venerdì 8 gennaio 2010

Rosarno (RC), la disperazione diventa rabbia

E' di 34 feriti il bilancio dei disordini scoppiati a Rosarno. Secondo la Polizia di Stato, sono ricorsi alle cure dei medici degli ospedali della zona due cittadini extracomunitari, 14 cittadini italiani, dieci poliziotti e otto carabinieri.
Gli uomini del Commissariato di Gioia Tauro hanno arrestato 7 extracomunitari per violenza e resistenza a pubblico ufficiale, devastazione e danneggiamento. Altre sei persone si aggiungono agli arrestati per i disordini di Rosarno. Quattro sono extracomunitari e due italiani. Gli stranieri sono finiti in manette per le sassaiole e i danneggiamenti di ieri notte, mentre i rosarnesi devono rispondere del tentativo di investire gli immigrati che protestavano con un'auto e un mezzo pesante.
Dopo le violenze di giovedì sera, questa mattina è ripresa la protesta. La tensione è alta, con oltre duemila le persone nelle strade di Rosarno: un uomo ha sparato due colpi di fucile in aria per disperdere il gruppo di immigrati; è salito sul tetto e ha esploso le due cartucce attirando le ire dei manifestanti. Secondo quanto appreso, la moglie e la figlia che guardavano la protesta dal balcone sarebbero state prese di mira dagli immigrati che hanno lanciato alcuni sassi verso di loro. Dopo l'esplosione dei colpi di fucile alcuni immigrati sono entrati nell'abitazione ma solo per protestare ad alta voce, senza ulteriori conseguenze. L'uomo che ha sparato dal tetto, è stato denunciato.
Arrivati al Municipio, una delegazione ha incontrato il commissario prefettizio Domenico Bagnato. Secondo quanto appreso, il funzionario (che regge il Comune sciolto per infiltrazioni mafiose) ha invitato a sospendere la protesta, preoccupato per il clima di forte tensione. Il gruppo di manifestanti si è così riversato per le strade cittadine e durante la manifestazione una troupe del Tg2 è stata aggredita con il lancio di sassi.

Sono due i gruppi che risiedono e lavorano nella zona come braccianti agricoli: uno ospitato nell'ex cartiera di Rosarno e l'altro nelle strutture dell'ex Opera Sila lungo la Ss 18. Agli immigrati in protesta si sono uniti altri gruppi provenienti dai centri dell'hinterland. "Chiedono diritti. Il diritto di lavorare senza essere uccisi per le strade". Piervincenzo Canale, direttore responsabile di 'Africa News' racconta all'ADNKRONOS la manifestazione degli oltre 1.000 immigrati africani. "Sono scortati in testa e in coda da polizia e carabinieri. Ora sono davanti al municipio e sono entrati in cinque". Canale si dice certo che la protesta vuole essere pacifica. "Cinque di loro - dice - sono stati feriti ieri e sono stati accompagnati in ospedale".
"La situazione è grave, pesante. Ho parlato con i migranti e ho detto loro che faremo tutto il possibile per proteggerli. Ma ho anche specificato che non devono confondere l'attacco da parte di singoli con l'atteggiamento di tutta la cittadinanza". Lo ha detto ai microfoni di Cnrmedia Domenico Bagnato, commissario prefettizio a Rosarno. "Ho detto loro - continua - di non confondere l'azione delinquenziale di pochi dalla disponibilità della maggioranza degli abitanti di Rosarno. Ora la situazione è grave perché un qualsiasi altro incidente potrebbe innescare nuove tensioni''.
L'episodio che ha scatenato la rivolta è il ferimento lieve di uno degli immigrati con un pallino esploso da un fucile ad aria compressa. Sebbene le conseguenze non siano state gravi, gli immigrati hanno iniziato a riversarsi sulle strade colpendo le auto bloccate sulla statale 18 con sassi. Alcuni occupanti dei mezzi sono rimasti feriti.
Da parte sua, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto che ''a Rosarno c'è una situazione difficile, come in altre realtà'', determinata dal fatto che ''in tutti questi anni è stata tollerata senza fare nulla di efficace una immigrazione clandestina che da una parte ha alimentato la criminalità e dall'altra ha generato una situazione di forte degrado come quella di Rosarno''. Intervistato da Maurizio Belpietro nel corso della 'Telefonata' su Canale 5, il ministro ha aggiunto: ''Stiamo intervenendo con i mezzi e i tempi necessari. Abbiamo per ora posto fine all' immigrazione clandestina, agli sbarchi che hanno alimentato queste situazioni di degrado e a poco a poco riporteremo alla normalita' le situazioni che lo richiedono''.
Per don Pino Varrà, parroco della Chiesa di San Giovanni Battista di Rosarno, la rivolta degli immigrati nella cittadina calabrese ''è stata innescata da un'aggressione ma di fondo c'è una situazione di disagio che vivono gli immigrati e che va risolta. Per questo serve l'intervento delle istituzioni sia a livello locale che nazionale". Rosarno ''non è una città xenofoba - commenta all'ADNKRONOS - e non puo' passare questo messaggio''. E aggiunge: "Non ci si può solo indignare per i danni di ieri ma - continua Don Pino - bisogna guardare oltre e vedere in che condizioni vivono gli immigrati''.
Per il sindaco di Reggio Calabria e candidato per il Pdl alla poltrona di governatore della Regione, Giuseppe Scopelliti, ''bisogna intervenire celermente per dare risposte in un territorio gia' abbondantemente a rischio vista la presenza della criminalita' organizzata" ha detto all'ADNKRONOS.
Secondo il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, ''si sta perdendo la testa in queste ore. Sto cercando di parlare con il prefetto di Reggio Calabria perche' vengano inviate piu' forze di polizia e subito prima che diventi una grande tragedia''.
Intanto la gente è infuriata: lungo la via principale i cassonetti dell'immondizia sono stati rovesciati in mezzo alla carreggiata e il contenuto sparso sull'asfalto. Un capannello di cittadini ha assistito nella notte alle operazioni delle forze dell'ordine, che hanno effettuato una carica di alleggerimento contro il gruppo costituito da circa 500 immigrati. ''Non e' possibile che abbiano creato questa confusione - dicono i residenti - hanno mandato anche bambini in ospedale e una donna incinta ha abortito, un'altra ha avuto un infarto perchè si è trovata davanti un gruppo di stranieri che l'hanno aggredita mentre era in macchina, costretta a scendere e poi le hanno rovinato la macchina''.
''Non li vogliamo più qui''. I cittadini di Rosarno sono spazientiti dopo la rivolta degli immigrati. ''Non siamo razzisti - precisano i residenti - ma non e' possibile vivere in questa situazione''. Molti cittadini, per la maggior parte giovani, hanno seguito le manifestazioni degli extracomnunitari e ora si sono radunati al Municipio, dove stanno chiedendo in un'occupazione pacifica al commissario prefettizio di fare in modo che lascino Rosarno perchè non più tollerati.
Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, afferma: “Gli avvenimenti di Rosarno, con l’aggressione armata nei confronti di alcuni immigrati e la reazione generalizzata che ne è conseguita, con migliaia di cittadini stranieri in rivolta nelle strade e forme di protesta esasperata, e certamente non condivisibili, è comunque la spia, a parere della Uil, di una situazione ormai oltre il limite della sopportazione”.
“Tutti sono a conoscenza della condizione di grave sfruttamento a cui sono costretti migliaia di lavoratori stranieri – in agricoltura, come in edilizia o nel settore dei servizi alla persona - obbligati a turni di lavoro e retribuzioni al di fuori da ogni regola contrattuale, quasi sempre in nero, spesso ricattati e minacciati dalle organizzazioni malavitose del caporalato. Una situazione che – in alcune aree del Sud – appare di totale assenza del necessario controllo da parte dello Stato sul territorio e sulle condizioni di vita e di lavoro degli stranieri, colpevoli solo di non essere nati in Italia, di non avere un permesso di soggiorno in regola e di non essere in grado di uscire dalla trappola del lavoro nero e della clandestinità”.
“A settembre scorso, la Uil ha chiesto che la regolarizzazione sia estesa a tutte le categorie produttive (non solo colf e badanti), per dare la possibilità allo straniero che ha un lavoro onesto di emergere da una condizione di grave sfruttamento ed assenza di futuro. Oggi – continua Loy – torniamo a chiedere questo al governo: diamo un futuro di legalità a chi lavora e vive onestamente nel nostro Paese. Il cancro che porta a situazioni così gravi di conflitto sociale è l’economia sommersa e lo sfruttamento del lavoro irregolare, soprattutto etnico: bisogna affermare l’ autorità ed il rispetto delle leggi colpendo gli sfruttatori. È ora che ci si renda conto che il tollerare a lungo l’esistenza di ghetti e la discriminazione di questa fetta di società può solo provocare gravi fratture sociali”.
“A settembre scorso, la Uil ha chiesto che la regolarizzazione sia estesa a tutte le categorie produttive (non solo colf e badanti), per dare la possibilità allo straniero che ha un lavoro onesto di emergere da una condizione di grave sfruttamento ed assenza di futuro. Oggi – continua Loy – torniamo a chiedere questo al governo: diamo un futuro di legalità a chi lavora e vive onestamente nel nostro Paese. Il cancro che porta a situazioni così gravi di conflitto sociale è l’economia sommersa e lo sfruttamento del lavoro irregolare, soprattutto etnico: bisogna affermare l’ autorità ed il rispetto delle leggi colpendo gli sfruttatori. È ora che ci si renda conto che il tollerare a lungo l’esistenza di ghetti e la discriminazione di questa fetta di società può solo provocare gravi fratture sociali”.
Don Stamile (Caritas calabrese) sottolinea che non in tutta la Calabria questo accade: "La nostra regione e' stata la prima, in Italia, a dotarsi di una legge regionale per favorire l'integrazione in totale contrasto con la legge nazionale". ''Evidentemente il disagio che gli immigrati soffrono in Calabria - aggiunge - spesso e' causa dello sfruttamento a cui vengono costretti che li porta a vivere una vita invivibile. Spesso quello che guadagnano non basta per far vivere loro una vita dignitosa. Pensiamo che molti di loro hanno lasciato nei loro paesi familiari che hanno bisogno, per vivere, dei soldi che arrivano loro da questi cittadini. E poi, non dimentichiamoci che non dare la giusta mercede a chi lavora grida vendetta al cospetto di Dio''.
''E' problema complesso - prosegue don Stamile - sul quale occorre far fronte comune e lavorare per l' integrazione. Non basta l'impegno delle associazioni, delle realta' ecclesiali come la Caritas e la Migrantes ma accorre un impegno serio da parte delle istituzioni e della politica con la P maiuscola che non si lasci intimorire e non si lasci distrarre. Bisogna fare fronte comune''. La Chiesa - conclude - ''fa tanto: ogni anno con la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione della Caritas Italiana e della Fondazione Migrantes, presentato in ogni regione, mette in evidenza i problemi. Occorre quindi partire dall'educare all' accoglienza e al rispetto dell'altro. E questo si puo' fare con il coinvolgimento di tutti. E' una sfida educativa a partire dall' accoglienza che va accompagnata all'integrazione''.

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