giovedì 16 ottobre 2014

Roma, il Piano nazionale contro il razzismo va avanti

On. Biondelli: “segnale di risposta delle istituzioni e della società civile, alla recrudescenza del fenomeno razzista che stiamo assistendo non solo nel nostro Paese ma anche in Europa”

L'on. Franca Biondelli (in foto), Sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali con delega all'integrazione, assieme all'on. Giovanna Martelli, Consigliera del Presidente del Consiglio per le pari opportunità, incontrano oggi alle 16, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, tutte le associazioni che fanno parte del Gruppo Nazionale di Lavoro per la definizione del Piano Nazionale d’azione contro il razzismo per riprendere il percorso avviato con l'UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento per le Pari opportunità, dall'ex Ministro Cecile Kyenge.

"Ho ritenuto importante riprendere il percorso di approvazione del Piano assieme all'UNAR, con l'obiettivo di giungere a una sua approvazione al più presto, per dare un segnale di risposta ferma e decisa, delle istituzioni e della società civile, alla recrudescenza del fenomeno razzista alla quale stiamo assistendo non solo nel nostro Paese ma anche in Europa" - ha affermato Franca Biondelli “Chiediamo, pur nelle note difficoltà attuali dovute alla scarsità di risorse finanziarie, la collaborazione non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che possa essere di supporto alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del razzismo, della xenofobia e dell’intolleranza".

Dopo il lungo lavoro istruttorio svolto si è arrivati a definire otto assi di intervento declinati in obiettivo strategici e misure di azioni positive, che vanno dalla scuola al lavoro, dalla salute ai media, dallo sport all'alloggio. Per la definizione delle priorità si è tenuto conto non solo dei dati statistici sui casi di discriminazione rilevati dal contact center dell’Unar, ma anche dei principali settori individuati dall’Unione europea per il contrasto alle discriminazioni e delle raccomandazioni degli organismi internazionali che operano in materia di diritti umani.

mercoledì 17 settembre 2014

Mantova, il giudizio di Sucar Drom sull'iniziativa del Sindaco

L'associazione Sucar Drom plaude l'iniziativa del Sindaco e della Giunta nella volontà espressa pubblicamente di ricercare soluzioni serie e concrete per il graduale smantellamento dell'area di viale Learco Guerra. E' necessario passare dalla politica degli annunci a realizzare concretamente azioni che sappiano supportare le famiglie ad uscire dalle logiche assistenziali e ghettizzanti proprie del cosiddetto “campo nomadi”.

Altresì attendiamo con fiducia l'esito del confronto giudiziario sui terreni abitati attualmente dalle famiglie sinte perchè riteniamo che siano legittimate a continuare ad abitare sulle loro proprietà.

L'associazione rimane invece stupita delle dichiarazioni del Sindaco sul regolamento. Riteniamo un errore pensare ad una nuova modifica del regolamento dell'area che sta funzionando. Rimarchiamo che ad oggi nell'area nessuna delle famiglie presenti è abusiva, ma è altresì vero che alcune famiglie non residenti ad oggi non sono in regola con i pagamenti e che se la situazione si dovesse protrarre dovranno inevitabilmente a lasciare l'area.

martedì 16 settembre 2014

Mantova, dichiarazione razzista sbattuta in prima pagina

Pubblicata questa mattina in prima pagina dalla Gazzetta di Mantova una dichiarazione vergognosa del Consigliere comunale di Mantova Luca De Marchi. L'associazione SucarDrom stigmatizza sia le dichiarazioni razziste del Consigliere De Marchi che la scelta del quotidiano di dare rilevanza a tali abomini.

Egregio Direttore, leggiamo sul Suo quotidiano l'ennesima istigazione alla discriminazione etnica/razziale del Consigliere comunale Luca De Marchi. Il suo obiettivo politico è cacciare dalla loro Città un'ottantina di Cittadini italiani poveri perchè appartenenti alle minoranze linguistiche sinte e rom. Solo in questo modo la Lega Nord voterebbe la fiducia all'attuale Sindaco della nostra Città. Leggiamo l'ultima sparata del Consigliere De Marchi non in un trafiletto, ma in prima pagina con nessun commento stigmatizzante una dichiarazione che noi riteniamo un reato, appunto un'istigazione alla discriminazione etnica/razziale. Le chiediamo se Lei mai avesse pubblicato una dichiarazione simile nei confronti di altre minoranze, come per esempio gli ebrei. Noi pensiamo che giustamente non avrebbe mai pubblicato una tale dichiarazione. Quella espressa dal Consigliere De Marchi non è un'opinione che ognuno può liberamente esprimere. Cacciare da una Città una parte di Cittadini perchè appartenenti ad una minoranza non è un'opinione Direttore, è un abominio.

giovedì 14 agosto 2014

Piero Colacicchi: diritti, rom e psichiatria

Piero Colacicchi è scomparso alcuni giorni fa. A lui si deve la nascita di osservAzione che ha fatto comprendere in Italia che sinti e rom sono colpiti dalla discriminazione, dal razzismo. Oggi sembra scontato, ma non lo era solo dieci anni fa. Fino ad allora i problemi vissuti da sinti e rom erano relegati alla sfera della povertà e nessuna azione veniva attuata per eliminare le discriminazioni di cui invece erano vittime. Nessuna associazione aveva mai attuato azioni di antidiscriminazione, mai una denuncia alla Magistratura era stata fatta. Piero Colacicchi guidando osservAzione ha chiarito a tutti che i rom e sinti possono essere si poveri, ma la causa principale della loro situazione in Italia è la discriminazione. A partire dal concetto di abitare che in Italia è stato declinato nel cosiddetto “campo nomadi”, luogo di segregazione e di fatto di discriminazione. Noi di Sucar Drom lo ricordiamo con uno dei suoi ultimi scritti. Grazie Piero.

Diritti, Rom e psichiatria
di Piero Colacicchi

Quando negli anni novanta si aprì la discussione sui campi per Rom fui fortemente impressionato da alcuni paralleli con quanto avevo visto negli anni precedenti seguendo il lavoro di Giorgio Antonucci negli ospedali psichiatrici. Qui mi trovavo di fronte a persone che insistevano perché venissero approvate leggi regionali che istituzionalizzassero l’esistenza di campi per nomadi, sostenendo che i Rom erano incapaci di vivere tra la gente (tra ‘noi’), che erano nomadi e che promuoverne l’integrazione sarebbe stato un atto di violenza, mentre i Rom stessi dichiaravano di non essere affatto nomadi, di non aver mai vissuto in campi e di non volerne sapere: chiedevano case, lavoro, scuole per i figli. Là, negli ospedali psichiatrici, avevo visto la pretesa da parte degli psichiatri di curare persone giudicate, anche in questo caso da loro, incapaci di vivere tra la gente, internandole magari per anni; e mi era stato mostrato come questo non avesse niente a che fare con la realtà in cui erano vissuti e che volevano vivere i ricoverati.

Nell’uno e nell’altro caso alcune autorità pretendevano di fare gli interessi di altri e di curarne i diritti, mentre i diretti interessati chiedevano, in un modo o in un altro, cose del tutto diverse: e per prima cosa la libertà di scelta. Venivano a cozzare così due concezioni del tutto opposte del concetto di diritto: un ‘diritto’ difeso autoritariamente da alcuni, che si dichiaravano esperti e affermavano l’incapacità di quegli altri di difendersi, ed un diritto reclamato dai diretti interessati ed appoggiato da persone che traevano le loro convinzioni e le loro conclusioni dalla volontà di quegli stessi che gli esperti consideravano incapaci a vivere secondo le loro idee.

martedì 5 agosto 2014

Io rom romantica, il nuovo lavoro della regista Laura Halilovic

Dal 25 luglio è nelle sale italiane “Io rom romantica” il nuovo lavoro della regista Laura Halilovic (in foto). Il film racconta la storia di Gioia, diciottenne che vive e lavora a Torino. E che vorrebbe sfuggire da una cultura che la vorrebbe presto sposa a un uomo della sua etnia. Ad essere allarmato è soprattutto suo padre, che non vuole una figlia zitella o lontana dalla cultura rom. Gioia sogna però di diventare regista, di imitare Woody Allen, di trovare l’amore vero.

Gioia è una ragazza rom. Vive con la sua famiglia in una casa popolare a Falchera, periferia storica di Torino. Il padre, da buon capofamiglia, è autoritario ma soprattutto angosciato dall'avere una figlia diciottenne ancora zitella!

Dall'età di quattordici anni tutte le cugine di Gioia hanno formato una famiglia, mentre lei continua a rifiutare pretendenti su pretendenti, con grande preoccupazione dei suoi familiari. Armando, suo padre, non può credere che Gioia si comporti proprio come una gagè, termine che indica tutti i non rom.

Il comportamento di Gioia - portare i pantaloni anziché la gonna, non volere il matrimonio - desta continuo scandalo nella comunità rom e mina la sua autorevolezza di padre. Se la comunità tratta Gioia come una "gagè", per gli italiani resta soltanto una "zingara".

La ragazza è nata a Torino, ma, per incomprensibili motivi burocratici, non può ottenere la cittadinanza italiana. Gioia si ritrova ad essere doppiamente emarginata e nonostante l'ostinata ribellione, la sua vita appare senza prospettive, né sogni... da Coming Soon e La Stampa

venerdì 1 agosto 2014

2 agosto, la riflessione di uno storico

Il documento rintracciato nell'Archivio Centrale di Stato e qui visionabile all'interno del Primo Museo Virtuale del Porrajmos (la parola che indica il genocidio dei rom e dei sinti) in Italia, dimostra in maniera inequivocabile che nel 1942, nel Terzo Reich, rom e sinti furono equiparati agli ebrei e come loro sottoposti alla legislazione razziale che significava essere destinato allo sterminio fisico.

La fase definitiva di quel percorso di sterminio per i rom ed i sinti giunse ad Auschwitz, il 2 agosto 1944. In tale data, in particolare ad Auschwitz e nel mondo si commemorano con celebrazioni specifiche il ricordo delle vittime rom e sinti. Piero Terracina, prigioniero ebreo italiano in quello stesso campo, ha testimoniato cosa avvenne in quella notte: la liquidazione degli ultimi tremila prigionieri dello Zigeunerlager di Birkenau.

Se da un lato la commemorazione delle vittime è doverosa e necessaria (anche se dovremmo a lungo riflettere che sempre ad Auschwitz, dove il 2 agosto si ricorda la “notte degli zingari”, il percorso del museo non propone ancora la visita alla splendida mostra dedicata al Porrajmos presente in uno dei blocchi, da quasi un decennio), dall'altra è stata recentemente diffusa la richiesta di riconoscimento del 2 agosto come “giorno della memoria” del Porrajmos. Giunti a settant'anni da quell'evento, mi pare che una simile proposta rischi di cadere in errori più volte commessi da quando è iniziata la riflessione su questo tema.

Oggi il problema da affrontare non mi pare sia quello della commemorazione istituzionale (solo in Italia sono ormai centinaia le giornate dedicate a “memoria di eventi o di vittime”), quanto attivare forme e percorsi di conoscenza comune dei fatti, da costruire al di fuori di steccati etnici o di fazione che sembrano inasprire solo il confronto tra le vittime, piuttosto che generare riflessione tra coloro che furono dalla parte dei carnefici.