mercoledì 20 maggio 2009

Roma, ritorna in servizio il carabiniere che uccise Fabio Halilovic

Pena ridotta di un anno dal Tribunale di Appello per il carabiniere D. S., imputato di omicidio colposo e condannato in primo grado a tre anni di reclusione per aver ucciso un ragazzo rom, Fabio Halilovic di 16 anni che si trovava a bordo di un'automobile rubata. I fatti avvennero nel febbraio del 2002 e il ragazzo era seduto sul sedile posteriore dell'automobile dove fu raggiunto da un proiettile sparato dall'arma del carabiniere.
La sentenza è stata pronunciata dalla seconda Corte d'Appello presieduta da Giuseppe Pititto. Avendo i giudici disposto la sospensione condizionale della condanna, il carabiniere potrà essere riammesso in servizio nell'Arma dei carabinieri. La riduzione di pena è stata possibile in quanto i giudici hanno escluso l'aggravante della previsione dell'evento. I fatti risalgono al febbraio 2002 nei pressi del “campo nomadi” dove abitava il ragazzo in via di Salone mentre il carabiniere era impegnato nell'inseguimento della macchina rubata. Dall'arma del minitare partì un colpo che uccise Fabio Halilovic.
Commentando oggi l'esito del processo, l'avvocato Bruno Andreozzi, costituito parte civile per conto dei famigliari della vittima, ha detto di essere soddisfatto per la conferma della responsabilità del carabiniere al quale la Corte non ha riconosciuto alcuna scusante. Rammarico ha invece espresso per il fatto che in seguito alla sospensione condizionale della pena Serafino potrà essere riammesso in servizio.

3 commenti:

Mladen ha detto...

Purtroppo lo sparatore ha continuato sempre a lavorare alla stazione dei carabinieri di Tivoli e non è mai stato sospeso dal servizio.

Mladen ha detto...

Inoltre non è provato che il militare stesse inseguendo la macchina.

u velto ha detto...

ciao Mladen, dispiace venir a sapere queste informazioni. non pensiamo che si debba lasciare senza stipendio il carabiniere ma sicuramente collocarlo in un altro ente statale lo si poteva fare, dopo la sentenza di condanna.
il comportamento dello Stato, in questo caso, offre un quadro sconfortante.