martedì 7 luglio 2009

Ancora accuse per la civile Italia

L'ilo, organizzazione internazionale per il lavoro, chiama il governo italiano per una audizione nella quale dovrà rispondere sulle condizioni dei lavoratori stranieri.
E così siamo a due, non bastavano le critiche del commissario europeo per i diritti umani, adesso anche l'Ilo è preoccupata per l'imminente approvazione del pacchetto sicurezza.
Allora forse i famosi partiti della sinistra rivoluzionaria e bolscevica, tra cui vanno annoverati anche alcuni giudici “faziosi” e il famosissimo partito del giornale La repubblica, avevano ragione a contestare le norme previste nel ddl sicurezza. Il governo, in un primo momento, era stato chiamato a giustificare le sue azioni per il contrasto all'immigrazione clandestina di fronte al commissario europeo per i diritti umani, ma in quella vicenda il governo “fece la voce grossa” e mascherò la sua politica affermando che il contrasto al fenomeno migratorio doveva essere una prerogativa di tutta l'UE e non solo degli stati ai confini della “fortezza Europa”. A dire il vero questa litania è stata sempre presente nei discorsi dei vari politici destroidi, e utilizzando questo leit motiv sono riusciti a vincere la campagna elettorale non solo nazionale, ma anche amministrativa (caso di Prato docet).
Tale giustificazione non aveva convinto molto il riluttante commissario EU il quale aveva deciso di attendere l'approvazione del pacchetto sicurezza per vedere cosa davvero il governo italiano avesse inserito.
Questa volta però è ancora più grave la situazione perché l'Italia, unico paese europeo, è stato chiamato a rispondere delle sue politiche migratorie alla 98° conferenza internazionale sul lavoro che si è svolta ieri pomeriggio. L'Italia è stata il terzo paese su 24 ad essere ascoltata e doveva rispondere delle pesanti accuse di discriminazione verso i lavoratori migranti e dunque di violazione della convenzione 143 (nella quale si afferma che quando un migrante viene trovato a lavorare in condizione di irregolarità "deve avere parità di trattamento nel rispetto dei diritti che emergono da un lavoro svolto, rispetto al compenso, ai contributi e ad altri benefici"), ratificata dall'Italia nel 1981. Oltre a ciò, come era prevedibile, sono state chieste maggiori delucidazioni sul tipo di politica che l'Italia intende svolgere sul tema immigrazione (sempre che ne sia mai esistita una!). di Massimo Donato per CorriereWeb, continua a leggere…

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