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«Sappiamo che il popolo italiano - si legge nella lettera - meglio di altri può comprendere la tragedia di chi è costretto per motivi di sopravvivenza e necessità ad abbandonare il proprio paese in cerca di lavoro e di fortuna, avendo vissuto questa medesima condizione agli albori del XX secolo. Meglio di altri può ricordare come dentro i flussi della disperazione ed in situazioni di marginalità attecchisca la criminalità organizzata. Gli italiani si sono sempre giustamente battuti contro l'equazione semplificante italiano=mafioso, salvaguardando l'immagine e l'identità di un popolo lavoratore e da sempre solidale. Attualmente la comunità rumena, ed in particolare la comunità rom rumena, si trova a vivere una condizione simile».
«Noi immigrati romeni - prosegue la lettera - ci troviamo oggi tra l'incudine e il martello, schiacciati tra l'immagine che danno di noi un pugno di criminali nostri connazionali e il clima di sospetto e a volte xenofobia che monta tra gli italiani. A tal proposito la pressione mediatica che in questi ultimi giorni è seguita all'episodio di Tor di Quinto ha contribuito ad alimentare in modo spaventoso tale clima di odio, con conseguenze concrete e negative ai danni della nostra comunità. Un esempio di tutto ciò può essere quanto è accaduto a Tor Bella Monaca, per citare uno dei pochi fatti di dominio pubblico»
«Il resto è ciò che rimane sommerso - spiega la comunità rom di via Candori - nella quotidianità, nella nostra vita di quartiere, il Trullo, tra gli sguardi diffidenti della gente che diventano frasi offensive o addirittura aggressioni fisiche. Siamo convinti che il legame tra marginalità e delinquenza non giustifichi nessuna forma di crimine ma ugualmente non sono accettabili e vanno scoraggiate con fermezza reazioni che trasudano odio, xenofobia, e che utilizzano espedienti o scorciatoie non meno violente».
«Chiediamo pertanto anche ai mezzi d'informazione - si legge nella lettera - una maggiore assunzione di responsabilità affinchè vengano scoraggiate le generalizzazioni indiscriminate che incentivano ed invogliano la giustizia privata, alimentano paura e conflitto, inducendo all'isolamento e spezzando ogni forma di solidarietà sociale. Siamo convinti che il compito della politica, quella degna di tale nome, e degli organi di stampa sia oggi più che mai quello di rendere comprensibile alla società la complessità del fenomeno migratorio, garantendo il rispetto dei diritti e della dignità umana».
«Ci rendiamo conto - si legge in conclusione - che in questo momento i lavoratori rumeni onesti non fanno notizia e pertanto chiediamo voce agli organi d'informazione per evitare che le campagne mediatiche e politiche sulla sicurezza, che in questi giorni imperversano, provochino tra i cosiddetti effetti collaterali vittime innocenti».
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