domenica 25 maggio 2008

Venezia, la Caritas difende le scelte del Comune

Mai come in questi ultimi tempi si è sentito parlare di sinti, rom, romeni con termini sempre più pesanti e valutazioni generalizzate dove il “tutti” sta prima dell’etnia o della nazionalità, e il “ladri” sta subito dopo. Eppure ci sono i sinti sloveni, ungheresi, bulgari, albanesi ed anche italiani e questo vale anche per i rom. Mentre i Romeni sono un popolo che, come tutti i popoli, italiani inclusi, hanno il buono ed il “marcio”. Il che non toglie che solo pochi anni fa il ricco NordEst delocalizzasse in Romania (solo per abbattere i costi) e eleggesse quel Paese come settimo distretto industriale.
Dentro questo clima si inserisce anche un evento atteso da decenni: la costruzione di un campo degno di questo nome per le persone, le più sono “veneziane” o “mestrine”, che abitano in via Vallenari. Chi da anni conosce questa realtà ha visto bambini in mezzo al fango, la carenza di infrastrutture che dessero dignità alle persone che lì risiedevano e che potessero definire noi un popolo civile.
Il pensare che finalmente ci potrà essere uno spazio adeguato, ordinato e, se volete, più facilmente controllabile anche dal punto di vista dell'ordine pubblico, credo debba farci applaudire e dire “era ora!” che l’amministrazione pubblica lo realizzasse (speriamo in tempi brevi).

C’è chi vorrebbe queste persone disseminate per la città, chi recluse in recinti invalicabili, chi non le vorrebbe per niente. Eppure nella piccola comunità di via Vallenari ci sono bambini, anziani, giovani coppie oneste. E poi c’è anche chi è furbo o poco corretto, o se volete disonesto. Ma non per questo si deve dimenticare il diritto alla dignità e al rispetto, mentre vanno tolti pre-giudizi rivolti a tutti indistintamente. E’ una micro realtà come quella di qualsiasi nostro quartiere o condominio, con il buono, il meno buono ed il cattivo.
Ora il Comune ha trovato risorse per questa nuova collocazione con casette, spazi e servizi, perché i bambini possano giocare e andare a scuola in modo dignitoso: credo sia un atto dovuto, come lo è per l’edilizia popolare o per le case per i soggetti deboli (quelli veri!). Certo, anche quelli che dicono di essere favorevoli ad un nuovo campo, lo vorrebbero in un altro luogo, certamente non vicino a sé, meglio vicino agli altri, rivelando così tutta la propria ipocrisia.
Occorre fare un salto di qualità costruendo un patto forte non solo tra il Comune e i sinti di via Vallenari, ma tra loro e la città, quella città che più volte abbiamo definito “solidale”: «Se rispettate le regole della convivenza noi vi difenderemo, ma se le regole le infrangete saremo noi i primi a denunciarvi».
Noi, come Chiesa, insieme ai volontari che da anni vi operano, abbiamo fatto e continueremo a fare il nostro servizio: aiutare queste persone ad integrarsi con il desiderio di costruire una convivenza pacifica, rispettosa di usi e tradizioni. Ma, come sempre, saremo pronti a denunziare le manchevolezze e gli atteggiamenti che escono dal rispetto delle regole perché siamo convinti che tutti hanno diritto al rispetto e alla sicurezza, alla tutela e al buon vicinato. di mons. Dino Pisolato, direttore Caritas diocesana di Venezia

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