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martedì 7 maggio 2013

Milano, i rom e i sinti sulla stampa italiana

Presentato oggi a Milano il rapporto “Se dico rom... L'indagine sulla rappresentazione dei cittadini rom e sinti nella stampa italiana”. Per 10 mesi, da giugno 2012 a marzo 2013, i volontari dell'associazione Naga hanno analizzato gli articoli relativi a cittadini rom e sinti, o che vi facessero solo riferimento, pubblicati su 9 testate giornalistiche nazionali e locali: Corriere della Sera; La Repubblica; La Stampa; Il Sole 24 ore; Il Giornale; Libero Quotidiano; La Padania; La Prealpina; Leggo.

"L'indagine che abbiamo svolto parte dal presupposto che anche attraverso la stampa si costruisce un'immagine sociale negativa dei rom e sinti. Abbiamo analizzato gli articoli per descrivere alcuni dei meccanismi attraverso i quali questo processo avviene e per capire quale sia il nesso tra rappresentazione negativa e discriminazione." Afferma Natascia Curto, una delle volontarie che ha curato la ricerca. "Ci aspettavamo di riscontrare una visibilità marcata per episodi negativi di cui qualche rom si è reso protagonista, ma non abbiamo trovato solo questo. Dall'analisi svolta emerge anche l'associazione sistematica dei rom con fatti negativi che non li vedono direttamente coinvolti. Si può affermare che inserire i rom in articoli che parlano di fatti negativi è un'abitudine molto diffusa, in tutti i giornali, e relativamente a differenti tipologie di fatti" prosegue la volontaria, "Spesso queste associazioni raggiungono livelli discriminatori e vengono fatte ricorrendo a dichiarazioni riportate tra virgolette. Inoltre, un'altra modalità riscontrata nel trattamento dei rom nella stampa è quella di creare una separazione, un noi e un loro, i 'cittadini' e i rom: due gruppi divisi, diversi ontologicamente, che non si intersecano e il cui benessere è alternativo".

martedì 15 maggio 2012

Mantova, seminario "Con quali Parole?"

Gli stereotipi sono la modalità più semplice per identificare le minoranze che compongono le nostre società. Ma proprio lo stereotipo è ciò che ci impedisce di vedere nell'altro una controparte di pari dignità. Al contrario un uso dei termini corretti, in cui le minoranze possano identificarsi, apre nuove prospettive capaci di aiutare il dialogo e la comprensione.

La Provincia di Mantova invita al Seminario “Con quali Parole?” che si terrà a Mantova 24 Maggio 2012, dalle ore 15.30 alle ore 17.30, alla Sala Conferenze –Palazzo della Cervetta - Piazza delle Erbe (Mantova).

Il seminario mette a tema l'uso della parola, diffondendo i primi risultati del progetto europeo In Other WORDS, cofinanziato dall'Unione Europea tramite il programma “Diritti Fondamentali e Cittadinanza" 2007-2013.

Durante la giornata verrà presentato il bando contributi "Con quali Parole?", rivolto alle Scuole Secondarie di secondo grado e ai Centri di Formazione Professionale della provincia di Mantova. Tale bando, prevede un finanziamento a favore delle scuole e dei CFP che presentino progetti legati alle tematiche del Progetto Europeo (che verrà appunto illustrato nei dettagli in quella occasione): saranno finanziati dunque i progetti ritenuti particolarmente meritevoli e validi.

Si prega di confermare la propria presenza via mail a sei3@provincia.mantova.it. Per ogni informazione si prega di contattare Matteo Bassoli, coordinatore del progetto: sei3@provincia.mantova.it, tel. +39-0376-204369

giovedì 5 aprile 2012

La fabbrica della paura. Media e immigrazione

E se la paura nascesse in redazione? Se alla base dei nostri timori ci fosse proprio l’uso di parole come “vu cumprà” e “clandestino” o la scelta di raccontare l’immigrazione in modo bellico, come “invasione” e “assedio”? E’ un dubbio inquietante ma che vale la pena di affrontare come ha fatto Giulio Di Luzio, giornalista e collaboratore del Corriere del Mezzogiorno, nel suo ultimo saggio “Brutti, sporchi e cattivi. L’inganno mediatico sull’immigrazione” (Ediesse editore, 2011).

Dall’analisi dei titoli dei quotidiani e dei Tg degli ultimi anni emerge il contributo della stampa al clima italiano di sospetto e di xenofobia verso lo straniero. I casi sono tanti: la demonizzazione, venata di retorica anti-islamica, di Marzouk, il tunisino di Erba, l’accanimento dei cronisti contro Patrick Lumumba nel caso Meredith, o ancora la caccia al rumeno dopo lo stupro della Caffarella. Tutti esempi in cui lo straniero, innocente, viene additato come colpevole. Ma i casi di parossistico razzismo mediatico sono numerosi: dall’omicidio Reggiani al truce racconto di Rosarno.

Sui Rom, invece, si catalizza da sempre ogni stereotipo, persino menzogne, su un loro presunto “nomadismo” o “propensione a delinquere”. Una vera e propria campagna discriminatoria, derivata dalle politiche securitarie. Parlare solo di “emergenza sbarchi” e di “clandestini”, invece di interrogarsi sulle ragioni delle migrazioni non è neutrale. Scarse sono le inchieste sui lavoratori immigrati regolari (la grande maggioranza), nelle fabbriche e nelle scuole e sulle loro culture. E gli stessi migranti raramente vengono utilizzati come “fonti”. Il risultato è un racconto distorto che nega l’oggetto stesso di cui si sta parlando. da Diversa Mente di Flore Murard-Yovanovitch, leggi tutto l'articolo...

giovedì 29 settembre 2011

Mantova, In Other Words

Si terrà il 6 ottobre la conferenza internazionale In Other Words (in altre parole), presso l'Aula magna della Fondazione Università di Mantova. L'obiettivo della conferenza è discutere di stereotipi, rappresentazione delle minoranze e media. Per informazioni e iscrizione: Matteo Bassoli, sei3@provincia.mantova.it, +39 0376 204369.
In Other Words è un progetto che mira a formulare una risposta nei confronti della situazione attuale, in cui i media sono spesso veicoli per la diffusione degli stereotipi, e a contribuire al miglioramento del messaggio mediatico, in particolare rispetto alla rappresentazione che esso fornisce delle minoranze etniche e religiose, delle persone con disabilità e degli appartenenti alla comunità lgbt.
Capofila del progetto è la Provincia di Mantova. I partner sono: Articolo 3 - Osservatorio sulle discriminazioni (Italia), Intercultural Institute of Timisoara (Romania), Eurocircle (Francia), Diputaciòn Provincial de Jaen (Spagna), IEBA (Portogallo), Fundaciòn Almeria Social y Laboral (Spagna), Tallin University (Estonia). I partner associati sono: Sucar Drom, EuroPeople e Life Long Learning Association.
Gli obiettivi generali del progetto sono:
- sviluppare un atteggiamento critico sui messaggi veicolati dai media, all’interno delle comunità locali coinvolte nel progetto;
- aumentare la consapevolezza dei media (a partire da quelli locali) sul loro ruolo nella diffusione di stereotipi e sul loro potenziale nel veicolare in modo corretto una cultura della diversità;
- definire e testare una metodologia per il monitoraggio dei media, creare strumenti di comunicazione alternativi (newsletter, blog, testate on-line) e fornire un riscontro a media e giornalisti;
- coinvolgere persone giovani e appartenenti a una minoranza o ad associazioni di minoranze, quali rom e sinti, migranti, persone con disabilità, appartenenti a minoranze religiose e alla comunità lgtb (lesbica, gay, bisex, trans) e renderle partecipi della produzione e diffusione di un’informazione corretta, tramite strumenti web dedicati;
- contribuire alla diffusione di una contro informazione indipendente sulle minoranze e sui gruppi discriminati in Europa, sviluppando una strategia basata sull’approccio cross-community e sul diretto coinvolgimento delle vittime di discriminazioni.
A partire dall’esperienza di ‘Articolo 3, Osservatoiro sulle discriminazioni’, il progetto svilupperà una rete europea di 7 osservatori-unità stampa locali, che includano rappresentanti di minoranze etniche o religiose o di gruppi discriminati.
La rete contribuirà a creare un sistema capillare e strutturato di monitoraggio-analisi-alert-reazione, attraverso il monitoraggio di circa 100 testate, che coprono 7 regioni in 6 Paesi europei, individuando atteggiamenti discriminatori, fornendo riscontri ai media coinvolti e creando una contro-informazione basata sulla decostruzione degli stereotipi.

giovedì 23 giugno 2011

Napoli, newsrom: informare senza pregiudizi

Oltre 100 giornalisti, studenti, operatori dell’informazione per l’ultimo appuntamento di Newsrom, informare senza pregiudizi. Un grande successo per l’iniziativa di sensibilizzazione sulle tematiche relative alle minoranze rom e sinte.
“Zingari: di regola passano per una razza spregevole” alla lettera Z dell’Enciclopedia italiana, la Treccani, nel 1949, un anno dopo la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo i rom e sinti non sono ancora considerati esseri umani.
E oggi, chi ha paura dei rom e dei sinti? Per un italiano su due la loro presenza diventa emergenza. Un antinomadismo alimentato anche dalla disinformazione. Per informare senza pregiudizi si è svolto a Napoli il terzo appuntamento di “Newsrom”, iniziativa organizzata dall’Associazione giornalisti scuola di Perugia nell’ambito della campagna Dosta promossa dal Consiglio europeo, coordinata e finanziata dall’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali del Ministero delle Pari Opportunita’, che conclude a Napoli un percorso partito a Roma lo scorso 23 marzo con tappa a Milano il 12 maggio.
Ad aprire l’evento, moderato da Dario Moricone, giornalista di Televideo, le parole del Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna (in foto), che ha espresso la propria vicinanza e apprezzamento per l’iniziativa che Ministero e Unar hanno scelto di sostenere e promuovere.
“Sono convinta che un’efficace lotta alle discriminazioni ed una vera integrazione passino anche attraverso una informazione giusta, di qualità e senza pregiudizi, in una parola sola: 'corretta'. Occorre stare molto attenti a come vengono raccontate le vicende, le storie, solitamente di cronaca nera, che riguardano persone, generalmente e sbrigativamente chiamate 'zingari', ma che, innanzitutto, sono uomini e donne che appartengono ad una realtà culturale complessa, diversa dalla nostra, che merita di essere approfondita e compresa”.

mercoledì 9 settembre 2009

Reggio Calabria, Opera Nomadi: "colpevoli di essere rom"

Il presidente dell'Opera Nomadi, Antonino Giacomo Marino (in foto), ha inviato alla stampa un comunicato nel quale fa il punto della situazione sull'avvenimento di cronaca dei giorni scorsi, che ha visto coinvolti 3 minori rom. Riportiamo di seguito il comunicato.
Una storia di rom cattivi e violenti è l’ideale per destare le paure dell’opinione pubblica concentrandole su un gruppo da sempre visto da molti come l’esempio del male. E’ così che la vicenda di una rissa stradale che vede coinvolti tre minori rom e un 41enne non rom diventa un fatto di violenza gratuita da parte dei rom che vengono accusati di tentato omicidio ai danni del non rom. Per qualche giorno l’avvenimento occupa la prima pagina dei giornali locali e i tre minori incensurati ma colpevoli di essere rom, vengono descritti come balordi e criminali e il loro gesto di violenza unilaterale diventa l’esempio e il sintomo di quanto non funziona nella città.
La ricostruzione dei fatti riportata dalla Questura e dai giornali, naturalmente, tiene conto solo delle dichiarazioni rilasciate dal 41enne non rom il quale sostiene di essere stato aggredito in seguito alle proteste rivolte ai minori che a bordo di un motorino gli avevano tagliato la strada. Secondo questa ricostruzione la vittima dell’aggressione è stata ricoverata presso il reparto di “chirurgia d’urgenza” degli Ospedali Riuniti in prognosi riservata per ferita penetrante in addome e da qui muove l’accusa di tentato omicidio a carico dei minori rom.
In questa storia non solo non viene considerata la versione dei minori rom ma non vengono prese in considerazione pure alcuni elementi importanti come il rinvenimento delle chiavi del motorino dei due rom nell’autovettura del 41enne e soprattutto il fatto che lo stesso automobilista si trovasse in stato di ebbrezza. Finalmente, i giudici del Tribunale dei minori di Reggio Calabria con una attenta disamina di quanto avvenuto hanno superato la prima sommaria ricostruzione dei fatti facendo cadere l’accusa di tentato omicidio e decidendo la liberazione dei minori.

I sanitari degli OORR che hanno curato l’automobilista hanno dichiarato in un certificato trasmesso ai giudici del Tribunale dei minori che il soggetto aveva una semplice ferita superficiale e quindi non c’è stata alcuna prognosi riservata ne tanto meno il ricovero in Chirurgia d’urgenza.
Dalla ricostruzione reale dei fatti si è capito che tra l’uomo a bordo di un’autovettura e i due minori che viaggiavano su un motorino c’è stata una rissa per motivi di viabilità . Il 41enne, tra l’altro in stato di ebbrezza, in seguito al diverbio sorto per questioni di precedenza ha aggredito i minori tanto da riuscire a strappare loro le chiavi del motorino e i minori hanno reagito colpendolo con dei bastoni.
E’ chiaro che bisogna sviluppare un’attenta riflessione su questa violenza esercitata da entrambe le parti ma i dati ci restituiscono un fatto del tutto diverso da quello che è stato riportato con tanta enfasi dai media. Il fatto è servito a demonizzare tre minori rom e ad alimentare, ancora una volta, il pregiudizio esistente verso i nostri concittadini rom. Sarebbe necessario che prendessimo coscienza di quali danni provocano fatti di questo genere su questi minori e sull’intero gruppo rom e sugli ostacoli che generano nella costruzione dell’inclusione sociale. Però l’impegno libero da ogni schema pregiudiziale di istituzioni come il Tribunale dei minori e del Centro di prima accoglienza del Ministero di Giustizia di Reggio Calabria ci fa sperare che ci possa contrastare il pregiudizio e costruire una società dove un minore rom possa ricevere lo stesso trattamento degli altri minori.

martedì 28 luglio 2009

Lorenzo Del Boca, "quale futuro per la carta stampata"

"Un ottimo liquore dopo un buon pranzo". Questa la metafora semplice ma efficace con cui Lorenzo Del Boca (in foto), presidente dell'Ordine dei giornalisti, descrive come dovrebbe essere un giornale ai giovani praticanti della redazione di Moked. La stampa italiana, racconta, sta perdendo gradualmente la sua credibilità, cerca di stupire e scioccare il lettore con titoli teatrali e informazioni di discutibile interesse. Persino le notizie sul tempo vengono drammatizzate fino all'eccesso. "Verso la grande alluvione. La pianura padana verrà sommersa" per un paio di giorni di pioggia intensa, "il Sahara arriverà fino alle Alpi" quando il termometro segna trenta gradi per più di cinque giorni. Il risultato di questa politica editoriale, sottolinea Del Boca, non è però quello sperato: i lettori diminuiscono, in Italia si comprano circa cinque milioni di giornali al giorno a fronte di una popolazione di sessanta milioni. Nulla se si pensa a paesi come la Germania, in cui un singolo quotidiano vende sei milioni di copie.
In realtà non sono solo i nostri giornali a passarsela male, la crisi sta toccando la stampa a livello internazionale. Le notizie, in particolare grazie a internet, arrivano in tempo reale, sappiamo subito cosa succede all'altro capo del mondo. "Stavo guardando la televisione - racconta il presidente Del Boca - quando ho visto che in Argentina si stava svolgendo una protesta di piqueteros (principalmente disoccupati) che manifestavano davanti alla Casa Rosea, il Parlamento argentino. Ho chiamato dei miei amici che stavano a Buenos Aires per capire cosa stava succedendo e questi erano assolutamente all'oscuro di tutto".

Altro esempio, ricorda, è l'11 settembre. Quanti, si chiede, hanno ricevuto la notizia tramite amici o parenti che dicevano " Hai visto cos'è successo? Presto accendi la televisione". Le notizie corrono nell'aria e per i giornali è difficile stare al passo, uscire con una notizia ventiquattro ore dopo l'accaduto quando già tutti sanno è evidentemente un problema. L'informazione è vecchia ancora prima di uscire.
Che futuro si prospetta dunque per la carta stampata? Dobbiamo scriverne il necrologio o c'è una possibilità di sopravvivenza? Del Boca presenta due tesi: da una parte il sociologo Philip Meyer che parla di Vanishing Newspaper e prospetta la progressiva scomparsa dei giornali cartacei. Dall'altra il professor Derrick de Kerckhove secondo cui una nuova tecnologia non necessariamente assorbe quella precedente, basti pensare alla bicicletta che sopravvive nonostante auto e motorini imperversino nelle nostre strade.
La soluzione di Del Boca è impegnativa, ma possibile e si rivolge soprattutto ai giornalisti: non potendo combattere con il tempo, bisogna puntare alla qualità. L'affermazione "un giornalista non si fa con la testa ma con i piedi", dice, è anacronistica. Chi scrive deve avere una profonda conoscenza della questione, in modo da presentare al lettore una chiave interpretativa chiara e definita che renda agevole la comprensione degli eventi. Il giornalista non può più essere un tuttologo ma deve costantemente aggiornarsi e studiare. "Nessun chirurgo - conclude - opera con le tecniche apprese all'inizio della sua carriera".
Insomma, la situazione è assai poco rosea ma non serve cadere in inutili catastrofismi. Il futuro della professione è nelle mani dei giornalisti e le nuove generazioni devono darsi da fare per dare al lettore quel buon liquore a fine pasto. di Daniel Reichel, l'Unione informa 28 luglio 2009 - 7 Av 5769

lunedì 4 maggio 2009

Premio Ischia, vota anche tu per Step1

Per il trentennale del Premio la Fondazione Giuseppe Valentino ha istituito il Premio Ischia dedicato al mondo del giornalismo partecipato. Da una preselezione di 10 blog - scelti in base alle notizie più rilevanti che sono state prodotte in rete da giornalisti e non - saranno gli utenti di internet, tramite il sito del PremioIschia (www.premioischia.it) a definire il vincitore.
Il Premio, coordinato da Cristina Sivieri Tagliabue, già Premio Ischia Giovani 2007, sarà consegnato insieme agli altri storici riconoscimenti del Premio Internazionale di Giornalismo. Termine ultimo delle votazioni online è il 25 giugno.
Segnaliamo il blog Step1. I giovani studenti del blog universitario Step1 scoprono che alla Auchan di Catania - dove una donna ha chiamato il 113 in seguito a una richiesta molto "pesante" di elemosina - non è vero che i rom in questione hanno provato a strattonare e rapire la figlia della signora. La notizia del falso "rapimento di bambina" viene ripresa da Repubblica e dai maggiori quotidiani.
Il riconoscimento speciale "Blog dell'anno" è assegnato a mezzo di votazione on-line sul sito ufficiale del "Premio Ischia" (http://www.premioischia.it/), alla quale possono partecipare tutti gli utenti internet, senza vincoli di registrazione, con il vincolo di un voto espresso per ogni singola persona.
La votazione parte da una selezione dei dieci (n.10) blog - personali o collettivi - italiani che si sono distinti durante l'arco dell'anno precedente per le migliori news in esclusiva, a seconda di criteri di tempismo (in anticipo rispetto agli altri media), precisione (con approfondimenti e dettagli rispetto all'informazione stessa) e attendibilità (essere ripresi da altri blog, siti internet e dai media tradizionali costituisce titolo preferenziale per la selezione) . Non sono stati presi in considerazione blog singoli o collettivi legati a partiti politici e aziende. Ulteriore criterio di selezione è la presenza di link, tag di citazioni sui maggiori sistemi di aggregazione online di notizie sui blog: Liquida, Wikio e BlogBabel. Tra i dieci migliori blog selezionati insindacabilmente dalla "Fondazione Premio Ischia - Giuseppe Valentino" tramite un suo coordinatore, risulterà vincitore del riconoscimento "Blog dell'anno 2009" il blog che ha ottenuto più voti sul sito del "Premio Ischia" entro il termine perentorio del 25 giugno 2009.

mercoledì 25 marzo 2009

Lo spettacolo diventa risarcimento

Giusto così. La prima apparizione tv di Karol Racz toccava a Bruno Vespa, che da tempo svolge un ruolo di supplenza istituzionale: ora con funzione legislativa, ora esecutiva, ora giudiziaria. Il quarto potere, quello dell'informazione, gli sta stretto. Racz, detto «faccia da pugile», è stato vittima di un errore giudiziario, con un'accusa infamante. Ma la sua colpa principale era di carattere fisiognomico, cioè televisivo: con quella faccia un po' così, da romeno, da nomade, da rom, da aspirante pasticciere non poteva che essere lui, lo Stupratore della Caffarella. Un perfetto capro espiatorio creato dalle circostanze, dalla fretta di trovare un colpevole.
Prima che la giustizia compia il suo corso e lo risarcisca ci vorrà del tempo, troppo. C'è un solo modo per accorciare i tempi, almeno sul piano simbolico: farne un eroe televisivo e ieri sera, presenti una traduttrice e il suo avvocato, è iniziata la pratica. Che si è conclusa con una pudica, commozione fuori onda. Una notizia non è mai una notizia nuda e cruda, specie se riguarda un delitto; la notizia è un racconto su una cosa accaduta. «Porta a porta» si è incaricata di fornire una versione che sovrasti le altre versioni (perché poi i dubbi rimangono, e se non è Racz è un altro romeno). Succede che una vittima passi per responsabile delle sciagure pubbliche ed è necessario, perché la persecuzione finisca, che la stessa vittima ristabilisca l'ordine compromesso: Bruno Vespa non ha condotto un programma ma ha officiato una specie di cerimonia pubblica capace di cancellare il senso di vergogna che in questi giorni ci ha oppresso (o avrebbe dovuto) e di restituire visibilità (dignità) alla vittima.
Nonostante la presenza inquietante di Paolo Crepet e di Vincenzo Mastronardi, che frugano nella mente altrui come si fruga in una borsetta. Il risarcimento principale consiste dunque nel consegnare quella faccia un po' così, finalmente mondata di ogni stereotipo della persecuzione, al circuito dei media. Si può avere la faccia da pugile, il naso schiacciato, lo sguardo torvo e zingaro senza per questo essere un delinquente. Speriamo ora che Karol trovi un lavoro e non inizi la peregrinazione ossessiva di salotto tv in salotto tv. La compassione che si fa spettacolo è il più crudele dei sentimenti. di Aldo Grasso

lunedì 16 marzo 2009

Sbattere in prima pagina il mostro italiano

Il numero in edicola di Gazeta Romaneasca, il settimanale dei romeni in Italia, ha una prima pagina diversa da tutti i numeri precedenti. L’apertura è dedicata al pedofilo italiano che a Napoli ha stuprato un bambino rumeno di 8 anni, sotto si parla dell’italiano ubriaco e drogato alla guida che ha ammazzato un romeno vicino a Capena, infine c’è la ladra italiana catturata da due rumeni a Trento.
“Abbiamo fatto un esperimento: sbattere in prima pagina il mostro italiano”, dice il direttore editoriale del giornale, Sorin Cehan. “Farà capire ai nostri lettori il meccanismo perverso usato da alcuni giornali italiani che genera poi la rivolta dei cittadini contro un intero popolo”.
Nell’editoriale, il direttore spiega la scelta: “Una volta, una sola volta proviamo a fare una prima pagina nello stile oramai consacrato della stampa italiana. Sono tutti fatti reali, ma estratti con la pinzetta dalla realtà. L’immagine degli italiani è filtrata dalle stesse lenti con le quali loro ci osservano tutti i giorni: la cronaca nera di quanti uccidono, stuprano e rubano”.
“Il fatto di cronaca, si impara nelle scuole di giornalismo, è chiuso in se stesso. Per questo le pagine di cronaca nera di solito alla fine dei giornali, perche il loro significato è pari quasi a zero. – scrive Cehan - Se uno stupratore romeno aggredisce un’italiana, non significa che “i romeni violentano le italiane”, cosi come l’italiano che abusa di un bambino romeno non rappresenta “gli italiani che stuprano i bambini romeni”.
“Abbiamo avuto difficoltà a trovare i nomi degli accusati e le loro fotografie, perchè la stampa italiana non ha dato loro importanza. La maggior parte dei giornali non dà i nomi degli arrestati italiani, al massimo le iniziali, e le fotografie sono una rarità. Una pratica corretta, visto la presunzione d’innocenza della quale gode chiunque, in uno stato democratico e moderno, per quanto odioso possa essere il fatto di cui è accusato.
“Con i romeni, è il contrario. Sono filmati in diretta, sbattuti in primo piano, condannati già dalla stampa. La manipolazione dell’opinione pubblica è diventata grossolana ed è dannosa. La prima pagina può essere fatta in tanti modi. Questo è il modo più sbagliato” conclude il direttore di Gazeta Romaneasca.

lunedì 9 marzo 2009

Cronaca nera, l'analisi sulle notizie nei Telegiornali

Per l’elaborazione di questa analisi il Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva ha considerato le notizie degli ultimi 5 anni (dal 2003 al 2007) e dei primi quattro mesi del 2008 delle edizioni principali dei telegiornali di Rai, Mediaset e La7 in relazione alla loro classificazione per argomento. Le edizioni principali dei telegiornali in un anno, mediamente corrispondono a 5.100 edizioni (14 edizioni al giorno, 2 per ogni rete in 365 giorni).
Se si analizzano i dati relativi alle notizie di Cronaca nera, cronaca giudiziaria e criminalità organizzata, è evidente come, mediamente, il tempo dedicato alla esposizione di tali eventi , sia raddoppiato (quando non addirittura triplicato), passando dal 10,4% dei telegiornali del 2003, al 23,7% di quelli del 2007.
Mentre nel periodo 2003-2005 la rappresentazione di eventi criminosi si è mantenuta costante, a partire dal 2006 si è rilevato un sensibile incremento del tempo dedicato a questa tipologia di notizie, con un ulteriore aumento nel corso del 2007.
Infatti, nel 2003 il Tg1 ha esposto notizie riferite a questi argomenti per l’11% del suo tempo, il 19,4% nel 2006, il 23% nel 2007, raddoppiando cioè il tempo dedicato a tali notizie.
Il Tg2 è passato dal 9,7% del 2003 al 21% del 2006, fino ad arrivare nel 2007, al 25,4%.
Il Tg3 è stata la testata che ha registrato il minor aumento, passando dall’11,5% del 2003 al 18,6% del 2007.
Sulle reti Mediaset l’aumento è stato maggiore, registrando, in particolare su Studio Aperto, una percentuale pari al 30,2% della durata totale dei telegiornali nel 2007, contro il 12,6% rilevato nel 2003.
Il Tg5 è passato dal 10,8% al 25,7% con un incremento di più del doppio.
Sempre tra le reti Mediaset è il Tg4, malgrado comunque il raddoppio negli ultimi cinque anni, la testata che ha avuto l’incremento minore, dal 10,2% del 2003 al 20,9% nel 2007.
Considerando l’insieme di tutte le testate, il maggior incremento medio si riscontra nel 2006. Mentre fino all’anno precedente la media generale del tempo dedicato alla cronaca nera o comunque alla rappresentazione di episodi violenti o criminali era del 10,7%, nel 2006 è stata del 18,8%.La tendenza alla drammatizzazione dell’informazione e alla spettacolarizzazione del quotidiano si evince non solo dalla frequenza con la quale vengono date notizie relative a crimini violenti, ma anche dalla terminologia utilizzata che trasmette costantemente un’immagine di morte e violenza, quindi una sensazione di insicurezza e pericolo. Leggi le tabelle…

martedì 18 novembre 2008

Quanto vale la vita di un Rom o di uno straniero, sulle strade d'Italia?

5 novembre 2008. Bruno Radosavljevic, un Rom di origine croata, nato a Torino, investe ad Acilia, alle porte di Roma, 13 persone, di cui tre restano feriti in modo rilevante. Il giovane, che vive nel campo di Dragona, rischia di essere linciato dalla folla.
I romani che abitano nei dintorni dell'insediamento, ne chiedono a gran voce, indignati, l'immediato smantellamento. Giornali e tv danno un enorme rilievo all'evento: l'odio razzista contro i Rom, in Italia, è di nuovo (se ce ne fosse bisogno) attizzato.
Pochi sanno che lunedì 8 settembre 2008, meno di due mesi prima dell'episodio che ha scatenato tanto clamore mediatico, un italiano residente a Melfi, sotto effetto di stupefacenti, investiva e uccideva in pieno centro un Rom romeno di 25 anni, quindi si dava alla fuga. Viaggiava con lui un altro cittadino italiano.
L'auto dei due ha trascinato il ragazzo Rom per oltre 50 metri, devastando il suo corpo, rendendolo irriconoscibile. I pirati venivano arrestati e denunciati per omicidio colposo e omissione di soccorso. La stampa si premurava di tutelarne le identità e dava il minimo rilievo all'evento, che passava in sordina.
Domenica scorsa, 16 novembre, un romano di 65 anni investiva e uccideva con un Fiat Doblò il 33enne romeno Mihai Constantin, abbandonando poi il luogo dell'incidente senza prestare soccorso. I Carabinieri di Tivoli hanno arrestato il pirata, accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso. Anche in questo caso, finora i media - che da questo momento solleciteremo a comportarsi secondo etica professionale - hanno dato ben poco rilievo alla tragedia.Il razzismo è ormai una malattia che ottunde coscienze e ragione tanto ai responsabili dei media, quanto a politici e comuni cittadini. Due pesi e due misure assai diversi per valutare il valore delle vite umane. di Roberto Malini

Firenze, un'osservatorio sull'informazione? Speriamo...

Si chiudono con proposte e impegni le giornate dell’Interdipendenza a Firenze. Tra i relatori anche Roberto Natale presidente Fnsi, che ricorda la Carta di Roma e lancia il progetto di un Osservatorio sull’informazione
Si sono spente le luci sull’Africa nella città di Firenze, almeno per ora. Venerdì scorso si è chiusa alle sette di sera la due giorni sull’Interdipendenza, convegno dedicato all’informazione su un continente ancora sconosciuto.
All’ultima sessione ha partecipato anche Roberto Natale presidente dell’Fnsi che ha ricordato la decisione dell’Agenzia Dire e di Redattore sociale di bandire alcuni termini discriminatori nei confronti dei migranti: tra le altre, la parola “clandestino”e “zingaro”.
Natale ha ricordato poi l’elaborazione della Carta di Roma, avvenuta l’ottobre scorso, promossa dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e dal sindacato dei fgiornalisti Fnsi, in collaborazione con i Consigli regionali dell’Ordine e le associazioni regionali della stampa. Un vademecum e un invito per i giornalisti italiani a “osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazione concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti nel territorio”.
Natale infine si è impegnato ad avviare un Osservatorio indipendente sull’informazione e ad introdurre le giornate dell’Interdipendenza nel percorso formativo delle scuole di giornalismo.
“Un impegno importante per il mondo dell’informazione” commenta Martin Nkafu Nkemkia professore di filosofie africane alla Università gregoriana. Nkemkia invita poi a organizzare le Giornate dell’Interdipendenza proprio in Africa per permettere di approfondire la conoscenza dei luoghi.
Mentre Riccardo Barlaam, giornalista del Sole -24 ore e blogger, racconta del suo progetto di una scuola di giornalismo in Cameroon che coinvolgerà africani e occidentali anche nella costruzione di un giornale on line e che sarà avviato a gennaio dell’anno prossimo.
Alla fine della giornata sembra partire proprio da questo tavolo la speranza (il miraggio o il bisogno?) di un nuovo tipo di giornalismo. “C’è stata una costruzione a tavolino della paura nell’informazione italiana – racconta Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – Basti pensare a quello che è successo mesi fa con i rom”. Poi conclude: “Chiudersi nel fortino non è utile al giornalismo: il vero pericolo per l’interdipendenza è la paura. Questo convegno aiuta ad aprire le porte”.