venerdì 17 maggio 2013

Piacenza, apriamo un dialogo con i sinti

"Carluccioooooo, gli Zingariiiiii!!!" urlava mia madre sporgendosi dal terrazzo della nostra casa che si affacciava sul torrente Nure. Io stavo nel letto del torrente insieme ai miei amici dedicato a qualche gioco sulla sabbia o a pescare con le mani quei pesci che poi gustavamo in serata in famiglia, fritti e croccanti. Gli “Zingari”, dunque, una parola che risultava l' unica a farmi paura, una parola che mia madre sapeva avrebbe funzionato per convincermi a ritornare a casa per consumare il pasto.

Stranamente quella parola, allora ostile, si è trasformata via via in una parola che ha stimolato in me molto interesse a cominciare dal giorno in cui mio padre comperò un 33 giri con le musiche “zingare”, musiche che lui ascoltava con grande piacere. Il suono dei violini produceva una melodia che arrivava al cuore e che emozionava non poco.

La prima riflessione che suscitava in me era quella di considerare come fosse possibile che un popolo così disprezzato potesse suscitare queste emozioni così forti.

Razzismo in Italia


giovedì 16 maggio 2013

Django la tua musica vive ancora

Sessant'anni fa, il 16 maggio 1953, moriva Django Reinhardt a Samois-sur-Seine nel Nord della Francia. La sua musica immortale vive ancora. Ascoltala su U Velto Radio.

Django è forse la cosa più sorprendente accaduta al jazz nell’intera sua storia: un genio indipendente, nato e cresciuto fuori dai confini geografici della koiné afro-americana, in grado di operare una catena di reinvenzioni che modificano radicalmente alcuni dei suoi assetti fondamentali.

Django, formatosi nella logica di un’altra formidabile koiné, quella sinta, si avvicina al jazz da una prospettiva lontana, mitopoietica come lo è ogni condizione di lontananza. Django, reinventando il jazz dove non sarebbe potuto nemmeno esistere, reinventa anche la funzione della chitarra, dandole una capacità auto-rigenerativa che ha fatto di essa lo strumento più rivoluzionario del XX secolo.

La ribellione ad Auschwitz-Birkenau

Sessantanove anni fa, il 16 maggio 1944, il nuovo Comandante, Josef Kramer, di Auschwitz II da l'ordine di liquidare il Familienzigeunerlager, il “campo per famiglie zingare”. Il 16 maggio 1944 erano più di 4.500 i sinti e rom ancora vivi a Birkenau e succede qualcosa di inaspettato: una ribellione.

Avvertiti qualche ora prima i sinti e rom organizzano una rivolta che coglie di sorpresa le SS. Uomini, donne e bambini “armati” con bastoni e sassi si gettano sulle SS che arretrano sconcertate dalla prima ed unica rivolta in un campo di sterminio. Sorprese e confuse le SS sono costrette ad arrendersi.

Nei mesi successivi le persone più forti vengono inviate in altri campi di sterminio, in particolare a Buchenwald. Nel mese di luglio 1944 rimangono 2.897 persone nel Familienzigeunerlager di Birkenau formato da 32 baracche, due blocchi cucina e quattro blocchi bagni. La notte del 2 agosto 1944 le SS entrano in forze nel Familienzigeunerlager e portano allo sterminio i sinti e rom sopravvissuti.
 
Ad Auschwitz-Birkenau vengono internati circa 23.0000, non solo tedeschi, ma anche provenienti dai Paesi occupati, anche se quelli “registrati” nel Lager sono 20.982 (10.094 uomini e 10.888 donne e bambini fino a 14 anni). Il 27 gennaio 1945, quando l'Armata Rossa libera il campo, rispondo all'appello: 4 uomini e 10 bambini sopravvissuti agli esperimenti di Josef Mengele.

mercoledì 15 maggio 2013

L’infamia perdente della campagna leghista contro la Kyenge

Invano Maroni ha cercato di limitare i danni. I gazebo che nel fine settimana la Lega dissemina sul territorio lombardo in difesa di un reato di clandestinità rivelatosi clamorosamente inutile dal punto di vista della dissuasione, saranno lo sfogo di un istinto razzista coltivato e blandito per anni.

L’ignobile associazione di idee fra il folle Kabobo che ha seminato la morte per le strade di Milano e la ministra dell’Integrazione Cécile Kyenge, un’associazione insensata sotto qualsiasi profilo logico, dovrebbe spingerci a replicare associando Salvini al prossimo criminale bianco che balzi agli onori delle cronache. Ho l’impressione però che quella propaganda non faccia più presa come una volta. Sento i leghisti dire in giro che le cose andavano meglio quando al Viminale c’era Maroni, ma è Maroni stesso, invano, a chiedere loro di placarsi.

Quella che sta diffondendosi pericolosamente fra le persone colpite dalla crisi, di qualsiasi nazionalità esse siano, è purtroppo la malattia mentale. C’è un nesso evidente fra la proliferazione del disagio psichico e quella del disagio sociale. I cercatori di nemici immaginari e bersagli comodi sono sempre dei manipolatori. Nel caso della ministra Kyenge sono anche dei diffamatori impuniti. di Gad Lerner

WEB, il libertario della rete

Quando il Libertario della Rete sente parlare oggi di leggi che dovrebbero cercare di regolamentare il web e magari normare la diffusione di materiali pericolosi attraverso di esso, il Libertario della Rete insorge, subito, gridando alla censura. E in parte, magari, ha anche ragione, perché poi i disegni di legge presentati, soprattutto in Italia, sono scritti da gente che della rete sa pochino e la tratta, quando va bene, come se fosse un sottoprodotto della tv, cercando di imporle normative assurde e inapplicabili.

Ma il Libertario della Rete, e qua diventa macchietta, si inalbera anche quando chiunque, ma chiunque chiunque, fa notare che però alcuni tipi di contenuti e alcuni tipi di personaggi in rete fanno cose poco corrette, e usano il web per campagne violente, razziste, diffondendo materiali offensivi, istigando i lettori a compiere veri e propri reati, diffondendo a bella posta informazioni fasulle o fortemente rimaneggiate. Tutte cose che capitano anche attraverso altri media, per carità, ma che per la diffusione del web e la facilità di accesso sul web hanno un’altra portata e una diffusione potenzialmente più capillare.

Ma il Libertario della Rete di questo non vuol nemmeno sentir parlare: ha in questi casi una sorta di rimozione psicologica e freudiana. Per lui la rete è un immenso wiki che si autocorregge da solo, espellendo ed emarginando per un processo selettivo e naturale i “cattivi” e i violenti, che comunque sono quattro imbecilli da non considerare neppure. A nulla vale fargli notare che persino i wiki come Wikipedia, oggi, si sono dati delle regole e hanno messo barriere, perché il principio dell’autocorrezione è valido, ma deve comunque essere incoraggiato e regolato, e alcuni utenti vanno controllati o addirittura bloccati, altrimenti il principio che si impone non è quello della selezione del migliore, ma quello della cattiva moneta che scaccia la buona. di Mariangela Vaglio, leggi tutto...

martedì 14 maggio 2013

Razzismo, il Ministro Josefa Idem commenta episodio San Siro


"Ancora una volta uno stadio italiano è al centro delle cronache non per un evento sportivo, ma purtroppo per episodi vergognosi di cui 'sedicenti' tifosi si sono resi protagonisti" - cosi Josefa Idem, Ministra per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili commenta l'episodio di ieri avvenuto a San Siro.

“Gli insulti razzisti di ieri durante Milan-Roma sono inaccettabili e colpiscono un giocatore che si è pubblicamente schierato contro il razzismo e che, per questo, ringrazio, invitando altri giocatori a condannare gesti simili".

A tal proposito credo sia importante che la Figc lavori per l’attivazione del tavolo istituzionale creato con l'Unar lo scorso febbraio sul tema 'Calcio e razzismo'. Tutti dobbiamo sentirci coinvolti in questa battaglia e voglio rassicurare i tanti tifosi che farò tutto quanto nelle mie possibilità per far sì che lo sport torni ad essere uno strumento di educazione alla convivenza, al rispetto reciproco, alla salute e ad un sano e corretto stile di vita”.

Mahalla, razzismo e antirazzismo... ma poi mi sono perso!

Leggevo un articolo di Valeriu Nicolae (interessante come sempre, purtroppo non ho tempo per tradurlo). Tra la situazione rumena e quella italiana ci sono naturalmente grosse differenze, ma anche similitudini, che vale la pena di approfondire.
 
Il pezzo inizia così: "Ritengo che l'effetto più perverso del razzismo non sia la disumanizzazione né la violenza (entrambe sono difatti punite dalle leggi di molti paesi), ma l'abbandono collettivo, a volte parziale e altre completo, delle nostre auto-percepite (superiori alla media) moralità ed etica in favore del pregiudizio..."
 
Pezzo interessante, dicevo, e da qua vorrei partire per ulteriori ragionamenti. Quello che noi "gagé antirazzisti" abbiamo sempre denunciato è il razzismo che percepiamo nel nostro intorno, il motivo della denuncia può essere morale, solidale, politico... fa parte comunque dei nostri codici.