martedì 5 gennaio 2016

Milano, diamo una mano ai rom residenti in via Idro

Sucar Drom aderisce all'appello lanciato dalle famiglie rom residenti in via Idro a Milano e dalla Consulta Rom e Sinti di Milano perchè non riteniamo il progetto del Comune di Milano in linea con quanto prescritto dalla Strategia nazionale d'inclusione dei rom, dei sinti e dei camminanti. Il progetto deve essere fermato perchè nega alle famiglie rom italiane quella sicurezza abitativa che era stata conquista con tanta fatica negli Anni Novanta. Una sicurezza abitativa, ovvero la sicurezza di non rimanere per strada, che con tantissimi limiti è garantita dalla struttura esistente da trent'anni in via Idro. Invitiamo tutte e tutti ad inviare una mail al Sindaco di Milano, Giuliano Piasapia.

Subito dopo le feste natalizie i Rom del “campo” regolare di via Idro di Milano, nel quale vivono da 26 anni, saranno sgomberati. In 26 anni si sono inseriti, hanno costruito rapporti con il quartiere nel quale vivono regolarmente, i loro figli vanno a scuola. Sono tutti cittadini italiani, molti di loro discendono dai Rom internati nei campi di concentramento nazifascisti italiani. Dovranno abbandonare le loro case, le loro attività, i loro beni e affetti, i loro figli dovranno abbandonare le scuole che frequentano.

Come soluzione alternativa il Comune di Milano offre loro i container dei Centri di Emergenza Sociale e di Centri di Autonomia Abitativa nei quali sono già ospitate le famiglie rom sgomberate dai campi irregolari (che dovrebbero lasciare il loro posto alle famiglie di via Idro senza nessuna soluzione). In ogni caso l’ospitalità in questi centri è temporanea, in strutture precarie (container di 12-15 metri quadri per le famiglie di minimo 4-5 membri). Potrebbero stare lì al massimo un anno e in quest’anno il Comune di Milano dovrebbe offrire loro i percorsi di integrazione e di autonomia. Abbiamo seri dubbi che questi percorsi possono realizzarsi in un anno visti i precedenti con molte altre famiglie ospitate già in questi centri che non hanno avuto nessun percorso e sono finite per strada. Non si capisce poi perché questi percorsi non vengono effettuati direttamente dal campo nel quale le persone hanno già una loro casa evitando tra l’altro anche i costi di permanenza nei centri del Comune.

giovedì 31 dicembre 2015

Riconoscimento, la risposta di Sucar Drom ad OsservAzione

In questi mesi la Federazione Rom e Sinti Insieme ha dato una nuova importante spinta al dibattito per il riconoscimento a sinti e rom dello status di minoranza. Lo ha fatto proponendo la legge d'iniziativa popolare “Norme per la tutela e lepari opportunità della minoranza storico-linguistica dei Rom e dei Sinti” e aggregando intorno a questa proposta 43 associazioni sinte e rom, intellettuali, formazione politiche e sindacali e associazioni nazionali. Non hanno voluto discutere questa proposta di legge fin dall'inizio della sua formulazione la Fondazione Romanì che nelle ultime settimane ha presentato una sua proposta di legge e OsservAzione che rimane legata alla proposta di una semplice modifica della Legge 482/99.

Un ruolo importante nella Federazione lo ha svolto Sucar Drom che si è spesa nei mesi di preparazione e condivisione della proposta di legge d'iniziativa popolare. Sucar Drom a partire dal 2005 si è impegnata a livello nazionale su tre direttrici: implementare percorsi di partecipazione, contrastare le discriminazioni e stimolare il riconoscimento dello status di minoranza. Nel 2007 a Mantova è nato il Comitato Rom e Sinti Insieme che si è formato con l'obiettivo di promuovere il riconoscimento dello status di minoranza. In quell'anno le associazioni costituite erano Sucar Drom, Them Romano, Nevo Drom, Amalipe Romano e RomSinti@Politica. Oggi le associazioni sinte e rom sono più di cinquanta perchè in quell'anno si ruppe per sempre l'egemonia culturale esercitata dalle associazioni cosiddette pro rom e sinti.

Nel 2007 eravamo tutti convinti che il riconoscimento dello status di minoranza passasse per una modifica della legge 482/99, bastava inserire la dicitura “sinti e rom” nell'elenco delle minoranze linguistiche tutelate. Una legge che aveva visto esclusi i sinti e rom durante il dibattito e l'approvazione della legge in Aula, di fatto per un atteggiamento pregiudizievole. Ma si consideri che prima di essere approvata la Legge 482/99 è stata causa di un dibattito durato trent'anni tra le forze politiche. Nella scrittura definitiva della legge si è tenuto come criterio unico la territorialità e come ha scritto lo scomparso Claudio Marta l'impostazione della Legge 482/99 lega la tutela al "vincolo stabile tra la minoranza e una determinata porzione di territorio nazionale" (1).

Proviamo ad immaginare che venga modificata dal Parlamento la Legge 482/99 e i sinti e i rom fossero inclusi nella legge come propone OsservAzione e come propone in parte la Fondazione Romanì; cosa succederebbe, per esempio, a Mantova? I circa 150 sinti e rom iscritti alle liste elettorali andrebbero in Comune e chiederebbero il riconoscimento, ma in Comune gli risponderebbero che non possono essere riconosciuti perchè sono troppo pochi. Secondo quanto disposto dalla legge, sarebbero riconosciuti solo se fossero in 5.800 persone a dichiarare di essere sinti e rom o richiedere il riconoscimento, ovvero il quindici per cento dei cittadini iscritti nelle liste elettorali e residenti a Mantova. Una condizione che non si avrebbe probabilmente in nessun Comune italiano.