martedì 30 settembre 2008

Roma, polemiche sterili sulla scolarizzazione dei bambini sinti e rom

Le minoranze rom e sinte in questi giorni sono costrette a subire, e quindi a pagarne i danni in prima persona, l'ennesima strumentale polemica, questa volta tra il giornalista Bruno Vespa, Arci Solidarietà Lazio e Comune di Roma per il progetto di scolarizzazione dei bambini rom e sinti.
Come spesso accade anche questa polemica non condurrà ad un approfondimento della questione scolarizzazione bambini rom e sinti, ma assumerà da una parte il valore di una "vendetta politica", essendo Arci solidarietà Lazio l'organizzazione, vicina al centro sinistra, che da tanti anni gestisce il progetto di scolarizzazione a Roma, dall'altra eviterà un indispensabile cambiamento di metodo e di strategia rispetto al passato per dare soluzioni vere alla realtà ed ai bisogni delle nostre minoranze.
Se a Roma dopo circa 14 anni di progetti con l'utilizzo di ingenti risorse ci sono ancora polemiche tanto sterili vuol dire che il radicale cambiamento di metodo e di strategia è fondamentale, che si realizza con la partecipazione attiva di Rom e Sinti ai diversi livelli di competenza, a meno che la politica non voglia continuare a prendere per i "fondelli" i Cittadini ed utilizzare strumentalmente le minoranze Rom e Sinte.
Più volte, a titolo personale e quale presidente della federazione Rom e Sinti Insieme, ho sollecitato le organizzazioni pro rom e sinti, che gestiscono risorse pubbliche per le minoranze rom e sinte, a rendere pubblico e documentare sia i risultati delle attività progettuali svolte, sia la rendicontazione delle risorse economiche impegnate. di Nazzareno Guarnieri, continua a leggere…

lunedì 29 settembre 2008

Romania, a Banel Nicolita la Medaglia al Merito Sportivo

E' uno di quelli che da qualche anno sono sulla bocca di tutti. Rom. “Zingari”. Minoranze etniche spesse volte troppo frettolosamente bollate come "off-limits" e che Banel Nicolita ha orgogliosamente rappresentato agli Europei.
Partito dalla Liga II con il Dacia Unirea Braila, passa alla Steaua Bucarest per 300.000€ dopo una breve parentesi al Politehnica Timisoara. Soprannominato "Jardel", più per la somiglianza con l'ex bomber del Porto e "panzer" (nel vero senso della parola) dell'Ancona, si è guadagnato la Medaglia al Merito Sportivo per aver trascinato a suon di ottime prestazioni la Romania ad Euro 2008.
Con la Nazionale, ha giocato 24 gare mettendo a segno un gol, mentre con la Steaua 17 in 108 presenze. "Non ho dormito per 48 ore dopo l'autogol contro il Real che ci ha eliminati dalla Champions", ha ammesso candidamente Nicolita, sonno recuperato poi dopo la rete siglata contro il Galatasaray, che ha permesso ai rumeni di accedere alla fase a gironi del massimo torneo continentale attualmente in corso.
E, come su tutti i prospetti d'Europa, su Nicolita ci sono anche gli occhi della Fiorentina: lui e Dica (ora al Catania), Corvino li volle visionare da vicino quando la Steaua era a prepararsi a Coverciano venti mesi fa. Troppi, però, i 10 milioni che i rumeni chiesero ai viola.

Pesaro, Rigoberta Menchù presenterà la sua nuova campagna per i diritti dei popoli discriminati

Martedì 30 settembre alle ore 11, presso la sala del Consiglio comunale di Pesaro, sarà presentato un evento molto atteso in città: la visita al capoluogo marchigiano di Rigoberta Menchù (in foto), Premio Nobel per la pace e attivista per i diritti dei popoli indigeni, prevista per i primi di ottobre.
L’attivista e scrittrice incontrerà alcune personalità cittadine e presenterà la sua nuova campagna per i diritti dei popoli discriminati.
I numerosi episodi di razzismo e xenofobia avvenuti nella città di Pesaro non sono mai stati stigmatizzati dalle autorità locali; al contrario, un assessore di sinistra ha affermato, recentemente, riferendosi ai Rom: “Qui a Pesaro i nomadi non attecchiranno mai. Non c’è acqua per quei pesci, perché qui la gente lavora. Qui il nomade se ne va in fretta o viene allontanato. Gli amici spagnoli secondo me non hanno sbagliato del tutto a definirci razzisti”.
Nello scorso luglio il sindaco di Pesaro si impegnò pubblicamente, anche in alcune interviste pubblicate sui giornali locali, ad avviare un progetto di integrazione, in linea con le Direttive Ue e le leggi internazionali contro il razzismo e a tutela dei popoli.
Il progetto avrebbe dovuto comprendere assistenza sociale per le persone Rom gravemente ammalate (vi sono casi di tumori maligni in fase avanzata, cardiopatie gravi, mutilazioni e handicap), la possibilità di accedere a un alloggio decoroso (il sindaco propose di consentire alla comunità Rom di riattare edifici fatiscenti nell’area cittadina), il ricongiungimento nelle famiglie di alcuni minori e un piano di inserimento professionale per le persone valide.
Purtroppo, nonostante il Gruppo EveryOne avesse proposto di contribuire, con sacrificio personale dei suoi membri, al progetto, ogni promessa è stata disattesa, con conseguenze drammatiche per le famiglie Rom, già provate da anni di indigenza, emarginazione e incuria a parte delle Istituzioni. Continua a leggere…

Roma, Arci: i dati di Vespa su bimbi rom e la scuola sono falsi

“Il 50% dei bambini rom inseriti nel progetto di scolarizzazione gestito dall'Arci solidarietà Lazio viene promosso al termine dell'anno scolastico”. E' il dato centrale diffuso in tarda mattinata a Roma dall'Arci Solidarietà che ha risposto alle cifre sulla scolarizzazione dei bambini rom diffusi da Bruno Vespa nelle anticipazioni del suo ultimo libro, numeri quelli del giornalista Rai che fotografano lo situazione mostrando percentuali inferiori sia sulle promozioni che sulla frequenza.
E' stato lo stesso Presidente di Arci Solidarieta' Lazio, Sergio Giovagnoli,a sottolineare come i dati diffusi da Vespa e successivamente ripresi da alcuni quotidiani, siano ''falsi'' sia per quanto riguarda il numero degli iscritti e dei promossi e che è al vaglio “la possibilità di intentare causa a Vespa e chiedergli un risarcimento danni al momento dell'uscita del suo libro”.
Dunque il 50% dei bambini rom sui quali l'Arci lavora vengono promossi e “l'ultimo bando - ha spiegato il Presidente - prevede interventi complessivamente su 2027 bambini: noi gestiamo 4 lotti, per un totale di 7 campi e 2 piccoli insediamenti e 5 nuclei”, mentre 860 sono i bambini direttamente gestiti dall'associazione dedita ai servizi sociali, al progetto di scolarizzazione dei rom lavorano 60 operatori dell'Arci e 25 volontari impiegati nel servizio civile.
Giovagnoli ha tenuto a precisare che “coloro che percepiscono un compenso per le attività svolte nel progetto guadagnano una media di 750 euro al mese, mentre per quanto riguarda i dati sui trasporti vogliamo precisare che ciascun bambino cosa 1038 euro all'anno, pari a 4,50 euro al giorno”.
Altro aspetto affrontato da Giovagnoli è stato quello relativo ai rapporti con l'amministrazione capitolina e, in particolare, con l'assessore alle Politiche scolastiche del Comune di Roma, Laura Marsilio. “Fino ad oggi - ha sottolineato - siamo riusciti a parlare solo con una sua assistente che ci ha riferito della volontà di effettuare un monitoraggio dell'opera che svolgiamo. Noi diciamo ben venga questo monitoraggio”.

domenica 28 settembre 2008

Milano quotidiana, in due atti

Uno. E’ un percorso brevissimo, cento metri, un paio di minuti. Eppure offre uno spaccato eccezionale di questa città.
Piazzale Lagosta 4 del pomeriggio. Una donna con il suo carico di sacchetti e povere cose sta usando la fontana per sciacquare qualcosa. Un ragazzo si avvicina in bici e con modi spicci le chiede di spostarsi. Lei, un po’ intimorita, si fa da parte. Il ragazzo beve e mentre sta per andarsene lei si scusa e lo ringrazia. Lui ad alta voce declina un prego e salendo in bicicletta dice: “Zingari di merda vi bruceremo tutti”.
Sono lì a un passo: “Ma cosa dici?” Mi prendo un vaffanculo e un dito medio alzato. Cretino, nemmeno era una "zingara", quella.
Me ne torno a casa, ma mi guardo alle spalle, perché il ragazzo, l’ho visto in lontananza, si è fermato a parlare con un amico e non vorrei che venissero a chiudere la discussione.
Il pezzo di strada che divide piazzale Lagosta da casa mia è uno stretto budello tra le case e il cantiere della MM5. Dentro quel cantiere lavorano almeno una settantina di persone. Ovviamente quasi tutti stranieri: rumeni, ucraini, senegalesi.
Mi chiudo il portone alle spalle. Ma la città è sempre lì fuori che mi aspetta. Ed è sempre più arrabbiata.
Due. Bianchi di merda. Io lo sapevo che non ci si può fidare di quelle faccine diafane. Sono pazzi che non possono vivere in una società civile. Solo ieri: la polizia ha arrestato uno che è accusato di aver ammazzato sei africani; in Finlandia un biondino bianco, ma bianco che più bianco non si può, entra a scuola e ammazza dieci suoi compagni e poi si spara; a Roma un altro tizio, sempre di razza bianca, entra in una chiesa e accoltella il prete urlando di essere l’anticristo, dice che aveva visto il codice da Vinci (pensa se guardava Arancia Meccanica). Gentaglia capace solo di uccidere… Com’è facile fare di tutta l’erba un fascio.
P.S. Adesso ci si mettono anche i critici gastronomici. Dopo lo scandalo, in Cina, del latte contaminato, Carlin Petrini ne approfitta per sconsigliare di andare nei ristoranti cinesi. Evvai, a Radio Padania Libera festeggiano: hanno lanciato il boicottaggio dei venditori di Kebab e si trovano superati a destra dal fondatore e presidente di Slow Food. di Marco Formigoni

Roma, male Alemanno sui Rom

Alemanno continua ad esternare sulla questione rom. Oggi era ospite della trasmissione ''Sabato e domenica'', in onda su Raduno e ha ribadito che “il 15 ottobre terminerà il censimento all'interno dei campi rom”. Noi di sucardrom facciamo rilevare che questo è il quindicesimo censimento nella Capitale in dieci anni.
Ma oggi Alemanno si è spinto più in là e ha sottolineato che a partire dalla metà del prossimo mese, dunque, si potrà “indicare una strategia che punti da un lato a portare tutti i rom nei campi autorizzati, smantellando quelli abusivi definitivamente , e dall’altro a espellere tutti quelli che commettono reato”.
Inoltre, l'attenzione non si concentrerà soltanto sui Rom, ha detto il Sindaco, ma anche sui senza tetto. “Ci sono migliaia di persone che vivono in vere e proprie favelas - ha spiegato- veri e propri campu abusivi, in aree prive di qualsiasi tipo di controllo. Già ora -ha aggiunto- è in atto una forte azione della questura per smantellare i microinsediamenti abusivi”.
Purtroppo Alemanno non sembra mantenere quanto aveva dato da intendere subito dopo la sua elezione perché i campi rimarranno e già questo è di per sé molto grave. In questo modo si disattendono molte raccomandazioni fatte al nostro Paese da organismi internazionali, quali l’ONU e il Consiglio d’Europa. In parole povere: nessuna politica di superamento del modello abitativo segregante e discriminante, proprio dei cosiddetti “campi nomadi”.
In secondo luogo ci piacerebbe sapere dove saranno espulsi i Sinti e i Rom italiani se commettono un reato, forse nel regno dei cieli? Stesso discorso per i Rom figli o nipoti di profughi dalla ex Yugoslavia perché è indubbio che sarà difficile espellere degli apolidi. E l’elenco potrebbe continuare a lungo ma sarebbe opportuno riflettere su questa nuova strategia: chi commette un reato non paga il suo debito alla società, finendo in carcere, ma viene cacciato. Un ragguardevole stravolgimento del diritto.
In ultimo i microinsediamenti abusivi. Dalle parole del Sindaco non si capisce dove vadano a finire le persone che vivono in questa situazione di degrado. Sarebbe una buona cosa se Alemanno si impegnasse a favore della sicurezza di queste persone. Si intenda, sicurezza sociale.

Castel, diffidare delle politiche securitarie

La società contemporanea vive immersa nella paura e nella insicurezza. Dal tema dell'immigrazione a quello del terrorismo, dalla paura per le conseguenze disastrose del riscaldamento globale alla timore per il crollo economico-finanziario internazionale o al rischio della disoccupazione.
In un’intervista di Aldo Cazzullo da 'Il Corriere della Sera' di oggi, il leader del Pd, Walter Veltroni afferma che, nonostante accadano cose meravigliose come la scienza e la comunicazione, «in Italia vedo prevalere i segni del tempo peggiore. Sulla fiducia vincono paura, chiusura, arroccamento. E la paura è un moltiplicatore della crisi. Quando una società ha paura, è tentata dal barattare democrazia per decisione. È una sorta di maleficio: ogni volta che la crisi democratica si è saldata con la crisi sociale e con il prevalere di suggestioni populistiche e autoritarie, sono accadute le tragedie peggiori nella storia dell'umanità».
Robert Castel, sociologo, direttore della 'Ecole del Hautes Etudes en Sciences Sociales' di Parigi. Allievo di Pierre Bourdieu e Michel Foucault, negli ultimi anni si è dedicato all'analisi delle dinamiche di esclusione sociale delle società contemporanee sempre più alle prese con il problema della sicurezza.
Nelle società contemporanee non possiamo non osservare un crescente sentimento di insicurezza, da dove deriva questo fenomeno a suo avviso?
«C'è questa specie di sentimento di inquietudine e insicurezza generalizzato e paradossalmente in società che sono protette come in Italia, Francia, Stati Uniti e Germania dove, oggettivamente, la sicurezza è molto meglio assicurata che in paesi come Kabul, l'Afghanistan o l'America latina. Quindi viviamo una specie di paradosso, se la gente ha paura non è perché non è protetta ma forse perché si è presa l'abitudine a non essere protetti. Non è la spiegazione di tutto, ma una ragione di questa inquietudine, sta nel sentimento che le protezioni si indeboliscono e la gente ha paura di perderle. In fondo c'è una tendenza a sommare i rischi, è vero ce ne sono molti, con origini diverse, ma li amalgamiamo e alla fine sommino le paure».
Quali sono secondo lei le gravi conseguenze di questa situazione?
«Per me c'è anche un rischio ancora più grave di quello che abbiamo detto, ovvero che i rischi suscitano l'aggressività. C'è una logica che conduce a cercare i responsabili dei rischi, a inventarli. La questione dell'immigrazione, per esempio, che oggi è un problema molto duro, si spiega in parte così. Ovvero che si caricano i rom o in Francia i ragazzi delle banlieues che, è vero, a volte fanno cose condannabili, ma sono spesso solo alcune decine di o al limite qualche centinaia di migliaia, e la tentazione dei politici securitari, è appunto quella di identificare queste categorie come i principali responsabili di tutta l'insicurezza che c'è in Francia o in Italia, che si tratti di delinquenza o altro. Credo ci sia una logica che è abbastanza generale e penso che da questo punto di vista gli uomini politici sono abbastanza abili. Per esempio, combattere la disoccupazione non è certo facile, lo so, ma è molto più semplice scacciare degli immigrati e così si da l'impressione che si agisce, che non si è passivi, e rispetto a questo c'è qualcosa di moto forte che a, mio avviso, bisognerebbe cercare di smontare».

Napoli, alcuni non perdono il vizio razzista

Dalle proteste contro i campi rom a quelle contro gli africani. Pochi mesi fa gli abitanti di Ponticelli davano fuoco agli accampamenti allestiti da famiglie rom nel quartiere. Ieri, i napoletani sono tornati a protestare in piazza contro una comunità straniera, un gruppo di africani sfrattati da Pianura.
Lo scenario questa volta non è stata la degradata e deserta periferia occidentale, ma il trafficato centro di Napoli, in via Salvator Rosa, nei pressi del museo nazionale. Un centinaio di persone ha bloccato il traffico per impedire a otto famiglie di immigrati di insediarsi nel vicino plesso scolastico Michelangelo Schipa, così come disposto dal comune di Napoli.
L’assessorato al Patrimonio infatti ha deciso di trasformare una ex scuola media inagibile da due anni in un alloggio per gli africani sfrattati da un edificio pericolante di Pianura. Non appena si è sparsa la notizia, per protestare la scelta di palazzo san Giacomo i residenti di via Salvator Rosa hanno attuato un blocco stradale che ha diviso la città in due fino a sera.
Dopo il blocco, si sono spostati all’interno della scuola occupandola, liberata solo quando i manifestanti sono riusciti a ottenere un incontro in assessorato per lunedì. Lo stesso giorno, gli immigrati scenderanno in piazza a Pianura per chiedere che nel quartiere non sia tolto il presidio delle forze dell’ordine per tutelare l’incolumità degli africani. L’appello lo ha lanciato Aboubakar Soumahoro della rete immigrati al termine di un’assemblea.

Genova, la Giornata Internazionale della Nonviolenza

L’Assemblea generale dell’ONU ha deciso di celebrare la Giornata Internazionale della Nonviolenza il 2 Ottobre perché data della nascita del Mahatma Gandhi, che ha condotto l’India alla propria indipendenza con azioni nonviolente, divenendo così un ispiratore dei movimenti per i diritti e le libertà civili di tutto il mondo.
In una risoluzione approvata dai 192 Stati membri dell’ONU, l’Assemblea invita tutti i paesi, organizzazioni e individui a commemorare questo giorno ogni anno per promuovere una cultura della pace, della sicurezza, della tolleranza, della comprensione e della nonviolenza.
Giovedì 2 Ottobre alle ore 13.30 a Genova, una grande bandiera della Pace verrà issata sulla Torre Grimaldina di Palazzo Ducale, accanto a quella genovese, per richiamare l’attenzione verso gli obiettivi della giornata e ribadire la vocazione del capoluogo ligure alla pace, al dialogo, all’incontro con l’altro.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare da piazza Matteotti. L’iniziativa genovese è frutto della collaborazione tra la Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura il LaborPace della Caritas diocesana di Genova e la Provincia di Genova che sono in procinto di firmare un protocollo di intesa, e si colloca all’interno del programma di “Mondo in Pace: la Fiera dell’educazione alla pace” (www.mondoinpace.it).
In città sono previste anche altre iniziative: in particolare nell’area del Porto Antico (al Piazzale del Mandraccio, dove si trova anche la statua di Gandhi) il Centro delle Culture organizza letture, giochi per bambini e ragazzi, stand e momenti di festa con il sostegno della Provincia e in collaborazione con diverse associazioni in nome delle idee gandhiane di tolleranza e pace contro ogni discriminazione.
Il programma si aprirà alle 15.00 con letture per ragazzi delle scuole elementari e medie di Giorgio Scaramuzzino sulla cultura Rom e Sinti e proseguirà, con “Rumori di lettura”, spazio di lettura per i bambini sulle diverse culture a cura della Biblioteca De Amicis e con laboratori musicali e sull’integrazione tra le culture a cura della Gaslini Band e del Punto d’incontro Unicef, tutti alle 16.30.

Dalle 17.30 tutti i bambini e ragazzi presenti daranno vita a un simbolo della pace e, alle 18.00, inizieranno le testimonianze davanti alla statua di Gandhi con interventi di Salah Hussein del Centro Culturale Islamico, don Andrea Gallo della Comunità di San Benedetto al porto, Lall Indar Singh Gain della Comunità Sikh e di un rappresentante dei Sinti a Genova.
La manifestazione (che in caso di maltempo si svolgerà alla Biblioteca De Amicis) si concluderà alle 19.00 con l’esibizione di un gruppo di danza africana.
Alle iniziative per la Giornata, si collega idealmente anche l’incontro pubblico “Aldo Capitini: costruttore di pace sulle orme di Gandhi” che Giovedì 9 Ottobre, sempre a Palazzo Ducale, ricorderà il 40° anniversario della morte di questo maestro e testimone della nonviolenza in Italia (noto come ideatore della Marcia per la Pace Perugia-Assisi) e il suo rapporto strettissimo con il Mahatma Gandhi. L’incontro è organizzato in collaborazione con la Fondazione Centro Studi Aldo Capitini di Perugia e l’Università di Genova.

Austria, nuova ascesa di Haider

Secondo le prime proiezioni della tv pubblica Orf, vittoria numerica della Spoe (socialdemocraitci) ma vittoria politica e simbolica della destra alle elezioni in Austria. Haider: “Bene, ma resto in Carinzia”, il leader del partito di estrema destra Bzoe ha triplicato i voti.
L’esito delle politiche in Austria conferma un trend che preoccupa non poco tutte le organizzazioni rom e sinte. Infatti, al successo di Haider bisogna aggiungere il risultato della "sua" ex Fpoe, l'altro partito di estrema destra che ha registrato un forte avanzamento ed è guidato ora da Heinz-Christian Strache.
Haider ha anche affermato “non siamo un partito radicale, ma di contenuti”, proprio in contrapposizione alla "sua" ex Fpoe, ma è indubbio che vi sono forti convergenze. E nell’Unione europea, prossima alle elezioni, l’ascesa di queste formazioni politiche potrebbe portare ad una italianizzazione di tutta l’Europa sulla questione rom e sinta.

sabato 27 settembre 2008

Roma, sulla scuola Alemanno parte male

''Via la patria potestà ai rom che non mandano i figli a scuola''. E' questo l'annuncio fatto dal Sindaco di Roma, Gianni Alemanno in un'intervista pubblicata oggi da ''Libero''.
''Vorrei essere chiaro - spiega Alemanno - i genitori che non mandano i figli a scuola saranno sanzionati per il reato d'interruzione dell'obbligo scolastico. Come minimo, le famiglie perderanno la patria potestà e i figli saranno affidati a qualcun altro''.
Noi di sucardrom ci chiediamo se Alemanno conosca le leggi di questo Paese che non prevedono la perdita della patria potestà se i figli non frequentano la scuola. Ma se anche il Sindaco volesse comunque imporre questa norma l’applicherà a tutti i minori che vivono a Roma? Perché la vera questione è diversa. Le famiglie rom che non mandano i bambini a scuola lo fanno perché non hanno: l’acqua per lavarli tutte le sere o i vestiti o i materiali scolastici (libri, quaderni, biro…) o perché sono cattivi genitori.
E chiediamoci anche gli stessi bambini, soprattutto quando diventano preadolescenti si rifiutano di andare a scuola perché sono presi in giro, perché si sentono rifiutati o perché hanno cattivi genitori che gli negano il diritto all’istruzione.
Nella nostra esperienza se vengono a cadere tutti i limiti economici e i bambini si sentono accolti nella scuola, la percentuale della frequenza scolastica è pressoché del 100%. Rimane irrisolta la questione della formazione superiore ed universitaria ma speriamo che Alemanno inizi a risolvere i problemi che vivono i bambini e le loro famiglie nella scuola dell’obbligo.
Certo Alemanno non parte bene perché sempre nell’intervista afferma: ''aspettiamo che il prefetto Mosca termini il censimento e poi procediamo con il progetto di legalità e integrazione. Vogliamo chiudere i campi abusivi e ristrutturare completamente quelli autorizzati''.
Se le famiglie rimarranno confinati in ghetti sarà difficile riuscire ad avere una piena scolarizzazione dei bambini sinti e rom, come le esperienze di questi anni insegnano.

L'Osservatore romano, clima di paura e di intolleranza

"Intristisce" quando, dal mondo politico, "arrivano segnali" che "alimentano un clima di paura e di intolleranza, tanto che nella dimensione locale del vivere si accentuano tendenze di chiusura autarchica e di arroccamento sociale".
''Un invito a valutare criticamente le scelte che criminalizzano l'immigrazione indesiderata'' è stato lanciato ieri dall'Osservatore Romano in un articolo a firma del direttore della Caritas Italiana, mons. Vittorio Nozza che invita l'Unione Europea e l'Italia a interrogarsi ''sulle contraddizioni delle politiche di chiusura delle frontiere e sulla necessità di prestare al fenomeno migratorio una maggiore e più qualificata attenzione e progettualità''.
Oggi, invece, denuncia l'articolo, ''restrizioni, ostacoli, barriere sono i segnali che arrivano dal Parlamento europeo e dal patto per l'immigrazione e il diritto d'asilo che dovrebbe essere adottato dal vertice europeo dei capi di Stato e di Governo'', mentre ''un giro di vite anche in Italia sui ricongiungimenti e per i richiedenti asilo''.
Tendenze che, rileva il sacerdote, ''non meravigliano in questo primo segmento del terzo millennio in cui c'è sempre meno memoria e scarsa speranza, in cui la vita è sempre più usa e getta, pià che curata e vissuta, con i deboli e i poveri costretti a pagare due volte''.
Mons. Nozza ricorda in proposito ''le recenti parole del Papa, di compassione per le tragedie nelle quali si concludono i tentativi degli immigrati di approdare alle nostre coste e di appello ai Paesi occidentali affinchè mettano in atto politiche di soccorso''.''E' giusto infatti - conclude l'articolo - chiedere alla politica l'indicazione di un progetto fondato sull'equilibrio tra diritti e doveri, tra sicurezza e integrazione, che produca provvedimenti idonei ad affrontare i diversi profili di una questione che chiama in causa valori profondi del nostro modo d'essere e di rapportarci agli altri. La stessa Commissione europea ha definito l'integrazione come un processo continuativo e a doppio senso, basato su diritti e doveri che gravano tanto sugli immigrati che sulla società di accoglienza. Senza contare che ormai tutti parlano di un'Europa dei popoli, sia chi vorrebbe vedere accresciuto il peso dei popoli rispetto ai Governi, sia chi sostiene invece chiusure xenofobe e ritiene che essere popolo significhi avere un'eredità comune impermeabile ad ogni apporto esterno''.

Il "vangelo" secondo Gentilini

L’Unità ha pubblicato un articolo commentando alcuni passaggi del discorso tenuto da Gentilini a Venezia, il 14 settembre 2008. Potete vedere e ascoltare discorso nella sezione “il video della settimana” di questo spazio web. Di seguito l’articolo dal sito di Ferdinando Camon.

"Popolo della Legaaaaa! - esordisce Gentilini -. La Lega si è svegliataaaaaaa!": appena salito sul palco aizza l’orgoglio dei leghisti, annunciando che la Lega che sembrava impotente in realtà dormiva, adesso si è svegliata e mangerà il mondo…
"Le mura di Roma stanno crollando sotto i colpi di maglio della Lega": il nemico è sempre Roma, ma adesso i leghisti sono arrivati sotto le sue mura e le abbattono, sono i nuovi barbari. "Questo è il vangelo secondo Gentilini": la parola vangelo manda una luce che vorrebbe essere sacrale su tutto il proclama.
"Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari": non leggi, che rispettino i codici, ma la rivoluzione, che scatena il furore. "Io ne ho distrutti due a Treviso": non messi in regola ma distrutti, dunque il problema dei Sinti e dei Rom è che esistono. "Voglio eliminare i bambini zingari che vanno a rubare agli anzianiiiiiii!": nemmeno “rieducarli” ma eliminarli, toglierli dalla vita. Molto più di quello che chiede la Lega.
Infatti: "Se Maroni ha detto tolleranza zero, io voglio tolleranza doppio zero". Questo è uno slogan a uso interno, stabilisce una supremazia da leghista dentro la Lega, non c’è nessun leghista più leghista di lui. "Prenderò dei turaccioli per ficcarli in bocca e su per il c… ai giornalisti che infangano la Lega": l’allusione oscena serve a cementare l’oratore con chi ascolta, crea intimità, non c’è intimità più forte di quella sessuale, e infatti a questo punto gli applausi scrosciano.
"Voglio la rivoluzione contro quelli che vogliono aprire le moschee e i centri islamici": ma tra questi ci sono anche le gerarchie ecclesiastiche, e allora? "Le gerarchie ecclesiastiche dicono: Lasciamoli pregare. Noooo! Vanno a pregare nei desertiiii!": ma vengono dai deserti, e allora questa è una cacciata indietro con l’uso della forza, il loro voler pregare è un oltraggio che ci autorizza a usar ogni mezzo per rispedirli a casa.

La presenza degli islamici diventa oltraggiosa quando si comportano da islamici. "Ho scritto anche al papa: gli islamici, che tornino a pregare nei loro paesi": probabilmente è vero, avrà scritto al papa, ma il papa non ha risposto e lui adesso, annunciandolo pubblicamente, si presenta come più cristiano del capo dei cristiani.
"Voglio la rivoluzione contro la Magistratura: ad applicare le leggi devono essere i giudici veneti": qui c’è l´idea che il potere giudiziario, per essere un potere, deve rappresentare il popolo, ma per rappresentare il popolo deve essere eletto dal popolo, e questo è il programma sottinteso: giudici eletti. "Questo è il vangelo di Gentilini: tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri. Voglio la rivoluzione contro i phone center i cui avventori si mettono a mangiare in piena notte e poi pisciano sui muri: che vadano a pisciare nelle loro moscheeeee!": il discorso tocca l’apice, "pisciare nelle moschee" è il motto che muove una spedizione punitiva e lui urlando la guida.
"Voglio la rivoluzione contro il burqa e i veli delle donne, che mostrino l´ombelico caso mai… Non voglio veder neri, marroni o grigi che insegnano ai nostri bambini, cosa insegnano, la civiltà del deserto? Ho scritto al presidente della repubblica": probabilmente anche questo è vero, avrà scritto a Napolitano ma Napolitano non ha risposto, e denunciando la cosa pubblicamente il vicesindaco di Treviso comunica: non c’è da fidarsi del presidente della repubblica. Ognuno è la propria origine: patria, cultura e razza sono unite.
"Queste sono le parole del vangelo secondo Gentilini, ho bisogno di voi, statemi vicini": nel vangelo secondo qualcun altro, quando il protagonista sentiva avvicinarsi l’ora della morte, pregava i seguaci di vegliare con lui. Anche per Gentilini è un’ora brutta, l’ora dell’estremo pericolo. Le ultime parole: "Viva la Lega!" e il coro di risposta saldano l’abbraccio.

Servizi segreti, una verità invisibile dietro il delitto Reggiani?

"Sono rassegnato all'idea di essere condannato, ma spero nella giustizia divina". Ha detto così, il 25 settembre scorso, Romolus Nicolae Mailat, il romeno di 24 anni imputato davanti ai giudici della III Corte d'Assise di Roma per l'omicidio di Giovanna Reggiani.
"Non ho ucciso Giovanna Reggiani", ha dichiarato e poi ha denunciato di non ricevere né visite e neppure la corrispondenza dei familiari. Completamente isolato.
Basterebbe questo a far pensare a qualcosa di più grande di quello che sembra. E io ho raccontato molto di questo omicidio a istituzioni italiane, romene e anche ad alcuni giornalisti. Ho dimostrato alcune circostanze che al processo, a quanto risulta da ciò che è riportato sui giornali, non sono emerse. Eppure sono fatti di rilevanza per comprendere il ruolo e il coinvolgimento di Mailat nel delitto Reggiani.
Mi riferisco al fatto per esempio che, secondo quanto raccontavano nei giorni susseguenti all'omicidio alcuni Rom di Ponte Milvio, uno dei particolari della vicenda era che Mailat a quanto pare conoscesse la vittima.
Mi chiedo come mai se questo particolare è stato tenuto in considerazione. Così come altre circostanze in base alle quali ho denunciato pubblicamente che il delitto Reggiani è un delitto politico.
Come mai si trascura del tutto l'accertamento e la considerazione piena di questi particolari? Come mai la stampa, che pure sa bene come stanno le cose neppure per suggestione giornalistica, per gossip insegue le tante dichiarazioni fatte come quella secondo la quale "tra la Reggiani e Mailat ci fosse una relazione"?
Escludo subito questa ipotesi per rispetto del marito della vittima, che ha dimostrato grande compostezza e anche lui un atteggiamento eloquente. Ma che Giovanna Reggiani conoscesse Mailat è probabile e che avesse stabilito con lui un casuale dialogo altrettanto.
Oscure sono invece le cause dell'efferato delitto mentre in quei giorni si stava realizzando una visita di alcuni politici proprio su quel greto del fiume. Come dico la visita c'è stata, ma non tra i Rom, davanti a una bara, durante un funerale. Forse la persona che è protagonista di questa verità potrebbe cominciare a parlare. di Donatella Papi

venerdì 26 settembre 2008

La fine della democrazia di opinione

La semplificazione del quadro politico alle ultime elezioni e l’ampia investitura popolare ottenuta dal Pdl (e di conseguenza dal governo del presidente Berlusconi) ha posto nel paese la questione del rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia di opinione.
Il dibattito può assumere anche toni drammatici quando, invocando l’estesa legittimazione popolare al governo in carica, si mette in dubbio la possibilità altrui di esprimere opinioni e critiche sull’operato del governo.
Quando poi gli attacchi vanno diritti contro un giornale e si dissente sul diritto all’opinione diversa e alla critica (non verso le istituzioni, ma verso le idee e le azioni che uomini delle istituzioni esprimono), è legittimo chiedersi se non sia in atto un ritorno all’autoritarismo, che disprezza il principio dell’uguaglianza delle idee, almeno nella loro possibilità di esprimersi.
Ciò che è accaduto di recente nei confronti di Famiglia Cristiana per le sue critiche ad alcuni provvedimenti del governo, è esattamente questo. Chi governa con ampio mandato popolare ritiene, forse, che è suo compito anche spalmare il paese di un pensiero unico e forte, senza ammettere alcun diritto di replica?
In realtà, da sempre noi non abbiamo mai risparmiato critiche a governi e opposizioni, usando sempre lo stesso metro di giudizio, che è una visione solidale della realtà. Famiglia Cristiana si è comportata così con tutti i governi, anche quelli democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo. Fedele al mandato del suo fondatore, il beato Giacomo Alberione, che diceva di «parlare di tutto cristianamente». Avverbio, questo, che connota la nostra missione di comunicatori, e ci spinge a giudicare la realtà alla luce del Vangelo.
In particolare, ci porta a giudicare la politica alla luce di quei pilastri che la dottrina sociale della Chiesa considera fondamentali, in nome di due valori: la solidarietà e la sussidiarietà. I pilastri sono la dignità di ogni essere umano, la famiglia, il lavoro, l’integrazione e il dialogo tra culture, popoli e religioni, la convivenza e la pace, l’educazione libera e responsabile, la promozione della vita dal concepimento alla sua naturale fine.
Chi fa comunicazione in modo responsabile deve saper verificare la congruenza tra dichiarazioni e scelte concrete di ogni classe politica al governo e all’opposizione, offrirne i dati oggettivi e un criterio di lettura. Solo così un giornale trova interlocutori, stimola il dialogo, aumenta il tasso di democrazia di opinione nel paese.
È stato assai singolare che, dopo le nostre prese di posizioni sulla questione dei rom e sul cosiddetto «pacchetto sicurezza», il governo si sia scagliato con insolita veemenza contro Famiglia Cristiana. Già questo denota quanto il nostro paese sia poco normale. Quando si mette il coprifuoco alle idee, quando un governo ritiene di doversi scagliare contro le critiche di un giornale, forse qualcosa non va nella nostra democrazia rappresentativa.
In realtà, in Italia la gente ha una concezione sempre più leggera della democrazia rappresentativa. Sembra che basti solo assolvere al dovere del voto. E i politici (soprattutto quelli «nuovi», quelli che non provengono da una lunga formazione, ma dalle scuole del marketing), ritengono che i cittadini abbiano firmato loro una delega in bianco.
Si sentono legittimati a fare tutto ciò che le regole della soddisfazione dei desideri impongono, quasi che l’esercizio nobile dell’arte della politica, sia definita dalla migliore e scintillante soluzione dei desideri di ognuno. Siamo al paradosso che, proprio oggi, quando la politica sembra aver preso il sopravvento su molte altre attività (al punto che tutti ci si buttano), la partecipazione invece cala. di don Antonio Sciortino, continua a leggere…

Verona, il Sindaco ha paura e denuncia i sinti

Ieri mattina circa un centinaio di poliziotti hanno perquisito il “campo nomadi” di via Sogare a Verona. L’ordine di perquisizione è stato firmato dal Pubblico ministero Maria Federica Ormanni della Procura della Repubblica di Verona.
I reati contestati a tutti i Sinti italiani sono:
- occupazione abusiva del terreno comunale denominato “parcheggio C” allo stadio;
- allacciamenti abusivi alla rete dell’energia elettrica;
- allacciamenti abusivi alla rete idrica.
L’esito dell’operazione, oltre a sollevare il solito polverone per nulla, ha potuto riscontrare solo che delle procedure burocratiche avviate negli anni precedenti, nel frattempo, non sono state perfezionate a dovere.
Infatti l’ipotesi di occupazione abusiva di suolo pubblico è completamente avulsa dalla realtà visto che quelle famiglie, là residenti, lo sono per esplicito consenso dell’amministrazione comunale e non sono state riscontrate né allacciamenti abusivi alla rete dell’energia elettrica né utenze elettriche non pagate.
Secondo Fiorenzo Fasoli di Rifondazione comunista «per esercitare la normale amministrazione si è fatto ricorso a procedure e dispiegamenti di forze che sarebbe opportuno orientare in maniera ben diversa ed occupare in azioni ben più significative di queste».
Inoltre Fasoli si chiede: «questi cittadini non hanno diritto alla sicurezza di dove stare, dove vivere e crescere i figli o devono sempre sentirsi precari e minacciati nei loro diritti fondamentali?» e ancora «era proprio necessaria tutta quella dimostrazione di muscoli e forza fisica davanti a normali e semplici cittadini?»
Noi di sucardrom siamo stati immediatamente avvertiti dalle famiglie sinte e abbiamo raccolto le testimonianze delle stesse famiglie. I poliziotti si sono comportati in maniera corretta. Erano presenti anche delle poliziotte per tranquillizzare i minori. Le forze di polizia hanno operato «con il necessario rispetto per le esigenze di tutela della dignità e del pudore delle persone coinvolte», come prescritto dal Pubblico ministero nel decreto di perquisizione.
Rimangono dubbi sulla modalità scelta dall’amministrazione comunale da dove è partita la denuncia e dallo spiegamento di forze utilizzate. C’erano più poliziotti che Sinti. E’ certo che dopo i fatti di Bussolengo e con l’approssimarsi dell’udienza contro il Sindaco Tosi, accusato di discriminazione razziale, qualcuno incomincia ad innervosirsi e questo può essere molto pericoloso.

giovedì 25 settembre 2008

Roma, costa 1.000 euro la scolarizzazione di un bambino rom

Salvo Di Maggio (Cooperativa Ermes) risponde alle polemiche sugli sprechi dei progetti per scolarizzazione dei rom nella capitale, sollevate dall'assessore all'istruzione e dall'ultimo libro di Vespa. «Il costo medio di ogni bambino che va a scuola è di 1.000 euro, altro che 9 mila». La crescita degli alunni iscritti, il drastico calo della dispersione, i motivi degli abbandoni. «Si rischia di buttar via tutti i risultati ottenuti».
Claudio Graziano dell’Arci risponde che «davanti a queste falsità c’è poco da dire. Sono dieci anni che gli operatori, non solo dell’Arci, sono nei “campi” per offrire ai minori rom una diversa prospettiva, nonostante la situazione dei “campi” sia indecente e nonostante non vi sia di fatto una prospettiva di superamento degli stessi campi. Tutte le associazioni che si sono occupate della scolarizzazione hanno fatto un lavoro preziosissimo».
«Credo – continua Graziano – che sia una campagna politica. C’è gente che vuole seminare odio e allontanare i minori rom dalla scuola. Il nostro tentativo è stato quello di avvicinare i bambini rom alla scuola, scontrandoci quotidianamente con il pregiudizio e gli stereotipi». Infatti Vespa parla solamente di numeri a cui comunque l’Arci risponderà nei prossimi giorni.
«Quando sei nei “campi” - conclude Graziano - ti accorgi di essere in un pozzo dove non vedi la luce. Con questa amministrazione non vediamo progetti di superamento dei “campi” ma nemmeno con le passate amministrazioni che puntavo più ad arginare le emergenze che non a trovare soluzioni serie insieme ai Rom e ai Sinti».
Tutto è iniziato con le indiscrezioni sul contenuto del nuovo libro di Bruno Vespa, un giornalista che si è sempre distinto per non aver mai dato la parola ai leader rom e sinti. Secondo quanto pubblicato da Il Giornale, da Il Tempo e da Libero in prima pagina a nove colonne, Vespa accuserebbe soprattutto l’ARCI di aver sperperato milioni di euro per una scolarizzazione fantasma a favore di minori sinti e rom nella Capitale.

«Secondo l'Arci - si legge infatti sul libro di Vespa - i bambini rom iscritti alla scuola di Castel Romano sono 257. Di questi solo un terzo frequenterebbe più o meno regolarmente (tra i 180 e i 140 giorni all'anno): 82 alunni. Sessantuno andrebbero a scuola solo tra i 70 e i 140 giorni all'anno, 33 da 18 a 71 giorni, 81 non ci mettono piede».
Ma la differenza «clamorosa e sconcertante» è con i dati ufficiali forniti dalle scuole. Intanto gli iscritti sono 224 e non 257: trenta in meno. Quelli che frequentano tra i 144 e i 180 giorni sono 3. Quelli che vanno tra i 70 e i 140 giorni sono 66, quelli che vanno per meno di due mesi sono 73 e quelli che ignorano la scuola 82».
A Tor de' Cenci la situazione non sarebbe migliore: «Su 89 iscritti a 7 elementari e a una media - scrive ancora Vespa - non ce ne è uno che sia andato a scuola per almeno 144 giorni. Ce ne sono 47 che vanno a scuola per meno di 140 giorni, 30 che frequentano tra i 20 giorni e i 2 mesi e 19 che non frequentano affatto. Sconfortanti, in particolare, i dati della scuola media: su 39 iscritti soltanto sei frequentano per più di 100 giorni e meno di 120». Ma secondo l'Arci, è scritto nel libro, le cose starebbero in modo diverso: l'associazione «ha assicurato al Comune che la frequenza media è stata di 22,7 alunni per mese. Come è possibile?».
Ma alla fine, a conti fatti, quanto costa al Comune un bimbo rom? Vespa spiega «che se andassero a scuola tutti i 1500-1600 che risultano frequentarla, il costo sarebbe di circa 2300 euro ciascuno. Ma analizzando i dati sui 313 alunni di Castel Romano e Tor de' Cenci e considerando che soltanto un terzo frequenta per qualche mese all'anno, il costo individuale salirebbe a circa 7000 euro. Se invece il costo per il campo di Tor de' Cenci si divide soltanto per i 23 alunni che frequentano per almeno cento giorni all'anno sui 180/200 regolamentari, il costo individuale sale a 9000 euro all'anno. Il doppio delle scuole private più care».

La Santa Sede attacca il Governo italiano

Un dicastero della Santa Sede attacca pesantemente il governo italiano in tema di immigrazione. Ieri monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per la pastorale delle migrazioni, ha dichiarato, in un’intervista alla Radio Vaticana, che con le norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e sui richiedenti asilo, l''Italia «si allontana sempre di più dallo spirito della lettera di quei diritti umani che trovarono possibilità di essere espressi perché si proveniva forse dagli orrori di una guerra mondiale».
L’arcivescovo ha poi rincarato la dose, affermando che «E' in corso in Europa una riflessione al fine di conseguire una politica comune in relazione ai richiedenti asilo e ai rifugiati. Purtroppo la tendenza è al ribasso rispetto agli impegni internazionali a suo tempo assunti in favore della protezione di persone perseguitate, e i cui diritti umani non sono stati rispettati».
Marchetto ha poi spezzato una lancia, come già ha fatto in altre occasioni, a difesa dei Rom. In molti paesi del mondo «gli zingari sono vittime di discriminazione, disuguaglianza, e altresì di razzismo e xenofobia», ha detto, e in particolare, «in Europa, rom e sinti, pur se cittadini di Stati membri e muniti di documenti validi, non possono godere degli stessi diritti dei comuni cittadini».
La denuncia fatta dai microfoni dell’emittente vaticana era il prologo a una richiesta: monsignor Marchetto ha voluto lanciare «un appello agli Stati, per adottare una normativa che veramente tuteli i diritti delle popolazioni zingare e le protegga dalla discriminazione, dal razzismo e dall''emarginazione».

Secondo il presule, serve «un dialogo aperto e costruttivo con le rappresentanze zingare». E ricorda in proposito «le polemiche suscitate negli ultimi mesi da alcuni provvedimenti legislativi sfavorevoli alle popolazioni zingare».
Ha poi ricordato situazioni limite: «in alcuni Paesi i bambini zingari sono costretti a frequentare scuole speciali per disabili fisici o mentali, mentre non poche donne vengono sottoposte a sterilizzazione forzata», e ha detto che la Santa Sede è preoccupata per «la generale mancanza di fiducia» verso le popolazioni nomadi, a causa della quale «ai giovani, pur se ben preparati professionalmente, non è concesso l''ingresso al mondo del lavoro, come per gli altri».
Monsignor Marchetto ha rigettato l’accusa di «ingerenza» che potrebbe essere rivolta la Chiesa, che «fa il proprio dovere anche quando condanna l'operato o deplora le decisioni degli Stati che offendono od opprimono la dignità umana. Questa posizione viene intesa spesso come un'ingerenza politica», nonostante l''azione della Chiesa sia «al di sopra dei partiti. La Chiesa è «al di sopra dei partiti» in quanto essa si colloca «dalla parte dei più deboli, a difesa di coloro che soffrono e da'' voce a quelli che non l''hanno, nel rispetto comunque della legalità e della sicurezza. Accoglienza e sicurezza vanno insieme come abbiamo detto molte volte».
«Ha ragione mons. Marchetto. Il governo sta facendo fare all''Italia una pessima figura, in Europa e nel mondo, ricacciando il nostro paese tra quelli meno credibili sul rispetto dei diritti umani», ha detto Rosy Bindi (Pd), vicepresidente della Camera.
Anche Paolo Ferrero, segretario del Prc si dice «perfettamente d’accordo» con il Vaticano e sostiene che «Contro la politica sui migranti, i rom e i nomadi del governo italiano non si può che mettere in campo una seria e forte opposizione». Ferrero si dice «contento e sollevato all''idea che anche il Vaticano la pensi così e confermi quanto sia i preti di strada impegnati in prima linea sul fronte dell''accoglienza e della solidarietà sia organismi meritori come la Caritas e anche alti prelati vanno ripetendo da tempo».
Ha risposto alle critiche di Marchetto il sottosegretario Carlo Giovanardi: «le vittime di una migrazione fuori controllo non sono i governanti ma i cittadini italiani e gli extracomunitari che vivono e lavorano in Italia». E ha aggiunto: «Non siamo infatti nel regno dell’utopia di un paese che può aprire porte a tutti ma nella doverosa necessità di favorire i ricongiungimenti familiari veri e le richieste di asilo vere da chi abusa di questi strumenti e rischia di rendere la situazione dell’immigrazione in Italia ingovernabile». di Marco Tosatti

Roma, è iniziato il processo per l'omicidio di Giovanna Reggiani

E' iniziato con la ricostruzione di quello che accadde il 30 ottobre del 2007, nei pressi della stazione ferroviaria di Torre di Quinto, il processo per l'omicidio di Giovanna Reggiani, la 47enne morta dopo essere stata rapinata e violentata, sostiene l'accusa, dal romeno 25enne, Romulus Nicolae Mailat (in foto dopo l'arresto).
L'imputato, che ha dato il via libera ad essere ripreso dalle numerose telecamere di media italiani e romeni, ha ascoltato, assistito da un interprete, le accuse pronunciate dal magistrato. Apparentemente tranquillo, vestito con una maglia con stampe sul rugby australiano e pantaloni scuri, è stato fatto accomodare dal presidente della Terza Corte d'Assise, Angelo Gargani, accanto al suo difensore, l'avvocato Piero Piccinini, dopo averlo fatto uscire da una delle 'gabbie' presenti nell'aula bunker di Rebibbia.
Non era presente all’udienza il marito della signora Reggiani, un ammiraglio dell’intelligence italiano. I lettori ricorderanno che dopo questo delitto si è scatenata in Italia la “caccia al rom” che dura tutt’ora. In particolare avevamo contestato la reazione dell’allora Governo italiano che si era fatto trascinare dai più bassi istinti, subendo la reprimenda dell’Unione europea. Ma il danno era già fatto. Attendiamo con serenità il giudizio della magistratura su un caso molto controverso che ha visto i media nazionali affermare un giorno una cosa e il giorno dopo il suo contrario.

Brescia, vedere sentire: itinerari nella disabilità sensoriale

Questa mattina eravamo nella sede della Provincia di Brescia alla presentazione del convegno “vedere sentire: itinerari nella disabilità sensoriale” che si terrà il 2 e il 3 ottobre, a Brescia presso la Sala conferenze UBI Banca, in piazza Almici. Il convegno è organizzato dall’Assessorato alle attività socio-assistenziali e alla famiglia, in collaborazione con la Regione Lombardia e il patrocinio del Ministero del lavoro e il Ministero dell’istruzione.
Obiettivo del convegno è offrire uno sguardo su queste disabilità anche in relazione alle discriminazioni subite, frutto di pregiudizi e stereotipi. Proprio su questo argomento interverrà, nella mattinata del 2 ottobre, Luisa Bartolucci.
Abbiamo fato una breve chiacchierata con l’Assessore Riccardo Minini che ci ha illustrato le molteplici attività e finanziamenti messi in campo dalla Provincia di Brescia in parternship con il Comune di Brescia. In particolare per sostenere le attività della scuola audiofonica dell’Istituto Canossiano e del Centro per l’integrazione scolastica e la piena realizzazione dei non vedenti. Abbiamo chiesto se l’assessorato ha verificato l’esistenza di non vedenti o audiolesi nelle comunità sinte e rom, presenti a Brescia. Ci ha risposto di no ma ha assicurato il suo interessamento se le famiglie si rivolgessero ai centri sopraindicati.
Abbiamo poi cercato di sapere se la Provincia di Brescia mette in atto azioni particolari per il contrasto delle discriminazioni subite da non vedenti e audiolesi ma non siamo riusciti ad avere risposta.

La Bibbia in diretta tv, Benigni, il Papa, una famiglia sinta e una famiglia rom

Sarà un evento mondiale e al centro del mondo ci sarà Roberto Benigni. Il 5 ottobre a Roma l'attore leggerà la Bibbia insieme a Papa Benedetto XVI e a due autorevoli rappresentanti della Chiesa ortodossa e delle Chiese protestanti, dando così il via alla più lunga maratona della storia della televisione italiana: la lettura integrale non stop dell'Antico e del Nuovo Testamento per sette giorni e sei notti affidata alla voce di 1.500 persone, 139 ore di diretta televisiva, visibile anche su Internet e sui telefonini (l'accordo con alcuni gestori di telefonia mobile è in dirittura d'arrivo in queste ore).
Si chiama "La Bibbia giorno e notte" l'iniziativa lanciata da Rai Vaticano che si annuncia come un grande avvenimento religioso e mediatico, a partire proprio dalla prima ora di lettura-spettacolo che Rai 1 trasmetterà in Eurovisione. Tutto comincerà venerdì 5 ottobre alle 19 nel Palazzo Apostolico in S. Pietro, da dove Papa Ratzinger in diretta tv darà il via alla lettura con il potente inizio della Genesi, la parola divina che dà origine al mondo: «In principio Dio creò il cielo e la terra". Solo lettura, senza commenti.
Poi passerà il testimone al vescovo ortodosso Hilarion Aleyev, rappresentante della chiesa russa in Europa, cui seguirà Maria Bonafede, Moderatrice della Tavola Valdese in rappresentanza delle Chiese della Riforma. A questo incontro delle religioni che si riconoscono nella Bibbia, la Comunità ebraica sarà rappresentata da un messaggio inviato dal Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che non sarà presente di persona. Una scelta che intende prendere le distanza dal modo in cui è stata organizzata l'iniziativa.

Questa prima parte di letture sarà interrotta da un intermezzo musicale affidato, quasi certamente, alla voce di Andrea Bocelli. La lettura della Genesi riprenderà con una famiglia, in nome di tutti i fedeli, e infine sarà Roberto Benigni a chiudere questa prima ora di maratona per la diretta di Rai 1. A quel punto si spegneranno i riflettori potenti di Rai 1, ma il fiume della lettura proseguirà il suo corso ininterrotto fino alle 13 dell'11 ottobre. Il cuore della maratona diventerà per tutti e sette i giorni la Basilica di S. Croce in Gerusalemme, ai piedi dell'Esquilino e la diretta si sposterà su Rai Educational e Rai International, su internet, sui telefonini, su Tele Pace, Sat 2000 e sulle radio del circuito InBlu.
Nella Basilica si alterneranno circa 1.500 lettori. Ed è questa staffetta di massa l'aspetto più affascinante dell'appuntamento, come spiega Giuseppe De Carli, giornalista responsabile della struttura Rai-Vaticano, e coordinatore dell'impresa: «I 73 libri dell'Antico e del Nuovo Testamento sono stati divisi in 1.300 brani della durata di 4-8 minuti. Bastava un clic sul sito che illustrava l'iniziativa per candidarsi a fare un tratto di strada. Ci hanno scritto 150.000 persone per candidarsi alla lettura, una risposta eccezionale. I brani sono stati assegnati, i lettori saranno circa 1.500, tenuto conto che i brani più lunghi saranno letti da una coppia o da una famiglia. Ogni lettore avrà anche un "testimone" che lo accompagnerà, pronto a sostituirlo in caso di defezione. In tutto abbiamo coinvolto circa tremila persone». In gran parte gente comune, ma almeno il 10% dei dei lettori saranno personaggi noti, provenienti dal mondo dello spettacolo e della cultura, campioni dello sport e olimpionici.
Ci saranno gli Atleti di Cristo (Kakà e Le Grottaglie in prima fila) e poi 30 lettori ortodossi, 30 protestanti, 15 in rappresentanza della Comunità ebraica e anche 5 musulmani; una famiglia rom e una famiglia sinta, qualcuno dei 400 vescovi, 40 cardinali, esperti sinodali e studiosi della Bibbia presenti a Roma nell'imminenza del sinodo. A chiudere la maratona, sabato 11, sarà il cardinale Tarcisio Bertone con il XXII capitolo dell'Apocalisse. Altri nomi, De Carli non vuol farne: «Posso solo dire che tutte le letture si svolgeranno alla Basilica di S. Croce, con due eccezioni che saranno molto toccanti». «La Basilica sarà trasformata in una tenda - prosegue De Carli - il luogo di ascolto della parola, con una scenografia semplice e suggestiva, curata da Gaetano Castelli, che mette al centro di tutto il leggìo, mentre le luci sottolineeranno l'alternarsi del giorno e della notte in relazione ai testi. Ci sarà gente ad ascoltare 24 ore su 24, perché la tenda sarà aperta e l'ingresso gratuito. Dentro potranno stare 300 persone sedute e altre 300 in piedi; fuori altre 300 potranno seguire le letture su un maxischermo».
Nelle 139 ore non si ascolteranno solo le parole del tasto sacro, ma ci sarà spazio anche per la "Bibbia musicata"; ogni ora e mezzo di lettura, verrà eseguito dal vivo un brano musicale. Risuoneranno tamburi e arpe birmane, gospel e ritmi latinoamericani, tutte musiche ispirate dalla Bibbia, alcune composte apposta per l'occasione.

mercoledì 24 settembre 2008

Il sito di Forza Italia ha uno sfogatoio...

Oggi Aldo Cazzullo sul corsera svela al grande pubblico una pagina presente nel sito ufficiale di Forza Italia. La pagina ha come titolo “sinistra tolleranza”. Ogni persona può lasciare il suo messaggio e Cazzullo ne estrapola diversi. Tutti dal tenore abbastanza aggressivo, come «Il vostro padrone sarà concime per i vermi e voi sparirete dalla faccia della terra», o come «Fatti processare o ti veniamo a prendere».
Il commento che più ci ha colpito è il seguente: un anonimo «Genetista» vorrebbe «sterilizzare i maschi forzidioti» ma anche «innestare su di loro i geni Rom, molto più onesti e utili al paese».
Antonio Palmieri cura il sito di Forza Italia sin dalla fondazione, nel '95. Parlamentare alla terza legislatura, come responsabile della comunicazione elettorale si è occupato di tutte le campagne azzurre dal '98 a oggi.
Alcuni messaggi si rivolgono direttamente a lui, indicato come «servizievolissimo paggio», «nato per servire», «essere larvato senza spina dorsale», «servo senza dignità»... «Mi assumo la responsabilità di rendere pubblici questi interventi - dice Palmieri -. Ignoro se Berlusconi vada a leggerseli. Di certo, lui sa. Troviamo giusto che si conosca non solo l'amore, ma anche l'odio che lo circonda. È vero che Internet allenta i freni inibitori; però la violenza verbale dell'antiberlusconismo è impressionante».
Non che il Cavaliere la dissimuli. Anzi, la esibisce. Berlusconi ti odio si intitola la raccolta di critiche e offese pubblicata tre anni fa da Mondadori, a cura di Luca D'Alessandro, capufficio stampa di Forza Italia. Per mesi il Cavaliere è andato in giro con una collezione di articoli dell'Unità sottobraccio, in cui per sbaglio erano finiti anche articoli del Giornale («Mi chiamano mascalzone bavoso!»; ma era Paolo Guzzanti che scriveva di Prodi).

Milano, tragedia all'ex acciaieria Falk: muore ragazzino

Un ragazzino, probabilmente rom, di 12 o 14 anni è morto carbonizzato ieri notte nell'incandio divampato in un'area abbandonata delle ex-acciaieria Falk, a Sesto S. Giovanni.
La zona della vecchia fabbrica è da tempo rifugio di nomadi e vagabondi. Il fuoco si sarebbe sviluppato intorno a mezanotte. Il corpo del ragazzo sarebbe stato intravisto dai vigili del fuoco già durante lo spegnimento, ma l'elevatissima temperatura e le fiamme avrebbero impedito i medici del 118 di intervenire subito.
Il cadavere è stato trovato poi completamente arso. Sono in corso gli accertamenti per verificarne l'identità ed eventualmente le particolari ragioni per cui la vittima si trovava sul posto.
Di seguito il commento di Roberto Malini del Gruppo EveryOne. Fino a quando continueremo ad ignorare la persecuzione del popolo Rom in Italia? Fino a quando useremo "prudenza" nel parlare e nello scrivere dei roghi dolosi, appiccati da razzisti per uccidere gli "zingari"? Fino a quando eviteremo di contare i bambini Rom che muoiono ogni anno di freddo, fame, infezioni, nei campi e nei microinsediamenti? Fino a quando ci ostineremo a credere che le donne, i malati, i deboli "sarebbero morti lo stesso" e finalmente ammetteremo che li ha assassinati l'Italia dell'odio razziale? Fino a quando gli antirazzisti si esprimeranno in modo tanto cauto? Fino a quando si lasceranno intimidire dall'arroganza di cghi ha potere? Fino a quando, in ossequio alle autorità, lasceremo le ultime mani tese senza una moneta, dopo aver scelto la via dell'intolleranza (o della "tolleranza zero", che è la stessa cosa) e abbandonato quelle della solidarietà e della carità? Fino a quando avremo paura di chiamare l'oppressione del popolo Rom con il nome di nuovo Olocausto? Ieri notte a Milano, nell'ex area Falk di Sesto San Giovanni (Milano) un bambino Rom di circa 12 anni è morto bruciato vivo. I pompieri, intervenuti dopo la mezzanotte, hanno trovato il suo corpo già carbonizzato. Fino a quando continueremo a considerare questi cadaveri "incidenti" e non vittime? Fino a quando ci illuderemo di essere innocenti?

Roma, abbasso il grigio

Dal 26 settembre al 5 ottobre è in mostra “Abbasso il Grigio”, presso il Museo di Roma in Trastevere. L’esposizione è organizzata da “Gli Amici”, un movimento della Comunità di Sant’Egidio che in diversi paesi d’Europa raccoglie migliaia di disabili, insieme ai loro familiari ed amici.
L’iniziativa è giunta alla sua 12° edizione e il tema con cui gli artisti disabili si sono cimentati quest’anno è la diversità in tutte le sue forme, la convivenza fra persone differenti per cultura, religione, età. Stranieri, Rom, anziani, gente comune sono i soggetti principali delle opere in mostra.
Durante l’esposizione, sarà possibile conoscere gli artisti e osservarli a lavoro nel laboratorio allestito all’interno degli spazi espositivi. Alcune opere in mostra saranno in vendita per sostenere Dream, il programma della Comunità di Sant’Egidio di lotta all’Aids e alla malnutrizione in Africa.
Sostengono “Abbasso il Grigio” l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma Sovraintendenza ai Beni Culturali, le banche Popolare di Verona, Popolare di Lodi e Credito Bergamasco, con il supporto organizzativo di Zetema Progetto Cultura

Bussolengo (VR), la Procura della Repubblica si accanisce?

Ieri mattina, presso il tribunale di Verona, si è svolta la seconda udienza che vedeva imputati i 3 Rom italiani, due uomini e una donna, accusati dai carabinieri di Bussolengo di aggressione e resistenza a pubblico ufficiale, il 5 settembre 2008, a Bussolengo, in provincia di Verona.
La vicenda, nota a tutti, aveva visto come sfortunato protagonista un gruppo di famiglie Rom italiane, resosi colpevole, lo scorso 5 settembre , di essersi fermato a mangiare in una piazza del paese. Trasportati presso la caserma dei carabinieri di Bussolengo, i Rom sono stati pestati e poi incarcerati, per resistenza a pubblico ufficiale. I pestaggi subiti nella caserma, gli stessi Rom hanno provveduto a denunciarli in Questura, e adesso sono in corso due indagini, una a cura del comando provinciale dei carabinieri,e una a cura della magistratura. Se fosse dimostrato che così sono andate le cose, sarebbe il caso di ricordare, per analogia, le torture che venivano inflitte in Cile o in Argentina, al tempo delle dittature di estrema destra.
L'udienza di ieri mattina, avvenuta a porte chiuse, come quella di una settimana fa, è stata rimandata a martedì prossimo, 30 settembre. La signora, Sonia Campos è stata rilasciata, dopo essere stata condannata a sei mesi, con la condizionale. Purtroppo Denis e Angelo sono invece stati condotti ancora una volta in carcere, a Montorio. Il patteggiamento proposto dai loro avvocati difensori è stato respinto dal PM, per cui nulla è cambiato rispetto all'udienza di martedì scorso.
Ravvisiamo nel comportamento della magistratura un accanimento nei confronti dei due Rom italiani riportati in carcere, e ci chiediamo se avrebbero subito lo stesso trattamento i cittadini italiani non appartenenti all'etnia Rom. E ancora, ci chiediamo: se i Rom incarcerati non avessero denunciato i carabinieri di Bussolengo sarebbero adesso in libertà?
Siamo preoccupati dei comportamenti intolleranti e antidemocratici di cui danno prova certi carabinieri e certa polizia, come riferito anche dal Times- e come da noi denunciato al prefetto di Verona-, e constatiamo una volta di più come Rom e altre categorie sociali siamo il bersaglio preferito di questa deriva fascista, che in Italia sta dilagando, da quando si insediato l'attuale governo.
Chiediamo una volta di più- così come già abbiamo già fatto con il Prefetto di Verona, nell'incontro di lunedì 15 settembre scorso- che la vicenda sia chiusa e che vanga fatta piena luce sul comportamento non solo dei Rom, ma anche dei carabinieri di Bussolengo. PRC, Comunisti Italiani, Circolo Pink GLBT, la Chimica - Verona

martedì 23 settembre 2008

Roma, vengono fotografati e schedati anche i neonati

Non più impronte digitali ma foto segnaletiche. E’ così che a Roma sta procedendo il “censimento”, attuato dalla Croce rossa Italiana in collaborazione con la Prefettura della Capitale. Certo il “censimento” non è obbligatorio ma se non vieni censito il rischio di essere sbattuto in strada è alto. Comunque chi non si è fatto censire non potrà accedere a nessun intervento di tipo sociale, attuato in questa fase di “emergenza”.
Come avviene il “censimento” a Roma? Un camper della Croce Rossa Italiana, supportato da funzionari della prefettura, parcheggia in un insediamento di Sinti o di Rom. In alcuni casi solo a chi si avvicina al camper vengono spiegate le modalità del censimento, in altri casi gli operatori della CRI bussano alle porte delle famiglie. Naturalmente nel primo caso la curiosità delle persone è immediata e subito si forma un’assemblea delle persone che sono in quel momento a casa.
Chi decide di farsi censire viene fotografato, vengono fotografati tutti i componenti della famiglia, neonati compresi. Naturalmente, sottolineano gli operatori della CRI, con il consenso dei genitori. La fotografia serve per ottenere un tesserino che da diritto di accedere ai servizi sanitari, offerti dalla stessa CRI. Inoltre, si deve compilare un questionario, supportati dagli operatori, dove saranno inseriti tutti i dati sanitari di ogni persona.
Noi di Sucar Drom abbiamo ricevuto già alcune settimane fa la richiesta di supporto da parte delle famiglie sinte romane che non volevano essere fotografate ne dichiarare dati sensibili come quelli sanitari. Stiamo parlando di Cittadini italiani. In quel caso abbiamo spiegato telefonicamente ai funzionari della prefettura che le persone erano pronte a farsi censire, dichiarando i dati utili ad ogni censimento: nome, cognome, data e luogo di nascita, luogo di residenza, lavoro svolto e codice fiscale. Dati già presenti nella Carta d’Identità e nel tesserino del Codice fiscale.

Sembrava che non ci fossero problemi ma ieri sera alle ore 20.00 arrivano diverse telefonate a Pastori della MEZ e ad attivisti di Sucar Drom da parte delle famiglie sinte che vivono a nel “campo nomadi” di Ciampino a Roma. Gli operatori della CRI affermano che il censimento si fa con le foto e compilando il questionario o non viene fatto. Tra l’altro uno degli operatori della CRI era molto alterato ma ci chiediamo come si fa ad entrare in casa delle persone alle ore 20.00. Come se durante il censimento nazionale, ogni dieci anni ad opera dell’Istat, gli operatori andassero nelle case alle otto di sera.
Questa mattina abbiamo chiamato una funzionaria della prefettura che gentilissima ci ha spiegato che le modalità del “censimento” sono quelle sopradescritte ma che rimane volontario. Abbiamo ribattuto che questo presunto atto volontario, sottende un ricatto non proprio corretto. Soprattutto per chi vive situazioni abitative al limite, come a Ciampino. Non ci sono fognature, quindi niente bagni, niente scarichi per lavatrici, niente scarichi per i lavelli dove lavare i piatti…. Motivo? Il “campo” è stato allestito anni fa dal Comune di Roma sopra le falde di acque minerali, sfruttate commercialmente. Naturalmente era una soluzione temporanea, aveva assicurato il Comune di Roma, solo per qualche mese…
Davanti alle nostre rimostranze la funzionaria ha chiesto di presentare una richiesta d’incontro con il Prefetto Mosca per discutere la questione. Abbiamo subito informato il Presidente della federazione “Rom e Sinti Insieme” che già oggi ha inviato la richiesta. Nei prossimi giorni vi aggiorneremo.
Oggi possiamo solo fare brevi considerazioni. La Prefettura sembra molto disponibile ma fotografare i neonati è veramente assurdo. Per la semplice ragione che tra alcuni mesi questi bambini saranno sicuramente cresciuti. Vogliamo proprio vedere gli operatori della CRI che davanti ad un loro centro confrontano la foto sul tesserino con il viso di un bambino fotografato mesi prima. Assurdo. Inoltre, ribadiamo che è altrettanto assurdo invitare dei Cittadini italiani ad usufruire dei servizi sanitari della CRI, disincentivando l’utilizzo dei sevizi offerti dal sistema sanitario nazionale.
Ma è sull’utilizzo delle foto che abbiamo i più seri dubbi. Come abbiamo già scritto la Croce Rossa Italiana non è indipendente. La CRI è controllata dal Governo italiano al contrario di quello che succede in tutti gli altri Paesi.
Un’organizzazione controllata dal Governo italiano potrà ma negare le foto, ad esempio al Ministero dell’Interno? No, è chiaro. Tant’è che lo stesso Garante della Privacy ha dichiarato che non ha strumenti per poter sorvegliare quanto sta succedendo.
Inoltre, non crediamo che il Commissario Barrot sia informato di quanto sta succedendo a Roma anche perché nelle Linee Guida del ministero non si parla assolutamente di rilievi foto-segnaletici, come invece sta avvenendo a Roma.
Speriamo che si possa cambiare rotta immediatamente e siamo confortati in questo dalla sensibilità fino ad ora dimostrata dal prefetto Mosca. Ma è indubbio che non permetteremo la schedatura fotografica dei bambini ma neppure quella degli adulti e siamo pronti a mettere in campo immediatamente tutti gli strumenti in nostro possesso.
Ricordiamo al prefetto Mosca che Robert Ritter ed Eva Justin (istituto di ricerca sull'igene razziale e la biologia della popolazione, collegato con la centrale per la lotta contro la nocività degli zingari) dal 1936 chiedevano ai Sinti e ai Rom tedeschi di essere "censiti volontariamente". Offrivano sigarette e caffè. Quei Sinti e quei Rom, come la bambina in fotografia, sono stati sterminati.

Bussolengo (VR), Sonia Campos esce dal carcere

Ancora un rinvio. Ancora una settimana di carcere per Angelo Campos e Denis Rossetto. Sonia Campos, invece, è stata scarcerata. L’udienza di martedì 23 nel tribunale di Verona si è conclusa con l’ordinanza di scarcerazione, emessa dal giudice perché, a suo parere, non sussiste più, per Sonia Campos il rischio di «reiterazione del reato». Sonia è accusata, come Angelo e Denis, di «resistenza all’arresto» e in più di aver tentato di rubare la pistola di ordinanza di uno dei carabinieri della caserma di Bussolengo [Verona] che venerdì 5 settembre avevano raggiunto «per un controllo» le roulottes dei Campos ferme sul piazzale Vittorio Veneto.
L’udienza di martedì 30 sarà quella determinante per capire se potrà essere accolta, e a che condizioni, l’offerta di patteggiamento che la procura ha ventilato. Per Sonia, quasi incensurata, si profila la possibilità della sospensione della pena [ancora da quantificare]. Per Angelo e Denis, che hanno piccoli e lontani [1977 e 2000] precedenti, potrebbe essere più difficile ottenerla. In questo caso, si potrebbe andare al dibattimento vero e proprio. E bisognerà allora confrontare la versione dei carabinieri di Bussolengo [unico elemento di prova nel processo per direttissima] con il racconto dei Campos sui fatti di venerdì 5 settembre.
Secondo i Campos, il «controllo» dei carabinieri di Bussolengo è diventato quasi subito un pestaggio violento e sistematico, iniziato sul piazzale e proseguito nella caserma di Bussolengo. Questo è quanto i Campos e i loro familiari hanno raccontato nelle denunce presentate alla procura di Verona, che ha aperto un’inchiesta, per ora contro ignoti. La stessa cosa ha fatto il comando provinciale dei carabinieri di Verona.

Le due denunce, però, finora non si sono incrociate in aula. Secondo l’avvocato Massimo Zambelli, che difende i Campos nel processo per direttissima, anche un eventuale patteggiamento, «ammesso che si possa arrivare a un accordo soddisfacente», non mette a rischio l’inchiesta sul presunto pestaggio. Perché i fatti «sarebbero avvenuti in due momenti diversi». Cioè prima il «controllo» che secondo i carabinieri configurerebbe il reato di «resistenza all’arresto» e poi gli abusi denunciati dai Campos.
In tribunale, intanto, c’è stato un salto di qualità. Nelle prime tre udienze, l’accusa era rappresentata da pm onorari, mentre martedì scorso in aula c’era la dottoressa Maria Cristina Motta, pubblico ministero titolare. La causa del cambiamento sta nel fatto che il caso dei Campos «non è più una questione ordinaria», secondo quanto la dottoressa Motta ha dichiarato in aula. L’eco mediatica, locale e nazionale, è servita almeno ad avere maggior attenzione dalla procura. Ci vorrà qualche giorno, fino al 30 settembre, per capire se è un fatto positivo.
Anche martedì scorso l’udienza è stata a porte chiuse ma davanti al tribunale c’era un presidio di cittadini e attivisti solidali con i Campos. Fanno notare un fatto: difficilmente un cittadino italiano «gajé», non rom, si sarebbe fatto un mese di custodia cautelare per accuse di questo tipo. La custodia cautelare così lunga rende gli imputati un po’ più disponibili a «chiudere» il processo il più rapidamente possibile, per poter uscire di prigione. E viene il sospetto che la legge, per i Campos, sia un po’ meno uguale che per gli altri. Di «accanimento della magistratura» parlano in un comunicato il Circolo Pink, il centro sociale La Chimica, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Sinistra critica di Verona. Che si chiedono: «Se i rom non avessero denunciato i carabinieri di Bussolengo, sarebbero ancora in carcere?». di Enzo Mangini

lunedì 22 settembre 2008

Lega Nord, i Rom sono degli ospiti in Europa

La Lega Nord, presente all’assemblea parlamentare dell’Osce (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) riunitasi a Toronto per il dibattito su immigrazione e sicurezza, esprime la sua opinione per bocca di Claudio D’Amico. “I rom – ha detto l’esponente leghista - per essere accettati nei territori europei devono rispettare in modo assoluto le leggi dei Paesi ospitanti”.
Stupore di tutta l’assemblea parlamentare per queste parole dell’esponente leghista. Infatti, i Rom sono solo ed esclusivamente europei, come è ben noto a tutta l’assemblea parlamentare dell’Osce.
Si vede che per D’Amico, ma anche per tanti altri leghisti, l’essere in Italia o in qualsiasi Paese europeo da sei / sette secoli non comporta i diritti di Cittadinanza ma solo quelli di “ospitalità”. Inoltre, nelle parole di D’Amico, è chiaro l’atteggiamento di superiorità: se volete essere accettati, dovete in modo assoluto. Non sono rari gli esempi di Amministrazioni, di tutte i colori politici, che impongono a Cittadini italiani norme assurde.
Come per esempio nel Comune di Vicenza. Il Sindaco ha redatto un regolamento per i Sinti italiani residenti che prevede la cacciata dell’intera famiglia se un componente commette un reato. Come per dire: se sei Sinto o Rom le Leggi che regolano la vita civile non valgono perché se non rispetti la legge in modo assoluto non puoi più essere ospitato.
Ma c’è anche chi si impegna di più come alcuni Consiglieri regionali della Lega Nord in Veneto che sostengono una proposta di legge per la tutela dei Sinti e dei Rom veneti. In questa proposta di legge, oltre alle solite sanzioni di cacciata, c’è una norma che prevede la sospensione del Servizio Sanitario Nazionale per chi infrange la legge. Come per dire: se io Sinto veneto parcheggio in divieto di sosta la mia auto, oltre alla sanzione comminata a qualsiasi Cittadino, avrò anche la sospensione dei servizi sanitari. Se questa è democrazia…

Rom, il governo dimentica i soldi per l'integrazione

«Una situazione che insulta la dignità umana». Così il Presidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo Gerard Deprez, ha commentato lo stato di degrado in cui versava il “campo nomadi” del Casilino 900 a Roma durante la sua visita ufficiale di venerdì scorso. «Mi hanno detto che alcuni vivono qui da 35 anni - dice il Presidente - Mi chiedo come sia possibile: mancano le più elementari norme igieniche, non c’è l'elettricità».
Nel “campo” rom più grande d'Italia, oltre l'elettricità, manca l'acqua potabile e le baracche sono in uno stato pietoso. Piove dentro ed il freddo della notte è l'unico ospite sicuro. Il Comune di Roma è latitante da mesi come ci dice Najo Adzovic (in foto con Gida Salvino), uno dei portavoce. «Il campo sta qui da piu di 40 anni e mai è stato così trascurato. Oggi non abbiamo neanche i servizi primari». Continua Adzovic: «Non abbiamo acqua potabile e le cooperative sociali che lavoravano con noi non hanno soldi per continuare le attività. Siamo soli e senza un euro. Il Comune si deve muovere per portarci l'acqua, i servizi sanitari ed i trasporti per mandare i nostri figli a scuola».
Dalle parole di Adzovic e soprattutto del Presidente Deprez, sembra che la vera “emergenza nomadi” paventata dal governo, sia quella delle condizioni in cui versano i campi. Isolati dal tessuto sociale delle città e completamente abbandonati a se stessi.
Dove sono i soldi che il governo dice di aver stanziato per i rom? Secondo l'eurodeputato di Rifondazione Comunista Vittorio Agnoletto, presente al Casilino 900 venerdì, «il ministro Roberto Maroni nell'incontro del pomeriggio (quando la delegazione dei parlamentari Ue, guidata da Deprez, ha fatto una serie di incontri istituzionali tra cui il sindaco di Roma Gianni Alemanno ed il Prefetto di Roma Carlo Mosca) ci ha detto che per la schedatura etnica dei rom che si concluderà il 15 ottobre , sono stati investiti 3 milioni di euro», continua Agnoletto. «Non un euro per i servizi sociali e per migliorare le condizioni dei campi nomadi nel nostro Paese».

Altro mistero è la questione dei fondi strutturali che la Commissione Ue mette a disposizione per l'integrazione del popolo rom ogni anno per ciascun stato membro. La direttiva 43 del 2000 garantisce ai rom e ai sinti il diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio. Dei 275 milioni di euro stanziati l'Italia non ne ha chiesti neanche uno ( a differenza ad esempio di Spagna, 52 milioni e Polonia, 8,5 milioni). Ad affermarlo è direttamente il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso in un'intervista pubblicata da "La Repubblica".
In un articolo su "Le Monde" del 18 settembre anche il magnate ungherese George Soros, noto difensore dei diritti dei rom, lancia un monito alla Ue sulla condizione dei Rom e dei Snti in Europa (in particolare in Italia, prendendo il caso simbolo del "rogo di Ponticelli" dello scorso maggio) e sulla scarsa elargizione dei fondi per l'integrazione e per la loro autonomizzazione.
Soros è presidente di una fondazione, la Op Society Foundation che finanzia progetti per l'integrazione dei rom. Dall'inizio della sua attività la fondazione ha gia investito ben 70,70 milioni di euro per le politiche integrative.
Il magnate ungherese a conclusione del suo appello chiede alla Commissione Ue di «riunire le risorse politiche, intellettuali ed economiche per mettere fine a questa vergognosa situazione che dura ormai da troppo tempo e che rappresenta uno dei fallimenti più gravi dell'Unione Europa, come società aperta». Conclude Soros «di investire maggiori fondi strutturali per la più grande minoranza etnica d'Europa». L'Italia intanto potrebbe cominciare da quelli che gia ci sono. di Marco Filippetti

Cuneo, alla Carovana della Pace sono stati applauditi i Sinti

Erano circa un migliaio i partecipanti alla 10ª Carovana della Pace che si è svolta nel pomeriggio di ieri da Cuneo a Boves dedicata ai due preti, don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, uccisi dai tedeschi il 19 settembre 1943.
Dopo l’arrivo in piazza Italia, ha aperto la manifestazione don Aldo Benevelli, seguito dal vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino, il quale, fra l’altro, ha detto: “Le battaglie partigiane, il sacrificio di popolazioni e città intere, come il sacrificio di Boves, medaglia d’oro della Resistenza, devono essere ancora considerati come la base di legittimità della nostra Repubblica”.
Hanno inoltre parlato il sindaco Riccardo Pellegrino, monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, il presidente della provincia Raffele Costa.
Presenza significativa è stata quella dei rappresentanti della Comunità Musulmana e di quella Sinti di Cuneo con eloquenti striscioni, particolarmente applauditi.
Si concludono così tre giorni di ricordo del tragico evento di 65 anni fa quando Boves, per rappresaglia alla cattura da parte dei partigiani di due militari tedeschi, ebbe 23 vittime innocenti, fra le quali i due sacerdoti commemorati, e circa 300 case incendiate. di Beppe Sajeva

Bulgaria, razzismo: revocato a Kalin Rumenov il premio giornalistico "Chernorizets Hrabar"

Gli organizzatori del premio giornalistico “Chernoritzets Hrabar 2008” hanno deciso il 15 settembre scorso, su raccomandazione dell'Unione degli Editori Bulgari, di revocare il premio assegnato a Kalin Rumenov (in foto), quale miglior giovane giornalista dell’anno.
Il premio era stato consegnato a Kalin Rumenov, che pubblica sul quotidiano “Novinar”, durante una cerimonia ufficiale a Sofia, il 25 maggio 2008 alla presenza di politici, membri del Parlamento e giornalisti. Il premio “Chernorizets Hrabar” è stato istituito nel 2002 e contempla 11 diverse categorie.
La giuria era formata da 19 persone, 12 direttori di giornali, sorteggiati da un pool di 28, e da 7 dei 10 membri del consiglio generale dell’Unione degli Editori Bulgari. La motivazione, non facendo riferimento ad articoli specifici, faceva presumere che il premio fosse stato assegnato ad Rumenov per la sua attività giornalistica in generale.
L’attribuzione del premio aveva provocato la protesta di altri giornalisti e gruppi della società civile bulgari perché l’autore si era distinto per articoli nei quali aveva attaccato la minoranza Rom bulgara con termini offensivi e razzisti.
Negli articoli di Kalin Rumenov pubblicati su “Novinar” si potevano leggere frasi come: “Gli Zingari sono furbi come lupi, si riproducono come pecore. I primi a lasciare saranno le compagnie internazionali. Non ci sarà più nessuno a cui vendere la loro nuova merda, e andranno in qualche altro posto con meno Zingari e più soldi. Chi comprerà sapone per una pelle bianca soffice e tenera? Sporchi Gyppos?”

Ed ancora: “La differenza tra gli Zingari e il bestiame è che il bestiame è soggetto a controlli veterinari. Il bestiame non può comportarsi da Zingari, ma è possibile il contrario. I diritti e le libertà dei bovini sono stati sotto una seria pressione per anni, e durante quel tempo la donna Zingara ha partorito ancora e tuttora ha il cervello di una mucca”.
Un appello era stato firmato da 109 personalità bulgare e nelle ultime settimane alla protesta si erano uniti, tra gli altri, anche la Federazione Internazionale dei Giornalisti, il Centro Simon Wiesenthal e il gruppo editoriale tedesco WAZ, che possiede i quotidiani “24 Chasa” e “Trud” in Bulgaria. Ed è probabile che quest'ultima mossa sia stata proprio quella decisiva far cambiare opinione, dopo mesi, all'Unione degli Editori Bulgari.
E Kalin Rumenov, tanto per non smentirsi, ha intitolato la sezione del suo blog dedicata alla vicenda “Ihr Kampf - цигани & евреи vs. Калин Руменов” (la sua battaglia: zingari ed ebrei vs Kalin Rumenov).

Lamezia Terme (CZ), nessun rom in classe

Nessun bambino rom quest’anno a scuola. Alle mamme e ai papà di Scordovillo non importa se i loro figli imparano a leggere, scrivere, il teorema di Pitagora o dove si trovano Romania e Slovenia.
Fino all'anno scorso c’era un pulmino giallo che ogni mattina alle 7 e mezza passava dal “campo” rom per togliere i più piccoli dalle baracche fatiscenti. Si trattava solo di una mattinata, dal lunedì al sabato. Gli animatori dell'associazione "La Strada" riuscivano a portare uno sprazzo di luce nell’insediamento di Rom più popolato dell'Europa occidentale e forse per questo tanto triste. Ma il Comune non ha rinnovato la convenzione ai volontari.
Per molti bambini rom funzionava, la scuola gli piaceva, avevano quaderni e libri come tutti gli "italiani" dietro ai banchi. Ma da una settimana sono ricominciate le lezioni e di rom in classe nemmeno l'ombra.
Forse alcuni genitori "italiani" si staranno sfregando le mani perchè in classe con i loro figli non ci sono più rom, dimenticando che la questione rom parte proprio da lì. È un fatto prima di tutto culturale. L'equazione è facile: niente educazione è uguale a furti d’auto.
«Noi crediamo che debba continuare il servizio di mediazione culturale e sociale, senza interruzioni o ritardi, che causano cittadini di serie B», dice Giacomo Panizza, presidente della comunità d'accoglienza Cnca Calabria. Per il quale «occorre che qualcuno vada ancora al campo rom. E che le istituzioni prevedano in tempo questi servizi».
Perchè a questa prima settimana di dispersione scolastica non ne seguano altre, le associazioni e cooperative sociali del Cnca, lanciano questo allarme-scuola per i piccoli rom, in accordo con alcuni loro genitori.

Storia alla rovescia semiseria nella nuova Roma

Dopo che il ministro della Difesa, l’8 settembre ha ricordato l’eroismo dei repubblichini di Salò, che soli hanno cercato di fermare l’avanzata angloamerica; dopo che il 20 settembre a Porta Pia si sono commemorati i caduti papalini, la serie di ricorrenze alla rovescia non si ferma. Per il momento girano queste voci di preparativi per ottobre, novembre e dicembre.
16 ottobre, per dimenticare la razzia degli ebrei romani del 1943, al portico di Otttavia verrà inaugurato il monumento al nazifascista, servirà a coprire le lapidi dalle giunte rosse messe a ricordo della deportazione. Quella che ricorda lo sterminio dei Rom e dei Sinti, verrà resa illeggibile dalle impronte prese ai Rom.
25 ottobre verranno ricordati, uno per uno gli zuavi di S. Pio IX, che nel 1867 uccisero Giuditta Tavani Arquati, eroina del Risorgimento. Il Busto in basso rilievo di Giuditta a Trastevere verrà coperto con panno nero, o in alternativa, camuffato da soldato papalino. La questione è dibattuta per via della mancanza di accordo sull’acconciatura dei baffi.
3 novembre celebrazioni solenni in onore di Papa Sisto V, che nel 1586 stabiliva “la pena di morte per tutti coloro, uomini e donne, che commettono peccato di adulterio, com’è stabilito già per le donne responsabili di aborto.” Giuliano Ferrara lancerà la raccolta firme per abrogare la 194.
6 novembre, lutto nazionale per ricordare che in quel giorno del 1929 Carlo Rosselli fondò a Parigi il movimento “Giustizia e Libertà”.
18 Novembre, solenne messa con il Sindaco in veste di chierichetto sulla scalinata di S. Pietro per celebrare l’anniversario della bolla Unam sanctam, emanata nel 1302 da Papa Bonifacio VIII. Verrà dato alle fiamme il canto XIX dell’Inferno di Dante. Il Poeta sarà processato in effigie per Vilipendio contro il papa.

9 dicembre, solenne messa funebre in tutte le Chiese per esorcizzare la legge francese del 1905, sulla separazione tra Stato e Chiesa. Si auspica un messaggio in videoconferenza di augurali condoglianze da parte di Sarkozy.
10 dicembre, anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948. Verrà annunciato in contemporanea da Piazza s. Pietro e dal balcone di Piazza Venezia che il seguente passo della dichiarazione: “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, e tale diritto include la libertà di manifestare ciò sia in pubblico che in privato. Questa disposizione protegge le convinzioni non teistiche ed atee” sarà sostituito con l’editto di Teodosio del 380: “Vogliamo che tutti i popoli a noi soggetti seguano la religione che l’apostolo Pietro ha insegnato ai romani…si creda nell’unica divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in tre persone uguali. Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno stolti eretici, né le loro riunioni potranno essere considerate vere chiese; essi incorreranno nei castighi divini ed anche in quelle punizioni che noi riterremo di infliggere loro”.
Il 22 dicembre. Un picchetto d’onore dei servizi segreti internazionali, ricorderà i nominativi dei componenti dell’esercito francese presenti in questo giorno del 1884 alla cerimonia di destituzione di Alfred Dreyfus, ufficiale dell’esercito francese, accusato ingiustamente di spionaggio perché ebreo. Si prevede la partecipazione ordinaria dei Nazi-rok. di Maria Mantello