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martedì 4 dicembre 2012

Sucar Drom: il consiglio comunale ci costringe a restare ghettizzati a vita nel "campo nomadi" del Migliaretto

Il primo attacco frontale al Piano di governo del territorio, recentemente approvato dal consiglio comunale, potrebbe partire dall’associazione Sucar Drom. «Il ricorso al Tar è una delle opzioni che abbiamo sul tavolo» afferma Carlo Berini, vice presidente dimissionario della onlus che si occupa della salvaguardia della cultura e delle tradizioni sinte oltre che della gestione del campo nomadi di via Guerra.

La bocciatura della sua richiesta di insediare le casette mobili su terreni agricoli di proprietà delle famiglie sinte è stato un duro colpo per tutta la comunità e per chi la rappresenta. E così, lunedì scorso l’intero direttivo della Sucar Drom, seguendo l’esempio di Berini, si è dimesso in blocco.

Con la bocciatura in consiglio comunale dell’osservazione al Pgt presentata dalla presidente Barbara Nardi e dai tre vice Bernardino Torsi, Carlo Berini e Yuri Del Bar, «si è interrotto, di fatto, un percorso di governo e di mediazione che aveva come obiettivo il superamento graduale dell’area di sosta di Mantova» scrive l’associazione in un comunicato. Questa interruzione, prosegue la nota, «non va letta solo come sconfitta della strategia dell’associazione, ma come un’occasione mancata dall’intero consiglio comunale di disegnare scenari certi per il superamento consensuale del cosiddetto ‘campo nomadi’».

martedì 17 aprile 2012

Vicini e Distanti, cronache da via Idro

Questa mattina è arrivato all'Istituto di Cultura Sinta il libro “Vicini e Distanti, cronache da via Idro” di Fabrizio Casavola, curatore di Mahalla. Il libro è una cronistoria lucida ma appassionata della “vita pubblica” di alcune famiglie italiane, appartenenti alla minoranza linguistica non riconosciuta dei rom harvati, che vivono a Milano in via Idro, in zona nord-est praticamente al termine di via Padova, non lontano dalla tangenziale est, al confine con i comuni di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese. Una storia tutta italiana che svela il circolo vizioso della discriminazione istituzionale ma non solo, leggerlo è un dovere!

Ho fatto un calcolo: quasi metà dei gagé che conosco ha scritto almeno un libro. In compenso l'Italia rimane da anni uno dei paesi dove si legge di meno.

Probabilmente è questo il motivo per cui fino ad ora non avevo mai nemmeno provato a scrivere qualcosa. Silenziosamente divoro libri su libri, ma ancora non ho imparato a farne uno.

E infatti, cercavo di tranquillizzarmi mentre scrivevo queste righe, ci vuole coraggio a definire libro le pagine che avete in mano. Non c'è traccia di poesia, e neanche una trama. Di certo non è un saggio o un testo di studio. Inoltre ricordi e considerazioni non hanno una scansione temporanea lineare, e rischierete di vagare avanti e indietro nel tempo, alla ricerca di una logica.

Se accettate il mio suggerimento, prendetele come una serie di istantanee messe in lettera, non sempre conseguenti, da cui potranno sortire (sempre che lo vogliate) ragionamenti, riflessioni o un semplice cazzeggio. Il tipo di scrittura è molto simile a quella che ho imparato ad adoperare in Internet: più da blog e facebook che da twitter. Amo la sintesi ma il limite dei 140 caratteri non fa per me. Continua a leggere...

lunedì 22 agosto 2011

Orta Nova (FG), una situazione abitativa inaccettabile

Pubblichiamo la lettera invita venti giorni fa, dall'Associazione di promozione sociale Noialtri, al Sindaco del Comune di Orta Nova per sensibilizzarlo sulla grave situazione abitativa vissuta da alcune famiglie di rom immigrati dalla Romania che lavorano nella zona come braccianti, dove nei giorni scorsi si è verificato un gravissimo caso di caporalato. Ad oggi l'amministrazione non ha risposto.
Si comunica alla S.V. che in data 1/8/2011 presso la contrada Palata e precisamente tra i sentieri che portano ad una zona dove prima erano ubicati vecchi silos, ora smontati, abbiamo incontrato persone di etnia rom e nazionalità rumene che ‘vivono’ in rifugi, baracche costruite con tufi di cemento (vedi foto).
La situazione igienico-sanitaria è pessima, le persone non hanno acqua e luce, mancano i bagni, i rifiuti vengono buttati tra le terre circostanti.
Sono presenti all’incirca una dozzina di baracche, e pertanto altrettante famiglie con bambini, trattasi di situazioni difficili, di genitori che lasciano i loro figli soli, per andare a lavorare, il più delle volte schiavizzati in un sistema di caporalato che rappresenta un’autentica piaga sociale per la nostra terra.
Molti i bambini presenti, alcuni già incontrati l’anno scorso e con gli stessi assieme alla loro famiglia, avevamo intrapreso un percorso d’integrazione scolastico – sociale, purtroppo interrotto per altri motivi che hanno visto la stessa famiglia partire per la Francia.
Le richieste sono semplici e vitali, e riguardano l’acqua, viveri, vestiti per poter affrontare le giornate.
Chiediamo all’amministrazione comunale, qualora fosse possibile, di mettere in campo una sinergia istituzionale con le tutte le istituzioni presenti sul territorio (Asl, Caritas, ecc…) in modo tale da affrontare dal punto di vista umanitario tale emergenza, senza cieche e obsolete strategie di intervento adottate in queste circostante da alcune amministrazioni, ovvero sgomberi insulsi e inefficaci, che non fanno altro che spostare le persone, senza mai prendersene cura e intraprendere un percorso d’integrazione che supera l’assistenzialismo, importante in un primo momento, ma che non arriva a risolvere le problematiche nella sua interezza.
Speranzosi di un’accurata e importante risposta, riteniamo altrettanto fondamentale per il futuro del paese ed il suo benessere sociale, che passa per il benessere di tutti coloro che vi abitano, vivono e passano, adoperarsi istituzionalmente per poter costruire apposite strutture ed una rete solidale pronta ad affrontare determinate situazioni. Distinti saluti, Celeste Gaeta (presidente dell'Associazione Noialtri)

venerdì 29 aprile 2011

Milano, c'era una volta Triboniano

Tra poche ore sarà chiuso definitivamente lo storico campo rom regolare di via Triboniano: secondo gli agenti di Polizia municipale presenti sul posto, entro domani le famiglie dovranno lasciare il campo. Le operazioni, precluse ai giornalisti, stanno avvenendo sotto la supervisione del capo della Polizia municipale, Tullio Mastrangelo. Alcune delle famiglie rom che stanno smontando le loro abitazioni non sanno ancora dove passeranno la notte, in attesa di una comunicazione della Prefettura per una collocazione alternativa al campo. Diciassette anni dopo la nascita dei primi insediamenti abusivi nella lunga strada che costeggia il cimitero Maggiore, il Comune mette la parola fine a quest’esperienza che pure era stata l’esemplificazione del "modello Milano", esibita davanti alle amministrazioni di tutta Italia, per gestire il problema dei rom nelle periferie urbane.
Oggi delle 120 famiglie, circa 580 persone, che fino a qualche mese fa vivevano nelle tre aree del campo rom sono rimaste solo poche famiglie. In questi mesi l'Amministrazione comunale ha dato mandato alla Casa della Carità di predisporre un progetto personalizzato per ogni famiglia. Don Colmegna ha affermato: «A parte pochissime famiglie allontanate, tutti gli ex di Triboniano non rimarranno per strada – conclude don Colmegna – È la dimostrazione che abbassando i toni e lavorando in rete si possono risolvere bene, in termini di solidarietà, anche questioni pesanti come quella del Triboniano».
Le soluzioni offerte dalla Casa della Carità alle famiglie sono diversificate. Ricordiamo però che dieci nuclei famigliari sono entrati in alloggi Aler dal mese di gennaio di quest'anno dopo che hanno vinto in Tribunale contro il Comune di Milano. L'autunno scorso il Ministro Maroni aveva fermato i progetti del Comune di Milano e della Casa della Carità con le parole razziste: “no case ai rom”.
Dieci famiglie che hanno fatto domanda per la casa popolare e sono in buona posizione in graduatoria, altre dieci che hanno trovato casa in affitto sul mercato privato, due hanno acceso un mutuo.
Per circa cinquanta famiglie si è provveduto al rimpatrio assistito a queste condizioni: aiuto da parte del Comune di circa euro 15.000 a famiglia a fronte della cancellazione dall'anagrafe comunale e impegno di non lasciare la Romania per un anno.
Inoltre sono da segnalare i venti nuclei famigliari con malati gravi o disabili che, secondo il Comune di Milano, hanno avuto l’assegnazione per un anno della casa Aler. Entro Pasqua dovevano avere tutti le chiavi ma come ci ricorda l'associazione Naga qualcosa deve essere andato storto: “Delle famiglie rimaste nel campo, dopo ormai un anno di attività volta all’alleggerimento dello stesso, alcune verranno allontanate senza alternative entro domenica. E così, almeno per un po’, di Rom a Milano se ne vedranno meno. Obiettivo raggiunto dunque. Non conosciamo purtroppo in dettaglio la situazione di tutte le famiglie coinvolte in questa operazione. Ci basta però segnalare e denunciare la situazione di una famiglia con un bimbo affetto da una grave malattia (lipoma intracranico associato ad agenesia del corpo calloso) in cura presso l’Ospedale Sacco. Per il bambino è stata avviata una presa in carico riabilitativa che richiede la presenza dei genitori. Per questa famiglia dunque il ritorno in Romania è impraticabile. Per loro e per tutti gli altri dove sono le valide alternative?”.

giovedì 17 marzo 2011

Mantova, il documento di Sucar Drom ha zittito Arnaldo De Pietri che si è ritrovato solo in Consiglio comunale

Pubblichiamo il documento che Yuri Del Bar, Vice Presidente della Sucar Drom, avrebbe dovuto leggere durante la seduta delle Commissioni consiliari Statuto e Servizi Sociali del Consiglio comunale di Mantova che si sono tenute ieri sera. L'assessore ai servizi sociali Arnaldo De Pietri si è opposto in maniera scomposta, alzandosi e invitando la maggioranza a votare compatta contro la possibilità di dare parola a Yuri Del Bar (in foto). I Consiglieri hanno però deciso di conoscere il documento che alla fine di un'aspra discussione è stato letto dal Presidente della Commissione Statuto.

Ogni dieci anni l’Amministrazione comunale di Mantova promuove la discussione per un nuovo regolamento per i mantovani che abitano in viale Learco Guerra n. 23. E’ una scadenza ciclica che inevitabilmente ci vede costretti a lavorare per mesi su questioni di forma e mai di sostanza. Infatti tutti i cambiamenti proposti non potranno aiutare nessuna famiglia a costruire un percorso abitativo autonomo, realizzando concretamente lo smantellamento dell’area. I problemi reali vissuti da queste famiglie come il lavoro, la scuola e l’uscita dalle logiche del cosiddetto “campo nomadi” non sono mai stati discussi in Consiglio comunale. L’impressione è che i nostri amministratori di ieri e di oggi pensino a noi, non come a dei cittadini, ma come una sottocategoria specifica i ‘nomadi’.
In questi mesi l’Amministrazione ci ha convocato solo due volte per discutere il nuovo regolamento e inevitabilmente alcune riflessioni non si sono potute fare, sarebbe stato almeno necessario il terzo incontro promesso, ma mai realizzato.

Entrando nel merito della bozza di regolamento proposto dalla Giunta comunale è subito evidente che sono stati cancellati dal precedente documento tutti gli oneri a carico dell’Amministrazione comunale. Ad esempio non è indicato chi dovrà occuparsi della manutenzione straordinaria. Nessuna parola sugli impegni del Comune di Mantova sulle questioni sociali e sullo smantellamento definitivo dell’area che ad oggi è stato promosso concretamente solo dal lavoro dell’associazione Sucar Drom con l’uscita di ben ventuno (21) famiglie.

Per questa ragione fin dall’inizio abbiamo chiesto a questa Amministrazione comunale di adottare il regolamento Aler che viene fatto firmare a tutti i mantovani che usufruiscono di strutture pubbliche. Infatti non si comprende il senso di avere un regolamento specifico per quest’area quando tutta la residenza pubblica comunale è gestita con regolamento ALER, in cosa consta la differenza tra i cittadini residenti in via Learco Guerra da quelli residenti al Palazzo del Mago?

Nella bozza quattro questioni paiono centrali e andrebbero affrontate prima di licenziare il testo in maniera definitiva, se questa è la volontà del Consiglio Comunale. Noi rimaniamo convinti che il regolamento ALER dovrebbe trovare una sua applicazione anche per i cittadini che abitano nel cosiddetto ‘campo nomadi’, ma se non lo ritenete opportuno, si affrontino almeno queste quattro questioni.

1) Articolo 3, autorizzazione e pagamenti oneri
Nella bozza di regolamento l’autorizzazione non viene più rilasciata dal Comune di Mantova ma dall’Ente Gestore che si deve fare carico di inviare alla Polizia Municipale e alla Questura, per quanto di competenza. Il Comune si defila, creando inevitabilmente una grande confusione perché l’area è attualmente in carico ai Servizi sociali ma nel nuovo regolamento si demanda tutto al Settore della Polizia Municipale. Inoltre, si chiede all’Ente Gestore la riscossione degli oneri dovuti dalle famiglie.
L’attuale sistema prevede un’autorizzazione data dai Servizi Sociali su comunicazione dell’Ente gestore. I Servizi sociali inviano mensilmente le bollette di pagamento che le famiglie autonomamente vanno a pagare tutti i mesi alla Tesoreria comunale.

Già nel 2003 l’Amministrazione comunale aveva deciso di cambiare il metodo di autorizzazione e di pagamento con il risultato che per tre anni le famiglie non hanno pagato. Non arrivavano nemmeno le bollette, le famiglie andavano a pagare in Comune ma non le si faceva pagare e non sono state registrate le presenze per un anno intero. Ci chiediamo vale la pena di cambiare un metodo di autorizzazione e di pagamento che oggi funziona? Nel 2005, dopo il disastro compiuto dall’Amministrazione ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo risolto la questione facendo pagare a tutte le famiglie gli arretrati anche se in punta di diritto i responsabili erano altri.

Se dopo quell’esperienza ancora una volta l’Amministrazione vuole fare un salto nel vuoto e complicare la vita a tutti faccia pure, ma non si stupisca se si creeranno ulteriori problemi.


2) Articolo 4, norme igieniche sanitarie ed espulsione dall’area
Nella bozza di regolamento si demanda all’Ente gestore il rispetto delle norme igienico sanitarie, questa incombenza è una competenza dell’Ente proprietario dell’immobile che ha il dovere ma anche il diritto di verificare la situazione igienico sanitaria di cui è responsabile civilmente e penalmente in caso di inadempienze. Evidentemente non è possibile demandarla ad altri, in quanto le norme generali previste dal codice civile e penale sono sovra-ordinate rispetto a quanto questo regolamento possa prevedere.

Sempre in questo articolo l’Ente gestore ha facoltà di proporre l’espulsione in cinque casi. Questo aspetto è assolutamente problematico in quanto non è sostenibile vista l’attuale giurisprudenza. E’ evidente che in nessun caso un Cittadino italiano che commetta un reato possa avere una pena aggiuntiva rispetto a quella già prevista per legge. Se un abitante del Palazzo del Mago crea una rissa in piazzetta San Leonardo non può essere espulso dal suo appartamento di edilizia pubblica.

Ancora più assurdo il caso in cui una famiglia residente non paghi gli oneri derivanti il consumo di energia elettrica. In un caso analogo agli altri Cittadini viene sospeso il servizio, ma a quelli residenti in via L. Guerra viene tolta la possibilità di rimanere al campo. Evidentemente si crea una cosiddetta discriminazione impugnabile facilmente davanti ai tribunali preposti.

L’ALER inizia il procedimento di revoca dell’assegnazione dell’appartamento solo nel caso che la famiglia non paghi per più di sei mesi il canone di affitto. Ci chiediamo il perché tale norma non possa valere anche per i mantovani che abitano in viale Learco Guerra che tra l’altro essendo nati a Mantova non saprebbero proprio dove andare in caso di espulsione dall’area.


3) Articolo 11, oneri
Nel 2008 le famiglie sinte pagavano un forfait di circa euro 77. Nel 2009 questo forfait è stato portato a euro 100. Con il nuovo regolamento ai 100 euro si aggiungeranno circa euro 18. Un aumento in due anni di circa il 40%. Su questa nuova proposta non ci siamo mai posti in maniera rigida ma crediamo che si debba riflettere se sia giusto che si continui ad aumentare la quota da pagare senza intervenire sulla questione lavoro. Pensiamo che tutti debbano pagare ma bisogna anche mettere le famiglie nelle condizioni di poter pagare. Continuare ad aumentare gli oneri senza offrire un reale sostegno all’inserimento lavorativo ci sembra fuori luogo, essendo il Comune l’ente preposto per favorire l’inclusione sociale.


4) Articolo 12, viene delegata in toto la manutenzione alle famiglie
L’area di viale learco Guerra n. 23 pur essendo una delle aree meglio strutturate in Italia ha due punti di debolezza: l’impianto fognario e l’impianto elettrico.

Nel dettaglio vogliamo portare alla vostra attenzione i problemi in essere riguardo l’impianto fognario ed elettrico.
In un qualsiasi impianto fognario sono ben distinte le linee delle acque bianche (pioggia), le acque grigie (lavatrici, lavandini…) e le acque nere (wc). Nell’impianto di viale learco Guerra le tre linee sono unite creando problemi evidenti (le acque nere invadono i bagni e l’area) anche per la sola pioggia.
A questo si deve aggiungere che le acque nere e acque grigie in commistione con le acque bianche confluiscono in un’unica vasca dotata di pompe tritatrici e di sollevamento che “sparano” con un impianto elettrico i liquami a seicento metri direttamente nel depuratore della Città.
Questo impianto oltre ad essere molto delicato, basta un sassolino finito in una caditoia per le acque bianche per bruciare una pompa con un costo di alcune migliaia di euro, non ha nessun strumento di protezione o di avviso in caso di fermo macchina con il risultato che i liquami inondano senza preavviso i bagni e tutta l’area.

L’altro punto di debolezza è l’impianto elettrico che, come è successo pochi giorni fa, è molto instabile per lavori svolti nel 2000 non a regola d’arte. E’ da considerare che le famiglie sono costrette ad utilizzare la luce elettrica per scaldare le case per una scelta precisa delle passate amministrazioni che ha impedito l’utilizzo del metano. E’ quindi evidente che l’impianto elettrico è fortemente sollecitato e non si riesce a capire con questo regolamento in che modo dovranno intervenire le famiglie in caso di guasto.

Inoltre, nel nuovo regolamento si chiede alle famiglie di andare sui tetti delle palazzine per fare la pulizia dei canali di gronda. Ci chiediamo se l’Aler chiede le stesse cose alle famiglie assegnatarie di alloggio popolare.
E ancora, si chiede alle famiglie di provvedere alla manutenzione delle aree verdi, come se l’Aler chiedesse a chi abita negli alloggi di Lunetta di fare la manutenzione delle aree verdi di tutta Lunetta, visto che sono loro ad usufruirne. Tra l’altro nelle aree verdi sono compresi gli argini che necessitano di una strumentazione specifica e di una preparazione per non incorrere in incidenti che potrebbero essere anche gravi.

Per queste ragioni noi chiediamo che alle famiglie sia delegata SOLO la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture abitative di LORO proprietà (casa, l’impianto elettrico fino al contatore, gli allacciamenti alla rete fognaria…), la manutenzione ordinaria dei bagni assegnati e la pulizia delle piazzole assegnate. Chiediamo che sia a carico del Comune la manutenzione: dell’impianto fognario con la vasca e le pompe trituratrici e di sollevamento, dell’impianto elettrico generale dell’area, delle aree verdi, delle palazzine con gli spazi comunali, dell’impianto di illuminazione pubblica.


In ultimo, una brevissima considerazione. Il regolamento vigente è stato scritto quasi vent’anni fa. Negli ultimi dieci anni Mantova è stata indicata dalla Regione Lombardia laboratorio prima e buona pratica oggi. La buona pratica è dovuta a due fattori: la partecipazione diretta dei sinti e la mediazione culturale. La bozza di regolamento non fa menzione di tutto questo (vedi articolo 4). La Regione Lombardia, guidata dal Presidente Formigoni, ha pubblicato libri dove ha riconosciuto i risultati ottenuti a Mantova. La Commissione Diritti Umani del Senato poche settimane fa ha votato all’unanimità una relazione dove si indicano come buone pratiche i processi di partecipazione e lo strumento della mediazione culturale. Il Parlamento europeo ha licenziato pochi giorni fa, a grandissima maggioranza, un documento che impegna la Commissione a promuovere partecipazione e mediazione culturale.

Il Comune di Mantova se ne dimentica eppure proprio pochi giorni fa ha chiesto ai mediatori culturali della nostra associazione di accompagnare l’assistente sociale e la responsabile dell’Ufficio Anagrafe dalle famiglie sinte.
L’impressione è che questa Amministrazione non voglia valorizzare uno dei fiori all’occhiello della città: la mediazione culturale e la partecipazione dei sinti. Siamo stati citati come Buona Pratica in diversi documenti Italiani ed Europei, ma la convenzione 2011 per la mediazione culturale non è ancora stata firmata. Perché?

Mantova, la Giunta comunale presenta un nuovo regolamento per chi abita in viale Learco Guerra

Pubblichiamo la bozza di regolamento per l’area residenziale di viale Learco Guerra n. 23 presentata ieri sera dalla Giunta comunale alle Commissioni Statuto e Servizi Sociali del Comune di Mantova. La presentazione del regolamente era stata preannunciata dall’Assessore ai Servizi Sociali Arnaldo De Pietri (in foto) da un articolo dal titolo: “scatta il giro di vite sul campo nomadi”, pubblicato dalla Gazzetta di Mantova e ripreso dall’assessore nel suo blog personale, leggi l’articolo…

ART.1
La struttura di via Learco Guerra,23 è un’area residenziale per le famiglie sinte e rom.
L’area comprende 25 piazzole. Ogni piazzola ha a disposizione due prese elettriche che erogano 3 KW; su richiesta specifica, si può ottenere una potenza pari a 6 KW. Ogni piazzola può ospitare sino a due nuclei famigliari.

ART. 2
Possono sostare all’interno dell’area attrezzata le famiglie Rom e Sinte residenti per un tempo illimitato e famiglie non residenti per un periodo massimo di 30 giorni rinnovabili, compatibilmente con le disponibilità gestionali.
L’area attrezzata può ospitare sino ad un massimo complessivo di 200 persone contemporaneamente presenti.
Nell’ottica condivisa di perseguire l’obiettivo della definitiva chiusura dell’area attrezzata si dispone che progressivamente nel caso si renda “libera” una piazzola a seguito del trasferimento di una famiglia residente il numero di piazzole disponibili viene al pari conseguentemente ridotto e non è più assegnabile.
E' fatto salvo il caso in cui a richiedere nuova assegnazione di piazzola disponibile sia il nubendo/la nubenda già residente, in sede di scissione dalla famiglia d'origine per aggregazione a seguito composizione nuova famiglia.

ART.3
L’accesso all’area attrezzata è consentito nel rispetto del presente regolamento previa richiesta diretta all’ente che sarà incaricato della gestione dell’area attrezzata di seguito indicato come “Ente Gestore” e redatta su apposito modulo stampa indicante il numero dei componenti la famiglia, le generalità di ogni componente il nucleo familiare con l’annotazione degli estremi dei documenti di identità delle persone maggiorenni, nonché i numeri di targa degli autoveicoli di cui sono in possesso e il previsto tempo di sosta. Ogni variazione sarà tempestivamente comunicata.
Il modulo disponibile presso l’Ente Gestore, debitamente compilato, sarà consegnato in copia al Comando della Polizia Locale ed alla Questura per quanto di competenza.
L’autorizzazione è rilasciata dall’ente gestore
Le famiglie residenti che sulla base delle rilevazioni effettuate risultino assenti per almeno un bimestre e non sono quindi stabilmente presenti al campo saranno inoltre segnalate ai servizi demografici ed alla vigilanza per l’avvio della procedura di cancellazione dall’anagrafe dei residenti
Qualora i residenti presenti presso l’area attrezzata si debbano temporaneamente allontanare, dovranno comunque comunicare all’ente gestore la data di partenza e la data di rientro.

ART.4
L’Ente Gestore si occuperà dell’osservanza del regolamento e del rispetto delle norme igienico-sanitarie all’interno dell’Area.
E’ facoltà dell’Ente Gestore proporre al Sindaco, nel rispetto delle Leggi e dei regolamenti vigenti, l’espulsione dell’area di chi (anche se residente) non osserva il regolamento, commette reati contro il patrimonio, crea disordini o risse all’interno dell’area e di chi risulta insolvente nei pagamenti dei canoni previsti dall’art.6 del presente regolamento.

ART.5
Le incompenze legate alla gestione dell’Area Attrezzata compresa la riscossione delle somme di cui al successivo art.6 saranno svolte a cura dell’Ente Gestore.
Sarà cura del Settore Servizi Sociali incaricare una Assistente Sociale territorialmente competente affinché costituisca un punto di riferimento istituzionale per le problematiche sociali rilevate dall’Ente Gestore.

ART.6
Per le famiglie Rom e Sinte la sosta è consentita con il versamento di:
- cauzione di euro 120,00 per famiglia non residente. Tale cauzione coprirà le spese eventualmente dovute per danni provocati anche da ignoti o debiti non assolti. La cifra sarà restituita integralmente o parzialmente al momento della partenza del campo;
- canone di euro 0,60 giornaliere per ogni famiglia che occupi la piazzola assegnata con mobili o autoveicoli anche in caso di assenza della famiglia stessa.
Il canone, la cauzione e le somme dovute per consumi di acqua, gas ed energia elettrica di cui al successivo art.11 dovranno essere versati anticipatamente all’Ente Gestore che rilascierà apposita quietanza e provvederà mensilmente al versamento alla Tesoreria Comunale.


ART.7
Sono vietate le occupazioni abusive di qualsiasi genere a carattere permanene, semipermanente o provvisorio. E’ inoltre vietato lasciare nell’area attrezzata caravan, roulotte, o macchine qualora la famiglia titotalre non sia presente nell’area stessa, senza motivata giustificazione.
In tal caso l’Ente Gestore informerà la Polizia Locale che provvederà a far rimuovere dall’area i mezzi e le relative spese di rimozione saranno a carico del proprietario.
Le auto devono essere parcheggiate negli spazi consentiti.

ART.8
Le famiglie rom e sinte sono responsabili della conservazione delle strutture e delle attrezzature messe a loro disposizione. Coloro che si rendessero responsabili di danni, saranno tenuti al risarcimento totale.
Nel caso in cui non sia possibile individuare l’autore materiale del danneggiamento, si provvederà ad addebitare a tutti i componenti la comunità l’importo del danno in parti uguali anche con l’utilizzo della cauzione di cui all’art.6.

ART.9
La sosta presso l’area attrezzata delle famiglie rom e sinte è consentita solo all’interno delle piazzole predisposte. La sosta è assolutamente vietata in qualunque altra zona dell’Area.
Le infrazioni eventuali, sempre nel rispetto dei regolamenti e delle Leggi vigenti, saranno punite a norma di legge.

ART.10
E’ fatto obbligo alle famiglie rom e sinte di provvedere alla normale pulizia del terreno occupato, delle zone comuni e dei servizi igienici.
Ogni famiglia è responsabile direttamente della pulizia dell’area che essa occupa al campo considerando come area occupata anche una fascia di metri 5 tutto intorno alla piazzola di sosta.
E’ fatto inoltre obbligo alle famiglie Rom e Sinte di utilizzare gli appositi contenitori per i rifiuti collocati a cura dell’amministrazione. Chiunque venga sorpreso a scaricare rifiuti sull’area del campo o sul terreno circostante verrà sanzionato ai sensi della normativa vigente.

ART.11
Per le famiglie rom e sinte residenti:
I consumi di acqua, gas ed energia elettrica dovranno essere pagati anticipatamente da ogni famiglia in misura forfettaria di euro 100,00 ( per ogni presa da 3 KW richiesta in base al precedente art.1) ( rivalutate con indice Istat anuuale), all’Ente Gestore che rilascerà ricevuta e provvederà al versamento alla Tesoreria del Comune di Mantova
Sono vietati gli allacciamenti ai servizi collettivi.
Il mancato pagamento delle spese previste comporterà l’immediata chiusura delle utenze.
Il distacco, presenti gli operatori della Polizia locale, non verrà effettuato nel solo caso in cui nell’immediatezza venga esibita quietanza di pagamento dei pregressi o la famiglia sia ritornata ad essere presente al campo. L’intervento dell’elettricista anche nel caso in cui non si sia materialmente proceduto al distacco come nei casi menzionati, viene quantificato in € 20,00 che sarà addebitato a ciascun inadempiente nella rata del mese successivo.
Qualora la famiglia non saldi il debito relativo alla quota forfettaria o al canone fisso per la sosta sopradefiniti e continui a sostare nell’area si procederà secondo le procedure previsto dall’art. 4 del vigente Regolamento.
Per le famiglie rom e sinte non residenti
Per quanto riguarda la sosta temporanea presso l’area attrezzata le famiglie in transito per poter ottenere il permesso alla sosta sono tenute al pagamento anticipato della cauzione che coprirà le spese dovute per eventuali danni provocati o debiti non pagati (e potrà quindi se del caso essere rimborsata interamente) e dovranno inoltre versare:
- la quota forfettaria di euro 100,00 per la copertura dei costi relativi all’allacciamento ad una presa di corrente con potenza disponibile di 3Kwh energia elettrica in proporzione ai giorni di effettiva presenza;
- il canone fisso giornaliero di euro 0,60 per la messa a disposizione della piazzola di sosta per i giorni di effettiva presenza al campo.
Le famiglie rom e sinte italiane di transito che escono e non pagano non potranno più essere ospitate al campo sosta fatto salvo l’aver estinto il debito maturato.

ART.12
La manutenzione ordinaria del campo sarà a cura delle famiglie Rom e Sinte italiane residenti al campo e, a solo titolo esemplificativo ma non esaustivo, si elencano alcuni di questi interventi :
- pulizia del campo (pulizia degli spazi assegnati a ciascuna famiglia e spazi comuni, sia esterni che esterni);
- sostituzione o riparazione delle serrature nei vari serramenti, dei pluviali, dei vetri rotti, dei lavabi esterni che verranno con dolo o incuria danneggiati.
- mantenimento e pulizia canali di gronda;
- sostituzione lampade sia nei servizi igienici che nelle aree comuni
- manutenzione delle aree verdi;
- smaltimento rifiuti ingombranti chiamando la Tea (per mantenere il massimo decoro l’area di sosta)
Periodicamente saranno effettuate da parte del competente Settore Lavori Pubblici visite ispettive per controllare la situazione che qualora dovesse riscontrare inadempienze disporrà il recupero della spesa a carico delle stesse famiglie.

ART.13
Il regolamento di gestione è affisso in luogo visibile dell’area e deve essere portato a conoscenza da parte dell’ente gestore a tutti i residenti/ospiti

ART.14
Il presente regolamento di gestione una volta approvato dal Consiglio Comunale e divenuto esecutivo, entra immediatamente in vigore.

sabato 22 maggio 2010

Milano, tensione altissima in via Triboniano dopo gli scontri

Dopo la sassaiola, gli scontri con la polizia e i disordini di giovedì sera (guarda il video...) la tensione rimane alta nel campo rom di via Triboniano a Milano, presidiato dalle forze di polizia. A farne le spese, denuncia don Virginio Colmegna, sono stati gli operatori della Casa della Carità, che da anni operavano tra i nomadi del campo assicurando, oltre alla solidarietà, anche un tenue filo di dialogo con le istituzioni. Ora hanno dovuto andarsene. «Hanno individuato anche noi come i nemici, stanno circolando volantini nel campo nei quali anche noi veniamo descritti come una controparte», riferisce don Virgilio Colmegna, direttore della Casa della Carità. «Purtroppo questo clima di tensione non giova a nessuno, né ai rom né tantomeno alle istituzioni, magari solo a qualche "falco" che vede nello sgombero entro giugno la soluzione a tutti i problemi. Ma guai a pensare in questo modo. Ma sta di fatto che da oggi i nostri volontari non sono più presenti in via Triboniano, anche se assicuriamo a chi ce lo chiede un pasto o una doccia calda».
«RISCHIO ANTAGONISMO SOCIALE» - Don Colmegna dice di essere «non certo rassegnato» ma «sinceramente preoccupato». A suo giudizio, questo clima giova soltanto «a chi generalizza, a chi pensa che tutti i rom sono non-integrabili, a quelli che sostengono che vanno allontanati, a chi vuol creare un antagonismo sociale anche con il problema rom, un antagonismo che non ha alcuno sbocco: il risultato, grave, è che da ieri si è individuato anche in chi ha fatto e fa mediazione sociale un nemico». Don Colmegna passa quindi alla parte propositiva: «Se ci sono proposte per borse lavoro, se ci sono effettive opportunità di un alloggio messe a disposizione dal Comune, si passi dalle promesse ai fatti: ci sono famiglie rom, anche in altri campi, che sarebbero disposte a lasciare la precarietà. A nessuno piace vivere in quelle condizioni: appena qualche giorno fa in via Triboniano sono saltate le fogne. Lo sgombero non deve e non può essere la soluzione».
ASSEMBLEA DOMENICA - Intanto il Comitato antirazzista di Milano, che ha indetto un'assemblea cittadina nel campo di via Tiboniano domenica 23 maggio, fornisce la sua versione dei fatti di giovedì. Il presidio in piazza della Scala «era autorizzato», sostiene il comitato (in realtà c'era stato uno scambio di telefonate e fax), e i rom non erano in corteo, ma stavano solo andando a prendere il tram 14, l'unico mezzo pubblico in zona, per recarsi al presidio stesso. Il campo rom di via Triboniano, nel quale vivono circa 600 rom, è un campo autorizzato, che il Comune di Milano intende chiudere perché sull'area dovrà passare un'arteria di collegamento con i padiglioni di Expo 2015. I rom intendevano manifestare contro la mancanza di alternative dopo lo sgombero. «Il presidio, deciso nell'assemblea pubblica tenutasi domenica 16 maggio, era stato comunicato alle autorità competenti già lunedì mattina - si legge in un comunicato del Comitato antirazzista -, prima per via telefonica e, avendo avuto un riscontro positivo, di seguito anche via fax». «I rom sono usciti dal campo poco dopo le 16 per raggiungere i mezzi pubblici e andare al presidio di piazza della Scala, quando uno sbarramento di polizia e carabinieri gli ha fattivamente impedito di andare a prendere il tram 14, unico mezzo di comunicazione per raggiungere il centro città», prosegue il comunicato.

I LACRIMOGENI - «Per ben tre volte la polizia ha dovuto arretrare scomposta e solo dopo aver lanciato decine di lacrimogeni e aver scagliato un blindato contro i rom, è riuscita a sfondare e a farsi largo nel campo», riferisce il comunicato. «Le forze dell'ordine hanno sparato i lacrimogeni dentro il campo - afferma Stoican Petre, uno degli anziani che ha trattato ieri pomeriggio con la polizia prima dei tafferugli -. C'erano donne e bambini che piangevano, non si respirava. Ho chiesto al responsabile della Polizia di non caricarci, ma non c'è stato nulla da fare. Di fronte alla sede della Protezione civile (a circa 300 metri dal campo, ndr) siamo stati fermati. Abbiamo deciso di tornare al campo e da lì abbiamo chiesto che venisse qualcuno del Comune per parlare con noi, visto che ci veniva impedito di arrivare a Palazzo Marino. Il responsabile della Polizia presente ci ha detto che se non ci fossimo dispersi ci avrebbero caricati e così hanno fatto, anche se noi eravamo dentro il campo».
ARRESTO - Il pm di Milano Luca Poniz ha chiesto la convalida dell'arresto di un nomade arrestato ieri, con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Secondo l'accusa, avrebbe aggredito e ferito due carabinieri. Il pm ha trasmesso la richiesta di convalida al gip. Proprio per paura dell'arresto, i rom feriti durante gli scontri non si sono fatti medicare negli ospedali. «Saranno una trentina - racconta un giovane rom che vuole mantenere l'anonimato -. Alcuni forse questa notte sono andati in qualche pronto soccorso, ma non hanno detto che si erano feriti negli scontri, hanno magari detto che sono caduti, perché avevano paura di essere arrestati».
DIJANA PAVLOVIC - L'attrice e mediatrice culturale rom Dijana Pavlovic dà questa interpretazione dei fatti: «Le istituzioni non dialogano con i rom, c'è solo il comitato antirazzista che parla con loro e porta avanti assemblee». Da settimane gli esponenti del comitato si riuniscono in assemblea con i rom, e ieri avevano detto loro di aver organizzato una manifestazione per portare un documento a Palazzo Marino, anche questo scritto da loro e firmato dai rom. La manifestazione non è stata autorizzata ma, secondo quanto riferiscono i nomadi, a loro è stato detto il contrario dagli antirazzisti. Da qui, la rabbia dopo il rifiuto degli agenti a farli muovere in gruppo. Nel documento che i rom volevano consegnare si chiedono soluzioni abitative alternative ai campi, salvaguardia della continuità scolastica per i loro figli, fondi per eventuali lavori di ristrutturazione e soprattutto l'estromissione della Casa della Carità dalle trattative con il Comune. «Riconosciamo - scrivono - il consiglio di via Triboniano come unico organismo deputato a sviluppare trattative con le istituzioni». Una estromissione che arriva dopo un tavolo avviato fra Comune e Casa della Carità per discutere dell'inserimento dei rom. «Due settimane fa la Casa della Carità - spiega la Pavlovic - ha ricevuto una proposta da Palazzo Marino per inserire i rom in appartamenti e dare loro un lavoro, poi dopo due giorni è arrivata una lettera con l'ordine di lasciare il campo. Che razza di modo di fare è? Come si può completare un piano di inserimento in poche settimane?». da Corriere della Sera

venerdì 21 maggio 2010

Gallarate (VA), i Sinti si oppongono allo sfratto

Il campo in via Lazzaretto sta per essere smantellato. Pare proprio che per fine giugno gli occupanti saranno sfrattati dal suolo comunale. La zona, visibile dall'alto percorrendo il tratto autostradale Gallarate-Varese, conta 16 nuclei familiari, circa 50 tra bambini e ragazzini, dai 3 mesi ai 16 anni, e 5 o 6 anziani.
Ogni famiglia è più o meno composta da circa 6 persone; in totale si contano 15 case mobili e 1 roulotte. Per circa 20 anni i Sinti italiani di Gallarate erano dislocati a Madonna di Campagna, poi sono stati trasferiti in via De Magri, e da 3 anni si trovano al numero 50 di via Lazaretto.
L'area a loro adibita oggi appariva ordinata e pulita. Diversi bambini giocavano con la sabbia o si dondolavano sopra altalene in plastica. Le donne stavano cucinando e gli uomini chiacchieravano sul percorso asfaltato che mette in comunicazione le varie abitazioni. Alcuni di loro si sono costruiti verande, altri piccoli cortiletti in erba. I presenti sono educati e cordiali e dicono no allo sfratto ordinato dal Comune.
"Siamo sinti italiani, a Gallarate da sempre". Questo è ciò che ribadiscono, presentando la signora più anziana del campo che ha 72 anni e un volto particolarmente segnato dal proprio vissuto. "C'è gente che ha realmente bisogno di una casa – rispondono all'alternativa, proposta dall'amministrazione comunale, relativa all'assegnazione di case popolari -. Noi le nostre case mobili le abbiamo, sono dei mini appartamenti. Paghiamo l'affitto di un euro al mese per metro quadro e vogliamo poter conservare le nostre tradizioni e la nostra cultura".

Pare che la proposta di una soluzione abitativa fissa e in cemento non sia condivisa dalla comunità. "Siamo stati a casa di amici, non cambieremmo mai la nostra dimora". E di fronte all`ipotesi di spostarsi in un altro comune, loro rispondono: "Non e` questa la soluzione. I sinti sono in tutta Italia, solo qui a Gallarate ci sono problemi. Mandarci in un`altro comune significa scaricare la problematica a carico di un`altro sindaco".
I disagi che sottolineano, relativi al trasloco, sono soprattutto legati ai più piccoli: "Spostandoci di nuovo, i bambini non potrebbero più frequentare le loro scuole. Se al comune serve l'area che ce ne dia, però, un'altra, sempre pagando l'affitto". L'appello che fanno è rivolto al sindaco:"Che si metta una mano sul cuore. I sinti ci sono in tutta Italia, solo a Gallarate ci contestano. Paghiamo anche l'acqua e il gas, non diamo fastidio a nessuno. Lavoriamo in nero, raccogliendo il ferro, e ci automanteniamo".
La comunità racconta di avere un avvocato di fiducia che ha aperto una causa contro la decisione di sfratto dell'amministrazione Mucci. "Lo sfratto di un campo nomadi non si è mai visto. Non sappiamo come andrà a finire. Non sappiamo ancora nulla da parte del nostro avvocato, al momento tutto è in mano al giudice. Abbiamo l'appoggio anche di qualche associazione locale: speriamo in bene". di Valeria Deste

Milano, i video degli scontri in via Triboniano

Scene di guerriglia urbana in via Barzaghi a Milano, vicino al campo rom di via Triboniano. Giovedì pomeriggio i Rom si sono scontrati con le forze di polizia in assetto anti-sommossa e hanno lanciato sassi e bastoni contro gli agenti. Le violenze sono cominciate intorno alle 16.30, quando è partita una cosiddetta «azione di contenimento» contro 150 rom che volevano improvvisare un corteo e un presidio in piazza Scala, davanti a Palazzo Marino. Alle 18 era infatti in programma una riunione per discutere dello sgombero del campo, previsto entro il 30 giugno. La manifestazione era stata indetta dall'assemblea di via Triboniano e sostenuta dal Comitato antirazzista. (video 1..., video 2...)
LO SCONTRO - Gli agenti hanno spiegato ai Rom che la manifestazione non era autorizzata, e che comunque una loro delegazione avrebbe potuto raggiungere la sede del Comune. A quel punto circa 150 persone sono uscite dal campo e gli agenti in via Barzaghi hanno iniziato l'operazione di contenimento. E' cominciato un lancio di sassi e altri oggetti, mentre alcuni rom hanno messo in strada le proprie masserizie. Sono state appiccate le fiamme a un furgone e un'auto portate dagli stessi manifestanti. In serata la situazione è tornata alla normalità. Nel campo vivono circa cento nuclei familiari.
FERITI - Ci sono stati alcuni contusi: 25 tra poliziotti e carabinieri, secondo l'ufficio di gabinetto della questura. Il vicesindaco De Corato afferma: «La sommossa organizzata da un centinaio di rom di Triboniano, che hanno lanciato pietre contro le forze dell'ordine ferendo una quindicina di agenti, tra cui anche un vigile, dimostra che gli occupanti sono ancora lontani da una reale volontà di integrazione». Tra i rom ci sarebbero vari feriti, forse una trentina, ma non sono andati in ospedale. Uno di loro, un bambino, compare in un video girato da testimoni mentre viene portato via in braccio. I Rom riferiscono che il bambino aveva il volto irritato dal gas lacrimogeno. Un'altra è una bambina di 7 anni che ha una fasciatura al braccio destro: sarebbe stata colpita con una manganellata. Nel video si vede anche un uomo che perde sangue dalla testa, raggiunto anche lui da una manganellata.
Dijana Pavlovic, vicepresidente della federazione Rom Sinti Insieme e testimone diretta degli scontri, ha affermato che «una bimba è rimasta ferita e probabilmente ha un braccio rotto per una manganellata. Il campo è stato chiuso e circondato dalla polizia: nessuno può entrare, nessuno può uscire».
Dopo le azioni di alleggerimento per impedire ai rom di via Triboniano di raggiungere piazza Scala, le forze dell'ordine avrebbero spinto i Rom a rientrare nel campo, chiudendone poi tutti gli accessi. Anche agli operatori della Casa della Carità, che svolgono un quotidiano servizio di assistenza in via Triboniano, è stato impedito di entrare nell'accampamento. da Corriere della Sera

Milano, scontri e feriti in via Triboniano

Lancio di sassi, manganellate e auto in fiamme. Gli scontri fra alcune decine di Rom del campo regolare di via Triboniano e le forze dell'ordine sono scattati alle quattro del pomeriggio. I Rom volevano raggiungere Palazzo Marino, sede del Comune, per protestare contro l'annunciato sfratto delle 700 persone che abitano il campo. Polizia e carabinieri hanno impedito il corteo, non autorizzato, ed è nata la tensione: bombole del gas scagliate contro gli agenti e lancio di bottiglie, a cui le forze dell'ordine hanno risposto con lacrimogeni e cariche "di alleggerimento". Il Comune aveva accettato di ricevere una delegazione di sette rom.
Dopo due ore di incidenti, fra i 90 agenti si contano 20 contusi e quattro feriti medicati in ospedale. Le associazioni, che hanno sostenuto la protesta dei rom, riferiscono di un uomo colpito alla testa, di una bambina con un braccio ferito da una manganellata e di un altro bimbo con il volto urticato dai lacrimogeni. Un rom è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. "Ci hanno picchiati - dice Maria, 32 anni, bosniaca - noi abbiamo difeso il campo" (guarda il video...). Il timore è che le violenze possano bloccare l'accordo fra Comune, prefettura e privato sociale che prevede lo svuotamento dei campi, con aiuti alle famiglie rom per trovare casa.
"Il campo va sgombrato subito", dice il leghista Davide Boni, presidente del consiglio regionale. E se il vicesindaco Riccardo De Corato punta il dito contro i centri sociali, "che fomentano la rivolta", don Virginio Colmegna, capo dell'associazione che gestisce il campo, parla di "tensioni che rendono ancora più difficile l'integrazione, in una situazione di vuoto politico che ha trasformato la gestione dei rom in problema di ordine pubblico". di Davide Carlucci e Franco Vanni

Milano, scontri in via Triboniano

Circa 150 persone, tra Rom e attivisti dei centri sociali, si sono scontrati, nel pomeriggio di giovedì, a Milano con le forze dell'ordine fuori dal campo rom di via Triboniano. I Rom volevano raggiungere Palazzo Marino, per manifestare contro lo sgombero del campo previsto entro il 30 giugno. Le forze dell'ordine hanno impedito il corteo, scatenando la protesta: i sassi e le bottiglie lanciate dai rom hanno ferito 25 agenti.
I Rom hanno messo in strada alcune masserizie a cui poi hanno dato fuoco, incendiando anche un furgone ed un'auto portate dagli stessi manifestati sul posto. Gli scontri sono continuati anche all'interno del campo per cui un cordone di poliziotti ha impedito a chiunque di uscire o entrare. I contusi sono anche tra i manifestanti a cui si erano aggiunti i ragazzi dei centri sociali.
Secondo Dijana Pavlovic, vicepresidente della Federazione Rom Sinti Insieme "una bimba è rimasta ferita e probabilmente ha un braccio rotto per una manganellata. Il campo è stato chiuso e circondato dalla polizia: nessuno può entrare, nessuno può uscire". Le forze dell'ordine, dopo gli scontri, hanno infatti "ricacciato" nel campo i manifestanti. Anche agli operatori della Casa della Carità, che svolgono un quotidiano servizio di assistenza in via Triboniano, dopo i disordini è stato impedito di entrare nel campo.
Il leghista Davide Boni, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, ha intanto chiesto l'immediato e definitivo sgombero del campo. Uno dei manifestanti è stato arrestato dai carabinieri per resistenza a pubblico ufficiale. da TGcom, guarda le foto...

giovedì 18 febbraio 2010

Roma, report da Tor de’ Cenci 17 febbraio 2010

Ieri mattina verso le 11.00 un gruppo di rom di Tor de Cenci è stato invitato dall'Assessora alle Politiche Sociali Sveva Belviso a una riunione riguardante il prossimo spostamento che riguarderebbe proprio il campo di Tor de Cenci. Alla riunione erano stati invitati solo i tre portavoce delle tre comunità del campo, ma vista la tensione creatasi al in questi mesi riguardo lo sgombero, si sono presentati all'invito almeno in venti, ognuno a fare da portavoce delle diverse famiglie allargate, ognuna con un propria idea.
La telefonata dell'assessora è avvenuta esattamente il giorno dopo la mobilitazione dei rom di Tor de Cenci che insieme a tutte le associazioni che operano al campo, insieme al Comitato di Quartiere, agli scout, alla presenza di associazioni internazionali per la Difesa dei Diritti Umani come Amnesty International e European Roma Right Center, di politici e di liberi cittadini provenienti non solo da Spinaceto ma da tutta la città, hanno detto chiaramente che vogliono rimanere in quel campo rifiutando qualsiasi deportazione in un campo già affollato (Castel Romano). A registrare questa manifestazione testate giornalistiche radiotelevisive e carta stampata.
L’incontro è stato aperto dall’Assessora cercando di convincere i rom della “bontà” delle sue decisioni a fronte del “buon” esito del trasferimento di Casilino, subito contestato dai rom presenti che hanno accolto un’anziana montenegrina che non aveva trovato posti adeguati e dalle lamentele dei “trasferiti” a Candoni che attendevano il lavoro promesso, e dei parenti macedoni che stazionano al Cara in attesa della promessa destinazione alla “Barbuta”, e il sovraffollamento indecente di Salone. Alla decisa e ferma posizione di tutti i rom presenti Assessora e entourage, Di Maggio, Scozzafava, Lattarulo, rappres. Prefetto, con in più Najo Adzovic che verbalizzava, hanno chiesto 2 giorni di riflessione prima di accettare la lettera dei rom firmata da tutti gli abitanti del campo che chiede la rimessa in sicurezza del campo di Tor de’ Cenci, conveniente anche economicamente, e il ripristino della legalità allontanando le persone arrestate per spaccio, e non per andare a Castel Romano. di Davide e Paolo (Operatori Arci solidarietà Onlus), leggi tutto il resoconto…

venerdì 27 novembre 2009

Roma, Casilino 900: festa d’addio al campo nomadi

Si avvia a conclusione la storia quarantennale del campo rom Casilino 900, che dovrebbe essere sgomberato nel prossimo mese di gennaio, per «celebrarla» gli abitanti dell’insediamento propongono una tre giorni di festa, dal 15 al 17 dicembre.
La proposta è stata avanzata all’interno del tavolo che il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha tenuto ieri in Campidoglio con i rappresentanti delle comunità Rom della capitale. Tre giornate di condivisioni tra i residenti del campo e tutta la cittadinanza, concerti di gruppi musicali, una mostra fotografica e un mercatino dove gustare i cibi della cultura rom e acquistare oggetti di artigianato.
Così il Casilino 900 si congeda da Roma, con una proposta avanzata dai rappresentanti del campo durante l’incontro di presentazione del Coordinamento Rom di Roma.
Gli abitanti del Casilino, nell’invito alla festa, hanno ripercorso la storia del campo ma soprattutto rivolgono le «scuse e il rammarico per fatti che possono avere accresciuto la diffidenza, favorito la chiusura verso la cultura rom e contribuito a creare quello stereotipo per cui rom è uguale a delinquenza».
Così i nomadi che vivono nel campo la cui storia è iniziata negli anni Sessanta invitano i cittadini del quartiere, il 15, il 16 e il 17 dicembre dalle 15 alle 23 perchè «sarà una gioia per noi condividere le iniziative, i traguardi, le ansie e i progetti. Per arrivare insieme a capire che siamo davvero tutti figli di uno stesso padre».
La riunione di ieri sancisce anche la nascita del Coordinamento Rom di Roma, su proposta dell’associazione Nova Vita di Najo Adzovic (in foto con Senada), portavoce proprio del Casilino 900. Fanno parte del coordinamento i campi di via dei Gordiani, via di Salone, Ciampino, Casilino 900, Arco di Travertino, Pontina, Cesarina, Tenuta Piccirilli, via della Martora e via Tor de Cenci.
Tre giornate di condivisioni tra i residenti del campo e tutta la cittadinanza, concerti di gruppi musicali, una mostra fotografica e un mercatino dove gustare i cibi della cultura rom e acquistare oggetti di artigianato.

martedì 20 ottobre 2009

Tirana, Ticket to Rom

È una distesa di rifiuti in un grande campo, sul quale si notano baracche costruite con assi e teloni. Qualche magra mucca pascola in questa zona. Le persone invece ci vivono, a volte per qualche giorno, a volte per qualche mese. Si presenta così il “campo rom” dietro alla stazione di Tirana. Non si sa quanti abitanti abbia: non esiste un censimento dei rom, men che meno in un campo (quasi un accampamento) nel quale chiunque può insediarsi o andarsene indisturbato.
In questo contesto il fotografo parmigiano Davide Grossi - presidente del circolo «Il Grandangolo» - si è calato per una settimana, a fine agosto, assieme ad altri 16 professionisti. Insieme hanno fatto un articolato reportage-documentario su tutti gli aspetti della vita dei rom in Albania: dagli impegni quotidiani all'ambiente circostante.
Il progetto Rom in Albania è nato con la volontà di raccontare una realtà difficile e sconosciuta ai più, sviscerando con le foto tutti gli aspetti del soggetto. I fotografi hanno lavorato in due campi nomadi nei dintorni della capitale albanese. Molto più di un reportage classico, nelle intenzioni. Il frutto sono centinaia di scatti dalla selezione dei quali sarà ricavata, nei prossimi mesi, una mostra al Museo nazionale di Tirana.
«È un'esperienza che mi ha arricchito molto, prima di tutto sul piano personale - spiega Davide Grossi -. Per raccontare bene un ambiente sociale o un luogo bisogna addentrarsi pienamente, stare in mezzo alle persone e vivere per un po' con loro e come loro».
«Un paese di contrasti. e bunker dappertutto». Grossi ha partecipato con entusiasmo all'iniziativa (svolta in collegamento con le Nazioni Unite). Ed è rimasto molto colpito dalla realtà che ha trovato, una volta sceso dal volo Parma-Tirana. «Ci sono edifici nuovissimi e zone di forte arretratezza, a Tirana - spiega Grossi -. Ogni condominio ha il gruppo elettrogeno, perché la corrente non sempre è garantita, e la cisterna per raccogliere l'acqua. Si ha la sensazione che ognuno faccia un po' quello che vuole. Può accadere ad esempio che, in un condominio, l'inquilino del piano terra inglobi l'atrio del palazzo nel suo appartamento oppure che chi vive all'ultimo piano costruisca un appartamento sopra il suo. C'è chi coltiva ortaggi a casa, per poi scendere in strada a venderli. In ogni caso, girando per la città ci si sente sicuri». Davide Grossi racconta di un'altra “caratteristica” di Tirana: «Ci sono bunker dappertutto, in città come nelle campagne, come se fossero stati disseminati “a grappolo” - spiega -. Secondo il dittatore Enver Hoxha, l'Albania rischiava di essere attaccata da vari Paesi, quindi erano necessari rifugi per tutti». di Andrea Violi, continua a leggere…

venerdì 28 agosto 2009

Roma, documentario al "Casilino 900"

Quattro ragazzi che dividono un appartamento a Roma, nel quartiere Centocelle hanno deciso di imbattersi nella realtà del vicino "campo" Rom Casilino 900. La loro unica motivazione è stata quella di conoscere una comunità apparentemente marginale che invece si colloca da decenni nel cuore di una delle zone periferiche più popolari della capitale.
Essendo entrati a contatto con il rappresentante del campo, Najo Adzovic dell’Associazione Nuova Vita, si è subito creata una sintonia che ha permesso loro di conoscere alcune famiglie Rom delle varie etnie presenti nell’area.
Proprio dalla conoscenza e dalla frequentazione con queste persone è nata l’idea di girare un documentario (unitamente ad un reportage fotografico), sfruttando le proprie competenze nel campo dell’audiovisivo. Data l’immediata vicinanza dell’appartamento dei quattro ragazzi con una realtà così “lontana” il titolo (provvisorio) del documentario è “Sottocasa”.
Contenuti e tematiche. Durante i mesi di frequentazione del Casilino 900 sono state effettuate riprese per un totale di circa 10 ore di girato. E’ stata data particolare importanza alle interviste sia alle persone che vivono nel campo Rom sia agli abitanti del quartiere per capire diversi punti di vista su una problematica sociale che ricade sul VII e VIII Municipio.
Non sono poi mancate scene di vita quotidiana del campo, popolato principalmente da bambini e adolescenti, e sequenze inerenti le tradizioni della cultura Rom come l’artigianato del rame ed i balli folkloristici.

Attraverso l’obiettivo della telecamera sono emerse varie tematiche legate alle aspettative, ai sogni e ai desideri, alle paure della gente che popola il Casilino 900: la realizzazione professionale, il possesso del permesso di soggiorno, la povertà, l’arte di arrangiarsi.
Non mancano ovviamente alcuni aspetti critici che evidenziano le contraddizioni di questo popolo, soprattutto testimoniati pubblicamente dagli abitanti del quartiere Centocelle al prefetto Pecoraro durante un incontro presso il cinema Broadway: il problema dei fumi tossici, la microcriminalità, il degrado. Attualmente il documentario è in fase di post-produzione.
Richieste e finalità. E’ intenzione di tutti coloro che hanno partecipato attivamente al documentario mostrarlo (così come il reportage fotografico) presso associazioni culturali, emittenti televisive e scuole, con l’obiettivo di promuovere la cultura dell’integrazione e il dibattito, specie tra i più giovani.
Per raggiungere questa finalità si richiede un supporto sottoforma di finanziamento economico o altro in modo da garantire all’opera (completamente autoprodotta) un’adeguata distribuzione e divulgazione.
Hanno collaborato alla realizzazione del documentario. Per il soggetto e la regia: E. Coccia, A. Cottini, D. Falcioni, A. Peretti; per le riprese: E. Coccia; per l’assistenza alle riprese e Backstage: D. Danila; Per le interviste e il montaggio: A. Cottini; per le traduzioni: N. Adzovic; per il reportage fotografico: D. Falcioni; per le musiche: G. Campioni, RossoPiceno folkrock band.

giovedì 2 luglio 2009

Roma, nuovo "campo nomadi" per i Rom del Cesare Lombroso

Sarà trasferito all'inizio del prossimo anno, entro febbraio al massimo, il "campo nomadi" di Cesare Lombroso, nel XIX Municipio. L'area, ancora top secret, sarà una di quelle proposte dai rappresentanti locali, e verterà sempre all'interno del quartiere a nord di Roma. Lo hanno assicurato ieri il sindaco Gianni Alemanno e l'assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso, nel corso della giunta ospitata nei locali di via Mattia Battistini. Tre le aree alternative ipotizzate dal minisindaco Alfredo Milioni: «Due - ha precisato la Belviso - non sono utilizzabili mentre su una, di 8 ettari, si sta procedendo alla valutazione perché sembrerebbe idonea».
Il sindaco ha anche annunciato la novità agli stessi Rom, nel corso di un sopralluogo tra le casette di legno e gli spazi dell'insediamento, autorizzato dal Comune, dove vivono da 22 anni 165 persone, 30 nuclei familiari, 60 minori regolarmente iscritti a scuola. «Sarete voi a dover lavorare, dietro pagamento, per ricostruire il nuovo campo – ha assicurato il sindaco – Sarà fatto insieme a voi nella legalità e nella vivibilità». Documenti, scolarizzazione, lavoro: questi i problemi principali dei Rom. «Non vogliamo vivere nei ghetti, né in campi troppo grandi difficili da gestire – ha spiegato al primo cittadino la portavoce, Humiza Halilovic – Questi ragazzi così non avranno mai un futuro».

mercoledì 17 giugno 2009

Roma, Roberto Mastrantonio: "Trasferite i rom del Casilino 900"

«Adesso basta, voglio una data. Il campo Casilino 900 deve essere spostato. Sono state dette solo bugie, i programmi sono slittati e ora hanno perfino avviato un altro censimento, è il quinto e non si capisce a cosa serve. Stavolta vado fino in fondo: ho organizzato una manifestazione per il 9 luglio e se non avrò risposte con i cittadini andremo in Campidiglio».
Sbotta il presidente del municipio VII, Roberto Mastrantonio quando legge la notizia che al campo rom tra la via Casilina e la via Palmiro Togliatti sarà attaccata l'acqua e la luce. «È giusto che i nomadi possano vivere in condizioni dignitose - precisa il minisindaco - ma con questo annuncio non vengono mantenute le promesse fatte. Mi avevano garantito che quando fosse stata ripristinata acqua e luce, avremmo saputo anche il giorno preciso dell'inizio del trasferimento. E invece nulla».
Poi accusa: «Credo che una parte del campo resterà lì. E pensare che è stata costruita una campagna elettorale sull'argomento. Poi la data che continuano a ripetere ossia quella del 31 dicembre è impraticabile sia perché c'è in piedi un ricorso al Tar, sia perché in quel periodo i bambini vanno ancora a scuola e non posso essere spostati e infine perché ci sono ancora le aree».
Continuano intanto ad alzarsi le nubi tossiche dal campo nomadi Casilino 900. «Siamo costretti a tenere tutte le finestre chiuse, l'aria è irrespirabile e ogni giorno c'è un incendio - racconta Bruno Di Venuta del comitato Torre Spaccata - abbiamo scritto l'ennesima lettera al prefetto e al sindaco perché le date slittano di mese in mese». «il quartiere è invaso dalla diossina - si sfoga Antonio Cioffi, un residente - Siamo stanchi, ora vogliamo i fatti».

E i fatti sono lo spostamento del più grande campo rom della città, l'apertura del parco di Centocelle e il dislocamento degli sfasciacarrozze. «Se non si sposta il Casilino 900 non sarà mai riaperto il parco di Centocelle, chiuso da 8 mesi, e oggetto di atti di vandalismo tanto che all'interno ci fanno gare motociclistiche», precisa Mastrantonio.
È uno sfogo verde di 130 ettari a servizio dei quartieri di Centocelle, Torre Spaccata, Alessandrino e Don Bosco. Non solo. «Sembra che in commissione Ambiente del Comune di Roma si voglia portare la proposta di concedere ai 40 rottamatori che si trovano sulla Palmiro Togliatti una locazione temporanea, anche questo impedisce la realizzazione del parco e mi fa intuire che in quella zona tutto resterà com'è», conclude il presidente del municipio VII. di Laura Serloni

martedì 31 marzo 2009

Rimini, il Sindaco risponde ai Sinti

Sono tornati in piazza per chiedere un incontro con le Istituzioni i Sinti riminesi che da anni vivono una situazione di disagio al “campo nomadi” di via Islanda. Sempre le stesse le proteste degli ultimi mesi: la mancata chiusura del campo dove mancano servizi igienici e fognature, gli alti costi per le bollette della luce. In molti cartelli esposti inoltre si fa riferimento alla residenza da 80 anni circa della comunità al comune di Rimini. Sempre la stessa anche la richiesta: la formazione di microaree come stanno portando avanti altre città italiane.
I rapporti tra Sinti e Istituzioni si sono raffreddati ancora di più dopo il sopralluogo del 10 marzo al Campo quando la Polizia e i tecnici dell'Enel avevano verificato la regolarità di allacci di utenze e riscontrato diversi abusi edilizi. La protesta di questa mattina si è conclusa con una stretta di mano, rubata al sindaco Alberto Ravaioli mentre usciva dal Municipio.
"Il Sindaco ha detto che il campo nomadi di Rimini non va chiuso - ha detto Davide Gerardi, esponente Associazione culturale Sucar Mero - Alla richiesta di una motivazione mi ha risposto di fare domanda per le case popolari. Mi ha inoltre detto di fare richiesta alla sua segretaria per un incontro. Speriamo che possa andar a buon fine ma dalle parole che mi ha detto credo proprio di no".
Nel pomeriggio é arrivata in risposta un'articolata dichiarazione del sindaco Ravaioli:
“Ritengo utile precisare la posizione dell’Amministrazione Comunale in merito alla situazione del campo nomadi non autorizzato di via Islanda, sul quale- noto- si sta facendo troppa propaganda disinformata. Innanzitutto vanno distinti i problemi. Quello è da oltre vent’anni a tutti gli effetti uno spazio occupato dalla comunità nomade Sinti. All’inizio- e si sta parlando di fine anni Ottanta- si doveva trattare di una soluzione temporanea. Il suo protrarsi nel tempo è diventato problema difficilmente gestibile nell’ultimo biennio allorché si sono avute decine di nuovi ingressi di persone di origine rumena fuori da ogni controllo e di fatto ‘tollerate’ dagli abitanti del campo. Tale inedita situazione- aggravata dal fatto che per lungo tempo la comunità Sinti aveva interrotto ogni rapporto con le Associazioni di volontariato e le Istituzioni riminesi- è divenuta recentemente oggetto di valutazione e quindi di corretto intervento da parte del Comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza. Bisogna essere molto chiari su questo: il Comune di Rimini non ha alcuna preclusione al dialogo ma a condizioni chiare.

La prima è che quello spazio possa ‘ingrossarsi’ disordinatamente di presenze che non hanno nulla a che fare con la popolazione italiana lì stanziata da anni. E’ una questione della quale si deve fare garante la stessa comunità.
La seconda è che i percorsi per l’integrazione non possono seguire corsie privilegiate, altrimenti diventano essi stessi motivi di discriminazione per altre categorie. Quindi per l’accesso alla casa o per il fondo affitti, questi cittadini possono e devono fare domanda nelle graduatorie specifiche, così come accade per ogni altro cittadino.
Per quanto riguarda la questione delle aree dedicate, considero la strada più efficace (anche per evitare soluzioni pasticciate e ipocritamente ‘temporanee’ come quella di via Islanda) che la questione sia posta all’interno della pianificazione urbanistica in essere del Piano Strutturale Comunale, avendo come indicazione precisa l’individuazione di uno spazio esclusivamente per la sosta di periodi temporali circoscritti”. di NewsRimini

venerdì 27 febbraio 2009

Bolzano, perché si deve vivere in mezzo ai veleni?

Ci sono persone che vivono ai margini delle strade, sotto i ponti, sulle banchine, sotto gli alberi nei giardini pubblici, ci sono famiglie intere che vivono nelle roulotte, con i figli piccolissimi, se non appena nati, anche in questo caso stanno vivendo in una maniera che tutti abbriverebbero se pensassero a come dovrebbe essere dura e difficile per loro vivere così, specialmente nei mesi d’inverno,
Poi ci sono famiglie che vivono nei campi nomadi, segregati in campi di concentramento moderni, senza guardie e filo spinato, ma a contatto con persone estranee, messe abitare uno sopra l’altro, attaccati come gemelli siamesi che non possono staccarsi dall’una all’altro, sistema di vita precaria ed immorale.
Ma il permettere di vivere ha contatto, all’interno, sopra a delle sostanze tossiche e cruciali per l’uomo, questo e il massimo d’inciviltà, il colmo supremo, solamente perchè sono d’etnia diversa, li lasciano vivere in una ex discarica che le ricerche svolte dal professore di Udine, Fabio Barbone, dichiarano che il campo nomadi castel Firmiano non può essere adibito a verde pubblico, privato e residenziale, perché contaminato oltre i limiti consentiti con idrocarburi policiclici aromatici, metalli e altre sostanze pericolose e nocive per l’essere umano… Dichiarazioni che erano già a conoscenza di parecchie persone, e questi non curandosi e ignorandole, hanno continuato a lasciar vivere sulla ex discarica piena di non si sa cosa d’altro, intere famiglie per 13 anni, con i propri figli messi sopra una montagna di veleni. Li hanno lasciati li anche se nei vari anni ci sono stati dati certi che l’ex discarica portava malattie che hanno colpito e fatto ammalare parecchi bambini di famiglie Rom, bambini ancora piccoli da non sapere dove, con che cosa giocavano, l’innocenza di non sapere che toccavano, mangiavano, succhiavano, ingerivano soltanto delle scorie che gli facevano ammalare. E nonostante tutto, dopo tutto quello che si sa, ancora oggi ci sono delle persone che ci vivono con i propri famigliari.
Ecco, tutto questo e veramente crudele ed incivile. In una situazione dove nessun essere umano dovrebbe starci nemmeno per un secondo, ci abitano intere famiglie d’etnia Rom. Ma qui, in questo caso, in questo momento non si deve più parlare d’etnie, di zingari, di nomadi o qualsiasi altro nominativo ci si vuole attribuire, per nascondere e far tacere la propria coscienza…oggi qui bisogna solo dire, parlare, gridare che ci sono degli essere umani al 100%, di bambini appena nati, che vivono sopra, in mezzo a delle scorie di una pericolosità enorme.
Questo è immondo, incivile per tutta la razza umana, esistente su questa terra, e tutti si dovrebbero indignare.
Dove sono la Caritas, l'Associazione per i popoli minacciati, l'osservatorio per le discriminazioni, ecc? Perchè nessuno dice niente?
Non bisognerebbe aspettare nemmeno un minuto ancora per trovare delle soluzioni definitive per queste famiglie. Chi dovrebbe risolvere il problema, il Comune, la Provincia, o chi altro ? intanto, nell’attesa di una decisione concreta e definitiva (da discutere pian piano con moltissima calma), i Rom di castel firmiano abitano ancora nella ex discarica.
Pensare che si è appena festeggiato il 60° anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani, e nella civilissima provincia di Bolzano accadono ancora queste cose. di Radames Gabrielli, “essere umano”

lunedì 16 febbraio 2009

Rimini, i Sinti replicano alle denunce per furto di elettricità

La scorsa settimana, la denuncia per sei abitanti del “campo nomadi” di Via Islanda, accusati di essersi allacciati irregolarmente alla rete elettrica. Ora la replica dell’associazione Sucar Mero: "le sei persone hanno fatto un errore, ma il furto è anche da parte dell'Enel e dell'Amministrazione comunale".
A sostenere questa tesi è Davide Gerardi, italiano di etnia Sinti, coordinatore dell'associazione culturale Sucar Mero. "E' vero che quelle persone hanno fatto un errore - spiega - ma è anche vero che pagano bollette mensili da 240-260 euro per un kwh, quando in ogni casa se ne pagano 70 per tre kwh: il furto è da parte dell'Amministrazione comunale e dell'Enel".
Alla richiesta, avanzata nelle scorse settimane, di alzare la fornitura e, contestualmente, abbassare il costo delle bollette, ha argomentato ancora Gerardi, "all'Enel mi hanno risposto che non si può fare senza un'ordinanza comunale".
Adesso, di fronte al problema elettricità, i Sinti potrebbero reagire non mandando più i loro figli a scuola in segno di protesta. "Hanno staccato anche la luce dei servizi igienici comuni - conclude Gerardi - chi non li ha nella propria roulote non può lavarsi, perchè il boiler non può funzionare. Non mandiamo i bambini a scuola non vogliamo sentirci dire che non li laviamo".