mercoledì 29 maggio 2019

Mantova, ricordando Bianca


Ieri sera a Mantova è venuta a mancare Candida “Bianca” Ornato. La Comunità sinta mantovana è in lutto, stretta alle figlie e ai figli, ai nipoti ed ai pronipoti, in questo momento di grande dolore. Il funerale si terrà venerdì alle 14.30 a San Silvestro di Curtatone. La camera ardente è allestita a Mantova in viale Learco Guerra 23.

Bianca, nata a Bordolano in provincia di Cremona il 18 settembre del 1936, era una delle ultime sopravvissute al Porrajmos, il tentativo di genocidio perpetrato da fascisti e nazisti contro le persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom. Il 27 gennaio 2005 le è stata conferita l'Edicola di Virgilio, la massima onorificenza mantovana.

Nel periodo tra l'autunno del 1943 e l'inverno del 1945, quando aveva circa 9 anni la sua famiglia venne sorpresa e catturata mentre si nascondeva in un casolare. Bianca ricorda quando furono portati alla stazione e caricati sul vagone di un treno diretto per il campo di concentramento di Mauthausen. Accadde però qualcosa e furono fatti scendere dal treno. Bianca ha sempre pensato che sia stata lei, bambina impaurita in braccio da suo padre, ad aver impietosito i soldati.

Nella sua testimonianza ha raccontato delle violenze a cui ha assistito nel mantovano e nel cremonese durante il fascismo. Le è sempre rimasta la paura delle retate e delle violenze come quella successa alla cugina che venne picchiata e violentata dalle camice nere. Ha raccontato di suo padre che nel mantovano è stato aiutato a nascondersi dalle famiglie contadine e la paura di quando non doveva nemmeno respirare, nascosta in un fienile, per non essere scoperta dai fascisti che li cercavano.

Bianca quest'anno avrebbe compiuto 83 anni. Oltre a madre e nonna amorevole è stata anche una bravissima cantante riconosciuta in tutto il Nord Italia. Rimasta lucida fino all'ultimo, la sua voce s'è vibrata in un canto tradizionale prima di lasciarci per sempre. di Carlo Berini

La foto di Stefano Liuzzo è tratta dalla mostra Porrajmos, altre tracce sul sentiero per Auschwitz

venerdì 10 maggio 2019

Roma, Casal Bruciato 8 maggio 2019

In queste riprese guardate i volti delle donne e degli uomini che vogliono impedire ad una famiglia di entrare in casa. E poi cercate l'attimo in cui la telecamera inquadra lo sguardo perso di una donna, una mamma che abbracciando i figli cerca di entrare nella sua casa. E infine guardate gli occhi di quei poliziotti che aprono la strada e proteggono una mamma e i suoi bambini dalla violenza razzista. Sono gli sguardi e i gesti di quei poliziotti che hanno salvato ognuna ed ognuno di noi. Grazie!! 



venerdì 1 marzo 2019

Roma, ketane contro il razzismo


Ieri sera è terminato lo sciopero della fame delle e degli attivisti del movimento Kethane - Rom e Sinti per l’Italia per sensibilizzare l'opinione pubblica sul crescendo di violenza razzista che colpisce le persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta e rom. Un'azione voluta con determinazione da Dijana Pavlovic, Fiorello Miguel Lebbiati, Musli Alievski e Vanessa Ahdzovic, supportati da Toni Deragna e Consuelo Abdel Hafiz. Marco Brazzoduro, figura storica dell'attivismo romano, ha accudito le attiviste e gli attivisti durante lo sciopero della fame con amore fraterno.

Il fattore scatenante dello sciopero della fame è stata l'ennesima aggressione razzista accaduta in Italia: il tentativo di ammazzare un bambino appartenente alla minoranza nella metropolitana di Roma. La violenza sui bambini è ritenuta inammissibile in qualsiasi consorzio civile, ma se il bambino è rom pochi si indignano. Secondo il Pew Research Center, l’Italia è il primo paese europeo quanto a sentimenti antizigani e gli attacchi violenti negli ultimi sei mesi sono sempre più frequenti.

L'azione non violenta del movimento Kethane - Rom e Sinti per l’Italia ha percorso tutta l'Italia. Tutte le comunità rom e sinte italiane hanno inviato messaggi video di incoraggiamento alle ed agli attivisti che stavano scioperando e testimoniando il loro impegno contro il razzismo.

Per chi volesse informazioni sul movimento può chiamare o inviare un messaggio WhatsApp al 339 76 08 728 o scrivere a info@kethane.it

lunedì 25 febbraio 2019

Against racist "pedagogy" and do-it-yourself "justice" Roma and Sinti hunger strike

From February 26th, from 3pm, in front of Montecitorio, a delegation from the Kethane-Roma movement andSinti for Italy begins a hunger strike against racist violence.

On Thursday 21 February in the Roman subway, a 29-year-old man grabbed a knife and wounded an 11-year-old boy in the back of his head. The child is Roma and the Italian aggressor. The man kept shouting: "I want to kill you all" and accused the boy of having robbed him of 70 euros. The child did not have 70 euros in his pocket, but this did not change much. Whether they steal, ask for charity or do nothing, the "Gypsies" are to be re-educated. Just like the 18-month-old girl, who in Rome while in her mother's arms, was hit in the back with a shotgun, or like the sinner in Brescia who was shot while escaping from her camper to which a criminal had given fire and so on.

domenica 24 febbraio 2019

Sciopero della fame, rom e sinti contro la “pedagogia” razzista e la “giustizia” fai da te

Dal 26 Febbraio, dalle ore 15, davanti a Montecitorio una delegazione della rete Kethane - rom e sinti per l’Italia inizia uno sciopero della fame contro la violenza razzista. Aderisci inviando un WhatsApp a 3397608728.

Giovedì 21 febbraio nella metropolitana romana, un uomo di 29 anni ha afferrato un taglierino e ha ferito alla nuca un bambino di 11 anni. Il bambino è rom e l’aggressore italiano. L’uomo continuava ad urlare: “Voglio ammazzarvi tutti “ e ha accusato il ragazzino di averlo derubato di 70 euro. Il bambino non aveva in tasca i 70 euro, ma questo non cambia di molto. Che rubino, chiedano la carità o non facciano niente, gli “zingari” sono da rieducare. Proprio come la bambina di 18 mesi, che a Roma mentre era in braccio alla madre, è stata colpita alla schiena con un fucile a piombini, oppure come il sinto che nel Bresciano venne preso a fucilate mentre scappava dal suo campar al quale un criminale aveva dato fuoco e così via.

Un crescendo di violenza che trova sostegno e giustificazione in una politica che ha assunto la ruspa come simbolo, lo sgombero come pratica e che incoraggia la giustizia fai da te. Via libera quindi all’odio, ora non bastano più le parole, sui social, sui media, nei bar, sui bus o nei supermercati, ora si passa alla violenza “educativa”, perché sei il nemico, la causa di tutti i mali, “zingaro” o “negro” , bambino o adulto che tu sia. Se poi l’esempio viene dall’alto - il maestro che mette alla gogna il bambino nero a Foligno, il ministro dell’interno che porta la solidarietà e chiede la grazia per il criminale in galera per tentato di omicidio di un ladro di benzina inerme - cadono i tabù e quando questo avviene ci troviamo di fronte a un precipizio del quale nessuno conosce la profondità.

venerdì 22 febbraio 2019

Mondragone (CE), il cammino di Cefferino Jimenez Malla

Domenica 24 Febbraio a Mondragone presso l' oratorio di San Mauro della chiesa San Michele Arcangelo avrà inizio "Il 2° Cammino di Zefferino”, con preghiere, canti, danze e musica rom in onore del Beato Cefferino Jimenez Malla detto "EL PELE ".

A Mondragone dalle ore 11.00 avrà inizio "Il 2° Cammino di Cefferino" La città campana è stata scelta in occassione dell'inaugurazione della cappella dedicato al primo Martire Rom. L'evento è stato organizzato dall'associazione culturale "Amici di Zefferino " di Lanciano, presidente Giulia Di Rocco.

Co-organizzatori dell’iniziativa sono la Fondazione Migrantes e il parroco Don Paolo Marotta della diocesi di Sessa Auruca. All' evento interverranno molti esponenti del mondo rom e religioso, sarà presente il promotore in Italia della Beatificazione di Zefferino Jimenez Malla: Monsignor Riboldi di Milano e il reverendissimo Giovanni De Robertis della fondazione Migrantes.

sabato 5 gennaio 2019

Lonato (BS), attentato: le associazioni chiedono giustizia

La notte tra il primo e il 2 di gennaio circa all’una e mezzo la famiglia di Costantino Cari, una famiglia Sinta che alloggiava in due roulotte parcheggiate su un terreno agricolo a Lonato in provincia di Brescia, è stata vittima di un attentato. Una o due persone hanno prima sparso benzina sulle roulotte incendiandole, e quando Luca Cari, il figlio di Costantino si è svegliato e, preoccupato per i genitori che dormivano nell’altra roulotte, è uscito è stato colpito a bruciapelo da un colpo di fucile da caccia.

La famiglia racconta che Luca è in ospedale, rischia di perdere l’utilizzo del braccio e che ha visto l’attentatore. Raccontano che da tempo sono vittime di minacce da parte di un abitante della zona che gli ha esplicitamente detto: vi brucio e vi sparo. Raccontano che un altro abitante della zona dopo l’attentato ha detto che uno con una Punto nera e con il fucile da caccia il giorno prima si informava da lui dove è il campo nomadi.

Per quello che a tutti gli effetti risulta essere un crimine d’odio, le associazioni Rom e Sinte Italiane sono indignate della disattenzione dei media come se fosse normale la caccia allo “zingaro”; si augurano che le indagini portino a identificare prima possibile il o i responsabili, riservandosi di costituirsi parte civile nei suoi confronti; promuovono una campagna d solidarietà a sostegno delle famiglie colpite che non si devono sentire sole; si aspettano infine che le forze dell’ ordine e la procura della repubblica garantiscano la sicurezza di questa e di altre famiglie Sinte sul territorio.

Alleanza Romanì, Associazione Upre Roma, Associazione Sucar Drom, Associazione Sinti Italiani di Prato, Associazione Sinti italiani, Associazione New Romalen, Villaggio delle Rose, Sinti di Rimini, Accademia Europea di Arte Romanì, Associazione Stay Human, Federazione Rom e Sinti Insieme, Federazione FederArteRom, Associazione Nazionale Them Romano, Associazione Nevo Drom, Associazione Rom in Progress Isernia, cooperativa Romano Drom, Associazione Amalipe Romanò, Associazione FutuRom, Associazione Euro Drom Pavia, Associazione Rom e Romnea Europa, Associazione Rom per il Futuro, Associazione Rowni Onlus, Associazione Amici di Zefferino, Associazione Romani Kriss, Associazione A. I. Z. O. Rom e Sinti Onlus

giovedì 3 gennaio 2019

Gallarate (VA), la città incivile lascia in strada intere famiglie

Siamo ad un mese dallo “sgombero” dell’area comunale attrezzata di via Lazzaretto e dall’allontanamento dalle proprie dimore delle numerose famiglie di cultura sinta che vi risiedevano. Siamo in presenza di un’azione volta a discriminare e negare l’esistenza di una minoranza linguistica, di un’azione volta a rifiutare l’inclusione sociale di questa comunità.

L’amministrazione appellandosi in modo strumentale ad un “legalismo” astratto, crede di potere risolvere i “problemi della città” negandoli o spostandoli altrove. Abdicando così al proprio ruolo, non rispettando né la Costituzione, né le leggi italiane ed europee. L’oneroso costo dello sgombero è ormai stato di svelato, e siamo solo all’inizio. Al di là della cifra esatta, tanti soldi potevano essere utilizzati diversamente, per aiutare i concittadini in difficoltà, per le sempre urgenti manutenzioni delle scuole, per progetti culturali, per la promozione della nostra città e in parte forse anche per il superamento in positivo delle condizioni di regolarizzazione ed integrazione riferite al campo.

Ci sono anche i costi sociali: l’incremento della marginalità, la difficoltà creata alla frequenza dei minori alle scuole (che è un obbligo ma pure un diritto), l’ulteriore aumento del numero dei cittadini che non hanno una casa in una città dove l’emergenza abitativa è altissima e le risorse che il comune può mettere a disposizione ridottissime rispetto alle reali necessità. Di fronte a 69 cittadini gallaratesi, l’amministrazione tutta non può fare come Ponzio Pilato e lavarsene le mani dopo avere creato il problema. Oggi l’amministrazione deve dimostrare di avere coraggio, di essere capace di affrontare i problemi e di cercare una soluzione. Di dare risposta a chi tra breve non avrà più dove andare in conseguenza delle scelte attuate dal Comune.

venerdì 28 dicembre 2018

Gallarate (VA), violata la dignità delle persone

La manifestazione nell'imminenza dello sgombero
A Gallarate viene violata da mesi la dignità delle persone appartenenti alla minoranza linguistica sinta. Fra pochi giorni l'Amministrazione comunale ha intenzione di lasciare senza alloggio sessantanove persone, di cui trentotto minori e cinque persone anziane, dopo che sono state sgomberate dall'area che lo stesso Comune di Gallarate aveva predisposto undici anni fa. Dopo le diffide al Prefetto di Varese e al Sindaco di Gallarate, Sucar Drom e Upre Roma inviano una diffida formale al Dirigente dei Servizi sociali del comune.

Le famiglie, appartenenti alla minoranza linguistica sinta, risiedono a Gallarate dalla fine dell'Ottocento. Sono famiglie che fino alla crisi economica degli Anni Settanta del secolo scorso lavoravano nello spettacolo viaggiante, prima con il circo e dopo con le giostre. La crisi li ha portati a fermarsi nel Comune di residenza abbandonando lo spettacolo viaggiante e vivendo di commercio di materiali ferrosi e di piccola merceria.

A Gallarate hanno sempre abitato con roulotte e carovane di proprietà in via de Magri, in pieno centro cittadino, fino al 2007 quando l'Amministrazione comunale ingiunge lo sgombero dall'area per destinarla ad un'opera pubblica. Le famiglie presentano ricorso al TAR e vincono, per tale ragione il Comune allestisce un area provvisoria in via Promessi Sposi nell'estrema periferia della città, a ridosso dell'autostrada, dando la concessione per un solo anno.

L'area ha spazi non adatti alle esigenze delle famiglie che posizionano sulle piazzole le loro case mobili: é tanto stretta che se scoppiasse un incendio distruggerebbe tutte le case. Nel settembre 2008, al momento del rinnovo della concessione, sia le famiglie che l'Amministrazione comunale esprimono sulla stampa locale una valutazione positiva del primo anno ma arbitrariamente non viene rinnovata formalmente la concessione. La situazione abitativa viene lasciata proseguire in modo tacito.

lunedì 24 dicembre 2018

Buone feste e felice anno nuovo


Gallarate (VA), le nostre famiglie uguali e diverse

Io e V.F. abbiamo molto in comune: più di ottant’anni, da sempre cittadini gallaratesi con ricordi infantili che risalgono alla Gallarate dei giorni della liberazione, una mezza dozzina di figli a testa e molti nipoti. Siamo, inadeguatamente ai tempi, d’indole patriarcale e fino a un mese fa le nostre famiglie ci vivevano attorno: l’unico mio figlio non residente a Gallarate abita con la famiglia a Jerago e l’unico mio figlio che non lavora in città fa il veterinario a Cavaria.

Per me è così anche oggi, ma non più per le famiglie patriarcali di V.F. e della comunità di Sinti, da anni sistemate in un campo perso in periferia lungo l’autostrada. Le poche abitazioni, roulotte e case mobili, sono state sgomberate d’imperio per una decisione irrevocabile dell’autorità comunale che alla fine è riuscita a mettere in azione anche lo strumento principe della legalità nei grami tempi che corrono: la Ruspa!

V.F. e altre cinquantotto persone della sua pacifica comunità sinta, fra cui una trentina di minori, sono adesso in albergo, ma alla fine del mese la sua famiglia sarà smembrata e si disperderà chissà dove. Già, la legalità: bollette non pagate, qualche metro di sconfinamento nel prato circostante… Di questi tempi, tali delitti meritano la deportazione e la dispersione di una piccola comunità, tanto più se di etnia sospetta.

Caro V., a te, che conservi nel tuo italiano antiche e nobili parole di diretta derivazione indeuropea, esprimo tutta la mia solidarietà per quanto ti sta capitando, alla nostra età, ma per rispetto dell’autorità comunale in carica non ti richiamerò alla mente l’articolo 7 della mia e della tua Costituzione: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”. Peraltro la Costituzione è decisamente superata: non nomina mai la Ruspa. di Francesco Aspesi, VareseNews

mercoledì 10 ottobre 2018

Lanciano (CH), inaugurato il monumento al Samudaripen

É in pietra della Majella e raffigura una donna con un bambino fra le braccia, la gonna impigliata nel filo di ferro, che riesce a liberarsi e a fuggire dal genocidio. Accanto una ruota, simbolo del viaggio, del cammino di un popolo. É il monumento al 'Samudaripen', memoria al tentativo di genocidio subito dalle persone appartenenti alla minoranza linguistica rom e sinta durante il fascismo e il nazismo.

Il monumento, fortemente voluto dall'associazione Thèm Romano e da tutte le associazioni rom e sinte italiane, è stato inaugurato il 5 ottobre scorso a Lanciano nel Parco delle Memorie. Una scultura realizzata da Tonino Santeusanio grazie a una raccolta fondi promossa, tramite un comitato internazionale, da Santino Spinelli (in foto con il padre), artista e docente universitario, ambasciatore della cultura rom nel mondo.

Un monumento per ricordare, primo in Italia, la persecuzione razziale e lo sterminio di cinquecentomila fra rom e sinti in Italia e Germania tra 1935 e 1945. Spinelli è anche autore della poesia 'Auschwitz' (nelle lingue romanì, italiano, inglese ed ebraico) sul basamento del Monumento, incisa su ceramica laertina donata dal Comune di Laterza (Taranto), città gemellata con Lanciano. La stessa poesia è sull'unico altro monumento al Samudaripen in Europa il Roma Memorial di Berlino.

L'inaugurazione del monumento è stato il momento più emozionante di una due giorni, 4 e 5 ottobre, ricca di momenti importanti vissuti con il convegno internazionale sul 'Samudaripen' o Porrajmos e con la premiazione del Concorso artistico internazionale 'Amico Rom', alla sua 25/a edizione. Eventi promossi dall'Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, insieme ai Comuni di Lanciano (Chieti) e Laterza (Taranto), all'Università 'D'Annunzio' di Chieti-Pescara, all'Anpi di Lanciano, all'Associazione Them Romanò Onlus e all'Ucei, Unione delle Comunità ebraiche italiane.

La sera del 4 ottobre alTeatro Fenaroli di Lanciano ha ospitato la cerimonia di premiazione del Concorso 'Amico Rom' che ha visto la partecipazione di artisti da tutta Europa: il vincitore assoluto quest'anno è Veljko Kajtazi di Zagabria, artista e attivista per i diritti dei rom e membro del Parlamento della Repubblica croata.

"Siamo una minoranza in Italia da oltre sei secoli - ricorda Santino Spinelli, in arte Alexian, docente universitario e musicista, animatore dell'associazione Them Romanò Onlus - Ci sono rom italiani integrati nella società che conservano le loro tradizioni. La popolazione romanì nel mondo è di circa 20 milioni di persone: 16 milioni tra Europa e Americhe (180mila in Italia), 4 in Medio Oriente. Il primo ceppo di Rom in Italia arrivò in Abruzzo e Molise dalla Grecia".

Tante le persone che hanno partecipato agli eventi, tra cui tantissimi studenti e alcune personalità quali il direttore dell'Unar, Luigi Manconi, il drammaturgo, attore e compositore Moni Ovadia e il giornalista Gad Lerner.

venerdì 14 settembre 2018

Milano, condannato l'aggressore di Paolo Cagna Ninchi

L’aggressore che aveva percosso il presidente dell’associazione Upre Roma perché sua moglie è “una zingara di merda” patteggia una pena di 2 anni e sei mesi di reclusione. 

Il 12 Settembre 2018 il tribunale di Milano ha applicato la pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione all’aggressore che il 4 Novembre 2016 aveva provocato gravi lesioni a Paolo Cagna Ninchi (in foto), presidente dell’associazione Upre Roma da sempre impegnata nelle attività di contrasto ad ogni forma di discriminazione e finalizzate all’inclusione della comunità Rom in Italia, colpevole, secondo l’aggressore, di essere il marito di Dijana Pavlovic, attivista rom impegnata a livello nazionale ed europeo per il riconoscimento dei diritti civili del popolo romanì e per la costruzione di una società equa e multirazziale.

Paolo Cagna Ninchi, assistito dall’avvocato Gilberto Pagani che aveva sottolineato nella denuncia l’aggravante dell’odio razziale, ritiene che “la condanna di ogni aggressione a sfondo razziale sia importante in un momento storico e in clima politico in cui aumentano le violenze contro immigrati, rom, persone di colore e religione diversi e in cui coloro che si battono contro questa situazione diventano vittime di campagne diffamatorie e di violenze fisiche, oltre che morali. Compito primario delle Istituzioni è quello di continuare a investire nell’inclusione multietnica, attraverso politiche che pongano sempre più l’interesse e la dignità di ciascun essere umano al centro delle proprie azioni. La pesante pena, che l'aggressore dovrà scontare, sia di monito a chi fa uso della violenza non avendo altri argomenti per sostenere il suo odio”.