Cielo rosso di sangue,
di tutto il sangue dei Sinti
che a testa china e senza Patria,
stracciati affamati scalzi,
venivano deportati,
perché amanti della pace e della libertà,
nei famigerati campi di sterminio.
Guerra
che pesi come vergogna eterna
sul cuore dei morti e dei vivi,
che tu sia maledetta.
Vittorio “Spatzo” Mayer Pasquale
poeta sinto italiano
Visita la mostra fotografica / documentale, realizzata dall’Istituto di Cultura Sinta in collaborazione con l’associazione Nevo Drom di Bolzano. La mostra è tratta dal libro “Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz”, pubblicato dall’Istituto di Cultura Sinta grazie al lavoro di ricerca dello storico Luca Bravi.
venerdì 27 gennaio 2012
venerdì 20 gennaio 2012
Mantova, il Porrajmos ne Il Giorno della Memoria 2012
Numerose sono le iniziative per il Giorno della Memoria 2012 organizzate nella Provincia di Mantova, ma quest'anno la commemorazione ufficiale nella seduta congiunta del Consiglio Comunale e del Consiglio Provinciale sarà dedicata al Porrajmos con l'intervento dello storico Luca Bravi.
Il primo appuntamento il 27 gennaio è al binario 1 della Stazione Ferroviaria di Mantova di piazzale don Leoni, dalle ore 14.30. L'appuntamento, come ogni anno, vedrà l'associazione Sucar Drom, l'Istituto di Cultura Sinta e le comunità sinte e rom mantovane commemorare ufficialmente il Porrajmos, alla presenza delle Autorità cittadine. La commemorazione sarà guidata da Yuri Del Bar (Ass. Sucar Drom) e dal Pastore Diego Grisetti (Missione Evangelica Zigana). Interverranno: Nicola Sodano (Sindaco di Mantova) e Alessandro Pastacci (Presidente della Provincia di Mantova). Parteciperà il Prefetto di Mantova. Durante la commemorazione sono previsti canti e musiche sinte. Al termine ci si sposterà alla Sinagoga Norsa per la commemorazione della Shoah.
L'appuntamento centrale de Il Giorno della Memoria 2012 a Mantova sarà la seduta aperta e congiunta del Consiglio Provinciale e del Consiglio Comunale di Mantova che inizierà alle ore 17.00, presso il Teatro “Bibiena” di Mantova, in via Accademia. Alla commemorazione interverrà lo storico Luca Bravi con la prolusione ufficiale sul Porrajmos, la persecuzione su base razziale subita da sinti e rom durante il fascismo e il nazismo. Un appuntamento importante su cui Sucar Drom e l'Istituto di Cultura Sinta hanno lavorato per diversi mesi.
Gli altri appuntamenti che vi segnaliamo sono:
- “Il presente della memoria”, lunedì 30 gennaio, ore 17.00, Palazzo della Ragione
Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni presenterà alla cittadinanza il quarto rapporto annuale sulle discriminazioni a Mantova e in Lombardia. Interverranno l'On Furio Colombo e il Procuratore della Repubblica di Mantova Antonio Condorelli.
- “Oltre i confini. Ebrei e Zingari”, martedì 31 gennaio, ore 20.45, Teatro Bibiena
Spettacolo di canti e musiche rom, sinte ed ebraiche con Moni Ovadia.
- “Il presente della memoria”, mercoledì 1 febbraio, ore 9.30, Auditorium Monteverdi
Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni presenterà ai ragazzi delle scuole superiori il quarto rapporto annuale sulle discriminazioni a Mantova e in Lombardia. Interverrà Moni Ovadia.
E' da segnalare che quest'anno si è scelto di inserire "Deporazione" del poeta Vittorio "Spatzo" Mayer Pasquale, come poesia ufficiale del libretto de Il Giorno della Memoria distribuito in tutta la Provincia di Mantova. Per conoscere le innumerevoli iniziative in programma, clicca qui...
Il primo appuntamento il 27 gennaio è al binario 1 della Stazione Ferroviaria di Mantova di piazzale don Leoni, dalle ore 14.30. L'appuntamento, come ogni anno, vedrà l'associazione Sucar Drom, l'Istituto di Cultura Sinta e le comunità sinte e rom mantovane commemorare ufficialmente il Porrajmos, alla presenza delle Autorità cittadine. La commemorazione sarà guidata da Yuri Del Bar (Ass. Sucar Drom) e dal Pastore Diego Grisetti (Missione Evangelica Zigana). Interverranno: Nicola Sodano (Sindaco di Mantova) e Alessandro Pastacci (Presidente della Provincia di Mantova). Parteciperà il Prefetto di Mantova. Durante la commemorazione sono previsti canti e musiche sinte. Al termine ci si sposterà alla Sinagoga Norsa per la commemorazione della Shoah.
L'appuntamento centrale de Il Giorno della Memoria 2012 a Mantova sarà la seduta aperta e congiunta del Consiglio Provinciale e del Consiglio Comunale di Mantova che inizierà alle ore 17.00, presso il Teatro “Bibiena” di Mantova, in via Accademia. Alla commemorazione interverrà lo storico Luca Bravi con la prolusione ufficiale sul Porrajmos, la persecuzione su base razziale subita da sinti e rom durante il fascismo e il nazismo. Un appuntamento importante su cui Sucar Drom e l'Istituto di Cultura Sinta hanno lavorato per diversi mesi.
Gli altri appuntamenti che vi segnaliamo sono:
- “Il presente della memoria”, lunedì 30 gennaio, ore 17.00, Palazzo della Ragione
Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni presenterà alla cittadinanza il quarto rapporto annuale sulle discriminazioni a Mantova e in Lombardia. Interverranno l'On Furio Colombo e il Procuratore della Repubblica di Mantova Antonio Condorelli.
- “Oltre i confini. Ebrei e Zingari”, martedì 31 gennaio, ore 20.45, Teatro Bibiena
Spettacolo di canti e musiche rom, sinte ed ebraiche con Moni Ovadia.
- “Il presente della memoria”, mercoledì 1 febbraio, ore 9.30, Auditorium Monteverdi
Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni presenterà ai ragazzi delle scuole superiori il quarto rapporto annuale sulle discriminazioni a Mantova e in Lombardia. Interverrà Moni Ovadia.
E' da segnalare che quest'anno si è scelto di inserire "Deporazione" del poeta Vittorio "Spatzo" Mayer Pasquale, come poesia ufficiale del libretto de Il Giorno della Memoria distribuito in tutta la Provincia di Mantova. Per conoscere le innumerevoli iniziative in programma, clicca qui...
giovedì 19 gennaio 2012
Milano, NAGA: come vivono i rom
Uno studio a cura dei volontari di Medicina di Strada del Naga, pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione, analizza i dati sociodemografici e sanitari raccolti a Milano negli interventi effettuati sul territorio dal gennaio 2009 al dicembre 2010.
Nei due anni di riferimento i volontari del Naga hanno visitato 1.142 persone - circa la metà delle persone rom presenti a Milano secondo le stime ufficiali - quasi tutte provenienti dalla Romania e abitanti in 14 aree dismesse e campi non autorizzati (a eccezione di un'unica area comunale).
"Le condizioni abitative, il minor tasso di scolarità e di occupazione rispetto alla popolazione italiana e le difficoltà di accesso ai servizi sanitari sono potenziali fattori di rischio per la salute delle persone rom che abitano nei campi irregolari di Milano" spiegano i volontari di Medicina di Strada, autori della ricerca "le risorse di cui disponiamo sull'unità mobile e gli sgomberi incessanti a cui sono sottoposte queste persone non ci consentono di seguire nel tempo alcune malattie, come per esempio quelle cronico-degenerative" chiariscono, "ma abbiamo raccolto e analizzato dati su scolarità, lavoro, abitudine al fumo e altre informazioni sociodemografiche che hanno mostrato una fotografia inedita delle condizioni di vita della popolazione rom a Milano".
Nonostante i limiti illustrati, i dati raccolti aggiungono infatti un tassello significativo ai pochi elementi disponibili sulla tematica della vita nei campi rom a Milano - e in Italia in generale -, confermando che le persone che abitano aree dismesse e campi irregolari sono svantaggiate per reddito, condizioni abitative e istruzione, subendo una forte discriminazione.
Chiudono i volontari: "Di fronte alle sollecitazioni a compiere azioni concrete contro queste discriminazioni, la politica di allontanamento dal territorio non può essere una risposta: è evidente che i continui sgomberi subìti hanno avuto il solo risultato di peggiorare le condizioni abitative di queste persone, aumentandone di conseguenza i rischi per la salute."
Scarica il comunicato stampa
Scarica l'abstract
Scarica l'articolo completo dal sito di Epidemiologia & Prevenzione
Info: NAGA 02.58102599 - 349.1603305 - naga@naga.it
Nei due anni di riferimento i volontari del Naga hanno visitato 1.142 persone - circa la metà delle persone rom presenti a Milano secondo le stime ufficiali - quasi tutte provenienti dalla Romania e abitanti in 14 aree dismesse e campi non autorizzati (a eccezione di un'unica area comunale).
"Le condizioni abitative, il minor tasso di scolarità e di occupazione rispetto alla popolazione italiana e le difficoltà di accesso ai servizi sanitari sono potenziali fattori di rischio per la salute delle persone rom che abitano nei campi irregolari di Milano" spiegano i volontari di Medicina di Strada, autori della ricerca "le risorse di cui disponiamo sull'unità mobile e gli sgomberi incessanti a cui sono sottoposte queste persone non ci consentono di seguire nel tempo alcune malattie, come per esempio quelle cronico-degenerative" chiariscono, "ma abbiamo raccolto e analizzato dati su scolarità, lavoro, abitudine al fumo e altre informazioni sociodemografiche che hanno mostrato una fotografia inedita delle condizioni di vita della popolazione rom a Milano".
Nonostante i limiti illustrati, i dati raccolti aggiungono infatti un tassello significativo ai pochi elementi disponibili sulla tematica della vita nei campi rom a Milano - e in Italia in generale -, confermando che le persone che abitano aree dismesse e campi irregolari sono svantaggiate per reddito, condizioni abitative e istruzione, subendo una forte discriminazione.
Chiudono i volontari: "Di fronte alle sollecitazioni a compiere azioni concrete contro queste discriminazioni, la politica di allontanamento dal territorio non può essere una risposta: è evidente che i continui sgomberi subìti hanno avuto il solo risultato di peggiorare le condizioni abitative di queste persone, aumentandone di conseguenza i rischi per la salute."
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Info: NAGA 02.58102599 - 349.1603305 - naga@naga.it
Venezia, il Porrajmos nella storiografia
In occasione del Giorno della Memoria 2012, il Centro Pace del Comune di Venezia in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Marciana, organizza l’incontro pubblico Porrajmos: la persecuzione nazista degli “zingari”, che si terrà giovedì 26 gennaio 2012, alle ore 17.00 nell’Antisala della Libreria Sansoviniana a Venezia in Piazzetta San Marco, 13/a.
Oltre al saluto del Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, sono previsti gli interventi di Luca Bravi (Università degli Studi di Firenze), Gadi Luzzatto Voghera (Boston University Study Abroad, Padova), Gianfranco Bettin (Assessore alle Politiche giovanili e pace del Comune di Venezia).
Pochissimi in Europa conoscono la parola Porrajmos. Eppure ricorda una delle pagine più terribili della memoria di quei popoli che ci si ostina a chiamare "zingari" e "nomadi". Porrajmos è la parola che nelle lingue sinte e rom definisce il “divoramento” subìto tra il 1934 e il 1945.
L’Europa nazista e fascista fu teatro dell’annientamento di almeno la metà dell’intera popolazione rom e sinta europea. Cinquecentomila uomini, donne e bambini perseguitati, imprigionati, uccisi, deportati nei lager e seviziati, vittime degli orrendi esperimenti medici nazisti, sterminati nelle camere a gas e nei forni crematori.
Nei processi ai nazisti colpevoli di crimini contro l’umanità che seguirono la liberazione, primo tra tutti quello di Norimberga, Rom e Sinti non ebbero spazio. Le loro sofferenze non solo non vennero mai indennizzate ma nemmeno prese in considerazione. Solo nel 1980 il governo tedesco, in seguito ad una iniziativa della Verband Deutscher Sinti und Roma, riconobbe ufficialmente che i Rom e i Sinti durante la guerra avevano subito una persecuzione razziale.
La persecuzione razziale subita dai Rom e dai Sinti continua ad essere rimossa o addirittura negata. In Italia le popolazioni sinte e rom non hanno ancora ricevuto nessun riconoscimento ufficiale per le persecuzioni su base razziale subite durante la dittatura fascista. La Legge n. 211 del 20 luglio 2000 che istituisce il Giorno della Memoria non ricorda esplicitamente lo sterminio subito dalle popolazioni sinte e rom.
Tutt’oggi, Rom e Sinti sono bersaglio di attacchi e violenze, fisiche e verbali. Vengono rinchiusi nei “campi nomadi”, abbandonati nelle periferie, scacciati, espulsi dalle città e persino dal Paese. A loro viene ancora negato il diritto di essere parte integrante dei nostri paesi europei.
La mostra fotografica e documentale realizzata dall’Istituto di Cultura Sinta, in collaborazione con
l’associazione Nevo Drom di Bolzano è visitabile dalla pagina http://sucardrom.blogspot.com/2009/01/porrajmos.html
Per ulteriori informazioni e materiali: Centro Pace, telefono 041.2747645, e-mail centropace@comune.venezia.it
Oltre al saluto del Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, sono previsti gli interventi di Luca Bravi (Università degli Studi di Firenze), Gadi Luzzatto Voghera (Boston University Study Abroad, Padova), Gianfranco Bettin (Assessore alle Politiche giovanili e pace del Comune di Venezia).
Pochissimi in Europa conoscono la parola Porrajmos. Eppure ricorda una delle pagine più terribili della memoria di quei popoli che ci si ostina a chiamare "zingari" e "nomadi". Porrajmos è la parola che nelle lingue sinte e rom definisce il “divoramento” subìto tra il 1934 e il 1945.
L’Europa nazista e fascista fu teatro dell’annientamento di almeno la metà dell’intera popolazione rom e sinta europea. Cinquecentomila uomini, donne e bambini perseguitati, imprigionati, uccisi, deportati nei lager e seviziati, vittime degli orrendi esperimenti medici nazisti, sterminati nelle camere a gas e nei forni crematori.
Nei processi ai nazisti colpevoli di crimini contro l’umanità che seguirono la liberazione, primo tra tutti quello di Norimberga, Rom e Sinti non ebbero spazio. Le loro sofferenze non solo non vennero mai indennizzate ma nemmeno prese in considerazione. Solo nel 1980 il governo tedesco, in seguito ad una iniziativa della Verband Deutscher Sinti und Roma, riconobbe ufficialmente che i Rom e i Sinti durante la guerra avevano subito una persecuzione razziale.
La persecuzione razziale subita dai Rom e dai Sinti continua ad essere rimossa o addirittura negata. In Italia le popolazioni sinte e rom non hanno ancora ricevuto nessun riconoscimento ufficiale per le persecuzioni su base razziale subite durante la dittatura fascista. La Legge n. 211 del 20 luglio 2000 che istituisce il Giorno della Memoria non ricorda esplicitamente lo sterminio subito dalle popolazioni sinte e rom.
Tutt’oggi, Rom e Sinti sono bersaglio di attacchi e violenze, fisiche e verbali. Vengono rinchiusi nei “campi nomadi”, abbandonati nelle periferie, scacciati, espulsi dalle città e persino dal Paese. A loro viene ancora negato il diritto di essere parte integrante dei nostri paesi europei.
La mostra fotografica e documentale realizzata dall’Istituto di Cultura Sinta, in collaborazione con
l’associazione Nevo Drom di Bolzano è visitabile dalla pagina http://sucardrom.blogspot.com/2009/01/porrajmos.html
Per ulteriori informazioni e materiali: Centro Pace, telefono 041.2747645, e-mail centropace@comune.venezia.it
lunedì 16 gennaio 2012
Milano, comunicato stampa delle comunità rom e sinte sulla morte del vigile Niccolò Savarino
La tragedia che ha colpito la nostra città con la morte di Niccolò Savarino, vigile di quartiere che stava facendo il suo dovere, ha colpito profondamente anche la comunità dei rom e dei sinti di Milano. Siamo molto addolorati e vicini alla sua famiglia, solidali con l’assessore Marco Granelli e con tutti i vigili urbani di Milano.
Non si sa allo stato chi siano i colpevoli ma su ipotesi non verificate – o su speranze?- che coinvolgevano una coppia di sinti, si erano già scatenati i corvi che sfruttano le disgrazie altrui per il proprio tornaconto, dall’ex vicesindaco agli esponenti della Lega che campano politicamente criminalizzando il nostro popolo.
Al dolore per questa morte così assurda si aggiunge da parte nostra lo sconforto per vedere che non si capisca la nostra consapevolezza profonda che se fossero stati dei membri della nostra comunità noi ne saremmo doppiamente e pesantemente colpiti.
Non solo per la gravità del fatto in sé che riguarda non solo un uomo, ma un uomo che svolgeva la funzione di tutelare la sicurezza di tutti i cittadini, ma anche perché la nostra comunità verrebbe ulteriormente colpita dalla strumentalizzazione di chi sa solo fomentare l’odio e la discriminazione facendo di ogni erba un fascio.
Per questo noi chiediamo che i colpevoli, chiunque essi siano, vengano assicurati alla giustizia e paghino per il crimine commesso e che si evitino strumentalizzazioni e campagne d’odio che rendono ancora più dura la vita della città.
Consulta Rom e Sinti di Milano
Associazione Upre Roma
Associazione Romanodrom
Federazione Rom e Sinti Insieme
Non si sa allo stato chi siano i colpevoli ma su ipotesi non verificate – o su speranze?- che coinvolgevano una coppia di sinti, si erano già scatenati i corvi che sfruttano le disgrazie altrui per il proprio tornaconto, dall’ex vicesindaco agli esponenti della Lega che campano politicamente criminalizzando il nostro popolo.
Al dolore per questa morte così assurda si aggiunge da parte nostra lo sconforto per vedere che non si capisca la nostra consapevolezza profonda che se fossero stati dei membri della nostra comunità noi ne saremmo doppiamente e pesantemente colpiti.
Non solo per la gravità del fatto in sé che riguarda non solo un uomo, ma un uomo che svolgeva la funzione di tutelare la sicurezza di tutti i cittadini, ma anche perché la nostra comunità verrebbe ulteriormente colpita dalla strumentalizzazione di chi sa solo fomentare l’odio e la discriminazione facendo di ogni erba un fascio.
Per questo noi chiediamo che i colpevoli, chiunque essi siano, vengano assicurati alla giustizia e paghino per il crimine commesso e che si evitino strumentalizzazioni e campagne d’odio che rendono ancora più dura la vita della città.
Consulta Rom e Sinti di Milano
Associazione Upre Roma
Associazione Romanodrom
Federazione Rom e Sinti Insieme
giovedì 12 gennaio 2012
Roma, presentazione del memorandum SCHEDATI!
Nel gennaio 2010 il prefetto-commissario Giuseppe Pecoraro, nell’avviare la procedura di fotosegnalamento all’interno dei “campi nomadi” della Capitale, aveva dichiarato che essa sarebbe servita soltanto a «dividere i buoni dai cattivi».
Ma come si è realmente svolta la procedura? E’ stata rispettata la norma secondo cui possono essere fotosegnalate solo «le persone pericolose o sospette e coloro che non sono in grado o si rifiutano di provare la loro identità»? Le comunità rom coinvolte sono state costrette ad essere fotosegnalate? Perché sono stati coinvolti anche i minori? Perché cittadini italiani, solo perché “sospettati” di essere rom, sono stati condotti presso l’Ufficio Stranieri della Questura di Roma? Perché sono state prese le impronte digitali a bambini rom di pochi anni?
Racconta una donna rom: «Ci hanno portato alla Questura di via Patini. C'è uno sportello fatto per i rom. Chiamavano una famiglia alla volta. Entravamo, ci prendevano le impronte, le foto, l'altezza. La foto era una singola e una di famiglia. Se il bambino era piccolo la faceva in braccio alla mamma. Le impronte le prendevano anche ai bambini. Dentro c'erano i poliziotti che annotavano le generalità, la presenza di tatuaggi, da quanto tempo stavamo in Italia, il campo di provenienza e scrivevano anche la nazionalità».
Esiste la concreta possibilità che negli ultimi due anni le procedure di fotosegnalamento, che hanno riguardato più di 5000 rom a Roma, abbiano permesso la creazione di una banca dati con le informazioni archiviate in un ambiente appositamente realizzato all'interno dell'Ufficio Stranieri della Questura di Roma. Tale procedura si configura come una identificazione e schedatura di massa su base etnica che avrebbe riguardato solo e soltanto le comunità rom.
Per questo, lunedì 16 gennaio 2012 alle ore 11,00 presso la sala della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) a Roma, Corso Vittorio Emanuele II, 349, l’Associazione 21 luglio illustra i contenuti del Memorandum preparato per il Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale dell’ONU dal titolo “Violazione della normativa nazionale, internazionale e dei diritti fondamentali dei rom e dei sinti da parte delle autorità italiane nella procedura di richiesta protezione internazionale e nella raccolta di rilievi dattiloscopici e fotografici nella città di Roma”. Alla presentazione, moderata dalla giornalista Bianca Stancanelli, parteciperanno Carlo Stasolla, Andrea Anzaldi, Aurora Sordini.
Al termine della presentazione verranno illustrate le azioni legali intraprese dall’Associazione 21 luglio. Per prenotazioni scrivere a: segreteria@21luglio.com. Sito web: http://www.21luglio.com/
Ma come si è realmente svolta la procedura? E’ stata rispettata la norma secondo cui possono essere fotosegnalate solo «le persone pericolose o sospette e coloro che non sono in grado o si rifiutano di provare la loro identità»? Le comunità rom coinvolte sono state costrette ad essere fotosegnalate? Perché sono stati coinvolti anche i minori? Perché cittadini italiani, solo perché “sospettati” di essere rom, sono stati condotti presso l’Ufficio Stranieri della Questura di Roma? Perché sono state prese le impronte digitali a bambini rom di pochi anni?
Racconta una donna rom: «Ci hanno portato alla Questura di via Patini. C'è uno sportello fatto per i rom. Chiamavano una famiglia alla volta. Entravamo, ci prendevano le impronte, le foto, l'altezza. La foto era una singola e una di famiglia. Se il bambino era piccolo la faceva in braccio alla mamma. Le impronte le prendevano anche ai bambini. Dentro c'erano i poliziotti che annotavano le generalità, la presenza di tatuaggi, da quanto tempo stavamo in Italia, il campo di provenienza e scrivevano anche la nazionalità».
Esiste la concreta possibilità che negli ultimi due anni le procedure di fotosegnalamento, che hanno riguardato più di 5000 rom a Roma, abbiano permesso la creazione di una banca dati con le informazioni archiviate in un ambiente appositamente realizzato all'interno dell'Ufficio Stranieri della Questura di Roma. Tale procedura si configura come una identificazione e schedatura di massa su base etnica che avrebbe riguardato solo e soltanto le comunità rom.
Per questo, lunedì 16 gennaio 2012 alle ore 11,00 presso la sala della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) a Roma, Corso Vittorio Emanuele II, 349, l’Associazione 21 luglio illustra i contenuti del Memorandum preparato per il Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale dell’ONU dal titolo “Violazione della normativa nazionale, internazionale e dei diritti fondamentali dei rom e dei sinti da parte delle autorità italiane nella procedura di richiesta protezione internazionale e nella raccolta di rilievi dattiloscopici e fotografici nella città di Roma”. Alla presentazione, moderata dalla giornalista Bianca Stancanelli, parteciperanno Carlo Stasolla, Andrea Anzaldi, Aurora Sordini.
Al termine della presentazione verranno illustrate le azioni legali intraprese dall’Associazione 21 luglio. Per prenotazioni scrivere a: segreteria@21luglio.com. Sito web: http://www.21luglio.com/
lunedì 9 gennaio 2012
Lacio Drom, Fabio Norsa!
C’era una volta un giardino, nel museo di Yad Vashem, a Gerusalemme, nato per conservare la memoria dei Giusti – persone impegnatesi per salvare altre vite umane dalla furia delle persecuzioni razziali. Negli anni, sono sorti in vari Paesi molti altri giardini simili, in cui ogni albero è lì per commemorare il coraggio e l’impegno di un Giusto. Dopo che i Giusti se ne sono andati, questi alberi restano, e crescendo e sopravvivendo all’alternarsi delle stagioni e degli anni, tengono in vita la memoria di donne e uomini esemplari.
E’ in un giardino simile, che dovrebbe stare l’albero in ricordo di Fabio Norsa.
Giusto nella capacità di indignarsi, e più Giusto ancora nel trasformare l’indignazione in gesto concreto, in azione e impegno. Giusto nella schiettezza della sua parola, limpida e secca. Giusto nelle relazioni: tenero negli affetti, intransigente sul lavoro, burbero come certi uomini di un tempo, e come loro sempre a disposizione. Giusto nella gestione del denaro non suo, quello di cui era responsabile come Presidente dell’Osservatorio sulle discriminazioni Articolo 3, della Fondazione Istituto Franchetti e della Comunità Ebraica di Mantova: Giusto di quella trasparenza e di quell’irreprensibilità di cui il nostro Paese soffre troppo spesso la mancanza. Giusto nel trattare i collaboratori, nel mediare tra posizioni diverse, nell’assumersi la responsabilità, nel metterci sempre la faccia.
Per l’associazione Sucar Drom, Fabio è la persona che ha sempre appoggiato le battaglie in difesa dei diritti delle comunità rom e sinte: un sostegno saldo e sicuro, forte della consapevolezza delle violazioni e delle ingiustizie che queste persone subiscono quotidianamente.
E’ colui che, fin dai primi anni Duemila, ha sostenuto la nostra partecipazione al Tavolo della memoria, conscio – tra i primi e tra i pochi – della matrice razziale della persecuzione di rom e sinti durante il nazifascismo. Da quel momento in poi, è stato sempre con lui che abbiamo costruito i calendari per ogni Giorno della memoria, progettando interventi nelle scuole, eventi, pubblicazioni, mostre; un impegno congiunto, grazie al quale a Mantova la memoria della Shoah e quella del Porrajmos hanno sempre camminato insieme, come succede di rado.
E’ con Fabio che abbiamo coltivato il sogno di un osservatorio capace di tradurre in lotta quotidiana la memoria delle persecuzioni del passato, un luogo in cui dare corpo attuale, concreto e militante a quel ricordo doloroso e indignato: questo progetto vive oggi nella realtà dell’Osservatorio sulle discriminazioni Articolo 3, di cui Fabio è stato (e, per noi, rimane) il Presidente capace e appassionato. Come noi, Fabio l’ha voluto efficace, attivo e presente; il suo impegno – sensibile e al contempo molto concreto – l’ha sostenuto e guidato, conducendolo verso traguardi importanti.
Con Fabio abbiamo condiviso un tratto di strada molto significativo, di grande valore umano e civile. E da lui riceviamo un’eredità preziosa, di cui terremo alto il nome e il senso. Oggi, con dolore e infinitamente prima di quanto avremmo voluto, piantiamo il nostro albero simbolico in memoria di un amico e di un uomo Giusto, di cui sentiremo forte la mancanza.
Sarà presto primavera, e quest’alberò comincerà a dare i frutti di cui Fabio è stato, in vita, così generoso.
Lacio Drom, Fabio!
Per l'Associazione Sucar Drom e l'Istituto di Cultura Sinta
Elena Borghi, Davide Gabrieli, Stefano Liuzzo, Bernardino Torsi, Luca Dotti, Denis Gabrieli, Vittoria Dubinina, Yuri Del Bar, Barbara Nardi, Manuel Gabrieli, Matteo Bassoli, Atos Held e Carlo Berini
E’ in un giardino simile, che dovrebbe stare l’albero in ricordo di Fabio Norsa.
Giusto nella capacità di indignarsi, e più Giusto ancora nel trasformare l’indignazione in gesto concreto, in azione e impegno. Giusto nella schiettezza della sua parola, limpida e secca. Giusto nelle relazioni: tenero negli affetti, intransigente sul lavoro, burbero come certi uomini di un tempo, e come loro sempre a disposizione. Giusto nella gestione del denaro non suo, quello di cui era responsabile come Presidente dell’Osservatorio sulle discriminazioni Articolo 3, della Fondazione Istituto Franchetti e della Comunità Ebraica di Mantova: Giusto di quella trasparenza e di quell’irreprensibilità di cui il nostro Paese soffre troppo spesso la mancanza. Giusto nel trattare i collaboratori, nel mediare tra posizioni diverse, nell’assumersi la responsabilità, nel metterci sempre la faccia.
Per l’associazione Sucar Drom, Fabio è la persona che ha sempre appoggiato le battaglie in difesa dei diritti delle comunità rom e sinte: un sostegno saldo e sicuro, forte della consapevolezza delle violazioni e delle ingiustizie che queste persone subiscono quotidianamente.
E’ colui che, fin dai primi anni Duemila, ha sostenuto la nostra partecipazione al Tavolo della memoria, conscio – tra i primi e tra i pochi – della matrice razziale della persecuzione di rom e sinti durante il nazifascismo. Da quel momento in poi, è stato sempre con lui che abbiamo costruito i calendari per ogni Giorno della memoria, progettando interventi nelle scuole, eventi, pubblicazioni, mostre; un impegno congiunto, grazie al quale a Mantova la memoria della Shoah e quella del Porrajmos hanno sempre camminato insieme, come succede di rado.
E’ con Fabio che abbiamo coltivato il sogno di un osservatorio capace di tradurre in lotta quotidiana la memoria delle persecuzioni del passato, un luogo in cui dare corpo attuale, concreto e militante a quel ricordo doloroso e indignato: questo progetto vive oggi nella realtà dell’Osservatorio sulle discriminazioni Articolo 3, di cui Fabio è stato (e, per noi, rimane) il Presidente capace e appassionato. Come noi, Fabio l’ha voluto efficace, attivo e presente; il suo impegno – sensibile e al contempo molto concreto – l’ha sostenuto e guidato, conducendolo verso traguardi importanti.
Con Fabio abbiamo condiviso un tratto di strada molto significativo, di grande valore umano e civile. E da lui riceviamo un’eredità preziosa, di cui terremo alto il nome e il senso. Oggi, con dolore e infinitamente prima di quanto avremmo voluto, piantiamo il nostro albero simbolico in memoria di un amico e di un uomo Giusto, di cui sentiremo forte la mancanza.
Sarà presto primavera, e quest’alberò comincerà a dare i frutti di cui Fabio è stato, in vita, così generoso.
Lacio Drom, Fabio!
Per l'Associazione Sucar Drom e l'Istituto di Cultura Sinta
Elena Borghi, Davide Gabrieli, Stefano Liuzzo, Bernardino Torsi, Luca Dotti, Denis Gabrieli, Vittoria Dubinina, Yuri Del Bar, Barbara Nardi, Manuel Gabrieli, Matteo Bassoli, Atos Held e Carlo Berini
sabato 7 gennaio 2012
Lacio drom, mengro pral Fabio Norsa
Lacio drom, mengro pral Fabio Norsa
Lasci improvvisamente un grande vuoto nei nostri cuori, la tua testimonianza nella ricerca della verità guiderà sempre i nostri passi.
In questo momento di smarrimento abbracciamo con tanto affetto tua moglie, Licia, i tuoi figli, Aldo e Manuela, i tuoi amati nipoti e tutta la Comunità ebraica mantovana.
L'Associazione Sucar Drom, l'Istituto di Cultura Sinta e le Comunità sinta e rom mantovane.
Lasci improvvisamente un grande vuoto nei nostri cuori, la tua testimonianza nella ricerca della verità guiderà sempre i nostri passi.
In questo momento di smarrimento abbracciamo con tanto affetto tua moglie, Licia, i tuoi figli, Aldo e Manuela, i tuoi amati nipoti e tutta la Comunità ebraica mantovana.
L'Associazione Sucar Drom, l'Istituto di Cultura Sinta e le Comunità sinta e rom mantovane.
mercoledì 4 gennaio 2012
Storie di ordinaria follia II (uscire dalla logica del campo)
L’idea di utilizzare il ‘campo’, come spazio nel quale rinchiudere uomini e donne nasce, dal punto di vista teorico, nel 1828, nell’opera di Filippo Buonarroti che nella ‘Congiura degli eguali o di Babeuf’ propone la progettazione di accampamenti umani per garantire l’ordine pubblico. Mentre dal punto di vista pratico, riscontriamo il primo esperimento di segregazione umana nel 1895, nell’isola di Cuba, dove le forze dell’ordine della corona spagnola rinchiudono in campi di concentramento persone ritenute ostili e pericolose per la stabilità del regno.
La nozione di campo di concentramento è correlata ai campi di sterminio nazisti, nati da un’iniziativa di Gӧring, che nel 1933 istituisce a Dachau, il primo campo per oppositori politici. La segregazione di persone in un campo si fonda su uno stato di eccezione nel procedimento giuridico, ossia trattasi di una detenzione preventiva che crea lo spazio legale per le azioni di repressione. Una persona è rinchiusa in un campo non per quello che fa, ma per quello che è, la segregazione ha una valenza ontologica e non comportamentista.
Infatti come scrive H. Arendt l’elemento fondamentale che conduce un uomo a spogliarsi della sua individualità e produce un processo di nullificazione dell’umano, è proprio la correlazione esistente fra la detenzione nei campi e la mancanza di reato, che sancisce la completa gratuità del fenomeno concentrazionario.
Tuttavia il campo non è solamente l’esperimento della nullificazione dell’umano, ma è anche lo spazio che sancisce un ordine, una configurazione ideale della società, una rifondazione del sociale da ottenere dentro e fuori dal campo. La strutturazione del fenomeno campo rimanda al tipo di società che si vuole costruire al suo esterno, è icona della società perfetta, nella quale una parte di popolazione è da annientare, sfruttandone la sua forza-lavoro. Il campo ha, dunque, una funzione di prevenzione/annullamento del dissenso per la realizzazione dell’uomo nuovo.
In questo quadro coercitivo, segregazionista, normalizzante si situa il fenomeno dell’esclusione / inclusione delle popolazioni rom e sinte. La storia di queste popolazioni è intrisa di rifiuti, di esclusioni, di ghettizzazioni, che hanno contraddistinto le politiche e i modelli di inclusione/sfruttamento dei rom e dei sinti.
Leonardo Piasere, professore ordinario di Antropologia culturale dell’Università di Verona, distingue tre modelli:
a) modello balcanico, che evidenzia l’inserimento dei rom nelle strutture socio-economiche attraverso il regime fiscale e lo sfruttamento della forza-lavoro;
b) modello occidentale, che non prevede l’inserimento dei sinti e dei rom nelle strutture socio-economiche, salvo un loro annullamento culturale e identitario;
c) modello spagnolo, è una variante del modello occidentale, che prevede una rigida ‘sedentarizzazione’ e de-culturazione per una assimilazione culturale totale nel paese ‘ospitante’.
Trattasi di tre modelli che non vanno isolati l’uno dall’altro, ma possono essere letti e analizzati con un approccio integrato. Si pensi, per quanto concerne la situazione odierna, ai comuni italiani che hanno a che fare con i rom e sinti, percepiti nell’immaginario collettivo come stupratori, ladri, barbari; da una parta abbiamo chi utilizza l’orpello ‘zingari’ come strumentalizzazione politico-elettorale, parlando al ventre della popolazione, rimarcando le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui vivono e ricercando negli ‘zingari’ il ‘capro espiatorio’ in una situazione contrassegnata da una forte crisi economico-sociale. Mi riferisco ai volgari manifesti del Pdl di Orta Nova.
Altri parlano di integrazione, di inclusione, ma non forzando troppo la mano, perché l’elettorato e non i cittadini, possono risentirsi, in quanto non comprendono e non accettano simili proposte. Quindi da una parte si dice di voler promuovere un percorso di integrazione, dall’altra si continua a perdere tempo, annunciando svolte programmatiche, che non si vedono, tra l’altro illudendo chi vive in pessime condizioni.
È il caso dell’attuale amministrazione comunale di Orta Nova, che puntando sul proprio esperto di mediazione interculturale, il vicesindaco Franco Sauro ha promesso container, roulotte alle persone che vivono attualmente nel ‘campo’ in contrada la Palata. Un campo è sempre un “non luogo”, un luogo, uno spazio privo di umanità.
A questo punto credo sia opportuno lanciare una campagna di informazione, di denuncia sociale che miri a ‘s-velare’, togliere il velo su una situazione carica di ipocrisia, di sfruttamento e mancato riconoscimento.
Processi di esclusione che sono alimentati e alimentano i processi di auto-esclusione (Rom – Gagè), un circolo vizioso che genera anche micro-criminalità (per sopravvivere) e altri elementi negativi da debellare.
Una campagna di promozione di politiche d’integrazione, che l’associazione di promozione sociale Noialtri aveva cominciato a promuovere con audacia all’opinione pubblica, e oggi continua nel silenzio del dopo-scuola e di altre attività promozionali.
Bisogna uscire dal recinto e con coraggio co-costruire assieme alle popolazioni interessate nuove pratiche di integrazione, abbandonando la naturale distinzione tra integrante e integrato, per una nuova fase di ricerca ed esplorazione di pratiche politiche integrative. C’è bisogno di tutti, delle istituzioni, che sono importanti ma non fondamentali, perché il fine di una pratica integrativa non è mero assistenzialismo, ma è il raggiungimento dell’autonomia politica, sociale e l’auto-programmazione della propria esistenza; in poche parole la ‘qualificazione dell’umano’. di Arturo Gianluca Di Giovine
La nozione di campo di concentramento è correlata ai campi di sterminio nazisti, nati da un’iniziativa di Gӧring, che nel 1933 istituisce a Dachau, il primo campo per oppositori politici. La segregazione di persone in un campo si fonda su uno stato di eccezione nel procedimento giuridico, ossia trattasi di una detenzione preventiva che crea lo spazio legale per le azioni di repressione. Una persona è rinchiusa in un campo non per quello che fa, ma per quello che è, la segregazione ha una valenza ontologica e non comportamentista.
Infatti come scrive H. Arendt l’elemento fondamentale che conduce un uomo a spogliarsi della sua individualità e produce un processo di nullificazione dell’umano, è proprio la correlazione esistente fra la detenzione nei campi e la mancanza di reato, che sancisce la completa gratuità del fenomeno concentrazionario.
Tuttavia il campo non è solamente l’esperimento della nullificazione dell’umano, ma è anche lo spazio che sancisce un ordine, una configurazione ideale della società, una rifondazione del sociale da ottenere dentro e fuori dal campo. La strutturazione del fenomeno campo rimanda al tipo di società che si vuole costruire al suo esterno, è icona della società perfetta, nella quale una parte di popolazione è da annientare, sfruttandone la sua forza-lavoro. Il campo ha, dunque, una funzione di prevenzione/annullamento del dissenso per la realizzazione dell’uomo nuovo.
In questo quadro coercitivo, segregazionista, normalizzante si situa il fenomeno dell’esclusione / inclusione delle popolazioni rom e sinte. La storia di queste popolazioni è intrisa di rifiuti, di esclusioni, di ghettizzazioni, che hanno contraddistinto le politiche e i modelli di inclusione/sfruttamento dei rom e dei sinti.
Leonardo Piasere, professore ordinario di Antropologia culturale dell’Università di Verona, distingue tre modelli:
a) modello balcanico, che evidenzia l’inserimento dei rom nelle strutture socio-economiche attraverso il regime fiscale e lo sfruttamento della forza-lavoro;
b) modello occidentale, che non prevede l’inserimento dei sinti e dei rom nelle strutture socio-economiche, salvo un loro annullamento culturale e identitario;
c) modello spagnolo, è una variante del modello occidentale, che prevede una rigida ‘sedentarizzazione’ e de-culturazione per una assimilazione culturale totale nel paese ‘ospitante’.
Trattasi di tre modelli che non vanno isolati l’uno dall’altro, ma possono essere letti e analizzati con un approccio integrato. Si pensi, per quanto concerne la situazione odierna, ai comuni italiani che hanno a che fare con i rom e sinti, percepiti nell’immaginario collettivo come stupratori, ladri, barbari; da una parta abbiamo chi utilizza l’orpello ‘zingari’ come strumentalizzazione politico-elettorale, parlando al ventre della popolazione, rimarcando le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui vivono e ricercando negli ‘zingari’ il ‘capro espiatorio’ in una situazione contrassegnata da una forte crisi economico-sociale. Mi riferisco ai volgari manifesti del Pdl di Orta Nova.
Altri parlano di integrazione, di inclusione, ma non forzando troppo la mano, perché l’elettorato e non i cittadini, possono risentirsi, in quanto non comprendono e non accettano simili proposte. Quindi da una parte si dice di voler promuovere un percorso di integrazione, dall’altra si continua a perdere tempo, annunciando svolte programmatiche, che non si vedono, tra l’altro illudendo chi vive in pessime condizioni.
È il caso dell’attuale amministrazione comunale di Orta Nova, che puntando sul proprio esperto di mediazione interculturale, il vicesindaco Franco Sauro ha promesso container, roulotte alle persone che vivono attualmente nel ‘campo’ in contrada la Palata. Un campo è sempre un “non luogo”, un luogo, uno spazio privo di umanità.
A questo punto credo sia opportuno lanciare una campagna di informazione, di denuncia sociale che miri a ‘s-velare’, togliere il velo su una situazione carica di ipocrisia, di sfruttamento e mancato riconoscimento.
Processi di esclusione che sono alimentati e alimentano i processi di auto-esclusione (Rom – Gagè), un circolo vizioso che genera anche micro-criminalità (per sopravvivere) e altri elementi negativi da debellare.
Una campagna di promozione di politiche d’integrazione, che l’associazione di promozione sociale Noialtri aveva cominciato a promuovere con audacia all’opinione pubblica, e oggi continua nel silenzio del dopo-scuola e di altre attività promozionali.
Bisogna uscire dal recinto e con coraggio co-costruire assieme alle popolazioni interessate nuove pratiche di integrazione, abbandonando la naturale distinzione tra integrante e integrato, per una nuova fase di ricerca ed esplorazione di pratiche politiche integrative. C’è bisogno di tutti, delle istituzioni, che sono importanti ma non fondamentali, perché il fine di una pratica integrativa non è mero assistenzialismo, ma è il raggiungimento dell’autonomia politica, sociale e l’auto-programmazione della propria esistenza; in poche parole la ‘qualificazione dell’umano’. di Arturo Gianluca Di Giovine
lunedì 2 gennaio 2012
Materiali ferrosi, è in vigore la nuova normativa
La Federazione Rom e Sinti Insieme da tre anni sta chiedendo al Governo italiano una procedura semplificata, in linea con le norme europee, per regolarizzare l'attività lavorativa di acquisto / trasporto / vendita di materiali ferrosi, svolta da tantissime famiglie sinte e rom. Oggi abbiamo una buona notizia da darvi:
il Governo italiano ha semplificato la possibilità di regolarizzare le nostre attività lavorative con la Circolare n.4/2011 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
Su questo tema l'anno scorso l'associazione Sucar Drom ha costituito la Cooperativa Labatarpe con un team di lavoro formato da Bernardino Torsi, Carlo Berini e Yuri Del Bar che si è impegnato a seguire tutto l'evolversi della normativa (molto complessa) anche per la Federazione Rom e Sinti Insieme. Di seguito un testo esplicativo a cura della Sucar Drom con le novità appena introdotte.
La nuova normativa è entrata in vigore il 5 dicembre 2011 ed è regolata dalla Circolare n.4/2011 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, in applicazione del Regolamento europeo 1071/2009 e del Decreto 25 novembre 2011.
La nuova normativa esenta da tutta una serie di obblighi per l'iscrizione al Registro dei trasportatori per conto terzi (in Lombardia sono le Province a gestire il registro) le aziende e le cooperative con automezzi di massa complessiva inferiore a 3,5 tonnellate (camion che si guidano con la patente b).
Gli obblighi che non ci sono più, per chi ha automezzi con massa complessiva non superiore a 3,5 tonnellate, sono:
- corso ed esame per essere abilitati al trasporto per conto terzi (costo circa euro 1.500,00 + essere promossi all'esame);
- acquisto licenza per il trasporto per conto terzi (costo circa euro 4.000,00/5.000,00);
- fideiussione bancaria (per ogni Regione era diversa, in Lombardia era euro 50.000,00 per il primo automezzo ed euro 5.000,00 per ogni successivo automezzo).
E' possibile che entro sessanta giorni il Ministero Infrastrutture e Trasporti possa emettere una nuova circolare ridefinendo tutta la normativa e riportando l'esenzione ai soli mezzi inferiori a 1,5 tonnellate. Per questa ragione noi di Sucar Drom consigliamo vivamente di espletare tutte le pratiche nel più breve tempo possibile per beneficiare dell'attuale “finestra normativa”.
Comunque consigliamo di iscriversi e partecipare al corso e all'esame per autotrasportatori (costo a Mantova è di euro 1.400,00 per persona, presso la Confederazione Nazionale Artigiani) sia per la possibile modifica dei regolamenti che per un possibile ampliamento del parco mezzi della cooperativa con automezzi di massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate.
Oggi i requisti per accedere all'iscrizione del Registro autotrasportatori per conto terzi con automezzi con massa inferiore a 3,5 tonnellate sono:
- iscrizione (come singolo o come cooperativa / azienda) alla Camera di Commercio con attività di “Trasporto merci per conto terzi su strada” (costo d'iscrizione è variabile);
- presentazione domanda di iscrizione con indicata l'onorabilità dei componenti del consiglio direttivo della Cooperativa Labatarpe da dichiarare con domanda all'Ente che gestisce il registro (in Lombardia sono le Province, costo di circa 250,00);
- il cambio della dicitura sul libretto di circolazione degli automezzi da “trasporto per conto proprio” a “trasporto per conto terzi” (costo circa euro 150/200).
Ottenuta l'iscrizione nel Registro autotrasportatori per conto terzi e di conseguenza la licenza (tempo medio 10 giorni) ecco quali sono i requisiti per l'iscrizione della Cooperativa all'Albo Gestori ambientali:
- perizia tecnica giurata sugli automezzi per trasporto rifiuti (costo di circa euro 80,00 per automezzo);
- assunzione di un responsabile tecnico di cui art. 10 c.4 del DM 406/98 con i requisti professionali specificati dall'Albo Gestori Ambientali (costo di circa euro 1.200,00 per un anno);
- presentazione domanda d'iscrizione all'Albo per la gestione di rifiuti non pericolosi (costo di circa euro 300,00), dimostrando una capacità finanziaria (beni mobili e immobili posseduti) pari a euro 25.000,00 per il primo automezzo ed euro 2.500,00 per ogni automezzo successivo (queste cifre sono indicative perchè cambiano da Regione a Regione e cambiano in rapporto alla categoria alla quale afferirà l'iscrizione).
Rimane l'incognita dell'entrata in vigore della normativa denominata SISTRI che ad oggi sembra abbia avuto un'ulteriore rinvio ad aprile 2012. Qualora il Governo italiano ritenesse di rendere obbligatoria tale normativa (tutt'ora attiva solo su base volontaria) è da prevedere il costo di un computer, di una connessione internet e di un rilevatore satellitare per ogni automezzo.
Per informazioni o chiarimenti, scrivere a carlo.berini@sucardrom.eu o yuri.delbar@sucardom.eu
il Governo italiano ha semplificato la possibilità di regolarizzare le nostre attività lavorative con la Circolare n.4/2011 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
Su questo tema l'anno scorso l'associazione Sucar Drom ha costituito la Cooperativa Labatarpe con un team di lavoro formato da Bernardino Torsi, Carlo Berini e Yuri Del Bar che si è impegnato a seguire tutto l'evolversi della normativa (molto complessa) anche per la Federazione Rom e Sinti Insieme. Di seguito un testo esplicativo a cura della Sucar Drom con le novità appena introdotte.
La nuova normativa è entrata in vigore il 5 dicembre 2011 ed è regolata dalla Circolare n.4/2011 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, in applicazione del Regolamento europeo 1071/2009 e del Decreto 25 novembre 2011.
La nuova normativa esenta da tutta una serie di obblighi per l'iscrizione al Registro dei trasportatori per conto terzi (in Lombardia sono le Province a gestire il registro) le aziende e le cooperative con automezzi di massa complessiva inferiore a 3,5 tonnellate (camion che si guidano con la patente b).
Gli obblighi che non ci sono più, per chi ha automezzi con massa complessiva non superiore a 3,5 tonnellate, sono:
- corso ed esame per essere abilitati al trasporto per conto terzi (costo circa euro 1.500,00 + essere promossi all'esame);
- acquisto licenza per il trasporto per conto terzi (costo circa euro 4.000,00/5.000,00);
- fideiussione bancaria (per ogni Regione era diversa, in Lombardia era euro 50.000,00 per il primo automezzo ed euro 5.000,00 per ogni successivo automezzo).
E' possibile che entro sessanta giorni il Ministero Infrastrutture e Trasporti possa emettere una nuova circolare ridefinendo tutta la normativa e riportando l'esenzione ai soli mezzi inferiori a 1,5 tonnellate. Per questa ragione noi di Sucar Drom consigliamo vivamente di espletare tutte le pratiche nel più breve tempo possibile per beneficiare dell'attuale “finestra normativa”.
Comunque consigliamo di iscriversi e partecipare al corso e all'esame per autotrasportatori (costo a Mantova è di euro 1.400,00 per persona, presso la Confederazione Nazionale Artigiani) sia per la possibile modifica dei regolamenti che per un possibile ampliamento del parco mezzi della cooperativa con automezzi di massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate.
Oggi i requisti per accedere all'iscrizione del Registro autotrasportatori per conto terzi con automezzi con massa inferiore a 3,5 tonnellate sono:
- iscrizione (come singolo o come cooperativa / azienda) alla Camera di Commercio con attività di “Trasporto merci per conto terzi su strada” (costo d'iscrizione è variabile);
- presentazione domanda di iscrizione con indicata l'onorabilità dei componenti del consiglio direttivo della Cooperativa Labatarpe da dichiarare con domanda all'Ente che gestisce il registro (in Lombardia sono le Province, costo di circa 250,00);
- il cambio della dicitura sul libretto di circolazione degli automezzi da “trasporto per conto proprio” a “trasporto per conto terzi” (costo circa euro 150/200).
Ottenuta l'iscrizione nel Registro autotrasportatori per conto terzi e di conseguenza la licenza (tempo medio 10 giorni) ecco quali sono i requisiti per l'iscrizione della Cooperativa all'Albo Gestori ambientali:
- perizia tecnica giurata sugli automezzi per trasporto rifiuti (costo di circa euro 80,00 per automezzo);
- assunzione di un responsabile tecnico di cui art. 10 c.4 del DM 406/98 con i requisti professionali specificati dall'Albo Gestori Ambientali (costo di circa euro 1.200,00 per un anno);
- presentazione domanda d'iscrizione all'Albo per la gestione di rifiuti non pericolosi (costo di circa euro 300,00), dimostrando una capacità finanziaria (beni mobili e immobili posseduti) pari a euro 25.000,00 per il primo automezzo ed euro 2.500,00 per ogni automezzo successivo (queste cifre sono indicative perchè cambiano da Regione a Regione e cambiano in rapporto alla categoria alla quale afferirà l'iscrizione).
Rimane l'incognita dell'entrata in vigore della normativa denominata SISTRI che ad oggi sembra abbia avuto un'ulteriore rinvio ad aprile 2012. Qualora il Governo italiano ritenesse di rendere obbligatoria tale normativa (tutt'ora attiva solo su base volontaria) è da prevedere il costo di un computer, di una connessione internet e di un rilevatore satellitare per ogni automezzo.
Per informazioni o chiarimenti, scrivere a carlo.berini@sucardrom.eu o yuri.delbar@sucardom.eu
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