venerdì 29 agosto 2008

Rambo e Daniel, i rom del rugby cercano casa nel Super 10

Brescia, quartiere San Polo, all'ombra dell'inceneritore finito al centro delle cronaca quando c'era da risolvere l'emergenza rifiuti a Napoli. Là Augusto Innocenti anni fa acquistò un pezzo di terra e edificò il suo sogno, una villa stile «Via col vento», con colonne doriche nel patio e statue di gesso disseminate nell'immenso giardino.
E là vivono i suoi due nipoti, Rambo e Daniel Costantini, 24 e 22 anni, estremo e mediano di apertura, grandi promesse del rugby italiano, capaci di frequentare a suon di punti, mete e placcaggi, tutte le selezioni giovanili azzurre (dall'Under 15 all'Under 21) prima della frustrazione di dover fare a spallate per trovare un posto in squadra.
Tesserati del Calvisano campione d'Italia, Rambo e Daniel in Super 10 non hanno ancora messo piede. Lo scorso campionato lo hanno giocato in serie B, seconda squadra del Calvisano: Rambo ha segnato 28 mete, Daniel 282 punti e insieme sono stati gli eroi della promozione in serie A. Eppure nessuno si è fatto vivo.
Impossibile omettere un particolare: Rambo e Daniel sono “ù senghen” come affermano loro in dialetto bresciano, due “zingari”, Rom italiani, gente che in famiglia parla il romanès e non rinuncia alle tradizioni. Vivono nelle roulotte parcheggiate nel giardino perché «in fondo la casa del nonno è abitata sì e no per un terzo, ma noi siamo abituati così, che male c'è? E poi qui con noi vive solo la famiglia di mamma, in tutto saremo una trentina, non di più...».
Sui tetti delle case mobili fanno mostra di sé le parabole: «Certo, perché il rugby oggi si vede solo via satellite e noi non potremmo farne a meno». Vogliono giocare, mettersi alla prova, capire perché sono costretti a pietire un posto per allenarsi in prima squadra. Il dubbio sorge spontaneo e Rambo ha la sua spiegazione: «Il rugby di club ha scelto di affidarsi agli stranieri, magari si va a cercare una trisnonna italiana e si dà fiducia a un giocatore esotico, sconosciuto, che ha solo il merito di essersi fatto le ossa lontano dall'Italia. E per lui sono sempre pronti contratti importanti. Noi alla nostra Italia abbiamo dato molto, ma l'allenatore del Calvisano (il francese Marc Delpoux) ci ha fatto capire chiaramente che per le sue idee non siamo giocatori da Super 10. L'unica cosa che posso pensare è che la nostra origine gli dia fastidio, magari nella sua vita ha avuto qualche problema con i rom e adesso ne paghiamo le conseguenze. Giochiamo da quando avevamo 6 anni e mai abbiamo avuto problemi in squadra, mai un compagno o un avversario che ci abbia fatto pesare la nostra origine. Adesso invece...».

Si allenano come pazzi, campo e palestra, senza dimenticare nonno Augusto, che lo sport lo vede come una perdita di tempo ed è il grande riferimento a cui tutti chiedono consiglio, e magari una moglie quando è arrivato il momento: «E sì, gli “zingari” non capiscono perché noi dedichiamo tanto tempo al rugby, ma speriamo che il nostro esempio possa contribuire a cambiare una mentalità. Noi due Costantini nel rugby, i nostri cugini Bardelloni nel calcio; uno ha avuto quest'anno un contratto in Eccellenza, l'altro è nelle giovanili del Brescia. Dopo di noi anche i rom potranno dire la loro nello sport».
Ride Rambo, che la domenica prima della partita assiste alla funzione che papà Claudio, pastore della Chiesa Evangelica di Brescia, tiene nel tendone tra le roulotte: «Siamo molto religiosi, non beviamo, non fumiamo e preghiamo molto. In fondo questo ci aiuta a essere anche dei bravi sportivi». Vorrebbero giocare, ma sono ingenui, nel rugby del professionismo mai hanno avuto un procuratore, mai si sono allontanati da Brescia. “Zingari” nella vita, non nei fatti: «Siamo gitani, la nostra storia familiare è particolare: mamma è gitana da sempre, papà è un bresciano doc. Di solito avviene il contrario, è l'uomo rom che sceglie la sua donna lontano. Ma il nonno approvò l'unione e papà cominciò a vivere nelle roulotte».
Al rugby ci sono arrivati perché il grande giardino-residenza è a due passi dallo stadio Invernici e una maestra consigliò loro di provare con la palla ovale: «Fu subito passione e solo dopo aver iniziato a giocare papà ci confidò che da giovane anche lui era stato un discreto rugbista».
Giocheranno in serie A ancora un anno, ma l'ambizione non si cancella: «Se fossimo disposti ad allontanarci per andare in una squadra vera? Subito, anche domani. Siamo zingari, no?». E se per il tesseramento dovessero venire a chiedervi le impronte digitali? I due rugbisti ridono, mamma Loredana va su tutte le furie: «Non scherziamo, siamo più bresciani noi di metà della gente che vive qui intorno». Rambo e Daniel chiedono solo una chance: «Non siamo due fenomeni, ma tanti non lo sono». E pregano in silenzio: «Anche prima delle partite. All'inizio nello spogliatoio qualcuno rideva. Adesso, quando l'avversario è forte, i compagni ci chiedono di pregare anche per loro...». di Valerio Vecchiarelli

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Rom e Sinti, adesso per noi parliamo solo noi

Eva Rizzin, 30 anni, è un vulcano d'energia, con un curriculum in continuo aggiornamento. Laureata in Scienze Politiche con bacio accademico, un anno fa ha discusso una tesi di dottorato in geopolitica sull'anti-ziganismo nell'Europa unita.
È qualcosa che la tocca in prima persona: la Rizzin è nata a Udine da mamma sinta e ne va fiera. È anche per questo che la sua lotta contro le discriminazioni e per i diritti di rom e sinti va oltre l'Accademia e la vede quotidianamente impegnata sul campo.
Nel 2005 ha fondato OsservAzione, centro di ricerca-azione contro la discriminazione. Appena gliel'hanno proposto, non ha esitato un attimo ad accettare la proposta di entrare a far parte della neonata Federazione Rom Sinti insieme.
Eva, ci spiega perché nasce quest'esperienza?
La parola chiave è partecipazione. Rom e sinti devono diventare soggetti attivi delle politiche che li riguardano. Per troppi anni in Italia sono stati fatti programmi di stampo assistenzialistico e di "segregazione culturale". Esiste un vero e proprio problema di rappresentatività politica, una questione che, invece, da anni è stata superata in alcuni paesi dell'Est Europa. La Federazione si è costituita il 18 maggio 2008, dopo più di un anno di lavoro del Comitato rom e sinti insieme. Ne fanno parte già 22 associazioni con sede in dodici regioni italiane.
Perché avete scelto la formula della federazione?
Esiste una profonda ignoranza riguardo a rom e sinti. Il nostro mondo viene considerato come se fosse un blocco unico. Siamo gli "zingari", i "nomadi". Non si conosce la pluralità di gruppi, l'eterogeneità che ci distingue l'uno dall'altro. Io, ad esempio, mi sono laureata con una tesi sulla cultura della mia comunità, i gackane eftawagaria. D'altra parte, coinvolgiamo anche chi non è rom o sinti, non vogliamo escludere nessuno, ma cooperare, lavorare assieme. Va chiarito anche che non pretendiamo di rappresentare tutti i gruppi di rom e sinti in Italia, ma solamente le associazioni che aderiscono alla Federazione.

Ci sono anche conflitti tra i diversi gruppi. Ad esempio, rom e sinti italiani sono spesso ostili verso i rom immigrati. Come farete a mettere tutti d'accordo?
Non sarà un'impresa facile. È paragonabile al fare l'Europa unita. Siamo un piccolo mondo, è come se fossimo tanti Stati, ciascuno con la propria storia e cultura. Tanto per cominciare, la pluralità dei gruppi è rappresentata ai vertici della Federazione: il presidente è Nazzareno Guarnieri, rom italiano, i vice presidenti sono il sinto italiano Gabrielli Radames e il rom immigrato Demir Mustafa.
Perché in Italia la voce di rom e sinti non si è levata prima, per rivendicare una partecipazione attiva sulle politiche che vi riguardano?
Da dicembre 2006 la situazione per le nostre minoranze è sempre più preoccupante, con sgomberi e atti di violenza gratuita. Nasce in questo contesto l'idea di reagire in modo unitario e propositivo. La Federazione si propone di costruire un dialogo diretto con le istituzioni, per promuovere una società aperta e interculturale, l'affermazione della cultura della legalità, il contrasto agli abusi di potere.
Il clima politico attuale non sembra favorevole al dialogo. Riuscite a farvi ascoltare?
È molto difficile, ma non impossibile. Purtroppo alcuni passi avanti che erano stati fatti un anno fa, ora sono stati azzerati. In luglio 2007 abbiamo contribuito alla presentazione della proposta di legge 2858 per l'estensione della legge 482 del 1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche con il riconoscimento anche delle minoranze rom e sinti. Solo a gennaio 2008, poi, abbiamo partecipato a una Conferenza europea sulla popolazione rom organizzata dai ministeri dell'Interno e Solidarietà sociale. È stato un momento di incontro costruttivo e partecipato: prefetti, politici, forze dell'ordine, organizzazioni internazionali, istituzioni, tutti insieme per affrontare le problematiche concrete che ci riguardano ed elaborare delle risposte condivise.
Come vi state muovendo?
Non ci diamo certo per vinti. Crediamo che la questione rom e sinti sia trasversale agli schieramenti politici: non è un fatto di destra o sinistra. Alle ultime elezioni il presidente Nazzareno Guarnieri era candidato per l'Udc, Dijana Pavlovic, consigliera della Federazione, per la Sinistra arcobaleno. In campagna elettorale, poi, abbiamo inviato a tutti candidati premier una lettera in sette punti che riteniamo importanti per la tutela dei nostri diritti. Ora abbiamo chiesto un incontro con il ministro dell'Interno, mentre siamo già stati ricevuti dai prefetti di Milano e di Roma.
In quali circuiti internazionali siete inseriti?
Abbiamo partecipato, il 21 febbraio 2008, all'audizione del Comitato dell'Onu per l'eliminazione della discriminazione razziale. Le Nazioni Unite hanno criticato severamente il trattamento dei rom e sinti in Italia. Il 10 luglio eravamo presenti al meeting Osce a Vienna sulle politiche per l'integrazione, per parlare della situazione italiana. Io sono intervenuta come responsabile della Federazione per il settore Diritti e Legislazione, Razzismo e Discriminazione. Ciascuno di noi si occupa di un'area specifica.
Quali soluzioni proponete?
Beh, non c'è una ricetta valida per tutti. Si deve sempre partire dal dialogo e partecipazione dei diretti interessati. Di certo prendere le impronte digitali ai bambini, come ha proposto Maroni, non contribuirà all'integrazione nelle scuole. Bisogna invece analizzare quali problematiche impediscono ad alcuni minori di avere un'istruzione. Inoltre, vanno riconosciuti i mediatori rom e sinti, perché i bambini delle nostre minoranze non vengano visti sempre come un ostacolo, ma come una ricchezza. Proponiamo poi un centro di orientamento professionale per adolescenti e adulti, tra i cui obiettivi c'è il recupero e reinserimento nel mondo del lavoro, la progettazione di interventi formativi per il recupero dei lavori tradizionali, la creazione di centri di lingua romanì e di storia e cultura di rom e sinti. Quanto alla casa, vogliamo il superamento dei campi nomadi, con soluzioni abitative adattate alle diverse situazioni, dalla casa alla microarea. E chiediamo la modifica del Testo Unico 380 del 2001 che considera abuso edilizio la sosta di roulotte o case mobili su terreni agricoli. di Vita

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Vicenza, il Sindaco si avvicina a grandi passi alla denuncia per razzismo

L’aveva promesso e alla fine ha firmato un’ordinanza che potrebbe fare “scuola”: il sindaco di Vicenza dichiara guerra contro i bivacchi con camper e roulotte e utilizza tutti i poteri che la legge gli consente per “sconfiggere” il fenomeno: sanzioni amministrative salate che, in virtù del decreto sulla sicurezza, la giunta fissa da 350 a 500 euro, e una denuncia penale, a norma dell’art. 650 del codice, per chi, sanzionato, non ottempera all’ordine di rimuovere i rifiuti e andarsene.
L’ordinanza, contingibile ed urgente e in vigore fino al 31 ottobre, è un esempio di razzismo perché mira a risolvere il problema della sosta di gruppi di “nomadi” in alcune zone di parcheggio della città. L’obiettivo è intervenire in maniera radicale, “prima che le segnalazioni e le reazioni di insofferenza dei miei concittadini – spiega lo stesso sindaco – degenerino, se non governate, in episodi di razzismo che dobbiamo assolutamente evitare. L’avevamo annunciato o ora raccoglieremo i frutti della nostra fermezza: con questo e con altri strumenti e, più in generale, con la specifica attivazione della polizia locale sulle principali urgenze della città in tema di sicurezza,”.
Di qui il provvedimento che, registrando un aumento del fenomeno nella zona nord e soprattutto est di Vicenza e un crescente senso di insicurezza nei residenti, si appella al divieto di utilizzare la strada e gli spazi pubblici come “indebita dimora”.
Nel dettaglio, è vietato il bivacco, cioè l’utilizzo dello spazio pubblico come se fosse casa propria, con camper, furgoni, autoveicoli e roulotte in aree ben precise di Vicenza nord ed est. Via Baden-Powell, via Dall’Acqua all’angolo con via Mainardi, via Piazzetta all’angolo con via Calvi, via Palemone vicino alla scuola, via Dalla Scola, via Giuriato, viale della Pace, via Maurisio, via Bachelet, strada delle Coltura Camisana vicino al parco giochi, via Falcone e Borsellino a Ca’ Balbi, piazzale Baraggia: questo l’elenco delle zone dove continue sono state le segnalazioni e da dove si partirà per far rispettare il divieto. Con la precisazione che, se i gruppi di nomadi dovessero semplicemente spostarsi in altre zone della città, l’ordinanza sarà immediatamente aggiornata con i nuovi luoghi da tutelare.
Quanto ai due “campi nomadi” comunali, Variati ricorda che, senza tanti clamori, Vicenza ha già compiuto il censimento dei mezzi e delle famiglie ospitate e intende applicare il regolamento: via per sempre dal campo chi d’ora in avanti avrà condanne passate in giudicato e chi non manderà i figli a scuola.

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Se Pirlo avesse più coraggio...

Wikipedia, la più grande enciclopedia online del mondo, consultata ogni giorno da milioni di persone, lo scrive nero su bianco e il motore di ricerca Google dedica all’argomento la bellezza di 6.750 siti. Il calciatore milanista Andrea Pirlo, bresciano originario di Flero, secondo la Rete sarebbe di origine sinti, così come Tommaso Riki Vailatti, calciatore del Torino e figlio di giostrai.
Pirlo discenderebbe da una famiglia di sinti, come confermerebbero il cognome stesso e l’attività del padre, imprenditore nel settore del ferro - così si legge sempre nell’enciclopedia on line e in altri siti internet. Per questo proprio al brescianissimo Andrea Pirlo e a Riki Vailatti, Carlo Berini dell’organizzazione europea Sucar Drom ha inviato qualche mese fa una lettera aperta: «Cari Pirlo e Vailatti, voi che avete un’esposizione mediatica positiva potete dimostrare che essere sinti non è ciò che lo stereotipo vigente in Italia porta a pensare», ha scritto.
«Voi -prosegue Berini nella lettera ai due calciatori - potete contribuire a cancellare questi stereotipi. Avervi per testimonial avrebbe per la nostra comunità un enorme valore aggiunto, porterebbe la gente a cambiare opinione».
Alla vigilia degli Europei 2008 sulla Rete sono apparsi appelli per convincere Pirlo a non vestire la maglia azzurra come protesta contro il censimento alla comunità sinti di Milano. I Sinti gli hanno chiesto di fare outing, ma finora il regista del Milan ha sempre negato. Eppure anche nel libro «Non chiamarmi zingaro», edito da Chiarelettere, che Pino Petruzzelli ha dedicato a storie di personaggi rom e sinti, Pirlo è citato come «un famoso calciatore sinti che ha sfiorato il Pallone d’oro». Di fronte al silenzio di Pirlo (e Vailatti), Petruzzelli commenta: «Chi dichiara di essere rom o sinti, poi deve giustificarsi, spiegare, difendere... Ma spiegare cosa? Di essere un essere umano come tutti?». di Lucilla Perrini

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Arcobaleni di pace

I suoni
sono emozioni:
cromatismi di luce
dell’anima,
arcobaleni
di pace
che l’acqua
traspare.


Maria Angela Zecca (agosto 2008)
con dedica a Santino Spinelli e al Popolo Rom

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Scuola, la Gelmini si dimentica dei Rom?

L'anno scolastico 2008/09 sembrava dover essere l'anno degli alunni rom. Tutti a scuola, era la priorità della politica solo poche settimane fa, dal ministro Maroni alla Gelmini in giù, fino all'apporvazione - il 30 luglio - di una mozione bipartisan che impegna il governo a predisporre un piano nazionale per la scolarizzazione dei bambini rom e sinti da finanziare - diceva esplicitamente il testo - con adeguate risorse.
Invece la scuola sta per iniziare e novità sul fronte rom non ce ne sono. Daniela Calzoni, coordinatrice dell'area rom del Piano Nazionale per l'Infanzia, indicato al Governo dal tavolo interassociativo guidato dall'Unicef come punto di partenza, non ha più sentito nulla: «Quel che so lo leggo sui giornali, perché non ci sono più state intgerlocuzioni ufficiali. E non mi sembra si profilino novità nell'immediato. A metà settembre è convocata una riunione dell'Osservatorio nazionale infanzia, vediamo se in quell'incontro la politica ci darà qualche prospettiva concreta».
Nessuna novità neanche da Renata Paolucci, responsabile scuola di Opera Nomadi. «Poche settimane da sembrava che l'attenzione del governo fosse tutta per i bambini rom, ma alle parole non è seguito nulla. La Convenzione nazionale fra Opera Nomadi e il Ministero della Pubblica Istruzione è scaduta a giugno e non sappiamo se il governo intenda rinnovarla. Noi andiamo avanti con le convenzioni locali, stipualte con i singoli comuni. A livello regionale invece delle convenzioni sono state stipulate solo in Veneto e - da questo anno scolastico - in Toscana». di Sara De Carli

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Veneto, calpestano la Costituzione per cacciare tutti

Un incontro con le forze dell’ordine il 12 settembre cui parteciperanno tutti i sindaci del Veneto Orientale. Per adesso, il Comitato sull’ordine e la sicurezzadi ieri in prefettura, dedicato alla “emergenza nomadi”, ha stabilito la linea dura: quando i nomadi arrivano, devono essere mandati via.
Non si è parlato di “campi nomadi” o misure eccezionali. Solo dell’applicazione delle ordinanze e delle leggi in materia di sicurezza assieme alle forze dell’ordine. In poche parole star loro con il fiato sul collo per far capire che non devono restare o saranno continuamente mandati via e, se il caso, denunciati.
Ieri, a San Donà, il sindaco Francesca Zaccariotto lo ha subito fatto all’alba, prima del summit di Ca’ Corner, recapitando l’ordinanza di sgombero all’ennesima carovana che si era insediata dalle parti di via Tarvisio. «Lo faremo sempre - dice la Zaccariotto - in linea diretta con la polizia locale o i carabinieri. Ordinanza di sgombero, controlli e via. Mi fa piacere che non si sia parlato di campi nomadi, in prefettura, ma piuttosto della possibilità crescente di poterci difendere sulla base degli indirizzi del Governo nazionale».
L’incontro di ieri a Ca’ Corner è stato deciso dopo la lettera appassionata del sindaco di Caorle, Marco Sarto, che aveva scritto a prefetto e questore in merito all’emergenza lungo il litorale e agli asseriti, gravi danni all’immagine legati ai loro spostamenti.

Ieri a Venezia, c’era anche l’assessore provinciale alle politiche sociali, Rita Zanutel. Oltre a Sarto, è stato convocato poi Antonio Bertoncello, sindaco di Portogruaro e presidente della Conferenza dei sindaci. Bertoncello appare soddisfatto. «Intanto ringrazio prefetto e forze dell’ordine perché sono stati molto sensibili e attenti - dice - la conferenza dei sindaci è stata invitata anche perché questi problemi devono essere affrontati a livello di territorio, per non spostare il problema da una parte all’altra. Il 12 settembre abbiamo chiesto un incontro a Portogruaro, sede della maggior parte delle forze dell’ordine, per discutere su strumenti e metodi per affrontare la questione nomadi e cercare di analizzare possibile soluzioni. Quanto al campo nomadi, non abbiamo fatto alcuna forzatura ed è una questione da affrontare sempre a livello di conferenza dei sindaci
Sull’argomento la Zaccariotto ha già detto di essere pronta ad incatenarsi. Un passo indietro lo fa anche Noventa, con l’ex sindaco Loris Merli che sentenzia: «Non possiamo accettarlo, laddove arrivano creano problemi igienico sanitari, trasformano tutto in un immondezzaio. Loro non vogliono integrarsi e si vede».
Il sindaco di Noventa, Alessandro Nardese, era apparso possibilista, come del resto Bertoncello, ma la scelta sarebbe impopolare e troverebbe tutti i sindaci di centrodestra schierati contro e con l’opinione pubblica pronta ad insorgere. L’ipotesi però sarebbe caldeggiata dalle forze dell’ordine, che avrebbero la possibilità di un controllo immediato e lo sgombero altrettanto immediato dalle aree non consentite.
In questa fase, l’obiettivo diventa piuttosto un’azione coordinata con le forze dell’ordine, che possa consentire misure omogenee e controlli costanti alle carovane per convincerle a non sostare più sul territorio. Non sarà facile, e questo lo ha capito il sindaco di Caorle, Marco Sarto, che ha scatenato il dibattito con la sua lettera al vetriolo, dopo aver "subito" più volte la presenza di Rom nella località balneare.

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Brescia, siamo sinti non "zingari"

Cosa hanno in comune Yul Brynner, Charles Chaplin, Michael Caine, Elvis Presley e Moira Orfei? Sembra un quesito enigmistico, ma la soluzione è semplice: sono tutti sinti.
Quando si parla di un mito come Elvis Presley, a nessuno viene in mente di sottolineare che appartiene a una particolare etnia, che le sue origini sono particolari: per tutti è solo un americano. Se invece l’attenzione si sposta sul gruppo di bresciani - italiani da generazioni e generazioni, precisamente dal 1420 - che vivono nel “campo nomadi” di via Orzinuovi, allora con incredibile prontezza storica se ne ricordano le millenarie origini indiane.
Molto gioca l’ignoranza, la non conoscenza di un popolo che è sempre vissuto accanto a noi, ma che mai ha voluto assimilarsi alla nostra cultura e al nostro modo di vivere. E invece di preservarne la diversità, tutto questo fa paura.
Itineranti da sempre, a differenza dei Rom, i Sinti hanno sempre fatto lavori che li portavano in giro per l’Italia: giostrai, allevatori di cavalli, artigiani del rame, ricamatrici. E circensi, come le grandi famiglie degli Orfei e dei Togni. Poi le trasformazioni economiche e sociali hanno modificato di molto le loro attività.
Così i Sinti si sono ritrovati a essere sedentari, loro malgrado. Ma alla roulotte non riescono proprio a rinunciare: «Tra una casa e una roulotte non ho dubbi - ammette Pablo Quirini, 27 anni, uno dei "residenti" nel campo di via Orzinuovi -: io preferisco al 100 per cento una roulotte, perché fa parte della nostra vita e permette a tutti i nuclei familiari di vivere vicini».
Sono 24 le roulotte dei Sinti nel “campo” di via Orzinuovi 108, accanto a quello quasi del tutto smantellato dei Rom. Il “campo” sinti doveva essere provvisorio. in attesa da più di un anno che venissero ultimate le casette costruite in via Orzinuovi. Le casette ora sono pronte, ma la nuova amministrazione ha deciso di cambiarne la destinazione: le utilizzerà per le emergenze abitative di italiani e extracomunitari. «Purtroppo - osserva Gordon Quirini, fratello maggiore di Pablo - la gente si dimentica continuamente che noi siamo italiani e ci considera stranieri irregolari o rom».

In realtà rom e sinti sono due popoli lontani per tipologia di vita e tradizioni: siamo stati noi ad accomunarli nel nostro immaginario, finendo per bollare entrambi sotto il termine, per loro spregiativo, di “zingari”.
Eppure basta entrare nel “campo” sinti di via Orzinuovi per accorgersi che dal linguaggio all’accento, un misto di bresciano e padovano, dai volti al modo di vestire, non è facile distinguere un sinti da un «gagè», come chiamano loro gli italiani sedentari. Ma i Sinti sono italiani molto particolari. Nel campo di via Orzinuovi 108 sono osservati 24 ore su 24 da un telecamera, un Grande Fratello fatto su misura. Che registra ogni discorso, ma sembra non accorgersi che il campo abitato da 180 persone è fornito in tutto di soli sei servizi igienici - con la doccia posizionata sopra il cesso -, di una pericolosa rete volante di luce e acqua, di un solo angolo d’ombra e di nessuna fognatura, con gli scarichi a cielo aperto. Così che basta smuovere lo strato superficiale di ghiaia che ricopre il “campo” per scorpire che anche sotto il sole estivo il terreno rimane perennemente bagnato, come se avesse appena piovuto.
«Qui siamo trattati come cani - accusa Gordon Quirini -. Le condizioni igieniche del “campo” sono precarie e nonostante la nostra pulizia, più di un bambino finisce ogni mese all’ospedale. Soltanto questo mese ben tre bambini sono stati ricoverati per salmonellosi e botavirus».
Gordon è appena diventato papà per la terza volta ed è preoccupato: «Prima di questa nascita, abbiamo perso un altro figlio al quinto mese di gravidanza, perché mia moglie aveva contratto un virus a causa della mancanza di igiene del “campo”. Abbiamo chiesto al Comune il noleggio di due camion per portare ghiaia nuova e drenare il terreno, ma ci è stato rifiutato, così abbiamo fatto quello che potevamo con i nostri mezzi».
Ogni giorno - racconta Pablo - «alle sei di mattina ci organizziamo e puliamo il piazzale a nostre spese, abbiamo chiesto all’Amministrazione un container a pagamento, eravamo disposti anche ad arrivare a 400 euro, ma ci è stato rifiutato e poi hanno il coraggio di definirci sporchi».
L’inverno è ancora peggio: «Cerchiamo di difenderci dall’umidità e dal freddo con i fornelletti», rivela Quirini.
Gli uomini lavorano tutti, facendo traslochi, trasporti, puliscono soffitte e cantine, raccolgono ferro, «ma siamo quasi tutti in nero - ammette Gordon Quirini - perchè è difficile trovare lavoro se si deve specificare che si abita in un “campo nomadi”. Abbiamo chiesto al Comune di poter costituire una cooperativa per poterci mettere in regola, ma ci è stato negato anche questo permesso».
Un altro rifiuto che è stato vissuto in modo doloroso dai sinti bresciani è arrivato per la richiesta di allestire un luogo in cui professare il loro credo.
«Siamo evangelici - spiega Gordon Quirini -: facciamo parte del Mez, Movimento evangelico zigano, che in Italia raccoglie 1.200 fedeli. Abbiamo due pastori, Renato Enic e Pippo Grisetti, ci incontriamo con gli evangelici sedentari per pregare e quando i ragazzi finiscono la scuola ci spostiamo in occasione dei convegni religiosi».
«Avevano allestito uno stand di 5x3 metri che fungeva da chiesa - spiega Donovan Tassi, un altro residente del campo di via Orzinuovi -. La struttura ospitava anche gli evangelici sedentari da Lumezzane a Sant’Eufemia, ma ce l’hanno distrutta perché era un abuso edilizio».
I Sinti percepiscono tutti che il clima è cambiato, non sono arrabbiati, ma amareggiati perchè «se si parla di spaccio si dice che avviene al “campo nomadi”, senza specificare che è quello rom», sostiene Donovan Tassi. Alla stessa stregua, «quando si vede una donna che elemosina con il bambino si dice che è “zingara”, mentre per noi questo è solo sfruttamento minorile», aggiunge Gordon Quirini.
Spesso gli episodi di razzismo colpiscono i più deboli, i bambini. «Le mie figlie hanno frequentato la scuola materna in via Chiesanuova, in un ambiente in cui sono state accolte e amate dalle maestre - racconta Quirini -. Un anno fa, invece, ho iscritto mia figlia alla scuola elementare Grazia Deledda e ho trovato tutt’altro clima, non certo favorevole a sinti e rom».
Alcuni amici sinti hanno telefonato perché a Bologna sono stati presi e schedati: «Se mi obbligheranno a fornire le impronte dei miei figli - commenta Gordon Quirini - andrò dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e gli dirò che sono disposto a farlo, ma soltanto quando anche lui lo farà con i suoi figli».
Il sogno per le famiglie sinti del campo - i Quirini, i Torsi, i Terenghi e i Tarchiani - è di potersi stabilire con le loro roulotte su quattro aree, una per ogni nucleo familiare.
«Mio suocero - precisa Gordon Quirini - aveva fatto tanti sacrifici per acquistare un pezzo di terra a Prevalle, ma non è stato possibile trasferire la famiglia perché la roulotte fissa è considerata un abuso edilizio e la terra ci è stata confiscata». «Ma noi - conclude Donovan - siamo cresciuti nelle roulotte, in una casa siamo in gabbia. Vogliono cambiarci ma non ci cambieranno mai». di Lucilla Perrini

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giovedì 28 agosto 2008

Lamezia Terme, Chiesa vicina e solidale con i Rom

Il vescovo della diocesi lametina , monsignor Luigi Cantafora ha fatto visita alla popolazione Rom del campo di località Scordovillo. Il presule ha così risposto all'invito dei giovani che lavorano alla cooperativa Ciarapanì e che lo hanno accompagnato per tutto il tempo durante la visita.
Insieme a Luigi, Cosimo e Damiano il vescovo ha incontrato le famiglie che vivono all'accampamento tra mille disagi e difficoltà. Il pastore ha inteso così dimostrare la vicinanza e la solidarietà della Chiesa locale alle centinaia di persone che a gran voce, ancora una volta, hanno reclamato un trattamento migliore e una risoluzione definitiva dei loro problemi da parte delle autorità preposte.
Dai più anziani ai giovanissimi che al campo sono la maggioranza il coro è stato unanime: «Vogliamo una casa come tutti gli altri cristiani. Perché a Cosenza, a Reggio, a Catanzaro, ai Rom è stata data una sistemazione decente e invece noi continuiamo a restare in questo inferno?». Questo il tormentone che ha caratterizzato la visita del presule cui gli uomini e le donne Rom hanno raccontato la vita nei container che d'estate – come oggi - sono un vero e proprio forno e d'inverno diventano dei veri refrigeratori.
Una vita che quotidianamente deve assolvere a dei riti immancabili come la caccia ai topi e agli scarafaggi che scorazzano indisturbati per il campo, sia nella parte vecchia dell'accampamento dove ancora resistono alcune baracche del primo insediamento, sia nella zona dei container voluti dai commissari prefettizi qualche anno fa.
Al "Padre" Luigi i Rom hanno detto di voler andare via da Scordovillo, ma di non volere un altro campo, un "no" secco e deciso ad un altro ghetto. «Non vogliamo essere considerati solo come dei delinquenti; molti di noi vivono e lavorano onestamente e così vorremmo continuare a fare. Non sono solo Rom quelli che rubano a Lamezia».

Mons. Cantafora ha invitato tutti e soprattutto i giovani del campo Rom a rispettare le regole, a vivere con responsabilità la propria condizione in modo da poter essere propositivi con quelle istituzioni preposte alla risoluzione di una questione che si trascina da anni. È stato anche ricordato al pastore diocesano quanti soldi siano stati stanziati negli anni a favore dei Rom, cittadini lametini a tutti gli effetti.
Denaro non speso o che si è disperso in mille rivoli per l'evidente non volontà politica di affrontare concretamente il problema. Mons. Cantafora, si è soffermato anche con alcuni ammalati del campo, ha parlato con la giovane Rosa costretta su una sedia a rotelle perché colpita durante una sparatoria.
Il presule ha poi fatto una pausa nella casa container di Cosima e Leonardo che hanno preparato il caffè per il vescovo e i suoi accompagnatori; oltre ai ragazzi della Ciarapanì ad affiancare mons. Cantafora anche il condirettore della Caritas don Giacomo Panizza, Marina Galati e Antonio Rocca, rispettivamente presidente e vice della cooperativa Ciarapanì.
Questa prima visita del vescovo Luigi al campo di Scordovillo è trascorsa graditissima, sia al vescovo stesso che ai Rom, coi quali si è amabilmente intrattenuto. A conclusione del suo incontro mons. Cantafora ha auspicato che i vari soggetti deputati alla risoluzione della questione Rom sappiano finalmente e in maniera energica e decisa venire a capo del problema. «L'augurio di tutti – ha concluso il presule – è che le tante teste che finora hanno pensato e progettato trovino un punto d'accordo. Ai Rom va riconosciuta la pari dignità di tutte le altre persone, perché in tutte è impressa l'immagine di Dio». Intanto ieridal campo nomadi un'intensa colonna di fumo si è levata dalla baraccopoli adiacente l'ospedale civile di contrada Ferrantazzo ed ha invaso parte della città. Il fumo nero, provocato dalla combustione di cumuli di gomme e di rottami, ha praticamente invaso non solo il nosocomio, ma anche il centro città. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco del distaccamento lametino per spegnere le fiamme.

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martedì 26 agosto 2008

Roma, "ognuno ha il diritto di sostare dove vuole"

Il nuovo Questore Giuseppe Caruso appena arrivato si mette in rotta di collisione con Alemanno, Sindaco di Roma. Il tutto è nato dopo le dichiarazioni di Alemanno sui due cicloturisti olandesi brutalmente aggrediti a Ponte Galeria.
Si è presentato anche così ieri il nuovo numero uno della polizia capitolina, misurando e prendendo le distanze dalle dichiarazioni del Sindaco che aveva definito «imprudente» la scelta dei due coniugi di accamparsi in quel posto.
Affermazioni sulle quali era stato lo stesso Sindaco a fare retromarcia nel pomeriggio di domenica. Il questore non ha intenzione di scendere a mezzi termini. «Ognuno ha il diritto di sostare dove vuole, certo, servono accorgimenti per evitare tragedie simili. Ma iniziamo ad alzare la voce: non è assolutamente fisiologico che accada anche uno solo di questi episodi. Esattamente come non è assolutamente fisiologico che si registri uno scippo. Poi, però, c’è il dato positivo dell’arresto immediato e il fatto che Roma è la provincia più estesa di Europa con una popolazione di tre milioni di abitanti e un flusso di 500 mila turisti al giorno. Ma oggi poco importa: questi sono episodi che non devono accadere».
E non a caso, forse, anche ieri Alemanno è tornato sulla questione. «Oggi andrò a Ponte Galeria - ha detto il sindaco - ieri ho parlato con l´ambasciatore olandese e probabilmente vedrò i due turisti». Noi di sucardrom ci chiediamo: varrà anche per i Sinti e per i Rom ciò che vale per i turisti? Ovvero, come afferma il nuovo Questore: «ognuno ha il diritto di sostare dove vuole».

Infatti uno dei problemi più rilevanti che da tempo abbiamo sollevato è la negazione a Sinti e Rom di godere dell’articolo sedici della Costituzione italiana. L’ultimo caso in ordine di tempo ha coinvolto la Missione Evangelica ma ricordiamo anche l’ordinanza del Sindaco di Vicenza o i classici divieti di sosta ai "nomadi".

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Matrimoni finti? Forse è un bene...

Da due giorni imperversano le notizie dei “matrimoni finti”. Molti giornali italiani si sono lanciati a capofitto su alcune storie, in particolare una a Modena, per lanciare una nuova campagna contro le minoranze sinte e rom.
Non capisco tutto questo strepitare visto che il pacchetto sicurezza, approvato recentemente dal Governo Berlusconi, ha modificato la legge del 5 febbraio 1992 proprio per contrastare quelli che comunemente si definiscono matrimoni "di comodo", introducendo norme più rigide per l'acquisizione della cittadinanza "iure matrimonii". Il Cittadino immigrato, coniuge di un cittadino italiano, acquisterà la cittadinanza solo dopo due anni di residenza regolare in Italia successivi al matrimonio, non più dopo sei mesi come prima. Per i residenti all'estero, la cittadinanza italiana si acquisterà dopo tre anni dalla data del matrimonio.
Alcuni giornali parlano di boom ma personalmente penso che i dati siano la conseguenza di una maggiore presenza di Cittadini immigrati. I numeri lo confermano. Alcune considerazioni sono però d’obbligo lette alcune mail arrivate a sucardrom.
Innanzitutto non ci sono cifre sui matrimoni misti, in cui il coniuge immigrato sia irregolare. Abbiamo solo i dati assoluti, circa diecimila matrimoni misti all’anno. Ma anche se per assurdo considerassimo tutti i matrimoni misti lo strumento per regolarizzarsi in Italia e confrontassimo questo dato con il numero stimato di irregolari (la Ue stima 570mila irregolari in Italia con un’incidenza sulla popolazione complessiva inferiore a quella di Grecia, Germania e Regno Unito) capiremmo che è stupido parlare di boom o di emergenza come fanno alcuni.
E’ anche abbastanza lampante che chi vuole regolarizzarsi non è di certo un pericoloso criminale che vive meglio nell’ombra, ma è chi vuole vivere alla luce del sole, offrendo il proprio contributo alla crescita del nostro Paese. Dovremmo quindi riflettere di quanto sia difficile in Italia regolarizzarsi (come ha dimostrato il caso “badanti”) e su come sarebbe utile riscrivere la legislazione vigente. In ultimo, invito tutti a rivedersi il film Green Card perché a qualcuno non venga la voglia di emulare i nostri amici statunitensi. di Carlo Berini

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Parma, Rom: non solo "campi nomadi"

La famiglia Ibraimov è uno dei primi nuclei che ha ottenuto un alloggio popolare grazie al "progetto rom" del Comune. Un'iniziativa, tra le poche in Italia, che cerca di integrare i rom affrancandoli dalla logica dell'assistenzialismo
Nell’Italia dell’emergenza sicurezza la parola rom è diventata sinonimo di criminalità e disprezzo per le regole, ma il calore di una famiglia come quella di Orhan e Jasa spazza via ogni pregiudizio. Il loro piccolo e accogliente appartamento di via Navetta è lontano anni luce dallo stereotipo dello "zingaro" che vive di furti ed elemosina rifugiandosi in un "campo nomadi" alla periferia della città. Quelle quattro mura colorate da soprammobili di porcellana e innumerevoli mazzi di fiori variopinti sono il simbolo dell’integrazione e raccontano una storia iniziata in Macedonia e finita a Parma. Dove i coniugi Ibraimov, dopo una vita di stenti tra accampamenti abusivi, edifici occupati e roulotte, grazie al “progetto rom” del Comune, sono riusciti a ottenere un alloggio popolare per potersi finalmente stabilire e crescere in serenità i propri figli.
Madre e padre sono poco più che trentenni, ma le loro spalle portano il peso di anni di sacrifici, celati in fondo allo sguardo stanco di Jasa. “Per me – racconta - arrivare al campo di strada del Cornocchio è stato come entrare in albergo, perché dopo aver vissuto in mezzo alla strada tutto mi sembrava un lusso”. Anche se all’inizio mancavano l’acqua e il riscaldamento. “C’era freddo da morire”. Ma sempre meglio che dormire in macchina con i bambini piccoli e affamati in attesa che il padre torni dal lavoro. Mai fatto l’elemosina? “Io sono un lavoratore – risponde Orhan – non sono venuto qui per mendicare”. Altrimenti sarebbe rimasto in Macedonia, il suo paese d’origine, dove aveva una casa ma, in quanto rom, era comunque discriminato. “Nel nostro Paese i rom sono costretti a vivere in case pericolanti, dove intere famiglie dormono in una sola stanza. Mio padre, pensionato, riceveva dallo stato un contributo di 15 euro al mese. Quella non è vita”. Trovare un impiego per Orhan era diventata un’impresa impossibile, così nel 1996 ha deciso di emigrare in Italia con Jasa in cerca di fortuna. Continua a leggere…

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lunedì 25 agosto 2008

Tanta ipocrisia anche al Meeting di Rimini

La “Chiesa non è, in quanto tale, un soggetto politico”. Si apre il Meeting di Comunione e Liberazione con il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, che rimettere i puntini sulle “i”. Bagnasco riprende le parole di Benedetto XVI pronunciate al Convegno ecclesiale di Verona, quando “con molta chiarezza e puntualità”, il Pontefice “ha affermato che la Chiesa non è, in quanto tale, un soggetto politico”.
La ventinovesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli intitolata “O protagonisti o nessuno” vuole riflettere sul concetto di persona. La parola protagonista, che è una accezione positiva del concetto di persona, è molto usata nella nostra società; per questo motivo Cl vuole tenere nella giusta considerazione il contesto storico in cui viviamo. Ricchissimo il programma che vede nelle testimonianze il suo fulcro centrale. Naturalmente nessun Sinto o Rom è stato a chiamato a “testimoniare”
Nel programma leggiamo: «Chi, se non uomini che vivono realmente da protagonisti, può confrontarsi con il titolo della prossima edizione del Meeting? Dal Brasile alla Siberia, dalla Russia al Medio-Oriente, fino ad una commovente esperienza all’interno delle carceri italiane, al Meeting si potranno incontrare uomini e donne che testimoniano, con la loro vita e le loro opere, l’esistenza di una positività ultima, concreta e sperimentabile, per la quale vale la pena spendersi, fare sacrifici e costruire».
Noi di sucardrom rimaniamo quindi stupiti dall’assenza di Rom o Sinti tra i tantissimi invitati. Scorrendo il programma ricchissimo ci si accorge subito che a Rimini si discuterà di molto ma non della questione sinta e rom che ha visto l’Italia protagonista (in negativo) sulle pagine di tutti i giornali del mondo da un anno a questa parte. Anche in questo caso, come per altro alla Festa Nazionale del Partito Democratico, l’assenza di Sinti e Rom è il segno più evidente di quanto siano negati spazi a queste minoranze.

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domenica 24 agosto 2008

Milano, DeCorato è triste: non trova circa ventimila rom

In circa un anno e mezzo a Milano ci sono stati circa 80 sgomberi di Rom e Sinti da aree occupate abusivamente e 350 allontanamenti da pubbliche vie: “Sono operazioni - afferma il vice sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato - che hanno consentito di contenere e ridurre l'emergenza rom”. Il vice sindaco commenta così la chiusura del censimento operato nei 12 campi autorizzati di Milano, dove risiedono complessivamente circa 1180 Rom e Sinti. Il problema è che non si trovano proprio i 25.000 Rom rumeni che avevano, secondo DeCorato, invaso Milano.
Ed ecco quindi la giravolta… “I numeri del censimento sono quelli che aspettavamo - dice De Corato - e non costituiscono una sorpresa. Nella flessione delle cifre contano indubbiamente il fatto che le identificazioni siano state fatte d'estate. Ma anche la buona e costante azione di 'moral suasion' attuata da Comune, Prefettura e Questura”.
“Se oggi la situazione è meno pesante rispetto a un anno e mezzo fa - spiega ancora De Corato - lo si deve proprio all'azione costante di alleggerimento nelle aree occupate abusivamente operata dal Comune attraverso la Polizia Locale e da Prefettura e Questura con le forze dell'ordine, cui va il dovuto ringraziamento. Senza dimenticare l'applicazione della direttiva Ue sul diritto di soggiorno oltre i 90 giorni dei comunitari, che ha consentito attualmente l'identificazione di circa 2400 soggetti, prevalentemente rom romeni, in seguito ai controlli nelle baraccopoli, nei campi e agli angoli delle strade”. Ma tutti a Milano sanno che dopo uno sgombero, senza alternative abitative, si riforma immediatamente un nuovo insediamento.
La realtà è che di questo ennesimo “censimento” non vi era proprio bisogno, soldi buttati al vento e una forma sempre più intensa di discriminazione che viene attuata contro i Sinti e Rom milanesi, come ribadito dal Consiglio d’Europa.
Naturalmente DeCorato chiude l’intervento con una perla: “A don Colmegna che chiede casa e lavoro per i rom - conclude De Corato - dico che prima di loro ci sono migliaia di milanesi che attendono un alloggio popolare. Gente che ha fatto sacrifici lavorando e che ora auspica una casa in assegnazione per la propria famiglia. Non dimentichiamo che il Comune per la gestione dei 12 campi autorizzati ha speso lo scorso anno circa 11 milioni. Comincino i rom a rispettare i patti, andando a lavorare e mandando i figli a scuola, prima di rivendicare diritti”. Noi di sucardrom attendiamo con tristezza nuovi sgomberi…

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Padova, i Sinti ringraziano il Vice Sindaco Claudio Sinigaglia

Sfogliando i giornali, ci siamo imbattuti nella risposta del vicesindaco Claudio Sinigaglia al consigliere Domenico Menorello, che accusa l'Amministrazione Comunale di favorire noi Sinti, regalandoci alloggi che invece ci stiamo costruendo da soli, e che rappresentano per noi un passo fondamentale verso l'integrazione, per uscire finalmente dallo stato di emarginazione in cui siamo costretti a vivere.
Grazie Assessore, perché ha sostenuto sin dall'inizio il progetto di autocostruzione, nato da noi Sinti e dall'Opera Nomadi che da tanti anni lavora sul territorio padovano per difendere i nostri diritti.
Grazie, perché con le sue parole contribuisce a scardinare il muro di disinformazione che qualcuno intende creare intorno al nostro gruppo e a questa iniziativa coraggiosa, che molti in Italia e all'estero stanno guardando con interesse.
I soldi stanziati per il Villaggio della Speranza permettono alla Cooperativa Padovana Muratori di fornirci gli strumenti per tirare su le nostre case, e ciò per noi significa costruirci un futuro. Gli uomini del “campo” hanno frequentato un corso di formazione, da due mesi mettono la loro passione ed il loro impegno nella malta e nei mattoni che, giorno dopo giorno, si trasformano in muri. Il loro stipendio viene in parte trattenuto per sostenere le future spese di locazione, perché, come lei ha spiegato perfettamente, gli alloggi rimarranno di proprietà del Comune di Padova. Ciascuna delle nostre famiglie pagherà regolarmente un affitto, facendosi carico autonomamente di tutte le spese.
Imparare un mestiere come quello del muratore significa per noi la possibilità di un percorso di integrazione lavorativa che ci porterà fuori dal degradante circolo vizioso dell'assistenzialismo. Questo lei lo capisce perfettamente altri no!
Anche noi siamo italiani, cittadini padovani da generazioni cittadini di serie B, costretti da anni a vivere in roulotte all'interno di un “campo” circondato da mura, perché chi è fuori non debba accarezzare con lo sguardo la realtà della discriminazione e della povertà.
È vero! Viviamo in tempi tristi: Sinti e Rom sono sempre più spesso il bersaglio di accuse, atti di razzismo, discriminazione, anche quando cercano, come noi, di migliorare la loro condizione lavorando onestamente. Ci sentiamo attaccati, vilipesi da coloro che contribuiscono ad alimentare l'odio nei nostri confronti per distogliere l'attenzione dai problemi del vivere quotidiano che colpiscono noi come la gran parte dei nostri concittadini. Grazie Assessore, perché ancora una volta sta sostenendo la nostra battaglia, la nostra voglia di dimostrare che siamo persone normali, con desideri ed aspirazioni normali che, dopo anni di buio e di miseria, cercano una strada per il riscatto, per poter finalmente vivere e non sopravvivere, senza arrecare alcun danno ai cittadini padovani, che speriamo prestino ascolto alle Sue e alle nostre parole. I Sinti di Via Tassinari e l'Opera Nomadi di Padova

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Crema (CR), la cultura rom affronta i pregiudizi

Lo Spazio Donne della Festa Centrale del Partito Democratico ha affrontato ieri sera un tema di stretta attualità, il problema rom e gli atteggiamenti razzisti nei confronti di questa etnia, oggi più che mai protagonista della cronaca.
Ospiti dello spazio Trame di Terra, Pietro Cheli, giornalista e coautore con Guido Barbujani del saggio Sono razzista ma sto cercando di smettere e Alexian Santino Spinelli, ambasciatore della cultura Rom nel mondo.
Assente, il giornalista di Radio Popolare Claudio Agostoni, che avrebbe dovuto coordinare l’incontro. Il libro, pubblicato da Laterza a giugno, nasce da un incontro tra Cheli e il genetista Guido Barbujani avvenuto lo scorso anno durante il Festival della Mente di Sarzana e si propone di smascherare i luoghi comuni legati alla provenienza delle persone.
In seguito ad alcuni eventi di cronaca nera che hanno visto un inasprirsi della posizione dei Rom nel nostro paese, i due autori hanno deciso di scrivere un libro sul razzismo e sui luoghi comuni ad esso correlati.
Nonostante studi approfonditi abbiano dimostrato da tempo che non esistono diversi tipi di razze umane, alcune convinzioni non smettono di circolare. Cheli e Barbujani ribadiscono, con uno stile vivace e ironico, che siamo tutti discendenti dagli stessi antenati africani che hanno colonizzato in poche migliaia di anni tutto il pianeta, niente razze, ma molte differenze, scritte soprattutto nella nostra cultura, nei tanti luoghi comuni e pregiudizi che ci accompagnano ogni giorno.Alexian Santino Spinelli, musicista, ma soprattutto docente di cultura romanì a Trieste, denuncia l’informazione inquinata a cui tutti siamo soggetti «E’ in atto una vera e propria strategia di repressione dei rom in Italia, sembra di essere tornati alle leggi razziali del Manifesto della razza promulgate dal fascismo nel 1938; gli stessi campi nomadi non sono altro che una forma di degrado, di segregazione di un popolo, quello rom, nomade non per natura, ma per costrizione. Esiste una cultura romanì che rappresenta un patrimonio per l’umanità e che va tutelata, non eliminata». E, poiché la cultura di un popolo si manifesta anche con la musica, Alexian e il suo gruppo di musicisti si sono esibiti in un concerto di musica romanì.

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Ci sono minori e minori, come ci sono genitori e genitori...

Alcuni giorni fa è stato pubblicato un interessante articolo da Il Secolo XIX: i figli devastano la scuola, i genitori accusano i carabinieri. Nell’articolo si evidenziano quattro storie che vedono protagonisti dei minorenni: una scuola devastata a Spotorno; la ferrovia incendiata ad Alberga; un appartamento violato ad Albisola Superiore; un treno “violentato” tra Savona e Genova.
Sono tutte e quattro notizie di cronaca del savonese. Il giornalista, Dario Freccero, ci spiega cosa è successo nei primi tre casi, del quarto non parla. Ma già dalle prime righe il giornalista si interroga sull’esplosione di delinquenza adolescenziale e sull’altrettanto esplosiva non curanza genitoriale.
In particolare, Dario Freccero, punta il dito sull’episodio della scuola devastata a Spotorno. Infatti in quel caso, secondo quanto riferisce il comandante della Compagnia di Savona, i genitori dei minori hanno accusato i Carabinieri: «Come vi permettete di accusare i nostri figli, non sono dei barbari, non sono stati loro, pensate bene a quello di cui li accusate».
Il giornalista ci spiega che non vi erano dubbi sulla paternità dell’atto. I cinque minori erano stati infatti trovati a fuggire dalla scuola e con le suole delle scarpe ancora sporche della polvere bianca dell’estintore spruzzato ovunque. Naturalmente il Comandante dei Carabinieri era amareggiato per quanto successo.
Nel secondo caso analizzato, avvenuto ad Alberga, i genitori si comportano diversamente. Infatti il Comandante dei Carabinieri, Gaetano Noè, afferma: «In questo caso i genitori si sono mostrati increduli ma avvilitissimi per l’accaduto e per fortuna severi con i figli certo pensare che ragazzini così giovani, in vacanza al mare, si divertano così, fa pensare». I minorenni, in vacanza, hanno scagliato delle bottiglie molotov contro la massicciata della ferrovia di Alberga, per fortuna senza fare danni.
Nei due casi esposti nessun provvedimento è stato preso verso i minori o i genitori, al contrario di quanto successo nel terzo caso illustrato dal giornalista de Il Secolo XIX. L’episodio è successo ad Albisola Superiore una coppia di ragazzi è stata fermata dai carabinieri durante un tentativo di furto in un alloggio di via Alle Cantine. Per questi minori il giornalista esprime un’attenuante: “non essere turisti in vacanza ma rom con famiglie sgangherate e assenti”. Che conferma anche il Comandante dei Carabinieri: «Almeno loro hanno la giustificazione di non avere una famiglia presente». Il risultato tutti i minori a casa meno i due ragazzi rom che finiscono uno in una casa-famiglia e l’altro in un centro per minori di Genova. Quando si dice la giustizia…

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La sinistra italiana deve ritrovare la via dei diritti umani

Un amico Sinto italiano, uomo di sinistra da tanti anni, ci scrive, esponendoci i suoi dubbi e le sue speranze riguardo alla posizione del suo partito nei confronti dei Rom e dei Sinti in Italia:
“Cari Roberto e Dario, cari compagni, ci siamo conosciuti qualche anno fa a Bologna, durante la proiezione del vostro bel film L'Uovo, un’allegoria profetica che spiega, secondo me, come nasce l'intolleranza verso chi è diverso. Ho una domanda che mi assilla da tempo: è conciliabile che un 'nomade' continui a credere in questa sinistra e nelle organizzazioni per i diritti umani che essa sostiene? E' vero, il Partito Comunista e la corrente progressista non esistono più. E' anche vero che quando si parla di Rom e Sinti, non sono più così evidenti le differenze fra destra e sinistra. Ma l'alternativa per uno 'zingaro' non può essere solo l'anarchia. Cosa ne pensate?”
Rispondono Roberto Malini e Dario Picciau. Cari amici, come giustamente sottolineate, in questo frangente destra e sinistra inseguono il consenso dell'elettorato cavalcando il pericoloso "destriero" della sicurezza, che il movimento razzista, un'ideologia transpartitica, ha demagogicamente e in mala fede identificato nei Rom, nei Sinti e nei "clandestini".
Una scelta xenofoba e intollerante, perché i problemi di sicurezza sono ben altri: la criminalità organizzata, la corruzione politica, l'inadeguatezza delle forze dell'ordine, la pericolosità sulle strade e negli ambienti di lavoro, la violenza razzista (i cui autori, spesso squadre armate, non vengono perseguiti dalle autorità).
Riguardo poi ai crimini sessuali e alle violenze sulla persona, come Amnesty International ha ribadito attraverso diverse campagne, il nemico non è "fuori", ma "dentro": oltre il 90% di tali atti criminali vengono infatti compiuti fra le mura domestiche.
Ai politici, però, fa comodo indicare, quando servono voti o consenso, un capro espiatorio indifeso ed esterno alla famiglia, simbolo - oggi come negli anni del nazifascismo - della "nazione" e della "razza": adesso gli "zingari" e i rifugiati (perché chiamare "clandestino" o addirittura "autore di reato di clandestinità" un essere umano che cerca rifugio nel nostro Paese, per sottrarsi a guerre, carestie, condizioni di indigenza inaccettabili?), domani, non ci si illuda, le altre minoranze.
Votare a sinistra o impegnarsi nelle organizzazioni per i diritti umani che gravitano attorno alla sinistra è un atto di fede nel domani, un auspicio che le forze politiche che dovrebbero essere vicine alle classi sociali più vulnerabili ritrovino la loro anima. La Comunità ebraica, per esempio, sostiene la destra, che mantiene buone relazioni con Israele, ma così facendo regala il suo consenso a forze politiche antisemite, neofasciste e intolleranti.

Personalmente, ribadiremo sempre e in ogni sede che le ultime elezioni politiche costituiscono un gigantesco broglio, un'immane truffa perpetrata ai danni del popolo italiano, perché è iniquo, secondo le leggi nazionali ed internazionali, condurre una campagna elettorale su basi di xenofobia e razzismo. E' necessario impegnarsi perché un fenomeno perverso come quello verificatosi in occasione del suffragio dello scorso aprile non si ripeta mai più.
Non bisogna dimenticare, però, che fu proprio la sinistra ad aprire la strada all'attuale governo xenofobo, ancora più intollerante del regime di Mussolini: fu il precedente governo, infatti, a iniziare la campagna razziale, gli sgomberi senza alternativa, la persecuzione del popolo Rom.
E' importante riconoscere, tuttavia che vi sono persone che si impegnano dall'interno delle forze politiche e umanitarie di sinistra per ripristinare in esse una linea di condotta tollerante e antirazzista. Tocca a loro, uomini e donne illuminati, cercare di far comprendere ai compagni che non bisogna temere di tornare sulla via dei diritti umani e che è una pericolosa devianza competere con la destra sui temi della "legalità" e della "sicurezza", per conseguire e mantenere risultati elettorali.
La sinistra dei diritti umani, al contrario, deve impedire - senza eccezioni - che la controparte politica attui propaganda razziale e xenofoba. Se continuasse a imitarla, seminando fra la popolazione italiana pregiuizi e terrori immotivati, il confine che separa fascismo e antifascismo sarebbe cancellato per sempre. di Roberto Malini e Dario Picciau, Gruppo EveryOne

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sabato 23 agosto 2008

Reggio Calabria, l'Opera Nomadi chiede al Sindaco di cambiare rotta

Dopo un anno esatto dalla demolizione dell’ex caserma 208, sei famiglie rom che avevano abbandonato l’insediamento perché il Sindaco aveva promesso loro l’assegnazione di un alloggio in dislocazione entro dicembre 2007, ancora oggi non hanno una casa. Tre famiglie vivono in albergo da un anno con tanto di bambini piccoli, due sono ospiti dei parenti e una è in affitto.
L’Amministrazione da mesi non da alcuna risposta a queste famiglie che continuano a chiedere la sistemazione promessa in dislocazione, ma spesso non vengono nemmeno ricevuti. In questi giorni una delle famiglie che risiede in albergo, è stata invitata per il 25 agosto ad accettare un alloggio ad Arghillà (in foto) dove sono concentrati già 106 nuclei rom.
Eppure dopo l’abbattimento del ghetto storico del “208” il Sindaco ha avviato una vera campagna mediatica di livello nazionale, dichiarando che la sua Amministrazione ha trovato un “modello ” (modello Reggio) per l’inclusione sociale dei Rom e l’eliminazione dei ghetti che si basa sull’equa delocalizzazione delle famiglie sul territorio e sul dialogo con i Rom. Ma la realtà è ben diversa rispetto a quanto dichiarato.
Il dialogo con i Rom si è sviluppato solo nel mese di agosto 2007 quando era necessario convincere le famiglie a lasciare il “208” senza che gli venisse assegnato un alloggio, ma poi tutto è finito. L’Amministrazione comunale ha avuto sì il merito di aver applicato effettivamente l’equa dislocazione per 40 nuclei, ma nello stesso tempo ne ha ghettizzato altri 30 ad Arghillà, quartiere-dormitorio dove già risedeva una comunità rom numerosa, contribuendo a realizzare il più grande ghetto della storia della città.
L’Amministrazione non ha rispettato la delibera del Consiglio comunale del giugno 2005 con la quale la massima Assemblea aveva deciso che ad Arghillà dovevano essere allocati non più di 12 famiglie e non 30 come poi è avvenuto.

Ma quello che è più grave che questo non sembra un semplice errore di rotta, ma un preciso orientamento. Difatti nelle prossime settimane, oltre alla famiglia del “208”, tante altre famiglie rom verranno invitate ad accettare un alloggio ad Arghillà.
Il Sindaco, pur sapendo da tempo che 30 famiglie rom residenti a Ciccarello, vincitrici del bando 1999, hanno ricevuto un decreto di assegnazione di un alloggio per Arghillà a sua firma , non ha preparato alcun programma di equa dislocazione né ha risposto alle rinunce più volte presentate dalle stesse famiglie e quindi in questo modo li sta spingendo ad accettare questa sistemazione ghettizzante.
Per giustificare questa posizione del tutto contraddittoria rispetto al modello dell’equa dislocazione, qualche assessore sostiene da tempo che l’assegnazione di altri alloggi ad Arghillà è anche questa una forma di dislocazione. Secondo costoro è sufficiente che i nuclei vengano distribuiti nei vari condomini perché ci sia una delocalizzazione.
Oggi Arghillà è un quartiere isolato della città dove, nell’arco di quasi venti anni, attraverso la politica ghettizzante degli alloggi popolari è stata concentrata la popolazione più debole della città (rom e non rom), creando un tessuto sociale sempre più fragile. Un capitale sociale negativo determinato dalla somma di tanti svantaggi sociali hanno fatto di quest’area un “non-luogo” nel quale i residenti non hanno alcuna possibilità di migliorare la loro condizione già precaria, ma solo di vederla peggiorare.
Data la situazione è urgente non insediare altre famiglie svantaggiate (rom e non rom) ma anzi dislocare il maggior numero di famiglie rom e di altri soggetti svantaggiati in altre aree della città per offrire loro un habitat inclusivo e per migliore lo stesso tessuto sociale di questo quartiere.
Alla luce di questa necessità l’Associazione e la comunità rom chiedono al Sindaco di voler abbandonare l’orientamento intrapreso del concentramento ad Arghillà, aprendo il dialogo con le famiglie rom per costruire assieme un programma di equa dislocazione per le sei famiglie rom del 208, per quelle di Ciccarello e di Arghillà. Antonino Giacomo Marino, Presidente dell’Opera Nomadi di Reggio Calabria

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venerdì 22 agosto 2008

Le beatitudini secondo Giovanardi, Gasaparri e soci...

Mahalla ha pubblicato un simpatico testo di Agostino Rota Martir, tratto dal “vangelo della casa della libertà”. Rilanciamo il testo perché è molto divertente.

Alzati gli occhi verso i loro elettori, Gasparri e Giovanardi così predicavano:
Beati voi ricchi, perché finalmente è ormai nostro il Regno dell'impunità e dell'affarismo.
Beati voi che ora siete sazi,
perché ora più nessuno potrà criticare o fermare la nostra abbondanza.
Beati voi che ora beatamente banchettate,
perché saranno altri a piangere e a dover tirare la cinghia.
Beati voi quando gli uomini ci ammirano e quando ci esalteranno adulandoci e i nostri avversari saranno visti come scellerati, a causa della nostra propaganda.
Ma guai a voi, poveri, vi dichiariamo guerra,perché ora avrete ciò che vi meritate: la smetterete di rovistare nei cassonetti...sarete finalmente identificati e multati!
Guai a voi affamati perché non potrete più infastidire la gente per bene mendicando ai semafori delle nostre ricche città, vi denunceremo e poi prenderemo i vostri figli.
Guai a coloro che vivono piagnucolando le loro miserie, perché saranno consolati dall'esercito che proteggerà la giusta quiete delle nostre città e per il loro bene prenderemo le loro impronte.
Guai coloro che oseranno parlare male di noi, che siamo i nuovi messaggeri della vera divina Provvidenza, perché i nostri guardiani dell'ordine non permetteranno più che falsi profeti disturbino la sicurezza della nostra patria e si permetta di mettere in dubbio i nostri valori cristiani occidentali. Meriteranno la sorte degli antichi profeti, come fecero i nostri padri verso costoro.

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Io non sono razzista...

Alcuni anni fa, all’epoca delle prime rozze manifestazioni di linguaggio xenofobo e pararazzista di cui si servivano e si servono diversi esponenti della Lega Nord, è circolata per alcuni mesi, divenendo celebre, una barzelletta che mirava a stigmatizzare con un paradosso, quello squallido linguaggio e tutto il ciarpame che vi sta dietro.
La barzelletta è questa: un vucumprà africano entra in un bar per proporre la sua mercanzia. Il proprietario dell’esercizio, appena ne percepisce la presenza, lo apostrofa con male parole e lo caccia dal locale a spintoni, fuori dalle balle brutto negro! Il malcapitato vucumprà reagisce, razzista! E il barista rabbioso, non sono io che sono razzista è lui che è negro!
L’autore di questa barzelletta descrive quello strano ibrido di razzismo e di indignata permalosità, che caratterizza molti esponenti dell’attuale esecutivo che pretendono di avere la libertà di varare provvedimenti di stampo autoritario e razzista, ma trovano intollerabile l’essere accusati di razzismo ed autoritarismo.
Ora, se ad accusarli è un organo di stampa o un organizzazione che essi possono agevolmente collocare nell’amplissimo spettro dell’internazionale comunista - ovvero tutti i partiti non alleati e non proni alla volontà di Berlusconi e il 90% della carta stampata e dei media televisivi - non ci sono problemi, ma se a farlo è il più diffuso settimanale cattolico del paese, per gli esponenti più avveduti del Pdl la questione si fa più spinosa. Bisogna che la Santa Sede e la Conferenza Episcopale prendano le distanze, il che puntualmente avviene.

I rappresentanti più guasconi della destra, come l’acuto Gasparri e il crociato Giovanardi, tripudiano e sentenziano: Famiglia Cristiana è un orrido foglio bolscevico! Ma il sommo pontefice Benedetto XVI, a mio parere, si rende subito conto dell’insidioso scivolone commesso dalle gerarchie con la troppo calorosa e troppo schierata presa di distanza dal direttore di Famiglia Cristiana Don Sciortino, e corregge il tiro con una vibrata omelia contro il pericolo attuale e presente del razzismo.
Un indignato Giovanardi si affretta a precisare che il Papa parla in generale e non si riferisce certo all’Italia, e lui lo può ben dire perché milita nell’Associazione Italia/Israele dall’età di diciotto anni e dunque lui ha il certificato di buona condotta antirazzista rilasciato da qualche buon «parroco» ebreo che vuole tanto bene al governo israeliano.
Il mitico Giovanardi ci scuserà se dissentiamo da lui e pensiamo che Benedetto XVI, pur senza farne menzione per ovvie ragioni di prudenza, si riferisca proprio all’Italia. Il pontefice è tedesco, è stato bimbo e adolescente mentre il nazismo celebrava i suoi «fasti», sa quali sono i frutti avvelenati del razzismo, anche del più «ragionevole», sa bene quale irrimediabile vulnus riceverebbe la Chiesa qualora oggi, il suo pastore, non si schierasse risolutamente contro la peggior peste della storia dell’umanità.
Proviamo anche noi a pensare per un istante cosa sarebbe accaduto se il provvedimento di prendere impronte digitali ai bimbi rom, l’avesse presa un ministro degli interni tedesco. Al ministro Maroni non piace essere considerato un razzista, è comprensibile, probabilmente in termini assoluti non lo è, si limita ad usare la suggestione razzista per scopi politico-elettorali. Ma questo calcolo è comunque razzista, così come è razzista chi glissa, chi attenua, chi volge la testa da un’altra parte.
Le ramificazioni della pandemia razzista sono molteplici, alcune sono sotterranee, ambigue, sfuggenti, per riconoscerle è meglio fare riferimento agli specialisti della questione e, anche se non sono gli unici titolati, i grandi specialisti di razzismo sono inequivocabilmente le minoranze e le genti che lo hanno subito. di Moni Ovadia

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Torino, sfiorata la tragedia

La piccola Pompea non poteva sapere a quale pericolo sarebbe andata incontro. A quattro anni da poco compiuti, quella presa della corrente era solo un gioco come un altro. Un oggetto da tormentare, da esplorare centimetro per centimetro. Come fanno tutti i bambini piccoli con le cose che non conoscono. Fino a quando le sue ditine da bimba non hanno toccato quel cavo spelacchiato. E il suo corpicino è stato attraversato da una scarica da 220 Volt che per poco non la uccideva. Folgorata per un gioco che poteva trasformarsi nella peggiore delle tragedie.
Tutti, al “campo nomadi” di strada Aeroporto sanno benissimo che le colonnine che riforniscono di elettricità roulotte e baracche possono trasformarsi in trappole mortali. «Sono vecchie di trent’anni - spiega uno degli abitanti - e molte sono quasi inservibili. In queste condizioni, la sicurezza è solo un’opinione».
Tutte cose che, a quattro anni, la piccola Pompea non poteva sapere. E quindi le è sembrato del tutto normale toccare quella presa elettrica piena di cavi scoperti e guaine rosicchiate dai ratti. Fino a quando la corrente non ha iniziato a passare attraverso le sue membra. Per lunghissimi, interminabili, secondi, senza che il salvavita scattasse.
Non appena si sono accorti della tragedia in atto, gli uomini e le donne del campo hanno immediatamente soccorso Pompea, staccandola dall’abbraccio mortale dell’alta tensione. I sintomi che presentava il suo corpicino erano quelli tipici di una folgorazione: labbra violacee, pallore cadaverico, respirazione debolissima e affannata. Un quadro clinico che lasciava poche speranze e poco tempo per tentare di salvare la vita alla piccola.«Quando l’abbiamo vista in quelle condizione - continua uno degli abitanti del “campo” - abbiamo subito caricato Pompea in macchina e l’abbiamo portata in ospedale. Eravamo tutti disperati, terrorizzati che non ce la facesse. E invece, i medici del Maria Vittoria hanno compiuto il miracolo». Ora la piccola sta affrontando la sua lenta convalescenza. E dopo la tragedia sfiorata, il Comune si è deciso a rifare l’impianto di illuminazione che per poco non la uccideva. di Paolo Varetto

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“Sporco negro”… e non succede niente

L’episodio è noto, anche se i giornali di oggi trattano la notizia in cronaca, con scarsa incisività e versioni simili, da verbale di polizia: un giovane di colore, 24 anni, picchiato e insultato da un branco di deficienti nostrani a Genova.
“Sporco negro, puzzi”, e via con calci e pugni. Così, senza motivo, contro un ragazzo colto, figlio di un funzionario ministeriale dell’Angola. Lui resta in piedi, resiste, capisce che se finisce a terra rischia davvero la vita.
Prima riflessione: ora tutti si domandano se si tratta di un gruppo organizzato di estrema destra. La polizia derubrica il branco a gruppo di balordi. Che cosa è meglio? Che cosa è diverso? Non è di per sé evidente il “pensiero” che sottende a queste imprese? C’è bisogno di cercare tessere di movimenti organizzati?
Seconda riflessione: questo razzismo squadrista sta nuotando in un mare di impunità e di consenso. Ho la sensazione che una parte del pensiero leghista più rozzo (non voglio generalizzare) stia diventando razzismo “virile” da esibire per una bella risata in compagnia, condita di luoghi comuni su neri, gialli, rossi, meticci, terroni, rom, diversi di ogni genere.
Questo pensiero “leghista” fa presa su giovani di nessuna lettura, di nessun interesse sociale, di buone bevute, e di ottime palestre. Il sottobosco che lega generazioni e ambienti diversi, interclassista, nordista, muscolare, è non solo tollerato ma anzi incentivato, perché è l’esercito dei pattugliatori, degli uomini d’ordine, di questa Italia impaurita, impigrita, intorpidita, silenziosa.
E la stampa, le televisioni pubbliche e private, gli opinionisti, volano alto, si preoccupano solo del versante politico della polemica (ad esempio fra Famiglia Cristiana e il governo), dimenticandosi che il primo compito è raccontare i fatti, essere sul posto, testimoniare la realtà in movimento.Vorrei sapere che cosa pensa di noi oggi il giovane angolano, che dice di amare l’Italia. Non credo sia difficile individuare i tredici aggressori all’uscita della discoteca di Genova. Vediamo quanto tempo ci mettono. Ho paura. di Franco Bomprezzi

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Bari, “Japigia Gagi”

La complessa realtà dei Rom rumeni che vivono in Italia, in particolare in Puglia, è al centro del documentario “Japigia Gagi” che il regista Giovanni Princigalli ha presentato all’Istituto italiano di cultura di Buenos Aires.
Questo lavoro, ha indicato l’autore che era presente alla proiezione, ha partecipato al 19° “Incontro di arte e cultura del Mercosur” a Eldorado (Argentina settentrionale). “Jaipigia Gagi” è in sostanza un lavoro di “esplorazione” della comunità Rom di Jaipigia, a Bari, che ha permesso di approfondire una cultura di cui si parla molto, soprattutto per motivi legati alla sicurezza, ma di cui si conosce molto poco.
Il regista la racconta attraverso il punto di vista di quattro suoi membri, una ragazza di 17 anni rinchiusa in un istituto per minori che vuole tornare a casa dai genitori, un’adolescente che sogna di fare la modella, una bambina di undici anni che si rifiuta di andare a scuola perchè vuole continuare a fare compagnia alla madre che chiede l’elemosina ai semafori e un uomo di 35 anni che aspetta che arrivi la figlia dalla Romania.Princigalli, autore anche di Gli Errori Belli (2007) che tratta dei figli degli emigranti italiani in America che vogliono imparare la lingua dei genitori, ha vissuto in stretto contatto con gli abitanti di Jaipigia per oltre un anno. L'intento del documentario, ha precisato, è quello di “andare oltre la figura del rom che sta al semaforo, senza inseguire visioni romantiche e stereotipate”. Il film ha partecipato ad oltre 40 concorsi internazionali, ricevendo numerosi premi.

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Reggio Emilia, ancora si discute sulla prima “kampina”

Il confronto negli organi istituzionali e con la città sul progetto ‘Dal campo alla città’ per l’inclusione sociale di un nucleo familiare di Sinti reggiani è stato ampio e trasparente. Basti ricordare che sono state tre le sedute del Consiglio comunale dedicate all’argomento, una seduta di Commissione consiliare ‘ad hoc’, due riunioni di Consiglio circoscrizionale e almeno sei le interpellanze in Consiglio comunale riguardanti direttamente il progetto, più un’interpellanza parlamentare. Per non parlare di altri momenti di confronto informali con comitati, associazioni, lettere e comunicati ai cittadini.
In queste occasioni, l’Amministrazione ha delineando con esattezza i contorni del progetto: accompagnare una famiglia (fra quelle oggi ospitate nel campo di via Gramsci) con caratteristiche e disponibilità adeguate a un percorso sperimentale di inclusione sociale, lavorativa e scolastica, inserendola in un’area idonea (la cosiddetta kampina, di fatto una microarea) ad ospitare il nucleo familiare.
Dunque, è provata dai fatti l’ampia disponibilità al confronto da parte dell’Amministrazione comunale su un progetto reso pubblico in ogni fase del percorso di attuazione, approvato dal ministero degli Interni e finanziato con un Fondo delle Nazioni Unite.La famiglia sinta è stata scelta, l’area è stata indicata e per la realizzazione della microarea l’Amministrazione comunale ha scelto una procedura legittima e trasparente, prevista dall’articolo 16 del Prg, che consente di attuare la variazione nei tempi corretti per l’attuazione del progetto sociale, tenendo conto fra l’altro del calendario scolastico, a cui si atterranno i minori della famiglia coinvolta nel progetto. A fine mese si aprirà il confronto nella Seconda Circoscrizione, con la presentazione e discussione del progetto nel quartiere. (in foto il Sindaco di Reggio Emilia)

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giovedì 21 agosto 2008

Partito Democratico, l'ipocrisia nella festa nazionale

E' stata presentata la prima edizione della "Festa Democratica", la festa nazionale del Pd che si terrà alla Fortezza da Basso di Firenze dal 23 agosto al 7 settembre. Durante queste due settimane sono previsti incontri e faccia a faccia tra i big del partito ed esponenti della maggioranza, della sinistra e del mondo sindacale (qui il programma).
Tra i ministri saranno presenti Bossi e Tremonti, mentre spicca l'assenza del premier Berlusconi, “non invitato” dagli organizzatori. Una festa che arriva in un momento delicato per il partito, scosso al suo interno da polemiche e divisioni.
Nella 16 giorni democratica, che prende idealmente il posto della Festa Nazionale dell'Unità, ci saranno 120 incontri ed oltre 370 oratori ma nessun Sinto o Rom è stato invitato. E questo mi dispiace perché secondo il segretario del Pd Walter Veltroni, lo scopo della Festa è dare voce all'Italia che vorrebbe emergere: “C'è un'Italia che nessuno osa più raccontare, un'Italia cui abbiamo provato a dar voce in questa festa; l'Italia dei talenti soffocati, quella delle intelligenze costrette a emigrare, quella di chi vorrebbe colorare il futuro e ha davanti solo grigio e mediocrità, quella di chi vorrebbe riconoscere i suoi nuovi vicini ma ha paura e avverte insicurezza”.
Una dichiarazione che lascia l’amaro in bocca e mi spinge a ritenerla un po’ ipocrita perché mentre tutta l’Europa e tutto il mondo Occidentale sono molto preoccupati su quanto sta succedendo in Italia, una svolta xenofoba e razzista, la principale forza politica di centro-sinistra si defila in maniera indecorosa.
Certo hanno invitato i Gogol Bordello che suoneranno nello spazio arena spettacoli la sera di mercoledì 27 agosto ma è il solito modo ipocrita per avvallare i tipici stereotipi: se fate i giullari va bene ma non va bene se aspirate a decidere del futuro di questo Paese o anche del solo vostro futuro.
Ancora più preoccupato sono nel veder di nuovo sbocciare la molto interessata “love story” con Umberto Bossi e il suo movimento politico che ha sempre fatto della paura xenofoba il suo cavallo di battaglia.
Ed è da rilevare che in Europa non sono tanto preoccupati di quanto sta succedendo a Sinti e Rom ma a ciò che potrà succedere ad altre minoranze nel prossimo futuro perché tutti sanno che si inizia sempre con i Sinti e Rom e si finisce per travolgere tutti, come la storia insegna. Purtroppo noi italiani così legati alla storia (e in Europa ci prendono in giro tutti) non siamo mai capaci di imparare proprio dalla tanto amata.

Questo è un ennesimo campanello (meglio dire campanaccio) d’allarme per la Commissione europea e per tutto il Parlamento europeo perché se non sarà capace di agire velocemente, come già sperimentato con l’Austria, il disastro è alle porte. di Carlo Berini

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mercoledì 20 agosto 2008

Milano, la federazione incontra il Prefetto Lombardi

Il 30 luglio 2008, una delegazione della federazione Rom Sinti Insieme ha incontrato il Prefetto Lombardi, Commissario per l’emergenza “nomadi” in Lombardia. La delegazione della federazione era formata da Radames Gabrielli (Nevo Drom, vice presidente della federazione), Eva Rizzin (Sucar Drom e OsservAzione, consigliere della federazione), Davide Casadio (MEZ, consigliere della federazione), Giorgio Bezzecchi (Romano Drom, aderente alla federazione), Dijana Pavlovic (consigliere della federazione) e Carlo Berini (Sucar Drom, aderente alla federazione). Il Prefetto di Milano, dottor Lombardi era assistito dal Capo di Gabinetto e da una collaboratorice.
Dopo una breve presentazione della Federazione si è aperta una lunga discussione sull’Ordinanza n. 3677 e sul documento Linee guida del Ministero dell’Interno. La Federazione ha ritenuto positivo il cambiamento introdotto nel nuovo documento che di fatto non impone più ai Commissari della Lombardia, Lazio e Campania di procedere indistintamente all’identificazione e censimento delle persone, anche minori di età, e dei nuclei familiari presenti nei cosiddetti “campi nomadi”, attraverso rilievi segnaletici.
Il Prefetto Lombardi ha più volte ribadito che il primo intervento fatto in Lombardia il 6 giugno scorso, alle cinque e trenta di mattina, da circa settanta tra agenti di polizia di stato, polizia municipale e carabinieri con furgone della scientifica nel “campo comunale” di via Giuseppe Impastato 7, è stato caratterizzato da un eccesso di zelo che non si è più ripetuto ne si ripeterà.
Il Prefetto ha anche sottolineato che ad oggi sono state censite 1.000 persone a Milano e che solo a quattro persone (cittadini extra-comunitari non rom) sono state rilevate le impronte digitali, perché non erano in possesso di nessun documento.
«La mia opera -ha sottolineato il Prefetto Lombardi- è dettata dal solo bisogno di capire quante persone vivono nei campi nomadi a Milano». I membri della Federazione hanno ribadito al Prefetto che i dati che rileverà non saranno dissimili ai dati che già sono in possesso al Comune di Milano, circa 5.500 persone.
I membri della federazione hanno a più riprese chiesto una partecipazione diretta dei Sinti e dei Rom milanesi anche seguendo quanto sta già facendo il Prefetto Mosca a Roma. Si è chiesta l’istituzione di un tavolo di confronto regionale, di un tavolo metropolitano per Milano e tavoli per ogni singola Provincia lombarda. Questo per evitare azioni calate dall’alto che hanno sempre dimostrato la loro inefficacia. In particolare è stato presentato un progetto di mappatura dei bisogni espressi dalle comunità sinte e rom, dalle Istituzioni e dagli Enti Locali per modulare efficacemente qualsiasi intervento. Il progetto è stato già attuato in alcuni territori della Lombardia e del Nord Italia dall’associazione Sucar Drom.

La federazione ha chiesto al Prefetto Lombardi di investire risorse in manifestazioni culturali per far conoscere le ricchezze espresse dalle minoranze sinte e rom. Ribadendo che tale azione è considerata prioritaria per uscire da logiche stereotipate e discriminanti.
Durante l’incontro si è consumato un duro scontro tra alcuni membri della federazione, il Prefetto Lombardi e il Capo di Gabinetto sull’applicazione del “patto di socialità e legalità”. Carlo Berini e Giorgio Bezzecchi hanno ribadito che la firma, (per come è stato concepito, non è un atto puramente simbolico perchè, se trasgredito, autorizza i responsabili del campo ad allontanare dal campo i trasgressori), implica una presunzione di colpevolezza. Un principio, questo, che non esiste nel nostro statuto giuridico. Inoltre incide non ad un soggetto individuale sulla base del principio della responsabilità personale ma ad un soggetto collettivo, i Rom e Sinti, riconosciuti come tali per la loro appartenenza etnica, violando così i principi stessi della Costituzione.
La federazione ha ribadito che l’esperienza di via Triboniano è fallimentare e che l’intenzione del Comune di Milano di applicare tale “regolamento” a dei cittadini italiani sarà oggetto di un’azione legale per discriminazione razziale diretta. Tutti i membri della federazione hanno di nuovo ribadito che la responsabilità è esclusivamente personale e non saranno accette azioni che colpiscano il diritto di esistenza di intere famiglie nel territorio milanese. Il Prefetto Lombardi non sembra che abbia recepito il messaggio, viste le agenzie stampa di oggi.
Durante l’incontro si sono portate a conoscenza del Prefetto Lombardi diverse forme di discriminazione (in particolare: divieti di sosta ai “nomadi” e libertà religiosa) e si sono chiesti alcuni chiarimenti su quanto successo negli ultimi mesi riguardo ad alcuni sgomberi a Milano, censurando alcune azioni.
In ultimo la Federazione ha chiesto al Prefetto Lombardi di assumere come suoi consulenti un Rom e un Sinto per meglio comprendere la realtà diversificata delle minoranze sinte e rom in Lombardia.
Il Prefetto Lombardi si è impegnato a incontrare in ottobre la federazione per discutere tutti gli interventi da mettere in atto una volta completato il censimento a Milano.

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Milano, trenta famiglie saranno cacciate da via Triboniano

Almeno venti o trenta famiglie rischiano lo «sfratto». La situazione, ammette il vicesindaco Riccardo De Corato, «non è soddisfacente, a settembre daremo una stretta e molti se ne dovranno andare». È passato più di un anno e mezzo da quando i Rom rumeni di via Triboniano firmarono con il Comune e le associazioni del terzo settore il Patto di socialità e legalità.
Il regolamento prevede che possa essere considerato membro del campo solo chi manda i propri figli a scuola, ha un lavoro, dimostra di avere un reddito e rispetta le regole igienico-sanitarie. Chi trasgredisce è cacciato fuori.
Peccato che da allora, nonostante i frequenti controlli dei vigili, la situazione è rimasta critica: ancora pochi giorni fa il censimento dell’area 3, quella occupata non da container ma esclusivamente da roulotte, ha portato a sei occupanti spediti in questura perché senza badge e documenti. E De Corato spiega che gli stessi operatori della Casa della carità, che gestisce il campo, si lamentano e segnalano quanti hanno dimenticato il contenuto del patto.
«La scena è sempre la stessa - si lamenta il vicesindaco, che è anche assessore alla Sicurezza - basta andare qualsiasi giorno all’ora di pranzo e si vedono uomini al campo, dunque non a lavorare, impegnati a giocare a carte. Molte famiglie inoltre non hanno mandato i bambini a scuola nel corso dell’anno. Non è in discussione il patto, ma è ora di verificare per bene chi non lo sta seguendo e queste famiglie dovranno lasciare il campo. Abbiamo già l’elenco di una trentina di nuclei che hanno trasgredito le regole».

Una stretta «necessaria», aggiunge, «non possiamo tenere tutta la vita in un’area pagata dal Comune gente che non fa nulla, il campo deve essere una soluzione temporanea, dunque interverremo con forza per dare un segnale preciso». Dal febbraio 2007, già una ventina di famiglie sono state cacciate dall’area.
L’assessore alle Politiche sociali Mariolina Moioli assicura che a Triboniano ci sono anche «tante famiglie che lavorano, e che oggi quindi si trovano in una condizione favorevole intanto perché godono della benevolenza dei milanesi, e poi possono permettersi economicamente di allontanarsi dal campo per affittare un appartamento o pagare un mutuo». Ma per chi delinque, «la strada è segnata dalla giustizia». Il prefetto, commissario straordinario per l’emergenza rom, sentendo anche il Comune, «emanerà presto un regolamento per la gestione dei campi nomadi, indurremo queste persone a integrarsi e rispettare le regole. Diversamente, interverremo».
Ma c’è un altro problema che allarma il vicesindaco, e coinvolge anche gli altri campi regolari. Diventati indirizzo dei Rom agli arresti domiciliari. Nel caso di via Triboniano, il tribunale ha deciso di far ritornare nei container per scontare lì la pena otto donne in stato interessante o con figli piccoli da accudire. In via Impastato, la stessa «fortuna» è capitata a un uomo che ha commesso reati ed è tornato ai domiciliari nel campo finanziato dall’amministrazione.
«È assurdo - attacca De Corato - un cattivo esempio per gli altri rom, in particolare le donne incinte che così pensano di poter rubare e trasgredire la legge in altro modo sapendo che tanto torneranno a vivere nello stesso campo. Ho scritto una lettera al prefetto Gian Valerio Lombardi per chiedergli di convocare al più presto un tavolo del Comitato interistituzionale per l’ordine e la sicurezza per affrontare la questione». di Chiara Campo

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Dribblare sui fatti, vizietto degli onorevoli

A un politico di una certa età, che ha attraversato tutto l'arco costituzionale, dovrebbe essere chiaro da che parte siamo stati e stiamo. Eppure, anziché entrare nel merito dei problemi da noi sollevati, si continua con la facile accusa di cattocomunismo.
Una volta eravamo conosciuti come un giornale di gente coraggiosa, "inviati" che andavano nell’Est europeo, sfidando polizie occhiutissime, a cercare le testimonianze del lungo martirio dei cristiani sotto il comunismo. Uno di noi andò nel luogo natale del cardinale Mindszenty, allora esule volontario nell’ambasciata americana di Budapest, per raccontare la sua vita. Un altro si conquistò la fiducia del cardinale Wyszynski e per primo rivelò e documentò la nascente, eroica resistenza dei cattolici polacchi.
Andavamo in Urss a cercare contatti con il dissenso religioso, portando aiuto in denaro a famiglie perseguitate a causa della fede, in buste chiuse da nascondere agli occhi della polizia. Quando vent’anni fa uscì il libro di uno di noi sul Millennio dell’evangelizzazione della Rus’ di Kiev e sulla tragedia delle Chiese cristiane da Lenin fino ad Andropov, si ebbe l’elogio scritto di Giovanni Paolo II. Non siamo mai cambiati nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perché? Perché critichiamo l’attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo.

Adesso la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom, aggiungendo violenza alla loro esistenza già piena di violenze anche da parte dei genitori, ha fatto scattare l’ira incontenibile di un politico, l’on. Giovanardi (dc, poi udc, ora Forza Italia e sottosegretario). Parlando di Famiglia Cristiana con un quotidiano "in rete", egli ha detto queste incredibili parole: «La maggior parte dei suoi articoli sono faziosi, usano un linguaggio degno dei centri sociali, come il Manifesto e Liberazione. Contesto il diritto di quel settimanale a essere venduto in chiesa e nelle parrocchie. Non rappresenta la vera dottrina della Chiesa e i cattolici se ne sono accorti. Insomma, si è convertito in un organo cattocomunista».
No, onorevole. Non siamo cattocomunisti. Tantomeno "criptocomunisti", come dichiarato dal loquacissimo Gasparri e da altri politici (Rotondi, Bertolini, Quagliariello), senza argomenti. Abbiamo definito "indecente" la proposta del ministro Maroni sui bambini rom, perché da un lato basta censirli, aiutarli a integrarsi con la società civile in cui vivono marginalizzati, ma dall’altro bisogna evitargli la vergogna di vedersi marcati per tutta la vita come membri di un gruppo etnico considerato in potenza tutto esposto alla criminalità.
Se ne sono accorti in tutta Europa, dove resta vivo l’orrore della discriminazione sociale delle minoranze: quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto: «Gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari». Sarà "incredibile", ma è vero. Speriamo che non si riveli mai vero il suo sospetto, che stia rinascendo da noi, sotto altre forme, il fascismo. Esprit non è cattocomunista.
Secondo Giovanardi non rappresentiamo la "vera dottrina della Chiesa". Nessuna autorità religiosa ci ha rimproverato nulla del genere. E lui non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi eticamente "irrinunciabili": divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, "dico", diritti della famiglia; abbiamo condannato l’inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta. di Beppe Del Colle

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martedì 19 agosto 2008

MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo

Notizie da MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo. Iscriviti alla newsletter settimanale, scrivendo a sivola59@yahoo.it.

Bulgaria del 04/08/2008 @ 08:46:23 - Da Bulgarian_Roma Le dichiarazioni secondo cui ci sarebbe un boom demografico tra i Rom e che questi contano sull'assistenza sociale sono un mito, mostra una ricerca dell'Open Society Institute pubblicata sulla guida informativa "Rom in Bulgaria", ha riportato mercoledi' il sito Mediapool.bg...
Gran Bretagna del 04/08/2008 @ 08:54:57 - Da British_Roma Londra, 27.7.2008, 15:03, (Daily Mail - VIDEO) Billy Joe Saunders e' in missione. Da un sito di Viaggianti ad Hatfield ai Giochi Olimpici di Berlino, il teenager andra' in Cina come portabandiera della comunita' Romani e del rinascimento della boxe britannica...
Newsletter ReteRom 4 agosto 2008 del 04/08/2008 @ 23:11:56 - Savorengo Ker: a parole nostre Lettera aperta di Francesco Careri, responsabile del progetto Savorengo Ker: una risposta alle polemiche sollevate dalla presentazione della casa di tutti; un appello ad aderire a un'idea abitativa sperimentale...
I Rom nell'Est Europa: "Tacito Apartheid" del 05/08/2008 @ 09:04:45 - Da Czech_Roma I 4 milioni di Rom nella regione, affondati nella disoccupazione, poverta' e malattia, sono una ruggine sociale e un'opportunita' economica persa by S. Adam Cardais...
Polonia del 05/08/2008 @ 09:33:21 - Da Polska_Roma By MONIKA SCISLOWSKA - WARSAW, Poland (AP) - Il Ministro dell'Istruzione ha programmato di chiudere le classi per soli Zingari, a seguito delle lamentele per cui sarebbero discriminatorie...
USA del 05/08/2008 @ 10:45:39 - Da British_Roma Un mio amico ha comprato un film dal titolo I Ricchi: Stanno rubando il Sogno Americano E' un trailer ed una serie per il cinema E' UNA TERRIBILE PROPAGANDA ANTI-ROM Le star sono Eddie Izzard e Minnie Driver con 2 bambini...
Finlandia del 06/08/2008 @ 08:46:00 - Da Nordic_Roma 31 luglio 2008 1:50am BST - By Agnieszka Flak and Julie Breton HELSINKI (Reuters) - Aurelia non porta piu' con se' sua figlia di quattro anni a mendicare per le strade della capitale Helsinki. La donna Rom di 35 anni...
Le comunita' Rom si sentono minacciate come non mai in Italia del 06/08/2008 @ 08:56:08 - 28 luglio 2008 - Nei mesi scorsi l'Italia e' stata sotto i riflettori per l'aumento degli attacchi e la crescita del pregiudizio razziale contro le sue comunita' Rom e Sinti. Opera Nomadi e' la principale organizzazione...
Lamezia Terme del 06/08/2008 @ 09:34:30 - Da Roma_Francais LE MONDE 31.07.08 13h19 LAMEZIA TERME (ITALIE) ENVOYe' SPe'CIAL - I fiori di plastica abbelliscono le finestre delle baracche. I bambini giocano in mezzo ai contenitori d'acqua. La biancheria asciuga sul filo spinato. Il campo rom di ...
I Rom in soccorso di Berlusconi del 07/08/2008 @ 08:43:27 - Da Roma_Francais BIENVENUE CHEZ LES ROMS (blog) Miei cari amici Rom, Porto un toast al vostro coraggio ed a cio' che dovete sopportare per me. Da quando sono stato nominato presidente del Consiglio dei ministri, ho rinunciato a scegliere tra i mandati piu' difficili e optato per quelli...
Repubblica Ceca del 07/08/2008 @ 08:59:31 - Da Czech_Roma 30 luglio, 2008 - By Gwendolyn Albert Negli ultimi quattro anni, sono stata coinvolta nell'aiutare le reduci delle sterilizzazioni forzate nella Repubblica Ceca, nella loro lotta per ottenere dal governo un...
Russia del 08/08/2008 @ 09:36:50 - Da Roma_Francais LE MONDE 02.08.08 GENEVE CORRESPONDANCE Quando la Russia ha iniziato, giovedi' 31 luglio a Ginevra, i suoi esami per passare davanti al Comitato per l'eliminazione della discriminazione razziali delle Nazioni Unite (CERD), due OnG, la Federazi...
Romania del 08/08/2008 @ 09:48:13 - Da Romanian_Roma I limiti dell'integrazione: Il settimanale rumeno Revista 22 ha sollevato la questione sull'integrazione dei Rom in Romania ed in Europa: "Se fossimo onesti e studiassimo un poco la Storia, ci accorgeremmo che l'integrazione dei Rom in una societa' organizzata e' un'idea nuova. Per secoli, i Rom hanno vissuto ai margini della societa', in P...
Repubblica Ceca del 09/08/2008 @ 08:57:11 - Da Czech_Roma La fotografa turca freelance Gulbin Ozdamar ha passato molto tempo fotografando il popolo Romani mentre viveva nel 2007 nella Repubblica Ceca e rivela quello che chiama...
Germania del 09/08/2008 @ 09:39:45 - Da Roma_und_Sinti DW-WORLD.D DEUTSCHE WELL Diritti Umani 05.08.2008 Il Consiglio dei Sinti e Roma Critica la Discriminazione in Germania I Membri della comunita' dei Rom e dei Sinti dicono che ancora affrontano la discriminazione in Germania Il Consiglio Centrale delle comunita' Sinti e Rom in Germania ha rilasciato lunedi' 4 agosto un rappor...
Dall'Europa al Canada: La Miseria Continua per i Rom del 10/08/2008 @ 08:51:08 - Da Roma_Daily_News TOWARD FREEDOM Scritto da Reuel S. Amdur - martedi' 5 agosto 2008 I nazisti non li hanno uccisi tutti, ma i razzisti in Europa Orientale ed in Italia stanno tentando di rendere miserabile la vita per quanti sono ancora intorno. Sto parlando di un popolo variamente conosciuto c...
Montenegro del 10/08/2008 @ 09:49:48 - Da Roma_ex_Yugoslavia 05 Agosto 2008 14:11:57 GMT Fonte: UNHCR PODGORICA, MONTENEGRO - All'eta' di sette anni, finalmente Adnan Behuli esiste legalmente. Anche se il giovane rifugiato era nato in ospedale, sinora era ufficialmente "invisibile" in Montenegro, perche' la sua nascita non era mai stata registrata...
Spagna e Italia del 11/08/2008 @ 08:51:58 - Da Mundo_Gitano Spagna, Italia: Due tattiche per affrontare l'immigrazione illegale L'Italia sta usando i poteri per lo stato d'emergenza, mentre la Spagna ha introdotto misure che includono il rimborso agli immigrati disoccupati per tornare a casa By Lisa Abend - Correspondent and Anna Momigliano - Contributor...
Kosovo del 12/08/2008 @ 08:54:01 - Da Romano Them Luglio 2008 - Giesela Kallenbach, membro del Parlamento Europeo, a luglio ha visitato il Kosovo e riportato notizie "piu' moderate che incoraggianti." Secondo lei, la situazione dei Rom che sono tornati a Mitrovica sud e' migliorata solo in parte...
Francia del 12/08/2008 @ 17:25:49 - Da Roma_Francais Pompignan. La gens du voyage lascia il campo di calcio - LaDepeche.fr 11 Agosto 2008 09h24 Dopo una sosta di qualche giorno, la cinquantina di caravan installate sul terreno di calcio se ne vanno e saranno tutti ripartiti al piu' tardi martedi'. Al loro arrivo, all'inizio di settimana scorsa, i responsabili di questo gruppo, che...
Francia - I Rom di Marsiglia in preda ad un'onda d'ostilita' del 13/08/2008 @ 00:08:21 - Da Roma_Francais LE MONDE 12.08.08 14h58 . Mis a' jour le 12.08.08 15h26 - MARSEILLE CORRESPONDANCE Davanti alla porta della casa nel 3° distretto di Marsiglia, Mariana e il suo sposo mostrano il retro rotto della loro Opel break. Una copertura in plastica fa le funzioni di parabrezza. La giovane racconta "Hanno premuto e gettato delle bottiglie sulla vettura, gridando Romani! Romani!"...
Germania del 13/08/2008 @ 09:48:57 - Da Roma_und_Sinti DW-WORLD.D - DEUTSCHE WELLE 11.08.2008 Il presidente del Consiglio Centrale Tedesco per i Sinti e i Rom ha detto a DW-WORLD.DE che non e' stato fatto abbastanza per sradicare le cause del pregiudizio in Europa. Ha detto che molti Sinti e Rom si integrano negando la loro etnia...
Esempio positivo da pubblicizzare e seguire del 13/08/2008 @ 14:50:35 - Ricevo da Maria Grazia Dicati La disobbedienza dei rom - Enrico Miele - da il Manifesto, pag. 1 del 13/08/08 (disponibile online domani) ROMA - "Siamo tutti identificati". Saranno rimasti sorpresi i volontari della Croce rossa sentendo la risposta dei 40 rom che occupano lo stabile di via delle Cave di Pietralata, nella zona Quintiliani a Roma. Lunedi' mattina la Croce rossa si era presentata nel vecchio capannone del quartiere a est della capitale. Nella lista degli operatori quel...
Ungheria del 14/08/2008 @ 09:27:44 - Da Hungarian_Roma By: MTI 2008-08-11 08:24 Il primo ministro ha richiesto al ministero della giustizia di fare in modo di incrementare la presenza della polizia nei piccoli insediamenti, ha detto sabato il portavoce governativo, in seguito a tre attacchi notturni a residenti Rom nei mesi scorsi...
Continua:
Marco e il piccolo suonatore Rom del 15/08/2008 @ 08:53:56 - Per ferragosto (auguri a chi e' in ferie e chi no) un breve racconto pubblicato l'11 agosto scorso da RomSinti @ Politica, penso che l'autore sia Alain Goussot: E' estate , siamo in agosto e la spiaggia non e' piena come gli altri anni. I ragazzi immigrati ambulanti che passano dicono di fare pochi affari, tempi duri per tutti. E' anche arrivato Ma...
Austria del 16/08/2008 @ 09:27:58 - Da Roma_und_Sinti The Vancouver Sun Agence-France Presse - sabato 9 agosto 2008 GINEVRA - Un esperto sul razzismo delle Nazioni Unite, ha ammonito venerdi' che il razzismo e la xenofobia nella politica austriaca sono una "seria preoccupazione" e lo stato dovr...
Serbia del 16/08/2008 @ 09:37:30 - Da Roma_ex_Yugoslavia IPS By Vesna Peric Zimonjic BELGRADO, 12 agosto (IPS) - Alcune settimane fa, la Serbia ha dato l'addio al cantante folk Saban Bajramovic, morto per arresto cardiaco all'eta' di 72 anni nella citta' meridionale di Nis. Con un gesto insolito, il Presidente serbo Boris Tadic ha partecipato al funerale, dando l'ultimo tributo al "Re della Musica Zingara"...
Repubblica Ceca del 17/08/2008 @ 08:50:04 - Da Czech_Roma Breclav, Sud Moravia, 11 agosto (CTK) - Il sindaco ha detto a CTK che il municipio di Breclav e la branca locale della governativa Agenzia per l'Integrazione Sociale vogliono selezionare studenti tra i bambini Rom che frequenteranno le scuole secondarie a Brno, nello sforzo di aumentare il numero degli ex studenti tra i Rom...

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Santa Margherita Ligure (GE), Tigullio a Teatro

«Lo spirito di questa rassegna è portare una ventata di cultura profonda anche in piena estate, dimostrare che oltre al cabaret in agosto si possono proporre spettacoli che fanno riflettere». A parlare è Pino Petruzzelli (in foto): autore, attore e direttore artistico di Tigullio a Teatro, evento che si svolge per il settimo anno a Villa Durazzo di Santa Margherita Ligure, dal 23 al 25 agosto. L'ingresso è libero fino a esaurimento posti.
In calendario tre spettacoli che hanno già debuttato con un buon successo di pubblico. Parte, giovedì 23, proprio Petruzzelli con L'olocausto di Yuri, testo che affronta il delirio nazista dal punto di vista della medicina. «Medici di fama, persino premi Nobel, in quel periodo hanno fatto cose inimmaginabili. Il rapporto con la genetica ha prodotto risultati spaventosi. Era un'altra epoca, certo, ma alcune cose si potevano evitare».
Il personaggio interpretato da Petruzzelli si ispira al dottor Joseph Mengele, il medico nazista che eseguì varie e crudelissime sperimentazioni sui prigionieri dei lager. Dopo lo spettacolo, il pianista Marco Rapetti suona alcune musiche di Schumann, tra cui il Träumerei.
«Mengele amava quella musica - dice Petruzzelli - e spesso la sentiva durante i suoi esperimenti. Per dire che a volte il male si nasconde dietro l'apparenza di un uomo perbene». La trama vede un drammatico faccia a faccia tra Yuri e il medico che gli ha ucciso i figli nel lager.
Venerdì 24 agosto è la volta di Bacci Musso u cunta Cristoforo Colombo, scritto sempre da Petruzzelli e interpretato da Mauro Pirovano. La chiave comica di questa pièce non deve distrarre: «l'obiettivo è far capire il filo conduttore che unisce Colombo all'uccisione di milioni di nativi americani, senza per questo dare tutte le colpe a lui».

Bacci Musso è un contastorie: seduto all'osteria, davanti a un bicchiere di vino, conta la vicenda di tale Colombo Crostoforo: Ma sci, chi a Pentema dice a quei tempi lì, u cunusceivan tutti, faxeiva u tassista, ma u l'ea sempre imbriegu, dalla mattina alla sera. L'ea famusu perché u cappellava sempre stradda.... Inizia così il racconto pieno di sorprese che porterà Cristoforo a scoprire... il Giappone.
Ultima serata - sabato 25 agosto - con Security_fino all'11 settembre di Raimodo Brandi. Si tratta di un monologo documentato, paradossale, fino quasi alla comicità, in cui si tenta di spiegare cosa si sarebbe potuto fare per evitare la tragedia del WTC.
Un sorriso per mettere in ridicolo i responsabili di una catastrofe e le loro ipocrisie.Intanto Petruzzelli sta lavorando a un nuovo testo sui Sinti. «È una cultura che mi ha sempre affascinato - dice l'autore - insieme a loro ho anche vissuto per due anni (esperienza da cui è nato lo spettacolo L'olocausto dimenticato ndr)».
Spesso i rom sono al centro della cronaca cittadina, cosa ne pensi di come viene affrontata la questione? «Gli “zingari” sono visti sempre come un problema, mai come una risorsa per la nostra società - continua Petruzzelli - eppure ci sono professionisti, medici, molti buoni cervelli. Ci si ricorda sempre dei furti, che pure ci sono, e mai che sono esseri umani come noi».

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Lourdes, Sinti e Kalè in pellegrinaggio

Da domani, i dintorni di Lourdes si riempiranno di roulotte e almeno 40 mila Kalè e Sinti pregheranno davanti alla grotta della Vergine. L’occasione è il pellegrinaggio, presentato stamani presso i Santuari di Lourdes, che si concluderà il prossimo 25 agosto. Il pellegrinaggio si iscrive in una delle dodici “missioni” giubilari di Lourdes, quella della “Chiesa in missione presso gli esclusi”. Ne parliamo con Riccardo Colia, responsabile per l’animazione della Cité Saint Pierre, raggiunto telefonicamente nella città mariana da Amedeo Lomonaco:
«Ci saranno carovane di "gitani" per il pellegrinaggio. Queste persone cercheranno di incontrare di nuovo Maria, come lo fanno già di sovente. Noi speriamo, come Cité Saint Pierre, come Caritas Internazionale, di far cambiare un po’ lo sguardo che le persone “normali” hanno verso i "gitani".
Ci sono dei cliché, a volte dei pregiudizi, ma i "nomadi" sono pieni di ricchezze enormi dal punto di vista della fede. Incontrarli, soprattutto per le persone che vengono da fuori, significa veramente fare uno sforzo perché la Chiesa sia partecipe, soprattutto, verso queste persone: persone che sono un po’ ai margini delle nostre società. Gente che noi vediamo vivere, sotto-vivere, con difficoltà enormi, e che anche noi come Chiesa a volte facciamo difficoltà ad accettare. Noi invitiamo tutti ad incontrare queste persone, perché a volte scopriamo anche delle cose di noi stessi che non riuscivamo a far venir fuori. Sicuramente avremo la possibilità, in questi cinque giorni, di incontrare i nostri fratelli "gitani"».
Quali insegnamenti, orientamenti, possiamo ricavare dalla fede dei nostri fratelli Kalè e Sinti?
«Sicuramente, i "gitani" hanno una semplicità nelle loro parole. Non fanno molti giri di parole nel dire “Voglio bene a Maria”: lo cantano. E hanno una fede, per esempio, molto più spiccata per i loro defunti. E’ un’altra modalità della fede, della preghiera, del modo di pregare, del modo di approcciarsi alla Chiesa».

Il pellegrinaggio, che incomincerà domani, precede - tra l’altro - il viaggio del Papa in Francia dal 12 al 15 settembre, in occasione del 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes. Qual è il legame del popolo "nomade" con il Santo Padre?
«E’ un legame abbastanza forte: il Papa viene riconosciuto come Pastore. E’ visto come la figura emblematica di unione della Chiesa. Il Santo Padre è riconosciuto come autorità».

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«Le mie figlie, trattate come dei cani»

«Perché gli italiani ci odiano?». Se lo chiede Miriana Djeordsevic, madre 30enne di Cristina e Violetta, le due ragazzine rom di 15 e 13 anni morte a luglio a Torregaveta, sul litorale flegreo. L'interrogativo dà titolo a un articolo pubblicato sull'Observer, domenicale del quotidiano inglese The Guardian, a firma di Dan McDougall. Un mese dopo la tragedia ci si chiede perché un fatto che ha scandalizzato il mondo - per la terribile indifferenza con cui i bagnanti hanno "convissuto" per ben tre ore con i corpi delle due vittime sul bagnasciuga - sia passato quasi sotto silenzio in Italia. Un Paese - scrive il settimanale - che ha “dichiarato guerra” ai rom con il provvedimento delle impronte digitali.
Censimento. Il giornalista è andato nel campo di Secondigliano, dove le due ragazzine vivevano con la madre (che ha altri tre figli). Ha parlato con la donna, ha cercato di capire come i rom vivono la politica del governo Berlusconi (definita «populista»), il cui obiettivo sbandierato è censire i piccoli nomadi per far sì che tutti abbiano un'istruzione. «A Cristina e Violetta sono state prese le impronte poco prima della tragedia - racconta Miriana, scappata dal confine serbo-bosniaco -. Violetta piangeva e Cristina era arrabbiata, aveva capito tutto: era cosciente del fatto che ci stavano trattando come animali».
Fascismo. Il settimanale inglese impietosamente mette in risalto le contraddizioni di una realtà, come quella di Secondigliano, che rappresenta il "granaio" della camorra per quanto riguarda lo spaccio di droga. «Un terzo dei bambini napoletani non va a scuola - spiega Francesca Saudino, della onlus OsservAzione che lotta contro la discriminazione di rom e sinti - e molti di loro, soprattutto i figli di immigrati russi, odiano l'Italia e gli italiani. Ma nessuno prende loro le impronte». Una forma di "selezione" che ha già fatto gridare al rischio fascismo (pochi giorni fa da parte del settimanale Famiglia Cristiana).

Dichiarazioni. L'Observer analizza la maggioranza di governo, con Umberto Bossi che guida «un piccolo partito di ex fascisti», Roberto Calderoli «ricordato per la sua apparizione in tv con una maglietta con su una caricatura del profeta Maometto», Giuliano Ferrara che insiste sul fatto che «non esiste una persecuzione etnica in Italia» e il ministro dell'Interno Roberto Maroni che - di fronte al rogo in un campo nomadi di Napoli dopo la denuncia del tentativo di rapimento di una bambina da parte di una donna rom - afferma: «È quello che succede quando i rom rubano i bambini». Pochi giorni fa il ministro degli Esteri Franco Frattini ha risposto alle accuse di razzismo che arrivavano dalla Bbc proprio in merito alla vicenda di Torregaveta (guarda il video).
«Come cani». Si stima che l'84% dei rom in Europa viva sotto la soglia di povertà - ricorda l'Observer - dopo le varie persecuzioni che si sono succedute nei secoli, fino a quella di stampo nazista. Poi ci sono state le guerre dei Balcani. «Ho chiesto a un prete cattolico perché gli italiani ci odiano e non ha saputo darmi una risposta. Ha detto che anche i rom sono figli di Dio e gli ho replicato che la realtà sembra molto diversa» conclude Miriana Djeordsevic. «Il vero crimine comunque è ciò che è successo intorno alle mie figlie morte, trattate come cani morti annegati nel Mediterraneo». di Laura Cuppini

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Due uomini di fede imbarazzano il Vaticano

Ferragosto, ogni cosa al suo posto. Il partito Colorado sta in Paraguay ed ha perso le elezioni in aprile, il Popolo della Libertà sta in Italia ed ha vinto le elezioni in aprile.
Fernando Lugo (in foto), formato all'Università gregoriana di Roma in Scienze religiose e sociologia, è stato membro del selezionato gruppo di consiglieri del Consiglio Episcopale latino-americano. Di ritorno in Paraguay si calò nei precetti della Teologia della Liberazione partendo dall'Universo dei poveri, dando loro visibilità e voce, unendosi alle loro cause, partecipando alle loro angustie e alle loro gioie e lavorando perché divengano soggetti della loro liberazione, costruttori di un altro tipo di società e di un altro modello di chiesa fondato sulle Comunità ecclesiali di base.
Don Antonio Sciortino, formato anch'egli all'Università gregoriana di Roma, ha conseguito la licenza in teologia morale. Si è specializzato in Giornalismo presso la scuola superiore di Comunicazione sociale dell'Università Cattolica di Milano. Ha seguito i viaggi del Papa nel 1984 e dal 1999 firma il settimanale "Famiglia Cristiana" in qualità di direttore responsabile.
Fernando Lugo è l'ex vescovo di San Pedro, teologo della liberazione, sospeso in un primo momento "a divinis" dal Vaticano per il suo impegno in politica. Egli ha vinto la sua battaglia contro oltre mezzo secolo di regime colorado, ancorando i suoi valori e modelli di vita e dei rapporti con i settori più diseredati della popolazione che, in Paraguay, il paese più povero del Cono sud, sono la grande maggioranza. Una volta eletto e diventato presidente, lo stesso Vaticano ha accolto la sua domanda di tornare allo stato laicale.
Don Antonio Sciortino è invece il direttore di "Famiglia Cristiana", sconfessato dall'Ufficio stampa del Vaticano per le dure critiche al Governo italiano sui provvedimenti relativi alle impronte digitali ai bambini rom e sull'impiego dei militari nelle città, a fronte dell'impoverimento progressivo delle famiglie italiane. Sciortino è oggi sotto il fuoco incrociato di ministri e sottosegretari del governo Berlusconi, così come Fernando Lugo in Paraguay lo è stato per mano dei colorados e del presidente Frutos che, allarmati dai sondaggi, hanno cercato aiuto in Vaticano per invalidare la sua candidatura.

Sciortino ha risposto alle critiche con semplicità dicendo che la rivista si schiera, come recita il nome, al fianco delle famiglie (cristiane). Quelle che non arrivano a fine mese, quelle che "vanno nelle mense della Caritas anche alla metà del mese per mangiare" (La Stampa). "Le nostre posizioni sono perfettamente allineate a quelle del cardinale Martino - si è difeso il direttore del settimanale -. Il quale invita a combattere la povertà, non i poveri che rovistano nei cassonetti".
Che dire? Due uomini di fede in due continenti diversi, accomunati da un percorso di studio comune all'Università gregoriana, che hanno procurato imbarazzo alla Santa Sede per le loro battaglie a fianco dei più deboli contro le politiche securitarie dei rispettivi governi.
Di Antonio Sciortino c'è chi, dopo la "scomunica vaticana" ne chiede la testa come direttore del settimanale cattolico, mentre da molti altri, politici e non, gli stanno giungendo messaggi di solidarietà e di speranza per un cambiamento. Fernando Lugo, invece, rappresenta già il cambiamento del Paraguay, un vero e proprio cambio di stagione. di Domenico Ciardulli

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Consiglio d’Europa, in Italia vergognosa xenofobia contro i Rom

“Non dobbiamo dimenticare la tristissima storia del popolo Rom per non incorrere nei tragici errori del passato”. A sottolinearlo in una nota è Thomas Hammaberg, Commissario per i Diritti dell'Uomo del Consiglio d'Europa.
“Gli interventi di alcuni media e politici xenofobi rinnovano purtroppo gli stereotipi secolari che riguardano i Rom: li riteniamo nuovamente una minaccia per la sicurezza e la salute pubblica. E' una circostanza non solo vergognosa, ma anche pericolosa”.
“Solo poche migliaia di Rom - ricorda Hammaberg - sono sopravvissuti all'olocausto e ai campi di concentramento in Germania. Non è stato facile per loro rifarsi una vita dopo tanti lutti in ogni famiglia. Per di più la maggior parte dei sopravvissuti erano ammalati e con i beni confiscati. Le richieste di indennizzo furono sempre respinte”
Il Commissario Hammaberg conclude così il suo intervento: “Nemmeno in epoca post-hitleriana i Rom ottennero mai giustizia. E' significativo che al processo di Norimberga lo sterminio di massa dei Rom è passato inosservato. Il loro genocidio non fu ricordato in nessun intervento ufficiale. I soli a non sorprendersene furono proprio i Rom, abituati da diverse generazioni a essere trattati come un popolo senza storia. Del resto le violenze di cui erano stati vittime furono presto dimenticate. E' già tanto che ce ne siamo accorti. Purtroppo - conclude il commissario -, la storia si ripete”.

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Milano, via i mendicanti dal centro ma solo se non sono italiani

Il Comune di Milano dichiara guerra ai mendicanti e prepara un’ordinanza per sfrattare chi chiede l’elemosina in Centro, a partire dalla zona Duomo.
Il modello sono le ordinanze comunali già in vigore a Venezia e Firenze, con le dovute modifiche: se un mendicante può essere fermato per intralcio della circolazione in un calle veneziano, «questo non può avvenire in corso Vittorio Emanuele a Milano - ha spiegato De Corato - e anche la multa data a un senzatetto diventa un po’ ridicola».
Poi arriva la bordata razzista di DeCorato: «Stiamo esaminando l’emanazione di un provvedimento contro l’accattonaggio, per limitarlo soprattutto nei cittadini stranieri comunitari ed extracomunitari».
Quest’affermazione del Vice Sindaco dovrebbe subito far drizzare le orecchie ma nessun commentatore se ne accorge.
«Si vuole rimuovere il disagio, perché non si vuole che sia visibile - dichiara Andrea Fanzago vicecapogruppo del Pd - ma se ci si avvicina al problema solo in questi termini è come se si volesse ignorare una questione che riguarda molti.
Milano produce povertà e le famiglie senza soldi stanno aumentando moltissimo». Secondo Fanzago «affrontare il tema della povertà solo in termini di sicurezza non risolve il problema e finisce soltanto per punire i più deboli. Noi abbiamo una rete di servizi sociali per adulti che è paradossalmente molto in difficoltà. Ci sono sempre meno assistenti sociali e i tetti di accesso ai sussidi sono totalmente da rivedere: basta che ci sia un piccolo aumento della pensione che uno perde quei duecento euro di sussidio mensile necessari per andare avanti».
Intanto la firma del sindaco sull’ordinanza “creativa” ci sarà già a settembre. Ma come sarà declinato il divieto ai mendicanti non è ancora ben chiaro, anche perché la legge italiana non vieta la possibilità di chiedere l’elemosina. Sarà poi da vedere come sarà declinata la discriminazione: forse DeCorato sta pensando ad un patentino per i poveri doc?

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Tettamanzi: «L'appello del Papa chiede ora di essere messo in pratica»

Il cardinale Dionigi Tettamanzi, nelle parole di Benedetto XVI all'Angelus, invita a cogliere anzitutto l'aspetto della coerenza, a cominciare dai fedeli: la responsabilità di chi regola la propria vita in base a quella che ha più volte definito come la «Carta» dei cristiani, le Beatitudini evangeliche, l'attenzione ai poveri e agli ultimi.
L'arcivescovo di Milano è tra i non moltissimi ambrosiani rimasti a presidiare la città di metà agosto, nell'omelia dell'Assunta aveva invitato i fedeli ad «andare controcorrente», a liberarsi dalla «schiavitù della materialità» e «dall'affermazione di un egoismo violento che spegne ogni apertura e sensibilità verso chi è debole e povero», ad essere «ostinati testimoni di speranza».
Così ora misura le parole e spiega: «È da sottolineare, tra l'altro — laddove il Santo Padre parla di "tentazione del razzismo, intolleranza e esclusione" — l'impostazione che ha voluto dare al suo intervento. Egli si rivolge anzitutto alla comunità cristiana affinché sia attenta, vigile e protagonista nell'accoglienza, e al tempo stesso con la sua presenza brilli come segno profetico di comunione e di solidarietà dentro la società».
Quando in aprile, dopo lo sgombero di un campo rom, una nota della Curia milanese aveva denunciato che si era scesi «sotto il rispetto dei diritti umani», la faccenda non riguardava gli schieramenti ma, ancora una volta, la famosa «Carta», quel rispetto umano «che imporrebbe qualche tanica d'acqua, del latte per i più piccoli, un presidio medico, una qualche soluzione alternativa», si leggeva. Il cardinale non ama che le sue parole vengano piegate alla cronaca, interpretate secondo gli schemi della polemica politica.
La cosa, a maggior ragione, vale per il Papa e le sue parole sull'intolleranza e il razzismo. «L'insegnamento di Benedetto XVI è rivolto alla Chiesa universale», premette Dionigi Tettamanzi. «Anche a Milano, quindi, ci sentiamo interpellati dalle sue parole». L'essenziale, di là dalle interpretazioni interessate e dalle polemiche, è appunto «mettere in pratica» ciò che il Pontefice ha ripetuto, scandisce l'arcivescovo: «Nella diocesi ambrosiana assistiamo da tempo ad un consistente fenomeno di immigrazione che sta portando da noi un notevole numero di stranieri: nelle nostre parrocchie siamo attivi affinché questi nuovi venuti siano accolti, aiutati nell'inserimento nella comunità cristiana e nella società e non siano oggetto di pregiudizi, anzitutto da parte dei credenti».

Questo è il punto. E l'arcivescovo lo sa bene, è l'esperienza quotidiana del suo episcopato da sei anni a questa parte. L'accoglienza aliena da pregiudizi, considera, «non è una missione facile, anche perché il problema è complesso e la sua soluzione esige saggezza e impegno a rispettare — insieme — i diritti dei singoli e della società».
In quell'«insieme» c'è il cuore del discorso. La Chiesa sa bene come l'intolleranza verso gli stranieri e i diversi esprima talvolta il disagio di altri «ultimi». Lo stesso Benedetto XVI ha parlato di «manifestazioni preoccupanti, legate spesso a problemi sociali ed economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale». Di qui la necessità, più volte espressa dal cardinale nei suoi «discorsi alla città» alla vigilia di Sant'Ambrogio, di dare «risposte concrete nel segno della legalità, della sicurezza, dell'accoglienza».
L'unica è tenere assieme le tre cose, anche se non è davvero facile. «Rispettare i diritti dei singoli e della società». Il cardinale allarga le braccia: «Non sempre l'azione è coronata da successo. Abbiamo — come primaria — una preoccupazione educativa, affinché non prevalga la paura istintiva: nel rapporto con l'altro, con lo straniero, con il diverso». Qui possono venire in soccorso la responsabilità sociale di tutti e, per i credenti, la coerenza rispetto alle Beatitudini.
Nell'ultimo discorso di Sant'Ambrogio Tettamanzi aveva puntato il dito contro «l'incoerenza tra il dire e il fare, uno dei segnali più evidenti dell'individualismo parolaio di chi crede di essere al passo con i tempi e magari si sente moralmente importante, ma solo a parole».
Quanto ai fedeli, ancora risuonano le parole (in apparenza) paradossali che Tettamanzi pronunciò due anni fa, al convegno Cei di Verona: «È meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo». La coerenza, ancora una volta, «non alla maniera di semplici ripetitori ma di testimoni efficaci». Anche se talvolta esige di pagare un prezzo. L'alternativa è quella che l'arcivescovo ha descritto a giugno, nella sua ultima lettera pastorale, con parole insolitamente dure: «Non è spontaneo per nessuno rifarsi e ispirarsi allo spirito radicale del Vangelo e c'è per tutti il rischio di chiudersi in una preoccupazione per noi stessi, che ci fa scoprire la più grande miseria morale». Perché «il rapporto con l'altro, lo straniero e il diverso sono temi decisivi», ripete ora Tettamanzi. Come decisive sono le parole di Benedetto XVI, conclude: «Su questi temi, il mio magistero si muove a partire dalla Parola di Dio ed è sostenuto dalla preghiera, così come ci ha insegnato con grande chiarezza e sapienza il Papa nell'Angelus, ed ha come esclusivo obiettivo l'azione pastorale, la crescita nella santità del popolo che il Signore mi ha affidato e l'amore preferenziale per i poveri». di Gian Guido Vecchi

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lunedì 18 agosto 2008

Solidarietà a Famiglia Cristiana

I Beati Costruttori di Pace hanno scritto al Direttore di Famiglia Cristiana la seguente lettera. Noi di sucardrom ci uniamo ai Beati nell’esprimere solidarietà a tutta la redazione del settimanale edito dai Paolini.

Carissimo direttore, un grazie grande per la chiarezza e la franchezza con cui Famiglia Cristiana ha smascherato la sostanza politica e sociale sottesa ai vari depistaggi sull’emergenza e sulla sicurezza e per il coraggio con cui ha denunciato i pesanti messaggi di alcuni provvedimenti, che producono nella società un clima di disagio e di divisione tra i cittadini, a volte accompagnato da odio e rifiuto dei più poveri e dei più marginali.
Non siamo stupiti e in qualche modo mettevamo in conto la reazione rabbiosa alla sua persona e alla rivista da Lei diretta. L’offesa volgare con sentenza sommaria di condanna delle persone fa parte di una prassi ormai collaudata da anni di molti dei responsabili politici dell’attuale Governo.
È con questo metodo che da tempo vengono vilipese e sgretolate anche le Istituzioni.
Quello che più ci scandalizza e ci addolora è la dissociazione del Vaticano e della Conferenza Episcopale Italiana. La nota di chiarificazione da Lei pubblicata è ineccepibile sul piano formale, ma quello che viene percepito sia dall’opinione pubblica che dalla compagine governativa è una sconfessione secca di Famiglia Cristiana.
Anche la modalità è pesante: nessun dialogo e confronto sui contenuti, nessun riferimento di fede, nessuna richiesta ai responsabili politici di correttezza e di rispetto per i fratelli nella fede.
Vogliamo cordialmente esprimervi la nostra solidarietà evangelica, condividendo con voi fino in fondo, non solo la scelta, ma anche l’ottica dei più poveri per un discernimento ecclesiale di fede.
Infine vi preghiamo: accettate di essere segno di contraddizione non solo nella società, ma anche dentro la Chiesa. Siamo in tanti a chiedervelo perché siamo ormai in troppi ad averne bisogno. “Beati voi quando…. godete ed esultate”!

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Milano, le ville dei sinti...

Ieri il Tg5 ha mandato in onda un servizio dal titolo: ville sinti nel parco. Oggi il servizio è stato immediatamente ripreso dal Tg3 Lombardia. Il servizio punta il dito contro le famiglie sinte italiane che negli ultimi venti anni hanno acquistato dei terreni nel Parco Lambro e in alcuni casi hanno costruito delle villette.
I terreni all’inizio erano agricoli e le famiglie utilizzavano come abitazioni le roulotte perché la legge 47/1985 non riconosceva alla roulotte la configurabilità di abuso edilizio. Negli anni le famiglie sinte hanno utilizzato i vari condoni edilizi che si sono succeduti e alcune hanno costruito. Non certo dei vulcani, come ha fatto Berlusconi in Sardegna, ma un “quartiere esclusivo”, secondo il Tg5.
Dalla voce del Vice Sindaco DeCorato veniamo a sapere che un ufficio comunale ha il solo compito di espropriare i terreni a queste famiglie. Ma l’ufficio è in difficoltà perché le famiglie giustamente si oppongono, tramite i propri geometri e avvocati.
Il servizio del Tg5 è esemplare su come viene affrontata la questione sinta e rom in Italia. Prima di tutto si da per scontato che tutte le costruzioni siano abusive. Si afferma che secondo la legge italiana sono abusivi! Purtroppo il Comune come già detto ha un intero ufficio che in cinque anni è riuscito a dimostrarlo solo in un caso. La domanda legittima che ci viene: il Comune si sta arrampicando sugli specchi? Forse non sono proprio così abusive…
In secondo luogo è da sottolineare che l’intero servizio continua a parlare di "quartiere esclusivo", come se ci trovassimo di fronte ad uno dei quartieri costruiti da Berlusconi proprio in Parco Lambro. Quando in effetti c’è poco di esclusivo in una casetta di un centinaio di metri quadrati e di piccola piscina che ognuno si può acquistare per poche centinaia di euro in un centro commerciale. Certo considerando la “fame” di case popolari e non che c’è oggi a Milano, il servizio punta diritto a far vedere queste famiglie come dei privilegiati. E il pensionato milanese si è sicuramente arrabbiato nel vedere il servizio del Tg5, perché gli “zingari” vivono in case che lui sogna solamente. Quello che il Tg5 non spiega è che la situazione casa a Milano è così drammatica per il malgoverno del centrodestra in questi anni.
Naturalmente il Tg5 non si sogna di far conoscere ai propri ascoltatori i sacrifici che queste famiglie hanno fatto per un terreno di mille quadrati e una casa di cento. Figurarsi se i giornalisti del Tg5 fanno un servizio come una qualsiasi televisione occidentale farebbe, sarebbe fantagiornalismo in Italia.
In ultimo la perla. Dato per scontato che ci troviamo di fronte ad un "abusivismo selvaggio", dato per scontato che il Comune di Milano è una "vittima" di fronte ad una ventina di famiglie sinte che vogliono far valere i loro diritti, dato per scontato che dovranno essere "sfrattati", rimane un solo “problema”. Queste famiglie sono formate da Cittadini italiani che non possono essere cacciate da Milano e quindi il nostro giornalista a malincuore afferma che il Comune di Milano dovrà trovare una nuova sistemazione…

Non c’è che dire. Attendiamo solo un nuovo provvedimento del Governo Berlusconi che aiuti quel povero diavolo del Vice Sindaco DeCorato a sfrattare i Sinti dalle loro case. Ma naturalmente una norma ad hoc perché altrimenti si rischia che mezza Milano debba essere abbattuta.

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Benedetto XVI, sono preoccupato per i nuovi razzismi

Duro monito del Papa contro le nuove forme di razzismo che si registrano in diversi paesi del mondo: si tratta - ha detto ieri prima della preghiera dell'Angelus recitata a Castelgandolfo - di manifestazioni «preoccupanti, legate spesso a problemi sociali e economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale».
Le riflessioni di Benedetto XVI hanno preso spunto dalle sacre scritture della liturgia odierna, dove il Profeta Isaia e l'apostolo Paolo parlano del dovere dell'accoglienza verso gli stranieri.
Un dovere, ha spiegato Benedetto XVBI, di cui la comunità cristiana deve divenire consapevole, «soprattutto nel nostro tempo», al fine - ha detto - di «aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano».
«Una delle grandi conquiste dell'umanità è infatti proprio il superamento del razzismo. Purtroppo, però, di esso si registrano in diversi Paesi nuove manifestazioni preoccupanti, legate spesso a problemi sociali ed economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale».
«Preghiamo perchè dovunque cresca il rispetto per ogni persona, insieme alla responsabile consapevolezza che solo nella reciproca accoglienza di tutti e' possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e pace vera».
L'intervento del Papa sui pericoli di un nuovo razzismo è giunto al termine di una settimana segnata, in Italia, dal duro scontro tra il settimanale cattolico 'Famiglia Cristiana' ed esponenti del governo sui temi della sicurezza, sulle impronte digitali ai bambini rom, sulla possibile rinascita del fascismo sotto nuove forme. Tra le accuse della rivista dei Paolini ai nuovi provvedimenti dell'esecutivo anche quella di discriminazione razziale verso gli immigrati.
Per quanto riguarda la realtà italiana, la Santa Sede, per bocca del suo portavoce padre Federico Lombardi, ha precisato due giorni fa, su domanda di giornalisti, che la rivista dei Paolini non rappresenta la linea ne del Vaticano ne della Conferenza episcopale italiana.
La parole del Papa segnalano tuttavia la generale preoccupazione della Chiesa cattolica per i fenomeni di razzismo che sembrano riaffacciarsi, a livello di società civile, in molte realtà moderne.

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La Tavola della Pace con Famiglia Cristiana

All’indomani delle pesanti espressioni di intolleranza rivolte da alcuni esponenti del governo al direttore di Famiglia Cristiana, Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace ha inviato a Don Antonio Sciortino il seguente messaggio di solidarietà.

Caro Direttore, voglio esprimere, a Lei e a tutta la redazione di Famiglia Cristiana, la mia sincera solidarietà per i pesanti insulti che Le sono stati rivolti. Essi rivelano preoccupanti atteggiamenti di intolleranza che indeboliscono la nostra democrazia e violano gli stessi diritti alla libertà di opinione e di informazione.
Condivido pienamente le vostre preoccupazioni e riflessioni sulla grave condizione in cui versa il nostro paese e sulle altrettanto gravi responsabilità di chi ci sta governando. Nessuno può sottovalutare l’allarme lanciato anche dal Suo giornale. Un’ondata di politiche discriminatorie accompagnate da un linguaggio e da campagne mediatiche che spargono violenza, tensioni e insicurezza sta alimentando una preoccupante serie di violazioni dei fondamentali diritti umani sanciti innanzitutto nella nostra Costituzione. L’impegno contro la miseria, l’impoverimento e l’emarginazione di tante persone e famiglie, dentro e fuori il nostro paese, deve essere messo al primo posto dell’agenda politica italiana. Ringrazio il Suo giornale per averlo detto, ancora una volta, in modo chiaro e inequivocabile. di Flavio Lotti

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Pane, amore e ordinanze: l'Italia vietata

Il decreto Maroni sulla sicurezza è stato firmato il 5 agosto, e quattro giorni dopo è apparso sulle plumbee colonne della Gazzetta Ufficiale. Non è un atto normativo come i tanti che l’hanno preceduto: trasforma i sindaci in sceriffi, e d’altronde anche nel Far West gli sceriffi venivano pur sempre eletti dai propri concittadini. Gonfia il potere d’ordinanza sindacale, ben oltre i limiti concessi dal principio di legalità, che in uno Stato di diritto significa primato della legge, ovvero monopolio della legge, quando entrano in gioco le libertà dell’individuo.
In nome del «decoro urbano» e della «pubblica decenza» fa appello alla creatività delle amministrazioni locali, che il minuto dopo ne hanno profittato per coniugare la fantasia a una robusta dose di sadismo. E in conclusione fa esordire alle nostre latitudini una nuova specie di federalismo: il federalismo dei divieti. Insomma una multa per ogni campanile, quando si sa che l’Italia è il paese dei mille campanili, ciascuno ben distinto da quello che svetta nella collina accanto.
Ma dopotutto questo giro di vite risponde sotto sotto all’esigenza di far cassa, di rimpinguare le esauste casse dei Comuni. Sicché a suo modo anticipa il federalismo fiscale, già annunziato con le prime piogge d’autunno. Nel senso che il federalismo dei divieti è fiscale con lavavetri, zingari, vu’ cumprà, prostitute, homeless, clandestini e mendicanti delle più varie risme.
Non a caso, dopo il decreto Maroni, a Milano in un solo giorno sono state identificate 2412 persone senza fissa dimora. Ma siccome quando bombardi dall’alto un esercito nemico devi sempre mettere nel conto un po’ di vittime collaterali, il risultato è che questa guerra ci coinvolge tutti, non solo i deboli, non solo gli straccioni. Ammesso e non concesso che sia giusto, oltre che redditizio, appioppare multe salatissime a chi chiede l’elemosina per sfangare la giornata.
Le prove? Mettiamoci idealmente in viaggio, dal Sud al Nord della Penisola. Dove le nuove proibizioni si sommano a quelle già esistenti, trasformando il nostro pellegrinaggio in un’autentica via crucis. Così, a Taormina è vietato girare a torso nudo fuori dalla spiaggia; un divieto che d’altronde si ripete pari pari a Capri, Amalfi, Riccione, Forte dei Marmi, Venezia, Alassio. Più originale il bando agli zoccoli di legno, vigente a Capri e Positano. Sempre a Capri, guai a chi addenta un tramezzino sul lido o dentro un parco; ma a quanto pare c’è tolleranza sul gelato. Tolleranza zero viceversa a Is Aruttas, in provincia di Oristano: chi fuma in spiaggia rischia una sanzione da 360 euro.
Però nel Mezzogiorno dopotutto il clima è più mite, più clemente. Man mano che risali la Penisola, t’imbatti nei rigori dell’inverno. Metti per esempio Assisi, la città di san Francesco: lui chiedeva la carità, ma qualche giorno addietro il sindaco ha vietato accattonaggio e nomadismo. E oltretutto (secondo una nota dell’Ansa) con il plauso dei frati, dato che i mendicanti allontanavano i turisti dalla basilica e dalla tomba del santo. Ma la caccia al barbone ormai imperversa in lungo e in largo: divieti analoghi s’incontrano a Pescara, Bologna, Firenze, Padova, Verona, Torino, Trieste, Cortina. di Michele Ainis, continua a leggere…

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Cesenatico (FO), sedicenne inghiottito dal mare

Un ragazzo sedicenne che abita a Modena è sparito in mare mentre faceva il bagno insieme a due cugini più piccoli. Il dramma si è verificato nel pomeriggio del 16 agosto, verso le 14.30, a Cesenatico.
Il ragazzo appartiene a una famiglia di sinti giostrai che abita a Modena. Secondo una prima ricostruzione, nel pomeriggio è sceso in acqua per fare il bagno e poi ha cominciato ad agitarsi ed è sparito alla vista, inghiottito dall'acqua. Il mare era agitato e anche torbido, per la forte mareggiata delle ultime ore.
Subito sono intervenute le squadre dei vigili del fuoco, che hanno avviato le ricerche, anche con l'ausilio di elicotteri e dei mezzi della capitaneria di porto. Fino alla serata di ieri le ricerche del ragazzo non avevano dato esito. Solo questa mattina è stato ritrovato il corpo. Sucardrom si stringe alla famiglia in questo momento di grande dolore.

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giovedì 14 agosto 2008

Italia, il regime si offende

Settimana di ferragosto. La più povera estate degli ultimi quindici anni sta per volgere al termine. Profittando dell’infausto momento di pausa, si cerca di tirar le somme per questi primi 100 giorni di governo-Berlusconi. A sorpresa, arriva l’elogio del settimanale USA Newsweek. Nel ripercorrere i momenti salienti di questo primo scorcio di legislatura, la rivista d’oltreoceano parla di “miracolo”. “Dallo stato d’emergenza per combattere l’immigrazione clandestina, alla legge per la raccolta delle impronte digitali dei rom - sostiene Jacopo Barigazzi - il cavaliere ha fatto l’impossibile”. Ma l’entusiasmante analisi statunitense non incontra il seguito sperato. Tra l’altro, rimane il sospetto di qualche malizioso sull’effettiva “criticità del pezzo”. Jacopo Barigazzi (anatomista, clinico e chirurgo cinquecentesco) risulterebbe infatti, un banale quanto enigmatico pseudonimo.
In realtà, l’attività del quarto esecutivo del cavaliere continua ad essere duramente criticata e, a dispetto dei sondaggi trionfali, che vedono Berlusconi in piena luna di miele con l’elettorato, le fila dei detrattori s’ingrossano giorno dopo giorno. Così, dopo le denunce europee e le contestazioni dell’ONU, nella lista nera dell’esecutivo, finisce per sbucare anche il nome di Famiglia Cristiana. Sin dalle prime ore, il settimanale paolino aveva concesso ampio credito al cavaliere, esaltandone i discorsi alle camere e plaudendone i primissimi passi. Solo in seguito era riuscito a coglierne gli interessi sfacciatamente personali, e solo allora aveva iniziato a criticarne apertamente le intenzioni.
Nonostante l’iniziale leggerezza però, la rivista cattolica sembra essere, ora, in prima linea. Punzecchia il governo tanto da far quasi invidia a Veltroni. “Se sulla giustizia Berlusconi ha ottenuto le norme che lo interessavano - tuona Beppe Del Colle in un editoriale di lunedì scorso - Bossi attende settembre per l’agognata riforma sul federalismo fiscale”. Arriva dunque la strigliata al “presidente spazzino”, le cui misure sulla sicurezza, minacciano di scatenare una “guerra tra poveri” in un “paese da marciapiede”, in cui “l’inutile gioco dei soldatini” non nasconde la realtà delle cose. “Si cerca di gettare un po’ di fumo negli occhi, per nascondere all’opinione pubblica l’incapacità di dare risposte concrete” attacca Don Sciortino (dal ‘99 alla guida del periodico) in un’intervista a La Stampa.

E’ l’inizio di una rissa. La maggioranza passa subito alla controffensiva. Il primo dei fucilieri Pdl, è il solito Maurizio Gasparri, che va subito all’assalto: “C’è da tempo una ridicola voglia di protagonismo da parte di chi dirige male un giornale che non rappresenta le gerarchie della Chiesa. Un periodico cristiano solo di nome, che in realtà è criptocomunista”. “Usino un linguaggio cristiano, se non democristiano”, ironizza il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. “Il colpo di calore ha fatto la propria vittima anche quest’anno” s’agita Isabella Bertolini. Ma il settimanale paolino non molla e, citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, si augura “non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”. Poi al TG3 Don Sciortino aggiunge: “Sono sorpreso di queste reazioni. Ogni cittadino dovrebbe poter valutare l’operato del governo, in un paese normale questo fa parte di un libero dibattito, di un libero confronto”. Le repliche sono immediate e all’altezza della peggior trattoria. “Questo giornale sta perdendo colpi. Il suo direttore se ne sta beatamente a cullarsi sulle onde di Marettimo e in questo contesto parla di pericolo fascista” accusa La Russa. Gasparri minaccia querele. “Di fascista oggi in Italia ci sono soltanto i toni da manganellatore che Famiglia Cristiana consente di usare a Beppe Del Colle”, tuona Giovanardi.
Il solito “pregiudizio ideologico”, l’ennesima riprova dell’immancabile “visione parziale”. Mario Giordano, dalle colonne de il Giornale, difende il padrone. “Dite qualcosa di cristiano” invoca. “Se a Ferragosto in redazione non si concedono una pausa, con il prossimo numero forse scopriremo che Berlusconi è stato il mandante delle Fosse Ardeatine e Maroni un kapò ad Auschwitz”. Poi sentenzia fedele: “Se errare è umano e perseverare è diabolico, per Famiglia Cristiana ci vuole l’esorcista”. L’attacco al settimanale cattolico vede scomodarsi anche il Sole24ore. “Crisi in edicola” titola il quotidiano della Confindustria. E’ di turno Carlo Marroni. Lo scenario che riesce a dipingere è a dir poco estremistico: “Negli ultimi anni le cose non vanno tanto bene, c’è una forte crisi di vendite” sostiene. La rivista paolina, dunque, attingerebbe a piene mani dal repertorio “cattocomunista”, e proporrebbe “editoriali al vetriolo” contro il martire di Arcore, al solo scopo di risollevare le vendite.
“Il duce ha sempre ragione” si diceva, e probabilmente le cose non sono molto cambiate. Chi osa criticare il governo viene duramente insultato e, quando gli insulti non riescono a tappare il becco dell’insolente, partono le querele. Si delegittimano i dissidenti per poterli colpire con maggiore facilità, nel silenzio dell’opinione pubblica, che ne giustifica ed accetta le “ragioni”. In seguito, le querele fungono da deterrente per tutti coloro i quali cerchino di emulare le intollerabili irriverenze opposte al regime. Fino ad una manciata di mesi fa, “i silurati” appartenevano ad una sparuta cerchia di “pericolosi sediziosi”, oggi spaventa l’ampliamento progressivo di questa categoria di “colpevoli”, spaventa l’assenza della più elementare forma di pudore, l’assenza d’indignazione nell’opinione pubblica, così assuefatta all’aggressività dei “colonnelli” da ritenerla assolutamente normale. Prenderne coscienza è doveroso, il regime vive d’incoscienza. di Saverio Monno

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Lido delle Nazioni (Comacchio, Fe), razzismo di Stato 3

La Missione Evangelica Zigana alcuni giorni fa ha affittato un terreno per quindici giorni da un privato al Lido delle Nazioni, frazione del Comune di Comacchio (FE). L’intenzione era quella di organizzare un convegno religioso.
Ma i bravi cittadini appena hanno visto le roulotte hanno pensato bene di chiamare i Carabinieri. Questi appena sono arrivati hanno immediatamente sequestrato tutti i documenti d’identità ai Pastori, ai Servitori e ai fedeli presenti.
Il giorno dopo sono tornati e hanno foto-segnalato tutti gli adulti, mettendoli in fila uno accanto all’altro. A nulla sono valse le spiegazioni e le autorizzazioni esibite dai Pastori evangelici.
Ieri i Carabinieri si sono presentati insieme alla Polizia Municipale con l’ordinanza immediata di sgombero e agli adulti è stata notificata la diffida a non entrare per tre anni nel Comune di Comacchio, pena l’arresto e la reclusione per tre anni. La stampa locale ha descritto così la vicenda… da vedere la fotografia utilizzata per dare la notizia.

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Castelmassa (RO), razzismo di Stato 2

Sono bastate le proteste di alcuni cittadini che hanno manifestato la loro ostilità nei confronti dei vicini di casa, Sinti italiani proprietari di un immobile, per far firmare nella mattinata di ieri l'ordinanza di sgombero al sindaco Mara Savioli.
Si tratta di un provvedimento reso possibile dopo l'emanazione del recente 'pacchetto sicurezza', che attribuisce nuovi poteri ai primi cittadini.
Lo sgombero è stato così realizzato nelle ultime ore dagli uomini della polizia locale in collaborazione con i carabinieri, che hanno allontanato le famiglie sinte da tempo insediatasi in via Argine Valle. Soddisfatto il Sindaco, che ha immediatamente elogiato l'azione e l'efficacia delle forze dell'ordine.

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Roma, razzismo di Stato 1

Due bengala lanciati verso le roulotte di alcuni Rom italiani. A chiamare la polizia sono poco dopo mezzanotte in via di Salamanca, i Rom che sono accampati lì dopo essere stati sgomberati da Campo Boario lo scorso giugno.
I Rom hanno raccontato di aver notato due persone lanciare due candelotti in direzione delle roulotte. I bengala, dello stesso tipo di quelli utilizzati per le segnalazioni in mare, hanno provocato un piccolo incendio nelle sterpaglie. Gli agenti della municipale li hanno trovati in terra e sequestrati. Un informativa è stata inviata alla magistratura.
Sul posto, insieme ai vigili urbani, sono intervenuti anche i carabinieri di Tor Vergata. I Rom kalderash hanno riferito agli agenti della polizia municipale di aver visto una macchina con due giovani a bordo. L'auto si è fermata sul ciglio della strada e uno degli occupanti è sceso mentre l'altro è rimasto al volante. Dopo aver lanciato il bengala il ragazzo si è accorto di essere stato visto. È quindi risalito in macchina. I due sono andati subito via e i sinti li hanno visti allontanarsi in direzione Torre Nova. I due candelotti sono finiti a circa 30 metri dalle roulotte. Il piccolo incendio di sterpaglie che ne è scaturito si è poi estinto da solo, senza rendere necessario l'arrivo dei vigili del fuoco.
I vigili urbani dell'VIII gruppo lasciano aperte quindi tutte le ipotesi, ma inspiegabilmente escludono che possa essersi trattato di un'aggressione o di un atto di intolleranza razzista perché, questa la motivazione assurda, gli stessi Rom non hanno saputo dare una descrizione precisa né indicarne la nazionalità dell'autore del gesto.
In quella zona, da quando si sono insediati i circa 35 camper del campo proveniente dal Lungotevere Testaccio non c'è illuminazione perché la cabina della centrale elettrica che serve l'area è stata rotta. I vigili urbani hanno sequestrato i contenitori dei razzi che verranno analizzati dalla scientifica nella speranza di poter risalire alla provenienza e alla casa costruttrice.

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Il Vaticano prende le distanze da Famiglia Cristiana

«Famiglia Cristiana è una testata importante della realtà cattolica italiana, ma non ha titolo per esprimere le posizioni della Santa Sede né della Conferenza Episcopale Italiana. La sua linea rientra nella responsabilità della sua direzione». Così Padre Federico Lombardi (in foto), direttore della sala stampa vaticana all'Adnkronos, interviene sulla polemica tra il settimanale paolino e il governo. Nei giorni scorsi Famiglia Cristiana ha attaccato duramente la politica dell'esecutivo in particolare relativamente alla scelta di "prendere le impronte ai rom" e di utilizzare i soldati per la sicurezza in città.
Soddisfazione per le “parole” di padre Lombardi è stata espressa dal capogruppo dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri. «Una sconfessione di questa portata -ha detto- vale mille volte di più di una vittoria processuale degli insulti subiti». La reazione di Gasparri arriva poche ore dopo l'annuncio di questa mattina in cui dichirava «di aver dato mandato agli avvocati di querelare don Antonio Sciortino, direttore di 'Famiglia Cristiana per le "espressioni ingiuriose usate in un'intervista a 'La Stampa'».
A difendere il settimanale «che ama il linguaggio della verità» è stato Giorgio Merlo (Pd), membro della commissione Vigilanza Rai. «Chi osa criticare l'azione del governo di destra -ha detto- è bollato come comunista, cripto comunista o protocomunista. Una reazione indegna e volgare per chi vuol essere campione ed esempio di principi liberali e democratici». Ma a scendere in campo è anche il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero per esprimere «piena solidarietà al direttore Sciortino e al settimanale cattolico» che, dice, «mi ha più volte ed aspramente criticato quando ero ministro», ma che ha avuto il merito di «mettere nero su bianco quella che è un’evidenza, più che un giudizio, e cioè che il ritorno del fascismo è, nell’Italia di oggi, un rischio reale».
Torna invece sulla risposta del Vaticano, definendola "equilibrata", il senatore a vita Francesco Cossiga. «E' stata esemplare e classica e degna delle migliori tradizioni di prudenza della Santa Sede -osserva il presidente emerito della Repubblica- la dichiarazione resa con grande chiarezza da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa del Vaticano».
«Non ci siamo mai sognati di rappresentare ufficialmente la Santa Sede, che ha un suo organo di stampa che è l´Osservatore Romano, né la Cei, che ha l´Avvenire. Detto questo non leggo la dichiarazione di padre Federico Lombardi come una sconfessione, né come una presa di distanza»: così il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, aggiunge una nuova pagina nelle polemiche tra il settimanale cattolico e il governo Berlusconi. Le dichiarazioni del direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Lombardi, non sono una presa di distanza. «La dichiarazione di padre Lombardi è formalmente correttissima - dice il religioso - noi come Famiglia Cristiana ci muoviamo in perfetta sintonia con il magistero della Chiesa e della dottrina sociale. Manifestiamo il nostro libero e autonomo giudizio sui fatti di attualità e di cronaca - prosegue don Sciortino - ma siamo sempre stati perfettamente allineati con il magistero della chiesa. Chi vuole portare questa dichiarazione della Santa Sede come una sconfessione di Famiglia Cristiana in toto credo faccia una operazione scorretta».
Cosa risponde a Carlo Giovanardi e a Maurizio Gasparri che accusano il settimanale di posizioni fasciste? «Un giorno ci danno dei cattocomunismi e criptocomunisti, il giorno dopo ci danno dei fascisti. Valuti lei..», chiosa Sciortino. «Noi diciamo queste cose da anni e con libertà di giudizio abbiamo sempre mantenuto la stessa linea con tutti governi, senza una presa di fatto. Giudichiamo i singoli atti del governo alla luce della dottrina sociale della Chiesa», conclude il direttore di Famiglia Cristiana.

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Verona caput fasci

L'antefatto: tredici anni fa il Consiglio comunale di Verona - caso unico, in Europa - rigetta la Risoluzione di Strasburgo, dichiarando l'omosessualità "contro natura". I pochi cittadini che si oppongono, sdraiandosi per protesta sulle strisce pedonali vicino al Municipio, vengono trascinati in caserma e denunciati per blocco del traffico. I politici locali, dal centro alla destra, nel corso del dibattito in aula pronunciano frasi inquietanti: contro i gay ("devono cedere gli attributi alla chirurgia per la tranquillità di tutti"), contro l'aborto ("ci dovevano pensare quando hanno aperto le gambe"), contro l'emancipazione femminile ("la donna torni alla sua vocazione naturale, che è di tutti gli animali").
Questa la premessa. Lontana, nel tempo, ma vicinissima, negli umori e nelle idee di una certa classe politica. E a cui, tredici anni dopo, segue la tragedia: il primo maggio 2008, sempre a Verona, un gruppo di militanti di estrema destra uccide Nicola Tommasoli, un ragazzo "colpevole" di avere i capelli lunghi. Ed è per raccontare tutto questo - ciò che accaduto nella città scaligera, ma più in generale l'oscurantismo e l'intolleranza in salsa italiana - che uno dei giovani divi italiani più amati, Elio Germano (in foto), sta portando in giro per l'Italia uno spettacolo teatrale dal titolo inequivocabile: Verona caput fasci. "Un modo per reagire a quelle vicende - racconta il protagonista - e a tutto quello che sta succedendo in queste settimane: le aggressioni, la campagna contro i rom".
E il risultato è uno show scarno, forte, militante, tutto all'insegna dell'impegno civile. In cui l'attore under 30 più amato dai nostri registi - ha conquistato tutti con Mio fratello è figlio unico, recentemente lo abbiamo visto in Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, nel Mattino ha l'oro in bocca di Francesco Patierno, in Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi - recita sul palco quasi da solo. Visto che accanto ha solo l'attrice teatrale Elena Vanni, che ha anche scritto il testo insieme a lui. Loro due si presentano in scena in piedi, la scenografia è fatta solo da un paio di sedie che evocano gli scranni del Consiglio comunale veronese in cui quell'incredibile dibattito su omosessualità, aborto, ruolo della donna si svolse.

Il testo di Germano riporta fedelmente molte di quelle frasi, per dare l'idea dell'humus culturale, prima che politico, di quella classe dirigente (tra le perle l'affermazione secondo cui i gay "bisognerebbe tutti farli capponi", pronunciata da un consigliere della Lega). Ma dà voce anche ai cittadini che si opposero, e che sono stati denunciati. "Tutto è nato così, sull'onda dell'indignazione - racconta Elio, che vedremo in autunno in Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari, e a inizio 2009 in Come Dio comanda di Gabriele Salvatores - era maggio, credo, e ascoltando Radio Onda Rossa ho sentito di quella vicenda. E ho capito che dovevo reagire, che potevo fornire un'occasione per parlare di questa cosa".
Un comportamento insolito, da parte di un attore di primo piano come lui: mettere la faccia, il tempo, le energie, in un progetto minore, di quelli che non danno visibilità né titoli sui giornali. "E' che mi sembrava una cosa importante - spiega lui, schernendosi quando gli si fa notare un impegno civile non proprio comune - e comunque si tratta di un progetto estemporaneo, non impegnativo dal punto di vista formale: io lo definisco uno spettacolo punk, per dare l'idea della sua immediatezza".
Un lavoro che ha comportato una ricerca su quei famosi verbali del Consiglio comunale veronese. "Contengono frasi agghiaccianti - racconta ancora Germano - pronunciate da personaggi appartenenti a diverse forze politiche dell'epoca, dai popolari ad An. A me non importa la loro appartenenza, ma il tipo di opinioni che esprimono. Cose tipo che le donne devono stare a casa, o l'equazione omosessualità uguale pedofilia. Per me questo 'viaggio' è stato importante, per capire che l'intolleranza viene da lontano. E che ha generato la morte di ragazzi come Nicola o Renato" (Renato Biagetti è stato ucciso a Roma, dopo una festa reggae).
Insomma, per l'attore, un'estate all'insegna dell'impegno: lo spettacolo è stato presentato in diverse città - a Bologna, ad esempio - e domenica 18 chiude in bellezza il Clorofilla Festival che si tiene nel grossetano, nel Parco della Maremma.
"Andiamo quasi ovunque ce lo chiedono - spiega lui - o almeno dove sono sicuro che non ci chiamano solo per avere un attore noto ospite di una manifestazione". Un bell'esempio di rigore, da parte di un attore che non si è montato la testa. E che a breve riprenderà anche la sua attività più ufficiale, nel cinema che conta: alla Mostra di Venezia riceverà il premio Diamanti al cinema; al Festival di Roma, ci sarà il suo film girato con Vicari. Ma senza vendersi l'anima. di Claudia Morgoglione

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Sciuscià, alcuni consigli al Prefetto Mosca

Dopo il «no» alle impronte ai bambini rom, il prefetto romano Carlo Mosca propone di far lavorare i ragazzi dei “campi nomadi” «magari come sciuscià fuori dai supermercati». E subito scoppia la polemica.
C’è chi rimane esterrefatto, chi si chiede se il Prefetto scherzasse, chi trova la proposta inaccettabile e chi la definisce senza mezzi termini: una proposta razzista. Ma c’è anche qualcuno che pensa che offrire un lavoro sia giusto e per alcuni che potrebbe essere un’opportunità.
Il Prefetto risponde così alle critiche: «Non torno indietro, non mi rimangio nulla e poi non ho mai parlato di bambini. Ho parlato di sciuscià, ma avrei potuto dire cuoco, pizzaiolo, calzolaio. Ci sono anche ragazzi italiani che fanno questo lavoro, basta andare dietro piazza San Lorenzo in Lucina per trovare un negozio di lustrascarpe. Vorrei che fosse la comunità rom a decidere il loro futuro. Noi possiamo offrirgli delle possibilità, ma, ripeto, non ho mai parlato di bambini che, nel rispetto della legge, non possono e non devono lavorare, ma di ragazzi al di sopra dei 14 anni».
La spiegazione di Mosca sui nuovi lustrascarpe resi celebri da «Sciuscià», il film capolavoro di Vittorio De Sica, non ha tuttavia chiuso il dibattito.
Il prefetto Mosca ha risposto anche con un'analisi sulla situazione dei bambini rom a Roma a poche settimane dall'inizio del censimento: «In 18 giorni di attività abbiamo constatato che molti bambini non sono vaccinati e non sono iscritti al servizio sanitario nazionale. Ma la salute è un diritto: ecco perché vogliamo che abbiano una tessera per i servizi sanitari. Adesso dobbiamo superare la concezione assistenziale che non giova a nessuno e va bene solo nell'immediato: è giunto il momento di accompagnare i rom, i sinti e i camminanti a crescere e questo è possibile solo con il lavoro».
Mosca ha sottolineato di essersi rifatto «a una proposta di padre Giuseppe La Manna dell'associazione Centro Astalli». Quindi ha ribadito che «nessuno ha la bacchetta magica: non possiamo evitare che i rom siano responsabili del loro futuro. E se non si lavora, si rimane ignoranti. E allora che libertà si ha? Inoltre è necessaria una legge nazionale che riconosca le comunità rom e sinti: sono cittadini che esistono fisicamente, ma non giuridicamente. I tempi sono maturi, anche se questo a qualcuno potrà dare fastidio».
Ma gli sciuscià-rom non convincono proprio l'Opera nomadi: «Mosca non pronunci più questo termine — ha detto il presidente Massimo Converso — perché evoca lo sterminio nazista dei lustrascarpe nomadi nel 1940 sulla piazza di Kragujevac, in Serbia, perché si erano rifiutati di pulire gli stivali ai soldati».
Sciuscià? No, grazie! Noi di sucardrom vorremmo fare una diversa analisi alla proposta del prefetto Mosca che ha tantissima buona volontà ma abbiamo verificato che spesso scivola sulla classica buccia di banana. Niente di male anche perché pensiamo che il Prefetto sia una persona di buon senso e sappia discernere su quanto gli diremo.

Roberto Malini, in un intervento ha scritto: «ve lo immaginate, il ragazzino Rom dalla pelle scura, malvestito, macilento e malinconico prostrato davanti al coetaneo italiano dalla pelle bianca, ipernutrito ad hamburger, patatine e coca-cola e intento a pulirgli le scarpe, con le labbra vicine alla pelle sintetica delle sue Nike?».
Questa immagine evoca ciò che è successo negli Stati Uniti d’America agli afroamericani. Anche in quel caso si diceva: sono bravi nei lavori manuali, perché non sfruttare questa lo predisposizione? E il disastro è ancora davanti agl’occhi di tutte gli americani più avveduti.
In fondo, in fondo quanti scommetterebbero su un ragazzino rom astronauta, o avvocato, o chirurgo? Pochi in Italia, purtroppo pochissimi o forse proprio nessuno a Roma. E qui sta il punto non si riconoscono a questi bambini pari opportunità ma non per farli diventare altro dall’essere Sinti o Rom ma per offrire quelle opportunità che tutti i bambini in Italia hanno e che a questi bambini sono negate non certo dalla cultura Rom o Sinta ma da uno Stato che non li riconosce.
Un bambino a cui vengono negate le opportunità per sviluppare le proprie capacità sempre sarà bravo nei “lavori manuali”, perché solo lì ha avuto delle occasioni di crescere le proprie ricchezze.
Il problema investe prima di tutto lo strumento sociale scuola che in Italia ha completamente fallito nei confronti dei bambini sinti e rom ma non solo perché questo strumento non è riuscito ad offrire la mobilità sociale che esiste in tutti gli altri Paesi occidentali.
Sembra che il Ministro Gelmini stia preparando un piano a favore della scolarizzazione dei bambini sinti e rom ma crediamo che non si discosterà molto dalle logiche assimilanti che fino ad ora sono state, giustamente, fermate dalle famiglie sinte e rom.
Anche in territori, dove sono sviluppate politiche partecipative, pochissimi sono gli operatori scolastici consci della problematica esposta e difficilmente supportano i bambini e gli adolescenti sinti e rom a pensare all’università. Nella quasi totalità gli stessi insegnanti spingono i bambini verso scuole professionalizzanti, replicando il meccanismo già utilizzato per i bambini afroamericani.
Siamo anche quasi sicuri che nel piano che sarà predisposto dal Ministro Gelmini non sarà previsto nessun sostegno economico alle famiglie di questi bambini, strumento indispensabile per uscire da logiche razziste.
Partecipazione? Si, grazie! Ciò che però nessuno rimarca sono le parole e le azioni del prefetto Mosca a favore di un’effettiva partecipazione dei Sinti e dei Rom capitolini. Il Prefetto e, dobbiamo riconoscere, anche il Sindaco Alemanno sono gli unici rappresentanti delle Istituzioni italiane che oggi si stanno spendendo su questo tema per noi fondamentale.
La partecipazione diretta di Sinti e di Rom non sarà certo il frutto di una qualche forma di autopoiesi; non sarà il prodotto di estemporanee illuminazioni e non sarà neanche il risultato, comunque non solo, di profonde riflessioni ma si costruisce offrendo reali spazi decisionali a tutti i livelli. E ciò a Roma non è successo, siamo solo in una fase consultiva e non certo di piena partecipazione.
Quando abbiamo iniziato il nostro percorso a Mantova, nel 1970, una difficoltà che abbiamo incontrato è sul come può essere considerata la partecipazione. Lavorando e discutendo insieme abbiamo identificato due distinti approcci alla partecipazione.
Il primo può essere definito un approccio strumentale che vede il coinvolgimento dei Sinti e dei Rom come mezzo per raggiungere gli obiettivi di un determinato progetto (pensato da appartenenti alla società maggioritaria) nella maniera più efficiente, efficace e sostenibile. Quello che di fatto sembra che stia succedendo a Roma. La partecipazione può essere una sorta di "condizionalità" imposta dall'alto o il risultato di una mobilitazione "volontaria" che punta all'ottenimento dei benefici materiali offerti dal progetto. Questo approccio è, nel migliore dei casi, quello utilizzato nel Paese. In effetti, dispiace affermarlo, ci sono moltissime realtà in Italia che non impiegano nessun approccio alla partecipazione, ripetendo la solita frase tipo: “noi li chiamiamo ma loro non vengono…”.
Il secondo approccio vede la partecipazione come un fine in sé, mirante al rafforzamento del potere dei Sinti e dei Rom (empowerment) in tutti i processi decisionali che li riguardano, accrescendo il loro controllo sulle scelte relative ai processi di cambiamento. Nuove capacità acquisite attraverso il processo partecipativo stimolano un ruolo attivo e dinamico delle comunità Sinte e Rom che si espande oltre i confini di un progetto particolare e investe processi di trasformazione sociale di più vasta portata.
Mentre il primo approccio privilegia le strutture e i risultati della partecipazione, il secondo si concentra su un processo che non ha necessariamente un obiettivo preciso ma che stimola cambiamenti profondi nei rapporti tra le diverse società.
Uno dei problemi che è alla radice della non partecipazione dei Sinti e dei Rom è quello economico. Difficile che un Rom o un Sinto riesca a partecipare, magari gratuitamente (volontariato), se ha difficoltà a procacciarsi il sostentamento giornaliero ed è costretto a vivere in un “campo nomadi”. Su questo problema è importante investire ingenti risorse.
Crediamo che anche la politica del futuro, sempre più globalizzata, sarà caratterizzata da questa nuova dicotomia: chi è per la partecipazione e chi è contro la partecipazione; chi intende fare evolvere la democrazia verso forme di maggiore coinvolgimento dei cittadini e chi vuole perpetuare la staticità dei rapporti politici incardinati al principio della delega.

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mercoledì 13 agosto 2008

Speriamo non rinasca il fascismo

Il settimanale Famiglia Cristiana torna all'attacco sulla politica del governo in materia di sicurezza, augurandosi che "non sia vero il sospetto" che in Italia stia rinascendo il fascismo "sotto altre forme". La rivista dei Paolini, che lunedì scorso aveva attaccato l'esecutivo per la "finta emergenza sicurezza", replica anche alle dure critiche che gli sono arrivate dopo quell'articolo dagli esponenti della maggioranza: "Non siamo cattocomunisti".
Nell'editoriale che uscirà nel prossimo numero il settimanale attacca il loquacissimo Gasparri e altri politici (Rotondi, Bertolini, Quagliariello) "senza argomenti". La frase che conclude l'articolo racchiude l'invito a farla finita con le critiche: "E ora basta".
La difesa. "Siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi eticamente irrinunciabili", scrive Beppe Del Colle, che ricorda: "Divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, 'dico', diritti della famiglia, abbiamo condannato l'inserimento dei radicali nelle liste del Pd". Poi passa in rassegna la storia del settimanale: "Una volta eravamo conosciuti come un giornale di gente coraggiosa, 'inviati' che andavano nell'est europeo, sfidando polizie occhiutissime, a cercare le testimonianze del lungo martirio dei cristiani sotto il comunismo". Infine avverte: "Non siamo mai cambiati nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani".
Le critiche a Maroni. La rivista di stampo cattolico torna anche a parlare della norma sulle impronte ai rom, che definisce "una trovata sciocca e inutile". "Abbiamo definito 'indecente' la proposta del ministro Maroni sui bambini rom - si legge - perché da un lato basta censirli, aiutarli a integrarsi con la società civile in cui vivono marginalizzati, ma dall'altro bisogna evitargli la vergogna di vedersi marcati per tutta la vita come membri di un gruppo etnico considerato in potenza tutto esposto alla criminalità".
Le discriminazioni ai rom. Proprio la questione delle impronte porta Del Colle a ricordare le persecuzioni a danno delle minoranze: "Quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato". Poi cita la rivista francese Esprit, che ha scritto che "gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari", e dice: "Speriamo che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo".

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Venezia, avanti tutta con i lavori per il villaggio ma qualche ombra emerge

Entro settembre 2009 i Sinti veneziani dormiranno nel nuovo villaggio. Nella settimana più deserta dell’anno, quando la maggior parte dei cantieri sono chiusi e gli operai si godono il meritato riposo, in via Vallenari si lavora per recuperare il tempo perso e i giorni in cui il cantiere è rimasto fermo per via delle proteste. Ieri pomeriggio alle 15.30 l’assessore comunale ai Lavori pubblici Laura Fincato si è recata in sopralluogo assieme al direttore dei lavori Vincenzo Tallon e al dirigente dell’area di progettazione della viabilità di terraferma Roberto Perissinotto, nel cantiere per fare il punto dello stato dell’arte dei lavori. E riferire al sindaco.
Nessuno stop ferragostano. All’interno del sito si lavora a ritmo serrato per ultimare entro i termini i lavori di infrastrutturazione del nuovo villaggio. La gran parte del ritardo accumulato in giugno è stato recuperato e le proteste e i sit-in sotto la candela sembrano un ricordo sbiadito. Stando alla tabella di marcia, tempo ce n’è fino al 26 novembre. Ma il 27 il direttore dei lavori vorrebbe smettere con una ditta - attualmente la ditta Semenzato lavora in subappalto per l’impresa vicentina di costruzioni Giorgio Guarda Srl - e partire immediatamente con quella a cui sarà affidata la costruzione vera e propria.

Questo significa che, mentre si terminano le opere di urbanizzazione, si deve pianificare il secondo stralcio. I Lavori pubblici hanno già inviato all’ufficio gare la richiesta di predisposizione della gara per l’acquisto delle 38 casette. A fine agosto il bando potrebbe essere pubblicato. A questo punto serviranno solo i tempi tecnici di affidamento della gara. Pertanto il contratto sarà perfezionato entro l’autunno. Per quel che riguarda i lavori in corso, la parte relativa alle acque bianche è completa, in questi giorni gli operai stanno completando la posa delle tubature delle acque nere.
Di seguito sarà la volta dei pozzetti anche in funzione della predisposizione della rete elettrica: saranno posati i cavidotti, mentre nel secondo appalto saranno realizzati i cavi veri e propri. Tutto questo entro agosto. L’autunno sarà impiegato per l’asfaltatura della strada principale, già visibile, e per la costruzione della cordonata. Il villaggio purtroppo non sarà servito dalla rete del gas e neppure dalla rete telefonica. Le fognature saranno poi allacciate definitivamente alla rete fognaria della nuova via Vallenari in corso di progettazione.
«L’obiettivo - spiega Fincato - è insediare i sinti entro settembre 2009. Prima dell’inizio delle scuole. Si tratta di un’operazione di sfratto dal vecchio campo e di ricollocazione nelle case del Comune per quelli che hanno scelto di andare negli alloggi, nel villaggio per le rimanenti famiglie. I Sinti che hanno scelto la formula dell’alloggio saranno accompagnati dagli operatori nel trasferimento, per questo è bene che tutto sia pronto prima dell’inizio dell’anno scolastico».
Un appunto. Il 16 settembre il Tar discute la questione «servitù» di passaggio sulla quale il Tribunale si è già espresso in favore del Comune. Ma stando alle cartografie e al catasto - come chiarisce il direttore dei lavori - la protesta dei proprietari del terreno che confina con il cantiere si è rivelata un’arma a doppio taglio. E’ emerso che da diversi anni viene coltivato un pezzo di campo - 2.600 metri per l’esattezza - non di proprietà. Uno sconfinamento non da poco in un’area che dal 2000 è del Comune. «Ci risarciranno in pannocchie», dice qualcuno sorridendo.

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Gli eroi del Carroccio sono Rom

Sono facce da “zingari” quelle dei milanesi di 900 anni fa. Giovani e vecchi, magri e muscolosi, che difendevano con le unghie e coi denti, combattendo a colpi di spadone, catapulte, palle infuocate, olio bollente, la città assediata dai barbari del temibile imperatore Federico I di Svevia detto "Il Barbarossa". Chissà che facce avevano davvero quei coraggiosi della "Compagnia della morte", pronti a sacrificarsi per difendere il Carroccio, simbolo dell´unione tra i comuni lombardi.
Per difenderlo dall’aggressione del feroce imperatore germanico, interpretato da Rutger Hauer, che fu sconfitto dai milanesi nella battaglia di Legnano del 1176. Oggi, nel kolossal storico "Barbarossa" prodotto da Rai Fiction, una produzione faraonica da 30 milioni di dollari, che il regista Renzo Martinelli, quello di "Vajont", "Porzus", "Carnera", sta girando in Romania, nelle campagne intorno a Bucarest, il valoroso Alberto da Giussano, che oggi si incarnerebbe in Umberto Bossi secondo la personalissima interpretazione dello stesso Senatùr, ha i riccioli e i lineamenti di un israeliano, l’attore Raz Degan.
I suoi truci soldati milanesi hanno invece le facce segnate, la carnagione bruna, gli occhi e i capelli neri, e i modi ruvidi e spicci, sei Rom romeni reclutati come comparse per il film «perché costano poco e lavorano senza limiti di orario», nelle lande desolate dei villaggi dove le automobili non hanno ancora sostituito i carretti tirati dai somari, le strade sono di terra battuta, e le comunità dei rom, quegli stessi che la Lega vede come fumo negli occhi quando arrivano in Italia, sono numerosissime negli accampamenti allineati ai bordi dei sentieri di campagna. «Un’ottima troupe», la elogia il regista, che in 24 settimane di lavoro (12 di preparazione del set e altrettante di riprese) utilizzerà ben 20.000 comparse e 2.500 cavalli arabi e frisoni.
I Rom, pagati 400 euro a settimana (poco per noi, molto per loro, in Romania lo stipendio medio è di 300 euro al mese), appaiono infatti più ordinati, precisi e obbedienti di qualsiasi caciarona troupe nostrana. Pronti, disponibili, svegli. Di poche parole. Sopportano stoicamente sotto un sole africano, senza brontolare, i pesantissimi tuniconi di panno grigio e marrone e i fastidiosissimi berretti di pelle, si buttano dai cavalli in corsa, si lanciano dai bastioni, precipitano dai torrioni, saltano in aria come acrobati provetti quando fingono di venire colpiti dalle esplosioni (molto realistiche, si usa dell´esplosivo vero!) che punteggiano il campo di battaglia e sventrano i tetti delle case.

Ma nessuno prova imbarazzo, almeno così dicono sul set, per aver calato gli odiosissimi Rom nei panni degli amatissimi milanesi. Né il regista né tantomeno il Senatùr, che questo film lo ha fortemente voluto, come dice lui stesso, e come dice anche Silvio Berlusconi, caldeggiando il prodotto, in una telefonata al discusso manager Rai Agostino Saccà: «C´è Bossi che mi sta facendo una testa tanto, con questa cavolo di fiction del Barbarossa... ». Quello che conta è che sfruttando i costi bassi della Romania, proprio come fanno gli illuminati imprenditori del Nord Est, si possa fare una produzione super.
«Coi costi che abbiamo noi, non mi sarei mai potuto permettere una produzione del genere in Italia», riconosce il regista, che ammette il sostegno di Umberto Bossi, di Letizia Moratti e di altri «amici milanesi» alla sua nuova impresa, ma rigetta, sdegnato, l´etichetta di “film leghista”: «È una definizione provocatoria e inopportuna».
E allora via con le battaglie. Quella di Legnano, amatissima dal Senatùr, viene ricostruita nella foresta di Calugareni, mentre la Milano del millecento rinasce nei grandi spazi aperti dei "Castel Film Studios" amati da Francis Ford Coppola, cinquanta chilometri da Bucarest, in aperta campagna, dove sono stati girati molti film di successo tra cui "Ritorno a Cold Mountain".
E proprio a fianco del vecchio villaggio western ecco spuntare, tutta di pietre grigie di polistirolo, la Milano di quel tempo, con le mura difese da enormi torrioni, le piazze punteggiate di case basse, le botteghe dei vasai, dei maniscalchi, dei mercanti di stoffe, e la facciata di una chiesa in stile romanico-lombardo ricostruita sull’esempio di quella di San Pietro in Ciel d´Oro di Pavia. Ma non solo le facce dei soldati non sono milanesi. Neanche gli ordini e le grida. Ciumbia, si gira in inglese.

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Famiglia Cristiana respinge le accuse di 'cattocomunismo'

Famiglia Cristiana respinge le accuse di 'cattocomunismo' piovute sul settimanale paolino all'indomani di un nuovo editoriale che contesta la linea scelta dal governo Berlusconi sulla sicurezza. “E' l'accusa di chi non ha argomenti. Non c'è una linea politica, abbiamo sempre affrontato i problemi del Paese e più che essere insultati e tacciati come cattocomunisti ci aspettavamo risposte concrete ai problemi da noi sollevati”, replica il condirettore del settimanale cattolico, don Giusto Truglia, negando.
Sono anni che scriviamo queste cose - dice Truglia - siamo attenti ai problemi della gente e al bene comune. Quando il governo fa male, fa male. Non è questione di linea politica, ma di coerenza. Lo abbiamo sempre fatto e quando ce la prendevamo con il centrosinistra, i parlamentari che adesso si stracciano le vesti lodavano Famiglia Cristiana".
Don Truglia non risparmia dunque “quei parlamentari che parlano solo per sentito dire, anzichè rispondere nel merito e fanno accuse di cattocomunismo, dribblando i problemi e non stando il tema”. “Preferisco Alemanno che ha dato una risposta intelligente, dicendo di prendere in considerazione le nostre critiche, piuttosto che gli altri parlamentari che rispondono accusandoci di essere socialisti. Sono affermazioni gratuite e che non rispondono ai problemi reali”.
Nell'editoriale di questa settimana, Famiglia Cristiana è tornata ad attaccare il governo, questa volta sui temi della sicurezza. “Viviamo in un 'Paese da marciapiede', che offre segni di disagio in abbondanza - si legge - ma che la politica nasconde, sviando l'attenzione con le immagini del 'presidente spazzino', l'inutile 'gioco dei soldatini' nelle città, i finti problemi della sicurezza”. Ma l'editoriale sulla sicurezza è solo l'ultima offensiva del settimanale paolino, cominciata lo scorso 23 giugno, quando venne criticata “l'ossessione personale” del Cavaliere “per i magistrati” che “ha il sopravvento sui problemi del Paese”. Poi toccò “all'indecente proposta di Maroni” che voleva prendere le impronte ai bambini rom. Il 7 luglio, il settimanale diretto da don Antonio Sciortino invitò a “un nuovo patto per l'Italia” con l'appello “all'unità nazionale”. Il 14 luglio 'Famiglia Cristiana' condannò il “sentimento diffuso, a destra e a sinistra, che vuole mettere a tacere la Chiesa”. A cento giorni dall'elezione, infine, il settimanale cattolico bollò il Governo di “politica miope e lontana da problemi gente”.

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Madrid, manifestazione davanti all'Ambasciata italiana

«Gitanos europeos contra el racismo»: era questo lo striscione che apriva il corteo che si è svolto a Madrid il 7 agosto scorso per concludersi sotto l'ambasciata italiana, in Calle Lagasca. Circa 400 gitani hanno sfidato il caldo che sta attanagliando in questi giorni la capitale spagnola, per manifestare il proprio sdegno verso le notizie che arrivano dall'Italia riguardo ai loro «fratelli rom».
Nella Glorieta Rubén Darío, dove si sono concentrati i manifestanti, sono giunte delegazioni da ogni angolo della Spagna: Asturia, Andalusia, Extremadura, Paesi Baschi, Galizia, Catalogna, le due Castiglie, oltre, naturalmente, alla comunità madrileña.
La manifestazione è stata indetta dall'Unión Romaní spagnola e guidata dal suo presidente, Juan De Dios Ramírez Heredia, il primo rom eletto nel Parlamento europeo, il gitano che rappresentò il suo popolo nel primo governo postfranchista e la cui firma è posta sotto la Costituzione spagnola, come ha rivendicato orgogliosamente durante il discorso finale.
Molte le bandiere del popolo rom, azzurre e verdi con una ruota rossa al centro, altrettanti i cartelli che spiegavano il senso della manifestazione, con impresse le immagini provenienti dall'Italia dei roghi ai campi rom di Ponticelli e delle due bambine affogate a Torregaveta che giacciono sulla sabbia della spiaggia napoletana fra l'indifferenza generale. Entrambi episodi accaduti nella solitamente tollerante città partenopea. Ad accompagnare le immagini le scritte «Contro il razzismo» e «Contro l'indifferenza».
Ad aprire e chiudere il corteo sono state le parole di Juan De Dios, che ha ribadito il messaggio di «pace, tolleranza e allegria di cui il popolo rom si fa portatore» e «la totale intransigenza contro proposte razziste e aberranti come prendere le impronte digitali ai minori rom».
Quando, a fine corteo, ci presentiamo come giornalisti italiani, la prima cosa che Juan de Dios intende mettere in chiaro è la profonda insoddisfazione che ha provato nel vedere tra gli striscioni quello che paragonava Berlusconi Mussolini, che ha fatto immediatamente rimuovere: «Questa non è una manifestazione che vuole colpire il governo democraticamente eletto dagli italiani e sarebbe sbagliato che il messaggio che arriverà in Italia sia questo. Naturalmente è una manifestazione contro i comportamenti razzisti, contro l'indifferenza e l'intolleranza, ma non contro il governo italiano in quanto tale».

Juan de Dìos è venuto in Italia, per partecipare alle due manifestazioni organizzate da Rom e Sinti, a Roma l'8 giugno e il 10 luglio. «Il problema della situazione italiana», spiega, «è prima di tutto numerico. Qui in Spagna ci sono circa 700 mila gitani, quasi tutti spagnoli, ben inseriti nei meccanismi della società. In Italia i rom sono solo 150 mila e di questi poco più della metà sono italiani, condizione che li rende una minoranza che ha difficoltà ad organizzarsi».
In secondo luogo si tratta di politiche adeguate: «Non ci si può aspettare che un popolo che vive da anni nel fango e nella disperazione possa dalla notte al giorno alfabetizzarsi, uscire dalla marginalità e integrarsi. C'è bisogno di una politica illuminata, che non consideri la repressione la strada da seguire. Il nostro è un popolo abituato a soffrire e nei secoli è sopravvissuto a qualsiasi tipo di oppressione. L'unica via è quella di coinvolgere i rom, parlare con i suoi rappresentanti e renderli padroni del loro destino».
Più duro con il comportamento del governo italiano è Isidor Rodriguez, presidente della Fundación Secretariado Gitano di Madrid e componente dell'European Roma Policy Coalition: «Quello che sta accadendo nel vostro paese è molto pericoloso, il governo italiano sta violando i trattati e gli accordi europei, in primis la direttiva 2000/43 sulla parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica».
Prosegue Rodriguez: «Deve essere il ministro delle Politiche sociali, e non quello dell'Interno, ad occuparsi della situazione dei rom; i provvedimenti devono essere di carattere sociale e non di ordine pubblico». E riguardo alla situazione spagnola: «La nostra condizione e il clima intorno a noi va migliorando costantemente, ma questo non esclude che in periodi di crisi sociale ed economica l'intolleranza possa apparire di nuovo. L'importante è che non ci sia l'avallo di sentimenti razzisti da parte del governo e dei media, come purtroppo sta avvenendo in Italia».
Concetto ribadito anche da Antonio Vásquez Saavedra, vicepresidente del Consiglio statale del popolo gitano, organo dipendente dal ministero dell'Educazione spagnolo: «Ci sono anche qua barriere e differenze da superare, però nel nostro Paese non c'è un razzismo orchestrato e promosso dal governo. Al contrario esistono organi governativi con partecipazione gitana che promuovono politiche e manifestazioni per promuovere il nostro popolo e la nostra cultura».

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Roma, Mosca: dialogo e partecipazione

Il caso Roma per i Rom è uno dei più spinosi. Le cronache raccontano di tensioni a volte dure e difficili da risolvere. Come per il Casilino 900, campo non autorizzato e teatro di proteste contro i rom a causa di una serie di incendi di pnemautici. Carlo Mosca, prefetto della capitale, ha scelto però la via del dialogo e, soprattutto, «del riconoscimento e della capacità di capire fino in fondo questa realtà che non conosciamo e che, per questo, non possiamo giudicare a priori».
Ma ci sono convinzioni diffuse e radicate sui nomadi, prefetto. Come l'indisponibilità all'integrazione.
Non è affatto così. Occorre, certo, trovare gli strumenti per capire meglio i fenomeni. È i inaccettabile, però, liquidare tutto con schemi che sfiorano il razzismo.
Cosa sta facendo per questo?
Si parte da un principio: politiche di sicurezza positive. Tradotto, significa valutare le possibilità di impiegare i giovani ragazzi rom, molto bravi nei lavori manuali.
Ha idee precise?
Perché non metterli, per esempio, davanti alle grandi sedi dei supermercati a fare gli sciuscià? Le soluzioni potrebbero essere molte.
Com'è possibile capire il fenomeno senza preconcetti?
Io ho messo al lavoro, oltre all'attività di censimento della Croce Rossa, l'Istituto Guglielmo Tagliacarne e un pool di professori delle università romane.
Oltre al lavoro di censimento e di conoscenza, quali sono gli altri passaggi prioritari?
È f fondamentale aver presente che queste popolazioni hanno la necessità fdi potersi rappresentare. Il dialogo, insomma, deve avvenire anche con loro e non soltanto attraverso le associazioni di volontariato, che possono accompagnarli verso il riscatto.
Un passaggio, quello del riscatto, che attraversa la conquista di condizioni di vita dignitose.

È quello che occorre, con pazienza, realizzare. Per questo lavoriamo anche con il Comune, la Provincia e la Regione.
Lei ha visitato più di un campo: quali sono i dati più significativi?
Abbiamo trovato non solo Rom, Sinti e Caminanti, ma anche disperati di altre nazionalità. Perfino italiani.
Ma che cosa l'ha colpita più di tutto?
I bambini: numerosi, sorridenti e spensierati. Perciò osservo: se una popolazione ha il senso della famiglia, ha il senso del futuro. E l'identità, allora, va conservata.
Resta il solito e non infondato sospetto dell'attività delinquenziale.
L'ho sempre detto: per chi commette reati, nessuna tolleranza. Ma la severità è per i delinquenti, non per tutti. di Marco Ludovico

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Bimbi rom censiti senza impronte

Le impronte ai bambini rom, alla fine, non sono state prese. Il lavoro dei prefetti Gian Valerio Lombardi (Milano), Carlo Mosca (Roma) e Alessandro Pansa (Napoli), nominati commissari ad hoc dal Governo e chiamati a gestire l'emergenza “nomadi” in città ma anche in provincia, è andato ben oltre le polemiche politiche. Perché l'obiettivo vero, in base al mandato del Viminale, è stato quello di conoscere e censire le popolazioni negli insediamenti autorizzati.
Un'attività capillare e non senza difficoltà, ma l'unica in grado di consentire l'avvio di una gestione ragionevole. Insieme, com'era inevitabile, sono proseguiti gli interventi delle forze di polizia sui campi abusivi che, complice forse agosto, non si sono per ora ripopolati. In questo scenario sono poi stati rilanciati i progetti di integrazione. Ma è la parte più incerta.
A Milano sono state censite 1.100 persone «e in settimana completiamo il lavoro sui 12 campi regolari» annuncia soddisfatto il prefetto Lombardi. A Napoli sono stati identificate 900 persone tra i campi di Scampia, Torre del Greco, Casoria e Caivano.
Nella capitale il prefetto Carlo Mosca, d'intesa con la Croce rossa, ha avviato un lavoro minuzioso non solo per l'identificazione - finora sono circa 600 – ma anche per la verifica delle condizioni igieniche e sanitarie. E ieri il presidente della Cri, Massimo Barra, ha detto senza mezzi termini che «in Uganda ho visto condizioni migliori». Una verità nota, quella denunciata da Barra, ma troppo spesso ignorata.
Nel napoletano, il lavoro degli uomini guidati da Pansa ha portato fino al colloquio continuo con i capi famiglia delle comunità rom. Il programma di identificazione si è svolto senza traumi, anzi si è trasformato in un'occasione: perché per molti Rom, desiderosi di avere finalmente un'identità ufficiale, è arrivata la possibilità di poter un documento. Nel caso degli adulti, una scheda con l'impronta e la foto è stata rilasciata in copia dalle forze dell'ordine. I minori, poi, sono stati riconosciuti con le dichiarazioni dei genitori.

I problemi ormai arcinoti alle forze dell'ordine e agli addetti ai lavori sono, tra l'altro, il fatto che spesso i vecchi documenti in possesso non sono più validi. Vecchie e logore carte d'identità appartengono a Stati dell'Europa dell'Est ormai inesistenti, per esempio; oppure gli interessati non vengono riconosciuti dalle nazioni di cui dichiarano di essere originari.
Le questioni con gli Stati di provenienza riguardano anche la possibilità degli allontamenti, impropriamente definiti espulsioni se si tratta di Stati Ue. I casi in cui non è possibile disporre il rimpatrio sono molteplici. Anche per questo il presunto pugno di ferro invocato da alcuni è, invece – come sanno da tempo gli addetti ai lavori – un percorso irrealizzabile. L'allontanamento dai campi abusivi rimane invece una strada usuale. A Milano è stato fatto di recente a via Medici, a Porta Romana, in via Calchi Taeggi e alla Cascinazza. Il punto vero, però, è evitare che dopo gli sgomberi si ritorni punto e a capo, magari con le stesse persone da un'altra parte.
Il censimento serve anche a fare un controllo più concreto sulla scolarizzazione dei minori rom che, secondo le stime, rappresentano tra il 50 e il 60% della popolazione identificata. A Napoli è allo studio un «insegnante dedicato» a questi bambini, distribuito su più classi. Ma sempre in Campania, il tema più difficile da risolvere rimane quello del dialogo con gli italiani residenti nelle zone vicine ai campi. Sono questi ultimi, a quanto pare, i più restii a cominciare il dialogo. di Marco Ludovico

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martedì 12 agosto 2008

La CRI è controllata dal Governo italiano

Noi di sucardrom già a luglio avevamo accennato che la Croce Rossa Italiana non era l’organizzazione più indicata per il cosiddetto “censimento” dei Sinti e dei Rom che vivono nei "campi nomadi", oggi argomentiamo meglio le nostre perplessità.
In Italia fino a pochi anni fa la Croce Rossa era esclusivamente un corpo militare, dipendente dal Ministero della Difesa (vedi foto). Anche oggi ci sono problemi tant’è che il 23 luglio 2008 il Presidente della Commissione Congiunta Federazione – CICR per gli Statuti delle Società Nazionali, Stephen Davey, scrive a Massimo Barra che occorre procedere alla revisione della legislazione della CRI “per ridefinire e chiarificare le relazioni della Società Nazionale con le Autorità ed evitare che queste ultime possano intervenire nel funzionamento della CRI”.
Quindi è indubbio che la Croce Rossa Italiana non è un’organizzazione indipendente. E questo pone problemi seri su come saranno utilizzati i dati raccolti e non solo.
In un Ansa del 27 giugno si legge: «Per Roberto Maroni le opinioni della Commissione Ue sul rilevamento delle impronte ai minori che vivono in campi nomadi sono “infondate”. “È una procedura - aggiunge il ministro dell'interno- che viene fatta normalmente in tutti i tribunali dei minori. Inviterei i responsabili della Commissione a informarsi prima di esprimere opinioni francamente infondate”.“Non si tratta di una schedatura ma di un censimento -precisa Maroni- Sulle varie fasi di questa azione sorveglierà la Croce rossa”».
Ora tutti possono ben comprendere che è difficile che un “controllato” possa sorvegliare il suo “controllore” ma è passata nell’opinione pubblica l’idea che la Croce Rossa sia autonoma e imparziale. Purtroppo non è così!
Inoltre, non riusciamo a capire il perché chi vive in un “campo nomadi” non potrà utilizzare le prestazioni del Servizi Sanitario Nazionale. Infatti la Croce Rossa a Roma sta consegnando un tesserino che dà diritto a prestazioni sanitarie gratis nei due ambulatori della Cri di Roma.
Davvero sorprendente che in un solo colpo si voglia distruggere il lavoro svolto in questi anni dalla Caritas, Sant’Egidio, Opera Nomadi e da altre organizzazioni che si sono battute perché le diverse Asl territoriali si facessero carico delle problematiche sanitarie vissute dalle comunità sinte e rom capitoline.

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Il Presidente spazzino nel "paese da marciapiede"

Bene fa il Governo a prendere provvedimenti su annosi problemi. Ma riuscirà a fugare il sospetto che quando è al potere la destra i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?
È un "Paese da marciapiede" quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio da quelli veri.
A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto più avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica, perché non facciamo il "banco delle occasioni", coprendo con un gesto di pietà (anche qui "estetico"), un rito che fa male alle coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.
Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta buona?) e sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto, però, che la "creatività" dei sindaci non crei problemi istituzionali con questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida (colpo di sole agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!).
Tornando al "Paese da marciapiede", ha fatto bene il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l’elemosina da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla "politica del rattoppo", o a quella dei lustrini?

La verità è che "il Paese da marciapiede" i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del "Presidente spazzino", l’inutile "gioco dei soldatini" nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le "buffonate", che servono solo a riempire pagine di giornali.
Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso.
È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono? di Famiglia Cristiana

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lunedì 11 agosto 2008

Rai Tre, quando gli italiani erano "zingari"

Questa sera, lunedì 11 agosto a partire dalle ore 23.00 su Rai Tre, nell'ambito del programma “Primo Piano”, andrà in onda: “Razze, una serata di amici nel nome dell'amicizia”.
Lo speciale, tratto da uno spettacolo, è realizzato da Gianni Bianco. E propone suoni e rime, ritmi e parole per sconfiggere la paura e l'intolleranza. Per non dimenticare che una volta gli “zingari” erano gli italiani.
Lo spettacolo era infatti dedicato tutti gli italiani vittime dell'odio, delle paure e della diffidenza altrui e insultati con nomignoli sanguinosi ("cingali", "chianti", "dago", "guinea", "papolitano"...).
Allo spettacolo hanno partecipato tantissimi artisti e intellettuali da Alexian (nome d'arte di Santino Spinelli) a Natalino Balasso, da Gualtiero Bertelli, alla Compagnia delle Acque, da Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore a Moni Ovadia, Marco Paolini, Renato Sarti, Gian AntonioStella, Bebo Storti. Più un intervento video in collegamento con Antonio Albanese.
Invitiamo tutti a sintonizzarsi questa sera su Rai tre per una serata “contro”. Contro le paure. Per stare insieme. Suonare. Riflettere. Ridere. Ricordare. Cantare. Con un gruppo di amici uniti dalla voglia non di dividere ma di unire.

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Verona, militari e mendicanti

La presenza dei 75 militari nel centro di Verona con funzione di ordine pubblico (appiedati, accompagnati da polizia e carabinieri), è insieme tragica e ridicola. Tragica per lo stravolgimento delle funzioni costituzionali; ridicola perché è evidente che questo provvedimento è del tutto inutile. Eppure tale operazione di sola immagine costerà a tutti noi 31,2 milioni di euro.
L'ordinamento istituzionale affida alla Polizia le funzioni di ordine pubblico e sicurezza dello Stato, mentre alla Forze armate è affidata la difesa della Patria. Questi sono fondamenti costituzionali che non dovrebbero essere ignorati con tanta disinvoltura, come invece hanno fatto i ministri La Russa e Maroni.
Il Sindaco Tosi ha caldeggiato l'arrivo dei militari in città. Ma per fare cosa? Non possono girare con il mitra (ci mancherebbe altro), non possono perquisire, né arrestare, non sono addestrati a prevenire reati perché hanno ricevuto solo una formazione al combattimento (ma non è questo il loro ingaggio, almeno lo speriamo). Si limiteranno a passeggiare per le strade, come potrebbe fare una qualsiasi "ronda" padana (ma almeno loro lo farebbero volontariamente, a costo zero, e senza la pretesa di rappresentare la Repubblica).
I militari in città hanno una funzione elusivamente estetica. Il sindaco pensa che i veronesi, vedendo dei giovani in divisa mimetica girare per le vie del centro, si sentiranno più sicuri. Ma è solo un'illusione. La realtà è che le vere forze di polizia avranno una carico di lavoro maggiore, dovendo anche prendersi cura di questi soldatini da passerella mostrati all'opinione pubblica come fossero delle modelle. La conseguenza psicologica che ne deriverà, sarà quella di un'assuefazione alla militarizzazione del territorio.
Stupisce, ancora una volta, che il Presidente della Repubblica (che è anche il Capo delle Forze Armate) abbia dato via libera ad un'operazione che deborda macroscopicamente dalle funzioni assegnate all'esercito (articoli 11 e 52 della Costituzione).
Negli stessi giorni dell'arrivo dei militari, scatterà a Verona anche la delibera anti mendicanti. Non sarà più possibile chiedere l'elemosina davanti alle chiese o agli angoli delle strade. E' facile immaginare che i soldatini, addestrati alla Rambo ma obbligati all'inerzia, sceglieranno come gustosa ed unica preda proprio gli accattoni. Pensate che bella scenetta: il militare che brandisce l'arma corta ed intima allo storpio di sloggiare subito. E il pubblico applaude! Penosa deriva dopo duemila anni di cristianesimo. Gesù guariva e miracolava i mendicanti, li lasciava davanti al tempio mentre scacciava i mercanti; oggi, nel nome della sicurezza e della padania cristiana, si usa l'esercito contro chi chiede la carità (che era una delle tre virtù teologali, oggi vietata per delibera di Giunta!). Mala tempora currunt... di Mao Valpiana

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Milano, sgomberi e presenze

Venti persone sono state sgomberate da una baraccopoli, che poi è stata abbattuta, durante la mattinata di venerdì 8 luglio in via Console Marcello, periferia nord di Milano. Lo rende noto il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato. L'intervento è stato condotto dagli agenti del Nucleo problemi del territorio della Polizia Municipale e dal commissariato di polizia di Quarto Oggiaro.
Le dieci baracche erano state costruite su un terreno di proprietà comunale, un'area recintata e poco visibile dalla strada. Secondo quanto riferisce De Corato, i rom si sono allontanati spontaneamente alla vista degli agenti.
Non risulta, dalle agenzie stampa, che i servizi sociali del Comune di Milano abbiano offerto una sistemazione a queste famiglie di fatto cacciate. Questo contrariamente a quanto disposto dalla nostra legislazione.
Inoltre, il Vice Sindaco Decorato ha comunicato con una nota che il 16 agosto sarà consegnata in Prefettura la lista dei senza fissa dimora, 2.412 persone identificate dal luglio 2007 sul territorio milanese. Si tratta di cittadini comunitari, in maggioranza rom rumeni che entro tre mesi dal primo controllo devono dimostrare di avere i requisiti stabiliti dalla direttiva Ue, recepita dal decreto Legislativo 30 del febbraio 2007, per soggiornare in Italia: registrazione all'anagrafe, mezzi economici di sostentamento e assicurazione sanitaria.
“Questi cittadini comunitari - spiega De Corato - sono stati censiti nell'ultimo anno sia nei campi nomadi, autorizzati e abusivi, che sulle strade. La Polizia Municipale sta anche procedendo all'identificazione dei soggetti senza fissa dimora, ad esempio quelli in sosta ai semafori o agli incroci o i minori trovati a chiedere l'elemosina. Sono state già identificate - conclude l'assessore - 146 persone, tra italiani, extracomunitari e cittadini Ue”.
Dai dati espressi dal Vice Sindaco non sembra proprio che Milano sia invasa. Sembrano lontani i tempi, un anno fa, in cui DeCorato denunciava la presenza di diecimila Rom rumeni. I dati del censimento effettuato nel 2007 confermano i dati che già nel 2006 erano diffusi dall’Opera Nomadi di Milano. Nel capoluogo lombardo i Sinti e i Rom sono circa cinquemila, su una popolazione complessiva di circa un milione e trecentomila persone ma che salgono a circa quattro milioni se consideriamo l’area urbana.

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Impronte, visita segreta del minstro Maroni al cardinale Angelo Bagnasco

Era il momento più caldo della questione rom, il periodo del fuoco incrociato sul ministro leghista Roberto Maroni che aveva delegato ai prefetti di Roma, Milano e Napoli la schedatura dei “campi nomadi” e il rilevamento delle impronte digitali anche per i minorenni. In quella fase, estremamente delicata, Maroni ha incontrato in segreto il vescovo di Genova, e presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco. Un summit nella curia del capoluogo ligure e però «riservatissimo», su esplicita richiesta dell’arcivescovo.
Era la metà di luglio e da quel momento la metamorfosi nelle posizioni del titolare dell’Interno, e soprattutto della chiesa sul tema delle impronte, è stata lenta ma costante. Bagnasco non si è quasi più pronunciato sul tema; “Avvenire” - che della Cei è l’organo di stampa - ha mitigato le posizioni e meno bordate sono giunte pure da “Famiglia Cristiana”, il settimanale dei paolini che ha una linea editoriale diversa, ma è pur sempre un punto di riferimento per i credenti di tutt’Italia.
Le scelte del governo hanno fatto il resto. Con il consiglio dei ministri del primo agosto si è stabilito di “congelare” ogni scelta definitiva in materia di rilievi dattiloscopici fino a settembre, in attesa di avere un parere della Commissione europea che aveva fino a d allora criticato il Viminale.
La notizia del blitz è stata confermata ieri al Secolo XIX dal ministro stesso, attraverso il suo staff: Maroni ha ribadito d’essere stato a Genova nel periodo compreso fra l’8 e il 13 luglio (non ha volutamente specificato la data e, ironia della sorte, il 10 fu organizzata un’iniziativa dell’Arci contro il “censimento” cui prese parte don Andrea Gallo) per un colloquio «informale».E ha aggiunto un dettaglio d’un certo rilievo, per calibrare l’attenzione che l’esecutivo Berlusconi riserva ai rapporti con il numero uno della Cei. Sentendosi «sotto attacco», chiese a Bagnasco un faccia a faccia proponendo come sede Roma. Ma dalla Liguria, insieme a una dichiarazione di disponibilità, giunse l’esplicita richiesta di organizzare la cosa all’ombra della lanterna nonostante il cardinale sia spesso nella capitale.

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venerdì 8 agosto 2008

Ue, il Ministro Maroni ha dimostrato di voler collaborare

Il 1 agosto 2008 la Commissione Europea ha ricevuto il rapporto del ministro dell’Interno Roberto Maroni sulle misure di censimento dei Rom e Sinti che vivono nei cosiddetti “campi nomadi” e il testo dei decreti legislativi di delega sull'immigrazione.
Lo rende noto un comunicato del Commissario alla giustizia, alla libertà e alla sicurezza Jacques Barrot. Nel comunicato si mostra apprezzamento per il rispetto dei termini e per la “volontà di rispettare la legislazione europea” con l'invio anticipato anche del testo dei decreti legislativi. Volontà di cui, scrive Barrot, “apprezziamo tutto il valore”.
Noi di sucardrom attendiamo l’esame della Commissione e le raccomandazioni che ne seguiranno, nella speranza che il Ministro Maroni si impegni seriamente, uscendo da logiche stereotipate.

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Padova, dal "campo nomadi" alla città

Si può demolire un pregiudizio come un muro, tirando su un altro muro, fatto di mattoni e calce? Il luogo comune da picconare è quello che vuole Rom e Sinti indissolubilmente abbinati a "campi nomadi", roulotte e camper. A provarci insieme sono una comunità di sinta di Padova, il Comune e l'Opera Nomadi.
Per ora ci si arriva da una stretta strada sterrata circondata da acacie; a ridosso scorre la tangenziale e sorgono strutture fatiscenti del foro boario, l'ex macello. Ma all'inizio del 2009, in quell'area alla periferia di Padova, soggetta a riqualificazione, sarà pronta la prima casa del Villaggio della Speranza: la prima delle tre palazzine quadrifamiliari a due piani, che ospiteranno unidici famiglie sinte da tempo accampate in roulotte a cento metri di distanza da qui, in via Tassinari, in un ex parcheggio.
Un luogo degradato, che la piccola comunità tiene con dignità occupandosi della pulizia dell'area. Ora, però, sono in arrivo le case, o meglio, hanno iniziato a costruirsele. Il problema di autocostruzione, definitivo "Dal campo nomadi, alla città" uno dei pochissimi avviati in Italia, prevede, infatti, che la comunità stanziale sinta contribuisca direttamente all'edificazione degli immobili. "Quest'idea ci è stata proposta dai sinti e dall'Opera Nomadi presente a Padova", spiega l'assessore comunale ai Servizi Sociali, Claudio Sinigaglia. "E noi abbiamo deciso di farla nostra , finanziandola siglando un protocollo con Opera Nomadi". Continua a leggere…

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I Rom rumeni, indesiderabili in Italia e in Francia

Benché cittadini dell'Unione Europea, i Rom subiscono sgomberi, espulsioni e schedature. Indesiderabili, in Francia come altrove in Europa, i Rom, sballottati da una bidonville all'altra, sono regolarmente oggetto di sgomberi. Il che permette di schedare progressivamente l'insieme della comunità.
A Lilla, 70 persone sono state espulse dal loro campo martedì 29 luglio; altre 55 sono state allontanate da Saint-Etienne verso la Romania il 17 luglio. Ed entro la fine di agosto, 633 rom saranno evacuati dal più vasto campo della Francia, situato a Saint-Ouen (Seine-Saint-Denis) su di un terreno dove devono essere costruite delle case popolari.
Mercoledì 30 luglio era l'ultimo giorno offerto ai rom di Saint-Ouen per chiedere di partecipare ad un progetto di reinserimento. Lo stato e le collettività locali creeranno nel comune un “villaggio di inserimento”. Benché più di 300 abbiano fatto domanda, solo un centinaio potranno stabilirvisi. I servizi sociali spiegano che un “villaggio di inserimento” può accogliere solo una ventina di famiglie. Le altre dovranno andarsene. Il viceprefetto di Saint-Denis, Olivier Dubaut, avverte: “Non tollereremo campi abusivi.”
In progetti simili, solo 21 famiglie sono state selezionate a Saint-Denis e 18 a Aubervilliers. “Manca la volontà politica. Solo un sostegno finanziario europeo permetterebbe di realizzare dei progetti di maggiore ampiezza” ritiene Marie-Louise Mouket, responsabile di Pact Arim 93. Questa associazione per l'inserimento tramite l'alloggio è stata incaricata dal comune di Saint-Ouen di effettuare un'inchiesta sociale. Permetterà al prefetto di giudicare, su criteri lasciati alla sua discrezione, le famiglie che hanno “la volontà di integrarsi nella società francese” , sul piano professionale, scolastico e linguistico. “Coloro che non rispondono ai criteri avranno l'obbligo di lasciare il territorio francese”, assicura il Signor Debaut.
Così, 400 rom di Saint-Ouen sono minacciati di espulsione e 94 si sono iscritti ai servizi dell'immigrazione (Anaem) per il ritorno volontario in Romania. Secondo il ministero dell'immigrazione, l'ammontare dell'aiuto per il ritorno è mantenuto a 300 euro per adulto. Ma a Saint-Etienne e a Saint-Ouen, i rom affermano che sono stati promessi loro solo 150 euro.
Prelievo di saliva Comunque sia, la maggior parte non vuol tornare in Romania. “Vogliamo restare in Francia. Dopo la chiusura del campo, andremo altrove, non vogliamo tornare in Romania, mai. Cosa vogliamo? Avere il diritto di lavorare, qui”, esclama Sorin Boti, 34 anni, piastrellista, del campo di Saint-Ouen. Ripartiti, volontariamente o no, nulla impedisce a coloro che lo desiderano di riprendere un pullman per la Francia.

Da quando sono entrati nell'Unione Europea il 1° gennaio 2007, rumeni e bulgari sono sottoposti a delle disposizioni particolari in materia di lavoro. Ma sono cittadini europei a tutti gli effetti, beneficiando della libertà di circolazione, come ha ricordato il Consiglio di Stato il 19 maggio. Come gli altri europei, devono, oltre i tre mesi di soggiorno, “o disporre di un lavoro o possedere sufficienti mezzi di sussistenza”, secondo la circolare del 22 dicembre 2006, pubblicata espressamente dal ministero dell'interno, il giorno prima della loro entrata nell'Unione. Se non soddisfano queste condizioni di soggiorno, rumeni e bulgari possono essere espulsi.
Sui 23.186 stranieri espulsi nel 2007, 2.271 rumeni e 810 bulgari sono stati rimandati nel loro paese, volontariamente o forzatamente. Gli ambienti associativi denunciano regolarmente l'assurdità di queste espulsioni, poiché i rom ritornano in Francia. Sulle 55 persone partite da Saint-Etienne il 17 luglio, due sono già tornate in due settimane, afferma Georges Gunther, responsabile della Rete di Solidarietà con i rom.
Attorno a Saint-Etienne la comunità rom resta stabile da cinque anni, con 250-300 persone. Per evitare che ritornino in Francia e possano beneficiare più volte dell'aiuto al ritorno volontario, la legge del 20 novembre 2007 prevede una schedatura biometrica dei beneficiari dell'aiuto al ritorno.
Il decreto applicativo è ancora in corso di preparazione. Ma nei fatti, il censimento è cominciato. A Saint-Ouen, l'inchiesta sociale – alla quale i rom hanno partecipato in massa, costituisce infatti uno schedario preciso che sarà consegnato alla prefettura: identità, data di entrata in Francia, profilo professionale, medico e scolastico.
Un censimento completato con i dati dell'Anaem che lavora in stretta collaborazione con la polizia. A Saint-Etienne, il comune indica apertamente che “l'obiettivo dei controlli è di registrare in uno schedario le identità per rilasciare dei OQTF (ndr.: obbligo di lasciare il territorio francese) tra tre mesi, prima delle evacuazioni.”
A Alès (Gard), dei rom beneficiari dell'aiuto al ritorno sono stati convocati dalla polizia per prendere loro impronte digitali, foto e fare un prelievo di saliva. “È per un affare di prossenetismo in cui erano implicati dei minorenni, è in questo contesto che l'autorità giudiziaria ha proceduto a questi rilevamenti”, precisa un consigliere del Ministro Hortefeux. E quest'ultimo insiste che la schedatura biometrica non sarà applicata solo ai rom. Sta di fatto che in Francia, come in Italia, la schedatura dei rom è cominciata. di Anne Rodier e Laetitia Van Eeckhout

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giovedì 7 agosto 2008

Ue, la politica non ha fermato l’intolleranza verso i Rom e i Sinti

Rapporto impietoso sull’Italia dell’Agenzia Ue sui diritti fondamentali. «Tutto parte da Ponticelli». Uno spartiacque. C’è un prima e un dopo Ponticelli. Perché dallo scorso 10 maggio, quando il campo nomadi alle porte di Napoli è stato assaltato, l’Italia è diventata un osservato speciale.
L’Europa si è allarmata per quelle fiamme e per le reazioni stigmatizzanti della destra e ha puntato i riflettori sul nostro paese. Preoccupata per le ondate di razzismo e xenofobia. Tanto da produrre un rapporto sull’accaduto.
Se ne è incaricata l’Agenzia dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che in una trentina di pagine ha messo nero su bianco due mesi di cronaca italiana. I fatti, le risposte del governo, le reazioni politiche nazionali e internazionali. Dal 10 maggio, quando una rom è accusata d’aver tentato il rapimento di una bambina di Ponticelli, fino al decreto per la presa delle impronte digitali dei bambini rom.
Una narrazione oggettiva e alla fine una conclusione che giudica «generalmente negativo» il discorso politico conseguente al «clima d’intolleranza generato dai fatti di Ponticelli». Perché l’Italia ha recepito la direttiva europea del 2000 che dispone la protezione contro le discriminazioni, e ha invece risposto all’emergenza avviata da Ponticelli con un pacchetto di misure che stigmatizza ulteriormente il diverso e fomenta il clima di razzismo.

Dopo aver dettagliato gli eventi che vanno dall’arresto della rom e il seguente assalto con bottiglie incendiarie del campo nomadi, il rapporto racconta gli altri fatti di cronaca che si sono prodotti in quei giorni. Piccole e grandi discriminazioni, aggressioni e assalti. E le misure del governo.
In particolare il Pacchetto sicurezza, che «include misure che facilitano la deportazione degli immigrati irregolari e criminalizza gli ingressi non autorizzati nel paese». E l’annuncio dell’intenzione di utilizzare i militari in un clima di stato d’emergenza nomadi in Campania, Lazio e Lombardia. Con tanto di Commissari straordinari a Roma, Milano e Napoli.
A fianco delle misure anche le parole di quei giorni. Quelle del Presidente della Repubblica Napolitano che denuncia un clima d’intolleranza che va contro i principi della Costituzione. Quelle muscolose della destra napoletana che chiede al sindaco della città lo sgombero di tutti i campi nomadi perché «è ora di finirla con le mezze misure».
Oppure le frasi del ministro delle Riforme, che il rapporto non cita per nome, ma noi sappiamo essere Umberto Bossi, che in quel clima filosofeggiava spiegando che quando «il popolo perde la pazienza reagisce». O le parole del sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, che lombrosianamente spiegava come ogni gruppo etnico sia legato a specifici crimini. Tesi rispresa dal Giornale, anch’esso finito nel rapporto per l’articolo in cui dimostra che «I rom rubano i bambini».
Visto dal rapporto dell’Agenzia dei diritti fondamentali, il clima italiano degli scorsi mesi appare alquanto fosco e caotico, irrazionale e preoccupante. Del resto, riporta il rapporto, durante tutto questo periodo le istituzioni internazionali non hanno mancato di richiamare l’Italia al rispetto dei diritti umani.
Lo ha fatto il commissario alle Pari opportunità il 20 maggio di fronte al Parlamento europeo quando ha criticato il modo con cui si fanno passare i rom come criminali. E lo ha fatto anche la parlamentare europea Viktoria Mohacsi, che dopo aver visitato i campi nomadi di Roma e Napoli ha dichiarato a Strasburgo che la situazione dei rom in Italia è una delle peggiori in Europa.
E poi ancora il Consiglio d’Europa, l’Ocse e l’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu che ha criticato il governo per le nuove leggi sull’immigrazione irregolare. E, per finire, la reazione della Commissione europea che con una lettera ha chiesto spiegazioni al governo italiano sulla sua intenzione di censire i rom e prender loro le impronte digitali.
Con queste eloquenti prese di posizione internazionali, non c’è da sorprendersi che l’Italia sia finita sotto la lente d’osservazione europea. E neanche che un’Agenzia come quella per i diritti fondamentali si sia interessata del nostro paese. di Luca Sebastiani

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Mantova, solidarietà al Sindaco

Manifestiamo piena solidarietà al Sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni, a seguito della grave intimidazione ricevuta.
Siamo rimasti molto colpiti e turbati dal gravissimo atto di minaccia esplicita al nostro Sindaco e condanniamo con estrema forza queste forme di violenza, sempre più frequenti, che vogliono trascinare il nostro Paese nell’insicurezza e nella paura.
Ci chiediamo anche perché il folle gesto sia stato firmato “KKK”. Subito la mente va all’organizzazione razzista americana che promuove la delirante ideologia della superiorità razziale dei bianchi anglosassoni su tutte le minoranze etniche a partire dagli afroamericani.
Speriamo che l’autore dell’intimidazione al nostro Sindaco sia un mitomane perché se al contrario il gesto è stato fatto con precisi intenti “politici/ideologici” ci troveremmo di fronte ad una studiata strategia che tutte le forze democratiche mantovane, insieme, devono combattere.
Sucar Drom, Opera Nomadi, ICS e le Comunità sinte e rom mantovane

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Roma, il Ministro Mara Carfagna ha visitato il “campo nomadi” di Tor de' Cenci

Il “campo nomadi” di Tor de' Cenci non sarà chiuso, almeno per il momento. E' quanto emerso dal sopralluogo nell'insediamento rom, alle porte di Roma, effettuato oggi pomeriggio dal ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, accompagnata dal sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, dal prefetto di Roma e commissario dell'emergenza nomadi Carlo Mosca, dall'assessore comunale alle Politiche Sociali Sveva Belviso e dal presidente della Croce Rossa Massimo Barra.
L'unica voce fuori dal coro è stata quello della Belviso, che continua a ribadire la richiesta, rivolta a Mosca, "di chiudere il campo al più presto". Durante la visita invece, sia la Carfagna che Mantovano hanno chiarito che il campo "andrà migliorato, ristrutturato ma non chiuso".
Il ministro ha salutato affettuosamente bambini e bambine del campo, promettendo agli abitanti dell'insediamento che i loro appelli di intervento per il miglioramento delle condizioni della struttura non rimarranno inascoltati. Il prefetto Mosca ha assicurato che l'eventuale spostamento del campo “sarà valutato solo alla fine della ricognizione di tutti gli insediamenti presenti sul territorio romano”.Il ministro Mara Carfagna durante la visita ha affermato: “non c'è nulla di male a prendere l'identità a queste persone. Non è un atto discriminatorio; la discriminazione nasce dalle condizioni in cui vivono e non dal censimento”. “Per esercitare le pari opportunità - ha aggiunto Carfagna - bisogna conoscere situazioni del genere”.

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mercoledì 6 agosto 2008

I sindaci sceriffi, la Lega Nord cambia il Paese

Da oggi i sindaci delle città saranno "protagonisti e non comprimari della sicurezza sul territorio". Così il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha commentato il decreto attuativo che concede più poteri ai sindaci sottolineando che, d'ora in avanti, è fondamentale una "collaborazione virtuosa" tra tutti i soggetti coinvolti e aggiungendo: "Vediamo se i sindaci hanno creatività e poi valuteremo".
Il titolare del Viminale ha poi sottolineato che il sindaco diventa un vero e proprio "ufficiale di Governo" che adotterà i provvedimenti "comunicati preventivamente al prefetto che è in grado autonomamente o in sede di comitato di ordine di sicurezza pubblica di dare attuazione al provvedimento". I prefetti non hanno però poteri di veto: "C'è la necessità di coordinare l'azione di polizia con quelle della polizia locale - spiega Maroni - il prefetto è tenuto a dare collaborazione e a far rispettare la legge". E se ci fosse uno scontro tra sindaco e prefetto? "Verrà definito - risponde il ministro - nell'ambito del comitato di ordine pubblico. Quello che vogliamo è sviluppare una situazione sinergica su tutto il territorio e per questo mi aspetto una serie di ordinanze specifiche che poi valuteremo nei contenuti per definire eventualmente delle linee guida".
Con questa nuova norma sarà difficile contrastare le evidenti discriminazioni cui sono oggetto le famiglie sinte e rom, soprattutto per chi come i giostrai svolgono un’attività itinerante.
Ma non saranno solo loro ad essere colpiti, infatti già in passato molti Sindaci hanno utilizzato lo strumento dell’ordinanza per negare il diritto all’esistenza su interi territori alle famiglie sinte e rom.
Nelle nuove norme si dà mano libera ai Sindaci “creativi” di emanare ordinanze in materie che erano di competenza statale, relativamente a «incolumità pubblica» e «sicurezza urbana». Con la prima, recita il decreto del ministro dell’Interno, «si intende l’integrità fisica della popolazione», mentre la sicurezza urbana «è un bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa del rispetto delle norme che regolano la vita civile». E chi se non i Sinti e i Rom sono le persone, i Cittadini da allontanare per garantire l’«incolumità pubblica» e la «sicurezza urbana»?
Ma ciò che più colpisce è il fatto che il Ministro chieda “creatività” ai Sindaci, prima di emanare delle linee guida. Questo messaggio amplifica e struttura il comportamento fino ad oggi tenuto dallo stesso Ministro che da il là a qualsiasi iniziativa e poi si metterà eventualmente una pezza se ci fossero delle reprimende internazionali per la “creatività” espressa dai Sindaci. Ma intanto il danno sarà fatto.
Questa è una delle tecniche politiche della Lega Nord, importate da Maroni dentro l’azione del Governo italiano. Da un lato si alza la voce, la si spara grossa. I giornali la riprendono immediatamente e l’amplificano. Poi si afferma di essere stati fraintesi ma intanto il messaggio è andato. Ha colpito chi doveva colpire e rassicura chi deve rassicurare. Naturalmente impaurisce chi deve impaurire.

Il punto di riferimento di questa strategia è Giancarlo Gentilini (pro-sindaco di Treviso). Questa strategia dell’agire comunicativa è ora prassi di Governo, dettata proprio dal Ministro che chiede “creatività” ai Sindaci. Una strategia volgare ma non rozza e molto più efficace delle “ronde padane”.
In questo modo di comunicare e di agire, per quanto possa apparire paradossale e costi ammetterlo, c’è dell’intelligenza che si muove, materia grigia che funziona, idee che si associano in termine complessi, oltre alla fatica anche fisica per arrivare a concretizzare le iniziative che si susseguono da due anni contro le popolazioni sinte e rom e nono solo (in questi giorni è iniziata l’offensiva contro i meridionali che rubano il posto di lavoro pubblico alle “genti del nord”).
C’è qualcuno che si alza al mattino, contatta il suo staff, ci ragiona insieme prende delle decisioni e poi via: non restare chiuso qui pensiero. Questo però significa che anche le risposte devono essere ragionate, articolate, intelligenti. L’intolleranza va analizzata e compresa, non si può sperare di batterla con un’intolleranza speculare, limitarsi ad etichettare il razzismo come una manifestazione di istinti bassi e primitivi dei quali ogni cittadino di buon senso può solo scandalizzarsi.
C’è ovviamente anche chi si scandalizza, chi è già stufo di scandalizzarsi e chi invece preferisce minimizzare. C’è chi protesta e poi si dissocia o dice di essere stato frainteso. E c’è anche chi vuole capire perché.
La questione più importante riguarda le conseguenze di tutto questo. Non solo quelle immediate: il problema è a lunga gittata, generazionale. I bambini delle elementari, i ragazzi delle medie, stanno crescendo in un Paese in cui manifestazioni verbali di razzismo sono diventate comuni e non solo quelle come in questo caso e come nel caso delle impronte ai Sinti e ai Rom che vivono nei “campi nomadi”. Affermazioni e azioni sono state “sdoganate”. Quali guasti procura questa semina in chi sta crescendo? di Carlo Berini

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martedì 5 agosto 2008

Olimpiade, l'Italia cerca la pagliuzza...

Un gesto di dissenso contro la violazione dei diritti umani in Cina, come potrebbe essere quello di disertare la cerimonia d’apertura del prossimo 8 agosto.
A chiederlo agli atleti italiani il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, nelle ultime ore protagonista di una polemica sul tema dei diritti umani col presidente del Coni Gianni Petrucci. Gasparri prende come esempio la decisione della campionessa tedesca di scherma Imke Duplitzer che oggi ha annunciato di non voler prendere parte all’inaugurazione dei Giochi Olimpici, paragonando la cerimonia ad un “circo”.
Davvero strana quest'affermazione di Gasparri, leader di una forza politica il Pdl, che sostiene un Governo che ha subito dure reprimende internazionali proprio sulle violazione dei diritti umani. L’attuale Governo italiano rischia il ridicolo se la Cina comunista ricordasse al senatore Gasparri, e non solo, una frase del vangelo: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello» (Vangelo di Luca, Capitolo 6, versetti 41 e 42).
Sarebbe quindi un’evidente contraddizione andare ad insegnare ai cinesi ciò che non siamo capaci di fare in Italia, appunto garantire i diritti umani.

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Madrid, è arrivata l'ora di reagire

Alla fine abbiamo ottenuto tutti i permessi governativi per poter celebrare a Madrid, il prossimo GIOVEDI' 7 AGOSTO una manifestazione che terminerà davanti alla sede dell'Ambasciata d'Italia, in calle Lagasca.
Manifesteremo per denunciare pubblicamente la gravità degli attentati sofferti dai gitani europei residenti in Italia e per chiedere la solidarietà dei cittadini davanti alla violenza cieca dei razzisti.
A partire da adesso dobbiamo moltiplicarci. Noi, i gitani, dobbiamo avere la coscienza degli obblighi che abbiamo di partecipare, con sacrificio personale ed economici ad essere precisi, in una rivendicazione come questa.
E' una grande opportunità perché i gitani di Spagna dimostrino di essere disposti a dare qualcosa di noi stessi in difesa degli interessi di tutti. Per questo dico che dobbiamo mobilitarci perché le associazioni gitane, fondamentalmente, organizzino la trasferta a Madrid.
Sarebbe molto importante che la Spagna vedesse, e che l'Europa intera contemplasse, i gitani spagnoli disposti a mettere la faccia, con coraggio, in difesa dei Diritti Umani, in difesa della libertà di circolazione, in difesa della democrazia e contro qualsiasi forma di razzismo o xenofobia.
Il giorno 7 agosto si devono vedere a Madrid molte bandiere gitane e molte bandiere europee e, naturalmente, anche bandiere spagnole e dell'autonomia, anche se, ripeto, l'ideale sarebbe che predominassero le bandiere gitane e quelle europee.
A partire da qui occorre sollecitare l'accordo e l'adesione di quante più istituzioni possibili. Perciò, la nostra manifestazione non è contro nessuno (evidentemente sì contro i razzisti, sì contro i nazisti, sì contro i genocidi), ma a favore della libertà, della democrazia e per l'uguaglianza delle opportunità per tutti. Per questa ragione converrà che tutti si sentano a loro agio in questa manifestazione. Tanto la gente del PSOE come quella del PP, così come quella del resto delle formazioni politiche. I Sindacati devono essere al nostro lato. Questo giorno devono accompagnarci le associazioni del Terzo Settore di Azione Sociale. E perché questo avvenga, siamo noi che dobbiamo mobilitarci.
Lo ripetiamo ancora una volta. Facciamo questa manifestazione perché molti gitani lo hanno chiesto. Per questa ragione rinunciamo a qualsiasi protagonismo non necessario o di clan. Nonostante, dato che dev'esserci un'organizzazione convocante, crediamo che debba essere il CONSEJO ESTATAL DEL PUEBLO GITANO, massimo organo di rappresentazione dei gitani spagnoli, a mostrarsi. Gli altri, in un onorevole secondo piano, devono lavorare con il massimo sforzo ed efficace perché tutto venga il meglio possibile.
Aperti a ricevere qualsiasi suggerimento, contributo o rettifica a quanto qui manifestato, vi invio un forte abbraccio. Juan De Dios Ramírez-Heredia, Presidente dell'Unìon Romanì
Per stabilire contatti, per formulare suggerimenti o coordinare azioni, chiediamo di mettersi in contatto con le seguenti persone: Antonio Vazquez Saavedra, VicePresidente del Consejo Estatal del Pueblo gitano, e-mail: info@fagex.org; Manuel Garcia Rondon, Secretario General de la Unión Romani, e.mail: u-romani@pangea.org; Antonio Torres Fernandez, Vicepresidente de Unión Romaní, e.mail: u-romani@pangea.org; Isidro Rodriguez, Director de la Fundación Secretariado Gitano, e.mail: fsg@gitanos.org; Francisco Santiago Maya, Coordinador, e.mail: u-romani@pangea.org.

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MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo

Notizie da MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo. Iscriviti alla newsletter settimanale, scrivendo a sivola59@yahoo.it.

Francia del 28/07/2008 @ 08:42:30 - Leggo su La voix des Rroms Vi annunciamo il lancio del canale TV de "La voix des Rroms" su internet, sul quale diffondiamo alcune nostre azioni. Potete accedervi cliccando...

Rom: lettera aperta alle autorita' di Pesaro del 28/07/2008 @ 13:57:10 - Ricevo da Roberto Malini Illustrissimo Sindaco Luca Ceriscioli, Assessori Riccardo Pascucci e Marco Savelli, Presidente Regione Marche Gian Mario Spacca, Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino Palmiro Ucchielli, Arcivescovo di Pesaro S. E. Rev.ma Piero Coccia, Prefetto Alessio Giuffrida e autorita' civili e per conoscenza:...

Tutto il resto e' fiction. del 29/07/2008 @ 00:17:25 - Dal blog R-esistenza Infinita (La notizia la trovate QUA ndr) Allora, cari legaioli, quel che resta di bossi e' in Romania. No, non e' andato la' – come ha cercato di farvi credere - per continuare la guerra allo sporco zingaro, in casa sua, ma...

Canada del 29/07/2008 @ 09:07:24 - Da Roma_Daily_News Posted By ALISON LANGLEY REVIEW STAFF WRITER - Martedi' (22 luglio ndr) Adam Horvath ha viaggiato da Toronto a Niagara Falls per convincere il Ministro della Giustizia, Rob Nicholson, che suo padre non e' un criminale...

Svizzera del 29/07/2008 @ 11:12:14 - Da Ticinonews Petardi lanciati contro il campo nomadi di Gudo, che ospita circa 200 persone. Sconosciuti gli autori. Il commento di Mauro Tettamanti...

Grecia del 30/07/2008 @ 09:23:46 - Dal blog Deviousdiva Un recente articolo sulla comunita' Rom a Votanikos dal giornale nazionale Eleftheros Typos (in greco). Guarda alla salute ed ai rischi per i fuochi che bruciano le guarni...

Repubblica Ceca del 31/07/2008 @ 08:48:30 - Da Czech_Roma Brno, 21 luglio (CTK) - Il vice sindaco Rychnovsky ha detto lunedi' ai giornalisti che sara' stabilita a Brno nei prossimi anni una rete di alloggiamenti sociali per aiutare le famiglie che non hann...

Romania del 31/07/2008 @ 09:30:20 - Da Romanian_Roma Editoriale: Razzismo davanti al PC OVIDIU NAHOI Vice Capo Redattore Dobbiamo dare troppa importanza ai forum che accompagnano gli articoli delle nostre pubblicazioni online? Questi messaggi si sintonizzano con lo stato mentale dei lettori? Registriamo il fatto che i pa...

Colletta per Rebecca del 01/08/2008 @ 09:04:39 - Ricevo da Roberto Malini Sei un antirazzista? Compra un disegno di Rebecca Covaciu. Partecipa alla Resistenza solidale ... e aiutami a far circolare questa "colletta per un'Italia migliore"...

Turchia del 01/08/2008 @ 09:05:17 - Da Roma_Daily_News 23 luglio 2008, ISTANBUL - Turkish Daily News Secondo un recente rapporto, c'e' bisogno di un'azione urgente per prevenire infortuni dovuti alle macerie lasciate dalle demolizioni nel quartiere di Istanbul di Sulukule. Nel rapporto, la...

Serbia del 02/08/2008 @ 09:12:42 - Da Roma_ex_Yugoslavia Dichiarazione di Refik Jajic BELGRADO - 26 luglio 2008 Nella sessione informativa del Media center dell'Unione Europea, i rappresentanti della Commissione Europea nella Repubblica di Serbia hanno annunciato che l'Unione Europea de...

Discriminazione: non solo Italia del 02/08/2008 @ 09:28:36 - Da Roma_Daily_News Reuters 29 luglio 2008 - L'Italia e' stata criticata per i provvedimenti severi contro la sua minoranza Rom. Di seguito alcuni dettagli sui Rom in Europa: * UNIONE EUROPEA: - L'esecutivo UE ha fatto pressione sugli stati...

Repubblica Ceca del 03/08/2008 @ 09:21:49 - Da Czech_Roma [...] L'estrema destra vuole rilocare i Rom in India By CTK Praga, 30 luglio (CTK) - Lidove noviny (LN) ha riportato mercoledi' che il Partito Nazionale Ceco vuole riuscire nelle elezioni generali del 2010 con la radicale retorica anti-Romani, formulata in 1...

Francia del 03/08/2008 @ 09:26:14 - Da Roma_Francais 24 luglio 2008 Virginie Verdier-Bouchut / Proximum - L'Alta Autorita' di lotta contro le discriminazioni e per l'uguaglianza (Halde) ha stimato, in una delibera dello scorso 7 luglio, che e' discriminatorio rifiutare la consegna d'una carta nazionale...

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Roma, il Casilino 900 è "controllato"

La guerra ai rom continua. Al Casilino 900 dopo l’agitazione del comitato di quartiere e l’udienza concessagli da Sindaco e Prefetto, pronto è stato l’intervento delle autorità. Ma non per migliorare l’infimo livello di vita dei 650 individui costretti a vivere in una baraccopoli la cui miseria ha sorpreso lo stesso sindaco. Al contrario: il campo è stato di fatto isolato dal quartiere. Blocchi di pesanti segmenti di guard rail in cemento ostruiscono l’entrata ai veicoli, una nutrita pattuglia di vigili urbani controlla severamente i documenti di chiunque voglia accedere al campo.
«E’ questa la nuova versione dell’integrazione di una minoranza che aspira a documenti che le permettano di lavorare, avere una casa e un livello di vita dignitoso?», si chiede Nazzareno Guarnieri, della Federazione Rom e Sinti Insieme. Il campo già privato di acqua ed energia elettrica è abitato non solo da molti bambini ma anche da anziani, alcuni dei quali impossibilitati a camminare a causa di malattie varie. Donne con neonati in braccio sono costrette a lunghi tragitti a piedi nella polvere per comprare il necessario. Domenica 3 agosto le 50 famiglie del campo cui è riconosciuta la possibilità di vendere modesti articoli al mercatino di via Collatina sono state costrette a rinunciarvi non potendo caricare i furgoni della merce accumulata nella settimana.
«Il problema dei rom/sinti e dei campi nomadi –continua Guarnieri– come lo si vuole risolvere? Riconoscendo i diritti umani elementari agli esclusi o facendo della terra bruciata attorno a loro in modo da umiliarli sempre più finchè esasperati tolgano il disturbo della loro presenza che offende l’estetica dei benpensanti? Ma così non si consegue una vittoria della città sul degrado ma una avvilente sconfitta della civiltà, quella civiltà il cui criterio di giudizio prioritario si esprime nel trattamento riservato ai più deboli, ai più fragili, ai più poveri».

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lunedì 4 agosto 2008

Lettera aperta al Ministro Maroni

Signor Ministro Maroni, vorrei metterla a conoscenza di cosa siano veramente i “campi rom” e di come essi si siano sviluppati in Italia in modo da invalidare le idee diffuse dai cosiddetti “esperti rom” come il decennale presidente dell’Opera Nomadi, Massimo Converso, che non è né sinto né rom (e che purtroppo nessuno può mandare via perché molto “comodo” per le istituzioni che lui rimanga presidente a vita e “dittatore” del popolo Rom e Sinto in Italia).
Prima di tutto va fatta una differenza tra le baraccopoli e i campi nomadi.
Le prime sono state create da immigrati disperati, arrivati da tutto il mondo per scappare dalle guerre, attraversando il mare e rischiando persino di morire nel viaggio della “speranza”.
Il popolo rom e sinto è stato invece costretto a vivere in quei ghetti chiamati “campi nomadi”. Originariamente queste popolazioni si stabilivano nei “campi sosta” per il tempo necessario allo svolgimento della loro attività lavorativa in una determinata città o anche in microaree dove si stanziavano le famiglie allargate. Ma dopo la caduta del muro di Berlino gli Stati cuscinetto dell’ex-Jugoslavia, che non erano alleati né con la Nato né con il Patto di Varsavia, sono stati condannati a sparire nel nome della democrazia.
Noi Rom abitanti di quelle terre, essendo assolutamente pacifisti, e trovandoci davanti al pericolo dei guerrieri albanesi, croati, serbi, macedoni e bosniaci, i quali erano in lotta per formare i loro Stati indipendenti, siamo stati costretti all’esodo dalla terra balcanica, finendo così nei “campi sosta” da allora trasformati, a causa dell’emergenza, in “campi nomadi”.
Da sempre i Rom e i Sinti sono scappati dalle guerre, non si sono mai contrapposti in maniera violenta a tutte le persecuzioni subite, non abbiamo mai combattuto per confiscare le terre a qualcuno e rivendicare un nostro Stato.

Siamo l’unico popolo ad avere una bandiera senza avere una “madre terra”.
Nei secoli sono stati tanti, quelli che hanno mostrato contro di noi la loro forza. I nazisti di Hitler ci hanno massacrati facendo finire nei lager e nelle camere a gas più di 800.000 Rom e Sinti.
Nei balcani, quando si moriva, emergeva solo l’appartenenza al paese di nascita (si diceva: “oggi è morto un macedone”) senza alcun riferimento all’appartenenza al popolo Rom e Sinto.
Adesso invece, con un meccanismo simile e opposto al tempo stesso, quando giungiamo in Italia, dopo aver passato tutti i pericoli di un lungo viaggio attraverso il mare o la terra e tanti confini e dogane, ci rendiamo conto di non venir più considerati come persone, ognuna con una propria identità, ma soltanto come “nomadi” (parola usata per riferirsi a persone che vivono volontariamente spostandosi da un luogo all’altro) pur essendo da moltissimi anni assolutamente sedentari!
Per identificare questa popolazione si usa la parola “zingari” che, originariamente, in greco significava “intoccabili” e che oggi è invece diventata sinonimo di ladro, sporco, elemento pericoloso per la società in cui vive.
Ciò ha comportato per noi l’esclusione da qualsiasi intervento di prima accoglienza e l’impossibilità di essere accolti come profughi: per un uomo e una donna rom ottenere un permesso per asilo politico è diventato soltanto un’utopia.
Nei “campi nomadi” vivono Rom e Sinti di varia provenienza: Macedonia, Serbia , Bosnia e MonteNegro. A loro si sono aggiunti di recente i Rom provenienti dalla Romania, già perseguitati nel loro Paese dal vecchio dittatore Ceausescu e non meglio trattati dall’attuale governo che li ha relegati sotto i ponti pur essendo anche essi cittadini europei.
Una cosa che ci tocca particolarmente è che in Italia, la politica e i media hanno riesumato la vecchia favola degli “zingari che rubano i bambini” e rispetto a quest’ipotesi sono state fatte migliaia di indagini che non hanno però portato a nessuna condanna negli ultimi venti, trent’anni.
Ma in fondo mi chiedo: “chi sono davvero i ladri di bambini?”, i Rom o quel sistema che attraverso i provvedimenti dei tribunali toglie, a volte con troppa leggerezza, i figli alle proprie famiglie, procedendo all’affidamento o persino all’adozione a famiglie italiane?
Inoltre, per quanto riguarda il ricongiungimento familiare, rileviamo il fatto che il provvedimento per il riscontro del Dna si applicherà solo ai Sinti e ai Rom (per assicurarsi che i bambini non siano “rubati”). Come mai questo provvedimento non si applica a tutti gli immigrati? Non è forse, questa, vera e propria discriminazione nei confronti del popolo Rom e Sinti?
Signor Ministro, la sua più recente dichiarazione, secondo la quale i genitori Rom e Sinti sono soliti abbandonare i loro figli, non ha alcun fondamento reale e con affermazioni del genere ci sentiamo presi in giro. L’impressione che ricaviamo da tutto questo è che certe teorie servano più che altro a giustificare provvedimenti e dichiarazioni condannati persino dal Parlamento Europeo (che ha accusato l’Italia di attuare discriminazioni razziali).
Ribadisco che pur vivendo in Italia ormai dieci anni non ho mai sentito parlare di casi reali di rapimento di minori italiani o di abbandono generalizzato dei nostri figli.
Forse certe immagini che avete di noi provengono da storie che risalgono alla vostra infanzia e anche lei, Signor Ministro, chissà che certe sue affermazioni non derivino dalle storie che sua nonna (Allahrahmetulah, Dio le dia pace) le raccontava da piccolo a proposito degli “zingari che rubano i bambini” quando non si comportano bene.
Oggi i giornali raccontano storie ancora più spaventose sui Rom e i Sinti, storie altrettanto fantastiche e false e che creano la stessa paura sulla popolazione italiana delle storie che le nonne raccontavano ai nipoti per tenerli buoni.
La mia esperienza lavorativa nel progetto “Le Città Sottili” a Pisa mi ha mostrato la possibilità di aiutare i bambini e le bambine rom e sinte senza alcun bisogno di prendere le loro impronte digitali. Sono arrivato a Pisa nel 1998 e mi sono stabilito in un “campo nomadi”, a quel tempo tantissimi bambini slavi chiedevano l’elemosina ai semafori della città e la frequenza scolastica era scarsa. Nel campo operava una cooperativa di gagè (non Rom) che si era assunta l’incarico di fornire il trasporto per i pochi bambini rom che allora frequentavano le scuole e che, tra l’altro, promuoveva la nostra cultura festeggiando le “feste rom”, pur non avendo idea ad esempio della festa dell’8 aprile, Giornata Mondiale dei Rom e dei Sinti (1971, a Londra nasce l’International Romani Union).
Nel corso di dieci anni, dal 1998 al 2008, siamo riusciti a portare avanti un percorso di scolarizzazione che attualmente vede quasi tutti i bambini in età d’obbligo formativo iscritti nelle scuole (con una frequenza giornaliera dell’85%) e seguiti attraverso attività pomeridiane di doposcuola.
Ad oggi abbiamo tutti i dati relativi alla popolazione dei “campi” e molti tra i bimbi seguiti già dal 1998 sono adesso maggiorenni: per loro sarebbe ora necessario e importante occuparsi piuttosto dell’ottenimento della cittadinanza, essendo persone nate in Italia. Purtroppo con molti di loro risulta impossibile intraprendere un percorso di questo tipo poiché un requisito richiesto per ottenere la cittadinanza è la residenza in Italia, il problema è che non viene riconosciuta la residenza nei “campi nomadi”, dove alcune famiglie abitano ormai da decine d’anni.
Dunque, ragazzi nati e cresciuti in Italia non possono godere della possibilità di ottenere la cittadinanza italiana. Spesso non hanno la cittadinanza neppure nei paesi di provenienza dei genitori e spesso non ne conoscono la lingua. Eppure anche per loro si parla di espatrio. Dove pensate di mandarli, carissimo Ministro?
Per aiutarli davvero, come dice di voler fare il vostro governo, sarebbe piuttosto opportuno metterne in regola i genitori dando loro la possibilità di avere un permesso di soggiorno di almeno un anno per poter lavorare e dimostrare la propria volontà di “integrazione” fino ad arrivare alla convivenza pacifica con i cittadini italiani, in una condizione di pari opportunità, uguaglianza e intercultura.
Infine le ricordo che la presenza di molti Rom a Pisa risale anche a trent’anni fa.
Volete davvero bene ai bambini “zingarelli”? Allora fate loro davvero del bene perché l’impressione che la nostra comunità ha avuto dai vostri interventi è invece quella dell’unica volontà di censire.
Dopo l’episodio recentissimo delle molotov lanciate su uno dei “campi nomadi” a Roma e dopo il gravissimo episodio di Napoli, che a tutti ha evocato i tragici eventi dei pogrom, cosa intende fare il vostro governo per “difendere la sicurezza degli zingari” dalla rabbia e dalla paura degli italiani? Pogrom a Napoli ieri, Roma oggi…e domani? In quei campi nomadi vivono anche Rom e Sinti Cittadini italiani, presenti in Italia dal 12°, 13° secolo.
La Federazione dei Rom e dei Sinti è pronta a collaborare con il governo Berlusconi nell’idea che dovremo essere noi i protagonisti del nostro futuro, non vogliamo i gagè, furbi e cosiddetti “esperti rom e sinti” a decidere per noi.
Per questo dico BASTA!, DOSTA! con le manipolazioni e la falsa benevolenza nei nostri confronti.
Dosta!, Basta! con questa invenzione ridicola dell’abbandono dei bambini Rom e Sinti da parte dei propri genitori e con la propagandistica offerta di cittadinanza per i minori “abbandonati”.
Dosta!, Basta! con il razzismo e con la persecuzione del nostro popolo.
Ci sono Rom e Sinti capaci di essere l’avanguardia del nostro popolo. Fuori i falsi esperti, vogliamo la cittadinanza europea e la libertà di vivere con dignità!
Etem Dzevat, Presidente A.C.E.R. e Consigliere Nazionale della Federazione Rom e Sinti Insieme

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Paese indegno popolo indegno, quello italiano

Le due bambine rom morte annegate nel mare di Napoli, i cui corpi sono coperti da pezzi di stoffa che lasciano visibili i loro piedi, giacciono abbandonate sulla spiaggia al sole (in attesa di...?), nella palese indifferenza dei bagnanti che passano o che si crogiolano al sole a pochi metri. Le foto diffuse in tutto il mondo sono eloquenti. Paese indegno, il nostro, quando parte della sua popolazione è giunta a tale livello di cinismo, di miseria d'animo e di rigetto dell'altro (le bambine sono rom, no?).
Paese indegno, altresì, come lo è il governo italiano che ha deciso, alcune settimane prima, di schedare le impronte digitali dei bambini rom col pretesto di proteggerli dai loro genitori accusati di essere «naturalmente» (perché rom) inclini ad agire come genitori snaturati, schiavisti e sfruttatori dei loro bambini. Una misura giudicata indegna anche dalle autorità dell'Ue e, con un voto, dallo stesso europarlamento (del cui gruppo politico di maggioranza relativa, il Ppe, fa parte il partito del primo ministro italiano).
Governo indegno che sbriciola la sua cultura politica e polverizza il suo senso etico-civile accettando, come espressione pittoresca, il volgarissimo gesto del dito medio compiuto da un ministro chiave della Repubblica per esprimere la sua considerazione dell'inno nazionale italiano. Mai visto nella storia dei paesi europei una così vergognosa indecenza da parte di un ministro di Stato.
Paese indegno anche perché nessun rappresentate del parlamento ha richiesto le dimissioni immediate del ministro colpevole di siffatto scempio della rispettabilità della classe politica italiana. L'opposizione, riformista, avrebbe dovuto abbandonare il Parlamento e dichiarare l'astensione da ogni lavoro parlamentare fintantoché il ministro non si fosse dimesso. Essendosi limitata ad una debolissima protesta pro-forma, anche l'attuale opposizione parlamentare ha contribuito ad aumentare l'indegnità del nostro paese. Mentre le forze della sinistra, ormai extraparlamentare, sono state in questi giorni, in altre faccende affaccendate...

Paese indegno, anche perché popolo indegno. Noi italiani abbiamo aderito con facilità a due «grandi concezioni culturali»: la priorità data all'arricchimento individualista furbastro, menefreghista e, se necessario, illegale; la visione dell'altro (Roma, i rom, lo Stato, il mendicante, l'immigrato, l'Europa, il negro...) considerato la causa del male, il nemico, anche quando l'italiano riesce a sfruttarlo. Due concezioni che hanno localizzato la dignità del nostro popolo al di sotto del livello della pancia, distruggendo in noi gli elementi sostanziali di immunologia etica, morale, civile, politica, ed umana.
Da qui, il datore di lavoro veneto che lascia morire di fatica nei campi il «clandestino» indiano e domanda poi che il suo corpo (ridotto a scarico/rifiuto) sia tolto dal suo campo; da qui, l'accusa di essere una cloaca fatta al Consiglio superiore della magistatura da parte di un altissimo esponente politico del governo attuale; da qui, un popolo che rielegge trionfalmente e lo porta a diventare ministro la persona che aveva affermato che usava la bandiera tricolore italiana per pulirsi il sedere, che è lo stesso autore recente del gesto del dito; da qui un popolo che ridà il potere ad un Presidente del consiglio dei ministri che dichiara vittoria, urbi et orbi e senza vergogna, per essere riuscito, finalmente, a far adottare delle leggi fatte a sua misura per salvarsi da una magistratura non solo comunista (a suo avviso) ma malata perché, come dichiarato in altri momenti, sempre da Presidente del consiglio dei ministri: «Bisogna essere malato di mente per esercitare il mestiere di magistrato».
Questo è un paese indegno, diretto da un governo indegno, culturalmente sostenuto da un popolo che si compiace di ritrovarsi rappresentato da come sopra e che, oggi, si comporta, esso stesso, in maniera indegna.
Il futuro non è finito: non so quando, non so come, un altro paese prenderà il posto con un popolo degno perché animato dall'amore dell'altro e della dignità umana, dal rispetto quotidiano dei valori etici, sociali e civili del vivere insieme e fiero della res publica. Quel che so è che è giusto e buono di gridare la propria indignazione e di lavorare per costruire un altro futuro, senza compromessi. di Riccardo Petrella

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Vico del Gargano (FG), festambientesud

Il titolo, nonché tema della rassegna, è «teatro civile». Non solo civilissimo, ma anche entusiasmante e commovente è stato l'inizio di questo festival, approfondimento spettacolare di Festambientesud, che dal debutto dell'anno scorso a Monte Sant'Angelo, si è insediato ora negli spazi suggestivi di Vico del Gargano, a strapiombo sul mare.
La prima immagine a conquistare la scena, al di là di anteprime e inaugurazioni, è stata quella danzante di un gruppo di ragazze rom, Chelja Celem (appunto «ragazze che danzano»), del campo romano di via Lombroso. Ragazze ma anche bambine di meno di dieci anni, che con il fascino di colori e costumi proiettavano e rendevano davvero credibile e plausibile un mondo molto diverso da quello orrido corrente di emergenze e impronte digitali.
Vitalità e grazia, impertinenza e malinconia in una danza che cita quella del ventre, ma mette piuttosto a nudo pregiudizi e sospetti di chi assiste.
Metterle a copertina della rassegna, è stata una bella scelta della direzione di Maria Teresa Surianello e di Festambientesud, anche perché poi ogni spettacolo successivo ha avuto modo di articolare riflessioni e approfondimenti su un tema o spicchio particolare dell'ambito civile che ormai il teatro sembra uno degli strumenti più affilati per analizzare. Innanzitutto dal punto di vista storico, con linguaggi plurali e diversi come gli artisti che vi danno corpo.
Gli occhi di Piero, ad esempio, racconta a un paese e a generazioni afflitte da perdita di memoria, la vicenda di Piero Bruno, lo studente dell'Armellini e militante di Lotta continua ucciso dalla polizia nel 1975 durante una manifestazione per il riconoscimento dell'Angola indipendente e contro lo Zaire che la voleva sopraffare.

Un attore brillante come Fabrizio Giannini (noto finora per le sue apparizioni televisive o per il personaggio romanesco di Cascini) riesce a dare di quella vicenda anche i contorni agghiaccianti, sul testo rigoroso scritto da un giovanissimo Massimiliano Coccia, immergendolo nella quotidianità pigra e sfottente di un condominio dell'Esquilino (davanti al quale avvenne effettivamente la tragedia), sdoppiando i piani del racconto tra la Roma di oggi (che partecipa al G8 genovese) e quella di trent'anni fa, e il proprio personaggio narrante con quello del padre portiere di quello stesso stabile. Modi inusuali di comunicare al pubblico passione civile, ma capaci di entusiasmarlo se questo avviene con grazia e delicatezza.
Oppure con il rigore dei fatti e dell'attribuzione delle responsabilità, come fa il tarantino Alessandro Langiu che torna a disegnare una geografia crudele di vita e dolore tra la sua città e Brindisi, lungo l'asse infernale della statale 7 Appia al suo termine. Intrecciando, come ha dimostrato già di saper fare in altri racconti, esistenze diverse, ma accomunate dallo sfruttamento e dalle conseguenze dolorose che sono costrette a pagare. Quasi a dispetto delle leggi euclidee, se a Taranto e Brindisi si aggiunge Manfredonia, nasce una mostruosità geometrica peggiore delle Bermude: un triangolo la somma dei cui angoli dà zero.
Angolo somma zero, come suona il titolo, perché quell'infernale incrocio di luoghi, un potenziale di pericolosità e inquinamento che ha pochi rivali in Europa, produce morti bianche su cui cade ineluttabile il silenzio. E non è ideologia, perché il racconto di Langiu è documentato e vivacissimo, col fioraio che percorre l'Appia all'alba per procurarsi i vasi, e il venditore di questi che deve cambiare tenuta ogni volta che va in tribunale a combattere contro i colossi industriali della morte.
Di fronte all'attore che racconta con la voce e col corpo, c'è quell'altra presenza ad alto potenziale che è Peppe Voltarelli, non più Parto delle nuvole pesanti, ma facitore attivo di teatro con la voce, la chitarra e la fisarmonica, la presenza autorevole e aggressiva. Un concerto che rovescia, almeno per il tempo dello spettacolo, la passiva rassegnazione che segna ogni volta la notizia di una nuova mortale disgrazia sul lavoro.
Del resto proprio Langiu ha pubblicato di recente da Piero Manni editore, Di fabbrica si muore, scritto assieme a Maurizio Portaluri primario oncologo a Brindisi: una ricerca crudele e appassionata su Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia morto di tumore, protagonista dello spettacolo precedente di Langiu, Anagrafe Lovecchio appunto.
Ma non si pensi che sia monocorde la linea di questo «teatro civile festival» sul Gargano. Ci sono spettacoli che arrivano a compiersi in piccoli gioielli di rappresentazione, come Angelo di Roberta Sferzi che in una vera prova di bravura rovescia nello stomaco dello spettatore le inquietudini affluenti del Nordest; o la rarefazione minacciosa delle creature meridionali di Malastrada di Tino Caspanello; o la rincorsa disperata della memoria di uno dei tanti puzzle irrisolti che Manachuma Teatro compie nel grumo ancora bruciante del «boia chi molla» con 70 volte sud. O come Elena Guerrini che fruga nella propria memoria contadina la possibilità di nuovi e più corretti rapporti con l'ambiente in Orti insorti.
Ma ci sono anche opere all'apparenza più «leggere», ma che alla danza e alle visioni affidano una lettura ancor più temibile della realtà. Oscar dolls, di e con Stefano Taiuti, mostra dapprima un corpo con testa di maiale che con grazia e altrettanta metodica libidine si accanisce su una distesa di bamboline pigolanti. Poi dallo schermo, una creatura femminile alla Marlene compie una escalation fetish sull'uso improprio di scarpe dagli altissimi tacchi. La terza parte fornisce il finale a chiave: quel maiale di Oscar si presenta alle elezioni, si può immaginare con quali argomenti. Impossibile non temere che i resti di quelle bamboline sgangheratamente sparsi, potrebbero aspirare ad alte cariche dello stato.
La rassegna prosegue, e non mancheranno altre sorprese; gran finale mercoledì 6, con l'Orchestra di piazza Vittorio, una giusta armonizzazione in musica di tante tematiche brucianti che in questi giorni si sono intrecciate. di Gianfranco Capitta

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Bari, notti sotto le stelle

L’iniziativa del primo cineforum in insediamento rom per bambini, “Notti sotto le stelle”, ha riscosso un meritato successo e ha attirato circa 500 spettatori nel corso delle cinque serate.
Organizzato dalla cooperativa Artezian, della comunità rom di Bari-Japigia, e dall’associazione interculturale barese Vox Popoli, l’evento “Notti sotto le stelle”, svoltosi dal 28 luglio al 1° agosto, presso l’insediamento rom di Bari-Japigia, è la prova che in Italia esistono situazioni ed iniziative alternative agli episodi di xenofobia e razzismo di cui tanto si parla in questo periodo.
La proiezione dei cinque film-cartoon (“Lillo e Stich”, “Due fratelli”, “Valiant”, “Ratatouille”, “La Gabbianella e il Gatto”) è stata non solo motivo di incontro tra i 40 bambini rom e i loro coetani baresi, accompagnati da parenti ed amici, ma anche l’occasione più propizia per i bambini rom per approfondire la conoscenza della lingua italiana. “Un bel successo che si è svolto in un clima di confronto e solidarietà”, ha affermato l’Assessore alla Solidarietà e alla Pace, Pasquale Martino, che ha inaugurato la manifestazione.
Il trade d’union di tutte le serate è stato il cibo offerto dalla comunità rom, dagli ospiti e da diversi commercianti baresi, e per il quale è stato allestito uno spazio snack-bar nel campo. Gli ottimi gogorsch rom (frittelle con lo zucchero) sono stati solo il pretesto per protrarre, sino a notte fonda, musiche e danze gitane in un interessante scambio di idee, pensieri e sorrisi diversi.

“Notti sotto le stelle” nasce dalla collaborazione tra persone di cultura diversa accomunate da una stessa idea. Realizzare attività extrascolastiche ludico-educative, di carattere interculturale, che siano a favore dei bambini dell’insediamento rom di Bari-Japigia e di altre strutture cittadine simili, presenti in diverse aree svantaggiate della provincia di Bari.
«Dopo il successo della 1° festa rom, organizzata lo scorso giugno sempre nel nostro campo, anche “Notti sotto le stelle” si è rivelata un’esperienza positiva per noi e per i nostri ospiti. Questo è avvenuto grazie al contributo di tutte le persone che hanno partecipato alle nostre iniziative», ha affermato Daniel Tomescu, presidente della cooperativa Artezian e responsabile del campo rom di Bari-Japigia.
«I tempi stanno cambiando – ha proseguito Tomescu – e la riuscita di questo evento è la prova che in molte persone gagé (non-rom) è scomparsa la paura di avvicinarsi agli zingari. Da parte del nostro villaggio, invece, c’è l’impegno a voler fare sempre di più e meglio. Vogliamo dimostrare che anche la nostra cultura gitana è pronta ad integrarsi nella realtà italiana, dove abbiamo deciso di vivere, sebbene questo comporterà la trasformazione di alcuni aspetti della nostra secolare tradizione nomade».
Soddisfatti dell’iniziativa anche Matteo Magnisi, mente ispiratrice del progetto Artezian, e Angelo Mastrogiacomo, Presidente dell’associazione Vox Popoli, che si è occupata dell’organizzazione dell’evento ed è promotrice del “Rom School Village”, laboratorio di idee, attività di gioco e contributi volontari a sostegno dei bambini dello stesso insediamento rom.

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La politica del riciclo

Magari ci avrò capito poco. O magari la colpa è dei giornali, compreso quello su cui scrivo ora. Ma sta di fatto che quest’estate le notizie sparate in prima pagina mi sembrano per lo più altrettante bufale, storielle buone per i grulli. O meglio, non tanto le notizie: gli annunci di notizie, le trovate reboanti che la politica strombazza ai quattro venti.
Metti le misure contro il bullismo a scuola. Era ora, verrebbe da esclamare. E dunque bentornato al 7 in condotta, che il ministro Gelmini rispolvera dagli archivi del proprio dicastero. Bisogna misurare la disciplina, non solo le interrogazioni in classe. Ma perché, fin qui non succedeva? Nella scuola italiana era forse lecito prendere a pernacchie i professori? No di certo: la condotta già concorre alla valutazione complessiva degli alunni. Tanto che l’anno scorso fece rumore una decisione del Tar che restituì la promozione a un ragazzino dell’istituto Franceschi-Quasimodo di Milano, bocciato perché disturbava le lezioni. Dice: ma il nuovo provvedimento del ministro traduce la condotta in voto, al pari del voto d’italiano. Falso anche questo, almeno per le medie. C’era un «giudizio» sulla condotta, continuerà ad esserci un giudizio.
Però alla riforma Gelmini va attribuito quantomeno il merito d’imporre lo studio dell’educazione civica. Questa sì, è una grande innovazione. Sarà per il mestiere con cui mi guadagno lo stipendio, ma ho sempre un lutto al braccio quando vedo quanta ignoranza circola sulla Costituzione. Solo che nei programmi scolastici l’educazione civica c’è già, e c’è dal 1958. Non a caso digitando «manuale di educazione civica» su Google s’aprono 113 mila siti. Non a caso fra tali manuali s’incontrano quelli scritti da colleghi insigni come Sabino Cassese e Gustavo Zagrebelsky. Poi magari ben pochi professori ne chiedono conto agli studenti, ma questo è un altro paio di maniche.Tuttavia la Gelmini è in buona compagnia. Qualche settimana fa il ministro Maroni propose di concedere la cittadinanza italiana ai bimbi rom abbandonati dai genitori. C’era stata una polemica furiosa sulla schedatura dei minori nei campi nomadi, e tutti lì a dire quant’è bravo Maroni, lo vedete che non è affatto un orco. Nessuno che gli abbia ricordato come il diritto in questione sia già vigente nel nostro ordinamento dal 1912, con una legge firmata da Vittorio Emanuele III. Dopo di che la legge attuale, che a sua volta risale al 1992, conferma integralmente quel diritto: è cittadino per nascita il figlio di genitori ignoti, e se papà e mamma ti lasciano per strada evidentemente sono ignoti. D’altronde che mai dovremmo fare di questi bambini, attribuirgli la cittadinanza del Burundi? di Michele Ainis, continua a leggere…

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