giovedì 21 novembre 2013

La meravigliosa vita di Jovica Jovic

Pubblicata da Feltrinelli la biografia del fisarmonicista rom, scritta da Rovelli e Ovadia. Un documento straordinario e utile. «Stai zitto che chiamo gli zingari». Oppure: «Sei vestita come una zingara». Oppure: «Sei sporco come uno zingaro». Alzi la mano chi non ha mai usato o sentito usare queste espressioni. Fanno parte di una cultura condivisa, la stessa che usa ebreo come sinonimo di tirchio, ragazzina come sinonimo di debole, rumeno come sinonimo di straccione.

Entrate in una classe, medie o superiori fa lo stesso. Parlate con i ragazzi e le ragazze e chiedete loro se queste parole le usano con questo senso, e vi risponderanno di sì, che è così. Perché lo fanno i loro genitori, perché lo fanno tutti. In classe ci entra tutti i giorni anche Marco Rovelli, insegnante, cantastorie, scrittore. E arriva sempre il momento in cui affronta la questione dei pregiudizi diffusi sui Rom. Una mamma, dopo una di queste lezioni, gli ha detto: «certo dovrebbe invitare in classe anche chi la pensa diversamente». Come se il pregiudizio avesse portavoce legittimi. Come se, ha risposto lui, per parlare dell’antisemitismo invitassi in classe un nazista.


Ma i Rom sono tanti e diversi fra di loro, come avviene per tutti i popoli. Per questo è importante dare nome e cognome a qualcuno di loro, imprimere la sua biografia su carta e raccontare, molto semplicemente, che i Rom hanno anche mestieri, case, e la loro storia viene da lontano, molto lontano. Marco Rovelli ha scritto una di queste storie, l’ha fatto insieme a Moni Ovadia: il libro si intitola La meravigliosa vita di Jovica Jovic (Feltrinelli, 15€).

Jovica Jovic è un musicista, nato il 24 luglio del 1953, vicino a Belgrado. Il padre caldaista, il nonno partigiano. Una storia europea del Novecento. Una fra le tante. Unica come ogni storia. Ricorda la prima volta che la madre l’ha portato a chiedere l’elemosina in una fattoria poco distante da case. «Non voglio zingari nella mia casa», dice il padrone, e poi, guardandolo «Di chi sei figlio? Tu non puoi essere figlio di unaromnì. Sei bello, ben vestito, non sei un rom».

Jovic ricorda l’umiliazione, la vergogna, e la scelta fatta in quel momento: non mendicare più. Mai più. Così ha imparato a suonare la fisarmonica. Così ha vissuto: Olanda, Belgio, Germania, Inghilterra, Italia. Vivendo in case, vivendo in baracche, campi ai margini delle città, perdendo un figlio morto ammazzato o per disgrazia. Morto comunque nell’indifferenza della legge italiana.

Da bambino anche sua madre gli ha detto: «se non fai il bravo chiamo gli zingari». «E io dalla paura restavo sotto al letto per ore. Vedevo arrivare le carovane di rom con l’orso addestrato a ballare». Rom anche loro ma diversi. Più poveri, nomadi. Costretti a migrazioni forzate da secoli: dall’India verso ovest. 

Alla fine del Trecento si fermano nel Peloponneso, in una terra conosciuta come il piccolo Egitto, egiziani dunque, da cui gypsy, gitani. In Italia dal Quattrocento. Maniscalchi, battitori di ferro e di rame, allevatori di cavalli. Ma anche divinatori, musicisti, danzatori. Invisi alle comunità cristiane. Perseguitati dalla Chiesa romana. Perseguitati dagli stati nazionali per la loro pelle scura, e l’irriducibile volontà di non annullare le loro tradizioni, differenze, vite al punto che Massimiliano I d’Asburgo emanò un editto secondo cui “ammazzare e bruciare gli zingari non costituisce reato”. 

Bruciati anche loro, come gli ebrei, nelle camere a gas di Auschwitz: mezzo milione, anche se la cifra esatta è impossibile da ricostruire per la mancanza di documenti di intere comunità. Un olocausto contemporaneo, poco noto, spesso dimenticato. Il racconto di Rovelli e Ovadia, la vita difficile e meravigliosa di Jovica Jovic è dunque un importante contributo che restituisce voce a soggetti tradizionalmente “giudicati senza essere conosciuti”.


Il fatto che l’abbia pubblicato un editore come Feltrinelli lascia sperare in una sua diffusione ampia, stupisce negativamente dunque che nelle librerie che portano lo stesso nome sia nascosto negli scaffali dedicati alla musica. Quando invece è una cronaca, una storia, un romanzo da tenere in vista, bene in vista e a lungo. di Vanessa Roghi

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