venerdì 5 febbraio 2010

Roma, caffè con il sovraprezzo se sei Rom

Via di Tor Cervara, un bar. Siamo nella periferia est di Roma, tra Tiburtina e Collatina, vicino al Raccordo anulare. Ma anche nei pressi dell’ufficio immigrazione della questura di Roma e del quartier generale della Guardia di Finanza. Vicino c’è infine un "campo nomadi", quello della Martora. In fila alla cassa, per un caffè. Costa 75 centesimi, annuncia la tabella in mostra alle spalle della giovane cassiera italiana. Diamo un euro, in cambio di uno scontrino e di 25 centesimi di resto.
Poi tocca a una donna rom. Chiede un caffè anche lei. «Due euro», è la risposta. «Ma come?», protesta la donna. «Ieri costava un euro e cinquanta. Oggi due?». Imperturbabile la cassiera ribatte: «Sono due euro». La direttiva deve essere molto netta. Caffè a due euro. La nomade paga, lo scontrino indica come voce dell’acquisto la categoria «varie». Accanto ci sono due agenti, stanno acquistando cartelle del Superenalotto alla vicina cassa, sono indaffarati, forse non sentono. Eppure la rom ha protestato alzando un po’ la voce.
Va avanti così da tempo. Finora era un euro e mezzo, oggi (mercoledì 3 febbraio) è addirittura scattato un ulteriore sovrapprezzo. La banconista addetta alla macchina del caffè è una giovane rumena, alla rom rumena come lei (ma rom) serve il caffè richiesto in un bicchierino di plastica. Tutto avviene in silenzio ora. Non è la prima volta che succede. La donna rom lavora come operatrice di una cooperativa per la scolarizzazione dei bambini rom. Se ne va via col suo bicchierino di plastica in mano e lo scontrino che registra il prezzo del caffè probabilmente più caro d’Italia.

Una volta fuori la donna rom spiega: «Un giorno me l’hanno anche detto chiaro e tondo, il caffè costa caro perché così ve ne andate da qualche altra parte…». Sono appena passate le 15,12, dice lo scontrino, e in via di Tor Cervara si è ripetuta una scena che i rom considerano abituale. Tra gli operatori della cooperativa la vicenda infatti è più che nota, sono state fatte anche segnalazioni a quanto riferiscono alle forze dell’ordine, i controlli si sarebbero arenati di fronte al fatto che ogni esercente fa quello che vuole. Questo il succo degli interventi effettuati. Però, ricordano gli operatori della cooperativa in cui è ingaggiata anche la nomade, la tabella dei prezzi esposta dovrebbe pur contare qualcosa…
«Chiediamo all’assessore al Commercio del Comune di Roma di verificare la notizia riportata nelle pagine di cronaca circa la sovrattassa al caffè se il cliente è un rom» dichiarano in una nota Enzo Foschi consigliere regionale Pd e Paolo Masini consigliere comunale Pd. «Ci auguriamo vivamente come cittadini e amministratori che questa sia una notizia priva di fondamento, qualora così non fosse ci auguriamo che l’assessore Bordoni valuti l’opportunità di ritirare la licenza di questo operatore». di Paolo Brogi

11 commenti:

Anonimo ha detto...

mi pare giusto! io abito nei ditorni del campo e visti i fumi che si levano tutti i giorni mi sembra giusto che paghiate una sovrattassa x "tutto" sulla salute degli altri. io vi farei pagare anche l'aria visto il disprezzo che provate per quella degli altri.
e non dite che non è vero perchè sarebbe una menzogna....smettete di bruciare e sarete un passo avanti.
saluti

xpisp ha detto...

Un esercizio pubblico deve essere aperto a tutti, questa dovrebbe essere la norma, eppure nessuno grida allo scandalo quando per entrare in un locale deve sottostare alla selezione all'ingresso o cose simili.
Quello del sovrapprezzo è consuetudine per eliminare clientela indesiderata, di fatto chi ha un bar/ristorante/ecc non ha possibilità di scegliersi la clientela, ne è responsabile(ad esempio se nel suo bar si trovano spacciatori o altro), ne paga le conseguenze(clientela che scappa se i frequentatori sono molesti) ma non ha mezzi legali per difendersi.
l'unica cosa che può fare è far pagare + caro chi si vuole allontanare.
Non è corretto, non è legale(infatti rischiano ogni volta), però è l'unico strumento in mano loro.
Ora non so il caso in questione, se la persona sia molesta o sia solo un provvedimento che colpisce tutti, però le cose andrebbero viste da tutte le parti e forse far si che se un esercente accoglie rom (che non siano molesti) non perde clientela.

PS
mi sento discriminato, non ricordo da quanto tempo non pago il caffè 75 centesimi... con noi lo fanno perchè siamo + a nord?

El Salvan ha detto...

@XPISP: che il sovrapprezzo fosse una tecnica dell'esercente per allontanare una clientela indesiderata era chiaro, grazie.

Peccato che qui non si tratti di far pagare un sovrapprezzo ai membri di una qualche nota gang di quartiere: da quel che ne sappiamo, l'esercente fa così coi Rom in generale.

Questo, dal suo punto di vista, sta in piedi perché egli considera appunto i Rom non come un'etnia ma come un'associazione a delinquere o come, appunto, l'ipotetica gang di quartiere di cui sopra.

Mi dirai che questo è comprensibile, vista la reputazione degli zingari. E in fin dei conti, lui come fa a sapere se lo zingaro che entra nel locale è uno onesto o un poco di buono? Ma allora erano giustificati anche i sostenitori dell'Apartheid, per i quali i neri avevano la stessa reputazione di ladri, sfaccendati e parassiti che hanno qui gli zingari.

xpisp ha detto...

@ El Salvan
forse non mi sono spiegato.
Se la tua clientela smette di entrare perchè frequentato da un certo gruppo(non importa che sia una gang pericolosa, alle cronache dell'estate scorsa c'è stato il caso eclatante del locale che non voleva bambini) fai in modo che la causa se ne vada.
Il caso in questione, per come è stato esposto(sarebbe interessante sapere le motivazioni dell'esercente) è un caso di discriminazione, ma dire che è colpa solo dell'esercente mi sembra limitativo.
E' la visione del paese(ma poteri dire dell'europa) nei confronti dei rom/sinti che va cambiata continuando a mostrare la normalità del loro vivere, far capire che la minoranza(comune ovunque) è quella che delinque e forse nessuno avrà fastidio ad entrare in un bar frequentato da rom.

elena ha detto...

si. però, intanto che aspettiamo che la mente dell'europa intera diventi più civile, sarebbe bene se tutti, in quel piccolo spazio di potere e responsabilità che ognuno di noi ha, facessimo del nostro meglio perchè il processo si inneschi.
visto che la "visione" italiana o europea che sia non dipende dallo spirito santo, ma dalle azioni che i cittadini fanno, giorno per giorno.

elena ha detto...

si. però, intanto che aspettiamo che la mente dell'europa intera diventi più civile, sarebbe bene se tutti, in quel piccolo spazio di potere e responsabilità che ognuno di noi ha, facessimo del nostro meglio perchè il processo si inneschi.
visto che la "visione" italiana o europea che sia non dipende dallo spirito santo, ma dalle azioni che i cittadini fanno, giorno per giorno.

xpisp ha detto...

Il problema, cara Elena, è che tutti parlano come te fintanto che ad essere toccato non è il loro borsellino.
Non giustifico il comportamento(ribadendo che fin qui si è sentita solo una campana...ma in questo caso sembra che nessuno si ponga il problema) ma posso capire che la presenza di alcune persone possa rappresentare dei problemi, problemi che per te magari sono banali mentre per altri significa portare a casa la pagnotta o meno.
Sai quanto tempo ci mette un esercizio pubblico a svuotarsi?

PS
la visione dipende anche dalle persone appartenenti ad una certa etnia che, quando riescono ad affermarsi nella vita, quando vivono in totale contrasto con gli stereotipi che li riguardano, invece di nascondere le proprie origini dovrebbero esserne orgogliosi.
Cosa che raramente accade.

El Salvan ha detto...

@XPISP: "Se la tua clientela smette di entrare perchè frequentato da un certo gruppo fai in modo che la causa se ne vada."

Sensatissimo, ma questo SPIEGA il comportamento dell'esercente, mica lo giustifica. Comportamento logico, sensato, ma sbagliato. Concordo però quando dici:

"E' la visione del paese [...] nei confronti dei rom/sinti che va cambiata continuando a mostrare la normalità del loro vivere [ecc.]"

Troppo spesso ci si limita a lanciarsi contro il "razzista" di turno, mentre con alcune persone si otterrebbe di più mettendosi nei loro panni e provando a parlare la loro lingua.

In questo caso mi sembra ci sia poco da chiarire...cosa potrebbe aggiungere l'esercente? Se anche ci dicesse che nel locale c'erano stati ripetuti furti, e di essere certissimo che i ladri fossero rom, non cambia il fatto che la sua reazione sia stata sbagliata e sia andata a colpire gente che nulla gli aveva fatto di male.

xpisp ha detto...

E no caro El Salvan sul cosa potrebbe dirci l'esercente invece molte cose potrebbero cambiare.
Se ci dicesse(e faccio elenchi che non sono legati all'essere rom ma all'essere un essere umano maleducato o delinquente) che si comportavano in maniera arrogante disturbando la clientela, che entravano in gruppo portando via merce(cosa che per esempio fanno di solito i ragazzini) o altre cose simili non sarebbe + una questione raziale ma sul comportamento.
Anche in questi casi il comportamento del gestore non è legale... ma forse sarebbe + condivisibile.

El Salvan ha detto...

Devo dissentire ancora. Ils uo comportamento è conprensibilissimo, ma non condivisibile. Anche ponendo uno scenario come quello da te dipinto, resta il fatto che l'esercente ha consciamente deciso di rivalersi su tutti i Rom in generale. Mi dicesse di aver riconosciuto quel preciso gruppetto di Rom che gli ha causato danno, allora avrebbe tutta la mia solidarietà.

Invece, a quanto sappiamo, la maggiorazione sul caffè l'applica ai Rom, in generale. Nella fattispecie della notizia, ci sarebbe andata di mezzo una donna che fa la volontaria in una cooperativa.

O l'esercente mi dice che quella donna lì gli ha rubato qualcosa, gli ha creato problemi nel locale ecc., oppure nada. Lo capisco, ma non lo posso giustificare. Poteva fare un passo in più e riconoscere che, per quanto potesse essere giustamente arrabbiato, non sarebbe stato giusto prendersela con l'intero gruppo etnico. A quanto ne sappiamo, non l'ha fatto.

xpisp ha detto...

Hai ragione, ho sbagliato termine, sarebbe comprensibile.
Per il resto, il fatto di essere volontaria in una coop non rende le persone esenti da quei difetti che sono distribuiti sulla popolazione, e non ci dice se questa persona lo abbia già provocato.
Il problema è che qualsiasi cosa fatta contro i sinti/rom viene presa come un fatto raziale, capita invece che la questione sia un atto dovuto a comportamenti tenuti da qualcuno.
Il fatto che chi vive vicino a campi rom non li sopporti spesso(non sempre) è dovuto a ciò che la presenza di un campo mal gestito porta.
Idem in questo caso, può essere un caso di discriminazione, può essere motivato da discriminazione generale o da un comportamento molesto continuo.
In tutti i casi per legge quello che viene fatto è illegale, per il giudizio "morale" bisognerebbe avere qualche elemento in +.
Grazie El Salvan