lunedì 15 gennaio 2018

I rom bulgari in Italia

Vi proponiamo il video in cui l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, professore emerito di antropologia all'Università La Sapienza di Roma, parla della ricerca sui rom bulgari dal titolo Una migrazione silenziosa, di Maria Rosaria Chirico, pubblicata dalla Fondazione Migrantes.


L'opera, " ponte tra silenzio e comunicazione" , è frutto di un dialogo intenso ed appassionato con donne e uomini di cultura romanì, protagonisti di una migrazione silenziosa i quali affrontano con coraggio e creatività le sfide della vita.

Punto focale dell'indagine non è il fenomeno, quanto le persone con particolare attenzione alle loro storie ed al loro vissuto, alle emozioni e alla loro voglia di farcela a tutti i costi. Un vero e proprio reportage nell'universo romanì nel quale si affrontano temi quali la cittadinanza, lo sfruttamento lavorativo, l'amicizia, la solidarietà, la religiosità, legati tutti dalla speranza.

sabato 9 dicembre 2017

Fondazione Romanì, la parola «povertà» non basta a spiegare ogni problema

Nel dibattito che si sta svolgendo sull'approccio che le politiche pubbliche dovrebbero attuare nei confronti delle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom che vivono in stato di povertà, in maggioranza nei cosiddetti “campi nomadi” entra la Fondazione Romanì Italia, guidata da Nazzareno Guarnieri, con una replica al post di Carlo Stasolla firmata insieme al prof. Giovanni Agresti.

L’articolo di Carlo Stasolla pubblicato su Il Fatto quotidiano del 5 dicembre 2017 «Rom, una parola non basta a definire 22 comunità diverse» ha due meriti fondamentali: 1) mette in guardia contro chi sfrutta la questione rom per trarre vantaggi economici; 2) informa un pubblico verosimilmente vasto e non specializzato circa l’indubbia complessità del mondo rom e – aspetto spesso ignorato dai più – il suo antico insediamento in Italia (XIV secolo).

La disinformazione prepara il terreno al pregiudizio e alle scorciatoie del pensiero, come quando – aggiungiamo noi – viene posta dall’opinione pubblica la (frequente e molto discutibile) equivalenza tra “rom” e “romeni” o tra “rom” e “nomadi”. Sappiamo quanto le generalizzazioni siano, in qualsiasi contesto, delle mortificazioni, spesso esiziali, della realtà, e come, nello specifico contesto della comunità romanì, contribuiscano a compromettere il già difficile dialogo sociale.

Detto questo, frammentando la minoranza romanì in «107 condizioni socio-culturali differenti» ed enfatizzando la diversità di «dialetti, religioni, tradizioni», Stasolla finisce per cadere nell’eccesso opposto, aprendo da un canto la via ad altre forme di pregiudizio in merito alla possibilità stessa di ammettere l’esistenza, in Italia, di una comunità romanì dotata di una cultura e di una lingua sufficientemente unitarie; e, dall’altro, depotenziando legittime rivendicazioni di ordine culturale, già molto osteggiate dalla nostra classe dirigente.

Rom e sinti, de-etnicizzare per cancellare l’identità?

Ha due nuovi capitoli il dibattito che si sta svolgendo sull'approccio che le politiche pubbliche dovrebbero attuare nei confronti delle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom che vivono in stato di povertà, in maggioranza nei cosiddetti “campi nomadi”. Carlo Stasolla, presidente di 21 Luglio ha pubblicato una sua riflessione sul blog del Fatto Quotidiano in cui chiede di de-etnicizzare le politiche a favore delle persone appartenenti alla minoranza che vivono in stato di povertà. Nella riflessione che potete leggere di seguito alcune associazioni rigettano tale impostazione perché la causa principale per la quale tante persone vivono nelle baraccopoli è la discriminazione etnica/razziale. Le politiche dovrebbero quindi contrastare la discriminazione e promuovere politiche di lotta alla povertà che sappiano offrire soluzioni rispettose della diversità culturale di cui sono portatrici queste persone.


De-etnicizzare per cancellare l’identità?

Siamo preoccupati della direzione che sta assumendo il dibattito pubblico sulla “questione rom”, che, non è una novità, vede esclusi rom e sinti e protagonisti accademici e qualche associazione che monopolizza la comunicazione e anche risorse destinate all’inclusione di rom e sinti. Vogliamo qui proporre una riflessione pubblica.

Qualche rom ha ritenuto inappropriata e offensiva l’immagine che illustrava la locandina del convegno “Inclusione, esclusione e diseguaglianze sociali – Politiche interventi pubblici e processi socio-economici nel contesto europeo – Il caso dei gruppi rom”, organizzato in Ottobre a Lecce dall’ICISMI. Sembrava indulgere al solito cliché dei rom e sinti brutti e sporchi rappresentato da un gruppo di bambini cenciosi, palesemente non rom. In realtà era perfettamente coerente con il titolo e l’assunto del convegno che aveva come tema l’inclusione e l’esclusione sociale in quanto condizione e frutto della diseguaglianza sociale in generale – di cui quei bambini erano il simbolo – e nella quale i “gruppi” rom sono inseriti come uno dei tanti “casi” di studio.

A Novembre l’associazione 21 Luglio ha presentato una ricerca sui matrimoni precoci nelle baraccopoli romane. Il fatto che i loro abitanti fossero rom e sinti era pura casualità per gli autori della ricerca, la tesi essendo che è il degrado a produrre matrimoni precoci come soluzione alternativa al disagio e alla diseguaglianza sociale. Tralasciando l’ascientificità della ricerca (un campione insufficiente, l’incomparabilità della scala tra i rom delle baracche romane e il Niger, ecc. ma ci riserviamo una più puntuale analisi), le sue conclusioni prescindono dai fattori storico-culturali e i dati presentati ai mezzi d’informazione sono serviti solo a fornire ulteriore materia all’antiziganismo, cosa puntualmente avvenuta con una raffica di titoloni del “dagli allo zingaro incivile” (peraltro il titolo della presentazione era un chiaro invito al sensazionalismo: “Matrimoni precoci: nelle baraccopoli romane superato il record del Niger”).

Qui interessa piuttosto capire cosa lega questi due momenti, entrambi ammantati con l’autorevolezza scientifica del dibattito accademico e della ricerca. In entrambi i casi, come si dice tecnicamente, si “de-etnicizza”, cioè si assume la condizione del degrado delle comunità rom e sinte messe ai margini sociali e civili come fenomeno della più generale condizione di marginalità sociale delle diverse fasce di popolazione, cioè tra un homeless, un immigrato, un italiano in miseria e un rom o un sinto non c’è differenza essendo accomunati da un medesimo destino.

venerdì 1 dicembre 2017

Rom e sinti, tra universalismo ed etnicizzazione

In questi giorni si è aperto un forte dibattito a livello nazionale che coinvolge l'associazionismo sinto e rom e non solo, ricercatori e professori universitari. La discussione si è generata quanto Santino Spinelli ha contestato su Facebook il convegno organizzato dall'ICISMI e dopo la pubblicazione dell'abstract di una ricerca condotta a Roma dalla 21luglio. Ieri è intervenuto Luca Bravi con un articolo pubblicato su Radiocora.it.


Sono due le immagini da cui partire per riprendere il ragionamento sviluppatosi in questi giorni intorno al dibattito tra universalismo e etnicizzazione rispetto alle politiche d’inclusione di (o con) rom e sinti.

La prima immagine rimanda alla necessità di ricordare che il mondo in cui viviamo è fortemente etnicizzato: i nostri governi sono fortemente etnici, etniche sono le nostre rappresentanze nei parlamenti nazionali ed europei, dunque esistono maggioranze etniche fortemente rappresentate ed in grado di gestire il potere e minoranze prive di rappresentanza (soprattutto se prive di uno Stato). Tra i poteri più consistenti gestiti dalle maggioranze etniche c’è quella di poter nominare e fornire categorie di riferimento, un’azione che corrisponde a poter “nominare” e cioè porre etichette su soggetti ed oggetti circostanti.

La seconda immagine è la riflessione offerta da un sindaco di una città del centro-Italia che ci trasporta immediatamente verso ciò che riguarda la necessità di dare risposte amministrative concrete per l’inclusione di rom e sinti nelle città del presente: “ho otto famiglie sinte che vivono in un’area di sosta pubblica che ha grandi problemi, sono convinto che i campi nomadi vadano superati, perché sono l’origine di emarginazione ed esclusione di tutti i tipi, allora ho offerto la soluzione della casa come emergenza abitativa, ma le famiglie non hanno accettato e mi hanno chiesto di adoperarmi per attrezzare una micro-area; pur restando convinto che la casa sarebbe meglio, se io oggi avessi avuto la possibilità di offrire loro una micro-area già costruita, io avrei risolto tutti i loro problemi abitativi”.

Avezzano, preghiera, musica, canti e danze rom


Roma, matrimoni precoci: i dubbi sulla ricerca nelle baraccopoli

Sulla stampa quotidiana è apparso un ennesimo grido di allarme che riguarda le Comunità rom e sinte. Da una ricerca condotta dall’Associazione 21 luglio emerge un dato “choc”: il tasso dei matrimoni precoci nelle baraccopoli romane raggiunge il 77 per cento e supera il record mondiale del Niger. Una manna per chi non aspettava altro per riprendere il refrain dell’inciviltà, della irriducibilità all’integrazione delle Comunità rom con tutto quello che ne consegue, anche se la ricerca stranamente non nomina i rom. Perché allora parlare di rom, per acutezza investigativa dei giornalisti o per ipocrisia dei ricercatori?

A parte questo è utile una riflessione sui dati e sulla metodologia per una lettura meno strumentale e sensionalizzante dei risultati e dei limiti di questa ricerca. Con una premessa. Noi conosciamo il problema dei matrimoni precoci nelle comunità rom e sinte, conosciamo la sua complessità e anche l’evoluzione positiva che ha avuto negli ultimi anni, quindi non vogliamo nascondere la polvere sotto il tappeto ma vogliamo evitare il solito gioco di portare acqua al pregiudizio e alla discriminazione.

Venendo alla ricerca ci limitiamo a due osservazioni sulla ricerca.

martedì 21 novembre 2017

Milano, votate per Luisa vuole studiare

L’Associazione di promozione sociale “Fabrizio Casavola” ha partecipato al bando di Sinistra Italiana denominato “Forza”, che sviluppa e finanzia progetti sociali innovativi senza finalità di lucro. Il progetto dell'associazione si chiama LUISA VUOLE STUDIARE e vuole aiutare Luisa, una ragazza rom che abita nel CES di via Sacile, a frequentare una scuola di formazione professionale per diventare parrucchiera-estetista.

L'associazione ha chiesto un contributo di euro 3000 per coprire i vari costi: iscrizione, acquisto di testi e materiali di consumo, abbonamento trasporti ecc. Il progetto ha superato l’esame della Commissione e ora concorre alla votazione decisiva che puoi fare anche tu. Solo al termine di questa votazione sapremo se sarà promosso e quindi finanziato. Per tale ragione l'Associazione “Fabrizio Casavola” chiede l'aiuto di tutte e di tutti, votando sulla piattaforma Commo.

Il progetto LUISA VUOLE STUDIARE è il numero 68: metti un segno di spunta e conferma. Si vota fino al 3 dicembre 2017, ma si invita a farlo il prima possibile. Votate, votate, votate!

Lecce, ICISMI: solo i rom possono parlare di “questioni rom”?

Ieri abbiamo pubblicato la lettera aperta firmata da molte delle associazioni sinte e rom, tra cui Sucar Drom, che chiedeva alla cultura e alla politica di pensare alle persone e alle e ai leader appartenenti alla minoranza linguistica come protagonisti pensanti e non come oggetto di studio o di scontro politico. Il tutto nasce dall'organizzazione di un convegno a Lecce sull'inclusione dei rom in cui non erano invitati leader ed intellettuali rom e sinti. Oggi pubblichiamo la lettera dell'International Centre of Interdisciplinary Studies on Migration, inviataci da Antonio Ciniero.

Il prossimo 22 e il 23 novembre si svolgerà, a Lecce, un convegno sul tema dell’inclusione, esclusione e diseguaglianze sociali che investono i gruppi rom, organizzato dall’International Centre of Interdisciplinary Studies on Migrations e dal Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo dell'Università del Salento. Il convegno sarà dedicato alla riflessione sugli effetti innescati dalle politiche, dagli interventi pubblici (e non pubblici) e dai processi socio economici sulle dinamiche di inclusione/esclusione dei gruppi rom.

A tal fine, il comitato scientifico ed organizzativo del convegno ha individuato studiosi, esperti e attivisti – rom e non rom – che sul tema conducono da anni lavori di fondamentale importanza per il dibattito pubblico e scientifico, e rappresentanti istituzionali. Di particolare interesse gli interventi di operatori culturali e artisti, tra cui quello di Claudio Cavallo Giannotti, fondatore del gruppo musicale Original Mascarimirì, discendente di un’antica famiglia rom e coautore del film Gitanistan - Lo Stato immaginario delle famiglie rom salentine, che ha saputo declinare inedite narrazioni raccontando come, sul territorio della provincia di Lecce, si sono storicamente articolati i processi di interazione tra famiglie rom e famiglie non rom.

lunedì 20 novembre 2017

Avezzano (AQ), il Cammino di Zefferino



Domenica 3 Dicembre ad Avezzano presso la chiesa di San Giovanni avrà inizio "Il Cammino di Zefferino”, con preghiere, canti, danze e musica rom in onore del Beato Cefferino Jimenez Malla detto "EL PELE ".

Ad Avezzano dalle ore 14.00 avrà inizio "Il Cammino di Cefferino" che si comporrà di tre eventi (vedi foto). La città abruzzese è stata scelta proprio perché ha una piazza intitolata al primo Martire Rom. L'evento è stato organizzato dall'associazione culturale "Amici di Zefferino " di Lanciano, presidente Giulia Di Rocco, unica Associazione in Italia che il 4 maggio scorso ha organizzato, in concomitanza con la Spagna, le celebrazioni per il ventennale della beatificazione di Zefferino El Pelè.

Co-organizzatori dell’iniziativa sono la Fondazione Migrantes e il Centro Rom di Avezzano. All' evento interverranno molti esponenti del mondo rom e religioso, sarà presente il promotore in Italia della Beatificazione di Zefferino Jimenez Malla: Monsignor Riboldi di Milano, il vescovo di Avezzano Monsignor Pietro Santoro e il reverendissimo Giovanni De Robertis della fondazione Migrantes.

Rom e sinti, lettera aperta alla cultura e alla politica



Chi fa una cosa per me, senza di me è contro di me
Mahatma Gandhi

Il 22 e 23 Novembre a Lecce si svolgerà un importante convegno organizzato dall’ ICISMI. Tema: Inclusione, esclusione e diseguaglianze sociali - Politiche interventi pubblici e processi socio-economici nel contesto europeo - Il caso dei gruppi rom. Autorevoli i relatori e importante la partecipazione politica. Manca solo la voce “dei gruppi rom”, ridotti a “caso”, come sempre. Utilizziamo perciò questa occasione per richiamare l’attenzione della cultura, della politica e dell’informazione su un tema per noi fondamentale: la partecipazione di rom e sinti al dibattito e al confronto pubblico culturale e politico.

In questi anni le comunità romanì italiane stanno facendo lo sforzo di uscire dalla condizione di marginalità nella quale sono state costrette da oltre trent’anni di politiche assistenziali. Relegato ai margini anche fisici della società, costretto a occupare gli interstizi di un mondo ostile nel quale la caccia allo “zingaro” è diventato vantaggio politico, il popolo romanì ha costruito momenti di aggregazione e di organizzazione, con fatica e difficoltà per la stessa propria articolazione e complessità e per il pesante svantaggio culturale di decenni di assistenzialismo avvantaggia gli assistenti e deprime gli assistiti.

domenica 12 novembre 2017

Roma, basta fake news su Camping River

Vogliamo denunciare la circolazione di notizie false animate dall’aperta volontà di strumentalizzare i rom e quanti si preoccupano che ne vengano rispettati i diritti umani per la verità così spesso violati.

Si tratta di una vera e propria fake news diffusa via internet e Facebook e tesa unicamente ad alzare un polverone a vantaggio del narcisismo mediatico di un ben noto personaggio che ai rom causa solo danni.

giovedì 9 novembre 2017

Alleanza Romanì, la responsabilità è personale e non etnica

Esprimiamo la piena solidarietà di tutta la Comunità rom italiana alle due giovani ragazze e alle loro famiglie, che hanno subito a Roma un'orrenda violenza da parte di individui dagli istinti bestiali. Una violenza, un crimine inaccettabile che nella cultura romanì è fermamente condannato poiché considerato un'aberrazione che rende gli individui che se ne macchiano inaccettabili alla comunità.

Non possiamo d'altro canto sottacere lo sciacallaggio mediatico-politico da parte di alcuni organi di informazione che etnicizzando il crimine vogliono deliberatamente condannare un popolo intero inerme e incolpevole, senza possibilità di appello. La Comunità romanì italiana non intende subire strumentalizzazioni ricordando che la responsabilità dei crimini è individuale e non di un popolo intero (la colpa collettiva è un principio istituito dai nazisti per ebrei e rom). Chi, media e politica, vuole evidenziare che il problema dell'Italia sono i rom, cerca un capro espiatorio ideale su cui riversare il malcontento generale e raccogliere un consenso elettorale sulla paura e la caccia alle streghe.

martedì 12 settembre 2017

Reggio Emilia, i sinti scrivono una lettera all'ARCI e all'ANPI

L'associazione Thém Romanò ha inviato la seguente lettera all'ANPI di Reggio Emilia e all'ARCI provinciale di Reggio Emilia per denunciare l'inedia della Regione Emilia Romagna e dei Comuni nell'applicazione della Legge regionale 11/2015 e della Strategia regionale a favore delle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom. La lettera è stata consegnata oggi pomeriggio a Emma Bonino ed è stata inviata a Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'ANPI e all'Asssessora regionale Elisabetta Gualmini. L'associazione chiede di essere aiutata a sostenere l'applicazione dei diritti civili a favore delle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta.

Siamo i sinti reggiani, quelli che sono stati nel campo di concentramento di Prignano sul Secchia (MO), che hanno anche combattuto come partigiani (formazione Corsini). Lavoriamo prevalentemente nello spettacolo viaggiante, siamo noi che accendiamo le luci dei luna park, illuminando anche le feste di partito. Apparteniamo alla più grande minoranza storico-linguistica europea che è anche la più svantaggiata e stigmatizzata; in Italia ci sarebbe la strategia di inclusione nazionale per Rom e Sinti approvata dal governo italiano nel 2012, ma nessuno sembra essersene accorto, nonostante gli interventi di numerose organizzazioni internazionali tra cui il Consiglio d’Europa, l’OSCE e l’Unione Europea.

Roma, lettera alla Sindaca Raggi per la "chiusura" del primo "campo nomadi"

L'associazione di promozione sociale Cittadinanza e Minoranze ha inviato alla Sindaca Raggi e all'Assessora Baldassarre la seguente lettera con la quale si richiama l'Amministrazione di Roma Capitale all'osservanza delle norme del Diritto Internazionale ricordando che in caso di violazioni può intervenire la Corte Europea dei Diritti Umani, come avvenuto in passato.

Signora Sindaca e Signora Assessora,
apprendiamo con molta preoccupazione che sarebbe stata fissata al prossimo 30 Settembre la chiusura del Campo River. I motivi di preoccupazione sono almeno tre.
Il primo e più assillante riguarda la futura collocazione delle numerose famiglie che risiedono nel campo. Non è noto né quale sarebbe, né con quali criteri e procedure sia stata individuata e se e come gli/le interessate, cioè le oltre 400 persone che vi abitano, siano state coinvolte nella decisione. Non vorremmo, ma temiamo, che il trasferimento avvenga con il solito deprecato metodo del “prendere o lasciare” come se non si trattasse di cittadini e cittadine, cui la Carta Sociale Europea, La Carta dei Diritti Umani e la Costituzione Italiana riconoscono ben individuati diritti. E’ ben noto che tale metodo è illegale, tant’è che la Corte Europea dei Diritti Umani lo persegue.

venerdì 8 settembre 2017

Mantova, al #Festlet i sinti al laboratorio di Anagoor

"Da sempre il sogno del mondo dura. Già al tempo in cui Virgilio contemplava queste acque, e Mantova sorgeva priva di cupola crociata, e niente di emerso dal sottosuolo che sempre brucia dilaniava la pace dell'occhio..." (Guido Ceronetti). Inizia così il laboratorio di teatro realizzato oggi e domani da Anagoor che all'interno del programma del Festival della Letteratura propone uno studio del paesaggio, contemplazione e lettura dedicato agli adolescenti, in due giornate.

Domani i partecipanti nel loro cammino da Andes a Mantova si fermeranno nel cosiddetto “campo nomadi” per un dialogo con alcune persone lì residenti che appartengono all'associazione Sucar Drom e all'Istituto di Cultura Sinta.

Ad ogni persona partecipante al laboratorio sarà offerto un dvd con le testimonianze dei sopravvissuti al Porrajmos, un cd del concerto tenuto al Bibiena dal Django's Clan e un breve testo sulla situazione delle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom.