giovedì 27 maggio 2010

Il Governo italiano dice no al riconoscimento dei Sinti e dei Rom

No all’introduzione del crimine di tortura nel codice penale. No al riconoscimento dello status di minoranza linguistica alle comunità rom e sinte presenti in Italia. Sì alla costituzione di una istituzione nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani. Sono queste alcune delle risposte che il Governo italiano darà a Ginevra al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il prossimo 9 giugno, in occasione dell’esame periodico universale (Universal periodical review) dell’Italia.
Lo scorso 9 febbraio 2010 il Consiglio Onu ha rivolto ben 92 raccomandazioni al Governo italiano sui temi più disparati: dalla giustizia all’infanzia, dalle discriminazioni di genere a quelle razziali, dalla libertà di espressione a quella di informazione. La Gran Bretagna ne ha ricevute 30, l’Olanda 40, la Germania 45, il Canada 71. Il rapporto all’Italia è stato stilato da tre Stati estratti a sorte: Argentina, Ghana e Slovacchia. Su ciascuna di queste raccomandazioni il Governo dovrà rispondere, ossia decidere se accogliere o rigettare i suggerimenti Onu.
L’orientamento definitivo del Governo è stato reso pubblico dal Viceministro agli Affari Esteri Vincenzo Scotti in sede di audizione presso la Commissione Straordinaria per i Diritti Umani del Senato su sollecitazione del Presidente Pietro Mercenaro. Il Governo italiano è orientato ad accettare 75 raccomandazioni, ad accoglierne parzialmente 2 e a respingerne 15. Una percentuale di raccomandazioni non accolte che è circa del 17%.
In materia di immigrazione l’Italia conferma il proprio rifiuto a ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei migranti in quanto essa non distinguerebbe fra immigrati regolari ed irregolari. Verrebbero invece accolte tutte le raccomandazioni dirette a rendere più rapidamente esigibile il diritto all’asilo. Non è stata accolta la richiesta di elaborare un piano nazionale contro il razzismo.

In materia di infanzia e adolescenza sono state elaborate otto raccomandazioni che coprono questioni come l'accesso all'istruzione, il ricovero negli istituti per minori, l'adozione del piano nazionale per l'infanzia e l'adolescenza. Il Governo le ha accolte tutte.
Allo stesso modo ha fatto in materia di tratta di esseri umani specificando che è intenzione governativa promuovere azioni dirette a proteggere le vittime e punire i trafficanti. In materia di tortura il Governo si impegnerebbe a presentare un disegno di legge diretto alla ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione sulla tortura il quale prevede, tra le tante norme, la nascita di un organismo nazionale di controllo di tutti i luoghi di detenzione. Per quanto riguarda la costituzione di una più generica – e forse meno incisiva - istituzione nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani il Governo intende accogliere tutte le raccomandazioni Onu salvo quelle che imporrebbero una scadenza temporale di fine anno per l'effettiva creazione dell'organismo. Il problema attuale ha ricordato il viceministro è quello dei costi.
Il no, invece, al crimine di tortura nel codice penale, viene giustificato affermando che la legislazione già prevederebbe varie norme incriminatrici sufficienti a coprirne l’ambito di applicazione. A tale affermazione, i sostenitori della fattispecie autonoma di reato obiettano che resterebbero invece impuniti gli atti di violenza psicologica né si riuscirebbe a dare peso specifico al dolo intenzionale che nel caso della tortura consiste nella volontà di umiliare la persona sottoposta a custodia. di Patrizio Gonnella

3 commenti:

u velto ha detto...

Una vergogna!!!

Yuri Del Bar ha detto...

Noi non ci arrendiamo, vogliamo essere riconosciuti dallo stato Italiano.
Continueremo a lavorare.

francisco ha detto...

Neanche al lotto si possono mettere i numeri! Sono così alte le raccomandazioni che superano 90. Le più alte fra i paesi citati.

Sottolineo oltre a quanto scritto da Yuri anche il rifiuto dell'introduzione del reato a se stante di tortura.