Era stato annunciato lunedì scorso dal prefetto. Il nuovo censimento dei campi rom, quello fatto dalle forze dell’ordine, è partito il 29 gennaio da via del Baiardo, poco lontano da Ponte Milvio. Un’operazione che non ha niente a che vedere con quello volontario effettuato negli scorsi mesi dalla Croce Rossa. Questa volta in campo scendono agenti di polizia e municipale, affiancati dalla "Folgore" e dalla sala sociale del Comune. Una misura che, era stato detto dal Campidoglio, dovrebbe separare i "buoni" dai "cattivi". Dividere chi in Italia può stare e chi no. Non si conoscono però i criteri che saranno utilizzati per dividere i cosiddetti "buoni" (puri) dai "cattivi" (impuri).
E così ieri gli agenti dell’Ufficio di prevenzione generale e soccorso pubblico della questura, guidato da Raffaele Clemente, i militari della Folgore e gli agenti del XX gruppo della Municipale si sono presentati in questo campo alle spalle del Gran Teatro. Centottanta gli abitanti controllati, di cui la stragrande maggioranza di origine romena, diciotto le persone su cui fare ulteriori accertamenti e un arrestato: su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale. Niente impronte, se non per quelli con precedenti, che sono stati tutti accompagnati a via Patini per le verifiche. Un dispiegamento di forze enorme: insieme agli agenti e a una ventina di volanti, nel campo anche le unità cinofile e i poliziotti a cavallo. Per una operazione studiata nei minimi dettagli: i diciotto rom che sono stati portati all´Ufficio Immigrazione sono stati fatti salire su un autobus dell´Atac. Un modo, hanno spiegato, per non sconvolgere i minori che abitano nel campo e che sono stati lasciati con le famiglie.
Insomma, si parte, ancora una volta, con un censimento. Nei prossimi giorni verranno controllati, con le stesse modalità tutti gli insediamenti autorizzati.
Proprio ieri il sindaco Alemanno ha firmato con i rappresentanti del Casilino 900 una dichiarazione di intenti, un modo per sancire la volontà di collaborare in vista della riorganizzazione del “campo nomadi”. Un documento di sei articoli che prevede l´impegno dell’amministrazione a realizzare, dopo aver bonificato gli eventuali allacci abusivi, uno o più punti di distribuzione di acqua ed energia elettrica all’interno dell’insediamento con relativi contatori generali per rendere possibile il regolare collegamento agli impianti privati. Le bollette verranno pagate dalle famiglie, eccezione fatta per chi versa in condizioni particolarmente disagiate. Non solo. Il Campidoglio si è impegnato a garantire un controllo periodico della situazione igienico sanitaria, mentre i rom hanno promesso di conservare le strutture in buono stato anche attraverso la manodopera del campo. Il tutto nell’attesa di un trasferimento che, ha detto Alemanno, «vorremo fare entro l´estate». Nessuna indicazione sulla nuova destinazione, né del Casilino 900 né degli altri insediamenti: «Sarà il prefetto a comunicarle nel momento opportuno». di Maria Elena Vincenzi
sabato 31 gennaio 2009
Roma, la Folgore per il nuovo censimento
venerdì 30 gennaio 2009
Dopo il Giorno della Memoria
500.000 esseri umani di etnia rom e sinta sono stati uccisi durante il nazismo e il fascismo, ma inspiegabilmente questo dato è scomparso dalle nostre scuole. Mi chiedo se è forse a questa dimenticanza che si riferiscono tutti quegli italiani che vorrebbero rimettere mano, riscrivere i testi scolastici di storia.
Sì, certamente il revisionismo storico tende a ricucire questa dimenticanza.
500.000 rom e sinti uccisi durante il nazismo e il fascismo, sono stati dimenticati dalla legge n. 211 del 20 luglio 2000: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, - Giorno della Memoria - al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio…”.
E’ assai curioso che di 12.000.000 di morti se ne ricordi solo una parte. Non sono mica categorie sindacali da difendere. Se non sbaglio erano i nazisti a dividere e a selezionare.
Sì, certamente chi ha trascritto la legge deve aver dimenticato qualche riga nella penna.
Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento in occasione della celebrazione del “Giorno della Memoria” deve aver saltato qualche riga perché anche lui ha dimenticato i rom e i sinti.
Ma anche il Ministro Mariastella Gelmini ha tralasciato di ricordare accanto ai tanti cittadini ebrei morti, i tanti cittadini italiani rom e sinti che pure sono morti in seguito alle leggi razziali.
Sì, certamente anche lei deve aver tralasciato qualche riga del discorso.
Peccato, peccato davvero che il Ministro Roberto Maroni non abbia deciso di intervenire sull’argomento perché lui, ne sono certo, degli zingari non se ne sarebbe di sicuro dimenticato. di Pino Petruzzelli, autore di Non chiamarmi zingaro (Chiarelettere, 2008)
Siamo medici, non siamo spie. La fiaccolata!
Il 3 febbraio andrà in votazione al Senato un emendamento depositato dalla Lega che vuole cancellare il divieto di segnalazione.
Il diritto alla salute per gli immigrati irregolari sarebbe calpestato se passasse un principio di questo tipo. Il divieto di segnalazione è oggi uno strumento che permette a chiunque di accedere alle strutture sanitarie a prescindere dalla propria situazione amministrativa, a garanzia della propria salute e della salute di tutti.
Il rischio di essere segnalato creerebbe nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza, in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Ciò potrebbe creare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri - con aumenti dei costi legati alla necessità di interventi più complessi e prolungati - e ripercussioni sulla salute collettiva - con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili.
Lunedì 2 febbraio, dalle 17:30 alle 20:00, fiaccolata davanti a Montecitorio.
Come possiamo pensare di vivere davvero in questo mondo se ci sono indifferenti le sorti di chi ci sta accanto? Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG)
Roma, assemblea pubblica per l'integrazione e la convivenza
Otto mesi fa, il 30 maggio 2008, la Presidenza del Consiglio dei Ministri emanava tre Ordinanze: “disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Lazio, Lombardia, Lazio e Campania”. I dispositivi hanno anche nominato tre Commissari straordinari nelle persone dei Prefetti delle tre città.
Oltre al censimento della popolazione rom e sinta, le Ordinanze predisponevano precise misure d’integrazione dirette a tali comunità, in modo particolare ai minori. Tra queste: il censimento delle persone che vivono nei campi; l’eliminazione di campi abusivi, attraverso l’individuazione di altri siti idonei a realizzare campi autorizzati in cui spostare queste persone; la realizzazione di interventi idonei a ripristinare i livelli minimi delle prestazioni sociali e sanitarie; nonché interventi atti a favorire l’inserimento e l’integrazione delle persone trasferite nei campi autorizzati ed in particolare la scolarizzazione dei minori in età scolare.
Lo scorso giugno abbiamo lanciato un appello contro le discriminazioni e le violenze perpetrate nei confronti della popolazione rom e sinta in Italia. Discriminazioni che si sono concretizzate anche in provvedimenti assunti dopo i poteri speciali ai sindaci, attraverso ripetuti raid indiscriminati contro i campi nomadi, nella proposta di schedatura anche dei bambini, e nella proposta di espulsione dal territorio italiano di cittadini anche comunitari.
Anche per questo abbiamo lanciato una campagna che ha raccolto le adesioni di 650 personalità, con l’obiettivo di far sentire la voce di chi si oppone alla criminalizzazione del diverso ed alla xenofobia diffusa attraverso leggi e l’uso di strumenti istituzionali. Siamo convinti, più che mai, che il razzismo, comunque motivato, è pericoloso non solo perché nega libertà e diritti umani fondamentali, ma anche in quanto apre la strada a comportamenti abnormi, anche individuali. Tutto questo è emerso nell’iniziativa realizzata presso la Provincia di Roma lo scorso 4 luglio.
Purtroppo si è dovuto constatare che, finita la campagna di stampa ed i toni a volte scandalistici, l’attenzione verso queste popolazioni è di fatto scomparsa, e ben poco si è fatto per attuare misure concrete d’integrazione ed accoglienza, soprattutto non si è messo fine a campi ghetto – dove adulti e bambini vivono in condizioni al limite del sopportabile – e non si sono offerte soluzioni concrete di integrazione (che sono poi il vero antidoto contro l’intolleranza ed il razzismo, individuale e non) e per una maggiore sicurezza per tutti.
Ci chiediamo allora, terminato il censimento: perché le autorità preposte – in particolare i commissari straordinari – i sindaci e lo stesso Governo, non hanno avanzato un piano concreto di misure di accoglienza ed integrazione, a partire dai bambini e dalle donne, Rom, Sinti a Camminanti? Perché i partecipanti dell’opposizione non hanno ritenuta questa una priorità?
Ci chiediamo anche: dobbiamo aspettare un’altra emergenza, magari dai toni mediatici scandalistici, perché chi è preposto a farlo, torni ad occuparsi di situazioni di emergenza di vita che durano ormai da anni, e che tolgono a questa gente il diritto a sperare nel futuro?
Siamo coscienti che, in questa materia come in quella più generale dell’immigrazione, non vi siano soluzioni facili. Siamo però convinti che il percorso giusto sia quello di riprendere un confronto tra tutti gli attori in campo in un clima costruttivo di dialogo bipartisan. E’ importante, crediamo, far valere le ragioni del dialogo, della solidarietà, e della civile convivenza tra tutti gli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle o dall’etnia.
Per questo motivo chiamiamo tutti - autorità, parlamentari, sindaci, prefetti, rappresentanti istituzionali, esperti e rappresentanti dell’Associazionismo di Rom e Sinti - a partecipare ad un’assemblea pubblica, già convocata per il pomeriggio del 26 febbraio p.v., a partire dalle ore 15.00, presso la sala di Palazzo Marini, Roma. L’obiettivo è quello di trovare insieme risposte ed azioni concrete di integrazione, nel rispetto della popolazione rom e sinta e delle esigenze di civile convivenza per tutti i cittadini. di Daniela Carlà, Giuseppe Casacci, Luca Cefisi, Christopher Hein, Piero Soldini
Roma, i bambini sinti e rom invitano i loro compagni di scuola al circo
L'Associazione Romà Onlus e Focus Casa dei Diritti Sociali realizzeranno sabato 31 gennaio 2009 al Circo Lidia Togni (Via Appia Nuova 1050, Capannelle) uno spettacolo interamente dedicato ai bambini rom e sinti di Roma.
Per una volta potranno essere i piccoli rom e sinti a poter invitare i loro amici e compagni di scuola ad un evento, dove potranno conoscere meglio la cultura rom e sinta. Sarà presente un coro misto di bambini, proveniente da Latina dove da tempo si è avviato un processo analogo di scolarizzazione, che canterà l'inno delle popolazioni rom e sinte e l'inno di Mameli. L'evento si svolge con il patrocinio del Comune di Roma e dell'Assessorato alle Politiche Educative, Scolastiche, l'assessore Laura Marsilio interverrà all'evento.
Questa è la prima di una serie di iniziative incentrate sulla riscoperta e valorizzazione della cultura delle popolazioni rom e sinte, in modo da porre l'accento sui molti aspetti positivi e sulla capacità dei Rom e Sinti di interagire oggi con le società ospitanti.
L'Associazione Romà, costituita prevalentemente da Rom e Sinti, contraddicendo ogni pregiudizio, sottolinea che "i Rom e i Sinti sono, nella storia, comunità attive e laboriose: circensi, artigiani, allevatori di cavalli, giostrai, commercianti, etc. che hanno da sempre saputo contribuire ai bisogni dell'economia e della società nella quale si sono insediati".
Ce vorrebbe proprio n'altro Hitler...
Sto correggendo i compiti di grammatica dei miei alunni mentre con il treno sono diretto a Roma. Davanti a me ho una distinta signora, truccata e ben vestita e fino al momento molto taciturna, e altri viaggiatori nei sedili vicini. Passa come spesso avviene una giovane nomade che lascia un foglietto di carta in cui dice di aver bisogno di soldi per dar da mangiare ai suoi tre figli malati.
Penso sempre che si tratta di una bugia e il più delle volte non lascio niente, perché non sopporto gli inganni, soprattutto a spese dei bambini; ma in cuor mio penso anche che comunque la sua presenza e il suo gesto non mi infastidiscono, perché chiedere l'elemosina su un treno non è un reato, perché non sta rubando come spesso fanno molte sue coetanee e perché in fondo i principali problemi nella mia vita non me li hanno mai prodotti i rom ma semmai Berlusconi, la Moratti, i fautori della Legge Biagi e la Gelmini, che hanno precarizzato la mia esistenza e si godono la vita con i loro fior di stipendi milionari. Comunque. Quando la giovane nomade passa a ritirare i foglietti lasciati sui sedili chiedendo qualche moneta la signora seduta di fronte a me le dice testualmente: “Io nun te dò proprio niente, vedi d'annattene, anzi, ma perchè non ve ne tornate tutti al paese vostro invece de sta qui in Italia a fa solo danno?”.
Io alzo un momento gli occhi dai compiti e la guardo, lei prosegue la sua invettiva: “Questi vengono qui e so boni solo a rubà, a violentà le ragazze e ammazzà la gente, ma che ce stanno a fà in Italia?”. A quel punto non riesco a trattenermi e le dico: “Beh, una volta c'erano i campi di concentramento, potremmo mandarli lì”.
Lei, evidentemente molto intelligente, si compiace del mio sostegno morale e aggiunge: “Ehhh.... è lì che dovrebbero annà, io ce li manderei tutti”.
Allora insisto: “E poi potremmo anche bruciarli, che dice? Come faceva Hitler”.
La signora a quel punto si rende conto che forse bruciare gli zingari è un po' eccessivo e inizia a sospettare che in realtà non stia appoggiando seriamente le sue idee. Mi guarda innervosita senza dire niente, ma facendosi leggere eloquentemente in volto quello che deve aver pensato. “Ecco il solito comunista del cazzo che difende a tutti i costi i criminali. Dovrebbe fà la fine loro”.
La conversazione sembra finita lì ma invece le mie ultime parole vengono riprese da un altro signore seduto più accanto, che se ne esce così: “Ehhh... ce vorrebbe proprio n'altro Hitler pe' questi qui”. Mi si gela il sangue, alzo gli occhi e mi giro verso sinistra per guardare chi è questo fenomeno che ha nostalgia di Hitler e... di Marco Galice, continua a leggere…
Roma, i Rom tra uno sgombero, un accordo e un allarme
Sgombero. Distrutto ieri mattina un insediamento abusivo a Ponte di Nona: tra le famiglie che sono state allontanate anche molti bambini che abitavano nelle baracche sparse in un raggio di 500 metri in condizioni disperate. Quindici i denunciati, tra loro anche due donne. I ripari, poco più che capanne sporche e anguste, erano costruite di materiale di risulta e vecchi pezzi di legno. Erano cittadini romeni di etnia Rom. Il campo abusivo era sorto nei pressi di via Don Primo Mazzolari, le baracche sono state demolite una per una con un lavoro durato diverse ore. A tutte le persone rimaste senza un ricovero è stata data la possibilità di poter usufruire dell'assistenza alloggiativa nella struttura dell'ex Fiera di Roma, in via dell'Arcadia.
Accordo a Casilino 900. «Insieme ai rappresentanti del Casilino 900 e al VII Municipio abbiamo firmato oggi un patto con cui si comincia una bonifica dal punto di vista della spazzatura e dell'attacco di acqua e luce in questo campo, insieme ad una collaborazione per lo spostamento dell'insediamento e per trovare percorsi condivisi. Dalla settimana prossima comincia la nuova fase e la nuova vita del Casilino 900». Lo ha detto stamattina in Campidoglio il sindaco di Roma Gianni Alemanno, in merito alla dichiarazione di intenti firmata in Campidoglio. Un sacerdote della diocesi è impegnato nell'aiuto e nell'assistenza delle famiglie del campo.
Allarme a Vallerotonda. Polemiche tra i residenti del comune del Cassinate Vallerotonda di fronte all'ipotesi di ospitare alcune famiglie di rom allontanati dai campi nomadi delle grandi città. Il commissario prefettizio che regge l'amministrazione dopo la sfiducia espressa, alcuni mesi fa, dall'assise civica al primo cittadino Giovanni Rongione, avrebbe indicato come possibile sito in cui ospitare nuclei di nomadi, alcune vecchie case Ater nella frazione di Cardito. I residenti, ovviamente, allarmati da questa ipotesi, protestano e ritengono che «la decisione non possa essere presa da una rappresentanza non eletta dai cittadini». Il commissario, invece, ha riferito di aver partecipato insieme ad altre rappresentanze del territorio, ad alcune riunioni indette dalla prefettura di Roma per far fronte al fenomeno delle popolazioni nomadi ma di non aver preso delle decisioni in merito. Avrebbe ammesso però che «al fax di richiesta di eventuali disponibilità inviate dalla prefettura capitolina, il responsabile dell'ufficio tecnico ha risposto chiarendo che l'unica possibile disponibilità era individuabile presso le case Iacp in località Cardito che comunque versano in uno stato di totale inagibilità». E dunque tale posizione non sarebbe immediata. La questione però, mantiene i cittadini in pre allarme.
Italia vs Brasile, stereotipi e razzismo
Sullo scontro in atto tra l’Italia e il Brasile, per l’estradizione di Cesare Battisti, ci ha incuriosito un commento pubblicato da Agora Vox Italia. Come molti sanno Battisti, presunto ex terrorista, scrittore, condannato all’ergastolo in Italia per responsabilità in quattro omicidi (alcuni lo vedrebbero come esecutore, altri come palo o complice), rifugiato in Francia e protetto fino al 2004 dalla "dottrina Mitterand", poi latitante, in Brasile, dove è stato recentemente arrestato. L’Italia ne chiede l’estradizione ma il Brasile la nega.
Secondo Riciard, che scrive su Agora Vox Italia, le ragioni sarebbero diverse. Ma una di queste ha destato la nostra attenzione. Il razzismo contro le popolazioni sinte e rom.
In Brasile gli stereotipi che colpiscono gli italiani sono quelli: del turista imbecille che va a letto con le ragazzine e del buono a nulla spendaccione. Ma da alcuni mesi i media brasiliano avrebbero puntato l’attenzione sul dilagare di fenomeni razzisti in Italia. Secondo Riciard, i brasiliani hanno seguito attentamente l’azione del Governo italiano e ne avrebbero valutata negativamente tutta l’opera, bollandolo come "razzista". Anche perchè alcune televisioni hanno messo in onda speciali sull’Italia razzista contro i Rom e i Sinti.
Sempre secondo Riciard, le parole del ministro della giustizia brasiliano nascondono alcune cose. Ovvero, l’accusa che la giustizia italiana risenta pesantemente, dell’atmosfera che si sta creando in Italia. Questo clima porterebbe, secondo i brasiliani, in auge la voglia di giustizia davvero sommaria, o quantomeno la totale impossibilità di Battisti di difendersi. Ma ci sarebbe un errore di fondo…
Roma, la Comunità Rom di Pietralata tra memoria e presente
La comunità rom dell'occupazione di via delle Cave di Pietralata partecipa alla Giornata della Memoria delle vittime del nazismo e del fascismo: insieme alla Shoah, la comunità rom ricorda anche il Porrajmos, lo sterminio del popolo Rom , come anche l'uccisione dei dissidenti tedeschi e dei comunisti, delle persone omosessuali, delle persone portatrici di handicap, degli aderenti alla religione pentecostale e dei Testimoni di Geova.
Secondo l'Università del Texas, in seguito al Porrajmos (in lingua romani significa "grande divoramento") morirono tra 500.000 e 1.500.000 di donne, uomini, bambini e bambine rom di tutto il continente europeo. In occasione della Giornata della Memoria, la comunità rom di via delle Cave di Pietralata si augura un futuro di accoglienza e solidarietà verso i migranti che partecipano alla vita italiana in tutti i suoi aspetti: nel lavoro, nelle scuole, nelle case, nei luoghi di culto, nella vita pubblica.
L'occupazione di via delle Cave di Pietralata è stata fatta il 14 febbraio 2008, quando una comunità di rom rumeni, che vivevano in baracche di fortuna a Quintiliani, è entrata in un'area abbandonata per rispondere alle necessità abitative più elementari. La comunità rom è composta da circa 60 persone, di cui la metà minori di 18 anni; 15 bambine e bambini in età scolare sono stati inseriti nelle scuole della zona, dando loro la possibilità di migliorare la propria vita e di conoscere meglio l'Italia attraverso l'istruzione e la socialità. Alcune donne hanno svolto attività di sartoria e sperano di creare al più presto un laboratorio che permetta loro di lavorare e contribuire al mantenimento della propria famiglia. L'occupazione è sostenuta da diverse associazioni (Arci, Popica onlus, La Strada, bottega del commercio equo Tutti giù per terra, Diversamente) e dai partiti del centro-sinistra.
Il 14 febbraio 2009, in occasione del primo anniversario dell'occupazione, si svolgeranno delle iniziative sulla cultura rom, aperte al territorio ed alla cittadinanza romana. di Comunità Rom di via delle Cave di Pietralata, Roma, 27 gennaio 2009
mercoledì 28 gennaio 2009
Razzismi quotidiani, il monitoraggio sui media condotto da Naga e Cospe
"Una ragazza mi ha detto “negro di merda” quando si è seduta sull’autobus di fianco a me". Quando entriamo nei negozi di abbigliamento le commesse ci guardano male". "La polizia ci tratta come criminali, diventa sempre più difficile".
Sono voci di stranieri in Italia alle prese con i “razzismi quotidiani” perpetrati da gruppi di persone o da singoli individui, dalle forze dell’ordine, da controllori sui mezzi pubblici, da personale della sicurezza privata, da datori di lavoro.
Le associazioni Naga e Cospe hanno intervistato nell’arco di un mese 580 cittadini stranieri e monitorato i mezzi d’informazione nell’intento di mettere a confronto l’informazione in materia di discriminazione e razzismo con l’effettivo vissuto dei cittadini stranieri. I risultati sono stati presentati il 26 gennaio a Milano.
Il quadro che emerge dalle interviste del Naga è preoccupante: ad almeno 1 persona su 5 è capitato di essere trattata male dalle forze dell’ordine; ad 1 persona su 5 di dormire per strada; a 3 persone su 10 di essere offese sui mezzi pubblici e di essere guardate male per strada; a 3 persone su 10 di non essere pagate per un lavoro; a più della metà del campione di perdere all’improvviso il lavoro.
E' la preoccupazione di ammalarsi a prevalere, che si intreccia con quella di perdere il lavoro. Per il 65% del campione, infine, la vita in Italia è cambiata negli ultimi anni e, per la grande maggioranza di questi, in modo negativo.
“I dati evidenziano una situazione odiosa, una sorta di "normalizzazione" degli atti di discriminazione e razzismo, che incide negativamente sulla vita di persone che vivono e lavorano in Italia”. dichiara Pietro Massarotto, presidente del Naga.
“Inoltre – aggiunge - ci ha colpito il fatto che di fronte a un’incidenza media del 30% di episodi di sopraffazione, la percezione critica di ciò che accade sia fortemente sottodimensionata nei racconti dei cittadini stranieri, che, in un contesto di criminalizzazione continua, paiono aver alzato il livello di sopportazione degli abusi”.
L’analisi del Cospe su testate locali e nazionali (carta e web) ha rilevato una media di 1,3 episodi di razzismo al giorno.
Gli immigrati sono state le vittime principali, soprattutto i cittadini di nazionalità rumena, e sembra che il colore della pelle sia l’elemento che rende le persone di origine straniera, anche se nate in Italia o cittadine italiane, più esposte a violenze, insulti e comportamenti offensivi. Alta la percentuale di atti di violenza “istituzionale”, compiuta da forze dell’ordine e da persone in una posizione di autorità, come i controllori dei mezzi di trasporto. Tra le principali vittime i Rom e Sinti.
“Gli immigrati non sono rappresentati come persone a tutto tondo; come risulta anche dalla nostra analisi essi sono frequentemente ridotti ad una nazionalità” afferma Udo Enwereuzor, esperto di discriminazioni e responsabile COSPE del progetto europeo RAXEN (Rete di informazione europea sul razzismo e la xenofobia).
“Inoltre, - sottolinea Enwereuzor - come abbiamo rilevato, la loro voce nei media e nel dibattito pubblico è del tutto residuale. Così come la voce del mondo associativo, di esperti, di attori che ruotano nel mondo dell’ immigrazione è raramente presa in considerazione come fonte. Dal nostro monitoraggio emerge infatti la tendenza dei giornalisti a utilizzare quasi esclusivamente voci e fonti istituzionali”. Leggi i rapporti…
Giornalisti contro il razzismo
La campagna per la messa al bando della parola clandestino (e non solo quella) sta proseguendo, trovando nuovi consensi. Fra le novità più importanti degli ultimi mesi, c'è la decisione dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna, che ha approvato all'unanimità l'adesione alla campagna. E' da sperare che l'esempio sia presto seguito dagli altri ordini regionali. A questo fine, sollecitiamo chi ha già aderito a sollecitare il proprio ordine regionale affinché faccia altrettanto (i sottoscrittori della campagna sono ormai distribuiti in tutta Italia).
Fra i nuovi materiali disponibili sul sito:
- l'adesione della Regione Emilia-Romagna e la lettera inviata all'Ordine del Piemonte-Val d'Aosta da un'aderente alla campagna, Silvia Berruto;
- la lettera aperta scritta ai direttori dei principali telegiornali nazionali da Luigi Manconi - sociologo ed ex sottosegretario, oggi presidente dell'associazione A buon diritto - affinché aderiscano alla campagna e smettano di usare la parola clandestino nei loro notiziari;
- un articolo scritto da Beatrice Montini, una delle promotrici della campagna, sulle origini, le finalità e i primi risultati di questa iniziativa.
Livorno, in ricordo del Porrajmos
L’Associazione Don Nesi/Corea invita tutta la cittadinanza, giovedì 29 gennaio, all’evento: in ricordo del Porrajmos, la Giornata della Memoria dello sterminio nazifascista dei Rom e dei Sinti.
Anche quest’anno è proposta una serata in ricordo della tragedia dei campi nazisti dove vennero uccisi oltre 500.000 Sinti e Rom. Sarà anche l’occasione per fare un aggiornamento sulla attuale capacità di accoglienza, ospitalità, accettazione ed incontro con l’altro. In sostanza sul grado di umanità, in una società sempre più dominata da egoismi, paure, intolleranze e razzismi. Soprattutto nei confronti degli ultimi, degli emarginati, dei “dannati” della terra.
Di seguito il programma:
- ore 21.30, proiezione del video – documentario “In ricordo del Porrajmos – voci da uno sterminio dimenticato”;
- ore 22.30, incontro aperto, riflessioni e confronti sull’accoglienza dei Rom sul territorio di Livorno. Interventi di alcuni operatori del sociale e del mondo dell’associazionismo livornese e pisano e testimonianze dirette di alcune famiglie rom.
L’evento è stato organizzato in collaborazione con: la Circoscrizione 1 del Comune di Livorno, l’Associazione Africa Insieme, il gruppo Everyone e l’amica Isabella Bianchi, indispensabile nei suggerimenti e nei contatti.
Per informazioni: Associazione Don Nesi/Corea, Largo Nesi n. 9, Villaggio Scolastico Di Corea, Livorno, telefono e fax 0586 424637, e-mail fondazione@fondazionenesi.org
martedì 27 gennaio 2009
Porrajmos
Quanti oggi conoscono la parola Porrajmos? Pochissimi. Questo è l’indizio più significativo di come la memoria dei popoli che ci si ostinia a chiamare "zingari" e "nomadi" fatichi a trovare ascolto e cittadinanza in Italia. Porrajmos è la parola che nelle lingue sinte e rom definisce il divoramento subito in Europa tra il 1934 e il 1945.
I Rom e i Sinti, fin dall’arrivo in Europa nel 1400, sono stati sempre perseguitati, cacciati e banditi da ogni Stato per la loro diversità. Le loro culture, la loro lingua, i loro sistemi sociali, così diversi da quelli della società maggioritaria (in senso numerico) sono sempre stati negati. Il culmine della persecuzione è stato raggiunto in un’epoca recente: nel periodo nazista e fascista.
Se la memoria della Shoah si affievolisce in vuote celebrazioni istituzionali, la persecuzione razziale subita dai Rom e dai Sinti è stata rimossa o addirittura negata.
L’Europa nazista e fascista fu teatro dell’annientamento di almeno la metà dell’intera popolazione rom e sinta europea. Cinquecentomila uomini, donne e bambini perseguitati, imprigionati, uccisi, deportati nei lager e seviziati, vittime degli orrendi esperimenti medici nazisti, sterminati nelle camere a gas e nei forni crematori.
Nei processi ai nazisti colpevoli di crimini contro l’umanità che seguirono la liberazione, primo tra tutti quello di Norimberga, Rom e Sinti non ebbero spazio. Le loro sofferenze non solo non vennero mai indennizzate ma nemmeno prese in considerazione. Solo nel 1980 il governo tedesco, in seguito ad una iniziativa della Verband Deutscher Sinti und Roma, riconobbe ufficialmente che i Rom e i Sinti durante la guerra avevano subito una persecuzione razziale.
In Italia le popolazioni sinte e rom non hanno ancora ricevuto nessun riconoscimento ufficiale per le persecuzioni su base razziale subite durante la dittatura fascista. La Legge n. 211 del 20 luglio 2000 che istituisce il Giorno della Memoria non ricorda lo sterminio subito dalle popolazioni sinte e rom.
Oggi esiste una documentazione inequivocabile per affermare che i Rom e i Sinti dal 1938 al 1945 furono le uniche popolazioni, insieme al popolo ebraico, vittime di uno sterminio di matrice razziale.
I motivi che hanno portato allo sterminio dei Rom, dei Sinti e degli Ebrei e di altre minoranze possono riproporsi oggi, sebbene in un contesto e su scala diversi, colpendo altre minoranze indifese, esposte all’intolleranza, alla xenofobia e alla violenza razzista: i migranti, i neri, gli omosessuali e ancora gli stessi Rom e Sinti.
Ciò che dovrebbe farci riflettere è che il Porrajmos e la Shoah furono messi in atto in un periodo in cui la civiltà occidentale era al culmine dello sviluppo culturale ed economico. La Shoah e il Porrajmos sono parte integrante delle costruzioni sociali occidentali, sono stati generati dalla stessa Europa cristiana e cattolica nella quale viviamo oggi. Ecco perché la Shoah e il Porrajmos ci appartengono intimamente.
Perpetrare l’oblio nel quale si rischia di cancellare questi eventi equivale a legittimare un’oltraggiosa indifferenza per tutte le vittime della follia nazi-fascista ma, soprattutto, è il segno di una cecità pericolosa e potenzialmente suicida per la stessa Europa.
Ciò che accade oggi in Italia alle popolazioni Sinte e Rom è anche il risultato di questo oblio, di questa ipocrita indulgenza nei confronti della memoria storica propria della società maggioritaria, in senso numerico.
I Rom e i Sinti sono scacciati, mal tollerati e rinchiusi nei “campi nomadi”. A queste popolazioni, italiane da generazioni, viene ancora negato il diritto di essere parte integrante e interagente del Paese.
Visita la mostra fotografica e documentale, realizzata dall’Istituto di Cultura Sinta in collaborazione con l’associazione Nevo Drom di Bolzano. La mostra è tratta dal libro Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz, pubblicato dall’Istituto di Cultura Sinta, grazie al lavoro di ricerca dello storico Luca Bravi.
Mantova, presentazione del primo Rapporto sulle discriminazioni
L’Istituto di Cultura Sinta invita tutti all’evento “il presente della memoria”, giovedì 29 gennaio 2009, presso l’Aula magna dell’Università di Mantova. L’evento è organizzato da Articolo 3, Osservatorio sulle Discriminazioni per la presentazione del Rapporto 2008.
Il 29 gennaio racconteremo in sintesi cosa abbiamo incontrato in otto mesi di esplorazione della stampa locale, parleremo di chi ha contribuito alla nostra riflessione, lasceremo spazio ai ragazzi e alle ragazze che sulle discriminazioni hanno lavorato in alcune scuole con i loro insegnanti e autonomamente nel Gruppo Giovani di Articolo3. Poi daremo la parola, per un dialogo vero, ai nostri ospiti: persone diversissime per professione, formazione, provenienza, appartenenza, ruolo istituzionale: non chiediamo loro di tenere relazioni ma di entrare in dialogo con noi mettendosi in gioco per ragionare su metodi e contenuti del nostro lavoro contro le discriminazioni, i pensieri e le pratiche che le generano. Sullo sfondo di questo presente complesso la memoria degli stermini perpetrati dal totalitarismo fascista e dai suoi collaborazionisti.
E, sempre, le parole di Primo Levi: «A molti individui o popoli può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un’infezione latente. […] La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo».
La giornata si articolerà nel seguente modo:
9.30 – 13.00: presentazione e discussione con gli studenti delle scuole superiori
16.30 – 19.30: incontro con il pubblico
Presenteranno il Rapporto 2008: Maria Bacchi (Articolo 3 e Istituto Mantovano di Storia Contemporanea), Carlo Berini (Articolo 3 e associazione Sucar Drom), Eva Rizzin (Articolo 3 e Istituto di Cultura Sinta), Angelica Bertellini (Articolo 3). Interverranno: Fiorenza Brioni, Sindaco di Mantova, Maurizio Fontanili, Presidente della Provincia di Mantova. Saranno presenti per la discussione: Paolo Foschini (giornalista, Corriere della Sera), Tommaso Vitale (sociologo, Università La Bicocca di Milano), Fabio Levi (storico, Università di Torino), Sumaya Abdel Qader (scrittrice, co-fondatrice dei Giovani musulmani d’Italia), Guido Vitale (coordinatore dei dipartimenti Cultura e Informazione dell'Unione delle comunità ebraiche italiane). Con la partecipazione dei Direttori dei quotidiani locali: Enrico Grazioli, Gazzetta di Mantova e Romano Gandossi, Voce di Mantova.
domenica 25 gennaio 2009
Tra pubblicità e incompetenza
È stato già detto che la crisi di Lampedusa e gli stupri di Roma sono il segno del fallimento delle politiche del governo. Credo che siano qualcosa di più e di peggio: la prova di un deficit - culturale, prima che politico - nel governo di fenomeni complessi e moderni, come l'immigrazione e la sicurezza.
Sono temi (immigrazione e sicurezza) che, frullati insieme, banalizzati con messaggi ripetuti all'infinito, eccitati con emotività in una campagna elettorale, possono anche annullare ogni pensiero e razionalità. Alla prova del governo, quelle criticità impongono però intelligenza delle cose e delle soluzioni, capacità di costruire condizioni di consenso internazionale e domestico. Concrete e realistiche politiche pubbliche e non pessima pubblicità di un giorno.
Immigrazione e sicurezza, si sa, dovevano essere i cavalli di battaglia del governo. Berlusconi, all'esordio del suo governo, ha presto voluto far sapere di voler "dare risposte all'insicurezza dei cittadini"; di voler "decidere" presto e subito con una rosa di provvedimenti con forza di legge che hanno separato, nei primi cento giorni, lo Stato dal diritto, la decisione dalla legge, l'ordine giuridico dalla vita. Si è creato un "vuoto del diritto" che ha sospeso le norme e trasformato il diritto in un dispositivo di governo manipolabile secondo necessità.
Da questa cultura dello "stato d'eccezione" è nata una militarizzazione delle città che declina le ragioni dello Stato con l'esibizione, la forza, le armi. E' da un immaginato e truccato "stato d'emergenza" perenne che è stato partorito il "diritto penal-amministrativo della diseguaglianza" scritto per fronteggiare le ondate migratorie (immigrazione clandestina come reato, impronte ai rom). Le conseguenze di queste scelte le abbiamo sotto gli occhi. Con i numeri: l'ottanta per cento in più di sbarchi.
La realtà della vita, la violenza degli stupratori o la disperazione dei migranti, hanno dimostrato l'inefficacia dell'azione del governo. Berlusconi non se ne cura, come si vede. E' ancora in campagna elettorale. Questa volta in Sardegna (presto per Europee e amministrative). Minimizza la crisi di Lampedusa e le sue ragioni. Per cancellare gli stupri di Roma, rilancia la militarizzazione delle città moltiplicando per dieci i soldati che vedremo agli angoli delle piazze, nei centri storici delle nostre città (solo lì, li vedi).La manovra pubblicitaria, buona per i tiggì della sera, non riuscirà a nascondere anche nel breve periodo gli errori culturali, e quindi politici, dell'esecutivo. Lo si osserva ormai anche nelle file della destra quando si confrontano i passi di Berlusconi con le iniziative di Brown, Zapatero, Merkel e Sarkozy. Anche ai settori più liberali della destra appare "incomprensibile la scelta di delegare totalmente alla Lega la gestione governativa dell'immigrazione esercitata solo e unicamente sul fronte dei clandestini e dell'ordine pubblico e totalmente latitante sul fenomeno riformista del modello di integrazione degli immigrati" (Carlo Panella). E' una politica che mette in rotta di collisione il governo con tutti e, per dirla con le parole dell'Osservatore romano, "accentua tendenze di chiusura autarchica e di arroccamento sociale". Il governo oggi può vantare conflitti con il mondo cattolico e anche con il Vaticano, con l'Europa, con l'Onu, con le organizzazioni umanitarie e la prassi giuridica dei diritti fondamentali dell'uomo (più volte la commissione e il parlamento europei sono intervenuti contro le tracce xenofobe dei provvedimenti di palazzo Chigi). di Giuseppe D'Avanzo, continua a leggere…
Guidonia, pogrom contro i Rom
A Guidonia un orribile reato, lo stupro di una ragazza da parte di un branco di cinque uomini, crea una nuova campagna politico/mediatica contro le popolazioni rom. Su tutti i quotidiani e i telegiornali da alcuni giorni siamo costretti a vedere, senza nessun commento di riprovazione, una nuova stigmatizzazione delle popolazioni rom.
E non solo, perché sono subito iniziati veri e propri pogrom: distruzione delle povere baracche di disperati senza nessun intervento di tutela per queste famiglie. Uno scandalo per un Paese che si dice civile.
Solo pochi giorni fa il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, aveva parlato di politica a rischio di xenofobia e immemore dei principi umanitari. E tutti i politici italiani si erano scandalizzati.
Oggi, assistiamo nuovamente a violenze, distruzioni, cacciate… senza che nessun commentatore politico si indigni per questo utilizzo dei Rom come capro espiatorio di una società incapace di uscire da cliché culturali maschilisti. Fino quando avremmo dei politici che fanno del maschilismo un’arma politica sarà ben difficile che si riuscirà a combattere efficacemente le violenze che subiscono le donne.
Ma intanto qualcuno deve essere sacrificato sull’altare mediatico e chi se non i Rom. Il bersaglio più facile, l’unico che non ha gli strumenti per difendersi. Se questa è democrazia…
Roma, cacciati con i Rom anche i Diritti Universali dell’Uomo
L’ordine regna di nuovo a Villa De Sanctis. I barbari sono finalmente stati espulsi dalla Polis. La loro colpa: esistere. Giustizia è fatta! Molti residenti potranno così tirare un respiro di sollievo
Nella primissima mattinata del 23 gennaio due pullman e ingenti forze di polizia hanno portato via, per controlli identificativi, gli uomini Rom accampati con le loro famiglie ai bordi del parco omonimo, separandoli dalle loro donne e figli, i quali, abbattute nel frattempo tutte le povere baracche, mentre scriviamo sono ancora in attesa della futura sorte, all’addiaccio e in silenzio, senza un lamento, neppure una debole protesta.
E’ calato da un pezzo il buio sul cielo del parco, e sta piovendo a dirotto. Gocce d’acqua che, chissà se riusciranno a lavare la cattiva coscienza di alcuni di noi.
La “soluzione” logistica alternativa (almeno per la notte) che si prospetta, grazie anche all’interessamento del Presidente del Sesto Municipio, è quella della Fiera di Roma. Non sappiamo al momento quando la comunità di donne e bambini potranno rivedere presto i loro mariti, padri, fratelli, per l’intero giorno trattenuti dalla polizia; neppure se potranno sentirli al telefono in quanto, a detta di alcuni Rom, è stato sequestrato loro persino il cellulare.
Poco importa se l’azione di pulizia sociale sia costata la brutale sospensione di tutti i diritti. E non ci riferiamo solo a quelli costituzionali, cosa già di per sé assai grave, ma soprattutto a quelli universali dell’uomo e del cittadino.
Se non fosse stata, infatti, per l’opera volontaria di alcuni singoli cittadini e di quelle della direttrice didattica e di alcune maestre della scuola di via Ferraironi, decine di donne (anche incinte), di bambini e ragazzi (uno persino di pochi mesi di vita) sarebbero rimasti per l’intera giornata senza mangiare e bere, senza coperte, né assistenza medica (un ragazzo sanguinava dall’orecchio), né una parola di conforto.
Sul piazzale di terra del parco si vedevano solo le auto dei Vigili e della Polizia. Non c’era nessun medico, nessun assistente sociale, né una squadra della protezione civile. Purtroppo, non c’era neppure quella gente che sotto il tendone del Casale Garibaldi reclamava a gran voce, Rom presenti, civiltà e democrazia!
Giovanni, un giovane Rom che era trepidante per la sua donna incinta, esposta al freddo e alla pioggia della sera, ci esprime la sua enorme delusione per la piega che sta prendendo la situazione.
Con molti altri della sua etnia Kalderash era, infatti, stato presente al Consiglio straordinario del 21 gennaio presso il Casale Garibaldi. Aveva assistito peraltro con compostezza e anche applaudito gli interventi delle istituzioni che assicuravano loro un futuro almeno dentro un container attrezzato. Ma Giovanni non s’aspettava certamente di essere ripagato con la moneta (falsa) dell’ipocrisia e delle promesse da marinaio.
Non ricordo (e non so se anche i nostri lettori) comportamenti così poco rispettosi delle prerogative costituzionali e dei diritti della persona, nemmeno andando con la memoria ad epoche buie di intolleranza nei confronti dei baraccati e degli "invisibili" (allora tutti italiani) degli anni cinquanta. di Nicola Capozza
venerdì 23 gennaio 2009
Mantova, binario 1
Numerose sono le iniziative per il Giorno della Memoria, organizzate nella Provincia di Mantova. Segnaliamo che come ogni anno l’associazione Sucar Drom, l’Istituto di Cultura Sinta e le Comunità Sinte e Rom invitano tutti alla commemorazione del Porrajmos alla Stazione Ferroviaria di Mantova, in Piazza don Leoni. La commemorazione si terrà martedì 27 gennaio, alle ore 15.00, presso il Binario 1 da dove transitavano i treni per la deportazione nei campi di sterminio.
La commemorazione sarà guidata da Yuri Del Bar (Consigliere comunale a Mantova) e dal Pastore Davide Casadio (Missione Evangelica Zigana). Interverranno: Fabio Norsa (Presidente della Comunità Ebraica mantovana), Fiorenza Brioni (Sindaco di Mantova) e Maurizio Fontanili (Presidente della Provincia di Mantova). Durante la commemorazione sono previsti canti e musiche sinte e romanés.
Segnaliamo, inoltre, la commemorazione degli Ebrei mantovani deportati che si terrà sempre il 27 gennaio, alle ore 17.15, presso la Sinagoga di via Gilberto Govi a Mantova. La commemorazione sarà guidata da Fabio Norsa, Presidente della Comunità Ebraica.
Roma, il Comune da il via libera al museo della Shoah
Via libera dal Consiglio comunale di Roma al nuovo museo della Shoah: l'assemblea capitolina ha approvato una deroga al piano regolatore per la sua costruzione e uno stanziamento di 13 milioni di euro.
Soddisfatto il presidente della fondazione per il museo, Leone Paserman: “Ringrazio il consiglio comunale e l'amministrazione, per questa decisione che fa onore al Paese. Questo museo - spiega - è la migliore risposta che si possa dare all'intolleranza, all'odio, alla violenza, al fanatismo, alla xenofobia e al terrorismo. E' uno strumento educativo per i giovani perché non si ripetano gli errori del passato ma si impari il rispetto del diverso, la cultura della vita e della giustizia per tutti”.
A proposito dell'ultimo episodio di antisemitismo, a opera della formazione 'Militia', che ha incollato le saracinesche di alcuni negozi di ebrei a Roma, Paserman ha sottolineato che “fino a che prevalgono l'ignoranza e il pregiudizio allora succedono episodi di questo genere, di chiaro sapore antisemita, ma anche altri come il pestaggio dei rom o l'attacco ai campi zingari. Serve - ha aggiunto - un massiccio intervento educativo. Il museo - ha concluso - è innanzitutto uno strumento educativo”.
Ue, dure critiche l'Italia
La commissione Libertà civili del Parlamento europeo ha presentato le conclusioni della sua ispezione di settembre ai “campi nomadi italiani”. Tensioni xenofobe e pessime condizioni di accoglienza anche se c'è qualche passo avanti nella gestione dell'emergenza
A settembre un gruppo di eurodeputati era partito alla volta dell’Italia. L’obiettivo indagare sulle condizioni di vita dei Sinti e dei Rom, valutandone la situazione. La risposta è arrivata il 21 gennaio, quando la commissione Libertà civili del Parlamento europeo ha approvato - con 35 voti a favore e 12 contrari - il rapporto presentato dal suo presidente, Gérard Deprez (in foto).
Nelle 23 pagine di relazione si osserva che la visita "ha permesso di accertare la tensione sociale e il senso di disagio e di insicurezza che sembra propagarsi nella vita quotidiana dei cittadini italiani e stranieri. Si è registrato - si legge nel documento - un aumento degli episodi di xenofobia e razzismo, alcuni dei quali caratterizzati da una violenza senza precedenti".
La colpa, secondo i relatori va anche attribuita alla stampa nazionale, che opererebbe una drammatizzazione eccessiva e esasperata. "Permane – per gli eurodeputati – l'allarme sociale, addotto a giustificazione del pacchetto sicurezza e delle ordinanze d'urgenza - ; un allarme e una tensione che i media sembrano esasperare invece che placare.
I risultati presentati oggi sono stati elaborati dopo una serie di incontri con molti parlamentari italiani e lo stesso ministro dell'Interno. Numerosi pareri sono stati raccolti dalle varie Ong, dalla Croce rossa e dall'Alto commissariato per i rifugiati Onu.
“La condizione del popolo nomade – si legge ancora nella relazione – è stata a lungo sottovalutata dalle autorità pubbliche, tanto da risultare oggi seriamente compromessa”. Passi aventi sembrano comunque essere stati fatti negli ultimi tempi, cercando di rimediare alle “condizioni da favelas” in cui versavano molti “campi nomadi”, tra cui quello del Casilino 900, che ormai da 35 anni staziona a soli dieci chilometri dal centro di Roma.
La relazione dà anche atto dei chiarimenti e delle rassicurazioni date dalle autorità italiane in merito ai “censimenti”. Secondo Roma "l'operazione era intesa a migliorare l'integrazione sociale nella comunità in questione, soprattutto dei minori". Tuttavia le pressione anche in sede europea hanno fatto sì che "non è stata creata né verrà istituita nel futuro alcuna banca dati", e le informazioni raccolte durante il censimento "verranno trattate alla stregua di ogni altra informazione simile". Infine, "nessun individuo minore di 14 anni verrà identificato o sottoposto alla rilevazione delle impronte digitali, senza previa autorizzazione delle autorità giudiziarie".
Alla missione dell'Europarlamento, le autorità italiane avevano anche assicurato che le “circostanze aggravanti” per gli immigrati illegali non sarebbero state applicate ai cittadini comunitari, e che il Governo avrebbe ritirato (come poi effettivamente è avvenuto) il decreto legislativo che criminalizzava la mancata registrazione degli immigrati dopo tre mesi di residenza in Italia.
Secondo il vicepresidente della commissione Libertà tuttavia, la relazione “è durissima nel denunciare le tensioni xenofobe che si respirano in Italia e nel descrivere le pessime condizioni di accoglienza in cui sono costretti a vivere i rom”.
La relazione, anche se approvata a maggioranza, ha visto l’opposizione del capo delegazione di An, Roberta Angelilli, e del leghista Mario Borghezio, che hanno presentato un "parere di minoranza a difesa della verità e del buon nome dell'Italia in Europa", denunciando che il testo "traccia un quadro denigratorio e non realistico della situazione in Italia e sembra mirato ad esprimere un giudizio politico strumentale piuttosto che contribuire alla soluzione dei problemi".
Una storia di ordinaria discriminazione urbana
Prima di salutare Cristina Karis ha detto di voler fare la parrucchiera. Un desiderio che ha riscaldato l’aria gelida di gennaio nella campagna aperta della bassa bresciana. Una frase che ha illuminato la roulotte sistemata accanto al porticato di una piccola chiesa alle porte del paese.
Ma soprattutto, la volontà di Cristina, ha alimentato la fiamma della speranza che nessun destino è segnato. Che rassegnazione e pregiudizi non hanno il diritto di cancellare ciò che può essere costruito. Neppure se nasci in Italia ma sei sinta.
Già perché Cristina è sorella di Michele, Luca, Anastasia e Mattia. Ovvero i 5 bambini italiani ai quali è negata la possibilità di ottenere la residenza nel comune di Chiari guidato da sindaco leghista senatore Sandro Mazzatorta che in un’intervista, seguita alla pubblicazione dei fatti, aveva definito chiusa la questione legata a questo nucleo familiare allontanato da un’area predisposta dalla precedente amministrazione di centro sinistra.
Si tratta quindi di una storia di ordinaria discriminazione urbana raccontata da Articolo21 diventata anche un caso politico grazie all’onorevole Furio Colombo che dalla Camera alle pagine del quotidiano l’Unità aveva denunciato questa vicenda. “Quella gente non si abituerà mai alle nostre abitudini” aveva scritto un lettore del sito quiBrescia.it che per primo ha pubblicato la vicenda. “Loro non ragionano con la nostra testa. La loro vita ha senso solo nell’immediato. Non hanno una proiezione del futuro intesa come programmazione. Si vede che non li conosci e non hai esperienza di campi nomadi” mi ripeteva l’amico Beppe guidando il suo camioncino.
E’ il 6 gennaio. Giorno dell’Epifania. Il pomeriggio al termine del quale Cristina, sorridendo, ha detto di voler imparare a fare la parrucchiera. Una frase che può davvero cambiare il corso della vita. Anche se hai 15 anni e forse sei già predestinata come moglie.
Ma noi, quel giorno avevamo semplicemente deciso di andare a trovare quei bambini. Il furgone era carico di scorte: Beppe aveva fatto una grossa spesa di pasta, latte, frutta, verdura. C’era pure uno stendino nuovo per i panni – ghiacciati dalla temperatura sotto zero – ma pur sempre puliti. Durante il viaggio immaginavamo la nuova sistemazione per la famiglia Karis.
Don Saverio, parroco di Gottolengo, è stato infatti l’unico sacerdote della diocesi di Brescia ad accogliere l’appello del presule che ha invitato le parrocchie a offrire a questa famiglia un luogo dove stare. Almeno per il periodo invernale. Almeno per poter permettere a Cristina, Michele e Luca di frequentare la scuola. Dopo una serie di rotatorie ecco spuntare il campanile di una chiesa utilizzata per incontri spirituali. Don Saverio ha avuto i suoi problemi da risolvere per aver dato ospitalità a questa famiglia. E pure il sindaco del comune di Gottolengo ha ricevuto insulti per non aver saputo “farsi rispettare” e aver accettato questa gente cacciata da un altro paese bresciano. “Ho voluto scrivere tutto in questo articolo che ho pubblicato nell’ultimo numero del giornale parrocchiale” spiega più tardi il parroco, a casa sua, mentre offre una caramella alla piccola Anastasia (che però non accetta). Beppe intanto sta riponendo nella stanza della Caritas, parte dei viveri comprati il giorno prima (ha deciso di fare in questo modo per evitare che i parenti della famiglia facciano incetta delle scorte). di Elisabetta Reguitti, continua a leggere…
mercoledì 21 gennaio 2009
Barack Obama rifiuta la falsa scelta tra sicurezza ed ideali
Oggi mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.
Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l'America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.
Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.
E' ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C'è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.
Questo sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra, un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione dovrà avere aspettative più basse.
Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapido. Ma America, sappilo: le affronteremo.
Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l'unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.
Oggi, siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.
Siamo ancora una nazione giovane, ma - per dirla con le parole della Scrittura - è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E' venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l'idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.
Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.
Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose, alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.
Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.
Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell'Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura.
Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.
Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell'America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.
Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l'anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell'immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell'America.
Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c'è lavoro da fare. Lo stato dell'economia richiede un'azione, forte e rapida, e noi agiremo - non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.
Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologie in modo da risollevare la qualità dell'assistenza sanitaria e abbassarne i costi.
Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.
Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni - pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi piani. Hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l'immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.
Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno, se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure che si possano permettere, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.
La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso sono solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall'ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà - non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.
Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l'autorità della legge e i diritti dell'individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l'America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.
Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell'umiltà e del ritegno.
Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori - una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l'Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.
Perché noi sappiamo che il nostro retaggio "a patchwork" è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l'amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell'oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi, prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l'America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.
Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull'Occidente i mali delle loro società - sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.
Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d'acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l'indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.
Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. E già, a questo momento - un momento che definirà una generazione - è precisamente lo spirito che deve abitare in tutti noi.
Per tanto che un governo possa fare e deve fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E' la gentilezza nell'accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E' il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.
Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità - il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c'è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.
Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.
Questa è la fonte della nostra fiducia, la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.
Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo, perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.
Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell'anno in cui l'America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l'esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:
"Che si dica al futuro del mondo... che nel profondo dell'inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù... Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo".
America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull'orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l'abbiamo consegnata intatta alle generazioni future. Barack Obama, 44° presidente degli Stati Uniti d'America
martedì 20 gennaio 2009
Lecce, una storia orrenda
Da due anni circa adescava minori della comunità rom per poi costringerli a subire palpeggiamenti, riprese video e rapporti sessuali. È stato arrestato per violenza sessuale.
Si tratta di De Blasi Damiano Bruno, nato e residente a Campi Salentina, pregiudicato per reati specifici. I carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Campi Salentina (Le) hanno eseguito stamattina un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Lecce del 61enne, ritenuto responsabile di violenza sessuale ed atti sessuali ai danni di minori, reato che avrebbe commesso in più circostanze.
In particolare, l'uomo per circa due anni, avrebbe adescato alcuni minori della comunità rom insediatasi nel campo nomadi "Panareo" di Lecce, inducendoli e talvolta costringendoli a subire palpeggiamenti, riprese video e rapporti sessuali. I giovani venivano ricompensati con modiche somme di danaro, dagli 8 ai 20 euro circa, al termine degli incontri che avvenivano all'interno della sua abitazione o nella sua auto.
Nel mese di settembre, i militari dell'aliquota avevano notato l’uomo in compagnia di due giovani apparentemente 14enni di etnia Rom. Le circostanze hanno fatto si che i militari abbiano approfondito la vicenda con pedinamenti nei confronti del De Blasi dai quali veniva notata una ambigua familiarità dell'anziano con i giovani della locale comunità. Lo scorso novembre, le intuizioni dei Carabinieri del Nucleo Operativo venivano confermate da una segnalazione proveniente da una guardia particolare giurata che aveva notato a Campi S. il 61enne intrattenersi in luogo appartato nella sua autovettura in compagnia di una ragazzino Rom. L'immediato intervento dei militari ha permesso di interrompere il probabile ennesimo scempio e di avviare una specifica attività di ascolto del minore.
Durante le prime ore delle indagini il cerchio delle persone coinvolte si è allargato ulteriormente fino a constatare l'effettiva presenza di un rapporto continuativo maniaco sessuale con i giovani della comunità rom., i quali, a seguito di subdole avances e promesse di danaro si concedevano a varie prestazioni di natura sessuale. Queste ultime venivano riprese con il telefonino del De Blasi, che, a seguito di una perquisizione domiciliare, è stato trovato e sottoposto a sequestro insieme ad un posacenere che comprova il fatto che i video siamo stati filmati nell'abitazione dell'anziano. di Serena Mendrano
Imperia, i Cantori di Storie
L’Italia del dopoguerra e dello sviluppo, lo stragismo, la lotta contro ogni forma di ingiustizia e di oppressione, le pari opportunità. Queste le tematiche dei 5 spettacoli in scena al Circolo Arci Guernica di Imperia (via Mazzini 15) per la terza rassegna di Teatro Civile, in programma dal 24 gennaio al 28 febbraio 2009.
Curata da Massimo Ardoino e finanziata dal Ce.S.P.Im. (Centro Servizi al Volontariato della Provincia di Imperia) in collaborazione con l'Associazione di Volontariato Guernica Solidale e il Circolo Arci Guernica, la rassegna ha come filo conduttore i Cantori di Storie. Storie proposte per fare emergere interrogativi, ma soprattutto risposte utili per costruire una cultura della solidarietà e della comprensione del prossimo.
Cultura della solidarietà significa anche "cittadinanza attiva" e il teatro civile è infatti arte sociale: si occupa e si preoccupa delle questioni del mondo e degli uomini che lo abitano, portando sul palcoscenico frammenti di storia collettiva così come interrogativi attuali e quotidiani, non solo per raccontare fatti ma per riflettere e far riflettere.
Il primo appuntamento è sabato 24 gennaio: in occasione del Giorno della Memoria e della commemorazione di Felice Cascione, va in scena il reading Il Paese della Vergogna, scritto e interpretato dal giornalista di Radio24 Daniele Biacchessi sulle grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia dal 1944 al 1993 e i loro esiti giudiziari.
Sabato 31 l'attrice argentina Candelaria Romero è protagonista di Hijos, monologo con venature autobiografiche che racconta l’odissea di una famiglia costretta a rifugiarsi all'estero in seguito alla dittatura militare nel paese sudamericano.
Si prosegue domenica 8 febbraio. Sul palco del Guernica c'è Raffaello Fusaro con La rosa bianca: nell'estate del 1942, nella Germania travolta dalla follia nazista, cinque giovani amici e il loro professore di filosofia formano un movimento di resistenza non violenta contro la dittatura di Hitler.
Sabato 21 è poi la volta di Antonella Questa con Dora Pronobis, spettacolo leggero e divertente incentrato sulla figura delle donne di chiesa.
La rassegna si conclude sabato 28 febbraio, con Dijana Pavlovic: l'attrice serba (in foto) è la protagonista di Rom Cabaret, performance teatrale che indaga nei testi di autori rom dimostrando la fiorente e sensibile cultura di questa etnia.
Castel Bolognese (RA), due giorni per non dimenticare
Due giorni per non dimenticare. Il comune di Castel Bolognese, in collaborazione con la Biblioteca Libertaria "Armando Borghi" di Castel Bolognese, celebra il Giorno della Memoria 2009, che cade ogni anno il 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, con una iniziativa particolare: la presentazione del DVD "A forza di essere vento", con la presenza del curatore Paolo Finzi, dedicato allo sterminio dei Sinti e dei Rom da parte dei nazisti.
L'iniziativa avrà luogo nel Teatrino del vecchio mercato, nelle giornate di giovedì 29 e venerdì 30 gennaio. Si parte così giovedì sera, alle 20,45 con i saluti di Silvano Morini sindaco di Castel Bolognese e Patrizia Marchi assessore alla cultura. Seguirà quindi la proiezione del Dvd "A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari" con l'introduzione e commento di Paolo Finzi redattore di "A rivista anarchica". L'ingresso è libero. Si prosegue venerdì 30 gennaio alle ore 8.30 con la proiezione del dvd per le classi seconde e terze della scuola secondaria di I° grado plesso "Pascoli".
Il dvd (doppio) è composto di sei documentari per circa due ore e mezza di visione. Contiene le interviste a un Rom e a un Sinto internati ad Auschwitz-Birkenau, uno spettacolo di Moni Ovadia con i musicisti Rom rumeni Taraf de Metropulitana, un filmato dell'Opera Nomadi sul Porrajmos, una serata multimediale tenutasi alla Camera del Lavoro di Milano, un'illuminante intervista di Marcello Pezzetti del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea sulla storia dello Zigeunerlager. In allegato c'è anche un libretto di 72 pagine, con articoli e saggi sui Rom e i Sinti, allora e oggi." (Gianpiero Landi, Biblioteca Libertaria "Armando Borghi")
Contemporaneamente per conoscere meglio le popolazioni sinte e rom e a completamento dell'iniziativa, gli operatori della Biblioteca comunale "Luigi Dal Pane" hanno curato un breve percorso bibliografico con vari documenti sia per ragazzi, sia per adulti. I documenti sono esposti nella sala lettura della biblioteca fino a fine febbraio.
Per informazioni: Biblioteca comunale "Luigi Dal Pane" tel. 0546.655827, oppure Biblioteca Libertaria tel. 0546.55501 biblioteca.borghi@racine.ra.it
Viterbo, l'ARCI interviene sulla vicenda Rom!
Ci risiamo. Arrivano i Rom. Arrivano i barbari. Attila sbarca nella Tuscia e “contamina” il territorio. Nonostante il notevole dispendio di parole, i giornali trascrivono su commissione, i politici straparlano, e pochi riescono a comunicare cose sensate.
L’ennesimo allarme sicurezza, che dopo le allegre porchettate di Barbarano Romano, ritorna a campeggiare sulle pagine dei quotidiani, mettendo in atto una vera e propria sagra del luogo comune.
Tutti contro Celleno: il comune che vuole ospitare il lupo cattivo, che già lo ospita in realtà. Perché chi ha scritto di contaminazione, di ruberie e violenze dello straniero forse non conosce la storia degli ultimi anni di Celleno e di diversi altri comuni della Tuscia (Bassano Romano, Oriolo Romano, Orte, Bomarzo, Viterbo) che, grazie ai progetti che Arci Solidarietà Viterbo gestisce sul territorio hanno accolto decine di famiglie di richiedenti asilo e rifugiati. Queste famiglie hanno trovato, negli ultimi anni, una casa in piccoli centri della nostra provincia così come a Viterbo, “contaminando” il territorio positivamente, provando sulla loro pelle cosa significa integrazione in una società diversa, in una cultura diversa.
In base a questa esperienza, ormai decennale, l’Arci crede che fare integrazione è possibile, attraverso procedure ponderate e, nel caso della popolazione rom, superando il concetto del campo-lager.
Il decentramento che il Comune di Roma vuole effettuare nel territorio laziale dovrebbe essere messo in atto coinvolgendo i nuclei familiari in procinto di essere trasferiti e attuato mediante la dislocazione decentrata di poche famiglie in ogni centro abitato, laddove esistano le condizioni per poter mettere in atto un’efficace integrazione.
Non crediamo alle demagogie del quotidiano che di questa vicenda sta cercando di fare la propria fortuna editoriale. Vogliamo solo intervenire sulle parole adottate in questa campagna denigratoria e razzista sulla vicenda rom.
L’Arci negli ultimi anni ha promosso diverse iniziative di sensibilizzazione e di approfondimento su modalità di integrazione sperimentate con successo in alcune regioni italiane, ha invitato diversi artisti impegnati nella diffusione della cultura rom come Alexian Santino Spinelli (uno dei maggiori intellettuali rom) e Moni Ovadia. Entrambi hanno parlato del valore e della storia del popolo rom, di quanto sia sbagliato chiamarli “zingari”.
Questa popolazione, costretta a sopravvivere in condizioni indegne per un paese “avanzato” come il nostro, è vittima di un brutale attacco da ogni parte politica. Ma in concreto, nessuno fa nulla di incisivo per migliorarne la condizione. Arci Viterbo
lunedì 19 gennaio 2009
L'Italia fa l'ennesima brutta figura
Diritti umani trascurati, ignorati, leggi ingiuste e discriminatorie nei confronti degli immigrati. L'Italia è di nuovo sott'accusa da parte dell'Unione europea dopo che sei mesi fa un rapporto del commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, aveva parlato di politica a rischio di xenofobia e immemore dei principi umanitari. E ora, dopo un giro sotto la pioggia nei “campi nomadi” di Roma e le nuove leggi in via di approvazione, lo stesso Hammarberg rincara la dose parlando di situazione vergognosa, incivile.
L’Italia, secondo il Commissario, “Sicuramente sta approvando leggi discriminatorie che non rispettano i diritti umani. Come quella che considera reato o comunque un'aggravante l'immigrazione clandestina. Come l'idea di far pagare il rinnovo del permesso di soggiorno. Il problema è che qui si continua a lavorare su una legislazione d'emergenza, criminalizzando il clandestino. E così si corre il rischio di episodi xenofobi anche perché la campagna elettorale di giugno si avvicina, e spero non accada come l'anno scorso quando alcuni discorsi dei politici erano intolleranti e razzisti”.
La situazione dei “campi nomadi” è peggiorata dopo la sua ultima visita di giugno. Il Commissario ha affermato: “Al Casilino 900 ci sono condizioni inaccettabili di vita, rese ancora peggiori dalla pioggia. È vergognoso che all'interno dell'Unione europea ci siano ancora persone senza cittadinanza e senza diritti che vivono in queste condizioni di miseria”.
“I rom vogliono essere ascoltati – ha continuato Hammarberg - vogliono restare lì dove li loro figli vanno a scuola, dove studiano anche se manca la luce per fare i compiti al pomeriggio. Pur vivendo in condizioni inaccettabili, sono integrati e vogliono esserlo. I bambini vanno a scuola, e i loro genitori sono fieri di questo. Se verranno mandati via, dovranno ricominciare di nuovo il processo di integrazione. Ecco perché è necessario trovare soluzioni in loco, non sgomberare”.
Il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri risponde ad Hammarberg: “Spiace che alle sgradevoli dichiarazioni che il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha rilasciato al quotidiano la Repubblica non siano seguite smentite. Bene ha fatto il ministro Frattini a chiedere un intervento ed un chiarimento ufficiale. Il nostro paese ha una lunga storia di accettazione e di tolleranza nei confronti degli immigrati. Le coste del Sud sono da sempre vessate dal martirio degli sbarchi eppure l'accoglienza non e' mai mancata. Ai rom, a Roma e non solo, sono stati garantiti servizi essenziali nel rispetto dei diritti umani. Ogni accusa di razzismo, di intolleranza e di discriminazione è tanto ingenerosa quanto falsa. Abbiamo da sempre avuto come unico obiettivo quello di combattere la clandestinità e la illegalità ad essa collegata. Puntiamo ad una politica di integrazione degli immigrati e non abbiamo adottato misure che non siano in linea con gli orientamenti europei, compresa la tassa per la concessione della cittadinanza o quella sul permesso di soggiorno. Le affermazioni di Hammarberg sono quindi inaccettabili”.
Infine il ministro degli Esteri Franco Frattini muoverà passi ufficiali nei confronti del Consiglio d’Europa, manifestando il forte sconcerto e la protesta dell'Italia per le dichiarazioni rilasciate da Hammarberg.
L’Italia ha fatto e farà l’ennesima brutta figura, sarebbe meglio che Gasparri si ricordasse quando negli Anni Ottanta andava nei “campi nomadi” per raccogliere il voto dei Rom italiani (vedi foto) promettendo le case per quei Cittadini italiani che adesso si vuole gettare fuori dal Raccordo Anulare.
Gambolò (PV), i Sinti vincono il primo round
Il primo round va ai Sinti. Per il momento non ci sarà lo sgombero del campo sulle rive del Terdoppio. Il Tar ha concesso ieri la sospensiva richiesta dalla associazione Naga. Solo il giorno prima il sindaco Elena Nai aveva deciso di posticipare lo sgombero, in programma secondo un ordinanza il 15 gennaio, al 15 giugno. La sorpresa è arrivata dalle aule di tribunale dove per il momento si è stabilito che le roulotte delle 5 famiglie sinti, residenti gambolesi, potranno rimanere dove sono.
«Apprendiamo con soddisfazione la decisione in via cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale - dice una nota del Naga l’associazione che si è fatta carico del caso dei Sinti di Gambolò - sullo sgombero di svariate famiglie di cittadini italiani di origine Sinti presenti in Gambolò da più di ottant’anni».
Soddisfatto anche l’avvocato che si occupa della questione. «Con questa decisione viene evitato, per ora, un grave atto di discriminazione- afferma Pietro Massarotto, avvocato e presidente del Naga - la decisione di sgomberare, in termini brevissimi, l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda, infatti, su una distorsione inaccettabile delle leggi vigenti non essendoci i presupposti per un atto di questo tipo».
Continua Massarotto: «Ci auguriamo che all’udienza del 22 gennaio sia confermata la decisione del Tar e che il Comune agisca, in futuro, in controtendenza, attuando politiche e prassi di accoglienza e tutela delle minoranze».
Fin dal proprio insediamento Elena Nai aveva promesso che il “campo nomadi”, per i quali la precedente amministrazione aveva stanziato 250 mila euro, non sarebbe stato realizzato. Si era impegnata a liberare parte dell’area in questione. Tra i motivi che hanno portato l’amministrazione a posticipare lo sgombero c’è il fatto che tra gli occupanti vi sono bambini che frequentano la scuola a Gambolò.
Nei fatti la decisione del Tar non modifica la sostanza delle cose, dal momento che comunque lo stesso Comune aveva deciso di rimandare lo sgombero. Ora la sentenza definitiva sarà pronunciata il 22 gennaio, quando il Tar si pronuncerà in via definitiva sul ricorso e dirà se i Sinti dovranno abbandonare le rive del Terdoppio.
domenica 18 gennaio 2009
Svizzera, i Rom non viaggiano più di me e te
In un comunicato congiunto, l'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati, Amnesty International, l'Associazione per i popoli minacciati, la Fondazione Rroma e l'Associazione svizzera dei diritti umani hanno condannato la campagna «populista» lanciata in vista delle votazioni dell'8 febbraio.
Se il popolo dovesse accettare il rinnovo e l'estensione dell'accordo di libera circolazione delle persone con l'Unione Europea, da due a tre milioni di Rom verrebbero in Svizzera per mendicare o rubare, almeno secondo quanto sottintendono gli oppositori.
Presidente della Fondazione Rroma, Cristina Kruck ha 73 anni e vive a Zurigo. Originaria dell'Estonia, è cresciuta in Svizzera e ha lavorato tra l'altro per il Comitato internazionale della Croce Rossa prima di dirigere l'ONG zurighese, sostenuta dal finanziere George Soros.
In quale misura i pregiudizi contro i Rom stanno segnando la campagna in vista del voto dell'8 febbraio?
Finora non sono mancati gli annunci sui giornali e le dichiarazioni di alcuni politici come Christoph Blocher che cercano di veicolare tutta una serie di pregiudizi contro i Rom, a partire dall'appellativo «nomadi». Si tratta di un mito particolarmente presente in Svizzera, anche se da diversi secoli la maggior parte dei Rom sono sedentari. Sui 12 milioni che risiedono in Europa, soltanto l'1% può essere considerato nomade. La maggior parte appartiene ai gruppi Sinti, Manouches o Kalderaches. I timori legati a un'invasione di Rom in Svizzera sono completamente infondati. Dal 2004, decine di migliaia di persone avrebbero potuto varcare i confini elvetici provenienti da Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia o altri paesi baltici. Ma non è stato il caso.
In Svizzera i Rom vengono spesso associati a mendicanti provenienti dall'Europa orientale. È anche questa una leggenda?
Si tratta di un gruppo minoritario. La maggior parte proviene dalla Francia e può avere origini rumene.
Significa che gli svizzeri non conoscono davvero quei Rom – da 50 a 60'000 – che vivono sul loro territorio?
Se mi presento come una rom, mi viene immancabilmente chiesto se so leggere e scrivere. In Svizzera questi gruppi preferiscono dunque essere discreti, perché è sempre meglio essere scambiati per jugoslavi che per rom. La maggior parte di coloro che vivono in Svizzera ha il passaporto rossocrociato. Sono ristoratori, medici, ingegneri o magazzinieri. Provengono dall'ex Yugoslavia, dalla Polonia o da altri paesi. Hanno lingue e tradizioni diverse, pur essendo perfettamente integrati. Continua a leggere…
venerdì 16 gennaio 2009
Napoli, A. V. condannata in primo grado
Si è chiuso con una condanna per sequestro di persona il primo grado del processo a carico di A.V., la quindicenne rom accusata di aver tentato di rapire una neonata lo scorso maggio.
«Ho l'impressione che si stia condannando un'innocente», ha detto Enzo Esposito, segretario dell'Opera nomadi di Napoli, alla notizia dell'esito del processo. La vicenda innescò nei mesi scorsi un forte clima di tensione culminato in raid incendiari contro alcuni campi rom.
Ad accusare la ragazza è stata la madre della bambina: secondo la donna, A.V. si sarebbe introdotta in casa e avrebbe slacciato la neonata dal seggiolone in pochi istanti, uscendo dall'appartamento senza fare rumore. Solo a quel punto la donna avrebbe aperto la porta di casa e si sarebbe accorta del tentato rapimento, bloccando la ragazza e facendola arrestare.
Il tribunale per i minorenni di Napoli ha accolto in pieno le tesi della pm Valeria Rossetti, secondo la quale la madre della neonata non avrebbe avuto nessun interesse ad accusare la ragazza se il fatto non fosse realmente accaduto.
«Eppure - ricorda in una nota l'associazione Soccorso legale Napoli, che difende la ragazzina rom - non è credibile che una quindicenne possa concepire da sola un tale piano, senza alcuna organizzazione alle spalle nè mezzi per fuggire».
A.V. è stata quindi condannata a 3 anni e 8 mesi. Non è stato concesso nessun beneficio di legge alla minorenne, che risulta a sua volta abbandonata: i familiari di A.V., infatti, sono scappati dopo la devastazione del campo rom avvenuta a Ponticelli.
Noi di sucardrom attendiamo le motivazioni dei giudici e siamo disponibili a supportare legalmente A. V. nei prossimi gradi di giudizio.
Pisa, operazione terra bruciata
La tregua è finita, il tempo della “pazienza” è esaurito: che le danze inizino!
Largo alla realtà dei fatti... Ieri mattina gli operatori del comune scortati da vigili, agenti di polizia e carabinieri, guidati dal responsabile del progetto Città Sottili del Comune di Pisa Simone Conzani, che ormai da mesi entra in campo solo con tanto di scorta; è lo stesso che solo un anno fa (altra epoca) si faceva intervistare usando i Rom, piccoli e grandi davanti alle telecamere per sbandierare il successo di un progetto modello di integrazione, c'era anche l'addetto stampa “embedded” del comune di Pisa Francesco Paletti (ex casco bianco in Kosovo… che ironia della sorte!!).
La musica della ruspa inizia presto a demolire senza pietà le baracche e le roulotte delle famiglie Rom escluse dal “Progetto Città Sottili”. I Sogni, le fatiche, le attese, le gioie... la vita dei Rom, il loro stesso cuore, tutto questo stritolato dai denti d'acciaio del ragno, una vita sospesa in alto prima di essere lasciata cadere nel camion, destinazione discarica! Che triste quella società che non sa “vedere con il cuore”, perché fa prevalere ad ogni costo la fredda logica della sicurezza.
Le poche famiglie interessate già avevano abbandonato il campo da diverso tempo, deluse dall'atteggiamento e dall'intransigenza del responsabile del Progetto, dalle farneticanti dichiarazioni dello “sceriffo di Pisa” (centro-sinistra sulla carta!), ma anche per le continue minacce di provvedimenti.
Famiglie Rom (Kosovare e Macedoni) che stavano qui da anni, molto prima che tanti operatori iniziassero la loro “opera di salvezza.” E' la tattica della “terra bruciata”, una guerra non dichiarata, sperimentata in tanti tristi posti su questa nostra disastrata terra per piegare la “resistenza dei poveri”. Ora la si concretizza qui a Pisa con i Rom: distruggere le roulotte e baracche per impedire che nuovi nuclei occupino abusivamente gli spazi rimasti vuoti.
Anche se sono ormai da diversi anni nessun nuovo Rom osa venire ad abitarci (purtroppo!), vanno da altre parti, è decisamente più tranquillo, ormai sanno tutti sanno che è ben più salutare stare alla larga da operatori, responsabili, assistenti sociali... sono un virus pericoloso che se colpisce la vita dei rom si rimane menomati in qualcosa.
Ma a che serve sprecare tutti questi soldi? Per che cosa? Per la sicurezza della città? Per salvaguardare l'arredo del campo? Beh, leggeremo tra qualche ora sugli illuminanti giornali cittadini il solito ritornello sulla sicurezza, sul successo dell'operazione condotta a termine senza alcuna difficoltà e reazione degli abitanti del campo, anzi della loro piena collaborazione e della gioia che la si leggeva sui loro volti!
“Piano piano ci stanno decimando tutti, chi in un modo e chi in un altro... la colpa è anche nostra che abbiamo accettato il Progetto, il risultato è che siamo divisi tra di noi”. di don Agostino Rota Martir, 13 Gennaio 2009, campo Rom di Coltano (PI)
giovedì 15 gennaio 2009
Torino, parte il “Treno della Memoria 2009”
Treno della Memoria nasce per salvaguardare la memoria dei terribili accadimenti della seconda Guerra Mondiale, ora che le testimonianze dirette iniziano a sparire definitivamente. Giunto alla quinta edizione il progetto ha maturato un percorso di educazione non formale tra pari divenendo oggi un percorso educativo della durata di un anno incentrato sulla costruzione di cittadinanza attiva.
L'edizione 2009 del “Treno della Memoria” ha ulteriormente allargato il numero di partecipanti: quest'anno saranno circa 3000 gli studenti che da tutta Italia, si recheranno a Cracovia con treni speciali a visitare il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau. Le regioni coinvolte saranno: Piemonte, Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Puglia, Campania e Sicilia.
La collaborazione e il sostegno delle amministrazioni locali (www.trenodellamemoria.net il gruppo Ferrovie dello Stato, dei tantissimi partner pubblici e privati grandi e piccoli, nonché l'impegno e la passione dei tanti volontari, degli artisti, dei giornalisti permette ai giovani di partecipare a questa esperienza austera ma straordinaria con il costo accessibile a tutti di 50 €.
I quattro treni della memoria partiranno: il 20 e il 27 gennaio da Torino, il 3 febbraio da Trento e il 10 febbraio da Bari.
Il Treno della Memoria si poggia su quattro parole chiave, che ne scandiscono anche lo svolgimento temporale:
storia, come approfondimento della Seconda Guerra Mondiale, del tristissimo capitolo della Shoa e del Porrajmos;
memoria intesa come personalizzazione, incontro e confronto con i pochi testimoni superstiti, con le realtà che operano per conservare la memoria e soprattutto con i luoghi che ne sono impregnati;
Il Treno della Memoria non è una grande gita scolastica, infatti i partecipanti non sono gruppi classe, ma gruppi di giovani selezionati per interesse, da enti pubblici e scuole, I giovani, costretti accompagnati da animatori pari stimolati al confronto con se stessi e con gli altri, coinvolti in un esperienza faticosa ma appagante costituiscono quella che ci piace definire “comunità viaggiante”.
La speranza è creare degli “ambasciatori” dell'esperienza, che siano in grado tornati a casa, con la loro testimonianza di irrigare il fiume della memoria, che sappiano contaminare i loro compagni di classe, i loro vicini di casa, i loro amici ed i loro parenti con la loro nuova esperienza, con i loro ricordi, con le loro emozioni.
Il Treno della Memoria si configura come un’esperienza molto forte, che coinvolge i giovani partecipanti in riflessioni profonde che si pongono l’ambizioso obiettivo di stimolare nei ragazzi una partecipazione attiva e consapevole.
Il momento principale in cui approfondiremo questa tematica sarà un assemblea che si svolgerà a Cracovia il giorno dopo la visita al campo di Auschwitz con i 700 ragazzi coinvolti nel progetto, alla quale parteciperanno: Vittorio Agnoletto (Europarlamentare), Salvatore Rao (Assessore Solidarietà sociale, Politiche giovanili), Michele Curto (Presidente Terra del Fuoco), Gianluca Gobbi (Giornalista Radio Popolare).
Il nostro auspicio è la creazione di una rete di giovani che al termine del percorso saranno agenti di cambiamento per il loro territorio d'appartenenza, attivi nella società civile. Il tema di testimonianza e impegno di quest'anno è la lotta al razzismo e all'intolleranza, cercando di dare ai ragazzi gli strumenti per interagire in uno degli ambiti più importanti della cittadinanza: la composizione di un nuovo tessuto sociale a partire dalle recenti migrazioni e dall'arrivo di nuovi cittadini.
Terra del Fuoco è una ONG promossa da un movimento di giovani per il sostegno al processo di integrazione europea, sostenendo un’idea di Europa basata sulla dignità e i diritti delle persone. Terra del Fuoco crede che la costituzione di un soggetto sovranazionale, federale e solidale sia l’obiettivo generazionale degli ultimi figli del XX secolo. La costruzione dell’Europa può creare un esempio per le altre aree geografiche, e una struttura riequilibrante per il mondo intero. Ci occupiamo principalmente di cooperazione internazionale, specialmente con i Paesi della recente e futura Europa, sviluppiamo programmi giovanili di educazione alla cittadinanza europea, e sui nostri territori promuoviamo l’integrazione dei migranti, in particolare provenienti dai Paesi dei nostri progetti di cooperazione, sostenendo la composizione di un nuovo tessuto sociale che includa le nuove cittadinanze. Terra del Fuoco sostiene la lotta alle mafie attraverso la partecipazione al network Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e il coordinamento del network FLARE - Freedom Legality and Rights in Europe.
Per ulteriori informazioni, contattare: Lorenzo Bodrero e Isabella Novelli, Ufficio stampa Terra del Fuoco, telefono 338 6948 738, e-mail lorenzo.bodrero@terradelfuoco.org, internet www.trenodellamemoria.net, www.terradelfuoco.org
Roma, Thomas Hammarberg al Casilino 900
Questa mattina, accompagnato da una delegazione della federazione Rom e Sinti Insieme, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, ha visitato il “campo nomadi” di Casilino 900 a Roma. Il Commissario ha voluto rendersi conto della situazione in cui vivono gli abitanti dell'insediamento che aveva già visitato nel mese di Giugno 2008.
Al termine della visita Hammarberg ha detto, rispetto allo scorso giugno, di non aver “notato nessun miglioramento, anzi la situazione è forse anche peggiorata visto le piogge cadute in questi giorni che hanno trasformato la zona in un pantano. È una vergogna che all'interno della comunità europea ci siano ancora persone senza cittadinanza e senza diritti che vivono in queste condizioni di miseria”.
Il commissario ha poi incontrato il sindaco Alemanno per chiedere di far qualcosa per legalizzare questa situazione. Dopo l'incontro con Hammarberg, il sindaco ha detto che “la prossima settimana incontreremo i rappresentanti rom e sinti per raggiungere un accordo sulla situazione degli insediamenti. Siamo in ritardo sugli interventi previsti, ma a fine gennaio inizierà il piano di interventi al termine del lavoro di recupero di aree per spostare i campi”.
Hammarberg ha commentato con soddisfazione l'incontro con Alemanno: “Il sindaco di Roma ha promesso di cercare una soluzione per migliorare la situazione dei campi nomadi, di cui ha riconosciuto le pessime condizioni, e ha promesso che la settimana prossima ascolterà con attenzione le rappresentanze Rom e Sinte. È un buon inizio ma aspettiamo i risultati delle consultazioni”. Il commissario ha assicurato che “ci terremo in contatto con il sindaco di Roma”.
Nel pomeriggio di oggi il Commissario, accompagnato dalla federazione Rom e Sinti Insieme, visiterà altri due insediamenti e domani mattina incontrerà i Sottosegretari dei Ministeri dell’Interno e degli Affari esteri, il presidente del garante per la Privacy e della Commissione per i diritti umani del Senato.
Ponte S. Pietro (BG), laboratorio di fraternità civica
Il “Laboratorio di fraternità civica” e la Comunità Isola Bergamasca sono lieti di invitare al quattro serate formative per formare una nuova cultura politica.
In prospettiva delle prossime elezioni amministrative si è pensato di offrire a tutti i cittadini dell’Isola, in modo particolare ai giovani, un contributo che possa aiutare a risvegliare in loro il valore della partecipazione avvicinandoli così alla vita politica della propria comunità.
I tempi attuali richiedono alle stesse singole comunità di non rimanere chiuse al loro interno, ma di dar vita ad una condivisione sempre più ampia: per questo motivo occorre credere e sostenere la grande opportunità che è per tutti noi la Comunità Isola Bergamasca.
Oggi più che mai c’è bisogno di Amministratori che imparino a conoscersi e a stimarsi, a collaborare e ad apprezzarsi reciprocamente e che siano capaci di vivere le diversità di idee non solamente come contrapposizione, ma come ricchezza da condividere.
Tutte le serate si terranno alle ore 20,45 a Ponte S. Pietro nell’Auditorium del Centro Polifunzionale in via Legionari di Polonia. Di seguito il dettaglio degli incontri
Venerdì 16 Gennaio, “L’altro e la città”. Intervento video della sociologa brasiliana Vera Araujo. Moderatore: Mario Celani
Venerdì 23 Gennaio, “Oggi più che mai la parola chiave è partecipazione”. Interverranno: Yuri Del Bar (Consigliere nel Comune di Mantova e coordinatore della federazione “Rom e Sinti Insieme”), Michelangelo Locatelli (Sindaco di Mapello), Annalisa Colombi (Consigliere nel Comune di Meda). Moderatore: Roberto Donghi.
Venerdì 30 Gennaio, “Tanti paesi una grande opportunità: la Comunità dell’Isola Bergamasca”. Interverranno: Gabriele Medolago (Storico), Guido Bonacina (Presidente della Comunità dell’Isola). Moderatore: Marco Zanchi.
Venerdì 6 Febbraio, “Verso un mondo arricchito dalla diversità”. Interverranno: Danilo Riva (Assessore nel Comune di Calusco), Eva Rizzin (federazione “Rom e Sinti Insieme”), Bertha Bayon (formatrice in ambito interculturale). Moderatore: Pinuccio Spini
Venezia, il Giorno della Memoria
Anche quest'anno la ricorrenza del "Giorno della memoria" rappresenta un'occasione preziosa per riattraversare, in una molteplicità d'approcci possibili, le pagine più buie della storia del Novecento, spingendo lo sguardo oltre una piana agiografia commemorativa.
In questo senso, il Comune di Venezia, grazie alla sinergia fra Assessorato alla Produzione Culturale, Assessorato alle Politiche Educative e Municipalità, è impegnato nel promuovere un percorso articolato di appuntamenti, sostenendo iniziative e attività di Enti e Associazioni locali particolarmente sensibili ai valori di una "memoria condivisa" da non rimuovere, specie nei suoi capitoli meno conosciuti, e non meno terribili, come la persecuzione nazista dei disabili, degli zingari, degli omosessuali e degli oppositori politici.
Il programma di quest'anno rinnova una dimensione multidisciplinare già ampiamente collaudata nelle edizioni precedenti, grazie alla quale le occasioni di approfondimento culturale si affiancano ad iniziative d'arte e spettacolo. Fra queste, spicca quest'anno la presenza di Moni Ovadia, che presenterà al Teatro Goldoni, nell'ambito della Cerimonia Ufficiale dell'Edizione 2009, la prima assoluta del suo ultimo lavoro teatrale, "Senza confini, Ebrei e Zingari". Moni Ovadia sarà inoltre presente ad un altro evento di rilievo, l'inaugurazione della mostra fotografica "Porrajmos, altre tracce sul sentiero di Auschwitz" al Centro Culturale Candiani. La mostra, curata dall’Istituto di Cultura Sinta è centrata sul capitolo storico delle persecuzioni subite dai popoli Rom e Sinti, arricchita dall'intervento di Mirko Levak, Rom sopravvissuto alle deportazioni naziste che nell'occasione porterà la sua testimonianza.
Ulteriori testimonianze di sopravvissuti arricchiranno altri due appuntamenti di rilievo, la fiaccolata commemorativa prevista anche quest'anno a Chirignago, e la mostra a Burano 1938- 1945 La persecuzione degli Ebrei in Italia, Documenti per una storia.
Sul versante concertistico si segnalano due iniziative d'eccezione: alla Fenice è di scena Niggu'n - i suoni dell'ebraismo con musiche di Shostakovich, Milhaud, Schulhoff e Bloch, mentre l'Auditorium del Centro Culturale Candiani ospiterà "L'ordine e il caos - musiche dal lager". La vocazione multifunzionale del Candiani si presta naturalmente a sviluppare il versante dell'approfondimento culturale e del ripensamento cinematografico; da segnalare la conferenza "Da Cefalonia ai lager: la resistenza dei militari italiani al nazismo", che ripercorrerà le pagine spesso drammatiche di quanti del Regio Esercito, dopo l' 8 settembre, si rifiutarono di schierarsi col fronte nazifascista, curata dell'Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della Società Contemporanea. D'altra parte, dalla collaborazione tra l'istituto ed il Centro Culturale scaturisce anche un'interessante rassegna cinematografica, dal titolo "La Shoah: memoria e cinema", uno sguardo sulla produzione più significativa legata all'approfondimento di tematiche variamente legate all'Olocausto, in una selezione di nove pellicole.
Da segnalare la collaborazione con l'Ateneo Veneto, che arricchisce il programma complessivo di una serie di appuntamenti culturali di grande rilievo. Renata Segre coordina il ciclo di conferenze "Gli Ebrei nella storia d'Italia", focalizzando l'attenzione sul percorso di un popolo la cui evoluzione storica si svolge in una stretta interdipendenza con le vicende italiane sin dai tempi remoti, tra fasi di tolleranza e periodi di ghettizzazione e persecuzione. Spicca, in occasione del 70° anniversario delle leggi razziali, la presentazione dei libri "Ebreo, tu non esisti. Le vittime delle leggi razziali scrivono al Duce" e "1938 - 2008: l'Ateneo Veneto riflette sulle leggi razziali".
Non meno importante l'impegno dell'Assessorato alle Politiche Educative nei confronti della divulgazione scolastica, con gli spettacoli Educare alla pace. Il diario di Anna Frank e Destinatario sconosciuto; l'iniziativa del Museo Ebraico volta a realizzare percorsi formativi all'interno del Ghetto differenziati per fascia di età; la borsa di studio dell'Anpi per ragazzi delle scuole medie, dal titolo Venezia, Liberata!, per valorizzare la conoscenza del ruolo delle donne nella resistenza.
In tutto, il calendario (consultabile qui) si compone di 32 iniziative diffuse su tutto il territorio. Nell'occasione si conferma ancora una volta la partecipazione di un'estesa e radicata rete associativa operante sul territorio, attiva da anni sul tema della tutela della memoria storica nel contesto veneziano; il quale a sua volta rappresenta una consolidata realtà tra le più attive dell'intero panorama nazionale, con un impegno continuo e capillare affinché il ricordo di quelle tragedie diventi parte integrante del nostro vivere culturale e civile.
Rezzato (BS), la memoria del passato protegge il futuro
L’Assessorato Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Rezzato (BS) presenta “Rezzato per il Giorno della Memoria, a 64 anni dall’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. La memoria del passato protegge il futuro”.
Quest’anno il Comune di Rezzato ha deciso di offrire alla cittadinanza diversi eventi per conoscere il Porrajmos, la persecuzione razziale subita dai Sinti e dai Rom, durante il fascismo e il nazismo. Il Comune di Rezzato ha collaborato con l’Istituto di Cultura Sinta, l’Associazione Nevo Drom di Bolzano, la Scuola primaria e Scuola secondaria di primo grado Giacomo Per lasca, l’Azienda Speciale Almici, la Scuola delle Arti e della Formazione professionale Rodolfo Vantini e la Cooperativa di consumo. Di seguito le diverse iniziative
Lunedì 19 gennaio 2009, ore 15.00, Biblioteca comunale, inaugurazione della mostra Porrajmos, altre tracce sul sentiero di Auschwitz. Visita guidata per gli insegnanti e la cittadinanza a cura di Carlo Berini (Istituto di Cultura Sinta).
Mercoledì 21 gennaio 2009, ore 9.00, Sala civica Italo Calvino e Biblioteca comunale. Incontro con i ragazzi della scuola secondaria di primo grado con letture tratte dal libro Porrajmos, altre tracce sul sentiero di Auschwitz, edito dall’Istituto di Cultura Sinta.
Giovedì 22 gennaio 2009, ore 9.00, Biblioteca comunale. Visita guidata alle classi a cura degli insegnanti.
Mercoledì 28 gennaio 2009, ore 20.15, Sala civica Italo Calvino Biblioteca comunale. Serata per la cittadinanza. Visita guidata alla mostra e intervento di Radames Gabrielli, Presidente dell’associazione Nevo Drom di Bolzano. A seguire musica tradizionale e lettura di poesie con Neves e Mirco con il gruppo di Bolzano (violini, chitarre e canto).
Per informazioni: Settore cultura 0302490770 o Biblioteca 0302593078
Varallo (VC), Porrajmos: altre tracce sul sentiero per Auschwitz
In occasione del Giorno della Memoria, l'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli" espone a Varallo, nella sede di via D'Adda, 6, dal 12 al 30 gennaio 2009, la mostra Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz. La mostra è curata da Carlo Berini, per l’Istituto di Cultura Sinta di Mantova, con la collaborazione di Paola Dispoto per l'associazione Nevo Drom di Bolzano. I testi e le foto sono tratti dal volume "Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz", edito dall'Istituto di Cultura Sinta nel gennaio 2006. La mostra sarà aperta da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.
La mostra ripercorre le vicende della persecuzione e dello sterminio subiti dalle popolazioni rom e sinte ad opera dei regimi nazista e fascista.
Quanti oggi conoscono la parola porrajmos? Pochissimi.
Questo è l’indizio più significativo di come la memoria dei popoli che ci ostiniamo a chiamare zingari e nomadi fatichi a trovare ascolto e cittadinanza in Italia. Porrajmos è la parola che nelle lingue sinte e rom definisce il “divoramento” subito in Europa tra il 1934 e il 1945.
L’Europa nazista e fascista fu teatro dell’annientamento di almeno la metà dell’intera popolazione rom e sinta europea. Cinquecentomila uomini, donne e bambini perseguitati, imprigionati, uccisi, deportati nei lager e seviziati, vittime degli orrendi esperimenti medici nazisti, sterminati nelle camere a gas e nei forni crematori.
Nei processi ai nazisti colpevoli di crimini contro l’umanità che seguirono la liberazione, primo tra tutti quello di Norimberga, rom e sinti non ebbero spazio. Le loro sofferenze non solo non vennero mai indennizzate, ma nemmeno prese in considerazione. Solo nel 1980 il governo tedesco riconobbe ufficialmente che i rom e i sinti durante la guerra avevano subito una “persecuzione su base razziale”.
In Italia le popolazioni sinte e rom non hanno ancora ricevuto nessun riconoscimento ufficiale per le persecuzioni su base razziale subite durante la dittatura fascista. La legge n. 211 del 20 luglio 2000 che istituisce il “Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio, delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”, non ricorda lo sterminio subito dalle popolazioni sinte e rom.
Perpetrare l’oblio nel quale si rischia di cancellare questi eventi equivale a legittimare un’oltraggiosa indifferenza per tutte le vittime della follia nazifascista ma, soprattutto, è il segno di una cecità pericolosa. Ciò che accade oggi in Italia alle popolazioni sinte e rom è anche il risultato di questo oblio, di questa ipocrita indulgenza nei confronti della memoria storica italiana. A queste popolazioni, italiane da generazioni, viene ancora negato il diritto di essere parte integrante e interagente del Paese.
Un'anima divisa in due
Silvio Soldini e Roberto Tiraboschi firmano questa sceneggiatura, per un film italiano tra i pochissimi che parlino di Rom e Sinti.
Siamo nei primi anni ’90, e si sente.
Pabe, la protagonista femminile, è ‘la zingara’ del film. Pietro, il Lui della situazione, è un uomo comunissimo, che lavora come vigilante in un grande magazzino milanese. È qui, naturalmente, che i due fanno conoscenza: perché, naturalmente, Pabe è una ladruncola (ma legge anche la mano e mendica, guarda il caso!).
Naturalmente Pietro si innamora di Pabe. Perché è in piena crisi matrimonial-esistenziale, naturalmente!
A causa di questo, Pabe incorre in non pochi fastidi: naturalmente il di lei clan non è d’accordo sull’unione.
I due fuggono, incontrando vari intralci sul loro percorso di coppia mista sui generis.
Fino ad un apparente assestamento, che vede lui ‘zingareggiare’ (lo dice la quarta di copertina!), e lei ‘insediarsi’, ‘accettare l’ordine’ (ahinoi!).
L’ennesimo episodio di razzismo, però, incrinerà questa sorta di equilibrio, apportando una lieve virata verso un finale un po’ meno banale del resto del film.
Anche se gli eventi che si succedono portano a pensare di continuo “…Naturalmente!”, facendo della sceneggiatura un accumulo di prevedibilità e cliché, il film resta uno dei pochissimi esempi italiani in materia. Il che, pur non essendo abbastanza, non è poco.
martedì 13 gennaio 2009
Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa è in Italia
Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, è in Italia oggi fina al 15 gennaio per una visita in merito alle recenti iniziative assunte dal governo italiano in materia di trattamento dei Rom e dei Sinti, discriminazione, immigrazione e rimpatrio forzato di cittadini stranieri sulla base di legislazione antiterrorismo.
La visita segue il memorandum pubblicato dal commissario, che nel luglio 2008 aveva criticato alcune misure del "pacchetto sicurezza" del governo e la pratica del rimpatrio forzato dei migranti verso alcuni paesi con comprovata segnalazioni di tortura. Il Commissario Hammarberg aveva raccomandato una azione di lotta più forte contro la discriminazione e invitato alla tutela dei diritti dei migranti, dei Rom e dei Sinti, nonché la rigorosa osservazione delle misure di lotta contro il terrorismo da parte del Consiglio d'Europa.
Durante la visita di tre giorni, il Commissario si incontrerà con il Sottosegretari dei ministeri degli Interni e degli Affari esteri, il presidente del garante per la Privacy e della Commissione per i diritti umani del Senato. Ulteriori discussioni si terranno con i rappresentanti delle organizzazioni internazionali, società civile e Rom. Hammarberg visiterà anche due insediamenti Rom della capitale. Una relazione con i risultati della sua visita dovrebbe essere pubblicato in primavera.
Proprio il 15 gennaio, in occasione della pubblicazione in italiano del "Libro bianco sul dialogo interculturale", si terrà una conferenza stampa alla Camera dei Deputati con la partecipazione del Consiglio d'Europa. Vi saranno infatti, Luigi Vitali, parlamentare italiano e vice-presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, Sandro Bondi, Gianni Alemanno, Gherardo La Francesca, Direttore Generale, Ministero degli Affari Esteri, Gabriella Battaini Dragoni, coordinatrice per il dialogo interculturale del direttorato generale della Pubblica Istruzione, Cultura e Patrimonio, Gioventù e Sport al Consiglio d'Europa.
Il Libro bianco sul dialogo interculturale, intitolato "Vivere Insieme con pari dignità", è stata adottata dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa in data 7 maggio 2008, dopo un ampio processo di consultazione che ha coinvolto i governi dell'Organizzazione di 47 Stati membri. E’ stato tradotto in italiano e realizzato dal Ministero della Cultura in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri. di Gabriella Mira Marq
Roma, Alemanno non è diverso da Veltroni
Il Sindaco di Roma, all’udienza di ieri in Vaticano, ha affermato: «Per i nomadi e i senza fissa dimora arriveranno entro fine anno campi regolari ed opportunamente attrezzati».
«Il richiamo del Santo Padre è stato chiaro e noi abbiamo risposto con l'impegno, entro l'anno, di creare campi nomadi che siano vivibili e improntati alla legalità e alla solidarietà per poter chiudere tutti gli insediamenti abusivi che generano problemi a chi ci vive e ai cittadini delle aree vicine», ha continuato Alemanno, ricordando che si sta cercando «di costruire campi con regolamenti precisi. Non sarà facile ma con il prefetto stiamo facendo degli interpelli ai sindaci dei comuni della provincia e della regione per reperire aree disponibili: abbiamo avuto qualche segnale coraggioso ma solo il 23 gennaio avremo il bilancio complessivo».
Queste dichiarazioni sanciscono l’incapacità di Alemanno nel affrontare la questione rom e sinta nella Capitale. Infatti, il Sindaco si appiattisce sulle soluzioni segreganti e ghettizzanti già individuate da Veltroni e dalla sua Giunta. Probabilmente con una dose di cattiveria in più, allineandosi sulle posizioni tenute dalla Giunta Moratti a Milano.
Il fallimento degli esperimenti fatti con Castelromano a Roma e con via Triboniano a Milano non scalfiscono le sicurezze delle due amministrazioni che continuano ad investire milioni di euro esclusivamente per segregare le popolazioni rom e sinte. Qualcuno è giustamente sconsolato…
lunedì 12 gennaio 2009
Speranze di pace
Echi
di guerra
recidono
speranze
di vita.
Dolori
muti e composti,
come lacrime di perle,
imbiancano il Natale
dei diritti negati
dei popoli.
Pace, dignità e giustizia
non hanno
fede, confini e colori:
i sogni
viaggiano
sulle ruote dell’anima.
Oltre i muri dell’odio,
il futuro
ha occhi di niño
e sguardi di glato,
incanto di Tigri
e di Eufrate.
sabato 10 gennaio 2009
Un Rom al Grande Fratello 9
Prima su tutte, i concorrenti: tra i partecipanti iniziali anche Daniela Martani, l'hostess dell'Alitalia fortemente voluta dalla produzione, Mario, un fornaio del Nordest, uno sciupafemmine napoletano emigrato ad Hollywood, un surfista che ha rischiato la vita per essere stato colpito da un fulmine nelle acque italiane e che si è trasferito alle Hawai dove è diventato uno dei più famosi surfisti, Claudia, una ragazza cresciuta nel quartiere Zen di Palermo che si dedica al volontariato insegnando teatro ai bambini.
E, soprattutto, due personaggi che faranno sicuramente discutere, nel bene o nel male: Gerry, non vedente completamente autonomo, e Ferdi, Rom che studia e lavora come cuoco, ex clandestino arrivato dal Montenegro in Italia all'età di 8 anni a bordo di un gommone. Accanto a loro le due ragazze che sono state mandate al Gran Hermano in Spagna e che lunedì si contenderanno l'ingresso al Grande Fratello 9 tramite televoto: Leonia Coccia e Doroti Polito. Al contrario delle ultime edizioni non entreranno in casa, almeno all'inizio, né coppie di fidanzati o sposi, né famiglie.
Per i concorrenti un montepremi di 300.000 euro e la reclusione, per 15 settimane, in un open space di 1.600 metri quadrati realizzato facendo attenzione all'ambiente: in casa si dovrà fare la raccolta differenziata dei rifiuti, non si utilizzeranno bottiglie e utensili di plastica, si attingerà dai distributori di liquidi e l'umidità dell'ambiente sarà mantenuta costante grazie ad una "cascata" di acqua che bilancerà il calore creato dalle telecamere sempre accese.
Un Grande Fratello che torna dunque all'essenzialità e che punta tutto sul racconto di storie umane di vita vissuta cercando, come al solito, di far parlare e attirare l'attenzione: del resto il grande successo ottenuto dalla scorsa edizione non può non essere attribuito anche alla presenza di Silvia Burgio, che per prima sdoganò la questione della transessualità in televisione, rendendo attuale un format che stava scandendo nel trash e nel patetico.
Sicurezza bluff
Potevano stupirci con giochi di luce ed effetti speciali, con i soldati nelle strade e retate spettacolari. Ma alla fine le cose non cambiano: il primo bilancio della sicurezza nell'era Berlusconi è un bluff. La situazione migliora, certo. Ma i reati diminuiscono nell'identica maniera in cui stavano calando negli ultimi mesi del governo Prodi. Sì, perché i record annunciati in pompa magna da prefetti e questori sono tali solo grazie al confronto con il 2007, l'anno nero segnato dal boom dei crimini per effetto dell'indulto. La contabilità reale dell'Italia a mano armata non cambia. Anzi, in certi settori peggiora. C'è un picco di rapine contro i negozi. C'è un aumento in diverse città di quelle violenze sessuali che soltanto un anno fa avevano contribuito a far dilaniare il senso di insicurezza. E c'è un peggioramento drammatico dell'immigrazione 'clandestina' dall'Africa: 36.800 persone sbarcate nel 2008, la cifra più alta negli ultimi dieci anni. Insomma, una débâcle proprio su quel tema cavalcato dal centrodestra nell'ultima campagna elettorale.
Banditi alla cassa Partiamo dal risultato migliore. Tutti i bilanci sbandierati per il capodanno mettono in evidenza un dato di sicuro effetto: il crollo delle rapine in banca. Tutto vero. Le statistiche che l'Ossif, l'osservatorio per la sicurezza dell'Abi (vedi box e tabella a pag.32), ha elaborato per 'L'espresso' mostrano da giugno a ottobre - i primi mesi del governo Berlusconi - un calo del 26,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Complimenti? Pochi. Perché già nell'ultimo semestre prodiano il miglioramento era stato netto: oltre il 23 per cento di colpi in meno. Insomma, persino in questo caso il cambiamento è minuscolo. E la medaglia al valore va soprattutto agli istituti di credito, che hanno incrementato le protezioni spingendo i banditi verso obiettivi meno difesi. Sono così finiti nel mirino uffici postali, supermercati e negozi. Le rapine agli esercizi commerciali sono in crescita quasi ovunque. di Gianluca di Feo, continua a leggere…
Roma, l'antisemitismo è da schiacciare
Dopo Alemanno e Zingaretti, ieri è stato il governatore Marrazzo a portare la sua solidarietà alla comunità ebraica colpita dall’editto del sindacato autonomo Flaica, che nei giorni scorsi aveva proposto il boicottaggio dei negozi ebrei per protesta contro la guerra a Gaza. «Bisogna dire un no chiaro e netto a questo sedicente sindacato che secondo me andrà perseguito», ha dichiarato Marrazzo uscendo dalla sinagoga dove in mattinata ha incontrato il presidente della comunità Riccardo Pacifici, il rabbino capo Riccardo Di Segni e il presidente dell’Ucei Renzo Gattegna.
I quali hanno ribadito che «così come hanno fatto Cgil, Cisl e Uil, denunceremo il sindacato ricorrendo alla legge Mancino per istigazione all’odio razziale», ha reso noto Pacifici. La motivazione del maggiore fra le organizzazioni confederali è chiara. «Noi vogliamo perseguire un´azione giudiziaria contro Giancarlo Desiderati, segretario della Flaica Uniti Cub, per una scelta politica» ha scandito il segretario capitolino Ernesto Rocchi: «La negazione di principi costituzionali e di democrazia e libertà, oltre che aberrante, è in contrasto profondo, anzi in antitesi, con i principi costitutivi della Cgil».
Un´iniziativa, quella del boicottaggio dei negozi ebrei, da tutti definita «un tentativo folle di discriminazione». Anche perché «si tratta di negozi italiani», ha sottolineato Marrazzo, «di proprietà di italiani: romani de Roma. La loro cultura è la nostra cultura». Una visita, quella del governatore, che però «ha anche un altro significato: quello di una riflessione un po´ più profonda sul malessere che attraversa la nostra società. Non dobbiamo sottovalutare quel che c´è in alcuni ambienti, tra i giovani e nella pancia del paese. A volte vediamo sui muri di una scuola, in uno stadio o in luoghi pubblici scritte che dimostrano come serpeggi il razzismo, la violenza, l´antisemitismo».
La triste conferma è arrivata subito: due striscioni, ancora una volta firmati dal movimento di estrema destra Militia, sono stati scoperti e sequestrati ieri dalla polizia. Il primo, lungo oltre quattro metri nella zona di Ponte Lanciani, insultava sia il sindaco ("Alemanno sionista boia"), sia Pacifici. L´altro invece recitava: "Hamas fino alla vittoria". Immediata la condanna di Marrazzo e Zingaretti. «Purtroppo si tratta dell’ennesimo gesto di intolleranza, ad opera dei soliti imbecilli, assolutamente inaccettabile e che nessuno di noi deve sottovalutare», ha tuonato il presidente della Provincia. «I germi dell’intolleranza sono sempre in agguato», ha ammonito Tullia Zevi. E, citando Thomas Jefferson, ha aggiunto: «Il prezzo della libertà è l´eterna vigilanza».
E mentre l´assessore comunale all’Urbanistica, Marco Corsini, è andato a pranzo al Ghetto per protesta contro il boicottaggio, l´attore e deputato pd Luca Barbareschi l´ha definito «una proposta delirante, stupida, provocatoria». Non solo «sbagliata politicamente e inutile, ma dannosa per la causa della pace» gli ha fatto eco l´ex senatrice verde Loredana de Petris. Soddisfatto Pacifici: «La risposta delle istituzioni è stata forte, unitaria e trasversale». di Giovanna Vitale
Immigrati, no del governo alla tassa della Lega
"Il governo ha dato parere contrario" in commissione Bilancio e Finanze della Camera "ad entrambi gli emendamenti" presentati dalla Lega al dl anticrisi che prevedono una tassa di 50 euro sui permessi di soggiorno e una fideiussione di 10mila euro per le partite Iva aperte da immigrati. Lo ha detto all'Adnkronos Claudio D'Amico, firmatario dell'emendamento sulla tassa sui permessi di soggiorno.
D'Amico dice che "non è vero" che la Lega "abbia ritirato gli emendamenti. Né io né Bitonci abbiamo fatto marcia indietro". L'esponente del Carroccio esprime delusione per la "campagna di strumentalizzazione" montata intorno a questi due emendamenti che, dice, "ha causato oggi il voto sfavorevole del governo in commissione".
"Questa cosa - spiega - sembra che ce la siamo inventata. Ma invece io stesso avevo presentato al governo un ordine del giorno il 23 luglio 2008, approvato dall'esecutivo, e che conteneva una norma praticamente identica. Inoltre anche in Senato c'è un emendamento sul ddl sicurezza che è molto simile al nostro. Insomma - conclude - la norma per la tassa sul permesso di soggiorno esiste in tutto il mondo. Questa notte ho ricevuto tantissimi sms di italiani nel mondo che dicono: 'noi qui all'estero paghiamo, perché gli stranieri da noi non lo devono fare?'".
Il no dell'esecutivo è stato confermato dallo stesso presidente del Consiglio. "Abbiamo detto di non essere d'accordo con la proposta della Lega sugli immigrati" ha dichiarato Silvio Berlusconi a Cagliari. "Quando abbiamo conosciuto il testo dell'emendamento - ha aggiunto il premier - ho immediatamente dichiarato di essere contrario alla proposta, come d'altronde i rappresentanti del governo".
''Stupito dalla reazione di alcuni esponenti della maggioranza - si dice il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota - perché il principio della tassa sul permesso di soggiorno, oltre ad essere giusto e previsto in diversi Paesi europei, era già stato discusso e votato dalla maggioranza con il parere favorevole del governo in Senato, addirittura prevedendo un importo di 200 euro, ed è inserito nel testo del dl sicurezza licenziato dalle commissioni".
"Abbiamo solo voluto presentarlo come emendamento al dl anti crisi per anticiparne gli effetti - aggiunge Cota - La Lega ritiene importante difendere il principio di una immigrazione regolamentata e il principio che chi arriva sul nostro territorio debba concorrere alle spese per sostenere i costi dell'immigrazione. E' una battaglia di giustizia che la stragrande maggioranza dei cittadini condivide".
Definisce invece "indecente" la proposta del Carroccio il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa. "E' un ulteriore spot che fa la Lega, si va avanti per spot e non per sostanza - spiega il leader centrista - non c'è più umanità nella politica: è veramente una cosa indecente". "Ricordo alla Lega - conclude Cesa - che se molte aziende del Nord vanno avanti, lo fanno grazie ai lavoratori immigrati che stanno prestando il loro servizio in queste aziende".
Al no del governo plaude la Cisl, che è tornata a chiedere la cittadinanza italiana per tutti i figli di immigrati nati nel territorio italiano. ''Erano norme frutto di una profonda intolleranza sociale e discriminatorie - ha commentato il segretario generale Raffaele Bonanni - Speriamo che questi emendamenti vengano definitivamente cancellati. Tra l'altro gli immigrati pagano già 72 euro per il rinnovo del permesso di soggiorno, che magari arriva dopo due anni, quando è già scaduto''.
Roma, basta con la politica del travaso
In questi giorni nella Capitale si susseguono “riunioni e dichiarazioni” per decidere il futuro delle comunità rom e sinte per riproporre l’ennesimo fallimentare “travaso” dei “campi nomadi” con le solite politiche differenziate per Rom e Sinti con l’assistenzialismo e la segregazione che nel passato hanno condotto al fallimento ogni iniziativa, e lo sperpero di risorse pubbliche senza alcuna possibilità di risultati positivi.
Continuare con la politica dei “campi nomadi” dopo il documentato fallimento di questa soluzione è la dimostrazione di una precisa volontà politica: soffiare sul fuoco della propaganda e del pregiudizio popolare ed istituzionale a danno di tutti i cittadini.
Anche questa volta la politica e le istituzioni ignorano il dialogo diretto e la collaborazione con i diretti interessati, consapevoli che tutte le politiche del passato sono fallite per l’assenza di partecipazione attiva di Rom e Sinti a tutti i livelli.
La federazione Rom e Sinti Insieme, nel rispetto di scelte politiche “normali” per le comunità Rom e Sinte, ha inoltrato al Sindaco di Roma, all’Assessora Belviso, al Prefetto di Roma, ai Presidenti dei municipi Romani e alla Provincia di Roma la concreta disponibilità a collaborare ad una concreta soluzione: eliminare tutte le convenzioni per la gestione dei campi nomadi, i quali saranno auto gestiti dai diretti interessati con la collaborazione dei servizi territoriali (senza spendere un centesimo di euro) e con le risorse già disponibili per la gestione e sistemazione dei campi nomadi (diversi milioni di euro) iniziare la programmazione di una politica della casa anche per Rom e Sinti.
La politica non può continuare ad ignorare un dato certo: senza la collaborazione attiva e propositiva a tutti i livelli di Rom e Sinti ogni soluzione è destinata al fallimento. Quando finirà questa anomalia? Nazzareno Guarnirei, Presidente della federazione Rom e Sinti Insieme
Roma, il Pd è felice per le scelte di Alemanno
“Fallita miseramente la volontà epurativa sbandierata in campagna elettorale, ora Alemanno dopo essersi scontrato con la realtà, che è un'altra cosa, si appresta a presentare un piano sui campi nomadi”.
Ad affermarlo, in una nota, è il consigliere del Pd a Roma, Dario Nanni (in foto). “Dallo stesso sindaco - continua Nanni - e da vari esponenti del Pdl si tende a precisare che il piano che stanno elaborando farà sì che verranno realizzati campi nomadi nei quali devono esserci servizi, vicinanze alle scuole e tutti i requisiti per una convivenza civile, per altro come già attuato dalla Giunta Veltroni nel campo di Castel Romano e di Salone”.
“Alemanno e i suoi accoliti - prosegue l'esponente del Pd - dopo mesi di ipotesi irrealizzabili come quella delle 20mila espulsioni, i toni sprezzanti nei confronti degli stranieri, ora chiedono agli amministratori senso di responsabilità per tranquillizzare i cittadini delle zone che verranno interessate dall'insediamento dei campi. Sarà difficile però tranquillizzare ad esempio i cittadini di Settecamini e di tutto quel quadrante che vivono in una zona disagiata, nella quale già insiste il campo di Salone e dove è prevista la realizzazione di un nuovo insediamento urbano: Casal Bianco”.
“Tutto questo significa - conclude Nanni - che sono tramontate e fallite le ipotesi fatte in campagna elettorale e che non rimane altro che condividere quanto il centrosinistra aveva ipotizzato e che stava realizzando su questi temi”.
Roma, Sinistra Arcobaleno: i campi non vanno isolati
E' sbagliato costruire nuovi "campi nomadi" distanti dai centri urbani, perché così non ci sarà mai integrazione. E' il monito lanciato in una nota da Andrea Alzetta (in foto), capogruppo della Sinistra Arcobaleno nel consiglio comunale di Roma. "Non si può pensare - scrive - di rinchiudere centinaia di nuclei familiari in campi lontani da tutto riproponendo l'esempio di Castel Romano, e pretendere legalità e sicurezza; la strada da percorrere è quella di creare campi piccoli, dando ai comuni che li accolgono qualcosa in cambio".
"L'inserimento sia abitativo che lavorativo - prosegue - è l'unica formula necessaria per la convivenza legale e sicura, in alternativa alla repressione e all'isolamento; questo è quanto hanno da dire le cooperative sociali che come l'Arci, hanno fornito all'interno dei campi servizi di mediazione, inserimento e scolarizzazione, servizi che questa nuova giunta intende affidare esclusivamente alla Croce Rossa".
"I sindaci dei comuni limitrofi a Roma hanno detto no all'accoglienza di quei campi rom che il sindaco Gianni Alemanno intende spostare; tra questi figura anche il campo di Tor de Cenci, quartiere che in passato ha visto tra i suoi rappresentanti municipali l'attuale assessore Sveva Belviso; si da il caso che il campo in questione sia un campo regolarizzato dal Comune già da parecchio tempo, attrezzato con containers e sevizi igienici individuali, per cui uno spostamento, per giunta così rapido non trova davvero ragione alcuna".
"Dopo il rifiuto corale dei sindaci interpellati, Alemanno ed il prefetto saranno costretti a concentrare tutti i rom in quattro megacampi su aree comunali individuate già dalla trascorsa giunta Veltroni, percorrendo una strada illogica che va contro ogni possibile integrazione sociale".
Roma, tre mega "campi nomadi" entro otto mesi
Forte e chiaro, i sindaci hanno respinto con perdite ogni avance del prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario governativo “all’emergenza nomadi”: «Se ci provo mi linciano», boccia senza mezzi termini il sindaco di Fiumicino, Mario Canapini (Pdl).
L´unico "nì" arriva dal comune di Zagarolo: «Siamo disposti a discuterne, a patto che ci danno i poteri e le risorse necessari», dice il sindaco Daniele Leodori (Pd). «Ma è solo una provocazione - replica il sindaco di Guidonia, Filippo Lippiello - perché ogni compensazione economica sarebbe inaccettabile soprattutto se si propone una quota parte per ogni residente: il prefetto può fare un buon lavoro solo se tiene in considerazione non i terreni messi a disposizione dai sindaci e dai municipi ma le condizioni in cui vertono per erogare i servizi necessari. È un discorso tecnico: noi abbiamo 81mila abitanti ma non abbiamo un ospedale né un commissariato, possiamo ospitare un campo nomadi alle nostre porte?».
Il timore di Lippiello è di trovarsi un campo a Settecamini, che insieme a Castel di Guido è uno dei siti in cima alla lista delle aree identificate dal Campidoglio e proposte al prefetto Pecoraro. Sarà quest’ultimo a prendere una decisione finale in virtù del suo ruolo di Commissario governativo. Ovviamente si baserà sulle indicazioni che gli arriveranno dal Campidoglio, tantopiù se i comuni della provincia confermeranno una sostanziale indisponibilità a togliere le castagne dal braciere romano: «Settecamini e Castel di Guido sono tra le venti aree che il Comune ha individuato, tutte al di fuori del raccordo, e sono contenute nel Piano da realizzare in due anni già consegnato al prefetto. Poi sarà lui a decidere», spiega Belviso ricordando i criteri «tecnici e non politici» che determineranno la scelta finale.
I tre campi ospiteranno i Rom di sei dei quindici campi "tollerati" presenti in città, che saranno smantellati: «Il primo della lista - dice Belviso - è Casilino 900, poi ci sono Tor de Cenci, Baiardo, Foro Italico, la Monachina e la Martora. Se entro il 22 gennaio prossimo i sindaci, nonostante la disponibilità del prefetto, non saranno in grado di consegnare un elenco di aree dove far sorgere i nuovi campi, Pecoraro avrà la possibilità di decidere comunque e in piena autonomia. I sindaci non si rendono conto dell’opportunità di dialogo offerta dal Commissario governativo: con le precedenti amministrazioni gli spostamenti dei campi nomadi avvenivano dalla sera alla mattina senza coinvolgere le comunità locali, senza dialogo».
«Il prefetto - dice il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti - ha fatto bene ad ascoltare i sindaci e lo ringrazio, corregge un´impostazione sbagliata di proclami a senso unico. Mi sembra giusta la proposta di condividere non solo i problemi ma anche le risorse disponibili e le opportunità, aprendo un confronto a tutto campo sullo sviluppo dell´area metropolitana. È inaccettabile un´impostazione che preveda per Roma soldi e poteri, e per gli altri comuni rom, prostitute e rifiuti».
«La destra è vittima di se stessa - dice Daniele Ozzimo (Pd) - del clima esasperato con cui si è trasformato in strumento di battaglia elettorale il tema sicurezza». di Paolo G. Brera
Giornata mondiale delle migrazioni 2009
"San Paolo migrante, Apostolo delle genti “Non più stranieri né ospiti ma della famiglia di Dio” (Ef 2,19)" è questo il messaggio della "Giornata mondiale delle migrazioni 2009" (18 gennaio) che sarà al centro della Conferenza Stampa, presieduta da Mons. Lino Bortolo Belotti, Vescovo ausiliare di Bergamo e Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni (CEMI) e della Fondazione Migrantes.
A presentare il tema della Giornata sarà Mons. Piergiorgio Saviola, Direttore Generale della Fondazione Migrantes, mentre Mons. Antonio Pitta, Ordinario “Nuovo Testamento”, Pontificia Università Lateranense si soffermerà sull'esperienza de “Lo straniero accolto nella comunità".
Moderatore dell'incontro Don Domenico Pompili, Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI. Presenti anche i Direttori Nazionali della Migrantes per i cinque settori della mobilità umana (italiani nel mondo, immigrati e profughi in Italia, Rom e Sinti, fieranti e circensi, marittimi e aeroportuali). Leggi il messaggio di Papa Benedetto XVI...
Trento, la Lega attacca gli aiuti ai Sinti per l'emergenza freddo
Dura polemica politica sugli aiuti pubblici ai Sinti trentini dovuti all’emergenza freddo. Si tratta di una quindicina di nuclei familiari residenti in Trentino, in totale una sessantina di persone, tutte con cittadinanza italiana e residenza sul posto. Provincia e Comune si sono attivati per consentire loro l’acquisto di un numero maggiore di bombole di gas, per scaldarsi. Si tratta di persone che vivono in roulotte e container e che già ricevono l’assistenza dei servizi sociali da parte dei Comuni. La decisione è stata presa dall’assessorato provinciale alla convivenza.
Gli assessori provinciali alla convivenza e alle politiche sociali Lia Beltrami e Ugo Rossi e l’assessore alle politiche sociali del Comune di Trento Violetta Plotegher si sono incontrati il 7 gennaio con i dirigenti e i tecnici dei servizi competenti, per valutare gli interventi possibili. Quello per l’acquisto di gas partirà subito, mano a mano che verranno raccolte le domande di contributi per l’acquisto di bombole e l’intervento si protrarrà per tutta la stagione invernale.
L’iniziativa è stata duramente censurata dalla Lega: «Bombole gratis per i nomadi, pagate con i soldi dei trentini. Complimenti, iniziativa originale non c’è che dire, soprattutto se portata avanti da assessori che al primo posto dovrebbero avere a cuore gli interessi e i bisogni dei trentini»: la critica è dell’onorevole leghista Maurizio Fugatti e va agli assessori Beltrami, Rossi e Plotegher.
«Mentre una volta i nomadi, per tenere fede alla loro vocazione di gitani - aggiunge il consigliere provinciale leghista Alessandro Savoi - cambiavano zona quando cambiava il clima per cercare sempre il caldo, oggi costoro si sono abituati alle mollezze della stanzialità, specie se in terra autonoma e amministrata dalle sinistre. Ma i nostri ineffabili amministratori usano cotanta celerità quando a soffrire sono i Trentini e, soprattutto, i nostri vecchi che tanto hanno dato per il progresso della nostra terra?»
Pronta la replica della Beltrami: «Quasi 30 mila famiglie trentine hanno fatto domanda per il contributo per riscaldamento domestico e lo stanno in gran parte già ricevendo da tempo».
Beltrami si riferisce ai circa 15 milioni di euro che la Provincia ha stanziato dall’autunno per compensare il caro bolletta.
«Per i nomadi, stiamo parlando - ha precisato l’assessore provinciale - di un massimo di 60 sinti, residenti, cittadini italiani e trentini, e di un’emergenza che vede nuovamente previsioni di temperature in picchiata, sotto la media stagionale. La proposta è venuta dal Comune di Trento e come Provincia l’abbiamo accolta. Noi avremmo messo a disposizione la Protezione civile provinciale, ma il Comune ha preferito questo, dunque l’abbiamo condiviso. Si tratta di due bombole alla settimana per ogni nucleo familiare, ciascuno composto dalle 6 alle 8 persone. Servirà per la durata dell’emergenza. La storia della piccola fiammiferaia - ha concluso Beltrami - l’ho già vista e rivista più volte».
La voce delle minoranze: Khorakhané
Non è facile parlare di De André attraverso una sola canzone. Ci sono tanti aspetti diversi nella sua poetica (possiamo tranquillamente definirla così): l’amore per Genova, l’influenza di Brassens, la lotta, la contestazione politica, l’ironia, il tema della morte, della solitudine... Fabrizio è stato un grande poeta che ha saputo parlare di tante cose, che ha descritto attraverso la musica il microcosmo e il macrocosmo dell’esistenza. Ma ciò che è sempre stata una costante nelle sue canzoni (e nella sua vita) è la sensibilità nei confronti dei discriminati, degli umili, degli emarginati. È su questo che ci soffermiamo a riflettere: su Fabrizio De André come voce delle minoranze.
Nel 1996 usciva l’album Anime Salve, che nasceva dalla collaborazione di due cantautori: Fabrizio De André e Ivano Fossati. Una vera rarità nel panorama della musica italiana, senza dubbio di altissimo livello per quanto riguarda le liriche e gli arrangiamenti. Sotto tutti gli aspetti, sia musicali che tematici, uno dei lavori più interessanti di De André. L’album è considerato da alcuni il suo “testamento spirituale”, per l’intensità delle parole e la bellezza della musica che risente di diverse influenze e sonorità, da quella balcanica a quella sudamericana e mediterranea.
I temi affrontati hanno sempre un comune denominatore: lo schieramento dalla parte degli emarginati. Che è comunque la matrice fondamentale di moltissime canzoni di De André: in “Fiume Sand Creek” (L’Indiano, 1981), partecipava fermamente al sostegno degli Indiani d’America, perseguitati e vittime di genocidi nella propria terra d’origine. Nel 1992, quando si festeggiavano i 500 anni dalla scoperta dell’America, il cantautore dichiarò che in quel “giorno di lutto” il suo cuore sarebbe stato con gli Indiani. Allo stesso modo venne conquistato dalla cultura della Sardegna (quasi un mondo a sé stante rispetto al resto dell’Italia), al punto di scrivere canzoni in dialetto prettamente sardo. Entrambe le etnie, diceva De André, sia quella indiana che quella sarda, possono ritenersi accomunate dalla stessa condizione: rinchiuse in riserve se non altro culturali, oppresse da dominazioni sociali.
Anime Salve rappresenta una delle opere più ricca di significati, e contiene una canzone in particolare che, oltre a presentarci un altro popolo di cui Fabrizio si interessò molto, i Rom, racchiude in sé (a mio parere) alcuni degli elementi fondamentali del pensiero e dello stile del cantautore: sto parlando di “Khorakhané”. In essa ritroviamo l’interesse verso il mondo dei diseredati, dei Rom. Il pezzo è infatti incentrato sulla vita dei “Khorakhané”, nome di una minoranza rom di provenienza serbo-montenegrina. «Sarebbe un popolo da insignire con il Nobel per la pace per il solo fatto di girare per il mondo senza armi da oltre 2000 anni» asserì Fabrizio De André durante il concerto al Teatro Brancaccio di Roma nel 1998. di Fiammetta Posdomani, continua a leggere…
mercoledì 7 gennaio 2009
Salerno, ancora sugli "zingari" che rapiscono i bambini
A Salerno non solo solidarietà... E’ da poco stata battuta dalle agenzie di stampa la notizia di un presunto tentativo di rapimento di un bambino di sei mesi, avvenuto a Pagani (SA). Secondo un articolo pubblicato dal Mattino “la mamma, le cui urla hanno messo in fuga il malvivente, ha raccontato ai carabinieri di aver visto l'uomo entrare in cucina e spostare il passeggino con all'interno il piccolo di sei mesi”.
Sempre nell’articolo si legge “entra in un'abitazione e tenta di portare via un bimbo di sei mesi” e ancora “dopo essere entrato nell'abitazione al secondo piano di uno stabile di via Romana, l'uomo avrebbe cercato di prendere il bimbo che si trovava nel passeggino”. Il titolo dell’articolo è poi eloquente: “Salerno, tenta di rapire in casa bimbo di sei mesi: è caccia all'uomo”
Secondo le stesse notizie stampa i Carabinieri della compagnia di Nocera Inferiore assieme ai colleghi della stazione di Pagani pensano che si tratti di uno “zingaro” o di un immigrato e per questo stanno setacciando i campi rom della zona e del napoletano.
Noi di sucardrom ci chiediamo: può un uomo essere accusato di voler rapire un bambino perché sposta un passeggino? E’ possibile che proprio i Carabinieri debbano continuare ad alimentare la favola degli “zingari” rapitori di bambini?
Salerno, grande festa per la motobefana
La manifestazione organizzata dall’Acsi Salerno presso i reparti di Pediatria e Chirurgia Pediatrica degli Ospedali Riuniti S.Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona.
Grande festa nei reparti di Pediatria e Chirurgia Pediatrica degli Ospedali Riuniti S.Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona - Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno.
La Befana per i piccoli degenti è arrivata in moto; anzi erano ben tre, come i Re Magi giunti sulle roboanti due ruote. E' stata una festa a sorpresa per le famiglie presenti nei reparti, non certamente per gli operatori sanitari, abituati a ricevere la visita dell’Acsi e dei Free Bikers Quelli Di Sempre, il cui Presidente Enzo Caso ha coinvolto i tanti amici nella pregevole iniziativa, che si svolge da diversi anni.
Ad accogliere il gruppo dei Bikers Salernitani, scortati dagli amanti delle Auto Storiche Italiane Città di Salerno e dal gruppo della Protezione Civile Vigili del Fuoco in Congedo, è stato il Direttore Generale dr. Attilio Bianchi, che ha accompagnato il gruppo dei motociclisti, con alla guida il Responsabile ACSI MotoTurismo Campania, Mauro Grandinetti, e gli operatori della stampa.
La MotoBefana ha continuato il suo giro per l'intera giornata fino alla grande festa svolta nel Luna Park Baby di Franco Scardone nel Rione Pastena, dove sono state consegnate le classiche calze ricche di dolci e giocattoli ai bambini della Comunità Rom seguita dagli operatori sociali della Chiesa del Volto Santo. Sono stati offerti giri gratuiti sulle giostrine a tutti i bambini intervenuti alla manifestazione di solidarietà, ricevendo regali a sorpresa.
I genitori ed i presenti hanno potuto gustare alcune prelibatezze dell'Associazione Pasticcieri di Vietri sul Mare. Molto gradita è stata la presenza di tre cavalli del Club Ippico Montena di Giovi, sui quali molti bambini hanno potuto provare l'emozione di stare in sella.
Il Presidente Enzo Caso (Free Bikers Quelli di Sempre) ed il suo valido collaboratore Franco Lambiase hanno diretto tutta la manifestazione accogliendo i rappresentanti dei gruppi Bikers di Buccino, Agropoli, Eboli, Battipaglia, Nocera Inferiore, Cava de' Tirreni,Torre del Greco (NA). Grande soddisfazione per gli organizzatori e per Alfonso Luigi Venosi, Presidente del Comitato Provinciale ACSI è stata la visita del Sindaco, Vincenzo De Luca, che si è soffermato sull'importanza del valore sociale dell'iniziativa, volta ad accrescere lo spirito di Città Solidale di Salerno e della sua Provincia.
Napoli, gravi i silenzi delle Istituzioni
A nome del comitato campano con i ROM, esprimo l’amarezza e la rabbia per tutto quello che il popolo ROM sta subendo in questa città e nella provincia di Napoli. Il 28 dicembre 2008 è stata data alle fiamme un piccolo dormitorio ROM, uno squallido buco sotto un cavalcavia tra Casavatore e San Pietro a Paterno, dove dormivano una quarantina di ROM. Incidente? Doloso? Nessuno sembra saperlo. Il 30 dicembre a Capua è stato bruciato un altro campo ROM situato tra Orta di Atella , Pascarola e Caivano. Incidente? Doloso? Nessuno sembra saperlo.
Ed ora è il turno del campo ROM di Giugliano. Infatti l’autorità giudiziaria, nella persona del dott. Galasso, ha deciso (19/12/2008) il sequestro preventivo del campo ROM di Giugliano entro 15 giorni dal decreto. Non contestiamo la decisione dell’autorità giudiziaria, ma il fatto che i ROM(400 circa, con 80 bambini scolarizzati a Giugliano) vengano fatti sgomberare senza un’alternativa adeguata. Una pratica ormai consolidata in questo territorio (basta ricordare la demolizione del campo ROM di Casoria senza offrire loro un sito alternativo). Riteniamo gravi tutti questi fatti che vengono ad aggiungersi agli ormai già visti nel territorio contro i ROM, come a Ponticelli. Riteniamo grave il silenzio e l’inazione del Prefetto di Napoli, dott. Pansa, anche commissario straordinario dei ROM. Dietro a questo silenzio si cela la politica razzista del governo Berlusconi, espressa dal ministro degli Interni Maroni che arriva al punto di identificare il clandestino con il criminale. Tutto questo nell’attuale crisi economica che con sempre più conflitti sociali , porterà alla politica del capro espiatorio. E a pagarne le conseguenze , saranno i ROM e gli immigrati. di Alex Zanotelli
Reggio Calabria, il signor Armando Bevilacqua si potrà curare
Sabato mattina, 3 gennaio 2009, il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria con un provvedimento di differimento della pena ha scarcerato il signor Armando Bevilacqua concedendogli la possibilità , come previsto dalla legge e dalla Costituzione, di potersi curare, al pari di un cittadino libero.
La decisione del Tribunale di Sorveglianza è un atto di giustizia e di civiltà che garantisce il diritto fondamentale della salute ad un detenuto, e quindi rappresenta un modo saggio ed equilibrato di applicare la legge.
Provvedimenti tempestivi ed esemplari di questo genere sono fondamentali per i detenuti ma anche per chi è in stato di libertà per comprendere il senso e l'importanza del vivere nel rispetto della legge e per offrire il proprio impegno in questa direzione.
Il Tribunale di Sorveglianza ha potuto compiere questo atto di giustizia grazie all'operato eccezionale del dott. Alberto Giunta.
Su richiesta della famiglia del detenuto, a lui completamente sconosciuta, questo professionista senza chiedere alcun onorario si è recato in carcere e qui dopo avere effettuato una laringoscopia ha rilasciato un referto grazie al quale si è scoperta la patologia (carcinoma laringeo) e l'urgenza del caso.
Soltanto questo referto riporta la dicitura di "sospetto carcinoma laringeo" e difatti solo sulla base di questo documento si è potuti arrivare alla giusta decisione del Tribunale di Sorveglianza.
Il comportamento del dott. Giunta è quello esemplare del medico che nel rispetto del giuramento prestato ha messo al primo la persona sofferente senza distinzione alcuna e non i suoi interessi e la sua carriera.
Assieme all'operato di questo dottore c'è da ricordare l'azione dei giornali (Calabria Ora, Il Quotidiano, Strill e Gazzetta del Sud) e delle televisioni locali ( Reggio TV e Telereggio) che avendo compreso la gravità della situazione hanno sostenuto l'Opera Nomadi e i familiari del Bevilacqua nel denunciare questo caso anche in questi giorni di festa.
L'informazione offerta dai media locali e dai suoi ottimi operatori ha sicuramente permesso di chiarire questo caso in tutti i suoi risvolti e di fare luce su un grave problema ancora irrisolto che è quello della salute dei detenuti e dell'efficacia della sanità penitenziaria.
Dopo la liberazione il signor Armando insieme ai suoi cari, come accade in questi casi, sta ricercando una struttura sanitaria che gli possa garantire le cure necessarie per ottenere un ottimo livello di guarigione. Speriamo che questa storia iniziata male ma continuata poi nel rispetto della legge si possa concludere con l'effettiva guarigione del signor Bevilacqua. di Antonino Giacomo Marino, Opera Nomadi di Reggio Calabria
Sucardrom si associa alle parole del Presidente dell’Opera Nomadi, Antonino Giacomo Marino, che tanto si è adoperato in questi giorni di festa per far rispettare il diritto alla salute anche per chi è molte volte dimenticato. L’inizio del 2009 ci ha portato una buona notizia da molti inaspettata, speriamo sia di buon auspicio per questo nuovo anno.
martedì 6 gennaio 2009
lunedì 5 gennaio 2009
Addio Claudio
Il 27 dicembre 2008 si sono svolti al cimitero del Verano a Roma i funerali del professor Claudio Marta, antropologo e attivista per i diritti di rom e sinti.
Ho conosciuto Claudio, per me allora era il professor Marta, nel autunno del 1996 quando, giovane studente di Scienze Politiche all'Istituto Universitario Orientale (ora Universita' di Napoli L'Orientale), andai da lui per chiedere qualche consiglio prima della partenza per una borsa di studio Erasmus a Londra. Era la prima volta che lo incontravo di persona. Avevo sentito parlare bene del suo corso e di lui come docente, così mi feci avanti in cerca di qualche dritta.
Lo rividi una seconda volta al mio ritorno da Londra. Mi chiese dell'Erasmus e dei miei progetti. Gli raccontai di quei corsi dai titoli strani su autobiografia e storia orale, comunicazione politica, e immaginari del futuro - corsi che l‘Orientale non aveva intenzione di riconoscermi. Ne approfittai anche per chiedergli del programma che dovevo sostenere per l'esame di Antropologia Economica e dello Sviluppo. Mi immersi in quel mondo con curiosità e stupore. Dopo qualche mese passai l'esame. Rimasi affascianato da quel suo modo onesto e semplice di essere docente universitario, senza i fronzoli e l'arroganza di molti suoi colleghi. Era sempre pronto a mettersi in discussione e abile nel suscitare domande (piuttosto che offrire facili risposte) in noi studenti. In Claudio trovai una persona acuta, schietta e aperta al dialogo. Abile oratore, comunicava a noi studenti la sua passione civile e sociale, indissociabile dal suo impegno come docente e ricercatore.
Al primo esame, ne seguì un altro di specializzazione. La biennalizzazione era obbligatoria per poter chiedere la tesi con lui. Quel corso mi aprì gli occhi su un mondo che da allora non mi ha più lasciato. Claudio, per primo, mi ha introdotto al mondo degli 'zingari' e lo ha fatto in modo critico e complesso, rifuggendo da romanticismi inutili e trasmettendomi la voglia, il bisogno e la necessità di 'andare sul campo' per vedere, toccare, sentire e capire quanto leggevamo e discutevamo in aula. Nel caso specifico andare sul campo significava andare in un 'campo nomadi'. Cosi' andai a Scampia e iniziai a collaborare con il neonato Com.p.a.re. (comitato per l’assegnazione e la realizzazione di soluzioni abitative non ghetto per i rom).
Il lavoro di tesi fu un viaggio bellissimo, in cui cercavo di associare la ricerca sulle leggi regionali a ‘tutela’ di rom e sinti con l’impegno concreto contro i campi ghetto e la discriminazione di rom e sinti. Claudio, in questa fase, seppe accompagnarmi con discrezione e curiosità, pronto a dare consiglio ma anche a farsi coinvolgere in prima persona nelle azioni di advocacy che si organizzavano. Fu un periodo di formazione, scoperta e crescita per me cruciale e il cui ricordo mi porto dentro. Discussa la tesi, ci sedemmo nel suo ufficio per parlare di futuro. Per prima cosa mi disse che, oramai, non era più il caso di rivolgermi a lui con il 'Lei'. E quel giorno il 'professor Marta' diventò Claudio. Tornavo da lui di tanto in tanto con domande da un milione di euro (anche se c’era ancora la lira) a cui, francamente, non c'era risposta. Ci vedevamo nel suo ufficio o in una trattoria a pochi passi dall’università e parlavamo. Fu molto contento quando gli dissi che avevo fatto domanda per una borsa di studio di perfezionamento all'estero dell'Universita' di Genova. Andare all'estero, diceva, poteva aprire grandi opportunità che nell'asfittica università italiana erano precluse ai più. di Nando Sigona, continua a leggere…
Sinti e Rom, convocata l'assemblea della federazione
Yuri Del Bar, coordinatore della federazione Rom e Sinti Insieme, ha convocato l’assemblea della federazione a Bologna il giorno 17 gennaio 2009, alle ore 10.00, presso il Centro Interculturale Zanonelli di via Sacco n. 14.
L’ordine del giorno, deciso dal Consiglio nazionale, è il seguente:
1) approvazione verbale riunione precedente
2) relazione del Presidente
3) riflessioni
4) organizzazione del 1° congresso nazionale della federazione
5) quota associativa 2009
6) deliberazione nuove adesioni alla federazione
7) varie ed eventuali.
Per informazioni: Yuri Del Bar, presso associazione Sucar Drom telefono 0376 360643, fax 0376 318839, cellulare 393 2442264, e-mail yuridelbar@libero.it – sucardrom@sucardrom.191.it
sabato 3 gennaio 2009
Napoli, centinaia di Rom sgomberati senza un'alternativa
Alcune centinaia di rom che da anni vivono nei campi della zona industriale di Giugliano dovranno lasciare le loro baracche per ordine della magistratura. L'ordine di sgombero è scattato per le condizioni igienico sanitarie in cui vivono intere famiglie. Per sollecitare un rinvio dell'ordine di sgombero alcune decine di rom hanno tenuto un sit in davanti alla Prefettura.
La manifestazione è stata promossa da Cgil, Prc, Comitato Campano con i Rom, Opera Nomadi, Less-onlus, Associazione Pixel per chiedere una dilazione dello sgombero almeno per motivi umanitari. Alcuni rappresentanti dei Rom di origine bosniaca e jugoslava, ricevuti dai funzionari della Prefettura hanno sottolineato che vivono da circa 30 anni nel napoletano.
"La delegazione - sottolinea la Cgil - ha ottenuto un blandissimo interessamento alla vicenda esposta; la rappresentante del Prefetto ha tenuto più volte a precisare che la richiesta di un eventuale slittamento della data di sgombero non è annoverabile tra le prerogative della Prefettura". Al termine, i partecipanti all'incontro insieme alle altre associazioni presenti in piazza Plebiscito, i Padri Comboniani, il Tavolo Rom, l'Assopace e Attack hanno deciso di tenere domani 3 gennaio un nuovo presidio presso il campo rom di Giugliano.
Sulla vicenda è intervenuto anche padre Alex Zanotelli che con una nota fa sapere di non contestare «la decisione dell'autorità giudiziaria, ma il fatto che i Rom vengano fatti sgomberare senza un'alternativa adeguata». Guarda alcune foto della manifestazione…
venerdì 2 gennaio 2009
Milano, il nuovo regolamento discriminatorio
Il Comune di Milano si appresta a varare un nuovo regolamento per gli undici “campi nomadi” di Milano. Ma per alcuni mesi deve fare ancora i conti con il Prefetto Lombardi, commissario straordinario per la Lombardia, che sta tenendo ferma sul suo tavolo la proposta del Comune di Milano.
Secondo l’assessore Mariolina Moioli (in foto) sarà l'esempio di Triboniano e del patto di legalità e solidarietà, sperimentato negli ultimi mesi, a fare da “stella polare” per qualsiasi politica sul tema. Non si parlerà più di “campi nomadi” ma di «aree di sosta transitorie destinate alle minoranze rom e sinti». Inoltre, chi vivrà in queste aree dovrà pagare circa 60/100 euro al mese al Comune di Milano.
Fin qui tutto bene, anzi benissimo. Ma è in agguato l’imbroglio perché per Mariolina Moioli ogni famiglia Rom e Sinta dovrà entro tre anni avere un reddito che le permetta di comprare una casa. Come? Questo non lo spiega ma afferma che tra tre anni chi non ce la farà sarà cacciato da Milano. La Moioli afferma: «Un paio di coppie che vivevano in un campo hanno deciso di venirne fuori. Si sono trovati un lavoro e poi hanno fatto un mutuo per una casa. Una casa vera. Segno che questa strada si può e si deve tentare ».
Secondo Mariolina Moioli dietro le formule lessicali si nasconde un obiettivo: «Bisogna superare il concetto di campo nomadi, dove persone che in realtà sono del tutto stanziali, vivono a tempo indeterminato senza integrarsi».
Ecco quindi il tema dell’integrazione o meglio dell’assimilazione perché questo nuovo regolamento e il progetto che ci sta dietro non è mai stato discusso con i Sinti e i Rom milanesi che lo dovranno subire. Dovranno integrarsi naturalmente sottostando alle regole imposte da palazzo Marino che tra l’altro prevedono presidi fissi delle Forze dell’Ordine davanti alle «aree di sosta transitorie destinate alle minoranze rom e sinti». E chi sgarra, ovvero chi non ubbidisce alle regole, sarà cacciato.
E’ come se il Comune di Milano imponesse a chi vive in un alloggio popolare (ALER) un nuovo regolamento. L’obiettivo? L’uscita dall’alloggio popolare e l’acquisto di una casa entro tre anni. E famiglie saranno cacciate di casa se: non puliscono le scale, ospitano parenti (magari la nonna che viene a trovare i nipoti per Natale), non seguono i corsi di formazione o se entro tre anni, per caso, non ce l’hanno fatta ad acquistare casa a Milano…
Roma, è un coro di no per la delocalizzazione dei "campi nomadi"
Undici Comuni rispondono un secco «No» alla richiesta del prefetto di Roma (in foto) di accogliere nei loro territori alcuni campi nomadi della Capitale. Al momento hanno espresso parere contrario: Morlupo, Rignano Flaminio, Bracciano, Anguillara, Trevignano, Sacrofano, Sant'Oreste, Civitella San Paolo, Torrita Tiberina, Castelnuovo di Porto e Fiano di Roma.
È un coro di no al prefetto di Roma, in qualità di Commissario per l'emergenza nomadi nel Lazio, di individuare aree per l'allestimento dei campi. Il prefetto infatti, lo scorso 22 dicembre, aveva inviato una lettera in cui chiedeva ai sindaci di tutti i comuni del Lazio di indicare entro trenta giorni «aree idonee alla realizzazione di nuovi insediamenti per porre in atto azioni per porre fine allo stato di emergenza, indicando anche il numero di persone che sarebbe possibile accogliere».
Le ragioni variano dalla mancanza di aree idonee ad ospitare i campi all'impossibilità di garantire servizi essenziali ai nomadi, dalla contrarietà della popolazione residente ai presunti danni che la presenza dei Rom avrebbe sull'economia locale. Tutti, inoltre, sostengono di non avere i mezzi necessari per fronteggiare eventuali problemi di ordine e sicurezza pubblica.
Alcuni sindaci, come quelli Bracciano e Anguillara (Comune commissariato due giorni fa, ndr), hanno risposto «no» con una semplice lettera, altri si accingono a farlo con delibere di giunta o di consiglio comunale. Altre risposte negative saranno comunicate nei prossimi giorni.
Ma l'area a Nord di Roma non è la sola ad opporsi al trasferimento dei campi nomadi della Capitale. Proprio a Guidonia lunedì si terrà un Consiglio comunale durante il quale si discuterà proprio un ordine del giorno che prevede la possibile delocalizzazione degli insediamenti. Analogo approccio negativo viene anche dalla gran parte degli altri Comuni dell'area tiburtina. di Bruno Burretta
Il Messaggio agli italiani del Presidente Napolitano
Il Messaggio agli italiani del Presidente Napolitano: “Si preannuncia un anno difficile. Facciamo della crisi un’occasione per uscirne con un’Italia più giusta. Dobbiamo creare le premesse di un migliore futuro facendo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui dispone il Paese. Serve un serio sforzo di corresponsabilità tra maggioranza e opposizione in Parlamento per riforme condivise”.
“Non ignoro la forte preoccupazione che ci accomuna nel guardare all’anno che sta per iniziare. Un anno che si preannuncia più difficile, e che ci impegna a prove più ardue”. Così, subito dopo aver auspicato che si fermi la spirale di violenza e di guerra in Medio Oriente, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è rivolto agli italiani nel tradizionale messaggio a reti unificate di fine anno: “Con il linguaggio della verità, che non che non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza”.
“Sono convinto – ha affermato il Capo dello Stato - che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l’Italia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo. A condizione che non esitiamo ad affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema, le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo. Facciamo della crisi un’occasione per liberarcene, guardando innanzitutto all’assetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare dell’amministrazione della giustizia”.
“Dalla crisi deve, e può, uscire un’Italia più giusta. Facciamo della crisi - ha insistito il Presidente Napolitano - un’occasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparità che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita; per riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente; per elevare, a favore dei figli delle famiglie più modeste, le possibilità di istruzione fin dai primi anni e di ascesa nella scala sociale”.
Il Presidente Napolitano ha rilevato che “per l’Italia, la prova più alta – in cui si riassumono tutte le altre – è quella della nostra capacità di unire le forze, di ritrovare quel senso di un comune destino e quello slancio di coesione nazionale che in altri momenti cruciali della nostra storia abbiamo saputo esprimere”. Rivolgendosi poi alle forze politiche, il Presidente Napolitano ha richiamato l’esigenza di uscire da “una logica di scontro sempre più sterile”, di “guadagnare fiducia mostrandosi aperte all’esigenza di un impegno comune, ed esprimendo un nuovo costume, ispirato davvero e solo all’interesse pubblico” con “un serio sforzo di corresponsabilità tra maggioranza e opposizione in Parlamento, per giungere alle riforme che già sono all’ordine del giorno e che vanno condivise”.
Il Capo dello Stato ha concluso il suo messaggio richiamando “i valori in cui possono riconoscersi tutti i cittadini”. Leggi il testo integrale del discorso…
Reggio Calabria, in carcere viene negato il diritto alla salute
Nella Casa Circondariale di Reggio Calabria si nega il diritto agli accertamenti clinici ad un detenuto rom gravemente malato.
Circa un anno fa il signor Armando Bevilacqua avvertendo un dolore costante alla gola e non ottenendo alcun miglioramento dalla terapia prescritta dai sanitari del carcere chiese di essere sottoposto ad una visita specialistica otorinolaringoiatra. La sua richiesta non è stata accolta dai sanitari del carcere i quali hanno continuato a prescrivere una terapia a base di antibiotici del tutto inefficace.
Con il passare dei mesi le condizioni del signor Bevilacqua sono peggiorate (il dolore alla gola è aumentato, si è abbassato il tono della voce ed è insorta la difficoltà a deglutire) ma i sanitari della Casa circondariale non tengono in considerazione questi sintomi.
Nel mese di dicembre 2008 i familiari del detenuto chiedono e ottengono che un medico specialista esterno alla struttura carceraria possa visitare il signor Bevilacqua. Il 19 dicembre 2008 il dott. Alberto Giunta visita il signor Bevilacqua in carcere effettuando una laringoscopia con fibroscopio che gli permette di individuare una neoformazione che interessa la laringe.
Il referto che il dott. Giunta lascia in copia lo stesso giorno all’ufficio matricola del Carcere da atto di una “una neoformazione vegetante interessante l’emilaringe destro per la quale è assolutamente necessario eseguire un prelievo bioptico per esame istologico essendo l’ipotesi diagnostica più verosimile quella di carcinoma laringeo”.
Nonostante questo chiaro referto medico, i molteplici solleciti dell’avvocato difensore e degli stessi familiari distrutti dal dolore, la Casa Circondariale solo il 29 dicembre 2008 (dopo 10 giorni dal referto medico) provvede a portare a visita il Bevilacqua presso il reparto di Otorinolaringoiatria degli OORR di Reggio Calabria.
Ma dato che il tempo perso non era ancora abbastanza, i sanitari della casa circondariale e il reparto di Otorino degli OORR non predispongono come aveva consigliato il dott. Giunta l’esame di laringoscopia con prelievo di tessuto per la biopsia (unico esame con il quale si prova che si tratta di un timore e quindi si può procedere con le cure) ma fanno eseguire lo stesso e identico esame effettuato dal dott. Giunta.
Perché si esegue lo stesso esame quando c’è stato tutto il tempo per programmare quello con prelievo di tessuto che fornirebbe i dati necessari per le cure e contemporaneamente proverebbe la veridicità di quanto certificato da dott. Giunta?
Non solo non si fa nessun passo in avanti ma il dottore Cassone del reparto di Otorino degli OORR che esegue l’esame il 29 dicembre 2008 rilascia un referto lacunoso e generico in cui si riferisce di una neoformazione e raccomanda un ricovero sollecito ma non sottolinea che secondo statistiche mediche al 90% quella neoformazione è un carcinoma. Ma lo stesso dottore Cassone, diversamente da quanto ha scritto, riferisce, lo stesso giorno, alla moglie e al figlio del Bevilacqua che è quasi sicuro che si tratta di un carcinoma che si trova in uno stadio molto avanzato con sospette metastasi e quindi sarebbe urgente effettuare la biopsia e altri esami. Ma perché non lo scrive?
Grazie al referto lacunoso del Dott. Cassone che non evidenzia l’urgenza del caso e con il quale ancora non si dimostra che si tratta di un carcinoma i responsabili della Casa Circondariale riportano in carcere il signor Bevilacqua e non programmano il ricovero.
Certo durante le feste natalizie probabilmente, a causa del calo di personale, è difficile programmare certi servizi e quindi la salute di un detenuto rom già abbondantemente trascurata diventa cosa di poco conto..
Di fronte a questo quadro clinico incompatibile con la condizione carceraria il difensore di fiducia del signor Bevilacqua oltre a sollecitare il ricovero ha pure provveduto, come previsto dalla legge, ad avanzare una istanza di differimento della pena al Tribunale di Sorveglianza. Ma anche questa richiesta è ferma perché mancando un referto medico che certifichi l’assoluta certezza del carcinoma la richiesta non è ancora giustificata.
Non solo i sanitari della casa circondariale sbagliano la diagnosi per un anno considerando mal di gola un carcinoma della laringe, (in questo anno il carcinoma è aumentato causando dei danni) ma dopo che i familiari provvedono alla visita specialistica non garantiscono, con la necessaria celerità, gli accertamenti essenziali.
Il 31 dicembre 2008 il primario del reparto di Otorinolaringoiatra degli O.O.R.R. dott. Spanò ha promesso ai familiari del Bevilacqua che avrebbe comunicato via fax ai responsabili del carcere la disponibilità del reparto per effettuare il ricovero il 2 gennaio 2009. Purtroppo il ricovero non c’è stato e i responsabili della casa Circondariale non comunicano ai sanitari un'altra data utile.
La garanzia delle cure ai detenuti è un grosso problema del nostro sistema carcerario ma va affrontato e mai taciuto mettendo al centro sempre la persona. Così scrive un detenuto su Informacarcere.it: “Il giuramento di Ippocrate dice: medico, ricordati che il malato non è una cosa, o un mezzo, ma un fine, un valore, e quindi comportati di conseguenza. In libertà una persona malata, bene o male è assistita. Invece guai al malato in carcere, l'attenzione si trasforma in disprezzo, il male in vergogna,non gode della pur minima protezione e la malattia si trasforma in ulteriore castigo. Alla prima occasione, al minimo lamento o tentativo di conforto per un motivo normalmente di nessuna importanza, la malattia viene rinfacciata come una colpa e si viene additati come simulatori.”
Il carcere , nonostante il grave danno che i sanitari di questa struttura hanno arrecato al detenuto non essendo stati in grado di diagnosticare il carcinoma, continua a negare con estrema disinvoltura il diritto alle cure mediche sancito dalla Costituzione Italiana e dalle leggi della repubblica.
L’atteggiamento tenuto dai responsabili della casa Circondariale di Reggio Calabria rappresenta molto bene il gravissimo e paradossale problema della salute dei detenuti che vede i rappresentati del Ministero della Giustizia violare le leggi dello stato e il dettato Costituzionale.
La legge di riordino della sanità penitenziaria Decreto Lgs nr 230/1999 afferma che “i detenuti e gli internati hanno diritto, al pari dei cittadini in stato di libertà, alla erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, efficaci ed appropriate, sulla base degli obiettivi generali e speciali di salute e dei livelli essenziali di assistenza individuati nel Piano sanitario nazionale, nei Piani sanitari regionali e in quelli locali”.
La legge, oltre a questa chiara riaffermazione del diritto alla salute dei detenuti e degli internati, compie una svolta di 360 gradi nel governo della sanità penitenziaria, perché sposta dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario nazionale il compito e la responsabilità di organizzare i servizi che devono produrre le prestazioni per la prevenzione, per la cura e per la riabilitazione.
Purtroppo la legge risulta quasi del tutto inapplicata non solo presso la casa circondariale di Reggio Calabria ma in tutto il territorio nazionale. Il Ministero della Giustizia e i suoi rappresentati locali contrariamente a quanto previsto dalla legge non hanno permesso che il Servizio Sanitario nazionale organizzasse la sanità nelle carceri mantenendo la vecchia sanità penitenziaria autonoma che ha sempre funzionato assai peggio di quella nazionale.
La responsabilità dei rappresentati del Ministero della Giustizia non riguarda solo la mancata attuazione di una legge ordinaria dello Stato, e non è poco, ma anche il mancato rispetto della norma costituzionale, sia negli articoli riguardanti i principi e i diritti sia nel Titolo V che assegna la sanità, tutta la sanità, alle Regioni italiane, senza ombra di equivoci e senza riserve allo Stato, la definizione dei principi generali del SSN e la determinazione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria.
Bisogna dire che oggi è sempre più urgente superare la mancata applicazione del Decreto legislativo 230/1999 per metter fine alla pratica negazione del diritto alla salute che si registra nelle carceri, fino a costringere Amnesty International a considerare le carceri italiane al di fuori del diritto civile.
Senza la riaffermazione di questo diritto la stessa missione delle carceri viene meno. Come si può pensare lontanamente che la casa circondariale di Reggio Calabria stia assolvendo al suo compito rieducativo nei confronti dei detenuti se a questi nega il diritto fondamentale di essere curati. Come possono i detenuti apprendere la positività del vivere nel rispetto delle leggi se chi glielo deve insegnare non li rispetta?
L’aspetto generale del problema non diminuisce per niente le responsabilità dei dirigenti della casa circondariale di Reggio Calabria che continuano a non considerare la vita del detenuto. Invitiamo la direttrice della casa circondariale a voler rivedere le sue posizioni e predisporre in tempi brevi il ricovero del detenuto. di Antonino Giacomo Marino, Opera Nomadi di Reggio Calabria
giovedì 1 gennaio 2009
Il 2008 è stato un anno drammatico! Il 2009 sarà...
Abbiamo alle spalle uno degli anni più drammatici per le minoranze sinte e rom in Italia. Il 2008 era iniziato con la conferenza sulle popolazioni sinte e rom a Roma che tante speranze aveva offerto a tutti i Sinti e Rom, subito frantumate con la caduta del Governo Prodi e la conseguente devastante campagna elettorale.
Devastante perchè è stato il momento più buio per le minoranze sinte e rom. Nessun Rom o Sinto è stato candidato e il candidato premier Berlusconi ha fatto una delle dichiarazioni più razziste: “tolleranza zero per i Rom”. Non sono mancate altre dichiarazioni da parte di esponenti di tutte le forze politiche, si sono distinte in questa classifica razzista la Lega Nord e Alleanza Nazionale che precedentemente si erano già “distinte”.
Il risultato della campagna elettorale sono stati i fatti di Ponticelli e tantissimi altri attacchi razzisti contro Rom e Sinti inermi. Non solo, in tutta l’Italia ci sono state violenze, a volte veri e propri linciaggi contro il “diverso”. E con rammarico dobbiamo rilevare che alcuni di questi episodi di violenza razzista hanno visto protagoniste le Forze dell’Ordine che dovrebbero contrastare il razzismo.
I mesi di maggio e di giugno 2008 sono stati drammatici. Alla fine di maggio il Consiglio dei ministri ha decretato lo stato di emergenza per i “campi nomadi” e il Presidente Berlusconi ha firmato le ordinanze per le regioni Lombardia, Lazio e Campania. Mai in Italia lo Stato centrale aveva promosso delle norme così discriminanti.
Tant’è che molti Sinti italiani hanno chiesto a Sucar Drom come poter andarsene dall’Italia. Alla fine di giugno, nel dramma più totale, il Consiglio Direttivo della Sucar drom ha discusso un piano di fuga all’estero per le famiglie sinte italiane che vivevano nelle aree del Paese più flagellate dal razzismo. Ne è nato un appello lanciato a livello internazionale a tutte le organizzazioni sinte e rom. Soprattutto rivolto alla Spagna.
E la Spagna ha risposto. Le organizzazioni gitane hanno pressato il Governo spagnolo che ha lanciato accuse di razzismo contro il Governo Berlusconi. E’ intervenuto il Parlamento europeo e Sucar Drom ha trascinato in Tribunale il Presidente Berlusconi, ricorrendo contro le Ordinanze che avrebbero portato ad una schedatura su base etnica. Il Governo italiano ha fatto marcia indietro e ha corretto le norme più razziste.
In questo frangente drammatico, importanti sono stati tre momenti: la manifestazione a giugno organizzata da Santino Spinelli e le due manifestazioni, Roma e Cecina, organizzate dalla federazione Rom e Sinti Insieme nel mese di luglio.
Negli ultimi due anni con l’accrescersi del sentimento anti sinti e rom che ha percorso tutta l’Italia, si sono incontrate per la prima volta tutte le organizzazioni sinte e rom italiane e hanno dato vita alla federazione Rom e Sinti Insieme. In particolare è da sottolineare l’attivismo nato nelle popolazioni sinte, grazie al lavoro svolto dalla Missione Evangelica Zigana, della Nevo Drom e della Sucar Drom. In ogni Città italiana si sono formate o si stanno formando associazioni sinte che chiedono di essere protagoniste e contrastano in ogni dove razzismo e discriminazioni.
Da non sottovalutare anche l’apporto dato da tante associazioni, come per esempio l’ARCI, che si sono accorte dell’importanza della questione sinta e rom nel Paese. E tantissime persone singole che si sono spese in prima persona in questa drammatica situazione. Un grazie sincero a tutte queste persone che hanno fatto sentire il loro calore a chi stava vivendo l’inferno.
Gli ultimi mesi dell’anno sono stati monopolizzati dalla furia iconoclasta del Comune di Milano e dalla situazione romana con un ex fascista, Alemanno, che ha vinto le elezioni comunali. Mentre a Milano si prospetta una grande cacciata, a Roma Alemanno ha di fatto tradito le attese dopo che aveva illuso tanti, rompendo alcuni tabù: è stato il primo Sindaco della Capitale ad incontrare i Rom e i Sinti e che è andato di persona nei “campi nomadi”.
L’anno si è purtroppo chiuso con una sequenza impressionante di incendi e morti innocenti. Come sarà il 2009? Durissimo ma anche fecondo se sarà lasciato spazio politico alle associazioni sinte e rom per costruire percorsi di interazione, ovvero promuovere relazioni paritarie tra gli individui, le società e le culture per la realizzazione di una cultura della conoscenza, del dialogo e della comprensione, fondata sull'acquisizione responsabile di diritti reciproci. di Carlo Berini



