrea fu uno dei maestri delle scuole "Lacio Drom" a Milano. Si occupò in prima persona della scolarizzazione dei bambini rom e da allora non aveva più abbandonato i problemi che attanagliano la vita di queste comunità
Mi ha sempre impressionato il suo modo pacato nell’affrontare problemi enormi ma soprattutto mi ricorderò per sempre della sua gentilezza nell’ascoltare ogni opinione e nel saper offrire un sorriso anche nei momenti più difficili.
Ciao Andrea, tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerti porteranno il tuo ricordo nel cuore, sei stato e sarai sempre "u baro rom". di Carlo Berini

Read More...

Saronno (VA), appello contro la "schedatura"

In questi giorni molti saronnesi avranno sentito o letto che il Ministro Maroni intende “censire” tutti i Sinti e i Rom che abitano nei “campi nomadi”. Nell’opinione pubblica si è diffusa la percezione che questa sia solo una proposta, non è così.
Le tre ordinanze del presidente Berlusconi, emanate il 30 maggio scorso, ordinano ai Prefetti nominati Commissari in Lombardia, Lazio e Campania di provvedere alle seguenti azioni:
- “monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi ed individuazione degli insediamenti abusivi” (articolo 1, comma 2, punto “b”);
- “identificazione e censimento delle persone, anche minori di età, e dei nuclei familiari presenti nei luoghi di cui al punto b), attraverso rilievi segnaletici” (articolo 1, comma 2, punto “c).
Quindi è indubbio che nelle prossime ore il Prefetto Lombardi (Commissario per la Lombardia) ordinerà il rilievo segnaletico di ogni individuo presente nei “campi nomadi”. Purtroppo, essendo Saronno in Lombardia, saranno oggetto di foto segnaletica e rilievo delle impronte digitali anche una parte di mantovani: Cittadini italiani nati a Saronno, iscritti all’anagrafe cittadina e provvisti di concessione abitativa in via Deledda n. 18.
Riteniamo tale provvedimento inutile e discriminatorio.
Inutile, perché il Prefetto Lombardi potrebbe acquisire i dati precisi sulla presenze nel cosiddetto “campo nomadi” di Saronno, direttamente dall’anagrafe comunale.
Discriminatorio perché porterà a fotosegnalare dei bambini in tenera età e non solo per la sola “colpa” di vivere in un “campo nomadi”.
Inoltre, non ci sarebbe nessun controllo su come questi dati sarebbero utilizzati, tant’è che lo stesso Garante per la privacy ha rilevato che tali modalità potrebbero coinvolgere delicati problemi di discriminazione, che possono toccare anche la dignità delle persone e specialmente dei minori.
Per queste ragioni facciamo appello al Sindaco di Saronno, al Presidente della Provincia, alle Forze politiche e alla Società civile perché anche in concerto con la Prefettura di Varese si scongiuri questa “schedatura” ingiustificata.
Per aderire, inviare una mail a: sucardrom@sucardrom.191.it

Read More...

lunedì 7 luglio 2008

Rom e Sinti, il silenzio dell'Unione europea

La Commissione Europea ha deciso di inviare alle autorità italiane una richiesta di “ulteriori informazioni” in merito alle misure assunte dal governo nei confronti dei rom.
“Affinché la Commissione possa avere un quadro completo della situazione, abbiamo deciso di inviare una lettera alle autorità italiane per richiedere informazioni in merito” alle misure adottate nei confronti dei rom, ha detto nel corso di un dibattito sulla vicenda al Parlamento europeo di Strasburgo il commissario europeo per gli Affari sociali, Vladimir Spidla.
Il responsabile Ue ha quindi riferito che la Commissione europea e, in particolare il commissario per Giustizia libertà e sicurezza, Jacques Barrot, sono “in continuo contatto con le autorità italiane che si sono impegnate entro la fine del mese a presentare una relazione completa in merito”.
Schulz (in foto), capogruppo dei socialisti, si è sentito con il Ministro degli Esteri Frattini che lo ha rassicurato, si profila quindi il silenzio del parlamento europeo sulla più violenta campagna razzista dopo la sconfitta del nazifascismo.
Di seguito i punti principali della risoluzione su cui il Parlamento europeo si doveva esprimere giovedì in merito alla raccolta delle impronte digitali ai rom.
Il Parlamento europeo esorta le autorità italiane a astenersi dal procedere con la raccolta delle impronte digitale dei rom, inclusi i minori, perché questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione fondato sulla razza e le origini etniche vietato dall'articolo 14 della Convenzione europea dei diritti umani e inoltre un atto di discriminazione nei confronti dei cittadini Ue di origine rom o nomadi.

Condivide la preoccupazione dell'Unicef che evidenzia che è inammissibile, con l'obiettivo dei proteggere i bambini, violare i loro diritti fondamentali e criminalizzarli, così come quelle espresse dal Consiglio d'Europa e da molte Ong e comunità religiose, e considera che il miglior modo per proteggere i diritti dei bambini rom è di garantire l'accesso alla scuola, alla casa, alla sanità, nell'ambito di un quadro di inclusione e di politiche di integrazione, e di proteggerli dallo sfruttamento
Condivide il punto di vista della Commissione che questi atti costituirebbero una violazione del divieto di discriminazione diretta e indiretta, in particolare rispetto alla direttiva Ue sulla razza e l'etnia e contenuti negli articoli 13, 12 e da 17 a 22 del trattato.
Riafferma che le politiche che accrescono l'esclusione non saranno mai efficaci nel combattere il crimine e non contribuiranno alla prevenzione e alla sicurezza.
Condanna totalmente e senza equivoci tutte le forme di razzismo e discriminazione subite dai rom e da altri considerati come “Gypsies”.
Chiede alla commissione europea di procedere a una valutazione della legislazione e delle misure amministrative assunte dal governo italiano per verificare la loro compatibilità con i trattati e le leggi Ue.
Esprime preoccupazione sull'affermazione – contenuto nei decreti amministrativi del governo italiano – che la presenza di campi rom attorno alle grandi città determina in sé una situazione di serio allarma sociale, con ripercussioni sull'ordine pubblico e la sicurezza, giustificando 12 mesi di “stato d'emergenza”.
E' preoccupato che, a seguito della dichiarazione di uno stato di emergenza, misure straordinarie in deroga alle leggi possono essere prese dai prefetti, delegati per l'esecuzione di tutte le misure, inclusa la raccolta delle impronte digitali, sulla base di una legge che riguarda la protezione civile nei casi di disastri naturali, catastrofi e altri eventi, non adeguata e non proporzionata a questo caso specifico”.

Read More...

Bologna, no alle ordinanze di Berlusconi

Il Consiglio comunale di Bologna, vista l’ordinanza ministeriale che consente l’identificazione dei bambini Rom “che - dice una nota - viola ogni diritto di uguaglianza dei bambini e degli adolescenti e introduce una grave discriminazione basata unicamente sull’etnia e l’identita’ culturale”, ha votato oggi un ordine del giorno per invitare la Giunta a farsi promotrice presso il Presidente del Consiglio dei Ministri affinché siano revocate le ordinanze che prevedono l’identificazione e il censimento dei bambini e delle bambine di etnia Rom presenti nei “campi nomadi”, attraverso la rilevazione delle impronte digitali.
Nell’ordine del giorno si chiede, tra l’altro al Governo italiano “che vengano sviluppati rapporti di cooperazione e stipulati accordi specifici con quei Paesi, a partire dalla Romania, che hanno fatto il loro ingresso nella Comunita’ Europea, al fine di offrire maggiore tutela ai diritti delle bambine e dei bambini e degli adolescenti; che venga previsto un Piano Nazionale di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati”, e che venga istituito un fondo specifico per favorirne l’integrazione sociale e scolastica. L’ordine del giorno è stato approvato con 20 voti favorevoli dei gruppi PD, RC, Verdi, Societa’ civile; e 5 contrari (LtB; FI-PDL; AN-PDL, Misto).

Read More...

Roma, in duemila offrono le impronte digitali

Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici: insieme per farsi simbolicamente prendere le impronte digitali come segno di protesta contro la decisione del ministro dell'Interno Roberto Maroni di rilevare le impronte digitali dei sinti e dei rom, minori compresi, che vivono nei campi in Italia con lo scopo di 'censire' quanti vi risiedono.
E' successo questo pomeriggio in piazza Esquilino a Roma, luogo simbolo della contaminazione etnica, con l'iniziativa 'Non toccate i bambini e le bambine rom e sinti' organizzata dall'Arci: "Abbiamo denunciato il razzismo di una misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo. Un atto discriminatorio e persecutorio. E' necessario dare visibilità, anche con azioni simboliche, alla nostra indignazione", spiegano dall'associazione.
Tantissime le adesioni alla manifestazione. Insieme ad una delegazione della Federazione Rom e Sinti Insieme a farsi 'schedare', in piazza c'erano anche Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Ascanio Celestini, Francesca Reggiani, Rita San Lorenzo (segretaria nazionale Magistratura Democratica), Aldo Piave (presidente Aned, Associazione nazionale ex deportati), Piero Terracina, Paola Vacchina (vicepresidente nazionale Acli), Patrizio Gonnella (Antigone), Andrea Morniroli (Cantieri sociali), Morena Piccinini (Cgil), Francesca Re David (Fiom), Angela Nava (Coordinamento genitori democratici), Vittorio Cogliati Dezza (Legambiente), Antonio Padellaro (l'Unità), Piero Sansonetti (Liberazione), Emergency e Peace Reporter; politici del Pd (da Livia Turco a Rosi Bindi), della Sinistra Arcobaleno (Fabio Mussi, Paolo Cento, Graziella Mascia, Marco Fumagalli, Giovanni Russo Spena, Alfonso Gianni, Elettra Deiana), del Partito radicale (Marco Perduca) e dell'Intergruppo 'Amici del popolo Rom'.

Read More...

L’Unicef per qualche denaro si svende ai razzisti

L’Unicef che non è mai intervenuta sulla questione rom e sinta nel nostro Paese ma improvvisamente diventa consulente del Governo italiano. Il Presidente dell’Unicef, dopo aver incontrato il Ministro Maroni, ha un’illuminazione sulla via di Damasco e cambia opinione sulle schedature.
Prima dell’incontro con Maroni: l’Unicef Italia esprime stupore e grave preoccupazione per la proposta del Ministro degli Interni Roberto Maroni di avviare un censimento dei bambini presenti nei campi rom, mediante impronte digitali. Verrebbe da proporgli, per rispettare il diritto all’uguaglianza di tutti i bambini, di schedare allo stesso modo tutti i bambini italiani… Ci auguriamo che si tratti di una proposta provocatoria destinata a non avere seguito.
Dopo l’incontro con il ministro, il Presidente Spadafora cambia opinione con una giravolta degna della vecchia scuola trasformista e afferma che le misure previste nelle ordinanze sono “una necessità per prendere contatto con le comunità rom” e iniziare ad “accompagnare in maniera concreta l’integrazione dei bambini rom nelle comunità”.

Noi di sucardrom rimaniamo sempre più convinti che oggi come settanta anni fa le organizzazioni come l’Unicef o le organizzazioni paramilitari come la Croce Rossa non debbano impegnarsi per "integrare" i bambini rom o sinti ma debbano impegnarsi per il rispetto dei diritti civili di queste minoranze. Se non lo faranno, come sembra per qualche misero denaro, sarà il disastro per i Sinti e i Rom come in Germania negli Anni Trenta o come in Svizzera negli Anni Cinquanta e Sessanta.

Read More...

Allora schedateci tutti!

Onorevole Ministro Maroni, chi Le scrive si fa portavoce della protesta di Insegnanti che sono accomunati da una esperienza didattica speciale e quanto mai significativa: infatti moltissime scuole molisane hanno avuto, o hanno tuttora, tra i loro alunni anche i ragazzi Rom.
Per la loro integrazione scolastica e sociale abbiamo lavorato tanto, talvolta con ottimi risultati, altre volte con notevoli difficoltà: ma si sa che questa è l’alterna vicenda di tutte le esperienze educative.
In questi giorni il “censimento” che è stato disposto in alcuni campi nomadi suscita una corale indignazione. I moduli predisposti dalle Prefetture non si limitano certo a verificare chi va a scuola e chi non ci va. Essi contengono la casella “etnia” che ripropone, a settant’anni di distanza, la vergogna delle leggi del 1938.
Non basta aver sostituito la parola “razza” con la parola “etnia” per rendere meno odiosa la schedatura che sta avvenendo in alcune “baraccopoli” del nostro paese. Il concetto di “etnia” appartiene all’antropologia culturale ed è estraneo all’area giuridica; e quello giuridico dovrebbe essere l’unico parametro a cui si attiene la pubblica amministrazione. Di questo passo, ritroveremo la casella “etnia” sui permessi di soggiorno. Infatti, perché mai le Questure dovrebbero chiedere questa informazione, se non intendono utilizzarla nella documentazione ufficiale?
No: noi non permetteremo che ai nostri alunni o ai loro genitori venga chiesto a quale “etnia” appartengono. Noi li abbiamo educati a pensare che esiste una sola razza: la razza umana. E tutto il lavoro “interculturale” che abbiamo svolto e stiamo svolgendo in scuola mira a far comprendere non solo agli alunni Rom, ma soprattutto ai loro compagni di scuola, che le differenze etniche sono davvero una grande ricchezza culturale, ma, per quanto concerne i “diritti”, è indifferente a quale “etnia” ciascuno appartiene.

E a noi insegnanti molisani non basta prendere atto che l’obbrobrio della “schedatura” sarà risparmiato ai Rom della nostra regione. Noi ci facciamo carico del popolo zingaro di tutta Italia.
Noi protestiamo affinché nessuna procedura “specifica” sia “riservata” ai bambini Rom. Del resto, che significa “Rom”? Include anche i Sinti? E come si fa a sapere se una persona è “zingara”? basta che sia zingaro uno dei due genitori? C’è tutta una casistica che il regime fascista elaborò per distinguere i “mezzo-sangue” dai “purosangue” eccetera. Se il Ministro Maroni vuole guadagnare tempo per le sue schedature, può copiare i regolamenti del 1938.
Ma i moduli della Prefettura contengono perfino la casella “religione”. Noi abbiamo tanto rispetto per la religiosità individuale di ciascuna persona, che ci ripugna la sola idea che questa appartenenza religiosa possa andare a finire su un modulo della Prefettura: anche perché la scelta del culto è un fatto così intimo che può variare una o più volte nel corso della vita. Mi dica, Ministro Maroni: se io decido di diventare Buddista, devo avvertire la Prefettura?
“Schedare” l’appartenenza religiosa è estraneo alla cultura europea da almeno tre secoli. E non prendeteci in giro dicendo che dichiarare la propria religione serve per organizzare luoghi di culto!
Una cosa è certa: l’unica “schedatura” che serve ai bambini è l’anagrafe scolastica. Essa riguarda tutti indistintamente; esiste da cento anni e non c’era bisogno del ministro Maroni per inventarla. Compete ai Comuni censire tutti i bambini in età di obbligo scolastico, trasmettendo gli elenchi alle scuole di competenza. Se i Comuni si attiveranno in tal senso, faranno solo il loro dovere.
Non è un caso che sia il Ministro degli Interni, e non il Ministro dell’Istruzione, a dedicare una “attenzione” così particolare ai bambini Rom. Se è vero che vogliamo evitare che i bambini vivano in mezzo ai topi, non sarebbe meglio schedare i topi, anziché i bambini? Se il vero scopo fosse di portare a scuola tutti questi bambini, tale iniziativa governativa avrebbe il consenso di tutti noi, e avrebbe la convinta collaborazione dell’Opera Nomadi, della Them Romanò, della Sucar Drom, del Centro Studi Zingari, dell’AIZO, di tutte le associazioni che probabilmente il Ministro Maroni non conosce.
Da decenni gli insegnanti italiani moltiplicano i loro sforzi per una buona scolarizzazione dei bambini zingari. Ma questo richiede che le scuole abbiano le risorse per allungare il tempo-scuola, e che i Comuni abbiano le risorse per i trasporti e la refezione. Invece se il Governo crede che basti mandare i poliziotti nelle baraccopoli, evidentemente non ha la più pallida idea delle modalità vincenti per l’integrazione scolastica degli zingari.
Nel 1938, quando come un fulmine si abbatterono sull’Italia le leggi razziali, chi rimase sconvolto non furono soltanto gli antifascisti, ma anche tante persone con la tessera del partito fascista in tasca. E anche oggi l’indignazione sorge tra persone che non sono tutte di sinistra, sono molto differenti tra loro per quanto concerne le loro idee politiche e le loro scelte elettorali, ma credono nell’articolo 3 della Costituzione e nella dignità di ogni essere umano.
Onorevole Ministro! se vorrete sapere quale è la “etnia” di ciascuno di noi, ebbene, risponderemo così: “siamo essere umani”, diversissimi per etnia, ma tutti con uguali diritti. E se volete le impronte digitali di chi abita nella baracche, allora schedateci tutti. di Fiora Luzzatto
Per aderire all’appello rivolgersi a: fioraluz@hotmail.com, oppure: redazione@altromolise.it

Read More...

Napoli, la schedatura!




Read More...

Napoli, ancora fiamme e razzismo

Hanno osato varcare il confine, sono tornati sui loro passi. E la reazione è stata immediata e violenta. Fuoco per cacciarli via. Di nuovo. Un'altra volta. Ponticelli brucia. Un gruppo di trenta rom - due uomini, un manipolo di donne e quindici bambini - da qualche giorno ha riaperto un campo abbandonato, in via Argine, accanto alla fermata della circumvesuviana, alla periferia Est di Napoli. E ieri sera, poco dopo le 20, un altro campo rom, quello vicino alla motorizzazione è stato dato alle fiamme.
Azione e reazione. Il campo andato a fuoco era disabitato, ma vicinissimo a quello appena riaperto: ottocento metri, forse meno, in linea d'aria. Entrambi in via Argine. Un avvertimento. Una minaccia che sa di cenere e paura. Dragan e la sua famiglia vedono le fiamme, si rintanano nelle poche baracche rimaste in piedi e chiamano il 113. "Noi non andiamo via di qui. Non facciamo male a nessuno e nessuno ci farà male" sillaba il capo famiglia.
Al campo arriva una volante della polizia. "Fratelli. Fratelli" grida Dragan e va ad accoglierli. Intanto la colonna di fumo diventa più aggressiva. Il falò si vede dal centro di Napoli. La strada viene chiusa al traffico. Le fiamme vengono domate solo dopo tre ore di lavoro. I vigili del fuoco parlano di "incendio doloso". E anche la polizia apre la caccia ai piromani: "Gente del quartiere".
Il rogo potrebbe essere un avvertimento, secondo gli investigatori, per spingere le famiglie di nomadi appena tornate ad abbandonare di nuovo il campo e il quartiere. Secondo i primi rilievi dei vigili del fuoco sembra che ci fossero diversi focolai. Si tratta, cioè, di un incendio, studiato a tavolino. I rifiuti hanno fatto il resto: il campo di fronte alla Motorizzazione (l'ultimo ad essere abbandonato dopo i roghi di inizio maggio) era pieno di assi di legno, copertoni, plastica e materiali altamente infiammabili.

"Nel campo vicino alla Motorizzazione c'erano ancora delle baracche integre - racconta il presidente napoletano di "Opera Nomadi", Marco Nieli - Mi hanno detto che qualcuno ha visto dei nomadi in zona ieri pomeriggio, forse i residenti hanno avuto paura che qualcuno riaprisse anche questo insediamento", dice ora preoccupato Nieli, che chiede sicurezza per i nomadi. "Chi è tornato spontaneamente è stato incauto, perché a Ponticelli c'è una situazione incancrenita, senza via di scampo. In questo pezzo di Napoli la camorra ha lanciato una sfida allo Stato, riappropriandosi del territorio, risolvendo un problema che lo Stato non riusciva, e non riesce, a domare. Non è uno scherzo, né un episodio estemporaneo".
A maggio, assediati da un rione inferocito, armato di spranghe e di molotov (dopo la denuncia di una madre per il tentato rapimento di una neonata) oltre 700 rom furono costretti alla fuga da Ponticelli. "Oggi sono dispersi nella provincia di Napoli, non si sono certo vaporizzati nel nulla - dice Nieli - Dovrebbero ritornare con una posizione di accoglienza e di difesa. La caccia all'uomo continua. In quest'ultimo mese si sono registrate aggressioni ad altri campi del Napoletano, con le molotov. Bisogna costruire un centro di prima ospitalità a Ponticelli, monitorato dalla polizia. Se serve anche dall'esercito", conclude.
"Siamo tornati, perché qui abbiamo un lavoro, le nostre baracche, le nostre cose. Siamo tornati perché non siamo animali in fuga e neanche gli italiani sono animali. Siamo uomini e dobbiamo convivere, pacificamente" spiega Dragan. Però la paura dei campi in fiamme e degli assalti è ancora viva. "Odio la puzza di bruciato - bisbiglia Gabriele, 13 anni, mentre dietro le lamiere del campo e un Tricolore mangiucchiato dal tempo guarda il falò che brucia - Per giorni non abbiamo mangiato... siamo scappati senza avere una meta precisa e avevamo addosso quell'odore acre. E ora è tornato".

Read More...

Roma, il Prefetto Mosca interpreta la "schedatura"

Potrebbe partire dalla Magliana il censimento dei rom, dal campo irregolare di via Luigi Ercole Morselli, nel XV Municipio, con una cinquantina di romeni. La notizia è una indiscrezione trapelata alla vigilia della tanto discussa identificazione dei rom, il cui inizio è previsto per giovedì, ma potrebbe slittare ancora.
Per il prefetto di Roma Carlo Mosca, nei panni di “commissario straordinario per l'emergenza nomadi”, giorno e luogo del censimento sono top secret: ha pregato i rappresentanti di associazioni e forze dell'ordine di non farne parola. Ma la pressione esterna è forte, anche da parte delle testate giornalistiche di mezzo mondo, comprese le televisioni arabe come Al Jazeera.
I criteri fissati finora per la identificazione dei nomadi seguono le indicazioni contenute nell'ordinanza 3676 del 30 maggio della Presidenza del Consiglio dei ministri. La Croce Rossa censirà chi lo vorrà. Chiederà dati anagrafici, malattie contratte e vaccini fatti, notizie utili soprattutto per i minori, perché possano essere iscritti a scuola settembre.
A tutti, grandi e piccoli, con il loro consenso, gli operatori umanitari scatteranno una foto da applicare alla tessera sanitaria che sarà consegnata ai nomadi titolari e darà loro diritto a essere assistiti nei presidi medici della Cri.
Le informazioni raccolte dalla Croce Rossa sono tutelate dalla privacy, per cui ciascun rom sarà invitato a firmare l'autorizzazione al trattamento dei propri dati personali. In caso di rifiuto, le forze dell'ordine potranno accedere alle notizie personali raccolte dalla Cri, relativi ai nomadi censiti, solo su mandato dell'autorità giudiziaria.
Discorso diverso, invece, viene fatto per i rom senza documenti di identità. I minori dai 14 anni in su saranno fotografati, e lo stesso si farà con gli adulti. Chi dovesse rifiutarsi sarà preso in carico dalle forze dell'ordine e trattato come tutte le persone, italiane comprese, che risultino prive di documenti e reticenti.
Il commissario Mosca non ha ancora finito i preparativi dell'operazione. Mercoledì il censimento sarà tra gli argomenti all'ordine del giorno del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, al quale di sicuro parteciperanno i rappresentanti provinciali delle forze dell'ordine.In vista dell'appuntamento, il prefetto sta anche mettendo in piedi la struttura del “Commissariato per l'emergenza nomadi” con un suo organico di esperti. Sono previsti due funzionari per ciascun ente locale (Comune, Provincia e Regione) e docenti universitari .Il professore all'università Roma Tre di Teorie e tecniche della trasformazione dei conflitti, Mario Quinto; un sociologo e un docente di Statistica, i quali però non hanno ancora confermato l'incarico, e consulenti dell'istituto Tagliacarne.

Read More...

Impronte, il Times chiede a Berlusconi di fermarsi

Il Times ha chiesto ieri al governo Berlusconi di rinunciare alla presa delle impronte digitali ai rom: secondo il quotidiano britannico si tratta di un progetto che provoca “un brivido di apprensione” in tutti quanti in Europa hanno “un senso della storia” perché “soltanto due generazioni fa una simile fredda misura amministrativa fece da preludio a deportazioni di massa, imprigionamento, tortura e morte”.
“Gli zingari - scrive il Times in un editoriale in seconda pagina sotto il titolo 'Pollice verso' - furono tra le prime vittime dei nazisti ed è ottusa l'apparente amnesia dell'Italia a proposito di una propria pagina buia di storia durante la guerra”.
Il 'Times' ammette che il massiccio arrivo di rom dalla Romania e dai Balcani - in aggiunta ad un flusso incontrollato di immigrati clandestini - ha creato in Italia “grossi problemi sociali ed economici” ma a suo giudizio ciò “non giustifica sanzioni indiscriminate che prendano di mira gruppi di persone in base alla razza e all'etnicità, in particolare se queste sanzioni sono supportate da pregiudizi popolari”.
“I progetti italiani sulle impronte digitali - afferma perentorio il foglio londinese - dovrebbero essere abbandonati. La gente non deve mai essere etichettata in base alla sua appartenenza ad un gruppo. E' qui che sta il pericolo”.

Read More...

La voce dei Vescovi

Mentre il governo tira dritto sulla linea della “tolleranza zero” in materia di immigrazione clandestina e “sicurezza” – da ultimo è arrivato l’annuncio della “schedatura etnica” con impronte digitali per tutti i rom, minorenni compresi, presenti sul territorio nazionale –, si levano ancora una volta dal mondo cattolico parole profetiche che mettono in guardia dal rischio di una deriva xenofoba e repressiva.
E se molte sono state sin qui le testimonianze di preti e laici impegnati in prima persona sulla frontiera della marginalità e del disagio sociale, cominciano a circolare prese di posizione coraggiose anche da parte di alcuni membri della gerarchia ecclesiastica, nonostante l’apertura di credito senza precedenti che la Santa Sede ha garantito al nuovo governo.
In occasione della festa di San Giovanni Battista, patrono della città, il cardinale di Torino Severino Poletto ha pronunciato un accorato appello a non lasciarsi “incatenare dal panico, dallo scoraggiamento, dal senso di incertezza”, che sorgono nel momento in cui ci si trova a fronteggiare la novità costituita dalla “presenza di persone che per circa un decimo dell'intera popolazione provengono da altri Paesi, da altre culture e con altre convinzioni religiose”.
“L'occhio misericordioso di Dio - ha continuato il cardinale - ci aiuta a non rimanere alla superficie della questione. Così come capitò nel difficile momento del primo incontro tra le comunità cristiane provenienti dal giudaismo e quelle di origine pagana, anche noi dobbiamo procedere ad un serio discernimento alla luce della Parola di Dio e della preghiera. Un discernimento che ci aiuti a capire che il futuro di Torino va costruito ‘insieme’ e non ‘contro’, nella logica evangelica del bene comune, che pone nelle mani di ognuno la responsabilità verso tutti, postulando per ciascuno diritti e doveri. L'incontro con lo straniero non può in alcun modo sottovalutare o eludere il dovere di onorare la dignità dell'altro, specie se costretto a fuggire da conflitti o da situazioni di povertà”.
“Non servono facili slogan demagogici, non serve usare toni polemici fomentando il clima del sospetto e della contrapposizione”. Poletto non ha mancato di fare un esplicito riferimento, “con particolare sofferenza nel cuore, ai fratelli e sorelle, soprattutto minori, delle diverse etnie rom presenti - seppur in numero contenuto - nella nostra regione e in città”: “Dobbiamo convincerci che esiste un diritto di convivere tra popoli diversi”.
Mons. Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli, ha invece stilato un ‘decalogo’ “per illuminare le coscienze dei credenti e degli uomini di buona volontà” sulla delicata questione dell’immigrazione e sul dibattito politico da essa generato. Nel primo punto del decalogo si ricorda che la Chiesa deve essere “sentinella vigile di tutti i valori e in particolare di quelli non negoziabili, che ruotano attorno alla sacralità intangibile della persona” e richiamano quindi “il comandamento dell’amore accogliente”.

Ma l’arcivescovo non si limita alle dichiarazioni di principio e si schiera apertamente contro una delle norme più controverse fra quelle proposte dalla nuova maggioranza di governo: “L’immigrazione clandestina non può essere ritenuta reato. Questa impostazione rischia d’essere impraticabile per il grande numero di persone coinvolte; è ipocrita e contraddittoria per il fatto che ampi settori della società italiana (famiglie comprese) impegnano lavoratori e lavoratrici in posizione irregolare; è soprattutto iniqua se pensiamo alla storia drammatica che appartiene ad una persona impedita di abitare la terra con dignità”.
Parole estremamente dure sono state pronunciate dal vescovo di Alba, mons. Sebastiano Dho, autore di un documento intitolato “il reato di essere uomini”: “Sinteticamente così potremmo definire - scrive mons. Dho, spiegando il senso del titolo utilizzato - l’oggetto in questione di certi progetti di legge, per ora solo deprecabili ipotesi che ci auguriamo restino tali, riguardanti la dignità e la libertà di essere umani colpevoli solo, fino a prova contraria, di cercare pane e lavoro in Paesi diversi dai loro, spesso in condizioni disperate”. “Ci riferiamo precisamente e direttamente, senza mezzi termini o timori di disturbare ‘il manovratore’, ai disegni di leggi governative che prevedono di modificare addirittura il codice penale o sue applicazioni, istituendo il reato di clandestinità, l’aggravio di pena in caso di violazioni di leggi già vigenti, solo in base a diversità di provenienza, la trasformazione dei Centri di identificazione in vere e proprie carceri, le gravi difficoltà di ricongiungimento familiare. Così pure a tutti quei segni gravemente preoccupanti che da tempo stanno imponendosi all’attenzione anche dei più distratti, vedi la violenta e programmata cacciata indiscriminata dei rom, con degli autentici pogrom. Di qui alle leggi razziali di sciagurata memoria il passo è più breve di quanto si possa credere”.
Desta grande preoccupazione dal punto di vista pastorale, ha aggiunto il vescovo, “l’atteggiamento dei cristiani, sia singoli che come comunità ecclesiale, a riguardo di questi gravi problemi”: “Siamo convinti che tenendo conto della larga adesione anche nelle nostre terre a forze politiche sociali ispirate a teorie razziste e xenofobe, un serio esame di coscienza s’imponga urgentemente per le comunità cristiane, poiché qui si tratta di veri valori ‘non negoziabili’ (la dignità della persona e la vita stessa!) e occorra perciò ricordare a tutti, smascherando ogni ipocrisia o illusione, ciò che ha scritto in tempi drammatici ed eroici il grande martire vittima del nazismo Dietrich Bonhoeffer: ‘Chi non grida a difesa degli ebrei non può cantare in gregoriano!’”.
La Fondazione Migrantes della Cei ha infine diffuso un comunicato al termine del “Corso di Pastorale migratoria” organizzato nei giorni scorsi a Verona: “Si assiste di giorno in giorno - si legge nel documento - nei confronti di immigrati e rom, al paventare provvedimenti restrittivi e discriminatori che, prima ancora di essere attuati, destano allarme ed agitazione generale con la previsione di tempi burrascosi”. “Tutto questo non significa smorzare le paure e dare tranquillità alla nostra gente ma porre le premesse per riesumare una specie di xenofobia o peggio di discriminazione razziale, di cui anche in Italia si è fatta amara esperienza e della quale non si sa chi possa beneficiarne”.
Ma c’è stato anche chi, come l’Arcivescovo di Crotone mons. Domenico Graziani, ha criticato la linea di Famiglia Cristiana e ha difeso esplicitamente le misure del governo. “In linea teorica, ma solo teorica - ha detto mons. Graziani, intervistato dal sito www.miliziadisanmichele.org Famiglia Cristiana parla bene. Ma che ne sanno loro? Nel loro servizio partono dal buonismo cattolico autolesionista che alla fine premia giochi o interessi criminali molto più forti e presenti”. Alla domanda del giornalista se sia favorevole alla schedatura dei bambini rom con impronte digitali, l’arcivescovo ha risposto: “Nel concreto, sì. Ho parlato a lungo con le forze di polizia, con il Prefetto e mi sono fatto un’idea chiara. Le impronte servono per dare un’identità a bimbi che spesso non la hanno. Non possedendo dati documentali si prestano al commercio degli organi, a delitti su commissione da parte di bande di adulti senza scrupoli. Insomma, tutti noi chiediamo collaborazione alla polizia e alle forze dell’ordine, quando qualcuno si muove come ha fatto il Governo, ecco le critiche. È necessario dare un’identità a questi bimbi proprio nel loro interesse e per stroncare traffici criminali”.

Read More...

domenica 6 luglio 2008

Milano, un invito per tutti

I Sinti italiani, insieme alle associazioni Sucar Drom e Nevo Drom, manifesteranno, domani 7 luglio dalle ore 14.00, in piazza San Babila per chiedere l’immediata revoca dell’Ordinanza n. 3677. I Sinti italiani invitano tutti i cittadini, i politici, gli intellettuali, i religiosi e la società civile a partecipare per riaffermare i valori sanciti dalla Costituzione italiana.
L’ordinanza, come ribadito dal Ministro Maroni, è già in vigore dal 30 maggio e impone al Prefetto Lombardi, Commissario per l’emergenza “nomadi”, di provvedere immediatamente alle seguenti azioni:
- “monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi ed individuazione degli insediamenti abusivi” (articolo 1, comma 2, punto “b”);
- “identificazione e censimento delle persone, anche minori di età, e dei nuclei familiari presenti nei luoghi di cui al punto b), attraverso rilievi segnaletici” (articolo 1, comma 2, punto “c).
Tale provvedimento è inutile e discriminatorio. Inutile, perché il Prefetto Lombardi potrebbe acquisire i dati precisi sulle presenze nei cosiddetti “campi nomadi”, direttamente dagli Uffici anagrafici comunali. Discriminatorio perché porterà a fotosegnalare dei bambini in tenera età e non solo per la sola “colpa” di vivere in un “campo nomadi”. Continua a leggere…

Read More...

Il cardinale Piovanelli: il frutto della paura

Eminenza, secondo lei chi è stato il più grande antirazzista della storia?
«Che domanda: Gesù Cristo. Basta sfogliare il Vangelo. Amatevi gli uni agli altri. Tutti erano uguali ai suoi occhi».
Essere razzisti è considerato dalla Chiesa un peccato grave o veniale?
«E’ un peccato che, naturalmente, diventa gravissimo nella misura in cui chi lo commette lo fa con consapevolezza. Vi sono cose che, purtroppo, si fanno ma, a volte, non vi è la consapevolezza alla base. A volte manca l’educazione, la coscienza. Ecco che allora la verità evangelica interviene per illuminare la coscienza dell’uomo affinchè ci si renda conto che il razzismo è lontano anni luce dal disegno di Dio».
La Chiesa tuttavia non sembra essersi occupata molto del problema, magari perchè è più concentrata su altre questioni attinenti alla difesa della vita, della famiglia...
«Il lavoro che fa la Chiesa è silenzioso, specialmente in tante zone del mondo dove il razzismo è di casa. Vorrei aggiungere che una sensibilità particolare si è fatta strada con il Concilio Vaticano II. Il cammino fatto è importante benchè altra strada vada compiuta. Ripensando ai documenti conciliari mi viene in mente la Gaudium et Spes, la quarta delle costituzioni. Magnifica. Basterebbe prenderla in mano e sfogliarla un po’ per capire di che si tratta, dell’attualità che ha, della visione lucida, dell’ampio respiro di quelle pagine. In quel testo si parla di gioia e di speranza per l’umanità intera, della condivisione della Chiesa alle tristezze degli uomini, che cerca di viverle con loro e di cambiarle. Non si può ignorare il cammino che la Chiesa ha fatto».
La parola razzismo ne evoca un’altra, schiavitù...
«Sì è vero. A me viene subito in mente un’immagine fortissima, quella di Giovanni Paolo II a Gorè, in Senegal, a pregare nella Casa degli Schiavi. Era il 1992. Furono pronunciate parole fortissime che fecero il giro del mondo. La Chiesa parte sempre dalla Resurrezione di Cristo e cammina nella storia. Una storia che è fatta di tanti limiti e tante ingiustizie e ristrettezze, tuttavia la luce del Signore che la Chiesa conserva dentro di sé, la fa crescere in modo tale da realizzare in mondo pieno il disegno di Dio. Ciò sta ad indicare che tutta l’umanità deve essere una unica famiglia. E’ questo ciò che vuole Dio».
Papa Wojtyla chiese perdono per le colpe commesse nel passato da tanti cristiani...
«Sì, fu un atto di grande coraggio. Un gesto per riflettere su quanto siamo stati, e siamo, lontani dal disegno che Dio vuole per la nostra vita. Il cammino della Chiesa è una conversione continua verso il Signore e i cristiani devono cercare di capire sempre meglio ciò che Egli comanda per realizzarlo, in mezzo ai tanti limiti che vi sono, personali, legati alla cultura, al momento storico, ai nostri peccati. Tuttavia la spinta è quella di una crescita inarrestabile».

Il mea culpa di Papa Wojtyla non tutti lo compresero bene...
«E’ chiaro che la Chiesa, nella misura in cui non impersona, non riflette pienamente il volto del Signore, cade in errore. Anche oggi se si adatta al mondo, se non resta fedele a Cristo, commette una colpa».
Perché secondo lei nel mondo crescono così tanto i fenomeni di islamofobia, cristianofobia, antisemitismo?
«Credo che sia una specie di difesa, di paura del nuovo ma anche del rifiuto ad aprirsi alle speranze del Signore. Le fobie sono sempre un segno di paura. Occorre educare i giovani al diverso, al rispetto dell’altro, all’amore per il prossimo».
In tante zone del mondo è aumentata la persecuzione contro i cristiani…
«Purtroppo è vero. La persecuzione avverrà sino alla fine del mondo. E’ la prospettiva dell’Apocalisse».
Lei pensa che con l’aumento dei flussi migratori, crescerà di conseguenza anche il fenomeno del razzismo?
«Dipenderà dal cuore dell’uomo oltre che dalle leggi e dagli indirizzi che i governi si daranno. Non dipenderà dal numero delle persone straniere, ma dai modi, dai provvedimenti, dalle politiche, dalle prospettive riguardanti l’integrazione, l’apertura, l’inclusione».
Il governo vuole introdurre il reato di immigrazione clandestina e prendere le impronte ai bambini rom. Che ne pensa?
«Come chiamarla se non schedatura? Forse non sarà nelle intenzioni ma il risultato finale è quello. Se non è una misura razzista questa. Tra l’altro mi chiedo cosa abbia insegnato l’esperienza della Shoah».
Già, cosa ha lasciato?
«Tutto ciò ci dice che il cammino della storia è lungo. Certi fatti che sembravano avere scoperto l’orizzonte, finalmente liberandolo da tante difficoltà, non sono altro che momenti della lunga strada che l’umanità deve ancora percorrere».
A San Rossone lei avrà un faccia faccia pubblico con Dario Fo, che è un gran “mangiapreti”: non la spaventa?
«E perché mai? Dibatteremo su un punto sul quale entrambi siamo d’accordo, che fede e ragione devono incontrarsi. Si è detto tante volte che il sangue ha lo stesso colore per tutte le persone, indipendentemenbte dal colore della pelle. Il che vuol dire che apparteniamo tutti alla stessa famiglia. La ragione deve stabilire dei percorsi, aiutare pedagogicamente una crescita. La fede deve illuminare le coscienze, dare speranza. La certezza che Dio ama tutti».
Per la prima volta in America un nero è in corsa per la Casa Bianca. Un buon segno del lungo cammino per combattere il razzismo?
«Penso che sarebbe davvero un grande segnale. I pregiudizi si sciolgono sempre attraverso questi segnali». di Franca Giansoldati

Read More...

Oristano, i rom sfrattati ospitati dal cappellano del carcere

Il cappellano del carcere ospita nella comunità di Arborea i rom sfrattati da Terralba, poco distante da Oristano. La storia è presto spiegata. Qualche giorno fa la comunità rom di Terralba viene sfratta e le baracche, realizzate abusivamente alla periferia del paese demolite.
In soccorso delle 47 persone, 26 bimbi e 21 adulti arriva don Gianni Usai, cappellano del carcere di Isili e fondatore della comunità Il Samaritano che mette a disposizione degli sfollati un piazzale attrezzato nell'azienda agricola che ospita la comunità.
«Cosa potevo fare- spiega don Gianni - sono stati cacciati dal campo di Terralba e non sapevano dove andare. Nei loro occhi ho letto la disperazione, mica potevo tirarmi indietro o girare la faccia dall'altra parte. Eppoi è ora di finirla con questa storia che i rom sono ladri e via dicendo. Se vivono ai margini è perché nessuno li vuole vicino. Rispetto agli altri partono da una posizione svantaggiata».
Don Gianni Usai, 63 anni è il fondatore della comunità che si occupa di dare assistenza e supporto ai detenuti in espiazione esterna, ai sofferenti psichici e alle vittime di violenze. Per 20 anni è stato cappellano della colonia penale di Isili e conosce molto bene il mondo della sofferenza, della detenzione e le difficoltà che incontra «chi vuole rientrare nel mondo dei normali». Per questo motivo non ci sta a giocare la partita del «tutti contro gli zingari, perché non vero che sono tutti ladri e non è vero che sono tutti fannulloni». Non è certo un caso che sia stato proprio lui, non molto tempo fa (nel 2005) a battersi perché i piccoli rom di Terralba potessero andare a scuola e imparare a leggere, scrivere e studiare «e giocare come tutti i bimbi di 6 o 10 anni».

«Li conosco da quando erano piccolissimi, sono stati loro a chiedere il nostro aiuto - racconta -, erano disperati e terrorizzati, hanno visto poi le loro case buttate giù con le ruspe». Da Terralba alla comunità di Arborea il passo è breve. «Abbiamo messo a disposizione un piazzale, sistemato il tendone e altri strumenti perché possano vivere decentemente - racconta don Usai - d'altronde è il minimo che si potesse fare per bimbi e famiglie che, per ignoranza altrui e senza motivo, sono state emarginate dal mondo cosiddetto normale perché, diciamolo chiaramente, chi è povero dà fastidio».
E nel nuovo insediamento, sistemato alla fine di una strada con gli alberi di eucaliptus ai lati, e le coltivazioni floride, i bimbi hanno ripreso a sorridere.
«Qui da noi hanno scoperto i giocattoli, hanno scoperto i pelouches - racconta ancora Don Gianni Usai - ma quali ladri, ma lasciamo perdere queste cose. Questi sono bimbi come tutti gli altri, non vedo perché si debba continuare con questa discriminazione o magari pernsare a prendere le loro impronte, ma stiamo scherzando?».
Non nasconde le difficoltà incontrate per dare una mano alla comunità rom don Gianni. «Molte amministrazioni comunali hanno paura di aiutare queste persone perché temono una qualche rivolta delle popolazioni e quindi invece di intervenire stanno a guardare. Tutti molto spesso dimenticano che l'aiuto puuò arrivare dando l'istruzione ai piccoli e insegnando un mestiere agli adulti». Un argomento caro al fondatore della comunità, da tempo impegnato in progetti di recupero e reinserimento degli ex detenuti in attività lavorative. «Se non vengono messi in condizioni di imparare o di lavorare è chiaro che nessuno poi li prenderà».
Don Gianni però non nasconde le difficoltà «provocate dal luogo comune che tutti gli zingari sono ladri». «I 26 minori prima frequentavano le elementari di Terralba, adesso che sono in territorio di Arborea non sappiamo se questi bimbi, che è bene ricordarlo sono nati in Italia tra Oristano e Terralba, potranno frequentare le scuole o se invece dovremo farne una da campo». Quanto alla proposta di prendere le impronte, don Usai non ha dubbi. «Non esiste proprio, ma come potrà vivere un bimbo che "nasce schedato"?» di Davide Madeddu

Read More...

Prendetevi le nostre impronte. Non toccate i bambini e le bambine rom e sinti

I radicali invitano parlamentari e dirigenti del PD a partecipare alla manifestazione “Prendetevi le nostre impronte. Non toccate i bambini e le bambine rom e sinti”, in programma domani a Roma, dalle 17 alle 20, in Piazza Esquilino. Sono numerosi i dirigenti e militanti radicali, e i parlamentari della delegazione radicale-PD che domani prenderanno parte all'iniziativa organizzata da Arci e Aned. Tra questi, anche il senatore Marco Perduca, promotore con Rita Bernardini dell'inter-gruppo 'Amici del popolo rom', che a oggi conta più di 30 parlamentari.
"Invitiamo i colleghi parlamentari del PD a venire domani in Piazza dell'Esquilino per lasciare le proprie impronte, contro la proposta di schedatura dei bambini rom - dichiara Perduca - ma li invitiamo anche ad aderire in massa all'inter-gruppo di amicizia con i rom: non un semplice gesto di solidarietà, quanto un impegno concreto ad individuare e proporre soluzioni alternative a quella politica emergenziale, prima responsabile del clima discriminatorio nei riguardi di questo popolo e della paura artificiale seminata nel Paese attraverso i megafoni della stampa nazionale. Il nostro scopo è che anche i rom possano da una parte divenire pienamente titolari di diritti civili, economici, sociali e culturali, e dall'altra assumersi la responsabilità di doveri per una inclusione sociale che non generi conflittualità". I Radicali inoltre chiedono ai prefetti, le forze di polizia e le autorità di rispettare e applicare pienamente la legge ordinaria ampiamente sufficiente per governare il fenomeno e non il decreto del 21 maggio e le ordinanze nr 3676, 3677 e 3678 del 30 maggio del governo relative alla 'emergenza Rom' con particolare attenzione per quanto riguarda la rilevazione delle impronte digitali, soprattutto per i minori. Nei prossimi giorni, annuncia una nota, verranno rese note ulteriori iniziative contro il decreto sicurezza e le politiche razziste del Governo.

Read More...

Un Paese fantozziano...

Il ragionier Ugo Fantozzi svolta a destra? ‘’No, resta qualunquista e soprattutto profondamente realista. Attende i provvedimenti promessi da Berlusconi, per avere in tasca più soldi alla fine del mese’’. Lo scrive il ‘Secolo d’Italia’ oggi in edicola, presentando un’intervista a Paolo Villaggio (nella foto), popolare attore genovese che presto tornerà su grandi schermi in due film, di Francesca Archibugi e Massimo Venier, oltre che con Maurizio Costanzo sul palcoscenico del Parioli e del Brancaccio.
Immaginiamo Fantozzi davanti ad internet, mentre cerca sul web informazioni sull’Italia. Sembra di vederlo il ‘ragioniere’ più sfigato dello Stivale in una delle sue mimiche imbarazzate: ‘’In giro c’è molta depressione – dice - Finiremo a fare i finti gondolieri a Roma… O i ciceroni nelle città per i turisti orientali’’.
E a chi gli ricorda che Fantozzi guardava con ostilità i padroni, una figura a tratti con simpatie uliviste, Villaggio replica: ‘’Ugo è soltanto un qualunquista. Ed è felice di ascoltare le promesse dei politici. Ora è entusiasta di Berlusconi: avrà meno tasse, non pagherà più l’Ici. Si sentirà più sicuro perché rom ed extracomunitari saranno mandati via. Quando c’è un’invasione di immigrati, sente la difficoltà di vivere accanto a chi ha una cultura diversa. E vuole solo vivere una esistenza senza preoccupazioni. Anche se ricorda la sofferenza che hanno provato gli immigrati italiani in America, trattati come bestie’’.
Veltroni o D’Alema, Bertinotti e Diliberto non le dicono niente? ‘’Fantozzi non sa nemmeno chi sono. E non si fida più della sinistra’’. E se ‘’i valori sono tutti americanizzati: il successo a tutti i costi’’, ecco che ‘’dal governo di destra Ugo –una talpa assalita come molti cittadini- si attende maggiore stabilità e magari di guadagnare di più. E la Lega…’’ fa breccia anche nell’azienda di Fantozzi.
‘’Calderoli e i suoi parlano un italiano rozzo –rimarca Villaggio- ma si fanno capire dagli elettori, perché ne interpretano gli istinti più bassi’’. Quanto al Cavaliere, ‘’fa promesse geniali, come quella di cancellare la monnezza da Napoli nel mese di luglio. E’ difficile crederci realmente, perché il caso partenopeo è il risultato della corruzione e del malcostume diffuso nel paese’’. Quanto ai “girotondi”, Fantozzi scuote la testa: ‘’Non serviranno a nulla. Sono solo una forma di esibizionismo politico promossa da chi ritiene di essere migliore dei nostri politici’’. E invece? ‘’La classe politica è lo specchio del popolo italiano, la nostra proiezione più vera. Per questo Fantozzi preferisce il calcio, per scendere in piazza e festeggiare, dimenticandosi i suoi guai quotidiani’’. Senza dimenticare le partite a tennis e il flirt con la signorina Silvani. ‘Venghi ragioniere’, ‘com’è umano lei…’’.

Read More...

Padova, appello a tutte le forze democratiche, alle associazioni e ai cittadini

La schedatura con il rilevamento delle impronte digitali su base etnica degli adulti va contro la Costituzione Italiana, (in particolare vìola gli artt. 2, 3 e 6), contro la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (in particolare artt. 1,3,7) e quella dei minori di 18 anni non tiene conto di alcuni principi fondamentali della Convenzione Internazionale dei diritti del Fanciullo ratificata dall’Italia nel 1991, in particolare vìola gli artt. 2 e 3 comma 1.
Inoltre, più volte il Ministro Maroni ha dichiarato che il provvedimento è in linea con il regolamento della Comunità Europea n° 380\2008 che prevede l’identificazione biometrica di adulti e bambini dai sei anni in su. In realtà tale regolamento ha lo scopo di identificare le persone di paesi terzi, al fine di rilasciare il permesso di soggiorno e impedire l’uso fraudolento di tale documento (considerazioni 3 e 7 del Regolamento).
L’utilizzo di questi metodi non riguarda il censimento né, tanto meno, garantisce la protezione dal degrado e neppure incentiva la scolarizzazione dei minori. Quindi le misure previste dal Ministro Maroni sarebbero compatibili con la normativa europea solo nel caso in cui si intendesse dare il permesso di soggiorno agli individui schedati. Continua a leggere…

Read More...

Il valzer della paura

Anche se il silenzio è vasto, sulle misure di sicurezza adottate in fretta da Berlusconi, c’è stato chi ha provato sgomento grande, apprendendo che il ministro dell’Interno Maroni aveva messo all’ordine del giorno, come provvedimento risolutivo, le impronte digitali imposte ai bambini Rom: hanno protestato insegnanti impegnati in difficili tentativi di inserzione, e pensatori, storici, politici d’opposizione. Ma le parole più nette, più indipendenti, meno nebbiose son venute dall’interno della Chiesa. Aveva cominciato l’arcivescovo di Milano Tettamanzi, denunciando gli sgomberi dei campi Rom in aprile («Si è scesi sotto il rispetto dei diritti umani»). Poi hanno parlato sacerdoti, vescovi, la Fondazione Migrantes. Infine è giunto l’editoriale di Famiglia Cristiana: un periodico che vende più copie di tutti i giornali (3 milioni di lettori) ed è presente in ogni chiesa.
L’editoriale del direttore, Antonio Sciortino, non usa eufemismi. Parla di «misure indecenti», di un governo per cui «la dignità dell’uomo vale zero». Enumera verità giuridiche elementari: l’accattonaggio non è reato, la patria potestà tolta quando i genitori Rom sono poveri o in condizioni difficili viola la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, firmata dall’Italia. Ma soprattutto, ricorda il male scuro dell’Italia, tra i più scuri in Europa. L’Italia porta nel proprio bagaglio il fascismo con le leggi razziali e tuttavia questa «tragica responsabilità» finge di non averla: «Non ce ne siamo vergognati abbastanza». Anche questo crea sgomento: questo passato che non solo non passa, ma sembra dissolto in un acido, come se le revisioni di Fini a Fiuggi non si fossero limitate ad affrancare Alleanza nazionale ma fossero andate oltre, consegnando al nulla tutto un brano di storia nazionale. Il periodico obbedisce al motto del fondatore, Giacomo Alberione: «Famiglia Cristiana non dovrà parlare di religione cristiana, ma di tutto cristianamente».

Tuttavia l’ossessione dello straniero sospetto sin dalla nascita non è solo italiana. In questi giorni si discute di schedatura dell’infanzia in Francia («progetto Edvige»), anche se l’elaborazione di identikit - il profiling - non riguarda le etnie. Ma anche qui si pensa agli stranieri, e il significato è lo stesso: si predispongono liste di sospetti, in nome di uno stato d’emergenza infinita. Il modello d’integrazione del dopoguerra, chiamato in Francia protezionista, viene sostituito da un modello repressivo, dal populismo penale, da un inarrestabile proliferare di reati, dal profiling del diverso. Muta il mondo che abitiamo sempre meno generosamente, meno umanamente: una sorta di catastrofismo antropologico s’insedia negli spiriti e nei governi, che giudica l’uomo malvagio, incendiario. Che abolisce la fiducia: quest’apertura all’altro che scommette sul mutare della persona e non sugli immoti dati del suo corpo e della sua genetica.
Questa politica della sfiducia è iniziata prima dell’11 settembre, ma dopo il 2001 ha impastato sicurezza interna e antiterrorismo, importando dalla guerra le parole, le pratiche, le norme d’eccezione. Un libro uscito quest’anno in Francia, a cura di Laurent Mucchielli, descrive la frenesia della sicurezza impadronitasi dei governanti come dei giornali e spiega bene, in un saggio di Mathieu Rigouste, la militarizzazione delle menti. Anche qui riaffiorano automatismi, si son disperse vergogne o memorie. Rigouste, in un libro d’imminente uscita (L’ennemi intérieur, La Découverte) ricorda che linguaggio e azioni sono radicati nelle repressioni coloniali. Si parla di «contro-insurrezione», di «zone grigie dove s’annidano minacce di guerriglia», di «guerre di bassa intensità permanente» nelle banlieue. Ci sono consiglieri governativi (il colonnello de Richoufftz, il generale Henry Paris) che si fanno forti delle esperienze in Bosnia, Kosovo, perfino in Algeria.
A forza d’impastare il civile e il militare sono tanti i confini che sbiadiscono: tra ordine e emergenza, pace e guerra, e anche tra l’età maggiorenne (in cui diveniamo imputabili, incarcerabili) e quella minorenne, da tutelare e correggere con l’integrazione. Il bambino e l’adolescente diventano incubo, primo anello di catene devianti. Il XX secolo fu marchiato dalla foto del bambino con le braccia alzate, nel ghetto di Varsavia sopraffatto. Quell’immagine rivive: a Guantanamo, in Palestina, in Europa stessa. Chi ha contemplato il tremendo nel prodigioso film di Ari Folman (Waltz With Bachir), ricorderà la scena in cui l’autore, ebreo israeliano, racconta i palestinesi massacrati a Sabra e Chatila e vacilla perché quel che ha visto e quel di cui s’è reso complice gli fa venire in mente il bambino di Varsavia.
Chi difende le leggi Berlusconi difende cause apparentemente buone, e accusa i cristiani dissidenti di cecità: «Voi non andate nelle terre di desolazione e ignorate l’angoscia di tanti italiani», lamentano. Dicono che la legge è fatta per dare ai bambini un’identità che non hanno, per verificare se vanno a scuola, hanno case decenti, son sfruttati. Ma i bambini sfruttati e non scolarizzati in Italia sono ben più numerosi dei Rom, e questo conferma la discriminazione negativa di un’etnia (sono selettivi anche alcuni termini: commissario per la questione Rom, emergenza-Rom). Conferma una visione del male che non insorge perché società e istituzioni barcollano, o l’integrazione fallisce. Il male comincia nel genetico, nel corpo del bambino. Tanto più se diverso: Rom, musulmano, povero.
Sono anni che la delinquenza minorenne ossessiona, e un primo bilancio può esser fatto delle risposte date fin qui in Europa. I più repressivi sono stati i governi inglesi, poi il francese e l’italiano; mentre a Nord è sopravvissuto il modello integrativo. I risultati non confortano i fautori di ghetti. Con le repressioni inglesi, la delinquenza minorile è spettacolarmente aumentata: la sua parte nel crimine globale raggiunge percentuali senza eguali in Europa (20 per cento). Mentre in Norvegia, dove son preservate istituzioni solidali, i minorenni sono meno del 5 per cento della criminalità globale. Molte misure tecnologiche presentate come miracoli sono inefficaci. E in nome delle vittime o delle paure singole, è l’idea di una società coesa che si sfalda, è la sfiducia nelle istituzioni collettive che si attizza. Le impronte digitali, infine, accendono risentimento. Pierre Piazza, autore in Francia di una storia della carta d’identità, evoca afghani in cerca d’asilo che si son bruciati le dita, per protestare contro la schedatura.
I tempi d’azione affrettati e concitati, il rifiuto dei vecchi modi - più lenti - di curare le radici del male anziché estirparle: tutto questo mostra che insicurezza e paura sono spesso considerate una soluzione, più che un problema. Son usate e alimentate come uno strumento utile al potere. Sono la fuga nella politica delle emozioni, dell’annuncio declamatorio, del culto totemico di cifre continuamente contraffatte. A partire dal momento in cui, se un bambino ruba una bici, conta più la bici che la storia del bambino, il salto qualitativo è fatto: il salto nei nuovi reati (di accattonaggio o clandestinità); il salto nel sequestro del corpo, tramite biometria. L’habeas corpus, che è la facoltà di disporre del proprio corpo senza che esso sia manomesso o derubato, si perde.
I cittadini alle prese con lo spavento sono comprensibili. Ma la civiltà ha sue ragioni, che l’individuo impaurito non conosce o sottovaluta. Sono ragioni che riguardano anche lui. Il pastore Martin Niemoeller lo rammenta, in una poesia scritta a Sachsenhausen e Dachau, oggi esposta in un manifesto nelle vie di Roma. All’inizio deportano gli zingari, e tu taci. Poi gli ebrei, i sindacalisti, e sempre taci. Alla fine vengono per prender te. Non c’è più nessuno per protestare. di Barbara Spinelli

Read More...

venerdì 4 luglio 2008

Il ministro Maroni è in difficoltà?

La protesta contro la decisione del ministro degli interni Maroni, far prendere le impronte digitali a tutti i rom, bambini compresi, ha quanto meno costretto il governo a fare un piccolo passo indietro, accettando l’autonomia dei prefetti.
Dopo le dure prese di posizione di Famiglia cristiana, Unicef, Sant’Egidio, Acli, ma anche di Aned, Garante della privacy, Tavola valdese, Associazione italiana dei magistrati, Cgil, Amnesty, Arci, Pax Christi, amministratori locali, scrittori e molti altri–secondo i quali si tratta di una forma di gravissima discriminazione razziale–, quello che verrà applicato a cominciare dalla prossima settimana è uno strano quanto odioso provvedimento.
A Napoli sarà applicato soltanto ai maggiori di quattordici anni, a Milano «solo se è davvero necessario», mentre a Roma, sarà preferita la foto.
Il provvedimento ha comunque raggiunto già paio di obiettivi: dimostrare che è possibile avere un capro espiatorio da aggredire in pubblico e, soprattutto, formalizzare l’esistenza di una cittadinanza di serie B a tutti gli effetti.
Gruppi e comunità di rom e sinti, in queste ultime settimane, ripetono che «il punto di non ritorno» è stata la reazione xenofoba dilagata in novembre subito dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani a Roma. Da allora, le già pessime condizioni di vita dei centocinquantamila rom che vivono in Italia [molti dei quali cittadini italiani], sono peggiorate. «Il razzismo è un sistema che si costruisce cumulativamente, una ‘banalità’ dopo l’altra», ha scritto Annamaria Rivera, per ricordarci che quel provvedimento somiglia troppo alle schedature razziste dei regimi nazifascisti, finalizzate a costruire archivi per l’individuazione, segregazione, concentramento, deportazione delle minoranze. Guai a dimenticarlo. di Gianluca Carmosino

Read More...

Roma, Mosca dice no alle impronte ma inizierà comunque a schedare

«Nell’opera di censimento che andremo a effettuare non prenderemo impronte ai bambini, dico questo al di là di quelle che sono le polemiche politiche. E´ chiaro poi che dove ci sono dei delinquenti vanno mandati via, applicando le stesse leggi che utilizziamo con tutti, stranieri ed italiani»: il prefetto di Roma Carlo Mosca, è perentorio sulla questione delle impronte da prendere a bambini Rom avanzata nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, e spiega a chiare lettere il suo programma durante la lezione dal titolo «I cittadini e il Prefetto» che ha tenuto ieri mattina all’università Roma Tre.
Il Ministro Maroni è furibondo e il suo ufficio stampa afferma immediatamente che la decisione di utilizzare il rilievo delle impronte anche per i bambini è basato su una normativa europea che però non risulta esistente secondo il portavoce della Commissione Ue.
Il prefetto Mosca ha spiegato qual è la direzione che vuole seguire: «Il lavoro che intendo portare avanti come Commissario straordinario per i nomadi prevede uno studio attento e qualificato della situazione dei senza territorio presenti in città che va dalla presa di contatto con i rappresentanti delle comunità rom al dialogo con le associazioni che ci sono nei singoli territori. Lavoriamo ad un censimento che verrà fatto dalla Croce Rossa Italiana, che partirà dagli insediamenti illegali, e ci consentirà non solo di avere una stima della popolazione di questi campi ma anche un profilo sociale, sanitario e delle necessità della loro popolazione. La Croce Rossa lavorerà anche per vedere se c´è qualcuno che desidera spostarsi in situazioni di edilizia residenziale».Poi Mosca ha parlato della sua delega sui rom ed ha sottolineato che: «il ruolo di Commissario non è di pubblica sicurezza, c´è un´ordinanza che stabilisce i compiti per questa carica. Il nostro lavoro è il riconoscimento di una realtà di una minoranza che non è mai stata riconosciuta».

Read More...

Arci: «non toccate i bambini rom e sinti»

«Non toccate i bambini rom e sinti». Con queste parole d’ordine l’Arci ha organizzato per lunedì 7 lulgio una "schedatura" volontaria pubblica e di massa all’ Esquilino. Lo storico quartiere multiculturale di Roma ospiterà artisti, musicisti, politici e cittadini romani che consegneranno le loro impronte al prefetto per protestare contro il provvedimento razzista del ministro dell’interno Roberto Maroni che prevede proprio la raccolta delle impronte dei rom e dei sinti, minori compresi.
«È già iniziata la schedatura nei campi rom, anche dei bambini, con lo scopo di censire quanti vi risiedono», si spiega nel comunicato che annuncia l'iniziativa. Una misura fortemente voluta da Maroni, nonostante l’indignazione con cui è stata accolta da gran parte dell’opinione pubblica.
«Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento ha espresso anche il Commissario europeo per gli affari sociali - continua la nota dell’Arci - Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo – termina la nota - Un atto discriminatorio e persecutorio».
Mercoledì scorso infatti è stata proprio l’Europa a criticare aspramente il decreto "anti-rom". Il commissario europeo agli affari sociali, Vladimir Spidla, ha giudicato da Bruxelles «teoricamente grave», la discriminazione fra cittadini europei che consisterebbe nell'imporre ad alcuni di essi, su base etnica, doveri che gli altri non hanno, «come quello di fornire le proprie impronte digitali per l'identificazione da parte delle autorità pubbliche».
Critiche anche le associazioni cattoliche. Oltre la Caritas, che più volte si è espressa contro il decreto, giovedì la comunità di S.Egidio ha attaccato duramente il provvedimento. «Gravemente discriminatorio» ha detto il presidente Marco Impagliazzo sottolineando: «Noi sappiamo che la guerra in ex Jugoslavia è scoppiata solo dopo le identificazioni etniche, cioè dopo che si era stabilito chi erano i serbi, chi erano i bosniaci e chi erano gli altri. E cito questo - ha proseguito - per non richiamare l'identificazione degli ebrei»
All’iniziativa dell’Arci hanno aderito diverse personalità dello spettacolo e della cultura. Tra gli altri, Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Ascanio Celestini, la segretaria nazionale di Magistratura Democratica, Rita San Lorenzo, l'Associazione Martin Buber-Ebrei per la pace, il presidente dell'Aned (Associazione nazionale ex deportati), Aldo Piave, il presidente di Antigone Patrizio Gonnella.

L’appuntamento è per lunedì 7 luglio, a Roma, in Piazza Esquilino, dalle 17.30 alle 20. Ci saranno anche delle delegazione delle comunità sinte e rom di Roma e del Lazio.

Read More...

Maroni incontra l'Unicef

Il presidente dell’Unicef Italia, Vincenzo Spadafora, è stato ricevuto oggi pomeriggio al Viminale dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni. L’incontro è nato dalla volontà espressa dall’Unicef Italia di avviare un serio ed aperto confronto sulla questione dei bambini rom, dopo la controversa proposta del governo di censirli.
“L’incontro è stato cordiale e approfondito”, ha detto Spadafora, “e ci ha consentito di valutare con maggiore attenzione l’insieme dei provvedimenti che il ministro ha inserito nell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 maggio 2008, che in alcuni punti risponde alle priorità che l’Unicef aveva sollecitato in questi giorni, in particolare per quanto concerne i programmi di integrazione e scolarizzazione dei minori. Il ministro ha chiarito che si tratta di rilievi segnaletici che non sempre si traducono in rilievi di impronte digitali e soprattutto che tali rilevazioni non saranno estese in modo indiscriminato a tutti i bambini rom e che comunque tali operazioni saranno fatte nel rispetto dei diritti dei bambini”.Spatafora ha quindi aggiunto: “Abbiamo invitato il ministro Maroni a un incontro -aperto anche ad altre organizzazioni e operatori- per avviare un confronto su vari temi, in particolare sul ‘pacchetto sicurezza”.

Read More...

Ue, dibattito sulla situazione italiana

La conferenza dei capigruppo politici del Parlamento europeo ha deciso di accettare la richiesta presentata dai liberaldemocratici e dai verdi di tenere un dibattito in plenaria, la prossima settimana, sulla vicenda dell'identificazione dei Rom e dei Sinti in Italia anche attraverso la presa delle impronte digitali.
Il dibattito si terrà lunedì pomeriggio a Strasburgo e sarà seguito dal voto di una risoluzione martedì intorno a mezzogiorno.
Colpisce la decisione di votare un testo di risoluzione, all'inizio proposta dai verdi ma osteggiata, finora, dagli altri gruppi. Il titolo della risoluzione sarà: "Sulla creazione in Italia di una banca dati delle impronte digitali dei rom".Sarà interassente pesare gli schieramenti. Col Ppe che cercherà di salvare il Governo italiano senza perdere la faccia sulla tutela delle minoranze sinte e rom. E tutti gli altri all'attacco.

Read More...

Consiglio d'Europa, un memorandum per il Governo italiano

Il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg (in foto), ha inviato al governo italiano il rapporto preparato dopo la visita in Italia lo scorso 19-20 giugno. "Spero che questo Memorandum aiuterà le autorità italiane a rinforzare la sfera dei diritti umani nelle misure legislative proposte dal governo nel pacchetto sicurezza", ha dichiarato oggi Hammarberg.
Il contenuto del Memorandum non è ancora noto nei dettagli, ma secondo quanto riferisce un comunicato contiene osservazioni e raccomandazioni sulle principali preoccupazioni concernenti il rispetto dei diritti umani legate ad alcune iniziative legislative prese dal governo in queste ultime settimane.
Attenzione particolare è stata data alle azioni necessarie a combattere razzismo e xenofobia, alla protezione dei diritti umani di Rom, Sinti, immigrati e richiedenti asilo, e alla protezione dei diritti umani degli stranieri forzati, in base alle leggi anti-terrorismo, a ritornare nei loro paesi di origine."Vorrei che questo Memorandum fosse la base su cui sviluppare un costruttivo dialogo con le autorità italiane", ha affermato il commissario per i diritti umani, che ha aggiunto "mi auguro che le mie osservazioni saranno un utile contributo al dibattito in Italia".

Read More...

Impronte, si allarga la protesta in decine di città

E adesso per il governo le cose di mettono male. La protesta contro la decisione del ministro degli interni Maroni, far prendere le impronte digitali a tutti i rom, bambini compresi, comincia ad allargarsi a macchia d’olio e a trasformarsi in iniziative, lettere aperte, azioni di disobbedienza. Non ci sono infatti soltanto le proteste raccontate dai «grandi» media, quelli di Famiglia cristiana o dell’Associazione italiana dei magistrati [passando per Cgil, Amnesty, Pax Christi, Arci, Gruppo EveryOne e molti altri], secondo i quali si tratta di una forma odiosa di «discriminazione razziale», ma anche numerose altre iniziative in preparazione del 7 luglio, la giornata nella quale dovrebbero cominciare i rilevamenti delle impronte.
Ecco alcune delle mobilitazioni: Caritas e Acli di Como, ad esempio, hanno presentato l’iniziativa «Schediamoci tutti», raccogliendo oltre duecento schede e impronte di bambini da un mese a quattordici anni e oggi le due organizzazioni incontrano il prefetto di Como, Sante Frantellizzi, per spiegargli i motivi della «raccolta» e consegnargli simbolicamente due schede, appartenenti a un bambino e a una bambina. «L’iniziativa è ancora in corso–aggiunge Luisa Seveso delle Acli–continueremo anche nei prossimi giorni a raccogliere le schede». È prevista anche una raccolta firme per i genitori, spiegano i promotori, con tanto di orma digitale riprodotta accanto.
Le più importanti mobilitazioni sono in porgramma nelle città nelle quali è previsto il rilevamento delle impronte. Lunedì 7, ad esempio, i delegati di alcuni comunità di sinti daranno luogo a una manifestazione di protesta alla Prefettura di Milano, in Corso Monforte 31, per chiedere la revoca dell’ordinanza del 30 maggio con la quale il governo ha nominato il Prefetto di Milano commissario straordinario per l’emergenza rom in Lombardia. La manifestazione dovrebbe svolgersi alle 14. I sinti, di cittadinanza italiana, provengono da diverse province della regione [in particolare Mantova e Pavia]. L’associazione Sucar Drom di Mantova, tra i principali organizzatori della protesta, ha esteso l’invito a partecipare ai milanesi [per informazioni www.sucardrom.blogspot.com].

Nello stesso giorni due importanti iniziative sono previste a Roma: alle ore 11, presso il campo rom di via Luigi Candoni alla Magliana Vecchia, l’associazione Antigone e l’Arci promuovono in concomitanza al consiglio comunale straordinario sulla sicurezza una «Riunione straordinaria di rappresentanti delle istituzioni locali contro il razzismo». Hanno annunciato la loro presenza assessori e consiglieri della Regione Lazio [Luigi Nieri, Giulia Rodano, Alessandra Tibaldi, Anna Pizzo, Fliberto Zaratti, Augusto Battaglia, Enrico Fontana, Enzo Foschi, Enrico Luciani, Giuseppe Mariani], della Pronvincia di Roma [Claudio Cecchini, Cecilia D’Elia, Massimiliano Smeriglio, Massimiliano Massimiliani] e i presidenti di alcuni Municipi di Roma [Andrea Catarci, Susi Fantino e Sandro Medici]. Sempre il 7 luglio, e sempre a Roma, in piazza Esquilino, dalle 17 alle 20, l’Arci, col sostegno dell’Aned [Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti], organizzerà una «schedatura» pubblica e volontaria, raccogliendo le impronte digitali dei cittadini italiani che condividono la protesta. Le impronte saranno inviate al ministro Maroni con il messaggio: «Siamo tutte e tutti rom». Con l’Arci, ci saranno a farsi «schedare», Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Ascanio Celestini e tanti altri.
Che Roma sia probabilmente l’epicentro della mobilitazione antirazzista lo confermano anche le parole del prefetto Carlo Mosca [che in più di un’occasione ha detto pubblicamente di essere contrario al provvedimento deciso dal governo], e altri appuntamenti come quelli di domenica 6 e giovedì 10 luglio. Il 6 al Parco di via Filippo Meda è in programma il dibattito «Rom, popolo di pace» con studiosi, antirazzisti e intellettuali rom, e la raccolta di impronte colorate di bambini e adulti, durante la Fiera dell’editoria della pace [www.editoriadellapace.org]. Giovedì 10, invece, al Villaggio globale c’è l’assemblea nazionale convocata dalla Federazione rom e sinti insieme, alla quale aderiscono più di trenta tra comunià, associazioni e gruppi.
Nel sito di Carta, infine, pubblichiamo il testo completo di una lettera aperta firmata da un gruppo di scrittori di libri per bambini e ragazzi contro il provvedimento di Maroni. Nel testo, tra l’altro, si legge: «Qualora questa misura fosse effettivamente attuata, violando a nostro parere i principi che regolano la convivenza civile come la Costituzione, la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia approvata dalle Nazioni unite nel 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991, non potremmo fare a meno di provare un forte senso di disagio nel proporre ai nostri piccoli lettori testi che parlano di solidarietà, di incontro fra i popoli o narrano di violenze e prevaricazioni subite dai loro coetanei come se fossero accadute nel passato e non potessero ripetersi mai più. Non vorremmo appartenere a uno Stato che un giorno debba chiedere scusa alle sue minoranze». di Gianluca Carmosino

Read More...

Le impronte strappate ai bimbi Rom… e l’impronta di Dio!

Siamo angosciati e temiamo questo clima che si sta diffondendo nel nostro Paese. Siamo un gruppo di amici di Rom e Sinti e operatori e operatrici pastorali che a nome della Chiesa Italiana e delle nostre comunità religiose accompagna e cerca di vivere il “sacramento dell’incontro” e dell’amicizia con il popolo dei Rom e dei Sinti. Ci uniamo a quelle voci che anche all’interno della Chiesa si sono levate per denunciare e richiamare il rispetto della dignità della persona e dei poveri in modo particolare.
L’ultima proposta dell’onorevole Maroni, Ministro dell’Interno, è la conferma che lo spettro di un passato non così lontano è sempre pronto a rialzarsi, anche con la complicità di non pochi silenzi.
Siamo preoccupati non solo per le impronte ai bambini Rom, ma soprattutto per quelle che la nostra società ha disseminato lungo questo anno, impronte inzuppate nell’inchiostro dell’indifferenza, del razzismo, del pregiudizio.
Un anno fa a Livorno bruciavano nella loro baracc