Tra poche ore sarà chiuso definitivamente lo storico campo rom regolare di via Triboniano: secondo gli agenti di Polizia municipale presenti sul posto, entro domani le famiglie dovranno lasciare il campo. Le operazioni, precluse ai giornalisti, stanno avvenendo sotto la supervisione del capo della Polizia municipale, Tullio Mastrangelo. Alcune delle famiglie rom che stanno smontando le loro abitazioni non sanno ancora dove passeranno la notte, in attesa di una comunicazione della Prefettura per una collocazione alternativa al campo. Diciassette anni dopo la nascita dei primi insediamenti abusivi nella lunga strada che costeggia il cimitero Maggiore, il Comune mette la parola fine a quest’esperienza che pure era stata l’esemplificazione del "modello Milano", esibita davanti alle amministrazioni di tutta Italia, per gestire il problema dei rom nelle periferie urbane.
Oggi delle 120 famiglie, circa 580 persone, che fino a qualche mese fa vivevano nelle tre aree del campo rom sono rimaste solo poche famiglie. In questi mesi l'Amministrazione comunale ha dato mandato alla Casa della Carità di predisporre un progetto personalizzato per ogni famiglia. Don Colmegna ha affermato: «A parte pochissime famiglie allontanate, tutti gli ex di Triboniano non rimarranno per strada – conclude don Colmegna – È la dimostrazione che abbassando i toni e lavorando in rete si possono risolvere bene, in termini di solidarietà, anche questioni pesanti come quella del Triboniano».
Le soluzioni offerte dalla Casa della Carità alle famiglie sono diversificate. Ricordiamo però che dieci nuclei famigliari sono entrati in alloggi Aler dal mese di gennaio di quest'anno dopo che hanno vinto in Tribunale contro il Comune di Milano. L'autunno scorso il Ministro Maroni aveva fermato i progetti del Comune di Milano e della Casa della Carità con le parole razziste: “no case ai rom”.
Dieci famiglie che hanno fatto domanda per la casa popolare e sono in buona posizione in graduatoria, altre dieci che hanno trovato casa in affitto sul mercato privato, due hanno acceso un mutuo.
Per circa cinquanta famiglie si è provveduto al rimpatrio assistito a queste condizioni: aiuto da parte del Comune di circa euro 15.000 a famiglia a fronte della cancellazione dall'anagrafe comunale e impegno di non lasciare la Romania per un anno.
Inoltre sono da segnalare i venti nuclei famigliari con malati gravi o disabili che, secondo il Comune di Milano, hanno avuto l’assegnazione per un anno della casa Aler. Entro Pasqua dovevano avere tutti le chiavi ma come ci ricorda l'associazione Naga qualcosa deve essere andato storto: “Delle famiglie rimaste nel campo, dopo ormai un anno di attività volta all’alleggerimento dello stesso, alcune verranno allontanate senza alternative entro domenica. E così, almeno per un po’, di Rom a Milano se ne vedranno meno. Obiettivo raggiunto dunque. Non conosciamo purtroppo in dettaglio la situazione di tutte le famiglie coinvolte in questa operazione. Ci basta però segnalare e denunciare la situazione di una famiglia con un bimbo affetto da una grave malattia (lipoma intracranico associato ad agenesia del corpo calloso) in cura presso l’Ospedale Sacco. Per il bambino è stata avviata una presa in carico riabilitativa che richiede la presenza dei genitori. Per questa famiglia dunque il ritorno in Romania è impraticabile. Per loro e per tutti gli altri dove sono le valide alternative?”.
Ucraina
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*Da * *Czech_Roma*
Romea.cz *Uzhhorod, Zakarpattia, Ukraine, 25.1.2012 19:25 - *František
Kostlán, Lukáš Houdek, translated by Gwendolyn Albert
*L'uom...
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