martedì 31 marzo 2009

Appello al mondo missionario, alla CEI, alle Chiese

"Non molesterai il forestiero né lo opprimerai perché voi siete stati forestieri in terra di Egitto” (Esodo, 22,20)
Noi missionari/e sentiamo il dovere di reagire e protestare contro la strage in atto nel Mediterraneo e le leggi razziste contro gli immigrati che arrivano sulle nostre coste. È una tragedia questa, che non ci può lasciare indifferenti: migliaia e migliaia di africani che tentano di attraversare il Mare nostrum per arrivare nell’agognato "Eden". Un viaggio che spesso si conclude tragicamente. Dal 2002 al 2008 sono morti, in maggioranza scomparsi in mare, 42 mila persone, secondo la ricerca condotta a Lampedusa da Giampaolo Visetti, giornalista di La Repubblica. Trecento persone al giorno! Il più grande massacro europeo dopo la II Guerra Mondiale che si consuma sotto i nostri occhi.
E qual è la risposta del governo? Chiudere le frontiere e bloccare questa "invasione". E per questo il "nostro" governo ha stipulato accordi con la Libia e la Tunisia. Il 5 gennaio 2009 infatti il Senato ha approvato il Trattato con il governo libico di Gheddafi per impedire che le cosiddette carrette del mare arrivino a Lampedusa. Com’è possibile firmare un trattato con un paese come la Libia che tratta in maniera così vergognosa gli immigrati in casa propria?
Il 27 gennaio 2009 il ministro Maroni si è incontrato con il ministro degli Interni tunisino per la stessa ragione. Il regime di Ben Ali in Tunisia non è meno dittatoriale di quello libico. Questi tentativi italiani per bloccare l’immigrazione clandestina, sono sostenuti dal Frontex, l’Agenzia Europea per la difesa dei confini, che ha ricevuto oltre 22 milioni di euro per tali operazioni.
Ci dimentichiamo però che questa pressione migratoria è dovuta alla tormentata situazione africana, in particolare dell’Africa Centrale e Orientale. Le situazioni di miseria e oppressione, le guerre troppo spesso dimenticate dell’Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan, Ciad sospingono migliaia di persone a fuggire attraverso il deserto per arrivare in Tunisia e Libia dove sono trattate come schiavi: lunghi anni di lavoro in nero per ottenere i soldi per la grande traversata (soldi che andranno alle mafie). E se riusciranno (pagando 3-4000 euro) ad attraversare il Mediterraneo ed arrivare a Lampedusa, verranno rinchiusi in un vero e proprio campo di concentramento, il Centro di “accoglienza” trasformato il 24 gennaio in Cie (Centro di identificazione ed espulsione): un vero lager che può ospitare 900 persone ed invece ne contiene 1900! Di qui le drammatiche rivolte di questi giorni con i tentati suicidi di parecchi tunisini che non vogliono essere rimpatriati perché sanno quello che li attende.
Tutto questo grazie alla solerzia del nostro ministro Maroni che ha detto che bisogna essere «cattivi» con gli immigrati. E il suo Pacchetto Sicurezza è la «cattiveria trasformata in legge», come afferma il settimanale Famiglia Cristiana. Infatti nel Pacchetto Sicurezza il clandestino è dichiarato criminale. Una legislazione questa che ha trovato un terreno fertile, preparato da un crescente razzismo della società italiana (così ben espresso dalla Lega!) e da una legislazione che va dalla Turco-Napolitano (l’idea dei Centri di permanenza temporanea) all’immorale e non-costituzionale Bossi-Fini, che non riconosce l’immigrato come soggetto di diritto, ma come forza lavoro pagata a basso prezzo, da rispedire al mittente quando non ci serve più.
La legge infatti prevede, fra le altre cose, la possibilità che i medici denuncino i clandestini ammalati, la tassa sul permesso di soggiorno (dagli 80 ai 200 euro!), le "ronde", il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e i matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione. Maroni ha pure deciso di costruire una decina di Centri di identificazione e di espulsione, ove saranno rinchiusi fino a 6 mesi i clandestini. Questa è una legislazione da apartheid: il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, Rom e mendicanti. È una cultura xenofoba e razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e dell’apartheid. Tutto questo immemori di essere stati noi “forestieri in terra di Egitto” quando così tanti italiani oltre al doloroso distacco dalla propria terra, hanno sperimentato l’emarginazione, il disprezzo e l’oppressione.
Per questo noi chiediamo ai missionari/e, religiosi/e, laici/che impegnati con il Sud del mondo:
- di schierarsi dalla parte degli immigrati contro una «politica miope e xenofoba» e che fa «precipitare l’Italia, unico paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali», come afferma Famiglia Cristiana.
- di organizzare una processione penitenziale, per chiedere perdono a Dio e ai fratelli migranti per il razzismo, la xenofobia, la caccia al musulmano che, come forza diabolica, sono entrate nel corpo politico di questa Italia.
Per questo noi chiediamo alla Conferenza Episcopale Italiana di chiedere la disobbedienza civile a queste leggi razziste. È quanto ha fatto nel 2006, in situazioni analoghe, il cardinale R. Mahoney di Los Angeles, California, che ha chiesto nell’omelia del mercoledì delle Ceneri a tutti i cattolici americani di servire tutti gli immigrati, anche quelli clandestini.
Per questo noi chiediamo alla Chiesa cattolica in Italia e alle altre Chiese di riprendere l’antica pratica biblica, accolta e praticata anche dalle comunità cristiane di fare del tempio il luogo di rifugio per avere salva la vita, come indicato nel libro dei Numeri 35,10-12. Su questa base biblica negli anni ’80, negli USA, nacque il Sanctuary Movement che oggi viene rilanciato.
Come missionari/e facciamo nostro l’appello degli antropologi italiani: "Quell’antropologia impegnata dalla promessa di ampliare gli orizzonti di ciò che dobbiamo considerare umano deve denunciare il ripiegamento autoritario, razzista, irrazionale e liberticida che sta minando le basi della coesistenza civile nel nostro paese, e che rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa, contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali. Forse anche allora, in molti pensarono che no si sarebbe osato tanto: oggi abbiamo il dovere di non ripetere quell’errore".
Viviamo un tempo difficile, ma carico di speranza nella misura in cui siamo capaci di mettere in gioco la nostra vita per la Vita.
Promotori dell’appello: Comunità Comboniana - Rione Sanita (Napoli), Alex Zanotelli e Domenico Guarino, Missionari Comboniani-Castelvolturno (Caserta), Casa Rut – Suore Orsoline (Caserta), Casa Zaccheo – Padri Sacramentini (Caserta), Missionarie Comboniane – Torre Annunziata (Napoli). Aderiscono: padre Fernando Zolli (comboniano), Giovani impegno missionario Campania, Nigrizia. Per adesioni cliccare su http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=11879&.IDCategoria=108

Macedonia, il Comune dei Rom

Tra la prigione e il cimitero, Shuto Orizari: l’unico insediamento rom al mondo diventato Comune, con tanto di regolari elezioni per il sindaco, scuole, ospedale, centri religiosi, collegamenti via bus per il centro della vicina Skopje. E infatti “Shutka”, come viene chiamato da tutti, non è un ghetto o un campo nomadi. Ma “un Comune dove la gente sceglie di vivere, e vi si stabilisce perché è libera di seguire la way of life rom in libertà”, come spiega Sheny, giovane rom di 26 anni che lavora come taxista nel centro e frequenta una delle università della capitale della Macedonia.
L’insediamento di Shutka (uno dei più grandi a livello europeo) nasce nel 1963, quando il terremoto che colpì Skopje distrusse, fra l’altro, il vecchio quartiere rom. Oggi il Comune, fondato nel 1996, conta circa 40.000 abitanti e si divide in diversi quartieri che rispecchiano, in miniatura, le divisioni della società macedone: c’è la zona dei rom macedoni, quella dei rom albanesi (con rispettive scuole, dove si tengono lezioni in albanese ed in macedone). Ma camminando per le vie del centro si sentono lingue di tutta Europa, e anche lo stile delle case rispecchia quello dei vari Paesi di provenienza degli abitanti di Shutka. Pluralità che si declina anche sul versante religioso: il 60% delle persone che vivono a Shutka segue i dettami dell’Islam (e infatti, sta per essere completata la costruzione di una grande moschea, che si dice finanziata con donazioni di Amdi Bajram, rom eletto al Parlamento macedone, e fondi provenienti dalla Turchia), il restante un mix di religioni “ereditate” dai Paesi di provenienza.
Molti dei rom di Shutka lavorano nel mercato del centro, il “bazaar”, particolarmente frequentato anche dagli abitanti della vicina Skopje per i bassi prezzi degli articoli. Anche se quello della disoccupazione, come anche quello della bassa scolarità, è uno fra i problemi principali degli abitanti del Comune. Si sussurra che sia il sindaco Erduan Iscini a pagare, di tasca propria, l’elettricità; mentre in estate acqua e luce sono razionate. In certe strade, case modeste e povere fronteggiano eleganti villette con giardino: il livello medio dei rom che abitano a Shutka è basso, ma quelli che hanno fatto fortuna non mancano, e lo testimonia anche l’alto numero di automobili di buona qualità parcheggiate sui marciapiedi del centro. Attaccamento alle radici? Certo. Ma anche consapevolezza che vivere a Shutka, conviene: i costi in genere sono piuttosto contenuti, ci si può permettere qualche lusso in più rispetto ad altre zone intorno a Skopje.
Il prossimo weekend, a Shutka, sarà “election day”: si va al ballottaggio per le presidenziali macedoni, e i cittadini saranno chiamati anche a votare il nuovo sindaco. La carriera politica, in Macedonia, non è preclusa ai rom: oltre ad un parlamentare rom, Amdi Bajram, è stato nominato anche un ministro rom, senza portafoglio, Nezdet Mustafa. E c’è chi guarda con interesse alla vicina Bulgaria, dove il leader del partito di centrodestra GERB e sindaco di Sofia Boyko Borissov ha recentemente dichiarato, in attesa delle elezioni politiche che si terranno entro la fine dell’estate, di stare riflettendo sulla possibilità di creare un Ministero che rappresenti la popolazione rom presente nel Paese. di Greta Sclaunich, vai alla galleria fotografica...

Rimini, il Sindaco risponde ai Sinti

Sono tornati in piazza per chiedere un incontro con le Istituzioni i Sinti riminesi che da anni vivono una situazione di disagio al “campo nomadi” di via Islanda. Sempre le stesse le proteste degli ultimi mesi: la mancata chiusura del campo dove mancano servizi igienici e fognature, gli alti costi per le bollette della luce. In molti cartelli esposti inoltre si fa riferimento alla residenza da 80 anni circa della comunità al comune di Rimini. Sempre la stessa anche la richiesta: la formazione di microaree come stanno portando avanti altre città italiane.
I rapporti tra Sinti e Istituzioni si sono raffreddati ancora di più dopo il sopralluogo del 10 marzo al Campo quando la Polizia e i tecnici dell'Enel avevano verificato la regolarità di allacci di utenze e riscontrato diversi abusi edilizi. La protesta di questa mattina si è conclusa con una stretta di mano, rubata al sindaco Alberto Ravaioli mentre usciva dal Municipio.
"Il Sindaco ha detto che il campo nomadi di Rimini non va chiuso - ha detto Davide Gerardi, esponente Associazione culturale Sucar Mero - Alla richiesta di una motivazione mi ha risposto di fare domanda per le case popolari. Mi ha inoltre detto di fare richiesta alla sua segretaria per un incontro. Speriamo che possa andar a buon fine ma dalle parole che mi ha detto credo proprio di no".
Nel pomeriggio é arrivata in risposta un'articolata dichiarazione del sindaco Ravaioli:
“Ritengo utile precisare la posizione dell’Amministrazione Comunale in merito alla situazione del campo nomadi non autorizzato di via Islanda, sul quale- noto- si sta facendo troppa propaganda disinformata. Innanzitutto vanno distinti i problemi. Quello è da oltre vent’anni a tutti gli effetti uno spazio occupato dalla comunità nomade Sinti. All’inizio- e si sta parlando di fine anni Ottanta- si doveva trattare di una soluzione temporanea. Il suo protrarsi nel tempo è diventato problema difficilmente gestibile nell’ultimo biennio allorché si sono avute decine di nuovi ingressi di persone di origine rumena fuori da ogni controllo e di fatto ‘tollerate’ dagli abitanti del campo. Tale inedita situazione- aggravata dal fatto che per lungo tempo la comunità Sinti aveva interrotto ogni rapporto con le Associazioni di volontariato e le Istituzioni riminesi- è divenuta recentemente oggetto di valutazione e quindi di corretto intervento da parte del Comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza. Bisogna essere molto chiari su questo: il Comune di Rimini non ha alcuna preclusione al dialogo ma a condizioni chiare.

La prima è che quello spazio possa ‘ingrossarsi’ disordinatamente di presenze che non hanno nulla a che fare con la popolazione italiana lì stanziata da anni. E’ una questione della quale si deve fare garante la stessa comunità.
La seconda è che i percorsi per l’integrazione non possono seguire corsie privilegiate, altrimenti diventano essi stessi motivi di discriminazione per altre categorie. Quindi per l’accesso alla casa o per il fondo affitti, questi cittadini possono e devono fare domanda nelle graduatorie specifiche, così come accade per ogni altro cittadino.
Per quanto riguarda la questione delle aree dedicate, considero la strada più efficace (anche per evitare soluzioni pasticciate e ipocritamente ‘temporanee’ come quella di via Islanda) che la questione sia posta all’interno della pianificazione urbanistica in essere del Piano Strutturale Comunale, avendo come indicazione precisa l’individuazione di uno spazio esclusivamente per la sosta di periodi temporali circoscritti”. di NewsRimini

Roma, questa mattina scatta il secondo censimento a Castel Romano

“Piano nomadi”, si va avanti a piccoli passi. Il regolamento varato dal Prefetto 40 giorni fa per ora resta inattuato. Il Casilino 900 resta lì dov’è da 10 anni. Questa mattina è previsto il censimento dei rom nel campo di Castel Romano, sulla Pontina, dopo quello effettuato dalla Croce Rossa Italiana. Il più grande di Roma, con circa 700 Rom, in maggioranza croati e bosniaci. A condurre le operazioni di identificazione e controllare i permessi di soggiorno saranno le forze dell’ordine Fra i rom dell’insediamento c’è tensione. «Ci hanno avvisato e chiesto di collaborare, e siamo d’accordo» afferma il presidente dell’Unione nazionale internazionale rom Sinti in Italia (Unirsi) Kasim Cizmic: «Basta che tutto venga fatto senza aggressività e senza portare le persone via dal campo, come le altre volte».
Motivo dell’allontanamento, - Cizmic non lo dice, - i documenti non in ordine o addirittura inesistenti. C’è chi teme i controlli. Come Fikret, 50 anni: «Ho il permesso di soggiorno e pago i contributi perché lavoro come artigiano - dice - ma mia moglie non ce l’ha perché non ha trovato lavoro qui in Italia. Abbiamo due figlie e ho paura che domani mi portino via mia moglie».
C’è invece chi alle prime luci dell’alba probabilmente si darà alla macchia. Come un amico di Fikret: «Io non ce l’ho il permesso di soggiorno, noi siamo bosniaci e non possiamo tornare nell’ex Jugoslavia, perché è stata occupata dai serbi che non ci vogliono. Non so se domani mi farò trovare» dice.
Sui campi rom resta in piedi, però, la domanda più importante. A quando lo sgombero di Casilino 900? «Niente servizi sanitari nè igienici, niente luce, per acqua solo quella di una cisterna in mezzo alla strada» ha detto ieri da Auschwitz Vera Salom, presidente dell’Aned, associazione nazionale esuli deportati: «Assomiglia a un lager». Parole dure. «Ma la signora Salom ha ragione - concorda Fabrizio Santori, presidente della commissione capitolina sicurezza -. Dentro Casilino 900 non c’è acqua, servizi igienici, elettricità, nulla. Noi abbiamo ereditato questa situazione dalla precedente amministrazione, stiamo facendo il possibile. Ma sono problemi che richiedono tempo».
Casilino 900 è il primo campo da sgomberare, nei piani dell’amministrazione. «Al massimo entro la fine dell’anno», ha assicurato Alemanno. Il campo va cancellato. E’ una priorità assoluta. In teoria non ci sono problemi. I rom sono d’accordo. Sono i primi a chiedere di abbandonare quell’accozzaglia di baracche e fango. Ma per andare dove?

La risposta non è facile. Forse ha ragione Luigi Camilloni, presidente dell’Osservatorio sociale: «Facciamo un referendum prima, vediamo dove la gente li vuole». Per il momento Casilino 900 resta lì. Per quanto ancora? Occorre attuare prima il nuovo regolamento per i campi regolari. Quello denominato «Regolamento per la gestione dei villaggi attrezzati per le comunità nomadi nel Lazio», firmato dal Prefetto Pecoraro il 18 febbraio. E rimasto finora lettera morta. La permanenza prevista nelle aree può essere di 2 anni e prorogata fino a 6 nel caso si debba «completare l’integrazione socio-educativa». Ma c’è chi non è d’accordo. «Chiederemo al Prefetto di limitare la proroga a un solo anno» annunciano Santori e il consigliere comunale Ludovico Todini.
Sui campi abusivi si va intanto avanti a piccoli passi. Sgomberi di micro-insediamenti, poche roulotte alla volta. Ma spesso i Rom fanno qualche chilometro e si attendano di nuovo. Sono ben 20 i nuovi micro-insediamenti sorti in città negli ultimi mesi. Il più grosso accanto al campo semi-abusivo de La Martora, a Collie Aniene. L’assessore Sveva Belviso giorni fa si è rivolta al Prefetto: «Bisogna che le roulotte abusive vengano scortate fuori dalla provincia di Roma». di Marcello Viaggio

Grande Fratello 9, Ferdi è "spinto" dagli autori?

Rilanciamo la cronaca dell’ultima puntata del Grande Fratello 9, andata in onda ieri sera, che sta entrando nel vivo, dopo undici settimane. Sembra che Ferdi (in foto) sia la persona su cui il Grande Fratello stia puntando per la vittoria finale. Di seguito la lettura critica di un blogger che ieri sera è stato alzato fino a tardi…
La Marcuzzi, esagitata come al solito, entra in scena, chiude il televoto ed annuncia subito che Gerry stasera avrà l’opportunità di rientrare in Casa per confrontarsi con Siria e “per capire se potrà perdonarla” (?). Come se fosse colpa di Siria se Gerry non è riuscito nemmeno a battere Pastamatic Marcello. Imprevisto sketch con la Gialappas, che si collega per pubblicizzare il passaggio di ‘Mai Dire GF’ su Canale 5. “Guardateci, perché noi facciam vedere le cose vere, non le cose false che fate vedere voi” riescono a buttare lì i Gialappi nell’imbarazzo generale.
Si parla ora degli ultimi, tumultuosi avvenimenti della Casa. “Datemi una leva e solleverò il mondo”, affermava Archimede. Allo stesso modo il GF, facendo astutamente leva su un piccolo ma doloroso punto (le gelosie tra alcuni inquilini), questa settimana ha trasformato la Casa in una polveriera. Lunedì scorso, infatti, gli autori han spedito Alberto e Francesca nel Tugurio, col risultato di scatenare un putiferio che si protrae da sei giorni. In breve (e qui parte la sigla di Beautiful), Ferdi è geloso di Francesca perché pensa le piaccia Alberto, fidanzato di Vanessa, la quale si sfoga con gli altri inquilini sollevando dubbi su Francesca, che intanto in Tugurio parla con Alberto, il quale tornato in Casa consiglia a Vanessa di dialogare con Francesca, che dubita della sincerità di Vanessa, che si confida con Vittorio e Gianluca, il quale a sua volta parla con Francesca, che intanto inciucia con Cristina e Siria, che discute con Alberto, che difende Vanessa, che alla fine affronta Francesca. Vanessa chiede scusa con l’entusiasmo d’una mummia egizia, ma ormai la frittata è fatta. Ah, se non avete capito niente, non crucciatevi: non ho capito niente neanch’io.
Mostrano un video ai ragazzi, con l’ovvio intento di farli litigare. Francesca e Vanessa strepitano ed arruffano le penne, Ferdi ci casca con tutte le scarpe e carica contro Alberto. Mh. Vogliono far passare Ferdi per la vittima della situazione, ma non mi convincono. A me pare vittima più di sè stesso che degli altri. Con Francesca si è dimostrato geloso ai limiti del paranoico, ed ha sempre timore che la gente parli di lui. Mi sembra un personaggio untuoso, che ha paura della sua stessa ombra, che cambia opinione a seconda di chi gli sta davanti e che se la fa sotto quando vede che le cose girano male. Francesca, comunque, non fa molto per aiutarlo: prima gli dice che corre troppo, poi quando lui si ferma lei gli chiede perché s’è allontanato. Non le sta bene che lui la tampini, ma neppure che lui le stia lontano. A quanto pare desidera solo che il rom rimanga genericamente “a sua disposizione”… uno schiavetto, insomma, pronto a leccarle la mano ed a soddisfare ogni suo capriccio. Si, ok, diamogli un osso e poi mettiamogli il collare, visto che ci siamo. di Paul S., continua a leggere…

lunedì 30 marzo 2009

Angelica ed il coraggio del dubbio

Non ci siamo mai innamorati di quella leggenda popolare che guarda ai rom come ai ladri dei bambini, se questo è il sospetto. Anzi, eravamo così coscienti del rischio di avallare un tale pregiudizio, che abbiamo messo in campo una cautela estrema, il massimo equilibrio, indagini svolte in ogni direzione. Volte persino a capire se vi fossero preconcetti razziali nella famiglia della signora Flora Martinelli, la madre da cui proveniva l'accusa”. Così Luciana Izzo, Procuratore Capo per i minori di Napoli su “Repubblica” del 14 marzo 2009, nell’articolo titolato: “Ecco perché Angelica è colpevole”.
Scrive la giornalista Conchita Sannino: “Voce bassa, il tono sereno di chi è allenato a distinguere i fatti giudiziariamente accertati dalle rispettabili opinioni di chi coltiva il coraggio del dubbio… Luciana Izzo, è una donna schiva e un magistrato che parla solo attraverso gli atti”.
Ecco quali potrebbero essere i fatti giudiziariamente accertati.
E’ una sera di maggio. Angelica si trova davanti alla casa dei Martinelli, una palazzina di tre piani. La quindicenne solo qualche giorno prima è stata arrestata per un tentativo di furto, proprio lì vicino. In quella occasione è stata malmenata dalla folla e solo il pronto intervento della Polizia l’ha salvata. E’ sola. Probabilmente non conosce nessuno degli abitanti di quella casa, sicuramente nessuno di loro conosce lei. Si trova davanti ad un cancello in ferro battuto, distrattamente lasciato aperto. Entra, percorre un breve tratto del piazzale, raggiunge il portone d’ingresso distrattamente lasciato aperto. Entra, sale al primo piano, ma non si ferma. Sale al secondo piano. Trova una porta. Non è una porta qualsiasi: sembra blindata e sicuramente ha una serratura di sicurezza, con cinque cilindretti di acciaio che non aspettano altro che andarsi ad incanalare nell’altra parte della serratura, con un semplice giro di chiave.
Ma la porta è distrattamente lasciata aperta. Entra e si trova subito nell’ampio salone: la prima cosa che nota è la presenza della piccola nel suo seggiolone. Agisce d’impeto ed in pochi secondi materializza l’agghiacciante tentativo di sequestro: il suo “piano” è semplicissimo, consiste nel prendere la bambina, allontanarsi dalla casa, uscire per strada, schivare le decine di persone che potrebbero incontrarla e recarsi al campo nomadi percorrendo circa due chilometri a piedi, sempre con la bambina in braccio. Il movente è ancora più chiaro: venderla in Romania, lì pagare bene i bambini – lo confesserà lei stessa all’incredulo Ispettore Sergio S. - Così si avvicina, sorride alla piccola che contraccambia il suo sorriso, la prende in braccio e lentamente, ma molto lentamente, ritorna indietro sui suoi passi per poi fermarsi, quasi immobile, sull’uscio della casa appena varcata la soglia. A questo punto, quasi per miracolo, la mamma della piccola, che si trovava nella stanza da letto per riporre alcuni panni del bucato, entra nel salone. La prima cosa che vede è la porta di casa aperta. Si avvicina per chiuderla, meccanicamente sbircia di fuori e vede la sua bambina in braccio ad una zingara. Solo un attimo di smarrimento, riesce a strapparle la figlia, che adesso non sorride più alla sua rapitrice e comincia a piangere. La prende e la posa per terra, presumibilmente sul freddo pavimento del pianerottolo.

Comincia ad urlare. Nonno Ciro, che abita al piano di sotto, esce subito di casa e si trova davanti la piccola zingara, le molla un paio di schiaffoni ma nonostante la stazza (o forse proprio per questo) gli scappa via dalle mani, incredibilmente, per quella scala stretta che non ha altre vie di fuga. Escono tutti. Angelica che fino ad adesso si è mossa al rallentatore prende a scappare velocissima. La rincorrono per circa un isolato, ma non ce la fanno a prenderla, viene bloccata dalla “folla inferocita” richiamata dalle grida. Fortunatamente qualcuno ha chiamato la Polizia, ed ancora oggi a Napoli non si spiegano come mai solo quando si tratta di “zingari” le Forze dell’Ordine arrivano subito.
Continua il Procuratore Capo: “Io stessa, sulle prime, non ci credevo” - come darle torto? - “E, provenendo da trent'anni di uffici giudiziari, minorili e ordinari, a Bologna, a contatto con una vasta comunità di rom, sapevo quanto fosse diffusa e ingiusta la "credenza" popolare che teme i rumeni. Coltivavo la convinzione che quel popolo avesse un radicato senso della famiglia, sebbene molto allargato. Ragiono a posteriori: forse è cambiato qualcosa, forse i bambini sono visti oggi più come strumento di arricchimento che non di ricchezza familiare”.
E come sarebbe? Ragionandoci sopra forse il pregiudizio ha una sua fondatezza? E questo ragionamento potrebbe, in un qualche modo, influire sulla valutazione complessiva della vicenda di Angelica? Quindi può essere che oggi gli zingari rubano i bambini esattamente come sostiene la credenza popolare? E quale interesse potrebbe avere, non una quindicenne ma una qualsiasi organizzazione criminale a “rubare” una bambina Italiana per portarla in Romania dove, purtroppo, ce ne sono a centinaia completamente abbandonati? Angelica stessa non è “giudiziariamente” una minore non accompagnata? E se Angelica considerasse sua figlia uno strumento di arricchimento e non di ricchezza familiare, per quale motivo se ne sarebbe dolorosamente separata, lasciandola a casa con i nonni, per venire in Italia in cerca di migliori condizioni di vita?
E se diamo conto ai “pregiudizi” non è forse un luogo comune a Napoli mettere sempre in mezzo la camorra? Miguel Mora, domenica 1 febbraio, scrive sopra “El Pais” che ad Angelica è come se le avessero avvelenato l’anima facendole bere un micidiale cocktail “elaborado con ingredientes de la peor marca. Degradación y miseria, racismo y demagogia, crimen organizado y especulación urbanística”.
Ma non è questione di pregiudizi ed, infatti, il Procuratore Capo conclude: “Ebbene, siamo di fronte ad un fatto unico”. Senza dubbio… siamo di fronte ad un fatto unico. Ritornando a leggere, infatti, apprendiamo: “Se l'imputata si chiami davvero Angelica V. oppure Maria D. nessuno può dirlo”.
Ma come… questa “sposa bambina” che si aggirava “invisibile” caritando per le vie di Napoli, non ha ancora un nome? Quando uno pensa ad un processo indiziario per sequestro di persona a carico di una minorenne straniera, Cittadina Europea, durato circa otto mesi, inevitabilmente, si immagina una cosa complicatissima: fascicoli sopra fascicoli, testimonianze, confronti, riscontri, sopralluoghi, perizie tecniche intese ad accertare la dinamica dei fatti, analisi dei possibili moventi per verificarne la concretezza, lettere fra Consolati, traduzioni di documenti al fine garantire la perfetta conoscenza delle imputazioni alla minore in un Paese straniero, indagini a 360° magari anche per stabilire se sussista una relazione fra i fatti contestati e quelli immediatamente susseguitisi, senza dimenticare l’interesse superiore del minore, sancito dall’art. 3 della Convenzione dei Diritti del Fanciullo, sottoscritta New York il 20 novembre 1989, che a nostro avviso essendo la Romania in Europa e non dall’altra parte del mondo, non può prescindere dalla individuazione di criteri certi di riferimento per valutarne la personalità nell’ambito del contesto di appartenenza… come a dire una montagna di carte, atti che da soli dovrebbero togliere spazio alle parole e cercare, per quanto possibile, di chiarire ogni dubbio.
Se la realtà processuale, dopo otto lunghi mesi vissuti da Angelica a Nisida, da una lato riesce ad attestare la presunta colpevolezza, tutto sommato soltanto sulla base di un “racconto” che oggettivamente suscita molte perplessità, su una “frase” capita o più probabilmente detta male e sulla mancata “collaborazione” dell’imputata, ma allo stesso tempo non chiarisce nessuna delle questioni evidenziate non riuscendo a dare nessuna prova certa sulla colpevolezza ed arrivando all’assurdo di condannare la minore di età, che si è sempre detta innocente, senza avere certezza neanche del suo vero nome… non è che poi ci vuole molto a “coltivare il coraggio del dubbio”. Viene proprio spontaneo. di Gruppo EveryOne. Leggi anche Nisida, Nisida… così vicina così lontana, parte uno e parte due.

Rimini, i Sinti manifestano

Oggi l’associazione Sucar Mero ha indetto una manifestazione davanti alla sede dell’amministrazione comunale, in Piazza Cavour, dalle ore 13.00 alle ore 16.00. Alla manifestazione participeranno Davide Gabrieli, Presidente di Sucar Drom e Bernardino Torsi, Vice Presidente di Sucar Drom. Di seguito il testo del volantino che sarà distribuito durante la manifestazione
Oggi siamo qui per far conoscere alcuni dei problemi che i Cittadini italiani vivono nel cosiddetto “campo nomadi” di via Islanda perché da decenni chiediamo delle soluzioni a questi problemi ma ancora oggi non abbiamo avuto risposte serie dalle Istituzioni.
Siamo stanchi di essere trattati come prigionieri di un lager! Nel “campo nomadi” di via Islanda manca tutto: servizi igienici, fognature, impianto elettrico, impianto idrico… Non mancano topi, zecche, odori maleodoranti… E da alcuni mesi il costo dell’energia elettrica è diventato insostenibile. Esempio: 1 solo kw di energia elettrica ogni quindici/venti giorni costa circa euro 150,00.
Quali sono le risposte delle Istituzioni?
1) I Vigili urbani hanno denunciato per abuso edilizio una signora anziana perché alcuni volontari gli hanno costruito una piccola tettoia mobile per impedire all’acqua piovana di entrare nella sua vecchia roulotte con il tetto bucato;
2) I Vigili Urbani hanno denunciato per abuso edilizio una famiglia perché sotto i cavalletti della casa mobile ha posizionato dei prismi di cemento (50 cm x 40 cm) per impedire agli stessi cavalletti di affondare nell’asfalto rovente durante l’estate;
3) I Vigili Urbani hanno denunciato per abuso edilizio alcuni volontari che hanno costruito una piccola struttura mobile da utilizzare come luogo di culto per le famiglie Cristiane evangeliche.
Inoltre, sembra che la Guardia di Finanza voglia sequestrare le vecchie roulotte, utilizzate come casa da alcune famiglie povere, perché sprovviste di documenti. Queste roulotte sono state acquistate alcuni anni fa dalle stesse famiglie per pochi euro da un camping che ha ristrutturato le proprie strutture.

Da due anni abbiamo formato l’associazione Sucar Mero per costruire insieme alle Istituzioni dei percorsi di interazione nel lavoro, nella scuola, nell’abitare ma ne il Sindaco, ne gli Assessori, ne il Prefetto vogliono ascoltarci. Eppure le soluzioni che proponiamo sono adottate a Reggio Emilia, Bologna, Modena…
Nonostante siamo riminesi da più di ottonat’anni, siamo ancora discriminati, tanto da dover nascondere la nostra appartenenza alla minoranza storica linguistica dei Sinti italiani.
Adesso diciamo basta! Siamo stanchi di pagare le inefficienze, siamo stanchi di sentire promesse che non sono mai mantenute e siamo stanchi di essere discriminati.
Chiediamo un incontro con le Istituzioni per costituire un tavolo di lavoro permanente dove discutere e realizzare insieme soluzioni serie che sappiano risolvere i problemi che viviamo da decenni, così come sta succedendo in tutta la nostra Regione.

Milano, continuano a litigare...

L'uno, ossia il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati (in foto), punta il dito perchè, secondo lui, "il Prefetto di Milano viene sistemticamente scavalcato"; l'altro, il vicesindaco Riccardo De Corato, rigira l'accusa, sicuro che "Penati straparla e farebbe meglio a informarsi". Il motivo della discordia sono i dieci milioni di euro stanziati dal ministero dell'Interno per i campi rom milanesi. Risorse che, secondo il presidente di Provincia, dovevano passare per il Prefetto che "da qualche mese è stato nominato commissario straordinario al contrasto dell'emergenza nomadi ma che, invece, viene sistematicamente scavalcato dagli stessi che l'hanno nominato, dal ministro Maroni al vicesindaco De Corato. A questo punto mi chiedo perchè non si dimetta".
Chiamato in causa, De Corato fa presente che "i dieci milioni di euro stanziati dal ministero passano attraverso il commissario per l'emergenza nomadi in Lombardia, che non merita questi continui attacchi strumentali a fini puramente elettoralistici". In più, il vicesindaco ha voluto spiegare che i soldi "non sono per i rom, ma per la loro rotazione nei campi autorizzati, come avviene in Svizzera. Questo significa la messa in sicurezza delle aree. Penati - ha aggiunto - che è veltronianamente pro e contro i nomadi, anche se a giorni alterni, si legga bene il nuovo regolamento stilato dal commissario per l'emergenza nomadi in Lombardia. Lì c'è scritto che le aree di sosta sono transitorie. E la pianti di tirare in ballo il Prefetto a scopi elettorali".
Litigano, litigano, litigano che sia per le elezioni o per chi potrà mettere le mani sui dieci milioni di euro, non è certo importante. Certa continua invece ad essere la scellerataggine di chi pensa, come Penati, di cacciare dei Cittadini italiani e di chi pensa, come DeCorato, di far ruotare dei Cittadini italiani ed europei nei “campi” autorizzati.

Sulle strade dei Rom rumeni

Nella strada Judetul Gorj del paese di Tintareni, dintorni di Craiova in Romania, vivono solo rom. Sono 600, ovvero il 10% dei 6mila abitanti: il resto sono romeni, abitano lontano da Judetul Gorj e mai ci mettono piede. Lo stesso succede in alcuni quartieri periferici di Bals, cittadina a mezz’ora da Tintareni. O nella vicina Salcuta (in foto). Lunghe strade, più che quartieri, sui cui lati sono disposte, una in fila all’altra, le case delle famiglie rom.
Case, non campi. Perchè in Romania, dove i rom sono il almeno due milioni dei 20 milioni di cittadini totali, vivono tutti in case. Chi le ha povere, austere, o dignitose. Chi di lusso, a più piani, perchè ha fatto fortuna all’estero. Magari in Italia, dove è passato (o passa ancora, in un andirivieni constante) per i campi rom di Milano, Roma, Napoli, o in provincia. La maggior parte dei rom di Tintareni, Bals, Salcuta, sono passati dall’Italia, e hanno almeno un parente che ci vive in questo momento.
Vita, seguendo le orme di un progetto della Fondazione Casa della carità di inserimento lavorativo di rom in un’azienda romena (la prima esperienza del genere), è stata sulle “vie dei rom romeni”, è entrata nelle loro case, ha bevuto una qafa (il loro caffè) dopo l’altra, si sono fatti raccontare le loro storie. I loro perchè, compresi quelli che, da noi, si chiedono in molti: perchè venite in Italia? Perchè arrivate a vivere in campi fatiscenti, in baracche di lamiere, in cascine pericolanti, ai limiti della sopravvivenza?
Questi e altri sono i perchè, che loro hanno raccontato a Vita, che sono stati ritratti nei volti di donne, uomini, anziani e bambini, alcuni dei quali li vedete nella galleria fotografica (le foto sono di Annalisa Guglielmino, Paolo Proserpio e Daniele Biella). Leggi il reportage…

sabato 28 marzo 2009

Rom e Sinti nella letteratura/6 - IL ROMANTICISMO

Nel 1824, Aleksander Pushkin, più grande poeta russo di tutti i tempi ed esponente del movimento romantico, realizza il sogno di tanti intellettuali suoi contemporanei aggregandosi per un certo tempo ad una carovana di Rom-Sinti; compone il poema Tsygany (Gli Zingari), descrivendo la vita nell’accampamento come la risposta al desiderio di un mondo migliore:

Gli zingari in chiassosa folla / vagano per la Bessarabia / oggi sul fiume / nelle lacere tende pernottano, / come la libertà giocondo è il loro giaciglio […]

E più avanti, quando Zemfira, uno dei personaggi principali, presenta al padre l’ospite Aleko, trovato nel deserto e perseguitato dalla giustizia, il vecchio lo accoglie:

Rimani fino al mattino / all’ombra della nostra tenda / o sta’ con noi anche più a lungo, / come vorrai. Son pronto / a dividere teco pane e tetto. / Sii dei nostri, avvezzati alla nostra sorte / alla errante povertà e libertà; / e domani coll’aurora / nello stesso carro partiremo; / scegli il mestiere che ti piace; / batti il ferro o canta canzoni / e gira i villaggi coll’orso.

Nel 1832, anche Victor Hugo da vita ad un personaggio appartenente al mondo dei Rom-Sinti: è la volta di Esmeralda, la bella giovane di Notre Dame de Paris, che ricorda per molti aspetti Carmen, gitana e ugualmente intrigante, vivace, sensuale; e al fianco della danzatrice dal fascino misterioso, Hugo pone tutta una serie di altri personaggi, gli appartenenti alla Corte dei Miracoli, falsi mendicanti, truffatori, vagabondi, al cui vertice sta Clopin Trouillefour, naturalmente Rom-Sinto. La Francia del romanzo è quella del XV secolo, è la Francia che assiste all’arrivo dei primi gruppi Rom-Sinti, e ad esso reagisce; attraverso la penna di Hugo, quindi, convivono nell’opera sia le romanticherie, aspetti di due epoche: le immagini artistiche e sentimentali dell’Ottocento (Esmeralda è il prototipo di donna Rom-Sinta, quale se la immaginano i Romantici e quale, in certi contesti, è rimasta ancora a lungo: ammaliatrice, capace di incantare e rendere schiavo del suo amore chiunque senta il suo canto o assista alla sua danza, bella e misteriosa), e gli antichi pregiudizi dei secoli precedenti - dietro le doti seduttrici di Esmeralda non può che nascondersi qualche sortilegio, la giovane viene quindi accusata di stregoneria e condannata al rogo.



venerdì 27 marzo 2009

L'Italia che dorme

Nello spazio web RomSinti@Politica, gestito da Nazzareno Guarnieri (in foto) è stato pubblicato oggi un post con una breve riflessione e alcune domande. Questo post si riallaccia a quanto ha dichiarato il Ministro Maroni a Novara, durante il Convegno su amministratori locali e sicurezza organizzato dall'Anci.
La riflessione e le domande sono rivolte a tutti i Cittadini italiani che hanno votato l’attuale maggioranza di centro-destra o che vedono positivamente quanto questo Governo sta facendo a “favore” dei Rom e dei Sinti che vivono a Milano, Roma e Napoli.
In sintesi Nazzareno Guarnieri si chiede il perché questo Governo ha promesso agli italiani, in campagna elettorale, lo smantellamento dei “campi nomadi” e oggi, dopo aver adottato una legislazione speciale, propone la costruzione di “campi nomadi”. Aggiungendo che questa politica costerà agli italiani 43 milioni di euro.
Noi di sucardrom condividiamo quanto scritto da Nazzareno Guarnieri e invitiamo i lettori a rispondere alle domande poste. Leggi e rispondi alle domande…

mercoledì 25 marzo 2009

Novara, Maroni: «Investire ancora di più nella figura del sindaco come titolare della sicurezza sul territorio»

Il ministro dell'Interno è intervenuto a Novara al Convegno su amministratori locali e sicurezza organizzato dall'Anci. Il ministro ha accolto con favore la proposta avanzata dagli amministratori locali tramite il vicepresidente Anci e sindaco di Torino Sergio Chiamparino, sulla creazione di un Servizio centrale per la sicurezza urbana gestito dall'Anci e dal ministero dell'Interno. Una proposta positiva, secondo il ministro, non solo ai fini di una migliore gestione delle risorse, ma anche per monitorare l'azione dei Comuni in questo delicato settore.
Grande apertura agli amministratori locali, insomma, da parte del ministro dell'Interno, che ha dichiarato di essere disposto ad «investire ancora di più nella figura del sindaco come titolare della sicurezza sul territorio».
Tema emergente del convegno è stato il nuovo modello di governo locale che si è andato delineando dopo l'entrata in vigore, il 5 agosto scorso, del decreto legge n.92/2008 che ha ampliato i poteri dei sindaci in materia di sicurezza urbana. Sul tema l'Anci ha condotto un'indagine, presentata oggi al Convegno, che ne analizza le dimensioni in base ai risultati, in termini di quantità e qualità delle ordinanze adottate fino ad oggi, ed alle problematiche emersi dopo l'intervento normativo.
Il ministro Maroni ha toccato diversi aspetti legati al tema del convegno, tra cui il collegamento tra poteri dei sindaci e concetto di 'sicurezza partecipata', a cui si ispira la previsione di associazioni di volontari per la sicurezza del territorio, e la riforma delle polizie locali, vista con favore perché migliorerebbe lo scambio delle informazioni tra forze di Polizia e l'efficacia della loro azione.
Maroni ha anche affrontato il tema dell'intervento nei “campi nomadi”, parlando delle strategie messe in atto per superare l'emergenza del luglio scorso.
«Abbiamo già realizzato la prima fase del censimento, ora stiamo realizzando la seconda fase con un intervento di carattere sanitario» ha detto il ministro descrivendo il modello di campo a cui si sta lavorando, da 'esportare' una volta testato: «un campo attrezzato con acqua potabile ed energia elettrica, una sorta di 'condominio orizzontale'. Questo modello sarà messo a disposizione di tutte le regioni che lo vorranno».

Un quadro europeo per promuovere il microcredito

Nell'UE vi è una domanda potenziale significativa per il microcredito «che non è ancora stata soddisfatta». E' quanto afferma la relazione di Zsolt Becsey (PPE/DE, HU) che, approvata con 574 voti favorevoli, 23 contrari e 12 astensioni, chiede alla Commissione di presentare una o più proposte legislative in materia sulla base di raccomandazioni particolareggiate. Anche perché l’attuale crisi finanziaria e le sue possibili ripercussioni sull’economia nel suo insieme «mostrano gli inconvenienti dei prodotti finanziari complessi» e la necessità di esaminare vie «per migliorare l’efficienza e porre in essere ogni possibile canale di finanziamento quando le imprese hanno un accesso ridotto al capitale causato dalla crisi di liquidità».
La Commissione definisce attualmente come microcredito un prestito di importo pari o inferiore a 25.000 euro, mentre la raccomandazione 2003/361/CE stabilisce che una microimpresa è un’impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2.000.000 di euro. Per i deputati, queste definizioni «non sembrano pertinenti per tutti i mercati nazionali e non consentono di stabilire una chiara distinzione tra microcrediti e microprestiti alle microimprese, microcredito per i mutuatari non bancabili e microcredito per le microimprese bancabili».
Finanziamento UE, soprattutto ai più svantaggiati. Il Parlamento suggerisce il finanziamento o cofinanziamento di una serie di progetti, purché lo scopo specifico sia di promuovere la disponibilità di microcredito per tutte le persone e le imprese che non abbiano accesso diretto al credito, quali gruppi bersaglio svantaggiati (comunità rom, immigrati, persone che vivono in aree rurali svantaggiate, persone che si trovano in situazioni di lavoro precario e donne).
Questi progetti, più in particolare, dovrebbero riguardare il rilascio di garanzie per gli erogatori di microcredito da parte di fondi nazionali o dell’UE, la prestazione di servizi aggiuntivi per i beneficiari di microcredito che includa una formazione mirata obbligatoria finanziata mediante i Fondi strutturali e lo scambio delle migliori pratiche di gestione. I progetti potrebbero anche consistere nella creazione di un sito web in cui i potenziali beneficiari di microcredito possano presentare i propri progetti a coloro che sono disposti a prestare denaro per sostenerli e di un database comunitario che includa le informazioni creditizie sia positive che negative riguardanti i beneficiari di microcredito.

Al fine di evitare sovrapposizioni, i deputati precisano che la Commissione dovrebbe designare un'unica entità di coordinamento che riunisca tutte le attività finanziarie UE connesse al microcredito e finanziare o cofinanziare solo i progetti associati al mantenimento dei diritti di sicurezza sociale quali l'assegno di disoccupazione e l'aiuto al reddito.
Un quadro comunitario armonizzato per gli istituti microfinanziari non bancari. Il Parlamento suggerisce alla Commissione di proporre atti legislativi che forniscano un quadro a livello europeo per gli istituti microfinanziari (MFI) bancari e non bancari. Per quanto riguarda questi ultimi, il quadro dovrebbe includere una chiara definizione di erogatori di microcredito, «che stabilisca che questi non accettano depositi e non si possono pertanto considerare istituzioni finanziarie ai sensi della direttiva sui requisiti di capitale», la capacità di condurre esclusivamente attività di erogazione di credito e di concedere nuovamente crediti, nonché regole armonizzate e basate su criteri di rischio per quanto concerne l'autorizzazione, la registrazione, la comunicazione di informazioni e la vigilanza prudenziale.
Le norme antiriciclaggio non ostacolino i microcrediti a chi è senza carta d'identità. Per i deputati, in sede di revisione della direttiva relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (2005/60/CE), la Commissione dovrebbe assicurare che le disposizioni ivi contenute «non siano d'ostacolo nell'accesso al microcredito a quelle persone che non dispongano di un indirizzo permanente o di documenti d'identità personali». Occorrerebbe quindi prevedere «una deroga speciale alle disposizioni riguardanti gli obblighi di diligenza nei confronti della clientela».
Regole di concorrenza più adeguate. Il Parlamento chiede alla Commissione di prevedere, in sede di revisione delle norme sugli aiuti "de minimis", la differenziazione dei limiti degli aiuti "de minimis" fra uno Stato membro e l'altro allorché si tratta di supporto finanziario per gli erogatori di microcredito, l'abolizione della discriminazione nella concessione di aiuti "de minimis" alle imprese del settore agricolo, se l'aiuto viene concesso nel quadro del microcredito, nonché la riduzione degli oneri amministrativi se l'aiuto viene concesso nel quadro del microcredito.
Dovrebbe inoltre sancire in diritto che il ruolo svolto dagli erogatori di microcredito non bancari, e se del caso il sostegno pubblico che tali istituzioni ricevono, «sono in linea con le regole comunitarie di concorrenza» e applicare norme che consentano un trattamento preferenziale ai beni e servizi forniti dai beneficiari di microcredito nelle procedure pubbliche di appalto.
Sensibilizzazione in materia di microcredito. Il Parlamento chiede alla Commissione di prevedere l'introduzione del concetto di microcredito nelle statistiche e nella legislazione attinenti alle istituzioni finanziarie, elaborare una strategia di comunicazione allo scopo di promuovere il lavoro autonomo come alternativa al salariato, «in particolare come modo di sfuggire alla disoccupazione per le categorie svantaggiate di destinatari» e vagliare, alla luce della recente crisi dei subprime, i vantaggi e gli svantaggi delle forme dirette di microcredito rispetto agli strumenti di credito cartolarizzato. Infine, gli Stati membri dovrebbero poter applicare un meccanismo capace di «escludere tassi d’interesse eccezionalmente elevati».

Partecipa anche tu alla costruzione dell’Almanacco Clandestino di Carta

Sorpresa! Nell’uovo di Pasqua l’Almanacco Clandestino di Carta. Il 10 aprile, il venerdì prima di Pasqua, uscirà un numero di Carta molto speciale, che resterà per due settimane: 100 pagine, tema monografico di grande urgenza, ovvero i migranti, i rom, il razzismo e chi e come cerca di arginarlo nel precipitare della Grande Crisi.
Sarà non solo una buona lettura – e per esempio sarà pubblicato un grande racconto di Marco Aime, uno dei migliori antropologi italiani, intitolato «La capanna delle libertà» e un intervento del sociologo Adel Jabar – ma anche un vademecum, e un manuale, sulla miriade di associazioni antirazziste e organizzazioni di migranti.
Carta pubblicherà dunque un grande censimento – certo non esaustivo – che segnala però la presenza di «anticorpi sociali» importanti e in continuo cambiamento, che faticano a coordinarsi e sostenersi. Per questo si stanno raccogliendo indirizzi di associazioni, gruppi, ambulatori, cooperative, luoghi di aggregazione, reti… di migranti, di rom e non solo.
Chi volesse inviare indirizzi può scrivere a carta@carta.org entro il 30 marzo. Le informazioni che stiamo raccogliendo, in sintesi, sono: nome del soggetto sociale, indirizzo civico e città, riferimento telefonico e web [sito e email], principale settore di intervento [sintetizzabile in pochissime singole parole, ad esempio, “assistenza legale”, “scuola di italiano”…], eventuali segnalazioni [brevissime] particolari.

Federalismo fiscale, il mio no in nome della Costituzione

Pubblichiamo il testo della dichiarazione di voto dell’onorevole Furio Colombo (in foto) alla Camera dei deputati, prima della votazione di ieri sul federalismo fiscale.
Signor Presidente, mi congratulo con il governo e in particolare con i ministri secessionisti della Lega Nord per il loro successo: fanno votare questa Camera per un federalismo fiscale che non è federalismo perché sconnette l'Italia e riconnette parti disuguali. Non ha niente di fiscale perché non comprende e non indica numeri, una cifra o un riferimento alla realtà e alla verità economica.
Mi congratulo perché, mentre in ogni democrazia del mondo i vostri colleghi di governo e i nostri colleghi di Parlamento stanno lavorando giorno e notte per rendere meno aspra la crisi, meno fatale la recessione, meno duro il destino di chi sta perdendo il lavoro o sta perdendo l'impresa, voi ci avete tenuto qui inchiodati a preparare la vostra campagna elettorale che ha a che fare solo con le vostre ossessioni.
Per cominciare avete invitato gli immigrati legali islamici ad "andare a pisciare nelle loro moschee". Poi abbiamo discusso le impronte digitali ai bambini Rom, le classi separate in regime di apartheid. Ci avete imposto un'emergenza che richiedeva forza armate nelle strade. Avete, da statisti, studiato e proposto il reato di clandestinità, i medici spioni e il permesso di soggiorno a punti.
Quando questo magnamino giro di revisione della civiltà italiana è stato compiuto attraendo sul nostro Paese sarcasmo, diffidenza, satira, condanna, siete arrivati forti e determinati con la legge sul federalismo fiscale.
E' affidata al vostro buon cuore, che ho appena illustrato, perché è una legge delega. Come in quel gioco televisivo, ci avete mostrato e fatto discutere solo delle scatole. Ma, a differenza del gioco televisivo, non le avete aperte.
Personalmente sento il dovere morale di dire NO. Non riesco a liberarmi dal sapere ciò che la Lega ha fatto da Gentillini a Borghezio, da Calderoli a Bossi. E ciò che sta per fare frantumando questo Paese, sentimenti, leggi, paura, malanimo e ronde.
No, io voglio dichiarare che la mia Italia è quella della Costituzione intatta da cui traggo un pensiero di speranza in questo momento.

Lo spettacolo diventa risarcimento

Giusto così. La prima apparizione tv di Karol Racz toccava a Bruno Vespa, che da tempo svolge un ruolo di supplenza istituzionale: ora con funzione legislativa, ora esecutiva, ora giudiziaria. Il quarto potere, quello dell'informazione, gli sta stretto. Racz, detto «faccia da pugile», è stato vittima di un errore giudiziario, con un'accusa infamante. Ma la sua colpa principale era di carattere fisiognomico, cioè televisivo: con quella faccia un po' così, da romeno, da nomade, da rom, da aspirante pasticciere non poteva che essere lui, lo Stupratore della Caffarella. Un perfetto capro espiatorio creato dalle circostanze, dalla fretta di trovare un colpevole.
Prima che la giustizia compia il suo corso e lo risarcisca ci vorrà del tempo, troppo. C'è un solo modo per accorciare i tempi, almeno sul piano simbolico: farne un eroe televisivo e ieri sera, presenti una traduttrice e il suo avvocato, è iniziata la pratica. Che si è conclusa con una pudica, commozione fuori onda. Una notizia non è mai una notizia nuda e cruda, specie se riguarda un delitto; la notizia è un racconto su una cosa accaduta. «Porta a porta» si è incaricata di fornire una versione che sovrasti le altre versioni (perché poi i dubbi rimangono, e se non è Racz è un altro romeno). Succede che una vittima passi per responsabile delle sciagure pubbliche ed è necessario, perché la persecuzione finisca, che la stessa vittima ristabilisca l'ordine compromesso: Bruno Vespa non ha condotto un programma ma ha officiato una specie di cerimonia pubblica capace di cancellare il senso di vergogna che in questi giorni ci ha oppresso (o avrebbe dovuto) e di restituire visibilità (dignità) alla vittima.
Nonostante la presenza inquietante di Paolo Crepet e di Vincenzo Mastronardi, che frugano nella mente altrui come si fruga in una borsetta. Il risarcimento principale consiste dunque nel consegnare quella faccia un po' così, finalmente mondata di ogni stereotipo della persecuzione, al circuito dei media. Si può avere la faccia da pugile, il naso schiacciato, lo sguardo torvo e zingaro senza per questo essere un delinquente. Speriamo ora che Karol trovi un lavoro e non inizi la peregrinazione ossessiva di salotto tv in salotto tv. La compassione che si fa spettacolo è il più crudele dei sentimenti. di Aldo Grasso

Napoli, nessun rischio di infezioni e di malattia tubercolare

Nessun rischio di infezioni e di malattia tubercolare nella succursale di Mergellina a Napoli dell'istituto comprensivo Fiorelli dopo il caso della bambina rom di otto anni alla quale era stato diagnosticato nelle settimane scorse un principio di tubercolosi. Dai controlli effettuati sulla famiglia della bimba non ci sono altri casi ed è ipotizzabile, ha sottolineato l'esperto, che non ve ne siano neanche nell'ambito scolastico.
È quanto ha reso noto, al termine degli screening, Giorgio Napolitano, responsabile dell'unità di Pneumologia dell'Asl. «Già le prime valutazioni dei sanitari erano state tranquillizzanti - ha detto l'assessore comunale all'Educazione, Gioia Rispoli - e ora abbiamo la conferma definitiva che il caso registrato non è assolutamente contagioso. La bambina non corre nessun pericolo e così tutti i suoi compagni di scuola. L'allarme diffuso ieri è stato solo frutto di una comprensibile paura. Mi auguro che questa notizia riporti serenità tra i familiari dei bambini e consenta ai piccoli il normale decorso delle lezioni». La Rispoli aveva incontrato nella giornata di ieri la preside e i bambini della scuola, visitando le classi.

Milano, dal campo-al villaggio-all'abitazione

Prefabbricati al posto dei container. Un progetto a medio-lungo termine per famiglie rom che assicurino il pagamento di una parte delle spese, la frequenza scolastica dei bambini, il lavoro degli adulti. I soldi ci sono già: 750mila euro finanziati dal ministero delle Politiche sociali e altri 330mila assicurati dal Comune per realizzare in via Barzaghi, dove oggi c’è già un campo nomadi, il progetto “Dal campo al villaggio e all’abitazione”. Una novità contenuta nel “piano di zona 2009-2011” dell’assessorato alle Politiche sociali che, ancor prima di approdare in Consiglio, è già contestato all’interno dello stesso centrodestra: a cominciare dalla Lega, che rifiuta uno stanziamento di 11 milioni per gli immigrati.
Sul progetto che riguarda via Barzaghi — e che, nelle intenzioni dell’assessorato, dovrebbe partire entro pochi mesi — qualche perplessità la esprime anche don Massimo Mapelli, della Casa della carità, che gestisce quel campo: «Che senso ha spendere soldi per rendere più stabile la permanenza nei campi, quando l’obiettivo dichiarato è quello di superare il concetto stesso degli insediamenti?», si chiede don Massimo. Da parte sua, l’assessorato assicura che proprio questo progetto sarà la prima sperimentazione del passaggio verso «diverse, autonome soluzioni abitative». «Non costruiremo case, ma moduli abitativi prefabbricati, che quindi potranno essere smontati in qualsiasi momento», spiega l’assessore Mariolina Moioli (in foto).
Sui criteri di assegnazione delle future “casette” nel campo, il progetto detta alcune regole base: saranno destinate a «nuclei familiari, di origine rom, romeni con un reddito derivante da un lavoro regolare e quindi in grado di contribuire col pagamento di un affitto». «Ho più di una perplessità sul piano — spiega Matteo Salvini, capogruppo leghista in Consiglio — Su questo progetto non dico un no a priori, ma prima di spendere un milione di euro voglio capire a chi sono destinati questi prefabbricati, anche perché nella zona mi segnalano un ritorno di furti e vandalismi». di Oriana Liso

martedì 24 marzo 2009

Roma, Karol Racz libero dopo 35 giorni di carcere

Questa sera alle 19.45, dopo 35 giorni di carcere, Karol Racz ha lasciato Regina Celi. Con lo sguardo fisso, senza mai abbassare la testa, il romeno accusato ingiustamente degli stupri di Primavalle e Caffarella, ha affrontato flash e telecamere prima di salire a bordo di un'auto assieme al suo avvocato, Lorenzo La Marca.
"Siamo pronti a chiedere il risarcimento danni, ma adesso non è il momento di parlarne - ha assicurato l'avvocato mentre attendeva l'uscita del suo assistito - Oggi abbiamo vinto una battaglia legale importante ma credetemi di gente come Racz ce ne è tanta in galera".
Giacca blu, camicia a righe bianche e celesti, jeans: 'Faccia da pugile' ha lasciato la cella circa due ore dopo la decisione del Tribunale del riesame. La prima notte da uomo libero la trascorrerà in un albergo della capitale: "Non so cosa farà Karol in futuro - ha proseguito La Marca - ma mi sento in dovere di lanciare un appello: lui è un bravo pasticciere e fornaio, chiunque voglia offrirgli un lavoro lo faccia".
Racz era stato arrestato in un “campo nomadi” di Livorno il 16 febbraio scorso e subito marchiato come mostro da tutta la stampa nazionale. A tirarlo in ballo era stato Alexandru Loyos: i due vivevano in una tenda all'interno di un insediamento abusivo a poche centinaia di metri da via Andersen, a Primavalle, luogo dove il 21 gennaio avvenne lo stupro di una donna di 40 anni (per gli inquirenti 'Faccia da pugile' era coinvolto anche in questa violenza). La vittima conferma anche se non si dice "completamente sicura" che Racz sia il suo aguzzino. Un dubbio spazzato via dal test del Dna che scagiona il romeno sia dalla violenza di Primavalle che da quella del giorno di San Valentino. Oggi, dopo 5 settimane di carcere e dopo essersi dichiarato dal primo momento innocente, Racz torna libero.
Nel frattempo forse è arrivata la parola fine sulle indagini dello stupro della ragazzina di 14 anni avvenuto il giorno di San Valentino nel parco della Caffarella a Roma. E' arrivata con la confessione dei due romeni arrestati venerdì, Ionat Joan Alexandru e Oltean Gavrila, unita alla coincidenza del dna con i profili genetici estrapolati dai reperti raccolti nel parco della Caffarella e sulla vittima.

Ddl sicurezza, lettera aperta a tutti i membri della Camera dei Deputati

Gentile Onorevole, il Disegno di legge approvato dal Senato della Repubblica il 5 febbraio 2009 (v. stampato Senato n. 733) “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, trasmesso dal Presidente del Senato della Repubblica il 9 febbraio 2009 e attualmente alla Camera dei Deputati, in corso di esame in Commissione, Progetto di legge: 2180 (Fase iter Camera: 1^ lettura), contiene la seguente norma:
Art. 42. (Modifiche alla legge 24 dicembre 1954, n. 1228, e al testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286).
1. All'articolo 1 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, dopo il primo comma è inserito il seguente:
«L'iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica sono subordinate alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell'immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie. Se la verifica delle condizioni igienico-sanitarie non è compiuta nel termine di trenta giorni dalla richiesta di iscrizione, quest'ultima è effettuata con riserva di verifica, fatta salva la facoltà di successiva cancellazione in caso di verifica con esito negativo»
.
Questo articolo, se verrà approvato, cambierà radicalmente la legislazione anagrafica italiana perché oggi l’iscrizione anagrafica di un Cittadino è di fatto vincolata a soli due criteri: la volontà del Cittadino e l’accertamento da parte degli Uffici comunali dell’effettiva presenza dello stesso Cittadino.
Tale impostazione è stata ribadita più volte da diversi Organi dello Stato, segnaliamo la Circolare del Ministro dell’Interno n. 8 del 29 maggio 1995 “precisazioni sull’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, di cittadini italiani” ma anche le Circolari del Ministero dell’Interno sul “problema dei nomadi”, a partire dalla Circolare MI.A.CEL. n. 17/73 del 11.10.1973 pos. 15900.2.22 prot. 7063.

In particolare il passaggio della Circolare n. 8 del 29 maggio 1995 secondo cui:
“...il concetto di residenza, come affermato da costante giurisprudenza e da ultimo dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte con sentenza depositata il 24 giugno 1991, è fondato sulla dimora abituale del soggetto sul territorio comunale, cioè dall'elemento obiettivo della permanenza in tale luogo e soggettivo di avervi stabile dimora, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle relazioni sociali, occorre sottolineare che non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell'alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità ovvero non conforme a prescrizioni urbanistiche, grotte, alloggi in rulottes… In pratica la funzione dell'anagrafe è essenzialmente di rilevare la presenza stabile, comunque situata, di soggetti sul territorio comunale, né tale funzione può essere alterata dalla preoccupazione di tutelare altri interessi, anch'essi degni di considerazione, quale ad esempio l'ordine pubblico, l'incolumità pubblica, per la cui tutela dovranno essere azionati idonei strumenti giuridici, diversi tuttavia da quello anagrafico”.
Detta lettura è confermata anche dalla Giurisprudenza della Cassazione Sezioni Unite (sent. 19.06.2000 n. 449) la quale ha precisato che
“l'ordinamento delle anagrafi della popolazione residente e relativo regolamento di esecuzione...configura uno strumento giuridico – amministrativo di documentazione e di conoscenza, che è predisposto nell'interesse sia della pubblica amministrazione, sia dei singoli individui. Sussiste, invero, non soltanto l'interesse dell'amministrazione ad avere una relativa certezza circa la composizione e i movimenti della popolazione..., ma anche l'interesse dei privati ad ottenere le certificazioni anagrafiche ad essi necessarie per l'esercizio dei diritti civili e politici e, in generale, per provare la residenza e lo stato di famiglia (v. particolarmente gli artt. 29 e 31 del regolamento n. 136/58).
Inoltre, tutta l'attività dell'ufficiale d'anagrafe è disciplinata dalle norme sopra richiamate in modo vincolato, senza che trovi spazio alcun momento di discrezionalità. In particolare, sono rigidamente definiti dalle norme del citato regolamento (artt. 5 – 9) i presupposti per le iscrizioni, mutazioni e cancellazioni anagrafiche, onde l'amministrazione non ha altro potere che quello di accertare la sussistenza dei detti presupposti”.
Nell’articolo 42 con la modifica della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 si parla esclusivamente di “immobili”, implicitamente escludendo a priori dal poter ottenere l’iscrizione anagrafica chi vive in roulotte, in camper, in una carovana o una casa mobile (beni mobili). Ma soprattutto si pone come requisito essenziale le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie.
Questa norma non colpirà solo le famiglie che vivono in abitazioni mobili (esempio le famiglie delle spettacolo viaggiante) ma anche tutte le famiglie che vivono in abitazioni immobili (esempio appartamento) che, in questo secondo caso, non hanno il certificato di abitabilità o che non rispondono in maniera esaustiva alla complessa normativa sulle condizioni igienico sanitarie.
Quindi, se sarà approvato l’articolo 42, possono perdere l’iscrizione anagrafica nel luogo di residenza tutte le famiglie che vivono in un immobile che non risponde alla normativa sull’abitabilità e/o non risponde alla normativa igienico sanitaria.
Secondo la legislazione italiana l’immobile deve rispondere a tutta una serie di criteri indicati da una normativa abbastanza complessa. Le principali norme sono contenute nel: R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 art. 221 e 222; Legge 4 dicembre 1993 n. 493; D.P.R. 22 aprile 1994 n. 425; D.Lgs. 6 giugno 2001 n. 378 artt. 24, 25 e 26.
Tuttavia nella disciplina confluiscono molte altre norme emanate nel tempo in sintonia con l’evoluzione dei concetti di igiene, salubrità, sicurezza e risparmio energetico. Senza alcuna pretesa di completezza si possono citare in proposito le leggi: 27 maggio 1975 n. 166, artt. 18 e 19 (in tema di ventilazione forzata dei bagni e delle scale privi di finestre), 30 aprile 1976 n. 373 (Contenimento consumi energetici), 5 marzo 1990 n. 46 (Norme sulla sicurezza degli impianti), 9 gennaio 1991 n. 10 (Piano energetico nazionale sul risparmio dei consumi), 5 gennaio 1994 n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche) e il D. Lgs. 11 maggio 1999 n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento).
Tutta questa normativa collaterale ha accelerato l’evoluzione e gli scopi del certificato che, al di là delle sue definizioni giuridiche (certificato, licenza, autorizzazione, permesso) può essere raffigurato come un enorme contenitore nel quale confluiscono molte discipline di settore. Altre disposizioni, invece, avevano previsto e disciplinato i presupposti per il rilascio del certificato di abitabilità ponendolo in stretta relazione con la conformità urbanistica.
Difficile quindi fare una quadro esaustivo della normativa ma certo anche Lei, Onorevole, potrà verificare la sua situazione abitativa controllando se possiede almeno i seguenti documenti per l’immobile dove vive:
- certificato di conformità rispetto al progetto approvato;
- certificato di avvenuta prosciugatura dei muri e la salubrità degli ambienti;
- certificato di collaudo delle opere in cemento armato, o ferro;
- dichiarazione presentata per l’iscrizione al catasto dell’immobile, restituita dagli uffici catastali con l’attestazione dell’avvenuta presentazione;
- certificato di conformità e collaudo dell’impianto elettrico;
- certificato di conformità e collaudo dell’impianto idraulico;
- certificato di conformità e collaudo dell’impianto fognario.
Se all’immobile manca anche uno solo di questi documenti, non risponde ai criteri per ottenere l’iscrizione anagrafica ma non solo, perché l’Ufficio anagrafe ha facoltà di controllo, in qualsiasi momento, per verificare i presupposti per le iscrizioni anagrafiche già in essere.
E’ da sottolineare che in Italia l’anagrafe è sempre stata un “fotografia della realtà”: un modo per conoscere la “vera” situazione della popolazione. Invece, se venisse introdotto il principio che ogni iscrizione anagrafica deve essere preceduta da una verifica della “idoneità” dell’alloggio, questo costituirebbe un incentivo alle dichiarazioni anagrafiche false. E ci sono fondati dubbi sulla costituzionalità di una norma che incide direttamente sui diritti fondamentali della persona.
Va aggiunto che proprio la “veridicità” della situazione anagrafica ha permesso, nel corso dei decenni, di dare la priorità ai più bisognosi quando di tratta di stilare le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari.
Per tutte queste ragioni chiediamo il Suo impegno a non votare l’articolo 42 del progetto di legge 2180 perchè discrimina tra Cittadini italiani che vivono in beni mobili e Cittadini italiani che vivono in beni immobili e che non risolverà i tanti problemi abitativi, presenti nel Paese, ma rischia di modificare lo status anagrafico di tutti i Cittadini italiani, dividendoli in ricchi e poveri.

lunedì 23 marzo 2009

Lo "zingaro errante"

Nelle scorse due settimane il telefono di Anna Pizzo ha squillato molto più del solito. Lei è consigliera regionale, e il suo cellulare è solitamente irrequieto, ma questa volta ha superato tutti i limiti e io, che vivo con lei, mi stavo innervosendo. A chiamare in continuazione era un certo Sandro. Anna mi ha infine spiegato chi è Sandro: è uno dei capifamiglia di una famiglia allargata di Rom, una cinquantina, metà circa bambini e ragazzi, tutti cittadini italiani. «E che vogliono da te?», ho domandato. Lei mi ha spiegato che si erano aggrappati a quella unica piccola finestra aperta sulle istituzioni per cercare di risolvere il loro problema. «E qual è il problema?». La spiegazione è stata lunga.
Prima c’è un gruppo di Rom che, dal Veneto, si trasferiscono molti anni fa a Roma per lavorare. Fanno i «calderash», lavorano con i metalli, e sono così bravi che ogni anno si trasferiscono al nord, dove molte chiese affidano loro lavori di restauro. Negli anni, finiscono per stabilirsi nell’ex Mattatoio romano, abbandonato e vuoto. Poi accadono due cose. La giunta Veltroni decide di aprire lì la Città dell’Altra economia, iniziativa ottima che però comporta lo spostamento dei Rom un po’ più in là, sulla sponda del Tevere. Veltroni se ne va e arriva Alemanno, e il giorno dopo che il prefetto di allora, Mosca, aveva dichiarato «non ci saranno mai più sgomberi di Rom», la polizia si presenta in forze al lungotevere Testaccio, fa staccare luce e acqua e intima ai Rom di andarsene. Dove?, chiedono loro. Non si sa. Mettono in fila camper e roulotte e si avviano in un largo giro che si conclude nell’estrema periferia sud, dalle parti della università di Tor Vergata. Il rettore protesta, allora vengono ancora spostati: a Tor Sapienza. Un’unica fontanella e niente luce, nonostante loro abbiano già pagato l’allaccio all’Enel. Passano mesi, e i cinquanta di Sandro decidono di andarsene: il posto, già inospitale, si è ulteriormente affollato. Comincia così un’odissea dentro e attorno a Roma: Romanina, Ardeatina, Capannelle, uno spiazzo momentaneamente libero dal mercato settimanale, un parcheggio semi-abbandonato, il terreno che provvisoriamente un parroco affitta loro a prezzo assai modico, ecc. Ogni volta si presenta un carabiniere, un poliziotto, una presunta ronda di individui con pettorine fosforescenti, la guardia privata di un istituto di ricerca, per intimare loro di andarsene. Subito. I cinquanta Rom caricano ogni volta la decina di camper e roulottes e se ne vanno: non cercano rogne, e telefonano all’unica persona delle istituzioni che – evidentemente – è disposta ad ascoltarli. La quale chiama assessori e presidenti di Municipio, e perfino centri sociali, per trovare uno slargo, uno spazio, un posto qualunque dove gli “zingari erranti” possano fermarsi. Nel frattempo, i bambini non possono più andare a scuola, com’è ovvio, anche se le maestre e molti genitori della scuola che frequentavano, al Testaccio, hanno raccolto firme in loro appoggio. La figlia grande di Sandro ha appena finito la quinta elementare, in pagella ha tutti voti ottimi.

Però nessuno sembra provare interesse per questi connazionali di cultura rom, con nomi e cognomi italiani e la faccia delle brave persone, per cui si supporrebbe che tutti gli stereotipi sui Rom sporchi e ladri e mendicanti e ladri di bambini debbano fare più fatica a penetrare nelle menti, per non parlare delle amministrazioni. E d’altra parte, non erano quasi tutti cittadini italiani i Sinti che all’inizio di marzo 150 poliziotti – che avevano fatto irruzione all’alba in 15 campi del Veneto – hanno fotografato di faccia e di profilo, con addosso un cartello con le generalità e, in molti casi, un numero? Ma anche l’argomento «sono italiani» è debole: come spiega Tommaso Vitale, sociologo e studioso dell’argomento, nel numero di Carta settimanale [la cui copertina è dedicata alla «questione zingara»], in Italia si sono inventati i «campi nomadi» e si è costruita – con la perdita di memoria sull’Olocausto Rom e con un arsenale di schemi culturali razzisti – la figura dell’«eterno straniero».
Negli ultimi giorni il cellulare di Anna si è placato, Sandro e i suoi hanno trovato un posto: un campeggio di Bracciano, vicino Roma, dove potranno stare per un mese pagando un prezzo molto scontato. Il proprietario del camping non ha di questi pregiudizi, infatti è tedesco. di Pierluigi Sullo

I pericoli inventati, la paura e la politica del regime

Una ricerca condotta da Anci e Cittalia ha analizzato 600 ordinanze comunali rese possibili dal decreto del ministro Maroni e valutato le razioni degli italiani rispetto alla questione ’sicurezza’.
La metà dei residenti delle grandi città dichiara di aver modificato, almeno in parte, le proprie abitudini di vita a causa della percezione di insicurezza. Più della metà degli interpellati ha espresso la convinzione che il problema della sicurezza è destinato ad acuirsi nel futuro, con il diffondersi di condizioni di povertà e disagio.
Come InviatoSpeciale ha reso noto nell’articolo dedicato alle valutazioni della Gunta delle Camere penali sull’attività legislativa del governo, si tratta di sensazioni indotte dalla propaganda del centro-destra e rafforzate da una pessima informazione diffusa da numerose emittenti televisive e dagli moltissimi organi di stampa.
Nel documento dei penalisti si leggeva: “I dati ufficiali diffusi dal Ministero dell’Interno danno conto di una costante e progressiva diminuzione del fenomeno criminale sin dal secondo semestre dell’anno 2007. Nell’anno 2008 gli omicidi volontari sono al minimo storico, i furti sono diminuiti del 39,72 per cento rispetto all’anno precedente, le rapine del 28,8, l’usura del 10,4, la ricettazione del 31,6, il riciclaggio del 5,8, le minacce del 22,1. Diminuiti anche estorsioni e danneggiamenti. Sempre gli stessi dati ci dicono che anche i reati di violenza sessuale sono diminuiti: meno 8,4 per cento. Non solo, la maggior parte degli “stupri” si consuma entro le mura domestiche: i dati relativi al 2007 ci dicono che il 69,7 per cento è opera di partner, il 17,4 di un conoscente e solo il 6,2 è opera di estranei. La sicurezza delle persone è dunque oggi maggiormente assicurata rispetto al passato e se un bisogno di sicurezza emerge esso sta nell’assicurare la tutela delle donne dalle offese delle persone a loro più vicine”.
A causa del martellamento demagogico sull’insicurezza, la maggioranza degli interpellati ritiene che lo Stato centrale abbia la primaria responsabilità in ordine alla sicurezza e in modo specifico alla microcriminalità.
Per comprendere quanto sia ‘politico’ e non ‘reale’ il problema della sicurezza, proprio alla luce dei dati sulla flessione del numero dei crimini, si nota che il 67 per cento delle ordinanze sono state prodotte da amministrazioni del Nord Ovest e del Nord Est (rispettivamente il 40,3 per cento e 26,4), cioè in zone nelle quali il partito di Bossi è molto forte.
Molto basso il numero di ordinanze nelle isole ed al centro-sud. Solo il 6,7 per cento nel primo caso , mentre al centro sono l’11,7 e al sud il 14,9 del totale.
La volontà di allarmare, per costruire un clima di paura e permettere su questo un’espansione del consenso elettorale legato alla presunta ‘attività di contrasto’ del centro-destra contro i ‘criminali’ è alla base di una politica che sta riducendo progressivamente le libertà personali dei cittadini.
Leggendo i dati dell’indagine si scopre che da quando il decreto del ministro dell’Interno è entrato in vigore, lo scorso 5 agosto, il tema maggiormente regolato dai primi cittadini è stato il divieto di prostituzione (16 per cento), seguito dal divieto di consumo di somministrazione di bevande (13,6 per cento), dal vandalismo (10 per cento) e dall’accattonaggio (8,4 per cento).
In nessun modo questi provvedimenti incidono sulla tratta delle ragazze e sul loro sfruttamento, sulla diminuzione del fenomeno del consumo di alcool e stupefacenti tra i giovani o sulla protezione dei più deboli, costretti da crisi e povertà e mancanza di lavoro a chiedere l’elemosina.
Solo che i cittadini ‘vedono’, dopo roboanti campagne di disinformazione, i sindaci ‘intervenire’ e, senza essere contemporaneamente informati sulla realtà dei fatti, trovano le misure opportune.
Secondo l’indagine, è la Lombardia la regione in cui si registra il maggior numero di ordinanze: in 82 comuni (il 5,3 per cento dei comuni lombardi) sono stati emessi 144 provvedimenti. di Inviato Speciale, continua a leggere…

Roma, firma anche tu l'appello per riaprire le fontanelle nel IV municipio

"Chiudere le fontanelle pubbliche, per favore, altrimenti ci vanno i rom. Sono tanti, si accalcano per riempire le taniche e danno fastidio ai residenti del quartiere e ai commercianti. E' sconveniente, soprattutto vicino al mercato rionale".
Per questo motivo il presidente di An del IV municipio di Roma, a ottobre, aveva chiuso alcune fontanelle pubbliche nei quartieri Talenti e Prati Fiscali: Roma Nord-est, quartieri di lavoratori dipendenti a un passo dal centro. Una di queste, in via Prati Fiscali vecchia, è ancora chiusa.
Una decina di cittadini di sinistra del IV municipio, pensionati, liberi professionisti, docenti ha letto la denuncia de l'Unità (e non solo) e lanciato un appello e una raccolta di firme per la riapertura delle fontanelle. "L'acqua è vita, è un bene di tutti. Non si può togliere a chi vive in strada, a quei rom che non hanno neanche un posto nei campi nomadi della città" - scrivono i dieci.
E spiegano: "La motivazione del nostro incontro viene dall'osservazione quotidiana della disgregazione del tessuto sociale dei nostri quartieri, dal venir meno di segni di accoglienza e di solidarietà, il tutto nella progressiva scomparsa di luoghi di incontro e confronto. Ciò viene accentuato dalle attuali difficoltà economiche. In questo quadro, sempre di più, vengono strumentalmente indicate e fatte percepire come un pericolo le persone provenienti da altri paesi che qui vivono e lavorano. Il nostro obiettivo è costruire un luogo di aggregazione e di riflessione e di intessere al nostro territorio, una rete di relazioni tra i cittadini italiani e quelli di provenienze diverse".
Invitiamo tutti a sottoscrivere il loro appello si può sottoscrivere qui o all'indirizzo ilmondoiniv@gmail.com. di Gioia Salvatori

Roma, una mattina al circo

Il 31 gennaio scorso l’Associazione Romà Onlus, Focus – Casa dei Diritti Sociali e Circo Lidia Togni hanno realizzato uno spettacolo circense interamente dedicato ai bambini rom e sinti del Comune di Roma. Lo spettacolo è stato inserito nel progetto di Scolarizzazione dei Minori Rom Anno 2008/2009. Per una volta sono stati i piccoli rom e sinti a poter invitare i loro amici e compagni di scuola ad un evento, dove hanno potuto conoscere meglio la cultura rom e sinta.
All’evento hanno risposto circa 1800 persone. Molti bambini rom accompagnati dai loro genitori, e circa 700 tra bambini e genitori italiani, che hanno risposto all’invito dei bambini rom verso i loro compagni di scuola.
Lo spettacolo si è aperto con il coro misto della Scuola Corradini di Latina che ha cantato prima l’inno di Mameli e a seguire l’inno del popolo rom “Gelem Gelem”. Tutti i presenti si sono alzati in piedi per omaggiare i due inni, sullo sfondo le due bandiere unite: quella italiana e quella del popolo rom.
E’ stato letto il saluto mandato dall’Assessore Laura Marsilio (assente per problemi personali) da una delle giovani studentesse rom.
E’ intervenuto poi Graziano Halilovic, Presidente della Romà Onlus, con un discorso diretto ai piccoli rom sui loro diritti e doveri. Graziano Halilovic ha sottolineato l’importanza della scuola come strumento per progettare la propria vita, quella della propria famiglia e per progettare un giorno la vita della propria comunità: “Avete il diritto al divertimento e al gioco e il diritto al riconoscimento della vostra identità, della vostra lingua e dei vostri valori culturali, ma sempre nel rispetto dei valori nazionali del paese in cui vivete. E avete il diritto allo studio. Dovete impegnarvi nella scuola. Noi ci auguriamo che domani ci siano sempre più ragazzi e ragazze rom nei licei e nell’università, e che domani ci siano medici rom, maestri rom, avvocati rom…”
Alla fine dello spettacolo a cui hanno assistito divertendosi insieme bambini e adulti rom e non, è stato chiesto a tutti i bambini di scrivere un pensiero sulle emozioni vissute oggi sotto il tendone del circo Togni. I contributi realizzati dai bambini verranno raccolti in un piccolo libro di cui gli stessi bambini saranno gli autori.
All’iniziativa hanno aderito 1744 persone di cui 610 bambini e genitori non rom o sinti, 648 bambini accompagnati dagli operatori della Romà Onlus, 428 bambini e genitori rom. Hanno aderito alcuni insediamenti abusivi di rom rumeni insediati nei nostri lotti: 15 accompagnati dagli operatori di Romà Onlus e 26 accompagnati dai genitori.
Per informazioni: Graziano Halilovic, Associazione di Promozione Sociale – Romà Onlus, e-mail graziano.halilovic@romaonlus.it, telefono 346 4794836 - 348 3915709

Nisida, Nisida… così lontana così vicina (la storia continua)

Nisida è un piccolo angolo di paradiso, uno scoglio in mezzo al mare collegato alla terraferma da una “improbabile” striscia di asfalto. La strada ti porta sino all’ingresso dell’Istituto, poi c’è da camminare per circa un chilometro e mezzo per raggiungere la vera e propria struttura carceraria dove Angelica vive da circa un anno. Una stradina stretta, in forte salita, immersa nel verde: tutto intorno il mare. L’ennesima sigaretta accesa, il passo lento, perso in mille pensieri: immagino di trovare una ragazza arrabbiata con il mondo intero, infelice e rassegnata al suo triste destino, senza alcuna speranza. Non è così. E’ incredibile ed è difficile da spiegare, ma la sensazione è che a Nisida sono riusciti là dove altri hanno miseramente fallito. Angelica, nonostante la privazione della libertà, lentamente sta ritrovando un attimo di serenità e la capacità di tornare a sognare un “mondo” diverso.
Le ragazze detenute a Nisida sono tutte “zingare”: ognuna con una storia diversa ma tutte figlie dei nostri tempi, caratterizzati dal degrado delle nostre diverse culture. Solo da poco tempo Angelica è riuscita a stabilire un contatto telefonico con i suoi familiari che dopo i fatti di Ponticelli, probabilmente, sono rientrati in Romania, ed ogni venerdì ha la possibilità di parlare con loro. C’è un’altra ragazza, invece, che è completamente in solitudine. Ho avuto modo di osservarle per qualche minuto prima del colloquio, nell’aula scolastica, impegnate nell’apprendere l’arte dello scrivere e, subito dopo il colloquio, mentre si allontanavano ridendo di gusto, quasi sicuramente commentando tra loro questa mia “strana”visita. A vederle così sembrano tante ragazzine appena uscite da scuola.
Angelica è nata a Bistrita-Nasaud, nella Romania Nord Occidentale. Lei racconta di una infanzia serena vissuta in una piccola casa con una “grande famiglia”, otto figli (quattro maschi e quattro femmine) “oggi tutti sposati” con “il padre muratore ed anche mamma lavorava, solo che adesso non sta tanto bene”. Lei la più piccola. Nei suoi ricordi la scuola frequentata per pochi mesi a causa di un maestro “cattivo”, l’adolescenza ed il suo primo ed unico grande amore: “Emiliano è il mio destino”. Un amore contrastato dalla famiglia: “Mamma diceva che ero troppo piccola”. Così decidono di “scappare” per poi ritrovarsi a vivere a casa della suocera. Dopo torna il sereno: nasce Alessandra Emiliana: “Alessandra come mio padre ed Emiliana come il mio amore” e mentre spiega questo i suoi grandi occhi neri si illuminano di felicità. La bambina oggi ha un anno e mezzo. Lui , 21 anni, lavorava come operaio in un mobilificio. Un brutto giorno entra in contrasto con il “padrone” e perde il lavoro.

Decidono di venire in Italia in cerca di fortuna. Non hanno idee e programmi ben precisi, ma la bambina la lasciano in Romania con la nonna: non è la vita che hanno sognato per lei e poi c’è il pericolo “che se la prendono”. Arrivano in Italia ad aprile, in cinque: Angelica ed Emiliano, il fratello di lui con la moglie ed il loro figlio di otto anni. Trovano sistemazione in una precaria baracca, costruita alla meno peggio, in un piccolo insediamento situato in zona San Giovanni a Ponticelli. Non conoscono nessuno e non parlano italiano. Vivono ai margini della città, in una situazione di estremo degrado ma fuori dalle lamiere dell’improvvisato ricovero, c’è tutto un mondo ostile. Loro non lo sanno, ma molti interessi economici gravitano su quell’area.
Le possibilità di sopravvivenza sono legate, quasi esclusivamente, alla giovane ed al suo piccolo nipotino. Loro devono imparare subito ed in fretta tutte le strategie opportune per conquistare qualche moneta da frettolosi passanti, cercando di coinvolgerli in un attimo di pietà. Non può funzionare. Non è così che si può vivere. Tornare indietro da sconfitti neanche a parlarne, ed è così che Angelica, allontana il nipotino e decide di provare a rubare. Se va bene potrebbe ritornare presto a casa da sua figlia con un po’ di soldi, non tanti, solo quelli che servono per ritornare a sperare. Ma anche in questo caso non può funzionare, non è brava in queste cose e lo si capisce subito perché nel giro di pochi giorni riesce solo a cacciarsi nei guai. Dopo aver subito due tentativi di linciaggio, ma nessuno dei suoi aggressori è stato arrestato, si ritrova a Nisida, in questo angolo sperduto del Paradiso.
Piange, si dispera, grida. E’ disposta a prendersi tutte le sue responsabilità. Ma questa no: “… mi tira l’anima. Come si può pensare che volevo prendere quel bambino?”. Su questa cosa non ha ripensamenti. Paradossalmente, per quegli strani meccanismi della Giustizia, l’ammissione della colpa l’avrebbe comunque avvantaggiata: sarebbe stata considerata un chiaro segno di ravvedimento. Ma lei con questa storia non c’entra nulla. Prova a consolarsi da sola: “… meno male che mia figlia è rimasta a casa, chi lo avrebbe mai pensato di finire in carcere. Adesso con lei c’è Emiliano, ed ogni venerdì io posso parlare con lui”.
E così un venerdì dopo l’altro, in questi mesi Angelica ha imparato benissimo l’italiano. “Adesso parlo tre lingue: il rumeno, il romanès e l’italiano – dice orgogliosa, aggiungendo che però - sull’italiano c’è ancora da lavorare molto”. Frequenta la scuola elementare, sta imparando a leggere e scrivere ed il “cattivo maestro” di Bistrita è solo un brutto ricordo. Parliamo delle sue nuove amiche, lei dice che si trova benissimo con loro. Condividono tutto: dai problemi alle speranze, nell’incertezza del proprio futuro. Io le parlo del mio amico Ionica e lei quasi trasale: c’è una sua amica che è “sposata” con uno che si chiama Ionica e lui l’ha lasciata. Lei si dispera ogni giorno che passa. La tranquillizzo spiegandole che non può essere lui che è sposato da una vita con Claudia con due figli ed un terzo in arrivo poi, fortunatamente, lui viene da Timisora e questo toglie ogni dubbio residuo. La Romania è grande, anche se le storie sembrano tutte uguali. Le chiedo se ha bisogno di soldi ma lei risponde che non ne ha bisogno. Si rivolge alla sua “educatrice”, la guarda dritta negli occhi e quasi a conferma di quello che mi sta dicendo, mi spiega che adesso “lavora” all’interno dell’Istituto e per questo riceve una piccola paga. La Signora sorridendo annuisce con la testa.
Nel corso del colloquio, sarà perché è venerdì, Angelica è felice e prendiamo a fantasticare sul futuro. Le strappo una promessa. Questo pomeriggio quando sentirà Emiliano, che non parla italiano, gli chiederà se può darmi il numero di telefono ed io poi lo farò parlare con il mio amico Ionica, unico “sopravvissuto” al pogrom di Pesaro. Speriamo…
Al ritorno la strada questa volta è in discesa, ed anche la sigaretta si fuma con più piacere. Il cuore è aperto ad una debole speranza. Il mare è ormai vicino e solo adesso mi rendo conto che è quasi primavera. di Giancarlo Ranaldi, leggi l'inizio di Nisida, Nisida… così lontana così vicina