domenica 29 agosto 2010

Rom e Sinti, mobilitazione nazionale il 4 settembre

Il Coordinamento Nazionale Antidiscriminazione mobilita Rom e Sinti e tutti gli amici Sabato 4 settembre 2010 per una manifestazione civile in Piazza Farnese a Roma, di fronte all'Ambasciata Francese, a partire dalle 14,30 per dire:

- STOP A RAZZISMO E DISCRIMINAZIONE CONTRO I ROM E SINTI!

- STOP AI CAMPI NOMADI!

- BASTA USARE ROM E SINTI COME CAPRI ESPIATORI E CARNE DA MACELLO PER FINI POLITICI!

- STOP ALLE NUOVE FORME DI DEPORTAZIONE!

Il Ministro Maroni con un intervento al Corriere della Sera ha ufficialmente aperto la campagna elettorale che verterà ancora una volta sul problema della sicurezza e i predestinati ad essere usati come carne da macello e agnelli sacrificali saranno i Rom e Sinti.
Il Corriere della Sera ha intervistato il Ministro senza dare alcuna possibilità ai Rom e Sinti di replicare. I soliti articoli a senso unico!! La comunicazione in Italia è pura propaganda e non informazione. Quando si tratta di Rom e Sinti non c'è mai contraddittorio!! Ciò che sta accadendo in Francia ai Rom ci indigna come uomini prima che come cittadini italiani, europei e cittadini del mondo. Basta deportazioni!! I Rom e Sinti hanno pagato un prezzo altissimo durante la Seconda guerra Mondiale: i 500 mila Rom e Sinti massacrati dai nazifascisti senza che questo evento si sia impresso nella memoria collettiva!!
I media asserviti al potere mettono in evidenza solo gli effetti devastanti della discriminazione senza rilevare le cause che li determinano di cui sono responsabili le stesse decisioni del governo. Sarkozy e Maroni mostrano i muscoli contro bambini, donne e vecchi che non possono difendersi in nessun modo!! Ai Rom e Sinti solo la cronaca, mentre gli eventi culturali sono oscurati! La società civile deve essere informata e deve reagire! L'integrazione passa attraverso i Fondi Europei e non dalle tasche degli italiani come invece si fa credere! Ecco alcuni miei suggerimenti in 10 punti per migliorare la situazione dei Rom e Sinti in Italia

1)La sicurezza e la legalità vanno garantite a tutti. Rom e Sinti compresi. Lanciare molotov è reato e nessuno è stato perseguito per averlo fatto. Nessuna voce autorevole ha condannato realmente l'episodio. Solo all'estero si sono resi conto della gravità della situazione dei Rom e Sinti in Italia
2) Ristabilire la legalità riguardo la palese violazione dei più elementari diritti umani nei confronti delle diverse comunità romanès in Italia, costrette a vivere in condizioni disumane e fortemente discriminate in netto contrasto con la Costituzione Italiana, con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e con le normative europee ed internazionali.
3) Smantellare i campi nomadi che sono pattumiere sociali degradanti e frustranti, centri di segregazione razziale permanente ed emblema della discriminazione. I Rom e Sinti non sono nomadi per cultura. La mobilità è sempre coatta e mai una scelta. Chi vive oggi nei campi nomadi ieri aveva le case in Romania o nella ex-Jugoslavia. Il 70% della popolazione romanì in Italia ha cittadinanza italiana e vive nelle case (l'arrivo risale al XV secolo)
4) Facilitare l' accesso alle case popolari con pari opportunità o sviluppare insediamenti urbanistici non ghettizzanti facilitando anche l'utilizzo dei servizi pubblici. Favorire il più possibile l'accesso alla scolarizzazione, al lavoro e all'assistenza sanitaria alle famiglie di Rom e Sinte più disagiate.
5) Promuovere l'integrazione anche attraverso i Fondi Europei con programmi specifici riguardanti la popolazione Romanì per evitare la facile strumentalizzazione di far credere che l'integrazione dei Rom e Sinti in Italia passa attraverso le tasche degli italiani.
6) Arrestare il processo di demonizzazione e di criminalizzazione di un intero popolo. Sono i singoli che hanno un nome e cognome a sbagliare e che devono essere puniti e non l'etnia di appartenenza.
7) Promuovere la conoscenza della storia, della cultura, dell'arte e della lingua dei Rom e Sinti per combattere gli stereotipi negativi e favorire l'integrazione. Attualmente si dà in 99% di spazio mediatico alla cronaca e l' 1% di spazio agli eventi culturali che pur si organizzano sull'intero territorio nazionale (Festivals, concerti, mostre, esposizioni, convegni, rassegne cinematografiche, concorsi letterari, etc). E' chiaro che questa disparità non può avere effetti positivi.
8) Prendere atto del palese fallimento dell' assistenzialismo delle associazioni di volontariato che si sono arrogate il diritto di rappresentare il popolo Rom. Si sperperano annualmente centinaia di migliaia di Euro per progetti di scarso o nessun valore per i Rom e Sinti.
9) Creare una consulta in Italia di intellettuali Rom e Sinti che abbiano una esperienza internazionale sulle problematiche concernenti la realtà delle comunità romanès che possa favorire la mediazione nella risoluzione dei problemi sociali e politici.
10) Favorire il più possibile il processo di integrazione a coloro i quali dimostrano una chiara volontà di partecipazione sociale evitando di porre sullo stesso piano chi merita e chi delinque. I modelli positivi devono essere esaltati per essere una valida attrattiva per combattere l' esclusione sociale e l'emarginazione culturale. di Alexian Santino Spinelli (musicista e docente universitario Rom)

INVITATE EMAIL - ADERITE E FATE ADERIRE!!

Aderiscono: Moni Ovadia (artista), Nazzareno Guarnieri (Presidente della Federazione Romanì), Radames Gabrielli (Presidente Federazione Rom e Sinti Insieme), seguono centinaia di adesioni…

La nostra vergogna

La morte di un bambino di tre anni bruciato vivo in una baracca a due passi dal centro di Roma è una notizia sconvolgente. È da tempo che accadono cose orrende. Ci furono i quattro bambini morti nell' agosto 2008 a Livorno, sotto un cavalcavia: Eva, 12 anni, Danchiu,8 anni, Leonuca, 6 anni, e Mengi, di 4 anni. Eva morendo cercò di proteggere col suo corpo un fratellino. Questo fu il racconto dei loro corpi, simili ai calchi in gesso di Pompei. E il quattordicenne carbonizzato nel campo nomadi di Rivarolo nel marzo 2002. E l' altro quattordicenne, Marian Danilà, morto carbonizzato nell' area ex Falck di Milano nel settembre 2008. Allora don Massimo Capelli della Casa della Carità, disse: «Ci sono stati già quattro morti alla Falck, ma il Comune sa fare solo sgomberi».
Oggi i comuni continuano a fare e a minacciare sgomberi in Italia. Ma c' è un momento in cui dallo stillicidio delle cronache dell' orrore locale si passa alla corrente impetuosa di un grande problema collettivo che investe tutta la comunità internazionale, scuote le coscienze dei singoli, assume le dimensioni di un' urgenza assoluta davanti alla quale non ci si può più fingere disattenti né rimandare alle competenti autorità. Oggi forse quel momento è arrivato anche per la questione degli zingari: almeno lo speriamo.
E' un fatto che negli ultimi giorni la questione dei rom e dei sinti ha conosciuto un salto di qualità. Per merito non italiano ma francese. L' iniziativa di Sarkozy ha scosso e diviso l' opinione pubblica e ha portato a una ferma presa di posizione della Chiesa cattolica.
L' appello del Papa ha richiamato la Francia al dovere di «saper accogliere le legittime diversità umane». E monsignor Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i migranti, dice: «Quando ci sono espulsioni, ci sono sofferenze... Si tratta di persone deboli e povere che sono perseguitate, che sono vittime anch' esse di un 'olocausto' e vivono sempre fuggendo da chi dà loro la caccia». Nella dichiarazione di Marchetto la parola olocausto è tra virgolette. Ma è la parola giusta: ci sono testimoni che hanno vissuto la tragedia di allora e si ritrovano oggi davanti alla stessa macchina di odio.
Valga l'esempio di Goffredo Bezzecchi, sopravvissuto alla deportazione di allora per trovarsi il 6 giugno 2008 nel campo rom di Rogoredo svegliato all' alba, messo in fila e schedato per l' operazione del censimento dei rom attuato dai superprefetti nominati dal governo.

Per questo salutiamo l' appello del Papa come il segno che le cose possono cambiare, che forse non è troppo tardi perché ci sia un ritorno alla ragione. Ma quel segno non basterà, dovrà essere ripetuto, dovrà risuonare non solo in francese. Dovrà riguardare lo scenario italiano e rispondere a quel ministro che agli italiani ha promesso che sarà più duro di Sarkozy. Dovrà dire con chiarezza ai politici italiani che su questo punto si giocheranno l' appoggio della Chiesa.
Lo dovrà far capire a quel presidente del Comitato Sicurezza del Comune di Roma che, dopo la morte del piccolo rom, ha rilasciato questa incredibile dichiarazione: «È necessario continuare sul fronte delle espulsioni e dei rimpatri assistiti sull' esempio di quanto avviene in Francia». Lo leggiamo con sensi di vergogna. Ci sentiamo corresponsabili di una offesa che «spezza il corpo e l' anima dei sommersi»e «risale come infamia sugli oppressori», come scrisse Primo Levi. Se un giorno il nostro paese sarà capace di ritrovare la via giusta, allora ci dovrà un luogo e un rito della memoria: e nel monumento della nostra vergogna, che immaginiamo come la discesa nel buio del monumento ai caduti americani del Vietnam, si dovranno leggere i nomi di tanti rom, tanti bambini.
Ma intanto, bisognerà cominciare a ripulire il linguaggio di quei sindaci che promettono di «bonificare» le città allontanando i nomadi: esseri umani come rifiuti da trasportare altrove perché non offendano la vista. Circola da tempo l' immagine del «troppo pieno»; per dire che nel paese non c' è posto per tutti. Metafora insensata in un paese che ha obbedito agli stimoli dissennati del premier e all' allentamento dei vincoli da parte di comuni coi bilanci in rosso e ha costruito un' infinità di case; case vuote, che nessuno compra. Ma quando prende piede la metafora dell' intolleranza spaziale siamo già entrati nell' antica rotaia maledetta del rapporto tra un popolo e il suo territorio. Il motto leghista «padroni a casa nostra» è il figlio smemorato dell' idea nazista dello «spazio vitale». di Adriano Prosperi

Il futuro dei Sinti e dei Rom

E’ inaudito tutto quello che sta succedendo in mezza Europa, il razzismo si sta moltiplicando a vista d’occhio, la piaga razzista si sta diffondendo dappertutto, moltissimi politici solo per avere voti stanno istigando verso la discriminazione razziale tutta la popolazione maggioritaria contro le popolazioni già martoriare e perseguitate con vari tipi d’esperimenti, di razzismo, di schiavitù e di torture già dal lontano 1385.
I Sinti e Rom, popolazioni odiate ed oltraggiate da tutte le popolazioni maggioritarie del mondo solo perchè d’etnie deboli, diversi, senza terra sparsi per tutto il Mondo, anche se ugualmente umani come tutte le persone esistenti sulla terra, ritenuti non solo esseri inferiori ma a anche esseri a pari di un animale, perciò senza diritti o altro, ritenuti colpevoli di tutto quello che si vuole attribuirli, senza timore/paura che qualcuno possa interferire, condannare e punire, perciò i personaggi che alimentano e istigano altre persone verso la discriminazione razziale verso queste popolazioni in tutta l’Europa, sono liberi di discriminare, fare, dire, divulgare tutto quello che vogliono.
Non sì e imparato niente dalla seconda guerra mondiale, non è bastato sapere, vedere, leggere tutto quello che e successo, non solo nella storia passata ma alla soglie della metta del novecento nella seconda guerra mondiale, il genocidio degli Ebrei, dei Sinti e dei Rom e di tutti quelli che non potevano difendersi dalla crudeltà dei potenti di quel’epoca, non hanno fatto capire nulla, non hanno fatto capire che odio porta solo odio, che guerre portano solo morte, disperazioni e dolori, non gli hanno fatto capire che la discriminazione razziale pian piano porta solo distruzioni e odii verso tutte le popolazioni diversi dalla propria, non hanno fatto capire che se guardiamo bene e apriamo bene gl’occhi, tutte le altre popolazioni o persone, sono diverse dall’uno all’altro e non solo i Sinti e i Rom.
Anni fa esistevano tantissime popolazioni che dalla loro lontana completa scomparsa, oggi non ci si ricorda nemmeno la loro esistenza, come la popolazione dei Maya, Atzeki, Incas ecc,ecc. che per un motivo o per un altro, sono stati tutti sterminati, perciò l’odio, la discriminazione, la persecuzione di oggi, verso le popolazioni dei Sinti e Rom, un domani “abbastanza vicino” (quando anche noi saremmo tutti scomparsi come i Maya ecc.) si concentrerà su altre popolazioni deboli e inermi, ci saranno ancora dei potenti che per ricavare voti e poteri perseguiranno, discriminando e odiando queste altre popolazioni che verranno dopo la scomparsa dei Sinti e Rom.

Oggi si parla tantissimo di premi nobel per la pace, d’umanità, di bontà e di popolazioni unite, oggi l’Europa si è unita per una pace indistruttibile, per una convivenza reciproca di tutta l’umanità europea, per una futuro migliore per tutte le popolazioni, le persone, le famiglie in Europa, ma con l’eccezione dei Sinti e Rom, che anche se esistenti e veri europei, non sono ritenuti tali, la pace, l’umanità, la bontà verso queste popolazioni non esiste, grazie alle persone che per arrivare ai propri fini, al potere assoluto istiga con le sue belle parole la popolazione maggioritaria che l’ascolta a bocca aperta, annuendo pensando e dicendo che queste persone potenti hanno ragione, anche senza sapere se sono delle verità, giuste concrete e vere, oppure dare importanza il perchè dello scopo di tutto quello che sta succedendo, il perchè ci si accanisce solo verso i Sinti e Rom, dimenticandosi o facendo finta di sapere che non e il Sinto o il Rom a portatore tutto il male esistente al mondo, che non e il Sinto o Rom che fa le guerre mandando i vostri figli a combattere e morire con la scusa di portare la pace in altri paesi europei, paesi che a volte non vogliono nemmeno essere aiutati.
Prima di giudicare e colpevolizzare si dovrebbe aprire veramente gli occhi, vedere, pensare, discutere e solo dopo raggiunto, trovato un ragionamento civile e umano e saputo il perchè di tutto, allora si potrebbe giudicare senza nessun’ombra di dubbio.
Non si è fatto abbastanza male in questi mille anni ai Sinti e ai Rom, oggi stiamo tornando indietro nel tempo come nell’1483 a Venezia che emise un primo bando che bandisce i Sinti e Rom sui suoi territori che pian piano in tutta Europa cominciò propagarsi a macchia d’olio, come nel 1512 a Milano e nel 1591 a Bologna, una vera lotta anti rom e sinti.
I Sinti e i Rom diventano oggetti di misure repressive che li riguardano specificamente, oppure li associano ad altre categorie considerate come pericolose o marginali per sbarazzarsene, la politica d’esclusione tende a cacciare i diversi, stranieri accusati d’ogni colpevolezza ai decreti di bando aggiunsero punizioni corporali fino alla morte, in alcuni paesi della Germania e dell’Olanda cartelloni con immagini chiaramente suggestive avvertivano gli interessati delle pene che li attendevano: impiccagione, fustigazione, lavori forzati, come in Germania i Sinti d’ambo i sessi, sorpresi sul territorio erano parimenti consegnati al carnefice, non era necessario alcun processo né nessuna condanna penale, gia l’Impero nel 1500, aveva decretato che chi uccide un rom o un sinto non commette reato, alla fine dell’800 in Germania viene creato un apposito ufficio denominato contro la “piaga zingara” informato a teorie lucidamente razziste lo stesso principio nell’anno 1700 valeva a Milano e a Venezia in Italia e in Olanda e in Austria si organizzavano vere e proprie cacce ai Sinti e Rom.
Nell’arco degli anni e dei secoli ai Sinti e Rom e successo proprio di tutto, nel 1538 furono deportati in altri continenti come in Portogallo, in Africa, in America settentrionale e in Australia nel 1926,
Sterilizzarono ragazzi e ragazze vantandosi che più di 500 MILA, bambini n’avevano beneficiato, poi arrivò l’anno dello sterminio quasi totale, nel 1936 ci fu il primo internamento e nel 1937 le deportazioni continuarono in vari campi di concentramento riservati esclusivamente e soprattutto per i Sinti e Rom, 1938 si fecero moltissimi esperimenti sui parecchi Sinti e Rom solo per dichiarare la diversità biologica ad appartenenza ad una razza inferiore, così nel 1941 e nel 1942 si comandava di uccidere tutti i Sinti e Rom d’Europa, solo di quelli resi pubblici, si parla di più di 500.000 Sinti e Rom sterminati nella seconda guerra mondiale.
Nel 1945 i sinti e rom sono considerati dei disadattati che pongono problemi sociali o psicologici in questa situazione. Non sono però più uccisi o banditi ma controllati e inquadrati, si tende a cancellare ogni tratto culturale e tradizionale per far emergere il problema sociale, che permette di adottare nei loro confronti speciali misure di controllo, si creano così campi nomadi attrezzati eguali a campi di concentramenti,
i primi nell’anno 1918 in Olanda, dando così l’esempio in tutta l’Europa, dove incomincio il degrado di queste popolazioni, scacciati da tutti e messi uno sopra l’altro essere Sinti o Rom dava alla popolazione maggioritaria il diritto di rinchiuderli in quei campi nomadi senza nessuna possibilità migliore di vita.
Oggi che cosa si vuole fare, si vuole ritornare indietro nel tempo a colpire tutti Sinti e i Rom dell’Europa e cancellarne l’intera esistenza !
Secondo noi della Federazione Nazionale Rom e Sinti Insieme, stanno facendo una politica a scopo puramente razziale, senza nessuna convinzione o volontà ad cercare di risolvere questo grandissimo problema che da anni esiste e che si moltiplica a vista d’occhio, la Federazione è nata proprio per scopi come questi, di cercare un interazione tra i sinti e i rom con le popolazioni maggioritarie dove ci si può sedere ad un tavolo per cercare, proporre e realizzare delle soluzioni vere,concrete e utili non solo alle comunità dei Sinti e Rom, ma anche alle popolazioni maggioritarie, soluzioni primarie, urgenti come l’habitat, istruzione scolastica e dell’ambito lavorativo, tutto per una convivenza reciproca d’onesta, chiarezza e rispetto fra Sinti, Rom e popolazioni Maggioritarie.
Noi della Federazione Rom Sinti Insieme, siamo a disposizione di chi vorrà veramente dare un cambiamento totale alle popolazioni Sinti e Rom, dando e ricevere il nostro e vostro totale aiuto, proposte, idee e consigli, così che si possa realizzare delle soluzioni (che non si riescono a trovare) alternative agli sgomberi ed espulsioni d’oggi. di Radames Gabrielli, Presidente della Federazione Rom Sinti Insieme

martedì 10 agosto 2010

Concerti di musica rom al Consiglio d’Europa e al Parlamento Europeo con l’Orchestra Europea per la Pace e l’Alexian Group

Venerdì 7 ottobre presso il Palazzo del Consiglio d’Europa a partire dalle ore 15,00 l’Orchestra Europea per la Pace terrà il primo dei concerti sinfonici per una Europa unita, solidale e senza discriminazioni dal titolo: Romano Drom - Viaggio concerto nella musica rom.
Il secondo concerto si terrà a Bruxelles presso il Parlamento Europeo a fine novembre.
All'evento prenderanno parte Europarlamentari, rappresentanti delle istituzioni europee, stampa europea, rappresentanti delle associazioni contribuenti e coorganizzatrici, rappresentanti Enti pubblici sostenitori, rappresentanti di associazioni di Rom e Sinti d'Europa. Sono testimonial dell’evento gli artisti Miriam Meghnagi e Moni Ovadia.
I concerti verranno preceduti da un incontro con gli Europarlamentari e i rappresentanti delle Istituzioni Europee per i Diritti Umani e da una conferenza stampa.
I concerti rappresentano un percorso musicale e canoro per una Europa unita, solidale e senza discriminazioni dal titolo: Romano drom- Viaggio concerto nella musica rom. I concerti sono eseguiti dall’ Orchestra Europea per la Pace e dall’Alexian Group.
I concerti, diretti dal Maestro Luciano di Giandomenico, sono eventi artistici e culturali originali e di grande spessore in cui sarà proposta musica Rom con canti in lingua romanì composti da Alexian Santino Spinelli. Fin dal Rinascimento i Rom girando di piazza in piazza e di castello in castello hanno influenzato i musicisti colti apportando novità ritmiche e musicali oltre che strumentali. E’ a partire dall’epoca Romantica, nel momento in cui si affermano i concetti di nazione, radici culturali, folklore locale, libertà che i grandi compositori come Listz, Brahms, Schubert e più tardi Dvorak, Mussoskj, Ravel, Debussy, Bartok, Stravinskj, hanno attinto a piene mani dalla tradizione musicale romanì. La novità assoluta è che in questo concerto la musica romanì non è assorbita dalla musica classica, ma al contrario l’orchestra classica accompagna e s’integra nella musica romanì eseguendo un concerto di partiture originali composte ed eseguite dall’autore rom.

I concerti sono un viaggio artistico-culturale in cui vengono rievocate attraverso i suoni, le parole e i colori, le radici profonde di un popolo millenario caratterizzato dalle prismatiche sfumature e dalle intensissime emozioni. Un viaggio nell’intimità della storia e della cultura di un popolo trasnazionale. Le musiche proposte in cui si rintracciano gli echi del passato sono quelle dell’ambito familiare che i Rom suonano per tramandarsi, per comunicare e per restare uniti. I canti sono memorie mai scritte in cui si custodiscono valori etici, filosofici e linguistici di un popolo dalle molteplici espressioni.
L’Europa, mosaico culturale, è anche un mosaico musicale e ogni popolo è custode di ritmi e di stili che si sono rinnovati attraverso i secoli. A questo ricco mosaico culturale europeo anche i Rom, originari dell’India del Nord, hanno dato il loro apporto, con colori e forme distinti. Questi concerti, con il loro spessore artistico e la loro originalità, attraverso le composizioni, le orchestrazioni e l’esecuzione di Alexian Santino Spinelli e il suo gruppo è un ulteriore contributo alla cultura europea da parte dei Rom, presenti in tutti gli stati d’Europa da oltre 6 secoli.
Per info e contatti: http://www.alexian.it/, telefono +39 0872 660099, cellulare +39 340 6278489

venerdì 6 agosto 2010

I Rom ed il volontariato

Qualche tempo fa (settembre 2009), grazie all’ospitalità di “U Velto”, presi l’iniziativa di scrivere una “lettera aperta” alle principali organizzazioni che fanno proprie le istanze delle Popolazioni Rom, per raccontare la storia di “Ladra di Profumi”, una giovane Romnì al nono mese di gravidanza, sorpresa a rubare in un negozio di profumi.
Arrestata, due giorni dopo dava alla luce il suo bambino, nato probabilmente all’interno della stessa struttura carceraria. Quasi contemporaneamente, un Giudice le negava qualsiasi misura alternativa alla prigione.
Questa lettera che, come potrete leggere, non apriva nessuna polemica se non quella di una carcerazione ai limiti del legittimo, si limitava soltanto ad auspicare la possibilità di andare a trovare mamma e figlio per sincerarsi delle loro condizioni di salute, per poi vedere, tutti insieme, se era possibile “immaginare” per loro un futuro diverso.
Nella discussione che ne seguì (che pure potete leggere), quasi nessuno intervenne. Ma quello che veramente mi colpì fu l’intervento del Presidente dell’Opera Nomadi, Massimo Converso, che pur di non assumere un impegno pubblico, in tutti i modi disattese la mia semplice richiesta: rifiutandosi d’intervenire direttamente nella discussione, tacciando di “provincialismo” la Redazione di “U Velto”, contestando, in maniera del tutto superficiale, l’indagine svolta dal Partito Radicale sulla presenza di donne e bambini di etnia Rom all’interno delle carceri, rivendicando lo “spirito di volontariato” che da 43 anni aveva sempre contraddistinto l’Ente Morale da lui presieduto, al contrario di tutte le altre organizzazioni, legate a diverse Chiese e Partiti, che a suo dire si realizzavano soltanto sulla base di “contratti e convenzioni economiche”. Poi, ingenuamente, ricordai la “Convenzione” che Converso aveva appena “chiuso” con la Regione Puglia (agosto 2009), per 480.000 euro, e qui si concluse la discussione.
… e così nessuno andò a Monza: di “Ladra di Profumi” e del suo bambino, nato carcerato, non se ne è saputo più nulla. Questa storia ritrova la sua attualità, per via di due notizie di questi giorni che riguardano la Regione Lazio:

- il Garante dei detenuti e l’Opera Nomadi firmano protocollo di intesa per detenuti Rom;
- il Garante per l’Infanzia e l’Associazione “21 luglio” firmano protocollo d’intesa per l’Osservatorio permanente sui diritti dei minori Rom
Per quanto riguarda l’Opera Nomadi se dovessimo pensare alla sensibilità dimostrata dal suo Presidente, ogni commento appare superfluo. Dobbiamo, invece, congratularci con l’Associazione 21 luglio, “New Entry” assoluta, costituitasi a Roma il 6 aprile 2010, con “pratica” in via di definizione per l’acquisizione della “personalità giuridica”ed il “riconoscimento” di Ente Morale, ma da subito chiamata a confrontarsi con la realtà difficile dei bambini Rom che, per Statuto, sono oggetto della propria attività.
Sembra quasi che in Italia, oggi più di ieri, nessuna seria politica di sostegno al “disagio” sia possibile se non attraverso il coinvolgimento di “partner” occasionali, scelti chissà come e perché. Eppure le attuali contraddizioni della nostra società, le infinite emergenze, la precarietà delle condizioni di vita di tante Famiglie, dovrebbero far riflettere e suggerire strade diverse da quelle fin qui percorse, che non possono trovare risposte nel “volontariato” più o meno assistito.
Noi aspettiamo con ansia che la “Politica”, fuori da ogni logica assistenziale ed abbandonando le tentazioni securitarie, ritrovi i suoi giusti spazi, senza più subappaltare ad altri i problemi delle persone ma, semplicemente, riscoprendo “percorsi istituzionali” certi che con “azioni amministrative” concrete, consentano il graduale superamento delle “precarietà” che, non necessariamente, sono rappresentate solo dalle “emergenze” dei Rom per i quali, invece, si concretizzano sempre più, vere e proprie politiche di “apartheid”.
... ed anche perché, come direbbe “Ladra di Profumi”, nel momento del bisogno tutti spariscono. di Giancarlo Ranaldi

martedì 3 agosto 2010

Jazzit dedica la cover story e il cd a Django Reinhardt

Da qualche giorno potete trovare nelle edicole JAZZIT con la cover story dedicata a Django Reinhardt con all’allegato discografico edito dalla Jazzit Records (in collaborazione con il Museo del Jazz di Genova).
La cover story è formata da sei testi, a cura di Gianni Morelenbaum Gualberto, che ripercorrono la vita artistica di Diango e la creazione del jazz europeo: A la lumière du jazz 1900 – 1940, Jean “Django” Reinhardt 1910 – 1928, Da interprete a creatore 1929 – 1934, La lezione del jazz africano-americano 1934 – 1936, La maturità 1937 – 1939, Musica francese e multiculturalità del jazz 1939 – 1953.
Seguono gli interventi di: Eugenio Mirti, “Il chitarrista”; Ivano Rossato, “La strumentazione” e Giorgio Lombardi Django Reinhardt 1934 – 1953.
Una monografia completa e affascinante che è affiancata da un cd con le più belle incisioni di Dijango fatte nell’arco della lunga carriera.
Tutti gli interventi sono scritti con garbo e trascinano il lettore nella storia del musicista sinto manouche che seppe, insieme a Stéphane Grappelli, dare vita alla musica che ancora oggi viene definita il jazz europeo. Una musica che nasce dall’incontro della musica jazz che arrivava da oltreoceano, la musica sinta europea e la musica colta europea. Con la morte di Django nel 1953, muore di fatto il jazz europeo. Nessuno ha più raccolto il testimone e il jazz americano è tornato ad imperversare.
Rimaniamo in attesa… nel frattempo godiamoci questo omaggio a Django a cent’anni dalla sua nascita.

lunedì 2 agosto 2010

Auschwitz-Birkenau, 2 Agosto 1944

Verso mezzanotte lo spogliatoio era pieno di persone. L’inquietudine cresceva di minuto in minuto. Si sarebbe potuto credere di essere in un gigantesco alveare. Da ogni parte si sentivano grida disperate, gemiti, lamenti pieni di accuse: “Siamo tedeschi del Reich! Non abbiamo fatto niente!” […].
Moll ed i suoi aiutanti tolsero la sicura alle pistole ed ai fucili e spinsero a tutta forza e senza pietà le persone che intanto si erano spogliate, fuori dallo spogliatoio e dentro le tre camere a gas, dove dovevano essere uccise.
Mentre percorrevano l’ultimo corridoio molti piangevano per la disperazione, altri si facevano il segno della croce ed imploravano Dio.
[…] Anche dalle camere a gas si potevano ancora sentire per un poco grida disperate e richiami, finché il gas letale non fece effetto e spense anche l’ultima voce.

F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, p.107, Monaco, 1979.