mercoledì 30 maggio 2012

Aggiornamento dalle zone terremotate

Il terremoto che da dieci giorni sta flagellando il mantovano, il modenese e il ferrarese, ha colpito anche le comunità sinte e rom. In particolare a Moglia nel mantovano abbiamo cinque famiglie sfollate. A Mirandola le famiglie sinte residenti sono state allontanate dal luogo di residenza per paura di crolli e gli è stata negata qualsiasi tipo di assistenza. Da ieri operatori di Sucar Drom sono presenti nelle zone terremotate per assistere le famiglie.

Ieri è stata improntata un'unità di crisi da Sucar Drom. Ieri mattina, mentre Carlo Berini è andato a Moglia per verificare la situazione e portare i primi aiuti, Davide Gabrieli e Luca Dotti hanno iniziato a raccogliere gli aiuti da portare alle famiglie. Questa mattina sono partiti per Moglia Davide Gabrieli e Denis Gabrieli con tutto il necessario per le famiglie (rom e non rom) che vivono nella frazione di Coazze e che hanno passato la notte all'aperto.

Da questa mattina Carlo Berini è in contatto con le famiglie sinte di Mirandola e con la prefettura di Modena per chiarire l'increscioso incidente avvenuto ieri pomeriggio, quando la Questura e la Protezione civile hanno fatto sgomberare le famiglie sinte dal campo sportivo, dove avevano riparato su ordine dell'Amministrazione comunale, senza offrire nessuna alternativa e lasciandole prive di assistenza in questo momento di grande paura e disagio.

Per offrire aiuti o segnalare situazioni problematiche nelle zone terremotate, potete telefonare a: Yuri Del Bar, cellulare 333 3715538 o Davide Gabrieli, cellulare 333 2252101. Notizie e aggiornamenti in tempo reale sulla pagina twitter U Velto.

martedì 29 maggio 2012

Un momento difficile

L'Associazione Sucar Drom ha creato una unità di crisi per il terremoto nel Mantovano e nel Modenese, stiamo raccogliendo aiuti (piccole roulotte, tende) per contatti 333 2252101 - 333 3715538 - 0376 224551.

Carlo Berini 345 6123932 è presente nelle zone terremotate - Aggiornamenti via Twitter

lunedì 28 maggio 2012

Rom e Sinti, l'associazionismo: parliamo di interazione

“Vogliamo valorizzare la cultura dei rom e dei sinti, ma più che di integrazione, è arrivato il momento di parlare di interazione”. A sostenerlo è Yuri Del Bar, Presidente della Federazione Rom a Sinti Insieme, un’organizzazione che raccoglie sotto il suo nome circa 27 associazioni di rom e sinti del Centro-Nord Italia. Insieme alla Federazione Romanì, ad oggi rappresentano un gran numero di associazioni costituite da rom e sinti.

Realtà giovani, rispetto alle storiche organizzazioni a favore dei rom, come l’Opera nomadi nazionale e l’Associazione italiana zingari oggi Onlus (Aizo) nate a fine anni ’60 e inizi ‘70, ma che nascono proprio da queste ultime, come spiega Massimo Converso, presidente nazionale dell’Opera nomadi: “Si tratta di persone che erano nel nostro consiglio nazionale fino al 2001, ma oggi abbiamo una linea completamente diversa”. Una sorta di scissione voluta per poter prendere parola in prima persona, di prova di maturità, spiega Del Bar. “Quello che vogliamo è che i rom e sinti siano protagonisti nelle associazioni. Tutte le realtà presenti nella federazione sono formate da rom e sinti, non sono lì a fare il palo”.

Difficile fare stime precise. Secondo Graziano Halilovic, della Federazione Romanì, oggi in Italia sarebbero 87 le associazioni rom e sinte attive, ma non esiste un albo ed è impossibile stabilire con certezza il numero. Anche le due Federazioni non riescono a rappresentarle tutte, in quanto ad aderire sono poco più di quaranta associazioni. Al di fuori di questi due circuiti, infatti, esistono altre associazioni, spesso piccole e legate prevalentemente ai vari gruppi e spesso anche alle famiglie.

Per Nazzareno Guarnieri, storico presidente della Federazione Romanì ed oggi presidente della Fondazione Romanì Italia, le associazioni sono circa una settantina. Quel che è certo, invece, è che sono tutte nate nello stesso periodo. Prima del 2007, le maggiori associazioni di rom e sinti presenti in Italia erano Sucar Drom, RomSinti@Politica e Nevo Drom. Sono state loro a dar vita alla prima federazione, Federazione Rom e Sinti Insieme, nel 2008.

L’anno successivo, però, la Federazione si spacca in due, per diversità di vedute. Nasce così la Federazione Romanì. Una spaccatura quasi geografica, visto che la Federazione Rom e Sinti Insieme ad oggi è costituita da 27 associazioni tutte presenti nel Centro Nord, mentre l’altra ha associazioni presenti al Centro Sud. “Le due Federazioni con i loro aderenti coprono il territorio dal Sud al Nord d'Italia – spiega Halilovic -, con la sola esclusione della Sardegna. Oggi le associazioni sono più concentrate nel Lazio e solo a Roma ci sono 19 associazioni rom e sinte. Anche a Milano, Torino, Firenze, Napoli e nelle altre città non mancano associazioni rom e sinte”.

Associazioni giovani, nate dalla necessità di dare una risposta alle violente discriminazioni degli ultimi anni, ma che oggi fanno fatica a restare attive. “Se torniamo indietro al 2004 le associazioni rom in Italia erano tre o quattro – racconta Guarnieri -. Oggi le associazioni si sono sviluppate tanto, ma molte di queste hanno scarsa democrazia interna e poca professionalità. C’è da fare tutto un lavoro. Non è sufficiente prendere un pezzo di carta e scrivere associazione. Devi avere anche un coinvolgimento attivo delle comunità rom del territorio, devi avere la capacità di mettere in atto dei progetti, di saperli elaborare, di saperli realizzare”.

Un vero e proprio boom di associazioni rom, nate secondo Halilovic, in risposta alla “grande campagna contro la nostra comunità sul territorio italiano. Una campagna che ha avuto risultati positivi per coloro che l’hanno condotta, ma per noi è stato un danno irreparabile. Il linguaggio utilizzato, le immagini falsate hanno portato la società civile a recepire i rom come dei mostri, che devono essere trattati come tali”.

Oggi questa spinta si è esaurita e sono poche le nuove associazioni. “In questo momento – dice Guarnieri - l’associazionismo rom è in grandissima crisi. Negli ultimi 10 anni c’è stata una crescita esponenziale di associazionismo rom, ma si tratta di un associazionismo un po’ troppo occasionale, familiaristico e privo di professionalità”.

I temi affrontati dalle associazioni sono quelli del razzismo, della cultura, del lavoro e dell’abitare. Ma negli anni, le associazioni hanno cercato di dare il proprio contributo anche alle istituzioni, stimolando alcune proposte di legge, nel caso della Federazione Rom e Sinti Insieme. L’ultimo successo, qualche giorno fa, con il riconoscimento in commissione Esteri della Camera delle lingue Sinti e Rom, via libera arrivato durante l'esame del ddl di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992.

“Le associazioni sono nate per cercare un cambiamento radicale, un rispetto reciproco, una reciproca conoscenza, affinché la comunità rom e sinti non sia uno strumento politico ed economico per altri – spiega Halilovic -. Il fine è quello di combattere e frantumare pregiudizi e stereotipi, e cercare di dare pari opportunità ai giovani per potenziare le loro capacità e per dare loro degli spazi”.

Per Guarnieri, però, la sfida più grande che le associazioni rom e sinte dovranno affrontare è quella di “investire in professionalità e progettualità”. “Bisogna far crescere le persone e avere delle professionalità – spiega -. Un’associazione o una federazione autoreferenziale non va da nessuna parte”.

Ma nelle federazioni la volontà di crescere non manca, e va oltre i confini nazionali. “Un impegno che mi sono dato – spiega Del Bar - è quello di poter riunire tutte le federazioni europee. Ho contattato i vari presidenti di altri paesi per fare un’unione europea di federazioni. Siamo ai primi passi e ci vorrà qualche anno, ma è importante perché solo così si può fare rete e condividere buone pratiche”. da AffariItaliani.it

In foto una parte del Consiglio Direttivo della Federazione Rom e Sinti Insieme prima della scissione del 2009. Da sinistra in piedi: Nazzareno Guarnieri, Graziano Halilovic, Eva Rizzin, Vojislav Stojanovic ed Ernesto Grandini. Da sinistra seduti: Dijana Pavlovic, Demir Mustafa e Yuri Del Bar. L'ultima persona seduta è un'appartenente dell'ARCI Toscana che ha sostenuto la Federazione per un breve periodo. Mancano dalla foto i Vice Presidenti Radames Gabrielli e Davide Casadio che sono stati tra i fondatori della Federazione Rom e Sinti Insieme.

Rom e Sinti, l'esclusione resta diffusa in Italia e in Europa

Presentati i dati dell'indagine "The situation of Roma in 11 Ue Member States" (qui la sintesi in italiano) che ha coinvolto 11 Paesi membri dell'UE ed è stata curata dell'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali e del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite. In Italia l'indagine è stata coordinata da Sucar Drom, dalla Federazione Rom e Sinti Insieme, da Demaskopea e ha coinvolto decine di giovani e meno giovani sinti e rom come rilevatori.

Secondo la relazione pubblicata il 23 maggio 2012 dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) congiuntamente con il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), molti Rom e Sinti continuano a essere oggetto di discriminazione ed esclusione sociale in tutta l’Unione europea (UE).

In media, la situazione dei Rom è peggiore di quella dei non-Rom che vivono nelle loro strette vicinanze. La relazione si basa su due indagini che analizzano la situazione socioeconomica di Rom e non-Rom abitanti nelle stesse zone, in undici Stati membri dell’Unione europea e in paesi europei limitrofi.

“I risultati di queste indagini tracciano un quadro fosco sulla situazione attuale dei Rom negli undici Stati membri dell’UE esaminati” dichiara il direttore della FRA Morten Kjaerum: “Le discriminazioni e l’antiziganismo persistono. Dai risultati delle indagini emerge che un’azione tempestiva ed efficace è indispensabile, soprattutto per migliorare l’istruzione dei Rom. Questo è un elemento cruciale per liberare il loro potenziale futuro e fornire ai giovani Rom competenze tali da spezzare il circolo vizioso della discriminazione, dell’esclusione e della povertà.”

Secondo la relazione, negli undici Stati membri dell’UE considerati, che ospitano la stragrande maggioranza dei cittadini Rom e Sinti dell’Unione europea, la situazione scolastica, occupazionale, abitativa e sanitaria dei Rom è in media peggiore di quella dei non-Rom abitanti nelle stesse zone.

I Rom continuano a subire discriminazioni e non hanno una conoscenza sufficiente dei diritti garantiti dalla legislazione dell’Unione europea.

Alcuni dati ricavati dalla ricerca:
- soltanto il 15% dei giovani adulti rom e sinti intervistati ha completato il ciclo di istruzione secondaria superiore generale o professionale, mentre per la popolazione maggioritaria delle stesse zone si registra una percentuale superiore al 70 %;
- in media, meno del 30% dei rom e sinti intervistati ha un’occupazione retribuita;
- il 45 % circa dei sinti e dei rom intervistati vive in abitazioni in cui manca almeno uno dei seguenti elementi: cucina, servizi sanitari, doccia o vasca interni, o elettricità;
- in media, il 40 % circa dei rom e dei sinti intervistati vive in una famiglia in cui una persona è andata a dormire affamata almeno una volta nel corso dell’ultimo mese a causa della mancanza di denaro necessario per l’acquisto di generi alimentari.

“Il partenariato fra le quattro organizzazioni internazionali nel condurre questa ricerca [FRA, UNDP, Banca Mondiale e Commissione Europea], manda un messaggio forte e chiaro: la gravità della situazione dei Rom è tale da richiedere una risposta concertata. Questa pubblicazione dimostra che un tale approccio unito e coordinato è possibile e che porta a risultati,” dichiara Andrej Ivanov, Senior Policy Advisor di UNDP per lo Sviluppo umano e l’Integrazione dei rom.

Le indagini hanno documentato la situazione concreta sul terreno. I risultati offrono ai responsabili politici le prove necessarie per elaborare risposte efficaci, che consentano di affrontare la situazione. I risultati delle indagini hanno contribuito alla Comunicazione n. 226/2012 della Commissione Europea sui Rom, presentata a Bruxelles il 23 maggio 2012.

mercoledì 23 maggio 2012

Rom e Sinti: oggi in Parlamento il primo passo verso il riconoscimento

Oggi pomeriggio la Commissione esteri della Camera dei Deputati ha votato a maggioranza l'emendamento presentato dall'On Matteo Mecacci, deputato Radicale – Pd, per riconoscere lo status di minoranze linguistiche ai Cittadini italiani sinti e rom.

La Federazione Rom e Sinti Insieme, insieme all'associazione Sucar Drom, ringraziano l'On Matteo Mecacci e tutti i Parlamentari della Commissione esteri che hanno votato a favore delle minoranze sinte e rom, in sede di ratifica della Carta Europea delle lingue regionali.

Esprimiamo rammarico per il parere contrario espresso dal Governo italiano, attraverso il Ministero dell'Interno. Speriamo che tale parere sia cambiato quando la norma arriverà in Aula.

Rom e Sinti chiedono da anni al Parlamento italiano il riconoscimento dello status di minoranze storiche linguistiche, in base all'articolo 6 della Costituzione italiana. Il 9 novembre scorso la Federazione Rom e Sinti Insieme ha promosso una manifestazione proprio per sensibilizzare i Parlamentari italiani. Oggi possiamo affermare che un passo importante per il riconoscimento è stato fatto.

Yuri Del Bar, Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme
Barbara Nardi, Presidente dell'associazione Sucar Drom

Parlamento italiano: si al riconoscimento delle lingue rom e sinte

Otto minuti fa l'ANSA ha lanciato la notizia che attendevamo da anni:

Si al riconoscimento delle lingue rom e sinte tra le minoranze linguistiche.

Lo ha stabilito la Commissione Esteri della Camera, in sede di ratifica della Carta Europea delle lingue regionali.

La norma è stata approvata, nonostante il parere contrario del governo elaborato dal Ministero dell’Interno.


Dichiarazione di Matteo Mecacci, deputato radicale – Pd, presidente della Commissione diritti umani dell’Osce:

"Esprimo soddisfazione perché finalmente oggi è stata riconosciuta anche nel nostro Paese la minoranza Rom e Sinti. Questo in linea con le richieste della Comunità internazionale e dopo decenni di ostruzionismo da parte del ministero degli Interni.”

“Ringrazio i parlamentari di tutti gruppi - eccetto la Lega - che hanno votato a favore del mio emendamento ed auspico che il governo venga in parlamento secondo la costituzione anche in vista della discussione in Aula".

Così commenta l'on. Matteo Mecacci l'esito della Commissione Esteri che ha votato l'emendamento Mecacci-Tuadi.

Pescara, sciacallaggio politico ai danni della popolazione romanì

L’Associazione Culturale Thèm Romano ONLUS nella persona del suo Presidente Santino Spinelli esprime tutto il suo disappunto e il suo stupore nell’apprendere che l’Amministrazione Comunale di Pescara e la locale sezione del PDL, fomentano il razzismo istituzionalizzato affiggendo poster delle dimensioni 6 metri per 3 (che quindi difficilmente passano inosservati) che inneggiano all’odio razziale nei confronti della popolazione romanì.

Il fatto lascia perplessi, soprattutto in considerazione dei recentissimi fatti di cronaca e dell’immane lavoro occorso per sedare gli animi e riportare la città di Pescara ad uno stato di calma.

L’Associazione Thèm Romanò ONLUS chiede l’immediata rimozione dei manifesti incitanti all’odio razziale perchè colpevolizzano una intera popolazione, bisogna isolare le mele marce, ma non si può condannare un popolo intero.

Questo è un vero e proprio sciacallaggio politico che ha delle conseguenze politiche: basti pensare ai genitori (non rom) che a Pescara rifiutano i progetti di integrazione che vedono coinvolti i bambini rom all’interno della scuola.

Questi sono i risultati ottenuti con questo tipo di politica!

Quello che indigna di più è il silenzio delle autorità, dei cosiddetti intellettuali e della stampa che va a senso unico.

Nessuno ha parlato del ragazzo rom di 15 anni ucciso a Caserta!

Lo sciacallaggio mediatico a senso unico che si è visto in occasione delle recenti elezioni si verifica ogni qualvolta ci sono delle elezioni la popolazione romanì viene usata come capro espiatorio e subisce delle vessazioni e condanne razziali.

Questa è espressione di inciviltà e antidemocrazia in un Paese dove dovrebbe vigere lo Stato di Diritto. La Società morale ha il dovere morale di reagire!

Crediamo che l’Amministrazione abbia il DOVERE di far rispettare la legalità, ma non ha il DIRITTO di legittimare il razzismo.

lunedì 21 maggio 2012

I giovani rom al presidente Napolitano: "Siamo stranieri nella nostra patria"

Il 15 maggio 2012, una delegazione di giovani rom, nati in Italia ma cittadini stranieri, ha incontrato il presidente della commissione diritti umani del Senato, Pietro Marcenaro, e gli ha consegnato un appello per il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. E’ stato stimato che ci sono in Italia almeno 14 mila ragazzi di origine rom che, nati da genitori apolidi o residenti irregolarmente nel nostro Paese, si sentono parte integrante della società, pur essendo nei fatti degli “estranei”. Ecco, qui di seguito, il testo integrale della lettera:

Caro Presidente. Siamo in tanti, ragazzi e ragazze del popolo rom nati in Italia, di seconda, a volte anche di terza generazione, da genitori apolidi o residenti irregolarmente nel nostro Paese. Ci rivolgiamo a Lei perché ancora una volta abbiamo apprezzato le parole chiare che ha inteso indirizzare al Sindaco di Nichelino, che ha avuto la sensibilità di concedere la cittadinanza onoraria a 450 ragazzi nati da genitori stranieri in quel territorio.

Siamo italiani, ma stranieri. Ci sentiamo “parte integrante della nostra società”, ma viviamo quotidianamente il disagio di essere considerati impropriamente stranieri. Disagio doppio e particolarmente pesante per noi ragazze e ragazzi Rom. Non è assolutamente facile, ci creda, per tanti di noi regolarizzare posizioni giuridiche, ottenere un permesso di soggiorno, fare richiesta di cittadinanza, perché veniamo da famiglie che vivono da sempre situazioni precarie, per la difficoltà di reperire la necessaria documentazione, in particolare per quelli di noi i cui genitori e nonni sono nati e provengono da luoghi che hanno vissuto recenti e drammatiche vicende belliche.

Eppure abbiamo frequentato le scuole. Una situazione difficile, quella che viviamo, di “stranieri in patria”. Che rende precaria la nostra vita e non agevola l’integrazione sociale e l’accesso al lavoro, nonostante molti di noi abbiano frequentato le scuole e, soprattutto, vorrebbero inserirsi regolarmente e legalmente nella comunità civile. In tanti abbiamo vissuto la violenza degli sgomberi dei campi e l’umiliazione della reclusione nei CIE, i Centri di identificazione per l’espatrio. Ed in tanti viviamo in case popolari o case proprie o ancora piccole aree autocostruite. Ma espatrio verso dove, se è l’Italia la nostra patria? Ci creda, sono esperienze dure e drammatiche, che spingono, purtroppo, tanti giovani verso la marginalità, l’illegalità ed il rifiuto delle regole civili. Che ricacciano le nostre comunità verso l’esclusione sociale ed una inaccettabile discriminazione.

Le risposte da un Governo che guarda all’Europa. Dal Governo Monti, signor Presidente, governo che guarda all’Europa ed ai suoi valori fondanti di accoglienza, di solidarietà e di inclusione sociale, ci aspettavamo finalmente un provvedimento che ponesse fine a questa ingiustizia. Abbiamo anche apprezzato le aperture del Ministro Riccardi, espressione della Comunità di Sant’Egidio, i cui volontari frequentano i campi e conoscono bene le nostre difficoltà. Ma ancora una volta dobbiamo prendere atto che nulla è successo.

Speriamo nella sua lungimiranza. Non possiamo che appellarci a Lei, affinché con la determinazione e la lungimiranza che tutti le riconoscono intervenga su Governo e Parlamento per porre fine ad una discriminazione che produce solo tensioni e disagi, che è palese ingiustizia, che tradisce i valori della Carta Costituzionale. Siamo, ci sentiamo, vogliamo essere riconosciuti cittadini italiani.

Confidando in Lei, le porgiamo i più distinti e cordiali saluti.

martedì 15 maggio 2012

Rom e Sinti, Fornero: uscire da gestione emergenziale

E' necessario ''uscire da una gestione emergenziale dei rom''. Lo ha dichiarato oggi il ministro del Lavoro, Elsa Fornero durante l'audizione in Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato in merito al Tavolo intergovernativo sulla condizione di rom, sinti e camminanti in Italia.

Occorre superare, ha aggiunto la Fornero, ''una gestione che nasce come emergenza, continua come emergenza e non viene mai ricondotta nell'ambito di una normale gestione dei problemi''.

Per il ministro del Lavoro l'ottica è ''cercare di uscire dall'emergenza rom. Solo così si può affrontare, in una prospettiva strategica, la questione dei rom e soprattutto l'inclusione''.

L'obiettivo, ha proseguito il ministro, è ''sottrarre il fenomeno dei rom, sinti e caminanti in una trattazione solo emergenziale, considerare l'opportunità di programmare interventi d'integrazione di medio e lungo periodo, far diventare l'inclusione dei rom parte di un processo culturale più complessiva e trattare il tema in una logica di sinergia''.

La Fornero ha, infine, sottolineato che ''c'è una forte interazione con i rappresentati dell'associazionismo rom e sinti, con tutte le principali ong dei diritti umani e con le varie comunità che si sono occupate in modo concreto dell'inclusione sociale dei rom, quindi anche sotto questo profilo'' bisogna lavorare ''in modo sinergico e non disperdere energie e risorse in attività che sono mal coordinate'' che ''troppo spesso si limitano a fare convegni e conferenze mentre dobbiamo passare oltre alla sola discussione e realizzare cose concrete. Questa sinergia è un punto importante''.

Mantova, seminario "Con quali Parole?"

Gli stereotipi sono la modalità più semplice per identificare le minoranze che compongono le nostre società. Ma proprio lo stereotipo è ciò che ci impedisce di vedere nell'altro una controparte di pari dignità. Al contrario un uso dei termini corretti, in cui le minoranze possano identificarsi, apre nuove prospettive capaci di aiutare il dialogo e la comprensione.

La Provincia di Mantova invita al Seminario “Con quali Parole?” che si terrà a Mantova 24 Maggio 2012, dalle ore 15.30 alle ore 17.30, alla Sala Conferenze –Palazzo della Cervetta - Piazza delle Erbe (Mantova).

Il seminario mette a tema l'uso della parola, diffondendo i primi risultati del progetto europeo In Other WORDS, cofinanziato dall'Unione Europea tramite il programma “Diritti Fondamentali e Cittadinanza" 2007-2013.

Durante la giornata verrà presentato il bando contributi "Con quali Parole?", rivolto alle Scuole Secondarie di secondo grado e ai Centri di Formazione Professionale della provincia di Mantova. Tale bando, prevede un finanziamento a favore delle scuole e dei CFP che presentino progetti legati alle tematiche del Progetto Europeo (che verrà appunto illustrato nei dettagli in quella occasione): saranno finanziati dunque i progetti ritenuti particolarmente meritevoli e validi.

Si prega di confermare la propria presenza via mail a sei3@provincia.mantova.it. Per ogni informazione si prega di contattare Matteo Bassoli, coordinatore del progetto: sei3@provincia.mantova.it, tel. +39-0376-204369

Pescara, Amnesty International chiede alle autorità italiane di proteggere i rom dalla violenza

Amnesty International si è dichiarata preoccupata per le notizie relative ai tentativi di compiere attacchi razzisti nella città di Pescara e nei suoi dintorni negli ultimi giorni. Secondo il questore di Pescara, famiglie rom stanno lasciando la zona o si stanno riparando dentro le abitazioni nel timore di possibili attacchi.

Per questa ragione, Amnesty International ha sollecitato le autorità italiane a prendere tutte le misure necessarie per proteggere le comunità rom da intimidazioni e attacchi, a condannare pubblicamente la violenza razzista e l'incitamento alla violenza razzista e all'odio razziale, ad avviare immediate e approfondite indagini su atti di intimidazione e di violenza di stampo razzista e a garantire che gli autori di tali azioni saranno sottoposti a procedimenti sulla base di leggi contemplanti pene commisurate alla gravità dei crimini commessi.

Dopo l'uccisione di Domenico Rigante, un tifoso della locale squadra di calcio di 24 anni, avvenuta il 1° maggio, della quale è sospettato un cittadino italiano di etnia rom, gruppi di tifosi e di amici della vittima hanno manifestato contro la presenza delle comunità rom a Pescara. Non sono stati commessi atti di violenza, ma nel corso delle proteste si sono levati in modo massiccio cori discriminatori e sono state minacciate azioni violente contro i rom.

Secondo quanto appreso da Amnesty International, nei giorni successivi persone non identificate si sono presentate nei luoghi generalmente frequentati dalla comunità rom, con l'intento apparente di minacciarli o di aggredirli. Un rom intervistato da Amnesty International ha riferito che donne rom sono state insultate, allontanate dai negozi e dagli ingressi delle scuole dove erano andate a prendere i loro figli. Nella notte tra il 7 e l'8 maggio, sono stati esplosi colpi in aria nel quartiere Rancitelli, dove vivono molti rom, all'apparente scopo di spaventare i residenti. Continua a leggere...

venerdì 4 maggio 2012

Pescara, una vergogna nazionale!

La situazione è a Pescara è fuori controllo, dopo l'omicidio di Domenico Rigante. Gravi e deliranti le reazioni di un gruppo di ultras del Pescara Calcio ma altrettanto pericolose le parole del Sindaco Mascia che getta benzina sul fuoco criminalizzando tutti i circa duemila Cittadini italiani, appartenenti alla minoranza storico linguistica dei rom abruzzesi. Il Ministero dell'Interno e la Prefettura devono intervenire vietando la manifestazione di domenica prossima. L'Ordine dei Giornalisti intervenga per bloccare i media che rilanciano dichiarazioni razziste senza stigmatizzarle.

Tutto è iniziato la sera del 1 maggio con l'aggressione a Domenico Rigante (ultras del Pescara Calcio) che muore per un colpo di pistola sparato contro di lui, era accovacciato sotto il tavolo, mentre il fratello Antonio fuggiva. Prima di morire Domenico Rigante fa il nome di Massimo Ciarelli. La stampa afferma che Massimo Ciarelli cercasse Antonio Rigante, gemello di Domenico Rigante, per un aggressione subita il giorno prima ma che già in passato c'erano state delle liti. Uno scambio di persona.

Fin qui un bruttissimo episodio di cronaca nera, immediatamente condannato dall'intera comunità rom. Ma dopo pochi minuti l'aggressione a Domenico Rigante, prima ancora della sua morte in ospedale, due molotov artigianali sono state lanciate da ignoti contro l'abitazione di Massimo Ciarelli, presunto colpevole dell'aggressione insieme ad altre persone. Da quel momento abbiamo un continuo di attacchi razzisti veri e propri: sassi contro le case delle famiglie rom, scritte sui muri anche delle scuole inneggianti la morte dei rom...

Le Istituzioni si mobilitano e ieri il Prefetto convoca un Comitato per la sicurezza che incontra i capi degli ultras mentre di fronte al Municipio vengono affissi tre striscioni enormi con la scritta “AVETE CINQUE GIORNI PER CACCIARLI DALLA CITTA'”.

In contemporanea viene rilasciato un comunicato stampa delirante in cui si legge: “Non possiamo permetterci di far finta di niente, non possiamo permetterci di perdere il nostro territorio: per troppi anni hanno fatto il porco del comodo loro, ora li dobbiamo cacciare via tutti, ora devono sparire. Abbiamo deciso di invitare tutta la cittadinanza in piazza, dove devono essere presenti tutte le istituzioni, perché altrimenti ci vediamo costretti ad agire come sappiamo fare e come meglio ci riesce. Abbiamo un fratello da vendicare, o li fate sparire voi o ci pensiamo noi”.

Il Sindaco Mascia ci mette del suo e all'uscita dal Comitato Sicurezza rilascia la seguente dichiarazione scioccante: “La verità è che oggi, per colpa di scelte politiche scellerate compiute in passato dalla politica e che non condivido, Pescara è una città che conta tra i propri residenti molte famiglie di nomadi abituate a delinquere, che però fanno parte non del tessuto economico, visto che non producono economia, ma del tessuto sociale, perché qualcuno ha dato loro una casa popolare, dalla quale abbiamo difficoltà anche a mandarli via quando delinquono”.

Gli ultras dichiarano di preparare una manifestazione per domenica mattina a cui sembra parteciperà sia il Sindaco che il Presidente della Provincia. Una manifestazione che ha tutta l'aria di trasformarsi nell'ennesimo pogrom contro le famiglie rom, come è successo pochi mesi fa a Torino nel quartiere delle Vallette.

Nessuno in Città ha alzato la voce per dire no! I rappresentanti delle associazioni rom sono di fatto oscurati dai media mentre per due giorni siamo stati martellati da dichiarazioni razziste degli ultras, senza nessuna stigmatizzazione, ne nessun contraddittorio. Non c'è quotidiano o testata che non enfatizzi l'appartenenza etnica del presunto omicida. Una vergogna nazionale!

Sucar Drom ha chiesto ieri al Governo italiano di intervenire immediatamente a Pescara perchè ritenevamo insufficiente l'azione di prevenzione contro atti razzisti della Prefettura. E' stata inviata anche una segnalazione all'Ordine dei giornalisti e sono stati fatti interventi su internet per stigmatizzare le dichiarazioni più violente.

Invitiamo tutte le associazioni rom e sinte a dare il proprio appoggio alle associazioni rom abruzzesi che in queste ore difficili stanno lavorando per evitare il peggio e chiediamo a tutti gli attivisti antirazzisti di intervenire sui social network e sui siti internet dei quotidiani per stigmatizzare la criminalizzazione di un'intera comunità per il gesto grave e delittuoso di un singolo.

mercoledì 2 maggio 2012

Alla scoperta dei rom d’Europa

“Siamo in Europa? Vorremmo sapere dove ci troviamo. Se siamo in Europa, perché viviamo nel fango, perché non ci sono strade normali?”

Il miglioramento delle condizioni di vita dei rom, la loro inclusione sociale e la lotta alla discriminazione incalzano nell’agenda dei Paesi europei.

Ma non mancano gli esempi positivi: Kavarna, in Bulgaria, è uno di questi. Tutto cominciò dieci anni fa, quando Sebastian portò avanti una battaglia per la sua gente presso le autorità; la discriminazione contro i rom si spingeva a non permettere l’entrata in bar e negozi. Qui le cose sono cambiate, ma non nel resto del Paese, secondo lui.

Sebastian Romanov, abitante di Kavarna: “In Bulgaria trattano meglio gli animali che i rom, e vi spiego perché: non si ricevono fondi europei per i bambini rom. Per realizzare l’integrazione, servono finanziamenti. La gente è disoccupata, non c‘è lavoro, però vogliono l’intregrazione. Ditemi come!”

Kavarna, in confronto, è un piccolo paradiso. Il sindaco si è impegnato molto nei confronti di questa comunità, trasformando quel che era poco più di un accampamento in un villaggio ordinato e funzionale. Sono stati installati servizi per l’integrazione, mentre i terreni, di proprietà del comune, sono stati venduti sottocosto alle famiglie, che ora costruiscono grazie agli aiuti finanziari locali. Un esempio da imitare nel resto della Bulgaria, Paese che accoglie la seconda maggiore comunità di rom in Europa.

Seamus Kearney, euronews: “Qui dove ci troviamo c’erano solo mucchi di immondizia. Poi, la trasformazione completa. Oggi, sono state costruite cinquanta abitazioni, e molte altre sono in cantiere. I rappresentanti della comunità dicono che tutto questo sarebbe stato impossibile senza le sovvenzioni delle autorità locali”.


La svolta ha un nome: Tsonko Tsonev, primo cittadino di Kavarna. Nelle sue vene non scorre sangue rom, eppure sembra aver fatto dell’integrazione la sua missione. Dando vita a un festival di hard rock, ha anche contribuito a rendere famosa la cittadina e si è guadagnato l’appellativo di “metal man”. Tante le star che sono passate di qui e hanno lasciato una traccia indelebile.

Tsonko Tsonev, sindaco di Kavarna: “Quando sono diventato sindaco, ho iniziato a lavorare per tutti i gruppi etnici: rom, bulgari, armeni, tatari, gagauzi.. Non facevo differenze nel mio lavoro, non mi occupavo in maniera specifica dei rom. Semplicemente, ho suggerito di dividere il budget in maniera coerente per ogni proporzione della popolazione. Ai rom, che rappresentano un terzo degli abitanti, va un terzo del bilancio, anzi un po’ di più, perché le loro condizioni di vita erano le peggiori”.

Ma se la bandiera rom qui sventola con orgoglio, altrove è tutta un’altra storia. E non bisogna andare tanto lontano: a poche ore di macchina le condizioni di vita in un’altra comunità sono difficilissime; già l’impatto visivo racconta tutto. Di fronte alla nostra discrezione, esplode la loro rabbia: vogliono farci vedere, mostrare a noi e al mondo come sono costretti a vivere. d

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