martedì 30 agosto 2011

Scellerato il taglio delle Province

In questo scorcio di fine estate molti problemi strutturali del nostro Paese sono venuti al pettine e le forze politiche si stanno impegnando per trovare soluzioni atte a tagliare e rimodulare la spesa pubblica che anche negli ultimi tre anni è stata fuori controllo. Non ho certo ricette salva-Paese ma dal piccolo osservatorio dove sono mi si consentano due riflessioni.
La prima riflessione è abbastanza scontata e riguarda le politiche per i sinti e i rom. Queste politiche si dividono, semplificando, in due voci: interventi a favore dei sinti e rom e interventi contro i sinti e rom.
Per interventi a favore intendo tutte quelle spese che vedono i rom e sinti protagonisti nell'ideazione e nella realizzazione degli stessi interventi. Ovvero, i sinti e rom protagonisti nelle decisioni su come spendere e dove spendere i soldi. Questi interventi (si intendono finanziamenti da parte di UE, Ministeri, Regioni, Province e Comuni) secondo una stima dell'Istituto di Cultura Sinta non superano, per tutta l'Italia, la cifra di un milione di euro all'anno. Se rapportiamo questa cifra alla stima sulla popolazione sinta e rom in Italia (circa 100mila persone per l'Istituto, compresi i rom immigrati), arriviamo ad una spesa di circa euro 10,00 a persona ogni anno. Non sono riuscito a reperire il dato sul costo per lo Stato all'anno di un Cittadino italiano appartenente, per esempio, alla minoranza tedesca ma penso che sia molto più alto. Sarebbe utile che qualche Università desse incarico ai propri ricercatori di fare studi approfonditi non solo sui costi totali ma anche sui benefici avuti in rapporto ai soldi spesi.
Per interventi contro intendo tutte quelle spese che non vedono i sinti e i rom protagonisti e hanno l'obiettivo di sgomberare e cacciare le persone, smembrare le famiglie, rinchiuderle nei cosiddetti “campi nomadi”, sottrarre i minori, ecc... Ognuno può liberamente fare il proprio elenco delle violazione, discriminazioni ma anche di semplici abusi che vengono commessi dove abita. Questi interventi, finanziati massicciamente dal Ministero dell'Interno ma anche da Regioni ed Enti Locali, secondo una stima dell'Istituto superano la cifra di 30 milioni di euro (secondo alcuni superano i 40 milioni di euro l'anno). Il rapporto è che per le politiche contro questi nostri concittadini si spende circa euro 300,00 per ogni sinto o rom presente in Italia. Su questo punto è indicativa la risposta data dal Ministro Maroni in un'intervista al Corriere della Sera. Il giornalista chiede: «Ma prendere di mira solo i rom non è discriminatorio?». E Il Ministro Maroni risponde: «E infatti le espulsioni dovrebbero essere possibili per tutti i cittadini comunitari, non solo per i rom. Il problema semmai è un altro: a differenza di quello che avviene in Francia, da noi molti rom e sinti hanno anche la cittadinanza italiana. Loro hanno diritto a restare, non si può fare nulla». In sintesi il Ministro è rammaricato di non poter espellere tutti i sinti e rom ed è pure molto disinformato perchè i sinti e rom Cittadini francesi sono il quadruplo di quelli italiani. Le parole del Ministro sono incommentabili ma danno il senso, unite alle stime sulle cifre, di come la situazione dei sinti e rom sia drammatica oggi in questo Paese ma anche in prospettiva futura.
Il risultato delle politiche a favore non sono visibili al grande pubblico ma hanno un impatto notevole sulla vita delle persone. Ad esempio, molte famiglie rom che negli scorsi anni hanno avuto ascesso agli alloggi popolari (in maggioranza Cittadini italiani e profughi dalla ex Yugoslavia) oggi vivono già in case di proprietà. Hanno lasciato l'alloggio popolare, che è stato riassegnato, e si sono trasferiti in case di proprietà. Chi ancora vive in casa popolare ha l'obiettivo di comprare casa. E ancora, a Mantova nell'arco di sette anni ventun famiglie sinte sono uscite dalla logica assistenziale e ghettizzante del cosiddetto “campo nomadi” e vivono in alloggi di proprietà.
I risultati delle politiche contro, per esempio gli sgomberi senza alternative sono invece ben visibili al grande pubblico e vedono intere famiglie sinte e rom in un gioco dell'oca senza fine (per alcuni dura da anni) che provoca solo disperazione, risentimento, odio, paura... Il Ministro Maroni, nell'intervista citata, afferma che vuole essere ancora più duro negli sgomberi del Presidente Nicolas Sarkozy, il risultato ottenuto in Francia è stato molto deludente perchè dopo il rimpatrio forzato le persone sono ritornate in Francia e oggi ad un anno di distanza dal cosidetto "giro di vite" la situazione è praticamente immutata. I rimpatri volontari sono uno strumento utile per gli immigrati comunitari ma deve essere usato con criterio e con progetti seri, dare un po' di soldi ad una persona non è un progetto serio, in Francia se ne stanno rendendo conto...
La seconda riflessione, più breve, è sull'abolizione delle Province. Vi chiederete, cosa c'entrano le Province con i sinti e rom? Ve lo spiego. In un Sistema Paese dove il diritto è un optional, dove la legge è fatta per essere aggirata e dove contano di più le relazioni sociali (leggi: conoscenze) piuttosto che il valore, la competenza e perchè no anche la serietà e l'onestà, le Province sono stato le incubatrici dei progetti più seri ed innovativi. I Comuni difficilmente si spendono in un progetto innovativo a favore di sinti e rom perchè subiscono la spinta di gruppi di opinione, partiti e partitini, Cittadini più o meno influenti. Al contrario la Provincia è un Ente non troppo lontano (diversamente dalla Regione) da raggiungere per i sinti e rom (associazioni comprese) e nello stesso tempo abbastanza lontano dalle pressioni “civiche” per esserne influenzato. Tant'è che Mantova ha una tradizione ventennale sulla partecipazione di sinti e rom grazie proprio alla Provincia e per la precisione grazie all'impulso inziale dato dalla Giunta provinciale guidata da Davide Boni (Lega Nord, paradossalmente il partito che sta collezionando tutte le condanne per discriminazione), oggi Presidente del Consiglio regionale della Lombardia. Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per tanti altri ambiti, si pensi solo ai Centri interculturali che esistono in Lombardia solo grazie alle Province.
Quindi sono convinto che sia scellerata la soppressione delle Province perchè porterà ad un risparmio esiguo della spesa pubblica ma eliminerà un ente che sta nel mezzo tra i Comuni e le Regioni e che offre allo Stato una capacità di leggere il territorio con occhi meno miopi delle Regioni e meno presbiti dei Comuni. Una vista perfetta? No, quello no, ma certo più lungimirante e meno condizionata. di Carlo Berini

Amnesty International: nuova legislazione viola il diritto alla libertà dei migranti

Amnesty International ha sollecitato il parlamento italiano ad annullare la Legge 129/2011, che il 2 agosto ha reso permanenti una serie di norme transitorie contenute nel Decreto legge 89/2011 adottato dal governo il 23 giugno. La legge viola in modo evidente i diritti dei migranti irregolari, estendendo tra l'altro il limite massimo di detenzione da sei a 18 mesi. La nuova legislazione autorizza inoltre l'espulsione dall'Italia di cittadini dell'Unione europea che non possiedono determinati requisiti e solleva il timore che questa norma possa essere applicata in modo discriminatorio e aprire la strada a espulsioni selettive di persone appartenenti a specifiche minoranze etniche, quali soprattutto i rom.
La legge, tra le altre cose, autorizza il prolungamento fino a 18 mesi del limite massimo di privazione della libertà per i migranti irregolari nei centri di detenzione. In precedenza, tale limite era di sei mesi. Amnesty International ha sottolineato che, sebbene sia consentita dalla legislazione dell'Unione europea, la detenzione fino a 18 mesi unicamente per ragioni legate all'immigrazione, senza che la persona detenuta abbia commesso alcun crimine, è incompatibile con il diritto alla libertà sancito dalla Convenzione europea sui diritti umani e da altri strumenti del diritto internazionale, di cui l'Italia è stato parte.
La legislazione adottata il 2 agosto ha introdotto nella normativa italiana la cosiddetta Direttiva europea sui rimpatri ("Direttiva 2008/115/EC del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 su standard e procedure comuni negli stati membri per il rimpatrio di cittadini di paesi terzi che risiedono illegalmente") che Amnesty International aveva criticato per aver autorizzato un periodo di detenzione eccessivamente lungo e per non aver garantito il rimpatrio dei "migranti irregolari" in condizioni di sicurezza e dignità.
Amnesty International, in particolare, ha evidenziato che, sulla base delle norme e degli standard internazionali sui diritti umani, la detenzione dei "migranti irregolari" al fine di espellerli dal territorio italiano può essere consentita solo a condizione che le autorità siano in grado di dimostrare che esiste una prospettiva ragionevole per il rimpatrio delle persone in questione e che le procedure per il rimpatrio vengano eseguite con la diligenza dovuta. Il diritto internazionale richiede, infatti, che vi sia una prospettiva ragionevole di rimpatrio o espulsione affinché la detenzione sia legale: "La detenzione in attesa del rimpatrio sarà giustificata solo per il periodo in cui le procedure relative siano in corso. Se queste procedure non sono eseguite con la diligenza dovuta, la detenzione cesserà di essere consentita" (Linea guida n.7 sull'obbligo di rilascio quando le procedure per il rimpatrio sono sospese, "Venti linee guida del Consiglio d'Europa sui rimpatri forzati").
Amnesty International si oppone alla detenzione di una persona unicamente per ragioni legate all'immigrazione a meno che, ad esempio, le autorità non possano dimostrare l'esistenza di un rischio oggettivo che la persona in questione potrebbe far perdere le sue tracce e che altre misure diverse dalla detenzione potrebbero rivelarsi insufficienti. Le autorità, comunque, in ogni singolo caso devono dimostrare la legalità della detenzione rispetto alle rigorose disposizioni in materia di legalità, proporzionalità e necessità previste, tra l'altro, dall'art. 5 della Convenzione europea sui diritti umani.
La nuova legge non contiene alcune delle salvaguardie fondamentali contro le detenzioni illegali contenute nella Direttiva sui rimpatri, tra cui, ad esempio, quella che prevede che non si debba fare ricorso alla detenzione "se nel caso specifico possono essere applicate in modo efficace misure sufficienti ma meno coercitive della detenzione"; pregiudica soprattutto la promozione dei rimpatri volontari, favorendo invece la detenzione e le espulsioni.
La Legge 129/2011, inoltre, autorizza l'espulsione forzata dall'Italia di cittadini dell'Unione europea che non posseggano i requisiti previsti dalla Direttiva europea sul libero movimento (Direttiva 2004/58/EC del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sui diritti dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di muoversi e risiedere liberamente nel territorio di stati membri), e non abbiano rispettato un primo ordine di lasciare il paese. Amnesty International ritiene che tale disposizione possa essere applicata in modo discriminatorio e apra la strada all'espulsione di persone appartenenti a gruppi vulnerabili, come i rom.
Nel recente passato il ministro degli Interni Roberto Maroni aveva ripetutamente espresso l'intenzione di introdurre una legislazione che consentisse l'espulsione forzata di cittadini dell'Unione europea non in possesso dei requisiti indicati nella Direttiva collegando tale richiesta di poteri alla presenza dei rom sul territorio italiano.
In un'intervista rilasciata nell'agosto 2010 al "Corriere della Sera", il ministro Maroni aveva sottolineato che "molti rom sono cittadini dell'Unione europea ma non rispettano i requisiti" imposti dalla legislazione dell'Unione europea, aggiungendo che "il problema è che [...] nel nostro paese molti rom e sinti hanno anche cittadinanza italiana, quindi hanno il diritto di rimanere, non c'è niente da fare".Amnesty International chiede al parlamento italiano di annullare le disposizioni della Legge 129/2011 relative al limite massimo di 18 mesi per la detenzione dei migranti irregolari e di garantire che ogni ritorno di questi ultimi nei paesi di origine avvenga in condizioni di dignità e sicurezza. Il parlamento italiano deve garantire che ogni limitazione al diritto di libero movimento si attenga strettamente alle norme e agli standard internazionali sui diritti umani, che comprendono in particolare il divieto di discriminazione sulla base di razza, nazionalità e origine etnica de jure o de facto.

lunedì 29 agosto 2011

Mantova, Sucar Drom: eletta Barbara Nardi alla carica di Presidente

L'Assemblea Elettiva dei Soci dell'Associazione Sucar Drom ha eletto il nuovo Consiglio Direttivo e ha eletto la Socia Barbara Nardi (in foto) alla carica di Presidente.
Ogni tre anni lo Statuto dell'Associazione Sucar Drom impone all'Assemblea dei Soci l'elezione del nuovo Consiglio Direttivo. L'Assemblea si è tenuta il 25 agosto 2011 a Mantova e ha visto la partecipazione delle maggioranza dei Soci.
Prima delle elezioni l'Assemblea ha ascoltato il Presidente uscente Davide Gabrieli che ha illustrato la Relazione morale 2011 e ha fatto il punto della situazione sui suoi tre anni di presidenza. Tutti i Soci hanno preso la parola, durante la discussione, e hanno dichiarato il loro apprezzamento per il lavoro svolto dal Consiglio Direttivo uscente, formato da: Davide Gabrieli (Presidente), Bernardino Torsi (Vice Presidente), Barbara Nardi (Vice Presidente aggiunto), Luca Dotti (Tesoriere), Carlo Berini (Segretario), Yuri Del Bar (Consigliere), Dubinina Vittoria (Consigliere cooptato), Matteo Bassoli (Consigliere cooptato).
La discussione si è poi concentrata su come coinvolgere più giovani sinti e rom alla vita associativa, anche in collaborazione con altre associazioni sinte e rom, presenti a livello nazionale. Si è deciso di elaborare per questo dei programmi specifici nei prossimi tre anni coinvolgendo sia le ragazze e i ragazzi sinti e rom mantovani ma anche di altre Città, a partire da Lucca.
L'Assemblea ha anche discusso la riorganizzazione tecnica dell'Associazione e ha dato incarico ai Soci Davide Gabrieli, Carlo Berini, Barbara Nardi e Matteo Bassoli di fare una sintesi di quanto emerso nella discussione e presentare un piano al nuovo Consiglio direttivo.
L'Assemblea ha quindi votato all'unanimità la Relazione Morale del Presidente Davide Gabrieli. Di seguito il Tesoriere Luca Dotti ha presentato i Bilanci che sono stati votati all'unanimità dell'Assemblea.
La discussione per l'elezione al nuovo Consiglio Direttivo, che guiderà l'associazione nel triennio 2011-2013, è stata lunga e articolata e alla fine sono stati eletti all'unanimità i Soci: Davide Gabrieli, Barbara Nardi, Yuri Del Bar, Luca Dotti, Manuel Gabrieli, Matteo Bassoli, Giulio Gabrieli, Francesco Costa, Bernardino Torsi, Vittoria Dubinina, Denis Gabrieli e Carlo Berini.
Come previsto dallo Statuto è stata quindi aperta la discussione per l'elezione del Presidente. Dopo una breve discussione il Socio Yuri Del Bar ha ricordato all'Assemblea una regola non scritta che vige dalla fine degli Anni Ottanta (Presidenza Bernardino Torsi) e che chiede all'Assemblea di alternare ogni tre anni la carica di Presidente da un sinto o da un rom ad un appartenente alla cultura maggioritaria. Questo perchè la Sucar Drom è stata la prima associazione in Italia che ha visto al proprio interno un rapporto decisionale paritario tra appartenenti alle minoranze sinte e rom e appartenenti alla cultura maggioritaria, in senso numerico. Essendo il Presidente uscente, Davide Gabrieli, appartenente alla minoranza sinta, il Socio Carlo Berini ha proposto la Socia Barbara Nardi come nuovo Presidente della Sucar Drom.
L'assemblea ha colto con entusiasmo la proposta e ha votato all'unanimità la Socia Barbara Nardi alla guida della Sucar Drom per il prossimo triennio. La nuova Presidente è Socia dell'associazione da diversi anni e ha lavorato su molti progetti, in particolare nell'ambito scolastico e per l'Istituto di Cultura Sinta (creato e gestito direttamente dalla Sucar Drom). La nuova Presidente ha ringraziato tutti i Soci per la fiducia accordatele e ha convocato per mercoledì 31 agosto 2011 il nuovo Consiglio direttivo, dove saranno votate le altre cariche: vice presidenza, tesoreria e segreteria.

Venezia, corso di formazione per avvocati

Il Consiglio d'Europa e il Centro diritti umani dell'Università di Padova organizzano un Corso di formazione per gli avvocati italiani impegnati nella difesa dei diritti umani dei Rom e dei Sinti. Il corso si terrà il 13 e 14 ottobre 2011, presso il Palazzo delle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco a Venezia.
Il gruppo di supporto al Rappresentante Speciale del Segretario Generale per le questioni relative a sinti e rom, in collaborazione con il Centro Interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli dell'Università di Padova, organizza a Venezia (presso la nuova sede del Consiglio d'Europa), una sessionedi formazione professionale destinata agli avvocati interessati a difendere i diritti dei Rom e dei Sinti di fronte alle giurisdizioni nazionali.
Questa sessione di formazione mira a rafforzare le conoscenze e le competenze giuridiche degli avvocati in materia di diritti dei Rom e dei Sinti, esponendo loro le norme di diritto pertinenti e fornendo esempi concreti sull'utilizzazione di dette norme di fronte alle corti nazionali.
La formazione comprende
- Una panoramica delle norme giuridiche pertinenti elaborate in seno al Consiglio d'Europa (Convenzione Europea dei Diritti Umani, Carta Sociale Europea Riveduta, Risoluzioni, Raccomandazioni, Pareri e Rapporti degli organi dell'Organizzazione) e cenni di Diritto dell'Unione Europea pertinente.
- L'identificazione delle problematiche davanti alle quali sono posti Rom e Sinti.
- Casi ed esercitazioni pratiche
La sessione di formazione sarà condotta da esperti esterni all'Organizzazione, da docenti del Centro diritti umani dell'Università di Padova e da funzionari del Consiglio d'Europa.
Il corso è stato accreditato dall'ordine degli avvocati di Venezia.
I beneficiari (massimo 20 persone) dovranno essere degli avvocati regolarmente iscritti all'Ordine degli Avvocati, ed essere implicati/interessati nella/alla difesa dei diritti dei Rom e dei Sinti.
La lingua di lavoro sarà l'italiano.
Il Consiglio d'Europa coprirà in maniera forfettaria le spese sostenute per la partecipazione al corso di formazione. Sono disponibili, a carico del progetto, 15 camere singole presso la Casa Cardinal Piazza, Fondamenta Contarini, Cannaregio 3539/A, Venezia, istituto religioso gestito da suore con chiusura serale alle ore 23.00. Inoltre ai partecipanti saranno rimborsate le spese di viaggio secondola prassi del Consiglio d'Europa.
La domanda di iscrizione, una lettera di motivazione e un CV redatto in Italiano dovranno pervenire via email alla dott.ssa Cinzia Clemente (Centro Interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli, Università di Padova, mail: cinzia.clemente@centrodirittiumani.unipd.it) al più tardi entro il 15 settembre 2011. I partecipanti selezionati dovranno versare una cauzione di 120 euro per confermare l'iscrizione, cauzione che verrà rimborsata a Venezia a fine corso.
Per info: Cinzia Clemente, telefono +39 049 8271817, e-mail: cinzia.clemente@centrodirittiumani.unipd.it - cinzia.clemente@unipd.it

giovedì 25 agosto 2011

Mantova, Sucar Drom: Relazione Morale (sintesi)

Questa sera, 25 agosto 2011, si terrà a Mantova l'Assemblea Elettiva dell'Associazione Sucar Drom. Di seguito la sintesi della Relazione Morale del Presidente Davide Gabrieli che sarà letta, discussa e votata dai Soci.

Nella situazione di gravissima crisi economica che ha colpito l'Occidente, questi tre anni hanno visto l'associazione impegnata a contrastare l'ondata xenofoba e razzista che ha investito l'Europa, l'Italia, la Lombardia e in parte anche la Provincia di Mantova. In questa situazione difficile si è attuato un “risveglio politico e sociale” in tanti sinti e rom che hanno iniziato ad impegnarsi a livello locale e nazionale.

A Mantova i sinti e i rom, protetti dal lavoro svolto dall'Associazione in tutti questi anni, sono ancora poco consapevoli della situazione e poco impegnati, a parte le persone già attive.
Abbiamo qualche giovane sinto che si è impegnato in occasioni particolari ma questo impegno è ancora discontinuo e questo tema, secondo noi prioritario, bisognerà affrontarlo anche con uno sguardo nazionale ed europeo.

L'associazione in questa difficile situazione ha lavorato per mantenere i progetti esistenti, regolati da convenzioni con gli Enti Locali, e ha rilanciato la propria azione con nuove progettualità. L'obiettivo che ci siamo posti è stato quello di offrire nuovi strumenti per risolvere i problemi presenti, utilizzando sempre la metodologia della mediazione culturale.

L'obiettivo principale che ci siamo posti in questi tre anni è quello del lavoro che abbiamo sviluppato attraverso il progetto “mengro labatarpe” (il nostro lavoro) e la costituzione della Cooperativa Labatarpe. Gli altri obiettivi sono stati:
1) cultura, informazione e corsi di formazione per far conoscere le culture sinte e rom e di conseguenza contrastare tutte le forme di xenofobia, discriminazione e razzismo, sviluppati con progetti locali, nazionali ed europei;
2) politica per implementare la partecipazione dei sinti e dei rom alla vita sociale e politica del Paese, sviluppato attraverso progetti locali e nazionali;
3) habitat per il supporto alle famiglie sinte e rom nella predisposizione di progetti di uscita dalle logiche assistenziali e segreganti dei cosiddetti “campi nomadi”, sviluppato con progetti personalizzati su base famigliare;
4) antidiscriminazione per contrastare le forme dirette ed indirette di discriminazione, sviluppato attraverso la creazione dell'Associazione Articolo 3, Osservatorio sulle discriminazioni e supportando cause legali;
5) sociale per uscire dalle logiche assistenziali e rendere i sinti e i rom protagonisti, sviluppato con progetti locali.

Il bilancio di questi tre anni è positivo anche se alcune battute d'arresto sono state brucianti come la mancata rielezione di Yuri Del Bar in Consiglio comunale a Mantova.

In relazione ai tagli continui e pesanti da parte degli Enti Locali sarà indispensabile una riorganizzazione interna anche attraverso l'istituzione di una segreteria tecnica.

In questi tre anni ci siamo strutturati per iniziare ad accedere ai finanziamenti europei che sempre di più saranno indispensabili per poter affrontare le sfide che abbiamo di fronte a noi.

Il Presidente Davide Gabrieli

lunedì 22 agosto 2011

Romania, una campagna per dire: anche io sono rom!

Le cifre ufficiali indicano che ci sono poco più di 500mila persone appartenenti alla minoranza rom in Romania, ma sono in molti a pensare che i rom siano il doppio e che quindi ritengono insufficienti le risorse destinate dal Governo rumeno.
"Molte persone di origine rom non dichiarano la loro etnia a causa del pregiudizio diffuso che devono affrontare", afferma Marian Mandache dell'Associazione Romani Criss. "Hanno paura di emarginazione e di discriminazione, mentre altri - specialmente le persone anziane - ha ancora paura della deportazione, come è accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale."
Per questo la Romani Criss ha lanciato lanciato una campagna volta a incoraggiare i rom a dichiarare la propria appartenenza etnica durante il censimento che si svolgerà questo autunno.
La campagna prevede la distribuzione di volantini, dibattiti e incontri pubblici nelle aree in cui i rom sono la comunità maggioritaria, ma anche video che saranno trasmessi dalle televisioni principali del paese. Jean de La Craiova (in foto), il cantante rom più popolare, ha prestato il suo sostegno alla campagna facendo da testimonial.
"Siamo certi che in seguito alla campagna sempre più rom dichiareranno la loro appartenenza etnica durante il censimento", ha detto Oana Mihalache, coordinatore del programma di Romani Criss. "Conoscere il numero reale dei rom aiuterà il governo a sviluppare politiche più chiare e, inoltre, la quantità di fondi UE dovrebbe aumentare in modo significativo."
La Comunità rom in Romania lotta contro la discriminazione, i bassi tassi di alfabetizzazione e la disoccupazione di massa. Negli ultimi anni, migliaia di persone sono immigrate nei Paesi occidentali, principalmente in Francia, dove vivono in condizioni precarie, accattonaggio o svolgono lavori non qualificati. Sono tornati in pochi in Romania a seguito della una campagna di espulsione iniziata alla fine del 2010 dal Governo francese. La Romania inizierà il censimento nazionale nel mese di ottobre, il primo da quando il paese è membro dell'Unione Europea. L'ultimo censimento del 2001 ha mostrato che circa 21,6 milioni di persone vivono in Romania. da Balkan Insight

Slovacchia, vogliono violare il corpo delle donne

In questa Europa attanagliata dalla crisi economica da alcuni anni e con una classe politica simile, in maniera imbarazzante, a quella della Repubblica di Weimar che portò all'ascesa in Germania del nazionalsocialismo, continuano gli attacchi contro le minoranze rom e sinte. Dopo le impronte digitali e le discriminazioni italiane, dopo i pogrom in Ungheria, dopo la cacciata francese, ecco arrivare dalla Slovacchia un progetto di legge per la sterilizzazione le donne rom.
In pochi giorni la notizia della proposta di legge slovacca ha fatto il giro del Mondo ed è stata ripresa dalle più importanti testate. La coraggiosa TV pubblica tedesca, ricordando il nazifascismo, ha fatto un servizio affermando che i sinti e i rom sono la minoranza peggio trattata in tutta la Ue. In Italia sono molti i quotidiani che hanno dato notizia di questo scioccante progetto del Ministero del Lavoro slovacco, a partire dal Piccolo di Trieste.
La proposta è stata redatta dal partito ultra conservatore "Libertà e solidarietà" che è al Governo in una coalizione di centro destra. La proposta di legge non sarebbe rivolta esplicitamente “a favore” dei rom, ma “a favore” di tutti i poveri. Denuncia però la sociologa Elena Kriglerova su Repubblica: “Se si guarda ai criteri del programma possiamo concludere che queste proposte sono indirizzate specie verso i rom”. La proposta shock fa scoppiare la polemica e bollare il Governo slovacco di razzismo, mettendo in evidente imbarazzo Iveta Radicova, primo ministro e leader dei cristiano-democratici.
Nella ricca Slovacchia, 5,5 milioni di abitanti, i rom sono tra le 200 e le 400mila persone e molti di loro vivono in situazione di estrema povertà. La proposta offre incentivi in denaro per tutte le donne povere che si sottoporranno a sterilizzazione. Nessun programma di educazione sessuale o distribuzione di condon o ancora di pillole anticoncezionali ma la sterilizzazione che “ti offre” la possibilità di accedere agli aiuti di Stato. Non ti sterilizzi? Niente aiuti!
Nella speranza che il Governo slovacco (in foto) ritiri immediatamente questa proposta scioccante sono doverose due brevi riflessioni.
I rom ma anche i sinti sono in Europa sottoposti ad ogni genere di abuso e discriminazione, per questo il Parlamento europeo e la Commissione europea stanno elaborando un piano europeo che possa dare una scossa ad una situazione insostenibile e bruciante per tutta l'Unione. La pratica della sterilizzazione è stata promossa, durante il nazionalsocialismo, dal dottor Ritter e dalla sua assistente Eva Justin (Centro di ereditarietà di Berlino) che in questo modo si proponevano di estinguere per sempre la “razza zingara”. Ma la pratica è continuata sopratutto nell'Est Europa (ma anche in Svizzera e in altri Paesi Occidentali) dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale ed è proprio dalla Cecoslovacchia (ora divisa in Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca, qui altre informazioni per chi è stupito) che si è avuto notizia di sterilizzazioni forzate delle donne rom fino a poco tempo fa, tant'è che è pure intervenuta la Corte europea dei diritti dell'Uomo. Oggi si vuole istituzionalizzare questa violenza con una legge dello Stato.
Di fatto un programma eugenetico che, figlio delle teorie razziste del Novecento, punta ad eliminare i poveri per creare una società perfetta, non razzialmente pura (ma guarda caso si punta indirettamente contro i rom), ma formata solo da chi non è povero. La povertà in questo momento storico fa paura e quindi secondo la follia di alcuni ministri del Governo slovacco bisogna eliminarla, distruggendo la vita di migliaia di persone, secondo il Ministro del lavoro, indegne di procreare.
Naturalmente si colpiscono le donne. La proposta è chiara: sterilizzate le donne. Perchè il nazionalismo che sta imperversando in Europa è di natura prettamente maschilista e quindi di conseguenza la proposta formulata dagli ultra conservatori slovacchi non induce alla sterilizzazione gli uomini ma solo le donne. Il corpo della donna è sacrificabile e violabile anche oggi in questa Europa che si dice democratica (ma anche cristiana...) e che ipocritamente si lancia in battaglie contro pratiche barbare e disumane come l'infibulazione. di Carlo Berini

Pisa, appello di un gruppo di sacerdoti della Diocesi

Siamo un gruppo di sacerdoti della diocesi di Pisa che, di fronte alla situazione venuta a crearsi in seguito al recente sgombero a Cisanello di un insediamento di famiglie rom, intendono condividere alcune considerazioni e avanzare una proposta, senza voler per questo esprimere il pensiero di tutta la Chiesa di Pisa.
Ci rendiamo conto della complessità e delle varietà del fenomeno della mobilità umana che riguarda il mondo intero e in particolare l’Italia e tutta l’Europa; fenomeno ben più vasto dei nostri piccoli comuni, i quali peraltro già si sono attivati o si stanno attivando per le forme di “accoglienza diffusa” dei profughi africani scelta dalla regione Toscana.
Nessuno, tanto meno noi, possiede soluzioni pre-confezionate; vorremmo invece offrire un contributo che orienti tutti verso soluzioni basate sull’interazione e la collaborazione delle diversi componenti della società, a partire dalle Amministrazioni comunali vicine per territorio: attuare uno sgombero senza alcuna prospettiva (almeno per una parte dei soggetti che lo subiscono) significa semplicemente spostare il problema da un comune a un altro, perpetuando uno stato di emergenza per i rom e di allarmismo nel resto della popolazione, come è avvenuto nei giorni scorsi.
Ci rattrista vedere che i diretti interessati, soprattutto perché “poveri”, siano quasi sempre considerati una realtà fastidiosa da ignorare e/o da reprimere, e non persone con una loro dignità, soggetti di diritti oltre che di doveri, e comunque parti in causa che occorre in qualche modo ascoltare prima di prendere le decisioni che li riguardano; lo stesso deve valere per quei soggetti singoli e soprattutto associati che si impegnano in varie forme di accompagnamento e tutela.
In base alle considerazioni di cui sopra, ci permettiamo chiedere agli amministratori locali se non sia il caso di promuovere un tavolo di confronto aperto alle realtà dell’associazionismo, del volontariato e delle comunità parrocchiali per valutare ipotesi di sistemazioni provvisorie ma non precarie; contestualmente, di accompagnare tale confronto con una seria e non allarmistica campagna d’informazione sulla presenza e le problematiche dei rom sul territorio pisano.
Vogliamo infine sottolineare l’importanza di sollecitare i credenti in Dio e nella dignità di ogni essere umano a educarsi e educare a pratiche di fraternità e di giustizia, costruendo il bene comune nell’accoglienza e nella reciprocità.
Firmato il 20 agosto 2011 da: don Luigi Gabbriellini, don Agostino Rota Martir, don Vio Romeo, don Roberto Filippini, don Antonio Cecconi, don Sergio Prodi

Orta Nova (FG), una situazione abitativa inaccettabile

Pubblichiamo la lettera invita venti giorni fa, dall'Associazione di promozione sociale Noialtri, al Sindaco del Comune di Orta Nova per sensibilizzarlo sulla grave situazione abitativa vissuta da alcune famiglie di rom immigrati dalla Romania che lavorano nella zona come braccianti, dove nei giorni scorsi si è verificato un gravissimo caso di caporalato. Ad oggi l'amministrazione non ha risposto.
Si comunica alla S.V. che in data 1/8/2011 presso la contrada Palata e precisamente tra i sentieri che portano ad una zona dove prima erano ubicati vecchi silos, ora smontati, abbiamo incontrato persone di etnia rom e nazionalità rumene che ‘vivono’ in rifugi, baracche costruite con tufi di cemento (vedi foto).
La situazione igienico-sanitaria è pessima, le persone non hanno acqua e luce, mancano i bagni, i rifiuti vengono buttati tra le terre circostanti.
Sono presenti all’incirca una dozzina di baracche, e pertanto altrettante famiglie con bambini, trattasi di situazioni difficili, di genitori che lasciano i loro figli soli, per andare a lavorare, il più delle volte schiavizzati in un sistema di caporalato che rappresenta un’autentica piaga sociale per la nostra terra.
Molti i bambini presenti, alcuni già incontrati l’anno scorso e con gli stessi assieme alla loro famiglia, avevamo intrapreso un percorso d’integrazione scolastico – sociale, purtroppo interrotto per altri motivi che hanno visto la stessa famiglia partire per la Francia.
Le richieste sono semplici e vitali, e riguardano l’acqua, viveri, vestiti per poter affrontare le giornate.
Chiediamo all’amministrazione comunale, qualora fosse possibile, di mettere in campo una sinergia istituzionale con le tutte le istituzioni presenti sul territorio (Asl, Caritas, ecc…) in modo tale da affrontare dal punto di vista umanitario tale emergenza, senza cieche e obsolete strategie di intervento adottate in queste circostante da alcune amministrazioni, ovvero sgomberi insulsi e inefficaci, che non fanno altro che spostare le persone, senza mai prendersene cura e intraprendere un percorso d’integrazione che supera l’assistenzialismo, importante in un primo momento, ma che non arriva a risolvere le problematiche nella sua interezza.
Speranzosi di un’accurata e importante risposta, riteniamo altrettanto fondamentale per il futuro del paese ed il suo benessere sociale, che passa per il benessere di tutti coloro che vi abitano, vivono e passano, adoperarsi istituzionalmente per poter costruire apposite strutture ed una rete solidale pronta ad affrontare determinate situazioni. Distinti saluti, Celeste Gaeta (presidente dell'Associazione Noialtri)

martedì 16 agosto 2011

Pisa, sgomberare "campi" rom non è una scampagnata estiva

Così sembra dai giornali (Il Tirreno in primis), leggendo la cronaca dell’ultimo sgombero fatto a Cisanello, anche con l’intento di “truccare” la realtà dei fatti e di occultare il dramma che stanno vivendo intere famiglie rom della Città. I campi “abusivi” sono abitati da persone in carne ed ossa, con un loro vissuto , fatto di sentimenti, di storie... come qualsiasi essere umano. E’ bene ricordarlo agli amministratori della Società della “Salute” (??) e al sindaco, convinto che montare o spostare delle video camere nei punti della città, sia la stessa cosa di sgomberare rom da un posto all’altro. No, non sono la stessa cosa...
Ricuperiamo la forza di indignarci prima che sia troppo tardi, perché Pisa sta raggiungendo il primato degli sgomberi a danno delle comunità rom. So che gli appelli che invitano codesta amministrazione alla tolleranza e al rispetto dei più deboli servono a ben poco, anzi sembra gettino benzina sul fuoco: si preferisce far mostra con disinvoltura di una politica del disprezzo verso i rom in particolare, che non ha precedenti nella storia cittadina.
Proprie due sere fa a Livorno, abbiamo fatto memoria della tragedia di Pian di Rota (in foto) dove morirono 4 bambini Rom, bruciati nelle loro povere baracche. Chi guidava la preghiera ha ricordato che questo dramma è stato alimentato anche da una serie di sgomberi, che quelle famiglie rom rumene hanno subito, prima a Pisa e poi a Livorno! Essere costretti a sloggiare da un posto all’altro, dover ricominciare sempre d’accapo, abbandonati da chi invece li doveva tutelare, per poi finire a rifugiarsi in posti sempre meno sicuri.
Questi drammi hanno varie responsabilità, ma portano anche le firme delle Ordinanze di Sindaci ed Assessori, che poi recitano falsi teatrini di ipocrisia e smielata compassione verso quelle vittime, che a volte loro stessi hanno contribuito a provocare...
Faccio un appello rivolto al corpo dei Vigili Urbani di Pisa, riconoscendo il loro prezioso contributo alla cittadinanza e che spesso non sempre è compreso a sufficienza, un lavoro difficile e delicato, proprio perché sono spesso a contatto con situazioni di disagio sociale e di differenti povertà umane, per questo mi permetto di chiedervi di fare la scelta della obiezione di coscienza, di fronte all’ordine di attuare quelle ordinanze di sgomberi di accampamenti rom che comporterebbero per quest’ultimi un peggioramento delle loro condizioni di vita. Abbiate il coraggio di rifiutare ad eseguire quegli ordini, fate prevalere il senso di umanità, fatelo anche in memoria di quelle non poche piccole vittime rom che abbiamo pianto in questi anni, a Livorno, a Milano, a Roma e in altre città Italiane.
Sarebbe un segnale forte di umanità e di democrazia, non solo per la città intera ma in particolar modo un messaggio di civiltà a chi ci governa. di Don Agostino Rota Martir, Campo rom Coltano (PI)

L'ipocrisia italiana e la tragedia infinita

A metà degli Anni Novanta vivevo a Roma ed ogni anno morivano nelle baraccopoli capitoline tre ma anche quattro bambini. Il copione era sempre lo stesso il fuoco di una candela o di un braciere e il gelo della notte. Quattro anni fa, era il 10 agosto 2007, la tragedia di Livorno quando i quattro bambini romeni Eva, 11 anni, Danchiu, 8, Lenuca, 6, e Menji, 4, morirono carbonizzati nel rogo di Pian di Rota. I piccoli, sorpresi dal fuoco nel sonno, non ebbero neanche il tempo di fuggire, ed i loro corpi furono ritrovati carbonizzati dai Vigili del Fuoco nella baracca dove dormivano, anch'essa andata completamente distrutta dall'incendio. La scorsa settimana l'ennesima tragedia a Roma, questa volta un filo dell'elettricità. Ad oggi nessuno ha fatto un bilancio delle tragedie avvenute nei cosidetti "campi nomadi", dagli Anni Sessanta ad oggi, ma la mia sensazione è che sia impressionante.
Ogni volta ci si interroga ma nella stragrande maggioranza dei casi non cambia nulla perchè spendere soldi pubblici a favore di rom e sinti non porta consenso elettorale. A Roma qualcosa sta cambiando ma molto, molto lentamente. Gli sgomberi di piccole baraccopoli continuano, senza offrire un'alternativa abitativa alle famiglie sgomberate. A chi viene offerta un'alternativa, “i fortunati”, finisce in un “campo nomadi comunale”, dove per adesso non si muore ma nemmeno si può considerare un abitare con i requisti fissati dalla legislazione italiana per le abitazioni dei meno abbienti. A ciò si aggiunga lo stigma di abitare in un “campo nomadi” che porta a non trovare lavoro ma in molti casi ti viene anche negata la possibilità di avere una card per noleggiare un film, tanto per fare un esempio...
A Roma si è proceduto all'elezione dei rappresentanti del “campo nomadi” di via del Salone. Non è la prima iniziativa in tal senso (molti regolamenti degli Anni Ottanta e Novanta lo prevedevano) ma è forse la prima volta che viene realizzata in una struttura abitata da tante persone. Il problema di queste iniziative, oggi come allora, è che questa rappresentanza non ha mai avuto un potere decisionale, al massimo consultivo. Ma nemmeno la consultazione avviene in maniera sistematica, vedremo cosa succederà in via del Salone.
Non parliamo poi di attivare un servizio di mediazione culturale o anche solo di facilitazione culturale. Si attivano questi servizi solo se il mediatore o il facilitatore non è sinto o rom, pregiudicando di fatto qualsiasi iniziativa ma alcune realtà virtuose esistono (sperando che non siano travolte dai tagli alla spesa pubblica).
Ma ritorniamo al problema di fondo: spendere soldi pubblici a favore di rom e sinti non porta consenso elettorale. In questo momento ancora di più. Lo dobbiamo ammettere viviamo in una Società ipocrita che è incapace di rispettare le stesse leggi che produce. Quello che possiamo fare è denunciare questa ipocrisia senza sconti ma anche lavorare per spiegare agli italiani le ricchezze culturali di cui sono portatori i sinti e i rom. Ricchezze che sono state fondamentali per la costruzione della cultura italiana ed europea e che non possiamo permetterci di perdere. di Carlo Berini

martedì 9 agosto 2011

Libano, i dom sono discriminati

Sono 2,2 milioni in tutto il Medio Oriente, tra Libano, Giordania, Territori Palestinesi, Turchia, Iran e Iraq. In Libano sono una delle comunità più emarginate. Rom e Sinti in Europa, Dom in Medio Oriente. Quando si parla di loro nei paesi arabi, ci si riferisce a “nawar”. Un termine che se usato per designare queste comunità, assume una connotazione negativa, spesso associato a sporcizia, pigrizia, furto, elemosina e una moralità discutibile. Vale a dire che, anche il più povero tra i libanesi, si sente superiore ad un dom.
Si calcola, secondo uno studio fatto nel 2000, che nel paese dei Cedri, ve ne siano circa 8000; famiglie numerose con una media di 7, 8 bambini per nucleo, vivono ai margini delle città, in baraccopoli, in prossimità di altri gruppi marginalizzati dalla società, come i profughi palestinesi o i libanesi poveri.
A differenza dei profughi palestinesi e dei beduini però, con i quali vengono spesso erroneamente confusi, sono stati “naturalizzati” dal governo libanese nel 1994; ma la cittadinanza non gli assicura l’accesso ai più basilari diritti umani. Né li tutela dall’emarginazione e la discriminazione. Sono infatti più poveri dei profughi palestinesi, secondo una recente ricerca della ONG Terre des Hommes (basata su interviste a comunità in 4 diversi luoghi del paese dei Cedri) in collaborazione con la libanese Insan; se infatti secondo i dati rilasciati dall’American University di Beirut, in media un profugo palestinese in Libano vive con 2,7 dollari al giorno, il 30% dei Dom sopravvive con meno di 1 dollaro al giorno. Un alto tasso di disoccupazione, dato che oltre il 44% non lavora, e il resto sopravvive tra elemosina e “lavoretti” improvvisati, tra cui suonare a feste e matrimoni.
Un popolo che dopo la naturalizzazione è diventato stanziale, come i beduini, stabilendosi in ricoveri precari, fatti di latta, zinco, e legno. Il 36,4% di loro non riceve acqua potabile e la maggior parte delle abitazioni non è connessa al sistema fognario. Circa il 68% dei minori di 18 anni non ha mai messo piede in un’aula scolastica. Sono i minori i più vulnerabili nella comunità dom: esposti a violenze, malnutrizione, condizioni di lavoro precarie, quando non pericolose, sfruttamento.
Secondo il direttore della ONG Insan, Charles Nasrallah, “l’accesso di queste comunità all’assistenza legale, al sistema sanitario ed educativo e ad un’adeguata quantità di cibo, non è garantito”. Problemi a cui si aggiunge la marginalizzazione sociale. Ignorati dai libanesi, ma anche dalle ONG e dalle agenzie umanitarie.
E non è un caso che poco si sappia su di loro, e che in questo senso la ricerca congiunta di Insan e TDH rappresenti uno dei pochi documenti disponibili su questo gruppo etnico. Uno studio volto ad individuare bisogni e necessità delle comunità Dom, ma anche a valutare l’impatto sulla società libanese e la percezione che se ne ha.
Come risposta all’emarginazione, i dom hanno interiorizzato gli stereotipi negativi che gli sono stati “appiccicati” addosso in questi anni, tanto da rifiutare la loro cultura e le loro tradizioni, sottolinea la ricerca. Secondo TDH, i pregiudizi contro questa comunità sono un macigno tale che i dom stessi desiderano lasciarsi alle spalle la loro “identità etnica”. Lo dimostra il fatto che la lingua domari, ciò che li accomuna ad altre comunità in tutto il Medio Oriente (sebbene coesistano altri dialetti), quindi il marchio indelebile della loro identità, sta rapidamente lasciando terreno all’arabo. Tra gli intervistati, metà degli adulti, ma solo un quarto dei bambini, parlano il domari; una lingua, di cui non esistono né libri, né testimonianze. I dom in Medio Oriente usano infatti l’arabo per scrivere). di Barbara Antonelli

lunedì 8 agosto 2011

Reggio Emilia, la Lega Nord fomenta il razzismo

Nei giorni scorsi la Procura di Parma ha dato ordine alle Forze dell'ordine di irrompere in tutti i cosiddetti “campi nomadi” di Reggio Emilia (ma anche in quelli di Milano, Modena e Parma) per cercare una fantomatica banda di ladri. L'azione si è svolta come sempre in spregio delle più elementari norme costituzionali. Sono stati circondati all'alba le aree comunali e mitra spianati sono stati costretti a scendere dalle abitazioni intere famiglie (anziani, bambini e malati compresi). Il risultato di questa ennesima scellerata azione è di nessun arresto ma della denuncia di otto persone (nessuno a Reggio Emilia), sono però state sequestrati molti utensili utilizzati nel lavoro di acquisto/trasporto/vendita di materiali ferrosi. I proprietari dovranno attendere mesi prima che venga restituito il maltolto. In definitiva per colpire otto persone sono state coinvolte più di mille persone.
Dopo l'azione si è immediatamente scatenata la polemica politica, da una parte SEL che ha giustamente chiesto conto alla Procura di Parma e alle Forze dell'Ordine, dall'altra la Lega Nord che ha colto il pretesto per attaccare l'Amministrazione comunale. Di seguito la durissima replica dell'Assessore Matteo Sassi (in foto) che condividiamo totalmente.
“C'è una domanda che tutti dobbiamo porci - ha esordito Sassi - Per quale ragione la Lega prosegue un'incessante campagna contro l'integrazione e l'inclusione sociale della popolazione sinta? Le ragioni sono molteplici e alcune affondano le radici nelle viscere di un sentimento razzista e rancoroso che anima gente come Borghezio, ovvero chi condivide, per propria ammissione, le idee del massacratore di Oslo". Secondo Sassi esistono anche altre ragioni che "hanno a che fare con il contesto attuale, ovvero con la condizione disperata dell’economia e della società italiana. Il tentativo operato dalla Lega nei territori è infatti quello di fomentare le discriminazioni e l'insicurezza sociale, di parlare alla pancia della gente sperando che la testa resti sopita al fine di distogliere l’attenzione dai problemi reali e dalle loro cause. Per fortuna, i reggiani non sono scemi come li vorrebbe l’onorevole Alessandri e hanno inteso le intenzioni del Carroccio. Hanno cioè capito che si tenta di strumentalizzare gli ultimi, le loro debolezze, la loro condizione sociale per nascondere il disastro del governo Bossi-Berlusconi, per occultare le politiche antisociali di cui la Lega è autrice da almeno un decennio". L'assessore ha quindi parlato di "riduzione dei diritti dei lavoratori, tagli alla sanità e ai servizi sociali, inedite forme di autoritarismo centralista: questo sta accadendo da anni nel paese per volontà della Lega e del PdL".

Sassi ha quindi lanciato una provocazione allo stesso Alessandri, definendolo "prone al potere berlusconiano, che tuttavia si fa interprete di un sentimento di equità e di giustizia. L’unica equità che conoscono è quella dei furbetti, è quella delle miriadi di leggi ad personam votate anche dall’onorevole stesso, è quella della tutela degli evasori fiscali a scapito degli onesti lavoratori a cui chiedono solo sacrifici e privazioni. Un governo di faccendieri, sostenuto da solerti scudieri come Alessandri, sta spolpando il Paese e gli sta sottraendo il diritto a un futuro certo, dignitoso e sicuro. Ma se il livello di miseria e disperazione è quello dimostrato dalla Lega Nord in questi giorni, testimoniato dall’accanimento nei confronti di una minoranza sino al limite dell’istigazione all'odio razziale e all'uso sistematico della menzogna, vuol dire che sono alla frutta e che non hanno più nulla da dire. Sono un disco rotto, dal suono disperato".
L'assessore ha quindi concluso con un appello allo stesso leader del Carroccio reggiano: "Alessandri, mi creda, si può essere sconfitti anche con onore e dignità, senza ricordare ogni santo giorno quanto misera può essere la politica se privata di passioni positive e relegata al grigio interesse personale"

Immigrazione, Ministro Maroni: fatta la legge, trovato l'inganno

Il Ministro dell'Interno Maroni è riuscito a far approvare in via definitiva il decreto legge n. 89 del 23 giugno 2011 recante misure di recepimento delle direttive europee sulla libera circolazione dei cittadini e sul rimpatrio degli immigrati irregolari. L'obiettivo che si è posto il Ministro è quello di aggirare la norme europee che ostacolavano le espulsioni contro i Cittadini europei.
Nel comunicato stampa del Ministero dell'Interno si legge: “Questo intervento normativo evita le procedure di infrazione europee e nel contempo ripristina la possibilità delle espulsioni degli stranieri irregolari, che erano state rese difficoltose da alcune pronunce giurisprudenziali.”
Il Ministro aveva annunciato pubblicamente nel febbraio scorso che voleva trovare il modo di aggirare la legislazione europea sull'immigrazione ma nelle sue intenzioni c'è anche la volontà di aggirare la sentenza della Corte costituzionale che ha annullato la norma che attribuisce ai Sindaci il potere di emanare ordinanze in materia di incolumità pubblica e sicurezza urbana
La nuova normativa sull'immigrazione introduce anche il rimpatrio assistito che, come abbiamo visto in Francia, non è servito a nulla.

giovedì 4 agosto 2011

Francia, il razzismo non paga

Un anno fa Nicolas Sarkozy aveva lanciato il cosiddetto “giro di vite” contro i rom arrivati in Francia dall'Est Europa, in particolare dalla Romania. L'azione del Presidente francese aveva fatto scattare la reazione dell'Unione Europa che aveva stigmatizzato e censurato una direttiva del Governo francese che colpiva direttamente un gruppo etnico, appunto i rom immigrati. Dopo un anno sono stimati in Francia circa 15.000 rom immigrati, ovvero lo stesso identico numero presente prima dell'azione scellerata di Nicolas Sarkozy.
In un anno sono stati messi in azione 9.000 rimpatri “volontari”. Ad ogni persona sono stati dati euro 300,00. La spesa totale di questa politica ha portato all'esborso di quasi tre milioni di euro senza contare il costo per gli abbattimenti delle baraccopoli (di nuovo presenti) e per il costo del personale. Il risultato è che la stragrande maggioranza delle persone è ritornata dopo qualche giorno dal rimpatrio. L'Indipendent scrive: «Ginel, 42 anni, un rom che vive in un “campo” ad Aubervilliers, a Nord di Parigi, era una delle persone che ha ricevuto i 300 € per tornare in Romania. "Sono andato a visitare la mia famiglia e poi ripreso l'autobus per tornare", ha dichiarato all'Agence France-Presse. "Abbiamo ancora la speranza di trovare una vita migliore qui in Francia." I dati suggeriscono la repressione della polizia è stata controproducente, perchè ha portato ad emarginare più che mai i rom».
Inoltre, oggi il Presidente francese è politicamente attaccato da tutti i lati. Dal centro e dalla sinistra perchè si è spostato troppo a destra e dalla destra perchè la situazione è rimasta esattamente eguale a quella di dodici mesi fa. Un fallimento totale anche perchè è stato contestato anche da tutte le istituzioni internazionali, Vaticano compreso.
In sintesi: diritti umani calpestati, nessun vantaggio politico in casa, censura nel consesso internazionale, bidonville ancora presenti con l'aggiunta di uno spreco di denaro pubblico inusitato.
La problematica, se quindicimila persone possono chiamarsi una problematica, va affrontata con serietà e non con la demagogia xenofoba. Si devono costruire percorsi personalizzati sui temi fondamentali (lavoro e casa) che possono pure contemplare il rimpatrio ma questo deve essere assistito. Ovvero, c'è bisogno di una forte partnership tra le Istituzioni francesi e rumene ma anche con il privato sociale francese e rumeno per costruire appunto percorsi seri lavorativi e abitativi nella stessa Romania. di Carlo Berini 

mercoledì 3 agosto 2011

Rom e Sinti, prepariamo una grande manifestazione: partecipa anche tu!

Il Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme, Radames Gabrielli (in foto), ha lanciato da alcuni giorni la proposta di organizzare una manifestazione a Roma dal titolo “Sinti, Rom, Camminanti, Amici e Simpatizzanti TUTTI UNITI”. La manifestazione si dovrebbe tenere nell'autunno prossimo ma non è stata ancora decisa ne la data, ne il programma e neppure il manifesto politico da consegnare alle Istituzioni italiane. In queste ore si è chiesto a tutti, sopratutto sinti e rom, di dare il proprio contributo per la stesura del programma, del volantino e del manifesto politico. Invitiamo tutti a scrivere a radames.gabrielli@gmail.com

Carissimi sinti, rom, camminanti, simpatizzanti e amici
come tutti sapete quello che sta succedendo in Italia già da parecchi anni peggiora ogni giorno di più. Noi sinti e rom siamo ritenuti colpevoli di tutto quello che vogliono incolparci, senza darci nessuna opportunità per difenderci. Non ci permettono di affermare e comunicare la nostra opinione, gli sgomberi non si fermano mai... E come in tempo di guerra arrivano con i mitra spianati con i colpi in canna la mattina ancora buia, senza curarsi o dare importanza alla paura, allo shock dei bambini che si svegliano vedendo un mitra puntato contro se stessi e contro i propri genitori, ai malati, ai vecchi che questi fatti li porta all'epoca del fascismo e alle donne in stato interessante che di sicuro metteranno al mondo bambini con dei veri problemi. Per cercare poche persone che hanno commesso dei reati coinvolgono e terrorizzano centinaia di persone.
Non ci permettono di abitare e lavorare come ogni essere umano esistente su questo mondo. Nella scuola è impossibile che ai nostri figli venga insegnato come agli altri bambini, sbattono i nostri figli all'ultimo banco senza mai insegnarli niente. Prima di farli entrare nelle scuole li lavano dando la colpa a noi che non manteniamo puliti i nostri figli senza mai ammettere che non ci permettono di abitare in un area decente e attrezzata con almeno i servizi necessari e vitali come l'acqua fredda e calda per l'inverno. Per tutto questo e tanto ma tanto altro dobbiamo essere TUTTI UNITI
Radames Gabrielli, Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme

Indagine su bufala internazionale

Il testo che segue appare su MAHALLA e U VELTO. Invitiamo i lettori a verificare quanto pubblicato e, se lo ritengono, a contribuire a far circolare queste informazioni. Grazie!
Fra le tante cause che concorrono alla diffusione del razzismo e delle paure verso ciò che è sconosciuto, c'è la circolazione di notizie non verificate spacciate come verità universali. Da anni circola in rete il testo di un fantomatico "Codice degli zingari", le cui prime segnalazioni risalgono addirittura agli anni '20 del secolo scorso.
Da un po' di tempo è apparsa in rete questa mail (riportiamo la parte iniziale):
"Le bande di malviventi, i Rom e i ladri stanno escogitando vari stratagemmi perchè gli automobilisti (soprattutto donne) fermino il proprio veicolo e ne scendano (in zone isolate)."
Altro non è che la versione di un testo in francese, apparso già l'anno scorso. Riportiamo anche in questo caso la parte iniziale:
"Alors que je roulais sur une route départementale un soir pour rentrer chez moi, j'ai vu un enfant dans un siège auto, sur le bord de la ..."
Ne scrive il sito Hoaxbuster, specializzato in bufale su Internet. Nel caso francese la segnalazione sembrerebbe arrivare da un poliziotto, che stranamente invita a segnalare casi simili non ai centralini della polizia francese (17), ma al numero internazionale dei vigili del fuoco (112). L'anno scorso la notizia in Francia venne inizialmente diffusa da un ragazzo, probabilmente uno "spammer" francese, che contattato via mail rispose soltanto di sapere che avvenivano fatti simili, senza fornire ulteriori spiegazioni. In seguito le associazioni francesi di difesa dei rom e dei sinti presentarono denuncia per incitamento all'odio razziale.
Abbiamo fatto una ricerca su Google riguardo al testo in italiano, ricevendo sinora 104 risultati. Un fatto curioso: abbiamo trovato due casi in cui le autrici ne parlano come di un'esperienza personale, descrivendola con le medesime parole. In un caso la firma è di "Alessandra Savio, Purchase Department", nell'altro viene firmata da una dipendente dell'amministrazione provinciale di Padova.
A questo punto si è voluto conoscere se esistesse veramente questa persona nell'amministrazione padovana. Una nuova ricerca in rete ha restituito pochi risultati, anche se appare con due cognomi simili ma diversi.
Venerdì 29 luglio siamo riusciti a parlare con questa persona, che ci ha chiesto di rimanere anonima. Per telefono ci ha detto di aver inizialmente inoltrato a 5 amiche una mail arrivatale da un altro mittente - per sua leggerezza senza cancellare la propria firma, di essere stata informata in seguito delle falsità che vi erano contenute, di aver indagato sul caso attraverso diversi forum in rete (ed aver scoperto anche una versione in inglese), di aver provato a scusarsi personalmente con i destinatari per quanto era successo.
Purtroppo, il più delle volte le scuse non bastano ad arginare la diffusione in rete di queste menzogne, che rimangono in circolazione per anni. Perciò abbiamo provato a smontare questa bufala.
Aggiungiamo a questo punto alcune raccomandazioni finali:
- se possibile, verificate le notizie che vi giungono, prima di contribuire alla diffusione di informazioni false;
- diffidate delle notizie spacciate come sensazionali, e nel contempo come sconosciute perché "qualcuno" non vorrebbe che circolassero;
- diffidate altresì delle notizie dove non vengono specificate date certe, anche i luoghi citati non sono indicati con precisione, in cui l'autore originario dell'informazione è citato in maniera generica.
Per tutto il resto, vi consigliamo questa guida. Sperando di essere stati utili, vi ringraziamo per l'attenzione. Oltre alle redazioni di U VELTO e MAHALLA hanno collaborato: Ivana Kerecki (Sesto San Giovanni - MI), Angela Tropea (Catania), Alberto Maria Melis (Cagliari) ed Ernesto Rossi (Trezzano sul Naviglio - MI)

martedì 2 agosto 2011

Auschwitz-Birkenau, 2 Agosto 1944

Il 2 agosto 1944 ad Auschwitz-Birkenau avviene l'ultima liquidazione dello Zigeuner Familienlager nel settore BIIe, dove erano internate le famiglie sinte e rom.
Nel maggio 1944 le famiglie sinte e rom attuano con successo una rivolta per scongiurare la liquidazione. Nei mesi successivi le persone più forti vengono trasferite in altri campi di sterminio, in particolare a Buchenwald.
Il comandante del campo di steriminio, Rudolf Höss, scrive: "Nell'Agosto del 1944, rimanevano ad Auschwitz circa 4.000 zingari da mandare nelle camere a gas. Fino all'ultimo momento essi non sapevano che cosa li attendesse. Cominciarono ad orientarsi soltanto quando furono condotti al V° crematorio. Non era facile introdurli nelle camere a gas."