sabato 29 gennaio 2011

Milano, non si ferma la furia razzista

A fine 2010, il presidente del Consiglio ha emanato la proroga dello “stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi” in Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto. Come già avvenuto nel 2008, si sceglie di intervenire con uno strumento giuridico che la legge italiana prevede in caso di “calamità, catastrofe”, o eventi “che per intensità ed estensione debbano essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari”. Lo stesso provvedimento usato in occasione del terremoto in Abruzzo o dell’emergenza rifiuti a Napoli.
A Milano, l’applicazione dell’emergenza "nomadi" ha causato soprattutto 156 sgomberi nel solo 2010. Uno degli aspetti più drammatici sono i bambini continuamente allontanati senza soluzioni alternative. Nonostante il freddo, venerdì 21 gennaio, la polizia locale di Milano ha sgomberato 25 rom rumeni, tra cui 10 bambini, che abitavano l’ex scuola di via Adriano. L’area, da anni abbandonata, è di proprietà dell’Aler, l’ente regionale per la costruzione di case popolari. Alle 7.15, all’arrivo delle forze dell’ordine, Claudia, 7 anni, è già partita per essere in classe. Deve percorrere più di un’ora di strada per raggiungere la scuola vicina a via Rubattino, dove ha vissuto fino allo sgombero del settembre 2010. Felicia, terza media, vedendo arrivare la polizia, ha capito subito cosa sarebbe successo, ma ha voluto comunque andare a scuola perché aveva una verifica di matematica. Invece, suo fratello Ionut, 7 anni, è corso ad aiutare la mamma a salvare la bicicletta e qualche vestito.
Ai rom vengono lasciati pochi minuti per scegliere quali oggetti salvare. Spicca l’assenza dei servizi sociali del Comune. Nei due giorni successivi allo sgombero, la polizia interviene nuovamente per allontanarli dai luoghi in cui provano a passare la notte: il 22 gennaio da una cascina abbandonata a Lambrate e il 23 da Crescenzago. Claudia, Felicia, Ionut e gli altri bambini di via Adriano sono arrivati anche a 10 sgomberi dal settembre 2010 ad oggi. Gianni, 5 mesi di vita, ha già subito 8 sgomberi. La bidella della scuola del fratello maggiore ha deciso di ospitare lui e la mamma per la notte. Le scuole rappresentano per questi bambini dei fortini di pace in una città che li scaccia. di Stefano Pasta, continua a leggere…

venerdì 28 gennaio 2011

Lecce, emessa un'ingiunzione di sgombero contro rom profughi dalla exYugoslavia

È di ieri [25 gennaio] l'ingiunzione di sgombero (priva della firma del Sindaco), da effettuarsi entro 30 giorni, pervenuta ad alcuni nuclei familiari residenti nel campo sosta Panareo dai vigili urbani su iniziativa del dirigente del settore Urbanistica del comune di Lecce arch. Luigi Maniglio. Nell’ingiunzione si ordina, a seguito di un’ispezione del nucleo di vigilanza edilizia presso il Campo Sosta Panareo avvenuta in data 16/11/2010, di abbattere (a spese degli occupanti) entro 30 giorni le “Campine” nelle quali ad oggi ancora abitano una ventina di nuclei familiari.
Con questa autonoma iniziativa, il settore Urbanistica del comune di Lecce, ignorando il lavoro di concertazione che da anni oramai è portato avanti dalle associazioni del terzo settore, dai rappresentati del Campo Rom e dai Servizi Sociali Comunali nel tentativo di far fronte ai numerosi problemi e ostacoli che questo gruppo di cittadini quotidianamente incontra nello svolgimento della propria vita, dimostra ancora una volta l’approccio demagogico con cui ci si affrontano le problematiche sociali e la totale mancanza di una prospettiva volta all’inclusione dei cittadini rom presenti sul territorio leccese.
Questa iniziativa inoltre, mette in luce la completa mancanza di coordinamento tra i diversi settori amministrativi dello stesso Comune di Lecce. Con questa ingiunzione infatti il settore urbanistica dimostra di ignorare le stesse procedura amministrative, visto che la gestione del campo sosta e la concertazione delle iniziative riguardanti lo stesso spetta, secondo il vigente regolamento comunale, ad un comitato interistituzionale. Proprio all’interno di questo comitato, tra l’altro, si erano decise le linee programmatiche di gestione per il campo rom in accordo con i legittimi rappresentanti di quest ultimo, sviluppando un indirizzo che andava in tutt’altra direzione, ovvero quella di prevedere la bonifica della parte del campo ad oggi ancora esclusa dal recente progetto di rifacimento, con il quale il Comune di Lecce ha provveduto alla costruzione nel campo di 16 nuovi nuclei abitativi.

Il suddetto progetto, realizzato dal settore lavori pubblici del Comune, oltre a risultare inadeguato alla capienza degli abitanti del campo (tanto che si era convenuto di lasciare alcune “Campine” integre per permettere alle 14 famiglie e ai 6 single, escluse dal progetto, di conservare un alloggio) è risultato deficitario da un punto di vista tecnico; l’impianto fognario presenta infatti una pendenza sbagliata tanto che i liquami anziché finire nel depuratore, finiscono nelle case localizzate nella parte opposta al depuratore stesso e da lì fuoriescono, inquinando la zona circostante con tutto quello che ne consegue da un punto di vista sanitario.
Proprio per proporre soluzioni a questa incresciosa situazione si stava portando avanti un lavoro di concertazione finalizzato alla bonifica ambientale e sanitaria al fine di garantire condizioni di abitabilità accettabili della zona. Lavoro che questa ingiunzione di sgombero rischia di vanificare andando a peggiorare sensibilmente le già difficili condizioni di vita delle famiglie dei cittadini rom giunti in Italia, è bene ricordarlo, più di 25 anni fa, per sfuggire alle guerre che hanno insanguinato la ex-Jugoslavia.
Di fronte ai diversi problemi strutturali che presenta il campo, più volte denunciati dagli stessi residenti, anziché attrezzarsi politicamente per ricercare soluzioni capaci di garantire un’effettiva inclusione sociale si emettono ingiunzioni di sgombero senza proporre alcuna prospettiva praticabile, creando panico all’interno del campo e ignorando le iniziative intraprese in questi anni per cercare di proporre soluzioni praticabili o quantomeno in grado di attenuare le precarie condizioni di esistenza nel campo in attesa di una soluzione politica che abbandoni la logica segregante e discriminatoria dei campi e che trovi, attraverso il coinvolgimento delle Istituzioni preposte per legge a far ciò (in primis la Prefettura – con i “Consigli Territoriali” – così come da tempo richiesto, insieme a sindacati, associazioni e ufficio Servizi Sociali del Comune dei Lecce), soluzioni che vadano nella direzione di una reale inclusione sociale dei cittadini rom e nella programmazione di forme condivise per rispondere alle richieste sociali (lavoro, scolarizzazione, abitazione) avanzate dagli interessati.
Attendiamo una risposta ufficiale del Comune di Lecce e dalla Prefettura di Lecce che chiarisca la posizione dell’ente in relazione all’iniziativa dell’arch. Maniglio, manifestando nel frattempo tutto il nostro stupore e sgomento in riferimento alla stessa.
Benfik Toska, Rappresentante del Campo Sosta Panareo
Comitato per la Difesa dei Diritti degli Immigrati
Spazio Sociale Zei
NAeMI forum di donne Native e Migranti
Laici Comboniani
Rete Antirazzista Salento

giovedì 27 gennaio 2011

Il Giorno della Memoria: Porrajmos

All’inizio del 1940 Guido Landra pubblica l’articolo “il problema dei meticci in Europa” sulla rivista “la difesa della razza”. Landra scrive: “…in Europa esiste tutt’ora un grave problema dei meticci che non si limita a quello degli ebrei e che non si può esaurire tentando l’assimilazione degli individui della prima o anche della seconda generazione. […] Ricordiamo il pericolo dell’incrocio con gli zingari dei quali sono note le tendenze al vagabondaggio e al ladroneccio. […] Come si sa gli zingari sono particolarmente numerosi nell’Europa dell’est e in Spagna, tuttavia la loro presenza negli altri Paesi desta serie preoccupazione soprattutto per l’incertezza che si ha circa il loro numero effettivo”.
Landra termina l’articolo con queste parole: “In Germania è stata compiuta un’inchiesta ed è in progetto il concentramento di tutti gli zingari in una località particolare. Sarebbe auspicabile che un’inchiesta del genere fosse compiuta anche in Italia e che fossero presi i relativi provvedimenti”.
Qualche mese dopo, l’undici settembre 1940, il Ministro dell’Interno ordina ai Prefetti del Regno d’Italia di internare tutti i sinti e i rom italiani in appostiti campi di concentramento.

Visita la mostra fotografica e documentale, realizzata dall’Istituto di Cultura Sinta in collaborazione con l’associazione Nevo Drom di Bolzano. La mostra è tratta dal libro Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz, pubblicato dall’Istituto di Cultura Sinta, grazie al lavoro di ricerca dello storico Luca Bravi.

mercoledì 26 gennaio 2011

Passpartù, campi senza case: un anno dopo la chiusura del Casilino 900

E’ passato un anno esatto dallo sgombero del Casilino 900. Il campo rom alla periferia est di Roma era considerato uno dei più grandi d’Europa. Prima di iniziare lo smantellamento l’amministrazione comunale aveva promesso agli abitanti del campo alternative abitative e sostegno all’inserimento nel mondo del lavoro. Oggi le persone dell’ ex-Casilino 900 denunciano il Comune di Roma: “Le promesse non sono state mantenute, ci sono state offerte solo soluzioni abitative provvisorie e non abbiamo lavoro”. Nella puntata di Passpartù potete ascoltare le voci dei protagonisti di questa vicenda ma si cercherà anche di fare un quadro delle politiche abitative che il nostro paese sta attuando nei confronti della popolazione rom e sinti.
Il Casilino 900 era considerato il più grande campo rom spontaneo d’Italia e d’Europa, esisteva da anni, c’è chi dice quaranta, e ha ospitato centinaia di persone, 618 al momento dello sgombero. E stato smantellato esattamente un anno fa dal Comune di Roma e i suoi abitanti sono stati trasferiti in diversi campi attrezzati della capitale: Salone e la Cesarina, fuori dal raccordo anulare, il Roman River, il campo di via dei Gordiani e quello di Candoni. Gli abitanti del Casilino 900 provenivano per la maggior parte dall’ex-Iugoslavia e sono stati separati per nazionalità, come raccontano loro stessi.
Ospiti della puntata sono: Giuseppe Salkanovic e Nenad Sedjiovic (i portavoce dell’Ex-Casilino 900), Carlo Stasolla dell’associazione 21 luglio e Carlo Berini di Sucar Drom
Passpartù è curato da Marzia Coronati ed Elise Melot, vai alla pagina e ascolta la puntata...

martedì 25 gennaio 2011

Consiglio d'Europa, programma di formazione e creazione di un elenco europeo dei mediatori sinti e rom

Il Consiglio d'Europa intende realizzare nel mese di febbraio prossimo un Programma di formazione europeo aperto esclusivamente a mediatori interculturali rom e sinti operanti in Enti Pubblici e realtà del privato-sociale. Il Programma è parte della strategia di attuazione della Dichiarazione di Strasburgo adottata il 20 ottobre 2010 dai Governi degli Stati membri.
Contemporaneamente, il Consiglio d'Europa sta predisponendo un database dei mediatori Rom e Sinti operanti in Enti Pubblici e realtà del privato-sociale.
Il "Training Programme for Roma Mediators" è rivolto in particolare a mediatori operanti nel campo del lavoro e dell'inclusione sociale e ha l'obiettivo di migliorare la qualità e l'efficacia del lavoro da loro svolto, mediante competenze, strumenti e approcci metodologici innovativi.
Il programma è aperto a 20 mediatori, che dovranno far pervenire la loro adesione entro il giorno 30 gennaio 2011 al massimo, ai seguenti indirizzi e-mail: p.vulpiani@governo.it e per conoscenza segreteriaunar@palazzochigi.it. In linea di massima, il Consiglio d'Europa intende garantire la partecipazione di almeno 2 mediatori operanti nei Comuni di Roma, Torino, Bari e Milano, città che hanno segnalato il loro interesse a tale programma.
Si darà priorità di iscrizione a mediatori che hanno uno stabile contratto di lavoro con enti pubblici, comuni o istituzioni private, associazioni e progetti specifici.
Relativamente invece al Database dei mediatori operanti sul territorio nazionale, si chiede sempre entro la data del 30 gennaio 2011, di far pervenire agli indirizzi menzionati, ove possibile, un elenco di tutti coloro che operano in attività di intermediazione tra comunità rom e sinte e pubblica amministrazione. L'elenco permetterà la costituzione di un database a valenza europea, che sarà direttamente curato dall'Ufficio del Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la problematica Rom del Consiglio d'Europa Mr. Jeroen Schokkenbroek.

Al momento purtroppo non abbiamo ulteriori elementi da fornire. Non sappiamo quando e dove avverrà il corso né le sue modalità, perché si tratta di una iniziativa pensata dal Consiglio d'Europa, in accordo con gli altri Stati membri e con il nostro ministero degli Esteri e in corso di organizzazione.
E’ un'occasione importante anche se rivolta solo a 20 mediatori rom e sinti, per cui sarebbe utile avere il riferimento di persone che già operano all'interno dei servizi, presso le istituzioni locali o nazionali o, in seconda battuta, in progetti strutturati e di associazioni.
Delle persone segnalate occorre avere: Città in cui opera, cognome e nome, struttura di riferimento presso cui lavora, indirizzo, telefono e e-mail.
Per quanto riguarda il database rivolto a tutti i mediatori rom e sinti che operano tra amministrazioni e comunità, sarà invece utile avere un elenco esaustivo di contatti da fornire loro in tutte le regioni d’Italia che diventi un punto di riferimento per le amministrazioni. Infatti presso il Consiglio d'Europa istituzioni ed enti locali degli Stati Membri potranno attingere a figure professionali riconosciute da una organizzazione internazionale, sia in un’ottica di lavoro interno che in una prospettiva di collaborazione a reti internazionali.

Human Rights Watch, Italia: gli interventi politici sono ostili, violenti, razzisti, xenofobi ma non solo...

Human Rights Watch è un’organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani. La sua sede principale è a New York. Human Rights Watch produce ricerche e studi sulle violazioni delle norme internazionali sui diritti umani come sono state definite dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e da altre norme sui diritti umani accettate a livello internazionale. Il rapporto presentato in questi giorni ha visto il contributo anche di Sucar Drom per la situazione europea di sinti e rom.
Il rapporto 2011 dell’organizzazione boccia l’Unione europea dopo l’entrata in vigore della Carta dei Diritti Fondamentali e la creazione di un Commissario per i diritti fondamentali. All’entrata in vigore della Carta, il nuovo commissario europeo Viviane Reding aveva promesso una “politica di tolleranza zero per gli stati dell'UE che avrebbero violato la Carta”. Ciò non è successo, le violazioni sono continue, in particolare nei confronti delle minoranze rom e sinte.
La sfida che ha di fronte l’Unione europea è caratterizzata dal crescente successo di formazioni politiche di estrema destra, intolleranti e xenofobe, che entrano nelle coalizioni di governo e determinano le scelte di interi Paesi.
Se l’Unione è bocciata, l’Italia è una delle responsabili insieme alla Francia (rimpatri dei rom Cittadini rumeni) ma anche della Germania (rimpatri dei rom Cittadini kossovari) di cui le notizie sono scarse e incomplete sugli organi d’informazione.

Per l’Italia il rapporto dell’organizzazione non governativa è impietoso: il discorso politico è ostile, razzista, violento e xenofobo. Ma non si ferma certo a questo Human Rights Watch e in particolare calca la mano sul fatto che i rom e i sinti in Italia continuano a subire un alto livello di discriminazioni anche se il Comitato europeo dei diritti sociali (Consiglio d’Europa) ha condannato nel 2010 proprio l’Italia per le discriminazioni subite da rom e sinti in materia di accesso alla giustizia, all’alloggio, all’economia e all’assistenza sociale. La situazione di povertà e le deplorevoli condizioni di vita sia nei campi autorizzati che in quelli non autorizzati sono un atto di accusa senza appello per l’Italia.
Confidiamo che il Presidente Berlusconi, il Ministro dell’Interno Maroni, il Ministro della Giustizia Alfano e il Ministro al Welfare Sacconi leggano il rapporto e mettano in campo azioni capaci di invertire l’attuale stato di cose. Ma non solo loro, pensiamo ai Presidenti e agli assessori delle Regioni e delle Province ma anche ai Sindaci con le rispettive giunte. Non da ultimi i dirigenti, i funzionari, gli operatori, ovvero la burocrazia, che con l’agire quotidiano possono rispettare la legge e offrire pari opportunità a rom e sinti o rendersi responsabili delle continue discriminazioni che sono purtroppo costretti a subire in tutto il Paese gli appartenenti di una minoranza ancora non riconosciuta.

lunedì 24 gennaio 2011

Mantova, il Giorno della Memoria 2011

Numerose sono le iniziative per il Giorno della Memoria, organizzate nella Provincia di Mantova. L’associazione Sucar Drom, l’Istituto di Cultura Sinta e le Comunità sinte e rom invitano tutti alla commemorazione del Porrajmos alla Stazione Ferroviaria di Mantova, in Piazza don Leoni. La commemorazione si terrà giovedì 27 gennaio, alle ore 16.00, presso il Binario 1 da dove partivano i treni per la deportazione nei campi di sterminio.
La commemorazione sarà guidata da Yuri Del Bar (Ass. Sucar Drom) e dal Pastore Davide Casadio (Missione Evangelica Zigana). Interverranno: Fabio Norsa (Presidente della Comunità Ebraica mantovana), Nicola Sodano (Sindaco di Mantova) e Maurizio Fontanili (Presidente della Provincia di Mantova). Parteciperà il neo Prefetto di Mantova. Durante la commemorazione sono previsti canti e musiche sinte e romanés.
Segnaliamo, inoltre, la commemorazione degli Ebrei mantovani deportati che si terrà sempre il 27 gennaio, alle ore 17.00, presso la Sinagoga di via Gilberto Govi a Mantova. La commemorazione sarà guidata da Fabio Norsa, Presidente della Comunità Ebraica.
Gli altri appuntamenti organizzati dall’associazione Sucar Drom, l’Istituto di Cultura Sinta e le Comunità sinte e rom sono:
- martedì 25 gennaio 2010, mostra fotografica documentale “Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz”, presso l’Istituto Pitentino di Mantova;
- mercoledì 9 febbraio 2010, proiezione per le scuole del film Korkoro (Liberté) di Tony Gatlif;
- venerdì 11 febbraio 2010, proiezione serale del film Korkoro (Liberté) di Tony Gatlif.

Il Giorno della Memoria, ONU: le famiglie non dovranno mai più sopportare quel tipo di male sperimentato durante l'Olocausto

Ogni anno, la comunità internazionale si unisce in memoria dell'Olocausto e riflette sugli insegnamenti a cui tutti dobbiamo prestare attenzione. Si tratta di un’osservanza annuale d’importanza vitale.
In occasione dell'anniversario della liberazione di Auschwitz-Birkenau, il più grande e più noto dei campi di sterminio nazisti, ricordiamo i milioni di ebrei, così come i prigionieri di guerra, i dissidenti politici, ed i membri di gruppi minoritari, come i Rom ed i Sinti, gli omosessuali ed i disabili, che sono stati sistematicamente assassinati dai nazisti e dai loro simpatizzanti.
Quest'anno rendiamo speciale omaggio alle donne che hanno sofferto durante l'Olocausto. Madri e figlie, nonne, sorelle e zie, hanno visto la loro vita cambiare irrevocabilmente, le loro famiglie separate e le loro tradizioni in frantumi. Eppure, nonostante orrendi atti di discriminazione, privazione e crudeltà, hanno sempre trovato il modo di combattere contro i loro persecutori.
Hanno preso parte alla resistenza, hanno messo in salvo coloro che erano in pericolo, hanno contrabbandato cibo nei ghetti e compiuto strazianti sacrifici per mantenere i loro figli vivi. Il loro coraggio continua ad ispirare. In questa Giornata della Memoria dell’Olocausto, onoriamo queste donne e la loro eredità. Impegniamoci a creare un mondo in cui tali atrocità non possano più ripetersi.
Siamo tutti consapevoli del fatto che tale futuro debba ancora arrivare. Ovunque nel nostro mondo, le donne e le bambine continuano a subire violenze, abusi e discriminazioni. Le Nazioni Unite sono totalmente impegnate a promuovere e tutelare i loro diritti umani fondamentali. Mediante l'emancipazione femminile miglioreremo tutta la società.
Le famiglie non dovranno mai più sopportare quel tipo di male sperimentato durante l'Olocausto. Solo lavorando insieme potremo prevenire il genocidio e porre fine all'impunità. Educando le nuove generazioni circa questo terribile episodio della nostra storia, possiamo contribuire a sostenere la dignità umana per tutti.
Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite

Bolzano, scoppia la polemica se ai Sinti viene data la possibilità di lavorare

A seguito della polemica scoppiata a Bolzano sulla delibera di giunta che ha affidato alla Cooperativa Aquila la gestione di un bar, pubblichiamo il comunicato stampa firmato da Radames Gabrielli, Presidente della Cooperativa Aquila, diffuso il 10 gennaio durante la conferenza stampa a cui ha partecipato il Sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli.
A Bolzano ci sono persone che stanno istigando all’odio (la mia ignoranza mi suggerisce che istigare all’odio contro il prossimo sia reato) la popolazione maggioritaria contro la popolazione minoritaria dei sinti in qualsiasi maniera.
Queste persone dichiarano che i sinti non vogliono integrarsi, non vogliono la casa e non vogliono lavorare come qualsiasi altra persona. Ma se una famiglia come la mia vuole andare a vivere in casa, subito c’è chi dice: “no case ai sinti”. E se vuole vivere nelle microaree, subito c’è chi dice: “no alle microaree per i sinti”.
E ancora se i sinti vogliono istruirsi per imparare un lavoro partecipando a dei corsi, subito c’è chi dice: “soldi spesi per i sinti gelatai”. A adesso che c’è una possibilità di lavoro, sempre cercata e percorsa, per due famiglie sinte e leggo in prima pagina sull’Alto Adige: “il Comune svende ai nomadi la gestione del bar Righi”. All’interno, a pagina 16, leggo: “Il Comune affitta il bar Righi ai nomadi a prezzo stracciato”. Nessuna nota che spieghi che la cooperativa non riceve nessun favore ma ha stipulato un contratto in linea a come fanno tutte le altre Cooperative sociali.
Tutta questa negatività mi fa pensare a molte cose, specialmente mi chiedo cosa dovrebbe fare una famiglia di sinti nati, cresciuti e residenti da sempre nella Città di Bolzano per avere un habitat e un lavoro decente. Penso che dovrebbe essere un diritto ad ogni essere umano oltre che di ogni Cittadino Italiano !
Perciò in riferimento all’articolo dell’Alto Adige di venerdì 7 gennaio 2011, l’associazione Nevo Drom e la cooperativa Aquila fanno presente quanto segue

- E’ comprensibile che i giornali debbano vendere, però titoli del genere non fanno altro che istigare il pregiudizio nei confronti di un’intera minoranza etnica. I Giornali dovrebbero avere una responsabilità di informazione approfondita e completa.
- Pubblicizzare l’apertura del bar con un articolo del genere è un danno per la cooperativa sociale perchè prima ancora di incominciare a dimostrare con i fatti la professionalità dei propri dipendenti, dovrà provvedere a combattere contro pregiudizi e sentimenti negativi. Ma non solo perché certi titoli allontaneranno i possibili clienti, a prescindere dal servizio offerto, minando di fatto tutto il progetto significativo che è costato tanta fatica.
- L’articolo generalizza e il lettore, che solitamente non conosce la realtà complessa di questa minoranza, rischia di ricevere un’informazione sbagliata e generalizzata. Questo in una terra che dovrebbe aver imparato che le tematiche riguardanti le minoranze sono di per se complesse e delicate.
- Il fatto che il canone d’affitto sia stato ridotto è un evidente segno che l’amministrazione ha preso atto che precedentemente era troppo alto. Lo stesso rappresentante della cooperativa Cs2a spiega le ragioni per le quali il bar non può essere considerato una miniera d’oro in posizione privilegiata e avvantaggiata, perciò nessun prezzo speciale “perche” sinti, ma solo perché ritenuto giusto dall’amministrazione comunale abbassare il canone.
- L’assessora Trincanato e l’assessore Randi hanno fatto bene a ricordare che è la società maggioritaria a chiedere, anche giustamente, che i sinti devono essere inseriti nel mercato del lavoro. Affidando la gestione del bar a una Cooperativa Sociale fondata da sinti uno dei tanti piccoli passi per arrivare ad un miglioramento nei confronti di giovani sinti disoccupati e per tutta la società maggioritaria.
Inoltre non si tratta di “regalo” in quanto tutta la procedura è avvenuta in pieno rispetto della legge e a maggior ragione pensando che il bar è rimasto chiuso per circa un anno.
Io come sinto spero proprio che situazioni del genere non ne succedano più e spero che la volontà di inserimento abitativo e lavorativo dei sinti sia aiutata e supportata da tutta la popolazione maggioritaria e non ostacolata

mercoledì 19 gennaio 2011

Repubblica Ceca, parte il progetto di alloggio garantito

Il governo della Repubblica Ceca sta preparando un progetto pilota diretto a sostenere l'aspirazione della famiglie rom che vogliono trovare un alloggio in affitto al di fuori dei ghetti nei quali gli zingari di questo paese sono spesso costretti a vivere. L'aiuto sarà fornito attraverso l'Agenzia governativa per l'integrazione sociale, che promuoverà forme di garanzie, rispetto al proprietario dell'alloggio, sul fatto che gli inquilini provenienti da quartieri ad elevato degrado sociale, saranno in grado di pagare puntualmente il canone d'affitto.
Il progetto prevede anche il coinvolgimento di organizzazioni non governative, che conoscono direttamene i cittadini che hanno i requisiti per essere ammessi al programma di sostegno. Si tratta di un sistema - Il Projekt garantovaného bydlení, Progetto di alloggio garantito - di carattere unico, che vuole venire incontro all'esigenza di emancipazione di certi nuclei familiari, cittadini che vivono onestamente, che magari hanno un lavoro, ma ai quali spesso risulta impossibile trovar casa in zone meno degradate e di così elevata esclusione sociale. Il solo fatto di provenire da determinati quartieri spinge infatti molti proprietari di appartamenti a non gradirli come inquilini.
"Abbiamo risposto a decine di inserzioni, ma senza ottenere nessun risultato. E' successo sempre che il proprietario, appena venuto a sapere della nostra provenienza, ci ha negato all'improvviso la disponibilità della casa. In questo paese venire da certi quartieri è come un marchio incancellabile" è la testimonianza di una donna rom di 28 anni, che vive a Ostrava (città all'estremo est della Repubblica Ceca), nel sobborgo di Vitkovice, una delle zone del paese dove la densità di abitanti appartenenti alla comunità rom è più elevata. Lei, il suo compagno e i loro tre bambini non hanno avuto altra scelta sinora che continuare a vivere a Vitkovice, in uno striminzito bilocale di un fatiscente palazzo popolare.
Nella Repubblica ceca la situazione dei rom costituisce uno dei problemi sociali di maggiore gravità. In un paese di circa 10 milioni di abitanti, i cittadini di etnia rom sono circa 300 mila la minoranza più numerosa. La grande maggioranza vive in condizioni di assoluta miseria, di emarginazione e in conflitto rispetto al resto della popolazione.

venerdì 14 gennaio 2011

Arezzo, interviene la Curia sul sacerdote che inneggia a Himmler

Pubblichiamo la nota della Curia della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro dopo la pubblicazione sul giornale “Vita parrocchiale” di una dichiarazione scioccante di Don Virgilio Annetti (in foto). Ringraziamo pubblicamente il Vescovo e il Vicario generale per il pronto intervento.
La Chiesa diocesana ha appreso con dolore le dichiarazioni del Rev.do Don Virgilio Annetti, a seguito di furti subiti. Si dissocia completamente dagli argomenti adoperati e dall’utilizzo improprio e offensivo dei tristissimi fatti storici evocati. In questa deprecabile vicenda si rimarca la totale dissonanza con la dottrina della Chiesa e la ben nota posizione della Santa Sede.
Al Parroco di Riugutino, convocato e ammonito per le dichiarazioni rese e gli interventi pubblicati, è stato chiesto di rimediare al male fatto, domandando perdono per le dichiarazioni inaccettabili in ogni uomo dabbene e tantomeno in un pastore della Chiesa Cattolica, che ha in ogni circostanza il dovere di insegnare ai fedeli la sana dottrina.
L’interessato ha sottoscritto, dinanzi al Vescovo e al Vicario Generale, la seguente ritrattazione dove manifesta i suoi sentimenti più veri:
“Nell’ultimo numero di ‘Vita parrocchiale’, commentando alcuni furti che sono avvenuti in parrocchia, in un momento di sconforto ho usato espressioni gravemente offensive verso i fratelli Rom, le quali, oltre che ingiuste, sono radicalmente contrastanti con i principi cristiani di carità e di rispetto della persona umana; inoltre esse sono in piena contraddizione con la mia vocazione di sacerdote a servizio della Chiesa e alla sequela di Gesù Cristo.
Rileggendo quel testo provo vergogna e rammarico non soltanto per quello che ho scritto, ma anche per averlo inviato alle famiglie della mia parrocchia che, anche attraverso il giornale, devo educare alla carità e alla misericordia.Pertanto chiedo scusa ai miei parrocchiani e alla mia Chiesa locale ed esprimo la mia piena solidarietà verso le comunità dei Rom e verso tutti i migranti e gli stranieri che vivono in Italia e che attraverso il pluralismo di lingue, culture e religioni sono una ricchezza per le nostre comunità”.

Fondazione “Anna Ruggiu”, premiazione dei giovani rom vincitori delle borse di studio - IX edizione

La Fondazione “Anna Ruggiu” onlus assegnerà tre borse di studio a giovani rom che si sono distinti nel corso dello anno scolastico 2009 – 2010: Teresa Sulejmanovic di Selargius; Milena Dragutinovic di Sinnai e Cristian Stoijanovic di Pabillonis saranno premiati sabato 22 gennaio 2011, alle ore 11, presso il Centro di aggregazione Sociale di Via su Rieddu a Pabillonis (Cagliari).
Durante la premiazione interverranno: Marco Dessì (Presidente dell'Associazione Terra onlus Pabillonis), Mons. Giovanni Dettori (Vescovo di Ales), Rosella Onnis (Presidente dell’Unicef della provincia di Cagliari), Angela Quaquero (Assessore alle Politiche sociali della Provincia di Cagliari) e Fulvio Tocco (Presidente della Provincia del Medio Campidano).
Le relazioni sugli alunni vincitori saranno tenute da: Isa Marras, Docente dell’ Istituto comprensivo statale “S. Satta” di Pabillonis; Teresa Zanda, Docente della scuola secondaria statale “Luigi Amat” di Sinnai; Marcella Frau, Docente dell’ Istituto Professionale Alberghiero, IPSAR di Monserrato.
In chiusura si esibirà il gruppo di percussioni “IS SONUS DE SA IA”della Scuola “Luigi Amat” di Sinnai.
La Fondazione Anna Ruggiu è nata nel 1999, con lo scopo di tutelare i diritti delle persone appartenenti alla minoranza rom e di diffondere la conoscenza delle loro tradizioni culturali.
La Fondazione è stata promossa da Gianni Loy, Stefania Bergamo, Luciano Selis, Doretta Zuddas, Violetta Pireddu, Luisa Mila, Ester Mura, Alberto Melis e da alcuni altri amici che hanno collaborato con Anna durante l'intensa attività a favore dei più deboli e degli emarginati che ha rappresentato il principale impegno della sua vita.
Anna, scomparsa nel 1998, oltre che socia fondatrice e ultima presidente dell'associazione Sucania, è stata l'ideatrice e l'animatrice della scuola riservata alle donne romnì, che negli anni passati svolse con successo la sua opera nel campo sosta dei Romà Khorakhané di via San Paolo a Cagliari. Lacio drom, buon cammino Anna...

Trento, Vagane Sinti in concerto per Il Giorno della Memoria

Sinti project international invita mercoledì 26 gennaio 2010 all’evento che si terrà al Centro sociale Bruno in via Dogana n. 1 (a pochi metri dalla stazione FS Trento/Malè) per celebrare il Giorno della Memoria. Si inizia alle 18.00 all’Enolibreria in cui sarà presentato il libro “Kapò” di Aleksandar Tišma, interviene Giuliano Geri (editor di Zandonai Editore). Alle 21.00 il concerto dei Vagane Sinti che vi condurranno dalle czardas tradizionali sinte al jazz manouche, fino ad arrivare alle nuove sonorità della gipsy music.
“Vagane sinti” nasce nel 2006 attorno alla comunità sinti di Rovereto esibendosi nei parchi, dopo alcuni mesi i "vagane sinti" si fanno conoscere in trentino suonando in diversi festival e serate musicali nelle quali portano la cultura sinta come piatto forte dello spettacolo, esempio fu il recital scritto da Gian Luca Magagni dal titolo "se non fossi nato zingaro"(titolo tratto da una famosa poesia scritta da un poeta sinto) dove il gruppo faceva da colonna sonora con musica dal vivo.
Vagane Sinti, il nome del gruppo, vuol dire Vecchi Sinti, e si presenta oggi con la nuova formazione. Al duo originario (in foto) formato dal chitarrista Manuel Innocenti e dal violinista, chitarrista e cantante Francesco Karis si aggiungeranno altri musicisti sinti che sperimenteranno partendo dalle musiche tradizionali sinte, fino ad arrivare alle più attuali sonorità della gipsy music. I Vagane Sinti sono amici del Bruno dalla prima occupazione e sono alla loro terza esperienza live negli spazi del centro sociale.
Ingresso libero ma è gradita la sottoscrizione, il ricavato andrà a finanziare i progetti a sostegno della cultura sinta.

domenica 9 gennaio 2011

Denise Pipitone, se Mediaset crede ancora agli "zingari" che rubano i bambini

Siccome si sa che gli “zingari” rubano i bambini, allora Denise Pipitone può essere anche quella ragazzina ritrovata nel 2008 in Grecia. Così almeno dicono durante Quarto Grado, condotta da Salvo Sottile, nel servizio di ricostruzione del caso di Denise, dove affermano testualmente che in Grecia viene ritrovata (e si mostrano le foto) una ragazzina rom che somiglia tantissimo alla scomparsa, ma poi la rom che la conduceva per mano “scompare nel nulla con la bimba, la cercano in tutti i campi rom ma non la trovano”.
Mica vero. Era stata ritrovata sull’isola di Kos una bimba di otto anni che somigliava a Denise, scomparsa quattro anni fa (il 1 settembre 2004) a Mazara del Vallo mentre giocava in pieno giorno nel giardino della sua casa. L’Interpol aveva anche arrestato una donna di trent’anni, una rom albanese, che dichiarava di essere la madre della bimba, ma non parlava italiano.
A portare gli agenti dalla bambina, una turista italiana che aveva acquistato da lei un braccialetto era rimasta colpita dalla somiglianza. Così almeno era stata raccontata la storia, con dovizia di particolari fantasiosi, dai giornali italiani il giorno prima. Il giorno dopo, la doccia fredda: l’esame del Dna ‘scopre’ che la bimba era proprio figlia dell’albanese che diceva di esserne la madre. Tu guarda il caso, alle volte.
La polizia ha fatto sapere che dall’esame del dna è emersa “una compatibilità ereditaria” tra la bambina e la zingara albanese arrestata, che aveva sempre affermato di esser sua madre. “Al 99% non è Denise bensì la figlia dell’albanese” dicono dalla Grecia dopo avere avuto i risultati, ancora informali, dell’esame. “I risultati ufficiali li avremo domani, attendiamo ulteriori disposizioni della magistratura”, scriveva il Giornale. A Mediaset si vede che, a distanza di due anni, ancora non se ne sono fatti una ragione. di Dipocheparole

mercoledì 5 gennaio 2011

Lacio Nevo Bers, un augurio per il 2011

Quest’anno l’Istituto di Cultura Sinta augura a tutti un Buon Anno Nuovo, pubblicando un breve testo tratto dal libro “Non chiamarmi zingaro” di Pino Petruzzelli, edito da Chiarelettere editore. Il breve testo è estratto da un dialogo che l’autore ha con il pittore sinto Olimpio Cari detto Mauso. Invitiamo a leggere le parole di Mauso e di riprendere nel 2011 un piccolo pezzo di vita vera.
L’altro mondo, quella della cronaca nera dei giornali, delle televisioni, della borsa affari, non mi interessa. E’ una realtà falsa, egoista, fatta di ladri, ostile. C’è chi si sveglia alle cinque per andare a lavorare, io mi sveglio alle cinque per vedere l’alba. E’ diverso, anche se pago sulla mia pelle questa scelta.
Noi non ci rendiamo conto di quanto abbiamo dentro. Dobbiamo solo cercare di tirarlo fuori. Di dargli lo spazio di cui ha bisogno. Fin troppe volte cerchiamo di riempirci di oggetti e di superfluo credendo di essere vuoti.
Questa idea, poi, di programmare la vita è la dimostrazione che ci stiamo trasformando in macchine. La gente vive per lavorare, io invece lavoro per campare. Quando diventi schiavo dl lavoro hai finito di vivere. Non mi piace giudicare gli altri, ma ci sono persone che hanno miliardi e sono più selvatiche di un topo. Non riescono nemmeno più a sorridere. Ci vuole maggiore attenzione per la persona. Lavori, lavori, lavori e poi un giorno, senza nemmeno aver vissuto, crepi come uno stupido. Sei in ufficio: stai seduto. Vai a casa: stai seduto. Ritorni in ufficio: stai seduto. Di nuovo a casa: stai seduto. Mi ricorda una poesia di Rimbaud, “I seduti”. Ma che vita è questa? E’ puro schiavismo, anzi, è autoschiavismo. E le gente non se ne rende nemmeno conto. Ha paura della realtà e nasconde la testa sotto la sabbia come uno struzzo. Forse non vede altre strade. Eppure io ne vedo così tante, non ho mica voglia di sbattere la testa sempre contro lo stesso albero!

Marmirolo (MN), Sucar Drom e le famiglie sinte ricorrono al Consiglio di Stato

In seguito alla sentenza del TAR di Brescia e alle notizie stampa diffuse in questi giorni ecco il comunicato stampa diffuso questo pomeriggio ai mezzi d’informazione.
Le famiglie Ornato e Travaglia non sono "nomadi", ma appartengono alla minoranza linguistica non riconosciuta dei sinti italiani. Abitano nei due terreni di proprietà dal 2004 e dal 2005 sono residenti nel Comune di Marmirolo.
La legislazione in materia urbanistica all’atto dell’acquisto del terreno (legge 47/1985) non sanzionava come abuso edilizio le strutture senza fondamenta installate su terreno agricolo. Quindi le famiglie hanno rispettato le regole. Nel gennaio 2005 entra in vigore il Testo Unico 380/2001 che non sana le situazioni pregresse e che definisce abuso edilizio anche le strutture senza fondamenta, come la casa mobile o la roulotte.
Nel 2006 il Comune di Marmirolo emette un’ordinanza di abbattimento delle opere (case mobili) a cui segue il ricorso al Presidente della Repubblica, presentato dalle famiglie con il sostegno dell’associazione Sucar Drom e che è tutt’ora pendente.
Nel 2009 la nuova Amministrazione comunale emette una seconda ordinanza di abbattimento delle opere a cui segue il ricorso al Tar di Brescia da parte delle famiglie.
L’associazione Sucar Drom chiede e ottiene alcuni incontri con il Sindaco a cui vengono prospettate alcune soluzioni. Il comune respinge tutte le proposte.
Il Tar di Brescia nel gennaio 2010 blocca l’ordinanza del Comune di Marmirolo perchè il danno che potrebbe essere arrecato alle famiglie è grave e chiedono al Comune di ricercare delle soluzioni. Il 2010 passa senza che nessuna soluzione venga prospettata da parte del Comune di Marmirolo.

Il 29 dicembre 2010 il Tar di Brescia emette la sentenza sul ricorso presentato dalle famiglie, rigettando le quattro motivazioni poste dall’avvocato Enrico Rabino. Nella sentenza vengono compensate le spese di giudizio perchè secondo i giudici il ricorso è fondato.
Nella sentenza i giudici utilizzano, per argomentare il rigetto, sentenze emesse negli ultimi anni da altri Tribunali amministrativi, la particolarità di queste sentenze è che sono tutte rivolte a persone appartenenti alle minoranze linguistiche sinte o rom.
Per questa ragione sarà impugnata la sentenza al Consiglio di Stato con la richiesta di annullare l’ordinanza del Comune di Marmirolo perchè sostenuta da una disposizione legislativa, il Testo Unico 380, che colpisce solo ed esclusivamente le famiglie sinte o rom, definendo in questo modo la norma una discriminazione razziale indiretta.
L’associazione Sucar Drom presenterà al Comune di Marmirolo, insieme alle famiglie Ornato e Travaglia, quattro soluzioni per risolvere in via definitiva il contenzioso in atto. Rimanendo comunque disponibili ad un confronto serio e aperto con l’Amministrazione comunale per ricercare insieme ulteriori soluzioni.
Per contatti diretti:
Carlo Berini, Sucar Drom, cellulare 3388736013; Susana Marin, famiglia Ornato, 3333441367; Oriana Degl’Innocenti, famiglia Travaglia, 3332218340

Albenga (SV), Migrantes cerca collaboratori

“Ero forestiero e mi avete ospitato”… È con questa citazione del Vangelo di Matteo che la Migrantes diocesana di Albenga ha deciso di presentarsi e chiedere aiuto a tutti coloro che hanno buona volontà. Un atteggiamento coraggioso, una richiesta d’aiuto in controtendenza, in una società che sta diventando sempre più chiusa e razzista, in una città ricca, ma a volte egoista, che ha spesso criticato il suo vescovo, monsignor Mario Oliveri (da vent’anni coraggiosamente alla guida della diocesi di Albenga - Imperia) proprio perché difensore dei deboli e dei bisognosi! C’è invece chi nobilmente e cristianamente chiede aiuto e collaborazione per svolgere un servizio alle persone che è di notevole importanza non solo etica e sociale, ma soprattutto religiosa.
A dirigere l’ufficio della diocesi di Albenga- Imperia è il diacono Giorgio Pizzo, mentre i vari incarichi di settore sono svolti dal diacono Angelo Doglio (per la Pastorale dei circhi e luna park), Nicola Manghisi (per quella agli immigrati e profughi) e Patrizia Ghorzi (per la pastorale dei marittimi ed aeroportuali). A cercare nuovi amici è la Migrantes Diocesana di Albenga, che cerca volontari “per dare – dicono i responsabili ingauni- nuovo impulso alla sua attività volta a realizzare maggior vicinanza e sostegno pastorale verso tutte le persone in stato migratorio sul nostro territorio diocesano: immigrati, emigrati, lunaparchisti, circensi, rom, sinti, marittimi ed aeroportuali”.
L’Ufficio diocesano “Migrantes” è nato per assicurare l’assistenza religiosa ai migranti italiani e stranieri, per promuovere nelle Comunità cristiane atteggiamenti ed opere di fraterna accoglienza nei loro riguardi, per stimolare nella stessa Comunità civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza rispettosa dei diritti della persona umana.
“In concreto- conclude il diacono Giorgio Pizzo- l’attività dell’Ufficio Migrantes si articola in cinque settori corrispondenti alle competenze specifiche della sua pastorale: Circensi, Lunaparchisti ed Artisti di strada; Emigrati; Immigrati e Profughi; Marittimi ed Aeroportuali; Rom e Sinti. Aderire alla nostra richiesta può essere una importante occasione di crescita e per noi una ricchezza in più da offrire”.
Per contattare direttamente l’ufficio è possibile telefonare al numero 339 7938892. La sede è invece ad Albenga in via Episcopio, 2. L’orario di apertura è il martedì e giovedì mattina. di Claudio Almanzi