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lunedì 4 gennaio 2021

Scuola, nuova raccomandazione del Consiglio d'Europa

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato una nuova Raccomandazione che chiede ai 47 Stati membri di includere la storia della minoranza linguistica sinta e rom nei programmi scolastici e nel materiale didattico. La nuova raccomandazione viene adottata a vent'anni dalla Raccomandazione 4/2000 ancora oggi inattuata in Italia.

La Raccomandazione CM/Rec(2020)2 si focalizza sulla lotta all'antiziganismo, sono infatti i pregiudizi e gli stereotipi presenti nel personale scolastico una delle cause più evidenti dell'insuccesso scolastico dei minori sinti e rom e del perpetuarsi nella società italiani di idee razziste nei confronti delle persone apaprtenenti alla minoranz alinguistica. L'Italia è il paese europeo con il livello più alto di antiziganismo di tutta l'Unione europea.

Per questa ragione il Consiglio d'Europa ritiene fondamentale l'inserimento nella didattica della storia della minoranza e del contributo dato da sinti e rom al patrimonio storico e culturale locale, nazionale ed europeo.

La storia è un efficace strumento per combattere l'odio, la discriminazione e i pregiudizi, la radicalizzazione e la negazione del Porrajmos, il tentativo di genocidio subito da sinti e rom durante il fascismo e il nazismo. Il Consiglio d'Europa ritiene necessario introdurre nella programmazione e nei libri di testo il Porrajmos e le ricorrenze italiane più significative come ne Il Giorno della Memoria ma anche per esempio l'undici settembre data dell'ordine di internamento di tuti i sinti e rom italiani in appositi campi di concentramento.

Il Consiglio d'Europa ritiene altrettanto necessario introdurre nella didattica elementi positivi come il ruolo attivo avuto dagli appartenenti alla minoranza nella lotta di liberazione dal nazifascismo in Italia e in tutta l'Europa.

L'introduzione nella programmazione scolastica questi temi come dell'apporto dato alla cultura italiana aiuterebbe a far comprendere che le persone appartenenti alla minoranza sono parte integrante e interagente della società. 

martedì 21 novembre 2017

Milano, votate per Luisa vuole studiare

L’Associazione di promozione sociale “Fabrizio Casavola” ha partecipato al bando di Sinistra Italiana denominato “Forza”, che sviluppa e finanzia progetti sociali innovativi senza finalità di lucro. Il progetto dell'associazione si chiama LUISA VUOLE STUDIARE e vuole aiutare Luisa, una ragazza rom che abita nel CES di via Sacile, a frequentare una scuola di formazione professionale per diventare parrucchiera-estetista.

L'associazione ha chiesto un contributo di euro 3000 per coprire i vari costi: iscrizione, acquisto di testi e materiali di consumo, abbonamento trasporti ecc. Il progetto ha superato l’esame della Commissione e ora concorre alla votazione decisiva che puoi fare anche tu. Solo al termine di questa votazione sapremo se sarà promosso e quindi finanziato. Per tale ragione l'Associazione “Fabrizio Casavola” chiede l'aiuto di tutte e di tutti, votando sulla piattaforma Commo.

Il progetto LUISA VUOLE STUDIARE è il numero 68: metti un segno di spunta e conferma. Si vota fino al 3 dicembre 2017, ma si invita a farlo il prima possibile. Votate, votate, votate!

lunedì 9 novembre 2015

Mantova, Giaia a Skola

Il 1° settembre l'associazione Sucar Drom ha dato il via a Mantova al progetto di doposcuola per minori sinti “Giaia a Skola”. Il progetto è realizzato grazie al finanziamento dell’Ufficio Otto per Mille della Tavola Valdese e all'impegno dei volontari e delle volontarie.

Il progetto supporterà le famiglie residenti a Mantova, appartenenti alla minoranza linguistica sinta, nel rapporto con la scuola. In particolare un operatore e un'operatrice seguiranno, insieme ai volontari e al mediatore culturale, complessivamente una trentina tra ragazze e ragazzi.

Da anni ormai doposcuola, aiuto necessario ai minori per affrontare con più strumenti la loro vita scolastica, non è più previsto dal settore Politiche Educative del Comune di Mantova e le famiglie si ritrovano sempre più sole in questo cammino.

lunedì 12 maggio 2014

Milano, premiazione “Smonta lo stereotipo, costruisci la conoscenza”

Mercoledì 14 maggio, dalle ore 9.30, a Milano nella Sala Alessi di Palazzo Marino si terrà la premiazione del concorso internazionale “SMONTA LO STEREOTIPO, COSTRUISCI LA CONOSCENZA”. Le associazioni Articolo3 Osservatorio sulle discriminazioni e Sucar Drom insieme ad UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) sostenute dal progetto europeo BEAMS (Breaking down Attitudes towards Migrant/Minority Stereotypes), premieranno i manifesti artistici realizzati dalle scuole secondarie di primo e secondo grado della Regione Lombardia. Insieme alla premiazione sarà presentato il 6° Rapporto annuale sulle discriminazioni e di monitoraggio dei fattori di rischio nei media, a cura di Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni.

giovedì 31 gennaio 2013

Mantova, consegnate le borse di studio ai migliori studenti di lingua sinta e romanés

Nove studenti di lingua sinta e romanès, alunni delle scuole elementari e medie della provincia di Mantova, hanno ricevuto venerdì scorso, nell'ambito del progetto Men sinti, altrettante borse di studio per premiare i loro risultati scolastici sono: Giuseppina Travaglia, Michelle Peverello, Declis Del Bar, Melaika Peverello, Richard Gabrieli, Alex Demirovic, Morgan Del Bar, Devid Gabrieli, Sean Del Bar.

A tutti loro vanno i complimenti della commissione che ha valutato i meriti scolastici e ha quindi assegnato le borse di studio, due destinate agli studenti delle scuole primarie e sette agli alunni delle scuole secondarie di primo grado, per un totale di 1.800 euro.

L’iniziativa, promossa dall’associazione Sucar Drom, ha ottenuto un finanziamento di Fondazione Marcegaglia e Fondazione Cariplo, volta a favorire la tutela delle culture e delle tradizioni sinte e rom.

L'annualità 2012 della Strategia Locale MenSinti è resa possibile da una rete di istituzioni e partner locali nonché dall'intervento delle due fondazioni.

giovedì 24 gennaio 2013

Mantova, le borse di studio per studenti sinti e rom

L’Associazione Sucar Drom, organizzazione a tutela delle lingue sinte e rom e delle culture sinte e romanés, ha ottenuto un finanziamento dalla Fondazione Marcegaglia Onlus, dalla Fondazione Cariplo e dalla Caritas Diocesana di Mantova per istituire nella Provincia di Mantova delle borse di studio a favore dei minori cittadini italiani, appartenenti alle minoranze linguistiche sinte e rom, e a cittadini immigrati, appartenenti alle minoranze rom. Le borse di studio saranno assegnate dalla commissione agli studenti meritevoli, Venerdì 25 Gennaio dalle ore 17.00 presso la sala del Palazzo del Plenipotenziario in piazza Sordello n.43 a Mantova.

Tale iniziativa si inserisce nell’annualità 2012 della Strategia Locale “Men Sinti”, guidata dalla Provincia di Mantova e improntata sulla “Strategia nazionale d’inclusione dei rom, dei sinti e dei camminanti” (Comunicazione n.173/2011 della Commissione Europea), adottata dal Consiglio dei Ministri nel febbraio 2012.

Le borse di studio saranno assegnate agli studenti parlanti la lingua sinta e agli studenti parlanti la lingua romanès che abbiano frequentato con successo in Provincia di Mantova le classi IV° e V° della scuola primaria, le classi I°, II° e III° della scuola secondaria di primo grado.

Un'apposita commissione formata da rappresentanti dell’Associazione Sucar Drom, della Fondazione Marcegaglia Onlus, della Caritas di Mantova, di Sol.co Mantova, della Provincia e del Comune di Mantova, ha selezionato le schede scolastiche raccolte e destinato le premiazioni.

martedì 11 dicembre 2012

Mantova, borse di studio per studenti parlanti le lingue sinte e romanes

L'AssociazioneSucar Drom, quale organizzazione a tutela delle lingue sinte e romanès e delle culture sinte e rom, ha ottenuto un finanziamento dalla Fondazione Marcegaglia, dalla Fondazione Cariplo e dalla Caritas Mantovana per istituire nella Provincia di Mantova delle borse di studio a favore dei minori cittadini italiani, appartenenti alle minoranze linguistiche sinte e rom, e a cittadini immigrati, appartenenti alle minoranze rom. Tale iniziativa si inserisce nell'annualità 2012 della Strategia locale “Men Sinti”, guidata dalla Provincia di Mantova e improntata sulla “Strategia nazionale d'inclusione dei rom, dei sinti e dei camminanti” (Comunicazione n. 173/2011 della Commissione europea), adottata dal Consiglio dei Ministri nel febbraio 2012.

Le borse di studio saranno assegnate agli studenti parlanti la lingua sinta e agli studenti parlanti la lingua romanés che abbiano frequentato con successo in Provincia di Mantova le classi IV° e V della scuola primaria, le classi I°, II°, III° della scuola media e le classi I°, II°, III°, IV° e V° della scuola superiore o di formazione professionale.

L'Associazione Sucar Drom assegnerà 10 borse di studio per un totale di euro 3.200,00 agli studenti più meritevoli, sulla base dei risultati raggiunti e indicati nel documento di valutazione finale (pagella). Saranno assegnate:
- n. 2 borse di studio di euro 200,00 cadauna ai due (2) migliori studenti promossi che abbiano frequentato le classi IV° e V della scuola primaria nell'anno scolastico 2011/2012;
- n. 6 borse di studio di euro 300,00 cadauna ai sei (6) migliori studenti promossi che abbiano frequentato le classi I°, II°, III° della scuola media nell'anno scolastico 2011/2012;
- n. 2 n. 6 borse di studio di euro 500,00 cadauna ai due (2) migliori studenti promossi che abbiano frequentato le classi I°, II°, III°, IV° e V° della scuola superiore o di formazione professionale nell'anno scolastico 2011/2012.

sabato 6 ottobre 2012

Mengri skola

L'Istituto di Cultura Sinta sta preparando un breve ed agile documento/guida che affronti la scolarizzazione dei minori parlanti le lingue romanés e sinta, offrendo strumenti di intervento da strutturare nella propria realtà locale.

La scolarizzazione è una questione molto complessa che in alcune Città italiane si è ridotta esclusivamente nell’accompagnare i bambini a scuola con dei pulmini. Lo stesso intervento statale si è fermato a promuovere solo l’accesso alla scuola materna, elementare e secondaria di I grado. Come in altri settori, per esempio quello abitativo, si è promossa a parole una politica interculturale, però nei fatti si è realizzata una politica di integrazione e in molti casi di separazione.

Nel breve documento cercheremo di offrire spunti di riflessione sullo strumento sociale scuola, in rapporto con le minoranze linguistiche sinte e rom. Saranno indicate anche le azioni che dovrebbero essere messe in atto per garantire un reale diritto allo studio.

Il documento partirà dal lavoro svolto durante questi anni dallo stesso Istituto di Cultura Sinta con le insegnati e gli insegnanti, i genitori e gli stessi minori in diversi progetti nel Nord Italia, dalle indicazioni contenute nelle raccomandazioni europee e nella Strategia Nazionale d'Inclusione per rom, sinti e camminanti, ma anche da lavoro di studio e ricerca svolto dal Prof. Leonardo Piasere (e da tutto il suo gruppo di studiosi) e dal Prof. Luca Bravi.

Chi volesse partecipare alla scrittura del documento o avesse spunti o stimoli da condividere è invitato a scrivere a carlo.berini@sucardrom.eu


lunedì 11 luglio 2011

UE, un quindicenne su cinque ha problemi di lettura

In Italia il 21% dei quindicenni incontrano difficoltà a leggere, come del resto in Europa dove in media un quindicenne su cinque - ma con punte del 40% per Bulgaria e Romania - non sono in grado di leggere adeguatamente. E' quanto emerge da uno studio elaborato dalla rete Eurydice della Commissione europea, dove appare chiaro che ancora molta strada resta da fare per raggiungere l'obiettivo che si sono fissati i ministri dell'istruzione dell'Ue: ossia ridurre la quota di quanti non sono in grado di leggere adeguatamente portandola dal 20% a meno del 15% entro il 2020. Soltanto alcuni paesi del Nord Europa hanno già raggiunto questo obiettivo.
''E' assolutamente inaccettabile che nell'Ue ci siano ancora così tanti giovani privi delle competenze di base per leggere e scrivere - ha commentato Androulla Vassiliou, commissario all'istruzione, la cultura e la gioventù - secondo cui questi giovani sono esposti al rischio di esclusione sociale, oltre alle difficolta' di ricerca di un posto di lavoro''.
Per Vassiliou, dei ''progressi sono stati registrati in Europa nell'ultimo decennio, ma non sono sufficienti'' e la promozione dovrebbe concentrarsi soprattutto sui gruppi a rischio. E proprio recentemente la commissaria ha lanciato una campagna di alfabetizzazione rivolta a tutte le classi d'età e in particolare quelle svantaggiate come ad esempio i bambini rom e sinti.
Ma lo studio, che si basa anche sulle più recenti indagini internazionali, mette in evidenza altre problematiche: nell'Ue, ad esempio, soltanto otto paesi (Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Malta, Norvegia, Svezia e Regno Unito) offrono nelle scuole specialisti di lettura per coadiuvare gli insegnanti. Altri Paesi fanno ricorso a psicologi o terapeuti ma non a personale specializzato nella lettura. La relazione mette anche in evidenza come il totale delle variazioni tra i risultati migliori e peggiori dei giovani dipendono dal fattore scuola: la percentuale di variazione va dal 7,3% della Finlandia (dove la differenza tra le scuole è minima) al 55,5% dell'Italia, a oltre il 58% della Francia e il 61,2% della Germania.
Per la metà del 2012 Bruxelles ha annunciato delle nuovo proposte per migliorare le capacita' di lettura dei giovani. da ANSA

martedì 5 luglio 2011

Roma, i bimbi rom sgomberati e le loro pagelle

Hanno finito la scuola nonostante tutto, sono stati promossi nonostante tutto. Sono le storie di George, lonut, Valeriu, Riccardo, Daniela, Maria, Florina, bambini rom che vivono in situazioni impossibili, tra sgomberi e viaggi lunghissimi per arrivare a scuola, a volte viaggi di un'ora e mezza. Eppure hanno continuato e per loro l'imparare è diventato il traguardo che rappresenta una garanzia per il loro futuro; tra pochi giorni potranno ricevere le "pagelle", potranno finalmente dire "mi hanno promosso" e questa promozione ha un valore così diverso dal nostro, non è solo l'ammissione ad una classe superiore è il sentirsi capace, sentirsi riconosciuto e finalmente apprezzato.
Maria e Florina hanno frequentato la terza media e ora stanno facendo gli esami: raccontano ogni giorno quale prova hanno fatto e sono felici di poter dimostrare tutta la loro voglia di imparare. Ogni giorno per loro è stata un'impresa continuare a frequentare, spostandosi da varie parti della città, spesso sono andate a scuola anche nelle mattine in cui la famiglia veniva sgomberata, senza sapere dove poi l'avrebbero ritrovata e hanno dimostrato che nulla può fermare la crescita e l'apprendimento di chi vede nella scuola l'unico ambiente in cui sentirsi parte di un gruppo.
Hanno imparato nomi e concetti nella lingua italiana, leggono e scrivono in lingua italiana, conoscono poesie e poeti italiani, ma pochi italiani hanno riservato loro sguardi benevoli. Ora stanno cambiando gli occhi di chi li guarda e anche i loro occhi sono più fiduciosi e sereni; con l'aiuto dei volontari della Comunità di Sant'Egidio e della scuola sanno leggere, scrivere, studiare. Cose apparentemente semplici che per questi ragazzi e questi bambini diventano una ricchezza con la quale potranno viaggiare verso una vera società interculturale. di Assunta Vincenti

venerdì 14 gennaio 2011

Fondazione “Anna Ruggiu”, premiazione dei giovani rom vincitori delle borse di studio - IX edizione

La Fondazione “Anna Ruggiu” onlus assegnerà tre borse di studio a giovani rom che si sono distinti nel corso dello anno scolastico 2009 – 2010: Teresa Sulejmanovic di Selargius; Milena Dragutinovic di Sinnai e Cristian Stoijanovic di Pabillonis saranno premiati sabato 22 gennaio 2011, alle ore 11, presso il Centro di aggregazione Sociale di Via su Rieddu a Pabillonis (Cagliari).
Durante la premiazione interverranno: Marco Dessì (Presidente dell'Associazione Terra onlus Pabillonis), Mons. Giovanni Dettori (Vescovo di Ales), Rosella Onnis (Presidente dell’Unicef della provincia di Cagliari), Angela Quaquero (Assessore alle Politiche sociali della Provincia di Cagliari) e Fulvio Tocco (Presidente della Provincia del Medio Campidano).
Le relazioni sugli alunni vincitori saranno tenute da: Isa Marras, Docente dell’ Istituto comprensivo statale “S. Satta” di Pabillonis; Teresa Zanda, Docente della scuola secondaria statale “Luigi Amat” di Sinnai; Marcella Frau, Docente dell’ Istituto Professionale Alberghiero, IPSAR di Monserrato.
In chiusura si esibirà il gruppo di percussioni “IS SONUS DE SA IA”della Scuola “Luigi Amat” di Sinnai.
La Fondazione Anna Ruggiu è nata nel 1999, con lo scopo di tutelare i diritti delle persone appartenenti alla minoranza rom e di diffondere la conoscenza delle loro tradizioni culturali.
La Fondazione è stata promossa da Gianni Loy, Stefania Bergamo, Luciano Selis, Doretta Zuddas, Violetta Pireddu, Luisa Mila, Ester Mura, Alberto Melis e da alcuni altri amici che hanno collaborato con Anna durante l'intensa attività a favore dei più deboli e degli emarginati che ha rappresentato il principale impegno della sua vita.
Anna, scomparsa nel 1998, oltre che socia fondatrice e ultima presidente dell'associazione Sucania, è stata l'ideatrice e l'animatrice della scuola riservata alle donne romnì, che negli anni passati svolse con successo la sua opera nel campo sosta dei Romà Khorakhané di via San Paolo a Cagliari. Lacio drom, buon cammino Anna...

lunedì 18 ottobre 2010

Alunni Rom a Scuola, il Ministero esclude le associazioni sinte e rom

Prende avvio oggi il seminario “Alunni Rom a Scuola”, organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione (Dipartimento per l’Istruzione, Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione, la Comunicazione - Ufficio VI) a Gardone Riviera. Al seminario non sono state invitate le associazioni rom e sinte italiane. Una scelta di esclusione che Sucar Drom non condivide e condanna.
Il Ministero mesi fa ha chiesto alla Federazione Rom e Sinti Insieme e alla Federazione Romanì di inviare dei contributi scritti sulla scolarizzazione dei minori rom e sinti. Le federazioni hanno inviato dei documenti e hanno chiesto di poter essere ascoltate e di potersi confrontare sui temi della scolarizzazione ma dal Ministero non è arrivata nessuna risposta. Un comportamento, quello del Ministero, certamente poco serio e costruttivo che disattende tutte le raccomandazioni europee ed internazionali. Raccomandazioni che chiedono all’Italia di coinvolgere direttamente le organizzazioni rom e sinte e che ad esempio il Ministero per le Pari Opportunità sta ottemperando.
Il seminario, nelle intenzioni del ministero, dovrebbe essere finalizzato alla definizione di:
- metodologie didattiche e strumenti finalizzati ad un miglior inserimento di tali alunni,
- un più efficace coinvolgimento delle famiglie nella progettazione formativa,
- una migliore conoscenza della loro lingua e della loro cultura.

Ad oggi non siamo riusciti a venire in possesso del programma dei tre giorni di seminario ma è certo che escludere le circa quaranta associazioni sinte e rom, presenti in Italia non aiuterà certo a raggiungere gli obiettivi prefissati. Ma questa è una costante della scolarizzazione in Italia e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La mortalità scolastica è ancora altissima in alcune aree del Paese e i risultati più significativi (accesso sistematico dei minori alla scuola superiore) si hanno solo in quei territori dove le associazioni sinte e rom sono coinvolte direttamente con progetti di mediazione culturale ma anche di diritto allo studio.
La scolarizzazione di minori appartenenti ad una cultura orale è molto complessa e a ciò si aggiunga la situazione abitativa disastrosa per molte famiglie e la sistematica stigmatizzazione politica e mediatica che certo non aiuta a mettere in campo politiche efficaci. Tant’è che pure le indicazioni date dallo stesso Ministero sono pressoché disattese. Non è un mistero per nessuno che quanto affermato nel documento “La via italiana all’intercultura”, ovvero inserire la storia rom e sinta per contrastare il razzismo, sia completamente disatteso da tutta la scuola italiana.
Infine una domanda: se il Ministero si dimostra incapace nel coinvolgere i Rom e i Sinti, come potrà mai chiedere alle scuole di farlo? di Carlo Berini

giovedì 25 febbraio 2010

Milano, presentazione del libro di Luca Bravi "tra inclusione ed esclusione"

Sarà presentato il prossimo 18 marzo 2010 il libro “tra inclusione ed esclusione, una storia sociale dell’educazione dei Rom e dei Sinti in Italia” dello storico Luca Bravi. L’evento si terrà presso Università di Milano Bicocca,Via Bicocca degli Arcimboldi n. 8 (edificio U7, III piano, Aula Pagani), a partire dalle ore 15.30. Insieme all’autore discuteranno Dimitrios Argiropoulos (Università di Bologna), Gino Candreva (Redazione di “Zapruder”), Raffaele Mantegazza (Università di Milano-Bicocca) e Tommaso Vitale (Università di Milano-Bicocca).
L'impegno di Luca Bravi in un'opera fondamentale di "disvelamento" storico delle grandi pagine buie del '900, qui la ghettizzazione subita in Italia dall'etnia Rom e Sinti, continua a produrre opere editoriali rivelatrici per la ricostruzione di una memoria storica troppo spesso tenuta ai margini, rispetto ad altre icone mediali di tragedie più "vulgate" e riconoscibili.
La storia dei Rom e dei Sinti viene qui rievocata alla luce della cosiddetta "questione zingari", etichetta denigrante secolare, e inserita all'interno di una più ampia storia sociale dell'educazione europea, segnata dal progetto occidentale di una rieducazione ossessiva di questa minoranza. Il fallimento dei progetti tagliati sui cosiddetti "zingari" dal Settecento produsse l'immagine del soggetto "non-cittadino": crescevano gli stereotipi dello "zingaro" nomade, asociale, ladro; il positivismo rendeva quelle generalizzanti etichette delle tare razziali ineliminabili. Si aprivano anche per i rom e i sinti i cancelli dei campi di sterminio nazifascisti. Gli stereotipi che segnarono il destino di morte di questa minoranza (la più numerosa all'interno dell'odierna Unione europea) si sono conservati con incredibile continuità nella cultura dei "non-zingari"; tutto ciò riguarda la società maggioritaria e la scuola post-Auschwitz da essa progettata, in quanto ha spesso veicolato in passato, e soprattutto in Italia, lo stereotipo dello "zingaro" in continuità con le etichette fasciste di stampo razziale.

Quest'ultima fatica di Luca Bravi, il saggio "Tra inclusione ed esclusione. Una storia dell'educazione dei rom e dei sinti in Italia", sviluppa tematiche e argomenti già presenti, in forma sintetica, in un intervento a quattro mani apparso nel fascicolo “I campi per stranieri in Italia” a cura di Matteo Sanfilippo della rivista trimestrale Studi Emigrazione, XLIII (164): pp. 857-874 per info: http://www.cser.it/ ] a fianco di Nando Sigona (Oxford Brookes University). Ecco un passaggio significativo utile a inquadrare l'incandescenza attualissima della materia storica:
"[...] Nomadismo, asocialità e rieducazione diventano i tre cardini intorno ai quali ruota il discorso pubblico sul cosiddetto "problema zingari" nell'ottica di una sua definitiva risoluzione. In un simile contesto di controllo sociale e di progettazione rieducativa, il "campo nomadi" rappresenta l'unico luogo permesso al popolo rom e sinto, perché area distante dalla città civile, ma anche zona su cui continuare ad esercitare un controllo secondo norme che tutelino la sicurezza degli altri cittadini, in attesa che la pressione educativa impiegata dalle strutture statali trasformi soggetti ritenuti pericolosi in individui socializzati. Il campo è l'oggettivazione dello "stato di eccezione", in cui la legge sospende se stessa ed in cui vengono ammassati individui che rappresentano la materia di scarto di una società coesa intorno ad un contratto sociale condiviso dal gruppo più numeroso e con maggior potere. Lo stato di eccezione azzera i diritti di cittadinanza e nega agli individui concentrati all'interno di simili aree la possibilità di vedersi riconoscere come soggetti politici attivi, ma quello stesso stato di eccezione viene tollerato perché letto come fase di passaggio per il raggiungimento di un maggior benessere sociale; la rieducazione si configura all'interno di questo spazio, come un moderno strumento volto al raggiungimento dell'obiettivo da parte del gruppo egemone. [...]”

venerdì 15 gennaio 2010

Scuola, il tetto e il ghetto

Quelle che oggi sembreranno classi “miste”, sono in realtà le comunità felici dell’Italia di domani. Ora attenzione e cura per gestire la svolta.
Mentre già iniziava il fuoco di fila ideologico contro il “tetto” del 30% di studenti stranieri, il Ministero dell’Istruzione ha precisato: dal tetto saranno esclusi i nati in Italia. Si tratta di circa il 37% del totale degli studenti stranieri, in un paese dove ogni anno nascono tra i 55 e i 60mila bimbi stranieri, circa il 10% di tutti i nati.
Una precisazione più che importante: è storica. Sancisce cosa sia in concreto la cittadinanza. Ciò che non si vuole ammettere come concetto generale, riaffiora come complemento di una norma: nascere in un paese vuol dire già essere, almeno potenzialmente, un pezzo di quella comunità e di quella storia. E quindi, specie se sei un bambino, quel paese ha il dovere e l'interesse a tenderti la mano.
La norma Gelmini conferma che il “ghetto” scompare non quando si abbatte una barriera di cemento, ma quando smettiamo di pensare che esista. Già, perché il ghetto non è solo un luogo fisico. E’ un recinto dove la nostra mente rinchiude i problemi per fingere di renderli meno complessi. Ed è un ghetto impenetrabile quello in cui da vent’anni abbiamo infilato gli immigrati.
Non vogliamo mai vederli come persone ma sempre come categoria: clandestini o regolari, islamici, albanesi, rumeni, “zingari”. Quindi, chi lavora non è più un lavoratore ma un clandestino. Chi prega un altro dio non è più un uomo ma un potenziale sovversivo. Chi è incinta non è più una donna ma un peso per il sistema sanitario pubblico… così come, per la fazione dei buonisti ad oltranza, il rom che sfrutta i bambini o l’uomo che picchia sua figlia perché vuol sposare un italiano non sono più dei criminali ma solo gente con le sue tradizioni.
Il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ha voluto vedere gli immigrati come persone che vivono con altre persone. Quindi ha scelto una misura razionale, concreta e non gridata. di Sergio Talamo, continua a leggere…

venerdì 6 novembre 2009

Roma, l'isola che c'è

Esiste un mondo meno visibile, meno chiacchierato, probabilmente anche meno esteso, nel grande calderone della scolarizzazione dei minori rom che risiedono nel Comune di Roma.
Questo mondo è fatto di madri e padri che colgono nel senso più pieno il valore aggiunto, educativo e sociale, che la scuola rappresenta per i loro figli. Madri e padri che, certamente sostenuti da amici e volontari ma in maniera del tutto autonoma e responsabile, si prendono carico essi stessi della scolarizzazione dei propri ragazzi.
Questo mondo è fatto di donne che con enorme difficoltà e altrettanta dignità cercano di curare, per quanto sia possibile in quelli che vengono definiti “insediamenti abusivi”, l'igiene dei figli per renderli più “simili” ai loro coetanei, sforzandosi per questo di dar loro il vestito alla moda o un mp3 funzionante “come ce l'hanno tutti”.
Questo mondo è fatto di bambini che con difficoltà ma anche grande entusiasmo la mattina si preparano per andare a scuola, al freddo o nella polvere, tra l'urgenza di rimediare un quaderno e la necessità di racimolare alcuni spicci per la merenda.
Nessun pulmino all'orizzonte. Nessun operatore sociale dell'associazione di turno a cercare di convincerli o a chiedere il certificato medico per la riammissione dopo troppi giorni di assenza. Nessun sostegno da parte di chi questi sforzi encomiabili dovrebbe incentivarli e premiarli.
L'aiuto a queste persone, anzi il riconoscimento pieno ed il rispetto del diritto all'istruzione di tutti i bambini e ragazzi non viene garantito da nessuna parte. Un progetto che favorisca interventi di sostegno e stimolo alle responsabilità genitoriali – che questi genitori si assumono in pieno almeno per quanto riguarda l'aspetto educativo/scolastico – non esiste, o per lo meno non li riguarda.

Eppure nel bando di gara d'appalto per affidare il servizio di scolarizzazione dei minori rom tra i criteri di valutazione dell'offerta compare la “ responsabilizzazione adulti appartenenti alle comunità rom ”. Ma intorno a queste famiglie si crea il vuoto istituzionale. Le associazioni non sono autorizzate ad agevolare queste realtà, non possono assistere (se non a titolo personale) i genitori nell'iscrizione scolastica, i pulmini che raccolgono gli alunni rom dei vicini campi autorizzati non possono accompagnare i loro bambini, neanche se frequentano le stesse scuole.
Ultima dichiarazione ufficiale circa il loro status di alunni e genitori di serie B, la circolare n. QM 22484 del 7 luglio del 2009 la quale obbligava i genitori degli alunni regolarmente iscritti a presentare la documentazione ISEE al fine di ottenere i buoni didattici e i buoni libro. Ovviamente molte delle famiglie che vivono in questi campi non autorizzati sono sprovviste di documenti di identità, indispensabili per la riscossione di questo beneficio minimo ma preziosissimo concesso ai nuclei familiari che versano in situazioni di disagio economico. Pertanto questi agognati buoni abbiamo dovuto toglierceli dalla testa...
Fino al giorno in cui tale circolare non viene rettificata, per cui la IV Unità Organizzativa Ufficio Progetti Speciali e Intercultura del Dipartimento XI per le Politiche Educative e Scolastiche del Comune di Roma, in relazione alla sopracitata precedente circolare, stabilisce che per quelle “famiglie rom provenienti dalla ex Jugoslavia impossibilitate a presentare la documentazione ISEE in quanto sprovviste di documenti di identità ma autorizzati alla permanenza dal Comune di Roma nei campi autorizzati e regolarmente censiti […] gli Enti convenzionati presenteranno una dichiarazione di nullatenenza grazie alla quale potranno ritirare dalle scuole i relativi buoni”.
Da cittadini attenti, siamo molto lieti di registrare questo enorme passo avanti compiuto dalle nostre istituzioni sulla strada della democrazia per tutti. Ma ci troviamo purtroppo costretti a denunciare per l'ennesima volta che tra questi tutti non è compreso il mondo fatto di padri, madri e bambini il cui status di irregolari non toglie (per fortuna) l'obbligo scolastico per i minori in età scolare ma solo il diritto concreto ad un'istruzione di serie A.
Questo mondo però a noi piace, è un mondo più reale, per molti aspetti più responsabile, un mondo in cui le difficoltà non cancellano la necessità di essere dei genitori attenti che scelgono di intraprendere un percorso di emancipazione ed autonomia, e accanto a questo mondo vogliamo continuare a lottare per il riconoscimento pieno dei diritti di tutti. da ARPJ Tetto ONLUS

giovedì 22 ottobre 2009

Napoli, la scuola impossibile per i bambini rom

«Entro l´estate del 2010 la maggior parte degli interventi previsti dal piano per l´emergenza rom, sarà realizzata o in fase di realizzazione avanzata». Questa la promessa del prefetto Alessandro Pansa, commissario straordinario per l´emergenza.
«Con l´istituzione del tavolo di concertazione regionale, si è predisposto un piano d´azione dettagliato, anche nei tempi - ha dichiarato il prefetto-, che ci consentirà, nei prossimi mesi, la costruzione di più villaggi rom ed il recupero di immobili atti a ricevere i nomadi che attualmente vivono in campi non autorizzati e degradati dal punto di vista igienico sanitario a Napoli e provincia. Per la sola città di Napoli, sono previsti 5 interventi che decolleranno a breve: le progettazioni definitive sono già al vaglio degli ultimi pareri prima delle gare d´appalto».
Nel frattempo, i bambini e gli adolescenti rom frequentano in modo saltuario la scuola e con un basso rendimento. Pochi, raccontano i dati delle associazioni che operano nel campo comunale e in quelli abusivi di Napoli e provincia, raggiungono la terza media e pochissimi arrivano alle superiori. «È iscritto alla scuola dell´obbligo circa il 65-70 per cento dei figli dei rom presenti in città da tre generazioni», spiega Vincenzo Esposito di Opera nomadi. «Ma la percentuale cala fino al 10 per cento per i rumeni che vivono nei campi come quello di Afragola dove risiedono 300 rumeni e quasi nessun bambino va a scuola». Altre cifre le fornisce la prefettura: 1.416 rom campani su 2.790 sono minori e di questi, 465 sono iscritti a scuola. Un censimento volontario e perciò parziale. «Molti bambini non vengono sottoposti alle vaccinazioni obbligatorie, non hanno il kit scolastico, l´acqua corrente o le scarpe», sottolinea Enzo Somma della Comunità di Sant´Egidio.

«I compagni ci chiamano zingarelli sporchi», si lamenta Dalibor, 12 anni, ospite del campo comunale di Secondigliano. «Alcuni insegnanti mettono i bambini in fondo alla classe e questi restano indietro», aggiunge Marta di Opera nomadi. In pochi seguono i progetti scolastici pomeridiani perché il trasporto comunale funziona fino alle 15.00. L´assessore comunale agli Affari sociali Giulio Riccio assicura che da quest´anno il servizio di accompagnamento, gestito da Città sociale, sarà esteso anche ai campi non comunali: «In verità manca una reale richiesta pomeridiana. Ma se ci saranno, provvederemo».
Le scuole frequentate dai rom stanno promuovendo la formazione per l´insegnamento dell´italiano e la partecipazione dei genitori a scuola. Ma nonostante questo sono pochissimi quelli che continuano gli studi dopo le medie. «Denis, protagonista del progetto teatrale Arrevuoto, e i suoi due fratelli si sono iscritti alle superiori ma hanno difficoltà perché non sono previste borse di studio per i rom», denuncia Marco Marino di Chi rom e chi no, che autogestisce la "Scuola Jungla" nel campo vecchio di Secondigliano. Dalla prefettura fanno sapere che da Giugliano solo due minori hanno chiesto di frequentare le scuole superiori e per loro la Provincia, ha già erogato le borse di studio. Inoltre è stato predisposto un percorso sanitario: dalle vaccinazioni obbligatorie alle visite ambulatoriali. Sono solo singoli interventi, ribadiscono le associazioni: «Non c´è ancora un modello di scuola interculturale. Solo quando i rom faranno parte del tessuto sociale i loro figli potranno integrarsi». D´accordo l´assessore Riccio che rilancia il modello del centro di accoglienza di Soccavo: «Solo superando l´ottica dei campi si può favorire l´integrazione». di Alessandra Del Giudice

venerdì 2 ottobre 2009

Pringiarasmi, un corso di formazione che diventa laboratorio di idee

Premessa. Nel 2008 l’Istituto di Cultura Sinta è stato contattato dal Comune di Cremona, settore Politiche Educative, per organizzare un corso di formazione sulle minoranze sinte e rom, in rapporto alla scuola. Il corso doveva essere rivolto agli insegnanti della scuola materna ed elementare che lavorano con i minori sinti e rom. Il percorso formativo era stato richiesto dalle stesse insegnanti che avevano saputo di altri corsi, tenuti in Italia dall’Istituto.
L’Istituto è stato costituito alla fine degli Anni Novanta dall’associazione Sucar Drom con lo scopo di studiare e divulgare i diversi aspetti propri delle società, delle culture e delle lingue sinte e rom, attraverso la valorizzazione di artisti, ricercatori e studiosi sinti e rom.
Inoltre, l’associazione Sucar Drom ha dato mandato all’Istituto di costruire dei pacchetti formativi per operatori delle Istituzioni e degli Enti locali. L’Istituto, dopo una prima fase di sperimentazione, ha iniziato dal 2005 a tenere in diverse Città italiane corsi di formazione, strutturati a seconda delle esigenze espresse dalle scuole, dagli Enti Locali e dalle comunità sinte e rom presenti.
La finalità che si pone l’Istituto è quella di offrire strumenti di conoscenza. Tali strumenti sono indispensabili per poter scardinare pregiudizi e stereotipi che alimentano in Italia politiche paternalistiche/caritative e in alcuni casi politiche discriminatorie verso le comunità sinte e rom. Tali politiche molte volte sono costruite e messe atto in maniera inconsapevole ed è per questo che è indispensabile offrire conoscenze agli operatori ma anche modelli di intervento.
In particolare, nei diversi pacchetti formativi si propone un prerequisito essenziale a qualsiasi intervento: la partecipazione diffusa, diretta e decisionale dei Sinti e dei Rom.

La partecipazione, nella definizione dell’Istituto di Cultura Sinta, deve uscire dall’approccio strumentale. Infatti, questo approccio vede il coinvolgimento dei Sinti e dei Rom come mezzo per raggiungere gli obiettivi di un determinato progetto (di solito pensato non da Sinti e/o Rom) nella maniera più efficiente, efficace e sostenibile. La partecipazione in questo caso può essere una sorta di "condizionalità" imposta dall'alto o il risultato di una mobilitazione "volontaria" che punta all'ottenimento dei benefici materiali offerti dal progetto. Questo approccio è, nel migliore dei casi, quello utilizzato in Italia. In effetti, dispiace affermarlo, ci sono moltissime realtà in Italia che non impiegano nessun approccio alla partecipazione.
L’Istituto di Cultura Sinta ha invece promosso per la prima volta in Italia un approccio diverso che vede la partecipazione come un fine in sé, mirante al rafforzamento del potere dei Sinti e dei Rom (empowerment) in tutti i processi decisionali che li riguardano, accrescendo il loro controllo sulle scelte relative ai processi di cambiamento. Nuove capacità acquisite attraverso il processo partecipativo stimolano un ruolo attivo e dinamico delle comunità sinte e rom che si espande oltre i confini di un progetto particolare e investe processi di trasformazione sociale di più vasta portata.
Mentre il primo approccio privilegia le strutture e i risultati della partecipazione, il secondo si concentra su un processo che non ha necessariamente un obiettivo preciso ma che stimola cambiamenti profondi nei rapporti tra le diverse culture e società: i Sinti e i Rom parte integrante ed interagente a Cremona come nel resto d’Italia, che sanno essere protagonisti nella vita sociale e politica. Uscendo anche dalla visione che i Sinti e i Rom si occupino solo di Sinti e Rom.
Il progetto formativo “pringiarasmi” (conosciamoci, in lingua sinta) ha l’obiettivo di informare e formare operatori della scuola sulle società e culture delle minoranze sinte e rom. Inoltre, il corso si pone l’obiettivo di costruire modelli d’intervento nella scuola anche attraverso le metodologie della mediazione culturale.
Il percorso formativo non è rivolto solo agli insegnanti che si confrontano giornalmente con la presenza di minori sinti e/o rom ma è rivolto a tutti gli insegnanti per offrire strumenti di conoscenza da utilizzare con tutti gli alunni presenti nella scuola materna ed elementare.
Il progetto è stato diviso in due percorsi formativi: un primo percorso base strutturato in due incontri e un secondo percorso strutturato in quattro incontri. Il percorso formativo ha quindi avuto due moduli distinti in cui il primo modulo è stato propedeutico per poter accedere al percorso degli incontri successivi. Durante il percorso formativo sono stati utilizzati i riferimenti normativi europei, confrontandoli con la legislazione italiana.
Ogni incontro è stato sviluppato con il supporto di metodologie laboratoriali. Si sono utilizzati sussidi audiovisivi, materiali di didattica interculturale e i riferimenti normativi europei ed italiani.
- I modulo. Primo incontro: Una storia scritta da altri.
L'arrivo delle popolazioni sinte e rom in Europa; la formazione della società capitalistica e dello stato moderno; le politiche subite in seicento anni dalle minoranze sinte e rom; il Porrajmos; dal dopo guerra all’Unione Europea.
- I modulo. Secondo incontro: Mengur velto (la nostra cultura).
Le società e le culture dei Sinti e dei Rom presenti sul territorio; i valori fondanti; i cambiamenti culturali.
- II modulo. Primo incontro: La mediazione culturale.
Società a confronto; le culture e i rapporti tra società nei paradigmi evoluzionisti; i processi di acculturazione; le tre funzioni della mediazione culturale; i rischi nella mediazione culturale.
- II modulo. Secondo incontro: I Sinti e i Rom nella scuola e nelle politiche sociali.
Lo strumento sociale scuola nella società maggioritaria (in senso numerico) e nelle società sinte e rom; la pedagogia interculturale nell’organizzazione scolastica; i progetti scuola e i servizi sociali; il bambino e la scuola: il conflitto e l’accoglienza; il rapporto scuola e famiglia.
- II modulo. Terzo e quarto incontro: Studio e risoluzione di casi.
In un primo momento sono state proposte ai corsisti delle esercitazioni sulla didattica interculturale. In seguito i corsisti, divisi per gruppi di interesse, hanno formulato e presentato quattro/cinque casi. Ogni caso è stato analizzato e sono state definite delle possibili soluzioni.
Lo strumento sociale scuola e le minoranze sinte e rom. Questo intervento scritto non vuole ripercorrere in maniera pedissequa il percorso formativo svolto a Cremona, perché ciò sarebbe lungo e complesso. Per approfondire i vari temi che sono stati affrontati (storia, cultura, mediazione culturale, didattica interculturale…), rimando alla bibliografia che potete trovare al termine dell’intervento.
In questo intervento cercherò di offrire spunti di riflessione sullo strumento sociale scuola, in rapporto con le minoranze sinte e rom. Anche in relazione al lavoro svolto durante il corso con le insegnati che hanno offerto con i loro interventi momenti di riflessione importanti.
Ciò che ogni insegnante dovrebbe chiedersi quando si trova di fronte a un bambino sinto o rom è: chi sono io? Chi rappresento? Cosa propongo a questo bambino?... Queste domande bisogna porsele prima di altre perché altrimenti si inizia subito in maniera sbagliata, ovvero ci si pone in una posizione che non potrà mai riconoscere ricchezza nell’altro. Ci si pone pregiudizialmente in una posizione etnocentrica che produrrà solo equivoci, malintesi e spesso rifiuti.
Questo passaggio, non a caso, non è mai stato fatto in quarant’anni di progetti per la scolarizzazione perché si partiva immediatamente dal presupposto che la scuola è un diritto/dovere che deve e ripeto “deve” essere offerto senza farsi troppe domande: la scuola è bene. Io non voglio mettere in discussione la preposizione “la scuola è bene” ma mi sono chiesto: cosa è la scuola? E ancora: è bene per chi?
La scuola è uno strumento sociale costruito e pensato da alcune società, dopo la nascita della scrittura, che nei secoli ha avuto diversi scopi. Oggi nelle società occidentali lo strumento sociale scuola dovrebbe essenzialmente assolvere ad uno scopo: ogni individuo, senza dover essere influenzato dalla condizione delle proprie origini sociali, può sviluppare le proprie capacità per essere parte della società in maniera piena. In sintesi al più importante funzione svolta dalla scuola oggi è la selezione sociale e nel caso italiano: aiutare la società a passare dagli status ascritti agli status acquisiti.
Ricapitolando la scuola è uno strumento sviluppato dalle società con cultura scritta che ha l’obiettivo di evolvere la società in maniera più egualitaria. Un esempio: la figlia di un bracciante agricolo che diventa giudice della Corte costituzionale. Quindi offrire ad ogni individuo la possibilità di posizionarsi nella società in una qualsiasi posizione sociale. Certo non voglio semplificare riproponendo l’immagine statica di una società a “piramide” o a “scale” ma sicuramente le società occidentali sono strutturate per posizioni sociali. Ritornando all’esempio iniziale un bracciante occupa, oggi in Italia, una posizione sociale diversa da quella di un giudice della Corte costituzionale.
Questo avviene in un quadro epistemologico abbastanza complesso che vede sia le teorie meritocratiche che quelle di riproduzione sociale non del tutto capaci di dar conto alle diseguaglianze nelle prestazioni scolastiche e nei livelli di istruzione raggiunti dai singoli individui. Per questa ragione sembra più corretto per alcuni autori imputare il fallimento dello strumento sociale scuola all’interazione di alcuni fattori: condizioni di gruppo di appartenenza, caratteristiche istituzionali e strategie di adattamento di gruppo.
In questo contesto i bambini sinti e rom entrano nella scuola. I bambini sinti e rom sono portatori di valori e norme sociali, strutturate in complessi sistemi sociali anche molto diversi fra loro. Infatti le culture e le conseguenti società strutturate dalle popolazioni sinte e rom possono essere viste, al pari delle società occidentali, come reti di simboli significanti che gli individui utilizzano per attribuire significati condivisi alle loro azioni, comportamenti, esperienze, creando concetti propri d’identità.
Non dobbiamo però fare lo sbaglio di considerare le culture e le società sinte e rom come immutabili e immobili ma sono culture e sistemi sociali in movimento continuo, soggette al confronto e conflitto di interpretazione fra i singoli individui che vi si riconoscono e alle continue modificazioni nel confronto con l’ambiente circostante.
Infatti non esiste e non è mai esistita una cultura autentica e/o una cultura non autentica (il concetto dell'originale appartenente alla società maggioritaria o dell'originale appartenente alla società sinta o rom), ma esistono dei costrutti sociali che interagiscono e si modificano vicendevolmente.
In Italia troppo spesso si confonde il concetto di cultura con il folklore. Emergono più facilmente gli aspetti e le manifestazioni più appariscenti ma difficilmente si approfondiscono le vere o proprie diversità culturali. Possono anzi arrivare a essere in alcun casi fuorvianti e portare a semplificazioni o preconcetti che rendono più difficile una reale conoscenza reciproca.
I Sinti e i Rom italiani, comunitari ed extracomunitari, divisi in circa trenta diverse minoranze, esprimono propri sistemi sociali e proprie culture, strutturate con valori e norme morali, che si differenziano in maniera significativa dalle strutture sociali e culturali delle società occidentali. E’ quindi molto complesso offrire un quadro completo delle diverse culture e strutture sociali. Vi sono però alcuni tratti culturali e sociali che possono, in relazione allo strumento sociale scuola, essere propri della stragrande maggioranza delle popolazioni sinte e rom.
Quasi tutti i bambini sinti e rom che entrano oggi nella scuola provengono da famiglie che hanno una cultura orale. Questo è un tratto distintivo abbastanza comune in tutte le minoranze sinte e rom italiane, mentre vi possono essere differenze nelle famiglie appartenenti a minoranze rom provenienti dalla ex Yugoslavia e dalla Romania.
Entrare nella scuola, monumento della cultura scritta, per un bambino cresciuto ed educato in una cultura orale è uno shock notevole che impone allo stesso una rinegoziazione evidente del suo essere individuo nel mondo. Inoltre, non è da sottovalutare che la lingua italiana, per i bambini sinti e rom, è lingua B e in alcuni casi lingua C. Perché i bambini sinti italiani che vivono in Provincia di Cremona hanno come lingua madre il sinto italiano mentre i bambini rom (rumeni o provenienti dalla ex Yugoslavia) hanno come lingua madre il romanés e come seconda lingua del Paese di provenienza.
Essere appartenente ad una cultura orale pone l’individuo a leggere, sentire, ascoltare e vedere il mondo in maniera completamente differente dall’individuo appartenente ad una cultura scritta. E la questione più macroscopica è nel tipo di struttura sociale costruita. Infatti, tutte le culture orali (che sono proprie della stragrande maggioranza degli individui abitanti nel mondo oggi) sono di fatto più egualitarie delle culture scritte, non avendo strutture sociali articolate come quelle delle società occidentali. Il fondamento del costrutto sociale in queste società è la famiglia nucleare e allargata. Non esistono sovrastrutture gerarchiche e le decisioni sono assunte con il metodo consensuale (tutti devono essere d’accordo prima di fare una scelta), molto diverso dal metodo democratico (maggioranza / minoranza), proprio delle società occidentali.
In questo contesto lo strumento sociale scuola perde il proprio potere propulsivo che invece spinge in maniera determinante le famiglie appartenenti a culture scritte a convogliare la maggioranza delle proprie risorse. Ovvero ottenere, grazie alla scuola, una posizione sociale migliore per i propri figli.
Queste sono problematiche molto complesse ma pochissimo affrontate e dibattute perché è indubbio che ieri come oggi si propone alle famiglie sinte e rom uno strumento, la scuola, pensato e costruito per risolvere un problema, le diseguaglianza sociale, che praticamente non esiste nelle culture e nelle società sinte e rom.
Tutti gli studi sulla scolarizzazione dei minori, appartenenti alle minoranze altamente subordinate come quelle sinte e rom, sono concordi nel rilevare che lo strumento sociale scuola oggi è incapace di offrire alcuna possibilità. Infatti, in tutto il mondo occidentale i minori appartenenti a minoranze altamente subordinate hanno prestazioni scolastiche molto scadenti (1). Le ragioni che portano a tale risultato sono in larga misura diverse ma è indubbio che alcune questioni sono comuni a tutte le minoranze: segregazione residenziale, vincoli nell’occupazione e stigmatizzazione da parte della cultura maggioritaria. Tutte questioni presenti in maniera determinante per le minoranze sinte e rom in Italia. di Carlo Berini (prima parte)

(1) Steven Brint, Scuola e società, Il Mulino, Milano, 1999

lunedì 14 settembre 2009

Napoli, la Gelmini a Nisida per aprire l'anno scolastico

Camicia a righe blu, pantaloni e occhiali in tinta. Per inaugurare il nuovo anno scolastico, questa mattina il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha scelto una mise più casual del solito. Lo ha fatto per entrare in punta di piedi, senza avere l'abito delle occasioni ufficiali, nell'"altra" scuola, quella che non va sui giornali semplicemente perchè nessuno, tranne qualche docente autorizzato, può metterci piede: la scuola in carcere.
E' la prima volta che un ministro decide di aprire l'anno scolastico in un istituto penitenziario per minori, e oggi è toccato a quello di Nisida, isolotto davanti a Napoli raggiunto da Gelmini via mare (vana l'attesa dei precari campani che protestavano davanti alla struttura). E lo ha fatto portando con sé non solo gli annunci, tipici delle occasioni pubbliche, ma anche una "dote" di 1,5 milioni di euro che il ministero dell'Istruzione ha stanziato per garantire un'offerta formativa sempre più ampia ai baby-detenuti. A Nisida ce ne sono 70, che seguono regolarmente le lezioni come iscritti nelle sezioni distaccate delle scuole medie Sogliano e Michelangelo di Napoli. Gelmini ha incontrato questi ragazzi e con loro ha visitato i laboratori di ceramica, quelli in cui si fanno i presepi a mano, le classi di informatica. Chi era presente racconta che con alcune detenute Rom ci sono stati momenti molto toccanti.
"Per me è stata una giornata davvero istruttiva- ha spiegato poi Gelmini ai cronisti, che non hanno potuto seguirla nella visita mattutina- questa giornata rimarrà indelebile nella mia memoria".Nisida è citata nei loro scritti da Omero, da Matilde Serao, da Alexandre Dumas, è un isoletta bellissima dove però il mondo non può entrare perchè c'è l'istituto penitenziario minorile. Una piccola "Alcatraz" in salsa partenopea dove un ministro dell'Istruzione non si era mai visto. In verità è la prima volta in assoluto che un anno scolastico viene inaugurato tra i minori reclusi, peraltro con una promessa concreta: nell'ambito del progetto "LeAli al Futuro", Gelmini ha stanziato 1,5 milioni di euro per finanziare la scuola in carcere, per "potenziare" l'offerta formativa dietro le sbarre.

Al via anche una commissione interministeriale (Istruzione-Giustizia) che dovrà elaborare le nuove linee guida per la scuola dentro gli istituti per minori, che in Italia sono in tutto 16 e ospitano 527 detenuti (314 i maschi, 205 gli stranieri). Tanti di questi studiano anche in carcere. Il programma del ministero prevede dieci punti: tra questi, corsi di formazione per gli insegnanti, laboratori professionali, promozione del microcredito per favorire l'accesso al mondo del lavoro, corsi per le famiglie.
A Nisida il ministro ha rivolto un "plauso ai docenti che lavorano anche in condizioni difficili nei carceri minorili pur avendo altre opportunità. Mi batterò- conclude- perchè anche a Nisida ci sia un biennio di scuola superiore magari da fare anche con la formazione professionale. Dobbiamo rendere possibile anche per chi è in carcere il completamento dell'istruzione". da DIRE

lunedì 15 giugno 2009

Roma, presentati i risultati del progetto ''Diritto alla Scuola, Diritto al Futuro''

E' stato presentato oggi, presso la Comunità di Sant'Egidio, il progetto ''Diritto alla Scuola, Diritto al Futuro'' per la riuscita scolastica dei bambini Rom e Sinti, finanziato con il fondo per l'inclusione sociale degli immigrati del Ministero del Lavoro, della Salute, e delle Politiche Sociali.
Si tratta di un Progetto pilota per l'inserimento e il successo scolastico di minori rom e di verifica dello stesso attraverso l'erogazione di borse di studio.
L'iniziativa, che ha coperto per l'anno scolastico in corso tutti minori del “campo nomadi” di Via dei Gordiani a Roma, ha ottenuto importanti risultati, tra cui il più evidente una frequenza scolastica superiore all'80% dei bambini coinvolti, così come riferisce il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo (in foto).
''Il Progetto - ha esordito Impagliazzo - nasce dall'esperienza trentennale della Comunità di Sant'Egidio con i Rom in molte città italiane. E' ormai evidente che una nuova generazione di Rom nata in Italia crede e vuole l'integrazione e non vuole più vivere nei campi. Purtroppo resta la realtà di minori Rom iscritti alle scuole (circa 18.000 partendo dai dati del Ministero dell'Istruzione) di cui soltanto pochissimi (219 in tutta Italia) raggiungono le Scuole Superiori''.
Il Progetto ''Diritto alla Scuola, Diritto al Futuro'' nasce nell'ottica che oltre all'iscrizione scolastica, i bambini Rom devono frequentare la scuola e ottenere buoni risultati.

giovedì 4 giugno 2009

Serbia, gli investimenti a favore dei Rom

L’istruzione è sicuramente il mondo migliore per promuovere la posizione della popolazione rom, la condizione per la loro socializzazione e una delle priorità della Serbia durante la presidenza di turno nella Decade dei rom, che sarà consegnata ufficialmente alla Slovacchia il 25 e il 26 giugno, è stato valutato ieri alla conferenza internazionale “Diritto all’istruzione per tutti i ragazzi: rimozione delle barriere e promozione dell’inclusione dei ragazzi rom”, riporta DANAS.
Bozidar Djelic, vicepresidente del governo serbo, ha dichiarato in quell’occasione che la Serbia ha sfruttato la presidenza nella Decade per elaborare ed approvare la Strategia sull’inclusione dei rom e il piano organizzativo per la sua applicazione. Djelic ha evidenziato che in questo senso sono stati stanziati 120 milioni di dinari per l’istruzione dei Rom.
È stato, altrettanto, ratificato il prestito di 10 milioni di euro, approvato dalla Banca per lo sviluppo del Consiglio d’Europa per la costruzione di case per i gruppi sociali sensibili, di cui fanno parte anche i Rom, ha fatto sapere Djelic. Il ministro dell’istruzione Zarko Obradovic ha ribadito che l’istruzione deve essere accessibile a tutti, ed ha ricordato che dal 2006 è aumentato il numero di ragazzi rom che frequentano la scuola.
Lui ha spiegato che i principali ostacoli nell’istruzione dei rom sono la povertà, la discriminazione, l’insufficiente supporto della società e l’insufficiente rispetto della diversità. Parlando di questo tema, il capo della delegazione della Commissione europea a Belgrado Joseph Lloveras ha evidenziato che, nel periodo di crisi economica, non si possono sacrificare gli investimenti e i progetti che sono sostanzialmente importanza per lo sviluppo della società. Uno di questi progetti è anche l’istruzione dei Rom, ha rilevato Lloveras. da rassegna stampa di Radio Srbija