Il Ministro Maroni ha annunciato che i “campi rom” saranno l’emergenza italiana sulla sicurezza per tutto il 2010. La soluzione principe è naturalmente lo sgombero, come è successo pochi giorni fa a Milano. Il Sindaco e il Partito delle Libertà hanno organizzato addirittura un evento per festeggiare la cacciata di quaranta (40) persone, tra cui donne, anziani e bambini.
Il Vice Sindaco De Corato (in foto) non si è lasciato sfuggire l’occasione per una delle dichiarazioni più violente e vergognose degli ultimi mesi: «Non gli daremo tregua - ripete -. Li inseguiremo. I rom abusivi devono andarsene da Milano, devono capire che qui non c’è aria. Come? Ogni giorno facciamo due o tre sgomberi, anche di pochi irregolari. Ora ci sono 1.331 emigrati nei dodici campi regolari gestiti dal Comune, mentre gli abusivi sono 1.745. Per questi ultimi il messaggio è chiaro: per loro non c’è posto. Penati dice che li sposta, io invece li mando fuori da Milano».
Naturalmente c’è chi non vuole rimanere indietro, come Matteo Salvini che afferma: «Apprendiamo con soddisfazione che anche le massime autorità milanesi hanno scoperto Baggio forse qualche amico del Pdl non ci aveva mai messo piede. Noi Baggio la conosciamo bene: da tempo organizziamo presidi e fiaccolate e più volte abbiamo portato il caso del Marchiondi all'attenzione del consiglio comunale». Poi Salvini dà appuntamento a sindaco e vicesindaco «tra qualche settimana a Muggiano, poco lontano da Baggio, dove da tempo la Lega denuncia la presenza di rom e il degrado cui è abbandonato il quartiere. Speriamo che ci sia la stessa attenzione».
Ci sarebbero molte cose da dire ma dopo queste azioni e queste dichiarazioni viene da ridere quando leggiamo che lo Stato Italiano si impegnerà a combattere il razzismo nel calcio e negli stadi. Se i rappresentanti dello Stato italiano continuano a lanciare messaggi razzisti, come si potrà dire ai tifosi di non fare più cori razzisti, per esempio contro Balottelli? Quelli ti risponderanno sicuramente con le frasi di De Corato: non gli daremo tregua... lo inseguiremo… deve andarsene… per lui non c’è posto…
venerdì 29 maggio 2009
Milano, le dichiarazioni vergognose e violente del Vice Sindaco De Corato
Milano, presentata la guida scolastica rivolta ai genitori sinti e rom
Si chiama ''Tutti a scuola! Sa andu skuola! Krool a skola!'' la guida rivolta ai genitori rom e sinti perchè possano conoscere bene com'è organizzata la scuola lombarda, com'è scandita la giornata dei loro figli, quali sono i servizi che la scuola offre e quali sono le regole che occorre seguire per frequentarla.
La Guida, realizzata con i fondi messi a disposizione dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, dall'assessorato regionale alla Famiglia e Solidarietà sociale, in collaborazione con l'Ufficio Scolastico regionale della Lombardia e l'assocazione Sucar Drom, è stata tradotta in tre lingue (italiano, romanés e sinto italiano) ed elaborata con il contributo di docenti che da tempo operano in scuole con una alta presenza di alunni rom e sinti e che hanno messo in atto buone pratiche di accoglienza e di inserimento scolastico. Gli alunni rom e sinti che frequentano le scuole lombarde sono circa 2 mila, mille dei quali vivono a Milano e provincia.
''Ma non si tratta solo di uno strumento di informazione - ha detto l'assessore alla Famiglia e Solidarietà sociale della Regione Lombardia, Giulio Boscagli, presentando questa mattina alla stampa la pubblicazione: ''La Guida vuol essere anche un aiuto per avvicinare queste minoranze al mondo della scuola; la frequenza scolastica è infatti una delle più importanti occasioni di integrazione. E, proprio per testimoniare che la Regione Lombardia guarda ai rom e ai sinti come a persone da integrare in un tessuto sociale che ha una lunga storia di accoglienza, ho voluto partecipare a questa presentazione. Siamo consapevoli che il tema dell'integrazione, ed in particolare quella dei rom e dei sinti, è un tema delicato e difficile al quale però siamo in grado di dare risposte serie, anche perchè possiamo contare sulla collaborazione dei tanti soggetti che vi sono coinvolti''.
Il Giornale è di nuovo accusato di razzismo
Il Giornale è nella bufera per aver apostrofato Mircea Lucescu, allenatore lo Shakhtar Donetsk, così: “Mircea Lucescu, 64enne zingaro romeno della panca”. L’ambasciata rumena in Italia ha diffuso un comunicato stampa molto duro, accusando il quotidiano di xenofobia.
Lucescu, da gran signore qual è, interviene per gettare acqua sul fuoco: “Anche Guus Hiddink e Walter Zenga sono chiamati così, in Italia si usa questa espressione per indicare chi cambia molte panchine”.
Il Giornale è certo uno dei quotidiani che in Italia si è più distinto nel alimentare xenofobia e razzismo contro le minoranze sinte e rom ma pensiamo che in questo caso si sia più trattato di un "infortunio calcistico" in quanto l’appellativo “zingaro” è utilizzato spesso per quegli sportivi che viaggiano molto.
E’ però da rilevare, come ha fatto Balottelli, che il termine “zingaro” è un termine dispregiativo per i Sinti e Rom. Infatti, l’attaccante dell’Inter, nel commentare le nuove misure contro il razzismo ha affermato: "A Torino, prima di Juve-Inter, io sono entrato ancora con la nostra divisa, parlavo con Chiellini e già mi facevano 'buuu'… Ma dico, non hai niente di meglio da fare nella vita che venire allo stadio e dire cose contro di me? I cori sono tutti gravi, anche quando danno dello zingaro a Zlatan (Ibrahimovic, ndr), come hanno fatto a Cagliari".
Roma, Campus Rom
Sarà inaugurata il 5 giugno 2005, alle ore 18.30, la mostra fotografica Campus Rom. La Mostra rientra nel circuito FotoGrafia del Festival Internazionale di Roma 2009. L’evento si terrà presso il Padiglione 2B. Facoltà di Architettura Roma Tre. Via Aldo Manuzio 72 (Ex Mattatoio di Testaccio). La mostra è curata da Michele Carpani e Max Intrisano. Le fotografie sono di Simona Caleo, Giorgio de Finis, Max Intrisano e Massimo Percossi.
Quattro fotografi raccontano attraverso i loro diversi sguardi il progetto di ricerca transdisciplinare “Campus Rom, oltre i campi nomadi”, attivato dal 2007 insieme a diverse comunità rom di Roma, da Stalker – Osservatorio Nomade in collaborazione con la ricerca “Nomadismo e Città” del Dipartimento di Studi Urbani dell’Università di Roma Tre, volto ad affrontare l’emancipazione civile, culturale, economica, sociale e abitativa dei Rom, verso il superamento della realtà dei campi nomadi in Italia.
Le foto saranno montate sui pannelli dell’installazione “?” di Stalker-Osservatorio Nomade presentata all’ultima Quadriennale di Roma, e saranno accompagnate dai due film documentari, “Rom to Roma, diaro nomade” di Giorgio de Finis e “Savorengo Ker, la casa di tutti” di Fabrizio Boni, e dalla presentazione dei cinque numeri della rivista “Roma Time” che raccontano il percorso della ricerca svolta fino ad oggi. La mostra ospita inoltre due percorsi volti all’autorappresentazione e all’autopromozione dei Rom:
Romané Chavé. Laboratorio/concorso di fotografia rivolto ad adolescenti Rom e Sinti, promosso da Roma Onlus e Casa dei Diritti Sociali – Focus, e condotto da Fulvio Pellegrini.
Romanò Hapé. Progetto gastronomico di economia solidale rivolto a donne Rom e Sinte promosso da Roma Onlus e Stalker Osservatorio Nomade, condotto da Giulia Fiocca e Paola Marotti.
Durante l’inaugurazione si potrà gustare una cena preparata da Romanò Hapè. A partire dalle 21,30 concerto di Officina Nomade. Per informazioni: campusrom.foto@gmail.com, Michele Carpani 328 6744087, Max Intrisano 347 6405448
giovedì 28 maggio 2009
Amnesty International: l'Italia disprezza i diritti umani
E' un bocciatura su tutti i fronti quella di Amnesty Italia del pacchetto sicurezza del governo italiano "che - denuncia l'organizzazione nel Rapporto 2009 - non fa altro che aumentare l'insicurezza delle persone che già sono in grandissime difficoltà ". Nel mirino dell'associazione leader nella difesa dei diritti umani e del neopresidente della sezione italiana Christine Weise sono finite soprattutto le ultime misure in materia di immigrazione varate dal governo che, una volta applicate, hanno dato prova di un "disprezzo dei diritti umani" a danno di chi, "fuggendo da situazioni molto critiche cerca riparo nel nostro Paese".
Ma Weise non si limita ad attaccare i respingimenti, ma parla più apertamente di "un clima di razzismo crescente" in Italia verso le minoranze, come "dimostrano gli sgomberi dei campi rom - ha detto - popolazioni in molte occasioni al centro del disprezzo e di una spirale di violazioni dei diritti umani". In occasione della presentazione dell'ultimo rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo, l'attacco di Amnesty al governo è frontale: "La politica dell'immigrazione italiana e i respingimenti dei rifugiati che arrivano con le barche in alto mare - ha detto Weise - è espressione di un disprezzo dei diritti umani e delle persone veramente disperate che qui cercano solo aiuto".
"L'Italia sarà inoltre ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e richiedenti asilo riportati in Libia", si legge poi in una scheda allegata al dossier, dedicata al paese africano. Dove, ricorda Amnesty, non esiste "una procedura d'asilo" e non viene offerta "protezione a migranti e rifugiati". Pertanto "considerato l'effettivo controllo che l'Italia ha potuto esercitare, seppur in zona extraterritoriale sulle persone soccorse l'Italia sarà ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e ai richiedenti asilo riportati in Libia".
Le preoccupazioni di Amnesty sono del resto supportate dai dati che arrivano dal paese guidato dal colonnello Gheddafi, peraltro atteso a giorni a Roma per una visita che già in molti contestano. Secondo lo stesso rapporto, in Libia si praticano "tortura e altri maltrattamenti nei confronti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo in stato di detenzione", mentre "a questi ultimi non è stata data protezione, come richiesto dal diritto internazionale sui migranti".
Sempre nella sezione dedicata al Paese 'amico dell'Italià si legge che "il 15 gennaio le autorità hanno annunciato l'intenzione di espellere tutti i migranti illegali e hanno conseguentemente condotto espulsioni di massa di ghanesi, maliani, nigeriani e cittadini di altri Paesi".
Inoltre "700 eritrei, uomini, donne e bambini che sono stati detenuti, sono ora a rischio di rimpatrio forzato malgrado i timori che li avrebbero visti esposti a gravi violazioni dei diritti umani in Eritrea".
Netta infine la condanna di Weise anche della norma che "fa distinzione fra i reati commessi da italiani o da immigrati irregolari" e che s'inserisce in un trend di "criminalizzazione dei gruppi minoritari, elemento tipico di ogni campagna elettorale". Weise non tralascia di contestare il governo per la vicenda della nave cargo Pinar dell'aprile scorso quando "sia le istituzioni italiane che maltesi hanno disatteso - ha denunciato - una delle regole nota a tutta la gente di mare: salvare vite umane è un imperativo assoluto e deve avere priorità su tutto". di Federica Di Carlo
Trieste, Luigi Luca Cavalli Sforza: “Il razzismo non ha basi scientifiche”
La genetica non c'entra. A differenziare i gruppi umani è invece l'evoluzione culturale: le conoscenze, le innovazioni, i costumi, le abitudini del vivere. E dunque il razzismo non ha alcuna base scientifica. Così Luigi Luca Cavalli Sforza, genetista di fama internazionale, docente alla Stanford University e direttore dell'opera Storia della cultura italiana edita da Utet di cui è da poco uscito il primo volume Terra e popoli, ha rilanciato un messaggio di chiaro segno antirazzista al convegno, in corso a Trieste, dedicato alla diversità umana.
“Il razzismo – sottolinea Cavalli Sforza - è semplicemente l'intolleranza per le persone che sono diverse da noi”. “Le differenze visibili – continua – sono innegabili. Ma il nostro aspetto, su cui si focalizza tanta attenzione, in realtà coinvolge una piccola quota del codice genetico umano. Ben più importanti a differenziare i gruppi sono invece gli atteggiamenti culturali”.
Sfatati i presunti fondamenti scientifici del razzismo, il convegno – promosso dal Dipartimento di storia e storia dell'arte dell'ateneo triestino e dalla Scuola dottorale in scienze umanistiche in collaborazione con la Sissa – Scuola superiore di studi avanzati con il supporto della della Fondazione Kathleen Foreman Casali – prosegue oggi la sua suggestiva carrellata sulle mille sfaccettature della diversità umana affrontata con un approccio interdisciplinare da esperti di genetica, neuroscienza, storia e letteratura.
Centrale, in questa disamina, il capitolo dell'educazione. Se, come sottolineato da Cavalli Sforza, l'evoluzione umana procede su impulso dell'evoluzione culturale, proprio la cultura può sostenerci nella lotta al pregiudizio e alle discriminazioni. “In un periodo in cui sembrano riemergere antichi fantasmi – dice infatti Gacomo Todeschini, direttore del Dipartimento di storia e arte – è necessario riuscire a proporre una riflessione a tutto campo sul tema del razzismo capace di intrecciare i temi della scienze biologiche a quelli delle scienze umanistiche e all'etica. Solo così possiamo pensare di riuscire a dare concretezza ed efficacia al discorso antirazzista”. da L’Unione Informa, del 28 maggio 2009 - 5 Sivan 5769
Diritti Globali, Rapporto 2009: in Ue razzismo pervasivo e persistente
Nonostante il 2008 sia stato l'Anno europeo del dialogo interculturale, la realtà si è dimostrata ben diversa. Pregiudizi, discriminazioni e xenofobia diffusi fino a sfociare in alcuni casi in episodi di violenza si sono registrati in vari Paesi europei e soprattutto in Italia, con responsabilità mediatiche e politiche a vari livelli. Particolarmente grave e' la tendenza ad estendere a intere comunità etniche responsabilità individuali, soprattutto nei confronti di Rom e Sinti. Lo denuncia il Rapporto sui Diritti Globali 2009, pubblicato Società INformazione.
Un razzismo ''pervasivo e persistente'' in Europa in molti importanti settori della vita sociale quali lavoro, casa, istruzione, salute, ordine pubblico, accesso a beni e servizi, media, secondo l'European Network Against Racism (ENAR), che ha sottolineato il cosiddetto racial profiling, cioè l'utilizzo di criteri ''etnici'' nella selezione dei soggetti da sottoporre a controllo.
Particolarmente allarmante, poi, il fatto che sia sempre più evidente la tendenza a considerare ''accettabili'' i crimini razzisti e i maltrattamenti contro appartenenti alle minoranze etniche e religiose, anche all'interno delle forze di polizia e di altre autorità quando non da parte dei legislatori. Un po' ovunque in Europa manca un serio monitoraggio del fenomeno da parte delle istituzioni, cosa significativa almeno quanto la diffusa impunità, nonostante alcuni strumenti legislativi recentemente introdotti nella legislazione europea.
Secondo l'Agenzia europea per i diritti fondamentali, il problema delle scarse rilevazioni è tale da far sorgere il dubbio che gli Stati membri che fanno registrare un maggior numero di episodi a sfondo razzista e xenofobo siano in realtà solo quelli che svolgono un monitoraggio più attento e capillare. da ASCA
Berlusconi dichiara lo stato di emergenza anche in Piemonte e in Veneto
In aprile il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva prorogato le ordinanze per l’emergenza “nomadi” in Lombardia, Lazio e Campania, da ieri l’emergenza è estesa anche al Piemonte e al Veneto. Infatti, ieri il Consiglio dei Ministri con decreto firmato dal premier ha nominato i prefetti di Torino e Venezia commissari straordinari per il Piemonte e il Veneto. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni (in foto) al termine del CdM. Il responsabile del Viminale ha ricordato che le ordinanze erano state emanate il 31 maggio 2008. "Lo scorso anno vennero emanate tre ordinanze - ha detto Maroni - che nominavano i commissari per un anno. In questo periodo di tempo sono state fatte le operazioni di individuazione dei campi regolari e abusivi, di censimento nei campi, di identificazione e di definizione di programmi di intervento per la messa in sicurezza dei campi, con interventi strutturali, igienico-sanitari, assistenziali, con l'attuazione dei Comuni".
Nei giorni scorsi, ha spiegato il ministro dell'Interno, "mi sono stati presentati i progetti per la realizzazione di villaggi e di campi attrezzati con la riqualificazione di quelli che ci sono o l'individuazione di nuove aree per la realizzazione di campi attrezzati e sorvegliati, con situazioni igienico-sanitarie degne di esseri umani". "La realizzazione di queste strutture parte in questi giorni, richiede il tempo necessario e c'è stata la necessità di prorogare le ordinanze per i tre commissari per la fase due".
"Ho inoltre accolto le richieste che venivano da altre realtà ed abbiamo esteso questa disposizione alle regioni Piemonte e Veneto", con la nomina a commissari straordinari dei prefetti di Torino e Venezia. I nuovi commissari "potranno usufruire dell'esperienza delle altre regioni per completare gli interventi nei prossimi 12 mesi, per risolvere una questione drammatica come quella di un anno fa, con decine e decine di campi abusivi, situazioni di degrado e minori abbandonati a se stessi".
mercoledì 27 maggio 2009
Reggio Emilia, un Sinto in Consiglio Comunale
Vladimiro Torre è candidato a Reggio Emilia nelle prossime elezioni comunali. Torre è candidato nelle liste di Rifondazione Comunista, unica formazione politica in Italia che ha chiesto a Rom e Sinti di candidarsi nelle proprie liste per le elezioni europee e candidando Dijana Pavlovic nella circosrzione del Nord Ovest (Lombardia, Piemonte e Liguria). Rifondazione conferma una sensibilità alle questioni delle minoranze iniziata nel 2005 con la candidatura e la elezione di Yuri Del Bar nel Consiglio comunale di Mantova.
Vladimiro Torre così si presenta ai reggiani
Mi chiamo Vladimiro Torre, sono sinto e cittadino italiano nato a Carpi (MO) il 20.08.1946. Con la mia famiglia vivo a Budrio di Correggio (R.E.) dove ho acquistato un terreno su cui ho montato delle casette prefabbricate per me e per i miei figli. Ho sempre fatto il giostraio impegnandomi per migliorare le condizioni della categoria e, più in generale, per i diritti dei sinti e dei rom. Dopo diverse esperienze nel campo dell’associazionismo, nel 1998 ho fondato la sezione reggiana dell’associazione Them Romanó - ONLUS – in collegamento con l’associazione Them Romanó di Lanciano (CH), che oggi fa parte della Federazione Rom e Sinti Insieme. Them Romanó di Reggio ha come scopi principali la tutela dei diritti civili, la promozione della cultura, la formazione professionale dei sinti e dei rom ed inoltre l’organizzazione di corsi e seminari per operatori che lavorano a contatto con questa popolazione. Mi sono sempre battuto per migliorare le condizioni di vita della mia gente, per dare loro la possibilità di uscire dai cosiddetti “campi nomadi”, convinto che la difesa dei diritti di tutti i cittadini italiani cominci proprio da quelli troppo spesso dimenticati dei rom e sinti. Infatti, noi di Them Romanó abbiamo ottenuto un miglioramento della legge regionale che prevede i “campo nomadi” introducendo, a livello legislativo, la possibilità di costruire micro-aree al loro posto. Adesso ci attende un’altra battaglia: quella di essere riconosciuti come minoranza linguistica dallo Stato Italiano.
Nel 2005 ho pubblicato, con altri sinti, il libro “Storie e vite di sinti dell’Emilia” della CISU Editore per far conoscere a tutti gli italiani la nostra storia e le difficili condizioni della nostra vita.
Bolzano, è stata scoperta la targa commemorativa in memoria dei Sinti vittime dell’olocausto
Questa mattina di fronte al muro del lager di Bolzano è stata scoperta la targa in memoria dei Sinti sterminati durante il periodo nazifascista. Alla cerimonia hanno partecipato i rappresentanti delle diverse comunità sinte del Trentino Alto Adige, guidate dal Presidente dell’associazione Nevo Drom, Radames Gabrielli. Presenti anche rappresentanti dell'associazione Sucar Drom e Sinti Italiani di Vicenza.
Il Sindaco di Bolzano ha aperto la cerimonia con parole toccanti che rendono giustizia ad anni di oblio per i tanti Sinti e Rom sterminati dalla furia razzista. Presenti anche diversi esponenti della Giunta Comunale e della Giunta provinciale di Bolzano.
Radames Gabrielli subito dopo il Sindaco ha ricordato che mentre la Germania da lungo tempo sta facendo i conti con la propria storia, l’Italia quei conti non li ha ancora fatti. Tant’è che ancora nel 2000, quando è stata Istituita la "Giornata della Memoria" con la Legge 211, non si fa menzione delle vittime Sinti e Rom.
Bolzano però si distingue rispetto al resto d'Italia. Infatti, la sensibilità della sua giunta comunale e del sindaco in testa, ha permesso che venga oggi scoperta in questo luogo simbolo della deportazione una targa commemorativa per tutti i Sinti che sono periti durante l’olocausto.
Questo è un evento di grande importanza simbolica per tutti i Sinti d’Italia, e in particolar modo per i Sinti del Trentino Alto Adige. Una targa commemorativa davanti al lager di Bolzano, dove anche molti Sinti, oltre a tanti altri deportati sono passati per essere destinati ai campi di sterminio sparsi in Europa, verso l'ignoto. Oggi purtroppo sappiamo che la maggior parte di loro non ha mai fatto ritorno da quel lungo viaggio.
Roma, l'Antica Sartoria Rom ti aspetta in piazza Mastai
L'Antica Sartoria Rom espone fino a domenica 31 maggio gli abiti confezionati dalle romnià a Roma in piazza Mastai in uno stand concesso da Sinistra e Libertà.
Il presidente ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Se avete moltissime cose da fare ma nessuna di queste vi attrae particolarmente, se sentite che sta per venire l'estate ma un caldo tropicale immobilizza le vostre membra e le vostre idee, se vi percepite soli di fronte al mondo e siete stati delusi dagli uomini, dalle donne, dalla legge, se vi sentite disgustati dalla vita e dall'esistenza in genere ma nonstante tutto siete ancora alla ricerca dell'anima gemella, venite subito a trovarci! Alzando gli occhi verso il cielo di piazza Mastai l'insostenibile pesantezza dei fatti che gravano sulla vostra mente evaporerà come per incanto !"
L'Antica Sartoria Rom vi aspetta e vi propone nuovi capi per la stagione estiva, capi disegnati su misura al momento, accessori, vestiti da sposa,… e portateci le vostre idee: insieme potremo realizzarle.
Lo scandalo Berlusconi, lettera di Roberto Malini a La Repubblica
Cara Repubblica, spesso il Vostro giornale - come gran parte della stampa italiana - ha censurato le notizie diramate dal Gruppo EveryOne, notizie che, divulgate correttamente, avrebbero probabilmente limitato i danni della deriva razzista che ha caratterizzato l'Italia negli ultimi due anni. Poliziotti che pestano Rom e migranti, bambini che muoiono dopo sgomberi, esseri umani gravemente malati costretti a incamminarsi in allucinanti "marce della morte", violazioni atroci dei Diritti Umani che si susseguono nel colpevole silenzio mediatico.
Orrori di cui non resterebbe traccia se le relazioni, le testimonianze, le evidenze di una persecuzione non avessero ricevuto attenzione da parte delle Istituzioni europee, del Cerd, dell'Unhcr, che le hanno invece poste alla base di Risoluzioni e documenti ufficiali che stigmatizzano le politiche italiane contro Rom, migranti e poveri.
La nostra posizione critica nei confronti delle Istituzioni, fra l'altro, senza il sostegno mediatico nazionale, ci ha esposto e ci espone a intimidazioni di ogni genere, anche perché, grazie al nostro impegno, riusciamo spesso a evitare che le forze politiche xenofobe collochino i loro rappresentanti in posizioni chiave europee e internazionali. Il caso più recente, contro cui abbiamo già iniziato a batterci è la candidatura di Mario Mauro alla presidenza del Parlamento europeo.
A volte chiudete le porte alla verità: è una critica che ci sentiamo di rivolgerVi, dopo tante constatazioni. Nel frangente attuale, tuttavia, in cui pretendete sincerità e trasparenza da parte del presidente del Consiglio, non possiamo che provare ammirazione per il coraggio che mostrate nel sostenere i diritti dell'informazione nei confronti dei potenti. E' evidente - come ha scritto Livia Pomodoro, ricevendo scarso spazio nonostante il suo intervento fosse estremamente importante nell'ambito del caso Mills - che nella sentenza che condanna l'avvocato inglese vi siano state "imparzialità e correttezza da parte del Tribunale di Milano".
Ed è evidente che un leader politico dovrebbe dire la verità, anche di fronte a un evento imbarazzante come quello che riguarda la sua vita privata, anche perché il governo Berlusconi fa della moralità una bandiera. Il caso Noemi - con il suo corollario di capodanni in Sardegna caratterizzati da festini di giovani ragazze, nella residenza del presidente del Consiglio - avrebbe distrutto l'immagine di qualsiasi altro leader politico.
E' meschino, invece, da parte del centro destra, non cercare di spiegare i fatti - magari giustificando Berlusconi, che è un uomo e che come molti uomini subisce il fascino della bellezza giovane, come dimostrato dal precedente "scandalo" di palazzo Grazioli - ma nascondendoli dietro l'ipotesi di un complotto politico.
Secondo noi, il più grave scandalo Berlusconi, però, non è quello legato alla corruzione né all'ultima intervista al giudice Borsellino né alle minorenni e veline e neppure al suo potere di farsi confezionare leggi su misura, per evitare di subire giudizio.
Secondo noi, il vero scandalo Berlusconi risiede nelle sue politiche irresponsabili, che hanno condotto ai vertici dello Stato intolleranza, razzismo e persecuzione delle minoranze. Il vero scandalo Berlusconi consiste nella fine, da lui voluta, di qualsiasi progetto di inclusione dei Rom e dei migranti in Italia, di qualsiasi programma di educazione all'antirazzismo riservato alle nuove generazioni, dei valori contenuti nei più importanti documenti mai scritti dall'umanità: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Carta dei diritti fondamentali nell'Ue, la Convenzione di Ginevra, la Costituzione. Non so se il Vostro coraggio basterà, contro un potere che ha pochi limiti e nessuno scrupolo. Comunque, grazie di provarci. Roberto Malini, Gruppo EveryOne
Gambolò (PV), il Pd al fianco dei Sinti
Scrivo la presente in qualità di portavoce del circolo PD di Gambolò e responsabile provinciale per la giustizia e sicurezza. In questa duplice veste rilevo, con vivo compiacimento, che il TAR ha recentemente annullato l’ennesima ordinanza di sgombero emessa dal Sindaco di Gambolò nel giro di un anno.
Ricordo che il "pomo della discordia" è rappresentato da un gruppo di cittadini italiani appartenenti alla minoranza sinta, che risiede da tempo risalente in Comune di Gambolò, e vive nei pressi del torrente Terdoppio, in precarie condizioni economiche.
Da circa quindici anni, tutte le precedenti amministrazioni e, in particolare l’ultima di centro sinistra, hanno proposto di risolvere questo problema cercando di mettere in regola un luogo dove le famiglie di Sinti potessero vivere dignitosamente.
Fa eccezione l’attuale amministrazione di centro destra che, sulla scia di una vittoria elettorale fondata tra l’altro proprio sul boicottaggio del campo nomadi proposto dall’opposta fazione, ha optato per lo sgombero senza proporre alcuna adeguata soluzione abitativa.
A fronte di quest’ultima proposta amministrativa, che ha subito l’ennesimo diniego da parte delle competenti autorità di controllo, corre l’obbligo di rilevare che, a distanza di un anno, non solo il problema resta irrisolto, ma è stato perso inutilmente dell’altro tempo e speso, in modo altrettanto inutile, denaro pubblico in legali e carta bollata.
Quindi l’esito di quest’ultimo giudizio manifesta ancora una volta l’inconsistenza di un certo modo di fare politica, molto di moda in questo momento, specie nel centro destra, fondato su soluzioni di corto respiro, che cavalca le sollecitazioni del momento ed é destinato a "soddisfare la pancia della gente" ma non a risolvere in modo strutturale i problemi.
Ma vi è di più.
Il semplice fatto che proposte di questo tipo vengano liberamente avanzate da un pubblico amministratore in modo estemporaneo e senza reali motivazione non può non lasciare stupiti e preoccupati (se non indignati) perché è il segno di una regressione civile che sta cambiando nel profondo il modo di essere della società italiana.
Quando un sindaco cioè un soggetto dotato di pubblica responsabilità fa dichiarazioni e assume decisione volte a trattare in modo diseguale la propria cittadinanza vi è il rischio che il "cittadino comune", a sua volta, si senta legittimato, non solo a pensare nello stesso modo, ma ad adottare lo stesso comportamento, innescando analoghe forme di trattamento diseguale se non di rifiuto del diverso.
Questa prassi ci sta portando, in modo strisciante, complice anche l’ascesa di problematiche quali il terrorismo internazionale di marca islamica, l’aumento incontrollato dell’immigrazione e la recente crisi economica, verso un profondo cambiamento della nostra società che è passata da una società solidaristica fatta di concittadini che se bisognosi si dovrebbero aiutare, ad una società in cui l’altro se diverso diventa un nemico da cui difenderci ed abbattere.
Tollerare questa situazione significa lasciare consolidare questo atteggiamento a discapito degli stessi principi che fondano la nostra Costituzione.
Pertanto, occorre reagire concretamente contro l’ascesa di questi comportamenti antisociali consci dell’importanza dei valori fondamentale che rischiamo di perdere quali il rispetto del principio di uguaglianza e della dignità umana. Patrizia Romano, Circolo PD di Gambolò, Segreteria Provinciale PD di Pavia.
Siglato il protocollo d’intesa tra il ministero dell'Interno e Telefono Azzurro per la gestione del numero verde europeo 116-000
È stato siglato al Viminale, dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e dal presidente dell'Onlus Telefono Azzurro Ernesto Caffo, il protocollo d’intesa per la gestione del numero unico europeo 116-000.
Parte così, proprio in occasione della giornata internazionale dei bambini scomparsi, la linea telefonica dedicata alle segnalazioni di scomparse che riguardano bambini e adolescenti italiani e stranieri: un servizio gratuito accessibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, attivo nella maggior parte dei paesi europei, che sarà gestito dall'associazione Telefono Azzurro.
L’Onlus, infatti, dotata di operatori specificamente formati e in grado di comunicare anche in lingua inglese, mette a disposizione la sua struttura operativa di Palermo. Il servizio, oltre a rispondere alle segnalazioni di scomparsa, darà supporto alle indagini attivando immediatamente Polizia e Carabinieri.
«Oggi è una giornata importante - ha commentato il ministro dell'Interno Maroni - che conferma l'impegno, che il Governo italiano assicura, per la tutela dei minori e per garantire loro un futuro certo». Con il nuovo servizio, ha detto , si vuole «accendere un faro sui bambini-ombra».
L'attivazione del numero verde, infatti rappresenta un’ulteriore tappa, «non la prima e non l’ultima», ha commentato Maroni, «nell’esclusivo interesse della tutela dei diritti dei minori».
Il ministro ha infatti ricordato l’attivazione, nei giorni scorsi, di una task force in difesa dei minori contesi, con ministeri Giustizia, Esteri e Pari Opportunità, oltre ai provvedimenti, approvati alla Camera e ora all’esame del Senato, che introducono inasprimenti delle pene e nuovi reati per contrastare i fenomeni di violenza e sfruttamento minorile.
Dall’analisi complessiva dei dati si rileva che il numero dei minori scomparsi ha avuto un costante incremento dagli anni ’90; ciò è riconducibile ai mutamenti socio-economici degli ultimi anni ed in particolare ai flussi migratori (i minori scomparsi, e ancora da rintracciare, dal 1 gennaio 1974 al 30 settembre 2008 in Italia sono 9.802, di cui 1.722 italiani e 8.080 stranieri - dati del Servizio Centrale Operativo del Dipartimento di Pubblica Sicurezza).
Il processo, supportato dalla Commissione europea, si conclude con l’attivazione simultanea in dieci Paesi: Ungheria, Polonia, Slovacchia, Portogallo, Belgio, Danimarca, Olanda, Grecia e Romania, paesi con i quali Telefono Azzurro già collabora come membro nella Federazione Missing Children Europe con l'obiettivo di agevolare la costruzione, a livello europeo, di buone prassi di contrasto del fenomeno della scomparsa di minori.
L'iniziativa verrà pubblicizzata con una campagna informativa che partirà, nel rispetto della legge, dopo la tornata elettorale di giugno.
Napoli, la cronaca di un omicidio
Martedì 26 maggio ore 19,45. Attraverso con passo svelto Piazza Montesanto per raggiungere la Funicolare che mi porterà su al Vomero. Nella piazza il solito formicolio di gente che va, che viene, che parlotta, che vende, che osserva. E’ l’ombelico di Napoli: vi confluiscono due linee di metropolitana regionale, la linea della più antica metropolitana d’Italia, la svelta funicolare.
Un via vai di gente di ogni condizione, di ogni età, di ogni colore che a volta forma un vero e proprio ingorgo di persone proprio come nelle più affollate e attive megalopoli del mondo.
La Chiesa di S. Maria delle Grazie ha da poco chiuso i battenti dopo la messa vespertina; i pochi fedeli sono sciamati via. A quest’ora, in questa stagione, nella piazza e nelle strade circostanti cresce l’eccitazione, le voci si fanno più alte. Sta per finire un’altra giornata; le motorette con una, due, tre persone a bordo, tutte rigorosamente senza casco, sciamano in ogni direzione anche attraverso il piazzale pedonale antistante la stazione della Cumana.
In questo animato teatro di caos ordinario avverto subito qualcosa di anomalo. E’ un motorino con due (giovani?) a bordo che risale velocemente contromano via Portamedina irrompendo nella piazza tra la folla, velocemente. Troppo velocemente per l’ordinario caos. A breve distanza due moto più potenti, scure. Ciascuna porta due uomini vestiti di nero con caschi integrali neri. Avanzano altrettanto velocemente. Osservo più incredulo che incuriosito. Alla mia altezza, ad una ventina di metri di distanza, vedo il centauro passeggero della prima moto che estrae una grossa pistola. Si erge sul predellino della moto e così con la pistola nel braccio levato in alto grida qualcosa di concitato in quello che mi sembra essere dialetto napoletano. Intuisco che sta per accadere qualcosa di drammatico e guadagno ... molto coraggiosamente... l’androne della Stazione Cumana. Faccio appena in tempo. Tre – quattro colpi come quelli dei mortaretti di capodanno echeggiano nell’aria. Una marea di gente si riversa dalla piazza all’interno della stazione in preda al panico.. Decido di avviarmi verso la funicolare, più al sicuro. Domani leggerò in cronaca la notizia di un’ordinaria giornata malavitosa.
Sulla terrazza coperta della stazione un mare di persone osserva tra il preoccupato e l’intimorito la sottostante piazza ora ripopolatasi all’inverosimile da curiosi discesi dalle strade e dai vicoli vicini. Supero i varchi liberi della Funicolare (misura di sicurezza?); il trenino non è ancora partito, si attarda. Intravedo nel passetto che mette in comunicazione la piattaforma d’imbarco della funicolare con quella della Circumflegrea un uomo riverso a terra piegato su se stesso; una fisarmonica a terra; un colore scuro che macchia la maglietta a righe dietro le spalle, appena sotto il cuore... Una donna in ginocchio si dispera accanto a lui; mi è sembrata essere rom.
Ritorno correndo sui miei passi e rivolto alla massa di persone che si accalca alla balaustra della terrazza mi sento gridare: “c’è un medico? c’è un medico? c’è una persona ferita là dietro!” . Tre vigilantes si girano di scatto e si precipitano verso il luogo indicato; uno di questi nella concitazione perde qualcosa di metallico che striscia sul pavimento...
Ritorno verso il ferito; il poveretto non si muove più, la donna che era con lui piange in silenzio.
Sulle ampie scale d’uscita della funicolare, una borsa nera ricolma di qualcosa è lì, riversa a terra a metà della rampa. E’ stata abbandonata. D’istinto tento di mettere in relazione quel corpo esamine con quanto è accaduto poco prima nella piazza e mi chiedo come sia stato possibile. Io ho impiegato ben poco, portato dalla scala mobile, a raggiungere il piazzale superiore e lì ho trovato quell’uomo. Certamente non mi ha preceduto nel mio percorso. Forse è stato raggiunto da uno di quei maledetti proiettili mentre era nella piazza o mentre guadagnava l’uscita della funicolare ed è poi risalito spaventato cercando rifugio e protezione, chissà..
Sento delle sirene, penso: è l’autoambulanza chiamata dagli addetti delle stazioni o da altre persone che con il telefonino si sono messe in contatto con un’emergenza, forse il 113 o il 118. No, è una volante della Polizia. Sono disorientato... eppure l’Ospedale dei Pellegrini è lì a 100 metri; chissà .. portarvi quell’uomo a braccia o in barella... Alle 20 gli addetti della funicolare chiudono le porte a vetro del passetto di comunicazione per isolare più degnamente quel poveretto che è ancora lì e non si muove più...
Risalgo con la funicolare al Vomero e quindi ridiscendo per via Scarlatti. E’ tutto così normale... non posso non notare la stridente differenza. E’ un altro mondo.
Passo da una realtà dove sembra che regni l’anarchia a un mondo ordinato e tranquillo.
Un mondo fatto di diversi; volti conformi, appagati, compiaciuti che camminano e passeggiano tranquilli sotto la tutela di presìdi interforze: Vigili Urbani, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito. Sì proprio l’Esercito. E mi viene da pensare: ‘ma tutto questo folto nucleo di presenze vigili che s’intercambiano per difendere la tranquillità di borghesi di destra, di centro e di sinistra (talvolta anch’io fra questi) dall’esuberanza anche spinta di quei ragazzi della 167, non sarebbe più opportuno farli stazionare o almeno anche stazionare nell’ombelico di Napoli, nel luogo più trafficato di tutta la città, dove transitano decine di migliaia di persone al giorno?’. Gente che lavora, gente che vive, gente che si agita. Certamente la gente più attiva e rappresentativa della nostra realtà cittadina. Gente che rischia di perdere la vita nelle pieghe di sciagurati raid camorristici.
Perché questa disparità? Non potrebbe sembrare anche questa una forma di razzismo strisciante?
Quante volte ho sentito dire: ..lì, in quella zona.. ..mamma mia.., statevi attenti.., ..ho paura di camminare.. E’ la zona della Pignasecca, talvolta sottolineata con tono dispregiativo. E’ il suk di Montesanto.
C’è da chiedersi, se così stanno veramente le cose, perché mai questa zona, la più centrale, la più trafficata di Napoli sia diventata così. Non certo perché è abitata dal ‘popolo delle scimmie’ come sentii dire inorridito da un illustre personaggio ma perché lì lo Stato lì non è stato mai presente tra la gente.
Ci si è mai chiesti seriamente perché mai quando le forze dell’ordine compiono un’azione di tutela, persone e personaggi tentano di impedirne l’azione? evidentemente perché si sentono minacciati. Minacciati da che cosa? Da alieni nel loro territorio. Quel territorio che è considerato proprio, non della comunità. E allora si possono osservare le cose più incredibili, quelle che fanno in negativo il colore di Napoli: paletti davanti a tutti i bassi, negozi, locali, sottolocali, portoni per garantire il proprio posto auto o per impedire che quello spazio venga occupato da altri... Verande ben curate, costruite a livello strada, che implementano all’esterno, sulla strada pubblica, bassi rimessi a nuovo. Mercanzie esposte che occupano tutto lo spazio del marciapiede, proprio lì dove è avvenuto il raid. Bancarelle improvvisate di cingalesi che occupano come un nastro colorito lo stretto passaggio pedonale di via Forno Vecchio e quando sei con la carrozzina del nipotino e ti lamenti con loro, ti sorridono dicendo ‘..sì, sì..’ (povero fesso?).
L’Ospedale dei Pellegrini, il più antico e glorioso della nostra città è cinto d’assedio da bancarelle che non vengono smontate neanche la notte. Sulla ringhiera di recinzione addirittura è installato un rullo di tendaggio già quasi arrugginito... E’ il suk di Montesanto, uno dei tanti di Napoli.
Come è possibile sperare che le cose cambino? Altro che azioni di polizia e di pulizia dimostrativa. Quelle durano due-tre giorni, poi tutto ritorna come prima. Altro che azione di facciata, forse Occorrerebbe ben altro, forse il Genio Militare per risistemare territorio e suolo pubblico, l’Esercito.
Già, quell’Esercito che è presente in via Scarlatti e che non si è mai visto a Piazza Montesanto. di Ernesto Cravero, Cittadino, Docente della Federico II, Confratello (pubblicato da Il Mattino)
Milano, la politica degli alleggerimenti
La chiamano moral suasion. Non osano dirlo in italiano, ma quel ‘moral’, grida scandalo, detto dagli amministratori più immorali –dal governo in giù. Giù, giù giù- che l’Italia abbia mai avuto. ‘Persuasione morale’, vuol dire. Che c’è di persuasivo in uno sgombero? La ruspa? Gli agenti in divisa antisommossa? Grate e sbarramenti antizingari, realizzati coi soldi dell’Unione Europea (anche nostri), dati per migliorare le loro condizioni?
Che c’è di… morale? In centoventi sgomberi in due anni e mezzo? Spesso operati sulle stesse persone e famiglie a ripetizione?
Le parole sono importanti: oggi gli azzeccagarbugli parlano un’altra lingua, in casa, per non farsi capire. Che sia un residuo di vergogna? Ma no, ecco una parola che non capiscono, neanche detta in italiano.
Un'altra area restituita ai milanesi e alla città. Ne parlano come se si trattasse di cantieri liberati da mafia e ‘ndrangheta (robe siculo-calabresi, come ognuno sa), come un’operazione di derattizzazione. Restituiamo aree, fisiche e morali, alla legalità: quella vera, che vale per tutti.
Alleggerimento, questo è il termine usato –uno sfoltimento, insomma, sfumatura bassa- per l’eliminazione di un po’ di famiglie dai campi rom comunali. Qui siamo quasi bucolici, a parlar di campi. Invece a Triboniano non c’è un filo d’erba e l’unica ombra, tolta quella di container e roulotte, è data dal traliccio dell’alta tensione. Mmmh, che nostalgia. di Ernesto Rossi, associazione Aven Amentza
martedì 26 maggio 2009
Bolzano, una targa commemorativa in memoria dei Sinti vittime dell’olocausto
Domani 27 maggio 2009, alle ore 11.00, sarà scoperta la targa commemorativa in memoria dei Sinti vittime dell’olocausto, presso il muro del lager di Via Resia. L’iniziativa è stata promossa dall’associazione Nevo Drom.
Questo sarà un evento di grande importanza simbolica per tutti i Sinti d’Italia, e in particolar modo per i Sinti del Trentino Alto Adige. Una targa commemorativa davanti al lager di Bolzano, dove anche molti Sinti, oltre a tanti altri deportati sono passati per essere destinati ai campi di sterminio sparsi in Europa, verso l'ignoto. Oggi purtroppo sappiamo che la maggior parte di loro non ha mai fatto ritorno da quel lungo viaggio.
La Germania da lungo tempo sta facendo i conti con la propria storia, quella più nera, quella delle deportazioni e dei campi di sterminio. Ma nonostante questo, persino nei grandi processi contro i crimini nazisti, come quello di Norimberga, non c'è menzione delle oltre 500.000 persone rom e sinte deportate, torturate e sterminate nelle camere a gas. Ci sono voluti parecchi anni prima che tra le altre vittime venisse riconosciuto anche lo sterminio di oltre la metà dell'intera popolazione europea di Sinti e Rom. Infatti solo all'inizio degli anni '80 il Governo tedesco riconobbe ufficialmente che durante il nazismo i Sinti e i Rom avevano subito una persecuzione su base razziale. A testimoniare questo riconoscimento da alcuni mesi a Berlino è in costruzione un monumento che costerà al Governo tedesco la somma di due milioni di euro e sorgerà di fronte il Reichstag, la sede della camera bassa del parlamento.
In Italia i conti con la storia di quegli anni non sono ancora stati fatti fino in fondo. Non del tutto. Basti pensare che ancora nel 2000, quando è stata Istituita la "Giornata della Memoria" con la Legge 211, non si fa menzione delle vittime sinte e rom.
Bolzano però si distingue rispetto al resto d'Italia. Infatti, la sensibilità della sua giunta comunale e del sindaco in testa, ha permesso che venga depositata una targa commemorativa per tutti i Sinti che sono periti durante il genocidio. Alla cerimonia parteciperà anche il Vice Presidente della Provincia di Bolzano che ha riconosciuto le ragioni dell’iniziativa, dopo l’incontro con Radames Gabrielli, Presidente dell’associazione Nevo Drom.
Gambolò (PV), il Naga e i Sinti hanno vinto una causa strategica contro le discriminazioni
Il Naga comunica con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine sinta residenti, da generazioni, nel comune di Gambolò (PV). Noi di U Velto ci congratuliamo con il Naga per la storica vittoria conseguita.
“La decisione di sgomberare l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda solo una volontà discriminante, non sussistono, in alcun modo i presupposti per un atto di questo tipo e il TAR di Milano, con l’ordinanza di sospensione dello sgombero, l’ha riconosciuto” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “Inoltre si ribadisce che, secondo la legge italiana e le norme internazionali, la protezione delle minoranze si sostanzia non solo in obblighi di natura negativa, ma anche in doveri di protezione e valorizzazione delle differenze” prosegue Massarotto.
Il Naga, da oltre vent’anni fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale a cittadini stranieri, “Dover difendere in giudizio lo sgombero forzato di cittadini italiani da un Comune in cui risiedono da più di ottant'anni appare veramente paradossale. Tuttavia, ciò dimostra, una volta di più, che le attuali politiche repressive colpiscono tutti ed in particolare il soggetti più deboli”, conclude il presiedente del Naga.
Il Naga continuerà a svolgere attività di assistenza e di difesa dei diritti di tutti e si augura di non dover più ricorrere ad un Tribunale per fermare un provvedimento di sgombero senza alternative. Per maggiori informazioni: Naga, telefono 02 58102599, cellulare 349 1603305
lunedì 25 maggio 2009
La belva umana
«Devono solo provare a darmi fastidio. Non si devono permettere. Se toccano la "robba" mia, se toccano mia madre, mia sorella o la mia ragazza, mi faccio giustizia da solo. Tanto la polizia che viene a fare. Oggi li mettono in galera, domani stanno fuori. Io sono buono e caro, ma potrei pure diventare matto».
Dopo il raid notturno di Villa Gordiani (Roma), dove la comunità bengalese si preparava ad allestire una festa per il Capodanno, e l’aggressione di Tor Bella Monaca ai danni di due Albanesi, due episodi tra i più recenti di xenofobia applicata, tocca riflettere per l’ennesima volta sullo stato di questa nazione.
È difficile trovare le ragioni di una deriva così esasperata, rintracciare stralci di razionalità dentro un sentire nazionale che si fa di giorno in giorno più belluino: un vulcano in cui la paura, la povertà culturale ed economica, il vuoto di ideali, la mania semplificatrice, l’infelicità diffusa e la rabbia che monta formano un magma, che ribollisce e borbotta, finché diviene incontenibile e deborda incandescente.
(clicca sul titolo per leggere tutto il post)
Completa il magma anche un altro ingrediente, essenziale perché la narrazione ferina attecchisca: è l’ignoranza.
Un tipo di ignoranza speciale, però: composta non (solo) dall’aver poco e male frequentato le istituzioni scolastiche, ma anche dal coltivare in sé una granitica resistenza all’umana curiosità, all’istinto di conoscenza, al miglioramento e al progredire.
Un’ignoranza ben salda, indossata con orgoglio.
Un’ignoranza che farebbe tenerezza, se non fosse così feroce.
La narrazione xenofoba scalda gli animi della popolazione più semplice, tra i cui ranghi si sente forte il bisogno del nemico, il colpevole di ogni male.
Il messaggio passa per i media di più popolare accesso, televisione in primis. È un messaggio facile, tagliato su misura.
Si rispolverano allora i temi classici, che da sempre e ovunque, dal conflitto dei Balcani a quello in Rwanda, infiammano i bassi ventri.
Siete in pericolo: voi, le vostre donne, i vostri figli, le vostre proprietà, le vostre tradizioni.
Una retorica patriarcale e maschiocentrica è d’obbligo, naturalmente, dato il pubblico cui la narrazione si rivolge; come sono dei must i temi della proprietà da difendere (“la robba mia” della citazione iniziale, in cui rientrano anche le donne di famiglia) e della cultura/tradizione, una categoria imprecisata e fai-da-te, in cui ognuno fa rientrare quello che crede, dalla fede religiosa a quella calcistica.
Giorno dopo giorno, cronaca dopo cronaca, si costruisce l’immagine demoniaca dello “straniero” e del "diverso", minacciosi nella loro divergenza dalla presunta normalità, depositari dei mali di una nazione, e punching-ball contro cui sfogare tutta la propria frustrazione e la propria inadeguatezza.
Ai propri cittadini ignoranti, intristiti e senza risorse, un paese degno di questo nome dovrebbe fornire delle soluzioni, qualche mezzo in più, affinché la loro energia distruttiva possa diventare costruttiva, e la rabbia si trasformi in apertura.
In Italia, invece, pare che il kit per alleviare questi mali comprenda altro. Cose più… semplici, appunto: qualche divisa para militare, oggetti contundenti, accenni d’apartheid, urlacci, folklore violento e incitazioni all’odio.
Più tante, tante dosi di paura, iniettate nelle vene del paese. E la paura, si sa, diventa presto ferocia.
L’elettorato è garantito, e le spese le fanno sempre i soliti: sempre gli Altri. di Elena Borghi
sabato 23 maggio 2009
La macchia della razza
Anticipiamo qui alcuni passi dal capitolo finale del libro di Marco Aime La macchia della razza in uscita da Ponte alle Grazie (pp. 96, euro 8): in forma di lettera aperta a un bambino rom, uno di quelli cui si vogliono prendere le impronte digitali, spiega come e perché si è diffuso nella nostra società il pregiudizio contro gli stranieri. Di Aime, docente di antropologia culturale all’Università di Genova, è in libreria anche «Il diverso come icona del male», un dialogo con Emanuele Severino (Bollati Boringhieri, pp. 53, euro 8).
La solitudine fa crescere la paura, Dragan, e ci inventiamo un nemico comune per credere di essere uniti e solidali. In realtà siamo solo capaci di un individualismo collettivo. Più ci sentiamo soli e più ci aggrappiamo a idee astratte e vaghe come identità, altra parola divenuta buona per nascondere tutte le avarizie, tutti gli egoismi. L’identità la pensiamo, ma poi non la pratichiamo. La impugniamo come un bastone contro gli altri, ma non la frequentiamo nemmeno con quelli come noi. Identità significa pensarsi uguali a qualcun altro. Ma facciamo di tutto per essere diversi gli uni dagli altri.
Anche identità è una parola ambigua, non ha plurale, si presenta come portatrice di un’idea solitaria. Eppure il plurale ce l’ha: abbiamo un’identità di genere, religiosa, politica, di fede calcistica... siamo portatori multipli di identità. Ne possediamo un mazzo e giochiamo di volta in volta quella che scegliamo o che ci è concessa. Però oggi, quando pronunciamo la parola identità, pensiamo subito a quella etnica. Oggi, identità significa terra e sangue.
Siamo diventati «tribali», ci siamo stretti attorno al totem della nostra cultura, pronti a difenderlo. In realtà vogliamo difendere i nostri soldi, la nostra abitudine, non la nostra cultura. Non sapevamo nemmeno di averla, non lo sappiamo nemmeno ora. Ce lo dicono. Lo fanno per farci credere che abbiamo qualcosa da perdere e che solo loro possono difenderci. Il sapere, la cultura sono le uniche ricchezze che possiamo condividere, senza che ci vengano meno, Dragan. «Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ci scambiamo le mele, avremo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea, e ci scambiamo le idee, allora avremo entrambi due idee» ha detto George Bernard Shaw. (clicca sul titolo per leggere tutto il post)
Abbiamo preferito tenerci ognuno la nostra idea e siamo diventati sempre più soli. E più poveri, di idee e nel linguaggio. Non riusciamo più a guardare lontano, che è ciò che ha fatto umani gli esseri umani. Animali stanziali nel pensiero, ecco cosa siamo oggi. Usiamo poche parole, sempre le stesse, perché abbiamo poco da dire, ripetiamo sempre le stesse cose. Aprirsi all’altro è il motore della cultura. La diversità offre nuove scelte, arricchisce il nostro mondo, arricchisce noi, fa entrare aria nuova. Ma abbiamo preferito chiudere le paratie e respirare l’aria stagnante della purezza. Piccolo non sempre è bello, se non sai cosa c’è fuori. Se non respiri ossigeno nuovo, che fertilizzi il tuo campicello. E’ sempre stato così, Dragan, gli uomini si sono scambiati merci e idee. Anche colpi di spada e di fucile, sì, è vero. Si incontravano e si scontravano. Nessuno è stato fermo, ancorato alle sue radici.
Quanta differenza possiamo sopportare? Non troppa, lo so, non troppa, ma molto più di quanto crediamo. E lo facciamo, tutti i giorni, ma non ce ne rendiamo conto. Sai, Dragan, cosa c’era scritto su un manifesto tedesco degli Anni Novanta? «Il tuo Cristo è ebreo. La tua macchina è giapponese. La tua pizza è italiana. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è uno straniero».
Sopportiamo tutta la differenza del mondo, se ci fa comodo, e nemmeno ce ne accorgiamo. Consumiamo cibi stranieri, usiamo oggetti di tutto il mondo, ma difendiamo la nostra terra, le nostre radici, la nostra tradizione, la nostra identità.
Fa paura, questo troppo parlare di identità, questo negare la natura multiforme delle nostre culture, delle nostre esistenze. Italianità, popoli padani... si sentono voci alle nostre spalle, Dragan, appena accennate, ma si fanno via via più forti. E’ una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici, dice una. Cancelliamo il passato, neghiamo di avere preso e dato cultura, come tutti i popoli.
«Dobbiamo difendere la nostra cultura» dicono e le voci, le voci, Dragan... I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo.
Diciamo cultura, ma pensiamo razza. [...]
Sai, Dragan, anch’io avevo pensato, che certi atteggiamenti non fossero per forza razzisti. E lo penso ancora. Molte volte non è un problema di razza, ma di gente che lotta per le stesse, poche, scarse risorse. Odi l’altro non perché è altro, ma perché è o credi che sia contro di te. Accade spesso tra chi ha paura e può persino essere comprensibile. Ma ora non è così. Ora c’é anche odio fine a se stesso, c’è un bullismo razziale ignorante e senza alcuno scopo se non di riempire il vuoto emotivo di certa gente e le urne di schede per certi politici fomentatori. Il razzismo è una malattia sottile, scava nei cuori della gente, cancella pezzi di memoria, deforma lo sguardo.
Non è il razzista che mi spaventa, Dragan, sono gli altri a fare paura. Tutti quelli che sanno, che vedono e tacciono. I complici silenziosi. Guardano il tuo dito sporco di nero e... Nulla. Qualcuno tace, pensando che in fondo te lo meriti, ma non ha il coraggio di dirlo apertamente. Zingaro, ladro, in fondo cosa vuoi da noi? Altri pensano che sia sbagliato, ma tacciono anche loro. Perché complicarsi la vita? E poi, cosa ci posso fare io? [...]
Quando eravamo bambini, si faceva un gioco: se tu fossi il capo del mondo cosa faresti? E tu dovevi dire cova avresti voluto fare. Cosa farei ora? Sicuramente prenderei una spugnetta e ti pulirei il ditino, Dragan. E poi? Vorrei chiederti scusa, spiegarti che non siamo tutti così, ma servirebbe? E a chi? A te? No, cosa te ne fai delle mie scuse. Lo sai benissimo che non posso fare promesse a nome di altri. A me? Nemmeno, non mi sentirei migliore. Meglio tenersi ognuno ciò che prova, tu la tua rabbia e io la mia vergogna. Sono più sane di mille ipocrisie. (fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 23 maggio)
Immigrati, le vittorie negate
All’opposizione di sinistra piace perdere, manifesta un certo gusto per la sconfitta. Basti considerare l’insieme delle misure su sicurezza e immigrazione, messe in cantiere dal governo. Rispetto alle proposte iniziali, l’opposizione ha incassato un sacco di vittorie, ma non le dichiara. Cito quelle più evidenti. Sull’iniziativa di schedare i bambini Rom prendendo le impronte digitali, il governo è stato costretto a una repentina marcia indietro. Quanto alla misura bandiera, il reato d’immigrazione clandestina, la sanzione che prevedeva inizialmente il carcere è stata declassata ad ammenda pecuniaria.
Ma le due principali vittorie sono quelle che riguardano l’eliminazione sia dei medici sia dei presidi «spia». Il governo aveva previsto di abrogare il divieto imposto al personale sanitario di denunciare gli utenti irregolari, un divieto introdotto dalla legge Turco-Napolitano e ribadito dalla Bossi-Fini. Ma le resistenze incontrate in Parlamento e nella società civile hanno bloccato il rischio delazione nella Sanità pubblica.
Lo stesso è avvenuto per l’istruzione. Il reato d’immigrazione irregolare, unitamente all’obbligo di presentare documenti di soggiorno validi per accedere ai servizi pubblici avrebbero potuto produrre «presidi spia», ma nella versione approvata dalla Camera è stato specificato che questi documenti non sono necessari per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo. Restava il dubbio che mamme irregolari non potessero riconoscere i propri figli e che i figli sarebbero stati addirittura adottabili. Ma le madri che siano in grado di presentare un qualunque documento d’identità hanno diritto a un permesso che copre il tempo della gravidanza e i sei mesi successivi. Si aggiunga che secondo la Corte Costituzionale tale permesso va esteso anche ai padri.
Infine, il sottosegretario all’Interno Mantovano ha specificato che l’assenza del requisito di soggiorno regolare non può determinare l’impossibilità di compiere atti necessari a tutelare l’interesse dei bambini, e tale è la dichiarazione di nascita.
Non sappiamo però cosa avverrà di fatto. Non sappiamo se il timore generato dall’annuncio di norme poi ritirate produrrà comunque effetti dolorosi: se scoraggerà la frequenza scolastica dei bambini, se spingerà le madri a non partorire in strutture pubbliche sicure o addirittura a ricorrere all’aborto clandestino, se indurrà malati anche gravi a non farsi curare. Un suggerimento: invece di lamentare solo sconfitte, l’opposizione potrebbe cominciare a proclamare qualche vittoria. Questo, oltre a giovare alla propria autostima, contribuirebbe ad attenuare le paure degli immigrati irregolari e a evitare le temibili conseguenze che dalle paure possono derivare. di Giovanna Zincone, continua a leggere…
venerdì 22 maggio 2009
Roma, la lotta all'abusivimo inizia dalla casa di una famiglia rom
In molti ieri hanno visto sui telegiornali nazionali le scene strazianti di un Rom italiano che minacciava di tagliarsi la gola con un coltello (in foto) se fosse stata abbattuta la sua casa, costruita abusivamente nel Comune di Roma. E’ stato immobilizzato e arrestato con l’accusa di aggressioni e lesioni a Pubblico Ufficiale. Oggi si trova in carcere.
«Hanno colpito noi perché siamo zingari. Qui tutti hanno costruito in modo abusivo, tutti hanno pagato qualcuno, anche chi oggi è qui ad abbattere la nostra casa, anche i vigili urbani, perché non vedessero. Non abbiamo più pagato e ci hanno colpiti». È lo sfogo di uno dei componenti la numerosa famiglia di Rom italiani. La casa abbattuta avrebbe dovuto «ospitare una trentina di persone». I Rom hanno spiegato di avere comprato il terreno in quella zona «perché ci avevano detto che si poteva costruire abusivamente e, infatti, tutti sono abusivi».
Secondo il Comune di Roma il valore del manufatto, che tutti hanno visto in televisione, una volta finito, sarebbe stato di 800-900 mila euro. Ma di fatto era senza valore perché costruito senza che i proprietari avessero presentato la domanda di costruzione, il progetto esecutivo e direzione lavori
«Abbiamo fatto una demolizione importante anche per la proprietà della casa demolita» ha sottolineato il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Che ha ammonito: «È solo l'inizio di una lunga serie di interventi del genere». Rafforzando quanto detto dall'assessore all'Urbanistica, Marco Corsini, che ha voluto vedere all'opera gli agenti della polizia municipale, 60 uomini e donne diretti dal comandante Antonio di Maggio che, oltre all'VIII Gruppo è responsabile dell'Ufficio antiabusivismo edilizio del Campidoglio. Spiega Corsini: «Stiamo allestendo un programma di demolizioni su tutto il territorio comunale, perché la repressione non rimanga un fatto episodico». Una prospettiva indicata dallo stesso Di Maggio: «Ne faremo altre nei prossimi giorni seguendo le direttive del sindaco Gianni Alemanno e dell'assessore Corsini».
giovedì 21 maggio 2009
Praga, il Partito nazionale ceco chiede la "soluzione finale" dei Rom, dure le polemiche
Il Partito nazionale ceco (Ns), di estrema destra, ha diffuso un video elettorale in cui suggerisce "la soluzione finale della questione zingara", evocando quella
perseguita dai nazisti con l'Olocausto degli ebrei.
Immediate le condanne dei politici: il nuovo premier Jan Fischer e il ministro per i diritti umani Michael Kocab hanno parlato di trasgressione della legge che hanno annunciato che metteranno a punto, assieme al ministero dell'interno, una proposta di bando del Partito nazionale.
La televisione e la radio ceca preparano una denuncia nei confronti del partito. “E' una scandalosa violazione dei diritti e delle libertà dell'uomo”, ha detto Kocab dello spot nel quale si vedono le immagini di famiglie e bambini rom alternate con slogan come 'Stop al razzismo dei neri', 'No al favoritismo degli zingari', o ' Non vogliamo parassiti neri fra di noi'.
“E' un puro isterismo del governo, essere messi al bando non ci preoccupa”, ha reagito Jiri Gaudin del Partito nazionale. “Vogliamo che sia eliminata la discriminazione positiva, i contributi sociali, e che questa gente sia costretta a lavorare”, ha detto Gaudin illustrando le intenzioni del suo partito. A suo dire, la "soluzione finale" vuol dire "il rimpatrio dei rom nel loro paese d'origine", ovvero "in India", ha aggiunto.
Nella Repubblica Ceca negli ultimi tempi aumentano le aggressioni contro i rom da parte di estremisti del Partito nazionale (Ns) e del Partito operaio (Ds, pure di destra). Un mese fa, sconosciuti avevano lanciato bottiglie incendiarie in una casa rom a Vitkov, al nord, causando ustioni gravi a una bambina di due anni. da newsletter l'Unione informa - 21 maggio 2009 - 27 Yiar 5769 (in foto il fermo di due membri del Partito nazionale ceco per la loro attività antirom)
Pensieri migranti
La discussione di queste settimane sul reato di immigrazione clandestina e in generale le norme contenute nel “pacchetto sicurezza” mi hanno provocato un grande senso di rabbia, frustrazione e impotenza.
Sensazioni che credo altri hanno provato, ma che non sono riuscite a diventare vero terreno di dissenso politico, sociale, morale. In alcune discussioni avute con amici, si è ricordato come anche noi siamo stati in passato un popolo di emigranti che ha subito le stesse restrizione dei diritti, le stesse angherie, gli stessi pregiudizi. Come se questo appello alla memoria fosse sufficiente a dare vita ad un percorso di riflessione critica, a sollecitare un passaggio dal silenzio alla azione concreta. Così non è stato e penso che così non potrà essere nemmeno in un prossimo futuro.
Credo infatti, che l'adesione degli italiani in modo così massiccio a queste misure discriminatorie e razziste non sia da imputarsi al fatto di aver dimenticato il nostro recente passato, il come eravamo; quanto proprio nel fatto di ricordarlo. Gli immigrati ci fanno da specchio, ci costringono a vedere come siamo. Non è l'estraneità a farci sentire minacciati, quanto piuttosto la rassomiglianza che mette in gioco la nostra emozionalità e che genera, nel profondo del nostro inconscio, una sensazione di sgomento.
Ci vediamo come siamo: simili a loro, fragili, insicuri, soli, e a rischio. Da questa angolatura non sono tanto le differenze a generare i conflitti quanto, paradossalmente, il loro venir meno. L'immagine di precarietà, di instabilità, di insicurezza, che il migrante ci rimanda fa risuonare le nostre paure, mette a rischio le nostre certezze.
Il diritto alla salute, la certezza del lavoro, il diritto allo studio, la sicurezza, la speranza di vivere in un relativo benessere, non sono un miraggio solo per chi lascia il proprio paese per un altro, lo sono ormai anche nella nostra quotidianità, ne compongono quel magma emotivo che la destra sembra sapere così bene sollecitare e muovere.Forse è davvero il momento di prendere coscienza che tra “noi” e “loro” non c'è uno spazio vuoto ma una zona “grigia” che unisce il loro destino al nostro. Forse è davvero venuto il momento di assumerci la responsabilità di quanto sta accadendo, forse è venuto il momento di smettere di pensare che basta tenere separate le nostre storie, ricacciare lontano quello che ci spaventa, per ritornare a vivere senza paura. di Guido Cristini, da Newsletter di Articolo 3, Osservatorio sulle discriminazioni (per ricevere la newsletter settimanale scrivere a osservatorio.articolo3@gmail.com)
Pisa, Rom: ruspe o rimpatri
Quaranta persone riaccompagnate in Romania, 21.500 euro di "contributo umanitario" erogato alle famiglie tornate al loro paese (da 500 a 1.500 euro per ciascuna, a seconda della consistenza del nucleo), 6.000 euro di "spese organizzative", due campi smantellati. Sono questi i numeri dell'operazione di "rimpatrio volontario e assistito", predisposto dal Comune di Pisa e dalla Società della Salute per i Rom rumeni.
Le cifre sono state presentate in una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato il Sindaco Filippeschi, la neo-assessora alle politiche sociali Paola Ciccone e i tecnici della USL che hanno diretto le operazioni. Partiti con un pullman della Croce Rossa, i Rom sono arrivati a destinazione nel pomeriggio di ieri, attraversando la Slovenia e l'Ungheria. Nell'organizzazione del viaggio sono stati coinvolti anche il Consolato romeno di Milano (che ha fornito i documenti necessari al rimpatrio), la Prefettura, i diversi corpi di polizia (Carabinieri, Vigili Urbani e Questura), nonchè l'Interpol per coordinare l'attraversamento delle diverse frontiere.
Un'operazione che il Sindaco non esita a definire "positiva ed efficace". "E' un provvedimento che alleggerisce una presenza ormai divenuta sproporzionata nella nostra città", spiega il primo cittadino. Per Paola Ciccone, assessore alle politiche sociali, quella del rimpatrio è "un'operazione che coniuga gli inderogabili impegni di solidarietà e tolleranza con gli altrettanto fondamentali principi di legalità, di sostenibilità, di concertazione istituzionale". "Noi", spiega ancora l'assessore, "non accettiamo la filosofia del farsi la baracca o dell'accamparsi in modo abusivo. E i problemi della povertà non possono gravare su un unico Comune: per questo, abbiamo richiesto l'aiuto della Regione, che deve farsi carico di una più equa distribuzione dei problemi sul territorio".
Le ruspe nei campi. Intanto, in due campi - a Cisanello e sull'Aurelia - sono arrivate le ruspe del Comune, che hanno distrutto le baracche e i ripari delle famiglie rimaste a Pisa. "A coloro che restano garantiremo assistenza umanitaria", dice Giuseppe Cecchi, direttore della Società della Salute. "Tuttavia - aggiunge - c'è una differenza tra i Rom inseriti nel progetto Città Sottili, e quelli che ne sono esclusi. Per i primi abbiamo un impegno straordinario per l'inserimento abitativo. Per i secondi non è possibile un intervento del genere: le risorse sono limitate, e i servizi sociali non sono un'agenzia immobiliare. Chi non riesce a trovare casa deve andarsene".
Mentre si svolge la conferenza stampa, i Rom del Campo dell'Aurelia arrivano alla Società della Salute, portando con loro i pochi effetti personali sottratti alle ruspe. Uno ad uno, i capifamiglia si recano dagli assistenti sociali: i quali, come ci spiega Giuseppe Cecchi, "sono stati mobilitati in modo straordinario per l'emergenza di oggi".
I servizi offrono un piccolo contributo per l'acquisto dei pannolini per bambini, e dei buoni-spesa per mangiare. "Ma nessuno sa dirci dove dormiamo stasera", protesta un giovane Rom "e ci sentiamo presi in giro: abbiamo bisogno di buoni-tetto, non di buoni-pasto". I Rom si ingegnano a trovare soluzioni, e c'è chi ha individuato qualche terreno dove portare tende e materassi. "Gli assistenti sociali", dicono due capifamiglia, "rispondono che occupare i terreni è illegale: ma noi da qualche parte dovremo pur dormire". I volontari di Africa Insieme portano cibo, bevande, generi di conforto.
Nel tardo pomeriggio l'assessore Ciccone arriva in Via Saragat e incontra direttamente le famiglie Rom. Viene "concessa" una piccola "tregua", per la notte verrà concesso alle famiglie di dormire nel parcheggio della Società della Salute. Ma, dal giorno dopo (cioè da oggi) dovranno andarsene.
Dopo i rimpatri. L'alternativa posta dal Comune ai Rom è dunque questa: o tornare in Romania, accettando il "contributo umanitario", o comunque andarsene da Pisa per cercare fortuna altrove in Italia.
"In questo modo non si risolve nulla", ci dicono gli stessi capifamiglia Rom, "perchè noi non ce ne andiamo: qui lavoriamo e almeno guadagniamo qualcosa per vivere. In Romania il lavoro non c'è, nelle altre città italiane dovremmo ricominciare tutto da capo". Secondo i diretti interessati, insomma, il Comune non riuscirà ad allontanare davvero gli insediamenti e persino i "rimpatriati" - a loro parere - sono destinati a ritornare presto in Italia. Del resto, le normative europee prevedono, per i cittadini comunitari, la libertà di circolazione e di soggiorno in tutti i paesi UE. Nulla, dunque, impedirebbe a una famiglia di rientrare in Italia.
"E' vero, in teoria potrebbero tornare", riconosce l'assessore Ciccone, "ma noi abbiamo stipulato un patto d'onore con i capifamiglia. Era necessario per impedire il proliferare dei campi abusivi. Ed è stato, da parte nostra, un segno di rispetto e di riconoscimento nei confronti dei Rom". di Sergio Bontempelli
Torino, appello in merito al nuovo regolamento delle aree sosta per rom e sinti e all’annunciato trasferimento del campo di Strada Aeroporto
Le organizzazioni firmatarie esprimono forte preoccupazione in merito alla proposta di modifica del regolamento delle aree sosta attrezzate per rom e sinti, attualmente all’esame del Consiglio comunale, nonché alle modalità di attuazione dell’annunciato trasferimento del campo di Strada Aeroporto.
In primo luogo, infatti, il nuovo regolamento introduce norme assai più restrittive in merito ai requisiti per la concessione alla permanenza nell’area sosta e ai casi di revoca della concessione. Come dettagliatamente analizzato nella Nota tecnica allegata, tali disposizioni risultano sotto diversi profili gravemente discriminatorie. Ad esempio, in base al nuovo regolamento una persona che sia stata condannata per un reato di lievissima entità quale il furto di una mela, dovrà essere allontanata dall’area sosta, probabilmente insieme a tutta la famiglia, e senza che vi sia la possibilità di una valutazione caso per caso (1). Perché per la permanenza nelle aree sosta dei rom e dei sinti vengono stabiliti requisiti che non trovano alcuna analogia ad es. nelle disposizioni relative alle assegnazioni di alloggi di edilizia residenziale pubblica?
L’applicazione di tali norme porterebbe all’allontanamento di famiglie che vivono stabilmente a Torino da più di 20 anni, determinando l’interruzione dei percorsi di inclusione sociale avviati (scolarizzazione dei minori, inserimenti lavorativi ecc.) e portando a un’ulteriore marginalizzazione di queste famiglie.
D’altro canto il regolamento, a fronte di dettagliate norme sui requisiti e sugli obblighi che i rom e i sinti dimoranti nelle aree sosta devono rispettare, quasi nulla dice in merito ai loro diritti, ed ai rispettivi doveri e obblighi dell’Amministrazione comunale nei loro confronti (ad es. in materia di dotazioni di servizi dell’area sosta).
Si rileva in particolare come il nuovo regolamento continui a non prevedere alcuna forma effettiva di partecipazione dei rom e sinti che vivono nelle aree sosta alla gestione delle stesse (2).
La stessa proposta di modifica del regolamento è stato redatta senza alcun coinvolgimento degli utenti, in violazione dell’art. 5, co. 1 della legge regionale n. 26 del 1993 (3).
Il nuovo regolamento, infine, fa riferimento alla prossima chiusura dell’area sosta di Strada Aeroporto e all’individuazione e allestimento di un nuovo campo. Desta forte preoccupazione la prospettiva che la nuova area sosta possa avere caratteristiche analoghe a quella attuale. E’ormai evidente, infatti, come i campi, soprattutto ove di grandi dimensioni e ubicati in luoghi periferici e mal collegati al tessuto urbano e ai servizi pubblici, non facciano altro che determinare l’emarginazione e l’esclusione sociale di coloro che vi abitano.
Osserviamo inoltre con rammarico come le famiglie attualmente domiciliate nel campo di Strada Aeroporto non siano state in alcun modo coinvolte nella discussione in merito alla nuova area sosta né alle possibili soluzioni alternative.
Dai mezzi di informazione, infine, abbiamo appreso che il Ministro dell’Interno, su richiesta del Comune di Torino, avrebbe disposto la nomina del Prefetto come “Commissario straordinario all’emergenza nomadi”, al fine di “affrontare il problema dei nomadi su scala metropolitana” (4) , con particolare riferimento al trasferimento del campo di Strada Aeroporto. Preoccupa fortemente che, per garantire il coordinamento degli interventi, si faccia ricorso a un provvedimento di tipo emergenziale, criticato dai principali organismi internazionali ed europei come gravemente discriminatorio (5), anziché investire nel dialogo e nella concertazione con i Comuni dell’area metropolitana.
Riteniamo che politiche definite senza la partecipazione dei destinatari, ispirate a una logica emergenziale e improntate prioritariamente al controllo e alla repressione anziché alla promozione dell’inclusione sociale non solo violino i diritti delle persone interessate, ma siano assolutamente inefficaci persino rispetto a quella sicurezza che si afferma di voler perseguire: anzi, provocando un aumento della marginalità sociale e della paura del “diverso”, tali politiche non potranno che portare a un aggravamento dell’insicurezza e a un peggioramento della convivenza civile e democratica nella nostra città.
Per tali motivi, le organizzazioni firmatarie chiedono al Comune di Torino, con riferimento al regolamento delle aree sosta:
1) che la proposta di modifica del regolamento venga ritirata, posto che non è intervenuta alcuna modifica normativa che renda necessaria la revisione del regolamento attualmente vigente, e considerato che il particolare momento politico che l’Italia e Torino stanno vivendo rende assai difficile un sereno confronto su una questione così delicata e rilevante;
2) nel caso in cui si voglia comunque procedere con la modifica del regolamento, si chiede che:
i rom e i sinti siano coinvolti nella redazione del nuovo regolamento (come previsto dall’art. 5, co. 1, l.r. n. 26/1993);
3) vengano eliminate le disposizioni più restrittive rispetto a quelle già previste dal regolamento attualmente vigente, in materia di requisiti per la concessione alla permanenza e di casi di revoca e/o diniego di rinnovo della concessione;
4) siano stabiliti nel regolamento i diritti dei concessionari e i rispettivi doveri e obblighi dell’Amministrazione comunale;
5) sia prevista un’effettiva partecipazione degli utenti alla gestione delle stesse (ad es. attraverso l’inclusione dei rappresentanti delle aree sosta tra i membri con diritto di voto della Commissione per la gestione delle aree sosta).
Con riferimento al trasferimento del campo di Strada Aeroporto e più in generale alle politiche riguardanti i rom e i sinti, riteniamo di fondamentale importanza che:
I rom e i sinti siano coinvolti in tutte le decisioni e gli interventi che li riguardano, a partire dal coinvolgimento dei rom domiciliati nel campo di Strada Aeroporto nella discussione in merito alla nuova area sosta e alle possibili alternative.
Vengano predisposte soluzioni alternative all’area sosta attrezzata, che rispondano alle richieste da anni espresse dalle famiglie domiciliate nei campi (assegnazione di terreni per micro-insediamenti autogestiti, promozione dell’inserimento in alloggi pubblici e privati ecc.).
Con riferimento alle aree sosta attrezzate, vengano pienamente rispettate le disposizioni stabilite dall’art. 4 della legge regionale n. 26 del 1993, in materia di dimensioni, dotazione di servizi e ubicazione in zona di facile accesso ai servizi pubblici essenziali (6) e che, a parità di capienza totale delle aree sosta, si privilegi la costruzione di più aree ciascuna di capienza inferiore.
Siano adottati politiche e interventi volti a promuovere l’inclusione sociale dei rom e dei sinti: dalla soluzione dei problemi inerenti alla regolarità di soggiorno dei rom stranieri e apolidi [come previsto dall’art. 1, co. 3, l.r. n. 26/1993 (7)], all’inserimento lavorativo, alla scolarizzazione, all’accesso ai servizi ecc.
Si investa nel dialogo e nella concertazione con i Comuni dell’area metropolitana, al fine di garantire il coordinamento delle politiche e degli interventi rivolti ai rom e ai sinti.
A.S.G.I., Gruppo Abele, Ufficio Pastorale Migranti della Diocesi di Torino
(1) Si consideri che il regolamento attualmente vigente già prevede la possibilità di allontanare una persona che sia stata condannata, ma con riferimento a “gravi reati contro il patrimonio e/o le persone, con particolare attenzione alle recidive”, e lasciando spazio a una valutazione caso per caso (art. 7).
(2) I rappresentanti delle aree sosta, infatti, partecipano alla Commissione per la gestione di cui all’art. 2 del regolamento solo ove il Presidente ne ritenga necessaria la presenza e comunque senza diritto di voto.
(3) “Il coordinamento, la gestione e la manutenzione nonche' la determinazione dei criteri di assegnazione delle singole piazzole, saranno attuati, in base a specifici regolamenti comunali, redatti con il coinvolgimento degli utenti, dai Comuni […]”
(4) La Stampa, 3 maggio 2009
(5) Ad esempio, la “Risoluzione del Parlamento europeo del 10 luglio 2008 sul censimento dei rom su base etnica in Italia” censura la dichiarazione dello stato d’emergenza in relazione ai campi nomadi e il potere attribuito ai Commissari straordinari di adottare “misure straordinarie in deroga alle leggi, sulla base di una legge riguardante la protezione civile in caso di «calamità naturali, catastrofi o altri eventi», che non è adeguata o proporzionata a questo caso specifico”.
(6) “L'ubicazione dell'area attrezzata dovra' comunque essere indicata in modo da evitare qualsiasi forma di emarginazione dal tessuto urbano e dovra' essere quindi tale da facilitare l'accesso degli utenti ai servizi pubblici e la loro partecipazione alla vita sociale.” (art. 4, c. 6, l.r. n. 26/93)
(7) “[…] i Comuni […] promuovono azioni presso le altre Amministrazioni pubbliche competenti e presso le rappresentanze diplomatiche degli Stati interessati al fine di favorire il dirimersi di eventuali questioni concernenti l'ingresso ed il soggiorno in Italia di zingari stranieri e apolidi.”
Milano, noi, agenti di polizia locale, diciamo "no" al grande inganno securitario
Caro direttore, ti chiediamo di pubblicare questo nostro appello, affinché si sappia che anche tra le forze dell'ordine vi è un ampio tessuto democratico che ha bisogno di solide sponde per potersi esprimere al meglio.
«Siamo agenti ed ufficiali della Polizia Locale di Milano. Non siamo disponibili a farci prendere in giro. Non abbiamo mai confuso la realtà. Siamo da sempre sostenitori del rispetto e della legalità, ma l'esempio che arriva da chi ci governa ne è l'antitesi. Le grandi mafie prosperano e purtroppo la giustizia non è uguale per tutti. Tutto ciò è difficile da spiegare ai nostri figli e turba le nostre coscienze. Il bisogno di sicurezza è un valore basilare, ma ingannare gli italiani non è lecito. Non è vero che i reati sulla persona siano in aumento. Diminuiscono omicidi, rapine, estorsioni, sequestri. In Europa la media è di 14 omicidi ogni milione di abitanti, in Italia siamo a 10,3. Non è vero che le violenze sessuali siano in aumento, nonostante il clamore dato dai massmedia che enfatizzano ogni episodio di cronaca nera. Non è vero che il cittadino straniero sia il principale autore di tale crimine. I 3/4 delle violenze sessuali avvengono tra le mura di casa, ad opera di familiari ed amici. Non è vera l'equazione immigrato uguale delinquenza ed insicurezza. Anche fra loro c'è chi commette reati, ma forse l'italiano fa eccezione? E qualcuno può negare quanto sia difficile ottenere un regolare permesso di soggiorno? Gli immigrati regolari in Italia sono 4 milioni e producono il 9% del Pil. Hanno un costo sociale medio di 1 miliardo all'anno, ma garantiscono un gettito fiscale di 3,7 miliardi. Contribuiscono così alla ricchezza di questo Paese. Nel 2050 la loro presenza sarà triplicata, ma è la nostra fortuna, perché senza di loro il nostro accentuato processo di invecchiamento pregiudicherebbe seriamente le capacità produttive del Paese. Il nuovo decreto sicurezza è invece ancora fortemente orientato al respingimento dello straniero. Si introduce il reato di clandestinità che obbligherà ogni pubblico ufficiale a diventare una spia. Una madre clandestina ad esempio, non potrà iscrivere il proprio figlio all'anagrafe. Il governo Berlusconi dimostra la sua ottusità nel non voler comprendere che la strada giusta è quella di trovare soluzioni che favoriscano e qualifichino un processo di integrazione. Il futuro sarà multietnico, multiculturale, multirazziale. L'Italia non può essere diversa dall'Europa, piaccia o no a Bossi, Salvini e Borghezio. Non è vero che in Italia il cittadino sulla strada sia abbandonato a se stesso. In Europa la media è di 1 poliziotto ogni 220 abitanti. Da noi 1 ogni 180 abitanti. Perché allora questo costante allarme sociale? Perché un cittadino che ha paura è un cittadino facilmente condizionabile. In cambio di promesse e rassicurazioni è persino disposto a rinunciare a parte dei suoi diritti. Non è quanto sta avvenendo? La stessa nostra Costituzione è sotto costante attacco. Sanno che alimentare la percezione di insicurezza è una grande semina. Bastano poi i soldati in città,le ronde, i medici ed i presidi spia, la proposta dei vagoni riservati della Lega e la costante criminalizzazione dello straniero, per averne un grande ritorno in consenso elettorale. E' un grande inganno. La realtà è più complessa e merita la nostra attenzione. In Italia i morti sul lavoro sono il doppio degli assassinati. 3 morti e 27 invalidi permanenti al giorno. In Germania sono il 27% in meno, in Francia il 30% in meno. In Italia i decessi sulle strade sono 8 volte più degli omicidi. Superiamo di gran lunga Regno Unito, Francia e Germania. Se aggiungiamo a tutto ciò le vittime di malasanità, inquinamento atmosferico, calamità naturali e indigenza, il quadro si fa allarmante. La prevenzione è ormai un optional e se ne parla solo a tragedia avvenuta. Molto si potrebbe fare, ma la scelta è altra e tutti noi ne paghiamo le conseguenze. Qualcuno è ancora convinto che possano bastare pistole, manganello e manette per risolvere tutto ciò? Sicurezza non significa garantire l'incolumità personale? Il securitarismo ne tutela solo una piccola parte, ma in Italia la fa da padrone. Come non comprendere che le politiche securitarie garantiscono solo i ricchi? Tutto ciò è per noi inaccettabile e controproducente. Siamo più che mai convinti che sicurezza e solidarietà siano un binomio inscindibile. Forti delle nostre ragioni e della nostra consapevolezza voteremo la lista comunista-anticapitalista alle elezioni europee del 6 e 7 giugno».
Danilo Tosarelli, Michele Anastasia, Giovanni Aurea, Massimo Barbari, Antonio Barbato, Massimo Magnani, Gianfranco Manera, Walter Montella, Giacomina Pettenazza, Silvano Pulga, seguono le firme di altri/e colleghi/e che preferiscono non comparire. Lettera inviata al quotidiano “Liberazione” 20 maggio 2009
mercoledì 20 maggio 2009
Roma, ritorna in servizio il carabiniere che uccise Fabio Halilovic
Pena ridotta di un anno dal Tribunale di Appello per il carabiniere D. S., imputato di omicidio colposo e condannato in primo grado a tre anni di reclusione per aver ucciso un ragazzo rom, Fabio Halilovic di 16 anni che si trovava a bordo di un'automobile rubata. I fatti avvennero nel febbraio del 2002 e il ragazzo era seduto sul sedile posteriore dell'automobile dove fu raggiunto da un proiettile sparato dall'arma del carabiniere.
La sentenza è stata pronunciata dalla seconda Corte d'Appello presieduta da Giuseppe Pititto. Avendo i giudici disposto la sospensione condizionale della condanna, il carabiniere potrà essere riammesso in servizio nell'Arma dei carabinieri. La riduzione di pena è stata possibile in quanto i giudici hanno escluso l'aggravante della previsione dell'evento. I fatti risalgono al febbraio 2002 nei pressi del “campo nomadi” dove abitava il ragazzo in via di Salone mentre il carabiniere era impegnato nell'inseguimento della macchina rubata. Dall'arma del minitare partì un colpo che uccise Fabio Halilovic.
Commentando oggi l'esito del processo, l'avvocato Bruno Andreozzi, costituito parte civile per conto dei famigliari della vittima, ha detto di essere soddisfatto per la conferma della responsabilità del carabiniere al quale la Corte non ha riconosciuto alcuna scusante. Rammarico ha invece espresso per il fatto che in seguito alla sospensione condizionale della pena Serafino potrà essere riammesso in servizio.
Alghero, sgombero imminente per una famiglia rom
Potrebbe essere solo questione di ore. Nel primo pomeriggio di oggi, infatti, potrebbe essere dato corso all' ordinanza di sgombero dello stabile di Maria Pia (in foto), per la famiglia rom che lo occupa abusivamente da circa un anno.
I Vigili si erano già mobilitati questo lunedì, ma si era poi deciso di rinviare l'operazione. Da circa un anno, ormai, gli inquilini abusivi di Maria Pia chiedono un posto alternativo dove poter andare a vivere.
Problemi di sicurezza dell'immobile ed esigenze da parte dell'amministrazione di rientrare in possesso del proprio patrimonio sono alla base dell'ordinanza che intima ai Rom l'immediato sgombero. La speranza dell'intera famiglia (con 8 bambini a carico) e che dall'assessorato ai servizi sociali del comune di Alghero si possa trovare una soluzione meno drastica al temuto sfratto.
«Lavoriamo, mandiamo i figli a scuola e abbiamo diritto ad un luogo dove vivere». E' lo sfogo di Carmela Azovich di alcuni giorni fa ai microfoni del Tga. La famiglia rom occupa da circa un anno parte dell'immobile di Maria Pia, proprio di fronte al Tennis Club Alghero, immobile gravato da un'ordinanza di sgombero firmata dal sindaco già nel settembre scorso.
«Un atto dovuto», aveva dichiarato l'assessore ai Servizi Sociale Maria Grazia Salaris, contattata telefonicamente da Alguer.it. Problemi di sicurezza dell'immobile ed esigenze da parte dell'amministrazione di rientrare in possesso del proprio patrimonio sono, infatti, alla base dell'ordinanza che intima agli abusivi l'immediato sgombero. da Alguer.it
Zagabria, quale giorno della vittoria per le donne? Memorie traumatiche e narrazioni di resistenza
L’8 e 9 maggio scorso si è svolto a Zagabria il convegno internazionale “Imaju li zene svoj pobjede? Zenska traumatska sjecanja i naracije otpora” – “Quale giorno della vittoria per le donne? Memorie traumatiche e narrazioni di resistenza”, organizzato dal Centro di studi femminili ( C e n t a r z a Z e n s k e s t u d i j e - http://www.zenstud.hr) grazie al sostegno dell’Unione Europea. L’incontro è stato pensato come una discussione che andasse oltre la storiografia dominante, generalmente scritta al maschile, al fine di indagare il tema della resistenza e della sopravvivenza delle donne alla violenza di massa durante la Seconda Guerra Mondiale ed alla repressione politica nell’immediato dopoguerra. Partendo dal contesto jugoslavo, sono state affrontate sia le persecuzioni razziali e le violenze di massa perpetrate da Nazisti, fascisti ed Ustascia, sia la questione della Resistenza partigiana in un contesto di guerra civile. Si è poi parlato della violenza politica in Jugoslavia dopo il 1945, ed in particolare di coloro che sono finiti nei campi per prigionieri politici con l’accusa di “cominformismo” dopo la rottura con l’URSS nel 1948; più in generale, si è parlato di come diversi regimi politici abbiano dato spazio a diverse memorie, condizionando quel che vale la pena di essere ricordato: se la Resistenza partigiana è divenuta un mito fondante del regime socialista jugoslavo e ha oscurato altre memorie meno gloriose, nel 1991 con la dissoluzione della Federazione jugoslava tali narrazioni sono state delegittimate dando spazio al revisionismo storico ed alla deliberata cancellazione della memoria antifascista.
“Nei libri di scuola di mio nipote si parla molto di Bleiburg ma c’è molto poco su Jasenovac”, ha fatto notare Pava Persic-Molnar, anziana militante anti-fascista di Zagabria, sopravvissuta al campo di concentramento Ustascia di Stara Gradiska nella sezione per prigionieri politici, che ha chiesto di essere presente all’incontro. La sua testimonianza vitale e positiva ha trasformato la discussione accademica in un momento di trasmissione. Impegnata in una rete anti-fascista nel suo liceo, staffetta tra Zagabria e Zemun, viene catturata giovanissima e portata nella prigione Ustascia di Stara Gradiska, parte del complesso concentrazionario di Jasenovac, da cui riesce a salvarsi anche per via del capillare sistema segreto di aiuto reciproco messo in piedi dai prigionieri e prigioniere della sezione politica. Pava ricorda però come le condizioni per gli anti-fascisti croati nel campo politico e di lavoro fossero molto meno terribili delle condizioni nel campo di sterminio e riconosce che è stata molto più fortunata di altre donne, ebree, serbe e Rom che venivano barbaramente torturate ed uccise, insieme a molti uomini, bambini e bambine. Erano donne anche le carceriere a guardia della sezione femminile della prigione: alcune sono state arrestate alla fine della guerra, mentre altre che non hanno mai pagato per i loro crimini, e Pava ha raccontato ironicamente di come lei ed altre sopravvissute si siano tenute informate sulla loro sorte anche molti anni dopo la guerra. di Chiara Bonfiglioli, continua a leggere…
Napoli, anche una storia sui Rom tra i vincitori del Premio Elsa Morante
Si aspettano i risultati della giuria popolare composta da circa 1500 studenti campani che in queste ore leggono i tre libri vincitori del Premio Elsa Morante. Ragazzi scelti dalla giuria presieduta da Dacia Maraini e che decreteranno il “super-vincitore 2009”.
I tre testi diffusi nelle scuole della regione sono “Meglio di una favola la mia vita” di Kledi Kadiu (Mondadori), “Florian del cassonetto, storia di un piccolo rom” Ornella Della Libera (Rizzoli), ed “Il mio giornale, manuale per giornalisti in erba” di Fabio Galati con Laura Montanari (Lapis).
Opere che raccontano sogni, che trasmettono valori ed insegnamenti:
“Florian del cassonetto, storia di un piccolo rom” è una storia nata dalla cronaca. A scriverla, infatti, è stata un’agente di polizia, ora ispettore capo dell’Autocentro della Polizia di Napoli e che da molti anni si occupa di minori. È una storia dei giorni nostri. Non di un luogo e di un tempo lontano, ma di realtà tutti i giorni davanti ai nostri occhi. Florian è un bambino rom che vive in un campo nomadi a Napoli. E per lui questa è già una fortuna. Florian è stato trovato neonato in un cassonetto da Violeta, la sua mamma adottiva rom, e accolto come un figlio, un po’ per pietà e un po’ per opportunismo, perché con un neonato in braccio è più facile indurre i passanti a fare l’elemosina. Il ragazzino racconta in prima persona con leggerezza e lucidità la vita di tutti i giorni con i fratelli, le condizioni del campo nomadi, le spedizioni in città per raccogliere qualche soldo, l’incontro con i bambini più fortunati, la curiosità per la scuola, per i libri e per la gente. Una storia uguale a moltissime altre, fatta di difficoltà, ma anche di allegria e speranza. Continua a leggere…
martedì 19 maggio 2009
Berlusconi e l'ipocrisia razzista
Una tegola pesantissima, anche se attesa, è caduta sul Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. David Mills “ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse, o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data, dall'altro ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico”.
E' questo uno dei passaggi delle motivazioni, circa 400 pagine, della sentenza con la quale il tribunale di Milano ha condannato il legale inglese a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari. Da parte sua il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi detto che sulle motivazioni della sentenza "riferirà in Parlamento". Nello stesso processo la posizione del capo del governo, che sarebbe quindi stato condannato, era stata stralciata in seguito al 'Lodo Alfano'.
Ancora poche le reazioni politiche ma sono già pronto a sentir dire che questa non è una condanna definitiva. Ci sentiremo dire che non si può condannare preventivamente una persona prima del giudizio definitivo…
Tutto giusto e condivisibile, peccato che lo stesso metro di giudizio non sia mai, e ripeto mai, utilizzato se l’accusato è un Rom o un Sinto. In quel caso, tutti quelli che nelle prossime ore parleranno a favore del Premier, hanno sempre una certezza granitica. Tanto da istituire delle leggi speciali per cacciare dalla propria residenza chi è accusato, nemmeno giudicato in primo grado, di un qualsiasi reato.
Il progetto su “Etnie e Culture del Mediterraneo” si occupa anche di Sinti e Rom
Pierfranco Bruni (in foto), esperto, del MiBAC, in Storia e Letteratura delle Minoranze Linguistiche ed Etniche è stato nominato Coordinatore del Progetto sulle “Culture storiche delle comunità Zingare: dai Rom ai Sinti” e Coordinatore delle “Presenze culturali della storia Armena in Italia”. Un Coordinamento istituzionale sul Progetto generale “Etnie e Culture del Mediterraneo”.
Il Progetto, unico in tutta Italia, prevede una indagine etno – antropologica e letteraria oltre che storica sulla presenza di queste culture.
In qualità di esperto di “Letteratura delle contaminazioni”, Bruni, nato in Calabria (a San Lorenzo del Vallo, -Cs-) ha già pubblicato, per conto del Ministero e per conto del Poligrafico dello Stato, diversi studi relativi alle letterature italiane e alla cultura albanese, grecanica, friulana e ai rapporti tra le minoranze linguistiche in Puglia e in Calabria.
Ci congratuliamo con il professor Pierfranco Bruni e lo invitiamo a contattare le tante persone, in particolare Rom e Sinti, che in questi anni hanno studiato, scritto e presentato le questioni sinti e rom in Italia.
Milano, non più sgomberi ma alleggerimenti...
Ieri il Ministro Maroni ha incontrato alcuni Sindaci del Nord Italia, guidati da Letizia Moratti per discutere redistribuzione dei rifugiati accolti in questi anni. Nell’incontro, presente anche il Prefetto di Milano, si è parlato naturalmente di Sinti e Rom. E le novità ci sono.
«Dopo il censimento - ha annunciato il sindaco - si procederà con i progetti». Obiettivo: dotare i campi di servizi, ridimensionarli e metterli in sicurezza. «C’è già stato un alleggerimento», si è passati infatti da circa 5mila a 3500 unità presenti negli insediamenti milanesi. «Ora ci sarà un alleggerimento ulteriore», ha annunciato il sindaco. Strano davvero questo dato sulle presenze, visto che il censimento fatto dal Ministero dell’Interno offre un dato diverso, circa 2mila persone. Strano anche il dato, definito “alleggerimento”, perché il Vice Sindaco di Milano aveva sempre, fino a giugno 2008, stimato le presenze il 25/35mila persone. Ora diventano 5mila, mille in più del censimento fatto dallo stesso Comune nel 2007. Come al solito tante bugie.
Ma la vera novità è l’intenzione del Prefetto di chiudere presto i campi rom i via Bonfadini e via Novara, facendo di via Idro un campo di transito. Parliamo dei “campi nomadi” comunali, abitati da Cittadini italiani che non si sa dove andranno. A parte la solita frase caritativa/paternalista: se saranno bravi gli daremo la possibilità di rimanere a Milano…
Ma novità delle novità sarà chiuso anticipatamente il campo di via Triboniano. Perché? Serve quell’area per l’Expo. «Per l’Expo potrebbe essere superato proprio» ha detto Lombardi. Per l’esposizione universale infatti in quell’area è previsto «un grande progetto di viabilità». Quali saranno le alternative? Nessuna, a parte le politiche di “alleggerimento”.
CronacaQui traduce il tutto nel seguente titolo: “l'Expo sfratta gli zingari, dopo 20 anni si fa pulizia”…
Mantova, presentazione dell'antologia “Il rumore degli occhi”
Sabato 23 maggio, alle ore 18:30 nella sala delle Capriate, in piazza Leon Battista Alberti(*) a Mantova, verrà presentata l’antologia di racconti “Il rumore degli occhi” (Edizioni Creativa, Torre del Greco, 2008), opera prima de “La Confraternita dell’Uva” gruppo di scrittori fondato dal mantovano Luca Artioli.
Dopo le recenti presentazioni, avvenute in alcune città del Nord-Italia, il gruppo approda a Mantova per proporre un’opera realizzata con l’intento di sensibilizzare i lettori sulle problematiche relative al mondo dell’infanzia, svelandone anche i retroscena più crudi, ma senza mai voler scadere nel sensazionalismo e nel morboso. Si parla di bambini, partendo proprio dalle loro voci e da occhi che narrano un mondo fatto di dolore e di paure, ma anche di speranze e di sogni che guardano al futuro.
Durante l’evento, gli autori, Luca Artioli, Massimo Baraldi, Sara Bellingeri, Roberta De Tomi, Andrea Garbin e Marco Marcheselli, saranno presentati dalla scrittrice e giornalista Carolina Giorgi.
Le letture di alcuni frammenti dei racconti dell’antologia saranno affidate alla Compagnia Teatro Minimo di Mantova, in particolare agli attori Walter Delcomune ed Emily Pigozzi.
Responsabile dell’evento è la Libreria Di Pellegrini.
lunedì 18 maggio 2009
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il portoghese Antonio Guterres, replica al governo italiano
Il colpo annunciato è puntualmente arrivato: l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il portoghese Antonio Guterres, replica al governo italiano. Dalle cui file - con argomenti e toni variegati - erano giunte reazioni negative alle critiche dell’Unhcr verso la linea di Roma in materia di immigrazione clandestina.
Nel mirino del governo italiano era finita in particolare Laura Boldrini, portavoce italiana dell’agenzia Onu, assieme al rappresentante in Italia Laurens Jolles. “Gli attacchi immotivati e personali sono inaccettabili, non mutano e non muteranno l’impegno dell’Unhcr nel perseguire il suo mandato e la sua missione umanitaria”, insorge Guterres. Confermando “piena fiducia” a Laura Boldrini e Jolles.
“Continueremo - assicura l’Alto Commissario Onu - a lavorare con i governi e con tutti gli altri partner per affrontare queste sfide in modo da garantire il pieno rispetto dei diritti dei rifugiati e di quanti hanno bisogno di protezione internazionale”.
Particolarmente duro verso la portavoce italiana dell’Unhcr era stato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. La Boldrini “non conta un fico secco”, aveva scandito La Russa, che si era anche chiesto se la portavoce dell’agenzia Onu fosse “disumana o criminale”. “Capisco che quella di La Russa era una battuta, ma è meglio evitarla”, lo ha parzialmente corretto il ministro degli Esteri Franco Frattini. Che ha aggiunto: Come è meglio evitare di chiamare in causa l’Onu sull’immigrazione”. Tuttavia, per Frattini “Boldrini ha sbagliato tutto, visto che è in sede di Consiglio europeo che semmai si discute la questione”.
Un doppio segnale raccolto da La Russa, che ha osservato stamattina - prima della bacchettata di Guterres - come il governo sia “compatto” nel difendere la linea dei riaccompagnamenti in Libia degli immigrati. “Mi spiace che ci siano stati problemi di tipo personale dei quali voglio assolutamente chiedere ammenda”, ha continuato il ministro della Difesa, che da un lato vuole “dalla Boldrini la spiegazione del perché considera più umano accompagnare i migranti in Italia, rinchiuderli nei Cie e poi espellerli”, dall’altro chiede scusa per i “toni comiziali” usati contro la portavoce italiana dell’Unhcr. Dopo l’esternazione di Guterres, Frattini ha riaffrontato la questione per avvertire che il caso “non si è mai aperto. Il ministro La Russa ha chiarito molto bene che non si tratta di una questione personale, si tratta di una questione di dissenso sostanziale e politico”. Il titolare della Farnesina ha inoltre rilevato l’Alto Commissariato dell’Onu ha un ufficio in Libia, ma manca di un accreditamento formale. “Sosterremo con forza il riconoscimento di questo ufficio - ha detto Frattini - e inoltre chiederemo a Tripoli che l’Organizzazione internazionale delle migrazioni organizzi con fondi europei programmi di rimpatrio degli immigrati dalla Libia ai loro paesi di provenienza”. Al di là degli screzi con l’agenzia Onu capeggiata da Guterres, gli sforzi diplomatici dell’esecutivo italiano sul tema dell’immigrazione clandestina proseguono. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il capo della polizia Antonio Manganelli in partenza per Tripoli per fare il punto dopo i primi 15 giorni di applicazione dell’accordo sul “riaccompagnamento” o “respingimento” dei clandestini che partono dalle coste libiche. Maroni dovrà, inoltre, appurare se il regime di Gheddafi accetta che l’Unhcr possa vagliare le richieste di asilo politico dei clandestini e la destinazione verso la quale vorrebbero essere indirizzati. Non solo. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi incontrerà domani pomeriggio a Coppito, frazione dell’Aquila, presso la scuola della Guardia di finanza, il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso. Un incontro non incentrato sul dossier immigrazione, destinato però a trovare spazio nel colloquio, soprattutto in relazione al ruolo di Bruxelles. da Il Velino, continua a leggere…
Napoli, tra i quartieri Ponticelli e Poggioreale i nuovi tre "campi nomadi"
Sarebbero tutte nell'area orientale della città, al confine tra i quartieri Ponticelli e Poggioreale, le zone dove verranno allestiti i centri di accoglienza per i nomadi utilizzando i fondi messi a disposizione dal Governo. Spazi dove sono in costruzione anche diversi centri commerciali.
Secondo l'agenzia Il Velino, il primo centro, sulla base di un protocollo d'intesa tra Comune di Napoli e Regione Campania che concede il comodato d'uso trentennale, verrà costruito nell'immobile ex Anmil in via delle Industrie con una spesa di oltre 10 milioni di euro; il secondo in un palazzo di proprietà comunale in via Sambuco la cui ristrutturazione funzionale costerà circa 860mila euro; il terzo centro di accoglienza sarà aperto, sempre in un immobile di proprietà comunale, in via Argine per un importo superiore ai 2 milioni di euro.
La competenza sulla gestione dell'emergenza rom spetta al prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, nominato un anno fa commissario straordinario dopo gli episodi di intolleranza a Ponticelli nei confronti dei campi rom insediati nella zona.
Ieri per le strade del centro cittadino si è tenuta, infatti, la marcia antirazzista organizzata dalla Comunità di S.Egidio in un periodo in cui i romeni sono stati protagonisti di efferati omicidi nella Napoli bene e si vuole evitare che scoppino nuove “bombe” sociali o atti discriminatori.
Roma, il 1° giugno scatterà il piano "nomadi"
Lavori e vigilanza nei campi regolari dal 1° giugno, più fondi dal governo per concretizzare un lavoro che punta «a coniugare legalità e integrazione». Il piano “nomadi” per Roma entra nella fase dell’applicazione concreta.
L’annuncio arriva dal sindaco Gianni Alemanno, dopo l’incontro del 15 maggio con il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il prefetto Giuseppe Pecoraro: «Abbiamo fatto un briefing per fare il punto sul piano nomadi, che esporremo subito dopo l’inizio dei lavori, stabilito per il primo giugno». Ma non solo: il Campidoglio ha chiesto al Governo altri fondi, per gestire nei prossimi due anni la progettata “rivoluzione” del piano.
Si comincerà dai lavori in tre campi, scelti tra quelli che resteranno attivi: «Il lavoro prevede la bonifica, il miglioramento delle condizioni igieniche e di sicurezza - spiega Alemanno - Una cosa deve essere chiara: non saranno più tollerate attività illegali all’interno dei campi, come spesso è avvenuto in realtà come il Casilino 900. Le nuove strutture non saranno più dei territori fuori dalla legge. La vigilanza privata garantirà due aspetti fondamentali: nelle strutture potranno entrare soltanto le persone autorizzate e, all’interno, non si potrà più condurre attività criminose».
La durata dei lavori sarà di circa tre mesi: «Puntiamo a completare l’intervento nei primi tre campi entro la fine dell’estate - sottolinea il sindaco - Entro la fine dell’anno completeremo tutto il quadro, che prevede la ristrutturazione dei sette insediamenti realizzati e la realizzazione di un nuovo campo».
Già nota la lista dei “campi nomadi” che resteranno attivi: Candoni, Castel Romano, Gordiani, Lombroso, Salone, Cesarina e River. A questi, come ha più volte annunciato il prefetto, dovranno essere aggiunte altre aree, probabilmente due o tre. Ma niente maxi-campi.
«Abbiamo già emesso il bando di gara per l’assegnazione del servizio di vigilanza privata nei campi, che sarà assegnato venerdì prossimo - dice Sveva Belviso, assessore capitolino alle politiche sociali - Dal 1° giugno le guardie giurate cominceranno a lavorare, anche durante gli interventi di ristrutturazione dei campi, per far rispettare la legge e le norme contenute nel regolamento dei campi nomadi a Roma e nel Lazio, approvato dalla Prefettura nei mesi passati».
Il piano, che quindi diventerà effettivo dall’inizio dei giugno, prevede poi la graduale chiusura degli altri “campi nomadi”, a partire dal Casilino 900 e da Tor de’Cenci, e la rimozione sistematica dei tanti insediamenti spontanei che sorgono, a macchia di leopardo, nei vari quadranti della città e sulle rive dei due fiumi.
Con Maroni, Alemanno ha parlato anche di fondi: «Attualmente abbiamo a disposizione 23 milioni di euro, tra le risorse stanziate da Stato, Regione e Comune - osserva il sindaco - Ma abbiamo chiesto al ministero di mettere altri fondi, per gestire la situazione in questi due anni. I soldi non serviranno solo per i lavori, ma anche per la vigilanza dei campi, che è un’aspetto fondamentale del piano».
La fase operativa del piano «consisterà nel sistemare i campi esistenti, metterli a norma e dove possibile ampliarli - conferma Pecoraro - Una volta acquisita la consistenza degli ampliamenti, decideremo se e dove realizzare nuove aree. Gli eventuali nuovi campi verranno realizzati nei municipi che non li hanno, per fare in modo che tutti i municipi di Roma abbiano la possibilità di ospitare campi nomadi».
«Anche noi stiamo vedendo con chiarezza l’effetto delle promesse elettorali di Alemanno - ironizza Pino Battaglia, consigliere provinciale del Pd - che ha il coraggio di congratularsi, da solo, con se stesso, quando dopo tanti schiamazzi, ad un anno dell’insediamento il campo nomadi Casilino 900 è ancora lì e non se ne conoscono i destini». Replica Luca Gramazio, consigliere capitolino del Pdl: «L’unica cosa preoccupante che qualcuno continua ad utilizzare il campo nomadi di Casilino 900 per un’inutile polemica, pretestuosa e a uso personale - sostiene Gramazio - Ribadisco che il campo verrà chiuso al più presto».
Napoli, in 10mila per ricordare i fatti di Ponticelli
Ad un anno dai pogrom contro i Rom di Ponticelli, e dopo tanti episodi di intolleranza che si sono succeduti in questi mesi nella città di Napoli, la Comunità di Sant´Egidio ha promosso una marcia per la pacifica convivenza a Napoli.
"Napoli città per tutti " è il titolo della manifestazione che ha visto la partecipazione di circa 10 mila persone nelle strade del cuore di Napoli. Alla manifestazione erano presenti centinaia di bambini che dopo aver consegnato pensieri, temi e disegni sul tema "La città che vorrei, il futuro che sogno" hanno aperto il corteo camminando fianco a fianco: bambini rom, napoletani e stranieri tutti con il desiderio di vivere insieme in pace e in amicizia, come Luisa di San Giovanni a Teduccio, che ha 8 anni e ha scritto "Voglio stare insieme a tutti!" e come Pina: "Vorrei che Napoli splendesse come il sole nel cielo".
Presenti il Sindaco Rosa Russo Iervolino. "La comunità di S.Egidio - ha detto - ci aiuta a lavare la brutta faccia di quei giorni". C´erano anche il presidente della provincia Di Palma, l´assessore De Felice in rappresentanza della Giunta Regionale della Campania, gli esponenti delle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, tante associazioni (alcune di immigrati che venivano da Castelvolturno), centinaia di rom e cittadini che hanno voluto così manifestare il loro sogno di una Napoli migliore.
Alcune testimonianze hanno accompagnato la manifestazione tra cui quella di Ciro, un giovane della zona orientale di Napoli che conosceva i bambini rom cacciati da Ponticelli e che è uno dei giovani che anima la "Scuola della pace" della Comunità di Sant´Egidio dove i bambini (italiani e rom) vengono aiutati nello studio, e soprattutto imparano a stare insieme in amicizia. Ciro si è detto rattristato dalla violenza contro suoi "piccoli amici rom". Ogni volta che li andava a prendere al campo lo accoglievano correndo con gioia e affetto: "questo - ha concluso Ciro - mi fa capire che sono semplicemente bambini".
Infine una insegnante di Ponticelli ha raccontato dei momenti più difficili durante i raid quando i Rom fuggirono terrorizzati da Ponticelli. Ha concluso la manifestazione Gino Battaglia che ha detto: "Napoli città per tutti è una storia, un´identità, ma anche una proposta, e una vocazione, una prospettiva, un impegno. Napoli, città al centro del Mediterraneo, con una lunga storia, una delle più antiche del mondo, porta in questa storia il segno del meticciato, dell´incontro tra le culture. Viviamo in un momento in cui è sentito il bisogno di sicurezza. E si cerca il nemico di questa sicurezza. La tentazione è identificarlo nello straniero, nello zingaro. Ma la realtà è più complessa di queste semplificazioni".
Napoli, il Sindaco: «Hanno colpe anche gli italiani»
«Con tutto il rispetto per chi è morto, ma qualche colpa c’è anche da parte italiana. Questo ragazzo arrestato è stato sfruttato anche sessualmente. Questo non giustifica assolutamente nulla, ma permette di non dividere i popoli in buoni e cattivi». Lo ha detto il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, intervenendo a una marcia organizzata dalla comunità di Sant’Egidio a un anno dalle aggressioni ai campi Rom di Ponticelli, presi di mira dagli abitanti della zona.
«Se si fosse riusciti a integrare meglio le persone - ha concluso il sindaco - non ci sarebbe stato questo caso. Dove la gente si conosce non si odia e non c’è violenza».
Aveva contatti sessuali con Salvatore D'Angelo, il quattordicenne di etnia rom arrestato per l'omicidio del pensionato. E' questo uno degli elementi emersi dalle indagini della Squadra mobile di Napoli. Secondo quanto si apprende, il ragazzo, che si sarebbe prestato a rapporti sessuali con l’uomo in cambio di regali. Frequentava sistematicamente la casa della vittima: la sua presenza nell'alloggio di Marechiaro, dove faceva piccoli servizi in casa, risalirebbe anche al periodo in cui non aveva ancora compiuto 14 anni (il che è accaduto solo due mesi fa). Il ragazzino era dunque a sua volta vittima dell'uomo: se i contatti sessuali - come pare sia avvenuto - avvenivano anche prima dei 14 anni, l'anziano avrebbe oggi risposto nei suoi confronti, secondo la legge italiana, del reato di violenza sessuale su minore.
Il rischio che si stia sviluppando una cultura xenofoba c’è tutto
“Il rischio che si stia sviluppando una cultura xenofoba c’è tutto”. Lo dichiara don Federico Schiavon (nella foto di Hidden Side), responsabile della pastorale per i Rom e i Sinti della conferenza episcopale italiana, che aderisce alla Giornata di preghiera e digiugno organizzata in Friuli da alcuni sacerdoti, a cominciare da don Albino Bizzotto dei ''Beati i costruttori di pace''. “Ha ragione, quindi, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a preoccuparsene”, aggiunge don Schiavon.
“Non diciamo che i provvedimenti governativi sulla sicurezza e contro gli immigrati clandestini, quali i respingimenti, abbiano intenti razzistici e, tanto meno, che contengano misure di questo tipo, ma il contesto culturale e sociale in cui trovano applicazione e' tale per cui possono venire interpretati e recepiti in questo modo”. Don Schiavon ricorda che “si tratta di un contesto di difficoltà, a partire da quelle economiche, per cui la reazione delle persone e delle comunità in situazione di disagio è quella della difesa e, pertanto, risulta contraria a quella della condivisione”.
“Soffermiamoci, ad esempio, sui temi della sicurezza. Il governo e le autorità di polizia ci dicono, in continuazione, che i reati stanno diminuendo, anche da parte degli stranieri. Eppure - conclude il 'cappellano dei Rom e dei Sinti' - quella che si respira è un'aria esattamente opposta: di estrema insicurezza”.
Conclude don Schiavon “Basta un episodio, anche il più marginale, per terrorizzare la popolazione, specie quando il protagonista è lo straniero, nella fattispecie il clandestino. Ritengo che qualche responsabilità, al riguardo, ce l'abbiano anche i media”.
Marsala, si chiude l'inchiesta sulla scomparsa di Denise Pipitone
Si avvia a conclusione la lunga e infruttuosa indagine sulla scomparsa di Denise Pipitone, sparita nel nulla mentre giocava di fronte alla casa della nonna, all'eta di quattro anni, il 1° settembre del 2004.
Denise Pipitone è stata cercata ovunque, purtroppo invano. Adesso la procura di Marsala ha detto stop, l'inchiesta sulla sparizione della bimba di Mazara del Vallo si chiude. E' comunque sempre attivo il sito www.cerchiamodenise.it, con le informazioni utili per cercare la bambina.
Nei prossimi giorni saranno inviate le notifiche agli unici due indagati, la sorellastra di Denise e il suo fidanzatino di allora, Gaspare Ghaleb. Ma i due non sono indagati per la vera e propria scomparsa della piccola, sono sotto inchiesta rispettivamente per concorso in sequestro di persona e per false dichiarazioni al pm, perché avrebbero mentito su quel giorno. Solo tra una ventina di giorni si saprà se si procederà col rinvio a giudizio o se la vicenda della piccola finirà con un'archiviazione. I due avranno tempo 20 giorni per consegnare attività difensiva, poi i pm potranno decidere se chiedere al gup il rinvio a giudizio.
Le testi che sono circolate in questi anni sono le più diverse: chi dice che Denise sia ormai con un'altra famiglia, da qualche parte del mondo, chi pensa che sia stata uccisa subito dopo il rapimento, come ha raccontato un collaboratore di giustizia che però non è stato ritenuto attendibile.
''Siamo abbastanza soddisfatti, l'invio degli avvisi di chiusura indagini è un primo passo verso la verità e un'eventuale condanna degli imputati''. Lo ha detto all'AdnKronos l'avvocato Giacomo Frazzita, legale della famiglia di Denise Pipitone. ''L'avviso di conclusione indagini - ha spiegato l'avvocato - prelude a una richiesta di rinvio a giudizio, sarà un atto dovuto''. ''Poi - ha aggiunto - ci sono diverse richieste di archiviazione che ancora non mi sono state notificate che riguardano il capitolo aperto con le dichiarazioni di D'Asaro''.
''Noi ci riserviamo l'analisi degli atti, dopo averli analizzati daremo la nostra valutazione - ha concluso - Abbiamo 10 giorni di tempo per fare opposizione alle richieste di archiviazione con la richiesta di ulteriori indagini. Quindi, in quel caso, qualora il gip ritenesse opportuno si aprirebbe un'appendice di indagine verso i soggetti per cui fosse richiesto''.
Denise è stata cercata in questi anni in Italia e all'estero. Secondo gli inquirenti un ruolo nella sparizione della bimba l'avrebbe avuto la sorellastra, Jessica Pulizzi, minorenne all'epoca dei fatti. La ragazzina, è questa la tesi, avrebbe portato via Denise per gelosia e per vendetta nei confronti della madre della bimba, Piera Maggio, da lei ritenuta responsabile del fallimento del matrimonio dei suoi genitori. Alcune tracce del suo cellulare proverebbero che lei non ha detto la verità su quell'1 settembre, sembrerebbe che si trovasse vicino al luogo dove è scomparsa la bambina. Ma nonostante gli appelli - anche di suo padre - Jessica non ha mai ammesso responsabilità nella vicenda.
Sempre alla pista familiare si ricollegano le indagini del pentito Giuseppe D'Assaro, ritenuto non credibile. L'uomo, ex compagno della zia della bimba, Rosalba Pulizzi, ha detto che la bimba sarebbe morta poco dopo il sequestro per un'overdose di farmaci, e che lui stesso si sarebbe disfatto del corpicino, gettandolo in mare. Una tesi, però, cui gli inquirenti - dopo tutte le verifiche - non hanno creduto.
Una tesi a cui non crede Piera Maggio, la mamma di Denise, che continua pervicacemente a credere che la bambina sia viva e a chiedere che venga cercata. Negli anni gli avvistamenti sono stati numerosi. Ma, purtroppo, senza esito, e con una lunga scia di sofferenze in tante famiglie rom che si sono viste sequestrare le proprie figlie, fino all’evidenza dell’esame sul Dna.
“E' un momento di verità, che consentirà durante il processo di andare in profondità, di fare luce su quello che è accaduto dopo anni di silenzi, reticenze, scelte non chiare. La principale indagata si è avvalsa sempre della facoltà di non rispondere. Ora dovrà parlare e dovrà dire la verità". Lo afferma Piera Maggio, intanto, commentando la notizia dell'avvenuta chiusura delle indagini.
Solidarietà al Commissario ai Diritti Umani del Consiglio d’Europa Thomas Hamnmarberg ed a Laura Boldrini dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite
Ancora una volta il Commissario ai Diritti Umani del Consiglio d’Europa è finito sotto attacco da parte di alcuni esponenti del governo italiano, tra i quali il ministro Ronchi, per avere detto la verità sugli abusi commessi dall’Italia ai danni dei Rom e dei migranti, e soprattutto sulle reiterate inadempienze rispetto a decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che il nostro paese ha ignorato, eseguendo espulsioni in aperta violazione con l’art. 3 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo che vieta la tortura e trattamenti inumani e degradanti. Subito dopo è stata la volta di Laura Boldrini (in foto), portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, attaccata da Libero, da altri fogliacci della stampa di regime e da ultimo dal ministro della difesa La Russa, per avere denunciato l’infame decisione di rispedire nell’inferno libico centinaia di migranti tra i quali donne e bambini, ordinando alla Marina ed alla Guardia di Finanza di violare le più elementari norme di diritto internazionale, che impongono dopo le azioni di salvataggio in mare, lo sbarco in un “porto sicuro” e non certo nel porto più vicino.
Nel suo rapporto pubblicato nel marzo di quest’anno Hammarberg ribadiva che "in fatto d'immigrazione l'Italia deve rispettare le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo".
aggiungendo di essere "preoccupato per le recenti dichiarazioni del governo sulle procedure abbreviate la cui conseguenza potrebbe essere un limite delle garanzie accordate a chi richiede l'asilo". "E' assolutamente necessario - si legge nel rapporto - proteggere il diritto di asilo e adottare una politica di immigrazione conforme ai diritti dell'uomo”. Esattamente il contrario di quello che l’Italia sta continuando a fare respingendo verso la Libia i naufraghi soccorsi nelle acque del Canale di Sicilia ed adottando provvedimenti legislativi che tendono a criminalizzare generalmente tutti gli immigrati privi di permesso di soggiorno, con la introduzione del reato di immigrazione clandestina e con la anticipazione della direttiva rimpatri in modo tale da disapplicarne i contenuti più garantisti
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, con il sostegno di Ban Ki Moon Segretario generale delle Nazioni Unite, ha finora resistito alle pressioni indebite del governo italiano per legittimare gli abusi che sono stati, e saranno ancora commessi, ai danni dei migranti respinti nelle acque internazionali del Canale di Sicilia verso i porti libici. Jolles, che rappresenta in Italia l'agenzia dell'Onu per i rifugiati, dopo l’incontro con Maroni di venerdì 15 maggio "ha ribadito che la nuova politica inaugurata dal governo si pone in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che trova applicazione anche in acque internazionali"."Questo fondamentale principio, che non conosce limitazione geografica, è contenuto anche nella normativa europea e nell'ordinamento giuridico italiano", e per questo .l'Unhcr ha chiesto al Viminale di riammettere in Italia le persone respinte nei giorni scorsi, spiegando che "dal punto di vista del diritto internazionale, l'Italia è responsabile per le conseguenze del respingimento". Il ministro ha risposto alle osservazioni dell'Alto Commissariato, senza giustificare il comportamento illegale attuato con i respingimenti collettivi, vietati anche dalla Convenzione a salvaguardia dei diritti dell’Uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, spiegando che questi problemi "devono trovare una soluzione in sede europea". Un modo per scaricare su altri la responsabilità di quanto accaduto, un modo per chiamare a raccolta le destre europee attorno alla difesa della fortezza Europa ed alla cancellazione del diritto di asilo o di protezione sussidiaria. L'Unhcr ha anche "bocciato" la proposta di Maroni, e poi di Frattini, di accertare direttamente in Libia le domande di asilo, spiegando che "non vi sono al momento le condizioni necessarie per svolgere tale attività". Per questo i suoi rappresentanti vanno aggrediti, anche a costo di capovolgere la realtà dei fatti e le regole del diritto comunitario e internazionale.
Questi metodi di aggressione dell’avversario, tollerati, se non apertamente applauditi, purtroppo, dalla maggioranza degli italiani che a questi politici hanno attribuito la responsabilità di governo, sono metodi di stampo fascista, e danno la misura della barbarie e della cancellazione dello stato di diritto nel nostro paese. Come in Germania ed in Italia nel secolo scorso i fascismi conquistano il potere sull’onda delle crisi economiche attraverso lo strumento del voto. Non meno colpevoli di questo ritorno ad un passato, che troppi credevano morto e sepolto, sono i personaggi come Fassino, Rutelli e Chiamparino, che con le loro retoriche securitarie hanno abbattuto gli argini democratici e i baluardi della solidarietà sociale contro il ritorno al potere delle ideologie fasciste e razziste. E sarà bene che gli elettori se ne ricordino, anche nelle prossime elezioni europee. Dietro l’attacco degli esponenti del governo italiano nei confronti di Thomas Hammarberg e di Laura Boldrini non si cela soltanto il tentativo italiano di imprimere una svolta repressiva alla politica dell’Unione Europea in materia di immigrazione ed asilo, innescando un effetto domino che sta già colpendo la Grecia, contando di condizionare le scelte del Commissario Europeo alla sicurezza ed agli affari interni Barrot, in modo da ottenere una copertura comunitaria per le ultime scelte adottate dal Governo italiano. Si vuole dare la ennesima prova di forza di potere governare l’Italia, in nome dei sondaggi e della maggioranza dei votanti alle ultime elezioni, contro il riconoscimento dei diritti umani e del diritto di asilo previsto nei trattati internazionali e nelle normative comunitarie. Una prova di forza che va ben oltre le già gravissime questioni della immigrazione e dell’asilo e colpisce al cuore la sostanza stessa della democrazia italiana. Ormai siamo allo stato di polizia, anche per gli italiani, come è confermato dalla reintroduzione con il DDL sulla sicurezza del reato di oltraggio a pubblico ufficiale. E in questo caso le vittime non saranno solo migranti ma anche italiani..
Proviamo grande vergogna per la politica seguita dal governo italiano in materia di immigrazione ed asilo, e ci impegniamo a diffondere i risultati dei rapporti dell’UNHCR, del Consiglio d’Europa e delle decisioni della Corte di Strasburgo, a combattere quotidianamente le conseguenze devastanti che deriveranno dalla approvazione del disegno di legge sulla sicurezza e dal blocco navale attorno alle coste meridionali. Di fronte alle menzogne ed agli abusi commessi ai danni dei migranti in Italia e nelle acque internazionali, moltiplicheremo le azioni di denuncia delle violazioni delle Convenzioni internazionali, ed in particolare della CEDU, commesse dall’Italia e dai suoi agenti istituzionali. Continuiamo a riporre fiducia nell’intervento di Laura Boldrini, dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, del Comitato per la prevenzione della tortura e del Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg, contro tutti i tentativi di delegittimazione e di depistaggio che gli esponenti del governo italiano dovessero ancora porre in essere in futuro. Non abbiamo paura, anche se siamo ben consapevoli che tutti gli operatori umanitari ed i rappresentanti delle associazioni che difendono i diritti dei migranti sono nel mirino del governo italiano. Tra breve ci sarà imputato anche il reato di solidarietà, una conseguenza del reato di immigrazione clandestina. Rivendichiamo le nostre scelte in favore dei richiedenti asilo e di quanti hanno il diritto di fuggire dai luoghi nei quali vengono perseguitati, ed il diritto di essere accolti in Italia. Rivendichiamo il diritto dei senza documenti di essere trattati come persone e non come animali o peggio. Non resteremo in silenzio, mentre i governanti italiani porteranno in giro i loro amici, i dittatori di mezzo mondo che trovano in Italia applausi e gloria. Un modo per esporre anche nei rapporti internazionali l’attuale livello di degrado della democrazia e lo scempio dello stato di diritto in Italia, come si vedrà già il prossimo 12 giugno, con la visita di Gheddafi in Italia. Le Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa sono interlocutori sgraditi, Gheddafi invece è un partner sempre più affidabile. Forse anche un esempio da seguire. Questa è la vostra democrazia. Per noi sarà, ora e sempre, resistenza. Per i diritti dei migranti, per il futuro della democrazia italiana, se ci potrà essere ancora un futuro. di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo
domenica 17 maggio 2009
Carlo Levi e la paura della libertà
Paura della libertà è un testo di Carlo Levi che conviene tenere tra le mani in questi giorni. E’ un testo composto nell’inverno 1940, mentre il nazismo si espandeva, la Francia crollava e gran parte dell’Europa dell’Est diventava dominio nazista sotto il nome di “Nuovo ordine Europeo”. Questa era la parola per dire Europa, allora.
In quel testo, Levi rivolge un “messaggio in bottiglia” a un lettore che non c’è, comunque che non sa come raggiungere, mettendolo in guardia dal disincanto diffuso per la dimensione politica pubblica.
Descrivendo il rapporto tra cittadino e Stato – ma più correttamente si potrebbe dire tra potere e suddito – Levi denunzia un eccesso della politica proprio sulla base e in forza di una sua spoliazione, ovvero in relazione e in conseguenza di una depoliticizzazione dell’individuo che gli sembra il carattere proprio dell’anticamera dei totalitarismi.
E spiega come sia nella paura il cuore della macchina generativa del potere. Un potere che proprio mentre denuncia i mali della politica e tenta di accreditarsi attraverso l’offerta di protezione salvifica, riconferma la sua vocazione ad espropriare chiunque della sua possibilità e facoltà di decidere. di David Bidussa, newsletter l'Unione informa - 17 maggio 2009/23 Yiar 5769
Venezia, Bossi vuole Venezia ma senza i Sinti
Umberto Bossi ha presentato a Mestre (Venezia), in Piazza Ferretto, la sua candidata per le elezioni provinciali, Francesca Zaccariotto, e non ha mancato l'occasione per esprimere quale sarà il tema su cui si concentrerà la prossima campagna elettorale per le comunali.
Bossi ha affermato “Il prossimo anno c'è Venezia da prendere, la grande capitale della Padania”. L’obiettivo sarebbe strappare Venezia a Cacciari, come? Sfruttando la costruzione del villaggio per i Sinti veneziani. Bossi ha tuonato: “Quando una cosa è sbagliata, finisce perché la storia la cancella: non c'è nessun Cacciari che può tenere in piedi il campo nomadi”.
Non c’è che dire, siamo alle solite. In questo caso i Sinti, ma potrebbero essere Rom, tanto la questione non cambia molto, saranno il capro espiatorio per tentare di “espugnare” Venezia, la capitale di quella Padania, che ha visto il pro Sindaco di Treviso, Gianfranco Gentilini, fare uno dei discorsi più razzisti degli ultimi anni in Italia.
Umberto Bossi, il capo di una delle formazioni politiche più xenofobe d’Europa ha già dettato l’agenda per una campagna elettorale che inizierà subito dopo le elezioni europee, come è d’uso in Italia, dove si vive in uno stato di perenne competizione.
Quasi nessun quotidiano ha ripreso le dichiarazioni di Umberto Bossi. Nessuno dei commentatori politici spiegherà ai Sinti veneziani perché una forza politica che governa l’Italia, non li vuole a Venezia, dove vivono da generazioni.
La domanda che ci poniamo è: in questo Nord Italia, attanagliato nella paura, riuscirà Bossi a distruggere, dopo Milano, anche Venezia?
Moni Ovadia: se foste...
Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare.
Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale.
Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro.
Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera.
Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele.
Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.
Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.
Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia.
Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico.
Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali. Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo. di Moni Ovadia, l'Unità 8 maggio 2009
Napoli, una brutta storia
Due romeni, uno dei quali quattordicenne, sono stati arrestati per l'omicidio del pensionato Salvatore D'angelo. Dietro la rapina, si nasconde una storia di abusi sessuali e prostituzione minorile
Due romeni - un maggiorenne e un minorenne - sono stati fermati dalla polizia a Napoli perché ritenuti gli autori dell'omicidio del pensionato Salvatore D'Angelo, morto dopo le percosse subite martedì scorso nella sua abitazione, durante una rapina. Nei confronti dei due stranieri la procura di Napoli ha emesso un provvedimento di fermo. Uno di due romeni fermati ha soltanto 14 anni. Salvatore D'Angelo era un pensionato di 78 anni, un tempo ambulante, che conduceva una vita da misantropo in un monolocale in via Marechiaro, nel quartiere di Posillipo. D'Angelo fu trovato da un vicino di casa, nel primo pomeriggio di martedì scorso, in fin di vita per le percosse ricevute, legato con due cinghie ad una sedia. Intorno a lui una grande chiazza di sangue. Probabilmente gli assassini lo avevano colpito con un bastone, ma la polizia Scientifica aveva escluso l'uso di armi da taglio. Soccorso, l'anziano morì prima di arrivare in ospedale.
Vivevano in un campo rom di Via Nuova del Campo, vicino al grande cimitero di Poggioreale, i due romeni fermati a Napoli dalla polizia. A quanto si è appreso, gli investigatori li avrebbero identificati anche grazie all'uso di un cellulare rapinato alla vittima. I due sono stati bloccati in nottata in una zona del centro cittadino.
Aveva contatti sessuali con Salvatore D'Angelo, il quattordicenne di etnia rom arrestato per l'omicidio del pensionato. E' questo uno degli elementi emersi dalle indagini della Squadra mobile di Napoli. Secondo quanto si apprende, il ragazzo, che si sarebbe prestato a rapporti sessuali con uomini in cambio di regali, frequentava sistematicamente la casa della vittima: la sua presenza nell'alloggio di Marechiaro, dove faceva piccoli servizi in casa, risalirebbe anche al periodo in cui non aveva ancora compiuto 14 anni (il che è accaduto solo due mesi fa). Il ragazzino era dunque a sua volta vittima dell'uomo: se i contatti sessuali - come pare sia avvenuto - avvenivano anche prima dei 14 anni, l'anziano avrebbe oggi risposto nei suoi confronti, secondo la legge italiana, del reato di violenza sessuale su minore. da L’Unione Sarda
Eurofestival, Supergipsy non entra in finale - vince la Norvegia
Fairytale, cantata da Alexander Rybak per la Norvegia, è la canzone vincitrice del 54° Eurofestival, che quest'anno si è tenuto a Mosca. Una platea di 120 milioni di telespettatori, uno spettacolo con 25 canzoni di altrettante nazioni: tutto questo all'Arena Olimpica della capitale russa. Il giovane cantante e violinista Rybak è nato in Bielorussia ma è emigrato nel Paese scandinavo, insieme ai genitori, all'età di due anni. Figlio di una pianista e di un violinista, il vincitore dell'Eurofestival ha fatto il pieno di voti: 387, nuovo record della manifestazione canora europea. Dietro alla Norvegia si sono piazzate l'Islanda e l'Azerbaigian. Nulla da fare per Supergipsy (in foto) che con la sua canzone Aven Romale non è riuscito ad entrare in finale.
Anche la politica ha fatto la sua comparsa quest'anno all'Eurovisione. Ieri, decine di poliziotti hanno arrestato i partecipanti al Gay Pride di Mosca, organizzato nonostante l'esplicito divieto delle autorità cittadine. Rybak è sembrato dare alla manifestazione omosessuale il proprio sostegno durante la conferenza stampa quando ha detto: "Perché (la polizia di Mosca) ha speso tutta la sua energia a bloccare i gay a Mosca quando la più grande gay parade era qui, questa sera?".
venerdì 15 maggio 2009
L’Onu rincara la dose contro l’Italia
Il rappresentate per il nostro Paese dell’Alto commissariato della Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), Laurens Jolles, ha chiesto che vengano fermati i respingimenti degli immigrati Libia dopo aver incontrato al Viminale il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Per quanto lo stesso commissariato ha definito “costruttivo” l’incontro di oggi pomeriggio, il ministro non avrebbe ceduto dalla sue posizioni sui respingimenti.
"Governo contro principio fondamentale". Dal punto di vista del diritto internazionale, ha proseguito Jolles, l’Italia diventa così “responsabile per le conseguenze del respingimento”. Secondo l’Onu, quindi, la politica intrapresa dal governo italiano “si pone in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra nel 1951, che trova applicazione anche in acque internazionali”.
Un principio “fondamentale che non conosce limitazione geografica”, dal momento che “è contenuto anche nella normativa europea e nell’ordinamento giuridico italiano”.
In merito alla possibilità di vagliare in Libia le domande di asilo, l'Unhcr ha sottolineato che "non vi sono al momento le condizioni necessarie per svolgere tale attività". Nel corso dell'incontro si è anche discusso della possibilità di costituire un tavolo tecnico con le parti coinvolte e la partecipazione dell'Unione europea, per elaborare una strategia che miri a rafforzare lo spazio di protezione in Libia, compresa la ratifica da parte di questo Paese della convenzione di Ginevra del 1951.
Cari italiani vi ricorda niente?
“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.”
Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912. La relazione così prosegue:
“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.
giovedì 14 maggio 2009
Ddl sicurezza, scontri e tensioni prima del voto finale alla Camera
Via libera della Camera al disegno di legge sulla sicurezza. Il provvedimento, votato dalla maggioranza, è passato con 297 voti a favore, 255 contrari e 3 astenuti. Il provvedimento, ora andrà ora al Senato per il sì definitivo. Invitiamo i lettori che volessero approfondire ad andare nelle due pagine preparate da Sergio Briguglio sulle principali novità introdotte in materia di immigrazione: il sommario e le specifiche nuove norme.
Ma la tensione è salita in Aula alle stelle durante il dibattito con un intervento scomposto del Ministro Maroni in evidente difficoltà. L’atmosfera si riscalda quando Roberto Cota, capogruppo della Lega, difende il provvedimento come "una promessa mantenuta agli elettori", uno spartiacque "tra chi le cose le fa e chi invece non le fa".
Lo scontro tocca il picco più alto durante l’intervento di Dario Franceschini, interrotto dai banchi del governo dal ministro dell’Interno Roberto Maroni."Avete impedito di fatto il matrimonio tra irregolari, avete di fatto reso impossibile l’iscrizione all’anagrafe di bambini di genitori non in regola, bambini invisibili", tuona il leader del Pd. Qui Maroni non resiste e urla, gesticolando visibilmente: "Basta falsità! Basta falsità!".
L’opposizione insorge, mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi invita Maroni, che gli siede accanto sui banchi del governo gremiti, alla calma. E la vicepresidente Rosy Bindi lo bacchetta, richiamandolo ad "un atteggiamento consono all’Aula". Maroni incassa il richiamo; lo stesso non fa il collega Andrea Ronchi: prima si alza e, girandosi verso la presidenza, chiede alla Bindi di fermarsi. Poi, rivolto ai banchi dell’opposizione il ministro per le Politiche Ue dice "ma smettetela", e fa con il braccio il classico gesto di chi manda qualcuno a quel paese.
Un siparietto che evidenzia l’estrema tensione che si vive all’interno della maggioranza, dopo le tante critiche e proteste arrivate da più parti che di fatto hanno isolato il Governo italiano. Non da ultima la dura presa di posizione di Napolitano contro il linguaggio xenofobo di alcuni politici, giunta non per caso in questo momento.
Ma è stato di certo l’intervento dell’Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, a rendere inequivocabile l’isolamento della maggioranza, di fatto succube delle posizioni xenofobe della Lega Nord. "Un'analisi sballata produce scelte di paura": è il titolo eloquente scelto nell’editoriale all'indomani della fiducia incassata dalla Camera sul ddl sicurezza.
"Il compito delle istituzioni nazionali e comunitarie - scrive il giornale della Cei - è avvicinare l'Europa ad una prospettiva umana più universale, inserendo le attuali condizioni sociali multietniche dentro un quadro giuridico interculturale che in prospettiva garantisca a tutte le persone, oltre la sicurezza e la legalità, eguale dignità di vita e di speranza".
"Spesso, a livello di opinione pubblica - prosegue 'Avvenire' - si percepisce una sorta di equiparazione tra la presenza di migranti e l'aumento progressivo della criminalità. In realtà i due fenomeni non hanno un legame necessario tra loro, e soprattutto non sono sovrapponibili". Avvenire ricorda che "le attività economiche, in quasi tutti i settori, sopravvivono ormai solo grazie all'apporto imprescindibile della mano d'opera diversa sul piano etnico o anche solo culturale".
Dunque, "sicurezza e immigrazione rimangono due problemi distinti. Il primo chiama in causa una responsabilità esclusivamente politica: nessun cittadino può difendersi da solo, con le proprie risorse individuali, perchè l''uso legittimo della forza' spetta solo agli organi di pubblica sicurezza. La questione della cittadinanza, invece - conclude 'Avvenire' - riguarda il rapporto esistente tra persone di cultura diversa in un determinato territorio".
Supergipsy è pronto a conquistare l'Europa
Il 2009 sembra essere decisamente l’anno dei Rom in scena. Dopo la vittoria di Ferdi all’edizione italiana del Grande Fratello fa adesso parlare di sé, e in tutta Europa, Rom Radoslav Banga, in arte Supergipsy, che rappresenta la Repubblica Ceca al prossimo festival canoro dell’Eurovisione che si tiene a Mosca.
Viso che ricorda da vicino quello di Freddy Mercury dei Queen, che però era nato a Zanzibar, Supergipsy, 25 anni, non è un novellino della musica. Merito forse del suo look eccentrico e del costume di scena in vero stile Superman ma soprattutto del contenuto delle sue canzoni. Dichiaratamente antirazziste e a sostegno della causa della sua gente.
Al festival dell’Eurovisione porterà una canzone dal titolo che non lascia dubbi, “Aven Romale”, ossia Forza Rom. Un inno al suo popolo e un monito contro il razzismo. “Mi chiamano Gipsy, nessun problema- dicono le parole- mi va bene, finchè ho un microfono per darvi energia, mi piace da matti essere un topo zingaro”.
Se anche non dovesse vincere il festival di certo Supergipsy sta portando a casa la vittoria migliore. Il suo video su youtube è stato visitato migliaia di volte. Il che lascia pensare che il rom prestato alla musica possa bissare il successo del suo primo album che riuscì a vincere perfino un disco d’oro.
Lo stesso Supergipsy che l’anno scorso aveva fatto scandalo con un altro pezzo il cui titolo satirico era dedicato nientedimeno che al viceministro ceco Jiri Cunek, un cristiano democratico che ha costruito la sua reputazione proprio con comizi anti-rom. I neonazisti cechi, comunque, non l’hanno mandata giù. Lo scorso febbraio hanno manifestato pubblicamente contro Supergipsy. Che però sembra proprio non preoccuparsene. Alla stampa internazionale continua a dire che è pronto a conquistare Mosca e il festival. di Maria Zuppello
Ferdi offende gli omosessuali
Ferdi, dopo il bagno di folla e di consensi cappotta sulla buccia di banana, mediaticamente parlando, rilasciando alcune dichiarazioni che sono riprese da tutto il web e la stampa nazionale.
Ferdi ha detto: “Gli uomini e le donne sono la perfezione, i gay sono uno scherzo della natura”. Le parole che ha usato sono state molto offensive. Nonostante abbia convissuto molti giorni con Siria de Fazio, la ragazza che appena è entrata nella casa, aveva dichiarato di essere lesbica, le sue idee non sono cambiate. Ha anche aggiunto che le persone omosessuali vanno contro la volontà di Dio e che se esistessero solo loro, non ci sarebbe più procreazione. “So perfettamente che i gay e le lesbiche amano come tutti quanti noi, ma comunque sono contro la loro natura”.
Tanti sono sorpresi e giudicano del tutto inaspettate le riflessioni di Ferdi sul mondo gay, soprattutto se si pensa che ha convissuto per mesi nella casa del Grande Fratello con Siria De Fazio, concorrente dichiaratasi da subito omosessuale, senza dare la minima impressione di pensarla in questo modo. Ma in particolare ci si chiede se essere vittima di discriminazione dunque, non sia un fattore che funge da collante tra le varie categorie discriminate.
Noi siamo molto dispiaciuti per lo scivolone di Ferdi e lo invitiamo immediatamente a chiedere scusa e fare retromarcia perchè le sue affermazioni sono molto tristi. Ma non siamo di certo stupiti o sorpresi perché Ferdi è un ragazzo cresciuto in un ambiente fortemente cattolico, l'Istituto Don Orione di Fano, dove è rimasto fino a 16 anni.
Milano, sgomberi a ripetizione contro Cittadini italiani
É il terzo sgombero negli ultimi dieci giorni. Ancora una volta, nel mirino della polizia locale, intervenuta con quattro pattuglie, sono finiti dei Cittadini italiani, appartenenti alla minoranza dei Sinti camminanti siciliani.
Il blitz è scattato questa mattina, in campo gli uomini del Nucleo problemi del territorio dei vigili, che insieme ad altre due pattuglie inviate dalla centrale operativa sono intervenuti di nuovo in via Cusago.
Terminata l'operazione, il vicesindaco del Comune di Milano Riccardo De Corato riferisce che sono stati sanzionati con 50 euro ventidue veicoli per campeggio irregolare, in base all'ordinanza in atto, e una roulotte è stata multata per violazione al Codice della strada.
Informiamo tutti i Sinti che incorrono in sanzioni del Codice della strada solo ed esclusivamente se parcheggiano camper o roulotte ostacolando la circolazione stradale. Nel caso in questione, si trovavano in un area verde, le sanzioni possono essere contestate attraverso il Giudice di pace. Sulla questione del campeggio irregolare invitiamo a parcheggiare i camper e le roulotte nei parcheggi pubblici, in quel caso i mezzi non possono essere multati.
Il vicesindaco naturalmente non si smentisce e cattivo afferma: «Non avranno tregua, anche se si dimostrano recidivi, visto che nonostante le sanzioni che questa mattina per la terza volta consecutiva hanno ricevuto e che hanno pure generato qualche momento di tensione con i vigili, ritornano puntualmente sul posto».
Lo sgombero c’è stato ma a sorpresa il Vice sindaco afferma che i sinti italiani non possono essere allontanati come i clandestini extracomunitari. «Periodicamente - conclude De Corato - si spostano con i camper sul territorio cittadino, occupando alcune vie della città». Sono stati 226 nel 2008 i camper di Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze sinte, che secondo il Vice Sindaco sono stati sgomberati dai vigili.
Napolitano: stop alla retorica xenofoba
Anche in Italia si è diffusa "una retorica pubblica che non esita ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia". Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo intervento all'assemblea annuale delle Fondazioni Europee, sottolineando che questa retorica "aggrava" i fattori di esclusione. L'assemblea è dedicata quest'anno alla lotta alla povertà e a questo proposito Napolitano ha detto: "Povertà e disuguaglianza sono strettamente connesse, quindi le misure rivolte a ridurre la povertà e quelle contro l'esclusione sociale devono andare di pari passo. Solo in questo modo si può evitare che coloro che si trovano in fondo alla scala sociale rimangano confinati in quella posizione".
"Questo è tanto più importante - avverte il capo dello Stato - nei nostri Paesi dove le differenze in termini di origini etniche, religiose e culturali sono aumentate. Qui, il rischio che queste differenze si traducano in un fattore di esclusione è sempre presente ed è aggravato dal diffondersi di una retorica pubblica che non esita, anche in Italia, ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia".
Il Capo dello Stato ha sottolineato il dovere di innescare un nuovo ciclo di sviluppo che non intacchi i livelli di equità e di coesione sociale raggiunti, ma anzi li migliori significativamente. Le nostre società devono dimostrare che questo è un obbiettivo raggiungibile. È un sentiero stretto e impervio, ma è l'unico che l'Europa può ragionevolmente percorrere. Alle risorse dello Stato, ha detto, devono sommarsi altre risorse, di privati, e il ruolo delle Fondazioni è importante.
Ieri sera il Presidente, intervistato durante finale di Coppa Italia, si è detto d'accordo con la decisone di sospendere le partite del campionato di calcio quando dagli spalti si levano cori razzisti. Si tratta di misure "giuste", anzi "assolutamente indispensabili". Quei cori "sono cori indegni che non fanno onore al Paese e alla città che ospita la manifestazione sportiva"
mercoledì 13 maggio 2009
Approvato il ddl sicurezza
Via libera della Camera ai tre maxiemendamento del Governo - con le norme sull'immigrazione - che ha posto la fiducia sul ddl sicurezza. Nel primo sono stati 316 i voti a favore, 258 quelli contrari. Nel secondo dei tre maxiemendamenti dell'esecutivo al ddl sicurezza i voti a favore sono stati 315, 247 quelli contrari. Nella terza fiducia dove figura, tra l'altro, la norma sulle ronde i sì sono stati 315, mentre contro hanno votato 237 deputati.
"Sono soddisfatto perchè si tratta del completamento di un percorso iniziato a maggio dell'anno scorso". Così il ministro dell'Interno Roberto Maroni, durante la puntata di Matrix, ha commentato il voto di fiducia alla Camera sul disegno di legge sulla sicurezza. "Abbiamo impiegato un anno ad approvarlo - ha aggiunto - ma in quelle norme ci sono tutti gli strumenti per combattere la criminalità organizzata e l'immigrazione clandestina".
Per il Pd, Marco Minniti ha parlato di "un sonno mostruoso della ragione", e di "una fiducia posta contro la libertà della stessa maggioranza", mentre il capogruppo dell'Idv Massimo Donadi afferma che "non c'è un briciolo di sicurezza in questo testo, solo demagogia. Si finanziano le ronde, che sono l'anticamera della polizia di partito, e si tolgono soldi - aggiunge Donadi - alle forze di polizia, le uniche in grado di garantire davvero il controllo delle nostre città e di agire efficacemente contro i criminali. L'introduzione del reato di clandestinità, poi, è controproducente e pericoloso perchè paralizzerebbe l'attività dei tribunali".
Un anno fa i progrom contro i Rom
A Napoli un anno fa, il 13 maggio 2008, una folla di “bravi cittadini” assaltava gli insediamenti di famiglie rom in via Argine a Ponticelli. Una serie continuata di pogrom a colpi di molotov e spranghe di ferro contro le “case” di famiglie, presenti da tanti anni. A Napoli le associazioni hanno scritto: noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo… Altri ci ricordano il pretesto utilizzato per scatenare tanta ferocia.
Le immagini di quegli avvenimenti hanno fatto indignare tutto il mondo. Non l’Italia, dove in molti hanno emulato i “bravi cittadini” napoletani e dove il Governo in carica ha preso delle decisioni razziste che hanno portato alla protesta tutte le organizzazioni internazionali.
Oggi ad un anno da quelle drammatiche vicende nulla è cambiato. Le stesse famiglie rom che sono scappate da Ponticelli vivono ancora in una situazione di grave emergenza abitativa. L’unica azione messa in campo dal Governo italiano è stata quella di censire i Rom e i Sinti, in alcuni casi violando tutte le norme italiane ed europee.
Dal censimento è emerso che i Rom e i Sinti a Milano, Roma e Napoli sono pochissimi. Erano stimati 60mila e anche più ma il censimento ha offerto un dato ben diverso, circa 12mila persone. Eppure il Presidente del Consiglio ha prolungato a tempo indefinito lo stato di emergenza per dare la possibilità ai Prefetti di concentrare tutti i Sinti e i Rom in grandi campi di rieducazione. Uno scandalo.
Possiamo fare un confronto nel comportamenti dello Stato italiano di fronte a due diverse emergenze abitative, figlie tutte e due di “responsabilità diffuse” nelle istituzioni: i “campi nomadi” e il terremoto in Abruzzo. Nel primo caso si vogliono perpetrare gli sbagli fatti in sessant’anni e dopo circa un anno abbiamo Cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari che vivono in situazioni abitative vergognose per uno Stato che si definisce civile. Nel secondo caso si è approntato immediatamente un piano casa per superare l’emergenza e attivare progetti a lungo termine che possano offrire dignità alle persone.
A qualcuno sembrerà azzardato l’accostamento ma non è così. Tutte le istituzioni internazionali accusano l’Italia di non aver offerto a Rom e Sinti i diritti goduti dalla nascita da tutti i Cittadini occidentali. Le responsabilità di questa situazione sono diffuse e coinvolgono tutte le forze politiche che hanno guidato l’Italia in questi anni. Nessuno escluso.
L’Italia anche oggi non ascolta le raccomandazioni internazionali (Onu, Consiglio d’Europa, Osce, Parlamento europeo) e continua a perpetrare politiche di discriminazione e di segregazione. Anche oggi ad un anno da fatti che l’Europa occidentale non vedeva dall’ascesa del nazifascismo. Una vergogna!
Antirazzismo, Maroni non mantiene le promesse
Il ministro Maroni non si è costituito parte civile nel processo, a carico del conduttore del programma di Radio Padania, 'Filo diretto', Leopoldo Siegel per alcune affermazioni fatte il 27 settembre 2007 a proposito di una puntata dell'Infedele condotta da Gad Lerner su La7.
Nel corso della trasmissione del 2007 Siegel aveva pronunciato affermazioni, riportate nel capo di imputazione, come "quella oscenità condotta da Gad Lerner, che aveva per tema la beatificazione di una banda di ladri, cioé i nomadi o i rom", facendo riferimento a una precedente puntata dell'Infedele. Il conduttore di Radio Padania aveva anche detto: "non ne possiamo più di sopportare dei nazistelli, dei gerarchetti rossi".
In una lettera inviata al Presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, e pubblicata sul blog del giornalista, Gad Lerner scrive:
Caro presidente, come ben ricorderai lo scorso mercoledì 11 febbraio 2009, partecipando come ospite d'onore a un nostro convegno sul settantesimo anniversario delle leggi razziste, il ministro dell'Interno Roberto Maroni annunciò che si sarebbe costituito parte civile nel processo istruito a Milano contro un redattore di Radio Padania Libera, rinviato a giudizio per gravi parole di odio xenofobo. “Ci costituiremo parte civile contro questa persona”, dichiarò testualmente il ministro Maroni di fronte alle telecamere, ma soprattutto - aggiunge Lerner - di fianco a te che rappresenti istituzionalmente l'ebraismo italiano.
Le agenzie e i giornali riferirono quell'impegno dall'inequivocabile significato politico e culturale. Mi duole perciò segnalarti che oggi, nella prima udienza del processo, né il Viminale né l'onorevole Maroni hanno presentato richiesta di costituzione come parte civile.
martedì 12 maggio 2009
Elezioni, la Lega cavalca la paura, oggi come un anno fa
Telegiornali, un giorno qualsiasi del Marzo 2008: stupri, romeni, campi rom, paura e necessità di sicurezza. Telegiornali, un giorno qualsiasi del Maggio 2008: immigrati, sbarchi di clandestini, paura e necessità di sicurezza. Nel mezzo? I problemi reali degli Italiani: crisi economica, gente che perde il lavoro e non arriva alla terza settimana, precariato.
E' passato un anno, ma gli argomenti sono quasi gli stessi. La Lega e il centro destra hanno deciso di giocarsi la campagna elettorale per le europee e le amministrative sugli stessi temi che avevano funzionato così bene un anno fa.
Qui Fabrizio Gatti spiega bene la natura dell'accordo tra Berlusconi e Gheddafi.
E infatti oggi sono rispuntati sui muri anche i artelloni della Lega dell'anno scorso, quelli con l'immagine dell'Indiano che avevano fatto scalpore.
Diamo, però, un po' di numeri. Nel 2007 furono 20445 gli immigrati clandestini che arrivarono in Italia, nel 2008 il forte aumento: 36.952. I dati del Viminale dicono che quest'anno avremo un ulteriore aumento, nei primi 4 mesi del 2009 sono circa 6000 gli immigrati sbarcati sulle coste italiane, il doppio rispetto all'anno scorso.
Se ci fermiamo ai numeri, allora, sembra che la Lega abbia ragione da vendere. Ma è così? Chi ha governato l'Italia nell'ultimo anno? Proprio la Lega e il centro destra, proprio Maroni che aveva promesso nel 2009 non ci saranno più sbarchi.
A questo punto mi viene un dubbio: non è che l'emergenza clandestini, alla Lega, serva? Bossi e Maroni non hanno alcun interesse a risolvere il problema sicurezza, anzi, hanno più interesse a mantenerlo e, se è il caso, a crearlo. A soffiare sulle ceneri della paura. Fino a che ci sarà il problema sicurezza la Lega avrà motivo di esistere.
Se poi tra un paio di mesi non si parlerà più di sbarchi e di centri d'accoglienza, avrò la conferma dei miei dubbi. di Schegge di Vetro
P.s. Grazie alla Lega avremo il nuovo reato di clandestinità: i tribunali saranno ancora più ingolfati di quanto siano già ora e i processi ci costeranno un sacco di soldi. Complimenti all'unica forza politica veramente vicino al popolo.
Termoli (CB), sfrattata una coppia di ‘abusivi‘ ma tante sono le perplessità
Sono stati sfrattati questa mattina, da un’abitazione di via Asia, con tanto di pargoli al seguito. ‘Abusivi’ di certo, anche se qualcosa nella loro storia non quadra.
Si tratta di un ragazzo rom italiano, Santuccio Di Rosa e della compagna di 25 anni, di Termoli, in stato interessante da pochi giorni e già madre di tre bambini di 2 e 4 anni e di sette mesi. Vivevano da due anni nella casa di via Asia che avevano provveduto ad arredare ed imbiancare con cura. Entrambi disoccupati, ma con tre bocche da sfamare.
“Abbiamo sempre pagato le spese condominiali, la pulizia del giardino- ha affermato Di Rosa- ora perché si comportano così? Dove ce ne andiamo adesso? Uno dei miei figli ha la bronchite, mia moglie è in attesa e stamattina ha avuto degli attacchi di panico, alla vista di polizia, carabinieri ed ufficiale giudiziario. Ci era stata assegnata una casa dal comune, ma poi inspiegabilmente ci è stata tolta. Hanno detto che abbiamo rinunciato, ma non è vero!”.
La questione, in realtà, è stata poi spiegata meglio dall’avvocato della coppia, Luigi Occhionero. Dopo l’assegnazione, al comune risulta pervenuta una lettera dallo Iacp, che però non l’ha mai redatta, in cui è attestato che la coppia aveva rinunciato all’alloggio. “Ma non è possibile, perché i ragazzi ne hanno bisogno!- ha dichiarato l’avvocato- sul documento non c’è la data, si parla di figli adolescenziali quando il bambino più grande ha soli 4 anni e la firma è falsa!”.
In effetti, è attiva per questa storia della lettera, anche una denuncia contro ignoti. Non solo. In allegato alla missiva, manca anche il documento con cui lo Iacp ha revocato l’alloggio. “La situazione va risolta- ha continuato l’avvocato Occhionero- possono essere anche gitani, ma il comune deve farsi carico dei loro problemi!”.
E mentre nello spiazzale del condominio di via Asia Santuccio Di Rosa era in compagnia del padre e della sorella accorsi subito in zona, nell’abitazione si stava già facendo l’inventario. E tra le proteste per lo sfratto e per la noncuranza dell’amministrazione comunale, è partito il via vai dalle scalinate della casa alla macchina parcheggiata davanti alle abitazioni popolari con buste e buste di vestiti, suppellettili ed oggetti per la casa. di Maria Ciarlitto
Europee, anche i Rom rumeni voteranno
“Anche i Rom voteranno il 6 e il 7 giugno per l'elezione del Parlamento Europeo, propongo un confronto tra tutte le forze politiche sul tematiche dei Rom da tenersi in un campo attrezzato della Capitale, invitando anche l'ambasciata rumena”.
L'invito ad un dibattito politico tra diversi esponenti sul delicato tema dei nomadi e delle diversità è venuto dall'europarlamentare Roberto Musacchio, candidato per Sinistra e Libertà nella circoscrizione centro, che questa mattina si è recato in visita al “campo” rom di via Candoni nel popoloso quartiere della Magliana, gestito da Arci Solidarietà.
“Occorre realizzare - ha detto l'eurodeputato - le condizioni per la massima disponibilità di accesso alle elezioni da parte dei rom rumeni e per superare il clima di tensione nei loro confronti che è anche pregiudiziale per un voto sereno”.
“I rom rumeni sono cittadini europei che stanno acquisendo i diritti propri della Ue e bisogna siano messi in grado di esercitarli appieno attraverso un confronto trasparente. - ha ricordato Musacchio - Il diritto al voto e' un fatto molto importante che conferma quello che abbiamo sempre detto: siamo di fronte a cittadini a tutti gli effetti”.
Ddl sicurezza, appello ai Deputati
Era stata annunciata. E puntuale è scattata la fiducia i tre maxi-emendamenti presentati dal governo per modificare il ddl sicurezza. Domani il voto. E giovedì il via libero definitivo. Ma sull'immigrazione e sui respingimenti intanto è scontro all'interno della maggioranza.
«Basta con l'uso dell'immigrazione a fini elettorali, rischiamo conflitti devastanti», avverte l'ex ministro dell'Interno Beppe Pisanu (in foto), ora presidente della Commissione Antimafia, che in una intervista al Sole 24 ore dà voce alle preoccupazioni già espresse dai vescovi e dal mondo cattolico e attacca in modo frontale la Legai: «Molte delle cose che la Lega dice e fa sull'immigrazione - insiste Pisanu - sono sbagliate e pericolose».
In questo modo, si rischia di «dare consistenza crescente a sentimenti di razzismo e xenofobia. E anche di eccitare la violenza fisica contro gli immigrati».Un pericolo «enorme», sottolinea preoccupato Pisanu: «Nel mezzo della recessione, e in una fase di tensioni sociali crescenti, il rancore verso gli immigrati può scatenare conflitti devastanti». Ma la critica dell'ex ministro dell'Interno si appunta anche sulle norme contenute nel ddl sicurezza: «Non riesco a capire a cosa serva trattenere un irregolare fino a sei mesi».
Noi de U Velto (il mondo) condividiamo le critiche espresse da Beppe Pisanu e ricordiamo che nel ddl sicurezza ci sono norme che colpiranno tantissimi italiani. Gli articoli 42 e 50 modificheranno profondamente la legislazione in materia di iscrizione anagrafica. Infatti tali norme colpiranno chi vive in beni mobili (ad esempio le case dei Cittadini italiani che lavorano nello spettacolo viaggiante) e tutte le famiglie che vivono in beni immobili (esempio appartamento) che non hanno il certificato di abitabilità o che non rispondono alla normativa sulle condizioni igienico sanitarie. Quindi, se saranno approvati gli articoli 42 e 50 del ddl sicurezza, possono perdere l’iscrizione anagrafica nel luogo di residenza tutte le famiglie che vivono in un immobile che non risponde alla normativa sull’abitabilità e/o non risponde alla normativa igienico sanitaria.
Secondo la legislazione italiana l’immobile deve rispondere a tutta una serie di criteri indicati da una normativa abbastanza complessa. Le principali norme sono contenute nel: R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 art. 221 e 222; Legge 4 dicembre 1993 n. 493; D.P.R. 22 aprile 1994 n. 425; D.Lgs. 6 giugno 2001 n. 378 artt. 24, 25 e 26.
Tuttavia nella disciplina confluiscono molte altre norme emanate nel tempo in sintonia con l’evoluzione dei concetti di igiene, salubrità, sicurezza e risparmio energetico. Senza alcuna pretesa di completezza si possono citare in proposito le leggi: 27 maggio 1975 n. 166, artt. 18 e 19 (in tema di ventilazione forzata dei bagni e delle scale privi di finestre), 30 aprile 1976 n. 373 (Contenimento consumi energetici), 5 marzo 1990 n. 46 (Norme sulla sicurezza degli impianti), 9 gennaio 1991 n. 10 (Piano energetico nazionale sul risparmio dei consumi), 5 gennaio 1994 n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche) e il D. Lgs. 11 maggio 1999 n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento).
Tutta questa normativa collaterale ha accelerato l’evoluzione e gli scopi del certificato che, al di là delle sue definizioni giuridiche (certificato, licenza, autorizzazione, permesso) può essere raffigurato come un enorme contenitore nel quale confluiscono molte discipline di settore. Altre disposizioni, invece, avevano previsto e disciplinato i presupposti per il rilascio del certificato di abitabilità ponendolo in stretta relazione con la conformità urbanistica.
Difficile quindi fare una quadro esaustivo della normativa ma certo ogni lettore potrà verificare la propria situazione abitativa controllando se possiede almeno i seguenti documenti per l’immobile dove vive:
- certificato di conformità rispetto al progetto approvato;
- certificato di avvenuta prosciugatura dei muri e la salubrità degli ambienti;
- certificato di collaudo delle opere in cemento armato, o ferro;
- dichiarazione presentata per l’iscrizione al catasto dell’immobile, restituita dagli uffici catastali con l’attestazione dell’avvenuta presentazione;
- certificato di conformità e collaudo dell’impianto elettrico;
- certificato di conformità e collaudo dell’impianto idraulico;
- certificato di conformità e collaudo dell’impianto fognario.
Se all’immobile manca anche uno solo di questi documenti, non risponde ai criteri per ottenere l’iscrizione anagrafica ma non solo perché l’Ufficio anagrafe ha facoltà di controllo, in qualsiasi momento, per verificare i presupposti per le iscrizioni anagrafiche già in essere.
E’ da sottolineare che in Italia l’anagrafe è sempre stata un “fotografia della realtà”: un modo per conoscere la “vera” situazione della popolazione. Invece, se venisse introdotto il principio che ogni iscrizione anagrafica deve essere preceduta da una verifica della “idoneità” dell’alloggio, questo costituirebbe un incentivo alle dichiarazioni anagrafiche false. E ci sono fondati dubbi sulla costituzionalità di una norma che incide direttamente sui diritti fondamentali della persona.
Va aggiunto che proprio la “veridicità” della situazione anagrafica ha permesso, nel corso dei decenni, di dare la priorità ai più bisognosi quando di tratta di stilare le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari.
Per tutte queste ragioni chiediamo a tutti i Deputati di non votare norme che:
- non risolveranno i tanti problemi abitativi, presenti nel Paese, ma modificherà lo status anagrafico dei Cittadini italiani, dividendoli in ricchi con i diritti e poveri senza diritti.
I Rom sono senza voce, anche nel "dizionario"...
La Stampa ha pubblicato un articolo del giornalista Giuseppe Caliceti, dal titolo “Come vede il nostro Paese e i suoi stili di vita una scolaresca emiliana di extracomunitari”. Il giornalista estrae dal suo libro «Italiani per esempio» (edito da Librerie Feltrinelli, 64 pag. 7 euro esclusivamente con la borsa Il razzismo è un brutta storia) alcune voci di bambini immigrati.
E’ una specie di dizionario, dove ad ogni voce corrisponde un commento di un bambino immigrato. Naturalmente manca il commento di un bambino rom immigrato ma certo non potevano mancare gli “zingari”. Unica minoranza che nell’articolo viene “analizzata”, insieme all’unica nazionalità, quella degli italiani. Di altro non c’è traccia!
Alla lettera “R” corrisponde la voce “rom” e il bambino afferma «Per esempio a me non piace quando mi chiamano zingaro o mi chiamano rom perché i rumeni non sono tutti zingari! Io sono rom? No, non lo sono! Io sono ru-me-no! (Damian, 11 anni, Romania)».
Conclude l’articolo la lettera Z, ricordate è un vocabolario, e non poteva non esserci la voce “zingari” con il bambino che afferma «In tutti i paesi del mondo ci sono sempre degli zingari, anche in Italia. Gli zingari sono persone che rubano le cose. (Suko, 8 anni, Cina)».
Certo i bambini sono innocenti ma gli adulti no. E Giuseppe Caliceti si è proprio impegnato nel veicolare con questo articolo il suo personale messaggio razzista.
Infatti si parla di Rom e “zingari” senza la voce innocente di un bambino rom immigrato. Perché certo fa tenerezza la bambina che alla voce “immigrati”, risponde «Io sono nata in Italia, a Montecchio, però mio padre e mio papà sono albanesi e anche io allora sono albanese. Io ho fatto l’asilo qui, la scuola qui. Io vorrei chiedere al maestro due cose. La prima cosa è questa: io sono italiana o albanese o tutti e due? La seconda: ma io sono immigrata o no? (Fatima, 11 anni, Albania)». Peccato che la stessa tenerezza non la possiamo sentire dalla voce di un bambino rom immigrato.
E’ certo che i bambini sono lo specchio fedele di quanto sentono intorno a loro, vedi la voce di Suko «gli zingari sono persone che rubano le cose», ma è altrettanto certo che il lettore medio difficilmente si accorgerà che manca la voce di un bambino rom.
Non ho letto il libro (farò ammenda nei prossimi giorni) ma l’articolo lo si può leggere e ognuno potrà trarre le proprie considerazioni, personalmente rimarco che lo scrittore/giornalista, nel scrivere l’articolo e forse anche il libro, non si è posto il problema delle voce di un bambino rom immigrato, eppure a sentire i nostri politici siamo invasi dai Rom, per il Governo siamo in stato di emergenza…
Forse lo stesso Giuseppe Caliceti è pervaso dall’idea che i Rom non debbano essere ascoltati o forse perché di fatto i Rom non hanno voce in questa nostra Italia, nemmeno nello spot antirazzista…
Rimane il fatto però che di Rom e di “zingari” se ne parla tanto e non poteva il giornalista non dare spazio alla sua personale visone. di Carlo Berini
Bolzano, partecipa anche tu al concerto per l'Abruzzo
Ricordiamo a tutti che a Bolzano, domenica 17 maggio 2009, dalle ore 20.30, presso il teatro Cristallo in via Dalmazia n. 30, si terrà il “concerto di beneficenza in favore delle le vittime del terremoto in Abruzzo”. L’evento è organizzato dalle associazioni Nevo Drom e U Giaven. Sono partner delle associazioni Nevo Drom e U Giaven per l’organizzazione della serata di beneficenza: i musicisti sinti del Trentino Alto Adige, la Caritas di Bolzano, il teatro Cristallo, il Comune e la Provincia di Bolzano. Non è previsto un biglietto, l’entrata è libera ad offerta.
Il concerto / spettacolo vedrà la partecipazione di musicisti, poeti e clown sinti che offriranno la loro arte per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni abruzzesi colpite dal terribile terremoto che ha distrutto L’Aquila e tanti altri piccoli paesi.
Il 17 maggio è un’occasione irripetibile per lasciarsi trasportare in un altro mondo ancora sconosciuto e contemporaneamente aiutare con le vostre donazioni chi ne ha veramente bisogno. Le offerte raccolte saranno consegnante alla Caritas di Bolzano, impegnata nell’aiuto alle popolazioni colpite dal dramma che tutti conoscono.
La serata sarà animata da diversi artisti sinti con poesie, danze e musiche tradizionali. E’ da sottolineare la partecipazione straordinaria del clown sinto “Cipolla” che si esibirà nelle sue più conosciute gag.
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0471 915391 - 392 0699046, e-mail radames.gabrielli@gmail.com - nevodrom@nevodrom.it
Genova, la bocciofila sfrattata è anche sinta
Quasi non avevano ancora posato le valigie. Tre anni fa i 200 soci dell’Associazione bocciofila Bolzanetese erano stati sfrattati dalla loro sede di via Bruzzo, per fare spazio a un posteggio. L’amministrazione comunale li aveva destinati a una nuova struttura costata alle casse comunali 800 mila euro.
Oggi sulle carte di Autostrade che raffigurano il tracciato 2 della Gronda c’è una linea dritta che va da Murta al nuovo mercato ortofrutticolo di Bolzaneto e passa proprio sopra a queste aree di fronte al piazzale della Metro, in via Levati. Qui erano previsti anche un laghetto e una pista di atletica. A fianco ci sono il “campo nomadi” e il distributore di metano con annesso Circolo Arci. Duecento Sinti e altrettanti soci. Uniti agli appassionati di bocce fanno 600 persone.
Nessuno li ha contati. Nessuno li ha avvertiti. Ma sulla mappa, questa zona è compresa in un’immensa area gialla con scritto: «area di cantiere». «Siamo una concentrazione di vecchi, zingari e ambientalisti – dice qualcuno con un sorriso amaro - La scelta dell’opzione 2 era quasi ovvia».
«Siamo una della società bocciofile più grosse di Genova, se ci spostano ancora moriremo – denuncia il presidente Ermanno Maya – Abbiamo già dovuto sopportare troppe spese». Nel primo trasloco avevano già perso 50 soci, soprattutto anziani, che non potevano più venire a piedi. Il saldo è stato bilanciato grazie alla nascita di un’amicizia. «Quaranta sinti sono diventati soci, andiamo perfettamente d’accordo. Il Comune dovrebbe ricordarsi che svolgiamo un’attività sociale di integrazione». di Marco Grasso
lunedì 11 maggio 2009
Un giorno da dimenticare
Il 7 maggio del 2009 per il Ministro Maroni è stata una giornata “storica”: la si leggeva in faccia la sua soddisfazione. Per la prima volta, da quando è al governo, 227 disperati erano stati “respinti” sulle coste libiche. Altri ne seguiranno e la storia sembra ripetersi: militari con il cuore piccolo piccolo costretti a subire “ordini infami”, la felicità dei “clandestini” quando sono stati soccorsi e la disperazione dell’inganno. Le separazioni al loro arrivo, le donne con i bambini senza più lacrime da una parte e gli uomini dall’altra, tutti incontro al loro triste destino, nei loro volti la stessa paura e la stessa rassegnazione di sempre.
A Roma il 7 maggio del 2009, Mamouni Mubraka, una donna Tunisina di 44 anni, con un ultimo disperato gesto di “libertà” toglieva il disturbo impiccandosi nel bagno del Centro di Identificazione ed Espulsione dove era rinchiusa. Solo la sera prima, dopo una vita vissuta malamente in Italia, le avevano comunicato che questa volta non c’era più niente da fare: il suo permesso di soggiorno era irrimediabilmente scaduto e la mattina dopo, quella maledetta mattina, sarebbero venuti a prenderla per rimpatriarla.
Il 7 maggio del 2009, un fedele “servo” di questo stato, all’anagrafe tale Matteo Savini, padano nel cuore e nella mente, alla ricerca di consenso elettorale nel giorno della presentazione dei candidati leghisti, elaborando il “pensiero” al massimo delle sue possibilità, fra il serio ed il faceto, proponeva l’accesso “separato” al metrò di Milano, cosa per altro già sperimentata, in questo caso senza la necessità di scomodare la storia, anche sugli autobus (sic!) della democratica Foggia del sindaco Orazio Ciliberti.
Quello stesso maledetto giorno, il 7 maggio del 2009, dopo una breve camera di consiglio, il tribunale dei minorenni confermava la condanna di Angelica: tre anni ed otto mesi.
Per capire l’aria che si respirava in quel tribunale, senza dimenticare le dichiarazioni rese solo qualche giorno prima dal procuratore capo dei Minori di Napoli, Luciana Izzo, che tristemente quasi anticipavano questa nuova sentenza, bisogna solo leggere le dichiarazioni del pm Alessandro Piccirillo che nel chiedere la conferma della condanna di primo grado, affermava: “La Romania è entrata a far parte nella comunità europea, pertanto deve uniformarsi i parametri dell'Unione e integrarsi con la nostra cultura e le nostre leggi. Il rapimento dei neonati non appartiene alla nostra cultura. Ciò nonostante, in Italia spariscono tanti bambini. Non sappiamo ad opera di chi, ma è un dato del quale non possiamo non tenere conto”.
Altri tempi ed altre storie ma anche Sacco e Vanzetti furono condannati alla sedia elettrica solo per essere italiani e, notoriamente, non risulta che oggi i Rumeni o i Rom vadano in giro per il mondo a rubare i bambini, non appartiene alla loro cultura. Analogamente, un magistrato che nel corso di un dibattimento pubblico si lascia andare a simili dichiarazioni è un dato del quale non possiamo non tenere conto. di Giancarlo Ranaldi
Al mercato della paura
Oramai è impossibile affrontare il tema della "sicurezza" nel dibattito pubblico, ridotto a materia di propaganda politica. Sui giornali e in Parlamento. Se ne parla per catturare il consenso dei cittadini, non per risolvere i problemi. Nel sostenerlo ci pare di scrivere lo stesso articolo. Un'altra volta. Eppure è difficile non tornare sull'argomento. Perché l'argomento ritorna, puntuale, al centro del dibattito politico. Come in questa fase, segnata dalle polemiche intorno al decreto sulla "sicurezza" (appunto). A proposito del quale Franceschini ha parlato di nuove "leggi razziali". Anche se gli aspetti più critici della legge sono stati esclusi dal testo. Ci riferiamo alla possibilità, offerta ai medici e ai pubblici funzionari (i presidi, per esempio), di denunciare i clandestini.
Altre iniziative venate di razzismo invece, non riguardano il governo, ma singoli politici e amministratori locali. Come la proposta di segregare gli stranieri nei trasporti pubblici, a Milano. Assegnando loro posti e vagoni separati. Una provocazione, anche questa. Capace, però, di intercettare consensi, solo a evocarla. La Lega, su questa base, sta costruendo la sua campagna elettorale in vista delle prossime europee. Per conquistare consensi nel Nord, ma anche altrove. Presentandosi come il partito della sicurezza-bricolage, da perseguire in ogni modo.
Anche l'imbarcazione carica di immigrati respinta dalla nostra Marina e consegnata alla Libia rientra in questa strategia politica e mediatica. Serve, cioè, come "annuncio". Esibisce la volontà determinata del governo, ma soprattutto del ministro dell'Interni e della Lega, di respingere l'invasione degli stranieri. Di rimandarli là dove sono partiti. Chissenefrega che fine faranno. Noi non possiamo accogliere i poveracci di tutto il mondo.
Gli alleati di centrodestra, in parte, approvano. In parte no. Comunque, non si possono dissociare, altrimenti la maggioranza si dissolve. E poi non vuole abbandonare l'argomento della paura dell'altro alla Lega. Così Berlusconi approva. Si adegua al linguaggio leghista e dice "no all'Italia multietnica". In aperta polemica con la "sinistra, che ha aperto le porte a tutti". (Anche se i flussi da quando è tornata al governo la destra sono raddoppiati). E la sinistra, chiamata in causa, si adegua: nel linguaggio e negli argomenti. Oppone alla retorica della cattiveria quella buonista (che, in assenza di alternative, preferisco). Denuncia il razzismo. Esorta all'integrazione. Senza, tuttavia, spiegare "come" realizzarla. Si appella all'indignazione della Chiesa (contro cui, peraltro, si indigna quando si occupa di etica). Così la "sicurezza" sfuma in una nebulosa che mixa immagini indistinte. Criminali piccoli e medi, immigrati, “zingari”, stranieri. Ridotti a slogan.
Un tema così importante (e critico) dovrebbe venire affrontato in modo co-operativo. Attraverso il confronto e la progettazione comune. Invece, è abbandonato al gioco delle parti. In balia degli interessi e degli imperativi immediati. La "fabbrica della sicurezza" (titolo di una bella ricerca curata da Fabrizio Battistelli e pubblicata da Franco Angeli), d'altronde, si scontra con il "mercato della paura". Il quale non limita la sua offerta all'ambito politico-elettorale, ma presenta una gamma di prodotti ampia e differenziata (come suggerisce una riflessione di Gianluigi Storti). di Ilvo Diamanti, continua a leggere…
Verona, il cadavere di una donna trovato lungo l'argine dell'Adige
Non si sa chi sia, da dove venga, né come e perché sia morta. Era completamente nuda, in posizione supìna, nascosta da arbusti in fiore e dalla vegetazione rigogliosa di questo periodo dell'anno, di giorni di caldo quasi estivo dopo piogge abbondanti. Anche il suo viso, come tutto il resto, irriconoscibile per l'avanzato stato di decomposizione di un corpo abbandonato da giorni e giorni, forse più di dieci, giù dalla banca del tratto di argine dell'Adige dietro l'ospedale. Ed era insivibile agli occhi. Ma ieri l'odore della decomposizione si spandeva nettissimo, intenso e nauseabondo fin sullo sterrato sull'argine e una signora, che portava a passeggio il cane, si è fermata ed è andata a vedere se provenisse dalla carogna di un animale. E ha intravvisto le natiche della donna morta tra i cespugli. Sconvolta, ha chiamato i carabinieri di Legnago.
Il cadavere di una sconosciuta è stato scoperto, dunque, ieri intorno alle 10 sull'argine a Legnago. E pare evidente, anche se tutte le ipotesi sono aperte, che la donna sia stata uccisa. Prima uccisa e poi portata in quel luogo. La completa nudità, l'essere stata nascosta, anzi gettata giù dall'argine (le tracce di erba piegata per il rotolomento del corpo dalla banca dell'argine ieri erano ancora visibili) lasciano margini risibili di possibilità che la donna sia deceduta di morte naturale.
Sono, invece, segnali che la sua è stata una morte «scomoda», un decesso violento o provocato da qualcosa per cui, chi vi ha assistito, ha dovuto sbarazzarsi del corpo per non finire nei guai. Perché pare evidente che di lei ci si voleva sbarazzare, posticipare il suo ritrovamento e che fosse lontana dal luogo dove è morta: gli inquirenti sembrano convinti che la donna sia stata lanciata giù da un'auto in corsa. L'assassino (o gli assassini) potrebbe essere arrivato dietro l'ospedale, dal quale esiste un accesso alla strada sterrata dell'argine, arrivando da fuori Legnago, anche se non necessariamente da molto lontano, con la poveretta a bordo da scaricare.
Al momento ci sono solo misteri, interrogativi e ipotesi che rendono il ritrovamento della donna dell'argine un giallo intricato. Un fatto oscuro.Per esempio, lo stato in cui si trovava il corpo non consente, per ora, nemmeno di stabilire due elementi chiave: da quanto la donna è morta e quanti anni avesse. Sia le unghie delle sue mani (la mano sinistra era quella più intatta) che dei piedi erano laccate di smalto, segno di una certa cura per se stessa e quindi di un'età che forse non supera i 35 anni. Ha qualche dente ricoperto d'oro in bocca, una pratica non più in uso oggi, ma ancora diffusa tra rom e etnìe dell'est. Ma, per ora, questi indizi non bastano a dare certezze. Il medico legale inviato dall'istituto di medicina legale di Borgo Roma per i primi rilievi, non si è sbilanciato né sull'età della donna, né sulle cause, né sul momento della morte proprio per lo stato in cui si trovava il cadavere che, non solo era lì probabilmente da molti giorni ma la cui decomposizione sarebbe purtroppo stata accelerata da pioggia e caldo. Cosa che rende difficile anche trovare eventuali tracce di ferite. di Daniela Andreis, continua a leggere…
Rep. Ceca, la minaccia neonazista
Marce minacciose in quartieri svuotati dalla paura e aggressioni con bombe molotov contro i rom. Negli ultimi giorni è questa la realtà in alcune città della Repubblica Ceca. Protagonisti delle violenze, che hanno profondamente turbato il clima politico e sociale del paese, sono gruppi di giovani neonazisti.
Se fino a qualche anno fa le manifestazioni degli estremisti di destra raccoglievano poche decine di partecipanti, oggi attirano centinaia di ragazzi. Come spiega il settimanale Respekt, che all'argomento dedica un'inchiesta, il gruppo più attivo è il Partito operaio, un'ex organizzazione di sinistra infiltrata da neonazisti che alla fine ne hanno preso il controllo.
Il Partito operaio è l'unico gruppo neonazista registrato in tribunale e in grado di partecipare alle elezioni. Se alle europee e alle prossime politiche riuscirà a superare la soglia di sbarramento, potrà ottenere cospicui finanziamenti statali.
I neonazisti pubblicano anche riviste e fanno proseliti soprattutto tra i più giovani e i lavoratori. Finora, però, il ministero degli interni non ha preso provvedimenti. Anche perché, spiega il politologo Jan Charvát, l'unica arma efficace contro di loro è la mobilitazione popolare. di Internazionale
Dall'intolleranza al razzismo
L'intolleranza consiste nell'atteggiamento abituale di chi avversa le opinioni altrui, specialmente in materia politica e religiosa. È un atteggiamento improntato ad una rigida e risentita chiusura dogmatica nei confronti degli altri, che si manifesta dalle origini dell'uomo, con la sottomissione degli schiavi, le persecuzioni degli eretici, l'antisemitismo e con fatti di violenza verso i migranti e i non comunitari.
L'intolleranza si manifesta anche contro i Sinti e i Rom perché gli abitanti delle nazioni che li ospitano si considerano appartenenti ad una patria costituita da una sola razza, poiché lo spirito nazionalistico li rende ostili a razze diverse.
Attualmente l'intolleranza ha raggiunto livelli non più sopportabili a causa della convivenza tra popoli differenti ed è motivata da un'ignoranza diffusa rispetto alle persone che la società reputa diverse, perché la gente ha sempre paura dell'ignoto e di tutto ciò che è estraneo e sconosciuto.
Un motivo che alimenta l'intolleranza è la mancanza di valori da parte delle persone che maltrattano i migranti e i non comunitari.
Anche in politica è diffusa l'ostilità. Infatti, in modo frequente, in televisione, nei dibattiti e nei telegiornali si può assistere a discussioni molto animate tra uomini politici e anche queste sono forme di intolleranza. Sembra impossibile che dalle scoperte di Mendel, il mondo debba ancora essere turbato dal prolungato uso del concetto di razza, reso insostenibile dallo sviluppo della genetica moderna.
La complessa opera di educazione e istruzione dello Stato popolare deve trovare il proprio coronamento nel riuscire a far diventare istintivo il sentimento di razza nel cuore e nel cervello della gioventù. Nessun fanciullo e nessuna fanciulla deve lasciare la scuola senza essersi reso conto fino in fondo dell'essenza della necessità della purezza del sangue. Queste parole di Adolfo Hitler nel Mein Kampf inducevano alle incredibili crudeltà dei campi di concentramento e di sterminio.
La biologia moderna ha dimostrato che il concetto di razza e di sangue sono infondati. La genetica ha mostrato come non esiste una purezza di caratteri ereditari entro popolazioni umane. Nonostante questi fondamentali principi scientifici, si manifestano attualmente forme di razzismo nei confronti degli ebrei e di tutti i “meridionali” e i diversi del mondo.
Il termine razzismo indica l'ideologia che distingue la razza umana divisa in razze superiori ed inferiori e che prevede la supremazia della razza forte su quella più debole. Attualmente e in passato, le vittime di questa ideologia razzista sono state la razza nera e quella ebrea.
Il razzismo comporta pregiudizi, stereotipi mentali, presenti nella società, che se anche non necessariamente si esprimono in discriminazioni, possono essere sfruttati da movimenti politici radicali, che tentano di mobilitare in lotte assurde e incivili, in nome della supremazia del più forte sul più debole.
In Germania avvengono ancora manifestazioni neonaziste, dove, da una parte, si distinguono i nostalgici, i veterani di guerra, e dall'altra stanno invece giovani estremisti per cui il nazismo è un elemento di aggregazione. Questi ultimi, detti naziskin, hanno bisogno dell'autorità di un capo che li guidi e abbia capacità di scelta e dia loro l'impressione di essere forti e non avere paura di niente.
L'intolleranza è diffusa e radicata nella nostra società, come violenza morale e fisica manifestata contro le persone portatrici di una diversità, tra cui gli ebrei, gli immigrati, le persone di colore, gli omosessuali.L'intolleranza si manifesta in forma violenta e pericolosa. I naziskin si rifanno agli ideali nazisti di violenza e intolleranza contro una vasta gamma di tipologie di persone considerate inferiori e diverse.
In Italia, oltre al problema naziskin, esiste il razzismo che rappresenta l'intolleranza per eccellenza. Cosa è possibile fare per escludere questo problema dalla società? Risulta necessario eliminare le discriminazioni anche all'interno di uno stesso popolo, per esempio in Italia, tra settentrionali e meridionali, perché prima di giudicare occorre conoscere.
Il razzismo, che per anni è rimasto sotterraneo, tenuto a bada perché combattuto dai partiti di sinistra, dall'associazionismo cattolico, trova adesso legittimità, in un momento di crisi economica, politica e culturale, nei fenomeni di violenza di gruppo, nei gruppi di tifosi intolleranti, nelle ronde organizzate, che fomentano raduni per eliminare lo straniero, l'immigrato, il diverso. di Laura Tussi, continua a leggere…
Ddl sicurezza, ispirazione razziale
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha manifestato il suo dissenso rispetto al pacchetto sicurezza mettendo l’accento sulle norme che riguardano i medici-spia e i presidi- spia mettendo in guardia il governo anche da probabili profili d’incostituzionalità di queste norme. Sembrerebbe che il governo e tutta la maggioranza compresa la Lega, abbiano accolto queste obiezioni e si apprestano a modificare queste specifiche norme, ma se non è una pantomima, oltre che una telenovela come ha dichiarato il Ministro Maroni, ci si dovrebbe spiegare perché le stesse obiezioni non riguardano i funzionari dello stato civile-spia che sono ancora contenuti nel DDL sicurezza e che impediranno il matrimonio (diritto umano sancito dalla carta dell’ONU – art. 16) e la registrazione delle nascite e delle morti ed il riconoscimento di figli naturali.
E’ evidente che anche per questa fattispecie valgano i fondanti motivi d’incostituzionalità di cui sopra.
Il paradosso grottesco è che s’insiste con l’istituzione del reato di clandestinità, che rappresenta la madre di tutte le aberrazioni, di trasformare in “spie” tutti i pubblici ufficiali e non si vuole fare invece una cosa semplice per sanare la piaga della clandestinità: cioè “spiare” pardon ”denunciare” dove gli immigrati irregolari lavorano in nero e offrire un’opportunità di regolarizzazione.
In questo modo la stragrande maggioranza degli immigrati irregolari diventerebbero legali e la clandestinità patologica e criminale sarebbe isolata e più facilmente perseguibile.
Non si vuole fare perché le norme al di la del pretesto della clandestinità e della sicurezza, vogliono colpire gli immigrati e dare sfogo propagandistico ed elettorale ad una ondata di razzismo pericolosamente dilagante. In questo impianto legislativo s’incontrano come ulteriore materiale esplosivo le norme sulle ronde e sulla detenzione prolungata nei CIE che sembrava fossero cancellate ed invece sono state di nuovo inserite.
L’ispirazione razziale è confermata anche da altre norme che se analizzate razionalmente non hanno nulla a che vedere con l’immigrazione illegale e la sicurezza.
Mi riferisco alla tassa di 200 euro per rinnovare il permesso di soggiorno o chi fa richiesta della cittadinanza, o la restrizione dei ricongiungimenti familiari, l’istituzione del permesso a punti, l’innalzamento della idoneità alloggiativa, tutte restrizioni e vessazioni persecutorie che riguardano lavoratori e cittadini immigrati regolari che pagano le tasse e rispettano le leggi di questo Stato.
Questo DDL se approvato, rappresenta un vulnus gravissimo della nostra civiltà giuridica e dei valori di uguaglianza sanciti dalla nostra Costituzione ed avrà ripercussioni negative dirompenti sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sulla convivenza civile della nostra comunità nazionale, nel breve, medio e lungo periodo.
Che il governo abbia posto la fiducia su questo provvedimento è un atto di arroganza nei confronti del Parlamento e di tutti quei deputati compresi molti della maggioranza che avevano rivendicato giustamente un voto di responsabilità e coscienza.
Se questa legge sarà approvata senza significativi cambiamenti dovremo valutare tutte le possibili impugnazioni davanti alla Corte Costituzionale, e di Giustizia Europea non escludendo anche il ricorso al referendum abrogativo. di Pietro Soldini, responsabile immigrazione CGIL
sabato 9 maggio 2009
Nasce U Velto
Il 9 maggio di quattro anni fa l’associazione Sucar Drom creava questo spazio web. All’inizio aveva la finalità di supporto alla campagna elettorale di Yuri Del Bar, eletto nel Consiglio comunale di Mantova. Dopo alcuni mesi, nell’autunno del 2005, si è deciso di offrire un servizio a tante persone che chiedevano il nostro intervento su quanto stava succedendo ai Sinti e Rom in Italia. Siamo rimasti due anni sulla piattaforma di Tiscali e dal luglio 2007 siamo ospitati sulla piattaforma di Blogger. Oggi questo spazio web si rinnova anche nel nome.
U Velto, “il mondo” in lingua sinta, è il nuovo nome che l’Istituto di Cultura Sinta ha scelto per questo spazio web che nei prossimi anni ha l’ambizione sia di continuare ad informare sui mondi sinti e rom che di informare su come i Sinti e Rom vedono, sentono e leggono il mondo e ciò che accade nel mondo.
L’Istituto di Cultura Sinta, su mandato dell’associazione Sucar Drom, ha infatti definito il ruolo dei Sinti e dei Rom integrante ed interagente nella società italiana ed europea. Ciò presuppone che i Sinti e i Rom non solo devono essere fatti partecipi nelle scelte che li riguardano direttamente ma devono essere fatti partecipi nelle scelte per tutta l’Italia e per tutta l’Europa. Come oggi Yuri Del Bar, nella sua qualità di Consigliere comunale, è partecipe nelle scelte per l’intera comunità mantovana, così da domani dobbiamo rendere effettiva la partecipazione di Sinti e Rom nelle scelte per l’intera comunità italiana ed europea.
U Velto vuole essere un strumento in questo senso. La partecipazione in chiave di empowerment che si pone l’obiettivo di rafforzare il potere dei Sinti e dei Rom in tutti i processi decisionali e non solo in quelli che li riguardano direttamente, accrescendo il loro controllo sulle scelte relative ai processi di cambiamento in atto nella società italiana ed europea.
Ora i ringraziamenti. Un ringraziamento speciale a Fausto Banzi, assessore provinciale di Mantova, che in questi anni ha sempre sostenuto le attività dell’associazione Sucar Drom. Un ringraziamento speciale anche a Fabrizio Casavola, curatore di Mahalla, che in tutti questi anni ci ha supportato e aiutato. Ma soprattutto vogliamo dedicare un ringraziamento particolare a tutti Voi che ogni giorno leggete, commentate, criticate e discutete in questo spazio web. Siete molti e noi siamo molto felici di aver ospitato ognuno di Voi. I contatori di visite, per quello che possono contare, ci indicano 467.305 pagine visitate e contatti da tanti parti del mondo (Stati Uniti, Germania, Romania, Francia ma anche India, Brasile, Russia, Messico, Hong Kong…) ma ciò che più ci rende felici sono i tanti vostri commenti, ad oggi 4.689. Grazie per averci fatto crescere insieme a voi. Carlo, Yuri, Elena, Davide, Barbara, Luca, Denis, Stefano, Vittoria, Bernardino, Morena, Eros, Barbara, Paride, Angela, Giulio, Maverik e Manuel
venerdì 8 maggio 2009
Ue, l’Italia è il Paese più razzista
Il 94% delle persone intervistate in Italia ha affermato di sentirsi discriminato. Seguono Grecia, Ungheria e Francia. Lo studio include più di 23mila interviste a membri di minoranze etniche e immigrati, raccolte in 27 paesi della UE. Un vasto rapporto dell’Agenzia dei Diritti Fondamentali dell’UE (FRA, secondo la sigla inglese) dimostra che il razzismo e la discriminazione sono il pane quotidiano dell’Unione Europea e che le vittime a malapena sporgono denunce, per paura o perché non credono di poter essere aiutate dalle autorità.
In testa alla lista troviamo l’Italia: il 94% degli intervistati dice di essere stato vittima di discriminazioni. Il testo, presentato a Bruxelles, conferma ,secondo il direttore della FRA Morten Kjaerum, che la discriminazione e la violenza a sfondo razziale sono molto più estese di ciò che emerge dalle statistiche ufficiali.
Lo studio, realizzato nei 27 paesi della UE, si basa su 23500 interviste a persone appartenenti a minoranze etniche e ad immigrati.
L’Italia si è presa il peggior voto. Il 94% delle persone consultate durante lo studio ha affermato di sentirsi discriminato. Seguono Grecia con il 92%, Ungheria con il 90 %, Francia con l’80%, Belgio con il 76%, Olanda con il 66% e Spagna con il 54%. Turchi, arabi e latinoamericani dicono di sentirsi discriminati, però la vita è particolarmente dura per i 12 milioni di nomadi che vivono in Europa. I nomadi si sentono particolarmente perseguitati in Ungheria, nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e in Polonia. In Portogallo le lamentele provengono sopratutto dagli immigrati brasiliani.
Neanche l’essere parte della Comunità Europea frena le persecuzioni. I rumeni affermano di sentirsi perseguiti in Italia dove il Governo Berlusconi porta avanti da più di un anno una dura campagna contro gli immigrati che gli è valsa non poche critiche da Bruxelles.
Secondo i dati del rapporto, non c’è niente di peggio in Europa che essere nero o rom/sinto e vivere in Italia, anche se milioni di Italiani si dimenticano che il centrocampista della Nazionale e del Milan, Andrea Pirlo, è di origini sinta.
I dati complessivi mostrano la proporzione del fenomeno. Il 55% delle persone consultate si é sentito discriminato, il 37% ha affermato di aver sofferto personalmente un atto discriminatorio nell’ultimo anno e il 12 % fu è stato vittima di razzismo. Il rapporto assicura che gli omicidi e gli altri crimini a sfondo razzista sono molto più diffusi di quello che dicono le cifre ufficiali e che “questi crimini non compaiono nelle statistiche delle polizie perché l’82 % delle vittime non sporge denuncia, considerando la denuncia del tutto inutile”.
Così i delinquenti rimangono impuniti e le autorità si attaccano alla mancanza di denunce per non prendere provvedimenti. Infine il rapporto risalta anche l’alta percentuale di discriminazione esistente in molti settori privati: il 30% dei nomadi, il 21% dei subsahariani e il 29 % dei magrebini dicono di sentirsi discriminati in ristoranti, negozi e banche. di Idafe Martin
Razzismo, la Lega nord preme sull'acceleratore
Oramai siamo alla frutta e la strategia della Lega Nord è quella di alzare il prezzo per far votare in Parlamento delle norme razziste. Dopo la scottatura subita con il decreto sicurezza, non ci pensano certo due volte ad innalzare il livello di scontro per far comprendere a tutta la maggioranza che se non passa il disegno di legge sulla sicurezza, loro non si fermeranno e proporranno norme sempre più razziste.
In questa triste vicenda al rialzo Gianfranco Fini interviene e boccia la proposta del leghista Matteo Salvini di riservare alcuni vagoni del metrò alle donne e ai milanesi. «Offende la dignità delle persone e la Costituzione a prescindere dalla razza, dalla lingua e dalla religione» ha dichiarato il presidente della Camera venerdì mattina, durante un incontro presso la Fiera campionaria con alcuni studenti milanesi.
«Proposte come queste non si fanno, basta leggere la Costituzione per capire che proposte come quella non si fanno», ha chiosato Fini dopo aver precisato che «il presidente della Camera ha il dovere di essere imparziale nel dibattito politico tra maggioranza e opposizione».
Risponde a stretto giro di posta Matteo Salvini (in foto): «Imbarazzi ce ne sono pochi. Abbiamo solo evidenziato il problema della sicurezza nei mezzi pubblici. Parlavamo di donne, telecamere e controllori e scherzando dicevamo che avanti di questo passo fra 15 anni ci saranno i posti riservati ai quattro milanesi sopravvissuti visto che sono sempre meno», intervenendo a Radio 24. All'osservazione che si è trattata di una battuta a sfondo razzista, Salvini ha detto: «Brutta o bella giudicheranno quelli che prenderanno il tram». L'esponente della Lega ha ribadito che si è trattato di «una battuta, una provocazione», perché «le donne non si sentono sicure su alcune linee dei mezzi pubblici a Milano».
Ma oggi tutti sono consapevoli che le “battute” di Salvini sono messaggi chiari alla maggioranza, come quelle già sentite da altri esponenti della Lega Nord a partire da Bossi. Il messaggio è: o fate passare le nostre proposte o noi spariamo a zero e vi sotterriamo alle prossime elezioni. Se questa è democrazia…
Napoli, confermata la condanna ad Angelica
Angelica compirà 17 anni a novembre, e da più di un anno è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida (in foto), a Napoli. E' la prima rom ad essere stata condannata in Italia per aver tentato di rapire un bambino e oggi la corte di Appello di Napoli, sezione minori, ha confermato la sentenza emessa in primo grado. Angelica dovrà scontare 3 anni e otto mesi di reclusione per sequestro di persona.
Il 10 maggio del 2007 la ragazza, arrivata in Italia da pochi mesi da Bistrita-Nasaud, città della Transilvania, è stata arrestata a seguito delle accuse di una giovane madre del quartiere Ponticelli di Napoli che riferisce alle forze dell'ordine di averla sorpresa mentre tentava di rapire la sua bambina di pochi mesi, dopo essersi introdotta nel suo appartamento di cui aveva lasciato la porta d'ingresso aperta.
La sentenza, che la condanna per rapimento consumato di minore, non ha però chiuso il caso, tanto da far scendere in campo l'Union Romanì, organismo internazionale per la salvaguardia dei diritti delle comunità rom, l'Opera Nomadi, Soccorso legale, la Comunità di Sant'Egidio, Mani Tese, il Comitato napoletano per i rom, l'Osservazione e i gruppi Everyone e 'Chi rom chi no', che su quella vicenda denunciano "la violazione dei diritti umani e palese condanna mediatica di una minore".
"L'episodio - ribadisce Christiana Valle, legale dell'imputata - e' stato ricostruito sulla base della sola testimonianza, quella della madre della neonata e ancor oggi i giudici, con un dispositivo che non ha spostato una virgola delle sentenza di primo grado, non hanno tenuto conto, nel valutare l'attendibilità della teste, di una sua precedente condanna proprio per falsa testimonianza".
Angelica ha fatto la sua breve deposizione alla Corte, ribadendo di non aver fatto nulla di ciò che è accusata, di non aver mai visto quella neonata e di ricordarsi solo di un uomo (il nonno della neonata, ndr.) che l'ha malmenata.
La Camera di Consiglio è durata poco più di mezz'ora e al termine della lettura del dispositivo di sentenza che ha confermato il primo grado. Il presidente del collegio giudicante, Aldo Trione ha chiamato la Valle e si è mostrato disponibile a una eventuale concessione di arresti domiciliari o presso una comunità di recupero. Istanza che il legale presenterà nei prossimi giorni, in attesa della Cassazione.
Roma, nel world press photo ci sono anche i Rom
L'agente Kole avanza in una casa che pare devastata da un terremoto o da una battaglia. E' armato di tutto punto e cammina, pistola in pungo, tra sedie rovesciate e cartacce sparse sulla moquette. In realtà, non sta partecipando ad un'azione di guerra, né sta tentando di stanare qualche pericoloso serial killer. La foto, pubblicata sul Time, mostra un appartamento di Cleveland, Ohio, abbandonato dai proprietari che non riescono più a pagare il mutuo. Il poliziotto sta "semplicemente" controllando che la casa sia davvero libera.
Con questo scatto, simbolo della crisi economica che metaforicamente ( ma non troppo) porta la guerra nelle case degli americani, Anthony Suau ha vinto, a febbraio, il premio per la miglior fotografia del 2008, al World Press Photo.
Arrivato alla 52esima edizione, il prestigioso concorso ha visto la partecipazione di 5000 fotoreporter di 124 nazionalità diverse, per un totale di 96mila immagini. E all'ultimo appuntamento, segnato dalla forte partecipazione di fotografi indiani e cinesi, ci sono stati ben sei italiani premiati.
Carlo Gianferro con un reportage sui Rom ha vinto il primo premio della sezione ritratti. Gianferro, si occupa di reportage sociali. La sua attenzione si è focalizzata negli ultimi anni sull'est Europa e l'Asia. Tema centrale del suo lavoro è il rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui vive, in particolare la sua casa.
Ad Aprile 2007 viene pubblicata la prima edizione di “Gypsy Architecture” edito dalla casa editrice tedesca Axel Menges. Il libro, realizzato in collaborazione con gli architetti Patrizio Corno e Renata Calzi di Milano, è il primo pubblicato sul tema delle nuove realtà stanziali dei popoli ROM dell’est Europa.
Ha realizzato un reportage sull’integrazione di lavoratori di diverse nazionalità presso i giacimenti petroliferi in Kazakhstan, ha ultimato una serie di viaggi che lo hanno portando alla scoperta dei paesi e dell'architettura dell'ex Unione Sovietica e della Russia per il suo Il progetto "Goodbye, block", esposto al festival internazionale FotoGrafia di Roma.
Il suo lavoro “Gypsy Interiors” ha vinto diversi premi tra cui Prix Exchange Boutographie 2008, Marco Pesaresi 2008, Grand Prix Fotofestiwal 2009.
L'appuntamento con gli scatti del Wolrd Press Photo, per tutti gli appassionati italiani, è a Roma, dall'8 al 28 maggio, al Museo in Trastevere, in Piazza S. Egidio. La mostra, presentata dal Comune di Roma è organizzata in collaborazione con Contrasto e con la World Press Photo Foundation di Amsterdam.
World Press Photo 2009. Museo in Trastevere di Roma, dal 8 al 28 maggio. Orari: tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle10 alle 20. Ingresso: intero 5,50 euro, ridotto 4 euro. Info: 060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)
Roma, Tonizingaro e la speranza
Sabato 9 Maggio alle 21.00 presso il laboratorio socio-culturale FUSOLAB, via G. Pitacco n 30 (zona Largo Telese), sarà presentato il libro “Speranza” di Antun Balzevic (in foto), in arte Tonizingaro. In occasione della presentazione Tonizingaro sarà protagonista di un reading musicato dalla sua band. Il libro ha la prefazione di Moni Ovadia che scrive:
Una snella raccolta di racconti e poesie scritte dall’aurore serbo nel corso di questi ultimi anni, capace di intelligente ironia e sagace critica sociale.
In primo piano il popolo Rom, la sua quotidianità, la condizione esistenziale e le sue relazioni con la società, argomenti questi che Toni conosce molto bene in quanto da anni impegnato come mediatore culturale tra i Rom romani e il Campidoglio. Uomo dalla vita traboccante di esperienze, avendo trascorso periodi di disperazione e povertà come momenti di grande slancio e soddisfazioni, è riuscito a concentrare alcune delle sue più interessanti impressioni in questo testo che sa approfondire alcune questioni di particolare complessità con un linguaggio spesso esilarante e comunque sempre accessibile ad un pubblico vasto. In queste pagine Toni, zingaro metropolitano, ripone la speranza per un avvenire migliore non solo per il proprio popolo ma per l’umanità tutta, perché, questo è certo, nessuna società può considerarsi salva se ancora non sa superare e “sconfiggere l’ignoranza e l’intolleranza”, sa che siamo ancora lontani da ciò ma spera che le sue parole e le sue esperienze possano spostare qualcosa nel quadro odierno, possano toccare la mente ed il cuore di qualcuno, anche pochi, ma che possano aprire le loro menti e disporsi alla reciproca ospitalità.
Per informazioni Antun Blazevic, telefono 320 1748101.
Bruxelles/Budapest/Firenze/New York, l’Italia viola le norme comunitarie
ERRC, OsservAzione e l'Open Society Institute hanno inviato un rapporto alla Commissione europea denunciando le gravi violazioni che il Governo italiano sta perpetrando dal maggio 2008 contro le popolazioni sinte e rom.
Nel comunicato stampa congiunto si legge che l’Italia con il pretesto di censire per motivi umanitari i Sinti e i Rom ha di fatto violato i diritti fondamentali di questi Cittadini italiani, europei ed extracomunitari, sanciti dalla legislazione europea.
Sono state inviate al Commissario Spidla e al Presidente Barrot delle lettere per chiedere che l’Unione europea avvii una procedure di infrazione contro l’Italia per le violazioni alle direttive europee sul contrasto alle discriminazioni razziali e alla protezione dei dati personali.
In undici mesi dalla la dichiarazione di emergenza in Lombardia, Lazio e Campania, il Governo italiano ha concentrato la sua azione esclusivamente su azioni di schedatura delle popolazioni sinte e rom.
Il governo italiano ha costantemente affermato che nessun database è stato creato e che il censimento è stato effettuato in conformità con le norme nazionali e internazionali leggi e regolamenti riguardanti la protezione della vita privata.
Ma il rapporto che ERRC, OsservAzione (in foto il presidente Piero Colacicchi) e l'Open Society Institute presentano alla Commissione europea illustra nel dettaglio le continue e ripetute violazioni delle norme comunitarie, accompagnate da minacce, intimidazioni e altre forme di coercizione. Leggi: il rapporto, la lettera al Commissario Spidla e la lettera al Presidente Barrot.
giovedì 7 maggio 2009
Milano, le parole del Vice Sindaco sono incivili!
La Polizia Municipale ha denunciato due persone, padre e figlio, rispettivamente di 50 e 20 anni, per omissione di soccorso. Il 4 maggio, alla guida di una Rover in via Gallarate in compagnia del genitore, il ragazzo, che non ha la patente, aveva causato un incidente che ha coinvolto tre veicoli e ferito una donna.
L'episodio è accaduto lunedì, alle 8.30 circa. Il ragazzo, che non ha mai conseguito la patente, si trovava alla guida di una Rover 400 di targa francese in compagnia del padre. Lungo la via Gallarate ha tamponato un veicolo che lo precedeva e non riuscendo a governare l'auto ha urtato altri due veicoli ai fianchi. I due accusati sono subito scesi e si sono dati alla fuga e non hanno soccorso la donna che era rimasta ferita riportando lesioni guaribili in 8 giorni.
Le due persone dovranno quindi rispondere davanti al giudice del loro comportamento e se il giudice li riterrà colpevoli dovranno scontare la pena inflitta. Fino a questo punto il comportamento dello Stato italiano è giusto e irreprensibile. Un comportamento che è tenuto con qualsiasi altro Cittadino ma purtroppo queste due persone sono Rom e abitano nel “campo nomadi” di via Triboniano a Milano. Per questa ragione queste due persone saranno trattate diversamente, saranno discriminate per la loro appartenenza etnica. Ed è un rappresentante dello Stato italiano ad affermarlo, il Vice sindaco De Corato: “I due rom saranno espulsi dal campo di Triboniano dove risiedono. Non possiamo tollerare che gente ospitata nelle aree autorizzate dal Comune metta in pratica comportamenti pericolosi e incivili”.
“C'è un regolamento da rispettare - precisa De Corato - per chi vive nei 12 campi regolari che prevede l'allontanamento di persone che recano grave turbamento alla vita della cittadinanza. E chi non presta soccorso dopo aver causato un incidente guidando senza patente è un pericolo per la società. Ci sono leggi della Repubblica italiana che valgono per tutti i cittadini, italiani e stranieri. Il nostro Paese non è il far west, dove si può razziare impunemente o infischiarsene del codice della strada o delle regole di convivenza civile”.
Il comportamento delle due persone, se confermato dalla Magistratura, è da condannare ma cacciare dalla propria residenza due persone perché accusati o perché condannati di un reato è una discriminazione su base etnica/razziale. Le parole del Vice Sindaco sono da far west! Le parole del Vice Sindaco sono incivili! Le parole del Vice Sindaco sono un attentato alla Costituzione italiana!
Inoltre, le affermazioni pronunciate dal Vice Sindaco De Corato assumono una gravità inaudita poiché pronunciate proprio da un rappresentante dello Stato italiano. E se lo Stato italiano discrimina negando la legislazione in vigore in Italia per chi appartiene, come in questo caso, ad una minoranza etnica è evidente la volontà di negare il fondamento delle regole di convivenza civile che l’Italia e l’Europa si sono date dopo la tragedia nazifascista.
Il patto di socialità e legalità e il regolamento dei “campi nomadi” di Milano negano la Costituzione italiana e negano la legislazione europea in materia di pari opportunità. Per questa ragione sono provvedimenti amministrativi razzisti che ogni Cittadino italiano ed europeo deve combattere. Se ciò non sarà nessuno potrà affermare che l’Italia è un Paese civile. di Carlo Berini
Ungheria, il Governo renda pubblica l'inchiesta
Tre organizzazioni per i diritti civili hanno chiesto oggi che il governo ungherese renda pubblici i risultati dell'inchiesta sull'uccisione di un padre e un bambino a febbraio. Lo scrive l'agenzia di stampa Mti.
Il Centro europeo per i diritti dei rom (Errc), l'Ufficio legale per la difesa delle minoranze nazionali ed etniche (Neki) e l'Unione ungherese delle libertà civili (Tasz) hanno intervistato testimoni e hanno ripreso in mano le comunicazioni delle autorità sull'episodio, oltre ad analizzare procedure non accessibili pubblicamente.
L'uccisione dell'uomo e del figlioletto il 23 febbraio a Tatarszenrgyorgy è stato solo uno dei tanti casi di violenza di cui sono stati fatti oggetto negli ultimi mesi i rom, costati la vita a cinque persone.
Prima d'imboccare la via dell'assassinio, rispetto al caso del 23 febbraio, le autorità inquirenti avevano diffuso notizie secondo le quali i rom sarebbero morti nell'incendio accidentale della loro casa, in realtà una messinscena per depistare le indagini.
Ddl sicurezza, posta la fiducia per delle norme razziste
Il consiglio dei ministri ha posto la fiducia sul ddl sicurezza. La Lega nord ha chiesto ed ha ottenuto la blindatura di un testo che da più parti viene definito razzista.
La discussione, una volta data per certa la fiducia, si è spostata sulla definizione dell'agenda politica che permetterà il voto definitivo del disegno di legge. Nonostante le pressioni della Lega, «siamo pronti a votarla già domani (oggi, ndr) - proponeva il ministro Maroni - anche perché se il voto di fiducia sarà rinviato di una settimana torneranno a piede libero circa 250 clandestini», la conferenza dei capigruppo della Camera ha optato per uno slittamento: la fiducia sui tre maxiemendamenti al disegno di legge verrà infatti posta martedì della prossima settimana per essere votata mercoledì.
Previsto invece per giovedì 14 maggio, con diretta televisiva, il voto finale sul provvedimento. Decisione che, se il presidente dei deputati della Lega, Roberto Cota, imputa «alla burocrazia parlamentare», qualche esponente della maggioranza giustifica ricordando che molti deputati non sarebbero stati presenti oggi in Aula perché impegnati nella presentazione delle liste per le elezioni amministrative.
Il segretario del Partito democratico, Dario Franceschini, prima critica il ricorso alla fiducia, «devono tenere la maggioranza con la forza. Se non c'è la fiducia, la maggioranza va immediatamente sotto», poi tuona rievocando lo spettro delle leggi razziali emanate in Italia tra il 5 Settembre 1938 e il 29 Giugno 1939: «È immorale usare la domanda legittima di sicurezza per tornare 70 anni dopo alle leggi razziali nel nostro Paese. Abbiamo già vissuto un momento in questo Paese in cui i bambini venivano cacciati dalla scuola per la loro religione. Ci opporremo in tutti i modi. Adesso è il momento di alzare la voce contro la destra più brutta e becera che c'è in giro».
Immediata la replica da parte del Pdl. «Strumentalizzare e banalizzare i drammi della storia è il contributo più grande che si possa dare al razzismo - tuona Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, e continua - il segretario del Pd non solo sa bene che la norma sui presidi prevedeva tutt'altro, ma sa anche che è stata tolta dal provvedimento sulla sicurezza».
Ancora più furioso è il ministro per l'Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi: «Ma non scherziamo! Davvero Franceschini pensa di poter condurre una campagna elettorale seguendo un filone inesistente? L'accusa di razzismo che rivolge al governo è davvero fantasiosa». Parole condivise anche da Andrea Ronchi, ministro per le politiche Europee: «Le parole del segretario del Pd sono preoccupanti. Un conto è non avere una linea politica, altra cosa è offendere la coscienza degli italiani. Farebbe bene a vergognarsi».
Accuse che portano lo stesso Franceschini a replicare: «Ho visto che c'è stata una grande reazione a quello che ho detto, una cosa scontata anche se dura. C'è stata un'altra stagione in cui i bambini venivano allontanati da scuola perché di religione diversa: quella delle leggi razziali. Non vorrei che, anche inconsapevolmente, si tornasse indietro nel tempo». In ultimo Franceschini afferma: «Ho visto che si sono molto agitati ma io ho solo usato le stesse parole di 'Famiglia Cristiana' che il 10 febbraio 2009 scrisse che L'Italia si sta avviando verso il baratro delle leggi razziali»
Bologna/Bucarest, the Forgotten
“I dimenticati tra I dimenticati” è un progetto promosso dalla branca italiana del Servizio Civile Internazionale (SCI), insieme al Centro Europeo di Studi sulla Discriminazione di Bologna (CESD) e allo SCI Romania. E’ sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito del programma “Citizenship”.
Il progetto è incentrato sul ricordo della persecuzione nazi-fascista contro le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) e contro le popolazioni sinte e rom. L’intento di questo progetto è quello di contribuire a ricordare ciò che è accaduto a coloro che sono stati perseguitati, ma che raramente vengono menzionati come vittime del nazi-fascismo. Attraverso il ricordo, l’obiettivo è anche quello di aiutare a riflettere sulla attuale situazione di discriminazione delle persone LGBT e Rom, contribuendo così a costruire la coesione futura.
All’interno del progetto, SCI organizza uno scambio internazionale. Il programma dello scambio prevede una visita studio alla comunità rom di Ferentari, nella periferia di Bucarest; una sessione sulla tematica della persecuzione nazista del popolo rom; un incontro con rappresentanti del Direttorato Generale per l’Assistenza Sociale della Municipalità di Bucarest; un incontro sul tema dell’integrazione scolastica dei bambini rom; la partecipazione alle celebrazioni per il Giorno dell’Europa (9 maggio).
mercoledì 6 maggio 2009
Roma, il gruppo Pd incontra le associazioni del comitato 'non avere paura'
Oggi, mercoledì 6 maggio, alle ore 14.30 presso la Sala Capranichetta (P.zza Montecitorio 125) le deputate e i deputati del Pd incontreranno pubblicamente le associazioni del comitato 'Non avere paura' promotore della 'Campagna nazionale contro il razzismo, l'indifferenza e la paura dell'altro' per discutere sui contenuti del pacchetto sicurezza del governo. Parteciperanno il presidente dei deputati del Pd, Antonello Soro e i vice presidenti Marina Sereni e Gianclaudio Bressa.
«Io non sono razzista, ma...». È il biglietto da visita del razzismo, esplicito o strisciante, che negli ultimi anni sta prendendo forza. Laura Boldrini (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) punta il dito sulla politica «che in questi anni ha coniugato sicurezza e immigrazione, scorrettamente trascurando i molti aspetti positivi dei lavoratori immigrati tra noi» e su giornali e tv «che non ci hanno aiutato a capire, che danno larghissimo spazio alla devianza, alla criminalità, al susseguirsi di sbarchi di migranti senza spiegare da cosa fuggono. Un’informazione che troppo spesso non ci aiuta a capire».Basta, bisogna dare un segnale. Di qui nasce la campagna «Non aver paura, apriti agli altri» lanciata dalle seguenti organizzazioni: Acli, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Amnesty International, Antigone, Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cir, Cisl, Cnca, Comunità di Sant'Egidio, Csvnet Emmaus Italia, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Rom e Sinti Insieme, Fio-Psd, Gruppo Abele, Libera, Rete G2 Seconde Generazioni, Save the Children, Sei – Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, Uil.
Papini, lolite e meditazione zen...
In realtà sarei tentata da una pagina bianca, un vuoto profondo per fingermi solo per stanotte fuori dal presente. Potrei fissarla a lungo e provare con un OOOMMM prolungato, convinto, a sgombrare la mente, creare uno spazio libero e dormire finalmente.
Mi dicono, non so se crederci, che ragazzine evidentemente molto più minorenni della propria età anagrafica si stiano attualmente sedendo sulle ginocchia di papini ultrasettantenni con la benedizione di tutta la famiglia e che i papini siano incidentalmente anche i sedicenti padri della nostra patria. Ho bisogno di aiuto.
Ma quanto mi farebbe meglio, molto più di una temporanea pace, fissare lo sguardo su qualcosa che mi serva oltre questa notte, mettere in fila parole per raccontarmi un’altra possibilità. Ricordarmi di un’altra umanità che anche se è stata, è stata forse per sempre, perché se da noi è venuta può ancora e ancora esser fatta.
Pare inoltre, insistono a raccontarmi, che le infanti creature siano prodotte, manco a dirlo, a Napoli. Da napoletana, ho sempre pensato che i napoletani siano Italiani alla seconda, capaci di coltivare in particolar grado ogni vizio e virtù del carattere nazionale. Di recente abbiamo imparato a bruciare campi rom, collezionare spazzatura, picchiare a sangue quelli con un colore non perfettamente conforme. Dovevo saperlo che in un paese sperduto noi avremmo saputo smarrirci con particolare maestria, ma esserci ora resta un dolore che non vuole finire. di Silvietta, continua a leggere…
martedì 5 maggio 2009
Ddl sicurezza, salta la norma sui presidi spia
La maggioranza torna sui suoi passi, dopo la lettera del presidente della Camera Gianfranco Fini, e riformula la norma sui "presidi-spia", ammettendo l'iscrizione dei figli di immigrati clandestini a scuola e ritornando alla versione uscita dal Senato della norma sugli appalti.
È quanto emerso da un vertice a cui hanno partecipato i ministri della Giustizia Angelino Alfano, dell’Interno Roberto Maroni, della Semplificazione Roberto Calderoli, dei Rapporti con il Parlamento Elio Vito, della Difesa Ignazio La Russa, il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, il presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, Nicolò Ghedini, i capogruppo Pdl del e della Camera Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto e il capogruppo della Lega a Montecitorio Roberto Cota. Incerta ancora la possibilità che il governo ponga la questione di fiducia, anche se in Transatlantico molti esponenti di maggioranza la considerano una scelta inevitabile.
«Il preside - ha spiegato La Russa - non potrà fare la spia» perchè non è tenuto a sapere se il bambino iscritto alla scuola dell’obbligo sia o meno figlio di genitori clandestini. Quanto alla norma antiracket, ha spiegato Maroni, «abbiamo concordato di reintrodurre il testo del Senato» con la «precisazione che sia possibile escludere la punibilità per lo stato di necessità».
Al momento non si è parlato di porre la questione di fiducia sul provvedimento sicurezza perchè, ha detto ancora il ministro, «sono stato rassicurato dai colleghi della maggioranza e sono pienamente soddisfatto del chiarimento che c’è stato: c’è una piena condivisione del testo e nella maggioranza c’è unità totale. Alla domanda dei giornalisti che chiedevano se la Lega non temesse i voti segreti sul testo, Maroni ha risposto: »il mio unico timore è che il testo sia approvato rapidamente».
L’opposizione apprezza la decisione sui presidi spia, ma torna all’attacco sulle ronde e critica l’ipotesi di fiducia.» È un messaggio devastante: lo Stato non riesce a difendervi con le forze che ha, polizia, carabinieri, per cui ci affidiamo alle spie, medici e insegnanti, e alle ronde. Un messaggio di giustizia "fai da te", è uno Stato che getta la spugna contro la criminalità« ha affermato il leader Udc Pier Ferdinando Casini.
«La maggioranza è allo sbaraglio su un provvedimento importante e delicato che coinvolge i diritti umani dei migranti. Non è bastato neanche l’ennesimo vertice tra Pdl e Lega per fargli trovare un accordo» ha detto Livia Turco, Pd. «La massima confusione che regna nel Pdl e tra il Pdl e la Lega blocca i lavori del Parlamento e della unità totale di cui ha parlato Maroni non si è vista traccia in Aula. Sarebbe gravissimo se per occultare lo stato confusionale in cui versa la maggioranza, il governo ponesse la questione di fiducia». di La Stampa
lunedì 4 maggio 2009
Bolzano, concerto per l'Abruzzo
Le associazioni Nevo Drom e U Giaven invitano tutti al concerto di beneficenza “per le vittime del terremoto in Abruzzo” che si terrà domenica 17 maggio 2009, dalle ore 20.30, presso il teatro Cristallo in via Dalmazia n. 30 a Bolzano.
Sono partner delle associazioni Nevo Drom e U Giaven per l’organizzazione della serata di beneficenza: i musicisti sinti del Trentino Alto Adige, la Caritas di Bolzano, il teatro Cristallo, il Comune e la Provincia di Bolzano. Non è previsto un biglietto, l’entrata è libera ad offerta.
Il concerto / spettacolo vedrà la partecipazione di musicisti, poeti e clown sinti che offriranno la loro arte per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni abruzzesi colpite dal terribile terremoto che ha distrutto L’Aquila e tanti altri piccoli paesi.
Il 17 maggio è un’occasione irripetibile per lasciarsi trasportare in un altro mondo ancora sconosciuto e contemporaneamente aiutare con le vostre donazioni chi ne ha veramente bisogno. Le offerte raccolte saranno consegnante alla Caritas di Bolzano, impegnata nell’aiuto alle popolazioni colpite dal dramma che tutti conoscono.
La serata sarà animata da diversi artisti sinti con poesie, danze e musiche tradizionali. E’ da sottolineare la partecipazione straordinaria del clown sinto “Cipolla” che si esibirà nelle sue più conosciute gag.
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0471 915391 - 392 0699046, e-mail radames.gabrielli@gmail.com - nevodrom@nevodrom.it
Chieti, grande successo per gli allievi dell'Accademia Europea d'Arte Romanì
Grande successo per la lezione concerto tenuta dagli allievi dell'Accademia Europea d'Arte Romanì nell'ambito del corso di Lingua e Processi Interculturali, Lingua e Cultura Romanì tenuto dal Dott. Prof. Santino Spinelli "Alexian".
L'evento si è svolto il 30 aprile nell'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Chieti. Ha aperto l'evento il Dott. Prof. Gaetano Bonetta, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione.
L’accademia è un progetto di Alexian Santino Spinelli nasce come risposta alla grande richiesta di formazione specifica ed accurata sulla musica romanì che tanto appassiona il pubblico e che spesso è relegata al rango di musica di seconda classe.
L'Accademia è unica nel suo genere ed oggi hanno tenuto la lezione concerto alcuni dei suoi migliori allievi tra cui ci sono Rom e non Rom, che attraverso la musica abbattono le barriere dell'indifferenza e della diffidenza perchè la musica arriva al cuore prima che alla ragione.
E' possibile studiare lo stile flamenco e il jazz manouche. Infatti, non tutti sanno che entrambi questi generi musicali, che hanno influenzato celeberrimi compositori e la musica di intere nazioni, sono scaturiti dalla creatività della popolazione romanì.
Sono attivati anche corsi per acquisire la conoscenza di strumenti, quali: il cimbalom, la darabuka, il cajon, il bouzuki ma anche apprendere e/o perfezionare strumenti come la fisarmonica, la chitarra, il violino, le tastiere ed il contrabasso in stile romanò.
Ci sono corsi di canto in lingua romanés, corsi di teatro e per chi volesse approfondire la conoscenza della cultura romanì ci saranno anche corsi di Lingua e Letteratura Romanì.
L'Accademia Europea di Arte Romanì è anche Casa delle Culture e organizza stages, Seminari, Cene etniche, Eventi culturali e artistici riservati ai soli soci e iscritti. In sede trovate la biblioteca romanì e il centro di documentazine romanès. Per maggior informazioni: telefono 392 3577386, e-mail giuliadirocco@fastwebnet.it
Premio Ischia, vota anche tu per Step1
Per il trentennale del Premio la Fondazione Giuseppe Valentino ha istituito il Premio Ischia dedicato al mondo del giornalismo partecipato. Da una preselezione di 10 blog - scelti in base alle notizie più rilevanti che sono state prodotte in rete da giornalisti e non - saranno gli utenti di internet, tramite il sito del PremioIschia (www.premioischia.it) a definire il vincitore.
Il Premio, coordinato da Cristina Sivieri Tagliabue, già Premio Ischia Giovani 2007, sarà consegnato insieme agli altri storici riconoscimenti del Premio Internazionale di Giornalismo. Termine ultimo delle votazioni online è il 25 giugno.
Segnaliamo il blog Step1. I giovani studenti del blog universitario Step1 scoprono che alla Auchan di Catania - dove una donna ha chiamato il 113 in seguito a una richiesta molto "pesante" di elemosina - non è vero che i rom in questione hanno provato a strattonare e rapire la figlia della signora. La notizia del falso "rapimento di bambina" viene ripresa da Repubblica e dai maggiori quotidiani.
Il riconoscimento speciale "Blog dell'anno" è assegnato a mezzo di votazione on-line sul sito ufficiale del "Premio Ischia" (http://www.premioischia.it/), alla quale possono partecipare tutti gli utenti internet, senza vincoli di registrazione, con il vincolo di un voto espresso per ogni singola persona.
La votazione parte da una selezione dei dieci (n.10) blog - personali o collettivi - italiani che si sono distinti durante l'arco dell'anno precedente per le migliori news in esclusiva, a seconda di criteri di tempismo (in anticipo rispetto agli altri media), precisione (con approfondimenti e dettagli rispetto all'informazione stessa) e attendibilità (essere ripresi da altri blog, siti internet e dai media tradizionali costituisce titolo preferenziale per la selezione) . Non sono stati presi in considerazione blog singoli o collettivi legati a partiti politici e aziende. Ulteriore criterio di selezione è la presenza di link, tag di citazioni sui maggiori sistemi di aggregazione online di notizie sui blog: Liquida, Wikio e BlogBabel. Tra i dieci migliori blog selezionati insindacabilmente dalla "Fondazione Premio Ischia - Giuseppe Valentino" tramite un suo coordinatore, risulterà vincitore del riconoscimento "Blog dell'anno 2009" il blog che ha ottenuto più voti sul sito del "Premio Ischia" entro il termine perentorio del 25 giugno 2009.