venerdì 28 novembre 2008

Venezia, Genitlini sarà probabilmente processato per istigazione all'odio razziale

E’ molto probabile che Gentilini verrà processato per l’accusa di istigazione all’odio razziale. La Procura di Venezia si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per il vicesindaco di Treviso.
Due giorni fa sono stati depositati gli atti dell’inchiesta e ora, entro 20 giorni è attesa una sua memoria. Intanto lo Sceriffo ai giornalisti che lo incitano a parlare dice di non voler rilasciare dichiarazioni fino a quando non avrà a disposizione gli atti ufficiali.
Giancarlo lo scorso 14 settembre alla Festa della Lega, davanti al “suo” popolo radunato a Riva degli Schiavoni, usò parole davvero pesanti contro gli immigrati e i Rom. Disse per esempio «Voglio eliminare i bambini che vanno a rubare agli anziani, se Maroni ha detto tolleranza zero, io voglio la tolleranza doppio zero».
Il pm Carlo Mastelloni, titolare del fascicolo su Gentilini e anche di quello riguardante il gesto del dito medio fatto dal ministro Umberto Bossi all’indirizzo dell’Inno di Mameli, ha chiuso l’inchiesta e pare che voglia procedere con la richiesta di rinvio a giudizio.
In questi giorni l'ASGI ha provveduto a dare una forma definitiva alla denuncia contro Gentilini. Sucardrom invita i singoli e le associazioni a mettersi in contatto con Piero Colacicchi (pierocolacicchi@tele2.it) di OsservAzione per avere copia della denuncia e presentarla in tutti i Tribunali italiani.

Strasburgo, approvata la Carta dei Diritti dei Rom a livello europeo

Il 24 ed il 25 novembre a Strasburgo, presso il Consiglio d' Europa, si è svolta l'Assemblea Plenaria dell'European Rom and Travelers Forum (ERTF) al quale Alexian Santino Spinelli ha preso parte in qualità di Rappresentante Italiano.
In veste di rappresentante dell' ERTF Alexian è stato ricevuto dall'Ambasciatore italiano Sergio Busetto nella la sede della Rappresentanza Permanente dell'Italia presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo . Nel corso dell'incontro Alexian ha presentato le sue 10 proposte per la risoluzione dei problemi con la comunità Rom e Sinta in Italia che l'ambasciatore ha accolto molto positivamente.
L'Assemblea Plenaria dell'ERTF ha concluso i lavori approvando la "Carta dei Diritti dei Rom a livello europeo". Importanti sono stati gli interventi di Thomas Hammarberg, Alto Commissario per I Diritti Umani al Consiglio d'Europa e di Andzej Mirga rappresentante dell'ufficio OSCE -ODHIR per l'Istituzione democratica e i diritti umani.
Recentemente, dal 23 al 26 ottobre 2008, a Zagabria (Croazia) si è svolto, inoltre, il VII Congresso Mondiale della International Rom Union (I.R.U.), organizzazione non governativa che rappresenta la Popolazione Rom all'ONU. Alexian Santino Spinelli è stato eletto Vice Presidente della IRU ed è quindi entrato a far parte del Presidium, composto dalle più alte cariche dell'Organizzazione, che il 23 ottobre è stata ricevuta dal Presidente della Repubblica della Croazia Stjepan Mesi.
In tale occasione Alexian Santino Spinelli ha fatto omaggio al Presidente della Repubblica Croata di una copia della sua raccolta di partiture per orchestra sinfonica dal titolo "Romano Drom", volume che è stato ufficialmente presentato nel pomeriggio, presso l'Istituto per Etnologia e Folkloristica di Zagabria alla presenza di numerose personalità del mondo della musica e della cultura e dell' editore Roberto De Caro (Ut Orpheus Edizioni).Il volume, contenente 11 brani, è pubblicato e distribuito a livello internazionale dalle Ut Orpheus Edizioni di Bologna, prestigiosa casa editrice di musica classica, in collaborazione con CNI Music. Sono state presentate anche le versioni per Ensamble e per Fisarmonica sola. Ogni volume ha un colore diverso: azzurro, verde e rosso i colori della bandiera Rom riconosciuta all'ONU. L'opera, unica nel suo genere perchè è la prima raccolta di lavori per orchestra sinfonica composti e pubblicati da un Rom.

Ungheria, la società è piena di pregiudizi

La società ungherese è piena di pregiudizi verso la minoranza rom, mentre non è lo stesso verso altre minoranze, come quella di lingua tedesca o croata, secondo quanto emerge da un recente sondaggio pubblicato oggi dal quotidiano Nepszabadsag.
L’avversione contro i rom, che rappresentano circa il 7% della popolazione, è quasi generale; la maggioranza giudica 'estranea' la loro cultura e lingua, tollera malvolentieri che i rom “siano sempre più numerosi”.
Secondo il 75%, i rom “non osservano le leggi”, e intascano “troppi sussidi statali”. Tali pregiudizi sono molto meno avvertiti verso per le minoranze tedesca o croata.
Relativamente pochi (24%) sono quanti considerano un arricchimento la convivenza con i Rom. L'unico tratto positivo fra i Rom, sempre secondo le risposte, la forte solidarietà dentro la famiglia. Gli ungheresi credenti sono un po' meno ostili verso i rom che verso gli atei o non praticanti. “E' emerso chiaramente che la gente si forma un’opinione basandosi soprattutto più su pregiudizi nella società che su esperienze dirette: viviamo fra malaugurati stereotipi e pregiudizi”, ha commentato il responsabile del sondaggio Janos Wildmann.

Parma, sabato la manifestazione contro il razzismo e la Carta di Parma

"Le aggressioni dei gruppi della nuova destra, le provocazioni della Lega e le norme antimigranti contenute nel pacchetto sicurezza ispirato dalla “Carta di Parma”, vogliono schiacciare ogni possibile solidarietà tra italiani e immigrati, scaricando sui più poveri il peso della crisi economica.
Nella Carta della Sicurezza Urbana, infatti, possiamo trovare due ordini di richieste fondamentali: l’aumento dei poteri ai sindaci per quel che riguarda il controllo del territorio e la disposizione di finanziamenti per le cosiddette opere di riqualificazione.
Il controllo del territorio e la conseguente azione repressiva disposta dai sindaci è a nostro avviso funzionale a mantenere i migranti e le fasce più deboli della popolazione in condizioni di estrema ricattabilità sociale.
La conseguenza economica di tale ricatto è il mantenimento del costo della manodopera a bassi livelli generando così grave; uno scenario di “guerra fra lavoratori”, per cui il ricatto finisce per cadere sulla testa di tutti: per lavorare, migranti ed italiani, sono costretti ad accettare salari sempre più bassi.
Le opere di riqualificazione, inoltre, permetteranno di ‘recuperare’, cioè rendere più belle e appetibili dal punto di vista del mercato, le zone delle città che hanno perso di valore perché abitate da proletari e stranieri, permettendo ai proprietari d’immobili di vedere il proprio patrimonio aumentare di valore grazie all’intervento pubblico. Questa sicurezza a noi non interessa perché estetica e funzionale al mantenimento degli interessi economici di poche persone.
Inoltre, per attuare senza opposizioni questi provvedimenti, si è cercato di infondere insicurezza negli abitanti delle città attraverso martellanti campagne mediatiche, con conseguente aumento della tensione sociale e dell’odio razziale.
Non è un caso se negli ultimi mesi abbiamo assistito all’omicidio di 6 ragazzi africani a CastelVolturno, all’omicidio di Nicola a Verona, all’omicidio di Abba a Milano, al pestaggio di un operaio cinese a Tor Bella Monaca, a quello di Emmanuel a Parma, agli inviti da parte di gruppi di Alleanza Nazionale e dell’estrema destra al linciaggio di una comunità di africani a Pianura, e una lunga lista di aggressioni potrebbe continuare…

Queste violenze sono la diretta conseguenza del clima di odio razziale e di caccia all’immigrato o al Rom scatenato dai partiti politici di destra e di centro-sinistra, dai governi che si sono succeduti in questi anni e dalle amministrazioni locali. Utilizzando lo spauracchio dell’immigrato, descritto come l’origine di ogni crimine e di ogni male, si cerca di dividere i lavoratori e di deviare contro lo “straniero” la rabbia per le proprie condizioni di vita.
L’estrema destra si è volentieri fatta carico del compito di fomentare l’odio, diffondendo idee razziste nelle scuole e nei quartieri, spalleggiando così il governo e reclutando giovani per le loro vigliacche azioni di gruppo contro omosessuali, migranti e militanti della sinistra.
Per sconfiggere il razzismo vogliamo invece ricostruire le ragioni della solidarietà e dell'unità tra sfruttati. Leggi le richieste dell’Assemblea contro il razzismo e la carta di Parma…

Serbia, la povertà è su larga scala

Nei Paesi che si trovano nel processo di transizione sociale la povertà colpisce molti strati sociali e avviene una stratificazione della società su larga scala. Quando la transizione in una società avviene in concomitanza con la globale crisi economica il numero dei cittadini poveri aumenta notevolmente.
Mentre i media di tutto il mondo parlano delle perdite di miliardi nelle borse in tutto il mondo e in parlamento serbo è in corso la discussione sulle retribuzioni di molte migliaia di euro che i dirigenti delle ditte pubbliche assegnavano a se stessi, gran parte della popolazione serba ha molti problemi per comprare i prodotti di prima necessità e pagare le bollette.
Negli ultimi decenni la povertà colpiva gli stessi strati sociali. La popolazione rurale della Serbia è la più povera. Secondo i dati del governo serbo quasi il 20% di abitanti di queste regioni è povera. Le persone con scarsa educazione, non impiegate e che hanno più di 65 anni e le famiglie con due e più bambini sono le più povere. Negli ultimi anni anche i bambini che hanno meno di 14 anni fanno parte di questa categoria della popolazione.
Sebbene il tasso di povertà sia stato abbassato in tutte le regioni del nostro Paese, le differenze tra la popolazione rurale e quella che vive nelle città sono diventate più profonde. Quasi il 10% delle famiglie che vivono nei villaggi è povero, mentre soltanto il 4% della popolazione che vive nelle città è povera.
Le differenze si sono aggravate notevolmente nel periodo tra l’anno 2002 e il 2007. Se si paragona il comune di Belgrado, il cui tasso di povertà nell’anno 2007 era il 3%, con le zone rurali della Serbia sud-orientale, emergerà che il rapporto tra il tasso di povertà ammontava al 6,2%, mentre cinque anni prima esso era soltanto il 2,9%.
Secondo gli ultimi dati dell’Istituto statale per la statistica nell’anno 2008 il salario medio nei comuni più ricchi, Surcin, Beocin e la Belgrado nuova, ammontava a circa 50 mila denari, vale a dire 570 euro. Nei comuni più poveri, Bela Palanca, Bojnik, Svrljig, il salario medio non superava 14 mila denari, ossia 160 euro.

Sociologi e analisti da anni avvertono che l’educazione della popolazione sia una delle condizioni elementari per la diminuzione della povertà. Sebbene l’educazione elementare e media in tutta Serbia sia gratuita, dall’ultimo censimento che è stato effettuato nell’anno 2002, è emerso che all’incirca 1,3 milioni di persone non hanno terminato la scuola elementare e che un milione e mezzo ha terminato soltanto il primo grado di educazione pubblica.
I capifamiglia di più del 70% delle famiglie povere hanno soltanto l’educazione elementare oppure non hanno nemmeno questa. La percentuale della popolazione più educata in tutte le regioni della Serbia è bassissima.
Per quanto riguarda le famiglie, le più povere sono quelle che hanno sei o più membri, ossia il 18% della popolazione e il 33% dei poveri. La povertà delle famiglie che hanno 7 e più membri è diminuita di più nel periodo tra il 2002 e il 2007. Anche se gli organi rispettivi del nostro stato cercano di aumentare il tasso di natalità, spesso purtroppo il maggior numero di figli apporta la povertà
La storia sulla povertà in Serbia non può ignorare la popolazione rom. La metà della popolazione rom che è stata integrata nella nostra società è povera, mentre gli abitanti rom che vivono nelle baracopoli rappresentano lo strato più povero, il cui numero non si può precisare. di Mirjana Nikolic

mercoledì 26 novembre 2008

Rom e Sinti, la partecipazione attiva

Rilanciamo l’interessante testo di Nazzareno Guarnieri (in foto) sulla partecipazione dei Sinti e dei Rom. Guarnieri riprende il tema della partecipazione attiva e propositiva (empowerment), contrastando tutte quelle forme di partecipazione passiva e strumentale. Sucar Drom già da alcuni anni ha posto l’attenzione su questo tema con diversi interventi, segnaliamo "partecipazione, interazione e mediazione culturale". Oggi Guarnieri ridefinisce con maggiore forza questo concetto.
La partecipazione è oggi una strategia essenziale per le politiche di sviluppo, strategia che può mettere in discussione il modello dominante degli interventi di sviluppo se è collocato in una prospettiva di trasformazione sociale che si espande oltre i confini di un intervento specifico. Ma cosa si intende per partecipazione? La "partecipazione" non nasconde nella pratica un significato che dipende da interessi materiali dei soggetti che lo utilizzano?
E’ evidente una diversità di interpretazione e soprattutto un differenza tra la retorica e la pratica. Certamente la partecipazione attiva è oggi diventata uno “slogan” alla moda ricorrente in qualsiasi documento di progetto per Rom e Sinti, infatti nella realtà si registra una prevalenza del significato funzionale e strumentale della partecipazione di Rom e Sinti, in cui la partecipazione è solo un mezzo per raggiungere un fine determinato e che quindi NON si espande oltre i confini dell’intervento specifico.
- La partecipazione come un mezzo. Quindi una modalità di “partecipazione che privilegia i risultati della partecipazione con il coinvolgimento di Rom e Sinti come mezzo per raggiungere gli obiettivi di un progetto, per esempio:
a) una semplice informazione dei Rom e dei Sinti sugli obiettivi e le modalità di realizzazione del progetto,
b) una consultazione dei Rom e dei Sinti per utilizzare le loro conoscenze e capacità.
c) l'utilizzo occasionale ed improvvisato di Rom e Sinti nella realizzazione di progetti già definiti.
Cioè una partecipazione “condizionata” imposta dall’alto o anche il risultato di una presenza per ottenere i benefici materiali offerti dal progetto.
Infatti tutti i documenti di progetti per Rom e Sinti affermano di promuovere la partecipazione ad un intervento già strutturato nelle sue logiche di fondo, negli obiettivi e nelle metodologie, senza alcuna possibilità reale per Rom e Sinti di poter incidere nelle scelte, e la eventuale reale presenza di Rom e Sinti in questi progetti avviene solo per accedere ad alcuni benefici materiali e personali, questa è una pratica riduttiva delle partecipazione.
E’ sufficiente questa modalità della partecipazione per migliorare le condizioni di vita di Rom e Sinti, per incidere sulle scelte politiche ed evitare di ripetere gli errori del passato?
- La partecipazione come un fine. La condizione di esclusione e di discriminazione di Rom e Sinti non deriva solamente dalla privazione di beni materiali, ma dalla impossibilità di interagire nelle dinamiche sociali, culturali, politiche ed economiche che formano la nostra condizione di vita.
È evidente quindi che in questo contesto di “disconoscimento” delle nostre minoranze la partecipazione non può essere una questione di occasionale coinvolgimento più o meno sostanziale di Rom e Sinti, ma la partecipazione deve essere un processo per influenzare le scelte che determinano la nostra esistenza individuale e di gruppo. di Nazzareno Guarnieri, continua a leggere…

Roma, anche i leghisti sono contro le impronte…

Impronte digitali alla Camera? Ai bimbi rom non sono state rilevate, non si penserà davvero di prenderle adesso ai deputati? La rivolta è partita col tam-tam sotto traccia, giusto un insofferente chiacchiericcio in Transatlantico, per approdare poi alle carte bollate che infine hanno sancito il successo contro l'operazione che, appena due settimane fa, era stata battezzata con una certa enfasi come "rivoluzione elettronica". Troppo invasivo quel meccanismo pensato per costringere ogni onorevole a votare per sé e non per il collega: violerebbe la privacy, sentenzia l'Avvocatura della Camera con un parere sollecitato dai malpancisti e prontamente servito. Le impronte saranno sì registrate, ma solo su base volontaria, a chi accetterà di sottoporsi alla rilevazione. E a Montecitorio ieri c'era già chi festeggiava.
L'intento, si ricorderà, è quello di bandire lo spettacolo poco decoroso dei deputati pianisti, sempre lì a sbracciarsi per votare al posto del vicino assente così da non fargli perdere la diaria. Il 6 novembre l'ufficio di presidenza della Camera ha approvato all'unanimità il via libera all'operazione, fortemente voluta dal presidente Gianfranco Fini: installazione dell'impianto, sperimentazione nelle prossime settimane, partenza ufficiale il primo febbraio. Costo della sofisticata macchina per la rilevazione delle impronte in ciascuno dei 630 scranni: 450 mila euro (390 mila più iva, per l'esattezza). Ma ogni rivoluzione, si sa, deve fare i conti con il riflusso e alla Camera dei deputati è arrivato prima che la rivoluzione esplicasse i suoi effetti.
"Da più parti erano state sollevate perplessità legate alla tutela della privacy - spiega il vicepresidente centrista Rocco Buttiglione - La creazione di un registro delle impronte, in effetti, costituisce un problema oggettivo, al di là delle lamentele dei singoli. Abbiamo chiesto perciò un parere all'Avvocatura (ufficio legale della Camera, ndr) che ha confermato quelle perplessità". Tutto lecito e opportuno, sostengono i "giuristi" di Montecitorio nel documento, ma la rilevazione andrebbe fatta "solo su base volontaria", è il suggerimento.

E così avverrà. Le proteste più veementi sembra che siano piovute sulla presidenza Fini proprio dai banchi della maggioranza, Carroccio in testa. "L'esito non poteva che essere quello - se la ride soddisfatto il baffuto leghista Matteo Brigandì, avvocato di mestiere - La registrazione delle impronte, come abbiamo fatto notare in tanti, non potevano certo imporla. E poi, politicamente parlando, non l'hanno voluta per i rom, non vedo perché dovremmo farla noi. Io non concederò la rilevazione delle mie e così molti miei colleghi. Altri facciano quello che vogliono". E siccome a pensarla così non saranno in pochi, alla presidenza della Camera stanno pensando alle contromisure.
"Tra le ipotesi in cantiere c'è anche quella di istituire forme di pubblicità degli elenchi di chi si sottoporrà e chi non si sottoporrà alla rilevazione delle impronte, in rispetto al dovere di trasparenza" spiega Buttiglione. Un po' come da qualche giorno avviene col registro delle presenze alle votazioni, pubblicato sul sito della Camera. Ma basterà a convincere i più riottosi?
"La verità è che tutto si risolverà ancora una volta in una presa in giro per i cittadini - protesta la dipietrista Silvana Mura, tra i big sponsor dell'operazione anti pianisti dentro l'ufficio di presidenza - È stato speso mezzo milione di euro per conseguire ora un risultato che certo non è quello che il presidente Fini intendeva perseguire. La furbizia di pochi vanificherà il risultato, i pianisti non scompariranno e il Parlamento farà la solita figuraccia". di Carmelo Lopapa

martedì 25 novembre 2008

Milano, Finazzer Flory si tira indietro...

Dopo tante polemiche, ecco l’intervento del neoassessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory che ha scelto AffariItaliani.it per la sua prima intervista – manifesto. Massimiliano Finazzer Flory parla piano, scandendo le parole, riflettendo su ogni termine. Sottolineando con il tono di voce i concetti più importanti.
Ma si perde quando arriva la domanda sull’evento da organizzare a Monza per far conoscere ai milanesi le culture sinte e rom. Infatti, il neo assessore fa una giravolta degna del migliore acrobata da circo (non ce ne vogliano i bravissimi circensi) e afferma: “io parlavo di nomadismo antropologico, ricordando la cultura, ad esempio, ebraica, cristiana, delle migrazioni”.
Secondo Finazzer Flory è stato tutto un equivoco. Infatti, secondo lui “è un caso emblematico. Trovo legittimo che la politica e che alcuni politici traducano le parole a partire dai loro interessi politici ma queste parole sono prepolitiche, sono metastoriche. Probabilmente non sarà l'ultima volta, questa dei rom e dei nomadi, nella quale misureremo la distanza tra i due lessici. La mia sfida è di riscrivere la sintassi del rapporto con la politica. Altrimenti a che serve la cultura?”
Bene Finazzer Flory, anzi male. Nei prossimi giorni Le invieremo un breve testo in cui saranno elencati alcuni dei tantissimi apporti dati dalle popolazioni sinte e rom alla cultura europea. Uno stimolo per non dimenticare il suo stesso slogan: "C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima" (Albert Camus).

Bologna, indagati poliziotti per false accuse contro Rom

Il filmato di una telecamera di sicurezza “inchioda” quattro agenti del Reparto Mobile di Bologna per gli arresti conseguenti a una presunta rapina nel parcheggio di una sexy discoteca di Casalecchio. Coinvolti nella vicenda quattro poliziotti: tre che firmarono i verbali dell'arresto e uno che denunciò il tentativo di rapina da parte di tre Rom.
Dal filmato acquisito dal magistrato, però, la dinamica dei fatti non risulta come raccontata dagli agenti che ora si trovano indagati dal Pm Antonello Gustapane per arresto illegale, calunnia, falso ideologico, lesioni aggravate e frode processuale.
I fatti risalgono alla notte tra il 7 e l’8 ottobre scorsi. Secondo quanto riferito allora, il fatto avvenne dopo una festa organizzata dal VII reaprto Mobile per la raccolta di fondi a scopo di beneficenza. A fine serata, uno dei partecipanti alla cena era uscito dal locale per caricare in macchina alcune attrezzature, fra cui una videocamera digitale e - secondo la versione dei poliziotti - venne aggredito per una rapina nel parcheggio.Dopo - sempre in base al rapporto di allora - intervennero anche alcuni colleghi e dopo una violenta colluttazione i tre Rom vennero bloccati e arrestati. Ma un filmato registrato da una telecamera di sicurezza, acquisita dal Pm, avrebbe mostrato una dinamica diversa e che non ci fu rapina. Oggi Gustapane ha sentito come testi altri poliziotti del reparto Mobile.

Appello promosso dalla Federazione Italiana Medici Pediatri di Modena

Curare gli indigenti, soprattutto i bambini, è un dovere deontologico per tutti i medici, ma è un imperativo etico per un paese civile. Non cancelliamo con un decreto un diritto costituzionale.
..."chi di questi ti sembra stato il prossimo di colui che fu ferito dai briganti ?" Quello rispose "chi ha avuto compassione e si è preso cura di lui" ed Egli disse "va e fa anche tu lo stesso" (Vangelo secondo Luca)
L'art. 32 della Costituzione Italiana sancisce come diritto fondamentale dell'individuo il diritto alla tutela della salute e garantisce agli indigenti il diritto alle cure gratuite, anche nell'interesse della collettività.
Il DL 286/ 98 all'art. 35 prevede la gratuità delle cure urgenti ed essenziali anche agli stranieri non iscritti al SSN, privi di permesso di soggiorno, e privi di risorse economiche e non prevede nessuna segnalazione, salvo i casi di obbligatorietà di referto, come per i cittadini italiani.
La Lega Nord - Padania ha presentato attraverso 5 Senatori un emendamento che prevede l'abrogazione del comma 5 dell'art. 35 e abolisce la gratuità della prestazione urgente ed essenziale agli stranieri non iscritti al SSN e privi di risorse economiche, e propone inoltre l'obbligo per le autorità sanitarie di segnalarli all'autorità competente.
I Pediatri di libera scelta aderenti alla FIMP ( Federazione Italiana Medici Pediatri ) operanti nel SSN, sottoscrittori di questo appello, ritengono gravissimo tale emendamento che finirebbe per respingere in sacche di esclusione la popolazione più indigente e ne richiedono il ritiro: esso non è soltanto la negazione di un diritto costituzionalmente sancito, ma costituisce anche un pericolo per la tutela della salute della collettività, per la mancata cura di patologie anche gravi, con conseguente rischio di diffusione e rappresenta inoltre un pericoloso passo legislativo verso l'abolizione del diritto alla cura.
Ritengono inoltre che la segnalazione all'autorità competente di un paziente indigente sia in aperto contrasto con il codice etico ordinistico al quale i medici debbono attenersi e di cui affermano il primato.
Denunciano con preoccupazione che tale emendamento priverà della assistenza sanitaria essenziale migliaia di bambini divenuti "per Decreto invisibili e senza diritti" in totale contrasto con la Convezione ONU sui diritti del fanciullo e richiedono che lo Stato Italiano firmatario con
L. 176/91 della Convenzione ONU di New York del 20.11. 1989 sui diritti del fanciullo garantisca ad ogni minore straniero il pieno diritto di usufruire delle prestazioni mediche pediatriche a prescindere dalla regolarità del soggiorno.
Richiedono quindi a tutti i colleghi Pediatri, a tutti i Medici, agli Operatori Sanitari e a tutti i Cittadini Italiani ai quali stanno a cuore i fondamenti dello stato sociale e la solidarietà di sottoscrivere questo appello. Sottoscrivi anche tu l’appello…

lunedì 24 novembre 2008

Roma, no ai "campi nomadi" fuori dal Raccordo Anulare

No al trasferimento dei “campi nomadi” di Roma fuori dal Grande Raccordo Anulare. Lo hanno fatto sapere, in una nota unitaria, i Sindaci di undici Comuni dell'hinterland romano che venerdì scorso si sono riuniti all'Hotel Victoria di Tivoli Terme, dopo aver registrato una crescente preoccupazione delle comunità locali, anche in relazione alle recenti dichiarazioni del Sindaco di Roma Gianni Alemanno, il quale vorrebbe trasferire fuori dal Raccordo i campi nomadi della Capitale.
Al termine dell'incontro, i Sindaci dei Comuni di Tivoli, Guidonia Montecelio, Monterotondo, Pomezia, Fonte Nuova, Ciampino, Zagarolo, Frascati, Cerveteri, Ladispoli e Anguillara Sabazia hanno sottoscritto un documento unitario, inviato questa mattina al Presidente della Provincia di Roma e per conoscenza al Prefetto di Roma, in cui affermano, tra l'altro “che lo spostamento dei campi nomadi lontano dai centri abitati della Capitale non farebbe altro che - come è già accaduto negli ultimi anni - trasferire ai Comuni dell'hinterland confinanti con Roma i problemi di convivenza e di integrazione sociale attualmente esistenti poiché, vista la conformazione del territorio, ciò porterebbe inevitabilmente a creare le nuove strutture vicino ai centri abitati dei nostri Comuni, vanificando in un solo colpo il lavoro svolto e le risorse utilizzate finora per l'integrazione degli stranieri nei nostri territori”.
“Questa complessa situazione - hanno scritto i Sindaci - deve essere affrontata non cercando di trasferire problemi di difficilissima soluzione ad altri enti - tra l'altro con molte meno risorse economiche rispetto a Roma e strutture non organizzate per affrontare emergenze sociali di questo tipo e portata - ma attraverso un processo di coinvolgimento e di partecipazione, tenendo anche conto dei programmi per l'istituzione dell'Area Metropolitana, di tutti gli enti e le istituzioni, a partire dalla Provincia di Roma, dalla Regione Lazio, dai Comuni dell'hinterland, dalla Prefettura e dalla Questura”.
Nel documento i primi cittadini chiedono al Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti (in foto) “di farsi portavoce delle preoccupazioni delle comunità locali e di assumere un ruolo di coordinamento per coinvolgere tutti i soggetti e gli enti interessati, compresi i Comuni dell'hinterland, con l'obiettivo di affrontare con un metodo condiviso l'intera questione e pianificare di comune accordo i programmi da adottare e le decisioni da prendere”. di T. San

Mantova, Dova! Basta! Enough! Assez!... Per l’uguglianza contro le discriminazioni

Articolo 3, Osservatorio sulle discriminazioni di Mantova ha organizzato una giornata seminariale all’interno della rassegna “rintracciarti” per il giorno giovedì 27 novembre dal titolo: “Dova! Basta! Enough! Assez!... Per l’uguglianza contro le discriminazioni”.
L’evento si terrà a Palazzo della Ragione, in piazza Erbe, a partire dalle ore 10.00. Sarà un occasione per discutere insieme a personalità del mondo dei media e accademico e dei network europei contro il razzismo e per i diritti umani: perché un Osservatorio sulle discriminazioni? Problemi, soggetti e pratiche e l’altro come pericolo. Tra illusioni si sicurezza e costruzione dell’esclusione.
Il programma prevede, dopo il saluto delle Autorità cittadine, un intervento introduttivo di Maria Bacchi che parlerà di come è nato a Mantova l’osservatorio. Seguiranno gli interventi di Luciano Scagliotti (ENAR Italia, European network against Racism) che parlerà delle reti europee contro le discriminazioni e di Udo C. Enwereuzor (COSPE, Cooperazione per lo sviluppo dei Paesi emergenti e RAXEN NFP Italia, European union agency for Fundamental Rights) che parlerà delle discriminazioni e i diritti negati in Italia. Condurrà Barbara Nardi (Vice presidente di Sucar Drom) che alle 12.30 avvierà il dibattito.
La sessione pomeridiana avrà inizio alle ore 15.00 con l’intervento di Lorenzo Guadagnucci (giornalista) che parlerà del movimento nato in Italia di giornalisti contro il razzismo. Seguirà l’intervento di Roberto Escobar (Università di Milano) che presenterà il suo ultimo libro “metamorfosi della paura”.
Per informazioni: dott.ssa Eva Rizzin e dott.ssa Angelica Bertellini, e-mail osservatorio.articolo3@gmail.com, telefono 0376/327353

L’apartheid, viaggio nel regime di segregazione che sta nascendo nel Nord-Est

La piccola Fatima, dieci anni, discriminata a scuola perché porta il velo; Meryem, studentessa di economia internazionale all'Università di Padova, che guida le marce contro le discriminazioni razziali; i musulmani di Treviso che pregano inginocchiandosi sui tappeti distesi nei parcheggi dei supermercati, sono alcuni dei personaggi protagonisti del racconto di viaggio di Toni Fontana.
Partendo da piccole e grandi storie, l'autore attraversa i profondi mutamenti e i contrasti determinati dall'arrivo nel Nord-Est dell'Italia di centinaia di migliaia di stranieri. In Veneto risiedono e lavorano oltre 350.000 immigrati. Contro di loro la Lega di Umberto Bossi sta costruendo un nuovo e moderno "apartheid", una società piramidale al cui vertice ci sono i "bianchi" ai quali sono riservati tutti i diritti.
Gli altri, gli stranieri, sono accettati solo come produttori di ricchezza, ma esclusi dalla vita sociale. Un viaggio attraverso il Nord-Est alla ricerca delle nuove paure, un'indagine sulla cultura dell'odio e del razzismo, sulle speranze dei giovani della seconda generazione di immigrati, che sfilano con la bandiera tricolore e non vogliono più essere cittadini di serie B. Il volume è introdotto dalla Prefazione di Walter Veltroni.
A questo proposito ricordiamo a tutti il discorso pronunciato dal prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, il 14 settembre scorso alla manifestazione della Lega Nord a Venezia davanti a ministri del governo italiano (manifestazione che è stata trasmessa in diretta dalla Rai), guarda il video...

Roma, il “piano nomadi” parte da Casilino 900

«Casa di Rosita», lettura della mano, «Casa Vesna e Paola» lezione di cucina, «Casa Senad», mercato. È stata una giornata speciale quella di ieri al Casilino 900, dove ad accogliere il sindaco Alemanno, nel grande piazzale sulla Casilina a ridosso con viale Palmiro Togliatti, c'erano persino clown e giocolieri.
«Non posso crederci, Alemanno entra a casa mia», ride un giovane ragazzo mentre balza dal fango al piccolo patio della baracca numero 5,36. E sì la visita del primo cittadino è un evento. Alemanno è il primo sindaco che entra nello storico campo nomadi della Capitale. Ed è la seconda volta che lo fa in pochi mesi. «La scorsa volta ho trovato condizioni peggiori - ricorda Alemanno - significa che qualcosa è cambiato».
Ad accompagnarlo nel campo c'è il portavoce Najo Adzovic, Don Paolo e l'ex consigliera capitolina Donatella Poselli. Intorno bambini, adulti, bancarelle con oggetti in vendita, per lo più cose vecchie e riciclate, musica e donne che spazzano le malconce scale di legno che portano alle baracche poco prima del passaggio del sindaco. C'è fango per i sentieri del campo dove vivono 650 persone, di cui 250 bambini, dietro le casupole cumuli di immondizia e il panorama non offre che cofani e carcasse di macchine degli sfasciacarrozze.
Poco prima di entrare, il sindaco firma una lettera, una specie di «patto», l'impegno da parte dell'amministrazione alla solidarietà e dei nomadi alla legalità. «Sono profondamente convinto che la questione dei campi nomadi abbandonati nel degrado si possa risolvere - ha sostenuto il Alemanno parlando ai nomadi - Non è pensabile fare un blitz per lo sgombero del campo ma si tratterà di costruire un campo a misura di persona e per questo programmeremo il trasferimento insieme.
Il patto con i Rom è questo, con l'impegno da parte loro a isolare chi compie le illegalità». Il nuovo piano per i campi nomadi della Capitale sarà pronto la settimana prossima, quando verrà presentato insieme al prefetto e il primo campo interessato sarà proprio il Casilino 900.
«Con questo campo noi ci giochiamo la faccia - promette Alemanno - ma occorre essere molto precisi, con i cittadini che scesero per la strada per manifestare la propria contrarietà all'insediamento e con i rom che abitano qui. La settimana prossima comunicheremo la data per il trasferimento del Casilino 900. Diremo il mese "x" del prossimo anno. Contestualmente allacceremo la luce e l'acqua. Costruiremo un nuovo campo che segua le normative europee per dar modo ai rom di avere una vita accettabile. Questo percorso lo dobbiamo fare insieme affinché ci sia un destino diverso per i campi nomadi di Roma e affinché questo sia costruito con una collaborazione con le comunità nomadi della città che vanno anche responsabilizzate. I futuri campi li costruiremo insieme, con il vostro lavoro - ha detto Alemanno rivolto ai rom - per far lavorare voi e per far risparmiare all'amministrazione qualche soldo grazie al vostro impegno». di Susanna Novelli

Magenta (MI), cacciati perchè Sinti

Negli ultimi mesi sono decine e decine gli sgomberi subiti da Sinti italiani, soprattutto nel Nord Italia. Sono talmente tanti che non riusciamo più a darne notizia. Molti di questi sgomberi avvengono senza che nemmeno i giornali ne parlino.
CiitàOggiWeb, quotidiano del Magentino, Castanese, Alto Milanese e Sempione, ha pubblicato la lettera di una lettrice, Roberta Orpelletti, dopo lo sgombero di 14 Cittadini italiani, appartenenti alla minoranza dei Sinti lombardi. Lo sgombero è stato indotto dall’amministrazione comunale di Magenta che per allontanare dei Cittadini italiani, residenti a Magenta, non ha più permesso a queste persone di stipulare contratti per la fornitura dell’energia elettrica e dell’acqua. Di seguito la toccante lettera
«Se ne sono andati senza far rumore, una sera d’autunno. Quattro piccole roulotte e i loro 14 occupanti. Ora il parcheggio vuoto può finalmente tornare ad essere un buco nel nostro spazio mentale. D’altronde, due mesi senza elettricità, acqua e riscaldamento sono tanti, soprattutto per dei bambini, degli anziani e una donna incinta. A Pontevecchio hanno tirato un sospiro di sollievo, e anche a Magenta. Gli zingari se ne sono andati! Che tornino al loro paese!
Già, il loro paese. Annunziata e Gaetano che parlano il dialetto magentino e vivevano a Pontevecchio da più di venti anni, Johnny e i suoi fratelli che sono nati qui, come i loro figli, di che paese sono? Avevano tutti la cittadinanza italiana e la residenza a Magenta, ma quando in famiglia si parla Sinti, questo non basta. E poi si ostinano a vivere in una roulotte…
Che strano paese l’Italia. Un paese in cui vivere in una roulotte è un reato, mentre lucrare sui soldi dei correntisti, degli azionisti, dei clienti e, in certi casi, persino dei contribuenti è considerato bravura. Un paese dove una ragazzina di 15 anni che sogna di fare la veterinaria è un pericolo di ordine pubblico. Un paese dove si può andare in chiesa tutte le domeniche e rifiutarsi di vedere che una madre sta per partorire in una mangiatoia.
Ma non si può ostacolare il progresso: dal campo comunale dove hanno sostato nell’indifferenza generale per 12 anni dovrà passare la strada che finalmente collegherà Pavia alla Malpensa. E no, un altro campo privato, comunale o parrocchiale per loro proprio non c’era. E non dimentichiamo che il Prefetto aveva iniziato il Censimento delle aree adibite a campo nomadi di tutta la provincia, e questo campo non aveva i requisiti necessari per essere riconosciuto legalmente. E adeguare costa, mentre chiudere gli occhi, in effetti, è gratis. E alla fine è vero: che differenza fa? Tanto, per noi, loro non erano mai esistiti.
E domani torneremo tutti alle nostre vite e ai nostri piccoli e grandi problemi quotidiani. Ma io, almeno oggi, mi vergogno di essere italiana, cristiana, magentina e di abitare in questa frazione di cui non mi sento più parte.
Il vento autunnale soffia sulla piazzola vuota del parcheggio e fa volteggiare nella mia testa un turbinio di parole: quelle dei cittadini di serie A, dei politici, dei preti e anche le mie. E non mi illudo: come le foglie, anche queste verranno presto spazzate via».

Come si fabbrica l'insicurezza

E’ passato un anno, dodici mesi appena, ma l'Italia sembra un'altra. Meno impaurita e meno insicura. Infatti, l'inverno è vicino, ma il clima d'opinione registra un disgelo emotivo evidente. Come testimonia il 2° rapporto - curato da Demos e dall'Osservatorio di Pavia per Unipolis sulla rappresentazione della sicurezza - nella percezione sociale e nei media. Pochi dati, al proposito (d'altronde, l'altro ieri Repubblica gli ha dedicato molto spazio).
Nell'ultimo anno, si è ridotta sensibilmente la percezione della minaccia prodotta dalla criminalità a livello nazionale e soprattutto nel contesto locale. E' calato in modo rilevante anche il timore dei cittadini di cadere vittima di reati. Da un recentissimo sondaggio di Demos (concluso venerdì scorso) emerge, inoltre, che il problema più urgente per il 31% degli italiani (se ne potevano scegliere due) è la criminalità comune.
Un anno fa era il 40%. Mentre il 21% indica l'immigrazione: 5 punti meno di un anno fa. Gli immigrati, peraltro, sono considerati "un pericolo per la sicurezza" dal 36% degli italiani: quasi 15 punti percentuali meno di un anno fa e 8 rispetto allo scorso maggio. Il legame fra criminalità comune, sicurezza e immigrazione che, negli ultimi anni, è apparso inscindibile, agli occhi dei cittadini, oggi sembra essersi allentato. Cosa è successo in quest'ultimo anno, in questi ultimi mesi di così importante, significativo e profondo da aver scongelato il clima d'opinione? L'andamento dei reati, in effetti, rileva un declino che, peraltro, era cominciato a metà del 2007. Tuttavia, nel corso degli ultimi anni, si è sviluppato senza variazioni tali da giustificare mutamenti di umore tanto violenti.
Invece, l'immigrazione è cresciuta in misura molto rilevante, come segnalano le principali fonti, dal Ministero dell'interno alla Caritas. Gli sbarchi di clandestini sono anch'essi aumentati. Quasi raddoppiati. Non sono i fatti ad aver cambiato le opinioni. Al contrario: le opinioni si sono separate dai fatti. Per effetto di un complesso di fattori. D'altronde, il clima d'opinione riflette una pluralità di motivi, spesso non prevedibili e, comunque, non controllabili.
In questa fase, in particolare, la crisi economica e finanziaria ha spostato il centro delle paure e delle preoccupazioni dei cittadini. Non solo in Italia: anche negli Usa, prima del collasso delle borse, la campagna delle presidenziali era concentrata sull'immigrazione. Poi tutto è cambiato, con grande beneficio per Obama. Tuttavia, la preoccupazione economica, in Italia, è da tempo molto alta. Destinata a deteriorarsi ancora.

Nell'ultimo anno, però, non è peggiorata. Era già pessima. Il profilo delle "persone spaventate" presenta alcuni tratti particolari, utili a chiarire l'origine di questo collasso emotivo. Due fra gli altri: guardano la tivù per oltre 4 ore al giorno e sono vicine al centrodestra; nel Nord, alla Lega.
L'analisi dell'Osservatorio di Pavia sulla programmazione dei tg di prima serata, peraltro, rileva una forte crescita di notizie sulla criminalità comune nell'autunno di un anno fa e un successivo declino - particolarmente rapido dopo maggio. Peraltro, il peso delle notizie "ansiogene" è nettamente più elevato sulle reti Mediaset, ma soprattutto su Studio Aperto e Canale 5.
Seguiti, per trascinamento, dal Tg 1, il più popolare e autorevole presso il pubblico. Il sondaggio di Demos osserva come l'insicurezza sia molto più alta fra le persone che frequentano prevalentemente le reti e i notiziari Mediaset. Ciò suggerisce che i cicli dell'insicurezza siano favoriti e scoraggiati, in qualche misura, dal circuito fra media e politica. D'altra parte, la sicurezza, l'immigrazione e la criminalità comune sono temi "sensibili" negli orientamenti degli elettori.
"Spostano" i voti degli incerti. Rendono incerti molti cittadini certi. Peraltro, come abbiamo già visto, il tema della sicurezza non è politicamente "neutrale". La maggioranza degli elettori (anche a centrosinistra) ritiene la destra più adatta ad affrontare questi problemi - trasformati in emergenze (Indagine Demos, luglio 2007).
Così, per creare un clima d'opinione favorevole, al centrodestra basta sollevare il tema della sicurezza. Cogliere e rilanciare episodi e argomenti che alimentano l'insicurezza sociale. Farli rimbalzare sui media. Il che avviene senza troppe difficoltà. Non solo perché il suo Cavaliere ha una notevole conoscenza del settore, sul quale esercita un certo grado di influenza. Ma perché la paura è attraente. Fa spettacolo e audience. E perché, inoltre, in campagna elettorale, la tivù costituisce la principale arena di lotta politica, su cui si concentrano l'attenzione dei partiti e la presenza dei leader.
Così, l'insicurezza cresce insieme ai consensi per il centrodestra. Senza che il centrosinistra riesca a opporre una resistenza adeguata. Frenato da divisioni interne, particolarismi e personalismi che non gli permettono di proporre e imporre un solo tema capace di spostare a proprio favore il consenso. Il lavoro, i prezzi, le tasse, l'etica: nel centrosinistra c'è la gara a distinguersi e a smarcarsi. Tutti contro tutti.
La recente campagna elettorale di Veltroni, irenica, tutta protesa a marcare la distanza dal passato (Prodi), non ha scalfito l'insicurezza del presente. La morsa della sfiducia e dell'insicurezza si è allentata solo dopo le elezioni politiche e le amministrative di Roma. Non a caso. Il risultato, senza equivoci, non lascia scampo alle speranze dell'opposizione: resterà opposizione a lungo. Così, la campagna elettorale, dopo anni e anni, finisce. E il centrodestra si dedica a controllare, in fretta, il clima di insicurezza che aveva contribuito ad alimentare negli anni precedenti.
Propone e approva provvedimenti ad alto valore simbolico: l'impiego dei militari contro la criminalità, l'aumento di vincoli e controlli all'immigrazione. La liberalizzazione delle polizie e delle milizie locali, padane, private. Gli stessi episodi di razzismo hanno prodotto la condanna "pubblica" dell'intolleranza, con l'effetto di inibirne, in qualche misura, il sentimento.
In quanto gli stranieri, percepiti perlopiù come "colpevoli" di reati e violenze, ne diventano "vittime". Così gli immigrati continuano a fluire, i clandestini a sbarcare e il numero dei reati non cambia, ma l'attenzione dell'opinione pubblica e dei media nei loro confronti si ridimensiona. La paura declina. Un po' come avvenne nel periodo fra il 1999 e il 2001. Anche allora criminalità e immigrazione divennero priorità nell'agenda delle emergenze degli italiani. di Ilvio Diamanti

Milano, un graffito di Alfred Breitman per denunciare le persecuzioni delle popolazioni rom

Martedì 18 novembre un grande graffito raffigurante la ruota rossa, simbolo delle popolazioni sinte e rom, è apparso a Milano, proprio sulla pavimentazione di piazza Duomo. Sotto il disegno - un cerchio rosso rubino con 16 raggi - la scritta "Interrompete la persecuzione dei Rom".
L'opera di denuncia civile è stata realizzata dall'artista Alfred Breitman, che è rimasto per oltre mezz'ora, in pieno giorno, a spiegarne i contenuti a un capannello di cittadini milanesi. Quando sono intervenuti sul posto alcuni agenti di Polizia Municipale, Breitman ha detto loro che il lavoro gli era stato commissionato dal Circolo culturale "Goffredo Bezzecchi".
Non era la verità, ma l'artista ha inteso rendere omaggio a Goffredo Bezzecchi, Rom di 69 anni che vive a Milano ed è l'ultimo testimone della persecuzione nazifascista dei Rom e dei Sinti lombardi.
Gli agenti hanno creduto alla spiegazione offerta da Breitman e si sono fermati a porre domande all'artista, che ha tenuto anche a loro beneficio una breve lezione sul Samudaripen (porrajmos), lo sterminio delle popolazioni sinte e rom e sulle similitudine fra quel crimine contro l'umanità e l'attuale persecuzione che Milano e l'Italia perpetrano sempre contro i Sinti e i Rom
La performance di Breitman costituisce la prima azione del Gruppo Watching The Sky, per denunciare con gli strumenti dell'arte sociale e dell'arte di strada la più odiosa forma di razzismo del nostro tempo.
Alfred Breitmen ha abbandonato il luogo della performance fra gli applausi di decine di cittadini, ivi compresi i vigili urbani. L'opera d'arte, realizzata con colori naturali, è stata parzialmente cancellata già nel pomeriggio.

Razzismo, a Roma aggredita troupe del Tg1

Una troupe del Tg1 è stata aggredita a Roma, nella zona periferica del Trullo, mentre girava un'inchiesta sull'aggressione razzista da parte di giovani italiani ai danni di extracomunitari alla luce degli arresti di sabato.
Un ragazzo incappucciato ha spintonato la giornalista, l'operatore e il tecnico, mentre una donna ha insultato e minacciato più volte di morte in particolare la giornalista. La troupe è poi riuscita ad allontanarsi, scortata dai carabinieri. Guarda il video dell’aggressione…
Solidarietà è stata espressa alla giornalista e all'operatore coinvolto da parte del mondo politico, sindacale e istituzionale. «Desidero esprimere la mia più sincera solidarietà ai giornalisti della troupe del TG1 oggetto di un'inaccettabile aggressione.» Così il Presidente del Senato, Renato Schifani, in una nota, commenta l'episodio. «Nel nostro Paese il diritto di cronaca è sacrosanto - aggiunge Schifani - diritto che è e resterà uno dei cardini della nostra democrazia».
«Non è più tollerabile una situazione che vede i giornalisti sempre di più nel mirino. Dopo le aggressioni e i gesti sconcertanti dei giorni scorsi, oggi è toccato ad una troupe del Tg1. Sono atteggiamenti che vanno condannati senza se e senza ma» ha detto invece Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo. «A nome dell'Italia dei Valori esprimo solidarietà al Tg1 per l'aggressione subita al Trullo da una giornalista e dall'operatore. È un episodio grave, invitiamo per questo l'azienda ad agire, anche per vie legali, per tutelare chi lavora, esponendosi anche a situazioni di rischio» ha affermato il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi.

sabato 22 novembre 2008

Labambina

“Non ha nome, Labambina”. È questo l’incipit del romanzo di Mariella Mehr, scrittrice Sinta Jenische di origini svizzere; e proseguendo nella lettura, ci accorgeremo che questa prima frase è pesante come una pietra, il primo degli infiniti macigni che dal racconto piovono su chi legge, mirando dritto al cuore.
Chi conosce un poco la storia dell’autrice, per tutte le centocinquanta pagine del libro non fa che chiedersi se la storia sia autobiografica: ‘Labambina’ è Mariella Mehr stessa? È questo, il nome che per tutto il libro resta taciuto?
Si tratta, ahinoi, di un dubbio lecito, dettato dai paralleli che esistono tra la storia (storia di fantasia) de Labambina e la storia (storia di realtà che supera la fantasia) dell’autrice. Un tratto, in particolare, accomuna le due donne: l’esclusione.
Escluse dalla liceità: Labambina è figlia dell’incesto; la Mehr è figlia di ‘zingari’, che nella Svizzera degli anni ’50 forse era anche peggio.
Escluse dal coro della comunità maggioritaria e della cultura dominante, estranee per eccellenza del villaggio (reale o metaforico) che le ospita, arcigno, atterrito e bigotto.
Escluse dal lusso del chiamarsi, definite sempre da altri: Accidentidiunabambina, puttanella, sudiciamarmocchia, l’una; Zingara, l’altra.
Escluse dal diritto all’amore di chi le ha generate, tolte entrambe a madri considerate devianti ed inadatte al compito, e trapiantate zelantemente in famiglie più consone: tanto Labambina, quanto Mariella Mehr, vittima dell’azione della Pro Juventute, che nella Svizzera di non molto tempo fa si premurava di togliere i figli alle famiglie rom-sinte ed affidarli a famiglie contadine ‘normali’, affinché crescessero in un ambiente sano.
Escluse dalla possibilità di avere una voce - un sopruso che l’autrice esplicita con una metafora: Labambina è muta. “Labambina non parla, non ha mai parlato”, ci avverte la prima pagina, “ha solo una vocedaria”. Non esce una sola parola, dalla sua bocca; tutto quello che sappiamo di lei viene dai suoi gesti violenti di animale braccato, dai lampi che le attraversano gli occhi, dal terrore che invade le sue notti. Nel suo mondo autistico ci introduce una lingua inventata, la lingua assurda e vuota di una bambina che è stata svuotata, e che non conosce altro che violenza.
La violenza, allora, è l’unica lingua che tutti i personaggi del racconto intendono, l’unico resto di vitalità in un panorama arido e cupo. La violenza sul corpo, la violenza sulla mente, la violenza sui ricordi, sui sogni e sui rimpianti. La violenza subita, che sembra non poter avere mai fine, e la violenza restituita, quella che la “bambinadiguerra” infligge per vendetta, forse solo per risposta.
Perché Labambina – nonostante quel che può sembrare – non è una vittima, così come non lo è Mariella Mehr. Semmai, sono sopravvissute.

venerdì 21 novembre 2008

Decreto sicurezza, la posizione della federazione Rom Sinti Insieme

In merito al disegno di legge A.S. 733 (decreto sicurezza) in discussione nel Parlamento Italiano, la federazione Rom e Sinti Insieme pone in evidenza quanto segue.
L'emendamento 18.22 al disegno di legge A.S. 733 modifica i commi 1 e 1-bis dell'art. 32 del Testo Unico n. 286/98. In conseguenza di tale emendamento, il rilascio di un permesso di soggiorno al minore straniero non accompagnato che compia 18 anni sarebbe possibile solo a condizione che sussistano contemporaneamente (e non più alternativamente) i seguenti requisiti, ovvero che il minore a) sia affidato ai sensi dell’art. 2 della legge n. 184/1983 o sottoposto a tutela e b) sia entrato in Italia da almeno 3 anni e abbia partecipato a un progetto di integrazione per almeno 2 anni.
Non potrebbe più essere rilasciato, dunque, un permesso di soggiorno ai minori che, pur affidati o sottoposti a tutela, siano entrati in Italia dopo il compimento dei 15 anni e/o non possano dimostrare di aver partecipato a un progetto di integrazione per almeno 2 anni. Questi ragazzi, anche nei casi in cui siano iscritti a scuola o abbiano un contratto di lavoro, alla maggiore età verrebbero espulsi o resterebbero in Italia come stranieri irregolari.
L’esclusione dei minori non accompagnati che sono entrati dopo il compimento dei 15 anni dalla possibilità di ottenere un permesso di soggiorno alla maggiore età introdurrebbe una disparità di trattamento tra i minori stranieri presenti in Italia che non trova un ragionevole fondamento nei principi dell’ordinamento italiano, costituendo una violazione del principio di non discriminazione sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione e dall’art. 2 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Gli effetti di tale modifica normativa, inoltre, sarebbero estremamente negativi, sia rispetto alla tutela dei diritti dei minori, sia rispetto agli stessi obiettivi di promozione della sicurezza che il Governo intende perseguire.

L’esclusione dei minori non accompagnati che sono entrati in Italia dopo il compimento dei 15 anni da ogni prospettiva di inserimento legale, infatti, scoraggerebbe questi ragazzi dall’emergere e dal seguire un progetto di integrazione. Se entrerà in vigore la norma proposta, questi minori avranno la consapevolezza che, anche seguendo con impegno un percorso scolastico, formativo e lavorativo e rispettando la legge, comunque alla maggiore età non potranno ottenere un permesso di soggiorno e diventeranno espellibili: saranno quindi spinti a restare nella clandestinità, fuori dal circuito di accoglienza, costretti a vivere in condizioni abitative assolutamente inadeguate (per strada, in baracche, in fabbriche abbandonate ecc.), non andranno a scuola, non avranno accesso ai servizi sanitari e sociali, e molto facilmente finiranno sfruttati nel lavoro nero, nell’accattonaggio, in attività illegali o nella prostituzione minorile.
Le conseguenze pratiche di tale disposizione porterebbero dunque a gravi violazioni dei diritti riconosciuti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a tutti i minori che si trovino sul territorio italiano, indipendentemente dalla nazionalità e dalla posizione in ordine al soggiorno (art. 2 Convenzione): i diritti all’accoglienza, all’istruzione, alla salute e alla protezione dallo sfruttamento e più in generale il principio in base a cui il superiore interesse del minore deve essere una considerazione preminente in tutte le decisioni riguardanti i minori (art. 3 Convenzione).
Inoltre, tale modifica normativa avrebbe effetti molto negativi non solo rispetto alla tutela dei diritti dei minori, ma anche per la società italiana, in quanto con tutta probabilità si verificherebbe un aumento del numero di minori sfruttati o comunque impiegati in attività illegali. Continua a leggere…

Milano, la Maiolo non vuole i Rom

Tiziana Maiolo continua ad agitare la politica milanese nel centro-destra. Il contendere: le elezioni provinciali e la carica di coordinatore regionale di Forza Italia. Affari Italiani ha intervistato l’ex assessore di Milano e ne è uscito un bel quadretto a tinte fosche di come avviene la lotta di potere dentro il centro destra.
La nostra attenzione è stata però attirata da una specifica affermazione fatta da questa maggiorente del centro destra meneghino: «io penso che i rom a Milano non ci debbano proprio stare. Figuriamoci se ci mettiamo anche a fare i convegni». Il giornalista Fabio Massa ha chiesto alla Maiolo cosa ne pensasse del nuovo assessore alla cultura del Comune di Milano, Finazzer Flory. Questa la risposta della Maiolo:
«Lo conosco da moltissimi anni. Insieme a me e a Taradash avevamo fatto un gruppettino di liberali quando ero in parlamento. Stiamo parlando del 1994. Lui non era in Parlamento ma veniva da Trieste, ed era un giovane voglioso di fare, organizzare, agire. Certo, non sapevo di certe sue attività ginniche (la Maiolo si riferisce a un ritratto al vetriolo pubblicato dal Piccolo, ndr). Se mi piace? Mi ha sconcertato la sua prima uscita alla commissione cultura sul Leoncavallo e i rom. Il Leoncavallo può anche passare, anche se - a proposito di legalità - mi piacerebbe sapere se danno lo scontrino al bar. Mentre sui rom dissento totalmente. Io penso che i rom a Milano non ci debbano proprio stare. Figuriamoci se ci mettiamo anche a fare i convegni. A proposito, perché li organizza a Monza visto che lui è assessore a Milano? Rom e Leoncavallo sono stati due scivoloni».
Finazzer Flory alcuni giorni fa aveva infatti affermato che vuole organizzare a Monza un evento sulle culture sinte e rom per farle conoscere ai milanesi. Ma la Maiolo si mette di traverso e se ne esce con una grave affermazione razzista: lei i Rom a Milano non li vuole.
Noi di sucardrom denunceremo la Maiolo ma già da ora Le diciamo che Milano e la Lombardia non hanno certo bisogno di personaggi come lei.

Rom e Sinti, no alle "classi ponte"

In relazione alla mozione approvata il 14 ottobre 2008 dalla Camera dei Deputati nell’ambito del Decreto di Legge n. 137 del 1° settembre 2008, la federazione Rom e Sinti Insieme esprime contrarietà a qualsiasi forma di separazione fra gli alunni della scuola pubblica italiana su base etnica, sia che questa separazione avvenga in “classi di inserimento”, sia che si espliciti sotto qualsiasi altra forma di discriminazione, anche se definita “positiva e transitoria”.
Tale mozione è in assoluta controtendenza con la cultura d’integrazione della scuola italiana, la quale ha nel tempo maturato metodi, strategie e supporti che la rendono unica nel panorama europeo e mondiale nel campo della formazione e della istruzione.
Nelle “classi di inserimento” l’aggregazione di alunni di diversa provenienza culturale e di diversa età anagrafica rischia di fatto di “segregare” gruppi di bambini ed adolescenti, tra l’altro per periodi di tempo indefiniti.
Come sarà possibile integrare in contesto di apprendimento alunni che, pur avendo imparato tecnicamente la lingua italiana, nulla hanno vissuto dell’aspetto relazionale-affettivo che è sempre implicito in un percorso di apprendimento/insegnamento? Di fatto, l’acquisizione della lingua avviene nel contesto della relazione interpersonale e di gruppo che caratterizza una classe scolastica.
La ferma contrarietà della federazione Rom e Sinti Insieme si estende anche alla possibilità, anch’essa prevista dalla suddetta mozione, di non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ogni anno.
Si tratta di una scelta che va contro la Convenzione dei diritti dell’infanzia e la Costituzione Italiana, che sanciscono il diritto soggettivo dei minori presenti sul territorio nazionale a frequentare la scuola pubblica.
La Federazione Rom e Sinti insieme esprime la propria contrarietà alla previsione di insegnamenti speciali per gli alunni stranieri.

Nel ribadire la ferma disapprovazione sui contenuti della mozione la Federazione Rom e Sinti insieme propone alcuni elementi utili ad avviare o consolidare nella scuola una piena integrazione:
1. considerare le sperimentazioni già in atto (sostenute tra l’altro da Amministrazioni Comunali, Provinciali e Regionali) nell’ambito delle quali il problema della lingua viene affrontato e risolto, senza privare gli alunni di un processo di apprendimento;
2. monitorare tali esperienze per diffonderle più estesamente, facendo attenzione a rispettare i diversi contesti ambientali;
3. usare le discipline scolastiche come strumento per un’educazione alla conoscenza che tenga conto dell’ampiezza e dell’estensione dei saperi, nonché delle interconnessioni che esistono in tutti i campi delle attività umane;
4. attivare concretamente l’inserimento e il successo scolastico di tutti gli allievi creando allo stesso tempo spazi di coesistenza educativa, mettendo in grado tutto il personale della scuola, in particolare i docenti, di far ricorso a nuovi strumenti professionali e di apprendere, attraverso un’adeguata formazione, modalità metodologiche/comunicative che tengano conto di tutte le diversità presenti nelle classi;
5. attivare laboratori di sostegno linguistico anche fuori orario di scuola, ma ad essa organicamente agganciabili, in collaborazione con organismi e strutture dell’extrascuola specializzati;
6. mettere a disposizione delle scuole le risorse finanziarie necessarie per attuare tali percorsi.

giovedì 20 novembre 2008

Ue, il rapporto sulla situazione dei Sinti e dei Rom in Italia

«Le azioni perpetrate contro i Rom ad opera delle autorità italiane violano un certo numero di obblighi assunti dall' Italia nel quadro della legge internazionale sui diritti umani... Perciò il governo italiano deve cessare immediatamente di diffondere commenti contro i Rom e di propagare l' odio verso di essi...».
Sono alcune fra le ultime righe del rapporto sulla situazione dei Rom e dei Sinti in Italia, che sta sui tavoli della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento Europeo. (Ieri, è stato discusso dalla stessa Commissione ma ad ora non ci sono lanci da parte delle agenzie stampa italiane).
Se, come sembra probabile, sono state confermate e ufficializzate le conclusioni, da «rapporto intermedio» qual è ora tecnicamente si trasformerà in una relazione su cui sarà chiamato a votare l' intero Parlamento.
E' un documento severo nei toni e nella sostanza, basato su tre filoni di informazione: il viaggio compiuto in settembre a Roma da una delegazione della stessa Commissione (e «movimentato» da una accesa discussione con parlamentari italiani); le relazioni di varie Organizzazioni non governative; e infine, un elenco di episodi di cronaca, dai roghi nel campo di Ponticelli alle chiusure di altri campi a Milano o nel Lazio Alla fine, le conclusioni.
L' Italia viene invitata «ad adottare una campagna nazionale antirazzismo per migliorare la percezione pubblica dei Rom», a «indagare su tutti i casi presunti di maltrattamenti da parte delle forze dell' ordine», «a condannare pubblicamente tutti i pogrom anti-Rom», «a cancellare senza ritardo tutte i provvedimenti che prendano di mira negativamente i Rom».
Esempi: «i Patti per la sicurezza adottati a Napoli, Roma, Milano, Firenze»; le misure di emergenza decise in maggio per i campi in Campania, e «l' iniziativa da parte del ministro dell' interno Roberto Maroni di compiere un censimento dei Rom in Italia attraverso la rilevazione delle impronte digitali, fatto che viola ulteriormente le leggi sulla protezione dei dati personali».
Le prime indiscrezioni sui contenuti nel rapporto hanno già acceso la polemica nei saloni del Parlamento. Anche perché nella Commissione libertà civili, «governata» da una maggioranza composta da socialisti, Verdi e liberali, siedono molti deputati italiani.
«Ho l' impressione che questo rapporto sia prima di tutto intempestivo - dice Mario Mauro, cattolico del Ppe e vicepresidente del Parlamento - perché bisognerebbe aspettare almeno sei mesi, per giudicare i risultati delle misure adottate dal governo. Ma poi, il testo ha più che altro il senso di una provocazione».
In che senso? «Beh, pecca in parte di un approccio ideologico: vari colleghi sono andati in Italia con la voglia di applicare una lettura predefinita, piuttosto che di cercare la verità dei fatti. Che sono complessi, e antichi: perché il degrado dei campi durava da anni, non è iniziato tre giorni prima della visita della Commissione.... Poi, certo, il problema esiste: però ne parliamo oggi, solo perché questo governo ha deciso di affrontarlo. Dopo, diremo se ha agito bene o male: ma per favore giudichiamolo sui fatti, non in base ai pregiudizi». di Luigi Offeddu

Berlusconi si vergogni!

Questa mattina il Presidente Berlusconi, a margine della Giornata nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ritorna sulla questione delle ordinanze firmate il 30 maggio 2008.
Ecco la dichiarazione lanciata dalle agenzie stampa: «Questi bambini - osserva - vivono tra i topi. La nostra è stata un’azione decorosa e non una schedatura, in linea con le disposizioni europee. Lo abbiamo fatto per dare un’identità certa anche ai bambini rom».
Noi di sucardrom siamo scandalizzati dal messaggio lanciato dal Presidente del consiglio. Secondo Berlusconi i bambini rom non avevano un’identità certa, prima del censimento fatto dai Commissari in Lombardia, Lazio e Campania.
Di nuovo si veicola un messaggio distorto e lesivo della dignità di migliaia di Cittadini italiani e immigrati, appartenenti alle minoranze sinte e rom. Questi Cittadini, secondo Berlusconi, sarebbero dei genitori che non hanno mai denunciato alle anagrafi comunali la nascita dei propri figli e ci sarebbero quindi migliaia di bambini nati non si sa dove, magari rubati…
Tutti sanno che negli ospedali al momento della nascita tutti i bambini sono registrati all’anagrafe comunale e Berlusconi farebbe bene a dichiarare pubblicamente quanti bambini sinti e rom sono stati “trovati” per la prima volta. Anche perché non c’è Paese europeo (exYugoslavia compresa), dove i bambini non vengano iscritti all’anagrafe al momento della nascita.
L’identità dei bambini sinti e rom è sempre stata certa, quelli che non sono mai stati certi sono i diritti che questi bambini hanno, perché ad oggi dopo 5 mesi e mezzo dalla dichiarazione di emergenza, il Governo italiano non ha fatto nulla per garantire a questi bambini i diritti sanciti dalla nostra Costituzione e dalle innumerevoli dichiarazioni internazionali.
Al contrario, in tantissime Città italiane questi bambini con le loro famiglie sono stati gettati in strada o stanno vivendo l’angoscia (come ad esempio i bambini sinti italiani a Brescia) di essere cacciati dalla Città dove sono nati. Berlusconi si vergogni!

Italia, razzismo 2008

Era l’alba di Obama: le 5 del mattino, ora italiana, del 5 novembre. E la possibilità – augurabile o temuta – che l’America, nel segreto dell’urna, non avrebbe votato un presidente nero, s’era appena squagliata in qualche residuale pillacchera di livore.
Lasciando il posto a uno stupore molto italiano, quasi avessimo misurato gli umori americani – ripassando la storia dell’apartheid e incrociandola con l’11 settembre e la dirompente immigrazione, ispanica e no, di quel Paese – con il nostro metro di oggi: un po’ più corto e intimorito, un po’ più intollerante e preoccupato.
Tanto da chiederci se quel «razzismo», più o meno sottotraccia, attribuito agli Stati Uniti e mandato a gambe all’aria dall’elezione del presidente nero, non fosse in realtà una riserva tutta nostra. Un disagio a nostra immagine e somiglianza: l’Italia spaventata di oggi.
Sì, razzismo, la parola infine sdoganata. Dalla politica. Dalla Chiesa. E, almeno tre volte nell’ultimo mese, dalla Cassazione: la remissione di querela non ferma un processo per ingiuria a sfondo razziale (2 novembre); i sentimenti di disprezzo e ostilità alimentano l’odio razziale e costituiscono perciò un’aggravante (9 ottobre); condanna annullata per la segretaria di una ex-sezione Ds di Roma che accusava due esponenti di An di alimentare intolleranza e odio razziale: su questi temi, ha decretato la Corte, «è lecita una polemica politica aspra» (24 ottobre).
Sì, razzismo. Quel crescendo di ostilità che ha fatto dire a Gianfranco Fini: «Siamo onesti, negli ultimi tempi in Italia ci sono stati episodi di discriminazione razzista e xenofoba, in alcuni casi anche violenti. Negarlo sarebbe sbagliato ».
Messaggio rivolto a chi tira il sasso dell’intolleranza e poi, dinnanzi alle aggressioni, nasconde la mano, guantandola di «non c’è nessuna emergenza», «solo episodi isolati», e «in fondo non si può parlare di razzismo».
Come se le denunce di Napolitano e Ratzinger, il loro grido di allarme, fossero il capriccio di due anziani signori, un po’ esagerati. Come se negli ultimi mesi – tra campi rom assaltati, neri pestati e clochard bruciati – la violenza xenofoba non si fosse tolta la cinghia, per picchiare un po’ ovunque. Picchiando duro. Soprattutto il nero: il più «straniero». E il più facile da: ingiuriare («riporti suo figlio nella giungla», ha detto una maestra di Milano a una mamma); malmenare (l’aggressione a colpi di «confessa, scimmia» subita a Emannuel Bonsu, di cui sono accusati dieci vigili di Parma); perfino ammazzare (l’omicidio dello «sporco negro» Abdul Guibre, italiano di Milano, che avrebbe rubato dei biscotti). Il nero come il colore preferito dalla paura e dall’insicurezza in una società neo-depressa e un po’ più povera, parola di Istat. di Cesare Fiumi, contina a leggere...

Unicef: «Non discriminare i minori rom e sinti»

L'Unicef Italia ha chiesto ieri mattina al governo italiano un impegno per i bambini e gli adolescenti rom e sinti che vivono nel nostro Paese. La richiesta riguarda, in particolare, l'adozione di misure per prevenire ed eliminare la discriminazione; campagne di sensibilizzazione ed un'adeguata formazione del personale coinvolto; inclusione sociale e accesso ai servizi; attenzione ai minorenni vulnerabili, che continuamente rischiano abusi e sfruttamenti.
L'Unicef ha espresso viva preoccupazione per la diffusa discriminazione nei confronti dei Rom e Sinti, per gli incidenti razziali e per la disparità nell'attuazione dei loro diritti, specialmente nei settori della salute, dell'assistenza sociale, dell'educazione, delle condizioni abitative.
«Queste misure - ha detto Vincenzo Spadafora, presidente di Unicef Italia - vanno incluse nel piano nazionale per l'infanzia e adolescenza, che manca dal 2004». Nazareno Guarnieri, presidente della federazione Rom e Sinti Insieme, ha aggiunto: «Ci stiamo parlando addosso da 40 anni: è giunto il momento di rendere partecipi i rom e sinti stessi delle questioni relative ai rom e ai sinti».
«Riteniamo poi fondamentale - ha concluso Spadafora - che i rom, i sinti e i nomadi vengano riconosciuti come minoranza linguistica e culturale: questo dovrebbe includere la promozione della loro lingua e della loro cultura».

Nuovi immigrati, l'85% degli intervistati non li vuole

Gli immigrati? Troppi e con troppi diritti, secondo la maggioranza degli italiani. E' il dato allarmante che emerge da un'indagine condotta da Ipsos Pa per il Corriere della Sera Magazine in edicola oggi in cui è dedicato un'ampia inchiesta sul crescente fenomeno del razzismo in Italia.
Secondo il sondaggio l'85% degli intervistati non vuole nuovi immigrati che, per un italiano su due (51%) hanno abbastanza diritti.
L'indagine è stata condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana per fotografare l'atteggiamento degli italiani nei confronti degli stranieri che vivono in Italia e che rappresentano il 5,8% della popolazione.
L'81% di italiani contrari a nuovi arrivi è composto da un 54% di intervistati secondo i quali gli immigrati in Italia sono troppi e bisogna ridurne il numero e da un 31% per il quale gli immigrati sono molti, ma non troppi, e per contenerne il numero basterebbe fermare i nuovi arrivi.
Il 51% degli italiani pensa infine che gli immigrati abbiano abbastanza diritti: se per il 21% i diritti devono rimanere come sono ora per il 30% devono essere invece ristretti.
Dal sondaggio, realizzato con interviste Cati il 5 novembre, risulta che i meno tollerati tra gli immigrati sono romeni e albanesi.
L'inchiesta-denuncia del Corriere si sviluppa ricordando anche tutti i casi di intolleranza e di razzismo verificatisi in Italia nell'ultimo periodo, come il pestaggio di Emmanuel Bosnu da parte dei vigili urbani di Parma fino alla strage di Castelvolturno.
Per la copertina il Magazine ha utilizzato immagini del progetto "White Faces" degli artisti svizzeri Mathias Braschler e Monica Fischer che, in chiave antirazzista, hanno colorato dello stesso bianco i volti di uomini e donne provenienti da tutto il mondo.

martedì 18 novembre 2008

Un "pacchetto sicurezza" che non è degno di uno stato di diritto

Dai lavori di questa settimana in Senato potrebbe uscire uno statuto legislativo piuttosto pesante nei confronti non solo degli immigrati – quattro milioni circa di persone, "regolari" o "irregolari"–, ma anche di cittadini italiani che risultano in concreto "diversi" rispetto a una normalità di vita comunemente accettata: i "senza fissa dimora".
I provvedimenti che fanno parte del "pacchetto sicurezza" preparato dal ministro dell’Interno sono noti: l’istituzione di "ronde" convenzionate con gli enti locali e formate da «associazioni tra cittadini al fine di segnalare alle forze di polizia dello Stato eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana»; il permesso di soggiorno "a punti", come per le patenti di guida: una volta persi tutti i "punti", l’immigrato si vedrebbe revocato il permesso e verrebbe espulso; è mantenuto il reato di ingresso clandestino, ma la pena non sarà più di tipo giudiziario (condanna al carcere), bensì una multa fra 5 mila e 10 mila euro; maggiori difficoltà per ricevere assistenza sanitaria e per i ricongiungimenti familiari; la proposta della Lega di interrompere i flussi di immigrazione per due anni, data l’attuale congiuntura in cui aumentano i disoccupati; schedatura di tutti i "senza fissa dimora", anche italiani.
In queste misure colpiscono due caratteristiche comuni: l’inutilità ai fini a cui sono rivolte e l’estrema difficoltà a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze. In più, esse scontano le conseguenze di un’esagerata descrizione della realtà, come ha dimostrato il caso suscitato dalla decisione, presa nel giugno scorso da Maroni, sul rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom, contro la quale Famiglia Cristiana fu fra i primi a insorgere e che meritò le giuste critiche in sede europea.
I nomadi di origine rom e sinti erano molti meno di quelli denunciati, e la loro schedatura – soprattutto dei bambini – è stata effettuata con metodi diversi e più tradizionali, d’intesa con la Croce rossa; anche se questa pratica più civile e più umana, decisa d’accordo con il sindaco Alemanno, è costata la destituzione al prefetto di Roma, Carlo Mosca.

Per quanto riguarda la schedatura dei "senza fissa dimora", osserviamo innanzitutto che molti di loro ce l’hanno, anche se non è scritta in nessun registro pubblico: sono le panchine dei giardini in cui passano le notti, rischiando di essere bruciati vivi dai soliti ignoti, come è capitato a uno di loro a Rimini.
Se poi si tratta di schedarli, in realtà qualcuno lo ha già fatto, ma con spirito diverso da quello del "pacchetto sicurezza". È morta qualche mese fa Lia Varesio, che nel 1980 fondò a Torino la Bartolomeo & C, un’associazione di volontari che tutte le notti uscivano nelle strade alla ricerca di "barboni" che dormivano sulle panchine o sotto i portici delle stazioni coperti di stracci, e portavano loro qualcosa da mangiare e da coprirsi, e li aiutavano a trovare un rifugio.
In una sua "memoria" di qualche anno fa, Lia ricordava di aver attuato per loro, in accordo con il Comune, "la reiscrizione anagrafica", in modo tale che potessero riacquistare un’identità, visto che molti di loro erano stati davvero "cancellati".
L’opera da lei avviata continua, in una cultura opposta a quella della paura, del rifiuto del "diverso" e del ricorso all’autodifesa, in cui le "ronde" rischiano di essere il simbolo d’un comportamento che uno Stato di diritto non può e non deve permettersi. di Beppe Del Colle

Quanto vale la vita di un Rom o di uno straniero, sulle strade d'Italia?

5 novembre 2008. Bruno Radosavljevic, un Rom di origine croata, nato a Torino, investe ad Acilia, alle porte di Roma, 13 persone, di cui tre restano feriti in modo rilevante. Il giovane, che vive nel campo di Dragona, rischia di essere linciato dalla folla.
I romani che abitano nei dintorni dell'insediamento, ne chiedono a gran voce, indignati, l'immediato smantellamento. Giornali e tv danno un enorme rilievo all'evento: l'odio razzista contro i Rom, in Italia, è di nuovo (se ce ne fosse bisogno) attizzato.
Pochi sanno che lunedì 8 settembre 2008, meno di due mesi prima dell'episodio che ha scatenato tanto clamore mediatico, un italiano residente a Melfi, sotto effetto di stupefacenti, investiva e uccideva in pieno centro un Rom romeno di 25 anni, quindi si dava alla fuga. Viaggiava con lui un altro cittadino italiano.
L'auto dei due ha trascinato il ragazzo Rom per oltre 50 metri, devastando il suo corpo, rendendolo irriconoscibile. I pirati venivano arrestati e denunciati per omicidio colposo e omissione di soccorso. La stampa si premurava di tutelarne le identità e dava il minimo rilievo all'evento, che passava in sordina.
Domenica scorsa, 16 novembre, un romano di 65 anni investiva e uccideva con un Fiat Doblò il 33enne romeno Mihai Constantin, abbandonando poi il luogo dell'incidente senza prestare soccorso. I Carabinieri di Tivoli hanno arrestato il pirata, accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso. Anche in questo caso, finora i media - che da questo momento solleciteremo a comportarsi secondo etica professionale - hanno dato ben poco rilievo alla tragedia.Il razzismo è ormai una malattia che ottunde coscienze e ragione tanto ai responsabili dei media, quanto a politici e comuni cittadini. Due pesi e due misure assai diversi per valutare il valore delle vite umane. di Roberto Malini

Mantova, se questa è democrazia...

Negli ultimi giorni due notizie hanno segnato politicamente la questione sinta e rom a Mantova: l’interpellanza in consiglio provinciale di Giovanni Fava, capogruppo della Lega Nord, e una deliberazione della giunta comunale di Mantova proposta dall’assessore Fabio Aldini.
Due diverse azioni politiche, un’interrogazione e una delibera, che però esprimono nello stesso identico modo la volontà di non considerare i bisogni espressi dalle comunità sinte e rom mantovane: uscire dalle logiche segreganti del ‘campo nomadi’ nel caso dell’interrogazione del consigliere Fava ed esercitare il diritto di manifestazione religiosa (vedi foto) nel caso della deliberazione proposta dall’assessore Aldini.
Nel primo caso il consigliere Fava viene a sapere che la giunta provinciale di Mantova ha deliberato un accordo di partenariato per la realizzazione del piano “mengur velto (il nostro mondo), progetto di interazione sociale”. Per questa ragione chiede all’assessore alle politiche sociali, Fausto Banzi, se le risorse utilizzate per questo progetto non avessero potuto essere prioritariamente utilizzate per finanziare un necessario quanto indispensabile fondo di solidarietà per i lavoratori delle imprese in stato di crisi o di dimissione.
Inoltre, il consigliere Fava chiede di sapere quanti contributi sono stati concessi dalla Provincia di Mantova, negli ultimi anni, a favore di “associazioni o enti che operano nell’ambito della mediazione culturale e nell’inclusione sociale di persone svantaggiate e appartenenti ad etnie diverse quali rom e sinti”. E chiede se corrisponde al vero che il progetto “mengur velto” preveda un costo complessivo di 907.340 euro.
Sarà certo importante far conoscere al consigliere Fava e a tutti i cittadini mantovani che il progetto è triennale e prevede un costo totale di 499.650 euro. Inoltre è da sottolineare che il programma include un finanziamento della Fondazione Cariplo pari a 300.100 euro, su un bando dedicato appunto a rom e sinti. In ultimo è bene far sapere che il progetto affronta tutte le problematiche presenti oggi a Mantova con un approccio integrato. Gli obiettivi sono:
1) costruire percorsi di autonomia per famiglie sinte, uscendo dalle logiche ghettizzanti ed assistenziali proprie del cosiddetto ‘campo nomadi’;
2) strutturare un centro di cultura sinta e rom che sappia offrire sia un punto di riferimento per le famiglie sinte e rom che un punto di diffusione e conoscenza delle ricchezze di queste culture per l’intera cittadinanza mantovana;
3) sostenere le attività lavorative svolte dalle famiglie sinte e svilupparne di nuove attraverso le potenzialità e i saperi espressi;
4) predisporre azioni d’intervento a favore della scuola, delle famiglie sinte, dei minori sinti e di tutti i minori frequentanti le scuole mantovane.
Ma è un’altra la questione che emerge nell’interpellanza del consigliere Giovanni Fava: quei soldi perché spenderli a favore dei bisogni dei sinti? Non sarebbe più logico spenderli per i lavoratori che rischiano il loro posto di lavoro per la crisi economica?

Per quanto riguarda la delibera della giunta comunale di Mantova siamo di fronte a un’azione politica che è diventata già un divieto perché è stata adottata. La Gazzetta di Mantova ha infatti titolato in prima pagina: “Basta raduni dei sinti al Migliaretto”.
Da alcuni anni la Missione Evangelica Zigana, confessione religiosa riconosciuta dallo Stato italiano, organizza a Mantova un convegno religioso, così come in altre città italiane. I pastori evangelici e i credenti vengono a Mantova per annunciare il messaggio evangelico ai sinti e ai rom mantovani ma non solo. Infatti tutti gli anni tante persone che non sono né sinte né rom si avvicinano a questo credo religioso, grazie proprio alla presenza della MEZ.
Di fatto è una manifestazione religiosa come tante altre che durante l’anno interessano Mantova, soprattutto da parte della Chiesa cattolica. Si pensi ad esempio alla processione dei Sacri Vasi. Certo nessuno ha mai pensato di vietare una manifestazione organizzata dalla Chiesa cattolica ma se la manifestazione la organizza una Chiesa evangelica, formata da sinti italiani, la ‘musica’ cambia.
Ma quali sono le ragioni che hanno indotto l’assessore allo sport, Fabio Aldini, a dire: «basta raduni dei sinti al Migliaretto»? I dirigenti del rugby Mantova e Viadana hanno annullato una loro manifestazione sportiva perché c’era la manifestazione religiosa.
E’ da sottolineare che in tutti questi anni quando la MEZ ha chiesto l’utilizzo dello spazio si è sempre adattata alle manifestazioni che già erano state programmate dalle società sportive presenti al Migliaretto. In quest’occasione il Comune di Mantova ad una settimana dall’iniziativa delle società di rugby nulla sapeva, perché nessuna richiesta era stata presentata da queste società per l’occupazione del suolo pubblico. E si sappia che i regolamenti comunali impongono la richiesta un mese prima dalla data di utilizzazione di uno spazio pubblico.
Inoltre, i pastori evangelici hanno limitato la loro occupazione proprio per venire incontro alle richieste delle società di rugby che di fatto avevano bisogno di spazi per il parcheggio delle autovetture. L’altra motivazione utilizzata è che la Polizia municipale aveva accertato la pericolosità per la circolazione pedonale e veicolare: una situazione che si presenta tutte le volte che viene fatta una manifestazione o che potremmo rilevare nell’intera città. Infatti, quando al Migliaretto c’è una manifestazione anche sportiva, bisogna rispettare i limiti di velocità (30 km/orari) e dare la precedenza ai pedoni. Ma a qualcuno dà fastidio, forse perché in questa occasione si tratta di una iniziativa dei sinti?
Ma è un’altra la questione che emerge da questa decisione: quali altri spazi esistono? Perché l’assessore Aldini non ha convocato la MEZ per trovare una soluzione, invece di fare la solita sparata sulla stampa?
Nel primo caso, l’interpellanza del consigliere Fava, si contrappone il bisogno di cittadini italiani che vivono in una situazione abitativa e lavorativa da terzo mondo, al bisogno di cittadini italiani che rischiano di perdere il loro lavoro. La strategia della guerra fra poveri. Implicitamente il consigliere della Lega Nord considera una parte di cittadini italiani – perché appartenenti alla minoranza sinta – meno detentori di diritti di altri cittadini italiani.
Nel secondo caso si contrappone il bisogno di cittadini italiani che organizzano una manifestazione religiosa, al bisogno di cittadini italiani che organizzano una manifestazione sportiva. In questo caso è bene sottolineare che la MEZ utilizza uno spazio pubblico 15 giorni all’anno, le associazioni sportive i restanti 350 giorni. Da alcuni anni a questa parte l’amministrazione comunale continua a ripetere che per attività quali quella promossa dalla MEZ altri spazi adeguati non esistono: ne consegue che la disposizione dell’assessore impegna tutta la giunta in una decisione di esclusione.
In tutti e due i casi, interpellanza e delibera di giunta, gli interessi dei cittadini italiani, appartenenti alle minoranze sinte, devono sempre sottostare agli interessi degli altri cittadini. Mai sono considerati alla pari. Se questa è democrazia… di Carlo Berini per Articolo 3