mercoledì 30 settembre 2009

Non siamo "nomadi"!

Ancora oggi in Italia le minoranze storiche linguistiche sinte e rom sono oggetto di discriminazione, a partire dal negare a noi Sinti e Rom il diritto di autodefinirci.
“Nomadi” è il termine utilizzato strumentalmente da alcuni politici per “risolvere” i problemi, soprattutto abitativi, vissuti dai Sinti e Rom poveri. Infatti, l’Amministrazione comunale di Milano sta strutturando dei progetti abitativi che imporranno a Sinti e Rom milanesi di diventare “nomadi”. Il concetto espresso da questi politici è il seguente: “se tu sei nomade devi spostarti quindi non puoi rimanere stanziale a Milano per più di qualche mese”. Questa “invenzione” va a accodarsi ai tanti progetti falliti negli ultimi anni.
“Nomade” è un termine eteronimo (dal greco héteros = diverso / altro e onoma = nome). Esistono eteronomi utilizzati per gli italiani, in molti Paesi veniamo chiamati “mafiosi”, “mangia spaghetti”, “suonatori di mandolini”…. Noi italiani utilizziamo per esempio il termine eteronimo “crucco” per apostrofare i Cittadini tedeschi…
La politica dell’esclusione attuata in molte Città italiane, verso le nostre minoranze, ha fatto si che molte famiglie non abbiano potuto mai stanziarsi in maniera definitiva in un luogo. Ancora ad oggi in molti Comuni italiani ha nella segnaletica stradale dei cartelli di “divieto di sosta ai nomadi”: se tu sei riconosciuto come “nomade” non puoi sostare in quel luogo. Se un qualsiasi altro Cittadino italiano vuole sostare, e non è riconosciuto come “nomade”, può sostare. Una chiara forma di discriminazione etnica/razziale.
Inoltre, esistono altre forme di esclusione. Ad esempio, in molte Città Italiane viene utilizzato lo strumento della diffida. Quando un Sinto o un Rom viene fermato dalla Polizia Locale o dalle Forze dell’Ordine in un territorio diverso dal luogo di residenza, viene diffidato a tornare in quel territorio per alcuni anni, pena la denuncia penale e la galera. La motivazione che viene scritta sulla diffida è la seguente: perché dedito ad “attività nomadi” o perché “nomade”.

In Italia pochi gruppi si spostano sul territorio con continuità. Sono le famiglie che svolgono attività lavorative itineranti come i giostrai, i circensi o famiglie che svolgono attività artigianali (arrotini, ombrellai, calderai….).
Ma la stragrande maggioranza delle famiglie sinte e rom sono stanziali anche se l’unico modo per essere stanziali in Italia, per le famiglie sinte e rom povere, è vivere in un “campo nomadi”. Altre soluzioni sono negate.
In Regione Lombardia nella prossima primavera si andrà alle elezioni regionali, per questa ragione molti politici stanno facendo campagna elettorale con queste ridicole proposte, appunto i campi di transito temporanei. Questi politici hanno capito che “sparando” sulle minoranze sinte e rom si possono guadagnare voti, fondamentali per costruire la personale ascesa politica.
Noi Sinti e Rom siamo ormai abituati ad essere usati prima di ogni elezione, abbiamo capito il giochetto. Prima di ogni elezione i media, assecondando questi politici, accendono i toni contro di noi e ponendo tutta l’attenzione ai fatti di cronaca nera. E mai offrendo spazio a noi Sinti e Rom.
Poi il politico di turno scelto si inventa una soluzione per noi, senza mai neppure averci incontrato e naturalmente i media mettono in evidenza questa idea, vendendo ai Cittadini la “giusta soluzione” per risolvere definitivamente il “problema”. I Cittadini, impauriti dalle campagne stampa denigratorie e in evidente stato di confusione, appoggeranno il candidato che più ha “sparato” contro di noi.
Finite le elezioni il politico avrà ottenuto la sua poltrona, il “problema” non viene risolto e di Rom e Sinti non si parlerà più fino alle prossime elezioni. Che per la verità sono praticamente ogni anno. Questo giochetto dura ormai da diversi anni, i Cittadini devono capire che le problematiche abitative vissute dai Sinti e Rom poveri si risolvono solo facendo progetti seri ed efficaci, coinvolgendo i diretti interessati, costruendo e condividendo con loro il progetto. Solo così non si butteranno via i soldi pubblici come invece è successo in questi anni con progetti sterili inefficaci.
Un ultima cosa, la stragrande maggioranza di noi Sinti e Rom siamo Cittadini italiani e quindi votiamo. di Yuri Del Bar

martedì 29 settembre 2009

Medole (MN), la retorica della sicurezza tra discriminazioni e violazioni dei diritti

Questa sera siete invitati all’incontro / dibattito dal titolo “La retorica della sicurezza tra discriminazioni e violazioni dei diritti. Testimonianze delle comunità sinte e rom”. L’incontro si terrà a Medole, presso la Torre Civica in Piazza Castello. Interverranno Yuri Del Bar e Carlo Berini dell’associazione Sucar Drom, presenterà la serata il Consigliere comunale Carmelo Papotto. L’incontro è organizzato da “L'Altro Festival” in collaborazione con la Pro Loco di Medole, l’Istituto di Cultura Sinta e le comunità sinte e rom mantovane).
La terza settimana di “Altro Festival” (www.altrofestival.com) è stata caratterizzata da numerosi dibattiti e incontri. Si è iniziato con la sala gremita presso il Supercinema di Castiglione delle Stiviere con la proiezione di Nuovomondo di Emanuele Crialese (Festival di Venezia 2006), una pellicola intensa che racconta di quando ad emigrare erano gli italiani. Giovedì 24 alle ore 21:00 a Esenta di Lonato (sala riunioni Grimm) si è svolto l’incontro-dibattito con il CIPSI (Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale) dal titolo “Il volontariato di fronte alle nuove norme del pacchetto sicurezza” (a cura dell’Associazione Grimm-Cantieri di Solidarietà). Un incontro prezioso. Prezioso per i partecipanti prima ancora che per i contenuti. Pur non numerosissimi, i presenti erano equamente suddivisi tra italiani e immigrati, in un bel segnale del desiderio di cancellare insieme questa divisione; quella che invece il «pacchetto sicurezza» cerca di scavare violentemente, tanto da sollevare, durante il dibattito, le domande: «sicurezza di chi?» e: «al sicuro da chi?»

Rifiutare l'esistenza di una razza da proteggere e di una da cui proteggere è il principale desiderio che si respirava nella sala. Venerdì 25 settembre alle ore 21:00 Carpenedolo (Palazzo Deodato Laffranchi) si è tenuto l’incontro con Monica Frassoni (Parlamentare europea uscente per i Verdi) dal titolo “Razzismo e razzismi in Italia, le risposte europee”. Nel corso della serata è stato distribuito lo studio sul razzismo a cura del gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo (a cura dell’associazione Liberation). Anche in questo caso la partecipazione è stata alta, a evidenziare come il tema dibattuto sia stato condiviso e abbia raccolto consensi in un ampia parte di cittadini. Sabato 26 settembre dalle ore 14:00 alle 17:00 a Castiglione delle Stiviere presso il centro parrocchiale Il Castello è continuato il Torneo di Calcio. Due le partite previste, al fine di decretare l’ordine delle prime quattro squadre tra le otto partecipanti, reduci da un girone eliminatorio tenutosi nelle settimane precedenti. A contendersi la piazza d’onore si sono fronteggiate la squadra della Nigeria e quella del Senegal, ambedue decisamente motivate ed affiatate, interpreti di un calcio fisico e tecnico allo stesso tempo. Per la terza classificata invece la sfida proposta era tra due quartieri castiglionesi: il “Quartiere Cinque Continenti” e l’emergente “Quartiere Artisti-Via Nenni”. La classifica finale del torneo è la seguente: 1° Posto: Senegal, 2° Posto: Nigeria, 3° Posto: Quartiere Artisti-Via Nenni e Trofeo Capocannoniere, 4° Posto: Quartiere Cinque Continenti. La settimana si è conclusa con due incontri conviviali. Sabato 26 settembre a Guidizzolo la Cena Interculturale “Colori e Sapori di altri mondi”, organizzata in collaborazione con Altri Mondi di Guidizzolo, di Via Vittorio Veneto. A Castel Goffredo (Area verde Samambaia) Domenica 27 settembre dalle ore 15:00 si è svolto Giochi dal Mondo per bambini, ragazzi e famiglie e alle ore 17:00 l’incontro con Tahar Lamri dal titolo “Scrivere in terra straniera”. Tahr Lamri, algerino, ha scritto “L’henne” Premio Eks&Tra 2004, “I sessanta nomi dell’amore”, edizioni Fara 2006 (a cura di Assemblea Autonoma Antirazzista, Associazione Samambaia e Gruppo Scout). Ha chiuso la settimana il dibattito di Sabato 26 settembre alle ore 17:00 a Castel Goffredo (Sala consiliare) dal titolo “Il pacchetto sicurezza: discriminazioni e nuovi razzismi” , con Fabio Perocco (Università Venezia, Master sull'Immigrazione), Ibrahim Niane (sindacalista Brescia), Alessia Giazzoli (avvocato Bologna), (a cura dell’Assemblea Autonoma Antirazzista). Clicca per vedere i prossimi appuntamenti…

Rom e Sinti, «Conoscersi ed eliminare le paure»

Il mondo dei Rom e dei Sinti va prima conosciuto, poi capito e infine integrato. Circa 40 persone, rappresentanti di associazioni sinte e rom, si sono date appuntamento in via Turra, il 17 settembre scorso, per discutere su come impostare tavoli di lavoro con enti locali e nazionali.
«Abbiamo in programma un incontro con il presidente della Camera, Fini, e un altro con il presidente della Repubblica Napolitano - spiega Radames Gabrielli, presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme - perché è necessario risolvere al più presto il problema dell'emarginazione. Vicenza è una città sensibile: abbiamo trovato punti d'accordo anche con l'attuale amministrazione».
E proprio la nostra città, con altri comuni italiani, dovrebbe a breve ospitare una manifestazione che aiuti i cittadini ad avvicinarsi a queste etnie troppo spesso temute e mal apostrofate.
«L'idea è organizzare una giornata per conoscerci reciprocamente ed eliminare la paura del diverso che troppo spesso aleggia attorno ai rom - chiarisce Davide Casadio, presidente dell'associazione Sinti Italiani a Vicenza – le problematiche riguardano l'habitat, ossia la libertà che ci deve essere riconosciuta di essere sedentari o viaggiatori; il lavoro in tempi di crisi; la scuola, dove troppo spesso siamo visti come "sporchi zingari"».
Ho parlato anche con diversi professori –spiega Davide Casadio - per organizzare incontri che aiutino i giovani a conoscere le bellezze della vita sinta: la libertà di girare con gruppi circensi o di musicisti e di commerciare cavalli in tutta Europa. Se uno di noi compie azioni a delinquere, sarà la legge a punirlo: ma va eliminato il razzismo che fa di tutta l'erba un fascio». da Il Giornale di Vicenza

lunedì 28 settembre 2009

Manifestazione Nazionale Antirazzista Roma 17 Ottobre

Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo.
A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dal governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza varato dal governo di Centro-Destra offende la dignità umana, introducendo il reato di “immigrazione clandestina”.
La morte degli immigrati nel canale di Sicilia, che si sta trasformando in un cimitero marino, è la tragica conseguenza della logica disumana che ispira la politica governativa.
Questa drammatica situazione sta pericolosamente alimentando e legittimando nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità.
E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti umani respingendo ogni tipo di razzismo.
Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali, alla società civile e a tutti i movimenti a scendere in piazza il 17 ottobre per fermare il dilagare del razzismo sulla base di questa piattaforma:
- No al razzismo
- Per la regolarizzazione generalizzata per tutti
- Ritiro del pacchetto sicurezza
- Accoglienza per tutti
- No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono
- Per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
- Diritto di asilo per i rifugiati e profughi
- Per la chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsioni (CEI)
- No alle divisioni tra italiani e stranieri
- Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutti
- Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro
- Contro ogni forma di discriminazione nei confronti di LGBT
- Solidarietà a tutti i lavoratori in lotta per la difesa del lavoro

SABATO 17 OTTOBRE 2009
MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA ROMA
PIAZZA DELLA REPUBBLICA ORE 14.30

Roma, le comunità rom condannano l'assalto alla sede della Croce Rossa

In relazione ai fatti di Roma del 21 settembre 2009, ovvero dell’assaltato perpetrato da una decina di persone a volto coperto al Comitato provinciale di Roma della Croce Rossa Italiana in segno di protesta contro la presenza della CRI nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione).
Il coordinamento dei rappresentanti Rom condanna decisamente i fatti in oggetto e gli atti di chi insulti la CRI in modo volgare.
In questo periodo ci è stata riservata una grande attenzione ed un grande impegno da parte dei volontari della Croce Rossa: sono costantemente presenti nei campi, ci supportano materialmente e moralmente.
In particolare, sono al nostro fianco nel lavoro di preparazione e stesura di un nuovo “auto-censimento” che non abbia uno scopo di controllo poliziesco e fini di repressione e deportazione, come accaduto in passato, ma di integrare del censimento effettuato nei mesi scorsi, aggiungendo tutte le informazioni utili ad evidenziare i problemi e le particolarità di ogni singolo nucleo familiare Rom.
Tale lavoro è fondamentale e noi, come dicevamo, siamo profondamente grati alla CRI ed in particolare modo al dott. Marco Sguicciarini ed a Rodica Strjza.
Per questo motivo siamo profondamente rammaricati del gesto vandalico agito verso quelle persone che, a titolo volontariato, si occupano quotidianamente delle emergenze abitative e ultimante sono diventati i garanti anche dei diritti fondamentali per il popolo Rom.
Crediamo comunque che qualsiasi forma di protesta possa e debba essere dimostrata nell’ambito di un dialogo e del civile confronto o della civile dimostrazione di dissenso.
Per il Coordinamento dei porta voce della comunità Rom, Najo Adzovic (coordinatore dei portavoce delle comunità Rom di Roma)

Milano, "Carlo Cuomo, i Rom, i Sinti e le politiche possibili"

Siete tutti invitati a partecipare alla serata "Carlo Cuomo, i Rom, i Sinti e le politiche possibili" con la partecipazione di Tommaso Vitale, Ernesto Rossi e Augusto Luisi. L’incontro si terrà lunedì 28 settembre 2009 alle ore 21.00 al Circolo ARCI Martiri di Turro - Via Rovetta, 14 a Milano. Organizza l'Associazione La Conta in collaborazione con il Circolo ARCI Martiri di Turro e l'Associazione Aven Amentza - Unione di Rom e Sinti di Milano. L’ingresso è gratuito con tessera Arci.
Durante la serata, Tommaso Vitale, Ernesto Rossi e Augusto Luisi, oltre a ricordare la figura e l'opera di Carlo Cuomo (in foto), nell'undicesimo anniversario della sua scomparsa, presenteranno il libro "Politiche Possibili - Abitare le città con i rom ed i sinti" curato da Tommaso Vitale, con scritti di diversi studiosi tra i quali Ernesto Rossi, Maurizio Pagani e tanti altri ancora.
Carlo Cuomo: "…..Nelle assemblee Carlo ci toglieva la pelle -- per i suoi gusti non eravamo mai abbastanza di sinistra, mai abbastanza spregiudicati, ma ci voleva bene. Faceva telefonate in punta dei piedi, per segnalare sulla pagina milanese le iniziative dell'Opera Nomadi o della Filef. Agli zingari e agli immigrati, alle minoranze che calamitano l'odio, l'esclusione, il razzismo, Cuomo aveva dedicato questi ultimi anni. Era invidiabile la sua capacità di tenere insieme le piccole azioni concrete e la voglia di pensare in grande, di mescolare la fontanella per un campo nomadi con la rilettura di Marx. Carlo era un meticcio per nascita, vita e cultura. Era nato 65 anni fa ad Atene da madre greca. A 17 anni è a Parigi, dove si laurea in storia alla Sorbona. A Milano arriva nel '55 un anno dopo entra nel Pci dove affascina tutti e tutte cantando Brassens - e lì resta fino all'uscita dal Pds degli ingraiani con cui dà vita alla Convenzione per l'alternativa. Consigliere comunale e più volte assessore negli anni '60 e '70, conosceva bene e da dentro Milano. L'ha vista cambiare, insieme alla politica, in modi che non gli piacevano: non ha reagito con la rassegnazione o con l'accidia; la politica per lui continuava ad essere indispensabile come l'aria. Era disposto a fare riunioni politiche anche la vigilia di Natale, si teneva libero solo quando arrivavano in anteprima a Milano i film da Venezia. Quest'anno non c'è riuscito, è morto con il desiderio dell'ultimo Kusturica. E di molte altre cose ancora” di Manuela Cartosio (da Il Manifesto, 10 ottobre 1998)

venerdì 25 settembre 2009

Roma, basta all´intolleranza e al razzismo

"Non ami che è diverso da te? Clonati". Questo lo slogan delle magliette e degli adesivi che la Provincia ha distribuito ieri alla manifestazione contro l´intolleranza e contro tutti i razzismi organizzata da Comune, Provincia e Regione. Parole scandite anche dal grande striscione che apriva un corteo che ha illuminato con trentamila fiaccole piazza Venezia, via dei Fori Imperiali e poi il Colosseo.
La manifestazione è iniziata in piazza Santi Apostoli. E nonostante il divieto di portare bandiere, in coda sventolavano tricolori italiani e simboli dei sindacati e del Pd. A guidarla (oltre alla scorta del reparto mobile della questura) il sindaco Alemanno, il presidente della provincia Zingaretti e il governatore Marrazzo. Accanto a loro il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. Dietro, una coda fatta di assessori comunali, provinciali, regionali, di attivisti dei movimenti gay, di associazioni che combattono il razzismo, di rappresentanze dei campi rom. Squadre di calcio, scolaresche. Politici nazionali che hanno voluto essere presenti. C´erano alcuni ragazzi che sono stati aggrediti perché omosessuali.
C´era la madre di Paolo Seganti, giovane gay ucciso a Roma nel 2005. C´era tanta gente comune, romani. Famiglie, bambini, ragazzi etero e omosessuali. Una marcia di pace che si fermava spesso per lasciare il tempo a fotografi e operatori di scattare e fare riprese. E che è arrivata senza problemi al Colosseo, dove Nicola Piovani ha aperto lo spettacolo con alcune note al pianoforte. Poi sul palco sono saliti Gigi Proietti e Giorgio Albertazzi. Soddisfatti gli organizzatori. Primo fra tutti il presidente Zingaretti, che all´indomani della prima aggressione omofoba al Gay Village, aveva lanciato l´idea.

«Quando abbiamo deciso di promuovere questa iniziativa – ha detto – non speravamo di avere tutto questo successo. Che è importante per molti motivi. Innanzitutto perché Roma lancia il suo messaggio, dice: nessuno si permetta più di toccare un omosessuale, un uomo di colore, un individuo di un´altra religione». Roma città aperta, secondo il sindaco, nonostante qualche fischio e qualche insulto dalla folla. "Fascista", gli ha urlato una ragazza. «Questa manifestazione – ha sottolineato Alemanno - è il tentativo, forte e chiaro, da parte del 99 per cento della città di dire no a ogni forma di intolleranza, violenza, discriminazione. La stragrande maggioranza dei romani, al di là del colore politico e degli orientamenti culturali e religiosi, rifiuta la violenza e oggi lo dimostra molto semplicemente e senza pregiudizi».
Così il primo cittadino, che alla fine della manifestazione si è lasciato andare con Imma Battaglia, presidente di Digay Project, in un «ce l´abbiamo fatta» con tanto di bacio. E il governatore del Lazio, Marrazzo: «Chi ha usato il fuoco per bruciare i diritti ha avuto una risposta: questo è il fuoco della gioia di vivere insieme in una comunità solidale. Abbiamo dimostrato che le persone che erano state colpite e messe sotto l´indice dell´intolleranza non sono sole».
In corteo anche Veltroni. L´ex primo cittadino ha detto: «Cercare di ricostruire il senso di comunità della città, combattere ogni forma di discriminazione e di intolleranza sono state alcune delle ragioni della nostra esperienza. Abbiamo combattuto per sette anni questa battaglia e mi fa piacere vedere, su iniziativa di Nicola Zingaretti, le istituzioni unite. Ho deciso di partecipare come cittadino». di Maria Elena Vincenzi

giovedì 24 settembre 2009

Razzismo 20 anni dopo

«Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita, una ventata di civiltà, un’accoglienza che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere né pregiudizi. Invece sono deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di prepotenze, di soprusi, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto».
Così, vent’anni fa, parlava Jerry Masslo (in foto). Rifugiato sudafricano e bracciante ucciso il 24 agosto 1989 a Villa Literno, in provincia di Caserta, per aver difeso i diritti degli altri stagionali di tutti i colori dai caporali. Se fosse ancora vivo di quel discorso, siamo sicuri, Masslo non cambierebbe una virgola. Perché nulla è cambiato in Italia.
Il razzismo non solo è rimasto ma si è radicato. Tra la gente e nelle istituzioni. La legge Bossi-Fini è ancora in vigore, il pacchetto sicurezza che criminalizza e inasprisce le pene ai clandestini è fresco di approvazione, i centri di identificazione ed espulsioni sono sempre lì e sono sempre più inumani, gli sgomberi dei campi rom pressoché quotidiani, così come le aggressioni agli omosessuali e agli stranieri di ogni credo e latitudine. Razzismo di pelle, di orientamento sessuale, di culture, di religione non fa nessuna differenza. «Il diverso è diverso, sempre», certifica un’enorme scritta nera su un muro di Roma. Una volta città aperta, ma ora sempre più chiusa in se stessa, nella propria «identità».
Ed è proprio per le strade della Capitale che il prossimo 17 ottobre ci sarà una manifestazione nazionale in difesa del «diritto ad esistere». Lo chiedono i migranti che vivono nel nostro paese, in balìa ogni giorno di pregiudizi e intolleranze. Mancano ancora più di tre settimane all’iniziativa, ma in molti hanno già risposto all’appello che si può sottoscrivere andando sul sito http://www.17ottobreantirazzista.org/. di Stefano Milani, continua a leggere…

Giovani ad alto grado di razzismo

Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Puglia: cambia la latitudine ma non la presenza di un alto grado di razzismo tra i giovani. L'allarme arriva dalla ricerca promossa dalla Fondazione Intercultura con ricercatori universitari di tutta Italia, entrati nelle scuole di 8 capoluoghi di provincia delle regioni citate per parlare con 1.432 studenti delle classi quarte.
«I ragazzi hanno una valanga di pregiudizi verso chi non è nato in questo paese - dice senza mezzi termini Roberto Ruffino, segretario generale di Intercultura - il dato preoccupante è che nemmeno la vicinanza con lo straniero cambia l'idea di fondo. Se si fa notare loro che l'amico e vicino di banco è senegalese, rispondono «cosa c'entra, lui è diverso dagli altri».
Dai dati emerge che anche portatori di handicap e omosessuali sono oggetto di scherno: i giovani non sanno relazionarsi con le diversità, soprattutto al nord e nelle scuole dove la tradizione è più forte, come nei licei classici».
«La strada dell'integrazione è ancora lunga - sottolinea Anna Paini, coordinatrice della ricerca - dando ai ragazzi la possibilità di esprimersi emerge un sommerso che si preferirebbe non esistesse ma che deve essere affrontato ad occhi ben aperti, fatto di pregiudizi, sovraestimazione della presenza degli stranieri e non compresione delle diversità. A Reggio ci siamo concentrati sul liceo Moro e sul Don Zeffirino Iodi, trovando la massima disponibilità da parte degli studenti che hanno fatto emergere un dato importante: da parte degli Enti locali c'è un difetto di comunicazione, molte iniziative rivolte agli stranieri non sono spiegate anche agli autoctoni che, nel caso dei più giovani, finiscono per pensare «ecco, tutte le agevolazioni a loro e a noi niente». Ci vuole più informazione, serve un migliore accompagnamento dei progetti per combattere gli errori nati dall'ignoranza».

«Loro hanno il velo o il burka, noi no». «Arriva un musulmano e deve togliere il crocifisso?». Dall'indagine, tramite questionati, temi e dibattiti di gruppo, emerge una forte tendenza a inserire le culture entro schemi precisi, a etichettarle con marcatori simbolici. «Questo è quanto di meno antropologico possa esistere - spiega la Paini - ogni individuo presenta molteplici aspetti che non possono essere ingabbiati, la facilità di generalizzazione è preoccupante, i giovani finiscono per fare di una pratica, solitamente la più estrema, la norma».
«Sono tanti, un numero esagerato, troppi». Altro campanello d'allarme è la sovraestimazione della presenza degli immigrati, da alcuni indicati persino come il 60% della popolazione italiana. «Abbiamo chiesto agli studenti di dare una percentuale alla presenza di stranieri in Italia - prosegue la Paini - allo Jodi la media delle risposte si è aggirata intorno al 40%, specchio dell'elevato numero di immigrati ivi presenti, ma anche al Moro la risposta non è stata molto diversa. Queste percezioni sono molto distanti dalla realtà, i giovani non hanno una visione lucida del contesto in cui sono inseriti».
«Do più valore agli animali che a loro, potrebbero trovarsi un lavoro e pagarsi la casa come tutti»: durissime le frasi rivolte ai generici «zingari», senza distinzione tra Sinti e Rom. «Sono posizioni radicali e disumanizzanti - illustra la coordinatrice - queste comunità vengono assimilate a tutti i musulmani per poi schierarsi a favore della religione cattolica, a loro avviso più libera, aperta e democratica. La tendenza a banalizzare è davvero grande, unita alla disinformazione».
A omosessuali e portatori di handicap in molti casi non è certo riservato un trattamento migliore. «I ragazzi discutono di queste diversità assumendo un atteggiamento di distacco - conclude la ricercatrice - le percepiscono come situazioni di svantaggio, lontane dal proprio vissuto e dal proprio modo di essere. A questo si lega l'importanza data al look, la tendenza a uniformarsi: l'82,90% degli studenti ritiene che l'apparenza sia fondamentale per farsi accettare dagli altri e per crearsi un'idea su di loro». di Francesca Manini

mercoledì 23 settembre 2009

Gallarate (VA), i Sinti rispondono al Sindaco: "Non ci possono spostare senza il nostro consenso"

«Nessuno può spostarci senza il nostro consenso». Giuliano Casagrande è il rappresentante dei Sinti di Gallarate: una carica informale, guadagnata sul campo dopo anni di impegno per tutelare i diritti del gruppo di circa ottanta persone che da due anni vivono in via Lazzaretto numero 50.
«Abbiamo una sentenza favorevole del Tar che afferma che non ci possono spostare e che se lo fanno devono darci un’altra area. Già nel 1996 hanno tentato di sgomberare il campo, ma ci siamo appellati e abbiamo vinto. Il sindaco di Gallarate non lo vuole capire: noi siamo pronti a lottare per difendere i nostri diritti – attacca Casagrande -. Dice che abbiamo perso le nostre radici, ma noi siamo e saremo per sempre sinti: è Dio che ci ha mandato sulla terra e solo Dio potrà spostarci. Noi abbiamo le nostre case, viviamo così per una nostra scelta e nessuno ce lo può impedire. Se il sindaco ci vuole spostare deve predisporre un’altra area, spendendo altri soldi dei gallaratesi».
Nel campo ci sono le case “mobili” con tanto di recinzioni murali, inferiate e cancelli: in giro tanti bambini piccoli, alcuni ragazzi che aiutano a far ripartire un camion e gruppi di uomini che si muovono, vanno e vengono parlando il dialetto tipico di questa comunità. La strada che attraversa è pulita, le piazzole ordinate con vestiti stesi, qualche cane che vaga senza meta e le auto parcheggiate: due Mercedes, qualche station wagon mezza rotta, molte utilitarie, alcune nuove di zecca, altre meno.
All’ingresso il numero civico posizionato da pochi mesi e le caselle postali: «Ci hanno anche fatto cambiare la residenza e tutti i documenti. Qui siamo tutti italiani, gallaratesi da generazioni – spiega Casagrande -. Mio nonno era seppellito a Samarate: ora la sua tomba è a Roma. Il sindaco non può avere due facce: ha promesso mare e monti a noi, poi per accontentare la Lega ci vuole cacciare. Pensi alla città di Gallarate, che con due gocce d’acqua si blocca completamente, invece di “tormentare” noi. È ora che si cambi e si decida. Noi siamo pronti a qualunque battaglia. È la nostra tradizione che ci spinge a vivere nelle roulotte: come non si può prendere un uccello e farlo vivere in gabbia, così non possono obbligare noi a vivere in casa. Noi in case di pietra non vogliamo vivere: è la Bibbia che dice che le pietre cadranno una ad una. Noi siamo sinti sedentari: non siamo nomadi, ma sinti sì».

I membri della comunità che vive a Gallarate lavorano come operai, nella raccolta del ferro, nel giardinaggio, nei traslochi: «Facciamo fatica, ma alla fine della giornata abbiamo sempre mangiato – prosegue Casagrande -. Su sedici famiglie solo una ha già avviato le pratiche per entrare in graduatoria per chiedere la casa popolare: gli altri non vogliono vivere tra quattro mura di pietra, magari tra venti anni. Noi siamo più gallaratesi del sindaco stesso, c’eravamo prima e ci saremo poi. Mucci dice che c’è pericolo? Venga a vedere, qui è tutto in ordine, non ci sono rischi di nessun tipo. Non siamo bestie e non ci possono prendere e spostare come pare a loro: siamo pronti a ricorrere al Tar, al Consiglio di Stato, alla Corte Europea, ci rivolgeremo al Papa se necessario. Siamo Evangelici, vorremmo anche creare un luogo di preghiera qui: ci basta una tenda per lodare Dio». di Tommaso Guidotti

Lazio, ancora pochi giorni per accedere al reddito minimo garantito

Mentre da mesi e mesi, i media nazionali coinvolgono l’Opinione Pubblica sul feuilletton epocale che vede il Premier Berlusconi protagonista quotidianamente di qualche nuovo evento, passano sotto totale silenzio, informazioni preziosissime per i contribuenti.
A quanto pare, il carrozzone mediatico nazionale riesce appieno nel suo intento: parlare non tanto delle problematiche di una intera nazione ma di quelle molto più circoscritte ad un unico personaggio. Cosa accade nel frattempo fra uno scandalo, una nuova boutade fra testate nazionali e qualche stralcio di dibattito da dramma ottocentesco, è letteralmente oscurato sotto la coltre pesante dell’Informazione di Stato. Che sempre più mostra la sua reale valenza: essere l’ufficio stampa di Governo.
Ordunque, fra le informazioni preziose ai cittadini, una in particolare è meritevole di segnalazione. Fosse solo perché appunto nessuno ne parla e guarda caso trattano di agevolazioni economiche per gli italiani.
Parliamo di “reddito minimo garantito”. Questa forma di sostegno economico che di seguito verrà spiegata nell’iter da seguire per ottenerne il riconoscimento, non è nuova così come invece viene propagandato in alcuni comunicati stampa regionali.
Già nel 1998 con il Decreto N° 237, venne istituito – a livello sperimentale – quello che all’epoca venne denominato “Reddito Minimo di Inserimento”. Prevedeva un sostegno economico per le famiglie al di sotto di un certo reddito o a reddito zero in cambio della partecipazione dei beneficiari a programmi d’inserimento mirati e personalizzati che comprendevano anche l’impegno degli stessi in attività di utilità sociale.

Il Reddito Minimo di Inserimento in origine era esteso a tutte le Regioni che successivamente finita la sperimentazione statale nei loro piani sociali, lo hanno mantenuto - anche se solo sulla carta - sotto forma di reddito di cittadinanza o RUI, reddito di ultima istanza.
Il Governo Berlusconi non ha approvato il ri-finanziamento del sostegno economico. Punto. Non se ne parla più. Ma ecco che, in piena crisi economica e con una prospettiva di precariato in aumento per la stagione invernale, la Regione Lazio programma e mette in atto nuovamente la possibilità per i cittadini laziali di poter accedere al fondo.
Peccato certo, che i cittadini debbano trovare da se le informazioni, e che i tempi per le richieste siano state definite dal primo al 30 Settembre 2009. Un tempo brevissimo. Nessuna comunicazione di massa. Molte regole che “scremano” alquanto i possibili candidati a questa forma di contributo.
E’ necessario infatti:
- avere residenza da almeno 24 mesi nella Regione Lazio;
- avere una età compresa fra i 30 ed i 44 anni (il limite d’età peraltro viola la normativa vigente in tema di lavoro e di conseguenza di inoccupazione);
- essere iscritti al Centro per l’Impiego come inoccupati o disoccupati/precariamente occupati. Si deve quindi possedere lo stato di disoccupazione, che si mantiene anche se si è occupati (con lavoro dipendente o autonomo) quando il reddito annuo percepito è inferiore all’importo di 8.000 euro;
- reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell’anno precedente a quello della domanda;
- non avere maturato i requisiti per il trattamento pensionistico.
Una volta messa insieme la documentazione che attesta di essere in regola con i requisiti richiesti, è necessario compilare i moduli per presentare la domanda, che sono reperibili presso:
- il Comune capofila del distretto socio-sanitario cui appartiene il comune di residenza del richiedente;
- nel Municipio di appartenenza, per chi risiede nel comune di Roma;
- negli uffici di Poste Italiane Spa del Lazio.
La domanda, debitamente compilata, deve essere consegnata all’ufficio protocollo del Comune. Per i soli residenti del comune di Roma, al Municipio di appartenenza. Le domande possono essere consegnate direttamente, oppure spedite con raccomandata e ricevuta di ritorno. Le domande devono essere consegnate o spedite dal 1 al 30 settembre 2009: è fondamentale, a pena di nullità della domanda stessa, allegare anche una fotocopia del documento di identità.
A questo punto, l’aspettativa in caso di approvazione della richiesta è di un sostegno mensile economico non superiore ai 7.00 euro per un anno, pari a 580 euro mensili. Ed all’erogazioni di alcune prestazioni indirette come la circolazione gratuita sui mezzi pubblici locali e la gratuità dei libri di testo scolastici.
In tempi come questi, sarebbe auspicabile che da parte del parterre politico nazionale si mettesse più energia ed attenzione a fatti strettamente legati alla sopravvivenza dei contribuenti di fascia debole, piuttosto che agli scontri mediatici che ormai affollano la quotidianità di tutti e sommergono le reali esigenze di una intera nazione.
Ancora una volta, la contro prova che l’Italia è un Paese ove il Sociale deve lasciar spazio all’intransigente mondo del potere che non concede sconti a nessuno. Soprattutto fra chi ha maggiori necessità di ritrovare una perduta dignità di vita.
Per maggiori informazioni: http://www.portalavoro.regione.lazio.it/portalavoro/sezione/?id=Le-procedure-per-il-2009_57. di Emilia Urso Anfuso

Gallarate (VA), si prepara la cacciata dei Sinti lombardi

A giugno 2010 i sinti dovranno traslocare. Lo ha deciso la giunta comunale di Gallarate nella riunione dello scorso lunedì: dopo due anni, l’esecutivo dei due galli ha deciso che i tempi sono maturi e che l’area di via Lazzaretto dovrà essere liberata per restituirla ai suoi fini originari, vale a dire spazi per la protezione civile e per il deposito di auto sequestrate. La comunità sinti, sedici famiglie e circa ottanta persone in tutto, ha origini lontane a Gallarate: arrivati negli Anni Settanta (alcuni molto prima a dire il vero) e stabilitisi nell’area vicina al cimitero in via De Magri, hanno resistito per venti anni tra decreti temporanei rinnovati all’infinito, sgomberi annunciati (nel 1996 con sindaco il leghista Angelo Luini) e stoppati da una sentenza del Tar che ha bloccato le ruspe e vietato all’amministrazione comunale di spostare i sinti senza predisporre un’area attrezzata adeguata, nel rispetto della cultura e delle tradizioni di quell’antichissima popolazione.
L’area venne costruita (150 mila euro la spesa) e destinata in via temporanea, per un anno poi prolungato di altri dodici mesi, alla comunità gallaratese dopo che Asl, tecnici del Comune e vigili del fuoco stabilirono che in via De Magri regnava il degrado e c’erano rischi per la salute pubblica. Ora la decisione di smantellare l’area attrezzata al confine tra Cedrate e Cavaria con Premezzo entro giugno 2010. I motivi di questa decisione sono stati spiegati dal sindaco di Gallarate Nicola Mucci: «La scelta di destinare la piattaforma di via Lazzaretto ai sinti era di natura temporanea con scadenza a settembre 2009, come da indicazione del Ministero degli Interni – ha spiegato Mucci, affiancato dall’assessore alla Sicurezza Paolo Cazzola -. In questi dodici mesi abbiamo monitorato l’area grazie ai controlli costanti della Polizia Locale: abbiamo raccolto le informazioni e gli elementi formali che ci servivano per dire che quelle persone non sono nomadi, ma sono stanziali, quindi non c’è ragione per cui debbano vivere in roulotte e non in casa come tutti gli altri gallaratesi; hanno abbandonato la loro cultura e le loro tradizioni, non è più tollerabile che vivano in queste condizioni. Ci sono delle motivazioni anche politiche: sappiamo che i figli di queste persone vanno a scuola a Gallarate, non crediamo sia giusto e positivo che i loro compagni invitati nel campo corrano rischi di ogni tipo. Prolungare questa auto-ghettizzazione non ha senso: anche loro devono ragionare sul loro stato e sui loro figli. Noi crediamo che per facilitare l’integrazione debbano cominciare a vivere come gli altri».

A questo punto, dopo il necessario passaggio in consiglio comunale, chi tra i Sinti vorrà e soprattutto chi ne avrà le caratteristiche, potrà chiedere di entrare in una casa popolare o di edilizia convenzionata.
«Non ci saranno sconti per nessuno, però - ammonisce Mucci -. Nel campo ci sono diverse tipologie di persone: chi ha tanti figli, chi nessuno, gli anziani, chi può permettersi macchine di lusso, perfino una Porsche. Solo chi avrà le caratteristiche richieste potrà accedere alle agevolazioni che l’assessorato ai servizi sociali metterà in campo. Il termine di giugno 2010 è stato fissato per dare ai sinti il tempo di organizzarsi, al consiglio comunale di fare il proprio percorso e ai figli delle persone che vivono nel campo di finire l’anno scolastico». Infine un messaggio distensivo alla Lega Nord, da sempre in prima linea contro l’insediamento sinti nel territorio gallaratese: «Il segretario cittadino del Carroccio (Giorgio Caielli, ex assessore alla Sicurezza rimosso proprio alla vigilia del trasferimento dei sinti da via De Magri) sa quali problemi abbiamo dovuto affrontare, anche alla luce delle disposizioni statali e regionali – chiosa Mucci -. Il dibattito politico si può aprire su questi temi: per l’accesso a determinati servizi credo serva progressività. Non ritengo giusto che chi lavora da trent’anni abbia gli stessi diritti di chi paga contribuiti da tre mesi. Su questi temi, senza slogan e senza urlare, credo si possa parlare con la Lega Nord».
Duro il commento di Cinzia Colombo, consigliere comunale di Sinistra per Gallarate: «Capisco che con l’avvicinarsi delle elezioni il sindaco sottostia alle richieste della Lega Nord – attacca la Colombo, da sempre impegnata nella tutela dei diritti degli ultimi -. Già Luini tentò di sgomberare i sinti, ma il Tar emise una sentenza che dice che non possono essere cacciati da Gallarate perché sono gallaratesi a tutti gli effetti. Avevamo apprezzato la decisione di spostarli, presa con i diretti interessati, mentre ora c’è questa decisione che suona come un palliativo. L’ipotesi che scelgano le case popolari poi è remota, ci sono molte richieste e pochissima offerta. Questa scelta è una foglia di fico, che ha nel fondo un razzismo che non fa bene a Gallarate, che vuole apparire come città della cultura, dei teatri, della galleria d’arte: questa decisione è figlia di una discultura che non ha senso».
Non fa sconti nemmeno Giovanni Pignataro, segretario cittadino del Partito Democratico: «Il rientro della Lega Nord in maggioranza è sempre più vicino – commenta -. Non si è entrati nel merito della questione, ma si è voluto strumentalizzare la vicenda in vista di un futuro probabile accordo Lega-Pdl. I sinti sono gallaratesi a tutti gli effetti, se rispettano la legge (non mi risulta ci siano state lamentele sul loro comportamento), pagano le bollette, non vivono in condizioni igieniche precarie non vedo perché si debba decidere di spostarli. Credo sia un ledere la libertà di ognuno di scegliere dove e come vivere, in un paese che fino a prova contraria è libero. Chi non vorrà andare nelle case popolari dove andrà? Occuperanno altre zone con altri costi per la comunità? Se poi l’area è pericolosa e non adatta vuol dire che il Comune ha buttato via soldi due anni fa? Mi sembra proprio un attacco alla libertà di un popolo, quella libertà che è nella ragione sociale del partito di maggioranza in città». di Tommaso Guidotti

venerdì 18 settembre 2009

Come ti nego i diritti di cittadinanza

Unicuique suum: a ciascuno il suo. E’ questo il motto che potrebbe essere applicato al c.d. “pacchetto sicurezza”, approvato con la legge n. 94/2009 , entrata in vigore l’8 agosto.
Questa legge è un coacervo di misure discriminatorie e persecutorie nei confronti dei gruppi sociali più deboli. Se hanno suscitato qualche protesta le misure persecutorie più assurde nei confronti degli immigrati irregolari (come il reato di clandestinità, il divieto di matrimonio ed il divieto per le madri di riconoscere i propri figli), poca attenzione è stata rivolta alle norme discriminatorie riservate ad altri gruppi sociali. In realtà, per quanto possano apparire disomogenee le materie trattate, c’è un filo conduttore che organizza le disposizioni in materia di sicurezza pubblica. C’è una logica in questa follia: tutto gravita intorno al principio delle discriminazione dei soggetti deboli. Se gli immigrati (regolari o irregolari) sono particolarmente vessati, non per questo il legislatore leghista si è dimenticato dei Rom, dei senza casa, e dei poveri in genere, ed ha dato a ciascuno il suo.
Per quanto riguarda il popolo Rom, a parte le misure penali di aggravamento dei reati connessi alla povertà, nel pacchetto sicurezza vi è una specifica disposizione discriminatoria, passata quasi inosservata. Si tratta della norma relativa alle iscrizioni anagrafiche (art. 1, comma 18).
Questa norma, nella sua versione originaria, in pratica, impediva ai poveri di ottenere l’iscrizione nei registri dell’anagrafe, subordinando l’iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intendeva fissare la propria residenza. In questo modo decine di migliaia di famiglie povere avrebbero perso – automaticamente - il diritto alla residenza. Si pensi, per es. alle migliaia di famiglie che ancora vivono nei “bassi” in una città come Napoli.

Ciò avrebbe comportato qualche problema con l’opinione pubblica, specie in quelle fasce sociali, più umili, che vivono ancora nel mito del berlusconismo.
Per questo la norma è stata cambiata alla Camera, con l’emendamento sul quale il Governo ha posto la fiducia.
Nella nuova versione i comuni non devono più accertare la sussistenza del requisito igienico sanitario dell’immobile, tuttavia “l’iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica possono dar luogo alla verifica da parte dei competenti uffici comunali delle condizioni igienico sanitarie dell’immobile”.
Insomma ogni comune è libero – a sua discrezione – di non iscrivere nei registri anagrafici quelle persone che abitano in alloggi inadeguati. Quindi ogni comune è libero di scegliere quali poveri tenersi e quali buttare via.
In questo modo si è realizzata la quadratura del cerchio. Il requisito igienico sanitario dell’alloggio diventerà un ottimo strumento politico per selezionare le minoranze indesiderabili ed escluderle dal circuito della cittadinanza, senza mettere a rischio il consenso politico di cui gode l’attuale maggioranza.
Ci vuol poco a capire che questa minoranze indesiderabili per i cittadini del Bel Paese sono soprattutto, se non esclusivamente, i Rom. Chi vive in un campo nomadi è difficile che disponga di un alloggio dotato dei requisiti igienico-sanitari richiesti dalla norme vigenti. Conseguentemente costoro – a discrezione dei sindaci – possono perdere il diritto ad essere iscritti nell’anagrafe delle persone residenti.
Senonchè l’iscrizione nell’anagrafe delle persone residenti è presupposto indispensabile per l’esercizio dei diritti di cittadinanza. A partire dall’esercizio del diritto di voto, per finire all’iscrizione al Servizio Sanitario nazionale, alla scelta del medico di base ed all’iscrizione dei propri figli alla scuola dell’obbligo.
In conclusione, invece di rimuoverli, come impone l’art. 3 della Costituzione, la legge utilizza gli ostacoli di ordine economico e sociale come pretesto per limitare - di diritto - la libertà e l’eguaglianza delle persone ed escludere dalla cittadinanza quelle minoranze destinate ad essere discriminate. di Domenico Gallo

giovedì 17 settembre 2009

Bari, storie rom

Josif Serban, 38 anni, ha scelto di accamparsi in riva al mare. Per tutti è Fantomas. Vive con la famiglia e quella di suo cognato in un rudere in una zona a ridosso di Torre Quetta. Quattro figli, tre ragazzine e un bimbo. Tre vorrebbe mandarli a scuola. Un segnale non da poco. Lì, in quella zona verso San Giorgio vive l’altro nucleo «storico» dei rom rumeni arrivati a Bari alla fine degli Anni Novanta. Un nucleo si è aggregato attorno ai Tomescu e ora è nel villaggio di Strada Santa Teresa, a Japigia. L’altro gruppo si è smembrato. Alcune famiglie sono andate a Bitonto, altri si sono posizionati nella zona di Torre Quetta tra baracchine di fortuna e ruderi. I Serban sono appunto tra questi.
Pochi i bambini di Torre Quetta che hanno frequentato le scuole. Adesso Josif vuole scrivere una pagina nuova. La figlia più grande, Marisa, una bellissima 14enne, ha frequentato per due anni, fino alla terza elementare. Poi, più nulla. Anche Florentina, 13 anni, ci ha provato: era in seconda elementare, si è arenata. Meddelina, sette anni, è nata qui, così pure Dinu, cinque anni. Meddelina è quella che incalza Josif: «Anche io a scuola». E Dinu: «Voglio andare all’asilo».
Sicché Fantomas ieri ha cominciato a girare per le segreterie. Ma deve scalare la montagna burocratica perché ha deciso all’ultimo minuto. E inserire nelle classi della scuola primaria ragazzine come Marisa e Florentina non è poi così semplice. «Ieri sono andato alla scuola di Japigia e mi hanno detto che ci sono problemi». Problemi, ma porte aperte. Anche perché i Serban sono destinati alla «Don Orione» che assieme alla «San Francesco» sono le scuole elementari che vantano il maggior numero di presenze rom tra i banchi e soprattutto progetti didattici e di extra-scuola già collaudati. Due scuole che accolgono anche fuori dai banchi e di questo si fa vanto il dirigente, Patrizia Rossini: «Abbiamo almeno 14 bambini rom quest’anno e per loro abbiamo già progetti e iniziative in cantiere».

Tre in più non sono certo un problema. «Ma va fatta la valutazione culturale prima di decidere in quali classi inserirli».
Se in città i segnali sono incoraggianti, alle porte di Bari la tensione è alle stelle. Da sei anni, una comunità di rom bosniaci si è accampata in via dei Gelsomini a Modugno in un’area del Consorzio Asi a ridosso del casello della Bari Nord. A giugno andarono a fuoco alcuni peneumatici. Dopo quei roghi, il sindaco di Modugno, Giuseppe Rana ha firmato un’ordinanza di sgombero chiedendo alle forze dell’ordine di intervenire.
Fejzo Hadzovic è allarmato: «Dicono che nelle prossime ore verranno, ma dove andiamo? Hanno dato a noi la colpa dell’incendio, ma non siamo stati noi a bruciare le gomme, non ci facciamo del male da soli intossicandoci. Dicono che siamo sporchi, non ci hanno mai dato neanche un cassonetto». In quel campo ci sono 27 bambini iscritti nelle scuole di Modugno e la maggior parte ha avuto ottimo rendimento. Senza dimenticare che ci sono donne incinte e in cura per patologie tumorali.
I bosniaci non sono stati soli in questi anni. Assieme a maestri e dirigenti scolastici, due associazioni, «Vox Amica» di Modugno e «Occupazione e solidarietà» di Bari hanno più volte sollecitato al Comune interventi di inserimento. Venerdì è in programma un sit in davanti al Comune di Modugno per chiedere il ritiro di un’ordinanza che «viola i diritti essenziali e primari come quello all’acqua e all’istruzione e alla cura», ma anche per chiedere risposte alla comunità. Invece è arrivato l’annuncio di azioni repressive. di Gianluigi De Vito

Roma, stranieri ovunque

Gitanos, gypsies, kalé, manouches, rom, romanichals, sinti; ma anche caminanti, travellers e viaggiatori: popolazioni, gruppi e persone diverse che in Italia (a differenza della maggioranza degli altri paesi europei) sono comunemente designate come «nomadi», anche dalla stampa progressista che lo ritiene un gesto di particolare sensibilità umana e politica rispetto al più connotato «zingari» (che invece rivela solo quello che «nomadi» cerca maldestramente di nascondere).
A partire dalla questione del nome «Storie in movimento» ha aperto un cantiere di ricerca secondo le modalità di lavoro che lo contraddistinguono come laboratorio storiografico atipico. Tenendo insieme alto e basso, analisi delle fonti e registro divulgativo, attraversando entrambe i territori (spesso reciprocamente ostili) della storiografia universitaria e di pratiche di ricerca meno distanti dalla storia nel suo farsi, questo numero di «Zapruder» si propone come un’indagine – parziale, frammentaria e non sempre consensuale – di una realtà complessa quanto misconosciuta.
A fronte delle grida scomposte contro il «pericolo zingaro» e allarmati dal conseguente manifestarsi di una gamma di fenomeni che va dal micro-fascismo al pogrom (pensato, declamato, desiderato e in qualche caso agito), «Storie in movimento» si è sforzata di capire, di adoperare gli strumenti che le sono propri, quelli della critica storica, per cercare di vedere le cose più da vicino (ma anche più da lontano).
Venerdì 18 settembre 2009, dalle ore 16:30, discuteremo di questo percorso con gli abitanti di uno dei più grandi “campi rom” d’Europa, «Casilino 900», con lo scrittore Najo Adzovic, insieme al collettivo Stalker/Osservatorio nomade e agli autori. A seguire musica e cucina romanì, con la speciale partecipazione di Bianca Giovannini alla voce, Ludovica Valori alla fisarmonica. (a cura di Andrea Brazzoduro e Gino Candreva).
Organizzano: Storie in movimento, Zapruder. Rivista di storia della conflittualità sociale, Najo Adzovic (“Casilino 900”), Stalker/Osservatorio nomade. Per informazioni: www.storieinmovimento.org, info@storieinmovimento.org, telefono 349 5014996.

Vicenza, pacchetto sicurezza tra propaganda e realtà

Sabato a Monte Berico si terrà un convegno promosso da Rifondazione Comunista e Pdci: «Si tenta il controllo del disagio sociale». Un convegno che produrrà un documento in grado di analizzare da varie angolazioni i temi connessi alla sicurezza, è quello che si svolgerà sabato 26 settembre dalle 15 alle 19 nella sala dell’albergo San Raffaele in via X Giugno ( Monte Berico) con l’organizzazione della Federazione provinciale Partito della rifondazione comunista-Comunisti italiani.
Quando si usa la questione sicurezza per creare paura, consolidare il potere e garantire gli affari” è il tema che vedrà impegnati, assieme a un rappresentante del sindacato di polizia Silp e uno del Centro culturale islamico di Vicenza, i relatori Maurizio Musolino (responsabile nazionale Dipartimento movimenti e immigrazione Pdci), Bianca Braccitorsi (resp. naz. Dipartimento antifascismo del Prc), Fabiola Carletto e Emmanuel Maffi di Cgil Vicenza, Luigi Ficarra di Giuristi Democratici, il consigliere provinciale Emilio Franzina, il giornalista di Carta EstNord Giulio Todescan, Davide Casadio dell’associazione Sinti Italiani e Sucar Drom) e il moderatore Stefano Galieni, giornalista.
A spiegare il titolo del convegno è Marco Orlandi, della Federazione provinciale Partito della rifondazione comunista-Comunisti italiani. «Una società fondata sulla paura non cresce e non si sviluppa. Il pacchetto sicurezza sfornato dal governo delle destre servirà solo a controllare la protesta che sta per essere innescata da una crisi economica pesante che investirà i ceti deboli. Le misure di controllo serviranno solo a chi vuole continuare a gestire in tranquillità i propri affari».
Sul tema “Lavoro, sicurezza e libertà d’informazione” si è svolto sabato scorso un incontro nella sede del Coordinamento provinciale Pdci-Prc.

Rom Sinti Insieme, l'assemblea nazionale di Vicenza

Questa mattina si tiene a Vicenza l’assemblea nazionale della Federazione Rom Sinti Insieme. Le associazioni aderenti si incontreranno dalle ore 10.30 alle ore 16.00, presso la sala comunale di via Turra n. 70.
L’assemblea inizierà con la lettura del verbale dell’assemblea del 21 luglio scorso, in merito a: adesione di nuove associazioni alla federazione, iniziative da intraprendere dopo l’approvazione del ddl sicurezza e all’incontro con il presidente della Repubblica, formazione dei gruppi di lavoro, documento habitat e lavoro, tesseramento singoli soci.
L’assemblea voterà subito la costituzione dei tavoli di lavoro e continuerà i suoi lavori sui seguenti temi: organizzazione meeting europeo antirazzista, organizzazione manifestazione nazionale a Roma, partecipazione a convegni e attività formative.

mercoledì 16 settembre 2009

Amnesty International: firma anche tu l'appello contro lo sgombero senza alternative di 200 persone

Il prefetto di Milano sta preparando lo sgombero forzato di una comunità di circa 200 persone rom che vivono nella zona di Rubattino, un'area a est della città. Secondo le associazioni locali e i media, le autorità hanno annunciato che eseguiranno lo sgombero prima del 21 settembre. Secondo le informazioni ricevute da Amnesty International, non è chiaro quale sistemazione alternativa sarà offerta alla comunità che vive nella zona di Rubattino.
La comunità rom non è stata consultata sullo sgombero in vista e le autorità non hanno fatto alcuno sforzo per identificare insieme agli interessati ogni possibile alternativa allo sgombero. In occasione di precedenti sgomberi di comunità rom, le autorità cittadine hanno offerto alcune forme di riparo nel breve periodo (settimane o pochi mesi), e soltanto alle donne e ai bambini piccoli, nei dormitori per i senzatetto.
Senza una sistemazione alternativa, le famiglie si troverebbero a vivere in condizioni difficili in un altro campo improvvisato o potrebbero essere lasciate senza il minimo riparo. Questo implicherebbe dover vivere all'aperto anche in condizioni di tempo avverse.
Della comunità fanno parte una settantina di bambini, 40 dei quali frequentano le scuole della zona. Lo sgombero minaccia di interrompere la loro scolarizzazione e di compromettere seriamente la loro istruzione.
La legge prevede che le autorità informino tramite notifica ogni singola persona, o pubblichino un ordinanza o un avviso. Secondo le notizie pervenute ad Amnesty International, non lo hanno fatto. Poiché l'ordinanza non è stata formalizzata in questo modo, la comunità non potrà impugnarla davanti a un giudice per fermare o posporre lo sgombero.

La maggior parte di coloro che vivono nel campo di Rubattino hanno già subito almeno uno sgombero forzato. Gli sgomberi precedenti hanno comportato la distruzione degli alloggi, dei vestiti, dei materassi, e qualche volta, di medicinali e documenti. Si crede che tutti questi sgomberi siano stati effettuati in assenza delle salvaguardie procedurali richieste dagli standard internazionali ed europei sui diritti umani.
Negli ultimi 10 anni in Italia sono stati eseguiti numerosi sgomberi forzati di comunità rom. Gli sgomberi forzati sono diventati più frequenti dopo la firma, il 18 maggio 2007, degli accordi chiamati "Patti per la sicurezza" tra governo nazionale e autorità locali, incluse quelle di Milano. Come risultato di questi accordi speciali, alcuni poteri sono stati trasferiti dal ministro dell'Interno alle autorità locali, con l'obiettivo di fronteggiare quelle che venivano percepite come minacce alla sicurezza, tra cui quelle presuntamente poste dalla presenza delle comunità rom in queste città.
Secondo il diritto internazionale gli sgomberi forzati (sgomberi messi in atto senza le garanzie procedurali appropriate, inclusa la possibilità di chiedere un risarcimento attraverso un tribunale e senza le assicurazioni di un alloggio alternativo adeguato) costituiscono una grave violazione di una serie di diritti umani incluso il diritto a un alloggio adeguato. Gli sgomberi devono essere effettuati solo come ultima soluzione e quando tutte le alternative possibili sono state esplorate e tutte le garanzie procedurali appropriate, in linea con gli standard europei e internazionali sui diritti umani, siano state messe in atto. L'Italia è stata fortemente criticata da parte di organismi europei ed internazionali che si occupano di diritti umani, tra cui la Commissione europea su diritti sociali, secondo la quale l'Italia ha agito in violazione della Carta sociale europea. L'Italia non ha attuato le raccomandazioni ricevute e ha proseguito, in alcuni casi esacerbando la situazione, a sgomberare comunità rom.
Firma l'appello...

martedì 15 settembre 2009

Roma, Caritas: basta assistenzialismo e controllo

Basta con l'assistenzialismo che “da sempre caratterizza le politiche” nei confronti dei Rom e dei Sinti, “fondate più sul controllo che sullo sviluppo”. A chiederlo questa mattina è stato mons. Enrico Feroci (in foto), nuovo direttore della Caritas diocesana di Roma, intervenendo alla presentazione del volume “Salute senza Esclusione” che racconta l'esperienza ventennale dell'omonimo progetto che l'Area Sanitaria della Caritas romana ha promosso dal 1987 con le popolazioni Rom e Sinti presenti in città. Per mons. Feroci gli interventi sanitari fino ad oggi intrapresi sono “settoriali” e “non fanno altro che peggiorare la situazione nei confronti degli assistiti, marcati come gente bisognosa, problematica, togliendo loro l'identità, il riconoscimento e facendone gente pericolosa”.
Ai “cambiamenti che hanno radicalmente mutato la presenza dei rom e dei sinti a Roma - ha aggiunto mons. Feroci - non è corrisposto un diverso atteggiamento della comunità. Ancora peggio, sembra quasi che più cresceva la loro presenza e più questi fratelli venivano ignorati e volutamente dimenticati in assembramenti ben nascosti ai nostri occhi”. L'esperienza romana della Caritas diocesana è stata ripresa dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali estendendola in fase sperimentale in sei città italiane.

Le città selezionate sono state cinque - Palermo, Messina, Firenze, Trento e Milano - dove Caritas ha lavorato in collaborazione con altri enti che da tempo operano nei cosiddetti “campi nomadi”. Innanzitutto si è creato un opuscolo alternativo per comunicare con queste popolazioni, in tre lingue (italiano, rumeno e serbocroato), che si avvicinava al modello base per i messaggi di educazione sanitaria in esso contenuti, ma proponeva una forma narrativa diversa e innovativa, per esempio inserendo raccomandazioni sui rischi connessi al bruciare i rifiuti o all’uso incontrollato di stufe e fornelli, cause frequenti di gravi danni alla salute in molte realtà rom. Il prodotto è “La storia di Maria e Ioan”, messo a punto con la consulenza e il lavoro di un antropologo, pensata proprio per quelle comunità specifiche.
Le difficoltà evidenziate sono l’analfabetismo della maggioranza delle persone, riuscire ad instaurare un rapporto di fiducia stabile, la diffidenza nei confronti del mondo esterno e dei servizi sanitari, e il non volersi affidare a delle persone che non si conoscono. A questo si aggiungono i problemi relativi alle differenti risposte che il servizio pubblico offre all’utenza straniera che si presenta con il codice STP. Per esempio a riguardo dell’IVG, in molti casi, anche a chi si presentava con l’STP, è stata richiesta una somma di 850 euro, anche se rientra tra le prestazione a cui tutte le donne hanno diritto gratuitamente. Ciò ha scoraggiato spesso le donne a recarsi presso i servizi per avere le cure necessarie.

lunedì 14 settembre 2009

ONU: l'Italia discrimina i Rom

In Italia vi è “abbondante documentazione di discriminazioni e trattamenti degradanti nei confronti della popolazione rom”. A denunciarlo è l'Alto Commissario dell'Onu per i diritti umani, Navy Pillay (in foto), in un discorso al Consiglio per i diritti umani, a Ginevra, di cui è stato anticipato il testo. Discriminazioni nei confronti dei Rom e Sinti sono diffuse, secondo Pirray, in 16 Paesi europei, dall'Ungheria alla Francia, dall'Irlanda al Portogallo. “Mentre sono consapevole degli sforzi fatti in buona fede per risolvere il problema, ancora molto deve essere fatto per mettere fine a questa discriminazione”, ha sottolineato Pillay.
“A livello internazionale - afferma Felice Casson, capogruppo del Pd in commissione Giustizia - l'Italia è quindi sotto critica osservazione per una ripetuta violazione del diritto internazionale e, in particolare, delle procedure relative ai respingimenti che non vengono rispettate. Ma nelle parole di Navi Pillay c'è anche qualcosa di più: si parla sia di violazioni giuridiche, sia di politiche e azioni che vanno contro il dovere di rispetto delle persone e le tutele di coloro che si trovano in stato di pericolo”.
“Una situazione - conclude Casson - voluta e cercata su direttive del governo utilizzate come puri slogan propagandistici, senza considerare che il blocco delle immigrazioni su Lampedusa non ha risolto e non sta risolvendo ne i problemi dei accessi clandestini che per la grandissima parte continua in altre parti d'Italia e ne, tanto meno, risolve il problema legato alla diffusione della criminalità”.

Milano, De Corato continua a "giocare" a rimpiattino con i Sinti siciliani

Li sgomberi, e ritornano. Li cacci con multa, e ritornano ancora. Non gli puoi neanche spaccare la roulotte con le ruspe o minacciare di levargli i bambini, e...loro ritornano. Gente tosta questi siciliani, è storia. Ostinati. Orgogliosi. E anche un po' “zingari”. «Questi nomadi italiani non hanno proprio nessuna intenzione di rispettare le regole vigenti», ammette un rassegnato Riccardo De Corato, uomo che è solito lasciare ben altro segno quando dichiara feroce a commento dei rastrellamenti quotidiani ordinati da Palazzo Marino per liberare la città dai rom.
Terroni, gli verrebbe voglia di urlare, se non fosse che i natali ad Adria gli impediscono di lanciare una crociata anche contro i nostri emigranti di una volta, che ormai quasi tutti - tranne qualche deficiente verde vestito - si sono rassegnati a chiamare italiani. Hanno la cittadinanza di questo paese, e pure il diritto di voto, le decine di sinti siciliani che stanno facendo perdere la testa al vicesindaco-sgombero-tutto-io.
Stazionano dalle parti di via Cusago, e dintorni, in zona Baggio, via più via meno. E' li che da mesi giocano a rimpiattino con i vigili urbani che (ma quanto costa ai contribuenti un blitz della polizia locale?) per la cinquantaseiesima volta ieri hanno cercato di dissuaderli dal sostare con le roulotte: quaranta sono state multate con 50 euro per divieto di accamparsi in aree non autorizzate, due per «parcheggio sull'erba». Sono problemi, ma è tutto qui. Niente galera, niente allarme sicurezza, anche se, maligna De Corato, «non è un caso che da quando è stata segnalata la loro presenza in queste vie sono aumentati i furti nelle abitazioni».

Il vice sindaco, forse, questa volta un'idea brillante ce l'ha. «Per una risoluzione più efficace del problema - si spreme le meningi - stiamo valutando altre strade. E' attualmente in fase di studio l'ipotesi di posizionare in quell'area manufatti di plastica per chiudere i varchi». Manufatti. Il «problema» ha più di sei secoli, da quando, alla fine del Trecento, alcuni gitani girovaghi si stabilirono nella Sicilia orientale. Non bisogna fare l'errore di chiamare i Sinti siciliani “zingari”, o rom, loro preferiscono definirsi «camminanti» di Noto, perché è nella capitale del barocco siciliano che si concentrano tutt'oggi facendo gli ambulanti e svolgendo quelli che si chiamano i mestieri di una volta, tra Catania, Siracusa ed Agrigento. Sono giostrai, stagnini, ombrellai, venditori di semi da sgranocchiare, cartomanti... insomma andrebbero tutelati. Dicono di essere gli «aggiustatori di tutto», e figuriamoci se si fanno impressionare dai manufatti di plastica di De Corato. di Luce Manara

Napoli, la Gelmini a Nisida per aprire l'anno scolastico

Camicia a righe blu, pantaloni e occhiali in tinta. Per inaugurare il nuovo anno scolastico, questa mattina il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha scelto una mise più casual del solito. Lo ha fatto per entrare in punta di piedi, senza avere l'abito delle occasioni ufficiali, nell'"altra" scuola, quella che non va sui giornali semplicemente perchè nessuno, tranne qualche docente autorizzato, può metterci piede: la scuola in carcere.
E' la prima volta che un ministro decide di aprire l'anno scolastico in un istituto penitenziario per minori, e oggi è toccato a quello di Nisida, isolotto davanti a Napoli raggiunto da Gelmini via mare (vana l'attesa dei precari campani che protestavano davanti alla struttura). E lo ha fatto portando con sé non solo gli annunci, tipici delle occasioni pubbliche, ma anche una "dote" di 1,5 milioni di euro che il ministero dell'Istruzione ha stanziato per garantire un'offerta formativa sempre più ampia ai baby-detenuti. A Nisida ce ne sono 70, che seguono regolarmente le lezioni come iscritti nelle sezioni distaccate delle scuole medie Sogliano e Michelangelo di Napoli. Gelmini ha incontrato questi ragazzi e con loro ha visitato i laboratori di ceramica, quelli in cui si fanno i presepi a mano, le classi di informatica. Chi era presente racconta che con alcune detenute Rom ci sono stati momenti molto toccanti.
"Per me è stata una giornata davvero istruttiva- ha spiegato poi Gelmini ai cronisti, che non hanno potuto seguirla nella visita mattutina- questa giornata rimarrà indelebile nella mia memoria".Nisida è citata nei loro scritti da Omero, da Matilde Serao, da Alexandre Dumas, è un isoletta bellissima dove però il mondo non può entrare perchè c'è l'istituto penitenziario minorile. Una piccola "Alcatraz" in salsa partenopea dove un ministro dell'Istruzione non si era mai visto. In verità è la prima volta in assoluto che un anno scolastico viene inaugurato tra i minori reclusi, peraltro con una promessa concreta: nell'ambito del progetto "LeAli al Futuro", Gelmini ha stanziato 1,5 milioni di euro per finanziare la scuola in carcere, per "potenziare" l'offerta formativa dietro le sbarre.

Al via anche una commissione interministeriale (Istruzione-Giustizia) che dovrà elaborare le nuove linee guida per la scuola dentro gli istituti per minori, che in Italia sono in tutto 16 e ospitano 527 detenuti (314 i maschi, 205 gli stranieri). Tanti di questi studiano anche in carcere. Il programma del ministero prevede dieci punti: tra questi, corsi di formazione per gli insegnanti, laboratori professionali, promozione del microcredito per favorire l'accesso al mondo del lavoro, corsi per le famiglie.
A Nisida il ministro ha rivolto un "plauso ai docenti che lavorano anche in condizioni difficili nei carceri minorili pur avendo altre opportunità. Mi batterò- conclude- perchè anche a Nisida ci sia un biennio di scuola superiore magari da fare anche con la formazione professionale. Dobbiamo rendere possibile anche per chi è in carcere il completamento dell'istruzione". da DIRE

Roma, salute senza esclusione

Si terrà domani a Roma, presso il Polo Formativo Caritas (Via Aurelia 773, ore 9.00 - 17.00), il convegno “Salute senza Esclusione” organizzato dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con la Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM).
Nell’ambito dell’incontro verranno illustrate le esperienze e la metodologia utilizzata nell’approccio di educazione e prevenzione sanitaria per le popolazioni rom e sinte in sei città italiane: Roma, Milano, Firenze, Trento, Palermo e Messina.
Un progetto nato dall’esperienza del Gruppo immigrazione e salute (GrIS) del Lazio che, già dal 2002, ha coinvolto la Caritas romana in rete con tutte le aziende sanitarie pubbliche e associazioni del privato sociale in interventi sanitari all’interno degli insediamenti rom della capitale.
Un’esperienza che dallo scorso anno è stata ripresa dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali che ha esteso in fase sperimentale tale iniziativa nelle sei città, sotto la supervisione della SIMM, con un impiego di circa cento operatori del settore pubblico e del privato sociale, la collaborazione di molte organizzazioni di volontariato ed il coinvolgimento, diretto ed indiretto, di oltre 5mila rom.
All’incontro interverranno: il neodirettore della Caritas romana, mons. Enrico Feroci, il presidente nazionale dell’Opera Nomadi, Massimo Converso, il presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni, Salvatore Geraci, ed esperti delle politiche sanitarie.

giovedì 10 settembre 2009

Cracovia, Sant'Egidio: urge un Registro europeo sugli episodi di razzismo, anche per l'Italia

Un registro europeo sugli episodi di razzismo: lo ha chiesto la Comunità di Sant’Egidio nel corso del Meeting internazionale interreligioso di Cracovia. La proposta è nata all’interno del workshop sul "Convivere in un mondo al plurale" dove sono emersi i dati sui 65.736 incidenti e delitti di matrice razzista nella sola Gran Bretagna nel 2007.
"È emerso che in alcuni paesi dell’Europa a 27 non viene tenuta nota degli episodi di razzismo, tra cui Italia, Malta, Grecia, Portogallo e Spagna" - ha spiegato il portavoce Mario Marazziti (in foto). "E’ la variante tribale europea" - ha denunciato Marazziti. "Mentre per fortuna esistono consolidati gli anticorpi culturali per riconoscere il rischio di antisemitismo rinascente, non esistono ancora gli anticorpi di fronte all’antigitanismo e al razzismo, mentre crescono le spinte contro l’immigrazione e il richiamo a purificazioni linguistiche e a omogeneità impossibili nella vita delle città europee".
La proposta è stata accolta "con grande interesse" dall'Unar, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. "Un fascicolo a livello europeo degli episodi di discriminazione, andrebbe ad implementare le attività antidiscriminazione già operative nel nostro Paese. Non posso che condividerne il progetto" - ha commentato Massimiliano Monnanni, direttore generale dell'Unar.
Nel suo intervento alla tavola rotonda Mario Marazziti ha sottolineato con preoccupazione che "per la prima volta al Parlamento europeo sono saliti oltre cento deputati che provengono da formazioni politiche che predicano la 'purezza' nazionale, e che raccolgono consensi quando utilizzano parole d’ordine che tendono a descrivere l’altro, per dialetto, lingua, origine, immigrato o nato accanto, come un potenziale nemico". Ma - ha proseguito il portavoce di Sant'Egidio - "la sicurezza si crea producendo contiguità, intreccio, amicizia, conoscenza. Non è raggiungibile con tutte le telecamere del mondo, se non c’è vita, comunicazione e la rappresentazione dell’altro è quella del nemico, se una società spaventata non investe in scuola e in educazione ma in carceri". Da ICN-News, continua a leggere…

7grani: neve diventeremo

I 7grani è una rock band comasca nata nel 2003 dopo lunghi anni di varie esperienze musicali live in tutt’Italia e all’Estero. La band è composta dai tre fratelli Settegrani: Mauro alla chitarra, Fabrizio: voce, tastiere e chitarra e Flavio al basso (fanno parte della band anche il batterista Alessio Russo e il trombettista Raffaele Kohler). I brani del primo album intitolato “A spasso coi tempi” uscito nel 2006 e composto da brani in Italiano, hanno scalato le classifiche di radio USA, Australia, Europa ecc. ecc.
Il nuovo album, in uscita la prossima primavera, comprenderà “neve diventeremo”, canzone scritta in memoria del partigiano istriano Radovan Zuccon, deportato a Buchenwald dai nazisti in campo di concentramento. Sopravvissuto anche dopo una lunga e travagliata vicenda sotto la dittatura titina negli anni ’50, si stabilì ad Albiolo, un paese in provincia di Como. Di questo brano i 7grani hanno realizzato anche un videoclip diretto dal giovane regista Luca Tossani.
I 7grani hanno girato delle scene a Buchenwald autorizzati dalla Direzione del campo di sterminio dopo aver presentato la documentazione sulla detenzione di Rado. Altre scene toccanti come il trasporto dei deportati sono state girate usando un vecchio vagone ferroviario della tratta Chiasso – Valmorea – Castellanza, ora chiamata “Della Valmorea “. Scena che si è potuta realizzare grazie alla grande partecipazione di “comparse volontarie”, come le scene girate ad Olgiate Com’asco, Albiolo e Cagno

Inoltre, il gruppo musicale ha raccolto molto materiale (la testimonianza della moglie di Rado, una pubblicazione del 1987 “Qualestoria “ di Alfonso Botti, la voce originale di Rado, registrata su cassetta nel 1978/79, che racconta episodi della sua tragica esperienza, materiale video donato dalla segreteria del Memoriale di Buchenwald e numerose immagini) che ha permesso di montare un documentario della durata di 20 minuti compreso nel DVD di presentazione di “Neve diventeremo” oltre al video del brano.
Questi lavori vengono presentati durante manifestazioni, eventi, specialmente in presenza di giovani perché l’uso della musica abbinato alla narrazione dei fatti può essere un buon strumento per la divulgazione della storia del secolo scorso.
Purtroppo oggi Rado non c’è più. E' venuto a mancare nel 1995 ma nei componenti dei 7grani è sempre vivo il ricordo di ciò che ha subito e i valori della resistenza che ha tramandato. I 7grani sperano e si augurano che la canzone “neve diventeremo” serva a ricordare alle nuove generazioni la memoria del nostro passato che sembra oggi spesso dimenticato. Rado diceva spesso: “perdonare si ma non dimenticare”.
Per contatti e informazioni: Gaetano 347 2582386, Mauro 339 3787034, e-mail: settegranig@yahoo.it, settegranimauro@hotmail.com.

mercoledì 9 settembre 2009

Ue, Barroso: l'Italia e Malta rispettino i diritti umani

Il presidente Barroso ha “esortato i primi ministri di Italia e Malta al rispetto dei diritti umani nel contrasto all'immigrazione clandestina”. Lo ha detto lo stesso Barroso nell'audizione di fronte al gruppo dei Socialisti e democratici dell'europarlamento. Barroso, che viene dalle file dei popolari, si è ricandidato per un nuovo mandato alla presidenza della Commissione Europea.
Il capogruppo dei socialisti democratici Martin Shulz lo ha criticato per non aver risposto in modo sufficientemente duro a Berlusconi nella polemica sui portavoce: "doveva dirgli di tacere" - ha detto Shulz che, di recente, ha dichiarato che il premier italiano è un pericolo per la democrazia in Europa: «Berlusconi è una persona che sempre di più diventa un pericolo per la democrazia in Europa. Mi hanno consigliato di non intervenire sulle vicende italiane ma Berlusconi esercita un influsso sbagliato in Europa e perciò noi in Europa dobbiamo opporci». Il presidente del gruppo dei socialisti e democratici al parlamento europeo Martin Schulz, torna ad attaccare, dal palco delle festa del Pd, il presidente del consiglio dopo le polemiche tra il governo e la commissione europea.
«Oltre che su Berlusconi – ha aggiunto Schulz - bisogna dire qualcosa anche su Frattini che prima di ministro è stato commissario a Bruxelles e la linea seguita da Barrot ora è la conseguenza di ciò che Frattini ha fatto da commissario». Per il presidente del gruppo socialista e democratico a Bruxelles « Berlusconi e Frattini sono non solo antidemocratici ma anche opportunisti e non coerenti e già anni fa dissi che Berlusconi non va sottovalutato perchè sa esattamente ciò che vuole e utilizza gli strumenti solo nel suo interesse politico e personale e questo ad ogni costo».

Rispondendo a una domanda sui respingimenti del capo delegazione del Pd, David Sassoli, Barroso ha detto: "Ho esortato i primi ministri maltese e italiano a rispettare tutte le norme internazionali, e il mio commissario competente (Jacques Barrot, ndr) ha mandato subito una lettera formale ai due governi chiedendo spiegazioni. E' necessario - ha continuato il presidente della Commissione, secondo fonti concordanti presenti all'audizione, che si svolge a porte chiuse - sostenere i diritti umani e i diritti fondamentali in Europa e nel mondo".
Il presidente degli europarlamentari Socialisti e Democratici Martin Schulz ha detto oggi che non voterà per il presidente uscente della Commissione Jose' Manuel Durao Barroso alla guida dell'esecutivo europeo, sottolineando però che seguirà le indicazioni del suo gruppo. Parlando con i giornalisti al termine dell'audizione di Barroso, Schulz ha ricordato che cinque anni fa il gruppo riuscì ad essere compatto. "Spero che lo saremo anche questa volta anche se ora non so quale sarà la decisione", ha osservato Schulz ricordando che sette primi ministri appartenenti alla famiglia dei Socialisti europei hanno dato il loro sostegno alla ricandidatura del presidente uscente dalla Commissione Ue.

Bolzano, il presente di un popolo antico

Dopo l'esperienza positiva dei eventi degli anni scorsi : “Il presente di un popolo antico” del 2007 e “Un mondo di mondi” dell'anno 2008 l’Associazione Nevo Drom organizza in collaborazione con la Provincia e il Comune di Bolzano e il partner nazionale UNAR il terzo evento socio-culturale dedicato alla cultura Sinta. Per contrastare e combattere tutte le forme di discriminazione e odio razziale verso le popolazioni dei sinti e rom, tramite la conoscenza e l’unita della partecipazione diretta di sinti, rom e la popolazione maggioritaria. (scarica il programma completo: parte 1, parte 2)
L’Anno europeo della creatività e dell’innovazione. L’associazione Nevo Drom si pone l’obiettivo di accrescere la consapevolezza dell’importanza di creatività ed innovazione come competenze chiave per lo sviluppo personale, sociale ed economico. Ponendo l’attenzione su creatività e innovazione; l’Unione Europea intende dar forma al futuro dell’Europa in un contesto di concorrenza globale stimolando il potenziale creativo e innovativo di tutti. Già il nome Nevo Drom che significa una nuova strada indica la volontà di cambiare e di intraprendere un nuovo cammino per garantire il futuro a nostri figli e per salvaguardare la cultura sinta. Siccome ai cambiamenti e all’innovazione si arriva solo attraverso il dialogo e il riconoscimento del passato e delle esperienze vissute, l’Associazione Nevo Drom si è fissato l’obbiettivo di partire da un passato storico per arrivare a una proposta innovativa.

L’Associazione Nevo Drom vorrebbe assieme a esponenti del mondo politico Statale e Altoatesino (L. Gnecchi - L. Durnwalder - L. Spagnolli) discutere come si potrebbe arrivare a un’ innovazione radicale della situazione attuale. Un nuovo evento, socio-culturale, con un dibattito politico sul lavoro e habitat dei sinti, una manifestazione di intrattenimento culturale e sociale, che include non solo la creatività e l'innovazione dei Sinti del Trentino Alto Adige, ma anche la creatività dei sinti e rom provenienti da varie città Europei.
Anche l'evento di questo anno presenterà delle novità assolute, l'associazione Sinta “Nevo Drom” non sarà la sola promotrice dell'evento, ma sarà in compagnia delle altre tre associazioni Sinte del Trentino Alto Adige, l'associazione di Bressanone “U Giaven” l'associazione di Trento “Sinti del Trentino” l'associazione “Nevo Drom Tn” di Trento, nonché l’AltoAdigeJazzfestival che ogni anno organizza il grandissimo Jazz festival nella nostra città e già promotrice nei due precedenti eventi presentati dall'associazione Nevo Drom.
Parlare di Sinti rimanda sempre a concetti di marginalità sociale e devianza, ma la popolazione Sinta del Trentino Alto Adige, con l’evento 2009 vuole far vedere, far conoscere le loro culture vive di talenti che si conoscono poco o niente. Se i Sinti sono riusciti a sopravvivere ai diversi tentativi di perseguimento e addirittura di eliminarli vuol dire che la loro cultura deve essere fortemente innovativa, capace di adattarsi, riordinarsi e sottoporsi a sempre nuovi momenti di innovazione. Forse la popolazione autoctona potrebbe addirittura imparare elementi innovativi e creativi.
Nell'Anno europeo della creatività e dell'innovazione si vuole rendere omaggio a queste culture, facendo loro rioccupare – almeno per un giorno - lo spazio che avevano nella storia, rivivendo con la loro cultura, portando al sapere la loro creatività e l’innovazione che hanno acquisito nell’arco degli anni.
Per superare gli stereotipi negativi e neutralizzare l'elevata conflittualità sociale che spesso questi stessi stereotipi causano, creando quindi momenti di incontro e dì dialogo interculturale tra la popolazione maggioritaria e i Sinti.
Quest'anno le associazioni Sinte del Trentino Alto Adige ospiteranno anche moltissime culture sinte e rom di altri orizzonti geografici diversi. Gli eventi sono dedicati a varie tipologie di pubblico, per raggiungere il maggior numero di persone, nei differenti ambiti culturali. Ogni evento poi mostra differenti aspetti della cultura sinta e rom.
Come luogo è stato scelto un ambiente storico, un posto incantevole pieno di magie passate. All’interno dei diversi cortili di Castello “Firmiano”, si svolgeranno i concerti, mostre e dibattiti. In programma
Mostra d’Arte. Una mostra di quadri legati alla vita dei Sinti del famoso pittore Tedesco Otto Pankok e del Sinto Italiano del Trentino Alto Adige Olimpio Cari.
Letteratura. Per la Letteratura abbiamo con noi la famosa scrittrice Jeniche Svizzera Mariella Mehr.
Musica. La musica di quest’anno e articolata fra i Sinti del Trentino Alto Adige e dal bravissimo quartetto di Sinti provenienti da altra orizzonti
Tavola rotonda. Quest’anno non ci saranno solo politici del nostra Provincia e Comune di Bolzano, ma anche dal governo Italiano
Gastronomia. Ci saranno assaggi tipiche sinte gratuitamente.
Sono partner dell'iniziativa: UNAR - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, Provincia Autonoma - Ripartizione 24 - Assessorato ai Servizi Sociali, Provincia Autonoma - Assessorato alla Cultura Italiana, Provincia Autonoma - Assessorato alla Cultura Ladina, Provincia Autonoma - Assessorato alla Cultura Tedesca, Comune di Bolzano – Rip 7.1 Ufficio Cultura, Comune di Bolzano - Assessorato alle Politiche Sociali e alle Pari Opportunità, Ufficio Pianificazione Sociale, Associazione AltoAdigeJazzfestival, Associazione U Giaven, Associazione Sinti del Trentino, Associazione Nevo Drom TN, Associazione Sucar Drom e Biblioteca della Donna/Frauenbibliothek.