venerdì 6 marzo 2020

La strategia nazionale rom e sinti post 2020, seconda parte


Il 2020 è l'ultimo anno di attuazione della Strategia nazionale d'inclusione dei rom, dei sinti e dei camminanti 2012 – 2020 comunicazione della Commissione europea n. 173/2011, approvata dal Governo italiano nel febbraio 2012. Sucar Drom, Istituto di cultura sinta e Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni hanno raccolto l'invito dell'UNAR di indicare le criticità rilevate in questi anni e offrire proposte per la scrittura della nuova Strategia nazionale. La prima parte del documento, inviato alcune settimane fa al Governo, è stata pubblicata qui. Nelle prossime settimane il documento sarà inviato alla Commissione europea con alcune modifiche. Per chi volesse ricevere il documento completo in formato pdf può scrivere a osservatorio@articolo3.org.

La nostra proposta progettuale su cui costruire la nuova strategia nazionale si misura su due concetti: l'antidiscriminazione e l'interazione. L'antidiscriminazione quale motore di cambiamento dalle politiche e dalle pratiche istituzionali fino ad ora attuate. L'interazione quale assioma per costruire un nuovo modo per stare insieme, ridefinendo istituzioni e comunità sinte e rom e le regole della convivenza.


Scrive Zagrebelsky: «il postulato dell'interazione è la necessità delle culture di entrare in rapporto per definire se stesse rispetto alle altre e quindi difendersi dalla mera assimilazione. Ma al contempo è la disponibilità a costruire insieme e a imparare l'una dall'altra. In questa disponibilità a rinnovarsi apprendendo gli uni dagli altri c'è il contrario del separatismo e dell'integrazionismo. L'ethos dell'interazione è anti-fondamentalista ma non relativista. Per avere interazione non basta la tolleranza: occorre che nessuno assuma il monopolio di verità possedute una volta per sempre. Una concezione non cristallizzata della cultura comporta soprattutto che diverse comunità, all'esterno siano aperte al confronto e al mutamento per reciproca confluenza, all'interno rispettino la soggettività dei propri membri e il diritto di decidere autonomamente di restarvi o di uscirne. Così l'interazione è l'unica risposta alla sfida del multiculturalismo conforme ai due pilastri della cultura occidentale: universalismo e individualismo».

L'antidiscriminazione deve confrontarsi con il concetto di uguaglianza che oggi ne limita l'azione. Essere uguali davanti alla legge e nello stesso tempo tutelare la diversità è una sfida ancora oggi da affrontare, perché vedere riconosciuti i propri diritti porta ancora a doversi omologare: la donna ad omologarsi all'uomo, la persona di fede mussulmana di omologarsi al cristiano, la persona appartenente alla minoranza linguistica sinta a doversi omologare alla cultura maggioritaria. Il secondo comma dell'articolo 3 affronta la questione del pieno sviluppo della persona ma l'uguaglianza sostanziale rimane ancora lontana per chi vive nei cosiddetti “campi nomadi” e per la maggioranza delle persone che ancora oggi devono nascondere la propria appartenenza alla minoranza per paura di essere discriminati ed esclusi dalla vita sociale, politica ed economica nei luoghi dove vivono.

In questo contesto il legislatore non sembra più declinare la propria azione dalla Costituzione ma al contrario si preoccupa di legiferare e lasciare alla società civile di porre dubbi sulla sua costituzionalità. Il Governo italiano anche nel 2019 ha ordinato ai Prefetti un censimento su base etnica nei confronti delle persone appartenenti alla minoranza e sono state le associazioni a diffidare i Prefetti nell'attuare un'azione chiaramente discriminatoria nei confronti delle comunità sinte e rom italiane. Ed è per queste ragioni che in Italia e probabilmente in tutta l'Unione, è fondamentale che l'antidiscriminazione sia il motore pulsante della nuova strategia nazionale.

L'UNARETE dovrebbe essere rilanciata aggregando tutte le realtà presenti, implementando le antenne territoriali e superando i blocchi posti oggi da circa la metà delle regioni italiane che di fatto impediscono la possibilità che le singole realtà territoriali si possano attivare all'interno della rete nazionale. Le reti sono però inutili se sono sprovviste di risorse: non serve ad una donna sinta di Rimini sapere che ci sono antenne territoriali della rete regionale nella propria città se poi queste non sono in grado di offrire un servizio appropriato e professionale alle vittime di discriminazione. Proponiamo che venga istituto un fondo ad hoc per supportare le reti regionali e locali direttamente. Inoltre, riteniamo indispensabile che una/due persone siano assunte per ogni regione quali facilitatori/implementatori delle reti.

Il riconoscimento dello status di minoranza rimane una priorità, ovvero il riconoscimento dovrebbe essere a fondamento dell'agire dello Stato italiano. Tutte le associazioni rimangono unite sul bisogno che la Repubblica riconosca alle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom lo status di minoranza. Il Governo attuale si dovrebbe impegnare per attivare un percorso parlamentare in ascolto delle comunità sulle modalità di riconoscimento così come è stato attuato per altre minoranze. L'Istituto di Cultura Sinta sta lavorando per predisporre una nuova proposta di legge semplificando la proposta “Palermo/Federazione rom e sinti insieme” che ha raccolto la quasi unanimità di tutte le realtà associative.

A vent'anni dall'approvazione della Legge 211/2000 che ha istituito Il Giorno della Memoria, rimane una ferita aperta il mancato riconoscimento del Porrajmos, il tentativo di genocidio subito dalle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom durante il fascismo e il nazismo. La Strategia deve prevedere azioni e strumenti per completare il lavoro di ricerca che ad oggi rimane essenzialmente fermo al settembre 1943. Sono necessarie risorse per implementare il lavoro già svolto sul periodo 1920 – 1943, in particolare nella raccolta delle fonti orali ancora presenti e nell'individuazione dei luoghi di internamento sul territorio nazionale non ancora rivelati seppure raccontati in questi anni dalle e dai sopravvissuti. Inoltre, rimane indispensabile la diffusione della memoria nei libri di testo e nella popolazione in generale. Il sostegno alla ricerca storica non deve fermarsi al Porrajmos ma deve offrire risorse per entrare negli archivi e ricostruire la storia della Comunità sinta e rom italiana dal 1400 ad oggi.

L'accesso al lavoro è un tema importante. Le persone appartenenti alla minoranza subiscono discriminazioni nell'accesso alle misure predisposte dalle regioni, province e comuni. Il Nord Italia ha visto pochissime azioni dirette all'accesso al lavoro a favore delle persone appartenenti alla minoranza che in molte realtà vivono ben al di sotto della soglia di povertà: senza servizi igienici, acqua corrente e allaccio a energia elettrica e gas anche in aree comunali. In Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia si trovano le situazioni più gravi. L'assenza dello Stato nella tutela dello spettacolo viaggiante e nel dare respiro alla Legge 337/1968 in particolare per le micro aziende famigliari sta compromettendo un patrimonio storico culturale irripetibile. Il mondo cooperativo è completamente assente nelle azioni a favore degli adulti e dei giovani. La condizione femminile è doppiamente esposta ad esclusioni e discriminazioni. Azioni essenziali sono il coinvolgimento del mondo cooperativo nazionale e il sostegno a progettualità ad hoc che sappiano offrire in un primo momento anche solo un primo approccio al lavoro dipendente. È però necessario dare continuità alle azioni messe in campo perché gli interventi una tantum portano spesso frustrazione sia negli utenti che negli operatori. Deve trovare una soluzione la regolarizzazione delle tante attività di piccolo commercio di materiali ferrosi che rimane a fondamento dell'economia di tante famiglie in tutto il Paese.

La diffusione della cultura prodotta dalle persone appartenenti alla minoranza dovrebbe essere una priorità. Dovrebbe essere istituito un comitato di intellettuali sinti e rom in seno al Ministero della Cultura per predisporre ricerche sull'apporto offerto alla cultura europea dalle persone appartenenti alla minoranza e sulle azioni da attuare per diffondere le espressioni culturali. È poi necessario creare un fondo apposito per implementare le attività di tramandare alle nuove generazioni le arti e i mestieri tradizionali come ad esempio la musica sinta manouche (Django Reinhardt) o la liuteria sinta estrekarija. La proposta che abbiamo condiviso con la Nevo Drom di una carovana di sinti che possa toccare le principali città italiane per diffondere le espressioni culturali rimane una proposta valida.

Stampa e media veicolano un'immagine stereotipata delle persone appartenenti alla minoranza. Le Comunità sinte e rom chiedono: un'informazione corretta e scevra di stereotipi e pregiudizi, una gestione diretta di strumenti d'informazione, una ricerca storica corretta, la diffusione e la salvaguardia degli elementi culturali sia all'interno che all'esterno delle loro comunità, la divulgazione degli elementi culturali propri che hanno contribuito alla costruzione della cultura italiana ed europea in tutte le arti. Proponiamo che venga istituito un osservatorio con persone appartenenti alla minoranza per iniziare un dialogo costruttivo con giornaliste, giornalisti, editori e con i gestori dei social media.

Una priorità rimane la scolarizzazione dei minori. La situazione negli ultimi anni è peggiorata in maniera severa, la dispersione e la mortalità scolastica ha raggiunto i livelli dei primi Anni Ottanta. Una situazione dovuta a molte ragioni ma rimangono indelebili la colpevole inerzia del MIUR e la debolezza degli strumenti indicati nella Strategia nazionale 2012-2020. La metodologia della mediazione culturale che negli Anni Novanta era riuscita ad innalzare il livello di scolarizzazione nelle comunità è stata completamente abbandonata. Le poche progettualità presenti nel Paese rimangono legate alle sensibilità personali presenti in un luogo in un dato momento. In sintesi, le azioni da attuare sono indicate in maniera esaustiva nella Raccomandazione 1557 adottata dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa il 25 aprile 2002. In particolare è necessario assumere insegnanti appartenenti alla minoranza, formare le/gli insegnati, introdurre la didattica interculturale, assumere mediatrici/mediatori linguistici/culturali, implementare la partecipazione delle famiglie, assicurare l'acceso ai fondi per il diritto allo studio (testi, dopo-scuola, eccetera), prevedere lezioni in lingua sinta e romanés, valorizzare i percorsi scolastici nell'accesso al lavoro.

La mediazione culturale è vincente non solo nelle progettualità scolastiche. Questa metodologia si è dimostrata efficace nella promozione delle capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e sociale multiforme. Comportando non solo l'accettazione ed il rispetto dell’alterità, ma anche il riconoscimento delle diverse identità culturali e sociali, nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento. La mediazione culturale svolge tre funzioni: pratica, comunicativa/formativa e psico-sociale. Favorisce i processi di interazione cercando di eliminare gli elementi di attrito e soprattutto di scontro, ricercando e valorizzando i momenti di condivisione che la società maggioritaria e le società sinte e rom hanno trovato o stanno contrattando insieme, lasciando i momenti di diversità al loro posto. Inoltre, la mediazione culturale tende a non far prevalere una società sull'altra. Considerando che esistono forti squilibri nei rapporti di forza tra società maggioritaria e Comunità sinte e rom. Uno di questi squilibri di potere, forse il più evidente, è il costringere le persone nei cosiddetti "campi nomadi".

L'aspettativa di vita di una persona appartenente alla minoranza è molto più bassa di quella della restante popolazione italiana in primis per chi vive nei cosiddetti campi nomadi. Tale aspettativa si abbassa in maniera più evidente per le persone appartenenti ai Paesi terzi. Ad oggi non vi sono studi su tale questione ma sarebbe utile uno studio che faccia emergere questo dato che è abbastanza evidente nel Nord Italia. La questione non riguarda solo la questione abitativa ma anche l'accesso ad una sufficiente alimentazione e alla possibilità di accedere alle cure sanitarie. Se una donna rimane quasi senza denti a trent'anni è evidente che la sua possibilità di alimentarsi in maniera corretta è compromessa. Molte famiglie possono acquistare carne solo una volta ogni quindici giorni. Tale situazione ha avuto una svolta positiva con il reddito di cittadinanza perché è una misura universalistica e non è quindi ostaggio di un atteggiamento caritativo paternalistico presente nei servizi sociosanitari che inficia l'accesso ai servizi stessi per le persone appartenenti alla minoranza in stato di povertà. Tale atteggiamento dei servizi è una discriminazione che soffre sia di under-reporting da parte delle vittime che di under-recording da parte degli operatori di polizia e in generale dell'antidiscriminazione. Proponiamo un piano formativo per gli operatori e le operatrici della pubblica amministrazione e delle associazioni e un inserimento nei piani di studio per chi frequenta l'università.

Il superamento dei cosiddetti “campi nomadi” rimane una questione aperta. Riteniamo però un errore impostare in via prioritaria le azioni solo o prevalentemente sulla questione abitativa sia a livello nazionale, regionale e locale. Le ricadute avute sui territori a causa della scelta fatta per esempio dalla Regione Emilia Romagna deve far riflettere: a Rimini il progetto di chiusura dell'area di viale Islanda e la realizzazione di tre/quattro micro-aree è arenato dopo quasi cinque anni dalla progettazione perché non si è lavorato preventivamente per abbassare il livello di pregiudizio e di odio presente nella comunità maggioritaria in senso numerico. Le soluzioni abitative indicate sulla Strategia 2012-2020 sono valide e giustamente varie ma devono essere accompagnate da azioni culturali, sociali e politiche con l'obiettivo di costruire un fronte del noi tra Comunità sinta, Istituzioni, Terzo settore, Comitati, ecc. È da evidenziare che sono necessari nella nuova Strategia strumenti e sostegni per i Comuni dove la Regione non ha messo a disposizione risorse per il superamento dei “campi nomadi”. Sarebbe utile costituire un gruppo di studio per capire gli effetti della azione regionale in Emilia per la regolarizzazione delle aree agricole di proprietà di persone appartenenti alla minoranza. È un tema importante e trasversale in tutto il Nord e parte del Centro Italia.

Proponiamo per la nuova Strategia la creazione di una task-force di quarantadue persone – due per ogni regione – che sappia supportare gli Enti Locali e le Istituzioni territoriali a costruire e implementare azioni e progettualità su ogni singolo territorio provinciale. L'esperienza fatta in meno di due anni per l'implementazione dell'UNARETE ha offerto risultati importanti che hanno visto crescere in solo dodici mesi in maniera esponenziale i casi di discriminazione intercettati. La task-force deve comprendere persone appartenenti alla minoranza*.

Infine, proponiamo per la nuova Strategia di superare il blocco posto da tante Regioni italiane come già proposto per l'implementazione delle reti antidiscriminazione. Proponiamo che i fondi europei non siano vincolati alle linee di indirizzo regionali e che si possano “spacchettare” tra le diverse realtà locali, comuni e/o unioni di comuni, che vogliano costruire progettualità per le persone presenti sui diversi territori. Sarebbe utile una regia snella da parte dell'UNAR che sappia intercettare i bisogni espressi dalle singole realtà territoriali, supportandole nella progettazione e realizzazione degli interventi. Come già proposto alla Commissione europea diventa difficile per una singola amministrazione comunale cimentarsi in grandi progetti. Sarebbe più utile avere risorse per micro progetti anche su base famigliare che sostengano l'impegno dei singoli enti locali.

L'idea di fondo, valoriale ed epistemologica, da cui muovono le proposte che avanziamo è, innanzitutto, il riconoscimento del diritto alla differenza e quindi al riconoscimento dell'alterità come occasione di incontro tra le persone e le culture capace di generare un migliore modo d'essere.


La Presidente di Sucar Drom, Barbara Nardi

Il Presidente dell'Istituto di cultura sinta, Yuri Del Bar

Il Presidente di Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni, Carlo Berini




* Questo punto è fondante per tutte le nostre proposte. Proponiamo criteri di selezione del personale incentrate sulla conoscenza della lingua sinta o romanés.

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