I Rom-Sinti arrivano in Italia, e in Europa, in un’epoca fitta di personaggi curiosi; sulle strade, tra i campi e attraverso le città si incontrano “mercanti, sensali, venditori ambulanti e girovaghi, monaci questuanti o vaganti in fuga dal convento, frati perdonatori e venditori di reliquie, chierici senza patria, poeti cortigiani e cantastorie, studenti itineranti chiedenti la carità muniti della lettera col sigillo universitario, corrieri e cursori, indovini e chiromanti, negromanti ed eretici, settari e predicatori d’ogni ordine e disordine, medicastri e guaritori, istrioni, bari e giocolieri […] Venivano poi gli artigiani e i lavoratori itineranti” [Piero Camporesi (a cura di), Il libro dei vagabondi]. Quello del vagabondaggio è, quindi, un fenomeno in certo modo connaturato al Medioevo, un tempo che si regge però in pericoloso equilibrio tra varie coppie di opposti. In questo contesto, l’emarginato è, da un lato, il prodotto della stessa società e di una tradizione cattolica plurisecolare, figura da rispettare in quanto opera di Dio, o addirittura sua immagine, cui si deve carità; d’altro canto, questo personaggio è ritenuto, come la peste e le guerre, un castigo divino abbattutosi sull’umanità peccatrice, un portatore di sventure che agisce in combutta con il Maligno, un reietto da cacciare (…uom ch’è truante col diavol s’afferra da "Il Fiore e il Detto d’Amore", a cura di E. G. Parodi. Truante: accattone, vagabondo), teoria alla quale aderirà con convinzione anche Martin Lutero.
Lo stesso procedere per contrasti divide la struttura sociale medievale: caratterizzata da “mobilité”, a dirla con Le Goff e ad analizzarne le schiere di viaggianti di varie nature; oppure “local et sédentaire”, secondo una definizione di H. Focillon. Da una parte la stabilitas, dall’altra la vagatio, la nevrosi dell’instabilità e della peregrinazione.
sabato 28 febbraio 2009
Rom e Sinti nella letteratura/2 - IL MEDIOEVO
venerdì 27 febbraio 2009
Appello agli uomini! La violenza contro le donne ci riguarda, prendiamo la parola e l’impegno come uomini
E’ sempre più lunga la scia di delitti commessi da uomini contro ex mogli o fidanzate, contro compagne in procinto di lasciarli, violenze di gruppo, stupri consumati durante una festa o aggressioni. Violenze nate nel degrado delle nostre periferie, ma anche stupri e ricatti sessuali ad opera di italiani contro donne straniere e di stranieri contro donne italiane: comunque e sempre uomini. Le reazioni delle istituzioni ci sembrano inadeguate o addirittura negative. Per questo, ad oltre due anni dalla sua prima pubblicazione torniamo a proporre il nostro Appello agli uomini. Nel settembre 2006 era stato pubblicato e sottoscritto da quasi mille uomini di tutta Italia. Oggi lo rilanciamo come appello dell’Associazione Nazionale MaschilePlurale, nata nel maggio del 2007 e vi chiediamo di aderire.
“Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne, con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’Occidente democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’omicidio e dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile. Una ricerca del Consiglio d’Europa afferma che l’aggressività maschile è la prima causa di morte violenta e di invalidità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in tutto il mondo e tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche.
Siamo di fronte a una recrudescenza quantitativa di queste violenze oppure a un aumento delle denunce da parte delle donne? Resta il fatto che esiste ormai un’opinione pubblica e un senso comune, che non tollera più queste manifestazioni estreme della sessualità e della prevaricazione maschile.
Chi lavora nella scuola e nei servizi sociali denuncia una situazione spesso molto critica nei comportamenti degli adolescenti maschi, più inclini delle loro coetanee a comportamenti violenti, individuali e di gruppo.
Forse il tramonto delle vecchie relazioni tra i sessi basate su una indiscussa supremazia maschile provoca una crisi e uno spaesamento negli uomini che richiedono una nuova capacità di riflessione, di autocoscienza, una ricerca approfondita sulle dinamiche della nostra sessualità e sulla natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.
La rivoluzione femminile che abbiamo conosciuto dalla seconda metà del secolo scorso ha cambiato il mondo. Sono mutate prima di tutto le nostre vite, le relazioni familiari, l’amicizia e l’amore tra uomini e donne, il rapporto con figlie e figli. Sono cambiate consuetudini e modi di sentire. Anche le norme scritte della nostra convivenza registrano, sia pure a fatica, questo cambiamento.
L’affermarsi della libertà femminile non è una realtà delle sole società occidentali. Il moto di emancipazione e liberazione delle donne si è esteso, con molte forme, modalità e sensibilità diverse, in tutto il mondo. La condizione della donna torna in modo frequente nelle polemiche sullo “scontro di civiltà” che sarebbe in atto nel mondo. Noi pensiamo che la logica della guerra e dello “scontro di civiltà” può essere superata solo con un “cambio di civiltà” fondato in tutto il mondo su una nuova qualità del rapporto tra gli uomini e le donne.
Oggi attraversiamo una fase contraddittoria, in cui sembra manifestarsi una larga e violenta “reazione” contraria al mutamento prodotto dalla rivoluzione femminile. La violenza fisica contro le donne può essere interpretata in termini di continuità, osservando il permanere di un’antica attitudine maschile che forse per la prima volta viene sottoposta a una critica sociale così alta, ma anche in termini di novità, come una “risposta” nel quotidiano alle mutate relazioni tra i sessi.
Un altro sintomo inquietante è il proliferare di mentalità e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura religiosa, etnica e politica, che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna. Queste stesse tendenze sono però attualmente sottoposte a una critica sempre più vasta, soprattutto – ma non esclusivamente – da parte femminile.
In un contesto di insicurezza (in parte reale, in parte enfatizzata dai media e da settori della politica), di continua emergenza e paura per azioni terroristiche e per le contraddizioni provocate dalla nuova dimensione dei flussi di immigrazione, nel dibattito pubblico la matrice della violenza patriarcale e sessuale è stata spesso riferita a culture e religioni diverse dalla nostra. Molte voci però hanno insistito giustamente sul fatto che anche la nostra società occidentale non è stata e non è a tutt’oggi immune da questo tipo di violenza. E’ anzi possibile che il rilievo mediatico attribuito alla violenza sessuale che viene dallo “straniero” risponda a un meccanismo inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto all’esistenza di questo stesso tipo di violenza, anche se in diversi contesti culturali, nei comportamenti di noi maschi occidentali.
Si è parlato dell’esigenza di un maggiore ruolo delle istituzioni pubbliche, sino alla costituzione come parti civili degli Enti Locali e dello Stato nei processi per violenze contro le donne. Si è persino messo sotto accusa un ipotetico “silenzio del femminismo” di fronte alla moltiplicazione dei casi di violenza.
Noi pensiamo che sia giunto il momento, prima di tutto, di una chiara presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilità da parte maschile. In questi anni non sono mancati singoli uomini e gruppi maschili che hanno cercato di riflettere sulla crisi dell’ordine patriarcale. Ma oggi è necessario un salto di qualità, una presa di coscienza collettiva. La violenza è l’emergenza più drammatica.
Una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini potrebbe assumere valore simbolico rilevante. Anche diffondendo e firmando questo Appello, convocando nelle città manifestazioni, incontri, assemblee, per provocare un confronto reale.
Siamo sempre più convinti che un filo unico leghi fenomeni anche molto distanti tra loro ma riconducibili alla sempre più insopportabile resistenza con cui la parte maschile della società reagisce alla volontà che le donne hanno di decidere della propria vita, di significare e di agire la loro nuova libertà: il corpo femminile è negato con la violenza. E invece viene anche disprezzato e considerato un mero oggetto di scambio (come ha dimostrato il recente scandalo sulle prestazioni sessuali chieste da uomini di potere in cambio di apparizioni in programmi tv ecc.). Viene rimosso da ambiti decisivi per il potere: nella politica, nell’accademia, nell’informazione, nell’impresa, nelle organizzazioni sindacali. Lo sguardo maschile non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro.
Proponiamo e speriamo che finalmente inizi e si diffonda in tutta Italia una riflessione pubblica tra gli uomini, nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica e dell’informazione, nel mondo del lavoro, una riflessione comune capace di determinare una svolta evidente nei comportamenti quotidiani e nella vita di ciascuno di noi.”
Per firmare l’Appello: http://www.maschileplurale.it/
Bolzano, perché si deve vivere in mezzo ai veleni?
Ci sono persone che vivono ai margini delle strade, sotto i ponti, sulle banchine, sotto gli alberi nei giardini pubblici, ci sono famiglie intere che vivono nelle roulotte, con i figli piccolissimi, se non appena nati, anche in questo caso stanno vivendo in una maniera che tutti abbriverebbero se pensassero a come dovrebbe essere dura e difficile per loro vivere così, specialmente nei mesi d’inverno,
Poi ci sono famiglie che vivono nei campi nomadi, segregati in campi di concentramento moderni, senza guardie e filo spinato, ma a contatto con persone estranee, messe abitare uno sopra l’altro, attaccati come gemelli siamesi che non possono staccarsi dall’una all’altro, sistema di vita precaria ed immorale.
Ma il permettere di vivere ha contatto, all’interno, sopra a delle sostanze tossiche e cruciali per l’uomo, questo e il massimo d’inciviltà, il colmo supremo, solamente perchè sono d’etnia diversa, li lasciano vivere in una ex discarica che le ricerche svolte dal professore di Udine, Fabio Barbone, dichiarano che il campo nomadi castel Firmiano non può essere adibito a verde pubblico, privato e residenziale, perché contaminato oltre i limiti consentiti con idrocarburi policiclici aromatici, metalli e altre sostanze pericolose e nocive per l’essere umano… Dichiarazioni che erano già a conoscenza di parecchie persone, e questi non curandosi e ignorandole, hanno continuato a lasciar vivere sulla ex discarica piena di non si sa cosa d’altro, intere famiglie per 13 anni, con i propri figli messi sopra una montagna di veleni. Li hanno lasciati li anche se nei vari anni ci sono stati dati certi che l’ex discarica portava malattie che hanno colpito e fatto ammalare parecchi bambini di famiglie Rom, bambini ancora piccoli da non sapere dove, con che cosa giocavano, l’innocenza di non sapere che toccavano, mangiavano, succhiavano, ingerivano soltanto delle scorie che gli facevano ammalare. E nonostante tutto, dopo tutto quello che si sa, ancora oggi ci sono delle persone che ci vivono con i propri famigliari.
Ecco, tutto questo e veramente crudele ed incivile. In una situazione dove nessun essere umano dovrebbe starci nemmeno per un secondo, ci abitano intere famiglie d’etnia Rom. Ma qui, in questo caso, in questo momento non si deve più parlare d’etnie, di zingari, di nomadi o qualsiasi altro nominativo ci si vuole attribuire, per nascondere e far tacere la propria coscienza…oggi qui bisogna solo dire, parlare, gridare che ci sono degli essere umani al 100%, di bambini appena nati, che vivono sopra, in mezzo a delle scorie di una pericolosità enorme.
Questo è immondo, incivile per tutta la razza umana, esistente su questa terra, e tutti si dovrebbero indignare.
Dove sono la Caritas, l'Associazione per i popoli minacciati, l'osservatorio per le discriminazioni, ecc? Perchè nessuno dice niente?
Non bisognerebbe aspettare nemmeno un minuto ancora per trovare delle soluzioni definitive per queste famiglie. Chi dovrebbe risolvere il problema, il Comune, la Provincia, o chi altro ? intanto, nell’attesa di una decisione concreta e definitiva (da discutere pian piano con moltissima calma), i Rom di castel firmiano abitano ancora nella ex discarica.
Pensare che si è appena festeggiato il 60° anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani, e nella civilissima provincia di Bolzano accadono ancora queste cose. di Radames Gabrielli, “essere umano”
Reggio Emilia, oggi inaugurata la prima microarea
Questa mattina la prima famiglia sinta scelta per il progetto sperimentale delle microaree prenderà possesso della struttura di via Felesino a Roncocesi. Ieri sono terminati i lavori per trasportare il caravan della famiglia dal campo di via Gramsci all’area individuata dai tecnici comunali e dall’assessorato alla Solidarietà. E oggi spazio al classico taglio del nastro.
Si conclude così la fase più delicata di un progetto annunciato dal sindaco Graziano Delrio (in foto) un anno e mezzo fa e che in città ha acceso per mesi il dibattito politico. Polemiche spesso durissime con l’opposizione in prima linea per cercare in tutti i modi di ostacolare un progetto che la giunta ha sempre definito «importante per dare un segno tangibile di integrazione e rispetto delle regole».
Ieri mattina, intorno alle 11, un camion specializzato nei trasporti eccezionali, ha raggiunto la microarea di via Felesino trasportando il caravan che ospiterà la famiglia. Quattordici persone che lo scorso anno erano state scelte dai servizi sociali del Comune per far parte di un progetto che questa mattina vedrà il suo compimento.
La famiglia prenderà infatti possesso della struttura, dopo che due settimane fa erano terminati i lavori per la sua realizzazione.
Lavori che in realtà erano finiti alla vigilia di Natale dello scorso anno, ma che dovettero riprendere per riparare i danni provocati dall’agguato incendiario di Santo Stefano. In quell’occasione qualcuno, lanciando due bombe molotov, aveva parzialmente distrutto la microarea, mandando un segnale forte alla giunta per cercare di far tornare sui propri passi il sindaco Delrio e la sua giunta.
Quell’intimidazione aveva però prodotto l’immediata reazione del Comune che aveva subito ordinato il ripristino della microarea. Quel gesto aveva provocato anche l’intervento della polizia. La Digos, che in quell’occasione aveva sequestrato diverso materiale, sta tuttora lavorando per cercare di trovare chi aveva compiuto quell’agguato incendiario.
Il sì definitivo all’arrivo della famiglia Sinti in via Felesino era stato dato dalla seconda circoscrizione lo scorso 2 settembre quando, al termine di una riunione, il consiglio aveva votato e approvato un ordine del giorno di maggioranza che accoglieva favorevolmente la proposta dell’amministrazione. Dodici i consiglieri a favore, quattro gli astenuti.Il terreno - circa 400 metri quadrati - è di proprietà del Comune. E tale rimarrà anche dopo l’ingresso della famiglia. Dal punto di vista della classificazione urbanistica, si tratta di un terreno agricolo sul quale i nuovi arrivati si insedieranno con il loro caravan, accanto al quale l’amministrazione ha costruito i servizi igienici. Nessuna casa, ma bagni in muratura e l’allacciamento delle utenze (acqua, luce e gas che saranno a carico della famiglia). Il progetto delle microaree a Reggio ha trovato l’appoggio delle Nazioni Unite, tanto che l’amministrazione ha utilizzato un contributo economico di 126mila euro di finanziamento Unrra (amministrazione delle Nazioni unite per l’assistenza e la riabilitazione). di Marco Martignoni
Pesaro, cronaca di uno sgombero
Riceviamo la cronaca dello sgombero dal Gruppo EveryOne. Abbiamo vissuto momenti tragici. Una donna è caduta a terra. Madri e padri di famiglia in lacrime volevano darsi fuoco se avessero tolto loro i bambini. Proibita la mediazione umanitaria ai nostri attivisti e nessuna assistenza ai malati. Inatteso il raid della forza pubblica, perché Sindaco e autorità si erano impegnati formalmente ad attuare un programma di integrazione casa-lavoro
Nella mattina del 25 febbraio, a Pesaro, circa 20 tra agenti della Polizia di Stato e della Polizia Locale sono intervenuti intorno alle 7.00 in via Fermo 49, all’altezza della fabbrica dismessa dove da quasi un anno si erano rifugiati 30 Rom romeni – tra cui pazienti cardiopatici e oncologici dell’ospedale San Salvatore, molte donne e 9 minori, compreso un bimbo di pochi mesi – con l’obiettivo di sgomberare lo stabile e sottrarre tutti i minori ai genitori.
Siamo accorsi sul posto e abbiamo assistito a scene strazianti. Madri e padri erano in lacrime e i bambini terrorizzati. Gli agenti avevano annunciato che i bambini sarebbero stati affidati ai Servizi Sociali e quindi sistemati in una comunità. Solo le mamme, però, avrebbero potuto restare con loro, mentre i padri sarebbero stati messi in mezzo alla strada.
Nico Grancea, uno dei più noti attivisti Rom in campo internazionale, faceva parte della comunità “nomade” che viveva a Pesaro. “I poliziotti ci hanno detto che il proprietario della fabbrica aveva denunciato l’occupazione dello stabile, ma sapevano che il Sindaco e tutte le Istituzioni pesaresi erano al corrente della nostra presenza nell’edificio, dove ci siamo rifugiati per sfuggire povertà e intolleranza in Romania. Molte delle persone sgomberate si trovavano sotto la tutela del Parlamento europeo, perché avevano denunciato di aver subito gravi aggressioni, pestaggi e intimidazioni in Italia, sia da parte della Forza Pubblica che di razzisti”.
Le autorità, però, non hanno ascoltato alcuna ragione, nonostante Roberto Malini e Dario Picciau, membri di EveryOne, spiegassero loro la delicata condizione di testimoni per l’Unione europea della comunità Rom che veniva invece smembrata e sgomberata.
Il nostro Gruppo aveva ottenuto un impegno formale da parte del Comune di Pesaro che garantiva un programma casa-lavoro. Il programma avrebbe dovuto iniziare all’inizio di settembre 2008, ma è stato sempre rimandato. Il Messaggero e altri quotidiani locali riportano le dichiarazioni del Sindaco e di alcuni Assessori, riguardo all’impegno assunto dal Comune.
Il Gruppo EveryOne aveva già segnalato nomi, cognomi e caratteristiche della comunità Rom sia ai Servizi Sociali che alle Autorità. Il locale Ospedale San Salvatore, quando è stato informato della presenza di bambini, donne incinte e malati gravi, ha intrapreso un programma di assistenza che ha assicurato cure mediche alle famiglie. Disattesi i tempi in cui era previsto il progetto di inclusione e stremata dalla povertà e dall’inverno, la comunità si trovava ora di fronte al dramma umanitario contro cui si battono la Commissione europea, il CERD delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali per i diritti dei Rom: la sottrazione di minori da parte delle autorità.
Le famiglie Rom fanno dell’unione la loro stessa ragione di vita e in molti casi lo smembramento provoca tentativi di suicidio da parte dei genitori. Negli anni dell’Olocausto, i nazisti conoscevano questo aspetto della cultura Rom e infatti ad Auschwitz, a differenza delle famiglie ebree, quelle ‘zingare’ venivano tenute unite nello ‘Zigeunerlager’. Quando padre, madre e figli vengono separati, si creano situazioni di dolore e panico incontrollabili. Durante l’operazione di polizia, una giovane donna è stramazzata a terra, altre si lamentavano disperate, mentre una mamma nascondeva un coltello da cucina in una piega della gonna e sussurrava che si sarebbe sgozzata se l’avessero divisa dal marito. Nonostante il cordone di poliziotti, siamo riusciti a comunicare con la comunità Rom, evitando il peggio.
Non veniva garantita libertà di movimento e comunicazione con gli altri attivisti neanche a Nico Grancea, il giovane attivista protagonista di tante azioni a tutela dei diritti dei Rom perseguitati, testimone e consulente per il Parlamento europeo e organizzazioni internazionali per i diritti umani. “Mia moglie aveva in braccio il nostro bimbo di quattro mesi,” racconta Nico, “mentre le altre madri erano terrorizzate da ciò che si stava prospettando. Gli agenti non ci ascoltavano, non vedevano famiglie davanti a loro, ma una pratica da sbrigare. Non conoscono lo spirito di sacrificio dei Rom. Non sanno che tanti di noi erano vicini a compiere atti di autolesionismo irreparabili. Alcuni meditavano di darsi fuoco se avessero diviso le famiglie. Non ci avrebbero separati, avremmo protestato sacrificando le nostre vite. I miei amici di EveryOne hanno capito perfettamente la gravità della situazione e ci hanno aiutato con la loro esperienza di fronte a situazioni estreme, mentre gli agenti non volevano riconoscere il loro ruolo di mediatori incaricati dal Parlamento europeo”.
Per fortuna le madri Rom si organizzavano e riuscivano coraggiosamente a sottrarsi alle forze dell’ordine, fuggendo con i loro piccoli.
“Studio l’Olocausto e le dinamiche delle persecuzioni da trent’anni,” dice Roberto Malini, “ho pubblicato libri e tenuto conferenze sull’argomento. E’ innegabile che vi sono precise attinenze fra gli anni delle leggi razziali e il presente. La fuga delle madri Rom di Pesaro mi ricorda la famosa operazione del Gruppo Westerweel, in Olanda, condotta da Mirjam Pinkhof – mia cara amica, sopravvissuta alla Shoah – e altri attivisti, che misero in salvo numerosi bambini ebrei”.
Alcuni membri della Commissione Ue e del Parlamento europeo seguivano con ansia le vicende di Pesaro, in contatto con EveryOne. Mentre si svolgevano i fatti, abbiamo tenuto un canale di comunicazione aperto anche con alcuni deputati e senatori italiani, oltre che con la Procura della Repubblica di Pesaro e Urbino. Il timore di tutti era che l’operazione di polizia degenerasse in tragedia. Malini, Picciau e Grancea, però, hanno esperienza da vendere e non è certo la prima volta che EveryOne si trova in situazioni tanto difficili. Ora che però l’azione è compiuta, sono necessarie prese di posizione anche da parte del mondo politico, e alcuni deputati radicali mi hanno confermato la volontà di presentare un’interrogazione parlamentare sull’intera vicenda”.
Non capisco perché le Istituzioni e le Autorità non ci abbiano contattati, prima di attuare un’azione del genere, si chiede Dario Picciau. Mentre si svolgevano i fatti, ero in contatto telefonico con la parlamentare europea Viktoria Mohacsi, mentre le principali ONG europee si prodigavano per organizzare una task-force a sostegno della comunità Rom. Non possiamo criticare gli agenti, che hanno obbedito agli ordini e non hanno considerato, poiché non vi erano tenuti, la vulnerabilità delle famiglie nonché le loro condizioni di salute fortemente precarie e la paura di ognuno, dettata da tanti episodi di intolleranza. Non riusciamo a capire, però, che bisogno c’era di inviare 20 agenti armati con volanti e un furgone anziché risolvere la contingenza intorno a un tavolo, con politici, autorità e attivisti. Viktoria Mohacsi, altri europarlamentari e alcuni dei principali esperti europei di cultura e vita del popolo Rom erano pronti a partecipare personalmente all’eventuale tavola rotonda
.
Domenica 22 febbraio Canale 5 aveva inviato alla fabbrica di via Fermo a Pesaro una troupe, condotta dal giornalista Mimmo Lombezzi, per un servizio sulla condizione dei Rom in Italia da mandare in onda nella puntata di martedì 24 febbraio: Grancea e diversi Rom hanno raccontato alle telecamere il grado di persecuzione che sono costretti a subire quotidianamente, l’atteggiamento delle forze dell’ordine nei loro confronti, la segregazione in cui sono tenuti, l’azione delle ronde di pulizia etnica, che commettono gravi abusi sui Rom profittando del clima di intolleranza. Un uomo aveva mostrato alle telecamere di Canale 5 i lividi ancora evidenti sul corpo per un pestaggio subito ad Ancona il 15 febbraio, il giorno dopo l’offensiva di violenza xenofoba scoppiata in Italia in seguito allo stupro al parco romano della Caffarella.
Un dossier sui fatti di Pesaro è stato consegnato al Parlamento europeo, alla Commissione e al Consiglio Ue, alla Corte Internazionale dell’Aja, al CERD (Comitato anti-discriminazione delle Nazioni Unite) e all’Ufficio Legale Europeo per i Diritti dei Rom, in relazione ai gravissimi danni che hanno cagionato alla comunità Rom i mancati interventi di assistenza e la mancata realizzazione del programma di integrazione garantito dal Comune di Pesaro. Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne
Per favore basta con i numeri gonfiati
In questi giorni è in atto il seminario annuale del’Opera Nomadi Nazionale. E in queste ore le agenzie stampa hanno battuto alcune dichiarazioni di Massimo Converso (in foto), Presidente dell’associazione che ancora una volta gonfia i numeri probabilmente con il solo scopo di apparire sulla stampa.
Nella sola città di Roma, ha affermato Converso, Rom e Sinti sono circa 20mila, “contrariamente a quanto dice la Croce Rossa, secondo cui sarebbero meno di 10mila”. In tutta Italia, invece, ha spiegato, sono 170mila, di cui 70mila con cittadinanza italiana e 100mila provenienti dai Balcani.
Sembra impossibile che ancora una volta Converso inciti all’emergenza presentando stime che non hanno nessun fondamento e che possono solo ingenerare una sindrome da invasione nell’opinione pubblica.
Converso è purtroppo in buona compagnia, perché quasi tutti i commentatori, compresi intellettuali e leader rom, continuano a scrivere o affermano che in Italia ci sarebbero 160mila Sinti e Rom. Sempre secondo queste stime sommando le presenze a Milano, Roma e Napoli si arriverebbe a circa 60mila persone.
Il censimento della Croce Rossa, in collaborazione con le Amministrazioni comunali, offre un quadro decisamente diverso. E infatti i dati reali affermano che i Sinti e i Rom Milano, Roma e Napoli sono circa 12mila persone, un quinto delle stime.
Tra l’altro il censimento realizzato dalla Croce Rossa a Roma, non ha fatto altro che confermare i dati noti al Campidoglio dal 2006, quando uno studio commissionato dal Comune, giunta Veltroni, basatosi sui dati a disposizione della forze dell’ordine, mise nero su bianco la presenza a Roma di poco più di 7.000 rom, 6500 regolari e altri 500 clandestini.
I nuovi dati confermerebbero i vecchi, facendo sciogliere come neve al sole gli allarmi fatti circolare in campagna elettorale dal centrodestra che parlava di 15-20mila nomadi, un assedio che a Roma non c’è mai stato. Ma Converso e altri continuano ad insistere (errare è umano, perseverare è diabolico).
Il rapporto redatto dalla Croce Rossa a Roma conta circa 7mila persone. Di questi 1190, il 17% , è senza documenti. Sono cinquanta i “campi nomadi” disseminati in città, circa metà sono autorizzati dal comune, mentre altri 18 accampamenti sono abusivi. Gli insediamenti non autorizzati sono piccoli agglomerati di baracche e roulotte senza acqua corrente ed energia elettrica, nei quali le condizioni di vita sono difficili. Non solo, dei 20 insediamenti regolari, almeno 6 ( via della Martora, via Casilina 900, via La Barbuta, via Pontina , via della Monachina e viale di Tor di Quinto) hanno gravi problemi di affollamento, condizioni di vita e sicurezza.
L’Istituto di Cultura Sinta, appoggiandosi al lavoro svolto dall’associazione Sucar Drom in tutta l’Italia, ha sempre affermato che i Sinti e i Rom (Cittadini italiani, Comunitari ed extracomunitari) sono meno di 100mila persone. Circa 80/90mila di cui il 60% sono Cittadini italiani. Il dato considera anche i Sinti e i Rom che non vivono nei cosiddetti “campi nomadi”.
Per l’ennesima volta chiediamo a Massimo Converso, ma non solo a lui, di finirla con queste bugie che portano solo ad allarmismi e di conseguenza ad alimentare provvedimenti emergenziali contro le popolazioni sinte e rom. Grazie!
Pari Opportunità bando per assistenza e integrazione sociale
Si segnala un bando pubblicato il 20 febbraio u.s. dal Ministero per le Pari Opportunità. Finalità e destinatari: integrazione sociale delle persone straniere che intendano sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti di soggetti dediti al traffico di persone a scopo di sfruttamento. La scadenza: 6 aprile 2009
Proponenti: i soggetti privati iscritti nell’apposita sezione del registro delle associazioni e degli enti che svolgono attività a favore di stranieri immigrati, di cui all’art. 52, comma 1, lettera b) del regolamento di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina sull’immigrazione e norme sulle condizioni dello straniero, approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
Oggetto: progetti rivolti specificamente ad assicurare un percorso di assistenza e integrazione sociale, ivi compresa l’attività per ottenere lo speciale permesso di soggiorno, alle vittime che intendano sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti di soggetti dediti al traffico di persone a scopo di sfruttamento.
In particolare i progetti dovranno prevedere le seguenti fasi:
- attività pro-attive e attività di primo contatto volte all’emersione delle persone trafficate a scopo di sfruttamento (unità di strada, sportello, altri servizi a bassa soglia);
- accoglienza abitativa;
- protezione (assistenza sanitaria, psicologica, legale e consulenze varie);
- attività mirate all’ottenimento del permesso di soggiorno ex art. 18;
- formazione (alfabetizzazione linguistica, informatica, ecc. e corsi di formazione professionale;
- attività mirate all’inserimento socio-lavorativo (borse lavoro, tirocini lavorativi, ecc.).
Per informazioni visitate il sito del Ministero.
mercoledì 25 febbraio 2009
Condannata ad essere condannata
Pubblichiamo la traduzione del reportage del giornalista Miguel Mora sulla xenofobia in Italia. Il reportage è stato pubblicato da El Pais il 1 febbraio 2009 e ha avuto una grande eco in Spagna e in altri Paesi.
La politica di repressione contro rumeni e “zingari” in Italia si è estremizzata. Angelica, una rumena di 16 anni, accusata di aver tentato di rapire una bimba a Napoli il maggio scorso, è stata condannata a quasi quattro anni di carcere nonostante le irregolarità e la mancanza di prove valide nel processo. Dietro la sentenza giuridica si intrecciano una serie di interessi politici e cittadini. E la mano della Camorra.
Angelica V., una rumena di 16 anni, è stata arrestata l’11 maggio scorso a Napoli con una schiacciante accusa: tentato rapimento di un neonato. Da qualche giorno appena, un giudice del Tribunale dei Minori napoletano ha condannato la giovane a scontare una pena di tre anni e otto mesi di prigione. È la prima condanna di questo tipo inflitta ad una persona di etnia nomade in Italia. Il suo avvocato farà ricorso, ma non ha speranze. “Il giudizio è stato parziale, lo sarà anche l’appello”, dichiara Christian Valle. E aggiunge, “per tutto il processo i diritti umani di Angelica sono stati violati”.
Angelica si trova da otto mesi nel carcere napoletano per minori di Nisida, nonostante si sia dichiarata innocente e sia stata condannata senza prove se non la testimonianza della madre del neonato. Lì, il 100% delle arrestate sono, come lei, di etnia nomade.
L’insolito caso di Angelica difficilmente si spiega in un paese come l’Italia, che fino ad ora ha la giusta fama di essere uno dei posti in Occidente dove la certezza della pena è meno certa e la giustizia meno efficiente. Per capire il paradosso basta ascoltare la frase pronunciata da Salvatore, un tassista romano: “Qui, dottore (in italiano nel testo, N.d.T.), le regole valgono solo per i deboli”. Angelica V. è debole, è donna, è gitana e non ha studiato. In più si è trovata a passare per Napoli quando era appena cominciata in società la politica dl pugno duro del fiammante Governo Berlusconi.
Napoli, stanca di malgoverno e immondizia nelle strade, aveva votato come mai per il Cavaliere (in italiano nel testo, N.d.T.). Più di tutti gli altri, più di Milano. 36% di voti nella sua città, 48% a Napoli.
A capo degli Interni, Berlusconi ha piazzato un uomo della Lega Nord, l’eterno numero due di Umberto Bossi. Ha baffi e principi, è intelligente, ha un debole per il discorso xenofobo e populista, i sabati suona la tastiera con una banda blues e quando era un giovane di estrema sinistra prese a morsi la gamba di un poliziotto che lo stava arrestando. È Roberto Maroni e il suo obiettivo dichiarato è quello di restituire le strade agli italiani, riportare la sensazione di sicurezza.
Bobo Maroni arriva con le idee chiare e il nemico identificato. Non è la Camorra nè la ‘Ndrangheta, nè Cosa Nostra. Sono i “nomadi”. Come ha detto il suo partito nella vittoriosa campagna elettorale, “violentano e uccidono le nostre donne, rapiscono bambini, aggrediscono anziani”. L’Italia vive l’”emergenza nomadi”. Però lui la risolverà e li caccerà tutti.
La storia di Angelica V. è legata ai perseguitati di Ponticelli. A maggio le immagini hanno fatto il giro del mondo. Dopo che una donna del quartiere lanciò l’allarme per un tentato rapimento del suo neonato, gruppi di giovani centauri si fecero giustizia da soli incendiando e assaltando gli accampamenti “nomadi” del quartiere.
“La reazione è stata violentissima, allucinante”, ricorda Marco Imarisio, giornalista locale del Corriere della Sera, che seguì gli attacchi per il suo giornale e ora ha scritto quello che ha visto in un libro intitolato “I giorni della vergogna. Cronaca di un’emergenza infinita” (L’Ancora del Mediterraneo).
Alcuni tentarono di dipingere gli attacchi come una rivolta popolare contro i Rom, come una spontanea battaglia tra poveri, però a Napoli tutti sanno che si è trattato di un’altra cosa. “Un fatto di Camorra” (in italiano nel testo, N.d.T.). Imarisio dà un dato: “Il clan che comanda nel quartiere, prendeva 60 euro a testa per permettere ai nomadi di stare lì. Per anni. Di colpo è passato dal business all’incendio delle baracche. La gente del quartiere non voleva i nomadi e loro gli chiedevano il pizzo, facevano affari con loro. Il presunto sequestro ha costituito la scusa per cacciarli e recuperare la propria autorità”.
Da allora, il tempo, i mesi passati, hanno rivelato che sotto i selvaggi attacchi scorreva un ingrovigliato cocktail di motivi fatto con ingredienti della peggior marca. Degrado e miseria, razzismo e demagogia, crimine organizzato e speculazione edilizia.
La cosa fondamentale è che su alcuni terreni occupati dagli accampamenti illegali incendiati a maggio, il Comune di Napoli aveva deciso di costruire il Palaponticelli, uno spettacolare intervento urbano dichiarato di interesse pubblico nel maggio del 2007 dalla giunta del sindaco del Partito Democratico Rossa Russo Iervolino. Si tratta di un progetto faraonico, sviluppato su 85.000 metri quadri che include un edificio multiuso, una sala per concerti di 11.000 metri quadri, altri 44.000 metri di zona commerciale, un parcheggio per 3000 macchine, una nuova piazza pubblica, attrezzature… Il costo è di 200 milioni di euro, a carico del promotore privato; e creerà 1000 posti di lavoro (http://www.comune.napoli.it).
Nell’aprile del 2008 Andrea Santoro, consigliere di Alleanza Nazionale, ha denunciato pubblicamente l’operazione come “una delle più grandi speculazioni edilizie e commerciali che abbia mai colpito la città”. L’edile ha avvertito inoltre che un sistema di “scatole cinesi” avrebbe protetto la società promotrice, Palaponticelli, creata ad hoc nel 2007 con un capitale sociale di 2.500 euro. Detta società è proprietà dell’Armonia, impresa di Reggio Emilia, costituita con 10.000 euro di capitale sociale e amministrata da Marilù Faraone Mennella (conosciuta come “Lady Confindustria” perchè suo marito, Antonio Amato, è l’ex presidente del gruppo italiano), e da Silvio de Simone.
Questa società emiliana è proprietà della romana DM che, a sua volta, ha concluso Santoro, è proprietà di un gruppo “outdoor”: F1Napier, F2Napier, Hakon. “Società lussemburghesi, anonime, soggette ad una giurisdizione per la quale è impossibile conoscere i soci. Dietro il Palaponticelli ci può stare chiunque”, ha affermato il consigliere.
Da allora, silenzio assoluto. Le accuse sono finite nel nulla. Il progetto è andato avanti. E giovedì scorso la giunta comunale ha approvato il progetto definitivo senza opposizione apparente.
La giunta municipale afferamava nel 2007 che l’area scelta per il Palaponticelli, “è in condizioni di abbandono e degrado”. Appena un anno dopo, il Comune ha risolto il problema senza cacciare un euro e senza riallocare nessuno. “I nomadi sono fuggiti, sono stati alloggiati in case accoglienza e ora la grande maggioranza sta nel proprio paese”, spiega Roberto Malini, della ONG EveryOne.
Il giorno dell’esodo dei “nomadi”, Patrizio Gragnano, consigliere ex comunista, ha ritenuto colpevole degli attacchi sia la destra che il Partito Democratico (PD). “Non hanno fatto altro che seminare odio e alimentare l’esasperazione della gente”, ha dichiarato a “La Repubblica”. Il giornalista aggiungeva di suo pugno: “Nell’area dove si trovava il campo nomadi, è prevista la costruzione del Palaponticelli, una struttura di 12.000 posti per concerti. Lo sfratto dei nomadi, lì, era programmato da tempo.
Torniamo al rapimento. La donna che ha accusato Angelica del tentato sequestro di sua figlia, si chiama Flora Martinelli, ha 28 anni ed è figlia di Ciro Martinelli, di 57 anni, più conosciuto dai carabinieri come “O Cardinal e O vescovo” (scritti in dialetto nel testo, N.d.T.).
Martinelli è un collaboratore del clan Sarno, il clan camorrista che domina Ponticelli, famoso per la sua abilità di ottenere contratti pubblici. La lista di precedenti penali di O Vescovo occupa varie pagine. Nel 1999 fu condannato per associazione a delinquere. Anche sua figlia, la madre della bimba, fu arrestata nel 2004 per un crimine minore: falso ideologico commesso di fronte ad un funzionario ufficiale (come a dire, mentire ad un poliziotto) e falsificazione di documenti relativi alla ITV e di permessi di circolazione.
Angelica era arrivata in Italia dalla Romania da poco tempo. Andava sempre in giro con il fidanzato. I “nomadi” di Ponticelli, la conoscevano appena. Vivevano nascosti, si guadagnavano la vita rubando, mendicando e facendo commissioni. Angelica non rubava con particolare astuzia. Perchè in pochi giorni è finita per essere vittima di due tentativi di linciaggio a Ponticelli. In entrambi i casi l’ha salvata la polizia, ma nessuno dei suoi aggressori è stato arrestato.
Dopo il parapiglia, Angelica è stata consegnata alla Comunità di Monte di Procida, una delle tante case famiglia che sono cresciute come funghi sul territorio italiano, dove la carità è privatizzata e quasi sempre in mano alla chiesa cattolica. Due o tre giorni dopo, scappa e torna a Ponticelli. Perde un’altra volta la paura di morire. O forse ha fame. E domenica 11, alle nove e mezza di sera, sale al secondo piano di una casa e cerca di portarsi via una bimba. La madre la scopre. Settanta persone cercano di linciarla un’altra volta (per la seconda volta). La polizia la salva. Viene incarcerata il 13 maggio. La stessa notte dell’11 cominciano le vendette. La prima vittima è un rumeno non nomade. Ha una casa, non vive negli accampamenti, è un operaio. Lo aggrediscono in venti. Calci, pugni e una coltellata nella schiena. Dopo seguono gli incendi e le pietrate. Attaccano tutti: donne, bambini e giovani. Ordinano i Sarno (o per ordine dei Sarno). In 48 ore tutti i nomadi fuggono da Ponticelli. La polizia non è capace di garantire la loro sicurezza. Lasciano le loro cose, i vestiti e cinque cani. Sembrano essere gli unici abitanti di una terra affumicata. Non ci sono arrestati.
Questo è il racconto che ha fatto la stampa all’epoca. Forse convincente, però incompleto. Perchè secondo Marco Imarisio, il giornalista del “Corriere” e l’avvocato di Angelica, non c’è mai stato un tentato rapimento. “Il rapimento della bimba non si è mai verificato”, scrive Imarisio. “Del fatto che niente quadra in questa storia, è convinta anche la polizia che dal principio dubitò della versione ufficiale ricostruita in base al racconto della madre della bimba e dei suoi familiari”.
Nel rapporto conclusivo, la polizia ha espresso “fortissimi dubbi” sulla “veridicità” di ciò che è accaduto quel giorno. “Per due mesi i cellulari dei Martinelli furono messi sotto intercettazione”, spiega Imarisio, “per vedere se nelle loro conversazioni private si potessero capire i motivi di ciò che agli investigatori sembrava una messa in scena o, al massimo, una versione ampliata di quello che è successo nella casa”.
O Cardinal è stato colui che ha afferrato la ragazza mentre scappava sull’uscio di casa. “È un personaggio molto conosciuto, un ‘uomo d’onore’. Difficile pensare che qualcuno entri a rubare in casa sua, soprattutto sua nipote”.
Angelica era stata a casa sua in precedenza, raccontano i vicini, “almeno tre o quattro volte”. Secondo gli investigatori “Probabilmente molte di più”. “Lei ha raccontato che ci andava spesso perchè le davano i vestiti”.
La madre della bimba ha dichiarato alla polizia che è entrata forzando la porta e si è presa la bambina. Nel processo ha cambiato versione affermando che la porta era aperta. La tesi della polizia è che Angelica sia entrata con il permesso della famiglia e che la madre della bambina abbia lasciato la neonata nel salone per andare a cercare qualcosa nella sua stanza; in questo momento, forse, Angelica decise di rubare qualcosa e la madre la vide.
Secondo la versione della madre, quando tornò nel salone, vide la giovane nomade uscire di casa con la bimba in braccio. La polizia e l’avvocato giudicano inverosimile il racconto: la distanza era breve ed avrebbe avuto il tempo di scappare, “a meno che non abbia fatto un passo al minuto”. Però, la mamma (in italiano nel testo, N.d.T.), insiste: uscì, afferò la bimba dalle braccia della ragazza e cominciò a gridare.
Il nonno che vive al piano di sotto, sente le grida e sale. È un uomo alto e grasso. Ha il tempo di bloccarle la strada per le scale, ma la lascia misteriosamente fuggire. Dopo la segue per 500 metri fino a prenderla. Un testimone racconta di aver chiesto alla ragazza se aveva tentato di rubare la bambina e lei lo negò. Alla polizia venne raccontato il contrario.
Nel processo, O Cardinale e i suoi vicini hanno sostenuto che nessuno di loro vide Angelica con la bimba in braccio. La vide solo la mamma. Una testimonianza sufficiente per il magistrato Cirillo. Il 13 gennaio, il Tribunale dei Minori ha condannato A. V. a tre anni e otto mesi di carcere con l’aggravante del minore indifeso dal momento che la madre si trovava in un’altra stanza.
Ho l’impressione che abbiano appena condannato un’innocente”, ha commentato Enzo Esposito, segretario della ONG Opera Nomadi di Napoli. L’avvocato Valle ha la stessa sensazione. “Non è stato un processo imparziale. Tutte le domande della difesa sono state considerate irrilevanti. E gli atti non sono stati tradotti, come prevede la legge quando l’imputato non conosce l’italiano. Il giudice le ha offerto il patteggiamento: se si fosse dichiarata colpevole, le avrebbero cambiato la pena in un programma di riabilitazione. Lei non ha accettato. L’unica base della condanna è la testimonianza della madre della bimba. Incredibile, soprattutto perchè ha il precedente di aver mentito alla polizia. Tuttavia, secondo la magistratura e i giudici, la madre non aveva nessun interesse ad accusare la ragazza. E non lo avrebbe fatto se non ci fosse stato il tentativo di rapimento. Non sembra un ragionamento sbagliato, soprattutto in una città in cui le mamme non mentono. Tra una mamma napoletana, figlia di un uomo d’onore e una nomade ladra, a chi credere?
Dopo la sentenza, il gruppo di avvocati di Soccorso Legale, a cui appartiene l’avvocato Valle, ha emesso un comunicato. “Ogni richiesta della difesa è stata sistematicamente respinta, inclusa l’ammissione dell’avvocato d’ufficio. (…) L’apparato giudiziario ha così scatenato la sua offensiva contro la piccola nomade, incarnandosi in un’ossessione di castigo alimentata dal più vergognoso razzismo e dalla devastante ideologia della sicurezza di matrice fascista”.
Angelica era condannata ad essere condannata. Forse aveva la vocazione del capro espiatorio. Nei giorni precedenti all’incidente, gli abitanti del quartiere si erano riuniti numerose volte per studiare il modo di cacciare i nomadi da lì. Imarisio ricorda che gli abitanti delle case popolari nate negli anno sessanta nella periferia orientale di Napoli, figlie della speculazione amministrata dal sindaco e proprietario della città Achille Lauro, avevano fondato non meno di cinque comitati civici (Rinascita Ponticelli, Insieme per Ponticelli, Comitato Civico Lettieri…), per sloggiare gli accampamenti.
Ma il parroco di Ponticelli si era opposto. Era l’unico difensore dei “nomadi” e quando è avvenuta la persecuzione ha dichiarato: “Qui c’è un intreccio incredibile, qualcosa di più della mafia”. Si riferiva al Palaponticelli, all’efficace unanimità con cui i politici e i media italiani hanno montato l’odio contro la popolazione rom. A Napoli, questa criminalizzazione è stata capeggiata dalla sinistra, come dimostra il programma-manifesto distribuito dal partito Democratico locale intitolato “Via gli accampamenti nomadi di Ponticelli”.
Ironico, soprattutto se si pensa che i “nomadi” stavano lì da 15 anni senza che il Comune si sia mai preoccupato di integrarli. Ironico, se si pensa che il quartiere è un posto assolutamente degradato e abbandonato, dove la legge la impone la Camorra. Ironico, perchè in quei giorni Ponticelli era soffocata dall’altra emergenza infinita - quella dell’immondizia - di cui tanto sa il PD che governa la regione e il Comune ormai da più di dieci anni.
Gli abitanti di Ponticelli aspettavano da anni. Aspettavano il messaggio di Berlusconi e Maroni: più sicurezza, più Stato, fuori i “nomadi”. Aspettavano un’imminente pioggia di milioni che non arrivava mai e che avrebbe dovuto cambiare l’aspetto di questa periferia miserabile. Forse questo intreccio ha potuto incoraggiare la denuncia della mamma?
Il fattore camorrista è la terza gamba. Il clan che domina il quartiere, i Sarno, è conosciuto per la sua abilità nel muoversi all’interno del tortuoso terreno dei contratti pubblici, un mondo che si è scoperto solo in parte qualche settimana fa con l’arresto di Alfredo Romeo, super contrattista legato al Partito Democratico, imputato per corruzione insieme ad altre 16 persone. Il giovane che ha diretto gli attacchi contro il “campo nomade” è uno dei nipoti del cugino del sindaco di Ponticelli, Ciro Sarno, che dal carcere, continua ad essere il boss del quartiere.
Il 21 febbraio del 2008, la giunta comunale ha modificato e dato forma definitiva all’agognato Programma di Recupero Urbano di Ponticelli (PRUP). Secondo la stampa locale, la modifica prevedeva un’importante clausola: se i lavori non fossero cominciati prima del 4 agosto, sarebbe decaduto il finanziamento del ministero. Per cui, c’era fretta.
Il giorno in cui Angelica è stata arrestata, il 14 maggio, la direttrice del Dipartimento delle Infrastrutture e dei Trasporti del Comune di Napoli, Elena Carmelingo, con le ceneri ancora fumanti, ha disposto che i tecnici andassero nel quartiere per cominciare a progettare il Palaponticelli. È un progetto storico, “venduto” così nel sito internet del Comune: “Il più grande multiuso in Italia, una Casa della Musica, della Cultura e degli Spettacoli che avrà una capacità di 12.000 spettatori, con spazi annessi per attività culturali, sociali, di attività commerciali e di ricreazione, realizzato interamente con investimento privato, che riempirà la carenza nel capoluogo di provincia campano e nel sud Italia, di luoghi coperti per concerti e altre attività legate alla cultura, alla musica e allo spettacolo, consentendo alla città di far parte dei giri musicali più significativi a livello internazionale”. Il disegno definitivo insiste meno sulla musica: ci saranno 11.000 metri di sala da concerti e 44.000 per il centro commerciale.
Alla fine di maggio scorso, quando i tizzoni non si erano ancora spenti, il ministro Maroni ha annunciato che sarebbe cominciato il censimento di tutti i nomadi d’Italia, inclusi i bambini. Di fronte alle denunce di Commisione e Parlamento europei, ha fatto retromarcia decidendo di applicare la normativa solo agli adulti. A luglio, 30 famiglie “nomadi”, hanno avuto il coraggio di tornare a Via Argine. Prima che gli venisse dato il tempo di sistemarsi, gli abitanti incendiarono i luoghi dove si erano accampati. “Un avvertimento contro il loro ritorno”, dissero i ragazzi del quartiere.
Forse Angelica ha tentato realmente di rapire quella bimba. Sembra improbabile. Secondo uno studio dell’Università degli Studi di Verona per la Fondazione Migrantes, presentato a novembre, il 100% delle accuse di questo tipo fatte in Italia tra il 1986 e il 2007, è risultato falso.
Non c’è stato fino ad ora un solo caso provato nè una condanna. Lo studio, intitolato “La zingara rapitrice” ha analizzato 40 denunce: 29 di rapina e 11 di scomparsa. “In nessun caso c’è stato un riscontro effettivo” affermano gli investigatori, “ma si è sempre trattato di tentativo di sequestro o meglio, di un racconto di tentato sequestro”. E la testimone a carico è sempre una “madre coraggio” che salva il suo bimbo.
L’avvocato di Angelica ricorrerà in appello. Forse la prossima volta la giustizia gli permetterà di citare in giudizio, oltre che il silenzioso O Cardinale, i politici locali, i membri della famiglia Sarno…e magari qualche rappresentante del Governo che appicca il fuoco della xenofobia e continua a tollerare storie come questa. (traduzione di Italia dall’Estero)
Chiari (BS), tutti i diritti umani per tutti
Tavolo della Pace Franciacorta Monte Orfano, che raccoglie le associazioni e i singoli della Provincia di Brescia e in particolare dei Comuni di Rovato, Chiari, Coccaglio, organizza due eventi propedeutici alla Marcia della Pace che si terrà il 22 marzo 2009 a Chiari. Slogan della marcia è “tutti i diritti umani per tutti”.
Il primo evento si terrà venerdì 27 febbraio alle ore 20.30 a Chiari (BS), presso l’auditorium “Flavio Riva” della Fondazione Morcelli Repossi, in via Bernardino Varisco n° 7. L’evento dal titolo “rom, sinti e gagé, convivenza possibile?” prenderà spunto dalla ricerca “la zingara rapitrice” per animare una riflessione ed una discussione su come superare l’attuale momento di stigmatizzazione delle popolazioni sinte e rom. Interverranno: don Piero Gabella (UNPRES), Carlotta Saletti Salsa (ricercatrice dell’Università degli Studi di Verona) e Sergio Suffer (associazione Nevo Gipen di Brescia)
Il secondo incontro si terrà giovedì 5 marzo, alle ore 20.30, sempre presso l’auditorium “Flavio Riva” a Chiari. L’incontro ha come titolo “basta con la sicurezza a senso unico, è tempo dell’accoglienza e del dialogo”. Insieme all’onorevole Agnoletto (Europarlamentare) e a Ibrahim Niane (CGIL Brescia) si dialogherà su come costruire una “città” per tutti, laica, antirazzista e multiculturale.
Trieste, una brutta storia
Secondo le ultime agenzie stampa undici Cittadini bulgari, appartenenti alla minoranza rom, avrebbero portato illegalmente in Italia ragazze bulgare minorenni per 'venderle' come spose: 10mila euro e più per ogni ragazza. Le ragazze venivano poi ridotte in schiavitù e costrette a commettere furti e borseggi a Roma e in altre città.
E' questa l'ipotesi di reato che ha portato all'arresto delle undici persone accusate di tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
L'operazione, coordinata dalla procura antimafia di Trieste, è stata condotta in collaborazione con la polizia bulgara e il Servizio di cooperazione internazionale. Dieci degli arrestati sono stati fermati in Bulgaria.
L'indagine è partita anni fa, dopo la segnalazione al Ros da parte delle autorità bulgare di diciotto ragazze scomparse. I carabinieri, che sono riusciti ad accertare l'ingresso in Italia di cinque di esse, hanno anche documentato le attività degli undici arrestati che sembra “reclutassero” ragazze minorenni provenienti da famiglie rom indigenti, dislocate soprattutto nel nord della Bulgaria.
Lecce, laboratori di manufatti e cooperazione tra le culture
Da domani, giovedì 26 febbraio, prenderanno avvio i laboratori di sartoria-maglieria e costruzione di gioielli con materiale semplice nell’ambito del progetto WorkingRom, co-finanziato dall’Assessorato alla Solidarietà, Politiche Sociali, Flussi migratori della Regione Puglia, dall’Assessorato alle politiche giovanili, dell’integrazione e lavoro della Provincia di Lecce e con il prezioso supporto logistico del Comune di Trepuzzi, che ha gentilmente messo a disposizione un mezzo di trasporto per il collegamento campo sosta Panareo-città di Lecce. I laboratori si svolgeranno all’interno dei locali dello Spazio Sociale Zei – circolo Arci in Corte dei Chiaromonte 2 a Lecce. Parteciperanno sessanta donne del campo sosta Panareo (in foto), distribuite su due cicli. L’invito a prendere parte alle attività laboratoriali è esteso a donne immigrate ed italiane.
I prodotti realizzati saranno poi esposti in un’ultima fase del progetto, a partire da fine maggio. Soprattutto questo è il fine del progetto Working Rom: fare qualcosa insieme. Creare, divertirsi, ma soprattutto conoscersi e parlarsi, vincere la diffidenza, per opporsi alle discriminazioni e ai tentativi di ghettizzare le diversità culturali. Il progetto WorkingRom, finanziato nell’ambito dell’Azione 3/ Piano 2007, misure in sostegno di persone immigrate e loro nuclei familiari, della Regione Puglia, e realizzato da Spazio Sociale ZEI-circolo Arci, Meticcia cooperativa sociale e NAEMI-Associazione delle donne native e migranti, prende avvio il 3 novembre dello scorso anno attraverso la realizzazione di una fase di indagine e di rilevamento delle attitudini delle donne rom del campo sosta Panareo di Lecce, finalizzata alla pianificazione partecipata delle due attività di laboratorio da svolgere presso lo Spazio Sociale ZEI-circolo Arci di Lecce. di Sudnews.it
Roma, ennesima tragedia ma la folla, la politica e la stampa non si scatenano
Un operaio romeno di 31 anni è stato travolto e ucciso domenica sera intorno alle 23 mentre camminava lungo il margine della provinciale che conduce a Capena, in provincia di Roma. L'investitore è un italiano di 24 anni residente a Castelnuovo di Porto.
Il conducente dopo l'urto non ha prestato soccorso all’operaio romeno ma ha continuato la marcia fino alla propria abitazione. In seguito si è recato dai carabinieri per raccontare l'episodio. Con loro è ritornato sul punto dell'incidente e a margine della carreggiata è stato trovato il cadavere del cittadino romeno.
Il conducente del veicolo è stato sottoposto al test dell'etilometro, al quale è risultato positivo con tassi di alcol nel sangue superiori a 1,5 grammi per litro e successivamente è risultato positivo anche ai test per cocaina e cannabis. Dovrà rispondere innanzi al tribunale di Tivoli di omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza alcolica e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. L'autovettura su cui viaggiava è stata sequestrata. L'investitore non è stato arrestato.
La stampa ha dato poco risalto al fatto di cronaca. Non sono nemmeno stati intervistati i parenti o i conoscenti della vittima. Noi di sucardrom ci chiediamo cosa sarebbe successo se l’investito fosse stato il Cittadino italiano e l’investitore fosse stato il Cittadino romeno?
martedì 24 febbraio 2009
La foto di una donna stuprata affissa sui muri di tutta la città? A Roma si può
Chi vive a Roma lo sa bene, chi non ci vive lo avrà scoperto al primo viaggio nella Capitale, o grazie al racconto di un amico. Di che parliamo? Dei muri. Ma anche delle fermate degli autobus, dei pannelli pubblicitari, dei colonnati. Cos'hanno di speciale e di diverso, a Roma? Hanno che sono quotidianamente teatri e campo di battaglia delle schermaglie tra partiti e associazioni di ogni estrazione politica. Il mezzo è ovviamente il manifesto, quasi sempre abusivo e soprattutto portatore di slogan vuoti, retorici, offensivi, a volte surreali al limite dell'ilarità. Le autorità da anni non fanno nulla – se fanno, fanno poco: la città è irresolubilmente tappezzata di manifesti di ogni sorta, come se si trovasse sospesa in una campagna elettorale eterna.
In un simile caos, per distinguersi bisogna usare messaggi forti. Chi vuoi che badi al banale «Alemanno vattene» dei Socialisti o al «Roma merita di più» del Pd, nella città in cui si leggono cose come quel «Veltroni ha distrutto Roma: ancora parlate?» del Pdl? Chi vuoi che legga un qualsiasi normale slogan politico, in una città in cui il dibattito sui muri ricorda le scritte sulla lavagna ai tempi della seconda media? Nella giungla del manifesto abusivo chi vuole che il suo messaggio salti all'occhio dei passanti è costretto a spararla grossa, e a dire la verità pochi si tirano indietro.
Succede quindi che nelle stesse giornate in cui l'azienda municipale dei trasporti di Roma rifiuta i manifesti pubblicitari della tv di Al Gore, Current, rei di pubblicizzare un'inchiesta sulle relazioni tra la chiesa e la camorra con un manifesto che raffigura una Bibbia crivellata di colpi, la città si ritrovi tappezzata di alcuni manifesti particolarmente violenti. Si tratta di manifesti che annunciano una manifestazione di Forza Nuova contro «il fallimento del governo sull'immigrazione» e ritraggono le gambe di una ragazza stesa per terra, coperte appena da una gonna vistosamente macchiata di sangue. A questo, siamo arrivati: a utilizzare l'immagine raccapricciante di una ragazza stuprata, affissa su decine di migliaia di manifesti su tutti i muri di Roma allo scopo di pubblicizzare una manifestazione politica contro gli immigrati.
Ora, è noto che per nessuna amministrazione comunale a Roma il reato di affissione abusiva è mai stato un motivo sufficiente per rimuovere i manifesti illegali, ma davanti a un tale barbaro cinismo ci si aspettava che almeno questa volta si facesse qualcosa. Possibile che un'amministrazione comunale così sensibile a evitare che l'immagine di una Bibbia trafitta dai proiettili turbi i fedeli, lasci poi che sulle sue strade quell'immagine così orribile? Possibile, infatti non si è mosso nessuno. La manifestazione si è svolta regolarmente domenica sera e i manifesti abusivi di Forza Nuova sono ancora lì a dare bella mostra di sé per le strade della città.
Non finisce qui, perché a fronte dell'inedia del comune qualcuno ha deciso di muoversi comunque. Una ragazza racconta sul suo blog di aver telefonato alla sede di Forza Nuova per chiedere conto di quell'immagine «cruda e crudele, che costringe a girare lo sguardo altrove, a guardare la strada e a evitare i muri per la paura di guardarlo, e che non può far che altro male a una persona che ha subìto una violenza». Risponde una centralinista, la quale però dice di non poter passare la chiamata a nessun responsabile politico. Alle rimostranze riguardo il manifesto, però, la centralinista di Forza Nuova sconfessa la scelta del suo partito. «Hai ragione, difatti li ha fatti un uomo» - chissà che uomo. Evidentemente certi manifesti di Forza Nuova sono troppo anche per Forza Nuova. di Francesco Costa
Reggio Calabria, le ragioni di un'occupazione
L’occupazione senza titolo degli alloggi Aterp del Viale Europa da parte di un ingente numero di famiglie rom è una reazione ad una grave condizione di disagio abitativo per la quale nessuna risposta è stata mai data.
Con questa azione le famiglie non hanno avuto l’intenzione di negare i diritti dei concittadini che aspettano da 20 anni di essere allocati in questi stessi alloggi, ma solo quella di reagire al silenzio delle istituzioni e quindi al pericolo incombente di una emarginazione definitiva ad Arghillà.
Sbaglia chi legge in questa occupazione l’arroganza e la violenza di un gruppo esercitata contro altri cittadini. In questo modo si crea artificiosamente l’ennesima guerra tra poveri che nei fatti e nelle intenzioni non esiste.
La prova sta nel fatto che nessuna di queste famiglie vorrebbe restare in questi alloggi coabitando con altre 40 nuclei rom perché così si creerebbe un ghetto, ma al contrario vedrebbe bene in questi alloggi poche famiglie rom inserite in mezzo a quelle famiglie non rom alle quali devono essere assegnati gli alloggi.
L’occupazione è nata dalla disperazione delle famiglie che vedono svanire nel nulla la loro speranza di uscire dalla situazione di emarginazione sociale nella quale vivono da decenni.
Difatti la gran parte degli occupanti è composta dalle 30 famiglie rom residenti nei due ghetti di Modena (ex Polveriera in foto e Ciccarello Palazzine) che risultano vincitrici del bando 1999 e che, come più volte denunciato dall’Opera Nomadi, sono stati invitati ad accettare un alloggio ad Arghillà dove, oggi, risiedono 108 famiglie. Un grande ghetto che aumenta sempre di più a danno di tutti.
Queste famiglie per evitare un futuro di emarginazione sociale hanno per due volte presentato al Sindaco, ai sensi della legge reg.le nr 32/96, regolare rinuncia all’alloggio di Arghillà chiedendo una casa in equa dislocazione. Il Sindaco che per il piano di equa dislocazione aveva promesso di accettare queste rinunce non l’ha mai fatto.
Le altre famiglie di occupanti sono costituite da nuclei del 208 che aspettano un alloggio dalla data di demolizione dell’ex caserma (agosto 2007) e da altri nuclei che risiedono a Modena oppure ad Arghillà e che sperano di uscire dalla condizione di ghettizzazione nella quale vivono.
Sui due insediamenti ghetto di Modena nessuna amministrazione comunale negli ultimi decenni ha mai progettato un intervento; il sindaco Scopelliti dopo la demolizione dell’ex caserma 208 ( agosto 2007) aveva promesso che nel gennaio 2008 sarebbe stato avviato un progetto di equa delocalizzazione, ma nulla è stato fatto.
Se per il ghetto del “208” ci sono voluti 36 anni per trovare una soluzione nonostante il progetto del nuovo ospedale Morelli, per i due ghetti di Modena ( ex Polveriera e Modena palazzine) sul cui territorio non esiste alcun progetto, quanto tempo ci vorrà prima che si sviluppi una iniziativa?
La mancanza di una qualche attenzione verso i due ghetti di Modena (nei quali oggi vivono in condizioni disumane 77 famiglie rom) si nota anche dal fatto che nel Contratto di Quartiere di cui è titolare il Comune e che interessa questo territorio non si considera minimamente questa gravissima problematica. Eppure questa tipologia di progetti sono stati promossi negli ultimi anni perché prevedono il coinvolgimento di tutta la popolazione nell’affrontare i problemi che riguardano il territorio. Ci chiediamo come è stato possibile ignorare una condizione abitativa dove esiste un serio pericolo per l’incolumità fisica delle persone come quella in cui vivono dal 1960 le 30 famiglie rom dell’ex Polveriera ma anche quella delle Palazzine popolari che risale al 1981.
Di fronte a questa situazione così difficile e controversa le famiglie degli occupanti chiedono di avere la garanzia di un alloggio in condizioni di equa dislocazione.
La proposta che l’associazione avanza al Comune è quella di costituire subito un tavolo di lavoro con l’Opera Nomadi, con le stesse famiglie e con la Circoscrizione di Modena con la finalità di sviluppare un progetto per la sistemazione abitativa in dislocazione di queste famiglie partendo dalla loro condizione oggettiva e dalle priorità che questa presenta.
Il tavolo di lavoro con il sostegno dell’Opera Nomadi, in prima battuta, dovrà servire ad aprire un dialogo tra le famiglie rom ed il Sindaco fissando un accordo preciso.
Il primo cittadino dovrà garantire personalmente a queste persone un percorso d’inserimento abitativo in equa dislocazione da realizzare in tempi brevi e quindi dovrà spiegare insieme all’associazione che solo pochissimi nuclei, ossia quelli per i quali l’Amministrazione si era impegnata, potranno restare negli alloggi del Viale Europa mentre gli altri dovranno lasciarli aspettando la futura sistemazione.
Il dialogo e l’impegno diretto tra le famiglie rom ed il primo cittadino è servito per concludere l’operazione del 208 e quindi servirà pure oggi per risolvere questo problema dell’occupazione se effettivamente c’è l’intenzione di avviare un programma abitativo di dislocazione evitando la soluzione Arghillà.
Per questo progetto si potrebbe rivedere il Contratto di Quartiere e coinvolgere la Regione Calabria per la richiesta di finanziamenti inoltre si potranno reperire alloggi nel patrimonio di edilizia residenziale pubblica tra quelli non occupati.
L’Opera Nomadi si impegna da parte sua a sostenere il Comune in una progettazione coerente con la dislocazione e che garantisca prima di tutto i diritti delle famiglie più disagiate. di Marino Antonino Giacomo, Opera Nomadi di Reggio Calabria
Lazio, nasce lo sportello antidiscriminazioni
"Regione-Mondo" è lo sportello istituito dalla Regione Lazio a sostegno dei diritti dei migranti e Rom. Dal primo marzo per affrontare le tante emergenze quotidiane e denunciare eventuali discriminazioni, ingiustizie e soprusi, tutti i rom e migranti residenti sul territorio della Regione Lazio potranno chiamare il numero 06 6593 dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 15.
Lo sportello, previsto dalla legge regionale sull'immigrazione approvata nel luglio del 2008, è stato istituito presso gli uffici della Consigliera regionale del Lazio Anna Pizzo (in foto), membro della Consulta regionale dell'immigrazione e responsabile del tavolo sull'immigrazione presso la Presidenza del Consiglio regionale.
"Si tratta di uno spazio aperto e libero - ha detto la Consigliera Anna Pizzo - in grado di portare aiuto ai più deboli e di dare risposte concrete a migranti e rom".
''Riteniamo che lo sportello Regione-Mondo - ha aggiunto Pizzo - possa rappresentare un utile supporto e un presidio democratico per la tutela di tutti i diritti, compresi quelli alla Casa, alla salute, alla scuola e al lavoro, e per sottolineare che chiunque risiede sul territorio della Regione Lazio è detentore di uguali prerogative e di stessi doveri''.
Roma, sul blitz in via di Centocelle
Alle 7,20 di giovedì 19 febbraio circa 30 Carabinieri con il supporto di un elicottero, accompagnati da diverse troupe televisive, hanno fatto irruzione nell'insediamento di Rom romeni di via di Centocelle a Roma, svegliando d'improvviso le persone e costringendo tutti ad uscire dalle loro baracche.
La temperatura a quell'ora era particolarmente bassa come confermato anche dalle pozzanghere gelate. I bambini, spaventati dall'improvvisa situazione, hanno iniziato a piangere consolati dalle loro mamme. Dopo una prima identificazione tutti gli uomini maggiorenni sono stati radunati e successivamente condotti nella Caserma di Tor Tre Teste per ulteriori accertamenti.
I nostri operatori, avvertiti dalle donne rimaste nell'insediamento, hanno raggiunto la Caserma dei Carabinieri dove si stava procedendo ai rilievi fotografici e delle impronte digitali in un clima relativamente tranquillo. In questo contesto abbiamo anche avuto modo di incontrare i cameramen di tre testate giornalistiche (Tg2, La7 e RomaUno) che continuavano a filmare le operazioni e che ci hanno riferito di essere stati contattati alle 4 del mattino per seguire in diretta, sin dal principio, l'intero intervento.
Alle nostre domande su quanto stesse avvenendo siamo stati ricevuti dal Comandante dei Carabinieri il quale, con modi molto disponibili e cordiali, ci ha rassicurato sul positivo svolgimento dell'intera operazione.
Gli uomini sono stati poi tutti rilasciati durante la giornata, poiché non sussisteva alcun motivo per trattenerli.
Intanto i suddetti telegiornali, gia dall'ora di pranzo, e poi in tutte le successive edizioni della giornata, mostravano le immagini dell'intervento giustificando indebitamente l'operazione come una risposta all'efferata violenza di cui é stata vittima la coppia di giovanissimi sabato scorso.
Come Popica Onlus, essendo ormai da diversi mesi impegnati fianco a fianco con gli uomini, le donne e i bambini dell'insediamento di Centocelle, non accettiamo che i volti di queste persone, oneste e assolutamente vogliose di una reale interazione sociale, siano in alcun modo affiancati alle facce ed alle storie di personaggi che violano la dignità della donna.
Non accettiamo quest'uso discriminatorio dell'informazione che, senza alcun fondamento, trasformandosi in un odioso e fasullo circo mediatico, privo di rispetto verso la persona, riconosce nei rom un pericolo da cui difendersi.
Rivendichiamo la nostra amicizia e la nostra fratellanza con il popolo rom, esprimendo contemporaneamente la nostra più totale condanna verso qualsiasi uomo che violi la persona e la dignità di altri individui. di Popica Onlus
Trieste, ronde intitolate allo squadrista Muti
La speranza è che sia frutto di un malinteso o di un errore giornalistico. Visti i tempi che corrono, invece, è più probabile che si tratti della cruda verità. Si parla di ronde. Quelle che il governo pochi giorni fa, con l’approvazione di un decreto sulla sicurezza, ha reso legali. A Trieste il Movimento Fiamma Tricolore ha deciso di mettere a disposizione dell'intero territorio provinciale un corpo di 100 volontari. “Tutti cittadini italiani”, beninteso, “molti dei quali esperti di arti marziali o ex appartenenti alle forze armate o a corpi di polizia per i servizi di sicurezza del territorio”, si legge in una nota. “I volontari saranno dotati unicamente di telefono cellulare, torce per la vigilanza notturna e spray anti aggressione, il cui utilizzo è divenuto ormai legale”. E avranno anche un nome. Un po’ particolare. Si chiameranno “Squadre Ettore Muti”.
Chi era Ettore Muti? Secondo Stefano Salmé, segretario regionale della Fiamma Tricolore, è “un eroe della militare della prima, come della seconda guerra mondiale”. Definizione che non risponde a verità. Non del tutto quanto meno. Ettore Muti era uno squadrista, un fascista della prima ora. E’ stato gerarca fascista fin dagli esordi, segretario del Partito Nazionale Fascista, e nel suo curriculum può vantare diversi assalti squadristi, e per l'occupazione della prefettura di Ravenna durante le operazioni della marcia su Roma. Muti è stato ucciso a Fregene durante il suo arresto da parte dei carabinieri il 24 agosto del 1943.
Chissà cosa ne penseranno i triestini di questa simpatica iniziativa e soprattutto se si sentiranno più sicuri se nella città gireranno civili armati di spray con nostalgie per il Ventennio che fu. E chissà, poi, che cosa ne penserà il ministro dell’Interno Roberto Maroni, fautore della norma e che ha sempre detto che le ronde non dovevano essere politicizzate.
«L’ipotesi di istituire le ronde è profondamente sbagliata – ha detto Sergio Cofferati sindaco di Bologna - perché introduce nell’ordinamento il principio che lo Stato delega ad altri l’esercizio di funzioni importanti e delicate come sono quelle rivolte a garantire la sicurezza dei cittadini». Secondo Cofferati, inoltre, «ad un'idea sbagliata poi si aggiunge l’aggravante di un'interpretazione che prefigura addirittura un ruolo dei partiti nella costituzione e nell' attività delle ronde stesse».
Insomma, per il sindaco sceriffo, il ruolo svolto dalle ronde «dovrebbe essere svolto dalle polizie di Stato», mentre «sono altra cosa le esperienze degli assistenti civici, che hanno funzioni non sostitutive delle polizie». La loro, ha concluso Cofferati, «è un'attività sussidiaria e nulla più: ben diverso da quello che si propone per le ronde». Specie a Trieste. di Roberto Rossi
lunedì 23 febbraio 2009
A piccoli passi verso l'inciviltà
Un governo estremista e irresponsabile introduce d'urgenza nel nostro ordinamento le ronde dei cittadini, nonostante le perplessità manifestate dalle stesse forze di polizia, accampando la più ipocrita delle motivazioni: lo facciamo per contenere la furia del popolo. Spacciano le ronde come freno alla "giustizia fai-da-te", cioè alle ormai frequenti aggressioni di malcapitati colpevoli di essere stranieri o senza fissa dimora.
Ma tale premura suona come una cinica beffa: la violenza, si sa, è stata fomentata anche dai messaggi xenofobi di sindaci e ministri. Il decreto governativo giunge come una benedizione delle camicie verdi padane e delle squadracce organizzate dalla destra romana. Propone agli italiani di militarizzarsi nell'ambito di un "Piano straordinario di controllo del territorio" fondato sul concetto di "sicurezza partecipata". I benpensanti minimizzeranno, come già hanno fatto con le "classi ponte" per i bambini stranieri, i cancelli ai campi rom, l'incoraggiamento a denunciare i pazienti ospedalieri sprovvisti di documenti regolari. Cosa volete che sia? Norme analoghe sono in vigore altrove, si obietta. Mica vorremo passare per amici degli stupratori? Così, un passo dopo l'altro, in marcia dietro allo stendardo popolare della castrazione chimica, cresce l'assuefazione all'inciviltà. La promessa del grande repulisti darà luogo a sempre nuove misure che lo stesso Berlusconi fino a ieri dichiarava inammissibili.
Il presidente del Consiglio era dubbioso anche sulle ronde, ma si è lasciato trascinare dai leghisti per istinto: forza e marketing non sono forse le materie prime del suo potere suggestivo? Poco importa se ciò lo pone in (momentanea) rotta di collisione con il Vaticano, che denuncia "l'abdicazione dallo stato di diritto". A lui la Chiesa interessa come potere, non come Vangelo: si adeguerà. Quanto al distinguo del presidente Napolitano, gli viene naturale calpestarlo: come prevede la forzatura berlusconiana della costituzione materiale del Paese.
Il capo del governo concede che gli stupri sono in calo del 10% nella penisola. Ma più della statistica vale per lui il "grande clamore suscitato da recenti episodi". Per la verità nel novembre 2007, dopo l'omicidio con stupro della signora Reggiani a Tor di Quinto, fu posseduto dal medesimo impazzimento mediatico anche il centrosinistra, guidato all'epoca dal sindaco di Roma. Mal gliene incolse.
La destra populista invece trova nell'insicurezza il suo principale fattore di radicamento territoriale. Prospetta la riconquista dell'ambito esterno al domicilio privato, vissuto da tanti come ostile. Le parole "ronda", "squadra", "pattuglia", "perlustrazione" - un incubo negli anni della violenza politica - vengono adesso sdoganate come potere calato dall'alto per guidare il popolo. Nuove milizie, nelle quali i volontari dei partiti di governo e gli uomini dello Stato si fondono e si confondono. Come avveniva nel regime fascista.
Lunedì scorso all'"Infedele" una giornalista rumena ha provocato un senatore leghista: "Noi le abbiamo conosciute già, le vostre ronde. Si chiamavano "Securitate"". Lungi dall'offendersi per tale paragone con le squadracce comuniste di Ceausescu, il senatore leghista le ha risposto: "All'epoca in Romania c'era molta meno delinquenza".
Ora anche il governo minimizza. Le ronde saranno disarmate (a differenza di quanto previsto nella prima versione, bocciata al Senato). Mentre la Lega esulta, gli altri cercano di ridimensionarle a contentino simbolico, poco rilevante nella gestione dell'ordine pubblico. Fatto sta che è sempre l'estremismo a prevalere. Berlusconi si era opposto pubblicamente anche al rincaro della tassa sul permesso di soggiorno. Si sa com'è finita. La Gelmini aveva dichiarato che per i bambini stranieri prevede corsi di lingua pomeridiani anziché classi separate. Ma i leghisti stanno per riscuotere le classi separate. Tutte le peggiori previsioni si stanno avverando. La prossima tappa, c'è da scommetterci, saranno le normative differenziali sull'erogazione dei servizi sociali (agli italiani sì, agli stranieri no, e pazienza se pagano anche loro le tasse); seguirà il distinguo nei sussidi di disoccupazione (c'è la crisi, non possiamo mantenere gli stranieri, e pazienza se hanno versato i contributi). Fantascienza? Ha davvero esagerato "Famiglia Cristiana" denunciando il ritorno al tempo delle leggi razziali?
Le ronde dei volontari guidate dagli ex funzionari di polizia annunciano un clima di guerra interna che non si fermerà certo agli stupratori e agli altri delinquenti. Quale che sia la volontà del presidente del Consiglio, cui la situazione sta già sfuggendo di mano. di Gad Lerner
L'Associazione Sinti Italiani manifesta in diverse Città italiane
L’associazione Sinti Italiani, attraverso un comunicato del Presidente Davide Casadio (in foto), ha indetto diverse manifestazioni nel Nord e nel Centro Italia per farsi conoscere. Le manifestazioni si terranno sabato 28 febbraio 2008 a Vicenza, Pavia, Reggio Emilia, Prato, Rimini, Brescia e Verona (Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana).
Le manifestazioni saranno, alla mattina in contemporanea, davanti alle Prefetture di queste città per chiedere il riconoscimento dei diritti di minoranze per i Sinti italiani. La minoranza sinta è in Italia dal 1400 e ha portato in tutta l’Europa lo spettacolo viaggiante (circhi e giostre).
Saranno manifestazioni pacifiche e autorizzate, dove non si protesterà contro qualcosa ma si chiederà il rispetto e il riconoscimento delle popolazioni sinte in Italia.
L’associazione Sinti Italiani chiede il riconoscimento di uguaglianza. Uguali diritti e doveri per una minoranza non ancora riconosciuta. Ma anche legalità e rispetto delle diversità culturali, quindi reciproco riconoscimento e rispetto. Non solo integrazione ma interazione da ambo le parti.
Milano, in piazza per dire no alle ronde
Dopo la manifestazione, organizzata dall’associazione Sinti Italiani, ieri si è tenuta la manifestazione indetta dalla Cgil contro il pacchetto sicurezza. "Siamo circa 30mila" afferma dal palco il segretario milanese della Cgil Onorio Rosati. Interventi dal palco anche di leader sinti, come Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen. Insieme con lui, Radames Gabrielli, Presidente dell’associazione Nevo Drom, che ha guidato anche un gruppo di musicisti sinti.
Il corteo è partito da Porta Venezia e ha raggiunto piazza Duomo. I manifestanti hanno scandito slogan seri e preoccupati: "Basta razzismo e sfruttamento. No al pacchetto (in) sicurezza", "La Costituzione non si tocca", alcuni degli slogan scritti sugli striscioni. Ma è stata anche una manifestazione allegra, caratterizzata dalla musica "sparata" a tutto volume dagli altoparlanti e dai balli gioiosi dei partecipanti. «Guardiamo con molta preoccupazione - hanno affermato i segretari generali della Lombardia e di Milano, Nino Baseotto e Onorio Rosati - all'inserimento nell'ordinamento italiano delle cosiddette ronde che rischiano di costituire l'avvio di un processo di indebolimento del ruolo e delle funzioni dello Stato e delle forze dell'ordine in particolare».
Sbagliata, secondo i due sindacalisti «qualsivoglia idea di sussidiarietà o di privatizzazione dei compiti cui lo stato deve assolvere» perchè le ronde, hanno spiegato: «Rischiano di rappresentare un pericolo per la legalità e il diritto e di favorire una svolta neoautoritaria».
La Cgil chiede alle amministrazioni locali di stanziare risorse per aiutare l'attività di quelle associazioni che ogni giorno si dedicano a promuovere sicurezza sul territorio come, per esempio, i nonni vigili, i centri antiviolenza per le donne, quelli per l'assistenza ai tossicodipendenti, per le ragazze vittime del racket della prostituzione e per gli emarginati senza fissa dimora.
MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo
Notizie da MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo. Iscriviti alla newsletter settimanale, scrivendo a sivola59@yahoo.it.
Serbia del 16/02/2009 @ 09:22:22 - Da Roma_exYugoslavia 13/02/2009, PROKUPLJE, Serbia (AFP) — La piccola Skurta si stringe tra le braccia di suo zio in un accampamento lungo il fiume di questa citta' serba, mormorando ...
Ungheria del 17/02/2009 @ 09:41:00 - Da Hungarian_Roma BUDAPEST, Feb 12 (Reuters) By Krisztina Than - L'approfondirsi delle recensione rifornisce il risentimento verso i Rom d'Ungheria, alimentando le tensioni con la piu' grande minoranza del paese ed aumentando i problemi del governo socialista...
"Bruciamo tutti i rom nella stufa" del 18/02/2009 @ 09:11:12 - Su Internet esplode la rabbia razzista. Facebook: 176 mila inviti all'odio F. MOSCATELLI, F. POLETTI MILANO - «Dopo la spazzatura di...
Serbia del 18/02/2009 @ 09:20:02 - Da Roma_ex_Yugoslavia 12 febbraio 2009 NIS - La Lega per il Decennio Rom chiede alle autorita' di affrontare il problema delle "persone legalmente invisibili", i cui nomi sono spariti dai registri elettorali...
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Il Caso poco discusso... del 19/02/2009 @ 09:23:59 - Dal Sito Nazionale della Chiesa Evangelica Zigana in Italia I Sinti italiani, la Costituzione e i diritti inviolabili, Il “Caso poco discusso” dei Sinti italiani, i Sinti italiani evangelici della "Missione Evangelica Zigana" che si vedono vietato il diritto a professare liberamente ...
Svezia del 20/02/2009 @ 09:13:31 - Da Romano Liloro Carissimi. Te Aven Baxtale Romale! Vi prego di osservare che il programma radiofonico della Radio Svedese in romanes, Radio Chachimo cambiera' dal 27 febbraio 2009...
Blitz a via di Centocelle del 20/02/2009 @ 09:31:55 - Ricevo da Marco Brazzoduro: 19.02.09 All’alba circa 30 carabinieri sono arrivati svegliando bruscamente i rom rumeni dell’insediamento e facendo uscire tutti...
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Repubblica Ceca del 21/02/2009 @ 09:06:04 - Da Czech_Roma Praga – 17.2.2009 – All'inizio di febbraio l'OnG Zvule Prava ha aperto il suo numero d'aiuto telefonico per i Rom nella Repubblica Ceca. La linea d'aiuto fornisce assistenza in caso di discriminazione illegale...
Serbia del 21/02/2009 @ 09:15:52 - Da Roma_ex_Yugoslavia Ieri (15 febbraio 2009), la STV (Televisione Serba) ha trasmesso un documentario abbastanza lungo dedicato agli orsi ballerini in Serbia. L'idea di partenza era rispettabile, promuovere l'azione della branca bulgara della OnG austriaca Vier Pfoten (I...
Brasile del 22/02/2009 @ 09:13:31 - Da Roma_Daily_News Rapporto Ufficiale: [...] Comunichiamo ai nostri fratelli ed anche a chi stima la nostra cultura, che abbiamo istituito un'associazione che lavorera' per...
Rom e sinti in Germania del 22/02/2009 @ 09:31:33 - Da corriere.it (una risposta a Beppe Sevegnini) Caro Beppe, nella tua risposta a Massimo Burioni (20 febbraio) ti domandi: "Dove sono gli zingari a Berlino? Buon titolo per un'inchiesta: non se ne vede in giro uno...
Gran Bretagna del 22/02/2009 @ 09:47:21 - Mutui e accampamenti : la maledizione delle case inglesi di Giulia Alliani - 17 febbraio 2009 L'anno scorso uno dei nomadi l'aveva predetto: le autorita' locali avrebbero impiegato almeno otto anni per riuscir...
sabato 21 febbraio 2009
Rom e Sinti nella letteratura/1 - GLI ESORDI
La presenza di personaggi Rom-Sinti all’interno di scritti ed opere letterarie di varia natura si riscontra a partire dai primissimi secoli dell’anno Mille, subito dopo l’arrivo in Europa dei primi gruppi. Si tratta di una letteratura densa di stereotipi, che hanno avuto un ruolo di primo piano nella creazione e sedimentazione di forme collettive di razzismo e intolleranza o che, nel migliore dei casi, hanno contribuito a diffondere un’immagine del popolo rom/sinto ben distante dalla realtà, per quanto romantica e per certi aspetti lusinghiera.
Sono dunque due le reazioni degli autoctoni all’arrivo dei Rom-Sinti in Europa, riscontrabili identiche nelle composizioni letterarie di vari secoli: la meraviglia e la curiosità, da una parte, originano quella produzione letteraria che, da Rousseau a Burns, da Goethe a Merimée, da Hugo a Baudelaire, inneggia alla vita libera dei Rom-Sinti, alla sensualità fiera delle loro donne, e creano figure romantiche di bohémiens e danzatrici, suonatori e poeti avvolti da un alone di seducente mistero; d’altra parte, la paura della diversità e la scarsa conoscenza di questo popolo venuto da chissà dove producono una letteratura dell’odio in cui i personaggi Rom-Sinti sono ladri ed accattoni, fannulloni, rapitori di bambini, sporchi e senza legge morale.
I primi cenni letterari a queste genti compaiono in diari e cronache, che registrano i loro costumi, gli usi e la lingua; è tra questi la descrizione di Nicolò da Poggibonsi, il quale, diretto a Gerusalemme nel 1255, incontra in Siria persone dalla pelle di colore nero sozzissimo e dagli svariati vestimenti dalle altre genti, che andrebbero di città in città procacciando chi facci loro del bene, e poi fanno beffe di chi fa loro bene.
Ronde, il Quirinale prende le distanze mentre il Vaticano le condanna
Il Governo vara la stretta antistupri e il Quirinale prende le distanze. Nel provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri all'unanimità, e che andrà probabilmente in Gazzetta Ufficiale lunedì, ci sono le norme contro la violenza sessuale e contro lo stalking, la triplicazione dei tempi di permanenza nei Centri d'identificazione ed espulsione per i clandestini, l'assunzione di 2.500 unità delle forze di polizia e il via libera alle discusse ronde, con priorita' a poliziotti e carabinieri in congedo. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sottolinea "l'esclusiva responsabilità del Governo" per il dl varato.
Il ministro Maroni in conferenza stampa aveva spiegato che dal Colle "non è arrivato nessun veto" in quanto "Napolitano ha concordato sul testo, senza difficoltà, obiezioni o forzature". Ma il presidente della Repubblica si 'smarca': "Il decreto legge è autonoma ed esclusiva responsabilità del governo". La distanza tra esecutivo e Quirinale questa volta prende corpo sul tema della sicurezza. Dopo il caso Englaro, a creare tensioni è il provvedimento che inserisce le ronde "sulla base di norme ben precise".
Il Colle aveva in un primo momento posto i paletti: "incostituzionale" ricorrere ai cittadini 'tout court', c'è il rischio - ha avvertito - di inficiare il lavoro delle forze dell'ordine. Da qui le 'correzioni', volute - fa sapere Ignazio La Russa - soprattutto da An: i sindaci, su intesa con i prefetti, potranno avvalersi di "volontari non armati" - soprattutto ex agenti ed ex militari - dotati di telefonini e ricetrasmittenti.
La reazione più dura è quella del Vaticano che arriva a supporre l'abdicazione dello Stato di diritto. Ma è quando il responsabile del Viminale chiama in causa Napolitano che il Colle è costretto a sottolineare la propria differenza di vedute: "La presidenza della Repubblica non entra nel merito del provvedimento ma - si fa sapere con una nota - "concorre solo a verificarne i profili di costituzionalità, oltre che la coerenza e correttezza legislativa nel rapporto con l'attività parlamentare". di RaiNews24
giovedì 19 febbraio 2009
Garantisti ma anche forcaioli...
Questa sera ero in macchina e ascoltavo un programma radio nazionale di approfondimento. Il conduttore ha interrogato politici e commentatori su due fatti di cronaca: lo stupro di Roma e la condanna dell’avvocato Mills.
Per lo stupro tutti i commentatori e tutti i politici plaudevano alle misure che a Roma vengono prese contro i Rom: sgomberi senza alternativa, un regolamento razzista, misure per l’assimilazione. Per la condanna dell’avvocato Mills la musica improvvisamente cambiava.
Tutti commentatori e i politici sono diventai garantisti: leggiamo prima le motivazioni della sentenza, non bisogna reagire a caldo, questo è il primo grado di giudizio bisogna aspettare l’appello e la cassazione e via di questo passo.
Qualcuno, un senatore del Partito delle Libertà, si è pure accalorato quando il conduttore ha letto alcuni titoli dei giornali esteri. E ha affermato: “se in Italia qualcuno vuole fare il forcaiolo, sappia che Berlusconi vincerà le elezioni per i prossimi vent’anni”.
Io auguro certo a Berlusconi di vivere per i prossimi vent’anni e anche oltre ma ho incominciato a chiedermi: perchè nel centro destra sono tutti garantisti se si parla di Berlusconi e diventano tutti forcaioli se si parla di Rom o di Sinti?
Negli altri Paesi occidentali se un politico viene solo sfiorato da indagini, immediatamente si dimette come è successo nella stessa neo amministrazione Obama. E se viene commesso un reato, se pur grave, di certo non vengono prese misure punitive contro i famigliari dell’accusato o le persone che appartengono alla stessa nazionalità o gruppo etnico. In Italia succede il contrario.
Sarà pure possibile che in Italia siamo nel giusto e in tutti gli altri Paesi occidentali siano nel torto ma la contraddizione è molto evidente. Anche perchè ciò che sta avvenendo a Roma e a Milano finirà inevitabilmente sul tavolo della Commissione europea (dove siedono politici di tutta l’Europa) e, mi sbaglierò, ma una nuova condanna all’Italia sarà inevitabile.
Certo qualcuno farà spallucce, come è di fatto già successo mesi fa, ma mi permetto di ricordare a questi che il progetto sviluppato sia a Roma che a Milano sarà un fallimento perchè è già stato sperimentato con risultati disastrosi in quasi tutta l’Italia.
L’idea è questa. I Rom e Sinti non li possiamo cacciare (in stragrande maggioranza sono italiani, comunitari, extracomunitari regolari e profughi) quindi li chiudiamo nei “campi nomadi”. Poi puntiamo sui giovani mandandoli a scuola perchè possano diventare “bravi” Cittadini e in pochi anni (circa tre) risolviamo il problema.
Questo progetto è stato sperimentato in tutta l’Italia per circa trent’anni, sulla spinta di diverse organizzazioni di volontariato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il tutto, se non fosse tragico, è anche comico perchè si vuole fare in tre anni quello che non si è riusciti a fare in trent’anni. Ovvero, assimilare i Sinti e i Rom.
A nessuno viene in mente di ascoltare e confrontarsi con i Rom e i Sinti, meno che meno con le loro organizzazioni o con i loro leader. Ma nemmeno seguire le strade intraprese dagli altri Paesi europei, dove si ci sono di problemi ma non certo come quelli che si vivono in Italia. Davvero singolare questo Paese… di Carlo Berini
Monopoli (BA), la "giustizia" fai da te
Continuano le violenze contro i romeni, in particolare se sono appartenenti alla minoranza rom. In provincia di Bari tre persone hanno litigato con un Rom rumeno accusandolo di avere comportamenti arroganti e minacciosi e dopo lo hanno atteso mentre in motorino faceva ritorno a casa e lo hanno pestato a sangue: la vittima è un Rom romeno di 42 anni che ha riportato una frattura scomposta delle ossa nasali e guarirà in una trentina di giorni. I tre aggressori sono stati arrestati dai carabinieri.
L'episodio è avvenuto a Monopoli, in via La Gravinese. Gli arrestati sono P. C., di 22 anni, C. B., di 44 anni, e il cittadino albanese B. R., di 30 anni, tutti residenti a Monopoli e già noti alle forze dell’ordine.
I tre aggressori – che subito dopo aver pestato l’uomo si sono rifugiati nelle rispettive abitazioni – sono stati arrestati sulla base delle indicazioni fornite dalla vittima e da alcuni testimoni. I tre hanno poi confessato, affermando di aver subito in passato da parte del romeno comportamenti prepotenti e per questo avevano deciso di vendicarsi.
Un manifesto razzista
Una immagine di una donna distesa in terra con le gambe allargate e una macchia di sangue sui vestiti strappati. Una scritta: “Se capitasse a tua madre, tua moglie o tua figlia?”. E poi: “Stupratori immigrati è giunta la vostra ora” con una richiesta precisa: “Chiudere i campi nomadi, espellere i rom. Subito!”.
Questo il manifesto razzista preparato in migliaia di copie dal movimento di estrema destra ''Forza Nuova'' che potrebbe campeggiare, se non interverranno divieti da parte delle autorità cittadine, in ben cento città italiane.
L'iniziativa, in risposta ai recenti atti di violenza sessuale a Roma e Milano, e' stata spiegata dallo stesso movimento in una nota e verrà accompagnata da una mobilitazione prevista per sabato prossimo “in 100 città italiane per chiedere la sospensione del Trattato di Schengen verso la Romania e l'espulsione di tutti i clandestini nonché di tutti gli immigrati che abbiano precedenti penali in patria o in Italia”.
Facciamo un appello a tutti i lettori di sucardrom di fotografare e segnalare il manifesto se comparisse sui muri delle città, in modo tale da poter procedere legalmente contro i responsabili del movimento di estrema destra di ''Forza Nuova''.
mercoledì 18 febbraio 2009
Le proiezioni distorte di nostri bisogni che sfociano nel razzismo
Da sempre i Rom e i Sinti sono stati quello che noi avevamo bisogno di vedere in loro. Ora l'incubo, ora il sogno, mai degli esseri umani con le nostre stesse, mille, sfaccettaure. Nell'immaginario collettivo o suonano il violino o sono delinquenti. In tutti e due i casi, nel bene o nel male, falsità. Proiezioni distorte di nostri bisogni che sfociano nel razzismo.
Si obbietterà: se lo meritano, gli “zingari” rubano. E' vero, alcuni rom e sinti rubano, come alcuni siciliani sono mafiosi, come alcuni veneti tirano pietre dai cavalcavia, come alcuni professionisti frodano il fisco, ma il fatto che "alcuni" vadano fuori dalle regole non ne sancisce una generale e aprioristica negazione dei diritti.
Molti italiani di etnia rom e sinta, perché la maggior parte di quelli che vivono nel nostro territorio sono italiani a tutti gli effetti, vivono mescolati con noi senza che nessuno se ne accorga. In Italia ci sono pittori, professori universitari, neurologi, campioni sportivi, impiegati rom e sinti, per non parlare di quello che accade nel resto d'Europa. In Bulgaria il maggior cardiochirurgo del paese è rom.
Quanti di quelli che amano la musica sanno che il primo grande jazzista europeo Django Reinhardt era “zingaro”? Quanti di quelli che amano il cinema sanno che Yul Brynner era “zingaro”? Così come Michael Caine e Bob Hoskins. Persino Charlie Chaplin e Rita Hayworth avevano una parte di sangue “zingaro” nelle vene.
Quanti tifosi che la domenica affollano gli stadi sanno che diversi loro beniamini, anche in odore di Pallone d’Oro, sono “zingari”? Per noi i Rom e i Sinti sono solo quelli che chiedono l'elemosina. Ci battiamo per l’abolizione degli zoo, ma mettiamo in piedi “campi” nei posti peggiori dove ghettizziamo e umiliamo degli esseri umani. Si impedisce a Rom e Sinti di viaggiare e nello stesso tempo di fermarsi. Eppure ci aspettiamo gratitudine. Vorremmo andare in mezzo a loro e vederli piegati in quattro per ringraziarci.
Osservando i luoghi che destiniamo loro nelle città, possiamo vedere rappresentato, senza veli o mistificazioni, l'interesse che questo secolo nutre verso quei dimenticati della Terra che prendono ad esistere ai nostri occhi solo in campagna elettorale. Gli "ultimi" sono un ottimo argomento di discussione, un nuovo campo di battaglia.
Alla fine delle ostilità, poi, i vincitori andranno a fare festa, i vinti si leccheranno le ferite e il campo di battaglia devastato sarà ripianato e pressato a dovere con un bel rullo per essere pronto, quando sarà il momento, per nuove battaglie. Noi crediamo di conoscerli, ma in realtà non sappiamo niente di ciò che sono costretti a subire: dagli sgomberi ai rifiuti per le donne a partorire negli ospedali. Questa è la loro quotidianità. di Pino Petruzzelli
Roma, in vigore da domani il regolamento razzista
Il controllo di chi entra e chi esce, un presidio esterno delle forze dell'ordine, una sorta di permesso di soggiorno che autorizza a risiedere nel campo e il rilascio di una tessera-documento, l'obbligatorietà della frequenza scolastica per i bambini.
Queste le nuove regole razziste per i “campi nomadi” della regione Lazio decise dal prefetto di Roma e commissario straordinario governativo per l'emergenza nomadi Giuseppe Pecoraro (in foto). Non compare nell'ultima bozza del regolamento, quella che dovrebbe andare alla firma del prefetto, l'obbligatorietà di chiusura dei campi alle 22 anticipato oggi da alcuni quotidiani.
Il nuovo regolamento "per la gestione dei villaggi attrezzati per le comunità nomadi nella Regione Lazio" entrerà in vigore probabilmente domani.
Il regolamento non sarà sottoposto ad alcun iter procedurale ma immediatamente in vigore essendo di fatto un provvedimento del commissario straordinario governativo per l'emergenza nomadi. Nella giornata di oggi, prima che il provvedimento venga licenziato dal prefetto, il Campidoglio, la Provincia di Roma e la Regione Lazio potranno chiedere modifiche.
Nel documento si legge che "il Comune di Roma, nell'ambito delle proprie competenze, e con i tempi necessari porrà in essere tutti gli adempimenti relativi alla sua attuazione. Analoghi adempimenti verranno posti in essere da tutti i comuni della Regione Lazio".
I Rom: "Karol? Era un tipo effeminato"
Con le sue vittime era una furia ma al campo di via Cesare Lombroso, a Roma, Karol Racz, 36 anni fermato per la violenza della Caffarella e sospettato di essere anche lo stupratore di Primavalle, tutti lo ricordano come “un tipo gentile, tranquillo addirittura effeminato”.
In questo campo nomadi alla periferia di Roma Karol, che qui tutti chiamano “Carlo”, è passato: lo frequentava per racimolare qualche euro con piccoli lavoretti per le famiglie rom, come la pulizia del campo e la raccolta di ferro vecchio.
“Lavorava dalle 7 di mattina fino al primo pomeriggio ripulendo il campo e il piazzale del mercatino domenicale, dopo non sapevamo cosa facesse - dice Mikolas, un abitante del campo - nonostante desse l'impressione di essere un bravo ragazzo la polizia lo aveva già fermato altre volte per identificarlo. Suo fratello è in carcere qui in Italia, ma lui è in questo paese da quattro-cinque mesi e non parla bene l'italiano”.
Dopo lo smantellamento degli insediamenti abusivi a Primavalle di alcune settimane fa, seguite proprio alla violenza sessuale di via Andersen, Karol, dicono al campo “era andato via e diceva di dormire in un bosco, di giorno viveva per strada”. “Raramente veniva con l'altro amico, 'il biondino' Loyos, che invece era un tipo introverso e nervoso”, ha aggiunto un altro abitante del campo.
Qualcuno è incredulo come Rashia: “Sono rimasta parecchie volte sola con lui assieme ai miei sette bambini, adesso sono scioccata se è stato lui deve pagare”.
Milano, la legalità non è contro la civiltà e la civiltà è legalità
La civiltà di un Paese si riconosce dal profilo che le proprie leggi sanno costruire per rispondere ai fenomeni sociali che il legislatore è chiamato a normare. Il cosiddetto decreto sicurezza votato al Senato mischiando paura, ignoranza, intolleranza travalica ogni confine tra civiltà e giusta tensione alla sicurezza dei cittadini. In ossequio politico e ideologico alla strisciante xenofobia si sono dichiarati fuori legge i diritti degli uomini, delle donne e dei bambini, che hanno la sola colpa di non essere nati in Italia, che non sono cittadini italiani, che non hanno il permesso di soggiorno.
I residenti migranti in attesa di permesso di soggiorno perderanno ogni diritto previsto dalla costituzione, dalla carta dei diritti dell'uomo, dalle convenzioni internazionali. Nemmeno i bambini potranno essere curati senza rischiare denuncia ed espulsione precipitandoli disumanamente da dove sono fuggiti per fame, povertà, paura. Non si vogliono vedere, con gli occhiali dell'ideologia, le braccia che permettono al nostro sistema economico di competere a livello internazionale o le assistenti familiari che accudiscono i nostri anziani. Si consegnerà alle organizzazioni criminali un "esercito di riserva" rendendo il paese più insicuro e fragile.
Le aggressioni al concetto di convivenza solidale si inseriscono in un contesto di intimidazione e attacco ai valori costituzionali, nelle recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio, generando pericolosi conflitti istituzionali.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ed apprezzamento al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il suo ruolo di garanzia istituzionale. La costituzione della repubblica è la sintesi più alta dei valori di civiltà e legalità e non può essere sottratta e asservita all'intolleranza e all'arbitrio. Non ci si può e non ci si deve rassegnare a tutto questo.
Per queste ragioni, la CGIL lancia un appello a tutte le persone, le associazioni e le forze politiche a dare vita a Milano, sabato 21 febbraio 2009, ad una grande manifestazione popolare (ore 14.30 Bastioni di P.ta Venezia)
Arrestati i responsabili dello stupro di Roma
Questa mattina il capo della Squadra Mobile di Roma, Vittorio Rizzi, ha annunciato di aver arrestato la notte scorsa i responsabili dell’orribile stupro avvenuto pochi giorni fa a Roma nel Parco della Caffarella.
«Erano soliti andare in giro per i parchi, in questo caso a scopo di rapina», ha spiegato Vittorio Rizzi durante la conferenza stampa. Dopo aver interrogato diverse persone un ragazzo romeno ha confessato. «Il 20enne romeno -ha aggiunto- ha raccontato che avevano avvicinato la coppia per rapinarla ma che poi avevano trovato la ragazza molto carina. Da qui sarebbe nato il proposito di abusarne». Subito sono scattate le ricerche del secondo uomo che stava tentando di fuggire ma è stato tratto in arresto nella serata di ieri a Livorno.
Queste due persone, di 20 e 36 anni, erano già stati identificati il 24 gennaio scorso, fotosegnalati nell'ambito delle indagini per lo stupro di una donna di 40 anni al Quartaccio. Vivevano in una tenda a Primavalle.
Alcune agenzie stampa hanno affermato che i due arrestati vivevano in un “campo nomadi” ma di fatto sono disperati che vivevano in accampamenti abusivi senza nessun legame con le comunità rom che vivono in gruppi famigliari. È anche da evidenziare che le Forze dell’Ordine hanno dimostrato che in Italia non esistono “zone franche” come alcuni politici e organi di stampa da mesi continuano a ripetere per giustificare la segregazione delle famiglie rom.
Nel frattempo continuano le notizie di stupri e violenze. A Brescia tre ventiduenni hanno abusato di una ragazzina di sedici anni, a Bari un religioso è stato arrestato per abusi sessuali su dei bambini, a Bologna è stato arrestato un ventottenne che abusava di un bambino immigrato...
martedì 17 febbraio 2009
A Milano una grande manifestazione








Chi ha partecipato alla manifestazione è rimasto impressionato, mai si era vista in Italia una manifestazione così imponente, tanto da bloccare per un chilometro tutto corso Buenos Aires. Un lungo serpentone che ha manifestato per chiedere al Governo e al Parlamento lo stralcio degli articoli 42 e 50 dal ddl 733. Ma non solo perché i tantissimi striscioni hanno rappresentato un mondo troppo spesso negato se non cancellato.
Appassionate parole, canti, slogan hanno scandito la manifestazione che ha sorpreso tanti Cittadini milanesi. In molti si sono affacciati alle finestre per applaudire, tanti sono scesi in strada, tanti si sono uniti al corteo. Una festa che ha coinvolto migliaia di Cittadini. E nessuno ha protestato per il blocco di tutto il traffico di Milano.
Siamo felici per aver visto riunire tanti, tanti, tanti, tantissimi Sinti italiani che per la prima volta sono scesi in piazza per manifestare contro provvedimenti razzisti. Sono arrivati da Vicenza, Libiate (MI), Bergamo, Milano, Varese, Busto Arsizio, Saronno (VA), Brescia, Alessandria, Verona, Torino, Mantova, Trieste, Piacenza, Bolzano, Trento, Bergamo Prato, Roma… Ma anche tanti Rom italiani e tanti Rom immigrati.
Questa è la prima tappa di un percorso che ci porterà nei prossimi mesi all’organizzazione di una grande manifestazione a Roma. Chiediamo a tutti di raccontare quello che hanno vissuto oggi a Milano, perché fra qualche mese saremo a Roma tutti insieme.
Manifestiamo per i nostri diritti, per i diritti di tutti
Siamo oggi a Milano in Piazzale Loreto, dalle ore 14.00, per sostenere i diritti di tutti e protestare contro il ddl sulla “sicurezza”. In particolare sulle norme (articoli 42 e 50, ddl n. 733) che modificheranno la legge del 24 dicembre 1954, n. 1228 sull’iscrizione anagrafica.
Se queste norme saranno approvate in maniera definitiva dal Parlamento italiano molte famiglie possono perdere la residenza dal luogo dove vivono e saranno iscritte a Roma, presso il Ministero dell’interno, in un registro dei “senza fissa dimora”.
Perché molte famiglie italiane rischiano di perdere la residenza? Perché abitano in roulotte o in casa mobile o in carovana o in camper (beni mobili) o perché vivono in un appartamento o anche in una villetta (beni immobili) che manca anche di uno solo dei seguenti documenti: certificato di conformità rispetto al progetto approvato; certificato di avvenuta prosciugatura dei muri e la salubrità degli ambienti; certificato di collaudo delle opere in cemento armato, o ferro; dichiarazione presentata per l’iscrizione al catasto dell’immobile, restituita dagli uffici catastali con l’attestazione dell’avvenuta presentazione; certificato di conformità e collaudo dell’impianto elettrico; certificato di conformità e collaudo dell’impianto idraulico; certificato di conformità e collaudo dell’impianto fognario; ecc…
Chiediamo la cancellazione degli articoli 42 e 50 (ex articoli 36 e 44) dal ddl n. 733.
Vogliamo far capire al Governo e al Parlamento che la legalità non passa attraverso la schedatura ma attraverso diritti uguali per tutti
Diciamo basta! alle campagne stampa denigratorie che colpiscono questo o quello a seconda dei momenti e degli umori della “piazza”, chiediamo legalità uguale per tutti, senza distinzioni.
Chiediamo voce per esprimere le nostre idee e i nostri valori. E chiediamo partecipazione per offrire il nostro contributo nella politica e nella società.
Le violenze sulle donne
Ieri sera tutti telegiornali hanno dato ampio spazio alla cosiddetta emergenza stupri ma ha poi alcuni Tg ci hanno ricordato l’orribile delitto di Garlasco (PV), dove l’unico accusato, a piede libero, è Alberto Stasi. Nell’ascoltare alcuni dei servizi andati in onda, mi sono chiesto: chi verrà accusato dell’orribile stupro di Roma o di quello di Bologna o di quello di Milano…, godrà delle stesse garanzie che ha goduto e che gode Alberto Stasi? Chi sarà accusato subirà violenze se è per esempio un Cittadino immigrato? Potrà godere di una difesa come quella di Alberto Stasi? I genitori delle vittime si comporteranno come i genitori di Chiara Poggi?
In particolare mi ha impressionato il commento del direttore di Libero, Vittorio Feltri, trasmesso dal Tg1. Feltri ha in sintesi detto di aver incontrato Alberto Stasi e di averlo trovato un ragazzo normalissimo, non certo il mostro dipinto da certe cronache: "un giovanottino dal sorriso imbarazzato, pallido, magro, media statura. Gli manca lo zainetto per essere uguale a tanti studenti appena usciti dalla Bocconi". Un commento strano per chi dirige un quotidiano che si è conquistato uno spazio nei media con un giornalismo aggressivo e che in alcuni casi ha rasentato l’istigazione al linciaggio del presunto colpevole.
Mi sono di nuovo chiesto: ci sarà un giornalista, magari lo stesso Feltri, che andrà ad incontrare chi sarà accusato di stupro se è per esempio un immigrato? Perché ad oggi è successo sempre il contrario se l’accusato era un “diverso”, se non era il ragazzo della porta accanto o la madre della porta accanto (Annamaria Franzoni, delitto di Cogne).
Infatti in tutti i casi di cronaca degli ultimi anni i toni usati dai media, dai politici, dal Cittadino intervistato per strada… cambiano a seconda di chi è accusato. E se l’accusato viene percepito come “diverso” si arriva al tentativo di linciaggio, soprattutto se la vittima è una donna.
Questi atteggiamenti presuppongono una cultura fortemente arcaica e maschilista che deve proteggere le proprie donne da chi è considerato “altro da me” ma che di fatto, come ci ricordano le statistiche sulle violenze sulle donne, è la principale causa proprio di quelle violenze.
Pensare che le donne sono da proteggere da chi è considerato “altro da me” porta inevitabilmente a pensare che siano persone deboli, in confronto all’uomo che è, sempre secondo questa cultura, l’elemento forte che le protegge nei confronti degli “altri” ma che inevitabilmente ne dispone a suo piacimento.
Il risultato è che le violenze sulle donne continuano, soprattutto tra le mura domestiche e nulla viene fatto per cambiare alla radice questa situazione. Bene ha detto Dacia Maraini, al Tg2, quando ha spiegato che per fermare le violenze sulle donne bisogna cambiare i modelli veicolati dai mass media, bisogna cambiare l’educazione ancora fondamentalmente maschilista…
Alcuni anni fa la stessa Maraini ha scritto: «Le donne sono state talmente abituate, da millenni, alla segregazione, al possesso maschile, all'abuso sistematico da arrivare a ritenere che gli uomini che le tengono prigioniere e le seviziano siano normali, magari solo un poco eccessivi… Magari ci vivono tutta la vita insieme e non viene neanche loro in mente di denunciarlo. La tristezza sta nell'avere impresso in queste giovani menti la convinzione storica che l'amore maschile si esprima nel suo meglio con la prepotenza, la violenza, l'abuso, l'invadenza, l'aggressività, il possesso». Parole che sottoscrivo. di Carlo Berini
lunedì 16 febbraio 2009
Manifesta anche tu per i tuoi diritti, per i diritti di tutti
Invitiamo tutti a partecipare alla manifestazione di domani a Milano per sostenere i diritti di tutti e protestare contro il ddl sulla “sicurezza”.
In particolare sulle norme che modificheranno la legge del 24 dicembre 1954, n. 1228 sull’iscrizione anagrafica e sull’istituzione di un registro nazionale dei “senza fissa dimora” (articoli 42 e 50 del ddl n. 733).
Inoltre, non è da sottovalutare la norma che prevede l’istituzione delle “ronde” (articolo 52 del ddl n. 733) che rischia inevitabilmente di legittimare i “bravi cittadini” a farsi giustizia e come ha scritto Michele Serra di «"servizi d'ordine" che generavano altro disordine questo paese ne ha già avuti davvero troppi».
Dobbiamo far capire al Governo e al Parlamento che la legalità non passa attraverso la schedatura o attraverso la giustizia fai da te ma attraverso diritti uguali per tutti e attraverso la partecipazione di tutti. Un tuo diritto è un mio dovere, un mio diritto è un tuo dovere.
Dobbiamo dire basta! alle campagne stampa denigratorie che colpiscono questo o quello a seconda dei momenti e degli umori della “piazza”, chiediamo legalità uguale per tutti, senza distinzioni.
Chiediamo voce per esprimere le nostre idee e i nostri valori. E chiediamo partecipazione per offrire il nostro contributo nella politica e nella società.
domani 17 febbraio, in Piazzale Loreto, alle ore 14.00
Signor Ministro ci denunci per antirazzismo
Dopo le esternazioni e le minacce del Ministro Maroni contro il settimanale Famiglia Cristiana tantissime persone hanno sottoscritto il seguente appello. Se anche tu vuoi firmarlo, invia un'e-mail a gius.faso@tiscali.it
Signor Ministro Roberto Maroni, abbiamo letto della Sua volontà di intraprendere un’azione legale nei confronti del direttore del settimanale Famiglia Cristiana, che Lei accusa di averLe recato offesa personale per aver definito “leggi razziali” i provvedimenti del Governo verso i cittadini stranieri e le fasce più deboli della società.
Noi sottoscritti/e, uomini e donne di nazionalità diverse, nei nostri rispettivi ambiti di lavoro, di ricerca, di studio, di impegno sociale e politico, abbiamo sempre contrastato pubblicamente e nel nostro agire quotidiano l’intolleranza, la xenofobia e il razzismo. Perciò continueremo a denunciare le retoriche xenofobiche e le politiche razziste messe in atto dal Governo di cui Lei fa parte. Riteniamo, infatti, sia nostro dovere personale, professionale, civile rispettare la Carta costituzionale e batterci per una società rispettosa dei diritti di tutti/e, indipendentemente dalla loro provenienza, nazionalità, condizione sociale.
Le schedature di adulti e bambini rom, le classi differenziali per gli alunni stranieri, l’obbligo al personale medico di segnalare gli stranieri “irregolari”, il reato d’immigrazione clandestina, il permesso di soggiorno a punti, le norme restrittive sui ricongiungimenti familiari, la legalizzazione delle ronde padane, il carcere fino a quattro anni per gli irregolari che non rispettino l’ordine di espulsione, il divieto d’iscrizione anagrafica e la schedatura presso il Suo Ministero non solo dei senza-domicilio-fisso, ma anche di tutti coloro che abitano in dimore diverse da appartamenti: l’insieme di queste misure lede profondamente i diritti fondamentali delle persone e i principi dell’uguaglianza e della democrazia. Queste misure configurano una forma di razzismo istituzionale, tanto più grave e intollerabile per il fatto che, per sostenerle, un ministro della Repubblica, Lei stesso, auspica la cattiveria nei confronti dei più deboli.
Noi siamo quella parte della società civile che condivide il giudizio espresso da Famiglia Cristiana e che continuerà a perseverare nel proprio impegno antirazzista. Se vuole essere coerente, Signor Ministro, denunci anche noi.
Protezione civile
Lo stupro è un delitto vile e una violenza profonda. Forse il più primordiale dei crimini, che in ciascuno di noi evoca sentimenti altrettanto primordiali: la paura, l'ira, lo spirito di vendetta.
Che questi sentimenti debbano essere temperati dalla ragione, e dalla coscienza del diritto, è adesso ancora più evidente dopo il vergognoso raid razzista di ieri sera a Roma contro un bar gestito da romeni. A conferma di quanto pericoloso sia il clima, e quanto disposti alla violenza i peggiori cittadini. Ma la ripetizione rituale degli appelli alla temperanza, e il mero invito ad affidarsi al magistero delle leggi e alla protezione dello Stato, in questa tempesta emotiva rischiano di suonare vuoti, e distratti, tal quali la massima parte delle parole politiche di questo difficilissimo scorcio d'epoca.
Peggio, rischiano di rappresentare, anche quando non lo siano, il pilatesco disimpegno della "casta" e in generale dei ceti socialmente più protetti, indifferenti di fronte al rischio e all'impotenza di chi vive a contatto con la strada, nei quartieri difficili, a diretto contatto con gli aspetti più ruvidi e aspri della violenza endemica e dell'immigrazione clandestina. Ripetere che la grande maggioranza delle violenze sessuali avvengono in famiglia, spesso coperte dall'ipocrisia, dall'arbitrio maschile e dalla rassegnazione femminile, è vero e giusto: ma non vale a rinfrancare e tranquillizzare quei cittadini che, a torto o a ragione, vivono la violenza di strada come il più intollerabile dei soprusi.
La tentazione popolare di auto-organizzare il controllo del territorio (e magari anche la punizione dei colpevoli veri o presunti) è vista con legittima diffidenza da chi ha cultura civile, e spirito legalitario. Essa racchiude, in una forbice di intenzioni così ampia da essere contraddittoria, l'orrendo istinto del linciaggio, del rastrellamento, della giustizia sommaria, del pogrom di quartiere come è accaduto ieri a Roma e in precedenza a Napoli contro i rom (si è poi saputo che il "casus belli", il presunto tentato rapimento di un neonato da parte di una giovane zingara, era stato inventato di sana pianta); ma al capo opposto racchiude anche una volontà di partecipazione attiva, e quasi di "protezione civile", che non è più consentito ridurre a puro malumore manesco e reazionario.
Il governo, a quanto si capisce, intende incentivare le cosiddette "ronde", muovendosi nell'alveo naturale di un populismo che è insieme istintivo e strumentale. Ma opporre a questo fenomeno il puro esorcismo legalitario non serve: semmai minaccia di peggiorare le cose, consegnando alle forze politiche più a loro agio sul mercato della paura (vedi la Lega e le sue ronde) una specie di monopolio della reazione popolare, che nella deriva del diritto può dare luogo a una raggelante gestione partitica della sicurezza (di "servizi d'ordine" che generavano altro disordine questo paese ne ha già avuti davvero troppi).
E dunque: ripetuto, e non si ripete mai abbastanza, che spetta alle forze dell'ordine garantire la sicurezza, alla magistratura di applicare la legge e al governo e al Parlamento di indirizzare le politiche di sicurezza, come affrontare l'onda tumultuante e inquietante della "giustizia popolare", dei pattugliamenti di quartiere più o meno spontanei, dell'insicurezza effettiva e di quella percepita? L'idea di ricondurla a una ragionevole e perfino utile opera di assistenza a polizia e carabinieri, nonché a un ruolo di dissuasione civica e disarmata, non è più insensata che limitarsi alla virtuosa giaculatoria sulle prerogative dello Stato.
In questo clima di razzismo, di uso ansiogeno e bassamente speculativo del problema della sicurezza (chissà se il sindaco Alemanno si è pentito di avere addossato alle amministrazioni di centrosinistra ogni colpa...), forse non sarebbe inutile che la politica - Parlamento e sindaci in primo luogo - provasse a misurare la temperatura della strada non per volgerla a qualche suo effimero vantaggio, ma per aiutarla a rincivilire i suoi umori, e trasformare una scomposta paura popolare in forme attive, controllate e proficue di controllo del territorio. Disinnescando una temibile deriva razzista, manesca e di fazione, e riconsegnando ai bisogni della comunità ciò che oggi è un minaccioso magma emotivo, alla mercé di frange estremiste, capibastone rionali, mestatori di partito, ducetti di crocevia.
Si dice sempre, del resto, che alle radici della crisi della politica ci sia il drammatico distacco dai bisogni popolari. Un evidente bisogno popolare è darsi da fare perché l'attraversamento di un giardinetto in pieno pomeriggio, o l'attesa di amici sul portone sotto casa, non si trasformino in una violazione insopportabile per due ragazze inermi. Tra definire "eroe" chi sventa singolarmente uno stupro, e vedere in ogni reazione collettiva una minaccia per l'ordine democratico, ci deve pur essere una volonterosa e rassicurante via di mezzo. Specie per la sinistra, che della partecipazione popolare, ai tempi, si faceva meritato vanto, questo è un banco di prova da non eludere. Gli assenti hanno sempre torto. di Michele Serra
Minniti: no alle ronde
"L'emergenza sicurezza c'è e ha il suo epicentro nella violenza contro le donne. Il Pd è pronto a dare il suo contributo se il governo adotterà un piano straordinario che investa in uomini e mezzi. Ma né ronde, né militari. Il monopolio della sicurezza appartiene allo Stato. Diversamente si rischia la deriva". E' questa la posizione di Marco Minniti (in foto), ministro ombra degli Interni che, in un'intervista a 'Repubblica', fa riferimento al pestaggio avvenuto ieri sera a Roma e osserva: "Il rischio è una drammatica reazione a catena. Ed è proprio questo che bisogna evitare: i cittadini che presumono di farsi giustizia da soli".
"Siamo fermamente contrari alla ronde" spiega Minniti, che aggiunge: "il fatto che ci siano volontari organizzati da questo o quel partito, con la camicia verde, rossa o nera a caccia di chissà chi è il segno di un fallimento, dello sgretolamento dello Stato. Così apriamo alla giustizia fai da te e rischiamo un surplus di violenza".
L'esponente Pd illustra quindi la proposta dell'opposizione: "Un piano straordinario per il controllo del territorio che preveda un massiccio investimento in uomini e mezzi. E usciamo dall'equivoco sull'uso dei militari, che hanno altre professionalità e mai avrebbero potuto garantire sicurezza".
Stupri, il Governo prova a uscire dall’angolo mentre continuano le violenze
Il governo prova a uscire dall’angolo dopo la tragica serie di stupri, a Roma, Bologna e Milano, che tanto ha allarmato opinione pubblica e opposizione. L’esecutivo lavora a un decreto per fronteggiare l’emergenza, anticipando le misure già contenute dal ddl sicurezza approvato pochi giorni fa dal Senato. Fra le norme in esame, l’impossibilità di concedere i domiciliari a chi si è macchiato di violenza sessuale e squadre di cittadini disarmati al servizio dei sindaci per controllare il territorio.
La strategia del Viminale. È dal Viminale che trapela l’intenzione di intervenire immediatamente, già dal prossimo consiglio dei ministri, dopo gli episodi. È lo stesso ministro dell’Interno Roberto Maroni a comunicare al sindaco capitolino Gianni Alemanno la strategia dell’esecutivo. Nel decreto dovrebbe essere previsto l’aumento dell’organico della Polizia (compatibilmente con le esigenze di bilancio), il gratuito patrocinio per le vittime di stupri e la possibilità per i sindaci di utilizzare cittadini non armati per il controllo del territorio. Dovrebbe essere prevista inoltre per gli autori di violenza sessuale anche una stretta sulla certezza della pena, oltre all’impossibilità di concedere gli arresti domiciliari a chi si macchia di violenza sessuale.
Il monito della Santa Sede. La volontà del governo di intervenire per decreto sul tema delle violenze sessuali provoca l’intervento del Vaticano. Sì a leggi severe verso chi commette reati come lo stupro, ma «le reazioni a caldo non vanno bene» e le reazioni emotive non devono prendere il sopravvento, sottolinea monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti.
Agguato in un locale della zona. Ieri sera una ventina di giovani tra i 18 e i 20 anni armati di spranghe e bastoni hanno aggredito due romeni che si trovavano davanti ad un locale che vende kebab in via Carroceto, nei pressi della fermata della metropolitana Colli Albani. I due romeni sono stati soccorsi e condotti all’ospedale Vannini. Ne avranno per 20 giorni. Poco prima del raid, un gruppo di aderenti a Forza nuova aveva inscenato un corteo nei pressi di Piazza Zama, che si trova nello stesso quartiere dove ieri sera i due adolescenti sono stati aggrediti.
Rimini, i Sinti replicano alle denunce per furto di elettricità
La scorsa settimana, la denuncia per sei abitanti del “campo nomadi” di Via Islanda, accusati di essersi allacciati irregolarmente alla rete elettrica. Ora la replica dell’associazione Sucar Mero: "le sei persone hanno fatto un errore, ma il furto è anche da parte dell'Enel e dell'Amministrazione comunale".
A sostenere questa tesi è Davide Gerardi, italiano di etnia Sinti, coordinatore dell'associazione culturale Sucar Mero. "E' vero che quelle persone hanno fatto un errore - spiega - ma è anche vero che pagano bollette mensili da 240-260 euro per un kwh, quando in ogni casa se ne pagano 70 per tre kwh: il furto è da parte dell'Amministrazione comunale e dell'Enel".
Alla richiesta, avanzata nelle scorse settimane, di alzare la fornitura e, contestualmente, abbassare il costo delle bollette, ha argomentato ancora Gerardi, "all'Enel mi hanno risposto che non si può fare senza un'ordinanza comunale".
Adesso, di fronte al problema elettricità, i Sinti potrebbero reagire non mandando più i loro figli a scuola in segno di protesta. "Hanno staccato anche la luce dei servizi igienici comuni - conclude Gerardi - chi non li ha nella propria roulote non può lavarsi, perchè il boiler non può funzionare. Non mandiamo i bambini a scuola non vogliamo sentirci dire che non li laviamo".
domenica 15 febbraio 2009
Rom e Sinti, siamo il capro espiatorio
Possibile che “per lei, sindaco di Roma, ogni tipo di criminalità che accade a Roma è sempre riconducibile a Rom e Sinti? Ormai questi sono diventati dei capri espiatori”. Lo afferma in una lettera aperta a Gianni Alemanno, Nazzareno Guarnieri (in foto), presidente della federazione Rom e Sinti Insieme, in riferimento allo stupro della quattordicenne romana.
Guarnieri critica le affermazioni di Alemanno sul fatto che i due stupratori sarebbero rom perché hanno la carnagione scura. Critica anche l'ipotesi avanzata sulla stabilizzazione dei campi nomadi entro l'anno. “Ci chiediamo per farne cosa? Lei è consapevole che finché la scelta politica sarà il travaso dei campi nomadi non cambierà nulla, semmai si aggraverà?”.
Guarnieri ricorda di aver presentato al sindaco di Roma un progetto a costo zero per lo smantellamento dei campi nomadi per favorire l'integrazione: “i campi nomadi devono essere subito smantellati e subito impegnate le risorse destinate a questa disastrosa scelta per fare una adeguata politica abitativa, costruire case anche per Rom e Sinti”, utilizzando magari le risorse destinate per gli stessi campi.
Ma non solo - prosegue Guarnieri – “lei non ha mai risposto alla nostra richiesta di collaborazione gratuita per migliorare le condizione di vita di Rom e Sinti a Roma, e questo ci porta ancora a credere che Rom e Sinti sono un capro espiatorio perfetto per la ricerca del consenso e per mettere in atto solo politiche clientelari e di assistenzialismo culturale per Rom e Sinti”.
Roma, Alemanno è pronto a perseguitare i Rom
Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, subito dopo l’orribile violenza subita da una ragazza e dal suo fidanzato nel parco della Caffarella, ha dichiarato: «Ho parlato col questore: sono due persone con accento dell'Est, di carnagione scura, probabilmente rom» e di seguito «Domani ci saranno degli sgomberi a sorpresa. E anche la magistratura deve dare dei segnali forti, altrimenti si crea un buco nel sistema».
Ricapitoliamo: 1) viene commesso un orribile reato, uno stupro; 2) secondo il Questore i responsabili sono “probabilmente” rom; 3) la ritorsione del Sindaco è contro tutti i Rom di Roma con sgomberi a sorpresa. Non c’è che dire, un esempio classico di applicazione seria della Costituzione italiana...
L’unico politico che si smarca da questo clima da caccia alle streghe è Piero Marrazzo, presidente della Regione che giustamente dichiara: «Sono preoccupato per il clima di violenza. Servono tutti gli sforzi per prevenire questi crimini, senza strumentalizzazioni e senza soffermarsi sulla presunta nazionalità degli aggressori ».
Tra l’altro in questi giorni a Roma si discute di regolamenti per gli oramai famosi quattro campi, dove concentrare tutti i Rom e Sinti romani, e per questo Alemanno tra l’altro dichiara: «I soldi ora ci sono. Serve un cambio di modello, i campi devono essere tutti regolari: con il presidio di polizia all'interno e, fuori, i controlli della polizia municipale».
Insomma alla fine basta un “probabilmente” per cancellare la Costituzione (tra le altre cose, la responsabilità penale e civile è personale e non etnica) e indicare i Rom romani, quali responsabili del clima di violenza che si vive nella Capitale. E se sono responsabili di ciò è giusto chiuderli e concentrarli, lontano dalla Città, in luoghi sorvegliati a vista dalle forze dell’ordine. Se questa è democrazia…
I romeni e le "invenzioni" dei leader rom
Ieri è stato pubblicato un articolo “interessante” nello spazio web San Giorgio in Bosco, a firma di Adrian Teodorescu. L’articolo ha la pretesa di spiegare la differenza tra un Cittadino romeno e un Cittadino romeno, appartenente alle minoranze rom.
Si, perché secondo Teodorescu la parola «“Romania” significa paese dei “romani” non dei “rom”». La parola “rom” sarebbe di fatto un’invenzione di alcuni «leader zingari di forgiare una nuova identità etnica e politica per questa etnia, pensando forse che il cambiamento della denominazione risolleverà il loro problema strutturale». Il cambiamento del nome sarebbe iniziata «a Londra nel 1971, dove i rappresentanti degli zingari hanno proposto di sostituire il nome tradizionale, “zingari”, “tigani”, “gypsy”, “gitani” con quello di “rom”».
Inoltre, Adrian Teodorescu scrive: «il termine”rom romeno” usato spesso nei mass media è altrettanto sbagliato perché infanga il nome del vero cittadino romeno e diffama di fatto la sua identità e cultura diversa da quella rom».
In sintesi, Teodorescu si impegna per creare una distanza tra i Cittadini romeni e i Cittadini romeni, appartenenti alla minoranza rom, pensando che questa distanza possa mettere in salvo i “veri” romeni dalla caccia alle streghe che si vive in Italia.
A parte il fatto che i diversi termini (“zingari”, “tigani”, “gypsy”, “gitani”) hanno origine completamente diversa (athiganoi, per “zingari” e “tigani”; egiziani, per “gypsy” e “gitani”), è interessante vedere come pubblicamente non si riconoscano come Cittadini romeni le persone romene che appartengono alle minoranze rom. Addirittura, secondo Adrian Teodorescu, il termine “rom romeno” infanga e diffama il Cittadino romeno che non appartiene alla minoranze rom.
Questo meccanismo è molto simile a ciò che successo per decenni ai Cittadini italiani del Sud Italia emigrati nelle città del Nord. Non erano italiani, erano “terroni”, persone da sfruttare ma certo non da considerare pari, eguali. Insomma Cittadini di serie b o non Cittadini. Qualcuno certo si ricorderà la frase pre-leghista: “dal Po in giù l’Italia non c’è più…”
Insomma per definire il contenuto dell’articolo, a firma di Adrian Teodorescu, esiste una sola parola: razzismo!
venerdì 13 febbraio 2009
Manifesta per i tuoi diritti, per i diritti di tutti
La manifestazione ha l’obiettivo di sensibilizzare i Parlamentari, il Presidente della Repubblica e tutta l’opinione pubblica su alcune norme contenute nella proposta di legge sulla “sicurezza”, votata la scorsa settimana dal senato.
In particolare gli articoli 42 (ex art. 36) e 50 (ex art. 44) colpiranno tutti i Cittadini italiani che vivono in roulotte, case-mobili, carovane o che vivono in ben immobili (appartamenti) che non hanno tutti i requisiti igienico sanitari, indicati dalle diverse leggi.
Tutti questi Cittadini italiani perderanno l’iscrizione anagrafica dal loro luogo di residenza e saranno schedati in un registro apposito dal Ministero dell’Interno: il registro dei senza fissa dimora.
Se questa proposta di legge fosse approvata in maniera definitiva da un giorno all’altro migliaia di Cittadini italiani si potranno vedere cancellata l’iscrizione anagrafica dai Comuni dove vivono per essere schedati in un apposito registro come “senza fissa dimora”.
Il registro separerà l'iscrizione anagrafica dagli abituali luoghi di vita, con effetti imprevedibili sul reale accesso ai servizi. Un esempio? Se una famiglia italiana di Venezia dovesse avere qualsiasi tipo di problema, dovrà rivolgersi ai servizi sociali della sua città o direttamente a Roma?
Inoltre, non è da sottovalutare la dizione che sarà scritta sulle Carte d’Identità: “senza fissa dimora”. Questa dizione limiterà in maniera notevole le possibilità di vita sociale e lavorativa. Infatti, con tale dicitura sulla Carta d’Identità sarà difficile anche solo ottenere una tessera per noleggiare dei video.
Di fatto con l’approvazione degli articoli 42 e 50 la stragrande maggioranza dei Sinti italiani ma anche tantissimi altri Cittadini saranno cancellati dai luoghi di residenza e saranno tutti inseriti in un unico registro nazionale.
Per queste ragioni invitiamo tutti ad aderire e a partecipare alla manifestazione di Milano con appuntamento per tutti a Piazzale Loreto alle ore 14.00. Per i tuoi diritti, per i diritti di tutti.
Informazioni e adesioni: pastore Davide Casadio, telefono 334 2511887, e-mail casadio1970@libero.it
giovedì 12 febbraio 2009
Razzismo, Gad Lerner "inchioda" Maroni
Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha annunciato che si costituirà "parte civile" contro un cronista di Radio Padania, rinviato a giudizio dal Gip di Milano per istigazione all'odio razziale contro la comunità rom. "Ci costituiremo parte civile contro questa persona", ha detto il ministro rispondendo ai cronisti che lo hanno avvicinato al termine della presentazione del numero speciale della rassegna mensile di Israel dedicata alle leggi razziali.
La dichiarazione del ministro è arrivata dopo che il giornalista dell'Infedele, Gad Lerner, ha consegnato a Maroni un dossier della Digos con trascrizioni di un programma sulla radio leghista, inneggianti all'odio razziale nei confronti dei rom e degli ebrei, con un riferimento anche a un "nasone da andare a prendere in sinagoga", contenente chiare minacce al popolare conduttore e giornalista.
Il Gip di Milano, ha detto Lerner al ministro, consegnando il documento con le trascrizioni di Radio Padania, ha rinviato a giudizio un giornalista della radio, Leo Siegel, che ha sede in via Bellerio, per istigazione all'odio razziale nei confronti della comunità rom. Lerner ha poi aggiunto che l'indagato è difeso dal responsabile giustizia della Lega Nord, Matteo Brigandì. Siegel è anche allenatore della nazionale padana.
Alla domanda se sarà il Viminale a costituirsi parte civile, Maroni non ha voluto rispondere. "Noi ci sentiamo tutelati dalle norme Ue - aveva esordito nel suo intervento - ma credo che non siano sufficienti se non si è in grado di fare pulizia in casa propria".
Ue, secondo richiamo al Governo del "silenzio"
“La Commissione Ue sollecita per la seconda volta il governo italiano a fornire informazioni sui criteri di identificazione e sul rispetto della normativa della privacy in merito all'operazione di identificazione svolta nei campi nomadi”. Lo scrive il commissario alla Giustizia Jacques Barrot, che ieri ha risposto a un'interrogazione di un gruppo di parlamentari europei. “La Commissione Ue non ha ancora ricevuto dalle autorità italiane le informazioni richieste relative agli sviluppi, ai risultati finali e alle conclusioni dell'operazione di identificazione svolta nei campi nomadi, e ai provvedimenti che le autorità italiane prevedono di adottare su tali basi”.
Naturalmente il Ministro Maroni tace anche perché è stato dato il via a Roma ad un secondo censimento. Questa volta si fanno le cose in silenzio, niente proclami per l’opinione pubblica. Tanto per ora basta il ddl sulla “sicurezza”.
L’associazione Sucar Drom sta preparando un rapporto per il commissario alla Giustizia Jacques Barrot con lo scopo di denunciare quanto sta succedendo in queste ore a Roma. Infatti, il Ministro ha dispiegato addirittura la Folgore e dalle notizie che stanno arrivando si stanno violando tutte le norme costituzionali. Ma la cosa che più preoccupa è la volontà manifesta di colpire i rappresentanti rom per zittire le sole persone che in questi mesi hanno dato voce alle famiglie rom capitoline.
Milano, il consiglio comunale boccia il regolamento
Il consiglio comunale boccia il regolamento dei campi rom appena licenziato dal prefetto e condiviso dalla giunta Moratti. «È un documento inapplicabile», attacca Aldo Brandirali, consigliere di Forza Italia e presidente della commissione Politiche sociali che ieri pomeriggio ha ospitato la discussione sul nuovo decalogo che dovrà essere applicato ai 12 campi nomadi autorizzati. «Una soluzione che non governa il problema - gli fa eco Andrea Fanzago, consigliere del Pd - . Con queste regole chissà quante volte il Comune dovrà chiedere l´intervento della polizia». E ancora «un elenco di buone intenzioni: 15 pagine che non risolvono il problema né della sicurezza né dell´integrazione», per Carlo Fidanza di Alleanza Nazionale.
Seduta accesa quella di ieri in commissione, dove viene certificato dai dati che il censimento dei nomadi presenti in campi abusivi fatto quest´estate ha individuato solo 797 persone. Presente l´assessore alla Politiche sociali, Mariolina Moioli, per illustrare ai consiglieri il nuovo regolamento che ha destato più di una critica. Da parte di tutti gli schieramenti. Tanto che la riunione si è conclusa con l´intenzione di presentare un testo alternativo. «Elaboreremo un documento del consiglio comunale - spiega Brandirali - Presenteremo proposte per arrivare a un regolamento definitivo che tenga in equilibrio i diritti e i doveri dei nomadi, ma soprattutto che tenga in considerazione la realtà esistente. Perché quello che ci è stato presentato oggi non lo fa». «Verificherò dal punto di vista giuridico le condizioni con cui il regolamento viene adottato e che potestà ha il Comune», è la risposta dell´assessore.
Una delle regole più attaccate è quella del limite temporale di permanenza nei campi, fissato a tre anni. Continua Fanzago del Pd: «Il principio della transitorietà, che potrebbe essere condiviso se finalizzato al superamento delle condizioni di vita di un campo, diventa l´azione di emarginazione delle persone che risiedono da anni nei campi». E aggiunge: «Per accedere a una casa popolare c´è bisogno di risiedere nel territorio comunale da 5 anni. Come faranno queste persone se dopo tre anni vengono cacciate?». Duro anche il commento di Alberto Garocchio di Fi: «Sembra il regolamento delle colonie estive del Comune di vent´anni fa. Fra un anno la situazione non sarà più sostenibile e il prefetto dovrà mandare l´esercito». Intanto le associazioni no profit stanno pensando di fare ricorso alla Corte di Strasburgo. «Poniamo diverse questioni di legittimità per questo testo - spiega Marzia Barbera, rappresentante legale del Tavolo Rom - Si tratta di cittadini europei a cui viene riservato un trattamento non imposto a nessun altro che tocca il piano privato e familiare». di Teresa Monestiroli
Ue, va avanti la direttiva 'orizzontale'
La commissione parlamentare Diritti della donna del Parlamento europeo (interpellata per competenza) ha approvato alcuni importanti emendamenti alla futura direttiva 'orizzontale' contro tutte le forme di discriminazione fuori dal luogo di lavoro (proposta il 2 luglio dalla Commissione Ue a completamento delle direttive precedenti).
Avanzati da Donata Gottardi (in foto) del gruppo Pd/Pse, gli emendamenti - che hanno raccolto il favore dei suoi compagni del Pse, dei Verdi, della Sinistra unita (Gue) e dei liberal-democratici - chiedono l'introduzione del principio della discriminazione multipla e della discriminazione per associazione. Il primo riguarda i casi in cui più fattori di discriminazione si accumulino su di un solo individuo (che, ad esempio è un rom disabile, o gay o anziano, ecc.), il secondo riguarda ad esempio chi ha un figlio disabile e si vede negato l'accesso a un dato servizio.
E' stato poi inserito un riferimento esplicito alle molestie sessuali e la richiesta di aggiungere il genere tra i fattori da considerare, nonché l'applicabilità della Direttiva anche alle unioni civili e di fatto. Introdotta poi la garanzia del diritto alla riservatezza quale strumento per la lotta contro le discriminazioni, il criterio generale della soluzione ragionevole (le misure da adottare preventivamente per rimediare a situazioni di svantaggio) e sono state rafforzate le azioni positive. Inserita anche la richiesta della rimozione delle barriere non solo per i disabili, ma anche per i minori e gli anziani e per le persone che si occupano di loro.
E' stata poi accolta la richiesta di promuovere processi di inclusione e integrazione nei settori dell'educazione, istruzione e formazione. "Se il Parlamento europeo riuscirà ad approvare la Direttiva prima della fine della legislatura - ha affermato Gottardi in una nota diffusa alla stampa - l'Europa sociale, di cui si sente sempre di più la debolezza proprio in questi tempi di crisi, sarà riuscita a dotarsi di uno strumento veramente avanzato di tutela da tutti i fattori di discriminazioni in tutti gli ambiti, non solo in quello lavorativo". di Matteo Manzonetto
Pisa, soluzione umanitaria e non sgombero forzoso
Venerdì 6 febbraio il campo delle Bocchette a Pisa è stato travolto dal nubifragio: fango e acqua hanno devastato le precarie abitazioni, costringendo 16 famiglie Rom a sfollare. Di fronte all’impossibilità di trovare un’altra soluzione, il 7 febbraio si sono rifugiate presso una struttura pubblica dimessa Scuola dell’infanzia di via Puccini a Ghezzano. Una struttura vuota sulla quale non esiste una immediata necessità di utilizzo.
Sono persone, quelle rifugiate nell’ex asilo: sono padri che lavorano nei paesi del territorio, sono madri, sono bambini; non vogliono ne’ possono tornare nel campo delle Bocchette. Ormai lì non ci sono neanche le baracche di lamiera mentre è preannunciato un drastico abbassamento delle temperature.
Chiediamo che sia attivato un meccanismo di protezione umanitaria e che non si proceda ad uno sgombero forzato che, gettando in strada famiglie con bambini, verrebbe meno a qualunque principio etico ed umanitario, nonché alla logica e al buonsenso.
Legambiente Pisa, Comitato Genitori e Insegnanti per la Difesa della Scuola Pubblica, Gruppo di Acquisto Solidale, Arciragazzi, Confederazione Cobas, Casa Della Donna, Rebeldia, Africa Insieme, Università 2.0, federazione Rom e Sinti Insieme, Paolo Baldacci (Presidente Circolo Utopia), Gilberto Vento (Coordinatore di Zona Rifondazione Comunista), Luca Barbuti (Segretario Provinciale Rifondazione Comunista), Caludio Bolelli (Consigliere Comunale Prc S.Giuliano Terme), Martina Battaglia (Consigliere Comunale Prc S.Giuliano Terme), Antonio Ceccherini (Consigliere Comunale S.Giuliano Terme), don Agostino Rota Martir, Marco Carioni (Consigliere Comunale Pdci S.Giuliano Terme)
mercoledì 11 febbraio 2009
Milano, le osservazioni al regolamento del Tavolo Rom
La bozza di “Regolamento delle aree destinate ai nomadi nel territorio del Comune di Milano” formulato dal Prefetto di Milano, Commissario per l’emergenza nomadi in Lombardia, presenta alcune caratteristiche e previsioni che hanno destato forte preoccupazione nel Tavolo Rom, che intende qui indicarne gli aspetti problematici e i profili di illegittimità.
1. L’inaccettabile riduzione ad una delle forme dell’abitare.
Il Regolamento è diretto a disciplinare “le aree destinate ai nomadi nel territorio del Comune di Milano”. Di fatto, nel Regolamento si parla solo di “aree di sosta transitoria”.
Prima ancora di entrare nel merito dei contenuti, riteniamo prioritario premettere che sul territorio milanese, i “campi” costituiscono un’offerta residenziale pubblica assai differenziata. Molti di essi non sono stati pensati e costruiti come aree di sosta transitoria, ma come dimore stabili per nuclei familiari allargati.
Il Regolamento riduce la varietà di offerta residenziale e tratta tutte le diverse fattispecie alla stregua della sola formula dell’area di sosta attrezzata. Ma questa tipo di offerta residenziale era stata pensata inizialmente per gli operatori dello spettacolo viaggiante (giostrai e circensi), prevalentemente Sinti. Il Regolamento non tiene conto della realtà attuale a Milano, in cui i campi presentano una gamma differenziata di possibilità abitative-insediative. Il Regolamento non sembra regolare l’abitare delle persone, ma solo la sosta, per di più transitoria.
Con questo non intendiamo dire che i campi più grandi, spersonalizzati, non debbano essere superati: è inaccettabile, però, assegnare ad una sola formula abitativa dei gruppi assai differenti, per altro assai eterogenei fra loro. La pluralità delle formule abitative scelta dal Comune di Milano considerava l’eterogeneità del mondo rom e la molteplicità dei percorsi e dei progetti che si manifestano al suo interno. Occorre differenziare: molti dei campi regolari a Milano non sono luoghi di ospitalità temporanea, non sono centri di accoglienza, sono luoghi in cui si abita.
Va peraltro sottolineato come la bozza di Regolamento, se veramente restringesse l’offerta residenziale ai campi di sosta transitoria si porrebbe in contrasto proprio con la normativa regionale citata all’art 1 del Regolamento stesso, ossia legge regionale n. 77/989 che, nel disciplinare gli interventi rivolti alla tutela delle popolazioni, a) distingue fra campi di transito e campi di sosta, stabilendo che i Comuni debbano individuare “distintamente” campi di transito e campi di sosta; b) anche per questi ultimi, non pone limiti temporali di sorta; c) prevede che i Comuni possano realizzare altresì “progetti di zone residenziali intese a favorire la sedentarizzazione comunitaria dei nomadi”, specificando che “l' ubicazione dei campi e delle zone residenziali deve essere individuato in modo da evitare qualsiasi forma di emarginazione urbanistica e da facilitare l'accesso ai servizi e la partecipazione dei nomadi alla vita sociale”.
Non pare che la soluzione individuata dal Regolamento come soluzione per le “aree destinate ai nomadi nel territorio di Milano” soddisfi questi requisiti di legge.
2. La transitorietà come condizione definitiva è una violazione della libertà di movimento e della vita privata e familiare dei Rom, del diritto all’istruzione dei minori e una barriera all’integrazione sociale.
Il Regolamento regola un’offerta residenziale i cui beneficiari sono qualificati come “nomadi”. Il principio base è che nelle aree sosta per i nomadi non si possa in nessun modo rimanere più di tre anni. Non si capisce, però, dove debbano andare le persone che vi abitano: se per alcuni di questi gruppi abitazioni ordinarie, di produzione pubblica e di produzione privata, possono essere un’opzione facilmente percorribile (purché vi siano investimenti in mediazione, sostegni all’autonomia e per l’accesso al credito), per altri invece sono più opportune aree attrezzate in funzione residenziale, di proprietà o in affitto, per piccoli gruppi familiari da ricomprendere nel PGT, eventualmente anche realizzati con autocostruzioni accompagnate.
Non si capisce neppure come sia possibile garantire, a queste condizioni, il diritto all’istruzione dei minori, che, dopo tre anni dovranno di necessità interrompere il loro percorso scolastico. E come si pensa di garantire che gli adulti non perdano il lavoro.
Infine, per adulti e bambini, si interromperanno a forza i percorsi di integrazione sociale faticosamente intrapresi.
Vale la pena ricordare anche che, nel caso dei cittadini italiani ed europei, in nessun modo è possibile limitare la libertà di movimento (e quindi anche di fermarsi e di abitare) su una base etnica. Il farlo costituirebbe un’evidente violazione degli artt. 3 della Costituzione, degli articoli 12 e 39 del Trattato CE, dell’art. 14 della CEDU. Ma, più in generale, in riferimento all’intera etnia Rom, la giurisprudenza della Corte Europea di Strasburgo è ormai costante nel ribadire che “la posizione vulnerabile dei nomadi in quanto minoranza comporta che debba essere prestata una particolare attenzione alle loro esigenze ed al particolare stile di vita, tanto nella pianificazione urbanistica quanto nella decisione in merito a particolari situazioni” (Si vedano le sentenze Connors, Chapman, Buckley, c. Regno Unito; D.H.c. Repubblica ceca). E che “dunque in ragione di ciò incombe sugli Stati membri, in virtù dell’art. 8 della CEDU, un’obbligazione positiva di favorire lo stile di vita nomade.”
In particolare, nel caso Chapman, la Corte ha sottolineato che, qualora, perché costretti o per loro scelta, gruppi di Rom e Sinti non conducano più una vita nomade, ma decidano di “stazionare per lunghi periodi in un luogo, anche per favorire – ad esempio- l’educazione dei figli …qualsiasi misura che incida sulla possibilità per il gruppo di stazionare su un terreno con propri caravan, roulottes, ha un impatto che va oltre il diritto al rispetto dell’abitazione. Esse incidono anche sulla la possibilità per loro di mantenere la propria identità di nomade e di condurre la propria vita privata e famigliare secondo quella tradizione”.
3. La regolamentazione discriminatoria della sicurezza e delle libertà delle persone, la mancanza di reali interventi di promozione sociale violano il diritto nazionale e sovranazionale.
Venendo ai contenuti specifici del Regolamento, questo regola un’offerta residenziale pubblica in base a principi di eccezione di cui non si capisce il fondamento. Esso contiene restrizioni forti delle libertà personali (ad esempio non poter invitare i propri amici e parenti senza autorizzazione del gestore; non poter ricevere visite dopo le 22.00 senza autorizzazione). La revoca della “autorizzazione alla permanenza” al nucleo familiare qualora a carico di uno dei suoi componenti venga accertata sopravvenienza di condanne definitive costituisce una pena accessoria illegittima che non può essere decisa in sede amministrativa. Nell’intero procedimento di revoca manca ogni garanzia del contradditorio e del diritto ad una difesa effettiva e si manifesta una specifica violazione del diritto di partecipazione al procedimento amministrativo.
Il fatto che il comitato di gestione non veda al proprio interno dei rappresentanti delle comunità rom e degli enti gestori è un limite forte, che riduce le conoscenze dello stesso comitato di gestione e spreca un’opportunità di partecipazione e rappresentanza preziosa per le comunità locali. Anche in questo caso, si sarebbe dovuto tener conto di quanto stabilisce la l.r. 77/9, che all’art. 2, lettera d) prevede che gli enti territoriali debbano “promuovere la partecipazione delle popolazioni nomadi alla predisposizione degli interventi che li riguardano”.
Si ritiene improprio chiedere ai gestori sociali delle funzioni di “presidio sociale” oltre a quelle appropriate di “promozione sociale”. Infine, ma non per questo di minore importanza, mancano le indicazioni degli strumenti per dare corpo a interventi di integrazione: il giusto richiamo alla mediazione culturale, agli interventi finalizzati all’inserimento sociale, scolastico e lavorativo e all’accompagnamento nei percorsi di autonomia finalizzati al reperimento di una diversa e autonoma soluzione alloggiativa, non può essere dichiarato in maniera estemporanea ma deve trovare strumenti e risorse adeguate. E’ nostra convinzione che su questo dovrebbe insistere un regolamento, e non solo su elementi di repressione e controllo, per altro garantiti dalla legislazione ordinaria e che non necessitano di un intervento differenziale speciale solo per singoli gruppi etnici.
L’insistere su un regime speciale (nel senso di più restrittivo) dell’abitare, del muoversi sul territorio, della possibilità di intrattenere rapporti familiari, di lavorare, di studiare, costituisce una discriminazione su base etnica che rende il Regolamento illegittimo sulla base del diritto nazionale (ed in particolare dell’ art. 43 del TU Immigrazione del d.lgs. 215/03) e sovranazionale (in particolare della Direttiva CE 43/2000 e dell’art.14 CEDU).
Nella recente decisione Sampanis della Corte di Strasburgo si legge: “in ragione delle loro vicissitudini e del loro perpetuo sradicamento, i Rom costituiscono una minoranza sfavorita e vulnerabile che ha un carattere particolare … Hanno quindi bisogno di una protezione speciale” (Corte europea dei diritti dell’uomo, Affaire Sampanis et autres c. Grece, 5.6.2008).
Se di diritto speciale si deve trattare, si pensi a misure speciali che tengano conto di questa situazione di svantaggio sociale e di vulnerabilità. Non a misure che discriminino ed escludano.
In questo spirito, noi chiediamo che, con l’attiva partecipazione dei destinatari, i Rom, il Regolamento venga modificato nel senso che abbiamo appena indicato. di Tavolo Rom
martedì 10 febbraio 2009
Roma, Najo Adzovic: "schedati senza sapere il motivo"
Va avanti l’ennesimo censimento a Roma. Oggi è toccato al Casilino 900. Il “campo nomadi” è stato cinturato dalla Folgore e dalle Forze dell’Ordine. All’interno 36 agenti (sedici macchine e sei cavalli) hanno prelevato alcune persone, tra cui Najo Adzovic (in foto a sinistra), uno dei rappresentanti delle famiglie rom.
Najo Adzovic dopo essere uscito dalla Questura di via Patini, dove è stato condotto insieme ai capifamiglia, ha dichiarato: "Ci hanno preso le impronte digitali, controllati e schedati. Per ora soltanto io sono uscito, gli altri 31 sono ancora tenuti dentro. Nessuno ci ha spiegato i motivi dell'operazione".
Un'operazione che ha suscitato perplessità tra i Rom: "Ci hanno traditi - dice uno di loro - abbiamo sottoscritto con il Comune i sei punti dell'accordo, siamo pronti per i primi interventi di bonifica ma, invece, è tutto fermo e, senza spiegazioni, alcuni di noi sono stati portati via in maniera indiscriminata".
Alcuni rappresentanti del campo, presenti al momento dell'arrivo delle forze dell'ordine, non sono stati controllati. "Io invece sì, che ho pure il permesso di soggiorno e lo sanno tutti - ha dichiarato Adzovic - non sappiamo il perché di questi controlli, siamo sfiduciati, secondo me domani vengono di nuovo".
Le nuove leggi razziali di Maroni
Sono “leggi razziali”. Questo non è il commento editoriale di un giornale vicino all'opposizione ma quello di Famiglia Cristiana che nel suo ultimo numero si scaglia contro le decisioni prese dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni in tema di sicurezza. Al giornale dei Paolini sono andate di traverso le disposizioni che autorizzano la possibilità per i medici di denunciare i clandestini malati e che favoriscono l'opportunità per i cittadini di organizzarsi in ronde di quartiere.
Non è la prima volta che Famiglia Cristiana si rivolge con toni duri nei confronti del ministro. Già qualche mese fa la critica nei confronti di Maroni era stata molto forte in merito alla scelta di prendere le impronte digitali ai bambini rom.
Si legge nell'editoriale che “il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane, è stato sdoganato. La cattiveria invocata dal ministro Maroni è diventata politica del governo". Il riferimento è chiaro ed è riferito alle dichiarazioni che pochi giorni fa il titolare del Viminale, nello show-time governativo di Avellino, ringhiava contro il buonismo nella lotta all'immigrazione clandestina.
Maroni ha promesso di ricorrere alle vie legali. "Contro un'aggressione premeditata da parte di chi usa consapevolmente la violenza di affermazioni false per combattere chi ha opinioni diverse dalle proprie – ha dichiarato il ministro - ho dato mandato di agire in sede civile e penale".
Immediata è stata la risposta arrivata dal Partito democratico. "L'Italia sta precipitando verso le leggi razziali. Adesso il ministro Maroni denunci anche me". Così il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha replicato al ministro dell'Interno.
La provocazione di Veltroni ha fatto da cassa di risonanza del problema tanto da far uscire allo scoperto il leghista Federico Bricolo, presidente del partito nordista al Senato, che è riuscito a definire Famiglia Cristiana "un giornale eversivo, che detta la linea alla sinistra e i cui toni superano addirittura quelli di certi volantini dei centri sociali". Ogni commento è superfluo!
"Definire Famiglia Cristiana un giornale sovversivo è qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Famiglia Cristiana è una voce autorevole e indipendente che semplicemente dice quello che pensa e a cui va tutta la nostra solidarietà". Ha risposto i una nota Anna Finocchiaro, Presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama.
"E' toccato anche ai governi di centrosinistra - ha proseguito Anna Finocchiaro - venire criticati da questa testata. E' legittimo. Purtroppo a destra siamo al delirio di onnipotenza e alla negazione della libertà di critica. La verità è che le tante critiche piovute sui provvedimenti sulla sicurezza varati dal governo sono trasversali e non vengono solo dal centrosinistra. Si tratta di misure che appartengono a una cultura che noi, e non solo noi, rifiutiamo. Una cultura repressiva a sfondo razzista sbagliata anche in termini di effetti: l'immigrazione clandestina continua infatti ad aumentare".
“L’assalto nei confronti di Famiglia Cristiana configura un vero e proprio attacco alla libertà di stampa. C’è un limite che è stato ampiamente superato da una maggioranza che non tollera critiche o dissensi. Definire un giornale cattolico di grande tradizione come un foglio eversivo è aldilà del bene e del male ed offende non questa o quella parte ma la democrazia italiana”. Lo ha dichiarato Marco Minniti, ministro dell’Interno del governo ombra.
"Veltroni ha ragione" perché quelle volute dal ministro Maroni "sono norme che vengono da una cultura che noi dobbiamo rifiutare". Lo ha dichiara il vicepresidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, ai microfoni di SkyTg24. "Tra l'altro - ha aggiunto Zanda - è una cultura sbagliata nei sui effetti: negli ultimi mesi l'immigrazione clandestina è consistentemente aumentata".
"È gravissimo che venga cavalcata questa spinta alla repressione. E' una repressione con contorni veramente razzisti. E' una repressione che non porta frutti, che discredita il nostro Paese ed è in contrasto con lo spirito d'accoglienza con cui l'Italia è sempre stata riconosciuta nel mondo".
"Le dichiarazione in Senato del capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri e del capogruppo della Lega Nord Federico Bricolo contro Famiglia Cristiana, definito un giornale 'delirante e eversivo', offendono una delle voci storiche più libere del cattolicesimo democratico in Italia che non ha mai fatto sconti a nessun governo di centrosinistra o di centrodestra, e dunque neanche all'esecutivo Prodi". Lo ha dichiarato il senatore del Pd Antonio Rusconi, capogruppo in Commissione Istruzione "Gasparri probabilmente - ha affermato Rusconi - conosce poco sia le Sacre Scritture che la dottrina sociale della Chiesa, per cui ne usa solo quanto gli può servire per la sua strumentalizzazione politica. Le norme che costringono i medici a denunciare gli extracomunitari non regolari di fatto sanciscono quanto affermato dalla Lega Nord nelle dichiarazioni di voto, ovvero che esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B. Ma tutto ciò è contro la centralità e il primato della persona, principio fondamentale del cattolicesimo". "Per questo - ha concluso Rusconi - a nome di tutto il gruppo del Pd della Commissione Istruzione, manifesto solidarietà profonda a Famiglia cristiana, in nome di una vera libertà di stampa che magari domani, come è giusto, tornerà a criticare anche interventi e posizioni del centrosinistra". di A. Dra.
Napoli, ancora violenza sessuale
Aveva costretto un ragazzino rom di 12 anni ad avere rapporti sessuali con lui, ma è stato scoperto dalla Polizia stradale di Napoli. L'uomo, 49 anni commerciante di salumi, è stato sorpreso in una piazzola di sosta dell'A1, in direzione Sud, nel territorio di Afragola mentre, a bordo della sua auto, si intratteneva con il minore.
Secondo quanto ricostruito dal personale della Sottosezione della Polizia stradale di Napoli Nord e dal personale del reparto di Pronto intervento della Polstrada partenopea, al momento dell'arresto sia M.G. che il ragazzino avevano i pantaloni abbassati.
Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe costretto il preadolescente ad avere rapporti sessuali in cambio di regali. Le indagini, condotte in collaborazione con la Squadra Mobile, hanno permesso di accertare che il commerciante aveva già adescato altri minori, sia italiani che rom, all'esterno delle sale giochi della zona di Casoria e Acerra offrendo loro soldi, doni e gelati. Al momento sono in corso ulteriori indagini per stabilire se il nucleo familiare del ragazzino sia coinvolto o meno nell'episodio. M.G. è stato condotto presso il carcere di Poggioreale con l'accusa di presunta violenza sessuale. Sia all'interno dell'automobile che presso la sua abitazione è stato sequestrato materiale che sarà sottoposto a ulteriori verifiche giudiziarie.
Sulmona (AQ), Concerto per la Pace e per la Memoria
Alexian Santino Spinelli in concerto a Sulmona per ricordare le vittime rom e sinte dello sterminio nazifascista. Ospite d’onore della serata Moni Ovadia. L’evento si terrà sabato 14 febbraio, a Sulmona (AQ), presso il Cinema-Teatro Pacifico, a partire dalle ore 21,30.
Il “Concerto per la Pace e per la Memoria” è organizzato dalla Presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane e dall’Assessore alla promozione Sociale Teresa Nannarone. Alexian Santino Spinelli, Ambasciatore dell’Arte e della Cultura Rom nel mondo è reduce da una intensa tournee che lo ha visto protagonista, insieme al suo gruppo, nei migliori teatri in Italia e all’estero. Tra i suoi progetti artistici vi è la realizzazione di un Cd musicale dedicato alle vittime rom e sinte trucidate durante il Porrajmos.
Roma, chiude lo Sportello di Segretariato Sociale per l'avviamento al lavoro delle Comunità Rom, Sinte e Caminanti
Proprio nel periodo di commemorazione del Porrajmos, un duro colpo d'arresto alle politiche di integrazione del popolo rom/sinto si è avuto dal mese di febbraio con la chiusura dello Sportello di Segretariato sociale per l'avviamento al lavoro delle Comunità Rom, Sinte e Caminanti di via Alessandro della Seta 20/a gestito dall'Ente Morale Opera Nomadi in convenzione con il Comune di Roma Dipartimento XIV Determinazione Dirigenziale n. 1939 del 23.12.2004.
Lo Sportello era nato a febbraio 2005 con un finanziamento di 42.000 euro per un anno. Negli anni successivi ha subito molte decurtazioni e periodi di non finanziamento fino a giugno 2008 data di scadenza dell'ultima convenzione firmata.
In quest'ultimo periodo (da luglio 2008 ad oggi) lo Sportello è "sopravvissuto" (come nei precedenti periodi di non finanziamento) grazie alle attività di volontariato ed al sostegno delle spese (utenze, materiali, ecc.) a carico dell'Associazione.
Una politica doverosa nei confronti delle Comunità Rom, Sinte e Caminanti ma che ha prodotto anche costi insostenibili per l'Associazione ed una sua crisi dal punto di vista finanziario.
A tutti coloro che hanno potuto verificare la bontà e la qualità dell'attività svolta chiediamo di attivarsi in tutti i modi e verso tutte le direzioni affinchè questa esperienza non muoia e, con essa, muoia un ulteriore lumicino di speranza per un futuro migliore delle Comunità Rom, Sinte e Caminanti a Roma e non solo.
Per informazione sulle attività svolte dallo Sportello di Segretariato Sociale per l'avviamento al lavoro delle Comunità Rom, Sinti e Caminanti visitare il sito: http://www.romlavoro.it/. di Opera Nomadi di Roma
Shoah e Porrajmos, piccoli ricordi di un tempo atroce
La Camera del lavoro di Milano, l’Opera Nomadi di Milano, la federazione Rom e Sinti Insieme e la Casa della cultura di Milano organizzano, in occasione della Giornata della Memoria, l’evento spettacolo “Shoah e Porrajmos, piccoli ricordi di un tempo atroce”. L’evento si terrà 13 febbraio 2008, alle ore 20.30 presso la Camera del lavoro di Milano, in corso di Porta Vittoria n. 43.
Tamara Lazerson, quattordicenne ebrea, internata a Teresien, racconta nei suoi diari la sua vita di adolescente tra dramma quotidiano e sogni del futuro possibile.
Barbara Richter, sinta, internata quindicenne nello Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau, ha lasciato la testimonianza della sua lotta per la sopravvivenza.
Due storie che ci parlano dello sterminio che ha colpito il popolo ebreo e il popolo rom e sinto e che aveva per entrambi la logica dell’annientamento su base razziale. Sono anche, attraverso gli occhi di due adolescenti, lo specchio di due modi diversi di vivere lo stesso orrore.
Gli uomini si abituano a tutto e i ricordi sono destinati a svanire. Noi siamo qui ogni anno perché non si perda mai la memoria di ciò che è avvenuto.
Vogliamo usare l’occasione di quest’anno per riportare alla memoria quella che poteva essere la semplice quotidianità di persone che ogni giorno cercavano di resistere ad una specie di atroce dissolversi della propria vita: i tentativi di sottrarsi e le diverse modalità di intravedere una speranza, il lento lasciarsi travolgere dal dolore e di nuovo la voglia di combattere senza armi, senza bandiere, solo con la propria volontà e la propria fantasia.
Proveremo a raccontare i sogni dei bambini che si costruivano amici di legno e cencio cui raccontare le proprie paure e gli espedienti dei grandi che, deprivati di tutto, si nascondevano nella memoria dei propri passati lavori, dei propri amori dei propri passatempi … in qualsiasi cosa potesse mantenerli vivi.
L’evento spettacolo è con Dijana Pavlovic (in foto) e Tatiana Olear. Saranno accompagnate dal violino di Marta Pistocchi, dalle fisarmoniche di Jovice Jovic e diMario Ruggeri, dalla batteriadi Alessio Russo. Con partecipazione di Allievi Centro Propedeutico Paolo Grassi: Martina Testa, Luca Solesin, Marta Calbi, Rudi Salpietra. Elementi scenici e attrezzeria Centro Diurno “Desi 3” U.F.S.M.A dell’ ASL 3 di Pistoia: Franca Dolfi, Marco Mungai, Simone Benini, Stefano Palagi, Stefano Frotti, Cristina Barni, Alessio Cartini, Chiara Betti, Patrizia Cusimano.
Lo spettacolo sarà preceduto dalla proiezione del documentario “A forza di essere vento”, a cura di Opera Nomadi con testimonianze di Moni Ovadia, Ferruccio Cappelli, Casa della Cultura di Milano, Mirko Bezzecchi (superstite Rom dei campi di concentramento) e Corrado Mandreoli (Camera del Lavoro).
Milano, la legalità non è contro la civiltà e la civiltà è legalità
La civiltà di un paese si riconosce dal profilo che le proprie leggi sanno costruire per rispondere ai fenomeni sociali che il legislatore è chiamato a normare.
Il cosiddetto decreto sicurezza votato ieri al Senato mischiando paura, ignoranza, intolleranza travalica ogni confine tra civiltà e giusta tensione alla sicurezza dei cittadini.
In ossequio politico e ideologico alla strisciante xenofobia si sono dichiarati fuori legge i diritti degli uomini, delle donne e dei bambini, che hanno la sola colpa di essere nati in Italia, che non sono cittadini italiani, che non hanno il permesso di soggiorno.
I residenti migranti in attesa di permesso di soggiorno perderanno ogni diritto previsto dalla costituzione, dalla carta dei diritti dell’uomo, dalle convenzioni internazionali.
Nemmeno i bambini potranno essere curati senza rischiare denuncia ed espulsione precipitandoli disumanamente da dove sono fuggiti per fame, povertà, paura.
Non si vogliono vedere, con gli occhiali dell’ideologia, le braccia che permettono al nostro sistema economico di competere a livello internazionale o le badanti che accudiscono i nostri anziani.
Si consegnerà alle organizzazioni criminali un “esercito di riserva” rendendo il paese più insicuro e fragile.
Non ci si può e non ci si deve rassegnare a tutto questo. Per queste ragioni, la Cgil lancia un appello a tutte le persone, le associazioni e le forze politiche a dare vita a Milano, sabato 21 febbraio 2009, ad una grande manifestazione popolare. di Camera del Lavoro di Milano
Lecce, lettera aperta alle Autorità
Gentilissimi, mi presento: sono il rappresentante ufficiale del Campo Rom della Masseria “Panareo” (situato tra Lecce e Campi S.). Mi chiamo Toska Benfik.
Da circa 20 anni siamo a Lecce: prima in città, poi a S.Cataldo, poi a Solicara e da 10 anni qui, alla Panareo. Siamo circa 220 persone e da qualche mese io sono stato democraticamente eletto portavoce del Campo.
Vado sempre agli incontri con le associazioni “Amici dei rom” e “Migrantes” e faccio parte del Comitato provinciale dei migranti. Mi impegno per il mio Popolo perché ho conosciuto le due guerre civili che abbiamo vissuto: la prima del 1990 e la seconda del 1999-2000: alcuni di noi sono del Kosovo ed altri del Montenegro. Siamo stati costretti ad abbandonare le nostre patrie per la guerra civile!
Noi siamo grati al Popolo Italiano che ci ha accolto a braccia aperte e ha condiviso il pane con noi. Avete dimostrato grande spirito di carità e di fratellanza!
Avete dato ai nostri bambini quel sorriso che noi non abbiamo avuto da giovani: sto parlando come padre e come nonno; sto parlando a nome di tutti, perché i nostri bambini sono, per la maggior parte, nati in Italia e la minoranza l’abbiamo portata con noi quando erano piccoli ed ora hanno 22-25 anni e a loro volta hanno bambini a carico. Ma sono quasi tutti disoccupati!!
Vorrei avere l’opportunità di farvi venire nel nostro Campo, dove alloggiamo da 10 anni. Vorrei potervi fare vedere che vita facciamo! E non per noi adulti, ma per i nostri bambini. Come genitori siamo costretti a vivere qui, perché non abbiamo avuto alternativa.
In questi ultimi tre anni, il Comune di Lecce e la Comunità Europea hanno costruito 26 case, di cui 10 containers e 16 casette in muratura (ancora non ultimate). Noi li ringraziamo!! Ma vorrei chiedere a tutte le Istituzioni ( al Sig Prefetto, alla Provincia, alla Regione, al Comune di Lecce) di darci un’altra opportunità, facendo un nuovo progetto per costruire altre case (non baracche!) per quelli che sono rimasti senza e vivono ancora nelle roulottes: sono 13 nuclei familiari e 6 singoli.
Ormai qui il problema igienico è un’emergenza quotidiana: sia per la rottura dei tubi della fogna che di quelli dell’acqua, arrugginiti da anni. Le perdite, insieme alla pioggia, hanno creato grosse buche e dappertutto c’è fango, liquami e puzza. Abbiamo paura per i nostri bambini piccoli, che sono più di 80 !! Per non farli camminare sulla sporcizia e non fargli prendere malattie, appena tornati da scuola, siamo costretti a chiuderli in casa.
Non ci vorrebbe molto, credo, ad asfaltare le strade e a riparare i tubi. Sono problemi risolvibili subito: le piogge di questi giorni hanno reso tutto un lago di fango. E’ urgente un intervento di bonifica del Campo e delle baracche. Venite a vedere con i vostri occhi!! Noi non pretendiamo di vivere bene come gli Italiani, ma soltanto un po’ meglio.
Non sarebbe, per esempio, molto umano, nella nostra situazione, prevedere visite periodiche di un medico al Campo e realizzare una presenza stabile del Servizio Sociale? Anche per favorire le condizioni per l’inserimento scolastico e il sostegno dei bambini?
Tanti distinti saluti e tanta stima da tutti i Rom del Campo “Panareo” e dal loro rappresentante Toska Benfik
P.S.
Parole pesanti “Rom” o “Zingari”, io mi metto nei vostri panni, sono nomi che fanno paura solo a sentirli… Ma, vi assicuro, noi non siamo gente cattiva; siamo uguali a voi. Venite ad incontrarci e ve ne renderete conto. Dovete conoscerci meglio!! Vi aspettiamo, le nostre porte sono aperte per voi e per tutti quelli che vogliono aiutare il Popolo Rom. Aiutateci a trovare lavoro e a ricevere formazione: molti nostri ragazzi e nostre ragazze stanno studiando e potrebbero essere impiegati come interpreti presso le Questure e i Tribunali, nonché come operatori in vari servizi!
Con queste mie parole, che vi ho scritto, vorrei che i vostri pensieri qualche volta corressero anche un po’ a noi. Siamo davvero in grave difficoltà!
Prima malati che clandestini
Una ferita ai diritti delle persone immigrate e un pericolo per la salute degli stessi immigrati e dei cittadini tutti. Così giudichiamo la revoca della legge che impediva ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie e perciò esprimiamo la nostra indignazione.
La decisione adottata dal governo (che va ad aggiungersi a quella di rendere la clandestinità un “crimine”) costituisce un fatto grave, per di più in un momento delicato come l’attuale in cui al legislatore sono chiesti saggezza, equilibrio e lungimiranza. L’esigenza legittima di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza non può mai far sì che siano calpestati i diritti delle persone. Una scelta di questo tipo non fa che aggravare un clima già pesante, che vede gli immigrati più vulnerabili che mai e tende a esasperare le contrapposizioni, invece di favorire l’integrazione.
Il provvedimento in questione, inoltre, si rivela miope in quanto a tutela della salute pubblica, dal momento che scoraggia di fatto gli immigrati che necessitano di cure e non hanno i documenti in regola, allontanandoli da ospedali e ambulatori. Il rischio che si diffondano malattie e che, contemporaneamente, si alimenti un mercato della salute parallelo è tutt’altro che teorico.
Per queste ragioni, condanniamo con forza l’operato del governo su questo punto e auspichiamo che la norma in questione sia ritirata al più presto. Chiediamo soprattutto che cambi l’approccio culturale a una questione come l’immigrazione. Noi, che in Africa, Asia e America Latina siamo stati immigrati, abbiamo ricevuto calore e accoglienza e abbiamo sperimentato la possibilità concreta di reciproco rispetto e condivisione di valori, tradizioni e ricchezze spirituali al di là di differenze etniche, culturali e religiose.
Un popolo e uno Stato che si riconoscono nei valori della Costituzione non possono rinunciare ad avvicinare l’immigrato – regolare e clandestino – innanzitutto come una persona, con diritti e doveri. In caso contrario, stiamo scivolando a grandi passi verso la barbarie. di Federazione Stampa Missionaria Italiana e Commissione Giustizia e Pace della Conferenza degli Istituti Missionari Italiani
Pisa, lettera aperta firmata dai genitori degli alunni per la situazione "campo nomadi" di Coltano
Egregio Signor Sindaco, egregi Assessori, ci vogliono anni per costruire le relazioni, ma basta un giorno solo per distruggerle.
Noi, insegnanti e genitori, da anni ci troviamo a lavorare con bambini italiani e stranieri, tra questi numerosi sono di etnia rom. All'inizio pensavamo che la loro integrazione sarebbe stata, se non impossibile, perlomeno improbabile. Infatti, da parte degli Italiani è spesso evidente la diffidenza e, in alcuni casi, l'ostilità dovuta a pregiudizi nei confronti di questo popolo di cui non si conosce né storia né cultura. D'altra parte anche i Rom si mostrano, a chi non li conosce, come comunità chiusa e diffidente nei confronti delle istituzioni. Col tempo, la pazienza, la buona volontà e la disponibilità all'ascolto, i nostri timori si sono dissipati. Siamo riusciti a stabilire un rapporto collaborativo con le famiglie che hanno cominciato a partecipare alle iniziative da noi proposte, a guardare con fiducia la scuola e a lavorare con i docenti, affinché i propri figli, come tutti gli altri, possano imparare in un clima di tranquillità. Non è certamente un lavoro facile, né concluso, perché ogni nucleo familiare è diverso dall'altro e ogni nuovo inserimento vuol dire ricominciare da capo. Tuttavia siamo soddisfatti dei risultati ottenuti, del fatto che bambini e bambine frequentano volentieri e con regolarità la scuola e lavorano con gli altri in un rapporto d'amicizia.
In questi anni non siamo stati soli. La Società della Salute, attraverso il Programma Le Città Sottili, che di fatto sosteneva tutti i bambini rom delle nostre scuole, ha fornito i servizi fondamentali, anche se non sempre completi, per avviare questo lavoro di relazione. Il servizio di trasporto scolastico, in primo luogo, ha consentito, negli ultimi anni, a quasi tutti i bambini e le bambine di frequentare con regolarità. L'aiuto nell'acquisto del materiale scolastico e gli interventi degli operatori a sostegno dell'apprendimento hanno favorito la riuscita del percorso.
Ci giunge oggi inaspettata e preoccupante la scelta di procedere allo sgombero del campo di Coltano. Infatti, se apprezziamo l'assegnazione delle residenze popolari quasi ultimate, ci sgomenta il futuro di tutte quelle famiglie che non avranno accesso a tali abitazioni. I loro bambini, numerosi, frequentano le nostre scuole, hanno degli amici e delle relazioni con gli insegnanti. Sono avviati in un sano percorso d'istruzione, l'unico che può contribuire a modificare il loro futuro, che altrimenti appare segnato, dando loro gli strumenti cognitivi e i titoli di studio per poter diventare cittadini attivi e consapevoli. Non capiamo perché il Comune abbia scelto una linea di intervento opposta al percorso di relazione e integrazione che avevamo intrappreso insieme. Decine e decine di nostri alunni dovranno abbandonare le loro classi. Dove andranno queste famiglie che ormai vivono a Pisa da tanti anni? I loro figli frequenteranno un'altra scuola? Troveranno altrove qualcuno che garantisca il loro diritto all'istruzione? Ci spaventa e ci preoccupa pensare che tutto quel che abbiamo costruito con fatica vada perso, che i bambini ritornino nelle strade o nel lavoro informale.
Le famiglie dei nostri alunni ci hanno riportato la loro angoscia per l'incertezza del loro futuro. Ci farebbe piacere poterle tranquillizzare. Poter garantire loro che il Comune della città in cui vivono da anni (alcuni da decenni) non li abbandonerà, non li scaccerà dal suo territorio, che continuerà ad accompagnare i loro figli nelle scuole. Purtroppo i segnali che vengono dall'amministrazione appaiono andare in tutt'altra direzione. L'ordinanza di sgombero, che colpisce tante delle nostre famiglie di Coltano, minaccia gravemente la loro sicurezza abitativa e quindi il loro futuro.
Sentiamo il dovere civico di portare la nostra solidarietà a queste famiglie e di farci portavoce, presso l'amministrazione, dei loro diritti. Chiediamo quindi un incontro con il Sindaco e con gli Assessori competenti, nel quale speriamo di essere rassicurati sulle reali intenzioni del Comune.
I GENITORI: Stefano Bellini, Anna Maria Neri, Renzo Rinaldi, Andrea Ulivieri, Laura Leoni, Catia Moretta, Lorenzo Cantini, Izet Dibran, Pesent Maksuti, Maria Roncone, Michele Zottola, Simona Carboni, Massimiliano Meschini, Michele Bretoni, Silvia Barsacchi, Simona Barghini, Matteo Bulgaro, Rita Paperini, Ines Privitera, Francesco Fratelli, Gianluigi Occhipinti, Maria Sciuto, Giraldo Simona, Galia Renato, Fabiana Bartalini, Melanie De Marchi, Elena Guidetti, Solange Costa, Arianna Sarti, Beatrice Rapisarda, Marina Giampaoli, Cristina Natoli, Sonia Corsi, Valerio Bellagotti, Marco Sarcoma, Laura Tirana, Rajmonda Ocelli, Anna Brittelli, Alessia Castellacci, Connie Pillas, Rocco Scarinci, Massimiliano Berretta, Carolina Chellini, Enrico Sodini, Vanna Niccolai, Alex Medic, Duccio Ghelardoni, Loredana Beretta, Paolo Fischer, Chiara Tarquini, Alfonso de Pietro, Maria Antonietta Lepore, Alessandra Palagi, Sandro Bedini, Tania Masi, Rodolfo Pessina, Bufalini Simone, Orlando Caterina, Carmela Genovese, Francesco Antonio Meduri, Artur Ocelli, Rajmonda Ocelli, Shpetim Tufa, Sonila Tufa, Sandro Bedini, Alessandra Palagi, Elisabetta Bargagna, Nicola Marcheschi, Maria Formosa, Antonio Muscente, Maria Curatolo, Renata Tomei, Giuseppe Marra, Sonia Borghesi, Elena Bizzarri, Veronica Rosellini, Fabrizio Fiorini, Barbara Perazzoni, Viorica Burghele, Annalisa Costagli, Enrico Mozzachiodi, Cinzia Bonini, Tito Flagella, Mari Carmen Llerena del Castillo, Lorella Zanini Ciambotti, Enrico Di Pastena, Sandro Sferruzza, Simona Paoli, Samanta Parducci, Daniela Mei, Magdalena Acurie, Federica Nannipieri, Francesca Venturi, Sara Meucci, Viorica Cristutiu, Simona Canalini, Monica Falciani, Serena Tolomei, Roberta Marchi, Alessandro Marchi, Simona Gonnelli, Michele Ficini, Stefano Barsanti.
GLI INSEGNANTI: Luca Randazzo, Roberta Gnesi, Isabella Moretti, Michela Lanciani, Donatella Parrini, Lucia Damone, Francesca Dinucci, Maria Samperisi, Dania Galli, Patrizia Motroni, Roberto Barbieri, Elisa Renieri, Luciana Piras, Marco Baldacci, Elisabetta Coaro, Franca Aiello, Daniela Lecconi, Renato Intrieri, Donatella Gori, Paola Fusto, Dana Mazzeo, Valentina Ranalli, Dunia Crestacci, Ilaria Bozzi, Daniela Davini, Sara Galletti, Elena Cei, Paola Maggi, Daniela Carrozzo, Serena Mazzantini, Concetta De Pasquale, Rosalia Pipia, Marina Barale, Fulvia Bertini, Rita Vanni, Tiziana Cantini, Ambretta Ambretti, Clara Giannetta, Filomena Cangianiello, Rosalba Sabatelli, Enrica Di Summa.
Ddl sicurezza, appello ai parlamentari molisani
Si ha notizia che tra pochi giorni il Parlamento Italiano discuterà e voterà il disegno di legge 733 che modifica la legge anagrafica.
In particolare, gli articoli 36 e 44 di detto disegno di legge sollevano grandi preoccupazioni. Infatti prevedono che non potrà ottenere l’iscrizione anagrafica nel proprio Comune colui che abita in un luogo che non è in regola con le condizioni igienico sanitarie stabilite dalle norme sanitarie vigenti.
In Italia molte organizzazioni si stanno mobilitando affinché questa norma non venga approvata: essa infatti colpisce le fasce più deboli della popolazione. A maggior ragione, debbono mobilitarsi quelle aree (e il Molise è tra queste) dove molto spesso la mancanza dei “requisiti” non è una colpa dei cittadini, ma è l’effetto di situazioni indipendenti dalla loro volontà: ad esempio il terremoto.
In Italia l’anagrafe è sempre stata un “fotografia della realtà”: un modo per conoscere la “vera” situazione della popolazione. Invece, se venisse introdotto il principio che ogni iscrizione anagrafica deve essere preceduta da una verifica della “idoneità” dell’alloggio, questo costituirebbe un incentivo alle dichiarazioni anagrafiche false. E ci sono fondati dubbi sulla costituzionalità di una norma che incide direttamente sui diritti fondamentali della persona.
Va aggiunto che proprio la “veridicità” della situazione anagrafica ha permesso, nel corso dei decenni, di dare la priorità ai più bisognosi quando di tratta di stilare le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari.
domenica 8 febbraio 2009
Berlusconi è un capace di tutto...
In queste ore infuria il dibattito politico sul caso di Eluana Englaro. Potrà sembrare un dibattito lontano alla questioni sinte e rom ma non è così. Purtroppo il Presidente del Consiglio Berlusconi non è tanto interessato alla vita di Eluana Englaro ma utilizza questa donna, che vive alimentata artificialmente, per scardinare il sistema democratico in questo Paese. Per questo l’attacco di Berlusconi alla Costituzione italiana è qual cosa di inaudito che non deve essere sottovalutato.
Cosa è successo? Una ragazza vive da diciassette anni grazie all’alimentazione forzata: un tubo che porta una soluzione alimentare nel suo stomaco. Il padre ha chiesto alla magistratura se era possibile togliere questa alimentazione forzata, perché la ragazza, quando era in grado di parlare, aveva affermato che non avrebbe mai voluto vivere in questo modo. La magistratura, dopo tanti anni e diverse sentenze ha detto: si, in questo caos si può togliere l’alimentazione forzata. Il Governo ha fatto un decreto legge per cancellare le diverse sentenze della magistratura. Il Presidente della Repubblica ha detto che questo andava contro la Costituzione italiana. E Berlusconi ha risposto che bisogna cambiare la Costituzione.
Come ha affermato Umberto Eco al TG1 è come se una persona fosse stata condannata da un tribunale per aver ammazzato una persona e il Governo facesse un decreto legge per fare in modo che questa persona non andasse in carcere.
Il meccanismo utilizzato da Berlusconi è molto semplice e lo abbiamo già visto utilizzato proprio contro i Sinti e i Rom. Si prende un caso di cronaca eclatante, un caso che colpisce la “pancia” dell’Italia e lo si trasforma in un grimaldello per accrescere il proprio potere personale.
Berlusconi ha imparato questo meccanismo dalla Lega Nord che lo ha utilizzato in maniera sistematica contro i Sinti e Rom negli ultimi tre anni. Ottenendo un successo elettorale notevole, proprio facendo leva sul populismo, sulle pulsioni elementari e sull'emotività plebiscitaria.
In questo caso si usa la commozione, il pianto delle suore, l'anatema dei vescovi e dei cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da contrapporre ai i "volontari della morte", i medici disumani che staccano il sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione.
Come ha scritto Scalfari su Repubblica: quale migliore occasione di questa per dare la spallata all'odiato Stato di diritto e alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante? E Berlusconi non ha esitato davanti a nulla e non ha lesinato le parole il primo attore di questa messa in scena. Ha detto che Eluana era ancora talmente vitale che avrebbe potuto financo partorire se fosse stata inseminata. Ha detto che la famiglia potrebbe restituirla alle suore di Lecco se non vuole sottoporsi alle spese necessarie per tenerla in vita. Ha detto che i suoi sentimenti di padre venivano prima degli articoli della Costituzione. E infine la frase più oscena: se Napolitano avesse rifiutato la firma al decreto Eluana sarebbe morta.
Tutto questo per un disegno chiaro e sconvolgente: cambiare la Costituzione italiana. Di fatto sono anni che Berlusconi afferma che se avesse le “mani libere” (riferito sia alle regole democratiche che alle stesse forze parlamentari che lo sostengono) potrebbe risolvere tutti i problemi degli italiani. Lo stesso concetto utilizzato da Mussolini per prendere il potere in Italia e portarla alla rovina.
La Costituzione è stata costruita proprio per evitare che una sola persona potesse decidere del futuro dell’Italia, come successo negli Anni Venti. E quindi è stato costruito un sistema di poteri (Parlamento, Governo, Presidenza della Repubblica, Magistratura e Corte Costituzionale) che scongiurassero la possibilità di una nuova dittatura.
Ora Berlusconi si appresta ad attaccare questo sistema e inizia dal bersaglio più grosso la Presidenza della Repubblica. Quindi ci aspettano tempi bui se non riusciremo a reagire per affermare l’importanza dei valori espressi dalla Costituzione. Ma la cosa che mi sconvolge e mi fa inorridire è che Berlusconi utilizza una donna inerme per accrescere il proprio potere personale. Se è capace di questo è capace di tutto… di Carlo Berini
venerdì 6 febbraio 2009
Roma, chi di paura ferisce, di paura perisce
Non c’è dubbio che l’attuale Sindaco di Roma, Alemanno, abbia vinto le scorse elezioni comunali cavalcando la paura verso gli stranieri e i Rom dovuta ad una serie di episodi di sconvolgente criminalità straniera culminati con la barbara uccisione della povera signora Reggiani da parte di un immigrato rumeno. Ovviamente il centrodestra a Roma non ha vinto solo per questo. Nel conto bisogna metterci il fallimento del cosiddetto “modello romano” su cui il centrosinistra si era cullato e sul quale sembra continuare a baloccarsi con una nostalgia così struggente che lo rende bambinescamente incapace di articolare un minimo di opposizione nella città e nelle istituzioni agli attuali governanti.
Tra i temi più caldi agitati durante i cosiddetti “ludi cartacei” - così venivano definite le campagne elettorali dagli antenati politici del nostro Sindaco - c’è stato il tema specifico dei campi rom. 20 mila persone, disse Alemanno, che andavano espulse perché violatrici della legge con relativa "chiusura dei campi nomadi abusivi, controllo rigoroso ed effettivo di quelli regolari e loro progressiva eliminazione".
Dopo la vittoria elettorale il Sindaco, in collaborazione con il precedente Prefetto Mosca e la Croce Rossa, ha proceduto ad un censimento dei rom risultati essere circa 7000 in gran parte italiani e quindi non espellibili. Così come non sono espellibili i rumeni perché cittadini comunitari. Quanto ai campi ogni volta che si accenna a un qualche spostamento al di là del GRA nascono mobilitazioni in loco di abitanti che non ne vogliono sapere. Oppure arrivano i dinieghi dei comuni limitrofi che non vogliono "zingari" nei territori vicini. Per ora non ci sono stati spostamenti significativi. Sono state demolite, invece, molte baraccopoli di immigrati sparse in diverse aree libere del territorio comunale. Sul più grande campo rom europeo, quello di Casilino ‘900, ci sono stati diversi annunci ognuno dei quali sposta di qualche mese l’annunciata delocalizzazione. Mentre è stato chiuso ai cittadini per ragioni di sicurezza l’adiacente Parco di Centocelle.
Ora viene annunciato un nuovo censimento perché evidentemente quello precedente pare non fosse sufficiente. A farlo non sarà più la Croce Rossa, ma le forze dell’ordine coadiuvate anche dai parcadutisti. Inoltre il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza ha annunciato direttive severe: ricognizione degli aventi titolo a restare nei campi; nuovo regolamento per gli insediamenti autorizzati; "tutoraggio" dei campi per favorire l'integrazione; trasferimento dei nuclei meglio integrati nei Comuni che portano avanti progetti di inclusione sociale; avvio sgombero Casilino 900.
Diciamo la verità: la questione dei "campi nomadi" non è di facile soluzione. Non lo è se la si vede solo sotto il profilo securitario e militare. Se ne è accorto anche il Sindaco che, non solo sul problema rom, ma anche su quello in generale dell’immigrazione, ha assunto in questi ultimi mesi toni piuttosto moderati con inviti continui a non generalizzare, a non abbandonarsi a conati di razzismo e xenofobia ecc.. Questo però sta scontentando chi aveva creduto che si potessero far sparire in quattro e quattr’otto i rom e i loro campi. In questi ambienti popolari si sente crescere una certa delusione e un inizio di rancorosa inquietudine per delle attenzioni ritenute eccessive verso persone considerate “brutte, sporche e cattive”. Insomma è apparso chiaro che Alemanno non è il Mago di Arcella per cui dopo aver ferito con la spada della paura xenofoba ora rischia di esserne colpito a sua volta.
Intanto l’area metropolitana di Roma ogni giorno, in barba alla sicurezza tanto promessa, continua a sfornare fatti di cronaca nera terrificanti e terribili: dallo stupro di Guidonia ad opera del ‘’branco’’ rumeno, al tentativo di rogo dell’immigrato indiano a Nettuno da parte del ‘’branco’’ italiano, dal pedofilo frusinate che adescava bambini immigrati a Roma al poliziotto che ammazza senza tanti complimenti l’immigrato africano a Civitavecchia. Tutto ciò ci dice che la violenza è multirazziale e non si combatte eccitando la paura, la xenofobia, il razzismo. E neanche con annunci sempre più duri e militareschi da parte dei nostri governanti. Annunci del tutto simili, per la loro inefficacia, alle celebri “grida” manzoniane. di Cantachiaro
Milano, il regolamento per i "campi nomadi"
Pubblichiamo integralmente il “regolamento delle aree destinate ai nomadi nel territorio del Comune di Milano”, licenziato dal Commissario per l’emergenza nomadi in Lombardia, Prefetto Lombardi.
Articolo 1 (finalità e principi)
1. In conformità allo strumento urbanistico del Comune di Milano – di seguito anche “il Comune” - il presente regolamento disciplina le aree destinate alla sosta transitoria dei nomadi di cui all’articolo 1, comma 3 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 77 e successive integrazioni.
2. Le aree sono unicamente quelle già esistenti e dettagliatamente individuate nell'allegato 1 del presente provvedimento.
3. Le aree sono gestite nel rispetto delle regole di convivenza civile di cui al patto di legalità e socialità, allegato sub 2 al presente regolamento in forma di modello di adesione.
4. Ai sensi dell’articolo 50, comma 5 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive integrazioni, il Sindaco può ordinare la diminuzione o l’aumento della capienza massima delle aree di sosta.
5. Il Comune cura la gestione delle aree anche per il tramite dei soggetti di cui all’articolo 1 della legge regionale 14/02/2008, n. 1.
6. Nelle aree di sosta autorizzate il Comune garantisce le misure minime di sicurezza per gli impianti tecnologici, ai sensi delle leggi vigenti.
7. Possono dimorare nelle aree solo le persone nomadi ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge regionale n. 77/1989, e coloro che ai predetti sono legati da rapporti di diretta parentela o convivenza, in possesso della cittadinanza italiana, oppure cittadini UE, in conformità agli articoli 7 e 9 del D. Lgs. 6 febbraio 2007, n. 30, oppure stranieri, in possesso di regolare permesso di soggiorno ai sensi dell’articolo 5 del D. Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 e successive integrazioni.
Articolo 2 (gestione delle aree)
1. Il Comune di Milano, nell’ambito della sua attività di programmazione, stabilisce le linee degli interventi nelle aree, sentito il comitato di gestione di cui al successivo articolo 3.
Articolo 3 (comitato di gestione)
1. La cura delle aree è affidata al comitato di gestione, di seguito anche “ il comitato”.
2.. Il comitato è costituito con decreto sindacale e dura in carica per un anno. Ai suoi componenti non spetta alcun emolumento.
3. Il comitato è composto da:
a) un dirigente scelto dal Sindaco, che ne assume le funzioni di presidente;
b) un dirigente del settore competente per i servizi sociali o suo delegato;
c) un dirigente del settore competente in materia di sicurezza urbana o suo delegato;
d) un dirigente del Settore Decentramento o un funzionario suo delegato;
e) un dirigente della Polizia locale o suo delegato.
4. Su invito del presidente del comitato possono partecipare alle sedute, senza diritto di voto, il gestore sociale di cui al successivo articolo 5, e un rappresentante della comunità nomade ospitata nel campo.
5. Per le sedute del comitato è necessaria la partecipazione della metà più uno dei componenti. Le decisioni sono adottate con il voto favorevole della maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del presidente.
6. Nei casi di urgenza, il presidente può adottare qualsiasi atto di competenza del comitato ai sensi del presente regolamento, da comunicare al collegio nella prima seduta utile.
7. Il comitato è unico per la gestione di tutte le aree di sosta autorizzate, e ha sede presso la struttura organizzativa comunale competente per i servizi sociali, che ne assume le funzioni di segreteria.
8. Qualora il comitato, sebbene invitato a provvedere entro congruo termine, ritardi od ometta di compiere atti obbligatori ai sensi del presente regolamento, il Sindaco procede alla nomina di un commissario il quale adotta tempestivamente i provvedimenti del caso.
Articolo 4 (attività del comitato)
1. Il comitato esercita le funzioni previste nel presente regolamento, vigila sulla sua applicazione e, nell’ambito delle linee programmatiche fissate dall’Amministrazione comunale, coordina e controlla:
a) l’adesione al “patto di legalità e socialità” summenzionato;
b) la frequenza scolastica, collaborando con le competenti autorità statali e comunali per garantire l’adempimento dell’obbligo scolastico, anche attivando i necessari controlli;
c) gli interventi di sostegno educativo, sociale, di formazione e di inserimento lavorativo;
d) il processo di integrazione nel tessuto cittadino.
2. Al comitato spetta la gestione del campo, fatte salve le attività di competenza del gestore sociale di cui all’articolo 5. In particolare, il comitato delibera in ordine agli accessi, alle revoche e agli allontanamenti degli ospiti dal campo, alla riduzione o all’esclusione dal pagamento di quanto dovuto ai sensi del successivo articolo 10.
3. Il comitato esprime e formalizza le proprie decisioni, che sono recepite nel provvedimento conclusivo del dirigente che lo presiede.
4. Il comitato autorizza senza ulteriori formalità l’ingresso nel campo di coloro che vi devono operare e ne coordina l’attività al fine di garantire la piena osservanza dei provvedimenti assunti dalle autorità pubbliche.
5. Il comitato predispone ogni anno, entro il mese di febbraio, una relazione al Sindaco sulle attività svolte con riferimento alle spese e ai risultati conseguiti.
6. Almeno due volte l’anno il comitato effettua un sopralluogo nel campo. Vi partecipano anche i rappresentanti dell’area tecnica comunale. Possono essere invitate al sopralluogo l’autorità locale di Pubblica sicurezza, del Comando provinciale dei Vigili del fuoco, l’ASL e l’ARPA.
7. L’esito di ogni sopralluogo è comunicato al Sindaco.
Articolo 5 (gestore sociale)
1. In ogni area di sosta opera un gestore sociale – di seguito anche “il gestore” - individuato dall’Amministrazione comunale tra i soggetti di cui all’articolo 1 della legge regionale 14/02/2008, n. 1.
2. Il rapporto tra il Comune e il gestore è disciplinato da apposita convenzione.
3. Il gestore svolge attività di presidio e di promozione sociale.
4. Costituiscono servizi di presidio, tra gli altri:
a) la ricezione delle domande di ammissione al campo sulla base di apposita modulistica;
b) il controllo sulla effettiva applicazione del patto di legalità da parte degli ospiti;
c) la diffusione e la consegna di copia del regolamento e l’informazione su ogni altra disposizione dell’Amministrazione comunale e del comitato di gestione.
d) la registrazione delle persone autorizzate e l’assegnazione alle stesse di un apposito tesserino di riconoscimento;
e) la registrazione delle partenze per le assenze prolungate oltre quarantotto ore;
f) l’ammissione all’ingresso nel campo, senza ulteriori formalità, da parte di amici e parenti, previo controllo dei documenti, e assegnazione agli stessi di un tesserino di riconoscimento.
g) il controllo ordinario sul rispetto delle regole di comportamento e degli obblighi previsti dalle normative vigenti;
i) il ricevimento delle istanze di riesame avverso i provvedimenti di revoca dell’autorizzazione.
5. Rientrano nelle attività di promozione sociale:
a) la mediazione culturale;
b) gli interventi finalizzati all’inserimento sociale, scolastico e lavorativo;
c) l’accompagnamento nei percorsi di autonomia finalizzati al reperimento di una diversa e autonoma soluzione alloggiativa.
6. Le attività del gestore si integrano con le attività degli operatori sociali comunali e degli operatori di Polizia locale al fine di costituire in ogni area un presidio di socialità e di legalità per l’efficiente gestione dell' area medesima.
7. La Polizia locale vigila sull’effettivo rispetto del presente regolamento da parte di coloro che sono tenuti alla sua osservanza.
Articolo 6 (servizi generali)
1. Le aree di sosta transitoria sono dotate di appositi spazi, adeguatamente attrezzati, a disposizione degli enti e delle Istituzioni di volta in volta chiamati ad intervenire.
Articolo 7 (ammissione)
1. L’ammissione alle aree di sosta transitoria avviene solo per nuclei familiari, mediante autorizzazione rilasciata al componente maggiorenne della famiglia che ne abbia fatto richiesta mediante la modulistica fornita dal gestore, previa verifica della disponibilità di posti e accertamento dei seguenti requisiti, sia nel richiedente che nei familiari:
a) il possesso dei documenti di identità;
b) l’attestazione documentale della regolare presenza sul territorio nazionale, per i cittadini stranieri;
c) l’assenza di precedente acquisizione di alloggio realizzato con contributi pubblici e l’assenza di assegnazione di alloggio di edilizia residenziale pubblica in locazione sul territorio nazionale;
d) l’assenza di proprietà o di disponibilità di idonea abitazione sul territorio nazionale;
e) l’assenza di un reddito familiare che consenta il reperimento di una diversa e autonoma soluzione abitativa
f) l’assenza di precedenti provvedimenti di allontanamento dalle aree di sosta della città;
g) la sottoscrizione del modulo di adesione al patto di legalità e socialità.
2. Le autorizzazioni alla permanenza nelle aree di sosta transitoria e al parcheggio dei veicoli nelle aree eventualmente individuate hanno, di regola, la durata di un anno prorogabile in presenza di un percorso di integrazione condotto in collaborazione con i Servizi Sociali, per coloro che abbiano rispettato gli impegni assunti con l’adesione al patto di legalità e di socialità. In nessun caso la durata della permanenza può superare tre anni.
3. Per i requisiti di cui alle lettere da c) ad e) del precedente comma 1, il richiedente presenta una dichiarazione ai sensi dell’articolo 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 manifestando di essere a conoscenza delle conseguenze, anche penali, nel caso di dichiarazioni mendaci. Per gli stranieri, tale dichiarazione è resa nei limiti di cui all’articolo 3, comma 3 del citato D.P.R. 445/2000.
4. Nel rispetto del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 ad ogni ospite delle aree e a coloro al cui interno vi operano, è rilasciata una tessera munita di fotografia, con i propri dati anagrafici. La tessera è valida ai soli fini dell’accesso al campo. Può essere inoltre rilasciata specifica autorizzazione alla sosta per i veicoli di proprietà nelle aree ove siano state previamente individuate le apposite piazzuole di parcheggio, previa esibizione dei relativi documenti da parte dei possessori dei medesimi veicoli.
Articolo 8 (iscrizione nei registri anagrafici)
1. Il nucleo familiare è iscritto nei registri anagrafici della popolazione residente, su istanza obbligatoria di un componente maggiorenne del nucleo familiare entro sei mesi dal rilascio dell’autorizzazione alla sosta.
Articolo 9 (comportamento all’interno del campo)
1. Gli ospiti delle aree di sosta osservano gli impegni assunti con la sottoscrizione del modulo di adesione al patto di legalità e socialità, con particolare riguardo ai diritti dell’infanzia, alle norme di buona convivenza civile e a quanto disposto dal presente regolamento.
2. Gli ospiti uniformano la propria condotta anche ai seguenti precetti:
a) mantenere la struttura ad essi assegnata in buon stato di conservazione;
b) usare solo attrezzature ed elettrodomestici a norma;
c) usare gli appositi contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti;
d) lasciare liberi i passaggi pedonali o per veicoli, da ogni forma di intralcio alla libera circolazione;
e) non lasciare incustoditi arnesi da lavoro, da cucina e quant’altro possa essere causa di pericolo;
f) non costruire verande o simili manufatti non autorizzati che in quanto abusivi verranno demoliti, previa ordinanza dirigenziale, a spese dei trasgressori che risponderanno anche della rifusione dei danni;
g) limitare alle ore 22,00 ogni attività all’aperto che possa causare disturbo al riposo delle persone;
h) non accendere fuochi fuori dalle zone espressamente attrezzate allo scopo, e comunque non bruciare materiali inquinanti o pericolosi.
3. I veicoli autorizzati sostano nell’area di parcheggio eventualmente individuata, e possono entrare all’interno del campo solo se necessario, e a passo d’uomo. I veicoli lasciati incustoditi ovvero non marcianti sono rimossi. La Polizia locale effettua periodici controlli per accertare la conformità dei veicoli alle norme sulla circolazione stradale.
4. Gli animali domestici sono dichiarati al gestore sociale, non devono recare disturbo o molestia alle persone e sono custoditi secondo la legislazione vigente.
Articolo 10 (oneri di accoglienza)
1. Sono a carico degli ospiti dell’area di sosta, in base ai contratti da essi stipulati, le utenze per l’energia elettrica, l’acqua e il gas.
2. Gli ospiti concorrono al pagamento delle spese di raccolta dei rifiuti nella misura giudicata congrua dal Comune per ciascun insediamento.
3. Per la permanenza nel campo è dovuta una somma giornaliera pari ad € 1,00 per ogni soggetto che abbia raggiunto la maggiore età, a titolo di concorso alle spese generali e di funzionamento del campo. Il Comune delibera le modalità di riscossione, l’aggiornamento periodico del canone e i casi di esclusione.
4. In ogni caso, il canone di cui al precedente comma non è dovuto per i giorni di assenza comunicata almeno 10 giorni prima.
5. Sono a carico degli ospiti anche le somme dovute a titolo di risarcimento dei danni arrecati pure dai figli minori ai beni del Comune o ai terzi, durante la permanenza.
Articolo 11 (visite)
1. I parenti, gli amici e i conoscenti degli ospiti possono accedere liberamente al campo per recarsi dall’ospite che intendono visitare, facendosi identificare all’ingresso dal gestore sociale.
2. I soggetti di cui al comma precedente possono essere sottoposti a controlli per l’identificazione da parte degli operatori della Polizia locale.
3. Entro le ore 22, le visite hanno termine. Nei casi di comprovata necessità il gestore può autorizzare le visite oltre tale termine informandone la Polizia locale.
4. Per comprovati motivi di sicurezza, il comitato di gestione può temporaneamente sospendere l’afflusso alle aree di sosta avvisando tempestivamente gli ospiti.
Articolo 12 (revoca dell’autorizzazione)
1. L’autorizzazione è revocata al nucleo familiare qualora a carico di uno dei suoi componenti venga accertata una delle seguenti situazioni:
a) sopravvenienza di condanne definitive per reati contro il patrimonio o le persone;
b) sottoposizione a provvedimenti interdittivi;
c) abbandono della struttura assegnata per un periodo superiore ad un mese, salvo espressa e preventiva autorizzazione del comitato;
d) mancata adesione, per due volte, a un percorso d'inserimento lavorativo accertato e monitorato dai competenti uffici comunali;
e) perdita dei requisiti di cui al primo comma del precedente articolo 7;
f) grave turbamento alla vita del campo o della cittadinanza;
g) inosservanza grave per due volte degli impegni assunti aderendo al patto di legalità e socialità, o delle disposizioni del presente regolamento;
h) mancata richiesta di iscrizione anagrafica del nucleo familiare autorizzato alla permanenza nel termine di cui al precedente articolo 8, ovvero nel caso di disposta cancellazione dai registri anagrafici;
i) immotivato inadempimento dell’obbligo scolastico formativo da parte dei figli;
j) mancato pagamento del canone dovuto per l’occupazione dell’area di sosta oppure mancato pagamento delle utenze, previa diffida ad adempiere.
2. Fermo restando l’allontanamento del singolo nei confronti del quale sia stata accertata una delle situazioni indicate al precedente comma 1, su proposta del gestore il nucleo familiare interessato può permanere nell’area purché vi sia altro soggetto maggiorenne, individuato nel medesimo nucleo, al quale possa essere intestata l’autorizzazione a suo tempo rilasciata.
3. Il nucleo familiare o l’ospite la cui autorizzazione sia stata revocata, lascia il campo nelle quarantotto ore successive alla comunicazione del provvedimento.
4. Nello stesso termine, coloro che vi hanno interesse possono presentare istanza di riesame al presidente del comitato per il tramite del gestore. Tale istanza sospende l’obbligo di lasciare il campo.
5. Se la revoca dell’autorizzazione viene confermata, i destinatari del provvedimento lasciano il campo nelle quarantotto ore successive. Nel caso di rifiuto, il comitato può chiedere l’intervento della Polizia locale per allontanare chi non ha più titolo ad essere ospitato.
Articolo 13 (chiusura delle aree di sosta transitoria)
1. Oltre a quanto previsto dall’articolo 54, comma 4 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive integrazioni per prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità' pubblica e la sicurezza urbana, le aree di sosta transitoria possono essere chiuse in ogni tempo dal Comune per sopravvenuti motivi di pubblico interesse.
Articolo 14 (sanzioni)
1. Per la violazione delle norme del presente regolamento e degli impegni assunti con l’adesione al “patto di legalità e socialità”, sentito il gestore, il comitato commina una sanzione amministrativa da € 25,00 ad € 500,00 nei confronti di chi ha commesso la violazione.
2. Le somme corrisposte ai sensi del precedente comma sono destinate al “Fondo per le spese di funzionamento e per la realizzazione delle opere e degli interventi nelle aree di sosta transitoria per i nomadi”, istituito presso il Comune di Milano.
Articolo 15 (diffusione del regolamento)
1. Il presente regolamento, e i suoi allegati, sono tradotti nelle lingue dei nomadi ospiti nelle aree di sosta transitoria, ed è pubblicato mediante affissione all’albo pretorio del Comune di Milano.
2. Il gestore cura la diffusione del presente Regolamento, e la sua sottoscrizione per conoscenza e accettazione da parte dei nomadi ospitati nelle aree di sosta.
Articolo 16 (abrogazioni)
1. Il presente regolamento entra in vigore il quinto giorno successivo alla sua approvazione.
2. Con l’entrata in vigore del presente regolamento sono integralmente abrogate tutte le disposizioni contenute nel Regolamento adottato con Deliberazione di Consiglio Comunale n° 124/98.
Articolo 17 (norma transitoria)
1. Entro un mese dall’entrata in vigore del presente regolamento, il Comune costituisce il comitato di gestione.
2. Entro tre mesi dall’entrata in vigore del presente regolamento, il Comune verifica la posizione di coloro che attualmente si trovano nelle aree di sosta secondo quanto previsto dal precedente articolo 7, in ordine alla legittimazione a permanervi. A tal fine il Comune fa compilare a ciascun nucleo familiare apposita istanza ai sensi del precedente articolo 5, comma 4, lettera a), e cura le attività di cui al precedente articolo 5 anche attraverso i presidi sociali già esistenti nelle aree di sosta di cui all’allegato 1 del presente regolamento.
3. Entro il 31 maggio 2009 il Comune effettua la ricognizione delle aree di sosta transitoria.
4. Il Comune – salva ed impregiudicata la potestà di adottare ogni ulteriore e diversa regolamentazione – può richiedere al Commissario per l’emergenza nomadi, entro il termine di durata dello stato di emergenza, ogni modifica e integrazione che si rendesse necessaria in sede di prima applicazione del regolamento.
giovedì 5 febbraio 2009
Terrorismo di stato, colpirne uno per educarne cento
«Prima l'hanno minacciato con un frustino, poi un poliziotto l'ha colpito al volto con un pugno, infine l'hanno costretto a “sedersi” dentro una pozzanghera e a cantare una canzone». Vittima delle violenze sarebbe Giuliano Adzovic, un operatore dell'Arci di origine montenegrina che lavora all'interno del campo di Tor de' Cenci.
Tutto sarebbe avvenuto intorno alle nove del mattino di martedì scorso, ventiquattrore dopo l'arrivo della Folgore all'interno del campo. Lo denuncia Marco Birrozzi, responsabile del progetto di scolarizzazione di Arci Solidarietà, ai microfoni di Radio Popolare Roma.
«Giuliano – racconta Birrozzi – è stato fermato all'entrata del campo da un militare della Folgore, dopo il controllo dei documenti sembrava che il suo nome non risultasse nell'elenco del censimento e quindi il parà ha chiamato due poliziotti. A questo punto gli agenti gli hanno detto di allontanarsi dall'entrata del campo e di attraversare la Pontina. Il nostro operatore, nonostante insensatezza della richiesta, ha obbedito. Poi – prosegue il responsabile di Arci Solidarietà – un terzo agente si è avvicinato e l'ha minacciato: “Devi fare quello che ti diciamo noi sennò ti picchiamo”. Quando Giuliano ha chiesto spiegazioni l'agente è andato in macchina, ha preso dei guanti e l'ha colpito con un pugno sul volto».
Il racconto di Birrozzi prosegue: «Giuliano ha iniziato a urlare, l'agente che l'ha colpito l'ha condotto all'interno di una volante trascinandolo per un dito... gli hanno preso la mano, divaricato le dita, storto un pollice e portato nella macchina colpendolo con dei calci. Giuliano ha iniziato a piangere e i poliziotti gli hanno detto di smetterla perchè sennò avrebbero messo nell'auto l'unità cinofila presente nel campo».
«Giuliano è rimasto nell'auto per circa venti minuti, poi gli agenti l'hanno riportato all'entrata del campo». «Qui – denuncia sempre Marco Birrozzi – i poliziotti l'hanno costretto sotto la minaccia di un frustino a “sedersi” dentro una pozzanghera. Lui ha protestato ma alla fine si è seduto; poi hanno chiesto a Giuliano di cantare... di cantare una canzone, sennò l'avrebbero colpito con il frustino. Il nostro operatore si è rifiutato ma gli agenti hanno insistito suggerendogli di cantare “tanti auguri a te”; alla fine è stato costretto a fare anche questa cosa, a cantare seduto nella pozzanghera».
Tutto sarebbe finito solo con l'arrivo di altri operatori dell'Arci nel campo di Tor de' Cenci: «Quando hanno visto Giuliano piangere hanno cercato il responsabile delle operazioni individuandolo poi in un vicequestore. Solo a quel punto hanno ottenuto la liberazione del nostro operatore».
«La vicenda – conclude Birrozzi – non è finita subito: nel corso della giornata i poliziotti hanno nuovamente minacciato Giuliano chiedendogli di non farsi vedere in giro per il campo e di non raccontare a nessuno quello che era accaduto, altrimenti gli avrebbero spaccato la testa».
L'intervista integrale a Marco Birrozzi è disponibile in podcast sul sito di Radio Popolare Roma (http://www.radiopopolareroma.it/).
Il Senato approva la schedatura
Il governo viene battuto tre volte sull’immigrazione ma l’articolo 36 del ddl 733 è stato approvato dal Senato alle ore 18.50 di ieri, mercoledì 4 febbraio 2008, dopo due verifiche del numero legale, la sospensione della seduta per mancanza del numero legale, il cambio della Presidenza della seduta e un ulteriore verifica del numero legale.
Interventi appassionati di alcuni senatori del Partito democratico e dell’Italia dei Valori che però non hanno convinto una maggioranza schierata per la schedatura per chi non vive in un immobile o per chi vive in un immobile senza i requisiti igienici sanitari.
Approvato questa mattina anche l’articolo 44 che vedrà i “senza fissa dimora” iscritti in un registro che verrà istituito presso il ministero dell'Interno. L'Aula di palazzo Madama ha quindi approvato la schedatura da avviare entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge. Diversi i commenti politici su quanto successo a Palazzo Madama, ora la parola passa alla Camera dei Deputati fra quindici giorni.
Invitiamo tutti a scrivere al Presidente della Repubblica, chiedendo un suo intervento sul Governo e sul Parlamento per stralciare dal ddl 733 gli articoli 36 e 44.
Il Residente della Repubblica
Il Residente della Repubblica? È l’ultimo: un uomo come noi. La vita lo ha relegato ai margini. Ma i suoi diritti rimangono quelli di ogni cittadino. E la politica, pur in nome di legittime esigenze di sicurezza collettiva, non può assumersi la responsabilità di indebolirli e comprometterli.
Muove da questi principi la mobilitazione pubblica che fio.PSD (Federazione italiana organismi per le Persone senza dimora) lancia in occasione della discussione, in Parlamento, del disegno di legge 733 (il cosiddetto “Pacchetto sicurezza”). Esso contiene due articoli, il 36 e il 44, che rischiano di rendere ancora più difficile la vita e i percorsi di reinserimento sociale delle persone senza dimora.
In particolare, indeboliscono l’istituto della residenza anagrafica, condizione indispensabile per l’accesso ai più elementari diritti di cittadinanza, e istituiscono un registro degli homeless che si teme possa rivelarsi uno strumento per schedare, più che per aiutare chi sta ai margini.
La mobilitazione ha un suo punto di forza nel numero unitario realizzato, per il mese di febbraio, dai sei giornali di strada italiani, e dedicato appunto al Residente della Repubblica. L’iniziativa verrà presentata nel corso di una conferenza stampa, durante la quale fio.PSD illustrerà le motivazioni della richiesta di stralcio degli articoli 36 e 44 dal Ddl 733.
La conferenza stampa si svolgerà venerdì 6 febbraio alle ore 11.30 al centro “La Cordata” di via Zumbini 6, a Milano, in occasione del convegno “Nella mia città. Forme dell’abitare per promuovere cittadinanza e inclusione”, promosso da fio.PSD.
Oltre al presidente di fio.PSD, Paolo Pezzana, saranno presenti alla conferenza stampa i direttori dei giornali di strada Foglio di via (Foggia), Fuori Binario (Firenze), Piazza Grande (Bologna), Scarp de' Tenis (Milano), Shaker pensieri senza dimora (Roma), Terre di mezzo (Milano).
Verona, il Procuratore Guido Papalia nella città violata
Siamo cittadine e cittadini veronesi e vogliamo sentirci liberi di vivere, con civiltà e rispetto dei bisogni e desideri di tutti, gli spazi della nostra città, senza incorrere in continui divieti che impediscono anche le più semplici azioni del vivere quotidiano. Non ci piace una Verona che mette al bando i poveri, i marginali, le schiave prostituite e i ‘diversi’ invece di impegnarsi per superare la povertà, la marginalità, lo sfruttamento e la violenza sulle donne e per comporre armonicamente le differenze tra le persone.
Per questo abbiamo sottoscritto un appello, aperto all’adesione di tutti coloro che ne condividano lo spirito, e dato avvio a un percorso pubblico per reagire difronte a una città in cui la ‘sicurezza’ diventa il cardine che giustifica ogni misura, trasformando ogni malessere in egoismo sociale.
Intendiamo vincere le paure indotte, educarci e educare alla cittadinanza, alla convivenza, alla convivialità, riappropriarci della piena cittadinanza, resistere con la nonviolenza. Per una Verona dell’accoglienza, della tolleranza, della disponibilità, del rispetto.
Per il secondo incontro del ciclo abbiamo chiesto al dottor Guido Papalia, Procuratore della Repubblica di Brescia, per tanti anni a Verona di cui è profondo conoscitore, di illustraci le ordinanze emanate nell'ultimo anno nella nostra città e aiutarci ad affrontare il nodo 'sicurezza' e a riflettere su quali strumenti e strategie potrebbero dare ai cittadini una vera sensazione di non solitudine.
Partecipa anche tu all’evento “La città violata. Insicurezza reale, insicurezza costruita, insicurezza percepita: le ordinanze del Sindaco di Verona”. Il Procuratore Guido Papalia ne parlerà con Mario Puliero (direttore Telearena), lunedì 9 febbraio, alle ore ore 20.30, nell'Aula Magna dell'Istituto 'Galileo Ferraris' Via del Pontiere, 40 Verona.
Il ciclo di conferenze proseguirà Lunedì 2 marzo ore 20.30 con il terzo incontro: “L’obbedienza non è più una virtù. Teoria e pratica della disobbedienza civile” con Massimo Valpiana, Movimento Nonviolento,moderatore Giuseppe Muraro, giornalista.
Per informazioni veronacittaaperta@hotmail.it
mercoledì 4 febbraio 2009
Milano, il Prefetto firma il nuovo regolamento per i "campi nomadi"
Punti fondamentali: la partecipazione alle spese del campo, il turnover delle presenze, con una permanenza massima di tre anni, l’allontanamento dal campo, dopo inviti formali ad adeguarsi, per chi trasgredirà, l´obbligo di far frequentare la scuola ai minori e di seguire il percorso di inserimento lavorativo per gli adulti.
I dettagli saranno modellati sulle peculiarità di ogni singolo campo. Ma le linee guida varranno per tutti: con il nuovo regolamento per i "campi nomadi" cambieranno tante cose per i 1.180 ospiti (tanti ne ha contati il censimento ufficiale a fine agosto) dei dodici insediamenti regolari del Comune.
Il regolamento sarà presentato dal prefetto Gian Valerio Lombardi e dall’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli. Ma da mesi le bozze si sono sommate, con in comune almeno quattro punti: la partecipazione alle spese del campo, il turnover delle presenze, con una permanenza massima di tre anni, l’allontanamento dal campo, dopo inviti formali ad adeguarsi, per chi trasgredirà, l’obbligo di far frequentare la scuola ai minori e di seguire il percorso di inserimento lavorativo per gli adulti. Un regolamento che ora, assicura il prefetto, commissario straordinario per l’emergenza nomadi fino a maggio, «resterà aperto alle proposte del consiglio comunale».
Uno dei punti fermi dovrebbe essere il pagamento della "tassa di soggiorno": la proposta del Comune era di far pagare un euro al giorno a ogni ospite. Di fatto la bozza licenziata ieri prevede che una sorta di affitto, comprensivo di un concorso spese per la raccolta rifiuti, venga pagato da ogni nucleo familiare. Al Triboniano, per esempio - che è il campo in cui già è in vigore in patto di legalità che è una componente del regolamento - i nomadi pagano luce e gas. «È giusto che chi viene ospitato nei campi contribuisca pagando una quota, che sarà fissata in misura compatibile con le condizioni delle famiglie e delle persone», precisa l´assessore Moioli.
A stabilire i canoni e a gestirne la riscossione, comunque, dovrebbe essere il comitato di gestione che verrà istituito per ogni campo. Legata alle singole realtà sarà anche la durata massima della permanenza - «del resto, i campi sono definiti come di transito e sosta», sottolinea il prefetto - e potrà essere flessibile se, semplicemente, chi ha raggiunto il periodo massimo avrà bisogno di qualche settimana ancora per una sistemazione definitiva. di Oriana Liso
Rimini, il "campo nomadi" di via Islanda è da smantellare
Sopralluogo della Polizia Municipale ieri pomeriggio, nel “campo nomadi” di via Islanda e un ultimatum ai romeni che si sono accampati sul greto del fiume Marecchia. Dopo il vertice convocato d’urgenza in prefettura, le forze dell’ordine si sono mosse subito per andare a monitorare una situazione
La Squadra ambientale della Polizia municipale è arrivata alle 15,30, guidata dallo stesso comandante, Vasco Talenti. "Abbiamo parlato con i responsabili del campo — dice Talenti — spiegato loro che bisogna assolutamente riportare quell’area alla normalità. A questo sopralluogo ne seguiranno altri, per raccogliere dati, censire le presenze, e soprattutto per fare pulizia e ripristinare l’ambiente nel più breve tempo possibile. Quella di via Islanda, è una situazione in continua evoluzione che va monitorata quasi quotidianamente".
Discorso diverso per quanto riguarda la quarantina di romeni che si sono accampati sulle rive del fiume. "E’ una soluzione impraticabile — continua il comandante — quello è uno spazio che non può essere occupato e abbiamo spiegato a quelle persone che devono andarsene. Alternative non ce ne sono. Lasceremo loro i tempi tecnici per organizzarsi, circa una settimana, poi dovranno partire".
"Il campo nomadi di via Islanda è da smantellare". Non ha dubbi Davide Gerardi, coordinatore dell’associazione sinti e rom, ma che vive in un campo tutto suo. "Sono anni che combattiamo per la chiusura di quell’area. La situazione è di totale degrado, ci sono topi grandi come gatti, fogne a cielo aperto e fili della luce che pendono. E in mezzo ci giocano i bambini. L’unica soluzione è quella di creare della microaree attrezzate permanenti, così come sono state fatte in altre città".
"Ci sono i fondi europei per questo, basta chiederli. Costruirle, poi, non richiede tempi così lunghi. Certo è che via Islanda è una situazione vergognosa. Noi cerchiamo l’integrazione, se solo ce ne dessero la possibilità. E chi sostiene che il campo nomadi è pieno solo di persone con precedenti penali, sbaglia. I delinquenti ci sono ovunque, anche in mezzo ai sedentari".
Creare microaree, per l’assessore Stefano Vitali non è così semplice. "La prima cosa da fare — dice Vitali — è mettere a posto il campo di via Islanda e riportare la situazione alla normalità. Creare microaree è un discorso complesso, e in primo luogo urbanistico. Comunque sia, prima sistemiamo il campo nomadi, poi discuteremo del resto. Che si tratti di patti o di progetti".
Anche tu puoi diventare un senza fissa dimora
Le nuove norme, contenute negli articoli 36 e 44 del ddl n. 733, non colpiranno solo le famiglie che vivono in abitazioni mobili (esempio roulotte) ma anche tutte le famiglie che vivono in abitazioni immobili (esempio appartamento) che, in questo secondo caso, non hanno il certificato di abitabilità o che non rispondono alla normativa sulle condizioni igienico sanitarie. Quindi, se saranno approvati gli articoli 36 e 44 del ddl n. 733, possono perdere l’iscrizione anagrafica nel luogo di residenza tutte le famiglie che vivono in un immobile che non risponde alla normativa sull’abitabilità e/o non risponde alla normativa igienico sanitaria.
Secondo la legislazione italiana l’immobile deve rispondere a tutta una serie di criteri indicati da una normativa abbastanza complessa. Le principali norme sono contenute nel: R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 art. 221 e 222; Legge 4 dicembre 1993 n. 493; D.P.R. 22 aprile 1994 n. 425; D.Lgs. 6 giugno 2001 n. 378 artt. 24, 25 e 26.
Tuttavia nella disciplina confluiscono molte altre norme emanate nel tempo in sintonia con l’evoluzione dei concetti di igiene, salubrità, sicurezza e risparmio energetico. Senza alcuna pretesa di completezza si possono citare in proposito le leggi: 27 maggio 1975 n. 166, artt. 18 e 19 (in tema di ventilazione forzata dei bagni e delle scale privi di finestre), 30 aprile 1976 n. 373 (Contenimento consumi energetici), 5 marzo 1990 n. 46 (Norme sulla sicurezza degli impianti), 9 gennaio 1991 n. 10 (Piano energetico nazionale sul risparmio dei consumi), 5 gennaio 1994 n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche) e il D. Lgs. 11 maggio 1999 n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento).
Tutta questa normativa collaterale ha accelerato l’evoluzione e gli scopi del certificato che, al di là delle sue definizioni giuridiche (certificato, licenza, autorizzazione, permesso) può essere raffigurato come un enorme contenitore nel quale confluiscono molte discipline di settore. Altre disposizioni, invece, avevano previsto e disciplinato i presupposti per il rilascio del certificato di abitabilità ponendolo in stretta relazione con la conformità urbanistica.
Difficile quindi fare una quadro esaustivo della normativa ma certo ogni lettore potrà verificare la propria situazione abitativa controllando se possiede almeno i seguenti documenti per l’immobile dove vive:
- certificato di conformità rispetto al progetto approvato;
- certificato di avvenuta prosciugatura dei muri e la salubrità degli ambienti;
- certificato di collaudo delle opere in cemento armato, o ferro;
- dichiarazione presentata per l’iscrizione al catasto dell’immobile, restituita dagli uffici catastali con l’attestazione dell’avvenuta presentazione;
- certificato di conformità e collaudo dell’impianto elettrico;
- certificato di conformità e collaudo dell’impianto idraulico;
- certificato di conformità e collaudo dell’impianto fognario.
Se all’immobile manca anche uno solo di questi documenti, non risponde ai criteri per ottenere l’iscrizione anagrafica ma non solo perché l’Ufficio anagrafe ha facoltà di controllo, in qualsiasi momento, per verificare i presupposti per le iscrizioni anagrafiche già in essere.
E’ da sottolineare che in Italia l’anagrafe è sempre stata un “fotografia della realtà”: un modo per conoscere la “vera” situazione della popolazione. Invece, se venisse introdotto il principio che ogni iscrizione anagrafica deve essere preceduta da una verifica della “idoneità” dell’alloggio, questo costituirebbe un incentivo alle dichiarazioni anagrafiche false. E ci sono fondati dubbi sulla costituzionalità di una norma che incide direttamente sui diritti fondamentali della persona.
Va aggiunto che proprio la “veridicità” della situazione anagrafica ha permesso, nel corso dei decenni, di dare la priorità ai più bisognosi quando di tratta di stilare le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari.
Per tutte queste ragioni chiediamo a tutti di mobilitarsi per:
- manifestare il proprio dissenso ad una norma che discrimina tra Cittadini italiani che vivono in beni mobili e Cittadini italiani che vivono in beni immobili.
- manifestare il proprio dissenso per una norma che non risolverà i tanti problemi abitativi, presenti nel Paese, ma modificherà lo status anagrafico dei Cittadini italiani, dividendoli in ricchi e poveri.
martedì 3 febbraio 2009
Appello, no alla schedatura
Scrivi anche tu al Presidente della Repubblica contro una legge che porterà ad una schedatura su base etnica per i Sinti italiani. Vai in questa pagina e compila il modulo con i dati richiesti. Nello spazio oggetto inserisci “no alla schedatura”. Nello spazio testo inserisci l’appello che trovi qui sotto.
Egregio Presidente, chiedo il suo intervento sul Parlamento per lo stralcio degli articoli 42 e 50 del ddl n. 733 in discussione in Parlamento.
L’approvazione degli articoli 42 e 50 del ddl n. 733 modificherebbe la legge anagrafica del 1954 e ciò porterebbe di fatto ad una “schedatura etnica” per i Sinti italiani e complicherebbe i percorsi di interazione sociale.
Nell’articolo 42 del disegno di legge n. 733 per la modifica della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 si parla esclusivamente di “immobili”, implicitamente escludendo a priori dal poter ottenere l’iscrizione anagrafica per chi vive in roulotte, in camper, in una carovana o una casa mobile (beni mobili). Inoltre, si pone come requisito essenziale per l’ottenimento dell’iscrizione anagrafica nel luogo dove si vive, le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie.
Chi sarà colpito da questa norma? Le famiglie sinte italiane che vivono nei cosiddetti “campi nomadi”, le famiglie sinte italiane che vivono in terreni privati e le famiglie dello spettacolo viaggiante. Ma non solo perché anche tantissime famiglie Rom italiane vivono in case mobili o in roulotte.
Migliaia di Cittadini italiani rischieranno di perdere non solo il diritto di voto ma tutta una serie di diritti legati indissolubilmente all’iscrizione anagrafica (i documenti come la patente di guida, le licenze per le attività lavorative, l’assistenza sanitaria,…).
Inoltre con l'articolo 50 si prevede l'istituzione, presso il ministero degli Interni, di un registro nazionale per le persone senza dimora. Oltre a far intuire finalità di controllo, il registro rischierebbe di separare l'iscrizione anagrafica dagli abituali luoghi di vita, con effetti imprevedibili sul reale accesso ai servizi da parte dei Sinti italiani. Un esempio? Se una famiglia sinta italiana di Venezia dovesse avere qualsiasi tipo di problema, dovrà rivolgersi ai servizi sociali della sua città o direttamente a Roma?
Inoltre, non è da sottovalutare la dizione che sarà scritta sulle Carte d’Identità: “senza fissa dimora”. Questa dizione limiterà in maniera notevole le possibilità di vita sociale e lavorativa. Infatti, con tale dicitura sulla Carta d’Identità sarà difficile anche solo ottenere una tessera per noleggiare dei video ma soprattutto sarà ancor più difficile trovare lavoro. Come per altro già succede in alcuni casi.
Di fatto con l’approvazione degli articoli 42 e 50 la stragrande maggioranza dei Sinti italiani e non solo saranno cancellati dai luoghi di residenza e saranno tutti inseriti in un unico registro nazionale.
Per queste ragioni chiedo il Suo intervento per evitare questa discriminazione che separerà i Cittadini italiani a seconda della tipologia abitativa.
In attesa di riscontro, porgo i più cordiali saluti
Maroni, bisogna essere cattivi
«Per contrastare l'immigrazione clandestina non bisogna essere buonisti ma cattivi, determinati, per affermare il rigore della legge». Lo ha detto il ministro degli Interni Roberto Maroni intervenendo ad Avellino alla manifestazione «Governincontra». Maroni ha inteso così rispondere «a chi in questi giorni - ha ricordato - ci ha accusato di fare discorsi da osteria padana».
Le parole del ministro suonano come una risposta a quelle dell'ex titolare del Viminale, che in un'intervista al Corriere della Sera ha parlato di immigrazione attaccando la Lega: «È un fenomeno che orienterà i processi economici e sociali dell'Europa per un secolo, non lo si può affrontare con l'orecchio teso alle voci delle osterie della Bassa padana. Esiste un clima emotivo che eccita gli istinti più bassi ed esistono fatti inaccettabili, le violenze, gli stupri che lo alimentano. Ma la tolleranza zero è uno slogan fortunato che non vuol dire nulla». Secondo l'ex ministro, l'Italia dovrebbe accogliere 200-300mila immigrati all'anno. «In Italia non esiste una politica dell'immigrazione - aggiunge -, il Parlamento non via ha mai dedicato una seduta, si è limitato a piccoli provvedimenti sulla spinta di fatti che avevano scosso l'opinione pubblica e la responsabilità della Lega non può essere nascosta». Pisanu, interpellato dopo le dichiarazioni del collega di maggioranza, si è limitato a dire: «Si commenta da solo».
Le parole del Ministro sono definite «pericolose» dal Partito Democratico. «Per affermare il rigore della legge non bisogna essere né buoni né cattivi, bisogna esser seri dando alle forze dell'ordine gli strumenti necessari e cessando la propaganda - dice il portavoce Andrea Orlando -. Di questi giorni in cui la cattiveria non manca, pensiamo al tragico episodio di Nettuno, dal ministro Maroni ci aspettiamo più misura nell'utilizzo di parole che possono essere pericolose. In una sola giornata esponenti della maggioranza come Maroni e Pisanu hanno detto cose opposte: è un altro segnale di divisione su un argomento di grande importanza».Con Pisanu si schiera anche il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, secondo cui l'ex ministro fa bene a denunciare «gli atti di razzismo che continuano a verificarsi nel nostro paese, ma il problema che non vede è che non si può tollerare e accettare che sia un ministro dell'Interno a professarsi apertamente razzista e xenofobo». Secondo Ferrero, «Pisanu si rende conto che le posizioni più razziste e xenofobe stanno prendendo sempre più piede nella sua coalizione. Razzismo e xenofobia sono arrivate ai vertici massimi delle istituzioni».
Diritti, non schedature
La Fio.PSD lancia una campagna per il diritto alla residenza anagrafica delle persone senza dimora (leggi l'approfondimento). Tra poche settimane la vita delle persone senza dimor
a in Italia potrebbe essere ancora più difficile. Con la più che probabile approvazione del disegno di legge n. 733, in discussione domani al Senato (ed entro 15 giorni alla Camera), verrebbe di fatto modificata la legge anagrafica del 1954 e ciò complicherebbe i percorsi di inclusione sociale delle persone gravemente svantaggiate.
In particolare, l’articolo 36 del decreto legislativo legherebbe il diritto alla residenza alla verifica, da parte degli uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui si intende fissare la residenza stessa. Oltre a creare seri problemi alle amministrazioni pubbliche, questo provvedimento renderebbe ancora più difficile per le persone in stato di grave emarginazione ottenere e mantenere la residenza anagrafica, di fatto escludendole dai più importanti diritti civili riconosciuti dalla Costituzione, tra cui l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale e l'accesso ai servizi sociali.
Non è tutto: l'articolo 44 prevede l'istituzione, presso il ministero degli Interni, di un registro nazionale per le persone senza dimora. Oltre a far intuire finalità di controllo, più che di reinserimento sociale, delle persone gravemente emarginate e senza dimora, il registro rischierebbe di separare l'iscrizione anagrafica dagli abituali luoghi di vita, con effetti imprevedibili sul reale accesso ai servizi da parte delle persone senza dimora. Un esempio? Se una persona senza dimora di Palermo dovesse avere qualsiasi tipo di problema, dovrà rivolgersi ai servizi sociali della sua città o direttamente a Roma?
“Nel caso delle persone senza dimora e in condizioni di emarginazione – dice il presidente di Fio.PSD, Paolo Pezzana –, tali provvedimenti costituirebbero un ulteriore grave ostacolo all’attivazione e alla realizzazione di percorsi di aiuto ed inclusione sociale, per i quali la residenza anagrafica è condizione necessaria, e rappresenterebbero, nei fatti più che nelle intenzioni, una volontà politica che loro (e chi di loro si occupa) vivrebbero certamente come persecutoria”.
“Siamo consapevoli – prosegue Pezzana – che la legge anagrafica del 1954 necessita di una rivisitazione che sappia cogliere le nuove esigenze delle comunità e dei territori e della vita delle persone, e garantire sicurezza, trasparenza e prevenzione degli abusi. Proprio perché questi obiettivi, a cui tutti teniamo, siano raggiunti, deve trattarsi di una riforma organica, non di una mutilazione progressiva e non coordinata”.
Alla luce di queste disposizioni, che stanno per essere tradotte in legge, la Federazione italiana organismi Persone senza dimora (Fio.PSD) lancia un appello al Parlamento affinché venga presa in considerazione l'ipotesi di stralciare gli articoli 36 e 44 del disegno di legge n. 733.
L'appello è sottoscritto anche dalla rete dei giornali di strada italiani: Piazza Grande (Bologna), Scarp de' Tenis (Milano), Terre di mezzo (Milano), Shaker pensieri senza dimora (Roma), Foglio di via (Foggia). Avvocato di strada Onlus partecipa alla campagna, e invita tutte le associazioni di volontariato che si occupano di persone senza dimora e di esclusione sociale, e tutti i privati cittadini, a unirsi e collaborare. Per aderire: Fio. PSD, Vico San Luca 4/14, 14124 Genova (GE), telefono e fax 010 246 10 96, e-mail: fiopsd@fiopsd.org, skype: callto://fiopsd, Facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=64283882256&ref=nf
La cultura della violenza
Ancora una violenza razzista, ma non soltanto. Si cerca di uccidere per divertimento, un tragico réfrain. "Nel 2009 ce sarà da divertisse...", dice Davide Franceschini, un normale ragazzo romano, in un'intervista alla televisione la sera di Capodanno.
Qualche ora dopo passa dalle parole ai fatti, e "per divertisse" violenta ripetutamente una ragazza conosciuta nel corso di una festa alla Fiera di Roma. "Avevamo bevuto, avevamo deciso che ci saremmo divertiti: uno di noi l'ha violentata due volte quella ragazza. Ci avevamo già provato quella sera, con un'altra coppietta ma ci era andata male": così Mirel, un rumeno di 21 anni, il più giovane del branco degli stupratori di Guidonia, ha confessato di aver partecipato alla violenza.
Ieri notte un immigrato indiano, mentre dormiva nell'atrio della stazione ferroviaria di Nettuno, è stato cosparso di benzina e bruciato da un gruppo di ragazzi italiani tra cui un minorenne. Un episodio di razzismo? Pare proprio di no. I tre ragazzi, tutti incensurati, tra cui un minorenne, hanno confessato. Avevano bevuto, forse avevano fatto uso di qualche droga e, alla fine della nottata, volevano "fare un gesto eclatante, provare una forte emozione". E così, tanto per divertirsi, hanno dato fuoco al barbone.
È un divertimento dunque stuprare una ragazza appena conosciuta ad una festa, è un divertimento aggredire una coppia, chiudere nel bagagliaio l'uomo e violentare la giovane, è per provare una emozione che si può dare fuoco a un poveretto che, quale che sia il colore della sua pelle, dorme nell'atrio di una stazione.
Questo non è razzismo. Forse, se possibile, è ancora peggio. È puro e semplice culto della violenza. E non si corrono rischi quando la violenza non si esercita tra bande rivali ma nei confronti di chi è del tutto indifeso. La vittima allora può essere una donna che torna a casa, da sola, una sera, o una coppia appartata nella sua macchina, o un barbone italiano o straniero che dorme per terra appena protetto da una coperta o da un paio di cartoni. Un divertimento? Pare proprio di sì, un divertimento o una emozione, esaltata dai pianti della donna violentata o dalle grida di un barbone cui viene dato fuoco, dalla sofferenza di un debole che non può reagire. Avevamo bevuto, eravamo un po' fatti, volevamo divertirci...
Non c'è la disperazione, la miseria, il degrado (banale e consueta spiegazione sociologica) dietro gli autori di questi reati. Non c'è, dietro l'aggressione di Nettuno, nemmeno la spiegazione, se tale si possa chiamare, del razzismo. No. Nella violenza di questi ragazzi, italiani o stranieri, c'è soltanto un cieco desiderio di sopraffazione, il piacere di infliggere sofferenza e così sentirsi più forti, padroni del corpo dell'altro. Questa è l'emozione. Questo il divertimento, che l'uso della droga, quando c'è, rende finalmente possibile.
Se le cose stanno così, allora siamo tutti chiamati ad un serio esame di coscienza. Dobbiamo intanto riconoscere che il nostro è un mondo intriso di violenza. Non solo per i conflitti e le guerre che lo sconvolgono, e da cui giungono immagini di orrende sopraffazioni, di umiliazioni che i più forti infliggono ai più deboli e indifesi. Non solo per le violenze che si consumano negli stadi. Non solo per i sempre più frequenti episodi di bullismo che si consumano, impuniti, nelle nostre scuole. Ma anche per la cultura di cui la nostra società si nutre. Una cultura che promuove a vincente colui, o colei che, anche violando le regole, conquista la ricchezza o il successo. E che, comunque, di fronte a chi conquista la ricchezza o il successo non ritiene opportuno chiedere come lo ha raggiunto. Ed anzi dà per scontato che per raggiungerlo abbia fatto uso, abbia dovuto far uso, anche di metodi illegali e violenti. Nel nostro mondo, insomma, l'aggressività, la violenza, la forza, o per lo meno una certa dose di aggressività, di violenza, di forza vengono generalmente considerate necessarie, indispensabili per avere successo.
I ragazzi di Nettuno che hanno dato fuoco a un barbone, i giovani rumeni che hanno aggredito una coppietta, chiuso l'uomo nel bagagliaio della macchina e violentato la sua ragazza, il giovane romano figlio di una famiglia di lavoratori che "per divertisse" ha violentato una ragazza conosciuta a Capodanno, ci fanno paura, ma sono figli di questa cultura. È la nostra cultura, quella che caratterizza la nostra società, che in qualche modo abbiamo costruita, che disprezza e irride alla mitezza, alla pazienza, alla solidarietà, alla debolezza, alla sobrietà. di Miriam Mafai
lunedì 2 febbraio 2009
Ddl sicurezza, una schedatura etnica
Domani, 3 febbraio 2009, arriva al Senato il discusso “ddl sicurezza” tra contestazioni e scontri di piazza. Il ddl contiene diversi provvedimenti che non condividiamo ma c’è ne uno che nessuno ha criticato e messo in evidenza: l’articolo 42 (ex articolo 36 e prima ancora ex articolo 16).
In questo articolo si prevede che «l’iscrizione anagrafica è subordinata alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie».
Questo articolo, se verrà approvato, cambierà radicalmente la legislazione anagrafica italiana perché oggi l’iscrizione anagrafica di un Cittadino è di fatto vincolata a soli due criteri: la volontà del Cittadino e l’accertamento da parte degli Uffici comunali dell’effettiva presenza dello stesso Cittadino.
Tale impostazione è stata ribadita più volte da diversi Organi dello Stato, segnalo la Circolare del Ministro dell’Interno n. 8 del 29 maggio 1995 “precisazioni sull’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, di cittadini italiani” ma anche le Circolari del Ministero dell’Interno sul “problema dei nomadi”, a partire dalla Circolare MI.A.CEL. n. 17/73 del 11.10.1973 pos. 15900.2.22 prot. 7063.
In particolare metto in risalto il passaggio della Circolare n. 8 del 29 maggio 1995 secondo cui:
“...il concetto di residenza, come affermato da costante giurisprudenza e da ultimo dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte con sentenza depositata il 24 giugno 1991, è fondato sulla dimora abituale del soggetto sul territorio comunale, cioè dall'elemento obiettivo della permanenza in tale luogo e soggettivo di avervi stabile dimora, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle relazioni sociali, occorre sottolineare che non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell'alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità ovvero non conforme a prescrizioni urbanistiche, grotte, alloggi in rulottes… In pratica la funzione dell'anagrafe è essenzialmente di rilevare la presenza stabile, comunque situata, di soggetti sul territorio comunale, né tale funzione può essere alterata dalla preoccupazione di tutelare altri interessi, anch'essi degni di considerazione, quale ad esempio l'ordine pubblico, l'incolumità pubblica, per la cui tutela dovranno essere azionati idonei strumenti giuridici, diversi tuttavia da quello anagrafico”.
Detta lettura è confermata anche dalla Giurisprudenza della Cassazione Sezioni Unite (sent. 19.06.2000 n. 449) la quale ha precisato che
“l'ordinamento delle anagrafi della popolazione residente e relativo regolamento di esecuzione...configura uno strumento giuridico – amministrativo di documentazione e di conoscenza, che è predisposto nell'interesse sia della pubblica amministrazione, sia dei singoli individui. Sussiste, invero, non soltanto l'interesse dell'amministrazione ad avere una relativa certezza circa la composizione e i movimenti della popolazione..., ma anche l'interesse dei privati ad ottenere le certificazioni anagrafiche ad essi necessarie per l'esercizio dei diritti civili e politici e, in generale, per provare la residenza e lo stato di famiglia (v. particolarmente gli artt. 29 e 31 del regolamento n. 136/58).
Inoltre, tutta l'attività dell'ufficiale d'anagrafe è disciplinata dalle norme sopra richiamate in modo vincolato, senza che trovi spazio alcun momento di discrezionalità. In particolare, sono rigidamente definiti dalle norme del citato regolamento (artt. 5 – 9) i presupposti per le iscrizioni, mutazioni e cancellazioni anagrafiche, onde l'amministrazione non ha altro potere che quello di accertare la sussistenza dei detti presupposti”.
Nell’articolo 42 del disegno di legge n. 733 per la modifica della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 si parla esclusivamente di “immobili”, implicitamente escludendo a priori dal poter ottenere l’iscrizione anagrafica chi vive in roulotte, in camper, in una carovana o una casa mobile (beni mobili). Ma soprattutto si pone come requisito essenziale le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie.
Come già molti hanno rilevato la maggior parte forse degli alloggi, non risponde ai requisiti richiesti semplicemente perché si tratta di immobili costruiti prima che diventasse necessario il certificato di abitabilità. Ma è sicuro che una roulotte, un camper o una casa mobile non rispondono ai questi requisiti.
Chi sarà colpito da questa norma? Le famiglie sinte e rom che vivono nei cosiddetti “campi nomadi”, le famiglie sinte e rom che vivono in terreni privati e le famiglie dello spettacolo viaggiante.
Migliaia di Cittadini italiani che, se questa norma diventasse legge, saranno nella condizione di perdere non solo il diritto di voto ma tutta una serie di diritti legati indissolubilmente all’iscrizione anagrafica (i documenti come la patente di guida, le licenze per le attività lavorative, l’assistenza sanitaria,…).
Questo fatto è incomprensibile perché cadrebbe il fondamento del nostro essere Stato repubblicano e di fatto si impedirebbe a migliaia di Italiani l’esigibilità dei diritti fondamentali, come quello di voto, sanciti dalla nostra Costituzione.
Inoltre, non è da sottovalutare l’intenzione del Governo di istituire un registro nazionale dei senza fissa dimora (articolo 50 del ddl 733, ex articolo 44). Nel novembre scorso era scoppiata la polemica, riguardo all’istituzione di questo registro nazionale, quando la proposta della Lega Nord era stata approvata dalla Commissione Giustizia e Affari costituzionali. Alle proteste della Caritas e del Pd che vedevano il rischio di una schedatura dei clochard, aveva risposto Mazzatorta (Capogruppo al Senato della Lega Nord) affermando che la norma non era rivolta ai clochard ma ai “nomadi”. In sostanza si prospetta un enorme schedatura su base etnica che non ha eguali in Europa. di Carlo Berini
Napolitano, stop alla xenofobia e al razzismo
“Stop alla xenofobia e al razzismo”. E' il monito di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, che interviene così riguardo agli ultimi episodi di intolleranza avvenuti in diverse città d'Italia. “Siamo dinanzi a episodi raccapriccianti - ha detto il Presidente - che purtroppo ormai non vanno considerati come fatti isolati, ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse che stanno crescendo”.
Napolitano ha poi rivolto “un forte appello a quanti hanno responsabilità istituzionali, culturali ed educative, perché si impegnino fino in fondo per fermare qualsiasi manifestazione e rischio di xenofobia, di razzismo e di violenza”.
L’intervento del Presidente Napolitano è affidato ad una nota, diffusa poche ore fa dall’Ufficio stampa del Quirinale. Il Presidente della Repubblica, nella nota, non fa riferimento all’aggressione subita dall’immigrato indiano a Nettuno ma è da ricordare un altro intervento del Presidente, di pochi mesi fa, che era stato minimizzato da molti esponenti dell’attuale maggioranza che affermarono che l’Italia non è a rischio razzismo.
Associazioni cattoliche: con ddl sicurezza rischio capro espiatorio
Alla vigilia dell'inizio della discussione al Senato per la conversione del pacchetto sicurezza, le associazioni cattoliche hanno preso carta e penna per esprimere ai senatori il proprio dissenso dalla “lettera e dallo 'spirito” del provvedimento e per presentare le proprie controproposte.
Comunità di Sant'Egidio, Acli, il Centro Astalli gestito dai gesuiti, e l'associazione Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi hanno presentato all'attenzione di Governo e Parlamento alcune proposte per migliorare gli articoli che riguardano alcuni aspetti fondamentali della vita degli immigrati, tra cui il matrimonio, le cure mediche, la residenza, la ''tassa'' sui permessi di soggiorno, il reato di clandestinità, il prolungamento della permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione.
“In ogni genere di crisi economica - ha detto il presidente della Comunità di Sant'Egidio Marco Impagliazzo (in foto) - c'e' bisogno di qualcuno con cui prendersela, di un capro espiatorio. In Germania, nel '29, furono gli ebrei, e per questo ci fu l'antisemitismo”. Impagliazzo ha messo anche in evidenza che, grazie alla legislazione italiana, c'è nel nostro Paese un continuo ricambio degli immigrati, con la partenza di quelli più integrati, sostituiti da quelli appena arrivati.
Il cosiddetto reato di clandestinità, hanno spiegato oggi le associazioni “non aumenta la sicurezza ma costringerebbe lo Stato a celebrare con spese esorbitanti decine di migliaia di processi”, mentre l'allungamento del periodo di detenzione amministrativa per i migranti irregolari “assorbendo ingenti risorse che meriterebbero più positiva destinazione, si trasformerà in una sofferta privazione della libertà personale priva di scopo pratico”. Più in generale, le norme del Ddl “renderanno inaccessibili agli stranieri irregolari servizi pubblici anche essenziali, mettendone in alcuni casi a rischio la sicurezza della vita e della salute, senza alcun giovamento ed anzi con maggior danno per la pubblica sicurezza”.
Le nuove perle razziste del Ministro Maroni
Il Ministro Maroni negli ultimi giorni ha esternato. L’occasione è data dall’assemblea nazionale dell'Unicef a Roma che per inciso ha visto l’esclusione di rappresentanti rom e sinti. Maroni non si è lasciato sfuggire l’occasione per offrire all’Italia alcune perle di razzismo italiota.
La prima perla: “Non è accettabile che in un paese civile come il nostro ci siano bambini costretti a vivere in luoghi malsani e a sopravvivere insieme ai topi, in città come Milano o come Roma”. Chi costringe questi bambini? Secondo il Ministro Maroni la colpa è dei genitori. Incredibile, il Ministro si appresta a far costruire nuovi “campi nomadi” sul modello di Castelromano a Roma (dove per inciso non c’è nemmeno l’acqua potabile) ma afferma che la colpa è dei genitori se i bambini vivono appunto in quei luoghi che proprio lui si appresta a costruire. Inoltre, il Ministro si dimentica che sono state le Leggi regionali ad istituire i “campi nomadi” come unica forma abitativa per Rom e Sinti poveri. In sintesi, prima lo Stato italiano istituisce per legge i “campi nomadi” e poi colpevolizza i Rom e i Sinti per questo.
La seconda perla: Maroni, ha dichiarato di voler portare a scuola i bambini rom che vivono in Italia, anche a costo di “sottrarli” alle famiglie. Il Ministro sa bene che il problema della scolarizzazione dei bambini rom e sinti non è dato dai “cattivi” genitori ma dalla povertà di alcune famiglie, dalla stessa scuola che in molti casi li respinge (come è successo ad esempio a Roma nel novembre del 2005) e soprattutto dalla negazione dei diritti di minoranza. Su quest’ultimo punto è bene ricordare ciò che dovrebbe fare il Ministro per supportare la scolarizzazione dei bambini sinti e rom:
- assicurare nel bilancio dei programmi di sviluppo un sostegno a lungo termine ai redditi delle famiglie svantaggiate;
- agevolare i reclutamento dei Sinti e dei Rom nelle strutture pubbliche che interessano direttamente la comunità sinte e rom, come gli edifici scolastici dell'istruzione primaria e secondaria, centri che offrono cure essenziali ed indispensabili centri di protezione sociale;
- far sparire la tendenza a ghettizzare i Sinti e i Rom, ad orientarli verso scuole o classi riservate ad alunni con deficit mentali;
- facilitare e promuovere insegnamento della lingua sinta e romanés;
- far conoscere la cultura sinta e rom agli appartenenti alla cultura maggioritaria, in senso numerico;
- provvedere a f

