martedì 30 ottobre 2007

Padova, i Sinti chiedono di non essere cacciati

Dovevano essere sgomberati alcuni giorni fa ma i servizi sociali hanno concesso loro una proroga di altri dieci giorni. Si tratta delle famiglie di sinti veneti, Basso e Udorovich, che da un paio di mesi stazionano con quattro roulotte vicino al campo nomadi di via Tassinari laterale di corso Australia. «Nella nostra famiglia - ha affermato Gaetana Basso - abbiamo tre bambini e un altro nascerà a dicembre. Il Comune vuole che andiamo via, ma noi non sappiamo dove. Di certo non possiamo stare al freddo con tre minori e una donna incinta. Io sono a Padova dal 1963 e mi sento a tutti gli effetti una padovana. Non capisco perchè i servizi sociali non vogliano lasciarci tranquilli dentro un campo nomadi. Io e la mia famiglia da qui non ci muoviamo. Devono portarci via con la forza. È da anni che giriamo. Siamo stati nei parcheggi dell'Arcella, di Ponte di Brenta, di Mestrino e di Prato della Valle. Siamo stanchi».
La roulotte della famiglia Udorovich è parcheggiata, invece, sul piazzale dell'ex macello. «Sono qui perchè ho problemi di salute - ha raccontato Luigi Udorovich - e devo andare spesso in ospedale per curarmi. Io lavoro e pago le tasse. Sono italiano e ho fatto il militare in fanteria. Non capisco perchè l'amministrazione comunale e i servizi sociali vogliono sgomberare me e la mia famiglia. Io da qui non mi muovo. Se il Comune vuole la guerra non c'è problema. Sono pronto a combattere. La cosa assurda è che trovano il posto ai rom serbi e non ai sinti italiani. Incredibile. Inoltre la polizia municipale ci ha invitato a cercare una sistemazione nei comuni di Vicenza o di Rovigo».
Una spiegazione dell'accaduto la fornisce il vice sindaco con delega al sociale, Claudio Sinigaglia. «Questa mattina (23 ottobre) - ha detto Sinigaglia - lo sgombero di queste due famiglie non era previsto, tanto che gli abbiamo concesso dell'altro tempo. Non possono stare né nel campo di via Tassinari né in quello di via Longhin, perchè le strutture non sono sufficienti ad accoglierli. Adesso noi stiamo cercando una sistemazione, ma anche loro devono darsi da fare. I servizi sociali non abbandonano nessuno».

Bologna, romancero gitano

Proprio a Bologna dove è partita due anni fa la caccia al Rom rumeno è stato presentato, in prima nazionale, ''Romancero gitano'', l'ultimo lavoro della danzatrice-coreografa Cristina Hoyos, alla direzione del Ballet Flamenco de Andalusia, ad inaugurare il 25 ottobre, la stagione teatrale 2007/2008 dell'Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna.
Con ''Romancero gitano'', Cristina Hoyos porta avanti la sua ricerca coniugando la tradizione del celebre romanzo popolare di Federico Garcia Lorca con l'essenza del ballo, il ritmo, il canto. L'opera, che consacrò al successo il poeta, descrive il sentimento di fatalità, di mistero e di dolore del mondo andaluso.
Quattro sono i nuclei tematici dell'opera di Lorca : quello del mondo umano nel quale i gitani lottano contro la Guardia Civil; quello del mondo celeste rappresentato dai romances di iconografia religiosa; quello delle forze oscure e, per ultimo, quello della realtà di matrice storico-letteraria.
Un'epopea del popolo gitano, quindici sorprendenti romanzi, ''dei quali ne abbiamo selezionati dieci - ha spiegato il regista Jose' Carlos Plaza - in cui appaiono e scompaiono davanti ai nostri occhi e alle nostre orecchie: l'infanzia, la morte, l'allegro e disinibito adulterio, il gioco lussurioso di aria e corpo, i desideri occulti dell'anima imprigionata, i risentimenti ancestrali, il razzismo, l'invidia, il mito, la barbarie repressiva, la luce di una razza, la cupa sofferenza e l'attesa dell'amore profondo che solo un popolo emarginato, segnato dai luoghi comuni e dalle sue proprie leggi, e' in grado di sentire''.
Cristina Hoyos, inoltre, sabato 27 ottobre alle ore 11.30, ha ricevuto dal sindaco di Bologna Sergio Cofferati nella sala del Consiglio Comunale la ''Turrina d'argento'', in virtù del forte legame che da sempre la danzatrice ha avuto con la città emiliana. Certo Cofferati avrà storto il naso per l’opera teatrale che mette in scena proprio il potere (la Guardia Civil) contro i Rom rumeni (i Gitani). Ma il “cinese” ha fatto buon viso a cattivo gioco…

Emilia Romagna, la legge 47/1988 determina le politiche

"Le politiche della Regione Emilia-Romagna sui nomadi sono volte all'inclusione sociale di una minoranza di persone legalmente residenti nei Comuni della nostra Regione". Così l'assessore alle Politiche sociali e immigrazione della Regione, Annamaria Dapporto, risponde al consigliere regionale Andrea Leoni.
"Le nostre politiche - continua l'assessore - sono determinate dalla Legge regionale n. 47/1988, rivolta sia alla realizzazione delle aree di sosta che ad interventi di integrazione sociale e culturale delle popolazioni nomadi. Le risorse cui il consigliere Leoni fa riferimento sono soprattutto destinate alla sistemazione dei campi, per prevenire gravi incidenti, che possono essere anche mortali, dovuti a corto circuito, incendi etc, come accaduto in altre zone d'Italia".
"In questi anni - aggiunge la Dapporto -, la Regione e i Comuni hanno equilibrato con buon senso rispetto delle regole e politiche umanitarie. Nelle ultime tre legislature sono stati emessi 3 bandi, con risorse effettivamente impegnate pari a circa 500 mila euro l'anno. Nell'ultimo bando, del 2005, la Regione ha concesso contributi ai Comuni non per creare nuovi campi, ma per migliorare e mettere in sicurezza le aree esistenti. Abbiamo inoltre insistito per la realizzazione di campi più piccoli (micro-aree) con il pagamento delle utenze a carico dei nomadi. Ritengo che sia doveroso prevenire le situazioni di grave disagio per non dover poi affrontare eventi tragici evitabili".

Riforme, serve un clima politico di forte responsabilità

"Per affrontare una stagione di riforme occorre un clima politico di grande e forte responsabilità, trasversale agli schieramenti politici". Lo ha evidenziato il deputato Roberto Nicco (gruppo Minoranze linguistiche), intervenendo oggi in aula sulla riforma costituzionale. Nel suo intervento il deputato valdostano, dopo aver sottolineato "come da ormai troppi anni si discuta in Italia di riforme costituzionali. Dalla Commissione Bozzi nel lontano 1983, senza tuttavia che, in 24 anni, i nodi essenziali siano mai stati sciolti", ha aggiunto: "Il Paese si aspetta segnali precisi. E' giustamente stufo di parole. Guai a noi se il lavoro che ci accingiamo a compiere con l'esame di questa proposta di revisione costituzionale dovesse risolversi ancora in un nulla di fatto".
Una situazione, secondo Nicco, "che non farebbe che contribuire ad accrescere il giudizio negativo dei cittadini sulle istituzioni, e senza distinzioni di parte. E' dunque una responsabilità particolarmente grande quella che ci assumiamo. E che, per quanto riguarda la nostra piccola componente politica, delle minoranze linguistiche, vogliamo comunque assumerci".
Nel merito della proposta, Nicco ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla I Commissione con l'individuazione di alcuni nodi essenziali su cui intervenire: riduzione del numero dei parlamentari, trasformazione del Senato e superamento del bicameralismo paritario. Sulla riduzione del numero dei deputati a 500, ha auspicato "un taglio anche più significativo, come proposto dallo stesso ministro per le riforme Chiti". Si è poi soffermato sul nuovo Senato, in cui dovrebbero essere rappresentati sia i Consigli regionali, sia i Consigli delle autonomie locali. "L'articolo 114 della Costituzione - ha ricordato Nicco - pone su un piano di parità Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni. E' un'impostazione su cui credo si dovrebbe riaprire una riflessione critica. E' certo vero che l'evoluzione istituzionale dell'Italia ha visto a lungo un ruolo preminente dei Comuni".
Roberto Nicco ha poi evidenziato che "con la costituzione delle Regioni, a partire da quelle a Statuto Speciale, si è chiaramente definito un livello di governo intermedio che non può non essere il momento di sintesi delle istanze del territorio di riferimento, pena una confusione e sovrapposizione di ruoli che complica ulteriormente un quadro istituzionale già fin troppo affollato e complesso".
Il deputato valdostano ha infine auspicato che "vi sia un confronto intenso anche con il sistema delle autonomie; riteniamo che nelle Assemblee regionali vi possa e debba essere un proficuo dibattito su questi temi, sul testo che la Camera vorrà licenziare, da cui scaturiscano utili indicazioni per il seguito dei nostri lavori".

Lamezia Terme (CZ), regolarizzare la raccolta dei materiali ferrosi

È una delle poche attività dei Rom: raccogliere ferro vecchio e rivenderlo a peso. Un'opera di riciclaggio che aiuta l'ambiente.
Loro però hanno un problema e ieri l'hanno esternato al vicesindaco Elvira Falvo che ha anche la delega per i problemi dei Rom: le "Apine" a tre ruote (in foto) con cui raccolgono i rifiuti ferrosi non hanno l'autorizzazione a fare questo servizio che rilascia la Camera di commercio.
Ieri il vicesindaco ad una delegazione di Rom a Palazzo Maddamme ha garantito il sostegno del Comune «a trovare la via più breve per arrivare ad una soluzione di questo problema».
Falvo ha spiegato alla "Gazzetta del Sud": «Stiamo cercando di facilitarli in un lavoro che dà sostentamento a molte famiglie di Rom. Vogliamo indicargli una strada: mettersi in cooperativa o costituire piccole imprese. In una parola "mettersi in regola"».
Ecco perchè stasera è in programma un altro incontro, perchè la questione non è facile da risolvere. La Camera di commercio richiede determinati requisiti a chi effettua questo genere di raccolta, a cominciare dal titolo di studio necessario, cosa che difficilmente i Rom interessati potranno fornire.

La via italiana per una scuola interculturale

Presentate le linee guida del ministero della Pubblica Istruzione. Corsi di italiano come seconda lingua, formazione per insegnanti e dirigenti, accordi sul territorio per evitare scuole-ghetto.
Con oltre mezzo milione di bambini e ragazzi stranieri tra i banchi, la scuola italiana si attrezza per accoglierli al meglio, con una "via italiana all'intercultura", come si chiama il documento preparato dall' Osservatorio nazionale per l'integrazione degli alunni stranieri e l'educazione interculturale presentato oggi a Roma dal ministro all'istruzione Giuseppe Fioroni (in foto) e dal sottosegretario Letizia De Torre.
Quattro le parole-chiave: universalismo (l'istruzione è un diritto di ogni bambino indipendentemente dalla cittadinanza), scuola comune (no alle aule e alle scuole-ghetto), centralità della persona (nel caso dei minori stranieri mette in evidenza il tema delle diversità), intercultura (promozione del dialogo, del confronto, dello scambio). Ora bisognerà tradurle in azioni concrete, molte delle quali sono state già avviate.
Il primo ostacolo da superare per gli alunni stranieri è la lingua. Nelle zone con più immigrazione sono state quindi distaccate task force di docenti che si dedicano a tempo pieno all'insegnamento dell'italiano come seconda lingua e le risorse stanziate dalla prossima finanziaria permetteranno di impiegarne altri 700 già formati in questi anni.
Continua intanto la formazione dei dirigenti scolastici, soprattutto per aiutarli a costruire intese tra i loro istituti e gli enti locali. Per evitare che gli alunni stranieri si concentrino solo in alcuni istituti, creando dei veri e propri ghetti, si stanno promuovendo accordi tra reti di scuole, enti locali e associazioni, anche di genitori. In questo modo si cercherà di distribuire i nuovi arrivi tra le diverse scuole che gravitano su uno stesso territorio.
Inoltre, nel documento presentato viene posta molta attenzione agli interventi per contrastare discriminazioni e pregiudizi. Per i Rom e i Sinti scrive il ministero: “l’ostilità contro i Rom e i Sinti assume l’aspetto, a volte, di una forma specifica di razzismo che l’educazione interculturale deve contrastare anche attraverso la conoscenza della loro storia”.

Prato, non siamo razzisti ma...

Le ragioni addotte dall'assessore ai servizi sociali sulla opportunità di trasformare il campo nomadi di via Pollative in un villaggio nomadi spiegano all'opinione pubblica soltanto una parte del problema e cioè quella di garantire servizi essenziali e dignità a persone che sono da più di 30 anni a Prato.
E su questo punto gli imprenditori condividono perfettamente le argomentazioni dell'assessore Stancari. Nessuno ha sostenuto che queste persone devono continuare a vivere in un ghetto e non hanno diritto a vivere in modo dignitoso come tutti gli altri cittadini di Prato! Come pure nessuno ha sostenuto che è migliore l'impatto visivo di un campo di roulottes anziché di un più ordinato villaggio formato da casette prefabbricate.
Gli imprenditori hanno sollevato altri problemi ai quali purtroppo il Comune non ha dato alcuna risposta. Innanzi tutto hanno sollevato problemi di mancato rispetto delle assicurazioni date dal Comune anche per scritto oltrechè verbalmente nel corso di diversi incontri. Perché il Comune ha fatto spendere ad alcuni privati qualche decina di migliaia di euro per attrezzare a loro cura e spesa una piazzola provvisoria in via Toscana per ospitare un campo nomadi provvisorio in attesa che il Comune completasse quello definitivo?
Perché, dopo che i privati hanno realizzato quanto richiesto dal Comune, quest'ultimo ha completamente ignorato gli accordi ed ha comunque realizzato un campo nomadi provvisorio in via Pollative? Perché il Comune ha rassicurato gli imprenditori che il campo nomadi sarebbe stato rimosso entro un anno dalla sua realizzazione, mentre di anni ne sono passati quasi 10 e questo insediamento è sempre al suo posto? Come può il Comune sostenere ancora che questo campo nomadi è provvisorio se ha deliberato di trasformare le roulottes in case?
L'altro tipo di problemi sollevati dagli imprenditori frontisti riguarda la sicurezza ed il decoro della zona industriale che tanto è costata per renderla un fiore all'occhiello di Prato. Non può essere un semplice caso che con l'apertura del campo nomadi provvisorio siano cominciati nella zona furti, minacce, sporcizia per strada, asportazione di porte, finestre, gronde, arredi nella casa della musica etc.
Se tutto questo non si fosse verificato gli imprenditori non avrebbero avuto alcun motivo di lamentarsi per la vicinanza di queste persone, in quanto non ne hanno fatto una questione di impatto visivo ma di impatto sociale insostenibile. E questo impatto è stato finora tollerato, seppure con reiterate lamentele e denunce, soltanto perché speravano che prima o poi il Comune mantenesse l'impegno preso di un campo nomadi provvisorio.
Invece la risposta dell'assessore manifesta una giusta comprensione per i problemi dei nomadi, ma non manifesta alcuna comprensione per le altrettanto giuste lamentele di chi per anni ha dovuto subire e continua a subire quotidiane difficoltà causate magari da poche persone, che purtroppo però non vengono emarginate da chi ha comportamenti corretti e civili. Anzi la replica dell'assessore fa apparire all'opinione pubblica gli imprenditori "frontisti" del campo nomadi come razzisti o xenofobi.
Invece a questi imprenditori non è la diversa origine delle persone che crea problemi, bensì i comportamenti incivili ed illegali delle persone; se questi comportamenti fossero stati messi in atto da pratesi la reazione degli imprenditori sarebbe stata la stessa.
Inoltre la condizione di degrado in cui è stata ridotta la cosidetta "casa della musica" è un segno evidente del danno anche economico che certi comportamenti incivili ed illegali possono creare. I lottizzanti del 1° Macrolotto hanno speso un sacco di soldi per mettere a disposizione dei giovani di Prato una infrastruttura ritenuta necessaria dal Comune e qualificante per la zona e poi hanno dovuto assistere alla sua progressiva demolizione nella totale indifferenza del Comune.
Il problema sollevato dagli industriali non è quindi dei Sinti o non Sinti come vicini, quanto di civiltà, di legalità e di rispetto delle regole. E' chiaro infatti che le stesse lamentele e lo stesso malcontento sarebbero stati espressi dagli imprenditori frontisti, se il degrado sociale ed i conseguenti danni economici fossero stati causati da persone italiane o pratesi.
Pertanto i problemi veri sollevati dagli imprenditori sono da un lato il mancato rispetto degli impegni da parte del Comune e dall'altro i comportamenti incivili ed illegali di alcune persone finora tollerati dalle istituzioni. Un bel villaggio di case ordinate sarebbe senz'altro preferito da chiunque al posto dell'attuale indegno campo roulottes; l'importante è che le persone che lo abitano abbiano normali comportamenti civili a prescindere dalla loro etnia e dal loro luogo di nascita e che le istituzioni preposte a fare rispettare le normali regole del vivere civile le facciano rispettare davvero a tutti, ivi compresi quindi gli abitanti del campo nomadi. Consorzio Servizi del 1° Macrolotto Industriale di Prato (CONSER)

Biennale di Venezia, ultimi giorni per visitare il padiglione rom "paradise lost"

Ultimi giorni per visitare Paradise Lost, il padiglione d’arte contemporanea rom allestito alla 52° Edizione della Biennale di Venezia. Fino al 21 novembre potrete visitare il padiglione, presso il Palazzo Pisani, dove troverete dipinti, video e installazioni realizzati da quindici artisti rom e sinti provenienti da otto paesi diversi. Potete vedere alcune delle opere in fondo a questa pagina, fotografate da Carlo Berini, Eva Rizzin e Denis Gabrieli.
«Inizialmente gli organizzatori erano restii a dedicare una mostra ai soli artisti rom perché di solito i padiglioni sono su base nazionale» spiega Timea Junghaus, la curatrice della mostra, «pensavano fossi una di quelle femministe sempre arrabbiate e fissate con le minoranze». Ma alla fine l'ha avuta vinta, grazie anche all'appoggio del ministro italiano per le Politiche europee Emma Bonino e del presidente dell’Unione Europea José Manuel Durão Barroso. Il successo è stato completo, migliaia sono stati i visitatori.
«Questo è un vero e proprio padiglione europeo» afferma orgogliosa Junghaus «tutti gli artisti hanno sofferto per il fatto di appartenere a una minoranza etnica», spiega la curatrice. «I loro lavori, nonostante siano così diversi, hanno in comune una cosa: esprimono un sentimento di rivincita, sono una forma di terapia.»
Gabi Jiménez, uno degli artisti presenti alla biennale. Si definisce così: «Ho vissuto dove mi ha spinto il vento e dove i poliziotti e i processi mi hanno messo». «Tu vedi solo delle carovane - precisa Jiménez - io i semplici e positivi momenti che caratterizzano la vita rom. Mostro la gioia, dove altri vedono solo stereotipi». E aggiunge: «Mi sono reso conto che l’arte è un buon mezzo per scuotere le opinioni».

Cassazione, la giustizia è uguale per tutti ma per i Rom immigrati...

Linea dura della Cassazione nei confronti dei Rom immigrati che forniscono false generalità e hanno precedenti penali. La Suprema Corte ha deciso che non possono patteggiare la pena ottenendo, così, la sospensione condizionale della condanna in forza della scelta del rito alternativo.
In pratica, ad avviso degli “ermellini”, commettono uno sbaglio i giudici di “manica larga” che - dicendo si «alla pena patteggiata - non mandano in prigione i giovani zingari sorpresi più volte a rubare e a bluffare su nome e cognome. In particolare, Piazza Cavour ha dato ragione al ricorso del Procuratore generale della Corte di Appello di Bologna che ha protestato contro la concessione del patteggiamento e della pena sospesa - da parte del Tribunale di Bologna nel 2004 - a una nomade di origine slava colta in flagrante, più volte, a rubare in appartamenti, la quale - nel corso di vari arresti - aveva declinato ben cinque diversi nomi, anni e luoghi di nascita. Ad avviso del Pg era» illogico «concederle il patteggiamento e la sospensione della pena dal momento che» l'incertezza sull'effettiva identità dell'imputata, già condannata o denunciata con diverse generalità, si pone in insanabile dissidio con la possibilità di ritenere a ragione veduta che si asterrà dal commettere ulteriori reati.
«Questo punto di vista è stato condiviso dalla Cassazione che sottolinea come nei confronti di» un soggetto straniero che non risulti avere stabile dimora in Italia, che non sia stato compiutamente identificato e che sia già stato condannato o denunciato anche con diverse generalità «non può» essere formulato un giudizio prognostico favorevole «in base al quale concedere il patteggiamento e la condizionale». Così gli “ermellini” della Quarta sezione penale - con la sentenza 39852 - hanno annullato la sentenza di patteggiamento della Rom e hanno ordinato che sia sottoposta al processo ordinario senza alcun beneficio.

Firenze, digiuno a staffetta dal mese di settembre per la promozione del diritto e della solidarietà

Firenze ha una tradizione di accoglienza e solidarietà della quale siamo orgogliosi, perciò dissentiamo totalmente dal contenuto e dallo spirito delle recenti ordinanze comunali sui lavavetri.
Siamo un gruppo di cittadini allarmati per il modello di intolleranza autoritaria che ci viene proposto e crediamo sia necessario esprimere con forza il nostro disaccordo e il nostro desiderio di promuovere un altro modo di intendere le relazioni fra le persone.
Vogliamo impegnarci per una convivenza sociale basata sulla solidarietà e l'affermazione dei diritti di tutti. Riteniamo che molte persone condividano questo nostro stato d'animo. Intendiamo quindi iniziare uno “sciopero della fame a staffetta” per il ritiro dell'ordinanza e per la promozione di efficaci politiche sociali di accoglienza.
Con questa azione nonviolenta vogliamo attirare l'attenzione sul grave attacco in corso ai diritti e alle libertà civili.
E' il momento di mettersi in gioco con tutta la persona, il corpo e le idee. Invitiamo perciò a partecipare allo sciopero della fame. Chiunque può aderire, impegnandosi a digiunare per 24 ore e a comunicare questa sua scelta rendendola visibile (ad esempio tenendo sul petto l'adesivo che stiamo preparando).
Intendiamo organizzare un presidio nonviolento in alcune piazze cittadine e una presenza quotidiana davanti a Palazzo Vecchio. Chi vuole aderire al digiuno pubblico può scrivere a digiunoastaffetta@gmail.com, o telefonare al numero: 349 5481572

venerdì 26 ottobre 2007

Milano, partecipa anche tu al digiuno per Simona, Sincera, Silvia, Adelina e Decibal

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no.

Questi versi scritti da Primo Levi di ritorno dal lager ci commuovono e ci indignano. Ma solo se rimangono sulla carta, se restano confinati nella Storia, in un lontano passato. Eppure sarebbe facile accorgersi che ci parlano anche del presente. Di questo presente in questa città di Milano. Ma anche di Roma, di Livorno, di Bologna, di Pavia…
A Milano, con maggior sistematicità, determinazione e fors’anche cattiveria, da tempo è in atto una sorta di “pulizia etnica”. Gli sgomberi forzati dei “campi” rom hanno letteralmente e fisicamente buttato sulla strada centinaia di persone, compresi anziani e malati, donne e bambini. Sgomberi effettuati senza concedere alternative e senza che rispondessero a una qualche strategia da parte dell’amministrazione pubblica che non fosse semplicemente quella, brutale, di buttare queste persone nella disperazione, rendendo loro la vita così dura da costringerle ad andarsene.
Una logica, oltre che cinica, miope. Perché queste persone non hanno un Paese dove tornare. Anche nei luoghi da cui sono arrivati sono soggetti a repressione e discriminazione, dunque non si capisce perché e come potrebbero tornarvi.
La politica degli sgomberi senza alternative produce e produrrà solo una maggiore sofferenza e disperazione, comporta il fatto che centinaia di persone sono costrette a vivere come topi, all’addiaccio, nel fango. In condizioni non troppo dissimili da quelle di cui raccontava Primo Levi. Anche oggi si può infatti essere scacciati e schiacciati, si può rischiare di morire per un sì o per un no. A Milano, a Pavia. O a Roma, dove pochi giorni fa è morto Francesco, piccolo rom di due mesi, congelato dal freddo in una tenda dove era stato confinato con i suoi genitori dalla politica degli sgomberi.
Ogni anno nelle grandi città si parla di «emergenza freddo», come fosse un fatto anomalo ed eccezionale. Di questa prevedibilissima emergenza muoiono ogni anno decine e decine di bambini e anziani, di rom e di senza dimora. E ogni anno assistiamo alle ipocrite e pilatesche lacrime di coccodrillo di troppi amministratori pubblici.
Il Comune di Milano, dopo lo sgombero del campo di San Dionigi, si era impegnato a garantire un minimo di risposta almeno a donne e bambini, ospitandoli nel dormitorio pubblico di viale Ortles.
Pur di fronte allo smembramento delle famiglie, era meglio del niente. Eppure anche questa piccola e minima cosa non è stata realmente garantita. Basta nulla per perdere anche questa minuscola possibilità.
Da venerdì 19 ottobre una madre Simona, e i suoi quattro bambini, Sincera, Silvia, Adelina, Decibal, di cui tre piccolissimi e in cattive condizioni di salute, sono in strada, cacciati dal dormitorio perché si erano assentati due giorni, per assistere un parente malato. Ora si trovano senza il minimo riparo, mentre cresce il freddo e cominciano le piogge.
Di fronte a queste drammatiche situazioni, da mesi le istituzioni locali e la prefettura si girano dall’altra parte. Fingono di non vedere, di non sapere, di non avere responsabilità e doveri. Associazioni, forze sociali, sindacati hanno inutilmente rivolto loro appelli, chiesto interventi e risposte.
Noi non abbiamo più nulla da chiedere al sindaco, all’assessore o al prefetto. Il loro silenzio e immobilismo sono più eloquenti di tanti discorsi. Del resto, troppe parole e riunioni sono state sinora generosamente, e inutilmente, spese. Le parole, infatti, non costano molto. Come don Abbondio non si poteva dare un coraggio che non aveva, così queste istituzioni non possono dar mostra di responsabilità che evidentemente non avvertono.

Da lunedì 29 ottobre noi, come singole persone più che come esponenti di associazioni, effettueremo un digiuno totale, durante il quale sosteremo fisicamente, ogni giorno, in piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino.
Non per rivendicare qualcosa. Semplicemente per testimoniare e denunciare che quattro bambini sono stati buttati per strada, che rischiano di ammalarsi e anche di morire. Per chiedere a tutti e a ciascuno “Se questo è un uomo”, se è tollerabile che tutto ciò accada nella ricca e democratica Milano, se davvero non è possibile dare un segno di umanità e una risposta concreta a quei bambini e al problema generale di cui essi sono parte e drammatica rappresentazione.

Primi partecipanti: Mario Agostinelli, Cecco Bellosi, Giorgio Bezzecchi, Paolo Cagna Ninchi, Sergio Cusani, Flora Capelluti, Anna Fiorella D’Amore, Bianca Maria Dacono Annoni, Riccardo De Facci, Filippo Loddo Corrado Mandreoli, Aimon Maricos, Maurizio Pagani, Dijana Pavlovic, Gloria Pescarolo, , Ernesto Rossi, Romana Sansa, Sergio Segio, Tommaso Vitale, Carlo Berini
Prime adesioni: Associazione Cittadini del Mondo, Associazione Liberi, Aven Amentza, Comitato per le libertà e i diritti sociali, Giovanni Godio, Gruppo Abele di Milano, Opera Nomadi, Emilio Pozzi, Manuela Rampini, Raffaele Salinari, Anna Satta, Terres des hommes, Unaltralombardia, Corinna Urbano, Sucar Drom

Per aderire e partecipare allo sciopero della fame si prega di contattare Dijana Pavlovic con una telefonata o un sms 339 7608728

Padova, ultimo Natale nel "campo nomadi"?

Per le famiglie sinte che vivono in via Longhin il prossimo potrebbe essere l’ultimo Natale nel “campo nomadi”. Il comune di Padova partecipa ad un bando del ministero della Solidarietà Sociale per risolvere il disagio abitativo delle comunità Rom, Sinte e Camminanti. Ovvero individuare micro-aree dove trasferire queste persone all’interno di casette prefabbricate, trasformandole in residenti stanziali.
A meno di sorprese, ad inizio 2008 da Roma arriveranno 750mila euro, che serviranno anche per la sistemazione delle abitazioni del villaggio di via Tassinari.
Sui tempi di erogazione dei fondi e sull’individuazione dei terreni da acquistare non c’è però ancora niente di certo. Ieri Claudio Sinigaglia, assessore ai Servizi Sociali, ha incontrato la comunità di via Longhin per esporre le linee dell’intervento assieme ai volontari di Opera Nomadi.
Da qualche tempo circolava la voce della chiusura entro fine anno del “campo”, dove queste famiglie vivono da quasi vent’anni. Prospettiva che stava allarmando la comunità di circa cinquanta persone.
«La chiusura del campo di via Longhin è nei progetti dell’amministrazione per riqualificare l’area, che comprende anche l’ex fattoria dove una decina di anni fa si era insediato il Gramigna - spiega Claudio Sinigaglia - Ma non sappiamo ancora con che tempi. Prima bisogna aspettare che si chiuda il bando, in scadenza il 2 novembre, poi individuare i terreni dove trasferire queste famiglie. Molti di loro hanno anche un lavoro e i bambini frequentano la scuola seguiti da Opera Nomadi: è giusto che da abitanti di un campo senza utenze possano diventare residenti stanziali. Al momento però non abbiamo trovato soluzioni adeguate e abbastanza economiche. Sarà fondamentale poter contare sui fondi statali perché il comune non può farsi carico della spesa, dovrebbero arrivare a inizio 2008».
Padova è una delle quattro municipalità comprese nel bando che si spartiranno i 3 milioni di euro di finanziamento. Ovvero 750mila per ogni città.

Consiglio d'Europa e Onu, garantire il diritto dei rom all’abitazione

I governi facciano maggiori sforzi per garantire il diritto dei rom all’abitazione: lo hanno chiesto, in una dichiarazione congiunta,il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, e Miloon Kothari, rappresentante dell’ufficio Onu per la politica dell’alloggio.
Sono numerose le lamentele che giungono da circa 20 Paesi, tra cui Albania, Bosnia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Romania, Spagna e Regno Unito.
“In questi ultimi anni – secondo Hammarberg e Kothari – l’ostilità verso i Rom è cresciuta ed è spiacevole che a livello locale i poteri pubblici abbiano approvato questo intensificarsi dell’odio anti Rom. Conseguenza ne è stata che il tasso di espulsione forzata dei Rom è salito e con esso anche la loro ghettizzazione”.
I due rappresentanti si riferiscono all’allontanamento dei Rom dal centro delle città che “fa parte delle politiche pubbliche ma che sollevano profonde preoccupazioni circa la giustizia sociale in Europa”.
Una tendenza denunciata in una ventina di paesi del continente, tra cui Albania, Bosnia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Romania, Spagna e Regno Unito.
“Il diritto all’alloggio è fondamentale per godere poi di altri diritti – spiegano – per questo è urgente migliorare la legislazione, la politica e la pratica”. Tra i suggerimenti di Hammarberg e Kothari “la messa a norma dei campi rom, l’applicazione delle leggi contro la discriminazione e il loro rispetto da parte delle comunità locali”.

Milano, appello della Comunità Rom di via San Dionigi

Noi, comunità rom sgomberata da via S. Dionigi il 5 settembre scorso, chiediamo al Comune e al prefetto di Milano una soluzione al problema della casa che consenta alle nostre famiglie di tornare a vivere insieme.
Dopo lo sgombero l’assessore alle politiche sociali ha garantito il ricovero di donne e bambini presso il dormitorio comunale di via Ortles, mentre gli uomini sono stati aiutati dalla Casa della carità ma con soluzioni provvisorie. Da quel giorno siamo divisi, ospiti di qualcuno: molte donne e i bambini al, tutti gli altri – circa 40 persone – in vari luoghi, presso varie associazioni.
Alcune donne si sono già spostate dal dormitorio tornando a vivere con i loro mariti in campi abusivi. Questa situazione deve terminare: i nostri figli frequentano le scuole al Corvetto, molti di noi hanno un lavoro, regolare o in nero, le madri devono poter seguire i loro figli in una casa.
Chiediamo quindi una soluzione che ci riunisca nuovamente prima dell’inverno: una o due aree in affitto, attrezzate con luce e acqua, non lontane dalla scuola dei figli; anche due cascine abbandonate da sistemare, con il nostro impegno all’affitto o alla ristrutturazione con la creazione di una cooperativa di lavoro, oppure, per chi ha i titoli, l’accesso alle case popolari.
Diffondiamo questo appello anche alla cittadinanza per sensibilizzare tutti della situazione insostenibile in cui ci troviamo dal 5 settembre scorso.
Firmato dai consiglieri del campo di via S. Dionigi: Lucan Constantin, Jon Sadaveanu, Milcea Càldàràreasa, Lucan Dumitru. Milano, 22 ottobre 2007

Budapest, tornano le svastiche in strada

Ci eravamo abituati a quei fantastici ragazzini della Via Pal che, usciti dalla penna dello scrittore Ferenc Molnar, avevano conquistato le strade della vecchia Budapest con i loro giochi e le loro passioni.
Cambiano i tempi e i “ragazzi” di oggi - in un’Ungheria che ha messo in archivio l’esperienza del campo socialista - ricordano quell’ottobre del ’56. Ma alcuni di loro lasciano gli abiti borghesi e indossano l’uniforme nazista.
Avviene in pieno centro sotto gli occhi attoniti di una popolazione che ha sofferto deportazioni e umiliazioni nel periodo fascista di Szalasi e che ha ancora presenti negli occhi i carri bestiame che portavano via dal paese gli ebrei, sotto scorta nazista.
Nella grande via della capitale - quella che porta al Danubio e al ponte Elisabetta - arrivano gli esponenti di varie organizzazioni neonaziste. Sono un migliaio e fanno parte del movimento delle “Guardie frecciate”.
Le divise che indossano sono la copia esatta di quelle della milizia filonazista alleata alle SS tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ un fatto senza precedenti. Perché in Ungheria tutti erano convinti di aver superato il momento della contrapposizione.
Sconfitto il comunismo si pensava, infatti, all’arrivo di una moderna democrazia in chiave mitteleuropea. E invece non è così. Continua a leggere…
Naturalmente in Italia c'è chi inneggia.

giovedì 25 ottobre 2007

Mantova, presentazione del volume "vivere ai margini, un'indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia"

L’Istituto di Cultura Sinta e l’Assessorato Politiche Sociali e Sanitarie della Provincia di Mantova invitano operatori, insegnati, volontari, amministratori e la cittadinanza alla presentazione del volume “vivere ai margini, un'indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia”.
I rapporti tra le Minoranze Sinte e Rom e la società maggioritaria (in senso numerico) rappresentano una della contraddizioni più evidenti sia nel Paese che nella stessa Regione Lombardia.
A Milano e Pavia la presenza di minoranze rom e sinte, provenienti dalla Romania, ha innescato fenomeni di paura, rifiuto e in alcuni casi di vere e proprie discriminazioni razziali.
Nelle resto della Lombardia la situazione è sicuramente meno acuta ma persistono politiche abitative che di fatto segregano le minoranze sinte e rom nei cosiddetti “campi nomadi”.
Questa prima ricerca, pubblicata dalla Fondazione ISMU, mette in evidenza le contraddizioni presenti, utilizzando come spazio di ricerca alcuni casi delle province di Milano, Mantova e Cremona.
La presentazione si terrà a Mantova, lunedì 5 novembre 2007 dalle ore 17.30, presso il Palazzo del Plenipotenziario in piazza Sordello n. 43.
All’evento interverranno Fausto Banzi (Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Mantova) e i curatori della ricerca il professore Maurizio Ambrosini (Università la Bicocca, Milano) e il professore Antonio Tosi (Politecnico di Milano). Coordinerà la dottoressa Barbara Nardi dell’Istituto di Cultura Sinta. Al termine sarà dato spazio ad interventi sulla tematica affrontata dalla ricerca.
L’incontro è organizzato con il contributo e la partecipazione dell’Associazione Sucar Drom, della Fondazione ISMU e dell’Ente Morale Opera Nomadi, sezione di Mantova. Ai partecipanti all’evento sarà distribuita gratuitamente una copia del volume.
Per informazioni
Istituto di Cultura Sinta, ics@sucardrom.191.it, telefono 0376 360643, fax 0376 318 839
Assessorato Politiche Sociali Provincia di Mantova, telefono 0376 204201, fax 0376 204328, pol.soc@provincia.mantova.it

New York si ribella al nazi-rock di Marko Perkovic

Il cantante brandisce una spada, le canzoni parlano di odio e pulizia etnica, il pubblico mostra il suo entusiasmo con il saluto nazista.
Con questi ingredienti, il concerto newyorkese della rock star croata Marko Perkovic, previsto per il mese prossimo, non poteva passare sotto silenzio e sta anzi scatenando le proteste delle associazioni che combattono l’odio razziale e l’intolleranza.
Nelle canzoni di Perkovic, denunciano gli attivisti newyorkesi, all’amore per Dio, per la famiglia e la nazione si mescolano l’esaltazione del nazismo e la nostalgia per il regime Ustasha, colpevole del genocidio di migliaia di ebrei, serbi, rom e sinti nella Croazia del secondo conflitto mondiale.
“Giocare su questi temi solo per far spettacolo, ma anche per reale convinzione, è una cosa ripugnante”, sottolinea Mark Weitzman, direttore della task force del Simon Wiesenthal Center che si occupa della difesa dei diritti umani e tiene sotto controllo da anni le performance di Perkovic. Weitzman è stato fra i primi a rivolgersi all’ambasciata croata a Washington per chiedere l’annullamento del concerto e ha ottenuto l’immediato appoggio della comunità serba di New York, composta in larga parte da immigrati scampati alle violenze commesse dai croati durante la guerra nei Balcani.
Di segno opposto le reazioni dei croati newyorkesi, che considerano Perkovic un eroe nazionale e assicurano la loro presenza sotto il palco: i 700 biglietti in vendita sono già andati esauriti.

Strasburgo, si preparano al genocidio culturale dei Rom e dei Sinti in Italia

Questa mattina nella sala stampa del Parlamento europeo di Strasburgo, si é tenuto l'incontro organizzato dal capodelegazione di AN al Parlamento europeo e relatore per la strategia sui minori, Roberta Angelilli, dal titolo "Sicurezza, Integrazione, Solidarietà".
L'argomento centrale dell'iniziativa é stato la condizione dei minori di strada, in particolare dei bambini Rom (dispersione scolastica, racket dell'accattonaggio, sfruttamento dei minori).Durante la conferenza stampa é stato proiettato un video di denuncia sulla situazione in italiana, in particolare a Roma, dello sfruttamento dell'accattonaggio e della prostituzione.
"Vorremmo concentrare l'attenzione sull'integrazione come rispetto della legalità, dei doveri reciproci tra chi accoglie e chi é accolto - ha esordito Roberta Angelilli - intendiamo infatti l'integrazione come garanzia di diritti, soprattutto per i pù deboli e tra questi i diritti dei minori: il diritto alla registrazione della nascita, il diritto/dovere alla prevenzione sanitaria e alle necessarie vaccinazioni". Continua a leggere… (in foto Franco Frattini, vice presidente della Commissione europea e Commissario responsabile della Giustizia, Libertà e Sicurezza)

Noi di sucardrom pensiamo che ogni illegalità debba essere combattuta ma i dati offerti durante la conferenza stampa sono falsi. Si usano i minori rom per dare inizio ad un vero e proprio genocidio culturale. Dispiace che i molti intervenuti alla conferenza stampa non abbiano capito che assecondando falsità, il 70% dei minori rom in Italia non va a scuola, si prospetta la criminalizzazione della maggioranza delle famiglie rom con conseguenze pari a quelle avute dai Sinti e i Rom (Jenisch) svizzeri, fino al 1976. Un ultimo dato, alla conferenza stampa non è stato invitato nessun Rom e Sinto Italiano. C’è da meditare…

Gad Lerner, le infamie razziste di Radio Padania

“Io lo vado a prendere in sinagoga per il collo”, anzi, “mi chiedo perchè gli ebrei non lo espellano dalla loro comunità”, quel “nasone ciarlatano”. Per avere ricordato in tv all’Infedele che molti degli argomenti scagliati oggi contro i rom ricordano maledettamente la propaganda con cui fu giustificata la persecuzione degli ebrei 70 anni fa,mi sono preso una raffica di insulti via etere da un conduttore di Radio Padania Libera, tale Leo Siegel.
Un ex missino in servizio permanente sul fronte dell’odio xenofobo. Agli ascoltatori che per telefono definiscono i rom “una razza bastarda da sterminare, per la quale ci vorrebbe un uomo come quello coi baffetti”, Leo Siegel risponde aizzandoli compiaciuto e rivolgendo in prima persona insulti e minacce. Quando un ascoltatore gli ricorda che insieme agli ebrei anche i rom furono deportati e sterminati nei lager, Siegel replica così: “Sicuramente c’è stata la persecuzione di questo popolo, ma sarebbe facile fare battute sul perchè e il per come”. In pratica, se la sono cercata.
Devo questo triste resoconto di una trasmissione di Radio Padania Libera a una lettera di Daniele Sensi pubblicata su L’Unità di sabato 20 ottobre. Trova purtroppo un’ennesima conferma la mia angoscia. Sono convinto che la paura e i disagi crescenti, dovuti all’insicurezza delle nostre periferie urbane, alimentano il ritorno di scenari da “soluzione finale”.
Anche un intellettuale di destra intelligente come don Gianni Baget Bozzo ammette che la nostra società è percorsa da una violenza sotterranea preoccupante. Sarebbe irresponsabile consentire che l’amplificazione dell’odio proceda impunemente. Abbiamo il dovere di opporci con severità, di pretendere il rispetto dei codici di convivenza anche nel linguaggio, che non è mai innocente.
Trasmissioni simili sarebbero proibite negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, in Gran Bretagna. Per quanto mi riguarda, questo sarà l’impegno principale del futuro, anche all’interno del Partito democratico. Se ignorassimo il cedimento culturale in atto, fra qualche anno ne proveremmo vergogna. di Gad Lerner

mercoledì 24 ottobre 2007

Reggio Emilia, il Sindaco non si arrende...

Il sindaco Graziano Delrio dopo una riflessione durata alcuni giorni riprende in mano la questione micro aree e in Consiglio Comunale ribadisce le proprie idee.
"Realizzeremo il progetto «dal campo alla città per l'inclusione sociale dei nomadi»” ha dichiarato scatenando le urla e le proteste di AN e del resto del centrodestra. Del Rio ha poi aggiunto "sulle micro-aree la giunta di Reggio non ha fatto alcuna retromarcia. Abbiamo soltanto deciso di compiere un passo per volta, proprio perché il progetto che riguarda lo smantellamento del campo nomadi di via Gramsci è un progetto sociale, difficile e delicato. Se sarà un progetto migliorabile lo miglioreremo, ma lo realizzeremo. Perché la nostra società, quella che noi vogliamo, sa essere in grado di recuperare la persona e la sua dignità".
La sfuriata contro la destra. Duro è stato l'attacco nei confronti di quegli esponenti della destra che in questi mesi si sono prodigati in campagne "anti-campine": "in realtà voi non siete informati sull’argomento, non dite nulla di propositivo. Voi parlate speculando sulle paure, accarezzate la pancia della gente. Dovreste vergognarvi".
"Sono convinto - ha continuato il sindaco - che quando la famiglia sinta sarà pronta per il trasferimento, previo apposito percorso di educazione e inserimento sociale, vale a dire lavoro, allora ne potremo discutere con i reggiani che vivono nell’area interessata. Do fiducia alla civiltà dei miei cittadini".
I vantaggi delle micro-aree. Al di là dei battibecchi, il discorso di Delrio aveva l'intento di affrontare l'argomento senza pregiudizi di tipo ideologici: "Dunque ribadiamo considerazioni oggettive: la concentrazione di persone svantaggiate in luoghi precisi induce disagio sociale e quindi pericolosità sociale; non esistono nei campi di Reggio situazioni di illegalità gravi, come in altre città; quindi per noi un processo sperimentale di inclusione come quello deliberato dalla Giunta non può che portare a un recupero di qualità e sicurezza sociale".
Quella presa dal Comune sarebbe dunque una scelta riguardante la politica per la sicurezza. Ghettizzare crea emarginazione, disagio, quindi insicurezza e illegalità. Vogliamo dunque proseguire sulla linea intrapresa nel campo di via Da Genova, la linea del diradamento delle concentrazioni eccessive e della sempre maggiore responsabilizzazione dei nomadi. Vorrei fosse comunque chiaro che non stiamo cercando di «sistemare» i nomadi sinti. Stiamo piuttosto cercando di far capire che pagare le bollette della luce e mandare i figli a scuola sono cose giuste. Noi cerchiamo il reinserimento dei nomadi, perseguiamo questo obiettivo che è di tutta la cultura, anche giuridica, europea. Chi non vuole ciò è fuori da tale cultura".

Noi di sucardrom plaudiamo il Sindaco per il suo intervento in Consiglio Comunale. Rileviamo però, anche dopo un incontro tra l’Associazione Sucar Drom e l’Assessore Gina Pedroni, che certe motivazioni, quali: “percorso di educazione e inserimento sociale”, sono molto pericolose. In effetti lo stesso concetto di inclusione sociale è un tratto distintivo di quel “mite razzismo culturale”, denunciato da Zagrebelsky e dall’Istituto di Cultura Sinta.
Pensare che i Sinti reggiani debbano essere educati prima di accedere ad un habitat dignitoso è molto grave. La proposta che l’Associazione Sucar Drom ha offerto, ad oggi informalmente, al Comune di Reggio Emilia è di costruire percorsi di interazione e di partecipazione diretta dei Sinti anche attraverso le metodologie della mediazione culturale.
In sintesi il percorso di “educazione” ha di fatto due fronti, società sinta e società maggioritaria, che insieme devono percorrere senza prevaricazioni ne da una parte ne dall’altra parte. Con l’avvertenza che la società maggioritaria (in senso numerico) ha responsabilità maggiori per alcuni semplici ragioni: detiene il potere politico ed economico ma soprattutto non ha ancora risarcito le popolazioni sinte di quanto subito durante il Porrajmos.
Per quest’ultimo punto è indicativo che il libro “storie e vite dei sinti dell’emilia”, a due anni dalla pubblicazione, non sia ancora stato presentato a Reggio Emilia per l’indisponibilità dimostrata sia degli Enti Locali che dell’associazionismo. Nel libro si racconta dell’internamento delle famiglie sinte reggiane nel campo di concentramento di Prignano, durante il fascismo.

martedì 23 ottobre 2007

Milano, la disperazione della guerra tra i poveri

Inquilini regolari contro occupanti abusivi. È successo ieri pomeriggio in via Lopez De Vega n. 8, a Quarto Oggiaro, dove una famiglia di rom con tre bambini piccoli ha tentato di entrare in un appartamento vuoto da tempo.
A cacciarli, dopo ore di fronteggiamento e di minacce reciproche, sono stati gli stessi abitanti del caseggiato, una quarantina di persone in tutto. Lo stabile è del Comune ma è gestito dalla Gefi. Sono intervenuti anche i vigili, la polizia e i carabinieri, interpellati dal Comitato inquilini dello stabile, abitato da 300 famiglie, 27 per ogni scala.
«Siamo stufi, da quando il Comune ha sgomberato e sistemato il campo nomadi di via Triboniano, qui da noi ogni settimana arriva una nuova famiglia di zingari. Si prendono le case vuote al primo piano - spiega il portavoce del comitato - quelle che dovrebbero essere assegnate agli invalidi e agli anziani. Ma noi quelli non li vogliamo nel nostro palazzo. Ce n’è già una famiglia per ogni scala e non ci è chiaro come vivano. Secondo noi, rubano».
Dalle 10 del mattino fino a metà del pomeriggio il confronto è andato avanti, con un crescendo di tensione. La famiglia rom, con tre bambini piccoli e la donna incinta, aveva adocchiato un alloggio di due locali al primo piano. Porta sfondata, possibilità di allacciamento al gas, nessun controllo.
«Noi avevamo avvertito già da settimane la società che gestisce lo stabile che c’era quest’alloggio vuoto - spiegano al Comitato - ma non si è fatto vivo nessuno. Alla fine gli zingari erano quasi riusciti a entrare. Ma noi ci siamo opposti, basta con quest’invasione. Abbiamo paura, le istituzioni ci devono difendere».
Il primo ad ascoltarli è stato il capogruppo della Lega lombarda in Comune, Matteo Salvini: «Domani (oggi per chi legge, ndr) vado a incontrare i cittadini di Quarto Oggiaro per portare al sindaco la loro più che giustificata protesta». Le forze dell’ordine hanno invitato la famiglia rom ad allontanarsi, i vigili hanno identificato gli adulti.
E gli inquilini italiani hanno sigillato l’appartamento: «Per evitare nuove occupazioni abbiamo chiuso dall’interno quella casa, con un mobile davanti alla porta in modo che non si possa aprire. E se torneranno, ci penseremo noi a cacciarli via un’altra volta». La famiglia rom è sparita nel vuoto della periferia, con i suoi bagagli tenuti assieme con lo spago e i figli nel passeggino.

Napoli, sopravvissuta romni ai campi di concentramento interviene all’incontro di Sant’Egidio

La tavola rotonda “Violenza diffusa: un interrogativo inquietante”, all’interno del Meeting uomini e Religioni organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a Napoli, è stata un’occasione per parlare della sofferenza della deportazione dei Rom e dei Sinti nei campi di concentramento durante il nazismo. E’ intervenuta infatti Ceija Stojka, una donna appartenente alla minoranza dei Rom Lovara che vive in Austria, tra i pochi sopravvissuti durante le deportazioni nei lager nazisti.
“Il 31 agosto 1943 ci hanno portato via; non posso dimenticare questi uomini nazisti guardare al nostro dolore con divertimento” La donna ha parlato del freddo sofferto durante l’appello mattutino delle SS, del dolore delle madri che venivano separate dai propri figli; si potrebbe pensare che si tratta di avvenimenti oramai noti, ma quando Ceija ha raccontato di come è riuscita a salvarsi grazie ad una bugia sull’età che le ha permesso di lavorare nelle miniere in cambio della vita, una segno di speranza ha entusiasmato le persone presenti
“Io sono stata fortunata –ha detto- perché una donna prigioniera con me mi ha salvata dalla sterilizzazione e insieme, io lei e mia madre, ci siamo nascoste in un camion di provviste che entrava ed usciva dal campo di Auschwitz”
“La speranza di sopravvivere mi è stata data da mia madre che alla fine di tutto mi ha regalato un pezzo di filo spinato a forma di croce per non dimenticare le vittime di questa violenza”.
La donna poi si è alzata in piedi e ha mostrato il suo braccio “vedete?– ha detto –non ho voluto cancellare questo numero perché c’è bisogno di ricordare. Che fine hanno fatto le 500mila persone deportate con me che non hanno mai ricevuto né un fiore né delle scuse dai governi? Cosa è successo alle persone rom ritornate dai campi di concentramento?”
“Ad Auschwitz abbiamo perso tutti i nostri diritti e oggi ho paura che Auschwitz si possa risvegliare, noi dobbiamo fare in modo che non si risveglino, insieme dobbiamo lavorare per la pace degli uomini” ha concluso Ceija Stojka tra gli applausi del pubblico che alzandosi in piedi le ha voluto comunicare tutto il proprio affetto.

Genova, incontro tra autorità italiane e rumene

Si è tenuta in prefettura a Genova la riunione tra le autorità italiane e rumene per attivare nuove misure per fronteggiare l’emergenza rom nella città, come previsto dal patto per la sicurezza. «La collaborazione fra Italia e Romania va avanti e diventa sempre più concreta, per fronteggiare il problema sicurezza legati anche ai rom» ha detto l’assessore Scidone prima dell’inizio della riunione.
«Si è trattato di una riunione interlocutoria» - ha commentato il prefetto Giuseppe Romano al termine dell’incontro. «L’amministrazione comunale ha preso l’ impegno - ha spiegato - di dialogare nei prossimi giorni con la delegazione dei romeni, mentre da parte delle forze di polizia è stato annunciato che si procederà all’allontanamento di quanti saranno sorpresi a delinquere o non in possesso dei requisiti previsti per rimanere in Italia, tra cui essere senza mezzi di sostentamento, senza lavoro, mancanza di iscrizione all’ anagrafe».
«In tutti questi casi sarà il sottoscritto - ha concluso il prefetto - a procedere al loro allontanamento dal territorio nazionale in base all’ art. 20 di una apposita direttiva comunitaria».
Alla riunione hanno partecipato il prefetto, Giuseppe Romano e il questore di Genova, Salvatore Presenti, i vertici regionali di Carabinieri e Guardia di Finanza, l’assessore alla sicurezza del Comune di Genova Francesco Scidone, il rappresentante del ministero degli affari interni rumeno Adrian Prodan, il rappresentante della Commissione problematiche rom Christian Hetea, il dirigente del segretario di stato romeno Viorel Bumbu, il console generale romeno in Italia Dumitrescu, il rappresentante dei romeni in Italia Marian Mocanu.

Carpi (MO), dibattito sul "campo nomadi" in Consiglio Comunale

Le aree riservate ai Sinti e l’aeroporto di Fossoli sono stati tra i temi dibattuti giovedì 18 ottobre, nel corso del Consiglio comunale di Carpi.
L’assessore alle Politiche sociali Cinzia Caruso ha risposto infatti a due interrogazioni di Luca Ghelfi (capogruppo Udc) e relative al “campo nomadi” di via Nuova Ponente e ad un accampamento temporaneo nella zona di via delle Trecciaiole.
Rispetto al primo Ghelfi ha chiesto all’amministrazione quanti siano i Sinti registrati, se sia stato valutato il suo spostamento, quali finanziamenti vengono erogati per la sua gestione dal Comune e quella delle utenze, e infine quali siano le attività di controllo e vigilanza.
Caruso ha ricordato che a settembre gli ospiti del “campo”, tutti residenti, erano 56, “ovvero meno di quanti ve ne siano in qualche cosiddetta microarea di Modena”, che lo spostamento è in fase di valutazione ma, dopo l’interessamento dell’Opera Nomadi regionale e del sottosegretario Linguiti, alcuni mesi fa, “bisognerà capire se arriveranno anche progettualità e risorse da questi soggetti. I tempi dunque non dipendono dall’amministrazione comunale”.
Per quello che riguarda gli stanziamenti comunali nel 2006 sono stati di 41.212 euro, di cui 36.860 per utenze Enel e la restante somma spesa per Aimag: il “campo” non è allacciato alla rete gas, ne ci sono utenze singole.
“Ogni sabato mattina – ha spiegato - un operatore dei servizi sociali passa in via Nuova Ponente per il controllo delle presenze. Altri tipi di controlli spettano alle forze dell’ordine e non all’ente locale. Ricordo comunque i successi avuti in questi anni nell’inserimento scolastico dei giovani nomadi carpigiani. Siamo comunque aperti al confronto in merito a proposte che possono venire anche dalle forze politiche cittadine”.
Riguardo poi al recente stazionamento di camper e roulotte nella zona di via delle Trecciaiole Caruso ha ricordato come il giorno dopo dell’inserimento a protocollo dell’interrogazione di Ghelfi le famiglie se ne fossero già andate.
Luca Ghelfi dopo aver stigmatizzato le affermazioni dell’assessore relative al fatto che le proprie interrogazioni finiscano prima sulla stampa che al confronto dell’aula ha spiegato che la Giunta deve prima o poi risolvere l’annoso problema del “campo” di via Nuova Ponente. “40 mila euro per i nomadi non è una cifra pazzesca ma possibile che debba sempre essere tutto a carico del Comune? Prevediamo piuttosto una sorta di cofinanziamento degli abitanti del campo, anche con finalità educative. E ricordo che alla Polizia municipale non è precluso il controllo su chi si accampa”.

Parlamento Europeo, quando 27 seggi ai Rom e Sinti?

L'esigenza che nel Parlamento europeo tra i seggi spettanti all'Italia nei sia previsto uno ciascuno per la Provincia autonoma di Bolzano e la Regione autonoma Valle d'Aosta è stata ribadita oggi dal senatore Carlo Perrin, nell'intervento in aula sulle mozioni relative all'attribuzione dei seggi italiani al Parlamento europeo.
"Il rispetto delle proprie minoranze è un segno forte anche per affermare legittime ragioni di difesa dei propri diritti di rappresentanza" ha sottolineato il senatore valdostano ricordando una proposta di legge in tale senso presentata dal Gruppo per le Autonomie nel gennaio del 1979.
"Il Gruppo Per le Autonomie - ha esordito Perrin - condivide le mozioni presentate, sia nei contenuti che nelle motivazioni e si complimenta con i proponenti per la sostanziale condivisione e convergenza da parte di senatori della maggioranza e dell'opposizione sostenuti anche da senatori illustri della Repubblica". Ha quindi annunciato "un voto a favore affinché il Governo abbia una ampio mandato da questa Assemblea per rivendicare un diritto sancito dai Trattati europei". Ha quindi sottolineato "la valenza politica della questione, che porrebbe l'Italia in una condizione di rappresentanza inferiore a Paesi che con essa sono stati fondatori dell'Unione Europea ed hanno contribuito insieme in modo determinante alla sua crescita e al suo sviluppo".
Concludendo l'intervento Carlo Perrin ha auspicato "che l'Italia, la quale giustamente rivendica i suoi diritti, garantisca con la sua legge elettorale una rappresentanza dei cittadini che tenga in debita considerazione le proprie articolazioni regionali e che garantisca in Europa la rappresentanza delle minoranze costituzionalmente riconosciute al suo interno".
Noi di sucardrom chiediamo: quando un seggio del Parlamento Europeo, spettante all’Italia, sarà assegnato alle Minoranze Sinte e Rom?

Venezia, ...e per patria una lingua segreta

Quella che stiamo vivendo è una fase caratterizzata dalla complessità del governo dell’inserimento delle comunità immigrate nel territorio a tutti i livelli e nei diversi ambiti. Emergono in alcune realtà difficoltà particolari legate alla crescente presenza nel territorio delle comunità rom e sinti, degli “zingari”, il cui mondo a noi risulta ignoto, oscuro e spesso incomprensibile.
L’Assessorato alle politiche sociali della Provincia di Venezia in collaborazione con il Coses ha condotto uno studio sulle popolazioni rom e sinte in provincia di Venezia cercando di evidenziare sia i problemi che i Comuni incontrano nel governare la presenza di queste comunità, soprattutto sul fronte dei servizi sociali, che le difficoltà dell’inserimento scolastico dei minori di rom e sinti.
Non è stata sottovalutata l’importanza di dar voce ai diretti interessati, di raccogliere le loro storie, il loro punto di vista e le loro proposte.
Con la presente iniziativa l’Assessora alle politiche sociali (Rita Zanutel) intende avviare un confronto con tutta la cittadinanza per cercare di migliorare il dialogo nelle comunità locali tra società maggioritaria e minoritarie. Il confronto avviene coinvolgendo gli attori che nel territorio dell’Aulss 12 veneziana (sui diversi fronti e con diverse competenze) si trovano ad agire in rapporto alle comunità di rom e sinti.
Di seguito le date e il programma dei primi due incontri organizzati

Mercoledì 24 ottobre 2007 ore 15,00
Auditorium Centro Servizi della Provincia di Venezia
Via Forte Marghera n. 191, Venezia-Mestre

Conduce Rita Zanutel (Assessora alle politiche sociali Provincia di Venezia).
Si confrontano: Delia Murer (Assessora alle politiche sociali del Comune di Venezia), Sandro Marton (Dirigente responsabile coordinamento dei direttori di distretto Aulss 12), Mercedes Biasetto (Dirigente scolastico direzione Jacopo Tintoretto Venezia), Stefania Bragato (ricercatrice Coses), Loris Levak (Presidente Associazione Rom Kalderash), Stefano Renard (sinto italiano).
Partecipano: Maurizio Donadelli (Assessore alle politiche sociali di Quarto d’Altino), Pier Antonio Tomasi (Sindaco di Marcon), Stefano Zanella (Assessore alle politiche sociali del Comune di Cavallino), Radiana Gregoletto e Gianfranco Bonesso (Comune di Venezia). Saranno rappresentate la Prefettura e la Questura di Venezia.


Mercoledì 31 ottobre 2007 ore 17,00
Istituto Tecnico Industriale Statale “Leonardo Da Vinci”
Via Galileo Galilei 1, Portogruaro

Conduce Rita Zanutel (Assessora alle politiche sociali Provincia di Venezia).
Si confrontano: Antonio Bertoncello (Presidente della Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale), Luigi Casagrande (Direttore servizi sociali Assl 10), Raffaella Guerra (Presidente della rete interdistrettuale delle scuole del portogruarese), Paolo Rizzante (Presidente della rete interdistrettuale delle scuole del sandonatese), Luciano Mesetto (ricercatore Coses), Tomo Duric (rom croato), Rossetto Massimo (sinto italiano).
Interverranno: Anna Furlan (UOC Sviluppo sociale della persona e della famiglia, Assl 10), Flaviana Meda (Direzione Didattica di San Stino di Livenza), Pierina Leder e Imelde Rosa Pellegrini (Comitato per la pace di Portogruaro), Elisa Nadalon (Servizi sociali del Comune di Portogruaro). Partecipano i Sindaci dei Comuni del Veneto Orientale.

Roma, AN vuole lo sterminio di Rom e Sinti in eccesso?

“Campi nomadi” fuori dai centri abitati, un periodo di permanenza che non deve superare i 30 giorni e obbligo per i rom che usufruiscono degli insediamenti di versare un contributo per le spese di gestione.
Sono questi i capisaldi della proposta di legge regionale, sicuramente incostituzionale e probabilmente razzista diciamo noi di sucardrom, sulla disciplina dei “campi sosta” illustrata ieri a Roma da Alleanza Nazionale. Presenti il consigliere regionale Luigi Celori, il capogruppo provinciale Piergiorgio Benvenuti e il consigliere comunale Sergio Marchi. «Ho lavorato a una proposta di legge che tenta di regolamentare una materia fino a oggi trascurata - ha spiegato Celori, primo firmatario del testo -. Infatti la legge regionale attualmente in vigore, che risale al 1985, prevede per i nomadi solo diritti e nessun dovere».
«Chiediamo ai rom il rispetto delle regole - ha continuato il consigliere regionale - come avviene negli altri paesi della Comunità europea. In Svizzera e in Germania i campi sosta sono momentanei e hanno tutti una stazione di polizia che ne controlla l’ingresso».
Noi di sucardrom invitiamo ad andare in Svizzera e in Germania, dove ai Rom e ai Sinti è riconosciuto lo status di minoranze. In particolare in Svizzera è data facoltà ai genitori, con sovvenzioni dello Stato Federale, di avere degli insegnanti a casa, formati dalle stesse organizzazioni rom e sinte, per evitare che i bambini possano subire passivamente un’educazione diversa da quella propria di queste minoranze. Infatti, in Svizzera come per altro in Italia la scuola è ancora lontana da un’effettiva strutturazione attraverso le metodologie proprie della pedagogia interculturale.
Oltre al divieto di sostare al di fuori delle aree autorizzate, la proposta di An prevede severe sanzioni per i Sinti e i Rom che non rispettano le leggi: prima fra tutte la scolarizzazione dei bambini, fino all’allontanamento obbligatorio dal “campo” con la conseguente perdita per il trasgressore del diritto di sosta in tutti quelli della regione. Bambini compresi, aggiungiamo noi di sucardrom.
Inoltre, nella proposta di legge regionale il numero dei Rom e dei Sinti presenti nei “campi” non dovrà superare l’uno per mille della popolazione residente. Chiediamo noi di sucardrom: i Rom e Sinti, per esempio nati in un determinato Comune che “eccedono” alla “quota” determinata, saranno deportati in fasce in altri comuni o direttamente sterminati? Continua a leggere... (in foto un manifesto di Allenanza Nazionale a Genova)

Moni Ovadia, chi attacca i Rom è razzista

«Tutti coloro che attaccano e insultano i Rom esordiscono dicendo di non essere razzisti: invece sono sempre e solo dei fottuti razzisti».
Non ha mezze misure Moni Ovadia, drammaturgo di origine ebraica da molti anni attivo in Italia, nel parlare dell’«Altro e il suo ingombro», al centro della Lectio magistralis per una laurea ad honorem ricevuta oggi dall'Università di Pavia.
«Per noi l'altro è sempre ingombrante - afferma Ovadia - basta assistere a una qualsiasi riunione di condominio. Ma oggi il più ingombrante di tutti è l'immigrato perchè porta una cultura diversa e, soprattutto, i Rom, che vengono attaccati senza misura in tutto il Paese».
Il drammaturgo, attore, musicista, studioso e divulgatore della cultura yiddish, fa anche provocatoriamente appello «alla coerenza di questo Paese ricco di buoni sentimenti cristiani: i peggiori criminali dei nostri tempi non sono Rom o Sinti, ma di ricchi Paesi occidentali. E se Gesù tornasse oggi - si chiede - rinascerebbe in una sezione della Lega Nord o in accampamento di nomadi?»
Ma, anche se è una generalizzazione assai sommaria, in molti sottolineano, con statistiche alla mano, che un'importante percentuale dei reati degli ultimi tempi nel nostro Paese è stata compiuta da cittadini rumeni. «Non nego - risponde Ovadia - che vi possono essere problemi da quelle nazioni che escono da una dittatura come quella di Ceausescu, ma gli alti tassi di delinquenza portati all'estero hanno riguardato in passato altre etnie uscite da situazioni difficili. A partire dagli italiani, dagli irlandesi e anche dagli ebrei che esportavano una loro mafia non trascurabile.
Non appena la Romania avrà sistemato i suoi problemi, specie economici, le cose torneranno nella norma. E noi non dobbiamo abbandonare l'utopia di un mondo migliore», dice Ovadia, che ha appena concluso al Piccolo di Milano le recite di uno spettacolo intitolato proprio “La bella utopia”, incentrato sul “sogno” comunista-socialista.
«Una conferma che non bisogna scoraggiarsi - afferma il drammaturgo, arrivato da bambino a Milano durante la Seconda guerra mondiale con la famiglia prima residente in Bulgaria - viene dall'emancipazione femminile: solo un secolo fa si sosteneva che le donne avessero un'intelligenza assai inferiore agli uomini. Molte cose sono cambiate, anche se uscite come quelle del premio Nobel Watson sull'inferiorità intellettuale dei neri sono delle vere pugnalate alle spalle, almeno per me - spiega Ovadia - che da ragazzo ho anche tradotto in italiano i sui libri. Ma il razzismo è una brutta piaga e l'Italia non è esente».
Ora Ovadia, che non definisce Milano come la sua città, a parte l'oasi del Piccolo Teatro, porterà in Italia lo spettacolo sull'utopia comunista, ma ha nel cuore un progetto ambizioso: la nascita di una struttura didattica creativa per attori-musicisti, che sappia creare un ambiente nel quale musica e scena teatrale interagiscano con forza. «E che alla base della cultura Rom vi sia questo connubio, forse non è un dettaglio».

lunedì 22 ottobre 2007

Roma, siti segreti per i "mega campi nomadi"

A Roma scoppia la polemica sull’ubicazione dei quattro “mega campi nomadi”, dove segregare le famiglie rom e sinte capitoline.
Le dichiarazioni dell’assessore alle Politiche della Sicurezza Jean-Leonard Touadi sulla scelta di tenere segreti i luoghi dove sorgeranno i cosiddetti «villaggi della solidarietà» ha suscitato ieri le proteste del centro-destra capitolino.
Dietro questa disposizione di celare le aree individuate persino ai consiglieri è evidente il timore che i rappresentanti dei municipi e gli stessi residenti possano opporsi, offrendo al mondo intero azioni razziste come quelle già viste a Opera (MI) e a Pavia.
Dopo i dubbi espressi dal Prefetto Mosca che ha sostituito il dottor Serra che voleva i quattro nuovi insediamenti per “rieducare i nomadi” (fonte, Repubblica), praticamente una deportazione e un programma staliniano, adesso scende il silenzio.
La campagna di “sicurezza” lanciata dalla Moratti e fatta propria con decisione da Veltroni, oggi si scontra con la realtà: criminalizzare le popolazioni sinte e rom porta inevitabilmente all’impossibilità di costruire politiche.
La cecità della politica e in particolare del Ministro Amato che ha alimentato la campagna di criminalizzazione delle popolazioni sinte e rom, sta portando inevitabilmente il Paese alla deriva razzista.
Sembra impossibile che oggi in Italia possano riproporsi gli stessi meccanismi che hanno portato alla catastrofe l’Europa sessant’anni fa. Così come allora le formazioni politiche moderate si sono spostate sulle posizioni xenofobe e discriminatorie delle formazioni politiche estreme che oggi come ieri colpiscono i “diversi”, appunto i Rom e i Sinti, per fomentare e raccogliere l’insoddisfazione della maggioranza.
Siamo però consapevoli che a destra e a sinistra molti politici e intellettuali sono consapevoli degli sbagli che si stanno commettendo e lavorano perché si arresti il Paese prima precipitare nel baratro di un nuovo Porrajmos. Siamo altrettanto consapevoli che il tempo per arrestare questa deriva xenofoba e razzista sta finendo.

Savigliano (CN), etnos e religione: il caso di Israele

Diffondiamo il comunicato inviato dall'Associazione Italia - Israele di Cuneo in merito alla serata del 13 ottobre 2007 svoltasi a Savigliano nell'ambito della manifestazione FestivalStoria.

Sabato 13 ottobre si è svolto a Savigliano, nell’ambito della III edizione di FestivalStoria, l’incontro “Etnos e religione: il caso di Israele”. I relatori erano l’analista palestinese Omar Barghouti, tra i soci fondatori del Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI), Gideon Levy, giornalista israeliano del quotidiano Ha’aretz, Catrin Ormestad giornalista svedese militante dello Swedish Palestine Solidarity Association e Michel Warschawski, direttore del Centro di Informazione alternativa di Gerusalemme, collaboratore in particolare del «Journal of Palestinian Studies».
Nel corso della serata i quattro relatori in modo univoco e a più riprese hanno definito lo Stato di Israele “razzista”, “colonialista”, “imperialista”, “nazista”, accusandolo di perseguire una politica di “pulizia etnica” e di apartheid “peggiore di quella a suo tempo praticata dal Sudafrica”. Gli stessi hanno insistito in particolare sulla brutalità e la violenza “mostruosa” con la quale gli israeliani trattano sistematicamente i palestinesi.
Non una voce si è levata per parlare delle ripetute guerre di aggressione che Israele ha subito e vinto per sopravvivere, dei quarant’anni di incessante terrorismo palestinese e dell’ultima spaventosa stagione degli attentati suicidi contro i civili israeliani.
La serata, alla quale ho assistito insieme ad altri iscritti all’Associazione Italia-Israele di Cuneo, si è insomma risolta in un vero e proprio linciaggio morale di Israele.
Alle 23.30 alcuni di noi hanno sollecitato l’apertura del dibattito, inizialmente annunciato, e il moderatore Mimmo Candito, visibilmente imbarazzato, ha fatto presente che gli era giunta indicazione dagli organizzatori di non dare luogo ad alcun confronto con il pubblico. Per inciso, ci spiace francamente che un eccellente giornalista come Mimmo Candito sia stato coinvolto in una situazione così imbarazzante.
Ci chiediamo quale carattere di obiettività, di pluralismo e ‘scientificità’ abbia avuto questa serata che pure era tra le più importanti di una manifestazione che si ammanta di rigore accademico.
Ancora di più ci chiediamo se questo episodio non sia meritevole di adeguata riflessione da parte delle Amministrazioni di importanti Città, quali Saluzzo e Savigliano e di prestigiose Fondazioni bancarie che si ritrovano ad aver finanziato, con i soldi dei cittadini, un’iniziativa oggettivamente di parte.
Ci auguriamo pertanto, alla luce di quanto sopra, che possa avviarsi quanto prima un serio ripensamento su FestivalStoria.
Andrea Costa, Segretario dell’Associazione Italia - Israele di Cuneo

sabato 20 ottobre 2007

Bambini nei "campi nomadi": quando anche la salute si fa precaria

Secondo una mappatura compiuta nel 2001, in Italia ci sono più di diciottomila rom immigrati, giunti soprattutto dai paesi dell'Europa centro-orientale, che vivono in insediamenti autorizzati e non, ai margini delle aree urbane, in spazi abbandonati, poco visibili o comunque non commercialmente appetibili. A distanza di cinque anni, i campi sono cresciuti nelle dimensioni e nuovi sono nati per accomodare i bisogni dei nuovi venuti, soprattutto rom emigrati dalla Romania.
Questi insediamenti, che comunemente sono chiamati "campi nomadi", si trovano spesso in condizioni socio-sanitarie estremamente precarie. Come ha messo in evidenza recentemente il Comitato Europeo per i Diritti Sociali, l'Italia viola sistematicamente il diritto ad un abitare adeguato per le popolazioni rom previsto dalla Carta Sociale Europea.
Tra i rom stranieri ci sono rifugiati, richiedenti asilo, migranti economici regolari e irregolari e persone completamente prive di documenti. Talvolta troviamo tutte queste tipologie di residenza in una singola famiglia, talvolta un singolo individuo che nell'arco di pochi anni si trova a passare da uno status all'altro. C'è in queste esperienze un denominatore comune, l'insicurezza del proprio diritto a risiedere in Italia e la rassegnazione ad una condizione di precarietà esistenziale che diventa talvolta permanente.
Questa precarietà di vita e abitativa ha un impatto sulla salute dei residenti? Sì, verrebbe da dire. Ma è possibile provarlo scientificamente? A cercare una risposta a questa domanda si scopre che ci sono pochi (e spesso inaccurati) studi scientifici sull'argomento. Il perché lo chiediamo all'epidemiologo Lorenzo Monasta, "il problema fondamentale della ricerca epidemiologica su gruppi genericamente definiti "zingari" è il forte pregiudizio che pregna la nostra società e che incide negativamente sulla qualità della ricerca. È chiaro, infatti, che la ricerca non si sviluppa nel vuoto, e che la scienza riflette, in termini positivi e negativi, valori e assiomi impliciti propri della società maggioritaria". di Nando Sigona, continua a leggere…

Roma, vivono nella polvere...

Vivono nella polvere, come quella che secondo la mitologia indiana ha generato i paria. Sono nati e cresciuti in Italia o sono a Roma da oltre trent'anni, i Rom sgomberati da Tor Pagnotta lo scorso febbraio abitano ai margini di due insediamenti Rom creati nel 2005 a Castel Romano, dotati invece (secondo loro) di tutti i confort.
Anzitutto container nuovi, puliti e ordinati, con tanto di allacciamento fognario, acqua e corrente elettrica. Gli ultimi dei Rom fanno parte di una ventina di famiglie, composte da circa 150 persone di nazionalità montenegrina e bosniaca, con una grande percentuale di bambini al loro interno.
Quando va bene, dormono in camper arrugginiti, con buchi dappertutto da dove la notte si intrufolano i topi, entra freddo e pioggia. Nella maggior parte dei casi, però, la loro casa è una tenda di nylon, una vecchia baracca di lamiere rovente d'estate e gelida d'inverno oppure un'automobile, che si può chiudere meglio di una roulotte e dove non entrano spifferi.
I servizi igienici sono “en plein air”: i bisogni si fanno fra i campi, mentre la “doccia” è formata da tre muretti di compensato improvvisati in mezzo all'aia, tanica e fondo di bottiglia di plastica per utilizzare l'acqua con parsimonia, che vorresti fossero un'illusione ottica ma che invece sono lì per davvero, spuntati dal terreno fra le baracche, i rifiuti e le galline che scorrazzano indisturbate.
"Sono di una donna che ama e non uccide i polli - racconta Ljubo, un ragazzo di trent'anni proveniente dalla ex Jugoslavia -. Li ha portati con sé dall'insediamento di Tor Pagnotta, sulla Laurentina, dove abitavamo prima. Ognuno ha raccolto in fretta ciò che aveva di più caro e lei ha preso le galline". Continua a leggere...

Milano, De Corato non trova i diecimila rom rumeni

"Attualmente la Polizia Municipale ha censito circa 800 rom stranieri in 8 dei 12 campi nomadi autorizzati. Che aggiunti alle circa 450 presenze di marginalità, quasi totalmente romene, porta a circa 1200 presenze identificate".
Lo comunica il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Milano, Riccardo De Corato. "Lo scorso giovedì - spiega De Corato - è stato censito un nuovo campo autorizzato, quello di via Novara.
Le persone identificate sono circa 200 (tra adulti e bambini) divisi a metà tra kossovari e macedoni". Questa nuova operazione si aggiunge a quelle fatte in precedenza nei 4 campi di Triboniano, che ospitano complessivamente 602 persone (504 nei primi 3 campi e 98 nel restante). Operazione che ha portato all'identificazione di 302 romeni e 16 bosniaci adulti. E che si aggiunge a quella svolta nei campi di via Idro, Negrotto e Impastato, occupati prevalentemente da rom italiani (240 gli adulti).
"Nei prossimi giorni - continua De Corato -, come preannunciato, si procederà al censimento negli altri campi autorizzati. E naturalmente continuerà l'identificazione delle presenze di marginalità ai semafori, in metro e per le strade, sulla base del rispetto di una direttiva europea. Si tratta di interventi possibili solo grazie al supporto delle forze dell'ordine".
Noi di sucardrom attendiamo con pazienza che De Corato o la Maiolo trovino i diecimila rom rumeni che dicono abbiano invaso Milano dal mese di gennaio 2007.

Roma, muore la prima bambina rom per il freddo

Una bimba rom rumena di due mesi è morta all'alba a Roma in una baracca sulle sponde del fiume Tevere, all'altezza di piazzale della Radio, nel quartiere Marconi.
La bimba potrebbe essere morta a causa delle basse temperature registrate la scorsa notte nella capitale. Ad avvertire il 118 è stata la mamma della bambina, preoccupata che la piccola non respirava più.
Il medico legale non ha riscontrato segni di violenza sul corpo della bimba e questo fa ritenere plausibile l'ipotesi di una morte naturale o di un decesso causato dal freddo e dalle precarie condizioni di vita della comunità rom che si è accampata in alloggi di fortuna in riva al Tevere.
Durante l’autunno e l’inverno di ogni anno a Roma muoiono diversi bambini rom per il freddo e per incendi causati dalle precarie situazioni abitative. Speriamo che oggi, vista l’attenzione mediatica sulla questione rom, il Comune di Roma e la società civile si attivino e trovino delle soluzioni dignitose.

Romania, il sogno rom di una sanità migliore

Quasi ogni mattina, appena si fa giorno, Gogu prende il suo carretto carico di cianfrusaglie e rottami metallici e lentamente lo trascina fino al centro di riciclaggio. Scarica lì il suo carretto e in cambio riceve una modica somma di denaro, con cui riesce appena a pagarsi il cibo per la giornata. Quindi se ne torna a casa.
Quello che fa ogni giorno Gogu, conosciuto anche come Ion Gogonet, non è niente di insolito per molte delle persone che vivono a Ferentari. Situata all’estema periferia sud di Bucarest, Ferentari è un grande quartiere a metà fra lo slum ed il ghetto.
Molti magazzini, un paio di bar che lasciano alquanto a desiderare, qualche negozio in pessime condizioni, un parco che sembra più grigio che verde e una mensa gratuita per i poveri, questa è Zabrautului Street.
La zona è nota per i suoi monolocali in brutti palazzi a cinque piani, con i panni stesi fuori ad asciugare e piccole finestre dalle quali in ogni momento spunta la testa di una donna che grida ai bambini che giocano a palla di sotto, fianco a fianco con i cani che rovistano nella spazzatura.
Qui, in questo mondo stile-ghetto sporco ma vivace, vive Ion Gogonet, un rom di 50 anni. Il suo monolocale è di appena sedici metri quadrati; comprende una piccola cucina e un bagno di tre metri quadrati. Ad ogni modo è allacciato alla rete elettrica e al sistema di acqua corrente, il che secondo chi ci abita non è poco, da quando non molto tempo fa gli edifici sono stati privati di questo genere di servizi di base.
Qui è dove vive la famiglia di Gogonet: la sua compagna, Ilie Stela, 33 anni, e tre bambini – due dei quali frequentano ancora le scuole elementari. Il loro padre dorme in un altro letto perché in passato ha avuto la tubercolosi. Ha 72 buchi nei polmoni, e la vita in un contesto povero e insalubre lo hanno reso infermo. Eppure, rifiuta di vedere un medico, in parte per negligenza e in parte per pudore e paura che lo sappiano i suoi amici. Continua a leggere…

venerdì 19 ottobre 2007

Albania, i Rom e i materiali ferrosi

L'esempio di un sacerdote e l'iniziativa di un italiano che ha coinvolto nell'attività di recupero di materiale ferroso un migliaio di famiglie Rom come suoi fornitori di rottami. Ora si sono assicurato un discreto reddito che, in circa dieci anni di attività, ha consentito loro di attrezzarsi con mezzi motorizzati leggeri, furgoni e apparecchiature per la pressatura di materiali selezionati.
In Albania, fino all'ultimo evento bellico mondiale,vigeva la pena di morte. Il problema più grosso per le autorità giudiziarie era quello di trovare l'esecutore materiale di tali sentenze, perché, tra la popolazione albanese vigeva l'uso di vendicare la morte di un parente con l'uccisione di colui che l'aveva provocata.
I governanti dell'epoca trovarono la soluzione: l'incarico di boia veniva assegnato ad un Rom che, essendo considerato un sub-umano, non era ritenuto passibile di tale ritorsione. Per questi stessi motivi, gli Ottomani usavano in guerra i soldati Rom per compiti quali la tortura di prigionieri o la rappresaglia su popolazioni civili.
Da allora fino alla caduta del comunismo (periodo in cui la dittatura di Oxa aveva fatto sforzi immani per integrarli: assegnandogli case popolari nelle palazzine abitate da comuni albanesi, imponendo l'obbligo scolastico, ecc.) in pratica non è avvenuto un sol passo ai fini di un minimo di integrazione; la popolazione albanese tratta i Rom con disprezzo.
Nel mio recente anno trascorso in Albania ho avuto la possibilità di osservare questo fenomeno un po' più da vicino e conoscendo anche Gurali, il leader indiscusso dei Rom albanesi che è fortemente impegnato per la piena conquista dei diritti civili del suo popolo.
Mi sono sempre dichiarato laico ed un po' anticlericale, ma nel corso della mia vita professionale dedicata alla cooperazione allo sviluppo ho avuto l'occasione di incontrare Missionari durante lo svolgimento delle loro attività umanitarie.Una particolare attenzione mi è stata suscitata da Don Antonio Sintonico dei Giuseppini del Murialdo che, in questi ultimi anni ha dedicato la maggior parte della sua attività missionaria nei confronti dei bambini Rom della città di Fier, dove c'è una loro presenza consistente. Continua a leggere…

La Fondazione Migrantes compie vent'anni

La Fondazione Migrantes, l’organismo della Conferenza Episcopale Italiana che si occupa della Pastorale Migratoria, compie in questi giorni 20 anni di vita. La Migrantes nasce, infatti, nell’ottobre 1987 dalla naturale evoluzione di altri organismi che per circa un secolo hanno testimoniato la materna attiva presenza della Chiesa tra i migranti.
Nel 1946 nasceva a Roma il "Comitato nazionale cattolico per l’emigrazione", trasformatesi l’anno seguente in "Giunta cattolica italiana per l’emigrazione". Molto attive risultavano a quel tempo anche in campo emigratorio la Pontificia Opera Assistenza (Poa), l’Azione Cattolica, le Acli, l’Onarmo e diversi altri organismi. Nel 1953 fu istituita anche la "Direzione Nazionale delle Opere di Emigrazione" per un’azione più strettamente pastorale, col compito ad esempio di seguire le centinaia di Missioni Cattoliche Italiane tra gli emigrati all’estero e di organizzare annualmente la Giornata Nazionale delle Migrazioni che da qualche anno è diventata Giornata Mondiale.
Nel 1965 la Santa Sede trasferì alla Conferenza Episcopale Italiana appena istituita la competenza di quanto riguardava i problemi della Chiesa in Italia, compreso quello migratorio. Nasce così la Commissione Episcopale per l’Emigrazione e "il suo organismo esecutivo", l’Ufficio Centrale per l’Emigrazione Italiana (Ucei). Nei due decenni successivi in seno alla Cei maturò l’idea di far confluire in un unico organismo la competenza su tutte le forme di mobilità umana che, oltre l’emigrazione italiana verso l’estero, comprendeva anche il mondo dei rom e sinti, dello spettacolo viaggiante e dei marittimi e aeroportuali. Inoltre proprio in quegli anni l’immigrazione "extracomunitaria" dai Paesi in via di sviluppo cominciava a configurarsi in modo sempre più consistente come fenomeno di massa, verso il quale si erano già mobilitate con una fitta rete di servizi tante forze di ispirazione cristiana.
Nasce così nel 1987 la Migrantes come Fondazione che oggi ha cinque direttori, uno ciascuno per gli accennati settori, un direttore generale, mons. Piergiorgio Saviola e un presidente nella persona di mons. Lino Belotti, presidente anche della Commissione Episcopale della Cei per le Migrazioni. Continua a leggere...

Firenze, la retromarcia del Sindaco Domenici

La nuova ordinanza del Comune prevede una multa da 75 a 500 euro e il sequestro delle relative attrezzature (stracci, secchio, detergenti) per chi viene trovato agli incroci a chiedere denaro in cambio del lavaggio dei vetri dell'auto. Rispetto ai provvedimenti precedenti, straordinari e limitati nel tempo ha spiegato il sindaco della città, Domenici, questo è ordinario.
Questa terza ordinanza si ispira al regolamento della polizia municipale e indica il divieto "a chiunque, nelle strade cittadine e agli incroci semaforici, di avvicinarsi agli automobilisti per offrire attività di pulizia vetri o fari dell' automezzo e aspettarsi, in conseguenza, l' elargizione di denaro".
Il testo non richiama più l'articolo 650 del codice penale, presente invece nelle due precedenti ordinanze. "L' ultima ordinanza, come quella precedente - ha spiegato il sindaco Leonardo Domenici illustrando la nuova ordinanza, la terza, che sostituisce quella attuale in scadenza il 31 ottobre - era contingibile e urgente, cioè limitata nel tempo. Ad un certo punto, lo sapevamo, sarebbe stato necessario passare dalla fase emergenziale, che tuttavia ha dato un risultato apprezzabile, alla fase ordinaria".
Il sindaco ha precisato che il nuovo provvedimento "tiene conto anche del dibattito che si è prodotto in seguito alle prime ordinanze e soprattutto degli ordini del giorno votati in consiglio" e naturalmente delle osservazioni della Procura della Repubblica.
Quanto alle polemiche sulla possibilità dei lavavetri di finire dietro le sbarre poiché in precedenza si parlava di denuncia penale, Domenici ha dichiarato: "Veramente nessuno è mai finito in carcere. Credo che di questo si sia parlato del tutto impropriamente. D' altra parte il 90% delle persone con cui ho parlato della nostra ordinanza non l' aveva letta bene e non ne conosceva davvero i contenuti".

giovedì 18 ottobre 2007

Mantova, convocato il comitato "Rom e Sinti Insieme"

Sabato 27 ottobre 2007 alle ore 11.00 a Mantova, presso la Casa dello Studente in piazza Virgiliana n. 55, è convocato il comitato “Rom e Sinti Insieme”.
All’incontro sono invitate tutte le associazioni e i gruppi rom e sinti. Si discuterà della proposta di legge n. 2858, depositata dall’Onorevole Mercedes Frias come prima firmataria, sull'inserimento delle minoranze rom e sinte nella Legge 482 del 1999: norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche. Inoltre, saranno proposte delle azioni per contrastare l’attuale situazione di discriminazione.
Alla giornata sono invitati i rappresentanti dell’ARCI che hanno accolto e ospitato il comitato a Cecina, offrendo un’importante opportunità.
Durante la giornata sarà presentata una proposta organizzativa per il Comitato.
Per qualsiasi chiarimento o per qualsiasi informazione potete chiamare la segreteria tecnica del comitato, presso l’Associazione Sucar Drom: telefono 0376 360643, fax 0376 318839 oppure scrivi a romsinti.insieme@libero.it

Opera (MI), richiesta di rinvio a giudizio per nove persone

Richiesta di rinvio a giudizio per nove persone, tra cui il capogruppo della Lega Nord nel Consiglio comunale di Opera, Ettore Fusco: si chiude così la prima parte dell'indagine condotta dal pm Laura Barbaini per il rogo che il 21 dicembre ha devastato il "campo nomadi" allestito dalla Protezione civile alla periferia sud di Milano. Tra gli indagati ci sono anche dei cittadini di Opera, accusati a vario titolo di concorso in danneggiamento aggravato, incendio e interruzione di pubblico servizio. Per Fusco l'ipotesi di reato è istigazione a delinquere. Nell'incendio, scoppiato durante un presidio non autorizzato davanti al campo, erano state bruciate sei tende, altre sette erano state divelte, e qualche auto della Protezione civile danneggiata.
Quella sera Fusco era intervenuto in aula nel corso della discussione sulla ratifica dell'accordo tra il Comune e quello di Milano sulla destinazione dell'area in cui era stato allestito il campo. L'esponente della Lega, come riportano gli atti dell'inchiesta, «istigava pubblicamente i presenti a commettere uno o più reati e in particolare all'occupazione della tendopoli di Opera, incitando più volte i numerosi cittadini (...) e pronunciando le seguenti frasi: "Occupiamo il campo nomadi! (...), dobbiamo andare a occupare quell'area in modo tale che torni nostra (...). Andiamo tutti e resistiamo perché così Opera è nostra e gli interessi degli operesi non sono la solidarietà ai nomadi"». Fusco ha tra l'altro definito quell'area «dannata». Ascolta gli operesi...
Noi di sucardrom ribadiamo ancora una volta che gli indagati devono essere accusati anche dei reati previsti dalla legislazione a contrasto delle discriminazioni razziali. L’associazione Sucar Drom appronterà un’azione legale ad hoc, qualora non siano prese in esame dal Tribunale di Milano le ipotesi di reato di discriminazione e incitamento all’odio razziale.