lunedì 29 maggio 2017

Milano, morte di una "zingara"

Inaugurazione del CES
Ieri notte, 28 Maggio 2017, davanti al cancello del CES (centro di emergenza sociale) di via Sacile, M. , una donna rom di 42 anni, è morta. Lascia i genitori, il marito e 3 figli. Dormiva su un materasso all’aperto, dopo che la mattina di venerdì 26 la polizia locale aveva sgomberato – distruggendo tutte le loro cose - il gruppo di famiglie che si era accampato nel boschetto a fianco del Centro. Erano per lo più parenti degli ospiti del CES, come M. che nel centro aveva la sorella. Alcune di queste famiglie, tra le quali quella di M., si erano accampate alla bell’e meglio davanti all’ingresso del centro.

Ieri sera, di fronte a parenti e ospiti, questa donna ha avuto un attacco cardiaco e ha agonizzato in attesa dell’ambulanza, che giungeva solo dopo oltre mezz’ora perché chi in quel momento era responsabile del Centro non si peritava di rispondere alle richieste di aiuto. Di fronte a questa vicenda, per la quale mancano le parole per descriverne l’infinita miseria e l’infinita disumanità, poche domande si devono porre all’amministrazione.

Perché è stato deciso questo sgombero in contraddizione con tutte le prescrizioni - senza preavviso, senza assistenti sociali e senza proposte alternative -, ma soprattutto in contrasto con il più banale sentimento umano?


Perché la persona del Centro presente non ha chiamato immediatamente l’ambulanza nonostante le insistenti, pressanti e disperate richieste degli ospiti del Centro?

Perché nessuno dei solerti tutori dell’ordine e della sicurezza cittadina autori dello sgombero ha tenuto conto dei documenti esibiti da M. a testimonianza del suo stato di salute?

Infine, in questa tragedia si specchia la situazione di abbandono delle comunità rom, resa emblematica dalle condizioni di un Centro che avrebbe dovuto accogliere per includere e che nell’attuale assenza di una strategia diventa solo un luogo di segregazione e di sofferenza. Sono domande penose alle quali però siamo certi si devono risposte, così come siamo certi si cercheranno eventuali responsabilità di questa morte, per il rispetto dovuto a una donna che aveva una sola colpa, essere una “zingara”.

ReteRom
(Associazione ApertaMente di Buccinasco, Associazione Upre Roma, Associazione di Promozione sociale Fabrizio Casavola, GRT, NAGA)

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