venerdì 29 luglio 2011

Vicenza, il Pastore Davide Casadio: «Non chiamateci nomadi, non vogliamo i campi ma micro aree per famiglie»

Prende posizione la Comunità sinta dopo le polemiche per il presunto "campo" che doveva nascere in Gogna.
Un terreno sequestrato dalla polizia locale, una massicciata, la posa di tubazioni e di condotte per l’allacciamento idrico, un contatore elettrico comparso in un fondo agricolo di 4500 metri quadrati in via Mantovani, la strada che dalla Gogna s’inerpica verso Monte Berico.
La vicenda ha inizio il 15 giugno quando, in seguito ad una segnalazione telefonica, gli uomini della polizia eseguono un primo sopralluogo, verificando soltanto una movimentazione del terreno. Il sospetto è che in quell'area un gruppo di “nomadi” avesse l'intenzione di organizzare un campo abusivo.
Il 23 giugno, di propria iniziativa, i vigili effettuano un secondo controllo assieme alla dirigente del settore edilizia privata. E constatano che la situazione è cambiata perché sono state nel frattempo eseguite opere edili in suolo agricolo, in assenza del permesso di costruire.
Ora la proprietaria dovrà rispondere davanti al giudice dell’abuso, mentre il settore comunale dell’edilizia privata dovrà decidere quali disposizioni imporle. L'ennesimo "campo nomadi" bloccato appena prima di nascere? Una situazione che assomiglia molto da vicino a quella di via Nicolosi? Sulla questione si è scatenato il dibattito politico, ed ora interviene il Pastore Davide Casadio (in foto) rappresentante della Associazione Sinti Italiani a Vicenza che difende la proprietaria del terreno e parla della situazione dei sinti e rom in città.
La polizia locale ha individuato e sequestrato un terreno agricolo in Gogna dove sono state eseguite opere abusive. Pare che fosse una area su cui i "nomadi" avevano messo gli occhi. Serve ancora massima attenzione in città? Quello dei "campi nomadi" è un fenomeno destinato a trovare soluzione o a Vicenza rimarrà così come è?
Pastore Davide Casadio: «La proprietaria del terreno ha acquistato il terreno anni fa e nessun “nomade” ha messo gli occhi su quell'area anche perché in Italia i “nomadi” sono un invenzione, una discriminazione che si compie contro i Cittadini italiani che appartengono alle minoranze linguistiche dei sinti e dei rom. La proprietaria del terreno sequestrato appartiene alla minoranza dei sinti italiani che lo ha pagato come qualsiasi altro proprietario in Italia.
Io sono convinto che tutto il procedimento di sequestro così come è stato costruito dagli Uffici comunali e dalla Procura della Repubblica si ridimensionerà di molto. Non credo che ripristinare (e ribadisco ripristinare) con della ghiaia l'accesso al terreno così come era fino a qualche anno fa sia un abuso. Come non è certo un abuso chiedere e pagare (ribadisco: pagare) un allacciamento all'energia elettrica. Così come non credo sia un abuso voler irrigare il proprio terreno con l'acqua così come fanno tanti agricoltori. Posso affermare che da parte di alcuni Uffici comunali c'è stato troppo zelo e forse è stato compiuto un abuso a causa del fatto che la proprietaria del terreno appartiene alla minoranza dei sinti italiani. Mi chiedo se sarebbe successo lo stesso per un qualsiasi altro proprietario di un terreno a Vicenza.
Sulla questione della massima attenzione, mi chiedo su cosa? Sul fatto che dei Cittadini italiani vogliano utilizzare una loro proprietà? Mi sembra tutto assurdo e discriminatorio, penso che l'attenzione dovrebbe essere riposta su problematiche ben più gravi come il fatto di non avere ancora un sistema di contenimento idrico che non porti la Città ad essere sommersa dalle acque al primo temporale un po' violento.
Sulla questione dei cosiddetti “campi nomadi” la nostra posizione come associazione è chiara da sempre. Non li vogliamo! Chiediamo la costruzione di micro aree per le famiglie sinti e rom che vivono in stato di povertà così come per gli altri Cittadini si costruiscono gli alloggi ATER. La considero una questione di civiltà, perché è inverosimile che nella nostra Città nel 2011 ci siano famiglie costrette a vivere in luoghi senza fognature, servizi igienici, ecc... E che sia chiaro un bagno per più di una famiglia è un'infamia!
Credo che ci siano delle forze politiche che a priori non vogliono risolvere la situazione perché fa comodo poter avere dei propri concittadini, in questo caso sinti o rom, su cui speculare politicamente. Anche questa è una vergogna in una Città che si dice civile.
E non vogliamo certo la solidarietà pelosa o quella caritativa-paternalistica, i sinti e i rom sono dei Cittadini portatori di diritti come un qualsiasi altro Cittadino vicentino. Certo ci sono i doveri ma ad oggi i sinti hanno solo i doveri e nessun diritto».
È la strategia vincente quella della integrazione da parte dei "nomadi" nel tessuto sociale cittadino?Pastore Davide Casadio: «Come le ho spiegato prima i “nomadi” sono un'invenzione razzista. Un termine inventato da chi non è sinti e rom per discriminarci a partire proprio dal nome. Lei si chiama Luca e non penso che Le faccia piacere se io la chiamo Genoveffa, o sbaglio?
Anche su questo tema, l'integrazione, abbiamo sempre spiegato chiaro che noi non la vogliamo ma chiediamo l'interazione. Ovvero chiediamo di essere trattati in maniera eguale a come sono stati trattati tutti i Cittadini italiani, appartenenti a minoranze linguistiche come lo siamo noi. Non mi sembra che per i Ladini in Alto Adige si sia parlato di integrazione come non si è mai parlato di integrazione per i Cittadini italiani appartenenti alla minoranza slovena o a quella tedesca o a quella franco-provenzale, ecc...
Chiediamo i diritti che ci devono essere riconosciuti come appartenenti ad una minoranza linguistica (Articolo 6 della Costituzione italiana) e non devono essere elemosine. Vogliamo un nostro rappresentante al Parlamento italiano, vogliamo partecipare alla vita politica, avere dei sinti in Consiglio comunale, provinciale ma anche regionale. Vogliamo che la nostra lingua sia parlata nelle scuole, vogliamo programmi radio-televisivi dedicati e tanto altro ad oggi garantito a tutti i Cittadini italiani appartenenti a minoranze all'infuori di noi sinti e rom.
Faccio un esempio, per la legislazione europea e in parte per quella italiana (Legge Biagi) gli appartenenti alle minoranze linguistiche in difficoltà nel trovare un lavoro dovrebbero essere considerati dei soggetti svantaggiati con le tutele che ciò consegue, ma ad oggi la legislazione regionale veneta non lo prevede. Mi chiedo: perché?
Le questioni sarebbero molte ma la questione della partecipazione nelle decisioni che si prendono è fondamentale. Quando si decide qualcosa “a favore” dei sinti o dei rom, gli stessi non solo devono essere informati e consultati preventivamente ma devono avere la possibilità di possedere un potere decisionale. Solo così saremo trattati come qualsiasi altro Cittadini vicentino.
Io sono fiducioso anche per il lavoro che sta svolgendo tutta l'Amministrazione comunale e non solo l'Assessore Giovanni Giuliari e spero che in pochi anni a Vicenza si possa parlare di normalità e non più di emergenze». di Luca Faietti

giovedì 21 luglio 2011

Sinti e Rom descritti dal Parlamento italiano

Questa nuova sezione di approfondimento, inserita nella parte destra di U Velto, ha come titolo: “Parlamento italiano, XVI legislatura” ed offre tutto il materiale che le due Camere legislative italiane, senato e deputati, stanno producendo o su cui stanno lavorando.
E' un materiale eterogeneo anche se le proposte di riconoscimento dello status di minoranze, con modifica della Legge 482/99, sono prevalenti. Ma come potrete approfondire c'è molto altro.
Questo spazio web è stato creato sia per diffondere notizie ma anche per offrire strumenti di interpretazione dell'attuale realtà vissuta dalle minoranze sinte e rom. Le sezioni di approfondimento sono diverse perchè cerchiamo di offrire un quadro complessivo. Ci sono sezioni "storiche" come quelle sulla legislazione, presenti fin dal 2005, ma anche nuove sezioni come quella che presentiamo oggi o come anche quella, ad esempio, sulla religione che è presente solo da qualche settimana. Naturalmente le sezioni sono in continuo aggiornamento per offrire un servizio sempre più puntale che possa aiutare a districarsi tra tante notizie che sono molto volatili.
In futuro vogliamo anche offrirvi una chiave di lettura sui tanti dispositivi che sono stati presentati in Parlamento anche perchè è evidente, leggendo i testi, la confusione e in alcuni casi siamo al limite della discriminazione. Ma anche sui termini la confusione è enorme. Ad esempio la lingua romanés è stata distorta in romanesh, in alcuni casi la lingua sinta è dimenticata (sic!). Questa sezione è quindi anche uno stimolo per sinti e rom ma anche studiosi, associazioni, attivisti... mettetevi in contatto con i Deputati e Senatori che si sono impegnati e offrite il vostro contributo. Quindi adesso la palla passa a voi che leggete... di Istituto di Cultura Sinta

Massa Carrara, "Homo migrans" prima nazionale

Lunedì 25 luglio 2011 all'Anfiteatro di Luni (Massa Carrara) si terrà la prima nazionale di HOMO MIGRANS, racconto teatrale e musicale di Marco Rovelli. Regia di Renato Sarti (assistente alla regia Marco Di Stefano). Con Moni Ovadia (in foto), Marco Rovelli, Jovica Jovic (in foto), Mohamed Ba e Camilla Barone. Produzione Teatro della Cooperativa in coproduzione con Festival Lunatica.
Homo migrans è una riflessione sull’esperienza della migrazione nella sua universalità: intreccia storie differenti per tracciare una forma comune. Ancora una volta a metà tra teatro di narrazione e teatro canzone, cinque personaggi raccontano singolarità migranti, per rivelare analogie e differenze fra le esperienze, per far risuonare comunanze. “Risuonare”, sì. Perché questo è anche un viaggio musicale che segue gli intrecci delle differenti storie e diventa, a sua volta, commistione fra linguaggi musicali di eterogenea provenienza, mescolanza fondamentale che segna il percorso narrativo.
Moni Ovadia è il maestro di scena. Apre lo spettacolo raccontando il senso dell'erranza degli umani, condensato nell'esperienza “nomade” e “ubiquitaria”, inafferrabile e irriconoscibile, del popolo ebraico. Il suo intervento avrà il compito di universalizzare le vicende specifiche raccontate dagli altri attori, attraverso il canto e le canzoni tradizionali della tradizione yiddish e rom.
Marco Rovelli racconta invece una storia ritrovata, quella di Alfredo, un giovane bracciante mugellano della campagna fiorentina. Lui deve aiutare nei campi e non può studiare come invece gli piacerebbe fare (la famiglia prova vergogna a causa della sua passione per i libri). Non vorrebbe fare il contadino, sente che fuori da quella campagna ci sono altre opportunità. Si innamora di una ragazza, ma la famiglia di lei si mette di mezzo perché lui è troppo povero. Quando la sorella resta incinta di un militare e la colpa viene gettata su di lui, decide di abbandonare la famiglia e di andare in cerca di libertà e fortuna. Fa l'ambulante in Toscana finché arriva a Milano per iniziare a lavorare in fabbrica.
Il racconto della storia di Alfredo è costellato da canti della tradizione popolare toscana, quelli del classico repertorio di Caterina Bueno che, in un'inedita ibridazione musicale, vengono eseguiti dalla fisarmonica di Jovica Jovic, rom serbo e maestro di fisarmonica cromatica. Jovica suona ma non racconta, resta muto. Pare un uomo di un altro tempo, ieratico, come se nelle pieghe del suo volto ci fosse la Storia.
La storia di Alfredo è il fil rouge di Homo migrans. Attorno ad essa si dipanano gli altri fili. Uno di questi viene raccontato Camilla Barone: è la storia di una nonna contadina del Veneto che lascia il suo paese prima per lavorare nei campi del Polesine, poi per Milano, dove andrà ad abitare costruendosi una casa in uno di quei sobborghi cresciuti nell'hinterland della città negli anni cinquanta chiamati “Coree”.
Mohamed Ba racconta invece la vicenda di un migrante senegalese di questi anni, che lascia il suo paese e arriva a Milano, dove fa prima l'ambulante e poi il muratore.
Cronache simili in molti aspetti che sembrano palesare l’incapacità dell’Uomo di imparare le lezioni della Storia. Narrare, allora, significa riportare alla memoria e allargare la comprensione della realtà presente. Poi, d’improvviso, dopo aver ascoltato le altre storie, Jovica comincia a parlare.
Jovic è un rom serbo con una storia personale iperbolica: gli zii morti ad Auschwitz, le persecuzioni in Serbia, l’emigrazione in Italia, a Milano. Anche lui ricorda i mille campi in cui ha dovuto abitare, la detenzione in un Cpt da cui però non è stato espulso solo grazie all’intervento delle autorità e di personalità come quella di Moni Ovadia.
Sarà Moni Ovadia stesso a chiudere: anche lui è stato un profugo, dalla Bulgaria. E anche per lui il punto d'arrivo del viaggio è stato Milano. Toccherà invece a Renato Sarti, milanese di adozione ma nato a Trieste (città mitteleuropea e di confine che per decenni, fino alla fine della Prima Guerra mondiale, è stata per antonomasia luogo di incontro di lingue, culture, economie), cucire queste cinque esperienze così diverse e così significative.

mercoledì 20 luglio 2011

Il sogno di Ciprian

Si chiamava Marian Danila, ma per tutti era Ciprian, ed aveva solo 13 anni. Ciprian aveva un amore che lo aspettava in Italia, a Pesaro. Ciprian aveva un sogno, sempre lo stesso, quello che da sempre accompagna intere generazioni di migranti.
Arriva in Italia nell’estate del 2008, neanche il tempo di guardarsi attorno, che un brutto mattino, il 7 settembre, arriva la polizia: controllano i documenti, i bambini e le donne da una parte, gli uomini dall’altra. Il tempo di un respiro ed in un attimo distruggono le misere baracche in cui vivevano e tutto quello che avevano. Per oltre 50 persone non vi è altra possibilità che rifugiarsi all’interno di un edificio da tempo abbandonato e diroccato, tra mura pericolanti e macerie, devastato dai topi, nell’area delle ex Acciaierie Falck di Sesto San Giovanni.
Qui la notte del 23 settembre 2008, la luce tenue di una candela si trasforma in un rogo mortale che abbraccia Ciprian ed i suoi sogni, straziando il cuore di una giovane romnì a Pesaro.
Cronache dell’epoca raccontano che il giorno dei suoi funerali nella Chiesa di San Giorgio alle Ferriere, a cento passi dal fabbricato (foto) dove Ciprian è morto tra le fiamme, in prima fila c’erano l’allora Presidente della Provincia Filippo Penati, il Sindaco di Sesto San Giovanni Giorgio Oldrini e non poteva certo mancare Don Virginio Colmegna, promotore del cosiddetto “Patto di Legalità”.
Già la “legalità”… quel “non luogo” ritorna oggi nelle “cronache Italiane”. L’ultimo rifugio di Ciprian, infatti, sembrava già allora destinato ad una grande speculazione immobiliare, in funzione dell’Expo 2015. Roba grossa, con un progetto dell’Architetto Renzo Piano che prevedeva la realizzazione di 30 torri di 30 piani, a suo tempo “benedetto” anche da una “visita” del Presidente della Repubblica.
Ed oggi che Ciprian è dimenticato da tutti, si apprende che Filippo Penati, Vice Presidente della Regione Lombardia, proprio su questi fatti è indagato (forse arrestato nella tarda mattinata di oggi) dalla Procura della Repubblica di Monza, con l’imputazione di corruzione, concussione e illecito finanziamento ai partiti: tangenti per quattro miliardi delle vecchie lire, mai in “contanti” ma solo con versamenti “estero su estero”. Si vedrà…
Noi qui oggi volevamo soltanto ricordare il piccolo Ciprian. di Giancarlo Ranaldi

Roma, il Comune non tutela i rom sgomberati ma tutela gli animali

Nei giorni scorsi don Franco De Donno, da anni responsabile della Caritas di Ostia, denunciava pubblicamente lo sgombero senza alternative abitative dei rom, oggi leggo che la Giunta capitolina ha stabilito che per gli animali (cani e gatti) dei rom sgomberati sarà predisposto un sistema di accoglienza.
Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, ancor prima dello sgombero avverrà il censimento degli animali. Uno dei problemi, infatti, che a monte complicava l’attività dei volontari, era proprio quello di non sapere quanti animali erano rimasti tra le macerie degli sgomberi. Ora, invece, tutti i cittadini a quattro zampe, la cui “proprietà” per legge, è del Comune, saranno preventivamente censiti ed affidati alle strutture di accoglimento.
«Prima degli sgomberi dei campi rom - ha dichiarato l’Assessore Visconti – gli uffici preposti del Dipartimento ambiente, dovranno essere allertati con un congruo anticipo. In questo modo potranno provvedere al censimento degli animali e quindi si occuperanno, insieme ai veterinari e ai volontari, di trasferirli presso idonee strutture. Qui gli animali saranno sottoposti a visita medica e successivamente alloggiati adeguatamente. I nostri tecnici si metteranno a disposizione degli uomini della Questura e, durante le operazioni di sgombero, avranno il compito di garantire l’incolumità degli animali e il rispetto delle procedure per la loro tutela».
Bene ha fatto l'assessore all'ambiente Marco Visconti, ma mi chiedo: perchè l'assessore Sveva Belviso, oggi nominata Vice Sindaco, non si attiva per garantire l'incolumità delle persone e il rispetto delle procedure per la loro tutela, offrendo soluzioni abitative alternative? di Carlo Berini

Roma, Minorities Stereotypes on Media

I risultati del monitoraggio sulla rappresentazione delle minoranze sui mezzi di informazione italiani. Il 58,6% dei casi riguarda gli immigrati, poi vengono gay, lesbiche, transessuali, che ottengono un’attenzione “significativa” pari al 13,8% dei casi, le minoranze etno-culturali e linguistiche (sinti, rom e altre minoranze) sono l'11,3% dei casi.
Sono gli immigrati i protagonisti, tra le minoranze, delle notizie diffuse dal piccolo schermo e dalle diverse emittenti radio italiane. È quanto riporta "Minorities Stereotypes on Media", un progetto nato dalla collaborazione tra il Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva e il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della Sapienza, e con il supporto di Open society foundations, che ieri mattina presso l'università Sapienza ha presentato i primi risultati del monitoraggio della rappresentazione delle minoranze sui mezzi di informazione italiani. Lo studio ha preso in considerazione 1940 casi, 304 televisivi (284 servizi TG e 20 programmi) e 1636 radiofonici (1404 servizi di GR e 232 trasmissioni radio), monitorando 1200 edizioni di telegiornali al mese e 6.400 giornali radio con una copertura di 24 ore su 24.
Dallo studio emerge come nel secondo semestre del 2010 tra le minoranze le categorie più presenti sono relative al fenomeno migratorio: il 58,6% dei casi riguarda gli immigrati. Dopo gli immigrati, la minoranza che trova maggiore spazio sui media riguarda quella definibile sulla base delle scelte e degli orientamenti sessuali (gay, lesbiche, transessuali) che ottengono un'attenzione "significativa" pari al 13,8% dei casi selezionati (268 casi), poco distanti le minoranze religiose, il 13,2% (257 occorrenze) e la presenza di soggetti della categoria minoranze etno-culturali e linguistiche (rom e sinti e altre minoranze) l'11,3% dei casi, 220 occorrenze. Sono il 2,6% i casi in cui sono presenti tossicodipendenti ed ex detenuti.
Il rapporto tra tipologia di notizie trasmesse e percentuale delle stesse riguardanti le minoranze mette poi in evidenza anche la qualità dell'attenzione al tema. Se circa il 18% delle notizie monitorate, infatti, riguarda la politica, di queste sono il 3,4% sono quelle che riguardano le minoranze. Simile rapporto tra le notizie di Esteri e le minoranze, il 12,3% sul totale di cui il 5,4% riguardanti le minoranze. La cronaca giudiziaria e nera trova spazio nell'11,4% del totale delle notizie, con un 8,1% riguardante le minoranze. Tendenza opposta per quel che riguarda le notizie relative a questioni sociali, che hanno il 3% dell'informazione totale di cui quasi il 29% dedicata alle minoranze.
Dai dati presentati stamattina emerge anche come per quanto riguarda gli immigrati, i rifugiati e richiedenti asilo il 36% delle notizie riguardano la cronaca nera e giudiziaria, il 24% le questioni sociali e solo l'1,28% le questioni legate al lavoro. Diverse tipologie di notizie quelle che riguardano i rom e altre minoranze. A loro sono dedicate il 32% di notizie riguardanti questioni sociali, il 31% notizie dall'estero (anche per via delle espulsioni dei rom messe in atto dalla Francia). Di orientamento sessuale se ne parla maggiormente trattando la materia politica (il 43%), mentre i comportamenti devianti sono maggiormente protagonisti in notizie di cronaca, con il 43,5%. In un quadro complessivo, lo studio ha messo in evidenza come negli ultimi anni la cronaca nera sia diminuita percentualmente nei programmi monitorati, scendendo dal picco raggiunto nel 2007 di circa il 23,7% dell'informazione a livelli che si aggirano intorno al 16-17% degli ultimi due anni. Un livello, spiega la ricerca, più basso rispetto al 2007, ma più alto rispetto agli anni del picco.
Tra i media presi in considerazione, infine, quello più attento alle minoranze sembra essere il mezzo radiofonico. "E' la radio il mezzo più adeguato e idoneo alla trattazione dei problemi sociali" ha spiegato Mario Morcellini, direttore del dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale. "Lo "schiacciamento" sul fenomeno migratorio - spiega lo studio - assume caratteristiche più nette se si prendono in considerazione i soli contenuti televisivi e in particolare i telegiornali. Prevedibilmente, più articolata appare invece la rappresentazione delle minoranze se si considerano i programmi di attualità e di approfondimento radiofonico e i giornali radio". da Giornalisti Redattore Sociale

martedì 19 luglio 2011

Brat (fratello), cantieri per un'opera rom

Cantieri Teatrali Koreja e Centar Za Kulturu di Smederevo (Serbia) hanno prodotto e stanno portando in giro in Italia lo spettacolo "Brat (fratello), cantieri per un'opera rom" che ha vinto il Premio Internazionale Teatro dell’Inclusione 2010, dedicato a Teresa Pomodoro
Ha scritto Gianfranco Capitta: “Brat […] è più che uno spettacolo è uno squarcio violento, quanto seducente nei pregiudizi, nei luoghi comuni, nelle pulsioni non più inconfessate di un razzismo senza argini […] Non concede illusioni o facili scorciatoie di redenzione lo spettacolo che Salvatore Tramacere con Fabrizio Saccomanno ha elaborato nel tragitto laborioso compiuto a Smederevo […] “cantieri per un’opera rom” suona come un’indicazione di metodo, e non solo lavorativa, per un’impresa meritoria […] I giovani sulla scena, in quella che suona per definizione “finzione”, sembrano avere ben nitida la visione più veritiera del mondo che continua a circondarli, oscillando tra l’ipocrisia e il razzismo […]”
Cantieri Teatrali Koreja così presentano il loro lavoro
Incontriamo da tre anni un gruppo di giovani rom e giovani attori che vivono a Smederevo, Settanta chilometri da Belgrado, alcune centinaia da Lecce. Proviamo a fare teatro. Lavoriamo di sera, dopo faticose giornate di lavoro quotidiano, specie per i giovani rom, a raccogliere frutta, vetro e carta. Non vogliamo creare una nuova compagnia professionale né cerchiamo alcuna catarsi sociale. Che fare? Partiamo da un testo. L'Opera del mendicante di John Gay.
Cerchiamo persone e attori in grado di dare senso e verità alle parole molto graffianti dell'Opera. Al tempo del reality quando sempre più sottile si fa il confine tra verità e finzione.
Ladri, ricettatori, donne di malaffare, capi di polizia in combutta per spillare quattrini dove si può: questi sono i nuovi eroi di un mondo alla rovescia. Una storia rappresentata tante volte in diverse epoche e luoghi.
Undici non attori rom e otto giovani attori serbi, assumono ruoli da commedia dell'arte, facendosi testimoni di una cultura, la propria. Una cultura che, come i piccoli ladruncoli che loro mettono in scena, è destinata a scomparire. Ne è scaturita una "presentazione" che, giocando con gli stereotipi di una cultura periferica, mette proprio in discussione il labile confine tra finzione e realtà.

Reggio Calabria, un successo lo spettacolo “Nomadi per decreto”

Il 17 luglio scorso l’Associazione Culturale Multietnica “Terra senza confine” in collaborazione con la Cooperativa ROM 1995 ha presentato lo spettacolo “Nomadi per decreto” che fa parte del progetto “ImmigrArte”. Lo spettacolo, introdotto da Alla Leontyeva, si è tenuto presso i locali della Cooperativa ROM 1995.
Con l'evento l’associazione ha deciso di festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia. In questo modo, si è fatto vedere e si è parlato di quello che è l’Italia di oggi, un Paese multietnico e multiculturale. L’associazione ha scelto i locali della cooperativa come luogo dello spettacolo perché voleva portare a conoscenza di tutti una realtà lavorativa che desidera andare incontro alle esigenze della comunità rom, quelle di inclusione sociale e di formazione professionale.
Sono stati citati alcuni degli articoli basilari della Costituzione Italiana: l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Tutti noi abbiamo pari dignità sociale e siamo eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non vadano contro l’ordinamento giuridico italiano. L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Inoltre, si è parlato della dignità umana e della libera circolazione dell’essere umano.
Gli artisti che hanno presentato lo spettacolo sono: Francesco Iocolano, Taciana Coimbra, Salvatore Familiari, Bruno Panzera, Marco Modica, Martino Conserva, Giuseppe Gioffrè. Dopo lo spettacolo è stata inaugurata la mostra delle opere di Grazia Siclari, Taciana Coimbra e Gopal Saha, che durerà fino al 23 luglio 2011 dalle ore 10 alle ore 20 presso i locali della Cooperativa ROM 1995. L’associazione invita tutti a visitare questa mostra (ingresso libero) in cui sono esposti in vendita quadri, tegole, monili, ecc., libri e brochures che l’associazione produce e promuove. Il ricavato della vendita delle opere verrà devoluto in parte alla Cooperativa ROM 1995, in parte all’associazione per autofinanziare i propri eventi e i corsi di italiano per stranieri.
Domenico Modafferi, il Presidente della Cooperativa ROM 1995 e uno dei collaboratori di questo evento, è intervenuto anche con un discorso dedicato alla storia di sviluppo della cooperativa. Allo spettacolo era presente il pubblico di circa 150 persone. L’evento, secondo l’opinione dei membri dell’associazione, quella sera ha avuto il suo successo, importante per uno sviluppo culturale e spirituale della città di Reggio Calabria.

Il racconto di Alma Azović dopo l'incontro con Papa Benedetto XVI

Il racconto di Alma Azović, (mediatrice culturale rom a Torino) sull'udienza concessa a sinti e rom da Papa Benedetto XVI, domenica 11 giugno 2011 in occasione del 150esimo anniversario della nascita del beato Ceferino Gimenez Malla (1861-1936), catechista kalè di origine spagnola, martire della fede negli anni della Rivoluzione spagnola, elevato all’onore degli altari da Giovanni Paolo II nel 1997.
E' la seconda volta che i rom e i sinti vengono convocati dal Papa, in Vaticano. La prima è avvenuta circa quarant’anni fa. Il papa Paolo VI aveva voluto affermare la sua solidarietà a seguito delle persecuzioni che il popolo rom e sinto subì durante la seconda guerra mondiale.
Nuovamente oggi, mentre vengono perpetrate le odierne persecuzioni, il Santo Padre si è sentito in dovere di esprimere il suo rammarico davanti a una folta rappresentanza di rom e sinti provenienti da tutta Italia. Benedetto XVI ha tenuto un discorso in lingua romanés della durata di sette minuti. Tutti erano entusiasti e commossi.
L’imponente atmosfera della Sala Nervi è stata scossa dall’Inno della Nazione Rom e dalle musiche che ripercorrevano il Porrajmos (il divoramento), lo sterminio nazi-fascista del popolo rom e sinto.
Un rammarico purtroppo non può essere taciuto. Più volte gli organizzatori di questa manifestazione hanno definito i rom e i sinti “Zingari e Nomadi”; analogamente si sono comportati i giornali italiani che hanno raccontato questo toccante incontro: “Il Papa incontra gli zingari”, “Duemila nomadi dal Papa”, ecc.
Perché sciupare, con denominazioni che in sé esprimono giudizi discriminatori, un evento che ha una portata di enorme valore storico e sociale? I rom e i sinti non sono nomadi, le emigrazioni sono state determinate dalle persecuzioni o dalla necessità di trovare una situazione economica e sociale più favorevole. Zingaro è un termine dispregiativo di origine greca che significa intoccabile.
Non possiamo tuttavia fare a meno di ringraziare il Papa e chi si è impegnato perché l’iniziativa dell’11 giugno avvenisse. di Alma Azović

USA, all'asta i diari di Joseph Mengele: l'angelo della morte

La casa d'asta statunitense Alexander Autographs, rimetterà in vendita il 21 luglio i diari di Joseph Mengele, ufficiale delle SS e medico nazista che operò ad Auschwitz-Birkenau nel Zigeuner Familienlager, dove erano internati sinti e rom. La prima asta nel gennaio scorso è andata deserta.
All'asta con una stima di 300.000/400.000 dollari andranno diversi diari per un totale di circa quattromila pagine, lettere, appunti, alcuni dipinti e disegni realizzati da Mengele nel periodo compreso tra il 1960 e il 1975, quando si trovava in Brasile.
Mengele era riuscito a fuggire alla cattura grazie ai documenti rilasciati dal Comune di Termeno in Alto Adige. Gli Amministratori locali di Termeno hanno rilasciato a Mengele un documento d'identità che gli ha permesso di imbarcarsi a Genova per l'America del Sud. Ha vissuto per alcuni anni in Paraguay, finché, allertato dall’avvocato di famiglia, fuggì dopo qualche anno, prima in Argentina a Buenos Aires e poco tempo dopo, nel 1955, in Brasile, dove rimase per circa 25 anni fino alla sua morte. Ad oggi non sono chiarite le responsabilità degli Amministratori del Comune di Termeno.
Joseph Mengele, denominato anche l'angelo della morte, coordinava il lavoro di tutti i medici di Auschwitz ma aveva la sua base nella parte di campo, Birkenau, dove erano stati internati i sinti e rom, considerati materiale razziale d'eccellenza per la loro origine indo-ariana. In particolare Mengele era interessato ai gemelli sinti e rom. Nel libro di Luciano Sterpellone, Le cavie dei lager, a pagina 184-185 è riportata una sua frase chiarificatrice di tanto interesse verso i gemelli sinti e rom: «Ogni madre ariana, con un parto gemellare, potrà fornire un individuo in più alla razza la cui vocazione era quella di dominare le altre».
Gli esperimenti erano di una crudeltà inaudita. Ne abbiamo una testimonianza diretta da Ugo Höllenreimer, sinto tedesco sopravvissuto, che ha raccontato la sua drammatica esperienza a Giovanna Boursier il 4 agosto 2004 ad Auschwitz-Birkenau, durante la commemorazione dell'ultima liquidazione dello Zigeuner Familienlager. Due foto scattate a bambini sinti e rom nella baracca di Mengele sono visibili nel pannello n. 14 della mostra “Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz”, realizzata dall'Istituto di Cultura Sinta.
Il materiale che andrà all'asta per la seconda volta negli Stati Uniti è un importante documento storico che può aiutare ricercatori e studiosi a far sempre più luce su quegli anni drammatici. Sarebbe auspicabile che i Governi tedesco e italiano partecipassero all'asta, viste le responsabilità oggettive dei due Paesi.

lunedì 18 luglio 2011

Palermo, terreni confiscati alla mafia per le famiglie rom

Trasferiti in terreni confiscati alla mafia, nelle zone più periferiche di Palermo lontani da viale del Fante. A Palermo potrebbe essere questo il futuro dei rom che vivono da anni in città. Il degrado profondo che caratterizza ogni angolo del cosiddetto “campo” potrebbe diventare dunque un brutto ricordo ma tutto questo è ancora triste realtà in attesa che si trovino i finanziamenti per realizzare nuove strutture prefabbricate, capaci di ospitare i centocinquanta, tra kosovari, montenegrini e serbi, che ormai da anni affollano l'area a ridosso del Parco della Favorita.
Qui, tra baracche improvvisate, la situazione è davvero insostenibile: topi che ormai riescono ad avere la meglio sugli uomini, alloggi di fortuna che con le alte temperature di questi giorni diventano forni crematori e poi la mancanza d'acqua che sbarra la strada a qualsiasi possibile tentativo di vita civile. E tra i rom, costretti a vivere in questa situazione, cresce la rabbia ed il malcontento. Nei giorni scorsi, hanno bloccato le strade limitrofe al campo per tentare di catalizzare l’attenzione sulla vicenda dell'approvvigionamento idrico. La situazione dal punto di vista igienico-sanitario è in peggioramento: i ratti proliferano di pari passo alla sporcizia e alla spazzatura che incautamente viene abbandonata da chi scambia l'area come una discarica. I residenti dicono di temere per i più piccoli.
Il vice sindaco Marianna Caronia spiega che «nel piano triennale delle Opere pubbliche sono stati individuati cinque terreni in quattro aree dove creare minicampi. Si tratta di terreni confiscati alla mafia, a Cruillas, Falsomiele, Uditore e Villagrazia. Il consiglio comunale», sottolinea, «ha accolto il provvedimento e adesso cercheremo il finanziamento nel Pon Sicurezza. L'area attuale», conclude la Caronia, «potrebbe essere affidata alla Gesip ed essere trasformata in villa o parcheggio» da Corriere del Mezzogiorno

Bari, Nichi Vendola ha incontrato Jeroen Schokkenbroek

Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola (in foto) ha incontrato il 15 luglio a Bari Jeroen Schokkenbroek, il giurista olandese nominato rappresentante speciale del nuovo segretario generale del Consiglio d'Europa (Thorbjørn Jagland ex Premier norvegese) per discutere le problematiche vissute dalle minoranze rom e sinte in Italia. All'incontro hano partecipato anche gli assessori alla Cittadinanza attiva e politiche di inclusione dei migranti Nicola Fratoianni e al Welfare Elena Gentile.
L'incontro si è svolto in previsione del meeting convocato per il prossimo 22 settembre a Strasburgo dal Consiglio d’Europa e finalizzato alla adozione di un piano di azione oltre che alla creazione di un network di enti locali italiani e quindi europei a favore delle minoranze sinte e rom.
''C'è un elemento di preoccupazione seria - ha detto il governatore - la crisi economica e sociale che sta giungendo a un punto di assoluta gravita' in tutta Europa, e le scelte politiche dei governi europei mirate al taglio delle reti di protezione sociale, il netto impoverimento che si è già determinato e che aumenterà nei prossimi anni, rappresentano il terreno di grandi pericoli per i diritti delle minoranze''.
''Quando c'è la povertà e la fame - ha spiegato Vendola - il rischio della guerra tra i poveri è molto forte. Gli zingari, così li chiamiamo noi, sono stati sempre il capro espiatorio ideale di tutti i periodi di crisi. Noi temiamo che in ogni parte del continente questa crisi così pesante, che equivale a una vera e propria guerra, possa produrre la sedimentazione di veleni razzisti e xenofobi e possa rappresentare per rom e sinti una nuova stagione d'inferno''.
La Regione Puglia, ha concluso Vendola, ''con il Consiglio d'Europa svolgerà, non soltanto per la Puglia, ma in qualunque luogo potrà avere voce in capitolo, la propria battaglia perchè si possa uscire dalla crisi senza aver perso i fondamenti della nostra civiltà''.
Il Consiglio d'Europa insieme alla Ue ha deciso di porre le problematiche vissute dalle minoranze sinte e rom tra le priorità della propria azione anche in considerazione delle crescenti campagne discriminatorie e dell'uso strumentale delle vicende riguardanti i i rom e i sinti che hanno visto forze politiche ma anche governi europei.

venerdì 15 luglio 2011

Napoli, torna l'incubo dei pogrom

Paura a Poggioreale dopo il raid di una decina di persone che hanno seminato il terrore fra donne e bambini nell'insediamento rom. Il 'commando' ha minacciato le famiglie di ritornare se non avessero abbandonato l'insediamento prima di sera. Sull'episodio indaga la Polizia ma ad oggi nessuna notizia è trapelata dagli inquirenti.
Il fatto è accaduto nella mattinata di martedì scorso: una decina di persone, tutte con il volto coperto, hanno fatto irruzione armate di mazze; hanno colpito baracche e macchine parcheggiate, mandando in frantumi i vetri di cinque auto, sotto lo sguardo di donne e bambini.
Quando è scattato l'allarme, degli aggressori ormai non c'era più alcuna traccia. Diverse le ipotesi seguite dagli investigatori per fare luce su un episodio che fa alzare nuovamente il livello di attenzione delle forze dell'ordine alla periferia della città.
Intanto, mentre proseguono le indagini per risalire alle cause del gesto e all'identità degli aggressori, l'assessore comunale alle Politiche sociali, Sergio D'Angelo, ha dichiarato la propria indignazione per quanto avvenuto: "Il clima di minacce e di intimidazioni, generato ieri da un violento raid al campo rom di Poggioreale - ha detto D'Angelo - è intollerabile per una città come la nostra che ha fatto dell'accoglienza e della solidarietà il proprio segno distintivo". "L'amministrazione comunale esprime la propria vicinanza alla comunità rom, costretta, ancora una volta, a subire forme di assurda intolleranza che - ha aggiunto l'assessore - si traducono in atti gratuiti di violenza ed auspichiamo che gli autori di questo episodio inqualificabile siano - ha concluso - quanto prima identificati e assicurati alla giustizia".
Alcuni giorni fa erano state date alle fiamme ad alcune baracche abbandonate a Ponticelli, probabilmente per “avvertire” un gruppo di una trentina di persone, tra cui una quindicina di bambini, che da qualche giorno ha riaperto un campo abbandonato, in via Argine, accanto alla fermata della circumvesuviana, alla periferia Est di Napoli.

mercoledì 13 luglio 2011

Roma, scintille tra Alemanno e la Caritas sul piano rom (2)

Dilettanti allo sbaraglio. Non sembra esserci espressione più appropriata per definire l’ondivago e claudicante procedere della giunta Alemanno su qualsiasi tema che abbia un minimo di impatto sociale e mediatico. A tornare per qualche ora sotto i riflettori è stato stavolta il famoso “piano rom”, più volte sbandierato dal primo cittadino della capitale come un esempio della possibilità di coniugare «rigore e solidarietà». L’ennesima gaffe porta il nome di Giordano Tredicine, lo sgomitante presidente pidiellino della Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale che, qualche giorno fa, ha fatto ricoprire il quartiere romano di Tor Fiscale di manifesti inneggianti allo sgombero dei rom che da circa due mesi vengono ospitati in uno stabile di proprietà della Caritas, situato in Via di Torre Branca.
I rom in questione, tanto per la cronaca, sono quelli sgomberati dal campo abusivo di Via dei Cluniacensi, sulla Tiburtina, che lo scorso Venerdì Santo si erano rifugiati nella Basilica di San Paolo in cerca di un riparo e la cui situazione di emergenza aveva determinato un acceso conflitto fra l’amministrazione, da un lato, e la Caritas e la Comunità di Sant’Egidio dall’altro (v. notizia precedente). Lo stallo creatosi si era infine sbloccato quando la Caritas aveva messo a disposizione delle famiglie rom il capannone sito nel IX municipio della capitale.
«Risultato raggiunto! Tor Fiscale libera!!! Chiusa la struttura dei nomadi» ammiccavano, dai muri del quartiere, la mattina di sabato 25 giugno, i manifesti firmati Tredicine. Senonché, dopo poche ore, lo stesso consigliere era costretto a fare marcia indietro, spiegando che «il trasferimento è stato rinviato di concerto con la Caritas, perché si stanno vagliando altre due o tre destinazioni possibili, per venire incontro alle esigenze e alle richieste della comunità rom». «Dopo aver annunciato il trasferimento in pompa magna, dopo aver riempito il quartiere di manifesti, i rom sono rimasti dov’erano. Ormai questa amministrazione sfiora il grottesco», non perdeva occasione di dichiarare, di lì a poco, il coordinatore del Forum Immigrazione del Pd di Roma Sergio Gaudio. A quest’ultimo rispondeva a stretto giro Ugo Cassone, Pdl, vicepresidente della Commissione Politiche Sociali: «Condivido pienamente l’impegno del presidente Tredicine, finalizzato a coniugare la tutela dei residenti di Tor Fiscale con la garanzia di condizioni di vita dignitose per i rom».
Nelle ore successive, sull’intera vicenda dell’annunciato trasferimento, e sul ruolo giocato in essa dalla diocesi, il mistero si infittiva. Con un comunicato stampa, la Caritas di Roma esprimeva infatti «rammarico e preoccupazione» per le dichiarazioni di Tredicine (come anche per quelle di Gaudio) appellandosi al senso di responsabilità di politici e giornalisti al fine di evitare, secondo le parole usate dal direttore mons. Enrico Feroci, «il gioco della strumentalizzazione degli schieramenti politici sulla pelle di chi vive nel disagio e nella povertà». La diocesi, sempre tramite lo stesso comunicato stampa, rendeva anche noto di non aver «in alcun modo interloquito» né con Tredicine, né con Gaudio. Per cui il rinvio del trasferimento «di concerto con la Caritas» sarebbe in realtà un’invenzione di Tredicine, ansioso, al pari di molti altri suoi colleghi appartenenti al Centrodestra romano, di cavalcare e di strumentalizzare tanto l’esasperazione dei cittadini residenti nei quartieri popolari di Roma (indirizzandone il malcontento verso risposte xenofobe) quanto l’attenzione ai temi sociali propria di buona parte dell’elettorato cattolico e di un pezzo delle gerarchie ecclesiastiche.
Diversa la versione dei fatti fornita dagli operatori della cooperativa Popica, attiva nel campo di Tor Fiscale, secondo i quali non solo la Caritas sarebbe stata informata del rinvio, ma sarebbe anche stata d’accordo, almeno inizialmente, con il trasferimento dei rom nella ex cartiera di via Salaria, oggetto di un dossier di denuncia da parte della Associazione 21 luglio per le condizioni di estrema precarietà di alloggio e assistenza. «Solo dopo la nostra ferma opposizione», ha dichiarato a Repubblica Gianluca Staderini di Popica, «gli operatori della Caritas hanno fatto marcia indietro. Eppure proprio loro avevano sottoscritto con noi e con la cooperativa “Un sorriso”, che gestisce il campo, un progetto di inserimento lavorativo e alloggiativo di lunga durata». Gli operatori della Caritas presenti a Tor Fiscale, dal canto loro, smentiscono categoricamente la versione di Popica. di Marco Zerbino

Milano, le maestre con i letti (per i rom) in cantina

Cristina. È il nome che le torna sulle labbra più volte mentre racconta la sua esperienza di maestra milanese. Flaviana Robbiati (in foto) ha appena tirato due o tre pugni nello stomaco al pubblico della Settimana Internazionale dei Diritti di Genova. È venuta qui con un’altra maestra milanese, Stefania Faggi. A spiegare perché le è stato impossibile voltarsi dall’altra parte mentre le ruspe distruggevano i campi nomadi dove abitava Cristina. Non voltarsi quando vengono calpestati diritti altrui dà, secondo la tradizione ebraica, diritto a quell’appellativo di “giusti” a cui è dedicata la rassegna genovese. Loro sono venute a rappresentare, con altri insegnanti, i “giusti nella scuola”.
“Lo sa lei che cosa vuol dire uno sgombero? Noi sì, l’abbiamo misurato attraverso i nostri alunni rom del Rubattino. Saranno catapecchie in lamiera, ma ognuna è per loro la propria casetta, capisce? Quando arrivano a tirar giù tutto fanno la conta a quintali della spazzatura. Ma quei rifiuti triturati sono pentole, cartelle, quaderni, giocattoli, guardi qui la foto di questa bambola decapitata. A Milano in tre anni hanno fatto 540 sgomberi. Il vicesindaco De Corato li festeggiava pure.
Quando poi il cardinale Tettamanzi chiese di evitare di farli in inverno, di risparmiare la pioggia e la neve e il freddo a quelle creature, il sindaco rispose che la lotta per la legalità non conosceva stagioni. Bella legalità, che ammazza il senso di giustizia. Io dico che negli edifici dove si applica la legge c’è scritto ‘Palazzo di giustizia’, mica ‘Palazzo della legalità’. E di ingiustizie ne abbiamo viste. Sa, noi seguivamo attentamente le vicende del campo. Un mattino seppi che avevano fatto uno sgombero che era ancora buio. Allora spiegai tutto agli altri alunni, chiesi loro di non farlo pesare a Cristina. Cristina arrivò a scuola chiedendo che i compagni non sapessero nulla, con gli occhi bassi, per la vergogna di quel che le era successo. In classe furono bravissimi, perché per fortuna i compagni di scuola e le loro famiglie ci aiutavano molto a creare un clima di amicizia e la invitavano alle feste”.
Ha un viso lungo e scavato, Flaviana, gli occhiali dorati poggiati su un naso magro e impertinente. Stefania ha i capelli scuri, è solo all’apparenza più severa. “Quel giorno”, continuano, “quel 19 novembre, ci arrivarono a scuola alle quattro del pomeriggio tutti i genitori degli alunni rom del distretto, quasi una quarantina ne avevamo. E ci chiesero di aiutarli a dormire. Facemmo subito le telefonate, Sant’Egidio, la Casa della Carità, le parrocchie, e alla fine ne prendemmo qualcuno in casa nostra. Riuscimmo a sistemarli quasi tutti. Il fatto vero però è che questa guerra ai rom toglie a dei bambini un diritto elementare: quello di andare a scuola. È andare a scuola, secondo lei, doversi rifare i quaderni ogni mese, trovarsi senza casa decine di volte all’anno, perché questi sono i numeri di Cristina, oppure dovere cambiare otto scuole in un anno come è capitato a Samuel, o metterci due ore a piedi tra i campi ghiacciati, come è successo a Giulia che voleva restare nella sua classe? È andare a scuola con la serenità necessaria venire staccati come figurine dal padre o addirittura dalla madre a sei anni? Per questo noi diciamo che i bimbi rom sono bimbi come gli altri, ma contemporaneamente che sono un po’ meno bambini di tutti. Perché per loro vivere la normalità non è normale. Si sentono sempre in colpa. Vuole sapere la storia di Ulisse, che arrivò a scuola ricoperto di sputi? Era stato un signore dalla sua macchina. Appena lo ha visto, aveva tirato giù il finestrino e l’aveva trasformato in un bersaglio”.
Stefania e Flaviana, scuole diverse ma stesso circolo didattico, quello di via Pini, zona est della città, non si fermerebbero mai nel loro racconto. D’altronde se c’è qualcuno che ha presidiato le frontiere della civiltà nell’Italia ubriaca di pregiudizi e di razzismo sono loro. Loro che appena fiutavano l’aria di sgombero facevano lasciare le cartelle a scuola o preparavano materassi nelle loro cantine. “Ma lo sa che alcuni di questi bambini vivono perfino sotto terra? Pensi quanto è grottesco: li bocciano a volte per le troppe assenze, quando sono proprio gli sgomberi a catena che gli impediscono di venire a scuola. Eppure si impegnano, sa? Cristina sapeva solo il romans e il rumeno. Ora è andata a vivere in una casa in un altro paese, anche se i suoi compagni continuano a invitarla alle feste, ed è stata promossa in prima media quasi con la media dell’8. Ha studiato e imparato. Noi lo ripetiamo a ogni incontro: lasciarli analfabeti è come compiere una pulizia etnica. Perché se tu non sai la lingua non leggi neanche la medicina, non leggi la pagella di tuo figlio, resti letteralmente senza diritti. Che è la più grande povertà: non potere accedere ai diritti, non sapere nemmeno di averli. Per questo un giorno abbiamo scritto loro una lettera per rivederli l’anno dopo a scuola”. Dice così quella lettera: “Vi insegneremo mille parole, centomila parole, perché nessuno possa più annientare le vostre voci”.
“Se abbiamo dei progetti? Certo che li abbiamo. Borse-lavoro, progetti sanitari, la promozione anche del vino e del pane rom. Ma quali soldi, non abbiamo niente. Piuttosto, sa che cosa ci sembra un po’ orribile? Di essere diventate note perché difendevamo i bambini. Ma perché, non sta scritto ovunque che bisogna difenderli? E invece per qualcuno siamo un po’ uno scandalo. Ma come, si chiedono, come è possibile che della gente si voglia tenere gli zingari?”. da Il Fatto Quotidiano

Roma, scintille tra Alemanno e la Caritas sul Piano Rom (1)

Una reazione indignata e ferma contro la politica degli sgomberi dei campi Rom portata avanti dalla giunta capitolina guidata da Gianni Alemanno arriva da don Franco De Donno, da anni responsabile della Caritas di Ostia, nella XXVI prefettura del territorio diocesano di Roma. De Donno, in una lettera aperta al sindaco del 21 giugno scorso, denuncia in particolare lo sgombero del piccolo campo Rom di via delle Acque Rosse a Ostia Ponente, avvenuto quello stesso giorno. Sono solo state smantellate «delle povere tende e poche masserizie – denuncia il prete – senza per nulla indicare una adeguata alternativa».
Indignato, il direttore della Caritas ha preso immediatamente carta e penna per manifestare al sindaco il proprio «sgomento», «tanto più profondo in quanto da vario tempo abbiamo iniziato un percorso di dialogo fruttuoso con l’Assessore Lodovico Pace e con i Vigili Urbani del XIII Municipio: con varie assemblee dei Rom e con una metodologia di “rete” nutrivamo solide speranze per il raggiungimento di una serena emersione e di una dignitosa inclusione e integrazione alloggiativa e lavorativa, come già avviene in varie città di Italia, avendo avuto la disponibilità di una convinta e responsabile collaborazione dei nostri Rom». Invece, quelle ruspe e quel camion «non sgomberavano soltanto quelle poche e povere masserizie, ma anche e soprattutto le speranze di un progetto alternativo tanto faticosamente ma decisamente avviato con le Istituzioni locali».
Eppure, racconta il direttore della Caritas di Ostia, una delle prime iniziative di Alemanno ad avvio del suo mandato, «quasi a dare un chiaro segnale di politica collaborativa, fu quella di convocare in Campidoglio i rappresentanti del mondo del Volontariato». «La sua promessa – scrive De Donno – fu quella che ci avrebbe chiamato periodicamente per un confronto sui problemi della città, visti anche con gli occhi del volontariato: ottimo inizio! Ma che delusione dover constatare non solo il mancato mantenimento di una promessa, ma anche la lontananza sempre più abissale di certe decisioni riguardo all’accoglienza e al rispetto della dignità di ogni persona».
«Tra qualche giorno, signor Sindaco – è la chiusa della lettera – è atteso qui a Ostia per inaugurare il Parco “Clemente Riva” intitolato al nostro amatissimo vescovo di recenti anni passati: il Parco si trova a pochi passi dal piccolo campo Rom oggi sgomberato! Con quale coerenza Lei vorrà svolgere questa inaugurazione nel nome di mons. Clemente Riva, che fu amico e difensore coraggioso degli ultimi?». di Valerio Gigante

L'ammazza-Internet è ancora un rischio

Dopo mesi di annunci, smentite, polemiche, autorevoli e comunicati stampa, questa mattina, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha, finalmente - non perché se ne avvertisse il bisogno ma perché ciò varrà almeno a consentire un confronto più obiettivo e meno emotivo - pubblicato la delibera contenente lo schema di Regolamento relativo alla disciplina del diritto d'autore nelle reti di comunicazione elettronica.
Il testo diverrà ora oggetto di una consultazione pubblica che si snoderà lungo i due mesi estivi per concludersi al rientro dalle vacanze dei più, ovvero trascorsi 60 giorni dalla pubblicazione della delibera in Gazzetta Ufficiale che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.Lo schema di regolamento, sfortunatamente, contiene più conferme delle paure e perplessità manifestate alla vigilia dell'approvazione che non delle illusioni e speranze create con la diffusione del comunicato stampa AGCOM dello scorso 6 luglio.
L'Autorità, infatti, manifesta l'intenzione di compiere taluni importanti pentimenti operosi dei quale le va dato atto ma, ad un tempo, continua a mostrarsi convinta di essere deus ex machina della complessa materia della circolazione dei contenuti - tutti - nello spazio pubblico telematico. Il primo giudizio di sintesi sullo schema di Regolamento approvato dall'Autorità non può, pertanto, che essere severo e negativo. di Guido Scorza, continua a leggere...

martedì 12 luglio 2011

Campobasso, la favola "zingari rapitori" colpisce ancora...

Ci risiamo, quando un bambino scompare rispunta inevitabilmente nel nostro Paese la pista degli “zingari”, come vengono chiamati in maniera etnocentrica e dispregiativa le persone appartenenti alle minoranze linguistiche sinte e rom. In questo caso le bambine sono due, Alessia e Livia, e sono scomparse con il papà lo scorso 28 gennaio. Molti conosceranno la storia che ha fatto inorridire tutta l'Europa.
Ora, dopo tante false segnalazioni da tutta l'Europa, dall'Italia arriva la classica segnalazione razzista: le bambine erano con due rom sulla spiaggia di Lido Oasi, a Termoli. Come si è fatto ad identificare le due persone? Risposta: avevano la pelle scura. Sic!
E' partita immediatamente la "caccia" (ancora sic!) nei cosiddetti “campi nomadi” della zona ma è stata estesa in tutta la Provincia di Campobasso. I Quotidiani svizzeri partono all'attacco sulla tratta dei bambini (mai dimostrata da nessuna sentenza) e chiedono conto all'Italia del perchè non si è intervenuti immediatamente senza lasciare fuggire le due persone con le bambine che facevano il bagno al mare. Cosa ha insospettito gli altri bagnanti? Due persone con la pelle scura con due bambine bionde. Ma hanno fatto la segnalazione alle Forze dell'Ordine solo alla sera, quando le due persone con le bambine se ne erano già andati a casa.
Cosa succederà ora? Le Forze dell'Ordine scateneranno in Provincia di Campobasso una "caccia" (di nuovo sic!) all'uomo. Nel caso si trovassero le due bambine, saranno strappate dalla propria famiglia e portate in una comunità chiusa, sarà prelevato loro il sangue e dopo una ventina di giorni di atroci sofferenze delle bambine ma anche della madre, del padre e dei parenti l'esame del dna stabilirà che quelle due bambine non sono Alessia e Livia. Un film purtroppo già visto...

Accordo UE e COE per formare 1.000 mediatori sinti e rom

Il Segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjorn Jagland e la Commissaria europea a Educazione, cultura, multilinguismo e gioventù Androulla Vassiliou hanno siglato una dichiarazione congiunta nella quale approvano l’accordo raggiunto in occasione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa relativo a un’azione comune per la formazione di mediatori rom e sinti.
L’Unione Europea metterà a disposizione un ammontare complessivo di un milione di euro per il biennio 2011-2012 permettendo la formazione di mille mediatori rom e sinti.
Questo rafforzerà il programma di formazione che è stato lanciato all'inizio del 2011 dal Consiglio d'Europa. L'obiettivo è quello di preparare come mediatori culturali persone appartenenti alle minoranze sinte e rom o persone con una buona conoscenza delle questioni relative ai rom e ai sinti. Il progetto è stato finora attuato in 15 paesi e in Kosovo,con 427 mediatori formati.
«I rom – ha dichiarato il Segretario generale del Consiglio d’Europa - si trovano tutti i giorni di fronte a situazione di pregiudizio, intolleranza, abuso ed esclusione sociale, l’accordo aiuterà a migliorare la loro situazione e la loro integrazione nelle società europee».
I mille mediatori formati grazie a queste risorse lavoreranno con i bambini e con le famiglie in particolare presso i servizi socio-sanitari, le scuole e le agenzie di collocamento. Come ha spiegato la commissaria europea Vassiliou, secondo la quale «l’educazione rappresenta la chiave per rompere il circolo vizioso che tiene milioni di rom ai margini delle società europee»

San Nicolò Arcidano (OR), un'incendio distrugge le abitazioni dei rom ma pronta è stata la solidarietà

Hanno lavorato sino a notte fonda i volontari della Protezione civile impegnati a San Nicolò d'Arcidano, nell'Oristanese, nelle operazioni di soccorso alla comunità rom, in grande difficoltà dopo l'incendio che ieri ha distrutto le baracche dove vivevano alla periferia del paese. Nel campo sportivo comunale sette tende fornite dal Servizio di Protezione civile della Regione e dotate di letti e biancheria sono state già montate. Il montaggio di altre tre tende sarà completato nelle prossime ore, assieme a quello di diversi gazebo per creare delle zone ombreggiate.
Sono stati utilizzati anche i locali degli spogliatoi e i servizi igienici del campo sportivo, mentre l'amministrazione comunale ha disposto già da ieri un servizio catering e, d'intesa con l'Asl, l'erogazione dell'assistenza medica ad alcune persone ammalate. La nuova tendopoli è presidiata da diversi volontari della Protezione civile. La comunità rom di San Nicolò d'Arcidano è composta da 94 persone, molti sono i bambini e diverse anche le persone anziane. Nell'incendio di ieri pomeriggio hanno perso tutti i loro averi. Con le baracche sono bruciati arredi e suppellettili e il fuoco ha incenerito anche alcuni mezzi parcheggiati nelle adiacenze. Al Comune sono già pervenute richieste di aiuto economico.
Il sindaco Emanuele Cera, che è anche vicepresidente della Giunta provinciale di Oristano e assessore provinciale con delega alla protezione civile, ha avuto un colloquio telefonico col responsabile del Servizio della Protezione civile della Regione Giorgio Cicalò, per concordare i primi interventi. Il sindaco ha ricevuto anche un'offerta di aiuto dal primo cittadino del vicino comune di Uras, Gerardo Casciu. L'amministrazione di San Nicolò d'Arcidano attende ora l'arrivo delle nuove unità abitative che saranno montate nel nell'area residenziale in fase di costruzione ormai da tempo, nell'area attigua alla baraccopoli andata in cenere ieri. I nuovi alloggi, comunque, non saranno disponibili prima di un mese e mezzo. da La Nuova Sardegna

La Campagna Dosta! è sbarcata sul grande schermo

La Campagna Dosta! sbarca sul grande schermo con Dijana Pavlovic (attrice e vice presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme) e con Ferdi Berisa (vincitore del Grande Fratello 9)
Dall'ultima settimana di giugno è in diffusione, sulla Rai anche in fasce orarie di buon ascolto come quella subito successiva al Tg1. Si tratta del video “E tu quanti zingari conosci?” promosso dall'Ufficio Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) del Ministero per le Pari Opportunità per combattere i pregiudizi e gli stereotipi che colpiscono i rom e i sinti in Italia.
L'iniziativa è una tappa della Campagna Dosta! (Basta!) lanciata nel 2010 su proposta del Consiglio d'Europa e finanziata con fondi del capitolo Unar del ministero italiano per le pari opportunità. "La prima fase della campagna – ha spiegato il direttore dell'Unar Massimiliano Monnanni - ha portato alla creazione di un tavolo di lavoro con rappresentanti delle maggiori comunità rom e sinti. Poi, il ministero ha previsto che si proseguisse anche nel 2011".
"Basta! Vai oltre i pregiudizi, scopri i rom!": in 41 secondi il messaggio del video è chiaro, è quello di alzare il tappeto dei preconcetti e guardare la realtà delle persone in quanto tali. "E tu, quanti zingari conosci?".
"Il video è stato realizzato con costi bassi", ha spiegato il direttore Unar Monnanni. L'attrice, Dijana Pavlovic, appartiene alla minoranza rom, oltre ad essere una professionista nel settore è vice presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme che riunisce una ventina di organizzazioni sinte e rom, mentre il giovane è Ferdi, rom che studia e lavora come cuoco, ex irregolare arrivato dal Montenegro in Italia all'età di 8 anni a bordo di un gommone e passato alla notorietà grazie alla vittoria al Grande Fratello 9.
La campagna 'Dosta!' prevede ulteriori attività: a settembre, nelle città più importanti e dove è più concentrata la presenza rom e sinti, l'Unar ha indetto un bando per buone pratiche nei confronti dell'abbattimento delle barriere culturali e dell'ignoranza sulla realtà di questa fascia di popolazione; destinatari sono innanzitutto le realtà che a diverso titolo lavorano sull'argomento.

lunedì 11 luglio 2011

UE, un quindicenne su cinque ha problemi di lettura

In Italia il 21% dei quindicenni incontrano difficoltà a leggere, come del resto in Europa dove in media un quindicenne su cinque - ma con punte del 40% per Bulgaria e Romania - non sono in grado di leggere adeguatamente. E' quanto emerge da uno studio elaborato dalla rete Eurydice della Commissione europea, dove appare chiaro che ancora molta strada resta da fare per raggiungere l'obiettivo che si sono fissati i ministri dell'istruzione dell'Ue: ossia ridurre la quota di quanti non sono in grado di leggere adeguatamente portandola dal 20% a meno del 15% entro il 2020. Soltanto alcuni paesi del Nord Europa hanno già raggiunto questo obiettivo.
''E' assolutamente inaccettabile che nell'Ue ci siano ancora così tanti giovani privi delle competenze di base per leggere e scrivere - ha commentato Androulla Vassiliou, commissario all'istruzione, la cultura e la gioventù - secondo cui questi giovani sono esposti al rischio di esclusione sociale, oltre alle difficolta' di ricerca di un posto di lavoro''.
Per Vassiliou, dei ''progressi sono stati registrati in Europa nell'ultimo decennio, ma non sono sufficienti'' e la promozione dovrebbe concentrarsi soprattutto sui gruppi a rischio. E proprio recentemente la commissaria ha lanciato una campagna di alfabetizzazione rivolta a tutte le classi d'età e in particolare quelle svantaggiate come ad esempio i bambini rom e sinti.
Ma lo studio, che si basa anche sulle più recenti indagini internazionali, mette in evidenza altre problematiche: nell'Ue, ad esempio, soltanto otto paesi (Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Malta, Norvegia, Svezia e Regno Unito) offrono nelle scuole specialisti di lettura per coadiuvare gli insegnanti. Altri Paesi fanno ricorso a psicologi o terapeuti ma non a personale specializzato nella lettura. La relazione mette anche in evidenza come il totale delle variazioni tra i risultati migliori e peggiori dei giovani dipendono dal fattore scuola: la percentuale di variazione va dal 7,3% della Finlandia (dove la differenza tra le scuole è minima) al 55,5% dell'Italia, a oltre il 58% della Francia e il 61,2% della Germania.
Per la metà del 2012 Bruxelles ha annunciato delle nuovo proposte per migliorare le capacita' di lettura dei giovani. da ANSA

L'Eurpoean Roma Rights Centre cerca tirocinanti

L'Eurpoean Roma Rights Centre (Centro Europeo dei Diritti dei Rom) sta cercando tirocinanti per il periodo Settembre 2011-Febbraio 2012. Verranno selezionati sia tirocinanti rom e sinti che non rom e sinti, ma soltanti ai tirocinanti sinti e rom verrà corrisposto uno stipendio.
I tirocinanti selezionati lavoreranno nei diversi dipartimenti dell’ERRC: ricerca e advocacy, dipartimento legale, ufficio media e comunicazione.
Tra i requisiti richiesti:
- significativa esperienza di lavoro o di vita con le comunità sinte e romaní;
- buona conoscenza dell’inglese, scritto e parlato (verranno preferiti i candidati in grado di lavorare anche nelle seguenti lingue: romani, rumeno, slovacco, ceco, serbo, macedone, italiano, francese, portoghese, russo e ucraino);
- essere almeno in possesso di un diploma di scuola superiore.
Per maggiori informazioni sul bando, su tutti i requisiti richiesti e sulle modalità di presentazione della domanda consultare il link: http://www.errc.org/cikk.php?cikk=3862.
Scadenza 17 Luglio 2011.

English. The European Roma Rights Centre (ERRC) invites applications for its full-time internship programme. The ERRC offers interns a dynamic, fast-paced, international human rights environment, based in Budapest, Hungary. Romani and non-Romani interns are chosen for this programme through a competitive bi-annual selection process. In line with its Equal Opportunity Policy, ERRC offers a limited number of stipends for full-time internships to Romani individuals. The ERRC is currently accepting applications from persons wishing to intern at the ERRC for 3-6 months between September 2011 and February 2012.

Milano, Upre Roma risponde a ChiamaMilano

Nel notiziario n. 445 di ChiamaMilano una nota a firma A. Pozzi si occupa della Consulta dei Rom e dei Sinti di Milano, costituitasi recentemente. Visto il tono altezzoso e disinformato, forse normale visto che parla di “zingari”, verrebbe di cavarsela con una risposta ironica, ma per rispetto a un luogo utile per la città e molto ospitale - persino nei confronti di note come questa - mi permetto di dare a Pozzi delle informazioni che lo aiutino a essere più preciso.
La Consulta dei Rom e dei Sinti di Milano non è un tavolo istituzionale ma il primo esempio di coordinamento delle comunità rom e sinte presenti sul territorio milanese. Obiettivo della consulta è semplicemente quello di far ascoltare la voce dei rom e dei sinti quando si decide dei loro destini, cosa che avviene per tutte le comunità, mentre per i rom e i sinti si è sempre usata la delega ad associazioni, più o meno caritatevoli, che hanno gestito finora la loro vita. Forse anche Pozzi converrà che questo sia un diritto elementare.
Per quanto riguarda il riconoscimento, questo è un fatto politico che non sta tanto nello spazio di palazzo Marino usato da cittadini milanesi di etnia rom e sinta (è questo che scandalizza?), quanto nel fatto che la consulta ha incontrato il sindaco, Giuliano Pisapia, l’assessore alla sicurezza Marco Granelli e l’assessore alle politiche sociali, Pierfrancesco Majorino. Nell’incontro con l’assessore Majorino, al quale hanno partecipato tutte le comunità, è stato preso il reciproco impegno a ragionare su progetti, proposti anche dalle comunità rom e sinte, per avviare una politica nuova da parte dell’amministrazione. Questo è il riconoscimento che ci interessa perché aiuterà a un coinvolgimento positivo e costruttivo della cosiddetta questione rom e a superare il clima di costante discriminazione e persecuzione che ha caratterizzato la politica antizigana di questo Paese (la precedente amministrazione si vantava di 540 sgomberi che hanno colpito sempre le stesse persone con costi sociali ed economici altissimi senza risolvere un solo problema) che per questo è costantemente oggetto di osservazione e di condanna da parte degli organismi internazionali.
Fa piacere sapere che Pozzi è l’interprete ufficiale del Tavolo Rom, di cui peraltro lo scrivente è un socio fondatore, al quale risulta viceversa che il Tavolo sia interessato a un protagonismo attivo e positivo dei rom e dei sinti. In ogni caso se Pozzi si documenta presso il Tavolo può verificare che esso ha prodotto posizioni e documenti che non dicono cose molto diverse da quelle che dice la Consulta. Comunque per tranquillizzare Pozzi è bene dire che impegno della Consulta non è sostituire il Tavolo rom, composto da associazioni e fondazioni del privato sociale, ma collaborare anche con esso alla soluzione concreta dei problemi, tra i quali fondamentale è l’utilizzo del finanziamento del FSE che la giunta precedente aveva diviso in 4 milioni alle politiche sociali e 9 milioni alla “sicurezza”, scelta contestata anche dai gestori dei campi e membri del Tavolo Rom in quanto del tutto inadeguata alla dimensione dei problemi posti dalla giunta.
Mi spiace dover deludere Pozzi ma alla consulta partecipano esponenti di tutti i campi regolari (comunità italiane di diversa origine, macedoni, kossovare, rumeni ex Triboniano) e irregolari stabili da anni (rumeni e comunità provenienti dalla ex Jugoslavia). E questo è il risultato più importante e che dovrebbe essere apprezzato da chiunque abbia a cuore la soluzione dei problemi con il consenso che dà stabilità alle cose e che si ottiene solo con la partecipazione attiva dei diretti interessati, una volontà di partecipazione che si è espressa anche, dopo anni, con la partecipazione al voto amministrativo, segno di una voglia di uscire dai ghetti nei quali sono stati rinchiusi per anni e che anch’essa dovrebbe essere capita e apprezzata.
Infine mi sento di tranquillizzare Pozzi. Se ha paura anche lui come Salvini della “zingaropoli”, stia sereno: rom e sinti vogliono solo stare in pace, occuparsi della propria famiglia, senza l’angoscia del domani e lontani dalle pagine dei giornali, anche per evitare che di loro si parli sempre e solo con superficialità e ignoranza dei fatti.
Io tutte queste cose le so perché ho partecipato a tutti i lavori della Consulta e non me le ha raccontate un Pozzi qualunque. di Paolo Cagna Ninchi, presidente Associazione UPRE ROMA (composta da rom e racli)

venerdì 8 luglio 2011

Próxima Estación: Milano

Qualche anno dietro, ma sembra passato un secolo, Berlusconi, Bossi, Fini & C. riuscirono a conquistare larga parte del proprio consenso elettorale sui temi legati alla “sicurezza”.
Anni tristi per l’Italia. Anni in cui abbiamo completamente smarrito il senso della “vita”, perso nella logica di una “appartenenza” che strumentalmente vede nel “diverso” un potenziale pericolo, facendo così la fortuna di politicanti senza scrupoli, assunti alle più alte cariche delle Istituzioni.
Questo è stato possibile anche perché la risposta “Politica” ed “Istituzionale”, dal Sindaco Veltroni all’Assessore sceriffo Cioni, passando per Cofferati e per arrivare al triste “Patto sulla Legalità” di Don Colmegna, non solo è risultata del tutto inadeguata ma, in un qualche modo, ha contribuito, dolorosamente, a dare maggiore forza, convinzione e consenso alle scellerate politiche della destra.
La strage di Pian della Rota a Livorno ed i fatti di Ponticelli, rimasti entrambi appesi al filo dell’incertezza, costituiscono un “punto di non ritorno”, oltre il quale, il buio di questi disgraziati anni.
Il “vento del “Maghreb” qui da noi è ancora poco più che un “soffio” che si infrange sugli alti muri dell’incomunicabilità, nelle periferie dei Campi Rom e nelle desolazioni dei CIE, nei respingimenti a mare con il fragore delle bombe in Libia.
Ma è la sola nostra speranza: bisogna alimentarlo, giorno dopo giorno, tutti insieme.
Ed è per questa ragione che saluto, con grandi speranze, la nascita a Milano della “Consulta dei Rom”, forse, la prima vera occasione per ripartire dai problemi delle persone guardando dal basso, per riscoprire quella dignità ribelle, per troppo tempo nascosta tra le pieghe di un “assistenzialismo” senza speranza.
A Milano si gioca una “sfida” decisiva per l’Italia tutta, perché nell’immaginario collettivo Milano, più di ogni altra Città Italiana, oggi rappresenta il vento del cambiamento.
Se, ancora una volta, il Governo della Città e la stessa Consulta dovessero fallire, non trovando la capacità di “parlare” alla gente, non riuscendo a superare protagonismi, egoismi e pregiudizi, se verranno di nuovo proposti i soliti meccanismi “assistenziali” senza avere la forza e la giusta rabbia di credere nelle persone e nella loro capacità di autorappresentarsi, come purtroppo sta accadendo in larga parte d’Europa, il serio rischio è che anche per noi, presto, nuove tristezze si squarceranno, con anni difficili da vivere, segnati sempre più da politiche razziste e xenofobe.
Ma nella Milano di Via Rubattino questo non accadrà mai… e chissà se un giorno le nostre strade s’incroceranno di nuovo con il lento cammino di Angelica, in una calda notte di San Lorenzo. di Giancarlo Ranaldi

Bologna, Corte d'appello: "È rom, normale che non vada a scuola"

Ha fatto scalpore la sentenza della Corte d'Appello di Bologna che risposto picche alla Procura dei Minori che le chiedeva di affidare una bambina rom ai servizi sociali per darle una vita migliore in comunità di accoglienza. La bambina vive a Parma nell'area residenziale istituita dall'Amministrazione comunale e frequenta in maniera saltuaria la scuola. Per questo la Procura dei Minori ha chiesto l'allontanamento dalla famiglia.
È giusto togliere un figlio ai genitori perché non lo mandano a scuola? La bambina ha dodici anni e in prima media andava a scuola un giorno sì e due no. Sono intervenuti gli assistenti sociali e la Polizia municipale. E' partita la segnalazione al Tribunale dei Minorenni e il procuratore dei minori Ugo Pastore, citando le norme a tutela dei diritti degli under 18, dalla convenzione di New York al codice penale, ha chiesto di allontanare la piccola dalla famiglia.
No, ha risposto il Tribunale. La sezione della Corte d'Appello, presieduta da Vincenzo De Robertis, con due giudici togati e due laici esperti, ha così confermato e motivato: "La condizione nomade e la stessa cultura di provenienza non induce a ritenere la sussistenza di elementi di pregiudizio per la minore". Non sono provati "comportamenti dei genitori che non siamo riferibili al normale modo di vita per condizione e per origine". Per la Corte, non mandare a scuola la figlia e farla vivere in condizioni igieniche precarie non rappresenta quindi un "pregiudizio" sufficiente. Immediate le reazioni.
Dimitris Argiropoulos della Federazione Romanì ha affermato: "In questo modo si aumenta la marginalità e la discriminazione. Il problema non è la cultura dei rom, ma la cultura dell'abbandono in cui sono costretti a vivere. Il problema è la povertà. Se un italiano è povero e non cura i figli si dice che è colpa della sua origine italiana?".
Maria Amigoni, preside di una scuola di frontiera al quartiere Pilastro:"Questa sentenza non la capisco tutte le norme dicono che la scuola è un diritto di tutti. Sono andata tante volte a prendere i bambini al campo e a poco a poco la scuola è entrata a far parte della vita delle loro famiglie. Nei casi più gravi facevamo segnalazioni ai servizi".
Quanto a noi di Sucar Drom non ci riconosciamo in nessuno di questi commenti. Pensiamo che la decisione della Corte d'Appello di Bologna sia giusta perchè non si allontana un minore dalla propria famiglia perchè non frequenta la scuola o perchè vive in condizioni condizioni igieniche precarie. Primo fra tutti perchè come ha riconosciuto la Corte d'Appello non esiste il dolo da parte dei genitori, ovvero non sono ritenuti responsabili della situazione. In secondo luogo perchè in Italia lo Stato non “rapisce” i bambini che vivono in condizioni di povertà e frequentano in maniera saltuaria la scuola. Non convincono, a noi di Sucar Drom, le altre motivazioni che hanno portato alla sentenza, infatti i rom per cultura non sono poveri e non è certo un tratto culturale non mandare i bambini a scuola. Di fatto le motivazioni della Corte d'Appello sono stereotipate perchè si giustifica la famiglia dal non mandare la bambina a scuola per un presunto aspetto culturale. Sic!
Comunque è una buona notizia perchè se la sentenza fosse stata di segno diverso sarebbe stato un vero disastro. In effetti la scolarizzazione dei minori rom ma anche sinti è un problema irrisolto ma non certo per la cattiva volontà delle famiglie (anche se casi possono esserci) ma per un sistema scolastico e di diritto allo studio che non riconosce questi bambini e di conseguenza li segrega, come denunciato dalle maggiori organizzazioni internazionali. Speriamo che nel dispositivo della sentenza (che non abbiamo letto nella sua completezza) sia chiarito quali obblighi abbia la famiglia e quali obblighi abbia il Comune di Parma per offrire il diritto allo studio alla bambina rom. Perchè è da rilevare che il Comune di Parma negli ultimi anni non si è certo distinto in azioni positive a favore delle famiglie rom, profughe dalla Bosnia (ex Yugoslavia).

L'Italia ha le carte in regola per sedere nel Consiglio ONU per i Diritti Umani?

Il 19 giugno scorso il nostro Paese è entrato a far parte, per la seconda volta, nel Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Questo organismo è stato istituito cinque anni fa (sostituisce la Commissione per i Diritti Umani) ed è composto da 47 Paesi eletti dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. E' un organismo importante che deve promuovere e garantire i diritti umani e prendere in esame le violazioni che possono essere segnalate sia da uno Stato che dalle organizzazioni per il rispetto dei Diritti Umani. Inoltre, il Consiglio svolge un esame periodico dei 192 Paesi membri delle Nazioni Unite.
Essere eletti nel Consiglio prevede una responsabilità importante ma anche avere autorevolezza in tema di diritti umani perchè questo rafforza la propria credibilità internazionale. Per questa ragione l'organizzazione Human Rights Watch ha inviato una lettera al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ricordando tutte le promesse non mantenute che il nostro Paese aveva fatto l'anno scorso in sede di esame periodico.
Una fra tutte era quella di mettere in campo delle azioni per sradicare e combattere tutte le forme di xenofobia, razzismo, discriminazione e intolleranza che colpiscono i sinti e i rom ma anche gli immigrati e le persone lgtb. Per quanto riguarda i sinti e rom l'Italia si era anche impegnata a mettere in campo azioni positive negli ambiti del lavoro, dell'abitare, dei servizi sociali e dell'educazione.
Ad oggi poco o nulla si è visto e questo è sicuramente un grave handicap perchè come potrà il nostro Paese affrontare crisi umanitarie, intervenire in favore di vittime di violazioni dei diritti umani o esaminare il “curriculum” di altri Paesi se per prima, ad esempio, viola in maniera sistematica i diritti dei Cittadini italiani, se questi appartengono alle minoranze sinte e rom?
Una chiara contraddizione che alla lunga si paga in credibilità internazionale, con tutti gli annessi e connessi. Per questo è fondamentale che i nostri politici (ma anche tutta la Società civile) comprendano che oggi si ha ancor più il dovere di dare un forte impulso ad azioni capaci di colmare tutte le lacune che ancora viviamo nel nostro Paese in tema di diritti umani. di Carlo Berini

giovedì 7 luglio 2011

Sinti e Rom? Il nazionalsocialista: cacciamoli! Il comunista: assimiliamoli!

In questi giorni sto rileggendo un libro di Guenter Lewy che tratta della persecuzione nazista subita dai Cittadini tedeschi ed austriaci appartenenti alle minoranze dei sinti e dei rom. Un libro molto documentato ma contraddittorio nelle conclusioni. Ne riparlerò in un'altra occasione...
Oggi riporto un breve brano tratto da questo libro che da conto della discussione tenuta il 28 gennaio 1930 nel Consiglio Comunale di Francoforte. Nella discussione un Consigliere comunale accusa gli “zingari”, probabilmente sinti, di essere dei parassiti che vivono a carico dell'assistenza pubblica.
Mi ha incuriosito e ripropongo questo brano perchè ho letto un'affermazione simile, a quella fatta dal Consigliere comunale di Francoforte nel 1930, in un commento ad una foto pubblicata da Luca De Marchi (Consigliere comunale a Mantova) sulla sua bacheca di facebook. Luca De Marchi ha pubblicato una foto che lo ritrae con una maglietta nera con su scritto in bianco: “+rum -rom”. La didascalia alla foto è “CHIUSURA CAMPO NOMADI …..”
Ecco cosa ha scritto un'amica facebook di Luca De Marchi lunedì scorso alle ore 19.15: “...cm posso compatire, queste persone ke parassitano...a spese di tutti”. Di seguito il resoconto della discussione in Consiglio comunale a Francoforte il 28 gennaio 1930
In occasione della seduta del consiglio comunale della città di Francoforte tenutasi il 28 gennaio 1930, molti consiglieri sollecitano la presenza di un maggior numero di pattuglie della polizia e si dichiarano favorevoli a pagamento dei risarcimenti richiesti dagli agricoltori della zona (ndr gli agricoltori della zona timorosi dei furti di prodotti dei loro campi e frutteti avanzarono richieste di risarcimento). Un esponente del Partito comunista invoca invece un trattamento migliore per gli zingari e, tra le risate generali, richiama l'esempio dell'Unione sovietica che, a suo dire, ha saputo trasformare con successo questi nomadi in cittadini utili alla comunità. Dal canto suo, un esponete del Partito nazionalsocialista accusa gli zingari di essere parassiti che non pagano le tasse e vivono a a carico dell'assistenza pubblica. Conclude quindi il suo lungo intervento con la richiesta che gli zingari siano cacciati da Francoforte e rinviati ai loro luoghi di provenienza. Anche nelle alte sfere ci si schiera nel frattempo a fianco di Bad Vilbel e si auspica la chiusura del campo. Si dice che le condizioni igieniche sono disastrose; affermazione che trova conferma in un'ispezione del campo effettuata nel maggio 1930. Non ci sono pozzi d'acqua potabile e soltanto parte del campo è lastricata; né sono disponibili scuole per i sedici zingari in età scolare che vi si trovano. Il problema finì, per così dire, di risolversi da solo con l'abbandono del campo da parte degli ultimi zingari rimasti.
Guenter Lewy non spiega se quel terreno era stato affittato regolarmente dalle famiglie come era d'uso tra i sinti nella Germania degli Anni Trenta e non sappiamo se i sinti o i rom sono intervenuti confutando ad esempio il risultato dell'ispezione del maggio 1930, ma di certo offre uno spaccato interessante sulle posizione politiche di due Consiglieri comunali: il nazionalsocialista che invoca la cacciata mentre il comunista invoca l'assimilazione. Il tutto per difendere altri Cittadini tedeschi che erano spaventati dall'avere come vicini di casa dei Cittadini tedeschi appartenenti alla minoranza dei sinti o dei rom. I parallelismi con la situazione attuale in alcuni territori del nostro Paese sono impressionanti e dovrebbero far riflettere... di Carlo Berini

Per chi volesse approfondire la documentazione dell'intera faccenda si trova presso lo StA Frankfurt, in particolare Magistratsakten 2203, vol. I e R24-n. 8, 1377-78