giovedì 24 dicembre 2009

Bosnia, Costituzione giudicata razzista dall'Alta corte europea

La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato il 22 dicembre, con sentenza definitiva, la Bosnia Erzegovina per non aver permesso a due cittadini di origine rom ed ebraica di presentarsi alle elezioni per il Parlamento e per la Presidenza del Paese.
A portare all'attenzione di Bruxelles questi aspetti della Carta bosniaca Dervo Sejdic, presidente di un'associazione rom e Jakob Finci, ex presidente della comunità ebrea di Sarajevo. Entrambi contestano il rifiuto da parte delle autorità di lasciarli partecipare alle elezioni per via delle loro origini etniche. La Costituzione bosniaca riconosce in effetti due categorie di cittadini, da una parte i popoli costituenti": bosniaci musulmani, serbi e croati, e poi tutti gli altri cittadini che non appartengono a queste tre etnie.
Per la Corte europea non vi è dubbio, si tratta di una violazione della Convenzione europea dei diritti fondamentali, che vieta la discriminazione. Le autorità elettorali bosniache avevano però chiamato in causa una disposizione della Costituzione bosniaca, secondo cui vi sono due categorie di cittadini: quelli appartenenti ai tre “popoli costituenti” (bosniaci musulmani, croati, serbi) e quelli che fanno parte delle minoranze, compresi rom ed ebrei. L’accesso alla Camera alta del parlamento e alla presidenza dello stato è riservata ai “popoli costituenti”. I giudici di Strasburgo hanno stabilito però che la continuata ineleggibilità dei due ricorrenti a ricoprire cariche pubbliche non ha un fondamento oggettivo e una ragionevole giustificazione e che quindi costituisce una violazione del diritto dei due uomini a non essere discriminati.
Nella sua sentenza la Corte ha asserito, dando ragione cosi al governo bosniaco, che forse i tempi per abbandonare il sistema di partizione del potere tra le tre etnie “costituenti” non sono ancora maturi. Ma nonostante ciò i giudici di Strasburgo ritengono che tale sistema, frutto degli Accordi di Dayton, non debba escludere membri delle comunità che non appartengono alle etnie bosniaca, croata e serba.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Personalmente non sapevo di questa discriminazione, anche se avevo studiato gli accordi di Dayton all'epoca. La costituzione della Bosnia infatti è un annesso degli accordi (il quarto?) invece che un atto costitutivo, il che è già una stranezza di suo. E' bene anche ricordare che i rom all'epoca di Tito avevano invece il diritto alla lingua e alla rappresentanza in parlamento, mentre gli italiani non avevano diritto al riconoscimento della lingua e - per quanto mi ricordo - avevamo un solo parlamentare di etnia (o piuttosto: cultura) italiana, il fiumano senatore Tòth. MARCO