mercoledì 29 dicembre 2010

Mirko, Amilcare e la memoria dell'Italia

In questi ultimi giorni sono morti Mirko Levak, rom kalderash di Marghera, l’ultimo rom sopravvissuto ad Auschwitz, e Amilcare Debar (in foto), detto «Taro», sinto piemontese, staffetta e partigiano combattente (col nome di «Corsaro») nella 48° Brigata Garibaldi «Dante Di Nanni», comandata da Napoleone Colajanni, «Barbato». È stato ferito nella battaglia delle Langhe. Nel dopoguerra è stato rappresentante del suo popolo alle Nazioni Unite a Ginevra, ha ricevuto il diploma di partigiano combattente dalle mani del Presidente Sandro Pertini.
Queste due figure fanno parte della storia dimenticata di rom e sinti nel nostro Paese. Mirko Levak testimonia lo sterminio programmato dai nazisti per il popolo zigano sulla stessa base dello sterminio degli ebrei: il genocidio etnico, sterminare una razza impura. Due parole, l’Olocausto per gli ebrei, il Porrajmos per i rom e i sinti, indicano lo stesso destino ma non hanno lo stesso riconoscimento e lo stessa significato nella coscienza collettiva.
Il popolo rom e sinto ha subito nei secoli discriminazioni e persecuzioni come è accaduto agli ebrei e insieme hanno condiviso lo stesso destino nelle camere a gas e nei forni crematori di Auschwitz. Ma ancora oggi mentre la parola «Olocausto» esprime la colpa collettiva nei confronti di tutto il popolo ebreo, «Porrajmos» è una parola sconosciuta ai più, esattamente come lo è lo sterminio razziale degli “zingari”.
Amilcare Debar, come il rom istriano Giuseppe Levakovic, che combatté nella «Osoppo», Rubino Bonora, partigiano della Divisione «Nannetti» in Friuli, Walter Catter, fucilato a Vicenza l’11 novembre 1944, suo cugino ventenne Giuseppe Catter, fucilato dai brigatisti neri nell’Imperiese, testimonia la partecipazione di rom e sinti italiani alla guerra di liberazione dai nazifascisti.
Il silenzio che circonda queste storie, anche nelle ricorrenze ufficiali come la giornata della Memoria e il XXV Aprile, non solo segna il destino di marginalità che viene assegnato al popolo rom e sinto, ma indirettamente contribuisce alla sua emarginazione sociale, alla costante discriminazione nei suoi confronti e al ruolo di capro espiatorio per chi fa la propria fortuna elettorale sulla caccia allo zingaro.
Per queste ragioni, se la memoria della nostra storia ci aiuta a essere orgogliosi della nostra identità troppo spesso negata, vogliamo che questa memoria sia occasione e motivo per restituirci la dignità che ancora oggi ci viene negata nel paese dove sono vissuti e morti uomini come Mirko e Amilcare. di Dijana Pavlovic

Padova, il giorno della conoscenza della Campagna Dosta!

La Missione Evangelica Zigana (MEZ) organizza una giornata con lo scopo di far conoscere ai padovani le ricchezze espresse delle culture sinte e rom: “Il giorno della conoscenza, le ricchezze delle culture sinte e rom”.
Vi aspettiamo a Padova giovedì 30 dicembre 2010 dalle ore 14.30 al Piccolo Teatro Don Bosco, in via Asolo n. 2 (zona Paltana).
Apriremo la giornata con musica e canti sinti e vi presenteremo la Campagna Dosta!
Alle 15.00 proietteremo un filmato sul “Porrajmos” e sulla situazione attuale dei Sinti e dei Rom.
Alle 16.00 discuteremo insieme sulle problematiche sociali e le discriminazioni vissute dalle comunità sinte e rom. La tavola rotonda sarà coordinata dal Pastore Davide Casadio e dal Pastore Marco Reinhart.
Alle 18. sarà offerto ai partecipanti un buffet.
Alle 19.00 termineremo la giornata con musica e canti sinti.

Il giorno della conoscenza è un evento della Campagna Dosta! (basta!) organizzata con il sostegno dell’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziali ed Etniche presso il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Alle ore 20.00 dopo l’evento della Campagna Dosta! la” MEZ” organizza una riunione di evangelizzazione con canti, testimonianze e predicazione della parola di Dio.

La Missione Evangelica Zigana (http://www.adi-mez.it/) nasce in Italia intorno agli anni 80 e deve la propria esistenza al risveglio francese avvenuto nel 1948. Oggi la MEZ, associata alle Assemblee di Dio in Italia (A.D.I.) conta oggi circa duemila aderenti, in maggior parte Sinti italiani. Attualmente i pastori consacrati sono quaranta; sei di essi svolgono attività missionaria in alcuni paesi dell’Europa dell’Est (Slovenia, Serbia, Slovacchia, Ungheria e Romania) allo scopo di evangelizzare le comunità rom e sinte di quelle regioni.

Il giorno della conoscenza è organizzato in collaborazione con l’associazione Sucar Drom, l’associazione Sinti Italiani, l’Istituto di Cultura Sinta e la Federazione Rom Sinti Insieme.

Per informazioni e contatti
Pastore Davide Casadio
telefono 334 2511887, e-mail casadio1970@libero.it

Per indicazioni stradali: Diego Reinhart 338 9591134

LA CAMPAGNA DOSTA!
L’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, nell’ambito delle sue attività istituzionali ed in collaborazione con le principali associazioni rom e sinte, ha lanciato per l’anno 2010 la Campagna DOSTA, una grande iniziativa di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle comunità rom in Italia.
La Campagna DOSTA (“Basta” in lingua romanes) è stata già promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea nell’ambito del terzo programma congiunto “Equal Rights and Treatment for Roma”. La campagna DOSTA è stata già realizzata con successo in cinque paesi dell’Europa dell’Est: Albania, Bosnia e Herzegovina, Montenegro, Serbia, Slovenia ed Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, mentre è di prossima presentazione la campagna in Francia e Bulgaria.
La Campagna è stata pensata e condivisa con le principali reti di associazioni rom e sinte in Italia: la Federazione Rom e Sinti Insieme, la Federazione Romanì, UNIRSI. Le associazioni operano all’interno di un Tavolo di coordinamento ROM istituito e coordinato dall’UNAR e collaborano alla pianificazione della campagna e alla progettazione e realizzazione degli eventi previsti, in collaborazione con le istituzioni locali coinvolte dalle iniziative.
Obiettivo generale della Campagna è quello di favorire la rimozione degli stereotipi e pregiudizi nei confronti delle comunità rom e sinte attraverso una strategia globale di confronto e conoscenza reciproca.
Obiettivi specifici della Campagna sono quelli di:
- favorire una migliore conoscenza della cultura Rom e del suo contributo nella storia europea attraverso mostre e spettacoli, premi, seminari e conferenze, eventi pubblici e campagne sui media;
- promuovere un confronto diretto con la realtà rom ed i rischi di discriminazione ed esclusione sociale attraverso percorsi formativi per il mondo del giornalismo e gli enti locali, tavoli di lavoro e occasioni pubbliche di dibattito

martedì 28 dicembre 2010

Il Giorno della Memoria 2011: le proposte sul Porrajmos

L’Istituto di Cultura Sinta ogni anno organizza eventi in tutta l’Italia per riflettere sulle persecuzioni su base razziale subite dalle minoranze sinte e rom durante il fascismo e il nazismo in Italia, in Germania e nei Paesi occupati.
Quest’anno continuano a giungere richieste, in forte ritardo, da Istituzioni e Associazioni. Per questa ragione per la prima volta pubblichiamo in maniera sintetica le proposte dell’Istituto per il 2011, considerando che di norma gli eventi iniziano in prossimità del 27 gennaio e terminano prima dell’otto aprile, la Giornata Mondiale dei Sinti e dei Rom.
L’Istituto, quest’anno, propone:
- la proiezione in esclusiva nazionale del film Korkoro (Liberté) di Tony Gatlif;
- l’esposizione della bandiera rom e sinta (in foto);
- la mostra fotografica / documentario “Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz”;
- laboratori con i ragazzi della scuola media superiore ed inferiore con proiezione di filmati sul Porrajmos;
- incontri pubblici con ricercatori dell’Istituto.
Le associazioni e le istituzioni che fossero interessate possono inviare una mail all’indirizzo dell’Istituto (ics@sucardrom.191.it) o telefonare in Istituto in orario di ufficio al numero 0376 360643.

mercoledì 22 dicembre 2010

Milano, rom: è una questione di giustizia

Ha ragione don Colmegna: smettiamola di soffiare sul fuoco della paura contrapponendo i rom a chi è in attesa di una casa Aler. Cosa ha detto il tribunale? Che negare le case a queste famiglie perché rom è palese discriminazione su base etnica, cioè puro razzismo.
Ma in primo luogo ha detto che si tratta di una questione di giustizia. Nessuno può andare oltre la legge, nemmeno il Comune o un Prefetto. Il patrimonio pubblico è per tutti e gli appartamenti sono stati dati nel rispetto di una procedura regolare e rigorosa in tutti i suoi passaggi.
Le famiglie che hanno ricorso contro la mancata assegnazione hanno quindi semplicemente chiesto il rispetto della legge e il giudice non poteva far altro che riaffermare uno stato di diritto, altrimenti compromesso.
Quelle case sono state assegnate alle associazioni così come concordato da Comune, Regione e Prefetto, per darle in affitto temporaneo ai Rom. Quei rom che hanno fatto un percorso d'integrazione e continueranno ad essere supportati e accompagnati anche in questo trasferimento forzato da Triboniano, che altro non è che uno sfratto, in quanto allontanati da un campo regolare.
Si tratta di appartamenti non agibili e pertanto non assegnabili a tutt'oggi. Nulla viene tolto a chi è in lista d'attesa per l'assegnazione delle case ALER. E a dirla tutta è solo grazie al fatto che verranno ristrutturati dalle associazioni, se fra qualche anno potranno rientrare tra gli alloggi Aler assegnabili.
A Milano ci sono 5000 appartamenti in questa situazione. E' questo che grida scandalo. Cosa hanno fatto Lega e PDL negli ultimi quindici anni di governo per garantire ai milanesi l'agibilità di migliaia di appartamenti? Quali le alternative messe in campo: la soluzione finale per la Lega o quella del PDL che si rivolge a suadenti benefattori?
Ligresti ad esempio ha offerto un rudere: la fatiscente cascina Campazzino e con i soldi dei milanesi chiede che venga ristrutturata. Poi il Comune dovrà pagare l'affitto per le famiglie rom. A conti fatti per il signor Ligresti sarà un ottimo affare: gli ristrutturano lo stabile e incassa pure l'affitto. Questa sì che chiama giustizia sociale.
Anziché prestarci al gioco di scaricare sui Rom le inefficienze di questa amministrazione chiediamo con forza che il Comune si prenda l'impegno di dare risposte concrete sulla vera emergenza di questa città: il diritto ad una casa cominciando con la ristrutturazione degli appartamenti sfitti e murati da anni. di Ines Patrizia Quartieri, Consigliere comunale a Milano

martedì 21 dicembre 2010

Milano, sentenza storica!

Il Tribunale civile di Milano ha accolto il ricorso presentato da dieci rom del campo milanese di via Triboniano (in foto) contro il sindaco Letizia Moratti, il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il prefetto Gian Valerio Lombardi, col quale hanno chiesto che vengano assegnate loro le case popolari in adempimento di un progetto di autonomia abitativa che era stato in un primo tempo sottoscritto dall'amministrazione comunale e poi bloccato. Era intervenuto direttamente il Ministro Maroni con una dichiarazione scioccante: niente case popolari ai rom. Una vera e propria istigazione alla discriminazione etnica.
Dopo un mese da quella dichiarazione scioccante dieci rom hanno presentato ricorso e oggi il Tribunale civile di Milano gli ha dato ragione: la mancata assegnazione degli alloggi è avvenuta «in dipendenza dell'origine etnica» delle persone che avrebbero dovuto entrare negli alloggi. Un macigno è caduto sulle parole del Ministro Maroni e sulle azioni conseguenti del Sindaco Moratti e del Prefetto Lombardi, un macigno che si chiama razzismo!
Un ringraziamento per questa sentenza va agli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri che con spirito di servizio hanno sostenuto i Rom e a tutte le persone e alle associazioni che hanno supportato l’iniziativa.
Questa sentenza è importante perché lancia un messaggio chiaro a tutti i Sinti e Rom in Italia: le discriminazioni, anche quelle istituzionali, sono punite dallo Stato italiano. Bisogna avere il coraggio di denunciare quando si è vittima di discriminazioni. Troppo spesso si ha paura, sfiducia nella giustizia. Oggi quella paura e quella sfiducia è stata cancellata dalla sentenza emessa dal Giudice civile Roberto Bichi.
Immediate le reazioni scomposte di alcuni esponenti della Lega Nord che come sempre cercano di contrapporre poveri rom a poveri appartenenti alla cultura maggioritaria. Il solito gioco per nascondere l’incapacità politica nel rispondere ai bisogni espressi dai milanesi, rom compresi. Le case popolari non mancheranno perché verranno assegnate a venticinque famiglie rom ma perché chi ha governato Milano negli ultimi vent’anni (Lega Nord) non ha mai approntato seriamente un piano casa.
In queste feste natalizie godiamoci questa storica sentenza e speriamo che i milanesi si sveglino e diano a primavera il ben servito a politici incapaci che hanno distrutto Milano. di Denis Gabrieli

venerdì 17 dicembre 2010

Mirko Levak e Taro Debar, scomparsi due grandi uomini

Queste giornate prenatalizie del 2010 sono di lutto per le comunità sinte e rom italiane. A distanza di pochi giorni sono venuti a mancare i due “grandi vecchi”, uno sinto e uno rom.

AMILCARE DEBAR, detto Taro, sinto piemontese, staffetta e partigiano combattente (col nome di Corsaro) nella 48^ Bgt Garibaldi "Dante Di Nanni", comandata da Napoleone Colajanni "Barbato". Era nato a Pinerolo il 16.6.1927; è venuto a mancare a Cuneo, dove viveva da molti anni.

EMILIO LEVAK, detto Mirko, rom kalderash, ultimo rom italiano sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz e partigiano dopo la fuga dal campo. Era nato a Postumia il 25 marzo 1927; è venuto a mancare a Venezia, dove viveva da molti anni.

Personalmente non conoscevo bene Taro, l’ho incontrato solo una volta tanti anni fa. Conoscevo invece molto bene Mirko (in foto) con cui ho viaggiato e raccontato a ragazzi ed adulti cosa è stato il Porrajmos per i rom e i sinti italiani ed europei.
L’ultima volta che abbiamo viaggiato insieme è stato due anni fa. Eravamo stati invitati a parlare del Porrajmos dalla Regione Piemonte e dall’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli".
Ero andato a prenderlo in macchina a casa sua a Marghera di Venezia, dove viveva circondato dall’amore e dalle cure delle figlie e dei figli. Mi aveva fatto vedere, come ogni volta, la statua della Madonna che aveva in giardino. Era stato lì che aveva registrato la sua ultima testimonianza, la più completa, su ciò che era stato il Porrajmos per lui e per la sua famiglia. Testimonianza contenuta nel doppio dvd, edito dalla Casa editrice A, sulla persecuzione su base razziale subita dai sinti e dai rom durante il fascismo e il nazismo.
Era un pomeriggio di sole e siamo partiti insieme per Biella, un viaggio di 370 km, attraversando quel Nord Italia, dove proprio in quei mesi si erano scatenati i più bassi istinti contro le minoranze rom e sinte. Mirko era triste per quello che stava succedendo ma aveva quella capacità di farti comunque sorridere. Come hanno scritto i suoi figli era un uomo semplice e onesto che aveva però la capacità di sorridere e far sorridere anche dopo a tutto l’orrore che era stato costretto a subire.
Un uomo intelligente e pieno di vitalità che è riuscito a superare l’orrore e a costruire una grande famiglia. Quel pomeriggio mi ha subito raccontato dei tanti nipoti e pronipoti ma anche del dolore che aveva nel cuore per la scomparsa della sua adorata moglie Silvana. Andava a trovarla quasi tutti i giorni al cimitero di Marghera, dove riposava da undici anni.

Mirko aveva conosciuto e sposato Silvana subito dopo la fine della guerra, quando il nazifascismo è stato sconfitto. La moglie non apparteneva alla minoranza rom, era una ragazza di Chioggia. Insieme alla moglie ha girato per tutto il Nord e il Centro Italia con la loro attività di calderai. Hanno avuto quattordici figli, uno purtroppo scomparso. Una grande famiglia che oggi conta più di centocinquanta persone tra figli, nipoti e pronipoti. Mirko era molto orgoglioso della sua grande famiglia. Una famiglia rom kalderash.
Mirko, già a partire dalla fine degli Anni Sessanta, si ferma con la famiglia a Venezia in via Vallenari, in quello che diventerà in seguito il “campo nomadi” di Venezia. Dopo alcuni anni lui e tutti i figli si sono stabiliti a Marghera nelle case. Certo si stava molto più comodi in casa e poi si aveva sempre il camper e la roulotte per continuare a viaggiare e lavorare.
Mirko era stato catturato dai soldati tedeschi nel 1943, mentre con la famiglia fuggiva dalla furia degli ustascia di Pavelic che dal 1941 governavano la Croazia. Il regime di Pavlevic si è contraddistinto per la ferocia contro i rom e i sinti. Tant’è che i rom kalderash che erano arrivati ad Auschwitz dal campo di sterminio di Jasenovac, gli raccontavano che al confronto stare ad Auschwitz era una villeggiatura. Poi la sua fuga rocambolesca durante un trasferimento, l’incontro con i partigiani e finalmente la liberazione.
Un’adolescenza, quella di Mirko, segnata dall’incubo e dal dolore di aver visto i propri cari mandati allo sterminio, prima gasati e poi bruciati nei forni crematori. Un orrore! Eppure era riuscito a trovare dentro la forza per andare avanti per non rinchiudersi e ricominciare la vita insieme a Silvana la sua compagna per tutta la vita. Mi ha però raccontato che sempre sentiva dentro di sé un rumore assordante che angosciava. Era ancora incredulo per quello che era successo tanti anni fa. Mi chiedeva sempre: ma perché ce l’avevano tanto con noi? Siamo persone come le altre, quando mi taglio il dito il mio sangue è rosso, uguale al loro!
Mirko mi ha spiegato spesso che era difficile raccontare quello che aveva subito e quello che aveva visto, mi diceva con il sorriso sulle labbra: e chi mai mi crederà? E infatti fino alla fine Mirko ha aspettato un riconoscimento dallo Stato Italiano che non è mai arrivato. Una vergogna di cui mi sento anche io responsabile e penso che ognuna delle persone che hanno conosciuto Mirko si debba sentire in parte responsabile.
A sessantacinque anni dalla sconfitta del nazifascismo l’Italia non ha ancora riconosciuto ufficialmente la persecuzione su base razziale subita dai sinti e dai rom. La legge che istituisce Il Giorno della Memoria non fa menzione dei rom e dei sinti.
Oggi Mirko riposa insieme alla sua adorata Silvana. Mentre lo guardavo il giorno del funerale mi ha preso un dolore dentro che non so quando si spegnerà. di Carlo Berini

La sposa bambina: io so che…

IO SO CHE… in tutta questa vicenda ci sono degli aspetti ancora poco chiari, perché sono stati taciuti e nascosti fin dall’inizio, aspetti non secondari su questa “verità zingara”.
Io so che la voce dei Rom non ha lo stesso peso di quella di un italiano, a patto che non sia della parte dei Rom.
Lo so che i testimoni Rom contano poco, mentre le dichiarazioni di un operatore del Comune, anche se assente durante i fatti in questione, valgono di più, soprattutto se dimostra diffidenza verso i Rom.
Io so che è più facile e comodo seguire le sirene urlanti dei pregiudizi e della superficialità, che mantenere una seria obiettività, ormai compromessa e condizionata dalle bugie gridate da una stampa compiacente e collaudata a gettare fango sui Rom.
Lo so che tra il progetto “Città sottili” del comune di Pisa e questa vicenda ci sono strette relazioni che spesso soffocano e condizionano la vita Rom.
Io so che anche quando un Rom è vittima, spesso gli capita di sedere sul banco degli imputati..
Lo so che il giudice di Bergamo, che ha rilasciato in pochi giorni il Marocchino accusato di avere ucciso la piccola Yara di Brembate, non è lo stesso di Firenze..
Lo so che il razzismo che colpisce i Rom non è questione di integrazione, ma si alimenta anche dalla crisi economica in atto.
Io so quanto sia facile condizionare il pensiero dei minorenni..ma chi controlla il controllore?
Lo so che la mia testimonianza è poco credibile perché “sono in buoni rapporti con i Rom”, mentre quella che dimostra sospetto verso i Rom è più “obiettiva” , quindi merita di essere presa in considerazione, anche quando è superficiale e ambigua.
Lo so che in questa vicenda i Rom hanno le loro colpe.. la più grande è quella di essere Rom.
Semplicemente lo so, perché credo di saper distinguere una bugia, dalla realtà dei fatti, senza essere dell’Anti-Mafia.
Invece, quello che non so più con certezza è se il rispetto dei diritti, oggi vale ancora per tutti o può essere sospeso in base a categorie di appartenenza etnica?

Le verità occultate sul matrimonio dei due minorenni rom di Coltano

9 Febbraio – 16 Febbraio 2010. 1° visita dei genitori del promesso sposo in Kosovo a Ferizaj per conoscere i genitori della futura sposa del loro figlio: entrambi si erano conosciuti e parlati per diversi mesi via internet, attraverso la Web Cam.

11 Maggio – 16 Maggio. 2° visita della mamma del giovane Rom in aereo, accompagnata da Hery e Violza (zii del ragazzo) che raggiungono Ferizaj in macchina, lo scopo è arrivare a definire l’accordo con la famiglia della giovane sposa in vista del matrimonio dei due ragazzi Rom. Accordo che viene raggiunto secondo le usanze Rom, suggellato dalla festa celebrata in casa della famiglia con il coinvolgimento del vicinato e dei parenti. La futura sposa circola su una Limousine in segno di festa per le vie della cittadina e per mostrare pubblicamente l’intesa raggiunta dalle due famiglie. Tutto documentato da un video che verrà poi visto a più riprese dai Rom di Coltano. I genitori della ragazza salutano e affidano la loro figlia a Hery e Violza. Partono per l’Italia il 18 Maggio con la macchina di Hery.
20 Maggio 2010. Arrivo a Coltano della ragazza rom. Si celebra una festa, accompagnata anche da una band musicale rom. Vi partecipano tantissimi Rom di Coltano, la ragazza veste gli abiti di festa della tradizione rom, balla è serena ed è presentata ai famigliari del futuro sposo, salutata anche da tanti altri Rom di Coltano e conosce di persona il suo futuro marito. Ci sono fotografie che testimoniano il suo arrivo a Coltano e quelle delle feste celebrate il giorno dopo e anche il 31 Maggio. La festa si protrae per tante ore, fino a notte. Anche il giorno seguente avviene un’altra festa, sempre al campo di Coltano.
1 Giugno 2010. A Gello, vicino a Pontedera alle 18.00 si celebra la festa vera e propria del matrimonio, con la partecipazione di centinaia di Rom, provenienti anche da fuori dell’Italia: Francia, Croazia, Germania. I giovani sposi Rom fanno il loro ingresso su una macchina scoperta, affittata per l’occasione. Vengono scattate centinaia di fotografie.
1 Settembre 2010. Un gruppo di Rom, per alcune ore occupa simbolicamente il nuovo villaggio Rom (ancora vuoto), esasperato dall’infinita attesa e dall’atteggiamento omissivo dei responsabili del progetto Città Sottili del Comune di Pisa, chiedono un incontro con l’Assessore Politiche Sociali per avere delle risposte sull’assegnazione degli alloggi e sulle prospettive future per chi rimarrà escluso.
2 Settembre 2010. La risposta del comune è l’occupazione “militare” (carabinieri, vigili urbani e polizia) del villaggio: paura e rabbia si alternano tra Rom di Coltano… Nel trambusto di quelle ore la “sposa bambina” avvicina un agente e comunica la sua volontà di tornare a casa. Vengono assegnati in questo clima di paura gli alloggi. Quattro famiglie rimangono fuori dall’assegnazione.
8 Settembre 2010. La giovane sposa Rom viene portata via dal campo dalle Forze dell’Ordine e affidata ad una comunità protetta.
26 Ottobre 2010. Vengono arrestati 6 Rom: lo sposo della minorenne, i suoi genitori, la nonna e i due zii che hanno portato la futura sposa minorenne in Italia con gravi accuse su di loro: rapimento, violenza sessuale di gruppo anche da parte dei Rom del campo, riduzione stato di schiavitù e maltrattamenti. Viene portata via anche un’altra giovane sposa del campo, senza alcuna spiegazione e affidata segretamente ad una struttura protetta. Le indagini sono coordinate dall’Anti-Mafia di Firenze. Tra il materiale sequestrato dalla Polizia ci sono le centinaia di foto delle feste in una cornice digitale e il video girato a Ferizaj durante la festa del fidanzamento… che fine hanno fatto? Ha inizio una intensa campagna giornalistica di diffamazione sulla comunità Rom, capeggiata dalla redazione locale de Il Tirreno e avvallata dal comune di Pisa. Il quotidiano locale La Nazione manterrà invece, un atteggiamento più prudente. D’ora in poi gli operatori del Comune che visitano il campo, sosterranno la versione della ragazza, mantenendo un atteggiamento di sospetto sui famigliari coinvolti rimasti al campo: un finto interessamento per acquisire ulteriori dati contro i Rom coinvolti. Dice un saggio: “Non mi preoccupa chi dice che vuole fare del male, ma chi pensa di fare il bene!” Intanto in città monta la rabbia nei confronti dei Rom. In diverse occasioni sono presi di mira dalla gente, derisi ed insultati. Il fatto più grave presso il Distretto Sanitario al CEP, dove la mamma del giovane marito che usufruisce degli arresti domiciliari perché incinta, si reca il 2 Dicembre per una visita di controllo, scortata da agenti penitenziari ma viene insultata dalla stessa dottoressa, la invita a farsi visitare altrove, in un primo momento rifiuta la visita medica che le spetta, ma poi ci ripensa solo per rispetto delle guardie penitenziarie che l’hanno scortata.
Intanto, durante il periodo di detenzione presso il carcere minorile di Firenze il giovane marito verrà picchiato diverse volte dagli stessi detenuti.
15 Novembre 2010. Conferenza stampa dei Rom al campo di Coltano, indetta per far sentire per la prima volta la voce dei Rom sulla vicenda, visto che nessuno ha sentito il bisogno di ascoltare la loro voce e le loro testimonianze. I quotidiani locali de Il Tirreno e La Nazione non intervengono!
10 Dicembre 2010. Viene arrestato anche il nonno del giovane marito, con l’accusa di essere l’organizzatore materiale della “compravendita di minorenni”.
11 Dicembre 2011. A Firenze nell’aula bunker anti mafia, si celebra l’incidente probatorio, dove finalmente la difesa degli imputati per la prima volta, ha la possibilità di interrogare la ragazza e far emergere le contraddizioni nelle versioni fornite dalla giovane sposa Rom. La nonna viene scarcerata, mentre per gli altri imputati il Pubblico Ministero si oppone caparbiamente a misure di scarcerazioni.
di Don Agostino Rota Martir, Coltano (Pisa), campo nomadi, 16 dicembre 2010

giovedì 16 dicembre 2010

Roma, giovani rom in azione

Il 17 dicembre 2010 la Romà Onlus presenta "Giovani Rom in Azione". La serata costituisce l'evento di presentazione del progetto "Youth in Action For Roma Participation".
L'iniziativa si svolgerà presso il "Grande Club" (Via Raimondo Monteccuccoli, 8 - zona Pigneto) e includerà videoproiezioni, musica dal vivo, dance music e performance di danza tradizionale.
"Youth in Action For Roma Participation" (finanziato dalla Commissione Europa nell'ambito del programma "Youth in Action") è un progetto promosso dalle associazioni prevalentemente costituite da rom e sinti Romà Onlus (Roma) e Amaro Drom (Berlino).
Il progetto vede, per la prima volta in Italia, la partecipazione di un gruppo misto di giovani rom e non rom e avrà una durata di 14 mesi.
Attraverso una serie di attività intende creare uno spazio per il gruppo di giovani coinvolto perché essi possano mettere in comune idee, esperienze e buone pratiche per incrementare la partecipazione attiva dei giovani e stabilire nuovi contatti.
"Youth in Action for Roma Participation" vuole sperimentare la possibilità di mettere in rete giovani rom e non rom a livello nazionale e internazionale e dare ad essi la possibilità di confrontarsi con giornalisti, parlamentari ed esponenti della società civile.
L'obiettivo è quello di formare una nuova generazione di Rom in grado di far valere le proprie idee, di costruire una campagna informativa, di presentare un'interrogazione parlamentare o semplicemente sviluppare idee per migliorare la situazione dei giovani rom nella propria città.
Il progetto aderisce alla rete europea dei giovani rom e non rom Ternype - International Roma Youth Network.
Il programma comunitario Youth in Action sostiene la partecipazione attiva dei giovani alla vita democratica.
Per ulteriori informazioni e per seguire gli sviluppi futuri del progetto: http://www.romaonlus.it/, Facebook Romà Onlus. Contatti: info@romaonlus.it, +39 06 648 29 795 / 348 39 15 709

Il giorno della conoscenza, le ricchezze delle culture sinte e rom

La Missione Evangelica Zigana (MEZ) organizza una giornata con lo scopo di far conoscere ai piacentini le ricchezze espresse delle culture sinte e rom: “Il giorno della conoscenza, le ricchezze delle culture sinte e rom”.
Vi aspettiamo domenica 19 dicembre 2010 dalle ore 14.30 a San Pietro in Cerro in via Villa Nova n. 12, presso La Scuola Biblica della Mez.
Apriremo la giornata con musica e canti sinti e vi presenteremo la Campagna Dosta!
Alle 15.30 proietteremo un filmato sul Porrajmos e sulla situazione attuale dei Sinti e dei Rom.
Alle 16.00 discuteremo insieme sulle problematiche sociali e le discriminazioni vissute dalle comunità sinte e rom. La tavola rotonda sarà coordinata dal Pastore Davide Casadio e dal Pastore Robert Fabio.
Alle 18.00 sarà offerto ai partecipanti un buffet.
Alle 19.30 termineremo la giornata con musica e canti sinti.

Il giorno della conoscenza è un evento della Campagna Dosta! (basta!) organizzata con il sostegno dell’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziali ed Etniche presso il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La Missione Evangelica Zigana (http://www.adi-mez.it/) nasce in Italia intorno agli anni 80 e deve la propria esistenza al risveglio francese avvenuto nel 1948. Oggi la MEZ, associata alle Assemblee di Dio in Italia (A.D.I.) conta oggi circa duemila aderenti, in maggior parte Sinti italiani. Attualmente i pastori consacrati sono quaranta; sei di essi svolgono attività missionaria in alcuni paesi dell’Europa dell’Est (Slovenia, Serbia, Slovacchia, Ungheria e Romania) allo scopo di evangelizzare le comunità rom e sinte di quelle regioni.

Il giorno della conoscenza è organizzato in collaborazione con l’associazione Sucar Drom, l’associazione Sinti Italiani, l’Istituto di Cultura Sinta e la Federazione Rom Sinti Insieme.

Per informazioni e contatti
Pastore Davide Casadio
telefono 334 2511887, e-mail casadio1970@libero.it


LA CAMPAGNA DOSTA!
L’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, nell’ambito delle sue attività istituzionali ed in collaborazione con le principali associazioni rom e sinte, ha lanciato per l’anno 2010 la Campagna DOSTA, una grande iniziativa di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle comunità rom in Italia.
La Campagna DOSTA (“Basta” in lingua romanes) è stata già promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea nell’ambito del terzo programma congiunto “Equal Rights and Treatment for Roma”. La campagna DOSTA è stata già realizzata con successo in cinque paesi dell’Europa dell’Est: Albania, Bosnia e Herzegovina, Montenegro, Serbia, Slovenia ed Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, mentre è di prossima presentazione la campagna in Francia e Bulgaria.
La Campagna è stata pensata e condivisa con le principali reti di associazioni rom e sinte in Italia: la Federazione Rom e Sinti Insieme, la Federazione Romanì, UNIRSI. Le associazioni operano all’interno di un Tavolo di coordinamento ROM istituito e coordinato dall’UNAR e collaborano alla pianificazione della campagna e alla progettazione e realizzazione degli eventi previsti, in collaborazione con le istituzioni locali coinvolte dalle iniziative.
Obiettivo generale della Campagna è quello di favorire la rimozione degli stereotipi e pregiudizi nei confronti delle comunità rom e sinte attraverso una strategia globale di confronto e conoscenza reciproca.
Obiettivi specifici della Campagna sono quelli di:
- favorire una migliore conoscenza della cultura Rom e del suo contributo nella storia europea attraverso mostre e spettacoli, premi, seminari e conferenze, eventi pubblici e campagne sui media;
- promuovere un confronto diretto con la realtà rom ed i rischi di discriminazione ed esclusione sociale attraverso percorsi formativi per il mondo del giornalismo e gli enti locali, tavoli di lavoro e occasioni pubbliche di dibattito



venerdì 3 dicembre 2010

Milano, riparte il Festival Dosta! con un grande concerto: l’arte unisce, il pregiudizio divide

Giovedì 9 dicembre alle ore 21 all’Auditorium San Fedele, in via Hoepli 3/b il Festival Dosta! a Milano si conclude con il concerto organizzato dalla Federazione Rom e Sinti Insieme e l’Associazione UPRE ROMA in collaborazione con la Fondazione Fabrizio De André e Radio Popolare.
La campagna “DOSTA!” (“basta” in lingua romanes) promossa dalla Comunità europea è coordinata e finanziata dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) in collaborazione con il Consiglio d’Europa e con le principali federazioni rom e sinte per promuovere in Italia una maggiore conoscenza della cultura dei Rom e dei Sinti, la più grande minoranza etnica d’Europa, e per sconfiggere con la conoscenza gli stereotipi che hanno sempre accompagnato questo popolo.
Il concerto si aprirà con un omaggio a Django Reinhardt, in occasione del centenario della sua nascita. Il grande musicista manouche che influenzò la musica jazz con le sue composizioni e il suo grande virtuosismo verrà celebrato dalla Delirium Jazz Band.
A seguire artisti rom incroceranno le loro voci e i loro strumenti con artisti gagi, creando originali ed insolite band promiscue:
- Tonino Carotone e la Banda del villaggio solidale
- i Perturbazione e il maestro George Moldoveanu e il suo violino
- la Banda Osiris e i Muzikanti di Balval, con il maestro Jovica Jovic (in foto) alla fisarmonica e le danze di Melissa Mattiussi.
Nel corso del concerto si alterneranno immagini e testi con Dijana Pavlovic, Alessio Lega e ospiti a sorpresa. La serata sarà condotto da Davide Facchini di Radio Popolare.
In questa occasione la Federazione Rom e Sinti insieme e l’associazione UPRE ROMA ringraziano la Fondazione Culturale San Fedele, la Casa della Cultura, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, la Fondazione Fabrizio De André per il contributo e il sostegno dato a tutta la campagna milanese.

giovedì 2 dicembre 2010

Il Festival Dosta! sbarca a Venezia

Piacere di conoscervi!
Siamo i Rom e i Sinti, ma molti per ignoranza o cattiveria ci chiamano “zingari” o “nomadi”.
Viviamo in mezzo a voi da circa seicento anni ma ancora in pochi ci conoscono veramente.
Probabilmente avete letto sui giornali che siamo sporchi, ladri, accattoni… ma non è così. Certo alcuni di noi sono molto poveri e alcuni hanno commesso degli sbagli. Ma non siamo tutti uguali anche se siamo tutti presi di mira da discriminazioni e in alcuni casi da razzismo vero e proprio.
In Europa siamo in dodici milioni, in Italia molto meno, circa 100.000. In maggioranza siamo Cittadini italiani dal 1871 ma alcuni di noi vengono dalla ex Yugoslavia e dalla Romania: scappati dalla guerra o dalla miseria.
Provate ad immaginare di non poter avere documenti (anche se i vostri e genitori sono nati in Italia), di non poter chiedere lavoro o continuare a studiare per questo motivo, di dover aspirare al massimo a vivere in un container o in una roulotte… di essere allontanati se entrate in un bar, di essere oggetto di battute e scherno… che vita sarebbe? La vita di molti di noi al momento.
Noi siamo i Rom e Sinti e come ogni altra minoranza abbiamo una lunga memoria storica, valori, costumi, tradizioni, arti, talenti, musica e bellezza. Abbiamo i colori di una civiltà millenaria che non hai mai preso parte ad una guerra. Tutto questo tuttavia resta confinato troppe volte negli angusti spazi che occupiamo alle periferie delle città, in ghetti che chiamano “campi nomadi”.
La campagna DOSTA (“Basta” nella lingua romanes), promossa dall’UNAR, può rappresentare la possibilità di superare quel muro del pregiudizio che circonda la nostra gente.
Noi vi tendiamo una mano, metteremo in piazza frammenti della nostra cultura, vi sorprenderemo con il calore della nostra musica, le emozioni delle nostre danze e lo faremo in una serie di eventi che si snoderanno per tutta Italia, accompagnati da seminari e conferenze, mostre fotografiche e proiezioni video, momenti di riflessione in cui ci racconteremo a voi.
Venite a conoscerci. Vi aspettiamo a Venezia:

Giovedì 9 dicembre 2010, ore 21:00 Casa dei Beni Comuni "Morion", Salizada San Francesco della Vigna - Castello
PROIEZIONE DEL FILM: "Io, la mia famiglia rom e Woody Allen" di Laura Halilovic, a cura di: Studenti del Master in Diritti Umani e Democratizzazione (E.MA), del Centro Europeo Inter-Universitario (EIUC)

Venerdì 10 dicembre 2010, ore 21.00 Casa dei Beni Comuni "Morion", Salizada San Francesco della Vigna - Castello
CONCERTO: Django's Clan. Nel centenario della nascita di Django Reinhardt, genio sinto della musica jazz europea, un concerto che ne ripercorre l'arte e la tecnica.

Lunedì 13 dicembre 2010, ore 21.00 Teatro Aurora - Marghera
SPETTACOLO TEATRALE: "Rom Cabaret" di e con Dijana Pavlovic.

Lunedì 20 dicembre 2010, ore 18:30 Scoletta dei Calegheri, Campo S. Toma Venezia
WORKSHOP: "io non discrimino – l’esperienza degli osservatori contro le discriminazioni razziali". Intervengono: Massimilano Monnanni – Direttore UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Gianfranco Bettin – Assessore Politiche Giovanili e Pace, Carlo Berini – Federazione Rom e Sinti Insieme, Alessandra Sciurba – Associazione SOS Diritti

Tutti gli eventi sono ad INGRESSO GRATUITO

Gli eventi sono organizzati dalla Federazione Rom e Sinti Insieme e dalla Rete Tuttiidirittiumanipertutti di Venezia, in collaborazione con il Centro Pace del Comune di Venezia e l'UNAR.

Il Festival Dosta si inserisce nella manifestazione DIRITTI PER TUTTI – IO NON DISCRIMINO, organizzata dalla Rete Tuttiidirittiumanipertutti di Venezia e comprende anche i seguenti eventi:

Sabato 4 dicembre 2010, dalle ore 16.00 alle 22.00 e Domenica 5 dicembre 2010 dalle ore 12.00 alle 20.00, Ca Foscari Auditorium, Campo Santa Margherita
“Building bridges: connecting through diversity”. Una serie di dibattiti e proiezioni di Corti e Lungometraggi organizzato dagli Studenti del Master in Diritti Umani e Democratizzazione (E.MA), del Centro Europeo Inter-Universitario (EIUC) con sede al Lido, in collaborazione con l’ Università Cà Foscari e il Circuito Off Venice Internation Short Film Festival.

Martedì 7 dicembre 2010, ore 19.30 Campiello delle erbe, S. Polo 2003
"L'asilo negato di fronte alle mura della fortezza Europa" a cura dell’Associazione Metricubi.
Intervengono: Marco Ferrero, avvocato, membro dell'Associaione di studi giuridici sull'immigrazione (ASGI) e Nicola Grigion, progetto Melting Pot Europa.

Giovedì 9 dicembre, ore 17.15 Teatro dei Frari Venezia
IO DECIDO. Primo incontro per l’avvio di un percorso di democrazia partecipativa nel Comune di Venezia. Vieni anche tu a decidere il futuro della nostra Città.

Venerdì 10 dicembre 2010
È il giorno in cui ricorre l'anniversario della firma della dichiarazione universale dei diritti umani avvenuta a Parigi il 10 dicembre 1948 ma è anche il giorno in cui Zaher, ragazzo afgano è morto qui a Venezia proprio il 10 dicembre di due anni fa. Zaher è morto perchè i diritti umani ancora oggi nelle nostre Città, nel nostro paese non sono riconosciuti.
Sabato 11 ore 12.00 nel piazzale antistante il Porto la rete Tuttiidirittiumanipertutti invita la cittadinanza a ricordare la morte di Zaher.

LA CAMPAGNA DOSTA!
L’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, nell’ambito delle sue attività istituzionali ed in collaborazione con le principali associazioni rom e sinte, ha lanciato per l’anno 2010 la Campagna DOSTA, una grande iniziativa di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle comunità rom in Italia.
La Campagna DOSTA (“Basta” in lingua romanes) è stata già promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea nell’ambito del terzo programma congiunto “Equal Rights and Treatment for Roma”. La campagna DOSTA è stata già realizzata con successo in cinque paesi dell’Europa dell’Est: Albania, Bosnia e Herzegovina, Montenegro, Serbia, Slovenia ed Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, mentre è di prossima presentazione la campagna in Francia e Bulgaria.
La Campagna è stata pensata e condivisa con le principali reti di associazioni rom e sinte in Italia: la Federazione Rom e Sinti Insieme, la Federazione Romanì, UNIRSI. Le associazioni operano all’interno di un Tavolo di coordinamento ROM istituito e coordinato dall’UNAR e collaborano alla pianificazione della campagna e alla progettazione e realizzazione degli eventi previsti, in collaborazione con le istituzioni locali coinvolte dalle iniziative.
Obiettivo generale della Campagna è quello di favorire la rimozione degli stereotipi e pregiudizi nei confronti delle comunità rom e sinte attraverso una strategia globale di confronto e conoscenza reciproca.
Obiettivi specifici della Campagna sono quelli di:
- favorire una migliore conoscenza della cultura Rom e del suo contributo nella storia europea attraverso mostre e spettacoli, premi, seminari e conferenze, eventi pubblici e campagne sui media;
- promuovere un confronto diretto con la realtà rom ed i rischi di discriminazione ed esclusione sociale attraverso percorsi formativi per il mondo del giornalismo e gli enti locali, tavoli di lavoro e occasioni pubbliche di dibattito

Cagliari, Babel Film Festival

Presentato oggi il programma del “Babel Film Festival”, primo nel suo genere, sulla conservazione e promozione delle minoranze linguistiche del mondo, ideato e organizzato dall’associazione Babel, da Area visuale e dalla Società Umanitaria con l’Istituto di Cultura Sinta come promotore insieme ad altre realtà.
Dal 6 all’11 dicembre a Cagliari protagoniste esclusive saranno le minoranze linguistiche del mondo tra concerti, incontri, presentazioni di libri, proiezioni, tavole rotonde. 33 opere cinematografiche finaliste, tra cui 18 documentari e 15 fiction, provenienti da tutto il mondo, rappresentano 20 minoranze linguistiche.
Non mancano i sardi: da Salvatore Mereu a Bonifacio Angius, da Marco Antonio Pani, con ben due film “Panas” per la sezione “Fiction” e “Els pintors catalans a Sardenya” per la sezione “Documentari” a Andrea Sanna; da Marina Anedda a Simone Contu e tanti altri. “Ci sono opere da tutto il mondo, come per esempio quelle in arrivo dall’Hymalaya o dal Sud Amazzonia, volte a conservare e a promuovere il dialetto locale.
Tutti i dettagli saranno svelati nella conferenza stampa che presto sarà in città, ogni giorno ci sarà un incontro con un regista seguito da proiezioni, non mancheranno le tavole rotonde come per esempio la presentazione del libro dal titolo “Politiche linguistiche internazionali” oppure quella con i rappresentanti delle più importanti minoranze linguistiche italiane sulle norme nazionali per le minoranze linguistiche italiane, racconta Tore Cubeddu, presidente dell'associazione Babel.
Gran finale l’11 dicembre con i vincitori, designati da una giuria di esperti: Giorgio Diritti, presidente, Gianni Canova, critico cinematografico e docente dell’IULM di Milano, Anna Pavignano, sceneggiatrice del film “Il Postino”, Marco Asunis, presidente FASI, Silvia Negrotti, psicologa linguistica.
Ancora top secret la location della cerimonia di premiazione, “sarà prestigiosa per il gran finale”, ha garantito Tore Cubeddu. E a noi non ci resta che attendere la conferenza stampa dei prossimi giorni per conoscere i dettagli di una manifestazione che si preannuncia una grande festa linguistica e culturale!

mercoledì 1 dicembre 2010

Sucar Drom nel web

Il Consiglio Direttivo di Sucar Drom nei mesi scorsi ha dato mandato all’Istituto di Cultura Sinta di ridisegnare la presenza sul web dell’associazione. L’obiettivo che ci siamo posti è quello di offrire a tutti servizi sempre più articolati e completi, soprattutto nel campo dell’informazione.
In questi cinque anni di lavoro abbiamo utilizzato e sperimentato diverse soluzioni, modificando la nostra presenza sul web con piccole e grandi rivoluzioni: nel 2005 è nato il blog “Sucar Drom” su piattaforma Tiscali; nel 2006 è entrato in rete “Sucar Drom Eu”; nel 2007 il blog “Sucar Drom” si è trasferito su piattaforma blogspot; nel 2008 sono nate “u papieri du velto”, le pagine del mondo; nel 2009 il blog Sucar Drom si è trasformato ne “U Velto – Il Mondo, notizie ed immagini dai mondi sinti e rom” ed è nata la pagina Sucar Drom su Facebook. Quest’anno tante novità a partire da U Velto Radio, la prima radio che trasmette solo musica sinta e rom.
Oggi questa è la nostra offerta sul web:
- Sucar Drom Eu. E’ la pagina istituzionale di Sucar Drom con testi brevi in italiano, sinto ed inglese ad indicare la nostra mission e con i collegamenti agli altri spazi web.
- Facebook Sucar Drom. E’ la pagina istituzionale di Sucar Drom sul social network più famoso nel mondo.
- U Velto – Il Mondo, notizie ed immagini dai mondi sinti e rom. E’ lo spazio web dove potete trovare notizie ma sempre di più brevi approfondimenti selezionati su ciò che succede in Italia e nel Mondo. In particolare le due colonne di destra sono una guida , in costante aggiornamento, per aiutarvi a navigare nel blog ma soprattutto per accedere a tantissime altre pagine.
- Facebook U Velto & Mahalla, notizie ed immagini dai mondi sinti e rom. E’ la pagina visibile a tutti (anche per chi non è iscritto a fb) dove lanciamo le notizie pubblicate dagli organi di stampa italiani ed internazionali. Questa pagina si avvale del contributo di Mahalla - Rom e Sinti da tutto il mondo.
- U Velto Radio. Il Mondo Radio è la scommessa dell’Istituto di Cultura Sinta per portare alla ribalta la musica sinta, rom, manouche, kalè e romanichals. Ad oggi le trasmissioni sono sperimentali.
- Facebook U Velto Radio. E’ la pagina visibile a tutti (anche per chi non è iscritto a fb) per comunicare in tempo reale con gli ascoltatori della radio.
Dal 2005 hanno visitato le nostre pagine web centinaia di migliaia di persone che vivono in Italia, Stati Uniti d’America, Germania, Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Spagna, Romania, Belgio e in altri 66 Paesi, quali la Turchia, Brasile, Canada, Israele, Russia, Arabia Saudita, Giappone, Nigeria, Sudafrica… Un riconoscimento importante per il lavoro lungo e articolato che ogni giorno svolgiamo con determinazione. Grazie a Tutti!!
Carlo, Yuri, Elena, Davide, Barbara, Luca, Denis, Stefano, Vittoria, Bernardino, Morena, Eros, Barbara, Paride, Angela, Giulio, Maverik, Ana Paula, Carlo, Melody e Manuel

Milano, la Casa della Carità e le mamme di Rubattino non dovrebbero ritirare l'Ambrogino

L’attribuzione dell’Ambrogino d’oro alla Casa della Carità, ai genitori di Ribattino e al nucleo polizia locale che si occupa degli sgomberi mi ha fatto pensare molto in questo fine settimana. E sono arrivato a questa conclusione: la Casa della Carità e i genitori non dovrebbero ritirarlo, quel premio.
Perché? Io penso che ci sia dietro un’operazione molto pericolosa, insieme plateale e subdola, che a mio parere assomiglia molto alle recenti e meno recenti campagne revisionistiche, non a caso giocate tutte sul piano simbolico. Parlo di “revisionismo” credo a ragion veduta, perché vedo una logica che, con le dovute proporzioni, mima quella che vorrebbe che si parificassero i meriti di chi ha fatto la Resistenza e quelli di chi militava nel fronte opposto, cioè fascisti e nazisti, passando oltre – insomma - la doverosa e invalicabile differenza tra coloro che si battevano per la libertà e quelli che agivano per ribadire l’oppressione; una scelta che poi precipita, tanto per capirci, sulla trivialità della proposta di far cantare a Sanremo insieme Bella ciao e Giovinezza. È rientrata, ma intanto era stata avanzata.
La logica nella questione Ambrogino è a mio parere la stessa, fatte le debite proporzioni: non sono disposto, per affermare il diritto alla benemerenza civica di organizzazioni formali e non come i genitori o la Casa della Carità, a parificarle nel pubblico riconoscimento a coloro che sono incaricati di sgomberare coloro di cui le altre due organizzazioni si occupano.
Esagero? Se - da parte nostra - si parla giustamente di “barbarie” degli sgomberi, se siamo di fonte all’esplicito tentativo - da parte dell’amministrazione comunale - di una soluzione che vorrebbe essere “finale” del problema rom a Milano, se nell’operatività del nucleo di polizia locale si ha un “obbedire agli ordini” tecnicamente molto efficace, a me non pare che siamo molto lontani da sciagurate stagioni come quelle su cui il revisionismo si preoccupa d’intervenire in modo assolutorio, minimizzante, pacificatorio o addirittura negazionistico.
Penso poi che una protesta vibrata - fino al punto di non ritirare il premio – non farebbe che incoraggiare quel fondo consistente di disagio e dissenso che abbiamo riscontrato tra gli operatori della polizia locale, chiamati a compiti non appropriati, né per attribuzioni né per modalità di esecuzione.
Lascio queste righe alla vostra considerazione; so che tra i firmatari della nostra denuncia ci sono diverse persone che hanno sperimentato le leggi razziali e che anche su questa base l’hanno sottoscritta.
So bene che occorre “maneggiare con cura” i parallelismi o i richiami a stagioni tragiche, se non uniche, di un passato che però come sappiamo non è passato; ma quando lo “stato di eccezione” diventa la regola, credo che occorra esercitare un’attenzione critica inflessibile. di Stefano Nutini