giovedì 17 maggio 2018

Salvini e Di Maio vogliono perseguitare i sinti e i rom

Le indiscrezioni giornalistiche sul contenuto del noto Contratto di Governo tra Lega Nord e Movimento 5 Stelle esplicitano in maniera inequivocabile la volontà di perseguitare le persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom che vivono in stato di povertà, ma non solo perché anche chi non è povero rischia di essere colpito dalla furia razzista del prossimo Governo italiano.

In fotografia il testo contenuto nella bozza pubblicata il 15 maggio da Huffington Post che prevede la chiusura dei cosiddetti “campi nomadi” irregolari. Oggi la notizia è che saranno chiusi anche quelli regolari. Secondo Il Giornale: Nella prima bozza del contratto di governo tra Lega e M5S solo la chiusura dei campi "irregolari". Oggi la lega avrebbe inserito il pugno duro anche a quelli regolari.

Scrive sempre Il Giornale: Matteo Salvini ha fatto della ruspa contro i nomadi il suo paradigma politico (e di possibile governo). Chi sono i “nomadi”? Un'invenzione razzista che colpisce le persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom. Una ruspa contro dei cittadini, questo è il paradigma politico del prossimo Governo italiano.

martedì 24 aprile 2018

Liberazione, partigiani sinti e rom

In tutta l'Europa le persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom parteciparono alla Resistenza per la Liberazione dal fascismo e dal nazismo. In Italia, dopo l'8 settembre del 1943, sinti e rom fuggirono dai campi di concentramento dove erano rinchiusi dal settembre 1940. Molti vennero rastrellati dai fascisti e dai nazisti ed inviati nei campi di sterminio, ma alcuni riuscirono a nascondersi e a partecipare alla lotta partigiana anche a costo della propria vita. Questo pezzo di storia italiana è misconosciuta anche per il disinteresse dimostrato in questi anni dall'ANPI e dagli Istituti di Storia.

Nell'autunno del 1943 nel Nord Italia le famiglie sinte e rom scappano dai campi di concentramento e si nascondono. Ma alcuni lasciano le famiglie e si uniscono ai partigiani per combattere e sconfiggere i fascisti e i nazisti. Altri aiutano da patrioti le formazioni partigiane.

La ricerca sul ruolo svolto dalle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom è ancora lontana dall'offrire un quadro completo sull'impegno in particolare dei sinti per la sconfitta del fascismo e del nazismo. Ecco l'elenco aggiornato delle persone che parteciparono alla Liberazione

martedì 17 aprile 2018

Lanciano (CH): Rendi Tuo il Monumento alla Memoria

L'associazione Thèm Romano, guidata da Santino Spinelli, ha lanciato una campagna di raccolta fondi per la realizzazione e la posa del Monumento al Samudaripen, “tutti morti” in romanès, per ricordare il tentativo di genocidio subito dalle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom in Italia e in Germania durante il fascismo e il nazismo.

Il monumento sarà realizzato in pietra della maiella dallo scultore abruzzese Antonio Santeusanio vedrà la sua inaugurazione il 5 ottobre 2018 presso il “Parco delle Memorie” nell’ambito delle celebrazioni in onore dei Martiri Ottobrini. Un monumento – che sia fatto di bit o di pietra – viene creato da una comunità per trasmettere alle generazioni successive un messaggio che ritiene vitale, sottolineandone il valore attraverso una imponenza e qualità artistica tale da emozionare chi lo veda e imprimersi indelebilmente nella sua memoria.

domenica 8 aprile 2018

47° Giornata dei rom e dei sinti

L’8 Aprile di ogni anno ricorre la Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti. La data ricorda il primo congresso internazionale organizzato a Londra l’8 Aprile del 1971. Nell’occasione furono scelti la bandiera - una ruota con diciannove raggi per significare le molteplici minoranze su campo azzurro per il cielo e verde per la terra - e l’inno “Dijelem Dijelem”, composto, dal musicista Jarko Jovanović, che scrisse il testo adattandolo ad una melodia tradizionale. Nel brano sono presenti riferimenti al Porrajmos.

L'anno scorso, in occasione del quarantaseiesimo della giornata, ripubblicammo un testo di Gustavo Zagrebelsky la via dell'interazione che si interrogava su come affrontare la sfida della convivenza tra differenti culture, ovvero come superare le politiche fallimentari della separazione (campi nomadi) e dell'integrazione (universalismo). 

Tema, la convivenza tra culture, molto dibattuto in questi mesi anche nell'associazionismo e tra i ricercatori universitari che si dividono tra l'etnicizzazione e l'universalismo. Erano da più di dieci anni che questo dibattito era sopito dopo la dissoluzione dell'Opera Nomadi nazionale e alla nascita dell'associazionismo sinto e rom, grazie al documento mantovano NOVE TESI per l'Assemblea Nazionale dell'Opera Nomadi costruito attorno ai concetti di partecipazione, interazione e mediazione.

mercoledì 21 marzo 2018

Pescara, presentato il progetto “Romanipè 2.0”

Partirà a Pescara il corso per “Esperto di sviluppo delle comunità”: agevolare lo sviluppo interculturale, sensibilizzare la società civile e abbattere gli stereotipi e i pregiudizi contro le comunità romanès, sono questi gli obiettivi del progetto “Romanipè 2.0” che ha preso il via ufficialmente in questi giorni.

Si tratta di un’iniziativa promossa dalla Fondazione Romanì Italia, in collaborazione con la cooperativa Social Hub, la testata giornalistica online Felicità Pubblica e l’agenzia di formazione Talent Training e finanziata dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar).

A presentare l’iniziativa è il presidente della Fondazione, Nazzareno Guarnieri. «Con il progetto Romanipè 2.0 avvieremo un’innovativa campagna di comunicazione socio-culturale e un corso di formazione professionale», dichiara. «Realizziamo questa iniziativa con la collaborazione di un partenariato molto qualificato sia nella formazione, sia nella comunicazione, e questa sinergia tra specifiche competenze permetterà alla nostra visione politica strategica di fare un importante passo avanti e quindi sviluppare un modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès, diverso dal passato e basato su processi, anziché prestazioni».

mercoledì 14 marzo 2018

Pescara, il 1° Congresso “Romane Peja – Donne Insieme”

Giulia Di Rocco, Presidente dell'Associazione Culturale Amici di Zefferino, in occasione della Giornata mondiale della donna, organizza a Pescara il 1° Congresso “Romane Peja – Donne Insieme” dedicato alle donne rom per il pomeriggio del giorno 17 marzo 2018 (dalle ore 15 alle 20) presso la sala Figlia di Iorio della Provincia di Pescara.

L’idea di realizzare questa iniziativa nasce dalla consapevolezza che le donne, le romnià, sono doppiamente discriminate: una volta in quanto donne e una volta in quanto rom.

Siamo consapevoli che in Italia il peso della famiglia e dei figli ricade sulle donne e le romnià non fanno eccezione. Purtroppo, ancora oggi, esse si trovano spesso in una situazione circolare di bisogno e di impossibilità di uscire da certi schemi di vita e di lavoro.

La nostra Associazione vuole mostrare degli esempi positivi di integrazione senza assimilazione. Ci sono romnià che sono mogli, madri e lavoratrici perfettamente inserite nel mondo del lavoro e nella società pur restando se stesse.

Verranno invitate donne rom che porteranno la loro testimonianza, sarà un momento culturale durante il quale verranno mostrati gli aspetti positivi della cultura romanì, una esposizione fotografica dedicata alle donne rom nel mondo ed una esposizione di abbigliamento tipico su manichini e sfilata di moda romani

Per informazioni scrivere a diroccogiulia81@gmail.com e amicidizefferino@gmail.com o telefonare 392 3577386

venerdì 2 marzo 2018

4 Marzo, sinti e rom al voto

Domenica si vota in tutta l'Italia per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato. In Lombardia e nel Lazio si vota per rinnovare i Consigli regionali ed eleggere i nuovi presidenti. La campagna elettorale appena conclusa è stata molto violenta e alcuni partiti e uomini politici hanno alimentato il rancore e l'odio. Il candidato del centro-destra in Lombardia, Attilio Fontana, è arrivato a dichiarare la volontà di "difendere la razza bianca".

Molte volte abbiamo sentito in televisione o letto sui giornali "prima gli italiani". Questa affermazione è un'istigazione al razzismo. Porterà a discriminazioni e molestie per chi è immigrato, ma colpirà anche tutte le italiane e gli italiani con un colore della pelle più scuro o se riconosciuti come appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom.

Nessun sinto o rom è stato candidato. Nessun partito politico ha nel programma il riconoscimento dello status di minoranza per noi sinti e rom. Nessun leader politico ha parlato del riconoscimento del Porrajmos e nessuno ha parlato di valorizzare le nostre espressioni artistiche e culturali.

Abbiamo sentito e letto tante promesse, ma la realtà dopo le elezioni sarà completamente diversa. Noi sinti e rom continueremo ad essere discriminati ed è possibile che questo avvenga con maggiore violenza.

Per tali ragioni chiediamo a tutte e tutti di valutare con estrema attenzione i programmi ed i discorsi dei politici. Confrontatevi in queste ore con le associazioni e con i leader sinti e rom presenti nella vostra città, provincia o regione.

Votate pensando al bene vostro, dei vostri figli e di tutti i sinti e rom d'Italia, in particolare per quelli più in difficoltà. Non lasciamo soli i tini sinti e rom.


giovedì 22 febbraio 2018

Brescia, DOSTA! DOVAL RAZZISMO!!

La Comunità sinta e rom bresciana invita la cittadinanza a partecipare alla manifestazione DOSTA! DOVAL RAZZISMO!! a Brescia sabato 24 febbraio dalle ore 14.30 in Piazza Loggia per reagire ai gravissimi attentati successi in via Orzinuovi 108 alle prime ore del 12 febbraio con l’incendio di quattro automobili ed il tentato incendio di alcuni furgoni, e il giorno prima, 11 febbraio in via Gatti con il lancio di bombe carta dentro e fuori dalle casette prefabbricate abitate da persone sfrattate per morosità incolpevole.

La manifestazione è organizzata in collaborazione con l'Associazione Sinti italiani di Brescia, l'Associazione Sucar Drom, la Comunità sinta mantovana, l'Istituto di Cultura Sinta, l'Associazione Nevo Drom, l'Associazione Sinti nel mondo, l'Associazione New Romalen, l'Associazione Sinti italiani di Prato, l'Associazione UPRE ROMA, l'Associazione Thém Romanò, l'Associazione Romà Onlus, l'Associazione Sinti italiani di Rimini, l'Associazione Rom in Progress, l'Associazione FutuRom, l'Associazione Stay Human, l'Associazione Rowni Onlus, la Cooperativa Romano Drom, l'Accademia d'Arte Romanì, l'Associaizone I Rom per il Futuro, l'Associazione Sinti italiani di Vicenza, il Museo del Viaggio Fabrizio De André, l'Associazione Liberi, l'Associazione Amici di Zeffirino, la Federazione FederArte Rom, l'Alleanza Romanì e la Federazione Rom e Sinti Insieme.

Dopo la paura e l'angoscia delle prime ore, oggi è il momento della reazione ai due atti di violenza. I due attentati ha un chiaro mandante: il razzismo. Negli ultimi anni siamo stati vittime, a livello locale e nazionale, di attacchi verbali da parte di politici e giornalisti. Alcune trasmissioni televisive nazionali hanno veicolato pregiudizi, paura e xenofobia. In queste settimane sta montando con sempre maggiore violenza il linguaggio politico che incinta all'odio e questo porta inevitabilmente alla violenza.

La Comunità sinta e rom bresciana ha chiesto un incontro per sabato pomeriggiocon il Sindaco e con il Prefetto.

Aderiscono alla manifestazione Associazione Diritti per Tutti, CSA Magazzino 47, Centro sociale "28 maggio", Donne e uomini contro le guerre, Potere al Popolo!, Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista Italiano, Eurostop

lunedì 12 febbraio 2018

Brescia, terrorismo razzista contro la Comunità sinta


La scorsa notte la Comunità sinta di Brescia ha subito un gravissimo atto razzista che si iscrive nel clima di intolleranza e violenza che cresce nel Paese. Quattro auto sono state date alle fiamme in via Orzinuovi 108, dove vivono diverse famiglie appartenenti alla minoranza sinta. I Vigili del Fuoco sono intervenuti immediatamente e hanno scongiurato il propagarsi delle fiamme. Paura e angoscia tra le famiglie residenti. La Comunità sinta bresciana e le associazioni rom e sinte italiane lanciano un appello a tutte le forze democratiche ad una risposta ferma contro il razzismo.

Alle prime ore dell'alba abbiamo subito un gravissimo atto intimidatorio. Alcune persone nel buio della notte hanno cercato di dare fuoco alle nostre auto e camion, parcheggiate a ridosso delle abitazioni in via Orzinuovi. Quattro auto sono andate a fuoco, ma molti innesti incendiari non hanno per fortuna funzionato. Ringraziamo i Vigili del Fuoco che sono intervenuti immediatamente e hanno scongiurato il propagarsi delle fiamme.

In questi momenti la paura e l'angoscia sono le emozioni prevalenti. Mai fino ad oggi avevamo subito un attacco di tale violenza che si iscrive nel clima di intolleranza e violenza che cresce nel Paese. Un clima di cui noi sinti e rom conosciamo bene gli effetti.

L'atto intimidatorio ha un chiaro mandante: il razzismo. Negli ultimi anni siamo stati vittime, a livello locale e nazionale, di attacchi verbali da parte di politici e giornalisti. Alcune trasmissioni televisive nazionali hanno veicolato pregiudizi, paura e xenofobia. In queste settimane sta montando con sempre maggiore violenza il linguaggio politico che incinta all'odio e questo porta inevitabilmente alla violenza.

La violenza di cui siamo stai vittime è stata organizzata e pianificata da un gruppo di persone. Non un lupo solitario, ma il sodalizio criminale di più persone. Un salto di qualità nella strategia dell'odio che impone alle Istituzioni l'assunzione di severe misure non più derogabili.

Ringraziamo l’assessore del Comune di Brescia, Marco Fenaroli, per la solidarietà e le garanzie di tutela portate alla comunità colpita. Chiediamo al Signor Prefetto di Brescia l'immediata convocazione del Comitato per l'ordine e la sicurezza per la presa di misure a protezione delle nostre famiglie e per arrestare i colpevoli.

Insieme a tutte le associazioni sinte e rom italiane facciamo appello a tutte le forze democratiche di Brescia e del Paese affinché vi sia una risposta ferma contro il razzismo e la violenza.

La Comunità sinta bresciana con
Sinti italiani di Brescia, Comunità sinta mantovana, Associazione Sucar Drom, Istituto di cultura sinta, associazione Nevo Drom, Sinti nel mondo, Sinti italiani di Vicenza, Sinti italiani di Prato, Associazione UPRE ROMA, Associazione Them Romanò, Associazione Roma onlus, Accademia d’arte romanì, Associazione FuturArteRom, Associazione Django Reinhardt, Associazione Romano Glaso, Cooperativa Romano Drom, Museo del viaggio Fabrizio de Andrè, Associazione Stay Human, Associazione Liberi, Associazione Amici di Zeffirino, Associazione New Romalen, Federazione Rom e Sinti insieme, Federazione FederArte Rom

sabato 10 febbraio 2018

Roma, la presentazione dell’Istituto Europeo di Arte e Cultura Rom - ERIAC

Mercoledì 14 Febbraio, dalle ore 10 alle 18, presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, in via Santa Maria in Via, 37, avrà luogo la presentazione in Italia dell’Istituto Europeo di Arte e Cultura Rom (ERIAC). Inaugurato l’8 giugno 2017 a Berlino, fondato dal Consiglio d’Europa, dall’Open Society Foundations e da Alliance for European Roma Institute for Arts and Culture, costituisce il primo Istituto europeo di cultura rom.

L’iniziativa è promossa da ERIAC, dal Consiglio d’Europa, dal Programma Internazionale Culturale del Ministero degli affari esteri della Repubblica Federale Tedesca, da Open society Foundartions, da Alliance for ERIAC in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazione Razziale (UNAR) e l’associazione Upre Roma.

Interverranno, oltre agli esponenti dell’associazionismo rom e sinto, Timea Junghaus, direttrice di ERIAC, Luisella Pavan - Woolfe, rappresentante del Consiglio d’Europa in Italia, gli onorevoli Giovanna Martelli ed Emanuele Fiano, rappresentanti delle comunità locali dal presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, al vicesindaco di Prato, Simone Faggi, Giovanna Boda, capo dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, giornalisti con la partecipazione del presidente della FNSI, Giuseppe Giulietti, docenti universitari e l’artista Moni Ovadia.

sabato 20 gennaio 2018

Rom e sinti al Viaggio della Memoria

Il Miur organizza ogni anno, in collaborazione con l’Ucei e con la Fondazione museo della Shoah un viaggio istituzionale in Polonia e nel campo di Auschwitz-Birkenau. Al viaggio partecipano un centinaio di studenti delle scuole secondarie, il ministro dell’istruzione e altri membri del governo italiano. Quest'anno per la prima volta sono stati invitati una trentina di leader sinti e rom, partiranno domani mattina per Cracovia.

Un anno fa mi interrogavo sul valore de Il Giorno della Memoria  per le Comunità sinte e rom ed oggi una piccola risposta viene data dal Governo italiano che ha invitato le ed i leader della minoranza linguistica a partecipare al Viaggio della Memoria. Per la Sucar Drom partiranno Fabio Suffré e Narciso "Roberto" Torsi, mentre per l'Istituto di Cultura Sinta partiranno Bernardino "Moliù" Torsi e Francesco "Remi" Argentini. In tutti questi anni, diciassette da quando è stata varata la Legge 211/2000, mai il Governo italiano si era speso in modo tale per far partecipare i rappresentanti della Comunità sinte e rom italiane alle iniziative per il 27 gennaio.

lunedì 15 gennaio 2018

I rom bulgari in Italia

Vi proponiamo il video in cui l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, professore emerito di antropologia all'Università La Sapienza di Roma, parla della ricerca sui rom bulgari dal titolo Una migrazione silenziosa, di Maria Rosaria Chirico, pubblicata dalla Fondazione Migrantes.


L'opera, " ponte tra silenzio e comunicazione" , è frutto di un dialogo intenso ed appassionato con donne e uomini di cultura romanì, protagonisti di una migrazione silenziosa i quali affrontano con coraggio e creatività le sfide della vita.

Punto focale dell'indagine non è il fenomeno, quanto le persone con particolare attenzione alle loro storie ed al loro vissuto, alle emozioni e alla loro voglia di farcela a tutti i costi. Un vero e proprio reportage nell'universo romanì nel quale si affrontano temi quali la cittadinanza, lo sfruttamento lavorativo, l'amicizia, la solidarietà, la religiosità, legati tutti dalla speranza.

sabato 9 dicembre 2017

Fondazione Romanì, la parola «povertà» non basta a spiegare ogni problema

Nel dibattito che si sta svolgendo sull'approccio che le politiche pubbliche dovrebbero attuare nei confronti delle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom che vivono in stato di povertà, in maggioranza nei cosiddetti “campi nomadi” entra la Fondazione Romanì Italia, guidata da Nazzareno Guarnieri, con una replica al post di Carlo Stasolla firmata insieme al prof. Giovanni Agresti.

L’articolo di Carlo Stasolla pubblicato su Il Fatto quotidiano del 5 dicembre 2017 «Rom, una parola non basta a definire 22 comunità diverse» ha due meriti fondamentali: 1) mette in guardia contro chi sfrutta la questione rom per trarre vantaggi economici; 2) informa un pubblico verosimilmente vasto e non specializzato circa l’indubbia complessità del mondo rom e – aspetto spesso ignorato dai più – il suo antico insediamento in Italia (XIV secolo).

La disinformazione prepara il terreno al pregiudizio e alle scorciatoie del pensiero, come quando – aggiungiamo noi – viene posta dall’opinione pubblica la (frequente e molto discutibile) equivalenza tra “rom” e “romeni” o tra “rom” e “nomadi”. Sappiamo quanto le generalizzazioni siano, in qualsiasi contesto, delle mortificazioni, spesso esiziali, della realtà, e come, nello specifico contesto della comunità romanì, contribuiscano a compromettere il già difficile dialogo sociale.

Detto questo, frammentando la minoranza romanì in «107 condizioni socio-culturali differenti» ed enfatizzando la diversità di «dialetti, religioni, tradizioni», Stasolla finisce per cadere nell’eccesso opposto, aprendo da un canto la via ad altre forme di pregiudizio in merito alla possibilità stessa di ammettere l’esistenza, in Italia, di una comunità romanì dotata di una cultura e di una lingua sufficientemente unitarie; e, dall’altro, depotenziando legittime rivendicazioni di ordine culturale, già molto osteggiate dalla nostra classe dirigente.

Rom e sinti, de-etnicizzare per cancellare l’identità?

Ha due nuovi capitoli il dibattito che si sta svolgendo sull'approccio che le politiche pubbliche dovrebbero attuare nei confronti delle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom che vivono in stato di povertà, in maggioranza nei cosiddetti “campi nomadi”. Carlo Stasolla, presidente di 21 Luglio ha pubblicato una sua riflessione sul blog del Fatto Quotidiano in cui chiede di de-etnicizzare le politiche a favore delle persone appartenenti alla minoranza che vivono in stato di povertà. Nella riflessione che potete leggere di seguito alcune associazioni rigettano tale impostazione perché la causa principale per la quale tante persone vivono nelle baraccopoli è la discriminazione etnica/razziale. Le politiche dovrebbero quindi contrastare la discriminazione e promuovere politiche di lotta alla povertà che sappiano offrire soluzioni rispettose della diversità culturale di cui sono portatrici queste persone.


De-etnicizzare per cancellare l’identità?

Siamo preoccupati della direzione che sta assumendo il dibattito pubblico sulla “questione rom”, che, non è una novità, vede esclusi rom e sinti e protagonisti accademici e qualche associazione che monopolizza la comunicazione e anche risorse destinate all’inclusione di rom e sinti. Vogliamo qui proporre una riflessione pubblica.

Qualche rom ha ritenuto inappropriata e offensiva l’immagine che illustrava la locandina del convegno “Inclusione, esclusione e diseguaglianze sociali – Politiche interventi pubblici e processi socio-economici nel contesto europeo – Il caso dei gruppi rom”, organizzato in Ottobre a Lecce dall’ICISMI. Sembrava indulgere al solito cliché dei rom e sinti brutti e sporchi rappresentato da un gruppo di bambini cenciosi, palesemente non rom. In realtà era perfettamente coerente con il titolo e l’assunto del convegno che aveva come tema l’inclusione e l’esclusione sociale in quanto condizione e frutto della diseguaglianza sociale in generale – di cui quei bambini erano il simbolo – e nella quale i “gruppi” rom sono inseriti come uno dei tanti “casi” di studio.

A Novembre l’associazione 21 Luglio ha presentato una ricerca sui matrimoni precoci nelle baraccopoli romane. Il fatto che i loro abitanti fossero rom e sinti era pura casualità per gli autori della ricerca, la tesi essendo che è il degrado a produrre matrimoni precoci come soluzione alternativa al disagio e alla diseguaglianza sociale. Tralasciando l’ascientificità della ricerca (un campione insufficiente, l’incomparabilità della scala tra i rom delle baracche romane e il Niger, ecc. ma ci riserviamo una più puntuale analisi), le sue conclusioni prescindono dai fattori storico-culturali e i dati presentati ai mezzi d’informazione sono serviti solo a fornire ulteriore materia all’antiziganismo, cosa puntualmente avvenuta con una raffica di titoloni del “dagli allo zingaro incivile” (peraltro il titolo della presentazione era un chiaro invito al sensazionalismo: “Matrimoni precoci: nelle baraccopoli romane superato il record del Niger”).

Qui interessa piuttosto capire cosa lega questi due momenti, entrambi ammantati con l’autorevolezza scientifica del dibattito accademico e della ricerca. In entrambi i casi, come si dice tecnicamente, si “de-etnicizza”, cioè si assume la condizione del degrado delle comunità rom e sinte messe ai margini sociali e civili come fenomeno della più generale condizione di marginalità sociale delle diverse fasce di popolazione, cioè tra un homeless, un immigrato, un italiano in miseria e un rom o un sinto non c’è differenza essendo accomunati da un medesimo destino.

venerdì 1 dicembre 2017

Rom e sinti, tra universalismo ed etnicizzazione

In questi giorni si è aperto un forte dibattito a livello nazionale che coinvolge l'associazionismo sinto e rom e non solo, ricercatori e professori universitari. La discussione si è generata quanto Santino Spinelli ha contestato su Facebook il convegno organizzato dall'ICISMI e dopo la pubblicazione dell'abstract di una ricerca condotta a Roma dalla 21luglio. Ieri è intervenuto Luca Bravi con un articolo pubblicato su Radiocora.it.


Sono due le immagini da cui partire per riprendere il ragionamento sviluppatosi in questi giorni intorno al dibattito tra universalismo e etnicizzazione rispetto alle politiche d’inclusione di (o con) rom e sinti.

La prima immagine rimanda alla necessità di ricordare che il mondo in cui viviamo è fortemente etnicizzato: i nostri governi sono fortemente etnici, etniche sono le nostre rappresentanze nei parlamenti nazionali ed europei, dunque esistono maggioranze etniche fortemente rappresentate ed in grado di gestire il potere e minoranze prive di rappresentanza (soprattutto se prive di uno Stato). Tra i poteri più consistenti gestiti dalle maggioranze etniche c’è quella di poter nominare e fornire categorie di riferimento, un’azione che corrisponde a poter “nominare” e cioè porre etichette su soggetti ed oggetti circostanti.

La seconda immagine è la riflessione offerta da un sindaco di una città del centro-Italia che ci trasporta immediatamente verso ciò che riguarda la necessità di dare risposte amministrative concrete per l’inclusione di rom e sinti nelle città del presente: “ho otto famiglie sinte che vivono in un’area di sosta pubblica che ha grandi problemi, sono convinto che i campi nomadi vadano superati, perché sono l’origine di emarginazione ed esclusione di tutti i tipi, allora ho offerto la soluzione della casa come emergenza abitativa, ma le famiglie non hanno accettato e mi hanno chiesto di adoperarmi per attrezzare una micro-area; pur restando convinto che la casa sarebbe meglio, se io oggi avessi avuto la possibilità di offrire loro una micro-area già costruita, io avrei risolto tutti i loro problemi abitativi”.

Avezzano, preghiera, musica, canti e danze rom


Roma, matrimoni precoci: i dubbi sulla ricerca nelle baraccopoli

Sulla stampa quotidiana è apparso un ennesimo grido di allarme che riguarda le Comunità rom e sinte. Da una ricerca condotta dall’Associazione 21 luglio emerge un dato “choc”: il tasso dei matrimoni precoci nelle baraccopoli romane raggiunge il 77 per cento e supera il record mondiale del Niger. Una manna per chi non aspettava altro per riprendere il refrain dell’inciviltà, della irriducibilità all’integrazione delle Comunità rom con tutto quello che ne consegue, anche se la ricerca stranamente non nomina i rom. Perché allora parlare di rom, per acutezza investigativa dei giornalisti o per ipocrisia dei ricercatori?

A parte questo è utile una riflessione sui dati e sulla metodologia per una lettura meno strumentale e sensionalizzante dei risultati e dei limiti di questa ricerca. Con una premessa. Noi conosciamo il problema dei matrimoni precoci nelle comunità rom e sinte, conosciamo la sua complessità e anche l’evoluzione positiva che ha avuto negli ultimi anni, quindi non vogliamo nascondere la polvere sotto il tappeto ma vogliamo evitare il solito gioco di portare acqua al pregiudizio e alla discriminazione.

Venendo alla ricerca ci limitiamo a due osservazioni sulla ricerca.