giovedì 14 agosto 2014

Piero Colacicchi: diritti, rom e psichiatria

Piero Colacicchi è scomparso alcuni giorni fa. A lui si deve la nascita di osservAzione che ha fatto comprendere in Italia che sinti e rom sono colpiti dalla discriminazione, dal razzismo. Oggi sembra scontato, ma non lo era solo dieci anni fa. Fino ad allora i problemi vissuti da sinti e rom erano relegati alla sfera della povertà e nessuna azione veniva attuata per eliminare le discriminazioni di cui invece erano vittime. Nessuna associazione aveva mai attuato azioni di antidiscriminazione, mai una denuncia alla Magistratura era stata fatta. Piero Colacicchi guidando osservAzione ha chiarito a tutti che i rom e sinti possono essere si poveri, ma la causa principale della loro situazione in Italia è la discriminazione. A partire dal concetto di abitare che in Italia è stato declinato nel cosiddetto “campo nomadi”, luogo di segregazione e di fatto di discriminazione. Noi di Sucar Drom lo ricordiamo con uno dei suoi ultimi scritti. Grazie Piero.

Diritti, Rom e psichiatria
di Piero Colacicchi

Quando negli anni novanta si aprì la discussione sui campi per Rom fui fortemente impressionato da alcuni paralleli con quanto avevo visto negli anni precedenti seguendo il lavoro di Giorgio Antonucci negli ospedali psichiatrici. Qui mi trovavo di fronte a persone che insistevano perché venissero approvate leggi regionali che istituzionalizzassero l’esistenza di campi per nomadi, sostenendo che i Rom erano incapaci di vivere tra la gente (tra ‘noi’), che erano nomadi e che promuoverne l’integrazione sarebbe stato un atto di violenza, mentre i Rom stessi dichiaravano di non essere affatto nomadi, di non aver mai vissuto in campi e di non volerne sapere: chiedevano case, lavoro, scuole per i figli. Là, negli ospedali psichiatrici, avevo visto la pretesa da parte degli psichiatri di curare persone giudicate, anche in questo caso da loro, incapaci di vivere tra la gente, internandole magari per anni; e mi era stato mostrato come questo non avesse niente a che fare con la realtà in cui erano vissuti e che volevano vivere i ricoverati.

Nell’uno e nell’altro caso alcune autorità pretendevano di fare gli interessi di altri e di curarne i diritti, mentre i diretti interessati chiedevano, in un modo o in un altro, cose del tutto diverse: e per prima cosa la libertà di scelta. Venivano a cozzare così due concezioni del tutto opposte del concetto di diritto: un ‘diritto’ difeso autoritariamente da alcuni, che si dichiaravano esperti e affermavano l’incapacità di quegli altri di difendersi, ed un diritto reclamato dai diretti interessati ed appoggiato da persone che traevano le loro convinzioni e le loro conclusioni dalla volontà di quegli stessi che gli esperti consideravano incapaci a vivere secondo le loro idee.

martedì 5 agosto 2014

Io rom romantica, il nuovo lavoro della regista Laura Halilovic

Dal 25 luglio è nelle sale italiane “Io rom romantica” il nuovo lavoro della regista Laura Halilovic (in foto). Il film racconta la storia di Gioia, diciottenne che vive e lavora a Torino. E che vorrebbe sfuggire da una cultura che la vorrebbe presto sposa a un uomo della sua etnia. Ad essere allarmato è soprattutto suo padre, che non vuole una figlia zitella o lontana dalla cultura rom. Gioia sogna però di diventare regista, di imitare Woody Allen, di trovare l’amore vero.

Gioia è una ragazza rom. Vive con la sua famiglia in una casa popolare a Falchera, periferia storica di Torino. Il padre, da buon capofamiglia, è autoritario ma soprattutto angosciato dall'avere una figlia diciottenne ancora zitella!

Dall'età di quattordici anni tutte le cugine di Gioia hanno formato una famiglia, mentre lei continua a rifiutare pretendenti su pretendenti, con grande preoccupazione dei suoi familiari. Armando, suo padre, non può credere che Gioia si comporti proprio come una gagè, termine che indica tutti i non rom.

Il comportamento di Gioia - portare i pantaloni anziché la gonna, non volere il matrimonio - desta continuo scandalo nella comunità rom e mina la sua autorevolezza di padre. Se la comunità tratta Gioia come una "gagè", per gli italiani resta soltanto una "zingara".

La ragazza è nata a Torino, ma, per incomprensibili motivi burocratici, non può ottenere la cittadinanza italiana. Gioia si ritrova ad essere doppiamente emarginata e nonostante l'ostinata ribellione, la sua vita appare senza prospettive, né sogni... da Coming Soon e La Stampa

venerdì 1 agosto 2014

2 agosto, la riflessione di uno storico

Il documento rintracciato nell'Archivio Centrale di Stato e qui visionabile all'interno del Primo Museo Virtuale del Porrajmos (la parola che indica il genocidio dei rom e dei sinti) in Italia, dimostra in maniera inequivocabile che nel 1942, nel Terzo Reich, rom e sinti furono equiparati agli ebrei e come loro sottoposti alla legislazione razziale che significava essere destinato allo sterminio fisico.

La fase definitiva di quel percorso di sterminio per i rom ed i sinti giunse ad Auschwitz, il 2 agosto 1944. In tale data, in particolare ad Auschwitz e nel mondo si commemorano con celebrazioni specifiche il ricordo delle vittime rom e sinti. Piero Terracina, prigioniero ebreo italiano in quello stesso campo, ha testimoniato cosa avvenne in quella notte: la liquidazione degli ultimi tremila prigionieri dello Zigeunerlager di Birkenau.

Se da un lato la commemorazione delle vittime è doverosa e necessaria (anche se dovremmo a lungo riflettere che sempre ad Auschwitz, dove il 2 agosto si ricorda la “notte degli zingari”, il percorso del museo non propone ancora la visita alla splendida mostra dedicata al Porrajmos presente in uno dei blocchi, da quasi un decennio), dall'altra è stata recentemente diffusa la richiesta di riconoscimento del 2 agosto come “giorno della memoria” del Porrajmos. Giunti a settant'anni da quell'evento, mi pare che una simile proposta rischi di cadere in errori più volte commessi da quando è iniziata la riflessione su questo tema.

Oggi il problema da affrontare non mi pare sia quello della commemorazione istituzionale (solo in Italia sono ormai centinaia le giornate dedicate a “memoria di eventi o di vittime”), quanto attivare forme e percorsi di conoscenza comune dei fatti, da costruire al di fuori di steccati etnici o di fazione che sembrano inasprire solo il confronto tra le vittime, piuttosto che generare riflessione tra coloro che furono dalla parte dei carnefici.

martedì 29 luglio 2014

Porrajmos, il 2 agosto per ricordare e riflettere

La notte tra il 2 e il 3 agosto 1944 le SS sterminarono gli ultimi sopravvissuti dello Ziguenerlager ad Auschwitz - Birkenau. Migliaia di sinti e rom sono spinti nelle camere a gas e poi bruciati nei forni crematori. Puoi non dimenticare le vittime visitando il primo museo virtuale in Italia del Porrajmos e accendendo una candela sulla tua finestra di casa. Il Porrajmos non è però stato solo lo Ziguenerlager ad Auschwitz – Birkenau.

Il 2 agosto 2014 saranno passati settant'anni da uno degli emblemi della ferocia razzista. Una ferocia, nata nell'Italia fascista e nella Germania nazista, e che si è diffusa in tutta l'Europa portando al tentativo di genocidio di tutti i sinti e rom d'Europa. Il 2 agosto è un giorno di lutto e tale deve rimanere per ricordare a noi stessi quanto la bestia razzista può compiere contro la razza umana.

Un giorno di lutto, non un giorno di liberazione da commemorare. Chi pensa che il 2 agosto si debba commemorare il Porrajmos è in errore perchè non si commemora la morte. Si  commemora la liberazione dei sinti o rom, sopravvissuti alla ferocia razzista ad Auschwitz-Birkenaue e liberati il 27 gennaio 1945 dall'Armata Rossa.

giovedì 24 luglio 2014

Mantova, razzismo: scuse pubbliche e querele

A seguito della comparsa di commenti xenofobi, razzisti e di incitamento alla violenza apparsi sul profilo Facebook del quotidiano la Gazzetta di Mantova all'inizio di luglio, abbiamo incontrato nei giorni scorsi Andrea Giubertoni e Simone Gandofi.

Andrea Giubertoni che ha pubblicato il suo commento attraverso il profilo Katerina Varilhova-Giubertoni e Simone Gandofi si sono scusati con la Comunità sinta mantovana e con l'associazione Sucar Drom per i loro commenti razzisti. Al termine dell'incontro si sono impegnati entrambi a scrivere e inviare una lettera di scuse alla Gazzetta di Mantova. Le lettere sono state pubblicate.

La Comunità sinta mantovana e l'associazione Sucar Drom non quereleranno Andrea Giubertoni e Simone Gandolfi, ritenendosi soddisfatti delle scuse fatte a voce e a mezzo stampa. Rimangono aperte le posizioni delle altre persone che hanno commentato con frasi xenofobe e/o di incitamento alla violenza.

La Gazzetta di Mantova, dopo circa dieci giorni ha cancellato i commenti, rimuovendo l'intero post che oggi non è quindi più visibile sul loro profilo Facebook. Sucar Drom ha comunque acquisito foto dettagliate del post, dei commenti e dei profili Facebook di ogni commento ritenuto xenofobo e/o di incitamento alla violenza.

Inoltre, Sucar Drom procederà con querela contro Dario Zanio della Lega Nord di Mantova per la lettera pubblicata dalla Gazzetta di Mantova il 12 luglio scorso. La lettera conteneva le seguenti affermazioni: “cozzaglia parassitaria”, “razza di gentaglia”, “cacciando gli invasori”, “risiedono sul suolo mantovano abusivamente”, “ripulire Mantova”, “da cacciare all’istante”... Si rileva che il Direttore della Gazzetta di Mantova non ha commentato il discorso d'odio pubblicato sul Suo quotidiano.

In ultimo, Sucar Drom rimane disponibile ad accogliere scuse e ravvedimenti.


Mantova, le scuse pubbliche dopo i commenti razzisti

Pubblichiamo le due lettere di scuse alla Comunità sinta mantovana a firma di Andrea Giubertoni e Simone Gandolfi, pubblicate dalla Gazzetta di Mantova. Andrea Giubertoni attraverso il profilo Katerina Varilhova-Giubertoni e Simone Gandolfi avevano commentato un post sul profilo Facebook della Gazzetta di Mantova (vedi foto), cancellato alcuni giorni fa. In fondo, dopo la lettera di Simone Gandolfi, la precisazione del Direttore della Gazzetta di Mantova. La Comunità sinta mantovana e l'associazione Sucar Drom non quereleranno Andrea Giubertoni e Simone Gandolfi, ritenendosi soddisfatti delle scuse fatte a voce e a mezzo stampa. Rimangono aperte le posizioni delle altre persone che hanno commentato con frasi xenofobe e/o di incitamento alla violenza e di cui Sucar Drom ha foto dettagliate.

giovedì 17 luglio 2014

Razzismo, Mario Borghezio rinviato a giudizio

Borghezio rinviato a giudizio per gli insulti razzisti in occasione della giornata internazionale del popolo rom e sinto. La soddisfazione delle associazioni rom e sinte che lo hanno denunciato.

Nell’udienza preliminare di venerdì 11 luglio Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord, è stato rinviato a giudizio per gli insulti rivolti alle comunità rom e sinte in una trasmissione della “Zanzara” in occasione della giornata internazionale del popolo rom e sinto, l’8 aprile 2013.

L’eurodeputato si era già visto rifiutare l’immunità dal Parlamento europeo che tra l’altro rimarcava che tali giudizi se espressi in una seduta del Parlamento avrebbero comportato le sanzioni previste dal regolamento parlamentare.

Respinta così la richiesta di non procedure in giudizio, la prima udienza del processo contro Mario Borghezio avrà luogo l’11 novembre presso il tribunale di Milano.

Le tre associazioni rom e sinte, UPREROMA, NEVO DROM e SUCAR DROM, difese e rappresentate dall’avvocato Gilberto Pagani, che si sono costituite parte civile nella causa, esprimono la loro soddisfazione per l’apertura del processo verso un parlamentare che non è nuovo a manifestazioni di odio razziale.

giovedì 10 luglio 2014

Mantova, offese razziste ai Sinti, arrivano le prime scuse e la Comunità potrebbe non procedere con le denunce

Frasi razziste e xenofobe contro i Sinti pubblicate su Facebook, forse la denuncia da parte della comunità nei confronti degli autori non ci sarà. Sucar Drom attende il ravvedimento da parte degli autori di quei commenti orribili.

"Proprio oggi – ci spiega Carlo Berini dell'istituto di cultura Sinta, Sucar Drom – l'avvocato di uno degli otto autori di quelle frasi, che per noi sono istigazione all'odio razziale, ci ha telefonato dicendoci che il suo cliente è pentito e vuole incontrarci per chiedere scusa alla comunità sinta. Sabato ci incontreremo. Per questo, se arriveranno le scuse di tutti e otto gli autori, non procederemo per vie legali".

Prendeteli a manganellate, bruciateli e fateci del sapone: questo il tenore dei commenti apparsi sulla pagina Facebook di un quotidiano locale a corredo di una notizia che riportava la cronaca della marcia dei Sinti fin dentro l'aula del consiglio comunale per protestare contro gli espropri dei terreni del Trincerone, occupati da alcui esponenti della comunità.

Dopo aver letto quelle parole cariche d'odio e di violenza, Carlo Berini aveva iniziato a preparare un esposto contro gli autori, che su Facebook non avevano nascosto la loro identità: "Ma noi non vogliamo un'azione legale a tutti i costi – spiega – e se arrivassero le scuse da parte degli autori a noi potrebbe bastare. Sarebbe un segnale forte di ravvedimento. Un modo per far capire che certe parole hanno provocato un dolore enorme a un popolo che nei campi di concentramento c'è stato per davvero, subendo violenze e discriminazioni di ogni tipo, compresa la cremazione nei forni dei nazisti".

Ovvio che se, entro un paio di giorni, quelle scuse non dovessero arrivare allora la Comunità sinta di Mantova procederà per vie legali e denuncerà gli autori per istigazione all'odio razziale. Berini, dopo aver letto quelle frasi, le aveva salvate e postate sulla pagina Facebook di Sucar Drom: "Ho salvato anche gli ip dei computer da cui quelle offese sono partite", precisa. di Emanuele Salvato