martedì 16 novembre 2010

Pisa, la voce dei rom sulla "sposa bambina"

Pubblichiamo il comunicato delle famiglie rom, coinvolte nel fatto di cronaca della “sposa bambina”, letto durante la conferenza stampa che si è tenuta ieri a Pisa.
Noi come rom, nella nostra tradizione, noi da 2000 anni sposiamo i nostri figli da giovani, di 14, 15, 16, 17 e 18 anni. Per prima cosa noi conosciamo i genitori della ragazza e dopo, se i ragazzi sono d'accordo, cominciano a vedersi oppure (se sono lontani) a conoscersi attraverso il computer, e dopo alcuni mesi facciamo il fidanzamento. Se i ragazzi non sono d'accordo, non è mai successo tra i nomadi che si sono fatti sposare con la forza. I ragazzi si sposano se si piacciono, se non si piacciono non succede nulla e le famiglie cercano un altro sposo e un'altra sposa.
Non siamo gente che prendiamo ragazze con la forza, perché come famiglia vogliamo che i ragazzi si vogliano bene e vogliamo rimanere in buoni rapporti con l'altra famiglia.
Quando una ragazza si sposa, la madre della ragazza sceglie una donna di sua fiducia, spesso la moglie del sacerdote musulmano, che deve rimanere accanto alla futura sposa, per stare con lei, prepararla al matrimonio, rassicurarla e assisterla, e anche testimoniare della sua verginità per i suoi genitori. Questa è nostra tradizione di matrimonio: è una tradizione di cui tutti i rom sono consapevoli, e che ogni persona rom accetta liberamente. La nuora entra nella nuova famiglia, e diventa una nuova figlia, da lei si avranno nipoti e pronipoti, le si vuole bene come una figlia. Le due famiglie diventano come parenti perché nascono i bambini e il sangue si mischia.
Le cose che abbiamo letto sui giornali non sono vere e ci hanno colpito. Non sappiamo perché la ragazza ha detto queste cose. Noi vogliamo bene a questa ragazza, abbiamo fiducia in lei e nella sua famiglia che siamo parenti da trenta anni, non crediamo a quello che abbiamo letto sui giornali, vogliamo che la ragazza possa dire la verità. Lo stesso giorno che è successa questa cosa è stata presa un'altra ragazza minorenne, sposata con un ragazzo del campo, e ora non sappiamo dove sia finita neppure lei.
Ora con queste cose che si sono lette sui giornali per noi è diventata una vergogna andare a giro, tutte le genti pensano male di noi rom. Già prima tante persone ci giudicavano male, adesso per noi è diventato difficile andare a scuola, andare a lavorare, andare a fare la spesa perché la gente ci giudica e ci guarda male. Questo succede perché la gente legge le cose che si dicono ma non conosce le nostre tradizioni. Proviamo vergogna anche rispetto ad altri rom.
Chiediamo all'Italia di avere coscienza che le nostre usanze non sono solo nostre. Se provano a ricordare, anni fa anche nelle famiglie di italiani c'erano queste usanze, cioè matrimoni tra persone giovani, matrimoni combinati tra famiglie, si considerava importante la verginità e tante altre cose simili. dai Rom del villaggio di Coltano

5 commenti:

Anonimo ha detto...

rispettiamo le usanze, l'infibulazione, la poligamia, la sottomisione fisica e morale delle donne....
siamo nel 2010 e non nel 1940...il mondo evolve!!!

Carlo Berini ha detto...

personalmente non conosco quello che è successo a Pisa e quindi posso solo rifarmi alla mia esperienza diretta.
nelle comunità sinte e rom dove l'aspettativa di vita è sotto i sessant'anni, sono consueti matrimoni tra ragazzi molto giovani, sia maschi che femmine.
nelle comunità sinte e rom dove l'aspettativa di vita si avvicina a quella della popolazione italiana in generale, sono sempre più rari i matrimoni tra ragazzi molto giovani.
l'aspettativa di vita è legata indissolubilmente al poter godere pari opportunità in tutti gli ambiti ma in particolare nell'ambito lavorativo e abitativo.

francisco ha detto...

Carlo, a tua esperienza in che tipo di comunità ci sono aspettative di vita pari ai non zigani?

Dai miei contatti c'è, nei campi, un livello di malattie ed anche di morte ad età più basse che nascono sia da una vita più difficile per il fisico e sia anche per una discrimazione che alcuni ricevono dagli operatori della sanità.
Ci sono operatori della sanità che si comportano correttamente ed altri purtroppo no.
Oltre al fatto che in casi limite a volte deve essere fatta una scelta fra medicine e cibo.

Carlo Berini ha detto...

Difficilmente questo succede se i Sinti e i Rom vivono in un cosiddetto "campo nomadi autorizzato", men che meno negli insediamenti di fortuna.
parlo delle comunità Rom e Sinte italiane e per quelle famiglie di Rom immigrati che hanno avuto accesso al lavoro e alla casa.

francisco ha detto...

Carlo la speranza di vita dei zigani è più bassa di altri.
E a conferma di questo fatto nel giro di pochi giorni è morto sia l'ultimo internato nei campi di sterminio, credo fosse del 1927, e l'ultimo partigiano sinto.

Il mio pensiero va a loro.

franco