In queste ore il Governo italiano sta presentando a Bruxelles la “Strategia nazionale d’inclusione dei rom sinti e caminanti”, documento redatto con urgenza negli ultimi due mesi per il disinteresse dimostrato dal precedente Governo dopo la Comunicazione 173 del 5 aprile 2011, da parte della Commissione Europea.
Il documento di circa 100 pagine è stato inviato alle associazioni sinte e rom il 17 febbraio scorso. Pochi giorni dopo si è tenuto un incontro, presso il Punto di contatto dell'UNAR, in cui le associazioni sinte e rom hanno presentato le loro impressioni e le richieste di modifica.
Il documento “Strategia nazionale d’inclusione dei rom sinti e caminanti” punta l'attenzione su quattro ambiti di intervento (istruzione, lavoro, sanità e habitat) e ha sicuramente un forte debito con il Rapporto conclusivo dell'indagine sulla condizione di rom, sinti e camminanti in Italia, redatto dalla Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato italiano.
La Federazione Rom e Sinti Insieme nelle sue note presentate il 22 febbraio scorso ha rilevato:
“Il documento presentato è corposo e prevede tutta una serie di misure che sono difficili da analizzare in poche ore nella loro capacità di incidere nella realtà quotidiana vissuta dai circa centomila Sinti e Rom presenti in Italia. Se si escludesse dal documento tutto ciò che è stato fatto, proposto, scritto in tutti questi anni molto critici, sarebbe una strategia veramente nuova, meno corposa e sarebbe più facile per tutti individuare all’interno le positività.”
La Federazione plaude all'impegno dimostrato dall'UNAR e dal suo direttore, Massimiliano Monnanni, per accrescere la partecipazione delle associazioni sinte e rom in Italia e nel cercare di rendere concretamente attuabili le richieste già presentate dalla Federazione nei mesi scorsi, durante la manifestazione “Tutti Uniti”.
Permangono diverse criticità che sono state rilevate nel documento “Strategia nazionale d’inclusione dei rom sinti e caminanti” e per questo sono state chieste alcune modifiche per rendere più coerente l'intero quadro di intervento. Una su tutte riguarda l'inconsistenza delle risorse messe a disposizione per i primi due anni 2012/2013, perchè come è stato rilevato anche dalla Conferenza delle Regioni e delle province autonome i fondi a disposizione, pari a 17 milioni ''peraltro non ancora utilizzabili del ministero dell'Interno'', sono insufficienti ''soprattutto se attengono interventi sociali e soluzioni abitative, richiedono impegni finanziari ben più consistenti di quelli messi a disposizione''. Tutto ciò in un momento in cui le risorse per le politiche sociali hanno subito, nell'ultimo triennio, un decremento dell'89%.
Permangono anche criticità rispetto alla questione stime/censimenti, in quanto si cerca di avere dei numeri precisi con alcune modalità che lasciano dubbi. Per questa ragione la Federazione Rom e Sinti Insieme ha invitato i Ministri competenti (Cooperazione internazionale e per l’Integrazione, Lavoro e Politiche sociali, Interno, Giustizia, Salute e Miur) a presentare in Consiglio dei ministri un decreto legge che inserisca le minoranze sinte e rom nella Legge 482/99. In tal modo saranno gli stessi sinti e rom, che a fronte della possibilità di tutela, a presentarsi spontaneamente al proprio Comune di residenza per dichiarare l'appartenenza alla minoranza storica linguistica sinta o rom.
In sintesi sia la Federazione che Sucar Drom (U Velto) ritengono la presentazione del documento un passo importante nella giusta direzione. Una volta che la Commissione europea approverà il documento sarà da verificare l'applicazione coerente con il dettame europeo che vede nella partecipazione dei sinti e dei rom il punto di svolta a politiche insufficienti e in alcuni casi discriminatorie.
martedì 28 febbraio 2012
Consiglio d'Europa, i diritti umani di rom e sinti sono violati in Europa
“In numerosi paesi europei, i rom e i sinti sono ancora privati dei diritti umani essenziali e sono vittime di lampanti episodi di razzismo. Sono nettamente svantaggiati rispetto ad altri gruppi di popolazione nel campo dell’istruzione, dell’occupazione, dell’accesso a un alloggio decente e all’assistenza sanitaria. La loro speranza di vita è inferiore alla media e il loro tasso di mortalità infantile è più elevato di quello degli altri gruppi”, ha dichiarato il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg (in foto), commentando la pubblicazione ieri del suo rapporto intitolato “I diritti umani dei rom e dei sinti in Europa”.
Si tratta del primo rapporto che presenta un quadro completo della situazione dei diritti umani dei rom e dei sinti nei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. I rom, i sinti e le altre comunità affini costituiscono la minoranza più numerosa e più vulnerabile d’Europa.
Il rapporto mette in luce che l’antiziganismo continua ad essere un fenomeno diffuso. Dirigenti pubblici, media e gruppi estremisti attivi su Internet hanno apertamente utilizzato il discorso dell’odio nei confronti dei rom e dei sinti. In certi casi, le loro parole sono state interpretate come un incoraggiamento ad atti violenti contro le loro comunità.
“Tale clima alimenta la disuguaglianza, l’esclusione, la segregazione e l’emarginazione di cui sono vittime i rom e i sinti. I politici devono dare l’esempio, rispettando e difendendo i diritti di tutti”.
Il rapporto esamina temi specifici, quali l’antiziganismo, la violenza razzista, il comportamento delle forze dell’ordine e delle autorità giudiziarie, le sterilizzazioni forzate e i casi di bambini sottratti ai loro genitori biologici, nonché i diritti economici e sociali, i numerosi casi di apolidia e la libertà di circolazione. Sottolinea inoltre la necessità di sviluppare la partecipazione di rom e sinti alla vita pubblica e ai processi decisionali.
“Il problema dell’apolidia e della mancanza di documenti di identità, che interessa migliaia di rom in Europa, fa parte delle questioni che richiedono un’azione urgente e determinata, poiché tali persone sono private di diritti essenziali, quali l’istruzione, le cure mediche, l’assistenza sociale e il diritto di voto”.
Sono citate nel rapporto un certo numero di misure concrete che potrebbero essere predisposte dai governi: sarebbe ad esempio auspicabile che le forze di polizia disponessero di una formazione mirata, destinata a prevenire certi comportamenti reprensibili; occorrerebbe d’altra parte porre fine alla segregazione nel sistema scolastico e migliorare la qualità dell’insegnamento impartito ai bambini delle comunità rom. Il Commissario raccomanda inoltre l’istituzione di “commissioni per la verità”, un’iniziativa che dovrebbe essere idealmente condotta a livello europeo, per stabilire i fatti storici riguardanti le atrocità commesse contro il popolo rom.
“Spero che questo rapporto favorirà un dibattito costruttivo sulle politiche da condurre a favore dei rom e dei sinti in Europa e in particolare su quanto occorre fare per porre fine alla discriminazione e all’emarginazione di cui sono vittime e per facilitare la loro integrazione sociale”.
Una sintesi del rapporto è ugualmente disponibile in francese e romanì.
Si tratta del primo rapporto che presenta un quadro completo della situazione dei diritti umani dei rom e dei sinti nei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. I rom, i sinti e le altre comunità affini costituiscono la minoranza più numerosa e più vulnerabile d’Europa.
Il rapporto mette in luce che l’antiziganismo continua ad essere un fenomeno diffuso. Dirigenti pubblici, media e gruppi estremisti attivi su Internet hanno apertamente utilizzato il discorso dell’odio nei confronti dei rom e dei sinti. In certi casi, le loro parole sono state interpretate come un incoraggiamento ad atti violenti contro le loro comunità.
“Tale clima alimenta la disuguaglianza, l’esclusione, la segregazione e l’emarginazione di cui sono vittime i rom e i sinti. I politici devono dare l’esempio, rispettando e difendendo i diritti di tutti”.
Il rapporto esamina temi specifici, quali l’antiziganismo, la violenza razzista, il comportamento delle forze dell’ordine e delle autorità giudiziarie, le sterilizzazioni forzate e i casi di bambini sottratti ai loro genitori biologici, nonché i diritti economici e sociali, i numerosi casi di apolidia e la libertà di circolazione. Sottolinea inoltre la necessità di sviluppare la partecipazione di rom e sinti alla vita pubblica e ai processi decisionali.
“Il problema dell’apolidia e della mancanza di documenti di identità, che interessa migliaia di rom in Europa, fa parte delle questioni che richiedono un’azione urgente e determinata, poiché tali persone sono private di diritti essenziali, quali l’istruzione, le cure mediche, l’assistenza sociale e il diritto di voto”.
Sono citate nel rapporto un certo numero di misure concrete che potrebbero essere predisposte dai governi: sarebbe ad esempio auspicabile che le forze di polizia disponessero di una formazione mirata, destinata a prevenire certi comportamenti reprensibili; occorrerebbe d’altra parte porre fine alla segregazione nel sistema scolastico e migliorare la qualità dell’insegnamento impartito ai bambini delle comunità rom. Il Commissario raccomanda inoltre l’istituzione di “commissioni per la verità”, un’iniziativa che dovrebbe essere idealmente condotta a livello europeo, per stabilire i fatti storici riguardanti le atrocità commesse contro il popolo rom.
“Spero che questo rapporto favorirà un dibattito costruttivo sulle politiche da condurre a favore dei rom e dei sinti in Europa e in particolare su quanto occorre fare per porre fine alla discriminazione e all’emarginazione di cui sono vittime e per facilitare la loro integrazione sociale”.
Una sintesi del rapporto è ugualmente disponibile in francese e romanì.
venerdì 24 febbraio 2012
Rom e Sinti, l'Assemblea elettiva della Federazione Rom e Sinti Insieme
L'Assemblea elettiva della Federazione Rom e Sinti Insieme, composta dai Presidenti delle associazioni, gruppi e cooperative aderenti, si è riunita a Mantova al Museo Diocesano di piazza Virgiliana, oggi 24 febbraio 2012, per rinnovare le cariche sociali, come previsto dallo Statuto. E' stato eletto Yuri Del Bar alla carica di Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme e sono stati eletti Davide “Denus” Casadio, Dijana Pavlovic, Renato “Sneco” Henich e Giorgio Bezzecchi alla carica di Vice Presidenti. Erasmo Formica è stato confermato Tesoriere e Radames Gabrielli è stato eletto alla carica di Segretario della Federazione.
L'assemblea è stata aperta dal Presidente uscente Radames Gabrielli che ha introdotto la seduta, spiegando a tutti i rappresentanti delle associazioni sinte e rom le ragioni familiari che lo hanno portato a dare le dimissioni. Nel suo intervento il Presidente Radames Gabrielli ha elencato alcuni dei tanti risultati raggiunti dalla Federazione sotto la sua guida e ha ringraziato tutti per il lavoro svolto insieme in questi tre anni di impegno costante e molto faticoso.
L'assemblea ha eletto Yuri Del Bar a Presidente dell'Assemblea elettiva e alle ore 11.00 si è aperta ufficialmente l'assemblea con l'appello dei rappresentanti delle associazioni, gruppi e cooperative aderenti alla Federazione.
Il Presidente dell'Assemblea, Yuri Del Bar, ha preso la parola e, riagganciandosi alle parole del Presidente Radames Gabrielli, ha fatto una cronistoria di questi ultimi tre anni, partendo dall'Assemblea elettiva che si era tenuta nel mese di giugno del 2009 a Verona, subito dopo la scissione dalla Federazione Rom e Sinti Insieme di alcune associazione che hanno poi dato vita alla Federazione Romanì. Yuri Del Bar ha ricordato che in quell'occasione lo scoramento e la delusione erano molto forti ma che grazie al lavoro svolto in questi tre anni dal Presidente Radames Gabrielli, dai Vice Presidenti Davide “Denus” Casadio e Dijana Pavlovic e da tutti i Presidenti delle associazioni aderenti, la Federazione è cresciuta numericamente e ha colto successi importanti quali la stesura della Strategia Nazionale da parte del Governo italiano e il ripristino dei contratti a forfait da parte dell'Autorità per l'energia e per il gas.
L'assemblea ha chiesto a Radames Gabrielli di rimanere alla guida della Federazione e tutti i Presidenti si sono alzati in piedi per applaudire il lavoro svolto dal Presidente. Ma Radames Gabrielli alzandosi a sua volta in piedi ha ricordato che se sono stati raggiunti dei risultati importanti, il merito va ad ognuno delle persone presenti che con spirito di sacrificio si sono impegnati in questi tre anni e lo hanno supportato.
Il Presidente dell'Assembla ha ripreso la parola ed ha iniziato ad illustrare i primi due punti all'ordine del giorno: rapporto con l'Autorità per l'energia e per il gas e stesura della Strategia Nazionale. Ne è seguita una lunga discussione a cui hanno partecipato con interventi appassionati tutti i rappresentanti della associazioni presenti. Al termine si è deciso di formare un gruppo di contatto con l'Autorità per l'energia, formato da Davide “Denus” Casadio, Giorgio Bezzecchi, Diego Grisetti, Vladimiro “Cavallini” Torre, Carlo Berini, Erasmo Formica e Renato “Sneco” Henich. Per la Strategia nazionale è stato deciso che saranno incaricati di volta in volta dalla Presidenza le persone che dovranno partecipare, indicativamente i delegati saranno il Presidente e i Vice Presidenti.
Dopo una breve pausa è stato introdotto l'ordine del giorno che imponeva all'assemblea di rinnovare le cariche sociali. Il Vice Presidente uscente, Davide “Denus” Casadio, è intervenuto proponendo di non eleggere subito un nuovo Presidente della Federazione ma di aspettare qualche mese e cercare in tal modo di convincere Radames Gabrielli a rimanere in carica per altri tre anni. Ne è nata un'accesa discussione dove sono intervenuti nell'ordine: Vladimiro “Cavallini” Torre, Dijana Pavlovic, Renato “Sneco” Henich, Yuri Del Bar, Antonio “Lanco” Reinhardt, Fabio “Ruco” Robert, Roberto Torsi, Diego Grisetti, Davide Gabrieli, Radames Gabrielli, Erasmo Formica, Demis Quirini, Ernesto Grandini e più volte Davide “Denus” Casadio per le repliche.
Alla fine della lunga discussione l'assemblea ha deciso all'unanimità di andare a votazione immediatamente per eleggere il Presidente, quattro Vice Presidenti, il Segretario e confermare alla carica di Tesoriere Erasmo Formica che ha accettato. L'assemblea ha chiesto a Radames Gabrielli di candidarsi alla carica di Presidente; ma Radames Gabrielli, pur se onorato dall'insistenza dell'Assemblea, ha declinato l'offerta e ha spiegato che gli era impossibile. A quel punto sono intervenuti Davide “Denus” Casadio, Dijana Pavlovic e Yuri Del Bar che si sono candidati alla carica di Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme.
Il Presidente dell'Assemblea ha predisposto le schede elettorali che sono state distribuite. I rappresentanti delle associazioni con voto segreto hanno votato alla carica di Presidente Yuri Del Bar con un voto plebiscitario. Immediatamente dopo si è andati a votazione per i quattro Vice Presidenti e il Segretario. L'assemblea ha eletto per acclamazione: Radames Gabrielli alla carica di Segretario della Federazione, mentre Dijana Pavlovic e Giorgio Bezzecchi sono stati eletti Vice Presidenti.
Non avendo raggiunto un accordo per l'elezione degli altri due Vice Presidenti si è andati a votazione segreta con quattro candidati: Vladimiro “Cavallini” Torre, Davide “Denus” Casadio, Diego Grisetti e Renato “Sneco” Henich. Al termine della votazione sono stati contati tre (3) voti per Vladimiro Torre, cinque (5) voti per Diego Grisetti, undici (11) voti per Renato “Sneco” Henich e sedici (16) voti per Davide “Denus” Casadio. L'assemblea ha applaudito l'elezione di Davide “Denus” Casadio e Renato “Sneco” Henich alla carica di Vice Presidenti.
L'assemblea ha applaudito in piedi il Presidente Yuri Del Bar, i Vice Presidenti Davide “Denus” Casadio, Dijana Pavlovic, Renato “Sneco” Henich e Giorgio Bezzecchi, il Segretario Radames Gabrielli e il Tesoriere Erasmo Formica. Il neo Presidente ha chiuso l'Assemblea, ringraziando tutti i Presidenti delle associazioni, delle cooperative e dei gruppi aderenti alla Federazione.
L'assemblea è stata aperta dal Presidente uscente Radames Gabrielli che ha introdotto la seduta, spiegando a tutti i rappresentanti delle associazioni sinte e rom le ragioni familiari che lo hanno portato a dare le dimissioni. Nel suo intervento il Presidente Radames Gabrielli ha elencato alcuni dei tanti risultati raggiunti dalla Federazione sotto la sua guida e ha ringraziato tutti per il lavoro svolto insieme in questi tre anni di impegno costante e molto faticoso.
L'assemblea ha eletto Yuri Del Bar a Presidente dell'Assemblea elettiva e alle ore 11.00 si è aperta ufficialmente l'assemblea con l'appello dei rappresentanti delle associazioni, gruppi e cooperative aderenti alla Federazione.
Il Presidente dell'Assemblea, Yuri Del Bar, ha preso la parola e, riagganciandosi alle parole del Presidente Radames Gabrielli, ha fatto una cronistoria di questi ultimi tre anni, partendo dall'Assemblea elettiva che si era tenuta nel mese di giugno del 2009 a Verona, subito dopo la scissione dalla Federazione Rom e Sinti Insieme di alcune associazione che hanno poi dato vita alla Federazione Romanì. Yuri Del Bar ha ricordato che in quell'occasione lo scoramento e la delusione erano molto forti ma che grazie al lavoro svolto in questi tre anni dal Presidente Radames Gabrielli, dai Vice Presidenti Davide “Denus” Casadio e Dijana Pavlovic e da tutti i Presidenti delle associazioni aderenti, la Federazione è cresciuta numericamente e ha colto successi importanti quali la stesura della Strategia Nazionale da parte del Governo italiano e il ripristino dei contratti a forfait da parte dell'Autorità per l'energia e per il gas.
L'assemblea ha chiesto a Radames Gabrielli di rimanere alla guida della Federazione e tutti i Presidenti si sono alzati in piedi per applaudire il lavoro svolto dal Presidente. Ma Radames Gabrielli alzandosi a sua volta in piedi ha ricordato che se sono stati raggiunti dei risultati importanti, il merito va ad ognuno delle persone presenti che con spirito di sacrificio si sono impegnati in questi tre anni e lo hanno supportato.
Il Presidente dell'Assembla ha ripreso la parola ed ha iniziato ad illustrare i primi due punti all'ordine del giorno: rapporto con l'Autorità per l'energia e per il gas e stesura della Strategia Nazionale. Ne è seguita una lunga discussione a cui hanno partecipato con interventi appassionati tutti i rappresentanti della associazioni presenti. Al termine si è deciso di formare un gruppo di contatto con l'Autorità per l'energia, formato da Davide “Denus” Casadio, Giorgio Bezzecchi, Diego Grisetti, Vladimiro “Cavallini” Torre, Carlo Berini, Erasmo Formica e Renato “Sneco” Henich. Per la Strategia nazionale è stato deciso che saranno incaricati di volta in volta dalla Presidenza le persone che dovranno partecipare, indicativamente i delegati saranno il Presidente e i Vice Presidenti.
Dopo una breve pausa è stato introdotto l'ordine del giorno che imponeva all'assemblea di rinnovare le cariche sociali. Il Vice Presidente uscente, Davide “Denus” Casadio, è intervenuto proponendo di non eleggere subito un nuovo Presidente della Federazione ma di aspettare qualche mese e cercare in tal modo di convincere Radames Gabrielli a rimanere in carica per altri tre anni. Ne è nata un'accesa discussione dove sono intervenuti nell'ordine: Vladimiro “Cavallini” Torre, Dijana Pavlovic, Renato “Sneco” Henich, Yuri Del Bar, Antonio “Lanco” Reinhardt, Fabio “Ruco” Robert, Roberto Torsi, Diego Grisetti, Davide Gabrieli, Radames Gabrielli, Erasmo Formica, Demis Quirini, Ernesto Grandini e più volte Davide “Denus” Casadio per le repliche.
Alla fine della lunga discussione l'assemblea ha deciso all'unanimità di andare a votazione immediatamente per eleggere il Presidente, quattro Vice Presidenti, il Segretario e confermare alla carica di Tesoriere Erasmo Formica che ha accettato. L'assemblea ha chiesto a Radames Gabrielli di candidarsi alla carica di Presidente; ma Radames Gabrielli, pur se onorato dall'insistenza dell'Assemblea, ha declinato l'offerta e ha spiegato che gli era impossibile. A quel punto sono intervenuti Davide “Denus” Casadio, Dijana Pavlovic e Yuri Del Bar che si sono candidati alla carica di Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme.
Il Presidente dell'Assemblea ha predisposto le schede elettorali che sono state distribuite. I rappresentanti delle associazioni con voto segreto hanno votato alla carica di Presidente Yuri Del Bar con un voto plebiscitario. Immediatamente dopo si è andati a votazione per i quattro Vice Presidenti e il Segretario. L'assemblea ha eletto per acclamazione: Radames Gabrielli alla carica di Segretario della Federazione, mentre Dijana Pavlovic e Giorgio Bezzecchi sono stati eletti Vice Presidenti.
Non avendo raggiunto un accordo per l'elezione degli altri due Vice Presidenti si è andati a votazione segreta con quattro candidati: Vladimiro “Cavallini” Torre, Davide “Denus” Casadio, Diego Grisetti e Renato “Sneco” Henich. Al termine della votazione sono stati contati tre (3) voti per Vladimiro Torre, cinque (5) voti per Diego Grisetti, undici (11) voti per Renato “Sneco” Henich e sedici (16) voti per Davide “Denus” Casadio. L'assemblea ha applaudito l'elezione di Davide “Denus” Casadio e Renato “Sneco” Henich alla carica di Vice Presidenti.
L'assemblea ha applaudito in piedi il Presidente Yuri Del Bar, i Vice Presidenti Davide “Denus” Casadio, Dijana Pavlovic, Renato “Sneco” Henich e Giorgio Bezzecchi, il Segretario Radames Gabrielli e il Tesoriere Erasmo Formica. Il neo Presidente ha chiuso l'Assemblea, ringraziando tutti i Presidenti delle associazioni, delle cooperative e dei gruppi aderenti alla Federazione.
mercoledì 22 febbraio 2012
Lotta al razzismo, l'Ecri non promuove l'Italia!
La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) ha pubblicato il suo nuovo rapporto relativo all’Italia. Il Presidente ad interim dell’ECRI, François Sant’Angelo, ha osservato che, nonostante i progressi registrati in alcuni campi, è ancora necessario un maggiore impegno per combattere i discorsi di incitazione all’odio e proteggere i Rom e i Sinti e gli immigrati dalla violenza e dalla discriminazione.
L'Ecri nel rapporto ha riconosciuto all'Italia un’efficace normativa contro la discriminazione e la violenza razzista nell'ambito sportivo e ha riconosciuto che l’UNAR, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, sta estendendo notevolmente le proprie attività. Ha inoltre evidenziato che i tribunali hanno annullato un certo numero di misure discriminatorie precedentemente adottate dal Governo e da alcuni sindaci
Preoccupa l’aumento del ricorso a discorsi di stampo razzista in politica; gli immigrati, in modo particolare, sono regolarmente presentati come fonte di insicurezza. Tale linguaggio si rispecchia nelle politiche discriminatorie (ad esempio, numerosi aspetti del cosiddetto “pacchetto sicurezza”). Sebbene sia stata abbandonata la maggior parte delle misure più discutibili, è evidente l’impatto sugli atteggiamenti dell’opinione pubblica. In alcuni casi, si sono verificate aggressioni violente contro Rom, Sinti e immigrati.
La maggior parte dei Rom e dei Sinti subisce varie forme di emarginazione, malgrado i programmi messi in atto da un certo numero di comuni e di regioni a favore dell’inclusione sociale. Perfino i campi nomadi autorizzati sono relegati in aree lontane dai centri urbani. Per quanto riguarda i campi abusivi, sono stati oggetto di demolizioni e di sgomberi forzati, che hanno contribuito a peggiorare la discriminazione nella vita quotidiana nei confronti di questa popolazione.
Nonostante i progressi compiuti in materia di diritto di asilo, pare che la politica dei respingimenti, inaugurata nel maggio del 2009, che prevede di rimandare nel paese di origine le imbarcazioni intercettate in mare aperto tra l’Italia e la Libia, abbia privato un certo numero di persone della possibilità di fare valere il loro diritto alla protezione internazionale. Si sono constatati altri problemi a seguito degli eventi del Nord Africa agli inizi del 2011, e si deplorano i ritorni forzati troppo affrettati e le condizioni di accoglienza inadeguate.
Persistono i pregiudizi contro i musulmani e l’antisemitismo, e si segnalano casi di discriminazione nei confronti dei gruppi vulnerabili nell’accesso agli alloggi dati in locazione da privati.
Nel suo rapporto, l’ECRI ha formulato un certo numero di raccomandazioni, per tre delle quali, qui di seguito indicate, ha richiesto un’applicazione prioritaria e ha previsto una procedura di valutazione entro due anni:
- conferire all’UNAR un ruolo più incisivo;
- fornire garanzie di protezione a tutti i Rom e Sinti sgomberati;
- rispettare il principio del non respingimento.
Il rapporto è stato elaborato a seguito della visita di contatto dell’ECRI in Italia nel novembre 2010 tiene conto degli ultimi sviluppi fino a giugno 2011. L’ECRI è un organo del Consiglio d’Europa per la difesa e la promozione dei diritti umani, composto da esperti indipendenti, che analizza i problemi inerenti al razzismo, alla discriminazione fondata sull’origine etnica, il colore, la nazionalità, la religione e la lingua, alla xenofobia, all’antisemitismo e all’intolleranza, elabora dei rapporti e rivolge raccomandazioni agli Stati membri
La foto è tratta da un recente fatto di cronaca che potete approfondire sul sito Mahalla a questo link: Vicenza 2012 o Svizzera 1958
L'Ecri nel rapporto ha riconosciuto all'Italia un’efficace normativa contro la discriminazione e la violenza razzista nell'ambito sportivo e ha riconosciuto che l’UNAR, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, sta estendendo notevolmente le proprie attività. Ha inoltre evidenziato che i tribunali hanno annullato un certo numero di misure discriminatorie precedentemente adottate dal Governo e da alcuni sindaci
Preoccupa l’aumento del ricorso a discorsi di stampo razzista in politica; gli immigrati, in modo particolare, sono regolarmente presentati come fonte di insicurezza. Tale linguaggio si rispecchia nelle politiche discriminatorie (ad esempio, numerosi aspetti del cosiddetto “pacchetto sicurezza”). Sebbene sia stata abbandonata la maggior parte delle misure più discutibili, è evidente l’impatto sugli atteggiamenti dell’opinione pubblica. In alcuni casi, si sono verificate aggressioni violente contro Rom, Sinti e immigrati.
La maggior parte dei Rom e dei Sinti subisce varie forme di emarginazione, malgrado i programmi messi in atto da un certo numero di comuni e di regioni a favore dell’inclusione sociale. Perfino i campi nomadi autorizzati sono relegati in aree lontane dai centri urbani. Per quanto riguarda i campi abusivi, sono stati oggetto di demolizioni e di sgomberi forzati, che hanno contribuito a peggiorare la discriminazione nella vita quotidiana nei confronti di questa popolazione.
Nonostante i progressi compiuti in materia di diritto di asilo, pare che la politica dei respingimenti, inaugurata nel maggio del 2009, che prevede di rimandare nel paese di origine le imbarcazioni intercettate in mare aperto tra l’Italia e la Libia, abbia privato un certo numero di persone della possibilità di fare valere il loro diritto alla protezione internazionale. Si sono constatati altri problemi a seguito degli eventi del Nord Africa agli inizi del 2011, e si deplorano i ritorni forzati troppo affrettati e le condizioni di accoglienza inadeguate.
Persistono i pregiudizi contro i musulmani e l’antisemitismo, e si segnalano casi di discriminazione nei confronti dei gruppi vulnerabili nell’accesso agli alloggi dati in locazione da privati.
Nel suo rapporto, l’ECRI ha formulato un certo numero di raccomandazioni, per tre delle quali, qui di seguito indicate, ha richiesto un’applicazione prioritaria e ha previsto una procedura di valutazione entro due anni:
- conferire all’UNAR un ruolo più incisivo;
- fornire garanzie di protezione a tutti i Rom e Sinti sgomberati;
- rispettare il principio del non respingimento.
Il rapporto è stato elaborato a seguito della visita di contatto dell’ECRI in Italia nel novembre 2010 tiene conto degli ultimi sviluppi fino a giugno 2011. L’ECRI è un organo del Consiglio d’Europa per la difesa e la promozione dei diritti umani, composto da esperti indipendenti, che analizza i problemi inerenti al razzismo, alla discriminazione fondata sull’origine etnica, il colore, la nazionalità, la religione e la lingua, alla xenofobia, all’antisemitismo e all’intolleranza, elabora dei rapporti e rivolge raccomandazioni agli Stati membri
La foto è tratta da un recente fatto di cronaca che potete approfondire sul sito Mahalla a questo link: Vicenza 2012 o Svizzera 1958
mercoledì 15 febbraio 2012
Energia elettrica: tornano i contratti a forfait, l'Autorità per l'energia riconosce le ragioni della Federazione Rom e Sinti Insieme
L'Autorità per l'energia e per il gas con Delibera 38/2012 ha sospeso la Delibera 67/2010 che abrogava la possibilità di stipulare contratti a forfait a favore delle famiglie sinte, rom, giostraie e circensi.
La Federazione Rom e Sinti Insieme è soddisfatta di una decisione che riconosce le argomentazioni e le richieste serie fatte in questi mesi per evidenziare la grave situazione vissuta da tante famiglie sinte, rom, giostraie e circensi.
Dal 9 febbraio 2012 è possibile stipulare contratti annuali a forfait in media e bassa tensione, sulla base della potenza richiesta e di una durata di utilizzo pari a 6 ore/giorno.
In queste ore abbiamo verificato che molti gestori, a partire dall'ENEL, non si sono ancora adeguati alle nuove disposizioni e per questo li invitiamo al rispetto della Delibera 38/2012. La Federazione ha attivato uno sportello segnalazioni (telefono 0376 360643, orario ufficio) che si occuperà di fornire le informazioni esatte ed eventualmente segnalare alla stessa Autorità i disservizi che si potessero creare nei prossimi giorni.
La Federazione è già impegnata nel redigere le osservazioni al Documento per la Consultazione deliberato dall'Autorità per l'energia e per il gas per affrontare in maniera seria e definitiva le problematiche rilevate nella Delibera 67/2010.
Ci preme ringraziare il Presidente dell'Autorità e tutto lo Staff della Direzione Tariffe, a partire dal Direttore, per la serietà con cui hanno affrontato la materia e per la loro la capacità di ascolto dimostrata in questi mesi.
Un ringraziamento anche all'Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale ed Etnica (UNAR), in particolare ringraziamo il Direttore Massimiliano Monnanni, e il Punto di contatto nazionale per la strategia nazionale rom e sinti per il supporto offerto alla Federazione Rom e Sinti Insieme.
Per contatti con la stampa
e-mail: sintirom.insieme@gmail.com, mobile: 345 6123932
La Federazione Rom e Sinti Insieme è soddisfatta di una decisione che riconosce le argomentazioni e le richieste serie fatte in questi mesi per evidenziare la grave situazione vissuta da tante famiglie sinte, rom, giostraie e circensi.
Dal 9 febbraio 2012 è possibile stipulare contratti annuali a forfait in media e bassa tensione, sulla base della potenza richiesta e di una durata di utilizzo pari a 6 ore/giorno.
In queste ore abbiamo verificato che molti gestori, a partire dall'ENEL, non si sono ancora adeguati alle nuove disposizioni e per questo li invitiamo al rispetto della Delibera 38/2012. La Federazione ha attivato uno sportello segnalazioni (telefono 0376 360643, orario ufficio) che si occuperà di fornire le informazioni esatte ed eventualmente segnalare alla stessa Autorità i disservizi che si potessero creare nei prossimi giorni.
La Federazione è già impegnata nel redigere le osservazioni al Documento per la Consultazione deliberato dall'Autorità per l'energia e per il gas per affrontare in maniera seria e definitiva le problematiche rilevate nella Delibera 67/2010.
Ci preme ringraziare il Presidente dell'Autorità e tutto lo Staff della Direzione Tariffe, a partire dal Direttore, per la serietà con cui hanno affrontato la materia e per la loro la capacità di ascolto dimostrata in questi mesi.
Un ringraziamento anche all'Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale ed Etnica (UNAR), in particolare ringraziamo il Direttore Massimiliano Monnanni, e il Punto di contatto nazionale per la strategia nazionale rom e sinti per il supporto offerto alla Federazione Rom e Sinti Insieme.
Per contatti con la stampa
e-mail: sintirom.insieme@gmail.com, mobile: 345 6123932
lunedì 13 febbraio 2012
Roma, Anime Smarrite
«Caro sindaco Gianni Alemanno, gli volevo dire grazie per avermi mandato via dal Paradiso e di avermi messo nell'inferno, di avermi rovinato l'infanzia mia e dei miei amici» (lettera di P., 14 anni).
Giovedi 16 febbraio alle ore 16,00, in via Milazzo, 11, presso la Sala Volpi - Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, l'Associazione 21 luglio e l'Osservatorio sul razzismo e le diversità M.G. Favara presenteranno l'ultima ricerca prodotta dall'Associazione 21 luglio dal titolo "ANIME SMARRITE. Il piano degli sgomberi a Roma: storie quotidiane di segregazione abitativa e di malessere".
A due anni dallo storico sgombero del Casilino 900 e a pochi giorni dall'apertura del nuovo campo in località La Barbuta, dove verranno trasferiti 650 rom, l'Associazione 21 luglio ha deciso di occuparsi delle conseguenze psico-sociali che la politica degli sgomberi e dei trasferimenti forzati attuata dal Comune di Roma nei confronti delle comunità rom e sinte ha provocato tra i bambini e gli adulti.
I 420 sgomberi finora realizzati dalle autorità comunali hanno avuto sulla salute e sulla psiche dei rom delle conseguenze drammatiche che l'Associazione 21 luglio ha voluto analizzate, rendere visibili e denunciare.
"Anime smarrite", curato da un equipe guidata dall'antropologa Annachiara Perraro, rappresenta dunque un approfondito rapporto etnografico sul mal-essere causato dalla politica di sgomberi e trasferimenti forzati di cui sono state vittima negli ultimi anni le comunità rom e sinte della Capitale. Al termine della presentazione l'Associazione 21 luglio presenterà le azioni legali che, a seguito del report prodotto, ha condotto a favore delle persone vittime degli sgomberi.
Clicca qui per vedere lo spot dell'evento.
Clicca qui per vedere la locandina.
Per informazioni e prenotazioni: segreteria@21luglio.com
Giovedi 16 febbraio alle ore 16,00, in via Milazzo, 11, presso la Sala Volpi - Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, l'Associazione 21 luglio e l'Osservatorio sul razzismo e le diversità M.G. Favara presenteranno l'ultima ricerca prodotta dall'Associazione 21 luglio dal titolo "ANIME SMARRITE. Il piano degli sgomberi a Roma: storie quotidiane di segregazione abitativa e di malessere".
A due anni dallo storico sgombero del Casilino 900 e a pochi giorni dall'apertura del nuovo campo in località La Barbuta, dove verranno trasferiti 650 rom, l'Associazione 21 luglio ha deciso di occuparsi delle conseguenze psico-sociali che la politica degli sgomberi e dei trasferimenti forzati attuata dal Comune di Roma nei confronti delle comunità rom e sinte ha provocato tra i bambini e gli adulti.
I 420 sgomberi finora realizzati dalle autorità comunali hanno avuto sulla salute e sulla psiche dei rom delle conseguenze drammatiche che l'Associazione 21 luglio ha voluto analizzate, rendere visibili e denunciare.
"Anime smarrite", curato da un equipe guidata dall'antropologa Annachiara Perraro, rappresenta dunque un approfondito rapporto etnografico sul mal-essere causato dalla politica di sgomberi e trasferimenti forzati di cui sono state vittima negli ultimi anni le comunità rom e sinte della Capitale. Al termine della presentazione l'Associazione 21 luglio presenterà le azioni legali che, a seguito del report prodotto, ha condotto a favore delle persone vittime degli sgomberi.
Clicca qui per vedere lo spot dell'evento.
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Per informazioni e prenotazioni: segreteria@21luglio.com
martedì 7 febbraio 2012
Emergenza freddo, comunicato stampa della Federazione Rom e Sinti Insieme
La Federazione Rom e Sinti Insieme lancia un allarme alle Istituzioni nazionali e locali per la grave situazione vissuta, in questo momento, da migliaia di Sinti e Rom. L'abbassamento repentino delle temperature e la caduta di continue precipitazioni nevose su tutta l'Italia rendono estremamente pericolose le condizioni di vita di intere famiglie e in particolare dei bambini e degli anziani.
Sono a grave rischio soprattutto le famiglie Rom immigrati che vivono in insediamenti improvvisati, ad esempio con baracche o tende, e che non hanno la possibilità di utilizzare l'energia elettrica o il gas metano per scaldarsi. Sono altrettanto a grave rischio tutte quelle famiglie, in particolare Sinti italiani, a cui viene negato dagli Enti Locali la possibilità di stipulare un regolare contratto per l'allaccio all'energia elettrica.
Siamo estremamente preoccupati per la situazione a Milano, Bologna, Roma, Firenze e Torino ma non solo e chiediamo agli Enti locali, Comuni e Province, di attivarsi monitorando la situazione e assicurando a queste persone condizioni che scongiurino la possibilità di tragedie, come quella dell'anno scorso a Roma dove sono morti in un rogo quattro bambini rom immigrati.
In ultimo ci preme stigmatizzare le gravi dichiarazioni razziste dell'Eurodeputato Francesco Speroni (Lega Nord) e del Consigliere comunale di Busto Arsizio (Va), Adriano Unfer (Lega Nord), pubblicate pochi giorni fa dalla stampa locale.
Il Presidente, Radames Gabrielli
Sono a grave rischio soprattutto le famiglie Rom immigrati che vivono in insediamenti improvvisati, ad esempio con baracche o tende, e che non hanno la possibilità di utilizzare l'energia elettrica o il gas metano per scaldarsi. Sono altrettanto a grave rischio tutte quelle famiglie, in particolare Sinti italiani, a cui viene negato dagli Enti Locali la possibilità di stipulare un regolare contratto per l'allaccio all'energia elettrica.
Siamo estremamente preoccupati per la situazione a Milano, Bologna, Roma, Firenze e Torino ma non solo e chiediamo agli Enti locali, Comuni e Province, di attivarsi monitorando la situazione e assicurando a queste persone condizioni che scongiurino la possibilità di tragedie, come quella dell'anno scorso a Roma dove sono morti in un rogo quattro bambini rom immigrati.
In ultimo ci preme stigmatizzare le gravi dichiarazioni razziste dell'Eurodeputato Francesco Speroni (Lega Nord) e del Consigliere comunale di Busto Arsizio (Va), Adriano Unfer (Lega Nord), pubblicate pochi giorni fa dalla stampa locale.
Il Presidente, Radames Gabrielli
Il Giorno della Memoria 2012, un Sinto al Quirinale parla del Porrajmos
Il Giorno della Memoria, 27 gennaio 2012, una delegazione della Federazione Rom e Sinti Insieme è stata invitata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla commemorazione in Quirinale. E' il terzo anno consecutivo che il Presidente invita la Federazione a presenziare a questo importante evento, ma quest'anno la Federazione ha potuto parlare attraverso un suo giovane, Ismaele Della Santina.
La delegazione era formata da il Vice Presidente Davide Casadio (Associazione Sinti Italiani di Vicenza) e dai Consiglieri Luigi Chiesi (Associazione Sinti Italiani di Bologna) e Josè Bianchi (Assocazione Sinti Italiani di Busto Arsizio), ai tre rappresentanti della Federazione si sono aggiunti Thomas Della Santina con il figlio Ismaele Della Santina che frequenta l'Istituto Tecnico Mattei di Bologna.
Quest'anno la Federazione non ha solo presenziato, ma attraverso un suo giovane membro, appunto Ismaele Della Santina, ha potuto parlare davanti al Presidente Giorgio Napolitano, durante la commemorazione ufficiale de Il Giorno della Memoria.
L'intervento è stato concordato tra la Federazione e il Quirinale con la mediazione del Ministero della Pubblica Istruzione che ha sostenuto con Sucar Drom le spese di viaggio e pernottamento della delegazione.
Di seguito l'intervento di Ismaele Della Santina alla commemorazione ufficiale de Il Giorno della Memoria al Quirinale, in presenza delle massime cariche istituzionali:
Buon giorno a Tutti, Sono Ismaele studente di Bologna, il mio popolo il popolo sinto e rom, è stato umiliato, perseguitato, sterminato durante il nazifascismo e dimenticato nell’immediato dopoguerra.
Oggi mi sento di rappresentare non solo il popolo sinto ma un’intera umanità colpita dal dolore.
Mi stringo attorno al dolore dei perseguitati del regime nazifascista. I nostri nonni ci hanno raccontato che nei lager i prigionieri non facevano distinzioni tra loro, erano i nazisti a dividerli. Per me oggi non esistono differenze, ma solo esseri umani colpiti del male che l’uomo fa all’uomo.
Shoah e “Porrajmos” sono due parole diverso che indicano un unico male subito da persone innocenti.
Grazie per averci voluto qui oggi, crediamo nel valore della memoria per assumerci la responsabilità di difendere la giustizia e la libertà per assumerci la responsabilità verso chi ancora oggi continua a soffrire, di lottare affinché i diritti umani siano rispettati in tutto il mondo.
Tutti noi, NON dobbiamo dimenticare.
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht
La delegazione era formata da il Vice Presidente Davide Casadio (Associazione Sinti Italiani di Vicenza) e dai Consiglieri Luigi Chiesi (Associazione Sinti Italiani di Bologna) e Josè Bianchi (Assocazione Sinti Italiani di Busto Arsizio), ai tre rappresentanti della Federazione si sono aggiunti Thomas Della Santina con il figlio Ismaele Della Santina che frequenta l'Istituto Tecnico Mattei di Bologna.
Quest'anno la Federazione non ha solo presenziato, ma attraverso un suo giovane membro, appunto Ismaele Della Santina, ha potuto parlare davanti al Presidente Giorgio Napolitano, durante la commemorazione ufficiale de Il Giorno della Memoria.
L'intervento è stato concordato tra la Federazione e il Quirinale con la mediazione del Ministero della Pubblica Istruzione che ha sostenuto con Sucar Drom le spese di viaggio e pernottamento della delegazione.
Di seguito l'intervento di Ismaele Della Santina alla commemorazione ufficiale de Il Giorno della Memoria al Quirinale, in presenza delle massime cariche istituzionali:
Buon giorno a Tutti, Sono Ismaele studente di Bologna, il mio popolo il popolo sinto e rom, è stato umiliato, perseguitato, sterminato durante il nazifascismo e dimenticato nell’immediato dopoguerra.
Oggi mi sento di rappresentare non solo il popolo sinto ma un’intera umanità colpita dal dolore.
Mi stringo attorno al dolore dei perseguitati del regime nazifascista. I nostri nonni ci hanno raccontato che nei lager i prigionieri non facevano distinzioni tra loro, erano i nazisti a dividerli. Per me oggi non esistono differenze, ma solo esseri umani colpiti del male che l’uomo fa all’uomo.
Shoah e “Porrajmos” sono due parole diverso che indicano un unico male subito da persone innocenti.
Grazie per averci voluto qui oggi, crediamo nel valore della memoria per assumerci la responsabilità di difendere la giustizia e la libertà per assumerci la responsabilità verso chi ancora oggi continua a soffrire, di lottare affinché i diritti umani siano rispettati in tutto il mondo.
Tutti noi, NON dobbiamo dimenticare.
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht
giovedì 2 febbraio 2012
Mantova, Il Giorno della Memoria 2012
Pubblichiamo la prolusione tenuta a Mantova dallo storico Luca Bravi (Università di Chieti), in occasione del Consiglio Provinciale e del Consiglio Comunale aperti del 27 gennaio 2012 al Teatro Bibiena. Durante la seduta dei Consigli aperti sono intervenuti anche il Presidente del Consiglio Comunale di Mantova, il Presidente del Consiglio Provinciale di Mantova, il Presidente della Provincia Mantova e il Sindaco Mantova.
Ringrazio il comune e la provincia di Mantova ed il tavolo per il Giorno della Memoria per l’invito a questa importante iniziativa.
Il Porrajmos, cioè la persecuzione e lo sterminio su base razziale dei rom e dei sinti nel nazi-fascismo è una pagina ancora poco conosciuta della storia europea e del nostro paese, ma negli ultimi dieci anni le ricerche effettuate dimostrano che questo tema deve essere naturalmente inserito nella riflessione legata alla memoria europea e dunque al Giorno della Memoria.
Il Porrajmos non denigra la Shoah e non ne diminuisce la centralità all’interno della costruzione della memoria europea oggi.
Shoah e Porrajmos si illuminano a vicenda e costruiscono insieme la memoria di quello che può essere inquadrato all’interno del riferimento ad un crimine contro l’umanità intera.
Il concetto di crimine contro l’umanità non corrisponde allo scontato senso di colpa o di pietà per le vittime di una violenza, ma nacque proprio in seguito ai campi di sterminio ed alle persecuzioni del Novecento in riferimento a qualcosa di più specifico a livello legislativo: se immaginiamo l’umanità come un mosaico formato da singole tessere che rappresentano la diversità umana con le proprie specificità a livello culturale, religioso o di origine, il tentativo di sottrarre anche una singola tessera a questa molteplicità corrisponde ad un crimine non contro il singolo gruppo ma contro l’intera umanità.
Ed allora di Porrajmos si può parlare anche per voce ebraica, per una comunanza di destini che era già evidente agli internati: noi oggi sappiamo che nella notte tra il primo ed il due agosto 1944 avvenne la liquidazione di tutti i rom ed i sinti presenti ad Auschwitz-Birkenau, perché Piero Terracina, ebreo italiano internato nel lager, ne fu testimone e lo ha raccontato perché anche quei fatti potessero inscriversi nella memoria europea.
Ed oggi sappiamo che furono 23.000 i rom ed i sinti che furono internati nello Zigeunerlager cioè nel “campo degli zingari” di Birkenau perché un ebreo polacco, il giorno prima della liquidazione di quell’area, sotterrò il libro mastro del campo che riportava il nome e cognome degli prigionieri per poi tornare a recuperarlo quando Birkenau stava diventando un luogo della memoria.
Il Porrajmos è oggi conosciuto anche per voce diretta di rom e sinti, ad esempio attraverso la testimonianza di Otto Rosenberg, una storia personale che ripercorre le tappe che portarono allo sterminio dei sinti e dei rom in Germania. Nato nel 1927, Rosenberg era un sinto tedesco che fu privato della cittadinanza in riferimento alle leggi di Norimberga che vennero applicate anche ai cosiddetti “zingari”. Una emarginazione che portò, per legge, alla costituzione di campi di sosta forzata nelle maggiori cittadine del Reich in cui ammassare rom e sinti arrestati non in riferimento ad un comportamento criminale attuato dal singolo, ma a partire dalla considerazione che l’intero gruppo di quelli che già erano etichettato come “gli zingari” fosse composto da presunti criminali da tenere sotto controllo per la sicurezza pubblica. Quindi arresti preventivi effettuati in riferimento a supposti caratteri ereditari comuni.
Una Unità d’igiene razziale diretta dallo psichiatra infantile Robert Ritter e interna al Ministero della sanità del Reich offrì le basi scientifiche per dichiarare rom e sinti inferiori per razza in quanto portatori di due caratteri ereditari tramandati di padre in figlio: l’istinto al nomadismo e l’asocialità.
Le conclusioni dell’unità di ricerca definirono la “questione zingari” un problema di razza che, diranno, dovrà trovare soluzione come stiamo trovando soluzione al problema ebraico; il metodo più semplice, affermò Eichmann, colui che organizzava i convogli verso i campi, è agganciare una tradotta di “zingari” ai vagoni che già trasportano ebrei.
Furono queste teorie razziali che portarono alla promulgazione di due decreti firmati da Heinrich Himmler, capo delle SS, uno nel 1938 in cui specificò i criteri da utilizzare per definire la pericolosità di rom e sinti: un ottavo di “sangue zingaro” era sufficiente per essere avviati verso la successiva deportazione. L’altro decreto emanato il 16 dicembre 1942 indicò Auschwitz-Birkenau come luogo definitivo di deportazione per i rom ed i sinti che dai campi di sosta forzata si trovavano già all’interno di tutti i campi di concentramento nazisti.
Il decreto di Auschwitz rappresentò la nascita dell’area riservata agli internati rom e sinti, quello Zigeunerlager di Birkenau alla cui liquidazione finale ha assistito Piero Terracina.
L’Italia fascista, ed è una pagina di storia sconosciuta della nostra nazione, è stata anch’essa in stretto collegamento con la ricerca razziale relativa ai rom ed ai sinti, sviluppando proprie teorizzazioni attraverso l’azione di cattedratici universitari che scrissero articoli su questa tematica.
Nel 1939 Renato Semizzi, professore di medicina sociale a Trieste, teorizzò l’inferiorità razziale di rom e sinti indicando “gli zingari” come portatori di uno sfavorevole apporto razziale, dirà: sono vagabondi, ladri, nomadi, truffatori per razza. Tali elementi riconducibili all’istinto al nomadismo ed all’asocialità come caratteri ereditari teorizzati in Germania, insistevano su una inferiorità che era anche morale e psichica.
Nel 1940 sarà il più noto antropologo Guido Landra, colui che redasse il Manifesto degli scienziati razzisti ad intervenire dalle pagine de La Difesa della Razza per inserire il “problema zingari” italiano all’interno della questione del meticciato, indicando in rom e sinti un pericolo di imbastardimento per la razza italica per la loro modalità di vita nomade e per la loro abitudine al furto; elementi che venivano indicati come ereditari e dunque caratterizzanti l’intero gruppo, al di là delle effettive azione messe in atto dal singolo individuo.
La promulgazione delle leggi razziali del 1938 aveva infatti rappresentato un importante giro di vite anche per la “questione zingari” fascista: se nel 1926 il governo aveva ordinato di allontanare carovane di “zingari stranieri” che tentavano di entrare nel regno attraverso i respingimenti, l’11 settembre 1940, un ordine emanato dal capo della Polizia, Arturo Bocchini, intimava di procedere al rastrellamento immediato di tutti “gli zingari italiani o stranieri” e di porli sotto controllo all’interno di campi di concentramento che dovranno sorgere sull’intera penisola.
Si tratta di un passaggio fondamentale perché il concetto di “zingaro” definito nomade, asociale e non cittadino a livello popolare trova applicazione in un ordine di polizia che annulla definitivamente anche l’appartenenza nazionale, per riferirsi all’immagine condivisa dello “zingaro nomade” che in quanto tale non appartiene ad alcuno Stato ed è di per sé soggetto pericoloso. E’ un concetto che torna spesso anche nel tempo presente: il riferimento al nomadismo utilizzato per negare la cittadinanza.
Rom e sinti vengono dunque internati in campi di concentramento che sorgono in Italia dalla metà del 1940 e per diretta responsabilità del fascismo italiano, in riferimento a concetti di inferiorità razziale.
Ed è a questo punto che il Porrajmos in Italia torna ad essere testimoniato per voce di rom e di sinti: Gnugo Giacomo de Bar è stato il primo a raccontare dell’esistenza di un campo riservato all’internamento di rom e sinti a Prignano sulla Secchia, in provincia di Modena, dove la sua famiglia fu rinchiusa insieme ad altri sinti appartenenti alle famiglie Suffer, Bonora, Esposti, Argan, Bianchi, Colombo, De Barre, Franchi, Innocenti, Lucchesi, Marciano, Marsi, Relandini, Tonoli, Torre; tutti cognomi che rimandano alla cittadinanza italiana. Oggi i documenti e la lista degli internati dimostra questa pagina di storia italiana.
Milka Goman, tuttora apolide dopo sessant’anni vissuti in Italia nei campi nomadi romani, ha invece testimoniato nel 2005 circa l’esistenza di un campo di concentramento ad Agnone, in provincia di Isernia, riservato anche questo alla categoria degli “zingari”, all’interno del quale vide morire un figlio ed ammalarsi il marito. Ed anche in questo caso sono stati rintracciati i documenti che dimostrano che Agnone fu pensato dal 1942 come luogo d’internamento specifico per “zingari” all’interno dell’ex convento di San Bernardino.
Le liste dei prigionieri e la voce, tra le altre, di Zlato Levak e di Benito Brejdic hanno invece permesso di ricostruire l’esistenza di un luogo d’internamento riservato a rom e sinti a Tossicia, in provincia di Teramo.
Le liste rintracciate in tutti questi campi dimostrano l’internamento di almeno 500 persone sotto la specifica cattegoria di “zingari” tanto che sulle schede personali dei campi non veniva più riportata la cittadinanza ma l’appartenenza alla categoria.
Altre voci di rom e sinti raccontato ulteriori esperienze di internamento a Gries (Bolzano), a Visco e Gonars (Udine), a Ferramonti di Tarsia, a Perdasdefogu (Sardegna) e sulle isole Tremiti.
L’esperienza dei campi di concentramento fascisti in Italia si concluse dopo l’otto settembre del 1943, quando l’armistizio fece precipitare nel caos il sistema concentrazionario ed i prigionieri riuscirono a scappare.
Con la nascita della repubblica di Salò, rom e sinti che si trovavano nel nord del paese narrano di ulteriori arresti e di vicende personali che raccontano l’invio verso i campi di concentramento ed i campi di sterminio del Reich. Alcuni di coloro che erano usciti dai campi si unirono invece alla lotta partigiana; ce lo ricordano le vicende personali di due fra molti: Giuseppe Levacovich e Giuseppe Catter.
Germania ed Italia erano comunque in contatto; scriveva Guido Landra nel 1940: in Germania stanno svolgendo un’inchiesta (si riferiva agli studi razziali dell’unità d’igiene di Robert Ritter) e stanno indicando un luogo specifico verso cui indirizzare tutti gli zingari (quel luogo sarebbe stato infine Birkenau), sarebbe auspicabile che un’inchiesta del genere fosse svolta anche in Italia e che fossero presi i relativi provvedimenti.
Dopo il 1945 sul Porrajmos cala il silenzio, i colpevoli vengono riabilitati dalla Germania che rinasce dalle ceneri della guerra, e considerati esperti in fatto di rom e sinti, mentre nella stessa nazione prende corpo l’idea che l’internamento di rom e sinti ad Auschwitz Birkenau non fosse determinato da una politica di stampo razziale ma bensì di prevenzione e pubblica sicurezza. Questo ha negato i risarcimenti dovuti a rom e sinti. Poi la mole di documentazione raccolta ha permesso che il Porrajmos fosse dichiarato persecuzione di stampo razziale nella nazione tedesca.
In Italia il silenzio è stato assordante: la legge sul Giorno della Memoria non nomina il Porrajmos ed i luoghi dell’internamento non sono diventati luogo della memoria. Un esempio per tutti: il campo di concentramento di Agnone riservato ai rom ed ai sinti oggi è una casa di cura e soltanto il ritorno di Milka Goman nel 2005 ha riportato alla memoria dei paesani la vicenda del prigionia. Il Parlamento italiano ha ricordato l’internamento di rom e sinti soltanto il 16 dicembre 2009 e dall’aprile del 2010 e per opera della Federazione Rom e Sinti Insieme e dell'Amministrazione comunale, soltanto Prignano sulla Secchia oggi ha una targa nel luogo del campo.
Ma se sulla memoria vogliamo riflettere in maniera costruttiva c’è ancora qualcosa di più importante da affermare oltre la ricostruzione storica: questo nostro presente che noi indichiamo come il “dopo Auschwitz” conserva una continuità di stereotipi e di costruzione di categorie sociali in comune con quel passato: peri rom ed i sinti sono le etichette di nomadi e asociali, ma altre categorie come gli omosessuali continuano ad essere colpite dai medesimi stereotipi e l’antisemitismo, seppur esistano maggiori anticorpi nella società, torna ad essere sviluppato e teorizzato da gruppi xenofobi.
Ed allora non si può non riflettere su quale ruolo vogliamo che assuma la memoria non ieri ma oggi. Rischiamo seriamente di creare uno stanco “memorificio” istituzionale, immobile e rispondente alle logiche di potere. In tal caso dovremo rassegnarci ed ammettere che saremo in grado solo di onorare le vittime cadute, ma non incideremo sul presente e sul futuro.
A dodici anni dall’istituzione del Giorno della Memoria penso che dovremo pensare ad un “nuovo patto per la memoria” responsabile e riflettutto che coinvolga le istituzione, ma prima ancora l’ambito educativo e sociale. Un nuovo patto che includa e non escluda e che sia strumento di riflessione sul passato, ma per guardare e decostruire il presente e progettare il futuro. Un patto per la memoria che sappia parlare di Auschwitz e contemporaneamente fornire strumenti per contrastare apertamente la logica che porta a nuovi pogrom, come quello ai danni dei rom a Torino, come pure a nuove e vecchie forme di razzismo che sono esplose anche nella civilissima Firenze ai danni di due senegalesi colpevoli ancora nel 2012 di avere un diverso colore della pelle. Di tutto questo declinare le nostre azioni nel presente abbiamo bisogno, in memoria della Shoah, del Porrajmos e di una legge per la memoria che voglia opporsi ad ogni forma di distruzione e di categorizzazione umana.
Grazie, Luca Bravi
Ringrazio il comune e la provincia di Mantova ed il tavolo per il Giorno della Memoria per l’invito a questa importante iniziativa.
Il Porrajmos, cioè la persecuzione e lo sterminio su base razziale dei rom e dei sinti nel nazi-fascismo è una pagina ancora poco conosciuta della storia europea e del nostro paese, ma negli ultimi dieci anni le ricerche effettuate dimostrano che questo tema deve essere naturalmente inserito nella riflessione legata alla memoria europea e dunque al Giorno della Memoria.
Il Porrajmos non denigra la Shoah e non ne diminuisce la centralità all’interno della costruzione della memoria europea oggi.
Shoah e Porrajmos si illuminano a vicenda e costruiscono insieme la memoria di quello che può essere inquadrato all’interno del riferimento ad un crimine contro l’umanità intera.
Il concetto di crimine contro l’umanità non corrisponde allo scontato senso di colpa o di pietà per le vittime di una violenza, ma nacque proprio in seguito ai campi di sterminio ed alle persecuzioni del Novecento in riferimento a qualcosa di più specifico a livello legislativo: se immaginiamo l’umanità come un mosaico formato da singole tessere che rappresentano la diversità umana con le proprie specificità a livello culturale, religioso o di origine, il tentativo di sottrarre anche una singola tessera a questa molteplicità corrisponde ad un crimine non contro il singolo gruppo ma contro l’intera umanità.
Ed allora di Porrajmos si può parlare anche per voce ebraica, per una comunanza di destini che era già evidente agli internati: noi oggi sappiamo che nella notte tra il primo ed il due agosto 1944 avvenne la liquidazione di tutti i rom ed i sinti presenti ad Auschwitz-Birkenau, perché Piero Terracina, ebreo italiano internato nel lager, ne fu testimone e lo ha raccontato perché anche quei fatti potessero inscriversi nella memoria europea.
Ed oggi sappiamo che furono 23.000 i rom ed i sinti che furono internati nello Zigeunerlager cioè nel “campo degli zingari” di Birkenau perché un ebreo polacco, il giorno prima della liquidazione di quell’area, sotterrò il libro mastro del campo che riportava il nome e cognome degli prigionieri per poi tornare a recuperarlo quando Birkenau stava diventando un luogo della memoria.
Il Porrajmos è oggi conosciuto anche per voce diretta di rom e sinti, ad esempio attraverso la testimonianza di Otto Rosenberg, una storia personale che ripercorre le tappe che portarono allo sterminio dei sinti e dei rom in Germania. Nato nel 1927, Rosenberg era un sinto tedesco che fu privato della cittadinanza in riferimento alle leggi di Norimberga che vennero applicate anche ai cosiddetti “zingari”. Una emarginazione che portò, per legge, alla costituzione di campi di sosta forzata nelle maggiori cittadine del Reich in cui ammassare rom e sinti arrestati non in riferimento ad un comportamento criminale attuato dal singolo, ma a partire dalla considerazione che l’intero gruppo di quelli che già erano etichettato come “gli zingari” fosse composto da presunti criminali da tenere sotto controllo per la sicurezza pubblica. Quindi arresti preventivi effettuati in riferimento a supposti caratteri ereditari comuni.
Una Unità d’igiene razziale diretta dallo psichiatra infantile Robert Ritter e interna al Ministero della sanità del Reich offrì le basi scientifiche per dichiarare rom e sinti inferiori per razza in quanto portatori di due caratteri ereditari tramandati di padre in figlio: l’istinto al nomadismo e l’asocialità.
Le conclusioni dell’unità di ricerca definirono la “questione zingari” un problema di razza che, diranno, dovrà trovare soluzione come stiamo trovando soluzione al problema ebraico; il metodo più semplice, affermò Eichmann, colui che organizzava i convogli verso i campi, è agganciare una tradotta di “zingari” ai vagoni che già trasportano ebrei.
Furono queste teorie razziali che portarono alla promulgazione di due decreti firmati da Heinrich Himmler, capo delle SS, uno nel 1938 in cui specificò i criteri da utilizzare per definire la pericolosità di rom e sinti: un ottavo di “sangue zingaro” era sufficiente per essere avviati verso la successiva deportazione. L’altro decreto emanato il 16 dicembre 1942 indicò Auschwitz-Birkenau come luogo definitivo di deportazione per i rom ed i sinti che dai campi di sosta forzata si trovavano già all’interno di tutti i campi di concentramento nazisti.
Il decreto di Auschwitz rappresentò la nascita dell’area riservata agli internati rom e sinti, quello Zigeunerlager di Birkenau alla cui liquidazione finale ha assistito Piero Terracina.
L’Italia fascista, ed è una pagina di storia sconosciuta della nostra nazione, è stata anch’essa in stretto collegamento con la ricerca razziale relativa ai rom ed ai sinti, sviluppando proprie teorizzazioni attraverso l’azione di cattedratici universitari che scrissero articoli su questa tematica.
Nel 1939 Renato Semizzi, professore di medicina sociale a Trieste, teorizzò l’inferiorità razziale di rom e sinti indicando “gli zingari” come portatori di uno sfavorevole apporto razziale, dirà: sono vagabondi, ladri, nomadi, truffatori per razza. Tali elementi riconducibili all’istinto al nomadismo ed all’asocialità come caratteri ereditari teorizzati in Germania, insistevano su una inferiorità che era anche morale e psichica.
Nel 1940 sarà il più noto antropologo Guido Landra, colui che redasse il Manifesto degli scienziati razzisti ad intervenire dalle pagine de La Difesa della Razza per inserire il “problema zingari” italiano all’interno della questione del meticciato, indicando in rom e sinti un pericolo di imbastardimento per la razza italica per la loro modalità di vita nomade e per la loro abitudine al furto; elementi che venivano indicati come ereditari e dunque caratterizzanti l’intero gruppo, al di là delle effettive azione messe in atto dal singolo individuo.
La promulgazione delle leggi razziali del 1938 aveva infatti rappresentato un importante giro di vite anche per la “questione zingari” fascista: se nel 1926 il governo aveva ordinato di allontanare carovane di “zingari stranieri” che tentavano di entrare nel regno attraverso i respingimenti, l’11 settembre 1940, un ordine emanato dal capo della Polizia, Arturo Bocchini, intimava di procedere al rastrellamento immediato di tutti “gli zingari italiani o stranieri” e di porli sotto controllo all’interno di campi di concentramento che dovranno sorgere sull’intera penisola.
Si tratta di un passaggio fondamentale perché il concetto di “zingaro” definito nomade, asociale e non cittadino a livello popolare trova applicazione in un ordine di polizia che annulla definitivamente anche l’appartenenza nazionale, per riferirsi all’immagine condivisa dello “zingaro nomade” che in quanto tale non appartiene ad alcuno Stato ed è di per sé soggetto pericoloso. E’ un concetto che torna spesso anche nel tempo presente: il riferimento al nomadismo utilizzato per negare la cittadinanza.
Rom e sinti vengono dunque internati in campi di concentramento che sorgono in Italia dalla metà del 1940 e per diretta responsabilità del fascismo italiano, in riferimento a concetti di inferiorità razziale.
Ed è a questo punto che il Porrajmos in Italia torna ad essere testimoniato per voce di rom e di sinti: Gnugo Giacomo de Bar è stato il primo a raccontare dell’esistenza di un campo riservato all’internamento di rom e sinti a Prignano sulla Secchia, in provincia di Modena, dove la sua famiglia fu rinchiusa insieme ad altri sinti appartenenti alle famiglie Suffer, Bonora, Esposti, Argan, Bianchi, Colombo, De Barre, Franchi, Innocenti, Lucchesi, Marciano, Marsi, Relandini, Tonoli, Torre; tutti cognomi che rimandano alla cittadinanza italiana. Oggi i documenti e la lista degli internati dimostra questa pagina di storia italiana.
Milka Goman, tuttora apolide dopo sessant’anni vissuti in Italia nei campi nomadi romani, ha invece testimoniato nel 2005 circa l’esistenza di un campo di concentramento ad Agnone, in provincia di Isernia, riservato anche questo alla categoria degli “zingari”, all’interno del quale vide morire un figlio ed ammalarsi il marito. Ed anche in questo caso sono stati rintracciati i documenti che dimostrano che Agnone fu pensato dal 1942 come luogo d’internamento specifico per “zingari” all’interno dell’ex convento di San Bernardino.
Le liste dei prigionieri e la voce, tra le altre, di Zlato Levak e di Benito Brejdic hanno invece permesso di ricostruire l’esistenza di un luogo d’internamento riservato a rom e sinti a Tossicia, in provincia di Teramo.
Le liste rintracciate in tutti questi campi dimostrano l’internamento di almeno 500 persone sotto la specifica cattegoria di “zingari” tanto che sulle schede personali dei campi non veniva più riportata la cittadinanza ma l’appartenenza alla categoria.
Altre voci di rom e sinti raccontato ulteriori esperienze di internamento a Gries (Bolzano), a Visco e Gonars (Udine), a Ferramonti di Tarsia, a Perdasdefogu (Sardegna) e sulle isole Tremiti.
L’esperienza dei campi di concentramento fascisti in Italia si concluse dopo l’otto settembre del 1943, quando l’armistizio fece precipitare nel caos il sistema concentrazionario ed i prigionieri riuscirono a scappare.
Con la nascita della repubblica di Salò, rom e sinti che si trovavano nel nord del paese narrano di ulteriori arresti e di vicende personali che raccontano l’invio verso i campi di concentramento ed i campi di sterminio del Reich. Alcuni di coloro che erano usciti dai campi si unirono invece alla lotta partigiana; ce lo ricordano le vicende personali di due fra molti: Giuseppe Levacovich e Giuseppe Catter.
Germania ed Italia erano comunque in contatto; scriveva Guido Landra nel 1940: in Germania stanno svolgendo un’inchiesta (si riferiva agli studi razziali dell’unità d’igiene di Robert Ritter) e stanno indicando un luogo specifico verso cui indirizzare tutti gli zingari (quel luogo sarebbe stato infine Birkenau), sarebbe auspicabile che un’inchiesta del genere fosse svolta anche in Italia e che fossero presi i relativi provvedimenti.
Dopo il 1945 sul Porrajmos cala il silenzio, i colpevoli vengono riabilitati dalla Germania che rinasce dalle ceneri della guerra, e considerati esperti in fatto di rom e sinti, mentre nella stessa nazione prende corpo l’idea che l’internamento di rom e sinti ad Auschwitz Birkenau non fosse determinato da una politica di stampo razziale ma bensì di prevenzione e pubblica sicurezza. Questo ha negato i risarcimenti dovuti a rom e sinti. Poi la mole di documentazione raccolta ha permesso che il Porrajmos fosse dichiarato persecuzione di stampo razziale nella nazione tedesca.
In Italia il silenzio è stato assordante: la legge sul Giorno della Memoria non nomina il Porrajmos ed i luoghi dell’internamento non sono diventati luogo della memoria. Un esempio per tutti: il campo di concentramento di Agnone riservato ai rom ed ai sinti oggi è una casa di cura e soltanto il ritorno di Milka Goman nel 2005 ha riportato alla memoria dei paesani la vicenda del prigionia. Il Parlamento italiano ha ricordato l’internamento di rom e sinti soltanto il 16 dicembre 2009 e dall’aprile del 2010 e per opera della Federazione Rom e Sinti Insieme e dell'Amministrazione comunale, soltanto Prignano sulla Secchia oggi ha una targa nel luogo del campo.
Ma se sulla memoria vogliamo riflettere in maniera costruttiva c’è ancora qualcosa di più importante da affermare oltre la ricostruzione storica: questo nostro presente che noi indichiamo come il “dopo Auschwitz” conserva una continuità di stereotipi e di costruzione di categorie sociali in comune con quel passato: peri rom ed i sinti sono le etichette di nomadi e asociali, ma altre categorie come gli omosessuali continuano ad essere colpite dai medesimi stereotipi e l’antisemitismo, seppur esistano maggiori anticorpi nella società, torna ad essere sviluppato e teorizzato da gruppi xenofobi.
Ed allora non si può non riflettere su quale ruolo vogliamo che assuma la memoria non ieri ma oggi. Rischiamo seriamente di creare uno stanco “memorificio” istituzionale, immobile e rispondente alle logiche di potere. In tal caso dovremo rassegnarci ed ammettere che saremo in grado solo di onorare le vittime cadute, ma non incideremo sul presente e sul futuro.
A dodici anni dall’istituzione del Giorno della Memoria penso che dovremo pensare ad un “nuovo patto per la memoria” responsabile e riflettutto che coinvolga le istituzione, ma prima ancora l’ambito educativo e sociale. Un nuovo patto che includa e non escluda e che sia strumento di riflessione sul passato, ma per guardare e decostruire il presente e progettare il futuro. Un patto per la memoria che sappia parlare di Auschwitz e contemporaneamente fornire strumenti per contrastare apertamente la logica che porta a nuovi pogrom, come quello ai danni dei rom a Torino, come pure a nuove e vecchie forme di razzismo che sono esplose anche nella civilissima Firenze ai danni di due senegalesi colpevoli ancora nel 2012 di avere un diverso colore della pelle. Di tutto questo declinare le nostre azioni nel presente abbiamo bisogno, in memoria della Shoah, del Porrajmos e di una legge per la memoria che voglia opporsi ad ogni forma di distruzione e di categorizzazione umana.
Grazie, Luca Bravi
L'Italia sono anch'io, campagna per i diritti di cittadinanza
La campagna intende riportare all’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito politico il tema dei diritti di cittadinanza e la possibilità per chiunque nasca o viva in Italia di partecipare alle scelte della comunità di cui fa parte. Per raggiungere questo obiettivo l’Italia sono anch’io ha lanciato una raccolta di firme per due leggi di iniziativa popolare, una di riforma dell’attuale normativa sulla cittadinanza, l’altra sul diritto di voto alle elezioni amministrative.
La campagna è promossa da 19 organizzazioni della società civile: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.
I punti principali delle proposte di legge di iniziativa popolare
Chi nasce in Italia da almeno un genitore legalmente presente da un anno è Italiano
La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO riguardo i nativi introduce lo ius soli: sono cittadini italiani i nati in Italia che abbiano almeno un genitore legalmente soggiornante, il quale ne faccia richiesta. In secondo luogo prevede che siano Italiani i nati da genitori nati in Italia, a prescindere dalla condizione giuridica di quest’ultimi: un principio che va a risolvere situazioni paradossali di bambini che nascono da adulti nati in Italia e non italiani e riproducono una condizione di limbo ingiustificata, una sorta di apolidia familiare che non può essere in alcun modo accettata.
Jus soli per minori non nativi e che vanno a scuola
La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO riconosce un diritto per i tantissimi minori che crescono e vivono in Italia da italiani: i bambini e le bambine che, nati in Italia da genitori privi di titolo di soggiorno, o entrati in Italia entro il 10° anno di età, vi abbiano soggiornato legalmente, possono diventare italiani con la maggiore età se ne fanno richiesta entro due anni. Un percorso che dà una certezza ai bambini e alle bambine di poter diventare cittadini una volta maggiorenni. Inoltre, su richiesta dei genitori, diventano cittadini italiani i minori che hanno frequentato un corso di istruzione.
Adulti: per la cittadinanza 5 anni e su proposta del Sindaco
La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO propone di impegnare i Sindaci, come vertici delle istituzioni più vicine ai cittadini e in un principio di territorialità, nel ruolo di presentazione al Presidente della repubblica della istanza di cittadinanza. La domanda inoltre può venire presentata da uno straniero legalmente soggiornante da 5 anni (e non da 10 anni).
Riconoscimento del diritto di voto amministrativo
La Campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO presenta come proposta di legge di iniziativa popolare il progetto di legge per la partecipazione politica e amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza a di nazionalità che l’Anci ha elaborato nel 2005.
Il diritto di elettorato attivo e passivo nelle elezioni comunali, provinciali, concernenti le città metropolitane e le Regioni è garantito anche a chi non sia cittadino italiano, quando abbia maturato cinque anni di regolare soggiorno in Italia.
Scarica i testi:
PROGETTO DI LEGGE – Norme sulla cittadinanza - testo e Norme per la partecipazione e il diritto di elettorato – Testo ddl
Scarica la scheda su minori e cittadini migranti in Italia
In molte regioni e città si sono costituiti comitati promotori locali che stanno raccogliendo le firme sui testi di legge. Per firmare, aderire alla campagna e sostenere i comitati locali: http://www.litaliasonoanchio.it/ o scrivi a info@litaliasonoanchio.it
A Mantova il comitato provinciale della campagna "L'Italia sono anch'io" vede la partecipazione di Sucar Drom e di Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni.
La campagna è promossa da 19 organizzazioni della società civile: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.
I punti principali delle proposte di legge di iniziativa popolare
Chi nasce in Italia da almeno un genitore legalmente presente da un anno è Italiano
La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO riguardo i nativi introduce lo ius soli: sono cittadini italiani i nati in Italia che abbiano almeno un genitore legalmente soggiornante, il quale ne faccia richiesta. In secondo luogo prevede che siano Italiani i nati da genitori nati in Italia, a prescindere dalla condizione giuridica di quest’ultimi: un principio che va a risolvere situazioni paradossali di bambini che nascono da adulti nati in Italia e non italiani e riproducono una condizione di limbo ingiustificata, una sorta di apolidia familiare che non può essere in alcun modo accettata.
Jus soli per minori non nativi e che vanno a scuola
La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO riconosce un diritto per i tantissimi minori che crescono e vivono in Italia da italiani: i bambini e le bambine che, nati in Italia da genitori privi di titolo di soggiorno, o entrati in Italia entro il 10° anno di età, vi abbiano soggiornato legalmente, possono diventare italiani con la maggiore età se ne fanno richiesta entro due anni. Un percorso che dà una certezza ai bambini e alle bambine di poter diventare cittadini una volta maggiorenni. Inoltre, su richiesta dei genitori, diventano cittadini italiani i minori che hanno frequentato un corso di istruzione.
Adulti: per la cittadinanza 5 anni e su proposta del Sindaco
La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO propone di impegnare i Sindaci, come vertici delle istituzioni più vicine ai cittadini e in un principio di territorialità, nel ruolo di presentazione al Presidente della repubblica della istanza di cittadinanza. La domanda inoltre può venire presentata da uno straniero legalmente soggiornante da 5 anni (e non da 10 anni).
Riconoscimento del diritto di voto amministrativo
La Campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO presenta come proposta di legge di iniziativa popolare il progetto di legge per la partecipazione politica e amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza a di nazionalità che l’Anci ha elaborato nel 2005.
Il diritto di elettorato attivo e passivo nelle elezioni comunali, provinciali, concernenti le città metropolitane e le Regioni è garantito anche a chi non sia cittadino italiano, quando abbia maturato cinque anni di regolare soggiorno in Italia.
Scarica i testi:
PROGETTO DI LEGGE – Norme sulla cittadinanza - testo e Norme per la partecipazione e il diritto di elettorato – Testo ddl
Scarica la scheda su minori e cittadini migranti in Italia
In molte regioni e città si sono costituiti comitati promotori locali che stanno raccogliendo le firme sui testi di legge. Per firmare, aderire alla campagna e sostenere i comitati locali: http://www.litaliasonoanchio.it/ o scrivi a info@litaliasonoanchio.it
A Mantova il comitato provinciale della campagna "L'Italia sono anch'io" vede la partecipazione di Sucar Drom e di Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni.
mercoledì 1 febbraio 2012
Bolzano, Porrajmos - Divoramento
In Italia le popolazioni sinte e rom non hanno ancora ricevuto nessun riconoscimento ufficiale per le persecuzioni, su base razziale, subite durante la dittatura fascista. La Legge n. 211 del 20 luglio 2000 che istituisce il Giorno della Memoria non ricorda le persecuzioni subite dalle popolazioni sinte e rom.
Porrajmos – Divoramento
I Sinti e i Rom, fin dall’arrivo in Europa nel 1400, sono stati sempre perseguitati, cacciati e banditi da ogni Stato per la loro diversità. Erano ridotti alla schiavitù o uccisi per divertimento grazie a delle leggi in vigore in Europa fino 150 anni fa. Alle famiglie sinte e rom venivano sottratti, rubati, i bambini e dati ai contadini con lo scopo di eliminare il loro essere sinti e rom. Eppure le culture sinte e rom hanno offerto un'importante contributo proprio per la formazione dell'Europa e dell'Italia.
La discriminazione, l’umiliazione, la persecuzione, l’odio, la distruzione, contro le famiglie sinte e rom arrivò al suo culmine durante la Seconda Guerra Mondiale. L’Europa nazista e fascista fu teatro dell’annientamento di almeno la metà dell’intera popolazione sinta e rom europea. Oggi gli storici stimano che cinquecentomila uomini, donne e bambini sono stati: perseguitati, imprigionati, deportati nei lager e seviziati, vittime degli orrendi esperimenti medici nazisti, sterminati nelle camere a gas e nei forni crematori.
Ma non sapremo mai il numero esatto di Sinti e Rom uccisi, durante la Seconda Guerra Mondiale. Le testimonianze affermano che tantissimi sinti e rom sono stati uccisi ancora prima di arrivare nei campi di concentramento e gettati in fosse comuni. Inoltre, moltissimi sinti e rom non venivano nemmeno registrati al loro arrivo nei campi, come è successo nel campo di concentramento che fu attivo a Bolzano dall'estate del 1944. Dalle testimonianze raccolte moltissimi sinti (uomini, donne e bambini) non sono stati registrati nel campo di Bolzano, perché trattandosi di “zingari” (denominazione discriminatoria) non avevano nemmeno il diritto di essere registrati. Quindi io penso che i sinti e rom sterminati dal nazi fascismo siano più di un milione di uomini, donne e bambini.
L’associazione Nevo Drom, con il supporto del Comune di Bolzano, ha deposto una targa commemorativa in memoria di tutti i sinti che sono morti o hanno transitato nel campo di Bolzano, provenienti dai campi da tutto il Nord Italia.
Il campo di concentramento di Auschwitz viene ricordato dai Sinti e dai Rom perché il 2 agosto 1944 in una sola sera vennero uccisi nelle camere a gas 2.897 Sinti e Rom, una testimone racconta:
“c’era il campo degli zingari che sembrava che era sempre in festa, ballavano e cantavano sempre, forse lo facevano perché erano contenti di essere vivi per un altro giorno e ringraziavano così, ma un mattino mi svegliai e non senti più niente, in una sera sola li sterminarono tutti quanti, messi nelle camera a gas e bruciati nei forni crematori, nessun zingaro sopravvisse per testimoniare quello che era successo”
Solo pochi sinti sono riusciti a tornare e a raccontare ai propri famigliari tutto l’orrore che hanno visto e vissuto in prima persona. Testimonianze sinte orali ce ne sono parecchie. Gli anziani sinti italiani non hanno mai voluto mettere su carta tutto quello che hanno visto, l’orrore era troppo grande e descriverlo era per loro impossibile.
Non esistevano parole adeguate per descrivere il terrore visto dai loro occhi. Come si poteva trascrivere quello che vedevano i loro occhi tristi, pieni di paura e di terrore incalcolabile? Come si poteva raccontare l'orrore di vedere uomini, donne, bambini e anziani incamminarsi verso un destino obbligato, programmato e voluto dall’Europa nazista e fascista?
Per non dimenticare, rammento a tutti la poesia di Bertolt Brecht:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari / e fui contento perché rubacchiavano. / Poi vennero a prendere gli ebrei / e stetti zitto perché mi erano antipatici. / Poi vennero a prendere gli omosessuali / e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. / Poi vennero a prendere i comunisti / e io non dissi nulla perché non ero comunista. / Un giorno vennero a prendere me / e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Radames Gabrielli
Presidente dell'associazione Nevo Drom
Porrajmos – Divoramento
I Sinti e i Rom, fin dall’arrivo in Europa nel 1400, sono stati sempre perseguitati, cacciati e banditi da ogni Stato per la loro diversità. Erano ridotti alla schiavitù o uccisi per divertimento grazie a delle leggi in vigore in Europa fino 150 anni fa. Alle famiglie sinte e rom venivano sottratti, rubati, i bambini e dati ai contadini con lo scopo di eliminare il loro essere sinti e rom. Eppure le culture sinte e rom hanno offerto un'importante contributo proprio per la formazione dell'Europa e dell'Italia.
La discriminazione, l’umiliazione, la persecuzione, l’odio, la distruzione, contro le famiglie sinte e rom arrivò al suo culmine durante la Seconda Guerra Mondiale. L’Europa nazista e fascista fu teatro dell’annientamento di almeno la metà dell’intera popolazione sinta e rom europea. Oggi gli storici stimano che cinquecentomila uomini, donne e bambini sono stati: perseguitati, imprigionati, deportati nei lager e seviziati, vittime degli orrendi esperimenti medici nazisti, sterminati nelle camere a gas e nei forni crematori.
Ma non sapremo mai il numero esatto di Sinti e Rom uccisi, durante la Seconda Guerra Mondiale. Le testimonianze affermano che tantissimi sinti e rom sono stati uccisi ancora prima di arrivare nei campi di concentramento e gettati in fosse comuni. Inoltre, moltissimi sinti e rom non venivano nemmeno registrati al loro arrivo nei campi, come è successo nel campo di concentramento che fu attivo a Bolzano dall'estate del 1944. Dalle testimonianze raccolte moltissimi sinti (uomini, donne e bambini) non sono stati registrati nel campo di Bolzano, perché trattandosi di “zingari” (denominazione discriminatoria) non avevano nemmeno il diritto di essere registrati. Quindi io penso che i sinti e rom sterminati dal nazi fascismo siano più di un milione di uomini, donne e bambini.
L’associazione Nevo Drom, con il supporto del Comune di Bolzano, ha deposto una targa commemorativa in memoria di tutti i sinti che sono morti o hanno transitato nel campo di Bolzano, provenienti dai campi da tutto il Nord Italia.
Il campo di concentramento di Auschwitz viene ricordato dai Sinti e dai Rom perché il 2 agosto 1944 in una sola sera vennero uccisi nelle camere a gas 2.897 Sinti e Rom, una testimone racconta:
“c’era il campo degli zingari che sembrava che era sempre in festa, ballavano e cantavano sempre, forse lo facevano perché erano contenti di essere vivi per un altro giorno e ringraziavano così, ma un mattino mi svegliai e non senti più niente, in una sera sola li sterminarono tutti quanti, messi nelle camera a gas e bruciati nei forni crematori, nessun zingaro sopravvisse per testimoniare quello che era successo”
Solo pochi sinti sono riusciti a tornare e a raccontare ai propri famigliari tutto l’orrore che hanno visto e vissuto in prima persona. Testimonianze sinte orali ce ne sono parecchie. Gli anziani sinti italiani non hanno mai voluto mettere su carta tutto quello che hanno visto, l’orrore era troppo grande e descriverlo era per loro impossibile.
Non esistevano parole adeguate per descrivere il terrore visto dai loro occhi. Come si poteva trascrivere quello che vedevano i loro occhi tristi, pieni di paura e di terrore incalcolabile? Come si poteva raccontare l'orrore di vedere uomini, donne, bambini e anziani incamminarsi verso un destino obbligato, programmato e voluto dall’Europa nazista e fascista?
Per non dimenticare, rammento a tutti la poesia di Bertolt Brecht:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari / e fui contento perché rubacchiavano. / Poi vennero a prendere gli ebrei / e stetti zitto perché mi erano antipatici. / Poi vennero a prendere gli omosessuali / e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. / Poi vennero a prendere i comunisti / e io non dissi nulla perché non ero comunista. / Un giorno vennero a prendere me / e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Radames Gabrielli
Presidente dell'associazione Nevo Drom
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