martedì 30 settembre 2008

Roma, polemiche sterili sulla scolarizzazione dei bambini sinti e rom

Le minoranze rom e sinte in questi giorni sono costrette a subire, e quindi a pagarne i danni in prima persona, l'ennesima strumentale polemica, questa volta tra il giornalista Bruno Vespa, Arci Solidarietà Lazio e Comune di Roma per il progetto di scolarizzazione dei bambini rom e sinti.
Come spesso accade anche questa polemica non condurrà ad un approfondimento della questione scolarizzazione bambini rom e sinti, ma assumerà da una parte il valore di una "vendetta politica", essendo Arci solidarietà Lazio l'organizzazione, vicina al centro sinistra, che da tanti anni gestisce il progetto di scolarizzazione a Roma, dall'altra eviterà un indispensabile cambiamento di metodo e di strategia rispetto al passato per dare soluzioni vere alla realtà ed ai bisogni delle nostre minoranze.
Se a Roma dopo circa 14 anni di progetti con l'utilizzo di ingenti risorse ci sono ancora polemiche tanto sterili vuol dire che il radicale cambiamento di metodo e di strategia è fondamentale, che si realizza con la partecipazione attiva di Rom e Sinti ai diversi livelli di competenza, a meno che la politica non voglia continuare a prendere per i "fondelli" i Cittadini ed utilizzare strumentalmente le minoranze Rom e Sinte.
Più volte, a titolo personale e quale presidente della federazione Rom e Sinti Insieme, ho sollecitato le organizzazioni pro rom e sinti, che gestiscono risorse pubbliche per le minoranze rom e sinte, a rendere pubblico e documentare sia i risultati delle attività progettuali svolte, sia la rendicontazione delle risorse economiche impegnate. di Nazzareno Guarnieri, continua a leggere…

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lunedì 29 settembre 2008

Romania, a Banel Nicolita la Medaglia al Merito Sportivo

E' uno di quelli che da qualche anno sono sulla bocca di tutti. Rom. “Zingari”. Minoranze etniche spesse volte troppo frettolosamente bollate come "off-limits" e che Banel Nicolita ha orgogliosamente rappresentato agli Europei.
Partito dalla Liga II con il Dacia Unirea Braila, passa alla Steaua Bucarest per 300.000€ dopo una breve parentesi al Politehnica Timisoara. Soprannominato "Jardel", più per la somiglianza con l'ex bomber del Porto e "panzer" (nel vero senso della parola) dell'Ancona, si è guadagnato la Medaglia al Merito Sportivo per aver trascinato a suon di ottime prestazioni la Romania ad Euro 2008.
Con la Nazionale, ha giocato 24 gare mettendo a segno un gol, mentre con la Steaua 17 in 108 presenze. "Non ho dormito per 48 ore dopo l'autogol contro il Real che ci ha eliminati dalla Champions", ha ammesso candidamente Nicolita, sonno recuperato poi dopo la rete siglata contro il Galatasaray, che ha permesso ai rumeni di accedere alla fase a gironi del massimo torneo continentale attualmente in corso.
E, come su tutti i prospetti d'Europa, su Nicolita ci sono anche gli occhi della Fiorentina: lui e Dica (ora al Catania), Corvino li volle visionare da vicino quando la Steaua era a prepararsi a Coverciano venti mesi fa. Troppi, però, i 10 milioni che i rumeni chiesero ai viola.

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Pesaro, Rigoberta Menchù presenterà la sua nuova campagna per i diritti dei popoli discriminati

Martedì 30 settembre alle ore 11, presso la sala del Consiglio comunale di Pesaro, sarà presentato un evento molto atteso in città: la visita al capoluogo marchigiano di Rigoberta Menchù (in foto), Premio Nobel per la pace e attivista per i diritti dei popoli indigeni, prevista per i primi di ottobre.
L’attivista e scrittrice incontrerà alcune personalità cittadine e presenterà la sua nuova campagna per i diritti dei popoli discriminati.
I numerosi episodi di razzismo e xenofobia avvenuti nella città di Pesaro non sono mai stati stigmatizzati dalle autorità locali; al contrario, un assessore di sinistra ha affermato, recentemente, riferendosi ai Rom: “Qui a Pesaro i nomadi non attecchiranno mai. Non c’è acqua per quei pesci, perché qui la gente lavora. Qui il nomade se ne va in fretta o viene allontanato. Gli amici spagnoli secondo me non hanno sbagliato del tutto a definirci razzisti”.
Nello scorso luglio il sindaco di Pesaro si impegnò pubblicamente, anche in alcune interviste pubblicate sui giornali locali, ad avviare un progetto di integrazione, in linea con le Direttive Ue e le leggi internazionali contro il razzismo e a tutela dei popoli.
Il progetto avrebbe dovuto comprendere assistenza sociale per le persone Rom gravemente ammalate (vi sono casi di tumori maligni in fase avanzata, cardiopatie gravi, mutilazioni e handicap), la possibilità di accedere a un alloggio decoroso (il sindaco propose di consentire alla comunità Rom di riattare edifici fatiscenti nell’area cittadina), il ricongiungimento nelle famiglie di alcuni minori e un piano di inserimento professionale per le persone valide.
Purtroppo, nonostante il Gruppo EveryOne avesse proposto di contribuire, con sacrificio personale dei suoi membri, al progetto, ogni promessa è stata disattesa, con conseguenze drammatiche per le famiglie Rom, già provate da anni di indigenza, emarginazione e incuria a parte delle Istituzioni. Continua a leggere…

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Roma, Arci: i dati di Vespa su bimbi rom e la scuola sono falsi

“Il 50% dei bambini rom inseriti nel progetto di scolarizzazione gestito dall'Arci solidarietà Lazio viene promosso al termine dell'anno scolastico”. E' il dato centrale diffuso in tarda mattinata a Roma dall'Arci Solidarietà che ha risposto alle cifre sulla scolarizzazione dei bambini rom diffusi da Bruno Vespa nelle anticipazioni del suo ultimo libro, numeri quelli del giornalista Rai che fotografano lo situazione mostrando percentuali inferiori sia sulle promozioni che sulla frequenza.
E' stato lo stesso Presidente di Arci Solidarieta' Lazio, Sergio Giovagnoli,a sottolineare come i dati diffusi da Vespa e successivamente ripresi da alcuni quotidiani, siano ''falsi'' sia per quanto riguarda il numero degli iscritti e dei promossi e che è al vaglio “la possibilità di intentare causa a Vespa e chiedergli un risarcimento danni al momento dell'uscita del suo libro”.
Dunque il 50% dei bambini rom sui quali l'Arci lavora vengono promossi e “l'ultimo bando - ha spiegato il Presidente - prevede interventi complessivamente su 2027 bambini: noi gestiamo 4 lotti, per un totale di 7 campi e 2 piccoli insediamenti e 5 nuclei”, mentre 860 sono i bambini direttamente gestiti dall'associazione dedita ai servizi sociali, al progetto di scolarizzazione dei rom lavorano 60 operatori dell'Arci e 25 volontari impiegati nel servizio civile.
Giovagnoli ha tenuto a precisare che “coloro che percepiscono un compenso per le attività svolte nel progetto guadagnano una media di 750 euro al mese, mentre per quanto riguarda i dati sui trasporti vogliamo precisare che ciascun bambino cosa 1038 euro all'anno, pari a 4,50 euro al giorno”.
Altro aspetto affrontato da Giovagnoli è stato quello relativo ai rapporti con l'amministrazione capitolina e, in particolare, con l'assessore alle Politiche scolastiche del Comune di Roma, Laura Marsilio. “Fino ad oggi - ha sottolineato - siamo riusciti a parlare solo con una sua assistente che ci ha riferito della volontà di effettuare un monitoraggio dell'opera che svolgiamo. Noi diciamo ben venga questo monitoraggio”.

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domenica 28 settembre 2008

Milano quotidiana, in due atti

Uno. E’ un percorso brevissimo, cento metri, un paio di minuti. Eppure offre uno spaccato eccezionale di questa città.
Piazzale Lagosta 4 del pomeriggio. Una donna con il suo carico di sacchetti e povere cose sta usando la fontana per sciacquare qualcosa. Un ragazzo si avvicina in bici e con modi spicci le chiede di spostarsi. Lei, un po’ intimorita, si fa da parte. Il ragazzo beve e mentre sta per andarsene lei si scusa e lo ringrazia. Lui ad alta voce declina un prego e salendo in bicicletta dice: “Zingari di merda vi bruceremo tutti”.
Sono lì a un passo: “Ma cosa dici?” Mi prendo un vaffanculo e un dito medio alzato. Cretino, nemmeno era una "zingara", quella.
Me ne torno a casa, ma mi guardo alle spalle, perché il ragazzo, l’ho visto in lontananza, si è fermato a parlare con un amico e non vorrei che venissero a chiudere la discussione.
Il pezzo di strada che divide piazzale Lagosta da casa mia è uno stretto budello tra le case e il cantiere della MM5. Dentro quel cantiere lavorano almeno una settantina di persone. Ovviamente quasi tutti stranieri: rumeni, ucraini, senegalesi.
Mi chiudo il portone alle spalle. Ma la città è sempre lì fuori che mi aspetta. Ed è sempre più arrabbiata.
Due. Bianchi di merda. Io lo sapevo che non ci si può fidare di quelle faccine diafane. Sono pazzi che non possono vivere in una società civile. Solo ieri: la polizia ha arrestato uno che è accusato di aver ammazzato sei africani; in Finlandia un biondino bianco, ma bianco che più bianco non si può, entra a scuola e ammazza dieci suoi compagni e poi si spara; a Roma un altro tizio, sempre di razza bianca, entra in una chiesa e accoltella il prete urlando di essere l’anticristo, dice che aveva visto il codice da Vinci (pensa se guardava Arancia Meccanica). Gentaglia capace solo di uccidere… Com’è facile fare di tutta l’erba un fascio.

P.S. Adesso ci si mettono anche i critici gastronomici. Dopo lo scandalo, in Cina, del latte contaminato, Carlin Petrini ne approfitta per sconsigliare di andare nei ristoranti cinesi. Evvai, a Radio Padania Libera festeggiano: hanno lanciato il boicottaggio dei venditori di Kebab e si trovano superati a destra dal fondatore e presidente di Slow Food. di Marco Formigoni

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Roma, male Alemanno sui Rom

Alemanno continua ad esternare sulla questione rom. Oggi era ospite della trasmissione ''Sabato e domenica'', in onda su Raduno e ha ribadito che “il 15 ottobre terminerà il censimento all'interno dei campi rom”. Noi di sucardrom facciamo rilevare che questo è il quindicesimo censimento nella Capitale in dieci anni.
Ma oggi Alemanno si è spinto più in là e ha sottolineato che a partire dalla metà del prossimo mese, dunque, si potrà “indicare una strategia che punti da un lato a portare tutti i rom nei campi autorizzati, smantellando quelli abusivi definitivamente , e dall’altro a espellere tutti quelli che commettono reato”.
Inoltre, l'attenzione non si concentrerà soltanto sui Rom, ha detto il Sindaco, ma anche sui senza tetto. “Ci sono migliaia di persone che vivono in vere e proprie favelas - ha spiegato- veri e propri campu abusivi, in aree prive di qualsiasi tipo di controllo. Già ora -ha aggiunto- è in atto una forte azione della questura per smantellare i microinsediamenti abusivi”.
Purtroppo Alemanno non sembra mantenere quanto aveva dato da intendere subito dopo la sua elezione perché i campi rimarranno e già questo è di per sé molto grave. In questo modo si disattendono molte raccomandazioni fatte al nostro Paese da organismi internazionali, quali l’ONU e il Consiglio d’Europa. In parole povere: nessuna politica di superamento del modello abitativo segregante e discriminante, proprio dei cosiddetti “campi nomadi”.
In secondo luogo ci piacerebbe sapere dove saranno espulsi i Sinti e i Rom italiani se commettono un reato, forse nel regno dei cieli? Stesso discorso per i Rom figli o nipoti di profughi dalla ex Yugoslavia perché è indubbio che sarà difficile espellere degli apolidi. E l’elenco potrebbe continuare a lungo ma sarebbe opportuno riflettere su questa nuova strategia: chi commette un reato non paga il suo debito alla società, finendo in carcere, ma viene cacciato. Un ragguardevole stravolgimento del diritto.

In ultimo i microinsediamenti abusivi. Dalle parole del Sindaco non si capisce dove vadano a finire le persone che vivono in questa situazione di degrado. Sarebbe una buona cosa se Alemanno si impegnasse a favore della sicurezza di queste persone. Si intenda, sicurezza sociale.

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Castel, diffidare delle politiche securitarie

La società contemporanea vive immersa nella paura e nella insicurezza. Dal tema dell'immigrazione a quello del terrorismo, dalla paura per le conseguenze disastrose del riscaldamento globale alla timore per il crollo economico-finanziario internazionale o al rischio della disoccupazione.
In un’intervista di Aldo Cazzullo da 'Il Corriere della Sera' di oggi, il leader del Pd, Walter Veltroni afferma che, nonostante accadano cose meravigliose come la scienza e la comunicazione, «in Italia vedo prevalere i segni del tempo peggiore. Sulla fiducia vincono paura, chiusura, arroccamento. E la paura è un moltiplicatore della crisi. Quando una società ha paura, è tentata dal barattare democrazia per decisione. È una sorta di maleficio: ogni volta che la crisi democratica si è saldata con la crisi sociale e con il prevalere di suggestioni populistiche e autoritarie, sono accadute le tragedie peggiori nella storia dell'umanità».
Robert Castel, sociologo, direttore della 'Ecole del Hautes Etudes en Sciences Sociales' di Parigi. Allievo di Pierre Bourdieu e Michel Foucault, negli ultimi anni si è dedicato all'analisi delle dinamiche di esclusione sociale delle società contemporanee sempre più alle prese con il problema della sicurezza.
Nelle società contemporanee non possiamo non osservare un crescente sentimento di insicurezza, da dove deriva questo fenomeno a suo avviso?
«C'è questa specie di sentimento di inquietudine e insicurezza generalizzato e paradossalmente in società che sono protette come in Italia, Francia, Stati Uniti e Germania dove, oggettivamente, la sicurezza è molto meglio assicurata che in paesi come Kabul, l'Afghanistan o l'America latina. Quindi viviamo una specie di paradosso, se la gente ha paura non è perché non è protetta ma forse perché si è presa l'abitudine a non essere protetti. Non è la spiegazione di tutto, ma una ragione di questa inquietudine, sta nel sentimento che le protezioni si indeboliscono e la gente ha paura di perderle. In fondo c'è una tendenza a sommare i rischi, è vero ce ne sono molti, con origini diverse, ma li amalgamiamo e alla fine sommino le paure».
Quali sono secondo lei le gravi conseguenze di questa situazione?

«Per me c'è anche un rischio ancora più grave di quello che abbiamo detto, ovvero che i rischi suscitano l'aggressività. C'è una logica che conduce a cercare i responsabili dei rischi, a inventarli. La questione dell'immigrazione, per esempio, che oggi è un problema molto duro, si spiega in parte così. Ovvero che si caricano i rom o in Francia i ragazzi delle banlieues che, è vero, a volte fanno cose condannabili, ma sono spesso solo alcune decine di o al limite qualche centinaia di migliaia, e la tentazione dei politici securitari, è appunto quella di identificare queste categorie come i principali responsabili di tutta l'insicurezza che c'è in Francia o in Italia, che si tratti di delinquenza o altro. Credo ci sia una logica che è abbastanza generale e penso che da questo punto di vista gli uomini politici sono abbastanza abili. Per esempio, combattere la disoccupazione non è certo facile, lo so, ma è molto più semplice scacciare degli immigrati e così si da l'impressione che si agisce, che non si è passivi, e rispetto a questo c'è qualcosa di moto forte che a, mio avviso, bisognerebbe cercare di smontare».

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Napoli, alcuni non perdono il vizio razzista

Dalle proteste contro i campi rom a quelle contro gli africani. Pochi mesi fa gli abitanti di Ponticelli davano fuoco agli accampamenti allestiti da famiglie rom nel quartiere. Ieri, i napoletani sono tornati a protestare in piazza contro una comunità straniera, un gruppo di africani sfrattati da Pianura.
Lo scenario questa volta non è stata la degradata e deserta periferia occidentale, ma il trafficato centro di Napoli, in via Salvator Rosa, nei pressi del museo nazionale. Un centinaio di persone ha bloccato il traffico per impedire a otto famiglie di immigrati di insediarsi nel vicino plesso scolastico Michelangelo Schipa, così come disposto dal comune di Napoli.
L’assessorato al Patrimonio infatti ha deciso di trasformare una ex scuola media inagibile da due anni in un alloggio per gli africani sfrattati da un edificio pericolante di Pianura. Non appena si è sparsa la notizia, per protestare la scelta di palazzo san Giacomo i residenti di via Salvator Rosa hanno attuato un blocco stradale che ha diviso la città in due fino a sera.
Dopo il blocco, si sono spostati all’interno della scuola occupandola, liberata solo quando i manifestanti sono riusciti a ottenere un incontro in assessorato per lunedì. Lo stesso giorno, gli immigrati scenderanno in piazza a Pianura per chiedere che nel quartiere non sia tolto il presidio delle forze dell’ordine per tutelare l’incolumità degli africani. L’appello lo ha lanciato Aboubakar Soumahoro della rete immigrati al termine di un’assemblea.

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Genova, la Giornata Internazionale della Nonviolenza

L’Assemblea generale dell’ONU ha deciso di celebrare la Giornata Internazionale della Nonviolenza il 2 Ottobre perché data della nascita del Mahatma Gandhi, che ha condotto l’India alla propria indipendenza con azioni nonviolente, divenendo così un ispiratore dei movimenti per i diritti e le libertà civili di tutto il mondo.
In una risoluzione approvata dai 192 Stati membri dell’ONU, l’Assemblea invita tutti i paesi, organizzazioni e individui a commemorare questo giorno ogni anno per promuovere una cultura della pace, della sicurezza, della tolleranza, della comprensione e della nonviolenza.
Giovedì 2 Ottobre alle ore 13.30 a Genova, una grande bandiera della Pace verrà issata sulla Torre Grimaldina di Palazzo Ducale, accanto a quella genovese, per richiamare l’attenzione verso gli obiettivi della giornata e ribadire la vocazione del capoluogo ligure alla pace, al dialogo, all’incontro con l’altro.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare da piazza Matteotti. L’iniziativa genovese è frutto della collaborazione tra la Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura il LaborPace della Caritas diocesana di Genova e la Provincia di Genova che sono in procinto di firmare un protocollo di intesa, e si colloca all’interno del programma di “Mondo in Pace: la Fiera dell’educazione alla pace” (www.mondoinpace.it).
In città sono previste anche altre iniziative: in particolare nell’area del Porto Antico (al Piazzale del Mandraccio, dove si trova anche la statua di Gandhi) il Centro delle Culture organizza letture, giochi per bambini e ragazzi, stand e momenti di festa con il sostegno della Provincia e in collaborazione con diverse associazioni in nome delle idee gandhiane di tolleranza e pace contro ogni discriminazione.
Il programma si aprirà alle 15.00 con letture per ragazzi delle scuole elementari e medie di Giorgio Scaramuzzino sulla cultura Rom e Sinti e proseguirà, con “Rumori di lettura”, spazio di lettura per i bambini sulle diverse culture a cura della Biblioteca De Amicis e con laboratori musicali e sull’integrazione tra le culture a cura della Gaslini Band e del Punto d’incontro Unicef, tutti alle 16.30.

Dalle 17.30 tutti i bambini e ragazzi presenti daranno vita a un simbolo della pace e, alle 18.00, inizieranno le testimonianze davanti alla statua di Gandhi con interventi di Salah Hussein del Centro Culturale Islamico, don Andrea Gallo della Comunità di San Benedetto al porto, Lall Indar Singh Gain della Comunità Sikh e di un rappresentante dei Sinti a Genova.
La manifestazione (che in caso di maltempo si svolgerà alla Biblioteca De Amicis) si concluderà alle 19.00 con l’esibizione di un gruppo di danza africana.
Alle iniziative per la Giornata, si collega idealmente anche l’incontro pubblico “Aldo Capitini: costruttore di pace sulle orme di Gandhi” che Giovedì 9 Ottobre, sempre a Palazzo Ducale, ricorderà il 40° anniversario della morte di questo maestro e testimone della nonviolenza in Italia (noto come ideatore della Marcia per la Pace Perugia-Assisi) e il suo rapporto strettissimo con il Mahatma Gandhi. L’incontro è organizzato in collaborazione con la Fondazione Centro Studi Aldo Capitini di Perugia e l’Università di Genova.

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Austria, nuova ascesa di Haider

Secondo le prime proiezioni della tv pubblica Orf, vittoria numerica della Spoe (socialdemocraitci) ma vittoria politica e simbolica della destra alle elezioni in Austria. Haider: “Bene, ma resto in Carinzia”, il leader del partito di estrema destra Bzoe ha triplicato i voti.
L’esito delle politiche in Austria conferma un trend che preoccupa non poco tutte le organizzazioni rom e sinte. Infatti, al successo di Haider bisogna aggiungere il risultato della "sua" ex Fpoe, l'altro partito di estrema destra che ha registrato un forte avanzamento ed è guidato ora da Heinz-Christian Strache.
Haider ha anche affermato “non siamo un partito radicale, ma di contenuti”, proprio in contrapposizione alla "sua" ex Fpoe, ma è indubbio che vi sono forti convergenze. E nell’Unione europea, prossima alle elezioni, l’ascesa di queste formazioni politiche potrebbe portare ad una italianizzazione di tutta l’Europa sulla questione rom e sinta.

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sabato 27 settembre 2008

Roma, sulla scuola Alemanno parte male

''Via la patria potestà ai rom che non mandano i figli a scuola''. E' questo l'annuncio fatto dal Sindaco di Roma, Gianni Alemanno in un'intervista pubblicata oggi da ''Libero''.
''Vorrei essere chiaro - spiega Alemanno - i genitori che non mandano i figli a scuola saranno sanzionati per il reato d'interruzione dell'obbligo scolastico. Come minimo, le famiglie perderanno la patria potestà e i figli saranno affidati a qualcun altro''.
Noi di sucardrom ci chiediamo se Alemanno conosca le leggi di questo Paese che non prevedono la perdita della patria potestà se i figli non frequentano la scuola. Ma se anche il Sindaco volesse comunque imporre questa norma l’applicherà a tutti i minori che vivono a Roma? Perché la vera questione è diversa. Le famiglie rom che non mandano i bambini a scuola lo fanno perché non hanno: l’acqua per lavarli tutte le sere o i vestiti o i materiali scolastici (libri, quaderni, biro…) o perché sono cattivi genitori.
E chiediamoci anche gli stessi bambini, soprattutto quando diventano preadolescenti si rifiutano di andare a scuola perché sono presi in giro, perché si sentono rifiutati o perché hanno cattivi genitori che gli negano il diritto all’istruzione.
Nella nostra esperienza se vengono a cadere tutti i limiti economici e i bambini si sentono accolti nella scuola, la percentuale della frequenza scolastica è pressoché del 100%. Rimane irrisolta la questione della formazione superiore ed universitaria ma speriamo che Alemanno inizi a risolvere i problemi che vivono i bambini e le loro famiglie nella scuola dell’obbligo.
Certo Alemanno non parte bene perché sempre nell’intervista afferma: ''aspettiamo che il prefetto Mosca termini il censimento e poi procediamo con il progetto di legalità e integrazione. Vogliamo chiudere i campi abusivi e ristrutturare completamente quelli autorizzati''.
Se le famiglie rimarranno confinati in ghetti sarà difficile riuscire ad avere una piena scolarizzazione dei bambini sinti e rom, come le esperienze di questi anni insegnano.

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L'Osservatore romano, clima di paura e di intolleranza

"Intristisce" quando, dal mondo politico, "arrivano segnali" che "alimentano un clima di paura e di intolleranza, tanto che nella dimensione locale del vivere si accentuano tendenze di chiusura autarchica e di arroccamento sociale".
''Un invito a valutare criticamente le scelte che criminalizzano l'immigrazione indesiderata'' è stato lanciato ieri dall'Osservatore Romano in un articolo a firma del direttore della Caritas Italiana, mons. Vittorio Nozza che invita l'Unione Europea e l'Italia a interrogarsi ''sulle contraddizioni delle politiche di chiusura delle frontiere e sulla necessità di prestare al fenomeno migratorio una maggiore e più qualificata attenzione e progettualità''.
Oggi, invece, denuncia l'articolo, ''restrizioni, ostacoli, barriere sono i segnali che arrivano dal Parlamento europeo e dal patto per l'immigrazione e il diritto d'asilo che dovrebbe essere adottato dal vertice europeo dei capi di Stato e di Governo'', mentre ''un giro di vite anche in Italia sui ricongiungimenti e per i richiedenti asilo''.
Tendenze che, rileva il sacerdote, ''non meravigliano in questo primo segmento del terzo millennio in cui c'è sempre meno memoria e scarsa speranza, in cui la vita è sempre più usa e getta, pià che curata e vissuta, con i deboli e i poveri costretti a pagare due volte''.
Mons. Nozza ricorda in proposito ''le recenti parole del Papa, di compassione per le tragedie nelle quali si concludono i tentativi degli immigrati di approdare alle nostre coste e di appello ai Paesi occidentali affinchè mettano in atto politiche di soccorso''.''E' giusto infatti - conclude l'articolo - chiedere alla politica l'indicazione di un progetto fondato sull'equilibrio tra diritti e doveri, tra sicurezza e integrazione, che produca provvedimenti idonei ad affrontare i diversi profili di una questione che chiama in causa valori profondi del nostro modo d'essere e di rapportarci agli altri. La stessa Commissione europea ha definito l'integrazione come un processo continuativo e a doppio senso, basato su diritti e doveri che gravano tanto sugli immigrati che sulla società di accoglienza. Senza contare che ormai tutti parlano di un'Europa dei popoli, sia chi vorrebbe vedere accresciuto il peso dei popoli rispetto ai Governi, sia chi sostiene invece chiusure xenofobe e ritiene che essere popolo significhi avere un'eredità comune impermeabile ad ogni apporto esterno''.

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Il "vangelo" secondo Gentilini

L’Unità ha pubblicato un articolo commentando alcuni passaggi del discorso tenuto da Gentilini a Venezia, il 14 settembre 2008. Potete vedere e ascoltare discorso nella sezione “il video della settimana” di questo spazio web. Di seguito l’articolo dal sito di Ferdinando Camon.

"Popolo della Legaaaaa! - esordisce Gentilini -. La Lega si è svegliataaaaaaa!": appena salito sul palco aizza l’orgoglio dei leghisti, annunciando che la Lega che sembrava impotente in realtà dormiva, adesso si è svegliata e mangerà il mondo…
"Le mura di Roma stanno crollando sotto i colpi di maglio della Lega": il nemico è sempre Roma, ma adesso i leghisti sono arrivati sotto le sue mura e le abbattono, sono i nuovi barbari. "Questo è il vangelo secondo Gentilini": la parola vangelo manda una luce che vorrebbe essere sacrale su tutto il proclama.
"Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari": non leggi, che rispettino i codici, ma la rivoluzione, che scatena il furore. "Io ne ho distrutti due a Treviso": non messi in regola ma distrutti, dunque il problema dei Sinti e dei Rom è che esistono. "Voglio eliminare i bambini zingari che vanno a rubare agli anzianiiiiiii!": nemmeno “rieducarli” ma eliminarli, toglierli dalla vita. Molto più di quello che chiede la Lega.
Infatti: "Se Maroni ha detto tolleranza zero, io voglio tolleranza doppio zero". Questo è uno slogan a uso interno, stabilisce una supremazia da leghista dentro la Lega, non c’è nessun leghista più leghista di lui. "Prenderò dei turaccioli per ficcarli in bocca e su per il c… ai giornalisti che infangano la Lega": l’allusione oscena serve a cementare l’oratore con chi ascolta, crea intimità, non c’è intimità più forte di quella sessuale, e infatti a questo punto gli applausi scrosciano.
"Voglio la rivoluzione contro quelli che vogliono aprire le moschee e i centri islamici": ma tra questi ci sono anche le gerarchie ecclesiastiche, e allora? "Le gerarchie ecclesiastiche dicono: Lasciamoli pregare. Noooo! Vanno a pregare nei desertiiii!": ma vengono dai deserti, e allora questa è una cacciata indietro con l’uso della forza, il loro voler pregare è un oltraggio che ci autorizza a usar ogni mezzo per rispedirli a casa.

La presenza degli islamici diventa oltraggiosa quando si comportano da islamici. "Ho scritto anche al papa: gli islamici, che tornino a pregare nei loro paesi": probabilmente è vero, avrà scritto al papa, ma il papa non ha risposto e lui adesso, annunciandolo pubblicamente, si presenta come più cristiano del capo dei cristiani.
"Voglio la rivoluzione contro la Magistratura: ad applicare le leggi devono essere i giudici veneti": qui c’è l´idea che il potere giudiziario, per essere un potere, deve rappresentare il popolo, ma per rappresentare il popolo deve essere eletto dal popolo, e questo è il programma sottinteso: giudici eletti. "Questo è il vangelo di Gentilini: tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri. Voglio la rivoluzione contro i phone center i cui avventori si mettono a mangiare in piena notte e poi pisciano sui muri: che vadano a pisciare nelle loro moscheeeee!": il discorso tocca l’apice, "pisciare nelle moschee" è il motto che muove una spedizione punitiva e lui urlando la guida.
"Voglio la rivoluzione contro il burqa e i veli delle donne, che mostrino l´ombelico caso mai… Non voglio veder neri, marroni o grigi che insegnano ai nostri bambini, cosa insegnano, la civiltà del deserto? Ho scritto al presidente della repubblica": probabilmente anche questo è vero, avrà scritto a Napolitano ma Napolitano non ha risposto, e denunciando la cosa pubblicamente il vicesindaco di Treviso comunica: non c’è da fidarsi del presidente della repubblica. Ognuno è la propria origine: patria, cultura e razza sono unite.
"Queste sono le parole del vangelo secondo Gentilini, ho bisogno di voi, statemi vicini": nel vangelo secondo qualcun altro, quando il protagonista sentiva avvicinarsi l’ora della morte, pregava i seguaci di vegliare con lui. Anche per Gentilini è un’ora brutta, l’ora dell’estremo pericolo. Le ultime parole: "Viva la Lega!" e il coro di risposta saldano l’abbraccio.

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Servizi segreti, una verità invisibile dietro il delitto Reggiani?

"Sono rassegnato all'idea di essere condannato, ma spero nella giustizia divina". Ha detto così, il 25 settembre scorso, Romolus Nicolae Mailat, il romeno di 24 anni imputato davanti ai giudici della III Corte d'Assise di Roma per l'omicidio di Giovanna Reggiani.
"Non ho ucciso Giovanna Reggiani", ha dichiarato e poi ha denunciato di non ricevere né visite e neppure la corrispondenza dei familiari. Completamente isolato.
Basterebbe questo a far pensare a qualcosa di più grande di quello che sembra. E io ho raccontato molto di questo omicidio a istituzioni italiane, romene e anche ad alcuni giornalisti. Ho dimostrato alcune circostanze che al processo, a quanto risulta da ciò che è riportato sui giornali, non sono emerse. Eppure sono fatti di rilevanza per comprendere il ruolo e il coinvolgimento di Mailat nel delitto Reggiani.
Mi riferisco al fatto per esempio che, secondo quanto raccontavano nei giorni susseguenti all'omicidio alcuni Rom di Ponte Milvio, uno dei particolari della vicenda era che Mailat a quanto pare conoscesse la vittima.
Mi chiedo come mai se questo particolare è stato tenuto in considerazione. Così come altre circostanze in base alle quali ho denunciato pubblicamente che il delitto Reggiani è un delitto politico.
Come mai si trascura del tutto l'accertamento e la considerazione piena di questi particolari? Come mai la stampa, che pure sa bene come stanno le cose neppure per suggestione giornalistica, per gossip insegue le tante dichiarazioni fatte come quella secondo la quale "tra la Reggiani e Mailat ci fosse una relazione"?
Escludo subito questa ipotesi per rispetto del marito della vittima, che ha dimostrato grande compostezza e anche lui un atteggiamento eloquente. Ma che Giovanna Reggiani conoscesse Mailat è probabile e che avesse stabilito con lui un casuale dialogo altrettanto.
Oscure sono invece le cause dell'efferato delitto mentre in quei giorni si stava realizzando una visita di alcuni politici proprio su quel greto del fiume. Come dico la visita c'è stata, ma non tra i Rom, davanti a una bara, durante un funerale. Forse la persona che è protagonista di questa verità potrebbe cominciare a parlare. di Donatella Papi

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venerdì 26 settembre 2008

La fine della democrazia di opinione

La semplificazione del quadro politico alle ultime elezioni e l’ampia investitura popolare ottenuta dal Pdl (e di conseguenza dal governo del presidente Berlusconi) ha posto nel paese la questione del rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia di opinione.
Il dibattito può assumere anche toni drammatici quando, invocando l’estesa legittimazione popolare al governo in carica, si mette in dubbio la possibilità altrui di esprimere opinioni e critiche sull’operato del governo.
Quando poi gli attacchi vanno diritti contro un giornale e si dissente sul diritto all’opinione diversa e alla critica (non verso le istituzioni, ma verso le idee e le azioni che uomini delle istituzioni esprimono), è legittimo chiedersi se non sia in atto un ritorno all’autoritarismo, che disprezza il principio dell’uguaglianza delle idee, almeno nella loro possibilità di esprimersi.
Ciò che è accaduto di recente nei confronti di Famiglia Cristiana per le sue critiche ad alcuni provvedimenti del governo, è esattamente questo. Chi governa con ampio mandato popolare ritiene, forse, che è suo compito anche spalmare il paese di un pensiero unico e forte, senza ammettere alcun diritto di replica?
In realtà, da sempre noi non abbiamo mai risparmiato critiche a governi e opposizioni, usando sempre lo stesso metro di giudizio, che è una visione solidale della realtà. Famiglia Cristiana si è comportata così con tutti i governi, anche quelli democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo. Fedele al mandato del suo fondatore, il beato Giacomo Alberione, che diceva di «parlare di tutto cristianamente». Avverbio, questo, che connota la nostra missione di comunicatori, e ci spinge a giudicare la realtà alla luce del Vangelo.
In particolare, ci porta a giudicare la politica alla luce di quei pilastri che la dottrina sociale della Chiesa considera fondamentali, in nome di due valori: la solidarietà e la sussidiarietà. I pilastri sono la dignità di ogni essere umano, la famiglia, il lavoro, l’integrazione e il dialogo tra culture, popoli e religioni, la convivenza e la pace, l’educazione libera e responsabile, la promozione della vita dal concepimento alla sua naturale fine.
Chi fa comunicazione in modo responsabile deve saper verificare la congruenza tra dichiarazioni e scelte concrete di ogni classe politica al governo e all’opposizione, offrirne i dati oggettivi e un criterio di lettura. Solo così un giornale trova interlocutori, stimola il dialogo, aumenta il tasso di democrazia di opinione nel paese.
È stato assai singolare che, dopo le nostre prese di posizioni sulla questione dei rom e sul cosiddetto «pacchetto sicurezza», il governo si sia scagliato con insolita veemenza contro Famiglia Cristiana. Già questo denota quanto il nostro paese sia poco normale. Quando si mette il coprifuoco alle idee, quando un governo ritiene di doversi scagliare contro le critiche di un giornale, forse qualcosa non va nella nostra democrazia rappresentativa.
In realtà, in Italia la gente ha una concezione sempre più leggera della democrazia rappresentativa. Sembra che basti solo assolvere al dovere del voto. E i politici (soprattutto quelli «nuovi», quelli che non provengono da una lunga formazione, ma dalle scuole del marketing), ritengono che i cittadini abbiano firmato loro una delega in bianco.
Si sentono legittimati a fare tutto ciò che le regole della soddisfazione dei desideri impongono, quasi che l’esercizio nobile dell’arte della politica, sia definita dalla migliore e scintillante soluzione dei desideri di ognuno. Siamo al paradosso che, proprio oggi, quando la politica sembra aver preso il sopravvento su molte altre attività (al punto che tutti ci si buttano), la partecipazione invece cala. di don Antonio Sciortino, continua a leggere…

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Verona, il Sindaco ha paura e denuncia i sinti

Ieri mattina circa un centinaio di poliziotti hanno perquisito il “campo nomadi” di via Sogare a Verona. L’ordine di perquisizione è stato firmato dal Pubblico ministero Maria Federica Ormanni della Procura della Repubblica di Verona.
I reati contestati a tutti i Sinti italiani sono:
- occupazione abusiva del terreno comunale denominato “parcheggio C” allo stadio;
- allacciamenti abusivi alla rete dell’energia elettrica;
- allacciamenti abusivi alla rete idrica.
L’esito dell’operazione, oltre a sollevare il solito polverone per nulla, ha potuto riscontrare solo che delle procedure burocratiche avviate negli anni precedenti, nel frattempo, non sono state perfezionate a dovere.
Infatti l’ipotesi di occupazione abusiva di suolo pubblico è completamente avulsa dalla realtà visto che quelle famiglie, là residenti, lo sono per esplicito consenso dell’amministrazione comunale e non sono state riscontrate né allacciamenti abusivi alla rete dell’energia elettrica né utenze elettriche non pagate.
Secondo Fiorenzo Fasoli di Rifondazione comunista «per esercitare la normale amministrazione si è fatto ricorso a procedure e dispiegamenti di forze che sarebbe opportuno orientare in maniera ben diversa ed occupare in azioni ben più significative di queste».
Inoltre Fasoli si chiede: «questi cittadini non hanno diritto alla sicurezza di dove stare, dove vivere e crescere i figli o devono sempre sentirsi precari e minacciati nei loro diritti fondamentali?» e ancora «era proprio necessaria tutta quella dimostrazione di muscoli e forza fisica davanti a normali e semplici cittadini?»
Noi di sucardrom siamo stati immediatamente avvertiti dalle famiglie sinte e abbiamo raccolto le testimonianze delle stesse famiglie. I poliziotti si sono comportati in maniera corretta. Erano presenti anche delle poliziotte per tranquillizzare i minori. Le forze di polizia hanno operato «con il necessario rispetto per le esigenze di tutela della dignità e del pudore delle persone coinvolte», come prescritto dal Pubblico ministero nel decreto di perquisizione.
Rimangono dubbi sulla modalità scelta dall’amministrazione comunale da dove è partita la denuncia e dallo spiegamento di forze utilizzate. C’erano più poliziotti che Sinti. E’ certo che dopo i fatti di Bussolengo e con l’approssimarsi dell’udienza contro il Sindaco Tosi, accusato di discriminazione razziale, qualcuno incomincia ad innervosirsi e questo può essere molto pericoloso.

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giovedì 25 settembre 2008

Roma, costa 1.000 euro la scolarizzazione di un bambino rom

Salvo Di Maggio (Cooperativa Ermes) risponde alle polemiche sugli sprechi dei progetti per scolarizzazione dei rom nella capitale, sollevate dall'assessore all'istruzione e dall'ultimo libro di Vespa. «Il costo medio di ogni bambino che va a scuola è di 1.000 euro, altro che 9 mila». La crescita degli alunni iscritti, il drastico calo della dispersione, i motivi degli abbandoni. «Si rischia di buttar via tutti i risultati ottenuti».
Claudio Graziano dell’Arci risponde che «davanti a queste falsità c’è poco da dire. Sono dieci anni che gli operatori, non solo dell’Arci, sono nei “campi” per offrire ai minori rom una diversa prospettiva, nonostante la situazione dei “campi” sia indecente e nonostante non vi sia di fatto una prospettiva di superamento degli stessi campi. Tutte le associazioni che si sono occupate della scolarizzazione hanno fatto un lavoro preziosissimo».
«Credo – continua Graziano – che sia una campagna politica. C’è gente che vuole seminare odio e allontanare i minori rom dalla scuola. Il nostro tentativo è stato quello di avvicinare i bambini rom alla scuola, scontrandoci quotidianamente con il pregiudizio e gli stereotipi». Infatti Vespa parla solamente di numeri a cui comunque l’Arci risponderà nei prossimi giorni.
«Quando sei nei “campi” - conclude Graziano - ti accorgi di essere in un pozzo dove non vedi la luce. Con questa amministrazione non vediamo progetti di superamento dei “campi” ma nemmeno con le passate amministrazioni che puntavo più ad arginare le emergenze che non a trovare soluzioni serie insieme ai Rom e ai Sinti».
Tutto è iniziato con le indiscrezioni sul contenuto del nuovo libro di Bruno Vespa, un giornalista che si è sempre distinto per non aver mai dato la parola ai leader rom e sinti. Secondo quanto pubblicato da Il Giornale, da Il Tempo e da Libero in prima pagina a nove colonne, Vespa accuserebbe soprattutto l’ARCI di aver sperperato milioni di euro per una scolarizzazione fantasma a favore di minori sinti e rom nella Capitale.

«Secondo l'Arci - si legge infatti sul libro di Vespa - i bambini rom iscritti alla scuola di Castel Romano sono 257. Di questi solo un terzo frequenterebbe più o meno regolarmente (tra i 180 e i 140 giorni all'anno): 82 alunni. Sessantuno andrebbero a scuola solo tra i 70 e i 140 giorni all'anno, 33 da 18 a 71 giorni, 81 non ci mettono piede».
Ma la differenza «clamorosa e sconcertante» è con i dati ufficiali forniti dalle scuole. Intanto gli iscritti sono 224 e non 257: trenta in meno. Quelli che frequentano tra i 144 e i 180 giorni sono 3. Quelli che vanno tra i 70 e i 140 giorni sono 66, quelli che vanno per meno di due mesi sono 73 e quelli che ignorano la scuola 82».
A Tor de' Cenci la situazione non sarebbe migliore: «Su 89 iscritti a 7 elementari e a una media - scrive ancora Vespa - non ce ne è uno che sia andato a scuola per almeno 144 giorni. Ce ne sono 47 che vanno a scuola per meno di 140 giorni, 30 che frequentano tra i 20 giorni e i 2 mesi e 19 che non frequentano affatto. Sconfortanti, in particolare, i dati della scuola media: su 39 iscritti soltanto sei frequentano per più di 100 giorni e meno di 120». Ma secondo l'Arci, è scritto nel libro, le cose starebbero in modo diverso: l'associazione «ha assicurato al Comune che la frequenza media è stata di 22,7 alunni per mese. Come è possibile?».
Ma alla fine, a conti fatti, quanto costa al Comune un bimbo rom? Vespa spiega «che se andassero a scuola tutti i 1500-1600 che risultano frequentarla, il costo sarebbe di circa 2300 euro ciascuno. Ma analizzando i dati sui 313 alunni di Castel Romano e Tor de' Cenci e considerando che soltanto un terzo frequenta per qualche mese all'anno, il costo individuale salirebbe a circa 7000 euro. Se invece il costo per il campo di Tor de' Cenci si divide soltanto per i 23 alunni che frequentano per almeno cento giorni all'anno sui 180/200 regolamentari, il costo individuale sale a 9000 euro all'anno. Il doppio delle scuole private più care».

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La Santa Sede attacca il Governo italiano

Un dicastero della Santa Sede attacca pesantemente il governo italiano in tema di immigrazione. Ieri monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per la pastorale delle migrazioni, ha dichiarato, in un’intervista alla Radio Vaticana, che con le norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e sui richiedenti asilo, l''Italia «si allontana sempre di più dallo spirito della lettera di quei diritti umani che trovarono possibilità di essere espressi perché si proveniva forse dagli orrori di una guerra mondiale».
L’arcivescovo ha poi rincarato la dose, affermando che «E' in corso in Europa una riflessione al fine di conseguire una politica comune in relazione ai richiedenti asilo e ai rifugiati. Purtroppo la tendenza è al ribasso rispetto agli impegni internazionali a suo tempo assunti in favore della protezione di persone perseguitate, e i cui diritti umani non sono stati rispettati».
Marchetto ha poi spezzato una lancia, come già ha fatto in altre occasioni, a difesa dei Rom. In molti paesi del mondo «gli zingari sono vittime di discriminazione, disuguaglianza, e altresì di razzismo e xenofobia», ha detto, e in particolare, «in Europa, rom e sinti, pur se cittadini di Stati membri e muniti di documenti validi, non possono godere degli stessi diritti dei comuni cittadini».
La denuncia fatta dai microfoni dell’emittente vaticana era il prologo a una richiesta: monsignor Marchetto ha voluto lanciare «un appello agli Stati, per adottare una normativa che veramente tuteli i diritti delle popolazioni zingare e le protegga dalla discriminazione, dal razzismo e dall''emarginazione».

Secondo il presule, serve «un dialogo aperto e costruttivo con le rappresentanze zingare». E ricorda in proposito «le polemiche suscitate negli ultimi mesi da alcuni provvedimenti legislativi sfavorevoli alle popolazioni zingare».
Ha poi ricordato situazioni limite: «in alcuni Paesi i bambini zingari sono costretti a frequentare scuole speciali per disabili fisici o mentali, mentre non poche donne vengono sottoposte a sterilizzazione forzata», e ha detto che la Santa Sede è preoccupata per «la generale mancanza di fiducia» verso le popolazioni nomadi, a causa della quale «ai giovani, pur se ben preparati professionalmente, non è concesso l''ingresso al mondo del lavoro, come per gli altri».
Monsignor Marchetto ha rigettato l’accusa di «ingerenza» che potrebbe essere rivolta la Chiesa, che «fa il proprio dovere anche quando condanna l'operato o deplora le decisioni degli Stati che offendono od opprimono la dignità umana. Questa posizione viene intesa spesso come un'ingerenza politica», nonostante l''azione della Chiesa sia «al di sopra dei partiti. La Chiesa è «al di sopra dei partiti» in quanto essa si colloca «dalla parte dei più deboli, a difesa di coloro che soffrono e da'' voce a quelli che non l''hanno, nel rispetto comunque della legalità e della sicurezza. Accoglienza e sicurezza vanno insieme come abbiamo detto molte volte».
«Ha ragione mons. Marchetto. Il governo sta facendo fare all''Italia una pessima figura, in Europa e nel mondo, ricacciando il nostro paese tra quelli meno credibili sul rispetto dei diritti umani», ha detto Rosy Bindi (Pd), vicepresidente della Camera.
Anche Paolo Ferrero, segretario del Prc si dice «perfettamente d’accordo» con il Vaticano e sostiene che «Contro la politica sui migranti, i rom e i nomadi del governo italiano non si può che mettere in campo una seria e forte opposizione». Ferrero si dice «contento e sollevato all''idea che anche il Vaticano la pensi così e confermi quanto sia i preti di strada impegnati in prima linea sul fronte dell''accoglienza e della solidarietà sia organismi meritori come la Caritas e anche alti prelati vanno ripetendo da tempo».
Ha risposto alle critiche di Marchetto il sottosegretario Carlo Giovanardi: «le vittime di una migrazione fuori controllo non sono i governanti ma i cittadini italiani e gli extracomunitari che vivono e lavorano in Italia». E ha aggiunto: «Non siamo infatti nel regno dell’utopia di un paese che può aprire porte a tutti ma nella doverosa necessità di favorire i ricongiungimenti familiari veri e le richieste di asilo vere da chi abusa di questi strumenti e rischia di rendere la situazione dell’immigrazione in Italia ingovernabile». di Marco Tosatti

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Roma, è iniziato il processo per l'omicidio di Giovanna Reggiani

E' iniziato con la ricostruzione di quello che accadde il 30 ottobre del 2007, nei pressi della stazione ferroviaria di Torre di Quinto, il processo per l'omicidio di Giovanna Reggiani, la 47enne morta dopo essere stata rapinata e violentata, sostiene l'accusa, dal romeno 25enne, Romulus Nicolae Mailat (in foto dopo l'arresto).
L'imputato, che ha dato il via libera ad essere ripreso dalle numerose telecamere di media italiani e romeni, ha ascoltato, assistito da un interprete, le accuse pronunciate dal magistrato. Apparentemente tranquillo, vestito con una maglia con stampe sul rugby australiano e pantaloni scuri, è stato fatto accomodare dal presidente della Terza Corte d'Assise, Angelo Gargani, accanto al suo difensore, l'avvocato Piero Piccinini, dopo averlo fatto uscire da una delle 'gabbie' presenti nell'aula bunker di Rebibbia.
Non era presente all’udienza il marito della signora Reggiani, un ammiraglio dell’intelligence italiano. I lettori ricorderanno che dopo questo delitto si è scatenata in Italia la “caccia al rom” che dura tutt’ora. In particolare avevamo contestato la reazione dell’allora Governo italiano che si era fatto trascinare dai più bassi istinti, subendo la reprimenda dell’Unione europea. Ma il danno era già fatto. Attendiamo con serenità il giudizio della magistratura su un caso molto controverso che ha visto i media nazionali affermare un giorno una cosa e il giorno dopo il suo contrario.

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Brescia, vedere sentire: itinerari nella disabilità sensoriale

Questa mattina eravamo nella sede della Provincia di Brescia alla presentazione del convegno “vedere sentire: itinerari nella disabilità sensoriale” che si terrà il 2 e il 3 ottobre, a Brescia presso la Sala conferenze UBI Banca, in piazza Almici. Il convegno è organizzato dall’Assessorato alle attività socio-assistenziali e alla famiglia, in collaborazione con la Regione Lombardia e il patrocinio del Ministero del lavoro e il Ministero dell’istruzione.
Obiettivo del convegno è offrire uno sguardo su queste disabilità anche in relazione alle discriminazioni subite, frutto di pregiudizi e stereotipi. Proprio su questo argomento interverrà, nella mattinata del 2 ottobre, Luisa Bartolucci.
Abbiamo fato una breve chiacchierata con l’Assessore Riccardo Minini che ci ha illustrato le molteplici attività e finanziamenti messi in campo dalla Provincia di Brescia in parternship con il Comune di Brescia. In particolare per sostenere le attività della scuola audiofonica dell’Istituto Canossiano e del Centro per l’integrazione scolastica e la piena realizzazione dei non vedenti. Abbiamo chiesto se l’assessorato ha verificato l’esistenza di non vedenti o audiolesi nelle comunità sinte e rom, presenti a Brescia. Ci ha risposto di no ma ha assicurato il suo interessamento se le famiglie si rivolgessero ai centri sopraindicati.
Abbiamo poi cercato di sapere se la Provincia di Brescia mette in atto azioni particolari per il contrasto delle discriminazioni subite da non vedenti e audiolesi ma non siamo riusciti ad avere risposta.

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La Bibbia in diretta tv, Benigni, il Papa, una famiglia sinta e una famiglia rom

Sarà un evento mondiale e al centro del mondo ci sarà Roberto Benigni. Il 5 ottobre a Roma l'attore leggerà la Bibbia insieme a Papa Benedetto XVI e a due autorevoli rappresentanti della Chiesa ortodossa e delle Chiese protestanti, dando così il via alla più lunga maratona della storia della televisione italiana: la lettura integrale non stop dell'Antico e del Nuovo Testamento per sette giorni e sei notti affidata alla voce di 1.500 persone, 139 ore di diretta televisiva, visibile anche su Internet e sui telefonini (l'accordo con alcuni gestori di telefonia mobile è in dirittura d'arrivo in queste ore).
Si chiama "La Bibbia giorno e notte" l'iniziativa lanciata da Rai Vaticano che si annuncia come un grande avvenimento religioso e mediatico, a partire proprio dalla prima ora di lettura-spettacolo che Rai 1 trasmetterà in Eurovisione. Tutto comincerà venerdì 5 ottobre alle 19 nel Palazzo Apostolico in S. Pietro, da dove Papa Ratzinger in diretta tv darà il via alla lettura con il potente inizio della Genesi, la parola divina che dà origine al mondo: «In principio Dio creò il cielo e la terra". Solo lettura, senza commenti.
Poi passerà il testimone al vescovo ortodosso Hilarion Aleyev, rappresentante della chiesa russa in Europa, cui seguirà Maria Bonafede, Moderatrice della Tavola Valdese in rappresentanza delle Chiese della Riforma. A questo incontro delle religioni che si riconoscono nella Bibbia, la Comunità ebraica sarà rappresentata da un messaggio inviato dal Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che non sarà presente di persona. Una scelta che intende prendere le distanza dal modo in cui è stata organizzata l'iniziativa.

Questa prima parte di letture sarà interrotta da un intermezzo musicale affidato, quasi certamente, alla voce di Andrea Bocelli. La lettura della Genesi riprenderà con una famiglia, in nome di tutti i fedeli, e infine sarà Roberto Benigni a chiudere questa prima ora di maratona per la diretta di Rai 1. A quel punto si spegneranno i riflettori potenti di Rai 1, ma il fiume della lettura proseguirà il suo corso ininterrotto fino alle 13 dell'11 ottobre. Il cuore della maratona diventerà per tutti e sette i giorni la Basilica di S. Croce in Gerusalemme, ai piedi dell'Esquilino e la diretta si sposterà su Rai Educational e Rai International, su internet, sui telefonini, su Tele Pace, Sat 2000 e sulle radio del circuito InBlu.
Nella Basilica si alterneranno circa 1.500 lettori. Ed è questa staffetta di massa l'aspetto più affascinante dell'appuntamento, come spiega Giuseppe De Carli, giornalista responsabile della struttura Rai-Vaticano, e coordinatore dell'impresa: «I 73 libri dell'Antico e del Nuovo Testamento sono stati divisi in 1.300 brani della durata di 4-8 minuti. Bastava un clic sul sito che illustrava l'iniziativa per candidarsi a fare un tratto di strada. Ci hanno scritto 150.000 persone per candidarsi alla lettura, una risposta eccezionale. I brani sono stati assegnati, i lettori saranno circa 1.500, tenuto conto che i brani più lunghi saranno letti da una coppia o da una famiglia. Ogni lettore avrà anche un "testimone" che lo accompagnerà, pronto a sostituirlo in caso di defezione. In tutto abbiamo coinvolto circa tremila persone». In gran parte gente comune, ma almeno il 10% dei dei lettori saranno personaggi noti, provenienti dal mondo dello spettacolo e della cultura, campioni dello sport e olimpionici.
Ci saranno gli Atleti di Cristo (Kakà e Le Grottaglie in prima fila) e poi 30 lettori ortodossi, 30 protestanti, 15 in rappresentanza della Comunità ebraica e anche 5 musulmani; una famiglia rom e una famiglia sinta, qualcuno dei 400 vescovi, 40 cardinali, esperti sinodali e studiosi della Bibbia presenti a Roma nell'imminenza del sinodo. A chiudere la maratona, sabato 11, sarà il cardinale Tarcisio Bertone con il XXII capitolo dell'Apocalisse. Altri nomi, De Carli non vuol farne: «Posso solo dire che tutte le letture si svolgeranno alla Basilica di S. Croce, con due eccezioni che saranno molto toccanti». «La Basilica sarà trasformata in una tenda - prosegue De Carli - il luogo di ascolto della parola, con una scenografia semplice e suggestiva, curata da Gaetano Castelli, che mette al centro di tutto il leggìo, mentre le luci sottolineeranno l'alternarsi del giorno e della notte in relazione ai testi. Ci sarà gente ad ascoltare 24 ore su 24, perché la tenda sarà aperta e l'ingresso gratuito. Dentro potranno stare 300 persone sedute e altre 300 in piedi; fuori altre 300 potranno seguire le letture su un maxischermo».
Nelle 139 ore non si ascolteranno solo le parole del tasto sacro, ma ci sarà spazio anche per la "Bibbia musicata"; ogni ora e mezzo di lettura, verrà eseguito dal vivo un brano musicale. Risuoneranno tamburi e arpe birmane, gospel e ritmi latinoamericani, tutte musiche ispirate dalla Bibbia, alcune composte apposta per l'occasione.

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mercoledì 24 settembre 2008

Il sito di Forza Italia ha uno sfogatoio...

Oggi Aldo Cazzullo sul corsera svela al grande pubblico una pagina presente nel sito ufficiale di Forza Italia. La pagina ha come titolo “sinistra tolleranza”. Ogni persona può lasciare il suo messaggio e Cazzullo ne estrapola diversi. Tutti dal tenore abbastanza aggressivo, come «Il vostro padrone sarà concime per i vermi e voi sparirete dalla faccia della terra», o come «Fatti processare o ti veniamo a prendere».
Il commento che più ci ha colpito è il seguente: un anonimo «Genetista» vorrebbe «sterilizzare i maschi forzidioti» ma anche «innestare su di loro i geni Rom, molto più onesti e utili al paese».
Antonio Palmieri cura il sito di Forza Italia sin dalla fondazione, nel '95. Parlamentare alla terza legislatura, come responsabile della comunicazione elettorale si è occupato di tutte le campagne azzurre dal '98 a oggi.
Alcuni messaggi si rivolgono direttamente a lui, indicato come «servizievolissimo paggio», «nato per servire», «essere larvato senza spina dorsale», «servo senza dignità»... «Mi assumo la responsabilità di rendere pubblici questi interventi - dice Palmieri -. Ignoro se Berlusconi vada a leggerseli. Di certo, lui sa. Troviamo giusto che si conosca non solo l'amore, ma anche l'odio che lo circonda. È vero che Internet allenta i freni inibitori; però la violenza verbale dell'antiberlusconismo è impressionante».
Non che il Cavaliere la dissimuli. Anzi, la esibisce. Berlusconi ti odio si intitola la raccolta di critiche e offese pubblicata tre anni fa da Mondadori, a cura di Luca D'Alessandro, capufficio stampa di Forza Italia. Per mesi il Cavaliere è andato in giro con una collezione di articoli dell'Unità sottobraccio, in cui per sbaglio erano finiti anche articoli del Giornale («Mi chiamano mascalzone bavoso!»; ma era Paolo Guzzanti che scriveva di Prodi).

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Milano, tragedia all'ex acciaieria Falk: muore ragazzino

Un ragazzino, probabilmente rom, di 12 o 14 anni è morto carbonizzato ieri notte nell'incandio divampato in un'area abbandonata delle ex-acciaieria Falk, a Sesto S. Giovanni.
La zona della vecchia fabbrica è da tempo rifugio di nomadi e vagabondi. Il fuoco si sarebbe sviluppato intorno a mezanotte. Il corpo del ragazzo sarebbe stato intravisto dai vigili del fuoco già durante lo spegnimento, ma l'elevatissima temperatura e le fiamme avrebbero impedito i medici del 118 di intervenire subito.
Il cadavere è stato trovato poi completamente arso. Sono in corso gli accertamenti per verificarne l'identità ed eventualmente le particolari ragioni per cui la vittima si trovava sul posto.
Di seguito il commento di Roberto Malini del Gruppo EveryOne. Fino a quando continueremo ad ignorare la persecuzione del popolo Rom in Italia? Fino a quando useremo "prudenza" nel parlare e nello scrivere dei roghi dolosi, appiccati da razzisti per uccidere gli "zingari"? Fino a quando eviteremo di contare i bambini Rom che muoiono ogni anno di freddo, fame, infezioni, nei campi e nei microinsediamenti? Fino a quando ci ostineremo a credere che le donne, i malati, i deboli "sarebbero morti lo stesso" e finalmente ammetteremo che li ha assassinati l'Italia dell'odio razziale? Fino a quando gli antirazzisti si esprimeranno in modo tanto cauto? Fino a quando si lasceranno intimidire dall'arroganza di cghi ha potere? Fino a quando, in ossequio alle autorità, lasceremo le ultime mani tese senza una moneta, dopo aver scelto la via dell'intolleranza (o della "tolleranza zero", che è la stessa cosa) e abbandonato quelle della solidarietà e della carità? Fino a quando avremo paura di chiamare l'oppressione del popolo Rom con il nome di nuovo Olocausto? Ieri notte a Milano, nell'ex area Falk di Sesto San Giovanni (Milano) un bambino Rom di circa 12 anni è morto bruciato vivo. I pompieri, intervenuti dopo la mezzanotte, hanno trovato il suo corpo già carbonizzato. Fino a quando continueremo a considerare questi cadaveri "incidenti" e non vittime? Fino a quando ci illuderemo di essere innocenti?

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Roma, abbasso il grigio

Dal 26 settembre al 5 ottobre è in mostra “Abbasso il Grigio”, presso il Museo di Roma in Trastevere. L’esposizione è organizzata da “Gli Amici”, un movimento della Comunità di Sant’Egidio che in diversi paesi d’Europa raccoglie migliaia di disabili, insieme ai loro familiari ed amici.
L’iniziativa è giunta alla sua 12° edizione e il tema con cui gli artisti disabili si sono cimentati quest’anno è la diversità in tutte le sue forme, la convivenza fra persone differenti per cultura, religione, età. Stranieri, Rom, anziani, gente comune sono i soggetti principali delle opere in mostra.
Durante l’esposizione, sarà possibile conoscere gli artisti e osservarli a lavoro nel laboratorio allestito all’interno degli spazi espositivi. Alcune opere in mostra saranno in vendita per sostenere Dream, il programma della Comunità di Sant’Egidio di lotta all’Aids e alla malnutrizione in Africa.
Sostengono “Abbasso il Grigio” l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma Sovraintendenza ai Beni Culturali, le banche Popolare di Verona, Popolare di Lodi e Credito Bergamasco, con il supporto organizzativo di Zetema Progetto Cultura

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Bussolengo (VR), la Procura della Repubblica si accanisce?

Ieri mattina, presso il tribunale di Verona, si è svolta la seconda udienza che vedeva imputati i 3 Rom italiani, due uomini e una donna, accusati dai carabinieri di Bussolengo di aggressione e resistenza a pubblico ufficiale, il 5 settembre 2008, a Bussolengo, in provincia di Verona.
La vicenda, nota a tutti, aveva visto come sfortunato protagonista un gruppo di famiglie Rom italiane, resosi colpevole, lo scorso 5 settembre , di essersi fermato a mangiare in una piazza del paese. Trasportati presso la caserma dei carabinieri di Bussolengo, i Rom sono stati pestati e poi incarcerati, per resistenza a pubblico ufficiale. I pestaggi subiti nella caserma, gli stessi Rom hanno provveduto a denunciarli in Questura, e adesso sono in corso due indagini, una a cura del comando provinciale dei carabinieri,e una a cura della magistratura. Se fosse dimostrato che così sono andate le cose, sarebbe il caso di ricordare, per analogia, le torture che venivano inflitte in Cile o in Argentina, al tempo delle dittature di estrema destra.
L'udienza di ieri mattina, avvenuta a porte chiuse, come quella di una settimana fa, è stata rimandata a martedì prossimo, 30 settembre. La signora, Sonia Campos è stata rilasciata, dopo essere stata condannata a sei mesi, con la condizionale. Purtroppo Denis e Angelo sono invece stati condotti ancora una volta in carcere, a Montorio. Il patteggiamento proposto dai loro avvocati difensori è stato respinto dal PM, per cui nulla è cambiato rispetto all'udienza di martedì scorso.
Ravvisiamo nel comportamento della magistratura un accanimento nei confronti dei due Rom italiani riportati in carcere, e ci chiediamo se avrebbero subito lo stesso trattamento i cittadini italiani non appartenenti all'etnia Rom. E ancora, ci chiediamo: se i Rom incarcerati non avessero denunciato i carabinieri di Bussolengo sarebbero adesso in libertà?
Siamo preoccupati dei comportamenti intolleranti e antidemocratici di cui danno prova certi carabinieri e certa polizia, come riferito anche dal Times- e come da noi denunciato al prefetto di Verona-, e constatiamo una volta di più come Rom e altre categorie sociali siamo il bersaglio preferito di questa deriva fascista, che in Italia sta dilagando, da quando si insediato l'attuale governo.
Chiediamo una volta di più- così come già abbiamo già fatto con il Prefetto di Verona, nell'incontro di lunedì 15 settembre scorso- che la vicenda sia chiusa e che vanga fatta piena luce sul comportamento non solo dei Rom, ma anche dei carabinieri di Bussolengo. PRC, Comunisti Italiani, Circolo Pink GLBT, la Chimica - Verona

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martedì 23 settembre 2008

Roma, vengono fotografati e schedati anche i neonati

Non più impronte digitali ma foto segnaletiche. E’ così che a Roma sta procedendo il “censimento”, attuato dalla Croce rossa Italiana in collaborazione con la Prefettura della Capitale. Certo il “censimento” non è obbligatorio ma se non vieni censito il rischio di essere sbattuto in strada è alto. Comunque chi non si è fatto censire non potrà accedere a nessun intervento di tipo sociale, attuato in questa fase di “emergenza”.
Come avviene il “censimento” a Roma? Un camper della Croce Rossa Italiana, supportato da funzionari della prefettura, parcheggia in un insediamento di Sinti o di Rom. In alcuni casi solo a chi si avvicina al camper vengono spiegate le modalità del censimento, in altri casi gli operatori della CRI bussano alle porte delle famiglie. Naturalmente nel primo caso la curiosità delle persone è immediata e subito si forma un’assemblea delle persone che sono in quel momento a casa.
Chi decide di farsi censire viene fotografato, vengono fotografati tutti i componenti della famiglia, neonati compresi. Naturalmente, sottolineano gli operatori della CRI, con il consenso dei genitori. La fotografia serve per ottenere un tesserino che da diritto di accedere ai servizi sanitari, offerti dalla stessa CRI. Inoltre, si deve compilare un questionario, supportati dagli operatori, dove saranno inseriti tutti i dati sanitari di ogni persona.
Noi di Sucar Drom abbiamo ricevuto già alcune settimane fa la richiesta di supporto da parte delle famiglie sinte romane che non volevano essere fotografate ne dichiarare dati sensibili come quelli sanitari. Stiamo parlando di Cittadini italiani. In quel caso abbiamo spiegato telefonicamente ai funzionari della prefettura che le persone erano pronte a farsi censire, dichiarando i dati utili ad ogni censimento: nome, cognome, data e luogo di nascita, luogo di residenza, lavoro svolto e codice fiscale. Dati già presenti nella Carta d’Identità e nel tesserino del Codice fiscale.

Sembrava che non ci fossero problemi ma ieri sera alle ore 20.00 arrivano diverse telefonate a Pastori della MEZ e ad attivisti di Sucar Drom da parte delle famiglie sinte che vivono a nel “campo nomadi” di Ciampino a Roma. Gli operatori della CRI affermano che il censimento si fa con le foto e compilando il questionario o non viene fatto. Tra l’altro uno degli operatori della CRI era molto alterato ma ci chiediamo come si fa ad entrare in casa delle persone alle ore 20.00. Come se durante il censimento nazionale, ogni dieci anni ad opera dell’Istat, gli operatori andassero nelle case alle otto di sera.
Questa mattina abbiamo chiamato una funzionaria della prefettura che gentilissima ci ha spiegato che le modalità del “censimento” sono quelle sopradescritte ma che rimane volontario. Abbiamo ribattuto che questo presunto atto volontario, sottende un ricatto non proprio corretto. Soprattutto per chi vive situazioni abitative al limite, come a Ciampino. Non ci sono fognature, quindi niente bagni, niente scarichi per lavatrici, niente scarichi per i lavelli dove lavare i piatti…. Motivo? Il “campo” è stato allestito anni fa dal Comune di Roma sopra le falde di acque minerali, sfruttate commercialmente. Naturalmente era una soluzione temporanea, aveva assicurato il Comune di Roma, solo per qualche mese…
Davanti alle nostre rimostranze la funzionaria ha chiesto di presentare una richiesta d’incontro con il Prefetto Mosca per discutere la questione. Abbiamo subito informato il Presidente della federazione “Rom e Sinti Insieme” che già oggi ha inviato la richiesta. Nei prossimi giorni vi aggiorneremo.
Oggi possiamo solo fare brevi considerazioni. La Prefettura sembra molto disponibile ma fotografare i neonati è veramente assurdo. Per la semplice ragione che tra alcuni mesi questi bambini saranno sicuramente cresciuti. Vogliamo proprio vedere gli operatori della CRI che davanti ad un loro centro confrontano la foto sul tesserino con il viso di un bambino fotografato mesi prima. Assurdo. Inoltre, ribadiamo che è altrettanto assurdo invitare dei Cittadini italiani ad usufruire dei servizi sanitari della CRI, disincentivando l’utilizzo dei sevizi offerti dal sistema sanitario nazionale.
Ma è sull’utilizzo delle foto che abbiamo i più seri dubbi. Come abbiamo già scritto la Croce Rossa Italiana non è indipendente. La CRI è controllata dal Governo italiano al contrario di quello che succede in tutti gli altri Paesi.
Un’organizzazione controllata dal Governo italiano potrà ma negare le foto, ad esempio al Ministero dell’Interno? No, è chiaro. Tant’è che lo stesso Garante della Privacy ha dichiarato che non ha strumenti per poter sorvegliare quanto sta succedendo.
Inoltre, non crediamo che il Commissario Barrot sia informato di quanto sta succedendo a Roma anche perché nelle Linee Guida del ministero non si parla assolutamente di rilievi foto-segnaletici, come invece sta avvenendo a Roma.
Speriamo che si possa cambiare rotta immediatamente e siamo confortati in questo dalla sensibilità fino ad ora dimostrata dal prefetto Mosca. Ma è indubbio che non permetteremo la schedatura fotografica dei bambini ma neppure quella degli adulti e siamo pronti a mettere in campo immediatamente tutti gli strumenti in nostro possesso.
Ricordiamo al prefetto Mosca che Robert Ritter ed Eva Justin (istituto di ricerca sull'igene razziale e la biologia della popolazione, collegato con la centrale per la lotta contro la nocività degli zingari) dal 1936 chiedevano ai Sinti e ai Rom tedeschi di essere "censiti volontariamente". Offrivano sigarette e caffè. Quei Sinti e quei Rom, come la bambina in fotografia, sono stati sterminati.

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Bussolengo (VR), Sonia Campos esce dal carcere

Ancora un rinvio. Ancora una settimana di carcere per Angelo Campos e Denis Rossetto. Sonia Campos, invece, è stata scarcerata. L’udienza di martedì 23 nel tribunale di Verona si è conclusa con l’ordinanza di scarcerazione, emessa dal giudice perché, a suo parere, non sussiste più, per Sonia Campos il rischio di «reiterazione del reato». Sonia è accusata, come Angelo e Denis, di «resistenza all’arresto» e in più di aver tentato di rubare la pistola di ordinanza di uno dei carabinieri della caserma di Bussolengo [Verona] che venerdì 5 settembre avevano raggiunto «per un controllo» le roulottes dei Campos ferme sul piazzale Vittorio Veneto.
L’udienza di martedì 30 sarà quella determinante per capire se potrà essere accolta, e a che condizioni, l’offerta di patteggiamento che la procura ha ventilato. Per Sonia, quasi incensurata, si profila la possibilità della sospensione della pena [ancora da quantificare]. Per Angelo e Denis, che hanno piccoli e lontani [1977 e 2000] precedenti, potrebbe essere più difficile ottenerla. In questo caso, si potrebbe andare al dibattimento vero e proprio. E bisognerà allora confrontare la versione dei carabinieri di Bussolengo [unico elemento di prova nel processo per direttissima] con il racconto dei Campos sui fatti di venerdì 5 settembre.
Secondo i Campos, il «controllo» dei carabinieri di Bussolengo è diventato quasi subito un pestaggio violento e sistematico, iniziato sul piazzale e proseguito nella caserma di Bussolengo. Questo è quanto i Campos e i loro familiari hanno raccontato nelle denunce presentate alla procura di Verona, che ha aperto un’inchiesta, per ora contro ignoti. La stessa cosa ha fatto il comando provinciale dei carabinieri di Verona.

Le due denunce, però, finora non si sono incrociate in aula. Secondo l’avvocato Massimo Zambelli, che difende i Campos nel processo per direttissima, anche un eventuale patteggiamento, «ammesso che si possa arrivare a un accordo soddisfacente», non mette a rischio l’inchiesta sul presunto pestaggio. Perché i fatti «sarebbero avvenuti in due momenti diversi». Cioè prima il «controllo» che secondo i carabinieri configurerebbe il reato di «resistenza all’arresto» e poi gli abusi denunciati dai Campos.
In tribunale, intanto, c’è stato un salto di qualità. Nelle prime tre udienze, l’accusa era rappresentata da pm onorari, mentre martedì scorso in aula c’era la dottoressa Maria Cristina Motta, pubblico ministero titolare. La causa del cambiamento sta nel fatto che il caso dei Campos «non è più una questione ordinaria», secondo quanto la dottoressa Motta ha dichiarato in aula. L’eco mediatica, locale e nazionale, è servita almeno ad avere maggior attenzione dalla procura. Ci vorrà qualche giorno, fino al 30 settembre, per capire se è un fatto positivo.
Anche martedì scorso l’udienza è stata a porte chiuse ma davanti al tribunale c’era un presidio di cittadini e attivisti solidali con i Campos. Fanno notare un fatto: difficilmente un cittadino italiano «gajé», non rom, si sarebbe fatto un mese di custodia cautelare per accuse di questo tipo. La custodia cautelare così lunga rende gli imputati un po’ più disponibili a «chiudere» il processo il più rapidamente possibile, per poter uscire di prigione. E viene il sospetto che la legge, per i Campos, sia un po’ meno uguale che per gli altri. Di «accanimento della magistratura» parlano in un comunicato il Circolo Pink, il centro sociale La Chimica, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Sinistra critica di Verona. Che si chiedono: «Se i rom non avessero denunciato i carabinieri di Bussolengo, sarebbero ancora in carcere?». di Enzo Mangini

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lunedì 22 settembre 2008

Lega Nord, i Rom sono degli ospiti in Europa

La Lega Nord, presente all’assemblea parlamentare dell’Osce (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) riunitasi a Toronto per il dibattito su immigrazione e sicurezza, esprime la sua opinione per bocca di Claudio D’Amico. “I rom – ha detto l’esponente leghista - per essere accettati nei territori europei devono rispettare in modo assoluto le leggi dei Paesi ospitanti”.
Stupore di tutta l’assemblea parlamentare per queste parole dell’esponente leghista. Infatti, i Rom sono solo ed esclusivamente europei, come è ben noto a tutta l’assemblea parlamentare dell’Osce.
Si vede che per D’Amico, ma anche per tanti altri leghisti, l’essere in Italia o in qualsiasi Paese europeo da sei / sette secoli non comporta i diritti di Cittadinanza ma solo quelli di “ospitalità”. Inoltre, nelle parole di D’Amico, è chiaro l’atteggiamento di superiorità: se volete essere accettati, dovete in modo assoluto. Non sono rari gli esempi di Amministrazioni, di tutte i colori politici, che impongono a Cittadini italiani norme assurde.
Come per esempio nel Comune di Vicenza. Il Sindaco ha redatto un regolamento per i Sinti italiani residenti che prevede la cacciata dell’intera famiglia se un componente commette un reato. Come per dire: se sei Sinto o Rom le Leggi che regolano la vita civile non valgono perché se non rispetti la legge in modo assoluto non puoi più essere ospitato.
Ma c’è anche chi si impegna di più come alcuni Consiglieri regionali della Lega Nord in Veneto che sostengono una proposta di legge per la tutela dei Sinti e dei Rom veneti. In questa proposta di legge, oltre alle solite sanzioni di cacciata, c’è una norma che prevede la sospensione del Servizio Sanitario Nazionale per chi infrange la legge. Come per dire: se io Sinto veneto parcheggio in divieto di sosta la mia auto, oltre alla sanzione comminata a qualsiasi Cittadino, avrò anche la sospensione dei servizi sanitari. Se questa è democrazia…

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Rom, il governo dimentica i soldi per l'integrazione

«Una situazione che insulta la dignità umana». Così il Presidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo Gerard Deprez, ha commentato lo stato di degrado in cui versava il “campo nomadi” del Casilino 900 a Roma durante la sua visita ufficiale di venerdì scorso. «Mi hanno detto che alcuni vivono qui da 35 anni - dice il Presidente - Mi chiedo come sia possibile: mancano le più elementari norme igieniche, non c’è l'elettricità».
Nel “campo” rom più grande d'Italia, oltre l'elettricità, manca l'acqua potabile e le baracche sono in uno stato pietoso. Piove dentro ed il freddo della notte è l'unico ospite sicuro. Il Comune di Roma è latitante da mesi come ci dice Najo Adzovic (in foto con Gida Salvino), uno dei portavoce. «Il campo sta qui da piu di 40 anni e mai è stato così trascurato. Oggi non abbiamo neanche i servizi primari». Continua Adzovic: «Non abbiamo acqua potabile e le cooperative sociali che lavoravano con noi non hanno soldi per continuare le attività. Siamo soli e senza un euro. Il Comune si deve muovere per portarci l'acqua, i servizi sanitari ed i trasporti per mandare i nostri figli a scuola».
Dalle parole di Adzovic e soprattutto del Presidente Deprez, sembra che la vera “emergenza nomadi” paventata dal governo, sia quella delle condizioni in cui versano i campi. Isolati dal tessuto sociale delle città e completamente abbandonati a se stessi.
Dove sono i soldi che il governo dice di aver stanziato per i rom? Secondo l'eurodeputato di Rifondazione Comunista Vittorio Agnoletto, presente al Casilino 900 venerdì, «il ministro Roberto Maroni nell'incontro del pomeriggio (quando la delegazione dei parlamentari Ue, guidata da Deprez, ha fatto una serie di incontri istituzionali tra cui il sindaco di Roma Gianni Alemanno ed il Prefetto di Roma Carlo Mosca) ci ha detto che per la schedatura etnica dei rom che si concluderà il 15 ottobre , sono stati investiti 3 milioni di euro», continua Agnoletto. «Non un euro per i servizi sociali e per migliorare le condizioni dei campi nomadi nel nostro Paese».

Altro mistero è la questione dei fondi strutturali che la Commissione Ue mette a disposizione per l'integrazione del popolo rom ogni anno per ciascun stato membro. La direttiva 43 del 2000 garantisce ai rom e ai sinti il diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio. Dei 275 milioni di euro stanziati l'Italia non ne ha chiesti neanche uno ( a differenza ad esempio di Spagna, 52 milioni e Polonia, 8,5 milioni). Ad affermarlo è direttamente il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso in un'intervista pubblicata da "La Repubblica".
In un articolo su "Le Monde" del 18 settembre anche il magnate ungherese George Soros, noto difensore dei diritti dei rom, lancia un monito alla Ue sulla condizione dei Rom e dei Snti in Europa (in particolare in Italia, prendendo il caso simbolo del "rogo di Ponticelli" dello scorso maggio) e sulla scarsa elargizione dei fondi per l'integrazione e per la loro autonomizzazione.
Soros è presidente di una fondazione, la Op Society Foundation che finanzia progetti per l'integrazione dei rom. Dall'inizio della sua attività la fondazione ha gia investito ben 70,70 milioni di euro per le politiche integrative.
Il magnate ungherese a conclusione del suo appello chiede alla Commissione Ue di «riunire le risorse politiche, intellettuali ed economiche per mettere fine a questa vergognosa situazione che dura ormai da troppo tempo e che rappresenta uno dei fallimenti più gravi dell'Unione Europa, come società aperta». Conclude Soros «di investire maggiori fondi strutturali per la più grande minoranza etnica d'Europa». L'Italia intanto potrebbe cominciare da quelli che gia ci sono. di Marco Filippetti

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Cuneo, alla Carovana della Pace sono stati applauditi i Sinti

Erano circa un migliaio i partecipanti alla 10ª Carovana della Pace che si è svolta nel pomeriggio di ieri da Cuneo a Boves dedicata ai due preti, don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, uccisi dai tedeschi il 19 settembre 1943.
Dopo l’arrivo in piazza Italia, ha aperto la manifestazione don Aldo Benevelli, seguito dal vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino, il quale, fra l’altro, ha detto: “Le battaglie partigiane, il sacrificio di popolazioni e città intere, come il sacrificio di Boves, medaglia d’oro della Resistenza, devono essere ancora considerati come la base di legittimità della nostra Repubblica”.
Hanno inoltre parlato il sindaco Riccardo Pellegrino, monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, il presidente della provincia Raffele Costa.
Presenza significativa è stata quella dei rappresentanti della Comunità Musulmana e di quella Sinti di Cuneo con eloquenti striscioni, particolarmente applauditi.
Si concludono così tre giorni di ricordo del tragico evento di 65 anni fa quando Boves, per rappresaglia alla cattura da parte dei partigiani di due militari tedeschi, ebbe 23 vittime innocenti, fra le quali i due sacerdoti commemorati, e circa 300 case incendiate. di Beppe Sajeva

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Bulgaria, razzismo: revocato a Kalin Rumenov il premio giornalistico "Chernorizets Hrabar"

Gli organizzatori del premio giornalistico “Chernoritzets Hrabar 2008” hanno deciso il 15 settembre scorso, su raccomandazione dell'Unione degli Editori Bulgari, di revocare il premio assegnato a Kalin Rumenov (in foto), quale miglior giovane giornalista dell’anno.
Il premio era stato consegnato a Kalin Rumenov, che pubblica sul quotidiano “Novinar”, durante una cerimonia ufficiale a Sofia, il 25 maggio 2008 alla presenza di politici, membri del Parlamento e giornalisti. Il premio “Chernorizets Hrabar” è stato istituito nel 2002 e contempla 11 diverse categorie.
La giuria era formata da 19 persone, 12 direttori di giornali, sorteggiati da un pool di 28, e da 7 dei 10 membri del consiglio generale dell’Unione degli Editori Bulgari. La motivazione, non facendo riferimento ad articoli specifici, faceva presumere che il premio fosse stato assegnato ad Rumenov per la sua attività giornalistica in generale.
L’attribuzione del premio aveva provocato la protesta di altri giornalisti e gruppi della società civile bulgari perché l’autore si era distinto per articoli nei quali aveva attaccato la minoranza Rom bulgara con termini offensivi e razzisti.
Negli articoli di Kalin Rumenov pubblicati su “Novinar” si potevano leggere frasi come: “Gli Zingari sono furbi come lupi, si riproducono come pecore. I primi a lasciare saranno le compagnie internazionali. Non ci sarà più nessuno a cui vendere la loro nuova merda, e andranno in qualche altro posto con meno Zingari e più soldi. Chi comprerà sapone per una pelle bianca soffice e tenera? Sporchi Gyppos?”

Ed ancora: “La differenza tra gli Zingari e il bestiame è che il bestiame è soggetto a controlli veterinari. Il bestiame non può comportarsi da Zingari, ma è possibile il contrario. I diritti e le libertà dei bovini sono stati sotto una seria pressione per anni, e durante quel tempo la donna Zingara ha partorito ancora e tuttora ha il cervello di una mucca”.
Un appello era stato firmato da 109 personalità bulgare e nelle ultime settimane alla protesta si erano uniti, tra gli altri, anche la Federazione Internazionale dei Giornalisti, il Centro Simon Wiesenthal e il gruppo editoriale tedesco WAZ, che possiede i quotidiani “24 Chasa” e “Trud” in Bulgaria. Ed è probabile che quest'ultima mossa sia stata proprio quella decisiva far cambiare opinione, dopo mesi, all'Unione degli Editori Bulgari.
E Kalin Rumenov, tanto per non smentirsi, ha intitolato la sezione del suo blog dedicata alla vicenda “Ihr Kampf - цигани & евреи vs. Калин Руменов” (la sua battaglia: zingari ed ebrei vs Kalin Rumenov).

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Lamezia Terme (CZ), nessun rom in classe

Nessun bambino rom quest’anno a scuola. Alle mamme e ai papà di Scordovillo non importa se i loro figli imparano a leggere, scrivere, il teorema di Pitagora o dove si trovano Romania e Slovenia.
Fino all'anno scorso c’era un pulmino giallo che ogni mattina alle 7 e mezza passava dal “campo” rom per togliere i più piccoli dalle baracche fatiscenti. Si trattava solo di una mattinata, dal lunedì al sabato. Gli animatori dell'associazione "La Strada" riuscivano a portare uno sprazzo di luce nell’insediamento di Rom più popolato dell'Europa occidentale e forse per questo tanto triste. Ma il Comune non ha rinnovato la convenzione ai volontari.
Per molti bambini rom funzionava, la scuola gli piaceva, avevano quaderni e libri come tutti gli "italiani" dietro ai banchi. Ma da una settimana sono ricominciate le lezioni e di rom in classe nemmeno l'ombra.
Forse alcuni genitori "italiani" si staranno sfregando le mani perchè in classe con i loro figli non ci sono più rom, dimenticando che la questione rom parte proprio da lì. È un fatto prima di tutto culturale. L'equazione è facile: niente educazione è uguale a furti d’auto.
«Noi crediamo che debba continuare il servizio di mediazione culturale e sociale, senza interruzioni o ritardi, che causano cittadini di serie B», dice Giacomo Panizza, presidente della comunità d'accoglienza Cnca Calabria. Per il quale «occorre che qualcuno vada ancora al campo rom. E che le istituzioni prevedano in tempo questi servizi».
Perchè a questa prima settimana di dispersione scolastica non ne seguano altre, le associazioni e cooperative sociali del Cnca, lanciano questo allarme-scuola per i piccoli rom, in accordo con alcuni loro genitori.

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Storia alla rovescia semiseria nella nuova Roma

Dopo che il ministro della Difesa, l’8 settembre ha ricordato l’eroismo dei repubblichini di Salò, che soli hanno cercato di fermare l’avanzata angloamerica; dopo che il 20 settembre a Porta Pia si sono commemorati i caduti papalini, la serie di ricorrenze alla rovescia non si ferma. Per il momento girano queste voci di preparativi per ottobre, novembre e dicembre.
16 ottobre, per dimenticare la razzia degli ebrei romani del 1943, al portico di Otttavia verrà inaugurato il monumento al nazifascista, servirà a coprire le lapidi dalle giunte rosse messe a ricordo della deportazione. Quella che ricorda lo sterminio dei Rom e dei Sinti, verrà resa illeggibile dalle impronte prese ai Rom.
25 ottobre verranno ricordati, uno per uno gli zuavi di S. Pio IX, che nel 1867 uccisero Giuditta Tavani Arquati, eroina del Risorgimento. Il Busto in basso rilievo di Giuditta a Trastevere verrà coperto con panno nero, o in alternativa, camuffato da soldato papalino. La questione è dibattuta per via della mancanza di accordo sull’acconciatura dei baffi.
3 novembre celebrazioni solenni in onore di Papa Sisto V, che nel 1586 stabiliva “la pena di morte per tutti coloro, uomini e donne, che commettono peccato di adulterio, com’è stabilito già per le donne responsabili di aborto.” Giuliano Ferrara lancerà la raccolta firme per abrogare la 194.
6 novembre, lutto nazionale per ricordare che in quel giorno del 1929 Carlo Rosselli fondò a Parigi il movimento “Giustizia e Libertà”.
18 Novembre, solenne messa con il Sindaco in veste di chierichetto sulla scalinata di S. Pietro per celebrare l’anniversario della bolla Unam sanctam, emanata nel 1302 da Papa Bonifacio VIII. Verrà dato alle fiamme il canto XIX dell’Inferno di Dante. Il Poeta sarà processato in effigie per Vilipendio contro il papa.

9 dicembre, solenne messa funebre in tutte le Chiese per esorcizzare la legge francese del 1905, sulla separazione tra Stato e Chiesa. Si auspica un messaggio in videoconferenza di augurali condoglianze da parte di Sarkozy.
10 dicembre, anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948. Verrà annunciato in contemporanea da Piazza s. Pietro e dal balcone di Piazza Venezia che il seguente passo della dichiarazione: “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, e tale diritto include la libertà di manifestare ciò sia in pubblico che in privato. Questa disposizione protegge le convinzioni non teistiche ed atee” sarà sostituito con l’editto di Teodosio del 380: “Vogliamo che tutti i popoli a noi soggetti seguano la religione che l’apostolo Pietro ha insegnato ai romani…si creda nell’unica divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in tre persone uguali. Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno stolti eretici, né le loro riunioni potranno essere considerate vere chiese; essi incorreranno nei castighi divini ed anche in quelle punizioni che noi riterremo di infliggere loro”.
Il 22 dicembre. Un picchetto d’onore dei servizi segreti internazionali, ricorderà i nominativi dei componenti dell’esercito francese presenti in questo giorno del 1884 alla cerimonia di destituzione di Alfred Dreyfus, ufficiale dell’esercito francese, accusato ingiustamente di spionaggio perché ebreo. Si prevede la partecipazione ordinaria dei Nazi-rok. di Maria Mantello

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Caritas, un povero vale più del decoro di un marciapiede

Mentre negli Usa, Barack Obama, candidato presidente, è ormai il “simbolo meticcio della contemporaneità”, noi italiani “siamo impegnati a erigere il patetico muro di Lampedusa”: è la sconfortante constatazione che apre l’editoriale del direttore della Caritas italiana, don Vittorio Nozza, pubblicato sul numero di settembre del mensile ItaliaCaritas.
Un clima, quello della montante xenofobia del nostro Paese, che – sostiene Nozza – viene alimentato dalla “solita bugia”, quella per cui il territorio nazionale sarebbe “minacciato da un’invasione di “clandestini ” tale da richiedere la proclamazione dello “stato d’emergenza”. Al contrario, “una vera e pesante emergenza scatterebbe nella malaugurata ipotesi che i lavoratori immigrati privi di permesso di soggiorno abbandonassero, da mattina a sera, le nostre aziende e le nostre famiglie”.
“Commissari etnici, sindaci sceriffo, censimento dei nomadi, impronte digitali obbligatorie per i minori rom, ordinanze contro la ricerca di cibo e vestiti nei cassonetti: logica vorrebbe che, come antidoto ai flussi migratori incontrollati, venissero promosse nuove procedure d’immigrazione regolare”. Invece no. Perché “non è questo che si vuole”. Conviene piuttosto che anche i regolari che perdono il lavoro siano “lasciati precipitare nel gorgo dell’illegalità”.
La ragione è che “nel Paese dell’economia sommersa il sopruso e l’ingiustizia convengono a molti”. Del resto - aggiunge Nozza – in Italia si è “preceduto per lunghi mesi (prima, durante e dopo le elezioni, con voce quasi corale) a imporre la percezione di una società preda della criminalità straniera, alimentando la leggenda degli immigrati furbi, titolari di privilegi a scapito della popolazione locale e coltivando il comune senso reazionario con uno scopo preciso: programmare una guerra tra poveri, qualora il calo dei redditi avesse gravemente acuito il disagio sociale”.

La battaglia messa in atto in alcune città d’Italia – per sanzionare l’elemosina, l’accattonaggio, il lavaggio dei vetri – è stata accolta da una sorta di consenso silenzioso, come se fosse diventato all’improvviso normale interdire ai poveri città che passano per essere un patrimonio dell’umanità, mentre lo sono solo di quella parte che se lo può permettere. Tutto ciò, nella piena soddisfazione di amministratori, turisti, albergatori, commercianti, cittadini benpensanti”.
“Non stupisce che si tenti di nascondere agli occhi del Paese realtà e vicende di vita che non piacciono, ma che continuano a esistere. E che per farlo si ricorra a complesse architetture legislative e amministrative, dalla grande spettacolarità e dalla dubbia tenuta sui tempi medi e lunghi”. A colpire è piuttosto “il carosello di cittadini interpellati dalle tv, che senza imbarazzo parevano unanimi nel bollare i mendicanti come un “fastidio ”, quasi fosse un termine neutrale o del galateo, e non contenesse invece una sottile, perversa e inconfessabile carica di violenza”. Stupisce inoltre “l’enfasi con cui tali decisioni sono cucinate e servite agli italiani dai telegiornali. Senza esitazioni, senza incertezze, senza posare lo sguardo sulla sofferenza di chi tende la mano ma evita gli sguardi dei passanti”. È tempo perciò di ricordare “che rovistare in un cassonetto o nell’immondizia non è un divertimento per nessuno”. E che “un uomo, per quanto lacero, vale più del decoro di un marciapiede”. di Valerio Gigante

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domenica 21 settembre 2008

Chi specula davvero sui Rom

La visita a Roma di una commissione d’inchiesta del Parlamento europeo per verificare la situazione nei campi nomadi italiani ha suscitato polemiche. Eppure, secondo i dati resi noti dalla Croce Rossa Italiana e dallo stesso governo nella lettera inviata alla Commissione il primo agosto, gli aspetti più sgradevoli e preoccupanti della vicenda, come la schedatura delle impronte digitali ai bambini, sono stati in sostanza evitati.
Stando ai dati forniti dal governo, a luglio erano stati “censiti” 22 campi in Lombardia, Lazio e Campania per un totale di poco più di duemila nomadi. Erano state prese le impronte di 4 persone in Lombardia, nessuna nel Lazio e 394 in Campania. In nessun caso sono state prese le impronte a bambini. A Napoli sono state registrate le impronte di 53 minori tra i 14 e i 18 anni. Nessun rom è stato espulso se si fa eccezione per 39 contro i quali erano stati già emessi in precedenza mandati di espulsione. Ieri la Croce Rossa ha parlato di 2.700 rom “censiti” fino ad oggi in 36 campi nomadi e ha negato di ricorrere al prelievo delle impronte digitali.
Di fronte a queste cifre, sorgono spontanee due domande. La prima: è stato davvero eccessivo l’allarme dell’Europa? O non è stata invece la mobilitazione delle autorità di Bruxelles che ha costretto il governo a revocare alcuni dei provvedimenti più odiosi, come le impronte ai bambini o i questionari che prevedevano, tra l’altro, la schedatura in base alla religione, e ad adottare in generale una linea morbida?
Seconda domanda: se le ispezioni ai campi hanno dato risultati così scarsi (2.700 nomadi “censiti” in quasi tre mesi di lavoro con enorme dispiego di forze e nessuna espulsione), quello dei rom era davvero un problema prioritario dell’ordine pubblico, tale da giustificare la sospensione della legislazione ordinaria e la nomina di commissari speciali? O non si è trattato invece della solita politica spettacolo destinata a soddisfare le peggiori pulsioni e le paure irrazionali dell’elettorato di destra? Ma se siamo di fronte ad un governo che, come sembrano dimostrare i dati, accarezza gli istinti xenofobi e razzisti dell’opinione pubblica adottando misure inutilmente spettacolari, non fanno forse bene a preoccuparsi le autorità europee dell’andazzo che si sta affermando in l’Italia? di Andrea Bonanni

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sabato 20 settembre 2008

Deprez: "non ci sono parole per descrivere quello che ho visto: una situazione che insulta la dignità umana"

Se le finalità del censimento dei Sinti e dei Rom sono state di tipo sociale, “a due mesi dalla decretata situazione di emergenza non sono state prese decisioni per migliorare le condizioni di vita della popolazione Rom”.
Sono queste le conclusioni della missione di due giorni a Roma della delegazione della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo (Libe), riferite dal presidente Gerard Deprez (in foto).
Il capo della delegazione di Strasburgo ha tenuto subito a precisare in conferenza stampa che “benché non fosse lo scopo della visita, tutte le organizzazioni non governative delle associazioni incontrate hanno sottolineato che negli ultimi mesi in Italia il clima nei confronti degli stranieri è diventato particolarmente teso”.
Riguardo agli incontri istituzionali della mattina con il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il ministro dell'Interno, Roberto Maroni (accompagnato da quello per le Politiche europee, Andrea Ronchi), Deprez ha riferito come “tutti abbiano riconosciuto che nella prima fase del censimento sono state adottate modalità definite 'infelici' o 'inammissibili'”. E tutte le parti istituzionali hanno evidenziato come “fin dalla pubblicazione delle linee guida del 17 luglio le cose si siano svolte in modo diverso”. E' rimasta invece alla delegazione la perplessità riguardo all'eventuale “utilizzazione in altri ambiti dei dati raccolti prima delle linee guida, anche se gli interlocutori politici hanno assicurato che "le informazioni non sono state conservate”.
Far conoscere le iniziative che il Governo italiano ha assunto sull'emergenza “campi nomadi” e quelle di contrasto all'immigrazione clandestina. Questo lo scopo dell'incontro di ieri tra il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che, insieme al ministro delle Politiche Europee, Andrea Ronchi, ha ricevuto una delegazione della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) del Parlamento europeo, allargata ad altri rappresentanti comunitari.

Nel corso dell'incontro è stato illustrato al presidente della Commissione, Gerard Deprez, e agli altri parlamentari Ue il rapporto consegnato al vicepresidente della Commissione europea, Jacques Barrot. Nel corso della riunione, inoltre, è stata ribadita la collaborazione tra il Governo italiano e la Commissione europea in materia di sicurezza, con particolare riferimento al pacchetto sicurezza recentemente adottato.
"Non ci sono parole per descrivere quello che ho visto: una situazione che insulta la dignità umana" ha detto Deprez, definisce le condizioni nel campo nomadi Casilino 900 di Roma, che questo pomeriggio ha visitato insieme ad una delegazione di europarlamentari tra cui anche 13 italiani. Sotto una fitta pioggia i deputati europei hanno visitato le baracche alla periferia della Capitale in cui vivono oltre 600 persone.
Anche il vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini ha visitato i “campi nomadi” di Roma con la delegazione della Commissione Liberta' civili, giustizia e affari interni dell'Europarlamento (Libe) in missione in Italia. Dopo lo scontro tra la parlamentare verde olandese Degroen e i senatori Pdl, prende sempre più corpo una differente visione tra Parlamento europeo e governo italiano.
“Come Parlamento stiamo cercando di tenere fede ai Trattati costitutivi dell'Ue - ha detto al Tg Europarliament dell'ANSA Luisa Morgantini - che prevedono la non discriminazione dei diversi gruppi etnici. E' vero che il governo italiano ha corretto il tiro. Adesso sta procedendo all'identificazione nei campi rom, ma senza rilevare le impronte digitali. Io credo comunque che il problema principale dei rom, alcuni dei quali sono qui da anni, è che non hanno nessuna identità, nessuna cittadinanza. E' quindi utile fare dei censimenti”.
“Ci sono questioni che vanno risolte anche all'interno dei campi nomadi (l'accattonaggio, la violenza sui bambini) ma non con provvedimenti che rafforzano l'esclusione ma attraverso forniture di programmi che possano dare la cittadinanza”.
Alemanno ha dichiarato “Il Casilino 900 è per noi il primo campo da chiudere. Attendiamo che il commissario di governo, prefetto Mosca, completi il censimento dei campi nomadi mentre si stanno individuando le alternative a questo e ad altri campi che dovranno essere sgombrati”.
“Non appena l'attività ricognitiva del Commissario sarà terminata, questa deve essere per tutta l'Amministrazione la priorità assoluta”, aggiunge Alemanno.
“Oggi Maroni ci ha garantito che al termine del censimento della Comunità nomade si aprirà un tavolo in cui verranno definiti i termini per riorganizzare i campi e dotarli di luce e servizi”. Lo ha detto l'euro deputato della Lega, Mario Borghezio, parlando a margine della visita al “campo nomadi” Casilino 900 a Roma. Per l'esponente leghista la situazione del Casilino 900 “è da considerarsi da quarto mondo. Ho parlato con gli abitanti - ha affermato - C'è molta gente per bene che si è rimboccata le maniche e lavora”. Borghezio, al quale gli abitanti del “campo” hanno offerto anche un caffè, si è detto convinto che '”se qui si passasse dalle baracche alle case diventerebbe un vero gioiello, con tanto verde intorno”.
“Questo campo è adatto solo ad allevare i topi”. Lo ha affermato l'eurodeputato Vittorio Agnoletto parlando a margine della visita effettuata nel “campo” rom di Casilino 900. Agnoletto ha proseguito affermando che le condizioni in cui sono costretti a vivere tanti Rom e Sinti in Italia sono “inaccettabili”. “Il governo italiano - ha proseguito Agnoletto - ha stanziato tantissimi soldi per effettuare un censimento della comunità nomade ma non ha stanziato nulla per le emergenze sociali”.
Sono 2.700 le persone fino ad oggi censite dal personale della Croce Rossa italiana nell'ambito del censimento dei Sinti e dei Rom di Roma, scattata circa due mesi fa. Gli operatori della Cri hanno operato in 35 campi, tutti abusivi. Seicento i nuclei famigliari identificati, 1.270 i minori censiti. Il personale della Croce Rossa, inoltre, sta analizzando anche il livello di scolarizzazione e le vaccinazioni.
“Per il primo aspetto restiamo su cifre molto basse - spiega il presidente provinciale della Cri, Fernando Capuano -. Nei campi fino ad ora censiti non più del 50% dei minori ha preso parte ai programmi di scolarizzazione. Anche dal punto di vista delle vaccinazioni il dato non è incoraggiante: sono molti, infatti, i minori che non hanno effettuato alcun tipo di vaccino”.
Nei giorni scorsi la Cri ha concluso il censimento al campo Casilino 900, uno degli insediamenti più grandi d'Europa. La prossima settimana si inizierà con in “campi regolari”, a cominciare da quello di via di Salone e Tor De Cenci. “Stiamo lavorando in massima tranquillità - spiega Capuano -. La percentuale di chi si è rifiutato di farsi censire non supera l'1%: solo nell'insediamento di via dei Quintiliani c'è stato un rifiuto di massa al censimento da parte di una comunità di Sinti giostrai, ma si è trattato di una iniziativa simbolica”.
In base ai dati raccolti fino ad oggi la etnografia delle comunità rom e sinte capitoline è per grandi linee confermata, rispetto agli anni scorsi. Sul territorio sono presenti per lo più comunità di rom romeni, montenegrini e dell'ex Jugoslavia.
La Croce Rossa, che nell'operazione è impegnata con circa 100 operatori, sta distribuendo ai censiti una tessera sanitaria che prevede una foto di riconoscimento, i dati identificativi del soggetto ed informazioni di carattere sanitario, come ad esempio eventuali patologie o vaccini effettuati.
“Nei prossimi giorni avremo un incontro all'Istituto superiore di sanità - spiega Capuano - perché abbiamo intenzione di effettuare una campagna di vaccinazione”. Secondo i dirigenti della Cri i tempi del censimento verranno rispettati. “Tutti dati raccolti verranno consegnati al commissario Mosca entro il 13 ottobre”, assicura il direttore provinciale.

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Maroni amico dei Rom?

Arrivano i parlamentari europei e Roberto Maroni diventa amico dei rom. Niente aggravante di clandestinità per i cittadini comunitari, nessuno sgombero dei “campi nomadi” senza una soluzione alternativa e niente schedatura su base etnica o religiosa come è successo qualche tempo fa nei “campi nomadi” napoletani. Questi gli impegni presi dal ministro durante la visita dei deputati della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo.
Pur di fare bella figura con il Commissario europeo Jaques Barrot e dimostrare che l’Italia non è un paese razzista il ministro degli Interni “ammorbidisce” i toni usati fino ad ora contro i rom e promette che nel decreto definitivo non ci sarà nessuna violazione delle norme comunitarie.
Come scritto sulla risoluzione votata da Strasburgo, che condanna le politiche discriminatorie adottate verso i Sinti e i Rom dal nostro paese, venerdì gli eurodeputati hanno incontrato le autorità italiane e visitato i “campi” rom. La delegazione della Commissione di Strasburgo, guidata dal Presidente Gerard Deprez, è stata ricevuta dal Garante della privacy, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno ed il ministro degli interni Maroni. Nel pomeriggio gli eurodeputati hanno visitato il “campo nomadi” del Casilino 900 e il campo di via Salone.
Questioni più calde; la raccolta delle impronte digitali e le precarie condizioni dei campi nomadi italiani. «Non ci sono parole per descrivere quello che ho visto: una situazione che insulta la dignità umana» ha detto Deprez, definendo le condizioni in cui versa il “campo nomadi” Casilino 900. Sotto una fitta pioggia i deputati europei hanno visitato le baracche alla periferia della Capitale in cui vivono oltre 600 persone. Il “campo” è sprovvisto di acqua potabile e i servizi igienici sono pressoché inesistenti.

«Mi hanno detto che alcuni vivono qui da 35 anni - prosegue il presidente - Mi chiedo come sia possibile: mancano le più elementari norme igieniche, non c'è l'elettricità». A chi gli chiedeva dell'iniziativa del governo e dell'avvio di una schedatura della comunità nomade Deprez ha risposto: «E' giusto che uno stato voglia sapere chi abita sul proprio territorio ma a mio modo di vedere un censimento senza un programma di integrazione è fine a se stesso».
Sulla questione schedatura intervengono i parlamentari della sinistra. Per Vittorio Agnoletto, eurodeputato di Sinistra europea, «il Garante è animato da gran buona volontà ma privato di qualunque risorsa e possibilità concreta di intervento». La delegazione, ha spiegato voleva sapere se «le persone vengono informate che sono libere di non rispondere al censimento e il Garante si è limitato a rispondere che “dovrebbe” essere così. Abbiamo chiesto - ha continuato - la distruzione di tutti i dati raccolti prima del 17 luglio che non rispettavano le linee guida, cioè quanto fatto a Napoli dove sono stati raccolti anche dati sulla religione e l'etnia. Il Garante è favorevole ma ci ha risposto di non avere la possibilità di verificare se questo stia avvenendo». Sempre per Agnoletto «Maroni ha stanziato 3 milioni di euro per il censimento e non un soldo per le attività volte all’integrazione dei rom e per i servizi sociali».
Per Claudio Fava, eurodeputato di Sinistra democratica «Maroni, di fronte alle pressione della Ue e del Parlamento europeo, modificherà il decreto legge contro i rom a dimostrazione della natura razzista del provvedimento». Continua Fava: «Il ministro ha cancellato l’aggravante di clandestinità per i comunitari, evidentemente contraria al principio di libera circolazione delle persone e al principio di uguaglianza». Per Giusto Catania parlamentare europeo del Prc il governo «si comporta come un Giano bifronte. Da una parte fa la faccia buona con l’Europa per non esporsi a critiche, e dall’altra continua a perpetuare di fatto quotidianamente abusi verso questo popolo». Insomma, «anche se modificassero il decreto bisogna verificare se poi realmente cambieranno direzione».
Ha visitare i “campi nomadi” c’erano anche i deputati neofascisti Roberto Fiore e Luca Romagnoli accompagnati dal leghista Mario Borghezio che venerdì doveva stare a Colonia, al convegno europeo dell’estrema destra contro “l’islamizzazione” dell’Europa e che alla fine ha deciso di visitare il campo. Non certo per amicizia dei rom, ma perché Roberto Calderoli ed altri colleghi di partito hanno posto qualche dubbio sulla presenza di Borghezio all’incontro nella città tedesca. di Marco Filippetti

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venerdì 19 settembre 2008

Sucar Drom, si al dialogo ma senza inchinarsi

Le dichiarazioni del Presidente del Senato, Renato Schifani, sul caso di Bussolengo (VR) sono gravissime. Di fatto un colpo di spugna a qualsiasi azione della Procura della Repubblica e delle altre istituzioni preposte ad accertare la verità.
Così come le reazioni del Governo italiano, dopo la lettera del commissario Barrot, sono indice di una politica insensibile ai diritti negati ai Sinti e ai Rom. Il ministro dell’Interno non ha fatto niente per fermare le violenze contro le popolazioni sinte e rom, nemmeno uno spot di pubblicità progresso.
A questo punto mi chiedo quanto sia utile aprire un dialogo con il Governo italiano. Era naturale che le solite associazioni, pur di non perdere i finanziamenti, si sarebbero fatte in quattro pur di entrare nelle grazie dell’attuale Governo ma la federazione “Rom Sinti Insieme” ha interesse nel cercare di costruire un dialogo senza avere precise garanzie dal Governo?
Io credo che l’unica vera discriminante per capire se realmente l’attuale Governo italiano voglia costruire un dialogo sia il riconoscimento dello status di minoranze per tutti i Sinti e i Rom, anche con un decreto legge urgente.
Senza questo significativo segno è probabilmente inutile cercare di costruire un dialogo che il Governo italiano nega. Non per niente il ministro Maroni non si è presentato all’incontro con la federazione di alcuni giorni fa. Un segnale chiaro che indica la non volontà di confrontarsi con Rom e Sinti impegnati a favore delle proprie genti. Maroni ha incontrato tutti ma ha mandato un Sottosegretario ad incontrare la federazione.
Questo ha indispettito molte associazioni, aderenti alla federazione, e in molti si chiedono se non si stiano creando illusioni nelle migliaia di Sinti e di Rom che vedono nella federazione l’unica vera espressione delle comunità rom e sinte in Italia.

La federazione deve interrogarsi se sono reali le possibilità di dialogo con questo Governo che esulta per una lettera di Barrot che li assolve, in parte come ha sottolineato lo stesso Commissario, dall’accusa di discriminazione.
Cosa fare se non si può dialogare? Denunciare a tutti i livelli le dichiarazioni e le azioni del Governo, a partire dai censimenti che si stanno svolgendo in Lombardia, Lazio e Campania. Organizzare tutte le comunità per opporsi a questa forma di discriminazione, non fosse altro per il semplice motivo che di questi censimenti i Comuni di Milano, Roma e Napoli ne hanno fatti negli ultimi anni un’infinità.
Subito dopo le elezioni avevo scritto che con il nuovo Governo bisognava costruire un dialogo ma credo necessario sedersi al tavolo del dialogo in una posizione di forza, perché altrimenti fra due anni ci ritroveremo con un pugno di mosche in mano e l’ennesima delusione per migliaia e migliaia di Sinti e di Rom. di Carlo Berini

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I 10.000 Rom e Sinti svaniti sono un'invenzione

Il Giornale da alcuni giorni e ora anche TgCom affermano che almeno 10.000 Rom e Sinti sono svaniti in pochi giorni dopo i controlli nei campi delle grandi città, voluti dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Secondo questi organi di stampa si tratta di almeno 10mila tra Rom e Sinti, che hanno abbandonato i grandi campi alle periferie di Milano, Roma e Napoli perché irregolari. Come scrive Il Giornale, ora la situazione all'interno dei campi rom è più controllata. Per alcune associazioni i Rom e i Sinti spariti si sono semplicemente trasferiti dai grandi centri in provincia.
Noi di sucardrom ribadiamo che i Rom e i Sinti non sono svaniti ne si sono trasferiti in campi più piccoli, attorno a città di provincia dove i controlli sono meno stringenti che nei grandi centri metropolitani.
I 10.000 e più Rom e Sinti non sono mai esistiti se non nelle menti malate e razziste di chi ha soffiato sul fuoco dell’invasione che non c’è mai stata. Infatti, come più volte è stato ribadito in questo spazio web i Rom rumeni non sono arrivati in massa dal 1 gennaio 2007 ma sono presenti in tutta l'Italia (meno di 10.000 persone) da metà degli Anni Novanta.
Tant’è che il censimento di Maroni a Milano conferma i numeri che già erano stati dati un anno fa dallo stesso Comune di Milano, dopo l'ennesimo censimento, ovvero 5.500 persone circa. A Roma e a Napoli la situazione è la stessa.
Responsabilità nel gonfiare i numeri non l’hanno solo certi politici come il Vice Sindaco di Milano, Riccardo De Corato, o gli Organi di informazione come Il Giornale ma anche tante associazioni che per portare la questione sinta e rom all’attenzione ai media hanno “sparato” numeri falsi che hanno contribuito all’isteria nazionale.

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Schifani, Barrot e la tolleranza

In materia di immigrazione “le politiche del governo italiano non sono né discriminatorie né reazionarie”. Lo ha affermato il presidente del Senato, Renato Schifani rispondendo, in visita ufficiale a Varsavia, alle domande di un giornalista polacco.
“La conferma di quello che dico - spiega Schifani - ce l'ha data l'Unione europea, ed in particolare il commissario Barrot, che con una sua lettera ha definito come non discriminatori i provvedimenti come quelli adottati sui campi rom e le impronte digitali dei bambini”.
“L'Italia - ha ribadito Schifani - rimane un paese tollerante ed accogliente. Ma la criminalità va comunque repressa. E per questo che il maggior controllo adottato dal Governo non può essere visto come un tessuto normativo reazionario o discriminatorio”.
Noi di sucardrom siamo preoccupati per le parole del Presidente del Senato, Reato Schifani. Prima di tutto perché utilizzare la lettera del commissario Barrot per giustificare l’operato di Maroni è quanto meno discutibile. Infatti non si tratta di un parere ufficiale ma solo di una cortesia politica tutta da verificare, come per altro ha sottolineato più di una volta lo stesso commissario.

In secondo luogo sottolineiamo che chi è tollerante può essere anche razzista. Infatti il tollerante rispetta l'altro purché non ci abbia niente a che fare. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il tollerante Maroni ha avuto a che fare con i Rom e i Sinti, il risultato sono le politiche più discriminatorie mai prodotte in Italia e probabilmente in Europa negli ultimi sessant’anni.

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Bussolengo (VR), rissa in Senato

Rissa in Senato sulla questione Rom: nel corso di un'audizione, la deputata olandese della Commissione per le libertà civili, giustizia e interni, Elly de Groen Kouwenhoven, del gruppo Verde ha accusato i carabinieri italiani di violenze nei confronti dei bambini Rom, in Italia, citando l’episodio di Bussolengo (VR).
I senatori Boldi, Pescante e Zaccaria sono intervenuti, con toni più o meno accesi. L'ex presidente del Coni Pescante (in foto), parlamentare di Fi, ha detto alla onorevole: “In Olanda fate cose ben peggiori”.
Più tardi, il presidente del Senato ha espresso “profonda amarezza”. “L'autorizzazione alla riunione congiunta della Commissione del Parlamento europeo con quelle italiane, presso i locali del Senato, è stata data nello spirito di massima collaborazione comunitaria. Mai mi sarei atteso che in una sede così autorevole sarebbero state mosse accuse non veritiere ed immeritate nei confronti dell'Italia, da ospiti di altri Paesi”.

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Mantova, la MEZ invita tutti a partecipare

A Mantova, in viale Learco Guerra, è iniziato il convegno religioso della Missione Evangelica Zigana. Il convegno si chiuderà il 30 ottobre. I Pastori evangelici sinti invitano tutti. I culti si terranno ogni sera dalle ore 20.30 e la domenica mattina dalle ore 10.00. Tutti i pomeriggi si terranno i culti per i bambini.
Il Pastore Davide Casadio ha organizzato per martedì 23 settembre, dalle ore 15.00 alle ore 19.00, un pomeriggio dedicato alla cultura sinta. Saranno presenti, oltre ai Pastori, artisti, mediatori culturali, politici sinti per far conoscere le diverse espressioni culturali e sociali delle popolazioni sinte. Parteciperà anche l’attore, regista e scrittore Pino Petruzzelli. Per informazioni: Pastore Davide Casadio, telefono 334 2511887
La M.E.Z. è la missione evangelica tra i Sinti in Italia, è associata alle Assemblee di Dio in Italia (A.D.I.) e conta oggi circa duemila aderenti, in maggior parte Sinti italiani. Attualmente i pastori consacrati sono quaranta; sei di essi svolgono attività missionaria in alcuni paesi dell’Europa dell’Est (Slovenia, Serbia, Slovacchia, Ungheria e Romania) allo scopo di evangelizzare le comunità Rom e Sinti di quelle regioni. Vi sono inoltre dei candidati al ministerio di pastorato. La Missione è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale (O.N.L.U.S.).In primavera ed estate la Missione organizza Convegni religiosi in tutta l’Italia, riunendo tutti i convertiti all’Evangelo e tutte le persone che si stanno avvicinando alla Parola del Signore.Nel periodo autunnale ed invernale i pastori sono inviati nelle diverse Comunità sinte, garantendo regolari servizi di culto.La Missione, oltre al suo scopo religioso e spirituale, svolge un’azione di aiuto e recupero sociale di tutte le persone che si trovano in difficoltà esistenziale. I pastori assistono spiritualmente e socialmente gli ammalati e le loro famiglie anche attraverso le offerte dei convertiti.La Missione svolge campagne di evangelizzazione, attività didattiche per i bambini, consulenze individuali e di coppia, incontri di carattere spirituale, distribuzione gratuita della letteratura cristiana, produzione di materiale audio e video ecc...
In foto il Pastore Davide Casadio (a destra) insieme a Eva Rizzin e al Pastore Elvis Ferrari.

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giovedì 18 settembre 2008

Nonantola (MO), a Villa Emma le voci inascoltate di Sinti e di Rom

Da secoli Rom e Sinti sono popolazioni europee. Vivono a contatto della cultura maggioritaria. A noi vicine, troppe volte temute, quasi mai conosciute. I loro contorni annegano in stereotipi difficili da scalfire, rimandando a immaginari resistenti e devastanti: nomadi inaffidabili e sporchi; ladri; fannulloni con abiti sgargianti, circondati da frotte di bambini e di animali, immersi in musiche sfrenate o struggenti, capaci di divinare il futuro. Senso comune e rappresentazioni letterarie contribuiscono a rafforzare i pregiudizi, raffigurandoli come portatori dell’alterità più irriducibile rispetto a noi, di fronte alla quale anche le menti più illuminate spesso arretrano diffidenti.
La persecuzione subita da Rom e Sinti per mano di nazisti e fascisti - il Porrajmos - non fu meno violenta della Shoah, eppure essa non costituisce elemento condiviso di conoscenza, e di fatto latita dalle nostre coscienze. Stigmatizzate e appiattite sull’evidenza dispregiativa di un solo termine, zingari, popolazioni con storie e culture ricche e differenti sono state espulse dalla storia, dalla cultura dei diritti e dal diritto, dalla politica di buona parte dei paesi europei, segnando un impoverimento per l’intera società.
Oggi sono nuovamente oggetto di pesantissime discriminazioni, espulsioni arbitrarie, violenze; di atteggiamenti e provvedimenti che evocano, in chi mantiene mente e cuore vigili, pagine di storia tra le più inquietanti. L’Italia nega a Rom e Sinti il riconoscimento di minoranza storico-linguistica, disattendendo così norme, principi e impegni internazionali, in particolare la Carta europea delle lingue regionali minoritarie nonché la Convenzione quadro per le minoranze nazionali; Sinti e Rom italiani si vedono così privati, in molti casi, del diritto alla residenza, alla sanità, alla scuola, al lavoro.
Le strade del mondo incontrano chi è stato messo ai margini da guerre, discriminazioni, persecuzioni e riflettono sulla cultura - di cui siamo parte - che quasi sempre colloca gli stessi nella sfera dell’altro. Da due anni mettiamo in relazione le storie dei soggetti, attraverso l’incontro concreto nello spazio dei nostri seminari di formazione, valorizzando il dato dello scambio e della conoscenza reciproca, dei tanti passati e delle tante memorie di cui sono portatori gli abitatori di società che, come le nostre, continuamente si arricchiscono di diversità.
Siamo infatti certi che non sia possibile nessuna comprensione dell’alterità se ci limitiamo a depositarla nella figura dello ‘straniero’ (l’immigrato, l’esule, il diverso per appartenenza culturale o di genere, il bambino, ecc.), senza partire dalle molte alterità che ognuno di noi porta con sé, vivendole interiormente o rappresentandole nella dimensione sociale.
Ancora una volta, Le strade del mondo guarderanno al vastissimo patrimonio di narrazioni veicolate dalle storie del mondo, assumendole come elementi indispensabili per la comprensione e la conoscenza dell’altro e di noi stessi.
Insieme all’Istituto di Cultura Sinta abbiamo elaborato il progetto di un seminario residenziale (rivolto a insegnanti, operatori e mediatori culturali, cittadine e cittadini attenti a queste tematiche) in cui molto spazio verrà dato alle voci plurali di studiose e studiosi, amministratori e artisti appartenenti al “mengro velto - nostro mondo”, abitato dalla nostra cultura e dalle culture rom e sinta, che a Nonantola ribadiranno le ragioni del confronto e del dialogo.
Per informazioni, Fondazione Villa Emma

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mercoledì 17 settembre 2008

Ue, aggravante clandestinità viola il diritto comunitario

Il servizio giuridico del Parlamento europeo ha comunicato alla commissione Libertà civili dell'europarlamento di aver giudicato non conformi al diritto comunitario le nuove norme italiane - entrate in vigore in luglio - che considerano la clandestinità come aggravante per chi commetta un reato.
Il commissario Ue Jacques Barrot (in foto) ha confermato tale valutazione negativa (basata sulla violazione della direttiva contro le discriminazioni dei cittadini europei), il che significa che la Commissione Ue potrebbe deferire l'Italia alla Corte UE per violazione del diritto comunitario ove l'Italia non modificasse la normativa in questione.
Sollecitazioni in tal senso sono giunte dall'eurodeputata rumena Adina Valean (vicepresidente ALDE) che, in qualità di relatore per la libera circolazione del Parlamento europeo e di membro sostituto della Commissione per le libertà civili, farà parte della delegazione dell'europarlamento che sarà Roma dal 18 al 20 settembre per conoscere la situazione dei Rom e dei Sinti nella Capitale. di Gabriella Mira Marq

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Catania, non erano ladri di bambini

Assoluzione: questo il verdetto emesso dal giudice Antonella Romano nei confronti di Viorica Zavache e Sebastian Neculau, i due giovani rom accusati di aver tentato di rapire una bimba all’interno del parcheggio di un noto ipermercato catanese nel maggio scorso.
Per Sebastian Neculau l’assoluzione è stata completa; per Viorica Zavache – che ha atteso quest’udienza rinchiusa nel carcere di Agrigento – il Giudice ha deciso l’assoluzione per quanto riguarda i capi d’accusa di tentata sottrazione d’incapace e di tentato sequestro, ma ha rimesso gli atti alla procura affinché si proceda diversamente.
Durante l’udienza di oggi – celebrata in rito abbreviato – è stata ascoltata la testimonianza della madre della bambina, che ha ribadito la versione secondo la quale la giovane rom avrebbe tentato di portarle via la figlia, chiamando in aiuto il compagno dopo la sua resistenza. Il pm Migliorini ha chiesto dunque per entrambi gli accusati una pena di 3 anni, ma il giudice Romano ha deciso il proscioglimento. «Evidentemente non è stata ravvisata nella Zavache l’intenzione di sottrarre la bambina alla madre» ipotizza la difesa, in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza.
Ovviamente soddisfatta della decisione l’avvocato Marilisa Gaeta, difensore dei due giovani: «Si capisce che sono capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato», ha ribadito facendo riferimento al clima “anti-rom” che aleggiava nel mese di maggio. La vicenda infatti è accaduta a pochi giorni dagli assalti ai campi rom nel napoletano a seguito dell’altro presunto rapimento di un bambino a opera di una giovane appartenente a questa etnia. Nel giro di poche ore, a livello locale e nazionale, la notizia è stata trattata in maniera sbrigativamente colpevolista dai media, che non hanno esitato a dare per scontata l’equazione “rom-ladri di bambini”.
La conseguenza immediata e più tangibile è stata la fuga degli abitanti del campo del quartiere Zia Lisa di Catania, costretti a lasciare la città nonostante i loro figli fossero inseriti all’interno di un progetto a cura della Caritas locale che permetteva loro di frequentare la scuola. Si attendono ora gli eventuali sviluppi giudiziari della vicenda: escluso il tentato rapimento della bimba, si dovrà vedere se la procura ipotizzerà accuse diverse per il diverbio avvenuto nel parcheggio del supermercato. Intanto, per Viorica Zavache restano quasi cinque mesi di carcere. E il ricordo di essere stata accusata da un’intera nazione di essere una ladra di bambini. di Carmen Valisano

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Viareggio, si chiude l'anno europeo del dialogo interculturale

Il 19 settembre al cinema Politeama di Viareggio la premiazione delle città italiane che si sono distinte in attività di integrazione. Un riconoscimento speciale al presidente Massimo Moratti per Inter Campus. Poi il festival di world music, presentato da Paolo Brosio e Vanessa Gravina con artisti europei. Sul palco anche Santino Spinelli, docente di Lingua e cultura Romanì all’Università di Trieste.
Un premio alle tre città italiane che si sono maggiormente distinte nel campo del dialogo interculturale, un riconoscimento speciale al presidente Massimo Moratti per Inter Campus, un festival musicale presentato da Vanessa Gravina e Paolo Brosio con le più acclamate star della world music. A Viareggio il 19 settembre (teatro Politeama ore 20,30, ingresso gratuito) si chiude l’anno europeo del dialogo interculturale, un progetto dell’Unione Europea, coordinato in Italia dal Ministero dei Beni e delle attività culturali, in collaborazione con Comune di Viareggio, Regione Toscana e Provincia di Lucca.
“L’appuntamento di Viareggio ha l’obiettivo di promuovere la complementarietà, gli scambi tra culture diverse, il principio di reciproca inclusione”ha spiegato Alberto D’Alessandro, coordinatore per il Mibac dell’anno interculturale, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche l’ assessore alla cultura della Regione Toscana Paolo Cocchi, il sindaco di Viareggio Luca Lunardini e il presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli.

Così sul palco del Politeama verranno premiate da Alain Elkann, in rappresentanza del ministro Sandro Bondi, le più significative esperienze di integrazione avviate nelle città italiane. Un riconoscimento speciale della giuria andrà a Massimo Moratti per Inter Campus, la scuola che consente a diecimila bambini in ogni parte del mondo di giocare a calcio.
Poi spazio alla musica con le esibizioni della soprano coreana Moon Suk, del percussionista maltese Renzo Spiteri, del compositore cinese Guo Yue, del pianista inglese Ben Murray, della cantante danese Karen Mukupa, della solista svedese Sophie Jannok. Sarà presente anche la vincitrice dell’Eurofestival 2007, la cantante serba Marija Serifovic.
Particolare rilievo per la musica rom, al Politema infatti suoneranno Damian Draghici, artista vincitore di un Grammy Award e la Alexian Group, una band fondata da Santino Spinelli, un rom italiano nato a Pietrasanta, membro del parlamento della International Romani Union (IRU), e docente di Lingua e Cultura Romanì presso l’Università degli Studi di Trieste. Tutti gli artisti presenti a Viareggio sono stati ambasciatori dell’anno europeo del dialogo interculturale.

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In arrivo la commissione del parlamento europeo

Dopo le contestazioni al governo italiano durante il vertice a Bruxelles sui rom in Europa, arriva in Italia la commissione del parlamento europeo che ha il compito di verificare le condizioni nei campi rom della capitale. I Campos, intanto, rimangono in carcere.
Si è parlato anche del caso di Bussolengo, ieri, al vertice europeo sui rom organizzato a Bruxelles. Se ne è parlato come un esempio eclatante dell’effetto che le politiche discriminatorie attuate dal governo italiano e il clima di «romafobia» che alimentano possono avere. Se ne è parlato anche per chiedere che ci sia un’inchiesta rapida e imparziale, che chiarisca senza ombra di dubbio la dinamica dei fatti di venerdì 5 settembre. Quando i carabinieri di Bussolengo, Verona, hanno fermato e picchiato la famiglia Campos, rom italiani. Questo almeno secondo la denuncia che i Campos e i loro familiari hanno presentato alla procura di Verona.
Secondo i carabinieri di Bussolengo, invece, sarebbero stati i rom ad aggredire i militari, a fare resistenza all’arresto e a tentare di rubare una pistola. La versione dei carabinieri è per ora bastata al giudice Di Camillo, del tribunale di Verona, per negare ai Campos la libertà: Angelo e Sonia campos e Denis Rossetto, loro parente, rimangono così in una cella del sovraffollato carcere di Verona Montorio. Perché secondo il giudice sussiste il rischio di «reiterazione del reato» che giustifica la custodia cautelare. La prossima udienza è stata fissata a martedì 23, alle 9, in attesa che emergano nuovi elementi che possano far capire se procedere con il rito abbreviato, accettare il patteggiamento che l’accusa propone o andare a processo secondo il rito ordinario. In questo caso, i Campos rischiano – se l’istanza di scarcerazione fosse di nuovo respinta – di rimanere ancora in carcere.
Intanto, le contestazioni al governo italiano avvenute a Bruxelles e l’eco che la vicenda di Bussolengo ha avuto anche in Europa grazie al tam tam della Rete e alla mobilitazione delle associazioni di rom e sinte, hanno fatto puntare i riflettori sull’arrivo della commissione del parlamento europeo incaricata di visitare alcuni campi rom a Roma per verificare le condizioni di vita dei rom e l’impatto delle misure decise dal governo italiano nelle ultime settimane.
Non mancano le polemiche circa la composizione della commissione stessa. Secondo un comunicato del gruppo EveryOne, un’associazione che si occupa della difesa dei diritti umani, il fatto che su 29 membri della commissione ci siano 22 eurodeputati italiani «dimostra che il Parlamento europeo sembra lavarsi le mani della questione rom in Italia e lancia un chiaro messaggio: sbrigatevela voi».

Nonostante la presenza di alcuni parlamentari come Viktoria Mohacsi (in foto), deputata ungherese di origine rom e dello stesso presidente del Comitato libertà civili del Parlamento europeo Gerard Deprez, ci sono nella commissione che arriverà in Italia domani alcuni nomi «preoccupanti». Tra questi spiccano Mario Borghezio, figura di spicco del leghismo più aggressivo nei confronti dei migranti e delle minoranze, nonché Roberto Fiore e Luca Romagnoli, «personalità politiche posizionate ancora più a destra dell’attuale governo italiano», scrive EveryOne.
Il programma della delegazione è molto fitto: domani, 18 settembre, è previsto dalle 16,30 alle 18,30 un incontro a Palazzo Madama con membri delle commissioni affari europei e affari costituzionali delle due camere. Poi, fino alle 19, gli europarlamentari incontreranno l’Alto commissariato Onu per i diritti umani, la Croce rossa, l’Opera nomadi e l’Unicef. Un’ora dopo toccherà alle Ong Amnesty international, EveryOne, Caritas, Comunità di Sant’Egidio, Arci, Asgi, federazione Rom e Sinti Insieme, Unirsi.
Giovedì mattina alle 9 c’è l’incontro con il ministro dell’interno Roberto Maroni, poi con il garante per la conservazione dei dati personali e poi con i sindaci di Milano, Roma e Napoli e con i prefetti nominati commissari straordinari per i rom. Alla visita nei tre campi della capitale [Camping river, Campo di via di Salone e Casilino 900] sono dedicate quattro ore, dalle 14 alle 18 di venerdì 19 settembre. Traffico di Roma permettendo. di Carta

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Rom e Sinti, la Federazione al Ministero dell'Interno

Ieri 16 Settembre 2008 i delegati della Federazione Rom e Sinti Insieme, Demir Mustafà (in foto), Davide Casadio e Nazzareno Guarnieri hanno incontrato a Roma il Sottosegretario di stato del ministero dell’interno, Michelino Davico, per porre all’attenzione la questione Rom e Sinta.
Le politiche per Rom e Sinti in Italia hanno posto in evidenza una persistente assenza di conoscenza delle nostre minoranze, percepibile nella definizione degli strumenti utilizzati per tradurre in azioni concrete le scelte politiche e nella totale assenza di partecipazione attiva di Rom/Sinti, conducendo al fallimento gran parte delle politiche.
Le scelte politiche “differenziate”, “dall’assistenzialismo culturale” alla “segregazione culturale”, con la ignobile politica abitativa dei campi nomadi, sostenute con l’intento di promuovere e valorizzare la cultura Rom e Sinta e realizzate sulla base di una interpretazione culturale del mondo Rom e Sinto, hanno portato le persone di queste minoranze verso:
1. l’esclusione dal contesto sociale, culturale e politico del paese,
2. lo sviluppo di una ”mentalità assistenziale”,
3. l’utilizzo strumentale della partecipazione attiva,
4. una violenta discriminazione razziale,
Viene da chiedersi: a chi non conviene la normalità per Rom e Sinti?
Un’analisi della realtà e dei bisogni delle nostre minoranze, esclusivamente interpretative per l’assenza di un ruolo attivo a Rom e Sinti, l’assenza di dati certi sulla presenza di Rom e Sinti, non hanno permesso di programmare adeguate politiche di interazione culturale con Rom e Sinti, le quali sono erroneamente concepite lontane dalla società nel tempo e nel luogo, trattati dalla politica e dai media come rifiuti umani, da relegare nell’estrema periferia delle città, là dove la comunità urbana colloca idealmente e materialmente i rifiuti.
Sono i monumenti moderni della segregazione, che da diversi decenni la politica Italiana, senza distinzione di colore, ha realizzato senza cercare una diversa soluzione. Eppure le minoranze Rom e Sinte sono un esempio di “interazione culturale” che non riesce ad assumere il carattere “interculturale”, per uno “scambio culturale” soffocato dal “compromesso sociale” per la sopravvivenza, e dalla presenza di “filtri” culturali.
Come mai non ha fine l’opera di “filtri” culturali? Non si capisce come mai non si promuova la partecipazione attiva di Rom e Sinti.

E’ necessario un radicale cambiamento di metodo per uscire dalle politiche “differenziate” e programmare politiche “normali” di interazione culturale, di riconoscimento culturale, di responsabilizzazione delle professionalità Rom e Sinte, per coinvolgere attivamente le nostre minoranze nella programmazione e condivisione delle scelte politiche.
Radicale cambiamento di metodo che porti tutto il Paese ad una maggiore e migliore conoscenza della cultura rom e sinta, per eliminare ogni forma di discriminazione, per costruire un dialogo diretto.
La costituzione della federazione Rom e Sinti Insieme, che attualmente rappresenta ventidue associazioni rom e sinte presenti in dodici regioni italiane, rende visibile il radicalmente cambiamento di metodo in atto nelle nostre minoranze proponendo una l’idea di reagire in modo unitario e propositivo per costruire un dialogo diretto e strutturale con il Governo e con le Istituzioni, per affermare la cultura della legalità ed il contrasto agli abusi di potere, per promuovere una società aperta e multiculturale.
Cambiamento di metodo utile a tutti o cittadini presenti in Italia e che porti tutto il Paese ad una maggiore e migliore conoscenza della cultura rom e sinta, per eliminare ogni forma di discriminazione.
La federazione Rom e Sinti Insieme chiede al Governo Italiano il riconoscimento dello status di minoranza linguistica a Rom e Sinti e di avviare un radicale cambiamento di metodo nelle politiche per le minoranze rom e sinte avviando un dialogo diretto e strutturale con Rom e Sinti per costruire un adeguato programma di politiche di interazione culturale e per utilizzare con successo, chiarezza e trasparenza le risorse destinate a Rom e Sinti.
La federazione Rom e Sinti Insieme chiede al Ministro dell’Interno un dialogo diretto con Rom e Sinti e propone la costituzione di Uffici Regionali ed un ufficio nazionale per le minoranze rom e sinte con la presenza strutturale, attiva e propositiva delle organizzazioni rom e sinte e di esperti delle nostre minoranze. Uffici Regionali per monitorare a livello locale la realtà ed i bisogni di Rom e Sinti e rilevare dati certi sulla presenza numerica, un ufficio nazionale per sistematizzare i dati, ad oggi inesistenti.
I delegati della Federazione sottopongono all’attenzione del Ministro dell’Interno la grave questione dei “terreni agricoli” dove diverse famiglie rom e sinte hanno costruito una propria abitazione, e sollecitano il Ministero a ricercare soluzioni che evitino a queste famiglie di tornare in mezzo alla strada.
I delegati della Federazione hanno consegnato al Sottosegretario di stato, Michelino Davico, una copia del programma politico della federazione. L'incontro della federazione con il Sottosegretario di stato termina con la manifestazione di volontà reciproca a rivedersi ed approfondire le proposte.

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martedì 16 settembre 2008

Bussolengo (VR), ancora in cacere

Questa mattina si è svolta a Verona la seconda udienza del processo per “direttissima” contro Angelo e Sonia Campo e Denise Rossetto, a cui vengono contestati i reati di resistenza a pubblico ufficiale e tentata rapina della pistola di un milite. Ancora una volta il processo è stato rimandato.
Sembra incredibile, ma è vero. Denise Rossetto, Angelo e Sonia Campo rimangono in carcere per altri dieci giorni in attesa di giudizio. Sono in carcere dal 5 settembre scorso. La strategia del Pubblico ministero è quella di costringere i Campos e Rossetto a chiedere il patteggiamento. Unico modo per uscire subito dal carcere di Verona, dove sono rinchiusi.
Sembra che anche i legali dei Campos e di Rossetto stiano consigliando i loro assistiti a questa “soluzione”. E’ il solito epilogo che abbiamo già visto, per esempio a Lecco. Una donna e una ragazza minorenne rom erano state accusate di aver tentato il rapimento di una bambina di sette mesi. La donna, dopo alcuni giorni in carcere, patteggia e viene immediatamente scarcerata. La minore che non era stata arrestata è stata poi assolta dal Tribunale dei Minorenni perché il tentato rapimento non era mai avvenuto.
Noi di sucardrom crediamo sia giusto che i legali di Angelo e Sonia Campo e Denis Rossetto facciano di tutto per rimettere al più presto in libertà queste persone. Anche perché un’ammissione di colpevolezza per i reati ascritti non toglie una virgola alle responsabilità dei Carabinieri coinvolti che chiediamo vengano giudicati.
Questa mattina La Repubblica rilancia la notizia come spalla al dibattito che è scaturito in Italia, dopo l’omicidio di Milano. Nell’articolo si afferma che l’Arma dei carabinieri nega ogni abuso. I Carabinieri di Bussolengo dichiarano: «Ci hanno insultati e aggrediti, una donna ha cercato addirittura di sfilare la pistola dalla fondina a un maresciallo, noi ci siamo limitati a difenderci e a immobilizzarli».
Sembra strano che i militi non abbiano denunciato nessuna lesione e le fotografie, scattate da Sergio di Nevo Gipen, mostrano chiaramente che le botte ricevute anche da chi non è stato denunciato sono state a dir poco esagerate. Il consigliere regionale Patenò, dopo la sua visita in carcere, ha affermato: «Era trascorsa una settimana ma Campos e Rossetto avevano ancora sul corpo i segni delle brutalità subite». «Quanto alla signora – prosegue Patenò – le compagne di cella affermano che all’arrivo era completamente coperta di lividi».
La Repubblica scrive anche che sulla vicenda sta indagando la Procura della Repubblica. Questa è una buona notizia. Speriamo che venga confermata nei fatti con un indagine accurata e un atteggiamento pari a quello tenuto con Denis Rossetto, Angelo e Sonia Campos.

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Rom e Sinti, il ruolo dell'Europa è troppo limitato

“Siamo estremamente preoccupati per quanto accaduto a Bussolengo, dove 6 rom sono stati torturati dai carabinieri”. Lo ha detto Eva Rizzin, rappresentante della Federazione Rom e Sinti Insieme in Italia, commentando a margine del vertice europeo sull'inclusione dei Rom e dei Sinti a Bruxelles il presunto caso di violenze perpetrate lo scorso 5 settembre in provincia di Verona. “Vogliamo sia fatta luce su questo feroce pestaggio, su questo episodio di violenza che è come una Bolzaneto 2”, ha proseguito la Rizzin.
Poi, riferendosi al vertice di oggi, ha aggiunto: “Possiamo fare molte conferenze, ma intanto il sentimento anti-rom aumenta. Si parla molto di direttive, noi vogliamo che sia rispettata quella contro la discriminazione”. La rappresentante della federazione ha infine espresso le sue perplessità circa “i risultati di questo incontro. La Ue - ha concluso - pone degli strumenti anche finanziari, ma poi dipende dalla volontà dei singoli governi utilizzarli. Anche in passato la Commissione ha messo a disposizione dei fondi, alcuni Stati membri ne hanno fatto uso, ma l'Italia no”.

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Barroso, integrare i Rom e i Sinti è affare interno di ciascun Stato

E' iniziato decisamente in chiave di protesta contro il Governo italiano il primo vertice europeo sui rom, che si sta svolgendo oggi a Bruxelles, organizzato dalla Commissione Ue e dall'Europarlamento. Durante l'intervento iniziale del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, e quello successivo del finanziere e filantropo ungherese George Soros, alcune decine di persone, soprattutto di etnia rom, hanno indossato magliette verdi, rosse o bianche, con l'immagine ingigantita di un'impronta digitale e la scritta in inglese "Against Ethnic Profiling" (contro la schedatura etnica).
Barroso ha commentato la protesta affermando: "Siamo d'accordo con il messaggio della maglietta", osservando poi che "il 77% degli europei ritiene che essere rom sia uno svantaggio: è un livello simile a quello indicato per la condizione dei disabili". Secondo il presidente della Commissione, è perciò "urgente a livello politico e soprattutto umano" risolvere il problema dell'integrazione nelle nostre società dei rom, gran parte dei quali vive "in condizioni inaccettabili per il ventunesimo secolo", soffrendo della "mancanza di prospettive e della discriminazione costante".
Barroso ne suo intervento è categorico: integrare i Rom e i Sinti è affare interno di ciascun Stato, non della Commissione. L'inclusione dei Rom e dei Sinti in Europa spetta ai 27 Stati membri e non alla Commissione europea. Questo il chiaro messaggio lanciato oggi dal presidente della Commissione Ue Barroso nel corso del suo intervento al primo vertice europeo sui Rom che si sta tenendo a Bruxelles.
«Dobbiamo evitare di dare l'impressione che la drammatica situazione dei Rom possa essere risolta da Bruxelles. Un tale approccio sarebbe irresponsabile», ha affermato Josè Manuel Barroso sottolineando che la Commissione europea può limitarsi a «inviare un chiaro messaggio politico agli Stati membri circa l'urgente necessità di agire».
È in questo modo, ha insistito ancora il presidente portoghese, che l'esecutivo Ue «può svolgere il suo ruolo di leadership politica in quest'area. Inoltre, la Commissione può anche svolgere un ruolo attivo fornendo linee guida politiche e stimolando lo scambio di buone pratiche tra Stati membri».
Parole a cui ha fatto eco il commissario europeo agli Affari sociali, Vladimir Spidla. Sull'inclusone dei Rom e dei Sinti, ha detto, «una strategia centralizzata a partire da Bruxelles è impensabile. Occorrono invece strategie di lungo termine» e il problema va affrontato «a livello nazionale, regionale e locale».
Insomma, ha concluso il commissario, «gli strumenti sono in mano agli Stati membri. E la Commissione europea può soltanto impegnarsi a dare un impulso politico, a vegliare sul rispetto delle norme Ue contro la discriminazione e per al libera circolazione e per promuovere le buone pratiche».

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Soros, il governo italiano sbaglia

Nuovi strali nei confronti dell'Italia sulla questione rom: la risposta del governo è “sbagliata” e la decisione di prendere le impronte digitali “illegale”.
Le critiche arrivano da Bruxelles, ma questa volta non c'entrano le autorità europee. A pronunciarle è stato il finanziere George Soros, che in qualità di fondatore e presidente dell'Open Society Institute - una fondazione che si occupa tra le altre cose di difesa dei diritti umani - ha partecipato oggi a una conferenza in Commissione Europea insieme a Vladimir Spidla, commissario per gli Affari Sociali e le Pari Opportunità.
“La risposta delle autorità italiane alla questione dei rom è sbagliata... Non è un problema di sicurezza, questo serve solo a peggiorare la situazione”, ha detto il finanziere di origine ungherese durante la conferenza. “Prendere le impronte digitali è inaccettabile e illegale. Spero che la Corte di Giustizia europea lo dichiarerà illegale”.
George Soros, a una domanda di un giornalista italiano, ha affermato “E' curioso ho avuto molta più pubblicità per il mio supposto interesse per la Roma calcio, che è pari praticamente a zero, che per gli anni di devozione dedicati alla causa dei rom”.

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lunedì 15 settembre 2008

Bussolengo (VR), chiediamo giustizia

I fatti di Bussolengo (VR) ci hanno sconvolto. I racconti dei componenti delle famiglie Campos e Rossetto, poi diventati denunce, hanno traumatizzato tutta sucardrom e non solo. Questi racconti precisi e puntuali che potete leggere in questo spazio web hanno dell’incredibile ma non certo dell’inverosimile. Troppi i dettagli, le frasi, il dolore che traspare in ogni racconto/denuncia di un pomeriggio di orrore in terra veronese.
Oggi sappiamo che il Comando provinciale dei Carabinieri, dopo la nostra lettera esposto, ha promosso un indagine interna. La stessa Questura di Verona, che ha raccolto le denunce, ha inviato un dossier al Ministero dell’Interno. Rimane silente, al contrario la Magistratura. Un silenzio colpevole e imbarazzante che vede tre persone in carcere da dieci giorni. Tre persone colpevoli di aver cercato di far rispettare i propri diritti di Cittadini italiani e che sono stati per questo travolti da una furia cieca e razzista.
Razzismo. E’ di questo che parliamo. Perché è inverosimile che un Comune italiano abbia un’ordinanza che vieti la sosta a chi è riconosciuto “nomade”. Ed è ancor più inverosimile che appartenenti ad un’istituzione, l’Arma dei Carabinieri, preposta alla difesa dei diritti dei Cittadini, si siano macchiati di tali orrendi crimini. Parliamo di tortura, proprio qui in Italia.
I fatti sono semplici. Tre famiglie si fermano in un parcheggio pubblico, quello utilizzato dalle famiglie dello spettacolo viaggiante. I Vigili arrivano e ordinano l’immediato sgombero, si rendono conto che queste famiglie stanno mangiando e sembra che lascino loro tre ore. E’ da verificare se non siano stati gli stessi Vigili a far intervenire i Carabinieri.
Arrivano i carabinieri e mentre le famiglie stanno mangiando, ordinano l’immediato sgombero, senza se e senza ma. Le famiglie hanno protestato e da quel momento succede l’inimmaginabile. I Carabinieri affermano di essere stati affrontati ma è indiscutibile che nessun componente delle tre famiglie rom ha alzato un dito.
Al contrario le denunce ma soprattutto i referti dell’Ospedale di Desenzano del Garda indicano che i Carabinieri hanno perso la testa, picchiando senza pietà anche un bambino. Sei persone finiscono all’Ospedale e tre vengono arrestate. Le tre persone arrestate camminavano con difficoltà il giorno dopo alla prima udienza del processo per resistenza a pubblico ufficiale. Sono state picchiate prima, insieme ai famigliari, e pure dopo nella notte prima del processo, in quella Caserma della vergogna che è a Bussolengo.

Quella caserma si è trasformata in un mattatoio, dove la pratica della tortura, dell’umiliazione e della bieca violenza ha scioccato oltre che noi tantissimi italiani. Ma non ha scioccato o ingenerato un dubbio nel Pubblico ministero che non ha aperto nessuna indagine, nessuna intercettazione, nessuna perquisizione. Nulla, ha solo tenuto in carcere tre persone, tra cui la mamma e il papà del bambino di undici anni picchiato tanto da fargli cadere due denti.
Nel Paese delle intercettazioni, delle perquisizioni selvagge nei “campi nomadi”, ultimo in ordine di tempo quello al Casilino 900, in questo caso niente. Silenzio assoluto. Pensate dieci giorni in cui c’era tutto il tempo per inquinare le prove che potevano esserci. Come quei telefonini usati di militi per immortalare le violenze. Niente, proprio niente.
In un primo momento avevamo pubblicato la notizia che anche questo bambino era stato torturato con la pratica dell’annegamento ma per fortuna è stato risparmiato, al contrario dei fratelli. Ma cos’è la tortura dell’annegamento? Una pratica antica, utilizzata soprattutto contro le “streghe” nel medio evo. In pratica si tiene a forza sott’acqua la testa della persona, dandogli l’impressione di volerla annegare. Tutto ciò è durato tanti, tantissimi minuti in quelle celle della Caserma della vergogna. Non meno raccapricciante il voler “graffettare” la lingua di Paolo Campos. Hanno cercato di inchiodargli la lingua con una pinzatrice per documenti, certo perché non parlasse. Tra l’altro non c’entrava nulla con quanto poi repertato dai carabinieri, ignaro è arrivato quando tutto era finito ma era colpevole di essere un Campos, di essere un Rom italiano, di essere un “nomade”.
In questo mare di desolazione e di terrore c’è il conforto per l’azione del Comandante provinciale dei Carabinieri, del Questore ma anche di quei Cittadini, di quegli organi d’informazione e di quelle forze politiche che si sono indignate e hanno dimostrato la loro indignazione verso lo Stato italiano, il nostro Paese, e la loro solidarietà alle famiglie coinvolte.
Rimane assordante il silenzio del Partito della Libertà, del Partito Democratico, dei vari Beppe Grillo, dei maggiori quotidiani e dei telegiornali nazionali, ma ancora più assordante e drammatico è il silenzio della Procura della repubblica di Verona.
I Carabinieri di Bussolengo che si sono macchiati delle violenze, delle umiliazioni e delle torture, come anche la Procura della repubblica di Verona non pensino che questa triste vicenda si possa concludere come quanto successo quindici anni fa nel padovano. Il 23 settembre del 1993 Tarzan Sulic, bambino Rom Khorakhanè di undici anni, fu freddato nella caserma di Ponte di Brenta con un colpo di arma da fuoco sparato da un milite mentre lo stesso bambino, secondo la versione ufficiale, tentava di sottrargli la pistola dalla fondina. La cuginetta Mira Djuric, di 13 anni, cercò inutilmente di spiegare che Tarzan era fermo, seduto sul letto. Non fu ascoltata, in fondo era solo una piccola “zingara”.
Quella ferita rimane ancora aperta nei nostri cuori e non permetteremo oggi che i colpevoli di quanto successo a Bussolengo possano ancora vestire la divisa portata con eroismo da Salvo D’Acquisto. di Carlo Berini

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"Si alle diversità - No alle discriminazioni" quando l'Europa si allea con il giornalismo

Per il quinto anno consecutivo i giornalisti della carta stampata ed elettronica sono invitati ad inviare i propri lavori su questo tema che ha assunto dimensioni preoccupanti, visti i continui episodi di xenofobia che quasi quotidianamente si verificano in Europa.
Il concorso si pone l'obiettivo di premiare gli operatori dell'informazione che, tramite il loro lavoro, contribuiscono a diffondere nell'opinione pubblica una migliore comprensione dei vantaggi della diversità e della lotta contro la discriminazione basate su razza, origine etnica, religione, convinzioni personali, età, handicap e orientamento sessuale.
Nel presentare l'iniziativa il Commissario per le Pari Opportunità Vladimír Spidla (in foto) ha detto: "Sono ancora troppi gli europei - quasi il 15%, secondo un recente sondaggio - che rimangono vittime di discriminazioni nella vita privata e sul luogo di lavoro. Il concorso giornalistico riconosce il ruolo fondamentale svolto dai mass media per attirare l'attenzione della pubblica opinione su questi temi, e rappresenta una componente essenziale della nostra campagna generale di sensibilizzazione in merito ai diritti dei cittadini, alle pari opportunità e ai benefici della diversità".
Unica condizione per la partecipazione al concorso, che gli articoli in materia di diversità e discriminazioni dovranno essere compresi tra il 1° gennaio e il 31 ottobre 2008. Subito dopo la scadenza del bando e l'invio degli articoli che dovranno pervenire esclusivamente tramite posta elettronica, nei 27 Stati membri dell'UE si riuniranno le giurie nazionali che selezioneranno e sceglieranno i migliori articoli che successivamente saranno inviati alla Presidenza del Premio dove una giuria costituita da esperti del settore designerà i tre finalisti e tra questi il vincitore.

Questi riceverà, unitamente al secondo e terzo classificato, un premio in denaro per un valore di 4500 euro. Inoltre, come già nelle scorse edizioni, la Commissione Europea assegnerà un premio speciale ad un tema specifico. Il premio di quest'anno è dedicato agli articoli sulla discriminazione nei confronti delle comunità Rom e Sinte. Il tutto in considerazione che, in numerosi paesi europei, tra cui il nostro, i Rom e i Sintisono frequentemente oggetto di atti di violenza razzista, di discorsi di incitamento all'odio e discriminazioni nell'accesso all'occupazione, all'istruzione e ai servizi sanitari, pubblici e sociali.
A sostenere l'edizione attuale ci saranno alcune prestigiose associazioni di giornalisti prime fra tutti la European Youth Press e l'Associazione dei giornalisti europei. Con quest'iniziativa si vuole sradicare la discriminazione qualunque essa sia e il concorso giornalistico è una delle iniziative prese dall'Unione Europea per promuovere un cambiamento d'atteggiamento nell'ambito della campagna d'informazione quinquennale "Si alle diversità - No alle discriminazioni".
Campagna che, si spera, possa dare più spazio alla coscienza sociale cancellando definitivamente il cinismo che impera sempre di più, specialmente quando ci si trova di fronte a persone meno fortunate che, per vicissitudini di vita, sono costrette anche a violare i dettami che regolano la società attuale. di Massimo Dalla Torre

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Veltroni, la destra sta rovinando l'Italia economicamente, politicamente e moralmente

“La destra sta rovinando l'Italia economicamente, politicamente e moralmente”, come dimostrano le “politiche repressive” già messe in atto per esempio nel campo dell'immigrazione e della prostituzione, che preludono “all'autunno della democrazia e della libertò”.
Il grido d'allarme è stato lanciato da Walter Veltroni nell'intervento che ha chiuso la scuola di formazione del Pd, svoltasi negli ultimi quattro giorni in alcune cittadine della Toscana e dell'Umbria.
“Il tempo della destra populista - ha detto Veltroni - è quello della democrazia che si riduce”. Questo e' riscontrabile nelle politiche repressive che il governo ha già adottato per esempio sull'immigrazione o la prostituzione: “In una logica vanamente e unicamente repressiva, che finisce per essere solo repressiva, si parte dalle impronte ai bambini rom per arrivare alle celle negli stadi, per arrivare al carcere per le prostitute e per i loro clienti, per poi spingersi magari alla proposta della schedatura informatica di massa del sistema francese”. “E' anche così - ha aggiunto - che può cominciare l'autunno della democrazia e della libertà”.
“Solo noi - ha detto Veltroni tra gli applausi scroscianti - possiamo essere l'alternativa nuova di cui il Paese ha bisogno. Dobbiamo saperlo e lavorare perché al tramonto del berlusconismo corrisponda l'alba di una stagione di riforme, di modernizzazione e di moralizzazione della vita pubblica”.
Rivolgendosi ai giovani che hanno seguito i corsi (tra i docenti personalità come Edgar Morin, Jeremy Rifkin, Jean-Paul Fitoussi e Giorgio Ruffolo), il segretario del Pd li ha invitati all'impegno per una “politica alta”, non ripiegata sul sondaggio quotidiano, per porre le basi di una alternativa alla destra, che mostra “un limite strutturale” nella sua cultura, come emerge, ad avviso del leader democratico, dalle recenti affermazioni revisioniste di Ignazio La Russa e Gianni Alemanno.

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Milano, Penati: irrisolti i problemi della sicurezza

Premessa: «Le colpe della società e della politica non possono costituire un alibi alle responsabilità individuali». Affondo: «Milano ha comunque il dovere di mostrare che la propria natura è civile e tollerante. Per questo chiedo al sindaco Moratti di chiamare la città in piazza a testimoniare questo spirito. Se lo farà, io sarò al suo fianco». Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, è cauto nel parlare di «episodio razzista» ma insiste sulla necessità di «dare la giusta attenzione ai temi della sicurezza che ancora gravano sulla vita dei cittadini».
Ancora allarme sicurezza, presidente?
«I problemi non sono stati risolti. In compenso, una certa politica che a fini elettorali continua a soffiare sul fuoco della paura contribuisce ad aumentare il senso di insicurezza che spesso può degenerare».
Come in questo caso?
«Aspettiamo che la magistratura e le forze dell'ordine chiariscano i contorni della vicenda. Dico che, a prescindere da tutto, la giusta attenzione ai temi della sicurezza non deve mai sconfinare in un clima di odio, né legittimare forme di azione dove ci si fa giustizia da sé. La filosofia delle ronde padane, per intenderci, dello Stato assente "e quindi faccio tutto da solo", deve essere stroncata con forza da chi ha ruoli politici e amministrativi».
Una filosofia che invece vince, qui a Milano?
«A Milano negli ultimi anni le forze di destra hanno indubbiamente soffiato sul fuoco della paura e hanno creato attese che in realtà si riducono ad una politica di annunci e non di fatti concreti».

Allude alla manifestazione per la sicurezza voluta un anno e mezzo fa dal sindaco Moratti?
«Quella manifestazione aveva soltanto diviso la città. Per questo dico che oggi, se c'è qualche segnale della possibilità del germogliare di un seme xenofobo, dobbiamo scendere in piazza tutti insieme e in fretta».
Il nuovo governo si è occupato del pacchetto sicurezza. Risultati?
«Al limite dello zero. Hanno mandato a Milano 300 militari che si sono già dispersi. Non c'è, oggettivamente, un segnale della loro presenza e la gente, come vediamo, muore ancora. Non c'è un'azione coerente di maggiore presidio del territorio e l'unica cosa certa è che la Finanziaria di questo governo taglia i fondi destinati alle forze dell'ordine».
Rischio xenofobia?
«Faccio una considerazione: quando tutto il problema sicurezza si riconduce solo ai rom, passa il messaggio che il problema è quello del contrasto con chi è di un'altra nazione o di un'altra cultura. Ma non è colpendo il diverso che si conquista sicurezza e la paura non si controlla minando il tema della convivenza civile ».
Che fare, invece?
«Non sottovalutare i dati del ministero degli Interni, secondo cui la maggior parte dei reati sono commessi da immigrati clandestini: quindi, perseguiamo chi è fuori dalle regole senza dimenticare politiche di integrazione rivolte ai molti immigrati che fanno la loro parte per lo sviluppo del nostro Paese».
Molti commentano questo omicidio rimandando alle colpe della società. Che ne pensa?
«Ripeto la mia premessa. Un'analisi corretta non può prescindere dalle responsabilità individuali: qui ci sono due persone che rincorrono tre ragazzi per un panino o una scatola di biscotti, che poi prendono in mano una sbarra di ferro e uccidono. Non è stata neppure una lite degenerata e mi chiedo, da padre, che padre sia questo che trascina il figlio in una rissa del genere con un finale così tragico». di Elisabetta Soglio

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Venezia, all’11 mostra internazionale di architettura i Rom di Casilino 900 protagonisti dell’abitare

Il padiglione Italia dal titolo “L’Italia cerca casa. Progetti per abitare e riabituare la città” ospita quest’anno una serie di progetti che, sostiene il curatore Francesco Garofano, “mette alla prova la cultura architettonica italiana nella sfida posta dalla domanda di abitazioni di qualità e a costi accessibili. La fine dell’edilizia popolare, la crisi del mercato dei mutui, le situazioni di disagio urbano e le domande di nuovi utenti hanno spinto in primo piano la questione nel dibattito pubblico. Oggi che tutti nelle istituzioni si impegnano a investire sugli alloggi, occorre chiedersi con quali programmi e con quali progetti è possibile rispondere”.
E’ all’interno di questo padiglione che trova spazio la proposta di Savorengo Ker (in lingua Romanés “la casa di tutti”), un progetto realizzato nel campo Rom di Casilino 900 di Roma, il campo più antico di Roma che quaranta anni fa accoglieva le baracche degli italiani provenienti dal meridione e che oggi è tristemente protagonista - del resto come tutti i campi nazionali – dei numerosi blitz di aggressione, sgombero, perquisizione, identificazione e rastrellamento effettuati dalle forze dell’ordine.
Savorengo Ker è una casa sperimentale che nasce da un lavoro di ricerca sugli stili di vita, le tipologie abitative e le tecniche costruttive adottate dai Rom, da tante visite alle migliori case dei campi, e in seguito da un cantiere-scuola di un mese diretto dai più abili costruttori del campo Casilino 900, che ha prodotto un apprendimento reciproco tra uomini, donne, bambini, docenti, studenti, architetti e professionisti.
Una casa di legno dove le quattro diverse etnie rom che vivono il campo, con la collaborazione di Stalker/ON e il sostegno del Dipartimento di Studi Urbani dell’Università di Roma Tre, hanno messo a disposizione le loro strategie ecologiche ed economiche: i bassi livelli di consumo, il recupero e riciclaggio dei materiali costruttivi, l’autocostruzione, la flessibilità e implementabilità della casa.

Savorengo Ker non è la soluzione al problema abitativo dei Rom ma vuole essere una delle soluzioni possibili all’interno di un ventaglio di risposte plurali e differenziate (case popolari, alloggi a canone sociale, case in affitto, costruzione in terreni di proprietà…). Najo Adzovic, uno dei Rom portavoce del campo, ci dice che “Savorengo Ker è l’alternativa al container che al comune di Roma costa 24 mila euro a differenza dei costi ridotti dell’autocostruzione; per dimostrare che non è vero che i Rom non hanno voglia di lavorare…”.
Appena fuori dal padiglione Italia incontriamo Najo Adzovic, appena tornato dal Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie” di Ovada (Al) dove l’11 Settembre di quest’anno gli è stato conferito il premio per la pace e la nonviolenza.
In poche parole ci riassume la sua storia di fuggiasco, ci racconta che è fuggito dalla ex Jugoslavia nel 1990 essendo considerato traditore e disertore perché agli inizi della guerra civile si era rifiutato di uccidere quindici giovani musulmani, suoi commilitoni, nei reparti speciali dell’esercito jugoslavo.
Najo si dilunga invece sui blitz che sono costretti a subire tutti i Rom che vivono al campo Casilino 900 dove anche lui vive con la moglie e i figli, agli incessanti controlli in entrata ed uscita del campo da parte delle forze dell’ordine, ai rastrellamenti perché di quello si tratta, ci dice. Najo ci racconta la routine di abusi e ingiustizie che vivono le etnie al campo e in modo scettico afferma: “proprio oggi mentre ricevevo il premio per la pace mi hanno chiamato perchè la polizia stava effettuando una deportazione di massa dal campo verso la questura per un’identificazione, e i nostri amici non li hanno ancora rilasciati”.
Najo continua: “si tratta del campo più grande e più scolarizzato d’Europa, i nostri figli sono nati qui ormai da tre generazioni e vanno tutti a scuola, le famiglie lavorano e siamo in grado di dimostrare di avere un reddito minimo per vivere, autonomamente ci siamo organizzati per cacciare la microcriminalità dal campo, tutte cose che i giornali non dicono, non ne parlano!”
All’inaugurazione del 28 Luglio a Roma Savorengo Ker ha riscontrato polemiche e manifestazioni di piazza contrarie al progetto, ne sono testimonianza le numerose copie di quotidiani locali affissi sull’istallazione del padiglione Italia. Ma i Rom di Casilino 900 sono stati premiati a Venezia alla biennale internazionale. L’aver consegnato agli occhi di tutto il mondo una casa manifesto non vuol forse raccontare la volontà di mettere radici per costruire una relazione stabile con il territorio? L’aver portato la propria testimonianza fornendo un’idea abitativa di rigenerazione del campo non significa forse che esistono risposte concrete al disagio e all’emergenza abitativa che in Italia ormai colpiscono indistintamente Rom, immigrati e non?
Sarà l’amministrazione locale, il sindaco Alemanno e il prefetto Mosca, i vigili e le polizie di turno a doversi impegnare e accordare perché Savorengo Ker è gia testimone di futuro di convivenza. di Redazione Veneto Melting Pot

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Grecia, asilo politico per la bimba scambiata per Denise Pipitone

La donna albanese madre di Valentina, la bambina sull'isola greca di Kos che si era ipotizzato potesse essere Denise Pipitone, è stata rimessa oggi in libertà dal giudice in attesa che si decida su una sua richiesta di asilo politico.
La donna rom, si apprende da fonti della polizia locale, aveva chiesto asilo politico già prima che scoppiasse il caso. Da venerdì era agli arresti domiciliari in un albergo di Kos insieme alla figlia, dopo essere stata arrestata e trasferita davanti a un giudice perché sospettata inizialmente di avere rapito la bambina ma anche per immigrazione illegale.
Nel luglio scorso, era stata infatti fermata ed espulsa dall'isola perché in possesso di documenti di residenza falsi, ma la rom non aveva obbedito ed era rimasta in Grecia. Il 3 settembre aveva chiesto asilo politico alle autorità greche.
Sarebbe un gesto importante se le Autorità italiane si interessassero alla sorte di questa famiglia che sarà sicuramente ancora traumatizzata dall’episodio che li ha visti coinvolti. L’invito è esteso anche a chi, come l’associazione Troviamo i Bambini, continuano ad alimentare la favola dei rapimenti da parte degli “zingari”. Sarebbe un piccolo gesto verso chi ha subito tanta violenza.

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Emma Bonino, Maroni stia attento ai segnali razzisti ai cittadini

“Mi hanno colpito gli insulti che i due assassini hanno usato mentre massacravano di botte questo italiano dalla pelle nera, sono insulti dichiaratamente razzisti. Siamo immersi in una atmosfera artatamente costruita nella quale la mancanza di sicurezza addebitata in toto agli immigrati o ai Rom crea un clima molto pericoloso”.
E' quanto ha affermato la leader radicale Emma Bonino commentando ai microfoni di Radio Radicale l'omicidio del giovane nero avvenuto a Milano e richiamando le affermazioni che sono state fatte dagli esponenti della Lega durante la manifestazione di Venezia.
In particolare la Bonino si è rivolta al ministro dell'Interno Roberto Maroni. “Il razzismo - ha aggiunto - fa molto presto a prendere radici e poi è difficilissimo da estirpare, ammesso che qualcuno lo voglia estirpare, perchè se sento i resoconti degli interventi di sindaci, deputati, leader e quant'altro della festa della Lega certamente non sono sicuramente un inizio di controtendenza rispetto a questo clima. Mi pare che da quel palco siano stati ripetuti i peggiori insulti e stereotipi che vanno nella direzione razzista. E non c'e' molta differenza nella sostanza per il moderato Maroni, non mi pare che faccia molto per mettere finalmente una parola fine”.
“Non voglio dire – conclude Emma Bonino - che c'è una causa diretta, dico perà che se continuiamo con queste parole d'ordine volgari e dichiaratamente razziste poi certo le responsabilità sono sempre individuali, ma credo che da leader politici bisogna stare attenti ai segnali che vengono mandati all'opinione pubblica”.

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Imperia, non chiamarmi "zingaro"

Giovedì 18 settembre alle 20.45, presso la Sala Varaldo della Camera di Commercio, Viale Matteotti 48, CE.S.P.IM e ApertaMente Imperia organizzano la presentazione del libro di Pino Petruzzelli, noto regista e attore genovese del Centro Teatro Ipotesi “Non chiamarmi zingaro - Tutti ne hanno paura ma nessuno li conosce. Perseguitati e diversi da sempre. La parola ai rom”.
La paura dello “zingaro”, dello straniero, del diverso, si sta diffondendo sempre più nel nostro paese producendo ripetutamente episodi di violenza e intolleranza. Nello scorso giugno, per risolvere il problema dello sfruttamento dei minori e dei frequenti episodi di illegalità, si proponeva di schedare mediante il prelievo delle impronte i bambini Rom, e si sosteneva che questa misura avrebbe contribuito a farli uscire dalle condizioni di povertà e marginalità.
Pochi giorni fa un altro episodio che testimonia del grave clima di pregiudizio e sospetto di cui sono vittima i nomadi: una bambina e una madre, nell’isola di Kos, vengono sottoposte al test del DNA a causa della somiglianza della piccola con Denise Pipitone, la bambina scomparsa in Sicilia alcuni anni fa.
Dopo aver assistito di persona a un grave sopruso nei confronti di un rom, Pino Petruzzelli, che da anni col suo teatro lavora per mettere la cultura al servizio di importanti cause sociali, ha deciso di andare a conoscere in prima persona i popoli Rom e Sinti e di raccontare la sua esperienza in questo libro “per dare più voce all’unico popolo al mondo la cui storia è sempre stata scritta dagli altri”.
Oltre che con artisti, giostrai, mendicanti, il noto attore si è incontrato anche con tanti cittadini italiani di origini rom e sinti (un infermiere, un fornaio, una dottoressa e persino un frate), che vivono nella nostre città e non hanno il coraggio di dichiarare le loro origini per paura di perdere il lavoro o la stima degli altri.
L’autore ricorda anche le persecuzioni e le torture per le quali in Europa durante il nazismo morirono mezzo milione di Rom e Sinti; ad Auschwitz e Dachau essi venivano contrassegnati col triangolo nero degli asociali e il loro braccio veniva marchiato a fuoco con la “Z”; ritenuti portatori del “gene del nomadismo” erano sottoposti ad esperimenti e torture.
Tra le tante testimonianze riportate nel libro, anche quella di Francesco Biga, direttore dell'Istituto storico della Resistenza di Imperia che ricorda che anche tra i partigiani ci furono molti Rom e Sinti, fra questi un imperiese “Morto all’età di ventun anni, Giuseppe Catter, il partigiano Tarzan, era uno zingaro. Ci furono altri sinti e rom che combatterono per restituire libertà al nostro Paese. Peccato che nessuno lo sappia”.
L’iniziativa fa parte del progetto “You & me” che ha lo scopo di favorire il dialogo e la discussione tra generazioni su temi di particolare rilevanza socio-culturale. L’ingresso è libero.

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Rom e Sinti, domani si apre il vertice europeo

Il Sottosegretario alla salute, Eugenia Roccella, parteciperà domani, a Bruxelles, al primo “Vertice Europeo sui Rom” organizzato dalla Commissione Europea sotto il patronato del Presidente della Commissione Europea Jose' Manuel Barroso e della Presidenza Francese del Consiglio. Lo riferisce in una nota il ministero della Salute, del Lavoro e delle Politiche sociali.
Il Sottosegretario sarà presente alla conferenza che avrà inizio alle 10.30 e interverrà ai lavori del Vertice UE in rappresentanza del Governo Italiano. La relazione del Sottosegretario è prevista per le ore 13.30.
Alla vertice sarà presente anche una delegazione della federazione “Rom e Sinti Insieme”. La delegazione della federazione è formata dal Vice Presidente Radames Gabrielli (Nevo Drom), dalla Consigliera Eva Rizzin (OsservAzione e Sucar Drom) e dal Segretario Graziano Halilovic.
La delegazione porterà la voce delle associazioni sinte e rom italiane in questo momento di grande attenzione di tutto il mondo su quanto sta succedendo in Italia contro le popolazioni sinte e rom. Per la prima volta in Europa due leader sinti, Gabrielli e Rizzin, potranno essere protagonisti in Europa.
La delegazione chiederà alla Commissione di finanziare subito progetti per far crescere la partecipazione diretta dei Sinti e dei Rom alla vita sociale e politica in Italia. Inoltre, si chiederà di sostenere con decisione le associazioni che sul territorio lavorano giornalmente per contrastare le forme di discriminazione e segregazione a cui sono sottoposte le popolazioni sinte e rom.
In ultimo la dottoressa Eva Rizzin presenterà alla Commissione i gravi fatti accaduti a Bussolengo (VR), chiedendo l’intervento della Commissione per spingere il Governo italiano ad intervenire immediatamente.

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Bussolengo (VR), questa sera sit-in in Prefettura

Oggi lunedì 15 settembre 2008, a partire dalle ore 18.30 e fino alle 20.30, si svolgerà un sit-in vicino alla Prefettura, in Piazza dei Signori, per chiedere l'immediata scarcerazione delle persone Rom, incarcerate dopo i gravissimi fatti avvenuti nella caserma dei carabinieri di Bussolengo (Verona). Una delegazione chiederà di potere incontrare il Prefetto.Oltre alla scarcerazione, chiediamo che la vicenda sia chiarita in tutti i suoi aspetti e che sia avviata, al più presto, un’inchiesta precisa e trasparente sulle responsabilità di quanto accaduto. Non possono rimanere dubbi circa il comportamento e l'atteggiamento dei carabinieri di Bussolengo. I segni della violenza subita sono ancora ben visibili sui corpi sulle persone incarcerate. Nulla può giustificare tale violenza. Saremo inoltre presenti al processo che si svolgerà martedì 16 settembre, in tribunale, a Verona. Chimica, Circolo Pink, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Sinistra Critica

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domenica 14 settembre 2008

Sulla carità e sulla libertà pelosa...

Interessante sproloquio di un anonimo deputato del Partito della Libertà, pubblicato dal quotidiano Il Tempo. Quando mai nome di partito fu così paradossale. Ma si... negli Anni Trenta. Il socialismo dei fascisti e dei nazisti.
Bene, oggi in Italia abbiamo chi si erge a difesa della libertà, come fu chi si ergeva a difesa delle masse “socialiste”, e parte subito con una politica securitaria, naturalmente in nome della libertà. Quale non si sa ancora. Ma si, quella piccolo borghese, quella delle partite Iva. Suvvia non te ne sei accorto?
Il progetto è chiaro. Un mondo costruito e pensato da pochi che deve essere bello. Un giardino, dove tutto è a suo posto. Naturalmente per come penso io che debba essere a posto. E se c’è qualcuno che viene ad “infestarlo”? Nessun problema ci sono dei bravissimi giardinieri pronti ad “estirpare” le male piante.
Ma come si fa a riconoscere una mala pianta? Nessun problema! Prima di tutto gli “zingari” e poi tutta quella accozzaglia di comunisti, islamici, apocalittici, atei e mangiapreti. Insomma quelli che leggono quel settimanale di carità pelosa che si chiama Famiglia Cristiana.
Si poi ce ne sono ancora ma intanto iniziamo con gli “zingari”. I loro bambini non solo reificati, venduti, costretti ad elemosinare, a rubare, a prostituirsi, ma condannati ad una previsione di vita da altomedioevo. Insomma si deve intervenire!
Come? Ma, intanto togliendoli dai genitori ladri e sfruttatori. Considera anche che molti sono stati rapiti e quindi togliendoli ai Rom saremmo in grado di restituirli ai loro veri genitori. Non hai visto il dolore della mamma di Denise Pipitone? Si, l’ho vista e sentita ma dopo decine e decine di fermi di bambine che assomigliavano a Denise non se ne è cavato un ragno dal buco. Non preoccuparti adesso ce la faremo, c’è Maroni al ministero dell’interno. Lui si che ce l'ha duro!

Ma poi scusa dove li mettete tutti questi bambini? Li affideremo a buone famiglie. Lo hanno già fatto in Svizzera tanti anni fa e sono quasi riusciti ad eliminare il “problema”. Ma ho sentito che li facevano lavorare in campagna anche da piccoli. Non preoccuparti noi non lo faremo. Ma poi famiglie affidatarie le troverete? Adesso non ce ne sono ma se promettiamo loro che li potranno adottare vedrai che problemi non ce ne sono.
Tu hai visto i bambini che raccoglievano ferro sui cumuli di immondizie a Napoli? E’ scandaloso non intervenire! Si, ma scene simili si vedono nelle favelas nel Sud del mondo ma lì non tolgono i bambini dalle famiglie ma aiutano le famiglie intere anche perché ci deve essere qualche trattato internazionale che lo impedisce. Noi lo faremo comunque perché dobbiamo offrire a questi bambini la “libertà”.
Ma questi bambini cosa diranno? Cosa vogliono? Non importa sappiamo noi qual è il loro bene. E mai sarà con i loro genitori perché sono “zingari” e gli “zingari” rubano, sfruttano, uccidono, stuprano… E noi dobbiamo difendere la nostra libertà, lo facciamo proprio per quello. Quei bambini diventeranno adulti. Non capisci?
Ho sentito dire che Benjamin Franklin ha scritto: «chi rinuncia alla libertà per raggiungere un po' di sicurezza, non merita né la libertà, né la sicurezza». Benjamin… chi?

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Le ville dei Sinti nelle metropoli per principianti

Il 18 agosto scorso abbiamo saputo dal Tg5 che il Vice Sindaco di Milano, Riccardo De Corato, ha istituito un ufficio apposito per espropriare le piccole proprietà (terreni di circa 1000 mq) dove vivono alcune famiglie sinte e rom italiane da decine di anni.
La ragione di questo massiccio intervento (ha istituito addirittura un ufficio apposito) è che i Sinti e i Rom non sono rispettosi delle aree verdi milanesi. Secondo De Corato hanno “invaso” l’area verde del parco Lambro. Ma stiamo parlando di una decina di terreni. Anche l’assessore all’urbanistica della Regione Lombardia, Davide Boni, si è occupato spesso di questi insediamenti, come anche di altri. E si è subito fatto paladino del verde deturpato a Milano.
Per questa ragione pubblichiamo per deliziarvi la domenica pomeriggio un interessante paginetta scritta dell’architetto Gianni Biondillo e tratta dal suo ultimo libro “metropoli per principianti” che consigliamo vivamente a tutti i lettori. Anche perché all’interno di questo libro si parla di Sinti e Rom in maniera semplice diretta e sopratutto lo si fa insieme agli stessi Sinti e Rom. Opera rara e preziosa non fosse altro che può aiutare molti italiani ad uscire dall’ovvio e triste abitare di oggi.

Parchi. E qui altro che realtà virtuale: siamo nella mistica delle intenzioni! A Milano, si sa, il verde è una perdita di tempo. E di denaro. La città dentro i confini amministrativi (non quella reale, smisurata per ben oltre tutta la provincia) copre un’area relativamente piccola e densamente costruita.
Mancano vere e proprie piazze a Milano, sentite come tali, se si esclude quella del Duomo. Il verde urbano, i parchi, i luoghi d’incontro insomma, scarseggiano e sono da sempre trattati come spazi residuali, poco valorizzati. Siamo in una città dove perdere tempo, fermarsi, non ha letteralmente senso. Bisogna correre, produrre, guadagnare. Siamo, per capirci, in una città perfettamente piatta alla quale però manca completamente una rete minimamente dignitosa di piste ciclabili, una città che ha tombinato tutti i suoi Navigli per poter meglio viaggiare in automobile (speranza, ovviamente, vana).
Quindi se poco all’edificazione dei grattaceli previsti (per l’inerzia cittadina, più che per il voluminoso giro d’affari che porta con sé e che, anzi, può essere il vero motore agente della realizzazione), credo ancora meno alla sbornia dei parchi in previsione. Chi ci guadagna? I polmoni dei cittadini, certo. Ma loro non fanno testo. Se a Milano non ci guadagna nessuno, nessuno vuole investire.

Io ovviamente ci spero: spero nella valorizzazione del Parco Sud (ché tanto oramai a quello Nord ce lo siamo già giocati), un pezzo di cintura agricola a sud della città che ha un potenziale immenso. Spero nella realizzazione dei giardini di Porta Nuova – la Biblioteca degli Alberi -, nel completamento del parco nell’area Innocenti-Maserati e, soprattutto, nel ridisegno del Parco Forlanini di Gonçalo Byrne. Non sarebbe bella una città così? Dove piuttosto che difendere il micragnoso e spelacchiato parchettino sottocasa fatto di tre alberi moribondi – difenderlo dalla costruzione di grattacieli che verranno comunque edificati (quindi forse sarebbe stato più opportuno discutere della loro qualità e non della loro realizzazione) – la cittadinanza premesse affinché vengano prima realizzati i parchi in questione – che danno finalmente una dimensione europea al verde milanese – e poi, solo poi, l’edificato in progetto.
Insisto, spero proprio di essere smentito. A Milano i parchi sono una perdita di tempo. Una specie di discarica di tutto quello che non serve (e non a caso la Montagnetta è stata realizzata con le macerie della guerra e il Parco delle Cave a Baggio è la bonifica di una discarica a cielo aperto).
Caso esemplare la dichiarazione della Moratti (vedi: piazze), che vuole spostare l’Ago di Oldenburg in un parco. Uno qualsiasi. Ché lì in Cadorna la irrita. Mi ha fato venire in mento la triste storia del monumento davanti alla Stazione Centrale, L’alba di Milano di Ian Ritchie, caldamente voluto dall’amministrazione per commemorare il cambio di millennio.
Mente le città del mondo realizzavano opere faraoniche da inaugurare la notte fra il 1999 e il 2000, noi, in ritardo giusto di un anno (2001) siamo riusciti a fare un concorso internazionale per un normalissimo monumentino, pagato dallo sponsor qualcosa come un miliardo e mezzo di vecchie lire. Nella giuria c’era il vice sindaco da sempre sensibile all’arredo urbano, che ha premiato un’opera, l’ha fatta realizzare, l’ha fatta installare, e poi si è reso conto che non piaceva a nessuno, che copriva la vista della facciata della stazione ( ma non poteva accorgersene prima?). E allora non ha mai fatto togliere la staccionata attorno alla scultura, l’ha tenuta così, precaria, per ancora un anno circa, poi –colpo di genio- l’ha fatta smantellare (siamo riusciti a smantellare l’opera che celebrava il nuovo millennio, qui a Milano, appena un anno dopo. Avrà un significato simbolico?) affermando che non era il suo posto ideale quello (rendersene conto prima?), ma che si sarebbe l più presto trovata una nuova collocazione. In un parco, ovviamente.
Aspetto ancora di vederla quell’alba luminosa fatta di fibre ottiche, magari in un parco di nuova realizzazione, che strizza l’occhio all’ago e il filo di piazzale Cadorna, anch’essi d’imperio trasferiti con ignominia, nel nome del mortifero, borghese, decoro urbano meneghino.

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sabato 13 settembre 2008

Il garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza sanzionerà lo Stato italiano?

“Il tema delle pari opportunità è dibattuto a livello mondiale ed è senz'altro importante, ma non può esser ridotto alle differenze di orientamento sessuale tra etero e omosessuali. Le pari opportunità sono anche e soprattutto altre. Quelle che deve avere un bambino di Cosenza di trovare un asilo nido accogliente ed efficiente come quello di Reggio Emilia. Quelle che il malato deve avere nel trovare un reparto di oncologia all'avanguardi tanto a Taranto quanto a Milano. Pari opportunità che il bambino rom deve avere a frequentare le scuole come un bambino italiano”. E' quanto ha sostenuto il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, intervenendo a Gubbio durante il seminario di FI.
Carfagna ha rivendicato: “Con l'istituzione del garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza avremo finalmente anche in Italia un'autorità autonoma e indipendente, che dovrà tutelare, promuovere, salvaguardare e garantire i diritti dei piccoli. Il garante non sarà un organo avulso dalla società, un nuovo carrozzone clientelare, ma sarà vicino ai bambini e agli adolescenti ed un numero di pubblica utilità permetterà di regolare abusi, situazioni di disagio o violazioni dei diritti dei minori che poi il garante trasmetterà ai tribunali minorili affinché procedano contro i colpevoli”.

Noi di sucardrom non condividiamo il pensiero del Ministro sul contrasto alle discriminazioni sull'orientamento sessuale. Al contrario, condividiamo quello sui bambini rom, per questa ragione invieremo un elenco di rappresentanti dello Stato italiano, a partire dal Sindaco di Brescia, che oggi impediscono ai bambini sinti e rom di godere dei diritti che in Italia godono gli altri bambini.

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Scusate ci eravamo sbagliati... oppure no?

“La valutazione della Commissione europea, di integrale apprezzamento per le misure adottate dal Governo italiano sui campi nomadi, non ha bisogno di commenti: è chiara ed esplicita. Mancano ancora, invece, le scuse pubbliche di tutti quegli italiani che, all'opposizione dentro e fuori il Parlamento, non hanno esitato a buttare fango sull'Italia pur di contrastare l'azione dell'Esecutivo”. Il Sottosegretario Mantovano ha chiesto le nostre scuse e di tutti quelli che negli ultimi mesi hanno trovato le politiche e l’atteggiamento del governo italiano contro rom e sinti razzista e discriminatorio.
La lista di coloro le cui scuse sono attese è piuttosto lunga e include anche una buona parte dei 785 deputati del parlamento europeo, amnesty international, vari corrispondenti della stampa internazionale, intellettuali e attivisti da mezza Europa che hanno scritto petizioni e raccolto firme, il papa e vari cardinali, il commissario europeo Vladimir Spidla, numerose associazioni italiane e qualche milione di elettori. Cosa bisogna fare allora? Chiedere un appuntamento con il Sottosegretario e porgergli le nostre scuse personalmente o possiamo più comodamente inviargli una cartolina?
Ma esattamente cosa ha detto il commissario europeo Barrot - esponente del partito di Sarkozy che ha sostituito recentemente il ministro Frattini come commissario europeo alla giustizia, libertà e sicurezza? Secondo Mantovano, Barrot avrebbe espresso un ‘totale apprezzamento delle misure adottate dall’Esecutivo sui campi nomadi’. Certo non stiamo a dubitare delle parole di un sottosegretario - abbiamo imparato la lezione. Ma per rispetto al Commissario Barrot, riportiamo anche la sua dichiarazione: ‘questo rapporto [si riferisce a quello inviato il 1 agosto dal governo] indica che nè le ordinanze, nè le linee direttive, nè le modalità di esecuzione autorizzano alla raccolta di dati circa l’origine etnica e la religione delle persone censite’ e che ‘da quanto afferma il rapporto’, le azioni del governo italiano ‘sono compatibili con il diritto comunitario’. Eppure a me sembra di ricordare che la scheda utlizzata a Napoli per la raccolta dei dati contenesse sia l’etnia che la religione del ‘censito’, oltre all’impronta digitale. Ma forse mi ricordo male. di Nando Sigona, continua a leggere…

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Ricardo Quaresma, orgogliosamente gitano

Ricardo Quaresma, 24 anni, è da da alcuni giorni a tutti gli effetti un giocatore dell’Inter. Adora i gioielli, soprattutto orecchini e anelli di brillanti, e ne ha per tutti i gusti. Colleziona orologi di marchi esclusivi, è pazzo per le macchine di grande cilindrata: Mercedes, Audi, Bmw, Porsche e Ferrari e vanta una “scuderia” di almeno dieci bolidi. Suo padre è di etnia gitana, mentre la madre è nata in Angola. Ricardo va fiero delle sue origini e non perde occasione per ricordarle. Legatissimo alla famiglia, non spreca tempo con fidanzate o conquiste amorose, il gossip non fa per lui.
A mettergli il nomignolo Mustang, cavallo di razza messicana, fu il tecnico Lazlo Boloni nel 2002, allorché allenava lo Sporting Lisbona. Appunto perché vedeva in lui, a 18 anni, un purosangue giovane e ribelle. È detto anche Harry Potter perché è un giovane mago sul campo. La sua carriera cominciò a 16 anni nella squadra riserve dello Sporting Lisbona, dove passò in prima squadra nella stagione 2001-2002. In quella stagione giocò 28 partite e segnò 3 gol vincendo il campionato.
Il debutto di Quaresma in Superliga nello Sporting Lisbona fu contro il Porto. Nella stagione 2002-2003 fu il secondo giocatore più impegnato nello Sporting Lisbona: 31 partite giocate per un totale di 2216 minuti e 5 gol realizzati.
Nell’estate del 2003 Quaresma fu venduto al Barcellona per 6.000.000 di euro più Fábio Rochemback. Durante la stagione giocò 10 partite da titolare, subentrò in altre 11 e mise a segno un solo gol.
Durante l’Europeo 2004 annunciò di non voler più giocare nel Barcellona finché ci fosse stato Frank Rijkaard come allenatore e alcune squadre cominciarono a cercarlo. Alla fine fu il club rivale dello Sporting, il Porto, a prenderlo: Queresma andò a Oporto come parte del saldo per il trasferimento di Deco a Barcellona.

La partenza fu ottima: andò in gol nella Supercoppa europea, persa contro il Valencia, e segnò l’unica rete nel successo del Porto contro il Benfica nella Supercoppa di Portogallo. Segnò 5 gol in 32 partite di campionato e fu sempre presente nelle partite di Champions League disputate dal Porto, che raggiunse gli ottavi. Alla fine della stagione giunse secondo in campionato alle spalle del Benfica di Giovanni Trapattoni. Nella stagione 2005-2006 vinse il campionato e si rivelò il miglior uomo-assist del torneo. Ripeté il successo in campionato nel 2006-2007 e nel 2007-2008.
Il suo gesto tecnico piu famoso è la “trivela”, un tiro-cross calciato con la parte esterna del piede, che imprime alla palla una traiettoria del tutto imprevedibile. Quaresma lo applica spesso dopo aver effettuato un dribbling a rientrare, nascondendo il pallone all’avversario, o addirittura rilasciando la botta di prima su passaggio di un compagno. Sia in corsa, che dal posto. Quaresma riesce a liberare tutta la potenza del gambone. Alza moltissimo l’arto, fino a portarlo quasi ad angolo retto con l’addome per imprimere il massimo della forza; la palla non finisce in tribuna perché la forza è calibrata dal piede, completamente piegato verso l’interno, che tocca il pallone con l’esterno ma nella posizione in cui di solito colpisce il collo destro. Non è una completa invenzione. Prima di Quaresma, il serbo Drulovic, nel Benfica e proprio al Porto, spesso utilizzava un colpo simile per servire assist. E ancora prima, uno dei quattro mitici numeri 10 del Brasile 1970, Roberto Rivelino, esplodeva una giocata accomunabile.

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venerdì 12 settembre 2008

Bussolengo (VR), l'incontro in carcere

Piero Pettenò, consigliere regionale veneto del Prc, ha incontrato nel carcere di Verona i rom italiani picchiati dai carabinieri di Bussolengo. Ed emergono nuovi particolari di una giornata da incubo. «Vogliamo un'indagine accurata», dice Pettenò.
Piero Pettenò, consigliere regionale del Veneto del Prc, ha incontrato nel carcere di Verona Giorgio e Sonia Campos e Denis Rossetto, i rom italiani che sarebbero stati picchiati dai carabinieri della casemba di Bussolengo lo scorso venerdì 5 settembre. «Nonostante le condizioni del carcere di Verona, che è uno dei più sovraffollati d’Italia quasi 800 detenuti per 400 posti teorici, i Campos sono stati sistemati decentemente – dice Pettenò – Quello che è agghiacciante, invece, è il racconto del pestaggio, che i Campos hanno ripetuto, senza sbavature o contraddizioni rispetto alla denuncia che hanno presentato. Abbiamo potuto vedere sul corpo di Giorgio Campos e di Denis Rossetto, a una settimana dai fatti, ancora i segni del pestaggio subito, lividi ed ecchimosi diffuse. Le compagne di cella della signora Campos hanno raccontato che nei primi giorni di detenzione anche lei aveva lividi dappertutto».
Il racconto di quel terribile venerdì si arricchisce di altri dettagli: «Giorgio Campos è stato trasferito dalla caserma di Bussolengo dove è avvenuto il pestaggio a quella di Peschiera, dove invece è stato trattato secondo la legge, solo che, quando è andato all’ospedale di Peschiera per chiedere di essere visitato, dato che accusava forti dolori al torace, si sono presentati lì due carabinieri in borghese della caserma di Bussolengo, che lo hanno prelevato e riportato a Bussolengo, picchiandolo durante il tragitto e minacciandolo».
Le minacce e le vessazioni sono proseguite fino a sabato 6, quando Giorgio Campos, Denis Rossetto e Sonia Campos si sono ritrovati al tribunale di Verona per l’udienza che ha convalidato il loro fermo [sulla base delle accuse di tentato furto e resistenza all’arresto mosse dai carabinieri di Bussolengo]. Durante il tragitto dalla caserma di Bussolengo al tribunale, Giorgio ha raccontato a Pettenò di essere stato tenuto ammanettato nel furgone dei carabinieri e costretto a stare sdraiato per terra, mentre i militari gli tenevano gli scarponi addosso e continuavano a minacciarlo per costringerlo a non denunciare quanto accaduto. Compreso l’accanimento sulle roulottes dei Campos, devastate [al momento non si sa da chi] quando erano rimaste sul piazzale Vittorio Veneto a Bussolengo, dopo che i Campos erano stati portati nella caserma dei carabinieri. A verificare i danni, sono stati i figli dei Campos, arrivati sul posto un paio di giorni dopo assieme a un avvocato.
«La paura dei primi giorni sembra aver lasciato il posto all’impegno civile – dice Pettenò – Perché i Campos sembrano decisi a non lasciarsi intimidire. Il fatto più grave che emerge dal loro racconto, oltre alla violenza micidiale a cui sono stati esposti, loro e i loro figli, è che sembra che al pestaggio abbia partecipato praticamente tutta la caserma di Bussolengo. Ci auguriamo che le indagini della magistratura possano arrivare a stabilire le eventuali responsabilità individuali dei militari, senza reticenze e senza omertà». di Enzo Mangini

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Rom e Sinti in Italia

Emergenza “nomadi” gonfiata dal Governo italiano, oppure una popolazione rom molto più esigua del previsto, per la fuga in massa verso altri paesi considerati più ospitali dell'Italia. Sono le due ipotesi che si affacciano in un reportage dall'Italia pubblicato oggi dal quotidiano spagnolo 'El Pais'. Secondo il giornale di centrosinistra spagnolo, a fronte di previsioni iniziali di 25.000 rom, finora a Milano il censimento della Croce Rossa ne ha identificate solo 1500. Situazione simile a Roma e Napoli, dove a fronte di previsioni rispettive di 20.000 e 10.000 persone, ne sono state censite solo 2200 e 1200.
"Le prime cifre che furono date, sinceramente, erano gonfiate, pensavamo fossero 12.000 e ora non crediamo ce ne siano più di 6000", ha dichiarato a El Pais il presidente della Croce Rossa a Roma, Fernando Capuano. E lo stesso pensano i responsabili della Comunità di Sant'Egidio. Ma per l'organizzazione non governativa Everyone, la ragione potrebbe anche essere un'altra: "La persecuzione sistematica delle autorità ha raggiunto l'obiettivo, molti zingari si sono impauriti e hanno deciso di andarsene".
Noi di sucardrom riteniamo che i dati siano stati gonfiati un po’ da tutti, associazioni comprese. Secondo le stime dell’Istituto di Cultura Sinta, in Italia i Rom e i Sinti sono meno di centomila persone. Nella stima sono compresi i Cittadini italiani (70%), i Cittadini comunitari (10%) e i Cittadini extracomunitari (20%).

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Grecia, bimba assomiglia a Denise Pipitone

Tutti i media nazionali hanno puntato la loro attenzione sul caso di Denise Pipitone, la bambina di Mazara del Vallo (Trapani) scomparsa l’1 settembre del 2004. Da due giorni, ogni ora, ci sono nuovi lanci di agenzia. Del caso se ne sono occupati da ieri anche i principali telegiornali nazionali.
Cosa c’è di nuovo? Una turista italiana di Viterbo, in vacanza a Kos, un'isola della Grecia, ha segnalato il 2 settembre scorso alla Polizia greca una bambina, tra i sei e otto anni, che assomiglierebbe a Denise Pipitone. Attualmente la bambina è in stato di fermo in un Ospedale dell'isola dell'Egeo, in attesa dei risultati del Dna.
Le notizie sono molte frammentarie. In un primo momento è stato detto che la bambina parla benissimo l’italiano, mentre la madre, di origine rom albanese, non parla italiano. Ma dalle ultime agenzie stampa sembra che anche la bambina non parli italiano. Ieri sera il servizio del Tg1 affermava addirittura che il gruppo sanguigno della bambina non corrispondeva a quello di Denise Pipitone. Ma questa mattina tutti i quotidiani nazionali lanciano la notizia, nascondendo questo particolare.
La prima a non credere troppo alla possibilità che si tratti di sua figlia, è proprio Piera Maggio. "Non è la prima volta che mi giungono segnalazioni simili - dice - Ogni volta che mi hanno mostrato foto di bambine molto somiglianti con mia figlia ho richiesto l'esame del Dna, quando invece al primo sguardo capivo che non poteva essere lei ho sempre evitato il ricorso all'esame medico". Piera Maggio aggiunge di non avere riscontri sul gruppo sanguigno della bambina e sull'eventuale compatibilità con quello di sua figlia. "Ho visionato moltissime foto - aggiunge la donna - Purtroppo fino ad ora non ci sono stati risultati. Sono trascorsi quattro anni, mia figlia ovviamente è cambiata. Aspetto l'esito degli esami, sono tranquilla e serena. Attendo certezze e non ipotesi. Se questa bambina è mia figlia, la mia gioia di madre sarà senza confine; se non è lei, andrò avanti a lottare. Invito quindi tutti a moderare i facili entusiasmi e ad aiutarmi a cercare mia figlia anche se questa segnalazione risultasse infruttuosa. Io lo dirò sempre: mia figlia è viva".
In questi quattro anni secondo quanto hanno dichiarato fonti investigative all'ADNKRONOS, ''sono state esaminate decine e decine di segnalazioni relative a bambine che assomigliavano a Denise, purtroppo finora tutte con esito negativo''. Noi di sucardrom sottolineiamo che decine e decine di bambine sono state sottratte dalla famiglia, addirittura in questo caso la madre è in carcere, subendo traumi facilmente immaginabili.

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Bussolengo (VR), visita al carcere di Verona del consigliere regionale Pettenò

Dopo i fatti gravissimi avvenuti a Bussolengo in provincia di Verona, il 5 settembre 2008, nei quali le famiglie Campos, Rossetto e Hudorovich, di etnia rom, sono state aggredite e ripetutamente picchiate ed offese da alcuni carabinieri, oggi pomeriggio, come Gruppo Consiliare di Rifondazione Comunista, andremo in visita ufficiale presso la Casa Circondariale di Verona per incontrare di persona Angelo e Sonia Campus e Denis Rossetto, i tre signori rom in carcere con l’accusa a resistenza a pubblico ufficiale.
La visita terminerà alle ore 16.00, con una conferenza stampa fuori dalla Casa Circondariale per rompere definitivamente il muro del silenzio che circonda questi fatti gravissimi e per rispondere alle ridicole posizioni del sindaco di Verona, sig. Tosi, che con le sue ultime dichiarazioni denota totale ignoranza sui fatti accaduti nel suo territorio.
Ieri in consiglio regionale, insieme ai consiglieri Bettin dei Verdi e Atalmi dei Comunisti Italiani, abbiamo anche presentato una interrogazione urgente affinché sia aperta un’inchiesta presso la magistratura sulle violenze di Bussolengo. Pietrangelo Pettenò, Consigliere Regionale Rifondazione Comunista

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Pavia, con i Sinti e con i Rom

Le comunità sinte di Piazzale Europa e di via Bramante organizzano, insieme alle altre realtà associative pavesi promotrici dell’incontro presso il campo di p.le Europa dello scorso luglio, una serata pubblica di dibattito e di scambio culturale presso il campo di Via Bramante, per questa sera venerdì 12 settembre 2008.
La serata intende rappresentare una continuazione dell’impegno di molte associazioni e gruppi locali in favore della tutela delle comunità sinte e rom presenti sul territorio pavese, sia per evitare il ripetersi di gravissimi episodi quali lo sgombero del 2007 dei rom dalla Snia, sia per rilanciare una discussione, aperta e partecipata, sul futuro degli insediamenti cittadini, stabili e temporanei, dedicati a queste comunità, in una logica di mediazione con le esigenze del resto della popolazione locale.
Durante la serata verrà inoltre presentata pubblicamente la neonata Associazione Sinti Italiani di Pavia, prima del genere sul nostro territorio, che intende promuovere la cultura sinta e difendere i diritti delle minoranze zigane a Pavia, sempre più minacciate dalle iniziative xenofobe del governo nazionale e discriminate dalle cosiddette “politiche securitarie” di chiara matrice antidemocratica.
Il programma prevede alle ore 21.00 la proiezione del documentario “Opera Gagia” (2007), di A. Bocola e F. Scarpelli, sul linciaggio delle comunità zigane avvenuto nel territorio del comune milanese di Opera. Alle ore 22.00 il dibattito pubblico: “Sinti e Rom, cittadini di Pavia? Progettiamo interventi condivisi, nel segno dell’accoglienza”, intervengono: Erasmo Formica (Ass. Sinti Italiani di Pavia); Paolo Casagrande (Comunità sinta p.le Europa); Juri del Bar (Federazione Rom e Sinti Italiani); Giorgio Bezzecchi (Opera Nomadi Milano); Vito Savino (ARCI Pavia); Francesca Vaccina (Ass. FuoriLuogo, Pavia); Francesco Scarpelli (regista, co-autore di “Opera Gagia”); Ernesto Rossi (Ass. Aven Amentza, Milano); Dijana Pavlovic (attrice e mediatrice culturale rom). Modera Andrea Membretti (Sociologo, Università di Pavia). Dalle ore 23.00 musica e balli.
Durante la serata sarà presente un servizio bar, con specialità sinte (frittelle, torta nera, …). Verranno inoltre allestite una piccola mostra di pittura di artiste sinte e uno spazio espositivo dell’usato e dei prodotti artigianali in ferro.

L’iniziativa promossa dalle Comunità Sinte di P.le Europa e di via Bramante e dall’Associazione Sinti Italiani di Pavia, con l’adesione di: Rifondazione Comunista (Circolo di Pavia e Circolo di Voghera), ARCI Comitato Provinciale di Pavia, C.S. Barattolo, Ass. FuoriLuogo, Circolo Pasolini (PV), Comunisti Italiani (Circolo di Pavia), circolo ARCI Radio Aut, circolo ARCI Ortosonico, Coordinamento per il Diritto allo Studio, Ass. Ci siamo anche noi, CAFE (Commercio Equo) Pavia e di Sucar Drom. In foto Erasmo Formica della neonata associazione Sinti Italiani di Pavia.

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giovedì 11 settembre 2008

Bussolengo (VR), presentata un'interrogazione al Consiglio Regionale del Veneto

I consiglieri regionali veneti Pettenò, Atalmi e Bettin oggi hanno presentano un'interrogazione al Consiglio Regionale del Veneto sui fatti di Bussolengo. Chiedono alla giunta regionale veneta di intervenire perché sia aperta un'inchiesta. Di seguito il testo pubblicato da Carta.

Premesso che venerdì 5 settembre 2008 tre famiglie di cittadini italiani di etnia rom sostavano con le loro roulotte nel piazzale delle giostre di Bussolengo – Verona e sono state vittime di violenza brutale da parte di una pattuglia di carabinieri.
Tenuto conto che le famiglie in questione erano ferme nel parcheggio solo per una breve sosta e avevano già chiarito ai vigili urbani di zona che avrebbero sgomberato il parcheggio immediatamente.
Posto che le tre famiglie sono state picchiate selvaggiamente, compresi i bambini di neanche dieci anni, sono state trasferite alla caserma di Bussolengo dove sono state ancora vittime di violenze inaudite: pestaggi, soprusi, torture ed offese.
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali chiedono alla Giunta Regionale
- di sapere se intenda intervenire presso le autorità competenti affinché sia aperta un’inchiesta della magistratura
- se intenda intervenire per condannare pubblicamente i metodi usati dalle forze armate che dovrebbero difendere i cittadini, non aggredirli in nome di una presunta diversità su base etnica.

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Bussolengo (VR), comunicato stampa della federazione "Rom Sinti Insieme"

La Federazione “Rom e Sinti Insieme” nel manifestare il proprio plauso al lavoro di tutte le forze dell’Ordine italiane impegnate nel garantire la sicurezza di tutti i cittadini e nel prevenire ogni forma di illegalità, esprime totale condanna verso quelle persone che illegalmente a Bussolegno (VR) nel pomeriggio del 5 Settembre 2008 si sono resi responsabili di una crudele violenza e di una vera e propria pratica della tortura verso persone appartenenti alle minoranze Rom e Sinte, disonorando la nobile divisa che indossavano.
La federazione “Rom e Sinti Insieme”, a fronte di un fatto tanto grave e per non lasciare alcuna ombra di perplessità o interpretazione, nociva ad una cultura della legalità, considera opportuno che il Governo Italiano prenda l’iniziativa di riferire subito al Parlamento Italiano quando accaduto nel pomeriggio del 5 Settembre 2008 a Bussolegno (VR) e sollecita la Magistratura a fare immediata chiarezza sulle responsabilità per condannare i colpevoli.
La Federazione “Rom e Sinti Insieme” esprime la propria amarezza per l’ennesimo grave comportamento di molti media italiani che ancora una volta hanno ignorato la violenza, gli abusi di potere, la pratica della tortura verso persone appartenenti alle minoranze rom e sinte, evitando così di far conoscere all’opinione pubblica un gravissimo atto razzista. Il presidente della federazione “Rom e Sinti Insieme” ringrazia le associazioni aderenti Nevo Gipen di Brescia e Sucar drom di Mantova per l’immediato soccorso umanitario alle persone vittime delle violenze e per il supporto legale. Nazzareno Guarnieri, Presidente della federazione “Rom e Sinti Insieme”

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Bussolengo (VR), inizia a rompersi il silenzio

Il racconto di Christian e di Giorgio, cittadini italiani di origine rom, rispettivamente di 38 e 17 anni, picchiati, sequestrati e torturati insieme ai loro familiari nella caserma dei carabinieri di Bussolengo [Verona] venerdì 6 settembre – racconto pubblicato ieri da Carta – comincia a rompere il muro del silenzio.
Liberazione ha richiamato la notizia in prima pagina, ma anche Il Mattino di Padova a La Nuova di Venezia hanno segnalato quanto denunciato su www.carta.org, oltre ad alcuni siti internet. Diverse associazioni locali, la Cgil di Brescia e alcuni consiglieri regionali hanno cominciato a occuparsi del caso.
Intanto, Angelo Campos, sua moglie Sonia [sorella di Christian a madre di Giorgio] e Denis Rossetto sono in carcere, dopo il processo per direttissima di sabato scorso con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e tentato furto a danno dei carabinieri, i quali hanno smentito la versione fornita dai rom. Secondo il verbale dei carabinieri sono stati i rom ad aggredire gli agenti, che si sarebbero difesi.
Tra le comunità di rom e sinti della provincia di Brescia e di Verona oggi sembrano prevalere sentimenti contrastanti: paura per la sorte degli arrestati e per l’aumento degli episodi di razzismo registrato negli ultimi mesi, ma anche relativa soddisfazione per la scelta di alcuni media.
Restano da capire molte cose. È utile leggersi la denuncia dei carabinieri e quella dei familiari picchiati. Nel sito pubblichiamo oggi le prime foto – messe a disposizione dall’associazione Nevo Gipen di Brescia -, dei numerosi segni lasciati sui corpi delle persone picchiate.
«Giunti presso la roulotte in usa a Campos Angelo e dalla sua famiglia, questi cominciava ad andare in escandescenza – si legge nel verbale dei carabinieri -, assumendo atteggiamento di sfida e ponendo il suo volto su quello del Maresciallo Ordinario Carusone. Il militare lo allontanava invitandolo ad assumere un atteggiamento corretto ma questi per tutta risposta cominciava a farsi beffe del militare… Non potendo più la pattuglia soggiacere alla villania dell’uomo che solo successivamente verrà identificato, ed essendosi lo stesso rifiutato di fornire le generalità lo si invitava a salire nell’autovettura di servizio, per poi condurlo presso il Comando per l’identificazione».

Il rapporto parla poi della reazione dei familiari. «I militari dapprima sopraffatti, essendo stati colti di sorpresa, lasciavano l’uomo e cercavano di fermare i vili aggressori… Il Maresciallo Ordinario Carusone, durante la colluttazione che era scaturita con le cinque persone, subiva il tentativo di furto della pistola ad opera della Campos Sonia… La Campos Sonia veniva ammanettata, mentre Campos Angelo, Campos Giorgio e Rossetto Denis, scappavano a bordo del veicolo da quest’ultimo condotto. In quel momento i militari riuscivano a dare l’allarme alla Centrale operativa che faceva convergere sulla zona tutte le pattuglie in servizio in quel momento. I fuggitivi venivano fermati dopo un inseguimento, che si concludeva a Caselle di Sommacampagna».
Ma resta da capire soprattutto quello che sta accadendo in questi ultimi mesi in alcuni comuni della Lombardia e del Veneto. Dalla Federazione rom e sinti insieme, che raccoglie più di venti associazioni e gruppi di rom e sinti di tutta Italia [tra cui l’associazione Nevo Gipen], ricorda che sono state numerose le denunce di episodi di intolleranza registrati a Bussolengo, a cominciare dalle proteste per le delibere del consiglio comunale [con le quali in aprile si esplicitava l’obiettivo dell’amministrazione, «l’eliminazione della sosta degli zingari sul nostro territorio»]. Altre denunce sono giunte alla Federazione da gruppi di rom e sinti di comuni limitrofi a Bussolengo, come Pescantina, Settimo, Valeggio e Balconi. E il 16 settembre è anche in programma un incontro tra la Federazione e il ministro Maroni. di Gianluca Carmosino

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Milano, minore fermato 47 volte, dov'erano i servizi?

In questi giorni alcuni quotidiani nazionali si occupano di un ragazzo di dodici anni e mezzo che sarebbe stato fermato dalla Forze dell’Ordine, negli ultimi due anni, per aver commesso dei reati, in prevalenza furti.
Sui quotidiani si afferma che il ragazzino, non imputabile perché minore di 14 anni, era stato fermato la prima volta a Roma nel 2006 per un furto ai danni di una turista: aveva dieci anni. Da allora è stato fermato più o meno una volta al mese, e tutte le volte affidato a comunità per minori da cui è sistematicamente scappato. L'ultima volta era fuggito, dopo una settimana, il 22 maggio scorso.
Il minore questa volta , dato che tutte le strutture del milanese erano piene, è stato affidato a una comunità di Genova. Sempre il minore ha dichiarato che ha rubato per fame e ha affermato di essere domiciliato nel “campo nomadi” di via Tertulliano a Milano.
I quotidiani puntano il dito giustamente sulla famiglia ma implicitamente su tutti i Rom, presenti in Italia. Noi di sucardrom al contrario ci chiediamo: dove sono stati i servizi sociali prima del Comune di Roma e oggi del Comune di Milano?

Davvero strano che questo minore non venga seguito dai servizi anche al “campo” se non si riesce a tenerlo in comunità. Davvero strano che non si imputi alla famiglia il reato di abbandono di minore ma anche di sfruttamento se si rilevassero gli estremi. Davvero strano, insomma, che non si sia riuscito in due anni ad offrire a questo minore alternative alla strada. Certo è evidente che queste notizie sono una manna per certi giornalisti che però dovrebbero interrogarsi su come i servizi intervengano in maniera discriminatoria nei confronti dei minori rom. In foto l'assessore ai servizi sociali del Comune di Milano.

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Ovada (AL), a Najo Adzovic il Premio Speciale “Rachel Corrie”

Sarà idealmente dedicata a Napoli la serata di premiazione della terza edizione del Premio Testimone di Pace. Una Napoli diversa da quella che abitualmente ci consegnano i media, una città che non si arrende e che rappresenta, con le sue migliori esperienze di lotta, un osservatorio e un laboratorio straordinario di “resistenza” alla criminalità e alla violenza. Al traguardo della terza edizione, la giuria del Premio Testimone di Pace ha voluto insomma focalizzarsi sull'Italia - che pure non è un teatro di conflitti bellici - con uno sguardo ulteriore verso un territorio, la Bosnia, in cui perdurano le conseguenze della guerra.
"L'indicazione che ne emerge è duplice" – spiega Sabrina Caneva, assessore alla Pace e Partecipazione del Comune di Ovada - "la pace non è solo assenza di guerra; le origini della guerra affondano nella violenza e nell'illegalità, vengono alimentate dalla paura e dal pregiudizio. Testimoni di pace sono coloro che lottano contro le cause nascoste della guerra, che minano la convivenza civile e preparano gli animi al cedimento, alla regressione morale e politica". A raccontarci “l’altra Napoli”, stasera, 11 settembre presso il Teatro Comunale di Ovada a partire dalle ore 21, saranno il vincitore dell’edizione 2008 Padre Fabrizio Valletti, dal 2001 animatore del "Progetto Scampia" e direttore del Centro Hurtado di Napoli, e Rosaria Capacchione, cronista giudiziaria della redazione casertana de “Il Mattino”, che si è aggiudicata il riconoscimento nella sezione “Informazione” Insieme a loro gli studenti dell’ Istituto Tecnico per Geometri “Pier Luigi Nervi” di Alessandria, primi nella sezione “Scuola” con il loro bel video racconto dei segni lasciati dalla guerra nella ex Jugoslavia.
"Testimone di Pace nasce in un luogo fortemente segnato dal ricordo della lotta partigiana, costata alle nostre terre il sacrificio dei giovani uccisi alla Benedicta, a Piancastagna, ad Olbicella e Masone" – ha ricordato il sindaco Andrea Oddone - "Sono state quelle generazioni così duramente provate a trasmetterci i principi di libertà, democrazia e pace che desideriamo caratterizzino oggi la nostra terra". Alla serata di premiazione interverranno il Procuratore Capo Giancarlo Caselli, lo scrittore e sceneggiatore Maurizio Braucci, reduce dalla collaborazione con Matteo Garrone per il film “Gomorra”, e lo storico e editorialista de “La Stampa” Giovanni de Luna. Coordinati da Marino Sinibaldi (RAI Radio 3), gli ospiti affiancheranno le loro esperienze a quelle dei premiati, per un dibattito sui temi della lotta alla criminalità e della presenza dello Stato in realtà particolarmente difficili.

Verrà inoltre conferito il Premio Speciale “Rachel Corrie” a Najo Adzovic, rom, profugo dalla ex Jugoslavia, scrittore, una delle anime del progetto “Savorengo Ker: la casa di tutti”. Najo Adzovic vive con la moglie e i figli a Roma, nel Campo Casilino 900. E’ fuggito dalla ex Jugoslavia nel 1990, essendo considerato traditore e disertore, perché agli inizi della guerra civile si era rifiutato di uccidere a tradimento, come gli era stato ordinato, quindici giovani musulmani, suoi commilitoni, nei reparti speciali dell’esercito jugoslavo. Nel 2005 ha pubblicato, presso i Fratelli Palombi, il libro: “Rom. Il popolo invisibile”.
E’ presidente dell’Associazione “Novavita” e uno dei portavoce del Campo “Casilino 900”, per il Progetto “Savorengo Ker” di autocostruzione di unità abitative all’interno del Campo “Rom”, originariamente nato a Roma più di quarant’anni anni fa per accogliere le baracche degli immigrati italiani dal meridione. Savorengo Ker (in lingua Romanés “la casa di tutti”) è stata progettata e realizzata insieme da Rom e Gagè con l’idea di valorizzare le pratiche abitative e costruttive proprie dei Rom: il progetto, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Urbani dell’Università di “Roma Tre”, dimostra che allo stesso costo di un container di 32 metri è possibile costruire una casa di 70 metri quadrati su due piani, che in futuro costituirà uno spazio gioco e studio per i bambini, un laboratorio per il centro di medicina solidale nonché un concreto contributo di integrazione fra le diverse etnie presenti nel campo.

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mercoledì 10 settembre 2008

Bussolengo (VR), lettera/esposto al Comandante Provinciale dei Carabinieri e al Prefetto

Nella giornata di sabato 6 settembre siamo stati informati, da attivisti per i diritti civili dell’associazione Nevo Gipen, di un grave fatto successo a Bussolengo (VR) venerdì 5 settembre 2008 che sembra configurarsi di matrice razzista.
Il racconto degli attivisti è agghiacciante. Prima in piazza Vittorio Veneto e poi all’interno della Caserma dei carabinieri di Bussolengo in via Carlo Alberto Dalla Chiesa n. 7, per circa tre ore, sembra che siano state messe in atto violenze, sevizie ed umiliazioni contro diversi membri delle famiglie Campos, Rossetto e Hudorovich, minori compresi.
Dal racconto delle famiglie, dettagliato nelle denunce fatte in Questura a Verona, si evince che diverse persone sono state picchiate selvaggiamente. Ma ciò che più ci ha traumatizzato è il racconto delle sevizie subite. Dalle denuncie si evincono vere e proprie pratiche di tortura, come quella dell’annegamento. Per queste ragioni chiediamo un Vostro immediato intervento per verificare, con tutti i mezzi disponibili, ciò che è successo, evitando che possano essere inquinate le eventuali prove su quanto accaduto. Sucar Drom

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Bussolengo (VR), la versione di Giorgio Campos di 17 anni

Intorno alle ore 14.00 del giorno 5 settembre 2008, in Bussolengo, mentre ritornavo alla roulotte in sosta nel piazzale delle giostre, dove si trovavano i miei parenti, vedevo gli stessi che venivamo picchiati da dei Carabinieri in divisa, un Maresciallo alto sui 180 cm circa, corporatura media, ed un Brigadiere alto sui 170 cm circa senza capelli, corporatura media.
Vedendo che mio padre Angelo Campos era percosso ferocemente dai Carabinieri lo prendevo dalle mani e lo trascinavo con me verso la strada. Nel frangente vedevamo passare una roulotte e chiedevamo aiuto agli occupanti. Dopo una decina di chilometri venivamo raggiunti da una pattuglia dei Carabinieri che ci fermavano e prendevano me e mio padre mettendoci le manette.
A me, a mio padre ed alla persona che ci aveva dato il passaggio veniva messa in bocca la canna della pistola da ambedue i militari. Venivamo raggiunti da altre due pattuglie dei Carabinieri, e noi tutti venivamo caricati nelle macchine. Venivamo portati in Caserma a Bussolengo. Venivamo buttati a terra con le manette ai polsi. Venivo colpito con manganellate, calci e pugni da cinque militari, tre in divisa e due in borghese. Venivo ingiuriato con sputi, apostrofato con «testa di cazzo… tua madre è una puttana…» e nel frattempo venivo continuamente picchiato.
Successivamente venivo accompagnato nelle celle sotterranee venendo ancora picchiato e messo in cella dove si trovava mio fratello. Dopo una decina di minuti di permanenza nella cella, tre militi hanno portato una bacinella piena di acqua ghiacciata e poi a turno ci prendevano la testa e l’immergevano nell’acqua per una decina di secondi. Il tutto è durato una decina di minuti. Finta la tortura mi hanno picchiato nuovamente.
Dopo una ventina di minuti altri due Carabinieri senza divisa, che se vedo riconosco, mi hanno portato in bagno, mi hanno fatto lavare la faccia, e dopo avermi spogliato completamente nudo, mentre uno mi picchiava, l’altro mi riprendeva al cellulare, dicendomi che la sera stessa lo avrebbe riguardato divertendosi. Mentre accadeva questo venivo fatto oggetto di sputi. Venivo riportato in cella dove c’era mio fratello Michele e lì venivo nuovamente percosso.

I Carabinieri si portavano nelle altre celle picchiano anche gli altri. Mentre compivano queste violenze i militari si compiacevano del loro operato dicendo di essere fieri del loro razzismo adottato nei confronti degli zingari. I due militari passavano ogni venti minuti, circa, davanti alle celle, talvolta mostrando i genitali ed altre volte imprecando e sputando. Un graduato diceva inoltre che la loro caserma era la più nominata per la cattiveria usata nei confronti degli zingari.
Durante la permanenza nella Caserma di Bussolengo, il Carabiniere senza capelli alto 170 cm, mi prendeva il portafoglio da dove estraeva la somma di sessanta euro, impossessandosene e dicendomi che con il denaro sarebbe andato a fare la spesa.
Dopo quattro – cinque ore di violenze io, mio fratello e mio padre venivamo trasferiti presso la Caserma di Peschiera del Garda, dove venivamo sottoposti a fotosegnalamento. Mentre venivamo sottoposti a questi rilievi venivamo ancora picchiati dai militari di quella caserma che saprei riconoscere.
Preciso che nel momento in cui mi sono state applicate le manette dal Carabiniere senza capelli alto 170 cm circa, dicendo allo stesso se mi allontanava la morsa, costui invece le serrava ancora di più. Preciso che ancor oggi sono evidenti le ferite ai polsi. Questo militare poi prendeva un pugnale e mi chiedeva quale parte volevo che mi tagliasse. Non rispondevo nulla abbassando il viso. Mi veniva passata la lama sotto il collo e leggermente punzecchiato al torace. Mentre venivo ancora percosso questi mi minacciava di non dire nulla appena fossi stato rilasciato.
Successivamente venivo rilasciato e quindi lamentando dolori per le ferite riportate, mi portavo al P. S. dell’Ospedale di Desenzano del Garda dove venivo visitato, sottoposto ad accertamenti clinici e quindi refertato con prognosi di tre giorni per algia spalla sx.

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Bussolengo (VR), la versione di Michele Campos di 15 anni

Alle ore 14.00 circa del 05 settembre 2008, in Bussolengo in piazzale delle giostre, dove mi trovavo con i miei, famigliari e parenti intento a pranzare, vedevo sopraggiungere due pattuglie dei Carabinieri, i quali, scesi dalle macchine, e indossati i guanti, iniziavano a picchiare i miei famigliari ed i miei parenti. Un Carabiniere senza capelli gli cascava a terra la pistola, la riprendeva e gli cascava nuovamente. Io, mio zio Hudorovic Cristian, mentre venivamo caricati nelle macchine, venivamo ingiuriati con parole «merde… stronzi… siete morti… teste di cazzo…», e percossi. Mio zio cercava di avvisare il 113 ma un Carabiniere gli strappava il cellulare di mano e l’apparecchio veniva distrutto. Mentre venivamo accompagnati in caserma, venivamo insultati «pezzi di merda… stronzi…». Arrivati in caserma, venivo portato in una stanza e lì picchiato da cinque militari, colpito con manganellate alla schiena.
Venivo portato nelle celle sotterranee e percosso. Venivo buttato sul letto della cella e colpito nuovamente con manganelli alla schiena e calci ai fianchi. Ogni cinque minuti i militari ritornavano picchiandomi e dicendomi «sei morto…».
Poco dopo venivo raggiunto da mio fratello e i militari ci hanno picchiato ed ingiuriato nuovamente. I militari prendevano una bacinella bianca con acqua ghiacciata ed infilavano la mia testa nell’acqua. I militari mi hanno persino sputato in bocca.
Venivo accompagnato in bagno per lavarmi la faccia, riaccompagnato in cella dove subivo un’altra dose di percosse, e mi veniva puntata la pistola in faccia.
Ogni dieci / quindici minuti i militari tornavano picchiandoci nuovamente ed offendendoci, dicendoci che nessuno ci avrebbe tirato fuori da quel posto.
Dopo due / tre ore io con i miei famigliari venivo trasferito alla Caserma di Peschiera del Garda per il fotosegnalamento. Nella stanza del fotosegnalamento colui che mi rilevava le impronte mi passava il pennello con l’inchiostro in faccia. Il Carabiniere senza capelli estraeva un pugnale passandomelo sotto la gola e sul braccio. Poi, dopo averlo rimesso in tasca, ha ricominciato a picchiarmi con calci e pugni. Mi portava in bagno colpendomi poi ai fianchi con pugni, mentre un altro Carabiniere mi riprendeva con il cellulare, invitandomi di non dire a nessuno cosa era successo e che i segni che portavo sulla schiena non era stato lui.
Anche a me il Carabiniere senza capelli alto 170 cm, mi prendeva il portafoglio da dove estraeva la somma di sessanta euro dicendomi che con il denaro sarebbe andato a fare la spesa; e lo stesso lo ha fatto con i miei fratelli Paolo e Giorgio.
Successivamente venivo rilasciato e lamentando dolori per i colpi ricevuti mi portavo al P. S. dell’Ospedale di Desenzano dove venivo visitato, sottoposto ad accertamenti radiologici e quindi refertato con prognosi di giorni otto.

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Bussolengo (VR), la versione di Paolo Campos di 20 anni

Intorno le ore 15.00 del giorno 5 settembre 2008, in Bussolengo, appena giunto in auto presso il piazzale delle giostre, dove si trovavano i miei parenti con roulotte, vedevo i miei fratelli Campos Marco e Johnny e mia nipote di dieci anni, che stavano piangendo. Chiedevo cosa ero successo e mi veniva riferito che erano arrivati i Carabinieri che avevano picchiato i parenti e poi portati in caserma. Rimanevo impietrito da quanto era successo, e nel frattempo vedevo sopraggiungere quattro / cinque pattuglie di Carabinieri. Preso dalla paura dicevo a mia moglie di allontanarsi unitamente con i due figli, ambedue di otto mesi.
I Carabinieri appena arrivati, precisamente il Carabiniere che stava con il graduato (Maresciallo o Brigadiere), scendeva dall’auto e si avvicinava a me, che intanto io avevo salutato e chiesto cosa era successo, e mi colpiva con un pugno in viso. I militari presenti iniziavano ad ingiuriarmi dicendomi «bastardo… adesso ti ammazziamo… adesso dovete morire… figli di puttana…». Il graduato, di statura alta, mi buttava a terra, iniziando a colpirmi con calci alle costole, alle mani e ai piedi, dopodichè mi afferrava alla camicia e mi agganciava alla roulotte e munito di guanti mi prendeva a schiaffi.
Il graduato poi diceva ai suoi colleghi di prendermi dalle gambe e dalle mani e di gettarmi all’interno della roulotte, in modo che per quello che mi doveva fare non ci fossero testimoni. Venivo gettato sul letto e i colleghi del graduato iniziavano a colpirmi con calci, pugni e sberle. Il graduato poi, non contento, mi prendeva la gamba e me la torceva con l’intenzione di rompermela. Urlavo al militare di non rompermi la gamba che ero incensurato e che dovevo lavorare per mantenere la mia famiglia. Dicevo che non avevo fatto nulla che ero appena arrivato e di lasciarmi in pace e di non toccare né i miei figli né mia moglie. I militari armati di manganello iniziavano a rompere tutto quello che c’era all’interno della roulotte e mi colpivano alla testa con il manico della scopa.

Terminata la violenza venivo gettato fuori dalla roulotte. Vedevo altri Carabinieri che in tanto stavano distruggendo la mia auto, rompendo i sedili. Mi veniva ordinato di sdraiarmi a terra a pancia sotto di togliermi la maglia e le scarpe. Il graduato di statura alta iniziava a camminarmi sulle unghie dei piedi, colpendomi alle costole con calci. I militi mi rialzavano, mi ordinavano di mettermi la maglia e le scarpe. Mentre stavo salendo sulla macchina di servizio il Maresciallo mi colpiva con il manganello al braccio e alla gamba. Vedevo sopraggiungere una Golf quarta serie di colore grigio topo, da dove scendeva un Carabiniere in borghese con occhiali da vista montatura bianca, corporatura d’atleta, alto sui 190 cm circa, occhi chiari, ed insieme ad altri due Carabinieri in divisa saliva a bordo della roulotte di mio padre Campos Angelo, iniziando a rompere con manganelli e con calci tutto quello che c’era all’interno.
I militari, ridendo tra loro, dicevano che avevano completato il lavoro e che avevano distrutto le due roulotte. Il Carabiniere con gli occhiali si avvicinava alla macchina dove ero stato collocato e mi diceva: «brutto bastardo… adesso in caserma ti massacro di botte… devi morire bastardo….». In caserma, scendendo dall’auto, venivo accompagnato davanti alla porta d’ingresso. La porta veniva aperta da altri militari che dicevano «è arrivato un altro fratello… dai ragazzi che adesso è arrivato un altro fratello… dai che incominciamo… bastardo, figlio di puttana… devi morire…».
Dicevo che avevo male al cuore che soffrivo di emicrania. Un Carabiniere, chiamato dagli altri Paolo, alto sui 170 – 175, calvo, di peso sui 75 kg, mi rispondeva che il mal di testa me lo avrebbero fatto passare loro. Da costui venivo scaraventato a terra, e dal Carabiniere in borghese, con gli occhiali con la montatura bianca, venivo colpito con calci al torace e pugni in testa e sberle in faccia. Da costui venivo preso a gomitate alle cosce. Mi riparavo la faccia per paura che mi spaccassero i denti. Mi veniva detto di abbassare le mani ed ingiuriato «bastardo adesso ti ammazzo».
Venivo preso dal bavero della camicia ed alzato, preso a pugni in testa e percosso con una decina di sberle. Chiedevo dove era mia moglie ed i miei figli. Mi veniva risposto: «tua moglie è una gran puttana… i tuoi bimbi sono piccoli ma quando saranno di quattro / cinque anni saranno dei bastardi come te, che io picchierò già a quell’età…». Venivo poi portato in un altro ufficio dove era presente un altro militare di guardia, anch’egli con occhiali con montatura bianca. Venivo fatto sedere, ed ogni militare che entrava dalla porta di ingresso mi colpiva la faccia con sberle, con pugni in testa con calci alle costole ed alle gambe.
Il graduato con occhiali con montatura bianca ed occhi chiari, afferrava una pinzatrice, e messosi un guanto, mi afferrava la lingua, cercando di inchiodarmi i punti sulla lingua. Un altro Carabiniere gridava «lascia stare». Anche il Carabiniere di guardia infine, messosi i guanti mi colpiva con violenti ceffoni al viso. Prima di venire allontanato dalla caserma mi veniva chiesto dal Carabiniere in borghese con gli occhi chiari e con occhiali con montatura bianca se mi aveva picchiato e come mi ero fatto male al viso. Gli dicevo che non mi aveva picchiato e che mi ero fatto male da solo. Dopo avermi risposto che così gli piacevo, il Carabiniere mi diceva che sapeva dove abitavo e di stare attento di quello che avrei detto o riferito.
Venivo rilasciato, e quindi lamentando dolori per colpi ricevuti mi portavo al P. S. dell’Ospedale di Desenzano del Garda dove venivo visitato, sottoposto ad accertamenti clinici e quindi refertato con prognosi di giorni sette per policontusioni.
Aggiungo che mio fratello Marco Campos, nato a Castel San Pietro Terme il 22 gennaio 1997, residente a Brescia in via Cimabue n. 16, durante l’aggressione ai suoi genitori da parte dei Carabinieri, intervenendo verbalmente, dicendo ai militari di smettere di picchiare i genitori, veniva colpito da un graduato (Maresciallo) alto sui 195 cm circa, in divisa, che lo colpiva alla bocca. Mio fratello veniva poi accompagnato al P. S. del suddetto Ospedale dove veniva visitato e refertato con prognosi di giorni due per riferita lussazione canino sup ed inf non altre lesioni traumatiche visibili.
Sono in grado di riconoscere tutti i Carabinieri che mi hanno picchiato e causato violenze da altri famigliari ed ai veicoli.

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Bussolengo (VR), la versione di Cristian Hudorovich di 37 anni

Alle ore 13.00 circa del 5 settembre 2008, in Bussolengo, io con i famigliari e con altri parenti, sostavamo con roulotte presso il piazzale delle giostre. Dopo una ventina di minuti che eravamo in quel luogo sopraggiungeva una pattuglia della Polizia Municipale di Bussolengo che invitava tutti ad allontanarsi entro tre ore come previsto da ordinanza comunale. Veniva detto al personale della Polizia Municipale che sostavamo solo per pranzare e poi ci saremmo allontanati.
Io e tutti i parenti ci mettevamo a tavola per mangiare. In quel momento sopraggiungeva una pattuglia dei Carabinieri di Bussolengo che ci intimava di lasciare la zona immediatamente. Veniva detto ai militi che ci si fermava solo per pranzare e poi saremmo andati via. I militari, per risposta, ci dicevano che dovevamo «sparire» immediatamente. Si raccoglieva immediatamente i piatti e il mangiare e nel frattempo sentivo che i militari si erano spostati e si erano messi a discutere con mio cognato Angelo Campos.
Mio cognato diceva ai militari che stava mangiando, che lasciassero un po’ di tempo per finire di mangiare, e lo stesso, vedendo i militare con fare troppo aggressivo, diceva loro «che volete fare… volete picchiarci?...».

La moglie di Campos interveniva dicendo ai militari di fare ultimare il pranzo e di non comportarsi in tal maniera. Per tutta risposta uno dei militari, alto sui 180 – 190 cm circa, corporatura molto robusta, con capelli nei lisci corti, si avvicinava a mio cognato iniziando a prenderlo a ceffoni. L’altro militare alto sui 160 cm circa, con accento meridionale, corporatura normale, si avvicinava a mia cognata prendendola a ceffoni. Mentre mia cognata cercava di sottrarsi alle percosse il militare estraeva dalla fondina più volte la pistola puntandola verso mia cognata. Il militare cercava di ammanettare mia cognata perdendo le manette, rivenute più tardi dalla Polizia Municipale.
Intervenivano altre pattuglie dei Carabinieri ed i militari iniziavano a picchiare tutti i presenti, compresi i bambini di minore età. Chiamavo il 113 dal mio cellulare, parlando con l’operatore dicendo che io ed altri parenti eravamo aggrediti da Carabinieri che ci stavano picchiando. Venivo visto da uno dei Carabinieri, che mi strappava di mano il cellulare, buttando il telefono per terra, spaccandolo con una pedata, riprendendolo e buttandolo nella macchina di servizio, dandomi infine un pugno al viso ed uno ai fianchi, dicendomi di non telefonare ad alcune nemmeno alla Polizia che tanto non mi avrebbe creduto nessuno. Non so dare descrizione del milite in quanto vi erano diversi militari che operavano nella circostanza, ma saprei individuarlo.
Alcuni militari ingiuriavano i presenti dicendo «siete schifosi zingari… bastardi… dovete morire…», «tua moglie è una puttana…». Mi veniva detto di rimanere sull’attenti con la testa bassa e di dire «sono un figlio di puttana». Mentre la mia convivente veniva portata presso il comando della Polizia Municipale, io e mio nipote Campos Michele venivamo portati presso la Stazione die Carabinieri di Bussolengo, dove all’interno del cortile della caserma venivamo ancora picchiati.
All’interno dei locali, Campos Michele ammanettato veniva adagiato a terra e colpito dai militari più volte con manganelli, pugni e calci. Successivamente venivo rilasciato, e lamentando dolori per i colpi ricevuti, io ed i miei famigliari ci portavamo presso il P. S. dell’Ospedale di Desenzano del Garda. Io venivo visitato, sottoposto ad accertamenti clinici e refertato come si evince dal rapporto.

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Bussolengo (VR), la versione di Anna Georgeowistch di 40 anni

Durante la patita aggressione, nel frangente mi trovavo con i miei figli rispettivamente mia figlia di anni dieci e mio figlio di tre anni e mezzo. Mentre i miei famigliari e parenti venivano aggrediti dai Carabinieri, dicevo a quest’ultimi di finirla.
Interveniva un militare in borghese, un maresciallo, la cui qualifica avevo sentito perché altri militari lo chiamavano appunto maresciallo che mi faceva salire sulla roulotte, iniziando ad ingiuriarmi, proferendo «sei una puttana… ti uccido… non gridare…», contemporaneamente colpendomi con pugni al capo e ceffoni al viso. Mentre urlavo al Maresciallo che non avevo fatto nulla, un altro Carabiniere che accompagnava il graduato mi urlava «sei una puttana… non devi parlare… stai zitta…».
Mia figlia, sotto shock per la violenza che stava assistendo, piangeva ed urlava. Lo stesso militare mi diceva «fai star zitta quella puttana altrimenti te la ammazzo…». Poi lo stesso militare si portava dove stazionava mio nipote Marco Campos di anni undici iniziando a picchiarlo. Il Maresciallo diceva poi ai Vigili presenti: «prendete quella troia e portatela in caserma…».In caserma dei Vigili il Maresciallo mi faceva uscire dalla macchina tirandomi per i capelli, trascinandomi fino all’interno dei locali. All’interno dei locali altri Carabinieri mi ordinavano di dire «sono una puttana…». Nel pavimento vi era del sangue che aveva perso mia cognata Sonia Campos. Un Carabiniere stava per pulire questo sangue ma veniva fermato da un suo collega il quale gli diceva: «non pulire quel sangue di una sporca zingara, ma faglielo pulire direttamente a loro». Mi facevano mettere in ginocchio per pulire la chiazza di sangue di mia cognata. Dopo una ventina di minuti venivo rilasciata e successivamente mi portavo al P. S. dell’Ospedale di Desenzano del Garda e venivo visitata e refertata con prognosi di giorni due.

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Roma, una ragazza d'oro

Una ragazza d’oro è un bellissimo lavoro teatrale scritto e diretto da Tatiana Olear e interpretato da Dijana Pavlović. Dal 16 al 28 settembre sarà in cartellone al Teatrolospazio di Roma, Via Locri 42/44. Con Dijana Pavlovićci saranno Ambra D’Amico, Nicola Ciammarughi e Tatiana Olear. Le musiche sono di Nicola Ciammarughi e Tatiana Olear, eseguite da Karina Arutyunyan, Nicola Ciammarughi, Tatiana Olear e Dijana Pavlović. Per informazioni e prenotazioni Teatrolospazio telefono 06 77076486 o 392 9583409, e-mail info@teatrolospazio.it.
Questo spettacolo è nato dall’incontro di due “ex ragazze dell’Est”, l’attrice Dijana Pavlovič e la regista Tatiana Olear. Riflettendo insieme sulle esperienze vissute direttamente o sui racconti di amiche e conoscenti, nella diversità dei destini e dei percorsi hanno ritrovato molti punti in comune, che hanno a che fare con la situazione di stranieri in una diversa società. Ciò che accomuna le diverse esperienze è il punto di vista, mai “interno”, e il costante dubbio: abbiamo fatto bene a emigrare? Come sarebbe stata la nostra vita altrove? Con cosa possiamo identificarci? Chi siamo? Intorno a cosa si struttura la nostra identità? Intorno a una qualche ideologia? A una fede religiosa? Alla nostra professione? A ciò che facciamo nella vita?
Queste riflessioni hanno trovato un esito nel testo Una ragazza d’oro (premio speciale della IV edizione del premio letterario nazionale “Lago Gerundo”), scritto da Tatiana Olear. È la storia di una bambina, poi ragazza, poi donna rom, un’estranea persino nel suo paese d’origine (il personaggio è interpretato da Dijana Pavlovič).
In una rapida sequenza di dieci quadri la osserviamo in paesi, contesti sociali, circostanze biografiche diverse: in una repubblica socialista al momento della morte del leader politico, in un giovane paese democratico piombato in piena e drammatica crisi economica che sfocia in una sanguinosa guerra civile e infine in un paese europeo, sotto il timore del terrorismo islamico.
Oltre che una migrazione nello spazio e nel tempo, quello di Zlata (tradotto, il suo nome significa “ragazza d’oro”) è anche un viaggio interiore alla ricerca della propria identità e del senso della vita. I suoi “momenti di verità” avvengono grazie ad alcuni significativi incontri con persone, che per lei diverranno figure di riferimento nella vita.
Lo spettacolo ha debuttato nel 2006 al teatro Zazie di Milano diretto dall’autrice. Nel 2007 ne sono stati rappresentati alcune scene in occasione della presentazione del libro, pubblicato da Apollo e Dioniso Edizioni alla biblioteca comunale di Dergano-Bovisa a Milano, grazie al prezioso sostegno del centro culturale “Tenda” di Milano, che promuove gli autori stranieri di recente emigrazione in Italia.

L’autrice. Tatiana Olear – ebrea russa, ex attrice del Teatro Maly di Lev Dodin, con cui si è diplomata all’Accademia d’Arte Drammatica di San Pietroburgo e in cui spettacoli Gaudeamus, Claustrofobia, Giardino dei ciliegi ha avuto parti rilevanti. Dal 1996 vive in Italia lavorando come attrice, regista, autrice di testi teatrali e adattamenti. Insegna alla Scuola Civica d’Arte Drammatica Paolo Grassi, conduce i workshop di recitazione e regia al Royal National Theatre di Londra e al Abbey Theatre di Dublino.
«Quando tre anni fa stavo scrivendo “una ragazza d’oro”, la mia intenzione era parlare della crisi d’identità di una persona che vive nel mondo postmoderno. Nei tempi torbidi ed incerti, quando molte sicurezze tradizionali sono venute a mancare, cosa ci è rimasto per descrivere la nostra personalità? Quando cominciano a crollare imperi ed ideali, imperversano flussi migratori e guerre civili, tornano in auge religioni, disoccupazione e miseria costringono a cambiar mestiere e il cuore sceglie nuovi compagni e compagne per la vita? L’elenco di aggettivi con cui ci definiamo s’allunga a dismisura e a volte contiene le voci del tutto contraddittorie. Eppure rimane un nocciolo, un nucleo, un qualcosa che ci fa distinguere tra milioni di altre creature che popolano questo pianeta. La mia decisione di far diventare la protagonista un’immigrata era dovuta al fatto che si trattava di un percorso che conoscevo e potevo descrivere con precisione e onestà. Il fatto che fosse una zingara doveva rafforzare la metafora di una vita al di fuori degli schemi. Volevo raccontare la transizione del mondo tradizionale a quello postmoderno. Volevo raccontare la storia della mia generazione.
Due anni fa avevo messo il testo in scena a Milano con Dijana Pavlović, un’attrice rom serba nei panni della protagonista Zlata, la zingara nata in un paese comunista, il cui nome in traduzione vuol dire “una ragazza d’oro”. Lo spettacolo fu accolto dal pubblico e dalla critica con simpatia e commozione. Molti tra gli spettatori (non necessariamente immigrati) si riconoscevano almeno in parte nella travagliata vicenda della ragazza alle prese con il continuo reinventarsi la vita.
Pochi giorni dopo la fine delle repliche scoppiò “l’emergenza rom”, alla quale seguì purtroppo una crescente ondata di xenofobia. Dijana Pavlović divenne una mediatrice culturale e, proprio come il suo personaggio, entrò in politica. Stimo immensamente l’energia e la passione che mette nel difendere coloro che sono stati meno fortunati di noi.
Dopo due anni riprendo questo spettacolo che per me ha acquistato un significato nuovo. Ora la questione dell’identità che ponevo prima, mi sembra quasi ridicola. Se tre anni fa non trovavo le parole per definire chi sono, ora mi sembra che una definizione per me, Dijana e molti altri sia stata trovata: siamo stranieri, siamo altri, siamo “loro”.
Non avrei mai pensato di ricominciare a ragionare in termini “noi” e “loro”. Non pensavo più di dover mai dire ciò che sto per dire adesso. Riprendo questo spettacolo per ricordavi che non siamo dei mostri. Siamo solo persone in balia dei grandi venti della Storia. Il mondo ci costringe a cambiare eppure rimaniamo sempre quelli di prima. Ognuno di noi ha un singolare cammino alle spalle, una propria storia, spesso per niente facile, a volte tragica. Siamo persone. Siamo tutti esseri umani.»

L’attrice protagonista. Dijana Pavlović – romnì serba, si è diplomata come attrice alla Facolty of Dramatic Arts di Belgrado. In Italia dal 1998 ha lavorato come attrice di teatro con L. Loris, R. Sarti, G. De Monticelli, R. Trifirò, E. De Capitani, M. Conti, in televisione e al cinema. È una mediatrice culturale nelle comunità rom italiane. È stata candidata al parlamento nella lista con la Sinistra Arcobaleno, tiene una propria rubrica sull’Unità.
«Quando con Tatiana Olear più di due anni fa abbiamo deciso di mettere in scena Una ragazza d’oro, certo non potevo immaginare come sarebbero andate le cose in questo Paese. Allora lo spettacolo era solo una riflessione sull’essere considerata una persona diversa ovunque e in qualsiasi luogo e insieme una ricerca d’identità e un bisogno di riconoscersi in un’etnia, in una ideologia, in una religione… Anche il mio vissuto personale da Romnì era concentrato su questo, su cosa per me significava essere “zingara” e di come questo ha influenzato la mia vita. Quando avevo sette anni una compagna di classe per gelosia mi aveva detto “… ma sei sempre una sporca zingara e tale rimarrai!” e per me quel momento ha significato il crocevia della vita, il momento nel quale ho preso coscienza della mia diversità e nel quale ho deciso di combattere per essere migliore degli altri per essere considerata degna di rispetto. Allora avevo deciso di combattere contro ogni forma di disuguaglianza e di persecuzione e specialmente quelle su base etnica.
Ma oggi, nell’Italia democratica e civile, nella bella e ricca Milano dove vivo, dopo aver recitato in Una ragazza d’oro, ho dovuto fare uno sciopero della fame perché quattro bambini rom non dormissero al freddo sui prati sotto la pioggia, perché erano espulsi dal dormitorio pubblico senza motivo e con cattiveria gratuita, mentre una raffica di sgomberi impedisce a questi bambini, a queste donne , a questi uomini di iniziare qualsiasi processo di integrazione sociale, per arrivare alle schedature in base etnica per creare un archivio parallelo, quello dei Rom. Si prendono addirittura le impronte digitali a tutti i bambini rom e i giornali escono con i titoli in prima pagina:”Nati per rubare”.
Io avevo pensato di aver subito forme di discriminazione nel mio paese, ma adesso mi sto rendendo conto di aver avuto una infanzia felice e che quello che ho subito è nulla nei confronti di quello che subiscono quotidianamente i bambini rom e in generale gli stranieri in questo Paese. Per questo, mai come prima, adesso è importante fare Una ragazza d’oro, perchè dopo tante manifestazioni, iniziative, impegno politico e sociale, ho capito una cosa: questa battaglia per essere vinta non può essere che una battaglia culturale».

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Nasce l'Osservatorio permanente della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo

L’Unione forense per la tutela dei diritti dell’uomo informa che di recente ha creato un Osservatorio permanente della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.
L’importanza crescente assunta dalla Convenzione europea dei diritti umani nel nostro ordinamento, specialmente a seguito delle note sentenze della Corte costituzionale del 24 ottobre 2007, n. 348 e n. 349 ha, infatti, imposto l’esigenza di apprestare uno strumento in grado di assicurare una più ampia conoscenza e diffusione della giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani presso gli operatori giuridici, così come richiesto dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. In tale ottica, l’Osservatorio permanente si propone di agevolare il grado di accessibilità della giurisprudenza della Corte europea, tuttora resa oggettivamente difficile dagli ostacoli di carattere linguistico (le sentenze e le decisioni della Corte europea sono redatte in inglese e/o francese e non esiste allo stato un regolare sistema di traduzione in lingua italiana). L’Osservatorio costituisce, quindi, un valido strumento di consultazione a disposizione di avvocati, magistrati, pubbliche amministrazioni, forze dell’ordine, semplici cittadini, i quali possono accedere ai suoi contenuti in modo agevole, semplificato, gratuito e, soprattutto, in lingua italiana.
L’Osservatorio è direttamente accessibile dal sito http://www.osservatoriocedu.it/, oppure attraverso un link dal sito della presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari opportunità.
Per quanto riguarda i contenuti, l’Osservatorio si articola in tre sezioni dedicate, rispettivamente, alla giurisprudenza della Corte europea, al controllo sull’esecuzione delle sentenze ed alla giurisprudenza e normativa interna di attuazione. Le sentenze e decisioni tradotte in lingua italiana sono corredate da una breve annotazione di coordinamento giurisprudenziale e da una massima, al fine di consentire un più rapido inquadramento delle questioni che ne sono oggetto.Con riguardo alle traduzioni, per assicurare la massima accuratezza linguistica e giuridica delle stesse e garantire così l’esatta interpretazione ed applicazione a livello nazionale della CEDU, l’Unione forense per la tutela dei diritti dell’uomo si avvale di un team di traduttori altamente qualificati non soltanto per la loro ottima conoscenza delle lingue, ma anche per la loro consolidata esperienza nel campo della giurisprudenza di Strasburgo.

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Bussolengo (VR), un incubo

Un incubo. Giorgio Campos, 18 anni a dicembre, nato a Como, di origine rom e con regolare residenza a Brescia, è ancora sotto shock. Per lui e la sua famiglia quella di venerdì scorso doveva essere una tranquilla gita per «far visita a parenti che vivono nei dintorni di Brescia», racconta. E invece una pausa pranzo a Bussolengo, vicino Verona, si è trasformata in dramma.
Erano in roulotte: lui con i genitori, Sonia e Angelo Campos, e i tre fratellini più piccoli. Con loro altre due roulotte: quella del fratello maggiore di Giorgio con moglie e due figli minorenni e quella dello zio Christian Hudorovich con la compagna e tre bambini.
Sul posto, già presente, la roulotte del cugino di Giorgio, Denis Rossetto. «Ci siamo fermati in un parcheggio pubblico (piazzale Vittorio Veneto, ndr.) per mangiare qualcosa, abbiamo fatto appena in tempo a mettere fuori un tavolino che sono arrivati i vigili - dice Giorgio - ci hanno chiesto se saremmo andati via dopo il pranzo, gli abbiamo detto di sì, era questa la nostra intenzione, e loro gentilmente si sono allontanati».
Ma intorno alle 14 è arrivata una pattuglia dei carabinieri («un maresciallo e un brigadiere», continua il ragazzo) e, secondo il racconto di Giorgio si è scatenato l'inferno.
«Non ci hanno nemmeno chiesto i documenti - sostiene - appena sceso dall'auto, il maresciallo ha detto subito che ci avrebbero portato in caserma per "bastonarci come con gli altri rom presi la settimana scorsa, poi gli diamo il foglio di via". Proprio così ha detto. Io e mio padre abbiamo opposto resistenza, gridando aiuto. Loro hanno tirato fuori i manganelli e hanno cominciato a picchiarci e insultarci a parolacce...». Botte da orbi, continua la testimonianza, fino a quando il padre di Giorgio «riesce a divincolarsi e a scappare.

Io lo seguo, con le manette ai polsi, me le avevano già messe. Veniamo raggiunti da Denis e saltiamo sulla sua roulotte». Un'altra pattuglia dei carabinieri li ferma a Caselle di Sommacampagna, lì nei dintorni. «Sul posto arrivano in tutto tre pattuglie - prosegue Giorgio - Minacciandoci con la pistola ci fanno salire ognuno su un'auto, dopo averci picchiato di nuovo, e ci portano alla caserma di Bussolengo». Dove si trovano già Sonia Campos, il figlio 15enne Michele, Christian e la compagna.
«Hanno deciso di lasciare alla roulotte i miei fratelli più piccoli, Marco e Johnny, ma solo dopo averli picchiati: al primo gli hanno spaccato due denti...». In caserma «l'inferno» raccontato sia da Giorgio che nelle denunce presentate ieri alla magistratura dai suoi parenti, dura fino alle «cinque del pomeriggio».
All'arrivo, «ci hanno fatto sdraiare sul pavimento e ci hanno calpestato. Ma il peggio è arrivato dopo, quando ci hanno portato nelle celle del sotterraneo, divisi in tre celle, io ero insieme a mio fratello Michele. Ci hanno picchiato, torturato immergendoci la testa in una bacinella d'acqua. Erano in tre di cui due senza divisa che si dicevano "orgogliosi razzisti".
A turno, sia io che mio fratello, siamo stati portati in bagno dove ci hanno denudato: mentre uno picchiava, l'altro ripr