mercoledì 30 dicembre 2009

Castiglione delle Stiviere (MN), la Chiesa e la carità...

«La mia è stata una provocazione, non è che all’improvviso abbia dimenticato la carità cristiana». Don Italo Panizza, rettore della basilica santuario di san Luigi Gonzaga a Castiglione delle Stiviere, grosso centro industriale dell’alto mantovano, nella messa serale di Santo Stefano ha sorpreso i suoi fedeli invitandoli a limitare le elemosine ai mendicanti. Motivo: lui stesso era stato aggredito da un questuante che lo aveva seguito fino in sagrestia.
«Ho voluto essere provocatorio - dice ora padre Italo che ha deciso di spiegare la sua decisione - perché i bisognosi non si aiutano facendo loro l’elemosina: si può, invece, far loro del male non insegnando che potrebbero sfamarsi lavorando. Non è che un ubriaco lo si aiuti dandogli da bere, semmai, lo si aiuta togliendogli il vino».
Don Italo, origini trentine, rettore del santuario da quattro anni, è stato aggredito il 26 dicembre a mezzogiorno. Sul sagrato ci sono spesso mendicanti che aspettano i fedeli all’entrata e all’uscita dalla messa per chiedere soldi. Lo stesso sacerdote è stato supplicato più volte di regalare qualche moneta. Ma l’altro giorno ha dovuto affrontare una situazione ben più pericolosa. Uno di quei questuanti, pare un giovane italiano che suona spesso una chitarra, lo ha seguito dentro la chiesa. «Mi sono trovato davanti questa persona, che vedevo spesso mendicare per le vie di Castiglione, che mi ha chiesto dei soldi - racconta -. Al mio rifiuto mi ha minacciato, poi messo le mani addosso e mi ha spintonato. Ho avuto paura». Il giovane è scappato senza prendere nulla.
Per questo nella messa della stessa sera, dopo aver raccontato la sua disavventura, ha invitato i fedeli a limitare le elemosine. Poi ha ripetuto lo stesso suggerimento nella messa di domenica. Non ha voluto comunque sporgere denuncia ai carabinieri.

La vicenda ha subito innescato il dibattito politico. E naturalmente si è subita fatta confusione e i questuanti sono diventati “zingari”, quando sono semplici italiani poveri. La Lega Nord di Castiglione, esprimendo solidarietà a padre Italo, ha invitato, attraverso un comunicato, il sindaco, Fabrizio Paganella (Pdl), ad emanare subito un’ordinanza che vieti l’accattonaggio in tutto il territorio comunale. «Un singolo episodio, deprecabile ma ancor tutto da verificare visto che non è stato denunciato all’autorità giudiziaria - risponde il primo cittadino - non giustifica alcun provvedimento generalizzato. Tenendo conto che a Castiglione il fenomeno dell’accattonaggio non è diffuso come nelle grandi città e che i reati in tutta la nostra zona sono in forte diminuzione. Forse - conclude il sindaco - un po’ di carità cristiana non guasterebbe».
Difende, invece, il sacerdote, don Gibelli, vicario episcopale di Mantova. «Ben vengano le provocazioni - dice - se queste aiutano a far capire alle persone quale è la vera carità cristiana».

1 commento:

Anonimo ha detto...

Se è vero che l'accattonaggio è tra gli ultimi gradini della perdita della dignità umana, è altrettanto vero che molte di queste persone si trovano in questa situazione non per colpa loro. Inventarsi un lavoro non è sempre facile ed è peggio quando lo si perde. Inoltre vorrei ricordare che le scelte politiche a livello mondiale hanno sempre avvantaggiato alcuni popoli rispetto ad altri sfruttandoli. Se poi ricordiamo gli immigrati e quanti sono morti con la "speranza" di cambiare vita si dovrebbe riflettere un po'. Penso ai ragazzi di Rosarno, ai loro sfruttamenti ed alle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere,credo che poi la rabbia nasca proprio da questo. Anche gli ebrei sono sfuggiti dalla sottomissione egizia, ma questo non gli ha consentito di cambiare la storia. La storia si cambia quando si cambiano le coscienze e si eliminano le ipocrisie. Ma per fare questo si dovrebbe avere l'umiltà di riconoscere le proprie colpe ( quando si è consapevoli cioè di agire male, non quando si sbaglia senza esserne consapevoli)ed io non ho mai trovato nessuno tra quelli che conosco che nel mio piccolo abbia deciso di cambiare.