lunedì 21 maggio 2012

I giovani rom al presidente Napolitano: "Siamo stranieri nella nostra patria"

Il 15 maggio 2012, una delegazione di giovani rom, nati in Italia ma cittadini stranieri, ha incontrato il presidente della commissione diritti umani del Senato, Pietro Marcenaro, e gli ha consegnato un appello per il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. E’ stato stimato che ci sono in Italia almeno 14 mila ragazzi di origine rom che, nati da genitori apolidi o residenti irregolarmente nel nostro Paese, si sentono parte integrante della società, pur essendo nei fatti degli “estranei”. Ecco, qui di seguito, il testo integrale della lettera:

Caro Presidente. Siamo in tanti, ragazzi e ragazze del popolo rom nati in Italia, di seconda, a volte anche di terza generazione, da genitori apolidi o residenti irregolarmente nel nostro Paese. Ci rivolgiamo a Lei perché ancora una volta abbiamo apprezzato le parole chiare che ha inteso indirizzare al Sindaco di Nichelino, che ha avuto la sensibilità di concedere la cittadinanza onoraria a 450 ragazzi nati da genitori stranieri in quel territorio.

Siamo italiani, ma stranieri. Ci sentiamo “parte integrante della nostra società”, ma viviamo quotidianamente il disagio di essere considerati impropriamente stranieri. Disagio doppio e particolarmente pesante per noi ragazze e ragazzi Rom. Non è assolutamente facile, ci creda, per tanti di noi regolarizzare posizioni giuridiche, ottenere un permesso di soggiorno, fare richiesta di cittadinanza, perché veniamo da famiglie che vivono da sempre situazioni precarie, per la difficoltà di reperire la necessaria documentazione, in particolare per quelli di noi i cui genitori e nonni sono nati e provengono da luoghi che hanno vissuto recenti e drammatiche vicende belliche.

Eppure abbiamo frequentato le scuole. Una situazione difficile, quella che viviamo, di “stranieri in patria”. Che rende precaria la nostra vita e non agevola l’integrazione sociale e l’accesso al lavoro, nonostante molti di noi abbiano frequentato le scuole e, soprattutto, vorrebbero inserirsi regolarmente e legalmente nella comunità civile. In tanti abbiamo vissuto la violenza degli sgomberi dei campi e l’umiliazione della reclusione nei CIE, i Centri di identificazione per l’espatrio. Ed in tanti viviamo in case popolari o case proprie o ancora piccole aree autocostruite. Ma espatrio verso dove, se è l’Italia la nostra patria? Ci creda, sono esperienze dure e drammatiche, che spingono, purtroppo, tanti giovani verso la marginalità, l’illegalità ed il rifiuto delle regole civili. Che ricacciano le nostre comunità verso l’esclusione sociale ed una inaccettabile discriminazione.

Le risposte da un Governo che guarda all’Europa. Dal Governo Monti, signor Presidente, governo che guarda all’Europa ed ai suoi valori fondanti di accoglienza, di solidarietà e di inclusione sociale, ci aspettavamo finalmente un provvedimento che ponesse fine a questa ingiustizia. Abbiamo anche apprezzato le aperture del Ministro Riccardi, espressione della Comunità di Sant’Egidio, i cui volontari frequentano i campi e conoscono bene le nostre difficoltà. Ma ancora una volta dobbiamo prendere atto che nulla è successo.

Speriamo nella sua lungimiranza. Non possiamo che appellarci a Lei, affinché con la determinazione e la lungimiranza che tutti le riconoscono intervenga su Governo e Parlamento per porre fine ad una discriminazione che produce solo tensioni e disagi, che è palese ingiustizia, che tradisce i valori della Carta Costituzionale. Siamo, ci sentiamo, vogliamo essere riconosciuti cittadini italiani.

Confidando in Lei, le porgiamo i più distinti e cordiali saluti.

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martedì 15 maggio 2012

Rom e Sinti, Fornero: uscire da gestione emergenziale

E' necessario ''uscire da una gestione emergenziale dei rom''. Lo ha dichiarato oggi il ministro del Lavoro, Elsa Fornero durante l'audizione in Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato in merito al Tavolo intergovernativo sulla condizione di rom, sinti e camminanti in Italia.

Occorre superare, ha aggiunto la Fornero, ''una gestione che nasce come emergenza, continua come emergenza e non viene mai ricondotta nell'ambito di una normale gestione dei problemi''.

Per il ministro del Lavoro l'ottica è ''cercare di uscire dall'emergenza rom. Solo così si può affrontare, in una prospettiva strategica, la questione dei rom e soprattutto l'inclusione''.

L'obiettivo, ha proseguito il ministro, è ''sottrarre il fenomeno dei rom, sinti e caminanti in una trattazione solo emergenziale, considerare l'opportunità di programmare interventi d'integrazione di medio e lungo periodo, far diventare l'inclusione dei rom parte di un processo culturale più complessiva e trattare il tema in una logica di sinergia''.

La Fornero ha, infine, sottolineato che ''c'è una forte interazione con i rappresentati dell'associazionismo rom e sinti, con tutte le principali ong dei diritti umani e con le varie comunità che si sono occupate in modo concreto dell'inclusione sociale dei rom, quindi anche sotto questo profilo'' bisogna lavorare ''in modo sinergico e non disperdere energie e risorse in attività che sono mal coordinate'' che ''troppo spesso si limitano a fare convegni e conferenze mentre dobbiamo passare oltre alla sola discussione e realizzare cose concrete. Questa sinergia è un punto importante''.

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Mantova, seminario "Con quali Parole?"

Gli stereotipi sono la modalità più semplice per identificare le minoranze che compongono le nostre società. Ma proprio lo stereotipo è ciò che ci impedisce di vedere nell'altro una controparte di pari dignità. Al contrario un uso dei termini corretti, in cui le minoranze possano identificarsi, apre nuove prospettive capaci di aiutare il dialogo e la comprensione.

La Provincia di Mantova invita al Seminario “Con quali Parole?” che si terrà a Mantova 24 Maggio 2012, dalle ore 15.30 alle ore 17.30, alla Sala Conferenze –Palazzo della Cervetta - Piazza delle Erbe (Mantova).

Il seminario mette a tema l'uso della parola, diffondendo i primi risultati del progetto europeo In Other WORDS, cofinanziato dall'Unione Europea tramite il programma “Diritti Fondamentali e Cittadinanza" 2007-2013.

Durante la giornata verrà presentato il bando contributi "Con quali Parole?", rivolto alle Scuole Secondarie di secondo grado e ai Centri di Formazione Professionale della provincia di Mantova. Tale bando, prevede un finanziamento a favore delle scuole e dei CFP che presentino progetti legati alle tematiche del Progetto Europeo (che verrà appunto illustrato nei dettagli in quella occasione): saranno finanziati dunque i progetti ritenuti particolarmente meritevoli e validi.

Si prega di confermare la propria presenza via mail a sei3@provincia.mantova.it. Per ogni informazione si prega di contattare Matteo Bassoli, coordinatore del progetto: sei3@provincia.mantova.it, tel. +39-0376-204369

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Pescara, Amnesty International chiede alle autorità italiane di proteggere i rom dalla violenza

Amnesty International si è dichiarata preoccupata per le notizie relative ai tentativi di compiere attacchi razzisti nella città di Pescara e nei suoi dintorni negli ultimi giorni. Secondo il questore di Pescara, famiglie rom stanno lasciando la zona o si stanno riparando dentro le abitazioni nel timore di possibili attacchi.

Per questa ragione, Amnesty International ha sollecitato le autorità italiane a prendere tutte le misure necessarie per proteggere le comunità rom da intimidazioni e attacchi, a condannare pubblicamente la violenza razzista e l'incitamento alla violenza razzista e all'odio razziale, ad avviare immediate e approfondite indagini su atti di intimidazione e di violenza di stampo razzista e a garantire che gli autori di tali azioni saranno sottoposti a procedimenti sulla base di leggi contemplanti pene commisurate alla gravità dei crimini commessi.

Dopo l'uccisione di Domenico Rigante, un tifoso della locale squadra di calcio di 24 anni, avvenuta il 1° maggio, della quale è sospettato un cittadino italiano di etnia rom, gruppi di tifosi e di amici della vittima hanno manifestato contro la presenza delle comunità rom a Pescara. Non sono stati commessi atti di violenza, ma nel corso delle proteste si sono levati in modo massiccio cori discriminatori e sono state minacciate azioni violente contro i rom.

Secondo quanto appreso da Amnesty International, nei giorni successivi persone non identificate si sono presentate nei luoghi generalmente frequentati dalla comunità rom, con l'intento apparente di minacciarli o di aggredirli. Un rom intervistato da Amnesty International ha riferito che donne rom sono state insultate, allontanate dai negozi e dagli ingressi delle scuole dove erano andate a prendere i loro figli. Nella notte tra il 7 e l'8 maggio, sono stati esplosi colpi in aria nel quartiere Rancitelli, dove vivono molti rom, all'apparente scopo di spaventare i residenti. Continua a leggere...

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venerdì 4 maggio 2012

Pescara, una vergogna nazionale!

La situazione è a Pescara è fuori controllo, dopo l'omicidio di Domenico Rigante. Gravi e deliranti le reazioni di un gruppo di ultras del Pescara Calcio ma altrettanto pericolose le parole del Sindaco Mascia che getta benzina sul fuoco criminalizzando tutti i circa duemila Cittadini italiani, appartenenti alla minoranza storico linguistica dei rom abruzzesi. Il Ministero dell'Interno e la Prefettura devono intervenire vietando la manifestazione di domenica prossima. L'Ordine dei Giornalisti intervenga per bloccare i media che rilanciano dichiarazioni razziste senza stigmatizzarle.

Tutto è iniziato la sera del 1 maggio con l'aggressione a Domenico Rigante (ultras del Pescara Calcio) che muore per un colpo di pistola sparato contro di lui, era accovacciato sotto il tavolo, mentre il fratello Antonio fuggiva. Prima di morire Domenico Rigante fa il nome di Massimo Ciarelli. La stampa afferma che Massimo Ciarelli cercasse Antonio Rigante, gemello di Domenico Rigante, per un aggressione subita il giorno prima ma che già in passato c'erano state delle liti. Uno scambio di persona.

Fin qui un bruttissimo episodio di cronaca nera, immediatamente condannato dall'intera comunità rom. Ma dopo pochi minuti l'aggressione a Domenico Rigante, prima ancora della sua morte in ospedale, due molotov artigianali sono state lanciate da ignoti contro l'abitazione di Massimo Ciarelli, presunto colpevole dell'aggressione insieme ad altre persone. Da quel momento abbiamo un continuo di attacchi razzisti veri e propri: sassi contro le case delle famiglie rom, scritte sui muri anche delle scuole inneggianti la morte dei rom...

Le Istituzioni si mobilitano e ieri il Prefetto convoca un Comitato per la sicurezza che incontra i capi degli ultras mentre di fronte al Municipio vengono affissi tre striscioni enormi con la scritta “AVETE CINQUE GIORNI PER CACCIARLI DALLA CITTA'”.

In contemporanea viene rilasciato un comunicato stampa delirante in cui si legge: “Non possiamo permetterci di far finta di niente, non possiamo permetterci di perdere il nostro territorio: per troppi anni hanno fatto il porco del comodo loro, ora li dobbiamo cacciare via tutti, ora devono sparire. Abbiamo deciso di invitare tutta la cittadinanza in piazza, dove devono essere presenti tutte le istituzioni, perché altrimenti ci vediamo costretti ad agire come sappiamo fare e come meglio ci riesce. Abbiamo un fratello da vendicare, o li fate sparire voi o ci pensiamo noi”.

Il Sindaco Mascia ci mette del suo e all'uscita dal Comitato Sicurezza rilascia la seguente dichiarazione scioccante: “La verità è che oggi, per colpa di scelte politiche scellerate compiute in passato dalla politica e che non condivido, Pescara è una città che conta tra i propri residenti molte famiglie di nomadi abituate a delinquere, che però fanno parte non del tessuto economico, visto che non producono economia, ma del tessuto sociale, perché qualcuno ha dato loro una casa popolare, dalla quale abbiamo difficoltà anche a mandarli via quando delinquono”.

Gli ultras dichiarano di preparare una manifestazione per domenica mattina a cui sembra parteciperà sia il Sindaco che il Presidente della Provincia. Una manifestazione che ha tutta l'aria di trasformarsi nell'ennesimo pogrom contro le famiglie rom, come è successo pochi mesi fa a Torino nel quartiere delle Vallette.

Nessuno in Città ha alzato la voce per dire no! I rappresentanti delle associazioni rom sono di fatto oscurati dai media mentre per due giorni siamo stati martellati da dichiarazioni razziste degli ultras, senza nessuna stigmatizzazione, ne nessun contraddittorio. Non c'è quotidiano o testata che non enfatizzi l'appartenenza etnica del presunto omicida. Una vergogna nazionale!

Sucar Drom ha chiesto ieri al Governo italiano di intervenire immediatamente a Pescara perchè ritenevamo insufficiente l'azione di prevenzione contro atti razzisti della Prefettura. E' stata inviata anche una segnalazione all'Ordine dei giornalisti e sono stati fatti interventi su internet per stigmatizzare le dichiarazioni più violente.

Invitiamo tutte le associazioni rom e sinte a dare il proprio appoggio alle associazioni rom abruzzesi che in queste ore difficili stanno lavorando per evitare il peggio e chiediamo a tutti gli attivisti antirazzisti di intervenire sui social network e sui siti internet dei quotidiani per stigmatizzare la criminalizzazione di un'intera comunità per il gesto grave e delittuoso di un singolo.

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mercoledì 2 maggio 2012

Alla scoperta dei rom d’Europa

“Siamo in Europa? Vorremmo sapere dove ci troviamo. Se siamo in Europa, perché viviamo nel fango, perché non ci sono strade normali?”

Il miglioramento delle condizioni di vita dei rom, la loro inclusione sociale e la lotta alla discriminazione incalzano nell’agenda dei Paesi europei.

Ma non mancano gli esempi positivi: Kavarna, in Bulgaria, è uno di questi. Tutto cominciò dieci anni fa, quando Sebastian portò avanti una battaglia per la sua gente presso le autorità; la discriminazione contro i rom si spingeva a non permettere l’entrata in bar e negozi. Qui le cose sono cambiate, ma non nel resto del Paese, secondo lui.

Sebastian Romanov, abitante di Kavarna: “In Bulgaria trattano meglio gli animali che i rom, e vi spiego perché: non si ricevono fondi europei per i bambini rom. Per realizzare l’integrazione, servono finanziamenti. La gente è disoccupata, non c‘è lavoro, però vogliono l’intregrazione. Ditemi come!”

Kavarna, in confronto, è un piccolo paradiso. Il sindaco si è impegnato molto nei confronti di questa comunità, trasformando quel che era poco più di un accampamento in un villaggio ordinato e funzionale. Sono stati installati servizi per l’integrazione, mentre i terreni, di proprietà del comune, sono stati venduti sottocosto alle famiglie, che ora costruiscono grazie agli aiuti finanziari locali. Un esempio da imitare nel resto della Bulgaria, Paese che accoglie la seconda maggiore comunità di rom in Europa.

Seamus Kearney, euronews: “Qui dove ci troviamo c’erano solo mucchi di immondizia. Poi, la trasformazione completa. Oggi, sono state costruite cinquanta abitazioni, e molte altre sono in cantiere. I rappresentanti della comunità dicono che tutto questo sarebbe stato impossibile senza le sovvenzioni delle autorità locali”.


La svolta ha un nome: Tsonko Tsonev, primo cittadino di Kavarna. Nelle sue vene non scorre sangue rom, eppure sembra aver fatto dell’integrazione la sua missione. Dando vita a un festival di hard rock, ha anche contribuito a rendere famosa la cittadina e si è guadagnato l’appellativo di “metal man”. Tante le star che sono passate di qui e hanno lasciato una traccia indelebile.

Tsonko Tsonev, sindaco di Kavarna: “Quando sono diventato sindaco, ho iniziato a lavorare per tutti i gruppi etnici: rom, bulgari, armeni, tatari, gagauzi.. Non facevo differenze nel mio lavoro, non mi occupavo in maniera specifica dei rom. Semplicemente, ho suggerito di dividere il budget in maniera coerente per ogni proporzione della popolazione. Ai rom, che rappresentano un terzo degli abitanti, va un terzo del bilancio, anzi un po’ di più, perché le loro condizioni di vita erano le peggiori”.

Ma se la bandiera rom qui sventola con orgoglio, altrove è tutta un’altra storia. E non bisogna andare tanto lontano: a poche ore di macchina le condizioni di vita in un’altra comunità sono difficilissime; già l’impatto visivo racconta tutto. Di fronte alla nostra discrezione, esplode la loro rabbia: vogliono farci vedere, mostrare a noi e al mondo come sono costretti a vivere. d

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lunedì 30 aprile 2012

Castiglione delle Stiviere (MN), i Sinti invitano i Candidati alle elezioni a Sindaco

L'associazione Sucar Drom (bella strada, in lingua sinta) negli ultimi vent'anni ha promosso la partecipazione politica dei Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze storico - linguistiche sinte e rom.

Molte sono state le iniziative svolte per avvicinare i politici alle questioni e ai problemi vissuti dai sinti e rom mantovani, una di queste oramai istituzionalizzata nel mantovano è l'incontro diretto con i candidati, prima delle elezioni.

Un incontro conviviale in cui ci si conosce e si esprimono vicendevolmente progetti e sogni per il futuro della proprio essere cittadini e amministratori di un territorio.

Un'occasione importante per i politici per confrontarsi con propri elettori che vivono sul territorio e sono afflitti da problemi e ansie sia per la crisi economica che per forme di discriminazione e razzismo difficili da estirpare; come denunciato dal Rapporto del Senato italiano, votato all'unanimità da tutte le formazioni politiche presenti in Parlamento.

Un'occasione importante per i Cittadini italiani, appartenenti alla minoranza dei sinti lombardi, per conoscere programmi e idee dei propri concittadini che hanno deciso di spendersi con il loro impegno politico per risolvere i bisogni di tutti.

Per queste ragioni l'associazione Sucar Drom, congiuntamente alle famiglie sinte residenti a Castiglione delle Stiviere, invita pubblicamente i candidati Sindaco e le candidate e i candidati Consigliere alle elezioni amministrative a Castiglione delle Stiviere ad un incontro conviviale mercoledì 2 maggio 2012, alle ore 16.00, presso la proprietà della famiglia Argentini, in via Marcadora a Castiglione delle Stiviere.

Per conferme 345 6123932

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lunedì 23 aprile 2012

I Sinti nella Guerra di Liberazione

I Sinti italiani durante il fascismo subirono una violenta persecuzione su base razziale, il Porrajmos. Vennero rinchiusi a partire dal settembre 1940, quindi ancor prima degli ebrei italiani, in appositi campi di concentramento. E' un pezzo di storia ancora poco conosciuta dagli italiani. Ma con l'8 settembre 1943 molti riuscirono a fuggire con lo sbandamento che porterà alla formazione della Repubblica di Salò.

Le famiglie sinte scampate dalla deportazione nei campi di sterminio ma braccate dai repubblichini e dai nazisti furono aiutate da molti italiani anche nella Provincia di Mantova, in particolare dai contadini che li nascondevano nei fienili.

I Sinti non solo si nascosero, per non subire la deportazione, ma parteciparono attivamente alla Guerra di Liberazione. Questo pezzo di storia italiana è misconosciuta anche per il disinteresse dimostrato in questi anni dall'ANPI.

Nel mantovano si formò il battaglione “I Leoni di Breda Solini” formato unicamente da sinti italiani, fuggiti dal campo di concentramento di Prignano sul Secchia (MO), dove erano stati rinchiusi nel settembre 1940.

Lo racconta Giacomo “Gnugo” De Bar (in foto) nel suo libro “Strada, Patria Sinta”, edito da Fatatrac:
“Molti sinti facevano i partigiani. Per esempio mio cugino Lucchesi Fioravante stava con la divisione Armando, ma anche molti di noi che facevano gli spettacoli durante il giorno, di notte andavano a portare via le armi ai tedeschi. Mio padre e lo zio Rus tornarono a casa nel 1945 e anche loro di notte si univano ad altri sinti per fare le azioni contro i tedeschi nella zona del mantovano fra Breda Salini e Rivarolo del Re (oggi Rivarolo Mantovano), dove giravamo con il postone che il nonno aveva attrezzato. Erano quasi una leggenda e la gente dei paesi li aveva soprannominati «I Leoni di Breda Solini», forse anche per quella volta che avevano disarmato una pattuglia dell'avanguardia tedesca.”

Racconta ancora Gnugo:
“Erano entrati nel cuore della gente come eroi, anche per il fatto che usavano la violenza il minimo necessario, perché fra noi sinti non è mai esistita la volontà della guerra, l'istinto di uccidere un uomo solo perché è un nemico. Questo lo sapeva anche un fascista di Breda Solini che durante la Liberazione si era barricato in casa con un arsenale di armi, minacciando di fare fuoco a chiunque si avvicinasse o di uccidersi a sua volta facendo saltare tutta la casa: «lo mi arrendo solo ai Leoni di Breda Salini». Così andarono i miei, ai quali si arrese, ma venne poi preso in consegna lo stesso da altri partigiani, che lo rinchiusero in una cantina e lo picchiarono.”

Quella di Gnugo De Bar è una testimonianza per stimolare le stesse Istituzioni ad attivarsi per far conoscere e offrire spazi ai sinti anche nelle cerimonie ufficiali, perchè troppo spesso viene oscurato più o meno volontariamente l'apporto dato dai sinti alla formazione dell'Italia.

In ultimo il mio pensiero va oggi a Walter “Vampa” Catter, Lino Ercole Festini, Silvio Paina e Renato Mastin. Sono i martiri partigiani sinti, trucidati a Vicenza l'11 novembre 1944. Per non dimenticare. di Carlo Berini

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martedì 17 aprile 2012

Svizzera, la copertina razzista del Weltwoche

La foto pubblicata sulla copertina del Weltwoche non ha alcuna relazione con la Svizzera: venne scattata nel 2008 nella città di Đakovica (in albanese Gjakovë), in Kosovo, dal fotografo italiano Livio Mancini. È stata venduta a Weltwoche da un’agenzia che ha poi criticato l’uso fatto dal giornale, perché ne avrebbe ribaltato il significato originario. L’intenzione di Livio Mancini infatti era testimoniare le condizioni di povertà delle comunità rom a Đakovica, che sopravvive raccogliendo dalla spazzatura materiale riciclabile e poi rivendendolo.

Chuck Sudetic del sito dell’Open Society Foundations è andato a Đakovica, per raccontare chi è il bambino ritratto nella foto. Si chiama Mentor Malluta, ha otto anni e vive con i genitori e due sorelline. Nella foto scattata da Livio Mancini Mentor stava giocando con una pistola giocattolo. Dice che da grande vuole fare il poliziotto.

A Đakovica solo poche famiglie si considerano rom, ne parlano la lingua e ne seguono le tradizioni. Gran parte di loro appartiene alla minoranza degli ashkali e dei balcano-egiziani che parlano albanese, seguono i costumi albanesi e sono stati riconosciuti nella Costituzione del Kosovo del 1999. Mentor Malluta e la sua famiglia appartengono alla minoranza dei balcano-egiziani. Suo padre Regjep ha 32 anni è cresciuto a Đakovica in un magazzino abbandonato e occupato da venti famiglie, circa 150 persone. Quando non andava a scuola – ha frequentato fino alle elementari – accompagnava la madre a fare l’elemosina nelle strade della città. Contrariamente a molti altri non è fuggito durante la guerra con Serbia e i bombardamenti NATO. da Il Post, leggi tutto...

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Vicini e Distanti, cronache da via Idro

Questa mattina è arrivato all'Istituto di Cultura Sinta il libro “Vicini e Distanti, cronache da via Idro” di Fabrizio Casavola, curatore di Mahalla. Il libro è una cronistoria lucida ma appassionata della “vita pubblica” di alcune famiglie italiane, appartenenti alla minoranza linguistica non riconosciuta dei rom harvati, che vivono a Milano in via Idro, in zona nord-est praticamente al termine di via Padova, non lontano dalla tangenziale est, al confine con i comuni di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese. Una storia tutta italiana che svela il circolo vizioso della discriminazione istituzionale ma non solo, leggerlo è un dovere!

Ho fatto un calcolo: quasi metà dei gagé che conosco ha scritto almeno un libro. In compenso l'Italia rimane da anni uno dei paesi dove si legge di meno.

Probabilmente è questo il motivo per cui fino ad ora non avevo mai nemmeno provato a scrivere qualcosa. Silenziosamente divoro libri su libri, ma ancora non ho imparato a farne uno.

E infatti, cercavo di tranquillizzarmi mentre scrivevo queste righe, ci vuole coraggio a definire libro le pagine che avete in mano. Non c'è traccia di poesia, e neanche una trama. Di certo non è un saggio o un testo di studio. Inoltre ricordi e considerazioni non hanno una scansione temporanea lineare, e rischierete di vagare avanti e indietro nel tempo, alla ricerca di una logica.

Se accettate il mio suggerimento, prendetele come una serie di istantanee messe in lettera, non sempre conseguenti, da cui potranno sortire (sempre che lo vogliate) ragionamenti, riflessioni o un semplice cazzeggio. Il tipo di scrittura è molto simile a quella che ho imparato ad adoperare in Internet: più da blog e facebook che da twitter. Amo la sintesi ma il limite dei 140 caratteri non fa per me. Continua a leggere...

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martedì 10 aprile 2012

Devleha Rumanì

E' venuta a mancare prematuramente Giuseppina “Rumanì” Ciarelli, romnì italiana tra le prime a Milano a diventare mediatrice culturale e attivista per i diritti dei rom e dei sinti. Rumanì ha iniziato il suo impegno come mediatrice a favore delle donne e dei minori rom e sinti nei consultori famigliari, insieme ai mediatori e alle mediatrici di Sucar Drom alla fine degli Anni Ottanta. E' stata una delle prime mediatrici sanitarie italiane, ci mancherà il suo sorriso e ci mancheranno le sue capacità. Pubblichiamo il ricordo della Consulta Rom e Sinti di Milano a firma di Giorgio Bezzecchi, Dijana Pavlovic e Paolo Cagna Ninchi

“Noi siamo belli”, questo diceva Rumanì di noi rom, questo è quello che sentiva, che pensava e che diceva quando incontrava, anche in incontri ufficiali i “gagi”. Questo ci ha insegnato Rumani, a credere che i rom sono belli, perché liberi, perché portano qualcosa di bello in questo mondo con il loro modi di vedere la vita, con la gioia capace di esprimersi in ogni momento, anche il più difficile.

Rumanì era libera e capace di raccontare la LIBERTA’, capace di cancellare i pregiudizi con le sue parole semplici e forti. Traduceva il suo nome RUMANI’ in “donna libera”. Così noi pensiamo a lei, sorridente e orgogliosa.

E’ stata una delle prime attiviste e leader del movimento per i diritti Civili di Rom e Sinti a Milano. Ciarelli Giuseppina nata Avezzano il 7 Giugno 1957, detta “Rumanì” dalle donne delle Comunità Rom e Sinti di Milano.

Rumanì è stata una delle prime attiviste dell’Opera Nomadi di Milano, iniziava la sua attività già alla fine degli anni ’80, nei primi anni ’90 seguì un corso di Mediatori Sanitari andando a lavorare per anni nel Consultorio familiare di via Fantoli svolgendo la propria importantissima funzione a favore

Nella prima metà degli anni ’90 ritirò a nome dell’Opera Nomadi di Milano l’Ambrogino d’Oro testimoniando orgogliosamente e caparbiamente il desiderio delle Comunità rom e sinte di superare le difficoltà legate alla lotta alla discriminazione e al riconoscimento dei propri diritti. Aveva un grande ruolo all’interno della Comunità e per noi era un punto di riferimento, non solo una grande amica.

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venerdì 6 aprile 2012

Sgomberi forzati e strani roghi

E’ ancora successo. E’ stranamente andato in fiamme l’insediamento rom di via Sacile a Milano, all’alba di ieri. Nel silenzio generale. Come nel caso del recente incendio del campo del Parco della Marinella a Napoli, anch’esso valutato “accidentale” (malgrado fosse avvenuto a poca distanza da una manifestazione organizzata dal Pdl contro di esso). Come se fosse normalmente “accettato” che i campi rom vadano a fuoco in questo Paese.

Una strana catena di fatti: campagna popolare contro i cosiddetti “nomadi”, interventi repressivi, incendi… Spesso perché al suo posto è previsto un centro commerciale, nel caso milanese, il prolungamento della stada Paullese e di un condotto fognario. Un rogo forse non del tutto casuale quindi, in altre parole l’imposizione delle leggi del mercato con la forza contro il suo “anello debole”?

I circa 300 abitanti di via Salice si erano insediati in queste condizioni inaccettabili, senza acqua né luce, non per scelta, ma perché spostati e “sgomberati”, alcuni più di 5 volte, dalla Giunta precedente; che in 5 anni ha effettuato circa 450 sgomberi a Milano.

La precarietà abitativa dei rom è il prodotto di sgomberi ripetuti, senza alcun piano di azione. Le associazioni milanesi della Federazione Rom e Sinti Insieme chiedono al Comune un progetto e una soluzione abitativa duratura, come spiega Dijana Pavlovic, attrice e mediatrice culturale rom.

Il caso di Milano non è però isolato. Dal 2007 a oggi, l’escalation di politiche discriminatorie nutrite di antiziganismo è una realtà preoccupante che spesso non è raccontata dai media. Sui Rom e Sinti, come gruppo, sono piovute le cosiddette misure di “emergenza” del “pacchetto sicurezza”, alcune esplicitamente discriminatorie: censimenti in insediamenti abitati esclusivamente da Rom, raccolta non volontaria delle impronte digitali, strapotere conferito ai Prefetti. Leggere: espulsioni e arresti, smantellamenti di tutti i loro campi e abusi quotidiani dalle forze dell’ordine. da Diversa Mente di Flore Murard-Yovanovitch, leggi tutto l'articolo...

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