venerdì 3 aprile 2020

Olimpio Mauso Cari, scomparso un grande artista


[...] il mio carro si è fermato.
Ma cammino ancora per essere libero
come il vento che scuote il bosco
come l'acqua che scorre verso il mare
come la musica di un violino tzigano.
da Libero come la musica tzigana*

È scomparso Olimpio Mauso Cari poeta, pittore, musicista e scultore. Nato settantasette anni fa sotto una tenda come ha scritto in una sua poesia, Mauso è stato uno degli artisti più completi e più versatili del Novecento. Lascia la compagna, scrittrice e fotografa di origine ceca, Wolftraud Traudi Schreiber de Concini che lo ha accompagnato nel suo poliedrico percorso artistico.

Nato a Saronno conosce durante la sua infanzia e la sua gioventù ancora tutta la bella e dura vita dei sinti di una volta. Si dedica a vari mestieri itineranti, finché nel 1985 conosce Traudi e si stabilisce con lei a Pergine Valsugana in Trentino.

Ho potuto ammirare per la prima volta i quadri di Mauso in Abruzzo quasi vent'anni fa quando ho aiutato Nazzareno Guarnieri ad allestire una mostra di pittura a cui ha partecipato anche il pittore mantovano Angelo “LigaVacche” Proietti. Olimpio aveva da poco pubblicato il suo libro Appunti di viaggio. Tracce di un'infanzia zingara, edito nel 2005 anche in lingua tedesca presso una casa editrice di Vienna con il titolo di Unterwegs. Spuren einer Zigeunerkindheit. Un libro di poesie, racconti e fotografie che attraversavano la sua infanzia. Un libro dove per la prima volta venivano pubblicate le sue sculture di legni “morti” trovati lungo i torrenti, laghi e mari a cui restituiva una nuova anima e vita.

Posso definire Mauso l'artista italiano che più di altri ha investigato il proprio essere sinto attraverso molteplici linguaggi artistici: la musica, la poesia, la pittura e infine la scultura. Appartenente alla minoranza linguistica sinta estrekarija, Mauso è un musicista itinerante fino al 1985 quando sulla tomba di Marc Chagall, a Saint-Paul-de-Vence in Provenza, sente il richiamo alla pittura.


Olimpio deve la notorietà e la fama europea grazie proprio alla pittura. I suoi quadri ti stupiscono per il tratto dolce ma nello stesso tempo ti stordiscono dai tanti colori in cui sono immerse le città ritratte. Ed è proprio la città o meglio l'osservare la città dall'esterno il tema che ha guidato in maniera preponderante il suo cogliere il mondo. Una città chiusa, a volte arroccata, che il pittore guarda da un prato, forse uscendo da un bosco. Una città appuntita e avvolta su se stessa che forse richiama le chiusure e i rapporti spinosi che vi sono tra la città, abitata da gagé, e i sinti che vivono nei prati e nei boschi a fianco di ruscelli.

I suoi quadri, Mauso, li dipinge su un materiale inusuale, il vetro: metafora di durezza e fragilità nello stesso istante. Il suo tratto è dolce, quasi materno, intorno alla città che al contrario si fa spigolosa, pungente. In uno dei suoi quadri più famosi in cielo è dipinto un angelo con le ali di un giallo che supera in splendore anche il colore del sole. Mauso ama il colore e le sue opere sono un caleidoscopio onirico di luci colorate che assumono riflessi unici che colpiscono l'osservatore da qualunque punto stia volgendo lo sguardo.

Dopo la prima mostra, tenuta nel 1987 a Pergine Valsugana, nel Trentino dove ha abitato fino all'ultimo, Mauso ha esposto in tantissime città italiane tra cui Roma e Venezia e poi in tutta l'Austria tra cui Vienna e Insbruck, a Budapest in Ungheria, a Bratislava in Slovacchia, a Bergün, Savognin e St. Moritz in Svizzera, a Cluny, Saintes-Maries-de-la-Mer e Strasburgo in Francia. L'ultima mostra nella sua Pergine Valsugana

Accanto alla produzione artistica ha svolto, sempre con grande passione, anche una vasta attività didattica, insegnando nelle scuole la particolare tecnica della pittura su vetro ma anche facendo conoscere la storia della minoranza linguistica sinta. L’attore e scrittore Pino Petruzzelli lo chiama a Genova ad insegnare nella scuola di teatro e inserisce nel suo libro Non chiamarmi zingaro un ritratto di Olimpio.

Devo ricordare il concerto tenuto a Bolzano nel 2002 a favore dei bambini terremotati del Molise, organizzato da Radames Gabrielli presidente dell'associazione Nevo Drom. Aperto e chiuso da Mauso con due sue poesie: Vai al fiume e Piedi nudi. Il concerto ha visto protagonisti gli U Sinto nella loro formazione originaria con guest stars un Mauso infaticabile, rimasto sul palco a cantare per tutto il concerto. Dal concerto è stato tratto un cd la cui vendita è andata sempre a favore dei bambini del Molise.

Nel 2012 Pietro Marsilli ha curato il catalogo Mi è arrivata un'immagine. Olimpio Cari sculture, Wolftraudde Concini fotografie, compendio del sodalizio umano e artistico tra Mauso e Traudi. Senza di lei forse non potremmo celebrare un artista che ancora oggi è tutto da decifrare per l'ampiezza della sua produzione artistica.

C'è chi ha scritto “E se è stato detto che dopo Auschwitz non si sarebbe più potuto fare della poesia, Olimpio Cari, appartenente ad un popolo vittima dell'Olocausto, dimostra con la sua pittura che i sogni sono ancora possibili”.



*
Sono nato sotto una tenda/ in una notte d'estate/ in un accampamento zingaro/ ai margini della città. / I grilli mi cantavano la ninna nanna/ la luna mi fasciava di raggi d'oro/ e le donne vestivano gonne fiorite./ Sono cresciuto su un carro/ dalle ruote scricchiolanti. / Eravamo ragazzi/ senza ieri e senza domani/ mendicavamo il pane nella pioggia e al sole/ correvamo incontro ai nostri sogni/ alle nostre fantasie nel bosco. / Ora sono diventato grande/ la mia tenda è distrutta/ il mio carro si è fermato. / Ma cammino ancora per essere libero/ come il vento che scuote il bosco/ come l'acqua che scorre verso il mare/ come la musica di un violino tzigano.



Ringrazio Traudi e Radames per l'aiuto offerto nella scrittura del post

1 commento:

:Ernesto Rossi ha detto...

Ottimo.
Se, come forse talvolta abbiamo sognato, e succede nelle morti annunciate per errore, fosse possibile sapere come è stata commentata la nostra 'dipartita', cos'hanno detto POI di noi, credo che Olimpio ne sarebbe soddisfatto, delle parole con cui l'hai accompagnato.
Le merita per ciò che ha fatto, per come ha trasformato la sua vita da sinto (e sappiamo bene quanta fatica comporta esserlo) in una fonte di bellezza, lasciandocela in eredità.
Generosamente, a tutti, non solo ai sinti.