sabato 31 gennaio 2009

Roma, la Folgore per il nuovo censimento

Era stato annunciato lunedì scorso dal prefetto. Il nuovo censimento dei campi rom, quello fatto dalle forze dell’ordine, è partito il 29 gennaio da via del Baiardo, poco lontano da Ponte Milvio. Un’operazione che non ha niente a che vedere con quello volontario effettuato negli scorsi mesi dalla Croce Rossa. Questa volta in campo scendono agenti di polizia e municipale, affiancati dalla "Folgore" e dalla sala sociale del Comune. Una misura che, era stato detto dal Campidoglio, dovrebbe separare i "buoni" dai "cattivi". Dividere chi in Italia può stare e chi no. Non si conoscono però i criteri che saranno utilizzati per dividere i cosiddetti "buoni" (puri) dai "cattivi" (impuri).
E così ieri gli agenti dell’Ufficio di prevenzione generale e soccorso pubblico della questura, guidato da Raffaele Clemente, i militari della Folgore e gli agenti del XX gruppo della Municipale si sono presentati in questo campo alle spalle del Gran Teatro. Centottanta gli abitanti controllati, di cui la stragrande maggioranza di origine romena, diciotto le persone su cui fare ulteriori accertamenti e un arrestato: su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale. Niente impronte, se non per quelli con precedenti, che sono stati tutti accompagnati a via Patini per le verifiche. Un dispiegamento di forze enorme: insieme agli agenti e a una ventina di volanti, nel campo anche le unità cinofile e i poliziotti a cavallo. Per una operazione studiata nei minimi dettagli: i diciotto rom che sono stati portati all´Ufficio Immigrazione sono stati fatti salire su un autobus dell´Atac. Un modo, hanno spiegato, per non sconvolgere i minori che abitano nel campo e che sono stati lasciati con le famiglie.
Insomma, si parte, ancora una volta, con un censimento. Nei prossimi giorni verranno controllati, con le stesse modalità tutti gli insediamenti autorizzati.

Proprio ieri il sindaco Alemanno ha firmato con i rappresentanti del Casilino 900 una dichiarazione di intenti, un modo per sancire la volontà di collaborare in vista della riorganizzazione del “campo nomadi”. Un documento di sei articoli che prevede l´impegno dell’amministrazione a realizzare, dopo aver bonificato gli eventuali allacci abusivi, uno o più punti di distribuzione di acqua ed energia elettrica all’interno dell’insediamento con relativi contatori generali per rendere possibile il regolare collegamento agli impianti privati. Le bollette verranno pagate dalle famiglie, eccezione fatta per chi versa in condizioni particolarmente disagiate. Non solo. Il Campidoglio si è impegnato a garantire un controllo periodico della situazione igienico sanitaria, mentre i rom hanno promesso di conservare le strutture in buono stato anche attraverso la manodopera del campo. Il tutto nell’attesa di un trasferimento che, ha detto Alemanno, «vorremo fare entro l´estate». Nessuna indicazione sulla nuova destinazione, né del Casilino 900 né degli altri insediamenti: «Sarà il prefetto a comunicarle nel momento opportuno». di Maria Elena Vincenzi

venerdì 30 gennaio 2009

Dopo il Giorno della Memoria

500.000 esseri umani di etnia rom e sinta sono stati uccisi durante il nazismo e il fascismo, ma inspiegabilmente questo dato è scomparso dalle nostre scuole. Mi chiedo se è forse a questa dimenticanza che si riferiscono tutti quegli italiani che vorrebbero rimettere mano, riscrivere i testi scolastici di storia.
Sì, certamente il revisionismo storico tende a ricucire questa dimenticanza.
500.000 rom e sinti uccisi durante il nazismo e il fascismo, sono stati dimenticati dalla legge n. 211 del 20 luglio 2000: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, - Giorno della Memoria - al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio…”.
E’ assai curioso che di 12.000.000 di morti se ne ricordi solo una parte. Non sono mica categorie sindacali da difendere. Se non sbaglio erano i nazisti a dividere e a selezionare.
Sì, certamente chi ha trascritto la legge deve aver dimenticato qualche riga nella penna.
Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento in occasione della celebrazione del “Giorno della Memoria” deve aver saltato qualche riga perché anche lui ha dimenticato i rom e i sinti.
Ma anche il Ministro Mariastella Gelmini ha tralasciato di ricordare accanto ai tanti cittadini ebrei morti, i tanti cittadini italiani rom e sinti che pure sono morti in seguito alle leggi razziali.
Sì, certamente anche lei deve aver tralasciato qualche riga del discorso.
Peccato, peccato davvero che il Ministro Roberto Maroni non abbia deciso di intervenire sull’argomento perché lui, ne sono certo, degli zingari non se ne sarebbe di sicuro dimenticato. di Pino Petruzzelli, autore di Non chiamarmi zingaro (Chiarelettere, 2008)

Siamo medici, non siamo spie. La fiaccolata!

Il 3 febbraio andrà in votazione al Senato un emendamento depositato dalla Lega che vuole cancellare il divieto di segnalazione.
Il diritto alla salute per gli immigrati irregolari sarebbe calpestato se passasse un principio di questo tipo. Il divieto di segnalazione è oggi uno strumento che permette a chiunque di accedere alle strutture sanitarie a prescindere dalla propria situazione amministrativa, a garanzia della propria salute e della salute di tutti.
Il rischio di essere segnalato creerebbe nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza, in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Ciò potrebbe creare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri - con aumenti dei costi legati alla necessità di interventi più complessi e prolungati - e ripercussioni sulla salute collettiva - con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili.
Lunedì 2 febbraio, dalle 17:30 alle 20:00, fiaccolata davanti a Montecitorio.
Come possiamo pensare di vivere davvero in questo mondo se ci sono indifferenti le sorti di chi ci sta accanto? Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG)

Roma, assemblea pubblica per l'integrazione e la convivenza

Otto mesi fa, il 30 maggio 2008, la Presidenza del Consiglio dei Ministri emanava tre Ordinanze: “disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Lazio, Lombardia, Lazio e Campania”. I dispositivi hanno anche nominato tre Commissari straordinari nelle persone dei Prefetti delle tre città.
Oltre al censimento della popolazione rom e sinta, le Ordinanze predisponevano precise misure d’integrazione dirette a tali comunità, in modo particolare ai minori. Tra queste: il censimento delle persone che vivono nei campi; l’eliminazione di campi abusivi, attraverso l’individuazione di altri siti idonei a realizzare campi autorizzati in cui spostare queste persone; la realizzazione di interventi idonei a ripristinare i livelli minimi delle prestazioni sociali e sanitarie; nonché interventi atti a favorire l’inserimento e l’integrazione delle persone trasferite nei campi autorizzati ed in particolare la scolarizzazione dei minori in età scolare.
Lo scorso giugno abbiamo lanciato un appello contro le discriminazioni e le violenze perpetrate nei confronti della popolazione rom e sinta in Italia. Discriminazioni che si sono concretizzate anche in provvedimenti assunti dopo i poteri speciali ai sindaci, attraverso ripetuti raid indiscriminati contro i campi nomadi, nella proposta di schedatura anche dei bambini, e nella proposta di espulsione dal territorio italiano di cittadini anche comunitari.
Anche per questo abbiamo lanciato una campagna che ha raccolto le adesioni di 650 personalità, con l’obiettivo di far sentire la voce di chi si oppone alla criminalizzazione del diverso ed alla xenofobia diffusa attraverso leggi e l’uso di strumenti istituzionali. Siamo convinti, più che mai, che il razzismo, comunque motivato, è pericoloso non solo perché nega libertà e diritti umani fondamentali, ma anche in quanto apre la strada a comportamenti abnormi, anche individuali. Tutto questo è emerso nell’iniziativa realizzata presso la Provincia di Roma lo scorso 4 luglio.
Purtroppo si è dovuto constatare che, finita la campagna di stampa ed i toni a volte scandalistici, l’attenzione verso queste popolazioni è di fatto scomparsa, e ben poco si è fatto per attuare misure concrete d’integrazione ed accoglienza, soprattutto non si è messo fine a campi ghetto – dove adulti e bambini vivono in condizioni al limite del sopportabile – e non si sono offerte soluzioni concrete di integrazione (che sono poi il vero antidoto contro l’intolleranza ed il razzismo, individuale e non) e per una maggiore sicurezza per tutti.
Ci chiediamo allora, terminato il censimento: perché le autorità preposte – in particolare i commissari straordinari – i sindaci e lo stesso Governo, non hanno avanzato un piano concreto di misure di accoglienza ed integrazione, a partire dai bambini e dalle donne, Rom, Sinti a Camminanti? Perché i partecipanti dell’opposizione non hanno ritenuta questa una priorità?
Ci chiediamo anche: dobbiamo aspettare un’altra emergenza, magari dai toni mediatici scandalistici, perché chi è preposto a farlo, torni ad occuparsi di situazioni di emergenza di vita che durano ormai da anni, e che tolgono a questa gente il diritto a sperare nel futuro?
Siamo coscienti che, in questa materia come in quella più generale dell’immigrazione, non vi siano soluzioni facili. Siamo però convinti che il percorso giusto sia quello di riprendere un confronto tra tutti gli attori in campo in un clima costruttivo di dialogo bipartisan. E’ importante, crediamo, far valere le ragioni del dialogo, della solidarietà, e della civile convivenza tra tutti gli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle o dall’etnia.
Per questo motivo chiamiamo tutti - autorità, parlamentari, sindaci, prefetti, rappresentanti istituzionali, esperti e rappresentanti dell’Associazionismo di Rom e Sinti - a partecipare ad un’assemblea pubblica, già convocata per il pomeriggio del 26 febbraio p.v., a partire dalle ore 15.00, presso la sala di Palazzo Marini, Roma. L’obiettivo è quello di trovare insieme risposte ed azioni concrete di integrazione, nel rispetto della popolazione rom e sinta e delle esigenze di civile convivenza per tutti i cittadini. di Daniela Carlà, Giuseppe Casacci, Luca Cefisi, Christopher Hein, Piero Soldini

Roma, i bambini sinti e rom invitano i loro compagni di scuola al circo

L'Associazione Romà Onlus e Focus Casa dei Diritti Sociali realizzeranno sabato 31 gennaio 2009 al Circo Lidia Togni (Via Appia Nuova 1050, Capannelle) uno spettacolo interamente dedicato ai bambini rom e sinti di Roma.
Per una volta potranno essere i piccoli rom e sinti a poter invitare i loro amici e compagni di scuola ad un evento, dove potranno conoscere meglio la cultura rom e sinta. Sarà presente un coro misto di bambini, proveniente da Latina dove da tempo si è avviato un processo analogo di scolarizzazione, che canterà l'inno delle popolazioni rom e sinte e l'inno di Mameli. L'evento si svolge con il patrocinio del Comune di Roma e dell'Assessorato alle Politiche Educative, Scolastiche, l'assessore Laura Marsilio interverrà all'evento.
Questa è la prima di una serie di iniziative incentrate sulla riscoperta e valorizzazione della cultura delle popolazioni rom e sinte, in modo da porre l'accento sui molti aspetti positivi e sulla capacità dei Rom e Sinti di interagire oggi con le società ospitanti.
L'Associazione Romà, costituita prevalentemente da Rom e Sinti, contraddicendo ogni pregiudizio, sottolinea che "i Rom e i Sinti sono, nella storia, comunità attive e laboriose: circensi, artigiani, allevatori di cavalli, giostrai, commercianti, etc. che hanno da sempre saputo contribuire ai bisogni dell'economia e della società nella quale si sono insediati".

Ce vorrebbe proprio n'altro Hitler...

Sto correggendo i compiti di grammatica dei miei alunni mentre con il treno sono diretto a Roma. Davanti a me ho una distinta signora, truccata e ben vestita e fino al momento molto taciturna, e altri viaggiatori nei sedili vicini. Passa come spesso avviene una giovane nomade che lascia un foglietto di carta in cui dice di aver bisogno di soldi per dar da mangiare ai suoi tre figli malati.
Penso sempre che si tratta di una bugia e il più delle volte non lascio niente, perché non sopporto gli inganni, soprattutto a spese dei bambini; ma in cuor mio penso anche che comunque la sua presenza e il suo gesto non mi infastidiscono, perché chiedere l'elemosina su un treno non è un reato, perché non sta rubando come spesso fanno molte sue coetanee e perché in fondo i principali problemi nella mia vita non me li hanno mai prodotti i rom ma semmai Berlusconi, la Moratti, i fautori della Legge Biagi e la Gelmini, che hanno precarizzato la mia esistenza e si godono la vita con i loro fior di stipendi milionari. Comunque. Quando la giovane nomade passa a ritirare i foglietti lasciati sui sedili chiedendo qualche moneta la signora seduta di fronte a me le dice testualmente: “Io nun te dò proprio niente, vedi d'annattene, anzi, ma perchè non ve ne tornate tutti al paese vostro invece de sta qui in Italia a fa solo danno?”.
Io alzo un momento gli occhi dai compiti e la guardo, lei prosegue la sua invettiva: “Questi vengono qui e so boni solo a rubà, a violentà le ragazze e ammazzà la gente, ma che ce stanno a fà in Italia?”. A quel punto non riesco a trattenermi e le dico: “Beh, una volta c'erano i campi di concentramento, potremmo mandarli lì”.
Lei, evidentemente molto intelligente, si compiace del mio sostegno morale e aggiunge: “Ehhh.... è lì che dovrebbero annà, io ce li manderei tutti”.
Allora insisto: “E poi potremmo anche bruciarli, che dice? Come faceva Hitler”.
La signora a quel punto si rende conto che forse bruciare gli zingari è un po' eccessivo e inizia a sospettare che in realtà non stia appoggiando seriamente le sue idee. Mi guarda innervosita senza dire niente, ma facendosi leggere eloquentemente in volto quello che deve aver pensato. “Ecco il solito comunista del cazzo che difende a tutti i costi i criminali. Dovrebbe fà la fine loro”.
La conversazione sembra finita lì ma invece le mie ultime parole vengono riprese da un altro signore seduto più accanto, che se ne esce così: “Ehhh... ce vorrebbe proprio n'altro Hitler pe' questi qui”. Mi si gela il sangue, alzo gli occhi e mi giro verso sinistra per guardare chi è questo fenomeno che ha nostalgia di Hitler e... di Marco Galice, continua a leggere…

Roma, i Rom tra uno sgombero, un accordo e un allarme

Sgombero. Distrutto ieri mattina un insediamento abusivo a Ponte di Nona: tra le famiglie che sono state allontanate anche molti bambini che abitavano nelle baracche sparse in un raggio di 500 metri in condizioni disperate. Quindici i denunciati, tra loro anche due donne. I ripari, poco più che capanne sporche e anguste, erano costruite di materiale di risulta e vecchi pezzi di legno. Erano cittadini romeni di etnia Rom. Il campo abusivo era sorto nei pressi di via Don Primo Mazzolari, le baracche sono state demolite una per una con un lavoro durato diverse ore. A tutte le persone rimaste senza un ricovero è stata data la possibilità di poter usufruire dell'assistenza alloggiativa nella struttura dell'ex Fiera di Roma, in via dell'Arcadia.
Accordo a Casilino 900. «Insieme ai rappresentanti del Casilino 900 e al VII Municipio abbiamo firmato oggi un patto con cui si comincia una bonifica dal punto di vista della spazzatura e dell'attacco di acqua e luce in questo campo, insieme ad una collaborazione per lo spostamento dell'insediamento e per trovare percorsi condivisi. Dalla settimana prossima comincia la nuova fase e la nuova vita del Casilino 900». Lo ha detto stamattina in Campidoglio il sindaco di Roma Gianni Alemanno, in merito alla dichiarazione di intenti firmata in Campidoglio. Un sacerdote della diocesi è impegnato nell'aiuto e nell'assistenza delle famiglie del campo.
Allarme a Vallerotonda. Polemiche tra i residenti del comune del Cassinate Vallerotonda di fronte all'ipotesi di ospitare alcune famiglie di rom allontanati dai campi nomadi delle grandi città. Il commissario prefettizio che regge l'amministrazione dopo la sfiducia espressa, alcuni mesi fa, dall'assise civica al primo cittadino Giovanni Rongione, avrebbe indicato come possibile sito in cui ospitare nuclei di nomadi, alcune vecchie case Ater nella frazione di Cardito. I residenti, ovviamente, allarmati da questa ipotesi, protestano e ritengono che «la decisione non possa essere presa da una rappresentanza non eletta dai cittadini». Il commissario, invece, ha riferito di aver partecipato insieme ad altre rappresentanze del territorio, ad alcune riunioni indette dalla prefettura di Roma per far fronte al fenomeno delle popolazioni nomadi ma di non aver preso delle decisioni in merito. Avrebbe ammesso però che «al fax di richiesta di eventuali disponibilità inviate dalla prefettura capitolina, il responsabile dell'ufficio tecnico ha risposto chiarendo che l'unica possibile disponibilità era individuabile presso le case Iacp in località Cardito che comunque versano in uno stato di totale inagibilità». E dunque tale posizione non sarebbe immediata. La questione però, mantiene i cittadini in pre allarme.

Italia vs Brasile, stereotipi e razzismo

Sullo scontro in atto tra l’Italia e il Brasile, per l’estradizione di Cesare Battisti, ci ha incuriosito un commento pubblicato da Agora Vox Italia. Come molti sanno Battisti, presunto ex terrorista, scrittore, condannato all’ergastolo in Italia per responsabilità in quattro omicidi (alcuni lo vedrebbero come esecutore, altri come palo o complice), rifugiato in Francia e protetto fino al 2004 dalla "dottrina Mitterand", poi latitante, in Brasile, dove è stato recentemente arrestato. L’Italia ne chiede l’estradizione ma il Brasile la nega.
Secondo Riciard, che scrive su Agora Vox Italia, le ragioni sarebbero diverse. Ma una di queste ha destato la nostra attenzione. Il razzismo contro le popolazioni sinte e rom.
In Brasile gli stereotipi che colpiscono gli italiani sono quelli: del turista imbecille che va a letto con le ragazzine e del buono a nulla spendaccione. Ma da alcuni mesi i media brasiliano avrebbero puntato l’attenzione sul dilagare di fenomeni razzisti in Italia. Secondo Riciard, i brasiliani hanno seguito attentamente l’azione del Governo italiano e ne avrebbero valutata negativamente tutta l’opera, bollandolo come "razzista". Anche perchè alcune televisioni hanno messo in onda speciali sull’Italia razzista contro i Rom e i Sinti.
Sempre secondo Riciard, le parole del ministro della giustizia brasiliano nascondono alcune cose. Ovvero, l’accusa che la giustizia italiana risenta pesantemente, dell’atmosfera che si sta creando in Italia. Questo clima porterebbe, secondo i brasiliani, in auge la voglia di giustizia davvero sommaria, o quantomeno la totale impossibilità di Battisti di difendersi. Ma ci sarebbe un errore di fondo…

Roma, la Comunità Rom di Pietralata tra memoria e presente

La comunità rom dell'occupazione di via delle Cave di Pietralata partecipa alla Giornata della Memoria delle vittime del nazismo e del fascismo: insieme alla Shoah, la comunità rom ricorda anche il Porrajmos, lo sterminio del popolo Rom , come anche l'uccisione dei dissidenti tedeschi e dei comunisti, delle persone omosessuali, delle persone portatrici di handicap, degli aderenti alla religione pentecostale e dei Testimoni di Geova.
Secondo l'Università del Texas, in seguito al Porrajmos (in lingua romani significa "grande divoramento") morirono tra 500.000 e 1.500.000 di donne, uomini, bambini e bambine rom di tutto il continente europeo. In occasione della Giornata della Memoria, la comunità rom di via delle Cave di Pietralata si augura un futuro di accoglienza e solidarietà verso i migranti che partecipano alla vita italiana in tutti i suoi aspetti: nel lavoro, nelle scuole, nelle case, nei luoghi di culto, nella vita pubblica.
L'occupazione di via delle Cave di Pietralata è stata fatta il 14 febbraio 2008, quando una comunità di rom rumeni, che vivevano in baracche di fortuna a Quintiliani, è entrata in un'area abbandonata per rispondere alle necessità abitative più elementari. La comunità rom è composta da circa 60 persone, di cui la metà minori di 18 anni; 15 bambine e bambini in età scolare sono stati inseriti nelle scuole della zona, dando loro la possibilità di migliorare la propria vita e di conoscere meglio l'Italia attraverso l'istruzione e la socialità. Alcune donne hanno svolto attività di sartoria e sperano di creare al più presto un laboratorio che permetta loro di lavorare e contribuire al mantenimento della propria famiglia. L'occupazione è sostenuta da diverse associazioni (Arci, Popica onlus, La Strada, bottega del commercio equo Tutti giù per terra, Diversamente) e dai partiti del centro-sinistra.
Il 14 febbraio 2009, in occasione del primo anniversario dell'occupazione, si svolgeranno delle iniziative sulla cultura rom, aperte al territorio ed alla cittadinanza romana. di Comunità Rom di via delle Cave di Pietralata, Roma, 27 gennaio 2009

mercoledì 28 gennaio 2009

Razzismi quotidiani, il monitoraggio sui media condotto da Naga e Cospe

"Una ragazza mi ha detto “negro di merda” quando si è seduta sull’autobus di fianco a me". Quando entriamo nei negozi di abbigliamento le commesse ci guardano male". "La polizia ci tratta come criminali, diventa sempre più difficile".
Sono voci di stranieri in Italia alle prese con i “razzismi quotidiani” perpetrati da gruppi di persone o da singoli individui, dalle forze dell’ordine, da controllori sui mezzi pubblici, da personale della sicurezza privata, da datori di lavoro.
Le associazioni Naga e Cospe hanno intervistato nell’arco di un mese 580 cittadini stranieri e monitorato i mezzi d’informazione nell’intento di mettere a confronto l’informazione in materia di discriminazione e razzismo con l’effettivo vissuto dei cittadini stranieri. I risultati sono stati presentati il 26 gennaio a Milano.
Il quadro che emerge dalle interviste del Naga è preoccupante: ad almeno 1 persona su 5 è capitato di essere trattata male dalle forze dell’ordine; ad 1 persona su 5 di dormire per strada; a 3 persone su 10 di essere offese sui mezzi pubblici e di essere guardate male per strada; a 3 persone su 10 di non essere pagate per un lavoro; a più della metà del campione di perdere all’improvviso il lavoro.
E' la preoccupazione di ammalarsi a prevalere, che si intreccia con quella di perdere il lavoro. Per il 65% del campione, infine, la vita in Italia è cambiata negli ultimi anni e, per la grande maggioranza di questi, in modo negativo.
“I dati evidenziano una situazione odiosa, una sorta di "normalizzazione" degli atti di discriminazione e razzismo, che incide negativamente sulla vita di persone che vivono e lavorano in Italia”. dichiara Pietro Massarotto, presidente del Naga.
“Inoltre – aggiunge - ci ha colpito il fatto che di fronte a un’incidenza media del 30% di episodi di sopraffazione, la percezione critica di ciò che accade sia fortemente sottodimensionata nei racconti dei cittadini stranieri, che, in un contesto di criminalizzazione continua, paiono aver alzato il livello di sopportazione degli abusi”.
L’analisi del Cospe su testate locali e nazionali (carta e web) ha rilevato una media di 1,3 episodi di razzismo al giorno.
Gli immigrati sono state le vittime principali, soprattutto i cittadini di nazionalità rumena, e sembra che il colore della pelle sia l’elemento che rende le persone di origine straniera, anche se nate in Italia o cittadine italiane, più esposte a violenze, insulti e comportamenti offensivi. Alta la percentuale di atti di violenza “istituzionale”, compiuta da forze dell’ordine e da persone in una posizione di autorità, come i controllori dei mezzi di trasporto. Tra le principali vittime i Rom e Sinti.

“Gli immigrati non sono rappresentati come persone a tutto tondo; come risulta anche dalla nostra analisi essi sono frequentemente ridotti ad una nazionalità” afferma Udo Enwereuzor, esperto di discriminazioni e responsabile COSPE del progetto europeo RAXEN (Rete di informazione europea sul razzismo e la xenofobia).
“Inoltre, - sottolinea Enwereuzor - come abbiamo rilevato, la loro voce nei media e nel dibattito pubblico è del tutto residuale. Così come la voce del mondo associativo, di esperti, di attori che ruotano nel mondo dell’ immigrazione è raramente presa in considerazione come fonte. Dal nostro monitoraggio emerge infatti la tendenza dei giornalisti a utilizzare quasi esclusivamente voci e fonti istituzionali”. Leggi i rapporti…

Giornalisti contro il razzismo

La campagna per la messa al bando della parola clandestino (e non solo quella) sta proseguendo, trovando nuovi consensi. Fra le novità più importanti degli ultimi mesi, c'è la decisione dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna, che ha approvato all'unanimità l'adesione alla campagna. E' da sperare che l'esempio sia presto seguito dagli altri ordini regionali. A questo fine, sollecitiamo chi ha già aderito a sollecitare il proprio ordine regionale affinché faccia altrettanto (i sottoscrittori della campagna sono ormai distribuiti in tutta Italia).
Fra i nuovi materiali disponibili sul sito:
- l'adesione della Regione Emilia-Romagna e la lettera inviata all'Ordine del Piemonte-Val d'Aosta da un'aderente alla campagna, Silvia Berruto;
- la lettera aperta scritta ai direttori dei principali telegiornali nazionali da Luigi Manconi - sociologo ed ex sottosegretario, oggi presidente dell'associazione A buon diritto - affinché aderiscano alla campagna e smettano di usare la parola clandestino nei loro notiziari;
- un articolo scritto da Beatrice Montini, una delle promotrici della campagna, sulle origini, le finalità e i primi risultati di questa iniziativa.
Infine un appuntamento: Aosta, lunedì 2 febbraio 2009, ore 21,30 (Espace Populaire, via Mochet 7) l'informazione contro il razzismo, con Lorenzo Guadagnucci, promotore di "Giornalisti contro il razzismo" e Silvia Berruto. L’evento è promosso dall'associazione Saperi & Sapori, dalla cooperativa sociale Rosso Piccante, dall'ARCI Valle d'Aosta con "Giornalisti contro il razzismo").

Livorno, in ricordo del Porrajmos

L’Associazione Don Nesi/Corea invita tutta la cittadinanza, giovedì 29 gennaio, all’evento: in ricordo del Porrajmos, la Giornata della Memoria dello sterminio nazifascista dei Rom e dei Sinti.
Anche quest’anno è proposta una serata in ricordo della tragedia dei campi nazisti dove vennero uccisi oltre 500.000 Sinti e Rom. Sarà anche l’occasione per fare un aggiornamento sulla attuale capacità di accoglienza, ospitalità, accettazione ed incontro con l’altro. In sostanza sul grado di umanità, in una società sempre più dominata da egoismi, paure, intolleranze e razzismi. Soprattutto nei confronti degli ultimi, degli emarginati, dei “dannati” della terra.
Di seguito il programma:
- ore 21.30, proiezione del video – documentario “In ricordo del Porrajmos – voci da uno sterminio dimenticato”;
- ore 22.30, incontro aperto, riflessioni e confronti sull’accoglienza dei Rom sul territorio di Livorno. Interventi di alcuni operatori del sociale e del mondo dell’associazionismo livornese e pisano e testimonianze dirette di alcune famiglie rom.
L’evento è stato organizzato in collaborazione con: la Circoscrizione 1 del Comune di Livorno, l’Associazione Africa Insieme, il gruppo Everyone e l’amica Isabella Bianchi, indispensabile nei suggerimenti e nei contatti.
Per informazioni: Associazione Don Nesi/Corea, Largo Nesi n. 9, Villaggio Scolastico Di Corea, Livorno, telefono e fax 0586 424637, e-mail fondazione@fondazionenesi.org

martedì 27 gennaio 2009

Porrajmos

Quanti oggi conoscono la parola Porrajmos? Pochissimi. Questo è l’indizio più significativo di come la memoria dei popoli che ci si ostinia a chiamare "zingari" e "nomadi" fatichi a trovare ascolto e cittadinanza in Italia. Porrajmos è la parola che nelle lingue sinte e rom definisce il divoramento subito in Europa tra il 1934 e il 1945.
I Rom e i Sinti, fin dall’arrivo in Europa nel 1400, sono stati sempre perseguitati, cacciati e banditi da ogni Stato per la loro diversità. Le loro culture, la loro lingua, i loro sistemi sociali, così diversi da quelli della società maggioritaria (in senso numerico) sono sempre stati negati. Il culmine della persecuzione è stato raggiunto in un’epoca recente: nel periodo nazista e fascista.
Se la memoria della Shoah si affievolisce in vuote celebrazioni istituzionali, la persecuzione razziale subita dai Rom e dai Sinti è stata rimossa o addirittura negata.
L’Europa nazista e fascista fu teatro dell’annientamento di almeno la metà dell’intera popolazione rom e sinta europea. Cinquecentomila uomini, donne e bambini perseguitati, imprigionati, uccisi, deportati nei lager e seviziati, vittime degli orrendi esperimenti medici nazisti, sterminati nelle camere a gas e nei forni crematori.
Nei processi ai nazisti colpevoli di crimini contro l’umanità che seguirono la liberazione, primo tra tutti quello di Norimberga, Rom e Sinti non ebbero spazio. Le loro sofferenze non solo non vennero mai indennizzate ma nemmeno prese in considerazione. Solo nel 1980 il governo tedesco, in seguito ad una iniziativa della Verband Deutscher Sinti und Roma, riconobbe ufficialmente che i Rom e i Sinti durante la guerra avevano subito una persecuzione razziale.
In Italia le popolazioni sinte e rom non hanno ancora ricevuto nessun riconoscimento ufficiale per le persecuzioni su base razziale subite durante la dittatura fascista. La Legge n. 211 del 20 luglio 2000 che istituisce il Giorno della Memoria non ricorda lo sterminio subito dalle popolazioni sinte e rom.
Oggi esiste una documentazione inequivocabile per affermare che i Rom e i Sinti dal 1938 al 1945 furono le uniche popolazioni, insieme al popolo ebraico, vittime di uno sterminio di matrice razziale.
I motivi che hanno portato allo sterminio dei Rom, dei Sinti e degli Ebrei e di altre minoranze possono riproporsi oggi, sebbene in un contesto e su scala diversi, colpendo altre minoranze indifese, esposte all’intolleranza, alla xenofobia e alla violenza razzista: i migranti, i neri, gli omosessuali e ancora gli stessi Rom e Sinti.
Ciò che dovrebbe farci riflettere è che il Porrajmos e la Shoah furono messi in atto in un periodo in cui la civiltà occidentale era al culmine dello sviluppo culturale ed economico. La Shoah e il Porrajmos sono parte integrante delle costruzioni sociali occidentali, sono stati generati dalla stessa Europa cristiana e cattolica nella quale viviamo oggi. Ecco perché la Shoah e il Porrajmos ci appartengono intimamente.
Perpetrare l’oblio nel quale si rischia di cancellare questi eventi equivale a legittimare un’oltraggiosa indifferenza per tutte le vittime della follia nazi-fascista ma, soprattutto, è il segno di una cecità pericolosa e potenzialmente suicida per la stessa Europa.
Ciò che accade oggi in Italia alle popolazioni Sinte e Rom è anche il risultato di questo oblio, di questa ipocrita indulgenza nei confronti della memoria storica propria della società maggioritaria, in senso numerico.
I Rom e i Sinti sono scacciati, mal tollerati e rinchiusi nei “campi nomadi”. A queste popolazioni, italiane da generazioni, viene ancora negato il diritto di essere parte integrante e interagente del Paese.
Visita la mostra fotografica e documentale, realizzata dall’Istituto di Cultura Sinta in collaborazione con l’associazione Nevo Drom di Bolzano. La mostra è tratta dal libro Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz, pubblicato dall’Istituto di Cultura Sinta, grazie al lavoro di ricerca dello storico Luca Bravi.

Mantova, presentazione del primo Rapporto sulle discriminazioni

L’Istituto di Cultura Sinta invita tutti all’evento “il presente della memoria”, giovedì 29 gennaio 2009, presso l’Aula magna dell’Università di Mantova. L’evento è organizzato da Articolo 3, Osservatorio sulle Discriminazioni per la presentazione del Rapporto 2008.
Il 29 gennaio racconteremo in sintesi cosa abbiamo incontrato in otto mesi di esplorazione della stampa locale, parleremo di chi ha contribuito alla nostra riflessione, lasceremo spazio ai ragazzi e alle ragazze che sulle discriminazioni hanno lavorato in alcune scuole con i loro insegnanti e autonomamente nel Gruppo Giovani di Articolo3. Poi daremo la parola, per un dialogo vero, ai nostri ospiti: persone diversissime per professione, formazione, provenienza, appartenenza, ruolo istituzionale: non chiediamo loro di tenere relazioni ma di entrare in dialogo con noi mettendosi in gioco per ragionare su metodi e contenuti del nostro lavoro contro le discriminazioni, i pensieri e le pratiche che le generano. Sullo sfondo di questo presente complesso la memoria degli stermini perpetrati dal totalitarismo fascista e dai suoi collaborazionisti.
E, sempre, le parole di Primo Levi: «A molti individui o popoli può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un’infezione latente. […] La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo».
La giornata si articolerà nel seguente modo:
9.30 – 13.00: presentazione e discussione con gli studenti delle scuole superiori
16.30 – 19.30: incontro con il pubblico
Presenteranno il Rapporto 2008: Maria Bacchi (Articolo 3 e Istituto Mantovano di Storia Contemporanea), Carlo Berini (Articolo 3 e associazione Sucar Drom), Eva Rizzin (Articolo 3 e Istituto di Cultura Sinta), Angelica Bertellini (Articolo 3). Interverranno: Fiorenza Brioni, Sindaco di Mantova, Maurizio Fontanili, Presidente della Provincia di Mantova. Saranno presenti per la discussione: Paolo Foschini (giornalista, Corriere della Sera), Tommaso Vitale (sociologo, Università La Bicocca di Milano), Fabio Levi (storico, Università di Torino), Sumaya Abdel Qader (scrittrice, co-fondatrice dei Giovani musulmani d’Italia), Guido Vitale (coordinatore dei dipartimenti Cultura e Informazione dell'Unione delle comunità ebraiche italiane). Con la partecipazione dei Direttori dei quotidiani locali: Enrico Grazioli, Gazzetta di Mantova e Romano Gandossi, Voce di Mantova.

domenica 25 gennaio 2009

Tra pubblicità e incompetenza

È stato già detto che la crisi di Lampedusa e gli stupri di Roma sono il segno del fallimento delle politiche del governo. Credo che siano qualcosa di più e di peggio: la prova di un deficit - culturale, prima che politico - nel governo di fenomeni complessi e moderni, come l'immigrazione e la sicurezza.
Sono temi (immigrazione e sicurezza) che, frullati insieme, banalizzati con messaggi ripetuti all'infinito, eccitati con emotività in una campagna elettorale, possono anche annullare ogni pensiero e razionalità. Alla prova del governo, quelle criticità impongono però intelligenza delle cose e delle soluzioni, capacità di costruire condizioni di consenso internazionale e domestico. Concrete e realistiche politiche pubbliche e non pessima pubblicità di un giorno.
Immigrazione e sicurezza, si sa, dovevano essere i cavalli di battaglia del governo. Berlusconi, all'esordio del suo governo, ha presto voluto far sapere di voler "dare risposte all'insicurezza dei cittadini"; di voler "decidere" presto e subito con una rosa di provvedimenti con forza di legge che hanno separato, nei primi cento giorni, lo Stato dal diritto, la decisione dalla legge, l'ordine giuridico dalla vita. Si è creato un "vuoto del diritto" che ha sospeso le norme e trasformato il diritto in un dispositivo di governo manipolabile secondo necessità.
Da questa cultura dello "stato d'eccezione" è nata una militarizzazione delle città che declina le ragioni dello Stato con l'esibizione, la forza, le armi. E' da un immaginato e truccato "stato d'emergenza" perenne che è stato partorito il "diritto penal-amministrativo della diseguaglianza" scritto per fronteggiare le ondate migratorie (immigrazione clandestina come reato, impronte ai rom). Le conseguenze di queste scelte le abbiamo sotto gli occhi. Con i numeri: l'ottanta per cento in più di sbarchi.
La realtà della vita, la violenza degli stupratori o la disperazione dei migranti, hanno dimostrato l'inefficacia dell'azione del governo. Berlusconi non se ne cura, come si vede. E' ancora in campagna elettorale. Questa volta in Sardegna (presto per Europee e amministrative). Minimizza la crisi di Lampedusa e le sue ragioni. Per cancellare gli stupri di Roma, rilancia la militarizzazione delle città moltiplicando per dieci i soldati che vedremo agli angoli delle piazze, nei centri storici delle nostre città (solo lì, li vedi).La manovra pubblicitaria, buona per i tiggì della sera, non riuscirà a nascondere anche nel breve periodo gli errori culturali, e quindi politici, dell'esecutivo. Lo si osserva ormai anche nelle file della destra quando si confrontano i passi di Berlusconi con le iniziative di Brown, Zapatero, Merkel e Sarkozy. Anche ai settori più liberali della destra appare "incomprensibile la scelta di delegare totalmente alla Lega la gestione governativa dell'immigrazione esercitata solo e unicamente sul fronte dei clandestini e dell'ordine pubblico e totalmente latitante sul fenomeno riformista del modello di integrazione degli immigrati" (Carlo Panella). E' una politica che mette in rotta di collisione il governo con tutti e, per dirla con le parole dell'Osservatore romano, "accentua tendenze di chiusura autarchica e di arroccamento sociale". Il governo oggi può vantare conflitti con il mondo cattolico e anche con il Vaticano, con l'Europa, con l'Onu, con le organizzazioni umanitarie e la prassi giuridica dei diritti fondamentali dell'uomo (più volte la commissione e il parlamento europei sono intervenuti contro le tracce xenofobe dei provvedimenti di palazzo Chigi). di Giuseppe D'Avanzo, continua a leggere…

Guidonia, pogrom contro i Rom

A Guidonia un orribile reato, lo stupro di una ragazza da parte di un branco di cinque uomini, crea una nuova campagna politico/mediatica contro le popolazioni rom. Su tutti i quotidiani e i telegiornali da alcuni giorni siamo costretti a vedere, senza nessun commento di riprovazione, una nuova stigmatizzazione delle popolazioni rom.
E non solo, perché sono subito iniziati veri e propri pogrom: distruzione delle povere baracche di disperati senza nessun intervento di tutela per queste famiglie. Uno scandalo per un Paese che si dice civile.
Solo pochi giorni fa il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, aveva parlato di politica a rischio di xenofobia e immemore dei principi umanitari. E tutti i politici italiani si erano scandalizzati.
Oggi, assistiamo nuovamente a violenze, distruzioni, cacciate… senza che nessun commentatore politico si indigni per questo utilizzo dei Rom come capro espiatorio di una società incapace di uscire da cliché culturali maschilisti. Fino quando avremmo dei politici che fanno del maschilismo un’arma politica sarà ben difficile che si riuscirà a combattere efficacemente le violenze che subiscono le donne.
Ma intanto qualcuno deve essere sacrificato sull’altare mediatico e chi se non i Rom. Il bersaglio più facile, l’unico che non ha gli strumenti per difendersi. Se questa è democrazia…

Roma, cacciati con i Rom anche i Diritti Universali dell’Uomo

L’ordine regna di nuovo a Villa De Sanctis. I barbari sono finalmente stati espulsi dalla Polis. La loro colpa: esistere. Giustizia è fatta! Molti residenti potranno così tirare un respiro di sollievo
Nella primissima mattinata del 23 gennaio due pullman e ingenti forze di polizia hanno portato via, per controlli identificativi, gli uomini Rom accampati con le loro famiglie ai bordi del parco omonimo, separandoli dalle loro donne e figli, i quali, abbattute nel frattempo tutte le povere baracche, mentre scriviamo sono ancora in attesa della futura sorte, all’addiaccio e in silenzio, senza un lamento, neppure una debole protesta.
E’ calato da un pezzo il buio sul cielo del parco, e sta piovendo a dirotto. Gocce d’acqua che, chissà se riusciranno a lavare la cattiva coscienza di alcuni di noi.
La “soluzione” logistica alternativa (almeno per la notte) che si prospetta, grazie anche all’interessamento del Presidente del Sesto Municipio, è quella della Fiera di Roma. Non sappiamo al momento quando la comunità di donne e bambini potranno rivedere presto i loro mariti, padri, fratelli, per l’intero giorno trattenuti dalla polizia; neppure se potranno sentirli al telefono in quanto, a detta di alcuni Rom, è stato sequestrato loro persino il cellulare.
Poco importa se l’azione di pulizia sociale sia costata la brutale sospensione di tutti i diritti. E non ci riferiamo solo a quelli costituzionali, cosa già di per sé assai grave, ma soprattutto a quelli universali dell’uomo e del cittadino.
Se non fosse stata, infatti, per l’opera volontaria di alcuni singoli cittadini e di quelle della direttrice didattica e di alcune maestre della scuola di via Ferraironi, decine di donne (anche incinte), di bambini e ragazzi (uno persino di pochi mesi di vita) sarebbero rimasti per l’intera giornata senza mangiare e bere, senza coperte, né assistenza medica (un ragazzo sanguinava dall’orecchio), né una parola di conforto.
Sul piazzale di terra del parco si vedevano solo le auto dei Vigili e della Polizia. Non c’era nessun medico, nessun assistente sociale, né una squadra della protezione civile. Purtroppo, non c’era neppure quella gente che sotto il tendone del Casale Garibaldi reclamava a gran voce, Rom presenti, civiltà e democrazia!

Giovanni, un giovane Rom che era trepidante per la sua donna incinta, esposta al freddo e alla pioggia della sera, ci esprime la sua enorme delusione per la piega che sta prendendo la situazione.
Con molti altri della sua etnia Kalderash era, infatti, stato presente al Consiglio straordinario del 21 gennaio presso il Casale Garibaldi. Aveva assistito peraltro con compostezza e anche applaudito gli interventi delle istituzioni che assicuravano loro un futuro almeno dentro un container attrezzato. Ma Giovanni non s’aspettava certamente di essere ripagato con la moneta (falsa) dell’ipocrisia e delle promesse da marinaio.
Non ricordo (e non so se anche i nostri lettori) comportamenti così poco rispettosi delle prerogative costituzionali e dei diritti della persona, nemmeno andando con la memoria ad epoche buie di intolleranza nei confronti dei baraccati e degli "invisibili" (allora tutti italiani) degli anni cinquanta. di Nicola Capozza

venerdì 23 gennaio 2009

Mantova, binario 1

Numerose sono le iniziative per il Giorno della Memoria, organizzate nella Provincia di Mantova. Segnaliamo che come ogni anno l’associazione Sucar Drom, l’Istituto di Cultura Sinta e le Comunità Sinte e Rom invitano tutti alla commemorazione del Porrajmos alla Stazione Ferroviaria di Mantova, in Piazza don Leoni. La commemorazione si terrà martedì 27 gennaio, alle ore 15.00, presso il Binario 1 da dove transitavano i treni per la deportazione nei campi di sterminio.
La commemorazione sarà guidata da Yuri Del Bar (Consigliere comunale a Mantova) e dal Pastore Davide Casadio (Missione Evangelica Zigana). Interverranno: Fabio Norsa (Presidente della Comunità Ebraica mantovana), Fiorenza Brioni (Sindaco di Mantova) e Maurizio Fontanili (Presidente della Provincia di Mantova). Durante la commemorazione sono previsti canti e musiche sinte e romanés.
Segnaliamo, inoltre, la commemorazione degli Ebrei mantovani deportati che si terrà sempre il 27 gennaio, alle ore 17.15, presso la Sinagoga di via Gilberto Govi a Mantova. La commemorazione sarà guidata da Fabio Norsa, Presidente della Comunità Ebraica.

Roma, il Comune da il via libera al museo della Shoah

Via libera dal Consiglio comunale di Roma al nuovo museo della Shoah: l'assemblea capitolina ha approvato una deroga al piano regolatore per la sua costruzione e uno stanziamento di 13 milioni di euro.
Soddisfatto il presidente della fondazione per il museo, Leone Paserman: “Ringrazio il consiglio comunale e l'amministrazione, per questa decisione che fa onore al Paese. Questo museo - spiega - è la migliore risposta che si possa dare all'intolleranza, all'odio, alla violenza, al fanatismo, alla xenofobia e al terrorismo. E' uno strumento educativo per i giovani perché non si ripetano gli errori del passato ma si impari il rispetto del diverso, la cultura della vita e della giustizia per tutti”.
A proposito dell'ultimo episodio di antisemitismo, a opera della formazione 'Militia', che ha incollato le saracinesche di alcuni negozi di ebrei a Roma, Paserman ha sottolineato che “fino a che prevalgono l'ignoranza e il pregiudizio allora succedono episodi di questo genere, di chiaro sapore antisemita, ma anche altri come il pestaggio dei rom o l'attacco ai campi zingari. Serve - ha aggiunto - un massiccio intervento educativo. Il museo - ha concluso - è innanzitutto uno strumento educativo”.

Ue, dure critiche l'Italia

La commissione Libertà civili del Parlamento europeo ha presentato le conclusioni della sua ispezione di settembre ai “campi nomadi italiani”. Tensioni xenofobe e pessime condizioni di accoglienza anche se c'è qualche passo avanti nella gestione dell'emergenza
A settembre un gruppo di eurodeputati era partito alla volta dell’Italia. L’obiettivo indagare sulle condizioni di vita dei Sinti e dei Rom, valutandone la situazione. La risposta è arrivata il 21 gennaio, quando la commissione Libertà civili del Parlamento europeo ha approvato - con 35 voti a favore e 12 contrari - il rapporto presentato dal suo presidente, Gérard Deprez (in foto).
Nelle 23 pagine di relazione si osserva che la visita "ha permesso di accertare la tensione sociale e il senso di disagio e di insicurezza che sembra propagarsi nella vita quotidiana dei cittadini italiani e stranieri. Si è registrato - si legge nel documento - un aumento degli episodi di xenofobia e razzismo, alcuni dei quali caratterizzati da una violenza senza precedenti".
La colpa, secondo i relatori va anche attribuita alla stampa nazionale, che opererebbe una drammatizzazione eccessiva e esasperata. "Permane – per gli eurodeputati – l'allarme sociale, addotto a giustificazione del pacchetto sicurezza e delle ordinanze d'urgenza - ; un allarme e una tensione che i media sembrano esasperare invece che placare.
I risultati presentati oggi sono stati elaborati dopo una serie di incontri con molti parlamentari italiani e lo stesso ministro dell'Interno. Numerosi pareri sono stati raccolti dalle varie Ong, dalla Croce rossa e dall'Alto commissariato per i rifugiati Onu.
“La condizione del popolo nomade – si legge ancora nella relazione – è stata a lungo sottovalutata dalle autorità pubbliche, tanto da risultare oggi seriamente compromessa”. Passi aventi sembrano comunque essere stati fatti negli ultimi tempi, cercando di rimediare alle “condizioni da favelas” in cui versavano molti “campi nomadi”, tra cui quello del Casilino 900, che ormai da 35 anni staziona a soli dieci chilometri dal centro di Roma.

La relazione dà anche atto dei chiarimenti e delle rassicurazioni date dalle autorità italiane in merito ai “censimenti”. Secondo Roma "l'operazione era intesa a migliorare l'integrazione sociale nella comunità in questione, soprattutto dei minori". Tuttavia le pressione anche in sede europea hanno fatto sì che "non è stata creata né verrà istituita nel futuro alcuna banca dati", e le informazioni raccolte durante il censimento "verranno trattate alla stregua di ogni altra informazione simile". Infine, "nessun individuo minore di 14 anni verrà identificato o sottoposto alla rilevazione delle impronte digitali, senza previa autorizzazione delle autorità giudiziarie".
Alla missione dell'Europarlamento, le autorità italiane avevano anche assicurato che le “circostanze aggravanti” per gli immigrati illegali non sarebbero state applicate ai cittadini comunitari, e che il Governo avrebbe ritirato (come poi effettivamente è avvenuto) il decreto legislativo che criminalizzava la mancata registrazione degli immigrati dopo tre mesi di residenza in Italia.
Secondo il vicepresidente della commissione Libertà tuttavia, la relazione “è durissima nel denunciare le tensioni xenofobe che si respirano in Italia e nel descrivere le pessime condizioni di accoglienza in cui sono costretti a vivere i rom”.
La relazione, anche se approvata a maggioranza, ha visto l’opposizione del capo delegazione di An, Roberta Angelilli, e del leghista Mario Borghezio, che hanno presentato un "parere di minoranza a difesa della verità e del buon nome dell'Italia in Europa", denunciando che il testo "traccia un quadro denigratorio e non realistico della situazione in Italia e sembra mirato ad esprimere un giudizio politico strumentale piuttosto che contribuire alla soluzione dei problemi".

Una storia di ordinaria discriminazione urbana

Prima di salutare Cristina Karis ha detto di voler fare la parrucchiera. Un desiderio che ha riscaldato l’aria gelida di gennaio nella campagna aperta della bassa bresciana. Una frase che ha illuminato la roulotte sistemata accanto al porticato di una piccola chiesa alle porte del paese.
Ma soprattutto, la volontà di Cristina, ha alimentato la fiamma della speranza che nessun destino è segnato. Che rassegnazione e pregiudizi non hanno il diritto di cancellare ciò che può essere costruito. Neppure se nasci in Italia ma sei sinta.
Già perché Cristina è sorella di Michele, Luca, Anastasia e Mattia. Ovvero i 5 bambini italiani ai quali è negata la possibilità di ottenere la residenza nel comune di Chiari guidato da sindaco leghista senatore Sandro Mazzatorta che in un’intervista, seguita alla pubblicazione dei fatti, aveva definito chiusa la questione legata a questo nucleo familiare allontanato da un’area predisposta dalla precedente amministrazione di centro sinistra.
Si tratta quindi di una storia di ordinaria discriminazione urbana raccontata da Articolo21 diventata anche un caso politico grazie all’onorevole Furio Colombo che dalla Camera alle pagine del quotidiano l’Unità aveva denunciato questa vicenda. “Quella gente non si abituerà mai alle nostre abitudini” aveva scritto un lettore del sito quiBrescia.it che per primo ha pubblicato la vicenda. “Loro non ragionano con la nostra testa. La loro vita ha senso solo nell’immediato. Non hanno una proiezione del futuro intesa come programmazione. Si vede che non li conosci e non hai esperienza di campi nomadi” mi ripeteva l’amico Beppe guidando il suo camioncino.
E’ il 6 gennaio. Giorno dell’Epifania. Il pomeriggio al termine del quale Cristina, sorridendo, ha detto di voler imparare a fare la parrucchiera. Una frase che può davvero cambiare il corso della vita. Anche se hai 15 anni e forse sei già predestinata come moglie.
Ma noi, quel giorno avevamo semplicemente deciso di andare a trovare quei bambini. Il furgone era carico di scorte: Beppe aveva fatto una grossa spesa di pasta, latte, frutta, verdura. C’era pure uno stendino nuovo per i panni – ghiacciati dalla temperatura sotto zero – ma pur sempre puliti. Durante il viaggio immaginavamo la nuova sistemazione per la famiglia Karis.
Don Saverio, parroco di Gottolengo, è stato infatti l’unico sacerdote della diocesi di Brescia ad accogliere l’appello del presule che ha invitato le parrocchie a offrire a questa famiglia un luogo dove stare. Almeno per il periodo invernale. Almeno per poter permettere a Cristina, Michele e Luca di frequentare la scuola. Dopo una serie di rotatorie ecco spuntare il campanile di una chiesa utilizzata per incontri spirituali. Don Saverio ha avuto i suoi problemi da risolvere per aver dato ospitalità a questa famiglia. E pure il sindaco del comune di Gottolengo ha ricevuto insulti per non aver saputo “farsi rispettare” e aver accettato questa gente cacciata da un altro paese bresciano. “Ho voluto scrivere tutto in questo articolo che ho pubblicato nell’ultimo numero del giornale parrocchiale” spiega più tardi il parroco, a casa sua, mentre offre una caramella alla piccola Anastasia (che però non accetta). Beppe intanto sta riponendo nella stanza della Caritas, parte dei viveri comprati il giorno prima (ha deciso di fare in questo modo per evitare che i parenti della famiglia facciano incetta delle scorte). di Elisabetta Reguitti, continua a leggere…

mercoledì 21 gennaio 2009

Barack Obama rifiuta la falsa scelta tra sicurezza ed ideali

Oggi mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.
Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l'America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.
Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.
E' ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C'è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.
Questo sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra, un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione dovrà avere aspettative più basse.
Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapido. Ma America, sappilo: le affronteremo.
Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l'unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.
Oggi, siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.
Siamo ancora una nazione giovane, ma - per dirla con le parole della Scrittura - è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E' venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l'idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.
Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.
Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose, alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.
Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.
Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell'Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura.
Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.
Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell'America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.
Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l'anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell'immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell'America.
Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c'è lavoro da fare. Lo stato dell'economia richiede un'azione, forte e rapida, e noi agiremo - non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.
Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologie in modo da risollevare la qualità dell'assistenza sanitaria e abbassarne i costi.
Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.
Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni - pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi piani. Hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l'immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.
Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno, se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure che si possano permettere, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.
La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso sono solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall'ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà - non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.
Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l'autorità della legge e i diritti dell'individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l'America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.
Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell'umiltà e del ritegno.
Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori - una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l'Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.
Perché noi sappiamo che il nostro retaggio "a patchwork" è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l'amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell'oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi, prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l'America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.
Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull'Occidente i mali delle loro società - sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.
Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d'acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l'indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.
Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. E già, a questo momento - un momento che definirà una generazione - è precisamente lo spirito che deve abitare in tutti noi.
Per tanto che un governo possa fare e deve fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E' la gentilezza nell'accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E' il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.
Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità - il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c'è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.
Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.
Questa è la fonte della nostra fiducia, la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.
Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo, perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.
Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell'anno in cui l'America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l'esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:
"Che si dica al futuro del mondo... che nel profondo dell'inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù... Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo".
America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull'orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l'abbiamo consegnata intatta alle generazioni future. Barack Obama, 44° presidente degli Stati Uniti d'America

martedì 20 gennaio 2009

Lecce, una storia orrenda

Da due anni circa adescava minori della comunità rom per poi costringerli a subire palpeggiamenti, riprese video e rapporti sessuali. È stato arrestato per violenza sessuale.
Si tratta di De Blasi Damiano Bruno, nato e residente a Campi Salentina, pregiudicato per reati specifici. I carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Campi Salentina (Le) hanno eseguito stamattina un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Lecce del 61enne, ritenuto responsabile di violenza sessuale ed atti sessuali ai danni di minori, reato che avrebbe commesso in più circostanze.
In particolare, l'uomo per circa due anni, avrebbe adescato alcuni minori della comunità rom insediatasi nel campo nomadi "Panareo" di Lecce, inducendoli e talvolta costringendoli a subire palpeggiamenti, riprese video e rapporti sessuali. I giovani venivano ricompensati con modiche somme di danaro, dagli 8 ai 20 euro circa, al termine degli incontri che avvenivano all'interno della sua abitazione o nella sua auto.
Nel mese di settembre, i militari dell'aliquota avevano notato l’uomo in compagnia di due giovani apparentemente 14enni di etnia Rom. Le circostanze hanno fatto si che i militari abbiano approfondito la vicenda con pedinamenti nei confronti del De Blasi dai quali veniva notata una ambigua familiarità dell'anziano con i giovani della locale comunità. Lo scorso novembre, le intuizioni dei Carabinieri del Nucleo Operativo venivano confermate da una segnalazione proveniente da una guardia particolare giurata che aveva notato a Campi S. il 61enne intrattenersi in luogo appartato nella sua autovettura in compagnia di una ragazzino Rom. L'immediato intervento dei militari ha permesso di interrompere il probabile ennesimo scempio e di avviare una specifica attività di ascolto del minore.
Durante le prime ore delle indagini il cerchio delle persone coinvolte si è allargato ulteriormente fino a constatare l'effettiva presenza di un rapporto continuativo maniaco sessuale con i giovani della comunità rom., i quali, a seguito di subdole avances e promesse di danaro si concedevano a varie prestazioni di natura sessuale. Queste ultime venivano riprese con il telefonino del De Blasi, che, a seguito di una perquisizione domiciliare, è stato trovato e sottoposto a sequestro insieme ad un posacenere che comprova il fatto che i video siamo stati filmati nell'abitazione dell'anziano. di Serena Mendrano

Imperia, i Cantori di Storie

L’Italia del dopoguerra e dello sviluppo, lo stragismo, la lotta contro ogni forma di ingiustizia e di oppressione, le pari opportunità. Queste le tematiche dei 5 spettacoli in scena al Circolo Arci Guernica di Imperia (via Mazzini 15) per la terza rassegna di Teatro Civile, in programma dal 24 gennaio al 28 febbraio 2009.
Curata da Massimo Ardoino e finanziata dal Ce.S.P.Im. (Centro Servizi al Volontariato della Provincia di Imperia) in collaborazione con l'Associazione di Volontariato Guernica Solidale e il Circolo Arci Guernica, la rassegna ha come filo conduttore i Cantori di Storie. Storie proposte per fare emergere interrogativi, ma soprattutto risposte utili per costruire una cultura della solidarietà e della comprensione del prossimo.
Cultura della solidarietà significa anche "cittadinanza attiva" e il teatro civile è infatti arte sociale: si occupa e si preoccupa delle questioni del mondo e degli uomini che lo abitano, portando sul palcoscenico frammenti di storia collettiva così come interrogativi attuali e quotidiani, non solo per raccontare fatti ma per riflettere e far riflettere.
Il primo appuntamento è sabato 24 gennaio: in occasione del Giorno della Memoria e della commemorazione di Felice Cascione, va in scena il reading Il Paese della Vergogna, scritto e interpretato dal giornalista di Radio24 Daniele Biacchessi sulle grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia dal 1944 al 1993 e i loro esiti giudiziari.
Sabato 31 l'attrice argentina Candelaria Romero è protagonista di Hijos, monologo con venature autobiografiche che racconta l’odissea di una famiglia costretta a rifugiarsi all'estero in seguito alla dittatura militare nel paese sudamericano.
Si prosegue domenica 8 febbraio. Sul palco del Guernica c'è Raffaello Fusaro con La rosa bianca: nell'estate del 1942, nella Germania travolta dalla follia nazista, cinque giovani amici e il loro professore di filosofia formano un movimento di resistenza non violenta contro la dittatura di Hitler.
Sabato 21 è poi la volta di Antonella Questa con Dora Pronobis, spettacolo leggero e divertente incentrato sulla figura delle donne di chiesa.
La rassegna si conclude sabato 28 febbraio, con Dijana Pavlovic: l'attrice serba (in foto) è la protagonista di Rom Cabaret, performance teatrale che indaga nei testi di autori rom dimostrando la fiorente e sensibile cultura di questa etnia.
Tutte le rappresentazioni sono precedute, per gli interessati, da una cena sociale alle ore 20.00 (per info 331 1143004), mentre gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.30 circa. Offerta libera per l’ingresso.

Castel Bolognese (RA), due giorni per non dimenticare

Due giorni per non dimenticare. Il comune di Castel Bolognese, in collaborazione con la Biblioteca Libertaria "Armando Borghi" di Castel Bolognese, celebra il Giorno della Memoria 2009, che cade ogni anno il 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, con una iniziativa particolare: la presentazione del DVD "A forza di essere vento", con la presenza del curatore Paolo Finzi, dedicato allo sterminio dei Sinti e dei Rom da parte dei nazisti.
L'iniziativa avrà luogo nel Teatrino del vecchio mercato, nelle giornate di giovedì 29 e venerdì 30 gennaio. Si parte così giovedì sera, alle 20,45 con i saluti di Silvano Morini sindaco di Castel Bolognese e Patrizia Marchi assessore alla cultura. Seguirà quindi la proiezione del Dvd "A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari" con l'introduzione e commento di Paolo Finzi redattore di "A rivista anarchica". L'ingresso è libero. Si prosegue venerdì 30 gennaio alle ore 8.30 con la proiezione del dvd per le classi seconde e terze della scuola secondaria di I° grado plesso "Pascoli".
Il dvd (doppio) è composto di sei documentari per circa due ore e mezza di visione. Contiene le interviste a un Rom e a un Sinto internati ad Auschwitz-Birkenau, uno spettacolo di Moni Ovadia con i musicisti Rom rumeni Taraf de Metropulitana, un filmato dell'Opera Nomadi sul Porrajmos, una serata multimediale tenutasi alla Camera del Lavoro di Milano, un'illuminante intervista di Marcello Pezzetti del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea sulla storia dello Zigeunerlager. In allegato c'è anche un libretto di 72 pagine, con articoli e saggi sui Rom e i Sinti, allora e oggi." (Gianpiero Landi, Biblioteca Libertaria "Armando Borghi")
Contemporaneamente per conoscere meglio le popolazioni sinte e rom e a completamento dell'iniziativa, gli operatori della Biblioteca comunale "Luigi Dal Pane" hanno curato un breve percorso bibliografico con vari documenti sia per ragazzi, sia per adulti. I documenti sono esposti nella sala lettura della biblioteca fino a fine febbraio.
Per informazioni: Biblioteca comunale "Luigi Dal Pane" tel. 0546.655827, oppure Biblioteca Libertaria tel. 0546.55501 biblioteca.borghi@racine.ra.it

Viterbo, l'ARCI interviene sulla vicenda Rom!

Ci risiamo. Arrivano i Rom. Arrivano i barbari. Attila sbarca nella Tuscia e “contamina” il territorio. Nonostante il notevole dispendio di parole, i giornali trascrivono su commissione, i politici straparlano, e pochi riescono a comunicare cose sensate.
L’ennesimo allarme sicurezza, che dopo le allegre porchettate di Barbarano Romano, ritorna a campeggiare sulle pagine dei quotidiani, mettendo in atto una vera e propria sagra del luogo comune.
Tutti contro Celleno: il comune che vuole ospitare il lupo cattivo, che già lo ospita in realtà. Perché chi ha scritto di contaminazione, di ruberie e violenze dello straniero forse non conosce la storia degli ultimi anni di Celleno e di diversi altri comuni della Tuscia (Bassano Romano, Oriolo Romano, Orte, Bomarzo, Viterbo) che, grazie ai progetti che Arci Solidarietà Viterbo gestisce sul territorio hanno accolto decine di famiglie di richiedenti asilo e rifugiati. Queste famiglie hanno trovato, negli ultimi anni, una casa in piccoli centri della nostra provincia così come a Viterbo, “contaminando” il territorio positivamente, provando sulla loro pelle cosa significa integrazione in una società diversa, in una cultura diversa.
In base a questa esperienza, ormai decennale, l’Arci crede che fare integrazione è possibile, attraverso procedure ponderate e, nel caso della popolazione rom, superando il concetto del campo-lager.
Il decentramento che il Comune di Roma vuole effettuare nel territorio laziale dovrebbe essere messo in atto coinvolgendo i nuclei familiari in procinto di essere trasferiti e attuato mediante la dislocazione decentrata di poche famiglie in ogni centro abitato, laddove esistano le condizioni per poter mettere in atto un’efficace integrazione.
Non crediamo alle demagogie del quotidiano che di questa vicenda sta cercando di fare la propria fortuna editoriale. Vogliamo solo intervenire sulle parole adottate in questa campagna denigratoria e razzista sulla vicenda rom.
L’Arci negli ultimi anni ha promosso diverse iniziative di sensibilizzazione e di approfondimento su modalità di integrazione sperimentate con successo in alcune regioni italiane, ha invitato diversi artisti impegnati nella diffusione della cultura rom come Alexian Santino Spinelli (uno dei maggiori intellettuali rom) e Moni Ovadia. Entrambi hanno parlato del valore e della storia del popolo rom, di quanto sia sbagliato chiamarli “zingari”.
Questa popolazione, costretta a sopravvivere in condizioni indegne per un paese “avanzato” come il nostro, è vittima di un brutale attacco da ogni parte politica. Ma in concreto, nessuno fa nulla di incisivo per migliorarne la condizione. Arci Viterbo

lunedì 19 gennaio 2009

L'Italia fa l'ennesima brutta figura

Diritti umani trascurati, ignorati, leggi ingiuste e discriminatorie nei confronti degli immigrati. L'Italia è di nuovo sott'accusa da parte dell'Unione europea dopo che sei mesi fa un rapporto del commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, aveva parlato di politica a rischio di xenofobia e immemore dei principi umanitari. E ora, dopo un giro sotto la pioggia nei “campi nomadi” di Roma e le nuove leggi in via di approvazione, lo stesso Hammarberg rincara la dose parlando di situazione vergognosa, incivile.
L’Italia, secondo il Commissario, “Sicuramente sta approvando leggi discriminatorie che non rispettano i diritti umani. Come quella che considera reato o comunque un'aggravante l'immigrazione clandestina. Come l'idea di far pagare il rinnovo del permesso di soggiorno. Il problema è che qui si continua a lavorare su una legislazione d'emergenza, criminalizzando il clandestino. E così si corre il rischio di episodi xenofobi anche perché la campagna elettorale di giugno si avvicina, e spero non accada come l'anno scorso quando alcuni discorsi dei politici erano intolleranti e razzisti”.
La situazione dei “campi nomadi” è peggiorata dopo la sua ultima visita di giugno. Il Commissario ha affermato: “Al Casilino 900 ci sono condizioni inaccettabili di vita, rese ancora peggiori dalla pioggia. È vergognoso che all'interno dell'Unione europea ci siano ancora persone senza cittadinanza e senza diritti che vivono in queste condizioni di miseria”.
“I rom vogliono essere ascoltati – ha continuato Hammarberg - vogliono restare lì dove li loro figli vanno a scuola, dove studiano anche se manca la luce per fare i compiti al pomeriggio. Pur vivendo in condizioni inaccettabili, sono integrati e vogliono esserlo. I bambini vanno a scuola, e i loro genitori sono fieri di questo. Se verranno mandati via, dovranno ricominciare di nuovo il processo di integrazione. Ecco perché è necessario trovare soluzioni in loco, non sgomberare”.
Il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri risponde ad Hammarberg: “Spiace che alle sgradevoli dichiarazioni che il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha rilasciato al quotidiano la Repubblica non siano seguite smentite. Bene ha fatto il ministro Frattini a chiedere un intervento ed un chiarimento ufficiale. Il nostro paese ha una lunga storia di accettazione e di tolleranza nei confronti degli immigrati. Le coste del Sud sono da sempre vessate dal martirio degli sbarchi eppure l'accoglienza non e' mai mancata. Ai rom, a Roma e non solo, sono stati garantiti servizi essenziali nel rispetto dei diritti umani. Ogni accusa di razzismo, di intolleranza e di discriminazione è tanto ingenerosa quanto falsa. Abbiamo da sempre avuto come unico obiettivo quello di combattere la clandestinità e la illegalità ad essa collegata. Puntiamo ad una politica di integrazione degli immigrati e non abbiamo adottato misure che non siano in linea con gli orientamenti europei, compresa la tassa per la concessione della cittadinanza o quella sul permesso di soggiorno. Le affermazioni di Hammarberg sono quindi inaccettabili”.
Infine il ministro degli Esteri Franco Frattini muoverà passi ufficiali nei confronti del Consiglio d’Europa, manifestando il forte sconcerto e la protesta dell'Italia per le dichiarazioni rilasciate da Hammarberg.
L’Italia ha fatto e farà l’ennesima brutta figura, sarebbe meglio che Gasparri si ricordasse quando negli Anni Ottanta andava nei “campi nomadi” per raccogliere il voto dei Rom italiani (vedi foto) promettendo le case per quei Cittadini italiani che adesso si vuole gettare fuori dal Raccordo Anulare.

Gambolò (PV), i Sinti vincono il primo round

Il primo round va ai Sinti. Per il momento non ci sarà lo sgombero del campo sulle rive del Terdoppio. Il Tar ha concesso ieri la sospensiva richiesta dalla associazione Naga. Solo il giorno prima il sindaco Elena Nai aveva deciso di posticipare lo sgombero, in programma secondo un ordinanza il 15 gennaio, al 15 giugno. La sorpresa è arrivata dalle aule di tribunale dove per il momento si è stabilito che le roulotte delle 5 famiglie sinti, residenti gambolesi, potranno rimanere dove sono.
«Apprendiamo con soddisfazione la decisione in via cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale - dice una nota del Naga l’associazione che si è fatta carico del caso dei Sinti di Gambolò - sullo sgombero di svariate famiglie di cittadini italiani di origine Sinti presenti in Gambolò da più di ottant’anni».
Soddisfatto anche l’avvocato che si occupa della questione. «Con questa decisione viene evitato, per ora, un grave atto di discriminazione- afferma Pietro Massarotto, avvocato e presidente del Naga - la decisione di sgomberare, in termini brevissimi, l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda, infatti, su una distorsione inaccettabile delle leggi vigenti non essendoci i presupposti per un atto di questo tipo».
Continua Massarotto: «Ci auguriamo che all’udienza del 22 gennaio sia confermata la decisione del Tar e che il Comune agisca, in futuro, in controtendenza, attuando politiche e prassi di accoglienza e tutela delle minoranze».
Fin dal proprio insediamento Elena Nai aveva promesso che il “campo nomadi”, per i quali la precedente amministrazione aveva stanziato 250 mila euro, non sarebbe stato realizzato. Si era impegnata a liberare parte dell’area in questione. Tra i motivi che hanno portato l’amministrazione a posticipare lo sgombero c’è il fatto che tra gli occupanti vi sono bambini che frequentano la scuola a Gambolò.
Nei fatti la decisione del Tar non modifica la sostanza delle cose, dal momento che comunque lo stesso Comune aveva deciso di rimandare lo sgombero. Ora la sentenza definitiva sarà pronunciata il 22 gennaio, quando il Tar si pronuncerà in via definitiva sul ricorso e dirà se i Sinti dovranno abbandonare le rive del Terdoppio.

domenica 18 gennaio 2009

Svizzera, i Rom non viaggiano più di me e te

In un comunicato congiunto, l'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati, Amnesty International, l'Associazione per i popoli minacciati, la Fondazione Rroma e l'Associazione svizzera dei diritti umani hanno condannato la campagna «populista» lanciata in vista delle votazioni dell'8 febbraio.
Se il popolo dovesse accettare il rinnovo e l'estensione dell'accordo di libera circolazione delle persone con l'Unione Europea, da due a tre milioni di Rom verrebbero in Svizzera per mendicare o rubare, almeno secondo quanto sottintendono gli oppositori.
Presidente della Fondazione Rroma, Cristina Kruck ha 73 anni e vive a Zurigo. Originaria dell'Estonia, è cresciuta in Svizzera e ha lavorato tra l'altro per il Comitato internazionale della Croce Rossa prima di dirigere l'ONG zurighese, sostenuta dal finanziere George Soros.
In quale misura i pregiudizi contro i Rom stanno segnando la campagna in vista del voto dell'8 febbraio?
Finora non sono mancati gli annunci sui giornali e le dichiarazioni di alcuni politici come Christoph Blocher che cercano di veicolare tutta una serie di pregiudizi contro i Rom, a partire dall'appellativo «nomadi». Si tratta di un mito particolarmente presente in Svizzera, anche se da diversi secoli la maggior parte dei Rom sono sedentari. Sui 12 milioni che risiedono in Europa, soltanto l'1% può essere considerato nomade. La maggior parte appartiene ai gruppi Sinti, Manouches o Kalderaches. I timori legati a un'invasione di Rom in Svizzera sono completamente infondati. Dal 2004, decine di migliaia di persone avrebbero potuto varcare i confini elvetici provenienti da Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia o altri paesi baltici. Ma non è stato il caso.
In Svizzera i Rom vengono spesso associati a mendicanti provenienti dall'Europa orientale. È anche questa una leggenda?
Si tratta di un gruppo minoritario. La maggior parte proviene dalla Francia e può avere origini rumene.
Significa che gli svizzeri non conoscono davvero quei Rom – da 50 a 60'000 – che vivono sul loro territorio?
Se mi presento come una rom, mi viene immancabilmente chiesto se so leggere e scrivere. In Svizzera questi gruppi preferiscono dunque essere discreti, perché è sempre meglio essere scambiati per jugoslavi che per rom. La maggior parte di coloro che vivono in Svizzera ha il passaporto rossocrociato. Sono ristoratori, medici, ingegneri o magazzinieri. Provengono dall'ex Yugoslavia, dalla Polonia o da altri paesi. Hanno lingue e tradizioni diverse, pur essendo perfettamente integrati. Continua a leggere…