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martedì 21 novembre 2017

Lecce, ICISMI: solo i rom possono parlare di “questioni rom”?

Ieri abbiamo pubblicato la lettera aperta firmata da molte delle associazioni sinte e rom, tra cui Sucar Drom, che chiedeva alla cultura e alla politica di pensare alle persone e alle e ai leader appartenenti alla minoranza linguistica come protagonisti pensanti e non come oggetto di studio o di scontro politico. Il tutto nasce dall'organizzazione di un convegno a Lecce sull'inclusione dei rom in cui non erano invitati leader ed intellettuali rom e sinti. Oggi pubblichiamo la lettera dell'International Centre of Interdisciplinary Studies on Migration, inviataci da Antonio Ciniero.

Il prossimo 22 e il 23 novembre si svolgerà, a Lecce, un convegno sul tema dell’inclusione, esclusione e diseguaglianze sociali che investono i gruppi rom, organizzato dall’International Centre of Interdisciplinary Studies on Migrations e dal Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo dell'Università del Salento. Il convegno sarà dedicato alla riflessione sugli effetti innescati dalle politiche, dagli interventi pubblici (e non pubblici) e dai processi socio economici sulle dinamiche di inclusione/esclusione dei gruppi rom.

A tal fine, il comitato scientifico ed organizzativo del convegno ha individuato studiosi, esperti e attivisti – rom e non rom – che sul tema conducono da anni lavori di fondamentale importanza per il dibattito pubblico e scientifico, e rappresentanti istituzionali. Di particolare interesse gli interventi di operatori culturali e artisti, tra cui quello di Claudio Cavallo Giannotti, fondatore del gruppo musicale Original Mascarimirì, discendente di un’antica famiglia rom e coautore del film Gitanistan - Lo Stato immaginario delle famiglie rom salentine, che ha saputo declinare inedite narrazioni raccontando come, sul territorio della provincia di Lecce, si sono storicamente articolati i processi di interazione tra famiglie rom e famiglie non rom.

giovedì 1 luglio 2010

Roma, il progetto di Alemanno inizia a mostrare tutti i suoi limiti

Mentre a Milano la situazione è drammatica a Roma si iniziano ad intravedere i problemi che saranno sempre più evidenti nei prossimi mesi. Alemanno ha seguito con due varianti positive la strada indicata da Rutelli e Veltroni. In sintesi si vogliono istituire alcuni grandi insediamenti (campi nomadi) fuori dal Raccordo anulare, dove concentrare tutti i Rom e forse anche i Sinti capitolini. L’obiettivo che ci si pone è quello di rieducare i Rom e i Sinti per poi inserirli nella società. Di fatto un progetto di assimilazione.
Le varianti positive introdotte da Alemanno, rispetto a quanto fatto da Rutelli e da Veltroni, sono due: incontrare e dialogare direttamente con i Rom e i Sinti e iniziare un percorso di regolarizzazione dello status di tanti Rom immigrati, in particolare per quelli della ex Yugoslavia.
Questa politica di assimilazione forzata non ha precedenti nell’Europa del dopo guerra anche se molti dei progetti europei di inclusione sociale sono riconducibili a questa logica di assimilazione. Questi progetti sono tutti falliti, in Europa qualcuno inizia a capirlo e sono sempre più evidenti i segnali che si sta cambiando rotta. I progetti funzionano quando si valorizzano le ricchezze di cui sono portatori i Sinti e Rom nel lavoro e nell’abitare. E contemporaneamente si fanno conoscere e si promuovono le ricchezze culturali dei Sinti e dei Rom. Senza dimenticare le politiche di partecipazione diretta, scolastiche, sanitarie e di contrasto alle discriminazioni.
I problemi che incominciano ad evidenziarsi a Roma sono ben sintetizzati nell’articolo pubblicato oggi da Il Tempo:

“nei campi l'atmosfera è esplosiva. Risse e accoltellamenti sono - quasi - all'ordine del giorno in via di Salone. Ed è scattato l'allarme. Tra i primi provvedimenti c'è un rafforzamento del presidio della polizia municipale che sorveglia l'insediamento, invocato anche dagli stessi abitanti del campo. Solo ieri sera un bosniaco e un romeno sono stati accoltellati nel campo dopo una lite con quattro o cinque abitanti romeni, tuttora ricercati. Le vittime non sono gravi. A puntare il dito contro un gruppo di romeni sono i «coinquilini» bosniaci. «I romeni si ubriacano, creano problemi e picchiano gli altri», denunciano alcuni rom dell'insediamento. «Da stasera (ieri sera, ndr) aumentano gli agenti della polizia municipale che presidiano l'area, per garantire una maggiore sicurezza all'interno dell'insediamento e nelle zone circostanti», ha spiegato il delegato capitolino del sindaco alla Sicurezza Giorgio Ciardi, commentando gli ultimi episodi di violenza avvenuti nel campo in questi giorni.”
Non è facile vivere in un “campo nomadi” come quello di via del Salone che insieme a quello di Castel Romano sono i primi due esperimenti di questo progetto. Prima di tutto non esiste privacy e questo comporta il dover rinegoziare ogni giorno con i “vicini” di casa ogni passo quotidiano. In secondo luogo le condizioni di vita non sono ottimali, certo meglio che vivere in baracca, ma gli spazi sono così stretti che “i conflitti da condominio” si amplificano a dismisura. In terzo luogo nulla di quello che sei e di quello che vorresti fare è preso in considerazione dagli operatori sociali che però non offrono nessuna alternativa credibile. Questa situazione si aggrava dal fatto che le persone hanno la chiara sensazione che la situazione non cambierà molto presto. Si aggiunga che tutte le forme di ghettizzazione portano le persone a sentirsi escluse e in alcuni casi recluse (vedi il caso di Soweto in Sud Africa) alimentando frustrazione e rabbia che porta inevitabilmente alla violenza.
La stragrande maggioranza dei romani leggendo l’articolo de Il Tempo, affermeranno: noi gli diamo un aiuto ma loro non lo meritano, sono dei violenti che dobbiamo tenere lontani dalle nostre case. E questo complicherà sempre di più il progetto portato avanti da Alemanno, perché nessuno vorrà avere come vicini di casa i Rom. Il risultato sarà sempre lo stesso: il progetto dell’Amministrazione comunale perderà sempre più la sua forza propulsiva e si arriverà a dire “è colpa loro, noi ci abbiamo provato ma non c’è niente da fare”. Speriamo che Alemanno si accorga quanto prima che il progetto iniziato da Rutelli e Veltroni è sbagliato.

martedì 6 aprile 2010

Roma, pubblicato assurdo libretto dalla Croce Rossa romana

E’ stato pubblicato il 23 marzo 2010, sul sito della Croce Rossa Italiana (interamente scaricabile) un documento che contiene le linee guida per l’accesso ai “campi nomadi”, curato da Marco Squicciarini, responsabile nazionale per le attività accoglienza e assistenza alle popolazioni rom ed ai soggetti senza fissa dimora.
Il testo intitolato "Linee guida di accesso nei campi rom e sinti", vuole essere un vademecum per l’approccio da utilizzare nei confronti delle comunità sinte e rom e della gestione dei campi nei quali vivono.
La lettura da il senso dell’incapacità nel costruire una relazione paritaria e consapevole. Sembra un pamphlet per operatori che vanno ad operare in zone di guerra e che improntano la loro azione sulla diffidenza e sulla disonestà. Veramente assurdo ma aiuta a comprendere come falliscano certe missioni di pace.
Non metto in dubbio la buona fede di chi ha scritto il libretto e chi opera nei “campi” ma è difficile pensare che un tale approccio che supera in peggio addirittura il caritativo – paternalista, possa in un qualche modo essere un valido aiuto alle comunità rom. Sottolineo rom, perché l’esperienza maturata dalla Croce Rossa romana in pochissimi anni si concentra solo ad alcune comunità rom capitoline.

Il testo sposa le tesi che da qualche anno guidano le Amministrazioni capitoline, ovvero il concentramento dei Rom e dei Sinti in luoghi lontani per poi proporre un’opera di ri-socializzazione (assimilazione forzata). Comunità rom e sinte considerate alla stregua di soggetti (in alcuni casi oggetti) da rieducare per inserirli nella società o cacciarli in maniera definitiva.
I testi nel libro sono diversi ma rimangono agghiaccianti le linee guida per la presa di contatto con le comunità rom e sinte (sopralluoghi segreti, disposizione dei volontari, divisione dei rom…). Gli unici testi interessanti sono quelli scritti da Najo Adzoviç (già portavoce del Casilino 900, oggi smantellato) e di Roberto Malini (Gruppo EveryOne). Di fatto questi due interventi, abbastanza parziali, fanno da cappello ad un testo che spero venga ritirato al più presto dalla Croce Rossa Internazionale. di Carlo Berini

giovedì 10 dicembre 2009

Pescara, Guarnieri: necessaria integrazione culturale dei Rom

"I conflitti con i rom presenti a Pescara e provincia stanno raggiungendo livelli ingiustificabili ed eccessivamente pericolosi per il futuro".
E' il grido di allarme lanciato oggi a Pescara dalla Federazione Romanì, rappresentata da Nazzareno Guarnieri (vedi il video), il quale ha voluto lanciare "una denuncia pubblica forte verso la politica".
E' necessario, per Guarnieri (in foto), che le istituzioni locali promuovano l'integrazione culturale dei rom, per fronteggiare la situazione di degrado che si e' creata sul territorio.
"L'omicidio avvenuto ad Alba, per Guarnieri, non è stato un caso e noi non vogliamo che accada lo stesso a Pescara", dove si concentrano circa duemila rom. E' anche vero, per Guarnieri, che i rom devono attuare un "ripensamento etnico forte ed emarginare le frange di illegalità".
La prima cosa da fare, secondo la Federazione Romanì, è convocare un tavolo di lavoro al quale far partecipare le istituzioni, a partire da Comune, Provincia e Prefettura, per far conoscere le esigenze e i bisogni della comunità rom e poi costruire un percorso.
Tra i problemi dei rom ci sono la formazione, la scolarizzazione, l'emergenza casa e l'emergenza lavoro: "tutte questioni - ha commentato Guarnieri - che vanno gestite, e se non si gestiscono con un intervento di canalizzazione politica la situazione esplode, il disagio esplode". Una delle questioni segnalate è la mancanza di fondi pubblici per gestire progetti in favore dei rom.
La cooperativa Pralipé, ad esempio, nel 2009 non ha ottenuto finanziamenti da Comune e Regione per lavorare sull'integrazione dei rom e dal novembre 2008, segnala Giulia Prestia, molti progetti avviati a Rancitelli si sono bloccati perchè è terminato il progetto comunitario Urban che li aveva sovvenzionati. da Abruzzo 24ore

venerdì 2 ottobre 2009

Ue: le popolazioni sinte e rom sono discriminate

Le popolazioni sinte e rom sono discriminate ovunque, in particolare però nei Paesi dell’Europa centrale. Questo è in estrema sintesi, il quadro illustrato il 28 settembre a Bruxelles, dal commissario Ue per gli Affari sociali, l’ambiente e le pari opportunità, il ceco Vladimir Spidla, in occasione della presentazione della Piattaforma per l’inclusione dei rom, progetto che vede insieme ong, governi nazionali ed esperti e che mira a fornire strumenti di integrazione, che vanno dall’istruzione all’assistenza.
“La situazione dei rom è molto complessa – ha osservato il commissario -, assistiamo a situazioni estreme come gli attacchi mortali in Ungheria, ma situazioni simili ci sono anche in Repubblica Ceca. Purtroppo in Europa esistono gruppi politici che non vogliono i rom in quanto tali”. Secondo il commissario, in seno all’Unione “non c'è un Paese che sia un esempio positivo a livello generale, se ne trovano di buoni e cattivi un po' ovunque”, anche se “la zona peggiore è l'Europa centrale, dove la presenza di rom è più numerosa e dove sono senza dubbio discriminati e vivono una situazione molto dura”.
Da qui la necessità di combattere le forme di discriminazione. Una responsabilità, ha ricordato il commissario, che è soprattutto “nelle mani delle autorità nazionali”, perché la questione “non si può risolvere a livello Ue".
Alla presentazione della piattaforma hanno partecipato esperti provenienti da tutta Europa, che hanno discusso di come migliorare, tra le altre cose, l’accesso ad un’educazione che sia di qualità per le comunità rom.
All’incontro, presieduto dal segretario di stato Christer Hallerby in rappresentanza della presidenza svedese, ha partecipato anche il commissario all’Istruzione, formazione e cultura, Jan Figel. “L’inclusione dei rom è un test per l’Unione europea come comunità di diritti e valori – si legge in un comunicato congiunto dei due commissari -, Solo se possiamo garantire che ogni rom, uomo, donna e bambino, ha uguali diritti e stesse possibilità, possiamo onorare gli ideali su cui si fonda l’Ue”. da Il Velino

giovedì 17 settembre 2009

Bari, storie rom

Josif Serban, 38 anni, ha scelto di accamparsi in riva al mare. Per tutti è Fantomas. Vive con la famiglia e quella di suo cognato in un rudere in una zona a ridosso di Torre Quetta. Quattro figli, tre ragazzine e un bimbo. Tre vorrebbe mandarli a scuola. Un segnale non da poco. Lì, in quella zona verso San Giorgio vive l’altro nucleo «storico» dei rom rumeni arrivati a Bari alla fine degli Anni Novanta. Un nucleo si è aggregato attorno ai Tomescu e ora è nel villaggio di Strada Santa Teresa, a Japigia. L’altro gruppo si è smembrato. Alcune famiglie sono andate a Bitonto, altri si sono posizionati nella zona di Torre Quetta tra baracchine di fortuna e ruderi. I Serban sono appunto tra questi.
Pochi i bambini di Torre Quetta che hanno frequentato le scuole. Adesso Josif vuole scrivere una pagina nuova. La figlia più grande, Marisa, una bellissima 14enne, ha frequentato per due anni, fino alla terza elementare. Poi, più nulla. Anche Florentina, 13 anni, ci ha provato: era in seconda elementare, si è arenata. Meddelina, sette anni, è nata qui, così pure Dinu, cinque anni. Meddelina è quella che incalza Josif: «Anche io a scuola». E Dinu: «Voglio andare all’asilo».
Sicché Fantomas ieri ha cominciato a girare per le segreterie. Ma deve scalare la montagna burocratica perché ha deciso all’ultimo minuto. E inserire nelle classi della scuola primaria ragazzine come Marisa e Florentina non è poi così semplice. «Ieri sono andato alla scuola di Japigia e mi hanno detto che ci sono problemi». Problemi, ma porte aperte. Anche perché i Serban sono destinati alla «Don Orione» che assieme alla «San Francesco» sono le scuole elementari che vantano il maggior numero di presenze rom tra i banchi e soprattutto progetti didattici e di extra-scuola già collaudati. Due scuole che accolgono anche fuori dai banchi e di questo si fa vanto il dirigente, Patrizia Rossini: «Abbiamo almeno 14 bambini rom quest’anno e per loro abbiamo già progetti e iniziative in cantiere».

Tre in più non sono certo un problema. «Ma va fatta la valutazione culturale prima di decidere in quali classi inserirli».
Se in città i segnali sono incoraggianti, alle porte di Bari la tensione è alle stelle. Da sei anni, una comunità di rom bosniaci si è accampata in via dei Gelsomini a Modugno in un’area del Consorzio Asi a ridosso del casello della Bari Nord. A giugno andarono a fuoco alcuni peneumatici. Dopo quei roghi, il sindaco di Modugno, Giuseppe Rana ha firmato un’ordinanza di sgombero chiedendo alle forze dell’ordine di intervenire.
Fejzo Hadzovic è allarmato: «Dicono che nelle prossime ore verranno, ma dove andiamo? Hanno dato a noi la colpa dell’incendio, ma non siamo stati noi a bruciare le gomme, non ci facciamo del male da soli intossicandoci. Dicono che siamo sporchi, non ci hanno mai dato neanche un cassonetto». In quel campo ci sono 27 bambini iscritti nelle scuole di Modugno e la maggior parte ha avuto ottimo rendimento. Senza dimenticare che ci sono donne incinte e in cura per patologie tumorali.
I bosniaci non sono stati soli in questi anni. Assieme a maestri e dirigenti scolastici, due associazioni, «Vox Amica» di Modugno e «Occupazione e solidarietà» di Bari hanno più volte sollecitato al Comune interventi di inserimento. Venerdì è in programma un sit in davanti al Comune di Modugno per chiedere il ritiro di un’ordinanza che «viola i diritti essenziali e primari come quello all’acqua e all’istruzione e alla cura», ma anche per chiedere risposte alla comunità. Invece è arrivato l’annuncio di azioni repressive. di Gianluigi De Vito

lunedì 7 settembre 2009

Milano, il piano Rom commentato dal Gruppo EveryOne

Il Comune di Milano diffonde una notizia che dovrebbe destare soddisfazione da parte delle organizzazioni per i Diritti Umani: il ministro degli Interni ha stanziato 13 milioni di euro per i Rom. Cè in effetti chi esulta e si spertica in lodi verso la giunta Moratti e un De Corato finalmente illuminato, folgorato da Dio (o da... Gianfranco Fini) sulla strada di Damasco.
La realtà, purtroppo, è diversa e per saggiarne la tragica consistenza, basta chiedere ai Rom più "fortunati", ritenuti dalle autorità "degni" di abitare nei campi-ghetto, esibendo un badge sul petto e tenuti sotto controllo 24 ore su 24, pena l'espulsione dal campo alla prima violazione del Regolamento per i Rom degli Insediamenti Autorizzati. Senza contare la schedatura con fotosegnalazione e rilievo delle impronte digitali per adulti e bambini, secondo quanto ha recentemente stabilito il Consiglio di Stato.
Oppure, se si vuol conoscere la condizione delle famiglie Rom nella Milano odierna, si può fare la stessa domanda ("Come state, all'ombra della Madonnina?") a quelli che la sorte non ha "baciato sulla fronte" e sopravvivono nascosti in case diroccate o in luoghi malsani, braccati dalle forze dell'ordine e sempre a rischio di evacuazione, di aggressione da parte di razzisti o di abuso poliziesco/giudiziario. Repetita juvant: come la famiglia di Anna Frank, come gli ebrei ai tempi di Hitler. Per fortuna, sono ormai poche decine, perché gli altri si sono rifugiati via da Milano e quasi sempre dall'Italia.

Ma allora, se non è cambiato nulla, come verranno spesi i 13 milioni? Il Comune di Milano ne investirà 12 per sgomberi, bonifiche e messa in sicurezza di luoghi "a rischio" di ritorno dei Rom: edifici abbandonati, ponti ecc. Resta circa 1 milione, metà del quale andrà impiegato per progetti di inserimento professionale, progetti che di fatto non tengono conto della realtà sociale e delle competenze dei Rom, ma prevedono semplicemente l'apertura di un ufficio adibito alla ricerca di una collocazione per adulti di etnia Rom (richiestissimi sul mercato del lavoro, come tutti sanno!).
I cinquecentomila euro, facile prevederlo, svaniranno come neve al sole. Resta ancora mezzo "testone", che il Comune vorrebbe investire in microcredito rivolto alle famiglie Rom italiane che abbiano una casa di proprietà da ristrutturare oppure non dispongano di tutto il denaro necessario all'acquisto di un appartamento. La cifra, che comprende anche tutte le spese e i costi annessi, basterebbe - se correttamente impiegata, senza sprechi - si e no per 3 o 4 famiglie, ma nonostante questo, la Pdl e Lega Nord si sono opposti all'iniziativa ("Eh no, nessun canale preferenziale, per questi Rom che ormai la fanno da padroni") e si può scommettere che andrà a finire - come da Pdl e Lega richiesto - che anche tali fondi serviranno alla "messa in sicurezza". Risultato finale, come sempre: fondi investiti per la persecuzione, l'apartheid e la creazione di veri e propri ghetti, cercando di salvare la faccia con l'Ue. di Gruppo EveryOne

martedì 11 agosto 2009

Venezia, il nuovo Prefetto si presenta

Ha incontrato Questore, comandanti di carabinieri e Guardia di Finanza, ha preso appuntamento con le autorità cittadine e, attraverso la stampa, ha salutato la città e la provincia di cui sarà ora prefetto. Michele Lepri Gallerano, 64 anni, da ieri è il principale inquilino di Ca' Corner.
Ha un curiculum di tutto rispetto soprattutto in materia di immigrazione, di accoglienza, di rispetto dei diritti di chi è italiano, ma anche di chi arriva da noi. Ma Lepri Gallerano è anche molto attento ai problemi occupazionali di Porto Marghera e sull'integrazione dei Sinti italiani. «Problemi per risolvere i quali ci vuole la collaborazione di tutti».
Dottor Gallerano lei si insedia il giorno prima che i militari, per la prima volta, prendano servizio anche a Venezia.
«A Padova è stata un'esperienza molto positiva. Li abbiamo impiegati in zone degradate e di forte spaccio non per reprimere, ma per prevenire. La loro presenza è un deterrente. E i risultati sono stati molto positivi: basta andare ora in zona stazione ferroviaria o in via Venezia, un'altra cosa rispetto a un anno fa. I soldati saranno impiegati in servizi di vigilanza a obiettivi fissi e questo consentirà di risparmiare uomini delle forze dell'ordine da utilizzare in servizi contro l'abusivismo, lo spaccio o la prostituzione».
Il decreto sicurezza prevede la legalizzazione delle cosiddette ronde. Ma come si conciliano con il resto dell'ordinamento dello Stato?
«Di per sé la collaborazione è positiva a patto che si tratti di volontari in sinergia con la polizia municipale e non formazioni collegate ai partiti. Il loro compito è ben definito dalla normativa. Devono solo segnalare alla polizia locale a cui sono legati o ad altre forze dell'ordine situazioni che ritengono anomale. Non possono intervenire per dire cosa fare ad altre persone o magari chiedere i documenti. Ed è giusto così. Altrimenti più che un aiuto rischiano di diventare un problema di ordine pubblico».

Lei è commissario di governo per i "nomadi" in Veneto. A Mestre da tempo c'è la polemica sul campo realizzato dal Comune a favore dei Sinti.
«Bisogna trovare le condizioni migliori per consentire il più proficuo inserimento dei "nomadi", che qui nel Veneto sono quasi tutti cittadini italiani. Dare loro stabilità è importante per la residenza e la scolarizzazione dei figli, e facilita il loro inserimento. Io ritengo molto positivo l'esperimento di Padova dove partecipano alla realizzazione, diretti da un capo mastro, delle loro case. Sicuramente andrò a vedere il "campo" che, a quanto so, è in fase di ultimazione. In questo momento abbiamo i maggiori problemi a Padova e a Verona. Comunque io sono disponibile a incontrare tutti i comitati. È importante incontrare la gente. Questo non vuol dire che poi sia possibile accogliere tutte le richieste. Ho anche intenzione di rendere il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica itinerante. Dobbiamo andare dove ci sono i problemi per capire».
Lei si è occupato al Ministero d'immigrazione, integrazione e diritti degli immigrati. Da sabato l'immigrazione clandestina è un reato...
«L'immigrazione è una risorsa per il nostro Paese. Ma l'immigrazione clandestina è contro la dignità delle persone. A Padova l'80 per cento dei reati veniva commesso da stranieri: il 30 per cento era rappresentato da persone non in regola con la legge Bossi Fini. Affrontando il tema dell'immigrazione c'è la necessità di distinguere tra la regolare e l'irregolare. Ci vuole una politica di grande accoglienza per la prima e di fermezza contro la seconda, perché chi vive in questo status è facile preda di organizzazioni criminali e non è dignitoso per le persone. Per questo sono favorevole ad una maggiore permanenza nei centri di raccolta e all'espulsione, prevedendo però la possibilità di abbreviare i tempi di attesa di rientro in Italia per tutti coloro che collaborano all'identificazione». di Carlo Mion

giovedì 30 luglio 2009

Piacenza, ruba per mangiare

Mentre pubblicavamo il rapporto Istat sulla povertà in Italia è arrivata a U Velto questa agenzia stampa: “Nomade minorenne ruba due bistecche con il figlio neonato”. Il lancio di agenzia è stato dato da Piacenza Day, quotidiano d’informazione gratuita.
Nell’agenzia si racconta che una ragazza diciassettenne, appartenente alla minoranza dei Sinti italiani, è stata sorpresa a rubare al Simply di via Modonesi due bistecche con in braccio il figlio neonato.
La carne, preconfezionata, aveva un valore di 8 euro. Quando è stata avvicinata dai gestori ha subito ammesso di avere rubato e ha tirato fuori dalla borsetta le bistecche, dicendo di non potersi permettere la carne. Avvisato, il marito, poco più grande della ragazza, è subito accorso pagando gli 8 euro e il vicedirettore del supermercato ha deciso di non sporgere denuncia.
Una notizia come tante che giungono a U Velto ma che da il senso del dramma vissuto da tante persone in Italia, non solo appartenenti alle minoranze sinte o rom. Infatti, tante sono le notizie di che si possono leggere sui quotidiani locali di persone povere che vengono sorprese a rubare generi alimentari nei supermercati.
Ci sarà sicuramente chi penserà che questa ragazza dovrebbe essere punita e tante altre amenità cretine. Noi crediamo che questa ragazza interroghi, con questo suo gesto, l’intera società e sicuramente interroghi il sistema del welfare di Piacenza.
Questa ragazza abita nel “campo nomadi” di Piacenza e ha frequentato le scuole dell'obbligo ma oggi deve andare a rubare due bistecche per poter mangiare e quindi riuscire ad allattare il proprio figlio. Questi sono i risultati delle politiche di integrazione nel nostro Paese. Se questa è democrazia…

giovedì 2 luglio 2009

Firenze, al via il progetto IntegrAzione

Al via "IntegrAzione", il progetto partecipativo volto a favorire l’inserimento della popolazione Rom. Il progetto, finanziato dalla Regione Toscana, è promosso dal Quartiere 4 e curato da numerose associazioni.
Si chiama "IntegrAzione", il progetto partecipativo che prevede questionari, interviste ed incontri pubblici per poter capire cosa pensano i cittadini dei processi di integrazione. L'obiettivo è quello di favorire l'integrazione sociale della popolazione Rom, che ormai da molti anni risiede nel Quartiere 4 a contatto diretto con i residenti fiorentini.
"IntegrAzione" è anche volto a favorire una società in cui tutti siano titolari di reciproci diritti e doveri, dando una risposta concreta ai numerosi richiami rivolti dall'Unione Europea al nostro Paese, sui temi dell'integrazione dei Rom, della mediazione sociale e della prevenzione dei fenomeni di discriminazione.
L'iniziativa si articola in tre fasi. In una prima fase di ricerca sociale, circa 500 persone tra rom e non rom saranno coinvolte attraverso questionari e colloqui, finalizzati ad una migliore comprensione di quale sia la percezione collettiva della presenza dei “villaggi”. In una seconda fase, invece, saranno organizzate numerose discussioni tematiche indirizzate a cittadini con competenze o interessi specifici. Sarà infine organizzato un evento conclusivo per presentare pubblicamente quanto emerso dalla ricerca e dalle discussioni tematiche.

La prima fase è già iniziata, con la distribuzione del questionario tra i cittadini del Quartiere 4 presso il Parco di Villa Vogel, il circolo Arci di via Maccari e la Stazione di Confine. La distribuzione continuerà per tutto luglio e sarà anche attivo un servizio di consulenza e di informazione per i cittadini interessati aperto nei seguenti orari: mercoledì 8 luglio dalle 17.00 alle 19.30 nel giardino della Biblioteca Isolotto (nel viale dei Pini, 54); venerdì 10 luglio dalle 18.00 alle 20.00 presso il circolo anziani in via dell'Anconella; sabato 11 luglio dalle 10.00 alle 12.30 presso il Circolo di Mantignano (in via del Chiuso 55/b).
E' possibile anche compilare il questionario on-line. Il progetto "IntegrAzione" è finanziato dalla Regione Toscana e promosso dal Quartiere 4 ed è a cura delle associazioni: Amalipè Romanò, Cittadinanza Competente, OsservAzione e PRO.G.RE.S.S.

mercoledì 10 giugno 2009

Ue, il Consiglio Affari sociali e occupazione approva i “10 principi comuni” per l’integrazione dei Rom

10 principi comuni per l’integrazione delle popolazioni rom: è quanto propone il Consiglio dell’Unione europea, nella sua formazione Affari sociali e occupazione, che si è riunito lunedì a Lussemburgo.
Nei principi, frutto del lavoro della “piattaforma europea integrata sull’inclusione dei rom”, si sottolinea la necessità di un intervento orchestrato e mirato da parte delle autorità pubbliche a ogni livello, dal locale al comunitario, accompagnata dalla necessità imprescindibile di includere i rom in tutti i processi decisionali che li riguardano.
La situazione dei Rom viene letta nelle conclusioni del Consiglio come “una tragedia umana e potenziale focolaio di tensioni sociali”. Per affrontare la questione in modo efficace, i vertici dell’Ue ritengono che sia necessario un approccio esplicito ma non esclusivo, nel senso che le politiche a favore dei rom non devono escludere interventi a favore di persone nelle stesse condizioni di povertà ed esclusione. L’obiettivo è inserire i rom nella società maggioritaria (‘mainstreaming’) per combattere l’esclusione, nel rispetto della diversità culturale e tenendo conto delle questioni di genere. Per raggiungere questi obiettivi è fondamentale, in base ai principi comuni, che vi sia un flusso continuo di scambio di buone prassi tra i vari attori europei e un uso completo e consapevole degli strumenti finanziari (Fondo sociale europeo e altri fondi strutturali) e legali (direttive antidiscriminazione, ecc.) propri dell’Unione europea. Fondamentale anche l’apporto della società civile e in particolare delle organizzazioni rom, al fine di incrementare pratiche di cittadinanza attiva da parte di questa minoranza.

giovedì 28 maggio 2009

Berlusconi dichiara lo stato di emergenza anche in Piemonte e in Veneto

In aprile il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva prorogato le ordinanze per l’emergenza “nomadi” in Lombardia, Lazio e Campania, da ieri l’emergenza è estesa anche al Piemonte e al Veneto. Infatti, ieri il Consiglio dei Ministri con decreto firmato dal premier ha nominato i prefetti di Torino e Venezia commissari straordinari per il Piemonte e il Veneto. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni (in foto) al termine del CdM. Il responsabile del Viminale ha ricordato che le ordinanze erano state emanate il 31 maggio 2008. "Lo scorso anno vennero emanate tre ordinanze - ha detto Maroni - che nominavano i commissari per un anno. In questo periodo di tempo sono state fatte le operazioni di individuazione dei campi regolari e abusivi, di censimento nei campi, di identificazione e di definizione di programmi di intervento per la messa in sicurezza dei campi, con interventi strutturali, igienico-sanitari, assistenziali, con l'attuazione dei Comuni".
Nei giorni scorsi, ha spiegato il ministro dell'Interno, "mi sono stati presentati i progetti per la realizzazione di villaggi e di campi attrezzati con la riqualificazione di quelli che ci sono o l'individuazione di nuove aree per la realizzazione di campi attrezzati e sorvegliati, con situazioni igienico-sanitarie degne di esseri umani". "La realizzazione di queste strutture parte in questi giorni, richiede il tempo necessario e c'è stata la necessità di prorogare le ordinanze per i tre commissari per la fase due".
"Ho inoltre accolto le richieste che venivano da altre realtà ed abbiamo esteso questa disposizione alle regioni Piemonte e Veneto", con la nomina a commissari straordinari dei prefetti di Torino e Venezia. I nuovi commissari "potranno usufruire dell'esperienza delle altre regioni per completare gli interventi nei prossimi 12 mesi, per risolvere una questione drammatica come quella di un anno fa, con decine e decine di campi abusivi, situazioni di degrado e minori abbandonati a se stessi".

lunedì 4 maggio 2009

Milano, piano anti-rom fra traslochi ed espulsioni

Il Comune vuole ridurre del 30 per cento le presenze dei Rom e dei Sinti in città e portarne il numero dai 1.200 censiti a 800: i campi saranno smantellati o ristrutturati, si offriranno casa e lavoro. Ma per chi non rispetterà le regole ci sarà l'espulsione
Entro due anni almeno il trenta per cento dei quasi mille e duecento Rom e Sinti distribuiti nei campi autorizzati del Comune sarà fuori di lì. Per un buon motivo: avranno trovato casa e lavoro, iniziando così un percorso di vero inserimento. Oppure, al contrario, per il motivo peggiore: l'allontanamento forzato imposto a chi non rispetta le regole stabilite dal patto di legalità e socialità e a chi commette reati.
Del resto, da Comune e Prefettura la voce è univoca: il concetto di campi nomadi deve essere superato, quindi i campi vanno smantellati. Nel futuro non dovranno essercene, se non per il solo transito. La prima stima la fa il vicesindaco Riccardo De Corato (in foto): «Con alcune differenze da un campo all'altro, contiamo di ridurre le presenze di più del trenta per cento, e già entro fine anno dovremmo realizzare la prima parte dei nostri progetti».
Progetti per cui il ministero dell'Interno mette a disposizione i fondi che gestirà il commissario straordinario per l'emergenza nomadi, il prefetto Gian Valerio Lombardi e che, nelle intenzioni, dovrebbero servire alla parte "costruttiva" del piano: accordi con le associazioni di volontariato laiche e cattoliche per aiutare i rom a trovare un lavoro e, di conseguenza, una casa. Man mano che i campi si svuoteranno, poi, si provvederà a ristrutturarne qualcuno, realizzando strutture adatte a soste temporanee.
Ma c'è anche l'altro aspetto del progetto di svuotamento dei campi, quello legato alla criminalità. Da inizio anno — dicono i dati del Comune — sono oltre cento le persone rom, tra adulti e minori, fermate per furti e rapine.
Sabato gli ultimi due episodi, quando un ragazzino di 13 anni ha scippato una donna in corso Garibaldi (ma la vittima l'ha inseguito riuscendo a recuperare la borsa) e tre donne romene sono state scoperte mentre tentavano un furto in un supermercato.
Nel frattempo ai semafori di molte arterie principali sono ricomparsi i mendicanti, tutti dell'Est europeo, di ogni età. «La questione rom — tuona il vicesindaco — diventa complessa quando sono coinvolti minori, spesso utilizzati dagli adulti per compiere reati predatori, o schiavizzati per la prostituzione: diventa più difficile quando si tratta di minorenni comunitari, che non si possono rimpatriare né arrestare, se hanno meno di 14 anni». Minori spesso destinati a fare un continuo dentro-fuori dalle comunità protette, da cui, immancabilmente, scappano per tornare nei campi. di Oriana Liso

venerdì 30 gennaio 2009

Roma, assemblea pubblica per l'integrazione e la convivenza

Otto mesi fa, il 30 maggio 2008, la Presidenza del Consiglio dei Ministri emanava tre Ordinanze: “disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Lazio, Lombardia, Lazio e Campania”. I dispositivi hanno anche nominato tre Commissari straordinari nelle persone dei Prefetti delle tre città.
Oltre al censimento della popolazione rom e sinta, le Ordinanze predisponevano precise misure d’integrazione dirette a tali comunità, in modo particolare ai minori. Tra queste: il censimento delle persone che vivono nei campi; l’eliminazione di campi abusivi, attraverso l’individuazione di altri siti idonei a realizzare campi autorizzati in cui spostare queste persone; la realizzazione di interventi idonei a ripristinare i livelli minimi delle prestazioni sociali e sanitarie; nonché interventi atti a favorire l’inserimento e l’integrazione delle persone trasferite nei campi autorizzati ed in particolare la scolarizzazione dei minori in età scolare.
Lo scorso giugno abbiamo lanciato un appello contro le discriminazioni e le violenze perpetrate nei confronti della popolazione rom e sinta in Italia. Discriminazioni che si sono concretizzate anche in provvedimenti assunti dopo i poteri speciali ai sindaci, attraverso ripetuti raid indiscriminati contro i campi nomadi, nella proposta di schedatura anche dei bambini, e nella proposta di espulsione dal territorio italiano di cittadini anche comunitari.
Anche per questo abbiamo lanciato una campagna che ha raccolto le adesioni di 650 personalità, con l’obiettivo di far sentire la voce di chi si oppone alla criminalizzazione del diverso ed alla xenofobia diffusa attraverso leggi e l’uso di strumenti istituzionali. Siamo convinti, più che mai, che il razzismo, comunque motivato, è pericoloso non solo perché nega libertà e diritti umani fondamentali, ma anche in quanto apre la strada a comportamenti abnormi, anche individuali. Tutto questo è emerso nell’iniziativa realizzata presso la Provincia di Roma lo scorso 4 luglio.
Purtroppo si è dovuto constatare che, finita la campagna di stampa ed i toni a volte scandalistici, l’attenzione verso queste popolazioni è di fatto scomparsa, e ben poco si è fatto per attuare misure concrete d’integrazione ed accoglienza, soprattutto non si è messo fine a campi ghetto – dove adulti e bambini vivono in condizioni al limite del sopportabile – e non si sono offerte soluzioni concrete di integrazione (che sono poi il vero antidoto contro l’intolleranza ed il razzismo, individuale e non) e per una maggiore sicurezza per tutti.
Ci chiediamo allora, terminato il censimento: perché le autorità preposte – in particolare i commissari straordinari – i sindaci e lo stesso Governo, non hanno avanzato un piano concreto di misure di accoglienza ed integrazione, a partire dai bambini e dalle donne, Rom, Sinti a Camminanti? Perché i partecipanti dell’opposizione non hanno ritenuta questa una priorità?
Ci chiediamo anche: dobbiamo aspettare un’altra emergenza, magari dai toni mediatici scandalistici, perché chi è preposto a farlo, torni ad occuparsi di situazioni di emergenza di vita che durano ormai da anni, e che tolgono a questa gente il diritto a sperare nel futuro?
Siamo coscienti che, in questa materia come in quella più generale dell’immigrazione, non vi siano soluzioni facili. Siamo però convinti che il percorso giusto sia quello di riprendere un confronto tra tutti gli attori in campo in un clima costruttivo di dialogo bipartisan. E’ importante, crediamo, far valere le ragioni del dialogo, della solidarietà, e della civile convivenza tra tutti gli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle o dall’etnia.
Per questo motivo chiamiamo tutti - autorità, parlamentari, sindaci, prefetti, rappresentanti istituzionali, esperti e rappresentanti dell’Associazionismo di Rom e Sinti - a partecipare ad un’assemblea pubblica, già convocata per il pomeriggio del 26 febbraio p.v., a partire dalle ore 15.00, presso la sala di Palazzo Marini, Roma. L’obiettivo è quello di trovare insieme risposte ed azioni concrete di integrazione, nel rispetto della popolazione rom e sinta e delle esigenze di civile convivenza per tutti i cittadini. di Daniela Carlà, Giuseppe Casacci, Luca Cefisi, Christopher Hein, Piero Soldini

martedì 20 gennaio 2009

Viterbo, l'ARCI interviene sulla vicenda Rom!

Ci risiamo. Arrivano i Rom. Arrivano i barbari. Attila sbarca nella Tuscia e “contamina” il territorio. Nonostante il notevole dispendio di parole, i giornali trascrivono su commissione, i politici straparlano, e pochi riescono a comunicare cose sensate.
L’ennesimo allarme sicurezza, che dopo le allegre porchettate di Barbarano Romano, ritorna a campeggiare sulle pagine dei quotidiani, mettendo in atto una vera e propria sagra del luogo comune.
Tutti contro Celleno: il comune che vuole ospitare il lupo cattivo, che già lo ospita in realtà. Perché chi ha scritto di contaminazione, di ruberie e violenze dello straniero forse non conosce la storia degli ultimi anni di Celleno e di diversi altri comuni della Tuscia (Bassano Romano, Oriolo Romano, Orte, Bomarzo, Viterbo) che, grazie ai progetti che Arci Solidarietà Viterbo gestisce sul territorio hanno accolto decine di famiglie di richiedenti asilo e rifugiati. Queste famiglie hanno trovato, negli ultimi anni, una casa in piccoli centri della nostra provincia così come a Viterbo, “contaminando” il territorio positivamente, provando sulla loro pelle cosa significa integrazione in una società diversa, in una cultura diversa.
In base a questa esperienza, ormai decennale, l’Arci crede che fare integrazione è possibile, attraverso procedure ponderate e, nel caso della popolazione rom, superando il concetto del campo-lager.
Il decentramento che il Comune di Roma vuole effettuare nel territorio laziale dovrebbe essere messo in atto coinvolgendo i nuclei familiari in procinto di essere trasferiti e attuato mediante la dislocazione decentrata di poche famiglie in ogni centro abitato, laddove esistano le condizioni per poter mettere in atto un’efficace integrazione.
Non crediamo alle demagogie del quotidiano che di questa vicenda sta cercando di fare la propria fortuna editoriale. Vogliamo solo intervenire sulle parole adottate in questa campagna denigratoria e razzista sulla vicenda rom.
L’Arci negli ultimi anni ha promosso diverse iniziative di sensibilizzazione e di approfondimento su modalità di integrazione sperimentate con successo in alcune regioni italiane, ha invitato diversi artisti impegnati nella diffusione della cultura rom come Alexian Santino Spinelli (uno dei maggiori intellettuali rom) e Moni Ovadia. Entrambi hanno parlato del valore e della storia del popolo rom, di quanto sia sbagliato chiamarli “zingari”.
Questa popolazione, costretta a sopravvivere in condizioni indegne per un paese “avanzato” come il nostro, è vittima di un brutale attacco da ogni parte politica. Ma in concreto, nessuno fa nulla di incisivo per migliorarne la condizione. Arci Viterbo

martedì 9 dicembre 2008

Roma, il premio ''cardinale Van Thuan'' al progetto ''il Villaggio degli Ercolini''

In occasione della giornata commemorativa organizzata dalla Santa Sede per il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, alla presenza del Santo Padre, Benedetto XVI, domani verrà assegnato dal Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace il premio ''cardinale Van Thuan'' al progetto ''il Villaggio degli Ercolini'', realizzato dalla fondazione Raphael e sostenuto dal Comune di Roma, dedicato al recupero e alla formazione professionale dei ragazzi disagiati in particolare quelli di etnia rom della Capitale.
Il Campidoglio ha già individuato una struttura nel quartiere prenestino dove verrà materialmente realizzato un centro polivalente per le attività di sostegno e di integrazione sociale per i ragazzi e le ragazze rom.
E' con grande soddisfazione - spiega Alemanno - che abbiamo appreso dell'assegnazione del prestigioso premio Cardinale van Thuan al progetto del Villaggio degli Ercolini, che sosteniamo come Amministrazione. '”Sono convinto che la nostra città, attraverso questa iniziativa di alto profilo umanitario e culturale saprà ancora un volta rilanciare la propria immagine di città dell'accoglienza e della solidarietà”.
Un investimento sicuro, conclude Alemanno, per il futuro di Roma e per ricordare il 60° anniversario della dichiarazione dei diritti umani “è quello di sostenere le politiche a favore dei giovani soprattutto quelli più emarginati ed in difficoltà”: ecco perché, aggiunge, “sono convinto che il villaggio sarà un punto di riferimento per quanti vogliano affrontare in maniera seria il tema dell'integrazione dei rom”.
Oggi Alemanno è intervenuto anche sulle accuse lanciate dal segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore che ha affermato: «assenza di volontà nell'eseguire gli spostamenti dei rom da parte dell'amministrazione comunale». Il Sindaco ha riposto: «seguiamo la via maestra che ci viene ispirata dalla dottrina sociale della chiesa cattolica».

mercoledì 11 giugno 2008

Rom: persone normali

La questione rom è emersa a livello nazionale, ancora una volta, attraverso l'approccio che dipinge i rom come delinquenti, che alimenta lo scontro, invoca i provvedimenti speciali e incoraggia l'esclusione sociale. Mentre la strada giusta che ha già portato ottimi risultati per l'inclusione sociale è quella con la quale i rom vengono considerati delle persone normali, come effettivamente sono, vengono ascoltati costruendo con loro situazioni di inclusione sociale attraverso l'applicazione delle norme ordinarie.
Bisogna dire che l'ondata di razzismo contro i rom che,in questo ultimo periodo, ha interessato l'Italia non è un fenomeno eccezionale, ma rappresenta una manifestazione di pensieri, atteggiamenti e politiche che hanno una lunga tradizione nella nostra cultura.
Secondo l'antropologo Leonardo Piasere tutti gli stati nazione si sono costituiti , nei secoli passati , su due fondamenti principali: la contrapposizione con gli altri stati e l'opposizione agli “zingari/nomadi”. E' per questo che negli stati moderni come il nostro la categoria di "straniero" o di "nemico" coincide con quella di "zingaro/nomade".
L'antiziganismo, nel nostro paese come nel resto d'Europa, si è espresso nella forma più cruenta nei secoli sedicesimo, diciassettesimo e nel periodo nazi-fascista, mentre in altre epoche e negli ultimi decenni si è manifestato con modalità meno sanguinose, ma altrettanto oppressive.
A causa di questo orientamento i rom, nell'immaginario collettivo più diffuso, vengono percepiti come il "nemico": diventano delle persone asociali e sporche, sempre tendenti alla devianza, che rubano i bambini, con essi non si può convivere e vanno emarginati nei campi ghetto.

L'immagine negativa di questa comunità è oggi diffusa da una campagna mediatica che mette in evidenza gli episodi criminali commessi da qualche rom, descrivendoli come un modo di vivere dell'intera comunità ed evitando di diffondere le notizie che contraddicono questo assunto.
I media trasmettono spesso la notizia inventata che i rom amano vivere nelle condizioni di degrado dei campi ghetto, mentre non riferiscono che in realtà essi chiedono di abitare altrove ma questo gli viene impedito.
Questa visione dei rom non corrisponde per niente alla realtà, ma è una costruzione necessaria per il mantenimento della cultura del nazionalismo e per la politica del "capro espiatorio" ad essa funzionale.
La falsità di questa immagine dei rom, costruita e propagandata tanto bene da "farla diventare" una "verità", è dimostrata in modo chiaro dalla lettura oggettiva della realtà.
Negli ultimi anni i ricercatori hanno scoperto che nella storia dei rom in Europa (dal 1400 ad oggi) accanto agli episodi, finora più noti, delle persecuzioni e del razzismo subiti, esistono molte vicende documentate nelle quali i rom sono stati trattati come persone normali e in queste circostanze sono riusciti ad integrarsi perfettamente nella società europea contribuendo allo sviluppo civile della comunità.
Il Consiglio d'Europa, rifacendosi a questa scoperta , nella sua Raccomandazione n. Rec ( 2005) 4 del 23 febbraio 2005 dichiara ufficialmente che "Rom/Zingari hanno contribuito alla costruzione della cultura e dei valori europei in misura non inferiore rispetto agli altri popoli europei".
Anche ai nostri giorni tantissimi sono gli esempi di vera inclusione sociale tra rom e non rom costruiti superando la cultura del "nemico" e applicando le normative ordinarie.
Nella città di Reggio Calabria dopo 50 anni di esclusione sociale (dalle fiumare ai campi-ghetto) sviluppata all'insegna dei pregiudizi, una parte della comunità rom ha cominciato a includersi nella società nel momento in cui sono stati trattati come persone normali, applicando le leggi ordinarie, ascoltandoli e accettando la loro richiesta di non vivere più concentrati ai margini della comunità, ma dislocati insieme agli altri concittadini.
A Reggio Calabria si è cominciato a realizzare questo modello abitativo dell'equa dislocazione attraverso una "battaglia" per il diritto ad un habitat inclusivo, portata avanti dagli stessi rom insieme all'Opera Nomadi locale. Tra molte difficoltà la richiesta dell'equa dislocazione, in parte, è stata accetta dalle Amministrazioni comunali reggine e quindi oggi il 30% delle famiglie rom vive dislocata nei condomini insieme ai cittadini non rom.
Una ricerca scientifica conclusa di recente dall'Opera Nomadi locale ha dimostrato che le famiglie rom dislocate vivono bene accanto ai non rom e sono quelle più incluse nella società reggina rispetto a coloro che sono ancora emarginati nei vari concentramenti-ghetto. Ma a Reggio Calabria c'è ancora molto da fare visto che il 70% delle famiglie rom sono ancora emarginati nei ghetti di Modena e di Arghillà.
Nonostante il risultato positivo ottenuto con una parte delle famiglie, rimane ancora, nella nostra città, il pericolo della ghettizzazione perchè l'Amministrazione e l'opinione pubblica non hanno completamente accettato il modello della delocalizzazione.
Ancora oggi 6 famiglie che abitavano nell'insediamento del "208", demolito nell'agosto 2007, non hanno avuto assegnato l'alloggio popolare in dislocazione che il sindaco aveva promesso di consegnare entro ottobre 2007.
La demolizione del ghetto storico del "208" è stata accompagnata dallo sviluppo ad Arghillà di un concentramento di 106 famiglie rom, che costituisce il più grande ghetto rom che la città abbia mai avuto. Se non si svilupperà , al più presto, un piano di equa dislocazione nei prossimi mesi l'Amministrazione Comunale concentrerà altre 30 famiglie rom in questo grande ghetto (Arghillà) incrementando la ghettizzazione.
La conquista del diritto all'inclusione sociale per i rom non avviene una volta per tutte, ma giorno dopo giorno con il contrasto quotidiano alla discriminazione e alla ghettizzazione. di Giacomo Marino, Presidente Opera Nomadi di Reggio Calabria

venerdì 6 giugno 2008

Genova, prove tecniche di integrazione (versione mite di razzismo culturale)

Sono passati tre mesi. Ora uno lavora al mercato. Quattro hanno creato un gruppo musicale. Un altro ha conseguito la patente C e lavora come padroncino. Una donna ha seguito un corso da parrucchiera. Alcuni hanno trovato casa a Genova, altri in val Trebbia e in val Fontanabuona. I bambini vanno a scuola e chi non ha ancora un lavoro in regola, presto verrà assunto.
I rumeni che occupavano il greto di Cornigliano grazie all´aiuto del Comune che li ha seguiti passo per passo nel difficile percorso dell´integrazione, hanno trovato un lavoro, hanno una casa e pagano l´affitto (a nessuno è stata assegnata una casa popolare).
Un esperimento che si è trasformato in un successo. Ora devono farcela anche quelli dell´ex Mira Lanza. Ieri mattina le quattordici famiglie (76 persone) che da mesi occupavano lo stabilimento di Teglia, hanno abbandonato le case diroccate, senza l´uso di manganelli e violenza. Per loro è iniziato il cammino verso «l´inserimento nella società», spiega l´assessore alla sicurezza Francesco Scidone.
«Non abbiamo fatto nessun sgombero, abbiamo solo portato avanti un progetto mirato all´integrazione. Dopo averli identificati, abbiamo spiegato che in tre mesi possono scegliere di diventare stanziali o no in obbedienza alle norme. Chi non vorrà farsi aiutare, come è accaduto per cinque famiglie, scaduto il tempo verrà segnalato alla Prefettura e scatterà l´espulsione». Si parla già di "Modello Genova".
«Analizzando quello che è accaduto in altre regioni dove i rom sono stati cacciati con la forza, spargendo lacrime e sangue, abbiamo capito che lo sgombero e l´allontanamento sono strumenti inefficaci. Il risultato è sempre lo stesso: dopo pochi mesi ritornano».

«Allora abbia pensato che la soluzione - interviene l´assessore alle politiche socio-sanitarie Roberta Papi - giusta fosse quella di "prenderli in carico", cioè seguirli in questo percorso di integrazione, e aprire una strada verso un futuro che deve essere trovare un lavoro, una casa: in poche parole diventare cittadini».
Delle 76 persone che occupavano l´ex Mira Lanza (14 famiglie), il Comune ne ha prese in carico 39: due nuclei hanno preferito tornare in Romania, tre hanno rifiutato l´intervento del Comune, rischiando l´espulsione.
«Sei famiglie con minori sono state accolte in strutture di accoglienza di associazioni, mentre diversi bambini sono stati inseriti in centri educativi. Due anziani con difficoltà motorie che necessitavano di cure sono stati mandati al Masoero».
I cancelli dell´ex Mira Lanza sono stati saldati. In teoria non dovrebbe più entrare nessuno, ma i vigili effettueranno un presidio "dinamico", passando periodicamente a controllare la situazione. «Devo ringraziare personalmente la polizia municipale, la Prefettura e tutte le forze dell´ordine per l´impegno e gli sforzi fatti. Senza di loro non saremmo riusciti a raggiungere questi risultati», dice l´assessore Scidone.
Ora il Comune chiederà al governo fondi per le politiche di integrazione dei rom rumeni in un incontro con il ministro dell´Interno, Roberto Maroni. «Con il sindaco abbiamo concordato di chiedere l´incontro entro un paio di settimane - conclude Scidone - . Milano, Roma, Napoli e con i prefetti nominati commissari straordinari ai rom hanno ricevuto un milione di euro ciascuno: a Genova basterebbe molto meno».

giovedì 3 aprile 2008

Appelo di RomSinti@Politica

Nemmeno l’Europa, nonostante le sanzioni e le denunce, era riuscita a sollevare così fulmineamente il dibattito politico sulla questione Rom in Italia, dibattito a cui ognuno vuole partecipare più per visibilità e tornaconto elettorale che per un reale interesse ad affrontare la gravissima e vergognosa condizione delle famiglie rom, in cui vengono ignorati i più elementari diritti.
Ma, mentre la Curia di Milano, dopo l'abbattimento di 187 baracche, ha sentito l’obbligo morale e cristiano di muovere pesanti critiche ai raid nelle baraccopoli, in molte altre città e regioni, continuano con la medesima crudeltà gli sgomberi e gli allontanamenti nell’indifferenza e nel silenzio assordante delle Istituzioni e dei mass-media.
RomSinti@Politica rivolge un appello a tutti i partiti affinché la problematica rom in Italia venga affrontata con serietà, determinazione e concretezza, coniugando legalità e sicurezza con solidarietà e rispetto delle regole tra persone che convivono nello stesso territorio.
RomSinti@Politica chiede giustizia anche per tutte le minoranze Rom e Sinte in Italia attraverso la partecipazione politica degli stessi Rom e Sinti che possano dare voce ad un popolo costretto a subire le decisioni e le scelte di altri non appartenenti alla nostra comunità.
In questi ultimi anni la problematica rom, insieme a molte altre questioni irrisolte , non solo è stata ignorata, ma utilizzata e strumentalizzata per fini propagandistici al servizio di una politica ipocrita ed incapace di affrontare e risolvere i problemi.
A tutt’oggi molti rom e sinti devono modificare il loro cognome per sfuggire alla discriminazione razziale, in nome di quella “tolleranza zero” sbandierata indiscriminatamente e non utilizzata invece per colpire i veri criminali. Continua a leggere…

venerdì 28 marzo 2008

Alghero (SS), il Comune presenta progetti per i Rom

Due progetti finalizzati all’inclusione sociale e all’alfabetizzazione della comunità Rom presente ad Alghero sono stati presentati dall’Amministrazione Comunale alla Regione Autonoma della Sardegna per l’ottenimento dell’apposito finanziamento. Sono i progetti “Conoscere, Educare e Vivere insieme” e “Culture che s’incontrano”.
I due progetti avranno la durata di un anno e sono destinati a trenta minori e venti adulti Rom, e riguardano rispettivamente la frequenza scolastica e l’alfabetizzazione. «E’ il segno della grande attenzione nei confronti della comunità Rom di Alghero – spiega il sindaco Marco Tedde - e riteniamo che sia fondamentale il loro coinvolgimento in percorsi di scolarizzazione per quanto riguarda i minori e di attività formative e alfabetizzazione per gli adulti, questo per favorire il raggiungimento dell’obbiettivo dell’integrazione ed inclusione sociale che l’Amministrazione persegue».
L’Iter della predisposizione è stato seguito dall’assessore comunale Maria Grazia Salaris, che ha istituito due tavoli tecnici ai quali hanno partecipato l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Alghero, la Consulta del Volontariato, la Caritas Diocesana, la Parrocchia di Fertilia, la scuola, il Comitato di Quartiere di Fertilia, la Comunità Rom. «Tutte le realtà del tessuto sociale – spiega l’assessore – che, in qualità di partner del progetto, hanno garantito il proprio supporto con l’esplicitazione di ruoli e competenze nell’ambito della futura realizzazione dei progetti stessi».
Complessivamente, le figure professionali previste sono un insegnante, un pedagogista e due mediatori culturali Rom. Continua a leggere…