La chiccosissima première del teatro alla Scala, lo scorso 7 dicembre, ha ospitato “Carmen”, celeberrima opera di Bizet ambientata in Spagna, che narra le vicende della bella gitana Carmen, donna dalla passionalità dirompente, sprezzante delle convenzioni, libera e ribelle.
Molto si è detto delle stilizzazioni dei personaggi rom-sinti all’interno delle opere artistiche del passato, in cui generalmente appaiono – misconosciuti ai più, allora come ora – o come simboli della libertà e della spensieratezza, o come delinquenti della peggior specie.
La Carmen di Mérimée è un esempio del primo tipo, un po’ come l’Esmeralda di Hugo: una dark lady ante litteram, la cui bellezza e spregiudicatezza conducono alla follia dei personaggi maschili (anche questo un topos interessante!), culminante in un finale tragico, in cui naturalmente Carmen muore ammazzata.
Più interessante di questo, però, sono forse alcuni dei personaggi che gravitano intorno all’opera, le loro storie e le reazioni che “Carmen” ha suscitato in loro.
Alla presenza del solito pubblico d’ordinanza, tutto sorrisi e lustrini, grazie alla direzione del maestro Berenboim e della regista Dante, “Carmen” ha riscosso a Milano il successo che la accoglie da molti decenni e che ha scatenato l’emozione di pensatori del calibro di Nietzche, il quale sosteneva che “Ascoltando la Carmen si diviene noi stessi un capolavoro”.
Ben altro effetto l’opera ha suscitato in Matteo Salvini.
Che – certo – non è paragonabile al famoso filosofo, e che pure milita nei ranghi della Lega, sia detto a sua discolpa; ma è pur sempre un eurodeputato e, in quanto tale, qualche responsabilità su quel che gli sfugge di bocca ce l’ha.
Colui che Il Messaggero definisce “un pezzo grosso e un ultrà del creti-leghismo sotto l’Albero” ha fatto la sua doverosa comparsa alla Scala, cogliendo l’occasione per precisare: “La Carmen è l’unica zingara che ci piace”. (La Repubblica riporta una variante un po’ più articolata: “Gli zingari che ci piacciono li vediamo stasera sul palco. Quelli che ci sono nei campi abusivi ci piacciono un po’ meno.”)
Un’uscita assolutamente innecessaria, offensiva, discriminatoria e gretta – come da copione, del resto. Doppiamente fuori luogo anche perché – ironia della sorte! – a vestire i panni di Carmen è una di quegli stranieri tanto invisi alla Lega: Anita Rachvelishvili, talentuosa mezzo-soprano georgiana in Italia da due anni. Un’immigrata di lusso, nei confronti della quale forse Salvini chiuderebbe un occhio – come per la “gitana di lusso” Carmen –, ma pur sempre una ex san papiers.
Un’opera lirica che parla delle vicende di una donna gitana, interpretata da una quasi-clandestina georgiana, con una regia femminista e una direzione d’orchestra pacifista e pro dialogo interculturale: poteva andare peggio?!
Come Barenboim stesso ha detto, ospite di “Che tempo che fa”, “La musica è sempre più completa dell’essere umano”.


1 commenti:
forse è meglio aisare che i figuranti del film Alberto da Giussano che faceano i padani di quel tempo erano rom e per di più romeni.
Quindi passa da 1 (Carmen) a 801 in un sol colpo.
Ripetendemi che gli enga un colpo per lo choc? :-)
ps:Baremboim è una persona che si è sempre mossa per la pace ed il rispetto dei popoli. Mi fa piacere due olte che abbia aperto la stagione alla Scala.
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