lunedì 29 dicembre 2008

La cattiveria ha limiti?

“Le vicende di Napoli e di Roma ci confermano la necessità di affidare i bambini rom alle comunità protette, sganciandoli dall'emarginazione in cui vivono: c’é da applicare una legge del 2003 voluta dal centrodestra che solo in pochi casi è stata attuata”. Lo afferma in una nota l'ex presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia, Maria Burani Procaccini (in foto).
La Burani invita per questa ragione la magistratura ad essere “più incisiva nel sottrarre i bambini ai nuclei familiari disagiati che vivono in condizioni di estrema povertà e di degrado”. La Burani non è la prima e non sarà certo l’ultima a fare certe “sparate” ma noi di sucardrom rimaniamo sempre scioccati dalla violenza di queste dichiarazioni.
Immediatamente ricordiamo la storia drammatica delle popolazioni sinte e jenisch in Svizzera, dove fu attuata fino al 1976 la politica che oggi viene invocata anche in Italia. Questa politica è una delle forme più vergognose di razzismo che si siano viste in Europa: se sei povero e sei Rom i tuoi figli devono subire il dramma dell’allontanamento e finire in una comunità, un orfanotrofio moderno. La colpa dei tuoi figli è quella di avere dei genitori poveri, genitori “orfani” di denaro.
Il denaro o meglio il dio denaro, utilizzato anche durante le festività natalizie per avere un po’ di visibilità politica per chi è a corto di argomenti. E naturalmente i Rom e i Sinti, bersaglio ideale di troppi politici italiani.
Nel 2006 qualcuno aveva chiesto di utilizzare gli studi di Lombroso per accertare le capacità della Burani, oggi noi di sucardrom ci chiediamo se la cattiveria abbia dei limiti…

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Lecce, il Capodanno dei Popoli

Il 1 gennaio 2009 per il 19° anno torna il Capodanno dei Popoli, manifestazione realizzata dalle Comunità immigrate sul territorio della Provincia di Lecce.
Novità particolarmente significativa della manifestazione di questa edizione è l’iniziativa “Fiaccole e tamburi contro il razzismo” che inizierà il 1° gennaio alle 17,00 da Piazza Mazzini per concludersi intorno alle 18,30 nell’atrio di Palazzo Celestini che diventerà a seguire teatro della Festa dei Popoli con i tradizionali stands gastronomici etnici e l’esibizione dei gruppi di danza e musica.
Tale iniziativa, secondo la volontà delle comunità, è dedicata a tre persone recentemente scomparse in contesti differenti, che durante la loro esistenza si sono particolarmente impegnati per favorire la cultura della pace e del rispetto tra i popoli. Si tratta di Miriam Makeba (in foto), artista internazionale, Papa Hagi, primo cittadino immigrato giunto in Salento più di 30 anni fa e Were Mugabe Melitus, cittadino Keniano a lungo vissuto a Lecce e ucciso lo scorso anno a Nairobi, pochi giorni dopo la sua elezione a parlamentare Keniano.
L’iniziativa “Fiaccole e tamburi contro il razzismo” assume particolare valore sociale e culturale poiché intende contrastare fenomeni di discriminazione razziale e sensibilizzare l’opinione pubblica salentina sulla necessità di un reciproco riconoscimento dei popoli e delle culture d’origine. Siete tutte e tutti invitati a partecipare!

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Roma, l'ultimo viaggio di Dorina e Daniel

Raccontano che Dorina la settimana scorsa sia salita su un bus a Craiova. Ha tranquillizzato il figlio di tre anni e mezzo, Daniel Kristinel, e sicuramente le avrà detto «andiamo in Italia, andiamo da papà».
Dicono che in quella regione del Sud della Romania, dove fa davvero freddo altro che Roma, fosse infermiera e che in Italia volesse lavorare come badante, perché è quello che hanno fatto tante sue connazionali alle quali in fondo non è andata così male. Qualcuno in lacrime spiega che Cristian, il marito che l’aspettava a Roma e che lavorava come manovale ed operaio edile, c’aveva pure provato a cercare una casa in affitto, perché visto che stava arrivando tutta la sua vita - la moglie e il figlio - non voleva chiuderla in una baracca. Soprattutto a Natale. Ma la casa non è riuscito a trovarla, i soldi erano pochi, e allora ha dovuto mettere tutta la sua vita in quella costruzione fatta di cartone e compensato. E tutta la sua vita è bruciata, quelli delle baracche sono accorsi per salvare Dorina e Daniel - i nuovi arrivati - ma è stato inutile.
Natale nella baracca. Quando domenica Dorina è arrivata, dopo un viaggio di oltre diciotto ore e Daniel Kristinel che chiedeva sempre «siamo arrivati?», i vicini delle altre baracche avevano pronti i regali. Per il bimbo una pistola giocattolo che si illuminava, per Dorina cinquanta euro, con la speranza che quella banconota fosse solo un punto d’inizio. Cristian era arrivato per la prima volta in Italia sei anni fa. Ma faceva il pendolare, spesso tornava a Craiova, importante provincia del sud della Romania, dove le fabbriche, dopo la caduta del comunismo, non sono state più sufficienti a dare un lavoro a tutti. Dove qualcuno si è arricchito, ma in tanti continuano ad essere poveri, a sperare che magari il viaggio ad ovest porti soldi e fortuna, una vita migliore. Così - non finivano mai quei viaggi sui pullman che arrivano alla Tiburtina - Cristian ogni tanto tornava a Craiova, s’incontrava con Dorina.

Nel giugno del 2005 nasce Daniel Kristinel, il padre lavora sempre più duro in Italia perché servono più soldi. «E’ un manovale, un operaio, uno che fatica, non è un delinquente», dicono gli amici. Certo, non potrebbero dire nient’altro visto la tragedia che sta vivendo, fatto sta però che la sua fedina penale è pulita e qualcosa vorrà pure dire. A un certo punto, però Dorina ritiene che così non si possa andare più avanti e decide anche lei di venire a Roma, insieme al figlio. Sono infermiera, deve avere pensato, un lavoro come badante lo troverò, con due stipendi come quelli italiani potremo avere tutti una vita migliore. Forse sogna per la sua famiglia un appartamento, un televisore, un impianto di riscaldamento. Invece, il primo impatto quando domenica è arrivata a Castelfusano è stato un foro nella rete di recinzione che delimita la pineta. Il sole, il freddo, il fango, i dieci minuti di cammino fra la vegetazione.
La baracca. Deve avere pensato: sarà così per un po’, quando troverò un lavoro come badante le cose andranno meglio. Dorina trascorre il Natale nelle baracche, Daniele Kristinel gioca con la nuova pistola. Questa è miseria e degrado, però siamo tutti insieme, come una vera famiglia. Il giorno dopo, alle 6.30 dicono alla baraccopoli, il marito si sveglia presto perché anche a Santo Stefano lavora.
Dorina resta con Cristian, forse si distrae, non vede che il bambino gioca vicino al braciere acceso per mitigare il freddo, non vede che lì vicino c’è una bottiglia di alcol. L’incendio, la morte, il Natale nelle baracche finisce così come il sogno - o semplicemente il progetto - di una vita migliore di Dorina per suo figlio.
A margine di questa storia, forse, bisognerebbe raccontare anche altro. Ieri “Adevarul”, un quotidiano romeno, nella sua edizione on line ha pubblicato un articolo sulla madre e il figlio morti in una baracca, a Roma. C’erano le foto, la distruzione, il dolore. E c’erano i commenti dei lettori, che ovviamente non rappresentano un sondaggio, non sono lo specchio dei sentimenti dei romeni: però in maggior parte sono crudeli, c’è chi si augura altre morti come queste, c’è chi scrive slogan contro «toti tigani», gli “zingari”.
Serve a poco ragionare sul fatto che Dorina e Daniel Kristinel non sono di etnia rom (la tragedia e il dolore sarebbero gli stessi, ovviamente). Ma anche quei commenti sembrano dire che quella come tante altre famiglie - a Roma come in Romania - restano racchiuse in quella baracca, condannate all’emarginazione anche dopo la morte.
Spiega una giornalista romena: «Purtroppo ormai il razzismo sta aumentando anche da noi e con il termine zingaro si mette tutto insieme: poco importa se sei rom, se vivi in una baracca sei comunque considerato uno “zingaro”, qualcuno da odiare». La povertà come condanna. di Mauro Evangelisti e Giulio Mancini

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Roma, sfiorata una nuova tragedia

Tragedia sfiorata il 26 dicembre sera a Trigoria una baracca è infatti andata nella zona circostante il Campus universitario biomedico di Roma. La roulotte faceva da rifugio per una famiglia di romeni, e nell’incendio sono rimasti ustionati una donna di 31 anni e i suoi tre figli, di 13, 11 e 4 anni. Ustioni considerate almeno inizialmente non serie ma che hanno comunque reso necessario il trasferimento dei quattro all’ospedale Sant’Eugenio per fronteggiare il rischio di infezioni.
A dare l’allarme ai vigili del fuoco di Roma, distaccamento Eur, è stata una telefonata al 115 intorno alle 21 e sul posto sono subito intervenute due squadre di pompieri che hanno domato le fiamme già propagate all’intera baracca. La causa dell'incendio potrebbe essere un piccolo fuoco che la donna aveva acceso per riparare lei e i figli dal freddo della sera. Per fortuna la donna e i tre piccoli sono riusciti a scappare prima di restare intrappolati dalle fiamme o intossicati dal fumo a differenza della donna di Castel Fusano che è rimasta bloccata con il figlio, nella loro baracca infuocata.
Il gruppetto è stato poi trovato dai vigili del fuoco poco distante: da un lato la donna e i due figli maggiori, dall'altro il bimbo più piccolo, tutti nascosti dietro alcuni alberi. La donna, infatti, non voleva che lei e i ragazzini venissero identificati da polizia e carabinieri, che nel frattempo erano arrivati sul posto, perchè non erano in regola con i documenti di soggiorno. Il capofamiglia che lavora in una ditta edile, era in un'altra baracca al momento dello scoppio dell'incendio in quella che faceva da casa.

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Reggio Emilia, solidarietà al Sindaco e ai Sinti

I gravi fatti che hanno colpito recentemente la nostra città, un suo importante progetto sperimentale di integrazione e il sindaco Graziano Delrio, non appartengono alla cultura di Reggio Emilia che è fatta di solidarietà e attenzione verso il prossimo.
E’ la storia a testimoniare queste parole e a condannare gli stupidi gesti di questi giorni che hanno cercato la visibilità per qualche xenofobo.
Il Centro di Servizio per il Volontariato “DarVoce” conosce bene l’attenzione e la passione che migliaia di volontari ogni giorno testimoniano con il loro operato e a nome delle associazioni reggiane testimonia la propria solidarietà al Sindaco e ai cittadini sinti. Il Centro di Servizio del Volontariato - DarVoce

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Pesaro, i Rom e la Scavolini contro il razzismo

Scavolini Spar Pesaro - Fortitudo Gmac Bologna, la partita dell'antirazzismo è terminata da pochi minuti. La compagine pesarese ha trionfato: 99-72. I rappresentanti della comunità Rom hanno applaudito i virtuosismi di Hicks e Curry, Akindele, Hurd e Myers.
La tifoseria della "Vuelle" ha applaudito a propria volta lo striscione biancorosso con la scritta "I Rom di Pesaro e la Scavolini contro il razzismo". Prima della partita lo speaker aveva annunciato la presenza sugli spalti di Roberto Malini del Gruppo Everyone e di una nutrita rappresentanza della comunità Rom di Pesaro, cui sono stati donati biglietti omaggio.
Alcuni bambini, dopo l'annuncio, hanno effettuato il giro del campo esponendo un cartello recante lo slogan della campagna antirazzista della Scavolini: "Tutti diversi, tutti uguali". Fra qualche giorno gli atleti della squadra marchigiana si recheranno presso la fabbrica dismessa dove, in povertà, ma con molta dignità, vivono alcune delle famiglie Rom di Pesaro: "E' una visita a cui teniamo molto," ha detto Rodolfo Filippini, responsabile dei rapporti con le scuole, "perché la nostra squadra vuole rappresentare un esempio di tolleranza per le nuove generazioni: senza questi valori, le vittorie sportive sarebbero ben povera cosa".
La notizia riguardante la "partita dell'antirazzismo" si è diffusa in tutto il mondo, veicolata, fra l'altro, dai più importanti network che rappresentano il popolo Rom nell'Unione europea, da "O Nevo Drom" a "Roma Virtual Network". Un dossier relativo all'iniziativa promossa dalla Scavolini Spar in collaborazione con il Gruppo EveryOne è già stato inviato all'attenzione della Commissione europea e del Comitato contro la discriminazione presso le Nazioni Unite. La Scavolini Basket rappresenta l'anima di Pesaro e ora è auspicabile che le Istituzioni locali seguano il suo esempio e diano l'avvio a un serio progetto di integrazione dei Rom che vivono a Pesaro in condizioni difficilissime.

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Reggio Emilia, attacco incendiario contro la prima microarea

Tutto era pronto: gli infissi, i sanitari, la recinzione. Tutto in ordine per ospitare la prima famiglia di Sinti reggiani, in quella microarea di via Felesino a Roncocesi che per mesi era stata oggetto di polemiche durissime. Ancora pochi giorni e il Comune avrebbe brindato a un progetto che lo stesso sindaco Graziano Delrio aveva annunciato lo scorso anno al congresso del suo partito. Quel brindisi si è infranto nella notte tra martedì e la vigilia di Natale, «macchiato» da almeno due bombe molotov e dal lancio di pietre che hanno devastato la microarea. Un attentato incendiario sul quale sta indagando la polizia. Gli investigatori stanno anche cercando di fare luce su un altro episodio inquietante: una svastica incisa sull’auto del sindaco.
La notte precedente all’attentato incendiaro, davanti all’abitazione del sindaco, qualcuno ha preso di mira la sua auto incidendo con un chiodo, una svastica. «E’ stata una bravata - minimizza Delrio - sono molto più preoccupato per quanto successo nella microarea in via Felesino».
Subito gli investigatori - coordinati dal sostituto procuratore Luciano Padula - hanno iniziato a lavorare transennando tutta l’a rea che ospita la «campina».
Gli agenti della squadra «Volanti», allertati da alcuni tecnici comunali, hanno ritrovato sia i resti delle bottiglie incendiarie sia alcune delle pietre che erano state utilizzate per infrangere i vetri della struttura. Al lavoro anche gli esperti della Scientifica che hanno setacciato tutta la zona a caccia di possibili tracce lasciate dagli autori dell’attentato.
In via Felesino si è precipitato anche il sindaco Graziano Delrio: «Tutti gli elementi portano a ritenere che si tratti di un’azione premeditata - ha detto il primo cittadino - il cui significato è chiaramente di ostilità e odio. Reggio è una città civile, che rifiuta l’odio ed è estranea a questa subcultura violenta e barbara, da cui trae linfa chi vuole intimidire e inibire l’inclusione sociale e la convivenza armoniosa tra le persone. Non ci lasciamo intimidire».
La microarea di via Felesino, oggetto da tempo di polemiche politiche, dovrebbe rappresentare un primo passo nella realizzazione sperimentale, da parte dell’amministrazione comunale, di microaree per famiglie nomadi sinte. «Con grande amarezza - ha aggiunto il sindaco - vedo bruciata l’abitazione pronta ad accogliere una famiglia reggiana sinta, onesta, con minori disabili e anziani. Una famiglia che con il Comune ha sottoscritto un patto di diritti e doveri nell’ambito di un percorso di inclusione sociale, che prevede scuola e lavoro».

La zona dove sorge la microarea è in aperta campagna, lontano dalla zona residenziale di Roncocesi. E’ anche per questo che le indagini potrebbero risultare ancora più difficili perché nessuno, almeno per il momento, pare abbia visto movimenti sospetti vicino alla «campina».
Sono due le piste investigative che gli uomini della Mobile stanno seguendo: la pesante bravata di un gruppo di ragazzini e l’atto intimidatorio indirizzato al sindaco per contestare le sue scelte. Non si esclude che ad agire possa anche essere stato un gruppo di estremisti, spinto da ideali xenofobi. Anche se questa pare l’ipotesi investigativa meno battuta.
Tutto il materiale ritrovato nell’area di via Felesino è stato sequestrato e messo a disposizione degli esperti della Scientifica che stanno analizzando sia i frammenti di bottiglia sia le pietre utilizzate per il raid notturno. Al lavoro anche i tecnici dei vigili del fuoco per stabilire con precisione la qualità del liquido infiammabile.

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Campi nomadi a Roma

A Roma continua la telenovela sul destino delle minoranze Rom e Sinte, ogni giorno una scelta, mai una soluzione adeguata utile a tutti.
Recentemente, tanto per buttare benzina sul fuoco, il Sindaco Alemanno ha sollecitato i presidenti dei municipi ad individuare aree dove trasferire i campi nomadi, l’ennesimo “travaso”, ma anche l’ennesima demagogia politica per scaricare le proprie responsabilità. Questo “travaso” non piace a nessuno, non piace a noi e non piace ai cittadini.
Non ci piace perché si tratta delle solite politiche differenziate per Rom e Sinti con l’assistenzialismo e la segregazione, che nel passato hanno condotto al fallimento ogni iniziativa.
Non piace ai cittadini perché ancora una volta il Comune di Roma sperpera risorse pubbliche senza alcuna possibilità di risultati positivi.
La federazione Rom e Sinti Insieme sollecita il Comune di Roma a programmare politiche “normali” per le minoranze Rom e Sinte e formula una concreta proposta.
Qualche giorno fa l’assessora alle politiche sociali del Comune di Roma ha dichiarato la disponibilità di 8 milioni di euro per la sistemazione (il travaso!) di alcuni campi nomadi, inoltre il Comune di Roma spende da alcuni anni circa 5 milioni di euro l’anno per la gestione di sette campi nomadi.
Perché non impegnare questi 13 milioni di euro, già disponibili, per incrementare o avviare una politica della casa anche per Rom e Sinti nella Capitale, invece di utilizzarli per soluzioni che si sono manifestate fallimentari a tutti i livelli?
La federazione Rom e Sinti Insieme propone al Comune di Roma che i campi nomadi esistenti a Roma siano auto gestiti dagli stessi Rom e Sinti con la collaborazione delle associazioni di volontariato ed il monitoraggio dai servizi Comunali.
La Federazione Rom e Sinti insieme “ci mette la faccia” e si rende disponibile a collaborare attivamente con il Comune e coordinare l’autogestione.
Questa scelta politica comporta la sospensione di tutte le convenzioni per la gestione dei campi nomadi ed evitare il loro “travaso” e permette la immediata disponibilità dei 13 milioni di euro sopra descritti da utilizzare per iniziare a programmare una politica diversificata della casa anche per Rom e Sinti, tale da avviare SUBITO il superamento della disastrosa ed onerosa politica abitativa del campo nomade.
Rifiutare questa nostra “normale” proposta politica significa che l’amministrazione comunale di Roma non ha la volontà politica di risolvere la questione Rom e Sinti, ma di mettere in atto iniziative disastrose per tutti i cittadini per fare dei Rom e dei Sinti i capri espiatori perfetti per ricercare il consenso. Nazzareno Guarnieri, Presidente della federazione Rom e Sinti Insieme

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Quel Natale nelle baracche...

Strano Natale. Una cronaca televisiva da Forte dei Marmi mostra un mercatino di Natale nel luogo più caro d´Italia. Un venditore dichiara soddisfatto: «Spendono, spendono». La televisione diffonde immagini da cartolina: paesaggi, consumi, uomini e donne - tutto di lusso. Spostiamoci di poco. Siamo nei pressi dell´Arno, a poca distanza da Pisa. Altre immagini, altre parole (vedi altre foto...). Si vedono - ma non in televisione - alcune baracche.
Gli abitanti hanno scritto un appello, in italiano e in inglese. Ne riporto alcune frasi: «Siamo dei Rom rumeni, siamo circa 60 famiglie. Viviamo nella città di Pisa, nelle baracche in condizioni non buone, senza acqua e senza luce. Noi non vogliamo vivere nelle baracche. Siamo costretti a vivere nelle baracche perché non ci è data la possibilità di prendere una casa: il Comune non ha interesse ad aiutarci a trovare una casa. Non possiamo mandare a scuola i bimbi perché non abbiamo le condizioni igienico-sanitarie.
Alcuni bimbi vanno a scuola, ma spesso le scuole rifiutano di iscrivere i nostri figli. Facciamo lavori che gli italiani non vogliono fare, in condizioni peggiori. Alcuni di noi lavorano con contratto regolare, altri al nero, altri sono in cerca.
Alcune persone hanno fatto dei corsi di specializzazione, anche se vivono in queste condizioni. è difficile trovare lavoro perché molti datori di lavoro chiedono la residenza dell´anagrafe. Anche se viviamo a Pisa da tanti anni, anche se lavoriamo, anche se i nostri figli vanno a scuola, il Comune non ci dà la residenza dell´anagrafe perché viviamo nelle baracche.
Noi siamo persone che vogliamo integrarci, siamo persone intelligenti, con cultura, con tradizioni.
Il Sindaco di Pisa ha firmato una ordinanza per sgomberare i campi, senza soluzione, in stagione di inverno. Noi non possiamo lasciare la città di Pisa, abbiamo lavoro, paghiamo i contributi, abbiamo anche alcuni figli malati. Ordinare uno sgombero in queste condizioni è inumano».
Mi dicono che lo sgombero sarà spostato a dopo Natale. Pietà? Forse è vero che, come ha scritto Machiavelli, gli uomini non sono mai del tutto buoni o del tutto cattivi. Forse si è temuto l´effetto sgradevole dello sgombero nel freddo intenso di questi giorni, mentre i cittadini bennati vanno alla messa. O forse anche i vigili incaricati della demolizione delle baracche e della deportazione dei rom in quel giorno hanno altro da fare.
Non chiedete da quale parte politica viene quell´ordinanza.
La cosa non è importante, non più. La politica, sia quella delle lotte dei partiti, sia l´antica paziente arte del possibile è morta. Rimane solo la caccia al favore degli elettori. Che non la faranno mancare.

Me ne offre la prova una lettera anonima (non del tutto, c´è una firma collettiva: «un gruppo di lettori del "Tirreno"») speditami un mese fa dove si legge fra l´altro: «In città ci sono troppi immigrati e zingari, tutta gente che non fa nulla ai quali si aggiungono una miriade di ambulanti di colore che danneggiano gravemente il turismo. Di qui l´ordinanza più che giusta anti-borzoni»(sic: trattasi di un´ordinanza che vietava le grosse borse dei venditori ambulanti di colore).
E continuava: «Case ai rom? Cose da pazzi! Gli zingari prima o poi dovranno essere rispediti nei loro paesi di provenienza. Di questo ne è convinto il novanta per cento della gente. Quella degli zingari, in particolare, è l´etnia più odiata dagli italiani».
Dai tempi dell´esplosione di violenza con l´aggressione fascista al campo di Ponticelli le cose sono dunque cambiate. Come, lo lasciamo giudicare ai lettori. Nel paese che ricorda ufficialmente le leggi razziali del 1938, nella regione che ha dedicato solenni e commosse cerimonie pubbliche e convegni di studio, a pochi passi da quel Parco di San Rossore dove quelle leggi vennero firmate, l´odio «etnico» è professato apertamente da anonimi lettori di un quotidiano di sinistra.
Forse è il caso di progettare su quell´argine dell´Arno, al posto delle baracche destinate alla ennesima demolizione (ché molte altre ce ne sono già state) un monumento alla memoria di Arturo Bocchini, il capo della polizia che nel settembre del 1940 emanò i primi provvedimenti di internamento degli "zingari" italiani.
Lui li internava nei campi di concentramento, i suoi imitatori di oggi li buttano fuori dalle baracche, all´aperto, in questa stagione. Forse moriranno di freddo. L´importante è che lo facciano lontano dai nostri occhi. Questo accade in un paese dove nella distrazione generale si parla apertamente di regime presidenziale e si portano a termine gli ultimi dettagli di quel piano della P2 di cui giustamente Licio Gelli rivendica la lungimiranza e il successo. Buon Natale e felice anno nuovo. di Adriano Prosperi

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venerdì 26 dicembre 2008

Ostia (Roma), un'altra tragedia

Ennesima tragedia annunciata, questa mattina una donna con suo figlio di tre anni sono morti a causa di un incendio che ha distrutto la loro baracca, situata nella pineta di Castelfusano a Ostia, sul litorale romano. Madre e figlio sono morti tra le fiamme e sono stati ritrovai completamente carbonizzati. Sembra che madre e figlio fossero Rom rumeni.
A nulla è servito l’intervento dei vigili del fuoco. L’azione dei pompieri – secondo le prime agenzie stampa - è stata inoltre in qualche modo rallentata dal luogo impervio, tanto che i vigili hanno dovuto farsi spazio a piedi tra la vegetazione e lasciare i mezzi di soccorso sulla strada. L'incendio è stato domato con la sabbia. Ancora sconosciute le cause del rogo anche se si ipotizza che la tragedia sia stata causata da un braciere utilizzato per scaldare la baracca
Noi di sucardrom ci chiediamo quante tragedie debbano ancora avvenire prima che il Governo italiano intervenga. Sembra irreale che oggi in Italia si possa vivere e morire in una baracca ma purtroppo è così. Dopo la tragedia di Foggia nuove vittime ad un elenco che speriamo non debba nuovamente allungarsi nei prossimi mesi.

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martedì 23 dicembre 2008

Roma, prima segregati e poi cacciati

Il Prefetto e il Sindaco di Roma hanno gettato la palla ai Presidenti dei Municipi romani sulla questione “campi nomadi”. Saranno infatti i Presidenti dei diciannove Municipi di Roma a dover individuare, entro il 22 gennaio, degli spazi disponibili per ospitare i Rom che saranno spostati dagli accampamenti abusivi. Se non saranno indicate, sarà il Prefetto a decidere.
Purtroppo noi di sucardrom dobbiamo rilevare che ancora una volta, come già successo in passato, la politica non riesce ad uscire dalla logica segregante e ghettizzante propria dei “campi nomadi”. Infatti non vi sarà un programma di uscita da questa logica, anzi la si accentuerà.
I nuovi “campi nomadi”, secondo le disposizioni del Prefetto e del Sindaco, dovranno essere situati lontani dai centri abitati, con un presidio di forze dell’ordine a controllare le entrate e le uscite. E’ anche allo studio la proposta di installare telecamere per controllare qualsiasi movimento.
Non c’è che dire, sono moderni campi di concentramento, dotati tra l’altro di presidi per l’educazione dei bambini. Come per dire “salviamo” i bambini dalla cultura rom. Davvero agghiacciante.
Inoltre sarà predisposta una “carta dei diritti e dei doveri”, già ribattezzata dalla stampa “obblighi e doveri” che, se non rispettata porterà all’espulsione. Il Sindaco ha dichiarato: «Devono restare solo le persone che vogliono integrarsi, le altre che si prestano ad attività illegali saranno subito espulse».
Ai Rom che risiederanno in una delle aree legali della Capitale sarà rilasciata dal dipartimento delle Politiche Sociali un’autorizzazione che avrà durata temporanea, rinnovabile di anno in anno fino a un massimo di 3 anni. Poi in strada…
Addirittura si ricomincia con il toto-presenze che tanti danni ha fatto nei mesi passati. Infatti l’assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso, ha messo in dubbio il censimento effettuato dalla Croce Rossa e per adesso aggiunge al censimento solo 2.000 Rom. Ma nei prossimi giorni siamo sicuri che aumenteranno, tant’è che una diversa agenzia stampa aggiunge, dopo poche ore, 500 persone. Totale, ad oggi, 2.500 "fantasmi".
In tutto questo bailamme una voce si alza sopra le altre, è quella di Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma. Zingaretti ha affermato: “Sul tema dei rom i proclami non servono a nulla. Quello che occorre, per risolvere i problemi, è avviare processi di concertazione con i diretti interessati”. Parole sante che però difficilmente saranno ascoltate da chi vuole esclusivamente l’annientamento delle culture sinte e rom. Come ad esempio il Sindaco Alemanno.
La federazione Rom e Sinti Insieme fa una controproposta: «I soldi destinati alla gestione dei campi possono essere risparmiati e destinati per costruire case. Basti pensare che a Castel Romano si spendono 80mila euro al mese». Chissà se qualcuno la prenderà in considerazione… di Carlo Berini

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Palermo, tafferugli per l'acqua

Anche a Palermo un incendio ha rischiato di trasformarsi nell’ennesima tragedia. Per fortuna l’immediato arrivo dei Vigili del Fuoco ha evitato che dovessimo commentare l’ennesimo dramma. Ma anche a Palermo qualcosa è successo che può aiutare i lettori capire la situazione in molti “campi nomadi” in Italia.
Subito dopo aver spento l’incendio i Vigili del Fuoco hanno dovuto fare i conti con la richiesta di acqua delle famiglie rom palermitane. Al rifiuto categorico ne è nato un tafferuglio con tanto di lanci di pietre. Evidentemente il Comune di Palermo lascia le famiglie senz’acqua per "invitarle" ad andarsene.
Un modo semplice ed efficace utilizzato da molte amministrazioni anche contro Cittadini italiani. Sono infatti quotidiane le segnalazioni che arrivano a sucardrom da tutto il Nord e il Centro Italia da famiglie che vivono in terreni di proprietà, dove il Sindaco intima il taglio delle utenze alle aziende che forniscono acqua ed energia elettrica. Un moderno assedio al “fortino” come erano in uso nell’antichità.
A Palermo, visto che le cose si stavano mettendo male, sono intervenute le Forze dell’Ordine che hanno ordinato ai Vigili del Fuoco di riempire alcune cisterne del “campo nomadi”, facendo così rientrare immediatamente la protesta degli assetati.

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Roma, rimandato il nuovo piano per i "campi"

La data di presentazione del nuovo Piano dei campi rom slitta al 22 gennaio prossimo. Lo ha annunciato ieri il sindaco Gianni Alemanno al termine della riunione con i presidenti dei municipi in Campidoglio, chiamati dall’amministrazione capitolina e dal prefetto, Giuseppe Pecoraro (in foto), a discutere le linee guida del progetto. Entro questa data i minisindaci dovranno individuare le aree in ciascun municipio da destinare ai “campi nomadi”, in modo da poter chiudere quelli che oggi sono in condizioni inaccettabili.
«Il nostro obiettivo è quello di ridurre il numero dei nomadi all’interno della regione - ha spiegato Alemanno - per questo avvieremo un percorso di espulsione di tutti coloro che sono al di fuori della legalità e di integrazione per quelli che rimangono, avendo cura di non creare disagi alla popolazione e facendo in modo che i campi siano distanti dai centri abitati». Si apre dunque un processo di concertazione con i municipi per la redazione del Piano nomadi cittadino e l’individuazione delle nuove aree da destinare agli accampamenti. «Ma se nessuno farà proposte sarà il prefetto a decidere sulle nuove aree», avverte il sindaco.
Già disposta la chiusura di 6 insediamenti: Casilino 900, Tor de’ Cenci, La Martora, la Monachina, Boiardo, Foro Italico. L’assessore alle Politiche Sociali, Sveva Belviso, ha spiegato che si stanno elaborando nuove collocazioni per questi insediamenti da spostare. «Per questo - ha aggiunto - il prefetto ha fatto un’interpellanza ai presidenti della Regione e della Provincia e al sindaco, che lo ha riproposto ai municipi». Dal canto suo, il primo cittadino non ha escluso lo spostamento di alcuni campi nomadi in provincia e ha ricordato che in Francia c’è una legge nazionale che impone a ogni comune di avere delle quote di accoglienza, in modo da evitare concentrazioni in un unico punto.

Il regolamento attuativo, che sarà presentato in Giunta e poi in consiglio comunale per l’approvazione, prevede un presidio di vigilanza interno ai campi legali gestito dalla polizia e dai vigili e un presidio socio-educativo-sanitario per garantire l’integrazione dei Rom. È inoltre prevista una Carta dei diritti e dei doveri a cui gli abitanti dei campi dovranno attenersi, pena l’espulsione dal territorio comunale. La proposta di trovare nuove aree ha trovato un’accoglienza tiepida da parte dei presidenti di municipio presenti all’incontro di ieri. Pollice verso dal minisindaco del V municipio, Ivano Caradonna, che ha ribadito la sua contrarietà a ogni ipotesi di nuovi insediamenti. Contrarietà espressa anche dal presidente del XII municipio, Pasquale Calzetta, che pur apprezzando le linee guida del piano ha ricordato la presenza nel suo territorio dei campi di Tor de’ Cenci e di Castel Romano e di quello abusivo di via Boccabelli.
Il presidente del III municipio, Dario Marcucci, mette invece le mani avanti e precisa: «il nostro è un municipio centrale e non ci sono zone lontane dai centri abitati da destinare ai campi rom». Ma quanti sono i Rom presenti nella capitale? Secondo il censimento effettuato dalla Croce Rossa ammontano a 6500 unità. Una dato non attendibile, secondo l’assessore Belviso: «il censimento è stato volontario, non obbligatorio, per cui molte persone non sono state contate e le nostre stime parlano di 8-9 mila unità». di Rita Smordoni

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lunedì 22 dicembre 2008

Foggia, scoppiano le polemiche

Sarebbe stata una stufa a causare l'incendio divampato ieri sera al "campo nomadi" di borgo Arpinova, alla periferia di Foggia. Rogo che da tragedia si è trasformato in disgrazia con la morte di Geylo, un bimbo di appena due anni e mezzo. Le fiamme sarebbero partite, stando a quanto dichiarato dal padre del piccolo, proprio all'interno della loro roulotte.
Il fratellino più grande inavvertitamente avrebbe fatto cadere la stufa. In pochi istanti l'incendio ha avvolto il mezzo coinvolgendo alcune baracche nelle immediate vicinanze. Il padre avrebbe portato in salvo prima il figlioletto più grande di 4 anni; poi, però, le fiamme molto alte, hanno provocato il cedimento della tettuccio del mezzo, impedendo, così, all'uomo di entrare. Il piccolo, che in quel momento dormiva nella culletta, è rimasto intrappolato.
Ma l'esatta dinamica si saprà solo dopo che la polizia scientifica terminerà i rilievi. Intanto l'area "B" del capo, quella distrutta dall'incendio, è stata posta sotto sequestro. Anche questa mattina al lavoro i vigili del fuoco per le opera di messa in sicurezza delle bombole del gas e per la rimozione delle numerosissime carcasse d'auto e elettrodomestici carbonizzati. Secondo alcune stime saranno necessari 80mila euro per riorganizzare il campo in attesa di container dove far alloggiare le 53 famiglie, provvisoriamente sistemate presso altri rom.
Oggi si apre la discussione su quella che per alcuni potrebbe definirsi una “tragedia annunciata”, con l’Opera Nomadi che accusa il Comune di Foggia per incuria e l’Associazione Comunità Straniere in Italia, presieduta da Habib Sghaier, che annuncia l’imminente querela nei confronti di Palazzo di Città, chiedendo le dimissioni del sindaco.
Quando tre anni fa divampò un incendio al campo nomadi di via San Severo, il sindaco assicurò che la sistemazione di borgo Arpinova sarebbe durata per 8 mesi al massimo, il tempo necessario al Comune di attivarsi per la realizzazione della nuova struttura di via Castiglione.
Intanto, la zona del "campo nomadi" di Arpinova è ancora sotto sequestro, e i rom scampati all’incendio hanno trascorso la notte dai parenti nelle roulotte non colpite dalle fiamme.

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Milano, il discorso alla città del cardinale Dionigi Tettamanzi

Il dialogo: è questo l’atteggiamento che il cardinale Dionigi Tettamanzi chiede alla città di Milano per affrontare il presente e il futuro. L’arcivescovo l’ha espresso il proprio pensiero nel “discorso alla città” pronunciato venerdì 5 dicembre 2008, in occasione dei primi vespri della solennità di Sant’Ambrogio. Tettamanzi ha ribadito il suo pensiero in un’intervista (di cui riportiamo la trascrizione integrale) realizzata da Davide Dionisi per Radio vaticana.
Esordisce Tettamanzi: “Io penso che il dialogo sia oggi una vera e propria emergenza. Questo, perché ci troviamo di fronte al fenomeno della solitudine, che chiude in se stessi ed esclude dagli altri, insieme al fenomeno di una contrapposizione molto accentuata, per cui pare di poter dire che gli uni sono contro gli altri e tutti contro tutti. Ma il dialogo, io penso, sia un tratto fondamentale, addirittura costitutivo della nostra umanità.
Proprio per questo diventa urgente domandarsi se oggi sia ancora possibile dialogare. Io risponderei che tante volte è difficile, è difficilissimo, ma è possibile dialogare ad una condizione che si impari a dialogare: questo significa riconoscere l’altro nella sua dignità di persona, rispettarlo nella sua libertà, consentirgli di essere se stesso, avere fiducia negli altri”.
La sua è anche un’esortazione all’incontro, a superare le contrapposizioni. In che modo creare i giusti presupposti nelle grandi città per aiutare un dialogo interculturale e interreligioso?
“Penso che si debba iniziare con l’abbandonare i pregiudizi e le schematizzazioni. Quando questo verrà abbandonato, io penso, potrà avere inizio il parlare, il discutere con tutti, anche con i credenti delle altre religioni e aggiungo anche con i fedeli dell’islam. Tanti dubbi, certe domande, certo esistono, a proposito delle altre religioni, ma di fronte a tutto questo penso che si debba pure incominciare con un dialogo personale e cercare di capire, di vedere se tutto quello che viene detto corrisponde al vero.
Certo, a volte, ci si trova di fronte a degli atteggiamenti singoli che sono gravi, sono da deprecare con grande forza, ma tutto questo non può diventare occasione per guardare con sospetto e per accusare tutti gli appartenenti ad una religione. Per incontrare l’altro, ciascuno di noi dovrebbe incontrare se stesso, la propria interiorità, e in questa interiorità incontrare Dio come Padre di tutti e quindi venire aiutato davvero ad avere un cuore grande, anche se tutto questo esige tanta pazienza, tanta onestà intellettuale, tanto rispetto della libertà dell’altro e tanta capacità di ascolto”.

Quale attualità ha ancora oggi il messaggio di Sant’Ambrogio e in che modo può essere applicato nella nostra quotidianità?
“Quando noi pensiamo a Sant’Ambrogio, pensiamo ad un grande vescovo, ad un grande pastore, e direi che occorrerebbe recuperare anche la figura di Ambrogio come politico, o meglio, come vescovo che è coraggioso, al punto che è capace nei momenti di difficoltà di fare chiarezza su uno dei problemi più delicati e più attuali, che è il problema del rapporto tra la politica e la morale.
Io penso che da Sant’Ambrogio viene un insegnamento che è particolarmente utile, vorrei dire assolutamente necessario oggi, ed è questo: che davanti alla legge morale - così ha continuato ad insegnare, a testimoniare Sant’Ambrogio - chi detiene il potere politico non è mai nella posizione di chi è sciolto dalla propria responsabilità, anzi, proprio perchè detiene questo potere ha un di più di responsabilità in rapporto alla propria coscienza, in rapporto a tutti gli altri, soprattutto in rapporto a Dio”.

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Bologna, commemorazione delle vittime della "uno bianca"

Nel 18° anniversario della strage di via Gobetti, martedì 23 dicembre alle ore 15 si terrà a Bologna una cerimonia di dialogo e preghiera, in via della Beverara 123, nel piazzale del Museo della Civiltà Industriale, a fianco della passerella sul Navile e di froAggiungi immaginente alla fornace Galotti, luogo del campo nomadi di via Gobetti. Lì furono uccisi la mattina del 23 dicembre 1990 dalla banda della Uno bianca Patrizia Della Santina e Rodolfo Bellinati, appartenenti alla minoranza storica linguistica dei Sinti emiliani.
La cerimonia, promossa dall’Anpi e dal Comitato Antifascista del Navile ha il patrocinio del Quartiere Navile, con la collaborazione delle parrocchie della Beverara e dell’Arcoveggio e della associazione ex deportati nei lager ANED.
Al ricordo interverranno i Sinti italiani del campo di via Erbosa (parenti delle vittime) e la cittadinanza che non vuole dimenticare l’orrore provocato da banditi, che agivano da terroristi, muovendosi con una Uno bianca. Saranno presenti i genitori di Federico Aldrovandi, giovane ferrarese morto nel 2006 durante un fermo di polizia.
Interverranno il presidente del quartiere Navile Claudio Mazzanti, la presidente dell’Opera Nomadi di Bologna Antonia Dattilo, il consigliere comunale Leonardo Barcelò, Armando Gasiani ex deportato a Mauthausen ed il giornalista Claudio Santini.
La cerimonia verrà introdotta da Paolo Bernagozzi, presidente della Commissione Verde del Quartiere Navile, seguirà una preghiera di monsignor Giovanni Catti, di don Nildo Pirani e di don Davide Zangarini. Seguirà il dialogo con brevi interventi e la conoscenza fra i presenti, al termine verrà deposta una corona di alloro del comune di Bologna-quartiere Navile al cippo che ricorda i due Sinti. L’incontro sarà condotto da Armando Sarti, presidente della sezione Anpi Bolognina. In caso di maltempo l’incontro si svolgerà nella Sala Auditorim del Museo della Civiltà Industriale.

Nella foto di Antonella Beccaria il monumento eretto nel parco bolognese di via Lenin in memoria delle 24 vittime della banda della Uno bianca.

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L'outing di Fini

Ci sono le polemiche politiche sui rapporti tra Chiesa cattolica e fascismo e c'è anche un nodo storiografico nelle dichiarazioni di Fini, un riferimento a un'interpretazione del fascismo come «autobiografia della nazione» sul quale vale la pena soffermarsi.
Interrogandosi sul perché la società italiana nel suo insieme sia stata così torpida, inerte, connivente nei confronti dell'infamia delle leggi razziali, Fini ha evocato (non so quanto consapevolmente) non solo il valore della testimonianza degli antifascisti, di quella minoranza eroica che riuscì a mantenere acceso un barlume di opposizione a prezzo di enormi sacrifici, ma anche l'ignavia della maggioranza degli italiani, di quelle folle straripanti che inneggiavano al Duce e che nel regime si riconoscevano, in un gioco di rispecchiamento che faceva del fascismo il «luogo storico» in cui affioravano tutti i nostri vizi tradizionali, una religiosità bigotta, un familismo autoritario, il disprezzo per la cultura, un concetto servile della legittimazione del potere, il culto della «roba», «un misto - come scrisse Mariuccia Salvati - di azzeccagarbugli e ragion politica, di nazionalismo e statalismo, di protervia e di garantismo».
Le parole di Gobetti. C'era il razzismo in quell'Italia che si rispecchiava nelle piazze fasciste, quello degli scienziati e dei colti e quello degli stereotipi e dei luoghi comuni popolari sulle «faccette nere», e c'era anche l'antisemitismo della tradizione cattolica. A dar conto in maniera più compiuta di questa realtà, a inserire il fascismo nel lungo periodo della storia italiana legandolo ai mali endemici di una democrazia zoppa, inquinata dal trasformismo e dalle pulsioni autoritarie che serpeggiavano nell'esecutivo e negli ambienti di corte, fu proprio quel filone politico-culturale che si riconosceva nella celebre affermazione di Piero Gobetti, «il fascismo è l'autobiografia di un popolo che rinunzia alla lotta politica, che ha il culto dell'unanimità, che fugge l'eresia, che sogna il trionfo della facilità, della fiducia, dell'entusiasmo», successivamente ripresa da Carlo Rosselli («Il fascismo sprofonda le sue radici nel sottosuolo italico; esprime vizi profondi, debolezze latenti, miserie di tutta la nazione»).

Rivelazione nazionale. Allora, in seno all'antifascismo, a questa interpretazione del fascismo come «rivelazione» delle tare genetiche che avevano dall'inizio appesantito il progetto di «fare gli italiani», si affiancavano quella che insisteva sul fascismo «reazione di classe» (il Pci e in genere il movimento operaio) e quella del fascismo «parentesi» del liberalismo crociano. Delle tre, la più vitale e la meno caduca si sarebbe rivelata proprio la prima, con conseguenze significative soprattutto per quanto riguarda il significato dell'antifascismo. Se Fini è coerente con le cose che dice, le conseguenze da trarre dalle sue parole portano infatti a riconoscere nell'antifascismo un valore permanente dell'Italia repubblicana, una risorsa a cui un paese come quello che ha partorito uno dei più significativi totalitarismi novecenteschi non può fare a meno di attingere; non più un semplice «patto sulle procedure», una coalizione di partiti, uno schieramento politico legato solo alle condizioni estreme della lotta contro la dittatura e l'invasione tedesca, ma un «eccesso» di democrazia, una necessità etica, culturale e politica per un paese attraversato da una sinistra coazione a ripetere che ogni volta rende affascinanti soluzioni politiche al cui interno coniugare il sovversivismo e l'illegalità endemica delle nostre classi dirigenti con una irrefrenabile voglia di autorità e di ordine che proviene dai recessi più oscuri della nostra esistenza collettiva.
Dimenticanze e rimozioni. Un'ultima considerazione. Anche il consenso espresso da Veltroni alle parole di Fini andrebbe misurato su questo terreno. Al momento della sua fondazione il Pd si era dimenticato dell'antifascismo. Allora sembrò un lapsus, oggi appare come la spia dell'incapacità di avere un progetto di lungo periodo («il coraggio di non contare ad anni, ma a generazioni», come scriveva Carlo Rosselli) e della scelta sciagurata di azzerare una delle eredità più significative di quel tipo di antifascismo, una teoria della classe politica, della sua formazione e selezione, radicalmente democratica e insieme frutto di un processo faticoso, impegnativo, costoso in termini di responsabilità personale e di consapevolezza della non negoziabilità di alcuni fondamenti ultimi. di Giovanni De Luna

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AUGURI A TUTTI

Non a Betlemme, non in una stalla.
Ma in una baracca di lamiere e legno marcio, in un campo nomadi.
E’ questo il Gesù bambino del 2008.
Al freddo e al gelo, attende che i magi gli portino
latte caldo, antibiotici e acqua potabile.
Ma soprattutto spera che un giorno
le popolazioni rom e sinte vengano liberate dalla persecuzione razzista
a cui tutti partecipiamo.

Sucar Drom Augura Buone Feste a Tutti
con le foto del presepe realizzato da Giacomo Sorressa

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Pisa, appello delle famiglie Rom rumene

Siamo dei Rom rumeni, siamo circa 60 famiglie. Viviamo nella città di Pisa, nelle baracche in condizioni non buone, senza acqua e senza luce.
Noi non vogliamo vivere nelle baracche. Siamo costretti a vivere nelle baracche perchè non ci è data la possibilità di prendere una casa: il Comune non ha interesse ad aiutarci a trovare una casa. Non possiamo mandare a scuola i bimbi perchè non abbiamo le condizioni igienico-sanitarie. Alcuni bimbi vanno a scuola, ma spesso le scuole rifiutano di iscrivere i nostri figli.
Facciamo lavori che gli italiani non vogliono fare, in condizioni peggiori. Alcuni di noi lavorano con contratto regolare, altri al nero, altri sono in cerca. Alcune persone hanno fatto dei corsi di specializzazione, anche se vivono in queste condizioni. E' difficile trovare lavoro perchè molti datori di lavoro chiedono la residenza dell'anagrafe. Anche se viviamo a Pisa da tanti anni, anche se lavoriamo, anche se i nostri figli vanno a scuola, il Comune non ci dà la residenza dell'anagrafe perché viviamo nelle baracche.
Noi siamo persone che vogliamo integrarci, siamo persone intelligenti, con cultura, con tradizioni.
Il Sindaco di Pisa ha firmato una ordinanza per sgomberare i campi, senza soluzione, in stagione di inverno. Noi non possiamo lasciare la città di Pisa, abbiamo lavoro, paghiamo i contributi, abbiamo anche alcuni figli malati. Ordinare uno sgombero in queste condizioni è inumano.
Il Sindaco dice che non ha la possibilità di aiutarci. Sappiamo che l'Unione Europea ha programmi e fondi per i cittadini Rom e che l'Italia non li usa, e che è stata multata per questo.
Chiediamo che il Sindaco non faccia sgomberi e che si trovi insieme una soluzione per vivere normalmente come gli altri italiani. Ci sono i modi per fare questo che non sono sgomberi (come l'autorecupero delle case abbandonate). I Rom rumeni dei campi di Pisa

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domenica 21 dicembre 2008

Sardegna, la lingua sinta e la lingua romanés sono riconosciute

La Giunta regionale della Sardegna ha approvato una proposta normativa, in linea con le migliori esperienze italiane ed europee ispirate al multilinguismo, che riscrive regole e metodi della politica linguistica a 11 anni dall'approvazione della vecchia legge 26 sulla cultura e lingua sarda. Nella stessa giornata l'esecutivo ha dato il via libera a una tv web in lingua sarda e sostegno a programmi radiofonici che aiutino ala riscoperta della lingua regionale e incentivino la popolazione a parlare di più in sardo.
Dopo i risultati della Conferenza regionale di Macomer, il Governo regionale ha messo a punto un progetto normativo che apre nuove prospettive alla pianificazione linguistica nell'isola e segna la possibilità di imprimere un nuovo slancio alla politica linguistica regionale.
Novità salienti della nuova proposta di legge, che arriva dopo quelle recenti del Friuli e della Provincia autonoma di Trento a cui è ispirata, sono l'insegnamento del sardo in orario curricolare, la segnaletica bilingue, la certificazione linguistica e la ricerca di un nuovo status sociale per la lingua dell'isola.
Identica tutela viene riconosciuta, nei territori di competenza, alle varietà cosiddette ''alloglotte'' ovvero il catalano di Alghero, il Sassarese, il Ligure dell'isola di San Pietro e il Gallurese. Hanno una tutela particolare nella legge anche le parlate venete di Arborea, istriane di Fertilia e quelle delle popolazioni sinte e rom. Questa notizia ci colma di gioia perché per la prima volta in Italia i Sinti e Rom sono riconosciuti come minoranza storica linguistica.

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Pisa, i Rom invadono Sala Baleari

Ieri una nutrita delegazione di uomini, donne e bambini abitanti dei vari campi rom abusivi della nostra città ha invaso pacificamente il consiglio comunale di Pisa durante la discussione sul bilancio per esporre ai consiglieri la propria opinione in merito alla recente ordinanza del sindaco con la quale si prevede il loro sgombero in tempi molto brevi e chiedere che almeno, come misura provvisoria d’emergenza, la stessa ordinanza di sgombero venga sospesa fino a gennaio.
«Non si deve fare uno sgombero nel periodo natalizio. Il Natale è la festa dei bambini - ci dice con le lacrime agli occhi Marinela Nicolin, presidentessa dell’Associazione Sinti e Rom Insieme, e madre di 4 figli -. Anche noi ortodossi festeggiamo il Natale con i nostri bambini. Ci sarà Babbo Natale anche per i nostri bambini?».
La delegazione era accompagnata da Sergio Bontempelli (in foto) di Africa Insieme e da alcuni attivisti locali dell’Assemblea Antirazzista. Nei vari campi rom di Pisa abitano circa 150 persone, fra cui 60-70 bambini e adolescenti. «E’ lo stesso numero di persone censito nel 2007 - afferma Sergio Bontempelli -. Quindi non si capisce bene il motivo di urgenza addotto dal sindaco per questi sgomberi. Come non si capiscono le motivazioni di ordine pubblico se è vero che quest’anno i reati nella nostra città sono diminuiti del 5%».
Inoltre esiste un problema normativo. «Infatti i rom per la maggior parte sono romeni, quando non italiani - aggiunge Bontempelli -. Quindi, in quanto cittadini della Comunità Europea, non possono essere espulsi se non per comprovati gravi motivi di ordine pubblico, del tutto inesistenti in questo caso».

Il ministro dell’Interno, Maroni, ci aveva provato in effetti questa estate, ma aveva dovuto fare marcia indietro dopo le proteste della Ue. «La quale probabilmente comminerà anche una multa all’Italia a causa dei fondi europei assegnati al nostro governo per le politiche di integrazione dei Rom e mai spesi. Una situazione assurda».
Come controversi rischiano di essere gli effetti di un’ordinanza che con il fine di sgomberare i campi rom abusivi potrebbe spostare il problema solo di qualche centinaio di metri. «Dove possiamo andare? Se ci mandano via andremo da qualche altra parte nella zona. Anche perchè molti dei nostri bambini vanno a scuola e molti uomini lavorano come muratori nelle imprese edili locali, anche se spesso in nero», ci dicono alcuni di loro.
«Quasi tutti abbiamo i documenti in regola e non abbiamo mai creato problemi. Contrariamente a quanto crede la gente noi non vogliamo vivere nei campi o nelle roulotte. Noi vorremmo vivere in una casa, ma anche quando abbiamo i soldi per pagare l’affitto a noi non la danno. Inoltre spesso gli affitti sono troppo alti. Non possiamo pagare 700-800 euro al mese. Siamo persone per bene, non criminali, e viviamo in Italia da molti anni. Non chiediamo la luna. Vogliamo solo passare le feste in pace con le nostre famiglie e poi magari anche una soluzione provvisoria».
Una richiesta di aiuto che la delegazione ha ripetuto ad una rappresentanza dei partiti presenti in consiglio: Bini di Rifondazione Comunista, Patrizia Paoletti del Pdl, Titoni dell’Udc, Dell’Orto del Pd, e Paolo Mancini, vicepresidente del consiglio comunale.
Una rappresentanza politica che pur mostrando sensibilità per il disagio di queste famiglie non si è sentita di prendere alcun impegno, se non a livello personale, per risolvere la questione. «Non possiamo abbandonare il sindaco su questo problema», ha ribadito Patrizia Paoletti, prima di ritornare in consiglio mentre alcuni bambini osservavano la scena con grande curiosità. Chissà se Babbo Natale ci sarà per loro. di Marcello Cella

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Berlino, iniziati i lavori per la costruzione del monumento sul Porrajmos

Dopo un’attesa durata sedici anni sono iniziati il 19 dicembre scorso a Berlino i lavori di costruzione di un monumento alla memoria delle migliaia di Sinti e Rom uccisi dai nazisti. Alla cerimonia hanno preso parte tra gli altri il sindaco di Berlino, Klaus Wowereit, e il ministro federale della Cultura, Bernd Neumann.
Il monumento, che costerà due milioni di euro e sarà finanziato interamente dallo Stato tedesco, sorgerà di fronte il Reichstag, la sede della camera bassa del parlamento. A disegnarlo è stato l'artista israeliano Dani Karavan. I primi piani risalgono a sedici anni fa, ma il progetto è stato più volte rinviato.
In mattinata il Bundesrat ha commemorato i sinti e rom perseguitati sotto il nazismo. L'ultima seduta dell'anno della camera alta del parlamento tedesco è tradizionalmente dedicata a ricordare il 16 dicembre 1942. Quel giorno il capo delle SS, Heinrich Himmler, firmò il cosiddetto "Decreto di Auschwitz", in base al quale almeno 500.000 sinti e rom in tutta Europa dovevano essere deportati nei campi di concentramento e sterminati.

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sabato 20 dicembre 2008

Foggia, morire a tre anni in un "campo nomadi"

Ennesima tragedia in un cosiddetto “campo nomadi” in località Arpinova, alla periferia di Foggia. Un bimbo di poco meno di tre anni è morto carbonizzato nell'incendio che ha interessato una quindicina tra roulotte e case prefabbricate.
Il corpicino è stato trovato tra i resti della carcassa della roulotte di famiglia. L'incendio, secondo i primi accertamenti compiuti dalla polizia, sarebbe stato causato dal corto circuito di una stufetta. Le fiamme, su un fronte di circa venti metri, sono state spente dai vigili del fuoco i quali sono riusciti a evitare che il fuoco si propagasse al resto dell'accampamento nel quale vivono alcune centinaia di persone. Un sopralluogo nel “campo” è stato compiuto dal sostituto procuratore della Repubblica di turno.
Una trentina di rom, rimasti senza un tetto dopo l'incendio, trascorrerà la notte in un centro Caritas del capoluogo dove vengono allestite brandine e organizzata una cena. Lo ha reso noto la prefettura di Foggia che ha coordinato le operazioni di soccorso.
“La morte di un bimbo è un evento che addolora l'intera comunità di Capitanata, che si stringe attorno alla famiglia del piccolo Geylo”. Queste le parole del presidente della Provincia di Foggia Antonio Pepe, dopo aver appreso della morte del bambino nell'incendio che ha interessato ieri sera il “campo nomadi” di Arpinova.
“Proviamo dolore e sofferenza per una morte così improvvisa - afferma il presidente della Provincia - e sentiamo il dovere, istituzionale e civico, di essere al fianco di una famiglia tragicamente spezzata”.
Questa tragedia non è la prima, ne elenchiamo alcune:
7 settembre 1997. Alan e Sabrina di 4 e 2 anni muoiono carbonizzati nella loro baracca del “campo nomadi” «Casilino 700»
24 marzo 1999. Morto a tre anni in un “campo nomadi”. Morto giocando in una vecchia automobile. Fumo e fiamme lo hanno ucciso prima che potesse essere soccorso. La tragedia alla periferia di Aosta
8 aprile 2000. Altri due bambini sono morti nello stesso modo a Bologna
9 marzo del 2002. Una bambina di 4 anni è morta nell'incendio della sua roulotte nel campo di via Collatina a Roma
15 marzo 2002. Un ragazzino di 14 anni è morto in un vasto incendio scoppiato nel “campo nomadi” a Sanpierdarena, alla periferia di ponente di Genova
11 agosto 2007. La tragedia di Livorno. Quattro bimbi rom tra gli 11 e i 4 anni, tre fratellini e un’amica, muoiono in un incendio.

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Milano, la Regione stanzia un milione di euro per la Prefettura

Vi ricordate le ordinanze di Berlusconi per l’emergenza rom? Insieme alle ordinanze il Governo si era impegnato a dare un milione di euro a ciascuna delle tre prefetture (Milano, Roma e Napoli) investite dai poteri speciali. Ma quei soldi non sono mai arrivati e infatti in sei mesi e mezzo, i Prefetti sono riusciti a fare solo il censimento… Di tutto il resto, abitativo e sociale, che tanto aveva scandalizzato l’Europa intera, non c’è traccia. O forse si…
Oggi veniamo a sapere da un’agenzia stampa (adnkronos) che la Regione Lombardia si è sostituita al Governo italiano e ha stanziato un milione di euro per la Prefettura di Milano. Il Prefetto Lombardi ha dichiarato: “A nome del ministro dell'Interno Roberto Maroni ringrazio Regione Lombardia per l'importante investimento a favore della sicurezza, considerato che stiamo vivendo un momento economico particolare. Il modello sicurezza che abbiamo creato in maniera partecipata con Regione Lombardia e altri livelli di Governo, dimostra che si può fare sistema quando c'è condivisione di obiettivi".
L’Assessore regionale alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale, Maullu, ha dichiarato: “Regione Lombardia ha il compito di integrare e rafforzare il piano di azione delle Forze dell'Ordine per la prevenzione e il contrasto alla micro-criminalità, offrendo reali strumenti di lavoro, perchè servono innanzitutto concretezza e tempismo per intervenire efficacemente a tutela della sicurezza”.
L’assessore Prosperini (in foto e in video) ha invece dichiarato: “Uno stanziamento importante per potenziare la lotta contro l'immigrazione clandestina, l'abusivismo e per il controllo dei campi rom. Occorre potenziare le dotazioni delle forze dell'ordine perchè possano operare sempre più efficacemente contro ogni forma di criminalità e illegalità e per un controllo del territorio sempre più costante e puntuale. Con questo provvedimento si compie un altro passo avanti per sostenere il lavoro dell'autorità di pubblica sicurezza nel contrasto alla delinquenza e per garantire la sicurezza ai nostri cittadini”.
A noi di sucardrom sembra che questi soldi serviranno esclusivamente a cacciare i Rom e Sinti da Milano per preparare “degnamente” l’Expo 2015. Insomma un po’ come a Berlino nel 1936, quando prima delle Olimpiadi vennero stanziati i fondi per la sicurezza e il controllo dei Sinti e dei Rom che vivevano già nei campi di raccolta. Furono tutti cacciati…

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Brescia, il Comune ha sgomberato e trovato una sistemazione ai Rom ma non a tutti

Prima delle 8 di mattina, il 18 dicembre 2008, erano già presenti una pattuglia di vigili e il camion per trasportare le poche cose che le quattro famiglie rom custodivano nelle loro baracche. Poi sono arrivate le ruspe, ma i Rom se n’erano già andati.
Così è iniziato lo sgombero del campo di via Orzinuovi 104, uno sgombero annunciato. «È semplicemente la prosecuzione dei procedimenti di chiusura di tutti i campi nomadi – spiega il vicesindaco Fabio Rolfi – così come si legge nei punti del nostra campagna elettorale, inseriti nel programma di mandato».
Con questo è il terzo campo ad essere chiuso, dopo l’abbattimento dei campi abusivi di via Serenissima e di via Girelli. L’operazione è stata possibile in quanto le baracche sono state liberate dagli occupanti.
Stupisce il momento scelto, giusto prima di Natale, e viene da chiedersi se non si poteva aspettare dopo le feste a mettere in moto le ruspe. Ma il vicesindaco (e assessore alla Sicurezza) Rolfi assicura che «a tutti i rom che risiedevano nel campo è stata trovata una sistemazione, nessuno è rimasto in mezzo alla strada».
Il “campo” era ormai ridotto a quattro baracche che ospitavano una coppia proveniente dal Kossovo, un serbo e una famiglia di slavi, senza bambini.
I due anziani, seguiti dai servizi sociali, sono stati trasferiti in due alloggi comunali, al rom, assente dal campo da oltre tre mesi, è stato annullato il domicilio, mentre l’altra famiglia è stata spostata nel campo nomadi di via Borgosatollo.
Il caso più drammatico è quello di Luisa, cioè Mariana Miclescu, romena di 29 anni, gravemente malata e incinta, a Brescia da circa 6 anni, prima in abitazioni di fortuna e poi nel campo di via Orzinuovi, dove ha sempre pagato regolarmente l’affitto all’Amministrazione comunale. Nella baracca la donna viveva con il marito, Silvi, dipendente della Tnt, e con tre dei quattro figli, il quarto dei quali è in affidamento perché gravemente disabile.

«Per questa famiglia – sostiene Rolfi – non è stato trovata nessuna abitazione alternativa, dato che la donna è stata sorpresa in flagranza di reato di spaccio e secondo il regolamento comunale non ha diritto ad un aiuto da parte del Comune».
In realtà la vicenda di Luisa sarebbe molto più complessa, «rispetto alla denuncia è stato presentato il ricorso al Tar e chiesta la sospensione del reato», spiega Luigino Beltrami di osservAzione, ricerca e azione per la difesa dei diritti dei rom e dei sinti.
«Il problema - continua Beltrami - è che l’azione del Comune di sgomberare il campo e di non trovare una soluzione per Luisa si è presentata nelle more della decisione del Tar, che è attesa tra pochi giorni».
L’amministrazione comunale continuerà nell’impegno di chiudere tutti i campi cittadini entro metà del mandato, «nella convinzione - si legge in una nota del Comune firmata dal vicesindaco Fabio Rolfi e dall’assessore Giorgio Maione - che il modello sociale del campo non ha favorito l’integrazione ma piuttosto l’emarginazione».
«Le prossime operazioni - concludono i due esponenti della Lega Nord e di Forza Italia - muoveranno da un’analisi dei singoli individui e delle famiglie presenti nelle realtà ancora da sgomberare, per rispondere efficacemente alle esigenze di disagio sociale o a quelle abitative dei residenti». di Lucilla Perrini

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Quell'orrendo crimine della socialità...

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità. Questa frase è stata pronunciata dall'ufficiale nazista Joseph Goebbels durante il processo di Norimberga. In poche parole è riassunto tutto il meccanismo di propaganda e di plagio delle menti del Terzo Reich.
Basta individuare un nemico e accusarlo di qualsiasi crimine o pericolo, e ripetere le falsità 'cento, mille, un milione di volte'. La gente comincerà a crederci e qualsiasi menzogna si imporrà come verità.
Le falsità e le menzogne, le strumentalizzazioni che in questi mesi stanno colpendo l'ARCI e i suoi circoli non possono che far pensare ad una colossale opera di insulto e attacco degno di un apparato della propaganda.
I due quotidiani Libero e Il Giornale, tanto vicini ideologicamente quanto guardinghi e cagneschi l'uno verso l'altro, improvvisamente nelle ultime settimane hanno trovato un nemico comune da combattere: l'ARCI.
Il primo attacco recente è venuto dal quotidiano di Feltri, che in prima pagina, ha accusato un circolo di Milano, assieme al Naga (una onlus che assiste i migranti ) di aver redatto un manuale dell'illegalità.
Nelle pagine prodotte dalle due associazioni, scandalo e vergogna dell'organo di stampa dei monarchici italiani, si informano i migranti su quali sono i loro diritti e come difenderli. Addirittura dagli abusi della burocrazia e delle forze dell'ordine. Probabilmente il pestaggio e la ragazza denudata e sbattuta in cella a Parma e i frequenti pestaggi di migranti per Feltri sono esempi di civile convivenza e difesa della legalità. Così come lo sfruttamento nei campi pugliesi (ma non solo) per turni di lavoro massacranti, sottopagati e in nero sono competitività produttiva nel sistema economico nazionale.
Esattamente una settimana dopo Il Giornale torna sull'associazione e lancia l'ultimo (ci sono precedenti nei mesi scorsi) attacco. Parole di una violenza inaudita nelle quali l'ARCI diventa lo snodo di ogni illegalità e abuso italico. Descrivendo, fin nei minimi dettagli, una serata presso il circolo Magnolia di Milano a base di superalcolici, droghe e sballi vari. Sostanze legali, ma senza scontrino o alcuna ricevuta fiscale, e illegali. Una situazione che sarebbe preoccupante e inquietante, quasi verosimile, se non fosse che quella serata non c'è mai stata. Come ha dichiarato il presidente, la sera citata da Il Giornale il circolo era chiuso.

Strumentale, e parziale, appare poi il riferimento al club di Genova che organizzava orge e aveva ottenuto l'accreditamento come circolo ARCI. Dopo aver ironizzato in maniera grezza e banale, attaccando uno dei principi dell'associazione (la coesione e l'aggregazione sociale), il quotidiano non ricorda minimamente che, poche ore dopo l'intervento dei Carabinieri, l'accreditamento fosse stato prontamente ritirato, ponendo fine ad un raggiro che ha colpito l'associazione stessa per prima.
E' stato questo il terzo attacco in pochi mesi. Alcuni mesi fa, quando alcuni campi rom furono incendiati in tutta Italia, Il Giornale trasformò in una colpa la presenza di un operatore ARCI durante uno degli episodi. L'operatore fu definito un testimone totalmente non credibile, arrivando a teorizzare una 'industria della paura' ordita dai comunisti, con incendi realizzati ad hoc per attaccare il Governo Berlusconi e l'estrema destra.
Accuse che, mosse da chi sulla paura del diverso, dell'immigrato, del musulmano vive e prospera da anni, appaiono decisamente squallide e fuori luogo. Perché l'ARCI, così come altre associazioni ed enti, non si trova nei campi rom per caso ma per una scelta di solidarietà e principi sacrosanti.
Principi di integrazione multietnica, rispetto dei diritti, vicinanza con i più deboli ed emarginati della società. Parole che probabilmente ai frequentatori dei salotti televisivi e del jet-set mondano, sordi e ciechi di fronte alla società e alle sue istanze, appaiono terroriste e pericolose. E i salotti televisivi ci conducono direttamente al terzo attacco, insieme ad altri quotidiani e non solo, all'ARCI.
Il principe dei salotti televisivi, Bruno Vespa, nei mesi scorsi ha pubblicato l'ultimo dei suoi libri. Affermando di essersi accostato alla società per far rinascere il giornalismo d'inchiesta sparito dalla cronaca italiana (Gomorra non è mai stato pubblicato ...). Vespa aggiunge di essere stato nei supermercati, a Lampedusa, a Napoli tra i cumuli dell'immondizia e in migliaia di altri posti.
Nessuno l'ha mai visto ma tutti gli house organ dell'informazione mainstream si sono avventati a osannarlo e a diffonderne il sacro verbo. E, ovviamente, tra un'associazione che sono anni che vive coi migranti e i poveri della società italiana, che ne difende i diritti e ne vive le difficoltà, le sofferenze, l'esistenza quotidiana e un prezzolato opinionista, si sceglie il secondo. Le cifre, estrapolate non si è mai saputo da dove, di Vespa sono diventate l'ennesima occasione per attaccare l'ARCI e le altre realtà della solidarietà italiana. di Alessio Di Florio, continua a leggere…

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Lazio, Pizzo: ecco le mie priorità per il 2009

"Mi impegnerò, a cominciare dai primi giorni di gennaio, a compiere una seria e puntuale ricognizione sull'intero territorio regionale per seguire e intervenire nei confronti dei soggetti più deboli: i migranti, gli anziani (molti dei quali sono costretti a vivere in veri e propri cronicari), i detenuti, i rom".
Mentre il consiglio regionale del Lazio si appresta ad approvare la legge Finanziaria, la consigliera Anna Pizzo (indipendente Prc) annuncia quali sono le sue priorità per il 2009, anno che si preannuncia tra i più critici degli ultimi anni.
Nel sottolineare il “periodo di eccezionale difficoltà che ha investito i cittadini -afferma- ritengo di dover impegnare la totalità della mia attività istituzionale per il 2009 a intercettare i luoghi e i soggetti maggiormente colpiti dalla crisi, per tentare di dare risposte a bisogni tanto drammatici da destare enorme preoccupazione”.
“L'approvazione della finanziaria della Regione Lazio - continua la consigliera - avviene in un momento mai così difficile a causa della crisi economica che produce i suoi effetti non solo nell'immediato ma ipoteca un futuro che si configura quanto mai incerto e difficile. Alla crisi economica si è ultimamente aggiunta anche una pesante crisi ambientale le cui ragioni non vanno semplicisticamente liquidate come "cause naturali" poiché a concorrere alla devastazione del territorio ha contribuito purtroppo anche la mano dell'uomo che troppo a lungo lo ha fortemente compromesso. Queste due forti crisi avranno conseguenze pesantissime sull'intero mondo del lavoro e delle imprese ma ci sono cittadini di questa regione già deprivati e senza "paracadute" di alcun tipo che rischiano di pagare tutto questo in maniera molto maggiore e per tempi molto più lunghi. Sto parlando in particolare dei cittadini stranieri immigrati, dei Rom che vivono in campi ridotti a enormi paludi di fango e senza la possibilità di adeguati sostegni, degli anziani i cui redditi sono ben al di sotto della soglia di sopravvivenza, dei detenuti in carceri che, a causa delle norme sulla cosiddetta "sicurezza", continuano ad affollare le carceri del Lazio in condizioni sempre più inadeguate e inaccettabili”.

“Penso che una Regione responsabile non debba trascurare nessuno dei cittadini e che, anzi, dovrebbe innanzitutto cercare di andare incontro alle difficoltà dei più deboli. Poiché le risorse regionali sono assai limitate e non ci consentono l'istituzione di Osservatori in grado di monitorare concretamente il territorio - annuncia la consigliera - costituirò un osservatorio "artigianale" al quale potranno rivolgersi le persone in difficoltà. A questo proposito, ho intenzione di aprire una sorta di "sportello-crisi" nei miei uffici al Consiglio regionale non solo per accogliere le segnalazioni problematiche che ci perverranno ma anche per dare voce a quanti, nella società civile, tra le associazioni e tra i cittadini volontariamente vorrà dare una mano con proposte e suggerimenti per tentare di dare risposte concrete. Il 2009 - conclude Anna Pizzo - sarà un anno molto duro ma potrebbe esserlo un po' meno se ciascuno "donerà" una parte del proprio tempo e della propria disponibilità a escogitare soluzioni per affrontare la crisi. Faccio mie le parole di don Milani e come lui penso che 'uscirne da soli è l'egoismo, uscirne insieme è la politica”.

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Bari, con simple green spazio al lavoro

Si chiama simple green, è un innovativo prodotto che dall'America arriva in Italia per lavare le auto con un bicchiere d'acqua: non è uno scherzo ma la scommessa che Confcooperative, il Comune di Bari e la cooperativa Vita Nuova hanno deciso di intraprendere per scavare nuove nicchie di mercato in favore dei soci della cooperativa nata sei anni fa per volere di don Nicola Bonerba: persone che con il lavoro potranno trovare la svolta della vita. L'idea è quella di raccogliere commesse tra gli enti istituzionali, come il Comune, le aziende ex municipalizzate, i vigili urbani, per lavare le auto di servizio.
Poi secondo Piero Rossi, presidente di Vita Nuova, potrebbero arrivare accordi con la grande distribuzione o con i condomini privati per trovare aree dove poter lavare le auto spendendo tra i sette e i dodici euro a vettura al posto dei 15-20 euro oggi necessari per un lavaggio a mano. Al momento saranno impiegati 15 lavoratori, due dei quali sono Rom della cooperativa Artezian.
A regime, si spera in tre anni, l'obiettivo è di assumere 400 persone: "E' quello che ci chiedono le famiglie - ricorda l'assessore comunale al Welfare Susy Mazzei - l'opportunità di lavorare, di dare una possibilità a chi ha sbagliato o non ha i mezzi per farcela da solo".
"Abbiamo scelto un’idea innovativa- ha sottolineato il presidente di Confcooperative Giacomo Ruggieri - c'era diffidenza su questo prodotto, ma io credo che mettere insieme solidarietà e tecnologia possa essere un giusto modo per affrontare il mercato".
Simple Green è una linea di detergenti per auto a base acquosa, senza fosfati e biodegradabili, che diluiti in 100 millilitri d'acqua permettono una pulizia totale e perfetta delle autovetture. "C'è un risparmio d'acqua non indifferente - ha ricordato l'amministratore unico dell'azienda Angelo De Simoni- perchè in media vanno via dai 150ai 180 litri d'acqua per lavare l'auto. Così invece il lavaggio manuale consente il reimpeigo dell'uomo e il risparmio energetico più totale". di Antonella Ardito

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venerdì 19 dicembre 2008

Le cose della vita: nenia per un bambino rom

Identità negate:
articoli 3 e 6 della Costituzione Italiana


Ti cullerò
e ti racconterò
“le cose della vita”.
Ti amerò
di vino e di pane,
di cielo e di mare.
Ti ninnerò
con musiche e danze
per farti sentire
odori
e fragranze
di pace.

di Maria Angela Zecca

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Pisa, lasciamo vivere in pace il Natale ai Rom

La città di Pisa è quanto mai generosa nell’organizzare conferenze, dibattiti e forum sull’immigrazione, sul valore di una società interculturale che si sta delineando a vari livelli: lavorativo, culturale, sociale, scolastico. Non mancano appelli alla difesa dei diritti degli immigrati per favorire un’integrazione capace di valorizzare le diversità culturali e che eviti le derive razziste.
In genere tutto questo rimane come sospeso, quando i soggetti in causa sono le popolazioni Rom presenti nel territorio Pisano, anzi si assiste ad un tacito consenso degli stessi organizzatori di questi convegni, quando l’Amministrazione di Pisa prende provvedimenti, apertamente discriminatori verso i Rom.
Mentre a Pisa settimana scorsa si svolgeva uno di questi convegni (sponsorizzato anche dall’Amministrazione) il sindaco Marco Filippeschi firmava un’ordinanza indirizzata ai Rom (senza mai citarli!) che, di fatto, autorizza sgomberi di accampamenti abusivi, allontanamento di nuclei famigliari, il divieto di costruire nel territorio comunale baracche, innalzare tende, e prefabbricati, come pure il semplice parcheggio di camper, veicoli e roulotte: “Indipendentemente dalla natura pubblica e privata del luogo”. Un’autentica dichiarazione di guerra a chi vive ai margini della città!
E’ il regalo di Natale che il sindaco intende offrire alla cittadinanza pisana, e visto il tempo di strettezze economiche, senz’altro apprezzerà questo slancio così “disinteressato “ in nome della sicurezza e della legalità del primo cittadino… ma ne siamo certi?
“Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”. (Vangelo di Luca 2, 6-7)
Per il sindaco forse il Natale è solo una semplice favoletta… ma la sua ordinanza lo rende quanto mai attuale e reale! Sgomberare i poveri a colpi di ordinanza e di ruspa demolire le loro umili e a volte dignitose baracche, continuare ad escludere i Rom criminalizzandoli a giorni alterni, significa estromettere quel Gesù, Figlio di Dio che oggi continua a bussare alle porte della nostra città, sempre costretto a nascere e vivere fuori la città o sotto i ponti.
Esorto tutti ad inviare una e-mail al sindaco di Pisa Marco Filippeschi, per mostrare il nostro “sdegno Natalizio” per questa ordinanza che penalizza in primo luogo i Rom e gli immigrati in genere, chiediamo più coraggio alla politica perchè sia capace di “disgelare” l’inverno dei poveri.
Chiediamo espressamente al sindaco di lasciare vivere in Pace il Natale ai Rom, che sono tra coloro che realmente lo celebrano sulla loro pelle, e forse lo meritano più di noi, ma senza dubbio più del sindaco di Pisa! di Don Agostino Rota Martir
E-mail sindaco Pisa: segreteria.sindaco@comune.pisa.it

E-mail Consiglio Comunale Pisa: m.scaramelli@comune.pisa.it

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Verona città aperta, firma anche tu

È stato presentato ieri sulla scalinata di Palazzo Barbieri l'appello per «Verona città aperta» lanciato via web e sottoscritto già da trecento persone. In esso si chiede di poter vivere in una città «normale» senza «incorrere in continui divieti che impediscono anche le più semplici azioni del vivere quotidiano, come fare un gesto di umanità verso mendicanti e barboni, mangiare o bere in luoghi pubblici, sentire e vedere suonatori e artisti di strada» e dove e si dia spazio «alla convivenza, vincendo le paure indotte e resistendo a divieti assurdi e pregiudizi».
L'appello è stato illustrato, tra gli altri, da Renzo Fior (in foto), responsabile della comunità Emmaus di Villafranca, Mao Valpiana del Movimento nonviolento, Giannina Dal Bosco, Giuseppe Malizia e da Giacomo Corticelli.
«Oltre all'appello per una città solidale in cui non si tolgano più le panchine dai parchi per impedire ai poveri di sedervisi», affermano i promotori, «faremo tre incontri: con Federica Panizzo, l'avvocato che difese i Sinti dagli attacchi della Lega, con il procuratore Guido Papalia, che farà una lettura delle ordinanze del sindaco Flavio Tosi e con Mao Valpiana che parlerà di disobbedienza civile».
Il percorso, aggiungono, si chiuderà con un evento pubblico in cui sarà esposta la mostra fotografica sugli «orrori di una città che ha scordato i valori dell'accoglienza e in cui la "sicurezza" diventa cardine che giustifica ogni misura, trasformando ogni malessere in egoismo sociale». Per adesioni: veronacittaaperta@hotmail.it

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giovedì 18 dicembre 2008

Nomadi o Zingari? No, grazie! Chiamateci Sinti e Rom

Il movimento “Giornalisti contro il razzismo” ha rilanciato in questi giorni una loro campagna. Dopo aver ottenuto, da alcune agenzie stampa, l’impegno a non utilizzare più la parola clandestino, ha lanciato una campagna anche su altre parole: vu cumprà, extracomunitario, nomade e zingaro.
Questo movimento vede l’impegno di molti giornalisti che si batte per un’informazione corretta nei riguardi degli immigrati e delle minoranze. E propongono delle alternative a queste parole discriminati alla stampa nazionale e in generale a tutti i media. Termini corretti come ambulante al posto di vu comprà o far riferimento al Paese di provenienza al posto di extra-comunitario anche perché nessuno in Italia utilizzerebbe questo termine per uno statunitense o uno svizzero.
Giornalisti contro il razzismo ha posto anche l’accento sui termini “zingari” e “nomadi” ancora di uso corrente nei media. In questo caso noi di sucardrom abbiamo provato a fare una piccola sperimentazione, senza dare particolari spiegazioni, con i nostri lettori e ne è uscito un dato sconfortante.
Hanno partecipato al sondaggio solo 83 persone (al sondaggio precedente hanno partecipato 341 persone) e di queste il 59% ha votato per l’eliminazione della parola “zingari” dal vocabolario, il 38% la manterebbe mentre il 2% ha risposto non so.
La questione sui termini utilizzati per denominare le popolazioni sinte e rom ci ha visti impegnati su diversi fronti. Perché anche molti Rom e Sinti utilizzano ancora i termini “nomadi” e “zingari”. La questione è però abbastanza complessa perché mentre per gli appartenenti alla cultura maggioritaria questi termini sono sempre da usare, per i Sinti e i Rom è usato un termine o l’altro a seconda dell’interlocutore che si ha di fronte.
Di fatto molti Sinti e Rom che mai utilizzerebbero questi termini quando parlano tra di loro, li utilizzano se l’interlocutore è un’appartenete alla cultura maggioritaria. Quella che noi di sucardrom definiamo “sudditanza psicologica”.
I termine “nomadi” e “zingari” sono degli eteronimi, ovvero dei nomi inventati da appartenenti alla cultura maggioritaria. Inoltre, definiscono una realtà stratificata nei secoli per la parola “zingari” e negli ultimi quaranta anni in Italia per la parola “nomadi” che è molto lontana dai mondi sinti e rom.

Il termine “zingari” deriva da “athiganoi” che può essere tradotto in “intoccabili” o “paria”. Il termine greco è stato utilizzato anche per definire una setta eretica, gli atsiganti. Il termine “nomadi” deriva da “Opera Nomadi”, fondata negli Anni Sessanta in Italia.
Questi due termini hanno fortissimi limiti concettuali che si possono identificare su due piani diversi: in primo luogo sono denominazioni costruite e decise da appartenenti alla cultura maggioritaria (in senso numerico) che applicano una vecchia necessità etnocentrica di categorizzazione; in secondo luogo, questi termini, non sono in grado di designare con precisione le popolazioni sinte e rom, presenti in Italia, perché non hanno una definizione semantica precisa.
Il divario che esiste tra la classificazione imposta dalla cultura maggioritaria e quella propria delle popolazioni rom e sinte non è mai stato superato. Il primo deve categorizzare per dare risposte compiute sostenute da metodologie scientifiche; il secondo deve semplicemente chiamare per nome una realtà concreta, contingente, estremamente prossima: la sua stessa vita quotidiana.
Più precisamente si dovrebbe segnalare anche un minor interesse dei Rom e dei Sinti a fornire dati per l'identificazione "arbitraria" da parte degli appartenenti alla società maggioritaria. Questo perché, ad oggi, pochi sono i progetti che vedono protagonista la partecipazione attiva degli stessi Sinti e Rom.
Nessuno è riuscito fino ad ora a proporre elementi che giustifichino sia il termine "nomadi" che il termine “zingari” tanto che è quasi lecito affermare che queste parole non significhino niente perché non designano nulla. Categorie, quella dei “nomadi” e quella degli "zingari" inventate da appartenenti alla società maggioritaria per porre di fatto i Sinti e i Rom a distanza dal “normale cittadino”.
In Italia sono presenti Sinti e Rom e infatti tutte le organizzazioni internazionali utilizzano solo ed esclusivamente questi due autonimi, cioè una definizione che queste popolazioni in Italia danno di sé. Rispettare questo assunto è il primo passo per garantire la possibilità a Sinti e Roma ad una partecipazione attiva e decisionale. Perchè, come gli ultimi quarant’anni insegnano, se già parti con il piede sbagliato, l’etnocentrismo, sarà impossibile costruire un rapporto tra le culture libero da equivoci e da malintesi.

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Sandrigo (VI), cacciate due famiglie di sinti italiani

La sera di giovedì 29 novembre i vigili del consorzio di Polizia Locale Nord Est Vicentino, hanno cacciato due famiglie di Sinti italiani residenti dalla nascita nel territorio comunale. I due nuclei familiari sono composti da due madri giovanissime (17 e 19 anni), dai loro compagni e dai loro 5 figli tutti di età inferiore ai 5 anni. Ma come mai questi sgomberi? Per capirne le motivazioni è necessario raccontare la storia dall’inizio.
Il campo nomadi di Sandrigo
A Sandrigo (Vicenza) vivono da più di vent’anni 36 Sinti italiani residenti, i due terzi dei quali sono minori. Sono tutti discendenti di una coppia (lei sinta, lui rom). Vivono in una striscia di terra sterrata nella zona industriale del paese. Non hanno un’autorizzazione ufficiale per vivere lì regolarmente (il sindaco in persona ha dichiarato che è meglio non regolarizzare la posizione per evitare ritorsioni nei confronti dell’amministrazione).
La capostipite vive in una casa prefabbricata in legno avuta circa 20 anni fa, grazie all’intervento degli alpini che hanno lavorato alla ricostruzione del Friuli in seguito al terremoto del 1976. Solo in questo prefabbricato c’è il bagno (solo acqua fredda), gli altri vivono in roulottes. Non ci sono neppure gli scarichi fognari. Un unico rubinetto esterno deve bastare a tutti per rifornirsi di acqua (solo fredda). Quando piove la zona diventa un acquitrino e la strada sul retro un’unica pozza d’acqua; confinano da un lato con una centrale termoelettrica e con la ex discarica (dichiarata sito inquinante dalla regione Veneto in quanto priva di isolamenti), dall’altro con una cava di ghiaia ancora attiva e di fronte con l’ecocentro.
33 persone sono iscritte in anagrafe; in base al regolamento comunale, non vengono più effettuate iscrizioni nel caso di nuovi nati o di matrimoni. Nello stato di famiglia della capostipite, sono inseriti anche tre figli coniugati e/o conviventi ed i loro figli, ma non i loro coniugi/compagni.I bambini vanno a scuola abbastanza regolarmente e ogni settimana una insegnante, un’assistente domiciliare e un bidello fanno loro la doccia.
Gli adulti del gruppo non riescono a trovare un lavoro stabile; rivendono il ferro e, in autunno, vanno a vendemmiare in un terreno poco lontano da casa. Le donne chiedono l’elemosina. Questo nonostante Sandrigo, paese di 8000 abitanti, sia molto ricco e abbia moltissime attività produttive e 10 banche. di Maria Rosaria Baldin, continua a leggere…

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I nodi della partecipazione attiva di Rom e Sinti

L’opinione pubblica, la politica, i media sono convinti che “Rom e Sinti non vogliono integrarsi”, oppure che sono “minoranze non integrabili”.Questa convinzione deriva certamente dall’assenza di conoscenza, ma anche dallo sperpero delle risorse pubbliche per l’esito negativo delle politiche del passato per le nostre minoranze, (assistenzialismo culturale, politiche differenziate, segregazione culturale, ecc.) che sono fallite per la totale assenza di partecipazione a tutti i livelli di Rom e Sinti.
Accertato che tutte le iniziative del passato sono fallite per la mancata definizione di un ruolo attivo e propositivo a Rom e Sinti a tutti i livelli e visto che si continua ad ignorare questa certezza, mi chiedo: quali possono essere le motivazioni che ancora oggi impediscono una attiva e propositiva partecipazione di Rom e Sinti?
Una prima motivazione può essere addebitata alle organizzazioni pro rom e sinti
Se le organizzazioni pro rom e sinti temono che la partecipazione attiva possa escludere il loro impegno per rom e sinti significa che sono interessate solo ed esclusivamente alla gestione delle risorse economiche, e se questo è vero commettono un gravissimo errore perché le loro attività sarebbero più incisive in termini professionali e di raggiungimento degli obiettivi con la partecipazione attiva di rom e sinti. La chiusura alla partecipazione attiva di rom e sinti di queste organizzazioni condurrà in tempi brevi ad una loro delegittimazione formale e sostanziale.
Una seconda motivazione è la strumentalizzazione politica
La strumentalizzazione politica di rom e sinti è utilizzata da molti politici e dai partiti politici per ricercare il consenso elettorale. Una politica che esclude le minoranze dalla partecipazione attiva è una politica democratica utile ad un paese civile? Certamente no.
Una politica, quella Italiana, che spesso ha facilitato la elezione di strani e loschi personaggi per fuggire dai processi della magistratura; una politica che rifiuta “a prescindere” di eleggere un rom o un sinto ai diversi livelli di rappresentanza.
Io sono convinto che i partiti politici Italiani dovrebbero eleggere rom e sinti per facilitare la partecipazione politica, il partito politico che avrà il buon senso (il coraggio!) di eleggere un rom o un sinto già alle prossime elezioni europee produrrà un terremoto notevole nel quadro politico nazionale, che sarà utile a tutta la collettività.
Una terza motivazione è da attribuire a responsabilità di noi rom e sinti
Per chiedere ad altri la nostra partecipazione attiva è necessario eliminare ogni possibile incomprensione ed equivoco. Cosa si intende per partecipazione attiva di Rom e Sinti? Quale strategia per realizzarla? Quale obiettivo raggiungere?
L’assenza di risposte, o risposte ambigue, a queste domande hanno prodotto un impiego strumentale di Rom e Sinti e ridotto la partecipazione solo “come un mezzo” personale e strumentale che non ha “convinto” e non ha “spinto” gli altri ad attivare questo metodo.
Questa terza motivazione ha diverse sfaccettature, in gran parte riconducibili ad una partecipazione di noi rom e sinti “come un mezzo” per l'assenza di una visione collettiva e per l'abitudine ad impegnarsi solo per se stessi. Lo sviluppo collettivo incide positivamente sullo sviluppo individuale, mentre lo sviluppo individuale molto difficilmente incide sul sviluppo collettivo.
La partecipazione attiva e propositiva a tutti i livelli è questione indiscutibile, ma ci sono livelli in cui è indispensabile una partecipazione “appropriata”, altrimenti il rischio di delegittimarla è concreto.
Rom e Sinti spesso “siamo in contrasto” per definire la partecipazione alle “passerelle politiche ed istituzionali”, questo accade spesso solo per far emergere il nostro individualismo, mentre ignoriamo la partecipazione a momenti in cui si costruisce un processo che può influenzare le scelte per il nostro futuro, ad iniziative di sviluppo promosse direttamente dai Rom e dai Sinti, ma in particolare ignoriamo la partecipazione ad iniziative formative, a lavori di gruppo, al confronto costruttivo, che permettono a tutti di acquisire conoscenze e competenze.
Ogni singolo rom è più bravo di un altro rom, ogni singolo sinto è più bravo di un altro sinto. Questo egoismo è la causa dell’attuale disastro che oggi viviamo. Questo individualismo, se continuerà, sarà la nostra tomba collettiva. Un personalismo di Rom e Sinti a tutti i livelli non è possibile negarlo, ma prenderne consapevolezza per una trasformazione.
Recuperare il senso di appartenenza ad una identità culturale collettiva è oggi essenziale per Rom e Sinti, per prendere atto che è irrinunciabile una partecipazione “come un fine”, che richiede strategie e metodologie, che si espande oltre il singolo progetto e investe processi di trasformazione sociale di più vasta portata.
Un approccio partecipativo “come un fine” è un processo di empowerment delle persone:
1. per il conseguimento delle competenze e delle conoscenze necessarie per una partecipazione capace di sapersi confrontare con la realtà circostante
2. per produrre cambiamenti nelle relazioni a vari livelli
3. per una partecipazione come “un processo sociale di azioni attraverso le quali gli individui, le comunità e le organizzazioni guadagnano padronanza sulle loro vite nel contesto di cambiare il loro ambiente sociale e politico per migliorare l’equità e la qualità di vita”.
Con la recente costituzione della federazione Rom e Sinti Insieme si è avviato un processo di partecipazione attiva di Rom e Sinti “come un fine”. Sarà determinante nei prossimi mesi attivare un processo di empowerment, strettamente collegato al concetto di comunità, con strategie e metodologie, dai percorsi formativi ai lavori di gruppo, per acquisire le conoscenze, le competenze e la consapevolezza necessaria per una “partecipazione evolutiva”, efficace ed efficiente, capace di sconfiggere il personalismo e la mentalità di dipendenza assistenziale e di incidere sulle scelte politiche, per migliorare le condizioni di vita delle minoranze rom e sinte. di Nazzareno Guarnieri

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Trieste, “campo nomadi” di via Pietraferrata: assolti in 15, Comune inadempiente

«Non costituisce reato». Con questa formula il giudice Giorgio Nicoli ha assolto quindici sinti dall'accusa di aver occupato abusivamente l’area di via Pietraferrata in cui vivono da più di vent'anni.
Inglis Levacovich, Stefano Levacovich, Sarita Stefani, Sergio Hudorevich, Tiziana Carri, Luigi Caris, Rosalba Carri, Marisa Carri, Amelia Carri, Genny Kari, Elvis Levacovich, Romeo Levacovich, Jeffrey Levacovig, Nataly Levacovig e Cristina Levacovich erano stati rinviati a giudizio nel lontano 2005 dal pm Michele Stagno che aveva avviato l'inchiesta in base all'esposto presentato da una società udinese che aveva acquistato l'area dall'E nte zona industriale per realizzarvi un capannone.
Ma l'Edilfriuli, nonostante le ripetute sollecitazioni anche a livello giudiziario, non è mai riuscita ad avviare i lavori a causa della presenza del “campo nomadi”. E i sinti sono sempre usciti vittoriosi dai processi penali intentati loro con l'accusa di aver occupato abusivamente quel terreno. Una condanna pronunciata in primo grado tre anni fa dal giudice Paolo Vascotto, era stata annullata dai magistrati della Corte d'appello. Tutti assolti.
Anche l'ultimo esposto, sfociato in questo processo, non ha avuto esito. Il difensore dei quindici imputato, l'avvocato Sergio Mameli, ha dimostrato che nel 1990 - 18 anni fa- il Comune di Trieste aveva assegnato un numero civico all'insediamento.
L'Acegas aveva allacciato una linea elettrica in base alla sottoscrizione di un contratto. L'Azienda sanitaria aveva ritenuto l'area adeguata all'insediamento e la polizia e i carabinieri avevano notificato ai sinti numerosi atti giudiziari e citazioni a giudizio. Tutti sapevano, ma nessuno ha mai fatto nulla.
Va aggiunto che il Comune di Trieste- anche in presenza di una precisa legge regionale- non ha mai indicato ai sinti un'area alternativa a quella di via Pietraferrata dove potersi insediare con le famiglie e i bambini. Secondo il difensore gli imputati non hanno agito con dolo; al contrario sono stati costretti- quasi obbligati a vivere lì- da una situazione di forza maggiore, nota a tutte le autorità da anni ma mai risolta.
In sintesi la legge regionale è rimasta lettera morta perché le scelte del Comune di insediare il campo qui o lì, hanno sempre incontrato la vivace opposizione dei residenti. Basta pensare all'episodio di Opicina dove è sorto uno specifico comitato e dove era stata minacciata la secessione da Trieste con la nascita di un nuovo municipio autonomo.
Ieri in aula il pm Maddalena Chercia aveva chiesto in base all'a rticolo 633 del Codice penale la condanna di tutti i quindici imputati a pena comprese tra i quattro e i sei mesi di carcere. Ma il giudice ha accolto la tesi della difesa: tutti assolti.
Va aggiunto che la sentenza non ha legittimato l'occupazione del terreno di proprietà dell'Edilfriuli. Ha solo detto che i sinti non hanno agito con dolo. In pratica la palla passa ora al Comune e alle altre autorità cittadine. Spetta loro risolvere il problema in via amministrativa e politica, non alla Giustizia penale. di Claudio Ernè

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mercoledì 17 dicembre 2008

Roma, integraROMa

Invitiamo tutti a “IntegraROMa”. Appuntamento a Roma ogni giovedì mattina, dalle ore 8.00 alle ore 14.00, nell’Area Parcheggio Piazzale Ennio Flaiano (zona Vigne Nuove - Porta di Roma). Troverai per i tuoi regali di Natale artigianato in rame, antiquariato, abiti, collezionismo, bigiotteria, ecc…
E non solo perché ci saranno esibizioni del lavoro effettuato dai maestri ramai Rom, musica balcanica, mostra storico – documentaria sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti e banchetti di libri e materiale informativo sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti.
L’inaugurazione della manifestazione e dell’esposizione artigianale dei Rom/Sinti, si terrà giovedì 18 dicembre 2008, dalle ore 10.00. La manifestazione è organizzata dalla Cooperativa sociale Romano Pijats e dalla Cooperativa sociale Phralipé (fraternità).
Hanno collaborato all’organizzazione: il Municipio Roma IV, l’Opera Nomadi di Roma, lo Sportello di segretariato sociale per l’avviamento al lavoro delle Comunità Rom, Sinti e Camminanti, il Comune di Roma (Dipartimento XIV) e il CESL - progetto “bianca e bernie”.

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«No al ddl della vergogna», in piazza contro il pacchetto sicurezza

Un presidio di un’intera giornata , il 18 dicembre, la stessa che le Nazioni Unite dedicano al diritto dei lavoratori e delle lavoratrici migranti, per «fermare il ddl della vergogna». L’Arci e decine di associazioni si mobilitano in sit – presso la sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri e nelle prefetture di molte città italiane per fermare l’iter del disegno di legge sulle “disposizioni in materia di pubblica sicurezza” in discussione al Senato e dire al Parlamento di rivedere le politiche sull’immigrazione.
«Il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, ora ddl 733/08 – contestano aspramente da associazioni come Antigone, Arci, Cgil, Uil, Servizio rifugiati e migranti, Sbilanciamoci, Federazione Rom e Sinti insieme, Unione inquilini Roma e Lazio – con il pretesto di contrastare l’immigrazione clandestina in realtà colpisce tutti gli immigrati soprattutto coloro che vivono e lavorano regolarmente nel nostro paese rispettando le leggi». Un esempio su tutti per Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, è «la tassa di 200 euro, prima di 72 euro, che ogni migrante pagherà per ottenere qualsiasi documento, dal rinnovo del permesso di soggiorno al certificato per il matrimonio. Questa disposizione poco ha a che vedere con la sicurezza pubblica, piuttosto – spiega Miraglia – il Governo fa cassa sulle spalle degli immigrati».
Ma l’ex famosissimo pacchetto sicurezza, di cui poco si sente parlare negli ultimi tempi, approvato dalle commissioni e ora al Senato a gennaio potrebbe essere approvato mettendo in piedi «una serie di percorsi ad ostacoli che escludono ed inibiscono i percorsi positivi di inserimento dei migranti nella società italiana». Oltre alla tassa sui documenti, infatti – denunciano i sindacati e le associazioni che venerdì si riuniranno in sit – in a Roma - il ddl 733 si lega al «taglio del fondo nazionale per le integrazioni che passa da 100 milioni di euro a 5 milioni di euro e alla norma, prevista in finanziaria dell’introduzione del requisito di cinque anni di residenza per l’accesso al piano caso e all’assegno sociale».

Se questa è la ricetta economica del Governo per favorire l’integrazione sociale e facilitare la ricerca del lavoro per gli stranieri, quella sociale non è migliore. «Il Governo taglia i finanziamenti alla scuola – spiega Miraglia – e introduce le classi ponte per i figli dei migranti regolarmente in Italia, impedendo così di fatto qualsiasi percorso di integrazione possibile».
Per non parlare poi del decreto flussi, che propone il blocco dei flussi d’ingresso dei lavoratori stranieri, «misura propagandistica ed inutile» dicono le associazioni, che, come ha fatto notare anche la Corte dei Conti con un documento ufficiale, «chiude la strada all’immigrazione regolare e non fa nulla per dare risposta all’estesissima presenza di irregolarità, lavoro nero e violazione dei diritti fondamentali» da parte degli sfruttatori dell’immigrazione. Per quanto riguarda il diritto alle cure, poi, nel ddl è prevista una restrizione con l’introduzione dell’obbligo per i medici e gli operatori sanitari di denunciare gli immigrati irregolari che chiedono di essere curati.
Un disegno di legge, insomma, che per l’Arci, le associazioni e sindacati – tiene gli uomini e le donne stranieri in condizione di «precarietà, ricatto e sfruttamento» contravvenendo di fatto alle «norme internazionali sui diritti umani e fondamentali e la stessa Costituzione italiana che afferma la pari opportunità sociale delle persone senza distinzione di sesso, razza, lingua o religione». Per questo con il sit- in di venerdì e i presidi davanti a molte prefetture delle città italiane le Associazioni e i sindacati chiedono a gran voce al Parlamento di riformare le norme sull’immigrazione «ribaltando l’approccio». Per prima cosa si chiede «una seria ed efficace programmazione degli ingressi per il 2009 in misura funzionale al mercato del lavoro, che favorisca i lavoratori stranieri lasciando che emergere dal lavoro nero e dall’assenza di diritti». Ma si chiede soprattutto che accanto a misure economiche se ne prendano altre, di natura sociale come – ribadisce Filippo Miraglia – «parità dei diritti, supermento delle discriminazioni nella scuola, nel lavoro, nella sanità, attraverso la riforma della cittadinanza e il diritto al voto». di Alessia Grossi

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martedì 16 dicembre 2008

Fini: le leggi razziali un'infamia

"L'ideologia fascista non spiega da sola l'infamia delle leggi razziali. C'é da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica". Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un passaggio del suo intervento alla conferenza organizzata a Montecitorio nel 70/o anniversario delle leggi antiebraiche e razziste. "Rievochiamo oggi - sostiene Fini - una pagina vergognosa della storia italiana. Quelle leggi hanno rappresentato uno dei momenti più bui nelle vicende de nostro popolo".
Alla conferenza erano presenti Eva Rizzin, Bruno Morelli, Nazzareno Guarnieri, Radames Gabrielli e Demir Mustafa. Sinti e Rom, membri della federazione Rom e Sinti Insieme. Il Presidente Fini nel suo discorso non ha mia fatto menzione delle persecuzioni subite dai Sinti e dai Rom in Italia che furono, come gli Ebrei, sottoposti alle leggi razziali ed internati a partire dal mese di settembre 1940. Alla fine della conferenza il Presidente Fini si è avvicinato alla delegazione della federazione per salutare e scambiare alcune parole.
Secondo il presidente della Camera, "oggi fare seriamente i conti con l'infamia storica delle leggi razziali significa avere il coraggio di perlustrare gli angoli bui dell'anima italiana Il che vuol dire sforzarsi di analizzare le cause che la resero possibile in un Paese profondamente cattolico e tradizionalmente ricco di sentimenti di umanità e di solidarietà. Tra queste cause - prosegue - c'é certamente l'anima razzista che il fascismo rivelò pienamente nel 1938 ma che era comunque già presente nella esasperazione nazionalistica che caratterizzava il regime".
E tuttavia, per Fini, "l'ideologia fascista non spiega da sola l'infamia. C'é da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica".
"A giustificazione - dice ancora - potremmo addurre il carattere autoritario del regime"; tuttavia, per Fini alla base della mancata reazione della popolazione italiana ci furono altri elementi: "penso alla propensione al conformismo, a una possibile condivisione sotterranea e oscura di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. Penso soprattutto ad una vocazione alla indifferenza più o meno diffusa nella società di allora".
E allora, è il suo ragionamento, "denunciare la inequivocabile responsabilità politica e ideologica del fascismo non deve portare a riproporre lo stereotipo autoassolutorio e consolatorio degli 'italiani brava gente'". E allora, "Ricostruire con rigore la vergogna delle Leggi razziali, guardare senza reticenza dentro l'anima italiana non serve soltanto per raccontare il passato nella sua completezza. Serve anche e soprattutto a preservare il nostro popolo dal rischio di tollerare in futuro, tra inerzia e conformismo, altre possibili infamie contro l'umanità".

La "coscienza dei cittadini" va tenuta "sempre vigile e desta" dalla democrazia, per contrastare "con efficacia l'antisemitismo nelle vecchie e nuove forme ideologiche che questo oggi assume". E' quanto afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini intervenendo all'evento organizzato a Montecitorio per i settant'anni all'emanazione delle leggi razziali da parte della Camera dei Fasci e delle corporazioni, al termine del quale viene scoperta una lapide nella Sala della Regina.
"C'é - spiega il presidente della Camera - l'antisemitismo esplicito dell'estrema destra e del neonazismo. C'é quello mascherato da antisionismo dell'estremismo no global e dell'ultrasinistra. E c'é quello ammantato di pretesti pseudoreligiosi dell'islamismo radicale che assume spesso gravi forme terroristiche, come è accaduto a Mumbai". Per Fini "le Istituzioni devono impedire che di fronte a questi fenomeni si produca assuefazione nell'opinione pubblica. Oggi come settant'anni fa un'ideologia che sopprime i diritti dell'uomo e propugna l'annientamento di uno Stato e di un popolo può produrre grandi tragedie e sofferenze nella complicità silenziosa di una società distratta e indifferente".

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Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni delle donne e dei minori rom in Italia

La Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati ha iniziato il 9 dicembre l’esame di una proposta di legge presentata dalla sola deputata Jole Santelli, PdL (AC 1052), che propone di istituire una Commissione d’inchiesta (Atto Camera n. 1052)
"I campi nomadi sono un focolaio di microcriminalità e questo genera grande insofferenza e insicurezza nella cittadinanza" si legge nella relazione alla proposta di legge, che insite sulle condizioni di sfruttamento, di degrado e di violazione dei diritti umani che subiscono donne e minori che fanno parte di queste comunità.
La Commissione d’inchiesta dovrà fornire una "fotografia" chiara della situazione di donne e minori nei campi rom in modo da poter individuare interventi normativi organici che da un lato mirino alla repressione della devianza e dall’altro garantiscano a queste comunità una corretta integrazione.
La Commissione, che procederà alle indagini con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria, avrà il compito di accertare le condizioni di vita delle donne e dei minori all’interno delle comunità rom presenti in Italia; accertare il rispetto dei diritti fondamentali della persona sanciti dalla Costituzione e dalla legislazione vigente nonché le violazioni di tali diritti; verificare la congruità e le modalita`di attuazione della normativa vigente nelle materie di interesse della Commissione; formulare proposte di carattere legislativo e amministrativo per una più efficace prevenzione e per il contrasto delle violazioni dei diritti sanciti dalla Costituzione.
Perplessa sulla necessità di istituire la Commissione d’inchiesta la deputata Manuela Dal Lago (Lega Nord) intervenuta nella discussione in Commissione: le finalità reali di questa inchiesta non paiono evidenti, visto che la relazione conclusiva che chiuderà i lavori della Commissione sarà pronta solo verso la fine della legislatura, dunque né questo parlamento né l’esecutivo potrebbero giovarsi, in questa legislatura, degli elementi raccolti. Tali elementi potrebbero inoltre non presentare fattori di novità rispetto a quelli già in possesso del Ministero dell’interno che svolge un costante monitoraggio sulle comunità rom.

Nella seconda seduta dedicata all’istituzione della Commissione d’inchiesta, tutti le e gli intervenuti hanno convenuto sulla necessità di indagare sulla condizione delle donne e dei minori delle comunità rom, dissentendo però sullo strumento da adottare.
La deputata Sesa Amici (PD), dopo aver dichiarato l’orientamento favorevole del suo gruppo allo svolgimento di un’attività parlamentare finalizzata all’acquisizione degli elementi di conoscenza utili a individuare in quali punti dell’ordinamento occorra intervenire con opportune iniziative legislative, rileva tuttavia che, anche al fine di evitare una potenziale proliferazione delle Commissioni d’inchiesta, sarebbe preferibile procedere mediante un’indagine conoscitiva da condurre nell’ambito della Commissione affari costituzionali stessa.
Concorda sull’indagine conoscitiva Manuela Dal Lago (Lega Nord) in quanto ritiene che l’indagine conoscitiva consenta ugualmente di acquisire le opportune conoscenze sul fenomeno in questione, (senza avere gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria proprio delle Commissioni d’inchiesta), mentre Giuseppe Calderisi (PdL) propone una commissione d’inchiesta monocamerale, la cui costituzione richiede un iter decisamente più celere e semplice, e di affidarle un compito preciso, da assolvere entro un tempo predeterminato inferiore alla scadenza della legislatura, per esempio entro un anno o diciotto mesi.
Insiste sulla Commissione d’inchiesta la firmataria della proposta di legge Jole Santelli (PdL), ribadendo che il ricorso allo strumento dell’inchiesta parlamentare è indispensabile se si vuole davvero approfondire il fenomeno della condizione della donna e dei minori nelle comunità rom. Occorre infatti ascoltare non tanto il Governo o le associazioni che operano a contatto con i nomadi, quanto la voce dei diretti interessati, il che difficilmente potrebbe farsi al di fuori della cornice di una Commissione d’inchiesta.

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Milano, la disfatta politica della Moratti

La Lista Moratti che a Milano in Consiglio comunale ha due assessori (Croci e Moioli) e tre consiglieri, domenica sera, ha invitato amici e simpatizzanti all'Opera San Francesco per il consueto scambio di auguri. Nel 2006 la Moratti presentò due liste al Consiglio comunale.
Quella dei giovani (30 persone) e quella cosiddetta normale (60 aspiranti consiglieri) ed entrambe presero 30 mila voti. Ebbene, alla festa e allo scambio di auguri, c'erano solo 45 persone compresi consiglieri e assessori.
Il Sindaco Letizia Moratti ha disertato la riunione per evitare brutte figure e si sarà inventata degli impegni istituzionali. Chi c'era alla festa? Ovviamente il capo (non è un uomo) ma è una donna: Mariolina Moioli che è la coordinatrice politica della lista Moratti oltre a fare l'assessore ai servizi sociali, alla famiglia e alla educazione. Poi c'era l'assessore al traffico Edoardo Croci, i tre consiglieri comunali, l'avvocatessa Laura Girard (presidente dell'Associazione Milano bella da vivere), Roberto Pesenti ex portavoce di Formigoni ora dipendente della Moratti, Ada Grecchi ex anziana assessore provinciale con la Colli, Lucio Bergamaschi braccio destro da 20 anni consecutivi di Vincenzo La Russa e amministratore delegato di Chiara & Associati società di Relazioni Pubbliche e di Comunicazione integrata, membro del Direttivo della Compagnia delle Opere e Presidente del Lions Club Host di Saronno. C'era anche Pierfrancesco Fodde docente e presidente delle Famiglie Regionali di Milano. Poi c'erano tanti beneficati che hanno avuto una consulenza o un posto di lavoro.
Ma 50 persone sono davvero poche. Vuol dire che il gruppo della Moratti si è sfaldato come neve al sole e restano solo generali e colonnelli. Le truppe non ci sono più. Sono fuggite. Un fallimento generale e totale. Mancavano, fra gli altri, Giampiero Borghini capolista alle comunali, il filosofo Stefano Zecchi, la psicologa Vera Slepoj, l'ex rettore della Bocconi, Carlo Secchi, consigliere d'amministrazione della Scala in quota Regione, Riccardo Albertini della Uil, il leader dei panificatori Antonio Marinoni, l'oncologo Gianni Ravasi, il farmacologo Michele Carruba, Andrea Jarach, presidente della Federazione associazioni di amicizia Italia-Israele, Stefania Bartoccetti di Telefono Donna, Danilo Vucenovich del Coni, Mariella Boerci di Panorama, Bernardo Misaggi ortopedico del Pini, Teo Teocoli, Renato Pozzetto, Giampaolo Berni già consigliere di Fi in zona 1 e zona 6. Del resto la Moratti ha delegato il gruppo a Pesenti, alla Moioli e alla Girard ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sono eloquenti.

Mancava persino la Dirigente dell'Ufficio scolastico Regionale Marisa Valagussa un tempo presenzialista, ma dopo aver lasciato la consulenza all'assessorato alla salute sulla droga, non si è più vista. In compenso tiene strettissimi legami con la CGIL scuola, con il CIDI, con la Moioli e con Valentina Aprea che aspira a sostituire la Gelmini alle Europee. Ma Gelmini se qualcuno non l'avesse capito bene vuole passare alla storia del ministero e della scuola e non ha intenzione di cedere la sua poltrona alla Aprea e a tutto il giro della CGIL scuola che frequenta da anni sin da quando la invitavo io a fare tavoli bipartisan a Milano per conseguire lo stato giuridico dei docenti di religione cattolica. Che ottenemmo grazie alla Moratti. Quello che è giusto va detto, senza occultare niente. Parlavamo della crisi del Gruppo Moratti. Aveva 30 mila voti, ora ha 50 persone che vanno alla riunione dopo aver ricevuto per due settimane di seguito dei msm al cellulare.
Il Sindaco Moratti alle prossime comunali (se Berlusconi decide di ricandidarla) non potrà fare la lista civica né quella dei giovani. O la lista unica o niente. Altrimenti si sta scaldando i muscoli l'onesto, capace e buon amministratore Gabriele Albertini già sindaco di Milano e attualmente europarlamentare.
La Moratti ha dedicato due anni del suo tempo all'Expo e ora non ha più sostenitori e amici. Ha solo faccendieri che bussano alla sua porta per aver un favore o un posto. Il suo spin doctor Paolo Glisenti si è sempre occupato di affari e il gruppo non esiste più e la sede di via Durini si può anche chiudere visto i costi che ha. Perché la Moratti ha mandato alla deriva la sua Lista? Perché ha consentito che le sue fedelissime la portassero alla disfatta? Cercheremo di dare una risposta razionale. Prima delle elezioni comunali serviva eccome. Anche dopo le elezioni per dimostrare che lei aveva diritto a due posti in giunta (la Lega Nord ne ha preso uno!).
Poi la Moratti ha preso in giro letteralmente amici e sostenitori e ha premiato solo quelli della sua cerchia più stretta: gli altri li abbandonati come stracci vecchi. La consulente politica (quella che mi minaccio' al telefono: non fare nessun convegno dei docenti cattolici. Ricordati che stai parlando con un Direttore generale del ministero dell'Istruzione."). Il convegno non si fece. Bisognava dimostrare a Letizia Moratti che c'erano altri cattolici e soprattutto che occorreva mettere in lista cattolici doc graditi non all'arcivescovo ma ad alcuni curiali
E mi pentii di non averlo fatto per il quieto vivere. Poi abbiamo scoperto che le distanze tra la Moioli e la Curia sui rom erano siderali. E ora nel mondo cattolico diffidano di lei molti vescovi alla luce delle sue posizioni politche in contrasto con il Magistero del Papa e dei Vescovi e con la Dottrina sociale della Chiesa. La Moioli non ha mai lavorato molto nella sua vita nella società civile. di Alberto Giannino,
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lunedì 15 dicembre 2008

Non aver paura, stai dalla parte dei diritti

Manifesto per una campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’Altro
Più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia. Si tratta in gran parte di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che lentamente e faticosamente, sono entrati a far parte della nostra comunità.
Persone spesso vittime di pregiudizi e usate come capri espiatori specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale.
Chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione fa prima di tutto un danno al Paese. L’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista a cui assistiamo sono sintomi preoccupanti di un corto circuito che rischia di degenerare e che ci allontana dai riferimenti cardine della nostra civiltà.
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altro.
Sono questi i principi fondamentali che accomunano ogni essere umano e costituiscono la base di ogni moderna democrazia.
Una società che si chiude sempre di più in se stessa, che cede alla paura degli stranieri e delle differenze, è una società meno libera, meno democratica e senza futuro.
Non si possono difendere i nostri diritti senza affermare i diritti di ogni individuo, a cominciare da chi è debole e spesso straniero. Il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di chi ci vive accanto, chiunque esso sia.
Comitato promotore: ACLI, Antigone, ARCI, Articolo 21, ASGI, Cantieri Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, CGIL, CIPSI, CIR, CNCA, Comunità di S.Egidio, Emmaus Italia, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Rom e Sinti Insieme, Federazione Italiana Organismi persone senza fissa dimora (FIOPSD), RETE G2 Seconde Generazioni, Gruppo Abele, Legambiente, Libera, Magistratura Democratica, Migrantes, Tavola della Pace, UIL, Unione degli Studenti. UNHCR, Lunaria/sbilanciamoci. Adesioni: SOS Razzismo Italia, AMAMI

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Settanta anni fa le leggi razziali

In Italia vennero emanate le leggi razziali nel 1938. Settanta anni dopo, il 16 dicembre 2008, la Camera dei Deputati dedica una giornata per non dimenticare i danni prodotti da quella vergognosa pagina della storia italiana ed invita alcuni Ebrei ed alcuni Rom e Sinti. Sono sei i Sinti e i Rom invitati: Eva Rizzin, Bruno Morelli, Graziano Halilovic, Nazzareno Guarnieri, Radames Gabrielli e Demir Mustafa. Tutti membri della federazione Rom e Sinti Insieme.
In queste giorni di dibattiti e incontri arriva la notizia che l’Italia avrà il suo primo grande Museo dell’ebraismo e della Shoah, e sarà un museo aperto, «un antighetto»: un quartiere di Ferrara dove i cittadini potranno entrare liberamente; un volo di ventidue secoli, dall’arrivo degli ebrei a Roma alla rinascita della comunità dopo la tragedia della persecuzione.
Ne parla al Corriere per la prima volta il presidente, Riccardo Calimani, lo studioso dell’ebraismo alla testa della Fondazione che ha nel consiglio Renzo Gattegna, il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche. E poi Gad Lerner, Antonio Paolucci, Cesare De Seta, Bruno De Santis, Saul Meghnagi, Paolo Ravenna, Michele Sacerdoti.
Al progetto hanno lavorato destra e sinistra: concepito nel 2001 da Alain Elkann e Vittorio Sgarbi, proseguito da Francesco Rutelli che ha nominato il consiglio d'amministrazione pochi giorni prima della caduta del governo Prodi. «Ne parlo perché ho appena ricevuto da Gianni Letta l'assicurazione che il Museo si farà — spiega Calimani —. Gli ho parlato con sincerità: "Se la crisi non vi consente di andare avanti, vi capisco". Letta mi ha risposto che proprio la crisi ci impone di guardare al futuro. C'è il pieno sostegno da entrambe le parti politiche, dal ministro Bondi come dal sindaco Pd di Ferrara Sateriale. Io stesso sono un uomo al di fuori degli schieramenti. E c'è un punto forse ancora più importante: questo non è un progetto per gli ebrei; è un progetto per il Paese».
«L'idea di fondo è che gli ebrei italiani sono sempre stati molto pochi, ma molto importanti per la storia d'Italia — racconta Calimani —. Anche quando furono demonizzati ed esclusi dalla vita civile, comprese le vessazioni più assurde come il divieto di andare in spiaggia, erano 40 mila su 40 milioni. Oggi sono 25 mila. Ma gli ebrei erano in Italia secoli prima dei Papi. E mi piacerebbe che il Museo cominciasse proprio dalle catacombe ebraiche di Roma: semidistrutte, piene di immondizia, cancellate dalla memoria comune, e non per caso».

Tutto nascerà nell'ex carcere di Ferrara in via Piangipane, uno spazio gigantesco, 13 mila metri quadrati dentro le mura, che dovrebbe diventare una specie di porta della città; con una galleria dove passare senza biglietto d'ingresso, ascoltando musica ebraica, composizioni popolari spagnole, classici di Bloch e Mendelson Bartholdi.
«Un antighetto» dice Calimani. Ora si sta lavorando per togliere l'amianto dall'edificio. L'ambizione è inaugurare il Museo nel 2011, per i 150 anni dell'unità d'Italia, che segna anche la piena emancipazione degli ebrei. Ma in qualche modo il Museo è già aperto, grazie alla mostra itinerante di antichi libri ebraici curata dalla nuova istituzione, che il ministero per la Cultura si è impegnato a portare nelle principali città.
Il presidente specifica che l'organizzazione del museo è ancora da precisare, e un ruolo decisivo avrà il direttore scientifico Piero Stefani, uomo impegnato nel mondo cattolico; e anche questo è un segno. Ma alcune linee guida si possono anticipare. «Non sarà solo una raccolta di oggetti. Anche i nazisti a Praga raccolsero argenteria per un “museo della razza estinta”. Sarà un laboratorio culturale. Biblioteca, sala dibattiti. Una parte pedagogica, formativa, e una parte destinata ad alimentare la discussione».
La vicenda dell'ebraismo italiano è segnata dalla straordinaria connessione delle radici giudaico-cristiane (penso al sermone della montagna, straordinaria preghiera ebraica entrata nella tradizione cattolica), ma anche dalle contrapposizioni ideologiche, sino alla discussione su Pio XII. Ci trasciniamo dietro una serie di errori che vanno corretti. Si dice: gli ebrei sono sempre stati perseguitati. Un luogo comune che cela una grande insidia: come a dire, qualcosa di male avranno fatto per meritarlo. Invece per secoli agli ebrei italiani non è accaduto nulla.
Il segno distintivo da portare sempre addosso è un'imposizione del Concilio del 1215. Il ghetto di Roma è del 1555. Alcuni Papi hanno attaccato gli ebrei, altri li hanno scelti come medici personali: perché grazie ai contatti internazionali erano all'avanguardia nella scienza medica, e perché curavano il corpo e non l'anima. Si parla di antisemitismo eterno, a sottintendere una componente metafisica indistruttibile. Ma l'antisemitismo nasce con connotazione razziale alla fine dell'800, al termine del secolo del positivismo e del romanticismo, e diventa un'arma politica del tutto distinta dall'antigiudaismo. Tutto questo andrà spiegato e documentato».
Calimani pensa a sezioni dedicate alle comunità storiche, con le loro differenze: Venezia, «dove gli ebrei furono accettati in quanto utili e non furono mai espulsi sino all'occupazione nazista», Ferrara e Livorno contraddistinte dalla tolleranza di duchi e granduchi, e Roma «dove i Papi si sono attenuti alla dottrina di sant'Agostino, per cui gli ebrei non dovevano essere uccisi ma conculcati: da qui le preghiere forzose dei catecumeni e le altre vessazioni durate secoli».
E poi le microcomunità: da Pitigliano, «la piccola Gerusalemme», a Casale Monferrato, luoghi dove vivevano poche decine di ebrei che però custodivano identità profonde, testimoniate pure dai minuscoli cimiteri ebraici di Conegliano e Vittorio Veneto; «ma penso anche al Sud, alla documentazione che potrà arrivare dalla Calabria, da Ostia antica, da Bagheria dove un gruppo di ebrei marrani è giunto sino ai giorni nostri». Altre sale saranno dedicate alla tradizione religiosa e ai riti: nascita, circoncisione, matrimoni, funerali. Ci sarà una sezione antropologica, dall'arte alla cucina.
E ci sarà, ovviamente, la sezione della Shoah. Dice Calimani: «Racconteremo le storie di chi è stato perseguitato nel passato, anche per far sì che in futuro non sia perseguitato più nessuno. Ricostruiremo la vicenda degli ottomila ebrei italiani deportati: un numero relativamente piccolo nel complesso della Shoah; ma una grande tragedia per il paese. I migliori specialisti saranno messi nella condizione di lavorare in piena libertà: anche perché nessuno pretende di avere il privilegio del primato della sofferenza. E' giusto testimoniare l'uccisione di centomila handicappati prima ancora dello scoppio della guerra, così come l'infame persecuzione dei rom, che anche dopo la guerra non hanno avuto voce. Si comincia con gli ebrei, in una prospettiva forte che non si ferma al mondo ebraico» conclude Calimani, enunciando un'idea destinata a far discutere.
E ricorrendo a una metafora: «Sono rimasto turbato dal silenzio che ha accompagnato nei giorni scorsi una notizia straordinaria, come il salvataggio di 650 naufraghi grazie ai pescatori di Mazara del Vallo. Siamo al punto che non viene più considerata una buona notizia. Io dico: forse è giusto rimpatriarli; ma certo era giusto salvarli, anziché lasciare che fossero sommersi». E la questione di Pio XII, come sarà affrontata? «C'è un dato di fatto inequivocabile: tacque. Ciò non può essere negato da nessuno. Per il resto, ognuno farà i conti con la propria coscienza: non saranno permesse strumentalizzazioni di alcun tipo».

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I bambini invisibili

Ci sono alcune frasi così semplici e incisive nel libro Pina Varriale "I bambini invisibili" da restare impresse nella mente. E’ il caso delle righe conclusive:
“Alla fine siamo diventate amiche e io non ho fatto più caso alle differenze, anzi, a pensarci bene, sono proprio quelle che mi piacciono. Forse aveva ragione Papo Mirko, andare d’accordo non è difficile. Basterebbe soltanto non aver paura… di conoscersi.”
I bambini invisibili sono i bambini rom. Che, in questo caso, vivono in un campo di kampine (ovvero roulotte) alla periferia di Napoli, così come in gran parte delle periferie delle grandi città. Ma com’è la loro vita nei campi? E' proprio vero che i bambini vengono trattati male e costretti a lavorare e a rubare?
Sevla racconta la sua vita e la sua storia in prima persona. E pagina dopo pagina viene naturale immedesimarsi in lei, una dodicenne che ama la sua casa con le ruote e vuole come tetto il cielo azzurro. Alla quale sembra normale addormentarsi alla sera con i racconti di suo nonno e la musica dei violini attorno al fuoco.
"Normale"… il libro fa riflettere parecchio su questa parola, che nasconde i pregiudizi nei confronti di chi è al di fuori da questa “norma”. La parole di Sevla ci permettono di avere una prospettiva completamente differente su quello che significa essere un Rom, fare parte di una cultura diversa con propri valori e legami forti.
Noi, in fondo, siamo gli altri i gagè, ovvero i non Rom, che trattano Sevla con indifferenza e in alcuni casi con ribrezzo. E che arrivano alla fine a bruciare per intolleranza, paura e incomprensione il suo campo e la sua casa. Infatti come dice Sevla: “I gagè hanno un sacco di idee sbagliate sul nostro conto. Anche se qualcuno gli dovrebbe spiegare che la gente non è buona o cattiva a seconda del posto dove abita o della lingua che parla.”
Dopo Ragazzi di Camorra Pina Varriale pubblica per Il battello a vapore un’altra storia toccante che parla di bambini ai margini: i bambini invisibili, 180 pagine, 12,50 €.

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Roma, lettera aperta al Sindaco Alemanno

Signor Sindaco, tutta la comunità del campo Casilino 900 è stata lieta della sua partecipazione all’iniziativa di domenica 23 novembre “Quando cadono i muri”, contro il crescente e allarmante pregiudizio nei confronti del popolo rom, che pervade la nostra società e che sta diventando un avvelenato paradigma di tutte le intolleranze. Come non essere profondamente angosciati e come poter dimenticare la sorte che ha accomunato i Rom agli Ebrei e che ha portato al genocidio nazista dei nostri due popoli?
Abbiamo scelto questa giornata simbolica per inviarle questa lettera proprio per ricordare a tutti che ancora oggi ai Rom molti diritti fondamentali vengono negati.
Infatti, come non cogliere un atteggiamento xenofobo dietro la comunicazione dell’arresto di quattro persone insediate nel campo? Noi siamo felici dell’intervento delle forze dell’ordine quando come in questo caso è mirato all’accertamento di gravi responsabilità individuali, la comunità è la prima vittima della criminalità organizzata e Le rinnova la disponibilità già data al Prefetto Mosca di collaborare affinché sistemi malavitosi non si insinuino nell’insediamento. Non possiamo però non indignarci di come molta mala informazione approfitti di questi eventi per alimentare pregiudizi e fomentare la xenofobia e l’odio verso tutti i Rom, sancendo di fatto un principio di responsabilità collettiva inaccettabile in una democrazia.
La firma con cui ha voluto siglare la Petizione in sostegno e solidarietà con il Casilino 900 apre una prospettiva di concreta speranza e viene a confermare così l’accoglienza e il rilancio delle proposte della comunità, a partire dalle più indilazionabili: il rapido ripristino di acqua e luce e lo smaltimento delle immondizie.
Questi primissimi interventi irrinunciabili permetteranno a tutta la Comunità di iniziare a riemergere dalla critica crisi igienico - sanitaria in cui è precipitato l’insediamento.
Ma soprattutto, signor Sindaco, le siamo grati per la sua risoluzione di voler ripristinare il tavolo di concertazione, aperto dal Prefetto Mosca, con la comunità e con i soggetti che in questi duri mesi di accerchiamento ci sono stati vicini, per condividere le scelte che riguardano i destini della stessa comunità. A riguardo attendiamo una convocazione.
Lei, con nostro vivo compiacimento, si è inoltre appellato alla normativa europea, per stabilire i criteri con cui iniziare ad operare.

Questo di fatto lo intendiamo come un sostegno al superamento dei “campi” - per la realizzazione dei quali 3 volte l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea - ma di insediamenti, senza discriminatorie recinzioni e videosorveglianza, ove favorire l’integrazione, invece di sancire la segregazione dei Rom.
Oltre a queste richieste che hanno fatto parte delle questioni più urgenti richiamate durante la sua visita, vogliamo cogliere immediatamente lo spirito pragmatico e di collaborazione da lei così sinceramente proposto.
Assieme a Stalker – Osservatorio Nomade, al DIP.S.U. dell’Università di Roma Tre e con il sostegno di un nutrito numero di associazioni cittadine e comitati di quartiere stiamo elaborando un ventaglio di proposte, i cui principi ispiratori sottoponiamo alla Sua attenzione affinché vengano discusse sul tavolo di concertazione, in maniera che la soluzione congiuntamente individuata possa essere sviluppata in uno studio di fattibilità ed in seguito in una progettazione definitiva.
Le proposte che di seguito riportiamo sono, come da Lei stesso dichiarato durante la Sua visita al campo, da attuarsi attraverso la pratica dell’autorecupero e dell’autocostruzione assistita, e potrebbero essere estese anche a cittadini non rom in condizioni di disagio abitativo: il fatto di partecipare insieme alla costruzione di un insediamento misto sarebbe infatti un primo passo importante verso la reciproca conoscenza e l’integrazione. Tutte le ipotesi si basano sul rispetto delle normative europee e quindi degli standard abitativi che, come lei sa, nei campi di container non vengono rispettati. Pertanto le proposte sono concepite prive di tutte quelle forme evidenti di discriminazione e ghettizzazione che caratterizzano gli attuali “campi nomadi”, caratteristiche incompatibili con i dettami costituzionali ed europei e con il rispetto dei diritti dell’uomo.
- Ipotesi A _ progetto di recupero in situ
In continuità con quanto proposto dall’Agenzia delle Nazioni Unite UN – Habitat, per gli insediamenti spontanei - proponiamo un progetto di recupero dell’insediamento in situ. Abbiamo valutato che questa ipotesi risulterebbe essere la più economica, la più rapida e rispettosa del diritto all’abitare. Inoltre permetterebbe di procedere rapidamente senza dover reperire nuove aree e troverebbe il consenso entusiasta di gran parte della comunità. Vista la bassissima densità abitativa l’estensione dell’insediamento potrebbe essere considerevolmente ridotta.
- Ipotesi B _ microaree nel VII Municipio
Nel rispetto della continuità territoriale, dei principi di integrazione e di promozione della scolarizzazione, proponiamo di distribuire la Comunità, secondo la struttura dei legami familiari in microaree o edifici dismessi di proprietà pubblica da reperire all’interno del VII Municipio. Questo consentirebbe ai minori in gran parte iscritti nelle scuole del quartiere di non dover ricominciare daccapo il percorso di integrazione scolastica.
- Ipotesi C _ progetto di un nuovo insediamento fuori dal VII Municipio
Nel caso - che vorremmo scongiurare - non si reperissero le aree all’interno del VII Municipio è ipotizzabile realizzare un insediamento o l’autorecupero di immobili dimessi, su un terreno quanto più vicino all’area dell’attuale insediamento, provvisto di collegamenti pubblici e non isolato rispetto al tessuto cittadino.
Ben più di una settimana è passata dalla festa, siamo consapevoli delle difficoltà tecniche ma la invitiamo a dar seguito al più presto al suo intendimento di restituire acqua e luce all’insediamento. Che si sia lasciata, da nove mesi un’intera comunità di 600 persone con quasi 300 bambini senz’acqua e senza luce è inaccettabile e ancora una volta contrario alla Carta dei Diritti dell’Uomo di cui oggi si celebra l’Anniversario.
Da parte nostra ci teniamo a comunicarle che stiamo dando seguito a quanto da noi stessi determinato con il regolamento interno al Casilino 900. Si stanno informando tutti i nuclei familiari del merito e delle conseguenze per quanti contravvengano. Ci stiamo attivando per favorire il deflusso delle acque stagnanti e lo smaltimento delle immondizie, problemi che costituiscono un reale pericolo igienico sanitario, e che, come lei sa bene, non possiamo risolvere da soli senza il concreto sostegno delle Istituzioni.
Rinnovando la fiducia a quanto da lei detto personalmente qui al campo non diamo credito alle illazioni, spesso portate avanti con toni discriminatori e razzisti con cui molta stampa annuncia i nostri destini già segnati, in containers fuori dal raccordo anulare, peraltro in una area di 30 ettari, più di tre volte il Casilino 900 e 10 volte più grande di quanto non serva ad ospitare l’intera Comunità di Casilino 900.
Con i più cordiali saluti e con la massima disponibilità nella collaborazione con le Istituzioni, i rappresentanti di Casilino 900

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venerdì 12 dicembre 2008

Roma, distrutta dalle fiamme la savorengo ker

Fiamme nella notte al “campo nomadi” del Casilino 900: completamente distrutta la "casa dei sogni", la Savorengo Ker che, tradotto, significa "casa di tutti". Era stata costruita dai Rom delle quattro diverse etnie del “campo”, unite in un progetto volto a dimostrare all’amministrazione e ai cittadini che è possibile proporre risposte concrete e praticabili in alternativa ai container e alle baracche.
Il progetto è stato realizzato insieme all’università Roma Tre nei mesi scorsi tra mille polemiche. Pare che per la costruzione della casa, non fosse stata rilasciata nessuna concessione edilizia, e sembra addirittura che stesse per arrivare un’ordinanza di sequestro. L’inaugurazione, che era prevista il 28 luglio scorso, venne fatta slittare di qualche settimana e non vi presero parte le autorità, proprio per le polemiche che la costruzione "abusiva" aveva suscitato.
Durante il temporale di mercoledì notte, l’intero chalet è stato divorato dalle fiamme. Sul posto i carabinieri della compagnia Casilina e i vigili Urbani del Nucleo assistenza emarginati del VII gruppo. Nessuno si sbilancia circa la cause, ma l’ipotesi più accreditata sembra quella del fulmine attratto da qualche chiodo metallico sporgente sul tetto. A corroborare questa possibilità il fatto che la parte alta è stata completamente distrutta mentre al piano terra le fiamme sono state meno aggressive.
Di diverso avviso gli abitanti del campo: «Secondo noi si tratta di un incendio doloso, perché le coincidenze sono molte - commenta un giovane rom - Sabato notte è stato devastato il parco di Centocelle, accanto al campo. Qualcuno dei residenti del campo deve aver dato fuoco alla casa, per screditarci».
Infatti, tra i Rom del Casilino 900 è in corso una forte discussione. Da una parte quelli che appoggiano la linea Alemanno sullo sgombero e lo spostamento, dall’altra chi non vuole lasciare il "campo".
E proprio contro alla futura destinazione del Casilino 900 che il Comune vorrebbe trasferire in zona Settecamini, ieri i residenti del quartiere si sono riuniti nella parrocchia di Santa Maria dell´Olivo. Riunione affollatissima che ha portato ad una decisione unanime: oggi alle 16 tutti in Campidoglio per dire no al trasloco del Casilino 900 a via di Casalbianco. di Marco Mosca e Maria Elena Vincenzi

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Alexian e Jalisse, Eurotour Live 2009

L'Alexian Group e il duo Jalisse propongono per il 2009 un inedito concerto assieme.L' amicizia e collaborazione artistica fra il duo Jalisse, vincitore del Festival di San Remo nel 1997 e l’Alexian Group, che esegue musica romanì, continua in uno spettacolo unico e condiviso in Italia e all'estero.
L'evento è inserito nell' Eurotour Live 2009 ed è una proposta artistica inedita. E' un percorso suggestivo, una vera e propria carovana musicale ed esistenziale che fissa momenti emozionanti. I due gruppi seppur diversi sul piano musicale, condividono gli stessi valori di amicizia e di rispetto sul piano umano e si ritrovano meravigliosamente sul piano artistico.
La musica abbatte ogni sorta di barriera e unisce i due gruppi per un concerto esclusivo all’insegna dell’interculturalità. L’evento artistico prevede l’esecuzione di brani musicali dei rispettivi gruppi ma anche l’esecuzione di alcuni brani assieme in lingua romanì, creando di fatto un incontro musicale originale, magico e profondamente coinvolgente.
Dopo la prima esibizione insieme a Ponte di Piave (TV), al 15° Festival Alexian and International Friends e al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, Alexian Group di Santino Spinelli ed il duo Jalisse si preparano per il tour e preparano nuove canzoni scritte "a sei mani".

Per contatti. Live management per Alexian Group: Daniela De Rentiis telefono 0872 660099- 340 6278489 spithrom@webzone.it, Giulia Di Rocco telefono 0872 660099- 392 3577386 - 345 6543703 giuliadirocco@fastwebnet.it, http://www.alexian.it/. Live management per Jalisse: Nando De Angelis, Centro spettacoli Cilento telefono 339.2220164 - spettacolideangelis@libero.it, info@tregattiproduzioni.it, www.myspace.com/jalisseduo.

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Trieste, Stelle Piume e Violini

A Trieste il 16 dicembre 2008, alle ore 18, al caffè San Marco in via C. Battisti 18, è in programma lo spettacolo «Stelle Piume e Violini», un viaggio poetico di musica e immagini che racconta e confronta le culture degli Ebrei e dei Rom, da sempre orgogliose della propria identità che vengono periodicamente calpestate.
Il gruppo suona alternando a musiche e canzoni di Emanuele Scataglini e testi di Barbara Rosenberg, con interpretazioni di autori come Weill, Gebirtig e recita liriche di Brecht, Baudelaire, poeti sinti. Un percorso che è accompagnato da proiezioni di immagini elaborate elettronicamente.
Il progetto "Stelle, piume e violini" è prodotto dall'associazione culturale Equinozio ed ospita anche immagini e video di Opera Nomadi e del fotografo Paolo Poce. Gli artisti sono la compagnia de "I Viandanti" vale a dire Emanuele Scataglini (cantautore e musicista e autore delle canzoni del gruppo), Barbara Rosenberg (attrice e scrittrice che diventerà la voce narrante contribuendo alla musica con percussioni e armonica), Livio Boccioni (chitarrista e arrangiatore). Determinante per uno spettacolo multimediale anche Andrea Luzzi: tecnico audio e video, è consulente di immagine. Siete tutti invitati a partecipare.

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Roma, il Garante: "attenti la crisi economica la pagheranno anche i bambini"

La crisi economica mondiale che pagheranno anche i bambini e i ragazzi (“con 7-8 mila famiglie che solo a Roma si rivolgono alle parrocchie per chiedere aiuto”). L’accoglienza e l’integrazione dei minori rom e immigrati che deve avvenire intanto attraverso la civile sistemazione dei campi nomadi esistenti, senza costruirne di nuovi ("l’emergenza, peraltro, costa molto di più che non la gestione programmata dei servizi esistenti").
Poi il bullismo, la rete dei servizi territoriali, il nascente Garante nazionale ("utile, però, solo se ve ne sarà uno in ogni regione"), fino ai rapporti con gli assessorati e le istituzioni locali. "L'ufficio del Garante è autonomo e tutti i provvedimenti che riguardano l'infanzia e l'adolescenza dovrebbero essere messi a conoscenza di quest'ufficio, anche solo per poter dare dei suggerimenti".
Tuttavia, "io non ho questa assiduità di informazioni dagli uffici preposti e questo rende tutto più difficile". A parlare è Franco Alvaro (a sinistra con il Presidente dell'Unicef Lazio), Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Lazio, nella video-intervista all’agenzia Dire on line su www.dire.it e www.diregiovani.it.
La crisi economica? La pagano anche i bambini e i minori. "Secondo dati Caritas, solo a Roma ci sono almeno 7-8 mila famiglie, secondo me valutate per difetto, che si presentano nelle parrocchie per chiedere aiuti", spiega Alvaro. "E' probabile che i riflessi più pesanti della crisi sulle famiglie si faranno sentire pesantemente fra un anno. Chiaro che in situazioni di crisi le famiglie in difficoltà sono le prime che peggiorano le proprie condizioni". Per questo "è necessario concentrare l'attenzione in particolare sui bambini e sui minori, che sono l'ultimo anello della catena". Secondo Alvaro, "c'è una parte di povertà silenziosa che magari non si incatena e soffre in silenzio e i minori sono i principali rappresentanti di essa".

"L'ufficio del Garante è autonomo e tutti i provvedimenti che riguardano l'infanzia e l'adolescenza dovrebbero essere messi a conoscenza di quest'ufficio, anche solo per poter dare dei suggerimenti". Tuttavia, "io non ho questa assiduità di informazioni dagli uffici preposti e questo rende tutto più difficile. I problemi della fragilità- sottolinea Alvaro- sono complessi e non si può pensare che tutto si possa risolvere con una semplice delibera di un assessorato".
Al Garante si rivolgono famiglie e associazioni alle prese con problemi relativi ai minori, e, per assurdo, ciò avviene in minima parte con le istituzioni. Recentemente il Garante, la presidenza del Consiglio regionale e la commissione regionale che si occupa dei temi sociali hanno promosso la settimana delle buone prassi, in occasione della giornata internazionale dell'infanzia, che ha permesso di mettere in luce i tanti ottimi servizi presenti sul territorio regionale del Lazio a favore dei minori. Ma certo ogni qualvolta si fanno leggi che riguardano i bambini e gli adolescenti, o temi di grande attualità come il bullismo e l'accoglienza e l'integrazione dei minori immigrati, gli amministratori locali non coinvolgono il Garante. "Non tanto perchè io debba vistare gli atti, ci mancherebbe- puntualizza Alvaro- ma solo per esprimere un parere, dare consigli, coordinare e mettere in rete saperi, conoscenze ed esperienze che, per il mio ruolo, conosco".

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Ferrara, Arta Panciu Rom Band tour 2008

La cultura e la musica per superare incomprensioni, giudizi e quelle barriere che si creano quando manca la conoscenza delle tradizioni e delle usanze di un popolo, ovvero della sua cultura. Punta a questo il progetto che Ibo Italia sta conducendo a Panciu, in Romania, coordinato da Alessandro Mazzini, con un gruppo di volontari impegnato insieme all’associazione Rom Pentru Rom presso il Centro aggregativo Pinocchio.
Si rivolgono in particolare ai giovani Rom in istituto, 70 bambini e ragazzi in età scolare. Teatro, pittura, sport, giocoleria e in particolare la musica sono gli strumenti essenziali di questo progetto che viene in tournee in Italia.
Protagonisti gli Arta Panciu Rom Band, Vasile Margean violino e voce, Sorin Margean fisarmonica e voce, Razvan Margean batteria e percussioni, padre e figli che suonano da quando erano bambini. Il trio è nato nel 2007 con un progetto ideato da Guido Foddis, cantautore ferrarese, e da Ibo Italia.
Il tour partirà oggi dal Parmense per proseguire domani all’Area giovani di via Labriola in collaborazione con l’Associazione Viale K di don Bedin; ultime due tappe ancora a Ferrara, il 17 a Ravalle presso il Teatro Venere con cena e concerto (su prenotazione) e giovedì 18 presso il centro sociale Il Melo. Vedi tutte le date del tour...

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giovedì 11 dicembre 2008

La Sinistra, i Sinti e i Rom

Quando il governo ha dato corso alle promesse elettorali sulla sicurezza ed ha messo in scena le azioni repressive contro "zingari", in particolare la sciagurata campagna della raccolta delle impronte ai bambini, nel popolo della sinistra si è colto qualche segnale di indignazione e s'è fatta strada l'idea che alla gente rom e sinta venisse negato qualcuno dei diritti fondamentali dell'uomo previsti dalla Dichiarazione Universale e le immagini dei roghi di Ponticelli hanno creato dolore e sconcerto facendo prendere coscienza che il razzismo del nostro paese è una realtà concreta.
Poi è arrivato l'attacco alla scuola, la crisi economica e nei sondaggi la paura della povertà ha sostituito l'ansia per la presenza dei Rom; il risultato è stato che di Ponticelli e di impronte non si parla più.
Ovvero, la litania contro il governo "che prende le impronte ai bambini rom" e rimasta nelle frasi fatte negli articoli politici e nei blog, anche se la norma, per l'intervento della comunità europea, è stata ritirata.
Un modo per connotare il governo di destra e delle città amministrate dagli sceriffi quando anche l'opposizione dei Diritti dei Rom sembra essersi completamente dimenticata. La "crisi" ha fatto ripiombare sul tema dei diritti umani della più grande minoranza europea la cortina di silenzio che grava da sempre. Non che sia scemato in questi mesi "l'accanimento contro gli zingari".
L'opinione pubblica continua ad essere ferocemente xenofoba fomentata da una stampa ed una TV spietatamente attive nel creare odio cieco ed ingiustificato allarme. Da parte sua il governo e le amministrazioni comunali hanno continuato un'azione costante di intimidazione sulla popolazioni rom e sinti.
Continuano di buon passo i piani per smantellare quel poco di sostegno sociale che, malamente, era stato dato per far fronte a progetti di integrazione vecchi di venti anni; come continuano i progetti di rimozione sociale dell'etnia rom da allontanare, marginalizzare, isolare, espellere, nascondere.
Si vanno anche consolidando preoccupanti progetti di allontanamento dei minori dalle famiglie con la creazione dei presupposti ideologici nella società tali da far accettare l'equazione "povertà = perdita della patria potestà".
Ma non è questa la sede per fare l'analisi puntuale delle discriminazione in corso contro la gente rom e sinti da parte di questo governo e delle amministrazioni locali ne per mettere in evidenza il pensiero razzista insito nella società italiana. Ci sono siti che quotidianamente si battono su questi temi ed a questi vi rimando.
Invece è importante fare il punto sui ritardi della politica italiana in generale e della sinistra in particolare sulla battaglia per l'applicazione della Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo per la gente Rom e Sinti in Italia. di Eugenio Viceconte, continua a leggere…

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E ora l'impegno deve continuare

Grazie! A tutte e tutti gli insegnanti, gli amministratori locali, i giornalisti, i giovani, le donne, gli uomini, i gruppi e le associazioni, le organizzazioni che ieri hanno dato voce ai diritti umani. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla Giornata nazionale d’azione per i diritti umani. Avevamo contato 201 iniziative ma ce ne sono state molte di più. E molte altre ce ne saranno anche oggi e nei prossimi giorni.
Nessuno ricorda una così vasta mobilitazione per i diritti umani. Se poi sommiamo le oltre mille iniziative, manifestazioni, lezioni, incontri, dibattiti organizzate nel lungo anno dei diritti umani che, da noi, è cominciato il 1 settembre 2007 con la settimana della pace e la Marcia Perugia-Assisi “Tutti i diritti umani per tutti”, possiamo dire di aver realizzato la mobilitazione più vasta al mondo di questo 60° anniversario. Lo dico perché dietro a ciascuna di queste iniziative c’è stato l’impegno volontario e gratuito di migliaia di persone a cui dobbiamo tutti un grande: “grazie!” E’ ancora presto per una valutazione puntuale di quanto si è fatto. Di certo oggi siamo più di ieri, con una coscienza nuova e una consapevolezza maggiore. Più forte è la volontà e la determinazione a continuare sulla lunga strada della pace e dei diritti umani.
Un grazie particolare va anche a tutti coloro che ieri, nonostante le pessime condizioni meteo, si sono riuniti davanti alla sede Rai di viale Mazzini. Di questi tempi, non era un fatto scontato. E’ stata una manifestazione lungimirante ma controcorrente, in una stagione dominata dall’incertezza, dallo scetticismo e dalla confusione.
Ci si lamenta molto ma si agisce poco. Eppure l’informazione è come la politica: malata e inquinata. O ci impegniamo in prima persona a risanarla oppure sarà più serio stare zitti. La pace e i diritti umani hanno disperato bisogno di un’informazione libera e nessuno può illudersi di difendere realmente i diritti umani senza affrontare quello che insieme alla politica è il problema maggiore. Si dovrà discutere i modi e le forme più incisive ma continuare a mettere la testa sotto la sabbia equivale ad una rinuncia suicida.
Ieri, sotto il cavallo della Rai, abbiamo aperto una strada nuova. Dopo tanti convegni, riunioni e dibattiti sul pessimo stato della nostra informazione è venuto il tempo dell’azione. Nessuno ci regalerà un’informazione e una Rai migliori. Lo abbiamo toccato con mano anche ieri. Ce la dobbiamo conquistare. Ma avremo successo solo se ci muoveremo insieme, unendo i mille fili di chi s’impegna a fianco dei più indifesi, dei più vulnerabili, per la giustizia, la legalità, la democrazia, la pace e il rispetto dei diritti umani.

Ieri mattina, davanti alla Rai, il microfono dei diritti umani è passato nelle mani di tanti: bambini, persone con disabilità, immigrati, familiari delle vittime di guerra, di mafia, sul lavoro, studenti, insegnanti, donne, giornalisti, amministratori locali, rom e sinti, artisti, registi, congolesi, somali, tibetani, palestinesi, lavoratori, precari, cassaintegrati, pensionati, sportivi, rifugiati, sindacalisti, costruttori di pace, ambientalisti, difensori dei diritti umani. Persone straordinarie, ciascuno con una propria storia e un proprio carico di problemi e di responsabilità. Insieme abbiamo rinnovato la nostra promessa d’impegno per i diritti umani e per un’informazione e comunicazione di pace.
A gennaio ci rivedremo per decidere come procedere su questa strada, avvieremo la raccolta di firme della campagna “Cara Rai” che ieri abbiamo presentato al presidente Petruccioli e definiremo i passi che ci condurranno alla prossima Marcia per la pace Perugia-Assisi. Intanto rinnoviamo il nostro sincero “grazie” a chi ha scelto di esserci. di Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace

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Fermiamo il ddl della vergogna, finché siamo in tempo

Con il pretesto di contrastare l’immigrazione clandestina i recenti provvedimenti del Governo e del Parlamento, colpiscono tutti gli immigrati, soprattutto coloro che vivono e lavorano regolarmente nel nostro Paese rispettando le leggi.
L’integrazione diventa un percorso ad ostacoli che esclude e inibisce i percorsi positivi di inserimento dei migranti nella società italiana.
Il fondo nazionale per l’integrazione è passato da 100 milioni di euro a 5 milioni e tra le proposte contenute in finanziaria vi è l’introduzione del requisito di dieci anni di residenza per l’accesso al piano casa ed all’assegno sociale.
Il disegno di legge sulla sicurezza, in discussione al Senato, in nome di un malinteso concetto di sicurezza, stravolge le norme sull’immigrazione, riducendo fortemente i diritti dei migranti, uomini e donne da tenere in condizioni di precarietà, ricatto e sfruttamento, con gravi ripercussioni sulla pacifica convivenza nella società.
L'insieme dei provvedimenti proposti, se approvati, contraddicono le norme internazionali sui diritti umani fondamentali e la stessa Costituzione italiana che afferma la pari dignità sociale delle persone, senza distinzione di sesso, razza, lingua o religione.
In particolare:
- si introduce il reato di clandestinità;
- si ostacola il ricongiungimento familiare, che da sempre costituisce un elemento forte di stabilità e di integrazione;
- si riducono le tutele dei rifugiati e dei minori;
- si tagliano le risorse per i corsi d’italiano e si istituiscono le classi differenziate;
- si restringe l’assistenza sanitaria, prevedendo un obbligo, per i medici e il personale sanitario, di denunciare gli immigrati irregolari che chiedono di curarsi;
- si rendono più difficili i matrimoni misti;
- si esaspera il criterio della idoneità alloggiativa;
- si istituisce il permesso a punti e una tassa per ogni pratica di rilascio e di rinnovo di 200 euro (attualmente è di 72 euro), un balzello ingiusto e oneroso per i migranti che attendono anche più di un anno una risposta sul permesso di soggiorno che - quando arriva – molte volte già è scaduto;
- si propone il blocco dei flussi d’ingresso dei lavoratori stranieri, misura propagandistica ed inutile, che chiude la strada all’immigrazione regolare e non fa nulla per dare risposta all’estesissima presenza di irregolarità, lavoro nero, e violazione dei diritti fondamentali.
Noi contestiamo questi provvedimenti e chiediamo al Parlamento di riformare le norme sull’immigrazione garantendo:
1. una seria ed efficace programmazione degli ingressi nel 2009, in misura funzionale al mercato del lavoro;
2. una risposta coraggiosa al problema dei lavoratori immigrati senza permesso, dando loro una chance per emergere da una vita di lavoro nero e assenza di diritti.
3. parità di diritti e superamento delle discriminazioni sul lavoro e nell’accesso a scuola, sanità e stato sociale;
4. riforma della cittadinanza e diritto di voto.
Per queste ragioni promuoviamo per il giorno giovedì 18 dicembre, giornata dedicata dalle Nazioni Unite ai diritti dei lavoratori e lavoratrici migranti e delle loro famiglie, un presidio a Roma dalle ore 10.00 alle ore 14.00 (Largo Chigi – Colonna). Nello stesso giorno, nelle stesse ore si effettueranno presidi davanti alle Prefetture delle più importanti città d’Italia.

Antigone, ARCI, ASGI, Cantieri Sociali, Centro Astalli/JRS, CGIL, CIR, CIPSI, CNCA, Emmaus Italia, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Rom e Sinti Insieme, Libera, Lunaria, Sbilanciamoci, SOS Razzismo, Terra del Fuoco, UIL

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Rutelli dice asinate!

Non sono certo rimasto sorpreso dalla sortita di Rutelli sulla questione elemosina/rom. Tanto più che Rutelli è uno dei principali responsabili del disastro dei "campi nomadi" a Roma. Infatti, da Sindaco di Roma era contrario anche solo a portare l’acqua corrente nei “campi nomadi”. Per non parlare di quando gli si proponevano le case per i Rom…
Maroni chiede di vietare l’elemosina ma Rutelli si spinge anche più in là: vanno tolti i figli. E’ un’asinata! Rutelli è un politico incapace e lo ha dimostrato nei dieci anni da Sindaco di Roma e posso capire che per stare a galla appoggi nel Pd le posizioni più estremiste ma sono inorridito che lo faccia sempre sulle spalle degli altri e soprattutto sulle spalle di chi non ha strumenti per difendersi.
Cosa ha fatto Rutelli da Sindaco di Roma per i rom? Ha istituito il trasporto scolastico per i bambini tra i sei e i tredici anni che vivevano nei “campi nomadi”. Null’altro? No, ha fatto anche di peggio: ha istituito il servizio docce per i bambini rom nelle scuole perché dare un alloggio decente alle famiglie e quindi anche ai bambini era troppo oneroso.
Se adesso parla è per mascherare la sua vile incapacità di costruire progetti seri per fare uscire dalla condizione di povertà tante famiglie. E se ci sono delle situazioni grave devianza, come è saltato fuori al Casilino 900, lui ne è altrettanto responsabile. Perché se avesse appoggiato i progetti che gli si proponevano queste situazioni non ci sarebbero da dieci anni.
Quindi è meglio che Rutelli stia zitto perché di danni ne ha già fatti troppi. E alla prossima asinata, sarebbe utile che le associazioni sinte e rom lo portassero davanti al giudice perché spieghi se ha rispettato il dettato della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo quando era Sindaco della Capitale. di Carlo Berini

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Sofri: Rutelli ripensaci...

Vorrei che il mio amico Francesco Rutelli ripensasse alla sua proposta di sottrarre i bambini mandati a chiedere l’elemosina ai loro genitori. Le buone intenzioni sono a volte foriere di disastri umani. Soprattutto quando si tratta degli affetti infantili. C’è un confine sottile, che va maneggiato con cura, fra il soccorso a bambini maltrattati e l’usurpazione di un ambito famigliare. Ci sono correttissime cattiverie di assistenti sociali incomparabili con le scorrettissime abitudini di certi irregolari. L’amore per i bambini e dei bambini è molto complicato, e sopporta male le ricette drastiche e i rigori della legge. Non lo dico in nome di doppie o multiple legalità, o del rispetto di “diversità” che siano solo porepotenza indisturbata di uomini su donne e bambini, di grandi su piccoli. Dico che l’amore è una questione più complicata. Francesco lo sa, del resto. Saluto con vera riconoscenza – è un’altra cosa, è l’altro tristo versante della cosa – il capitolo del nuovo libro di Marco Imarisio (“I giorni della vergogna”, L’ancora del Mediterraneo ed.), dedicato al famoso ratto della bambina di Ponticelli, che ho appena letto sul Magazine del Corriere. Il ratto non è mai avvenuto, i roghi delle roulotte sì, gli sputi e le minacce sì, la pulizia dei campi sì. Lo sapevano tutti, dall’inizio. di Adriano Sofri

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mercoledì 10 dicembre 2008

Il Governo vuole togliere il diritto di voto a migliaia di Cittadini italiani

In questi mesi il Parlamento italiano sta discutendo il disegno di legge n. 733, comunemente denominato “decreto sicurezza”. Questo disegno legge è stato presentato a giugno 2008 e dopo le diverse modifiche proposte soprattutto dalla Lega Nord è ora fermo in Parlamento, in attesa di approvazione. Probabile la sua approvazione all’inizio del prossimo anno, dopo l’approvazione dei decreti a favore dell’economia.
In questo decreto vi sono tante norme che non condividiamo ma una di queste ci spaventa: la modifica della legislazione anagrafica. L’articolo 16 del disegno di legge n. 733, recita:
“(modifica alla legge 24 dicembre 1954, n. 1228) all’articolo 1 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, dopo il primo comma è inserito il seguente: «1-bis. L’iscrizione anagrafica è subordinata alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie»”.
Questo articolo di fatto cambia radicalmente la legislazione anagrafica italiana perché oggi l’iscrizione anagrafica è vincolata a soli due criteri: la volontà del Cittadino e l’accertamento da parte degli Uffici comunali dell’effettiva presenza dello stesso Cittadino. Questa nuova norma/criterio porterà inevitabilmente molti Cittadini italiani a perdere di fatto l’iscrizione anagrafica.
In primo luogo si parla di “immobile” e di fatto per chi vive in roulotte, in camper, in una carovana o una casa mobile (beni mobili) già ci saranno dei problemi ma la questione più rilevante sono le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie.
Come ha rilevato l’avvocato Marco Paggi la maggior parte forse degli alloggi, non risponde ai requisiti richiesti semplicemente perché si tratta di immobili costruiti prima che diventasse necessario il certificato di abitabilità. Ma è sicuro che una roulotte non risponde ai requisiti e di fatto tutti i Cittadini italiani che vivono in roulotte, in camper, in una carovana o una casa mobile perderanno la residenza e di conseguenza i diritti di cittadinanza, primo fra tutti il diritto di voto.
Chi sarà colpito da questa norma? Le famiglie sinte e rom che vivono nei cosiddetti “campi nomadi”, le famiglie sinte e rom che vivono in terreni privati e le famiglie dello spettacolo viaggiante.
Migliaia di Cittadini italiani che, se questa norma diventasse legge, perderanno non solo il diritto di voto ma tutta una serie di diritti legati indissolubilmente all’iscrizione anagrafica (la patente di guida, le licenze per le attività lavorative, l’assistenza sanitaria,…).
Noi di sucardrom ci batteremo in tutte le forme perché questa norma non venga approvata dal Parlamento italiano e chiediamo a tutte le associazioni e ai singoli di unirsi in questa battaglia costituzionale. Siamo sorpresi di dover difendere il diritto di voto, oggi in Italia, nel sessantesimo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

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Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948.
Preambolo
Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;
Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;
Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;
Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;
Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;
L'Assemblea Generale proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2
1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.
Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.
Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.
Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.
Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
Articolo 11
1. Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.
Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.
Articolo 13
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.
Articolo 14
1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.
Articolo 15
1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.
Articolo 16
1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.
Articolo 17
1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.
Articolo 18
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.
Articolo 19
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Articolo 20
1. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.
Articolo 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.
Articolo 22
Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.
Articolo 23
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
Articolo 24
Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.
Articolo 25
1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.
Articolo 26
1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.
Articolo 27
1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.
Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.
Articolo 29
1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.
Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

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martedì 9 dicembre 2008

Roma, il premio ''cardinale Van Thuan'' al progetto ''il Villaggio degli Ercolini''

In occasione della giornata commemorativa organizzata dalla Santa Sede per il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, alla presenza del Santo Padre, Benedetto XVI, domani verrà assegnato dal Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace il premio ''cardinale Van Thuan'' al progetto ''il Villaggio degli Ercolini'', realizzato dalla fondazione Raphael e sostenuto dal Comune di Roma, dedicato al recupero e alla formazione professionale dei ragazzi disagiati in particolare quelli di etnia rom della Capitale.
Il Campidoglio ha già individuato una struttura nel quartiere prenestino dove verrà materialmente realizzato un centro polivalente per le attività di sostegno e di integrazione sociale per i ragazzi e le ragazze rom.
E' con grande soddisfazione - spiega Alemanno - che abbiamo appreso dell'assegnazione del prestigioso premio Cardinale van Thuan al progetto del Villaggio degli Ercolini, che sosteniamo come Amministrazione. '”Sono convinto che la nostra città, attraverso questa iniziativa di alto profilo umanitario e culturale saprà ancora un volta rilanciare la propria immagine di città dell'accoglienza e della solidarietà”.
Un investimento sicuro, conclude Alemanno, per il futuro di Roma e per ricordare il 60° anniversario della dichiarazione dei diritti umani “è quello di sostenere le politiche a favore dei giovani soprattutto quelli più emarginati ed in difficoltà”: ecco perché, aggiunge, “sono convinto che il villaggio sarà un punto di riferimento per quanti vogliano affrontare in maniera seria il tema dell'integrazione dei rom”.

Oggi Alemanno è intervenuto anche sulle accuse lanciate dal segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore che ha affermato: «assenza di volontà nell'eseguire gli spostamenti dei rom da parte dell'amministrazione comunale». Il Sindaco ha riposto: «seguiamo la via maestra che ci viene ispirata dalla dottrina sociale della chiesa cattolica».

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Roma, la commissione europea indagherà sulle modalità di censimento

La Commissione europea, direzione generale giustizia, libertà e sicurezza, ha risposto alle sollecitazioni dell’associazione Sucar Drom sulle modalità di censimento attuate a Roma. In una lettera a firma di Ernesto Bianchi, direzione diritti fondamentali e sicurezza, si prende atto della sollecitazione e si comunica che saranno contattate le autorità italiane per avere informazioni in merito al censimento attuato a Roma.
Come alcuni lettori ricorderanno, Sucar Drom era stata chiamata dalle famiglie sinte italiane che abitano a Roma nei cosiddetti “campi nomadi” perché non volevano che i propri figli fossero schedati (fotografia e dati sanitari) dalla Croce Rossa Italiana.
L’intervento che ne è seguito, in collaborazione con la Missione Evangelica Zigana e con la federazione Rom e Sinti Insieme, ha portato ad un incontro con il Prefetto Mosca che ha accettato modalità di censimento più corrette. Praticamente seguendo le modalità attuate dall’ISTAT quando, ogni dieci anni, compie il censimento su tutta la popolazione italiana. Nei prossimi giorni sarà chiesto un incontro con il nuovo Prefetto di Roma per capire se gli accordi presi con il Prefetto Mosca sono confermati.

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Roma, tutti i diritti per tutti

Associazione Senzaconfine e Associazione Interculturale Villaggio Globale organizzano a Roma la manifestazione “all human rights for all, tutti i diritti per tutti” il 10 dicembre a Roma per il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Siete tutti invitati in piazzale Ostiense (Piramide) a partire dalle ore 16.30, alla mattina si terrà un incontro con le scuole. Leggi il programma…
Il 10 dicembre 1948, sull'onda dell'indignazione per gli orrori e le atrocità commesse durante la seconda guerra mondiale, venne firmata a Parigi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Per la prima volta nella storia, le nazioni riconoscevano insieme quei valori di libertà, giustizia, uguaglianza e universalità dei diritti che si erano affermati con la lotta al nazifascismo ed al colonialismo.
“Mai più”si disse. Purtroppo la storia è andata diversamente. I diritti umani sono stati e sono costantemente violati in ogni parte del mondo. Oggi con la grave crisi economica a livello mondiale c'è il rischio concreto che questi diritti vengano ancor più calpestati: dai governi per mantenere i privilegi di pochi attraverso scorciatoie autoritarie, e dai semplici cittadini che - presi dalla paura - sfogano la loro frustrazione e rabbia nei confronti dei diversi e dei più deboli.
Per ricordare, pertanto, il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è stata indetta una iniziativa a Piazzale Ostiense, in un luogo simbolico della lotta per la libertà, che sviluppi le suggestioni suggerite dal monumento “Tutti potenziali bersagli”- installato il 25 aprile 1995 in occasione dei festeggiamenti del cinquantesimo anniversario della Liberazione.
Il monumento è dedicato a tutte le vittime del fascismo e del razzismo dall’inizio del secolo scorso ad oggi, per non dimenticare la barbarie che ha caratterizzato anche la storia del nostro paese.
Per le sue caratteristiche l'opera è un formidabile “segnale” che stimola un viaggio nella memoria, rappresenta un monito alle nuove generazioni, invita i passanti a riflettere sulle conseguenze della negazione dei diritti umani, delle persecuzioni e delle discriminazioni.

Ideato e realizzato da un gruppo di attivisti che per scelta politica e artistica decisero di rimanere anonimi e esterni al mercato, nell’intento di consegnarlo ad un immaginario collettivo il più ampio possibile. Ottenne il sostegno di associazioni di base, centri sociali e case occupate di Roma, Milano, Ostia e Seregno che si impegnarono a raccogliere i fondi necessari.
Non a tutti piacque. Alcuni ne chiesero la rimozione ma il monumento fu difeso da una vasta mobilitazione popolare, da intellettuali, artisti, ex deportati, da numerose associazioni.
Oggi, dopo tanti anni, l'opera è diventata patrimonio artistico dell'intera città, attraversata, visitata e fotografata da cittadini e turisti. Ma si presenta anche in uno stato di degrado. E per questo motivo è stata lanciata la campagna popolare “Adotta un monumento antirazzista. Adotta un monumento antifascista” allo scopo di promuovere il suo restauro e la sua valorizzazione e a cui hanno già aderito numerose associazioni, cittadini artisti, scuole del territorio.
L'opera, realizzata in ferro, acciaio e bronzo, è costituita da cinque sagome per il tiro al bersaglio con le mani legate dietro la schiena. Esse rappresentano le cinque principali tipologie di persone vittime dei nazifascismi identificate, sul lato posteriore delle sagome, dagli infami simboli a loro assegnati nei campi di sterminio: triangolo rosa se omosessuale, triangolo blu se immigrato, triangolo marrone se zingaro, stella gialla a sei punte se ebreo, triangolo rosso se politico. Il monumento è collocato allo stesso livello della pavimentazione del marciapiede, calato nella realtà quotidiana di ognuno di noi. Le cinque sagome a grandezza naturale sono state ricavate dal taglio di una lastra in acciaio, la cui rimanenza posta parallelamente alla fila delle sagome fa da sfondo al monumento stesso. Le parti vuote di questa lastra, dovute al taglio delle sagome, sono state riempite con una lamiera in acciaio inox che funge da specchio sul quale si riflettono sia i passanti sia le sagome stesse, determinando un potente effetto visivo che intende risvegliare la coscienza critica sui pericoli del fascismo e del razzismo e la consapevolezza che chiunque può diventare bersaglio dei pregiudizi e delle discriminazioni.
In questo luogo pubblico, attraversato quotidianamente da migliaia di persone, il 10 dicembre si vivranno momenti di diffusione ed informazione sui diritti umani, di lettura collettiva dei trenta articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, accompagnati da racconti, testimonianze su episodi più o meno recenti di violazione dei diritti umani, ma anche da pensieri e suggestioni per immaginare un “altro mondo possibile”.

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lunedì 8 dicembre 2008

Diritti umani, Italia anno zero

Il 10 dicembre prossimo sarà il sessantesimo anno dalla firma della Dichiarazione universale dei diritti umani: ma in Italia come siamo messi? Secondo il portavoce di Amnesty international molto male, siamo all’anno zero. Crediamo che sia il caso di prendere in seria considerazione le parole di Riccardo Noury, portavoce della Sezione italiana di Amnesty International, pubblicate sull’ultimo numero del settimanale Left.
«A sessant’anni dalla sua approvazione, la Dichiarazione universale dei diritti umani resta in larga parte disattesa. Tortura, discriminazione nei confronti dei gruppi più vulnerabili, violenza sulle donne, pena di morte, repressione delle libertà fondamentali, negazione del diritto alla salute e al cibo, dimostrano, ancora oggi, che l’impegno assunto il 10 dicembre del 1948 non è stato rispettato.
I diritti umani sono una promessa lontana nel martoriato continente africano, non rappresentano una realtà concreta nei Paesi emergenti dell’Asia, non sono al centro delle strategie della “guerra al terrore”, e non godono di buona salute nemmeno nel nostro Paese.
Ci aspettavamo che l’Italia celebrasse il sessantesimo anniversario della Dichiarazione in modo adeguato e degno. E invece è trascorso un altro anno senza che si sia ottemperato agli obblighi internazionali in materia di tortura, introducendo nel codice penale un apposito reato, a quasi 20 anni dalla ratifica della relativa convenzione della Nazioni unite.
Le sentenze sulle violenze commesse durante il G8di Genova nel 2001, emesse nel corso dell’anno, hanno contribuito a mostrare drammaticamente gli effetti concreti di questa falla. Per le brutalità commesse all’interno della caserma di Bolzaneto, la giustizia italiana ha riconosciuto, in primo grado, le responsabilità di funzionari dello Stato ma, come specificato nelle motivazioni della sentenza, “...la mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto l’ufficio del pubblico ministero a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di “tortura” adottata nelle convenzioni internazionali) compiute in danno delle parti offese nell’ambito, certamente non del tutto adeguato, della fattispecie dell’abuso di ufficio”.

Anche la sentenza emessa sulle violenze commesse nella scuola Diaz ha mostrato la gravità della situazione, confermando che qualcosa di grave accadde a Genova. Ci chiediamo se una decisione diversa, nella quale fossero state accertate ulteriori responsabilità nella catena di comando, avrebbe potuto essere favorita da un diverso comportamento delle autorità italiane che non hanno voluto contribuire alla ricerca della verità. In questi anni non c’è stata una parola forte di condanna per il comportamento tenuto dalle forze dell’ordine nel luglio 2001, né una commissione d’inchiesta.
L’Italia non si è ancora dotata di un’istituzione nazionale di monitoraggio sui diritti umani e di un organismo indipendente di controllo sull’operato della polizia; non ha, inoltre ancora ratificato il protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura. A fronte della nobiltà del testo della Dichiarazione, abbiamo ascoltato parole irresponsabili che hanno separato e diviso tra chi ha pieni diritti e chi no.
Le dichiarazioni discriminatorie pronunciate da esponenti delle principali forze politiche dei diversi schieramenti, e il linguaggio giornalistico allarmistico nei confronti di persone e minoranze, hanno reso concreto il pericolo di un’erosione dei diritti umani.
In questo quadro risultano allarmanti gli attacchi verificatisi ad accampamenti rom in diverse città e le aggressioni registrate ai danni di immigrati di diverse nazionalità. Tutto ciò è inaccettabile in un Paese democratico che considera la giustizia e i diritti umani come valori fondanti della propria identità. Amnesty international auspica un’inversione di rotta e si augura che il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale possa finalmente rappresentare una svolta positiva per i diritti umani anche in Italia».

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Vita Magazine, i numeri gonfiati

Un'inchiesta su Vita magazine. Dai dati dello stesso Viminale si deduce che era un’emergneza “inventata". C'era una volta l'emergenza rom. Giugno 2008: a Roma, Milano e Napoli parte il censimento voluto dal governo. Seguono settimane da toni infuocati: la cronaca si riempie di misfatti, i titoloni ad effetto sui giornali si sprecano. E si divide l'opinione pubblica, soprattutto sulle impronte ai bambini.
Ottobre 2008: escono i dati definitivi del censimento. Ma passano quasi inosservati. Un corto circuito mediatico? Eppure la notizia c'è, ed è eclatante: nei 167 campi censiti nelle tre città, i "nomadi" sono in tutto 13.218 (una cifra ritoccata: la somma dei dati forniti a Vita da Viminale e prefetture supera di 872 unità il dato di 12.346 fornito dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni a fine ottobre) su 5 milioni di abitanti. Lo 0,24%. Pochissimi rispetto alle previsioni.Che erano quelle accolte anche dal Consiglio d'Europa, per cui, sulle 160mila presenze ipotizzate in Italia, nelle tre città del censimento si arrivava quasi a 50mila: quattro volte più del dato reale.
Ma a far ancora più impressione sono i dati per singola città. A Milano la popolazione rom e sinta è di 2.128 persone (di cui 1.331 in campi regolari): da quattro a dieci volte meno delle stime, che variavano tra gli 8mila e i 20mila. Ma comunque meno di Napoli, dove la prefettura ha contato 2.784 presenze, e ne erano stimate 5-6 mila. Il record spetta a Roma. Continua a leggere…

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Norimberga, vince il corto "la mano dura dell'Italia, impronte digitali per i bambini rom"

'La mano dura dell'Italia - Impronte digitali per i bambini rom' di Alessandro Allaria e Clemens Riha si è aggiudicato il premio per la sezione 'Corti' del concorso Film per i Diritti dell'Uomo di Norimberga (Sud della Germania). Il concorso, alla 10/ma edizione, ha premiato cinque film su un totale di 229. E' organizzato da 17 fondazioni umanitarie, tra cui l'Unesco.
Il corto documenta la proposta della Lega di prendere le impronte digitali ai Sinti e ai Rom che vivono nei “campi nomadi”, compresi i bambini. Secondo quanto riporta il quotidiano tedesco "Berliner Zeitung", si tratta di una produzione tedesca della durata di sei minuti che documenta «le scelte della politica italiana sulla questione dell'immigrazione».
Questa proposta è diventata “legge” con i decreti di emergenza per la Lombardia, il Lazio e la Campania, firmati da Berlusconi a maggio 2008. Immediatamente le associazioni sinte e rom sono intervenute creando un così largo e forte dissenso in tutto il mondo occidentale che il Ministro Maroni il 17 luglio 2008 ha dovuto fare dietrofront. Ma la situazione rimane drammatica.

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Milano, un omaggio ai protagonisti delle canzoni di Fabrizio De Andrè

Radio Popolare, con il patrocinio della Fondazione Fabrizio De Andrè e della Fondazione I pomeriggi musicali, organizza un omaggio ai protagonisti delle canzoni di Fabrizio De Andrè, mercoledì 10 dicembre al Teatro Dal Verme di Milano.
Sul palcoscenico del prestigioso teatro si alterneranno artisti, personaggi e persone, chiamati a cantare e suonare, ciascuno, un brano di De Andrè: una band di detenuti della casa circondariale di Bollate, la soprano afro-americana Moncia Small, un ‘combo’ di musicisti Rom, l’Orchestra Multietnica di via Padova, una drag queen, un giudice e Mercedes, ‘pretty woman’ del Sud Milano… un piccolo ma vitale affresco di minoranze, linguistiche o sociali, (tra cui, da poco, fanno parte anche i magistrati) in rappresentanza di quel consesso umano che Fabrizio ha sempre saputo rendere, attraverso la sua arte, universale. Perché uguale a noi.
Ogni ensemble avrà come ‘tutor’ un musicista professionista che suonerà con loro; hanno già confermato la loro presenza l’ottetto dell’ Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, il pianista Andrea Rebaudengo di Sentieri Selvaggi, Raiz, Frankie Hi-NRG, Tonino Carotone, Franco Mussida, Bugo, Pacifico e Tricarico.
In chiusura di serata, il gruppo Mille anni ancora, band che annovera tra le sue fila Ellade Bandini, Giorgio Cordini e Mario Arcari (autore dell’arrangiamento), alcuni tra i musicisti storici che hanno suonato con Fabrizio, presenteranno in anteprima, una originale rilettura di Storia di un impiegato. E all'uscita: la Banda degli Ottoni a Scoppio.
Nel corso della serata, anche per facilitare i cambi palco, verranno proiettati stralci selezionati di “effedià, sulla mia cattiva strada”, film-documentario prodotto da Dori Ghezzi, che parteciperà alla serata, per la regia di Teresa Marchesi. A copertura delle spese è previsto un biglietto di ingresso di 12 €.

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Roma, inizia il toto-campo...

Il trasloco del Casilino 900 a Settecamini? No, grazie. L´idea di spostare il “campo nomadi” in via di Casal Bianco, nell’area di proprietà comunale al confine con Guidonia, riscuote solo dissensi.
Di cui il nuovo prefetto, Giuseppe Pecoraro, dovrà tener conto nel corso del vertice convocato venerdì prossimo per discutere sul censimento rom ultimato a ottobre e sul piano messo a punto dal Campidoglio per il trasferimento di tutti gli insediamenti oltre il Gra, che sarà annunciato entro Natale.
Tra le novità al vaglio dell’amministrazione anche l’ipotesi di istituire in ogni campo un presidio della Croce Rossa, che riunirebbe in sé le funzioni sanitarie e quelle militari consentendo un minore dispendio di risorse umane ed economiche. Furibondo il presidente del V municipio, Ivano Caradonna (in foto). Crede poco al sindaco Alemanno che ieri ha stigmatizzato «questo "toto-campo nomadi" lanciato dalla stampa perché crea inutili allarmismi».
Il terreno individuato dal Comune per ospitare il "nuovo Casilino 900" ricade sul suo territorio, ma lui non è stato neppure consultato. «È una decisione scellerata, presa senza sentirci» attacca l´esponente del Pd. «Un modo di procedere scorretto, che non tiene conto delle esigenze di un municipio che ha sempre dato ampie prove di accoglienza ma non può permettersi di ospitare un altro campo: noi abbiamo già quello della Marmora e di via Salviati, oltre che l´insediamento di via di Salone, che solo geograficamente sta nell´VIII. Se non mi daranno ascolto sono pronto a incatenarmi».
Sulla stessa linea il sindaco di Guidonia, Filippo Lippiello, di centrosinistra pure lui: «Una scelta pessima e un metodo terribile: le decisioni di Roma vengono prese a discapito dei paesi di cinta», denuncia. «La nostra è una delle zone meno dotate dal punto di vista della pubblica sicurezza. Non abbiamo neanche un commissariato. Spostare qui il Casilino 900 dimostra l´incapacità politica di Alemanno di gestire il problema. La nostra gente già oggi si sente abbandonata e noi non abbiamo certo i fondi per Roma Capitale».

Un’ipotesi, quella di Settecamini, che non piace nemmeno a Massimo Converso, presidente dell´Opera Nomadi di Roma. «Siamo contrari ai mega insediamenti» taglia corto. «E poi della localizzazione di Settecamini-Guidonia si parla dal 1987, non è una cosa nuova. Se non si è mai realizzata un motivo ci sarà». Eppure i cittadini del quartiere sono preoccupati.
«Abbiamo già indetto un’assemblea per domani» dice Paolo Emilio Cartasso del Comitato di zona, «e presto faremo una manifestazione. Già nel 2007 si era parlato di questa possibilità: Veltroni ci aveva ricevuto, adesso vediamo se Alemanno farà lo stesso. Qui non possiamo permetterci un altro campo rom. Non è un discorso razzista, è logica: non si può scaricare tutto su un unico territorio. Noi già abbiamo tanti problemi: mobilità, inquinamento, industrie. Via di Salone è a un passo. Siamo esasperati. Perché non ci costruiscono scuole invece che campi rom?». di Maria Elena Vincenzi

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venerdì 5 dicembre 2008

Venezia, continuano le polemiche sul villaggio per i Sinti veneziani

Continua la polemica a Venezia per la realizzazione del villaggio per i Sinti veneziani che da quarant’anni vivono una situazione abitativa drammatica, senza servizi igienici e fognature. Il Consiglio Comunale ha detto no al referendum promosso dal “comitato no campi nomadi nei centri abitati". Ma le forze di centro-destra stanno cavalcando la questione, viste le elezioni comunali imminenti.
Questa sera Forza Italia ha organizzato un convegno-dibattito sull’argomento referendum a cui parteciperà anche Santino Spinelli. Speriamo che Santino sappia far ragionare le persone che parteciperanno al convegno-dibattito anche perché dopo mesi di falsità hanno finalmente gettato la maschera.
Questo comitato e gli esponenti politici che lo sostengono hanno sempre contestato il progetto del Comune di Venezia, concordato con le famiglie, con la motivazione che i Sinti veneziani devono essere sistemati in un contesto abitativo “normale”, ovvero gli alloggi popolari.
Ma da alcuni giorni propongono una diversa sistemazione abitativa, confortati anche dalle parole del Ministro Maroni. Questa la proposta: non un villaggio con abitazioni a Favaro ma piazzole di sosta con acqua e luce, fuori dai centri abitati. Modello Voghera: un’aberrazione.
Questo comitato si spendeva perché non voleva la ghettizzazione ma alla fine la vera ragione della protesta è che non li vogliano come vicini di casa e quindi si propongono di ghettizzarli lontano da ogni possibilità di rapporto con la Città.
Inoltre, non riusciamo a capire il perché Forza Italia non abbia invitato al convegno-dibattito i Sinti veneziani, sarebbe stato un modo democratico per confrontarsi ma ci sembra che che Forza Italia non voglia il confronto, vuole solo allontanare chi è “diverso”.

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Milano, il trionfo dei diritti umani

Evvai, primavera che muovi i primi passi al freddo e al gelo. Oggi sono stato spettatore e anche comprimario di un grandissimo evento: la chiusura della carovana di Libera in Lombardia, con appuntamento all’università della Bicocca sui diritti umani.
Pubblico previsto, gli studenti delle medie superiori. Richieste esplicite degli organizzatori: preparazione all’incontro nelle scuole, disciplina, serietà. Richieste accettate con entusiasmo da centinaia e centinaia di studenti milanesi, solo mille dei quali sono potuti entrare nell’aula magna concessa dall’università Bicocca. Vi assicuro, uno spettacolo stupendo, aperto dalla professionalissima organizzazione di accoglienza assicurata da ragazzi e professori del Vespucci, istituto alberghiero. Pubblico misto: licei scientifici, classici, artistici, istituti tecnici. E il meglio degli insegnanti di Milano.
Ho sentito parlare di questa materia come raramente, ma proprio raramente, mi è successo. Un Moni Ovadia (dico al computer scemo: Ovadia, capito? non Ovaia) semplicemente stellare; don Ciotti lo stesso, per la prima volta l’ho sentito spiegare, partendo dalla sua infanzia, le ragioni per cui sta con gli ultimi e mi sono commosso. Poi Valerio Onida con la sua limpida cultura costituzionale.
E due persone che vi raccomando di invitare appena potete, perché sono bravissime: Eva Rizzin, ricercatrice sinta; Mihai Mircea Butcovan, educatore e scrittore rumeno. Tutti questi (a cui mi aggiungevo), e gli sconvolgenti filmati di un comizio di Gentilini (senza commenti, non c’è bisogno) e dell’assedio al campo nomadi di Opera (ben raccontato da Grazia Guida, della Casa della carità di don Colmegna) hanno via via prodotto una attenzione ed emozione palpabili, che hanno davvero portato i ragazzi a interrogarsi sulla qualità dei diritti umani oggi in Italia. E’ stato come se in quattro ore tutti, anche noi adulti, avessimo acquisito tanta, tanta consapevolezza in più. di Nando dalla Chiesa, continua a leggere…

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giovedì 4 dicembre 2008

Roma, quattro milionari a Casilino 900

Una brutta storia rischia di travolgere in Italia migliaia di persone discriminate e segregate nei cosiddetti “campi nomadi”. A quattro persone che vivono a Casilino 900 sono stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore di oltre un milione di euro. Un’enormità.
Queste quattro persone, Cittadini italiani, non avevano un lavoro ma erano proprietari di auto di lusso e di due appartamenti, uno sul litorale romano e uno a Rovigo: solo gli appartamento valevano un milione di euro. I quattro rom di origine slava, ora sorvegliati speciali, avevano stipulato inoltre stipulato una polizza vita con una nota società di assicurazioni e disponevano di ben 26 conti correnti bancari.
Ancora da stabilire per gli investigatori dell'Arma la provenienza di tutto questo denaro. Il sospetto al momento, è stato spiegato, è che le quattro persone possano essere stati usati come una sorta di ponte tra chi commetteva reati di varia natura e chi li reimpiegava in altre attività. I carabinieri del Ros hanno infatti parlato di "reato presupposto" all'origine del sequestro dei beni.
Speriamo che le indagini siano veloci e che queste persone, se trovate colpevoli, paghino secondo giustizia.
Certo è allarmante che una situazione del genere sia presente in un insediamento storico a Roma senza che nessuno sia mai intervenuto. Ma come disse Don Luigi Di Liegro, indimenticato difensore dei deboli e diseredati, direttore della Caritas romana: «Dove c'è tanto degrado, nei campi nomadi come altrove, ci possono essere casi di malavita».
Speriamo che questa notizia non porti come al solito ad una campagna xenofoba e razzista contro le popolazioni sinte e rom perché, come abbiamo ripetuto migliaia di volte, la responsabilità è personale e non si possono incolpare migliaia di persone per lo sbaglio di quattro persone.

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mercoledì 3 dicembre 2008

Pistoia, l'estraneo fra noi

E' in corso presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia, fino al 13 dicembre, una mostra dal titolo “L'estraneo fra noi- La figura dello zingaro nell'immaginario italiano”.
Attraverso materiali vari, cioè documenti storici, opere letterarie, giornali e riviste, si evidenzia come nel tempo si siano costruiti stereotipi e pregiudizi nei confronti dei Sinti e dei Rom dai quali difficilmente la società maggioritaria si libera.
Sei sezioni costituiscono la mostra: bandi ed editti negli stati preunitari; la stampa popolare (illustrazioni della Domenca del Corriere e della Tribuna illustrata) ; lo sguardo scientifico (scienziati sociali, psicologi, criminologi che hanno affrontato il tema); lo sguardo razzista che ha condotto ai campi di concentramento; lo sguardo letterario attraverso il quale si è formato anche lo stereotipo romantico e magico; lo sguardo dei media contemporanei ( rapimento di bambini).
Sostanzialmente la mostra evidenzia come si costruisce il pregiudizio. Il curatore della mostra è Mauro Raspanti della Scuola di Pace di Savena-Bologna.

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martedì 2 dicembre 2008

Essere Rom o Sinto diventa un reato...

Mentre una recente ricerca dimostra che la «percezione di insicurezza» diminuisce, un giornale nazionale finge di non accorgersene, e cita uno studio vecchio di mesi che dice il contrario. Poi, in un box illustrativo sui «reati che alimentano l’insicurezza», cita la «presenza di Rom e Sinti»: come se, per i Rom, il solo fatto di esistere e di manifestarsi fosse un reato da perseguire. Ecco i dettagli di una cronaca tutta da riscrivere.
Un’Italia «meno impaurita e meno insicura». Meno spaventata dagli immigrati, forse perchè più attenta ai fattori materiali (e reali) di disagio: povertà, precarietà sul lavoro, crisi economica. E’ la fotografia che emerge nella ricerca condotta recentemente da Ilvo Diamanti. Tuttavia, si sa, il «senso di insicurezza» e la paura dello straniero fanno notizia - almeno per certi giornali - mentre i cittadini preoccupati per il loro lavoro non sono uno scoop, anzi non interessano proprio. E così, se l’«insicurezza» non c’è, la si può sempre inventare…
E’ quanto ha fatto recentemente il Quotidiano Nazionale, assieme alle sue testate regionali, La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno. In un articolo del 21 Novembre scorso, il quotidiano ignora quella che sarebbe la notizia della giornata (la ricerca di Ilvo Diamanti, datata appunto 21 Novembre), e inventa di sana pianta un fatto dal significato opposto. Si, perchè l’articolista spiega che è uscita proprio una ricerca sulla sicurezza, in cui si dice che, ormai, quest’ultima rappresenta «un tema centrale, sentito non solo nei grandi centri o nelle aree metropolitane, ma anche nei piccoli comuni». Ma come, lo studio uscito proprio quel giorno non diceva l’esatto contrario?
Il mistero si spiega rapidamente: la ricerca citata sul Quotidiano Nazionale non è quella curata da Ilvo Diamanti. E’, invece, uno studio dell’ANCI vecchio di un paio di mesi, dedicato all’«analisi della percezione del senso di insicurezza dei cittadini dei piccoli comuni». Si noti la prosa involuta: la «percezione del senso di insicurezza», come dire la percezione della percezione della percezione. Pura teologia, per citare Giuseppe Faso.
Comunque, la ricerca dell’ANCI cita un sondaggio, condotto tra i cittadini dei piccoli comuni, sulla percezione di cui sopra. A pagina 10 sono riportate le risposte alla domanda «secondo Lei, quali sono tra i seguenti fenomeni quelli che incidono maggiormente sulla percezione della sicurezza urbana della sua città?». Tra le risposte più gettonate, troviamo le solite amenità: l’immigrazione clandestina, la tossicodipendenza, l’alcolismo, la presenza di Rom e Sinti [!!] sarebbero i fenomeni più minacciosi. Minacciosi, appunto, ma pur sempre fenomeni.
Quotidiano Nazionale fa una bella capriola linguistica, e trasforma i «fenomeni» in «reati». E la domanda diventa: «quali sono i reati che alimentano l’insicurezza?». Risposte: l’immigrazione clandestina, la tossicodipendenza, l’alcolismo e la presenza di Rom e Sinti (ingrandire la foto per credere).
Dunque, secondo l’autorevole quotidiano, la semplice «presenza di Rom e Sinti» è diventata addirittura un reato. Un capolavoro di professionalità giornalistica: si ignora la notizia del giorno, si dà una notizia vecchia di mesi, si inventano reati che non ci sono e si criminalizza un’intera minoranza linguistica. Poker… di Sergio Bontempelli

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lunedì 1 dicembre 2008

Roma, regalati e regala a Natale un manufatto rom

Per questo Natale pensa ad un regalo originale e solidale: un manufatto rom. L’associazione Insieme Zajedno invita a fare un’esperienza di pace e solidarietà.
A Roma dal 6 all’8 dicembre, ore 10.00 – 17.00, presso il Laboratorio di Manufatti Donne Rom, in via dei Bruzi n. 11/c nel Quartiere San Lorenzo, potrai acquistare gonne, borse, sciarpe, vestitini da bambino, cappellini di lana, tovaglie, set da tavola, asciugamani, canovacci, portamonete, portagioielli, collane pizzi, bigliettini d'auguri in stoffa... e tanti altri prodotti originali per l'arredo della casa e per l'abbigliamento.
Se non ce la fai in quei giorni puoi andare al Laboratorio tutti i lunedì, mercoledì, venerdì e sabato, dalle ore 9.00 alle ore 14.00. Per contatti ed appuntamenti: Cristina 347 1580818, info@insiemezajedno.org

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Napoli, arrestate due persone per i fatti di Ponticelli

Due persone sono state arrestate a Napoli con l'accusa di aver incendiato, devastato e saccheggiato alcuni campi rom nel quartiere Ponticelli lo scorso maggio. Il Gip del Tribunale partenopeo ha disposto l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per G. C. di 26 anni e per M. A. di 18 anni.
Secondo le accuse, i due si sarebbero resi responsabili di devastazione, incendio e saccheggio di alcuni accampamenti situati nella periferia orientale di Napoli, dopo il supposto tentato sequestro di una bambina ad opera di una ragazza rom.
Gli incendi nel quartiere Ponticelli portarono all'abbandono dei campi di diverse decine di Rom in altre zone della città sotto scorta delle forze dell'ordine.

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Rapporto ENAR 2007: il razzismo è un fenomeno pervasivo e persistente in tutta l'Unione europea

Le manifestazioni di razzismo in Europa continuano, nonostante qualche progresso in campi come l'educazione e i media. Estremismo e violenza razzista sono in crescita. Sono alcune delle principali conclusioni del Rapporto ENAR 2007 sul razzismo in Europa, presentato oggi a Bruxelles al Parlamento Europeo. Il Rapporto attesta anche l'emergere di manifestazioni di razzismo e xenofobia contro cittadini europei, in particolare provenienti da Bulgaria e Romania, nel contesto delle migrazioni intracomunitarie.
Il Rapporto si basa su 25 rapporti-Paese preparati dai membri di ENAR in tutta l'Unione europea. Identifica le comunità esposte al razzismo e presenta una visione d'insieme delle manifestazioni di razzismo in diverse aree così come una valutazione del contesto politico-legale e delle risposte dei Governi. Il Rapporto Italia 2007 è scaricabile dalla pagina http://www.enar-eu.org/Page.asp?docid=15825&langue=EN
I dati raccolti dalle organizzazioni anti-razziste della società civile evidenziano manifestazioni di razzismo in una vasta gamma di settori, inclusi occupazione, casa, istruzione, salute, ordine pubblico, accesso a beni e servizi e media. Nel lavoro la discriminazione contro le minoranze etniche e religiose continua ad essere prevalente nonostante l'esistenza, in quasi tutti i Paesi, di leggi che la proibiscono. Per quanto riguiarda l'accesso alla casa, preoccupa il fatto che gli appartenenti alle stesse minoranze, in particolare Rom, Sinti e richiedenti asilo, siano molto più esposti che la media dei residenti al rischio di essere senza casa o vivere in abitazioni inadeguate.
Tendenze e comportamenti razzisti tra le forze di polizia, incluso il racial profiling (utilizzo di criteri "etnici" nella selezione dei soggetti da sottoporre a controllo) sono segnalati in tutti i rapporti nazionali. Diviene sempre più evidente la tendenza a considerare "accettabili" i crimini razzisti e i maltrattamenti contro appartenenti alle minoranze etniche e religiose, anche all'interno delle forze di polizia e di altre autorità quando non da parte dei legislatori.
Il Rapporto indica anche alcune aree di miglioramento, in particolare per quanto riguarda i risultati ottenuti nel campo educativo e l'impatto positivo della legislazione comunitaria contro le discriminazioni etniche nell'assicurare che la discriminazione basata sull'appartenenza etnica sia considerata illegale in tutti i Paesi Ue. Tuttavia l'efficacia di tali leggi ha bisogno di essere rafforzata attraverso un monitoraggio accurato e sanzioni effettive.
Inoltre si registrano tendenze preoccupanti, come la crescente percezione e rappresentazione negativa dell'immigrazione e dei/delle migranti, l'impatto dannoso di molte politiche dell'immigrazione sull'integrazione delle minoranze etniche e degli immigrati e i problemi cui sono confrontate le minoranze etniche come risultato delle misure contro il terrorismo e del racial profiling.
Mohammed Aziz, Presidente di ENAR, dichiara: "Il Rapporto dimostra che il razzismo è un fenomeno pervasivo e persistente in tutta l'Ue, che ha un impatto negativo su tutti gli aspetti delle vite delle minoranze etniche e religiose. Ciò rende ancora più evidente la necessità di mantenere alta l'attenzione sul razzismo e di promuovere l'uguaglianza di trattamento tra cittadini europei e immigrati da Paesi non comunitari. ENAR sollecita i Governi e le Istituzioni dell'Ue ad una stretta collaborazione per affrontare la questione del razzismo".
Per ulteriori informazioni, contattare: Luciano Scagliotti, Presidente ENAR Italia, e-mail: lscagliotti@enar-it.org

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Il “manghel” dei bambini rom e sinti

Fino al qualche decennio fa, per uscire dalla condizione di povertà e di emarginazione, molti minori italiani “lavoravano” per “aiutare” le loro famiglie e per questo spesso non frequentavano la scuola oppure frequentavano un diverso modello di istruzione (scuola paterna, scuola serale, scuola popolare, ecc.), modello di istruzione adatto alle realtà ed ai bisogni personali del minore e della sua famiglia.
Questa condizione, anche se in misura ridotta, accade ancora oggi ai minori italiani in alcune regioni Italiane. Perchè la stessa valutazione non si verifica quando si tratta di genitori e di bambini Rom e Sinti?
A fronte della sentenza della Cassazione che ha annullato una condanna della Corte d’Appello di Napoli a 5 anni di carcere per una madre rom colpevole di chiedere l’elemosina con il figlio di 4 anni per poter sopravvivere, non si sono fatti attendere le critiche populistiche di alcuni politici che nel passato invece di garantire l’applicazione dei diritti ai minori rom e sinti, come il loro dovere impone, hanno utilizzato come capro espiatorio la difficile condizione di questi minori esclusivamente per ricercare il consenso personale e partitico.
La federazione Rom e Sinti Insieme considera le motivazioni di questa sentenza della Cassazione un preciso atto di accusa contro quella politica che quando si tratta delle minoranze Rom e Sinte:
- non intende svolgere il proprio dovere istituzionale
- non applica diritti e principi costituzionali
- utilizza la discriminazione razziale contro Rom e Sinti per la ricerca del consenso
- rifiuta corrette opportunità di politiche sociali coerenti alla realtà ed ai bisogni
- ignora ogni forma di strategia interculturale con e per Rom e Sinti.

La federazione Rom e Sinti Insieme esprime plauso alla Suprema Corte per una sentenza che è una precisa condanna della politica contro Rom e Sinti. Il Presidente, Nazzareno Guarnieri

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Premio Minerva, Viktoria Mohacsi tra le premiate

Oggi, lunedì 1 Dicembre, alle ore 20.30, la Galleria Doria Pamphili di Roma ospiterà la diciannovesima Edizione del Premio Minerva. Il Premio Minerva si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero per le Pari Opportunità, Provincia di Roma, Regione Lazio, Assessorato alla Cultura Comune d Roma e CNR.
Fondato da Annamaria Mammoliti, direttrice dell’omonima rivista, il Premio è un riconoscimento istituito nel 1983 ed assegnato a Donne che operano nei campi del "Sapere" e rappresentano esemplari modelli femminili per le capacità professionali e la Positività di cui sono portatrici, valorizzando il proprio patrimonio di Umanità, Conoscenza, Tolleranza e Laboriosità.
Nel corso degli anni, infatti, sono stati attribuiti riconoscimenti a centinaia di esponenti dell’Universo Femminile italiane e straniere, che hanno affermato significativi valori culturali e sociali in molte aree del Mondo, ancora oggi sfruttato, represso e sottovalutato. Tra le premiate più significative si ricordano Simone Veil, Nilde Iotti, Elenca Bonner Sacharova, Luce d’Eramo, Piera Degli Esposti, Elena Gianini Belotti, Margherita Hack, Paola Levi Montalcini, Elda Pucci, Amelia Rosselli, Goliarda Sapienza, Elvira Sellerio, Sara Simeoni, Monica Vitti, Carla Voltolina, Livia Pomodoro, Mama Koite Doumbia, etc.
Quest’anno la Giuria del Premio Minerva è presieduta da Annamaria Mammoliti e composta da: Maria Contento (Dirigente Generale Presidenza del Consiglio dei Ministri), Gaetano Coscia (direttore rapporti istituzionali e CSR Vodafone), Sandro Curzi (giornalista CDA Rai), Liliana Ferraro (Segretario Generale Fondazione Giovanni Falcone), Gianmaria Flick (Vice Presidente Corte Costituzionale), Gaetano Gifuni (Segretario Generale Onorario Presidenza della Repubblica), Gianni Letta (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), Simonetta Matone (Capo di Gabinetto Ministero Pari Opportunità), Enzo Mei (Presidenza Hippo Group e Amministratore Delegato General Service Italia SpA), Andrea Monorchio (Presidente Consap), Simone Ovart Bruno (Presidente Unifem Italia, Vice Presidente del Comitato Status of Woman), Maria Camilla Pallavicini (Presidente associazione Atheneum N.A.E.), Carla Rabitti (Componente Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), Eugenio Santoro (Direttore Scientifico Centro Trapianti San Camillo), Maria Rita Saulle (Giudice Corte Costituzionale), Daniela Viglione (Presidente e Amministratore Delegato AGI), Graham Watson (Capogruppo Liberali e Democratici Parlamento Europeo).
Molte sono le categorie che contraddistinguono il Premio Minerva (“Al giornalismo”; “Alla dirigenza nella pubblica amministrazione”; “All’economia”, “All’imprenditoria”, “Alla scienza”, “Alle arti” e “All’Impegno Sociale”, “Alla Politica Europea”, “Alla Carriera”…) e tra le premiate di quest’anno spiccano nomi del calibro di Inge Feltrinelli (Presidente dell’omonima casa editrice) – a lei l’Oscar 2008 di “Minerva”, Viktoria Mohacsi (parlamentare Rom), Melania De Nichilo Rizzoli (Vice Presidente Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mielomi), la pittrice Eva Fischer e Margherita Parrilla (étoile del Teatro dell’Opera di Roma e direttrice dell’Accademia Nazionale di Danza), anche se sono ben 15 le candidature, compreso il Premio “All’Uomo dell’Anno”, per il contributo professionale e umano dato alla Società che quest’anno sarà conferito a Luca Zingaretti per aver dato, attraverso il personaggio Montalbano, l’immagine di una polizia democratica dalla parte dei cittadini e della città.

La serata di Premiazione viene aperta dal Premio “Ai Giovani Talenti” (in collaborazione con la rivista “WHAT’S UP”), per incoraggiare le nuove generazioni a procedere a testa alta verso il futuro. Il riconoscimento sarà consegnato da Riccardo Severi, Presidente della giovane Giuria.
Il Premio Minerva 2008 sarà introdotto da Annamaria Mammoliti e presentato da Livia Azzariti. Ad aprire la serata saranno il Ministro per le Pari opportunità, On. Mara Carfagna, e l’On. Monica Cirinnà, Consigliere del Comune di Roma e Presidente della Commissione delle Elette del Comune di Roma. Ad accogliere gli ospiti in sala sarà invece il Comitato di Rappresentanza delle socie del “Club delle Donne”, una singolare iniziativa che mira a sottolineare il tono di Familiarità e amicizia, e al contempo Professionalità, che caratterizza l’evento.
A ricevere gli ospiti è una rappresentanza della Holding dei saperi femminili delle Donne composta da Pina Amarelli, Carla Caprara, Alessandra Coleti, Caterina De Carolis, Laura Guercio, Maria Pia Marchetti, Marta Meschini e Beatrice Tronchese Marzano.

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Cassazione, sentenza ambigua

Dibattito acceso sulla sentenza della cassazione sul caso della donna rom che chiede l’elemosina insieme ai figli. La sentenza è confortante in un senso ma sconfortante in un altro. E’ confortante perché accusare una persona povera di ridurre in schiavitù i figli mentre chiede l’elemosina è un’aberrazione. E’ sconfortante perché la Cassazione scrive che l’elemosina costituisce una condizione di vita tradizionale molto radicata nella cultura e nella mentalità delle popolazioni rom e sinte.
Mi chiedo: Moira Orfei porta i suoi nipoti a chiede l’elemosina? Nazzareno Guarnieri porta i suoi nipoti a chiedere l’elemosina? Yuri Del Bar porta i suoi figli a chiedere l’elemosina? Radames Gabrielli porta i suoi nipoti a chiedere l’elemosina?... La risposta è sempre no! E potrei fare migliaia e migliaia di esempi. Eppure Moira, Nazzareno, Yuri e Radames sono Sinti e Rom.
Il primo fatto indiscutibile è che chi chiede l’elemosina è povero. E purtroppo tantissimi Sinti e Rom vivono in una situazione drammatica di povertà. Sono tantissimi i genitori che si svegliano alla mattina e non sanno se riusciranno a dare da mangiare ai loro figli.
Il secondo fatto indiscutibile è che moltissimi Sinti e Rom non riescono ad accedere alle protezioni sociali a cui accedono la stragrande maggioranza dei Cittadini italiani e immigrati, perché contro queste popolazioni si attuano continuamente forme più o meno eclatanti di discriminazione.
La Cassazione avrebbe dovuto chiedersi se quella mamma rom abbia avuto o non abbia avuto la possibilità di inserire i propri figli in una scuola materna o in un asilo nido, senza pagare perché povera. Ma non lo ha fatto e ha chiesto alla Corte di Appello di Napoli di giudicare la donna perché maltrattava i suoi bambini.
Sta di fatto che in Italia nessun bambino sinto o rom italiano chiede l’elemosina insieme ai genitori perché la rete di protezione sociale per chi è povero funziona anche se accertiamo giornalmente moltissime violazioni. Il problema era drammatico alcuni anni fa per le famiglie rom, profughe dalla exYugoslovia ma oggi è molto ridimensionato perché piano, piano (quasi vent’anni) i servizi sociali si sono attivati nei casi di povertà. Il problema è drammatico per molte famiglie povere rom rumene, arrivate in Italia ultimamente.

Perché è drammatico? Perché io genitore vivo questo dilemma: devo andare a fare qualcosa per dare da mangiare ai miei figli e se non ho un lavoro chiedo l’elemosina ma i miei figli dove li lascio mentre chiedo l’elemosina e cerco lavoro? Nella baracca da soli? No, piuttosto li porto con me, perché così sono sicuro/a che non gli potrà succedere niente.
Quindi di fatto i genitori di questi bambini sono nella situazione di:
1) non dare da mangiare ai propri figli e rimanere con loro in baracca,
2) lasciare i figli da soli e rischiare che possa succedergli qualcosa ma anche di essere accusati di abbandono di minore,
3) portarli con loro e dargli da mangiare ma rischiare la denuncia per maltrattamenti o peggio di riduzione in schiavitù.
In questa situazione veramente drammatica alcuni politici, i Sindaci di Padova e di Genova, capiscono la posta in gioco e chiedono misure per il contrasto della povertà. Purtroppo chi ci governa non la pensa così, infatti il Ministro Maroni incita i Sindaci a punire i poveri vietando l’elemosina, senza chiedere agli stessi Sindaci di attivarsi per garantire quelle protezioni sociali che dovrebbero essere garantite da uno Stato democratico e civile.
Inoltre, ha ragione Nazzareno Guarnieri quando scrive che ancora oggi in tante famiglie italiane i figli aiutano i genitori nel lavoro che svolgono in un bar o in una piccola azienda o in un’azienda agricola ma a nessuno verrebbe in mente di accusare questi genitori di ridurre in schiavitù i propri figli. Chiedo quindi al Ministro Maroni, perché lo si fa con i Sinti e i Rom? di Carlo Berini

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Ue, chi incita al razzismo e alla xenofobia rischia sanzioni penali da 1 a 3 anni

Chi incita al razzismo e alla xenofobia rischia sanzioni penali da 1 a 3 anni. Lo hanno deciso i ministri della Giustizia Ue, che hanno raggiunto un accordo sull'adozione della decisione quadro. Un comunicato del commissario Ue alla giustizia, Jacques Barrot (in foto), spiega che il provvedimento è rivolto contro "coloro che incitano pubblicamente e intenzionalmente alla violenza e all'odio, anche attraverso la disseminazione o la distribuzione di trattati, foto o altro materiale diretto contro un gruppo di persone o un membro di tale gruppo definito in base alla razza, al colore, alla religione, discendenza o origini nazionali o etniche".
"Razzismo e xenofobia non hanno luogo in Europa, né dovrebbero averlo in nessun altra parte del mondo. Il dialogo e la comprensione dovrebbero prevalere sull'odio e la provocazione", afferma Barrot, che "accoglie calorosamente l'introduzione di sanzioni severe ed efficaci contro il razzismo e la xenofobia, che violano direttamente i principi della libertà, della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto, sulla base dei quali l'unione europea è stata fondata e che sono comuni agli Stati membri".
La 'decisione quadro' dell'Ue si applica anche a chi condona o nega atti di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, in base alla definizione della Corte penale internazionale e del tribunale di Norimberga. I governi nazionali hanno due anni di tempo per tradurre il provvedimento nelle loro legislazioni nazionali, disponendo di un certo margine di flessibilità. Gli Stati membri, infatti, possono decidere di sanzionare solo gli atti che mirano effettivamente a disturbare l'ordine pubblico o comportamenti di natura minacciosa, abusiva e insultante.
Molti governi Ue avevano frenato sull'introduzione del provvedimento temendo proprio un'applicazione troppo fiscale delle sanzioni, a scapito della libertà di espressione. Per questo motivo la 'direttiva quadro' ha avuto una gestazione molto lunga: è stata proposta dalla commissione europea il 29 novembre 2001.

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Il "manghel" dei bambini rom e sinti

La Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d’Appello di Napoli che aveva condannato una madre rom scoperta a fare accattonaggio con il figlio, immediatamente sono arrivate le critiche di chi è convinto che quando si tratta di Rom e Sinti qualsiasi atto di giustizia deve essere negato.
A mio giudizio questa sentenza è un atto di giustizia verso i bambini rom e sinti ed una precisa accusa a quella politica che nega illegalmente i diritti essenziali.
Tanti dovrebbero riflettere e ricordarsi che fino al qualche decennio fa molti minori italiani “aiutavano” le loro famiglie lavorando nelle attività del genitore (accade ancora oggi in alcune regioni italiane) per uscire da una condizione di povertà o di emarginazione e magari questi minori italiani per aiutare le loro famiglie frequentavano un diverso modello di istruzione (scuola paterna, scuola serale, scuola popolare, ecc.), modello di istruzione adatto alle realtà ed ai bisogni personali del minore e della sua famiglia.
Perchè la stessa valutazione non si verifica per i bambini Rom? Tanti dovrebbero riflettere sulle motivazioni della sentenza della Cassazione che afferma: la madre rom non faceva parte «di un’organizzazione volta allo sfruttamento dei minori», ma occorre anche «prestare attenzione alle situazioni reali».
Primo: la donna mendicava per povertà.
Secondo: mendicava con il figlio soltanto per alcune ore del giorno, quindi non c’è «quella integrale negazione della libertà e dignità umana del bambino che consente di ritenere che versi in stato di servitù».
Terzo: non si possono «criminalizzare condotte che rientrino nella tradizione culturale di un popolo», per «alcune comunità etniche costituisce una condizione di vita tradizionale molto radicata nella cultura».
Le motivazioni di questa sentenza mettono in evidenza un reale dato di partenza della realtà e dei bisogni di molte famiglie rom e sinte, realtà e bisogni che si possono modificare con la programmazione di una corretta politica di interazione con Rom e Sinti, ma in particolare le motivazioni di questa sentenza della Cassazione è un atto di accusa alla politica, che quando si tratta delle nostre minoranze:
1) non intende svolgere il proprio dovere
2) non applica diritti e principi costituzionali
3) utilizza la discriminazione razziale per la ricerca del consenso
4) non attiva corrette opportunità di politiche sociali coerenti alla realtà ed ai bisogni
5) ignora ogni forma di strategia interculturale con e per Rom e Sinti.
Anche io da bambino ho aiutato la mia famiglia chiedendo l’elemosina, nessuno mi ha mai costretto a farlo e quando i miei genitori non mi portavano con loro a “manghel” cioè a chiedere l’elemosina, stavo male perché non potevo essere utile all’economia familiare. Mio padre ha sempre lavorato ma il reddito non era sufficiente e quindi i miei genitori erano obbligati a chiedere l’elemosina per non far mancare il necessario per mangiare ai propri figli. di Nazzareno Guarnieri, continua a leggere…

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Maroni ai sindaci: «Vietate l'elemosina»

Madri rom con figli al seguito che mendicano nelle città italiane. Tollerarle o provare a toglierle dalle strade con specifiche ordinanze antiaccattonaggio? Il dibattito si riaccende dopo la sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna in appello per riduzione in schiavitù di una Rom che chiedeva l'elemosina, portandosi dietro il figlio di 4 anni, ogni giorno dalle 9 alle 13. Non c'è schiavitù nel far mendicare il figlio per qualche ora al giorno, ha detto la Suprema Corte, anche perché nella cultura rom l'accattonaggio è abituale e fa parte delle tradizioni della comunità.
Sono stati molti i no a questa sentenza. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni l'ha giudicata «aberrante» perché è vero che la condanna sarà soltanto ridotta (è stato confermato il maltrattamento in famiglia) ma l'aver cancellato la riduzione in schiavitù «suona comunque come un'assoluzione morale». Inaccettabile, secondo Maroni. Nel disegno di legge in discussione al Senato viene specificato il reato di induzione all'accattonaggio. In attesa dell'approvazione del Parlamento, il ministro invita «i sindaci ad emanare delle ordinanze ad hoc che vietino l'accattonaggio nelle città».
In realtà la discussione politica sull'accattonaggio è soltanto ripresa. Se n'era già parlato dopo il decreto sicurezza, e alcuni sindaci si erano mossi, indipendentemente dagli schieramenti politici e talvolta in modo bipartisan. Massimo Cacciari a Venezia, Letizia Moratti a Milano, Fabrizio Matteucci a Ravenna. A Firenze, con il sindaco Leonardo Domenici, un provvedimento per contrastare l'accattonaggio è stato inserito nel regolamento di polizia stradale. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno l'ha annunciato ma non l'ha ancora emesso. «Da me l'ordinanza c'è — dice il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi —. L'accattonaggio è vietato, sequestriamo gli strumenti, la ciotola per raccogliere il denaro e tutti i proventi. Quando poi c'è un minore segnaliamo il caso al Tribunale. Ma spesso è inutile perché i giudici non hanno mai tolto la patria potestà a quei genitori che fanno mendicare i propri figli».
«Condivido l'invito del ministro a contrastare l'accattonaggio — dice il sindaco Pdl di Catania Raffaele Stancanelli —. Noi non abbiamo un'ordinanza specifica ma cerchiamo di contrastare l'accattonaggio che sfrutta i minori».
Non è d'accordo con Maroni, invece, il sindaco Pd di Padova Flavio Zanonato, pur avendo fama di essere un «duro». «Capisco le preoccupazioni se sono coinvolti bambini, ma mi pare davvero eccessivo vietare di chiedere l'elemosina. Il problema sarebbe semmai contrastare la povertà, non punire i mendicanti. Ad un problema sociale si danno risposte politica non di polizia». La pensa allo stesso modo il sindaco di Genova Marta Vincenzi (centrosinistra), che dice: «Avrei voluto piuttosto che Maroni ci invitasse a fare un'ordinanza anti-povertà». di Mariolina Iossa

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Cassazione, bimbo rom chiede elemosina? Non è schiavitù

Non può essere contestato il reato di riduzione in schiavitù alla mamma rom che porta suo figlio, per una parte della giornata, a chiedere l'elemosina per strada. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha annullato con rinvio un verdetto della Corte d'assise d'appello di Napoli, che aveva condannato a 5 mesi di reclusione una donna rom per il reato previsto all'articolo 600 del codice penale nei confronti del figlioletto di 4 anni.
Per la quinta sezione penale della Suprema Corte, infatti,”non vi è dubbio che il reato di riduzione in schiavitù e/o servitù possa configurarsi anche a carico dei genitori che impieghino i loro figli nell'accattonaggio, nel furto o in altre illecite attività” ma serve che questo avvenga “con abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica”.
In alcuni casi, però, sottolineano i giudici di piazza Cavour, il “confine tra l'uso legittimo dell'autorità e l'abuso appare piuttosto labile”, come in quelli riguardanti “alcune comunità etniche, ove la richiesta di elemosina costituisce una condizione di vita tradizionale molto radicata nella cultura e nella mentalità di tali popolazioni”.
La condizione di “integrale negazione della libertà” sulla base della quale è configurabile il reato di riduzione in schiavitù, “è certamente ravvisabile nella condotta di chi comperi un bambino o un fanciullo e lo utilizzi continuativamente nella attività di accattonaggio, appropriandosi dei guadagni del fanciullo”, rilevano gli 'ermellini', mentre è “ben diversa” la situazione nel caso di specie, in cui una donna “madre dei fanciulli che porta con sé”, pratichi “l'accattonaggio per alcune ore del giorno o perchè tale pratica faccia parte di una tradizione culturale del gruppo etnico al quale appartenga o perchè trovasi in condizioni di grave indigenza economica” e “si faccia aiutare dal figlio”.
Inoltre, si legge ancora nella sentenza n.41516, è “ben possibile” che l'imputata “dopo avere esercitato la mendicità nelle ore del mattino, nella restante parte della giornata si prenda cura dei figli in modo adeguato”.
La Cassazione ha dunque qualificato il reato come maltrattamenti (il bambino, secondo la ricostruzione, era costretto a restare in piedi durante l'accattonaggio per ore anche in inverno e senza essere vestito adeguatamente) e la Corte napoletana dovrà sulla base di ciò riesaminare il caso e rideterminare la pena.

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Roma, i romeni contro la Badescu

Si vota anche in Italia per le elezioni politiche in Romania e a uno dei seggi allestiti a Roma per il voto scoppia un caso tra Ramona Badescu, delegata del sindaco Gianni Alemanno per i rapporti con i romeni nella capitale, ed alcuni suoi connazionali che la contestano.
Badescu, scelta personalmente da Alemanno, sarebbe «incompetente e inadeguata» a rappresentare la comunità, protestano i suoi concittadini che l'hanno vivacemente criticata all'uscita del seggio della capitale dove aveva votato.
La showgirl non ha perso però la calma e si è fermata ad ascoltare i tanti rilievi ed i malumori dei cittadini romeni. «Accetto le critiche - ha detto - ho bisogno anche di queste per svolgere bene un ruolo che ho preso molto sul serio».
Poco prima, alcuni cittadini romeni, entrando al seggio, si erano avvicinati alla Badescu per esprimergli - in romeno - le proprie perplessità sul suo ruolo in Campidoglio. «La Badescu non ci rappresenta, - hanno spiegato - vorremmo sapere per quale motivo Alemanno l'ha scelta, non ha nessuna competenza oltre a quella di essere, come dice lei, miss Romania».

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